Sei sulla pagina 1di 68

DONNE E UOMINI NELLA STORIA

25
Franca Zambonini
MADRE TERESA
La mistica degli ultimi
2 edizione, 2003
PAOLINE Editoriale Libri
FIGLIE DI SAN PAOLO, 2003
Via Francesco Albani, 21 - 20149 Milano
http://www.paoline.it
e-mail: edlibri.mi@paoline.it
Distribuzione: Diffusione San Paolo s.r.l.
Corso Regina Margherita, 2 - 10153 Torino
Voglio essere apostola della gioia
Madre Teresa
Ella sperimenta lutilit del suo lavoro,
non si spegne di notte la sua lampada...
Tende le mani al povero
e le palme apre allinfelice.
Datele il frutto delle sue mani,
la lodino alle porte le sue opere!
Pr 31,18-20.31
INTRODUZIONE
Il teologo Hans Urs von Balthasar si addolorava perch la teologia a tavolino non
era affiancata dalla teologia in ginocchio, cio dalla contemplazione personale, i
ntima, segreta, del mistero della fede. Da quando il processo canonico ha approfo
ndito la teologia in ginocchio di Madre Teresa di Calcutta, occorre completare l
a figura della missionaria dei poveri con il mistcismo che ha dato le ali alla su
a santit, in un sofferto cammino di elevazione.
Con una volont eroica che solo adesso possiamo valutare, rimasta sempre fedele all
a sua missione, chinandosi sul dolore, accogliendo con il sorriso chiunque incon
trasse, nonostante avesse il cuore straziato dal desiderio di Ges che sentiva non
ricambiato. Al tormento della notte oscura, ben nota ai mistici pi vicini a Dio,
opponeva un volto di grazia. Inflessibile con se stessa, era tenerissima con gli
altri. Il suo segno esteriore stato la letizia evangelica, e con essa ha trasmes
so agli altri serenit e fiducia. Confidava ai suoi consiglieri spirituali: Voglio
essere apostola della gioia. Insegnava alle consorelle il valore del sorriso, il
tratto gentile Preferisco che facciate sbagli con gentilezza, piuttosto che miraco
li con sgarbo .
Ora che la sua vicenda spirituale stata approfondita, la Chiesa ha tre grandi mi
stiche di nome Teresa: Teresa dAvila, Teresa di Lisieux, Teresa di Calcutta.
Il santo colui che ci apre una strada e ci aiuta a percorrerla. La Madre ci ha p
resi per mano come una mamma con il suo bambino, e ci ha tirati verso ci che cont
a. Ha scritto: La santit non qualcosa di straordinario, non per pochi privilegiati
... La santit per ciascuno di noi un dovere semplice: accettare Dio con un sorri
so, sempre e in ogni luogo. Laccettazione dolorosa e gioiosa insieme stata la rego
la costante della sua vita.
Cominci il giorno in cui smise di essere una suora con il saio nero, insegnante i
n un collegio per ragazze di buona famiglia, e indoss il sari delle indiane pover
e. Aveva gi trentotto anni quando divenne finalmente ci che era. Da allora, la sua
stessa esistenza stata una provocazione per il nostro comune sentire, per le no
stre abitudini.
In un mondo dominato dagli idoli del dio Profitto, del dio Consumo, vissuta priv
andosi di tutto, ossessionata dalla presenza dei poveri nel mondo. Ha lottato pe
r il valore sacro di ogni vita, da quella del non nato a quella dellabbandonato.
Sui santini che usava come biglietti di auguri aveva fatto stampare le parole di
Isaia: Ti ho inciso sul palmo della mia mano. Ti ho chiamato per nome. Tu mi app
artieni (Is 43,1).
Il manifesto di Madre Teresa era racchiuso in due espressioni evangeliche che le
gava sempre insieme. Linvocazione di Ges sulla croce: Ho sete. E la promessa di Ge
s: Tutto quello che avete fatto a uno dei pi piccoli di questi miei fratelli, lo av
ete fatto a me (Mt 25,35-40). Amava pronunziare queste ultime cinque parole tocca
ndo per ognuna un dito della mano, e Cos era facile ricordarle: il Vangelo sulle n
ostre cinque dita, diceva. Come un invito a una santit accessibile, a portata di u
n semplice gesto.
Ha scritto Georges Bernanos: La nostra Chiesa la Chiesa dei santi. Chi non vorre
bbe avere la forza di correre questa meravigliosa avventura? Chi lha compreso una
volta, penetrato nel cuore della fede cattolica, ha sentito trasalire nella sua
carne un tremore diverso da quello della morte, una speranza sovrumana. Tutto i
l grande apparato di sapienza, di forza, di docile disciplina, di magnificenza e
di maest della Chiesa, non assolutamente nulla se la santit non lo anima.
Per singolare coincidenza, una promessa accomuna i due mistici del nostro tempo,
Padre Pio e Madre Teresa. La promessa del frate di Pietrelcina era: Quando morir,
chieder al Signore di farmi sostare sulla soglia del paradiso, e non entrer fino
a quando non sar entrato lultimo dei miei figli spirituali . Ancora pi totale la pro
messa della suora di Calcutta: Se mai diventer santa, lo sar sicuramente delloscuri
t. Rester di continuo assente dal paradiso, per accendere la luce a quelli che viv
ono nelloscurit sulla terra .
Restarci accanto con la sua intercessione, lestremo gesto di carit della beata Mad
re Teresa.
FRANCA ZAMBONINI
Parte prima
Apostola della gioia
I
Il miracolo
Larticolo pubblicato il 6 ottobre 2002 dal quotidiano del Bengala, Mid Day, era i
ntitolato Nel nome della Madre e cominciava cos: Questa la storia di Monika Besra,
una donna tribale guarita dalla santa di Kolkata . Kolkata dal 1 gennaio 2001 il
nuovo nome di Calcutta. Laggettivo tribale indica subito che la donna di fede ani
mista, una combinazione di induismo e di antiche credenze, tipica delle popolazi
oni tribali. Quale legame poteva esserci, si chiedeva il giornalista Satinder Bi
ndra, tra una animista e una suora cattolica? Non cera risposta, neppure nellinter
vista a uno dei medici curanti, il dottor Bhattacharya, che definiva la guarigio
ne un mistero per la scienza medica .
Quel legame, la scintilla che salva una vita data per persa, noi lo chiamiamo mir
acolo. E il primo ottenuto per lintercessione di Madre Teresa ufficialmente approv
ato dalla Chiesa, che ha riconosciuto la santit della missionaria dei poveri. All
a Postulazione delle cause dei santi erano arrivate oltre trecento segnalazioni
di eventi inspiegabili , o prodigiosi .
La medaglia della Madre
Monika ha trentaquattro anni, una donna alta, gli occhi vivi, i lunghi capelli n
eri raccolti, dignitosa nel sari giallo con la striscia rossa che ha indossato p
er accoglierci. Come la maggior parte delle indiane povere, si sposata giovaniss
ima, a quindici anni. Il marito si chiama Salku Murmu, molto pi anziano di lei, f
a il contadino. Hanno avuto cinque figli, il maggiore ha dodici anni, poi c una ba
mbina di dieci, e altri tre maschi di otto, sei e quattro anni. Vivono nel villa
ggio di Nakkod, vicino Patiram, nel Bengala Occidentale, distante otto ore di tr
eno da Calcutta. La loro casa di mattoni, con il tetto di lamiera, confina con u
n acquitrino, non ha la luce elettrica, come la maggior parte delle abitazioni d
el villaggio. Ci si arriva per un viottolo sterrato che sfida le sospensioni del
le rare automobili che lo percorrono. Bisogna stare attenti a frenare quando si
incontra una vacca che attraversa maestosamente la strada, e a non farsi travolg
ere dai tricicli carichi di sacchi, guidati da giovani pedalatori impavidi.
Nel cortile vi uno scampolo di giardino, con radi cespugli di fiori gialli. Nugo
li di bambini accorrono intorno ai visitatori stranieri, con gli occhioni pieni
di curiosit. La povert dei villaggi indiani non ha nulla a che vedere con la miser
ia delle citt, dove si affollano sempre nuovi inurbati, spinti dal monsone o dall
a carestia, a cercare la sopravvivenza fra gli avanzi dei mercati. E una povert c
ampagnola, affettuosa, solidale, che pu contare sullaiuto reciproco. In un villagg
io il bambino figlio di tutti, che lo curano quando la madre occupata e il padre
lontano per lavoro. E poi c la quiete dei campi, distesi tra corsi dacqua e acquit
rini dove i pesci sono abbondanti: la pesca, assieme alla coltivazione degli alb
eri della gomma, garantisce un reddito modesto, ma bastante per vivere senza tro
ppe pretese.
Monika si esprime con timidezza, ogni tanto i suoi occhi chiedono aiuto al marit
o Salku, un uomo cordiale, capelli e baffi grigi. Ha un bel viso ornato dal punt
o rosso in mezzo alla fronte che distingue le donne sposate, dagli orecchini a b
occole e da una rosetta dorata sulla narice. Da una lunga catena dargento, le pen
de sul petto la medaglia della Madre che le suore le legarono alla vita prima di
pregare per la sua guarigione. Parla la lingua santhali, tipica della zona, tan
to che linterprete fatica a tradurre, contento che le frasi siano scarne.
Da quando uscito sul quotidiano Mid Day quel primo di tanti articoli, Monika si
trovata sotto lassedio di giornali e televisioni. Si chiusa nel riserbo, anche pe
r lamarezza che le ha causato un attacco del governo marxista del Bengala Occiden
tale, preoccupato che la minoranza cattolica potesse approfittare di un evento t
anto clamoroso per fare proseliti. Ha detto infatti il ministro della Sanit Surya
Kanta Mishra: Senza mancare di rispetto a Madre Teresa, parlare di miracolo sig
nifica distorcere una realt. A salvare la donna stata la scienza medica, grazie a
i potenti farmaci per la meningite tubercolare che le sono stati somministrati d
urante nove mesi.
Per piacere, guariscila
Monika non ha mai incontrato la Madre, ma ne divenuta la pi recente e anche la pr
ivilegiata dei suoi amici. Il miracolo che lha fatta ritornare alla vita avvenuto
la notte tra il 5 e il 6 settembre 1998. Monika giaceva in condizioni molto gra
vi nel piccolo ospedale delle Missionarie della Carit a Patiram. Era gi affetta da
meningite tubercolare malamente curata, con diverse ricadute, ora un altro male
si accaniva su di lei. Aveva il ventre gonfio e duro, era sfinita dai dolori, n
on poteva mangiare, non riusciva a tirarsi su dal letto da sola. I medici le ave
vano diagnosticato un tumore, inoperabile per il suo fisico gi debilitato.
Quel sabato, alle 5 di pomeriggio, le suore hanno finito ladorazione. Suor Bartho
lomea, superiora della piccola comunit, e suor Ann Sevika vanno accanto alletto d
i Monika per pregare. Era per loro una ricorrenza molto speciale: il primo anniv
ersario della scomparsa di Madre Teresa. Portano una medaglia miracolosa che, il
giorno dei funerali, era stata accostata alla sua bara. Decidono di legarla all
a vita di Monika con il filo nero da cucito, poi pregano posando le mani sopra d
i lei. Si unisce a loro Habil Hansda, uno dei ricoverati che cattolico. Tutti e
tre pronunziano una invocazione: Madre, oggi lanniversario della tua morte. Adess
o Monika sta male, per piacere, guariscila . Poi recitano nove Memorare, la suppl
ica alla Madonna molto cara a Madre Teresa, che a essa si affidava come richiest
a di aiuto nelle difficolt. Quando se ne vanno, la malata dorme tranquillamente.
La mattina dopo, prima di andare al reparto, la superiora vede suor Rosmina che
le corre incontro per annunziarle che Monika stava in piedi tutta contenta e rip
eteva di sentirsi leggera, senza pi dolori. Prima non poteva neanche alzarsi, inv
ece quella mattina ha portato da sola il suo secchio per lacqua, ha lavorato un p
o nel giardino e a mezzogiorno ha mangiato di buon appetito. Aveva fretta di veni
re dimessa per tornare dal marito e dai figli. Si fermata in ospedale altri due
giorni per gli accertamenti, e poi andata a casa portando fra le braccia un ritr
atto di Madre Teresa, regalo delle Missionarie della Carit.
Scientificamente inspiegabile
I medici curanti, interpellati come testimoni dalla Consulta diocesana, non sono
riusciti a spiegare limprovvisa guarigione. Avevano diagnosticato un tumore inop
erabile, sia per lo stadio avanzato sia per le condizioni gi precarie della malat
a. Il dottor Anirban Chatterjee ha detto: Certamente il tumore era l, ma come sia
scomparso io non lo so. Di sicuro un mistero. Il dottor Anup Kumar Sadhu ha avanz
ato lipotesi che Monika fosse guarita per le medicine fatte di radici e di erbe m
olto in uso fra le popolazioni tribali, aggiungendo per di dubitare che esista un
qualsiasi farmaco, tribale o no, tanto potente da far scomparire di colpo un tu
more.
Linchiesta diocesana sulla presunta guarigione della signora Monika Besra era stata
istruita presso la curia arcivescovile di Calcutta dal 25 novembre del 1999 al
5 gennaio del 2001, in trentatr sessioni. Vennero ascoltati ventuno testimoni, di
eci dei quali medici. Chiusa quella prima fase, gli Atti furono mandati a Roma,
dove la Congregazione delle cause dei santi nomin due periti: il professor France
sco Introna, ordinario di medicina legale alluniversit di Bari, e il dottor Vincen
zo Giulio Bilotta, specialista di medicina interna e cardiologia. Dopo il loro p
arere favorevole, il caso passato alla Consulta medica, lorgano tecnico della Con
gregazione. I membri della Consulta, riuniti a Roma il 19 giugno del 2002, nella
votazione finale hanno riconosciuto allunanimit la soprannaturalit della guarigione,
giudicandola scientificamente inspiegabile, improvvisa, completa e duratura.
Al Dio sconosciuto
Non sono guarita per le medicine, ma per la preghiera. Sono sicura che stata Madr
e Teresa. Nessuno pu dubitare di questo. I medici, mia sorella, mio marito, tutti
quelli che mi sono stati vicini, sanno che sono guarita grazie alle preghiere e
allaiuto della Madre. E lo so bene soprattutto io, perch la pancia gonfia, i dolo
ri, la debolezza, tutto quello che soffrivo non pu sparire dalla sera alla mattin
a . Monika racconta gli avvenimenti di quel 5 settembre 1998 con parole essenzial
i:
Era il primo anniversario della morte di Madre Teresa, e mi portarono nella capp
ella. Stavo malissimo, ma volevo andarci lo stesso e cos ho fatto con laiuto di un
a infermiera. La maggior parte dei pazienti era presente per il servizio di preg
hiera. Ho sentito un raggio di luce arrivare verso di me dal quadro di Madre Ter
esa che stava nella cappella. Mi sono spaventata e il cuore ha cominciato a batt
ermi pi svelto. Poi ho provato come un sollievo, ma il dolore alla pancia era sem
pre l. Questo successo la mattina.
La sera verso le 5 stavo a letto, suor Bartholomea, suor Ann e Habil Hansda sono
venuti a pregare su di me. Suor Bartholomea mi ha messo addosso una medaglia e
ha pregato su di me. Mi sono sentita pi leggera, con meno dolore e mi sono addorm
entata. La notte, verso luna, mi sono svegliata e non avevo pi dolori. Mi sono toc
cata la pancia e quel gonfiore duro non cera pi. Sono andata al bagno da sola e po
i ho svegliato la mia vicina diletto. Guarda, guarda, le ho detto, mi sento bene, i
l tumore non c pi. Poi ho dormito bene, dopo tante notti passate sveglia con i dolor
i. La mattina dopo lho detto a suor Rosmina, ho camminato intorno e ho mangiato d
a sola. Quando avevo il tumore, dovevano alzarmi dal letto e mi imboccavano .
Monika entra in casa, per mostrarci il ritratto di Madre Teresa illuminato dalla
luce di una candela. Si copre la testa con un lembo del sari, giunge le mani su
l petto nel gesto del narnaskar, il saluto indiano, e si rivolge al Dio sconosci
uto che le si manifestato per lintercessione di una suora mai incontrata.
Lesempio
Giovanni Paolo II ha affermato: La vera storia dellumanit costituita dalla storia d
ella santit: santi e beati appaiono tutti come testimoni, cio come persone che, co
nfessando Cristo, la sua persona e la sua dottrina, hanno dato concreta consiste
nza e credibile espressione a una delle note essenziali della Chiesa, che precis
amente la santit[1].
La vita di Madre Teresa stata piena di miracoli, noti a tutto il mondo come le s
ue opere o rimasti sconosciuti. Il miracolo della guarigione della donna animist
a, avvenuto per la sua intercessione, la porta agli onori degli altari. E chi si
chiede, come il giornalista del quotidiano Mid Day, quale sia il punto di conta
tto tra una indiana animista e una suora cattolica, pu trovare una risposta nella
testimonianza che la nuova beata non si stancava di diffondere: pur intransigen
te e fermissima nella fedelt alla propria religione, ha accolto senza differenza
hindu, musulmani, buddisti, sikh, animisti, persone di ogni fede e prive di fede
, rivendicando il valore insostituibile di ogni figlio di Dio. Lamore trasformato
in azione le permetteva di scrivere frasi cos:
Io non chiedo la carit, lho chiesta solo agli inizi. Vado dalle persone, e non impo
rta che siano hindu, musulmani, buddisti, cristiani, e dico: Vi do la possibilit d
i fare qualcosa di bello per Dio.
Al Nirmal Hriday..., noi aiutiamo i poveri a fare la pace con Dio. Noi viviamo an
cora perch essi possano raggiungere la vera patria secondo ci che sta scritto nel
libro, sia il libro degli hindu, dei musulmani, dei buddisti, dei cristiani e di
ogni altra fede[2].
II
La voce
Quando si aperto il processo canonico, che ha portato agli onori degli altari Ma
dre Teresa di Calcutta, furono in molti a domandarsi perch ci fosse bisogno di un
processo per accertare una santit universalmente riconosciuta. La Madre stata un
a presenza di luce, non solo per i cristiani. Anche i seguaci di altre religioni
hanno visto in lei la messaggera di una tenerezza ultraterrena chiamata con nom
i diversi. Era una santa vivente perfino per coloro che non credono ed evitano d
i confrontarsi con il mistero. Indro Montanelli, il grande giornalista che si de
finiva un miscredente, dopo la scomparsa della Madre ha scritto sul Corriere dell
a Sera: Il totale sacrificio della sua vita a quella degli altri, senza nemmeno
la consapevolezza di compiere un sacrificio, cosaltro pu essere se non santit? [3].
In risposta a questo riconoscimento universale e alle attese dei fedeli, il proc
esso canonico stato aperto senza lasciar passare i cinque anni previsti dalla da
ta della morte. La parte diocesana ha preso il via il 26 luglio del 1999, cio a m
eno di due anni. Lallora arcivescovo di Calcutta, Henry DSouza, dichiar chiusa quel
la prima fase il 15 agosto del 2001, festa dellAssunzione, e invi a Roma le casse
dei documenti raccolti. Dopo meno di un altro anno era gi conclusa la Positio sup
er vita, virtutibus et fama sanctitatis Servae Dei Matris Teresiae a Calcutta. Q
uesta inconsueta rapidit stata voluta da Giovanni Paolo II, che pu decidere come v
uole perch la fonte del diritto canonico lo stesso pontefice, successore di Pietr
o. Come recita un antico detto, divenuto proverbiale nei palazzi vaticani, il pa
pa bolla e sbolla.
I tre aspetti straordinari
Padre Brian Kolodiejchuk, dei padri Missionari della Carit, stato scelto come pos
tulatore della causa di beatificazione e canonizzazione dai superiori dei cinque
rami della congregazione fondata da Madre Teresa. Sotto la sua guida, hanno lav
orato a tempo pieno, nella raccolta di documenti e testimonianze, due sacerdoti,
un fratello del ramo contemplativo, nove sorelle del ramo attivo, due laiche ap
pena laureate. Ho riferito al postulatore quella domanda di molti, credenti e an
che non credenti, sulla necessit di un processo per colei che era universalmente
ritenuta santa gi in vita.
Mi ha risposto che esso si rivelato indispensabile, se non altro perch ha messo i
n luce la ricchezza spirituale di Madre Teresa, la profondit del suo cuore mistic
o, e i tre aspetti straordinari del suo legame con Ges. Il primo un voto privato
che Madre Teresa fece nel 1942, quando era ancora suora dellordine di Loreto. Il
secondo riguarda lorigine dellispirazione a servire i pi poveri dei poveri. Il terz
o si riferisce allesperienza delloscurit interiore, un percorso mistico che coincid
e con linizio della sua missione tra i poveri di Calcutta.
Madre Teresa aveva trentadue anni quando, nel 1942, emise il voto privato con il
quale legava se stessa a donare a Dio qualunque cosa egli le avesse chiesto , in
un totale e disinteressato atto damore. Era entrata diciottenne nellordine delle
suore di Loreto, per iniziare la sua vita missionaria in India. Non poteva ancor
a immaginare quale svolta laspettava, ma gi nel periodo di Loreto, come scriver in
seguito, si sentiva ardere dal desiderio di amare Dio come non mai stato amato p
rima .
Lofferta votiva di se stessa le rimase per anni chiusa nel cuore, fino a quando e
bbe a confidarla nellaprile del 1949, alla fine di un ritiro spirituale, al gesui
ta padre Picachy, descrivendogli quali conseguenze ne erano derivate alla sua vi
ta. Anni dopo, in una esortazione alle sue Missionarie della Carit, presentava lid
eale vissuto cos a lungo in silenzio con queste parole: Il vero amore consiste nel
labbandono. La sottomissione, per chi innamorato, pi di un dovere, una beatitudine
. Solo labbandono totale pu soddisfare lardente desiderio di una vera Missionaria d
ella Carit .
E sar labbandono totale alla volont di Dio, la promessa intima degli anni giovanili
, a darle la forza di affrontare ci che laspettava quando la sua vita imbocc la str
ada definitiva.
Lispirazione
Dopo il mio colloquio con il postulatore padre Brian, ho finalmente capito a fon
do che cosa intendeva padre Celeste Van Exem quando lo incontrai a Calcutta e mi
disse che possedeva molte lettere della Madre. Gli avevo chiesto se intendeva p
ubblicarle, ma lui di slancio mi rispose di no, scuotendo decisamente la testa.
Le avrebbe distrutte prima di morire, secondo la precisa volont della Madre, perc
h erano lettere di coscienza e nessun altro occhio poteva vederle. Immaginai allora
che contenessero esperienze incomunicabili, che solo un cuore mistico pu sopport
are. Cos era.
Padre Celeste Van Exem stato una figura centrale nella vita di Madre Teresa. Era
cappellano al convento di Loreto a Entally, Calcutta, dove la Madre si dedicava
allinsegnamento. Le fu vicino e la consigliava nel periodo in cui stava maturand
o in lei la decisione di lasciare labito nero di Loreto, per vestire il sari e ge
ttarsi nelle strade fra i poveri.
Nel febbraio del 1991, ho trascorso con padre Van Exem molti pomeriggi. Era anzi
ano e costretto a letto nella sua stanza al terzo piano del St. Xaviers College,
luniversit dei gesuiti di Calcutta. Il punto centrale del suo racconto anticipava,
con lindispensabile prudenza, quanto poi emerso dal processo canonico.
Tutti i biografi della Madre hanno scritto che ebbe la vocazione dentro la vocazi
one durante una notte sul treno verso Darjeeling, il 10 settembre 1946: tanto che
questo giorno stato sempre festeggiato dai suoi seguaci, e lo ancora, come lanni
versario pi importante nella storia della congregazione. I documenti del processo
canonico rivelano invece che, dopo lilluminazione della notte in treno, la svolt
a della vita era maturata in lei durante gli esercizi spirituali a Darjeeling e
nelle settimane che li seguirono.
Quel mazzetto di carte
Ecco dunque che cosa mi disse padre Van Exem, in uno di quei nostri incontri pom
eridiani:
Verso la met del 1946, Madre Teresa si era ammalata di tubercolosi. Il medico la m
and a curarsi i polmoni lontano dai miasmi di Calcutta, allaria buona di Darjeelin
g, una localit ai piedi dellHimalaya dove lordine di Loreto ha una casa per le novi
zie. L ebbe loccasione di seguire gli esercizi spirituali predicati da padre Pierr
e Fannon, un gesuita belga. Pi tardi padre Fannon mi confid che in quei giorni la
Madre appariva molto quieta e come persa nella meditazione. Era rimasto impressi
onato dalla intensit della sua preghiera.
La Madre torn a Calcutta e sul momento non mi disse niente. Ma un giorno, mentre
lasciavo Entally sulla mia bicicletta, la vidi sbucare di corsa da un vialetto.
Mi faceva segno di fermarmi agitando un fascio di carte. Tornai indietro: Che cos
a significano queste carte, Madre Teresa?. Rispose con una specie di arguzia: Non
lo so, padre, me lo dovete dire voi.
Sono tornato a casa e ho posato i fogli sulla scrivania, accanto a una immagine d
ella Madonna che lei stessa mi aveva regalato per Natale. Non avevo tempo di gua
rdarli. Quando il giorno dopo li ho letti, ho fatto un salto. Aveva annotato ogn
i cosa: lispirazione dei poveri, la scelta di lasciare le suore di Loreto, il pro
getto di fondare una congregazione di suore indiane. In quel mazzetto di carte s
critte a mano, cera gi in nuce il suo futuro, tratteggiato con estrema chiarezza.
Il grido dei poveri era arrivato fino a lei. Non poteva pi tirarsi indietro.
Il mio primo consiglio a Madre Teresa fu di non lasciarsi prendere dalla fretta.
Era ansiosa di cominciare, le suggerii di portare pazienza e intanto di pregare.
Ma era un suggerimento inutile, perch la vedevo macerarsi di preghiera. Aspett. C
on pazienza. Io intanto avrei avvisato larcivescovo di Calcutta monsignor Ferdina
nd Prier, un uomo pragmatico e di buon senso, che era diventato gesuita dopo aver
lavorato come funzionario di banca nella sua citt natale, Anversa. Che cos questa s
toria?, esclam larcivescovo quando gli parlai di quella suora albanese che voleva l
asciare il suo Ordine per dedicarsi ai pi poveri dei poveri.
Gli spiegai tutto, e la sua risposta fu prudente: E una decisione grave. Penso ch
e quella suora dovr chiedere la secolarizzazione. Le dica che aspetti un anno, e
intanto se ne stia tranquilla e preghi. Riferii la risposta a Madre Teresa e lei
si adatt ad aspettare. Una mattina non la vidi alla messa. Mi dissero che era and
ata ad Ansansol, dove le suore di Loreto hanno un convento e una scuola. Una pun
izione della superiora? No, no. Nessuno sapeva del suo progetto, tranne me e larc
ivescovo.
La chiamata
Conosciamo ora il contenuto di quel mazzetto di carte che Madre Teresa aveva conse
gnato a padre Van Exem. Erano gli appunti da lei scritti, con una urgenza che in
qualche punto si fa febbrile, durante il soggiorno a Darjeeling. Li affida al S
UO consigliere spirituale pregandolo di leggerli e poi di consegnarli allarcivesc
ovo di Calcutta. In essi, spiega i motivi della sua decisione e chiarisce che es
sa non unidea stravagante, ma una chiamata divina nel senso letterale della parol
a.
Ha letto la vita di santa Francesca Saverio Cabrini, che proprio in quellanno 194
6 era Stata dichiarata santa. La patrona degli emigranti, fondatrice delle Missi
onarie del Sacro Cuore di Ges, nata a SantAngelo Lodigiano, in Lombardia, nel 1850
e morta a Chicago nel 1917, lha affascinata. Si chiede perch anche lei non possa
fare in India ci che Madre Cabrini ha fatto in America, riuscendo a identificarsi
con gli americani al punto da diventare una di loro. Confida di essere molto fe
lice come suora di Loreto. Ma sente la chiamata divina a lasciare tutto, a radun
are alcune compagne per vivere la vita degli indiani poveri e fare in India loper
a di Dio. Sa bene che questa scelta significher abbandonare il convento e le cons
orelle che ama, per esporsi a fatiche e umiliazioni, alla solitudine e allincompr
ensione di tanti. Ma la chiamata di Ges si fa sempre pi pressante. Egli continua a
domandarle: Rifiuterai di fare questo per me? .
Le note della suora che si sente interpellata da una Voce ineffabile, alla quale
per il momento non sa rispondere se non con il dubbio, si diffondono nella desc
rizione della sua inadeguatezza, dei timori di affrontare un cambiamento tanto d
efinitivo, e raccontano il colloquio con Ges in una alternanza di esitazioni e sp
eranze. Fino al coraggio dellobbedienza, che arriva in quellanno 1947, quando Ges l
e parla con crescente tenerezza: Piccola mia, vieni a me e portami nei tuguri dei
poveri. Vieni, diventa la mia luce... Non temere, io sono con te.
A questo punto, Madre Teresa descrive le visioni che ha avuto. Le sembra di scor
gere tante mani che si alzano da una grande folla verso di lei. Si vede inginocc
hiata davanti alla Madonna, ne sente la voce che la invita: Prenditi cura di loro
, portali a Ges... . Con poche varianti, questa visione le apparsa tre volte. E or
a confida tutto a padre Van Exem. Il quale le consiglia di pregare e tacere, e i
ntanto di scrivere allarcivescovo di Calcutta. Monsignor Prier ricever la lettera d
i quella suora di Loreto, che ancora non conosce personalmente, firmata Mary Ter
esa . E il nome di quando era novizia e sta a indicare uno stato di attesa: sente
di non appartenere pi al convento di Loreto, ma non ancora una suora indiana.
Labbandono
Questa attesa dur ancora un anno. La Madre stava ad Ansansol, nello Stato del Bih
ar, dove lavevano mandata per ritemprare le forze, perch era sempre sotto la minac
cia della tubercolosi. Continuava a mandare lettere a padre Celeste Van Exem, de
scrivendogli le sue giornate in quella parentesi nel tranquillo, piccolo convent
o. Curava il giardino, riempiva di fiori la grotta della Madonna di Lourdes, ins
egnava alle ragazze, si occupava anche della cucina. Si ristorava al clima fresc
o e asciutto di quella localit, abbandonata alla volont di Dio.
Dopo sei mesi, era di ritorno a Calcutta. In quei giorni, monsignor Prier si amma
l gravemente.
Era un uomo gi avanti di et, sulla settantina. morto a novantadue anni, nel 1968.
Allora Madre Teresa, impaziente di affrontare la sua nuova vita, gli scrisse cos:
La vostra guarigione sar il segno che posso cominciare il mio lavoro con i pover
i. Per favore, Eccellenza, guarite presto.
Larcivescovo guarisce, e lanno di attesa da lui imposto passato da tempo. Concede
a Madre Teresa di comunicare il suo piano alla superiora generale delle suore di
Loreto in Irlanda, Madre Gertrude. Il 2 febbraio 1948 arriv la risposta di Madre
Gertrude e cominciava cos: Mia cara Teresa, il tuo progetto mi sembra una chiara
manifestazione della volont di Dio. Ti concedo il permesso di scrivere a Roma .
una cosa tra Dio e me
La Madre ha conservato nel cuore i modi misteriosi della chiamata divina, ma ogn
i tanto concedeva alcune confidenze che, rilette oggi, fanno intuire quanto foss
e esigente la vocazione dentro la vocazione. Riporto le testimonianze di due suoi
amici, un giornalista indiano e un prete albanese.
Nel 1970, viaggiava proprio sul treno per Darjeeling insieme con Desmond Doig, r
edattore del Calcutta Statesman, e al fotografo Raghu Rai, che dovevano completa
re al noviziato di Darjeeling un servizio sulle Missionarie della Carit. Nella fa
miliarit che nasce durante le lunghe ore di un viaggio in treno, Desmond Doig si
azzarda a indagare sul mistero di una persona alla quale sapeva che Dio aveva pa
rlato. Le chiede come avesse potuto capire, e quali dubbi le fossero insorti. Do
po tutto, anche Ges dubit nel Getsemani... , dice Doig per incoraggiarla.
La Madre risponde decisa: Ges non ha mai dubitato. Solo per un momento si sent ince
rto. Nella sua umanit. Era naturale. Ma quando poi si accetta, si fa il dono di s,
si sicuri. Pu essere come una morte, sai. La certezza viene appena ci si abbando
na. Nel momento in cui Ges disse: Padre, non la mia, ma la tua volont sia fatta, egl
i aveva accettato. La sua agonia fu questa. Ecco perch egli era in tutto e per tu
tto come noi, eccetto nel peccato .
Ma se perdura lincertezza? , insiste il giornalista.
Allora, sai, il momento di mettersi in ginocchio. In quella preghiera, Dio non pu
ingannarci, quello il momento in cui si ha pi bisogno di Dio. E una volta che si
abbia Dio dentro di noi, per tutta la vita... Per sono convinta che lui, non sono
io. il suo lavoro, non il mio. Senza di lui, non posso fare nulla. Ma anche il
Signore non potrebbe fare nulla per qualcuno che fosse pieno di s. Bisogna non av
ere dentro pi nulla, per lasciare che egli faccia ci che vuole. la cosa pi bella ri
guardo a Dio, sai: onnipotente, eppure non si impone con la forza nessuno. E conc
lude con una frase di santIgnazio: Si deve agire come se tutto dipendesse da noi..
. ma lasciare il resto a Dio[4].
Laltro testimone stato don Lush Gjergji, sacerdote del Kossovo, autore di una bio
grafia di Madre Teresa: Avevo letto nei vari libri su Madre Teresa la descrizione
della seconda chiamata ed ero curioso di sapere se fosse stata una visione, unes
tasi, una voce... Decisi di chiederlo direttamente a lei: Madre, mi vuole dire co
m successo? E stata una visione, oppure...?. Mi rispose sorridendo: Ero sicura che q
uella fosse la voce di Dio. Il messaggio era chiaro: dovevo uscire dal convento
per aiutare i poveri, vivendo con loro e come loro. Questo era un ordine, un inc
arico, una certezza.
Don Lush la ascolta e pensa di insistere sui modi di quella chiamata, ma la Madr
e, come se avesse colto in pieno i miei pensieri , non lo lascia parlare:
Mi interruppe dicendo: Non ha importanza la forma della chiamata. una cosa tra Dio
e me. Ci che importante che Dio chiama ciascuno in modo differente. Noi non abbi
amo alcun merito. Limportante rispondere con gioia alla chiamata. Come in quei mo
menti difficili e drammatici, anche ora sono certa che questa sia stata opera di
Dio, non mia. Ed essendo opera di Dio, sapevo che il mondo ne avrebbe ricevuto
beneficio, che lui avrebbe utilizzato la mia povert, la mia debolezza, la mia vit
a per dare ai poveri fra i pi poveri il suo amore... [5].
