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www.allenatore.net - Magazine n.

14 Novembre 2004

FOCUS

A R T I C O L O 1
Speciale fase
difensiva.
La presentazione del
palinsesto mensile.
A cura di Roberto Bonacini

A R T I C O L O 2
Come utilizzare al
meglio la difesa a
uomo.
Principi ed
esercitazioni per la
corretta marcatura
individuale.

A cura di Alessandro Giuliano

A R T I C O L O 3
Organizzare la
difesa a zona.
Tutto quello che
occorre sapere per
organizzare il
reparto arretrato.

A cura di Fabio Giallatini

A R T I C O L O 4
Come difendersi
con il pressing
difensivo.
Organizzazione,
principi ed
esercitazioni.

A cura di Marco Ceccomori

A R T I C O L O 5
Come difendersi
con il pressing

ultraoffensivo.
Lorganizzazione e la
didattica del pressing in
zona dattacco.

A cura di Luca Prestigiacomo

A R T I C O L O 6
Attaccare con il 4-3-3:
gli sviluppi offensivi del
Lecce di Zeman.
Gli schemi della squadra
pugliese.

A cura di Massimo Lucchesi

A R T I C O L O 7
Intervista a Giuseppe
Fornara.
Il punto di vista del
tecnico della Castelletese
(gir.B C.N.D).

A cura di Cristiano Danisi

A R T I C O L O 8
Scuola Calcio:
lapproccio
metodologico verso
lattivit di base.
Ottimizzare
linsegnamento con i pi
piccoli.

A cura di Emanuele Bruzzone

A R T I C O L O 9
Speciale fase difensiva: il
portiere.
Come cambiato il ruolo
del n1 nel corso degli
anni.

A cura di Claudio Rapacioli

A R T I C O L O 1 0
LUnder 19 di Elisabetta
Bavagnoli.
Segreti e metodologia
dellallenatrice
piacentina.

A cura di Roberto Bonacini

A R T I C O L O 1 1
Composizione corporea:
la valutazione
quantitativa.
Conoscere la
composizione corporea
per avere giocatori in
forma.

A cura di Luca Gatteeschi



S
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M
M
A
RI
O
WWW.ALLENATORE.NET -
MAGAZINE una pubblicazione
mensile edita da edizioni
www.allenatore.net ed iscritta nel
registro Periodici del Tribunale di
Lucca con il n.785 del 15/07/03
Direttore Responsabile: Fabrizio
Ferrari; Coordinatore tecnico:
Roberto Bonacini
Luogo di stampa: Bozzano, via
Francalanci 418 (LU)
Provider-stampatore: I.NET SpA
(Web: www.inet.it) via Caldera
21/D - 20153 Milano
EDIZIONI
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SEDE: Via E.Francalanci, 418 -
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Tel: 0584 976585
Fax: 0584 977273

Alla realizzazione
del presente numero
hanno collaborato:
Bonacini R., Giuliano
A., Giallatini F.,
Ceccomori M.,
Prestigiacomo L.,
Lucchesi M., Danisi
C., Bruzzone E.,
Rapacioli C.,
Gatteschi l.

Speciale fase difensiva.
A curadi ROBERTO BONACINI
La presentazione del palinsesto mensile.

Ed eccoci arrivati al mese di Novembre.
Il campionato di serie A (alla data in cui
scrivo) ha gi disputato otto turni e qualcosa si
comincia gi a delineare.
E ancora presto mache direal momento
annotiamo la superiorit della solita Juve del
solito Milan alle quali seguono, subito ad
incalzare, una schiera di squadre alla ricerca,
in modo pi o meno positivo ed efficace, dei
risultati e degli obbiettivi per i quali sono state approntate e costruite ad inizio
stagione.
Un campionato avvincente con alcune compagini sorpresa che si stano confermando,
altre che, partite alla grande, vivono un momento di assestamento in posizione a loro
pi consone (comunque prestigiose), altre che, viceversa, partite al rallentatore,
cominciano a mostrare la loro vera identit.
Vi sono poi alcune squadre blasonate che stentano ancora, e a seconda del risultato
domenicale e/o infrasettimanale, bazzicano tra la prima e la seconda colonna delle
classifiche stilate da televisione e carta stampata; alcune per motivi noti (riassetti
societari, bilanci da controllare, politica dei giovani ec), altre, poche, per motivi
tecnici-tattici e/o di spogliatoio.
Vediamo pertanto un blocco di squadre che per i motivi sopra espressi si trovano
compatte a pochi punti di distanza, determinando un campionato equilibrato e
suscettibile, indipendentemente da una giornata positiva o negativa, di variazioni
settimanalmente mutevoli che rendono questo primo scorcio di torneo molto
interessante.
Interessante quanto?
Interessante come, e non si sbaglia, www.allenatore.net che anche questo mese si
propone ai suoi lettori con materiale, esperti ed articoli di prestigio e grande qualit.

A Ar rt ti ic co ol lo o
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RIVISTA ELETTRONICA DELLA CASA EDITRICE WWW.ALLENATORE.NET
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DIRETTORE RESPONSABILE: FERRARI FABRIZIO
COORDINATORE TECNICO: BONACINI ROBERTO
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TEL. 0584 976585 - FAX 0584 977273

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Le Pubblicazioni.
E pronto finalmente; parliamo naturalmente dellultimo lavoro di
Massimo Lucchesi: MODULO 4-3-3.
Uno studio accurato ed approfondito per analizzare ed insegnare alla
squadra il modulo 4-3-3.
Lopera (libro + CD con gli schemi di gioco) si compone di
numerosissime soluzioni e delle esercitazioni indispensabili per la
didattica ottimale.
Oltre a questo altri testi in approntamento; www.allenatore.net un
cantiere in fermento; vari autori/esperti sono al lavoro per proporVi
pubblicazioni nuove, interessanti, pratiche e complete, tutte frutto di
studi, esperienze e competenze ricavate partendo dal passato e maturate arrivando
fino allattuale presente (ricercando anche, quando possibile, qualcosa di diverso e
innovativo).

Gli Stage
Riguardo agli eventi come non parlare del nuovo grande successo riscontrato l11
Ottobre scorso a Coverciano dallo stage tenuto da Massimo Lucchesi:
La didattica dei moduli 4-3-3 e 4-3-2-1; presenti anche numerosi autori che
collaborano con il TEAM che tra laltro hanno colto loccasione per fare conoscenza
con alcuni dei loro lettori.
E a proposito di eventi ricordiamo il prossimo appuntamento a Torino il 15 Novembre
prossimo, dove sempre Lucchesi proporr con lo stage La didattica dei moduli 4-4-2 e
4-2-3-1, un altro appuntamento di alta qualit.
Per saperne di pi visitate comunque la sessione CORSI - EVENTI dove potrete trovare
tutte le informazioni necessarie.
E la stagione autunno-inverno non finisce quialtre sorprese le potrete conoscere sul
prossimo numero della rivista e/o comunque anche giornalmente, in tempo reale, on
line sul sito internet.
Www allenatore.net magazine
La rivista di Novembre ricchissima di argomenti e suggerimentiun peccato non
leggerla.
Questo mese lo SPECIALE dedicato allanalisi della fase difensiva.
Alessandro Giuliano si occupato nel suo articolo della difesa e della marcatura a
uomo.
Fabio Giallatini, nuovo autore, ha lavorato sullorganizzazione della difesa a zona e
sulle esercitazioni relative ad una linea difensiva a quattro.
Marco Ceccomori e Luca Prestigiacomo hanno invece cercato di togliere eventuali
dubbi in merito al pressing, rispettivamente trattando, uno il pressing difensivo e
laltro il pressing ultraoffensivo.
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Riguardo alle rubriche Massimo Lucchesi, nello spazio TATTICA, ha scelto di farci
conoscere come gioca il sorprendente Lecce di Zeman.
Altro nuovo autore, Cristiano Danisi, nella rubrica LINTERVISTA, si calato nel
calcio del Campionato Nazionale Dilettanti (importantissimo da osservare per squadre
e tecnici emergenti) andando a conoscere il lavoro tecnico-tattico di Mister Giuseppe
Fornara, tecnico della Castelletese militante nel girone B nazionale.
Merita poi leggere anche larticolo di Emanuele Bruzzone; in particolare per coloro che
si occupano di scuola calcio (ma tutti i tecnici leggendolo ripasseranno temi e principi
basilari) che troveranno in queste righe un vademecum indispensabile per la loro
attivit.
Claudio Rapacioli ci completa in modo ottimale lo speciale del mese parlando nel suo
articolo del portiere nel contesto della fase difensiva, analizzando i compiti tecnico-
tattici dellestremo difensore in questa fase di gioco.
Ancora calcio femminile con Roberto Bonacini che per questo mese ha incontrato
Elisabetta Bavagnoli, coach della Nazionale Italiana Under 19; in questo articolo-
intervista conosciamo il lavoro che svolge lallenatrice piacentina e i particolari tecnico-
tattici interessanti relativi ai recenti ed entusiasmanti Campionati Europei giocati dalla
nostra compagine italiana.
Nella rubrica SCIENZA & CALCIO ancora una penna nuova; il Dott. Luca Gatteschi,
specialista in medicina dello sport, coordinatore scientifico della FIGC, nonch medico
della nazionale maggiore di calcio femminile, ci parla di composizione corporea,
argomento molto importante da conoscere, in un ambiente, quello del calcio, nel quale
tutto deve essere curato al 100%.

Come ut ilizzare al meglio la difesa
a uomo.
A curadi ALESSANDRO GIULIANO
Difesa a uomo: principi individuali, collettivi ed esercitazioni.

La marcat ura a uomo (concet t i e moviment i).

Nel calcio attuale sembra trovare poco spazio la scelta della marcatura a uomo; gli
allenatori infatti preferiscono quella a zona in quanto meno dispendiosa da un punto di
vista energetico e pi efficace per quanto riguarda la cooperazione difensiva in fase di
copertura.
Si pu definire marcatura a uomo quando: Il difensore marca in maniera ravvicinata il
diretto avversario senza farlo ragionare.
La contrapposizione a questo tipo di marcatura la marcatura a zona che prevede la
copertura di uno spazio, indipendentemente dallavversario che si pone innanzi.
Le caratteristiche che deve avere il giocatore che marca a uomo sono:
q esatta postura del corpo;
q ottime doti atletiche;
q capacit di scivolamento difensivo;
q immediata analisi dellavversario.
La prima nozione che un giocatore deve assimilare lesatta postura del corpo;
questo deve essere leggermente flesso in avanti, con le gambe semi-piegate, per poi
successivamente, trovare il giusto rapporto spazio -temporale avente come obiettivo
quello di mantenere una distanza tale che permetta al difensore di intervenire
mettendo lattaccante in difficolt nel compiere il suo movimento.
Restare sempre vicino alluomo nel tentativo di non lasciargli spazio per i movimenti
richiede delle ottime doti atletiche.
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Lo scatto e il riflesso sono pertanto essenziali per evitare di farsi tagliare fuori dal
diretto avversario.
Anche il fondo aerobico unaltra componente importante in quantoper ben
interpretare questo tipo di marcatura bisogna effettuare molto movimento allo scopo
di anticipare e contrastare gli avversari in ogni zona del campo.
Un altro aspetto rilevante si ha quando un giocatore palla al piede punta il difensore;
in questo caso questultimo deve effettuare un tempestivo scivolamento difensivo
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Fig. 1 Fig. 1

In modo da rallentare la manovra
ospite e accompagnare il
possessore di palla distante dalla
zona centrale.
Saper effettuare lo scivolamento
difensivo nella maniera corretta
permette al marcatore di
controllare meglio lavversario e
nello stesso tempo evitare di
essere affiancato.
Latleta che si appresta a difendere
deve capire con tempestivit qual
il piede preferito dallavversario e i
movimenti che questi utilizza per
cercare di eluderlo.
Unimmediata analisi permette quindi di delineare le caratteristiche del giocatore da
marcare per poi avere la possibilit di prevederne i movimenti futuri.
Al fine di esercitare al meglio la marcatura a uomo, bisogna disporre i giocatori in
modo tale da coprire sempre lo specchio della porta agli avversari e nello stesso
tempo accompagnarli nelle zone pi laterali del campo (figura 1).
I vant aggi della marcat ura a uomo.
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Fig. 2 Fig. 2
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Utilizzare questo tipo di marcatura
sicuramente utile quando si
incontrano delle squadre che
hanno un alto potenziale tecnico.
Il conoscere bene a fondo i principi
e le regole di questa tattica
permette di annullare i giocatori
pi tecnici e quindi mandare in
difficolt la manovra avversaria.
Alcuni allenatori cercano di
bloccare subito le manovre ospiti
utilizzando fin dallinizio un tipo di
marcatura asfissiante.
I vantaggi stanno nel non fare

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ragionare la squadra che attacca, col successivo obiettivo di riconquistare la sfera.
Costringere gli avversari ad impostare il gioco, limitandoli con una marcatura stretta
nel cerchio di centrocampo, aumenta le possibilit di un loro probabile errore, e quindi
la possibilit di riconquista palla da parte della squadra che difende (figura 2 pagina
precedente).
In questa situazione di gioco vediamo che il numero 10, ha la possibilit di giocare sia sul
compagno accanto sia con un lancio in profondit.
Unesatta marcatura a uomo permette per per esempio, nel caso di un passaggio
rasoterra a 7, lanticipo del difensore 4; il giocatore 6 deve inoltre evitare che 10 lanci
lungo rimanendogli vicino; nel caso in cui il centrocampista 6 non fosse tempestivo nella
sua azione di pressione, il lancio di 10 sarebbe comunque anticipato dal movimento del
difensore 3 sullattaccante 11.
Lanticipo di 3 su 11 evidente in quanto il difensore si trova in una posizione tale da
vedere il momento esatto in cui parte il lancio, cosa che non succede alla punta che invece
costretta a girarsi.
Gli svant aggi della marcat ura a uomo.
Come sottolineato in precedenza, il non far ragionare il possessore di palla e i suoi
compagni di reparto, anche se richiede un enorme sforzo fisico, sicuramente una
situazione positiva per il recupero della sfera; per tale motivo bisogna allenare i giocatori
in maniera ottimale in modo che abbiano la giusta resistenza fisica per esercitare la
marcatura a uomo.
Preso atto di questo gli svantaggi si possono quindi identificare in due gruppi:
q atletici;
q tattici.
Analizzando laspetto atletico per poi migliorarlo, bisogna lavorare molto da un punto di
vista aerobico in modo da creare nel giocatore una buona resistenza affiancando anche un
allenamento di tipo anaerobico in modo da avere calciatori scattanti nel momento in cui il
nostro avversario sta per ricevere la sfera.

Fig. 3 Fig. 3
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3 4

Esercitazione 1 (figura 3)
3 giocatori (11, 10, 9) si collocano
dietro alla linea mediana del campo
ed effettuano un cross in
corrispondenza dei compagni (8, 7,
6).
Non appena la palla viene calciata i
giocatori in difesa (2, 3, 4) scattano
con lobiettivo di anticipare e/o
contrastare il diretto avversario.
In questo modo viene allenato lo
sprint a breve distanza, il calcolo
della traiettoria della sfera e la
marcatura a uomo .
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Una delle difficolt che si riscontra quando si utilizza la marcatura a uomo sta
nellapplicazione del fuorigioco.
Per ridurre questa difficolt adottando questo tipo di marcatura, bisogna pertanto
posizionarsi sempre vicino allavversario in modo da diminuire le situazioni di palla
scoperta.
In caso di lancio largo per lala o per una punta esterna occorre poi che il difensore
rimanga dietro allavversario in modo che lelusione del fuorigioco diventi difficoltosa da
attuarsi.
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Fig. 4 Fig. 4
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Fig. 5 Fig. 5
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Un movimento utile anche quello di accorciare la squadra (compito del difensore
centrale) in modo da evitare che si crei troppa distanza tra la linea difensiva e quella di
centrocampo (figura 4).
La marcat ura sul port at ore di palla.
Il saper chiudere gli spazi e il saper coprire in determinate zone del campo pu essere utile
per recuperare la palla e in seguito avere unefficace ripartenza.
Determinante la marcatura ad invito dove il difensore deve disporsi in modo tale da
costringere il diretto avversario ad effettuare una scelta obbligata di gioco in una specifica
zona del campo.
In questo modo pu successivamente intervenire il compagno di reparto per il recupero
immediato della sfera (figura 5).
Vediamo infatti che il giocatore numero 10, in possesso di palla, affrontato da 6 che si
dispone in modo tale da coprire su un eventuale passaggio per 11 e/o per 9. 10 viene
pertanto invitato da 6 ad aprire il gioco su 7 che viene cos anticipato dal movimento di
4.
Queste situazioni devono essere proposte in allenamento in modo da provare i
movimenti esatti su entrambi i lati.
Esercitazione 2 (figura 6 pagina successiva)
I giocatori 10 e 6 effettuano passaggi di prima intenzione.
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Fig. 6 Fig. 6
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A
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Al fischio dellallenatore, 2 scatta davanti a
9 e va a pressare in zona A 10, cercando di
coprire un eventuale passaggio a 9.
La stessa cosa effettuata dallaltro lato
dove 3 va a pressare in zona B il giocatore
6 e copre nello stesso tempo il passaggio
su 11.
Lobiettivo di questa esercitazione e quello
di effettuare con tempestivit la marcatura
a uomo sul diretto avversario e nello stesso
tempo coprire su un eventuale passaggio al
compagno smarcato.

La marcat ura sul giocat ore senza palla.
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Fig. 6 Fig. 6
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Fig. 7 Fig. 7
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Fig. 6 Fig. 6
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Fig. 8 Fig. 8
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Non sempre bloccare il portatore di palla
porta al recupero di questa.
E anche necessario il movimento dei
compagni di squadra, nellattuare lesatta
marcatura, per ottenere la riconquista della
sfera.
Molto importante capire qual lesatta
postura da adottare e lesatta posizione da
tenere sul campo.
Per disporsi nella posizione corretta
bisogna valutare la collocazione del
pallone; se questa a sinistra i difensori
del lato destro si dispongono in anticipo
mentre quelli pi vicini allazione applicano
una marcatura pi serrata (figura 7).
Nel caso specifico, si nota che la marcatura
dei difensori 4, 2 e 3 stretta mentre 5 e 7
si posizionano marcando in anticipo.
Se lattacco avviene per vie centrali, i
giocatori 2 e 3 mantengono le posizioni di
marcatura serrata mentre 4 e 5 si
dispongono in anticipo sulleventuale
passaggio laterale di 10 (figura 8).
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Esercit azioni sulla marcat ura a uomo.
Per riuscire ad essere reattivi e pronti nei movimenti, vengono proposte ora alcune
esercitazioni che permettono al singolo giocatore di imparare al meglio i movimenti
della marcatura a uomo.
Fig. 9 Fig. 9
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3
2
1 Vs. 1
LIBERO

Esercitazione 3 (figura 9)
Il giocatore numero 10 affronta palla
al piede il difensore 3 che, applicando
i principi della marcatura a uomo,
deve cercare di sottrargli la sfera.
Nel caso in cui 10 superi 3, il libero 2
deve andare a coprire nella zona in cui
stato saltato il suo compagno.
Con questo tipo di esercitazione, si
utilizza una marcatura a uomo sul
portatore di palla (pu avvenire sia in
prossimit della difesa che nel cerchio
di centrocampo) col susseguente
impiego del libero in fase di copertura.



3
1
Fig. 6 Fig. 6
1
Fig. 10 Fig. 10

Esercitazione 4 (figura 10)
In questa esercitazione si affrontano
in simultanea 3 situazioni di 1>1 (in
posizione laterale sinistra, centrale e
in posizione laterale destra).
Il difensore giallo, deve uscire fuori
dai due coni e pressare il portatore di
palla.
Questultimo deve superare il diretto
avversario, entrare nella porticina e
andare alla conclusione.
Una volta terminato lesercizio i
difensori scalano di una posizione.
Con questo tipo di esercitazione, si valuta lesatta distanza e lesatta posizione da
tenere che deve avere il difensore in rapporto allattaccante.




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Fig. 11 Fig. 11
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M

Esercitazione 5 (figura 11)
In una met campo 7 giocatori, si
passano la palla di prima intenzione e al
fischio dellallenatore, impostano
unazione di gioco con lobiettivo di
andare a rete.
I 7 difensori (gialli) appena gli avversari
varcano la met campo, devono
tempestivamente marcare ogni singolo
giocatore.
Lobiettivo di questa esercitazione
quella di trovare tempestivamente il
giocatore smarcato e nello stesso tempo
utilizzare la marcatura a uomo.

ALESSANDRO GI ULI ANO
Allenator e Categor i a Esor di enti U.S. Savi gli anese (CN)
Allenator e Pr i ma Squadr a A.C.F. Cuneo Campi onato Reg. Femm. Ser i e C
Autor e del li br o/ agenda Football Or gani zer
Coautor e del li br o I l manuale della tecni ca calci sti ca


Organizzare la difesa a zona.
A curadi FABIO GIALLATINI
Come preparare una linea difensiva a quattro giocatori: organizzazione,
esercitazioni base e proposte alternative.
Int roduzione.
E un compito difficile standardizzare e ridurre a teoria un gioco la cui imprevedibilit
situazionale rappresenta la componente di gran lunga pi rilevante e affascinante.
Nel rispetto degli obiettivi primari relativi alla fascia di et in cui si opera, per
indispensabile dare ai propri allievi alcune chiare e semplici nozioni organizzative di
reparto e di squadra e farle mettere in pratica durante lallenamento.
In tal modo il singolo ragazzo oltre ad arricchire le proprie esperienze non verr
abbandonato a se stesso quando deve prendere decisioni, ma sapr, nella maggior
parte delle situazioni di gara, cosa fare e quando farlo.
Prenderemo in considerazione movimenti ed esercitazioni molto semplici e di base che
riguardano decisioni relative alla fase di non possesso palla di una linea difensiva
composta da quattro giocatori.
Per essa si intende indicare il complesso dei movimenti che il reparto difensivo deve
mettere in atto allo scopo di recuperare il pallone ed organizzare la successiva fase di
transizione.
Per arrivare a ci occorre curare nel particolare il modo di non farsi trovare scoperti e
sorpresi dalla manovra avversaria.
Questi movimenti devono essere analizzati in relazione alla posizione del pallone e
della porta e devono essere modificati in base anche alla posizione degli avversari in
campo.
Ed ovvio che devono integrarsi e completarsi con i movimenti dei restanti reparti
della squadra.
Teniamo presente che i concetti di concentrarsi nei pressi del pallone, liberare una
zona non pericolosa, mantenere giusta la distanza tra i reparti, dare copertura e
a ar rt t i ic co ol lo o
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RIVISTA ELETTRONICA DELLA CASA EDITRICE WWW.ALLENATORE.NET
REG. TRIBUNALE DI LUCCA N 785 DEL 15/07/03
DIRETTORE RESPONSABILE: FERRARI FABRIZIO
COORDINATORE TECNICO: BONACINI ROBERTO
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TEL. 0584 976585 - FAX 0584 977273

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raddoppio al compagno, sono concetti universali che valgono a prescindere dai
numeri e quindi dai moduli.
Larco difensivo.
Nello schieramento difensivo di 4 uomini bisogna sempre avere chiara la disposizione
dei giocatori e le distanze fra loro.
Supponiamo che si decida di avere una posizione iniziale con i due centrali in linea e i
due laterali un metro pi avanti e in linea tra loro (disposizione ad arco); i medesimi
concetti che si esporranno valgono per la disposizione con 4 giocatori in linea.
La minima distanza tra i componenti del reparto deve essere raggiunta in prossimit
della propria area di rigore; tale distanza deve essere necessariamente ridotta, visto
che si in prossimit della porta e si devono ridurre tempo e spazio alle giocate degli
avversari.
La distanza si amplia quando la linea sale; il massimo fissato viene raggiunto in
prossimit della met campo.
La linea sale quando la palla sale verso la porta avversaria.
I giocatori salgono correndo in leggera diagonale (diagonale meno accentuata per i
difensori centrali (figura 1).
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Fig. 1 Fig. 1
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Fig. 2 Fig. 2
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La linea scende quando la palla scende, arretrando in leggera corsa diagonale, quasi
perpendicolare alla palla, per stringere il reparto (figura 2).
Esercitazione 1
Linea schierata al limite dellarea di rigore.
Lallenatore di fronte a circa 10 metri di distanza.
Lallenatore porta palla centralmente verso la meta campo; la linea sale allargandosi
con le modalit previste.
Lallenatore porta palla centralmente verso larea di rigore; la linea scende
stringendosi con le modalit previste.
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Curare in particolar modo le distanze e il modo di correre ad aprirsi e chiudersi dei
giocatori.
Le diagonali difensive.
Quando la palla su uno dei lati esterni del campo, la linea difensiva si schiera in
diagonale (figura 3 palla a destra del fronte di attacco avversario).
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Fig. 3 Fig. 3

Tra le varie possibilit di disporsi in
diagonale, si pu scegliere di schierarsi su
tre livelli, col 4 difensore in linea col 3.
Con questo schieramento ogni giocatore da
copertura al suo compagno davanti.
I punti di riferimento per schierarsi sono la
palla e la porta.
Il giocatore che attacca il pallone per primo
si posiziona col corpo invitando il
portatore di palla allesterno e in modo tale
da recuperare velocemente nel caso fosse
saltato e il giocatore dietro ne prendesse la
marcatura.
In questa situazione si libera inoltre una parte di campo non pericolosa (lato debole) che
pu essere controllata facilmente facendo scorrere rapidamente la linea come vedremo
successivamente.
Si pu scegliere anche in alternativa a questa prima opzione di disporsi in diagonale su
due linee (figura 4), quando per esempio si intende togliere profondit agli avversari.
3
2 4 5
Fig. 4 Fig. 4

3
2 4
5
Fig. 5 Fig. 5

Se la squadra avversaria cambia fronte (figura 5), i giocatori in difesa vanno velocemente
a coprire in diagonale opposta.
La corsa messa in atto per cambiare fronte a compasso, mantenendo fermo il concetto
di dare copertura al compagno in maniera dinamica.
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4 4
Ovviamente cambier la zona di campo lasciata libera (lato debole) in quanto considerata
non pericolosa.
Esercitazione 2 (figura 6/a, 6/b, 6/c)
3 giocatori in linea si danno palla.
La linea si muove a seconda della posizione del pallone; sale (figura 6/a) o scende
(figura 6/b) a seconda che il giocatore centrale, insieme al pallone e gli altri laterali,
scende o sale.
3 2
4 5
Fig. 6/a Fig. 6/a
1

3
2
4 5
Fig. 6/b Fig. 6/b
1

3
2
4
5
Fig. 6/c Fig. 6/c
1

Su palla trasmessa ai laterali (figura 6/c) la
linea si dispone, ruotando opportunamente a
destra e sinistra, in diagonale.
Prestare molta cura al modo di attaccare la
palla da parte del difensore (invito
allesterno).

