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Il direttore di m giomale

antisemita strigliato e censurato


dol copo del fascismo.
Che non esit a riabilitare tecnici
e alti ufficiali ebrei pu inserirli
inposti chiaue nel momento
cruciale della guerra. D'altronde,
le leggi razziali unposte dai nazisti
non furono mai del tutto condiuise
dal numero uno del regime.
oiFnsro AruoRrom
1l ,f
arzo 1942: nella penombra del
l\ /l suo meea studio a Palazzo Vene-
IYIzia, tra"un rapporto di polizia e
uno sulla situazione militare sui vari
fronti, Benito Mussolini trova il tempo
di arrabbiarsi anche per altre cose. Non
bastano i nostri convogli che affondano
a iosa nel Canale di Sicilia, il fronte
interno che scricchiola, un partito fasci
sta boccheggiante, i
gerarchi
che conti-
nuano a litigare, un alleato tedesco
sempre pi invadente, sempre meno
alleato e sempre pi padro-
ne. Non basta tutto
questo: adesso ci si
mettono anche i razzi-
sti di casa nostra. Gli
uultr,, quelli che con le
citt bombardate e
migliaia di madri in lutto
continuano a pensare a
come orilanciareo
il razzi
smo nell'Italia littoria.
Pensano di avere in Musso-
Iini un alleato e invece si ritrovano un
interlocutore freddo, svogliato, a volte
irascibile. Cos anche I'insospettabile
rivista La difesa della razza, organo
ufficiale del razzismo e dell'antisemiti-
smo fascisti, diretta da un giornalista di
tutto rispetto e di sicura fede come
Telesio Interlandi, si becca la sua bella
censura. E a farne Ie spese non una
rubrica o un collaboratore di seconda
flla: il censurato, uper
ordine superioren,
il direttore stesso e un suo editoriale
ambiziosamente programmatico. Ma
Interlandi pecca sia di ambizione che di
(programmazioneo
e in pi sbaglia
anche i referenti ideali, andandoseli a
scegliere addirittura in Germania, tra i
nazisti. Come stupirsi quindi
che il suo
'
."t.
#ia
.L*,
l'
.-'
?4...1r:
Un figlio di Giuda
a palazzo Venezia
Drimo dell'improwiso diero-front
fdeil'eshte l'938, Mussolinie il
movimenlo sionisb filorono d'omore e
d'occordo per molti onni. llcopo del
foscismo si espresse
pi
volte fqvore
del movimen che niirqvo
q
creore un
fu,colore ebroico, in Pole$ino o oltrove.
Gi nel 1922, ollovigilio dello Morcio
su Romo, il hoder sioish Vlodimir
Zeev Jobolinski scrisse o Mussolini oer
sensibilizorlo ol sionismo. Per chio'rir-
gli chi bssero i sionisli, Jobotinski
oniv od un porogone ordib: <Pren-
do i suoi foscisli e vi oooiunoo un oo'
ditrogedio, un po'diitrJogginL e
forse onche un o(xo di esoerienzo>. ln
quelle sbsse seitimone onthe il
noscenb movimenlro nozish cercqvo,
otlrsverso Kurt Ludecke, un conbtb
con Mussolini. E gronde fu lo delusione
quondo i ndeschi scoprirono che lo
sensibilitq del Duce oer le ouestioni
dell'onlisemititro
"lo
pori tilo zero.
Per tutti glionniVenli, del reso, il copo
del nozismo ovevo dowb conlenere
in quolche modo i ricorrenti otbcchi
che mohi suoi uominifocevono
ql
foscismo e ol Duce onche oer lo suo
indifbrenzo ol problemo ioziole. Per
lunghi onni quindi Mussolini ebbe rop.
porli pi vicini e cordiolicon lo comul
ni ebroico inbrnozionole che con i
nozisli: bosti pensore
olfono
che Hitler po..
incontrorequello che
considerqvo il suo
tentativo di dare una sterzata al nzzi-
smo italiano non incontri i favori del
principale inquilino di Palazzo Venezia?
