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5.

Classi laterali e teorema di Lagrange


Denizione 1. Sia (G, ) un gruppo e sia H un sottogruppo di G. Per ogni a G, linsieme
Ha := {ha, h H}
` detto laterale destro di a modulo H o (classe laterale destra di a modulo H). Se G ha struttura
e
additiva, il laterale destro di a modulo H ` linsieme H + a = {h + a, h H}.
e
Osservazione 1. (i) Si noti che
Ha = H a H.
Se infatti Ha = H, allora a = 1 a H. Viceversa, se a H, allora:
1
ha H, h H] e H Ha [in quanto h = (ha ) a Ha, h H].

Ha H [in quanto

(ii) Se a H, Ha non ` mai un sottogruppo di G. Infatti si ha: 1 Ha [se per assurdo 1 Ha,
e
1
allora 1 = ha, h H, e dunque a = h H: assurdo].
Lemma 1.

Ha = Hb ab

H.
1

Dim. (=). Risulta: a = 1a = hb, h H. Dunque ab


1

(=). Posto h1 := ab

Per ogni h H, si ha

H, risulta: a = a(b b) = (ab )b = h1 b, cio` a = h1 b e quindi b = h1 a.


e
ha = hh1 b Hb e quindi Ha Hb,
1

hb = h(h1 a) = (hh1 ) a Ha e quindi Hb Ha.


1

Nota. Si verica immediatamente che ab


Lemma 2.

= h H.

H a Hb b Ha.

Ha = Hb = Ha Hb = .

Dim. Per assurdo, g G tale che g = h1 a = h2 b, con h1, h2 H. Da h1 a = h2 b segue


1
1
1
1
h2 = h1 ab e quindi h1 h2 = ab . Pertanto ab H. Dal Lemma 1 segue allora che Ha = Hb,
contro lipotesi.
Proposizione 1. La famiglia
` una partizione di G.
e

(H) di tutti i laterali destri di G modulo H (a due a due distinti)

Dim. Sia Ld (H) = Hat , t I la famiglia di tutti i laterali destri modulo H, a due a due distinti.
Ovviamente Ld (H) ` un ricoprimento di G [infatti, g G, g = 1g Hg = Hat , t I]. Dal
e
Lemma 2 segue che Ld (H) ` una partizione di G.
e
Teorema 1. (Teorema di Lagrange). Sia G un gruppo nito. Per ogni sottogruppo H di G,
risulta: |H| |G| [cio` lordine di un sottogruppo ` un divisore dellordine del gruppo].
e
e
Dim. Se G ` un gruppo nito, ogni suo sottogruppo H ` nito ed ` nito anche il numero dei
e
e
e
suoi laterali destri. Inoltre tutti i laterali destri hanno la stessa cardinalit`: infatti, a G,
a
lapplicazione
: H Ha tale che (h) = ha, h H,
` biiettiva (cfr. Osserv. 1.1(i)). Posto Allora |G| = n, |H| = m,
e
i = |Ld (H)|), risulta:
i

n=
t=1

|Hat | =

i
t=1

|H| = mi,

(H) = Ha1, ... , Hai

(con

168

G. CAMPANELLA

APPUNTI DI ALGEBRA 1

cio` n = mi. Dunque m n, cio` |H| |G|.


e
e
Denizione 2. Assegnati un gruppo G (anche innito) ed un suo sottogruppo H, la cardinalit`
a
i = |Ld (H)| ` detta indice di H in G ed ` usualmente denotata (G : H).
e
e
Dal teorema precedente segue che, se G ` nito, (G : H) ` nito ed ` un divisore di |G|.
e
e
e
Esaminiamo alcune importanti conseguenze del teorema di Lagrange.
Corollario 1. Se G ` nito, (a) |G|, a G.
e
Se in particolare |G| = p ` un numero primo, allora G C p (gruppo ciclico di ordine p) ed ` privo
e
e
=
di sottogruppi propri.
Dim. Risulta: (a) = | a | |G|.
Se |G| = p e a = 1, allora (a) = p. Dunque G ` ciclico. Dal teorema di Lagrange segue subito
e
che G non ha sottogruppi = {1}, G.
|G|

Corollario 2. Se (G, ) ` nito, a


e

= 1, a G. [In struttura additiva, |G| a = 0, a G].


(a)

Dim. Dal Cor. 1, (a) |G|. Poich a


e

|G|

= 1, allora a

= 1.

Corollario 3. [Ri-dimostrazione del Teorema di Eulero-Fermat, cfr. Cap. II,Teor. 6.2 ].


n 2. Per ogni a Z , con (a, n) = 1, risulta:
(n)

1 (mod n).

`
Z
Dim. E noto (cfr. Cap. II, Osserv. 6.3 ) che U(Z n) ` un gruppo di ordine (n).
e
Z
(a, n) = 1, allora a U(Z n). Dal precedente Cor. 2,
a

(n)

Sia

(n)

= 1, cio` a (n) = 1 e quindi a


e

Essendo

1 (mod n).

Corollario 4. A meno di isomorsmi, esistono soltanto due gruppi di ordine 4: il gruppo ciclico
C 4 ed il gruppo di Klein V .
Dim. Sia (G, ) un gruppo di ordine 4. Poniamo G = {1, a, b, c}. In base al Cor. 1, i tre elementi
a, b, c possono avere periodo 2 oppure 4. Se almeno uno dei tre elementi ha periodo 4, G C 4.
=
Assumiamo quindi che (a) = (b) = (c) = 2 e valutiamo il prodotto ab. Risulta:
2

- ab = 1 [altrimenti ab = 1 = a e quindi, semplicando, b = a: assurdo];


- ab = a [altrimenti, semplicando, b = 1: assurdo];
- ab = b [altrimenti, semplicando, a = 1: assurdo].
Si conclude che ab = c.
b, bc = cb = a.

In modo analogo si verica che anche ba = c ed inoltre che ac = ca =

G ha esattamente la stessa tavola moltiplicativa del gruppo di Klein V (cfr. 4.(A)): dunque G V .
=
Nota. Si osservi che il prodotto diretto Z 2 Z 2 ` isomorfo a V [infatti non ha elementi di periodo
e
4 e quindi non ` ciclico].
e
Corollario 5. Se K ` un campo nito, il suo gruppo moltiplicativo (K , ) ` ciclico.
e
e
Dim. Tenuto conto della Nota al termine della dimostrazione di Prop. 2.3, basta dimostrare che,
se t 1 e t |K |, esiste al pi` un solo sottogruppo di K di ordine t.
u
t
Sia infatti H K , |H| = t. Per ogni x H, (x) t e dunque (dal Cor. 1) x = 1. Allora x
t
` uno zero del polinomio P = X 1 K[X]. In base al teorema di Runi, in K esistono al pi`
e
u

CAP. 4.5

CLASSI LATERALI E TEOREMA DI LAGRANGE

169

t zeri di P e tali elementi sono tutti in H. Se ora H1 ` un altro sottogruppo di K di ordine t,


e
poich i suoi elementi sono zeri di P , appartengono a H. Ne segue che H1 H e dunque H1 = H.
e
Alla partizione

(H) di G resta associata la relazione di equivalenza d cos` denita: a, b G,

a d b a, b Hg, g G.

Lemma 3. Siano a, b G. Risulta:


1

a d b a b

H [ Ha = Hb ].

Ne segue che [a]d = Ha, a G.


Dim. Dalla Nota di Lemma 1 segue che
a d b a, b Hg, g G Ha = Hg = Hb Ha = Hb.
1

Quindi, dal Lemma 2 a d b ab

H.

La classe di equivalenza [a]d ` la classe laterale destra contenente a, cio` Ha. Dunque [a]d =
e
e
Ha. Tale uguaglianza pu` comunque essere vericata direttamente. Infatti:
o
1

[a]d = {b G : a d b} = {b G : ab

H} = {b G : b Ha} = Ha

Segue dal lemma precedente che linsieme quoziente G


laterali destri di G. Da ci` segue che (G : H) = G
o

coincide con la famiglia

(H) dei

Denizione 3. Per ogni a G, linsieme


aH := {ah, h H}
` detto laterale sinistro di a modulo H (o classe laterale sinistra di a modulo H).
e
Si dimostra, in modo del tutto analogo a quanto fatto sopra, che:
1

- aH = bH a b H.
- Ls (H) = aH, a G ` una partizione di G.
e
1
- se s ` la relazione di equivalenza associata a tale partizione, risulta: a s b a b H.
e
- G = Ls (H).
s

Osservazione 2. (i) Verichiamo su un esempio che in generale s = d .


Si scelga G = S 3, H = (1 2) = {(1), (1 2)}. I tre laterali destri mod H sono
H = {(1), (1 2)},

H(1 3) = {(1 3), (1 2 3)},

H(2 3) = {(2 3), (1 3 2)},

mentre i tre laterali sinistri mod H sono


H = {(1), (1 2)},

(1 3)H = {(1 3), (1 3 2)},

(2 3)H = {(2 3), (1 2 3)}.

Come si vede, H(1 3) = (1 3)H (e analogamente H(2 3) = (2 3)H). Ne segue che s = d : infatti
(1 3)d (1 2 3) mentre (1 3) s (1 2 3).
(ii) Anche se s = d , ` comunque vero che
e

=G

, cio` che il numero dei laterali destri


e

[che ` lindice (G : H) ] coincide con il numero dei laterali sinistri. Si consideri infatti lapplicazione
e
:G

tale che (Ha) = a H, Ha G

Tale applicazione ` ben denita. Infatti


e
1

Ha = Ha1 = Ha a1 = H = aa1 H = aa1 H = H = a1 H = a H.


Inoltre ` biiettiva, in quanto ha per inversa lapplicazione (anchessa ben denita)
e
:G

tale che (bH) = H b , bH G

(iii) Se G ` abeliano ed H ` un suo sottogruppo, risulta sempre s = d .


e
e
abeliano:

Infatti, essendo G

170

G. CAMPANELLA
1

a s b a b H b a

APPUNTI DI ALGEBRA 1
1 1

H (b a )

H a b

H a d b.

Ci chiediamo in quali circostanze valga la condizione s = d . Vale il seguente risultato.


