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ROMA Un milione di con-
travvenzioni per eccesso di
velocit sulle strade. Per gli
italiani al volante il 2006 sta-
to lanno record delle multe,
che sono aumentate in totale
dell11 per cento, con una
punta del venti per cento sul-
le autostrade. Secondo gli
esperti il dato conferma che
leffetto positivo della paten-
te a punti si ormai esaurito:
non un caso che lincremen-
to maggiore delle infrazioni si
registrato sulle autostrade,
dove la possibilit di essere
fermati per la contestazione
della violazione molto bas-
sa. Nel frattempo le statisti-
che fanno segnare un calo de-
gli incidenti del 3,1 per cento
anche se i morti nello stes-
so periodo sono aumentati
nella stessa misura.
BORGOMEO A PAGINA 21
ROMA Gli assegni trasfe-
ribili costeranno di pi. E chi
desidera farne uso dovr
chiederli esplicitamente alla
sua banca. Lo ha deciso il mi-
nistero del Tesoro dinte-
sa con la Banca dItalia
con un decreto ancora in fa-
se di studio che ha lobiettivo
di rendere pi trasparenti i
trasferimenti finanziari e
quindi contrastare il rici-
claggio del denaro sporco.
Gli istituti di credito in futu-
ro emetteranno dunque solo
libretti per assegni con di-
vieto di girata. Ad avvantag-
giarsi della riforma saranno
soprattutto le forze di polizia
che potranno comprendere
con pi facilit da quali ma-
ni sono passati gli assegni
oggetto di indagine della
magistratura.
ARD A PAGINA 38
IL RAPPORTO
LItalia corre,1 milione di multe
IL CASO
Tassa sugli assegni trasferibili
Record di contravvenzioni, aumentate del 20% in un anno. Finito leffetto punti Tesoro e Bankitalia vogliono scoraggiarne luso per motivi di antiriciclaggio
Statali, arrivano pagelle e mobilit
Il governo firma un memorandum di intesa con il sindacato. Previsti dirigenti manager licenziabili. Pensioni e liberalizzazioni, Palazzo Chigi convoca i sindacati per domenica
ROMA Mobilit per gli impie-
gati pubblici, esodi incentivati,
meritocrazia, pagelle dei cittadini
alla qualit del servizio, dirigenti-
manager licenziabili in casi estre-
mi. Sono questi i punti chiave del
memorandum dintesa sugli sta-
tali sottoscritto ieri dal governo e
dai sindacati. Un accordo defini-
to dalle parti una svolta impor-
tante. Prosegue intanto nella
maggioranza il dibattito sulle
pensioni: ieri Rifondazione co-
munista ha presentato la sua pro-
posta che prevede la cancellazio-
ne dello scalone introdotto dal
ministro Maroni e lintroduzione
di incentivi per restare al lavoro
una volta raggiunta let pensio-
nabile.
BONANNI, GRION e MANIA
ALLE PAGINE 6, 7 e 9
CON REPUBBLICA
PI LESPRESSO
Da oggi La grande
enciclopedia medica
Da oggi il secondo
volume della Grande
enciclopedia medica
con atlante anatomico
di oltre 200 pagine.
A richiesta con
Repubblica pi
Lespresso
I distributori di carburante
resteranno chiusi per 48 ore
LAntitrust
con Bersani:
benzina in vendita
nei supermarket
Gestori in sciopero
CILLIS, IEZZI e LONARDI
A PAGINA 39
Davanti alla Cattolica manifestano giovani di An, Lega e Fi. Anche applausi al premier che dice: pi rispetto per le istituzioni
Milano, la destra fischia Prodi
E sulla base Usa 120 senatori dellUnione chiedono un dietrofront
Finch
ci sar Bush
in Iraq scorrer
il sangue
LINTERVISTA
Moqtada al Sadr
A PAGINA 19
RENATO CAPRILE
ADRIANO SOFRI

,,
Al Maliki non conta
il vero nemico
Allawi: ha creato
un esercito segreto
Ci vogliono
annientare ma
sapremo resistere
Il Settantasette
quando nei cortei
spunt la P38
C
I TOLGONOla gioia,
ci tolgono la vita... .
Migliaia di giovani
ebbero nel 77 uniniziazione
travolgente, di cui serbano un
ricordo geloso, come di qualco-
sa di riservato, incompreso o
violato da chi non cera, da chi
era contro. Non feci allora gran
conto delle rivelazioni teoriche,
loperaio sociale e il pensiero
desiderante e il resto. Mi im-
pressionava invece lattacca-
mento intenerito e spaventato a
una vita comune, separata e irri-
ducibile a quella del mondo uf-
ficiale e adulto: una comunit
che si rannicchiava nel suo ter-
ritorio, luniversit e le scuole,
certe piazze di quartiere e case
occupate, e ne usciva come si
azzarda una sortita in uno stato
dassedio, e non voleva cambia-
re il mondo, ma tenersene uno
per s. Di quella comunit ro-
mantica in modo adolescente,
composta per tanta parte da
adolescenti veri, le espressioni
migliori si trovano nelle fotogra-
fie di Tano DAmico e nelleffu-
sione delle famose lettere a Lot-
ta Continua, che allora leggevo
con esasperazione. Anche la
breve allegria, la dissacrazione
del mondo ufficiale scemo-sce-
mo, aveva unaria di comunit a
parte, di riserva indiana, appun-
to. Non aveva voglia, quel movi-
mento, di conquistare il potere e
nemmeno di guadagnare alla
propria causa la maggioranza,
ma di mettersi in proprio. La Re-
pressione fu il suo spettro: non
che mancasse la repressione
concreta, ch anzi Francesco
Cossiga, bersaglio lui stesso di
un odio smisurato, sostenne
con un oltranzismo infantile il
ruolo di duellante, e and a oc-
chi chiusi al suo appuntamento
con la tragedia.
