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Metodologia numerico-sperimentale per la caratterizzazione dei tamponi in

gomma

M. Bandini, M. Carfagni

Dipartimento di Meccanica e Tecnologie Industriali, Universit di Firenze, via S. Marta 3,
50139 Firenze, email: massimiliano.bandini@.unifi.it, monica.carfagni@unifi.it


SOMMARIO
Limpiego di componenti in gomma nel campo della meccanica molto diffuso, pertanto
risulta necessaria la conoscenza delle caratteristiche, in particolare di rigidezza e
smorzamento, che spesso il fornitore non in grado di fornire.
Pertanto si resa necessaria la ricerca di modelli affidabili che permettessero di rappresentare
numericamente il comportamento della gomma e con i quali modellare il componente
desiderato. A tale scopo sono state condotte una serie di prove di confronto numerico-
sperimentale con le quali stato possibile individuare il modello numerico pi idoneo a
schematizzare il comportamento viscoelastico della gomma. Lindividuazione di tale modello
ha permesso poi di modellare alcuni antivibranti e di risalire alle loro curve caratteristiche.


ABSTRACT
In mechanics, elastomers and rubber components are often used, therefore it is necessary to
know the characteristics, in particular rigidity and damping, which often the supplier is not
able to provide them. Therefore the search of reliable models, which represent the behavior of
the rubber numerically and with which the component is modeled, has became necessary. The
right numerical model to represent the rubber behavior has been found comparing a set of
numerical data with a set of sperimental data. So the rubber numerical model has been used to
build the component whose characteristics we wanted to know.


1. INTRODUZIONE
Lutilizzo della gomma in campo industriale diventato sempre pi diffuso grazie ad alcune
caratteristiche che rendono questo materiale particolarmente competitivo nei confronti dei pi
classici materiali metallici. La gomma, infatti, possiede notevoli propriet smorzanti e grande
capacit di assorbimento di energia, sopporta grandi deformazioni elastiche reversibili, risulta
molto flessibile e resistente agli urti.
Il vasto impiego di componenti in gomma, di svariate forme, esige anche la conoscenza delle
caratteristiche di rigidezza e smorzamento. Non sempre i fornitori sono in grado di rispondere
esaurientemente alle richieste di informazioni sulle caratteristiche dei componenti che variano
non solo in base alla tipologia di gomma utilizzata, ma anche in base alla forma delloggetto.
Spesso si necessita, per esempio in campo motoristico, di tamponi in gomma con rigidezze
diverse nelle varie direzioni e non sempre facile risalire a tali caratteristiche anche
attraverso un colloquio diretto con il produttore.
Dalla mancanza di tali informazioni nasce lidea di realizzare una metodologia numerico-
sperimentale capace di fornire informazioni sulle caratteristiche di rigidezza e smorzamento,
di un qualsiasi componente realizzato con diverse tipologie di gomma e di forma varia.
Pertanto sono state svolte una serie di prove sperimentali di trazione, compressione e
rilassamento condotte su provini, di dimensioni unificate, al fine di ricavare i dati necessari
per la caratterizzare la gomma nellambiente numerico (Ansys). Note le caratteristiche stato
eseguito un confronto numerico-sperimentale tra i dati delle prove ed i risultati ottenuti
numericamente riproducendo le prove sperimentali sopra menzionate. Validata la bont del
modello numerico, stato modellato il componente da simulare, riproducendone la forma e le
caratteristiche della gomma con cui realizzato. Il modello cos ottenuto permetter di risalire
alle caratteristiche di rigidezza e smorzamento volute.
Il presente lavoro prevede una descrizione di alcuni modelli che caratterizzano la
fenomenologia della gomma (capitolo 2), unanalisi delle prove sperimentali svolte per
ricavare le caratteristiche necessarie per limpiego dei modelli numerici adottati (capitolo 3),
la validazione dei modelli numerici attraverso il confronto numerico-sperimentale dei dati
(capitolo 4) ed infine la simulazione numerica di componenti reali in cui vengono confrontate
le caratteristiche fornite dal costruttore con quelle ottenute numericamente (capitolo 5).