Proposizione 2. Sia H G. Si ha:
s = d Ha = aH, a G.
Dim. (=). Bisogna vericare che Ha aH Ha, a G.
1

Si ha, h H: ha d a [infatti ha a = h H] e quindi ha s a, cio` haH = aH. In particolare,


e
ha1 = ha aH. Dunque ` provato che Ha aH.
e
1

Viceversa, h H: ah s a [infatti (ah) a = h a a = h H] e quindi ah d a, cio`


e
Hah = Ha. In particolare, 1ah = ah Ha. Dunque ` provato che aH Ha.
e
(=). Bisogna vericare che, a, b G: a s b a d b, ovvero che aH = bH Ha = Hb.
Ci` segue immediatamente dallipotesi (Ha = aH e Hb = bH).
o
Denizione 4. Sia H G. H ` detto sottogruppo normale di G se s = d
e
aH, a G). Si scrive H G.

(cio` Ha =
e

Osservazione 3. (i) Abbiamo gi` dimostrato (cfr. Osserv. 2(iii)) che in un gruppo abeliano ogni
a
sottogruppo ` normale. Un esempio di sottogruppo non normale ` invece il sottogruppo H = (1 2)
e
e
di S 3. Infatti H S 3 (cfr. Osserv. 2(i)).
(ii) Ogni sottogruppo di indice 2 ` normale. Sia infatti H G, con (G : H) = 2. Si ha:
e
G
Allora G = H

Ha = H

= H, Ha ,

= H, aH , con a G H.

aH e quindi Ha = G H = aH. Quindi Ha = aH, a G H.

Se inne a H, ovviamente Ha = H = aH. Dalla Prop. 2 segue che s = d .


Nota. Per ogni n 2, A n

S
S n [infatti si verica subito che (S n : A n) = 2)].

(iii) Per vericare se un sottogruppo ` normale, conviene utilizzare il seguente risultato:


e

( ) se Ha aH, a G, allora Ha = aH, a G.

Per dimostrare ( ) basta vericare che anche aH Ha, a G.


1

Sia h H. Per ipotesi, Ha a H. In particolare quindi h a


1 1
1 1 1
1
1
1
ha: ah = ((ah) ) = (h a ) = (a h1) = h1 a Ha.

= a h1, h1 H. Dunque si

Nota. La condizione Ha aH di ( ) pu` essere ovviamente sostituita da aH Ha.


o
(iv) Sia H G. Si verica facilmente che
H G

h H, [h] H

(cio` tutta la classe di coniugio di ogni elemento di H ` contenuta in H). Infatti


e
e
1
1
(=) xhx [h] , da xH = Hx segue xh = h1x ( h1 H). Pertanto xhx H.
1
(=) Bisogna vericare che Hx xH, x G. Sia h H. Poich x hx [h] H, allora
e
1
x hx = h1, h1 H. Dunque hx = xh1 xH e pertanto Hx xH.
1

(v) Risulta inne: H G xHx = H, x G.


1
Infatti si verica subito che xHx = H xH = Hx.
Osservazione 4. Sia G un gruppo nito di ordine n. Se m > 1 ed m n, non ` detto che G
e
ammetta un sottogruppo H di ordine m. Ad esempio vericheremo, nellEsercizio 1 in conclusione
di questo paragrafo, che il gruppo alterno A 4 (che ` di ordine 12) non ammette alcun sottogruppo
e
di ordine 6. Il teorema di Lagrange non d` quindi indicazioni sullesistenza di sottogruppi di un
a
gruppo nito; d` invece indicazioni sulla non esistenza di sottogruppi. Ad esempio, se torniamo alla
a
conclusione del paragrafo precedente, ci permette di aermare che in D 5 (di ordine 10) non esistono
sottogruppi propri di ordini = 2, 5.

CAP. 4.5

CLASSI LATERALI E TEOREMA DI LAGRANGE

171

Altri pi` ranati risultati (ad esempio teoremi dovuti a Cauchy ed a Sylow) danno invece indiu
cazioni sullesistenza di sottogruppi di un gruppo nito.
Come applicazione del teorema di Lagrange, determineremo:
A
(A ) tutti i gruppi di ordine 6.
B
(B ) il reticolo dei sottogruppi di D 6.
C
(C ) tutti i gruppi di ordine 8.
A
(A ) Gruppi di ordine 6
Sia (G, ) un gruppo di ordine 6. Dal teorema di Lagrange segue che, g G, g = 1, risulta
(g) = 2, 3, 6.
Se g G tale che (g) = 6, allora G C 6 (gruppo ciclico di ordine 6). Assumiamo quindi
=
che G C 6. In tal caso (g) = 2, 3. Esistono due possibilit`:
a
=

( ) a G tale che (a) = 3;

( a G tale che (a) = 3.


)

Nel caso ( ), G 1, a, a (a = 1), con (a ) = 3. Sia allora b un ulteriore elemento di G ed


assumiamo, per assurdo, che (b) = 3. Allora
2

1, a, a , b, b , ab, a b.

I primi quattro elementi, come sappiamo, sono a due a due distinti. Cosa possiamo dire per gli
altri tre ? Si ha:
2

b = 1, a, a , b [se fosse b = a, allora b = b = a ; se fosse b = a , allora b = b = a = a];


2

ab = 1, a, a , b, b [in base alla legge di cancellazione];


2

a b = 1, a, a , b, b , ab [sempre in base alla legge di cancellazione].


Ma allora |G| 7: assurdo.
Necessariamente allora (b) = 2. In tal caso:
G

1, a, a , b, ab, a b.
2

Per la legge di cancellazione, ab = 1, a, a , b e a b = 1, a, a , b, ab.


considerati sono quindi a due a due distinti e riempiono tutto G.

I sei elementi di G sopra

Consideriamo in G il prodotto ba. Si ha ba = 1, a, a , b [per la legge di cancellazione]. Inoltre


ba = ab [se no si avrebbe (ab) > 3, in quanto
2

2 2

(ab) = (ab)(ab) = a(ba)b = a(ab)b = a b = a = 1; (ab) = (ab) (ab) = a ab = b = 1].


2

Quindi necessariamente ba = a b. Da ci` segue poi che ba = ab [infatti ba = (ba)a = (a b)a =


o
2
2
2
4
a (ba) = a (a b) = a b = ab].
Si conclude che
3

G = a, b a = b = 1, ba = a b .
Dunque G ` un gruppo generato dai due simboli a, b vericanti le tre relazioni scritte sopra.
e
Ricordata la denizione di gruppo diedrale (data nel precedente paragrafo) si conclude che G D 3 =
=
S 3. Un isomorsmo tra G ed S 3 ` ottenuto ponendo, ad esempio,
e
: G S 3 tale che (1) = (1), (a) = (1 2 3), (b) = (2 3),
ed estendendo poi a tutti i restanti elementi di G, in modo che sia un omomorsmo.

Nel caso ( a G tale che (a) = 3 e dunque (a) = 2, a G, a = 1.


),
2

Se G 1, a, b [elementi a due a due distinti, con a = b = 1], allora ab = 1, a, b [in base alla
legge di cancellazione] e dunque G 1, a, b, ab.
1

Si noti che ab = ba [infatti (ab)(ba) = ab a = a = 1 e dunque ba = (ab) ; poich (ab) = 2,


e
1
allora (ab) = ab e dunque ba = ab].
2

Ne segue che G contiene un ulteriore elemento c (con c = 1). Si noti che ac = 1, a, c, ab. Inoltre
2
ac = b [altrimenti ac = b = a b = a(ab) e quindi c = ab: assurdo]. Dunque
G = 1, a, b, c, ab, ac .
Consideriamo ora in G il prodotto bc. Si ha:

172

G. CAMPANELLA

APPUNTI DI ALGEBRA 1

bc = 1, b, ab, c, ac [in base alla legge di cancellazione];


2
bc = a [altrimenti bc = a = b a = b(ab) = c = ab: assurdo].

Dunque bc ` un ulteriore elemento di G e pertanto |G| 7: assurdo. Il caso ( non pu` quindi
e
)
o
vericarsi.
Possiamo concludere che, se |G| = 6, allora G C 6 oppure G S 3.
=
=
B
(B ) Il reticolo dei sottogruppi di D 6
Si ha:
6
2
5
2
3
4
5
2
3
4
5
1
D 6 = , = 1 , = 1 , = = {1 , , , , , , , , , , , }
5

La relazione diedrale = implica k =


hanno i seguenti periodi:
3

6k

(1 k 6).

Gli undici elementi = 1

i sette elementi , , , , , , hanno periodo 2;


2

i due elementi , hanno periodo 3;


5

i due elementi , hanno periodo 6.


2
2
2
2
2
2
4
6
2
[Ad esempio, ( ) = 2 perch ( ) ( ) = ( ) = ( ) = = 1 , ecc.].
e
Poich |D 6| = 12, dal teorema di Lagrange segue che D 6 pu` ammettere sottogruppi di ordine
e D
o
2, 3, 4, 6.
- Relativamente ai sottogruppi di ordine 2 (che sono ciclici), basta osservare che essi sono in
corrispondenza biunivoca con gli elementi di periodo 2. Si hanno quindi sette sottogruppi:
3

- Relativamente ai sottogruppi di ordine 3 (che sono ciclici), basta osservare che ciascuno di essi
deve contenere due elementi di periodo 3. Esaminando i periodi, si conclude che
2
1 2 4
= {1 , , }
` lunico sottogruppo di ordine 3.
e
- Relativamente ai sottogruppi di ordine 4 (che sono ciclici o di Klein), osserviamo subito che
non possono esistere sottogruppi ciclici [perch non esistono elementi di periodo 4]. Invece esistono
e
esattamente tre sottogruppi di Klein:
3
3
1 3
V 1 = , = {1 , , , },
4
4
1 3
V 2 = , = {1 , , , },
2
5
3
2
5
1
V 3 = , = {1 , , , }.
3

[Non ne esistono altri: infatti commuta soltanto con (e con ), commuta soltanto con
4
3
(e con ), ecc.].
- Relativamente ai sottogruppi di ordine 6 (che sono il gruppo ciclico C 6 o S 3), si osservi che
esiste esattamente un ciclico C 6:
=

1
= {1 , , , , , }
2

[perch esistono due soli elementi di periodo 6]. Esistono inoltre due sottogruppi S 3. Si tratta di
e
=
2
2
4
1 2 4
1 = , = {1 , , , , , },
2
3
5
1 2 4
2 = , = {1 , , , , , }.
5
Perch in D 6 non esistono altri sottogruppi S 3 ? Osserviamo che , [per ragioni di
e
=
3
3
periodo] e che anche [infatti si osserva che commuta con ogni elemento di D 6, mentre in
S 3 gli elementi di periodo 2 non commutano tra loro]. Un eventuale nuovo sottogruppo dovrebbe
2
4
3
5
contenere almeno una riessione tra {, , } ed una tra { , , }. Moltiplicando
3
5
tra loro tali riessioni si ottiene una contraddizione (del tipo , , ).

