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PRESENTAZIONE E APERTURA DEL X CONVEGNO
DELLA SIMP MENTE- CORPO
Fausto Agresta
Il X Convegno Nazionale Mente-Corpo organizzato dalla Societ
Italiana di Medicina Psicosomatica - Sezione Pescarese (Coord.: Dott. F. Agresta) e
dal Centro di Psicologia, Psicosomatica clinica e psicoterapia analitica (Dir. Dott.
Fausto Agresta) - Grand Hotel Adriatico Montesilvano (PE), della durata di
tre giorni: il 6/7/8 novembre 2009.
Gentili Colleghe e Colleghi, nel presentare il X Convegno, mi preme
ringraziare tutti Voi che avete risposto cos numerosi e cos attenti alle
problematiche dellemergenza del terremoto e dei disturbi da stress e post-
traumi. Un posto particolare, nel campo della terapia e nella formazione,
che assume lo Psicodramma Analitico, una delle diverse tecniche proposte
nella campo della prevenzione e nelle attivit della cura nel campo della
consultazione e della psicoterapia. Ringrazio il Presidente della SIMP, Prof.
Piero Parietti, ospite di riguardo che condurr, assieme alla Dott. Elisa
Faretta, a parte il Seminario Teorico

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pratico, le due Giornate di Psicodram-
ma Analitico come da programma.
Mi preme ringraziare tutti gli Ospiti, molto graditi ed importanti: il
Comandante dei Vigili del Fuoco di Chieti, Ing. Alessio Barbarulo che ci por-
ter il saluto e la partecipazione attiva ed insostituibile dei Vigili del Fuoco; il
Funzionario dei Vigili del Fuoco, Arch. Marchione Alessandro che ha accetta-
to linvito con piacere e con interesse. Ringrazio, inoltre, il Responsabile del
Comitato Provinciale di Pescara del Croce Rossa Italiana, Avv. Fabio Nieddu
e linfermiere del 118 Lorenzo Marvelli e il Dott. D. Romagnoli.
La Tavola Rotonda sar animata dal Presidente dellOrdine, Dott. G.
Bontempo e dal Dott. T. Di Iullo, che hanno coordinato il lavoro con gli psi-
cologi sulla costa, Lanciano

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Vasto; dalla Dott.ssa R. Forcucci, pediatra, che ci
dar una testimonianza del lavoro con i bambini e con le famiglie.
Ringrazio tutti gli psicologi Relatori che animeranno i lavori.
Ringrazio il Prof. Massimo di Giannantonio, Ordinario di Psichiatria
dellUniversit di Chieti, per aver accettato linvito.
Mi preme ricordare sinteticamente tutte le Attivit della SIMP Pesca-
rese dallanno 2000, fino ad oggi.
Seminari di psicosomatica e psicoterapia: malattie psicosomatiche; sogni in
psicoterapia; colloqui di consultazione; primi colloqui di consultazione;
psicoterapia analitica Breve;
Numero 4 Gruppi Balint a San Salvo e Pescara;
Numero 5 Gruppi di Supervisione;
Training Autogeno con Visualizzazione Guidata (8 gruppi di 10 compo-
nenti ognuna);
Attivit tirocinio: Universit di Aquila e Chieti;
Convegni Nazionali;
Parietti: Psicodramma analitico ottobre 2001;
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La Formazione degli operatori socio sanitari e il primo colloquio (2002)
con ECM; SIMP Pescarese e SIMP Abruzzese;
Sindrome del Burn out: Dott. Rotonda, Dott. Pallotta e Dott. Pellegrino;
Prof. M. di Giannatonio - novembre 2003;
Tecniche di Rilassamento corporeo e G. Balint - Aprile 2003, Pescara;
Aprile 2003, LAquila, Basilica di Collemaggio;
Tecniche di Rilassamento e G. Balint: La relazione terapeutica / maggio
2004;
Il corpo in psicoterapia: R. Di Donato, F. Agresta, A. Serroni, I. Di Dona-
to, A.M. Rotondo, Pescara, Ottobre 2005;
K. Rohr: G. Balint e disturbi somatoformi, settambre, 2006;
Simp IPAAE Emicrania e Vertigini: Tec. di Rilas; G. Balint, Febbraio,
2007;
Seminario: I disturbi somatoformi e le tecniche di rilassamento, SIMP e
IPAAE, novembre 2007, Pescara;
K. Rohr: Isteria e la Formazione psicogica del medico e dello psicolo-
go(2008).
Le attivit della SIMP, dalla data del 2006 fino al 2008, sono state fatte
in Collaborazione dellUniversit di Chieti, Facolt di Psicologia, Cattedra di
Psicologia Clinica.
Oggi siamo lieti di poter avere tra di noi il Presidente della SIMP,
P. Parietti e la Dott.ssa E. Faretta.
Un grazie di cuore a tutti i miei Collaboratori. Ringrazio tutti Voi pre-
senti e diamo inizio ai lavori che continueranno domani e domenica con lo
Psicodramma analitico condotto da P. Parietti ed E. Faretta.
Grazie.
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CSPP SIMP PIIEC
A PESCARA
6/7/8 NOVEMBRE 2009
Grand Hotel Adriatico Montesilvano - PE
DUE GIORNATE DI PSICODRAMMA ANALITICO
e
SEMINARIO TEORICO - PRATICO DI PSICOLOGIA
DELLEMERGENZA
Laboratorio esperienziale a numero chiuso
Conduttori: Piero Parietti Elisa Faretta
del Centro Studi di Psicoterapia Integrata Immaginativa
ad Espressione Corporea
Organizzato dal CSPP e dalla SIMP
(Dott. Fausto Agresta - PE)
in Collaborazione con IPAAE
(Dott. D. Romagnoli)
Per informazioni Dott.ssa A. DAmato
cell. 349.6940474 - e-mail:damatoale@hotmail.it
p.parietti@piiec.com e.faretta@piiec.com
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PRESENTAZIONE TECNICA
E PSICOLOGIA DELLEMERGENZA
Piero Parietti, Elisa Faretta
La tragica esperienza vissuta dallAbruzzo che ha grandemente coin-
volto tutti sul piano umano ha anche riproposto allambito terapeutico una
grandissima serie di problemi, in relazione alle possibilit di intervento, nel
campo medico-chirurgico, ma anche in quello psicologico del supporto im-
mediato in occasione dellintervento e delle conseguenze nel tempo degli
eventi traumatici, oltre che a quello preventivo nei confronti di possibili
eventi futuri.
Problemi di intervento quindi, ma anche di formazione di coloro che,
volontari e addetti ai lavori possono essere coinvolti.
I problemi connessi al preoccupante incremento di eventi traumatici,
sia a livello individuale che collettivo, ha portato alla individuazione di una
nuova forma di orientamento psicologico che viene indicata come: Psicolo-
gia dellEmergenza.
La Societ Italiana di Medicina Psicosomatica, non avendo possibilit
pratiche di diretto intervento, ma essendo da lungo tempo operante a
Pescara la sua Sezione Periferica ottimamente coordinata dal collega ed
amico Fausto Agresta, ha scelto di operare a livello informativo nei confronti
dei propri soci, in relazione ad un ampliamento delle conoscenze tecnico

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operative e di quelle formative.
La sezione di Pescara, grazie allattivo impegno di Agresta e dei suoi
collaboratori, ha operato in maniera eccellente e lincontro attuale ne costi-
tuisce una probante conferma del che ringraziamo vivamente lamico Fausto
e tramite lui quanti hanno operato al proposito.
Limpostazione del nostro intervento, sollecitato dal gradito invito de-
gli amici pescaresi in relazione allo Psicodramma, ci ha orientati, soprattut-
to in riferimento alla dolorosa situazione abruzzese, a valutare come, una
possibile convergenza tra componenti ambientali sconvolgenti e risposte
emozionali affettive, possa attivare proficuamente quali tra le modalit di in-
tervento, che caratterizzano la Psicoterapia Integrata Immaginativa ad
Espressione Corporea [PIIEC].
Abbiamo quindi scelto di privilegiare, accanto allo Psicodramma
l

EMDR che, per il suo particolare approccio al trauma, svolge un ruolo
significativo nella Psicologia dellEmergenza.
Ed proprio in relazione al Trauma, nel suo percorso dallesperito al-
limmaginato sino allagito che abbiamo articolato il lavoro di queste gior-
nate.
Impostazione che, a livello operativo, comporta una triangolazione po-
sitiva che:
Parte dalla esperienza traumatica [individuale e/o collettiva] vissuta, espressa
dai racconti - dai sintomi dalle coazioni ecc
Si sviluppa attraverso la attivazione lutilizzazione /gestione dellimmagina-
rio [individuale e di gruppo]
Passando poi ai momenti dellagito [tecniche emdr psicodramma]
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Sino a recuperare un senso psicologico allesperienza traumatica vissuta
[colmando il vuoto coscienziale prodotto dal trauma]
In riferiferimento a questi aspetti abbiamo scelto di focalizzare il lavoro
di questi giorni particolarmente sullevento trauma
Sia come recupero di un concetto troppo presto messo da parte dalla psi-
coanalisi
Sia come oggetto di particolare attenzione da parte delle neuroscienze
[trauma come ponte tra psicodinamica e neuroscienze]
Sia in riferimento allaumento di accadimenti traumatici individuali e col-
lettivi
Sia ancora in relazione alla carenza formativa attuale di operatori in que-
sto ambito
Sia infine, per lesigenza di programmare modalit integrate di formazio-
ne per intervenire in ambiti psicopatologici molteplici
> www.simpitalia.com < > www.piiec.com <
PSICOTERAPIA INTEGRATA IMMAGINATIVA AD ESPRESSIONE
CORPOREA (*)
Questa la definizione [da cui lacronimo PIIEC] con cui viene indica-
to un tipo di Trattamento integrato delle patologie o disturbi cosiddetti
psichici e/o psicosomatici.
Tale metodo trova il suo fondamento in una concezione psicodinami-
camente orientata del funzionamento mentale, mentre a livello di applica-
zione clinica utilizza tecniche a focalizzazione corporea correlate a modifica-
zioni indotte di diversi stati della coscienza.
Limpostazione psicodinamica seguita, fa particolare riferimento al tipo
di formazione personale del terapeuta e ne orienta il tipo di approccio
relazionale (al paziente) ed il codice di lettura, sia della patologia, sia dei
processi terapeutici che si attivano in terapia.
Limpostazione pratica del lavoro si articola, in maniera integrata, secon-
do due filoni operativi: da un lato gli aspetti costituiti dal disagio relazionale,
dalla sofferenza individuale e dalle problematiche esistenziali del soggetto;
dallaltro lambito della patologia o dei disturbi somatici portati in terapia.
Secondo questa prospettiva lapproccio psicosomatista prevede:
una accurata valutazione
degli aspetti specifici della situazione, attuata secondo una modalit integra-
ta che prevede lutilizzo di tecniche diagnostiche proprie sia allambito medi-
co e/o a quello psicologico
una duplice focalizzazione
del possibile intervento, centrato:
a) sulle problematiche che la patologia somatica attiva nel paziente, ed inte-
so quale supporto allo stesso come tentativo di chiarificazione sulle cause
o sul senso delle problematiche stesse
b) sul disfunzionamento e la lesionalit organica letta come possibile espressio-
ne del radicamento alla estrema periferia del biologico (soma) di dinamiche
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e/o conflittualit sottese (inconsce) e non espresse (alessitimia).
In quanto viene previsto il ricorso a tecniche e percorsi terapeutici spe-
cifici, questa modalit di intervento pu essere collocata:
in unarea strategica e attiva, seppure su una base dinamica centrata
sullinsight.
Le tecniche utilizzate
Distensione Immaginativa
Si tratta di una tecnica (di derivazione jacobsoniana) che utilizza la
detensione muscolare (rilassamento) collocata in una dinamica alternanza di atti-
vit / passivit avente la prevalente funzione produrre delle modificazioni dello
stato di coscienza al fine di attivare le produzione immaginativa del soggetto.
Tecniche Ipnotiche
Costruite ed applicate secondo una prospettiva che utilizza sia tecniche
dirette che indirette (eriksoniane) finalizzate ad attivare specifici aspetti della
funzione immaginativa bloccata.
Percorsi Mandalici
Si tratta della colorazione di specifici mandala costruiti e scelti in funzio-
ne delle particolari problematiche o disagi soggettivi, seguendo un determinato
percorso, permeato sulle differenti simbologie contenute sia quelle proprie ai
vari mandala progressivamente proposti, sia ai tipi di colori utilizzati.
Tecniche del Deep Mind
Si tratta di una serie articolata di percorsi immaginativi, ad elevata
valenza simbolica, che vengono proposti ai soggetti (pazienti) in condizioni
di coscienza modificata e che possono costituire degli imput mirati ad attiva-
re una produzione immaginativa le cui forme e contenuti possono costituire
la base di un lavoro psicoterapeutico basato anche su scambi verbali a vari
livelli di interpretazione.
Pratiche di Consapevolezza
Consistono in esperienze di tipo concentrativo-meditative particolarmen-
te focalizzate su diverse funzioni corporee, che possono anche essere struttura-
te secondo specifici percorsi in relazione alle diverse situazioni in atto.
Sono inoltre utilizzate, sempre con modalit integrata, lo Psicodram-
ma e EMDR che sono loggetto delle attivit di questi nostri incontri.
Approccio EMDR
LEMDR (Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti
Oculari) una metodologia psicologica per il trattamento dei problemi emo-
tivi causati da esperienze di vita disturbanti.
Si tratta di un approccio incentrato sul paziente che permette al te-
rapeuta di facilitare la riattivazione del meccanismo di autoguarigione del
soggetto.
un metodo che agisce a livello neurofisiologico ed aiuta le persone a
metabolizzare e rielaborare il ricordo di esperienze traumatiche in modo
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nuovo e meno disturbante.
Inserito in un intervento globale consente una strutturazione di fasi di
lavoro ben articolate ed alternate permettendone in tal modo lintegrazione
nel personale approccio psicoterapeutico di ciascun clinico.
Questo particolare tipo di approccio ha trovato e trova una particolare
possibilit di utilizzazione del contesto di quella che viene indicata come
Psicologia dellemergenza che abbiamo ben presente quando la PIIEC vie-
ne applicata in situazioni caratterizzate dalle conseguenze emozionali scate-
nate da particolari eventi traumatici.
Sullo psicodramma presentiamo un testo introduttivo, relativo ad una
precedente esperienza di Psicodramma realizzata a Pescara e presentato sulla
rivista Prospettivein psicologia, modificato nella grafica ed integrato da
una parte di una lezione tenuta nellambito di un corso di lezioni presso
lIstituto di Psicosintesi a Firenze con Roberto Assagioli.
(*) PIIEC anche la denominazione del Centro Studi che svolge attivi-
t formative e terapeutiche di tipo integrato, oltre alla funzione di Centro
di Documentazione della Societ Italiana di medicina Psicosomatica (SIMP)
Il Centro studi PIIEC ha attualmente ha una sede lombarda a Milano,
una piemontese a Verbania ed una emiliana a Parma, ma disponibile ad
estendersi anche ad altre regioni, qualora se ne sviluppino le condizioni ade-
guate.
SULLA PSICOLOGIA DELLEMERGENZA
Che risposta potremo dare alla domanda relativa a quali sono le forme
di sofferenza che, in questo periodo, spingono maggiormente le persone a
rivolgersi agli psicoterapeuti?
A tale domanda potremmo forse rispondere riferendoci allassenza di
un senso e significato della propria esistenza che contribuiscono al manife-
starsi probabilmente di tutta una serie di situazioni emotive disturbate che
vengono indicate secondo definizioni specifiche nella categoria dei disturbi
dansia.
E, tra questi, i Disturbi da Attacco di Panico e il Disturbo Post Trau-
matico da Stress oltre a quelle Traumatizzazioni vicarie che sono costituite
da tutti quei sintomi conseguenti ad un esposizione indiretta ad eventi trau-
matici esterni, quali ad esempio tutte le situazioni catastrofiche trasmesse
dalle varie forme massmediatiche.
Negli Attacchi di Panico potremmo dire che lelemento traumatico
emerge dallinterno dellindividuo, mentre sembra che si verifichino in sempre
maggiore misura condizioni in cui il trauma emotivo avviene per lintervento
di condizioni esterne sia a livello del singolo sia nel contesto di collettivit.
I mezzi di informazione riportano con sempre maggiore frequenza epi-
sodi di violenza quali rapine, stupri, violenze varie, guerre ed anche eventi
catastrofici naturali.
In questi ultimi anni, infatti, sono in aumento eventi estremi come di-
sastri e catastrofi che catturano sempre pi linteresse collettivo.
Eventi che pur essendo statisticamente rari, sono sempre pi oggetto di
attenzione dei media: maremoti, incendi, attentati terroristici, guerre, terre-
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moti, per indicare quelli che coinvolgono maggiormente la collettivit e che
richiedono interventi mirati e qualificati sia sul singolo individuo, che sui
gruppi di persone esposte in modo pi o meno diretto allevento catastrofico.
Pensiamo, all11 settembre 2001 di New York, agli attentati di Madrid
e Londra, allo tzumami, alla situazione nel Medio e dellEstremo Oriente e,
per ci che ci colpisce pi da vicino lattuale tragedia del terremoto abruz-
zese.
Questa lista non risulta essere certamente esauriente, ma pu permet-
tere di evidenziare come i disastri accadano con una frequenza tale da giusti-
ficare lattenzione a loro rivolta.
La consapevolezza che tali eventi determinano conseguenze e rischi
per la salute sia fisica che psicologica, ha consentito lemergere e lo struttu-
rarsi di iniziative che hanno la finalit di ridurre la morbilit psico-sociale.
Oggi, si parla sempre pi di emergenza tanto in Italia, come alleste-
ro, e si va strutturando un ambito dintervento denominata Psicologia del-
lEmergenza.
Ma che cosa si intende per psicologia dellemergenza?
Con la definizione di Psicologia delle emergenze in Italia e Psicolo-
gia delle catastrofi o Psicologia dei disastri altrove, si soliti indicare una
branca della psicologia che si avvale di articolate modalit tecniche per inter-
venire, a livello di supporto psicologico, sia nei confronti degli individui col-
piti da eventi traumatizzanti di vario genere, sia di persone che possono ave-
re vissuto da vicino le conseguenze di tali eventi, sia ancora di supporto per i
vari tipi di operatori del soccorso coinvolti.
Si tratta di modalit di intervento strutturate che sono venute a colma-
re un vuoto operativo nei confronti di eventi, un tempo non particolarmente
considerati nelle loro conseguenze psicologiche e soprattutto particolarmen-
te individuate in eventi bellici e classificati come nevrosi traumatiche o di
guerra.
Le diverse definizioni adottate possono essere indicative di quegli
aspetti particolari che, nel contesto dellevento globale, possono essere in
qualche modo privilegiati.
A questo proposito, pu allora essere utile prendere in considerazione
il significato di alcuni dei termini utilizzati.
Emergenza
Una circostanza o eventualit imprevista, specialmente pericolosa,
una situazione pubblica pericolosa; da cui emergente inteso come colui o ci
che emerge, in senso figurativo qualcuno o qualcosa che acquista una sem-
pre maggiore importanza, forza, valore e simili (Zingarelli).
Lemergenza (Petrillo 2000) si pu riferire, dunque, ad una condizio-
ne, ad una situazione o ad un accadimento, caratterizzato dal fatto che, es-
sendo imprevisto, irrompe sconvolgendolo lo scorrere della vita quotidiana
nei suoi aspetti pi routinari e programmati, con ci creando un senso di al-
larme e di allerta e provocando una messa in pericolo, effettiva o incomben-
te, delle persone o delle cose coinvolte.
Sarebbe cos facilmente comprensibile come la imprevedibilit possa
avere delle implicazioni particolari proprio per il suo essere associata alla
pericolosit.
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Questultima, infatti, se non prevista o addirittura non prevedibile,
acquista un tono di gran lunga pi sinistro ed inquietante.
Emergente
Quando si pensa, invece, allemergente, pu essere colta la gradualit di un
percorso che comporta una messa a fuoco progressiva dell evento o del perso-
naggio che emerge da parte di un probabile osservatore, lattivazione della sua
attenzione nella direzione specifica delloggetto o della persona emergente.
Questo tempo, per quanto ridotto in condizione di emergenza, non
un tempo vuoto, anzi un tempo denso di processi mentali che recuperano:
frammenti di esperienze passate,
conoscenze relative alla condizione presente,
aspettative rispetto al futuro, in cui velocemente si fanno inferenze proba-
bilistiche sulle cause e si abbozzano tentativi di spiegazione.
Partendo, allora, da queste premesse cosa possiamo intendere con la
definizione di Psicologia delle emergenze?
La Psicologia dellEmergenza
stata definita come quello specifico ambito di studio e di applicazio-
ne che mira, in un contesto di emergenza, a preservare e ripristinare lequili-
brio psichico delle vittime, dei parenti e dei soccorritori, in seguito alleffetto
destabilizzante di eventi catastrofici e drammatici in senso lato (Cusano e
Napoli 2003, 327).
Secondo la definizione condivisa dalla Federal Emergency Mana-
gement Agency (FEMA) e dalla Emergency Management Intitute: una
emergenza un evento che minaccia, o effettivamente rischia di danneggiare
persone o cose.
Levento catastrofico
di per s non esaurisce tutte le implicazioni sul piano individuale e colletti-
vo; infatti una serie rilevante di azioni si manifesta nellambito psicologico.
Ecco che assume significato lambito caratteristico della emergenza psico-
logica che, citando ancora Cusano e Napoli, pu essere definita come ...un
momento di perturbazione dellequilibrio psicologico ed emotivo di una per-
sona dovuto ad una o pi circostanze scatenanti, tale da richiedere la mobili-
tazione di risorse e di strategie di adattamento psicologico nuove, inusuali
o difficilmente fruibili.
Ci ci offre lopportunit di prendere in considerazione eventi trau-
matici, tra loro apparentemente simili, quali ad esempio, le catastrofi e i
disastri, in quanto entrambi implicano il sopraggiungere di eventi negativi,
caratterizzati dallessere improvvisi ed estremamente gravi.
Non solo, ma essi comportano danni materiali o sociali tali da mettere in
serio pericolo sia la vita stessa dei sistemi coinvolti, sia buona parte dei loro
beni e delle loro risorse, tanto quelle materiali, quanto quelle psicologiche.
Il disastro e la catastrofe
Mentre ci si pu riferire al disastro quale evento devastante specifico,
molto concentrato nel tempo e nello spazio, pi indicato parlare di
catastrofe quando la portata dellevento non facilmente circoscrivibile e,
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quindi, quando la sua distruttivit tale per la quantit delle vittime, e per
la gravit e lentit dei danneggiamenti da mettere in discussione lintero
assetto raggiunto da un certo sistema societario.
Come si sviluppata la psicologia dellemergenza in Italia?
In Italia, si venuta consolidando solo recentemente con riferimento
sia ad iniziative di intervento in occasione, ad esempio, del terremoto in
Campania nel 1980 e quello in Umbria e nelle Marche nel 1997, solo per
citarne alcuni, sia ad una riflessione pi sistematica da parte di numerosi psi-
cologi, che ha portato alla istituzione di corsi di formazione e di associazioni
professionali, alla elaborazione di progetti di ricerca e al confronto scientifi-
co in convegni e seminari di studio specificamente dedicati alle tematiche
dell emergenza.
Disturbi di tipo psicologico
Quali sono i principali disturbi psicologici riscontrabili in questo ambito?
Al di l dei modelli di riferimento teorici a cui la psicologia dellemer-
genza fa riferimento, una questione fondamentale appunto quella dellin-
quadramento dei molteplici fenomeni psicologici che contraddistinguono le
diverse condizioni di emergenza.
Ci dovuto anche al fatto che tali manifestazioni possono comparire
negli individui in forma isolata, oppure associarsi tra di loro.
Tra quelli pi significativi citiamo:
Disturbo Acuto da Stress (ASD)
Si tratta di un disturbo essenzialmente simile al PTSD, eccetto per il
tempo di esistenza che lo caratterizza (deve manifestarsi entro quattro setti-
mane dallevento e durare da un minimo di due giorni ad un massimo di
quattro settimane), e per il fatto che deve presentare molti pi sintomi disso-
ciativi.
In particolare, i sintomi dellASD pi altamente correlati con il succes-
sivo sviluppo di PTSD sembrano essere lottundimento emotivo, lagitazione
motoria, la depersonalizzazione e la sensazione di rivivere lesperienza trau-
matica.
Disturbo da Stress Post Traumatico (PTSD)
Il Disturbo da Stress Post Traumatico il pi semplice e, nello stesso
tempo il pi complesso tra i disturbi dansia.
Infatti se da un lato lagente fisico scatenante risulta essere sempre ben
evidente, dallaltro lato limprevedibilit dei sintomi e dei loro effetti e la va-
riet dei processi psicologici lo rendono molto complesso.
Con riferimento al DSM IV, possiamo rilevare che il Disturbo Post-trau-
matico da Stress (PTSD), risulta essere, in sintesi, caratterizzato dalla com-
presenza, per almeno un mese, di sintomi intrusivi, di evitamento e/o di ot-
tundimento e di aumentato arousal (attivazione psicofisiologica) in seguito
allesposizione ad eventi traumatici particolarmente gravi.
Il PTSD e lASD sono tipicamente associati ad esperienze traumatiche,
anche croniche, e si verificano sia nelle persone esposte ad eventi traumatici,
sia nel personale di intervento in situazioni di soccorso e di emergenza.
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Tecniche operative
Per quanto riguarda le tecniche operative in Psicologia dellemergen-
za, sia lindirizzo cognitivo-comportamentale, sia quello analitico, sia quello
a mediazione corporea (ipnosi, rilassamento, ecc.), sono state messe a punto
modalit di intervento breve, utili nelle situazioni di emergenza.
A titolo puramente esplicativo potremo indicare:
per lindirizzo cognitivo-comportamentale:
la ristrutturazione cognitiva;
a desensibilizzazione al trauma;
il Problem Solving;
per lindirizzo a mediazione corporea:
lipnosi breve;
limmaginazione guidata;
la Direct Theraphy Exposure;
il Rewind (riavvolgimento).
per lindirizzo psicodinamico:
le psicoterapie analitiche brevi, la cui principale indicazione sono le crisi
emozionali recenti.
QUALCHE DOMANDA
Quali sono le tecniche di intervento specifiche?
Oggi, disponiamo di procedure psicoterapeutiche specificatamente
messe a punto, per fronteggiare situazioni di emergenza e per il trattamento
successivo del trauma.
Si tratta di un gruppo di tecniche che, assemblando fattori psico-
terapici provenienti da vari indirizzi, risultano particolarmente efficaci ed
utili per il trattamento degli stati iper-emozionali post-emergenziali.
Sono risultati particolarmente utili per il trattamento del trauma:
Il Defusing
che consiste in un breve intervento, di durata tra i 20 e i 40 minuti, che ha
luogo poco dopo un evento critico. Pu essere condotto da un terapeuta o da
un collega esperto i cui obiettivi sono:
Ridurre lo stress da eventi critici
Valutare la necessit di ulteriori servizi
Facilitare la normalizzazione
Preparare il soggetto al ritorno a casa in modo pi sereno
Il Debriefing
riguarda un intervento che viene realizzato entro 24-72 ore dallincidente o
successivamente a seconda delle circostanze.
E caratterizzato perlopi da un colloquio confidenziale non valutativo
sul coinvolgimento, sui pensieri e le sensazioni che risultano dallincidente.
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Inoltre fornisce istruzioni e informazioni sullo stress e sulla reazione ad
esso associati.
Un debriefing di gruppo
un processo psicologico e formativo che finalizzato a mitigare lim-
patto di un evento critico e accelera il recupero normale nelle persone nor-
mali con reazioni normali ad eventi anormali.
Il debriefing dovrebbe essere rivolto a tutti coloro che sono stati coin-
volti nellevento!
Il debriefing viene condotto da un professionista qualificato della salu-
te mentale, coadiuvato da colleghi dei membri del gruppo.
Successivamente al debrifing si pu realizzare linvio per ulteriore so-
stegno o interventi particolari (es.: EMDR).
LE.M.D.R. (Eye Movement Desensitizzation and Reprocessing)
L EMDR un metodo terapeutico che, focalizzato sul coinvolgimento
dalla rete neurale cerebrale, dovrebbe permettere, in relazione alle ipotesi
teoriche di funzionamento, una elaborazione accelerata delle esperienze
traumatiche e quindi pu essere utilizzato per il trattamento del Disturbo
da Stress Post Traumatico (PTSD).
Nel caso di catastrofi quali sono le finalit da perseguire?
PSICOLOGIA DELL EMERGENZA COLLETTIVA
L intervento in questo settore della psicologia dellemergenza ha,
come specifica finalit, la tutela e lassistenza del singolo e della sua comuni-
t quando vengono travolti da una grave emergenza.
In particolare possiamo dire che la psicologia dellemergenza collettiva
mira alla prevenzione ed al trattamento dei danni psichici che si determina-
no nel singolo e dei guasti psico-sociali che si producono nella sua comunit,
per il sopraggiungere di un evento disastroso.
Oggetto di attenzione e di studio della psicologia dellemergenza col-
lettiva sono, quindi, sia il singolo che la sua comunit di appartenenza, che
sono generalmente destabilizzate ad opera dello stesso fattore o di fenomeni
ad esso riferibili.
In questo ambito della psicologia dellemergenza, al danno a carico del
tessuto psichico individuale si associa generalmente una lacerazione pi o
meno estesa e profonda del tessuto sociale di appartenenza.
Questo comporta la determinazione di due categorie principali di
problematiche:
le problematiche collettive, ossia:
esodo di massa,
panico collettivo,
sindrome da disastro;
le problematiche individuali, ossia:
reazioni iperemotive brevi,
disturbi nevrotici,
disturbi psicotici.
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L ampliarsi delle conoscenze della psicologia dellemergenza, che hanno
messo in evidenza un rapporto specifico tra evento emergenziale, supporto
psicosociale e salute, ha cambiato la considerazione ed il trattamento delluo-
mo travolto dalla catastrofe.
Quali sono le fasi nella prevenzione dellemergenza?
Riassumendo, il disastro come stress collettivo, evidenzia almeno quattro
dimensioni salienti:
il luogo in cui si verifica levento;
lemergenza improvvisa del suo insorgere, che spesso implica anche la sua
imprevedibilit;
la sua durata nel tempo;
la preparazione sociale, che rinvia alla adeguatezza delle strutture e dei piani
di difesa (Barton, 1970).
Abbracciare unidea multidimensionale, processuale e multicausale
dell emergenza ha diverse conseguenze:
Significa individuare le fasi del processo e specificarne la sequenza, gli in-
dicatori e le caratteristiche specifiche.
Significa anche individuare il ruolo giocato nelle diverse fasi dai diversi at-
tori sociali ed andare ad individuarne i processi cognitivi ed emozionali
specifici, i particolari comportamenti e le funzioni delle relazioni sociali.
Significa, inoltre, mettere a fuoco strategie di prevenzione e di intervento
pi puntuali e mirate.
In sintesi
Volendo riassumere quanto detto finora, possiamo sottolineare come lo
studio delle reazioni umane ai disastri si sia progressivamente sottratto alla
tecnica psichiatrica centrata sullindividuo e su una considerazione delle sue
problematiche staccate dal resto della societ, per diventare sempre pi un
ambito di studi privilegiato della psicologia sociale e della psicologia clinica
di comunit.
PSICODRAMMA INTRODUZIONE e PROSPETTIVE
da: Prospettive in psicologia n. 53, maggio 2006
Lo psicodramma
una tecnica psicoterapeutica
centrata sullindividuo
e realizzata in gruppo,
che permette di esplorare il mondo psichico
utilizzando metodi di azione,
in sostituzione della classica, freudiana, associazione verbale.
Invece di parlare dei suoi problemi,
il soggetto li riattualizza
attraverso la loro rappresentazione, come al teatro.
- 15 -
Si pu trattare
di scene
della propria vita personale,
passate, presenti o proiettate nel futuro,
che
mediante limprovvisazione spontanea
e la partecipazione degli altri membri del gruppo
permettono al protagonista di passare attraverso le fasi
della catarsi,
dellintuizione di aspetti della propria realt emotiva sino ad allora sconosciuti,
per arrivare ad un nuovo equilibrio personale.
La tecnica dello psicodramma
affonda le sue radici teoriche nel sistema concettuale dei meccanismi psichici
umani, elaborato da J. L. Moreno negli anni 30.
Questo autore sostiene che lindividuo pu liberarsi dai condizionamenti impo-
sti dalla storia personale, qualora sia in grado di liberare la sua spontaneit.
La spontaneit
infatti fondamentale
per realizzare la creativit presente in ciascuno,
al di l dello spazio stretto e soffocante della routine quotidiana.
Lutilizzazione
dellimprovvisazione drammatica a fini terapeutici unacquisizione piuttosto
recente per la cultura occidentale.
Moreno
utilizza questa forma di improvvisazione spontanea,
per far raggiungere al protagonista della rappresentazione
uno stato di catarsi.
Dai tempi in cui
Moreno coinvolgeva i bambini nei giardini di Vienna,
lo psicodramma ha subito diverse mutazioni
e gli psicodrammatisti si sono ispirati anche alle ricerche psicoanalitiche
utilizzando lapparato teorico della psicoanalisi tradizionale
e strutturando diversi tipi di psicodramma.
Tra gli altri possiamo citare lo psicodramma triadico e quello analitico.
Lo psicodramma triadico
nasce dallintegrazione dellopera di Freud con quella di Kurt Lewin e Moreno,
poich combina
aspetti della psicoanalisi
con la dinamica di gruppo
e momenti di rappresentazione drammatica.
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Lo Psicodramma Analitico,
sorto come psicodramma individuale infantile, un metodo che per condur-
re lanalisi del transtert del paziente
utilizza la rappresentazione psicodrammatica;
la scena interpretata viene successivamente analizzata con un commento
verbale.
In una sessione
di psicodramma terapeutico
si riuniscono un certo numero di persone, da otto a dieci,
eterogenee per sesso, et e lavoro,
accomunate dal desiderio di affrontare le loro problematiche interiori.
Tale sessione
deve presentare alcuni elementi fondamentali per la sua costituzione:
un direttore o regista,
il protagonista o attore principale (che il soggetto che in un particolare
momento si mette in gioco con le sue problematiche),
1Io ausiliario (che colui - o coloro - che impersona un personaggio, an-
tagonista dellattore principale nella messa in scena)
e naturalmente il gruppo.
Lincontro
si svolge generalmente in due tempi.
Una fase preliminare
e di riscaldamento (Warming up) che serve a mettere i partecipanti
in condizioni di maggiore spontaneit,
superando il timore di esporsi personalmente.
Ci che si cerca di fare
di trasformare i legami interpersonali
dallo stato in cui si trovano allarrivo dei partecipanti al gruppo [stereoti-
pati e inibiti],
in legami che Moreno chiama di tele, cio di spontaneit e genuina com-
prensione.
La fase di riscaldamento
si pu raggiungere tramite
una discussione in comune e/o con esercizi corporei.
sia coinvolgendo tutti i partecipanti [warm

