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6

GENERAZIONE ELETTRICA
DA FONTI RINNOVABILI
6.1.1 Sistemi a concentrazione
Introduzione
Bench i consumi energetici mondiali siano cresciu-
ti negli ultimi 150 anni a un tasso medio annuo intorno
al 2,3%, ancora oggi un quarto della popolazione mon-
diale non ha a disposizione lenergia elettrica e oltre un
terzo, in gran parte concentrato nei paesi in via di svi-
luppo, fa ricorso quasi esclusivamente alla biomassa
quale fonte di energia primaria.
Daltra parte, molti di questi paesi si trovano in zone
dove la radiazione solare considerevole e, se fosse pos-
sibile sfruttarla con tecnologie semplici ed economiche,
potrebbe fornire un contributo determinante al loro cre-
scente fabbisogno energetico. Si prevede infatti, per il
solo settore dellenergia elettrica, un raddoppio dei con-
sumi mondiali nei prossimi 30 anni, principalmente dovu-
to al forte aumento della domanda che si avr nei paesi
in via di sviluppo e in quelli emergenti; questo settore
rappresenta attualmente circa un terzo dellintero fabbi-
sogno energetico mondiale, la cui crescita prevista,
nello stesso periodo, intorno al 75%. evidente che, per
far fronte a questo notevole incremento della domanda,
nei prossimi decenni non si potr pi fare affidamento
sulle sole fonti energetiche primarie tradizionali (prin-
cipalmente carbone, petrolio e gas naturale). Andranno
quindi utilizzate al meglio tutte le risorse energetiche
disponibili, con particolare attenzione a quelle rinnova-
bili che, per la loro natura, non presentano il problema
del progressivo esaurimento dei giacimenti in corso di
sfruttamento. La fig. 1 mostra i contributi energetici teo-
ricamente disponibili e quelli tecnicamente sfruttabili
che le principali fonti rinnovabili potrebbero fornire a
livello mondiale.
Queste considerazioni, unite alla maggiore consape-
volezza delle conseguenze per i mutamenti climatici
indotti su scala planetaria dalle emissioni di un numero
crescente di impianti industriali, hanno determinato un
rinnovato interesse per gli impianti termoelettrici solari
da parte dei paesi pi industrializzati, come pure da parte
delle istituzioni internazionali che devono promuovere
e sostenere lo sviluppo nei paesi tecnologicamente pi
arretrati. In tali impianti di generazione, la radiazione
solare, per poter essere sfruttata adeguatamente, va con-
vertita in energia termica ad alta temperatura; perch
questa conversione sia possibile, la radiazione che arri-
va al suolo deve prima essere concentrata.
Per concentrazione e conversione dellenergia solare
si intende linsieme delle tecnologie, dei sistemi e degli
impianti che utilizzano questa energia come fonte di ener-
gia termica ad alta temperatura mediante la focalizza-
zione della radiazione solare su appositi ricevitori. Ci
comporta lo sfruttamento della sola componente diretta
della radiazione e la perdita della sua componente diffu-
sa. Pertanto le regioni della Terra da prendere in consi-
derazione, al fine di un adeguato sfruttamento dellener-
gia solare negli impianti termoelettrici, sono quelle in cui
531 VOLUME III / NUOVI SVILUPPI: ENERGIA, TRASPORTI, SOSTENIBILIT
6.1
Conversione dellenergia solare
e
n
e
r
g
i
a

u
t
i
l
i
z
z
a
b
i
l
e

(
1
0
1
8

J
)
energia teorica disponibile (10
18
J)
0
100
200
300
400
500
600
600
2.500.000
100 100
100.000 158
30
100
700
solare biomassa idraulica eolica
fig. 1. Potenzialit delle principali fonti
di energia rinnovabile (Solar Millennium AG, 2003).
la radiazione diretta che arriva al suolo ha una potenza
media annua almeno pari a 200 W/m
2
, corrispondente a
una energia annua di 1.750 kWh/m
2
; nei siti ottimali si
pu anche arrivare a una potenza media di 320 W/m
2
,
corrispondente a una energia annua di 2.800 kWh/m
2
.
Come mostra la fig. 2, le aree dove possibile sfrut-
tare la fonte solare mediante impianti a concentrazione
si trovano in gran parte nei paesi emergenti o in via di
sviluppo. In queste regioni, utilizzando le tecnologie sola-
ri a concentrazione oggi disponibili, ogni chilometro qua-
drato di superficie captante potrebbe consentire media-
mente limmissione nella rete elettrica di unenergia
intorno a 300 GWh/a, equivalente alla produzione annua
di un impianto termoelettrico tradizionale da 50 MW
funzionante per circa 6.000 h/a. Si potrebbe cos otte-
nere un risparmio annuo di combustibile di quasi 500.000
barili di petrolio e inoltre una riduzione delle emissioni
di CO
2
mediamente pari a 200.000 t/a.
Lo sfruttamento di meno dell1% del potenziale ener-
getico reso disponibile dalla tecnologia solare a con-
centrazione sarebbe sufficiente a soddisfare le racco-
mandazioni dellIPCC (Intergovernmental Panel on Cli-
mate Change) per la stabilizzazione a lungo termine del
clima planetario. Allo stesso tempo, lo sfruttamento del-
lenergia solare diventerebbe economicamente compe-
titivo rispetto a quello dei combustibili fossili.
Cenni storici
La storia del solare a concentrazione inizia migliaia
di anni fa: la propriet delle superfici riflettenti concave,
esposte ai raggi del Sole, di causare la combustione di
molti materiali era nota ai popoli pi antichi in oriente
e nel bacino mediterraneo e dava origine alla denomi-
nazione di specchi ustori. Nel 2 secolo a.C. si narra
che Archimede, il celebre matematico siracusano, li
abbia usati per incendiare a distanza la flotta romana
comandata dal console Marcello che assediava la citt.
I primi usi documentati andavano dallaccensione del
fuoco alla cottura di cibi, al riscaldamento dellacqua e
delle abitazioni.
Successivamente si costruirono sistemi di lenti che,
per esempio con il chimico francese A.-L. Lavoisier (1772),
permisero di raggiungere temperature (oltre 1.000 C)
sufficienti a fondere metalli. La diffusione della mac-
china a vapore, che utilizzava come combustibile il car-
bone allora disponibile in abbondanza, fren le applica-
zioni dellenergia solare. Circa cento anni dopo si comin-
ci tuttavia a porre allattenzione generale il problema
dellesaurimento delle scorte di carbone; su queste basi,
A. Mouchot, allEsposizione Universale di Parigi del
1878, present il primo motore solare: un riflettore a
disco parabolico da 20 m
2
che, concentrando i raggi del
Sole su un recipiente contenente 70 litri di acqua, in 30
minuti produceva energia termica sufficiente a genera-
re vapore in grado di azionare un macchinario. Negli
stessi anni, a Parigi, A. Pifre, un assistente di Mouchot,
present una macchina da stampa alimentata da un col-
lettore a disco parabolico che, in una tipica giornata di
settembre, permetteva di stampare in diretta copie di
Le Journal Soleil.
532 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
GENERAZIONE ELETTRICA DA FONTI RINNOVABILI
eccellente
idoneit alla realizzazione di impianti solari a concentrazione
buono idoneo non idoneo
fig. 2. Mappa dellirraggiamento solare diretto (Solar Millennium AG, 2003).
Cominciarono da allora nelle zone pi soleggiate,
come lAfrica settentrionale, le prime applicazioni di im-
pianti per il pompaggio, la dissalazione dellacqua e la
cottura dei cibi. A Bombay, in India, W. Adams, rappre-
sentante della Corona britannica, riflettendo criticamen-
te sul progetto di Mouchot decise che per ottenere tem-
perature maggiori con costi minori e manutenzione pi
semplice era meglio costruire una batteria di piccoli spec-
chi da collimare sulla caldaia, posizionandoli a semi-
cerchio e muovendoli opportunamente per seguire il per-
corso apparente del Sole. Sul finire del 1878 inizi a
costruire un impianto, che sar poi definito a torre,
aggiungendo gradualmente specchi fino a raggiungere
la temperatura di 800 C, in modo da produrre vapore
con una pressione sufficiente a far girare un motore di
media potenza.
Linventore svedese-americano J. Ericsson speriment
nel 1887 impianti di irrigazione per le assolate coste del
Pacifico, utilizzando il suo piccolo motore ad aria calda
alimentato da un collettore con riflettore parabolico linea-
re: una struttura di pi semplice costruzione rispetto al
collettore a disco, con la caldaia che posta come un
tubo, longitudinale al riflettore, nella linea del fuoco della
parabola. Lingegnere inglese A. Eneas, invece, nel 1901
install per dimostrazione in una fattoria di Pasadena, in
California, un motore solare simile al precedente pro-
getto di Mouchot, capace di pompare circa 7 m
3
di acqua
al minuto per irrigare larido terreno californiano.
Nel 1910 un ingegnere della Pennsylvania, F. Shuman,
costru una caldaia solare, alimentata da collettori para-
bolici lineari, capace di far girare un grande motore da
30 kW di potenza, per irrigare con 25 m
3
di acqua al
minuto una fattoria nel deserto. Install, perci, su una
superficie di circa 4.000 m
2
, a Meadi, a sud del Cairo
(Egitto), cinque collettori di 4 m di apertura e 60 m di
lunghezza, che rappresentano il primo impianto solare a
scala industriale. In quegli anni inizi per la Prima Guer-
ra Mondiale e nello stesso tempo la trivellazione mas-
siccia dei grandi bacini petroliferi in Medio Oriente e
nel continente americano; ancora una volta, labbondante
disponibilit di combustibile fossile fren le applicazio-
ni dellenergia solare a concentrazione. Bisogner arri-
vare agli anni Ottanta del 20 secolo, con la minaccia
dellesaurimento delle scorte petrolifere e della conflit-
tualit permanente nelle aree di estrazione del greggio,
perch venga riproposta quella tecnologia che, come
dichiarava Shuman allinizio del Novecento, utilizza la
pi razionale fonte di energia. Sulla base delle espe-
rienze di Ericsson e Shuman la sperimentazione indu-
striale si indirizzata, perci, verso i collettori parabo-
lici lineari, che rappresentano il miglior compromesso
nel rapporto costo/energia prodotta per la maggior parte
dei siti potenzialmente sfruttabili.
La Luz ha costruito a met degli anni Ottanta, nel De-
serto californiano del Mojave (Stati Uniti), un impianto
solare a collettori parabolici lineari per la produzione di
vapore che, utilizzato in un ciclo termodinamico, forni-
va una potenza elettrica di 14 MW. Nella medesima zona
sono stati realizzati in seguito altri impianti della stessa
filiera per complessivi 354 MW di potenza elettrica, tut-
tora funzionanti. Contemporaneamente un altro impian-
to solare, con tecnologia a torre centrale (Solar One),
venne costruito sempre nel Deserto del Mojave. Questo
impianto pilota, con una potenza elettrica di 10 MW, uti-
lizzava unarea pari a circa 160.000 m
2
; era connesso
alla rete della California meridionale e rimase attivo dal
1981 al 1988. Successivamente venne realizzato un secon-
do impianto a torre (Solar Two), in funzione dal 1996 al
1999, che utilizzava come fluido termovettore non pi
acqua ma una miscela di sali fusi.
Per quanto riguarda lEuropa, stata lItalia a ospi-
tare la prima grande centrale europea dimostrativa nel-
lambito del solare ad alta temperatura, realizzata ad
Adrano in Sicilia. Limpianto Eurelios del tipo a torre,
costruito a partire dal settembre del 1979 da un con-
sorzio italo-franco-tedesco nellambito di un pro-
gramma di ricerca della Comunit Europea, aveva una
potenza di progetto di 1 MW e rimase in funzione fino
al 1986.
Dallinizio degli anni Ottanta attivo in Spagna, pres-
so la cittadina di Almeria, il pi importante centro di
ricerca europeo sulle tecnologie solari a concentrazione,
noto come Piattaforma Solare di Almeria (PSA). Nel cor-
so degli anni sono stati realizzati in questo centro nume-
rosi impianti sperimentali, in gran parte finanziati dalla
Comunit Europea, per lo studio delle varie filiere tec-
nologiche: in particolare, i sistemi a torre centrale e i
sistemi a collettore parabolico lineare.
Aspetti fondamentali della concentrazione solare
Come gi accennato, la concentrazione della radia-
zione solare indispensabile quando viene richiesta ener-
gia termica a temperatura maggiore di quella che pu
essere raggiunta con limpiego di una superficie piana
per la sua raccolta e conversione (collettore piano). Per
ottenerla si utilizza un opportuno sistema ottico (il con-
centratore) che raccoglie e invia la radiazione su un com-
ponente (il ricevitore) dove essa viene trasformata in
energia termica ad alta temperatura. La raccolta della
sola radiazione diretta comporta, inoltre, che il concen-
tratore venga movimentato durante la giornata per inse-
guire il percorso del Sole nella volta celeste.
Al fine di raggiungere alte temperature necessario
aumentare il flusso termico solare sul ricevitore, che
quindi deve avere una superficie inferiore a quella di rac-
colta del concentratore, corrispondente alla sezione piana
della sua superficie riflettente. Il parametro che caratte-
rizza un sistema a concentrazione il fattore di con-
centrazione C, definito come il rapporto tra larea A
A
della superficie di raccolta del concentratore, detta anche
533 VOLUME III / NUOVI SVILUPPI: ENERGIA, TRASPORTI, SOSTENIBILIT
CONVERSIONE DELLENERGIA SOLARE
superficie captante, e larea A
R
della superficie del rice-
vitore:
A
A
C
12
A
R
Un concetto strettamente legato al fattore di con-
centrazione langolo di accettazione (2q
c
), cio lin-
tervallo angolare entro il quale tutti o quasi tutti i raggi
sono intercettati dal ricevitore. Il fattore di concentra-
zione massimo, per un sistema a due dimensioni che pre-
vede un ricevitore di tipo lineare (come il collettore para-
bolico lineare), pari a:
1
C
2D,teorico

123244
senq
c
mentre per un sistema a tre dimensioni con ricevitore di
tipo puntuale (come il collettore a disco parabolico o il
sistema a torre) :
1
C
3D,teorico

1233244
sen
2
q
c
Il minimo angolo di accettazione che consente di
inviare al ricevitore tutti i raggi provenienti dal disco
solare pu essere calcolato in base a considerazioni geo-
metriche. Il Sole ha un diametro di circa 1,410
6
km men-
tre la distanza media tra il Sole e la Terra di circa 15010
6
km; dunque i raggi solari giungono sulla Terra con una
divergenza pari a circa 0,25. In base alle relazioni pre-
cedenti, il fattore di concentrazione massimo per i siste-
mi a due dimensioni di circa 215, mentre per i sistemi
a tre dimensioni arriva a un valore di oltre 45.000. In pra-
tica, per, i fattori di concentrazione dei sistemi reali
risultano assai inferiori a causa di una serie di limitazioni
tecnologiche. La presenza di errori nellinseguimento
del Sole e di imprecisioni nella forma del concentratore
e nel posizionamento del ricevitore impone angoli di
accettazione sensibilmente maggiori della divergenza
solare; inoltre, la scelta della soluzione costruttiva del
ricevitore e del concentratore comporta unulteriore ridu-
zione del fattore di 2-4 volte rispetto al valore teorico.
Il fattore di concentrazione effettivo che si vuole con-
seguire in un impianto solare una volta stabilita la sua
tipologia implica dunque un compromesso tra presta-
zioni ottiche e termiche. Il ricevitore, infatti, deve esse-
re scelto quanto pi piccolo possibile per limitare le per-
dite termiche, ma un aumento delle sue dimensioni con-
sente la raccolta di tutti i raggi solari anche in presenza
di imperfezioni nel concentratore.
Consideriamo, per esempio, il caso del collettore
parabolico lineare; la fig. 3 mostra la sua sezione con un
piano perpendicolare allasse focale. La superficie riflet-
tente del concentratore ha landamento di una parabola
di equazione: yx
2
4f e la radiazione viene focalizzata
su un ricevitore cilindrico di raggio r posizionato sulla
linea focale a una distanza f dal vertice della parabola.
Se il raggio con la massima divergenza accettata dal siste-
ma (la linea tratteggiata in figura) deve raggiungere il
ricevitore, il fattore di concentrazione che si ottiene in
questa configurazione :
2x
A
sena
C
2D,parab