Anzi, a giudicare dai punti interrogativi
e dalle nervose sottolineature (tutte
con la caratteristica matita rossa che il
Duce teneva sempre perfettamente
temperata sulla sua scrivania) che
mostra Iabozza del suo articolo
Richiamo alle origini e
all'onest, si direbbe che il
direttore de La Difesa della
Razza abbia fatto uscire
Mgssolini dai gangheri.
E un capitolo sconosciuto e
non secondario della politica
razzale fascista quella che il
Borghese porta alla luce, grazie
ad alcuni documenti custoditi
all'tuchivio Centrale dello Stato
di Roma, nel fondo denominato uSegxe-
teria Particolare del Duce -
carteggio
ordinariou. Tra altre migliaia di cartelle
infatti, ce n' una denominata "oDifesa
della Razza
-
Telesio Interlandi" (Spd
C.O. Nom - 532283). La cartellina non
GONIESIAilO. Sotto: olcuni strolci delle
direttive di Mussolini con cuivennero
ttcensurolir i conlenuli degli orticoli di Telesio
lnbrlondisu <lo
dibso dello rozor. ---{-
gonfia,
si tratta di poco pi di una deci
na di documenti, sufficient per a dare
dell'Italia nzzista di fine regime uno
spaccato tutt'altro che omogeneo: a
quattro anni dal varo delle leggi razziali
erano pochi i fascisti, a cominciare dallo
stesso
(numero
unor, flecisi a portare
alle estreme conseguenze ideologiche
gli assunti d,el Manifesto della
Raeza. Anzi, su quei temi il dibat-
tito all'interno del regime sem-
bra essere stato molto pi viva-
ce di quanto possa sembrare a
posteriori,
con gli antirazzisti e
i
orazzisti
spiritualin in camicia
nera ridotti tutt'altro che al
silenzio mentre i sedicenti
nortodossi,,
si ritrovarono pi
d'una volta con le spalle al muro,
sconfessati dallo stesso Mussolini.
Que-
sto fu, ad esempio, il caso di Interlandi.
Tra le carte custodite all'Archivio Cen-
trale dello Stato, c' infatti una lunga
iettera del giornalista
a Mussolini: quat-
tro pagine
su carta intestata del diret-
fore de La Difesa della Razza, piene di
rammarico per una censura che Inter-
Iandi ritiene ingiusta e che comunque
non capisce: uDuce,
un funzionario della
Cultura Popolare mi comunica che per
moeslro e ilsuo idolo
solo un onno e mezo
dooo essere divenulo
Cohcelliere bdesco
(inconho
diVenezio del
giugno 1934). llleoder
delCongresso Mondiole
Ebroico, Choim Weiz-
monn, invece ero gi
slub uno primo volto do
Mussolini due mesi primo.
Ed ero sbto ricewb, foilo
non secondorio, o Romo e
o Polozo Venezio. Un
posb dove Hiiler riuscio
metbre piede solo nel 1938.
Polch abblm preso.un
lrsclso tmpegno col. prd.e!
to Mfnlstero. sarebb opportuno rlnvlae ad altro nmero
dopo lL preAetto
assenso! la pubbtlcazlone
delLrartlcoto.
Pag. 18
-
Artlcolo !
'r?roFeganda
eugenlca',, Ao r
poverso
- Mentr sl la l'saltazlone d1 Cesar senbta per
10 mem strano vederlo procLarlio
eDllettlco in
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dltesa
della razzarr.
danentall aa---:..
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Pag. 27
-
LrAutore su cu1 Lo scrlttore delltartl_
6fo1o
sl basa un'certo Prof. Sen..Lustlgretreo.
Pag. 46
-
20 colonna
-
uttlmo capoverso
-
51 chlg
de la prolblzlone
det matrlmonlo:trs un sangue m1sto,('i.
ebreo-ar1ano,) con un.rappresentant,e dl v$a razn pura
for-
te e sana (
9s,
Tazza arlana-1ta11ana
) . LrAutore dello
scrltto dlmentlca che questl sangue-mlst1 sono, neila 1e-
glslazlone ItaIlana, consld.eratl arlani.
lrdine superiore vietata la pubblica-
zione d'un mio articolo programmatico
destinato alla Difesa della Razza e che
era stato, come al solito, sottoposto
all'esame del Ministero stesso. Non mi
stata data alcuna ragione del divieto.
