Sei sulla pagina 1di 11

PERCH UN DIRITTO NELLA CHIESA?

QUALCHE RIFLESSIONE IN MERITO


ALLORIGINE DEL DIRITTO CANONICO
*





Sommario: 1. Cenni sul problema del diritto nella Chiesa. 2.1: La comunit religiosa
ha bisogno di regole. 3.1. La comunit cristiana primitiva: le lettere primi passi verso
il diritto. 3.2. La ej kklhsi v a: dalla liturgia al diritto canonico. 3.3. Un breve cenno
circa linflusso del diritto romano. 3.4. Excursus: gli 85 Canoni degli Apostoli o 85
Canoni Apostolici. 4. Una conclusione... aperta.





Trattando di storia degli istituti del diritto canonico evidente che il
diritto stesso rappresenta il primo problema storico e nel caso della
Chiesa storico-religioso. Dunque il perch di un diritto nella Chiesa o
della Chiesa (mutuando un titolo da un celebre libro che approfondiva la
tematica alla luce del Concilio Vaticano II) qustio fundamentalis per
comprendere levoluzione storico e giuridica degli istituti del diritto
canonico. Pertanto, desidero principiare proprio da tale problematica,
cercando di dare almeno qualche accenno relativo ad essa e tentando di
offrire qualche spunto.



*
Breve nota bibliografica: J. GAUDEMET, Storia del Diritto Canonico. Ecclesia et Civitas,
Cisinello Balsamo, Milano 1998 (trad. it). glise et Cit. Histoire du droit canonique, Paris
1994 (Cerf-Montchrestien). F. COCCOPALMERIO, Che cosa il diritto della Chiesa, in
AA.VV., Perch un codice nella Chiesa, Bologna 1984, 17-56. L. MUSSELLI, Storia del
Diritto Canonico. Introduzione alla storia del diritto e delle istituzioni ecclesiali, Collana
di Studi di diritto Canonico ed Ecclesiastico 9, Torino 1992. A. M. STICKLER, Historia
Juris Canonici Latini. Institutiones Academicae, I - Historia Fontium, Studia et Textus
Historiae Juris Canonici 6, Roma 1985
3
. P. ERD, Introductio in Historiam Scientiae
Canonica. Praenotanda ad Codicem, Roma 1990 (Pontificia Universitas Gregoriana). C.
VAN DE WIEL, History of Canon Law, Louvain Theological & Pastoral Monographs 5,
Louvain 1991. C. DE CLERCQ, Fontes Iuridici Ecclesiarum Orientalium. Studium
Historicum, Romae 1967 (Pontificium Institutum Orientale). D. CECCARELLI MOROLLI
S. MUDRY, Introduzione allo studio storico-giuridico delle fonti del diritto canonico
orientale, Roma 1994 (Pontificio Collegio Ucraino S. Giosafat in Roma). D. SALACHAS,
Influssi romani sulla codificazione canonica orientale, in Atti del IX Colloquio
Internazionale Romanistico Canonistico Il diritto romano canonico quale diritto proprio
delle comunit cristiane dellOriente Mediterraneo, Utrumque Ius 26, Citt del
Vaticano 1994, 525-538.
2
1. Cenni sul problema del diritto nella Chiesa
La Chiesa Cattolica possiede una serie di norme raggruppate in
codici, che, usualmente, sono definite diritto canonico. Una delle definizioni
classiche di che cosa sia il diritto canonico la seguente: linsieme di
norme, poste o fatte valere dallautorit della Chiesa Cattolica secondo le
quali la Chiesa organizzata e che regolano lattivit dei fedeli nel mondo
in relazione ai propri fini della Chiesa stessa (DEL GIUDICE). Quindi, il
diritto canonico costituito da quellinsieme di norme che (a) creano i
rapporti giuridici, cio i legami che collocano i fedeli in una determinata
situazione quindi allinterno del corpo sociale della Chiesa e in ordine ai
suoi fini; (b) regolano tali rapporti; (c) organizzano la gerarchia degli organi
componenti la Chiesa e ne regolano lattivit; (d) valutano e regolano i
comportamenti dei fedeli (HERVADA).
Ma, tali definizioni registrano la realt attuale, provvedendo a darne
una chiara ed intelligibile sistemazione. Senza addentrarci in ulteriori e
complesse problematiche della filosofia del diritto, della interpretazione e
della logica giuridica, sufficiente ricordare che Oggi la Chiesa cattolica ha
provveduto a completare lopera di codificazione delle sue norme, attraverso
appositi codici: il Codex Iuris Canonici (1983) per la Chiesa Latina ed il
Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium (1990) per le 21 Chiese
Orientali cattoliche. Oltre a ci, la riforma della Curia Romana, attuata da
GIOVANNI PAOLO II, di venerata memoria, con la Cost. Ap. Pastor Bonus
(1988), rappresenta il corpus unico normativo della Chiesa cattolica, che
dopo 2000 anni ha raggiunto la codificazione completa, in una et che
stata spesso definita come era di decodificazione (IRTI). da sottolineare,
infine, che tale problematica ha suscitato nel passato non poche polemiche;
SOHM sosteneva, ad esempio, che la natura del diritto canonico in
contraddizione con la natura stessa della chiesa, mentre A. VON HARNACK
(1851-1930) riteneva che nessuna societ pu fare a meno del diritto,
inclusa la Chiesa. Oggi, come si vedr in seguito, tale tendenza seguita
dalla maggioranza dei canonisti; tuttavia, ritengo che i canonisti non si siano
mai soffermati sullaspetto storico-religioso della tematica, cosa che
pertanto intendo tentare almeno di iniziare a tratteggiare nelle prossime
pagine.
Ma il punto di questo nostro incontro un altro, cercare di
rispondere alla domanda: da dove ha origine il diritto canonico?