-

up di gruppo], sia il solo prota-
gonista [warm - up individuale]
Moreno diceva
che a volte lo psicodramma un corpo a corpo
tra lo psicodrammatista
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e le resistenze del protagonista, che pur avendo la volont di rappresentare
i suoi problemi resiste inconsciamente ad agire.
In questo caso
Potr essere utile ricorrere allutilizzazione, su indicazione del direttore, di
alcune tecniche di gioco
Tali tecniche
sono molto numerose e, tra le pi significative, troviamo quelle
del Doppio
della Inversione di ruolo,
della Sedia ausiliaria
del Soliloquio
dello Specchio
e altre...
Se un paziente
in difficolt nellesprimere i suoi sentimenti,
un partecipante del gruppo pu fare il suo doppio;
in tal caso si mette dietro di lui
e per contatto emotivo parla in sua vece.
Ad un certo punto della rappresentazione,
il direttore pu suggerire uno scambio dei ruoli [inversione] in cui
il paziente smette i suoi panni
per assumere, ad esempio, quelli del padre alcolista.
Si parla invece
di sedia ausiliaria quando si utilizza una sedia come elemento di aiuto nello
sviluppo dellazione psicodrammatica:
il protagonista, di fronte a tale sedia vuota,
immaginer di parlare a ruota libera al suo interlocutore.
Il direttore
pu invitare il paziente
ad esprimere ad alta voce [ad esempio] quello che pensa dopo un litigio
con il padre;
dando cos origine ad un soliloquio .
Nella tecnica dello specchio,
la scena di cui il paziente stato protagonista
viene rappresentata una seconda volta;
in questo caso, per, egli si colloca al di fuori dello spazio scenico
e il suo ruolo viene assunto da un altro membro del gruppo.
Questo espediente
viene utilizzato allorch il protagonista
- 18 -
appare affranto dallemozione
e non in grado di percepire latteggiamento con cui si pone di fronte al-
laltro
ed al quale laltro risponde.
Al termine
della rappresentazione drammatica,
lo spazio scenico viene lasciato libero
e il gruppo riprende la costituzione originaria.
il protagonista rioccupa il suo posto tra gli altri
e ciascuno pu verbalizzare i sentimenti suscitati dalla rappresentazione.
Questo servir
a tradurre in linguaggio verbale
ci che prima era stato espresso sotto forma di gesto e intenzioni
e che tutti hanno potuto osservare.
Con la drammatizzazione
viene riattualizzato
e ripreso simbolicamente
un conflitto che non aveva subito unadeguata elaborazione psichica.
Jacob L. Moreno
Riteniamo doveroso premettere che non possibile parlare di psico-
dramma senza un preventivo accenno alla vita di J. L. Moreno, di questo me-
dico nato nel 1892 a Bucarest, trasferitosi a Vienna ed emigrato poi negli
USA, in quanto la nascita e levoluzione della tecnica psicodrammatica appa-
re strettamente legata alla vita e alla personalit di questuomo per molti
aspetti eccezionale. Lintroduzione di un dato cos personale nel discorso re-
lativo allazione di una tecnica psicoterapica, ha un preciso significato che
penso possa venire meglio illustrato attraverso il ricordo di alcuni dati della
vita di Moreno.
Allet di 4 anni giocando con dei conterranei propose agli stessi di
giocare a Dio e i suoi Santi ed essendo stato accettato il gioco, egli sal in
cima ad una piramide di sedie per interpretare la parte di Dio.
Invitato dai suoi angeli a volare, egli non esit un attimo a buttarsi
nel vuoto... fratturandosi un braccio.
Questa fu la prima sessione psicodrammatica che io abbia mai inter-
pretato , sar il tardo commento di Moreno nel ricordare quell esperienza
il cui significato va ben al di l della facile aneddotica, permettendo di valu-
tare alcune delle caratteristiche essenziali della costante ricerca moreniana:
1. la tematica di Dio e del creatore (particolarmente nel periodo europeo)
2. la dinamica dellinterazione tra reale ed immaginario in cui lelemento
gioco svolge un ruolo specifico ed essenziale.
Conferma di ci si avr ricordando lulteriore esperienza moreniana
- 19 -
indicata come
Lo Psicodramma nei giardini viennesi (1908-11)
da cui si apprende labitudine del Moreno di recarsi quotidianamente in un
parco viennese ove intratteneva i bambini raccontando loro, inventandole ed
animandole, favole di cui lui stesso scrive: Ci che io raccontavo, la trama
del racconto, era assai meno importante dellazione, dellatmosfera di miste-
rioso paradosso per cui lirreale diveniva reale.
Io stavo al centro e spesso mi spostavo dai piedi dellalbero, magari an-
dandomi a mettere pi in alto, su un ramo; i ragazzi formavano un cerchio,
al di l del primo cerchio se ne formava un secondo e poi un altro ed un
altro ancora: il cielo formava il confine.
Unulteriore significativa esperienza quella definibile come:
Psicoterapia di Gruppo ad Am Spittelberg,
dal nome del quartiere viennese in cui Moreno, unitamente al venereologo
W. Gruen ed al giornalista K. Calbert, si recava periodicamente a chiacchie-
rare con le prostitute ivi residenti.
Tali incontri, inizialmente tenuti a livello di banali chiacchierate, anda-
rono gradualmente approfondendosi sino a portare queste donne a rendersi
conto di come il reale significato di quegli incontri consistesse nel portare le
stesse a prendere coscienza della possibilit di aiutarsi vicendevolmente o,
come scrive Moreno: Una persona poteva diventare lagente terapeutico di
unaltra e nella mia mente and gradualmente definendosi, a livello della re-
alt, la potenzialit della psicoterapia di gruppo.
Tale esperienza permise a Moreno di recepire quelle indicazioni teori-
che che avrebbe poi indicato come pietre miliari di ogni forma di psicotera-
pia di gruppo:
l. lautonomia del gruppo;
2. lesistenza di una struttura del gruppo e la conseguente necessit di cono-
scerla
3. il problema della collettivit con i suoi schemi di comportamento, ruoli e
costumanze che, indipendentemente dai singoli partecipanti, caratterizza-
no la situazione;
4. il problema dellanonimato, caratterizzato dal fatto che mentre nella psi-
coterapia individuale lunico centro dinteresse rappresentato dallIo del
paziente, nella psicoterapia di gruppo proprio questo nella sua globalit
ad acquisire il ruolo di primaria importanza, mentre i singoli componenti
vengono gradatamente spinti verso una certa situazione di anonimato.
Moreno ebbe modo di fare unulteriore significativa esperienza
allorch durante la guerra del 1915-18 ebbe lincarico di dirigere il servizio
sanitario nel distretto viennese, di Mitterndorf ove era stato trasferito un
contingente di contadini profughi della zona del fronte italiano.
La mancanza di ogni organizzazione sociale della comunit, linade-
guata localizzazione geografica dei profughi che, provenienti da zone agrico-
le montane, erano stati costretti a vivere inurbati in una zona pianeggiante,
lessere accozzati senza alcun criterio di scelta, divennero inevitabilmente
fonte di tensioni fra i componenti della comunit.
- 20 -
Durante tale periodo Moreno ebbe modo di elaborare:
Il Piano Sociometrico di Mitterndorf
realizzato attraverso lo studio delle correnti microsociologiche emerse in base
a variabili di fattori quali: nazionalit, orientamento politico, sesso, rapporti
con i funzionari etc...
Tale esperienza gli permise di elaborare i primi sociodrammi e di
pensare alla possibilit di costituire una comunit terapeutica progettata
sociometricamente.
Come si vede Moreno andava progressivamente elaborando, sulla base
di dirette esperienze personali diverse, ma collegate, labbozzo di quella che
diverr la struttura, mai definitivamente conclusa ma sempre dinami-
camente evolvente della tecnica psicodrammatica.
Tappa veramente fondamentale dellattivit di Moreno va infine consi-
derata lesperienza della
Stagraeiftheater
[teatro della spontaneit]
da lui fondata e diretta a Vienna dal 1921 al 1924.
La compagnia di giovani attori che collaborava con Moreno dava vita,
ogni sera, ad un Giornale Parlato in cui gli avvenimenti ed i fatti pi o
meno significativi accaduti nella giornata venivano, non raccontati o letti, ma
agiti cio presentati in forma drammatica sulla scena.
Barbara
Nel corso delle varie rappresentazioni venne creandosi un legame af-
fettivo, concluso con le nozze, tra un assiduo spettatore ed unattrice della
compagnia (Barbara) specializzata nelle parti di buona.
Qualche tempo dopo le nozze il marito, disperato, confid a Moreno
che la vita familiare era diventata un inferno a causa del comportamento
della moglie che, tanto angelica sulla scena, si trasformava, in casa, in una
donna violenta cattiva e volgare.
Moreno propose allora a Barbara un cambiamento nei ruoli sino allora
interpretati, offrendole parti in cui appariva una donna di strada, litigiosa,
volgare etc...
Il successo sulla scena fu strepitoso e le cose in casa andarono gra-
dualmente migliorando soprattutto allorch il marito cominci a recitare con
la moglie scene della loro vita quotidiana.
Dopo le rappresentazioni, lesperienza della scena e i vissuti dei prota-
gonisti venivano analizzati, assieme a Moreno, unitamente ai mutamenti che
tale tipo di terapia provocava nel loro menage familiare.
E la nascita dello Psicodramma
Si pu dire che questesperienza segna in maniera pi marcata la nasci-
ta dello Psicodramma che vorrei definire come una forma di psicoterapia
di gruppo, in cui alla drammatizzazione dei vissuti personali dei vari compo-
nenti si aggiunge ed integra la verbalizzazione degli stessi divenendone ele-
mento di primaria importanza.
Potremmo dire che con lo psicodramma si attua un salto di qualit nel-
la tecnica psicoterapeutica di gruppo in cui l agire integra il dire ed in
- 21 -
cui 1Io che vive ed agisce qui ed ora, predomina su lIo che ricorda.
Speriamo di essere riusciti, seppure nellestrema sinteticit e quindi
nellincompletezza del nostro dire, a dare unidea di come sia gradualmente
nato lo psicodramma moreniano, non come casuale improvvisazione, ma
come comprensibile evolvere di esperienze praticamente agite e vissute se-
condo una progressiva evoluzione.
Dapprima
la scoperta della possibilit di interazione tra
il cosiddetto reale delle fantasie personali [con lannesso bagaglio di illu-
sioni, miti, bassezze, grandezze, speranze, paure]
e il cosiddetto reale della vita quotidiana.
In seguito,
la scoperta che persone riunite in gruppo creano,
attraverso correnti sociometriche particolari,
delle strutture attraverso le quali
le reciproche interazioni possono divenire un fattore terapeutico per tutti.
Infine,
la conferma che
il vivere differenti situazioni esistenziali
buttando fuori, attraverso lazione,
i propri vissuti fantasmatici o reali,
pu diventare uno strumento terapeutico di primaria importanza.
Il teatro terapeutico
Anche se nel 1924 la perfezionata capacit espressiva spontanea acqui-
sita dagli attori del teatro della spontaneit li port a calcare le scene del
teatro tradizionale e lesperienza ebbe termine, possiamo dire che il teatro
terapeutico venne a costituire lorizzonte teorico e metodologico entro il qua-
le Moreno and poi a collocare i successivi apporti della propria esperienza
psicodrammatica. Esperienza che per non averr in Europa ma negli Stati
Uniti ove Moreno avr modo di trovare il definitivo, seppur contrastato, suc-
cesso che non gli era riuscito di ottenere nel vecchio continente.
Lo psicodramma nella pratica
Riteniamo che, a questo punto sia giunto il momento di dare alcune
brevi indicazioni di come venga praticamente attuata una sessione psico-
drammatica.
Poich lo psicodramma unesperienza eminentemente di gruppo, il
primo punto da prendere considerazione proprio
Il Gruppo
in cui il numero, la professione, la condizione sociale ed il sesso dei compo-
nenti hanno importanza soprattutto per il tipo di interazioni che provocano
ed i conseguenti problemi di conduzione che ci comporta.
- 22 -
LAnimatore
o regista che ha la funzione
di coordinare e dirigere la vita del gruppo
e dalla cui preparazione e capacit dipende in buona parte la possibilit di
una valida attivit.
lui che, in maniera pi o meno esplicita,
pu trarre le conclusioni del lavoro svolto
oppure aiutare i membri del gruppo a chiarire sia i problemi che le dina-
miche interpersonali attivate possono provocare;
sempre lui
che mette insieme le varie drammatizzazioni scegliendo le mete ritenute
pi opportune;
e coordina il lavoro degli Ego Ausiliari,
Gli Ego Ausiliari
hanno il compito
di aiutare il direttore,
nonch quello di integrare ed aiutare lattivit dei vari membri del gruppo
e/o di interpretare la parte delle persone evocate nel gruppo, anche se as-
senti.
Tutti i membri del gruppo
possono, nel corso delle varie sedute,
assumere tale ruolo
aggiungendosi a quanti svolgono tale compito in quanto facenti parte del-
lo staff di animazione del gruppo stesso.
La Scena
su cui si svolge la drammatizzazione
pu essere la pi varia
e situata nei luoghi pi disparati;
anche se, in genere sufficiente una sala isolata e un sufficiente numero di
sedie.
Il Ritmo
delle sessioni
pu essere vario
come la periodicit delle stesse, che possono essere quotidiane mono o
plurisettimanali o avere altra periodicit.
La Durata
in funzione delle esigenze della produzione,
nonch del limite di sopportabilit dei partecipanti
e delle eventuali condizioni che vengono provocate dallazione drammatica.
[Novanta minuti circa sembra essere una media abbastanza accettabile.]
- 23 -
Lo Svolgimento
della sessione ovviamente vario
anche se norma abbastanza costante liniziare trovandosi seduti in circolo,
finch una qualsiasi verbalizzazione su qualsiasi argomento,
liberamente iniziata da un membro
o provocata per lintervento del direttore,
d comunemente linizio alla successiva attivit.
La Drammatizzazione
potr seguire alla verbalizzazione
in relazione a quanto sar richiesto dalle condizioni di lavoro del gruppo.
Gli Argomenti
verbalizzati e/o drammatizzati possono essere i pi vari,
da banali avvenimenti della vita quotidiana,
ai vissuti provocati dallessere nel gruppo,
dai rapporti che allinterno di questo si creano tra i partecipanti
sino ai problemi personali di ognuno,
ai sogni,
agli incubi,
ai desideri repressi,
alle speranze coltivate
etc...
La Conclusione
della sessione generalmente preceduta
dalla discussione e dalla chiarificazione ed interpretazione di quanto da
ognuno vissuto
in vista di una possibile presa di coscienza di motivazioni comportamentali
ed affettive attivate.
Detto cos pu apparire abbastanza semplice, ma chi ha esperienza di
psicoterapia sia individuale che di gruppo, sa bene quanto sia spesso diffici-
le poter creare le condizioni per la produzione di materiale o di come ogni
individuo sia abile nel mettere in atto tutta una serie di resistenze per impe-
dire lapprofondimento dellindagine.
Elemento essenziale
di tutte le tecniche riteniamo sia quello
di creare situazioni particolari che rappresentano vie traverse
per avvicinarsi maggiormente alle zone pi difese e protette della persona-
lit del singolo.
Le tecniche dello Psicodramma
Per cercare di superare ci esiste tutta una serie di cosiddette tecniche che
hanno lo scopo di tentare di aggirare lostacolo.
Enumerarle tutte sarebbe oltre che impossibile,[in quanto la sensibilit dei
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conduttori pu crearne continuamente di nuove], anche abbastanza noioso.
Come esemplificazione ne citeremo alcune:
CAMBIO o INVERSIONE DI RUOLO:
il soggetto in una situazione interpersonale cambia il proprio ruolo con
quello dellaltra persona implicata.
Che a sua volta cambia il proprio
Le deformazioni percettive dell altro,
in interazione, possono cos
essere portate alla luce,
esplorate e corrette, con lazione
nellambito del gruppo.
SOGNO:
anzich raccontare il sogno
il soggetto lo recita,
cio lo rappresenta in azione
con laiuto degli Ego ausiliari.
che interpretano le varie parti e personaggi del sogno stesso.
MONDO AUSILIARIO:
con laiuto degli Ego ausiliari
il mondo del soggetto viene ricostruito, in situ, attorno a lui.
SOSIA:
un Io ausiliario interagisce col soggetto come se fosse lui stesso,
essendo fisicamente doppio
ed assistendolo nella valutazione dei suoi problemi.
SPECCHIO:
un Io ausiliario svolge un ruolo di specchio riflettendo il soggetto nei suoi
atteggiamenti
e, se necessario, deformando, latteggiamento ed il modo di comportarsi
dello stesso.
aspetto fondamentale
di ogni drammatizzazione e delle tecniche utilizzate, ci pare possa essere
individuato nel fatto che possibile provocare un sovvertimento di ogni leg-
ge temporale e spaziale (Moreno).
Non esistono pi il passato ed il futuro, il presente che domina.
Come nel sogno,
lazione vissuta qui ed ora e non ci sono limiti alle materie da trattare:
le fantasie,
i desideri,
le speranze
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gli incubi,
le allucinazioni,
s stessi,
gli altri: morti, vivi o non ancora nati
pu divenire elemento di drammatizzazione.
Tutte condizioni, queste ultime, che permettono di ottenere, attraverso una
integrazione mirata e programmata dello psicodramma, un arricchimento
delle possibilit operative in ambito clinico.
Espansione della coscienza
Proprio queste ultime considerazioni ci portano ad accennare alcune consi-
derazioni relative alle possibilit di ottenere una espansione della coscien-
za nei cui confronti lo psicodramma si pone come mezzo tecnico.
La prima possibilit di espansione ci pare possa essere vista nel fatto stesso
del
vivere prendendone coscienza,
a tale proposito giocano un ruolo fondamentale: lesperienza del gruppo con
le relative interazioni tra le differenti personalit dei partecipanti.
A ci, va per aggiunto che proprio per alcune peculiari caratteristiche della
situazione psico-drammatica e delle sue tecniche, si possono superare, con
lazione, anche i vissuti relativi ai confini del rapporto Io-Tu, sino a giun-
gere ad esperienze di identificazione controllata, ben espressa dalla celebre
formulazione moreniana:
Lincontro di due:
occhi negli occhi, viso contro viso,
e quando tu sarai vicino
scambier i tuoi occhi coi miei
ed i miei coi tuoi
ed allora Io ti guarder coi tuoi occhi
e Tu mi vedrai con i miei.
Questo sfumarsi delle consuete delimitazioni dei confini attuati nel
rapporto con gli altri e nella conoscenza di s stessi, la possibilit di vivere la
situazione dellaltro, la capacit di agire come se si fosse lui; la possibilit
di imparare ad assumere il ruolo di tutti quelli con cui si in rapporto signi-
ficativo ed a diventare quello che anche laltro vede, sente, ode, odora, sogna,
ama, quello di cui ha paura, che respinge o da cui respinto, vuole avere o
vuole evitare, la paura di divenire o di non divenire, apre, crediamo, possibi-
lit del tutto peculiari per unespansione della coscienza individuale. Ci
non solamente in senso psicoterapeutico o di espansione orizzontale o ver-
so il basso, ma anche verso le pi elevate mete di perseguimento del Se
in senso psicosintetico.
E questa prospettiva che ci sembra possa offrire allo psicodramma la
possibilit di essere adeguatamente inserito e, a pieno diritto, nella vasta do-
tazione di tecniche proprie della Psicoterapia Integrata Immaginativa ad
Espressione Corporea che noi utilizziamo.
- 26 -
PSICODRAMMA PESCARA
Progetto di
ORGANIZZAZIONE
Due argomenti tra loro collegati ed interagenti:
La psicologia dellemergenza ed i traumatismi
Lo psicodramma analitico
Progetto
VENERD POMERIGGIO
COME DA PROGRAMMA
STABILITO DA FAUSTO AGRESTA
Pubblico pi vasto (n. 2 gruppi di 23 persone)
Esperienze personali
Informazioni sul senso delle giornate esperienziali
Scaletta
Agresta
presenta lattivit nel contesto dellattivit della sezione SIMP e del suo
Centro e dellesperienza proposta
Parietti
saluti SIMP
motivi dellimpostazione del lavoro in relazione alla situazione locale ed
alla impostazione della PIIEC (tecniche integrate tra cui EMDR e
psicodramma)
Faretta
saluti Centro studi PIIEC
Psicologia dellemergenza: informazioni aggiornamenti supporti pratici
PROGRAMMA DI FAUSTO
2 PARTE
PSICOLOGIA DELLEMERGENZA
AGRESTA [o chi lui designa]
Sintesi conclusiva
IMPOSTAZIONE DEL LAVORO PSICODRAMMATICO
Finalit
Sensibilizzare tramite nozioni ma soprattutto esperienze pratiche i parteci-
panti sulle possibilit e prospettive offerte dallo psicodramma
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Sia a livello clinico terapeutico [auto ed etero]
Sia come apprendimento e formazione personale delloperatore
Obiettivi e Modalit pratiche
Integrare in maniera equilibrata i predetti aspetti [apprendimento ed
esperienza personale]
Fornire a tutti i partecipanti identiche opportunit [tenendo conto del nu-
mero elevato di partecipanti]
Da ci lesigenza di una particolare modalit di suddivisione dei parteci-
panti in due gruppi
Realizzando le condizioni di una esperienza condivisa di contemporanea
attivit con attivit alternate e differenziate ma con integrazione dellaspet-
to esperienziale vissuto e di quello di apprendimento tecnico.
A tale proposito i due tipi di gruppo [di cui alternativamente tutti i parteci-
panti faranno parte] vengono indicati come gruppi di gioco e di appren-
dimento.
I gruppi di gioco
o di azione psicodrammatica
Sono strutturati sullesperienza agita dello psicodramma analitico secondo i
momenti classici costituiti da
Riscaldamento o warm-up
Azione psicodrammatica
Sintesi
I gruppi di apprendimento
o di supporto tecnico
hanno la funzione
di osservazione e di registrazione della attivit del gruppo gioco [secondo
modalit particolari e specifiche]
di registrazione delle personali ed individuali reazioni alla drammatiz-
zazione messa in scena dal gruppo gioco
la elaborazione di tali esperienze potr costituire loggetto del riscalda-
mento della successiva esperienza come gruppo di gioco
aspetti di pratica organizzativa
necessit
un spazio
abbastanza ampio da permettere la presenza di entrambi i gruppi
e che sia suddiviso in
quello dellazione drammatica [palcoscenico e uditorio]
e quello della osservazione e valutazione [pubblico]
La suddivisione dei partecipanti
in gruppo A e B
[gi predisposta da Agresta e resa visibile da cartellini di due diversi colori
contenenti il nome proprio (non il cognome) del partecipante che lo indossa]
- 28 -
per la costruzione delle scene
una dotazione di oggetti diversi quali
sedie
cuscini
sgabelli
materassi
tavolo
uno specchio
per riscaldamento ed apprendimento
gomitoli di spago (3-4 )
palle (3-4 )
lavagna a fogli
fogli di carta matite pennarelli
SABATO
h. 09 - 10
incontro globale di apertura dello psicodramma
spunti conoscitivi
illustrazione del tipo di lavoro
h. 10:30 - 12
gruppo A gioca
gruppo B apprende
h. 12:30 - 14
gruppo B gioca
gruppo A apprende
pausa
h. 15:30 - 17
gruppo A gioca
gruppo B apprende
h. 17:30 - 19
gruppo B gioca
gruppo A apprende
DOMENICA
h. 09 - 11
Addestramento pratico di tecniche diverse
h. 11.30 - 12.30
Riflessioni commenti progetti relativi al lavoro fatto e prospettive future
- 29 -
LAPPROCCIO TECNICO-OPERATIVO
DELLEMERGENZA
Alessandro Marchione
Nellambito delle professioni che mettono il personale in contatto con
le vittime di situazioni di emergenza, da quelle minime alle pi rilevanti, cer-
tamente rientrano a pieno titolo i Vigili del Fuoco.
Tra le situazioni di emergenza, termine che comunque assume impor-
tanza talvolta soggettiva in funzione del coinvolgimento personale o delle
specificit professionali, possiamo genericamente intendere quelle che com-
portano incendi, esplosioni, scoppi, persone in grave pericolo, infortuni gra-
vi, atti sconsiderati e/o attentati, eventi naturali (terremoti, alluvioni, ecc).
Unaltra considerazione doverosa relativa alle situazioni di emergenza,
universalmente riconosciuta, precisa che in tali circostanze i soccorritori si
tuffano nel problema, nel senso che, pur non conoscendo nel dettaglio lo
scenario in cui vanno ad imbattersi, sono comunque consapevoli del fatto
che vanno ad affrontare una situazione pi o meno critica, talvolta dramma-
tica...
A tal proposito, stante il modestissimo lasso di tempo necessario al-
luscita dalla sede di servizio (da circa 30 secondi ad 1 minuto), la pianifica-
zione tecnica svolta durante il tragitto non solo necessaria per la pianifica-
zione dellintervento, ma serve anche, pi o meno inconsapevolmente, a
concentrare lattenzione sugli aspetti tecnici allontanando condizioni di
coinvolgimento emotivo.
Infatti i soccorritori hanno il particolare compito di avere un atteggia-
mento normale, ovvero quanto pi professionalmente razionale, pur do-
vendosi calare necessariamente nella condizione emotiva particolare delle
vittime dellevento.
Da questo punto di vista lattivit dei Vigili del Fuoco, e pi in generale
dei soccorritori, evidenzia alcuni aspetti significativi con i quali confrontarsi,
sia di carattere positivo che negativo.
Laspetto estremamente positivo che il soccorritore tenuto a posse-
dere sempre pi capacit tecnica, doti fisiche ed attitudini relazionali che
vanno esternate in ogni intervento, ovviamente in relazione allo scenario in-
cidentale nel quale ci si imbatte.
Peraltro, lapproccio operativo frutto di una valutazione pressoch
immediata dellevento imprevedibile, il che obbliga anche alla capacit di
leggere subito la situazione ed intraprendere la conseguente strategia ope-
rativa pi efficace.
Inoltre, il fatto stesso di rapportarsi con persone in difficolt deve svi-
luppare il necessario senso di partecipazione emotiva che porta ad una sorta
di accoglimento dellaltro.
Per quanto concerne gli aspetti positivi dellattivit di soccorso, possia-
mo infine considerare il fatto che essa viene espletata nellambito di squadre
operative, il che rafforza ulteriormente la capacit di collaborazione di ogni
componente sia nellambito stesso dei Vigili del Fuoco, che di tutte le altre
componenti impegnate nellemergenza.
- 30 -
Laspetto negativo riguarda invece il fatto che il soccorritore subisce in
qualche modo il trauma della vittima, in quanto pu immedesimarsi nel-
levento incidentale a tal punto da rimanervi emotivamente coinvolto, fino
ad entrare potenzialmente in uno stato di vera e propria sofferenza amplifi-
cata dalla crescente fatica dovuta al soccorso stesso, che talvolta, come nelle
grandi calamit, si protrae per pi giorni ed in condizioni logistiche anche
precarie.
Immergersi nellaspetto strettamente tecnico del soccorso significa
quindi per gli operatori sia svolgere nel modo migliore il proprio compito,
sia quasi difendersi dal coinvolgimento emotivo che invece potrebbe limi-
tarne lattivit nellintervento, pur mantenendo vivo un doveroso rapporto
umano diretto con le vittime stesse.
Lesperienza insegna che durante le operazioni di soccorso possono es-
serci situazioni particolarmente gravose per i soccorritori dal punto di vista
emotivo.
Tra queste, si pensi al ferimento o peggio alla morte di un collega,
come purtroppo avvenuto nellultimo sisma de LAquila. E come possa essere
stato difficile confortare il collega rimasto coinvolto nel crollo totale di un
edificio, illeso nonostante ledificio stesso sia stato praticamente raso al suolo
da una ulteriore scossa sismica con lui allinterno, peraltro in una delle stan-
ze pi lontane dalluscita.
Unaltra situazione emotivamente gravosa per i soccorritori pu essere
relativa alla morte di uno o pi bambini, che nella nostra cultura hanno un
valore simbolico oltre che affettivo.
A tal proposito non pu non ricordarsi lattivit di soccorso tecnico
operativo nel comune di S. Giuliano di Puglia, dove, a seguito del del terre-
moto del 31 ottobre 2002, avvenne il crollo della scuola materna, elementare
e media ove morirono 27 bambini e una maestra e dove restarono
intrappolati altri 57 bambini, 8 insegnanti e 2 bidelli. In tale esperienza, pe-
raltro, il coinvolgimento emotivo, talvolta forse addirittura la piena parteci-
pazione, fu amplificata dal fatto di essere padre di un bimbo di appena 2
anni e mezzo, quasi prossimo allet scolare.
Ma ritengo che il compito dei soccorritori, a qualsiasi livello, sia anche
quello di poter costituire un riferimento umano oltre che tecnico per le vitti-
me dirette o indirette dellemergenza, restando ovviamente nei propri ambiti
professionali i quali, tuttavia, non possono e non devono costituire rigide
barriere.
Con riferimento a ci desidero ricordare un episodio risalente al 13 ot-
tobre 1997, nel territorio umbro-marchigiano colpito dal sisma, quando nel-
lambito delle attivit operative mi sentii battere sulla spalla; si trattava di
una persona anziana, dalla apparente et di circa 75-80 anni o poco meno:
giovanotto, la vedi quella casa laggi?
Si trattava di una casa singola a due piani, duramente danneggiata dal-
le scosse telluriche succedutesi dal 26 settembre in poi, lesionata in maniera
irreparabile.
Continu: ho lavorato duramente durante tutta la mia vita, sono an-
dato a lavorare in Germania e, con i risparmi, ho comperato quella casa; ho
perso tutti i miei familiari, sono rimasto solo, quella casa era tutto ci che
avevo ed ora, perdendo anche quella, non ho pi nulla.
- 31 -
Quelle parole, quello sguardo lucido, quella espressione apparente-
mente distaccata, quasi un misto di serenit e rassegnazione, credo che mi
accompagneranno durante tutta la mia esistenza.
Purtroppo situazioni analoghe sono pi o meno allordine del giorno
nelle grandi calamit tra le quali, vista la drammaticit dellevento, va certa-
mente annoverato il pi recente sisma che ha colpito la citt de LAquila.
In una delle tante altre esperienze, invece, allinizio del 1995, periodo
ricordato per le precipitazioni nevose particolarmente intense, vi fu la neces-
sit di trasportare un capo-scout, responsabile di un gruppo alloggiato in un
edificio pubblico di un paese della Maiella e coinvolto dal crollo di una parte
della copertura con conseguente coinvolgimento di 8 persone, di cui una de-
ceduta, presso lobitorio del pi vicino presidio ospedaliero ove era stata
condotta la vittima, peraltro nipote del responsabile stesso e della cui sorte
doveva quindi sentirsi probabilmente doppiamente responsabile. Lascio im-
maginare lo stato emotivo del capo-scout e la conseguente necessit di dover
in qualche modo essere utile in tal senso durante tutto il lungo tragitto.
Quanto pi si riesce a creare tra i due soggetti principali coinvolti, vit-
tima e soccorritore, una sinergia, un rapporto di fiducia ed ove possibile di
collaborazione, quanto pi levento viene meglio e prima in qualche modo
superato.
Tra i ricordi pi belli conservo gelosamente il mio disegno fatto da
Barbara, una bimba marchigiana che nel sisma del 1997 aveva 6 anni, con la
quale, come per tutta la comunit del suo paese, ero entrato in forte familia-
rit, condizione che ha anche consentito a me stesso di operare sentendomi
in qualche modo a casa.
Nellambito dellattivit operativa connessa a situazioni di emergenza,
siano esse effettivamente reali o soltanto presunte, ma comunque tali da
comportare una qualche alterazione delle condizioni di ordinaria normali-
t, si corre il rischio di imbattersi spesso in atteggiamenti pi o meno oppo-
sti a quelli che la situazione dovrebbe effettivamente richiedere.
Ci vale ovviamente meno per gli operatori del soccorso, in quanto
preparati ed avvezzi alle situazioni di emergenza, ma certamente pi fre-
quente per altri soggetti che si imbattono in una improvvisa situazione di