La piramide difensiva.
Questo tipo di posizionamento rappresenta il modo migliore per fronteggiare un
attacco centrale.
Quando un giocatore, oltrepassata la met campo o ricevuta palla tra il reparto
difensivo e quello di centrocampo, tale per cui punta la linea difensiva centralmente,

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5 5
questa deve avere come reazione immediata quella di indietreggiare (figura 7/a).
Lo scopo quello di temporeggiare per vedere:
q se un errato o approssimativo controllo da parte del giocatore avversario pu
favorire il recupero del pallone senza scoprirsi;
q se un compagno pu velocemente recuperare e intervenire in contrasto per favorire
un cattivo controllo dellavversario e quindi un intervento del difensore.
Se ci non accade e si arrivati ad una distanza dalla porta tale da favorire un tiro da
fuori o un passaggio filtrante pericoloso, allora il difensore centrale che orbita nella
zona esce ad attaccare il portatore di palla, gli esterni stringono centralmente salendo
e laltro difensore centrale stringe dietro chi attacca palla, formando una vera e
propria piramide (figura 7/b).

3 2
4 5
Fig. 7/a Fig. 7/a
1

3 2
4
5
Fig. 7/b Fig. 7/b
1


Su un eventuale e/o fortunato successivo passaggio allesterno occorre essere reattivi
e rischierarsi in diagonale.
Nel caso in cui il difensore centrale intercetti palla, gli altri difensori in una prima fase
danno copertura, in particolare l'altro centrale, mentre gli esterni si allargano.
Esercit azioni.
Esercitazione 3 - tecnica con reattivit ai messaggi esterni (figura 8/a,
8/b pagina successiva)
Quattro giocatori si dispongono ad arco formando una linea molto stretta (max 1
metro di distanza uno dallaltro).
Di fronte a loro lallenatore con un pallone a circa 5 metri di distanza.
Lallenatore chiama i movimenti della linea facendo uscire un giocatore ad eseguire
un gesto tecnico (stop e appoggio, rinvio interno piede, colpo di testa).
Gli altri eseguono rapidi movimenti, solo accennati ma velocissimi, per riadattare la
linea allinput esterno.

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6 6
Si torna poi subito in posizione e si ricomincia in modo molto veloce.
Nella figura 8/a, per esempio, lallenatore invita a uscire il n. 2 e la linea si dispone,
velocemente con piccoli passettini laterali o in diagonale, in diagonale a destra.
Nella figura 8/b lallenatore invita a uscire il n. 4 e la linea si dispone, velocemente
con piccoli passettini laterali o in diagonale, in piramide centrale.
3
2
4 5
Fig. 8/a Fig. 8/a
1
M

3
2
4
5
Fig. 8/b Fig. 8/b
1
M


Esercitazione 4 - sprint a colori (figura 9, 10/a, 10/b, 10/c)
Da utilizzare lavorando ad esempio sulla reattivit e/o sui cambi di direzione.
Quattro birilli di colore diverso disposti a distanza di 8 metri tra loro.
A circa 10 metri 2 birilli a fare da porta e 4 giocatori stretti in linea.
3 2
4 5
Fig. 9 Fig. 9
M

Riferimento birillo porta.
Lallenatore chiama un colore e i 4 si
dispongono relativamente alla posizione
del colore chiamato e alla porta, in
diagonale sui colori esterni e in piramide
sui centrali.
Chiamare almeno tre colori in rapida
successione.
Curare il modo di correre ed attaccare.
Curare il modo di cambiare fronte.
Ad esempio nellipotesi che lallenatore chiami in rapida successione bianco, nero e
rosso, la linea si sposter velocemente:
da diagonale a sinistra con n. 3 primo uomo che attacca il colore, a diagonale a destra
con n. 2 primo uomo che attacca il colore, a piramide sul colore rosso sempre con


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7 7
corsa a compasso da curare e correggere (figura 10/a, 10/b e 10/c).

3
2 4
5
Fig.10/a Fig.10/a
M
BIANCO

3
2
4
5
Fig.10/b Fig.10/b
M
NERO

3 2 4
5
Fig.10/c Fig.10/c
M
ROSSO

3 2
4 5
M
Fig.11 Fig.11
ATTACCO AL PALLONE
ROSSO


Esercitazione 5 - tiri a colori (figura 11)
4 colori a met campo due esterni e due centrali
Due giocatori in possesso di palla su ogni colore.
Linea disposta a circa 10-12 metri dallarea di rigore.
Lallenatore chiama un colore; da esso parte un giocatore con il pallone, prosegue
dritto e va al tiro.
La linea segue il giocatore disponendosi di conseguenza in difesa passiva.
Ad esempio su attacco centrale retrocede per lo spazio fissato a priori dallallenatore e
poi attacca a piramide.
Si pu inizialmente semplificare tracciando con i cinesini una linea di attacco al portatore di
palla.


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8 8
Lelast ico difensivo.
Se il pallone sale velocemente verso la porta avversaria, in conseguenza del rinvio del portiere,
di un difensore o perch portato in velocita dagli attaccanti, la linea difensiva deve salire
altrettanto velocemente verso la met campo avversaria approfittando eventualmente della
fase in cui il pallone in volo, nella quale non esiste il pericolo di essere saltati in verticale.
Fino a quando sale la linea difensiva ?
Dipende dalle convenzioni che si scelgono.
Lelastico vero e proprio prevede, semplificando molto, una fase di salita fino a
quando il pallone in possesso della propria squadra e/o la palla in volo o coperta;
un successivo movimento a scalare velocemente indietro del blocco difensivo con
successiva uscita collettiva veloce prima della verticalizzazione del pallone da parte
della squadra avversaria.
Un criterio maggiormente equilibrato e prudenziale rappresenta un criterio di scelta
successiva.
Nel settore giovanile, infatti, spesso non esistono guardialinee e occorre evitare che la
propria squadra assuma come alibi ricorrente un fuorigioco non fischiato a
giustificazione di un goal subito.
Lobiettivo dellallenatore di settore giovanile quello di far giocare bene la propria
squadra e non di fare bene e sistematicamente il fuorigioco.
La linea difensiva quindi sale:
q sicuramente fino a quando il pallone in volo e fino a quando gli avversari
riconquistano palla o la palla coperta;
q fino a ristabilire le distanze con i centrocampisti (la squadra non pu appiattirsi
troppo);
q comunque al massimo fino alla linea di met campo.
3 2
4 5
Fig.12 Fig.12
M

Arrivata ad una di queste condizioni, la
squadra fa elastico, arretrando e
rientrando in posizione.
Se un avversario in palese ed evidente
fuorigioco lo si lascia, ma nel dubbio e in
tutti gli altri casi si rientra in marcatura.
Esercitazione 6 (figura 12)
Linea schierata al limite dellarea di
rigore.
Lallenatore porta palla verso la met
campo; fino a quando di spalle la linea
sale veloce; quando si gira di fronte la
linea fa elastico e arretra.
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9 9
Se poi la palla viene calciata verso met campo ad un ipotetico avversario, la linea
sale veloce e nel momento in cui lavversario prende palla e pu verticalizzare, fa
elastico e indietreggia.

Esercitazione 7 (figura 13)
4 colori a met campo due esterni e due centrali.
Due giocatori senza palla su ogni colore.
Linea disposta in prossimit dellarea di rigore in difesa passiva.
3 2
4 5
Fig.13 Fig.13
ATTACCO AL PALLONE
1
ROSSO

Portiere in porta in possesso di palla.
Il portiere pu eventualmente chiamare il
colore sul quale lanciare il pallone per
esercitare la precisione del rinvio.
Segue la salita della linea e la conduzione
palla e il tiro da parte di colui che riceve la
sfera (se laterale si accentra un po dopo
aver superato la linea dei 4).
La linea segue dapprima il rinvio del
portiere e approfitta del pallone in volo per
accorciare quanto pi possibile verso la
met campo.

Ovviamente in situazione di gara dovr raccordarsi con gli altri reparti.
Quindi quando il giocatore sul colore riceve, poich siamo in situazione di palla
scoperta, la linea si schiera arretrando in elastico o in diagonale se la palla esterna.
Se lattacco centrale, la linea dopo aver raggiunto il limite fissato dallallenatore,
attacca in piramide.
Si possono aggiungere due attaccanti che si muovono in mezzo alla linea affinch la
stessa impari a riadattarsi allavversario e in modo che gli attaccanti si esercitano ad
eludere la salita veloce della linea.
Il rinvio del portiere pu anche essere sfruttato come lavvio di unazione avversaria
per determinare una situazione di sei contro quattro.
Esercitazione 8 riassuntiva (figura 14 pagina successiva)
7 contro 6.
1 difensore centrale + 4 centrocampisti + 2 attaccanti contro 4 difensori + 1
centrocampista centrale + 1 portiere.
Si gioca rigorosamente palla a terra; possibile gioco a due tocchi per la squadra in
superiorit.
Tre porte a centrocampo per il goal dei difensori.
Si gioca su meta campo.
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10 10
3 2
4 5
Fig.14 Fig.14
LINEA LIMITE
1
6

Questo esercizio tiene la linea difensiva
sotto pressione, pressione allentata in
parte dal possibile appoggio al
centrocampista centrale.
Curare i movimenti della linea in fase di
non possesso palla e la possibilit di
difendere a tre quando sale uno degli
esterni.
Si pu eventualmente introdurre un limite
oltre il quale i centrocampisti centrali
non possono andare.
Elusione del fuorigioco e ricerca degli
spazi per gli attaccanti.


Esercitazione 9 riassuntiva (figura 15)
8 contro 8.
2 difensori centrali + 4 centrocampisti + 2 attaccanti contro 1 portiere + 4 difensori +
2 centrocampisti centrale + 1 attaccante.
Si gioca rigorosamente palla a terra; possibile gioco a due tocchi per la squadra in
superiorit.
Tre porte a centrocampo per il goal dei difensori.
Si gioca su tre quarti campo. Questo esercizio tiene la linea difensiva sotto pressione,
C1
Fig.15 Fig.15
1
2 3
4 5
6 8
9
LINEA LIMITE

pressione allentata in parte dal possibile
appoggio ai centrocampisti centrali e
allattaccante.
Curare i movimenti della linea in fase di
non possesso palla e la possibilit di
difendere a tre quando sale uno degli
esterni.
Si pu eventualmente introdurre un limite
oltre il quale i centrocampisti centrali
non possono andare.
Elusione del fuorigioco e ricerca degli
spazi per gli attaccanti.

Conclusioni.
Le considerazioni esposte e le esercitazioni proposte sono molto semplici e basilari; per la
maggior parte gi conosciute e sperimentate in una forma giustamente personalizzata
dagli operatori del settore giovanile.
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11 11
Molte questioni rimangono aperte: la disposizione della linea difensiva sui tagli degli
attaccanti avversari, lo schieramento sulle palle inattive, il modo di scalare dei difensori
centrali (se uno dei due, ad esempio, ha maggiori caratteristiche di marcatura o se pi
predisposto ad avere caratteristiche di libero), luscita della linea sulla riconquista del
pallone, il modo di attaccare gli spazi da parte dei difensori esterni.
Una trattazione pi esauriente aprirebbe questioni molto interessanti e proposte di
esercitazioni mirate agli obiettivi da raggiungere.
Resta fermo che tutto quanto esaminato non pu prescindere:
q dalla interazione della linea difensiva con gli altri reparti;
q dalle modifiche obbligate della propria linea quando deve marcare gli avversari;
q da uno stretto controllo, ma organizzato, da effettuare sugli avversari negli ultimi 20
metri dalla propria porta; negli ultimi 20 metri pi importante non prendere goal,
piuttosto che fare bene i movimenti difensivi;
q dalle qualit dei componenti il gruppo che si ha a disposizione;
q dalle convinzioni tattiche e dalla preparazione culturale calcistica di chi affronta
questi argomenti.
Predominano, per, su tutto la fantasia organizzativa e la buona volont dellallenatore.
FABI O GI ALLATI NI
Allenator e di base
Staff Tecni co S.S. Lazi o
Allenator e Alli evi Sper i mentali S.S. Lazi o
Ha allenato anche le Categor i e: Pulci ni , Esor di enti , Gi ovani ssi mi e J uni or es


Come difendersi con il pressing
difensivo.
A curadi MARCO CECCOMORI
Organizzazione, principi ed esercitazioni per il Mister che sceglie di
adottare il pressing difensivo.
Principi ed organizzazione.
I l pressing unazione difensiva collettiva tendente a ridurre tempo e spazio agli avversari
attraverso un atteggiamento aggressivo nei confronti del possessore di palla e degli
avversari nei pressi della stessa.
Senza dubbio si tratta di uno strumento determinante per tenere la squadra rivale
lontano dalla porta.
Infatti riuscendo, come si suole dire, a far s che la palla sia coperta, latteggiamento
difensivo della squadra dovr essere giustamente aggressivo, con il reparto di
centrocampo pronto a chiudere gli appoggi vicini al possessore e con la difesa abile a
scalare in avanti.
Per attuare con efficacia e produttivit questa azione difensiva determinante che la
squadra disponga di una buona condizione fisica e che, soprattutto, riesca a muoversi
in sincronia e con i tempi giusti formando un blocco unico, cercando di leggere la
condizione della palla (palla coperta e scoperta) alla stessa maniera.
Lottimale organizzazione di questi movimenti difensivi di aggressione sulla palla ,
infatti, una condizione necessaria affinch il pressing porti a recuperare palla
efficacemente, in caso contrario si pu commettere lerrore di farsi saltare facilmente
dagli avversari in quanto molto spesso la squadra in difesa, orientata alla chiusura
degli appoggi e con la linea in avanzamento, non dispone di adeguate coperture
preventive.
Possono essere distinti 3 tipi di pressing in base alla zona di campo in cui si inizia ad
esercitare.
a ar rt t i ic co ol lo o
4
4

N . 1 4 N O V E M BRE 2 0 0 4
RIVISTA ELETTRONICA DELLA CASA EDITRICE WWW.ALLENATORE.NET
REG. TRIBUNALE DI LUCCA N 785 DEL 15/07/03
DIRETTORE RESPONSABILE: FERRARI FABRIZIO
COORDINATORE TECNICO: LUCCHESI MASSIMO
SEDE VIA E.FRANCALANCI 418 55050 BOZZANO (LU)
TEL. 0584 976585 - FAX 0584 977273

S SS S P PP P E EE E C CC C I II I A AA A L LL L E EE E F FF F A AA A S SS S E EE E D DD D I II I F FF F E EE E N NN N S SS S I II I V VV V A AA A
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2 2
Nel pressing ultraoffensivo la squadra in difesa inizia ad aggredire nei pressi
dellarea di rigore avversaria.
Il vantaggio di questo tipo di aggressione che si recupera palla in prossimit della
porta avversaria; lo svantaggio quello di dover difendere in campo aperto, giocare
cio con il reparto difensivo in prossimit della linea di met campo con molto spazio
da coprire alle spalle.
In figura 1 evidenziata questa situazione tattica, con un 4-3-3 che aggredisce un 4-
4-2 in zona ultraoffensiva.
Nel pressing offensivo viene preso come riferimento di inizio pressione la linea di
avversaria.
Considerata la linea di attuazione del pressing offensivo, il reparto difensivo si
collocher in prossimit della difensiva, posizione che garantisce una certa
tranquillit nella gestione della profondit.
In figura 2 si pu notare una squadra schierata con il 4-4-2 che va in pressing
offensivo su passaggio laterale.
Gli attaccanti dovranno avere caratteristiche tali da attaccare con convinzione la
profondit oltre la linea difensiva avversaria.
2
Fig. 1 Fig. 1
9
3
4
5
6
7
8
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1
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A

2
Fig. 2 Fig. 2
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1
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6
5
4
3
2
1
A
3


Il terzo tipo di pressing attuabile quello difensivo, che viene esercitato nella met
campo difensiva.
Si tratta di unaggressione palla che ha dei vantaggi per la difesa in quanto, in primis
si difende in spazi stretti in cui pi facile la collaborazione e lintercetto, in secondo
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3 3
luogo la posizione in prossimit della linea difensiva riduce al minimo il rischio
profondit.
Lo svantaggio quello che il recupero palla avviene molto lontano dalla porta
avversaria, ed quindi necessario disporre di avanti contropiedisti dotati di ottima
velocit in grado di attaccare gli ampi spazi a disposizione.
2
Fig. 3 Fig. 3
9
3
4 5
6
7
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1
11
10
9
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7
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5
4
3
2
1
A

In figura 3 possibile vedere unazione
di pressing difensivo da parte di un team
schierato con il 4-2-3-1 contro un 4-3-3.
La scelta del tipo di pressing da adottare
pu essere data principalmente dalle
caratteristiche dei propri attaccanti
(potenti o veloci), della difesa (lenta o
rapida), dal risultato e dalla condizione
fisica.
E chiaro che in questa opzione incida
anche la mentalit che un allenatore
vuole dare o ha dato alla propria
squadra.
Risulter assai difficile, infatti, chiedere ai
propri giocatori di esprimere un calcio
dattacco se poi si sceglier di pressare
nella propria met campo difensiva.
In questo contributo ci soffermeremo
particolarmente su questultimo tipo di
pressing, e cio su quello difensivo.
Lungi da me esprimere giudizi di merito sulla bont della scelta strategica di
aggressione palla da adottare.
Come per i sistemi di gioco, non esiste un tipo di pressing vincente in s, ma le
decisioni strategiche dipenderanno dalle caratteristiche sia della partita e degli
avversari sia dei giocatori a disposizione.

Per attuare con produttivit un pressing difensivo la squadra si deve disporre stretta e
corta, muovendosi in maniera compatta e con i tempi giusti in relazione alla palla,
marcando in anticipo gli avversari vicini al portatore su palla coperta, scalando le
marcature in avanti.
Lattuazione dellazione di aggressione sulla palla in zona difensiva presuppone, oltre
alla pressione sul possessore, la superiorit numerica nei pressi della palla con
conseguente raddoppio sullavversario in possesso della sfera, marcamento stretto e in
anticipo degli appoggi vicini al possessore, controllo in anticipo lungo sugli avversari
lontani dalla palla.
Come facile prevedere, non potendo esercitare un pressing difensivo per tutti i
novanta minuti della partita (sarebbe lideale ma gi arrivarci vicino una conquista),
fondamentale codificare alcune situazioni tattiche che possono causare e dare linput
alla pressione sulla palla.
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4 4
Le situazioni di gioco pi comuni sono le seguenti:
q il possessore girato di spalle alla nostra porta;
q il passaggio avversario alto o impreciso;
q lo stop sbagliato;
q su passaggio allindietro;
q eccessiva gestione della palla e indecisione del possessore;
q su un giocatore avversario designato, solitamente il pi scarso
tecnicamente.
Unaltra situazione che pu portare ad unazione di pressing difensivo si ha quando vi
un passaggio dal centro verso la fascia; se si sceglie di adottare questultima
strategia difensiva la squadra assume un atteggiamento di attesa su palla centrale
disponendosi stretta e orientando e invitando il gioco avversario sullesterno.
Una volta avvenuto il passaggio in fascia la squadra deve effettuare unazione di
pressing sullesterno scalando in avanti ( figura 4).
Il giocatore che va in pressione sul possessore avversario posizionato esternamente
nella met campo difensiva ha due soluzioni di gioco fondamentali:
q forzare lavversario sullesterno;
q orientare il gioco centralmente.
Il primo caso quello pi comune e viene scelto pi frequentemente dallallenatore
nella strategia difensiva di squadra.
Lobiettivo quello di portare lavversario sullesterno confidando nellaiuto della linea
di fondo (che gioca sempre con la difesa, utile ricordarlo), restringendo il raggio
dazione dellavversario che giocher a 180 (figura 5).
2
Fig. 4 Fig. 4
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3
4 5
6
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1
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9
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4
3
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1
A
10

2
Fig. 5 Fig. 5
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3
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5 5

2
Fig. 6 Fig. 6
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3
4 5
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1
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10
9
8
7
6
5
4 3
2
1

Si allontana cos il gioco dalla propria
porta confidando magari nellabilit nel
gioco aereo dei propri difensori, in quanto
molto spesso lazione avversaria
culminer con un cross al centro.
La seconda opzione strategica mira a
orientare il gioco avversario al centro in
quanto si confida nella maggiore
concentrazione e densit difensiva in
zona centrale.
In questo caso si ha magari maggior
fiducia nellabilit dinterdizione dei
mediani che in quella aerea dei propri
difensori (figura 6).
Tutte e due le tattiche possono essere
validissime e, naturalmente, consiglio di
scegliere quella che esalta maggiormente
le caratteristiche dei propri giocatori.
Come gi accennato, la scelta di adottare
il pressing difensivo data dallimpossibi-
lit di disporre di difensori veloci in grado di agire in campo aperto.
Questo tipo di aggressione, infatti, permette di esaltare le abilit soprattutto di
prestanza fisica e di gioco aereo della difesa, che lavora molto sullintercettamento e
sullo scontro fisico.
E importante che la linea arretrata prenda come riferimento, da non oltrepassare, il
limite dellarea, lasciando questa alla cura del portiere.
In linea con quanto appena detto, va sempre ricordato il principio secondo il quale la
difesa non dovrebbe difendere troppo vicino alla propria porta.
Allo stesso tempo, man mano che gli avversari si avvicinano alla nostra porta, i
difensori devono lavorare di pi sul marcamento delluomo rispetto al controllo dello
spazio.
E altrettanto determinante che il centrocampo riesca a fare filtro adeguatamente,
orientando, insieme agli attaccanti, il gioco dove si ritiene pi opportuno, facendo
arrivare sul reparto arretrato palle sporche o di facile lettura.
Comunque sia, anche se si esercita una pressione sulla palla nella met campo
difensiva, si deve sempre difendere in maniera attiva, e cio sempre in maniera
orientata al contrattacco e alla fase offensiva susseguente al recupero palla.
Si deve, infatti, presupporre una ottimale organizzazione di ripartenze lunghe, che
tendono ad esaltare maggiormente giocatori dotati di velocit e che sono abili a
smarcarsi in profondit negli spazi.
A mio avviso, importante dare pochi concetti ai giocatori ma per facili da capire e
da organizzare.
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6 6
Adattando il tutto naturalmente al modulo che si schiera e agli uomini che lavorano
sotto la linea della palla, opportuno strutturare dei movimenti offensivi su concetti
chiari.
Il pi importante chiarire che lobiettivo prioritario della ripartenza lunga quello di
andare ad attaccare gli ampi spazi alle spalle della difesa.
Per far questo determinante che gli attaccanti e gli esterni offensivi eseguano dei
tagli divergenti e convergenti, in collaborazione, tendenti ad attaccare la profondit.
Naturalmente con palla recuperata vicino allarea di rigore, opportuno che una punta
dia una soluzione anche andando incontro, in quanto non sempre si pu disporre di un
giocatore abile nel lancio lungo (figura 7).
Con una conquista palla da parte di un centrocampista centrale, invece, e susseguente
palla scoperta, consiglio sempre ai miei attaccanti di muoversi in profondit, per dare
pi soluzioni possibili di gioco oltre la linea difensiva avversaria, e ricercare
immediatamente il ribaltamento di fronte.
In figura 8 il n 10 recupera palla e verticalizza sugli attaccanti che attaccano la
profondit con due tagli divergenti.
2
Fig. 7 Fig. 7
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3
4 5
6
7
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11 10
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B
D
B
A
C
D

2
Fig. 8 Fig. 8
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10
9
8
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5
4
3
2
1
A
A
A


Esercit azioni.
In questa parte di contributo evidenzier alcune esercitazioni tendenti
allorganizzazione di un efficace pressing difensivo.
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7 7
Tratter esercizi propri di questo atteggiamento di pressione palla, ma mi sembra
doveroso sottolineare anche limportanza di tutti quegli esercizi allenanti il pressing in
linea generale che non tratter in questa sede, ma che devono far parte del
patrimonio di ogni allenatore e proposti con continuit ai propri giocatori.
Come sar possibile notare, tutte le esercitazioni saranno strutturate in forma attiva e
propositiva, non limitandosi cio alla sola fase difensiva, ma collegate alla susseguente
transizione positiva.
Verranno descritte in uno spazio reale, e cio a tutto campo, ma potranno essere
adattate anche a met campo.
Esercitazione n 1 (figura 7 e 8 pagina precedente)
In una met campo difensiva due squadre si confrontano.
La prima deve arrivare a segnare mentre laltra deve attuare un pressing difensivo
nelle situazioni tattiche codificate dal mister.
Dopo aver recuperato palla, si deve ripartire verso laltra porta andando alla
conclusione velocemente.
In un primo momento gli avversari si fermano nel momento in cui perdono il possesso
palla, in secondo luogo non potranno difendere oltre la met campo, infine potranno
oltrepassarla e contrastare il contrattacco.
Esercitazione n 2 (figura 9)
In una met campo difensiva viene formato un corridoio che va dalla linea di a
centrocampo. In questo spazio si gioca una partita tra due squadre, con una che deve
2
Fig. 9 Fig. 9
3
4
5
6
7
8
1
9
8
7
6
5
4
3
B
A
C
C
C
C

eseguire 10 passaggi mentre laltra deve
recuperare palla e ripartire verso la porta
avversaria attaccando la profondit per
andare a segnare velocemente (si pu
limitare la ripartenza ad un tot di
secondi).
In un primo momento gli avversari non
potranno difendere oltre la met campo,
successivamente potranno oltrepassarla e
contrastare il contrattacco.
Esercitazione n 3 (figura 10 pagina
successiva)
In una met campo difensiva viene
formato un corridoio che va dalla linea di
campo fino allalinea di fondo.
Due o tre attaccanti si posizionano in
prossimit della linea di centrocampo.
Due squadre giocano nel corridoio, con
una che deve andare alla conclusione in
porta mentre laltra deve recuperare la
palla e ripartire verticalizzando sugli attaccanti che, devono dare sempre una soluzione
in appoggio incontro al possessore.
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8 8
Dopo la verticalizzazione sulle punte, la squadra che ripartita deve accompagnare i
propri attaccanti contrastata dagli avversari; in un primo momento gli attaccanti non
vengono marcati, successivamente verranno inseriti dei difensori.
2
Fig.10 Fig.10
9
3
4
5
6
7 8
1
11
10
9 8
7
6
5
4
3
2
1
A
B
C
C
B
A