SEGUE A PAGINA 51
con un articolo
di GIORGIO BOCCA
ALLE PAGINE 52 e 53
DIARIO
Un gruppo di contestatori ALLE PAGINE 2, 3 e 4
QUEI SALUTI ROMANI
MICHELE SERRA
P
ETARDI dei centri sociali contro il ministro Pa-
doa-Schioppa allUniversit di Torino. Saluti
romani contro il capo del governo Prodi allUni-
versit Cattolica di Milano. Con una battuta, si pu
dire che questo governo, per ora, assolve splendida-
mente il suo compito di capro espiatorio, assorben-
do con una certa disinvoltura gli insulti di destra co-
me quelli di sinistra: un vero talento stereofonico.
SEGUE A PAGINA 23
Colpite soprattutto Germania, Olanda, Belgio e Francia. Sfiorata lItalia
Uragano Kyrill sul Nord Europa
vento a 200 allora, 10 vittime
Un albero caduto ad Amsterdam DEL RE e TARQUINI ALLE PAGINE 14 e 15
Parla Moqtada al Sadr
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Repubblica Ceca Kc 56; Slovacchia Skk 71; Slovenia Sit. 280
(1,17); Svezia Kr. 15; Svizzera Fr. 2,80; Svizzera Tic. Fr. 2,5
(con il Venerd Fr. 2,80); Tunisia TD 2; Ungheria Ft. 350; U.S.A $ 1.
Fondatore Eugenio Scalfari Direttore Ezio Mauro
www.repubblica.it SS-1F
venerd 19 gennaio 2007
F
NZ
Anno 32 1,30in Italia - Numero 16
Repubblica Nazionale
LA REPUBBLICA 51 VENERD 19GENNAIO2007
(segue dalla prima pagina)
L
a moltitudine di ragazze e
ragazzi che fino allinizio
del 77 erano restati in
aspettativa altrove, o non aveva-
no ancora raggiunto let per
mettersi in corteo, si riconobbe
unita da qualcosa disoccupa-
zione giovanile, massificazione
scolastica, ma sono razionaliz-
zazioni prosaiche di un pi sfug-
gente senso di esclusione e di
misconoscimento e subito si
sent minacciata da un Potere
che la odiava e la scandalizzava
con la morte dei giovani.La mor-
te divent compagna di quella
nuova comunit, e la diede in
pegno al vecchio gioco della vio-
lenza.
Lotta Continua si era sciolta.
In realt, continuava a esserci,
ma con un impulso a ritrasfor-
marsi nel movimento non
cero pi io, smesso. Negli altri
gruppi cera un irrigidimento
conservatore e una smobilita-
zione militante. Il quotidiano di
Lc moltiplic la sua influenza,
pagando un doppio scotto: di
una reticenza sulle malefatte nel
movimento, e di una esposi-
zione al ricatto dei suoi reparti
maneschi. In quel vuoto lAuto-
nomia operaia e i gruppi che
avevano gi fatto il passo della
clandestinit terrorista ebbero a
portata un frutto insperato, e ne
fecero un boccone. Non fu affa-
re di ideologia: la loro era poco
attraente. Nemmeno di effi-
cienza e brutalit organizzativa,
che cera, ma respingeva le per-
sone, salvo sequestrarle nei mo-
menti dello scontro fisico. Il mo-
vente era in quella sensazione di
malvagit del potere, di invidia
dei giovani e della loro voglia di
amicizia e di felicit. Le nuove
reclute conoscevano le prime
vittime, i primi picchiati o incar-
cerati, e bisognava votarsi alla
solidariet con loro, disporsi a
emularne la pena. Su questo
sentimento si innestava il marti-
rologio antico, la sequela dei ca-
duti di cui si imparavano i nomi,
i compagni carcerati, lo Stato, la
Repressione. Un movimento,
anche il pi ingenuo e innocen-
te, che non sia educato alla non-
violenza, non si sottrae alla
stretta fra violenza repressiva e
violenza dello scasso. (A Genova
nel 2001 successe di nuovo, e si
sono gi perdute le molotov
dordinanza).
