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NATURA COME LUOGO DI CERIMONIA DELLUMANO

Intervista a Sista Bramini|O Thiasos TeatroNatura


M..! ensan"o ai #ran"i $re#isti%&e"a#o#hi$' (ome )i (hiamava Cru(iani' vorrei ini*iare i)
nostro "ia)o#o &ar)an"o "i maestri. Chi ri(onos(i (ome maestri' in am+ito teatra)e e non,
Come - avvenuta )o((asione "e))in(ontro (on )oro, Cosa hai preso "a )oro' a))ora e ne)
tem&o, Cosa ti rimane o##i "i .ue#)i in(ontri,
Sista Bramini! Non ho avuto maestri nel senso di qualcuno che con sistematicit seguisse la mia
formazione artistica e umana per trasmettermi degli insegnamenti. Ma nella mia autobiografia
mitica connessa alla mia capacit di rubare come ho potuto, guidata dalla fame di una necessit ,
riconosco come maestri essenzialmente: Franco erpa, che ! stato mio professore di latino e greco
per un solo anno al liceo, e "erz# $roto%s&i che ho seguito e inseguito anche da lontano dall'(. Ma
anche )duardo *e Filippo di cui ho frequentato, nell'( per due anni, la scuola di drammaturgia
all+niversit ,a apienza di -oma, -ena Mirec&a e )%a .enesz con i loro laboratori nella natura
sono state molto importanti per me, cos/ come anche "airo 0uesta che riconosco come un 1fratello
maggiore2 decisivo, e spesso torno ai periodi di laboratorio intensivo con Maud -obart che ho
affrontato quando gi lavoravo con un ensemble nella natura e so che hanno lasciato in me delle
tracce profonde. ,a questione dei maestri ! ambigua e scivolosa perch3 in parte ha a che fare con
una scelta e un riconoscimento che chiama in causa un sentire poetico legato al destino, in parte con
una sorta di segreto che andrebbe custodito in noi senza parlarne, e in parte con tecniche e un
artigianato di cui sarebbe forse pi4 possibile dire, ma con il quale appare pi4 sensato confrontarsi
direttamente giorno per giorno nel lavoro. 5 Franco erpa devo lamore per il mondo classico, il
mito e la scoperta che quel mondo continua in modo radicale e articolato, nella continuit come
nella discontinuit, ad essere in relazione con il nostro mondo e che una tradizione reale vive
attraverso le persone che riescono ad incarnarla: Franco erpa mi faceva sentire viva la cultura
classica e lontana solo per mia insipienza, come una vetta che ! difficile ma non inaccessibile. 6uel
mondo era vivo essenzialmente perch3 era vivo in lui e nella sua straordinaria competenza, questo
era un deterrente decisivo sia ad un approccio solo erudito o accademico, sia alla banalizzazione e
volgarizzazione. *a lui ho capito la necessit del rigore e della qualit, e il mito stesso mi ha
insegnato che la realt che alza lo stato vitale e induce alla creativit ! fatta di ossimori, di divina
ambiguit, che in ogni cosa c! il suo contrario: questo, collegandosi agli aspetti crudeli,
contraddittori e affascinanti della vita che percepivo fin dallinfanzia, mi ha iniziato alla poesia.
Nellincontro con )duardo *e Filippo ho continuato a trovare la verit del paradosso e la
inderogabile necessit di una qualit artigianale nel teatro: guardandolo recitare ho capito meglio
tanisla%s&i7, che avevo letto con passione. *a "erz# $roto%s&i ho appreso a farmi domande
radicali, mi ha aperto allavventura di una spiritualit iscritta nel corpo e legata allazione artistica,
alla comprensione che per nutrire larte bisogna andare oltre la fatica fisica e la suscettibilit della
personalit, a non aver timore di interrogare in prima persona testi e canti antichi, e soprattutto che
si poteva cercare di entrare nella natura in modo diretto indagando e aprendosi al mondo della
percezione, dellattenzione e della presenza. *a -ena Mirec&a e )%a .enesz ho imparato a stare
nella natura come in un luogo di cerimonia del vivente, luogo in cui interrogare il mistero con gesti
e canti, danze e azioni para8teatrali, con ritmi e tempi vicini a quelli di altre culture, imparando a
stare nellascolto e nella presenza. 0on "airo 0uesta ho cominciato a vedere il passaggio da una
ricerca di presenza nella natura ad una possibilit teatrale, specialmente nella pratica di azioni pre8
espressive e di training, utili per lattore e che potevo utilizzare nella natura. 0on lui ho fatto la
prima esperienza di teatro nella natura 9Giorni felici di .ec&ett, con la sua regia, alla Fiera delle
Utopie Concrete, a 0itt di 0astello, nel :;;<=. 0on Maud -obart mi ! stato pi4 chiaro che la
trasmissione di un sapere ! qualcosa che tanto pi4 si radica nel corpo, nel ritmo, nel movimento e
nella qualit del canto, tanto pi4 pu> farti accedere a dimensioni diverse e pi4 sottili della sensibilit
e della visione del mondo che ti circonda.