2
Fig.11 Fig.11
9
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11
1
11
10
9
8
7 6
5
4
3
2
1
A
B B

Esercitazione n 4 (figura 11)
In una met campo difensiva vengono formati due corridoi laterali, con un giocatore
per corridoio.
Due squadre si affrontano nello spazio centrale.
Una deve andare alla conclusione in porta, mentre laltra, quando la palla va al
giocatore nel corridoio, deve andare in pressing difensivo, recuperare palla e ripartire
verso la porta avversaria.
In un primo momento gli avversari si fermano nel momento in cui perdono il possesso
palla, in secondo luogo non potranno difendere oltre la met campo, infine potranno
oltrepassarla e contrastare il contrattacco.
MARCO CECCOMORI
Allenator e di base
Al l enator e Pr i ma Squadr a Mar i na di Pi etr asanta (LU) Campi onato I Cat.
Autor e del li br o Lallenamento e lor gani zzazi one delle si tuazi oni offensi ve
e di fensi ve di palla i natti va
Coautor e del li br o Modulo 4-4-2
Coautor e del li br o Anali si tatti ca Champi ons League 2002-2003


Come difendersi con il pressing
ult raoffensivo.
A curadi LUCA PRESTIGIACOMO
Organizzazione, principi ed esercitazioni per il Mister che sceglie di
adottare un pressing dattacco.
Int roduzione.
I l pressing si definisce come il lavoro tattico svolto da due o pi difendenti finalizzato a
limitare tempo e spazio alla squadra avversaria impegnata in fase offensiva.
Il pressing si distingue dal concetto di pressione, inteso come il lavoro tattico svolto da
un unico difendente al fine di limitare tempi e spazi al portatore di palla avversario, senza
quindi la collaborazione diretta di compagni.
Da questa definizione emerge che il pressing una tattica difensiva di tipo collettivo ed il
portatore di palla avversario deve avere pertanto la sensazione di trovarsi 1 contro 11, coi
propri compagni tagliati fuori.
Il pressing una tattica difensiva proveniente dal basket, ma contrariamente a quel che
avviene in questo sport, dove il pressing sempre e comunque legato alla marcatura a
uomo, nel calcio esso stato sin da subito coniugato al sistema difensivo a zona.
Anche se la prerogativa del pressing rimane laggressione organizzata al portatore di palla
rivale ed ai suoi appoggi, con il conseguente orientamento generale alluomo piuttosto che
alla copertura degli spazi, partendo da unorganizzazione a zona che viene messa in atto
(zona-press).
A seconda della zona del campo in cui si inizia ad applicare la tattica del pressing (linea di
inizio pressing), possiamo distinguere tre tipologie.
Se lazione difensiva inizia dalla trequarti avversaria in poi, il pressing si definisce
ultraoffensivo; se laggressione collettiva allavversario prende avvio nel settore di campo
compreso fra la nostra trequarti e quella avversaria, il pressing di tipo offensivo; se
invece lazione attiva di disturbo inizia dalla nostra trequarti in gi, il pressing di tipo
difensivo.
a ar rt t i ic co ol lo o
5
5

N . 1 4 N O V E M BRE 2 0 0 4
RIVISTA ELETTRONICA DELLA CASA EDITRICE WWW.ALLENATORE.NET
REG. TRIBUNALE DI LUCCA N 785 DEL 15/07/03
DIRETTORE RESPONSABILE: FERRARI FABRIZIO
COORDINATORE TECNICO: BONACINI ROBERTO
SEDE VIA E.FRANCALANCI 418 55050 BOZZANO (LU)
TEL. 0584 976585 - FAX 0584 977273

S SS S P PP P E EE E C CC C I II I A AA A L LL L E EE E F FF F A AA A S SS S E EE E D DD D I II I F FF F E EE E N NN N S SS S I II I V VV V A AA A
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2 2
La classificazione quindi stabilita in base ai vari settori verticali del terreno di gioco, ma
possiamo anche identificare il pressing ultraoffensivo con laggressione ai difensori
avversari in possesso di palla, che sono preposti ad avviare lazione nella loro met
campo.
Perch opt are per il pressing ult roffensivo: vant aggi e svant aggi.
Il pressing ultraoffensivo (dalla trequarti avversaria in poi) senza dubbio una scelta
difensiva che garantisce enormi vantaggi dal punto di vista tattico e psicologico.
Lobiettivo che ci si prefigge aggredendo lavversario sin dal momento in cui cerca di
costruire lazione partendo dalla linea difensiva, non solamente quello di impedirgli di
avanzare e di sviluppare con efficacia il suo gioco.
Impostando un pressing alto ed organizzato, si persegue infatti lo scopo di recuperare
palla in tempi brevi (direttamente sottraendo la sfera al portatore di palla oppure
intercettando i suoi passaggi), per poi attuare dei contrattacchi rapidi e ficcanti.
Per garantirsi il predominio territoriale e del possesso palla, fondamentale organizzarsi in
maniera da comprimere lavversario nella sua met campo accelerando i tempi della
riconquista.
Oltre che dal punto di vista tattico, i rivali vengono senza dubbio messi in difficolt anche
da quello psicologico.
La pressione a cui vengono sottoposti genera in loro confusione, apprensione, paura e il
senso di essere sovrastati da ogni punto di vista.
Da parte nostra, iniziando subito a contrastare gli avversari nella loro met campo ci
permette di sfogare lansia attraverso laggressivit, e limpressione di riuscire ad
annichilire lavversario aumenta lautostima e la fiducia nei giocatori.
Togliendo spazio e tempi di giocata allavversario portatore di palla, precludendogli inoltre
la possibilit di cederla ai compagni a lui prossimi, i quali sono anchessi messi sotto
pressione, lo costringe ad assumere scelte avventate e non ragionate.
Quindi, se il nostro difendente in contrasto sul portatore rivale non riesce a sottrargli palla
direttamente, facile che questo esegua un lancio lungo come soluzione di alleggerimento
(facilmente gestibile dalla nostra linea difensiva), o addirittura che disimpegni erratamente
a un compagno non predisposto ad una sicura ricezione.
In seguito a quanto detto, possiamo affermare che impostare la fase difensiva su di un
pressing ultraoffensivo senza dubbio una scelta tattica rispondente ad una precisa
filosofia calcistica: quella di attuare un calcio attivo e propositivo anche in fase di non
possesso palla. Infatti, aggredire lavversario sin nella sua met campo significa
trasformare unazione che dovrebbe essere di solo contenimento in un vero e proprio
attacco alla palla al fine di riconquistarla.
Possiamo per ci intendere il pressing ultraoffensivo come unazione pre-offensiva che
prelude ad unimmediata ripartenza.
Anche se lavversario in possesso del pallone, i veri padroni del terreno di gioco e della
situazione in generale siamo noi, in quanto lo sottoponiamo al nostro ritmo ed alla nostra
intensit.
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3 3
Ovviamente, applicare un pressing alto comporta anche degli svantaggi, legati ai rischi che
ci si assume lasciando scoperta la nostra met campo e alla possibilit di non avere a
disposizione giocatori idonei alla sua applicazione.
Per quanto riguarda i rischi, possiamo avere a che fare con avversari che siano pi abili
nellazione di contropressing di quanto lo siamo noi nelleseguire il pressing.
Come gi detto, operare un pressing ultraoffensivo sin nella met campo rivale significa
occuparla quasi per intero con tutti i nostri uomini.
Ci possibile grazie alla regola del fuorigioco, che ci consente di lasciare sguarnita la
nostra met campo lasciando in fuorigioco le punte avversarie che eventualmente vi
rimanessero allinterno, costringendole cos al rientro.
Ma nonostante questa concentrazione di nostri uomini allinterno della met campo degli
avversari, questi possono essere particolarmente abili nello svincolarsi dal nostro tentativo
di aggressione, guadagnando con facilit e con pochi passaggi la nostra met campo
sguarnita.
Una volta che le nostre prime linee impegnate nel pressing non siano riuscite a recuperare
palla e che i rivali siano usciti guadagnando campo tramite triangolazioni strette e cambi di
gioco, rimediare difficile.
Convenzionalmente, si usa stabilire che il pressing ultraoffensivo da utilizzare contro
squadre inferiori alla nostra, mentre quello offensivo contro squadre di pari valore e quello
difensivo contro avversari superiori a noi.
A mio modo di vedere, bene iniziare sempre il pressing almeno a partire dalla linea
mediana, senza mai farci schiacciare nella nostra met campo.
Poi, pi che il valore complessivo dellavversario, da valutare la sua abilit nello
svincolarsi dal pressing ultraoffensivo in confronto alla nostra abilit nellattuarlo e alla sua
capacit e propensione nel sviluppare veloci e ficcanti ripartenze.
Infatti, ritengo assolutamente vantaggioso aggredire nella sua met campo una squadra
avversaria sulla carta di valore superiore al nostro ma che palesi difficolt nelluscire dal
pressing alto, in modo da attaccarla imponendole il nostro gioco.
Se aggredire una squadra avvezza a sviluppare gioco palla a terra una scelta
intelligente, a prescindere dal gap tecnico esistente, potrebbe invece rivelarsi corretto
abbassare di qualche metro la linea di inizio pressing contro rivali sulla carta inferiori ma
estremamente pericolosi in contropiede.
In questultimo caso, oltre ad evitare di essere infilati in velocit negli ampi spazi alle
spalle della nostra retroguardia, si invita lavversario ad uscire fuori dalla sua met campo
in cui facile tenti di arroccarsi.
Per quanto concerne invece le caratteristiche degli uomini a disposizione, occorre
affermare che per lattuazione del pressing ultraoffensivo occorrono innanzitutto giocatori
parecchio resistenti dal punto di vista organico.
Ai giocatori infatti richiesto la continua esecuzione di scatti pi o meno lunghi, in quanto
devono coprire lintero terreno di gioco difendendo a tutto campo.
Chiaramente, se il pressing ben organizzato il dispendio fisico di ognuno non sar
eccessivo, ma se si effettuano degli errori, per rimediarvi occorrono dei ripiegamenti
tramite corse a velocit massimale di qualche decina di metri.
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4 4
Si consideri poi che un controsenso optare per una tattica difensiva aggressiva e basata
su alti ritmi per poi operare un possesso palla lento e a bassa intensit dazione: il
pressing ultraoffensivo strettamente legato ad una fase offensiva veloce e dinamica dove
quindi richiesta una prestazione atletica rilevante.
Ne consegue che impostare le due fasi di gioco su ritmi che non concedano pause ai
giocatori per tutti i novanta minuti di gara praticamente impossibile se la squadra non
altamente preparata dal punto di vista atletico.
Quindi, si spesso obbligati a ricorrere al pressing ultraoffensivo solo in determinati
momenti della gara o in situazioni di gioco particolarmente convenienti.
Unaltra considerazione sul modo in cui i giocatori a disposizione rendono pi o meno
vantaggiosa la ricerca del pressing ultraoffensivo, lanalisi delle caratteristiche delle
punte.
Se disponiamo di punte rapide e predisposte ad attaccare gli spazi alle spalle della difesa
avversaria, potrebbe non essere opportuno stabilire una linea di inizio pressing
eccessivamente alta.
Questo perch comprimere lavversario nella sua met campo significa anche ridurre gli
spazi attaccabili sopra la terza linea avversaria, rendendo meno efficaci le ripartenze in
quanto, in questo modo, non si consente alle punte di proporsi secondo le loro peculiarit.
E invece attraverso un pressing di tipo offensivo (inizio dellaggressione nei pressi della
linea di met campo) che possiamo renderci maggiormente pericolosi al momento di
ribaltare lazione, in quanto le nostre punte veloci potranno muoversi in ampi spazi.
Queste controindicazioni per il pressing alto non sono invece valide nel caso si dispone di
punte non particolarmente veloci e abili nellaggredire la profondit, ma bens
maggiormente propense a partecipare al gioco corto e alla manovra.
Si tenga per conto che anche le ripartenze corte susseguenti a pressing alto andato a
buon fine sono estremamente pericolose per lavversario anche se gli spazi dazione
risultano compressi.
Quando at t uare il pressing ult raoffensivo.
Come detto prima, per motivi di tenuta fisica quasi impossibile operare un pressing
ultraoffensivo per tutta la gara. Occorre quindi fissare dei momenti in cui richiedere alla
squadra di alzare la linea di inizio pressing, andando ad aggredire lavversario sin da
quando manovra coi difensori.
I momenti del match in cui richiedere lesecuzione del pressing ultraoffensivo sono i
seguenti, quasi tutti legati a motivazioni psicologiche:
q Inizio della gara.
Nei primi minuti di gioco importante condizionare psicologicamente lavversario,
infondendogli confusione, sfiducia e senso di inferiorit.
Si cerca cio di mettere in chiaro le nostre regole del gioco a cui lavversario deve
conformarsi.

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5 5
q Inizio del secondo tempo.
Rientrati dagli spogliatoi dopo lintervallo, facile che lavversario non sia
perfettamente concentrato alla ripresa del gioco.
q Dopo aver segnato un goal.
E chiaro che dopo una nostra realizzazione molto probabile che il rivale stenti a
ritrovare la calma e a organizzarsi.
q Alla ripresa del gioco dopo un fallo.
E dimostrato che dopo uninterruzione del gioco di qualche decina di secondi
susseguente a un fallo o ad altra motivazione analoga, vi un calo di concentrazione
nei giocatori.
q Periodi di difficolt tattica e psicologica dellavversario.
q Nel caso si debba ribaltare il risultato e mancano pochi minuti al termine.
In che sit uazioni di gioco at t uare il pressing ult raoffensivo.
Nei periodi del match in cui si ricerca lapplicazione del pressing ultraoffensivo, occorre che
la squadra agisca nei tempi giusti leggendo ed interpretando univocamente le situazioni di
gioco.
In fase difensiva, la squadra deve dislocarsi corta e stretta con la linea dei centrocampisti
che stabilisce il baricentro nei pressi della linea di met campo.
Applicare il pressing ultraoffensivo partendo da questa dislocazione di base richiede la
scalata verticale o diagonale in avanti dellintera squadra.
Per mettere sotto pressione i difensori avversari, occorre attendere il verificarsi di
particolari situazioni favorevoli a questa scalata che comporta ovviamente dei rischi.
Il principio che sta alla base della scelta del momento opportuno per applicare il pressing
alto che la scalata verticale deve avvenire quando lavversario non in grado di giocare
palla in avanti.
Infatti, qualora la palla sia liberamente giocabile in avanti dallavversario coi nostri
giocatori in avanzamento anticipato, ovvio che le possibilit di essere facilmente infilati in
contropiede sono alte.
Lo stesso discorso vale nei casi in cui si ritardasse a muovere pressing quando si
presentassero i presupposti necessari a farlo: nel momento in cui lavversario ha il pieno
controllo della sfera, non possiamo farci trovare in avanzamento e senza coperture
reciproche.
Le specifiche situazioni in cui lavversario non in grado di giocare palla in avanti,
presupposto necessario allapplicazione del pressing da parte nostra, sono le seguenti:
q Palla in trasmissione da un avversario ad un altro.
Durante la trasmissione della sfera, essa non giocabile in avanti dagli avversari: di
conseguenza ci rappresenta un segnale per la scalata verticale collettiva e
lapplicazione del pressing.
Occorre per valutare se il tempo durante il quale la palla non giocabile sia sufficiente
ad assumere ladeguato dislocamento per il pressing, in modo tale che quando il
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6 6
ricevente alza la testa per la presa dinformazione, si trovi contrastato e senza
compagni vicini liberi per effettuare un sicuro disimpegno.
q Difficolt nella ricezione da parte del difensore avversario.
In tutti quei casi in cui il difensore avversario in possesso di palla mostri incertezze
nella ricezione e/o nella gestione del pallone (passaggio errato da parte di un
compagno, palla aerea di difficile controllo) non avendone quindi il necessario controllo
per giocarlo avanti, possibile da parte nostra salire per attuare il pressing
ultraoffensivo.
q Rimessa laterale a favore degli avversari nella loro met campo.
Prima della battuta della rimessa da parte dellavversario vi tempo e modo da parte
nostra di assumere la corretta dislocazione avanzata per il pressing, marcando
strettamente gli appoggi rivali, attuando in particolare il pressing ad invito (si lascia
volutamente smarcato un avversario particolare, ad esempio il meno abile
tecnicamente, e lo si raddoppia non appena riceve palla dalla rimessa).
Inoltre, possiamo identificare tre tipologie di pressing ultraoffensivo in merito alla
situazione tattica in cui viene applicato:
q Pressing ultraoffensivo successivo al pressing offensivo.
Quando ci si trova impegnati in una situazione di pressing offensivo nei pressi della
linea mediana e lavversario scarica palla verso i difensori, possibile continuare
lazione aggressiva scalando in avanti senza rischiare di essere infilati in contropiede.
q Pressing su ripresa del gioco.
E applicato nei momenti in cui lavversario avvia ex novo una azione
conseguentemente alla ripresa del gioco tramite palla inattiva (calcio dinizio, calcio di
punizione, rimessa laterale) o tramite rimessa del fondo del portiere indirizzata ai
difensori.
q Pressing su transizione negativa.
Quando si perde palla nella met campo avversaria, la squadra chiamata ad
assumere una decisione collettiva dopo aver interpreto uniformemente la situazione
tattica: riposizionamento difensivo oppure pressing ultraoffensivo.
La scelta fra le due opzioni dipende dalla superiorit o inferiorit numerica in zona
palla, dal settore di campo in cui si perso il possesso (orientamento generale al
pressing su palla laterale e al ripiegamento su palla centrale), dal nostro dislocamento
generale in relazione a quello avversario, dalla situazione tattica in cui si trova il nuovo
portatore avversario (pieno controllo della sfera oppure in difficolt, con o senza
appoggi o sostegni ravvicinati cui cederla agevolmente) e dalle sue caratteristiche
tecnico-tattiche individuali, oltre ovviamente al risultato di gara e al tempo rimanente
alla sua conclusione.
In quali set t ori del campo avversario at t uare il pressing
ult raoffensivo.
A prescindere della volont o meno di applicare il pressing alto in un dato momento della
partita e delle situazioni necessarie alla sua esecuzione, importante stabilire i settori
della met campo avversario in cui agire.
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Infatti, possiamo stabilire lapplicazione del pressing solo su palla laterale o anche su palla
centrale.
Il problema relativo allapplicazione del pressing su palla centrale che in questa
situazione lavversario in possesso della sfera pu giocare a 360, ossia pu avere a
disposizione opzioni per il disimpegno in tutte le direzioni del terreno di gioco.
Di conseguenza, pi difficile da parte nostra precludergli tutte le possibili giocate,
dovendo mettere sotto pressione indiretta un maggior numero di appoggi avversari.
Viceversa, su palla laterale il contesto tattico cambia notevolmente, in quando il portatore
avversario in questo settore pu giocare a 180.
Ci significa che le possibili giocate fornitegli dai compagni sono relativamente ridotte, ed
pi agevole da parte nostra scalare nel lato forte e chiudere tutte le traiettorie di
passaggio.
Inoltre, sulle corsie laterali possibile attuare con facilit il raddoppio di marcatura,
elemento tattico strettamente connesso al pressing.
Non a caso, in genere, anche nel calcio professionistico, le squadre optano per due diverse
linee di inizio pressing, una per le situazioni di palla laterale e una per quelle di palla
centrale.
Nel primo caso, si ricerca il pressing ultraoffensivo, nel secondo, lazione di disturbo inizia
nei pressi della linea di met campo.
A mio modo di vedere, lideale preparare delle situazioni di pressing ad invito su palla
centrale in modo da forzare lavversario ad aprire il gioco sulla fascia, dove andremo a
raddoppiare la marcatura e ad intensificare latteggiamento aggressivo.
Modalit dapplicazione del pressing ult raoffensivo.
Innanzitutto, occorre delineare chi sono i giocatori deputati a chiamare al pressing il resto
della squadra. Trattandosi di pressing ultraoffensivo, devono essere in linea di massima le
C1
Fig. 1 Fig. 1
1
2 3
4
5 6
7
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10
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2
3
4
5 6
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8
9
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11

punte ad impostare il pressing ed loro
la responsabilit di leggere la situazione
tattica individuando il verificarsi dei
presupposti per lazione offensiva.
E chiaro che disponendo di un tridente
sar il centravanti a chiamare il pressing
su palla centrale e le ali su palla
laterale; con un modulo a due punte
in genere compito degli esterni di
centrocampo alzarsi su palla laterale.
Qualora le prime linee del pressing
ultraoffensivo optino per questa azione
accorciando in avanti, gli altri due
reparti devono adeguarsi scalando anchessi in avanti allunisono, badando peraltro a
mantenere le giuste distanze inter-reparti e intra-reparto, andando ad aggredire i giocatori
avversari che verranno a trovarsi nelle loro zone situazionali di competenza (figura 1).
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Occorre ora operare una distinzione fra le due fasi operative di cui si compone la tattica del
pressing in generale:
q fase dattesa;
q fase aggressiva.
La prima fase consiste in una presa di posizione collettiva volta a limitare tempo e spazio
al portatore di palla, precludendogli le giocate pi importanti e mettendolo soprattutto in
una situazione di notevole incertezza e difficolt decisionale, al fine da indurlo allerrore.
E quindi importante, oltre allaggressione individuale al portatore di palla, mettere sotto
pressione indiretta i suoi appoggi pi prossimi attraverso marcature orientate allanticipo.
Lintera squadra deve essere posizionata in maniera compatta, ossia corta in verticale e
stretta in orizzontale, attraverso la partecipazione collettiva e lo sfruttamento della regola
del fuorigioco, che ci consente di occupare per intero la met campo rivale lasciando libera
la nostra.
In questa prima fase poi opportuno preparare delle situazioni di pressing ad invito, in
modo da forzare a nostro favore la giocata del portatore di palla rivale.
Infatti, con questultimo posto centralmente, occorre lasciare smarcato lappoggio situato
sulla fascia laterale pi prossima, al fine di condizionare il portatore allapertura del gioco.
C1
Fig. 2 Fig. 2
1
2 3
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In figura 2 possibile notare questo
atteggiamento collettivo dattesa
finalizzato al pressing ad invito: si noti il
comportamento della punta sinistra che
da una parte mette sotto pressione il
portatore di palla e dallaltra gi
orientata assieme al laterale sinistro
allattuazione del raddoppio di
marcatura.
E da evidenziare che la marcatura sugli
appoggi avversari deve seguire la regola
secondo la quale pi c distanza fra la
palla e lappoggio e maggiore deve
essere lanticipo da parte del difensore.
C1
Fig. 3 Fig. 3
1
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Infatti, gli appoggi corti presenti sul
lato forte vanno marcati strettamente
da vicino, mentre su quelli lunghi sul
lato debole va incrementato lanticipo,
badando soprattutto alla copertura degli
spazi intervenendo in intercettamento in
caso di cambio di gioco immediato.
La seconda fase caratterizzata
dallincremento di aggressivit da parte
dei giocatori impegnati nel pressing,
(figura 3) attraverso lapplicazione di
raddoppi di marcatura e lallungamento
dellanticipo da parte dei giocatori in
marcatura sugli appoggi.
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In riferimento allesempio rappresentato in figura 2, gli appoggi rivali sono ora messi in
zona ombra in maniera accentuata, non si tratta pi di una marcatura solamente orientata
allanticipo.
La conseguenza di ci non solamente il sicuro intercettamento delle varie traiettorie di
passaggio, ma anche la creazione di superiorit numerica nel lato forte dellazione, data la
notevole concentrazione di nostri giocatori in zona palla.
Inoltre, si accentua anche lapplicazione della regola del fuorigioco, in quanto anche i
difensori accorciano maggiormente in avanti stringendo le marcature sugli eventuali
avversari presenti fra le due linee di difesa e di centrocampo.
Il verificarsi di queste due fasi del pressing relativa alla situazione standard in cui si porta
aggressione ai difensori centrali avversari: ci si posiziona in maniera da forzare il portatore
di palla a giocarla lateralmente, dato che si presuppone che esso ha comunque il pieno
controllo della sfera, per poi passare alla fase aggressiva del pressing.
Ma il passaggio dalluna allaltra fase non avviene invece in quelle situazioni in cui
opportuno agire sin da subito in maniera aggressiva:
q quando la palla si trova gi inizialmente in zona laterale;
q quando lavversario in possesso di palla non ne ha il pieno controllo;
q quando si decide di accorciare in avanti durante la transizione negativa.
C1
Fig. 4 Fig. 4
1
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11