123

113
C
2D,teorico
2pr p
dove a il semiangolo di vista della parabola dal suo fuoco
e 2x
A
lapertura del collettore. Dalla relazione si vede
che in questo semplice sistema il fattore di concentrazio-
ne massimo, che si ha per a90, non pu superare il
valore di circa 70, anche senza prendere in considerazio-
ne angoli di accettazione maggiori della divergenza sola-
re e ulteriori fonti di errore. Tenendo conto degli effettivi
angoli di accettazione, degli errori di inseguimento, delle
tolleranze nella realizzazione delle superfici riflettenti e
di altre imprecisioni, i fattori di concentrazione nei siste-
mi reali a 2D non superano il valore di 30. Spesso nei siste-
mi a 2D si considera come superficie del ricevitore cilin-
drico la sua sezione piana. In tal caso il fattore di con-
centrazione viene calcolato facendo riferimento al diametro
del ricevitore, invece che alla sua circonferenza; i valori
numerici risultano quindi moltiplicati per il fattore p.
Vi comunque una classe di sistemi a concentra-
zione che riesce quasi a raggiungere il limite teorico: tali
sistemi sono detti senza immagine (non imaging) in quan-
to, non mantenendo la direzione reciproca dei singoli
raggi, non ricostruiscono fedelmente limmagine del
disco solare. Laccoppiamento di un sistema convenzio-
nale, come quello parabolico lineare dellesempio pre-
cedente, con un sistema a concentrazione non imaging,
utilizzato come secondo stadio, permette al fattore di
concentrazione di avvicinarsi al valore limite teorico.
Allinterno del ricevitore la radiazione solare con-
centrata viene trasformata in energia termica a tem-
peratura tanto pi elevata quanto maggiore il fatto-
re di concentrazione effettivo. Per formulare la legge
di dipendenza della temperatura da questo fattore, si
pu considerare il bilancio energetico di un sistema a
534 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
GENERAZIONE ELETTRICA DA FONTI RINNOVABILI
y
x
x
A
x
2
4f
r
f
y
a
q
c
q
c
fig. 3. Fattore di concentrazione
per i collettori parabolici lineari.
concentrazione. La potenza raggiante emessa dal Sole
proporzionale alla quarta potenza della sua temperatura
termodinamica, per la legge di Stefan-Boltzmann. Solo
una frazione di questa potenza, proporzionale al qua-
drato del seno dellangolo di divergenza solare (q
S
), rag-
giunge il suolo terrestre. La potenza raggiante inciden-
te (f
S
) sullarea di raccolta (A
A
) risulta quindi propor-
zionale a:
f
S
A
A
sen
2
q
S
T
4
S
dove T
S
la temperatura apparente del Sole, pari a circa
6.000 K.
La potenza perduta dal ricevitore (f
R
), nellipotesi
di considerare in prima approssimazione solo le perdite
di tipo radiativo, proporzionale a:
f
R
A
R
T
4
R
avendo indicato con T
R
e A
R
rispettivamente la tempera-
tura termodinamica e larea del ricevitore. Nellipotesi
che la potenza utile (f
U
) sia una frazione h della poten-
za incidente, il bilancio termico del ricevitore pu esse-
re scritto come:
f
S
f
U
f
R
hf
S
f
R
Dalle relazioni precedenti, ricordando che A
A
A
R
C,
la temperatura operativa del ricevitore risulta propor-
zionale a:
T
R
T
S
[(1h)C]
1
24
4
Nel grafico in fig. 4 riportato landamento della
temperatura operativa massima del ricevitore ottenuto
mediante la relazione precedente, utilizzando i valori
usuali per i parametri che compaiono nella costante di
proporzionalit e per lefficienza di ciascun sistema a
concentrazione.
Tecnologie solari
Lobiettivo degli impianti solari a concentrazione
quello di utilizzare lenergia solare per produrre ener-
gia termica ad alta temperatura in sostituzione dei tra-
dizionali combustibili fossili. Lenergia termica cos
prodotta pu essere impiegata in vari processi indu-
striali (quali, per esempio, la dissalazione dellacqua
di mare e la produzione di idrogeno da processi ter-
mochimici) o nella produzione di energia elettrica, con-
tribuendo in questo modo a contenere il consumo mon-
diale di combustibili fossili e di conseguenza le emis-
sioni nellatmosfera.
Allo stato attuale lobiettivo principale degli impian-
ti solari a concentrazione la generazione di energia elet-
trica. In questo caso lenergia termica solare viene uti-
lizzata in cicli termodinamici convenzionali come quel-
li con turbine a vapore, con turbine a gas o con motori
Stirling. La fig. 5 mostra schematicamente le differenze
tra impianti termoelettrici tradizionali e solari.
Nel caso di sfruttamento della fonte solare per la pro-
duzione di energia termica, il sistema a concentrazione
non comporta rischi o fastidi alle popolazioni eventual-
mente residenti nelle sue vicinanze. In regioni ad alta
insolazione (potenza media annua superiore a 300 W/m
2
)
da un metro quadrato di superficie di raccolta possi-
bile ottenere annualmente unenergia termica equiva-
lente a quella derivante dalla combustione di un barile
di petrolio, evitando inoltre lemissione in atmosfera di
circa 500 kg di CO
2
.
Per ovviare alla variabilit della sorgente solare le-
nergia termica pu essere accumulata durante il giorno,
rendendo il sistema pi flessibile e rispondente alle esi-
genze dei processi produttivi. In alternativa si pu ricor-
rere allintegrazione con combustibili fossili o rinnova-
bili quali olio, gas naturale e biomasse.
535 VOLUME III / NUOVI SVILUPPI: ENERGIA, TRASPORTI, SOSTENIBILIT
CONVERSIONE DELLENERGIA SOLARE
t
e
m
p
e
r
a
t
u
r
a