M..! In (he (osa o (ome hai tradito .uesti maestri, Su .uesto vorrei s&ie#armi un &o/ me#)io'
attraverso )e &aro)e "i Mar(o De Marinis! 0Di una tra"i*ione (i si a&&ro&ria' non si &u1 non
a&&ro&riarsi' attivamente' .uin"i tra"en"o)a%traman"an"o)a 2an(he etimo)o#i(amente'
tra"i*ione rinvia sia a) trasmettere%traman"are (he a) tra"ire%3a)si3i(are%mani&o)are45' e &oi!
0Cre"o (he esistano tanti mo"i &er a&&ro&riarsi attivamente "i una tra"i*ione'
"e))/inse#namento "i un maestro' &er traman"ar)o%tra"ir)o. Uno "ei mo"i &u1 essere .ue))o "i
metter)a6)o in ra&&orto (on a)tre tra"i*ioni' (on )/inse#namento "i a)tri maestri5. Eu#enio
Bar+a ne) suo )i+ro La terra di cenere e diamanti. Il mio apprendistato in Polonia &ar)a "e)
Maestro (ome 0(o)ui (he si rive)a &er s&arire5. E in3ine Groto7s8i! 0Un vero a))ievo
"i Stanis)avs8i9 era Me9er(ho)/". Non a&&)i(ava i) $sistema$ s(o)asti(amente. Dava )a sua
ris&osta. 5 e 0Di(ono i ti+etani! +iso#na su&erare i) &ro&rio maestro "i un .uinto' a)trimenti )a
tra"i*ione si "eteriora. :...; Ci1 (he rester< "o&o "i me non &u1 essere "e))/or"ine
"e))/imita*ione' ma "e) su&eramento. Ne))o stesso mo"o' io non ho imitato Stanis)avs8i9' ho
(er(ato (i1 (he era &ossi+i)e "o&o. Una ri(er(a non &u1 )imitarsi a una so)a vita. E/ una
3a((en"a "i &are((hie #enera*ioni5.

S.B.! ?o tradito tutti perch3 ho sviluppato un progetto di teatro nella natura che non avrebbero
creduto possibile e approvato nei principi, ma che, come ! successo a )ugenio .arba, forse oggi8
grazie allevidenza che emerge da un lavoro di anni8 avrebbero apprezzato. Ma nello stesso tempo
non li ho mai traditi perch3 mi sono sempre sentita inadeguata come loro allieva, e dunque in questo
senso non li ho mai percepiti davvero come miei maestri. ?o sempre sentito che lunica mia strada,
che per anni ho vissuto quasi come fallimentare nel senso che non avevo altra possibilit, era
sviluppare qualcosa da sola. +na solitudine relativa perch3 dialogo continuamente con loro, oggi
come ieri, ma in segreto@ quando ero di fronte a loro avevo la sensazione che non mi vedessero, ma
forse questo muro lo mettevo io perch3 mi dava pi4 agio di guardarli con libert. Aggi il lavoro non
mi lascia il tempo per indugiare su queste considerazioni o sensazioni, ma da ragazza averli
incontrati ! stato entusiasmante e disperante allo stesso tempo. Aggi penso solo di essere stata
estremamente fortunata, anche se una parte di me continua a pensare di aver perso per inettitudine
delle occasioni di rapporto pi4 diretto sia umano che legato alla pratica. Bn realt penso anche di
aver incontrato, in anni decisivi per la mia formazione umana e artistica, tra i :C e i (D anni,
almeno due mostri sacri 9erpa e $roto%&i= che facevano in parte da antidoto e rafforzamento uno
dellaltro. Aggi che mi sento pi4 vicina allamor fati di quando lo fossi da giovane, spesso mi
scopro ad accettare di pi4 come sono andate le cose e trovarne un senso.