La partita si gioc il 12 marzo
a Roma. Alla vigilia, a Bologna,
Francesco Lorusso, 25 anni, stu-
dente di Lotta Continua, era sta-
to ucciso dalla pistola di un ca-
rabiniere, a ridosso di unincur-
sione, malaugurata ma inno-
cua, di militanti di sinistra in
unassemblea di Comunione e
Liberazione, cui non aveva par-
tecipato. La manifestazione fu
strada colpito il 2 febbraio 1977,
Marco Boato che sfida la minac-
cia teppistica nel Palasport di
Bologna, Enrico Deaglio che ri-
sponde alla condanna a mor-
te fornendo i percorsi delle
sue giornate. Il corteo del 12
marzo lo seguii dai bordi. A un
angolo di via Cavour mi intrat-
tenni con Umberto Terracini,
trepidante per il pi piccolo dei
suoi figli, che tante volte mi ave-
va raccomandato. Massimo
aveva allora ventanni, morto
nel 1995. Ero persuaso che biso-
gnasse impedire che il retaggio
dellestremismo politicante e fi-
loterrorista si saldasse con la
nuova leva militante, nel vitti-
mismo e nel lutto. Che fosse es-
senziale, prima del diluvio, dare
un segno di svolta e disarmare la
retorica del complotto e del
martirio con unamnistia per
tutti, sinistra e destra. Sentendo
di essere alla vigilia del diluvio,
fare come se si fosse allindoma-
ni del diluvio. Liquidare una
partita, perch la prossima non
si caricasse del debito antico.
Vuoi tirare fuori Curcio?, mi
chiedevano. Volevo: se non al-
tro, avrebbe impedito ai ragazzi
in corteo di gridare, senza sape-
re perch, Curcio libero. Qual-
cun altro rivendicava lamnistia
politica per i compagni prigio-
nieri, dagli autonomi a Guatta-
ri, ma era una parola dordine
agitatoria, come gridare Cur-
cio libero. La mia speranza era
irrealistica. Questo non toglie
che mi interroghi sui suoi even-
tuali effetti. C sempre quel tor-
nante dellassassinio di Moro, a
fare da pietra di paragone.
Il 77 si porta dietro la sensa-
zione soffocante di un angolo in
cui si resta inchiodati, senza
scampo. Per le cose non sono
ineluttabili come diventano
una volta consumate. Che cosa
sarebbe successo se il Pci non
avesse deciso di cercare la prova
di forza, se il 17 febbraio Lucia-
no Lama piuttosto lesecuto-
re incauto di quella decisione
non fosse andato a sfidare il mo-
vimento alla Sapienza? Su que-
sto giornale Eugenio Scalfari
comment lerrore di Lama. Ci
sono errori che costano molto
cari. Quella giornata scav fra il
movimento operaio e i giovani
un fossato mai pi colmato. Da
parte di professionisti del reali-
smo, fu una prova di impruden-
za micidiale. A distanza di tre
anni, fu ripetuta a Mirafiori con
il comizio di Berlinguer che, a
domanda, ammise con un invo-
luto imbarazzo lappoggio al-
loccupazione, e il messaggio fu
che aveva incitato a occupare.
La marcia dei cosiddetti 40 mila
fu poi lequivalente del 12 mar-
zo romano. Due tappe essenzia-
li nella destituzione della classe
operaia in Italia.
enorme, e si misur con uno
schieramento di polizia a sua
volta enorme. Blindato lacces-
so a via Nazionale, prevalse la
volont di far valere la forza po-
litica del corteo, che scese per
via Cavour. Quando gi la testa
era a largo Argentina, un grup-
po, facendosi scudo di uno
spezzone composto da donne,
attacc con le molotov la sede
della Dc e la polizia schierata. Le
forze dellordine, o almeno i lo-
ro capi, non aspettavano altro.
La citt a ferro e fuoco: centinaia
di feriti, arrestati, vetrine infran-
te, auto (utilitarie per lo pi) in-
cendiate o sfasciate, armerie
svaligiate, sparatorie, caccia al-
luomo. Nella gran parte dei ma-
nifestanti rest un senso di fru-
strazione e di inganno. Ma nem-
meno quella amarezza bast a
rovesciare il tavolo. Si sent di
muoversi in un vicolo cieco,
senza il coraggio di una ritirata,
che un ricatto facile faceva pas-
sare per diserzione. Nemmeno
il giornale di Lc us parole abba-
stanza nette. Non che non le
pensasse: ma si lasci a sua vol-
ta legare dal senso di responsa-
bilit. Voleva stare dentro il mo-
vimento per scongiurarne la re-
sa ai feticisti della violenza e ai
reclutatori della lotta armata.
Nel corso dellanno, il giornale
arriv alla rottura piena con li-
dolo dellunit del movimen-
to, pi drammaticamente
quando fu ammazzato Carlo
Casalegno a Torino. Quella Lc
trasfusa nel movimento lo
convogli nel convegno di set-
tembre a Bologna e ne svent un
ulteriore esito violento, e otten-
ne anzi una piccola ricucitura
negli strappi che avevano con-
trapposto la citt comunista
ai giovani, di cui il funerale di Lo-
russo lividamente confinato in
periferia fu la macchia peggiore.
Ma dal vicolo cieco il movi-
mento non sarebbe pi uscito.
Il resto dellanno riserv altri
ammazzamenti, e gambizza-
zioni neologismo dannata
e attentati e scontri e Giorgia-
na Masi e odio e rancore senza fi-
ne. Gli adolescenti che avevano
Aldo Moro.