In figura 4 rappresentata la
situazione in cui il portatore di palla in
zona centrale in difficolt nel
controllarla, di conseguenza, il nostro
giocatore in contrasto aumenta il grado
di pressione per tentare la riconquista,
mentre lesterno sinistro marca sin da
subito danticipo il terzino avversario
con gli altri compagni che incrementano
a loro volta lanticipo sui diretti
avversari.
Quanto detto si differenzia dal pressing
di tipo offensivo nei pressi della linea
mediana.
In questo caso lazione di pressing inizia sempre con una fase dattesa anche con palla in
zona laterale.
La differenza rilevante che mentre la fase dattesa del pressing ultraoffensivo
comunque caratterizzata da un certo livello di aggressivit nei confronti del portatore
avversario e dei suoi appoggi, con un atteggiamento generale orientato alla marcatura, la
fase dattesa del pressing offensivo coincide invece con una situazione di pressione
individuale al portatore di palla coi compagni orientati alla copertura degli spazi.
In questo caso, il passaggio alla fase aggressiva del pressing si verifica ovviamente nel
momento in cui lavversario con palla si dimostri in difficolt (perch subisce un raddoppio,
perch perde il pieno controllo della sfera, perch aumenta la pressione individuale del
marcatore).
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La differenza fra le fasi dattesa dei due tipi di pressing dovuta al fatto che col pressing
ultraoffensivo si verifica comunque sin da subito una situazione di difficolt per la squadra
avversaria che si vede aggredita nella sua met campo: ci richiede da parte nostra un
atteggiamento sin da subito piuttosto deciso orientato alla marcatura anche nella fase
dattesa.
Tornando alle modalit dapplicazione del pressing ultraoffensivo, occorre dire che esso
strettamente legato, oltre che ai raddoppi di marcatura e alla tattica del fuorigioco, alla
perfetta esecuzione dei meccanismi a scalare.
Essi non consistono solo nei movimenti a scalare in avanti in verticale e in diagonale, ma
anche alle scalate per linee esterne che coinvolgono giocatori di reparti diversi.
Ci avviene su palla laterale al fine di adeguare il nostro schieramento a quello avversario
in riferimento alla nuova situazione tattica.
Ovviamente anche le scalate per linee esterne devono avvenire mentre la palla in
trasmissione e mai quando giocabile in avanti.
Unultima considerazione sullapplicazione del pressing il comportamento della squadra
nel momento in cui lavversario riesce a svincolarsi dal nostro tentativo iniziale.
Occorre in tal caso valutare se proseguire nellazione aggressiva oppure se abbandonare il
proprio intento ripiegando celermente nella nostra met campo cercando di limitare i
danni, con la linea difensiva che scappa allindietro temporeggiando e togliendo la
profondit alle punte rivali.
Tale scelta dipende dalla zona del campo in cui si trova la palla nel momento in cui
lavversario riesce ad uscire e dalla persistenza o meno da parte nostra di superiorit
numerica in zona palla.
Da quanto trattato, chiaro che il pressing non da intendersi come una tattica basata
esclusivamente sullesuberanza fisica e sulla mera aggressivit, ma richiede invece un alto
livello di razionalit, concentrazione, organizzazione ed applicazione tattica.
Lapplicazione del pressing ult raoffensivo in base al proprio sist ema
di gioco e a quello avversario.
E ora il momento di passare allanalisi della sua applicazione pratica specifica in
riferimento al sistema di gioco adottato e a quello dellavversario.
Infatti, lallenatore dovr in primo luogo organizzare ed addestrare la sua squadra
allesecuzione del pressing alto sulla base delle posizioni di base ricoperte dai suoi uomini,
stabilendo in particolar modo i movimenti a scalare tipici e i raddoppi di marcatura.
La squadra dovr inizialmente assimilare gli automatismi standard per lesecuzione del
pressing, a prescindere dalla specificit dellavversario di turno.
In secondo luogo, lallenatore deve essere abile nellapportare gli adeguati accorgimenti ai
propri meccanismi di base del pressing, in modo da ottimizzare la contrapposizione tattica
al rivale da affrontare.
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11 11
Per quanto riguarda i meccanismi specifici del pressing alto in relazione al proprio sistema
di gioco, occorre mettere in evidenza limportanza rivestita dalla prima linea di attaccanti
per lintero funzionamento dei meccanismi di base.
Questo perch trattandosi del pressing ultraoffensivo devono essere le punte ad avviare
lazione difensiva, aggredendo i difensori avversari nella loro met campo.
La prima linea del pressing ultraoffensivo pu a tal riguardo essere composta da:
q 1 giocatore;
q 2 giocatori (in linea o ad asse);
q 3 giocatori (in linea o a triangolo con vertice verso il basso o a triangolo con
vertice verso lalto);
In riferimento ad una prima linea di pressing composta da due giocatori in linea, le regole
generali che governano il loro agire sono generalmente le seguenti:
q Con palla centrale, la punta pi vicina va in aggressione mentre laltra marca
danticipo il difensore centrale avversario pi prossimo allazione.
q Con palla laterale, gli attaccanti non vanno a pressare direttamente il portatore di
palla ma si preoccupano di chiudere il passaggio arretrato (punta corrispondente) e il
passaggio centripeto in linea (punta opposta).
Laggressione diretta al portatore di palla invece demandata al centrocampista
esterno che deve scalare verticalmente.
In presenza di due attaccanti disposti ad esse (ad esempio nel modulo 4-4-1-1), i casi
sono due: o si modifica la loro disposizione portandoli in linea, oppure si chiede al
centravanti di andare in pressing sui difensori centrali rivali e al trequartista di marcare il
regista avversario.
Ci dipende specificatamente dal sistema di gioco del rivale.
Per quanto riguarda una prima linea di pressing composta da tre elementi in linea, il
meccanismo che sta alla base del loro comportamento il seguente:
C1
Fig. 5 Fig. 5
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2
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C1
Fig. 6 Fig. 6
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q Con palla in posizione centrale, la punta centrale va a muovere pressione, mentre
le due ali si posizionando in maniera leggermente arretrata ed accentrata in modo da
forzare il portatore di palla ad aprire il gioco verso le fasce.
Con palla in posizione laterale, lala corrispondente attacca la palla, mentre il centravanti
ha due possibilit: raddoppiare sul portatore oppure chiudere la traiettoria del passaggio
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12 12
arretrato. Nel caso di raddoppio, spetta allala opposta coprire lo scarico effettuando una
scalata lunga dal lato debole al lato forte (figura 5 pagina precedente).
Nel secondo caso, lala opposta dovr scivolare verso la zona palla marcando danticipo il
difensore centrale rivale pi lontano allazione oppure chiudere la traiettoria di passaggio
centrale alleventuale regista rivale (figura 6 pagina precedente).
C da dire che anche nel caso si schierino due trequartisti alle spalle di una punta
(triangolo con vertice alto), valgono le regole viste per la disposizione a tre in linea appena
analizzata, in quanto le due mezzepunte prendono le veci delle ali.
Per quanto riguarda invece la disposizione 1+2 (un trequartista alle spalle di due punte,
ossia il triangolo con vertice verso il basso), valgono le regole relative al comportamento
delle due punte, con laggiunta del trequartista che, a seconda dellavversario di turno,
pu:
q marcare leventuale regista avversario;
q interagire con le due punte dando vita a una prima linea di pressing a tre
giocatori in linea, con le regole viste in precedenza;
q integrarsi centralmente o lateralmente con la linea dei centrocampisti,
collaborando attivamente con loro nel pressing di reparto.
Per quanto riguarda lapplicazione del pressing alto con moduli che prevedono un'unica
punta (es. 4-5-1), occorre dire che in realt non vi sar mai un solo giocatore impegnato
nellaggressione ai difensori avversari in possesso di palla, ma occorre il continuo
intervento a supporto dei due centrocampisti esterni.
Di conseguenza, facile che in realt siano tre i giocatori componenti la prima linea del
pressing nei moduli con una sola punta.
Una volta stabiliti compiti e movimenti degli attaccanti, primi protagonisti del pressing alto,
sia in caso di palla centrale sia in caso di palla laterale, occorre stabilire nei dettagli il
comportamento delle altre due linee, quella dei mediani e quella dei difensori, a seconda
del modulo adottato.
In primo luogo, occorre prevedere o meno la partecipazione dei centrocampisti esterni alla
prima linea di pressing, scalando verticalmente al fine di aggredire i difensori laterali rivali
in possesso di palla.
C1
Fig. 7 Fig. 7
1
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2
3
4
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11

Questo meccanismo a scalare per linee
esterne tipico del 4-4-2, in cui
lesterno di centrocampo va in pressing
alto sulla sua corsia, mentre il terzino
prende il suo posto a centrocampo con
la conseguente scalata di una posizione
da parte degli altri tre difensori e del
mediano laterale opposto (figura 7); si
noti come comunque questultimo non
deve scalare completamente la sua
posizione, dato che si trova sul lato
debole del campo e deve farsi trovare
pronto a mettere sotto pressione
lavversario presente sulla sua fascia in
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13 13
caso di cambio di gioco).
Oltre alla collaborazione stretta fra punte e mediani, occorre anche prevedere leventuale
applicazione di movimenti che richiedono sincronismi particolari fra centrocampisti e
difensori. Ad esempio, nel 4-3-3, quando lala in pressione laterale sul terzino avversa-
C1
Fig. 8 Fig. 8
1
2
2
3
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5 6
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11

rio, si pu stabilire il movimento
standard che prevede la scalata in
avanti del terzino che va ad integrarsi
alla linea dei centrocampisti (con il
conseguente adeguamento di posizione
da parte degli altri difensori), in modo
da coprire lo spazio vuoto sulla fascia a
lato delle mezzala (figura 8).
Alternativamente, nella medesima
situazione tattica si pu stabilire lo
scivolamento laterali dei tre mediani, in
modo da far mantenere le posizioni d
partenza ai quattro difensori non
costringendoli a scalare con i rischi che
ci comporta.
Dopo aver stabilito lesecuzione di questi eventuali movimenti a scalare collettivi, occorre
delineare il comportamento generale dei centrocampisti (in riferimento alla precisa
posizione che devono assumere a seconda di dove si trova la palla) e dei difensori (oltre a
scalare in base alla palla, si deve dare loro indicazione circa la gestione delle punte
avversarie e della profondit tramite lutilizzo dellelastico difensivo).
Ovviamente, il tecnico deve anche considerare leventualit che lavversario riesca a
svincolarsi dalla pressione delle prime linee, stabilendo in che modo devono entrare in
azione i mediani e i difensori e quale deve essere il comportamento delle punte per
tornare a ricoprire un ruolo attivo ed utile per la fase difensiva.
Per quanto riguarda invece lottimizzazione della contrapposizione tattica allavversario da
affrontare in sede di preparazione della partita, questa deve essenzialmente basarsi
sulladattamento seppur marginale dei nostri meccanismi standard del pressing
ultraoffensivo al suo sistema di gioco.
Gli obiettivi da conseguire da questo punto di vista sono:
q stabilire le scalate collettive per contrapporsi al rivale quando la palla in
possesso di un suo difensore centrale;
q stabilire le scalate collettive per contrapporsi al rivale quando la palla in
possesso di un suo esterno difensivo;
q sia su palla centrale sia su palla laterale, preoccuparsi di non trovarsi in
inferiorit numerica a centrocampo e sulle fasce ;
q evitare se possibile la parit numerica in zona difensiva (specialmente al
centro);
q predisporre gli eventuali raddoppi di marcatura sulle corsie laterali;
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14 14
q apportare modifiche che non richiedono uno stravolgimento dei meccanismi
di base del pressing studiati con la squadra in allenamento; le modifiche
devono essere le pi semplici possibili e devono essere facilmente assimilabili
dalla squadra nella settimana precedente al match che stiamo preparando.
C1
Fig. 9 Fig. 9
1
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3
4
5
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8
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11

Per esempio, se la nostra squadra
disposta col 4-4-2 e lavversario adotta
il 3-4-3, opportuno chiedere alle due
punte di affrontare da sole i tre difensori
avversari.
Questa scelta dettata dalla necessit
di non trovarsi in parit numerica al
centro della difesa: come si pu notare
in figura 9 infatti, nel caso attuassimo
un movimento a scalare per
contrapporci con tre giocatori alla difesa
rivale, rischieremmo un pericoloso 3
contro 3 in difesa.

In riferimento alla predisposizione delle scalate difensive, una situazione tipica da risolvere
la presenza di un regista arretrato nello schieramento del rivale (ad esempio nel modulo
4-3-1-2).
In questo caso, a meno che si disponga di un trequartista gi collocato nella zona dazione
del regista, due sono i possibili comportamenti attuabili da parte nostra per gestire questo
giocatore nel momento in cui si devono aggredire i difensori avversari:
q arretramento di una punta;
q avanzamento di un mediano.
Nel primo caso si rinuncia di scoprire un centrocampista dalla sua posizione per evitare
leventuale inferiorit numerica a centrocampo o per ottenere addirittura il sovrannumero
in questa zona.
In questo caso per, il pressing nei confronti della retroguardia avversaria sar meno
efficace per via dellapporto di un giocatore in meno.
Lavanzamento del centrocampista permesso dal fatto di non trovarsi in inferiorit
numerica a centrocampo in seguito a questo movimento, anche se comunque il reparto
mediano perde compattezza.
Occorre poi predisporre le scalate in modo che la squadra possa adeguarsi con agevolezza
agli spostamenti di palla operati dai rivali.
Pertanto, occorre studiare nel dettaglio il comportamento della squadra nel momento in
cui la palla passa da un difensore centrale ad uno laterale o viceversa, oppure quando la
palla viene spostata dallavversario dal reparto difensivo a quello mediano.

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15 15
La didat t ica del pressing ult raoffensivo: prerequisit i da sviluppare
ed esercit azioni specifiche.
Affinch la squadra riesca ad attuare nelle modalit, negli spazi e nei tempi giusti il
pressing ultraoffensivo occorre stabilire una valida e dettagliata metodica dallenamento.
Ma laddestramento del proprio gruppo allesecuzione ottimale del pressing ultraoffensivo
solamente una parte di unampia progressione didattica generale riguardante lintera fase
difensiva che parte dall1>1 per poi passare al lavoro per microreparti, reparti e blocchi.
Solo quando si inizia a lavorare a livello collettivo (componenti di pi reparti) possibile
introdurre delle esercitazioni specifiche per il pressing secondo il modulo della squadra.
Linsegnamento del pressing deve essere relativo a tutte le sue tipologie: pressing
difensivo, pressing offensivo, pressing ultraoffensivo.
Le esercitazioni per il pressing possono quindi essere specifiche per una sola tipologia (ad
esempio per il pressing ultraoffensivo) oppure possono essere studiate in modo da
chiamare la squadra ad applicare il pressing a diverse altezze di campo.
In ogni caso, linsegnamento del pressing ultraoffensivo non pu sganciarsi da quelli
relativi ad altre altezze di campo, ma deve essere portato avanti congiuntamente ad essi.
Vi una differenza fondamentale fra le esercitazioni per il pressing in generale e quelle
specifiche per il pressing alto nella met campo avversaria.
Le esercitazioni per il pressing in generale possono anche essere sganciate dal sistema di
gioco adottato dalla squadra.
Quindi, possono riguardare singoli gruppi di giocatori in modo da introdurli ed addestrarli
ai principi e agli automatismi del pressing e possono anche essere slegate da specifici
settori di campo.
Le esercitazione per il pressing ultraoffensivo necessitano invece lo schieramento della
squadra, o parte di essa, secondo il modulo adottato, simulando sul terreno di gioco
lapplicazione del pressing nella met campo avversaria.
I requisiti e le capacit da sviluppare tramite un mirato e proficuo programma
dallenamento sono i seguenti:
q Aspetto tecnico-tattico.
Occorre dotare la squadra di unorganizzazione difensiva collettiva affinch essa riesca
a muoversi compatta ed armonica in tempi comuni e negli spazi giusti a seconda della
situazione tattica.
q Aspetto mentale.
La squadra deve essere persuasa dellimportanza e dei vantaggi relativi allutilizzo del
pressing ultraoffensivo.
Affinch il pressing sia efficace i giocatori devono essere indotti ad assumere un
atteggiamento aggressivo, convinto e determinato che spesso sancisce lefficacia del
pressing stesso.


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16 16
q Aspetto atletico.
Essendo comunque il pressing, specie quello effettuato nella met campo opposta, una
tattica dispendiosa dal punto di vista fisico, occorre predisporre una preparazione
atletica adeguata volta a sviluppare le doti di resistenza dei giocatori.
In particolare, occorrer curare con grande attenzione lo sviluppo della resistenza
anaerobica lattacida in modo da predisporre il fisico dei giocatori a tollerare e smaltire
lacido lattico in tempi brevi.
Per quanto riguarda le esercitazioni specifiche, se ne propongono alcune relative al
pressing ultraffensivo, secondo una specifica progressione didattica che segue i seguenti
principi metodologici:
q dallanalitico al sintetico, dal particolare al generale;
q dal facile al difficile, dal semplice al complesso;
q dallo stereotipato al situazionale, dal deduttivo allinduttivo;
q quando possibile, fornire una connotazione ludica e competitiva alle
esercitazioni, le quali vanno variate e diversificate in continuazione per
mantenere viva lattenzione e la motivazione dei giocatori.
In particolare, importante che le esercitazioni siano inizialmente facilitate per i giocatori
impegnati in pressing, con gli avversari che agiscono in modo passivo, dando anche modo
allallenatore di correggere i comportamenti errati.
In seguito, i giocatori avversari si attivano, ad esempio velocizzando la circolazione di
palla, e si rendono pi difficoltose le condizioni per i giocatori che devono pressare, ad
esempio ponendo loro il vincolo di non aggredire direttamente il portatore di palla
(stimolandoli a curare le tecniche danticipo) e dando la possibilit agli avversari di giocare
con le mani per diminuire il rischio di errori tecnici.
In particolare, il percorso di insegnamento dovr prevedere i seguenti passaggi:
q addestramento delle prime linee del pressing, in particolare delle punte;
q addestramento del blocco punte + centrocampisti;
q addestramento dellintero collettivo.
E a tal riguardo importante, prima di eseguire esercitazioni situazionali con avversari,
automatizzare la squadra ai meccanismi standard del pressing alto, attraverso la
ripetizione dei movimenti collettivi.
Inoltre, ogni esercitazione proposta richiede lutilizzo di diverse combinazioni dei
meccanismi energetici e dei processi metabolici (aerobico, anaerobico lattacido,
anaerobico alattacido).
Di conseguenza, il tempo di lavoro per ogni esercitazione deve essere modulato in base
alla programmazione relativa alla componente atletica predominante stabilita per la seduta
in cui vengono proposte.
E poi utile conglobare aspetti di tattica e tecnica offensiva in esercitazioni in cui gli scopi
perseguiti sono prevalentemente relativi alla fase di non possesso, come quelli relativi al
pressing ultraoffensivo.
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17 17
E per questo motivo che si consiglia la richiesta alla squadra di sviluppare ripartenze
collettive dopo la buona riuscita dellazione difensiva.
Anche nel momento in cui si prevede il comportamento attivo dei giocatori usati come
allenatori-avversari di quelli impegnati al pressing, bene prevedere anche per loro degli
obiettivi di fase offensiva da perseguire, in modo che lesercitazione abbia per tutti un
carattere allenante.
Infine, le esercitazioni considerano leventualit di dover addestrare al pressing
ultraoffensivo secondo il modulo 4-4-2.
In ogni caso, possono essere facilmente personalizzate secondo altri sistemi di gioco.
Esercitazione1
Obiettivo tecnico-tattico: addestramento delle punte al lavoro difensivo da effettuare
nei riguardi dei difensori avversari.
Dimensioni area esercitativa (lunghezza x ampiezza): 15x30 mt.
Partecipanti: 2 punte contro 2-3 difensori.
Modalit generale desecuzione: i difensori si scambiano la palla, mentre le due punte
devono agire in sintonia nei tempi e nelle modalit adeguate, al fine di conquistare palla
oppure forzare gli avversari ad uscire lateralmente; scopo dei difensori invece quello di
eludere lopposizione delle due punte superando in conduzione la linea orizzontale di fondo
campo.
Si passa poi da due a tre difensori, in modo da addestrare le punte a forzare lapertura
verso le fasce.
Esercitazione 2 (figura 10)
Obiettivo tecnico-tattico: addestrare
le punte e i due esterni di centrocampo
a chiamare il pressing alto nei tempi
corretti, curando il passaggio dalla fase
dattesa alla fase aggressiva oppure
cogliendo lopportunit di assumere un
atteggiamento altamente aggressivo sin
da subito.
Dimensione area esercitativa: 30x60
mt.
Partecipanti: 2 punte + 2 laterali
contro 4 difensori.
Fig. 10 Fig. 10
A
A
B B
B

Modalit desecuzione: la linea difensiva si dispone in ampiezza nei pressi della linea di
fondo facendo circolare palla al suo interno, punte e laterali attendono nelle loro posizioni
difensive di partenza (10-15 metri pi indietro rispetto ai difensori) il verificarsi di una
situazione che presenti i presupposti per la scalata verticale e lapplicazione del pressing
alto (ad esempio durante una trasmissione lunga da un difensore allaltro che dia il tempo
di salire senza rischi); i difensori devono poi simulare dopo un certo numero di passaggi,
una situazione che consenta ai difendenti di intervenire immediatamente in maniera
aggressiva (ad esempio uno stop errato od un passaggio aereo di difficile gestione);
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18 18
accertarsi che le prime linee del pressing agiscano nei tempi giusti, senza ritardare o
anticipare la scalata verticale.
Esercitazione 3 (figura 11)
Obiettivo tecnico-tattico: addestramento al pressing ultraoffensivo del blocco
centrocampo + attacco.
Dimensione area esercitativa: 40x60 mt.; dividere laerea di gioco in quattro settori,
ossia due corridoi laterali 40x20 mt. ulteriormente divisi in due met da 20x20 mt., un
settore centrale avanzato 20x40 mt. e un settore centrale arretrato 20x40 mt.
Partecipanti: 2 attaccanti + 4 centrocampisti contro 6-8 avversari.
Modalit generali desecuzione: si dispongono i giocatori come da figura; lesterno di
centrocampo non pu entrare nel quadrato in cui si trova il terzino avversario sino a che
questo non riceve palla; i giocatori non possono uscire dai settori di campo a loro
assegnati, tranne le punte che possono muoversi nei settori laterali per raddoppiare la
marcatura assieme agli esterni di
centrocampo quando il terzino rivale sta
per ricevere; come nelle altre
esercitazioni, gli allenatori-avversari
fanno circolare palla in orizzontale e in
verticale con lobiettivo di superare in
conduzione la linea di fondo campo di
fronte a loro; attaccanti e centrocampisti
devono invece riconquistare palla tramite
una razionale ed efficace azione di
pressing; in seguito, si aggiunge un
difensore centrale e un centrocampista
interno cos che le punte e i mediani in
pressing si trovino in inferiorit numerica
Fig. 11 Fig. 11

obbligandoli a cercare soluzioni tatticamente adeguate per risolvere la situazione.
Esercitazione 4
Obiettivo tecnico-tattico: addestramento al pressing ultraoffensivo del blocco
centrocampisti + punte.
Dimensione area esercitativa: 30x50 mt. + porta regolamentare.
Partecipanti: attaccanti + centrocampisti contro 5-8 avversari + portiere.
Modalit desecuzione: si gioca senza regole particolari, in situazione reale di gioco; la
squadra in possesso di palla ha lobiettivo di superare in conduzione la linea di fondo
svincolandosi dal pressing che i 2 attaccanti e i 4 centrocampisti devono portare nei loro
confronti; lazione parte sempre dal portiere che cede palla ad un difensore; una volta
conquistata palla, richiesta una rapida ripartenza concludendo a rete entro un numero di
secondi o di passaggi prestabiliti; si aggiungono progressivamente altri tre giocatori alla
squadra in possesso di palla, che passa cos da 5 a 8 componenti; si aumentano poi le
dimensioni del terreno di gioco portandolo a 40x60 mt.: questo al fine di rendere ancora
pi difficoltoso il compito ai giocatori impegnati in pressing, che devono ora difendere in
spazi pi ampi.
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19 19
Esercitazione 5 (figura 12)
Obiettivo tecnico-tattico:
addestramento collettivo al pressing
ultraoffensivo.
Dimensione area esercitativa: met
campo del terreno regolamentare divisa
in 7 settori (2 laterali per ogni fascia + 3
centrali) come da figura.
Partecipanti: 10 contro 9-12 avversari.
Modalit desecuzione: i giocatori
sono disposti nei settori come da figura.
Lesercitazione si svolge nelle stessa
Fig. 12 Fig. 12

modalit dellesercitazione 4, con laggiunta dei difensori centrali che devono gestire le
punte rivali e dei terzini che devono essere pronti nel mettere sotto pressione gli esterni
alti della squadra opposta; si aumentano poi gli avversari sino ad arrivare ad un 10 contro
12 dove le punte e i centrocampisti centrali impegnati in pressing si trovano in inferiorit
numerica 2 > 3.
Esercitazione 6
Obiettivo tecnico-tattico: addestramento collettivo al pressing ultraoffensivo.
Dimensione area esercitativa: met campo di un terreno regolamentare + 1 porta
regolamentare.
Partecipanti: 10 contro 8-12 giocatori + 1 portiere.
Modalit desecuzione: come lesercitazione precedente ma senza i vincoli dei settori
territoriali; lazione parte sempre dal portiere che gioca corto per un difensore; si inizia con
la squadra in possesso di palla composta da 8 giocatori per poi arrivare progressivamente
a 12.
Variante: su ogni fascia si delimitano due aree si 10x10 mt. in posizione avanzata in cui
la squadra in pressing pu raddoppiare la marcatura in situazione di 2>1 (la squadra in
possesso di palla non pu portare al loro interno altri giocatori); questo per incentivare i
difendenti al pressing ad invito.
Esercitazione 7 (figura 13)
Obiettivo tecnico-tattico: presa di
posizione ottimale della squadra nel
pressing alto in base alla posizione del
portatore di palla e dei suoi appoggi.
Dimensioni area esercitativa: met
campo di un terreno regolamentare.
Partecipanti: 10 giocatori.
Materiale occorrente: diversi cinesini
di colori differenti.
Modalit desecuzione: si dispongono i
cinesini di ciascun colore in modo da
Fig. 13 Fig. 13
M

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20 20
simulare sul terreno di gioco la disposizione in campo di ipotetici avversari schierati
secondo sistemi di gioco differenti; la squadra parte dalla disposizione di base della fase
difensiva, nei pressi delle linea mediana; lallenatore indica un cinesino-difensore da
attaccare: la squadra scala celermente in avanti pressando il portatore di palla
rappresentato dal cinesino indicato e marcando danticipo i suoi appoggi rappresentati dai
cinesini delle stesso colore; una volta verificata la corretta esecuzione dellazione di
pressing, lallenatore invita la squadra a riposizionarsi nei pressi della linea di centrocampo
tramite corsa lenta (in modo da recuperare fisicamente); cambiare le dislocazioni dei
cinesini dopo qualche ripetizione; in seguito, invece di far riposizionare di volta in volta la
squadra a centrocampo, si chiama subito lattacco ad un altro cinesino di uguale o diverso
colore.
Esercitazione 8
Obiettivo tecnico-tattico: presa di posizione ottimale in base a portatore di palla ed
appoggi, lettura tattica della situazione, scelta di tempo delluscita in pressing.
Dimensione area esercitativa: met campo di un terreno regolamentare.
Partecipanti: 10 > 10.
Modalit desecuzione: la squadra in possesso di palla la fa circolare in lungo e in largo,
coi giocatori che si scambiano continuamente le posizioni, ricalcando nel corso dellazione
diversi sistemi di gioco; la squadra che deve essere allenata al pressing attende nella sua
disposizione difensiva di base, scalando solo orizzontalmente in modo da seguire la palla;
al fischio dellallenatore, che simula una occasione favorevole al pressing alto, chi si trova
in possesso di palla la stoppa e si ferma cos come i suoi compagni; contemporane amente
la squadra difendente sale velocemente per mettere sotto pressione nel modo adeguato il
portatore di palla e i suoi appoggi: su palla centrale si simula la fase dattesa del pressing,
su palla laterale si agisce sin da subito secondo i canoni della fase aggressiva; dopo aver
verificato la corretta presa di posizione da parte della squadra in pressing, essa ritorna
nella sua collocazione iniziale e lesercitazione viene ripetuta; in seguito, si da la possibilit
agli appoggi di muoversi e smarcarsi dopo 3 secondi passati dal fischio dellallenatore: se
uno di loro riceve palla dal portatore il tentativo di pressing da ritenersi fallito.
Oltre a queste esercitazioni sul pressing ultraoffensivo focalizzate sullinsegnamento di
tempi, spazi e tecniche desecuzione, poi opportuno proporre esercitazioni specifiche
sulle tre situazione tipiche su cui esso pu essere applicato: transizione negativa, ripresa
del gioco, innalzamento linea di inizio aggressione successivamente a pressing offensivo.
Le esercitazioni proposte sono comunque modificabili e personalizzabili, e vanno intese
solo come delle tracce da cui prendere spunto per linsegnamento del pressing
ultraoffensivo, comportamento tattico che oggigiorno qualsiasi squadra che voglia essere
moderna e allavanguardia deve essere in grado di usare come arma per aver la meglio
sullavversario; ogni tecnico pu infatti crearsi la sua metodologia dinsegnamento e le
relative esercitazioni, sempre facendo riferimento ai criteri di base esposti in precedenza
ed utilizzando lesperienza maturata oltre che la propria fantasia.
LUCA PRESTI GI ACOMO
Autor e del li br o Str ategi a e tatti ca di gar a
Coautor e del li br o Modulo 4-4-2
Coautor e del li br o Anali si tatti ca Champi ons League 2002/ 2003


At t accare con il 4-3-3: gli sviluppi
offensivi del Lecce di Zeman.
A curadi MASSIMO LUCCHESI
Le combinazioni di catena della squadra allenata dal tecnico boemo.