2. FENOMENOLOGIA E MODELLI COSTITUTIVI DELLA GOMMA
La gomma possiede notevoli propriet smorzanti e grande capacit di assorbimento di
energia, sopporta grandi deformazioni elastiche, risulta molto flessibile e resistente agli urti e
inoltre atossica, rendendosi cos adatta per applicazioni biomeccaniche [1,2]. Infine
facilmente reperibile e modellabile ad un costo relativamente basso.
Tutto questo rende la gomma insostituibile non solo nellindustria dei pneumatici, come
ovvio, ma anche nelle applicazioni in apparati sospensivi per veicoli, in campo biomedico,
soprattutto ortodontico, nellambito della sicurezza stradale ed aerea, in strutture antisismiche,
nella realizzazione di dispositivi sigillanti e molto altro.
Il crescente interesse nelle possibilit offerte da questo materiale giustifica dunque gli sforzi
fatti nel cercare di mettere a punto modelli costitutivi e codici di modellazione agli elementi
finiti allo scopo di simularne il comportamento.

2.1 COMPORTAMENTO MECCANICO
La gomma contraddistinta da alcune tipiche propriet meccaniche [1,2,3] , che possono
essere riassunte come segue:
capace di sopportare grandi deformazioni elastiche, quindi completamente
reversibili, anche fino al 500%; questa caratteristica spesso nota come iperelasticit
Il suo comportamento fortemente non lineare, come evidenziato dalle curve
carico-spostamento
Possiede notevoli capacit smorzanti che rendono il comportamento dipendente dal
tempo e dalla temperatura; questo rende listeresi del materiale particolarmente
evidente e causa due fenomeni detti creep (aumento nel tempo della deformazione
sotto carico costante) e rilassamento delle tensioni (diminuzione della tensione nel
tempo sotto deformazione costante); si parla in generale di viscoelasticit
Il materiale si pu considerare praticamente incomprimibile: in altre parole non si
ottengono deformazioni apprezzabili sotto una pressione idrostatica, per cui il volume
rimane pressoch costante

2.2 MODELLI COSTITUTIVI
Vista la complessit del comportamento della gomma, molto difficile costruire un modello
che tenga conto di tutti gli aspetti sopra considerati. Oltretutto, in certi casi, alcuni di questi
hanno unimportanza molto ridotta, per cui adottare un modello generale comporterebbe delle
complicazioni del tutto inutili. Per questo nei modelli esistenti [4-8] si fanno alcune ipotesi
semplificative che permettono di escludere gli effetti meno rilevanti per il tipo di analisi che
si vuole svolgere.
possibile distinguere due tipi principali di approccio alla modellazione della gomma:
Approccio iperelastico: viene rappresentata la non linearit e la capacit di subire
grandi deformazioni della gomma, ma questi modelli sono tempo-indipendenti, per cui
non si riesce a valutare alcun fenomeno dissipativo. Si ottengono buoni risultati in
campo statico, dove questi effetti sono meno importanti. Non si considera in alcun
modo leffetto della temperatura.
Approccio viscoelastico: di tipo tempo-dipendente per cui permette di rappresentare
la dissipazione di energia e quindi fenomeni quali isteresi, creep e rilassamento. Per
questo si ha la possibilit di simulare pi realisticamente il comportamento dinamico. I
modelli pi comuni sono lineari.