Nota. Si noti che i periodi degli elementi di D 6 coincidono con quelli del gruppo
H = S 5 ({1, 3}) = {1, 3}
introdotto in Esercizio 3.1. Anche il reticolo dei sottogruppi di H coincide con quello di D 6. Tale
fatto suggerisce che D 6 ed H siano isomor. Si pu` infatti vericare che lapplicazione
o
: D 6 H tale che () = (1 3)(2 4 5), () = (2 4)

CAP. 4.5

CLASSI LATERALI E TEOREMA DI LAGRANGE

173

[ed estesa poi agli altri elementi di D 6, in modo da risultare un omomorsmo] ` un isomorsmo tra
e
D 6 ed H .

D6

V1

V2

V3

(1)
1

Ci chiediamo inne quali dei sottogruppi di D 6 sono normali.


- Certo sono normali i tre sottogruppi di ordine 6: C 6, 1, 2 [in quanto hanno indice 2].
2
1 2 4
- Esaminiamo il sottogruppo ciclico C 3 := = {1 , , }. C 3 ha quattro laterali destri:
3
5
C 3 = {, , },

C 3,

2
4
C 3 = {, , },

3
5
C 3 ( ) = { , , },

e quattro laterali sinistri:


C 3,

C 3 = {, , } = C 3 ,
2

C 3 = C 3 ,

Ne segue che C 3

( )C3 = ... = C3 ( ).

D 6.

- Esaminiamo i tre sottogruppi di Klein. Si ha:


V 1 = {, , , } = V 1 = {, , , }
4

e dunque V 1
V 3 D 6.

D 6. Analogamente si verica che V 2 = V 2 e V 3 = V 3 . Dunque V 2

D6 e

- Esaminiamo inne i sette sottogruppi di ordine 2. Si ha:


= {, } = = {, }
5

e quindi

D 6. Analogamente si verica che

= ,
4

= ,
e quindi

( )

= ,

= ,

D 6. Invece

, , , ,

= ,

( ),

=
2

( )

=
3

D 6. Infatti:
2

( ). r

C
(C ) Gruppi di ordine 8
Esistono cinque gruppi di ordine 8, a due a due non isomor [si pu` anzi dimostrare che non ne
o

174

G. CAMPANELLA

APPUNTI DI ALGEBRA 1

esistono altri, a meno di isomorsmi (cfr. la successiva Osserv. 6(ii))]:


C 8 (gruppo ciclico di ordine 8) [abeliano] (cfr. Esempi 2.1(i)).
D 4 (gruppo diedrale) [non abeliano] (cfr. 4.(B)(2)).
Q (gruppo delle unit` dei quaternioni) [non abeliano] (cfr. Cap. I, Prop. 5.22).
a

Z
Z 2 Z 4 = (0, 0), (0, (0, (0, (1, (1, (1, (1,
1),
2),
3),
0),
1),
2),
3) [abeliano].
Z Z
Z 2 Z 2 Z 2 = (0, 0, 0), (0, 0, 1), (0, 1, 0), (0, 1, 1), (1, 0, 0), (1, 0, 1), (1, 1, 0), (1, 1, 1)

[abeliano].

Sui primi due gruppi non abbiamo altro da aggiungere a quanto gi` detto in precedenza. Relatia
vamente a Q, osserviamo che
2

1
1
j
k
i
Q = i , j , k i = j = k = 1 , 1 = 1 , ij = j i = k , j k = k j = i , k i = ik = j .
1
In Q soltanto lelemento 1 ha periodo 2; quindi Q ha un unico sottogruppo ciclico di ordine 2,
1
cio` 1 . Q ha sei elementi di periodo 4, formanti tre sottogruppi ciclici:
e
1
1 i
1
1 j
1
1 k
i = {1 , i , 1 , i },
j = {1 , j , 1 , j },
k = {1 , k , 1 , k }.
2

Inne, Q non ha sottogruppi di Klein [in quanto ha un solo elemento di periodo 2].
Il reticolo dei sottogruppi di Q ` il seguente:
e

j
_

i
_

k
_

1
-1
_

_
1

Z
Z
Z
Relativamente a Z 2 Z 4, osserviamo che si tratta del prodotto diretto di (Z 2, +) per (Z 4, +).
Tale gruppo ha, oltre allunit` (0,
a
0):
quattro elementi di periodo 4: (0, (0, (1, (1,
1),
3),
1),
3);
(1, (1,
tre elementi di periodo 2: (0, 2),
0),
2).
Z
Ne segue che Z 2 Z 4 ha tre sottogruppi ciclici di ordine 2: (0, , (1, , (1, .
2)
0)
2)
, (1, .
Ha inoltre due sottogruppi ciclici di ordine 4: (0, 1)
1)
= {(0, (0, (1, (1,
Ha inne un sottogruppo di Klein V = Z 2 2
0),
2),
0),
2)}. Il reticolo dei suoi
sottogruppi ` il seguente:
e

Z
Z 2 Z 4

(0,
1)

(1,
1)

2)
(0,

(1,
0)

(0,
0)

(1,
2)

CAP. 4.5

CLASSI LATERALI E TEOREMA DI LAGRANGE

175

Z Z
Z
Relativamente a Z 2Z 2Z 2, osserviamo che si tratta del prodotto diretto di (Z 2, +) per se stesso,
tre volte.
Ha sette elementi di periodo 2 e quindi sette sottogruppi ciclici di ordine 2. Non ha sottogruppi
ciclici di ordine 4, ma ha sette sottogruppi di Klein:
Z Z
V 1 = {0}Z 2 Z 2,

Z
V 2 = Z 2 {0}Z 2,

Z
V 3 = Z 2 Z 2 {0},

V 4 = {(0, 0, 0), (1, 1, 1), (0, 1, 1), (1, 0, 0)},

V 5 = {(0, 0, 0), (1, 1, 1), (0, 1, 0), (1, 0, 1)},

V 6 = {(0, 0, 0), (1, 1, 1), (1, 1, 0), (0, 0, 1)},

V 7 = {(0, 0, 0), (1, 1, 0), (1, 0, 1), (0, 1, 1)}.

[Tali sottogruppi sono stati ottenuti scegliendo due elementi distinti tra i sette di periodo 2 e considerandone il sottogruppo (di Klein) generato].
Z Z e
Il reticolo dei sottogruppi di Z 2 Z 2 Z 2 ` il seguente:

Z Z
Z 2 Z 2 Z 2

V1

(0, 1, 1)

V2

V3

V4

V5

V6

(0, 1, 0)

(0, 0, 1)

(1, 0, 1)

(1, 0, 0)

(1, 1, 0)

V7

(1, 1, 1)

(0, 0, 0)

Osservazione 6. (i) Esaminando i periodi degli elementi dei diversi gruppi di ordine 8 sopra
studiati, si pu` osservare che in ciascuno di essi gli elementi di periodo 2 sono in numero dispari. In
o
eetti risulta:
Un gruppo (G, ) di ordine 8 ammette un numero dispari di elementi di periodo 2.
Se G ` ciclico, ammette (2) = 1 elementi di periodo 2. Supponiamo quindi G non ciclico: in
e
tal caso i suoi sette elementi = 1 hanno periodo 2 o 4. Se quindi, per assurdo, G avesse un numero
pari di elementi di periodo 2, ne avrebbe un numero dispari di periodo 4. Ognuno di tali elementi
genera un sottogruppo ciclico di ordine 4, che ammette per` (4) = 2 generatori. Ne segue che G
o
deve possedere un numero pari di elementi di periodo 4: assurdo.
(ii) Illustriamo schematicamente i passi che dimostrano che non esistono altri gruppi di ordine 8, oltre
a quelli sopra considerati. Per i dettagli della dimostrazione rinviamo ad [Armstrong Th. 13.3].
Sia |G| = 8 e G non ciclico. I suoi elementi = 1 hanno periodo 2 oppure 4. Si pu` vericare che
o
Z Z
se tutti tali elementi hanno periodo 2, allora G Z 2 Z 2 Z 2. Altrimenti, sia (x) = 4 e y x .
=
Allora
G = {1, x, x , x , y, xy, x y, x y}
2

e risultano possibili due sole eventualit`:


a
yx = xy

ovvero yx = x y.

Z
Nel primo caso si dimostra che G Z 2Z 4; nel secondo caso si distinguono due ulteriori eventualit`:
a
=
(y) = 2 ovvero (y) = 4.

176

G. CAMPANELLA

APPUNTI DI ALGEBRA 1

Nel primo caso si dimostra che G D 4 e nel secondo che G Q.


=
=
Concludiamo con il seguente risultato, preannunciato in Osserv. 4.
Esercizio 1. Vericare che il gruppo alterno A 4 (sottogruppo di S 4) non ammette sottogruppi di
ordine 6.
H
Soluzione. Per assurdo, esista un sottogruppo H di A 4, con |H | = 6.
C 6 oppure H S 3 e, poich S 4 (e quindi A 4) non ha elementi di periodo 6,
`
E noto che H =
e
=
allora necessariamente H S 3. Dunque H contiene tre elementi di periodo 2.
=
Si noti poi che A 4 ` formato dagli otto 3-cicli di S 4 (elementi di periodo 3), dallunit` 1 = (1) e
e
a
dai tre prodotti di 2-cicli
x = (1 2)(3 4), y = (1 3)(2 4), z = (1 4)(2 3)
(elementi di periodo 2). Si noti inne che
xy = yx = z, xz = zx = y, yz = zy = x.
1
Dunque V = {1 , x, y, z} (gruppo di Klein) ` un sottogruppo di A 4. Ma x, y, z H [sono i tre
e
elementi di periodo 2 in H ] e dunque V H : ci` ` ovviamente assurdo [in quanto un gruppo di
oe
ordine 6 non ha sottogruppi di ordine 4, in base al teorema di Lagrange].
Nota. Gli otto 3-cicli di A 4 generano quattro sottogruppi ciclici di ordine 3, cio` (123) , (124) ,
e
(134) e (234) . Ognuno dei tre elementi di periodo 2 genera un sottogruppo ciclico di ordine 2.
Oltre al gruppo di Klein V non ci sono quindi altri sottogruppi propri di A 4, che ha perci` il seguente
o
reticolo di sottogruppi.
A4

V
(123)

(124)

(134)

(234)
(12)(34)

(1)

(13)(24)

(14)(23)

CAP. 4.6

OMOMORFISMI TRA GRUPPI

177

6. Omomorsmi tra gruppi


La denizione di omomorsmo tra due gruppi, la terminologia e le prime propriet` degli omomora
smi sono state esposte nel paragrafo 1 di questo capitolo. Vogliamo comunque rimarcare il seguente
semplice fatto.
Proposizione 1.