Desidererei sottoporVi, Duce, i motivi
che mi hanno dettato quell'articolo (lo
accludo in bozze a questa mia lettera
perch possiate esaminarlo) e Ie consi-
derazioni che debbo trarre dal divieto
impostomi,,.
Non fu una buona idea accludere la
bozza dell'editoriale visto che si apriva
con una citazione del ministro nazista
dell'Agricoltura Walther Darr, citazio-
ne polemica verso chi in tema di razzi-
smo tendeva a separare l'aspetto biolo-
gico da quello spirituale. Ora se c'era
una cosa che Mussolini, razzista a cor-
rente alternata e comunque a basso vol-
taggio, non aveva mai amato era quello
di veder confusa Ia campa-
gna razziale fascista con
quella nazista. Gi all'indo-
mani della pubblicazione
del
famigerato Manifesto della
Razza nell'estate del 1938, il
Duce, a pi riprese, aveva tenu-
to a marcare le differenze e Ie
distanze con Berlino: nDire
che
il fascismo ha imitato qualcuno o
qualcosa semplicemente assur-
don disse a Forl, il30 luglio di quell'an-
no, E poi, a Trieste il successivo 18 set-
tembre:
oColoro
i quali fanno credere
che noi abbiamo obbedito a imitazioni,
o peggio, a suggestioni, sono dei poveri
deficienti ai quali non sappiamo se diri-
gere il nostro disprezzo o Ia nostra pi-
et,. Una posizione
che, fino a poco
tempo fa, ha sempre trovato diffidente
Ia storiografia progressista,
interessata
a sostenere con ogni mezzo I'equivalen-
za fascismo-nazismo. Tuttavia, recente-
mente, Io storico Michele Sarfatti, ricor-
dando su LUnita il varo delle leggi raz-
ziali
(2
settembre), ha osservato come
Ia crescente
(reciproca
attrazione
Roma-Berlino) non possa essere indica-
ta come un elemento determinante
nella scelta del regime fascista.
Razzista o no? NeI1942, dopo meno di
quattro anni, l'alleanza con Hitler (non
ancora sancita, al momento della svolta
ruzzista italiana, da nessun documento)
mostrava gi la corda sotto molti punti
di vista. In precedenza, Mussolini aveva
avallato un libro del filosofo Julius
Evola, Sinesi di dottrina della razza, in
cui si sosteneva un
(razzismo
antimate-
rialista, non zoologico ma spirituale",
Nell'ottobre 1941, Evola, ricevuto a Pa-
lazzo Yenezia, venne incoraggiato non
solo a pubblicare I'edizione tedesca del
suo libro ma anche a varare una rivista,
in italiano e in tedesco, che enunciasse i
principi che avevano incontrato i favori
del Duce.
Mussolini non era l'unico italiano in
camicia nera che la pensasse diversa-
mente dai nazisti e dai loro corrispon-
denti fascisti. lo stesso Interlndi
infatti, nella sua lettera, a lamentarsi
delle
ndeviazioni',,
in tema di razzismo,
di larghi settori del fascismo:
.Su
molti
giornali, infatti - e specialmente sui fogli
dei Guf (cfr,
Rorna Fascista,
Riuoluzione, eccetera) il Razzismo
divenuto materia di contesa polemica,
col rsultato di farne qualche
cosa di non ben definito, di equi-
voco, in contrasto con Ia sana e
saggia presa di posizione del
manifesto, intesa ad evitare le
trappole delle deviazioni filo-
sofiche ereligiose".
Beata ingenuit. Interlandi
non poteva saperlo mentre
scriveva a Mussolini, ma in
quelle stesse ore era in corso un duro
confronto tra due importanti gerarchi
fascisti: da una parte Dino Grandi,
ministro di Grazia e Giustizia e futuro
regista del golpe del25 luglio '43, e dal-
I'altra ii ministro dell'Educazione Nazio-
nale Giuseppe Bottai, Mentre la guerra
aeronavale infuriava su Malta e in Africa
settentrionale le truppe dell'Asse si pre-
paravano all'offensiva, Grandi e Bottai
incrociavano simbolicamente Ie spade
per dei dipinti.