2.1: La comunit religiosa ha bisogno di regole
Rispondere alla domanda da dove ha origine il diritto canonico
assai difficile. Tuttavia per lo storico del cristianesimo, specie di quello
orientale antico, la questione non affatto cosa peregrina.
3
Per prima cosa occorre compiere una considerazione storico-
religiosa generale e valida perci per tutti i sistemi religiosi.
Ogni comunit religiosa, una volta formatasi e susseguentemente ad
un periodo di tempo che lha resa stabile, cio diventata soggetto storico
o se volete, meglio, soggetto sociale in una data societ e cultura,
necessariamente ha bisogno di regole. Le prime regole, sono sempre molto
antiche, ossia sono regole che la comunit osserva nellambito della sfera
religiosa strictu sensu; sono quelle regole che la comunit segue nel culto e
nellideologia religiosa, sono nel caso delle religioni fondate, regole date dal
fondatore e spesso sono scritte allinterno del testo sacro. Queste regole
sono in genere principi religiosi e non sono ancora norme, sono dettami -
spesso dogmatici - che caratterizzano lessenza stessa della comunit. Un
esempio: Maometto considerato sigillum prophetarum; questa una
regola, anzi nellIslam, un vero e proprio dogma. In questa prima fase la
comunit religiosa non ancora molto stabile, solo col tempo si avvertir la
necessit di istituire delle regole che regolino anche i rapporti non solo tra i
soggetti ed il sacro, ma anche e soprattutto tra i membri fra di loro e, se
esiste una gerarchia religiosa, anche tra i fedeli e il coetus che detiene le
massime funzioni della comunit.
Inoltre, col passare del tempo, a causa dellampliamento numerico
dei componenti la comunit, il fenomeno di giuridicizzazione di alcune
norme comportamentali dei soggetti, da un lato, e dallaltro di
istituzionalizzazione di norme di gestione della stessa comunit, inizier
ad avvertirsi sempre di pi. Infatti, la comunit religiosa ormai diventata
societ vera e propria, non pi uno sparuto gruppo di persone come nei
tempi iniziali, in cui il fondatore inizi a trasmettere il suo pensiero. Ora la
comunit religiosa societas, anzi diventata (come per es. nel caso
dellIslam o anche dellebraismo) un vero e proprio ejvqno - popolo. E dal
momento, ubi homo ibi societas ed ubi societas ibi ius, ecco che il diritto
inizia a comparire in modo stabile e sempre pi vistoso: la comunit
religiosa, ora societ, si giuridicizza; i rapporti fra i singoli vengono ad
essere delineati e delimitati da norme vere e proprie, i rapporti tra membri e
gruppo gestente lidea religiosa vengono ad essere sempre pi organizzati
e spesso gerachicizzati; infine, tramite norme speciali si garantisce la
genuinit della fede religiosa ed il suo meccanismo di trasmissione
(pensiamo ad esempio allattenzione posta dalla comunit/societ verso il
problema del canone delle scritture). Ecco che la comunit religiosa inizia
ad avere non solo regole sulla fede o sullesperienza religiosa, ma norme,
che per loro qualit e natura, diventano sempre pi norme giuridiche, cio
diritto. Come ha acutamente osservato J. GAUDEMET: Ogni societ
presuppone un ordine e ogni ordine esige un potere ed un diritto; restano da
discutere la natura e le forme di questo diritto
1
.