Fuori gioco, seguivo con tre-
pidazione i miei compagni che
si prodigavano per tenere le co-
se di qua dal precipizio Alex
Langer nella famosa foto, ac-
cucciato con le mani giunte ac-
canto al poliziotto che giace in
IL MOVIMENTO ha confermato anche di es-
sere un pentolone ribollente di gruppi e fram-
menti eterogenei; di raccogliere tutte le fran-
ge irresponsabili, bizzarre o folli duna gio-
vent sbandata, i dilettanti e i fanatici; di fuggire dalla realt
verso il mondo dei sogni, del gioco e dellutopia. Si di-
mostrato incapace di scelte e indicazioni programmatiche:
e privo di obiettivi realistici, che certo non possono emer-
gere dal tumulto degli slogan e dei comizi. Ha riconosciu-
to di essere diviso tra le velleit politiche di Lotta continua,
riemersa dalla crisi ma non ancora capace di esercitare la
leadership, e il furore del partito armato. Certo questa Ba-
bele indebolisce il Movimento: ma lo rende anche pi in-
quietante e pericoloso: la miscela esplosiva. Gli alleati dei
terroristi si sono contati; sono molti, e si dicono risoluti ad
agire come partito armato: appariva allarmante, pur nel
corteo pacifico, la presenza di gruppi folti, compatti, che
martellavano slogan da guerra civile ripetendo il segno del-
la P.38. La maggioranza tranquilla del Movimento,
nel rifiuto di condannare i compagni che sbagliano -
anche quando sparano - offre alla guerriglia una co-
pertura, campi di arruolamento, insidiose complicit.

77

Gli scontri
studenteschi,
i gruppi, armati e
non, e la violenza
che montava
Un movimento
diviso tra velleit
creative
ed estremismo
rivoluzionario
DIARIO
DI DI
77
Milano, 1977, una
manifestazione di
Autonomia operaia
Quando nei cortei spunt la P 38
CARLO CASALEGNO
ADRIANO SOFRI
MicroMega1/07
Silvio Viale
AUTODENUNCIAMOCI!
Un appello a Veronesi, Marino, e a tutti i medici
che hanno coscienza: ogni giorno migliaia
di medici rifiutano laccanimento terapeutico
e praticano in silenzio leutanasia.
arrivato il momento di dichiararlo.
****
La rivista sar presentata a Roma, mercoled 24 gennaio
alle ore 17 a Palazzo Valentini in Via IV Novembre 119/a
Rocco Buttiglione, Paolo Flores d'Arcais
Ignazio Marino e Livia Turco
discuteranno su
L'EUTANASIA UN DIRITTO CIVILE?
TRENTANNI FA IL TERRORISMO PRENDEVA IL SOPRAVVENTO

Repubblica Nazionale
52 LA REPUBBLICA VENERD 19GENNAIO2007
D I A R I O
I LIBRI
LE TAPPE
PRINCIPALI
LUCIA
ANNUNZIATA
1977.
Lultima foto
di famiglia
Einaudi 2007
CONCETTO
VECCHIO
Ali di piombo
Bur 2007
MARCO
GRISPIGNI
1977
Manifestolibri
2006
STEFANO
CAPPELLINI
77
Sperling
&Kupfer
2007
GIULIANO
BORASO
Mucchio
selvaggio
Castelvecchi
2006
ALDO
CAZZULLO
I ragazzi che
volevano fare
la rivoluzione.
1968-1978
Sperling &
Kupfer 2006
GIAMPAOLO
PANSA
Lutopia
armata
Sperling &
Kupfer 2006
PABLO
ECHAURREN
Parole ribelli.
I fogli del
movimento
del 77
Nuovi
Equilibri 1997
ALDO
GRANDI
Insurrezione
armata
Bur 2005
La
generazione
degli anni
perduti
Einaudi 2003
BIANCHI
CAMINITI
(a cura di)
Settantasette
La rivoluzione
che viene
DeriveApprodi
2004
Queste anime nobili che
protestano per Radio
Alice, mi fanno pensare
a quelli che, tra il 20 e
il 22, degli squadristi
dicevano teste calde
Intervista al Giorno
9 aprile 1977
GIORGIO AMENDOLA
I giovani del
movimento del 77
differivano
radicalmente dai loro
idealisti e ideologizzati
predecessori del 68.
Storia dItalia dal
dopoguerra a oggi, 1989
PAUL GINSBORG
LAGGRESSIONE A LAMA, 17 FEB.