M..! Ti sei mo)to s&esso rivo)ta a testi =anti(hi>. er(h?, Cosa "i(ono a te, E (osa' se(on"o
te' "i(ono a) &u++)i(o' o##i, Butto )@ un verso "i Marian#e)a Gua)tieri' &er (omin(iare a
ris&on"ere' 3orse! 0C- in me .ua)(osa &iA ve((hio "i me5.
S.B.! Molti tra i testi antichi che mi interessano riguardano il mito che nella sua struttura archetipica
mi sembra che appartenga a tutti e dunque anche a me: posso reinterpretarli e raccontarli con la mia
lingua, e dunque evocare ci> che di loro parla ancora a me e a chi mi ascolta. ,a struttura
archetipica ! misteriosa e dunque piena di forza, con un tasso di ambiguit formidabile che si presta
a interpretazioni diverse anche se, rimanendo nello spirito del mito, non si pu> prendere solo un
aspetto escludendo gli altri: cos/, linterpretazione ! questione di accenti in cui lasciar rilucere
ancora lambiguit. Non si tratta di vaghezza, ma di ambiguit, qualcosa che paradossalmente !
molto preciso. )rmes non ! Eeus e 5frodite non pu> veicolare ci> che muove 5rtemide eppure ci
sono infiniti aspetti di 5frodite e infinite sfumature anche contraddittorie in 5rtemide. Nel mito c!
una forza amorale e profonda che ! tutto il contrario del mondo tendenzialmente immorale e
superficiale in cui viviamo. Mi sembra che sia importante come punto di vista. 0erco un modo
autentico di entrare in rapporto con quelle storie stupende e cio! 1vedendole2 e facendole dialogare
con la mia lingua, il mio mondo emotivo e di pensiero, con la musica e spesso con lo spazio
naturale. +na cosa importante ! la corporeit che i miti mi comunicano: movimenti, sensazioni
fisiche legate cio! ai sensi e alle emozioni. 0he prenda il mito da )uripide, da Avidio o da Amero,
per me ! quasi secondario, nel senso che questi autori meravigliosi sono grandi perch3 hanno
raccontato quelle storie con particolare verit@ ! come se per me la loro mediazione sia
fondamentale, ma la cosa importante sono le storie stesse che adesso forse vogliono essere
raccontate attraverso di me. Non mi paragonerei mai agli autori immensi che ho citato, ma posso
servirmi di loro, salire, secondo la nota metafora, sulle spalle di giganti per vedere di pi4 e farmi
sentire meglio dal pubblico, ma la voce deve essere la mia e con quella devo fare i conti. Non !
facile.
M..! Mi &uoi 3are un esem&io (on(reto "i (ome hai )avorato su uno "i .uesti testi in un tuo
s&etta(o)o,
S.B.! Bn ogni spettacolo ho lavorato diversamente. Negli spettacoli di narrazione sono sempre in
rapporto alla musica, in Miti dacua, da Avidio, ho scelto le storie in base al tema dellacqua e le
ho interrogate: di quali acque parlanoF 0he mondi esterni e interni evocanoF ,apporto della viola e
della voce di 0amilla *ell5gnola sono state fondamentali per questa esplorazione, credo che
entrambe senza saperlo avessimo presente, nella musica come nelle parole, la danza@ lho capito
quando il direttore dell5ccademia di *anza di anta 0lara a 0uba dopo averci sentite ha giurato di
aver assistito ad un balletto che avrebbe certamente messo in scenaG *altronde lacqua si muove e
danza in mille modi. ,o spettacolo ! 1fermo2, sia io che 0amilla siamo sedute tutto il tempo, ma
non vuol dire niente: dentro di noi, fin nella spina dorsale, abitano e si muovono quelle storie che
poi alla superficie si esprimono, come direbbero .arba o $roto%s&i, in micro impulsi. !uma, lo
spettacolo di narrazione sui miti di fondazione di -oma, ! cominciato con lidea di raccontarlo a dei
bambini piccolissimi, poi ! diventato uno spettacolo per adulti, ma in romanesco, in piedi e con
registri diversi: dal comico al commovente. 5ttraverso il contatto con linfanzia, inaspettatamente,
mia nonna trasteverina, morta da pi4 di ventanni, si ! impossessata di me e ho dovuto solo seguirla.