1
J. GAUDEMET, Storia del Diritto Canonico - Ecclesia et Civitas, Milano 1998, trad. it., 46.
4
Qui si cercher tuttavia di occuparsi non tanto della natura e delle
forme del diritto canonico, quanto piuttosto dellorigine del diritto
nellambito della comunit religiosa cristiana. Ecco perch allorientalista
cristiano ed allo storico del cristianesimo non pu non interessare il
processo di formazione del diritto allinterno del cristianesimo.

3.1. La comunit cristiana primitiva: le lettere primi passi verso il diritto
Il cristianesimo, come ben noto, non nasce dal nulla, bens
perfettamente inserito nel contesto giudaico, in particolare nel giudaismo
ricco di elementi della cultura ellenistica. Cristo un giudeo; questo un
dato di fatto incontestabile. Ma, la sua predicazione del Vangelo e la sua
attivit portarono allinstaurarsi di una comunit, che pur avendo fortissimi
legami con la cultura religiosa ebraica, provveder poi nel corso dei secoli
successivi a recidere, praticamente, tutti i contatti con il mondo ebraico,
eccetto che per la conservazione e lattribuzione di valore formale allAntico
Testamento.
Inoltre, come noto, il cristianesimo si svilupp in senso allimpero
romano, valicando relativamente presto anche gli stessi confini imperiali
(diffusione in Persia, in India).
Ma, Roma, cio limpero fondava la propria esistenza come societ
ed ejvqno su di un ordinamento giuridico ben preciso: il diritto romano, che
garantiva al cives romanus diritti e doveri precisi, ma che ugualmente
provvedeva a garantire ai popoli sottomessi, tramite lo ius gentium, un
altrettanto complesso di diritti e doveri dei popoli assoggettati; Israele,
faceva parte, anche se in modo speciale, dellordinamento giuridico romano.
A sua volta Israele, aveva un suo diritto, che veniva applicato con scrupolo
dagli ebrei.
Gi questo ci fa comprendere come la comunit cristiana, neonata, si
trovi di fronte, o meglio integrata, in due sistemi giuridici: quello ebraico e
quello romano. Ci non significa solo diversificazione di norme, ma
diversit di logiche giuridiche. Il diritto ebraico, espresso tramite lAntico
Testamento (cf. Talmud e Torah, cio il Pentateuco) era un diritto orientale,
costruito con una logica assai diversa da quella dei giuristi romani. Il diritto
ebraico, era, inconsapevolmente, imparentato con lantico diritto cuneiforme
babilonese; infatti il diritto ebraico procedeva per casi concreti
2
. Dallaltra
parte, il diritto romano, creatore della categoria astratta del diritto,
procedente per istituti giuridici e non per singoli concreti casi.