II nuovo pazzo di Giustizia di Mila-
no
(quello
che ha fatto da scenario a
Tangentopoli) era stato decorato con
affreschi di artisti insigni che avevano
per tratto ispirazione, in alcuni casi, da
soggetti del Vecchio Testamento. Con
l'awento delle leggi razziaJi Grandi, da
cui dipendeva I'edificio milanese, ordin
la copertura delle opere d'arte che rap-
presentavano Salomone, Mos e altri
protagonisti ebrei della Bibbia.
La cosa suscit le ire di Bottai, che
pure era stato scrupoloso applicatore
delle disposizioni antisemite nella scuo-
la: il ministro dell'Educazione Nazionale
aveva commissionato personalmente
molte di quelle opere e ora quella cen-
sura non gli andava gi. La diatriba
and avanti fino al glugno 1942 quando
Mussolini, investito del problema,
ordin che Ie opere d'arte venissero
ulberaten
dai teli fatti apporre dall'in-
transigente Grandi. Un altro segnale
quindi che il
"tazzismo
duro e puro>
propugnato da Interlandi non aveva
molti spazi in quei mesi di guerra. Il di
rettore de La Difesa della Razza, sor-
preso, lo intu, concludendo Ia sua lette-
ra a Mussolini con un accorato appello:
"Il
divieto di
publicazione
del mio scrit-
to - al quale, se fosse necessario, potrei
apportare quelle attenuazioni formali
che venissero giudicate opportune, dato
I'eccezionale momento che attraversia-
mo
-
ha per me il valore d'una squalifi-
ca, Si squalifica in me il direttore d'una
rivista che mi fu da voi affldata, al suo
nascere. (...) Proprio quando io mi
richiamo alle origini del movimento nz-
ziale e ai suoi documenti ufficiali, per
riportare seriet e concretezza l dove
altri, in piena libert, porla confusione,
discredito e sfiducia, dando mano agli
awersari sempre vigili del Razzismo e
del Fascismo. Mentre dilagano assurde
e incoerenti polemiche persino sul signi-
ficato del termine <tazza>,,
io vedo
annullato il mio sforzo chiarificatore,
che avrebbe condotto Ia rivista, at-
traverso una indagine storica e una pre-
cisazione biologica, a una efficace ripre-
sa>.
Interlandi preso
sottogamba. Stan-
do per a quanto conservato nel suo
fascicolo presso Ia Segreteria Particola-
re del Duce, Interlandi non aveva molto
da stupirsi: fondata nell'agosto 1938, Ia
sua Dilesa della Razza aveva comincia-
to ad avere problemi
con la censura
gi
con lo scoppio della guerra. Infatti
un'altra lettera di Interlandi, datata 28
luglio 1940, rivela che nel potente mini-
stero della Cultura Popolare, all'epoca
retto da Alessandro Pavolini (un fedelis-
simo di Mussolin, destinato a diventare
I'intransigente segretario del Partito
Fascista della Rsi) le tesi razziste del
giornale
di Interlandi non godevano di
un occhio particolarmente benevolo:
nliesame
delle bozze del fascicolon, si
lamenta Interlandi, che scrive dal fron-
te,
nsfig
io credevo fosse fatto diretta-
mente da Voi personalmente, fatto da
un anonimo ufflcio del Ministero della
Cultura Popolare; e da
qualche
tempo>
1' Fr
sffi
,,,.u",:
a-.-
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-i..,
UNIGO. Sopro: le celle.
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del loger nozisto itoliono
didlq-Risiero ali Sqrr Sobbo,
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.. 1
.tl
Interlandi,
I'intransigente
grovonrssr-
felesio
lntrerlondi (l 894- I 95) fu,
I secondo Leo lonoonesi. il
mlror glornoltslo che tl tosctsmo
ebbe o disposizione. Noto o Chio-
I secondo leo Longonesi, il
miglior giornolisto che il foscismo
ebbe o disoosizione. Noto o Chio
romonle Gulfi, in provincio
di Siro-
cusq, lnbrlondi oiriv oiovonissi-
viene esercitato con uno spirito polemi-
co e ostruzionistico che disanima i com-
pilatori (...) Non esito a dire che, in que-
ste condizioni, dirigere la rivista com-
pito assai arduo e mortiflcante. La per-
sona che nella relazione allegata si
esprime in prima persona non potrebbe
offrirmi i Iumi della sua dottrina aperta-
mente e tempestivamente?,.