r
i
c
e
v
i
t
o
r
e

(
K
)
0
6.000
5.000
4.000
3.000
2.000
1.000
fattore di concentrazione
collettori piani
T
max
395 K
collettori parabolici
lineari reali
T
max
900 K
sistemi 2D ideali
T
max
1.500 K
sistemi 3D reali
T
max
2.600 K
sistemi 3D ideali
T
max
5.600 K
1 10 100 1.000 10.000 100.000
fig. 4. Dipendenza della temperatura operativa dal fattore di concentrazione.
Gli impianti solari possono utilizzare diverse tecno-
logie per la concentrazione della radiazione solare; in
ogni caso possibile identificare in essi le seguenti fasi
del processo: a) raccolta e concentrazione della radia-
zione solare; b) conversione della radiazione solare in
energia termica; c) trasporto ed eventuale accumulo del-
lenergia termica; d) utilizzo dellenergia termica.
La raccolta e la concentrazione della radiazione sola-
re, che per sua natura ha una bassa densit di potenza,
rappresentano alcune delle problematiche principali degli
impianti solari. Esse vengono realizzate, come gi detto,
mediante limpiego di un concentratore, formato da pan-
nelli di opportuna geometria con superfici riflettenti, nor-
malmente comuni specchi di vetro. Tutti i concentratori
presenti in un impianto solare, disposti ordinatamente sul
terreno e opportunamente distanziati tra loro per non
interferire nella raccolta della radiazione, costituiscono
il campo solare. Il ricevitore, che ha svariate forme e che
pu essere unico per tutto il campo solare oppure accop-
piato a ciascun concentratore, trasforma lenergia solare
in energia termica, ceduta poi a un fluido che viene fatto
passare al suo interno. Lenergia termica asportata dal
fluido termovettore, prima dellutilizzo nel processo pro-
duttivo, pu essere accumulata in diversi modi: sfruttan-
do il calore sensibile del fluido stesso posto in serbatoi
coibentati, oppure cedendo il suo calore a materiali iner-
ti a elevata capacit termica o a sistemi in cambiamento
di fase. In questo modo lenergia solare, per sua natura
altamente variabile, pu diventare una sorgente di ener-
gia termica disponibile per lutenza con continuit.
Un parametro importante che caratterizza gli impian-
ti solari a concentrazione il solar multiple, o moltipli-
catore solare, definito come il rapporto tra la potenza
termica di picco del ricevitore e la potenza termica nomi-
nale utilizzata dal processo produttivo. In assenza di un
sistema di accumulo termico tale parametro risulta ugua-
le a 1 e tutta la potenza termica raccolta viene imme-
diatamente utilizzata; valori superiori indicano la possi-
bilit per limpianto di accumulare lenergia termica in
eccesso. Lutilizzo di moltiplicatori solari maggiori di
2,5 consente il funzionamento continuativo del proces-
so produttivo nellarco della giornata. Questo vantaggio
implica comunque un incremento del costo di costruzio-
ne dellimpianto, proporzionale alla capacit del siste-
ma di accumulo termico. Il dimensionamento ottimale
di questo sistema va quindi stabilito con unanalisi di
tipo economico; per esempio, stando alle valutazioni
attuali, negli impianti termoelettrici solari la capacit
ottimale per i sistemi di accumulo quella che garanti-
sce una produzione continuativa compresa tra 6 e 10 ore,
a seconda della potenza elettrica nominale, in assenza
dellirraggiamento solare.
Come accennato, i sistemi a concentrazione sfrutta-
no soltanto la radiazione diretta poich non riescono a
536 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
GENERAZIONE ELETTRICA DA FONTI RINNOVABILI
turbogeneratore a vapore
CO
2
, NO
x
, SO
2
....
pompa
vapore
vapore
acqua
acqua
stazione elettrica
serbatoio
del combustibile
sistema convenzionale di produzione elettrica
produzione di calore da fonte fossile
produzione di calore da fonte solare
sistema di
condensazione
turbogeneratore a vapore
pompa
pompa
campo
solare
pompa
stazione elettrica
sistema convenzionale di produzione elettrica
sistema di
condensazione
sistema di
accumulo
caldo
freddo
generatore
di vapore
generatore
di vapore
fig. 5. Confronto
tra un impianto
termoelettrico tradizionale
e uno alimentato
da fonte solare.
concentrare la radiazione diffusa; possono essere di tipo
lineare o puntuale. I sistemi a concentrazione lineare
sono pi semplici ma hanno un pi basso fattore di con-
centrazione e quindi raggiungono temperature di fun-
zionamento minori rispetto ai sistemi a concentrazione
puntuale. In relazione alla geometria e alla disposizione
del concentratore rispetto al ricevitore si possono distin-
guere tre principali tipologie di impianto: il collettore a
disco parabolico, il sistema a torre centrale e il colletto-
re parabolico lineare.
Collettore a disco parabolico
Questo sistema utilizza un pannello riflettente di
forma parabolica che insegue il Sole, con un movimen-
to di rotazione attorno a due assi ortogonali, e concen-
tra la radiazione solare su un ricevitore montato nel pun-
to focale (fig. 6). Lenergia termica ad alta temperatura vie-
ne normalmente trasferita a un fluido e utilizzata in un
motore, posizionato al di sopra del ricevitore, dove viene
prodotta direttamente energia meccanica o elettrica.
La forma ideale del concentratore un paraboloide
di rivoluzione; alcuni concentratori approssimano tale
forma geometrica utilizzando un insieme di specchi con
profilo sferico montati su una struttura di supporto. Il
progetto ottico di questo componente e laccuratezza
nella sua realizzazione determinano il fattore di inter-
cettazione e di concentrazione della radiazione solare.
Il fattore di intercettazione definito come la frazione
del flusso solare riflesso che passa attraverso la fine-
stra di ingresso del ricevitore ed generalmente supe-
riore al 95%, mentre il fattore di concentrazione gi
stato definito.
Il ricevitore, che lelemento tecnologicamente pi
avanzato, assorbe lenergia della radiazione riflessa dal
concentratore e la trasferisce al fluido di lavoro. La
superficie assorbente generalmente posizionata die-
tro il fuoco del concentratore per limitare lintensit del
flusso termico solare incidente a valori dellordine di
75 W/cm
2
.
Applicazioni industriali di questo sistema fornisco-
no valori del fattore di concentrazione superiori a 2.000.
Con tali valori si possono ottenere temperature di fun-
zionamento molto alte e rendimenti di conversione del-
lenergia solare in energia elettrica anche oltre il 30%, i
pi elevati tra tutte le tecnologie solari attualmente esi-
stenti. Un concentratore di 10 m di diametro, per esem-
pio, in presenza di un flusso solare diretto di 1.000 W/m
2
,
in grado di erogare circa 25 kW
e
. Per ragioni econo-
miche, la dimensione del concentratore non va oltre 15 m
di diametro, limitando quindi la sua potenza a circa
25-30 kW
e
. La tecnologia comunque di tipo modulare
e permette la realizzazione di centrali di produzione di
piccola potenza per utenze isolate.
Il motore utilizzato in questi sistemi converte le-
nergia solare in lavoro, come nei convenzionali motori
a combustione interna o esterna. Il fluido di lavoro viene
compresso, riscaldato e fatto espandere attraverso una
turbina o un pistone per produrre energia meccanica, che
pu essere utilizzata direttamente dallutenza o trasfor-
mata in energia elettrica mediante un alternatore. Sono
stati studiati diversi cicli termodinamici e differenti flui-
di di lavoro; le attuali applicazioni industriali utilizzano
motori con cicli Stirling e Bryton.
Nei motori Stirling si utilizza idrogeno o elio come
fluido di lavoro, che viene alternativamente raffreddato,
compresso fino a pressioni intorno a 20 MPa, riscalda-
to a temperature anche superiori a 700 C e poi fatto
espandere. Per fare in modo che lenergia solare venga
trasferita al fluido di lavoro a temperatura costante, nello
scambio termico viene utilizzato un fluido intermedio
in cambiamento di fase. Di solito si usa un metallo liqui-
do (sodio) che evapora in corrispondenza della superfi-
cie dellassorbitore del ricevitore e condensa sul fascio
tubiero del motore. I vapori di sodio, una volta conden-
sati, raggiungono per gravit la zona dellassorbitore,
distribuendosi per capillarit su tutta la sua superficie.
Il motore Bryton utilizza invece aria come fluido di
lavoro, con una pressione massima di 0,25 MPa (rap-
porto di compressione pari a 2,5) e una temperatura di
ingresso in turbina anche superiore a 850 C. Grazie alle
elevate temperature raggiunte dal fluido di lavoro, il suo
rendimento di trasformazione da energia solare a elet-
trica supera quello del motore Stirling e pu arrivare a
537 VOLUME III / NUOVI SVILUPPI: ENERGIA, TRASPORTI, SOSTENIBILIT
CONVERSIONE DELLENERGIA SOLARE
ricevitore/motore
concentratore
fig. 6. Schema di principio di un disco parabolico.
oltre il 30%. Lenergia termica residua del fluido allu-
scita della turbina viene utilizzata per preriscaldare la-
ria proveniente dal compressore. In questo tipo di appli-
cazione il ricevitore ad assorbimento volumetrico, ana-
logo a quello utilizzato negli impianti a torre: la radiazione
solare concentrata passa attraverso una finestra di quar-
zo per poi essere assorbita da un sistema a matrice poro-
sa (honeycombs e celle reticolari di materiale ceramico).
Tale ricevitore fornisce elevate superfici di scambio ter-
mico con efficienze di conversione, da energia solare a
termica, superiori all80%. Lenergia termica al fluido
pu anche essere fornita da una camera di combustione
a metano, per consentire il funzionamento del motore in
condizioni di assenza della radiazione solare o di notte.
Sistema a torre centrale
Il sistema a torre con ricevitore centrale (fig. 7) uti-
lizza pannelli riflettenti piani (eliostati) che inseguono
il Sole con un movimento di rotazione su due assi, con-
centrando la luce solare verso un unico ricevitore; que-
sto montato sulla sommit di una torre e al suo inter-
no viene fatto circolare un fluido per lasportazione del-
lenergia solare. Lenergia termica che cos si rende
disponibile pu essere sfruttata in vari processi, in par-
ticolare per la produzione di energia elettrica.
Il principio di funzionamento analogo a quello del
sistema a disco parabolico, con il concentratore costi-
tuito per da un elevato numero di eliostati a formare una
superficie di raccolta, o captante, che pu arrivare a
centinaia di migliaia di m
2
. I raggi solari che colpiscono
ciascun eliostato vengono riflessi su un punto unico, fisso
nel tempo, che funge da punto focale. Laltezza, rispet-
to al suolo, del punto focale cresce allaumentare del-
lestensione del campo solare e pu superare anche il
centinaio di metri. Gli eliostati sono dislocati in modo
da circondare completamente la torre oppure sono posti
a emiciclo verso nord; sono distanziati per evitare feno-
meni di ombreggiamento e la loro distanza aumenta allon-
tanandosi dalla torre.
Sono state studiate diverse tipologie di eliostati per
migliorare lefficienza ottica e il controllo dei sistemi di
inseguimento del Sole, nonch per ottimizzare la strut-
tura di supporto, rendendola pi semplice e leggera. Ci
al fine di aumentare il rendimento dellimpianto e ridur-
ne i costi. La superficie captante di ciascun eliostato varia
da circa 40 a 170 m
2
; come materiale riflettente si uti-
lizzano normalmente specchi di vetro, ma sono stati spe-
rimentati anche materiali alternativi quali membrane
riflettenti o fogli metallici.
Il fattore di concentrazione di questi impianti risul-
ta superiore a 700. Lelevato fattore di concentrazione
permette al fluido termovettore di raggiungere alte tem-
perature di esercizio (maggiori di 500 C), con conse-
guenti alti rendimenti di trasformazione dellenergia ter-
mica in energia elettrica. In genere la trasformazione
avviene sfruttando lenergia termica in un tradizionale
ciclo termodinamico acqua-vapore. Le caratteristiche del
vapore prodotto (temperatura e pressione) consentono
anche di integrare i sistemi a torre negli impianti ter-
moelettrici a combustibili fossili. Inoltre questi impian-
ti a concentrazione hanno la possibilit di alimentare un
sistema di accumulo termico per coprire in modo pi
soddisfacente la domanda di energia dallutenza.
Il sistema a torre ha dimostrato la sua fattibilit tec-
nologica nella produzione di energia elettrica attraverso
la realizzazione e lesercizio di numerosi impianti spe-
rimentali di piccola taglia (tra 0,5 e 10 MW) in diversi
paesi del mondo (Spagna, Italia, Giappone, Francia, Stati
Uniti); per applicazioni su larga scala necessita tuttavia
di ulteriori verifiche.
La pi recente applicazione di questa tecnologia
ha riguardato limpianto americano Solar Two, rimasto
in esercizio fino allaprile 1999. Limpianto, della po-
tenza di 10 MW, aveva un campo solare costituito da
1.026 eliostati, per una superficie captante totale di circa
81.500 m
2
, e una torre alta 85 m. Utilizzava come flui-
do termovettore una miscela di sali fusi (nitrato di sodio
e di potassio), con una temperatura massima di eser-
cizio di 565 C, e aveva un sistema di accumulo costi-
tuito da due serbatoi cilindrici (caldo e freddo) di circa
11 m di diametro e 8 m di altezza, per unautonomia mas-
sima di circa tre ore a piena potenza in assenza di radia-
zione solare.
Sono stati sperimentati diversi fluidi per lo scam-
bio termico allinterno del ricevitore e per laccumulo
538 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
GENERAZIONE ELETTRICA DA FONTI RINNOVABILI
ricevitore
eliostati
fig. 7. Schema di principio di un sistema
a torre centrale.
dellenergia termica: acqua, aria, sodio e sali fusi. Fino-
ra il fluido pi adatto per questa tecnologia risultato
essere una miscela di sali fusi composta da nitrati di sodio
e potassio (alla base dei comuni fertilizzanti utilizzati in
agricoltura). La scelta dei sali fusi dovuta principal-
mente al buon coefficiente di scambio termico, alla ele-
vata capacit termica, alla bassa tensione di vapore, alla
buona stabilit chimica e al basso costo. I sali consen-
tono di raggiungere alte temperature di esercizio (fino a
600 C); inoltre possono essere direttamente utilizzati
per laccumulo dellenergia termica in serbatoi compat-
ti e a pressione atmosferica senza lutilizzo di scambia-
tori di calore aggiuntivi.
Lo schema funzionale tipico di un impianto a torre,
che utilizza sali fusi come fluido termovettore e per lac-
cumulo termico, mostrato in fig. 8. I sali, prelevati dal
serbatoio a bassa temperatura (290 C), vengono invia-
ti sulla sommit della torre e fatti circolare attraverso il
ricevitore, costituito da un insieme di serpentine di tubi
di acciaio montate su pannelli piani assorbitori; si riscal-
dano cos fino a circa 565 C e vanno poi a riempire
progressivamente il serbatoio di accumulo ad alta tem-
peratura. La loro portata viene regolata, in funzione del-
lintensit della radiazione solare, in modo da mante-
nere costante la temperatura in uscita dal ricevitore.
Quando richiesta la produzione di energia elettrica, i
sali dal serbatoio caldo vengono inviati a uno scambia-
tore di calore (generatore di vapore), dove viene pro-
dotto vapore ad alta pressione ed elevata temperatura
(12 MPa, 540 C). Il vapore poi utilizzato in un ciclo
termoelettrico convenzionale: viene fatto espandere in
un gruppo turbina-alternatore, per produrre energia elet-
trica, quindi viene condensato, preriscaldato e inviato di
nuovo al generatore di vapore.
Il dimensionamento di un impianto solare (nume-
ro degli eliostati, potenza termica del ricevitore e ca-
pacit dellaccumulo termico) dipende dalla potenza
elettrica dellimpianto di generazione e dal suo fattore
di utilizzazione annua, o fattore di carico, che rappre-
senta il rapporto tra lenergia elettrica prodotta e quella
producibile annualmente se limpianto lavorasse sempre
alla potenza elettrica nominale. Senza un sistema di accu-
mulo termico, limpianto di generazione pu operare
solamente in presenza della radiazione solare e avere al
massimo un fattore di carico di circa il 25%. Per ottene-
re valori superiori necessario ricorrere allaccumulo
termico; in questo caso il funzionamento dellimpianto
pu anche essere continuativo in tutto larco della gior-
nata, a esclusione della fase iniziale in cui avviene il cari-
camento del sistema. A titolo di esempio, per avere un
fattore di carico del 70% richiesta una capacit di accu-
mulo termico pari a circa 15 ore di funzionamento, in
condizioni nominali e in assenza di radiazione solare, cui
corrisponde un moltiplicatore solare pari a 3, cio un
campo solare di estensione tre volte superiore rispetto a
quello in assenza del sistema di accumulo. Ovviamente,
come gi detto, allaumentare delle dimensioni del campo
solare necessario realizzare torri di maggiore altezza.
Lelevato fattore di concentrazione permette a questa
tecnologia di raggiungere temperature di esercizio ancor
pi elevate quando, per lasportazione dellenergia sola-
re, si impiega come fluido termovettore un gas (in gene-
re aria). In questo caso viene utilizzato un ricevitore volu-
metrico pressurizzato a cavit, che pu riscaldare fino a
una temperatura limite di 1.200 C. Il ricevitore costi-
tuito da numerosi moduli in successione, ognuno dei quali
incrementa di circa 150 C la temperatura del gas che vi
fluisce. Ciascun modulo attualmente pu fornire una
potenza termica di circa 500 kW
e
. Lo schema di funzio-
namento di un modulo del ricevitore mostrato in fig. 9.
La radiazione solare, concentrata dagli eliostati, arri-
va su ciascun modulo del ricevitore dove, tramite un con-
centratore secondario, subisce unulteriore concentra-
zione fino a raggiungere un fattore complessivo di cir-
ca 2.000. Attraversa quindi una finestra semisferica di
quarzo e arriva sullassorbitore posto allinterno di un
539 VOLUME III / NUOVI SVILUPPI: ENERGIA, TRASPORTI, SOSTENIBILIT
CONVERSIONE DELLENERGIA SOLARE
290 C
565 C
sale
fuso
serbatoi di
accumulo
generatore
di vapore
condensatore
turbina e generatore
elettrico
caldo
freddo
fig. 8. Schema funzionale
di un impianto a torre
con accumulo termico.
contenitore pressurizzato. Lassorbitore costituito da
una struttura porosa metallica o ceramica e, in presenza
di radiazione, raggiunge temperature operative tra 800
e 1.200 C.
Il gas in pressione, a circa 1,5 MPa, fluisce attraver-
so lassorbitore di pi moduli e si scalda progressiva-
mente fino a 800 C, nel caso di utilizzo di assorbitori
metallici, o fino a 1.200 C, nel caso di assorbitori di
tipo ceramico. In un impianto termoelettrico solare, il
gas caldo pu essere utilizzato per la produzione di vapo-
re o, in modo pi efficiente, direttamente in un ciclo com-
binato gas-vapore. Lo schema di funzionamento di que-
stultimo, in un impianto a torre che utilizza aria come
fluido termovettore, mostrato in fig. 10. Laria, allu-
scita dal compressore, inviata nel ricevitore dove viene
riscaldata e quindi fatta espandere nella turbina a gas.
La sua temperatura di ingresso in turbina pu essere rego-
lata, in caso di ridotta radiazione solare, bruciando meta-
no nella camera di combustione integrativa. I gas anco-
ra caldi, che escono dalla turbina, vengono inviati in una
caldaia a recupero per la produzione di vapore, utilizza-
to poi nel relativo ciclo. Quando si impiega un gas come
fluido termovettore, laccumulo dellenergia termica pu
essere ottenuto con materiali ceramici ad alta capacit
termica, posti allinterno di appositi contenitori.
Unulteriore evoluzione di questo sistema a concen-
trazione consiste nel posizionare il ricevitore volumetri-
co ai piedi della torre (fig. 11). In tal caso necessario
utilizzare un riflettore a forma di iperboloide, installato
sulla torre, per far arrivare sul ricevitore la radiazione
solare diretta. Questa soluzione presenta, specialmente
per campi solari di grandi estensioni, un migliore rendi-
mento ottico (si riducono le aberrazioni ottiche e si aumen-
ta il fattore di concentrazione), una distribuzione pi sta-
bile del flusso termico e una semplificazione dellim-
pianto (tutte le apparecchiature sono posizionate al suolo).
Collettore parabolico lineare
Il sistema a collettore parabolico lineare (fig. 12) ,
tra le tecnologie solari termiche per la produzione di ener-
gia elettrica su larga scala, quella che ha raggiunto la mag-
giore maturit commerciale, come ampiamente dimo-
strato dallesperienza di esercizio degli impianti SEGS
(Solar Electric Generating Systems). Infatti, come gi
ricordato, da met degli anni Ottanta del 20 secolo sono
in funzione in California, nel Deserto del Mojave, 9 di
questi impianti per una potenza complessiva di 354 MW.
Tale tecnologia utilizza un concentratore lineare a
profilo parabolico, la cui superficie riflettente insegue
il Sole ruotando su un solo asse; la radiazione viene
540 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
GENERAZIONE ELETTRICA DA FONTI RINNOVABILI
isolamento
contenitore
pressurizzato
radiazione
solare
concentrata
finestra di quarzo assorbitore
concentratore secondario
ingresso
gas
uscita
gas
fig. 9. Schema
di funzionamento
di un modulo
di ricevitore.
eliostati
aria
camino condensatore
turbina
a gas
generatore
di vapore
combustore
(opzionale)
ricevitore
volumetrico
turbina
a vapore
c
o
m
p
r
e
s
s
s
o
r
e
fig. 10. Schema
di funzionamento
di un impianto a torre
accoppiato a un ciclo
combinato.
focalizzata su un tubo ricevitore posizionato lungo il
fuoco della parabola. Lenergia solare assorbita dal tubo
ricevitore trasferita a un fluido di lavoro che viene
fatto fluire al suo interno. Lenergia termica raccolta
utilizzata normalmente per la produzione di energia
elettrica mediante i tradizionali cicli termodinamici
acqua-vapore. Nel collettore la temperatura massima
di funzionamento dipende essenzialmente dal fluido ter-
movettore utilizzato; negli impianti attualmente in eser-
cizio si arriva a circa 390 C.
Il concentratore ha una struttura di supporto in acciaio,
realizzata con una trave centrale e una serie di bracci per
lancoraggio dei pannelli riflettenti, che ne garantisce il
corretto funzionamento sotto lazione del vento e degli
altri agenti atmosferici. Il pannello riflettente normal-
mente costituito da un comune specchio di vetro di ade-
guato spessore. In alternativa pu essere impiegato un
pannello in materiale composito (honeycomb) con uno
specchio sottile in vetro o una pellicola riflettente incol-
lata sulla superficie esterna.
Il collettore parabolico ha unapertura di circa 6 m
e una distanza focale di poco inferiore a 2 m. Il fattore
di concentrazione, riferito al diametro del ricevitore,
risulta di circa 80. Inizialmente la sua lunghezza era di
50 m, successivamente stata portata a 100 m e attual-
mente si stanno sperimentando strutture della lunghez-
za di 150 m. Al centro del collettore presente il mec-
canismo che ne consente la rotazione per inseguire il
percorso del Sole.
Il fluido termovettore, muovendosi allinterno del
tubo ricevitore, si riscalda progressivamente; pertanto,
affinch possa raggiungere in uscita la temperatura di
esercizio richiesta, devono essere collegati in serie pi
collettori, disposti in genere su due file parallele per una
541 VOLUME III / NUOVI SVILUPPI: ENERGIA, TRASPORTI, SOSTENIBILIT
CONVERSIONE DELLENERGIA SOLARE
eliostati
riflettore
della
torre
ricevitore
fig. 11. Schema di un impianto a torre
con ricevitore a terra.