2.3 MODELLAZIONE FEM IN CAMPO VISCO - IPERELASTICO
Il modello visco iperelastico implementabile in Ansys 7.0 basato sulla formulazione di
J.C. Simo [7]. Per la definizione del modello sono richiesti due set di costanti, uno per la
costruzione della componente iperelastica, uno per la componente viscosa.
Componente iperelastica: i modelli iperelastici a disposizione per caratterizzare
materiali incomprimibili quali la gomma, differiscono per lespressione scelta per
rappresentare lenergia di deformazione W. Le scelte possibili sono le seguenti:
Neo-Hooken
Mooney Rivlin (2, 3, 5 o 9 parametri)
Ogden (1, 2, 3, 4 o 5 parametri oppure in forma generale)
Polinomiale (1, 2, 3, 4 o 5 parametri oppure in forma generale)
Arruda Boyce
Gent
Yeoh
evidenziato il fatto che il codice permette di scegliere il numero di parametri
attraverso i quali caratterizzare il materiale, che va a determinare il numero di termini
dellespressione di W, nel caso dei modelli di Mooney Rivlin, di Ogden e nella
forma polinomiale, rendendo disponibile per gli ultimi due anche una formulazione
generale nella quale il numero di termini scelto dallutente.
Tra i modelli citati, in questo ambito si preferisce quello di Mooney Rivlin, che
sembra essere quello utilizzato pi comunemente e con maggior successo. In base al
confronto numerico-sperimentale verr deciso il numero di parametri da impiegare.
Componente viscoelastica: si definisce la componente viscosa del modello che
determina le modalit di evoluzione nel tempo del sistema. In altre parole si devono
definire delle leggi di evoluzione per il modulo di taglio G e per il bulk modulus ,
per cui riferendosi alle espressioni (1) si dovranno specificare i valori delle costanti
( ,
G G
i i
) e ( ,
i i


). Nel caso di un materiale incomprimibile landamento del bulk
modulus ininfluente, per cui sufficiente considerare la seconda delle (1):


1
1
( ) (0)
( ) (0)
i
G
i
n
t
i
i
n
t G G
i
i
t e
G t G e

=

= +



= +


(1)


3. ATTIVIT SPERIMENTALE
In base a quanto detto nella sezione precedente, limplementazione del modello di materiale
visco iperelastico richiede la valutazione di due gruppi di costanti; le costanti iperelastiche
(dellespressione dellenergia di deformazione W) e le costanti di rilassamento (
i
e
i
).
Per determinare questi parametri necessario ricorrere ad una attivit sperimentale che
fornisca una quantit di dati sufficiente a permettere lestrazione delle costanti che
interessano.
Si possono distinguere due tipi di prove da eseguire:
Prove statiche: servono per la valutazione delle costanti necessarie per la definizione
del modello iperelastico di Mooney Rivlin e consistono nella deformazione di un
opportuno provino [1, 9-13]. La velocit di deformazione deve essere tenuta molto
bassa in modo che la prova si possa considerare quasistatica.
Prova di rilassamento: necessaria per determinare le costanti di rilassamento
[11,14,15]. Concettualmente molto semplice, consiste nel deformare un provino fino
ad un prestabilito livello di deformazione e mantenerlo tale per un certo periodo di
tempo, osservando la diminuzione della forza da esso esercitata, cio il cosiddetto
rilassamento delle tensioni.
I risultati delle prove, condotte su provini realizzati con una mescola a base di gomma
naturale avente una durezza di 60 ShA, sono riportati in Fig.1 e Fig.2.


Fig. 1 caratteristica della gomma derivante dalle prove di trazione e compressione

Fig. 2 risultati dela prova di rilassamento

4. SIMULAZIONE NUMERICA DELLE PROVE SPERIMENTALI
Per stimare le prestazioni del modello di materiale visco iperelastico nel rappresentare il
comportamento reale della gomma, si procede alla simulazione per via numerica delle prove
sperimentali svolte. Infatti solo dopo che questo confronto avr dato esito positivo possibile
passare alla caratterizzazione di componenti reali, valutando cos le capacit di simulazione
del modello in presenza di stati di deformazione multiassiali e geometrie pi complesse.
Le analisi FEM svolte sono di due tipi:
Analisi statiche: servono a valutare le prestazioni della parte iperelastica del modello;
si ricostruisce la curva caratteristica tensioni deformazioni allo scopo di fare un
confronto con quella sperimentale
Analisi in transitorio: con esse si simulano le prove di rilassamento, in modo da
valutare come il modello numerico considera la tempo dipendenza del materiale
In particolare, in questo lavoro, sono state considerate le quattro forme in cui pu essere
implementato il modello di Mooney Rivlin (a 2, 3, 5 o 9 parametri) utilizzando come dati in
ingresso, per la valutazione dei parametri, quelli che definiscono la curva sperimentale
(Fig.1).
Esaminando la Fig.3 e Fig.4 appare chiaro come, aumentando il numero di parametri
nellespressione dellenergia di deformazione W, la curva ricostruita numericamente segue
sempre pi fedelmente quella sperimentale.