2
Una eco lontana di ci avvertibile nelle prime collezioni canoniche come ad esempio la
collezione canonica degli 85 Canoni degli Apostoli.
5
Ecco, con uno schema la situazione della prima comunit cristiana,
ancora fortemente ancorata allebraismo (almeno fino al cd. concilio di
Gerusalemme).
! "# $ % Roma
Il fenomeno di giuridicizzazione nella ejkklhsiva ha impiegato
secoli, per giungere alla concetto del diritto canonico, che si sempre pi
impregnato delle categorie giuridiche romane e del diritto romano.
Cercheremo di ripercorrerne velocemente le tappe.
Principiamo con un primo periodo, quello che va dalla morte di
Cristo fino al III sec. (incluso).

3.2. La ej kklhsiv a: dalla liturgia al diritto canonico
Il Nuovo Testamento, la cui redazione si soliti fissarla entro il
primo secolo d.C., non ha in realt il desiderio di fornire norme giuridiche
organizzate, anche se vi appaiono degli importanti spunti normativi, tanto
importanti, che rientrano nel cd. diritto divino positivo. Ma, proprio per
questo gli spunti normativi del NT, saranno tuttavia la base
dellordinamento canonico che, giustamente, considerer tali norme come
inalterabili, perch di natura divina e per di pi positiva (cio rivelata e poi
messa per iscritto). Ma NT non un codice, bens come stato
sostenuto una lunga introduzione alla passione di Cristo, che levento
centrale della teologia cristiana tutta; un libro teologico e morale, il
libro della salvezza. In sostanza in esso non c un desiderio normativo,
Maggiori norme le troviamo nel corpus dellAntico Testamento, ma esse
erano riferite agli ebrei.
La giovane comunit cristiana, allora inizia a conoscere la pratica
delle lettere, le epistulae, che sono il primo momento di quello che sar il
diritto canonico (positivo ed umano). Le lettere degli Apostoli o quelle loro
attribuite, sono i primi documenti cristiani che hanno senza dubbio un
intento in parte normativo. Ma in realt le lettere apostoliche non sono
documenti giuridici, esse sono delle esortazioni, soprattutto sul piano
religioso e morale. Le argomentazioni delle lettere sono sempre circoscritte
e per lo pi hanno come fine quello di pacificare le singole comunit per le
tensioni verificatesi. Le lettere non hanno come scopo quello di creare o
fondare un corpo dottrinale.
In questo primo secolo di vita della comunit cristiana, essa si
preoccupa essenzialmente di capire cosa essa sia e di spiegarlo agli altri,
cio agli ebrei ed ai pagani. La comunit cristiana vive allinterno del
giudaismo ma inizia a prendere distanze da esso in un periodo gi molto
immediato. Infatti col cd. Concilio di Gerusalemme (a. 49) viene sancito il
criterio (se vogliamo la norma) che i pagani convertiti al cristianesimo non
6
devono sottomettersi ai riti ebraici [cf. Atti 15, 6-29]. Questo primo
strappo decisivo anche sul piano, secondo me, dellevoluzione giuridica:
la comunit cristiana in marcia verso una direzione che la porter sempre
pi lontano dal mondo ebraico; lunica strada percorribile quella
dellimpero, rappresentato nella pratica dal sistema delle comunicazioni
viarie e stradali, su cui cammineranno gli apostoli, ma anche concepito
come modello di ordinamento giuridico. Non mi pronuncio sullo strappo
con lebraismo e sul complesso problema del giudeo-cristianesimo, ma
desidero attirare lattenzione su di un fatto: i nuovi adepti alla comunit
sono e saranno sempre di pi cittadini romani. Il contagio col diritto
romano appare inevitabile e ci, secondo me, ha le proprie origini (anche
se non dimostrabili) proprio col concilio di Gerusalemme. Da quel
momento, la ejkklhsiva inizier ad assorbire sempre di pi la mentalit
greco-romana e la parte semitica si ridurr sempre di pi, lasciando tracce
solo nellapparato liturgico e nella conservazione dellAntico Testamento.
Le lettere prima e poi i primi testi liturgici evidenziano la
preoccupazione che la comunit cristiana primitiva circa la conservazione e