concentratore
ricevitore
fig. 12. Schema di principio
di un sistema
a collettori parabolici
lineari.
lunghezza complessiva di circa 600 m, a costituire una
stringa che rappresenta il modulo unitario dellimpian-
to. Aggiungendo pi moduli in parallelo si pu aumen-
tare a piacere la potenza termica prodotta. Le file di col-
lettori devono essere distanziate tra loro per evitare feno-
meni di ombreggiamento reciproco; normalmente il passo
tra file contigue di 2-3 volte lapertura del collettore.
La loro disposizione sul terreno dipende essenzialmen-
te dalla conformazione del sito. La disposizione classi-
ca quella con lasse dei collettori orientato lungo la
direzione nord-sud, quindi con inseguimento del Sole in
direzione est-ovest, che consente di ottenere una miglio-
re raccolta dellenergia solare, specialmente nei mesi
estivi. Limpianto per la produzione di energia elettrica
al centro del campo solare.
Lefficienza di questa tecnologia dipende dal rendi-
mento ottico del concentratore (accuratezza della strut-
tura e caratteristiche dei pannelli riflettenti) ma soprat-
tutto dal rendimento di conversione del tubo ricevitore,
che deve assorbire la massima energia solare concentrata
e avere le minime dispersioni termiche. Il ricevitore, man-
tenuto in posizione lungo la linea focale dei concentra-
tori, ruota rigidamente con questi durante linseguimento
del Sole ed formato da elementi della lunghezza di
circa 4 m, collegati in serie. Ciascun elemento costi-
tuito da due cilindri concentrici: un tubo di vetro ester-
no di circa 12 cm di diametro e un tubo interno di acciaio
di circa 7 cm di diametro, collegati tra loro con soffiet-
ti metallici per compensare le differenti dilatazioni ter-
miche tra i due materiali. Sulla superficie esterna del
tubo di acciaio viene depositato un opportuno rivesti-
mento selettivo in grado di massimizzare lassorbimen-
to della radiazione solare nello spettro visibile e mini-
mizzare le emissioni di radiazione nellinfrarosso, gene-
rate dallalta temperatura raggiunta dal tubo durante
lesercizio. Nellintercapedine tra tubo e vetro viene fatto
il vuoto per ridurre le dispersioni termiche convettive.
Lo schema di funzionamento di un impianto SEGS
riportato in fig. 13.
Il fluido termovettore pompato attraverso le stringhe
di collettori si scalda, per effetto della radiazione sola-
re, raggiungendo la massima temperatura di funziona-
mento. Lenergia termica cos acquisita viene utilizzata
successivamente in un ciclo Rankine (a vapore) per la
produzione di energia elettrica. Nellimpianto pu esse-
re presente una caldaia ausiliaria di integrazione ali-
mentata con combustibili fossili, in grado di fornire vapo-
re anche in assenza della radiazione solare e di rendere
cos la produzione elettrica pi rispondente alla doman-
da da parte dellutenza. Una soluzione alternativa alla
caldaia di integrazione un sistema di accumulo che
consenta di immagazzinare lenergia termica solare per
renderla disponibile quando necessario, trasformando la
fonte solare, per sua natura altamente variabile, in una
sorgente di energia continua e modulabile nellarco del-
lintera giornata.
Gli impianti attualmente in esercizio utilizzano come
fluido termovettore, per lasportazione del calore sola-
re, un olio sintetico (Therminol VP-1), che per ha un
elevato costo e, presentando anche rischi di impatto
ambientale in caso di fuoriuscita, non idoneo per lu-
tilizzo in un sistema di accumulo. Per questo negli impian-
ti sempre presente una caldaia di integrazione a meta-
no, che pu fornire fino al 25% dellenergia termica uti-
lizzata dal sistema di generazione.
Con lobiettivo di risolvere i problemi legati al flui-
do termovettore e migliorare la competitivit di questa
tecnologia, in diversi centri di ricerca si sta sperimen-
tando lutilizzo di fluidi alternativi quali lacqua, con
produzione diretta del vapore, e i sali fusi. Questi ultimi
consentono un notevole aumento della temperatura mas-
sima di esercizio (da 390 a 550 C) e possono essere uti-
lizzati direttamente per laccumulo termico, come gi
sperimentato negli impianti a torre. Per tali motivi i sali
542 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
GENERAZIONE ELETTRICA DA FONTI RINNOVABILI
collettori parabolici
lineari
290 C
390 C
caldaia ausiliaria
(opzionale)
fluido termovettore (olio)
condensatore
acqua di
raffreddamento
vapore surriscaldato
flusso
dacqua
turbina
a vapore
generatore
elettrico
torre di
raffreddamento
generatore di vapore
fig. 13. Schema di funzionamento di un impianto SEGS.
fusi sono stati scelti come fluido termovettore nel pro-
getto italiano di impianto solare a concentrazione svi-
luppato dallENEA (Ente per le Nuove tecnologie, lE-
nergia e lAmbiente). Lo schema dellimpianto ripor-
tato in fig. 14.
I sali fusi, costituiti da una miscela di nitrati di sodio
e di potassio, sono prelevati dal serbatoio a pi bassa
temperatura (290 C); vengono fatti circolare nei tubi
ricevitori delle stringhe di collettori solari, si riscaldano
fino a circa 550 C e vengono inviati al serbatoio ad alta
temperatura, a costituire laccumulo termico. I sali fusi
provenienti dal serbatoio caldo sono poi mandati in uno
scambiatore di calore per la produzione di vapore, uti-
lizzato dal sistema di generazione elettrica, e quindi reim-
messi nel serbatoio freddo. La temperatura di esercizio
dellimpianto viene controllata regolando opportuna-
mente la portata dei sali nelle stringhe di collettori in
funzione dellintensit della radiazione solare. Poich la
miscela di sali inizia a solidificare a una temperatura di
circa 240 C, necessario che la temperatura minima di
esercizio dellimpianto sia mantenuta, con un adeguato
margine, al di sopra di tale valore per evitare ostruzioni
nei circuiti.
Le alte temperature di esercizio che pu raggiunge-
re il fluido termovettore, qualit peculiare del progetto
dellENEA, consentono unagevole integrazione di que-
sto impianto solare con gli impianti termoelettrici a
combustibili fossili, inclusi i pi moderni a ciclo com-
binato, ottenendo in tal modo pi alti rendimenti finali
di conversione.
Unevoluzione del collettore parabolico lineare, anco-
ra in fase di sperimentazione, rappresentata dal collet-
tore lineare Fresnel (fig. 15), dove il concentratore sosti-
tuito da segmenti di specchi parabolici disposti secondo
il principio della lente Fresnel. In questo caso il tubo rice-
vitore posizionato nel punto focale ed fisso; a diffe-
renza del collettore parabolico lineare, la movimentazio-
ne riguarda quindi solo il concentratore. Ci rappresen-
ta un vantaggio in quanto, per far circolare il fluido
termovettore, si evita lutilizzo di tubi flessibili nel col-
legamento tra i singoli collettori e tra questi e le tubazioni
della rete di distribuzione. Inoltre, non essendo presente
543 VOLUME III / NUOVI SVILUPPI: ENERGIA, TRASPORTI, SOSTENIBILIT
CONVERSIONE DELLENERGIA SOLARE
290 C
550 C
serbatoi di
accumulo
generatore
di vapore
condensatore
turbina e generatore
elettrico
caldo
freddo
sale fuso
fig. 14. Schema
di funzionamento
dellimpianto ENEA.
riflettore secondario
radiazione solare
tubo ricevitore
tubo ricevitore
riflettore
primario
Fresnel
riflettore
secondario
radiazione solare
riflessa
acqua/vapore
finestra di vetro
fig. 15. Il sistema Fresnel.
leffetto ombra tra concentratori vicini, non necessa-
rio distanziare le file di collettori, ottenendo cos un
migliore sfruttamento della radiazione che arriva sul ter-
reno. Normalmente tale tipo di impianti utilizza lacqua
come fluido termovettore, con produzione diretta di vapo-
re allinterno del tubo ricevitore.
La tab. 1 mostra i principali parametri tecnici delle
filiere tecnologiche precedentemente descritte. I dati
riportati sono stati ricavati dallesercizio di impianti esi-
stenti (collettore parabolico lineare e disco parabolico)
o da proiezioni sulla base delle prestazioni ottenute in
impianti dimostrativi di piccola taglia.
Produzione di idrogeno da fonte solare
Lenergia termica ad alta temperatura, ottenuta dagli
impianti solari a concentrazione, pu essere utilizzata,
oltre che per la produzione di energia elettrica, anche in
vari processi industriali, in particolare per la produzio-
ne di idrogeno mediante processi termochimici.
Lidrogeno attualmente prodotto su scala indu-
striale a partire dai combustibili fossili. Tra i metodi
di produzione dellidrogeno dallacqua, lelettrolisi
rappresenta quello pi maturo, caratterizzato da un ren-
dimento termico globale intorno al 36%, tenendo conto
del rendimento di trasformazione dellenergia termi-
ca in elettricit (40%) e della resa intrinseca dello sta-
dio elettrochimico (90%). Da un punto di vista ener-
getico risultano dunque pi vantaggiosi quei metodi in
cui la conversione dellenergia termica avviene in
maniera diretta, siano essi alimentati da fonte rinnova-
bile o non rinnovabile. Tra questi, attualmente, la scis-
sione termica dellacqua risulta non praticabile, a cau-
sa delle elevate temperature richieste (2.500-5.000 C)
e delle diff icolt tecniche legate alla separazione
dellossigeno dallidrogeno, una volta che questi ele-
menti si sono formati.
I cicli termochimici, costituiti da una serie di rea-
zioni ossidoriduttive che coinvolgono sostanze inter-
medie di natura diversa, rappresentano una valida alter-
nativa alla scissione diretta dellacqua; permettono di
abbassare sensibilmente la barriera energetica e la tem-
peratura a cui lenergia termica va somministrata (800-
1.500 C) e di effettuare la separazione dellidrogeno e
dellossigeno in fasi diverse del ciclo. Questa tipologia
di processi nota fin dagli anni Settanta del 20 seco-
lo, ma negli ultimi anni oggetto di rinnovato interes-
se, sulla spinta delle sempre pi impellenti problemati-
che ambientali.
La possibilit di alimentare termicamente tali cicli
mediante energia solare rende questi processi produtti-
vi completamente rinnovabili e quindi perfettamente
compatibili con una strategia di sviluppo sostenibile.
Nella fig. 16 riportato uno schema semplificato della
produzione di idrogeno basata sullutilizzo della fonte
solare come sorgente di energia termica. Date le alte tem-
perature richieste dal processo termochimico, i sistemi
a concentrazione pi adatti sono il disco parabolico e la
torre centrale. Lenergia termica assorbita nel ricevitore
viene utilizzata per alimentare un reattore chimico in cui
avvengono le reazioni per la scissione dellacqua.
Tra i vari processi termochimici, il ciclo zolfo-iodio,
proposto negli anni Settanta da General Atomics e attual-
mente allo studio presso diversi istituti di ricerca, rap-
presenta una delle opzioni pi promettenti. Tale ciclo si
articola principalmente in tre reazioni, due esotermiche
e una endotermica, il cui risultato complessivo risulta
essere la dissociazione dellacqua in idrogeno e ossige-
no, come schematizzato nella fig. 17.
544 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
GENERAZIONE ELETTRICA DA FONTI RINNOVABILI
tab. 1. Principali parametri degli impianti solari a concentrazione
Potenza
(MW
e
)
Fattore di
concentrazione
Efficienza
solare
di picco
2
(%)
Efficienza
solare media
annua
2
(%)
Rendimento
ciclo
termodinamico
(%)
Fattore
di carico
3
(%)
Superficie
occupata,
m
2
/(MWh/a)
Parabolico
lineare
10-200 70-80
4
21
10-15
17-18
1
30-40 TV
24
25-70
1
6-8
Fresnel 10-200 25-100
4
20
1
9-11
1
30-40 TV 25-70
1
4-6
Torre solare 10-150 300-1.000
20
35
1
8-10
15-25
1
30-40 TV
45-55 CC
25-70
1
8-12
Disco
parabolico
0,01-0,04 1.000-3.000 29
16-18
18-23
1
30-40 MS
20-30 TG
25
1
8-12
1
Dato stimato
2
Efficienza solare = produzione elettrica netta/radiazione solare diretta normale
3
Fattore di carico = ore di funzionamento impianto solare/8.760 ore annue
4
Fattore di concentrazione riferito al diametro del ricevitore
TV, Turbina a Vapore; CC, Ciclo Combinato; MS, Motore Stirling; TG, Turbina a Gas
Prospettive di mercato
Esaminati i contributi potenziali della fonte solare alla
soluzione dei futuri problemi energetici e ambientali, non-
ch le tecnologie sviluppate o in corso di sviluppo per il
suo sfruttamento, occorre evidenziare gli ostacoli che fino
a oggi hanno impedito il decollo di questa fonte rinnova-
bile a livello commerciale e analizzare le sue prospettive
di penetrazione nel mercato energetico mondiale. Il prin-
cipale ostacolo legato allelevato costo di investimento
unitario richiesto dagli impianti termoelettrici solari, da
2,5 a 4 volte superiore a quello degli impianti a combusti-
bili fossili. Considerata la maggiore incidenza dei costi di
esercizio e manutenzione nonch il minor fattore di cari-
co, il costo del kilowattora prodotto dagli impianti a con-
centrazione in esercizio, nonostante la scarsa incidenza
della voce combustibile, stato finora almeno il doppio di
quello di un impianto tradizionale a combustibile fossile.
Un altro ostacolo legato al rischio tecnico associa-
to a questa tecnologia che, bench possa considerarsi
ormai provata e matura a livello industriale, viene anco-
ra percepita come nuova e dalle prestazioni poco affi-
dabili. Gioca inoltre a suo sfavore la variabilit della
fonte solare, cui per si potr far fronte con un sistema
di accumulo energetico affidabile ed economico.
La valutazione dei costi esterni associati alle emis-
sioni rilasciate nellambiente dalle varie tipologie di
impianti di produzione, trascurabili per gli impianti sola-
ri a concentrazione, potrebbe in futuro rappresentare un
elemento decisivo per la loro diffusione.
Nei prossimi ventanni la potenziale produzione mon-
diale per gli impianti termoelettrici solari stimata pari
a una potenza elettrica installata di 600 GW. Molti di
questi impianti dovranno essere realizzati, secondo le
previsioni, nei paesi in via di sviluppo. Dal momento che
attualmente tali impianti hanno un costo unitario di instal-
lazione assai superiore a quello degli impianti termoe-
lettrici tradizionali, nel breve termine la loro nicchia di
mercato sar limitata alle localit dove i combustibili
fossili hanno prezzi unitari molto elevati. Nel medio ter-
mine si prevede una penetrazione crescente della tecno-
logia, a un tasso annuale legato principalmente alla pro-
gressiva riduzione che verr conseguita sul costo del
kilowattora prodotto, alle politiche di incentivazione e
di sostegno, al futuro andamento dei prezzi internazio-
nali dei combustibili fossili.
Affinch gli impianti termoelettrici solari possano
raggiungere una reale competitivit sul mercato, dovran-
no essere in grado di erogare energia quando richiesta
545 VOLUME III / NUOVI SVILUPPI: ENERGIA, TRASPORTI, SOSTENIBILIT
CONVERSIONE DELLENERGIA SOLARE
energia termica
ad alta temperatura
concentrazione
radiazione solare
reattore chimico
H
2
O
H
2
1/2O
2
fig. 16. Schema semplificato
della produzione di idrogeno
da fonte solare.
H
2
SO
4
850 C H371 kJ/mol
I
2
SO
2
2H
2
O
SO
2
I
2
H
2
O
H
2
O
2
H
2
OSO
2
0,5O
2
2HI H
2
I
2
200-700 C H173 kJ/mol
100 C H165 kJ/mol
2HIH
2
SO
4
H
2
SO
4
HI
fig. 17. Schema
del ciclo zolfo-iodio.
dallutenza, svincolandosi il pi possibile dalla variabi-
lit dellirraggiamento solare. Solo in tal modo questi
impianti potranno consentire di far fronte in modo affi-
dabile alla domanda di carico sulla rete, senza obbliga-
re il gestore a tenere a disposizione impianti di riserva
di tipo tradizionale, cui ricorrere in caso di imprevedi-
bile e improvvisa riduzione o mancanza della potenza
generata dalla fonte solare. Come si visto in prece-
denza, ci sar possibile solo se gli impianti solari a con-
centrazione verranno dotati di un adeguato sistema di
accumulo dellenergia, che consenta loro di erogare poten-
za seguendo le variazioni della domanda, compensando
le fluttuazioni della radiazione solare diretta durante il
giorno e la sua assenza di notte. Lintroduzione di un
sistema di accumulo permetter anche un sostanziale
miglioramento del fattore di carico dellimpianto di gene-
razione, in quanto determiner un aumento delle sue ore
annue di funzionamento.
Una caratteristica che potr favorire la diffusione
degli impianti solari a concentrazione la possibilit di
integrarli in impianti termoelettrici tradizionali, anche
gi in esercizio, per incrementarne la potenza comples-
siva. Ci consentir di ridurre i costi di investimento uni-
tari degli impianti solari termodinamici e di modulare
ampiamente, anche nellarco della giornata, la loro poten-
za senza le drastiche diminuzioni di rendimento, nel ciclo
a vapore per la generazione elettrica, tipiche di un impian-
to esclusivamente solare.
Un altro aspetto che potrebbe far decollare il mer-
cato legato alla possibilit di localizzare gli impian-
ti solari a concentrazione nelle aree a elevata insola-
zione e trasferire poi lenergia prodotta in eccesso rispet-
to alla domanda locale, generalmente scarsa, verso paesi
con una notevole e/o crescente domanda di energia elet-
trica. importante tenere presente, al riguardo, che il
trasferimento di energia elettrica su lunghe distanze,
anche di diverse migliaia di chilometri, gi adesso
tecnicamente ed economicamente fattibile con linee e
cavi sottomarini in corrente continua ad alta tensione
(tecnologia di trasmissione HVDC, High Voltage Direct
Current).
Da questo punto di vista larea mediterranea potreb-
be assumere un ruolo trainante per gli scambi tra i paesi
europei, forti consumatori di energia elettrica ma dota-
ti di scarse risorse energetiche, e i paesi dellAfrica set-
tentrionale e del Medio Oriente, i quali hanno grandi
disponibilit di aree a elevata insolazione diretta e di
fonti energetiche primarie. Gi oggi esiste una quasi
completa interconnessione ad anello tra le reti elettri-
che in corrente alternata dei paesi mediterranei e un col-
legamento sottomarino in corrente continua tra Italia e
Grecia. Inoltre, per potenziare linterconnessione tra
lEuropa e i paesi dellAfrica settentrionale sono in
corso di progettazione collegamenti sottomarini in cor-
rente continua con una capacit di trasporto comples-
siva di diverse migliaia di megawatt. La rapida realiz-
zazione di queste interconnessioni potrebbe stimolare
forti investimenti da parte delle imprese europee per
costruire e gestire centrali in Africa settentrionale, even-
tualmente in compartecipazione con imprese locali.
Questo faciliterebbe sicuramente anche la costruzione
di centrali termoelettriche solari, inizialmente integra-
te con quelle a combustibili fossili e successivamente,
con la diminuzione dei costi indotta dalla crescita del
volume di mercato, esclusivamente solari, da realizza-
re nelle zone desertiche.
Bibliografia generale
Butti K., Perlin J. (1980) A golden thread: 2500 years of
solar architecture and technology, Palo Alto (CA), Cheshire
Books.
Dickinson W.C., Cheremisinoff P.N. (1980) Solar energy
technology handbook. Part A: Engineering fundamentals,
New York, Marcel Dekker.
ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, lEnergia e lAmbiente)
(2004) Progetto Archimede. Realizzazione di un impianto
solare termodinamico integrativo presso la centrale ENEL
di Priolo Gargallo (SR), ENEA/SOL/RS/2004-15.
ENEA(Ente per le Nuove tecnologie, lEnergia e lAmbiente)
(2004) Rapporto energia e ambiente 2003, Roma, ENEA.
EPRI (Electric Power Research Institute)/DOE (US Department
of Energy) (1997) Renewable energy technology
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hydrogen production by the thermochemical water-splitting
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233, 347-354.
Mller-Steinhagen Freng H., Trieb F. (2004) Concentrating
solar power: a review of the technology, Ingenia, 18.
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Review, 98, 38-47.
Winter C.J. et al. (1991) Solar power plants. Fundamentals,
technology, systems economics, New York, Springer.
Bibliografia citata
Solar Millenium AG (2003) Financing the future. The Solar
Millenium share.
Mauro Vignolini
Ente per le Nuove tecnologie, lEnergia e lAmbiente
Centro Ricerche Casaccia
Santa Maria in Galeria, Roma, Italia
546 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
GENERAZIONE ELETTRICA DA FONTI RINNOVABILI
6.1.2 Tecnologie fotovoltaiche
Introduzione
Leffetto fotovoltaico consiste nellinsorgere di una
forza elettromotrice in un mezzo elettricamente eteroge-
neo investito da radiazioni elettromagnetiche. La deno-
minazione deriva dal fatto che il fenomeno fu scoperto
da Edmond Becquerel nel 1839 in una cella elettrolitica
o voltaica. Il fenomeno tipico delle giunzioni semicon-
duttore-metallo o semiconduttore-semiconduttore; se la
giunzione illuminata in essa si creano coppie elettrone-
lacuna a spese dellenergia dei fotoni incidenti: la bar-
riera di potenziale localizzata nella giunzione spinge le
lacune verso la zona a potenziale minore e gli elettroni
in verso opposto e si genera cos una forza elettromotri-
ce (dellordine di qualche decimo di volt); se la giunzio-
ne fa parte di un circuito chiuso, si ha il passaggio di una
corrente elettrica. Tale effetto trova applicazione nella
conversione diretta (indicata come energia fotovoltaica,
elettricit solare o, pi brevemente, fotovoltaico) di ener-
gia luminosa solare in energia elettrica a opera di oppor-
tuni dispositivi detti celle solari. Le singole celle solari
vengono collegate tra loro elettricamente per formare dei
moduli, sigillati per resistere in ambiente esterno per molti
anni. I moduli possono essere utilizzati singolarmente o
connessi elettricamente in campi cosiddetti fotovoltaici.
I sistemi fotovoltaici sono di vari tipi: ad accumulo median-
te parchi di batterie di accumulatori, direttamente colle-
gati alla rete elettrica, o per uso su piccole utenze.
Lelettricit solare ha molti aspetti positivi: a basso
impatto ambientale, rinnovabile, modulare e pu esse-
re utilizzata direttamente sul luogo di produzione. Di
contro una fonte di energia costosa, intermittente e a
bassa densit. Inoltre il rendimento, o efficienza, di con-
versione della radiazione solare in energia elettrica piut-
tosto modesto, di circa il 15% per le celle solari indu-
striali, il che implica la necessit di coprire grandi super-
fici. Il mercato fotovoltaico, grazie soprattutto a incentivi
governativi volti a favorire luso di fonti rinnovabili a
basso impatto ambientale, in forte crescita a partire
dalla fine degli anni Novanta (fig. 1). Tuttavia, perch
questa possa diventare una fonte di energia significati-
va a livello mondiale, occorrono un notevole progresso
tecnologico e una forte riduzione del costo. Le attivit
in corso nel mondo, in termini di ricerca e sviluppo, sono
volte a questi obiettivi.
Storia della tecnologia
e delle sue applicazioni
Leffetto fotovoltaico fu scoperto e studiato nellam-
bito di sperimentazioni in discipline diverse. Come accen-
nato, E. Becquerel osserv che si sviluppavano deboli
tensioni illuminando uno degli elettrodi di una cella elet-
trolitica. Le prime celle solari funzionanti furono rea-
lizzate da W.G. Adams e R.E. Day con un solido, il sele-
nio, verso la fine del 1870. La spiegazione del fenome-
no tuttavia avvenne solo in seguito allinterpretazione
quantistica delleffetto fotoelettrico data da A. Einstein
547 VOLUME III / NUOVI SVILUPPI: ENERGIA, TRASPORTI, SOSTENIBILIT
*
p
r
o
d
u
z
i
o
n
e