Durante un comizio allUniversit di Roma,
Luciano Lama, segretario della Cgil,
contestato dagli studenti e costretto a
fuggire. Due giorni dopo 50 mila studenti
sfilano in corteo
GLI INDIANI METROPOLITANI
Tra gli animatori della rivolta c anche
unala creativa del movimento. Il ministro
dellInterno Cossiga commenta: Non
permetteremo che lUniversit diventi un
covo di indiani metropolitani e freaks
FRANCESCO LORUSSO, 11 MARZO
A Bologna ucciso lo studente Francesco
Lorusso. Il governo ordina la chiusura di
Radio Alice. La fotografia di un giovane in
passamontagna che punta una pistola
diventa un simbolo
UN PAESE DIVISO E SPAVENTATO
A
l megaconvegno contro la
repressione a Bologna si
and con la famiglia intera:
mia moglie e io allhotel Jolly, ma-
trimoniale con bagno, i tre figli
adolescenti sotto i portici delluni-
versit con i sacchi a pelo. Si dice-
va che erano arrivati a Bologna in
sessantamila: lItalia ribollente
della contestazione, pi parole
che rivoltelle, che faceva da coro
allavanguardia rivoluzionaria
delle Brigate Rosse, mol-
te parole ma anche qual-
che rivoltella. E subito
limpressione di una fe-
sta giovanile pi che di
unadunata sediziosa,
subito limpressione che
si era l per divertirsi pi
che per combattere. Cos
del resto era avvenuto
tutto lanno. S cerano i
brigatisti e i gambizzati, i
Prima linea irresponsa-
bili e feroci e ogni matti-
no fra le otto e le nove ce-
ra lora in cui luomo-
simbolo, la vittima esem-
plare, poteva cadere sul-
lasfalto di una strada, nel
suo sangue ma la trage-
dia si mescolava sempre
alla festa, alla vacanza;
quelli di Prima Linea staccavano
per andar a sciare al Sestriere, i bri-
gatisti rossi emiliani andavano a
Spigarolo per provare i nuovi cula-
telli e a Bologna al megaconvegno
si andava per la politica ma anche
per lo scontro teatrale fra studenti
anarcoidi e militanti del Pci che era
una cosa seria ma sembrava un po
una storia come La secchia rapita.
Quei tumulti met veri e met re-
citati piacevano molto a tutti, face-
vano parte di quelle lotte civili che
sono la passione degli italiani,
quelle guerre in cui tra una batta-
glia e un agguato torni a casa per
dormire nel tuo letto.
Bologna era al centro di quella
tragicommedia esplosa il 12 mar-
zo di quel burrascoso 77. Al centro
della citt si formata una sacca di
rabbia e di scontento: migliaia di
giovani di sinistra che dopo uno
scontro con i cattolici di Cl parto-
no in corteo diretti a Piazza Gran-
de. I carabinieri cercano di fermar-
li, parte un colpo di moschetto e
colpisce a morte lo studente Fran-
cesco Lorusso di Lotta continua.
la rivolta. I giovani danno fuoco al
Cantunzein, il ristorante dove il
professor Zangheri sindaco della
citt invita gli stranieri che vengo-
no a visitare il miracolo rosso di
Bologna, il comunismo ricco, la
grande trovata del capitalismo
gestito dai compagni. Da l lidea
della sinistra radicale di fare pro-
prio a Bologna un maxiconvegno
contro la repressione. Ne nasce
qualcosa di veramente maxicom-
prensivo di tutta lItalia intellet-
tuale e politica di allora. Tutti ven-
gono a Bologna alla ricerca della
loro identit, che in sostanza rima-
ne lidentit della italica borghe-
sia, ma che tutti vogliono masche-
rare, rifiutare, deformare. una
colossale commedia degli equivo-
ci che il popolo bolognese dei ne-
gozianti e dei ristoratori capisce al
volo ricevendo fraternamente i
sovversivi in cui riconosce i figli
che ha mandato alluniversit per-
ch diventino anche loro dottori,
professori. I promotori del maxi-
convegno nati e vissuti in Bologna
la dotta vogliono la rivoluzione ma
anche il corpo accademico, invita-
no avvocati democratici, psichia-
tri, magistrati, giornalisti a patto
che accettino gli sberleffi e gli sce-
mi della coesistenza con i bravi ra-
gazzi che si dicono rivoluzionari.
Trasforma linvasione in affare. Il
resto lo fanno gli intellettuali che
recitano se stessi, la Maciocchi,
Dario Fo, Felix Guattari, Alain
Guillaume che fraternizzano con
Mimmo Pinto leader dei disoccu-
pati organizzati arrivato da Na-
poli.
Bologna invasa ricorda un po la
battaglia di Alesia del divo Cesare,
gli eserciti in campo sono
luno dentro laltro asse-
dianti assediati. Potrebbe
succedere che un auto-
nomo vestito da poliziot-
to spari sugli studenti co-
me che un poliziotto ve-
stito da autonomo spari
sui carabinieri. Del resto
anche i giovani che prote-
stano contro la repressio-
ne si sono gi divisi fra ra-
dicali e moderati. Gli in-
tellettuali, i riformisti, i
garantisti si ritrovano a
discutere alluniversit e
nei vecchi palazzi forniti
dal municipio comunista
mentre i duri, quelli venu-
ti a Bologna per menare e
magari per sparare, si ri-
trovano al palazzetto del-
lo sport, i Volsci romani, gli auto-
nomi di Padova, quelli di Potere
operaio, quelli di Senza tregua e di
Prima linea che urlano Curcio li-
bero.
