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PERSIO

Persio non pubblic nulla in vita. L'amico Cesio Basso cur l'edizione del libro delle Satire, dopo una revisione di Cornuto, che aveva
sconsigliato la pubblicazione delle altre opere poetiche: una tragedia pretesta, un libro di viaggi e un elogio ad Arria Maggiore,
suocera di Trasea Peto, scritti che pertanto sono andati perduti. Le Satire sono 6 per un totale di 669 esametri dattilici, precedute
da 14 versi coliambi, da alcuni ritenuti un prologo, da altri un epilogo, in cui Persio si dichiara un dilettante e polemizza con i poeti
esistenti.
Le Satire
Le satire di Persio sono ispirate alla dottrina stoica e stigmatizzano i vizi dell'uomo: superstizione, ipocrisia, avarizia, ozio, schiavit
delle passioni. Predomina il senso del dovere e della vita onesta e irreprensibile, di una rigida e severa morale che non ammette
deroghe. Pur debitore di Orazio nella scelta di molti temi, egli non ne conosce l'indulgenza e la cordialit umana, chiudendosi
invece in una visione diintransigente e spigoloso rigorismo. Pi che un poeta, Persio appare un moralista intollerante, con una
visione pessimistica della societ, che egli giudica da una posizione privilegiata e distaccata.
La sperimentazione linguistica
Le Satire mettono in luce un'audace e accurata sperimentazione linguistica, frutto di una raffinatissima abilit tecnica, in cui le
parole assumono una molteplicit e ambiguit di significati. uno stile volutamente aspro nella connessione dei termini e dei
concetti, denso di metafore, tese a riscoprire il valore primigenio dell'immagine, di traslati, di audaci forme sintattiche e figure
retoriche, che rendono a volte di difficile interpretazione il messaggio, tanto da risultare ermetico fino a rasentare l'oscurit. La sua
poesia assume per questo un'impronta del tutto personale, unica nel panorama della letteratura latina, destinata a un pubblico
ristretto e raffinato. Nonostante ci, Persio ebbe molta fortuna gi presso i suoi contemporanei e, soprattutto nel Medioevo, fu
molto ammirato per il rigore morale.
STAZIO
Publio Papinio Stazio (Napoli 40 ca - 96 d.C.) ricevette un'accurata educazione dal padre, maestro di retorica e poeta. Ancor
giovanissimo compose versi e vinse un premio ai ludi Augustali della citt natale. Stabilitosi a Roma con il padre, che vi aveva
trasferito la sua scuola, si dedic interamente alla poesia e ottenne riconoscimenti e successo, recitando pubblicamente i versi
della Tebaide. Le sue modeste condizioni economiche, come riporta Giovenale, lo costrinsero a vendere a un attore una fabula
saltica. Entr nella cerchia di Domiziano, dal quale ottenne favori e benefici. Nel 94 con la moglie Claudia ritorn a Napoli, dove
mor.
Scrisse dall'80 al 92 il poema epico Tebaide, in 12 libri; tra l'89 e il 95 le Silvae (il cui titolo significa "miscellanea"); 32 componimenti
lirici divisi in 5 libri; il poema epico Achilleide, rimasto incompiuto per la morte dell'autore. Sono andati perduti il De bello
germanico, un poema sulle gesta di Domiziano contro i germani, e la pantomima Agave.
Tebaide
Stazio, abbandonando l'argomento storico che aveva ispirato l'epos di Lucano, ritorna con la Tebaide, come Valerio Flacco, al tema
mitologico, narrando il conflitto tra Eteocle e Polinice, figli di Edipo, per il trono di Tebe. L'accordo tra i due fratelli, secondo il
quale si sarebbero alternati al potere ogni anno, viene rotto da Eteocle, che scatena cos la guerra tra gli Argivi, sostenitori di
Polinice, e i Tebani. I due fratelli si uccidono in combattimento, gli Argivi vengono sconfitti, la madre Giocasta si suicida, Edipo viene
cacciato dalla citt. L'influsso di Virgilio evidente sia nella struttura dell'opera sia nell'adozione di luoghi comuni, quali
l'intervento degli dei, i giochi funebri, gli episodi di guerra e d'amore, la discesa agli Inferi, la rassegna dei guerrieri. La materia
arricchita da suggestioni derivate dai tragici greci, sia classici sia alessandrini. Nel poema domina la retorica: il gusto del patetico,
dell'enfasi e del virtuosismo tecnico; le continue digressioni, con episodi all'interno di altri episodi, rendono il poema poco unitario
e pesante alla lettura.
Silvae
Le Silvae rappresentano l'unico esempio di poesia lirica del primo secolo dell'et imperiale. Sono per lo pi componimenti
d'occasione per nascite, matrimoni, anniversari, manifestazioni diverse. Sono anche frequenti le descrizioni di ville, giardini, oggetti
d'arte, che rendono l'opera preziosa per la conoscenza del gusto e della vita del tempo. I carmi encomiastici, direttamente rivolti a
Domiziano, testimoniano lo sviluppo del culto imperiale, le cerimonie e le manifestazioni pubbliche. I metri usati vanno
dall'esametro ai versi lirici.
Achilleide
Dell'Achilleide, poema incompiuto, rimangono il primo libro e l'inizio del secondo, per un complesso di poco pi di mille versi. Stazio
narra la giovinezza di Achille, la sua educazione con il centauro Chirone, il vano tentativo di sottrarsi alla guerra di Troia, il suo
matrimonio con Deidamia. Presumibilmente l'opera avrebbe dovuto narrare tutta la vita e le imprese dell'eroe, fino alla sua morte.
I versi rimasti mostrano grazia, vivacit e un tono romanzesco pi che eroico.