III
Il volto nascosto
Migliaia di foto ci hanno consegnato limmagine della Madre allegra fra le consore
lle, felice in mezzo ai bambini, con un sorriso per tutti quelli che incontrava,
fossero i poveri e i disprezzati e soli, o i ricchi e Potenti e famosi. La sua
presenza irradiava gioia, diffondeva fiducia. Aveva confidato allarcivescovo Prier
: Voglio essere apostola della gioia . Ma proprio lei che sapeva confortare gli a
ltri, non riusciva a consolare se stessa. Ha sofferto la ferita dei non amati, la
bbandono del Calvario, con Uno stato danimo doloroso ben noto ai grandi mistici.
E questo lultimo dei tre straordinari aspetti del rapporto di Madre Teresa con Ges,
come li ha definiti il postulatore padre Brian.
Notte oscura
In una lettera allarcivescovo Prier, Madre Teresa descrive cos il contrasto tra la
sua vita pubblica e le sue esperienze intime: Sorrido sempre a tutti... Ah, se sa
pessero che il mio sorriso copre il vuoto e linfelicit... Signore, se le mie soffe
renze placano la tua sete, eccomi pronta. Sorrider al tuo volto nascosto fino all
a fine della vita .
Sono le sofferenze di unanima che attraversa le tenebre della notte oscura, speri
mentata da grandi mistici come san Giovanni della Croce e santa Teresa di Lisieu
x. Per santa Teresina, la piccola Teresa di cui la Madre aveva scelto il nome al
momento di prendere il velo, la notte rappresenta il dramma di conoscere la luce
della fede e insieme le tenebre della mancanza di fede. Nellultima parte del suo
libro, Storia di unanima, la giovanissima carmelitana confida alla superiora lo s
trazio di una prova quasi insopportabile:
Mia diletta Madre, forse vi sembrer che io esageri la mia prova. In effetti, se gi
udicate secondo i sentimenti che esprimo nelle piccole poesie che ho composto qu
estanno, devo sembrarvi unanima piena di consolazione e per la quale il velo della
fede si quasi squarciato, e tuttavia... non pi un velo per me, un muro che si le
va fino ai cieli e copre il firmamento stellato... Quando canto la felicit del ci
elo, leterno possesso di Dio, non ne provo alcuna gioia, perch canto semplicemente
quello che voglio credere. A volte, vero, un piccolo raggio di sole viene a ill
uminare le mie tenebre, allora la prova cessa un attimo, ma dopo, il ricordo di
questo raggio invece di procurarmi gioia rende le mie tenebre ancora pi fitte [6].
Queste commoventi parole di santa Teresina rimandano a san Giovanni della Croce,
che ha dato una descrizione sistematica di quella dolorosa esperienza spiritual
e comune a molti mistici nella sua opera che si intitola appunto Notte oscura.
Scriveva san Giovanni della Croce: Lanima che attraversa questo stato di purificaz
ione consapevole di amare Dio. E altres disposta a dare mille vite per lui; tutta
via non solo non trova in ci alcun sollievo, ma ne riceve una pena maggiore. Essa
ama tanto Dio da non preoccuparsi di nullaltro che di lui, ma si vede tanto mise
ra da non poter credere che Dio la ami perch non ha n avr mai motivi per farlo... I
l suo tormento consiste nel constatare in s le ragioni per cui merita di venire r
espinta da chi essa ama tanto e desidera con tutto il cuore... Questa notte oscu
ra di fuoco damore, come nelle tenebre purifica lanima, cos pure nelle tenebre la i
llumina gradualmente [7].
Una casetta oscura e fredda
Madre Teresa ha conosciuto le tenebre purificatrici, la via stretta dei pochi ch
e la percorrono, secondo le definizioni di san Giovanni della Croce. Lo testimon
iano molte delle lettere ritrovate. In anticipo sui documenti del processo canon
ico, arrivato un articolo del gesuita Albert Huart, intitolato Madre Teresa: gio
ia nella notte[8].
Padre Huart, assistente del provinciale dei gesuiti della provincia di Calcutta,
aveva incontrato la Madre durante un ritiro al quale ella partecipava insieme c
on un gruppo di consorelle.
Racconta: Ero un giovane prete con poca esperienza. Durante gli studi di teologia
avevo letto gli scritti di Giovanni della Croce. Ebbi limpressione che la Madre,
vera donna di Dio, stesse vivendo la Notte oscura dello Spirito magistralmente
descritta da quel grande dottore della vita mistica. Fu solo una intuizione che
si rivel vera quando la Madre mi confid (cito a memoria): Lo strano che quando parl
o alle sorelle o ad altri di Dio, della presenza di Ges nei poveri, mi rendo cont
o che questo messaggio penetra in loro e suscita una profonda risposta. Ma nel m
io cuore c solo oscurit. Mentre la ascoltavo, non potei impedirmi di paragonarla a u
na casetta che esteriormente appare immersa in un caldo sole, circondata da una
bella vegetazione e da tanti fiori... ma allinterno oscura e fredda.
Limpressione di quel breve incontro venne confermata in padre Huart molti anni do
po, quando la Madre era gi scomparsa ed egli pot leggere le lettere che aveva scri
tte a padre Lawrence Trevor Picachy, allepoca rettore del St. Xaviers College, in
seguito vescovo di Jamshedpur, arcivescovo di Calcutta e cardinale. Una cartella
con le lettere era stata ritrovata tra le carte del cardinale Picachy dopo la s
ua morte e venne aperta solo quando cominci la fase diocesana del processo canoni
co.
Dallesame di questo epistolario, padre Huart scopre che le tappe del cammino mist
ico descritto da san Giovanni della Croce sono presenti in lei in modo sorprende
nte, e conclude:
Ci sono alcuni segni particolari che distinguono la notte dello spirito da una de
pressione psicologica o da un cedimento spirituale. Primo, e pi importante, la pe
rsona resta inflessibile nei suoi doveri e nella sua missione, anche se incontra
difficolt e fallimenti. Secondo, pure se la preghiera le appare arida e infruttu
osa, non smette mai di pregare. Terzo, gradualmente scopre, sotto loscurit che la
opprime, una quieta e crescente primavera di pace. Quarto, appena emerge infine
da questo oscuro cammino (e possono volerci degli anni), in grado di guardare a
esso come al periodo pi benedetto e fecondo della sua vita.
in una lettera al padre Picachy, la Madre scriveva: Padre, adesso io mi rivolgo a
Dio cos: ...Se la mia pena sazia la tua sete, eccomi, o Signore. Con gioia accet
to tutto fino alla fine della vita. Sorrider sempre al tuo volto nascosto .
Felice disobbedienza?
Anche al padre Picachy, come ad altri consiglieri spirituali, la Madre aveva chi
esto di distruggere le lettere, per due buoni motivi: voleva proteggere da sguar
di indiscreti la sua sfera pi intima; temeva che, una volta rese note le sue espe
rienze mistiche, la gente pensasse pi a lei che a Ges. Il gesuita non le obbed, n lo
fecero gli altri, come padre Celeste Van Exem, che per ha distrutto almeno i due
terzi della sua corrispondenza con la Madre, e larcivescovo Ferdinand Prier, che
invece lha conservata quasi al completo.
Era giusto infrangere una riservatezza pi volte richiesta? Oppure stata, la loro,
una felice disobbedienza che ci permette di conoscere la fonte segreta da cui s
caturita la santit di Madre Teresa? Sono le domande di chi ora si accosta alle fe
rite del cuore, verrebbe da dire alla carne viva, di una suora famosa per la sua s
olarit. Padre Albert Huart cerca una risposta alla fine del suo articolo:
Non c dubbio che la Madre avesse la consapevolezza di appartenere alla Chiesa. E s
econdo linsegnamento tradizionale, il carisma mistico dei pi intimi amici di Dio h
a un significato che non riguarda solo essi stessi, ma in primo luogo il bene de
llintera Chiesa. Molte persone che attraversano simili prove possono trovare cora
ggio e speranza nella sofferta e finora sconosciuta esperienza mistica della Mad
re. Forse queste persone sono molte di pi di quante noi immaginiamo, pur con prov
e di diversi gradi di intensit. Sulla notte oscura si possono leggere gli scritti
dei grandi mistici. Ma non incoraggiante sapere che loscurit stata il pane quotid
iano della piccola donna che pi di chiunque altro ha diffuso la gioia ai nostri g
iorni?
La sete
Lo stesso numero della Review for Religious, pubblica con il titolo Il carisma d
i Madre Teresa[9] la testimonianza di un altro gesuita, il padre Joseph Neuner,
che scrive dal Sanjeevan Ashram, un centro di spiritualit a Puna (India), ed stat
o uno dei confidenti della Madre. Vi riportata la lettera da lei scritta il 25 m
arzo 1993 a tutti i membri della sua congregazione; una lettera molto personale,
che viene dal cuore della Madre :
E venuto per me il tempo di parlarvi apertamente del dono che Dio mi ha dato il 1
0 settembre (1946: lispirazione sul treno per Darjeeling, nda), per spiegarvi meg
lio che posso che cosa significhi per me la sete di Ges. Per me la sete di Ges qua
lcosa di cos intimo che finora mi sono sentita timorosa di parlarvene... Tutto ne
lle Missionarie della Carit esiste unicamente per placare la sete di Ges. Le sue p
arole: Ho sete, che noi teniamo esposte in ogni nostra cappella, non appartengono
solo al passato, ma vivono qui e ora, pronunziate per voi... Ges stesso dice a og
nuna di voi: Ho sete, con un significato pi profondo di Vi amo. Se non conoscete nel
profondo del cuore che Ges ha sete di voi, non potete cominciare a conoscere ci ch
e egli vuole essere per voi, e ci che egli vuole voi siate per lui.
Commenta padre Neuner: Loscurit stata veramente il misterioso legame che ha unito
Madre Teresa a Ges, il punto di contatto con lintimo desiderio di Dio. Non possiam
o desiderare qualcosa che non ci sia intimamente vicina. La sete molto pi della m
ancanza di acqua. Non la conoscono le pietre, ma solo gli esseri viventi che dip
endono dallacqua. Chi conosce di pi lacqua viva: colui che apre il rubinetto senza
pensarci su, oppure il viaggiatore del deserto torturato dalla sete, in cerca di
una fonte? Loscurit e il doloroso desiderio dellamore di Dio sono stati per la Mad
re anche una salvaguardia di fronte ai pericoli che potevano minacciare la sua m
issione: una popolarit sempre crescente, lammirazione che le arrivava da tutto il
mondo, i numerosi premi che riceveva. Tutto questo non poteva sfiorare il suo cu
ore, assorto nellinsaziato desiderio di Dio.
La volta che and a Manila, nel 1962, per ricevere il premio Magsaysay, scrisse: Son
o dovuta andare a Manila... stato un grande sacrificio. Perch egli mi d tutto, tra
nne se stesso?. Quando ricevette il Nobel per la pace, gli occhi del mondo erano
fissi su di lei. Ma lei pensava solo ai poveri: Continuano ad arrivarmi centinaia
di lettere. Il premio ha aiutato moltissime persone a trovare la strada verso i
poveri...
E proprio nel discorso che tenne a Oslo durante la cerimonia del premio Nobel c un
accenno a quanto fosse per lei doloroso il cammino verso lamore di Ges; un accenn
o sorridente, comera nello stile della Madre che sapeva nascondere i dolori dietr
o un volto radioso; eppure rivelatore di ci che oggi conosciamo della sua anima m
istica. Raccont che erano andati a visitarla alcuni americani e uno, che evidente
mente non sapeva nulla delle suore cattoliche, le aveva chiesto se fosse sposata
: S, ho risposto, e a volte trovo molto difficile sorridere a Ges, perch pu essere u
n marito molto esigente. Anche quando lamore esigente, dobbiamo donarlo con gioia
.
Tenebre amate
Ho cominciato ad amare le mie tenebre, perch ora credo che siano una parte, una pi
ccola parte, delle tenebre di Ges e della sua pena sulla terra... , scrisse la Mad
re allarcivescovo di Calcutta Ferdinand Prier. Rifletter in seguito, gi avanti negli
anni, sul valore della preghiera, anche quella che resta senza immediata rispos
ta, prendendo come riferimento il pi alto: Quando Ges diceva al Padre: Dio mio, Dio
mio, perch mi hai abbandonato?, e anche: Nelle tue mani affido il mio spirito, preg
ava senza provare alcuna consolazione.
Rester legata per tutta la vita alla decisione presa durante il ritiro del giugno
1961, una regola espressa in due brevissime frasi: A Dio, un s di tutto cuore. A
tutti, un grande sorriso . Questo Getsemani interiore non ha impedito a Madre Ter
esa di essere sempre sollecita verso gli altri, di organizzare e seguire le case
delle sue missionarie che si andavano moltiplicando, prima nel subcontinente in
diano poi in tutti i continenti, di dedicarsi ai poveri e ai malati, di accorrer
e alle emergenze, spesso anche con viaggi faticosi, accollandosi fatiche enormi,
e senza mai cedere. Contro labbattimento che pu sconfinare nella depressione, opp
ure nellinerzia, ha trovato dentro di s la volont di immergersi nel lavoro, la forz
a di trasformarsi in dispensatrice di speranza, mostrando a tutti il volto del s
orriso.
Amare come lei ha amato, restare fedele nelle grandi come nelle piccole cose, gi
orno dopo giorno, nonostante quella pena del cuore: come chiamare tutto ci, se no
n eroismo? Come hanno insegnato i mistici e le mistiche del cristianesimo, il ca
mmino spirituale che porta la mente umana ad addentrarsi nei misteri di Dio aspr
o, non conosce dolcezze, si confronta da solo con gli abissi dellanima. Ma quegli
abissi diventano fecondi.
La scelta del Piccolo Fratello
Un altro contemplativo, Charles de Foucauld, fondatore dei Piccoli Fratelli e de
lle Piccole Sorelle di Ges, ha vissuto una vicenda per molti aspetti simile a que
lla della suora di Calcutta. Figlio di una nobile famiglia francese, era diventa
to trappista in una trappa poverissima, ad Akbes, in Siria. Il giorno in cui il
superiore lo mand a visitare la famiglia di un arabo cristiano appena deceduto, f
ratel Charles si trov in un tugurio, accanto a una vedova che non sapeva che cosa
dare ai figlioletti affamati, priva di ogni aiuto o protezione. Quellincontro co
n i pi abbandonati provoc in lui una crisi spirituale che lo porter fuori dalla tra
nquillit della sua trappa, in cerca di una esperienza religiosa che non fosse sol
o quella della placida preghiera, isolata dalle pene degli altri. Cos ha descritt
o la sua decisione:
Noi che abbiamo scelto limitazione di Ges e di Ges crocifisso, siamo ben lontani da
lle prove, dallinsicurezza, dalla povert cui sono sottoposte queste popolazioni. N
on voglio pi un convento troppo stabile. Desidero un convento piccolo come la cas
etta di un umile operaio che non sicuro se domani trover lavoro e che partecipa c
on tutto il suo essere alla sofferenza del mondo. Oh Ges, un convento come la tua
casa di Nazareth per annientarmi come hai fatto tu quando sei venuto fra noi.
Lideale di Nazareth ha un valore solo come approdo alla carit e soltanto se si sce
glie di vivere nel luogo pi utile per il prossimo: Tutta la nostra persona deve t
raspirare Ges... Tutto il nostro essere deve diventare una predicazione viva, un
riflesso di Ges, un profumo di Ges, qualcosa che gridi Ges, che risplenda come una
immagine di Ges [10].
Fratel Charles de Foucauld uscito dalle mura della trappa, ha costruito la sua p
rima fraternit a Beni Abbes, nel Sahara, e poi a Tamanrasset, dove morir ucciso da
i nomadi del deserto il 1 dicembre 1916, a cinquantotto anni. Con la decisione di
lasciare la quiete del convento, non aveva rinunziato alla contemplazione n allo
spirito di preghiera. Semplicemente aveva fatto un passo avanti. La sua scelta
stata di immergersi nelle strade, di condividere con il lavoro di braccia la pen
a e la fatica dei poveri, di vivere la sua intimit con Dio non nella protezione d
i una comunit di confratelli, ma nellagitazione dei luoghi abitati, di predicare a
ttraverso la donazione di s. Amava ripetere: Voglio gridare il Vangelo con la vit
a . Cos Madre Teresa. Nelle loro anime mistiche, la contemplazione stata suggellat
a e quasi garantita dalla carit.
Sar una santa delloscurit
In una lettera spunta una piccola luce nel buio che le opprimeva il cuore, ma te
neva desta la volont. Madre Teresa lha scritta al padre joseph Neuner, il 6 marzo
1962. A lui annunzia di aver trovato una risposta al suo tormento nella seconda
Lettera di san Paolo ai Corinzi, l dove lapostolo dice: Se c da gloriarsi, io mi glor
ier della mia debolezza (11, 30).
Confida al gesuita, con una intuizione che solo oggi possiamo interpretare in tu
tto il suo significato profetico: ...Se mai diventer santa, lo sar sicuramente dello
scurit. Rester di continuo assente dal paradiso, per accendere la luce a quelli ch
e vivono nelloscurit sulla terra.
Ha scritto san Giovanni della Croce: ...Questa notte, se produce tenebre nello sp
irito, solo per illuminarlo; se lo umilia e lo priva di ogni bene, lo fa solo pe
r elevarlo; se lo rende spoglio di ogni possesso e attaccamento umano, lo fa sol
o perch sia divinamente preparato a godere e gustare le cose soprannaturali e nat
urali, in perfetta libert di spirito.
C un documento che raccoglie il frutto della sofferenza della Madre, infine tempra
ta a vivere come socia di Ges nella passione redentrice. Contiene le istruzioni p
er le Missionarie della Carit, datato il primo venerdi del mese di giugno 1961. A
ttraverso espressioni rivelatrici, come la nostra solitudine, la nostra agonia, l
a notte pi oscura, lascia intuire la profondit di un calvario personale celato sott
o una tranquillizzante serenit.
Non sappiamo quanto di questa lunga sofferenza intima abbiano capito coloro che
le stavano vicini, le consorelle, gli amici pi cari. Almeno alcuni accenni si pos
sono trovare in un libro di padre Edward Le Joly, un gesuita belga che insegnava
al St. Xaviers College di Calcutta, amico di Madre Teresa, che lo volle come con
fessore delle novizie. Il libro, il primo di una trilogia di Le joly sulla santa
dei poveri, si intitola Lo facciamo per Ges, e riporta due riferimenti precisi:
La Madre ha sperimentato personalmente che il Signore ci purifica nel nostro inti
mo in maniera sottile, privandoci di ogni consolazione spirituale. Ogni anima am
ante deve aspettarsi di essere messa alla prova e privata di ogni consolazione s
ensibile, di ogni sensazione della presenza sacra di Dio, dal momento che deve p
assare sotto il tunnel della notte oscura. In quella noche oscura, come la chiam
a san Giovanni della Croce, nota a tutti i mistici e a tanti altri, si prepara i
l matrimonio tra Dio e lanima... Quella sofferenza e quel dolore cederanno il pos
to alla gioia e alla serenit della risurrezione .
Pi avanti, padre Le joly racconta di un colloquio del 15 ottobre 1976 con la Madr
e, che gli parla di un suo prossimo viaggio a Roma e allimprovviso gli confida:
Ci sono dei momenti in cui mi sento come un guscio vuoto, priva di ogni sostegno
dentro di me... .
S, ma nonostante questo lei continua a lavorare per la gloria di Dio. Si trova nel
la situazione descritta da san Paolo: Da solo non posso nulla, per posso tutto in
Colui che mi sostiene.
E padre Le Joly aggiunge: Dissi questo per consolarla, ma dentro di me pensavo a
san Giovanni della Croce e capivo che cosa intendeva dire. Qualche volta Dio ci
mette alla prova, ci fa passare attraverso lo stato di abbandono come Cristo nel
Getsemani; Dio sembra assente e rifiuta allanima ogni sensazione della sua prese
nza. Allora dobbiamo avanzare faticosamente sorretti dalla pura fede... .
Infine le dice: Madre, chiunque ama Dio destinato a passare sotto il tunnel oscur
o... [11].
Insegna il profeta Isaia: Se aprirai il tuo cuore allaffamato, se consolerai lanima
afflitta, la tua luce briller nelle tenebre, e le tue tenebre diverranno un meri
ggio (Is 58,10).
Parte seconda
La forza dellavventura per Dio e i poveri
IV
Laddio
Il 9 dicembre 1928, Agnes Bojaxhiu, a bordo del bastimento Marcha diretto in India
, scrive una lettera e una poesia per il mensile croato Blagovaest (Buona Novell
a), che le pubblicher nel primo numero del 1929.
La lettera comincia cos: Cari amici lettori, vi scrivo subito affinch non pensiate
che nella felicit appena trovata io vi abbia dimenticati. Sono passati ormai due
mesi da quando ho lasciato la mia cara Skopje per seguire il Signore che da temp
o mi chiamava. E ora il giorno che aspettavo con tanta impazienza venuto. Sono p
ronta per la mia nuova patria, la leggendaria india...
La poesia si intitola Addio:
Lascio la luce del mio cuore, la casa,
lascio il mio luogo natale, la famiglia,
per il Bengala straziato, cos lontano.
La nave salpa leggermente
pronta per mari tempestosi.
A bordo, esultanza e gioia illuminano laspetto modesto
di unanima votata a Cristo,
giovane sposa del nuovo mondo...
Cos, con la tenera ingenuit delladolescenza, la futura Madre Teresa esprime i suoi
sentimenti dominanti: la tristezza per il distacco dalla famiglia e dalla terra
natia, che sa di abbandonare per sempre, e la gioia di approdare nella leggendar
ia India , che sar la sua nuova patria per il resto della vita.
Al santuario di Letnice
Agnes Bojaxhiu era nata il 26 agosto 1910 da una famiglia di stirpe albanese che
viveva a Skopje, in Macedonia, allepoca parte dellimpero ottomano. Il padre Kole
aveva raggiunto lagiatezza come commerciante, allinizio di medicinali e poi, in so
ciet con un imprenditore italiano, allargando il campo alle stoffe, al pellame, a
i prodotti alimentari. Era anche impegnato nel movimento di liberazione dai turc
hi e spesso le riunioni dei patrioti avvenivano in casa sua. Coltivava una relig
iosit profonda e generosa. La madre Drane era una donna di carattere forte, anche
lei sostenuta da una grande fede. Dopo la morte prematura del marito e la perdi
ta della sicurezza economica, sar capace di allevare da sola i tre figli: la magg
iore, Age, nata nel 1904, il secondo, Lazar, nato nel 1907, e la pi piccola Agnes
, in casa soprannominata Ganxhe che significa boccilo .
Fin da piccoli, i tre figli di Kole e Drane erano stati educati allamore del pros
simo. Dovete essere disposti a condividere ci che avete con chi meno fortunato di
voi , diceva loro il padre. E dalla mamma avevano imparato una regola sul fare de
l bene senza aspettarsi ricompensa: Come quando si butta un sasso nel mare.
La famiglia Bojaxhiu aveva caro il santuario della Madonna di Letnice, fra le mo
ntagne del Montenegro, e ogni anno partecipava a un pellegrinaggio assieme a mol
ti cristiani di Skopje. Le due sorelle Age e Agnes soggiornavano qualche settima
na a Letnice, ospiti di un vecchio amico di famiglia che era stato aiutato dal l
oro padre. Laria pura dei boschi, le lunghe passeggiate, facevano bene alla picco
la Agnes che era di salute delicata e la sorella maggiore se ne prendeva cura. D
ir in seguito Madre Teresa, parlando delle origini della sua vocazione a farsi mi
ssionaria:
Avevo dodici anni quando mi giunse un richiamo del Signore. Per sei anni ci ho pe
nsato e ho pregato. stata la Madonna di Letnice ad aiutarmi a capire .
I missionari del Bengala
Il richiamo dellindia giunge attraverso le vie misteriose dei piani di Dio. Agnes
Bojaxhiu ha quindici anni, studia al ginnasio, ama la musica e la poesia, molto
popolare fra i coetanei per la sua allegria e per la capacit organizzativa. Freq
uenta con i compagni di scuola il Sodalizio di Skopje, un circolo cattolico di r
icreazione, cori, spettacolini, gite. Una domenica pomeriggio, si tiene al Sodal
izio un incontro con alcuni missionari venuti dal Bengala. I ragazzi non sanno d
ove si trovi il Bengala, e i missionari glielo mostrano puntando il dito su una
carta dellIndia. Parlano di avventure, di disastri naturali e di povert inimmagina
bili.
Mesi dopo arriva al Sodalizio una lettera da Kurseong, Bengala Occidentale. I mi
ssionari raccontano lultima calamit: ...Dopo il monsone, i fiumi sono straripati. La
cqua trascinava via serpenti e vacche, e cadaveri a decine assieme a feriti aggr
appati ai tronchi. Abbiamo allungato pertiche, gettato corde... Qualcuno ne abbi
amo salvato. Ora ci occupiamo dei sopravvissuti, come possiamo, perch siamo in po
chi.
Siamo in pochi . Agnes decide di diventare missionaria per lIndia. Si informa e vie
ne a sapere di un Ordine che fa per lei, perch manda giovani suore in missione. lo
rdine di Nostra Signora di Loreto, con casa madre a Rathfarnham, Contea di Dubli
no, Irlanda. Scrive chiedendo che la prendano.
Racconter: La mamma allinizio fu contraria alla mia vocazione di farmi missionaria,
anche se era una santa. Non voleva perdermi. Tutti a casa abbiamo pregato insie
me. Un giorno la mamma mi disse: Ti dar il permesso, dunque vai. E che cosa fece? S
i chiuse in una stanza e per un giorno non volle vedere nessuno. La sera mi diss
e: Metti la tua mano nella mano di Ges e guarda avanti. Non guardare mai indietro.
Sempre avanti. E cos ho fatto.
Quando lascia la sua casa per andare a Rathfarnham ha da poco compiuto diciotto
anni: il 25 settembre 1928. In irlanda resta due mesi, bruciata dallimpazienza de
llIndia, e intanto si dedica ad approfondire le ragioni della sua vocazione e a s
tudiare linglese.
Il 1 dicembre 1928 si imbarca sul bastimento Marcha assieme ad altre due novizie, l
a jugoslava Betika Kajnc e Lirlandese Joyce Berchmans. Il 6 gennaio 1929 pu gi mand
are il suo primo resoconto alla rivista jugoslava Katolicke Misije (Missioni Cat
toliche), descrivendo limpatto con la terra del mio sogno : ...A Madras la riva pres
entava il triste spettacolo di quella povera gente... Molte famiglie vivono nell
e strade, lungo le mura della citt e anche in piazze affollate. Vivono giorno e n
otte allaperto su stuoie che hanno fatto loro stessi con larghe foglie di palma;
oppure sul nudo terreno. Sono praticamente nudi, con tuttal pi una logora fascia a
i fianchi. Cera una famiglia che piangeva un parente morto, avvolto in cenci ross
i, ricoperto di fiori gialli, con il viso dipinto a strisce colorate. Se la nost
ra gente potesse soltanto vedere tutto ci, la smetterebbe di lamentarsi delle pro
prie sventure e renderebbe grazie a Dio per averla benedetta con tanta abbondanz
a.
Sbarco in India
Una foto di gruppo degli anni Trenta, che Madre Teresa mand alla mamma, alla sore
lla Age e alla zia Maria, la mostra insieme con le altre suore nel salotto del c
onvento di Entally: abiti e veli neri, mani compostamente intrecciate, le pi giov
ani in piedi, le pi anziane sedute su sedie coloniali di vimini, sotto un angelo
benedicente. Si intuiscono stanze fresche, profumo di buoni cibi nel refettorio,
le comodit di un mondo ordinato. Dov lIndia dei derelitti? La recluta albanese dell
e suore di Loreto ancora non ne sa nulla. Li ha solo intravisti al suo arrivo, q
uando era sbarcata in India il 27 dicembre del 1928 con le due compagne di viagg
io. Cos aveva descritto la sua prima esperienza indiana in una lettera inviata a
Katolicke Misije (Missioni Cattoliche):
Il 27 dicembre siamo arrivate, ed era ad attenderci il signor Scalon, fratello di
una nostra consorella. Abbiamo subito osservato con grande meraviglia la vita c
he si svolgeva per strada (...). La maggior parte di loro erano seminudi. La lor
o pelle lucida e i capelli ricci risaltavano sotto il sole cocente. Ci stringeva
il cuore la vista di uomini che tiravano carrozzelle come se fossero cavalli. D
ecidemmo che non avremmo mai utilizzato quei veicoli. Ma che cosa accadde? Propr
io in quel momento il signor Scalon ci fece salire su una di quelle carrozzelle.
Noi restammo paralizzate. Pregammo che il nostro peso fosse il pi leggero possib
ile (...).
Uova rosse di Pasqua
Madre Teresa non ha pi rivisto la mamma e la sorella. Quando tornata in Albania,
sessantanni dopo che laveva lasciata, non le restava pi nessuno della famiglia: Dra
ne e Age erano morte sotto il regime comunista che aveva sempre impedito loro di
lasciare il Paese, il fratello Lazar era da tempo riparato in Italia.
Nella cucina di un minuscolo appartamento al centro di Tirana, Glystina e Tolo Z
hupa, lui bancario in pensione, lei ragioniera in una impresa di costruzioni, du
e figli gi grandi e sistemati, mi parlano di Drane e Age:
Noi le conoscevamo bene. Eravamo vicini di casa a via Perlat Rexhepi, il quartier
e nuovo di Tirana, e nacque fra noi una vera amicizia. Drane e Age erano donne d
i buon animo, vivevano sole, in povert. Il loro balconcino era sempre fiorito. Dr
ane conservava un baule pieno delle robe di Lazar, il figlio che viveva in Itali
a. Cerano vestiti, oggetti e anche un tappeto. A chi le domandava: Perch non li usa
te?, rispondeva: No, serviranno a Lazar quando ritorner. Lazar non mai tornato, mort
o in Italia.
Age lavorava come annunciatrice di Radio Tirana, nella sezione di lingua serbo-c
roata. Ma una delle tante volte che il dittatore Enver Hoxha pratic uno dei suoi
giri di vite contro i nemici dello Stato socialista , Age venne licenziata. Era co
lpevole di essere sorella di Lazar Bojaxhiu, segnato sulla lista nera degli alba
nesi rifugiati in Italia, e di quella suora cattolica di nome Teresa che viveva
a Calcutta, entrambi pericolosi sovversivi che tramavano dallestero. Allora Age s
i mise a lavorare da sarta, in casa, cuciva abiti per le amiche, ma di nascosto
perch il regime non permetteva attivit private.
Ogni volta che arrivava una lettera dallIndia, di solito impiegandoci mesi, Drane
correva a farla leggere a Glystina e Tolo. Non posso far altro per voi che prega
re , scriveva Madre Teresa. E alla sorella: Age, tu sei langelo custode della nostr
a mamma.
A Natale e a Pasqua, Drane e Age usavano preparare in segreto i cibi rituali del
la tradizione albanese, e invitavano i fidati vicini Glystina, che cattolica, e
suo marito Tolo, che ortodosso. Sulla tavola natalizia appariva il sarma, un pia
tto di foglie di cavolo ripiene di riso. Sulla tavola pasquale cera il huke e Pas
hkeve, il pane di Pasqua fatto di latte e farina, guarnito di uova sode dipinte
di rosso, un uovo per persona pi un altro per lospite inatteso, secondo lusanza.
Il regime di Enver Hoxha, sempre pi spietato contro coloro che non si adeguavano
allarticolo 37 della Costituzione sullateismo obbligatorio, infieriva perfino cont
ro coloro che festeggiavano le ricorrenze cristiane, di solito denunciati per qu
esto dai vicini trasformati in zelanti spie. Dal 1967, anno della stretta ideolo
gica, fu reato perfino dipingere le uova di rosso. Lo facevano di nascosto, come
i cristiani nelle catacombe, di nascosto anche dai bambini di casa nel timore c
he chiacchierassero in giro, stando bene attenti a non buttare i gusci nella spa
zzatura per paura di un vicino spione: rischiavano una accusa di agitazione e pro
paganda antisocialista , reato punibile con sei anni di prigione.
Glystina e Tolo mi hanno accompagnata al cimitero di Kombinat, periferia di Tira
na, a dire insieme una preghiera per Drane e Age. Sulle lapidi, distanti luna dal
laltra, spiccano due croci di bronzo. Le aveva messe Madre Teresa la prima volta
che era potuta finalmente tornare in Albania. Ha sofferto il dolore di non rived
ere pi la mamma e la sorella da quando, a diciotto anni, le aveva lasciate.
Drane morta nel 1972, a ottantatr anni. Age lanno dopo, a sessantanni.
Il fratello in Italia
Voglio vederti prima di morire, questa la sola grazia che chiedo a Dio, le scrivev
a la mamma.
DallItalia, il fratello Lazar era ricorso a tutte le vie diplomatiche per far ott
enere il visto di uscita a Drane e Age. Dopo tanti tentativi, gli era arrivata q
uesta risposta dalle autorit albanesi: Drane e Age Bojaxhiu non sono fisicamente i
n grado di affrontare un viaggio allestero.
Lazar aveva commentato: E una menzogna degna di quel regime indegno. La sola mala
ttia della mamma e di Age si chiama solitudine e disperazione. A Tirana sono com
e delle Sepolte vive.
Invece, Lazar ha potuto incontrare la sorella Agnes a Roma, nel 1960. Era la pri
ma volta che Madre Teresa veniva in Italia, non si vedevano da trentadue anni. L
azar rimase meravigliato di trovarla cos piccola, lui che era alto dovette piegar
si in due per abbracciarla. Parlarono fitto fitto in albanese, rievocarono riden
do un curioso episodio di quando erano giovani: Lazar appena uscito dallaccademia
militare con il grado di sottotenente, Agnes pronta a partire per diventare suo
ra in Irlanda. Lazar le aveva scritto indignato:
Come puoi sacrificare la tua vita dentro un convento? .
E Agnes gli rispose con un biglietto pungente:
Tu sei un ufficiale al servizio di un re di pochi milioni di sudditi, ma io entro
al servizio del re di tutto il mondo. Secondo te, chi di noi ha il posto miglio
re? .
Cos mi ha raccontato la figlia di Lazar, Age, una bella signora che vive a Palerm
o ed lunica nipote di Madre Teresa. Si incontrarono poi ogni volta che la Madre a
rrivava in Italia. Anzi, il fratello e la nipote erano con lei a Oslo il 9 dicem
bre del 1979, quando and a ritirare il premio Nobel.
Meno di due anni dopo, mio padre fu ricoverato per un tumore in ospedale, a Roma,
e la Madre veniva a trovarlo tutti i giorni. Credo che quei colloqui intimi abb
iano aiutato mio padre ad accettare la morte , mi ha detto Age.