Se f : G G ` un isomorsmo, anche f
e

: G G ` un isomorsmo.
e

Dim. Per denizione di applicazione inversa, si ha, x , y G :


1

f (x ) = x f (x) = x ,

f (y ) = y f (y) = y .

Sia f (x y ) = z [cio` f (z) = x y ]. Allora f (z) = x y = f (x)f (y) = f (xy). Essendo f biiettiva,
e
1
1
1
z = xy, cio` f (x y ) = f (x )f (y ).
e
Nota. Con la stessa dimostrazione si prova che se f : A A ` un isomorsmo di anelli, anche
e
1
f : A A ` un isomorsmo di anelli.
e
Denizione 1. Indicheremo rispettivamente con
Hom
Hom(G, G ),

End
End(G),

Aut
Aut(G),

I (G),

- linsieme degli omomorsmi tra i gruppi G e G ,


- linsieme Hom
Hom(G, G) degli endomorsmi di G,
- linsieme degli automorsmi di G,
- linsieme degli automorsmi interni di G (cfr. Osserv. 1.1(ii)).
Osservazione 1. (i) Hom
Hom(G, G ) ` un insieme non vuoto. Infatti lapplicazione costante
e
G G tale che g 1G , g G,
` un omomorsmo (detto omomorsmo banale).
e
(ii) End
End(G) = Hom
Hom(G, G) ` chiuso rispetto al prodotto operatorio, verica la propriet` associativa
e
a
ed ` dotato di elemento neutro 1 G , ma non ` un gruppo [se G = {1G }], in quanto non esiste linverso
e
e
di un omomorsmo non biiettivo.
(iii) Aut
Aut(G) ` un gruppo [segue dalla Prop. 1].
e
(iv) I (G) ` un sottogruppo di Aut
e
Aut(G).
Siano infatti x , y I (G). Si ha, g G:
1

(y x )(g) = y (xgx ) = y(xgx )y

= (yx)g(yx)

e dunque y x = yx . Inoltre si verica subito che 1 = 1 G .


1
e
e
x1 x , cio` x = x1 . Si conclude che I (G) ` un gruppo.

= yx (g)

Ne segue che x x1 = 1 G =

1
Nota. Risulta inoltre: I (G) = {1 G } G ` commutativo.
e
1
1
Infatti, se I (G) = {1 G }, x, y G: y = x (y) = xyx e dunque xy = yx. Viceversa, se G `
e
1
1
1G (y).
commutativo, x (y) = xyx = xx y = y =

Proposizione 2.

Sia f : G G un omomorsmo. Sia a G tale che (a) < . Risulta:

(i) (f (a)) (a).


(ii) Se f ` un isomorsmo, (f (a)) = (a). [Dunque un isomorsmo conserva il periodo di ogni
e
elemento].
Dim. (i) Se (a) = n [e dunque a = 1G ], allora 1G = f (1G ) = f (a ) = f (a) . Ne segue quindi
(f (a)) n.
n

178

G. CAMPANELLA

APPUNTI DI ALGEBRA 1
1

(ii) Sia f : G G un isomorsmo. Poich f : G G ` un omomorsmo e (f (a)) < , allora


e
e
1
(f (f (a))) (f (a)), cio` (a) (f (a)). Ne segue che (f (a)) = (a).
e
Sia f : G G un omomorsmo di gruppi. Si ha:
(i) H G, f (H) G .

Proposizione 3.

(ii) H G , f (H ) G.
Dim. (i) Per ogni f (a), f (b) f (H), con a, b H, risulta:
1

ab

H e f (a)f (b)

= f (a)f (b ) = f (ab ) f (H).

Dunque f (H) G .
1

(ii) Per ogni a, b f (H ) [e dunque f (a), f (b) H ], risulta:


H
1

Allora ab

f (a)f (b)

= f (a)f (b ) = f (ab ).

f (H ). Dunque f (H ) G.

Denizione 2. Sia f : G G un omomorsmo di gruppi. Linsieme f (G) ` un sottogruppo


e
1
di G , detto (sottogruppo) immagine di f e denotato Im(f ) (o Im f ). Linsieme f (1G ) ` un
e
sottogruppo di G, detto nucleo di f e denotato Ker(f ) (o Ker f ) [da kernel = nucleo].
Sia f : G G un omomorsmo di gruppi. Risulta:
f ` iniettivo Ker(f ) = {1G }.
e

Proposizione 4.

Dim. ( = ). Sia a Ker(f ): f (a) = 1G = f (1G ) = a = 1G [essendo f iniettiva].


1

(=). Se f (a) = f (b), si ha: 1G = f (a)f (b)


a = b. Dunque f ` iniettiva.
e

Ker(f ) = ab

= 1G =

Sia f : G G un omomorsmo di gruppi. Risulta:


a Ker(f ) = Ker(f ) a, a G.

Proposizione 5.
Dunque Ker(f )

= f (ab ) = ab

G.

Dim. Basta vericare che Ker(f ) a a Ker(f ), a G. Infatti, x Ker(f ), si ha:


1

f (a xa) = f (a )1G f (a) = 1G


1

e quindi y := a xa Ker(f ). Allora xa = ay a Ker(f ) e quindi Ker(f ) a a Ker(f ).


Osservazione 2. Indicate con s e d le due relazioni associate al sottogruppo Ker(f ), dalla
precedente poposizione segue che s = d . Si ha:
1

ad b ab

Ker(f ) f (ab ) = 1G f (a)f (b ) = 1G f (a) = f (b)

e nello stesso modo si verica che anche as b f (a) = f (b).


Ricordiamo che lomomorsmo f : G G , in quanto applicazione, induce su G la relazione di
equivalenza f : af b f (a) = f (b), a, b G. Ne segue che, relativamente a Ker(f ),
risulta: d = s = f . Ricordato poi che G ` in corrispondenza biunivoca con Im(f ) [cfr.
e
f

Cap. I, Prop.3.3], si conclude che linsieme G

=G

` in corrispondenza biunivoca con Im(f ).


e

Vericheremo nel prossimo paragrafo che tale biiezione ` un isomorsmo di gruppi.


e
Ci occuperemo ora dello studio degli insiemi Hom
Hom(G, G ), End
End(G) ed Aut
Aut(G), nellipotesi che G
sia un gruppo ciclico (nito o innito). Premettiamo unosservazione relativa ai gruppi di automorsmi
di gruppi isomor.
Osservazione 3. Siano G, G due gruppi isomor e sia f0 : G G un isomorsmo.

CAP. 4.6

OMOMORFISMI TRA GRUPPI

179

(i) Verichiamo che Aut


Aut(G) Aut
= Aut(G ).
Si denisca lapplicazione
1
: Aut
Aut(G) Aut ) tale che (f ) = f0 f f0 , f Aut
Aut(G
Aut(G),
cio` che renda commutativo il diagramma
e
f

f0

f0

(f )

Si vede con facilit` che ` un isomorsmo di gruppi. Infatti


a
e
1

(f1 f2) = f0 (f1 f2) f0 = f0 f1 (f0

f0) f2 f0 = (f1) (f2).

Inoltre ha per inversa lapplicazione


1
: Aut ) Aut
Aut(G
Aut(G) tale che (f ) = f0 f f0, f Aut ),
Aut(G
che rende commutativo il diagramma
f

G
1

f0

f0

(f )

(ii) Indicato con Isom


Isom(G, G ) linsieme non vuoto degli isomorsmi da G a G [f0 Isom
Isom(G, G ) ],
esiste una biiezione tra Isom
Isom(G, G ) e Aut
Aut(G) [o Aut
Aut(G )]. Infatti lapplicazione
F : Aut
Aut(G) Isom
Isom(G, G ) tale che F (f ) = f0 f, f Aut
Aut(G),
cio`
e
f

G
f0

F(f)

G
` una biiezione. Verichiamolo:
e
- se f0 f = f0 f

[con f , f Aut
Aut(G)], allora f0
1

- f1 Isom
Isom(G, G ), f0

f1 Aut
Aut(G) e F (f0

f0 f = f0
1

f1) = f0 f0

f0 f

e quindi f = f .

f1 = f1.

Assumiamo che G sia un gruppo ciclico (nito o innito) e poniamo G = a . Risulta, per ogni
Hom a , G ):
Hom(
n
n
n
se (a) = x, allora (a ) = (a) = x , n Z .
[Se G, G hanno notazione additiva, (na) = nx, n Z ]. Ne segue che ` completamente
e
individuato se ` assegnato lelemento x = (a) G . Resta pertanto denita lapplicazione
e
: Hom a , G ) G tale che () = (a), Hom a , G ).
Hom(
Hom(
Tale applicazione (che dipende dalla scelta del generatore a di
infatti (1) = (2), allora

a ) ` ovviamente iniettiva: se
e

1(a ) = 1(a) = 2(a) = 2(a ), n Z .


n

Dunque 1 = 2.
a (Z , +), ` una biiezione.
e
= Z
` ciclico di ordine n, risulta: Im() = x G : (x) n .
e

Proposizione 6. (i) Se
(ii) Se

Dim. (i) Basta vericare che ` suriettiva. Per ogni x G , si denisce


e
t
Z
fx : (Z , +) (G , ) tale che fx (t) = x , t Z .
[Se G ha notazione additiva, si ponga invece fx (t) = tx, t Z ].
omomorsmo. Infatti
fx (t + s) = fx (t)fx (s), t, s Z .