Ma nello schieramento concen-
trico ci sono anche diecimila poli-
ziotti che circondano il palazzetto
dello sport senza attaccarlo e at-
torno ai poliziotti nella periferia
della citt il governo ha mandato
anche i soldati dellesercito per es-
sere ben sicuro che il vulcano non
esploder. Anche gli studenti gio-
vanissimi delle scuole medie si so-
no riuniti in un teatro, sono gli
ascoltatori di Radio Alice del rivo-
luzionario Bifo, giovane e diver-
tente che ho preso in giro sul gior-
nale. Entro nel teatro e mi ricono-
scono. Sale un coro pi scherzoso
che minaccioso: Radio Alice non
si tocca, sequestriamo Giorgio
Bocca. Forse ci sono anche i miei
figli a ritmare la filastrocca.
Il 77. Dice Renato Curcio il fon-
datore delle Br: quel 77 ci piom-
bato addosso come una slavina di
giovani selvaggi. Slavina la pa-
rola giusta. Il Movimento, come lo
chiamano, qualcosa di impreve-
dibile, di inarrestabile. Le Br cer-
cano disperatamente di chiuder-
gli le porte avendo capito che ne
sarebbero travolti, una chiusura
totale, maniacale, disperata. Il nu-
cleo storico ma anche Moretti e
Fenzi, i brigatisti nuovi della O,
lorganizzazione che viene dopo il
primo slancio rivoluzionario, ca-
piscono a tatto, a odore, a istinto o
prima che a ragione che la slavina
giovanile qualcosa di anarcoide
che ha tagliato i ponti con la storia
di famiglia, con il partito comuni-
sta, con gli operai, con la disciplina
leninista, con i pugni di acciaio. Ri-
corda il brigatista Ognibene: noi
dal carcere ci rendevamo conto
che non saremmo mai riusciti a
controllare quella leva giovanile.
Nel 77 ogni possibilit di costitui-
re un partito era caduta, le forze so-
ciali in movimento erano troppo
composite, i nostri legami con le-
sterno erano stati sommersi dalla
quantit di lotte ambigue e mute-
voli. A un certo punto fra noi del
gruppo storico si arriv a dire:
Compagni noi le Brigate rosse le
abbiamo fatte, potremmo anche
disfarle.
IL PAESE DELLE URLA
E DELLE RIVOLTELLE
AUTONOMI
Qui sopra, a Milano, nel maggio, gli
autonomi sparano e uccidono lagente
Antonino Custr
GIORGIO BOCCA

,,
Per Renato Curcio, fondatore
delle Brigate Rosse, quel 77 gli
piomb addosso come una
slavina di giovani selvaggi. Fu
qualcosa di imprevedibile
GLI AUTORI
Il Sillabario di
Carlo Casale-
gno tratto da
un articolo del-
la Stampadel 27
settembre 1977
Una miscela
esplosiva (lar-
ticolo conte-
nuto in Il no-
stro Stato, a
cura di Alessan-
dro Gal ante
Garrone, Bom-
piani 1978).
DIARI ONLINE
Tutti i numeri
del Diario di
Repubblica so-
no consultabili
su Internet al si-
to www.repub-
blica.it. Qui i let-
tori troveranno
gl i arti col i ,
comprensivi di
tutte le illustra-
zioni, di questo
strumento di
appr of ondi -
mento.
mo della base movimentista, vo-
gliono ospitare lo spontaneismo
giovanile ma nel rispetto della
buona cultura, si rivolgono a una
classe operaia immaginaria men-
tre quella vera, presente a Bologna
in carne e ossa sta nei servizi dor-
dine delle aziende municipalizza-
te. Ha risposto bene il sindaco pro-
fessore ai giovani del convegno
che si presentavano come occu-
panti di Bologna: Ragazzi, lab-
biamo occupata gi noi del Pci.
La citt risolve da sola i proble-
Repubblica Nazionale
LA REPUBBLICA 53 VENERD 19GENNAIO2007
D I A R I O
M
anca a certificarlo una fo-
tografia di Robert Capa.
Ma pare proprio che il car-
rello dei bolliti del ristorante
Cantunzein, appena svaligiato,
abbia fatto la sua parte nei tumul-
ti attorno a piazza Verdi, pieno
centro di Bologna. Tra le armi pro-
prie e improprie di quegli anni, e di
quellanno in particolare, sarebbe
bello potere ricordare solo quella:
licona di una rivoluzione dadai-
sta.
Il carrello sulle barricate lim-
magine pi diffusa della vulgata
postuma sul Settantasette bolo-
gnese. E rappre-
senta bene
lattitudine
teatrale, gio-
cosa, beffarda
di una delle
anime di quel-
la rivolta rima-
sta molto local
nonostante sia
stata goffamen-
te globalizzata
da un celeberri-
mo e surreale in-
tervento di intel-
lettuali francesi,
compreso il vec-
chio Sartre, che
promossero la po-
vera Bologna a ca-
pitale mondiale della repressio-
ne. (Soltanto il cardinal Biffi,
ventanni dopo, riuscir a dare di
Bologna unimmagine perfino pi
incongrua e sopra le righe, defi-
nendola sazia e disperata: quan-
do si dice gli opposti estremi-
smi...).
