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LEGENDRE

Psicoanalista e studioso di pedagogia, Legendre nel proprio scritto fondamentale Desir politique
de Dieu, pone laccento sui processi sociali e le istituzioni, considerandoli come modelli senza
senso, attraverso cui rendere sensato tutto ci che avviene. Luomo si caratterizza per due dati:
DESIDERIO e DOMANDA. Ogni domanda sul mondo unansia di sapere, che si riflette in un
desiderio incondizionato: luomo si interroga su tutto e desidera tutto. Il sistema istituzionale
serve proprio a circoscrivere lassoluto, mettendo ogni cosa entro un limite di comunicazione
(interdetto) in cui sia chiaro loggetto del desiderabile e la soggettivit del desiderante. Questo
limite impone una sorta di premessa e conseguenza, di relazioni e rapporti, inserendo ogni
soggetto entro un ordine politico (spazio organizzato attorno alla parola). Le istituzioni hanno
dunque lo scopo di instituere vitam , cio di fabbricare luomo e dargli un limite; linstaurazione
del non, dello scarto consente la nascita di relazioni idea della terziet: il terzo un medium,
che consente la relazione tra due entit contrapposte (Es: giudice e parti). La terziet uno
strumento di mediazione che consente la coesistenza (il tab dellincesto linvenzione del terzo).
La parola un sistema di referenti; la possibilit di riferire qualcosa a qualcuno e qualcosa che
istituisce e alimenta il desiderio. Dio il primo referente, non possiamo infatti avere sistemi
istituzionali che non funzionino in nome di, solo questa referenza permette di produrre effetti
soggettivi e sociali. Ecco perch secondo Legendre non pu esservi alcuna norma in una societ
senza tecniche di referenza assoluta (Stato e diritto). Linterdetto dunque inteso come parola
che istituisce il linguaggio e al contempo racchiude lessenza delluomo. La totalit esiste
nellimmediatezza della volont e del desiderio, mentre lassoluto, quale conclusione del processo
intellettuale e creativo esiste solo come invenzione, come strumento per instituere vitam.
Inventiamo Dio, scoprendolo nella rimozione del desiderio.

GIRARD
Girard muove dalla stessa teoria di Freud, secondo il quale alla base di tutto vi la violenza (alla
base del sacro vi lesecrando); tutte le esperienze religiose nascono dalla violenza. Per Girard
per, lelemento di violenza non lelemento edipico del padre. Girard parla di capro espiatorio,
cio loggetto su cui viene scaraventata la carica di aggressivit individuale, dovuta al desiderio,
come vittima necessaria al fine di ottenere la pacificazione della comunit politica, che non
necessariamente colpevole, ma che la societ ritiene tale, per poter raggiungere la propria
salvezza. Ma perch abbiamo bisogno di uccidere le vittime? Ecco che si fa qui riferimento alla
lapidazione, come morte lenta e dolorosa, che presuppone la partecipazione collettiva (siamo tutti
carnefici); nessuno in se uccide la vittima, ma il sacrificio comune aggrega ciascuno di noi allaltro:
coesistenza. La vittima sacrificale che permette laggregazione sociale, vede in se tutti gli aspetti
negativi: lunica responsabile dinnanzi ad un insieme di innocenti. Il desiderio, colpevole
dellaggressivit individuale, si basa sul seguente schema: io desidero, laltro desidera la stessa
cosa e nasce il conflitto. Il desiderio mimetico (Es: la moda; compro un oggetto perch tutti ce
lhanno). Dietro limitazione ci sono due elementi: invidia (voglio essere come laltro = eros) e
dalleros deluso, nasce il thanatos (lodio), perch non posso essere laltro e che in mancanza della
vittima sacrificale comporterebbe la mancata coesistenza degli uomini. Tutte le societ si
sviluppano su questo schema: violenza individuale diventa violenza collettiva per effetto del
meccanismo mimetico (ciascuno di noi si considera vittima dello stesso capro espiatorio). Il
superamento della logica vittima-carnefice si ha, per Girard, con il Cristianesimo: nei miti le vittime
sono sempre colpevoli e la comunit innocente, col Cristianesimo vi la visione opposta, noi
siamo convinti dellinnocenza della vittima, che diviene anche un simbolo: la croce. La confusione
tra vittima e carnefice viene meno, bisgona scegliere da che parte stare. La morte della vittima
rivela non solo la violenza di ogni culto fondato sul sacrificio, ma anche lidea della possibilit che
una comunit si fondi sulla rinuncia a qualsiasi forma di violenza e vendetta. Da che cosa deriva
lattenzione moderna per le vittime? Si diffonde con il Cristianesimo e comporta lattenzione per
chi soffre (diritti umani), desidero costruire una societ senza vittime; ma continuiamo a essere
carnefici, perch il Cristianesimo non ha superato del tutto il meccanismo sacrificale (nazismo =
estirpare le radici cristiane e tornare al paganesimo / consumismo = la competizione sopravvive,
ma non sappiamo riconoscerla, nella societ moderna il desiderio infatti soddisfatto e non
sentiamo dunque il conflitto con laltro; il nemico non pi allesterno di noi, ma allinterno (es.
anoressia: diveniamo nemici di noi stessi e ci uccidiamo con il cibo, siamo vittime e carnefici).
Morale: lestistenza dellaltro mi riguarda. Compassione, mettersi dalla parte delle vittime e
pensare con la loro testa: Caino vs Abele (Io non sono il custode di mio fratello), Caino uccide
Abele perch non riesce a scorgere il suo volto. Levinas afferma che il volto lunica cosa che
mostriamo non coperta allaltro e che se riusciamo a guardare in volto laltro, non saremo in grado
di ucciderlo. La sorte dellaltro mi riguarda. Il diritto non dunque solo uno strumento di
mediazione, ma anche di giustizia.