Osserviamo che fx ` un
e

180

G. CAMPANELLA

APPUNTI DI ALGEBRA 1

Dunque fx Hom Z , G ). Si ha: (fx ) = fx (1) = x. Dunque ` suriettiva, come richiesto.


Hom(Z
e
(ii) Supposto G = a a = 1 , bisogna vericare che Im() = {x G tali che (x) n}.
(). Sia x Im(): dunque f Hom a , G ) tale che f (a) = x.
Hom(
n

Si ha: (f (a)) (a) = n [in base a Prop. 2(i)]. Dunque x = f (a) {x G tali che (x) n}.
(). Sia x G tale che (x) n. Si denisce lapplicazione
fx : a a = 1 (G , ) tale che fx (a ) = x , t = 0, ... , n 1.
n

[Se G ha notazione additiva, si ponga invece fx (a ) = tx, t = 0, ... , n 1]. Ovviamente


1
Hom(
e
(fx ) = fx (a) = x = x. Basta quindi vericare che fx Hom a , G ), cio` che risulta
t

fx (a a ) = fx (a )fx (a ), t, s : 0 t, s < n.
s

Infatti:
t

t+s

fx (a a ) = fx (a
t

) = fx (ah ) = xh , se t + s h (mod n) e 0 h < n.


s

t+s

fx (a )fx (a ) = x x = x

Poich (x) n e n t + s h, allora x


e

t+sh

t+s

= 1G , cio` x
e

= xh .

Utilizzando la proposizione precedente si ottengono i due seguenti corollari, che si riferiscono al


caso in cui anche il gruppo G ` ciclico (nito o innito).
e
Corollario 1. (i) End Z ) = k : Z Z , k Z
End(Z

[con k (n) := kn, n Z ].

1
(ii) Aut Z ) = 1Z , 1Z .
Aut(Z
(iii) Per ogni n 2, Hom Z , Z n) = k : Z Z n, k Z n
Hom(Z

[con k (n) := kn, n Z ].

Dim. (i) Sia f End Z ). Se (f ) = f (1) = k, si ha, n 0:


End(Z
f (n) = f (1 + ... + 1) = nk e f (n) = f (n) = nk = (n)k.
Dunque f = k . Viceversa, ogni applicazione k : Z Z ` un omomorsmo.
e
Z
(ii) Poich Im(k ) = kZ , le uniche biiezioni di End Z ) sono 1Z = 1
e
End(Z

1
e 1Z = 1 .

(iii) Per ogni f Hom Z , Z n), se (f ) = f (1) = k [ Z n ], allora f (t) = t f (1) = tk = kt.
Hom(Z
Dunque f = k . Viceversa, ogni applicazione k : Z Z n ` un omomorsmo (da Z a Z n).
e
Infatti (k )(t + s) = k(t + s) = kt + ks = (k )(t) + (k )(s), t, s Z .
Corollario 2. Per ogni n, m 2, risulta:
0
(i) Hom Z n, Z ) = {0 } [con 0 : Z n Z omomorsmo banale].
Hom(Z
(ii) Hom Z n, Z m ) = k : Z n Z m , k Z m : (k) M CD(n, m)
Hom(Z

[con k (t) = kt, t Z n].

(iii) End Z n) = k : Z n Z n, k Z n .
End(Z
Z
(iv) Aut Z n) = k : Z n Z n, : k U(Z n)
Aut(Z

(U(Z n), ).
Z
=

e
Dim. (i) Sia f Hom Z n, Z ). Dalla Prop. 2, (f (1)) (1) = n e quindi (f (1)) ` nito. Ma
Hom(Z
in Z soltanto 0 ha periodo nito. Dunque f (1) = 0 e pertanto f = 0 .
(ii) Cominciamo col vericare che, se (k) M CD(n, m), lapplicazione k : Z n Z m ` ben denita,
e
cio` che:
e

t = t1 (in Z n) = kt = kt1 (in Z m ).
Assumiamo (k) := s. Dunque s n [e sia n = sn1]. Per denizione di periodo, sk = 0 (in

Z m ): dunque m sk [e sia sk = mr]. Da t = t1 (in Z n), n t1 t [e sia t1 t = n ]. Allora:
kt1 kt = k(t1 t) = kn = ksn1 = mrn1 .
Dunque m kt1 kt, cio` kt1 = kt.
e

Z n Z m sia un omomorsmo ` del tutto ovvio [infatti k (t + s) = k(t + s) =
Inne, che k :
e
) + k ()].
kt + ks = k (t
s

CAP. 4.6

OMOMORFISMI TRA GRUPPI

181

Viceversa, dimostriamo che ogni f Hom Z n, Z m ) ` della forma k [con (k) M CD(n, m)].
Hom(Z
e
Dalla Prop. 6, : Hom Z n, Z m ) Z m ha per immagine Im = k Z m : (k) n . Poich,
Hom(Z
e
k Z m , (k) m, allora
n
= k Z m : (k) M CD(n, m) .
m

Sia quindi f Hom Z n, Z m ). Se (f ) = f (1) = k, allora (k) M CD(n, m) e f (t) = f ( + ... +


Hom(Z
1
= k + ... + k = tk, t Z n. Dunque f = k .

1)
Im = k Z m : (k)

(iii) Segue subito da (ii). Se infatti n = m, k Z n si ha che (k) n = M CD(n, n). Dunque
End Z n) = Hom Z n, Z n) = k : Z n Z n, k Z n .
Hom(Z
End(Z
(iv) In base a (iii), Aut Z n) = k : Z n Z n : k
Aut(Z
k
(=).

Se k

(=).

Z
` biiettiva k U(Z n).
e

` biiettiva, denotiamo con h


e

particolare 1 = (k

` biiettiva . Verichiamo che


e
Allora k

la sua inversa.

h = 1Z n e quindi in

h = 1Z n .

Z
h )(1) = k (h 1) = k h. Pertanto k U(Z n).

Se k h = 1, allora (k

h )(t) = k (ht) = kht = t.

Pertanto k

Allora k

ammette inversa h .
Z
Per ottenere un isomorsmo tra Aut Z n) e U(Z n), basta considerare lapplicazione biiettiva
Aut(Z
Z
Z
: U(Z n) Aut Z n) tale che (k) = k , k U(Z n),
Aut(Z
e vericare che si tratta di un omomorsmo. Infatti (k1 k2) = k1k2 = k1

k2 = (k1) (k2).

Esempio 1. Determiniamo Hom Z 8 , Z 12 ), Hom Z 12 , Z 8 ), Aut Z 8 ) e Aut Z 12 ).


Hom(Z
Hom(Z
Aut(Z
Aut(Z

Per ogni k Z , denoteremo con k la classe resto di k in Z 12 e con k la classe resto di k in Z 8 .


Risulta:
Hom Z 8 , Z 12 ) = k : Z 8 Z 12 , con (k) M CD(8, 12) = 4 .
Hom(Z
In Z 12 gli elementi il cui periodo divide 4 sono: 0, 3, 6, 9. Allora
Hom Z 8 , Z 12 ) = 0 , 3 , 6 , 9
Hom(Z
= 3k, k Z 8 ].

[dove, ad esempio, 3 (k)


Risulta poi:
In Z 8

Hom Z 12 , Z 8 ) = k : Z 12 Z 8 , con (k) M CD(8, 12) = 4 .


Hom(Z
gli elementi il cui periodo divide 4 sono: Allora
0, 2, 4, 6.

Hom Z 12 , Z 8 ) = 0 , 2 , 4 , 6 .
Hom(Z

Risulta inne:
Aut Z 8 ) = , , ,
Aut(Z
1 3 5 7

e Aut Z 12 ) = 1 , 5 , 7 , 11
Aut(Z

Si tratta di due gruppi di Klein.


Osservazione 4. Sia G un gruppo generato da t elementi a1, ... , at . Un omomorsmo f
Hom
Hom(G, G ) ` completamente individuato dagli elementi f (a1), ... , f (at ) G . In base alla Prop. 2,
e
tali elementi vericano inoltre le condizioni (f (ai )) (ai ) (se ai ha periodo nito). Inne, le
eventuali relazioni tra i generatori devono valere anche per le rispettive immagini [ad esempio, se
a1 a2 = a2 a1, allora anche f (a1)f (a2) = f (a2)f (a1)].
Tali restrizioni spesso consentono di determinare gli omomorsmi tra due gruppi. Ad esempio si
consideri il gruppo S 3, che, come noto, ` generato ad esempio dal 3-ciclo a = (123) e dal 2-ciclo
e
b = (12). Se f End S 3), risulta: f (a) 3, f (b) 2 e dunque
End(S
f (a) {(1), (123), (132)},

f (b) {(1), (12), (13), (23)}.

Si hanno pertanto al pi` 12 possibili scelte di coppie di elementi immagini dei due generatori. Ma
u
2
2
in S 3 vale la relazione ba = a b e quindi f (b)f (a) = f (a) f (b). Esaminando tale relazione per
tutte le possibili coppie f (a), f (b) , dovremo scartarne due, cio`: f (a) = (123), f (b) = (1) e
e
f (a) = (132), f (b) = (1) . Si conclude che End S 3) ` costituito da 10 omomorsmi.
End(S e

182

G. CAMPANELLA

APPUNTI DI ALGEBRA 1

Si pu` inne facilmente provare (cfr. Eserc. 4.28) che Aut S 3) S 3.


o
Aut(S =
Concludiamo con due semplici risultati, che proponiamo come esercizi.
Esercizio 1. Sia V il gruppo di Klein. Vericare che Aut V ) S 3.
Aut(V =
Soluzione. Posto V = {1, a, b, c} (cfr. 4.(A)), gli automorsmi di V vanno cercati tra le biiezioni
di V che ssano lelemento 1, cio` tra le permutazioni di {a, b, c}.
e
Tali permutazioni formano un gruppo [ S 3 ]. Consideriamo ad esempio la biiezione f (a b)
=
[cio` la biiezione cos` denita: f (1) = 1, f (a) = b, f (b) = a, f (c) = c]. Per vericare che f ` un
e

e
isomorsmo, si osservi:
f (ab) = f (c) = c
f (ac) = f (b) = a
f (bc) = f (a) = b
f (a)f (b) = ba = c,
f (a)f (c) = bc = a,
f (b)f (c) = ac = b.
Essendo poi V abeliano, non ` necessaria altra verica. Si conclude che f Aut V ).
e
Aut(V
In modo analogo si verica che anche le biiezioni associate a (a c), (b c), (a b c), (a c b) appartengono
a Aut V ). Dunque Aut V ) S 3.
Aut(V
Aut(V =
Esercizio 2. Vericare che, per ogni gruppo G, risulta: I (G)

Aut
Aut(G).