Dopo alcuni anni non proprio felici nella serie cadetta Zdenek Zeman, chiamato dal DS
Corvino sulla panchina del Lecce, tornato prepotentemente alla ribalta attraverso
prestazioni convincenti e risultati insperati contro alcuni Top Team metropolitani nel
corso di queste prime nove giornate del campionato di serie A.
La sconfitta per 4-0 subita al Franchi ad opera della Fiorentina ha ridimensionato
leggermente il valore di una squadra giallorossa che nelle precedenti otto giornate
aveva mostrato un calcio spettacolare e redditizio in special modo in fase offensiva.
Nel corso del presente articolo cercheremo di evidenziare sviluppi e principi della fase
di attacco della squadra di Zeman.
Il modulo dei salentini il classico 4-3-3 e prevede la partecipazione attiva in fase di
attacco di molti elementi. Difensori di fascia, interni, ali, mediano e centravanti sono i
giocatori maggiormente coinvolti dagli schemi dattacco del tecnico di Praga.
La squadra sviluppa la fase offensiva attraverso predeterminate combinazioni di
catene formate da tre giocatori.
Attraverso tali combinazioni il Lecce in grado di attaccare il sistema difensivo
avversario sia centralmente che ai lati impiegando lintera gamma delle tecniche di
rifinitura (cross, sovrapposizioni, filtranti su tagli, sponde su inserimenti, combinazioni
a due giocatori) e trovando la sincronia dei tempi di gioco collettivi.

Gli at t acchi lat erali.

E la catena costituita da terzino, interno ed ala quella maggiormente sollecitata
quando il Lecce di Zeman si trova a dover superare una difesa schierata.
In tali casi la squadra salentina cerca di sfondare lateralmente e di giungere alla
rifinitura tramite cross dal fondo.
a ar rt ti ic co ol lo o
6
6


N . 1 4 N O V E M BRE 2 0 0 4
RIVISTA ELETTRONICA DELLA CASA EDITRICE WWW.ALLENATORE.NET
REG. TRIBUNALE DI LUCCA N 785 DEL 15/07/03
DIRETTORE RESPONSABILE: FERRARI FABRIZIO
COORDINATORE TECNICO: BONACINI ROBERTO
SEDE VIA E.FRANCALANCI 418 55050 BOZZANO (LU)
TEL. 0584 976585 - FAX 0584 977273

T T T T A A A A T T T T T T T T I I I I C C C C A A A A
w w w .al l enat or e.net

2 2
A seguire abbiamo rappresentato alcuni sviluppi offensivi utilizzati dal Lecce (in maglia
verde) contro la Roma di Voeller.

Foto 1

Foto 2

Foto 3



Nella foto 1, Giacomazzi,
(interno di destra) servito da
Ladesma (centrocampista
centrale) in possesso di
palla.
In questo contesto Bojinov
(ala destra) viene incontro al
compagno movendosi per vie
interne in modo costringere il
difensore a scegliere se
seguirlo e quindi liberare la
zona laterale o rimanere in
posizione e quindi permettere
al giovane attaccante leccese
di ricevere.
In contemporanea, come si
vede dalla foto 2, Cassetti
(difensore esterno di destra) si
propone in inserimento sullout
laterale.
Giacomazzi ha quindi almeno
due soluzioni di gioco:
lapertura interna verso
Bojinov o quella laterale per
Cassetti.
Lo schema si sviluppa con
lappoggio dellinterno verso
Bojinov e la successiva corsa
di smarcamento del centro-
campista per riceverne il
passaggio di ritorno (foto 3).
Bojinov in possesso palla pu
a sua volta chiudere la
combinazione con linterno o
aprire lateralmente per
Cassetti che ricevuta palla in
zona laterale pu andare al
cross o servire in profondit
Giacomazzi in inserimento.

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3 3

Foto 4
Ed proprio linserimento di
Giacomazzi a mettere in
difficolt il terzino romanista
che si vede attaccato da due
avversari.

Foto 5

Foto 6

Foto 7
Nella successiva sequenza
grafica (foto 5-6-7-8) viene
evidenziato un diverso
sviluppo offensivo che
consente ancora una volta a
Cassetti di andare al cross.
Bojinov taglia internamente e
riceve il passaggio da Ladesma
(foto 5).
In contemporanea Cassetti
sfrutta il varco liberato dal
movimento dellala per
inserirsi lateralmente.
E apprezzabile il movimento
combinato tra ala e terzino
utile a creare le premesse per
un successivo sfondamento
sullout di sinistra della difesa
romanista.
Lala destra del Lecce si
appoggia quindi su Giacomazzi
rimasto a sostegno (foto 6).
Lo schema va a svilupparsi con
il servizio di Giacomazzi per
Cassetti libero a destra.
Cufr (esterno sinistro della
difesa romanista) ha infatti
abbandonato la posizione
laterale per contrapporsi
allinserimento interno di
Bojinov che, se fosse rimasto
libero, avrebbe, una volta
entrato in possesso palla,
potuto servire Bjelanovic in
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4 4

Foto 8
profondit od andare lui stesso
alla conclusione.
Lattacco del Lecce si conclude
con il cross di Cassetti mentre
i compagni senza palla sono
bravissimi a prender
dinamicamente posizione
allinterno dellarea romanista
(foto 8)

Foto 9

Foto 10


Foto 11

Nelle foto 9-10-11-12-13
viene rappresentata una nuova
soluzione laterale sviluppata in
questa occasione sullout di
sinistra. Rullo (difensore
esterno di sinistra), ricevuto il
giropalla da Stovini (difensore
centrale di sinistra) da il via
alla nuova combinazione
laterale (foto 9).
Sulla breve percussione
dellesterno di Zeman, Dalla
Bona (interno di sinistra) si
smarca per ricevere inter-
namente mentre Pinardi (ala
sinistra) si muove incontro.
La combinazione prende forma
con Rullo che dopo aver
scaricato su Dalla Bona
prosegue la sua corsa in
inserimento sullout di sinistra
(foto 10).
Dalla Bona, una volta entrato
in possesso palla va a giocare
il verticale (foto 11) per
Bjelanovic che di testa (foto
12), va immediatamente a
smarcare Rullo sulla fascia
sinistra.



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5 5

Foto 12

Foto 13
Ancora una volta il Lecce
riuscito a superare
lateralmente lopposizione
romanista ed a portare un
terzino in condizione di rifinire
lazione con un cross dal
fondo.
Nella sequenza fotografica
inoltre possibile notare il
perfetto posizionamento degli
uomini di Zeman.
Dalla Bona, Ladesma e
Giacomazzi (foto 10) formano
infatti in maniera perfetta il
triangolo, a vertice basso, di
centrocampo mentre Pinardi,
Bjelanovic e Bojinov formano il
triangolo, a vertice alto,
dattacco.
La figura 13 mostra Rullo in
posizione di cross con Bojinov
pronto ad andare ad attaccare
alle spalle la difesa romanista.

Gli at t acchi cent rali.
Mentre gli attacchi laterali vengono prevalentemente portati dalla catena formata da
terzino-interno-ala e sono sviluppati per favorire i cross dal fondo, gli attacchi centrali
degli uomini di Zeman vedono la partecipazione attiva di Bjelanovic abile sia a far da
sponda che a tagliare in profondit.

Foto 14
La figura 14 mostra Stovini in
possesso palla.
Il centrale di sinistra della
retroguardia di Zeman va a
pescare Pinardi che si
smarcato con un taglio interno
tra le linee di difesa e
centrocampo romaniste (vedi
sviluppo a figura 15).


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6 6

Foto 15

Foto 16

Foto 17

Ancor prima che sia entrata in
possesso palla lala sinistra del
Lecce sia Bjelanovic che
Bojinov vanno ad attaccare la
profondit.
Lazione offensiva salentina si
sviluppa con il controllo a
seguire dellex atalantino
Pinardi che a seguire effettua
una breve percussione allo
scopo di consentire a Bojnov e
Bjelanovic di avvicinare i
difensori romanisti per poterli
attaccare alle spalle.
La foto 16 mostra proprio la
condizione con la palla di
Pinardi che a seguire, foto 17,
va a servire Bojinov
smarcatosi tra il difensore
laterale e quello centrale della
squadra di Zeman.
Anche nello sviluppo di questa
giocata possibile notare il
perfetto sincronismo tra i
movimenti dei calciatori e
lintelligente marcamento di
Bjelanovic che andando ad
attaccare il centrosinistra
impedisce a Mexes di saltar
fuori su Pinardi favorendo lo
sviluppo dellazione leccese.

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7 7

Foto 18

Foto 19

Foto 20

Nella foto 19 possibile
evidenziare uno sviluppo
alternativo a quello prece-
dentemente esposto.
Con Pinardi in rifinitura tra le
linee avversarie e la difesa
romanista che ha assorbito i
tagli degli attaccanti, il Lecce
abile a trovare il corridoio
libero sul lato debole grazie
agli inserimenti a rimorchio di
Giacomazzi e Cassetti.
Ed proprio Cassetti a
ricevere la sfera ed a poter
andare al cross dopo il
movimento a crear spazio del
compagno di catena (vedi foto
19 e 20).
Quelli esposti non sono che
una parte degli sviluppi
offensivi del 4-3-3 di Zeman,
basato, come visto dalla
dinamicit e dalla inter-
scambiabilit dei ruoli
allinterno delle varie catene di
gioco.








Int ervist a a Giuseppe Fornara,
allenat ore dellA.C. Cast ellet t ese
milit ant e nel girone B del
campionat o nazionale dilet t ant i.
A curadi CRISTIANO DANISI
Elasticite competenza sono alla base del lavoro del nuovo Mister della
societpiemontese che, attraverso un meticoloso lavoro sul campo, non
lascia nulla al caso.
Int roduzione.
L LA.C. Castellettese di Castelletto Ticino in provincia di Novara militante nel
campionato nazionale dilettanti (girone B), per un progetto di crescita generale sia
societaria, sia tecnica ha scelto uno degli allenatori di maggior esperienza e successo a
livello regionale: Giuseppe Fornara.
Il Mister vanta unesperienza quasi ventennale, iniziata come collaboratore di Mister
Erbetta prima e di Mister Zunino poi, nellex IRIS Borgoticino militante nel campionato
Interregionale.
La carriera di Fornara come allenatore vede un successo dopo laltro che inizia dalla
Seconda Categoria, passando poi dalla Prima, dalla Promozione e dallEccellenza per
arrivare alla serie D dopo una stagione trionfale con la Cossatese (75 punti con 85 reti
realizzate e solo 21 reti subite).
Dopo quattro anni di ottimo lavoro a Cossato, dove ha centrato anche i play off,
Fornara per questa stagione 2004-2005 ha accettato la proposta della Castellettese.
Il tecnico piemontese, che non si mai arenato su posizioni rigide preferendo un
modulo di gioco specifico, ritiene che lallenatore come un sarto che deve saper
cucire labito su misura.
a ar rt t i ic co ol lo o
7
7

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RIVISTA ELETTRONICA DELLA CASA EDITRICE WWW.ALLENATORE.NET
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DIRETTORE RESPONSABILE: FERRARI FABRIZIO
COORDINATORE TECNICO: BONACINI ROBERTO
SEDE VIA E.FRANCALANCI 418 55050 BOZZANO (LU)
TEL. 0584 976585 - FAX 0584 977273

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2 2
Deve pertanto capire i propri giocatori, saper interpretare le loro potenzialit e saper
effettuare tutte le scelte in base al materiale umano a disposizione (anche se oggi nel
campionato nazionale dilettanti possibile poter scegliere i giocatori pi congeniali).
Entriamo per ora nel merito delle idee di Fornara che per questa stagione ha scelto di
adottare il modulo 4-4-2.
La fase difensiva.
Le sue squadre Mister difendono a uomo, a zona, o misto?
Io ho sempre adottato la marcatura a zona; ritengo infatti riduttivo dire a un mio
giocatore di seguire un uomo; ritengo che giocando a zona i giocatori hanno una
possibilit in pi di crescere.
La squadra di quanti giocatori compone il gruppo difensivo?
E importante che la squadra abbia sempre equilibrio.
Se per esempio si gioca con una difesa a 3 fondamentale la qualit dei giocatori
esterni di centrocampo; in una organizzazione ottimale si pu avere pertanto un
gruppo difensivo di 3+4 (figura 1) oppure di 3+5 (figura 2).
Si tratta solo una questione di organizzazione e di qualit specifiche dei giocatori a
disposizione.
2
Fig. 1 Fig. 1
3
4
5
6
8
10

2
Fig. 2 Fig. 2
3
4
5
6
7
8 10



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3 3


Noi questanno lavoriamo per avere unorganizzazione 4+4 (figura 3).
Qual il tema tattico ricercato prevalentemente?
La copertura degli spazi in primo luogo e anche, siccome in questa categoria si
conoscono gi gli avversari, la forzatura del gioco in determinate zone del campo; se
ad esempio sappiamo che i prossimi avversari hanno sulla loro sinistra un elemento
2
Fig. 3 Fig. 3
3
4
5 6
7
8
10

Fig. 4 Fig. 4
4
7
8
10
9
11
A
FORZATURA CENTRALE PER INDIRIZZARE
IL GIOCO SUGLI ESTERNI

Fig. 5 Fig. 5
4
7
8 10
DIAGONALE DIFENSIVA

Fig. 6 Fig. 6
4
7 8 10
PIRAMIDE DIFENSIVA
A

non molto valido
tecnicamente,
cerchiamo in tutti i
modi di indirizzare il
gioco verso questo
giocatore, in modo da
mettere in difficolt la
squadra avversaria
(figura 4).
Questo solo un
esempio, ci possono
essere tantissime altre
situazioni simili.
Come deve
comportarsi il
centrocampo in fase
difensiva? E a titolo
di esempio quali gli
accorgimenti se gli
avversari giocano
con un trequartista?
Cerco sempre di avere
la parit numerica e
mai linferiorit;
ritengo fondamentale
la corretta occupazione
degli spazi, adottando
le classiche diagonali e
piramidi e ricercando il
concetto di marcatura
e copertura reciproca
senza mai farsi attirare
troppo dalla palla (figura 5 e 6).
Nello specifico della domanda, se gli avversari schierano due punte pi un
centrocampista a ridosso, faccio scalare in base alla giocata avversaria uno dei due
centrali di centrocampo (figura 7 pagina successiva); se invece hanno una punta e
una mezza punta faccio uscire fuori uno dei due difensori centrali, che va ad attaccare
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4 4
la mezza punta avversaria sulla verticale, facendo stringere i due difensori esterni
(figura 8).
2
Fig. 7 Fig. 7
3
4
5 6
7
8
10
9
11

2
Fig. 8 Fig. 8
3
4
5
6
7
8
10
9
11

Gli attaccanti
partecipano alla
fase difensiva?
Si, le punte portano il
primo disturbo per
indirizzare il gioco
avversario secondo la
forzatura voluta e
devono sapersi
muovere come
stabilito in
allenamento evitando
di rimanere passivi.
Che forma di
pressing attuate?
Inizialmente veniva
attuato un pressing ultraoffensivo, ma poi non riuscendo ad avere lo spazio e i tempi
per la transizione positiva ho preferito adottare il pressing offensivo per poi ripartire in
velocit; limportante che ogni giocatore sappia sempre posizionarsi e muoversi
coprendo meno metri possibili per la riconquista della palla.
La squadra rapida in fase di transizione negativa?
La transizione negativa una fase importante e delicata; bisogna allenare nello
specifico i propri giocatori perch fondamentale laspetto mentale; solo in questo
modo si diventa efficaci e rapidi; attualmente con la mia squadra, sto lavorando molto
per migliorare i tempi e loccupazione giusta degli spazi a seconda della situazione che
si viene a creare.
Utilizzate la tattica del fuorigioco?
Qui a Castelletto utilizzata solo in alcune situazioni dato che, essendo ancora a livello
embrionale, privilegio il lavoro tattico di altre situazioni pi importanti riguardanti per
esempio la fase di non possesso; quando allenavo a Cossato, avendo il tempo di
lavorarci, la tattica del fuorigioco veniva adottata in modo pi marcato.
La fase offensiva.
Fornara ritiene che la squadra deve cercare sempre di imporre il proprio gioco, anche
per favorire la crescita dei giocatori attraverso liniziativa; vediamo ora il Mister come
intende la fase offensiva.
La tecnica dei giocatori a sua disposizione permette una buona circolazione di
palla?
La circolazione di palla discreta ma non solo questione di tecnica, conta anche la
mentalit e la personalit; la tecnica non pu essere considerata da sola ma come una
delle componenti per sviluppare il gioco.
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5 5
La squadra sa sfruttare lampiezza e/o attaccare la profondit?
Lampiezza la ricerchiamo in fase di preparazione dellazione con lintento poi di creare
spazi per andare in profondit (figura 9);
Quali sono i temi offensivi pi congeniali?
Il tema pi ricercato lo sfruttamento delle fasce laterali; giocando con il 4-4-2
classico voglio che gli attaccanti lavorino in verticale e non in orizzontale, in modo da
sfruttare le corsie esterne con le ali (figura 10), la superiorit numerica (2>1) con le
sovrapposizioni degli esterni di difesa agli esterni di centrocampo (figura 11) e la
sovrapposizione dei centrocampisti centrali sempre agli esterni di reparto (figura 12).
2
Fig. 9 Fig. 9
3
4
5
6
7
8
10
11
9
D
C
B
A
F
E
G
G
G
AMPIEZZA
PROFONDITA

2
Fig.10 Fig.10
3
4
5
6
7
8
10
11
9
B
A
B

2
Fig.11 Fig.11
3
4
5
6
7
8
10
11
9
B
A
C
C

2
Fig.12 Fig.12
3
4
5
6
7
8
10
11
9
B
A
C
C
C

Quali sono i temi
prevalenti in fase di
costruzione: il lancio
lungo o lazione
manovrata?
Lazione manovrata;
cerco di dare una
organizzazione alla
squadra in modo da
aiutare i giocatori e
aumentarne le loro
qualit; dobbiamo
crescere e solo
attraverso il lavoro e
liniziativa possibile
farlo.
I difensori
partecipano alla
costruzione della
manovra offensiva?
Certamente, tre dei
quattro difensori
devono dare possibilit
al portiere di partire
con lazione da dietro;
nello sviluppo ottimale
gli esterni devono poi
proporsi per consentire
di creare superiorit
numerica sulle fasce e
arrivare al cross (visto
precedentemente).
(figura 13 pagina
successiva).
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2
Fig.13 Fig.13
3
4
5
6
7
8
10
11
9
B
A
G
C
C
1
D
F
E
G
G
E

Si arriva al tiro per buona organizzazione di
squadra o per abilit degli attaccanti nel
superare individualmente lopposizione dei
difensori?
Credo di avere a disposizione dei buoni attaccanti
che comunque sono messi in condizione
vantaggiose grazie allorganizzazione; proprio nella
prima giornata di campionato contro la Caratese
abbiamo segnato con una azione provata e
riprovata in allenamento; questi sono momenti di
grande soddisfazione per tutti.
Chi va a cercare la conclusione a rete?
Non ho mai avuto ha disposizione giocatori da 20-
25 gol a stagione ma le mie squadre hanno sempre
segnato parecchio; sono sempre andati in gol un
po tutti in quanto la mia mentalit mi porta a non
dipendere da uno a due giocatori.

Limportante dare unimpronta alla squadra, in modo che in caso di assenze
importanti il gruppo non ne risenta troppo e riesca ugualmente ad essere efficace.
Quali sono le caratteristiche delle punte?
Si completano abbastanza sia tecnicamente che caratterialmente; questo ci consente
lattuazione di buoni movimenti in verticale con sostegni e appoggi, incroci, giri da
dietro reciproci.
Le palle inat t ive: il calco dangolo cont ro.
Come organizzata la sua squadra in caso di calcio dangolo avversario?
Prediligo la marcatura a zona; marchiamo sette zone: copertura dei pali, una prima
Fig. 14 Fig. 14

linea di quattro giocatori, una seconda
linea di tre giocatori e un calciatore fuori
area.
Ci sono in pratica sette giocatori a caccia
della palla dove ognuno responsabile
della propria zona (figura 14).
La profondit delle linee di difesa data
dalla traiettoria con la quale viene calciato
il pallone.
Se la traiettoria a rientrare abbasso le
linee (figura 15 pagina successiva).

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7 7
Fig. 15 Fig. 15

Fig. 16 Fig. 16

Viceversa, se la traiettoria e ad uscire le linee vengono alzate (figura 16).
Premetto che se dovessi avere a disposizione difensori che hanno la necessit di
sentire lavversario non esito a passare alla marcatura diretta sulluomo come
accadeva a Cossato.
Lallenament o.
Ci pu illustrare la settimana tipo della Castellettese?
Al marted la squadra lavora prevalentemente in palestra con il preparatore atletico
sugli obiettivi stabiliti mensilmente e settimanalmente; il mio intervento solo in
merito alla partita giocata alla domenica.
Al mercoled svolto del lavoro organico specifico con delle partitelle di possesso palla
a pressione e con altre partite a tema.
Al gioved, se non organizzata nessuna amichevole contro squadre avversarie, si
disputa una partita interna di 11<11;
Al venerd prepariamo la sfida di campionato mettendo i giocatori a conoscenza delle
qualit e dei difetti dellavversario;
Il sabato mattina effettuiamo una seduta di rifinitura con esercitazioni di psicocinetica
e rapidit.
Cosa pu consigliare a tutti coloro che effettuano solo due sedute
settimanali?
Per esperienza personale non posso che consigliare di salvaguardare il gruppo; ci sono
giocatori in queste squadre che studiano o lavorano e che si allenano alla sera per due
volte alla settimana; non si pu certo pretendere di stancarli ulteriormente con
tattiche varie; il mio consiglio quello di lavorare molto con la palla (anche per
obiettivi atletici) e di utilizzare molte partite a tema per far comprendere i principi del
gioco e portare gradualmente i propri giocatori a risolvere le situazioni che di volta in
volta si presentano.