Fig. 3 confronto numerico sperimentale con il modello costituito con un numero di
parametri diverso


Fig. 4 confronto numerico sperimentale con il modello costituito con un numero di
parametri diverso

Ci nonostante, come documentato in letteratura [4], risulta che aggiungendo termini
nellespressione di W diventa sempre pi probabile ottenere una funzione instabile: se, infatti,
lenergia (2) diventa negativa nel range di deformazioni che si sta considerando, si ottiene una
situazione di instabilit non realistica, in quanto il sistema rilascerebbe energia quando viene
deformato, piuttosto che assorbirla. Quando questo si verifica, ovviamente, impossibile
ottenere la soluzione, in quanto gli elementi del modello FEM subiscono delle enormi
deformazioni improvvise e la mesh collassa. Si ricorda che, affinch il materiale sia stabile
deve risultare:

0
ij ij
dW d d = >
(2)

cio il lavoro dW necessario per un arbitrario cambiamento nello stato di deformazione d
ij

deve essere sempre positivo o, in altre parole, lenergia di deformazione W deve essere una
funzione definita positiva. Quando un modello di materiale iperelastico viene implementato in
Ansys, il codice, prima di iniziare la soluzione, esegue un controllo di stabilit del materiale.
Esso consiste nel considerare sei tipici stati di deformazione (trazione e compressione
monoassiali, equibiassiali e piane) e verificare se si hanno perdite di stabilit esplorando un
range in termini di rapporti di deformazione =l/l
0
tra 0.1 e 10.
In base a queste considerazioni [1,2,4,6], si ritengono inadeguati gi da questo momento il
modello a 2 parametri, che non riesce a simulare correttamente landamento della curva
sperimentale in quanto non permette di prevedere il netto cambio di curvatura che essa
evidenzia, e il modello a 9 parametri, che non comporta notevoli miglioramenti nella
ricostruzione della curva sperimentale rispetto a quello a 5, risultando oltretutto pi instabile.
Da questo punto in poi, lattenzione si concentra sui modelli a 3 e 5 parametri e le successive
simulazioni verranno svolte utilizzando entrambi in modo da evidenziare le differenze tra i
due in termini sia di qualit della soluzione che di stabilit del materiale.


5. APPLICAZIONE DEL MODELLO NUMERICO A COMPONENTI REALI
Tra i pi comuni impieghi di parti in gomma nelle applicazioni tecniche ci sono sicuramente i
sistemi antivibranti, nei quali le capacit smorzanti di elementi in gomma vengono sfruttate
per fornire isolamento dalle vibrazioni ed assorbimento di urti.
Nel seguito viene proposta lanalisi FEM eseguita con il modello visco iperelastico di due
esempi tipici di questi sistemi, un antivibrante a campana e un paracolpi parabolico. Le
caratteristiche di entrambi, in termini di geometria e comportamento meccanico, sono fornite
dal produttore, la Continental AG.

5.1. MODELLAZIONE DI UN ANTIVIBRANTE A CAMPANA
Il primo caso applicativo considerato un antivibrante a campana, del quale in Fig.5 viene
mostrato il disegno fornito dal costruttore.


Fig. 5 antivibrante di prova
Il componente ha geometria essenzialmente assialsimmetrica, fatta eccezione per la base in
acciaio, che presenta due fori per il fissaggio, e per il profilo esterno del dado, che ovviamente
esagonale. Ci nonostante il comportamento del sistema determinato esclusivamente dal
corpo in gomma, che invece effettivamente assialsimmetrico, mentre la base e il dado in
pratica non si deformano, per cui, avendo come obiettivo la ricostruzione della curva
caratteristica, non si compiono errori apprezzabili semplificando le due parti in acciaio come
se avessero profilo circolare. Questo offre il notevole vantaggio di poter ricorrere ad un
modello 2D (Fig.6), rappresentando le sole sezioni generatrici.