Lazar morto a Roma nel 1981.
Il ritorno
Una occasione privilegiata per osservare dal vivo i due aspetti di Madre Teresa,
contemplativa e pratica, anima di preghiera e organizzatrice, fu il suo ritorno
nellAlbania finalmente libera dalla dittatura di Enver Hoxha. Era la Pasqua del
1991, e a Tirana i riti del Sabato santo si tennero nella cattedrale del Sacro C
uore, appena riaperta, davanti a una folla commossa. Il regime aveva imposto late
ismo di Stato, vietando ogni luogo di culto. Erano state distrutte moschee, sina
goghe, e ben 268 chiese cattoliche. Quelle rimaste in piedi vennero adattate a s
ale da ballo, cinematografi, circoli del partito, palestre. La cattedrale di Tir
ana era diventata Kinarinia, Cinema Giovent.
I giorni precedenti allinaugurazione, avevo visto Madre Teresa portare in cattedr
ale alcuni oggetti di culto ricuperati al Museo dellAteismo, e la ricordo con in
braccio una statua di santAntonio che mise nella navata di destra. Quel Sabato sa
nto, molti presenti piangevano, altri si affollavano per toccare la loro connazi
onale famosa in tutto il mondo.
Celebrava padre Giorgio Gjergji, un parroco che durante la dittatura era riparat
o in Italia, a Grottaferrata, dove la Madre laveva scovato per portarselo dietro
da Roma. Padre Giorgio celebrava la messa in albanese, sollecitando le risposte
dei fedeli. Accanto allaltare stava la Madre con dieci delle sue missionarie, ma
solo lei e suor Ancilla, che era di origine albanese, erano in grado di risponde
re: le altre suore conoscevano le preghiere ma non lalbanese; i fedeli, ammassati
nelle navate ancora prive di banchi, conoscevano lalbanese ma non le preghiere.
Dopo le funzioni nella cattedrale, dove la sua voce aveva fatto rivivere parole
che la dittatura aveva imposto di dimenticare, and a inaugurare la sua prima casa
a Tirana, per gli anziani soli, nel vicolo Ali Pasha. Poi apr la seconda a Scuta
ri, per i bambini abbandonati. incontrai la Madre in quei giorni e volle aggiorn
armi sullultima volta che lavevo vista, lanno prima: Con le due case di Tirana e Sc
utari, il numero delle mie comunit sale a 443, in 95 nazioni.
La crescita della congregazione non si fermata con la scomparsa di Madre Teresa.
Al momento della sua morte, le Missionarie della Carit erano 3.914, in 594 comun
it presenti in 123 Paesi. Quando stata annunziata la sua beatificazione, le suore
erano 4.470, le comunit erano salite a 697 e i Paesi a 131.
V
La svolta
Suor Rosaria OReilly aveva conosciuto Madre Teresa nel convento di Entally, dove
le suore dellordine di Loreto hanno un collegio per ragazze, e le rimase amica an
che dopo che se ne fu andata. Entrambe erano insegnanti appassionate del loro la
voro, amate dalle alunne. Ma a differenza delle consorelle, suor Teresa, che fu
chiamata Madre quando divenne la superiora, covava dentro di s un fuoco segreto. Se
ne vedeva solo qualche scintilla, dir in seguito suor Rosaria. E ad esempio: Seb
bene non rientrasse nelle nostre regole far visita alle famiglie o ai malati neg
li ospedali, Teresa organizz un gruppetto di allieve che ogni settimana, accompag
nate dal gesuita padre Julien Henry, si recavano a visitare gli infermi, a porta
re piccoli aiuti alle famiglie pi povere. Dopo che ebbe lasciato il nostro conven
to, le sue prime seguaci arrivarono proprio da quel gruppetto. Era stata lei ad
addestrarle alla sollecitudine verso i pi bisognosi .
Incontrai suor Rosaria OReilly a Entally, unisola felice nel mare di Calcutta. I s
uoi ricordi, e una giornata trascorsa nel contrasto tra la bellezza al di qua de
l muro di cinta che chiudeva il parco e la miseria che dilagava al di l, mi fecer
o capire da quale paradiso Madre Teresa ebbe la forza di distaccarsi per gettars
i nellinferno delle strade.
Limpatto con lIndia
Allinterno del cancello, sembra di stare in un angolo della verde Irlanda. Nel gi
ardino si alternano prati e aiuole fiorite, un laghetto e un campo di cricket, m
aestose magnolie fanno ombra alle panchine e una pagodina gialla accoglie la sta
tua di santa Teresa del Bambino Ges. Lunica presenza locale sono i corvi, quei fas
tidiosi corvi indiani che volano bassi e rubano tutto quel che luccica. Per dife
ndersi, le suore hanno messo grate alle finestre. Suor Rosaria mi raccont ridendo
che una volta il vento del monsone aveva spezzato un albero secolare e dentro i
l tronco vuoto apparve un tesoro di anelli e medagliette accumulato nel tempo da
i ladri volanti.
Qui Madre Teresa ha lavorato come insegnante per diciannove anni, dal 1929 al 19
48. Suor Rosaria OReilly, irlandese dagli occhi blu smalto, lunica delle suore anc
ora a Entally che abbia conosciuto Madre Teresa. Su una panchina del parco, allom
bra di un mango, racconta:
A quel tempo, la divisa di noi suore di Loreto era nera, con il velo nero. Dopo i
l Concilio labbiamo cambiata. Ora blu dinverno, bianca con il velo blu destate. Il
nostro Ordine fu fondato in Inghilterra da Mary Ward nel 1609. Il ramo irlandese
venne istituito nel 1821, presso labbazia di Nostra Signora di Loreto a Rathfarn
ham, Dublino, da Teresa Ball, che mand le prime suore di Loreto in India nel 1841
. Ci dedichiamo allinsegnamento, con una forte vocazione missionaria. La nostra C
asa generalizia stata trasferita da Rathfarnham a Roma nel 1976 .
I primi voti
Limpatto con lIndia ben presto addolcito. Meno di tre settimane dopo larrivo, la pi
ccola albanese mandata al noviziato di Darjeeling. Suor Rosaria OReilly descrive
quel posto con comprensibile entusiasmo: La nostra casa a Darjeeling sorge su un
a collina coperta di alberi da fiore e in basso c un giardino cos lussureggiante ch
e molti turisti sbagliano ed entrano da noi invece che nel vicino Orto Botanico .
Darjeeling la regina delle stazioni di montagna indiane. La circondano verdi cam
pi di t e sullo sfondo si alzano le vette bianche dellHimalaya contro il cobalto d
elle grandi altezze. Vi si arriva con un viaggio di nove ore su un trenino dipin
to di blu, meraviglia dellingegneria ferroviaria, che arranca su per la strada fe
rrata pi alta del mondo, tutta curve e panorami vertiginosi, tra foreste di magno
lie e rododendri. La cittadina era il rifugio estivo degli inglesi, che vi costr
uirono le loro seconde case per fuggire dalle roventi estati di Calcutta, e cos s
embra una Londra dellet vittoriana popolata di facce asiatiche. I turisti vi accor
rono per respirare laria pura, visitare il Museo dellHimalaya e il giardino zoolog
ico che espone i panda rossi, le tigri siberiane bianche e il paziente yak, il b
ove scalatore con la sua gobba di grasso sul collo.
La maestra delle novizie era allora madre Baptista Murphy, una donna abile, di f
orte carattere e alti principi. Sapeva addestrare le giovani prima alla preghier
a e alla spiritualit, poi al lavoro di apostolato. Sotto la sua guida, Teresa arr
iv alla professione dei primi voti il 24 maggio del 1931. Prender i voti finali il
24 maggio 1937. Sui registri del noviziato di Darjeeling, ora conservati nel co
nvento di Entally, Madre Teresa ha scritto il suo cognome in modi diversi: Bojao
tis, oppure Bojadijevic, o anche Boyagis. Suor Rosaria mi spiega questa stranezz
a con la difficolt di tradurre in grafia inglese il cognome albanese, che infine
diventa correttamente: Bojaxhiu.
Ma queste cose non hanno importanza, precisa suor Rosaria. Nei suoi ricordi, Madr
e Teresa non emerge per doti straordinarie, piuttosto perch molto attiva e dedica
ta: Non si risparmiava, nel lavoro come nelle pratiche di piet. Era allegra, sempr
e pronta al motto di spirito, spesso si piegava in due dalle risa. Di fronte a u
na difficolt, rincuorava le consorelle con un suo motto curioso: Stiamo tranquille
e moriremo tranquille. Era anche determinata e ferma nelle sue idee. Impar con fa
cilit la lingua hindi e quella bengali, dopo linglese studiato a Rathfarnham. Dava
lezioni di queste lingue locali alle suore arrivate da poco, usando una didatti
ca semplice: dovevano imparare a memoria sei frasi al giorno. Insegnava geografi
a e catechismo alle allieve dei corsi per maestre elementari. Quando, nel 1944,
si ammal la superiora, Madre Teresa ebbe lincarico temporaneo di sostituirla .
Quegli anni sono stati molto duri, il cibo era razionato e il lavoro aumentava.
Teresa, che non era di costituzione robusta, si prese la tubercolosi. Appena sep
pi che avrebbe lasciato il nostro convento per lavorare nelle strade con i pover
i, mi chiesi se il suo fisico sarebbe stato in grado di sopportare una vita trib
olata e priva di tutto .
Suona il campanello della ricreazione e frotte di allieve sciamano nel parco. Le
pi piccole si rincorrono, le grandi passeggiano tenendosi sottobraccio, in grupp
etti animati da risatine. Il collegio ha mille e seicento alunne, interne ed est
erne, dalle elementari al liceo, in maggioranza di religione hindu, con un folto
gruppo di cattoliche e una minoranza musulmana. Le divise sono bianche e rosse,
i colori dello stemma di Loreto. Un vestitino rosso di foggia occidentale, con
cintura bianca, per le bambine delle elementari e delle medie; le grandi delle s
uperiori indossano il sari bianco orlato di rosso, i lunghi capelli sciolti. Lult
ima aula nella quale Madre Teresa ha insegnato ospita ora la 5a B, sta nelledific
io pi vecchio, non lontano dal laghetto. Suor Rosaria mi indica i banchi nuovi, m
a la cattedra quella di una volta, dalla vernice un po scrostata. lora di inglese,
lo insegna una distinta signora bengalese, Swarna Datta, molto onorata di occup
are il posto che fu un tempo di Madre Teresa: Premio Nobel , precisa con orgoglio
.
Lo storico rivolgimento
Suor Rosaria OReilly insegnava alla St. Marys High School anche nel periodo pi trag
ico per lIndia. Nel bellissimo libro, ora tradotto in Italia, della scrittrice Al
ka Saraogi che vive a Calcutta e appartiene alla comunit Marwari e scrive in ling
ua hindi, uno dei protagonisti avverte in ogni vena il dolore per i disordini del
1946, il dolore per la divisione del 1947 e il dolore per lassassinio di Gandhi
nel 1948 [12].
Sono i tre anni terribili che sconvolsero lIndia. Nel 1946, Calcutta il centro de
lle rivolte per lindipendenza, con assalti ai monumenti simbolo dellimpero britann
ico, esplosioni dellodio a lungo sopito e di colpo infiammato tra hindu e musulma
ni, stragi fra i membri delle due comunit e repressioni dei soldati inglesi. Il M
ahatma Gandhi, la Grande Anima, lapostolo della non violenza, organizzava spettac
olari scioperi della fame, prova di forza paradossale in un paese di affamati,
ma unica arma politica di un popolo inerme contro i fucili degli inglesi. Calcut
ta era martoriata dalla violenza degli estremisti, che culmin con lo spaventoso e
ccidio organizzato dalla Muslim League, la Lega Musulmana, e dal suo capo Muhamm
ad Ali Jinnad.
Gli echi di quegli eventi tragici penetravano fin dentro le mura di Entally. Le
studentesse pi grandi organizzavano scioperi di protesta, sorde ai richiami. Dura
nte la ricreazione, cantavano linno Uandemataram, Onoro la Madre India, adottato
dal Partito del Congresso che lottava per lindipendenza. Fu Madre Teresa a interv
enire con la sua autorevolezza , ricorda suor Rosaria. Parl con le pi impegnate e r
iusc a evitare il subbuglio nelle classi, dove studiavano insieme ragazze hindu e
musulmane.
Dopo il grande eccidio di calcutta , come lo chiamano i libri di storia, cinquemil
a morti giacevano per le strade. Entally rimase un luogo isolato, i rifornimenti
interrotti, pi di trecento collegiali chiuse dentro senza cibo. Allora Madre Ter
esa usc a cercare viveri. Incontr una pattuglia di soldati inglesi, che rimasero s
tupefatti di fronte allintrepida donna in velo nero che si aggirava senza paura i
n quel caos. Quando lufficiale che comandava la pattuglia seppe il motivo della s
ua uscita, la riport indietro dentro un autocarro pieno di sacchi di riso, il pro
nto soccorso per un collegio affamato.
Il 1947 lanno dellindipendenza, che comincia dalla mezzanotte del 15 agosto. Con q
uello storico rivolgimento, finisce limpero britannico delle Indie e nasce la pi g
rande democrazia del mondo. Ma a prezzo della cosiddetta partition, la spaccatur
a in due Stati, il Pakistan a maggioranza musulmana e lindia a maggioranza hindu.
Ha scritto Francesco DOrazi Flavoni, un diplomatico che vissuto a lungo in India
e poi ne ha narrato alcune vicende da saggista e storico:
In termini di sofferenza umana, la divisione ha significato lo spostamento nei d
ue sensi di popolazione hindu verso lIndia e di popolazione musulmana verso il Pa
kistan. Il tutto si consumato in uno scenario di caos, massacri, violenze e orro
ri quali mai il Paese aveva conosciuto... A oltre cinquantanni dagli eventi, indi
ani e pakistani non si stancano di ripetere che, emotivamente e psicologicamente
, il trauma della partition non mai stato superato [13].
E poi ci fu il dramma pi inaudito e insopportabile nella terra che aveva amato il
Mahatma Gandhi per la sua predicazione non violenta, la tensione morale verso l
a verit detta satyagraha, lo stile di vita che ha rappresentato il pi nobile esemp
io della spiritualit indiana. Il 30 gennaio 1948, lapostolo della non violenza ven
iva assassinato con tre colpi di pistola, mentre andava a un incontro di preghie
ra accogliendo i suoi seguaci con il namaskar, il saluto a mani giunte. Lassassin
o faceva parte di un complotto nato in ambienti hindu, che accusavano Gandhi di
aver accettato per debolezza la partition, la divisione. Con le sue lotte e i cl
amorosi digiuni, il Mahatma aveva inseguito tre sogni: lindipendenza dellindia; la
tolleranza fra i seguaci delle varie fedi; la difesa degli intoccabili, che rap
presentano il gradino infimo e spregiato nella scala delle caste. Ma era riuscit
o a realizzare solo il primo, la liberazione del suo Paese dalla occupazione bri
tannica.
Il diavolo, il sole, le caste
Da una sponda totalmente diversa, Madre Teresa ha condiviso gli ideali di Gandhi
rimasti inconclusi. La capacit di convivenza tra i credenti di religioni distant
i, di impegnarsi in scopi comuni come la concordia sociale e il soccorso alla po
vert, sempre stata presente nelle parole e nellesempio della Madre. Una occasione
in cui lei stessa ebbe a citare una frase di Gandhi sui poveri, fu quando scriss
e, nel 1978, una lettera aperta al primo ministro Morarij Desai e ai membri del
Parlamento, dove era stato presentato un disegno di legge che, se approvato, avr
ebbe limitato la libert religiosa dei missionari cristiani.
Scriveva la Madre alla fine della lettera: Gandhi ha detto: Chi serve il povero s
erve Dio. Io passo ore e ore a servire i poveri e i moribondi, quelli che nessuno
vuole, nessuno ama, i lebbrosi e i malati di mente, perch amo Dio... Signor Desa
i, onorevoli Membri del Parlamento, in nome di Dio non distruggete la libert che
il nostro Paese e la nostra gente hanno sempre avuto: di servire e amare Dio sec
ondo la coscienza e la fede individuali [14].
E laltra sua passione stata il riscatto degli intoccabili, linfima fra tutte le ca
ste.
Per capire che cos la gerarchia delle caste in India, ecco una singolare osservazi
one del missionario iugoslavo padre Viktor Sedej, pubblicata sulla rivista Katol
icke Misije (Missioni Cattoliche):
Il missionario in India affronta tre grandi pericoli: il diavolo, il sole e le c
aste. Contro il diavolo lottiamo con laiuto di Dio. Contro il sole portiamo il to
pie, il casco coloniale. Ma contro le caste non c difesa .
La prima rivoluzione culturale di Madre Teresa nellindia degli intoccabili avvenn
e quando raccolse sulla strada un povero essere morente schivato dai passanti, e
non lo lasci finch non riusc a farlo accettare in un ospedale. Da quellepisodio pre
se il via la sua determinazione a trovare un luogo che accogliesse gli agonizzan
ti delle strade, perch potessero almeno morire come persone umane. E il Nirmal Hr
iday, la Casa dei moribondi.
Sorge nel quartiere di Kalighat, accanto al tempio della dea Kali, il luogo pi ve
nerato della citt, che gi dal nome dedicata alla dea nera dellinduismo. Calcutta si
chiamava un tempo Kalikata. Il governo ha deciso che la capitale del Bengala to
rnasse allantico nome, un po modernizzato, e cos dal 1 gennaio 2001 si chiama Kolkat
a. Sia Kalikata sia Calcutta o Kolkata, il significato non cambia: citt di Kali.
Madre Teresa ottenne dalla municipalit alcuni stanzoni nel recinto del tempio, se
miabbandonati, che una volta servivano da dharmashala, ostello dei pellegrini de
lla dea. Era il 1952. Con una squadra delle sue suore, li ripul dalla sporcizia,
li attrezz con dei lettini e cominci ad accogliervi i moribondi, che sono accompag
nati verso lultimo approdo dallamore delle Missionarie della Carit e dei volontari
provenienti da tutto il mondo. Ha scritto Madre Teresa:
Al Nirmal Hriday nessuno morto disperato... Diamo ai poveri ci che chiedono secon
do la loro fede. Alcuni chiedono acqua del Gange, altri acqua benedetta, altri u
na parola o una preghiera... Noi li aiutiamo a far la pace con Dio, secondo ci ch
e sta scritto nel libro, sia il libro degli hindu, dei musulmani, dei cristiani
o di ogni altra fede....
La seconda rivoluzione culturale di Madre Teresa stata la cura dei lebbrosi, i p
i intoccabili fra gli intoccabili. Cominci con i dispensari mobili, camioncini att
rezzati con forniture sanitarie, che giravano per la citt e distribuivano medicin
e ai colpiti dalla lebbra, malattia perfettamente curabile se presa in tempo con
i farmaci giusti. Anche oggi i lebbrosari mobili delle Missionarie della Carit c
ontinuano a fermarsi agli angoli delle strade. Il loro simbolo una campanella di
pinta in azzurro sugli sportelli, a ricordo del tab dei tempi antichi, quando i l
ebbrosi erano obbligati a suonarla per allontanare i passanti. Contro il tab dell
a lebbra che suscita ripugnanza, la Madre ha inventato il motto: Tocca il lebbros
o con la tua compassione. In seguito, ha aperto molti lebbrosari permanenti. Il p
i famoso quello di Titagarh, che, nel 1975, lei stessa ha voluto intitolare al pa
dre dellIndia nella ricorrenza della nascita, 2 ottobre 1869. Lo chiam Dono damore
di Gandhi .
Oltre il muro
Fu proprio in quegli anni turbolenti delle lotte per lindipendenza dellIndia che l
a svolta della vita maturava nel cuore di Madre Teresa. Restava quieta, occupata
nelle sue incombenze di suora conventuale e di insegnante, nel silenzio di Ges a
Nazareth. Continu a lavorare al St. Marys fino al 17 agosto del 1948. Il 18 disse
addio alla scuola e al convento di Loreto. Lasciava la sicurezza della sua stan
za monacale, il profumo del refettorio, la dolcezza delle allieve. Aveva trentot
to anni quando finalmente divenne ci che era , per usare lantica espressione di Pind
aro.
Allora tutto il passato si convogli verso la chiamata alla quale soltanto unanima
mistica pu obbedire. La donna che salta il muro non conosce sentimentalismi, ener
gica, disciplinata, paziente, anche temeraria, forse ancora ignara della sua for
za.
Suor Rosaria ha una sua personale idea sulle lontane origini di quella decisione
:
Io credo che Madre Teresa avesse scoperto i poveri dallepoca della grande caresti
a che colp il Bengala e in seguito quando le rivolte e i disordini ridussero Calc
utta alla disperazione. In quel periodo, le ragazze di famiglie abbienti, che po
ssedevano propriet a Dacca o in altre localit non colpite, lasciarono la citt. Chiu
so il collegio, rimase aperta la scuola solo per le alunne povere, accolte gratu
itamente. Molte venivano alle lezioni con lo stomaco gonfio per la mancanza di c
ibo. Le suore davano loro un pasto come potevano. Credo sia stata questa situazi
one a risvegliare in Madre Teresa il primo impulso a dedicarsi ai poveri. Poi, c
erto, ha avuto la vocazione dentro la vocazione. Ma secondo me le radici della c
hiamata risalgono a quella immensa sofferenza di cui era stata testimone .
Il regalo di san Giuseppe
Le reclute di Madre Teresa nella sua nuova vita furono alcune ex alunne del St.
Marys. Suor Rosaria ne aveva conosciute molte. La prima fu Subashini Das, che div
enne missionaria della Carit con il nome di suor Agnes. Poi Bridget Francis, Magd
alene Gomes, Kiron Dutta... Molte altre la aiutarono negli inizi, come Lotika Kh
atre, che in seguito divenne insegnante al St. Marys, e Martha Anjos, che entrata
nel convento di Loreto con il nome di suor Francesca.
So che la Madre ha detto: Nel cuore, io appartengo a Loreto, conclude suor Rosaria,
non senza una punta di patriottismo conventuale. Ha aggiunto che non avrebbe potu
to guardare la faccia di Dio se non avesse seguito la sua chiamata .
Il 22 marzo 1949 Madre Teresa comunic allarcivescovo Prier larrivo della prima segua
ce, Subashini Das che diventer suor Agnes. Gli annunzia che si unita a lei il 19
marzo, festa di san Giuseppe: proprio un regalo di san Giuseppe . E ora che sono i
n due, possono dire le preghiere insieme come in una vera vita conventuale. Anzi
, sarebbe felice se Sua Eccellenza venisse a benedire il nostro piccolo convento
... ma il posto cos povero... .
Quando altre ragazze arriveranno da quel vivaio di generosit che era la St. Marys
High School, la Madre sar sempre piena di gratitudine per la loro fiducia. Lo scr
ive in un messaggio del 10 settembre 1975, venticinquesimo anniversario della na
scita della congregazione, rivolgendosi a tutte le consorelle e anzitutto alle p
rime, divenute Missionarie della Carit con i nomi di Agnes, Gertrude, Dorothy, Cl
are, Bernard, Laetitia, Francisca, Florence, Margaret Mary. A esse esprime la su
a riconoscenza per la fedelt e per la fiducia cieca con cui lavevano seguita quando n
on cera niente a garantire il futuro : E stato con voi e attraverso di voi che Ges h
a piantato le fondamenta della Societ su solida roccia, umilt e amore .
E poi c la lettera che comunica alle consorelle una tristissima notizia, il 13 mar
zo 1997. Dopo quarantotto anni di lavoro come missionaria della Carit, suor Agnes
si avvicina alla fine, per un tumore che si diffuso rapidamente: Quanto dobbiamo
ringraziare Dio per lei! Cos piccola eppure con il cuore pieno di amore e di fid
ucia, ha lasciato che Dio usasse la sua piccolezza per mostrare la sua grandezza
... Come santAgnese, lei il vero Agnello con Ges, la sua sposa crocifissa .
Suor Agnes morir meno di un mese dopo, il 9 aprile 1997.
VI
Il sari
A Calcutta, ogni tanto chiedevo a Madre Teresa di raccontarmi dei Suoi inizi. Ma
lei aveva sempre qualcosa da fare, qualcuno che laspettava. In realt non le piace
va parlare di se stessa, e per darmi una mano mi indirizzava da chi laveva aiutat
a in quegli anni: Vada da padre Van Exem, vada dal signor Gomes... Essi ricordano
meglio di me, diceva, e filava via.
Padre Van Exem aveva gi ottantatr anni ed era malfermo di salute, ma non gli manca
va la memoria. E se sul momento non ricordava bene un episodio, un nome o una da
ta, mi invitava a tornare il giorno dopo, intanto lui avrebbe messo ordine nei r
icordi e preso appunti da certe sue carte. Tornare da lui ogni pomeriggio, per p
i di una settimana, non mi cost alcuna fatica. Era un conversatore amabile e aveva
vissuto una vita avventurosa. Avrei potuto scrivere la sua storia, ma quando gl
ielo dissi si mise a ridere: E Madre Teresa che ha fatto la storia, non questo po
vero vecchio.
E scomparso il 20 settembre 1993, stava per compiere ottantacinque anni, spesi g
enerosamente. Quattro giorni prima di morire, trov la forza di scrivere una lette
ra alla Madre, ricoverata allospedale in terapia intensiva per una crisi cardiaca
pi grave delle altre. Le prometteva che, alla messa del mattino seguente, avrebb
e chiesto per lei tre intercessioni. La prima, che potesse evitare loperazione al
cuore. La seconda, che riuscisse ad andare in Cina come da tempo desiderava. La
terza, che il Signore prendesse lui per primo. Delle tre grazie richieste per l
a Madre, solo una non si avver, il viaggio in Cina.
La lettera terminava con queste parole: C un Calvario per ogni cristiano. Per te,
la via del Calvario lunga. Ma Maria ti venuta incontro sulla strada. Non sei anc
ora arrivata in cima al monte... Prega per me. C. Van Exem, sj[15].
Contro i gesuiti
La presenza dei gesuiti in India antica e singolare. Leggendario stato padre Rob
erto De Nobili, morto il 12 gennaio 1656, che vestiva come un bramino, distingue
ndosi solo per una piccola croce sul petto, seguiva le usanze indiane, era affas
cinato dal misticismo induista.
Oltre a padre Van Exem e a monsignor Prier, altri gesuiti hanno aiutato Madre Ter
esa quando decise di lasciare il convento di Loreto: padre Robert Antoine, che i
n seguito divenne cappellano della Casa dei moribondi; padre Pierre Fallon, stud
ioso della spiritualit hindu, che per primo approv la scelta di Madre Teresa di ad
ottare il sari per s e per le sue seguaci; padre julien Henry, che cur la preparaz
ione delle prime Missionarie della Carit.
Ma lIndia dalle tante fedi, credenze e sette, nella quale i missionari stranieri
avevano trovato in passato rispetto e possibilit di convivenza, conosce ora la pi
aga del fondamentalismo induista, che prende di mira le minoranze cattoliche, ac
cusate di far proseliti con ogni mezzo. Nel gennaio del 2003, proprio i gesuiti
hanno subto un violento attacco ideologico dal gruppo Rashtriya Swayamsevak Sangh
(RSS), lAssociazione nazionale dei volontari che guida il nazionalismo hindu e c
ondiziona la destra politica. Il gruppo li ha accusati di usare la violenza e me
todi barbarici per decimare coloro che non seguono la religione cattolica .
E incredibile come un attacco cos truculento sia stato originato da un episodio d
el tutto occasionale: il presidente indiano PJ Abdul Kalam aveva accettato linvit
o a inaugurare il Congresso mondiale degli ex allievi dei gesuiti che si tenuto
a Calcutta dal 21 al 26 gennaio 2003. In realt, laggressione era diretta contro la
Compagnia di Ges soprattutto perch essa conta in India ben centoventi scuole e ve
nti collegi, frequentati in maggioranza da figli di famiglie hindu che li scelgo
no per la qualit dellistruzione.
Una donna totalmente felice
Padre Celeste Van Exem ha accompagnato con i suoi consigli il percorso spiritual
e di Madre Teresa. Allepoca della decisione pi radicale, la invitava alla prudenza
ma insieme ne sosteneva laudacia. Era nato a Ypres, in Belgio, il 4 ottobre 1908
, vissuto in India per pi di cinquantanni. Il suo sostegno stato indispensabile pe
r la suora di Loreto, quando aveva bisogno di essere appoggiata da una figura di
prestigio nella comunit ecclesiale di Calcutta. Fu sempre lui a farla conoscere,
scrivendo un articolo sul lavoro che lei aveva da poco iniziato assieme a un gr
uppetto di seguaci. Lo pubblic il quotidiano locale Calcutta Statesman, ed stato
il primo delle migliaia di articoli che avrebbero resa famosa nel mondo la suora
albanese vestita da indiana.
Padre Celeste era costretto a letto, nella sua stanza al terzo piano del St. Xav
iers College, luniversit dei gesuiti sulla Park Street. Andavo da lui nel tardo pom
eriggio, quando la citt si preparava alla serata da passare nei modi pi opposti. L
a Calcutta dei ricchi, dellalta finanza, dei computer, della fiorentissima indust
ria del cinema, si metteva elegante per i ricevimenti nei salotti che contano, o
nei saloni dei grandi alberghi, dove il costo di una notte equivale a un anno d
i reddito indiano medio pro capite. Gli impiegati uscivano dagli uffici e si fer
mavano dai venditori di mango, melone e papaia, da portare a casa per una serata
televisiva in famiglia, come rimedio allafa del giorno.
E intanto la Calcutta delle strade si apparecchiava per la notte. Migliaia di de
relitti si stendevano sui marciapiedi, i fornelli della misera cena ormai spenti
e il cielo caliginoso per tetto. Il tramonto il momento pi adatto per cogliere i
l paradosso della citt dove vivono fianco a fianco i palazzi e le topaie, i ricch
issimi e i miserabili.
Al nostro primo incontro, padre Celeste era tutto contento perch il medico aveva
deciso che gli avrebbe amputato solo lalluce, non tutta la gamba destra, minaccia
ta dalla cancrena per una infezione da morsi di topi. Se ne stava a riposo nella
sua stanza, sotto i giri del ventilatore. Sulla scrivania vi erano il Vangelo,
il Corano, la corona del rosario. Era un uomo amabile, con la battuta pronta, il
pizzetto bianco, gli occhi festosi.
Aveva conosciuto Madre Teresa nel 1944. Il convento di Entally a quellepoca era s
tato trasformato in ospedale militare. La maggior parte delle suore si era trasf
erita a Shimla, Madre Teresa era rimasta a Calcutta, traslocando nella casa di C
onvent Road, vicino alla moschea di Muwall Ali. Aveva trentaquattro anni, appari
va energica e decisa, di forte volont ma fisicamente fragile: era minacciata dall
a tubercolosi. Spendeva tutte le energie per gli altri, mangiava poco e dormiva
meno.
Se dovessi sintetizzare il suo stato danimo , mi disse padre Van Exem, userei la p
arola felicit. S, era una donna assolutamente, totalmente felice .
Il racconto che mi fece era rallegrato dalla sua naturale arguzia. Dal 1938 si t
rovava a Calcutta per approfondire il dialogo con i musulmani. Come professore d
i esegetica, specializzato del mondo musulmano, era vissuto in Arabia, Siria, Ir
ak, Palestina, e perfino nel deserto con i beduini. In seguito si era trasferito
in India per studiare la lingua urdu, tipica dei musulmani indiani. Un giorno l
o chiam padre Richier, il rettore delluniversit dei gesuiti:
Vuoi andare a dire la messa e a confessare nel convento di Nostra Signora di Lor
eto? .
No, grazie. Il padre provinciale mi ha incaricato del dialogo con i musulmani, n
on con le monache. Il rettore rise e gli raccomand di pensarci su.
Padre Celeste non ci mise molto a decidere. Era gi alla porta con in testa il top
ie, il casco coloniale, quando si gir di impulso:
Ci ho gi pensato. Accetto .
Teresa, la bengalese
E cos, l11 luglio del 1944, il nuovo cappellano va dalle suore di Convent Road. St
a nel salottino a prendere il caff dopo la messa, quando entra Madre Teresa che d
esidera conoscerlo.
Mi colpirono i Suoi occhi dallo sguardo dritto e i lineamenti forti. Era molto po
polare fra le ragazze del collegio e tra le consorelle. La chiamavano Teresa la
bengalese per distinguerla da suor Marie-Thrse che insegnava nella sezione inglese
.
Una volta le ho chiesto se entrando nellordine di Loreto aveva scelto di chiamarsi
Teresa in onore di santa Teresa dAvila o di santa Teresa di Lisieux .
Rispose: La grande Teresa non per me. La piccola meglio.
Alla fine della guerra, le suore poterono tornare a Entally, la loro propriet. La
prima volta che il cappellano ci and, rimase colpito dalla bellezza degli edific
i immersi fra gli alberi secolari del parco. Le suore erano contente per la scom
parsa dei moscerini, che erano stati lunico neo di quel paradiso: i medici dellosp
edale militare li avevano sterminati con il DDT.
Madre Teresa non era pi superiora. Fu un bene per lei, si sent libera di andarsene
quando prese la grande decisione. In quei mesi si era ammalata di tubercolosi, e
il medico le aveva imposto di riposare a letto almeno tre ore ogni pomeriggio e
soprattutto di rallentare il ritmo della sua giornata di lavoro. Quella fu la s
ola volta che ho visto le lacrime negli occhi di Madre Teresa. La sola volta. In
seguito, ha affrontato la tremenda solitudine della povert, ha visto morire alcu
ne sue carissime sorelle, ha patito tribolazioni e umiliazioni, ma davanti agli
altri non ha mai pianto.
Il medico la mand a curarsi i polmoni allaria buona, nel convento di Loreto a Darje
eling. Fu durante la notte di viaggio in treno per Darjeeling, il 10 settembre d
el 1946, che ebbe lispirazione. Non so se fosse sola, non glielho mai chiesto. So
che sent una chiamata precisa, una vocazione dentro la vocazione, come la definir
lei stessa. Avrebbe lavorato per i pi poveri dei poveri non allinterno di una isti
tuzione, come un ospedale o un ospizio, ma vivendo come loro in mezzo a loro. Qu
esto coinvolgimento fisico, questo stare in mezzo, a me sembra la grande novit de
lla congregazione fondata da Madre Teresa, che ai tre voti tradizionali, povert,
castit, obbedienza, ne aggiunge un quarto: il voto della carit. Tutto poggia su du
e pilastri, su due realt visibili. Ges incarnato nelleucaristia. Ges incarnato nei p
overi .
Subbuglio in convento
Ho gi riferito, nella prima parte, il racconto di padre Van Exem su come la Madre
torn da Darjeeling con il fascio di carte che diede a lui perch le consegnasse al
larcivescovo Prier.