Ma in Italia - altro che dadaismo
- si sparava. Ci si ammazzava per la
strada, in un crescendo di agguati
e regolamenti di conti che hanno
avuto per soli emuli, in questo
paese, le guerre di mafia. In quei
giorni del marzo bolognese lo stu-
dente Francesco Lorusso venne
freddato sotto i portici dai colpi
della polizia. Fu lanno in cui cad-
dero a Roma Giorgiana Masi, sem-
pre per mano di agenti di Stato, a
Milano lagente Custr ucciso da-
gli autonomi, a Torino Casalegno
dai terroristi rossi. La P38 era il ri-
pugnante feticcio di una parte mi-
noritaria ma ancora molto conti-
gua della sinistra rivoluzionaria:
un pistolone da gangster-movie la
cui sagoma omicida veniva mima-
ta a mani nude nei cortei di auto-
nomia.
Il movimento del Settantasette
fu strenuamente radicale: in tutto.
Nei suoi ribaltamenti linguistici,
nel ribollente rifiuto delle conven-
zioni e perfino del senso della po-
litica; ma anche nella drasticit
inappellabile, davvero estrema
(nel senso che, un passo pi in l,
non cera pi niente, anzi cerano
la morte della politica e il Riflusso)
di molti suoi atti, di molte sue
istanze, collettive e individuali. A
differenza del Sessantotto, che era
stato pura politica, e si era posto la
questione del potere fino a diven-
tare quasi la parodia del comuni-
smo dei padri, con piccoli Politbu-
ro di ventenni che questionavano
di strategia e di tattica, il Settanta-
sette fa semplicemente a pezzi la
politica tradizionale, o forse la po-
litica tout court. Parla di desideri
e non pi di bisogni sociali, ignora
oppure spregia la questione del
potere e dellegemonia, esalta il
soggetto desiderante, la libert
incondizionata, assoluta, non vei-
colabile da nessuna autorit. Si fa
beffe, anarchicamente, di qualun-
que forma istituzionale abbia as-
sunto, fin l, la politica. Inevitabile
dosi astiosamente (odio che ri-
sponde a odio) e appoggiando so-
stanzialmente la repressione dei
moti. Ci vorranno molti anni, in
citt, per ricucire almeno in parte
quella ferita: in buona parte grazie
alla rimozione.
Nel settembre di quellanno Bo-
logna si riemp di giovani, arrivati
da tutta Italia, per una specie di
folle happening rivoluzionario
contro la repressione, con gli
immancabili intellett francesi.
Non accade niente di particolar-
mente sgradevole, semmai qual-
cosa di divertente: per esem-
pio una di-
scussione
pubbl i ca
se fondare
o non fon-
dare un
nuovo parti-
to armato,
alla presenza
dei giornalisti
e probabil-
mente di qual-
che decina di
agenti in bor-
ghese. Tutto si
disfa in fretta,
smobilita, cessa
di essere politi-
ca (nella misura in cui riuscito ad
esserlo) e diventa memoria perso-
nale. Il Settantasette finisce nel 77:
poca cosa. Di l in poi, parleranno
da un lato le armi dei brigatisti,
dallaltro una placida, irresistibile
restaurazione, che sostanzial-
mente dura fino ai giorni nostri e
della quale non si incaricarono n
lo Stato e neanche lodiato Pci: pi
banalmente, avvenuta ad opera
del consumismo, della televisio-
ne, del conformismo sociale.
Di quel vitalismo irriducibile re-
sta molto controversa, anche oggi,
uninterpretazione politica: lauto
definizione del movimento fu di
sinistra estrema, e si deve pren-
derla per buona. Anche se per lo-
pinione marxista classica, il vellei-
tarismo tipicamente piccolo-
borghese, e oggettivamente rea-
zionario... Ancora pi complicata
la discussione se si prova a ragio-
nare sui desideri e i desideran-
ti con il senno di poi, cio il no-
stro: cinicamente, potremmo dire
che molti dei desideri che lottuso
Pci non seppe e non pot esaudire
(n reprimere) li ha abbondante-
mente esauditi il Grande Fratello
nel prosieguo dellepoca...
Non un caso, comunque, se le
tracce pi convincenti di quel pe-
riodo, le pi visibili, le pi tipiche e
anche le pi apprezzabili, sono
impresse nella memoria artistica e
culturale e non in quella politica.
Restando nella sola Bologna: la
stagione del rock demenziale, il
cabaret surreale del Gran Pavese,
un fiorire notevole di scrittura e
scrittori, il fumetto davanguardia
e soprattutto il geniale lavoro di
Andrea Pazienza - morto per dro-
ga poco pi che trentenne - che
seppe raccontare con furore quasi
cliniano (ma allegro! diamine!) i
giorni e soprattutto le notti di quei
gruppi di studenti famelici di vita,
allucinati dalle droghe, disperata-
mente amorosi.
Il vitalismo e soprattutto il nar-
cisismo sono, in politica, vizi capi-
tali, anche se magari schiudono le
porte del potere individuale me-
glio e pi in fretta, come avvenu-
to, del resto, per molti degli ex ri-
voluzionari di quegli anni. Ma del-
larte, il narcisismo spesso ali-
mento, ragione fondante. Pur-
troppo non tutti da quelle parti, e
in quellanno, erano artisti.