emergenza, con conseguenti condizioni di panico da cui deriva, come ulte-
riore ovvio prodotto, uno stato di caos generale assolutamente controprodu-
cente, che spesso genera a sua volta una situazione di emergenza ancora pi
critica di quella originaria.
E tale condizione di caos tanto pi evidente quanto pi si impre-
parati allemergenza, intesa non solo come grande calamit, ma anche quale
pi semplice imprevisto nella normale attivit quotidiana.
In effetti, tale consapevolezza stata fatta propria anche da varie
normative, con particolare riferimento, ad esempio, a quelle sulla sicurezza
dei luoghi di lavoro o negli edifici scolastici, che non a caso prescrivono la
necessit di dotarsi di un piano di emergenza, da sperimentare periodica-
mente non solo per verificare la congruit del piano di emergenza stesso,
che pur sempre un documento frutto di uno studio teorico, ma anche e
soprattutto per abituare le persone a gestire situazioni di emergenza in
maniera quanto pi automatica, quindi emotivamente fredda, evitando
condizioni di panico e di caos generale.
- 32 -
Evitando quindi quello che io definisco effetto Heysel, con riferimen-
to ai tragici avvenimenti del 29 maggio 1985 presso lomonimo stadio di
Bruxelles ove, in occasione di un incontro di calcio persero la vita 39 perso-
ne, delle quali 32 italiane, non per un terremoto, n per unalluvione, ma
soltanto per una condizione di panico generalizzato che certamente ha de-
terminato pi vittime di quelle che avrebbero causato i tentativi di carica dei
tifosi avversari verso il settore italiano.
Progettare quindi in chiave preventiva unottimale risposta alle situa-
zioni di emergenza, sia dal punto di vista tecnico-operativo che psicologico,
questultimo esteso sia alle vittime, alle persone pi o meno direttamente
coinvolte nellevento incidentale, ma anche agli stessi operatori del soccorso,
assume certamente unimportanza fondamentale per limitare in senso asso-
luto le conseguenze dellevento.
A tal proposito vorrei altres sottolineare il peso mediatico che talvol-
ta si riversa sulle vittime, ma anche sui soccorritori, certamente dettato da
necessarie e giuste motivazioni ma in certe circostanze probabilmente esage-
rato considerando il contesto dellevento e le conseguenti condizioni emotive
generali, ma dalle quali, comunque, non ci pu esimere.
Ma se pi facile preparare a ci i soccorritori, per esempio attraverso
specifici corsi di formazione, certamente assai problematico introdurre tra
la gente comune la cultura dellemergenza senza che la stessa si sia verificata.
Del resto, la stessa Legge n. 225/192, che istituisce il Servizio Nazionale
della Protezione Civile, prevede la necessit della previsione, della preven-
zione, del soccorso e del superamento delle emergenze.
Il tutto potremmo riassumerlo anche con la frase: Pianificare prima,
per applicare durante e gestire poi.
Arch. Alessandro Marchione, Sostituto Direttore Antincendi, Capo del Comando Provin-
ciale dei Vigili del Fuoco di Chieti.
- 33 -
UNA RISPOSTA AL PTSD
Massimo di Giannantonio, Virginia Marino
Sono trascorsi sette mesi dalla notte del terremoto che distrusse gran
parte della citt de LAquila; sono trascorsi sette mesi da quando molte per-
sone hanno visto morire i propri cari, hanno perso le proprie case, gli affetti,
il lavoro, ogni tipo di sicurezza.
Sono trascorsi sette mesi da un tipico disastro di massa e in questo arco
di tempo il Disturbo Post Traumatico da Stress ha avuto la sua evoluzione e
ha combattuto la sua personale battaglia per insinuarsi stabilmente e
cronicamente nelle menti dei sopravvissuti alla catastrofe.
Scampato il pericolo di vita, la maggior parte delle persone coinvolte
in unemergenza di massa ha reazioni che si possono definire normali, nel
contesto di circostanze sicuramente anormali. Ci vuol dire che tutte le re-
azioni immediate che si possono osservare nelle vittime di un disastro rap-
presentano comportamenti assolutamente comprensibili e fisiologici se rap-
portati al contesto in cui si verificano; il lavoro degli esperti durante linter-
vento psico-sociale ad unEmergenza di Massa quello, dunque, di fare in
modo che queste reazioni non si cronicizzino e sfumino di intensit con il
passare del tempo fino a diventare solo il ricordo di unesperienza sicura-
mente negativa (supportare i coinvolti nella normale risposta psichica al
disastro); evitare la cronicizzazione vuol dire di certo evitare che il disturbo
post traumatico da stress prenda il sopravvento.
Dopo un disastro si pu incorrere in diversi tipi di disagi mentali e si
possono adottare svariate tipologie dintervento utili per assistere i superstiti
non solo a livello di sopravvivenza fisica.
Molto spesso i sopravvissuti rifiutano qualsiasi tipo di assistenza, pro-
prio per questo che, allinizio, nellimmediatezza di un disastro di massa, si
pu scegliere di adottare una tipologia di intervento che rifiuti il classico ap-
proccio clinico, e che sia caratterizzata da un approccio molto pi pratico.
E fondamentale il supporto sociale per permettere il recupero degli
stessi aspetti sociali della vita che sono andati persi nel momento della cata-
strofe, infatti il tipo di trauma che si pu presentare sia di tipo individuale
che sociale.
Da dati riportati grazie a diversi studi sul campo si riscontrato che un
gran numero di coinvolti in un disastro di massa rifiuta laiuto degli esperti
se non quello immediato dei vigili del fuoco addetti al salvataggio dal peri-
colo di morte. Il motivo per il quale le persone rifiutano inizialmente lassi-
stenza dovuto al fatto che non sono loro a richiedere questa tipologia di
aiuto, ma sono gli stessi addetti ai lavori che si recano da loro in prima per-
sona mettendo in risalto un certo tipo di problematiche; importante dun-
que non far sentire le vittime di un disastro dei graziati, a cui chi non
stato colpito dal disastro, concede con magnanimit laiuto di esperti; e,
tra le altre cose, sono fondamentali i termini usati per descrivere le forme di
aiuto (ad es. Consulenza Psicologica non una terminologia vista di buon
occhio; sarebbe pi appropriato utilizzare ad es. Discutere dello stress cau-
sato dal disastro).
- 34 -
Di aiuto per lapproccio psicologico con i superstiti sarebbe, inoltre,
cercare di incontrarli in luoghi a loro familiari (chiese, bar, scuole, etc.) in
modo tale da rendere lincontro psicologico pi informale; importante,
anche, che gli addetti ai lavori si facciano percepire come facenti parte della
comunit, usando un linguaggio semplice, cercando laiuto dei leader locali;
in questo modo che si potranno raggiungere risultati importanti.
Di grande utilit, pu rivelarsi, ladozione degli opuscoli che descrivo-
no cosa succede dopo il disastro, quali sono le reazioni e come ci si dovrebbe
comportare. Le persone di solito sono molto interessate alla lettura di queste
brochures, quindi importante che siano dettagliate nelle loro descrizioni.
I sopravvissuti hanno anche diverse reazioni al disastro: alcuni si sento-
no paurosi ed ansiosi; altri si preoccupano per la loro salute psichica e fisica
e per quella dei cari; possono soffrire di disturbi del sonno (incubi o remini-
scenze dellevento); possono sentirsi affranti dalla perdita di un loro caro o
della loro casa, o comunque degli oggetti di valore o di un certo significato
personale; ci sono ovviamente problemi di trasporto, logistici, si possono
perdere oggetti essenziali (ad es. occhiali); sono presenti in larga misura i so-
pravvissuti che si sfogano con i soccorritori e che mettono a nudo i proprio
sentimenti e la propria voglia di reagire.
In definitiva il primo lavoro con i sopravvissuti ad un disastro di massa
non solo di vitale importanza per la salute fisica delle vittime, ma anche
per quella psichica e sociale, ma di certo affatto semplice da attuare soprat-
tutto senza unadeguata preparazione e progettazione.
Come sappiamo dal DSM IV i criteri per il PTSD comprendono paura
intensa, il sentirsi inerme o il provare orrore (oppure, nei bambini, compor-
tamento disorganizzato o agitazione) (Criterio A2). I sintomi caratteristici
che risultano dallesposizione ad un trauma estremo includono il continuo
rivivere levento traumatico (Criterio B), levitamento persistente degli sti-
moli associati con il trauma, lottundimento della reattivit generale (Criterio
C) e sintomi costanti di aumento dellarousal (Criterio D). Sebbene sappiamo
che il migliore lavoro con le vittime di un Disastro, come stato quello del
terremoto de LAquila, sia quello di prevenzione, o cura precoce, riuscendo,
nella pi possibile immediatezza del disastro, a instaurare un dialogo psico-
logico con le vittime, ed i coinvolti in genere, in modo da ottenere, come di-
cevamo, una buona risposta al trauma caratterizzata dalla elaborazione dello
stesso; non da escludere che i sintomi riportati nel DSM IV non scompaia-
no del tutto o addirittura appaiano a distanza di tempo dal disastro aprendo
il campo al disturbo post traumatico da stress dopo che gli addetti al lavoro
del disastro abbiano gi lasciato il campo di intervento (e non affatto raro
che ci avvenga, specie perch si purtroppo rilevato che pi volte nel lavo-
ro di soccorso ai disastri in Italia, il campo sia stato lasciato fin troppo pre-
sto da alcune categorie di addetti ai lavori che invece probabilmente avreb-
bero dovuto avere la possibilit di continuare con costanza e continuit il
proprio lavoro con le vittime).
E a questo punto che si fa pressante lesigenza di un intervento clinico
che lavori con lindividuo e i ricordi incalzanti e inaccettabili dellevento
traumatico.
La maggioranza delle persone della societ moderna si imbatter in un
evento che potrebbe favorire linsorgenza di gravi reazioni da stress almeno
- 35 -
una volta nella propria vita. Ci sono differenze individuali che determinano
come le persone reagiscono allo stress, sebbene tutti possono andare incon-
tro ad un esaurimento emotivo a seguito di sfide soverchianti.
La maggioranza delle persone che sviluppano il disturbo post trauma-
tico da stress, lo fanno nel primo mese che segue lesposizione ad un evento
traumatico. Circa il 15% pu avere uninsorgenza ritardata. Solitamente, lin-
dice pi chiaro che il sopravvissuto svilupper PTSD, la gravit delle rea-
zioni iniziali.
Breslau et al. (1991) hanno stimato che il 13% degli uomini e il 30%
delle donne sviluppa un PTSD dopo un evento traumatico. Per quel che con-
cerne let evolutiva, stato stimato da fonti affidabili che tra il 20 e il 30%
dei bambini che sopravvivono ad un incidente stradale sviluppa PTSD, e i
restanti avranno isolati, ma non meno gravi, sintomi correlati allo stress. In
un disastro nel quale molti bambini furono uccisi nella loro scuola, stato
stimato che dopo 33 anni il 29% dei sopravvissuti soffre ancora di PTSD
(Morgan et a. 2003).
Le persone che presentano una variet di problemi attuali, potrebbero
avere vissuto un trauma psicologico che non mai stato trattato. Si considera
sempre di pi buona prassi ottenere una dettagliata storia del trauma nella
pratica clinica di routine.
La probabilit che una persona sia esposta ad un evento traumatico nel
corso della propria vita alta, e non pu non essere presa in considerazione
la possibilit che sviluppi PTSD, depressione o altri disturbi.
Le persone che sviluppano disturbo post traumatico da stress non sono
solo molto sofferenti, in molti casi la loro capacit di divertirsi e di lavorare
produttivamente viene seriamente compromessa. Limpatto economico di un
disastro non deve essere visto solamente in termini di ricostruzione del tessu-
to fisico, ma anche in termini di ricostruzione del benessere psicologico delle
persone.
La ricerca mostra che il sostegno da parte di familiari e amici pu esse-
re una parte importante della terapia. Alcuni tipi di terapie puntano diretta-
mente ai sintomi di PTSD, altre terapie si focalizzano sui problemi sociali,
familiari, o di lavoro. Una terapia utile la terapia cognitivo compor-
tamentale, o CBT.
Neglanni per alla CBT stata affiancata una nuova tecnica di inter-
vento terapeutico: lEMDR.
In una recente meta-analisi intrapresa dal NICE (2005), le due terapie
evidence based spiccano per la produzione di un effetto clinicamente significa-
tivo nel trattamento.
Le attuali linee guide dellInternational Society for Traumatic Stress
Studies sui trattamenti stabiliscono che lEMDR un trattamento efficace
per il PTSD (Chemtob, Tolin, van der Kolk & Pitman, 2000). Queste linee
guida indicano che lEMDR supportato da una ricerca maggiore di quasi
tutte le altre terapie per il PTSD. Infatti, lISTSS ha valutato lEMDR efficace
per i PTSD con una classificazione A/B (Foa, Keane & Friedman, 2000).
La classificazione A stata assegnata sulla base di una revisione di 7
studi random controllati con risultati statisticamente significativi, su vari
gruppi, compresi i bambini.
- 36 -
La classificazione B indica che sono necessari ulteriori studi e che con-
frontino lEMDR con altre terapie focalizzate sui PTSD. Si ritiene che
lEMDR potrebbe ricevere il pi alto livello di riconoscimento della sua effi-
cacia.
Dopo la pubblicazione delle linee guida dellISTSS nel 2000, altri studi
e ricerche si sono focalizzate sul confronto dellefficacia dellEMDR con altri
trattamenti. Tre studi clinici randomizzati hanno confrontato lEMDR alle te-
rapie di esposizione (Ironson et al., 2002) e alla terapia cognitiva pi esposi-
zione (Power et al., 2002 e Lee et al., 2002). Questi studi hanno osservato
che non cerano differenze tra lEMDR e il gruppo di terapia cognitivo/
comportamentale (CBT) con dei valori superiori in due delle ricerche a favo-
re dellEMDR soprattutto per i sintomi intrusivi del PTSD.
LEye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR - struttura-
to come metodo terapeutico nel 1989 da Francine Shapiro) un approccio
terapeutico che rappresenta uno strumento fondamentale dunque per la
cura del PTSD.
La focalizzazione dellEMDR sul ricordo dellesperienza o esperienze
traumatiche che hanno contribuito a sviluppare la patologia o il disagio che
presenta il paziente. Laspetto che lo caratterizza di pi tra gli approcci
rappresentato dalla stimolazione bilaterale alternata (destra sinistra) che
realizza il terapeuta mentre il paziente si focalizza sulle componenti del ri-
cordo dellesperienza traumatica. Altre forme alternative di stimolazione
possono essere prodotte da tamburellamenti sulle mani del paziente in
modo ritmico e alternato o da suoni proposti sempre da destra a sinistra in
modo alternato. Perci viene creato un duplice focus di attenzione (dual fo-
cus): il paziente si concentra sullo stimolo interno (immagini, cognizioni,
emozioni e sensazioni corporee legati al trauma) mentre segue uno stimolo
esterno dato dalla stimolazione bilaterale alternata. Questa stimolazione
chiamata set ed di breve durata (in genere si fa per circa 30/40 secondi).
Dopo ogni set il paziente riferisce quello che ha notato (cambiamenti nelle
emozioni, nelle sensazioni corporee oppure se emergono degli insight o as-
sociazioni con altri ricordi, etc.). La seduta prosegue con i set di stimolazione
bilaterale frammentati dai feedback del paziente fino a quando riferisce di
non sentire alcun disagio o disturbo legato al ricordo del trauma (in questo
senso si arriva ad una desensibilizzazione) e sente vera unaffermazione posi-
tiva su di s legata al ricordo.
La desensibilizzazione e il cambiamento di prospettiva in ambito
cognitivo osservabili durante una seduta di EMDR riflettono lelaborazione
del ricordo dellesperienza traumatica e quindi si osserva che il paziente per
la prima volta vede il ricordo lontano, distante, modifica le valutazioni
cognitive su di s, incorporando emozioni adeguate alla situazione ed elimi-
nando le sensazioni fisiche disturbanti. Al termine di una seduta completa di
EMDR il paziente in grado di pensare allevento traumatico senza alcun di-
sagio emotivo, facendo una valutazione positiva su di s come persona e sen-
za alcun disturbo a livello corporeo. In genere viene percepito come qualsiasi
altro ricordo di situazioni che sono state altamente stressanti o traumatiche
che appartengono alla sua storia e che sono state elaborate nel tempo.
Un principio essenziale in grado di spiegare verosimilmente quanto
accade durante lapplicazione dellEMDR, consiste nel considerare lesisten-
- 37 -
za di un sistema innato in tutte le persone, fisiologicamente orientato ad ela-
borare le informazioni in unottica di auto-guarigione. Tale risoluzione
adattiva lavora per non trattenere emozioni e cognizioni negative, che po-
trebbero altrimenti portare alla creazione di nuovi network neurali
disfunzionali allomeostasi della salute psichica dellindividuo. LEMDR atti-
va e mantiene in uno stato dinamico questo sistema di elaborazione dellin-
formazione innato, veicolando una risoluzione adeguata delle informazioni
precedentemente immagazzinate in maniera disfunzionale.
Lobiettivo dellEMDR di mettere in moto (soprattutto attraverso la
stimolazione bilaterale) lintrinseco e innato sistema di elaborazione dellin-
formazione per trasformare le percezioni immagazzinate in modo
disfunzionale. Infatti, la doppia focalizzazione che avviene durante una sedu-
ta di EMDR (attenzione ai movimenti oculari, o ad altre stimolazioni
bilaterali, e contemporaneamente agli elementi pi significativi dellespe-
rienza traumatica) permetterebbe lelaborazione adattiva di tali esperienze
verso unintegrazione con reti neurali naturalmente orientate alla salute
mentale. In questo senso la desensibilizzazione e la ristrutturazione cognitiva
deriverebbero direttamente dalla rielaborazione adattiva che avviene a livello
neurofisiologico.
Oltre ad essere stato riconosciuto in ambito scientifico e accademico
fino al punto di essere stato dichiarato uno dei metodi evidence-based per la
terapia del PTSD e quindi del trauma, uno dei contributi maggiori che ha
offerto lEMDR alla psicoterapia consiste nellaver trovato la modalit per ac-
cedere alle informazioni immagazzinate nella memoria, stimolare il meccani-
smo di elaborazione di queste informazioni e portarle alla risoluzione. Non
sorprende allora che il modello di Elaborazione Adattiva dellInformazione
formulato da Francine Shapiro abbia fatto diventare lEMDR un linguaggio
comune tra i principali approcci terapeutici.
Indirizzo dellAutore: Massimo di Giannantonio
Professore Ordinario della cattedra di Psichiatria presso lUniversit G. DAnnunzio di
Chieti e Pescara, Direttore del Centro di Salute Mentale della Asl di Chieti
Virginia Marino, Tutor della cattedra di Psichiatria presso lUniversit G. DAnnunzio di
Chieti e Pescara.
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of Traumatic Stress, 18,6, 607-616, 2005.
- 39 -
- II ANNUNCIO - DATE DEFINITIVE
X CONVEGNO NAZIONALE MENTE-CORPO ORGANIZZATO DALLA
SEZIONE PESCARESE DELLA SOCIETA ITALIANA DI MEDICINA
PSICOSOMATICA (Dott. F. Agresta) e dal CENTRO DI PSICOLOGIA,
PSICOSOMATICA CLINICA E PSICOTERAPIA ANALITICA (CSPP)
Patrocinio Ordine Psicologi dAbruzzo
DUE GIORNATE DI PSICODRAMMA ANALITICO
e
SEMINARIO TEORICO - PRATICO
DI PSICOLOGIA DELLEMERGENZA
Laboratorio esperienziale a numero chiuso
Conduttori:
PIERO PARIETTI (Presidente della SIMP) - ELISA FARETTA
del Centro Studi di Psicoterapia Integrata Immaginativa ad
Espressione Corporea (Milano)
in Collaborazione con
ISTITUTO DI PSICOTERAPIA ANALITICA ED ANTROPOLOGIA
ESISTENZIALE
(Scuola di Specializzazione in Psicoterapia - IPAAE:
Dir. Dott. D. Romagnoli)
6/7/8 novembre 2009 - Montesilvano (PE)
SEDE: Grand Hotel Adriatico, Montesilvano (PE)-zona Grandi Alberghi
- 40 -
Data: venerd 6 (pomeriggio. Seminario) sabato 7 (intera giornata), e do-
menica 8 novembre 2009 (mattinata). Nel pomeriggio di venerd: h 15-19,00,
Seminario aperto a tutti. Sabato intera giornata e domenica h. 9.00-12,00,
riservato al Laboratorio di Psicodramma analitico.
Comitato Scientifico: F. Agresta, E. Faretta, P. Parietti, A. M. Rotondo.
IL SEMINARIO teorico-clinico del venerd 6 aperto a tutte le figure
professionali socio-sanitarie (medici, psicologi, infermieri, logopedisti,
fisioterapisti, assistenti sociali, ecc.), a insegnanti, manager e studenti -
n. 50 max persone.
Le tecniche presentate sono specifiche e derivate dagli stati modificati
della coscienza: proprio, per la specificit del terremoto in Abruzzo, sia con
il dibattito aperto sulla pagina web della SIMP, ci saranno contributi diretti e
indiretti di Colleghi e studenti che contribuiranno con la loro esperienza sul
campo ad aprire il Seminario.
La Dott.ssa E. Faretta che particolarmente esperta in questa area di
formazione e di recupero - entrambi i Conduttori proporranno in diretta
alcune delle tecniche pi innovative e specifiche. Lacronimo PIIEC sta ad
indicare la Psicoterapia Integrata Immagintiva ad Espressione Corporea,
caratterizzata da una integrazione tra modalit tecniche diverse ma tra loro
compatibili; inoltre, la tecnica dellEMDR (Desensibilizzazione e Rielabo-
razione attraverso i Movimenti Oculari) lIpnosi di derivazione ericksoniana,
le tecniche Meditative di consapevolezza e di Mindfulness, fino allo
Psicodramma Analitico e al significato del simbolismo in Psicosomatica. Il
campo di applicazione ci porta a pensare ai vari Disturbi dansia, al Disturbo
Post Traumatico da stress fino a Traumatizzazioni vicarie (esposizione a
situazioni catastrofiche, come terremoto, sciagure e attentati terroristici).
Il Prof. P. Parietti, Psichiatra, Psicoanalista, allievo di F. Fornari e di M.
Sapir, Presidente della SIMP Responsabile della Formazione, Direttore
della Scuola Quadriennale ad indirizzo Psicosomatico di RiZA, ed
particolarmente esperto come Formatore e didatta nel campo dei G. Balint,
dello Psicodramma Analitico, dellIpnosi e delle tecniche di rilassamento
nellambito delle psicosomatosi negli aspetti simbolici e relazionali.
Programma di Venerd 6: brevi Relazioni degli operatori che hanno
avuto esperienza diretta con i Terremotati a vari livelli: medici,
psicologi, infermieri, educatori, ecc. Tavola Rotonda coordinata da P.
Parietti e E. Faretta, con F. Agresta, M. di Giannantonio, D. Romagnoli,
Esperti del 118, il Dott. G. Bontempo (Pres. Ordine Psicologi Abruzzo).
Prezzo per il solo Seminario (Euro: 20,00); Psicodramma Analitico:
sabato e domenica (Euro: 130,00).
Direzione Scientifica: F. Agresta, E. Faretta, P. Parietti, A.M. Rotondo.
SIMP-CSPP: Tel. : 085/28354; e-mail: fagresta@hotmail.com
- 41 -
La Rivista N. Prospettive in Psicologia pubblicher gli Atti del
Convegno con le Relazioni di tutti i Partecipanti sul prossimo n. 40.
...............
INFORMAZIONI E ISCRIZIONI:
Dott.ssa A. DAmato: cell. 349/6940474
e-mail: damatoale@hotmail.it
oppure: Dott.ssa E. Sigillo - cell: 333/3217448
email: emis81@virgilio.it
- 42 -
ALESSITIMIA E DISTURBI POST-TRAUMATICI:
REAZIONI E INCOMUNICABILIT EMOTIVE
AL TRAUMA
Giacomo Ciocca
Alessitimia e DPTS, disturbo post-traumatico da stress.
Sono oramai pi che trentennali gli studi sullalessitimia, definita da Peter
Sifneos come il deficit affettivo che tiene separata la parte biologica degli affet-
ti, le emozioni, da quella mentale, i sentimenti. Lalessitimico si presenta con
una scarsa produzione ideativa, immaginale e fantasmatica; sovente non ricor-
da i sogni ed ha una particolare tendenza al pensiero operatorio. I sogni sono
di tipo crus, crudi, arrugginiti (Agresta F., 2007) e, per dirla con le parole di
Sifneos, lalessitimico non ha parole per esprimere le proprie emozioni
(Sifneos P. , 2006). Di contro, sul versante corporeo, vengono riscontrati la
comparsa di disturbi psicosomatici e di vere malattie psicosomatiche: dallemi-
crania al prurito sine materia, dalle coliti alle diverse dermatiti, dalle rettocoliti
ulcerose allasma bronchiale, fino alle varie disfunzioni sessuali. Gli studi
sullalessitimia sono molteplici e si convogliano in tutte le aree della personali-
t: dalle personalit dipendenti, alle forme di bulimia e anoressia; dalle perso-
nalit narcisistiche ai gravi disturbi di personalit.
Le cause dellesordio di questo deficit affettivo sono spesso riconducibi-
li ad un interrotto processo di mentalizzazione che confina le emozioni ad
un livello esclusivamente biologico, senza la necessaria, quanto salutare
trasduzione del somatico nello psichico. Lopera, definita da McDougall, di
desomatizzazione non ha luogo e la corporeit emozionale non diviene co-
sciente poich non trova i corrispettivi aspetti mentali.
Questa situazione che evidentemente assume una dimensione clinica,
sia sul piano psico-emotivo che su quello somatico, non solo specifica i pa-
zienti disaffettivi e psicosomatici, ma anche coloro che sono stati esposti a
traumi.
E stato constatato infatti, che la mancanza di parole di fronte ad un
particolare ed intenso tono affettivo una condizione assai frequente nei di-
sturbi post-traumatici e nel DPTS, il disturbo post traumatico da stress.
Riportiamo adesso e di seguito i criteri diagnostici per il Disturbo Post-
Traumatico da Stress cos come sono elencati nel DSM-IV:
A. la persona stata esposta ad uno o pi eventi traumatici che hanno
implicato morte, o minaccia di morte, o gravi lesioni, o una minaccia per
lintegrit fisica propria o di altri. La risposta della persona comprendeva
paura intensa, sentimenti di impotenza, o di orrore.
B. levento traumatico viene rivissuto persistentemente in uno (o pi)
dei seguenti modi: ricordi spiacevoli;sogni spiacevoli ricorrenti e intrusivi
dellevento; allucinazioni e episodi dissociativi di flashback.
C. il soggetto fa sforzi per evitare pensieri, sensazioni o conversazioni,
attivit, luoghi o persone associate con il trauma. Prova sentimenti di distac-
co o di estraneit verso gli altri, affettivit ridotta (es. incapacit di provare
- 43 -
sentimenti di amore); sentimenti di diminuzione delle prospettive future (es.
aspettarsi di non potere avere una carriera, un matrimonio o dei figli, o una
normale durata della vita).
D. sintomi persistenti di aumentato arousal (non presenti prima del
trauma) come indicato da almeno due dei seguenti elementi: difficolt a ad-
dormentarsi o a mantenere il sonno; irritabilit o scoppi di collera; difficolt
a concentrarsi; ipervigilanza; esagerate risposte di allarme.
E. la durata del disturbo (sintomi ai criteri B, C e D) superiore a 1
mese.
F. il disturbo causa disagio clinicamente significativo o menomazione nel
funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti (DSM IV TR, 2002).
Nel manuale diagnostico dei disturbi psichiatrici altres presente la
diagnosi differenziale con il disturbo acuto da stress che ha una durata infe-
riore alle quattro settimane, oltre le quali si converte nel DPTS.
Il cluster sintomatologico del DPTS collegato ad un evento di natura
traumatica, causa scatenante delle reazioni successive a carattere patologico.
Questo disturbo si protrae per pi di un mese con conseguenze emoti-
ve e comportamentali che arrecano un disagio considerevole e in alcuni casi
una vera e propria disabilit per il paziente.
A tal proposito, Henry Krystal, psicoanalista di origine polacca che fi-
gura tra i sopravvissuti ai campi di sterminio nazista, sicuramente uno dei
pi grandi studiosi di disturbo post-traumatico da stress.
Lintimo contatto stretto con chi ha condiviso come lui la realt del
campo di concentramento, e poi la presa in carico da terapeuta di pazienti
vittime non delleccidio, ma della morte psichica causata dallesposizione a
scenari delittuosi, fanno di Krystal unautorit nella ricerca sul disturbo post-
traumatico.
La sua opera Affetto, trauma, alessitimia, oltre ad indagare lo sviluppo af-
fettivo, mette in relazione gli eventi traumatici allo strutturarsi di alessitimia.
Sebbene il pioniere delle teorie sul trauma sia stato Freud, secondo il
quale le nevrosi e listeria erano leffetto diretto di un trauma reale o
fantasmatico rimosso insieme alla sua carica affettiva, nellalessitimia di ori-
gine traumatica la riflessione si arricchisce ulteriormente.
Lanedonia, lappiattimento affettivo, la mancanza di empatia del crite-
rio C e i correlati psicosomatici riportati dal criterio D del DSM, richiamano
al costrutto di alessitimia nella sua declinazione di origine traumatica.
Krystal, prima di procedere allesame delle conseguenze alessitimiche,
cos descrive la fenomenologia del trauma:
Uno stato di paralisi, di sopraffazione, con immobilit, ritiro, possibile
depersonalizzazione e sogni di disorganizzazione. Pu presentarsi una
regressione in qualsiasi ambito -o in tutti- della funzione mentale e del-
lespressione degli affetti. La regressione seguita da tentativi caratteristici
di recupero mediante la ripetizione, da sogni tipici e, infine, da sindromi
nevrotiche, caratteriologiche, psicosomatiche o altre a lungo termine
(Krystal, 1988).
Dopo un evento carico di terrore, dopo che la risposta fisiologica si rif
a meccanismi difensivi antichi con attivazioni neuroendocrine tipiche nei
casi di paura, la conseguente eco psicosomatica assume una conformazione
- 44 -
di diniego emozionale che pu perdurare nel tempo.
Il dramma dellolocausto, e soprattutto, il dilemma della memoria a di-
stanza di anni ripropongono sempre lo stesso quesito: con quali parole si
pu raccontare ai posteri la pi grande strage di vite umane consumata dal
Terzo Reich?
E evidente che i primi costretti a trovare le parole per descrivere lo
sterminio nazista sono stati i sopravvissuti e tutti coloro che nell hic et nunc
hanno assistito allaccaduto.
La mancanza di parole del sopravvissuto ad Auschwitz e la peculiare
catatonia emotiva sperimentata da molti, rappresentano la forma di difesa
pi comune di fronte ad un ricordo carico di un affetto intollerabile.
In alcuni casi, secondo Krystal, la rimozione psicoaffettiva di un trau-
ma in-pensabile conduce il soggetto ad una sorta di morte psicogena specifi-
cata da unassenza quasi totale di emozioni tale da generare una seclusione
psichica. Lindividuo in qualche modo si robotizza, si automatizza, diviene
una macchina e ritira ogni tipo di investimento affettivo.
Viene a mancare il senso di realt, la facolt di giudizio, liniziativa. Chi
stato esposto ad un trauma abnorme entra in uno stato catatonoide che
coincide con il blocco di ogni attivit psichica.
Inoltre: Il paradosso dello stato traumatico che lottundimento
psichico e la seclusione sono vissuti come un sollievo rispetto ai dolorosi af-
fetti precedenti, come lansia; allo stesso tempo, sono vissuti come una prima
fase del morire poich, insieme al blocco affettivo, c un blocco delliniziati-
va e di ogni cognizione che mantenga la vita( Van der Kolk, McFarlene,
Weisaeth, 1996).
Si assiste, in questo caso, alla pi insidiosa manifestazione di alessi-
timia. Non solo le parole e il linguaggio non codificano i correlati emotivi,
ma addirittura lanaffettivit estrema influisce sulle funzioni psichiche
basilari che consentono la vita.
Chi stato colto da una grave traumatologia psichica adotta un sistema
difensivo nei confronti delle emozioni tale da disconoscere e dimenticare
qualsiasi forma emotiva, perch ogni tipo di emozione potrebbe riattivare
quella scatenata dal trauma originario.
Alessitimia e