Cos egli fece: Consegnai a Sua Eccellenza gli appunti di Madre Teresa, e un po impr
udentemente dissi che mi sembrava di vedere il volere di Dio .
Monsignor Prier, che aveva un carattere impulsivo, gli fece una sfuriata: Lei un g
iovane prete appena arrivato e gi dice alle suore di lasciare i conventi perch il
volere di Dio! Io sono un vescovo anziano e ancora non mi permetto di stabilire
qual il volere di Dio... .
Alla fine del colloquio, il cappellano e larcivescovo si trovarono daccordo nel su
ggerire a Madre Teresa di avere pazienza, di attendere e pregare. E invece in qu
ei mesi Madre Teresa si sentiva impaziente di cominciare la sua nuova vita. Infi
ne, ottenne il permesso di scrivere a Roma. Poi accaddero varie cose in convento
, mi raccont padre Van Exem:
La prima domenica di agosto del 1948, io ero in grado di consegnare a Madre Teres
a il decreto di esclaustrazione, concessole da Pio XII. un procedimento che spet
ta unicamente alla Sede Apostolica. Comporta la dispensa dai voti e dagli obblig
hi della professione religiosa non compatibili con la nuova situazione di vita.
In pratica, Madre Teresa restava una suora, ma poteva lasciare il convento e viv
ere da sola, ad nutum episcopi. Significa che il suo superiore diventava il vesc
ovo .
Alla consegna del decreto, ci fu un certo subbuglio fra le suore di Loreto. Il c
appellano ricordava diverse reazioni.
Madre Teresa non fece commenti, domand soltanto: Adesso posso andare fra i poveri
degli slum? .
La superiora, madre Maria del Cenacolo, si mise a piangere: Che cosa ho fatto di
male? Teresa la mia mano destra, non possono tagliarmi la mano destra, diceva fra
le lacrime. Padre Celeste cerc di tranquillizzarla: O questa la volont di Dio, o
non la volont di Dio. Se la volont di Dio, accettiamola. Se non la volont di Dio, v
edremo presto Madre Teresa di ritorno . E lei smise di piangere.
La provinciale madre Colomba reag pi saggiamente, facendo appendere nella bacheca
questo avviso: Care consorelle, Teresa lascia il convento. Non lodate. Non criti
cate. Pregate. Erano le parole giuste.
Madre Teresa and al bazar e si comper due sari, i pi economici, di cotone bianco co
n lorlo azzurro. Ce ne sono anche con lorlo rosso, lei scelse lazzurro in onore del
la Madonna.
Con una piccola cerimonia in cappella, il cappellano benedisse i sari. Poi Madre
Teresa part per Patna, nel Bihar, lontano da Calcutta una notte di treno. Andava
dalle suore americane del Patna Holy Family Hospital, a studiare un po di medici
na, di cui non sapeva nulla. Se ne and tutta sola, dopo essersi spogliata del sai
o di Loreto per indossare il sari, con il biglietto del treno in mano e cinque r
upie in tasca. La superiora voleva darle di pi, ma lei disse che cinque bastavano
. Le ragazze del collegio accorsero a salutarla, curiose di scoprire come portav
a il sari la loro insegnante che avevano sempre vista nel saio nero. Ma era gi bu
io e non riuscirono a distinguerla bene mentre si allontanava lungo un vialetto
del parco.
Quella sera di agosto, Madre Teresa aveva chiesto di non essere accompagnata al
treno per Patria, n la sua nuova condizione di povera le permetteva di prendere u
n mezzo, il tram o il risci. Si diresse verso la stazione a piedi, recitando il r
osario, vagabonda di Dio che si era giocata tutto, per rispondere alla chiamata.
Quanto fosse stata esigente quella chiamata, lo sappiamo adesso che conosciamo
le carte del processo canonico.
Ma qualche piccolo segno del suo doloroso percorso intimo poteva trapelare gi all
ora, nonostante si fosse imposta la segretezza. Ad esempio, chi avesse dato una
occhiata al quaderno su cui prendeva appunti durante le lezioni a Patna, avrebbe
scoperto la preghiera che aveva scritto sulla prima pagina, come un impegno imp
osto dallamore di Dio e dalla volont di corrispondergli senza aspettarsi di essern
e ricambiata:
O Ges,
unico amore del mio cuore,
voglio soffrire ci che soffro,
tutto ci che tu desideri io soffra
per il tuo puro amore,
non per i meriti che posso acquistare,
non per i premi che mi hai promesso,
ma solo per compiacerti,
per lodarti,
per benedirti nel dolore come nella gioia .
Padre, sono qui!
A un altro nostro incontro, padre Van Exem si era preparato con degli appunti su
un foglietto, per essere sicuro di non confondere le date:
Il 19 agosto del 1948, Madre Teresa era a Patna per il corso di infermiera. Nelle
settimane seguenti mi scrisse pi volte. Dalle suore mediche stava imparando in f
retta, faceva pratica in corsia, prendeva confidenza con i malati e con le medic
ine. In una delle ultime lettere diceva che ormai si sentiva in grado di tornare
a Calcutta per cominciare il lavoro fra i poveri.
Ancora una volta fui costretto a frenarla. E siccome in settembre dovevo andare
da quelle parti a predicare gli esercizi spirituali, feci una deviazione per inc
ontrarla. Davanti allospedale cera un gruppetto di infermiere. Chiesi dove potevo
trovare Madre Teresa, e una voce esclam: Padre, padre, sono qui! . Non lavevo ricono
sciuta, perch non ero abituato a vederla in sari.
Lallieva infermiera ricominci a insistere: Sono pronta, ho imparato a distinguere l
e medicine e a fare le iniezioni . Padre Celeste parl con la superiora suor Stepha
nie, unamericana molto pratica, e con la primaria dellospedale suor Elise, una ola
ndese di lunga esperienza medica. Entrambe gli confermarono che era stata unallie
va eccezionale, e per tranquillizzarlo aggiunsero che comunque non avrebbe curat
o i malati da sola, perch molti dottori e infermiere sarebbero andati ad aiutarla
. Il padre si fid del loro parere professionale: lordine delle suore mediche ameri
cane, fondato da madre Daugl, gode di ottima fama, gestisce un ospedale a Delhi
e tiene corsi qualificati.
Il diario
Una sera padre Celeste era molto stanco, il caldo aveva picchiato a 40 gradi allo
mbra, con il 70 per cento di umidit. Ci sono giorni che Calcutta ti opprime insop
portabilmente, con la sua fuliggine e il cielo caliginoso. Allora ti coglie una
voglia disperata di vedere le nuvole bianche e sentire sul viso il fresco del ve
nto. Il gesuita sentiva la nostalgia di Ypres, il suo paese natale in Belgio, un
posto di dolci colline, anche se tristemente legato al primo gas asfissiante la
nciato in una guerra, quella del 1915-1918, e che da Ypres prese il nome: liprite
. Padre Celeste ricordava quei giorni, quando vedeva entrare nella cucina di cas
a sua i soldati scappati dalle trincee, con i polmoni bruciati dai gas, che impl
oravano un bicchiere dacqua. Poi si era fatto gesuita e missionario, aveva girato
il mondo, ma quelle immagini di morte non lo avevano mai abbandonato.
Ho vissuto una lunga vita felice. La vita una scelta, e io ho scelto bene. Se rin
ascessi, la vorrei identica. Ora sono costretto a letto, ma non sono solo. Prima
ero io che andavo a visitare gli altri, ora sono gli altri che mi fanno visita.
Va bene cos. Madre Teresa viene a trovarmi, e quando non ha tempo mi scrive, com
e faceva una volta. Mi ha sempre scritto molto, Madre Teresa.
Fu a questo punto che gli domandai che cosa ne avrebbe fatto di tutte le lettere
, e se aveva intenzione di pubblicarle.
Mi rispose con decisione: Oh, no. Sono lettere di coscienza, molto personali. No
n le lascer a nessun archivio, le distrugger prima di morire. Questa anche la volo
nt della Madre . Ricord che larcivescovo Prier aveva chiesto a Madre Teresa di scrive
re la storia della congregazione fin dagli inizi, e ogni notte Madre Teresa, dop
o una giornata di lavoro sfiancante, si dedicava a riempire un diario con i fatt
i accaduti a lei e alle sue prime seguaci. Poi non pot pi continuare: rubando ore
al sonno, fu ben presto occupatissima a rispondere alle lettere di ragazze che v
olevano diventare Missionarie della Carit, di persone che chiedevano il suo aiuto
, di gente che le mandava offerte.
Il diario su cui aveva annotato le notizie dei primi tempi rimase incompiuto. Ma
dre Teresa lo consegn a padre Van Exem, che lo tenne caro per molti anni. Poi la
Madre lo volle indietro. Disse che aveva intenzione di distruggerlo. Ma non lo f
ece, e ora esso fa parte dei documenti raccolti per la causa di beatificazione.
Nel suo stile sbrigativo, privo di fronzoli, Madre Teresa traccia una brevissima
autobiografia, lunica che abbia mai scritto. Va dal Natale del 1948 fino al giug
no del 1949 e registra quel che succede in quei sei mesi: la scuola e la cura de
i malati a Motijhil e a Tiljala, due bassifondi di Calcutta dove faceva il suo p
raticantato con i poveri; le richieste di aiuto a funzionari governativi; il sos
tegno di alcuni laici di diversa fede colpiti dalla sua dedizione, ma anche le s
prezzanti risposte di altri scandalizzati dal suo lavoro nelle strade; le scuole
tte e i piccoli dispensari aperti un po alla volta; la buona notizia che il signo
r Michael Gomes, su richiesta di padre Van Exem, era disposto a offrirle un allo
ggio al numero 14 di Creek Lane; la sofferenza della solitudine e insieme la det
erminazione a non tornare indietro...
Suora dei bassifondi
Il diario scarno, ed eccone qualche nota. Si prepara a celebrare il suo primo Na
tale da sola, quando la superiora e le suore che ha lasciato quattro mesi prima
la invitano ad andare da loro. E poi incontra due insegnanti desiderose di aiuta
rla nella sua nuova vita, e una famiglia hindu con la figlia pi giovane che vuole
rendersi utile, e due signori bengalesi cattolici che si dicono contenti e grat
i per il passo che lei aveva deciso.
Il primo giorno di scuola a Motijhil raccoglie ventuno bambini e comincia linsegn
amento allaperto, con uno sgabello per cattedra e la terra per lavagna. Il giorno
dopo i bambini erano il doppio, tutti ad aspettarla ai piedi del ponte, pi pulit
i del giorno prima e a quelli che non lo erano spetta una bella lavata con lacqua
della cisterna. Un po di catechismo, una lezioncina di igiene, poi lettura. Gli
scolaretti si divertono, lei pi di tutti perch non ha mai insegnato ai bambini e r
ide insieme con loro quando i ko kho, le due prime lettere dellalfabeto bengalese
che ha tracciate per terra con una bacchetta, non le vengono tanto bene.
Lumiliazione di quando va a incontrare un signore che conosceva come generoso, ma
lui la tratta con sospetto e le dice di farsi finanziare dai preti delle parroc
chie, e lei risponde che si finanzia da sola chiedendo la carit, allora lui se ne
va senza neppure salutarla...: Era la prima sfuriata che prendevo , scrive sul d
iario. Non Sono molto brava a chiedere, ma non importa, anche questo arriver . Gior
ni dopo, viene a sapere che la chiamano la suora dei bassifondi e ne felice: Voglio
essere proprio questo per amore e gloria di Dio .
Col passare dei mesi, il lavoro diventa sempre pi pressante, aumentano i poveri e
i malati di cui prendersi cura, inoltre deve occuparsi delle prime Seguaci che
hanno bisogno di essere istruite nellamore di Dio e dei poveri. Le resta tempo so
lo per qualche nota sempre pi frettolosa, scritta un giorno s e molti no. Lultima,
che conclude il breve diario l11 giugno 1949, termina con queste parole: Ancora ne
ssuna lettera da Roma. Fiat! .
La lettera che aspettava da Roma, con ansia ma anche con la pazienza espressa in
quel fiat! ( Sia fatta la tua volont ), le avrebbe portato il riconoscimento di Is
tituto religioso diocesano per la neonata congregazione. Larcivescovo Prier le con
segn il decreto il 7 ottobre 1950, e l11 aprile del 1951 ci fu la cerimonia della
vestizione delle prime seguaci. Ormai Madre Teresa poteva lanciarsi allinseguimen
to del suo sogno, compiere la volont di Dio. A ogni costo.
VII
Un tetto
Per i cinquantanni della vocazione nella vocazione , Madre Teresa volle raggiunger
e tutte le Missionarie della Carit sparse nel mondo, con uno scritto che rievocav
a gli inizi della congregazione e in pi conteneva tre ringraziamenti molto person
ali. Il primo era per il gruppetto delle dodici giovani che si erano unite a lei
fin dal principio. Il secondo lo rivolse a padre Celeste Van Exem, che ora in c
ielo , per laiuto e le preghiere con cui laveva sostenuta nella sua decisione di in
traprendere una nuova vita da missionaria. E il terzo grazie speciale and a Michael
e Agnes Gomes, una coppia di benestanti che le avevano offerto un tetto.
Nei primi tempi, dopo aver lasciato il convento di Loreto, era stata accolta dal
le Piccole Sorelle dei Poveri, nella Casa di San Giuseppe dove venivano assistit
i gli anziani bisognosi. Le era stata assegnata una stanzetta al primo piano, la
superiora le aveva dato il permesso di uscire ogni mattina per recarsi negli sl
um, le baraccopoli, e di tornare anche a tarda sera. Ma era una sistemazione pro
vvisoria. Fino a quando il suo consigliere e amico padre Van Exem, che si dava d
a fare per trovarle un alloggio meno precario, ebbe lidea di rivolgersi ai signor
i Gomes, suoi parrocchiani di buona condizione.
A Calcutta, avevo gi visto Michael Gomes. Serviva la messa nella cappella delle M
issionarie della Carit, girando a piedi nudi intorno allaltare. Modesto e gentile,
mi disse che potevo andare da lui quando volevo:
Mi trover a casa ogni giorno dopo le nove. Sa, sono un pensionato, non ho molti im
pegni. Allalba arrivo qui per la messa, sulla strada del ritorno passo al mercato
e faccio la spesa. Mia moglie non si muove molto. Abitiamo al numero 14 di Cree
k Lane, una traversa poco conosciuta della Lower Circular Road, perci dica al tas
sista che sta vicino allospedale Nilratan Sarkar.
Ci sono andata, era il 25 febbraio del 1991. Il signor Gomes aveva ottantatr anni
ma ne dimostrava di meno, piccolo e magro comera, con poche rughe sul volto scur
o. Ho poi saputo che morto nel 1998.
La foto di famiglia
La Lower Circular Road oggi si chiama Acharya Jagadish Chandra Bose Road, ma gli
abitanti di Calcutta continuano a indicarla con il vecchio nome. Un tempo era i
l fossato scavato per difendere la citt dagli attacchi dei Maratha, guerrieri hin
du che opposero la pi dura resistenza alla dominazione britannica. Oggi una grand
e arteria che gira in tondo nella zona pi caotica e affollata della citt, ha sei c
orsie pi le due centrali per i tram, e il traffico la percorre con un rombo forat
o dagli strilli dei clacson.
La sua traversa Creek Lane un vicoletto silenzioso, cos stretto che ci passano so
lo i risci. Gli edifici mostrano tracce della sontuosit di quando Calcutta era cap
itale imperiale fino al 1912. Poi il tempo, i monsoni e lincuria hanno degradato
il tono. Resta imponente la guglia di un tempio dedicato a Shiva, alta sui tetti
delle case.
Curiosamente, proprio in questa strada abitata dalla buona borghesia, Madre Tere
sa trov alloggio in un appartamento di propriet della famiglia Gomes. Al numero 14
il portone ad arco, dopo il cancello si salgono due piani di scale di legno, e
da una veranda piena di luce si entra nella penombra di una sala. Alle pareti so
no appesi i ritratti a olio del Mahatma Gandhi, del Pandit Nehru, di Madre Teres
a, i personaggi prediletti. Tutto composto e lucido, si capisce come i Coniugi G
omes resistano alla calura e allumidit di Calcutta a forza di persiane abbassate e
di pulizie giornaliere.
Il signor Gomes racconta: Questo edificio lha costruito mio nonno, proprietario di
unimpresa edile. La mia famiglia discende dai portoghesi che quattrocento anni f
a commerciavano in India. Noi siamo cattolici. Pap lavorava al CPO, la sede centr
ale delle poste. Era un uomo religiosissimo, ogni mattina prima di andare in uff
icio assisteva alla messa nella parrocchia di Nostra Signora dei Dolori. La mia
mamma lo accompagnava sempre .
Nella foto di famiglia, datata 1920, i genitori del signor Gomes, Augusto e Sabi
na, appaiono in una sintesi di eleganza europea e indiana: lui in giacca e camic
ia con il colletto duro chiuso dalla cravatta, occhiali e baffoni; lei raccolta
nella compostezza del sari, i capelli lunghi sciolti sulle spalle. Intorno a lor
o si stringono i nove figli, quattro maschietti in camicette e calzoncini occide
ntali, cinque bambine in costumi bengalesi.
In unaltra foto, Michael Gomes e sua moglie Agnes ricalcano lo stesso stile: Mich
ael in giacchetta, Agnes in sari. La data il 1938: Quellanno facemmo un viaggio in
Italia, a Roma visitammo la Cappella Sistina, mia moglie indossava questo sari
verde con orli dorati, e tutti la guardavano incuriositi .
Michael e Agnes vivono soli nel grande appartamento con le stanze affacciate sul
salone di ingresso. Nelle camere, i letti hanno il baldacchino e la zanzariera,
nello studio le librerie sono piene di volumi in lingua bengali e in inglese, n
el salotto e in sala da pranzo fanno bella figura i mobili coloniali di teak. Si
vede il benessere, il rango sociale. Michael Gomes stato un funzionario di grad
o elevato, ha coperto vari incarichi nellamministrazione pubblica, non ultimo que
llo di direttore dei servizi di informazione dello Stato del Bengala. E in pensi
one da ventanni.
Lunica figlia, Mabel Sophia, si trasferita negli Stati Uniti con il marito, ingeg
nere chimico, e tre figli. E stata Mabel Sophia, ragazzina di sette anni, il pic
colo strumento di cui Dio si serv per procurare il primo tetto a Madre Teresa. Ac
cadde nel febbraio del 1949.
Una brandina e uno scatolone
Il piano di sopra era un tempo occupato da due miei fratelli, luno deputato dellAss
emblea Legislativa, laltro direttore delle poste. Quando, nel 1947, ci fu la spar
tizione dellimpero delle Indie e il Bengala venne diviso in due Stati, i due frat
elli se ne andarono nel Pakistan Occidentale. Li aveva consigliati di trasferirs
i il vescovo di Calcutta, per due motivi: primo, perch pensava che essendo cattol
ici, con importanti incarichi ufficiali, sarebbero stati esposti a persecuzioni;
secondo, perch la loro presenza in Pakistan avrebbe potuto essere utile alla pic
cola comunit cattolica pakistana. Dopo la loro partenza, il piano di sopra rimase
disabitato.
Alla fine del 1948, la nostra mamma, gi avanti con gli anni, cade ammalata. Un al
tro mio fratello, Alfred, chiede al parroco, padre Celeste Van Exem, di venire a
somministrarle i sacramenti. Padre Celeste arriva, d la comunione alla mamma, e
dopo si ferma a parlare con noi. Era chiaro che aveva urgenza di domandarci qual
cosa. Conoscete Madre Teresa? Era una suora di Loreto che ha lasciato il convento
per dedicarsi ai poveri. appena tornata da Patna, dove ha studiato medicina. Pe
r il momento ospite delle Piccole Sorelle dei Poveri. Ma la considera una soluzi
one temporanea. Ha bisogno della sua libert, per poter fare il lavoro che ha in m
ente. Le servirebbe un alloggetto....
Io e mio fratello Alfred non abbiamo il tempo di rispondere che mia figlia se ne
esce dicendo: Pap, perch non le dai il piano di sopra?. Ci consultiamo un poco e dec
idiamo di s. Cera quel piano vuoto, con il mobilio ammassato, e padre Van Exem ci
aveva detto che una stanza sarebbe bastata. Ovviamente, non le avremmo chiesto d
i pagarci laffitto.
Era un giorno del febbraio 1949 quando la Madre arriv in Creek Lane, sola. Portav
a sottobraccio uno scatolone nero, con dentro un po di cose che le avevano regala
to le suore della Casa San Giuseppe. Michael Gomes le disse che poteva usare i m
obili come voleva. Rispose che non ne aveva bisogno. Si accontent di una brandina
, e lo scatolone le serviva la notte da cuscino, il giorno da scrivania e da arm
adio.
Il suo primo lavoro stato la scuola, perch aveva fatto linsegnante per quasi ventann
i. And a Motijhil, un quartiere poverissimo, si ferm in uno spiazzo fra le capanne
, raccolse alcuni bambini. Non aveva banchi, n gesso, n lavagna. Con laiuto di un u
omo che bighellonava intorno liber lo spiazzo dai detriti e dallerba. Pi tardi rius
c ad affittare una baracca per cinque rupie al mese e ci raccolse i suoi primi ma
lati. Io laiutai ad avere delle medicine da un funzionario della Sanit mio amico.
S, Madre Teresa ottiene ci che vuole. E quando non lo ottiene contenta lo stesso.
Dice: Si vede che non era la volont di Dio.
E ancora lavava le scale...
Entra in salotto la moglie del signor Gomes, Agnes, con il vassoio del t. Sul vol
to tranquillo porta i segni di una passata bellezza. Non parla inglese, in lingu
a bengali ci chiede se pu restare con noi e poi segue il racconto, ascoltato chis
s quante volte, indovinandone il filo dalle espressioni del marito e annuendo all
e cose che dice. Il signor Gomes parla di Madre Teresa con riverenza e affetto.
Anche lui, come la piccola Mabel Sophia, si sente strumento di un disegno divino
:
La Madre aveva trentanove anni quando venne qui. Adesso lartrite lha piegata, allor
a era dritta, forte. Infaticabile. Piena di vita e di gioia. Ogni sera, dopo una
giornata passata nelle strade a chiedere la carit per portare da mangiare alle f
amiglie dei bassifondi di Motijhil, tornava qui, passava unora in preghiera e poi
si metteva a lavare le scale, sfregando con acqua e sapone i gradini di legno.
Sfinita comera, aveva ancora la forza di lavare due piani di scale, per ricompens
arci dellospitalit. E non cera verso che smettesse. Mia moglie la pregava di non fa
rlo, ma lei non le dava retta. sempre stata testarda, sa... Qualche volta mia mo
glie le portava su un po da mangiare, ma la Madre insisteva che non si disturbass
e. Le bastava una scodella di riso con un po di verdura; lo cuoceva la sera, nel
pentolino che si era portata con le sue robe. Non so come facesse a stare in pie
di, e a lavorare tutto il giorno, con quel poco nutrimento in corpo. Quando mia
moglie la rimproverava, lei rispondeva sorridendo che i poveri mangiavano meno d
i lei .
Le noccioline per la festa
Madre Teresa non rimase a lungo sola nella casa dei Gomes. Michael ricorda le pr
ime ragazze che abbracciarono lideale e la seguirono. La primissima fu Subashini
Das, piccolina, silenziosa, che scelse il nome di battesimo di Madre Teresa e di
venne suor Agnes. La seconda seguace Magdalena Gomes, che diventer suor Gertrude.
Poi le altre, ex allieve raggiunte dalla notizia delle opere della suora in sar
i, che faceva proseliti senza predicare. Come fu detto di Chiara dAssisi: Lei tac
eva, e la sua fama gridava. Luna dopo laltra, future Missionarie della Carit bussano
alla porta del numero 14 di Creek Lane. Sta nascendo la nuova congregazione, pe
r nessuna sa ancora come sar. Vivevano come suore, ma senza regola scritta, accomu
nate dallidentico sari e dalla passione per i poveri.
Con larrivo delle reclute, gli scalini di legno della casa dei Gomes risuonano di
giovani passi.
Allalba sciamavano nella Creek Lane, e la strada si rallegrava al passaggio di que
lle ragazze vestite di bianco. Tornavano la sera e per unora si chiudevano nel si
lenzio della preghiera e della meditazione. Ma dopo sentivamo risa e canti. Qual
che volta Madre Teresa le portava in terrazza per la ricreazione. Giocavano a ca
mpana. O a tugowan, un gioco bengalese, una specie di tiro alla fune: cinque di
qua, cinque di l, e a forza di strattoni cadevano tutte insieme, gridando di cont
entezza. Quando cerano le ricorrenze annuali e la citt era in festa, Madre Teresa
non aveva soldi per comperare i dolci alle sue ragazze, per trovava sempre il mod
o di procurarsi un sacchetto di chinabadam, un misto di noci, noccioline e semi
abbrustoliti. Le sentivamo cantare, battere le mani. E si alzava sempre quel ric
hiamo: Madre, Madre... Era lei il centro di tutto. Questa vecchia casa sembrava
tornata ai tempi di quando noi, che eravamo in nove tra fratelli e sorelle, face
vamo chiasso con i nostri giochi di ragazzi .
Una volta venne in visita a Calcutta il cardinale americano Francis Spellman e la
rcivescovo Prier lo mand a Creek Lane. Madre Teresa gli mostr lo stanzone in cui vi
vevano:
Questo il nostro refettorio, eminenza .
E il dormitorio?
qui. Spostiamo i tavoli e ci mettiamo le brandine
E la cappella?
Sempre qui, eminenza, e gli mostr laltare dietro un paravento. Il cardinale rise e M
adre Teresa con lui.
in mezzo alla terrazza sul tetto di casa Gomes si alzano tre abbaini che Madre T
eresa fece costruire e adattare a docce quando le sue suore crebbero di numero.
Da quass Creek Lane appare profonda e stretta come un canyon, ma basta allargare
lo sguardo per cogliere tutta Calcutta nei suoi splendori e orrori. Michael Gome
s mi indica i campanili delle chiese, i minareti delle moschee, le guglie dei te
mpli hindu, le baraccopoli sterminate, le torri dacciaio del ponte Howrah, sul qu
ale ogni giorno passa un milione di persone. Dai tetti pi bassi volteggiano nugol
i di corvi incuriositi dalla nostra presenza. Noi in bengalese li chiamiamo kak,
perch cos il loro verso: kak, kak, tutto il giorno . Scendiamo in casa, in cerca di
un po di fresco e di ombra, perch il Sole fa male agli occhi.
La casa del giudice
Madre Teresa rimasta dai Gomes poco meno di due anni. Le suore erano diventate v
entotto e non cera pi posto. Allora padre Van Exem scov un nuovo alloggio, non lont
ano da qui, sulla Lower Circular Road. Il padrone era un musulmano, il dottor Is
lam, un magistrato, uomo molto pio, che gli disse: Ma perch lei immagina che io ab
bia intenzione di vendere? Io e mia moglie non ne abbiamo mai parlato . Quella ca
sa era molto grande, il dottor Islam laveva costruita per ritirarvisi con la fami
glia e i servitori quando sarebbe andato in pensione. Dopo aver ascoltato la ric
hiesta di padre Van Exem, gli chiese di pazientare un momento, e and a pregare ne
lla vicina moschea di Muwall Ali. Quando torn, disse a padre Van Exem che aveva d
eciso di vendere la casa a Madre Teresa: Ho avuto questa casa da Dio. La restitu
isco a Dio. La Madre non aveva i soldi per lacquisto. Laiut larcivescovo di Calcutta,
monsignor Prier.
Il 7 ottobre 1950 era stata approvata e istituita a Calcutta la nuova congregazi
one delle Missionarie della Carit. Poco dopo, Madre Teresa e le sue suore si tras
feriscono al numero 54/A della Lower Circular Road, nel grande edificio a tre pi
anI, con il cortile interno che il giudice Islam si era costruito per la sua vec
chiaia. Diventer la casa madre, il centro dal quale partiranno tutte le iniziativ
e. Michael Gomes continu ad aiutare Madre Teresa con i suoi consigli e con le sue
amicizie di funzionario influente.
No al sussidio
Un giorno la Madre mi disse che il governo del Bengala intendeva assegnarle un su
ssidio di trentatr rupie per ogni bambino accolto. Io le consigliai di pensarci b
ene prima di accettare. Come dipendente del governo, sapevo quanto fosse esigent
e la burocrazia: avrebbe preteso rendiconti, ricevute, registri in ordine, un co
mitato di controllo, insomma tutto quello che la legge impone a chi amministra i
l denaro pubblico. La Madre parve non preoccuparsene: E allora? Ci affideremo a u
n piccolo comitato di amici e per i conti mi aiuter lei. Era sbrigativa e ottimist
a, come al solito. Io non aggiunsi altro.
Qualche tempo dopo, mi racconta che tornando dagli uffici governativi si era mes
sa a cantare da sola in tram. Le chiedo il motivo di tanta allegria, mi risponde
: Sono stata da quelli del governo a dirgli che rinunzio allassegnazione. Aveva ra
gione lei: troppe pratiche, troppi controlli e fastidi. E poi mi impongono di sp
endere trentatr rupie per ogni bambino, mentre io adesso ne spendo solo diciasset
te.
Madre Teresa fatta cos: libera, indipendente come laria. Non le piacciono le impos
izioni. Una volta un funzionario mand alla superiora della casa di Delhi una rich
iesta scritta di consegnare allautista quattro coperte da un carico appena arriva
to dallestero. Madre Teresa, che era presente, prese la nota e vi scrisse di trav
erso, in grande: Le coperte sono per i poveri.
S, una decisionista e unaccentratrice, esclama Michael Gomes. Quella vecchietta tras
formata in Vangelo vivente che lui ha seguito fin dai primi passi lo riempie di
affettuosa fierezza: Anche adesso che ha pi di ottantanni decide tutto lei, nessuno
pu metterla da parte.
io non SO dove trovi tanta energia. Vive di spiritualit, eppure possiede il genio
della concretezza. Una volta glielho detto. Mi ha spiegato che riesce a mettere da
ccordo la terra e il cielo a forza di preghiera. Una sera eravamo a tavola, nell
a casa madre dove io mi fermo qualche volta a mangiare, e Madre Teresa ancora no
n tornava. Cominciavamo a preoccuparci, io e le suore. Ed eccola arrivare, sedut
a in cima ai sacchi di farina di un camion. Se ne stava lass, appollaiata sul car
ico, e intanto recitava il rosario. La rimproverai, affettuosamente: a me, qualc
he volta, lo permette. Le dissi che per quel lavoro avrebbe potuto mandare benis
simo una delle sue suore. Rispose che con lei le autorit erano pi gentili; ed era
meglio sorvegliare di persona che nessuno le rubasse niente. Una volta era andat
a a ritirare, assieme allalto commissario britannico, nove ambulanze arrivate
dallInghilterra, e fu lei a scoprire che durante il tragitto erano sparite le cas
sette degli attrezzi di ben cinque di esse... .
La medaglia del poliziotto
Anchio ho assistito a un episodio molto simile. accaduto a Tirana, la vigilia di
Pasqua del 1991. Madre Teresa ha appena ricevuto un TIR pieno di sacchi di riso
dalla Caritas, ma il veicolo troppo grande per entrare nel vicolo Ali Pasha, dov
e c una delle case che ha aperto da pochi giorni in Albania. Con gli addetti dellam
basciata italiana si studia una strategia: il TIR sar parcheggiato davanti allamba
sciata e un camioncino far la spola. Madre Teresa sovrintende allo scarico dei sa
cchi e al carico sul camioncino. Poi vi sale sopra per sorvegliare che qualcosa
non sparisca durante i viaggi verso casa. Sono le undici di sera e loperazione an
cora in corso, quando alcuni dei volontari che provvedono allo smistamento se ne
vanno. Resta il poliziotto di guardia davanti allambasciata. Madre Teresa gli si
avvicina e gli mette una medaglietta in mano. Il poliziotto osserva stupefatto
la medaglietta, non sa che farsene. Madre Teresa gliela infila nel taschino e gl
i dice qualcosa. Allora il Poliziotto posa a terra il fucile e si mette a scaric
are il riso. Madre Teresa gli sorride e si china ad aiutarlo. Mi permetto di int
ervenire: Madre, non lo faccia questo sforzo. Aggiungo, un po villanamente: Alla su
a et . Gira la testa dilato, mi guarda di sotto in su, con un sorriso soddisfatto
esclama: E ho anche il pace-maker... .
Il 7 ottobre 1975 la congregazione delle Missionarie della Carit celebr a Calcutta
il venticinquesimo anniversario della fondazione. Nella chiesa di Santa Teresa,
straripante di gente, si strinsero intorno a Madre Teresa, i pi vecchi amici, qu
elli che lavevano aiutata nei primi passi: padre Julien Henry, padre Celeste Van
Exem, suor Agnes, suor Gertrude... Lonore di servire la messa, celebrata dallarciv
escovo e da una ventina di concelebranti, tocc al laico che le aveva offerto il p
rimo tetto: Michael Gomes anche in quelloccasione si aggir modesto intorno allaltar
e a piedi nudi. Ma ogni tanto si girava per lanciare un occhiata commossa verso
il primo banco, dove sedevano la moglie Agnes e la figlia Mabel Sophia con i suo
i tre figli.
VIII
La patria India
Non si pu comprendere Madre Teresa senza la sua indianit , mi disse un suo grande a
mico, monsignor Henry DSouza, arcivescovo di Calcutta e presidente della Conferen
za dei vescovi cattolici dellIndia. Mi trattenne a lungo per parlarmi di come Mad
re Teresa lo avesse aiutato a comprendere meglio il significato di appartenere a
lla minoranza cattolica nella terra dove la religione predominante linduismo, con
il suo pantheon affollato di divinit, le feste sacre che punteggiano lanno, i rit
i che scandiscono le giornate, la ricerca mistica che assorbe ogni uomo consapev
ole di s e del proprio passaggio nella vita terrena.
Ai funerali di Madre Teresa, davanti a rappresentanti di tutte le religioni acco
rsi a renderle lultimo omaggio, monsignor DSouza pronunzi lorazione funebre. Disse p
arole elevate: Il pi grande messaggio di Madre Teresa al mondo il valore e la dign
it di ogni essere umano . E poi altre non ispirate dallufficialit della cerimonia, t
rasmessa in mondovisione, ma dalla sua affettuosa familiarit con la Madre. E ad e
sempio: La Madre aveva le mani molto calde. Il calore delle sue mani comunicava l
a compassione del suo cuore. O ancora: Parlava con grande semplicit, spesso ripetev
a la stessa cosa. Ma non ti stancavi mai di ascoltarla .
Lultimo atto dellarcivescovo di Calcutta stato la chiusura del processo diocesano
per la beatificazione di Madre Teresa, il 15 agosto 2001. Aveva compiuto da sett
e mesi i settantacinque anni (era nato il 26 gennaio 1926), ed andato in pension
e.