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8 8
Il set t ore giovanile.
Lei segue i ragazzi del settore giovanile?
Certamente, qui a Castelletto ho voluto che la squadra Juniores, ad esempio, fosse
allenata da un mio carissimo amico, nonch allenatore molto competente; sono sicuro
che a fine anno avremo alcuni giovani con del valore aggiunto.
Che consiglio si sente di dare a chi opera nei settori giovanili soprattutto
dilettantistici?
Consiglio di documentarsi molto per offrire metodi validi e corretti, di trasmettere
quello che viene da dentro con entusiasmo e di far capire di non prendere per buono
solo quello che si vede alla televisione (solo perch va di moda): non fa differenza se
si allena la Juventus, la Castellettese o qualsiasi altra piccola societ.
Nei settori giovanili altra cosa fondamentale, a mio avviso, quella di tenere lontano
dal campo e dallo spogliatoio genitori e dirigenti; su questo aspetto le mie idee e i miei
metodi sono tassativi.
CRI STI ANO DANI SI
Allenator e Categor i a Pulci ni A.C. Coar ezza Somma Lomb. (VA)
Allenator e Pr i ma Squadr a A.C. Coar ezza Somma Lomb. (VA) Camp. I I I Cat.
Ha allenato anche le Categor i e: Esor di enti , Gi ovani ssi mi , Alli evi e J uni or es



Scuola calcio: lapproccio
met odologico verso lat t ivit di
base.
A curadi EMANUELE BRUZZONE
Alcune indicazioni di massima per orientarsi con maggiore razionalit
in un ambito assolutamente particolare e non facile.
Int roduzione.
Nellavvicinare gli ambienti sportivi giovanili, allinterno dei quali i ragazzi dovrebbero
trovare momenti di crescita, sia dal punto di vista tecnico-motorio, ma soprattutto ed
in particolar modo per i pi piccoli, sotto laspetto educativo-formativo, ho riscontrato
troppo spesso situazioni in cui erroneamente i modelli tipici dello sport agonistico ed
avanzato vengono trasferiti parimenti su questi iniziali tratti di attivit.
Sostanzialmente alcune peculiarit, opportune sui segmenti pi spinti dellattivit
specialistica, ma assolutamente da evitare in un ambito di attivit di base, troppo
frequentemente contraddistinguono gli allenamenti e la gestione dei gruppi, nei piccoli
bambini della scuola elementare.
Insisto nel ribadire che ogni fascia di et impone obiettivi dedicati, a volte contrastanti
con quelli stessi, ma riferiti ad altri livelli di pratica sportiva.
L importante evoluzione che il sistema nervoso effettua, nella fascia 612 anni,
indica, ad esempio, che le priorit di un programma di formazione motoria di un
giovane sportivo di queste et dovranno vertere su mezzi indirizzati principalmente al
miglioramento delle capacit coordinative, cos fortemente collegate propr io alle
componenti nervose.
In questi momenti si possono ottenere progressi coordinativi assolutamente irripetibili
in periodi successivi.
a ar rt t i ic co ol lo o
8
8

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Questo per ribadire che ogni momento di formazione presenta obiettivi propri, con
limiti ben precisi che, se valicati, rischiano non solo di essere ininfluenti, ma bens di
produrre effetti negativi sulla crescita dei ragazzi.
Nellattivit di base, che oltre agli aspetti motori ne contempla altri, altrettanto
importanti e prioritari (di socializzazione, affettivi, cognitivi), esistono alcune
caratteristiche distintive, fondamentali, impossibili da ignorare laddove ci si voglia
proporre con un minimo di qualificazione.
Vediamole sinteticamente:
q lattivit non deve essere selettiva;
q lattivit deve essere ricreativa;
q lattivit deve prevedere proposte polivalenti;
q il metodo di lavoro da privilegiare deve essere quello induttivo e globale.
Utilizzando queste elementi di riferimento si cerca, nel seguito dellarticolo, di sviluppare
alcuni facili concetti, da applicare nel condurre un lavoro sul campo.
Va sottolineato il fatto che poco importa essere a conoscenza di qualsivoglia suggerimento
metodologico se poi, in fase applicativa, non si produce lo sforzo affinch i principi teorici
possano essere tradotti concretamente sul terreno di gioco.
Sit uazioni di relazione diret t a ist rut t ore-giovane.
Vediamo appunto ora le situazioni di relazione diretta istruttoregiovane.
q Considerando che ci troviamo di fronte ad un bambino, il quale auspica di trovare un
favorevole ambiente di gioco, sembra opportuno un corretto utilizzo della tonalit della
voce, evitando forti alterazioni, soprattutto se finalizzate al rimprovero per un gesto
tecnico sbagliato, magari senza fornire indicazioni di correzione.
CORRETTO UTILIZZO DELLA TONALITA DELLA VOCE
q La comunicazione verbale deve avere caratteristiche di chiarezza per un bambino che,
non dimentichiamolo, al momento, in possesso di un vocabolario scarno ed
elementare.
Parole semplici e concrete ottengono sicuramente lo scopo, rispondendo allobiettivo
specifico.
Nellinsegnamento il fine primario resta sempre riuscire a trasferire,
comprensibilmente, linformazione a chi ascolta.
PAROLE SEMPLICI E CONCRETE
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3 3
q Essere accettato e non essere giudicato rappresenta una importante aspettativa del
bambino che entra a far parte di un gruppo di gioco.
Lobiettivo prioritario che un buon istruttore di scuola calcio deve perseguire consta
nellintegrare positivamente tutti i partecipanti allattivit.
Ed il valore aggiunto, che contraddistingue un istruttore qualificato, non si manifesta
certo nel momento in cui questo vince il suo campionato di pulcini o piccoli amici,
ma piuttosto nel momento in cui, presenziando ad un suo allenamento, si percepisce
un clima di partecipazione esteso su tutto il gruppo, nessuno escluso.
Riuscire ad integrare ed a far partecipare con continuit anche i bambini meno abituati
al vivere sociale e con qualche timore nellintervenire, in questo ambito, conferisce
effettivo spessore alla qualit del lavoro che ladulto sta compiendo.
ESSERE ACCETTATO E NON GIUDICATO
q Risulta essenziale che i bambini facciano delle cose, molto pi di come le fanno.
Questa affermazione ci porta ad affrontare il nodoso argomento della metodologia
didattica, laddove pare necessario conoscere le varie forme dintervento correttivo e
valutarne le tipicit specifiche.
Si riconoscono sostanzialmente 3 azioni correttive:
verbale;
per imitazione;
sperimentale.
Lultima forma, di tipo induttivo, che il bambino autonomamente acquisisce attraverso un
periodo iniziale di prove ed errori, per giungere ai necessari aggiustamenti poco alla volta,
viene riconosciuta unanimemente come la pi consona, in particolar modo a queste et.
Palesa i suoi limiti nei prolungati tempi dapprendimento, ma offre una serie di condizioni,
in termini di partecipazione mentale, ma anche motoria, assolutamente uniche.
Nelle scuole calcio dovrebbe essere il metodo di correzione maggiormente utilizzato.
Se poi listruttore un buon esecutore dei gesti tecnici, proporre alcune situazioni nelle
quali manifesta le sue pregevolezze calcistiche pu senzaltro avere un effetto positivo e di
crescita per il bambino che guarda.
Lapprendimento per imitazione trova terreno fertile in queste fasi di crescita in cui
lorganizzazione neuromotoria sta tracciando i primi assetti.
Con scarso significato didattico viene considerato lintervento verbale, soprattutto se non
accompagnato da una corretta esecuzione da parte dellistruttore.
Con le sole parole, per di pi solitamente tendenti ad evidenziare lerrore, urlando, e non
nel dire come correggerlo, non produce nessun segno di miglioramento.
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4 4
Anche perch frequentemente il clima che si crea in una correzione verbale mette il
discente nella posizione di colui che sbagliando non capisce.
Lerrore rientra, invece, in un percorso di apprendimento, laddove le fasi iniziali prevedono
fisiologicamente ampi momenti di aggiustamento e di correzione del tiro.
In questo modo si rischia dinnescare un sistema di autodifesa in cui il bambino rifiuta la
situazione, in un clima assolutamente negativo per apprendere.
Penso di non sbagliare sostenendo, purtroppo, che questo tipo di correzione resta ancora
largamente diffuso, ottenendo spesso come unico risultato quello di far disaffezionare il
bambino allattivit.
E IMPORTANTE CHE I BAMBINI FACCIANO DELLE COSE, NON COME LE FANNO
(PARTECIPAZIONE SPERIMENTAZIONE)
Carat t erist iche dei mezzi.
Nellindividuare due grandi categorie di proposte da campo, con ovvie sfumature
allinterno di queste, ne distinguiamo una cosiddetta analitica, contrapposta ad unaltra
cosiddetta globale.
q La proposta analitica caratterizzata da una continua reiterazione di pochi movimenti,
sempre uguali. Ha la finalit di ricercare lautomatismo del gesto e, rivolta ai bambini,
mostra i suoi limiti nella monotonia del lavoro, facendo inevitabilmente scendere il
livello di motivazione. Peraltro va considerata utile per le fasce di et successive (muro,
forca, corsa leggera senza palla).
q Quella globale assume caratteristiche di gioco in un susseguirsi continuo di problemi da
risolvere, allinterno di un momento competitivo.
I giochi tradizionali per i pi piccoli (fulmine, bandiera, cacciatori e lepri, 1-2-3 stella,
ecc) e le partitelle a numero ridotto, con temi specifici, per i pi grandicelli (tocchi
limitati, passaggio al 3, gol in meta, porte particolari, ecc), rappresentano le
proposte pi tipiche.
PRIVILEGIARE PROPOSTE DI TIPO GLOBALE, LIMITANDO QUELLE DI TIPO
ANALITICO
q In una fase della crescita in cui la lateralizzazione non stata ancora ben assimilata
assolutamente corretto didatticamente insistere sullambidestrismo, sollecitando
indistintamente le due parti del corpo.
Obiettivo peraltro valido e di importante crescita tecnica anche per le et successive.
INSISTERE SULLAMBIDESTRISMO (LATERALIZZAZIONE INCOMPLETA)
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q Utilizzare mezzi polivalenti, non giocare solo a calcio, ma proporre situazioni in cui
viene sollecitato un impegno anche di parti inusuali per il calcio (arti superiori), nonch
comportamenti apparentemente distanti da quelli di gara, ma invece assolutamente
richiamati durante le partite (di equilibrio, di contrasto, di reazione motoria).
UTILIZZARE MEZZI POLIVALENTI
q Nelle proposte non devono mancare connotati di competizione (che non esasperato
agonismo), strutturandole sottoforma di giochi/giochi a confronto/staffette/duelli,
affinch la motivazione, veicolo indispensabile per giungere allapprendimento, resti
sufficientemente alta.
PROPOSTE COMPETITIVE ATTRAVERSO GIOCHI/GIOCHI A
CONFRONTO/STEAFFETTE/DUELLI
q In ogni esercitazione buona norma cercare dinserire OBIETTIVI da perseguire.
Anche questo accorgimento sostiene il livello di motivazione (se manca il portiere, ad
esempio, e voglio comunque far eseguire dei tiri in porta, suddividere in settori
bersaglio la porta, con conetti o meglio con nastro, crea senzaltro una situazione pi
interessante rispetto ai tiri nella porta vuota e migliora la precisione nel colpire la
palla).
INSERIRE OBIETTIVI DA PERSEGUIRE, A SOSTEGNO DI UN ALTO LIVELLO
DI MOTIVAZIONE
Crit eri di gest ione dei gruppi.
Vediamo ora i criteri di gestione dei gruppi.
q In riferimento allattivit di base esiste un errore macroscopico purtroppo
frequentissimo e sottovalutato.
Ladulto dimentica il valore educativo-formativo del suo operato su queste fasce
det e trasferisce criteri di gestione utilizzati per gli adulti, peraltro opportuni, pari
pari sui bambini.
Tipicamente introduce una qualche forma di selezione, su presunte basi tecniche,
peraltro per niente predittive circa i futuri sviluppi sportivi dei bimbi, introducendo
conseguentemente situazioni di esclusione, decisamente da evitare in gruppi di
questo tipo.
Un fondamentale riferimento metodologico, nella conduzione dellattivit di scuola
calcio, deve essere l ASSOLUTA ASSENZA DI SELEZIONE tra i bambini.
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Tutti, a queste et, hanno il diritto di sentirsi integrati e di partecipare in egual
misura allattivit.
Ribadisco che il principio della selezione che crea, di conseguenza, quello
dellesclusione, scatena una serie di ripercussioni svantaggiose nellevolversi della
personalit dei bimbi, peraltro alla ricerca di un iniziale assetto.
Un sovrastima, coi relativi eccessivi egocentrismi, nonch una sottostima, con
insicurezze ben difficili da sopprimere successivamente, rappresentano le negative
conseguenze pi evidenti.
Sottovalutare questi elementi impoverisce non poco unattivit che voglia
adeguatamente qualificarsi.
ASSOLUTA ASSENZA DI SELEZIONE
q Garantire il massimo coinvolgimento possibile ai ragazzi.
Intendendo con questo il fatto di creare dei sottogruppi, a numero ridotto di bimbi,
in modo da limitare al massimo i tempi morti durante le lezioni ed in modo da
costringere anche i bambini pi timorosi ed indietro tecnicamente ad una
partecipazione continua allattivit; essenziale per ottenere una crescita tecnica,
ma non solo.
Nello specifico, se abbiamo 1618 bambini non si pu pensare di utilizzare una
proposta unica che li coinvolga tutti.
Quanto meno vanno creati 2 sottogruppi, dimezzando cos i tempi di partecipazione
PASSIVA.
CREARE SOTTOGRUPPI PER AUMENTARE LA PARTECIPAZIONE ATTIVA
q Evitare la specializzazione nei ruoli.
I bambini, allinizio del loro percorso formativo, devono prevedere momenti di
sperimentazione su tutti i ruoli.
Specializzare a queste et porta solo a ricercare risultati immediati, utili pi a noi
(adulti) che al bambino.
E invece didatticamente corretto proporre situazioni di gioco differenti, offrendo
cos al bambino forme diverse di partecipazione alla gara cos come i vari ruoli
comportano.
Il ruolo del trequartista, ad esempio, sollecita molto la ricerca di soluzioni positive e
di possesso palla nonch di azione stimolando assai lo spirito diniziativa e la
creativit.
Per contro il difensore deve costantemente adattarsi e reagire adeguatamente a
situazioni proposte dallavversario.
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7 7
Condizione di gioco molto utile nel sollecitare la concentrazione e lattenzione nonch
ladattamento.
EVITARE LA SPECIALIZAZIONE DEI RUOLI
Nella certezza di avere enunciato una serie di indicazioni in gran parte gi note agli
addetti ai lavori, consideratele un rinforzo affinch queste siano effettivamente
APPLICATE.
Ricordare sempre che nella scuola calcio non si allenatori, ma bens istruttori, con i
conosciuti insiti significati, di ruoli chiaramente distinti.
Solo partendo da questa iniziale diversificazione si riescono a condividere obiettivi
assolutamente dedicati allattivit di base.
Peraltro, spesso, in chiaro contrasto coi principi di riferimento razionali per altre fasce
di et.

EMANUELE BRUZZONE
Laureato i n Sci enze Motori e
I str uttor e Calci o
Allenator e di base


Speciale fase difensiva: il port iere.
A curadi CLAUDIO RAPACIOLI
Tra i principali attori della fase difensiva, il portiere, come ruolo, come
caratteristiche e come comportamento, negli ultimi anni, notevolmente
cambiato; esaminiamo a 360 tutti gli aspetti che lo caratterizzano in
fase difensiva.
Int roduzione.

Il principale attore della fase difensiva il portiere e questo non solo perch chiamato a
limitare il pi possibile le segnature avversarie difendendo la porta.
Fino a qualche anno fa questo era il suo unico scopo, non aveva alcun ruolo tattico
allinterno della fase difensiva, se non quello di richiamare allattenzione i compagni pi
distratti che tendevano a perdere la marcatura.
Con levoluzione tattica avvenuta nelle ultime stagioni il portiere oggi, a tutti gli effetti,
un elemento con compiti e responsabilit allinterno dello scacchiere di ogni squadra.
A seconda del sistema difensivo (difesa uomo, a 3 o a 4) o di atteggiamenti tattici
(pressing) attuati, al portiere vengono assegnati compiti ben precisi.
Questi possono essere suddivisi in organizzativi, tecnici e tattici.
Compit i organizzat ivi.
Per la posizione che assume in campo il portiere ha unottima visuale sullo sviluppo del
gioco, che gli permette di dare consigli e indicazioni sia ai
compagni della difesa che a quelli di centrocampo.
In fase di non possesso palla lestremo difensore deve
organizzare il reparto difensivo, controllando le posizioni di
ogni singolo componente e, se necessario, procedere alle
correzioni pi efficaci.
Un esempio pu essere la chiamata della salita della linea
difensiva nel caso sia troppo bassa, in modo da avere lo
a ar rt t i ic co ol lo o
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N . 1 4 N O V E M BRE 2 0 0 4
RIVISTA ELETTRONICA DELLA CASA EDITRICE WWW.ALLENATORE.NET
REG. TRIBUNALE DI LUCCA N 785 DEL 15/07/03
DIRETTORE RESPONSABILE: FERRARI FABRIZIO
COORDINATORE TECNICO: BONACINI ROBERTO
SEDE VIA E.FRANCALANCI 418 55050 BOZZANO (LU)
TEL. 0584 976585 - FAX 0584 977273

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spazio per uneventuale uscita; oppure la modifica di una diagonale eseguita in maniera
scorretta, ecc.
In caso di palla inattiva (argomento gi trattato nel N. 5 di questa rivista), il portiere deve
organizzare la difesa e verificare lassunzione delle corrette posizioni e marcature, nonch
tenere alto il livello di attenzione e concentrazione di tutti i compagni.
Per svolgere questo compito lestremo difensore deve possedere buona personalit,
spiccato senso organizzativo ed avere notevole facilit di comunicazione.
Egli deve farsi ascoltare dai compagni e i suoi ordini devono essere eseguiti in modo
rapido e preciso.
Il tipo di comunicazione utilizzata pu essere diretta oppure indiretta.
La comunicazione diretta quando individua il soggetto destinatario.
Questo il mezzo utilizzato principalmente dal N. 1 per impartire direttive ai compagni.
Queste direttive devono essere:
Brevi
Devono facilitare limmediatezza dellesecuzione;
Semplici
Devono essere facilmente comprensibili e tenere conto che il compagno deve
comprenderle senza, avendo le spalle girate, possibilit di poter guardare il portiere.
Inequivocabili
Bisogna evitare malintesi sia di persona che di azione.
Non corretto dire: vai di qua o vai di l, attento a questo o a quello.
I destinatari devono essere ben individuati attraverso il loro nome, ed a questo deve
sempre essere associato il suggerimento.
Esiste anche una comunicazione indiretta determinata dallatteggiamento tattico e dalla
posizione che il portiere tiene durante lo sviluppo dellazione.
Una posizione alta e aggressiva di difesa dello spazio permette allestremo difensore, di
essere maggiormente pronto ad intercettare un maggior numero di palloni indirizzati con
traiettoria sia alta che bassa, alle spalle della linea difensiva.
La comunicazione che il N. 1 deve dare in questo caso ai compagni di sicurezza e di
aiuto, in situazioni dove spesso la difesa pu essere messa in difficolt.
Agli avversari, con la sua posizione e il suo atteggiamento, il numero uno comunica quasi
un senso di sfida nelladottare determinate giocate, e se lintervento tecnico viene eseguito
una o due volte con successo pu farli desistere dallattuare una determinata soluzione di
gioco.
Questo pu portare a situazioni di confusione tattica soprattutto in squadre dotate di poca
fantasia e scarse alternative offensive.
Un'ulteriore situazione di comunicazione indiretta ma verbale si ha quando, durante
situazioni di palla inattiva, il portiere richiama tutti alla massima attenzione e
concentrazione.
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3 3
Lorganizzazione difensiva di tutta la squadra durante la gara un compito oscuro ma
difficile ed estremamente importante del ruolo del portiere.
Se interpretato correttamente permette di ridurre notevolmente i pericoli che la propria
porta pu correre.
Richiede buona conoscenza dei movimenti tattici,
concentrazione continua, intelligenza e velocit di pensiero.
Una fase difensiva ben guidata riduce le possibilit di errori di
distrazione o di superficialit e tiene sempre alto il livello di
attenzione di tutti i componenti che sono cos sempre
determinati e decisi in ogni loro intervento.
In questo modo il numero di tiri verso la porta o di cross che
mettono in apprensione la difesa viene limitato e comunque
gestito senza affanni.
Anche se nei portieri delle primissime categorie giovanili pi difficile, bisogna lo stesso
iniziare ad aiutarli nel sapere leggere le situazioni tattiche ed in particolare a decifrare
quelle di inferiorit o di superiorit numerica.
Nel primo caso, si deve comandare ai compagni di ritardare il pi possibile lazione
avversaria, cos da permettere il rientro di qualche rinforzo per ristabilire un equilibrio
tattico e ridurre lo spazio di campo da difendere.
A tal scopo ritengo indispensabile e molto allenanti le situazioni di gioco di attacco
contro difesa o di 2vs1 3vs2 4vs3, esercizi che stimolano lattenzione del portiere in
caso di errori tattici commessi dai compagni.
Il portiere deve svolgere queste esercitazioni come se fossero sequenze di gara,
assumendo e modificando la propria posizione, guidando e correggendo i compagni in ogni
fase.
In questi frangenti sarebbe ottimale la presenza dietro alla porta anche del preparatore dei
portieri, in modo da analizzare immediatamente con lallievo le scelte fatte, consigliandolo
e stimolandolo a fornire se necessario diverse e pi adeguate risposte tecnico-tattiche.
Nel caso in cui si disponga di pi portieri o alternativamente di sagome si potranno
ricreare, gi nellallenamento specifico, situazioni di gioco molto vicine alla realt della
gara e sulle quali si ritiene che il portiere debba essere allenato.
Compit i t ecnico-t at t ici.
I compiti tecnici della fase difensiva riguardano tutti gli interventi che il portiere deve
sapere eseguire nelle pi svariate situazioni di gioco, utilizzando sia i piedi che le mani per
intercettare tiri verso la porta o palloni giocati nello
spazio.
Nel calcio attuale, a differenza di quello passato, anche
lorganizzazione dellallenamento specifico dei portieri
cambiata.
In precedenza le esercitazioni prevedevano quasi
esclusivamente tiri verso la porta che venivano effettuati
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4 4
da tutte le posizioni con il risultato che il N. 1 veniva allenato solo nella difesa di questa.
Analizzando gli scout delle partite attuali, si nota come sono aumentati notevolmente gli
interventi di difesa dello spazio che il portiere effettua con i piedi, sia dentro che fuori area,
oppure in uscita bassa o alta.
La programmazione dellallenamento specifico stata pertanto adeguata a queste nuove
esigenze e buona parte del tempo, o comunque almeno due volte alla settimana questi
gesti devono essere addestrati.
Oltre alla porta, che rimane comunque lobiettivo principale da difendere, con
leliminazione del libero e lavvento delle difese in linea, lestremo
difensore chiamato a difendere lo spazio che sta alle spalle di
questultima, assumendo una posizione attiva pi alta rispetto
che al passato.
Per svolgere al meglio questo compito necessario avere le
capacit di anticipazione e di valutazione spazio tempo ben
sviluppate, supportate queste dalla conoscenza dei gesti tecnici di
base, delle situazioni tattiche e dallattenzione che il portiere
presta a tutti gli attimi della gara.
Per eseguire una corretta valutazione tattica che permetta di scegliere il miglior punto di
posizione, il portiere deve tenere presente 3 parametri:
la posizione e lo stato della palla;
la posizione e le caratteristiche dei compagni;
la posizione e le caratteristiche degli avversari.
Lanalisi ragionata di queste variabili permette al N. 1 di individuare quale la posizione
migliore da assumere.
Quando si parla di tattica, in uno sport di squadra diviso per reparti composti di singoli
elementi che possono avere interpretazioni diverse della stessa situazione, bisogna
distinguere le competenze di ogni singola unit allinterno del reparto (unit che fa parte di
un gruppo).
Il sapersi integrare con soluzioni tattiche, anche non predefinite, frutto di intuizioni
personali, crea quello che stato definito da F. Accame il giocatore pensante.
Anche per quanto riguarda il ruolo del portiere possiamo applicare lo stesso concetto
cos da creare un portiere pensante e cio un portiere che in ogni situazione
fornisce una risposta personale ed adeguata.
Il N. 1 oltre ad essere un singolo interprete del ruolo fa parte di un reparto e di una
squadra.
A seconda dei vari livelli possiamo definire diversi aspetti tattici.
Tattica individuale
Saper leggere la situazione e saperla riconoscere e interpretare sono presupposti
indispensabili alla soluzione intelligente della stessa.
Questa deve essere allenata dal preparatore dei portieri.
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Tattica di reparto
Cooperazione con i compagni di reparto per trovare soluzioni alle situazioni di gioco.
Viene solitamente allenata dallallenatore.
Il preparatore in questo caso pu fungere da collaboratore sia del Mister che del N. 1.
Tattica di squadra
Cooperazione con tutti i compagni della squadra per trovare soluzioni comuni atte alla
risoluzione delle varie situazioni.
Viene sempre scelta ed allenata dal Mister.
Compit i t at t ici del port iere in fase difensiva.
Vediamo ora quali sono i compiti tattici del portiere nella fase difensiva.
Riprendendo e modificando leggermente una classificazione fatta da F. Casali, a seconda
della posizione della palla, possiamo definire i compiti tattici del portiere.
Nella fase tattica difensiva il campo stato suddiviso in varie zone dove la posizione
del portiere, lobiettivo da difendere, lattenzione alle componenti della situazione e la
sua concentrazione possono variare.
Zona di anticipazione tattica
Zona Cross
Zona di correzione tattica
Zona di attenzione
Zona tiro o cross
Zona Cross
Zona tiro o cross

Zona di anticipazione tattica
Nel momento in cui il possesso della palla
passa, in questa zona, allaltra squadra, si
deve incominciare a tirare fuori il vissuto
precedente (capacit di anticipazione)
iniziando a leggere le posizioni e i movimenti
dei compagni, degli avversari e del portatore di
palla allo scopo di programmare
lorganizzazione della fase difensiva.
La porta non corre alcun pericolo, la posizione
del portiere perci lontana dai pali (oltre il
disco del rigore) e la postura di difesa dello
spazio e pronta per spostamenti ampi.
Zona di correzione tattica
Con lavvicinarsi della palla alla porta, i punti
di attenzione si riducono e lobiettivo sar
prevalentemente sul portatore di palla; una
buona visione periferica permette di leggere
gli spostamenti degli avversari adeguando,
in base alla situazione, la posizione dei difensori e cercando di anticiparne le
intenzioni.
La posizione un poco pi arretrata (tra il disco del rigore e larea piccola) ma la postura
ancora di difesa dello spazio; anche in questa situazione la porta non corre grossi pericoli.
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Zona di attenzione
La distanza della palla alla porta talmente ridotta che in questa zona risulta difficile
effettuare particolari correzioni difensive.
E possibile eseguire solo aggiustamenti al singolo compagno.
Questa la zona da dove vengono prevalentemente scoccati i tiri e lattenzione sulla palla
deve essere massimale; si deve essere in grado di attivare una pronta risposta alla
situazione considerata pi pericolosa.
La posizione del portiere deve essere sulla bisettrice, pronto a difendere la porta ma anche
ad accorciare, se necessario, nel caso di palle giocate nello spazio.
Zona di tiro o cross
La palla in una zona abbastanza defilata ma la distanza dalla porta ridotta; lattenzione
sulla sfera massima.
Bisogna essere pronti anche per diverse soluzioni quali tiri, tiri-cross o cross.
Lavversario da questa zona pu calciare in porta o effettuare un passaggio nello
spazio con traiettoria per lo pi radente.
In questo caso il focus visivo ridotto e risulta difficile eseguire richiami e aggiustamenti
tattici.
La posizione sempre sulla bisettrice tranne nei casi in cui la palla sia vicino alla linea di
fondo.
In questa situazione, a seconda della distanza dal primo palo, il portiere assume una
posizione (N. 1 settembre 2003) che gli permetta di intercettare cross con traiettoria
prossima alla porta.
Zona cross
Sguardo al portatore e visione periferica verso il centro del campo, per cogliere i
movimenti avversari, possono dare indicazioni su come pu venire effettuato il cross.
Il portiere deve organizzare la situazione difensiva in rapporto allo schieramento
avversario in attesa della palla.
La postura di difesa dello spazio e la posizione pi o meno avanzata (N. 3-4 novembre
e dicembre 2003).
A seconda della distanza della palla dalla porta, al portiere vengono assegnati alcuni
obiettivi, che possono essere cos riepilogati:
difesa della porta;
difesa dello spazio e della porta;
difesa dello spazio.