trauma psichico catastrofico.*
Il trauma psichico catastrofico definito come una resa a ci che vie-
ne vissuto come un pericolo inevitabile di origine esterna o interna(Krystal
H., 1988).
La definizione di Krystal sul trauma psichico catastrofico lascia inten-
dere che le possibilit di fronteggiare gli eventi traumatici sono assai limita-
te, tanto che risposte di resa o di ritiro emotivo sono le pi frequenti.
In seguito ad un periodo bellico, ad un eccidio di massa o a una cala-
mit naturale, il sistema individuo subisce una brusca alterazione nellintero
funzionamento psicosomatico.
La mente non possiede nella propria memoria emotiva la capacit di
reagire ad un evento cos terribile e il corpo adotta meccanismi di difesa ar-
caici e involuti, ma pur sempre adattativi al trauma.
Lo stato catatonoide uno di questi, simile alla trance ipnotica, si attiva
- 45 -
nel soggetto seguendo una dimensione di coscienza inusuale nella quale gli
affetti sono esclusi, e lunica risposta alla realt limpotenza.
Lo stato apatico, stuporoso, delle persone in situazioni simili, cui tal-
volta ci si riferisce come sindrome da disastro, pu essere il segnale comune
della perdita e del senso di resa che lo accompagna (ibidem).
Una catastrofe naturale come il terremoto aquilano del 6 aprile 2009,
ha causato queste e molte altre reazioni emotive e comportamentali.
Nelle ore immediatamente successive al sisma, alcuni individui hanno
reagito con una rimozione quasi istantanea dellaccaduto. Al mattino seguente
non ricordavano quanto fosse successo alle tre e mezzo della notte, girovagan-
do tra le postazioni di soccorso in una condizione di totale ottundimento.
Il frastuono e il tremore della terra, il crollo degli edifici e le urla della
gente, nei suddetti individui, hanno provocato una tale forma di negazione
emotiva che si manifestata con uno stato di torpore simile a quello
allucinatorio.
In altri invece, il correlato emozionale stato concomitante alla cata-
strofe, modulato da abreazione affettiva e specificato da una fenomenologia
comportamentale superiore allevento, gi di per s terribilmente disastroso.
In questi ultimi si palesata lattivazione di immaginari psichici
mortiferi con previsioni apocalittiche e di veritiera morte per il mondo.
In entrambi i casi, cio nella reazione catatonoide e nelliperat-
tivazione, i dispositivi contro linondazione affettiva hanno funzionato in
maniera contrapposta, mediante sovra-investimento oppure con un comple-
to ritiro emotivo.
Queste forme del tutto opposte di reazione al trauma, nelle ore postu-
me allevento, hanno testimoniato come la tolleranza affettiva si differenzi in
ogni individuo sulla base di una propria capacit di elaborazione emotiva.
Di fatto la resilienza personale a un evento e la mobilitazione psico-
emotiva abnorme ad esso sono collegate con i primissimi modelli infantili di
attaccamento e di contenimento materno agli stati di paura e di angoscia.
Nei giorni successivi al sisma, dopo la prima risposta alessitimica che
ha raccolto direttamente dal corpo e dallattivazione psicofisiologica la pro-
pria ragion dessere, c stato il primo autentico tentativo di mentalizzazione.
Si cercato di dare un nome alle richieste affettive che provenivano dal
corpo, ci si aggrappava alle parole che da pi parti aleggiavano nellaria, per
capire il senso e per descrivere con il linguaggio la realt dellaccaduto.
Il sentimento pi frequente per nominare le forti emozioni provate,
stato quello di impotenza. Impotenza reale, nella consapevolezza delline-
vitabilit assoluta del cataclisma naturale; impotenza simbolica, rappresenta-
ta dal blocco delle pi abituali funzioni psichiche ed emotive.
E a qualche settimana dal trauma catastrofico, che ha cominciato a
strutturarsi una parvenza di DPTS, su una base iniziale di reazioni normali ad
un evento anormale. Sono comparsi e si sono ripetuti nel tempo flash-back, in-
cubi, disturbi gastroenterici, sensazioni di trasalimento, disturbi dansia, pa-
nico, tutti collegati allaccaduto e dovuti fondamentalmente ad un costante
stato di attivazione straordinaria dellorganismo.
Larousal , nei giorni successivi al terremoto, salita a livelli esponen-
ziali, e il torrente emotivo quanto la scarica psicosomatica erano evidente-
- 46 -
mente maggiori rispetto alle facolt cognitive di mentalizzare e fronteggiare
levento.
Lopera di mentalizzazione, nei confronti di un fatto di tal portata,
complessa e nasconde lesordio di una alessitimia, atto a scudo protettivo nei
confronti delle emozioni.
In questa condizione demergenza psichica le reazioni verso la compo-
nente biologica degli affetti sono state di rinuncia o di irritabilit e rabbia,
che protratte a lungo, potranno evolvere rispettivamente, come indici
prodromici di depressioni e disturbi dansia.
Durante questa fase, nella quale il terrore iniziale ha ceduto lentamen-
te il posto agli affetti non abreagiti o espressi in modo esagerato, si sono con-
centrati i primi interventi di elaborazione di un trauma collettivo.
Sono morte persone, morta una citt con il suo centro storico carico
di simboli e significati quasi millenari. Il terremoto ha frantumato un tessuto
sociale, ha abbattuto edifici di un arte antica e riconosciuta a livello mondia-
le, ha spezzato famiglie e legami affettivi.
In tutto questo dolore epocale, dove trovare le parole adatte per spie-
gare ci che si provato? Come narrare ai posteri o a chi non cera, cosa re-
almente successo la notte del 6 aprile a LAquila?
Neppure lodore acre delle macerie che si respirato in citt per un
paio di giorni stato percepito e raccontato dalle persone nello stesso modo.
La funzione riflessiva, deputata al riconoscimento percettivo ed emotivo, si
di colpo bloccata in un intera popolazione scampata ai crolli.
Henry Krystal, nel celebrare la figura del sopravvissuto che tramanda
la tragedia alla quale ha assistito, ricorda: I sopravvissuti di solito commen-
tano: La verit era molto, molto peggiore!

(ibidem).
Nulla in quei giorni ha reso autentica e reale lesperienza di chi era
presente quella notte a LAquila, nemmeno le tante telecamere e televisioni
che assolutamente invano hanno cercato di trasmettere e riproporre al mon-
do lincomunicabilit emotiva di quel momento.
Sono stati in tanti, che durante i trenta secondi della scossa sismica de-
vastante, hanno reagito con paralisi e immobilit aspettando la morte; in tre-
cento purtroppo lhanno trovata...
...LAquila, un mese dopo circa.
* In memoria del 6 aprile 2009, ore 3.32, LAquila.
BIBLIOGRAFIA
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- 47 -
5. Krystal H.,(1988), Affetto, trauma, alessitimia, Roma 2007, Magi;
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Milano 1990, Raffaello Cortina;
8. Van der Kolk, McFarlene, Weisaeth (1996), Stress traumatico, gli effetti sulla mente, sul cor-
po e sulla societ di esperienze intollerabili, Roma 2004, Magi.
Giacomo Ciocca, Psicologo, Laureato presso lUniversit degli Studi dellAquila.
Indirizzo dellAutore: Giacomo Ciocca
Via S. Antonio Pratelle, 1- 67100, LAquila.
e-mail: giacomo.ciocca@libero.it
- 48 -
VALORE CATARTICO DELLA NARRAZIONE
NELLE PERSONE COLPITE DAL TERREMOTO
DELLAQUILA
(Lesperienza degli psicologi in unarea della Asl Lanciano

-

Vasto)
Antonio Iannone, Carla Amorosi, Stefania Cannone, Francesca Scafetta,
Angelica Ciafardini, Natascia Del Borrello, Paola Massone, Silvia Marfisi
Levento sismico che ha colpito violentemente LAquila e il suo territo-
rio nella mattina del sei aprile di questanno, ha destato nei professionisti
della salute mentale un crescente interesse per quellambito applicativo della
psicologia denominata psicologia dellemergenza. La psicologia dellemer-
genza, come ambito di studio e di intervento, si occupa delle caratteristiche
strutturali e delle dinamiche evolutive dei contesti di emergenza, con parti-
colare attenzione ai comportamenti, alle comunicazioni e ai processi psichici
che si intrecciano nel definire, gestire e superare tale contesto (Manuale di
psicologia dellemergenza, F. Sbattella, 2009).
Bisogna considerare che un contesto emergenziale, particolarmente
quello correlato ad una catastrofe naturale come un terremoto, determina
differenti problemi psicologici sia a livello individuale che collettivo che, per
la loro complessit e diversificazione dovuta anche alle diverse fasi di inter-
vento, possono essere affrontati solo facendo riferimento a differenti ambiti
disciplinari e metodologici della psicologia.
Tra i diversi aspetti psicologici che devono essere presi in considerazio-
ne in emergenza, ci sembrano avere un importanza particolare gli effetti sia
a breve che a lungo termine dello stress ed il trauma psichico al quale le vit-
time di catastrofi sono particolarmente esposti e che possono determinare lo
sviluppo del disturbo acuto da stress (ASD) e del disturbo da stress post-trau-
matico (PTSD), caratterizzati entrambi dalla persistenza di sintomi di tipo
intrusivo (pensieri, immagini, sogni ed emozioni riguardanti levento vengo-
no rivissuti con persistenza), da sintomi di evitamento degli stimoli associati
al trauma e da unesagerata e persistente attivazione psicofisiologica.
Va tenuto in considerazione che lessere coinvolti in un disastro non
pu essere considerato un unico evento stressante, perch comporta simulta-
neamente lesposizione a molte ripetute ed impegnative richieste di cambia-
mento. La confusione presente nei luoghi di raccolta, lassenza di privacy, i
disagi igienici e ambientali, le frustranti attese, gli spostamenti forzati, le dif-
ficolt di comunicazione, si sommano spesso a lutti, perdite materiali e cam-
biamenti di ruolo (Sbattella, 2009).
A seguito dellevento catastrofico che ha colpito la popolazione
aquilana, la Asl Lanciano Vasto, lOrdine degli Psicologi della Regione
Abruzzo, il Comune di Torino di Sangro e lEAS 23 Basso Sangro hanno co-
stituito un equip psicosociale di intervento presso le strutture recettive del
Comune di Torino di Sangro che hanno accolto un numero totale di utenza
pari a 198 unit di cui 27 bambini.
- 49 -
Lquipe, costituita da 7 psicologi volontari e coordinata dal Dott. Tan-
credi Di Iullo, stata organizzata in quattro gruppi ed ha operato a distanza
di circa 20 giorni dallevento mediante listituzione di uno sportello dascolto.
Nella prima fase dellintervento, nella quale lo sportello stato attivo
per 2 giorni a settimana e per un periodo di tot. 4 settimane, i colloqui sono
stati prevalentemente orientati al supporto e allaccoglimento dei contenuti
emotivi espressi attraverso la narrazione personale dellevento, narrazione
avvertita dalla maggioranza delle vittime come necessaria.
La seconda fase, protrattasi nelle successive tot.4 settimane e nella
quale la frequenza dello sportello psicologico si ridotta ad un solo incontro
settimanale, stata caratterizzata dallindividuazione degli utenti che mani-
festavano maggiori problematiche psichiche e dal loro conseguente invio ai
servizi territoriali competenti.
La terza ed ultima fase, che ha previsto lintervento dello psicologo
solo su chiamata da parte dellutente, ha visto emergere nelle persone colpi-
te dal sisma dei contenuti psichici apparentemente lontani dallevento trau-
matico e che spesso si manifestavano con un aumentata conflittualit nelle
relazioni interpersonali pi significative, intrafamiliari, ed extrafamiliari.
La mancata attivazione del servizio nelle immediate 72 ore dal terre-
moto, non ha permesso lapplicazione delle tecniche di Defusing e
Debriefing. Lo strumento da noi utilizzato stato soprattutto il colloquio cli-
nico e di supporto al fine di monitorare e gestire lemergenza psicologica in
un ottica preventiva. Il lavoro, in questo primo lasso di tempo ha mirato al-
laccoglienza dei contenuti emozionali legati a tali vicende tanto catastrofiche
che, se non sufficientemente elaborati ed espressi, possono arrecare disturbi
psicologici come il Disturbo Post-traumatico da Stress.
Lobiettivo stato fungere da contenitore alle angosce delle vittime del
terremoto per restituire loro una dimensione del problema pi accettabile e
vivibile; attivare risorse favorevoli ad una nuova riorganizzazione di vita; ac-
compagnarle in un percorso verso laccettazione e la ripresa della quotidia-
nit.
Lintervento si differenziato principalmente su due diverse fasce di
utenza: adulti e bambini. Nell

intervento con gli adulti si sono attuati collo-
qui singoli e con le famiglie e, sin dai primi incontri, tutti hanno manifestato
il bisogno di comunicare e riferire i propri vissuti.
I primi incontri sono serviti soprattutto a familiarizzare con loro, pre-
sentare il servizio, informare e farci conoscere.
Lobiettivo iniziale stato quello di rendere il pi normale possibile
una condizione estremamente straordinaria, utilizzando quei piccoli gesti
come prendere un caff e conversare insieme, che tendono a rendere piace-
vole e ordinaria lesistenza e che possono dare la percezione della tranquilli-
t e della stabilit.
A questo primo momento di conoscenza e accoglienza seguito il lavo-
ro vero e proprio di intercettazione e ascolto delle reazioni psicologiche pi
problematiche. Nello scorrere del tempo stato interessante osservare il de-
siderio crescente delle persone di comunicare e condividere la propria espe-
rienza.
Aprendosi alla narrazione scaturivano flash