Nella citt, linferno
Anche in questo incontro, lo sfondo sempre Calcutta, con il suo scenario che ti
assedia: Palazzi e tuguri, fianco a fianco si ignorano , come diceva Kipling. Solo
la reciproca indifferenza pu tenere insieme una citt tanto schizofrenica. La suor
a europea divenuta indiana ha vinto lindifferenza compiendo la sintesi tra la sua
fede cattolica e la sua indianit.
Mentre andavo verso la casa dellarcivescovo, alcune domande mi giravano in testa.
Perch Madre Teresa ha aspettato tanto prima di gettarsi fra i poveri? Perch ha pa
ssato tutto il decennio dei suoi ventanni, poi quasi tutto il decennio dei suoi t
rentanni, la parte pi generosamente rivoluzionaria della vita, in un lavoro da ins
egnante come una qualsiasi delle consorelle? Perch il SUO genio ha avuto bisogno
di tanto tempo per rivelarsi?
Ai lati della Park Street, una delle vie pi eleganti della citt, intere famiglie a
vevano trasformato i marciapiedi in casa, con un fornello per cucinare e qualche
cencio su cui dormire. I loro mezzi di sussistenza erano ingegnosamente folli.
Le donne giravano per le strade, il bambino pi piccolo appoggiato sullanca, i pi gr
andicelli come aiutanti, a raccogliere il ghute, gli escrementi di vacca, da sec
care al sole e vendere per dieci rupie la cesta: serve per il fuoco dei fornelli
. Il ghute il blasone di Calcutta , mi ha detto una volta lo scrittore Dominique L
apierre, che in India di casa.
Gli uomini si aggiravano per i mercati, cercando gli scarti da rivendere in mucc
hietti allineati per terra e suddivisi a seconda della qualit . Ad esempio, il carb
one sottratto alle pire spente nei ghat, i luoghi delle cremazioni, viene rivend
uto a un prezzo per i carboni poco bruciati, un prezzo per i carboni bruciati a
met, un prezzo per i carboni ridotti al minimo. E cos i mazzetti dei fiori da offr
ire allinfinito pantheon delle divinit per la puja, il rito dovuto, al quale neppu
re il pi miserabile degli hindu sa sottrarsi. Le bianche tuberose, i rossi ibiscu
s, buttati via alla fine dei mercati, erano rimessi in vendita sul marciapiede i
n tre qualit: poco appassiti, appassiti, secchi.
Anche gli esseri umani dei marciapiedi appartenevano a diverse qualit: smunti ma
ancora capaci di provvedere alla propria sopravvivenza, deformi o malati in atte
sa dellelemosina, agonizzanti in attesa della morte. Di solito cercavo di ignorar
e quellumanit dolente, tirando di lungo. Ma quel giorno dellappuntamento con larcive
scovo, mi sentivo interpellata a capire come lIndia avesse maturato Madre Teresa
fino alla scelta totale.
Per non chiudere gli occhi
La villa dellarcivescovo mi apparve come un contrasto troppo forte, con i grazios
i ornamenti dellarchitettura bengalese, il giardino lussureggiante, la fontana al
centro, la grotticella della Madonna di Lourdes in mezzo alle dalie screziate e
a rampicanti di campanule grandi come girasoli. Lho rivista di recente, niente c
ambiato, nemmeno i tipi di fiori. Continuo a ripetermi, ora come allora senza av
erne il diritto, come si possa vivere in paradiso a un passo dallinferno.
A monsignor Henry DSouza, un uomo cordiale, i capelli bianchi in contrasto con le
guance scure, chiesi come poteva starsene tranquillo in tanta dignitosa compost
ezza con tutta quella folla di miserabili l fuori.
Quella che segue la registrazione del nostro colloquio.
Ah, conosco bene la sua reazione. E la reazione di tutti gli occidentali che arr
ivano in india. LIndia sconvolge, smantella tutti i parametri. Lindia costringe a
chiudere gli occhi. Oppure a spalancarli. Vede, io in India ci sono nato. No, no
n un alibi. Io mi sono fatto prete per non chiudere gli occhi. Sono stato in sem
inario, sono diventato sacerdote, poi parroco, poi vescovo. Sempre confrontandom
i con la povert, che la tragedia dellindia. E cercando di affrontarla dal mio post
o. Io so di essere inadeguato. Ma Dio ci manda dei segni. Madre Teresa un segno
e una maestra. un segno per noi su come rispondere alla povert. E il Suo esempio
un moltiplicatore di iniziative. Io la chiamo madre due volte.
Poco prima di ricevere lordinazione ebbi il dolore di perdere la mia mamma, che av
eva sempre sognato di vedermi prete e veniva a mancare proprio quando il Sogno s
i realizzava. Lo dissi a Madre Teresa. Mi promise: Ci sar io alla tua ordinazione.
Non ci contavo troppo, so quanti impegni la portavano in giro per il mondo. Il gi
orno dellordinazione entrai in cattedrale con il corteo dei concelebranti e la vi
di seduta accanto a mio padre. Mi sorrise e mi disse semplicemente: Eccomi . Io lav
evo conosciuta in seminario, dove lei veniva a chiedere laiuto di noi seminaristi
per qualche emergenza. Ci colpivano la sua prontezza nellaffrontare problemi e l
a totale disponibilit. Poi lavevo incontrata a Bhubaneshwar, 500 chilometri a sud
di Calcutta, dove su richiesta del governo aveva aperto una casa per i lebbrosi.
Ma fu quando diventai parroco a Kharjpur, periferia di Calcutta, che potei vede
re fino in fondo che cosa significava per i poveri la presenza di Madre Teresa.
Ogni problema io lo sottoponevo a lei. Un giorno mi disse, quasi come un rimprov
ero: Tu parli sempre di problemi. Non potremmo trovare unaltra parola per esprimer
e le difficolt?. Quale, Madre?. Ad esempio, la parola dono. Semplicemente esprimeva in
questo modo la sua innata capacit di sdrammatizzare, di scoprire che anche verso
le difficolt ci sono ragioni di gratitudine. Da allora, le mie telefonate a lei
cominciavano cos: Madre, ho da sottoporle un piccolo dono. Oppure: Questa volta il d
ono grande.
Nel 1984 ebbi un infarto. Da New York la Madre mi mand in ospedale questo telegra
mma: Chi ti ha dato il permesso di ammalarti?. Quando fu lei a venire ricoverata i
n ospedale per disturbi al cuore, nel settembre del 1989, io mi precipitai e la
prima cosa che le dissi fu: Madre, chi le ha dato il permesso di ammalarsi?. Era r
idotta male, eppure trov la forza di ridere.
La legge del karma
Lei viene qui a domandarmi perch Madre Teresa abbia aspettato ventanni per correre
incontro ai poveri. E io non ho una risposta. Posso solo tentare delle ipotesi.
Madre Teresa aveva diciotto anni quando approd in India. A quellet c lentusiasmo del
cuore ma non la chiarezza degli intenti. Arriv in India come suora di Loreto, leg
ata alle regole di Loreto. Negli anni seguenti, posso immaginare che labbiano tra
ttenuta ragioni di convenienza, di obbedienza, di prudenza. Fino a quando non po
t pi sopportare le visioni dellIndia.
LIndia disorienta e scandalizza. Bisogna conoscerla profondamente per capirla. Io
sono indiano e cristiano, e il mio cristianesimo entra spesso in conflitto con i
l mio essere indiano. Il cristianesimo poggia sulla provvidenza divina, sulla ce
rtezza della redenzione e sulla promessa della risurrezione nella pace di Dio. Li
nduismo poggia sul karma. Secondo un luogo comune, il karma porta alla rassegnaz
ione e al fatalismo. Spesso noi rimproveriamo agli hindu di non preoccuparsi del
le necessit e delle sofferenze del prossimo, assorti come sono nella ricerca spir
ituale individuale. S, sono dei contemplativi. Per nutrono sincera ammirazione per
chi opera il bene. Gli hindu apprezzano la carit cristiana, cos come i cristiani
apprezzano il distacco induista. Lenorme influsso che Gandhi ebbe sulle folle hin
du era in parte legato al fatto che egli riusc a ottenere la sintesi tra distacco
e carit, tra misticismo e compassione. Anche in Madre Teresa si realizzata quest
a sintesi .
Maestra della compassione
La dottrina centrale dellinduismo quella del karmasamsara, la trasmigrazione dell
e anime secondo la legge perpetua della retribuzione. Come un serpente cambia pe
lle, cos lanima passa di corpo in corpo. Le anime sono esseri spirituali, intellet
tuali, eterni, che scorrono attraverso una successione di nascite e di morti. So
no le esistenze precedenti a determinare quella attuale. Lessere accumula in una
sola vita pi debiti di quanti ne possa espiare, oppure pi meriti di quelli di cui
possa essere remunerato. Le vite future serviranno a pareggiare il conto.
Monsignor DSouza riflett: Il karma la grande bussola della vita indiana. Se oggi s
ei un bramino perch nelle vite precedenti ti sei comportato bene. Se sei un intoc
cabile sconti il tuo passato. Hai la lebbra? Dio ti punisce per antichi peccati.
.. S, lindia ha cambiato Madre Teresa, costringendola, con la violenza della sua p
overt, ad abbracciare la causa dei pi poveri dei poveri. Ma anche Madre Teresa ha
cambiato lindia, contestandone la mentalit fatalista e rivendicando il valore inso
stituibile della persona.
Dio ti ama, insegnava Madre Teresa. La lebbra non una punizione, ma una malattia
curabile. Quando Madre Teresa si chinava su un moribondo dal corpo coperto di pi
aghe, non gli imputava alcuna colpa, ma gli restituiva la sua dignit di essere um
ano che, quanto pi soffre, tanto pi vale agli occhi di Dio. Quel Dio che si fatto
uomo per assumere su di s tutta la sofferenza del mondo. Madre Teresa ha visto in
ogni sofferente il volto di Cristo, che si incarnato e ha accettato di morire s
ulla croce senza peccato, per redimerci da tutti i peccati.
E poi, Madre Teresa stata maestra nel risvegliare la compassione e incoraggiare
la generosit. Ricordo una coppia di giovani hindu, che io conoscevo bene. Per le
loro nozze chiesero ai parenti e agli amici i soldi che sarebbero stati spesi in
feste e regali. Li ottennero e li dettero a Madre Teresa, dicendole: In cambio d
i questo sacrificio, la benedizione divina protegger il nostro amore.
Voglio sperare che quanto voi mi donate non provenga dal vostro superfluo, ma sia
il frutto di un sacrificio da voi compiuto per amore di Dio, era solita ripetere
Madre Teresa. Amava citare piccoli esempi: il bambino che le port una manciata d
i zucchero messa insieme con tutti i cucchiaini che per una settimana aveva rinu
nziato a mettere nel latte. La donna che divise con i vicini di casa il sacchett
o di riso appena ricevuto dalle Missionarie della Carit dicendo: Anche loro hanno
fame . Il mendicante che la ferm per strada e le consegn le elemosine raccolte quel
giorno: Io presi i soldi dalle sue mani e posso dirvi che la sua faccia splendev
a di gioia, e che la sua offerta valeva per me pi del premio Nobel . La filosofia
di Madre Teresa stata semplice e profonda: il dono deve essere pi utile al donato
re che a chi lo riceve. Diceva: Vi do la possibilit di fare qualcosa di bello per
Dio. Escludeva il piacere di donare, il compiacimento di sentirsi benefattori, la
vanit filantropica. Sembrava aver preso dallinduismo il concetto di niskma seva, u
n servizio senza ricompensa. Lo completava cos: un servizio che non esige ricompe
nsa e in pi costa sacrificio.
La spiritualit di Gandhi
Madre Teresa non ha mai incontrato Gandhi, che pure morto il 30 gennaio del 1948
, quando lei aveva trentotto anni e da diciotto viveva in India. Ma ne riconosce
va la fratellanza spirituale. C una concordanza singolare tra la spiritualit del Ma
hatma, hindu di nascita e di fede, e il misticismo della suora europea, cattolic
a di nascita e di fede, che in lui ammirava non solo lapostolo della non violenza
ma anche della carit, per usare una parola che appartiene pi al vocabolario crist
iano che a quello induista. Il Mahatma chiamava i lebbrosi figli di Dio . Insegna
va che nel mondo c abbastanza per i bisogni di tutti, ma non abbastanza per lavidit d
i ognuno. Invitava i cristiani a mettere in pratica levangelico Discorso della mon
tagna, invece di limitarsi a predicarlo. Anche Il pensiero di Gandhi sulla pregh
iera si pu accostare a quello di Madre Teresa.
Diceva il Mahatma: La preghiera lunico strumento adatto a portare ordine e pace e
tranquillit nei nostri atti quotidiani. Occorre presentarsi davanti a Dio con tut
ta la propria debolezza, a mani vuote e in uno spirito di completa resa, e allor
a egli render capaci di fronteggiare il mondo intero e protegger da ogni male .
Gli era molto caro il mantra hindu, e lo recitava spesso:
Conducimi dalla menzogna alla verit,
dalloscurit alla luce,
dalla morte allimmortalit.
In un momento drammatico della sua vita, nel 1947, di fronte al fallimento del s
ogno di una convivenza pacifica tra hindu e musulmani, Gandhi aveva scritto: Poss
o cantare con il cento per cento di verit: La notte buia e sono lontano da casa, m
ostrami tu la strada. Non ho mai sperimentato tanta oscurit in vita mia. Il motto a
gire o morire va messo alla prova... Sia fatta la volont di Dio[16].
Forse il meno pubblicizzato degli onori che lIndia ha riservato a Madre Teresa st
ato linvito a mettere la prima pietra al Gandhi Bhavan, lIstituto di studi sul pen
siero del Mahatma. La cerimonia avvenne ad Allahabad nel 1976, e la Madre disse:
Che Dio benedica il vostro bellissimo lavoro di diffondere linsegnamento di Gandh
i sullamore e sulla pace. Una cronaca dellevento pubblicata da un quotidiano locale
si concludeva con questa frase: Gandhi un karma yogi, che trasforma la contempla
zione in azione. Lo stesso fa Madre Teresa.
Le folle accorrevano al passaggio di Gandhi per ricevere quella benedizione che
emana dalla presenza di unanima al pi alto stadio di evoluzione, un influsso spiri
tuale che gli indiani chiamano darshan. Un minuto accanto a un santo cancella mo
ntagne di peccati, dicono le scritture hindu. Allo stesso modo, i passanti si af
follavano intorno a Ma Teresa quando la vedevano per le strade di Calcutta, cert
i che anche da lei emanasse il darshan.
Non violenza e compassione
Anni dopo quel mio colloquio con monsignor DSouza, ho trovato un brano nel quale
Madre Teresa parla direttamente di Gandhi e ne esalta gli insegnamenti sulla non
violenza e sul servizio ai poveri:
Gandhi amava la sua gente come Dio amava lui. Le cose pi belle che mi colpirono di
lui furono la non violenza e il paragonare il servizio ai poveri allamore per Di
o. Infatti, diceva: Colui che al servizio dei poveri, serve Dio.
Non violenza per Gandhi non significa solo non usare fucili e bombe. Essa prima d
i tutto lamore e la pace e la compassione nelle nostre case. questo a diffondere
la non violenza fuori dalle nostre case: provare quellamore, quella compassione lu
no verso laltro .
Nel cinquantenario della morte di Gandhi, assassinato da un estremista hindu il
30 gennaio 1948, gli indiani appesero alle sue statue una valanga di collane di
fiori. Il quotidiano The Hindu critic severamente questi omaggi: Una delle debolez
ze della societ indiana, trasformare un grande uomo in un dio e installare il suo
idolo nei templi. Un idolo non parla, gli si pu attribuire ci che si vuole. Il Ma
hatma stato trasformato in un idolo, e questo addolora i veri gandhiani .
incontrai una vera gandhiana di nome Krishnammal, nel 1997, era venuta in Italia
per partecipare alla marcia della pace di Assisi. Concordava con le critiche di
quel giornale: Non si onora Gandhi infiorando le sue statue, ma attuando i suoi
insegnamenti . Nella predicazione di Gandhi messa in pratica, Krishnammal trov sub
ito il parallelo con Madre Teresa, soprattutto nella certezza che ogni creatura
figlia di Dio.
Scrive Gloria Germani, studiosa fiorentina esperta del pensiero indiano e del ra
pporto tra mistica, filosofia e religione, autrice di un saggio indispensabile p
er capire i punti di incontro tra le due grandi anime:
Certamente, a proposito del percorso personale di Madre Teresa, non si pu parlare
di un debito cosciente, ma piuttosto di un influsso quasi respirato giorno per g
iorno in terra indiana. Nelle strade, nella vita della gente, nel ritmo del temp
o quotidiano in india, si pu ancora avvertire il sapore di una concezione religio
sa che non separata dalla ricerca filosofica e dalla redenzione ultima. Una reli
giosit vibrante che sorregge tutti i livelli di esperienza, diffondendosi con inf
inite variazioni in tutti gli aspetti della vita: da quelli familiari a quelli s
ociali, dalla politica ai doveri del singolo individuo, dai precetti alimentari
al rapporto con la natura e con il mondo animale, dalla mitologia alla letteratu
ra, dal rituale religioso fino alla ricerca ascetica dellassoluto [17].
C nel libro di Gloria Germani una preghiera composta da Gandhi che potrebbe essere
attribuita a Madre Teresa, tanto coincidono i sentimenti:
Signore dellumilt,
che abiti nella stamberga del paria,
aiutaci a cercarti in ogni parte
di quella buona terra bagnata dal Gange
dal Brahmaputra e dalla Jamuna.
Da a noi la capacit di accogliere,
da a noi lapertura del cuore,
da a noi la tua umilt,
da a noi la forza e la volont
di identificarci con le masse dellindia.
Oh, Dio,
che aiuti solo quando luomo
si sente profondamente umile, concedici
di non restare isolati dal popolo
che intendiamo servire come servi e amici.
Lascia che diventiamo incarnazioni
di autosacrificio, di divinit,
umilt personificata, affinch
possiamo conoscere meglio la terra
e amarla di pi .
LIndia ha ripagato lamore di Madre Teresa, con un tributo definitivo: i funerali d
i Stato. Il 13 settembre 1997, la bara fu avvolta nella bandiera nazionale india
na con le tre bande color zafferano, bianco e verde, e al centro larcolaio blu, s
imbolo di Gandhi. Venne portata attraverso le strade di Calcutta sullo stesso af
fusto di cannone che aveva trasportato allultima dimora il Mahatma Gandhi e Jawah
arlal Nehru, il primo leader dellindia indipendente. Decine di migliaia di person
e accorsero a dare lultimo saluto alla suora europea divenuta indiana, che nel ci
nquantenario dellindipendenza aveva rivolto alla patria India questo omaggio:
Quando guardo la nazione che Dio ha dato a ciascuno di noi perch la chiamassimo la
nostra casa, vedo i doni della sua benedizione e della sua bont nei pi piccoli fi
ori e negli alberi pi alti, nei fiumi, nelle pianure e montagne. Ma dove possiamo
trovare Soprattutto la bellezza della nostra patria? In ogni uomo, in ogni donn
a, in ogni bambino[18].
Parte terza
Con i poveri fino alla fine del mondo
IX
Amici
Se si potessero raccogliere i ricordi di tutti quelli che hanno conosciuto Madre
Teresa, ne uscirebbe una biografia sterminata. Ma impossibile, perch sono stati
moltissimi. La Madre aveva un talento naturale per laccoglienza e la confidenza.
Lasciava un segno con le sue parole piene damore, con linvito a pregare insieme, c
on un gesto di affetto. Riunisco qui i racconti di alcuni che le sono stati amic
i.
Ritratto con tigre
La sera di venerd 5 settembre 1997, lannuncio ufficiale della morte di Madre Teres
a venne dato ai giornalisti, che si accalcavano davanti alla porta della casa ma
dre di Calcutta, non da una missionaria della Carit, come tutti si aspettavano, m
a da una signora in elegante sari di seta, minuta, i capelli bianchi bene acconc
iati. La Madre tornata a Ges , disse quella singolare portavoce che ebbe un momento
di visibilit televisiva e poi scomparve. Se i giornalisti avessero saputo che er
a una ricca signora hindu, sarebbero rimasti ancora pi stupiti.
Mi trovavo a Calcutta nel dicembre del 2001, in compagnia dello scrittore Domini
que Lapierre, che inaugurava una delle iniziative finanziate dalla sua fondazion
e a favore dellIndia: un battello-dispensario, predisposto per risalire il fiume
Gange e raggiungere le isolette sparse sul delta, dove gli abitanti erano espost
i a diverse malattie e praticamente abbandonati dallassistenza sanitaria pubblica
. Il giorno del nostro arrivo, i giornali riportavano articoli su una signora hi
ndu che aveva pubblicato un libro fotografico su Madre Teresa. Il libro era stat
o presentato nientemeno che dal presidente dellIndia. Dalle foto che illustravano
levento, riconobbi la singolare portavoce di quattro anni prima. Sono andata a t
rovarla, appartiene a una famiglia di industriali e per trentanni stata amica del
la suora dei poveri.
Si chiama Sunita Kumar, sta sulla sessantina, la moglie di Naresh Kumar, ben not
o al jet set internazionale non solo come erede di una dinastia dellacciaio, ma a
nche come campione di tennis: era capitano della squadra indiana che vinse la Co
ppa Davis. Hanno due figlie, un figlio e sei nipotini. Abitano nel palazzo Middl
eton che d il nome alla Middleton Street, una strada privilegiata di Calcutta, do
ve sopravvive un fasto coloniale protetto da schiere di guardiani e servitori.
Il salone in cui Sunita mi riceve una confortevole bolla di frescura e silenzio,
arredato con mobili di pregio, opere darte e preziosit bengalesi. Chiedo a Sunita
come questo suo mondo esclusivo abbia potuto incrociare quello escluso di Madre
Teresa, e anzi imbastirci una familiarit ininterrotta. Mi risponde con sorriso d
ivertito: La Madre sapeva coinvolgere nei suoi progetti le persone pi lontane. Sen
za pretendere e senza far prediche. Poi racconta del suo singolare sodalizio con
la santa degli ultimi.
Da ragazza, Sunita studiava dalle suore di Loreto: allora come oggi, molte famig
lie di religione hindu iscrivono i figli alle scuole cattoliche, reputate per la
qualit dellistruzione.
La maggior parte delle suore insegnanti aveva conosciuto Madre Teresa al collegi
o di Entally, e ne parlava con amore e ammirazione:
Quei racconti si depositarono dentro di me. Mi ero gi sposata e avevo avuto le du
e prime figlie, era il 1968, quando decisi di andare a conoscere quella suora ca
ttolica che a Calcutta raccoglieva i moribondi e curava i lebbrosi. Le dissi che
mi sarebbe piaciuto aiutarla in qualche modo. Poco tempo dopo, mi telefon per ch
iedermi di ospitare nella mia casa gli incontri settimanali dei suoi volontari,
che ormai erano diventati tanti e avevano bisogno di un ambiente spazioso. Le di
ssi subito di s. La nostra amicizia nata con quelle riunioni, alle quali lei di s
olito partecipava.
Le domando se in tanti anni la Madre abbia mai cercato di convertirla al cattoli
cesimo, mi risponde di no: La Madre era molto rispettosa degli altri. Pregava di
continuo, e per non escludermi mi diceva che la migliore preghiera il servizio
ai poveri: Se sei buona con loro, questa la tua preghiera. Io le ricordavo che tra
gli ideali dellinduismo vi sono la compassione e laiuto agli altri, e in questo m
odo ci trovavamo sulla stessa lunghezza donda. E poi mi ripeteva che la sua scelt
a dellIndia laveva portata alla convinzione che ognuno di noi frutto delle azioni
compiute. Questo un concetto molto induista. Tutti coloro che hanno fede in Dio
riconoscono la grandezza della Madre. Sono molti i pellegrini di religione diver
sa da quella cristiana che vengono a pregare sulla sua tomba, anche per chiedere
una grazia. So che in tanti lhanno ricevuta .
La familiarit della signora hindu con la suora cattolica aveva i suoi lati giocos
i, perch il senso dellumorismo era una dote di Madre Teresa: Quando la Madre decise
di mettere allasta le medaglie, le targhe, i premi ricevuti da ogni parte del mo
ndo, laiutai chiamando a raccolta i miei amici. Lunica cosa che non riuscimmo a co
llocare fu un gown, una di quelle toghe nere dei professori universitari che le
avevano dato assieme al premio Templeton. Allora me la regal perch la indossassi c
ome abito da sera per qualche ricevimento importante. Le risposi che non mi semb
rava adatta, ma per farla contenta la indossai e lei scoppi a ridere: Hai ragione
tu, nella moda sono rimasta un po indietro.
Fra i rituali del galateo indiano, vi il saluto dovuto a una persona importante:
bisogna inchinarsi fino a toccarle il piede destro. Cos fa la nuora con la suoce
ra, il nipote con il nonno, il sottoposto con il capo. Ricorda Sunita:
Ero abituata a renderle questo omaggio, ma le prime volte la Madre lo evitava tir
andosi indietro. Poi lo trasform in gioco: io mi chinavo fino a terra, lei con un
a mano mi attraeva la testa sul grembo e Con laltra mi scompigliava i capelli. Se
intorno vi era gente, lei si divertiva di pi e cos ne uscivo con una spettinatura
da istrice .
Sunita si diletta di pittura, molti suoi quadri sono ispirati a Madre Teresa. In
uno lha dipinta assieme a una tigre, il pi simbolico dei miti indiani. Ma alla Ma
dre piacque per un altro motivo e lo disse alla sua amica: S, hai fatto bene, per
ch per tutta la vita ho combattuto come una tigre. In un altro ha raffigurato la s
tanzetta della Madre: Ero lunica laica a esservi ammessa, vi erano solo il letto,
uno sgabello, e scatoloni pieni di lettere. Passava le notti a rispondere a chi
le scriveva, appoggiandosi a una panchetta che di giorno infilava sotto il letto
per fare un po di spazio. Era una specie di ripostiglio vicino alla cucina e vi
faceva molto caldo. Negli ultimi anni, pur affaticata e malata, non si lasci conv
incere a usare una stanza pi grande: I poveri hanno meno di me, diceva testarda.
Sono andata alla casa madre delle Missionarie della Carit, e ho chiesto di poter
vedere quel ripostiglio . Le suore mi hanno detto di no perch non vogliono che dive
nti un museo. I visitatori sono ammessi solo nellampio spazio al pianterreno dove
c la tomba di Madre Teresa. Sulla lastra di marmo bianco sempre appoggiata la Bib
bia che le appartenne. Ogni tanto le novizie ornano la lastra con decorazioni di
fiori. Il giorno che ci sono stata, i fiori erano gialli e formavano un calice
dorato.
Una spia del Vaticano
Donika Omari vive a Tirana con il marito Luan, esperto di diritto costituzionale
che ha collaborato al testo della nuova Costituzione dopo il crollo della ditta
tura comunista. molto colta, conosce litaliano come lalbanese, ha frequentato il c
ollegio dei traduttori di Procida. Io le devo gratitudine perch ha tradotto in al
banese il mio libro Teresa di Calcutta. La matita di Dio, uscito in Italia da Pa
oline Editoriale Libri e pubblicato in Albania dalla casa editrice Elena Gjika d
i Tirana. E in seguito la Madre mi mand a dire di essere contenta che i suoi conn
azionali potessero leggere nella loro lingua la sua storia. Quando il libro stat
o presentato a Tirana nellaula dellAccademia delle Scienze, Donika ha parlato dell a
lbanesit di Madre Teresa:
Essere albanese significa appartenere a un popolo che ha tanto sofferto, maltratt
ato dalla storia. Un terreno adatto per stare dalla parte degli esclusi, degli i
nfelici, come ha fatto Madre Teresa. Significa mantenere la parola data per tutt
i i giorni della vita, come si imposta lei dopo limpegno preso con il SUO Dio e i
suoi poveri. E aprire a chiunque bussi alla porta, come prescrive lantichissima
Costituzione delle nostre trib montanare. Sono convinta che lei non abbia mai dim
enticato quel nostro detto popolare: Chi sazio non pu capire chi ha fame. E ha anch
e saputo trasformare in virt alcuni difetti tipici di noi albanesi, come la capar
biet .
La mia traduttrice aveva incontrato la Madre a Tirana il 4 novembre 1990, quando
lAssemblea Popolare laveva insignita della pi alta onorificenza, il Premio della R
epubblica:
Decisione paradossale da parte del Partito del Lavoro, allora lunico al potere: la
premiava, riconoscendo la sua opera, per le impediva di aprire una casa in Alban
ia. Durante la cerimonia, la Madre ringrazi e poi fece lultimo tentativo per reali
zzare il vero scopo di quel suo viaggio, rivolgendosi alle autorit presenti: Anche
Fidel Castro mi ha aperto le porte... Vi supplico di aiutarmi a portare qui le
mie missionarie, che sono a Roma e aspettano solo una mia parola. Sapeva che la r
isposta sarebbe stata ancora una volta un no, ma continuava a insistere, caparbi
a e coraggiosa. E mentre parlava, stringeva le mani di Nexhmije Hoxha, la vedova
del dittatore che gi allora era accusata di essere stata complice dei crimini de
l marito Enver. Infatti, pochi mesi dopo, appena in Albania torn la libert, la vedo
va nera come la chiamavano venne arrestata...
Madre Teresa sapeva tutto, eppure non esit a stringere quelle mani insanguinate...
Io ne rimasi sconvolta, ma poi riconobbi sia lamore sia la tenacia di quella suo
ra che non perdeva la speranza di ricavare un s anche dal deserto. Durante la cer
imonia, pensai che dovevo alzarmi per esprimerle solidariet e sostegno, ma me ne
manc il coraggio. I giorni seguenti, il rimorso mi tormentava e mi venne lidea di
scrivere una petizione al governo e di raccogliere firme che appoggiassero il su
o desiderio di aprire una casa in Albania. Ebbene, in tutta Tirana ne ottenni so
lo diciannove! Lobiezione pi comune era: Ma lo sai che quella una spia del Vaticano
?.
Donika non rinunzi ai suoi tentativi di aprire la strada a Madre Teresa, nonostan
te il mancato appoggio dei suoi Conoscenti. Continu a incontrare personaggi del g
overno e della municipalit, senza scoraggiarsi ai loro dinieghi:
Fu un periodo orribile. Poi la situazione matur, crebbe il movimento democratico e
anche da noi si affacci la luce. Rapidamente corremmo verso la liberazione dalla
dittatura, in poche settimane si decisero le prime elezioni libere. La Madre po
t aprire la sua prima casa in Albania quattro mesi dopo quel 4 novembre che aveva
deluso le sue speranze. Ho proposto al nostro Presidente della Repubblica di me
ttere nel Museo storico nazionale un paio di sandali della Madre, simbolo del su
o accorrere in aiuto del mondo. Lui daccordo, per non sar facile ottenere quella re
liquia... .
Il rosario per Indira Gandhi
La prima volta che lho vista, aveva settantatr anni e ancora saltellava come una ve
ntenne. Di lei mi colpirono la risolutezza e la franchezza. A Madre Teresa non s
i poteva dire di no . Nei ricordi del diplomatico Elio Pascarelli, che stato amba
sciatore italiano in India dal 1983 al 1985, la Madre risalta soprattutto per il
decisionismo e il senso pratico con cui trasformava lamore in azione, secondo un
a delle sue celebri frasi.
La incontrai nel 1983 a Delhi, quando mise a soqquadro la mia cancelleria per ott
enere subito i visti per due missionarie che dovevano partire. Era gi in attesa,
corsi a invitarla nel mio studio. Un mio impiegato, Michael, mi chiese di poterl
a salutare, e appena la vide si inchin a baciarle il lembo della veste e poi le d
isse che intendeva regalare alla sua congregazione un immobile che avrebbe eredi
tato dalla mamma nel Kerala. E allora lo scriva, gli disse Madre Teresa, e a me ch
iese di sottoscrivere per lautentica. Detto fatto, in puro stile madreteresiano.
La donazione divenne effettiva tre anni dopo, quando mor la mamma di Michael.
Prima di andarsene, la Madre mi inform che era in partenza per Roma, dove avrebbe
naturalmente visto il papa. Come augurio di buon viaggio, le regalai una rara pu
bblicazione darte, Eternal India, illustrata da bellissime foto e con i testi scr
itti da Indira Gandhi, che sapevo sua cara amica. Qualche mese dopo le restituii
la visita a Calcutta, assieme a mia moglie che si chiama Teresa, come pure una
nostra figlia. Le domandai se il libro le fosse piaciuto, un po ingenuamente perc
h dovevo immaginarmi che con tutto quello che aveva da fare non le restasse tempo
per sfogliare libri darte. E, infatti, la risposta fu: il libro? Lho regalato al p
apa! . Un po mi risentii: Madre, ma cerano poche parole che le avevo dedicato.... Mi
rispose ridendo: E lei crede che il papa si metta a leggere le dediche? Tuttal pi g
uarder qualche foto.
Loccasione di un altro incontro tra la Madre e lambasciatore Pascarelli avvenne in
un momento tragico per lIndia: i funerali di Indira Gandhi, primo ministro in ca
rica, assassinata il 31 ottobre 1984 da due sikh della sua scorta per vendicare
la profanazone del santuario pi sacro della loro religione. Cinque mesi prima, il
5 giugno, Indira aveva ordinato allesercito di dare lassalto al Tempio dOro di Amri
tsar, dove si erano asserragliati gli estremisti che rivendicavano lindipendenza
sikh. Nellassalto morirono Jarnail Singh Bhindranwale, il loro fanatico profeta,
e pi di duecento seguaci.
Indira sapeva che avrebbe pagato con la vita quel massacro, provocato dalla spie
tata efficienza dei suoi soldati. Il giorno prima di morire, in un discorso tenu
to a Bhubaneshwar, nellIndia orientale, parl alla folla degli attentati contro la
sua persona che erano stati sventati e concluse con queste parole: Ho speso linte
ra vita a servizio del mio popolo, e solo di questo sono orgogliosa. Continuer a
servire fino allultimo respiro e al momento della morte posso dire che ogni gocci
a del mio sangue rafforzer la crescita dellIndia [19]. La sera stessa era di ritorn
o a Delhi. Il mattino dopo usc dalla sua residenza verso le 9, sul viale del giar
dino and sorridendo incontro alla sua scorta con il namaskar, il saluto tradizion
ale a mani giunte, e in cambio ricevette subito quattro colpi di Pistola e poi u
na raffica di mitra. I due sikh Beant Singh e Satwant Singh, considerati i pi fed
eli delle sue guardie del corpo, avevano vendicato il Tempio dOro. I funerali fur
ono celebrati il 3 novembre.