Fig. 6 modellazione 2D del componenti da analizzare

Dallesame dei risultati ottenuti (Fig.7) appare chiaro che il modello a 5 parametri, come era
lecito aspettarsi in base alle simulazioni precedenti, offre delle prestazioni migliori: la curva
caratteristica ottenuta numericamente con questo modello, per quanto non sia perfettamente
rettilinea, infatti molto vicina a quella del catalogo, salvo per la parte finale, dove, in
corrispondenza del massimo schiacciamento, si tende a sottostimare la forza. La curva
ottenuta con il modello a 3 parametri pi marcatamente lineare, ma la rigidezza del
componente leggermente sottostimata.
Interpolando le curve ottenute numericamente con una retta si pu ottenere una rigidezza
media ad esse legata, da confrontare con il dato fornito dal catalogo. Questo confronto
mostrato nella tabella sottostante.


Fig. 7 confronto numerico-sperimentale della caratteristica del componente modellato
Appare chiaro come il modello a 5 parametri abbia delle prestazioni decisamente superiori nel
ricostruire la curva sperimentale, seguendo correttamente il deciso cambio di curvatura che
questa presenta. Il limite di questo modello sta, per, nella possibilit di causare instabilit nel
materiale durante lanalisi, cosa che non si verifica con il modello a 3 parametri.

5.2 MODELLAZIONE DI UN PARACOLPI PARABOLICO
Il secondo esempio di modellazione FEM di un componente attraverso il modello visco
iperelastico riguarda il paracolpi parabolico mostrato in Fig.8, per il quale sono state adottate
le stesse strategie di modellazione viste per lantivibrante (Fig.9).



Fig. 8 paracolpi imiegato per le prove Fig. 9 modello 2D del componente studiato

Ci che appare subito evidente, dallesame dei risultati (Fig.10), che le differenze tra le
curve costruite con i due modelli non sono cos marcate come in precedenza. Fino a circa
l80-85% dello schiacciamento massimo (14-15 mm), le due curve sono molto simili tra loro
e molto vicine a quella fornita dal produttore, anche se quella costruita con il modello a 3
parametri presenta una maggiore convessit che infatti, in prossimit dello schiacciamento
massimo, porta a sovrastimare la forza. La curva relativa al modello a 5 parametri, invece, per
quanto manchi della parte finale a causa dei problemi di convergenza incontrati, sembra avere
una curvatura pi simile alla curva del catalogo, il che fa presumere che si sarebbero ottenuti
dei valori di forza massima pi vicini a quanto indicato dalla Continental. In conclusione, a
conferma di quanto gi detto in precedenza, il modello a 5 parametri garantisce maggiore
qualit nei risultati della simulazione, ma, in questo caso in particolare, si hanno maggiori
problemi a portarla a termine.


Fig. 10 confronto numerico sperimentale


6. CONCLUSIONI
Lattivit svolta ha permesso di validare una procedura numerico-sperimentale rivolta alla
caratterizzazione dei componenti in gomma. In particolare grazie ad una serie di prove
sperimentali, condotte con attrezzature e metodologie molto semplici e facilmente gestibili in
qualsiasi laboratorio, stato possibile ricavare le curve caratteristiche della gomma
analizzata. Note tali curve stato verificato la bont dei modelli numerici visco-iperelastici
con i quali sono stati modellati i componenti antivibranti da analizzare.
I buoni risultati ottenuti, confrontando i dati numerici con quelli sperimentali, hanno
permesso di stabilire una procedura che offre la possibilit di modellare numericamente
componenti in gomma (note le caratteristiche di questultima), di forma varia, al fine di
ricavarne le caratteristiche di rigidezza e smorzamento che spesso risultano incognite.


7. BIBLIOGRAFIA
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[2] D.L. Hertz, Jr., Designing with elastomers; Seals Eastern Technical Publication
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