-

back dei propri vissuti
- 50 -
traumatici, racconti particolareggiati, ripetuti ad ogni colloquio, rivissuti nei
ricordi ancora freschi di sensazione.
Successivamente sono emerse le preoccupazioni legate al futuro, lin-
sofferenza riguardo alla situazione di sfollati (pur esprimendo gratitudine
per lospitalit).
Dai colloqui emergono costantemente delle emozioni che vengono vis-
sute in maniera prevalente: paure e preoccupazioni inerenti la salute dei
cari, lansia per il futuro, il timore di essere abbandonati, vissuti di perdita,
senso di smarrimento e di impotenza cos come emergono paura del ripeter-
si dellevento e preoccupazioni per la perdita della propria casa in quanto
luogo di sicurezza, spazio intimo e personale, intreccio di storie e relazioni.
In alcuni casi la paura del ripetersi dellevento stata generalizzata anche
nel luogo daccoglienza, tanto che anche le impercettibili vibrazioni dovute
al passaggio di un mezzo pesante nelle immediate vicinanze, potevano desta-
re reazioni di allarme.
La rabbia dovuta alla frustrazione e il senso di impotenza: percepire di
non avere mezzi e forze per affrontare un evento cos grande e catastrofico.
La rabbia per la sicurezza mancata, verso la gestione dellemergenza da par-
te dell amministrazione locale, la rabbia provata per il rifiuto di subire passi-
vamente uningiustizia, per il desiderio purtroppo vano, di cancellare quella
notte. Emergono spesso il dolore per la morte delle persone care o conosciu-
te; la tristezza per la perdita di tutte le cose conquistate in una vita con pic-
coli e grandi sacrifici; amarezza e delusione per aver visto il proprio lavoro e
i propri sogni crollare in pochi minuti. Il crollo della propria casa viene subi-
ta come perdita di unarea affettiva di intimit, di uno spazio privato, cos
come la perdita in molti casi della propria attivit vissuta come compro-
missione grave del proprio spazio sociale e relazionale.
Tali reazioni, comuni e perfettamente comprensibili a seguito di un
evento traumatico, sono state maggiormente violente in quei soggetti che
avevano gi alle spalle una storia dansia o, comunque, problemi di tipo psi-
cologico ed i casi ritenuti pi gravi sono stati segnalati ai Servizi Territoriali
competenti.
In questa seconda fase lintervento ha anche mirato alla ricostruzione
progressiva della quotidianit e del senso di identit sociale per mezzo del
supporto offerto alle vittime nel loro graduale rientro in citt e nella ripresa
delle attivit abituali.
Questo passaggio stato reso possibile dal diradarsi dei sentimenti de-
pressivi che via via hanno lasciato spazio a propositi di ricostruzione e spe-
ranze di ripresa, rafforzati e favoriti sia dal senso di solidariet e unit che ha
permeato tutte le vittime, sia dalle promesse di rapida ricostruzione a cui ha
fatto seguito linizio dei lavori. Si cercato in oltre di potenziare le strategie
di coping sfruttando e incoraggiando le lievi speranze e possibilit che affio-
ravano nei colloqui. Si cercato di lenire il senso di impotenza spostando
lattenzione dal pericolo e facendo leva su quelle che erano realmente le
possibilit di recupero e le effettive residue risorse a disposizione di ognuno.
Abbiamo incoraggiato le persone a parlare di ci che era successo, riprende-
re piccole abitudini ed hobby, dedicarsi ad attivit significative con amici e
familiari per facilitare il recupero graduale di una salutare routine.
Molti hanno cominciato a vedere che era effettivamente possibile fare
- 51 -
qualcosa, non tutto era perduto. Limpotenza e la paura hanno lasciato spa-
zio alla consapevolezza di dovere e potere riprendere a vivere e in tanti sono
tornati a LAquila a salvare il salvabile e riprendere il lavoro sospeso. Succes-
sivamente emersa lesigenza di trovare sistemazioni pi vicine al proprio
territorio per sentirsi pi partecipi nella gestione dellemergenza e comun-
que per riprendere il filo della propria storia nel punto in cui stata inter-
rotta.
Nellintervento con i bambini sono stati utilizzati vari metodi ludici per
favorire e promuovere il gioco: il disegno e (pi in generale) momenti ricrea-
tivi di gruppo in cui i bambini potessero esprimere liberamente emozioni,
pensieri e domande. Il disegno quale attivit principale ha favorito la ripro-
duzione grafica della propria casa colpita dal terremoto, per giungere suc-
cessivamente alla riproduzione della casa ideale del futuro. Tutti i giochi
sono stati accompagnati da riferimenti e ricordi del vissuto personale, fino
alla drammatizzazione spontanea del gioco di ruolo nominato il telegiorna-
le in cui venivano interpretati i ruoli di cronisti inviati sui luoghi della tra-
gedia, raccontando dettagliatamente laccaduto e lo scenario attuale. Negli
incontri successivi, i contenuti dei loro racconti hanno abbandonato il terre-
moto come tema centrale spostandosi verso tematiche pi ludiche. Attraver-
so tali attivit inizialmente si accolto il loro vissuto emotivo, carico di soffe-
renze, paure e preoccupazioni incentrate sulla perdita dei loro punti di rife-
rimento. Successivamente si passati ad una rielaborazione di tali contenuti
al fine di ricanalizzare le risorse, rispettando i tempi soggettivi e facendo s
che il ricordo della catastrofe non fosse pi espressione di un evento paraliz-
zante della vita ma si trasformasse in una visione positiva di ripresa della
quotidianit, sia nella sfera familiare che sociale. I genitori dei bambini se-
guiti, hanno manifestato il bisogno di essere rassicurati ed ogni qualvolta si
presentava tale richiesta, venivano date loro indicazioni a carattere
educativo-informativo. Lquipe si inoltre occupata dellinserimento dei
bambini aquilani nelle strutture scolastiche del territorio. Nella Scuola Ele-
mentare di Torino di Sangro sono stati inseriti un bambino in prima ed una
bambina in quinta, entrambi ospiti di una struttura recettiva. Nel primo caso
lalunno si facilmente ambientato nel gruppo classe che lo ha accolto posi-
tivamente. Nel secondo caso giunta a colloquio presso lo sportello scolasti-
co la madre di una bambina, che mostrava numerose difficolt nel frequenta-
re la scuola manifestando sintomi da Stress acuto (paura ed evitamento delle
strutture in cemento, difficolt nelladdormentamento, facile irritabilit...).
Dopo aver accolto la problematica, sono state fornite alla madre spiegazioni
circa la natura delle difficolt manifestate dalla figlia e si poi provveduto a
segnalare il caso allunit di crisi ubicata allinterno della struttura ricettiva.
Nel contempo sono state date indicazioni alle maestre affinch sensibilizza-
ssero gli alunni della classe e favorissero un clima ottimale per promuovere
linserimento della bambina, accogliendo le sue difficolt emotive. Vivere
levento a distanza ravvicinata, in quanto appartenenti alla nostra regione,
ha fatto scattare in noi uno stato interno amplificato e concretizzato da sen-
sazioni dirette. Il passaggio stato breve dalla consapevolezza dell entit de-
stabilizzante di un evento catastrofico alla voglia, anzi al bisogno di fare qual-
cosa che oggi ha la forma di queste poche righe.
- 52 -
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protocollo di gestione delle situazioni a forte impatto emotivo, Atti del primo conve-
gno internazionale di triage Il triage infermieristico in Pronto Soccorso... I temi che
scottano (Torino).
Relatore: Dr. Antonio Iannone
Referente Asl Lanciano- Vasto: Dr. Tancredi Di Iullo
Referente: Dr. Tancredi Di Iullo, Psicologo Psicoterapeuta, Dirigente psicologo Asl Lancia-
no-Vasto
Indirizzo dellAutore: Via N. Trozzi, 12 - 66034 - Lanciano (CH) - Tel. 335/241658
E-mail: tancredi.diiullo@alice.it
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LAQUILA 6 APRILE 2009 ORE 3:32
Chiara Ferella
Ci che ha sempre distinto luomo dallanimale luso della parola: ma
non c parola che possa racchiudere il significato di ci che si provato la
sera del 6 aprile, in quellistante in cui tutto finito e che possa descrivere
appieno ci che rimasto in fondo ai nostri cuori. Un grande boato, una for-
za in movimento che va al di l dellimmaginazione e poi solo buio, grida e
rumori di tutto ci che sta crollando. Siamo stati gli spettatori del film della
nostra vita, incapaci di tenere un sano contatto con la realt, perch tutto in-
torno sembrava surreale, solo frutto di una perversione e distorsione della
nostra mente... Ma, purtroppo la dura realt!...
Smarrimento, confusione, forti giramenti di testa, sono le primissime
sensazioni provate; si piange, ci si abbraccia tutti e si corre verso le grida di chi
ancora prigioniero delle macerie. Si scava con le mani per salvare pi vite
possibili proprio nel momento in cui speranza e solidariet sembrano essere
lunica morale di ognuno. Molti hanno salvato la propria vita grazie alla paura
provata nella scossa delle ore 23.00 andando a dormire in macchina.
Gi dopo la prima mezzora si va in giro per capire meglio cosa sia ac-
caduto ed il panorama rinvia la mia mente ad alcune immagini di pellicole
di guerra ma, questa, solo la spettrale realt. Le persone pi anziane sono
rimaste immobili e senza parole con il terrore disegnato in volto. Hanno vis-
suto lorrore della Grande Guerra, la paura dei bombardamenti, delle razzie,
delle deportazioni. Ma questa volta nei loro occhi traspare un dolore ben di-
verso: questa per loro la vera catastrofe, la pi drammatica. I bambini pi
piccoli cercano solo del cibo e quelli pi grandicelli piangono e ripetono
sempre la stessa parola: terremoto!. Per tutti lo sguardo perso nel vuoto.
In molti la paura ha provocato frequenti scarichi di diarrea senza tener conto
della gran quantit di lacrime versate!
Durante la prima settimana i nostri corpi continuavano a tremare, ner-
vi e muscoli si contraevano involontariamente, scaricando intensamente
come un cavo dellalta tensione. Seguono incessanti altre scosse: ladrenalina
va in circolo velocemente, il cuore pompa allimpazzata mentre i nostri
sguardi sono sempre rivolti verso ci che rimane delle nostre case. Abbiamo
gi messo a dura prova i nostri nervi ed un senso di esasperazione si impa-
dronisce di noi: non ci rimangono pi le forze per sopportare e reagire a
questa continua catastrofe. Ad ogni rumore tutti fanno un balzo, abbiamo
paura di tutto. I nostri sensi sono distorti ed esasperati: sembra come se li
avessimo amplificati. La cognizione spazio-tempo distorta a tal punto che
ci sembra di non riuscire pi a camminare in modo corretto e, soprattutto
sentire sotto i nostri piedi linstabilit del terreno. Ci si commuove nel vede-
re cos tanta solidariet, gli aiuti arrivano da ogni parte dItalia e ci si ag-
grappa a quelli che finora sono stati estranei per noi, pur avendo condiviso
lo stesso edificio. Ci si affeziona a tutti e tutti ai nostri occhi diventano pi
buoni e pi affidabili. In tutto ci si pu riscontrare una sorta di regressione
allo stadio infantile nel quale si necessita di una balia cos forte da poter es-
sere il punto di riferimento. Si rinstaurano relazioni interrotte da tempo ed
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ognuno cerca di dare il meglio di se stesso.
Le risposte soggettive sono simili nonostante lautenticit nel provare
emozioni di ogni singolo individuo. I sistemi di comando delle emozioni di
base sono stati esasperati dalla condizione di rilevante significato biologico e
psichico ed hanno assunto un valore aggiunto utile alla sopravvivenza. La
frustrazione che attiva il sistema di rabbia-collera, la sensazione di perdita,
sconforto e morte che attiva il sistema di panico, il trauma subto che attiva
quello di paura e la compensazione del vuoto interiore tramite enormi quan-
tit di cibo che attiva il sistema di ricerca. Le reazioni psicosomatiche pi co-
muni sono soprattutto cutanee, come se il corpo avesse preso le sembianze
della casa. Dermatiti, secchezza del cuoio capelluto con presenza di forfora e
lunghezze bruciate, labbra screpolate. Lesteriorit del nostro essere rappre-
sentata dalla fisicit si sovrapposta e fusa con lesteriorit del nostro
habitat: deterioramento fisico, psichico, materiale. Lidentit di ogni singola
persona andata persa e sepolta sotto le macerie: nessuno sa pi chi sia,
cosa debba fare, dove andare. Avendo smarrito anche la propria autenticit
sembra che ognuno si fonda in ununica entit che accomuna il destino di
tutti. Lequilibrio psichico e fisico interrotto dalla grande forza della natura
mette in luce disagi ed inadeguatezze. Le abitudini vengono stravolte, i ritmi
circadiani sono alterati e nelle ore serali scende su di noi come un velo di
angoscia che svanisce con i primi raggi del sole. Ed proprio durante la sera
che la comunit si riunisce in una sorta di grande famiglia perch con il
buio che finito tutto e si cerca di affrontarlo stando insieme e svegli il pi
possibile. Si cerca di nominare il meno possibile il mostro con una sugge-
stione ma si continua purtroppo a celarlo nei discorsi, nelle azioni. I nostri
meccanismi di difesa mettono in atto fortunatamente una serie di strategie che cercano
di preservare ci che rimasto della nostra integrit. Non si pu credere che le
nostre vite siano potute cambiare cos drasticamente ed infatti si pu riscon-
trare una sorta di negazione ad occhi aperti, perch si percepisce e si guarda
laccaduto ma, in realt, non si vuole vedere ed accettare la realt dei fatti.
Lo straordinario meccanismo della rimozione inizia a dare i propri frutti dopo
la prima settimana: non ci si ricorda pi di tutti quei particolari raccontati
mille volte, quei trenta secondi vissuti con la stessa intensit di una vita. Na-
turalmente i sogni non vengono ricordati durante le prime due settimane, in
quanto la destrutturazione del nostro Super-Io evidenzia la perdita della no-
stra identit. Seguono solo sogni di distruzione, di macerie e di morte di parenti
prossimi. Il ricordo del sogno confuso ma intriso di angoscia e tristezza, a
volte viene ricordato solo un singolo particolare che rimanda sempre allo
stesso tema: la morte. I disegni dei bimbi raffigurano case dai colori scuri ed
il loro gioco preferito ripercorrere il drammatico momento: si abbracciano
ed iniziano ad urlare il terremoto, scappiamo!. Nella loro ingenuit e spensie-
ratezza si legge il disagio di non avere un tetto, la normalit, il quotidiano.
In seguito, la sopportazione della convivenza inizia ad esser stretta per
tutti ed iniziano i primi screzi, i malumori. Ci dovuto a tutto il disagio e
dallapatia dei giorni; ma anche e soprattutto dal fatto che il mostro non vuo-
le lasciarci in pace. Il territorio non pu pi esser marcato e listinto delluo-
mo di essere il re dei suoi spazi intimi che non ci sono pi, ne risente. Ora la
nostra normalit dividere una tenda e consumare un pasto seduti in grandi
tavolate.
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Liniziale incapacit di reagire di fronte alla catastrofe si trasformato
nei giorni seguenti in voglia di ricostruire i propri ideali, la propria vita! In-
fatti, c chi si laurea, chi si sposa, chi mette al mondo un figlio, chi inizia
una nuova storia damore... tutto allinsegna della rinascita e di una vita mi-
gliore.
Chiara Ferella iscritta al I Anno di Specializzazione in Psicoterapia di indirizzo Antro-
pologico- Esistenziale Psicoanalitico (IPAAE) - Pescara.
ELABORATO DI UNA CATASTROFE (minoranza di una frazione di Aq, campione di
120 persone circa dai 16 mesi ai 89 anni).
In Collaborazione con la Sezione SIMP di Pescara (Coordinatore: Dott. F. Agresta)
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UNA PEDIATRA DI BASE: UN ASCOLTO
OLISTICO E PSICOSOMATICO
Forcucci Rosella
Sono pediatra di famiglia sulla costa, a Roseto degli Abruzzi, dove circa
5000 persone sono venute sfollate da LAquila, dopo le note vicende del
6 Aprile. In unaltra occasione ho riflettuto su quanto avevo potuto osservare,
come pediatra, nei comportamenti e negli stati fisici dei bambini. Passata
per la prima fase dellemergenza, ho riflettuto su un altro aspetto del mio
rapporto con gli sfollati aquilani: la variet di emozioni e di stati danimo
che mi hanno dominato in quei giorni e nelle settimane seguenti. E preval-
so, inizialmente, il senso del dovere, la solidariet umana, anche il senso di
appartenenza alla propria regione. Tutto ci ha dato energia per affrontare
volontariamente, anche senza forse una buona logistica, le prime settimane
di soccorso. E prevalsa lemergenza emotiva, quella che ti fa dare il meglio
di te, senza riserve.
Si patito con loro le loro vicende, non si stati solo il Pediatra dei
bambini, ma si ascoltato, consolato, accarezzato come se tutto ci stesse ac-
cadendo alla propria famiglia. Si cercato di immaginare il loro dolore.
Avresti voluto portarteli tutti a casa, di l a pochi giorni stata Pasqua. Ci si
mossi, agitati, anche arrabbiati con chi non supportava tecnicamente que-
stattivit di emergenza; i pi pragmatici di noi hanno anche cercato di orga-
nizzare al meglio il lavoro.
Non si per pensato, s, non ci si fermati ad ascoltare quello che
diceva il proprio cuore.
Ci si lasciati soggiogare pi dallemotivit che dallemozione.
La propria vita momentaneamente scomparsa, non c stato pi las-
sillo del quotidiano, tutto passato in seconda fila. Magari, inconsapevol-
mente, ci si sentiti anche buoni e bravi, lo stavi facendo per loro ed invece
lo stavi facendo anche per te, soprattutto per te.
La nostra vita a volte arrotolata su se stessa, come un gatto che si
morde la coda. Non facciamo altro che ripetere ritmicamente gesti, atti, pa-
role intorno a situazioni, momenti della nostra esistenza che non abbiamo
nemmeno messo bene a fuoco.
Ci accompagna un malessere che diventato tuttuno con noi stessi,
paradossalmente non ne possiamo fare a meno altrimenti, forse, perderem-
mo il bandolo di quella matassa che la nostra esistenza.
Ecco allora levento imprevedibile, drammatico che ti d una forte
scossa, ti sveglia dal tuo sopore ma inevitabilmente ti porta a fare i conti con
te stesso.
Cos, dopo un iniziale momento di abnegazione, sinsinua un senso di
fastidio: pensi che sono troppi, invadono lambulatorio senza regole, comin-
ciano ad essere pretenziosi, forse qualcuno approfitta pure della situazione.
E le istituzioni dove sono? Non mi aiutano. Forse devo contenermi nel darmi
a loro, forse inizio a trascurare i miei pazienti.
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Mi sento invasa, vorrei che non mi cercassero pi.
Trascorrono i mesi e quella che sembrava unemergenza del momento
si protrae pi del previsto. Silenziosamente, subdolamente si fa avanti anche
un senso di frustrazione, ti senti inadeguata, ti mancano competenze.
In parte ci vero, ma pi semplicemente, e soprattutto, non ce la fai
pi a patire con loro tanto dolore. Il loro dolore si sta sommando al tuo.
Tante volte ci lamentiamo di una vita sempre uguale, un po noiosa.
A volte diciamo: se non fossi legata dal lavoro, dalla famiglia, farei que-
sto e farei quello. In realt i cambiamenti ci turbano, scompigliano una quie-
te che, seppur monotona, ci rassicura.
Eppure sappiamo che metterci in discussione, anche professionalmen-
te, ci darebbe una nuova grinta, darebbe pi colore alla nostra esistenza; ma-
gari vedremmo aspetti fino ad allora trascurati, ne usciremmo un po agitati
dal nuovo, ma sicuramente pi ricchi di contenuti umani.
Se avessimo il coraggio di guardare la sofferenza e le paure dei nostri
pazienti, vedremmo le nostre paure e le nostre sofferenze e chiss aiutando
loro troveremmo un aiuto anche per noi.
Abbiamo dunque bisogno di unemergenza per scuotere la nostra vita,
un terremoto psicologico che ci porti a dire: posso e devo.
6 Aprile 2009 ore 3,32: una data e un orario che non dimenticheremo
facilmente, almeno noi Abruzzesi. Per tanti secondi la terra ha tremato e ha
ceduto, in pochi secondi la vita di tanti cambiata. Il cambiamento pi
eclatante stato sotto gli occhi di tutti e le televisioni lhanno mandato in
onda per ore: case distrutte, voragini nella terra, LAquila una gran bella cit-
t senza pi i suoi connotati. E per le persone? Qualunque cosa si dica ine-
vitabilmente scontata, gi sentita. Allora attingo alla mia esperienza di Pedia-
tra. Lavoro sulla costa dove in tanti sono stati sfollati, tante le storie di dolo-
re, di paura, ma anche di salvezza, di speranza. Il dolore degli adulti un po
labbiamo immaginato, o meglio lo abbiamo patito proiettando su di loro le
nostre vite di madri, di padri, sorelle, fratelli... C per unepoca della vita,
lInfanzia, in cui gli avvenimenti drammatici sono vissuti e introiettati in ma-
niera diversa. Che bella lInfanzia! Tutto sogno, aspettativa, desiderio di
crescere, di entrare nel mondo dei grandi. Chissa che dicono i grandi,
quante cose importanti fanno. E ora? I Grandi piangono, si disperano, scap-
pano dal terremoto ed io Bimbo a chi confider la mia paura, chi mi aiuter,
chi mi ridar i sogni? Per alcuni di loro franata lesistenza perdendo le
persone pi care: genitori, nonni, zii...; per altri, andata distrutta la pro-
pria casa, non importa se grande o piccola, bella o brutta ma capace di con-
tenere i sogni, i desideri, capace di alleggerire le malinconie, le tristezze.
Ora ai Bimbi rimane il proprio piccolo corpo per comunicare le emozioni e cos il
cuore si sfoga piangendo in un impeto dimmotivata paura; la pancia fa
male; un febbrone li assale perch anche il sistema immunitario, per un atti-
mo, ha ceduto. La vita cambiata, non sanno se torner a essere quella di
prima, qualcosa ha tolto loro laria di sempre e ora non sanno respirare, fi-
schi e gemiti invadono il torace in un ansimante broncospasmo. Che bella
lInfanzia! Corre in loro aiuto limmediatezza dei nuovi rapporti, lelasticit
nellaccettare i cambiamenti, le fantasie di ritrovare i propri spazi. Ladulto
ha bisogno dellemergenza emotiva per aprirsi allaltro, per portare fuori la
propria anima. Il bambino lo fa sempre, senza preconcetti, senza finalit se
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non quella di sentirsi unito ad un altro nellaffrontare la vita. E cos dal pian-
to si passa al riso, al gioco, anche, paradossalmente, alla festa di ritrovarsi a
mangiare insieme nei campeggi, negli alberghi. Si va a dormire un po pi
tardi, magari con i cugini o gli amici in ununica stanza, con i letti a castello.
Per un po non ci sono tante regole ma la voglia di stare insieme. S, anche
mamma e pap hanno riscoperto nonni o zii che non si frequentavano tanto.
Improvvisamente ci si accorge che la propria famiglia grande, che bello
stare tutti insieme! Ai bambini basta poco per tornare a sorridere, a respira-
re; basta guardare i grandi che ora sembrano volersi pi bene, che ora final-
mente sembrano grandi!
Rosella Forcucci pediatra (Pescara)
Indirizzo dellAutore: Dott.ssa Rosella Forcucci
Via Tevere, 2 - 64026 - Roseto degli Abruzzi (TE)
rosella.forcucci@alice.it
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PET-THERAPY E TERREMOTO: UN INTERVENTO
CON LE VITTIME OSPITI DEGLI ALBERGHI
DELLA COSTA ABRUZZESE
Caterina Di Michele
La pet-therapy un campo disciplinare co-terapeutico che prevede lin-
serimento di un animale in diversi contesti, al fine di promuovere una rela-
zione significativa animale-individuo, questultimo godendo dei benefici, di-
mostrati scientificamente, della vicinanza dellanimale pu acquisire maggior
interesse e maggior partecipazione per ci che ha luogo nel contesto in cui
inserito. Per identificare e differenziare gli interventi di pet-therapy utilizzia-
mo i termini: Attivit Assistite dagli Animali (A.A.A.) e Terapie Assistite dagli
Animali (t.a.a.).
La Cooperativa Sociale Diapason Onlus fin dal primo giorno dopo il
terribile terremoto che ha colpito la nostra regione, ha messo a disposizione
la propria equipe per svolgere attivit di pet-therapy rivolte ai bambini e ai
disabili terremotati ospiti degli alberghi della costa. Le attivit rientrano nel
piano di animazione e supporto psicologico coordinato dallAzienda Specia-
le dei Servizi Sociali del Comune di Montesilvano, dallUfficio Disabili e
dallOrdine degli Psicologi dAbruzzo.
un trauma da forte stress quello di chi vede polverizzata in pochi secondi una
vita fino ad allora normale. Un trauma che si insedia in quella scatola nera del no-
stro cervello, lippocampo, in cui depositiamo le nostre esperienze pi belle e pi brut-
te. Soprattutto per gli anziani, bambini e donne, saranno immagini da choc indimen-
ticabili. Le reazioni caratteristiche di unesposizione ad un evento traumatico,
come stato appunto il terremoto in Abruzzo, vengono cos elencate:
Sperimentare una paura molto intensa e persistente.
Sentirsi continuamente inermi ed impotenti.
Provare sentimenti di orrore.
Nei bambini tali reazioni si presentano sotto forma di comportamento
decisamente ansioso e disorganizzato, a volte aggressivo. In base a questi cri-
teri emerge la necessit di tenere in debito conto le differenti modalit indi-
viduali di reagire ad un trauma, oltre al fatto che anche i bambini possono
soffrire di DPTS (disturbo post-traumatica da stress). Ogni reazione soggetti-
va viene analizzata anche in termini oggettivi (in base alle caratteristiche del
trauma, quali limprevedibilit, lintensit, le conseguenze, ecc.). Pi un trau-
ma grave e persiste nel tempo, pi intense e durature saranno le conse-
guenze sullindividuo. Inoltre le persone evacuate in modo permanente
hanno riportato maggiore distress rispetto a quelle non evacuate o evacuate
solo temporaneamente; il livello di distress risulta essere ancora maggiore
tra le persone evacuate che si trovano lontano da familiari e amici, come i
soggetti che hanno partecipato al nostro primo intervento.
I casi di applicazione della didattica e dellassistenza con animali han-
no avuto in questi anni un repertorio molto esteso di situazioni con risultati
estremamente confortevoli, come dimostra la letteratura scientifica. In parti-
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colare attraverso linterazione con lanimale nei bambini si contribuito a:
a. Accrescere lautostima.
b. Motivare le pulsioni relazionali.
c. Diminuire gli stati di paura, ansia e depressione.
d. Arricchire il vocabolario comunicazionale.
e. Dare un sostegno nelle crisi di passaggio.
f. Aumentare la curiosit e lentusiasmo.
Da un punto di vista educativo si potuto riscontrare che linterazione
con lanimale presenta significative valenze:
a. Formative, nella capacit di aumentare il vocabolario immaginativo, di di-
minuire la diffidenza verso la diversit, di aumentare le pulsioni comuni-
cative, di tranquillizzare e di dare sostegno nelle crisi di passaggio, di au-
mentare lautostima, di implementare relazioni empatiche, di accendere la
fantasia.
b. Didattiche, nella capacit di fungere da centro di interesse, nel permettere
esperienze di gioco-studio, nella capacit di connettere ambiente domesti-
co e ambiente di scuola, nel facilitare percorsi interdisciplinari, nel rende-
re pi facilmente comprensibili alcuni concetti descrittivi e alcuni valori.
c. Di sostegno, nellaumentare interesse e motivazione ludica e cognitiva, nel
facilitare i rapporti sociali, nelloffrire stimoli tranquillizzanti e appaganti,
nel diminuire lattenzione su stati di ansia/depressione, su situazioni dan-
goscia o esperienze negative, su attacchi di panico o fobie generiche.
Dopo circa 2 settimane dal tragico evento circa 50 bambini hanno par-
tecipato alle attivit in compagnia di Nuvola (labrador retriever), Bunny e
Zorra (conigli nani), coordinate dal presidente della cooperativa, la dott.ssa