la trasmissione della fede. da sottolineare, infine, che la prima lettera di
Clemente alla chiesa di Corinto (a. 96) rappresenta un primo esempio
dellincontro tra antica tradizione intellettuale romana e le idee nuove del
giudeo-cristianesimo.
Osserviamo cos, attraverso i testi, che durante i primi tre secoli
dellera cristiana, si va progressivamente delineando lesigenza da parte
della comunit di avere maggiore chiarezza su determinati punti pratici; la
necessit di norme che diano chiare formulazioni su alcuni aspetti, porta
inevitabilmente alla necessit di un diritto per regolare la vita cristiana.
Il risultato o se vogliamo il banco di prova di questi ragionamenti
ci fornito dagli stessi testi. Dopo let della redazione dei Vangeli e delle
lettere (I secolo) si apre quella dei cd. testi pesudo-apostolici (detti cos
perch in qualche modo attribuiti agli Apostoli).
I documenti pseudo-apostolici sono la via intermedia della nostra
tematica: sono i prodromi del diritto vero e proprio.
In sintesi, ecco lelenco di questi, importantissimi, documenti e testi
(tutti originariamente scritti, guarda caso, in greco). Didach o Dottrina dei
12 Apostoli (DidachV tw=n dwv deka *Apostovlwn vel DidachV Kurivou tw=n
dwvdeka *Apostovlwn fine del I sec., Siria o Palestina), Tradizione Apostolica
di Ippolito ( *ApostolikhV paravdosi 197-218, Roma), Didascalia degli
Apostoli (Didaskaliva tw=n *Apostovlwn seu Kaqolikhv ca. 230, Antiochia),
Costituzione Ecclesiastica (Kanovne ejkklhsiastikoiV tw=n aJgiv wn
*Apostovlwn ca. 300, Egitto o Siria).
7
A questa tradizione pseudo-apostolica (ma che i testimoni dellepoca
vivevano come genuina), si riallacciano ulteriori ed importanti testi, essi
sono i segg.: Canoni di Ippolito (336-340, Egitto), Costituzioni Apostoliche
(DiatagaiV seu Diatavxei tw=n aJgiv wn *Apostovlwn IV-V sec, Siria),
Testamento di N.S. Ges Cristo (seconda met V sec., Siria), Gli 85 Canoni
degli Apostoli.
Non possibile addentrarci in ciascun testo
3
, ci che interessante
dare, forse, qualche riflessione sul significato di questi documenti nella loro
globalit.
I cd. documenti pesudo-apostolici evidenziano in primis il desiderio
costante da parte della comunit (non a caso ejkklhsiva significa
assemblea) di organizzare il culto, in particolare quello eucaristico.
Un filo conduttore lega tutti questi testi, sia sul piano formale che su
quello materiale: luso della lingua greca. Le versioni originali di questi
scritti erano tutte in greco (purtroppo quasi tutte andateci perse). questa
una caratteristica orientale, secondo autorevoli studiosi come
GAUDEMET. Il greco, lingua delloriente mediterraneo per eccellenza, era
la lingua dei traffici mercantili, attraverso cui il messaggio cristiano
viaggi non poco. Il fatto che questi testi siano stati scritti in greco,
garantiva loro una diffusione - pi o meno automaticamente - certa.
Caratteristica comune a tutti che lautore anonimo. Si cerca di porre
queste opere sotto il diretto patrocinio e responsabilit degli Apostoli.
Ci significa che il testo doveva necessariamente essere preso nella
debita considerazione da parte dei lettori, ma allo stesso tempo evidenzia
la fragilit della comunit, che ha bisogno - inconsciamente - di attribuire
agli Apostoli cose che non hanno mai scritto.
Osserviamo uno stretto legame tra le regole concernenti il culto con le
prime manifestazioni di norme che hanno per fine la disciplina di certi
settori o istituzioni.
Il legame con la liturgia molto forte in questi scritti e le parti, che
progressivamente prendono forma di diritto, non sono disgiunte dalle
norme liturgiche.
possibile notare una evoluzione interna: dalla Didach ai Canoni degli
Apostoli (gli 85 Canoni Apostolici) vi una progressiva mutazione di
intenti ed anche di contenuti, il cui punto di approdo la separazione fra
diritto e liturgia (rappresentata proprio dagli 85 Canoni degli Apostoli).