a
n
n
u
a
l
e

f
o
t
o
v
o
l
t
a
i
c
o

(
M
W
)
1
100
1.000
10.000
1978 1982 1986 1990 1994 1998 2002 2006 2010
obiettivo Libro Bianco
della Commissione Europea
Stati Uniti
Giappone
Europa
resto del mondo
totale
*
anno
10
fig. 1. Previsione di crescita
regionale e totale del
mercato al 2010.
nel 1905. Perch si realizzassero i primi dispositivi foto-
voltaici con rendimento di conversione significativo, si
dovette comunque attendere il 1954, quando i ricercato-
ri dei Bell Laboratories (United States), realizzarono la
prima cella solare al silicio con rendimento del 6%. La
prima commercializzazione delle celle Bell, realizzate
su piccola scala industriale, trov grandissimi ostacoli a
causa dei costi proibitivi. Le applicazioni principali fino
agli anni Settanta furono i sistemi di alimentazione elet-
trica per satelliti artificiali, data lassenza di valide alter-
native. La corsa allo spazio di americani e sovietici e la
necessit di migliorare i sistemi di alimentazione elet-
trica dei satelliti indussero il governo statunitense a finan-
ziare programmi di ricerca sul fotovoltaico, permettendo
al contempo il sorgere di iniziative industriali specializ-
zate. I costi delle celle solari scesero cos notevolmente,
rimanendo tuttavia improponibili per applicazioni diver-
se da quelle spaziali o militari.
Lutilizzazione di energia fotovoltaica per applica-
zioni terrestri fu legata allo sviluppo, allinizio degli
anni Settanta, di tecnologie con specifiche meno strin-
genti di quelle necessarie per le celle impiegate nelle
applicazioni spaziali. In tal modo fu possibile abbassa-
re i costi intorno ai 10-20 dollari/W. Ma anche cos il
costo dellenergia prodotta con i moduli fotovoltaici era
pari a circa 40 volte il costo dellenergia elettrica con-
venzionale; le prime produzioni per uso terrestre furo-
no perci dedicate essenzialmente ad applicazioni in siti
remoti o non facilmente raggiungibili dalla rete elettri-
ca. Crebbe cos un mercato dedicato allelettrificazio-
ne di piattaforme petrolifere, allalimentazione, in par-
ticolare, di sistemi anticorrosione per i pozzi petrolife-
ri e per le condutture, allalimentazione di sistemi di
comunicazione o di segnalazioni marine, oltre che alle-
lettrificazione di villaggi rurali in paesi in via di svi-
luppo. Questo primo mercato terrestre favor il sorgere
delle prime iniziative industriali in varie parti del mondo,
con produzioni in serie piuttosto artigianali e aziende
produttrici molto piccole.
Funzionamento
dei dispositivi fotovoltaici
Il funzionamento delle celle solari legato alla com-
plessa interazione fra luce e materia e coinvolge la natu-
ra e le caratteristiche della luce, la fisica dei materiali e
la realizzazione di dispositivi elettronici. Si riporta di
seguito una breve trattazione delle propriet dei semi-
conduttori, volta alla comprensione dei principali mec-
canismi di funzionamento delle celle solari. Si cerca-
to quanto pi possibile di ridurre il formalismo e di sem-
plificare lesposizione, anche se i fenomeni in oggetto
richiedono una trattazione quantistica della struttura e
delle propriet della materia e delle sue interazioni con
le radiazioni elettromagnetiche.
Radiazione solare
Il Sole emette luce in un ampio intervallo di lun-
ghezze donda, di cui locchio umano percepisce solo
la frazione visibile. Nel 1900, M. Planck risolse le discre-
panze tra le osservazioni sperimentali sullo spettro della
radiazione elettromagnetica in equilibrio termico e la
teoria classica del fenomeno, introducendo il concetto
di quanto di energia. Successivamente A. Einstein (1905)
evidenzi il comportamento corpuscolare della radia-
zione e leg lenergia E del singolo fotone alla lun-
ghezza donda l mediante la relazione Ehc/l, dove h,
pari a 6,62610
34
Js, la costante di Planck e c, pari
a 2,99810
8
m/s, la velocit della luce nel vuoto. Nella
descrizione quantistica della radiazione elettromagneti-
ca intervengono aspetti ondulatori e corpuscolari (dua-
lismo onda-corpuscolo).
La distribuzione spettrale F(l) della radiazione sola-
re, trattata come lemissione da un corpo nero, descrit-
ta dalla legge di Planck (densit di energia per unit di
tempo e di lunghezza donda):
2phc
2
F(l)
11111112
hc
l
5

exp

11

klT
dove k1,38010
23
, J/K la costante di Boltzmann e
T la temperatura termodinamica del corpo nero (nel caso
del Sole la temperatura apparente della superficie pari
a circa 6.000 K).
Lintegrale della distribuzione spettrale su tutte le lun-
ghezze donda d la densit di potenza H
S
emessa alla
superficie del Sole:
H
S
sT
4
610
7
W/m
2
dove s, pari a 5,6710
8
W/m
2
K
4
, la costante di Stefan-
Boltzmann.
A una distanza D dalla superficie del Sole: HH
S
R
2
/D
2
, dove R6,9610
5
km il raggio del Sole. La den-
sit di radiazione vale 1.353 W/m
2
al limite dellatmo-
sfera terrestre. A parte piccole variazioni dovute allor-
bita ellittica della Terra intorno al Sole, tale valore
costante. Sulla superficie terrestre, invece, la radiazio-
ne risente di alterazioni dovute alle condizioni atmosfe-
riche, alla latitudine e alle stagioni, oltre che allinter-
mittenza giorno-notte.
Nel par. 6.1.1 evidenziata lesistenza di una fascia
solare (sunbelt) in cui linsolazione annua sempre rile-
vante. La densit di potenza della radiazione solare
minore di quella al limite dellatmosfera per gli assor-
bimenti dovuti alle molecole e al pulviscolo atmosferi-
co e per la diffusione (di un 10% circa) da parte delle
molecole dellatmosfera. La massima densit di radia-
zione solare diretta al suolo, in assenza di nubi, intor-
no a 950 W/m
2
(cui va aggiunta la componente diffusa).
In generale ci si riferisce a un valore di irraggiamen-
to convenzionale sulla superficie terrestre per poter
548 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
GENERAZIONE ELETTRICA DA FONTI RINNOVABILI
confrontare le prestazioni di moduli e sistemi fotovol-
taici tra loro, mentre ci si riferisce ai dati climatici loca-
li, se disponibili, per dimensionare correttamente le
installazioni reali. Viene cos definito il cosiddetto Sole
convenzionale in corrispondenza a una massa daria glo-
bale 1,5 (o Air Mass, AM1,5; lAir Mass relativa alla
distanza percorsa dalla radiazione nellatmosfera ed
data dalla secante dellangolo q tra la normale al suolo
e la posizione del Sole, cio AMsecq, AM1 se q0),
pari a 1.000 W/m
2
(tenendo conto delle componenti sia
diretta sia diffusa della radiazione). Il Sole convenzio-
nale corrisponde al livello di irraggiamento sulla super-
ficie della Terra a un angolo di circa 49. La radiazio-
ne al limite dellatmosfera corrisponde a massa daria
zero (AM0).
Semiconduttori
I materiali con i quali realizzare celle fotovoltaiche
sono numerosi e con caratteristiche anche molto diffe-
renti tra loro. Per esempio vi sono i semiconduttori inor-
ganici allo stato solido, tra i quali il silicio di gran lunga
il pi utilizzato, analogamente a quanto accade per le
tecnologie elettroniche; tra gli altri citiamo il germanio
e composti tra elementi del III e del V gruppo (GaAs,
InP) o del II e del VI (CdTe, CdS) della tavola periodi-
ca degli elementi, come anche composti a tre o pi ele-
menti (InGaN, GaInP). Tra i materiali usati per celle del
tipo Becquerel vi il biossido di titanio (TiO
2
) con alcu-
ni additivi coloranti, mentre per celle organiche vengo-
no usate nanostrutture quali il fullerene (C
60
) o i poli-
meri coniugati. Altri materiali sono allo studio, tra cui le
nanostrutture di silicio. Per una descrizione del funzio-
namento di celle solari basate sulla tecnologia pi dif-
fusa, quella del silicio, v. oltre.
Propriet del silicio
Elemento del IV gruppo, il silicio ha 4 elettroni di
valenza che, nella forma cristallina ideale, formano altret-
tanti legami covalenti con altri atomi di silicio, ovvero
legami in cui ogni atomo mette in comune uno dei pro-
pri elettroni di valenza con i primi vicini, raggiungen-
do cos la configurazione elettronica stabile (ottetto). Il
silicio non esiste in forma pura in natura, pur essendo il
secondo elemento pi abbondante sulla Terra dopo los-
sigeno. Si trova invece sotto forma di vari minerali, quali
la silice (biossido di silicio), e per essere trasformato in
cristalli della purezza desiderata necessita di particolari
lavorazioni (v. oltre).
In un semiconduttore quale il silicio, nello stato lega-
to e allo zero termodinamico, non vi sono elettroni dispo-
nibili per la conduzione elettrica e il solido si comporta
come un isolante. A temperature diverse dallo zero, inve-
ce, lagitazione termica permette ad alcuni elettroni di
liberarsi, anche se il loro numero molto piccolo. Molti
pi elettroni si possono liberare se il silicio viene illu-
minato con una radiazione luminosa i cui fotoni abbia-
no energia sufficientemente elevata, come per esempio
si ha per parte dello spettro solare. La parte di spettro
solare a pi elevata energia tende per a interagire con
gli strati pi interni degli atomi, senza contribuire allef-
fetto fotovoltaico. Lenergia di legame degli elettroni del
silicio circa 1,12 eV, che corrisponde a fotoni di una
radiazione con una lunghezza donda di 1.100 nm (vici-
no infrarosso).
Il fenomeno fotovoltaico, e molte altre propriet dei
semiconduttori in genere, si possono spiegare in manie-
ra completa con la teoria delle bande elettroniche nei
solidi. Mentre in un atomo esiste solo un insieme di livel-
li energetici discreti occupabili dagli elettroni, quando
molti atomi vengono avvicinati per formare un solido, i
livelli si fondono per dare luogo a delle bande di livelli
energetici ammessi, separate da zone vuote (nel caso di
solidi ideali; fig. 2). Lampiezza delle zone con livelli non
ammessi detta banda proibita (band gap) e corrisponde
alla minima energia necessaria per portare elettroni da
una banda interamente occupata, e quindi senza possi-
bilit di movimento (banda di valenza), a una non occu-
pata (banda di conduzione), tenendo in considerazione
che gli elettroni occupano prima gli stati a minore ener-
gia. Questa rappresentazione equivalente al passaggio
dallo stato covalente legato a uno libero (allinterno del
solido) per uno degli elettroni pi esterni degli atomi di
silicio. In realt, le bande energetiche hanno andamenti
pi complessi, legati alla struttura tridimensionale dei
549 VOLUME III / NUOVI SVILUPPI: ENERGIA, TRASPORTI, SOSTENIBILIT
CONVERSIONE DELLENERGIA SOLARE
e
n
e
r
g
i
a
d
banda proibita
(band gap)
banda di
conduzione
banda di
valenza
livelli atomici
discreti
distanza atomica
fig. 2. Schematizzazione
semplificata
della formazione
di bande di livelli energetici
di un semiconduttore
al diminuire della distanza
tra gli atomi.
La distanza d rappresenta
il semiconduttore
in equilibrio.
cristalli, alla temperatura e alle propriet di simmetria
dei reticoli cristallini e del tipo dei legami tra gli atomi.
Generalmente, lampiezza della banda proibita non
costante e in particolare, nel caso del silicio, il minimo
della banda di conduzione non corrisponde al massimo
della banda di valenza (si dice, in tal caso, che il semi-
conduttore ha gap indiretto).
La forma e la natura della banda proibita influenza-
no profondamente le propriet dei semiconduttori, par-
ticolarmente per quanto riguarda linterazione con la
radiazione elettromagnetica.
Oltre al band gap, unaltra grandezza significativa
il livello di Fermi E
F
, ovvero lenergia al di sotto della
quale tutti gli stati risultano occupati e al di sopra vuoti.
In assenza di impurezze e imperfezioni reticolari, il livel-
lo di Fermi al centro della banda proibita (fig. 3).
Il modello a bande permette di spiegare con relativa
semplicit il meccanismo di funzionamento delle celle
solari. Quando un elettrone viene portato in banda di
conduzione in seguito allassorbimento di un fotone suf-
ficientemente energetico, lascia in banda di valenza una
mancanza (o vacanza) di un elettrone, detta lacuna, in
grado di muoversi nel semiconduttore e che si compor-
ta come una pseudoparticella con la stessa carica del-
lelettrone ma di segno opposto.
La conduzione elettrica nei semiconduttori, quali il
silicio, dovuta a un flusso di elettroni in direzione oppo-
sta a quello delle lacune. Tuttavia il silicio puro ha una
bassa densit di portatori liberi, anche in presenza di una
radiazione luminosa. una pratica comune quella di
inserire quantit controllate di alcuni elementi, ovvero
drogare il semiconduttore per migliorarne le propriet
di trasporto elettrico. Gli elementi solitamente usati per
il silicio di uso fotovoltaico sono il fosforo pentavalen-
te e il boro trivalente. Tali elementi vengono inseriti in
quantit utili per aumentare il numero di portatori, senza
alterare significativamente le propriet optoelettroniche
del silicio. Nel caso del fosforo, lazione di questi ele-
menti quella di dare la disponibilit di un elettrone libe-
ro aggiuntivo rispetto alla simmetria tetravalente del sili-
cio, dotandolo in tal modo di un eccesso di portatori nega-
tivi. Nel caso del boro si ha una lacuna aggiuntiva e il
materiale ha un eccesso di portatori positivi. Si dice con-
venzionalmente che il silicio drogato con boro di tipo
p mentre il silicio drogato con fosforo di tipo n.
Utilizzando le tecniche di drogaggio, si riesce ad
aumentare anche di 10.000 volte la densit di elettroni
(o lacune) dal livello di 10
12
cm
3
del silicio intrinseco
a 10
16
cm
3
nel caso tipico del boro, il pi utilizzato nella
fabbricazione di cristalli per uso fotovoltaico. In genere
gli strati con drogaggio in fosforo hanno densit ancora
maggiori. Questo permette di approssimare la densit di
portatori in eccesso a temperatura ambiente con la den-
sit di tale drogante.
Dal punto di vista dello schema a bande, le specie
droganti hanno leffetto di introdurre dei livelli energe-
tici in prossimit dei bordi (della banda di valenza nel
caso di boro e della banda di conduzione nel caso di
fosforo) e quindi di spostare il livello di Fermi in pros-
simit dei bordi opposti, rendendo disponibile una mag-
giore quantit di livelli energetici. Quando il semicon-
duttore drogato viene illuminato, si crea una coppia di
portatori in eccesso: un elettrone e una lacuna. Uno di
tali portatori sar maggioritario e laltro minoritario, a
seconda della caratteristica del materiale. Per esempio
nel caso del silicio di tipo p, che ha un eccesso di lacu-
ne, il portatore minoritario sar un elettrone.
Anche se la densit di portatori fotogenerati comun-
que piccola rispetto a quella degli atomi droganti, i por-
tatori minoritari rivestono un ruolo pi importante, per
molti aspetti del funzionamento delle celle solari, di quel-
li maggioritari (in questo caso lacune). Quando la den-
sit di drogaggio prossima a quella degli atomi di sili-
cio (510
22
atomi cm
3
), il semiconduttore si dice dege-
nere e la descrizione del materiale in termini di bande
pi complessa.
Propriet ottiche
La capacit dei semiconduttori di assorbire la radia-
zione non costante su tutto lo spettro. Per ogni mate-
riale, infatti, si ha un coefficiente di assorbimento a, una
propriet ottica che deriva anchessa dalla struttura a
bande del semiconduttore ed funzione della lunghez-
za donda. Infine ogni materiale ha un coefficiente di
riflessione e si avranno componenti trasmesse, riflesse
e assorbite, differenti a seconda della lunghezza donda.
Non tutta la luce incidente pu essere assorbita dal mate-
riale e non tutta la luce assorbita partecipa in uguale
misura alla creazione di portatori, dato che lintensit I
della radiazione diminuisce nel mezzo, secondo la legge:
550 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
GENERAZIONE ELETTRICA DA FONTI RINNOVABILI
energia di un
elettrone libero
E
F
, livello di Fermi
banda di
conduzione
q