,/ ho dunque raccontato le storie come forse le avrebbe raccontate lei, con quellironia, seriet e
radicamento popolareH ero in una specie di trance che non saprei descrivere, anche perch3
completamente inaspettata. Agni spettacolo ! nato e poi si ! sviluppato in modo diverso. Ier gli
spettacoli itineranti dove sono soprattutto regista e come attrice mi riservo a volte una parte
circoscritta e di narrazione, come In corpi nuovi 9dalle Metamorfosi di Avidio= o "anz# "anz# 9da
"onne c$e corrono coi lupi di Iin&ola )stes=, i miti o le fiabe sono stati lavorati in un periodo di
prove in campagna dove le attrici e gli attori hanno indagato a lungo le storie confrontandole con le
proprie corde espressive e in gran parte direttamente in contatto con i luoghi naturali, il testo ! stato
fissato solo dopo una rielaborazione attraverso questi percorsi.
M..! Ri&enso ai mo)ti tuoi s&etta(o)i (he ho visto ne#)i anni. Mi verre++e "a "ivi"er)i'
se#uen"o )e "e3ini*ioni "i Mar(o De Marinis' in "ue (ate#orie' "a) &unto "e))a 3un*ione "e))o
s&a*io s(eni(o! s&a*io "e))a "rammatur#ia e "rammatur#ia "e))o s&a*io. er )a &rima
(ate#oria &enso' (on De Marinis' a) Co&eau "e))a &oeti(a "e) tr%teau nu! 0+astano )e &aro)e
:B; a evo(are )o s&a*io ne))a mente "e))o s&ettatore5C &er )a se(on"a i) ri3erimento - a)
Co&eau "e) dispositivo fisso 0struttura #eneti(a "i "ramma e s&etta(o)o5' &er "ir)a (on
Cru(iani. Ritieni (orretta' ne) tuo (aso' .uesta su""ivisione, Me ne &uoi ra((ontare i motivi e
)e (aratteristi(he' ma#ari 3a(en"omi .ua)(he esem&io,
S.B.! ,a questione interessante per me rispetto allo spazio ! prima di tutto lindagine sulla presunta
divisione nella persona tra spazio interno e spazio esterno. *ico presunta perch3 ! tutta culturale, ci
permette di organizzarci come facciamo, ma ! anche alla base di una scissione nel percepire e agire
la realt che rende il nostro modo di vivere spesso disumano. 0i> che ! fuori e ci accade
proveniente da fuori si ! spesso preparato gi in noi, come diceva )mpedocle 9 e non solo= ! con
lacqua che ! in noi che vediamo lacqua che ! fuori, con lamore, lamore e con lodio, lodio. )
ci> che ci circonda, gli spazi che attraversiamo ci sollecitano e ci modificano continuamente
alleandosi o scontrandosi con quanto facciamo. Mi interessa laspetto della spazialit del percepire
e della coscienza spaziale che argomentare qui ci porterebbe via molto tempo, ma che ! decisiva per
me sia artisticamente che umanamente 9 cio! sia in rapporto allo spettatore che a me stessa=. Bn ogni
caso la suddivisione a cui tu ti riferisci tocca in modo diverso i due filoni di ricerca che perseguo:
:= per quello legato ai miei spettacoli di narrazione ! verissima la prima affermazione, che le parole
evocano lo spazio. Bl pubblico che ascolta spesso dice che vede quello che racconto e addirittura a
volte con stupore afferma: Jero l/GK. )siste un mondo immaginale, evocato da chi narra e che vive
come sospeso tra narratore e ascoltatore, fatto di sensazioni spaziali e sensoriali, di sentimenti e
pensieri che a volte nella vita ordinaria stentano a vivere o ad essere riconosciuti. 6uesto mondo
immaginale lo si potrebbe dire 1virtuale2 ma non nel senso di una realt costruita artificialmente
come simulazione alternativa alla realt, bens/ legandolo alla sua etimologia: da virt&' potenzialit
pronta per essere attuata 9:=. e lessere umano ! un animale a tutti gli effetti la cui unica nota
caratteristica 9come diceva gi ,inneo nelle sue catalogazioni appuntandoselo tra parentesi=!