Il chiarimento evidentemente non ci
fu. E a giudicare dai segnacci rossi che
la matita di Mussolini fece sulla relazio-
ne del Minculpop non c' da dubitare
da che parte fosse orientato il Duce. Tra
le cose che fecero pi anabbiare il capo
del fascismo c'era un passaggio ancora
una volta troppo
*filo-tedesco>:
non
solo su La Difesa della
Razza si magnificava l'accu-
rutezza degli studi condotti
in Germania sulla eredita-
riet ma si arrivava a soste-
nere che Ia decadenza
romana fu arginata solo con
ola
contaminazione etnica
col Germanesimo. Dalla
quale, giova riconoscerlo,
vennero i germi che, dopo Ia
lunga incubazione del
Medioevo e la crisi della
Riforma e della Controrifor-
ma, dovevan pullulare nella
splendida fioritura della
Rinascita,. E il doppio
segno rosso sul margine
sinistro accompagna sia
queste parole sia il com-
mento dell'anonimo censo-
re:
nA parte che Ia Rinasci-
ta
precede
la Controrifor-
ma, non ritengo che queste
affermazioni possano
essere
mantenute poich con esse
verremmo noi stessi a con-
fermare ci che i tedeschi
STORIE
(MILITARID
Dl EBREI
Fatta la le
Ceruelli di prim'ordine ricuperati in
messo a copo dei Cantieri Riuniti di
cu5q,
mo o Romo dove ben piestro si
grozie di Mus-
mise in luce come uno dei giornoli-
stiporlomenloripi dinomici. A 30
onni, enlrolo nelle
qrozie
di Mus-
solini, ero gi direttore de
ll Tevere, un quotidiono
espressione del foscimo
inlronsigenle mo onche
sensibile ol foscino dello
culturo e dell'qrle. Esotto-
menb come il suo diretlrore
che infofii fond onche un
periodico culturole Quadr-
vo, lro i pi outorevoli del
bmpo. Nel 1938 Mussolini
gli offid lo direzione de Ls
Difesa della Razza,la rwi-
sto che dovevo essere lo
voce ufficiole del rozzismo
foscists. lnbrlondi prese il
compitro con gronde
serieb, fin hoppo, come
dimostro l'orticolo di oue-
stre pogine. Trovolto adl zs
luglio 1943, sifece
-
come
disse lui slesso
- <scivolore
lo penno di monor. Dopo
onni di otlivilo frenetico
non pubblic pi nienle,
perseguitoto dol morchio
infomonb di essere stroio
;:rWq
*fr
il.'
ri?:
lo puntu di diomonte dello
pubblicistico rozzlslo ihliono. [o
iuo figuro di intellettuole roffinoio
e di rozzistq intronsioente, ouosi
fosse un Giono bifroite, ho Lffo-
scinol,o un olho gronde scrill,ore
siciliono: leonordo Scioscio o cui
lo morb ho impedito di scrivere un
libro su queslro suo conbrroneo
sconcerlunb. Di lnterlondi ho scrit-
lo comunque uno bello biogrofio
lAvia
delh Mercede c'ero.tn roz-
zislo, Rizzol| I 9901 il giornolish
Giompiero Mughini. Un olho sici-
liono. r
affermano sul nostro conto,.
Alleati non particolarmente affiatati
sul campo di battaglia, fascisti e nazisti
seguivano metodi e strade diverse in
molti settori, a cominciare da quello
ideologico. Il Terzo Reich con Ia sua
rivalutazione del Germanesimo e il
fascismo con quella
della latinit pone-
vano alla propria base miti contrappo-
sti, Ogni tanto per Interlandi se ne
dimenticava. E veniva immancabilmen-
te bacchettato. I rapporti di forza all'in-
terno di un'alleanza erano molto pi
importanti della coerenza in tema di
razzismo ,r
ge,trovato
I'in$anno
segreto dal fascismo e richiamati in seruizio. Un ingegnere nauale
Trieste. La ragion di Stato era
pi forte della discriminazione.