E
c
E
v
E
banda di
valenza
E
G
fig. 3. Diagramma a bande semplificato.
E
v
il bordo della banda di valenza,
E
c
il bordo della banda di conduzione,
E
G
il band gap, q
c
laffinit elettronica.
II
0
e
ax
(dove I
0
lintensit della radiazione inciden-
te e x lo spessore del materiale attraversato), che impli-
ca, dato landamento al variare della lunghezza donda
del coefficiente di assorbimento, che la radiazione pi
energetica venga assorbita negli strati pi superficiali
della cella solare, mentre quella meno energetica venga
assorbita pi in profondit.
Ne segue che esistono dei valori di spessore ottima-
li per ciascun tipo di semiconduttore, in base alle pro-
priet ottiche del materiale. Nel caso del silicio tali spes-
sori variano da pochi micron a circa 300 micron (3/10
di millimetro).
Generazione-ricombinazione
Il tasso di generazione di coppie di portatori lega-
to alla capacit del materiale di assorbire efficacemen-
te la luce incidente, ovvero alla capacit di creare una
coppia elettrone-lacuna per ogni fotone incidente. Tale
capacit misurata da una grandezza chiamata risposta
spettrale (SR, Spectral Response), data dal rapporto fra
la corrente generata e la potenza incidente e pari a
el
SR
13
QE
hc
dove QE (efficienza quantica) il rapporto tra fotoni
incidenti e coppie di portatori generate, l la lunghez-
za donda ed e il valore assoluto della carica dellelet-
trone.
In particolare, per il caso di celle solari al silicio, QE
assume la forma riportata in fig. 4. Si vede chiaramente
come la cella solare non sia in grado di utilizzare tutta
la radiazione solare. Inoltre la cella non assorbe con la
stessa efficacia tutti i fotoni con EE
G
, perch quelli
pi energetici creano coppie di portatori presso la super-
ficie, dove si ha forte ricombinazione per la presenza di
livelli energetici nella banda proibita dovuti alla discon-
tinuit materiale-aria; daltra parte, i fotoni pi prossimi
alla soglia della banda proibita vengono assorbiti a una
distanza considerevole dalla superficie illuminata e,
se la qualit del materiale non adeguata, i portatori
si ricombinano prima di essere utilizzati. Inoltre, la
quantit totale di fotoni assorbiti dipende dalla fra-
zione di radiazione riflessa dalla superficie. Lintegrale
sulle lunghezze donda di QE legato alla corrente di
corto circuito. I fotoni con energia inferiore allam-
piezza della banda proibita non vengono assorbiti; per-
ci al disotto della soglia energetica, QE nullo. Ci
vero anche se lenergia dei fotoni sensibilmente pi
elevata di quella del band gap. Anche lassorbimento
dovuto a portatori gi nella banda di conduzione non
ha effetto sui meccanismi di trasporto dellenergia elet-
trica delle celle, ma di fatto un ostacolo alla genera-
zione fotovoltaica. Tale fenomeno si verifica tipica-
mente in materiali molto drogati, o pu essere signi-
ficativo presso i bordi delle bande e non va incluso nel
calcolo di a(x).
Nel caso di dispositivi elettrochimici o basati su mate-
riali polimerici, lassorbimento della radiazione lumi-
nosa crea coppie elettrone-lacuna in uno stato eccitato
(eccitoni oppure orbitali molecolari eccitati), che ten-
dono a ritornare molto velocemente allo stato iniziale a
causa dellelevata attrazione elettrostatica (i tempi di
ricombinazione sono dellordine di 10
12
s). In questo
caso, la possibilit di generare una fotocorrente lega-
ta alla capacit di separare gli elettroni dalle lacune molto
velocemente, attraverso soluzioni redox o per mezzo di
materiali carichi che accettino le cariche fotogenerate
convogliandole in un circuito elettrico.
I portatori fotogenerati tendono a ricombinarsi, e tale
processo pi rapido se nel materiale esistono dei difet-
ti che catturano i portatori. Poich inevitabile che vi
siano difetti nei materiali, dati da impurezze quali altre
specie atomiche, da distorsioni nel reticolo cristallino o
da effetti superficiali, la capacit di sfruttare al meglio i
portatori fotogenerati dipende dalle propriet del mate-
riale. La qualit del semiconduttore viene generalmen-
te espressa in termini di grandezze quali il tempo di vita
t e la lunghezza di diffusione L
d
dei portatori minorita-
ri, definiti rispettivamente come il tempo medio neces-
sario perch un portatore fotogenerato si ricombini e il
percorso medio di tale portatore prima di ricombinarsi.
Le due grandezze sono legate tra loro. Nel caso del sili-
cio per uso fotovoltaico, valori tipici per t sono dellor-
dine di qualche decina di microsecondi e per L
d
di qual-
che centinaia di micron.
La ricombinazione nei semiconduttori pu avvenire
in vari modi. Di essi, quello di gran lunga pi importante
per le celle solari realizzate praticamente la ricombi-
nazione attraverso difetti.
Tale meccanismo lega le propriet di ricombinazio-
ne del materiale alle sue caratteristiche di purezza e per-
fezione cristallografica.
551 VOLUME III / NUOVI SVILUPPI: ENERGIA, TRASPORTI, SOSTENIBILIT
CONVERSIONE DELLENERGIA SOLARE
100
e
f
f
i
c
i
e
n
z
a

q
u
a
n
t
i
c
a

(
%
)
lunghezza donda
ricombinazione
superficiale
sul fronte
lunghezza di
diffusione
finita
ricombinazione
superficiale
al retro
perdite per
riflessione
fotoni troppo
energetici
soglia di
assorbimento
cella ideale
fig. 4. Efficienza quantica di una cella solare
e meccanismi di perdita rispetto alla trasformazione ideale
di un fotone in una coppia elettrone-lacuna.
Dispositivi
Perch si generi energia elettrica necessario realiz-
zare un dispositivo che permetta la separazione effettiva
delle polarit e lo stabilirsi di una forza elettromotrice
che provochi il fluire della corrente elettrica in un cir-
cuito esterno. Il requisito fondamentale per la genera-
zione di energia elettrica che vi sia uneterogeneit elet-
tronica nella struttura del materiale.
Il dispositivo elettronico pi diffuso per la realiz-
zazione delle celle solari la giunzione p-n, analoga a
quella impiegata nei diodi a stato solido. Elettroni e la-
cune generate da un fotone vengono separati dal campo
elettrico della barriera alla giunzione p-n e convoglia-
ti nel circuito esterno. Nel caso del silicio, la giunzio-
ne realizzata tra parti drogate in maniera differente.
Si immagini ora di avvicinare due parti di silicio, luna
drogata p e laltra drogata n. Prima del contatto, sul lato
destro avremo un eccesso di elettroni e sul lato sinistro
un eccesso di lacune. Quando i due semiconduttori ven-
gono in contatto, si stabilisce per diffusione un flusso
di portatori per riequilibrare i gradienti di concentra-
zione, che lascia scoperto, allinterfaccia tra i due diver-
si materiali, un doppio strato elettrico formato da cari-
che positive e negative. Tale doppio strato, detto anche
regione di svuotamento, crea un campo elettrico che si
oppone alla diffusione che lo ha generato (fig. 5). In
assenza di uno stimolo esterno non vi passaggio di
corrente. Una giunzione efficacemente rappresenta-
ta ricorrendo alle bande, nel caso di una giunzione p-n,
dalla fig. 6 in cui si vede che il doppio strato forma uno
scalino energetico per il passaggio di cariche, tranne
le poche che riescono a oltrepassarlo per agitazione ter-
mica. Lo scalino tale che, allequilibrio, i livelli di
Fermi dei due materiali coincidono perch un sistema
allequilibrio pu avere un solo livello di Fermi. Lon-
tano dalla regione di giunzione, le bande rimangono
imperturbate (piatte).
Quando sopraggiunge uno stimolo esterno, quale un
fotone di energia superiore a quella del band gap, si crea-
no coppie elettrone-lacuna in entrambi i lati della giun-
zione schematizzata in fig. 7. Le cariche minoritarie foto-
generate in prossimit della giunzione lasciano scoper-
ti ioni che neutralizzano in parte la carica del doppio
strato, diminuendone laltezza. Questo meccanismo
chiamato iniezione dei portatori minoritari: i portatori
fotogenerati sul lato dello scalino energetico possono pi
agevolmente superarlo, con leffetto di mettere la giun-
zione in conduzione diretta. La giunzione non invece
evidentemente una barriera per gli elettroni in banda di
conduzione e per le lacune in banda di valenza sulla som-
mit dello scalino.
Nella condizione di illuminazione non si pi in
equilibrio ed improprio parlare di livelli di Fermi: le
concentrazioni dei portatori sono variate, e con esse la
corrispondente distribuzione statistica. Poich la varia-
zione dallequilibrio non grande, si possono definire
puntualmente dei livelli energetici che rappresentano
tale deviazione e che assumono valori diversi in parti
diverse del dispositivo. Tali livelli vengono chiamati
convenzionalmente quasi-livelli di Fermi o Imref e cor-
rispondono ai potenziali chimici di non equilibrio. I
quasi-livelli di Fermi, schematizzati in fig. 7, sono molto
importanti nel comportamento delle celle solari, in quan-
to determinano qual la massima forza elettromotrice
ottenibile, ovvero lentit delleffetto fotovoltaico.
La descrizione matematica del trasporto di carica
nelle celle solari si effettua a partire dalle equazioni di
continuit, che assicurano la conservazione della cari-
ca totale, e dallequazione di Poisson, che connette il
potenziale elettrico alla densit di carica. In generale
si considerano alcune semplificazioni, quali lassenza
di campo elettrico nelle regioni attive (nel caso delle-
sempio, la regione p) e la costanza dei quasi-livelli di
Fermi nella regione di svuotamento. Inoltre si assume
552 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
GENERAZIONE ELETTRICA DA FONTI RINNOVABILI
regione di
svuotamento
lacune elettroni n p
fig. 5. Formazione della regione di svuotamento.
p n
n
v
E
F
n
c
qy
fig. 6. Schema a bande della giunzione p-n allequilibrio.
p n
qV
E
Fp
E
Fn
fig. 7. Giunzione p-n in non equilibrio e generazione
di coppie elettrone-lacuna.
che la concentrazione dei portatori minoritari sia sem-
pre molto inferiore a quella dei portatori maggioritari
e che lo spessore della cella sia molto maggiore della
lunghezza di diffusione dei portatori minoritari. In con-
dizioni ideali, quando i meccanismi di generazione e
ricombinazione non dipendono dalle correnti fotoge-
nerate, vale il principio di sovrapposizione per cui la
corrente della cella data dalla somma algebrica della
corrente del diodo e della corrente fotogenerata (nega-
tiva).
La sovrapposizione ha leffetto di traslare la curva
caratteristica del diodo in modo che occupi unarea del
quarto quadrante del piano tensione corrente I-V (fig. 8),
ovvero di dare al dispositivo una caratteristica di gene-
ratore di potenza (in quanto la potenza assorbita nega-
tiva). La caratteristica del dispositivo illuminato assume
la forma
eV
I I
0

exp

11

I
L
nkT
dove I
0
la corrente di saturazione inversa, o di buio, I
L
la corrente fotogenerata ed n un fattore di merito, o
idealit, che vale 1 nel caso di un diodo ideale ed
maggiore di 1 in presenza di difetti.
Parametri caratteristici delle celle solari
Dalla curva caratteristica si estraggono i parametri
elettrici significativi di una cella solare, ovvero: a) la
corrente di corto circuito I
sc
, generata dalla cella a ten-
sione nulla; b) la tensione a circuito aperto V
oc
, che cor-
risponde alla compensazione massima possibile della
barriera elettrostatica da parte delle cariche fotogenera-
te; c) il punto di massima potenza P
max
; d) il cosiddet-
to fattore di riempimento FF (Fill Factor) della curva ca-
ratteristica. Il significato di tali parametri illustrato in
fig. 9, dove la curva caratteristica sotto illuminazione per
una cella solare riportata convenzionalmente ribaltata
nel primo quadrante, cambiando di segno alla corrente.
Lefficienza definita come il rapporto P
max
/P
incidente
e
inoltre FF=P
max
/I
sc
V
oc
.
Poich la corrente di corto circuito direttamente
proporzionale allarea della cella, in genere per con-
frontare celle di area diversa si ricorre alla densit di cor-
rente J
sc
; questa dipende direttamente dal numero e dal
tipo di fotoni incidenti, cio dallintensit della radia-
zione e dal suo spettro e dalle propriet ottiche del mate-
riale e, infine, dipende fortemente dalle propriet di
ricombinazione, ovvero dal grado di purezza e perfe-
zione del materiale. Per le celle solari al silicio, valori
tipici della densit di corrente di corto circuito sono 30-
35 mA/cm
2
.
Unespressione per la tensione di circuito aperto si
trova ponendo a zero il termine della corrente nelle-
quazione del diodo:
nkT I
L
V
oc