connessa al nosce te ipsum, allora per diventare umano ha bisogno di sviluppare un organo che lo
aiuti a riconoscersi tale. ,immaginale appartiene da sempre alla possibilit di sviluppare un sentire
specificamente umano ma per vivere ha bisogno di un suo spazio che un certo modo di narrare pu>
evocare. 6uesto spazio, forse vicino a quello del sogno e della visione, ! precipitato prima nello
1spazio rituale2 che nellincarnarsi al cospetto delle forze naturali e in relazione con esse,
conservava un alto tasso di immaginale. 0i> che invece agisce nella scena teatrale ! forse il ricordo
di quel mondo sognante, un modo tangibile per continuare a restare aperti allesistenza di uno
spazio speciale in cui germogliano le potenzialit. Bl teatro infatti sembra paradossalmente
avvicinarsi alla sua essenza pi4 quando permane nel nostro ricordo come immagine viva sempre
attingibile che nel momento in cui vi assistiamo, e cos/ recupera in noi quello spazio di visione che
il tempo attuale ci sottrae in tutti i modi. 6uando parlo di visione ! chiaro che non intendo affatto
qualcosa di legato alla sola vistaG
(= negli spettacoli nella natura dove lo spazio naturale viene esplorato e vissuto connesso al dramma
in corso, pu> accadere che accanto alle sensazioni reali 9suoni, odori, posizioni prospettiche 8
dallalto, dal basso, visibile, intravisto, ecc= lo spettatore percepisca laprirsi di uno spazio interno
che si estende anche al mondo circostante. +n po come dice Ilatone, quando evoca lanima
mundi, che lanima non ! sono in noi ma anche intorno a noi. -icordo una spettatrice: Jnon sapevo
se ci> che vedevo sbucare dagli alberi fosse vero o lo stessi immaginandoK. Non siamo pi4 abituati
a incontrare nella natura lincarnarsi di una dimensione poetica connessa alla presenza umana, ma
durante la sospensione dellincredulit che ci regala, come dice 0oleridge, latto poetico,9 in questo
caso teatrale= possiamo aprirci allincontro intimo e inconscio con la realt. ,a realt per me !
innanzi tutto la natura e i suoi abitanti viventi che
esistono e sono esistiti indipendentemente da noi e dalle
nostre manipolazione: non li abbiamo n3 immaginati n3
inventati e n3 tanto meno 1costruiti2, al massimo
abbiamo costretto i loro spazi e mortificatoL modificato
la qualit della loro vita.
M..! Consi"eran"o )a rivo)u*ione "e))o s&a*io
teatra)e ne) Nove(ento (ome uno "ei 3attori "i ri%
teatra)i**a*ione "e) teatro' verso una sem&re
ma##iore e33i(a(ia' attraverso )a re)a*ione autenti(a
tra attore e s&ettatore' in (he mo"o' se(on"o te' i) tuo
)avoro in s&a*i natura)i aiuta .uesta re)a*ione,
S.B.! ?o scritto molte cose su questo tema, che !
centrale nel nostro lavoro. Bncontrare il teatro nella
natura, con tutti i problemi che comporta, ! una
esperienza nuova e forte sia per chi recita che per chi
assiste, la sensorialit ! molto stimolata e sia le attrici
che gli spettatori devono in parte comunque ricollocarsi sia fisicamente che nellorganizzare i propri
sensi. )ntrambi, nei momenti che funzionano, sentono di stare di fronte ad un mistero pi& grande di
loro che, al di l dei loro ruoli momentanei, li rende in questo simili. Ier me la coscienza di questo
mistero ! uno degli elementi irrinunciabili perla rinascita di un possibile senso di comunit. )ra
vero in passato ed ! vero oggi, questo senso del mistero va ritrovato e incontrato di nuovo e la
relazione percettiva, reale 9non quella sentimentalistica, virtuale, patinata a cui ci abitua la
pubblicit ad esempio pescando in un bisogno rimosso=, silenziosa e creativa con la natura ci aiuta
in quel senso. Bl teatro nella natura ! uno strumento, un veicolo verso questa necessaria apertura,
necessaria per il pianeta e per la nostra vita.