Lennesima tragedia che aveva colpito la patria india, fu un colpo al cuore per Ma
dre Teresa. Si trovava a New York, vol a Roma per prendere laereo di linea per Del
hi, ma perse la coincidenza e allora venne ospitata sullaereo di Stato che portav
a a Delhi Giulio Andreotti, allepoca ministro degli Esteri. Andreotti racconter in
seguito che, giunti alla nostra ambasciata, la Madre lo preg di seguirla in giar
dino a recitare insieme il rosario per lanima di Indira. Lambasciatore Pascarelli
rievoca quella giornata di dolore e di paura, in una citt straziata dai tumulti:
Il ministro Andreotti la affid a me, e come al solito la Madre ebbe molto da chied
ermi. Per prima cosa mi chiese la macchina con la targa del corpo diplomatico pe
r correre, senza che la polizia la fermasse, alla residenza dei Gandhi in Safdar
jang Road e abbracciare Rajiv, il figlio di Indira, e sua moglie Sonia. Lavvertii
che era tutto bloccato. Non per me, vuole scommettere?, rispose impaziente. Al ri
torno mi disse che, s, era stata fermata ai vari posti di blocco, ma solo perch uf
ficiali e guardie volevano baciarle la veste. Aveva pregato con i Gandhi davanti
al bel volto di Indira sommerso in un mare di fiori, e Rajiv le aveva detto: Mad
re, posso finalmente piangere sulla sua spalla. Rajiv era rimasto l fermo per due
giorni, mentre un milione di indiani passava davanti al feretro, gridando: Indir
a amari h, Indira eterna .
Durante la cerimonia della cremazione, Rajiv la volle accanto a s, a Sonia e ai f
iglioletti Priyanka e Rahul, nel recinto dove sorgeva la pira. Alla fine del rit
o, lambasciatore and a riprenderla e fu testimone di una delle poche volte che la
Madre ebbe uno scatto di irritazione, comprensibile in quella giornata tesissima
:
Mentre si muoveva verso di me allontanandosi dalla pira ancora fumante, i militar
i che facevano quadrato con i mitra spianati a protezione di Rajiv, si voltarono
a guardarla. Allora la sentii gridare: Foolish people, sciocchi, guardate dallalt
ra parte! Il nemico non sta qui, l fuori, in agguato. Poi, in macchina con il mini
stro Andreotti e con me, cominci a recitare il rosario .
Quelli furono giorni tremendi, di odio e di vendetta. Sera scatenata la caccia ai
sikh, lindia era macchiata del sangue di uomini innocenti, la cui unica colpa er
a di appartenere alla stessa religione degli assassini di Indira. Nella sola cap
itale Delhi, il numero dei morti venne calcolato dai mille a seimila. Per questo
Madre Teresa non torn a Roma con laereo di Andreotti, comera previsto, ma si tratt
enne per una impresa che solo alla sua autorit morale poteva riuscire. Chiese in
prestito la macchina personale dellambasciatore, una jeep Suzuki rossa con la ban
dierina italiana, guidata da un autista cristiano. And in giro a raccogliere vive
ri e aiuti per le famiglie delle vittime della vendetta. E poi si dedic allestremo
atto di piet.
Giacevano abhandonati negli obitori un centinaio di cadaveri di sikh che i famil
iari non osavano andare a reclamare per paura di essere individuati e uccisi. Ma
dre Teresa prese quei poveri corpi sotto la sua protezione, alcuni pot riconsegna
rli alle famiglie, gli altri provvide a farli cremare secondo il rituale della l
oro religione. In questo gesto compassionevole c tutta la spiritualit di Madre Tere
sa, che in ognuno ha visto il volto di Cristo sofferente, al di l della casta, de
llappartenenza etnica, della fede.
In una intervista, era stato chiesto a Indira Gandhi un giudizio sulla suora dei
poveri. Indira, che la considerava sua amica, aveva risposto di getto: Chi altri
in questo mondo porge la mano a quanti si trovano nel bisogno, nellabhandono? Co
me ha scritto il poeta Rabindranath Tagore, si fermano i tuoi Passi dove sono i p
i poveri, i dispersi. Ecco appunto dove sta Madre Teresa, che non fa la minima dis
criminazione per il colore della pelle, la lingua, la fede. Ella rende operante
la verit che la preghiera dedizione, servizio. Servire suo compito, sua religione
, sua salvezza. Conoscere Madre Teresa vuol dire comprendere lumilt assoluta e la
forza dellamore. In unaltra occasione, Indira aveva detto della Madre: E una donna p
iccola, ma niente piccolo in lei .
Il pensiero dominante
Suor Mary ODuffy, irlandese, vive a Roma da ventanni, superiora dellistituto Mater
Dei. Sulla porta del convento, che sta dietro piazza di Spagna, risalta il motto
dellistituto: Facere et docere. Suor Mary molto attiva nelle iniziative e nellins
egnamento, tiene corsi di teologia e conferenze. La sua amicizia con la Madre ri
sale agli anni Ottanta.
Suor Mary fa parte del progetto Evangelizzazione 2000, iniziato nel 1987 in prepa
razione del Giubileo. Il presidente, padre Tom Forrest, redentorista, venne inca
ricato da Giovanni Paolo II di dare un aiuto ai vescovi e ai sacerdoti per la fo
rmazione dei laici cristiani. Una delle iniziative del progetto fu nel 1990 il r
itiro al quale parteciparono cinquemila preti da ogni parte del mondo. Fra gli i
ncaricati di guidare il ritiro, che si teneva in Vaticano nellaula Paolo VI, cera
Madre Teresa. Il compito di suor Mary era starle accanto per aiutarla. Andava a
prenderla la mattina alla casa di San Gregorio al Celio, durante la giornata reg
olava gli appuntamenti di chi desiderava parlarle, cercando di scoraggiare le ri
chieste per non affaticarla troppo, la proteggeva dagli assalti, dice proprio cos,
sia delle persone che incontrava per via, sia dei partecipanti al ritiro. Nacqu
e in quei giorni una consuetudine che in seguito divenne confidenza.
Sono stati considerati una rivelazione alcuni aspetti della vicenda spirituale d
i Madre Teresa messi in luce dal processo per la sua beatificazione. Ma almeno d
el pi importante, il colloquio con Ges, la Madre aveva gi parlato a suor Mary, che
cos rievoca quella confidenza:
Madre Teresa si addolorava che i cristiani dimostrassero tanta timidezza a pronu
nziare in pubblico il nome di Ges, a farsi il segno della croce o a dire una preg
hiera fuori dai luoghi di culto. Per lei, Ges rappresentava il pensiero dominante
, la presenza continua nella sua giornata. Mi raccont che quando era tornata per
la prima volta in Albania portava con s lOstia consacrata, e cos dicendo si abbracc
iava il petto con le mani, come una innamorata che stringe a s il suo unico immen
so amore. Mi confid, con semplicit, che Ges le aveva parlato pi volte.
La reazione di suor Mary fu simile a quella di altre persone che avevano ricevut
o la stessa confidenza:
Madre, proprio sicura che fosse la voce di Ges?.
Ne ero sicurissima. Ges mi ha chiesto con estrema chiarezza di lasciare lordine di
Loreto per fondare una congregazione di suore indiane in soccorso dei pi poveri
dei poveri. Ho esitato allinizio, perch ero spaventata di lasciare il mio convento
dove ero felice e mi sentivo protetta. Ma poi mi sono abbandonata alla volont di
vina e ho capito che non potevo rifiutare una richiesta precisa di Ges .
Ci che colpiva in Madre Teresa, ricorda suor Mary, erano la determinazione e la s
emplicit. I partecipanti al progetto Evangelizzazione 2000 , lo studiarono a fondo
attraverso molti incontri per decidere anzitutto in che cosa consisteva e poi c
ome metterlo in pratica. Cominciarono con lo stabilire il significato della paro
la evangelizzazione :
Abbiamo guardato nei dizionari, consultato testi qualificati, scritto relazioni.
Poi ci siamo riuniti per discutere i risultati delle nostre ricerche. Madre Tere
sa ci ascoltava a testa china, sgranando la coroncina del rosario. A un certo pu
nto, stanca di tante parole, ha alzato la testa: Per me, evangelizzare significa
avere Ges nel cuore e portarlo nei cuori degli altri. Era proprio questo il signif
icato che cercavamo! Non ci fu bisogno di aggiungere altro.
Due anni fa, suor Mary ha tenuto un corso di mariologia alle Missionarie della C
arit di Calcutta. Laveva invitata la prima volta Madre Teresa, che si preoccupava
dellaggiornamento culturale e religioso delle sue seguaci, e poi i corsi furono r
ipetuti ogni due o tre anni.
Non ho mai visto suore tanto gioiose , dice suor Mary. E impensabile prolungare anc
he solo di qualche minuto una lezione, quando arriva il momento di andare in cap
pella per le preghiere e lora di adorazione. Sono profondamente radicate in Ges, c
ome lo era la fondatrice. Ho scoperto che il segreto della loro felicit sta nellun
ione della carit pastorale con la vita contemplativa .
Ci che non serve, pesa
Monsignor Angelo Comastri, arcivescovo, delegato pontificio di Loreto, ha raccon
tato due episodi dei suoi incontri con Madre Teresa. La Madre era a Roma di rito
rno da Oslo, dove le avevano consegnato il Nobel, e i giornalisti si affollarono
davanti alla casa di San Gregorio al Celio.
Uno le domand se pensava che le sue fatiche avessero cambiato il mondo, e lei ris
pose:
Vede, io non ho mai pensato di cambiare il mondo. Ho cercato solo di essere una
goccia dacqua pulita nella quale potesse brillare lamore di Dio. Cerchi anche lei
di essere una goccia dacqua pulita, e cos saremo in due. sposato? .
S, Madre.
Allora lo dica anche a sua moglie e cos saremo in tre. Ha figli?.
Tre figli, Madre.
Lo dica anche ai suoi figli e cos saremo in sei .
Il secondo episodio avvenne a Porto Santo Stefano, dove don Comastri era parroco
. Un industriale gli aveva detto che voleva regalare alla Madre una sua villa pe
r accogliere i malati di Aids e gli fece vedere le chiavi pronte.
Don Angelo rifer lintenzione dellindustriale a Madre Teresa, che rispose:
Devo pregare, devo pensarci. Non so se una cosa buona portare i malati di Aids i
n un luogo di grande turismo. E se fossero rifiutati? Soffrirebbero due volte....
Uno dei presenti si sent in dovere di darle un consiglio:
Madre, intanto prenda la chiave, poi si vedr.
E lei rispose con decisione:
No, signore, perch ci che non mi serve, mi pesa.
Questi due quadretti sono riportati nella prefazione di monsignor Comastri al li
bro di Mario Bertini Sulle strade di Madre Tresa[20]. Bertini, un impiegato ora i
n pensione, rimase sconvolto da un Natale trascorso con la Madre. Nel 1978, part
ecipava insieme con una trentina di italiani a un viaggio di gemellaggio e colla
borazione con il Bangladesh. Durante la tappa a Calcutta, andarono a trovare Mad
re Teresa e poterono assistere alla messa di mezzanotte nella cappella delle Mis
sionarie della Carit:
Madre Teresa era confusa fra le sue suore in fondo alla cappella, e stringeva a s
un bambino cerebroleso... Nella commozione generale del Gloria, notai che la Mad
re stava asciugando la bocca del bambino che si era agitato. Mi sembr allora che,
in quel presepio incarnato, ci fosse pi aria di Calvario che di Betlemme e che Ges
nascesse a Calcutta gi crocifisso.
Mario Bertini divenuto collaboratore di Madre Teresa, ha aiutato le missionarie
ad aprire a Firenze la prima casa, che sta a Castello, nellestrema periferia, e a
ccoglie orfani e ragazze madri. Racconta che, con il suo carattere di fiorentino
generoso e deciso, si trovato a volte in contrasto con le missionarie per alcun
e loro decisioni rigorosamente ispirate dalla loro regola. Gli capit di dire alla
superiora, che era indiana:
Sorella, noi collaboratori ci sforziamo di venire incontro alla vostra visione,
tutta orientale, dei problemi legati alle nostre povert; facciamo cento passi al
giorno per cercare di capire le vostre decisioni... Perch almeno una volta non pr
ovate anche voi a fare un passo verso le nostre scelte? .
La superiora gli rispose con un sorriso e non cedette. La risposta gli arriv temp
o dopo, durante un colloquio personale con Madre Teresa, che gli disse: Cerchi d
i difendere la povert delle mie suore, perch se cedessero anche una sola volta all
e vostre proposte, sarebbe un passo indietro nella loro promessa di povert .
Da uno dei convegni annuali dei collaboratori italiani, che si tenne nellaprile d
el 1 984, Mario Bertini si port a casa alcune formule magiche , come le chiam Madre
Teresa prima di elencarle. Eccole:
Non siate mai tristi. Sorridete almeno cinque volte al giorno. Basta un sorriso,
un buongiorno, un gesto di amicizia.
Fate piccole cose con grande amore. Contando sulle cinque dita della mano, pronun
ziate le parole di Ges: Lo hai fatto a me.
Fate le piccole cose che nessuno ha mai tempo di fare.
Nel saluto finale, la Madre disse ai collaboratori: Molti di voi prima di partire
mi chiederanno autografi. Sarebbe meglio avvicinare un povero e attraverso di l
ui potreste trovare lautografo di Cristo.
Le rose di Madre Teresa
Singolare storia, quella di suor Christobel. una missionaria della Carit che ha c
hiesto la esclaustrazione: significa che ha il permesso di vivere fuori dal conv
ento per tre anni, poi decider se tornarci o no. Non indossa pi il sari bianco orl
ato di azzurro delle missionarie, ma una variante con camicetta e velo azzurri.
Ha fondato un movimento di laici chiamato Le Rose di Madre Teresa, che si prende c
ura dei poveri sulle strade di Mumbai, (come si chiama adesso Bombay, che ha cam
biato nome dal 1 gennaio 1996). nata a Puna nel 1950, una dei dieci figli di Domi
nic Fonseca, ufficiale dellesercito indiano, e di sua moglie Marjorie. Il nonno I
gnatius Fonseca, medico militare in pensione, collaborava con i dispensari mobil
i di Madre Teresa a Puna:
Noi nipoti siamo stati molto influenzati dal suo esempio, il nonno ci ripeteva ch
e sarebbe stato felice di vedere qualcuno di noi unirsi alla congregazione di Ma
dre Teresa. E infatti mia sorella maggiore, Lilian, diventata missionaria della
Carit con il nome di suor Maria Marjorie, nel 1972, e ora la superiora del Shishu
Bhavan, la casa di Calcutta per i bambini abbandonati. Io lho seguita due anni d
opo, il 24 maggio del 1974. La Madre mi mand in Bangladesh, poi a Goa, poi a Roma
, dove ho preso i voti finali il 13 febbraio 1984. Ebbi lincarico di maestra dell
e aspiranti a Liverpool, in Inghilterra, e in seguito divenni superiora della ca
sa di Livingston, in Scozia, fino al 1991. Finito lincarico, ritornai in India, a
Bombay. E da l andai a Nairobi, in Kenya .
In giro per il mondo come la maggior parte delle Missionarie della Carit, suor Ch
ristobel incontra a Nairobi la malattia che decider della sua vita. A vederla com o
ra, il viso bruno largo e sorridente, il fisico ben messo, i capelli ricci che l
e spuntano da sotto il velo, difficile immaginarla negli anni in cui stata malat
a e ha dovuto sottoporsi prima allasportazione di un seno e poi alla chemioterapi
a.
A Nairobi mi capit di accompagnare in ospedale una consorella che temeva di avere
un tumore. Grazie a Dio, il medico lo escluse. Poi sugger anche a me, giacch cero,
di farmi una visita di controllo. E cos scopr che il tumore lo avevo io, al seno.
Questa diagnosi precoce e del tutto casuale fu la mia salvezza. Ho telefonato su
bito a Madre Teresa, che mi ordin di tornare a Bombay dove mi fece ricoverare al
Tata Memorial Hospital, dove cera il dottor Lusito DSouza, un suo amico di cui ave
va fiducia.
Fui subito operata, mi asportarono un seno, il 28 luglio 1992. La Madre mi venne
a trovare insieme con suor Tecla, che allora era superiora regionale. Mi port una
statuetta della Beata Vergine Maria e una medaglietta miracolosa, e poi mi dett
e una rosa che le era stata appena regalata. Io esitavo a prenderla perch sapevo
che la rosa era un regalo per lei, ma lei insistette e io fui molto felice. Il d
ottor DSouza ci scatt una foto dove si vede che tengo la rosa quasi chiusa dentro
il pugno, come intimidita da quel dono prezioso... .
Cominci subito la parte pi dolorosa, la chemioterapia del ciclo pesante che and ava
nti per mesi. Suor Christobel ebbe il permesso di tornare a Puna, dove la mamma
e le quattro sorelle rimaste in casa lavrebbero curata. La convalescenza fu molto
lunga, non compatibile con la stretta regola conventuale. Rimase in famiglia, e
quando cominci a sentirsi meglio decise che anche fuori dal convento le restavan
o, come mi dice, la vocazione, le mani, i piedi e il cuore per seguire i poveri.
Non aveva bisogno di andare lontano per trovare i poveri. Puna, come tutte le ci
tt indiane, espone nelle strade malati e affamati. Il primo di cui si prese cura
si chiamava Francis, un lebbroso che viveva sotto il ponte della ferrovia e rifi
utava il ricovero. Lei lo medic, lo lav, gli tagli i capelli e le unghie. Qualche p
assante si ferm a osservare la scena, lei preg uno di loro di aiutarla ad alzare q
uel povero corpo e quegli, a sorpresa, non si tir indietro. Rimase colpita da que
l gesto di improvvisato aiuto da parte di uno sconosciuto, e l nacque lidea:
Avevo accompagnato Madre Teresa in molti viaggi, e una delle sue pene era quella
di non riuscire ad avere dei volontari del luogo. Diceva: Arrivano volontari stra
nieri da ogni parte del mondo, e non un solo indiano che venga a darci una mano.
Ho sentito di dover rispondere al desiderio della Madre, e mi parve che dopo la
sua morte il tempo fosse maturo. Cominciai a girare per le vie, curavo i poveri
allaria aperta. Sempre di pi, smentendo il luogo comune dellindifferenza tipica di
noi indiani, trovavo un aiuto, i primi tempi occasionale, poi da parte di uomini
e donne che mi seguivano nel mio lavoro sulla strada. I volontari aumentarono q
uando un giornalista mi fece una foto mentre stavo insaponando unanziana sul marc
iapiede e poi scrisse un articolo sul Sunday Times of India. Nel febbraio del 19
98, monsignor Bosco Penha, vescovo ausiliario di Bombay, venne in visita a Puna,
seppe del mio lavoro e mi invit a parlare ai laici della parrocchia di San Miche
le, a Bandra, che la pi antica sezione cattolica di Bombay. Ci sono andata, ho ch
iesto se vi erano persone disponibili e almeno duecento mani si sono alzate. Non
sapevo come organizzare tante buone volont. Ma dopo una notte di preghiera, lidea
prese forma. Avrei chiamato quel primo gruppo Le rose di Madre Teresa, perch la Ma
dre amava le rose, credeva nel potere curativo del loro profumo, e quella che av
eva regalato a me quando ero nel letto dellospedale mi parve come un segno, un ri
chiamo, dopo che ero guarita dal cancro. L11 giugno 1998, nella chiesa di San Mic
hele, il vescovo Bosco Penha e il parroco Padre Salvador Rodrigues benedirono lin
izio del movimento .
Finora suor Christobel ha raccolto 2.500 volontari, suddivisi in sette centri a
Mumbai, e presenti anche a Puna e Goa. Ogni incarico contraddistinto dal colore
di una rosa. Le rose rosse sono i pi giovani e attivi, che girano a soccorrere chi
ha bisogno di aiuto. Le rose rosa sono quelli incaricati di raccogliere cibi e v
estiti. Le rose gialle cucinano i pasti e li preparano dentro le vaschette da dist
ribuire sulle strade. Le rose bianche si dedicano alla preghiera e alla meditazion
e, dicono il rosario davanti al Santissimo, sullesempio di Madre Teresa, che inse
gnava il raccoglimento come parte essenziale dellamore in azione. C anche una sezio
ne per i ragazzi, e si chiama boccioli di rosa .
Suor Christobel mi ha mandato da Mumbai una foto insieme con tre compagne, tra c
ui una italiana di nome Lucilla. Dietro ha scritto: 7 aprile 2002. Giorno in cui
il vescovo Bosco Penha ci ha benedette con voti privati . Non chiara la strada ch
e imboccher il piccolo gruppo insieme con i tanti volontari. Per ora si sa che su
or Nirmala, la superiora generale delle Missionarie della Carit, non approva e no
n disapprova. Ci vorr del tempo per sapere se Le rose e la loro ideatrice rappresen
tino o no levangelico vino nuovo dentro la botte vecchia.
X
Lerede
Suor Nirmala la superiora generale delle Missionarie della Carit. La sua elezione
al capitolo generale che si tenne a Calcutta dal 20 gennaio 1997, composto da q
uarantaquattro superiore regionali, pi un centinaio di delegate delle case nel mo
ndo, fu una sorpresa. Il suo nome neppure appariva nella rosa delle papabili , che
erano suor Priscilla Lewis, angloindiana, segretaria della Madre; suor Shanti DS
ouza, indiana di Goa, laureata in medicina e specializzata nella cura della lebb
ra; suor Dorothy Francis, bengalese, con un lungo tirocinio in Australia e in Am
erica Latina; suor Frederick Hamilton, maltese, molto reputata per la sua abilit
amministrativa. Tutte donne di polso, attive ed energiche.
Ma quando, il 13 marzo, si seppe che era stata eletta suor Nirmala Joshi, gi supe
riora del ramo contemplativo, ci fu un certo sconcerto fra gli osservatori. Unani
ma assorta nella preghiera, distaccata dal mondo, come avrebbe potuto affrontare
i problemi pratici di una congregazione in continua crescita? E invece era prop
rio questa la scelta giusta, ispirata al capitolo generale da Madre Teresa per a
ssicurare continuit allopera. Se allepoca si fosse conosciuta la profondit mistica d
ella fondatrice, che solo il processo per la sua beatificazione ha fatto compren
dere fino in fondo, suor Nirmala sarebbe stata salutata subito come la pi autenti
ca erede della Madre. Lo cap larcivescovo Henry DSouza, presente al capitolo come s
upervisore: Lelezione di una contemplativa significa che ogni impegno operativo de
lle Missionarie della Carit deve restare radicato nella preghiera e nella contemp
lazione, secondo linsegnamento della Madre.
Mi arresi a Ges
Di suor Nirmala si sapeva poco: evitava le interviste e le apparizioni in pubbli
co, i giornali pubblicavano sempre la stessa fotografia, peraltro molto signific
ativa, con la Madre che le tiene le mani sulla testa, quasi in un gesto di inves
titura. Il mondo la conobbe quando fu ripresa da centinaia di telecamere ai fune
rali della santa di Calcutta. Suor Nirmala camminava da sola dietro il feretro,
piegata dal dolore e anche da un attacco di malaria. Poi cominci le visite alle c
onsorelle nelle case fuori Calcutta, e la prima avvenne a Roma. Lho incontrata in
una delle cinque sedi romane delle Missionarie della Carit, sulla via Casilina,
dove si preparano le novizie: minuta, il volto scuro e gli occhi ridenti dietro
gli occhiali troppo grandi. Le ho chiesto qual era leredit di Madre Teresa per lei
, ha tirato fuori dalla tasca del sari una corona e un crocifisso: Questa la coro
na che la Madre ha usato per recitare il SUO ultimo rosario, e questo il crocifi
sso che ha baciato per lultima volta. Le novizie si sono fatte intorno per accarez
zare quei ricordi preziosi.
il dato pi clamoroso della sua biografia che diventata una suora cattolica, votat
a alla povert, uscendo da una famiglia di religione hindu e di casta bramina, la
pi elevata nella societ indiana. Prima di diventare suor Nirmala, che in bengali s
ignifica immacolata, di nome faceva Kusum, che vuol dire Fiore. nata il 23 lugli
o 1934 a Duranda, vicino a Ranchi, nello stato del Bihar, da genitori originari
del Nepal, primogenita dei dieci figli di un ufficiale dellesercito, otto sorelle
e due fratelli:
I miei genitori erano molto devoti agli ideali dellinduismo, la castit, la fedelt ne
l matrimonio, la preghiera, la compassione, la gentilezza, lautocontrollo. Seguiv
ano linsegnamento e amavano lo spirito del Mahatma Gandhi. Noi figli siamo cresci
uti sul loro esempio. Io ho conosciuto Dio con i nomi di Ram, Krishna, Vishnu, S
hiva. Queste sono le mie radici e non ne ho mai rinnegato il valore. C una parzial
e rivelazione in ogni religione, linduismo sulla via della totalit, Ges rappresenta
lapprodo finale.
La piccola Kusum ha sentito per la prima volta il nome di Ges alle elementari, ne
lla scuola retta da missionarie cristiane. Un nome che per anni rester solo un ri
cordo infantile. Dopo il diploma delle superiori, va a studiare legge alluniversi
t di Patna e alloggia in un pensionato di suore cattoliche. L quel nome riaffiora
di colpo:
Il giorno dopo il mio arrivo, suon una campana, e ora so che suonava lAngelus. Allo
ra la mia compagna di stanza, hindu come me, studentessa di medicina, si inginoc
chi a pregare in silenzio. In quel momento quel nome apparve nel mio cuore, capii
che Ges mi era stato dietro da quando avevo sette anni, e infine mi ha catturata
che ne avevo diciassette .
Ma Kusum sente lattaccamento alle sue radici, non sa come parlarne ai genitori, d
esidera dedicarsi agli altri e progetta di andare in Nepal ad aiutare la rinasci
ta della terra di origine della sua famiglia. Ne parla con un gesuita americano
che le fa il nome di Madre Teresa, e decide di incontrarla per confidarle le sue
incertezze.
Dopo un lungo colloquio, la Madre le disse:
Tu prega come se tutto dipendesse da Dio e agisci come se tutto dipendesse da te.
Allora mi arresi al richiamo di Ges, conclude suor Nirmala. Ha ventiquattro anni q
uando riceve il battesimo, il 5 aprile del 1958. Meno di due mesi dopo, il 24 ma
ggio, diventa missionaria della Carit:
I miei genitori non la presero molto bene. Mi ha aiutato indirettamente a convin
cerli la mia sorella pi giovane, che diventata carmelitana con il nome di suor Ma
rie-Thrse e oggi vive a Patna, superiora delle Carmelitane apostoliche. Quando pap
e mamma si sono ammalati, mia sorella tornata a casa per assisterli, e questo li
ha disarmati perch hanno visto in lei, anche se si era convertita al cattolicesi
mo, lideale induista della rinunzia e del servizio del cuore.
E la laurea in legge?
Ah, questa unaltra bella storia. Avevo interrotto luniversit per farmi suora. Ma dop
o la mia prima professione, nel 1961, la Madre seppe dei miei studi interrotti e
, meraviglia delle meraviglie, mi mand a frequentare legge alluniversit di Calcutta
. La laurea poteva tornare utile per fornire aiuto legale ai pi poveri dei poveri
. Lho presa, ma non ho mai praticato lavvocatura. Ho scelto la legge pi alta, quell
a dellamore.
Dal suo ingresso nella congregazione stata pronta ad accettare ogni incarico, in
spirito di obbedienza come tutte le missionarie.
La Madre le ha affidato diverse responsabilit, ad esempio lapertura del ramo conte
mplativo a New York, il 25 giugno 1976, e poi in Nepal nel 1988: La Madre non ha
mai considerato come ostacoli n la mia giovinezza e inesperienza, n il fatto che i
o fossi una recluta nella mia nuova fede. Ha avuto piena fiducia in me, e io ho
ricambiato la sua fiducia di vero cuore e con entusiasmo. Lei aveva questo grand
e dono di saper usare liberamente chiunque Dio le avesse mandato, e noi siamo st
ate inviate nel mondo a fare il lavoro di Dio nonostante la nostra piccolezza e
nullit.
La povert dei ricchi
Prima di venire prescelta come erede della carica che era stata della fondatrice
, suor Nirmala ha praticato la legge pi alta nel ramo contemplativo della congregaz
ione. La spiegazione del perch la Madre non abbia scelto lindia, bens gli Stati Uni
ti, come prima sede del ramo contemplativo, sta in questo suo scritto: Voi in Occ
idente avete a che fare con coloro che sono spiritualmente i pi poveri fra i pove
ri, piuttosto che con persone povere in senso materiale. E molto pi semplice dare
un piatto di riso a un affamato, trovare un giaciglio a chi non lo ha... Ma con
solare o eliminare un certo tipo di amarezza, rimuovere quella rabbia, quella so
litudine, richiede un ben maggiore impegno.
Le Missionarie della Carit contemplative, dette in un primo momento Sorelle della
Parola, iniziarono nel Bronx, periferia di New York, nel 1976, sotto la guida d
i suor Nirmala Joshi. Lanno dopo nacque il ramo maschile contemplativo, con il no
me di Fratelli della Parola e sotto la guida di fratel Angelo Devananda Scolozzi
. stato fratel Angelo a descrivere quella decisione inaspettata: La Madre era sta
ta invitata alla Conferenza spirituale che si tenne il 24 ottobre 1975 per il tr
entesimo anniversario delle Nazioni Unite. Era rimasta daccordo con suor Nirmala
che al suo ritorno avrebbero aperto una casa contemplativa ai piedi dellHimalaya.
Ma quando torn, a sorpresa disse che la prima casa sarebbe stata fondata a New Y
ork... Aveva scoperto in America la povert del mondo sviluppato, la povert spiritu
ale del ricco, la desolazione della solitudine .
In seguito, con quel suo dono speciale di saper trasformare il pensiero in una i
mmagine, Madre Teresa descriver cos i cinque rami in cui si era articolata la cong
regazione:
Noi siamo come le cinque piaghe di Ges:
sulla mano destra, le sorelle contemplative;
sulla mano sinistra, i fratelli contemplativi;
sul piede destro, le Missionarie della Carit;
sul piede sinistro, i Missionari della Carit;
sul costato, i nostri collaboratori .
Non credete che possiamo rifugiarci nelle sue sante piaghe? I contemplativI sono
le mani, perch si uniscono in preghiera. I Missionari della Carit attivi sono i pi
edi, perch con essi vanno in tutto il mondo. I collaboratori sono il cuore, perch
il cuore di tutto il mondo la casa, la famiglia dove essi veramente vivono .
Un peso leggero
Ho domandato a suor Nirmala se sente nostalgia della vita contemplativa: Oh, se
la sento... Mi mancano la solitudine della preghiera con Ges e il silenzio. Ma tu
tte le missionarie sono contemplative, altrimenti non potrebbero affrontare una
vita di donazione e di povert. La differenza tra noi del ramo contemplativo e le
sorelle del ramo attivo che noi abbiamo dodici ore di preghiera e di adorazione
eucaristica e due ore di servizio ai poveri, mentre le sorelle attive hanno dodi
ci ore di servizio e due di preghiera. S, la nostra regola sembra dura a chi non
la vive. Per chi la accetta in libert e generosit, facile seguirla nella gioia. la
scelta radicale del Vangelo. Dopo la morte della Madre, molti mi chiedevano che
cosa sarebbe cambiato nella nostra congregazione. La mia risposta che nulla cam
bia, se restiamo fedeli a Dio e alla povert. Madre Teresa si definiva una matita
che Dio usava a suo piacimento. Ecco, Ges ha molte matite, ne usa una finch dura,
poi ne prende unaltra e unaltra ancora. Siamo tutti matite di Dio, ma di passaggio.
Ma non le pesa un incarico tanto gravoso come quello di superiora generale?
Mi pesa, e molto. Ma non sono sola. Ges mi rende il peso leggero. Insieme con Ges,
per sei mesi mi stata vicina la Madre ad aiutarmi con i suoi consigli. Da quand
o scomparsa, ho le sorelle, i fratelli, i poveri che mi dicono di non avere paur
a. E cos sento che non sono io a portare il peso, ma che sono portata assieme al
mio peso da spalle altrui. Confido a Dio le preoccupazioni e le ansie della mia
nullit, e lui le prende e mi solleva, come una madre con il piccolo bambino, come
una madre e un padre.
Colmi di gioia
Le rivelazioni del processo canonico sulla profondit del cuore mistico di Madre T
eresa hanno colpito la superiora generale, come le consorelle e i confratelli de
i cinque rami della congregazione.
Le ho chiesto se a lei, che le era cos vicina, la Madre avesse mai confidato una
sua esperienza mistica, una visione, e la risposta stata decisa: No. Era molto g
elosa del suo dialogo intimo con Dio. Il suo segreto stato una completa, radical
e, assoluta resa ai voleri di Dio. Si lasciata andare totalmente, e Dio lha usata
come ha voluto. Questo il mistero di Dio, e anche il mistero della nostra vocaz
ione. Madre Teresa ha reso accessibile la sete di Cristo sulla croce, una sete c
he noi dobbiamo placare con il nostro amore. Ges ci rivela la sua sete attraverso
i poveri. Ha chiamato Madre Tresa da lontano, da un continente diverso, per plac
are la sua sete. E ha chiamato persino me da lontano, da una religione diversa,
e allo stesso modo chiama tutti a comprendere la sua sete per lenirla.
Suor Nirmala ha dato lannunzio della beatificazione di Madre Teresa, insieme con
il postulatore, padre Brian, con queste parole: Noi, Missionarie e Missionari del
la Carit, lodiamo e ringraziamo Dio perch Giovanni Paolo II ha ufficialmente ricon
osciuto la santit della nostra Madre, ed ha approvato il miracolo avvenuto attrav
erso la sua intercessione. Siamo colmi di gioia... Madre Teresa un simbolo di am
ore e di tenerezza. La sua testimonianza e il suo messaggio sono ritenuti prezio
si da persone di ogni religione, come segno che Dio ancora oggi ama il mondo. Ne
gli ultimi cinque anni dalla sua morte, tanti si sono rivolti a lei per ricevere
aiuto e hanno sperimentato lamore di Dio attraverso la sua intercessione... Poss
ano tutti gli ammalati, i sofferenti e quanti cercano laiuto di Dio, trovare in M
adre Teresa unamica che intercede per loro .
Parte quarta
Lo hai fatto a me
XI
Il messaggio
Madre Teresa non ha mai scritto un libro. Tutti quelli pubblicati sotto il Suo n
ome, con titoli come La mia vita, La mia regola o simili, sono raccolte di frasi
sparse, trascrizioni di discorsi e interventi pubblici, brani di colloqui, cita
zioni da interviste. In compenso si dedicata a una corrispondenza enorme, attrav
erso la quale inviava istruzioni, confidenze, pensieri, notizie varie sul lavoro
suo e delle missionarie.