'1
.7el
settembre 1942, anche per dare
l\l
un segnale all'opinione pubblica
I nazioiale che vdeva paitire per
il fronte tutti tranne che gli ebrei, il regi-
me fascista decise di mobilitare molti
cittadini italiani di razza ebraica per il
Iavoro forzato. Ma se fossero andati al
fronte molti ebrei avrebbero dato sicu-
ramente quelle prove di attaccamento
al proprio Paese verso le quali il fasci-
smo, con le leggi nzzaJt, aveva mostra-
to di essere scettico, A torto. La storia
minore dell'Italia in guerra rivela infatti
alcuni esempi sorprendenti, verificatisi
gi prima dello scoppio della Seconda
guerra mondiale. Infatti, durante Ia
guerra di Spagna, nel dicembre 1938,
alla notizia che avrebbe dovuto lasciare
I'esercito italiano in ossequio alle nuove
Ieggi che discriminavano i cittadini
ebrei, il tenente colonnello Giorgio Mor-
purgo decise di morire. Lo fece a modo
suo: guid all'attacco le sue truppe,
cantando l'inno fascista Giouinezza,
giouinezza e, pur ferito, continu ad
a\anzarc fino a che una pallottola gli
spacc un cuore gi ferito a morte dalla
delusione e dall'amarezza. In piena
campagna razzale, con un evidente
senso di colpa e con un non meno evi-
dente segnale di schizofrenia (una
costante di tutta I'esperienza nzzista
fascista), I'Italia assegn a Morpurgo
una medaglia d'oro al valor militare.
Llonore e la divisa. Un altro episodio
significativo vede come protagonista il
generale del genio navale Umberto
Pugliese, epurato nel 1938 e richiamato
in servizio in fretta e furia nel novembre
1940. Aerei inglesi avevano fatto un
macello nel porto di Tbranto, immobiliz-
zando alcune grandi unit della nostra
Marina: l'esperienza di Pugliese sembra-
va indispensabile e fu Io stesso Mussoli-
ni a chiedere all'anziano ufficiale se
fosse disposto a dare una mano. In un
commovente colloquio tra il Duce e
Pugliese, quest'ultimo accett senza
esitazioni e chiese, quasi con timore, se
poteva andare a Tbranto con Ia sua vec-
chia divisa. Ovviamente fu accon-
tentato. Uno spirito di servizio analogo
I'offr anche un civile: nel 1942 I'ingegner
Cesare Sacerdoti, per anni una delle
colonne del maggior complesso cantieri-
stico nazionale, i Cantieri Riuniti dell'A-
driatico di Trieste, venne contattato per
riorganizzare quella importantissima
struttura industriale. Bench epurato,
accett. E.il fatto che il suo piano non
sia mai stato messo in atto per so-
prawenute complicazioni belliche, nulla
toglie all'episodio e al suo personale im-
pegno.
La Wehrmacht ebraica. Del resto Io
stupore pu
cogliere solo chi non ama
addentrarsi nelle pieghe della Storia,
sempre generosa nello scompaginare gli
schieramenti preconcetti. Solo I'anno
scorso, ad esempio, si venuto a sapere
che in un esercito antisemita per eccel-
Ienza come quello nazista, almeno 1200
soldati ebrei combatterono sotto Ie
insegne della svastica per tutta la guer-
ra mondiale. E in molti casi non si trat-
tava n di anonimi fantaccini n di per-
sone dall'identit nascosta: come ha
rivelato lo storico Julius Schoeps, cura-
tore della mostra Soldati ebrei tedeschi,
.Hitler
sapeva tuttou. Del resto, come
risulta anche dalle ricerche di un giova-
ne storico texano, Bryan Rigg, nella
categoria in questione rientravano due
marescialli, dieci generali, 23 colonnelli.
Altre ricerche parlano di una lista di 77
alti ufficiali udimzza
mista o con moglie
ebrea, per i quali Hitler in persona fir-
m una dichiarazione da cui risultava
che si trattava di tedeschi al cento per
cento. Ulteriore riprova che il vecchio
detto
nfatta
la legge, trovato I'ingannou
ha veramente valore universale. E An.