3
Ved. D. CECCARELLI MOROLLI, Letteratura liturgico-canonica Pseudo-Apostolica, in
FARRUGIA E. (ed.), Dizionario Enciclopedico dellOriente Cristiano, Roma 2000, 627 s.
con ivi ampia bibliografia.
8
I canoni degli Apostoli, rappresentano il primo passo definitivo
verso il diritto. Gli 85 canoni di questa collezione, che ebbe una immensa
fortuna in Oriente, sono dati in forma di caso concreto (se un vescovo...,
se provato che... ecc.). Questo elemento ci fa riflettere: il diritto romano,
con la sua impalcatura giuridica e le sue categorie astratte del diritto e gli
istituti, non ha ancora fatto breccia nella mentalit dellanonimo legislatore
cristiano del III secolo. In tale modo di concepire la regola vi ancora tutto
il background vetero-testamentario, e perci ebraico. Ma, il diritto romano,
dalla pace costantiniana in poi, inizier sempre pi a penetrare nella
mentalit giuridica cristiana, cos come del resto (ad onor del vero) il
messaggio cristiano influenzer le rigide norme istituzionali romani,
provvedendo ad un mitigamento di certi istituti.
Data limportanza della collezione degli 85 Canoni degli Apostoli,
ritengo opportuno spendere alcune parole riguardo ad essa.

3.3. Un breve cenno circa linflusso del diritto romano
Circa il diritto romano ed i suoi influssi sul diritto canonico, occorre
necessariamente accennare ad alcune tematiche.
allinterno dellimpero i cittadini romani che diventano cristiani sono
soggetti dellordinamento giuridico imperiale romano. Dunque tutti si
servono del diritto per vivere nella societ, vescovi inclusi. Allinizio non
si fa ricorso ad un diritto proprio, cio quello canonico, nel momento in
cui gli atti della ejkklhsiva riguardano cose esterne ad essa (per es.
compravendite, donazioni, ecc.).
la Chiesa utilizza la tecnica giuridica romana nellelaborazione del suo
diritto e persino stranamente, nella sua ecclesiologia e nella sua teologia
[GAUDEMET, 62].
Numerosissimi i prestiti terminologici a cui corrispondono prestiti
intellettuali veri e propri circa concetti astratti (per es. vengono
utilizzate le parole auctoritas e potestas per i poteri episcopali, ma anche
ordo, constitutio, edicta, ecc.).
Allorquando la Chiesa elaborer canoni specifici su temi di natura
processuale, penale, amministrativa e giudiziaria, essi saranno tutto frutto
del diritto romano. Ancora oggi, ad esempio, sfogliando i codici di diritto
canonico evidente linflusso del diritto giustinianeo allinterno del
diritto processuale o delle norme giuridiche generali (ma anche in altre
parti dei codici).
La produzione di una ampia legislazione imperiale, perci laica,
nellambito della Chiesa concernente lo status che essa ha nellimpero
(dopo la pax constantiniana) entra a far parte della tradizione giuridica
canonica.
9