Caterina Di Michele, psicologa ed esperta di pet-therapy e dagli operatori
Patrizio Morini, Rosine Di Michele, Cinzia Trabucco e Francesca Micolucci.
In particolare sono state proposte attivit di interazione guidata, ossia
linsieme di modalit con le quali si entra in contatto con un animale guidan-
do letteralmente la mano del fruitore: come si d un bocconcino, come si fa
una carezza, ecc.. Le attivit di interazione guidata sono molto utili quando
si lavora ad esempio con bambini che hanno vissuto un evento traumatico,
quale appunto il terremoto.
In considerazione del fatto che levento stato non solo traumatico ma
anche improvviso, non stato possibile effettuare una rilevazione dati con
strumenti idonei, quali ad es. questionari o griglie di osservazione. Nono-
stante ci alcuni dati di tipo qualitativo sono stati rilevati attraverso losserva-
zione durante le interazioni. Quindi possiamo affermare che lintervento
stato positivo, linterazione con lanimale ha funto da facilitatore nellap-
proccio con i bambini, fortemente colpiti dallevento, e con i loro familiari,
agevolando il processo di elaborazione del trauma. Un esempio la Sig.ra P.
di 65 anni, la quale ha immediatamente interagito con loperatore Patrizio
Morini, in compagnia di Nuvola, labrador retriever, giunti presso lhotel che
la ospitava, per circa 45 minuti. Lo spunto della conversazione stato ovvia-
mente il cane, ma gradualmente si giunti alla rielaborazione orale del trau-
ma, alla perdita di persone care e della casa. Questo fatto non sarebbe tanto
significativo se non fosse che una delle psicologhe presenti per il supporto
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psicologico aveva tentato per circa 2 ore prima, di interagire con la signora!
Il ruolo del cane nel facilitare la socializzazione con gli operatori e poi nel
processo di rielaborazione stato fondamentale soprattutto con i bambini.
Questi infatti mostravano un forte disagio che si esprimeva o nel rifiuto di
parlare o di mangiare o nelleccessivo attaccamento alle figure primarie, sin-
tomo di notevole insicurezza. Attraverso la presenza degli animali ai bambini
stata offerta la possibilit di distrarsi, di giocare liberamente ma anche di
parlare dellevento in modo naturale. Molto spesso associavano i nostri cani
a quelli della Protezione Civile adibiti alla ricerca dei dispersi. Questa somi-
glianza permetteva loro di parlare del terremoto e di ci che avevano visto e
vissuto. Un altro caso quello di G. 2 anni che dal giorno del terremoto si
rifiutava di mangiare: attraverso lattivit epimeletica, condotta dalloperatri-
ce Rosine Di Michele con il coniglio Bunny, il bambino gradualmente ha ri-
preso contatto con il cibo (carote, insalata, fieno, ecc.) e a partire dalla sua
curiosit nei confronti del coniglio, G. ha ripreso a mangiare normalmente
dopo circa 3 incontri. Altro esempio sono T. di 9 anni e M. di 6, fratello e
sorella ospiti insieme alla madre in uno degli alberghi. Entrambi hanno in-
staurato una relazione molto intensa con Nuvola e con loperatore, scaturita
probabilmente anche dalla mancanza di una figura paterna. Inizialmente
hanno manifestato molti problemi sia nelladattamento alla nuova realt sia
nella relazione con gli altri pari, dovuti ad una forte ansia e insicurezza tipica
del DPTS. Giocare con questo dottore a 4 zampe e prendersi cura di lui
(dargli da mangiare, spazzolarlo, portarlo a spasso, ecc.) ha stimolato il senso
di sicurezza, la socializzazione e ladattamento a questa nuova situazione, ri-
portando in loro un po della quotidianit persa per via del terremoto.
A partire dal mese di settembre lequipe della Cooperativa ha intrapre-
so un ulteriore percorso con un gruppo di pazienti di una Casa Famiglia,
ospiti in una tendopoli dellAquila. Ad oggi sono state effettuate solo 3 sedu-
te con gli animali e circa 5 incontri laboratoriali con attivit manuali di
rielaborazione delle sedute di pet-therapy. Di seguito sono riportate le osser-
vazioni libere della tirocinante Dott.ssa Francesca Foglia, presente a tutti gli
incontri:
Primo incontro:
E stato possibile, osservare attraverso le diverse espressioni facciali e
corporee il cambiamento, labbattimento delle barriere emozionali di questi
soggetti, nel momento di interazione con gli animali. A testimonianza di ci
espongo alcuni esempi:
1) Storia di D.
La descrizione delloperatrice di riferimento del campo riferisce che D.
non interagisce con nessuno, non parla, ed esce dalla struttura di accoglien-
za solo quando deve mangiare: sempre chiuso in s, in disparte e non si
separa mai da una busta che tiene sempre in mano e porta sempre con s.
Quando abbiamo disposto in circolo le sedie per i ragazzi, cera gi chi
iniziava a darci una sbirciatina e quando sono venuti a sedersi lui rimasto
in disparte, ma con grande sorpresa delloperatrice comunque uscito dalla
struttura di accoglienza ed ha iniziato a gironzolare intorno a noi e gli altri
ragazzi che avevano gi cominciato ad interagire con gli animali.
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D. non si seduto tra noi, ma stato sempre per conto suo in compa-
gnia della sua busta che teneva in mano, distante dal gruppo e, di tanto in
tanto si avvicinava e lanciava qualche occhiata. Verso la fine dellincontro, an-
che se con un po di indecisione si lasciato avvicinare dal coniglio Bunny;
ha preso la spazzola ed ha iniziato a pettinarlo. Pur mantenendo sempre un
po le distanze e senza lasciare mai la busta, il suo volto rispetto a pochi mo-
menti prima sembrava aprirsi ad una nuova comunicazione.
2) Storia di P. (affetto da sindrome di Down)
Sempre secondo il racconto delloperatrice, P. un ragazzo che se ne
sta sempre in disparte, anche durante una partita di calcio lui non partecipa
standosene in un angolo. Non ha mai mostrato interesse per qualcosa in par-
ticolare prima del nostro arrivo, infatti, pur non conoscendo la sua storia ini-
zialmente, mi ha colpito subito il suo improvviso cambio di espressione alla
vista degli animali ed, in particolare, alla vista di Bunny, il quale riuscito a
strappargli un grande sorriso: un momento che ha profondamente catturato
la mia attenzione. Alla vista di Bunny mostrava uno sguardo felice, sorpreso,
quasi incredulo. Il tutto ha giovato anche al rapporto con gli altri: ora ride
scambiando sorrisi ed occhiate con i compagni o con gli operatori di pet-
therapy. Bunny si rivelato essere lelemento facilitatore che ha permesso a
P. di entrare in comunicazione con gli operatori ed iniziare ad uscire dal suo
silenzio emozionale. Loperatrice ha cos affermato: la prima volta che lo
vedo ridere e lo sento parlare, non conoscevo la sua voce prima.
3) Storia di A.
Alla vista del fotografo ha iniziato a ripetere in continuazione di non
voler essere fotografata, anche con una minaccia: non fotografare a me,
se no ti faccio corna!. Ha continuato a ripetere tale avvertimento fino a
quando le stato posato Bunny sulle ginocchia ed ha iniziato ad accarezzar-
lo, in seguito Kira, bassotto tedesco, quando, con grande soddisfazione e con
una espressione facciale pi rassicurante e serena ha chiamato il fotoreporter
chiedendogli di fare un book fotografico con tutti gli animali.
Sembrava come se allimprovviso avesse abbattuto quel muro che la al-
lontanava da noi, avendoci ora identificati come persone innocue, attri-
buendo a noi le caratteristiche rassicuranti del coniglietto e della cagnolina
che stava accarezzando e con i quali stava interagendo.
Secondo incontro:
Ad una prima osservazione appare che i ragazzi siano arrivati allin-
contro felici di rivederci. Loperatrice riferisce che durante la settimana chie-
devano ripetutamente del nostro arrivo, inoltre hanno realizzato dei cartello-
ni che ci hanno mostrato entusiasti.
Con grande piacere ho notato che P. e D. interagivano di pi con il
gruppo, con gli animali e noi operatori. Infatti D. mi chiedeva spesso di ri-
petergli il nome degli animali, il tipo di razza dei cani. Anche se, come riferi-
sce loperatrice, non ha voluto partecipare alla realizzazione dei cartelloni
durante la settimana, rimanendo quindi in disparte, chiedeva del nostro ar-
rivo e appena siamo arrivati si mostrato felice di prendere parte allincon-
tro. Teneva ancora in mano la busta dalla quale non si separa mai, ma stavol-
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ta la metteva in tasca solo quando portava a spasso Maira o Nuvola, per poi
riprenderla in mano.
Anche P. si mostrato sereno e divertito e mi ha espresso liberamente
la sua volont di voler fare una passeggiata con Maira, indicandomi che era
il suo cane preferito.
R. mi ha pi volte richiesto di fare una foto di gruppo con i cartelloni
da loro realizzati, mentre A. mi mostrava soddisfatta la sua foto sui cartelloni.
Anche se presto per parlare di effettivi miglioramenti, ho comunque
potuto notare dei cambiamenti positivi rispetto al primo incontro e ci, mi
rende davvero entusiasta.
Terzo incontro
In questo terzo incontro i ragazzi si sono presentati ancora pi felici di
rivederci, anche se aleggiava nellaria un po di nostalgia, per la partenza di
colei che stata la loro operatrice di riferimento in questi ultimi 3 mesi.
Comunque le attivit si sono svolte sempre con la dimostrazione di un
grande entusiasmo da parte dei ragazzi, i quali anche stavolta ci hanno mo-
strato i nuovi cartelloni realizzati durante la settimana.
Ho potuto osservare una maggiore dimestichezza nellapproccio con i
pet da parte di tutti i ragazzi e, un cambiamento positivo, a mio avviso molto
importante e significativo si potuto osservare in D., il quale, per tutto il
tempo dellincontro, non ha mai tirato fuori dalla tasca dei pantaloni la bu-
sta che porta sempre in mano con s.
Iniziava in maniera pi spontanea linterazione con il pet e con lope-
ratore, provando piacere nel condividere con questultimo il suo stato dani-
mo e, coinvolgendo nella sua felicit e soddisfazione gli altri operatori e
tirocinanti presenti.
A. ha manifestato sin da subito cambiamenti positivi nel suo atteggia-
mento schivo, prima lasciandosi fotografare e poi, in questo incontro, richie-
dendo di fare una foto mentre portava a spasso Nuvola insieme allaccompa-
gnatore del cane, ed stata lei stessa a chiedere un abbraccio dalloperatore
per fare la foto. Nuvola ha cos fatto da tramite per lincontro tra due perso-
ne (utente ed operatore).
Un cambiamento significativo dal primo incontro ad oggi lho osserva-
to nelle espressioni facciali: molto pi sorridenti e tranquille. Mano a mano
ponevano sempre meno resistenze tra noi e loro e si spingevano sempre di
pi nel fare commenti nellesprimere i propri pareri e le proprie curiosit su-
gli animali.
Il presente progetto ancora in fase di realizzazione, stiamo racco-
gliendo dati attraverso griglie di osservazione e video riprese.
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7. Giusti E., La Fata S., Quando il mio terapeuta un cane. Animal assisted pet-therapy. Roma:
Sovera.
8. B. H. Young et al. - Lassistenza psicologica nelle emergenze - Erickson, 2002.
9. A. Lo Iacono, M. Troiano Psicologia dellemergenza Editori Riuniti 2002.
Indirizzo dellAutore: Dott.ssa Caterina Di Michele
Via Pallanza 15, 65015 Montesilvano (PE), tel. 085 4683347;
email: caterinadimichele@libero.it / presidente@diapasononlus.it
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RELAZIONE INTERVENTO
PRESSO IL CONVEGNO DEGLI PSICOLOGI A MONTESILVANO
AIUTO ED AUTORGANIZZAZIONE.
UNAZIONE TRA IMPOTENZA ED ONNIPOTENZA.
Lorenzo Marvelli
Subito dopo la prima scossa, gli infermieri del 118 e gli autisti si sono
raccolti spontaneamente presso la C.O. di Pescara. Da qui sono partite am-
bulanze per LAquila ed iniziato un reperimento di farmaci necessari a far
fronte alla maxiemergenza. C un aspetto di cui poco si parlato e che cre-
do molto importante: lautorganizzazione.
Accanto allorganizzazione degli aiuti da parte delle Istituzioni prepo-
ste, vi stata una organizzazione spontanea di molti infermieri e personale
sanitario in genere che, autoconvocandosi, hanno messo immediatamente a
disposizione la loro professionalit.
I media hanno offerto loro una insufficiente attenzione preferendo
dare voce, giustamente, a quelle forze istituzionali che meglio potevano rac-
contare quanto stava accadendo nellintera area terremotata.
C da dire che gruppi di aiuti spontanei hanno molte volte raggiunto
luoghi isolati e, in prima battuta fuori dal circuito dellorganizzazione, por-
tando un primo soccorso ai feriti ma anche partecipando allallestimento dei
campi per gli sfollati.
Ho prestato servizio presso il campo di Piazza dArmi a LAquila nei
giorni successivi alla prima scossa; ho lavorato nel pronto soccorso del Punto
Medico Avanzato (PMA), una struttura con posti letto per ricoveri brevi ed
una farmacia abbastanza attrezzata.
Successivamente ho scelto, al di fuori dellorario di servizio, di operare
presso la zona disastrata in maniera spontanea raggiungendo luoghi di mon-
tagna a bordo di una moto.
Ho fatto base al campo di Tempera (AQ) e qui ho contribuito alla creazio-
ne di un ambulatorio medico ed infermieristico. Nella prima fase del mio lavoro
ho potuto notare un certo senso di impotenza derivante dallimpossibilit di ri-
spondere alla complessit dei bisogni che avevo di fronte. In questa fase ho spes-
so operato delle scelte istintive preferendo questo a quel paziente: la fretta dagi-
re ha accompagnato lemergenza determinando, accanto al desiderio di fare, an-
che una certa frustrazione per tutto quello che non riuscivo a fare.
Successivamente, grazie anche allorganizzazione degli aiuti, subentra-
ta una certa padronanza della situazione. Il lavoro ha cominciato a seguire li-
nee progettuali e la comunicazione tra i soggetti presenti sul campo, ha garan-
tito un innalzamento del livello infermieristico. E qui che si passati da una
fase emergenziale ad un altra che potrei definire assistenziale: i bisogni di sa-
lute della popolazione terremotata; ora facevano fronte a problematiche legate
allorganizzazione quotidiana (temperatura nelle tende, igiene dei bagni e del-
le cucine da campo, assistenza agli anziani ed ai bambini, prevenzione di una
serie di malattie tipiche della coabitazione in luoghi di questo tipo etc. etc.),
pi che a situazioni di vita o di morte.
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In questa seconda fase, potrei dire che al senso di impotenza dei primi
momenti, spesso si sostituito un senso di onnipotenza derivante dalla effet-
tiva capacit di dare soluzione a moltissimi problemi.
E questo il momento in cui capita di esagerare la portata dellaiuto in-
taccando quellautonomia dei pazienti necessaria in momenti come questi.
Il rischio proprio quello di depotenziare le capacit di autorganizzazione
degli individui colpiti dal sisma rendendoli pi deboli di quello che sono ed abi-
tuandoli allattesa, allinterruzione delle attivit, anche quelle pi elementari
come preparare i pasti, provvedere alligiene del campo etc.
E proprio a questo punto che ho deciso di interrompere il mio lavoro
ai campi lasciando spazio a quanti, assenti nella prima e nella seconda fase,
manifestavano ora il desiderio di rendersi utili. Posso dire in conclusione che
laiuto, in momenti come questo, non pu prescindere da una ricerca dequi-
librio tra i sensi dimpotenza ed onnipotenza al fine di organizzare e misura-
re gli interventi senza dimenticare che ogni piano assistenziale ha come
obiettivo principale, lautonomia degli assistiti.
Da questa fase ne sono uscito capendo che era giunto il momento di in-
terrompere la mia attivit, sia quella ufficiale di infermiere del PMA, sia quella
di volontario con la moto e di lasciare agli altri la possibilit di fare quello che
fino ad allora avevo fatto io. Questa, in breve, stata la mia esperienza.
- Dott.ssa Forcucci (pediatra): Se posso vorrei dire qualcosa perch
questo si riallaccia alla mia esperienza. Tu dici li stavo viziando e quindi ti
sei iniziato a sentire paradossalmente inutile, cio come se non fossi pi uti-
le. Non era pi finalizzato quello che stavi facendo perch, per la sensazione
che ho avuto io, era come se lo stessi facendo pi per me che per loro. Io ho
avuto questa sensazione perch ad un certo punto non ce la facevo pi, ero
stanca. Non un sentimento esaltante, per ad un certo punto sembrava
ripetitivo, sembrava quasi eccessivo, quello che stavo facendo, per, forse, a
livello di coinvolgimento emotivo si stava andando oltre quello che loro vole-
vano da me, perch lo cercavo io, pure.
- Infermiere Marvelli: S, mi venuto in mente un detto di Leonardo
da Vinci, il quale disse che il bravo pittore non si vede dalla sua capacit di
dipingere, ma dalla sua capacit di capire quando deve dire stop, ed un
po quello che successo a me. Ad un certo punto ho fatto questa riflessione
ed ho capito che non avrei potuto fare pi nulla oltre a ci che avevo gi fat-
to, proprio perch ero vittima di questo senso di onnipotenza che mi portava
ad avvicinare chiunque, a volte anche ad inventare dei bisogni e non ad in-
tercettarne di reali. Questo un problema in una maxi emergenza, perch
un infermiere deve lavorare affinch le persone colpite ritrovino al pi pre-
sto la loro autonomia, la loro auto-organizzazione, affinch siano appunto in
grado di occuparsi da soli delle loro cose. Quando si aiutano le persone biso-
gna stare attenti anche ...a non esagerare. Esagerare un aiuto, secondo me,
equivale quasi a non darne nessuno.
- Dott. Agresta: Beh, accade come per il furor sanandi del terapeuta, ov-
vero lonnipotenza di poter curare tutti, tutto e tutti. In genere accade, ap-
punto, nei terapeuti onnipotenti... e poco potenti, cio poco bravi.
Indirizzo dellAutore: Lorenzo Marvelli-Infermiere 118 - Pescara
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RELAZIONE DELLAVV. FABIO NIEDDU
(Responsabile Comitato Provinciale Croce Rossa Italiana - Sez. Pescara)
Ringrazio il Dott. Agresta e tutti coloro che stanno partecipando e che
interverranno. Ho inteso partecipare a questa giornata per portare le testi-
monianze e soprattutto, visto che questo un convegno finalizzato a com-
prendere quelle che sono le dinamiche della psicologia delle emergenze, per
portare quella che la mia testimonianza diretta e quelle di tutti gli operato-
ri della Croce Rossa che si sono avvicendati nel terremoto a LAquila, per
dare un contributo scientifico a questa particolare branca della psicologia
che importantissima. Posso dirvi fin dora che importantissima e noi ce
ne siamo resi conto, appunto, in occasione del terremoto.
In Croce Rossa noi abbiamo spesso problematiche di questo tipo, per-
ch abbiamo a che fare con tantissime persone che hanno difficolt a gestire
la propria situazione personale, individuale. Interveniamo in situazioni diffi-
cili, questo ovviamente lo sapete tutti, e credo che uno degli ambiti applicati-
vi della psicologia delle emergenze dovrebbe riguardare proprio quelli che
sono gli operatori del settore, non soltanto le vittime. Vedete, lassistenza di-
retta alle vittime importantissima, quella secondaria ai parenti o ai testimo-
ni di incidenti catastrofici o situazioni di questo tipo lo altrettanto, ma io
penso che ancora pi importante sia quella terziaria, quella cio nei confron-
ti degli operatori che intervengono, perch vi posso assicurare che quando
poi si ritorna, lo stress psichico dato da situazioni di emergenza davvero
pesante.
Noi, nella prima emergenza, eravamo sul posto con tre ambulanze gi
alle 4.55 del 6 aprile, le prime tre che arrivavano dal versante di Pescara.
Quelle persone, che erano su quelle ambulanze, hanno fatto tre interventi,
dopodich sono dovute tornare, perch avevano visto delle scene spaventose.
Al loro arrivo a Paganica, cerano tutte le persone ammassate sulla strada
perch non cera nessun mezzo di emergenza fino a quel momento ed es-
sendo i primi ad arrivare si sono trovati di fronte ad una scena quasi
apocalittica. Sono saliti fino a S. Salvatore ma con grandi difficolt, perch
tutte le strade erano bloccate, non si poteva accedere. Arrivati a S. Salvatore
hanno visto ulteriori scene drammatiche, tipo persone soccorse con le porte
scardinate delle palazzine a mo di barella, ed hanno avuto crisi dansia e cri-
si di panico e sono dovuti rientrare; li abbiamo dovuti subito sostituire. Non
si sono ripresi subito. Abbiamo iniziato una terapia, unassistenza per questi
ragazzi che, nonostante siano volontari del soccorso e abbiano visto numero-
se situazioni difficili, si sono trovati forse per la prima volta di fronte ad una
situazione preventivata, ma non studiata. E questo il punto dove volevo arri-
vare.
Noi abbiamo anche, in Croce Rossa, una squadra di soccorso psicologi-
co, che formata proprio per dare quel tipo di aiuto, cio laiuto alle vittime
ed ai parenti delle vittime (tant che adesso stiamo stipulando un protocollo
con la Prefettura, sulla base di una circolare del Ministero, per il soccorso ai
parenti delle vittime di incidenti sul lavoro, che una cosa molto importante
e in cui la Croce Rossa svolger un ruolo primario con la propria squadra,
composta da psicologi e da operatori formati con un corso apposito). Sul
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luogo del disastro, la squadra si occupata naturalmente solo delle vittime.
A mio avviso per dovrebbero essere approfonditi quelli che sono gli aspetti
traumatici che ci sono tra gli operatori, perch vi assicuro che sono
dirompenti. Questi ragazzi che sono tornati, di cui parlavo prima, per la
maggior parte si sono ripresi dopo quindici giorni e volevano rientrare sullo
scenario del terremoto, ma allo stesso tempo, in quelle due settimane, altri
ragazzi sono tornati e presentavano gli stessi problemi di quelli che erano
partiti per primi.
Mi auguro quindi che questo aspetto sia tenuto in considerazione, visto
che questo convegno mirato ad approfondire e sviluppare anche questo
tema. Io non sono ovviamente un tecnico del settore, ma immagino che cos
come avviene in tutti i convegni scientifici, si approfondisca il tema e si cer-
chi, anche grazie alle testimonianze di...
- Dott.Agresta: se mi permette, la seconda parte del seminario pro-
prio incentrata sui disturbi post-traumatici, sono arrivati i relatori...
- Avv. Nieddu: benissimo, perch molto spesso, ripeto, ci si trova di
fronte allimpossibilit di gestire unemergenza perch, quando di queste
dimensioni, gli operatori hanno grosse difficolt di approccio. Vorrei aggiun-
gere una cosa: il ruolo svolto dalle squadre di soccorso psicologico della CRI;
stato davvero intenso, perch hanno organizzato e calibrato i loro interven-
ti sia nella fase precedente al fatto, facendo una sorta di formazione sugli
operatori che intervenivano, sia durante la fase critica di intervento, in cui
hanno prestato supporto agli operatori, sia nella fase post-critica, in cui han-
no fatto degli incontri con i gruppi di lavoro per cercare di vedere se il lavo-
ro fatto precedentemente era valido o se ci fossero delle rimodulazioni. Sul
territorio sono intervenuti in modo efficace sui parenti delle vittime, ci sono
state delle scene difficili persino da descrivere e da raccontare. Penso e spe-
ro, quindi, che queste squadre possano crescere ancora di pi, perch in Cro-
ce Rossa abbiamo tantissime peculiarit, ma quella della squadra di soccorso
psicologico, che una delle ultime novit, spero che cresca bene, grazie al-
lentrata, nella nostra grande famiglia, di psicologi, aspiranti psicologi ed
operatori del settore, per offrire unassistenza ancora migliore, sia sul territo-
rio sia agli operatori che intervengono in situazioni di questo tipo.
Colgo loccasione per annunciare che a Febbraio inizieremo il nuovo
corso provinciale per entrare in Croce Rossa; se qualcuno fosse interessato
pu comunicare il proprio nominativo al Comitato Provinciale di Pescara,
magari qualche professionista del settore potrebbe andare a potenziare que-
ste squadre di soccorso psicologico di cui vi ho parlato.
Grazie a tutti.
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IL TERREMOTO IN ABRUZZO:
RIFLESSIONI DI UNA PSICOLOGA
Sabrina Di Virgilio
Il terremoto del 6 Aprile 2009 ha messo in ginocchio tutto lAbruzzo e
non lo ha ferito solo nel suo aspetto fisico-geografico, ma anche nel profondo
del suo animo.
Come abruzzese e come psicologa ho dato la mia disponibilit ad aiutare
alcune persone della mia popolazione a risollevarsi dopo questo tragico evento.
Con laiuto dellOrdine degli Psicologi della Regione Abruzzo (anchesso,
come Ufficio, duramente colpito) e della Asl di Pescara, sto lavorando negli Alber-
ghi della costa pescarese dove sono ospitati le persone colpite dal sisma. L ho avu-
to modo di ascoltare bambini, adulti ed anziani, dopo pochi giorni la tragedia.
Le persone ospiti erano facilmente riconoscibili nelle hall degli alberghi
perch avevano formato gi una piccola comunit, erano sempre insieme, con-
dividevano tutto: casa (sic!), cibo, abitudini, dolore, sofferenza. Cera anche
molta confusione e non nascondo le difficolt che ho avuto per farmi accettare
e cercare di costruire un buon setting nonostante mi trovassi in un albergo.
Nei primi giorni in cui ho iniziato questo percorso nei loro occhi leggevo
disperazione, angoscia, paura, rabbia. Mi vedevano come una persona che do-
vevano evitare per non parlare della loro sofferenza. Ricordo una signora che
mi disse: Dottoressa, ci scusi, ma noi siamo una popolazione chiusa rispetto a
voi pescaresi, e tutta questa solidariet non ce la aspettavamo; non siamo abi-
tuati ad avere tanta gente attorno, noi siamo proprio montanari!
Ho avuto modo di osservare diversi bambini i quali, non solo secondo
me, sono quelli che hanno risentito di pi questo tragico evento. Chiedevano
continuamente agli adulti (ma si facevano domande anche fra loro):
Perch il terremoto ha distrutto la nostra casa?. Andremo in una nuo-
va casa?. Il terremoto torner ancora?. Di giorno, i bambini si riunivano
nelle hall e la parola che pronunciavano di pi era terremoto. Dai loro dise-
gni emerge un tema principale la casa rotta dal terremoto come la chiamano
loro. La notte, a detta dei genitori non dormono tranquillamente: hanno diffi-
colt ad addormentarsi e hanno continui risvegli durante la notte.
Ricordo il racconto di una giovane madre che durante il terremoto,
mentre cadevano i calcinacci, andata a prendere la figlia di quattro anni che
dormiva nella sua cameretta e la figlia fortemente terrorizzata le ha detto:
Mamma, grazie di essere venuta a prendermi!
Tra gli adulti ho potuto evidenziare soprattutto sintomi psicosomatici
quali: vertigini, nausea, vomito, tachicardia, attacchi di panico.
Il racconto di una anziana signora mi ha colpito profondamente. Lei vi-
veva con il marito che aveva difficolt motorie e il figlio di questultimo che
aveva un ritardo mentale. La signora ha avuto alcune resistenze prima di veni-
re a parlare con me e durante tutto il racconto era molto agitata, muoveva ner-
vosamente le mani e raramente mi guardava negli occhi. Il suo viso era rosso
ed a tratti, mentre il racconto, si faceva pi doloroso, assumeva un colore simi-
le al fuxcia e gli occhi si riempivano di lacrime. A volte cerano lunghe pause
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di silenzio. Lei racconta che essendo lunica a potersi muovere e cercare di sal-
vare tutti ha dovuto fare tutto da sola. Ricorda che durante la grande scossa
una parte della sua casa completamente crollata e svegliatasi allimprovviso