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Difesa della port a e t at t ica di difesa della port a.
Quando lavversario in possesso della palla si trova ad una distanza tale che il portiere
valuta la possibilit che possa venire effettuato un tiro, questi deve in primo luogo
preoccuparsi di difendere la porta.
Anche per la difesa della porta il portiere pu attuare diverse tattiche.
In una situazione di difesa della porta, ovvero di situazione in cui lavversario sta calciando
a rete, il portiere pu attuare diversi comportamenti in base alla posizione che assume in
relazione allanalisi di tre elementi:
la zona di tiro;
rapporto palla-portatore di palla;
caratteristiche fisiche e tecniche del portiere.
Una volta valutati gli elementi sopra esposti il N. 1 assume una posizione relativamente
alla posizione della palla e alla propria distanza dalla riga di porta e dai pali.
Non esiste una posizione unica per tutti i portieri, questa pu essere diversa a seconda
delle qualit tecniche o delle caratteristiche morfologiche.
Un portiere alto 2,00 metri pu permettersi di avere una posizione pi avanzata rispetto
ad uno alto 1,80.
Rispetto alla linea di porta la posizione scelta pu essere di copertura della porta (A) o di
chiusura dello specchio (B).
A
B
Acopre la porta
B chiude lo specchio

Il rapporto tra i fattori :
+ Copro Chiudo e
+ Chiudo Copro;
Pi copro la porta pi ho possibilit
di prendere gol su tiro lontano dal
corpo e meno su pallonetto; pi
chiudo lo specchio pi possibilit ho
di prendere gol su pallonetto e meno
su tiro.
Possiamo schematizzare con il
disegno qui a fianco.
Una volta scelta la posizione da
tenere, in base alla situazione di

Una volta scelta la posizione da tenere, in base alla situazione di gioco e alla distanza dalla
quale il tiro pu essere scoccato, il portiere ha diverse soluzioni tattiche.
Va da se che c una notevole differenza tra un tiro che viene scoccato da lontano rispetto
ad uno che viene eseguito da 3,00 metri.
In questo caso si evidenziano maggiormente i comportamenti tattici che il portiere pu
assumere in questa situazione.
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Comportamento reattivo
E il comportamento da adottare nella maggior parte delle situazioni.
Il portiere dopo avere valutato i diversi parametri
situazionali si piazza ed attende il tiro.
Questo tipo di comportamento consente allestremo
difensore, di essere sempre in equilibrio prima del tiro e di
non subire le finte dellavversario.
Ha come svantaggio che i tempi di reazione in occasione
di un tiro ravvicinato e non troppo vicino alla figura
possono essere troppo lunghi.
Ha come vantaggio che lavversario per segnare deve mettere il pallone non a caso ma a
una distanza dal portiere tale che il rischio di errore aumenta notevolmente.
In questo caso per fare gol necessita di tutta la sua bravura.
Comportamento in anticipo
In questo caso il portiere anticipa il tiro, cio si muove un attimo prima della partenza
della palla (un caso pu essere il calcio di rigore o
luscita a copertura).
Il portiere dopo avere analizzato i dati situazionali,
ritiene di avere maggiori probabilit di intervenire con
successo anticipando piuttosto che rimanere fermo.
Un anticipo efficace il risultato di un allenamento
mirato a riconoscere e anticipare le intenzioni del
portatore di palla.
E necessario che il portiere si muova solo un attimo
prima, cio quando lavversario ha gi elaborato il
progetto motorio del tiro, cos da non fornire vantaggi e non permettere la modificazione
del gesto gi preordinato.
Ha come vantaggio che se si indovina il lato del tiro si hanno notevoli possibilit di
successo, altrimenti si finisce dalla parte opposta con lunica possibilit di effettuare una
parata semi-casuale con i piedi.
Comportamento di invito e di anticipo
In questo caso il portiere lascia volutamente una zona di porta pi scoperta e invita
lattaccante a tirare proprio in quella zona, per poi
anticipare il tiro come nel comportamento descritto
precedentemente.
In questo caso il portiere deve dimostrare una sicurezza e
una personalit notevole in quanto in caso di insuccesso
nellintervento potrebbe essere accusato di avere
sbagliato il piazzamento e lintervento.
Spesso viene utilizzato nelle situazioni di 1vs1 dove il
portiere lascia scoperto completamente un lato per invitare lavversario a calciare sul
lato opposto.
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Zone di t iro.
Allo scopo di variare il pi possibile lallenamento, andando anche alla ricerca di tutte le
situazioni che possono capitare durante la partita, possiamo seguire una progressione
come quella riportata.
Spesso quando si calcia in porta ci si fossilizza a calciare da fuori area o dalla solita zona
laterale posta tra lo spigolo dellarea piccola e di quella grossa; ritengo importante variare
le posizioni da dove vengono effettuati le conclusioni, le quali devono comunque essere
allenate con tiri a palla possibilmente non ferma o tramite la ricostruz ione di situazioni di
gara.
Le posizioni dalle quale effettuare i tiri sono suddivise in:
Posizione centrale: Zona compresa tra le verticali immaginarie dei pali;
Posizione laterale: Zona esterna alle verticali immaginarie dei pali;
Le posizioni sopra esposte possono essere a loro volta divise in:
LATERALE
C
E
N
T
R
A
L
E
DISTANZA
MOLTO RAVVICINATA
DISTANZA
DISTANZA
DISTANZA
DISTANZA
RAVVICINATA
DENTRO LAREA
MEDIA
LUNGA

Distanza molto ravvicinata
Dentro allarea piccola;
Distanza ravvicinata
Tra larea piccola e il disco del
rigore;
Distanza dentro larea
Tra il disco del rigore e la linea
dellarea;
Distanza media
Tra la linea dellarea e i 25 metri;
Distanza lunga
Oltre i 25 metri.

Difesa dello spazio e t at t ica di difesa dello spazio.
Quando il portiere valuta che lavversario in possesso di palla non rappresenti, in caso di
tiro, una minaccia per la propria porta, oppure in caso di attuazione da parte della propria
squadra di una tattica difensiva alta, egli deve cercare di difendere la zona dove gli
avversari possono, con lanci lunghi o in profondit alle spalle della linea di difesa, rivelarsi
pericolosi.
In questa situazione entra in gioco la capacit di anticipazione, cio il cercare di leggere
con anticipo il futuro sviluppo dellazione avversaria, dote estremamente importante per i
protagonisti di questo ruolo.
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10 10
Come gi accennato anche in precedenti articoli, ritengo molto importante che gi dalla
giovane et si debba trasmettere al portiere il concetto che il pericolo, in questa
situazione, non e solo nella zona del pallone; bisogna saper osservare anche la
disposizione dei compagni e degli avversari per prevedere dove la palla potrebbe essere
presumibilmente giocata.
Questo obbliga il portiere a prestare attenzione a pi elementi: la palla, i compagni, gli
avversari e se stesso.
Comincia cos a delinearsi unaltra caratteristica estrema mente importante del portiere: la
visione periferica, il riuscire cio a vedere con la coda
dellocchio anche la zona dove non si sta svolgendo
lazione.
Questo lo aiuter a sfruttare maggiormente la capacit di
anticipazione per intuire come pu poi evolvere lazione,
permettendogli di conservare sempre una corretta posizione
di partenza (che ritengo lelemento fondamentale per
arrivare sulla palla prima dellavversario).
Come accennato, la posizione che il portiere assume per la difesa dello spazio in ragione
dello stato e della distanza della palla dalla porta e dalla posizione dei compagni e degli
avversari.
Difesa dello spazio e della port a.
Situazione simile alla precedente ma con la palla situata in una zona dalla quale
lavversario ha la possibilit di effettuare una conclusione diretta
verso la porta, conclusione che data la distanza non eccessiva
potrebbe impensierire il portiere.
In questo caso gli obiettivi del portiere sono due: primo
difendere la porta e secondo, al tempo stesso, essere pronto ad
intervenire nel caso venga giocata una palla filtrante alle spalle
della linea difensiva.


BI BLI OGRAFI A
Fabi o Casal i Atti cor so pr epar ator i dei por ti er i Lodi gi ani Cal ci o, Bor ghesi ana Roma 1995


CLAUDI O RAPACI OLI
Allenatore di base
Staff Tecni co Br esci a Calci o
Preparatore Porti eri Pri mavera Bresci a Calci o
Pr epar ator e Por ti er i Alli evi Nazi onali Br esci a Calci o



LUnder 19 di Elisabet t a
Bavagnoli.
A curadi ROBERTO BONACINI
Grandi Europei disputati, Mondiali alle porte: il lavoro, il gioco e i
segreti di Elisabetta Bavagnoli, coach di una grande Nazionale
giovanile.
La squadra, il collet t ivo.
C Che cosa pi importante per un allenatore: la competenza tecnica-tattica o una
buona capacit di comprensione e dintervento psicologico?
Sono unallenatrice che non distacca le due componenti.
Quella tecnica-tattica fondamentale, soprattutto quando ti trovi ad allenare giovani
che non hanno esperienza in campo internazionale.
Ma per lo stesso motivo utile anche riuscire ad affinare le proprie capacit di
comprensione per guidare il gruppo non solo tatticamente ma anche psicologicamente.
Che tipo di rapporto cerchi di instaurare con la squadra?
E necessario che ci siano fiducia e rispetto, oltre alla disponibilit e alla voglia di
sacrificarsi le une per le altre.
Cerco di rendere le ragazze consapevoli dei propri mezzi e dei propri limiti, in modo da
lavorare con umilt, per superare insieme i problemi.
Un buon gruppo, un buon collettivo cosa deve e non deve avere?
Un buon gruppo non deve anteporre gli interessi personali a quelli del collettivo in
quanto lobiettivo deve essere comune.
Tengo a ribadire il concetto dellumilt: necessario essere consapevoli che il duro
lavoro paga e che alla fine si possono raccogliere i frutti di quanto seminato.
E per anche fondamentale non avere mai paura delle avversarie per quanto forti
possono essere.
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C CC C A AA A L LL L C CC C I II I O OO O F FF F E EE E M MM M M MM M I II I N NN N I II I L LL L E EE E
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Ci sono regole di comportamento e di disciplina che devono essere rispettati
dal gruppo?
Assolutamente s.
Credo che la disciplina debba andare di pari passo con quelli che sono i valori della
vita.
E necessario, nello sport cos come nella vita di tutti i giorni, comportarsi con
educazione.
Soprattutto quando si veste la maglia azzurra importante dare unimmagine positiva,
e sono convinta che chi unottima persona, ed ha dei valori ben radicati, riesce ad
essere anche unottima atleta.
Come sono gestite, dal punto di vista preparatorio, le ultime ore che
precedono lincontro?
In base allorario della gara programmo la giornata a partire dalla mattina.
Se la partita nel primo pomeriggio dopo la colazione facciamo risveglio
neuromuscolare, poi una riunione tecnica; segue il pranzo e la partenza in modo da
essere al campo unora e mezzo prima del fischio di inizio.
Se la gara nel tardo pomeriggio, ad esempio alle 18.30, la giornata cos
organizzata: sveglia alle ore 9,00, alle 9.30 colazione, alle ore 11,00 risveglio
neuromuscolare; segue il pranzo, la riunione tecnica e infine alle 15.30 una merenda
prima di partire.
Com composto lo staff tecnico della Nazionale Under 19?
Lo staff composto dal vice allenatore Enrico Sbardella, dal preparatore atletico
Tommaso Ferroni, da Daniele Goletti preparatore dei portieri, dal medico Giorgio
Felzani (nellultima avventura agli Europei ci ha per seguito il Dottor Ernesto
Alicicco), e per finire (non certo per importanza) dai fisioterapisti Gaetano Leoncini e
Fabrizio Scalzi e dal segretario Massimo Del Sordo.
La t at t ica.
Nellorganizzare il gioco a zona preferisci partire dallanalitico (esempio 1>1,
2>1, 2>2 ecc.) per poi gradatamente arrivare allorganizzazione di tutta la
squadra o viceversa partire con il movimento di tutta la squadra e
conseguentemente analizzare i problemi di tecnica e tattica individuale e
tattica collettiva di reparto?
Se ho a disposizione un raduno lungo (almeno una settimana) lavoro sia da un punto
di vista analitico sia da un punto di vista globale; se invece, come spesso capita, posso
contare solo su pochi giorni, allora preferisco lavorare principalmente sui movimenti di
tutta la squadra.
In questo caso mi concentro sullanalitico solo per correggere i problemi e limare
quelle imperfezioni pi facili da analizzare quando si fanno insieme pochi allenamenti.


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3 3
Quale modulo adottate solitamente?
Adottiamo quasi sempre il 4-4-2 (figura 1).
2
Fig. 1 Fig. 1
3
4
5 6
7
8
10
11
1
9

2
Fig. 2 Fig. 2
7
8
1
B
A
C
B
B

Quali secondo te i
vantaggi e gli
eventuali svantaggi
di questo modulo?
Il vantaggio principale
quello di essere
disposti in campo in
modo molto
equilibrato.
Inoltre, con questo
modulo, se si hanno
degli esterni bravi e
con doti fisiche
notevoli, si possono
sfruttare molto bene le
fasce e creare sempre
2
Fig. 3 Fig. 3
3
4
5 6
7
8 10
11
1
9

la superiorit numerica in zona di attacco (figura 2).
Lo svantaggio principale che il 4-4-2 non permette
grandi variet di situazioni in fase offensiva.
Utilizzate solo questo o a seconda degli
avversari o dellorganico a disposizione utilizzate
altri moduli?
Abbiamo utilizzato praticamente solo questo.
Prima dellEuropeo ho lavorato con il gruppo solo sei
mesi; poco tempo per cercare di insegnare soprattutto
alle nuove qualcosa di diverso.
Credo che sia meglio imparare a fare bene qualcosa
piuttosto che perdere tempo a cercare di saper fare un
po di tutto.
Purtroppo ogni anno, a causa del raggiungimento del
limite di et, perdo molte giocatrici; non facile quindi ricominciare sempre dallinizio.
La scelta del modulo per te deve essere una scelta dettata dalle
caratteristiche dei giocatori a disposizione oppure sei innamorata di un tipo
di gioco al quale adatti le giocatrici di cui disponi?
Se avessi tre punte fortissime magari proverei il 4-3-3 (figura 3), cos come fa, anche
a livello giovanile, la Norvegia (ha tutte attaccante alte, forti fisicamente e anche
tecnicamente capaci), per con le ragazze che ho a disposizione preferisco
concentrarmi sul 4-4-2.
E il modulo, come ho gi detto, pi equilibrato e che mi da pi garanzie sia in fase
offensiva che in fase difensiva.
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4 4
Nel modulo di gioco adottato ci comunichi qualche caratteristica
tecnico/tattica che devono avere i giocatori di centrocampo?
La coppia di centrali deve essere ben assortita.
Un centrale deve essere un buon intenditore; laltro centrocampista deve invece
essere pi propositivo, deve saper dettare i tempi e saper impostare e dare sostanza
alla manovra.
E importante che sappiano integrarsi bene.
Nel modulo di gioco adottato ci comunichi qualche caratteristica
tecnico/tattica che devono avere le punte?
Anche i due attaccanti devono sapersi integrare in maniera ottimale.
Uno deve essere potente e dotato fisicamente; laltro pi veloce e tecnico cos da
creare il giusto mix di qualit e quantit.
La fase difensiva.
Com organizzata la squadra in fase difensiva e cosa chiedi principalmente
alla tua squadra in questa fase?
La difesa deve sempre restare stretta e corta rispetto al centrocampo (figura 4).
Le ragazze devono essere aggressive per chiudere gli spazi alle avversarie.
Il pressing, sia come pressione individuale che come tattica collettiva, deve essere
sempre un arma vincente: se riesci a pressare, rubare palla e ripartire hai ottime
possibilit di fare unottima gara.
2
Fig. 4 Fig. 4
3
4
5 6
7
8
10
1

2
Fig. 5 Fig. 5
3
5 6
1
PALLA SCOPERTA
PALLA COPERTA

Fate uso del
fuorigioco e
dellelastico
difensivo?
Purtroppo il
fuorigioco va
allenato molto
bene e noi non
abbiamo il tempo
necessario per
perfezionare certi
meccanismi.
Adottiamo e ci
alleniamo a
praticare lelastico
difensivo,
fondamentale in

quanto ci permette di tenere la squadra corta e stretta (figura 5).


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5 5
2
Fig. 6 Fig. 6
3
4
5 6
7 8
10
11
1
9
C
B
A
D
D
B

2
Fig. 7 Fig. 7
3
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7 8
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11
1
9
C
B
A
D

2
Fig. 8 Fig. 8
3
4
5
6
7
8
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11
1
9
PALLA COPERTA
A
A
A
A
A
A
A

2
Fig. 9 Fig. 9
3
4
5 6
7
8
10
11
1
9
PALLA SCOPERTA
A
A
A
A
A
B

Quando
attacchiamo la
difesa sale e
accorcia in modo
da accompagnare
lazione;
viceversa, se
perdiamo palla
tutti arretrano in
funzione di quello
che fanno le
avversarie
(figura 6 e 7).
Se ci troviamo in
una situazione di
palla coperta il
giocatore viene
pressato bene e la
linea difensiva
rimane alta
(figura 8); se
invece ci troviamo
in una situazione
di palla scoperta,
cio se lavversari
pu impostare il
gioco e magari
fare un lancio
lungo, allora la
difesa arretra
(figura 9).




Finita unazione offensiva in che zona cominciate solitamente a pressare
(pressing ultraoffensivo, pressing offensivo, pressing difensivo)?
In genere pressiamo in modo offensivo allaltezza del cerchio di centrocampo.




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6 6
La fase offensiva.

Com organizzata la squadra in fase offensiva e cosa chiedi principalmente
alla tua squadra in questa fase?
Tutte le giocatrici devono accompagnare lazione e quindi devono essere vicine anche
in zona di attacco.
In questo modo si ha la possibilit di essere sempre in appoggio / sostegno a chi ha la
palla (figura 10).
2
Fig.10 Fig.10
3
4
5
6
7
8
10
11
1
9
A
B
C
A
C
APPOGGIO
APPOGGIO
SOSTEGNO

2
Fig.11 Fig.11
7
8
1
B
A
C
B
B
11
9
4
10
D
5
6
3

2
Fig.12 Fig.12
7
8
1
A
C
B
11
9
4
10
D
5
6
3
D

2
Fig.13 Fig.13
3
4
5
6
7
8
10
11
1
9
C
B
A
VERTICALIZZAZIONE
VERTICALIZZAZIONE

Generalmente
con quanti
giocatori e quali
giocatori
attaccate?
Se riusciamo a
sfruttare bene le
fasce attacchiamo
con le due punte, i
quattro
centrocampisti e,
in base al lato del
campo dove si
attacca, con uno
dei difensori
esterni (figura
11).
Chiaramente se si
cambia gioco
orizzontalmente
allora il difensore
che attaccava
rientra e sale
laltro esterno
(figura 12).
Meglio
verticalizzare il
gioco, allargare
sulle fasce o un
buon mix di
entrambi?
E senza dubbio
importante un mix
di entrambi i
metodi di gioco.
(figura 13 e figura14 a pagina successiva).
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2
Fig.14 Fig.14
3
4
5
6
7
8
10
11
1
9
C
B
A
GIOCO IN FASCIA
GIOCO IN FASCIA
AMPIEZZA
D

Certamente il favorire luno o laltro dipende molto
dalla zona di campo dove si sta svolgendo lazione.
Se si ben allenati e se sono stati assimilati al meglio
gli schemi normale comunque provare tutto in
quanto fondamentale avere pi possibilit di scelta.
Cura particolarmente la fase di transizione
passando dalloffesa alla difesa e viceversa?
S curo molto questa fase perch davvero
importante.
Gli attimi in cui si passa da unazione offensiva ad
una di non possesso palla, e viceversa, sono
delicatissimi: bisogna che la squadra sia preparata
mentalmente e che sappia bene quello che deve fare.
Trasformare nel miglior modo possibile la fase
difensiva in offensiva e viceversa pu rappresentare
lago della bilancia per vincere o meno le partite.
Le palle inat t ive.
Palle inattive. Quale importanza preparativa durante gli allenamenti?
Tantissima importanza alle palle inattive, alle quali dedichiamo molto tempo,
soprattutto nei ritiri che facciamo in Italia.
In queste occasioni non cerco di insegnare alle mie ragazze 10 schemi; sono atlete
molto giovani e non espertissime, per cui mantenere al massimo la concentrazione
risulta difficile; avere troppe cose da ricordare mette in difficolt e porta pi facilmente
a distrarsi.
Meglio provare e riprovare due o tre situazioni su palla inattiva ed imparare queste
alla perfezione.
Gli europei.
Con quale modulo principale hai preparato la squadra per affrontare questi
campionati Europei?
Come esposto in precedenza generalmente la squadra gioca sempre con il 4-4-2.
Anche per questi Europei ho optato per questo modulo, senza aver provato qualcosa
di diverso.
Essendo la squadra preparata e approntata in appena sette mesi ho preferito
concentrarmi su questo modulo per cercare di curare al meglio automatismi e schemi
di gioco.

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8 8
It alia - Russia.
La Russia una squadra tatticamente conosciuta?
La Russia era lunica incognita del girone in quanto mentre Francia e Norvegia erano
state visionate, la compagine russa, non avendo fatto amichevoli, non la si conosceva.
Con quale modulo ha giocato?
La Russia adottava lo stesso modulo dellItalia: 4-4-2.
Come si comportata la Nazionale Italiana in questa gara?
In questa prima gara lItalia ha giocata in maniera quasi perfetta, interpretando al
meglio gli schemi e gli automatismi del 4-4-2.
Cosa ha funzionato dal punto di vista tattico?
Sono state sfruttate le fasce laterali con le sovrapposizioni, vi stato un buon
accompagnamento degli esterni difensivi ed stato sfruttato linserimento dei
centrocampisti centrali.
2
Fig.15 Fig.15
3
4
5
6
7
8
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1
9
A
B1
B2
A
A

2
Fig.16 Fig.16
3
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5
6
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1
9
A
D
D
C
B

Questo non solo sullo
scarico della punta,
facendo
successivamente
girare palla, ma anche
con linserimento dei
centrocampisti centrali
sulle fasce esterne in
concomitanza del
movimento di taglio ad
entrare degli esterni di
centrocampo (figura
15) (non in modo
sistematico ma in
modo efficace).

Cosa di negativo da correggere?
Lunico appunto da fare quello di essere state poco aggressive, soprattutto in fase di
pressing (cosa che richiedo sempre nel pressing offensivo).
Come avete costruito generalmente in fase offensiva?
Buona stata la circolazione e il giro palla sia a centrocampo (maggiormente) sia in
difesa.
In difesa, avendo poi ha disposizione una giocatrice (difensore centrale) con un lancio
di 40 metri, con palla sul suo piede, optavamo per il lancio sul giocatore esterno di
fascia.
Essendo questo difensore centrale mancino il lancio era quasi sempre giocato
sullesterno di destra (figura 16).

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9 9
2
Fig.17 Fig.17
4
7
8
10
11
1
9
A
B

Se la giocata riusciva, considerando
laccompagnamento dellazione da parte del difensore
esterno, il centrocampista esterno poteva scendere in
fascia per andare al cross o puntare direttamente la
porta con un taglio ad entrare (figura 17).
In caso il lancio risultasse non perfettamente lungo, il
centrocampista esterno, ricevuta la sfera, giocava
sulla punta che, venuta in appoggio, chiudeva il
triangolo (figura 18) o, in mancanza di spazio,
scaricava su un centrocampista centrale per un
successivo giro palla e cambio gioco (figura 19).
Che tipo di lavoro tattico hai richiesto alle due
punte?
Le due punte sono state bravissime nel compensarsi.

2
Fig.18 Fig.18
3
4
5
6
7
8
10
11
1
9
A
E
D
C
B
F
E
F

2
Fig.19 Fig.19
3
4
5
6
7
8
10
11
1
9
A
E
D
C
B
F
E
G
G


Una stata molto brava nei movimenti di taglio verso lesterno; andava cio a
posizionarsi in fascia (taglio a divergere) sul movimento (taglio ad entrare a
convergere) del centrocampista esterno (figura 20 pagina successiva).
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10 10
Fig.20 Fig.20
4
7
8
10
11
1
9
A
A
A
A

Laltra punta si mossa molto bene giocando molto
con i centrocampisti; si proposta spesso come vertice
alto per poi giocare sia in scarico sui centrocampisti
centrali sia girandosi e puntando direttamente a rete.
Merita inoltre sottolineare che le due punte si sono
molto cercate; i tre goal di una e i due goal dellaltra,
avvenuti con loro assist reciproci, ne sono una
testimonianza.
Una breve analisi sulla squadra russa?
La Russia una buona squadra, solida e atleticamente
valida.
Fisicamente potente ha giocato molto sulla forza e
sullaspetto agonistico risultando per, rispetto
allItalia, decisamente inferiore da un punto di vista
tecnico-tattico individuale e collettivo.
La Russia tatticamente ha giocato con un buon 4-4-2 ma con automatismi meno
efficaci rispetto a quelli mostrati dallItalia; le loro punte non sono riuscite a tenere
molte palle e hanno un po sofferto dovendo rientrare spesso in transizione negativa;
la squadra ha comunque corso tantissimo fino al termine della gara per compensare
con la preparazione fisica la loro minor tecnica calcistica.
It alia - Norvegia.
Come stata disposta in campo la Norvegia?
La Norvegia ha giocato con il modulo 4-3-3 con i tre attaccanti molto larghi; un 4-3-3
classico (vedi figura 3 precedente)
2
Fig.21 Fig.21
3
4
5 6
7
8 10 11
1
9

2
Fig.22 Fig.22
3
4
5 6
7
8
10
11
1
9
11
9
7

Come ti
sembrata da un
punto di vista
atletico?
E una squadra
atleticamente
molto forte.
Come hai deciso
di schierare
lItalia per
questo match?
LItalia stata
organizzata in
modo da rischiare
il meno possibile,
giocando con

quattro difensori, cinque centrocampisti e una punta (figura 21).
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11 11
Come hai deciso di limitare la forza del loro tridente offensivo?
Principalmente utilizzando gli esterni di centrocampo con il compito di aiutare gli
esterni difensivi in azioni di raddoppio sulle loro due ali esterne (figura 22 pagina
precedente).