Concedeva al sonno poche ore, e il resto della notte lo passava in preghiera o a
tavolino. Dopo le fatiche della giornata, era un impegno gravoso sul quale a
mava scherzare: Monsignor Prier mi dice sempre che scrivere lettere il mio modo d
i scontare il purgatorio . La sua scrittura era diretta, colloquiale, senza abbel
limenti o giri di frase. Con la spontaneit della comunicazione a voce, scriveva f
rasi brevi e dense, a volte spezzate, motti di saggezza, parole semplici da rico
rdare come massime spirituali. Il suo stile aderiva perfettamente al suggeriment
o dellEcclesiastico: Il tuo parlare sia sobrio e diretto. Esprimi molto con poche
parole. (cfr. 32, 8)
La Madre ha mandato il suo messaggio alla pi umile delle consorelle come a capi d
i Stato e a personalit di fama internazionale. Nessuna missionaria che si sia riv
olta a lei per aiuto o consiglio rimasta senza risposta. E negli anni in cui anc
he le persone pi distanti dal suo stato di suora cattolica, le tributavano ammira
zione, si rivolse senza timidezze a coloro che avevano in mano i destini del pia
neta per invitarli a opere di pace, al bene dellumanit.
Lininterrotta corrispondenza della Madre ricca di meditazioni, riflessioni, inseg
namenti di vita e di spiritualit, che non riguardano soltanto chi ha scelto la vi
ta religiosa, ma anche chi desideri accostarsi da laico alle profondit della fede
.
Piccole gocce di amore
Per arrivare alla santit, scriveva alle consorelle, non c bisogno di compiere atti
straordinari, perch lamore non ha bisogno di azioni clamorose. Portava I esempio d
ella lampada che fa luce con il consumo continuo di goccioline di olio, paragona
bili alle parole e gentilezze, a sguardi affettuosi e gesti di aiuto che definiv
a: piccole gocce di amore. Incitava le sue suore a essere espressione vivente della
gentilezza di Dio . E ancora: Non sapremo mai quanto bene pu fare un semplice sorr
iso... Non cercate Ges in terre lontane, egli in voi. Tenete accesa la lampada e
sempre lo vedrete . Concludeva con un saluto che le era abituale: Siate buone, sia
te felici, perch siete state scelte per diventare sante. La vostra Madre .
Sappiamo che non amava parlare di se stessa, ma nella gran messe di lettere a vo
lte si incontrano accenni personali raccontati con quel senso dellumorismo che er
a uno dei suoi tratti naturali. Ad esempio il suo primo viaggio allestero, nellott
obre del 1960, la port curiosamente a Las Vegas, la capitale americana del gioco
e dei divertimenti, del denaro che scorre facile sui tavoli dei casin dove ci si
pu rovinare in una notte. Vi era stata invitata dallAssociazione delle donne catto
liche americane, che vi tenevano il loro convegno per un buon motivo: lamministra
zione comunale, nellintento di dare una spolverata di rispettabilit a quel luogo,
offriva gratis a organizzazioni benefiche unenorme sala congressi.
Si pu immaginare la faccia stupefatta delle tremila delegate di fronte a quella p
iccola suora vestita da indiana, che allepoca non era ancora nota fuori dallIndia.
Ma fecero a gara per riempirle di dollari il borsone di pezza. E in quanto a le
i, confider che tutta la luminaria che trasforma le strade di Las Vegas in un ete
rno giorno, senza mai notte, le faceva venire in mente la festa delle luci detta
Diwali, celebrata ogni anno in India dalla tradizione hindu per ricordare il ri
torno del dio Rama. lei stessa a raccontare in una lettera alcuni lati comici de
lla sua trasferta. Ad esempio, il cardinale Richard Cushing, arcivescovo di Bost
on, le affibbi il soprannome di Mahatma Gandhi e cos la chiam per tutto il tempo del
convegno. Poi le fece unofferta perch si comperasse un buon vestito... Quanto rider
este se foste qui , scrisse la Madre alle suore della casa di Delhi, e quanto vorr
ei essere fra voi a mangiare il nostro cibo semplice e vivere la vita semplice,
ma questa lontananza fa parte del lavoro . E chiudeva con una esortazione abitual
e: Sorridete sempre. Amatevi luna laltra. Dio vi benedica.
San Pietro non mi lascia entrare
appena sbarcata a Hong Kong, il 28 agosto del 1962, che trova il tempo di mandar
e le sue impressioni alle sorelle della casa madre. Comunica loro di essere ospi
te delle suore americane in un bellissimo convento, al cui confronto il nostro co
me la mangiatoia di Betlemme, ma ci basta, a gloria di Dio. Poi racconta che tutt
e si sono fatte una risata davanti alla sua valigia, antiquata e di pezza, ma qu
esto oggetto tanto Povero la tiene legata a casa in mezzo alle ricchezze che mi c
ircondano . La lettera si conclude con lammirazione per uno spettacolo della natur
a che diventa un richiamo spirituale: Il volo sul mare stata la parte pi bella del
viaggio. Si vede solo un bellissimo azzurro in alto e in basso. Forse per quest
o che la Nostra Signora veste di azzurro. Rimanete vicine a Ges con il cuore pien
o di gioia.
Da Roma, il 6 giugno 1983, dopo un ricovero in ospedale per disturbi di cuore, r
iferisce con umorismo del perch non sia ancora giunta la sua ultima ora. Si sta r
iprendendo, spera di essere a casa il 29, per la festa dei nostri anziani inclusa
me stessa . Le sono arrivati moltissimi biglietti di auguri da parte di amici, d
i persone sconosciute e di tanti bambini che le hanno mandato disegni e letterin
e affettuose: San Pietro deve essersi stancato di andare avanti e indietro per po
rtare tutti i messaggi di preghiera a Ges e Maria. Tanta preghiera deve averlo co
nvinto di non farmi ancora entrare in cielo. Immagino che il mio angelo custode
e san Giuseppe stiano ridendo alle spalle di san Pietro. Molti anni fa, egli non
mi permise di entrare in cielo perch lass non vi erano bassifondi, e adesso non m
e lo permette perch ora vi tanta gente dei bassifondi e il mio arrivo creerebbe t
roppa confusione... .
Si comprende quellaccenno a san Pietro che non la fa entrare in paradiso da una l
ettera scritta dieci anni prima a Malcom Muggeridge, il giornalista inglese che
con un celebre documentario e poi con il libro Qualcosa di bello per Dio[21] fec
e conoscere la sua figura fuori dallindia. La Madre raccontava a lui e alla mogli
e Kitty di come, durante il delirio di un febbrone, avesse visto san Pietro che
non voleva farla entrare perch, le disse, non ci sono bassifondi in cielo. Allora
lei rispose irritata: Va bene, riempir il cielo con gente dei bassifondi e sarete
costretto a lasciarmi passare. Da allora san Pietro deve stare attento, perch i n
ostri poveri hanno riservato i loro posti in cielo con molto anticipo, attravers
o le loro sofferenze. Tutte le migliaia di poveri che sono morti da noi, alla fi
ne hanno avuto la gioia di un biglietto per san Pietro... .
A tu per tu con la Madre
Per il mio lavoro di giornalista, avevo intervistato molte volte Madre Teresa, e
di lei mi restano parole indimenticabili.
Lho incontrata per la prima volta a Roma, il 1 marzo 1979. Nella sontuosa Accademi
a dei Lincei, sul Lungotevere, il presidente della Repubblica Sandro Pertini le
aveva da poco consegnato il premio Balzan per la pace e la fratellanza fra i pop
oli. Mi colp la sua piccola statura, che obbligava ministri, ambasciatori, profes
sori a piegarsi in due per stringerle la mano. Ma impressionava anche la sua tra
nquilla autorevolezza, che sembrava quasi intimidire tutte quelle personalit abit
uate alla disinvoltura nei palazzi del potere. Alleleganza formale degli abiti da
cerimonia, faceva da contrasto la sua divisa : un golfino grigio sul sari, i san
dali ai piedi nudi nonostante la giornata di fine inverno fosse un po fredda.
Segu una curiosa conferenza stampa: noi giornalisti facevamo domande di questo mo
ndo, la Madre dava risposta dellaltro mondo. Riporto quelle che non ho dimenticat
o.
- Madre Teresa, per combattere la povert dei Paesi sovrappopolati, non sarebbe me
glio limitare le nascite?
Ognuno ha diritto di venire al mondo, desiderato o no. I bambini sono il pi bel do
no di Dio. Laborto un delitto compiuto nel grembo della madre. Nessuno pu decidere
della vita altrui. Il primo diritto nascere. Tutti gli altri vengono dopo .
- Non crede che la Chiesa spenda troppo per attivit superflue, invece di soccorre
re i poveri?
La Chiesa siamo noi. Non dobbiamo giudicare gli altri, ma noi stessi. Saremo noi
a essere giudicati per ci che abbiamo fatto a Ges sofferente e abbandonato .
- Ma non quasi impossibile vivere da cristiani nel mondo di oggi?
E cos difficile che non potremmo farlo senza laiuto della preghiera. Noi abbiamo il
corpo di Cristo. Questo ci d la forza. Ges viene a noi in forma di pane per mostr
arci il suo amore, e di affamato cos possiamo dargli da mangiare .
- Perch ha aperto una casa delle sue missionarie a Roma?
Voi credete che lindia sia solo in India. Allora, una notte, seguite le mie suore
alla stazione Termini. Le vedrete soccorrere poveri abbandonati per terra come a
Calcutta. Ma a Roma fa pi freddo, ecco perch allaperto se ne vedono di meno. E poi
esiste anche qui, come in tutti i Paesi sviluppati, una povert sconosciuta e pi g
rave, la solitudine. Si ha fame di pane e fame damore. Si nudi di vestiti e nudi
di solitudine...
Una intervista tutta per me la ottenni il 26 aprile 1990, a tu per tu in una sta
nzetta della casa delle Missionarie della Carit a San Gregorio al Celio, in Roma.
La Madre appariva pi piccola e consumata di come lavevo vista le volte precedenti
: si stava riprendendo, dopo uno dei tanti ricoveri in ospedale per problemi di
cuore. Era venuta a Roma per presentare a Giovanni Paolo II le sue dimissioni da
superiora generale delle Missionarie della Carit.
Le dissi: Allora va in pensione, Madre Teresa? .
Rispose con unallegria negli occhi: No. I poveri non vanno in pensione.
Allung le mani sopra il tavolino per stringere le mie, ed esclam con affettuosa co
mplicit: Ho dato le dimissioni da superiora generale, non le dimissioni da Madre T
eresa .
Nonostante la salute sempre pi precaria per i suoi problemi di cuore, era in part
enza. Sarebbe andata prima a Bucarest, dove il governo rumeno le aveva chiesto d
i aprire un centro per i bambini malati di Aids. E poi a Tirana, nel suo Paese d
i origine da dove era partita a diciotto anni e non vi era pi tornata da sessantan
ni. Desiderava con tutto il cuore di rivedere la mamma e la sorella, ma il ditta
tore Enver Hoxha le aveva impedito per anni perfino una breve visita, nel timore
che la presenza di quella suora cattolica famosa del mondo provocasse reazioni
popolari al durissimo regime che imponeva allAlbania lateismo di Stato. E cos la Ma
dre non fece pi in tempo a incontrare la mamma e la sorella, che erano morte prim
a che lei potesse riabbracciarle.
Le domandai se con il ritorno in Albania realizzava finalmente il suo sogno dura
to sessantanni.
Mi rispose senza alcun sentimentalismo:
No, non un mio sogno. Non ho pi nessuno laggi. Vado in Albania perch bisogna portarl
e il Cristo. LAlbania atea per legge, lunico Stato al mondo che ha scritto lateismo
nella Costituzione. Hanno distrutto i luoghi di culto; chiese, moschee, sinagog
he sono diventate cinema o palestre. Il mio arrivo sar il primo passo. Perch io no
n apro una casa se non ha la cappella. E nella cappella metto il Crocifisso. Se
accettano una mia casa, accettano anche Cristo... .
- Lei ottiene sempre quello che vuole, Madre Teresa?
No, non sempre. In termini umani, il successo del mio lavoro non sarebbe stato p
ossibile. Il mio segreto la preghiera che diventa azione. Quel che noi facciamo
amore di Dio in azione .
- Madre Teresa, dicono che lei sia lunica santa vivente...
Oh, no. Sono felice che tu veda Ges in me, perch io lo vedo in te. Il mondo pieno d
i santi viventi. semplice diventare santi. Il tuo lavoro scrivere, no? E allora,
se non scrivi bugie, se non scrivi cose che deprimono la gente, tu puoi diventa
re una persona molto santa. Ci che tu scrivi pu trasformarsi in preghiera. Ges ha d
etto: Lo hai fatto a me.
Per spiegarmi meglio, aggiunse il dono del gesto. Mi prese la mano e tocc ogni di
to pronunziando su ognuno una delle parole di Ges (in inglese, la lingua che parl
ava: You did it to me). Sul mignolo disse: You. Poi sullanulare: Did. Sul medio:
It. Sullindice: To. Sul pollice: Me. Ripet, con la pazienza di una mamma che inseg
na alla figlia il significato della vita. You did it to me. Salvi un bambino? Lo
hai fatto a me. Nutri un affamato? Lo hai fatto a me... .
Eravamo insieme da unora, si era fatto buio, nessuno suonava pi alla porta, le suo
re stavano in cappella per ladorazione serale e la Madre mi fece capire con delic
atezza che era il momento di salutarci. Ma io non potevo andarmene senza confida
rle il mio dolore per la perdita di una persona cara e quanto mi fosse difficile
superarlo. Allora trov ancora del tempo per me, mi ascolt con gli occhi chiusi, i
nfine mi rispose con un rimprovero materno:
Il dolore un dono di Dio per te. Non devi sciupare questo dono, ma renderlo frutt
uoso. La mia preghiera per te che tu non disperda il lavoro del Signore .
Ai giovani
In unaltra intervista, domandai a Madre Teresa se anche fra le Missionarie della
Carit vi fosse il calo delle vocazioni comune a tanti istituti religiosi.
Rispose: No, noi siamo in aumento. Si presentano ragazze e mi dicono: Voglio una v
ita di povert, di amore e di sacrificio. Io rispondo: Bene, figlia mia. Sono le uni
che cose che posso darti . La generosit delle giovani generazioni una grande cosa.
I giovani sono affamati di Dio. Questa la grandezza della giovent.
Ho ripensato alle parole della Madre leggendo i risultati di un sondaggio compiu
to dallEurispes, nellaprile del 2003, fra i ragazzi dai quattordici ai diciotto an
ni, ai quali venne chiesto quali fossero i loro miti. Ebbene, ai due primi posti
sono arrivati Madre Teresa e Giovanni Paolo II: secondo il comunicato dellEurisp
es, essi incarnano il mito della nostra epoca per un quarto dei giovani interpell
ati, credenti o no . Sembra incredibile che una suora scomparsa da qualche tempo
e un papa afflitto dai mali della vecchiaia siano gli eroi preferiti dai ragazzi
di oggi. Ma entrambi rappresentano modelli di ideali controcorrente, come il sa
crificio, la donazione di s, la ricerca del senso vero della vita, la coerenza, l
a passione per la pace. proprio questo a conquistare una giovent che troppo spess
o noi giudichiamo viziata da troppi beni materiali, persa dietro la voglia di di
vertimento, spensieratamente disimpegnata.
Vale la pena di ricordare a questo punto la lettera che Madre Teresa indirizz all
e migliaia di ragazze e ragazzi che arrivarono da tutto il mondo a Czestochowa p
er celebrare insieme, con Giovanni Paolo II la Giornata mondiale della giovent, i
l 15 agosto 1991:
Cari giovani, il male pi grande di oggi la mancanza di amore e di carit, la terribi
le indifferenza verso fratelli e sorelle, figli di Dio nostro Padre, che vivono
ai margini, preda dello sfruttamento, della corruzione, della povert, della malat
tia.
Poich la vita vi si apre davanti, la mia preghiera per voi che possiate sempre pi c
omprenderne il senso vero... La vita un dono meraviglioso di Dio e tutti sono st
ati creati per amare ed essere amati. Non un dovere aiutare i poveri materialmen
te e spiritualmente: un privilegio, perch Ges, Dio fatto Uomo, ci ha assicurato ch
e qualunque cosa farete allultimo dei miei fratelli, lavrete fatta a me....
Non permettete che falsi scopi - denaro, potere, piacere - vi rendano schiavi e v
i facciano smarrire il senso autentico della vita.
Imparate ad amare cercando di conoscere sempre pi profondamente Ges, di credere fer
mamente in lui, di ascoltarlo in profonda preghiera e nella meditazione delle su
e parole e dei Suoi gesti, che rivelano perfettamente lamore, e sarete presi nell
a corrente dellamore divino che partecipa agli altri lamore. Soltanto in cielo noi
vedremo di quanto siamo debitori ai poveri, per averci aiutati ad amare meglio
il Signore. Dio vi benedica. Madre Teresa.
La pace
La Madre si rivolta senza esitazione a capi di Stato e autorit di rilievo interna
zionale, negli anni in cui godeva di un prestigio impensabile per una donna, per
di pi suora cattolica. La pace, in un mondo sempre pi stravolto dallodio e dai con
flitti, era una delle sue ansie pi profonde. Ne parlava con le stesse parole semp
lici e ispirate, sia che si rivolgesse a persone a lei familiari, sia ai respons
abili dei destini dei popoli che possono prendere decisioni gravissime per tutti
. Pregava: Pace del cuore di Ges, riempi il mio cuore.
Quando le fu assegnato, nel 1979, il Nobel per la pace, disse nella sala delle c
erimonie dove il re di Svezia le aveva appena consegnato il premio: Questo un pre
mio per la pace nel mondo. Chiediamo a Dio di darci la pace, di renderci strumen
ti della sua pace . E recit la preghiera di san Francesco dAssisi: Signore, fa di me
uno strumento della tua pace. Tutti i presenti, ai quali aveva fatto distribuire
un foglietto con il testo della preghiera, la recitarono insieme con lei.
Ai visitatori della casa madre di Calcutta, sempre pi numerosi, donava un cartonc
ino che le piaceva chiamare il suo biglietto da visita . Su di esso era stampata l
a sua celebre litania sui frutti , che cominciava con il versetto sul silenzio e f
iniva con la parola pace:
Il frutto del silenzio la preghiera.
Il frutto della preghiera la fede.
Il frutto della fede lamore.
Il frutto dellamore il servizio.
il frutto del servizio la PACE .
Il pi noto, fra gli interventi di Madre Teresa sulla pace, stata la lettera apert
a che mand, il 2 gennaio 1991, a George Bush, presidente degli Stati Uniti, e a S
addam Hussein, presidente dellIrak, in quelle settimane protagonisti di uno scont
ro che porter alla guerra del Golfo. La lettera venne esposta nella bacheca alling
resso della casa madre a Calcutta, ed stata diffusa dai giornali di tutto il mon
do. La stampa e la televisione lhanno riproposta anche in tempi recenti, quando d
iventata purtroppo di nuovo attuale, cio alla vigilia della seconda guerra del Go
lfo, combattuta dal 19 marzo al 9 aprile 2003, che ha portato al crollo del regi
me di Saddam Hussein.
Allepoca della prima guerra del Golfo, la Madre aveva implorato inutilmente i due
capi di Stato: la guerra scoppi lo stesso, provocando molte vittime fra i milita
ri e i civili e spaventose distruzioni. Ma le sue parole non furono n saranno mai
inutili per chi crede che la pace non debba restare soltanto unutopia. E, infatt
i, alcuni mesi dopo la fine di quella prima guerra, la Madre era in Irak per apr
ire una delle sue case, il 13 giugno 1991. Anche sotto i recenti bombardamenti d
i Baghdad, le suore di Madre Teresa non hanno mai smesso di accogliere chi aveva
bisogno di aiuto, come bambini che le bombe avevano reso orfani o famiglie dall
a casa distrutta. Ancora unopera di pace nelle sofferenze della guerra.
La lettera del 1991 molto lunga, eccone i passi essenziali:
Cari presidente George Bush e presidente Saddam Hussein, vengo a voi con le lacri
me agli occhi e lamore di Dio nel cuore, per implorarvi a nome dei poveri e di qu
elli che diventeranno poveri se ci sar la guerra che tutti temiamo...
Entrambi avete i vostri argomenti da presentare, il vostro popolo da proteggere,
ma vi scongiuro di ascoltare anzitutto quellUno che venuto al mondo per insegnar
e la pace. Avete il potere e la forza di distruggere la presenza e limmagine di D
io, i suoi uomini, le sue donne, i suoi bambini. Ci saranno tra breve vincitori
e vinti in questa guerra che tutti temiamo, ma che mai potr giustificare la soffe
renza, il dolore, la perdita della vita che le vostre armi provocheranno...
Vi scongiuro in ginocchio, a nome di quelli che resteranno orfani, vedove, abband
onati perch i loro genitori, mariti, fratelli e figli sono stati sacrificati; per
quelli che saranno disabili o sfigurati; per quelli che resteranno senza casa,
senza cibo, senza amore. Vi chiedo di pensare a essi come se fossero vostri figl
i. Voi avete il potere di portare nel mondo la guerra, oppure di costruire la pa
ce. Vi imploro di scegliere la via della pace. Possa Dio benedirvi ora e sempre.
Madre Teresa, missionaria della Carit .
Il Piccolo Fiore
Perfino nel giorno estremo della vita, il 5 settembre 1997, Madre Teresa ha avut
o la forza e la lucidit di dettare lultimo messaggio ai seguaci, il suo testamento
spirituale. La morte lha sorpresa prima che potesse mettervi la firma, come ha r
ivelato suor Nirmala, la superiora generale che le stava accanto. La Madre esort
ava a ringraziare Dio perch ha concesso che lo spirito della Nostra Signora divent
asse lo spirito della nostra Societ . E aggiungeva: Lamorosa fiducia e il totale abb
andono portarono la Nostra Signora a dire s allannunzio dellAngelo, e lallegria la fec
e correre in gran fretta al servizio di sua cugina Elisabetta. Questo il senso v
ero della nostra vita: dire s a Ges e correre in allegria a servirlo nei pi poveri de
i poveri .
E infine comunicava ai suoi seguaci un altro dono di Ges : il papa aveva appena ono
rato santa Teresa di Lisieux con il titolo di Dottore della Chiesa, nel centenar
io della morte. Cos il Piccolo Fiore, comera chiamata santa Teresina, diventava gran
de come santAgostino e santa Teresa DAvila. Nelle ultime parole, dopo aver ricorda
to che Ges disse a colui che sedeva nel posto pi basso: Amico, vieni quass , conclude
va con questa esortazione:
Anche noi dobbiamo restare molto piccoli e seguire la via del Piccolo Fiore, la v
ia della fiducia e dellamore e della gioia, per mantenere la promessa di dare san
ti alla Chiesa.
XII
Pensieri
Madre Teresa stata maestra di una spiritualit radicata nel Vangelo e nellinsegname
nto di grandi figure della Chiesa. La diffondeva con le frasi incisive del suo l
inguaggio, semplice e originale. Ha lasciato un segno in chiunque labbia incontra
ta, sia da lontano durante un evento pubblico, sia a tu per tu in un colloquio p
ersonale. Il suo gioioso rituale era solitamente questo: unaccoglienza sorridente,
il gesto affettuoso di mettere le mani sulla testa in segno di benedizione, e, a
l momento del congedo, il dono della medaglia miracolosa, che le era cara. Ne po
rtava sempre in tasca una piccola provvista: ideata da santa Caterina Labour dopo
unapparizione, nel 1830, rappresenta la Vergine con le mani che spargono raggi d
i grazie sul mondo, e intorno la scritta Regina sine labe originali concepta, or
a pro nobis. E soprattutto sapeva dedicare a ogni visitatore tutta la sua attenz
ione, concentrata in ci che aveva da dirle.
Diceva: Io credo nel contatto diretto. Ognuno per me Cristo e siccome esiste un s
olo Ges, colui che io incontro in quel momento lunico al mondo.
Non possibile dare un ordine cronologico ai suoi pensieri, perch li ripeteva in f
orme sparse, spesso con parole diverse, espressione della sua profondit mistica,
dolorosamente e insieme gioiosamente raffinata negli anni. Li ho raccolti senza
precisare per ognuno fonti e date, occasioni o documenti da cui provengono.
La gioia. Il silenzio
Ogni giorno c una specie di miracolo. Non passa giorno senza che ci arrivi una deli
cata attenzione di Dio, un segno della sua sollecitudine .
Il miracolo pi grande che Dio si serve di piccole cose come noi. Ci usa per fare i
l suo lavoro.
Lascia che Dio ti usi senza consultarti .
Quando sorridete, mie care novizie, posso ascoltare la musica del vostro sorriso.
Imparate a essere sante, figlie mie, perch la vera santit consiste nel compiere l
a volont di Dio con un sorriso.
Ricordo che qualche tempo fa vennero a visitarci pi di quaranta professori di dive
rse universit. Uno mi domand a nome degli altri: Madre, ci dica qualcosa che ci aiu
ti a trasformare le nostre vite.
Sorridetevi gli uni agli altri, risposi.
Uno di essi mi domand: Lei sposata?
S, risposi. E a volte mi riesce molto difficile sorridere a Ges, perch con me molto e
gente.
La gioia preghiera, la gioia forza, la gioia una rete di amore. Chi dona con gioi
a d molto di pi. Il modo migliore per mostrare gratitudine a Dio e agli uomini acc
ettare tutto con gioia .
Dissi ai protagonisti di uno spettacolo musicale a Calcutta: Il vostro lavoro e il
mio sono uguali. Voi date gioia con il vostro spettacolo e noi facciamo lo stes
so con il nostro servizio. la stessa cosa, anche se voi cantate e ballate e noi
puliamo e strofiniamo. Voi riempite il mondo dellamore che Dio vi ha dato.
facile sorridere alle persone che stanno fuori dalla nostra casa. facile prenders
i cura delle persone che non si conoscono bene. difficile essere sempre premuros
i e gentili e sorridenti e pieni damore in casa, con i famigliari, giorno dopo gi
orno, specialmente quando siamo stanchi e irritati. Tutti noi abbiamo momenti co
me questi, ed proprio allora che Cristo viene da noi vestito di sofferenza .
Le anime di preghiera sono anime di grande silenzio. Non si pu trovare Dio nel rum
ore e nellagitazione. Dio amico del silenzio. Osservate la natura: gli alberi, i
fiori, lerba crescono nel silenzio; le stelle, il sole, la luna si muovono nel si
lenzio. Pi noi riceviamo nella preghiera silenziosa e pi possiamo donare nella nos
tra vita attiva. Abbiamo bisogno di silenzio per poter toccare le anime. Tutte l
e nostre parole saranno inutili se non vengono dal cuore. Le parole che non port
ano la luce di Cristo aumenteranno loscurit. Il silenzio ci d un modo nuovo di guar
dare le cose.
Nel silenzio siamo riempiti dellenergia di Dio, che fa in modo che noi compiamo og
ni cosa con gioia .
Da soli o in compagnia, abbiamo bisogno di silenzio. cos che accumuliamo quellenerg
ia interiore che ci permette di affrontare i doveri pi piccoli o le avversit pi gra
ndi che ci colpiscono. I cieli sono stati distesi senza una sola parola. Ges nato
nella profondit e nel silenzio della notte, e la sua voce non fu udita nelle str
ade. Dio ama il silenzio.
Le piccole cose
Non cercate azioni spettacolari. Quel che importa il dono di voi stessi. Quel che
importa il grado damore che mettete in ogni vostro gesto .
Quando qualcuno mi dice che quello che le suore fanno poco importante, che si lim
itano a fare cose poco meno che ordinarie, rispondo che anche se aiutassero una
sola persona ci sarebbe gi un motivo sufficiente per il loro lavoro .
Ges sarebbe morto per una sola persona .
Siate fedeli nelle piccole cose, perch in esse che sta la vostra forza. Per Dio ni
ente piccolo .
Molti parlano dei poveri, ma pochi parlano con i poveri .
I poveri non hanno bisogno della nostra commiserazione. I poveri hanno bisogno de
l nostro aiuto. Quello che essi ci danno, molto pi di quello che noi diamo a loro.
Cristo ha detto: Ebbi fame e mi deste da mangiare. Aveva fame non solo di pane, ma
di un amore che faccia capire di essere amati, di essere conosciuti, di essere q
ualcuno per qualcuno. Era nudo non solo di vestiti, ma anche della dignit umana,
per lingiustizia che si fa ai poveri i quali sono disprezzati perch sono poveri.
Cristo ha conosciuto labbandono dei carcerati, degli esclusi, degli indesiderati,
di quelli che camminano per il mondo privi di ogni assistenza .
Credo che nessuno di noi conosca la sofferenza della fame, ma un giorno me la in
segn una bambina. Le diedi del pane, e lei si mise a mangiarlo piano piano, una b
riciola per volta. Le dissi: Non hai fame?. S, mi rispose, ma ho paura di finire il pa
ne troppo presto, perch dopo avr ancora fame.
Un giorno mentre camminavo per una strada di Londra vidi un uomo seduto che sembr
ava molto solo. Andai da lui, gli presi la mano e gliela strinsi. Lui disse: E da
tanto tempo che non sento il calore di una mano . Capii che un gesto cos piccolo
pu dare tanta gioia.
Se scrivete solo una lettera per un cieco, o vi fermate ad ascoltare qualcuno, o
gli fate visita o gli portate un fiore o lo aiutate a pulire la sua casa, sono p
iccole cose, ma agli occhi di Dio tutto grande .
Non abbiamo alcun problema a lavorare in Paesi con diverse fedi religiose. Tratt
iamo tutti come figli di Dio. Sono tutti nostri fratelli e sorelle e mostriamo p
er loro un grande rispetto. Il nostro compito incoraggiare tutti, cristiani e no
n cristiani, a compiere atti damore. Ogni gesto damore fatto con il cuore avvicina
a Dio .
I bambini non hanno difficolt ad amare, non mettono ostacoli allamore. per questo c
he Ges ha detto: Se non diventerete come bambini, non potrete venire a me.
Perch lamore sia vero amore, deve arrivare, prima che agli altri, a chi ci sta pi vi
cino.
Noi ci rendiamo conto che quello che facciamo solo una goccia nelloceano. Ma senza
quella goccia, alloceano mancherebbe qualcosa. Non dobbiamo pensare alla quantit,
ai numeri. Siamo capaci di amare una sola persona alla volta, di servire una so
la persona alla volta.
Non abbastanza dire: Io amo Dio. Devo amare anche il mio prossimo. San Giovanni dic
e che bugiardo colui che dice di amare Dio ma non ama il suo prossimo. S, bugiardo
una parola molto grossa, di quelle che spaventano, eppure proprio la verit.
Volete fare qualcosa di bello per Dio? C qualcuno che ha bisogno di voi. la vostra
occasione.
Una volta un mendicante venne da me e mi disse: Anchio vorrei darti qualcosa, come
fanno tutti. E mi regal dieci paisa (sono i centesimi della rupia, nda). Sapevo ch
e se avessi accettato lui non avrebbe avuto da mangiare, ma se non avessi accett
ato lo avrei offeso. Accettai, e quel regalo fu per me pi ricco di valore del Pre
mio Nobel.
Che la mia gioia sia con voi, dice Ges. Questa gioia il frutto dellunione con Dio,
di una vita alla presenza di Dio. Vivere alla presenza di Dio ci riempie di gioi
a. Dio gioia .
La gioia preghiera. La gioia forza. La gioia amore. La gioia una rete damore per c
onquistare le anime. Dio ama chi dona con gioia.
Il modo migliore di dimostrare la nostra gratitudine a Dio e al prossimo accettar
e ogni cosa con gioia.
Nulla deve arrecarti tanto dolore da farti dimenticare la gioia del Cristo risort
o .
Chi dona con allegria grande. Lallegria il segno di una persona generosa, umile, c
he dimentica ogni cosa, persino se stessa, e cerca di compiacere Dio in tutto ci
che fa. Spesso lallegria nasconde una vita di sacrificio, una continua unione con
Dio .
Fate che chiunque venga a voi se ne vada sentendosi meglio. Tutti devono vedere l
a bont sul vostro viso, nei vostri occhi, nel vostro sorriso. La gioia traspare d
agli occhi, si manifesta quando parliamo e camminiamo. Non pu restare chiusa dent
ro di noi. La gioia contagiosa.
Io sono una piccola matita nelle mani di Dio. Lui mi usa per scrivere ci che vuole
. La matita non ha nulla a che fare con tutto questo. La matita deve solo poter
essere usata. (Questa frase era cos caratteristica di Madre Teresa che, fra i doni
portati allaltare durante i suoi funerali, le novizie hanno voluto che ci fosse
anche una matita, nda).
Santa Teresina, il Piccolo Fiore di Lisieux, ha esclamato: Nel cuore della Madre C
hiesa, io sar amore!. Ecco che cosa siamo noi Missionarie della Carit. Questa la no
stra vocazione, la nostra presenza nel mondo. Ciascuna di noi deve essere in gra
do di ripetere: Io sar amore! . Perch, come disse il Signore Ges: C pi felicit a dar
a ricevere.
Dio ci ha creati per amare e per essere amati. Questo linizio della preghiera: sap
ere che egli mi ama, sapere che sono stata creata per cose pi grandi .
Lamore comincia nella propria casa e continua nella propria casa, dove non manca
mai loccasione di dimostrarlo. La casa il primo luogo dove necessario praticare la
more e lo spirito di servizio. Non c bisogno di andare a Gerico, il nostro lavoro
pi importante deve svolgersi a Gerusalemme, dove c il tempio del vero Dio. Conoscet
e davvero i vostri famigliari, i vostri vicini, le persone che frequentate? Vi p
reoccupate per la loro felicit? Cercate di fare anzitutto questo, e poi potrete p
ensare anche ai poveri dellIndia o di altri Paesi .
In movimento
La Madonna la compagna dei miei viaggi. Dico cos da quando avevo chiesto a un sace
rdote di Berhampur di regalarmi una statua della Madonna e lui la mise in un gra
nde pacco perch la portassi via. Avevo un biglietto del treno gratuito, su cui er
a scritto: Per M. Teresa e una compagna. Ma alla stazione volevano farmi pagare il
trasporto della statua. Allora dissi: Questa la compagna che viaggia con me , e c
os mi permisero di portarla senza pagare. Da allora mi piace dire che la Madonna
la mia compagna di viaggio .
La preghiera una linea diretta di comunicazione con Dio.
Nel Padre nostro vi tutto: Dio, il prossimo, me stesso. Se perdono gli altri, pos
so pregare. Non ci sono complicazioni, e tuttavia ci complichiamo cos tanto la vi
ta con tante cose superflue.
Andai a trovare il presidente dellIndia nella sua residenza di Delhi, e quando mi
vide tir fuori dalla tasca un biglietto che gli avevo dato in un altro incontro,
con su scritta la preghiera di Newman che noi recitiamo ogni giorno: Ges, splendi
attraverso di me. Mi disse: La recito anchio, ma siccome non era cristiano al posto
di Ges diceva Signore.