Soluzione. In base ad Osserv. 5.3(iii), basta vericare che


f I (G) I (G) f, f Aut
Aut(G),
cio` che, f Aut
e
Aut(G), g G:
f g I (G) f , ovvero f g f
1

I (G).

Infatti, x G:
f g f (x) = f g (f (x) = f g f (x) g
= f (g) f f (x) f (g ) =
1
1
1
f (g) x f (g ) = f (g) x f (g) = f (g) (x). Dunque f g f = f (g) I (G).

CAP. 4.7

GRUPPI QUOZIENTE E TEOREMA FONDAMENTALE DI OMOMORFISMO

183

7. Gruppi quoziente e teorema fondamentale di omomorsmo


Sia H un sottogruppo di (G, ). Cercheremo di introdurre una struttura algebrica sullinsieme dei
laterali destri G = Ld (H). Poniamo, Ha, Hb Ld (H):
d

HaHb = Hab.
Bisogna vericare se tale operazione ` ben denita, cio` se:
e
e
Ha = Ha1, Hb = Hb1 = Hab = Ha1b1,
ovvero:
1
1
1 1
aa1 H, bb1 H = a b b1 a1 H.
Proposizione 1. Se H

G, loperazione sopra introdotta ` ben denita.


e

Dim. Sia h1 := aa1 H e h2 := bb1 H. Allora


1

Essendo H

a b b1 a1 = a (b b1 ) a1 = a h2 a1 .
G, a h2 aH = Ha. Dunque ah2 = h3 a, h3 H. Allora
1

a b b1 a1 = a h2 a1 = h3 a a1 = h3 h1 H.
Osservazione 1. La proposizione precedente si inverte:
se loperazione HaHb = Hab ` ben denita ( Ha, Hb Ld (H)), allora H
e

G.

Infatti, in base ad Osserv. 5.3(iii), basta vericare che aH Ha, a G. Scelto comunque
h H, si ha ovviamente che Hh = H1, Ha = Ha e dunque (essendo loperazione ben denita)
1

HaHh = HaH1, cio` Hah = Ha1 = Ha e quindi aha


e

H.

Ne segue che ah Ha, cio` aH Ha.


e
Ad esempio, ricordato che H = (1 2) ` un sottogruppo non normale di S 3, possiamo vericare
e
che loperazione in questione non ` ben denita. Si ha infatti:
e
H(1 3) = H(1 2 3)
H(1 3)H(2 3) = H(1 2 3)
ma
e H = H(1 2 3).
H(2 3) = H(1 3 2),
H(1 2 3)H(1 3 2) = H
Proposizione 2. Se H

G, (G

, ) ` un gruppo (rispetto alloperazione sopra denita), detto


e

gruppo quoziente di G modulo H e denotato G

Dim. Loperazione ` ben denita (in base alla Prop. 1). Si ha:
e
(i) Loperazione ` associativa. Infatti: HaHb Hc = Hab Hc = H(ab) c = H(abc), mentre
e
Ha HbHc = Ha Hbc = Ha(bc) = H(abc).
(ii) Loperazione ha elemento neutro H. Infatti: HaH = Ha = H Ha.
1

(iii) Esiste linverso di ogni elemento Ha, e risulta (Ha)


1
H = Ha Ha.

= Ha . Infatti HaHa

= Haa

Osservazione 2. Se H G, allora d = s e quindi anche G = G H . Gli elementi di G H


s
possono essere indicati anche come laterali sinistri.
Si osservi inoltre che, se (G, +) ` un gruppo abeliano, ogni suo sottogruppo H (essendo normale)
e
determina il gruppo quoziente (G H , +), rispetto alla seguente operazione (commutativa)
(H + a) + (H + b) = H + (a + b), a, b G.
Osservazione 3. Lapplicazione : G G
Infatti

tale che (x) = Hx, x G, ` un omomorsmo.


e

184

G. CAMPANELLA

APPUNTI DI ALGEBRA 1

(xy) = H xy = HxHy = (x)(y), x, y G.


`
Inoltre, Hx G H , risulta Hx = (x) e dunque tale omomorsmo ` suriettivo. E detto proiezione
e
canonica di G sul quoziente G H .
Teorema 1. (Teorema fondamentale di omomorsmo tra gruppi). Sia f : G G un omomorsmo
di gruppi. f induce un unico isomorsmo F : G ker f Im f , tale che f = i F , cio` tale che
e
rende commutativo il seguente diagramma di gruppi

G
i

Imf

Kerf

Dim. Sono gi` stati osservati due fatti:


a
- Ker f G [cfr. Prop. 6.5];
- f = s [= d ] [cfr. Osserv. 6.2].
Ne segue:
- G ker f = G ` un gruppo [cfr. Prop. 2];
e
f

- dal teorema di decomposizione delle applicazioni (cfr. Cap. I, Prop. 3.3), esiste ununica biiezione F : G Im f che rende commutativo il seguente diagramma di applicazioni:
f

G f

G
i

Im f

e risulta F aKer f = f (a), a G.


Le applicazioni ed i [proiezione ed inclusione canonica] sono omomorsmi. Resta soltanto da
vericare che anche F ` un omomorsmo. Si ha infatti:
e
F aKer f bKer f = F abKer f = f (ab) = f (a)f (b),
F aKer f F bKer f = f (a)f (b).
Dunque F ` un omomorsmo.
e
Dimostriamo ora alcune semplici conseguenze del teorema fondamentale di omomorsmo.
Corollario 1. Per ogni gruppo G, risulta:
I (G) G
=

Z (G)

[dove Z (G) = {g G : gx = xg, x G} ` linsieme degli elementi di G che commutano con ogni
e
1
elemento di G; Z (G) ` detto centro di G. Se G ` abeliano, Z (G) = G, mentre I (G) = {1 G }].
e
e
Dim. Sia : G I (G) tale che (g) = g , g G. Verichiamo che ` un omomorsmo. Si
e
ha: (g1g2) = g1 g2 , (g1) (g2) = g1 g2 e, x G:
1

(g1 g2 )(x) = g1 (g2 xg2 ) = g1(g2 xg2 )g1 = (g1 g2)x(g1 g2)

= g1 g2 (x).

Dunque (g1 g2) = (g1)(g2). Lomomorsmo ` ovviamente suriettivo. Si ha inne: Ker =


e
{g G : g = 1 G }. Risulta:
g = 1 G gxg

= x, x G gx = xg, x G g Z (G).

Dunque Ker = Z (G) e, dal teorema fondamentale di omomorsmo, segue che I (G) G
=

Z (G)

Corollario 2. Ogni quoziente di un gruppo ciclico ` un gruppo ciclico.


e
Z
Dim. Se G ` ciclico innito, possiamo porre G = (Z , +). Sia H = n
e
Risulta:

Z
un sottogruppo di (Z , +).

CAP. 4.7

GRUPPI QUOZIENTE E TEOREMA FONDAMENTALE DI OMOMORFISMO

185

Z n (ciclico di ordine n).


=

Infatti la proiezione canonica


: Z Z n tale che (t) = t Z n, t Z ,
` un omomorsmo suriettivo e Ker = n . Dal teorema fondamentale di omomorsmo, segue che
e
Z n Z n.
=
Z
Sia ora G ciclico di ordine n ed assumiamo G = (Z n, +). Sia H un sottogruppo di Z n, di
`
ordine d n. Dalla Prop. 2.2 (o dal teorema di Lagrange), d n e sia quindi n = dk. E noto, in
base alla dimostrazione di Prop. 2.3(ii), che H = k .
Consideriamo lendomorsmo d : Z n Z n [moltiplicazione per d]. Tale omomorsmo ha
nucleo Ker(d ) = k = H ed immagine Im(d ) = d Z n = d . Dal teorema fondamentale di
omomorsmo, risulta
Zn H d ,
=
cio` il quoziente Z n
e

` ciclico, come richiesto.


e

Nota. Si verica facilmente che d Z k . Infatti, poich (d) = k, in base al Cor. 6.2(ii) la
e
=
e
moltiplicazione d : Z k Z n ` un omomorsmo [in quanto (d) k]. Risulta subito che tale
omomorsmo ` iniettivo [infatti, se dt = 0 in Z n, con 0 t < k, allora n = dk dt e dunque t = 0]
e
ed ha immagine d Z n = d . Applicando ad esso il teorema fondamentale di omomorsmo, si ottiene
che Z k Z k / 0 d , come richiesto.
=
=
Il teorema fondamentale di omomorsmo ` talvolta chiamato anche primo teorema di isomorsmo.
e
Esistono in eetti altri due teoremi di isomorsmo, entrambi conseguenza del teorema fondamentale
di omomorsmo.
Corollario 3. (Secondo teorema di isomorsmo). Sia H un sottogruppo normale di G. Per ogni
sottogruppo K di G, risulta:
K/HK .
HK
=
H

Dim. Osserviamo per prima cosa che da H

G segue che HK = KH. Infatti:

- hk HK :

hk Hk = kH KH: dunque HK KH,

- kh KH :

kh kH = Hk HK: dunque KH HK.

In base a Prop. 1.4(ii), HK ` un sottogruppo di G. Poich H HK e H


e
e
Dunque ` denito il gruppo quoziente HK H .
e

G, allora H

HK.