EMILIO
QUADRELLI
Andare ai resti
DeriveApprodi
2004
GIOVANNI
BIANCONI
Mi dichiaro
prigioniero
politico.
Storia delle
Brigate Rosse
Einaudi 2003
V. BRIDI
F. BERARDI
(a cura di)
1977. Lanno
in cui il futuro
incominci
Fandango
2002
UMBERTO
ECO
Sette anni di
desiderio
Bompiani
2000
ROBERT
LUMLEY
Dal 68 agli
anni di
piombo
Giunti 1998
NANNI
BALESTRINI
PRIMO
MORONI
Lorda doro.
1968-1977
Feltrinelli
1997
FRANCO
BERARDI
Dellinnocenza.
1977:
lanno della
premonizione
Ombre Corte
1997
Alice il
diavolo
(a cura di)
Shake 2002
A. SOFRI
L. SOFRI
(a cura di) Si
allontanarono
alla
spicciolata
Sellerio 1996
CARLO
CASALEGNO
Il nostro Stato
Bompiani
1978
RENATO
ZANGHERI
Bologna 77
Editori Riuniti
1978
I LIBRI
Il mito della centralit
operaia, delloperaio
forte che con le sue
vittorie cambia il mondo
era gi contestato
da sinistra nel 1977
Questo Novecento
1996
VITTORIO FOA
TERRORISMO, APRILE-GIUGNO
Le Br uccidono a Torino Fulvio Croce (27
aprile). A Roma muore Giorgiana Masi (12
maggio). A Milano sono feriti Indro
Montanelli e il direttore del Tg1 Emilio
Rossi (2-3 giugno)
LAPPELLO, LUGLIO-SETTEMBRE
Su Lotta continua lappello degli
intellettuali francesi (Barthes, Deleuze,
Guattari, Sartre) contro la repressione
del governo nei confronti degli studenti. Il
Pci accusato di essere la nuova polizia
ROSSI E CASALEGNO
A Roma un gruppo di neofascisti uccide il
giovane militante di Lc Walter Rossi. A
Torino le Br feriscono il vicedirettore della
Stampa Carlo Casalegno, che muore il
29 novembre dopo una lunga agonia
Da febbraio lItalia
scossa dalla rivolta dei
giovani proletari, dei
dimenticati dal
compromesso storico e
dal gioco istituzionale
Appello degli intellettuali
Lotta continua luglio 1977
JEAN-PAUL SARTRE
DENTRO IL PRECIPIZIO
DI BOLOGNA LA GRASSA
LA CITT EMILIANA FU LEPICENTRO PER TUTTO IL MOVIMENTO
MICHELE SERRA
I CREATIVI
A destra, la redazione di Radio Alice
e, accanto, Pentothal
di Andrea Pazienza
e fatale il cozzo frontale con il Pci,
il sindacato, la sinistra storica, la
morale e il moralismo del movi-
mento operaio, laddolorata pru-
denza berlingueriana. Noi odia-
vamo i comunisti, scrive Lucia
Annunziata del suo libro 1977.
Insieme allassalto al palco di
Luciano Lama, allUniversit di
Roma, la sommossa bolognese fu
laltra conferma, forse perfino pi
rilevante, della natura anti-comu-
nista (letteralmente) di quel movi-
mento di studenti: circostanza
che fu notata, e lodata, anche sul
Corriere della Sera. La citt allora
simbolo del comunismo riformi-
sta era anche il simbolo dellim-
borghesimento di una classe diri-
gente e di una base sociale orgo-
gliose delle loro conquiste e della
loro egemonia. Perbeniste, mode-
rate, in fin dei conti soddisfatte:
imperdonabile e odiosa condizio-
ne, la soddisfazione, per quella
piccola moltitudine di giovani che
incarnava con una foga quasi vi-
sionaria, quasi dolorosa, la sma-
nia di desiderare, di sperimentare,
di godere.
Quellostentato sporgersi oltre
il limite, verso il precipizio, che
tipico di molte adolescenze, in
quel momento, in quel movimen-
to, diventa una specie di anima
collettiva: unesperienza brucian-
te da consumare tutta intera, tutti
insieme e subito, comprese le evi-
denti pulsioni di morte, di con-
sunzione strenua, e pazienza se
dopo rimarranno solo le ceneri. Il
movimento insieme generoso
(perch non fa calcoli) e masochi-
sta (perch non fa calcoli). La poli-
tica poco, la politica stretta per
istanze e parole dordine che sono
squisitamente esistenziali, identi-
tarie: i desideranti non sanno
che farsene di conquiste sociali
che si esauriscono nel decoro dei
padri operai e delle loro coopera-
tive. La fatica e il sangue che quel-
le conquiste popolari costarono
non riesce minimamente a pesare
nello scontro convulso di quei
giorni, a calmierarlo. Il Pci bolo-
gnese consuma la sua onta facen-
dosi sempre pi Stato, chiuden-

,,
Nel settembre di quellanno,
Bologna si riemp di giovani
e intellettuali, arrivati dallItalia
e dallEuropa, per una specie
di folle happening rivoluzionario
Repubblica Nazionale