Vi sono diversi tipi di povert. In India, dove un pugno di riso prezioso, le perso
ne vivono e muoiono nella fame. In Occidente non si muore di fame, ma voi avete
un altro tipo di povert, molto peggiore. la povert di chi non prega, di chi non si
preoccupa degli altri, di chi non contento di ci che ha, di chi non sa soffrire,
di chi si dispera. Questa povert del cuore pi difficile da soccorrere .
Gaza (la striscia di Gaza in Palestina, nda) uno dei territori pi contesi, una spe
cie di terra di nessuno dove le nostre suore dovranno essere come angeli di pace
. La loro missione diffondere fra la gente uno spirito di pace, nel senso espres
so dalla preghiera di san Francesco dAssisi che recitano ogni giorno: Signore, fa d
i me uno strumento della tua pace. Dove c odio, fa che io porti lamore... .
Noi dovremmo lasciare a Dio ogni progetto sul nostro futuro. Perch ieri passato, d
omani non ancora venuto, e ci resta solo oggi per amare Ges. Ges lo stesso ieri, o
ggi, domani .
Le nostre suore devono camminare nelle strade, prendere il tram come la nostra ge
nte, entrare nelle case dei poveri. Noi non possiamo chiuderci dietro i muri ad
aspettare che siano i poveri a bussare alle nostre porte .
Noi siamo gente della strada. Le nostre suore camminano e intanto pregano. A volt
e mi spiegano quanto tempo occorre per arrivare a un posto, contando i rosari: c
i vogliono tre rosari, quattro rosari. Camminano cos in fretta che a Calcutta le
chiamano le suore di corsa.
Lamore condusse Cristo al Getsemani e al Calvario. Il peccato fece questo, i nostr
i e i peccati del mondo. Cristo sta appeso di fronte a noi sulla croce e grida: H
o sete. E per saziare la sete di questo Dio che le Missionarie della Carit fanno q
uanto agli occhi del mondo pu apparire follia. Noi siamo benedette, perch possiamo
condividere sia pure in piccola parte la via della croce.
Voglio sperare che quanto voi mi donate non provenga dal vostro superfluo, ma sia
il frutto di un sacrificio da voi compiuto per amore di Dio .
Lamore un frutto per tutte le stagioni e a portata di tutti .
Noi combattiamo laborto con ladozione. Abbiamo salvato migliaia di vite. Facciamo
girare questo avviso negli ospedali, nelle cliniche, nelle stazioni di polizia: P
er favore, non uccidete il bambino prima che nasca; affidatelo a noi. Cos ogni ora
del giorno e della notte, c sempre qualcuna (sapete, da noi ci sono moltissime ma
dri non sposate) alla quale dire: Vieni, ci prenderemo cura di te, terremo il bam
bino che nascer da te e gli daremo una famiglia. E abbiamo una enorme quantit di do
mande di adozione da parte di famiglie che non hanno bambini. Questa la benedizi
one del Signore per noi . (Dal discorso che Madre Teresa tenne a Oslo il 10 dicem
bre 1979, quando le venne consegnato il premio Nobel per la pace).
Riporto per ultimo il celebre Inno alla vita, attribuito a Madre Teresa. Secondo
alcuni biografi, lo compose quando stava sulla settantina, come un compendio de
lla sua filosofia. Con ogni probabilit, invece, esso appartiene alla cultura angl
osassone e piaceva alla Madre per lottimismo, la fiducia e limpegno che ha ispirat
o tutta la sua vita. Io lho visto a Shishu Bhavan, nella casa di Calcutta dove le
Missionarie della Carit accolgono i bambini abbandonati e curano la loro adozion
e presso famiglie, indiane o straniere. riprodotto a stampa su un cartellone app
eso al muro nel parlatorio dei genitori. Di suo pugno, Madre Teresa aveva aggiun
to lultima frase: La vita vita: salvala.
La vita unopportunit: coglila.
La vita bellezza: ammirala.
La vita un sogno: realizzalo.
La vita un dovere: compilo.
La vita un gioco: giocalo.
La vita un mistero: conoscilo.
La vita una promessa: mantienila.
La vita dolore: superalo.
La vita una canzone: cantala.
La vita lotta: combattila.
La vita avventura: sfidala.
La vita vita: salvala .
XIII
Le preghiere
Come possiamo imparare a pregare? Pregando. La preghiera non chiedere. La preghie
ra mettersi nelle mani di Dio, porsi a sua disposizione, ascoltare la sua voce n
el profondo del cuore.
E ancora: Il silenzio alla radice della nostra unione con Dio. Il frutto del sile
nzio la preghiera... .
Cos insegnava Madre Teresa.
Scrive il cardinale Carlo Maria Martini nel libro La scuola della preghiera[22]:
E estremamente importante incominciare a pregare con un momento di silenzio, di
pausa, di respiro, ma con il chiaro riconoscimento che non siamo capaci di prega
re: Signore, sei tu che preghi per me. Non SO da che parte incominciare: il tuo S
pirito che mi guider... necessario entrare davanti a Dio in stato di povert, di ass
enza di pretese: Signore, non sono capace di pregare, e se tu permetterai che io
stia davanti a te in uno stato di aridit, di attesa, ebbene benedir questa attesa,
perch tu sei troppo grande perch io ti possa comprendere. Tu sei limmenso, lInfinit
o, lEterno, come posso io parlare con te?.
Madre Teresa stata unanima di preghiera: Non ci si pu impegnare nellapostolato diret
to senza essere unanima di preghiera. La santit unione con Dio e cos, nella preghie
ra come nellazione, noi veniamo da Dio in Cristo, e andiamo a Dio attraverso Cris
to .
Ha sempre predicato la forza della preghiera: Pi importante di tutto pregare, preg
are e pregare .
Era certa che tante Ave Maria componessero una forte rete di protezione, e viene
in mente un diffuso proverbio indiano: Metti insieme le tele di ragno e fermera
i la tigre.
Vedeva nel Padre nostro una sintesi totale: Recitare il Padre nostro e viverlo ci
porter alla santit. Nel Padre nostro siamo tutti presenti: Dio, noi, il prossimo .
Il rosario
Era innamorata del rosario e portava spesso la corona intrecciata alle dita: Il r
osario il libro di preghiera dei semplici, il breviario dei poveri, che ci prese
nta i grandi misteri della redenzione.
Aveva insegnato alle sue missionarie a dire il rosario durante gli spostamenti i
n tram o a piedi. In silenzio, per non disturbare i passeggeri, per non richiama
re lattenzione dei passanti. E si rallegrava quando, la sera, le sue ragazze le r
accontavano dove erano andate, misurando il tempo che ci avevano impiegato nel p
ercorso: Due rosari... quattro rosari.
Le sarebbe piaciuta la descrizione che di questa preghiera aveva fatto fratel Ca
rlo Carretto, il maestro elementare che a quarantaquattro anni aveva lasciato lit
alia per entrare fra i Piccoli Fratelli di padre Charles de Foucauld, divenendo
un contemplativo nel deserto del Sahara: Il rosario Come leco di unonda che percuo
te la riva, la riva di Dio: Ave Maria... Ave Maria... Ave Maria... come la mano
della madre sulla vostra culla di bambino, come il segno dellabbandono... [23].
E si sarebbe ritrovata in questo episodio narrato in una recente raccolta di ane
ddoti su papa Giovanni XXIII. Il cardinale Anastasio Ballestrero raccont che, alle
poca in cui era ancora il frate carmelitano padre Anastasio del Santo Rosario, f
u ricevuto da Giovanni XXIII.
Il papa, riferendosi al suo nome, gli domand: Ma lei il rosario lo dice? .
S, santit , rispose il frate.
E quante Poste ne dice al giorno?
Beh, quindici...
Sono contento, perch anchio le dico tutti i giorni. A chi si meraviglia che il papa
trovi il tempo di dire quindici poste di rosario ogni giorno, rispondo che se n
on le dicessi non so come farei a fare il papa [24].
Anche Madre Teresa, senza quella costante orazione quotidiana, non avrebbe potut
o essere lapostola dei poveri.
Ama pregare
Conservo come un bene prezioso uno dei biglietti che la Madre utilizzava per man
dare una benedizione o un augurio. Accanto a una foto che la ritrae con le mani
giunte, sono stampate alcune righe con questo suo personale invito alla preghier
a intitolato Ama pregare:
Senti spesso durante
il giorno il bisogno
della preghiera
e preoccupati di pregare.
La preghiera allarga
il cuore fin quando esso
capace di contenere il dono
che Dio fa di se stesso.
Chiedi e cerca,
e il tuo cuore
crescer grande abbastanza
da riceverlo
e da conservarlo
come tuo proprio .
Bella nella sua semplicit e insieme evangelicamente profonda, ripetitiva come gli
insegnamenti di una maestra paziente, ritmica come una litania questa meditazio
ne sulle parole di Mt 16,15: Ma voi, chi dite che io sia?.
La Madre lha scritta mentre era ricoverata in ospedale per problemi di cuore, il
19 giugno 1983:
Ges la Parola da parlare.
Ges la Verit da gridare.
Ges la Via da percorrere.
Ges la Luce da accendere.
Ges la Vita da vivere.
Ges lAmore da amare.
Ges la Gioia da condividere.
Ges il Sacrificio da offrire.
Ges la Pace da portare.
Ges lAffamato da sfamare.
Ges lAssetato da dissetare.
Ges il Nudo da vestire.
Ges il Senzatetto da riparare.
Ges il Malato da curare.
Ges lAbbandonato da amare.
Ges il Non voluto da volere... .
La preghiera perfetta
Cos la preghiera? A che cosa serve? Qual la preghiera pi fervente? Perch spesso la p
reghiera non d risultati?... Su queste domande, comuni a tutti i fedeli, la Madre
ha riflettuto di continuo, comunicando le sue risposte alle Missionarie della C
arit.
Una era questa: La perfetta preghiera non consiste in molte parole, ma nel fervor
e del desiderio verso il cuore di Ges, che ci ha scelte come anime di preghiera..
. C sempre la preghiera, non c altro che la preghiera. Ges prega in me e con me .
La maggior parte delle preghiere di Madre Teresa sono nate dal suo cuore, altre
sono tratte da sue riflessioni, poi semplificate da lei stessa o anche dalle con
sorelle, in versetti facili da ricordare. Le erano care alcune celebri preghiere
cristiane composte da anime illuminate, come la Preghiera semplice di san Franc
esco dAssisi. Laveva trascritta nel libretto che aveva preparato per le Missionari
e della Carit, e poi anche come orazione quotidiana per i suoi collaboratori:
Rendici degni, Signore, di servire i nostri fratelli
che vivono e muoiono, in tutto il mondo,
in povert e fame.
Da loro questoggi, attraverso le nostre mani,
il pane quotidiano,
e attraverso il nostro amore, pace e gioia.
O Signore, fa di me uno strumento della tua pace.
Dove c odio, che io porti amore.
Dove c offesa, che io porti lo spirito del perdono.
Dove c discordia, che io porti armonia.
Dove c errore, che io porti la verit.
Dove c dubbio, che io porti la fede.
Dove c disperazione, che io porti speranza.
Dove ci sono tenebre, che io porti la luce.
Dove c tristezza, che io porti la gioia.
O Signore, fa che io non cerchi di essere consolato, ma di consolare;
non di essere compreso, ma di comprendere;
non di essere amato, ma di amare.
Perch solo dimenticandosi si trova se stessi,
solo perdonando si perdonati,
solo morendo si risuscita alla vita eterna.
Amen .
A unaltra celebre preghiera aveva accennato in una lettera: Questa la preghiera di
Newman che una volta diedi al presidente dellIndia e che gli rec consolazione nei
momenti di difficolt: Ges, aiutaci a diffondere la tua fragranza dovunque andiamo.
.. .
La preghiera di John Henry Newman, il cardinale e teologo inglese (1801-1890), s
tata in seguito rielaborata dalla Madre e inviata alle consorelle, con il sugger
imento di recitarla ogni giorno, in questa formulazione:
O Signore, aiutami a diffondere
la tua fragranza
dovunque io vada.
Inonda la mia anima del tuo spirito
e della tua vita.
Penetra in me e impadronisciti
del mio essere in modo cos completo
che tutta la mia vita
sia una irradiazione della tua.
Illumina per mezzo mio
ogni anima
e prendi possesso di me in modo tale
che ogni anima che avvicino
possa sentire la tua presenza
nella mia anima.
Fa che guardandomi non veda me
ma te.
Resta con me.
La mia luce verr tutta da te, Signore,
nemmeno il pi tenue raggio sar mio.
Sarai tu a illuminare gli altri
per mezzo mio.
Suggeriscimi la lode che ti pi gradita,
illuminando altri intorno a me.
Che non ti predichi con parole,
ma con il mio esempio,
con linflusso delle mie azioni,
con il fulgore visibile dellamore
che il mio cuore riceve da te.
Amen .
Testimoni del nostro tempo
Nellautunno del 1976, la Madre and a conoscere il notissimo Frre Roger. Svizzero, f
iglio di un pastore protestante, nel 1940 aveva fondato a Taiz, in Francia, una c
omunit votata alla riconciliazione dei cristiani e, attraverso di loro, della fam
iglia umana. Ancora oggi la comunit, che Frre Roger definisce parabola di comunione
, accoglie migliaia di giovani da tutto il mondo per incontri e meditazioni comu
nitari. I due testimoni del nostro tempo si intesero subito sulla comune passion
e per i poveri sia materiali che spirituali, e si rividero in altre occasioni. F
rre Roger and a Calcutta, la Madre torn a Taiz. Insieme composero diverse preghiere,
poi raccolte in un libro[25].
La prima la Preghiera della riconciliazione:
O Dio, padre di tutti,
tu hai chiesto a ognuno di noi
di diffondere amore dove i poveri sono umiliati,
gioia dove la Chiesa abbattuta,
riconciliazione dove gli esseri umani sono divisi,
il padre con il figlio, la madre con la figlia,
il marito con la moglie,
il credente con colui che non pu credere,
il cristiano con il suo fratello di fede non amato.
O Dio, apri per noi questa strada,
affinch il corpo diviso di Cristo, la tua Chiesa,
possa diventare lievito di comunione
per i poveri della terra e per lintera famiglia umana.
Da un incontro con i giovani che la Madre tenne a Taiz, la comunit ha elaborato un
a riflessione detta Cambio del cuore :
Se non cambiamo i nostri cuori,
non saremo convertiti.
Cambiare il posto non la risposta.
Cambiare occupazione non la risposta.
La risposta il cambio del cuore.
E come cambiarlo?
Pregando.
Il Memorare
Nelle testimonianze delle persone pi vicine a Madre Teresa ritorna spesso una inv
ocazione alla Madonna, nota come il Memorare, dalla prima parola latina che sign
ifica Ricordati . La Madre ricorreva a essa nelle difficolt, la consigliava a chi a
vesse bisogno di un soccorso speciale, di una grazia. Uno degli episodi pi singol
ari collegato allacquisto della casa madre di Calcutta, che costava 87.000 mila r
upie: la Madre non possedeva certo questa somma, e fu larcivescovo Ferdinand Prier
ad anticiparla. Madre Teresa gli promise che in cambio avrebbe detto per lui, a
ssieme alle consorelle e ai suoi poveri, 87.000 Memorare. E nel primo anniversar
io della sua morte, suor Bartholomea e suor Ann recitarono nove Memorare su Moni
ka Besra, la donna guarita dal tumore attraverso lintercessione della Madre, come
ha ufficialmente riconosciuto la Chiesa.
Il Memorare stato a lungo attribuito a san Bernardo di Chiaravalle (1090-1153),
che della Vergine era un grande devoto e a lei dedicava poetici sermoni. Ma gli
studiosi moderni ritengono che derivi da una preghiera a Maria, in uso nella Chi
esa orientale nei secoli precedenti.
Eccolo nella versione pi popolare:
Ricordati, piissima Vergine Maria,
che non si mai udito al mondo
che alcuno abbia fatto ricorso al tuo patrocinio,
implorato il tuo aiuto e la tua protezione,
e sia stato abbandonato.
Con tale fiducia, a te ricorro, Vergine delle vergini,
e peccatore pentito innanzi a te mi prostro.
O Madre del Verbo incarnato,
non disprezzare la mia richiesta,
ma nella tua clemenza
ascoltami ed esaudiscimi. Amen .
Nota biografica
1910 Agnes Ganxhe Bojaxhiu nasce il 26 agosto, ma indicher come sua data di
nascita il 27, giorno del battesimo. La famiglia, di stirpe albanese, vive a Sko
pje, che allepoca faceva parte dellimpero ottomano. Il padre Kole e la madre Drane
hanno gi due figli, la maggiore Age, nata nel 1904, il secondo Lazar, nato nel 1
907.
1928 Il 25 settembre, a diciottanni, Agnes lascia Skopje per andare a Rathfa
rnham, vicino a Dublino, in Irlanda. stata accettata dalle suore di Loreto, il r
amo irlandese dellordine della Beata Vergine Maria fondato da Mary Ward nel 1609.
LOrdine manda missionarie soprattutto in India. Agnes sogna lIndia da quando ne h
a sentito parlare a scuola da alcuni missionari jugoslavi.
1928 Il 1 dicembre, Agnes, novizia con il nome di Mary Teresa del Bambin Ges,
salpa per lIndia sulla nave Marcha, insieme con due compagne, la jugoslava Betika
Kajnc e lirlandese Joyce Berchmans. Sbarca a Colombo il 27 dicembre e il 6 gennai
o 1929 inizia il noviziato a Darjeeling, ai piedi dellHimalaya.
1931 Il 24 maggio pronunzia i primi voti a Darjeeling. Emetter i voti defini
tivi il 24 maggio 1937. Fino al 18 agosto 1948 insegner geografia e religione all
e ragazze del collegio di St. Mary a Entally, Calcutta, del quale diventer anche
direttrice.
1946 La notte del 10 settembre, sul treno che la porta a Darjeeling, sente
la chiamata per i pi poveri dei poveri. una vocazione nella vocazione . Si confida
con il suo direttore spirituale, padre Celeste Van Exem, e con larcivescovo di C
alcutta, monsignor Ferdinand Prier. Entrambi le consigliano pazienza e cautela.
1948 Il 7 febbraio scrive a Roma, alla Congregazione dei religiosi, per chi
edere il permesso di lasciare lordine di Loreto e fondare una congregazione di su
ore indiane dedite interamente ai pi poveri dei poveri.
1948 Il 18 agosto, arrivato il permesso da Roma, Madre Teresa si spoglia de
lla veste nera di Loreto, indossa il sari bianco e lascia il convento. Parte da
sola per Patna, a studiare da infermiera presso lospedale delle missionarie medic
he americane. A Patna si fermer tre mesi. Ritorna a Calcutta, dove viene provviso
riamente ospitata dalle Piccole Sorelle dei Poveri. A dicembre apre una piccola
scuola a Motijhil, uno dei quartieri pi miserabili di Calcutta.
1949 Il 6 febbraio si trasferisce in un alloggio offertole dalla famiglia G
omes, al numero 14 di Creek Lane. sola. Il 19 marzo, festa di san Giuseppe, arri
va la prima recluta, una sua alunna di Entally, la bengalese Subashini Das, che
prender il suo nome di battesimo e si chiamer suor Agnes.
1950 Il 7 ottobre viene approvata e istituita a Calcutta la congregazione d
elle Missionarie della Carit. Negli anni seguenti nascono le iniziative pi celebri
: Nirmal Hriday, la Casa dei moribondi; Shishu Bhavan, la Casa dei bambini; Shan
tinagar, il Villaggio dei lebbrosi.
1960 In ottobre Madre Teresa esce per la prima volta dallIndia, dove era arr
ivata trentadue anni prima. Va negli Stati Uniti, invitata al congresso del Cons
iglio nazionale delle donne cattoliche. Prima di ritornare a Calcutta si ferma a
Roma, dove chiede a Giovanni XXIII, tramite il cardinale Gregorio Agagianian, c
he la congregazione diventi di diritto pontificio. A Roma incontra anche il frat
ello Lazar, che non aveva pi rivisto da quando aveva diciottanni.
1965 Il 1 febbraio la congregazione delle Missionarie della Carit diventa di
diritto pontificio. Questo riconoscimento permette lapertura di case delle Missio
narie della Carit anche fuori dallIndia.
1965 Il 26 luglio inaugura la casa di Cocorote, nel Venezuela, la prima del
le tante sparse in tutti i continenti.
1979 Il 10 dicembre va a Oslo per ricevere il premio Nobel per la pace. il
pi prestigioso delle centinaia di premi, riconoscimenti, lauree honoris causa che
le sono stati assegnati.
1990 In marzo, dopo gli attacchi di cuore che a ottobre dellanno prima hanno
fatto temere per la sua vita, costringendola a un lungo ricovero in ospedale, M
adre Teresa presenta al papa le dimissioni da superiora generale. Ma il Capitolo
generale della congregazione, l8 settembre del 1990, la rielegge allunanimit e Mad
re Teresa accetta ancora una volta lincarico.
1991 Il 31 marzo, Pasqua di risurrezione, Madre Teresa inaugura la cattedra
le di Tirana, che durante la dittatura di Enver Hoxha era stata trasformata in c
inema. Con lapertura di tre case in Albania, il suo Paese di origine, corona uno
dei sogni della sua vita.
1994 In agosto scrive un messaggio ai potenti della terra riuniti a Il Cair
o per la Conferenza mondiale dellOnu su Popolazione e sviluppo. un accorato appello
contro laborto, in nome del diritto alla vita.
1995 In settembre, per la Quarta Conferenza mondiale dellOnu sulle donne ch
e si tiene a Pechino, invia alle partecipanti un messaggio in difesa della mater
nit.
1996 Si aggravano le sue gi precarie condizioni di salute. Tre volte durant
e lanno viene ricoverata in ospedale. Il 29 novembre operata alle coronarie. Prim
a dellintervento aveva detto ai medici: Lasciatemi morire come i miei poveri. Non
voglio le cure costose che loro non possono avere. Accetta quando le assicurano c
he lospedale la cura gratuitamente. A fine dicembre si dimette da superiora gener
ale delle Missionarie della Carit.
1997 Il 20 gennaio si riunisce il Capitolo generale delle Missionarie dell
a Carit per eleggere la nuova superiora generale. Il 13 marzo viene eletta suor N
irmala Joshi, sessantatr anni, indiana convertita dallinduismo al cattolicesimo. D
opo una intensa estate di spostamenti tra Italia e Stati Uniti, la Madre ritorna
sfinita a Calcutta ed costretta a letto nella sua stanzetta della casa madre. M
uore il 5 settembre, alle ore 21,30. Il 13 settembre, lIndia le rende lonore dei f
unerali di Stato. La bara avvolta nella bandiera indiana sfila per le strade di
Calcutta sullaffusto di cannone che aveva gi trasportato i corpi del Mahatma Gandh
i e di jawaharlal Nehru. Il tragitto termina, fra la commozione della folla, all
o stadio coperto di Netaji. Al rito funebre partecipano i rappresentanti delle d
iverse religioni e personalit da tutto il mondo. Lultima dimora la tomba in marmo
bianco al pianoterra della casa madre di Calcutta. Sulla lapide sono incise le p
arole: Amatevi come io ho amato voi. Il 23 ottobre, larcivescovo di Calcutta Henry
DSouza rivolge una petizione alla Congregazione delle cause dei santi per una dis
pensa dalla norma che impone i cinque anni dalla morte per iniziare linchiesta di
ocesana su vita, virt e fama di santit.
1999 Il 21 aprile, la Congregazione delle cause dei santi emette il Nihil o
bstat. Il 26 luglio, il processo canonico viene ufficialmente aperto nella chies
a di St. Mary a Calcutta.
2001 Il 15 agosto si chiude linchiesta diocesana. Gli Atti vengono mandati a
Roma.
2002 Il 26 aprile la Positio completata e consegnata alla Congregazione del
le cause dei santi.
2003 il 20 dicembre, Giovanni Paolo II approva il Decreto di beatificazione
, fissando la data della cerimonia in S. Pietro per il 19 ottobre 2003, Giornata
missionaria mondiale.
Bibliografia ragionata
Bertini Mario, Sulle strade di Madre Teresa, Paoline, Milano 1999. Lautore appart
iene al gruppo toscano dei collaboratori di Madre Teresa e ne rievoca tutti gli
incontri. Interessante anche laltro suo libro: Mario Bertini, Francesco e Teresa,
Biblioteca Francescana, Milano 2002, sul legame ideale tra i due mistici.
Chawla Navin, Madre Teresa, Rizzoli, Milano 1993. Chawla, funzionario del govern
o indiano, ha aiutato in varie occasioni la Madre e ha ottenuto da lei il permes
so di scrivere i suoi ricordi.
Doig Desmond, Madre Teresa, la sua gente, il suo lavoro, Edizioni Paoline, Roma
1981. Giornalista indiano, Doig ha seguito a lungo la Madre. Il libro illustrato
dalle stupende foto di Raghu Rai, indiano, uno dei pi qualificati fotoreporter i
nternazionali.
Germani Gloria, Il pensiero di Teresa di Calcutta. Una mistica tra Oriente e Occ
idente, Paoline, Milano 2000. Saggio molto approfondito della studiosa fiorentin
a, esperta del rapporto tra mistica, filosofia e religione. Attualmente il volum
e, nella nuova edizione con la Prefazione di Tiziano Terzani, si intitola Teresa
di Calcutta. Una mistica tra lOriente e lOccidente. Il suo pensiero in rapporto a
llIndia e a Gandhi (Paoline, Milano 2003).
Gjergji Lush, Madre Teresa. Prima biografia completa, Jaca Book, Milano 1983. Sa
cerdote albanese e cugino della Madre, lautore raccoglie testimonianze sulla fami
glia e sulla giovinezza della Madre.
Gonzalez-Balado Jos Luis, Il sari e la croce, Cittadella, Assisi 1988. una delle
numerose opere sulla Madre del giornalista e scrittore spagnolo.
Lapierre Dominique - Collins Larry, Stanotte la libert, Mondadori, Milano 1975. O
pera indispensabile per conoscere le vicende dellindipendenza dellIndia.
Le Joly Edward, Lo facciamo per Ges, Edizioni Paoline, Roma 1983. Gesuita, confes
sore delle novizie, Le joly ha raccolto i ricordi sulla fondazione delle Mission
arie della Carit. Il libro il primo di una trilogia, gli altri due sono: La spiri
tualit di Madre Teresa, Edizioni Paoline, Roma 1985, e Madre Teresa, gli anni del
la gloria, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (MI) 1990.
Muggeridge Malcom, Qualcosa di bello per Dio, Edizioni Paoline, Bari 1972. il pr
imo libro su Madre Teresa e ne ha fatto conoscere la figura in tutto il mondo. La
utore era un giornalista inglese della BBC che laveva incontrata per un documenta
rio.
Spink Kathryn, Madre Teresa. Una vita straordinaria, Piemme, Casale Monferrato (
AL) 1997. Biografia completa e molto documentata di una scrittrice che stata per
anni in stretto contatto con la Madre.
Indice
Introduzione di Franca Zambonini 7
Parte prima. APOSTOLA DELLA GIOIA 11
I. Il miracolo 13
II. La voce 19
III. Il volto nascosto 28
Parte seconda. LA FORZA DELLAVVENTURA PER DIO E I POVERI 39
IV. Laddio 41
V. La svolta 49
VI. Il sari 59
VII. Un tetto 70
VIII. La patria India 80
Parte terza. CON I POVERI FINO ALLA FINE DEL MONDO 91
IX. Amici 93
X. Lerede 110
Parte quarta. Lo HAI FATTO A ME 117
XI. Il messaggio 119
XII. Pensieri 130
XIII. Le preghiere 138
Nota biografica 147
Bibliografia ragionata 153
DONNE E UOMINI NELLA STORIA
Collana diretta da I. Spinucci - O. Cavallo
La collana, dal carattere storico-critico, biografico e narrativo insieme, prese
nta donne e uomini, epoche, eventi e idee che offrono valori umani e cristiani p
er lo pi universali, affinch lettori e lettrici doggi amplifichino i loro Orizzonti
culturali e assumano quella speranza creatrice che va al di L del quotidiano.
1. Gigi Moncalvo, Alessandra di Rudin. Storia di una nobildonna: dallamore per DAnn
unzio al Carmelo
2. Catherine Rihoit, La piccola principessa di Dio
3. Pierre Lunel, Suor Emmanuelle. Il coraggio cristiano dellamore
4. Patrick Meney, Anche il papa ha avuto ventanni
5. Cristina Siccardi, Elena. La regina mai dimenticata
6. Rinaldo Fabris, Paolo. Lapostolo delle genti
7. jules Carles - Andr Dupleix, Teilhard de Chardin. Mistico e scienziato
8. Joachim Bouflet, Edit Stein. Filosofa crocifissa
9. Lettere dallAlgeria di Pierre Claverie. Assassinato per il dialogo con i musul
mani
10. Jean Yves Calvez, Padre Arrupe. La Chiesa dopo il Vaticano II
11. Cristina Siccardi, Mafalda di Savoia. Dalla reggia al lager di Buchenwald
12. Rodolfo Doni, Agostino. Linfaticabile ricercatore della verit
13. Jean-Luc Barr, Jacques e Raissa Maritain. Da intellettuali anarchici a testim
oni di Dio
14. Mario Sgarbossa, Giovanni XXIII. Saggezza del cuore
15. Henri Troyat, Nicola II. Lultimo zar e la tragica fine dei Romanov
16. Roberto Rondanina, Simone Weil. Mistica e rivoluzionaria
17. Rodolfo Doni, Francesco dAssisi. Il santo dellamore e della poesia
18. Elysabeth Reynaud, Teresa dAvila. La donna che ha detto lindicibile di Dio
19. Cristina Siccardi, Giovanna di Savoia. Dagli splendori della reggia alle ama
rezze dellesilio
20. Jean-Jacques Antier, Jean Guitton. Pensatore e testimone
21. Rodolfo Doni, Monica. La madre di Agostino. Donna di fede virile.
22. Elisabeth Reynaud, Giovanni della Croce. Riformatore, mistico e poeta di Dio
23. Domenico Del Rio, Karol il Grande. Storia di Giovanni Paolo II
24. Rodolfo Doni, Chiara dAssisi. Il ramoscello forte di Francesco
25. Franca Zambonini, Madre Teresa. La mistica degli ultimi
Stampa: Ancora Arti Grafiche - Milano - 2003
Il totale sacrificio della sua vita a quella degli altri, senza nemmeno la consa
pevolezza di compiere un sacrificio, cosaltro pu essere se non santit? .
INDRO MONTANELLI
Chi altri in questo mondo porge la mano a quanti si trovano nel bisogno, nellabba
ndono? Come ha scritto Tagore, sifermano i tuoi passi dove sono i pi poveri, i dis
persi. Ecco... Madre Teresa, che non fa la minima discriminazione per il colore d
ella pelle, la lingua, la fede. Ella rende operante la verit che la preghiera ded
izione, servizio. Servire suo compito, sua religione, sua salvezza .
INDIRA GANDHI
Il pi grande messaggio di Madre Teresa al mondo il valore e la dignit di ogni esse
re umano .
HENRY DSOUZA, gi arcivescovo di Calcutta
ISBN 88-315-2504-2
788831 525046
Note - MADRE TERESA La mistica degli ultimi, Franca Zambonini
1. Giovanni Paolo II, Allocuzione del 15 febbraio 1992, in Insegnamenti XIV/1, L
ibreria Editrice Vaticana, Citt del Vaticano 1993, p. 304.
2. Nirmal Hriday (lett.: cuore senza macchia/immacolato) il nome indiano della Ca
sa dei moribondi, la prima aperta da Madre Teresa a Calcutta.
3. Cfr. Corriere della Sera, 16 novembre 1997.
4. Desmond Doig, Madre Teresa, la sua gente, il suo lavoro, Edizioni Paoline, Ro
ma 1981. Il libro stupendamente illustrato dalle foto di Raghu Rai.
5. Lush Gjergji, Madre della Carit, Velar, Gorle (BG) 1994, p. 128.
6. Teresa di Lisieux, Storia di unanima, Paoline, Milano 2002, pp. 252-253.
7. San Giovanni della Croce, Opere (a cura di P. Ferdinando di S. Maria), OCD, R
oma 2001, pp. 352 ss.
8. Albert Huart, Mother Teresa: Joy in the Night, in Review for Religious (sette
mbre-ottobre 2001) 494-502.
9. Joseph Neuner, Mother Teresas Charism, in Review for Religious (settembre-otto
bre 2001) 479-493.
10. Antonio Furioli, Charles de Foucauld, Lamicizia con Ges, ncora, Milano 2002, pp
. 83-84.
11. Edward Le Joly, Lo facciamo per Ges. Madre Teresa e le Missionarie della Cari
t, Edizioni Paoline, Roma 1979, pp. 170 e 235.
12. lka Saraogi, Bypass al cuore di Calcutta, Neri Pozza, Vicenza 2002, p. 240.
13. Francesco DOrazi Flavoni, Storia dellIndia, Marsilio, Venezia 2000, pp. 12 e 1
4.
14. Kathryn Spink, Madre Teresa. Una vita straordinaria, Piemme, Casale Monferra
to (AL) 1997, p. 201.
15. Kathryn Spink, Mother Teresa. A Complete Authorized Biography, HarperCollins
Publishers, New York 1998, p. 270.
16. Yogesh Chadha, Gandhi. Il rivoluzionario disarmato, Mondadori, Milano 1998,
pp. 421, 441 e 455.
17. Gloria Germani, Il pensiero di Teresa di Calcutta. Una mistica tra Oriente e
Occidente, Paoline, Milano 2000, pp. 12-13 e 33 (La preghiera di Gandhi).
18. Kathryn Spink, Mother Teresa. A Complete Authorized Biography, HarperCollins
Publishers, New York 1998, p. 284.
19. Katherine Frank, Indira, Houghton Mifflin Company, New York 2002, p. 490.
20. Cfr. Prefazione di A. Comastri, in Mario Bertini, Sulle strade di Madre Tere
sa, Paoline, Milano 1999, pp. 7 e 9.
21. Malcom Muggeridge, Something beautiful for God. Mother Teresa of Calcutta (t
r. it.: Qualcosa di bello per Dio, Edizioni Paoline, Roma 1972).
22. Carlo Maria Martini, La scuola della preghiera, Piemme, Casale Monferrato (A
L) 2002, p. 17.
23. Carlo Carretto, Lettere dal deserto, La Scuola, Brescia 1979, p. 64.
24. Jos Luis Gonzalez-Balado, Il cuore di Papa Giovanni. Aneddoti di una vita, Pi
me, Milano 2002, p. 192.
25. Madre Teresa di Calcutta - Frre Roger di Taiz, La preghiera. Freschezza di una
sorgente (a cura della Comunit di Taiz), Messaggero, Padova 1997.