Si denisce ora lapplicazione


: K HK

tale che (c) = cH, c K,

[si noti che c = 1c HK]. Si ha:


- ` un omomorsmo [ (c1c2) = c1c2H = (c1H)(c2H) = (c1) (c2) ];
e
- ` suriettiva [ hk HK, hk = k1h1 KH e quindi hkH = k1h1H = k1H = (k1) ];
e
- Ker = H K [infatti Ker = {c K : cH = H} = {c K : c H} = H K ].
Dal teorema fondamentale di omomorsmo (applicato a ), segue che
K/HK = K/Ker Im = HK H .
=
Corollario 4. (Terzo teorema di isomorsmo). Siano H1, H2 due sottogruppi normali di G, con
H1 H2. Risulta:
G

H2

H1

H2

H1

Dim. Si osserva subito che H1 H2 [infatti H1 G]. Sono quindi ben deniti i tre gruppi quoziente
G

H1

H2

H2

H1

186

G. CAMPANELLA

APPUNTI DI ALGEBRA 1

Si ponga
:G

H1

tale che (aH1) = aH2, aH1 G

H2

H1

Risulta:
1

- ` ben denita [se aH1 = a H1, allora a a H1 H2 e dunque aH2 = a H2];


e
- ` un omomorsmo [ (aH1 bH1) = (abH1) = abH2 = aH2 bH2 = (aH1)(bH1) ];
e
- ` suriettiva [ aH2 = (aH1), aH2 G
e
- Ker = H2

H1

H2

];

[infatti Ker = {aH1 : aH2 = H2} = {aH1 : a H2} = H2

H1

].

Dal teorema fondamentale di omomorsmo (applicato a ), segue che


G

H1

H2

H1

Ker

Im = G
=

H2

H1

Corollario 5. (Teorema di corrispondenza). Sia H G. Si denoti con H linsieme dei sottogruppi


di G contenenti H e con (G H ) linsieme dei sottogruppi di G H .
La proiezione canonica : G G H induce una biiezione tra H e (G H ), cos` denita:

T (T ) = T /H , T H .
Inoltre risulta, T H : T

G (T ) G

Dim. Verichiamo che lapplicazione sopra denita ` suriettiva. Per ogni L (G H ), la cone
1
L) ` un sottogruppo di G [infatti, x, y 1(L ) risulta Hx, Hy L e quindi
L
troimmagine (L e
1
1
L, cio` xy 1 1(L )]; inoltre 1(L ) H [infatti, h H, Hh = H L].
L
L
e
HxHy = Hxy
1
1
L
L
Dunque (L ) H . Ovviamente risulta: (L ) = L e quindi lapplicazione ` suriettiva.
e
Verichiamo ora che ` iniettiva: siano T1, T2 H tali che (T1) = (T2), cio` T1 H = T2 H ,
e
e
e dimostriamo che T1 = T2. Sia x T1. Allora Hx T1 H = T2 H e quindi y T2 tale che
1
1
`
Hx = Hy. Quindi xy H T2, da cui x = xy y T2. E cos` provato che T1 T2 e in modo

analogo si verica linclusione opposta.


Veniamo ora allultima aermazione. Sia T

G. Dal terzo teorema di isomorsmo, G

dunque T H G H , cio` (T ) G H . Viceversa, posto T H


e
Si consideri la composizione delle due proiezioni canoniche:
GG
Risulta, x G, (x) = (Hx)T

G
T

G
T

, vogliamo vericare che T

G.

. In particolare si ha:

x Ker() Hx T

Hx = Ht, t T xt

H, t T .

Ovviamente T Ker(). Viceversa, se x Ker() e xt H, allora (essendo H T )


1
`
x = xt t T e dunque Ker() T . E cos` dimostrato che Ker() = T e quindi T G.

Esercizio 1. Utilizzando opportunamente il teorema fondamentale di omomorsmo, vericare che


esistono esattamente due omomorsmi non banali da A 4 a D 6.
Come ben noto, risulta:
A 4 = {(1), (12)(34), (13)(24), (14)(23), (123), (132), (124), (142), (134), (143), (234), (243)},
6
2
5
2
3
4
5
2
3
4
5
D 6 = , = = 1, = = {1, , , , , , , , , , , }.

I due gruppi hanno entrambi ordine 12, ma non sono isomor. Assumiamo nota la struttura del
reticolo dei sottogruppi di D 6 [cfr. 5 (B)]. Relativamente ad A 4, ` noto (cfr. Eserc. 5.1 ) che tale
e
gruppo possiede i seguenti sottogruppi propri:
- tre gruppi ciclici di ordine 2:

(12)(34) , (13)(24) , (14)(23) ;

- quattro gruppi ciclici di ordine 3:

(123) ,

(124) , (134) , (234) ;

- un gruppo di Klein: V = {(1), (12)(34), (13)(24), (14)(23)}.

CAP. 4.7

GRUPPI QUOZIENTE E TEOREMA FONDAMENTALE DI OMOMORFISMO

187

Lasciamo per esercizio la verica che di tali sottogruppi soltanto V ` normale in A 4. [Ad esempio
e
si pu` vericare che (12)(34) (123) = (123) (12)(34), ecc.].
o
Sia ora f : A4 D 6 un omomorsmo non banale. Allora Ker(f ) ` un sottogruppo normale di
e
e
A 4 e quindi a priori Ker(f ) ` uno dei seguenti sottogruppi: A 4, V , {1}. Certamente Ker(f ) = A 4
[perch f ` non banale]; inoltre Ker(f ) = {1} [perch altrimenti f sarebbe iniettiva e quindi biiete
e
e
tiva (avendo i due gruppi la stessa cardinalit`); dunque A 4 D 6: assurdo]. Allora necessariamente
a
=
Ker(f ) = V . Inoltre
V
V
A 4 V = V , (123)V , (132)V ,
V
V
con (123)V = {(123), (243), (142), (134)}, (132)V = {(132), (234), (143), (124)}.
Dal teorema fondamentale di omomorsmo,
V
f : A 4 V Im(f ), tale che f (xV ) = f (x), x A 4,
` un isomorsmo (tra gruppi di ordine 3). Poich esiste un unico sottogruppo di ordine 3 di D 6 [e
e
e
2
2
cio` il ciclico C 3], necessariamente Im(f ) = . Gli omomorsmi non banali richiesti sono
e
=
2
quindi in corrispondenza biunivoca con gli isomorsmi da A 4 V a [ovvero con gli automorsmi
di C 3]. Si ottengono quindi i due isomorsmi

V 1
V 1

2
4
V
V
f1 : (123)V
f2 : (123)V

4
2
V
V
(132)V
(132)V .
Ad essi corrispondono i due unici omomorsmi non banali cercati:
2
4
V
V
f1 : A 4 D 6, che trasforma V in 1, (123)V in , (132)V in ;
4
2
V
V
f2 : A 4 D 6, che trasforma V in 1, (123)V in , (132)V in .

Concludiamo il paragrafo estendendo il concetto di quoziente dai gruppi alle strutture algebriche
pi` ricche che conosciamo: anelli e spazi vettoriali.
u
Cerchiamo quindi di dare una denizione di anello quoziente modulo un sottoanello.
Sia (A, +, ) un anello e sia (B, +, ) un suo sottoanello [dunque B B B e B B B].
Poich (A, +) ` un gruppo abeliano, (B, +) ne ` un sottogruppo normale. Dunque linsieme dei
e
e
e
suoi laterali (destri o sinistri) A B = {a + B, a A} ` dotato di struttura di gruppo (abeliano)
e
rispetto alloperazione + cos` denita:

(a1 + B) + (a2 + B) = (a1 + a2) + B, a1 + B, a2 + B A B .


Ci chiediamo se ` possibile denire in modo naturale su A
e
da rendere A B un anello. Poniamo:

( )

unoperazione di prodotto in modo

(a1 + B)(a2 + B) = a1 a2 + B, a1 + B, a2 + B A B .

Se tale operazione ` ben posta, (A B , +, ) ` un anello [infatti si verica subito che che il prodotto `
e
e
e
associativo e valgono le leggi di distributivit`]. Inoltre, se A ` commutativo ed unitario, anche A B
a
e
lo ` [con unit` 1A + B].
e
a

Q
Tuttavia, il prodotto ( ) non ` in generale ben denito. Consideriamo ad esempio lanello (Q , +, )
e
Z
ed il suo sottoanello (Z , +, ). Osserviamo che
4
1
1
1
4
1
1
1
3 + Z = 3 + Z , 2 + Z = 2 + Z , ma ( 3 + Z )( 2 + Z ) = ( 3 + Z )( 2 + Z )
[infatti

4 1
32

1 ( 1 ) =
3
2

5
6

Z ].

Verichiamo ora che


e
il prodotto ( ) ` ben denito B verica le due condizioni: A B B e B A B
[che sono condizioni pi` forti di B B B].
u
(=). Siano a A e b B. Si tratta di vericare che ab, ba B. Poich b + B = 0 + B [infatti
e
b 0 B], allora (a + B)(b + B) = (a + B)(0 + B) e dunque ab + B = 0 + B, da cui ab 0 = ab B.
In modo analogo si verica che ba B.
(=). Siano a1+ B = a 1 + B e a2+ B = a 2 + B [cio` a 1 a1, a 2 a2 B ]. Bisogna vericare che
e

188

G. CAMPANELLA

APPUNTI DI ALGEBRA 1

a1 a2 + B = a 1 a 2 + B, cio` a 1 a 2 a1 a2 B.
e
Infatti:

a 1 a 2 a1 a2 = a 1 a 2 a 1 a2 + a 1 a2 a1 a2 =
= a 1(a 2 a2) + (a 1 a1) a2 a 1B + Ba2 AB + BA B + B B.

Un sottoanello B di A vericante le due condizioni sopra indicate [cio` A B B e B A B] `


e
e
detto ideale (o ideale bilatero) di A. Viene preferibilmente denotato con lettera I.
Abbiamo cos` provato che, assegnato un ideale I di un anello A [cio` un sottoinsieme non vuoto

e
I A tale che I I I e A I I e I A I], ` denito lanello quoziente A/I = {a + I, a A}.
e
Si pu` facilmente vericare che (in perfetta analogia con quanto avviene per i gruppi) vale il teorema
o
fondamentale di omomorsmo tra anelli:
Se f : A B ` un omomorsmo di anelli, allora Ker(f ) ` un ideale di A ed esiste un unico
e
e
isomorsmo di anelli
F : A Ker(f ) Im(f ), tale che F (a + Ker(f )) = f (a), a + Ker(f ) A Ker(f ) .
Si noti che un sottoanello unitario B di A che sia un ideale coincide con tutto A [infatti risulta:
A = 1A A BA B A e quindi B = A].
Z
Z
Si pu` facilmente vericare che gli ideali di (Z , +, ) sono tutti e soli i sottoanelli kZ , k N ,
o
e che Z kZ Z = Z k , k 2. Analogamente gli ideali di (K[X], +, ) sono tutti e soli
=
Z
k
i sottoanelli P K[X], P K[X], ed i rispettivi quozienti K[X] P K[X] coincidono con gli anelli
K[X]

, studiati nel paragrafo 4 del precedente capitolo. Infatti, F K[X], [F ]P = F +P K[X].