11
ln

1
1

e I
0
Questa importante espressione mostra come la tensione
a circuito aperto di una cella solare dipenda, oltre che
dalla temperatura e dalla corrente fotogenerata, dalla cor-
rente di saturazione inversa, direttamente legata alla qua-
lit del materiale. La cella solare ideale descritta dalle-
quazione caratteristica di cui sopra, non praticamente
realizzabile e in particolare il dispositivo risente degli
effetti di resistenze parassite.
Limiti per lefficienza delle celle solari
Lefficienza (o rendimento) di una cella solare non
pu essere pari al 100%. Studi su quale sia il limite teo-
rico per il rendimento di una cella (o convertitore) sola-
re e quali siano i limiti praticamente ottenibili iniziaro-
no gi ai tempi delle prime celle realizzate ai Bell Labs
e proseguono tuttoggi.
Da considerazioni termodinamiche, trattando il siste-
ma Sole-cella come due sorgenti a temperature diverse
553 VOLUME III / NUOVI SVILUPPI: ENERGIA, TRASPORTI, SOSTENIBILIT
CONVERSIONE DELLENERGIA SOLARE
I
V
IV
quadrante
diodo
al buio
diodo in
condizioni di
illuminazione
fig. 8. Effetto del principio di sovrapposizione
sulla caratteristica I-V di una cella solare a giunzione p-n.
I
V
.
I
sc
V
oc
P
max
fig. 9. Parametri caratteristici di una cella solare
(il IV quadrante stato ribaltato per comodit).
che si scambiano energia ed entropia, il limite massimo
per lefficienza di una cella solare di materiale e carat-
teristiche non specificate 86,4% (approccio termodi-
namico) in condizioni di massima concentrazione, ovve-
ro concentrando lintero flusso di radiazione solare in un
punto. A questi risultati si giunge anche generalizzando
il lavoro fondamentale del 1961 di W. Schockley e H.J.
Queisser su un dispositivo a singola giunzione. Tale
approccio, detto del bilancio dettagliato, calcola median-
te le equazioni di continuit la corrente prodotta da una
cella solare dalla differenza tra generazione e ricombi-
nazione in un sistema a due sorgenti, in cui la cella sola-
re, o convertitore, ha un potenziale chimico (pari alla
separazione tra i quasi-livelli di Fermi), ovvero una soglia
di assorbimento (approccio del bilancio dettagliato gene-
ralizzato o dispositivistico). La funzione di generazione
nel caso di Schockley e Queisser era data dalla legge di
Planck per lo spettro di emissione da un corpo nero a
circa 6.000 K.
Lequivalenza tra i due approcci dimostrabile in ter-
mini matematici, in quanto per entrambi si pu espri-
mere, per ogni fotone di energia E, il lavoro nella stessa
forma, purch si esprima il potenziale chimico m in ter-
mini delle temperature del convertitore.
Il lavoro pu essere espresso in forma pi generale
per molti fotoni di energia diversa, utilizzando una fun-
zione generazione generalizzata, e potenziali chimici
multipli o variabili, con alcune complicazioni di calco-
lo che tengono conto di meccanismi di generazione e
ricombinazione vari. Le generalizzazioni mantengono
lequivalenza matematica con la trattazione puramente
termodinamica, se si introducono condizioni aggiuntive
che descrivono il comportamento di qualsiasi cella sola-
re in condizioni di corto circuito (il lavoro deve essere
nullo in tale condizione) e a circuito aperto (il flusso tota-
le di portatori deve essere nullo, condizione che corri-
sponde a entropia minima). comunque interessante
citare tale generalizzazione, che permette di descrivere
per esempio un dispositivo formato da n giunzioni, cia-
scuna delle quali assorbe e converte una parte dello spet-
tro incidente. Tali celle vengono indicate con il nome di
tandem. Altri tipi di dispositivi sono stati proposti per
raggiungere i limiti teorici, tutti descrivibili con lap-
proccio generalizzato. Si tratta di dispositivi con gene-
razione di coppie multiple elettrone-lacuna per ogni foto-
ne assorbito, o tali da utilizzare elettroni in stati lontani
dai bordi delle bande, o in grado di convertire fotoni pi
energetici in pi fotoni meno energetici, o con livelli
allinterno della banda proibita in grado di contribuire
alla generazione delle coppie.
Per un dispositivo a singola giunzione al silicio, il
limite teorico raggiungibile con illuminazione di un
Sole circa del 30% (33% se si considera lo spettro
AM1,5), considerando il materiale come ideale. Il 30%
circa della radiazione solare incidente perso, in quanto
non sufficientemente energetico, e circa un altro 30%
viene dissipato in calore perch troppo energetico. Lul-
teriore 10% circa viene perso per meccanismi di ricom-
binazione (solo radiativi nel caso ideale).
Tuttavia, il rendimento delle celle solari realmente
ottenibile pi basso, dato che il materiale non ideale
(la mobilit dei portatori non infinita), e quindi occor-
re considerare altri meccanismi di ricombinazione (per
esempio Auger) e che vi sono perdite ottiche, per con-
duzione laterale, effetti di superficie e contatti metallici
non ideali. La migliore cella di laboratorio realizzata
finora su silicio monocristallino ha unefficienza pari al
24,7% contro un valore di poco superiore al 20% per la
cella al silicio multicristallino, mentre i migliori dispo-
sitivi commerciali hanno valori intorno al 20%. I valori
medi di efficienza delle celle commerciali pi diffuse
sono invece ancora inferiori, 14-16%. Si ritiene comun-
que che il limite praticamente ottenibile per le celle sola-
ri al silicio sia intorno al 26%.
I dispositivi attualmente con rendimento pi elevato
sono quelli realizzati con pi giunzioni in serie di materia-
li differenti. In particolare il dispositivo GaInP/InGaAs/Ge
raggiunge il 32% a 1 Sole e circa il 39% sotto luce con-
centrata. I valori massimi ottenuti si riferiscono a super-
fici molto piccole, in genere intorno a 1 cm
2
. Le celle
commerciali sono attualmente realizzate su superfici tra
100 e 400 cm
2
.
Aspetti tecnologici e industriali
La tecnologia di fabbricazione delle celle solari ha
molti punti in comune con quella dei dispositivi elettro-
nici a semiconduttore, in primo luogo lutilizzazione del
silicio, il semiconduttore pi studiato e impiegato al
mondo. Tuttavia, alcune caratteristiche peculiari del foto-
voltaico, principalmente la necessit di utilizzare super-
fici piuttosto grandi rispetto a quelle dei dispositivi elet-
tronici e la necessit di contenere il pi possibile i costi
di realizzazione, ne hanno nel tempo differenziato le tec-
niche realizzative.
Materiali
Il silicio utilizzato come materiale attivo per la rea-
lizzazione di celle solari in generale in forma di sotti-
li fette (con spessore intorno a 250 mm) di superficie tra
100 e 400 cm
2
. Il costo delle fette di silicio rappresenta
circa il 50% del costo di un modulo fotovoltaico, perci
lutilizzazione efficiente della materia prima essenziale
per il progresso della tecnologia. Le fette, o lastrine, ven-
gono realizzate tagliando lingotti di silicio puro in forma
cristallina, prodotti con tecnologie derivate da quelle lar-
gamente utilizzate nellindustria elettronica, modificate
per soddisfare le specifiche del settore fotovoltaico. Il
materiale di partenza, detto silicio feedstock, viene rea-
lizzato a valle di una complessa catena di purificazioni
554 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
GENERAZIONE ELETTRICA DA FONTI RINNOVABILI
successive a partire da sabbie. Semplificando, la rea-
zione di raffinazione : SiO
2
2C

Si2CO, dalla qua-


le si ottiene silicio metallurgico (solido), con purezza
80-99,5%.
Questo processo avviene in un forno ad arco som-
merso, a elevata temperatura (circa 2.000 C). Il materia-
le prodotto (alcuni milioni di tonnellate/anno) viene usato
principalmente nellindustria dellacciaio e dellallumi-
nio. Una piccolissima frazione viene purificata per uso
nellindustria dei siliconi, dei semiconduttori e del foto-
voltaico, tramite la reazione: Si3HCl

SiHCl
3
H
2
,
che avviene in un reattore a letto fluidizzato, in presenza
di un catalizzatore in rame. Il composto SiHCl
3
liquido
e viene purificato attraverso distillazioni frazionate mul-
tiple; si tratta del materiale usato per la realizzazione dei
siliconi. Infine, per quanto riguarda il settore elettronico
e fotovoltaico, dalla reazione: SiHCl
3
H
2

Si3HCl,
si ottiene silicio molto puro, che si deposita per nuclea-
zione eterogenea su appositi filamenti in un reattore detto
Siemens; esistono anche varianti con altri gas a base di
silano e altri tipi di reattore.
Questo materiale, insieme ad alcuni scarti riciclabi-
li da varie lavorazioni, costituisce il materiale di parten-
za per la realizzazione di lingotti per uso fotovoltaico.
Attualmente il consumo annuo intorno alle 15.000 t ed
in crescita. Sin dallinizio delle attivit industriali nel
settore fotovoltaico sono state tentate strade alternative
per la produzione di silicio che fossero indipendenti dal-
lindustria dei semiconduttori e meno costose. In parti-
colare, notevoli sforzi si sono concentrati sulla purifica-
zione del silicio metallurgico, dal costo di circa tren-
ta/sessanta volte inferiore a quello del silicio da processo
Siemens. Alcune sperimentazioni in tal senso sono anco-
ra in corso; tuttavia non attualmente disponibile un pro-
dotto industriale. Le difficolt maggiori per il processo
di purificazione diretta del silicio metallurgico risiedo-
no nelleliminazione del boro in eccesso e nel costo dei
processi.
I lingotti di silicio possono essere in forma di mono-
cristalli, realizzati accrescendo il materiale su un germe
cristallino iniziale, tirato lentamente da un recipiente in
quarzo (crogiolo) contenente silicio puro fuso, a una tem-
peratura superiore a 1.400 C (fig. 10). Il processo avvie-
ne in atmosfera inerte, tipicamente di argon, controllan-
do la quantit di elementi quali metalli, ossigeno e car-
bonio, che possono limitare la qualit del materiale. In
genere, vengono realizzati lingotti cilindrici della lun-
ghezza di 50-100 cm, con diametro fino a circa 20 cm
(o 8 pollici, per una convenzione legata allindustria sta-
tunitense). Il metodo cui si accennato viene comune-
mente detto Czochralski, dal nome dellinventore. Il mate-
riale cos realizzato ha buona perfezione cristallografi-
ca e buona purezza, con contenuto di specie metalliche
inferiore alla parte per miliardo e di ossigeno e carbonio
dellordine delle centinaia di parti per milione.
Il secondo metodo, attualmente pi diffuso per la
realizzazione di fette di silicio, consiste nel fondere e
solidificare con un profilo termico controllato il silicio
contenuto in ampi crogioli di quarzo a base quadrata. Il
metodo, detto di solidificazione direzionale, si basa sul-
lestrazione controllata del calore del silicio fuso dal
fondo del crogiolo, mantenendo il pi possibile elevata
la temperatura delle pareti e della sommit (fig. 11). Que-
sto metodo stato sviluppato specificamente per il set-
tore fotovoltaico in quanto in grado di soddisfare eco-
nomie di scala e per la relativa semplicit del processo.
Il materiale in forma multicristallina, con lunghi grani
perpendicolari al fronte di solidificazione. Non vi in
questo caso necessit di germi cristallini e i lingotti posso-
no essere anche molto grandi (tipicamente di 250-300 kg,
555 VOLUME III / NUOVI SVILUPPI: ENERGIA, TRASPORTI, SOSTENIBILIT
CONVERSIONE DELLENERGIA SOLARE
direzione di tiraggio
seme
cristallo
crogiolo
silicio fuso
fig. 10. Schema del metodo
di cristallizzazione Czochralski.
camera
calda
riscaldatori
argon
crogiolo
impurezze
silicio fuso
silicio solido
grafite
piedistallo raffreddato
traslazione
termocoppie
camera
fredda
fig. 11. Schema del metodo della solidificazione direzionale
per la realizzazione di lingotti di silicio multicristallino.
Esistono alcune varianti al processo schematizzato.
con dimensioni 707025 cm circa). Si tratta di un mate-
riale di qualit leggermente inferiore a quello ottenuto
con il metodo Czochralski, ma adeguata comunque per
le specifiche richieste nella realizzazione di celle solari
con efficienza di 14-16% in produzioni industriali e fino
al 20% per dispositivi di laboratorio.
I lingotti di silicio per uso fotovoltaico vengono gene-
ralmente drogati di tipo p, mescolando quantit control-
late di boro al feedstock da fondere. Tipicamente la resi-
stivit dei lingotti di 1Wcm, che corrisponde a una
densit della specie drogante di circa 10
16
atomi/cm
3
. I
lingotti, siano essi in forma mono- o multi-cristallina,
sono poi lavorati meccanicamente per essere trasforma-
ti in sottili fette. Tali processi, di squadratura e taglio,
vengono fatti con lame diamantate o fili di acciaio in una
sospensione abrasiva.
Dispositivi
La maggioranza delle celle solari commerciali pro-
dotta utilizzando un processo che sostanzialmente lo
stesso sviluppato nei laboratori di ricerca negli anni
Ottanta e che si basa sulla tecnologia serigrafica, di
basso costo ed elevata produttivit, per stampare i con-
tatti metallici con inchiostri a base di argento e di allu-
minio. La cella solare commerciale un diodo a omo-
giunzione, realizzato affacciando zone della stessa fetta
di silicio drogate p ed n (fig. 12). Si parte da una fetta
contenente boro (dellordine della parte per milione)
che d leccesso di cariche libere positive. Il drogaggio
n, ottenuto generalmente con atomi di fosforo, viene
realizzato con un processo termico ad alta temperatu-
ra (circa 900 C), che avviene per diffusione in una zona
molto sottile prossima alla superficie illuminata. Il fo-
sforo disperso nel silicio occupa uno strato inferiore a
un micron al di sotto della superficie della fetta spessa
circa 250 mm.
Altri trattamenti includono la preparazione superfi-
ciale per via chimica, per rimuovere le eventuali impu-
rezze e i danni dovuti al processo di taglio delle fette e
per ridurre la quantit di radiazione riflessa.
Prima di poter realizzare i contatti metallici, si depo-
sita sulla superficie esposta alla radiazione un sottile stra-
to dielettrico, per ridurre ancora le perdite per riflessio-
ne. Le linee industriali di produzione utilizzano sistemi
di deposizione chimica in plasma di nitruro di silicio. I
volumi prodotti (circa 1.500 MW nel 2005, contro 10 MW
del 1985) hanno suscitato linteresse dellindustria dei
macchinari e dei materiali, creando finalmente degli stan-
dard. Ulteriori sviluppi sono sicuramente legati a miglio-
ramenti incrementali, ma non per questo meno signifi-
cativi, quali lautomazione nel maneggiamento di fet-
te che avranno spessori sempre pi ridotti (dagli attuali
240-220 mm a meno di 200 mm nei prossimi 5 anni), o i
trattamenti chimici e termici tali da migliorare la qualit
delle superfici e del bulk delle fette di silicio.
Ci si attende di raggiungere valori di rendimento
fino al 20% entro il 2010 e di ottimizzare anche luti-
lizzazione delle materie prime. In realt esistono gi
alcuni esempi di celle ad alta efficienza con potenzia-
lit industriali a vari gradi di maturazione. Le celle a
contatti sepolti, per esempio, inventate presso lUni-
versit del New South Wales di Sydney negli anni Ottan-
ta, sono prodotte dallinizio degli anni Novanta anche a
livello industriale. La differenza sostanziale di questo
tipo di celle da quelle serigrafiche consiste proprio nella
tecnica di metallizzazione, che viene effettuata scavan-
do, mediante un laser, sottili e profondi solchi nelle fette,
che vengono poi riempiti di metallo a partire da solu-
zioni chimiche. Il vantaggio duplice, perch si pu
drogare pi fortemente larea dei contatti senza doversi
556 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
GENERAZIONE ELETTRICA DA FONTI RINNOVABILI
fig. 12. Cella solare: fotografia (A)
e schema in sezione (B).
tipo p
metallo
p