dal sisma (sembrava un aereo che stava entrando dentro casa), scesa dal
letto, scalza, e tra i calcinacci che continuavano a cadere e non sapeva chi soc-
correre prima. La luce subito andata via e la signora ha avuto molta difficolt
a raggiungere la camera del figlio il quale, in preda al panico, ha avuto una
forte crisi, mentre sentiva le urla del marito dallaltra parte. In pi, arrivata
davanti la porta dingresso per portare fuori il figlio, ma la porta era bloccata
dai calcinacci caduti. In quei momenti, riferisce, ha pensato che non si sareb-
bero salvati e che si era sentita impotente e sola. Fortunatamente alcuni vicini
sono intervenuti e sono riusciti a salvarsi tutti.
Io ho potuto soltanto ascoltare: forse semplicistico e retorico ma, in
quegli istanti, ho pensato alle mie esperienze con i G. Balint - organizzate dal-
la SIMP Pescarese: conduttori: Dott. K. Rohr e Dott. F. Agresta - in cui stare
ad ascoltare il tuo paziente stato come stare ad ascoltare un po pi s stessi.
Cos ho continuato ad ascoltare empaticamente e ho lasciato scivolare ogni
tipo di interpretazione. La persona che mi stava di fronte aveva solo bisogno
di raccontare, di narrare e di sfogarsi. E il primo passaggio ma, per uno
psicologo, fondamentale imparare sul campo ad ascoltare laltro e a non fare
troppe domande come diceva Balint: Ascolta il tuo paziente, ti dir la sua ve-
rit. Il terremoto un evento tragico e gli sviluppi negativi e speriamo sem-
pre di ripresa rientrano negli auspici di tutti, ma necessario fare lesame di
realt e poi, se vogliamo, si potr ricominciare a sognare...
Un storia, uno spunto per una riflessione.
Gemma racconta che quella notte tutti insieme si sono messi in macchi-
na e hanno passato la notte l in preda al terrore e al freddo con tutte le diffi-
colt incrementate anche dalla presenza di due persone invalide. Arrivati in
albergo, dice, anche se pi tranquilla la notte non riece a dormire. Riferisce
che appena chiude gli occhi ha le vertigini, la nausea e le ritornano in mente
le immagini del terremoto.
Dice di non essere tornata pi allAquila e non riesce ad immaginarsi
come adesso la sua casa e il suo paese. Non vuole vedere le immagini che
trasmettono alla televisione. Afferma di non volerci tornare per adesso e di
non sapere quale sar adesso il suo futuro.
Per quanto riguarda il tema dei sogni che ho potuto raccogliere, ho tro-
vavo come tratto in comune in tutte le persone che ho ascoltato quello di ritro-
varsi durante il sisma che hanno vissuto, con tutte le difficolt che hanno avu-
to, ma con la differenza di non riuscire a salvarsi.
Concludo facendo una riflessione su quanto ho vissuto e sentito: il sisma
ha notevolmente sconvolto le vite di queste persone ha scosso anche quelle di
persone che non sono state colpite direttamente, creando una psicosi genera-
le), langoscia di morte tuttoggi presente, anche se a dosi minori. Il cammi-
no sar lungo e faticoso, ma tutti stiamo reagendo per superare insieme questo
tragico evento.
Sabrina Di Virgilio psicologa, specializzanda al 3 anno in Psicoterapia presso lIstituto
IPAAE (Istituto di Psicoterapia Analitica e Antropologia Esistenziale - Pe, dir. Dott.
D. Romagnoli). Socio SIMP sez. Pescarese (Coordinatore dott. Fausto Agresta).
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TERREMOTO A LAQUILA, ESPERIENZE NEL CAMPO.
IL CROLLO DI UN EQUILIBRIO
Fausto Agresta e Collaboratori
Testimonianza
Lavvio della macchina dellemergenza, per il disastro del terremoto
che ha colpito LAquila, stato immediato. Il giorno successivo al sisma erano
gi stati pianificati gli interventi a vari livelli. Ladesione dei volontari stata
massiccia e immediata. Decido immediatamente di far parte del gruppo di vo-
lontari, di una componente umanitaria della Protezione Civile, che partir po-
chi giorni pi tardi. Durante il viaggio di andata avevo molta paura perch
non sapevo cosa avrei trovato e soprattutto perch non sapevo come avrei rea-
gito alla vista dellAquila distrutta. Sulla lunga strada che collega Bussi a
LAquila comincio a scorgere, allaltezza di Navelli, la prima tendopoli. Il blu
delle tende spiccava, prepotentemente, sul verde che ero abituata a vedere in
quei paesaggi. Pian piano che ci avvicinavamo alla meta, le tendopoli cresceva-
no di numero e di intensit. Arrivati allo stabilimento di una nota fabbrica di
dolciumi, mi rendo conto del disastro che avrei potuto trovare.
Mi giro sulla sinistra e vedo, anzi non vedo pi ci che ero abituata a
vedere. Onna completamente distrutta. Soffoco un grido nella gola e le lacri-
me cominciano a scendere senza controllo sulle mie guance fino allarrivo.
Allentrata del campo dei militari ci chiedono i documenti, per la registrazio-
ne delle presenze. Sembrava di essere entrati in un territorio di guerra. Lat-
mosfera era strana. Giro lo sguardo intorno a me. La situazione caotica, c
tanto da fare e tanto da organizzare. La paura e il dolore che provavo fino a
pochi chilometri prima, erano spariti e sento crescere una forza interiore che
non mi aspettavo di avere. La razionalit prende il sopravvento sullemo-
tivit. Il gruppo si mette subito a lavoro. Dopo poco, mentre ero indaffarata
a preparare la distribuzione, si avvicina una signora molto timidamente. In
silenzio, mi osservava senza dire nulla. Alzo la testa e la guardo negli occhi.
Le faccio un timido sorriso, poi le chiedo se potevo esserle utile. La signora,
con fare goffo, mi dice: NON VORREI DISTURBARTI, HAI TANTO DA
FARE!. Mi alzo e vado verso di lei. La rassicuro e le dico, nuovamente, che
se le serviva aiuto poteva chiedermelo in qualsiasi momento. Mi ringrazia e
si allontana.
Dopo pochi minuti torna di nuovo e quasi con le lacrime agli occhi mi
chiede aiuto, perch non sapeva come portare la madre allospedale da cam-
po per fare dei prelievi e le medicazioni, ma aveva bisogno di un ragazzo
forte e di una ragazza, perch sua madre era molto riservata. Mi giro un se-
condo per reclutare qualcuno, ma A. era gi a fianco a me perch aveva
sentito il discorso e subito si era preparato. Mentre camminavamo tra le ten-
de la sensazione di impotenza era forte, ma la dovevamo governare per dare
forza a queste persone che hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a ripartire.
La signora (che chiameremo G.), nel frattempo, parlava di cosa sua madre,
aveva bisogno, della malattia che laveva colpita e delle ferite che aveva ri-
portato in seguito al crollo della sua casa. Pi volte ho provato a guardarla
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negli occhi, ma il suo sguardo era perso, come le emozioni che non traspari-
vano dalle sue parole. Non cera paura, non cera dolore. Nel breve tratto di
strada, ho percepito un blocco del tempo, una sensazione di immobilit pa-
radossale rispetto a quello che accadeva intorno, perch la terra continuava
a tremare, seppur in modo pi lieve. Arrivati nella tenda la mamma di G., la
signora C. 93 anni, ci accoglie con un sorriso, perch dal giorno del terre-
moto non ha pi parlato. G. le dice che siamo l perch la portiamo in ospe-
dale e C. sorride nuovamente. Nel tragitto G. comincia a chiederci da quale
citt venivamo, se avevamo sentito il terremoto e se le nostre case erano crol-
late. Mi rendo subito conto che G. aveva bisogno di parlare, cos, mentre A.
spingeva la carrozzella con la signora C., io cerco di ascoltare G. senza inter-
venire. Mi racconta degli attimi in cui ha dovuto sollevare sua madre e por-
tarla sulle spalle per salvarla dal muro della sua stanza che stava crollando,
del suo letto pieno di calcinacci, che vedeva attraverso un muro crollato, e
pensa che se non si fosse alzata in tempo sarebbe morta.
Un racconto lungo, ma contornato da tanti piccoli silenzi, tanti piccoli
vuoti. Il tempo passava e la signora continuava a raccontare, chiedeva spie-
gazioni su ci che era successo, sul perch era accaduto. Ma le nostre rispo-
ste non avrebbero mai potuto essere tanto esaustive. Ritornati in tenda, dopo
le medicazioni e i prelievi della signora C., sentiamo nitidamente una scossa
(di magnitudo 4.2). Sentire tremare la terra sotto i propri piedi una sensa-
zione disarmante. Il non poter far nulla, limpotenza si impadronisce di te e
diventa parte di te. Immediatamente tutti gli sfollati erano fuori dalle tende
e in preda al panico piangevano, urlavano e si rivolgevano verso di noi cer-
cando quasi una giustificazione a quello che stava accadendo, ma purtroppo
non potevamo fare nulla e dire nulla. Dopo poco, ho realizzato che la situa-
zione era abbastanza difficile, non bastava essere l presenti, ma serviva farsi
percepire come qualcuno di cui potersi fidare, una persona con la quale po-
ter parlare senza chiedere nulla, una persona pronta ad ascoltare incondizio-
natamente.
Questo solo uno dei casi che si sono presentati durante la mia perma-
nenza nel campo. Ho potuto constatare di quanto questo popolo sia dignito-
so e di quanto, anche se immersi nella tragedia, si aiutino tra di loro e cer-
chino di sostenersi lun laltro. Tra le tende si respira unaria di solidariet,
che mai nei miei anni di esperienza come volontaria, avevo visto e provato.
La paura di disturbare i volontari un altro punto che hanno in comune
quasi tutti gli abitanti di questo campo, ma credo che questo fenomeno sia
comune anche negli altri campi. Le conseguenze psicologiche degli abitanti
di LAquila e dei paesi limitrofi che, da un giorno allaltro, hanno visto il loro
mondo crollare insieme alle loro case, sono decisamente traumatiche e pe-
santi. Sono frequenti le espressioni: Ho perso tutto, famiglia, casa e tutto
quello a cui ero legato, sono crollati i sacrifici di una vita oppure: Ho lavo-
rato una vita intera e ora non ho pi niente. Se consideriamo che la casa
simbolicamente rappresenta la personalit di un individuo, il crollo della
propria abitazione richiama intensamente la possibilit di crollo interiore;
ma possiamo intendere la casa anche come sinonimo del proprio rifugio si-
curo e percepirla come possibile carnefice, inevitabilmente, crea una rottura
nella percezione della realt della persona. Lincoerenza tra lidea della casa
come posto sicuro e il vissuto della casa, causa di pericolo e minaccia per la
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propria vita, destabilizza la persona colpita dallevento e la porta a speri-
mentare un conflitto intrapsichico caratterizzato da ansia, attacchi di panico
e mancanza della gestione emotiva. In molti racconti si potevano rintracciare
i tre tipi di sintomi caratteristici del disturbo post traumatico da stress:1) Dif-
ficolt a dormire, incubi, immagini e pensieri drammatici di tipo intrusivo,
anche nei sogni provocando improvvisi risvegli; 2) Lattuazione anche invo-
lontaria di dinamiche di evitamento: Cerchiamo di evitare a ogni costo luo-
ghi o eventi che ci ricordino il trauma; 3) Infine, irritabilit e difficolt a
rispettare il ritmo sonno-veglia.
Lintervento degli psicologi volontari sul campo, esperti di emergenze,
stato immediato. Il primo passo stato caratterizzato dallaccoglienza della
popolazione colpita dal sisma con colloqui di gruppo per far emergere la
forte emotivit. Lobiettivo di questo incontro stato di cercare di iniziare a
rielaborare brevemente e collettivamente il significato dellevento e a ridurre
limpatto dellavvenimento traumatico, in modo tale da evitare che lemo-
tivit rimanesse imprigionata nel profondo (defusing). In un secondo mo-
mento stato tracciato un bilancio di gruppo dellaccaduto, diviso in sette
tappe e gestito da uno psicologo esperto nelle emergenze, allo scopo di eli-
minare o alleviare le conseguenze emotive spesso generate da questo tipo di
esperienze andando a normalizzare la popolazione colpita:
1. Introduzione (nel quale stato spiegato il lavoro da fare rispetto al
gruppo che si era composto); 2. Discussione dei Fatti (ricostruzione degli eventi
occorsi, attraverso le narrazioni e le prospettive multiple dei partecipanti);
3. Discussione dei Pensieri/Cognizioni (che i partecipanti hanno avuto durante
levento); 4. Discussione delle Emozioni (condividendo quelle provate durante
levento, e comprendendo cos che legittimo e normale sentirsi a disagio
dopo un evento critico e che anche altri colleghi possano aver avuto emozioni
simili alle proprie); 5. Discussione dei Sintomi (eventualmente provati nelle ore o
nei giorni successivi allevento critico); 6. Fornire Informazioni (sulle reazioni
post-traumatiche e su eventuali punti di contatto in caso di necessit perso-
nali future); 7. Conclusioni. Lesperienza di debriefing stata chiusa spesso an-
che in modi informali, bevendo e mangiando qualcosa insieme per rinsaldare
i legami sociali di gruppo dopo levento critico e la fatica emotiva; infatti
dobbiamo pensare a ci che accaduto, soprattutto nelle comunit pi piccole
che hanno subito una violenta perdita delle relazioni, dei rapporti col vicinato,
cio di tutte quelle abitudini di una vita intera.
Dal punto di vista di un bambino, la situazione cambia notevolmente.
Infatti la persona adulta possiede gli strumenti psicologici per razionalizzare
laccaduto traumatico, mentre un bambino vive levento soprattutto sotto
laspetto emotivo. Lintervento attuato con i bambini stato di tipo psico-
educazionale. Si lavorato molto attraverso colloqui mirati con i genitori, in-
terventi che hanno cercato di portare allesternazione dellevento traumatico
con limpiego della tecnica del disegno e alla creazione di favole che richia-
mavano laccaduto, luso del gioco e della teatralit, per rivivere quei mo-
menti in una prospettiva ludica.
Per finire, esaminiamo le ripercussioni psicologiche, che levento cata-
strofico ha provocato nelle persone ormai anziane. Lultima stagione della
vita caratterizzata da una ricerca di pace e tranquillit, la persona anziana
fragile e cagionevole, riuscire ad accettare di dover vivere, per non si sa
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quanto tempo, allinterno di una tendopoli, per loro diviene quasi insoppor-
tabile. Ma, cosa ancora pi difficile, riuscire ad accettare la perdita di un
familiare, di un conoscente o di un giovane senza sentirsi in colpa per il sem-
plice fatto di essere sopravvissuti. Il lavoro pi difficile per gli psicologi in-
fatti cercare di eliminare questo senso di colpa che gli anziani sentono nei
confronti delle vittime.
Concludo mettendo in evidenza una caratteristica che contrad-
distingue gli esseri umani in situazioni catastrofiche come una guerra o come
in questo caso un terremoto. In circostanze difficili esce fuori la vera natura
umana, che non quella che ci fanno credere in questi ultimi tempi, vale a
dire quella di essere individualisti. Al contrario, per molti aspetti e per la so-
lidariet che sa dimostrare nelle catastrofi luomo per sua natura un ani-
male sociale che appena ne ha la possibilit si stringe attorno ai suoi simili,
facendo cos emergere la propria umanit e generosit come ha dimostrato
in Abruzzo.
A cura della SIMP Pescarese (Coordinatore: Dott. Fausto Agresta)
- 75 -
TESTIMONIANZE DI PERSONE CHE HANNO
PERSO TUTTO
LAquila, maggio 2009.
Domenico Agresta e Collaboratori SIMP
Qui di seguito sono raccolte delle testimonianze di alcuni ragazzi che hanno
perso tutto nel terremoto del 6 aprile a LAquila. I nomi dei testimoni non sono stati
trascritti, i contenuti di queste testimonianze si basano su fatti reali.
5 aprile 2009, ore 23: una scossa di magnitudo 4.1 scuote la citt del-
lAquila. La maggior parte dei cittadini esce dalle loro case perch la scossa
stata molto forte, mentre alcuni rimangono in casa perch ormai stanchi di
scendere in strada ad ogni scossa che li fa tremare ormai da diversi mesi. Nel
palazzo in via dOcre per la scossa si sentita distintamente e spaventati.
P. ed A. prendono il loro cagnolone Galileo e corrono immediatamente fuori
casa nel loro giardinetto, come fanno ormai da mesi ad ogni scossa un po
pi forte; li seguono immediatamente anche G. e R., i loro coinquilini. Quasi
tutti nel palazzo scendono impauriti. Mentre i quattro ragazzi sono fuori, i
loro sguardi vengono catturati dal lampadario della cucina del loro apparta-
mento che dondola incessantemente. Dopo pochi istanti una voce li chiama
dal piano superiore, mentre S., affacciata al balcone del primo piano (con
addosso un pigiama con gli orsacchiotti), dice: stata forte questa, mamma
mia, ho avuto paura!! Sono anche sola a casa, M. non c! Forse scendo a
dormire con voi! Anzi no, fa freddo, rimango a casa! Per se ne fa unaltra
scendo!!!. P. le risponde: Puoi scendere quando vuoi, per meglio se non
ti affacci al balcone quando senti una scossa, in genere sono le prime struttu-
re che cedono. Un saluto e poi la buonanotte. Dopo circa trenta minuti tutti
rientrano nelle proprie case.
6 aprile, ore 3,32: una scossa di magnitudo presumibilmente 5.8 - 6.3
colpisce nel sonno i 70.000 abitanti dellAquila. Il boato fortissimo, quasi
tutti si svegliano, ma non tutti riusciranno a scappare, 28 secondi dinferno...
P. ed A. vengono svegliati dalla polvere che cade sui loro visi, ben presto si
rendono conto che quella polvere viene dal soffitto sopra di loro; capiscono
che il loro palazzo sta crollando su se stesso e su di loro e che quella non
una scossa come le altre. Di corsa, come mai avevano fatto, P. ed A. cercano
di uscire dalla loro casa; A. ostacolato dal muro della stanza affianco che
crollato, ma riesce comunque a passare. P. si trova di fronte la scrivania che le
blocca il passaggio ed costretta a scavalcarla per salvarsi; G. si alza dal letto
e chiama R., che per non riesce ad alzarsi perch i sussulti del letto sono
talmente violenti che deve aspettare il rimbalzo giusto per riuscire a salta-
re; poco dopo, per, G. e R. corrono insieme verso la finestra della cucina.
Ad un tratto il solaio sotto i loro piedi si sgretola. G. riesce ad aggrapparsi a
qualcosa e, mentre vede sprofondare il frigorifero sulla sua sinistra, lo usa
come scalino mettendoci un piede sopra e si ritrova fuori casa; si sposta subi-
to e si volta per aiutare R., ma R. non c, precipitato gi. Attimi di terrore
e di paura. G. inizia a gridare, il buio e la polvere oscurano la percezione, ma
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R. non risponde. La paura dipinta sui volti dei ragazzi. Passano intanto i
minuti, colmi di angoscia, di lacrime e di disperazione. Anche A. chiama in-
cessantemente R. ed anche il suo fido Galileo, ma neanche lui risponde.
Dopo circa unora arriva V., un ex vigile del fuoco, padre di P.; V. si accerta
che la figlia e gli altri ragazzi stiano bene, ma subito si accorge che R. non
tra loro; in un gesto folle e disperato, V. entra tra le macerie della casa per
cercarlo. La situazione drammatica. Il solaio dellappartamento sprofon-
dato e R. si trova l sotto. R. racconta: Mi sono sentito come risucchiato,
sono scivolato al piano di sotto insieme al lavandino e al frigorifero e poi
caduta una lastra di marmo che mi immobilizzava, mentre le tubature - com-
pletamente rotte - mi buttavano in faccia acqua gelata che non mi permette-
va di urlare. I suoi ricordi sono annebbiati. Sentivo lacqua fredda che scor-
reva, ma non sentivo pi le mani e le gambe, avevo freddo al viso e per senti-
re un po di calore con lalito scaldavo la lamiera del frigorifero che avevo
alla mia destra e ci appoggiavo la guancia; non riuscivo a pensare, per ave-
vo ununica idea in testa, ero convinto che di l a poco sarei morto, ma mi
importava poco perch pensavo che anche tutti gli altri e i miei cari amici
sarebbero morti e poi vedevo i pezzi di cemento e i mobili che cadevano dai
piani superiori e aspettavo quello che mi sarebbe caduto addosso dandomi il
colpo decisivo. Ma ad un tratto una voce lo risveglia dal torpore nel quale
sta sprofondando: V. che, calandosi fino al piano terra e scavando tra le
macerie, riuscito a trovarlo ed ora lo avrebbe tirato fuori. salvo!! Subito
viene trasportato in ambulanza verso lospedale di Avezzano. Il giorno co-
mincia a fare capolino e la luce del sole illumina la citt. Il disastro totale: il
palazzo crollato quasi completamente, la struttura ha ceduto in tutta la sua
parte inferiore. Primo e secondo piano sono diventati un piano solo. Un pa-
lazzo di cinque piani ridotto a due piani, poche ore dopo A. dovr fare il
riconoscimento di alcune persone del palazzo. Su una non ha dubbi: il pigia-
ma con gli orsacchiotti quello di S. Il dolore fortissimo, la disperazione li
avvolge in un silenzio totale. Non pi grida, non pi gesti forsennati. Il loro
palazzo non esiste pi. Sono morte sette persone - due delle quali erano loro
carissimi amici - ed anche Galileo non c pi. I giorni successivi sono dram-
matici.
Quando P., A., R. e G. tornano nella loro citt natale e li incontro, sen-
to una fitta al cuore e le lacrime scendono veloci e ininterrottamente dai
miei occhi, un abbraccio che sembra non volersi sciogliere. La felicit di aver
potuto riabbracciare quegli amici cari si mescola con il dolore della perdita
di altri cari che non si potranno pi abbracciare. Anche la mancanza di G.
pesante, abituata comero ad essere salutata da quel cucciolone simpatico e
rivoluzionario. Infatti, la prima cosa che i ragazzi mi dicono che Galileo
non c pi e che devo rassegnarmi. Dopo un primo momento di commozio-
ne generale, ci sediamo tutti intorno al tavolo e subito cominciano a raccon-
tare la loro storia. La sensazione di precariet fortissima. Li percepisco
come svuotati. Giorni duri, giorni difficili. Osservandoli mi accorgo che le
loro lacrime non riescono ad uscire, sono cementate, come i loro capelli
ancora pieni di calcinacci (nonostante i vari lavaggi) e i loro visi che sembra-
no aver preso un colorito grigiastro. Hanno parlato per molto tempo di
quello che hanno vissuto, della paura costante e del loro sentirsi impotenti,
dellaver visto con i propri occhi la morte, anche se fortunatamente sono
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riusciti a salvarsi. La loro casa, che doveva proteggerli, avrebbe potuto ucci-
derli. Oggi, dopo circa due mesi, mi raccontano della loro difficolt ad ad-
dormentarsi, poich non si sentono al sicuro. Non riescono a stare in spazi
chiusi con tanta gente. I loro sogni sono intrisi di paura e il tema ricorrente
LUI, il terremoto. Quando li ascolto mi rendo conto di come, nei loro rac-
conti, manchino dei tasselli che ritrovano piano piano sulla strada della me-
moria - come i sassolini messi da Hansel e Gretel sulla via in mezzo al bosco.
Ma tutto sommato, la situazione per P. e A. sembra stia migliorando; anche
se i loro volti non appaiono pi grigi, come quando li ho riabbracciati la pri-
ma volta - dopo circa due mesi da quel tragico giorno - mi raccontano di
come sia ancora difficile per loro dormire la notte. Di come qualsiasi rumore
forte possa provocare in loro una forte paura. Mi rendo conto che un trauma
come il terremoto in Abruzzo lascer dei segni molto profondi nelle perso-
ne - come la sensazione continua di sentirsi minacciati, comportandosi in
modo vigile ed ansioso anche di fronte a pericoli poco significativi, che in
precedenza avrebbero ignorato. La rassegnazione di P., A., G. e R. eviden-
te, ma hanno una gran forza per andare avanti. Sono giovani. La vita ha an-
cora voglia della loro compagnia e loro hanno ancora tanta voglia di vivere.
Indirizzo dellAutore: Dott. Domenico Agresta e Collaboratori SIMP
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FELICE, TRISTE, ANNOIATO...
CE LO DICE LA NOSTRA VOCE
Giovanni Gull
Voglia di piangere senza riuscirci; un nodo alla gola sopraggiunge, la
voce non esce: cosa sta succedendo, perch non si riesce a fonare quando si
ha un nodo alla gola? Viene a mancare laria, il respiro si fa pi lento ed a
tratti affannoso per paura di non poter pi respirare, la tensione muscolo-
scheletrica della laringe forte, dolorosa, la bocca umida ma non si riesce
pi ad ingoiare, la laringe rigida, nel mezzo del collo sembra di avere un
pezzo di legno stagionato. La notizia appena appresa di quelle che ti lascia
senza respiro, in apnea per lunghi tratti ed ecco improvvisamente il pianto:
adesso tutto diventa semplice, si riesce nuovamente a respirare ed a parlare
(fonare), la laringe morbida, scocca a destra e a sinistra, nel collo i muscoli
di sospensione sono ridiventati morbidi, lei, la voce, non si spezza pi.
E complicato definire la normalit della voce umana cos come al-
trettanto tortuoso spiegarne linadeguatezza della sua evoluzione che ci por-
ta a volte inconsapevolmente al limite di una vera e propria patologia
fonatoria e di conseguenza ad una stanchezza vocale continua e persistente
nel tempo. Questo mio breve scritto cercher, di far conoscere la voce come
strumento di proiezione delle nostre emozioni. Alla fine verranno descritti
due casi esemplificativi.
La voce il nostro termometro emozionale; tutte le nostre emozioni
passano attraverso di essa. Con la voce esprimiamo dolore, gioia, tristezza
ecc.... grazie alle modulazioni che essa ci permette. La voce nei nostri richia-
mi di amore diventa sottile, dolce; la frequenza fondamentale si abbassa per
paura di essere sgradevoli, lorecchio, attento alle pause ed ai cambiamenti
melodici e di enfasi, ascolta i segreti di quella voce innamorata, cercando
dinterpretarne i sentimenti pi celati.
Alcuni autori hanno registrato e studiato le modulazioni della frequen-
za fondamentale delle voci in base alle loro emozioni. Una frequenza di voce
alta associata a felicit, gioia e collera (Eldred, 1958; Levin, 1975; Stevens,
1969). Una frequenza bassa indicatore di indifferenza, disprezzo, dolore e
noia (Price, 1958; Sychra, 1973). Estensioni di frequenze si hanno nella pau-
ra (Pronovost, 1939; Huttar, 1968). Una diminuzione della variabilit della
frequenza si ha nellindifferenza (Fairbanks, 1939). Intensit alte corrispon-
dono a felicit e gioia (Huttar, 1968; Zuberbier, 1957). Intensit bassa asso-
ciata a noia e tristezza (Price, 1958; Huttar, 1968). Flusso fonatorio rapido
correlabile con gioia e felicit (Moaglin, 1941; Shere, 1973). Invece un flusso
fonatorio lento associato a noia e tristezza (Markel, 1963; Stevens, 1969).
Le indagini odierne sulla voce si completano con le analisi strumentali
quali la videostroboscopia, la laringoscopia e la fonetografia (Dejonckere,
2001).
E bene, a questo punto, fare un breve accenno alla fisiologia della voce.
Agli incroci della vita c il laringe, come gi detto un barometro della nostra
salute fisica e mentale, sia perch esso una via duscita e dentrata daria
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che ci d la vita, sia perch una valvola che protegge i nostri polmoni
dallingestione di corpi estranei. E qui che si genera la voce; dietro il pomo
dAdamo sono racchiuse le corde vocali che accollandosi tra di loro e vibran-
do generano il suono della nostra voce e questa, passando poi per le vie ae-
ree superiori, ne assume le caratteristiche spettrali individuali di ognuno di
noi. Daltronde, le ultime ricerche concordano con i primi studi di autori qui
citati. Lamplificazione di alcune frequenze denominate frequenze forman-
ti (De Colle, 2002) che seguono levoluzione spettrale della frequenza por-
tante (Di Nicola, 2002; Ursino, 2002), definiscono la sua unicit facendone
una impronta digitale.
Pur essendoci dei range di frequenza per i vari tipi di voce (maschi
adulti, donne adulte, bambini e anziani), la struttura formantica che ci dif-
ferenzia luno dallaltro con assoluta precisione.
Grafici illustrativi tratti da A.