Che tipo di costruzione ha effettuato generalmente la Norvegia?
La Norvegia ha effettuato spesso una costruzione immediata con lanci lunghi che,
dalla difesa, ricercavano la punta centrale o una delle due ali; difficilmente hanno fatto
girare palla in difesa e/o centrocampo.
Ecco un esempio di schema della Norvegia: lancio da parte di un difensore centrale
per unala, scarico allindietro per un interno di centrocampo e: o verticalizzazione
rapida per il centravanti (figura 23) oppure richiesta di triangolo da parte del
centrocampista alla punta centrale e inserimento per andar al tiro (figura 24).
2
Fig.23 Fig.23
3
4
5
6
7
8
10
11
1
9
C
B
A
C
D

2
Fig.24 Fig.24
3
4
5
6
7
8 10
11
1
9
C
B
A
D
D
E
C


Quale era lobiettivo principale che si era posto la squadra azzurra?
Per lItalia lobiettivo era di non fare riuscire a giocare le due ali e la punta centrale.
Come si cercato di raggiungere tatticamente questo obiettivo?
Le due ali e la punta centrale sono stati arginati dal gran lavoro svolto in marcatura,
copertura e raddoppio effettuati dalla linea di difesa e dalla linea di centrocampo.
Che tipo di lavoro stato richiesto allunica punta schierata?
Lunica punta italiana rimasta abbastanza isolata in avanti svariando un po in tutte
le parti del campo.
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12 12
Aveva il compito di fare del gran movimento, essere il vertice pi avanzato di
riferimento e, una volta ricevuta palla, consolidarne il possesso per dare possibilit alla
squadra di salire.
In fase difensiva all unica punta dellItalia era stato affidato il compito di controllare il
loro mediano nel caso avanzasse molto.
Il loro mediano ha per giocato abbastanza arretrato ed stato pertanto
sufficientemente controllarlo con i centrocampisti.
La punta al massimo doveva limitarne le giocate e i lanci con unazione di disturbo
iniziale; lanci che comunque raramente sono partiti dai piedi del mediano in quanto il
lancio lungo Norvegese era spesso affidato ai giocatori della linea difensiva (con i
centrali o con gli esterni).
In fase difensiva come veniva arginato lattacco norvegese?
In questa fase lItalia marcava la loro punta con la superiorit numerica (2>1) dei due
centrali del quattro difensivo(figura 25); le ali venivano invece marcate con lesterno
2
Fig.25 Fig.25
3
5 6
1
9
7 11

difensivo in marcatura, con la copertura del
centrale vicino e con il raddoppio dellesterno di
centrocampo (vedi figura 22 precedente)
Molto brave tutte in questi compiti, sia in
marcatura / copertura, sia nelle scalate sia nelle
azioni di raddoppio.
Tanto lavoro difensivo che inevitabilmente ha
condizionato la fase offensiva italiana?
In fase offensiva lItalia ha avuto praticamente
solo due azioni da rete.
Le chiavi del match?
Non avendo lo stesso passo, dal punto di vista
atletico e condizionale della Norvegia, lItalia ha
colmato e/o ridotto il divario non sbagliando
niente da un punto di vista tattico.



It alia - Francia.
Arriviamo allincontro con la Francia. Un primo giudizio?
La partita con la Francia stata la gara pi difficile sia da un punto di vista tattico sia
da un punto di vista atletico.
Dalla Vostra parte due risultati su tre a favore?
Si. LItalia aveva a disposizione due risultati buoni: il pareggio e la vittoria.
Quanto vale atleticamente la Francia?
La Francia atleticamente vale quanto la Norvegia, vale a dire tanto.
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13 13
Quali differenze rispetto alle scandinave?
La Francia una squadra pi continua e a differenza della Norvegia pi veloce, pi
rapida e pi agile; inoltre si differenzia in quanto una squadra alla quale piace fare
un tipo di costruzione pi elaborata, con tanto possesso palla (sono brave
tecnicamente) e movimento senza palla.
Come gioca la Francia?
La Francia gioca con tre difensori, cinque centrocampisti e due attaccanti: 3-5-2
(figura 26).
2
Fig.26 Fig.26
3
4
5
6
7
8
10
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1
9

2
Fig.27 Fig.27
3
4
5
6
7
8
10
11
1
9

Cosa ti ha
colpito in
modo
particolare?
Molto forti gli
esterni di
centrocampo,
efficaci nelle
due fasi di
gioco: bravi
in fase
difensiva a
scalare sul
lato debole e
poi pronti a
riproporsi in
avanti in fase
offensiva;
praticamente
2
Fig.28 Fig.28
3
4
5
6
7
8
10
11
1
9
C
B
A
C

due stantuffi sulle fasce.
Che tipo di gioco ha impostato la Francia?
Hanno giocato molto sulle fasce sia con gli esterni
sia con i tagli ad uscire delle punte; in occasione
di questi tagli sono poi state molto brave negli
inserimenti centrali da parte dei centrocampisti.
Esempio di un tipo di movimento francese: taglio
ad entrare dellesterno di centrocampo, taglio a
divergere sullesterno della punta, inserimento
centrale e in verticale dellinterno di
centrocampo con gli altri due centrocampisti che
accorciano e accompagnano lazione (figura 27).
Esempio di un tipo di schema che predilige la
Francia: palla al mediano, giocata in verticale per
la punta, scarico su un interno di centrocampo e
inserimento dellaltro interno; quasi un
interscambio di posizione in verticale tra punta e

interno di centrocampo; questo sia sulla destra che sulla sinistra (figura 28).
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14 14
Che dire del loro reparto di attacco?
Le loro due punte non sono molto concrete; fanno paura per la loro tecnica e per la
loro rapidit; sono brave nel palleggio e nel muoversi senza palla ma sono
scarsamente efficaci in fase di conclusione e in fase realizzativa.
In fase di conclusione quindi Francia insufficiente?
Considerando le tre sottofasi offensive: costruzione, rifinitura e conclusione la Francia
un po deficitaria in questultima; questo a parere mio il motivo per il quale la
Francia non ha passato il turno; la Francia nel proprio girone ha sempre dominato
tutte e tre le partite con tantissime azioni da goal clamorosamente non realizzate.
Come si contrapposta lItalia?
Alla Francia lItalia si contrapposta con un 4-4-2 modificato; in base alla zona in cui
la Francia iniziava lazione il nostro difensore esterno doveva subito accorciare in modo
che salendo andava praticamente a formare un centrocampo a cinque; praticamente si
ripristinava sempre una parit numerica a centrocampo.
Esempio in cui lesterno di difesa francese dava palla al compagno esterno di
centrocampo.
Prima del verificarsi di questo passaggio lesterno di difesa italiano (leggendo
anticipatamente la situazione) assumeva una posizione intermedia tra linea di difesa e
quella di centrocampo in una sorta di controllo e temporeggiamento; se
successivamente la palla finiva allesterno francese vi era subito lattacco in marcatura
da parte dellesterno con conseguente scalata di posizione del centrocampista esterno
italiano in posizione di interno di centrocampo (figura 29); se la Francia per una
qualsiasi ragione non optava per questa giocata ma per esempio effettuava un cambio
gioco sullaltra fascia, lesterno di difesa rientrava sulla linea dei difensori e si ripeteva
la stessa manovra tattica dallaltra parte del campo con laltro esterno di difesa
italiano in salita (figura 30).
2
Fig.29 Fig.29
3
4
5
6
7
8
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5
3

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Fig.30 Fig.30
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B

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15 15
Quindi la mossa tattica?
Cercare d ristabilire sempre, per quanto possibile, una parit numerica in ogni reparto.
Quale altro obiettivo ti era riproposta?
LItalia con questo schieramento mobile si era proposta lobiettivo di cercare di
fermare lo strapotere francese il pi lontano possibile dalla porta.
Rompere le trame offensive francesi a centrocampo e ripartire in contropiede giocando
e rilanciando per le due punte.
Quindi una fase di costruzione piuttosto immediata?
Si. Non potendo competere in fase di possesso palla e di palleggio con le francesi, ogni
volta che veniva riconquistata palla, si saltava il centrocampo con un lancio per le
punte; i due goal azzurri sono proprio venuti in questo modo e con anche un po di
fortuna siamo riusciti a segnare due reti ed arrivare, a poco dalla fine della partita, in
vantaggio per 2-0.
Quali per i problemi riscontrati?
Nonostante la nostra strategia la Francia essendo molto brava tecnicamente e nella
tattica individuale era un pericolo costante in quanto gli 1>1 erano quasi sempre a
loro favore; ristabilivano quindi quasi sempre una loro superiorit numerica.
Cosa successo nel finale di gara?
Un black out finale (mentale e/o fisico) e tre goal uno dietro laltro.
Il 2-1 al 83; il 2-2 al 91 e il 2-3 al 95.
Hai gi individuato la causa di quanto successo?
Ho individuato il motivo di questo andamento non solo nella stanchezza fisica ma
soprattutto in una poca abitudine mentale ad una concentrazione cos elevata, ad un
ritmo cos alto ad una adrenalina cos intensa.
It alia - Spagna.
Cosa dire sul piano tattico per questa semifinale?
E molto semplice parlare di questa semifinale in quanto sul piano del gioco le due
squadre hanno fatto vedere ben poco.
La Spagna ha giocato male, lItalia ha giocato peggio.
Le azzurre hanno giocato la loro pi brutta partita, dove anche le cose pi elementari
sono state sbagliate.
Indipendentemente da questo le due squadre si sono affrontate schierando un 4-4-2
speculare.

Cosa ha fatto allora la differenza?
La Spagna ha giocato una partita normalissima lottando per su ogni pallone.
Sono state pi grintose e hanno almeno provato a voler vincere la gara sprecando e
sbagliando comunque tanto.
Probabilmente la squadra che prima segnava vinceva anche il match.lItalia ha preso
il goal dell1-0 a tre minuti dal termine della gara.
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16 16
Un vero peccato?
Si. Era proprio loccasione per mettere la cosiddetta ciliegina sulla torta considerando
anche che, la Spagna, tra le formazioni incontrate, era quella pi alla portata della
compagine azzurra.
Secondo te a cosa imputare questa insoddisfacente prestazione?
E stato sbagliato latteggiamento mentale generale e di approccio alla gara stessa;
probabilmente un qualcosa che, anche io come Mister, non sono riuscita a curare nel
modo giusto.
Probabilmente una delle cause stata anche la non abitudine, da parte di alcune
atlete, a gestire un ritiro squadra piuttosto lungo dove deve essere mantenuta per un
determinato lasso di tempo un giusta concentrazione e tensione particolare (anche per
questo pi esperienze internazionali sono fondamentali).
E un aspetto questo, in previsione dei campionati del mondo, che mi preoccupa, e
che affronter sicuramente insieme alle ragazze.
Come hai visto le tue ragazze in campo?
Ragazze scariche e stanche psicologicamente.
Probabilmente dopo aver raggiunto un risultato grande, la semifinale, hanno avuto,
anche involontariamente e inconsapevolmente, una sorta di rilassamento e
appagamento mentale.
Laspetto psicologico per queste ragazzine molto importante.
Conoscendole e rivisitando le gare che le azzurre in altre occasioni hanno disputato,
giocando alla grande, questa partita ha confermato di non esserci state con la testa.

Il cammino della squadra azzurra.


GIRONE ELIMINATORIO
28/07/04 ITALIA - RUSSIA 5 - 1
8, 24, 45 pt Coppolino; 47 pt
autorete Magrini; 6, 37 st Ricco
30/07/04 ITALIA - NORVEGIA 0 - 0
02/08/04 ITALIA - FRANCIA 2 - 3
36 pt Ribaldi; 29 st Ribaldi; 38,
44, 50 st (Francia)
SEMIFINALE
05/08/04 ITALIA - SPAGNA 0 - 1 43 st (Spagna)


Un grande risultato e una bella esperienza comunque?
Si. Siamo state brave e grandi. Complimenti a tutta la squadra e a tutto lo staff.

Composizione corporea: la
valut azione quant it at iva.
A curadi LUCA GATTESCHI
Conoscere la composizione corporea di un calciatore molto importante
per poi, con lallenamento e lalimentazione, avere giocatori in forma ed
efficienti.

Cenni st orici.

N Nei primi anni 40 il dottor Behnke, medico della marina americana, nel corso della
valutazione di un gruppo di giocatori di football americano riscontr che circa il 60% dei
soggetti esaminati, in base alle tavole di riferimento per peso ed altezza, erano da
considerare non idonei per il servizio militare per soprappeso.
Una valutazione pi accurata permise di evidenziare che il soprappeso era da imputare ad
un eccesso di massa muscolare e non di massa grassa, e pose le basi per un diverso
approccio alla valutazione della composizione corporea, in particolare nei soggetti
praticanti attivit sportiva.
Da allora, fermo restando limportante ruolo del rapporto peso/altezza nello screening dei
soggetti sedentari, si sono sviluppati vari metodi, che attualmente possono affrontare la
valutazione della composizione corporea con un approccio di tipo qualitativo, che
analizzeremo in una prossima occasione, o quantitativo, che rappresenta largomento di
seguito trattato.
I compart iment i corporei.
I metodi di valutazione quantitativa utilizzano quale riferimento il modello di composizione
corporea bicompartimentale, che schematizza il corpo umano come formato da Massa
Magra (o FFM, Fat Free Mass) e Massa Grassa (FM, Fat Mass), oppure tricompartimentale,
che inserisce accanto alle precedenti la componente ossea.
a ar rt t i ic co ol lo o
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Allinterno della massa grassa si distingue poi tra grasso essenziale e non essenziale: il
primo costituito dal grasso presente nel midollo osseo, negli organi (cuore, milza, fegato,
reni, polmoni, intestino, ecc), intorno alle strutture del sistema nervoso e, nella donna,
da una componente sesso-specifica.
Il grasso essenziale, oltre ad agire come protezione e rivestimento, ricopre un ruolo
biologicamente fondamentale per molte attivit ormonali e per lallattamento, e presenta
un limite minimo oltre il quale una sua riduzione pu compromettere lo stato di salute;
tale limite considerato pari al 3-5% ed al 12% del peso corporeo rispettivamente
nelluomo e nella donna.
Il modello bicompartimentale presuppone una diversa densit della massa grassa e di
quella non grassa, rispettivamente 0.901 e 1.100 g ml
1;
inoltre densit della massa
grassa e componenti della massa non grassa sono reputate uguali per tutti gli individui,
per cui i soggetti valutati differiscono da quello di riferimento solo nella percentuale di
massa grassa; la massa non grassa di riferimento formata da:
q 73.8% di acqua;
q 19.4% di proteine;
q 6.8% di minerali.
In ogni caso, i metodi di analisi dei compartimenti corporei si trovano comunque tutti ad
affrontare un problema iniziale; la valutazione diretta della composizione corporea di un
individuo si basa sulla separazione chimica (estrazione dei grassi con solvente) o fisica
(essiccazione) dei diversi componenti, e pu essere effettuata quindi solo su cadaveri; da
tali analisi si sono derivate delle costanti di riferimento sulle quali costruire le equazioni
utilizzate nelle valutazioni indirette per arrivare ad una stima, in quanto il termine misura
richiede una determinazione diretta, della percentuale di massa grassa.
Le valutazioni indirette devono a loro volta presentare caratteristiche di accuratezza,
specificit, sensibilit, ripetibilit, tali da permettere un confronto tra soggetti diversi o,
come preferibile e ben pi corretto, dello stesso soggetto nel tempo.
Analisi quant it at ive della composizione corporea.
Tra i diversi metodi proposti alcuni, grazie alle caratteristiche di precisione, accuratezza,
sensibilit ecc... vengono definiti Gold Standards, e vanno a rappresentare il riferimento
contro il quale si devono confrontare i nuovi sistemi di valutazione proposti al fine di
ottenere una validazione scientifica; allo stesso tempo i gold standards sono gravati da
difficolt di esecuzione, costi e talora invasivit che ne rendono improponibile o almeno
difficoltosa sia la diffusione su larga scala che la ripetizione ad intervalli minimi.
Questo ha portato alla diffusione di metodiche di pi facile applicazione, anche se talora
gravate da un margine di errore non sempre accettabile; il tutto alla fine visto come
riconducibile ad una contrapposizione tra metodica di laboratorio e metodica da
campo.


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3 3
Il laborat orio.
Il primo standard storicamente rappresentato dalla pesata idrostatica, che si basa sul
principio di Archimede per determinare il volume corporeo, e da questo la sua densit.
In pratica, la pesata idrostatica presuppone che le diverse componenti corporee (acqua,
proteine, minerali, grasso) hanno densit specifiche e costanti, e che la densit corporea
totale in funzione della percentuale delle quattro componenti, e viene stabilita dal
rapporto PESO/VOLUME.
Nella valutazione devono essere considerati dei fattori di correzione, rappresentati
dallaria residua polmonare, dallaria residua gastrointestinale, dalla temperatura
dellacqua.
Una volta stabilita la densit corporea, utilizzando le equazioni sviluppate da Siri e
Brozek possibile determinare la quantit di massa grassa del soggetto pesato,
partendo dal presupposto ricordato in precedenza che la massa grassa e quella non
grassa possiedono densit diverse tra loro ma definite e costanti.
In realt, mentre la massa grassa possiede effettivamente una densit relativamente
costante, quella magra (o meglio non grassa) ha densit variabile in funzione di et,
sesso, razza; questo ha comportato la necessit di avere equazioni predittive
specifiche, in modo da evitare errori, sovra o sottostima della massa grassa, non
accettabili nella valutazione di un atleta.
Allo steso tempo anche tipo e quantit di attivit fisica, in particolare quella di lunga
durata, determinano cambiamenti nella composizione, e quindi densit, della massa
magra, e pertanto si reso indispensabile sviluppare equazioni specifiche per i diversi
tipi di sport.
Altre limitazioni della pesata idrostatica sono rappresentate dalla necessit che il
soggetto riesca ad effettuare una espirazione completa al momento della immersione,
dalla necessit di una piena cooperazione, dalla incapacit/impossibilit di alcuni
soggetti di effettuare limmersione stessa.
Altre metodiche consolidate considerabili come riferimento sono il metodo della
diluizione isotopica, con il quale vengono iniettati nel corpo radioisotopi di cui si
osserva la distribuzione nei fluidi e quindi nei distretti corporei, e quello della
Risonanza Magnetica Nucleare.
I limiti di applicazione, non indifferenti, sono rappresentati nel primo caso, oltre che
dal costo dellapparecchiatura, dalla invasivit del metodo e dal presupposto teorico
che la distribuzione nei diversi tessuti dellisotopo utilizzato sia costante, presupposto,
come gi ricordato, non sempre vero nello sportivo.
Nel secondo caso i limiti sono il costo del singolo esame, che lo rende non facilmente
ripetibile con frequenza elevata, non applicabile su larga scala, e la necessit di
software dedicati.
Metodiche che si stanno ponendo allattenzione con buone prospettive sono la DEXA
(Dual energy x ray absorptiometry) e la pletismografia (ADP, Air Displacement
plethysmoghraphy) effettuata utilizzando lattrezzatura commercializzata come BOD
POD.
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La DEXA utilizza due forme distinte di raggi x che penetrano fino ad una profondit di
circa 30 cm: luso di specifici software permette di ricostruire la struttura del tessuto
analizzato, quantificandone il contenuto minerale, la massa grassa, la massa grassa
priva.
Si tratta di una metodica tricompartimentale che non richiede lassunzione di una
costanza strutturale per la massa grassa e quella magra, come invece avviene per la
pesata idrostatica, richiede solo una esposizione breve ad una dose di radiazioni
minima, e pu permettere anche la valutazione di distretti corporei selezionati.
Il BOD POD rappresenta una alternativa alla pesata idrostatica nella determinazione
della densit corporea: formato da una piccola cabina, dove il soggetto viene fatto
sedere dopo essere stato pesato.
La strumentazione connessa al BOD POD misura il volume iniziale della cabina vuota,
e quello successivo con la persona allinterno: la differenza tra i due fornisce il volume
corporeo, da cui poi si ottiene la densit.
Il metodo ha mostrato una elevata correlazione (circa .96) con i valori ottenuti con la
pesata idrostatica, in presenza di molte minori controindicazioni e difficolt di
esecuzione; il limite rimane la necessit di equazioni estremamente specifiche per la
popolazione in oggetto nel passaggio dal valore di densit alla quantificazione della
massa grassa e magra.
Il campo.
Il metodo da campo pi comunemente diffuso sicuramente rappresentato dalla
plicometria, che associa facilit di esecuzione, assenza di invasivit, tempo di esecuzione
ridotto, costo minimo della strumentazione; in realt tutti questi fattori richiedono una
riflessione e una valutazione ben pi attenta di quanto sembri necessario.
Intanto, il razionale per luso delle pliche sottocutanee allo scopo di determinare il grasso
corporeo deriva dai seguenti punti:
q la somma delle pliche rappresenta una buona misura del grasso sottocutaneo
(Lohman 1981);
q esiste una correlazione tra il contenuto totale di grassi ed il grasso sottocutaneo
(circa 50% del totale nel giovane adulto);
q la distribuzione del grasso sottocute ed a livello viscerale simile per tutti gli
individui allinterno di una razza;
q esiste una correlazione tra somma delle pliche e densit corporea
La facilit di esecuzione esige allo stesso tempo una accuratezza di esecuzione
maggiore di quanto a volte si creda: le pliche devono essere misurate localizzando con
estrema precisione i riferimenti anatomici riportati in letteratura; devono essere
effettuate minimo due-tre misure in ogni punto; la misurazione deve essere effettuata
mantenendo una tensione costante e la registrazione del dato deve essere effettuata
entro 2-4 secondi, in quanto per tempi pi lunghi si avrebbe una significativa
compressione della plica, e quindi una alterazione del dato.
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La strumentazione richiesta effettivamente minima, ma la differenza, in costo ma
anche accuratezza, tra i calibri disponibili sul mercato non trascurabile: un errore
minimo nella misurazione arriva notevolmente amplificato sul dato finale.
Effettuata la misurazione, i valori ottenuti possono essere utilizzati in due modi: come
semplice somma delle pliche, che permette un controllo nel tempo sul singolo
individuo, oppure per predire valori di composizione corporea.
Questa seconda scelta richiede luso di equazioni che, per garantire una buona
accuratezza, deve essere sviluppate su popolazioni analoghe (per et, sesso, razza,
stato di allenamento, possibilmente anche tipo di attivit) al soggetto valutato, in
quanto il rapporto tra grasso sottocutaneo e grasso totale, e tra somma delle pliche e
densit cambia al variare di tali parametri.
Altro metodo di valutazione che richiede minimo strumentario ma estrema accuratezza
la determinazione delle circonferenze corporee.
Anche in questo caso esistono specifici punti di repere anatomici da rispettare, ed i
valori ricavati possono essere sia inseriti in equazioni per la determinazione della
composizione corporea, con i gi ricordati limiti delle equazioni non specifiche, sia
utilizzati per costruire il profilo corporeo.
Questultimo si basa su una matrice di 11 circonferenze, suddivise in muscolari e
non muscolari in base al distretto anatomico, riportate su una rappresentazione
grafica come differenza, percentuale o assoluta, dal valore di riferimento, di un gruppo
ristretto o di una popolazione, per quel dato; si ha cos una quantificazione visiva
dei rapporti tra i vari segmenti corporei, di come il singolo soggetto si allontana dalla
media del gruppo e di come risponda ad uno specifico intervento (allenamento,
alimentazione).
La NIR (Near Infrared interReactance) misura la rifrazione nella massa grassa di un
fascio di luce coerente emessa nel vicino infrarosso; la metodica adattata negli Stati
Uniti dal Ministero per lAgricoltura, allo scopo di valutare il contenuto in lipidi di vari
cereali, e richiede una strumentazione portatile, sicura, ed un addestramento alluso
minimo.
Tuttavia, dopo i primi entusiasmi, ricerche successive non hanno confermato la
validit della NIR quando confrontata sia con la pesata idrostatica che con la
plicometria: la NIR sovrastimerebbe la massa grassa nei soggetti magri e nelle donne,
e la sottostimerebbe negli obesi e soprappeso, con un errore superiore al 4% in circa il
50% dei soggetti.
La Bioimpedenzometria (BIA, Bioelectrical Impedante Analysis) unaltra tecnica,
di diffusione relativamente recente, utilizzata per la determinazione della massa
grassa.
Lanalisi di bioimpedenza consiste nelliniezione, tramite due elettrodi di superficie, di
una corrente alternata a frequenza ed intensit fissa (50 Hz e 800 microampere) in un
soggetto; una seconda coppia di elettrodi riceve la corrente, determinando
limpedenza offerta dallorganismo al passaggio della stessa: il flusso di corrente
molto pi rapido attraverso lacqua extracellulare ed i tessuti ben idratati, che
attraverso le zone ricche di grasso e la componente ossea.
In conseguenza, limpedenza nei confronti del flusso di corrente in relazione con il
contenuto corporeo di acqua, a sua volta in rapporto con la densit corporea e quindi
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la componente grassa; cos , utilizzando equazioni standardizzate i valori elettrici
forniscono una stima della quantit di massa grassa e magra dellorganismo.
La metodica sicura, non invasiva, relativamente rapida e facile da utilizzare; richiede
infatti solo il rispetto di alcuni standard ambientali, la pulizia della cute sotto gli
elettrodi, la perfetta conservazione degli stessi, nessuna attivit fisica recente, la
determinazione di punti anatomici di pi facile individuazione e di minore numero
rispetto alla plicometria.
Laccuratezza della stima della massa grassa, tuttavia, richiede non solo luso di
equazioni altamente specifiche per il soggetto, ma anche una condizione di idratazione
normale e costante nel tempo, situazione che spesso non si realizza nellatleta;
variazioni del contenuto corporeo di acqua portano infatti a sostanziali errori nella
stima della massa grassa con, tendenzialmente, una sovrastima nei soggetti magri e
negli sportivi ed una sottostima negli obesi.
Inoltre, le apparecchiature attualmente disponibili non forniscono indicazioni riguardo
la composiz ione corporea distrettuale, informazioni che possono invece derivarsi
dalluso, specie se combinato, di circonferenze e pliche sottocutanee.
Allo stato attuale, quindi, la bioimpedenziometria non sembra fornire vantaggi
apprezzabili ai fini della determinazione della massa grassa rispetto ad altre metodiche
da campo; offre per la possibilit, unica, di una valutazione del contenuto idrico, della
valutazione della massa metabolicamente attiva, di una analisi di composizione
corporea qualitativa, tutti dati che possono essere di estrema utilit nel monitoraggio
della condizione di un atleta.
Di questi aspetti parleremo in un prossimo articolo.
BI BLI OGRAFI A
Spor ts & Exer ci se Nutr i ti on. McAr dl e WD, Katch FI , Katch V. Li ppi ncot Wi l l i ams & Wi l ki ns
eds, 1999.
Manual e di r i fer i mento per l a standar di zzazi one antr opometr i ca. Lohmann TG, Roche AF,
Mar tor el l R, Edr a ed, 1992
Body Composi ti on Changes i n body bui l der s: a method compar i son Med Sci ence Spor ts
Exer c, vol 36(3), pag 490-97, Mar ch 2004.
Assessment of Body composi ti on I n Pr ofessi onal Soccer Pl ayer s accor di ng to thei r
Posi ti onal Rol es. Med Sci ence Spor ts Exer c, vol 36(5), suppl ., S 207, May 2004.
Med Sci ence Spor ts Exer c Vol 36 (5) suppl . May 2004
Med Sci ence Spor ts Exer c Suppl ement 1 May 2003
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LUCA GATTESCHI
Medi co Chi rurgo Speci ali zzato i n Medi ci na dello Spor t
Coor di nator e della Sezi one Medi ca del Settor e Tecni co FI GC
Medi co Nazi onale A Femmi ni le Calci o