Sista Bramini in DEMETRA E PERSEFONE, Centeno ( VT) Festa Ventennale Thiasos Foto di Francesco alli

M..! In3ine' &er 3are )avvo(ato "e) "iavo)o' (ome si suo) "ire! ti - (a&itato (he )a 3or*a "e)
)uo#o a++ia =s(hia((iato> )o s&etta(o)o, O (he )a 3or*a "e))o s&etta(o)o a++ia 3atto "istrarre
"a) )uo#o, O (he )a 3or*a "i )uo#o e s&etta(o)o 2e )e((e*iona)it< "e))es&erien*a' &er )o
s&ettatore%me"io4 a++iano =s(hia((iato> )a &ossi+i)it< "i re)a*ione attore%s&ettatore,
S.B.! uccedono molte volte sia luna che laltra cosa, anche in uno stesso spettacolo. 0ol tempo ho
imparato a giocare con questo, anche se lobbiettivo ! sempre trovare i momenti di fusione tra i
due aspetti, momenti di empatia o di apertura olistica. 6uei momenti arrivano per molte circostanze
e non solo a causa dellarte: in realt sono bagliori, frammenti in cui ci sentiamo integrati al mondo
circostante e parte di esso, per stabilizzarsi questa possibilit richiede una mutazione culturale quasi
psicofisica degli attori e spettatori che il lavoro teatrale pu> contribuire a creare. 6uesti momenti di
nuova coscienza, 8che per me sono il sintomo di un lavoro che funziona8 dipendono da molte cose:
dalla forza del luogo, dalla motivazione e apertura degli spettatori, dallora, dalla qualit della
presenza delle attrici e degli attori, dalla vita delle loro azioni e relazioni, oltre che dalla struttura
registica dello spettacolo che vuole scardinare tempi e ritmi e modi di percepire ordinari. 6uesto
teatro ! veicolo di trasformazione, di una nuova coscienza che deve crescere nel nostro modo di
incontrare la natura e non solo. ) un teatro che ambisce ad una sorta di collaborazione con gli altri
esseri e a scoprire una affinit, una parentela che ne permetta lazione reciproca. B momenti in cui il
paesaggio schiaccia lazione teatrale o questa prende cos/ attenzione da far dimenticare il paesaggio
ci sono sempre, ma con il tempo sono divenuti colori coscienti nella tavolozza della nostra arte.
pesso per tornare a vedere 9non solo guardare, ma vedereH= un paesaggio bisogna averlo avuto
sottratto magari da una forte azione e rientrando improvvisamente nella nostra percezione sembra
che il luogo stesso urli: JBo ci sono sempre statoG ) tuF *overiF 0on c$i eri davveroFK. Appure,
viceversa, dopo la contemplazione da una rupe della vastit si scopre un essere umano che sbuca
indifeso su quel baratro, o nel bosco fitto nel quale camminiamo da un po improvvisamente
sentiamo dei canti polifonici provenire dagli alberi come se il bosco cantasseH qualcuno scende e
ci racconta di una divinit che ci fa precipitare in un altro bosco, un altro tempo misteriosamente in
contatto con quello presenteH ma a volte tutto ! improvvisamente rotto da bottiglie di plastica sulla
via, o da un trattore che ci riporta ad un aspetto della realt che avevamo dimenticatoH tutto
questo ci pone domande interessanti, non solo dal punto di vista intellettuale, ma dellanima.
DDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDD
2E4 0fr. su questo anche Maia .orelli, let di internet, in Maia .orelli, Nicola avarese, 1Meatri
nella rete2, 0arocci editore (<<'