Genre

-

M.

Contini

-

L. Boe, 1982
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- 81 -
Diagramma FI-F2 delle zone di esistenza delle vocali di 25 soggetti maschili italiani.
- 82 -
Diagramma FI-F2 delle zone di esistenza delle vocali di 25 soggetti femminili italiani.
- 83 -
- 84 -
Ci sono voci di bambini, di ragazze, di ragazzi, di donne, di uomini, di
persone anziane e cos via. In ognuna di queste voci pu essere ritrovata sia
quella normale che patologica. La delimitazione della soglia che separa luna
dallaltra giudicata dallascoltatore sulla base dei suoi standard culturali,
dalleducazione, dallambiente, dallesperienza vocale e da fattori similari. A
tuttoggi non si conoscono con esattezza le modalit di vibrazioni delle corde
vocali; quattro sono le teorie che cercano di spiegarci questo fenomeno: le
cito senza entrare in merito allo spinoso problema. Di queste quattro le pi
accreditate sono la teoria aereodinamica (Van den Berg, 1958) e la teoria
neurocronassica (Husson, 1953).
Come affermato da Johnson (1956), e poi confermato dai recenti studi
strumentali come lelettroglottografia, la laringoscopia, la videostroboscopia
e lanalisi spettrale (Dejonckere, 2001; Ursino, 2002; Salviera, 2003),
affinch una voce possa considerarsi normale deve avere:
1. qualit piacevole - criterio che implica musicalit e assenza di disturbo e atonalit;
2. livello daltezza adeguato allet ed al sesso - criterio che implica il range frequen-
ziale preferenziale di ogni individuo;
3. intensit appropriata - criterio che implica un volume adeguato allambiente non
eccessivamente forte o eccessivamente debole (voce di conversazione di circa 70 db);
4. flessibilit adeguata con variazioni dellintensit e dellaltezza che aiutano nel-
lespressioni lenfasi ed indicando finemente i sentimenti dellindividuo.
Tra i fattori esterni fondamentale per un buon controllo della propria
voce, il rapporto che essa ha con lambiente in una diretta dinamica
interattiva col proprio feed-beack acustico (Salviera, 2003).
Da questo piccolo schema si possono estrapolare degli elementi utili
per indicare una anomalia della voce (disfonia) con stanchezza vocale e
diplofonia per raggiungere nei momenti di maggiore tensione una vera e
propria afonia con conseguenti attacchi di panico per il mal capitato.
Si evince da quanto suddetto, che la voce sotto il controllo diretto del
nostro orecchio (Gull, 2001) ed esso a proiettarla nei meandri della
quotidianit veicolando le nostre emozioni.
Descrizione di due casi
Andrea, anni 44, gemello, cultura medio superiore, professionista affer-
mato, padre di due figli, economicamente benestante, giunge alla mia osser-
vazione dopo una lunga serie di tentativi risultati vani per scoprire la sua re-
ale voce che fino ad allora non aveva ancora conosciuto.
Allanalisi spettrale, la sua voce si presentava innalzata di circa 100 hz,
con rotture durante gli eloqui spontanei, incostante nellintensit e
diplofonica; in sintesi egli presentava una insicurezza vocale che gli causava
disagio sia nei rapporti professionali che familiari.
Nel colloquio iniziale egli mi riferisce della voce forte e sicura di suo fratel-
lo gemello, fisicamente uguale a lui ma diverso nella voce, al punto che le perso-
ne per distinguerli li facevano parlare e lui quasi sempre si rifiutava di farlo per-
ch la sua voce era troppo sottile. Sicuramente egli viveva un dramma. Gli
chiesi di ascoltarmi e di non parlare e lui mi ascolt con molta attenzione.
A. poi, mi disse: Io non so pi cosa fare, mi vergogno di parlare, sto sempre
zitto, perch la voce che mi esce non la mia!. Lo esortai a non parlare e a fare
silenzio, dicendogli :Io adesso le legger un brano, lo ascolti attentamente, poi
- 85 -
le dar una cuffia per ascoltare un po di musica classica, tanto per farla sentire a
suo agio; prima per dovr fare delle manovre al suo laringe in quanto c una
certa tensione muscolo-scheletrica nella regione anteriore del suo collo. Eseguo
le manovre con delicatezza, dopo circa cinque minuti, gli chiedo di leggere dei
brani senza mai fermarsi mentre continuava ad ascoltare la musica in cuffia, per
mascherare la produzione della sua voce. Dopo circa venti minuti Andrea abbas-
sa spontaneamente la sua frequenza fondamentale riportandola sui valori nor-
mali; la fonazione adesso non si spezza pi: questa la sua vera voce. A questo
punto tolgo il mascheramento e Andrea si ascolta restando stupito ed esclama:
Questa voce uguale a quella di mio fratello. Ora il suo orecchio deve sempli-
cemente abituarsi ad ascoltare questa voce ma non sar un sacrificio. A distanza
di tempo mi telefon la moglie ringraziandomi ed invitandomi a cena per cono-
scere anche laltro fratello. Accettai ben volentieri, e fu difficile distinguerli an-
che quando parlavano. Adesso ce un nuovo problema, sicuramente molto pi
simpatico!
Il secondo caso di cui voglio parlare riguarda Tony, una persona di circa
60 anni, di cultura elevata, professionista affermato e molto stimato in cam-
po scientifico, che presentava una frequenza fondamentale molto bassa con
rotture della voce, stanchezza vocale e tensione muscolare anche durante
latto deglutitorio. Egli, in seguito ad una diagnosi medica di disturbi relativi
al reflusso gastro-esofageo (con faringite e laringite che avevano accentuato
linfezione alle corde vocali e conseguente terapia farmacologica), aveva ab-
bassato notevolmente la frequenza fondamentale per proteggersi dalle ano-
malie e dalle bizzarie della sua voce. Che, allanalisi spettrale, presentava
una frequenza fondamentale pi bassa di circa 50 hz e lintensit molto flut-
tuante fino ad arrivare a stanchezza vocale durante gli eloquii spontanei.
Egli non aveva pi la sua propria voce da pi di trentanni. Gli chiedo qua-
le fosse il suo problema. T.: Ho difficolt a parlare. Dopo un primo perio-
do di esercizi respiratori, iniziamo con il rilassamento del laringe e dei mu-
scoli sospensori di esso. Dopo un primo periodo egli mi riferisce: Mi sento
pi sicuro, la mia voce sta cambiando.... Rispondo: Bene continuiamo cos,
accetti questi cambiamenti e soprattutto li ascolti.
Oggi Tony ha ritrovato la sua propria voce imparando ad auto-
ascoltarsi in profondit, a spingere di pi con diaframma, evitando tutte le
tensioni legate al parlare con la gola. E significativo il fatto che la voce si
possa riscoprire a tutte le et: il divenire continuo delle nostre emozioni sono
espresse dalla nostra voce.
Essa non ci pu mai ingannare: visceralmente nostra.
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Psychotherapie und Medizinsche Psychologie, 7:239-249.
Giovanni Gull si formato ed ha conseguito il titolo di Logopedista presso lUniversit de-
gli Studi di Messina e svolge lattivit professionale presso un Centro Accreditato dal Mini-
stero della Salute ma soprattutto in forma privata. Di formazione culturale poliedrica, in-
segna tecniche di comunicazione per attori presso teatri comunali e laboratori privati. Di-
segna opere a carattere sociale che ha presentato a mostre singole e collettive e che ha an-
che pubblicato. Attualmente dedica la parte maggiore del suo tempo allinsegnamento agli
attori e a disegnare le sue storie.
Indirizzo dellAutore: Giovanni Gull
Via Oberdan, 96 - 65123 - Pescara - tel. 085/77060 - cell. 333/4935002
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CSPP
CENTRO STUDI DI PSICOLOGIA, PSICOSOMATICA CLINICA,
PSICOTERAPIA ANALITICA
(Individuale, coppia, famiglia, gruppo)
(Direttore: Dott. Fausto Agresta - Pescara)
Sede Direzionale: Via Bologna, 35/ 65121 Pescara
Sede Collaboratori: Via G. Puccini, 45/ 65121 Pescara
ATTIVITA ANNO 2009
In Collaborazione con:
Universit G. dAnnunzio Chieti Pescara, Facolt di Psicologia, Catte-
dra di Psicologia Clinica (Prof. M. Fulcheri)
Patrocini:
Societ Italiana di Medicina Psicosomatica - Sezione Pescarese (SIMP)
Coordinamento Nazionale Area Psicologi SIMP
Gruppo per la Ricerca in Psicosomatica (GRP)
Facolt di Scienze della Formazione Universit G. DAnnunzio Chieti
Pescara (Preside: Prof. G. Bonetta)
Cattedra di Medicina Sociale (Tit. Prof. W. Nicoletti, Dipartimento di Me-
dicina Legale)
I Facolt di Medicina e Chirurgia Universit La Sapienza di Roma -
Coordinamento Nazionale
Scuola di Specializzazione in Psicoterapia IPAAE Pescara
Scuola di Specializzazione in Psicoterapia IREP Roma
Scuola di Specializzazione in Psicoterapia PsicoUmanitas - Roma
Rivista N. Prospettive in Psicologia
Comitato Scientifico: Leonardo Ancona (Roma), Mirella Baldassarre
(Roma), Lilia Baglioni (Roma/Londra), Roberto Bassi (Venezia), Patrizio
Bernini (Roma), Massimo Biondi (Roma), Gaetano Bonetta (Chieti),
- 88 -
Giuseppe Bontempo (Vasto/Chieti), Romano Di Donato (Pescara), Diego
Frigoli (Milano), Edmond Gilliron (Roma/ Losanna), Franca Fubini
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(Roma), Giampaolo Lai (Milano), Pierrette Lavanchy (Milano), Antonino
Minervino (Parma), Luigi Onnis (Roma), Piero Parietti (Milano), Piero
Petrini (Roma), Loredana Petrone (Roma), Klaus Rohr (Lucerna),
Domenico Romagnoli (Pescara), Massimo Rosselli (Firenze), Pierluigi
Sommaruga (Milano), Francesca Natascia Vasta (Roma/ LAquila), Claudio
Widman (Ravenna).
Comitato dei Collaboratori: Fausto Agresta, Domenico Agresta, Mirella
Baldassarre, Lilia Baglioni, Franca Fubini, Giuseppe Bontempo, Gaetano
Bonetta, Mario Fulcheri, Tancredi Di Iullo, Antonino Minervino, Maria
Carmela Pelusi, Piero Petrini, Domenico Romagnoli, Anna Maria Rotondo,
Angela Serroni, Francesca Natascia Vasta, Claudio Widmann.
Il Centro accreditato presso lOrdine degli Psicologi ed in convenzione
con lUniversit di LAquila e di Chieti. Responsabile e Collaboratori del TI-
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I - ANNO
Docenti: Fausto Agresta, Giuseppe Bontempo, Stefania Cicchillitti,
Tancredi Di Iullo
Il Gruppo Balint: creato da Michael Balint, una tecnica consolidata -
gruppo di Formazione eterocentrato di indirizzo analitico - che consiste
nellanalizzare il controtransfert manifesto delloperatore intorno alle
problematiche che si manifestano in ogni situazione esperienziale/clinica
(presentazione di un caso clinico). Il tipo di relazione che il paziente e
loperatore hanno vissuto nel l e allora del loro incontro, si ripropone nel-
la situazione gruppale del qui e ora. In questo modo, loperatore diviene
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cosciente dei propri automatismi e delle proprie sovrastrutture comunque
presenti e necessarie nella relazione daiuto che sta vivendo. Non un
gruppo di terapia n di supervisione. Il fine di questa prassi formativa la
modificazione, seppur parziale, della propria personalit. Destinato ad
operatori socio sanitari, ma ultimamente anche ad insegnanti, il G.B. si
pu definire, perci, come gruppo di addestramento al rapporto
interpersonale.
Il Training Autogeno con V. G.: una tecnica distensiva e di rilassamento
psicofisico inventata da J. H. Schultz, che ha lo scopo di addestrare il
soggetto ad ascoltare il proprio corpo, a rilassarlo autonomamente e a
percepire le sensazioni e le emozioni che si canalizzano nel corpo. Nella
visione globale dellunit mente-corpo col T.A. vengono esplicitati emo-
zioni e vissuti sopiti e somatizzati. Un altro scopo quello di favorire la
desomatizzazione dei conflitti inconsci. La Visualizzazione Guidata facilita
il riequilibrio dellunit mente corpo e favorisce la creativit. Nellinsie-
me questa tecnica affianca, nei disturbi psicosomatici, le psicoterapie ver-
bali facilitando il processo di mentalizzazione e di presa di coscienza non-
ch il riaffioramento delle proprie emozioni mai verbalizzate (alessitimia).
Il T.A. con V.G. proposto sia individualmente che in gruppo.
Matrice di Social Dreaming: Gordon Lawrence, che ha scoperto questa
tecnica, afferma che i sogni contengono informazioni fondamentali sulla
situazione in cui le persone stanno vivendo nel momento in cui sognano.
Il Social Dreaming, quindi, potrebbe essere definito un metodo di lavo-
ro con i sogni (gruppo di educazione), secondo il quale i sogni stessi ven-
gono condivisi in un gruppo di persone che si riunisce per questo motivo.
Si pu ipotizzare che il SD ha, per sua natura, una caratteristica sistemica,
dinamica e analitica. Durante le matrici, i partecipanti presentano sogni
che sono offerti al gruppo in modo che sia possibile stabilire legami e con-
nessioni e la nascita di nuovi processi di pensiero creativo e di riflessione.
Nel SD non importante il sognatore e/o le sue problematiche (patologi-
che) inconsce, ma il sogno offerto alla Matrice (setting); per questo moti-
vo, non si interpreta, ma si associa liberamente ai sogni secondo ci che la
Matrice stessa propone ai partecipanti.
Gioco di Ruolo (Role Playing): una tecnica di modificazione del com-
portamento usata talvolta per fini terapeutici. Linterpretazione di un ruo-
lo contribuisce a modificare gli atteggiamenti del soggetto nel senso delle
aspettative associate con il ruolo stesso. Il role playing un metodo basato
sulla simulazione di una situazione, di un evento, sulla messa in scena: si
tratta, quindi, di rappresentazioni interattive ed improvvisate. In organiz-
zazione usato principalmente per: Addestrare. Per esempio per dare
istruzioni su come condurre la vendita di un prodotto. Pu essere simulata
linterazione cliente-venditore. Selezionare. I candidati possono essere
valutati in sede di selezione in base al comportamento mostrato in scenari
possibili della vita organizzativa. Formare. In questo caso linteresse ri-
volto ad aspetti meno prescrittivi e pi personali che lascino emergere
non solo il ruolo, le norme comportamentali, ma la persona con la sua
creativit.
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Gruppo di Supervisione Clinica: una tecnica che si pu integrare col
Role Playing e che pu essere proposta ad operatori socio-sanitari. La
supervisione di gruppo costituisce parte integrante del training di un pro-
fessionista. Viene effettuata in piccolo gruppo e ha come obiettivo
lacquisizione di strumenti operativi metodologici basati sullesperienza
clinica diretta. Lo sviluppo e il lavoro del gruppo sono legati al tipo di for-
mazione del Conduttore e alla sua tecnica psicoterapeutica. Il gruppo pu
lavorare attivamente sulla tecnica, sulle emozioni e su tutto ci che il Con-
duttore ritiene utile a sviluppare la creativit e il cambiamento nel grup-
po migliorando la conoscenza metodologica e di intervento. Si tende a te-
nere il gruppo abbastanza lontano dalla autocentratura anche se il ta-
glio che proposto dai nostri Leaders di tipo dinamico psicosomatico e
gruppoanalitico.
CENTRO STUDI DI PSICOLOGIA E PSICOSOMATICA CLINICA
(CSPP)
I Conduttori dei gruppi sono: F. Agresta, D. Agresta, G. Bontempo, M.
Fulcheri, A. Minervino, C. Pelusi, D. Romagnoli, A. M. Rotondo, A.
Serroni, F. N. Vasta (e altri che si avvicenderanno a seconda delle richieste e
delle competenze di conduttore di gruppi).
Alcune di queste attivit (G. Balint e T. A. e Supervisioni) sono frutto di anni
di studio e di ricerche che il Dott. F. Agresta, insieme con i suoi Collaboratori
- e con il Patrocinio e con la collaborazione della SIMP (da F. Antonelli a M.
Biondi) e, ultimamente, del Gruppo per la Ricerca in Psicosomatica (M.
Biondi, M. Reda, G. Fava, R. Delle Chiaie) - ha portato avanti da circa venti-
cinque anni in una prospettiva dinamico-psicosomatica. Ci piace sottolineare
i molti contributi scientifici delle molte Personalit che hanno saldato e
rinforzato le nostre ricerche e la nostra formazione mi riferisco alla pi che
ventennale vita di pubblicazioni di Prospettive in Psicologia e alla Rivista di
Medicina Psicosomatica ai lunghi e variegati periodi di Collaborazione e di
Formazione con molti Psicoterapeuti e con Leader di Scuole davanguar-
dia: S. Erba per il Ruolo Terapeutico, e L. Cofano, A. DAmico e P.L..
Sommaruga per la Societ Italiana di Gruppoanalisi, entrambe di Milano.
Ricordiamo la collaborazione pionieristica con il gruppo di Riza Psicoso-
matica, quando condividevamo alcuni sostanziali approcci alla Psicoso-
matica simbolica: R. Morelli e P. Parietti, con lappoggio di G. Lai e di P.
Lavanchy. Ricordiamo con affetto e orgoglio altri Maestri diretti di F.
Agresta: R. Di Donato, in particolare, L. Tremelloni F. Antonelli, e
Psicoterapeuti Internazionali come B. Luban Plozza, M. Sapir, P. Sifneos.
Per la squisita disponibilit e per riconoscimento professionale un pensiero
affettuoso va a L. Ancona, M. Baldassarre, G. Lai, P. Lavanchy, A. Minervino,
P. Petrini. Un ricordo particolare per E. Gilliron e per K. Rohr, per tutto ci
che di originale e di internazionale hanno dato. Innumerevoli e preziosi
sono stati i Seminari di Formazione gestiti per la SIMP Pescarese, per la pri-
ma volta in Italia, a cominciare dal 1988: c stata una formazione continua-
- 91 -
tiva e continua alla Psicoterapia Analitica Breve e ai Gruppi Balint nelle citt
di Pescara, Chieti, Roma, Padova, Bologna, Verona, Milano, e, in Svizzera, ad
Ascona, Lucerna, Losanna.
Dallo scorso anno, il Prof. M. Fulcheri ha contribuito con un impulso vitale
ed affettivo allulteriore sviluppo della nostra storia professionale e umana
offrendoci, tra laltro, la Collaborazione della Cattedra di Psicologia Clinica
di cui Titolare. Cos questa passione, sotto lEgida della Societ Italiana
di Medicina Psicosomatica, del Gruppo per la Ricerca in Psicosomatica e con
la Collaborazione di N. Prospettive in Psicologia, si concretizzata nella crea-
zione, a Pescara, del
CENTRO STUDI DI PSICOLOGIA E PSICOSOMATICA CLINICA
(CSPP)
Diretto dal Dott. Fausto Agresta.
Attraverso i Convegni, i Seminari e i Gruppi di Ricerca e di Formazione del
CSPP verranno approfonditi, di volta in volta, vari aspetti della Psicologia
Clinica e della Clinica Psicosomatica come visione trasversale di ogni indi-
rizzo psicologico e psicoterapeutico presente nelle relazioni daiuto, nella
Formazione al rapporto interpersonale nei vari sviluppi della vita di ogni in-
dividuo: dalla prima infanzia alla vecchiaia, dalle patologie del corpo alle
difficolt nei rapporti interpersonali, in una visione olistica e di unit mente
corpo. Maggiore visibilit verr data al linguaggio del corpo, valorizzando
proprie le psicoterapie corporee di indirizzo analitico e psicosomatico.
La Formazione Professionale psicologica e psicoterapeutica del Centro
riservata ai Medici, Psicologi e Psicoterapeuti.
Tutte le altre Esperienze di Formazione personale sono aperte a tutti gli
operatori socio sanitari, a docenti, a manager e studenti, con lo scopo di mi-
gliorare la loro qualit di vita e dei rapporti umani e professionali.
Le ricerche e i Seminari pi significativi del Comitato Scientifico e dei
Soci verranno pubblicati su: Quaderni del CSPP, Rivista Medicina
Psicosomatica, N. Prospettive in Psicologia ed in altre Collane scientifi-
che.
ATTIVITA DI FORMAZIONE E DI RICERCA
DEL CENTRO STUDI DI PSICOLOGIA
E PSICOSOMATICA CLINICA (CSPP) ANNO 2008
GRUPPI BALINT (bisettimanali / mensili)
TRAINING AUTOGENO CON VISUALIZZAZIONI GUIDATE (bisetti-
manali): Tre livelli di n. 30 incontri per Livello (pi n.3 iniziale): Durata
circa due anni.
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GRUPPI DI SUPERVISIONE DI CASI CLINICI (bisettimanali / mensili)
GIOCHI DI RUOLO E PSICODRAMMA ANALITICO (bisettimanali /
mensili)
MATRICI DI SOCIAL DREAMING (SEMINARI)
TECNICHE PREVENZIONE Burn out (Defusing e Debrefing)
CORSI MONOTEMATICI DI PSICOSOMATICA CLINICA NELLE
MOLTEPLICI FORME DI SOMATIZZAZIONE E NELLE COSIDDETTE
MALATTIE PSICOSOMATICHE SECONDO UNA VISIONE OLISTICA E
NELLUNITA MENTE CORPO
Il CORPO E IL CIBO: ANORESSIA / BULIMIA, VARIE DIPENDENZE
NELLA VISIONE PSICODINAMICA- PSICOSOMATICA
TRATTAMENTO DELLE PROBLEMATICHE COMUNICAZIONALI E
DEI DISTURBI RELATIVI ALLA SESSUALITA
SEMINARI SUI PRIMI COLLOQUI: TEORIA E TECNICA DI INTER-
VENTO DEI PRIMI COLLOQUI IN ACCORDO CON LA TECNICA DI
E. GILLIRON (SCUOLA DI LOSANNA IREP- ROMA; CSPP e SIMP:
F. AGRESTA)
SEMINARI SUI SOGNI: DALLA CLINICA ALLA TEORIA (dai bambini/
adolescenti, agli adulti, coppie, famiglie, gruppi)
SEMINARI TEORICI SULLA GRUPPOANALISI E PSICOSOMATICA
CLINICA
CORSI ANNUALI IN TEORIA E TECNICA DEI TESTS (Cognitivi,
proiettivi e questionari vari) in Coll. Univ. Cattolica Roma
LUSO DEI TESTS IN PSICODIAGNOSI E IN PSICOTERAPIA
IL DISEGNO IN CHIAVE PROIETTIVA E COGNITIVA: ASPETTI
PSICODIAGNOSTICI, PSICOTERAPEUTICI E RIABILITATIVI
IL GIOCO, IL DISEGNO, LA MUSICOTERAPIA E ARTETERAPIA
CON I BAMBINI
SEMINARI TEORICO CLINICI SULLA PSICOLOGIA DELLHANDI-
CAP E RIABILITATIVA (handicap, pazienti psichiatrici, geriatrici)
SEMINARI ED INCONTRI SPECIFICI PER LE DIVERSE FIGURE PRO-
FESSIONALI NELLAREA DELLINTERVENTO RELAZIONALE E
INTERPERSONALE E DI GRUPPO (Medici, Psicologi, Psicoterapeuti, In-
fermieri, Fisioterapisti, Terapisti della Riabilitazione, Assistenti Sociali,
Educatori di Comunit, Dirigenti, Docenti, Manager, ecc.)
GRUPPI DI INCONTRO E DI RIFLESSIONE SULLA PSICOLOGIA E
SULLA PSICOPATOLOGIA DELLETA EVOLUTIVA E DELLADOLE-
SCENZA PER GENITORI E INSEGNANTI.
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FORMAZIONE ANTISTRESS E ALLE RELAZIONI INTERPERSONALI
E PER MANAGER E DIRIGENTI.
CORSI BIENNALI DI SPECIALIZZAZIONE IN PSICOTERAPIA E
PSICOSOMATICA CLINICA PER PSICOTERAPEUTI (bambino/ado-
lescente, adulto, coppia, famiglia, gruppo), Condotto dai Docenti: F. Agresta,
G. Bontempo, A. Minervino, C. Pelusi, D. Romagnoli, A. M. Rotondo,
A. Serroni, S. Iansante et alii.
**CORSI BIENNALI DI SPECIALIZZAZIONE IN PSICOTERAPIA
ANALITICA BREVE PER PSICOTERAPEUTI (secondo la metodica
F. Agresta / E. Gilliron). Docenti e Didatti: F. Agresta, G. Bontempo,
M. Fulcheri, A. M. Rotondo, P. Petrini (et alii).
Comitato Organizzatore. Iscrizioni e organizzazione dei gruppi:
INFORMAZIONI GENERALI: Dott.ssa Alessandra DAmato
cell. 349-6940474 - E-mail: damatoale@hotmail.it;
Comitato Organizzatore: Redazione, Atti e Convegni:
Dott.ssa S. Di Virgilio, Dott. A. Mosca / Dott.ssa E. Sigillo/ Dott.ssa R. De
Luca / Dott.ssa M.A. Martelli
Direzione del C.S.P.P.: Dott. F. Agresta, Via Bologna 35, 65121, Pescara; tel.
085/28354; fagresta@hotmail.com ; www.prospettiveinpsicologia.com / cod.
fiscale: 910 866 006 80
Riepilogo Attivit del Centro: TIROCINIO: accreditato dall Ordine degli
Psicologi dAbruzzo.
Seminari Psicoanalitici e Psicosomatici sulle Malattie Psicosomatiche e sulle
diverse somatizzazioni e i disturbi corporei; Seminari sulluso del sogno in
psicoterapia; Seminari di Matrici di Social Dreaming; Seminari sulle
Psicoterapie Psicoanalitiche di Coppia e di Famiglia; Seminari sulla Teoria e
Tecnica della Gruppoanalisi; Teoria Tecnica dei Tests: intellettivi, proiettivi e
questionari vari sullo studio della Personalit; Ricerche sulle Famiglie
Psicosomatiche; Training Autogeno con Visualizzazioni Guidate; Rilassamen-
to Analitico; Teoria e Tecnica dello Psicodramma Analitico; Teoria e Tecnica
dei Primi Colloqui di Consultazione e in Psicosomatica Clinica nei diversi
contesti (individuale, coppia, familiare e di gruppo); Psicologia dellhandicap
e della Riabilitazione; Psicologia e Scuola; Psicologia del lavoro; Psiconco-
logia; La Formazione dei Manager, Dirigenti, Docenti ed Educatori di Co-
munit; La Formazione degli Operatori socio sanitari (Medici, Psicologi,
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Infermieri, Fisioterapisti, Terapisti della Riabilitazione, Assistenti sociali,
ecc); Corsi di Formazione alla Funzione Genitoriale (ad altre attivit).
***Ogni anno sono previsti un Seminario clinico per piccoli gruppi (40/60
partecipanti) e un Convegno Nazionale Mente - Corpo su aree specifiche
della personalit complessa. La giornata sar suddivisa in una parte Teori-
ca (mattino: con relazioni e dibattiti sul tema) e in una seconda parte Pratica
(pomeridiana) con Gruppi Balint, Training Autogeno con V. G., Gruppi di
Supervisione e Giochi di ruolo, Matrice di Social Dreaming. Entro la fine di
questanno previsto il Seminario dal tema: Psicopatologia del bambino,
delladolescente e del disabile.
Il Direttore del CSPP
Dott. FAUSTO AGRESTA
Psicologo, Psicoterapeuta analista individuale e di gruppo
Docente e Didatta IPAAE
Docente a contratto Facolt di Psicologia
Universit G. dAnnunzio Chieti
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PROSPETTIVE IN LIBRERIA
J. ALTOUNIAN, P. FONAGY, G.O. GABBARD, J.S. GROSTEIN, R.D. HINSHELWOOD,
J.P. JIMENEZ, O.F. KERNBERG, S. RESNIK
LA PSICOANALISI E I SUOI CONFINI
(a cura di G. Leo)
Casa Editrice Astrolabio, (2009), Roma, pagg. 223, Euro20,00
La psicoanalisi a seconda del punto di vista da cui la si osserva, confina con molti territori
diversi. Come uno stato delimitato da confini geografici, culturali ed amministrativi, que-
sta disciplina acquista la sua specificit grazie a ci che la distingue, ma anche che la avvi-
cina ai territori confinanti: il confine qui dunque inteso nella sua duplice accezione di
distinzione di transizione. Questo volume raccoglie i saggi di otto rappresentanti di spicco
della psicoanalisi contemporanea, ognuno dei quali getta luce su aree tematiche cruciali
del territorio psicoanalitico, creando dialogo e confronto con discipline solo apparente-
mente incompatibili tra loro.
* * *
C. LORIN
UN NUOVO SGUARDO SULL

ANORESSIA
La danza come soluzione possibile
Edizioni scientifiche Ma. Gi., (2009), Roma, pagg.189, Euro18,00
Questo volume tratta una impostazione rivoluzionaria dei metodi di cura dellanoressia.
Lautore, discostandosi dalla visione rigidamente circoscritta allambiente familiare che
colpevolizza in modo eccessivo la madre, suggerisce a chi ha problemi di comportamento
alimentare di praticare la danza. Danzare significa utilizzare in modo positivo le preoccu-
pazioni alimentari: la danza pu trasformare la malattia in qualcosa di sacro, perch impli-
ca la sublimazione di tutto ci corpo, slancio vitale, desiderio e passione. Unimpo-
stazione che non rinuncia tuttavia alla pratica psicoterapeutica, ma che anzi viene integra-
ta con la teatroterapia e con la danza.
* * *
A. DONOFRIO
IL TRAGHETTO
La formazione psicologica degli insegnanti con i Gruppi Balint
Edizioni Psiconline, (2009), Francavilla al mare, pagg.108, Euro14,00
Teoria e tecnica unite per parlare a tutti. Formazione come viaggio. E il viaggio come si sa
pu presentare imprevisti, disorientamenti, ma apre anche spazi nuovi, consente nuovi in-
contri, nuove esperienze, insomma in qualche modo ci cambia. Da un lato c il desiderio
di cambiare, ma c anche il rovescio della medaglia, ossia la paura di tale cambiamento e
il timore di non sapere cosa accadr dopo. Un libro per gli addetti ai lavori che costante-
mente si rapportano con la materia e quotidianamente la vivono e la costruiscono.
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NOTIZIE
Si svolto a Pescara, nella giornata di SABATO 21 NOVEMBRE 2009, il
Convegno nazionale:
Le AFASIE: problematiche comunicative, relazionali e sociali
PESCARA: Centro Adriatico, Via Papa Giovanni XXIII
Organizzato dallA.IT.A. (Associazioni Italiane Afasici)
e dalla SIMP - sezione pescarese
Il Convegno si occupato di far conoscere lAfasia (disturbo del linguaggio dovu-
to ad una lesione cerebrale) e soprattutto di mettere in evidenza le difficolt che
un paziente afasico e la sua famiglia si trovano ad affrontare nella vita di tutti i
giorni a causa della condizione di incomunicabilit, spesso associata anche ad
altri deficit, in cui ci si pu ritrovare dopo un ictus o un trauma cranico. Si calcola
che in Italia circa 120.000 persone vengano colpite ogni anno da ictus; di queste
almeno 15.000 hanno ancora importanti disturbi del linguaggio dopo un anno. At-
tualmente il numero di persone afasiche in Italia in seguito a malattie
cerebrovascolari si aggira attorno a 150.000; a queste si devono aggiungere le
persone che presentano disturbi del linguaggio in seguito ad altre patologie. Du-
rante i primi mesi dopo levento morboso, il disturbo del linguaggio tende a mi-
gliorare spontaneamente nella maggior parte delle persone afasiche. A volte
levoluzione molto favorevole e il disturbo regredisce completamente o quasi
nel giro di qualche mese; nella maggior parte dei casi, tuttavia, il recupero par-
ziale. Il miglioramento sempre lento e graduale ma pu essere accelerato e po-
tenziato da un intervento riabilitativo adeguato. Le persone affette da afasia, col-
pite nella capacit di comunicare e spesso limitate anche nella loro autonomia
fisica, si trovano isolate, incapaci di far sentire la propria voce, scompaiono.
Non sono in grado di interagire normalmente con i propri familiari, di reinserirsi
nellambiente lavorativo; spesso vengono escluse o si auto-escludono dal proprio
ambito sociale e rimangono isolate nella loro sofferenza.
LAssociazione A.IT.A.-onlus, offre dei luoghi di incontro per le persone afasiche
ed i loro familiari, promuove i contatti tra le persone afasiche, i loro familiari e il
loro ambiente, organizza attivit sociali, incontri e seminari per le famiglie, fa
opera di informazione sullafasia e, in generale, contribuisce a sostenere le per-
sone afasiche nella loro vita quotidiana.
Hanno partecipato come relatori:
Prof.ssa Anna Basso: Neuropsicologa, Presidente Nazionale A.IT.A.
Dott.ssa Luciana Modena: Logopedista, Presidente A.IT.A. Emilia Romagna
Dott. Armando Mancini: Neurologo, Responsabile Reparto Stroke Unit - O. C. Pescara
Dott. Fausto Agresta: Psicologo, Psicoterapeuta, Professore a.c. di Psicosomatica e
Compiti Vitali Universit di Chieti. Coordinatore sezione Pescarese della SIMP
Dott.ssa Anna Maria Rotondo: Medico, Psicoterapeuta, socio SIMP
Alessio Bianconi