3.4. [Excursus] Gli 85 Canoni degli Apostoli o 85 Canoni Apostolici

La collezione canonica denominata 85 canoni degli apostoli
4

compare inserita allinterno delle Costituzioni Apostoliche (libro VIII,
cap. 47); tuttavia gli 85 C.A. ebbero vita e diffusione propria ed
indipendente dalle Costituzioni Apostoliche sia nellOriente Cristiano che
nellOccidente.
Riguardo alla datazione di tale collezione, nel passato alcuni studiosi
hanno fornito una cronologia abbastanza bassa, (intorno al 380, LIEZMANN),
altri, invece, hanno posto la datazione tra il IV ed il VI sec., a causa dei
rimaneggiamenti presenti, specie nella parte teologica
;
attualmente si
propensi a collocare tale collezione intorno al IV secolo (JOANNOU,
GAUDEMET, SALACHAS). Circa lautore esistono due diverse tendenze. Per
alcuni studiosi (JOANNOU, SALACHAS) lautore anonimo anche se
probabilmente il compilatore delle Costituzioni Apostoliche, mentre per
altri lautore sarebbe Giuliano lariano (che li avrebbe composti dopo il
381).
Limportanza di questa collezione canonica fu notevolissima. Infatti,
gli 85 C.A. furono espressamente riconosciuti come genuini dal can. 2 del
Concilio Trullano (a. 691), entrando cos a pieno titolo nelle fonti canoniche
della Chiesa costantinopolitana. Prima del Trullano lautorit di questa
raccolta canonica era gi ampia, infatti gi Giovanni Scolastico (565-577)
provvide ad inserirli nella sua Synagog; prima di lui, limperatore
Giustiniano (527-565) li colloca senza distinzione, citandoli, allinterno
delle sue celebri Novelle 6 e 137 e Giovanni Damasceno (ca. 650-750ca.),
nel suo De Fide Orthodoxa (IV, 18), li consider validi; essi figurano nella
seconda parte del Nomocanone dei XIV Titoli. Ed, infine, dopo il Trullano, il
concilio Niceno II (a. 787), al can. 1, cita nuovamente gli 85 C.A.
ribadendone cos lautenticit.
Gli 85 C.A. ebbero enorme importanza, anche in altre tradizioni
orientali; infatti essi compaiono nella tradizione siriaca sia nestoriana che
monofisita in quella copta, in quella etiopica, ma anche in arabo; ed infine,
in armeno, in georgiano ed anche in paleo-slavo. Nonostante la assoluta fede
riposta dai Bizantini in questa collezione, lOccidente si mostr abbastanza
scettico ed essi ebbero invece diffusione pi limitata nel mondo medioevale.
Papa Gelasio (492-496) nel De Libris Recipiendis et non o forse meglio
i suoi successori li considerarono apocrifi. Ad ogni modo, gli 85 C.A.
furono tradotti dal greco in latino ad opera di Dionigi il Piccolo (500 ca. -

4
Sugli 85 Canoni degli Apostoli ved. CECCARELLI MOROLLI D., Alcune riflessioni intorno
ad una importante collezione canonica delle origini: Gli 85 Canoni degli Apostoli, in
Miscellanea C. Capizzi, G. PASSARELLI (ed.), Studi sullOriente Cristiano 6 (2002), 151-
175.