A
B
preoccupare di allineamenti; inoltre la forma incassata
dei contatti riduce lombreggiamento dovuto alla gri-
glia. Il rendimento di queste celle con silicio monocri-
stallino commerciale di circa il 17% medio in produ-
zione, con punte oltre il 18%. Ad alta efficienza anche
la cella HIT (Heterojunction with Intrinsic Thin layer)
inventata e prodotta da Sanyo, in Giappone. Qui, la regio-
ne frontale drogata viene realizzata con silicio amorfo:
si tratta cio di una eterogiunzione, tra materiali di carat-
teristiche elettroniche diverse.
Lefficienza massima dimostrata in laboratorio supe-
riore al 21% e la produzione si attesta intorno al 17%
medio. Altro dispositivo ad alto rendimento attualmen-
te compatibile con produzioni industriali stato realiz-
zato da SunPower (United States), come evoluzione su
larga area e larga scala di una cella nata negli anni Ottan-
ta nella Stanford University per usi spaziali o per modu-
li a concentrazione. La cella SunPower ha entrambi i con-
tatti metallici sul retro; in tal modo lombreggiatura
praticamente nulla, le perdite per ricombinazione sono
molto limitate e in linea di principio lassemblaggio nei
moduli semplificato. Tuttavia il materiale deve essere
di qualit molto pi elevata di quello usato per le celle
commerciali descritte in precedenza. Lefficienza delle
celle SunPower su larga area intorno al 20%.
In alternativa sono allo studio, anche in produzioni
su piccola scala, varie tecnologie che utilizzano spesso-
ri molto ridotti (qualche micron, contro i circa 300 delle
fette di silicio) di materiale attivo, partendo per esempio
da gas; tra queste, il silicio amorfo (nato gi nella secon-
da met degli anni Settanta), i composti calcogenuri (CIS,
Copper Indium Diselenide) e il telloruro di cadmio
(CdTe). Naturalmente esistono differenze sostanziali tra
un tipo e laltro, ma le strutture utilizzate sono tutte piut-
tosto simili. Una tipica cella al silicio amorfo ha una
struttura a giunzione p-n, complicata dal fatto che per
raccogliere pi efficacemente la radiazione solare ven-
gono realizzate due o tre giunzioni sovrapposte, ognuna
specializzata per una porzione dello spettro solare. Gli
strati vengono depositati sotto vuoto su substrati inerti
quali il vetro, con superfici anche superiori al metro qua-
dro. Le singole celle sono realizzate facendo delle inci-
sioni con il laser e depositando degli strati metallici, in
modo che le connessioni elettriche di cella e modulo
siano contemporanee. La parte frontale non ha una gri-
glia metallica, come nelle celle convenzionali, ma un
vetro conduttore.
In generale le tecnologie a film sottile hanno unef-
ficienza inferiore a quella delle celle su fetta di silicio
(6-10%, anche se in laboratorio i film della famiglia CIS
hanno raggiunto circa il 19%) e risentono ancora di irri-
solti problemi di stabilit. Gli attesi bassi costi di pro-
duzione non si sono ancora verificati a causa delle com-
plessit dei processi e, non ultimo, degli elevati costi di
investimento. tuttavia chiaro che in linea di principio
dal punto di vista industriale i film sottili presentano
delle indubbie attrattive: non occorre realizzare lingotti
da tagliare, la realizzazione di celle e moduli contem-
poranea, lelemento discreto (per esempio, una lastra di
vetro) molto pi grande e manovrabile. Per questo moti-
vo, le attivit di ricerca e sviluppo puntano su variazio-
ni dei processi che permettano di aumentare lefficien-
za o abbassare i costi; tra queste, dispositivi misti silicio
amorfo/silicio microcristallino o solo di silicio micro-
cristallino, realizzato ricristallizzando strati di silicio
amorfo depositati su vetro.
Unaltra categoria di celle quella nata per applica-
zioni spaziali, o per la concentrazione. Sono dispositivi
estremamente complessi che utilizzano materiali diversi
dal silicio (per esempio GaAs o GaAlAs, o le gi citate
GaInP/InGaAs/Ge), in molti strati sovrapposti per poter
catturare selettivamente la luce, come avviene in parte
nelle tandem amorfe. Lefficienza di queste strutture costo-
sissime pu raggiungere anche il 39% a forte concentra-
zione. Lelevato costo dato, oltre che dalla complessit,
dalle tecniche di realizzazione che utilizzano sistemi di
deposizione a ultra-alto vuoto e bassa produttivit.
Altri tipi di celle solari hanno prospettive per il medio-
lungo termine. Sono allo studio nuove idee che consen-
tano di superare il limite imposto dalle tecnologie attua-
li e di raggiungere efficienze molto elevate. Si lavora su
strutture quali le gi citate tandem, dato che si pu dimo-
strare che una struttura tandem con infinite celle pu rag-
giungere il limite di rendimento imposto dalla termodi-
namica, pari a circa 86%. Nella pratica ci sar molto
difficile perch il limite presuppone materiali ideali.
Unaltra idea di notevole interesse quella dei conver-
titori fotonici, strati di particolari materiali depositati
davanti o dietro le celle, che riescono a ridurre (o aumen-
tare) la lunghezza donda dei fotoni incidenti senza per-
dita di energia. Anche queste strutture sono teoricamen-
te in grado di raggiungere il limite termodinamico, anche
se in questo caso non ci sono ancora risultati sperimen-
tali. Laltra grande area di interesse per il futuro lega-
ta allo sviluppo di celle a base polimerica od organica.
Le celle polimeriche si basano sulla creazione di porta-
tori elettrici da parte della luce, che in tempi rapidissi-
mi (dellordine dei picosecondi) vengono convogliati su
ricettori selettivi per il tipo di carica e poi trasportati
verso i circuiti di collezione elettrica. La forte attrazio-
ne di questo tipo di celle consiste naturalmente nel poten-
ziale a basso costo e nella estrema semplicit di realiz-
zazione (vernici fotovoltaiche). Tuttavia in entrambi i
casi il rendimento di conversione piuttosto basso (5%
per le celle polimeriche, fino a 11% su piccola area per
quelle organiche) e con notevoli problemi di stabilit.
Sono comunque tecnologie di notevole interesse, spe-
cialmente per la potenzialit di bassissimi costi.
Pur con le dovute differenze in termini di tipo di
materiali e di architettura di dispositivo, la trattazione
557 VOLUME III / NUOVI SVILUPPI: ENERGIA, TRASPORTI, SOSTENIBILIT
CONVERSIONE DELLENERGIA SOLARE
generale del funzionamento delle celle solari valida per
tutti i dispositivi diversi da quelli convenzionali basati
su silicio con giunzione p-n.
Moduli
La quasi totalit dei moduli disponibili commercial-
mente per applicazioni terrestri realizzata con celle
solari al silicio, mono- o multi-cristallino. Poich per
questo tipo di celle la tensione al punto di lavoro intor-
no a 0,5 V e la corrente generata dalle celle tipicamen-
te 30 mA/cm
2
, normalmente si usano connessioni in serie
mediante saldatura di bandelle di rame stagnato. In tal
modo si ottengono moduli con tensioni di uscita in grado,
tipicamente, di caricare una batteria di accumulatori al
piombo a sei elementi (12 V nominali). Larea delle sin-
gole celle varia tra 50 e 225 cm
2
, il che implica la pos-
sibilit di lavorare con correnti anche molto elevate, del-
lordine di qualche ampere. importante utilizzare, per
la formazione dei moduli, celle di caratteristiche elettri-
che simili, per limitare le perdite dette di accoppiamen-
to, dato che per celle connesse in serie domina il dispo-
sitivo a corrente minore e per celle in parallelo quello a
tensione minore.
Le stringhe di celle interconnesse elettricamente ven-
gono inglobate in materiali impermeabili che ne per-
mettono il funzionamento per diversi anni in condizio-
ni ambientali anche estreme. In particolare, il modulo
deve poter resistere per almeno ventanni ad agenti atmo-
sferici come polvere, sale, sabbia, vento, neve, umidit
e grandine, oltre a dover mantenere le caratteristiche elet-
triche dopo prolungate esposizioni ai raggi ultravioletti.
La tecnica pi diffusa quella di inglobare le celle in un
polimero trasparente (EVA, Etil-Vinil-Acetato), proteg-
gendo il fronte con un vetro temperato e il retro con un
altro vetro o un foglio plastico, generalmente a pi stra-
ti per garantire limpermeabilit. Il processo con cui viene
realizzata questa struttura nella maggior parte dei casi
una laminazione a caldo.
Infine, il modulo viene dotato di una struttura di sup-
porto, generalmente una cornice di alluminio che ne per-
mette il montaggio su una struttura adatta a resistere al
vento, e di una scatola di terminazione dei contatti per
permettere la connessione dei moduli tra loro per for-
mare stringhe. La scatola deve consentire la connessio-
ne e garantire impermeabilit e indeformabilit lungo
larco di vita del modulo. Inoltre, allinterno della sca-
tola vengono montati in genere dei diodi di by-pass, che
proteggono il modulo in caso di malfunzionamento di
una delle celle o stringhe, per esempio a causa di ombreg-
giamento parziale.
Esistono degli standard di certificazione, sviluppati
nel corso degli anni da istituti accreditati in base a esten-
sive prove sperimentali e a un numero di standard esi-
stenti per la durabilit dei dispositivi. I moduli sono sot-
toposti a protocolli di test accelerati di invecchiamento
che simulano condizioni di esposizione prolungate ed
estreme. Lo standard europeo di riferimento per i modu-
li terrestri piani basati su celle al silicio lo EN/IEC
61215, che prevede tra laltro cicli termici in condizioni
di elevata umidit, di esposizione a dosi elevate di radia-
zione UV e di impatto con biglie di ghiaccio sparate da
appositi cannoncini. Per i moduli che superano questi
severi test ragionevole aspettarsi una vita stabile di 20-
25 anni. Il condizionale dobbligo perch i dati speri-
mentali relativi a moduli con questet non sono molto
ampi, ancorch confortanti. Occorre comunque consi-
derare che nellarco degli ultimi ventanni la tecnologia
dei materiali si molto evoluta, per cui alcuni dei pro-
blemi riscontrati in passato si sono molto attenuati.
La scelta dei materiali fondamentale per garantire
la durata nel tempo delle caratteristiche del modulo ed
inoltre una delle voci di costo pi onerose dopo quel-
la della fetta. Il vetro frontale, per esempio, deve avere
elevate prestazioni ottiche quali elevata trasmittanza e
bassa riflettanza, che si ottengono grazie a un basso con-
tenuto in ferro, deve possedere una testurizzazione chi-
mica o meccanica per permettere lintrappolamento della
luce e deve essere infine temperato e poter resistere alla
grandine e agli urti. Lo strato di plastica posteriore, gene-
ralmente polivinile fluorurato (Tedlar), ha degli strati
barriera di poliestere e/o alluminio per aumentare la sua
impermeabilit allossigeno. LEVA contiene additivi
che ritardano lingiallimento dovuto ai raggi UV. Anche
le condizioni operative del processo di laminazione hanno
un notevole effetto sullaffidabilit dei moduli.
Sistemi
I moduli fotovoltaici possono essere utilizzati sin-
golarmente o connessi in vario modo (sistemi) per sod-
disfare i requisiti delle utenze da elettrificare. Si distin-
guono principalmente in sistemi ad accumulo (stand
alone), che caricano delle batterie, e sistemi connessi
alla rete elettrica primaria (grid connected), che cedo-
no alla rete lelettricit nellora del picco di produzio-
ne, ovvero di giorno. La natura modulare dei compo-
nenti fotovoltaici permette la realizzazione di sistemi da
pochi watt (per calcolatrici, orologi, giocattoli) a qual-
che megawatt, come nel caso delle grandi centrali dimo-
strative dellinizio degli anni Novanta, delle quali le-
sempio pi grande limpianto italiano di Serre (Saler-
no) da 3 MW, e di quelle pi recenti in Giappone e
Germania, spesso sui tetti di costruzioni (come il Palaz-
zo dei congressi di Monaco da 1 MW). Il mercato grid
connected, legato agli incentivi governativi, quello in
pi rapida crescita, mentre i sistemi stand alone hanno
usi pi dedicati quali le telecomunicazioni o lelettrifi-
cazione di siti remoti, la segnaletica stradale o marina,
camper o barche o lelettrificazione di sistemi di pom-
paggio dellacqua in villaggi nei Paesi in via di svilup-
po. Per quanto riguarda i sistemi connessi alla rete, le
558 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
GENERAZIONE ELETTRICA DA FONTI RINNOVABILI
problematiche maggiori riguardano aspetti tecnici e nor-
mativi legati ai dispositivi di interfaccia tra il sistema
fotovoltaico e la rete elettrica, in termini sia di efficienza
sia di sicurezza. In tali sistemi, inoltre, necessario uti-
lizzare dei convertitori da corrente continua a corrente
alternata. Nel caso dei sistemi ad accumulo si pu uti-
lizzare lelettricit cos come generata, cio in continua.
Le problematiche nel caso dei sistemi ad accumulo sono
per lo pi legate alla durata e al costo delle batterie, che
incide sul costo dellimpianto iniziale e sulla manuten-
zione. Per entrambi i tipi di configurazione, ogni ele-
mento del circuito ha una propria resa (connessioni,
dispositivi elettronici, moduli, ecc.); inoltre, nel dimen-
sionamento dei sistemi fotovoltaici occorre tenere conto
del sito, dellesposizione, delle necessit di alimenta-
zione. Tenuto conto di ci, si utilizzano opportuni coef-
ficienti di sicurezza per il calcolo dellenergia totale atte-
sa dallimpianto.
Nonostante lelevato costo, in alcune applicazioni
il fotovoltaico gi competitivo: questo in generale
vero per le applicazioni stand alone, specialmente in
siti remoti. Il costo dellelettricit prodotta dai sistemi
fotovoltaici connessi alla rete varia invece tra 0,3 e
0,6/kWh in funzione della quantit di radiazione inci-
dente, ovvero del sito, ed sceso del 4-5% annuo negli
ultimi ventanni, ma deve competere con il costo infe-
riore dellelettricit convenzionale, considerando che
presumibilmente gli incentivi tenderanno a diminuire.
Le previsioni degli analisti del settore indicano il rag-
giungimento della piena competitivit con le fonti con-
venzionali possibile nel lungo termine, a fronte per di
un aumento di efficienza dei dispositivi e di forti ridu-
zioni nei costi dei materiali.
Una menzione a parte meritano i sistemi basati sulla
concentrazione della luce solare su celle molto efficienti
(quali, per esempio, le triple giunzioni GaInP/InGaAs/Ge)
di piccola area, ovvero fino a circa 1 cm
2
. I sistemi a con-
centrazione hanno lo scopo di sfruttare al meglio la capa-
cit di queste celle di generare elettricit, delegando a
sistemi di lenti la copertura superficiale. In questo modo
ci si attende di poter aumentare lefficienza delle celle
e del sistema e di ridurne i costi per effetto delle picco-
le quantit di semiconduttore utilizzato e dellimpiego
di altri materiali, quali lenti e strutture plastiche o metal-
liche di basso costo. I sistemi a concentrazione, data la
geometria complessa delle lenti, sono necessariamente
a inseguimento del Sole, per puntare sempre la superfi-
cie esposta perpendicolarmente alla radiazione. La com-
ponente diffusa, inoltre, non contribuisce alla genera-
zione di elettricit, perci le applicazioni sono favorite
nelle localit in cui la componente diffusa minima. I
sistemi a concentrazione sono pi complessi e sofisti-
cati di quelli statici basati sui moduli piani e richiedono
anche una certa quantit di energia per movimentare lap-
parato di inseguimento. Non sono disponibili produzioni
in grande serie, ma vi sono diverse iniziative di ricerca
e sviluppo in corso, al fine di sviluppare prodotti stabi-
li e con prospettive di industrializzabilit. Per quanto si
detto in precedenza, la concentrazione diventa una
opportunit per la produzione di elettricit solare utiliz-
zando celle a elevato rendimento (30%).
Evoluzione del mercato
Fu lo shock petrolifero del 1973 a innescare in tutto
il mondo programmi di sviluppo tecnologico per fonti
energetiche alternative a quelle basate sulluso dei com-
bustibili fossili, quindi anche per il fotovoltaico. Furo-
no in particolare costruite centrali di notevoli dimensio-
ni, da qualche centinaio di kW, in localit desertiche e
remote, per verificare la possibilit di replicare il siste-
ma di distribuzione elettrico convenzionale con il foto-
voltaico. I programmi permisero un deciso progresso tec-
nologico in termini di affidabilit dei moduli fotovoltai-
ci basati sulle celle al silicio, grazie allo studio del loro
comportamento in condizioni estreme, e di fissare gli
standard costruttivi basilari per lindustria. Si sviluppa-
rono inoltre tecnologie alternative, in particolare quelle
a film sottile, con laspettativa di ridurre notevolmente
i costi grazie allo spessore molto ridotto del materiale
semiconduttore. Furono altres avviati programmi su
semiconduttori composti quali larseniuro di gallio, con
propriet optoelettroniche superiori a quelle del silicio,
ma anche a costi maggiori. A partire dai primi anni Set-
tanta, dunque, cresciuta una industria del fotovoltaico
motivata da aspettative entusiastiche di poter rappre-
sentare nel lungo termine una percentuale sostanziosa
del fabbisogno energetico mondiale.
Il mercato rimasto sostanzialmente invariato nelle
sue linee generali fino alla met degli anni Novanta, con
una crescita annua di circa il 15% e con un sostegno
governativo pi deciso negli Stati Uniti e in Giappone.
Nel 1990 la produzione mondiale di moduli si aggirava
intorno ai 50 MW/anno (lunit di misura del mercato
convenzionalmente il totale della potenza dei moduli
prodotti e venduti, misurata in luce solare simulata da
particolari sistemi di illuminazione). In Europa, soprat-
tutto in Germania, una notevole pressione ambientalista
ha avuto leffetto di promuovere lutilizzo delle fonti
energetiche poco inquinanti o rinnovabili e di favorire
lavvio di programmi di sussidio governativo per la rea-
lizzazione di sistemi fotovoltaici con connessione diret-
ta alla rete, da installarsi sui tetti degli edifici. Il Giap-
pone daltra parte ha promosso iniziative simili anche
prima, con obiettivi anche pi ambiziosi di quelli euro-
pei, per diversificare la produzione di energia elettrica e
affrancarsi il pi possibile dalle importazioni di combu-
stibili fossili.
I programmi tetti fotovoltaici hanno spostato deci-
samente lasse del mercato dalle applicazioni tecniche a
559 VOLUME III / NUOVI SVILUPPI: ENERGIA, TRASPORTI, SOSTENIBILIT
CONVERSIONE DELLENERGIA SOLARE
quelle in rete, contribuendo allinnesco di una crescita
molto pi significativa, che ha toccato nei primi anni del
2000 un tasso annuo fino al 40%. Tale crescita ha por-
tato una notevole spinta allindustrializzazione, allo svi-
luppo tecnologico, alla standardizzazione dei prodotti e
una notevole diminuzione dei costi. Attualmente il mer-
cato supera il GW/anno di moduli prodotti e venduti, con
una prevalenza nel panorama mondiale di produttori giap-
ponesi. Il primo mercato europeo rimane la Germania,
con altri Paesi in procinto di avviare programmi di incen-
tivazione. Le motivazioni di tali programmi sono di natu-
ra ambientale e hanno lintento di contribuire alla diffu-
sione di fonti energetiche a bassa emissione di CO
2
e di
altri inquinanti nellatmosfera, nellambito dello sforzo
per il controllo sul cambiamento climatico e della stabi-
lizzazione delle emissioni di CO
2
nellatmosfera (1992,
UNFCCC, United Nations Framework Convention on
Climate Change). Anche lUnione Europea ha stabilito
delle direttive (European Commission, 1997, 2000) che
fissano le aspettative di realizzazione cumulata di impian-
ti fotovoltaici in Europa in 3 GW entro il 2010 e di rad-
doppio entro tale data della quota di energia prodotta da
fonti rinnovabili, dal 6% del 2000 al 12%.
Il 95% del mercato attuale basato ancora su celle
al silicio cristallino, simili concettualmente alle prime
celle Bell, ma molto pi evolute in termini di rendimento
e assai meno costose (poco meno di 3/watt a livello di
modulo). Le moderne linee di produzione lavorano anche
pi di 100 milioni di fette allanno, contro le poche cen-
tinaia di unit delle prime produzioni in serie. Tuttavia
limpatto dellenergia fotovoltaica sulla produzione mon-
diale di energia elettrica molto modesto, dato che il
costo del kWh prodotto ancora assai elevato rispetto
alla generazione convenzionale e anche rispetto alle altre
forme di energia rinnovabile.
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Francesca Ferrazza
EniTecnologie
Nettuno, Roma, Italia
560 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
GENERAZIONE ELETTRICA DA FONTI RINNOVABILI