10
545 ca.), che li inser, nella seconda edizione della Dionysiana, (tuttavia
solo cinquanta canoni su ottantacinque originari entrarono nella Dionysiana,
omettendo dunque i canoni 51-85 con il probabile desiderio di non
contaminare con elementi orientali la disciplina latina. Ma, nonostante le
incertezze dellOccidente, gli 85 canoni degli Apostoli sopravvissero
entrando, in numero assai ridotto, anche nel celebre Decretum di Graziano
(ca. 1140).
Limportanza di tale collezione canonica risiede in un dato di
estremo interesse: essa segna il passaggio dal cosiddetto diritto liturgico al
diritto della Chiesa in senso vero e proprio. Infatti gli 85 C.A. affrontano un
ampio numero di tematiche tra cui spiccano senza ombra di dubbio le
questioni disciplinari, costituendo un progresso decisivo per la letteratura
giuridica cristiana (GAUDEMET). Con gli 85 C.A. assistiamo, dunque, alla
nascita vera e propria di quello che sar in seguito il diritto canonico.
Dal punto di vista strutturale gli 85 C.A. una raccolta di canoni, che
sembra riflettere la normativa della Chiesa emanata dal primo concilio
ecumenico (Niceno I; a. 325) e dai cosiddetti sinodi particolari antichi:
Ancira (a. 314), Neocesarea (ca. 319), Antiochia (330 ca.) e Laodicea (343-
381). La materia trattata dai canoni di questa collezione varia ed ampia ed
raggruppabile come segue: requisiti per lordinazione dei vescovi, dei preti
e dei diaconi (cc. 1, 2, 61, 68, 77, 78, 79, 80, 82); clero sposato (cc. 5, 17,
26, 51); ecuarestia (cc. 2, 4, 8); questione pasquale (c. 7); digiuno (cc. 53,
63, 64, 69); battesimo (cc. 47, 49, 50); penitenza (c. 52); status dei chierici
(i.e. diritti e doveri dei medesimi, cc. 55, 56, 57, 58, 59, 62, 81, 83);
scomunica (cc. 10, 12, 13, 32); auto-mutilazione e pene relative (cc. 21, 22,
29, 30); limiti territoriali nella competenza dei vescovi (cc. 35, 36, 37); beni
ecclesiastici (cc. 38, 39, 40, 41); processo contro un vescovo (cc. 74, 75);
sanzioni per chi offende le autorit civili (c. 84); canone delle Sacre
Scritture (c. 60, 85); divieto della communicatio in sacris (cc. 45, 46);
diritto penale (cc. 6, 9, 11, 20, 23, 24, 25, 27, 28, 31, 42, 43, 44, 66, 72, 73);
divieto di comunicare con gli Ebrei (cc. 7, 65, 71, 70); canoni matrimoniali
(cc. 18, 19, 48, 67); ordine ecclesiastico (cc. 14, 15, 16, 33, 34, 54, 76).
In sostanza, questa collezione, si presenta abbastanza articolata e -
tenuto conto per lepoca in cui stata redatta - rappresenta sicuramente un
interessante osservatorio di studio per il cristianesimo antico. Infatti gli 85
C.A. mirano non solo a chiarificare alcune situazioni pratiche ma anche a
stigmatizzare alcune istituzioni e procedure. Nellambito della storia degli
istituti, si osserva che gi il concetto di prots sufficientemente chiaro nel
senso della sinodalit. Allinterno di questa importantissima collezione gi
si osserva linteressante fenomeno della giuridicizzazione del dogma e della
dogmaticizzazione del canone (cfr. can. 85 sancente le sacre scritture oppure
ai canoni circa il battesimo). Il diritto canonico proceder ampiamente, nel
futuro, su tali direttrici, creando un sistema ampio e complesso del tutto sui
generis rispetto agli altri ordinamenti giuridici.
11

4. Una conclusione... aperta!
Ma ritornando al problema di fondo, cio quando nasce il diritto
canonico, occorre soffermarsi brevemente ancora sulla collezione canonica
degli 85 Canoni degli Apostoli. Questa collezione segna che dado tratto:
la ejkklhsiva si sta giuridicizzando sempre di pi, sta nascendo e vivendo il
diritto canonico (che ancora un embrione). Si compiuta molta strada
dalle Lettere e dalla Didach: la liturgia una cosa ed il diritto unaltra;
esiste un diritto che regola per es. il potere dei vescovi ecc. Questo il
primo passo di una lunga serie di passi che si sono svolti nel corso di tutto il
tardo antico fino al medioevo (incluso), attraverso i quali il diritto canonico
si andato creando e sviluppando sia in Oriente che in Occidente.
Con il IV ed il V sec., assisteremo al diritto autonomo, cio alla
nascita definitiva del diritto canonico.
In tale nascita e sviluppo, grandissima parte sar svolta dai concili
ecumenici. I concili ecumenici, di volta in volta, oltre che ad emanare norme
di natura dogmatica, precisanti la fede, provvederanno allo stesso tempo ad
emanare norme di natura canonica. Il diritto ormai entrato a pieno titolo
nella ejkklhsiva fino a giungere a canonizzare il dogma e dogmaticizzare il
canone.