Si noti che Z e K[X] condividono la seguente importante propriet`: entrambi sono domini ad
a
ideali principali, cio` domini di integrit`, in cui tutti gli ideali sono formati dai multipli di un solo
e
a
elemento (generatore dellideale). Naturalmente tale propriet` discende dal teorema della divisione
a
con resto, valido in entrambe le strutture.
Osservazione 4. Vogliamo estendere ai K-spazi vettoriali le considerazioni svolte sopra.
Sia V un K-spazio vettoriale e sia W un suo sottospazio vettoriale. Il gruppo quoziente (V W , +)
e
` un gruppo commutativo unitario [come lo ` (V, +)]. Ci chiediamo se V W ` dotato di struttura di
e
e
K-spazio vettoriale. In tal caso V W ` detto spazio vettoriale quoziente di V modulo W . Poniamo:
e
K V

tale che (c, v + W ) cv + W, c K, v + W V

Tale applicazione ` ben denita: se infatti v+W = v1+W [cio` v1 v W ], allora cv+W = cv1+W
e
e
[infatti cv1 cv = c(v1 v) W ].
Basta quindi vericare che loperazione di moltiplicazione per uno scalare sopra denita soddisfa agli
assiomi previsti dalla denizione di K-spazio vettoriale:
- c (v1 + W ) + (v2 + W ) = c(v1 + W ) + c(v2 + W );
- (c + d)(v + W ) = c(v + W ) + d(v + W );
- (cd)(v + W ) = c d(v + W ) ;
- 1(v + W ) = v + W .
Si conclude che per ogni sottospazio vettoriale W di V ` denito lo spazio vettoriale quoziente V
e

CAP. 4.8

ESERCIZI DEL CAPITOLO IV

189

8. Esercizi del Capitolo IV


4.1. Siano n, m Z e sia d = M CD(n, m).
(i) Vericare che n, m = nt + ms, t, s Z .
(ii) Vericare che n, m = d .
Z
(iii) Sia H un sottogruppo di (Z , +). Vericare che H = n , con n Z .
*********
4.2. Sia G un gruppo nito e sia H un sottoinsieme non vuoto di G. Vericare che
H G H H H.
*********
4.3. Sia L = {lg(n), n N, n 1}. Si denoti con L il sottogruppo di (R, +) generato da L .
+
+
Vericare che L (Q , ) [con Q = {q Q : q > 0}].
=
*********
4.4. Per ogni n 1 sia C n il gruppo delle radici nesime dellunit` e sia C :=
a

C n.
n1

Sia inoltre U = z C : N (z) = 1 (numeri complessi di norma 1).


C
(i) Vericare che C ` un sottogruppo del gruppo moltiplicativo dei complessi (C , ).
e
(ii) Vericare che C = z C : (z) < .
C
(iii) Vericare che U ` un sottogruppo di (C , )
e
(iv) Vericare che C ` un sottogruppo di U . Perch C = U ?
e
e
*********
4.5. Nel gruppo S 4 sono assegnati i tre sottogruppi
H1 = (1, 2) ,

H2 = (3, 4) ,

H3 = (1, 4) .

(i) Vericare che H1H2 ` un sottogruppo di S 4 ed ` un gruppo di Klein.


e
e
(ii) Vericare che H1H3 non ` un sottogruppo di S 4 e che H1 H3 S 3.
e
=
(iii) Posto H = H1 H2 H3 , vericare che H contiene tutti i 3-cicli di S 4. Cosa se ne deduce ?
*********
4.6. In S 5 sono assegnate le tre permutazioni a = (1 2 3)(4 5), b = (1 2 3), c = (1 2).
(i) Vericare che a, b C 6.
=
(ii) Vericare che a, c D 6.
=
(iii) Vericare che b, c S 3.
=
*********
4.7. Determinare le permutazioni di S 5 aventi struttura ciclica (
struttura ciclica ( )( ).

)( )

e quelle aventi

*********
4.8. (i) Calcolare il numero delle permutazioni in S 6 che sono prodotto di un 3-ciclo e di un 2-ciclo
disgiunti.
(ii) Dedurre da (i) una formula che permetta di calcolare il numero delle permutazioni in S n che
sono prodotto di un k-ciclo e di un h-ciclo disgiunti, con k > h (e ovviamente h + k n).
*********
4.9. Determinare tutte le strutture cicliche in S 16, le cui permutazioni abbiano periodo 28. Indicare
di ciascuna la parit`.
a
*********

190

G. CAMPANELLA

APPUNTI DI ALGEBRA 1

4.10. Sia A 4 il sottogruppo alterno di S 4.


(i) Indicare gli elementi di A 4.
(ii) Scelto in A 4 il 3-ciclo = (1 2 3), determinare tutti i coniugati di in A 4.
1
in A 4 A 4 : = ].

[Ovviamente

*********
4.11. Sia T un triangolo isoscele non equilatero. Indicati con 2, 3 i due vertici della base di
vericare che Isom T) = (2, 3) .
Isom(

T,

*********
Z
4.12. Vericare che il gruppo U(Z 50 ), ` ciclico e determinarne tutti i generatori. Determinarne
e
poi gli eventuali elementi di periodo 4.
*********
Z
4.13. [Esame 10/6/03] (i) Costruire il reticolo dei sottogruppi del gruppo (U(Z 15 ), ) degli elementi
invertibili di Z 15 .
(ii) Vericato che tale gruppo possiede tre sottogruppi di ordine 2, costruire i tre quozienti relativi a tali sottogruppi e vericare se sono tra loro o meno isomor. In caso aermativo descrivere
esplicitamente un isomorsmo.
*********
4.14. [Esame 1/7/03] (i) Nel gruppo S 5 determinare, se possibile, un sottogruppo isomorfo a
ciascuno dei seguenti gruppi:
Z
Z 5, K Z 2 Z 2 (gruppo di Klein), S 3, Z 7 , Z 6.
=
(ii) Elencare le possibili strutture cicliche ed i relativi ordini degli elementi di S 5.
(iii) Determinare una permutazione S 5 tale che risulti:
1 = 2

1
4

dove 1 =

2
5

3
1

4
3

5
2

1
5

, 2 =

2
4

3
2

4
3

5
.
1

*********
4.15. [Esame 2/2/04] Si consideri il gruppo di permutazioni S 9 .
(i) Determinare la struttura ciclica delle permutazioni S 9 di ordine 6 e classe dispari.
1

(ii) Determinare una permutazione S 9 tale che 1 = 2 , con


1 2 3 4 5 6 7 8 9
.
5 4 1 7 6 9 2 3 8
(iii) Vericare se esistono quattro sottogruppi H 1, H 2, H 3, H 4 di S 9 , che siano isomor rispettivamente ai seguenti gruppi: S 7 , Z 11 , D 5, Z 15 .
1 =

1
7

2
5

3
9

4
3

5
6

6
4

7
8

8
1

9
2

2 =

*********
4.16. (i) Sia G un gruppo nito e sia m un divisore positivo dellordine di G. Se esiste un unico
sottogruppo H di G di ordine m, vericare che H G.
(ii) Sia (G, ) un gruppo e siano H, K due suoi sottogruppi normali. Vericare che se H K = {1},
i sottogruppi H, K commutano elemento per elemento, cio` risulta hk = kh, h H, k K.
e
*********
4.17. Sia (G, ) un gruppo e siano H, K due suoi sottogruppi permutabili elemento per elemento.

(i) Vericare che se H K = {1}, allora HK = H K.


(ii) Vericare che se H, K sono niti ed hanno ordini relativamente primi, allora H K = {1} e
quindi HK H K.
=
*********
4.18. (i) Sia G1 G2 ... Gt il prodotto diretto di t gruppi (t 2). Per ogni i = 1, ... , t, sia
gi Gi un elemento di periodo nito. Vericare che
(g1, g2, ... , gt) = mcm (g1), ... , (gt) .
(ii) Facendo ricorso alla formula precedente, calcolare il periodo di 33 Z 420 .

CAP. 4.8

ESERCIZI DEL CAPITOLO IV

191

(iii) Se G1, G2, ... Gt sono gruppi ciclici niti, di ordini a due a due coprimi e se g1, g2, ... gt ne sono
rispettivi generatori, vericare che G1 G2 ... Gt ` ciclico e (g1, g2, ... gt) ne ` un generatore.
e
e
*********
4.19. Vericare che se (G, ) ` un gruppo nito tale che, per ogni divisore positivo d di |G|, ammette
e
al pi` un solo sottogruppo di ordine d, allora G ` ciclico.
u
e
*********
4.20. (i) Vericare che D 6

S 3.
=

(ii) Esplicitare un isomorsmo tra tali gruppi.


*********
4.21. Sia V = {1, a, b, c} il gruppo di Klein e sia C 4 il gruppo delle radici complesse quarte dellunit`.
a
Determinare linsieme Hom V , C 4) ed indicarne gli eventuali isomorsmi.
Hom(V
*********
4.22. Sia Q il gruppo (delle unit`) dei quaternioni.
a
1 e
(i) Vericare che 1 ` un sottogruppo normale di Q.
(ii) Vericare che Q 1 V [gruppo di Klein].
1 =
*********
Q
4.23. Determinare il quoziente del gruppo moltiplicativo dei razionali non nulli (Q , ) modulo il
C
sottogruppo (C 2, ).
*********
4.24. Determinare in S 4 due sottogruppi propri H 1, H 2 tali che:
- {(1)}

H2

H1

S 4.

- i tre gruppi quoziente S 4

H1

, H1

H2

, H 2 sono abeliani.

Nota. Si dice che tale propriet` rende S 4 un gruppo risolubile.


a
*********
C
4.25. Determinare lunico omomorsmo non banale dal gruppo (C 4, ) [delle radici quarte dellunit`]
a
al gruppo (Z6, +). Indicare nucleo ed immagine di tale omomorsmo.
*********
4.26. Determinare linsieme Hom C 6, C 12 ).
Hom(C
limmagine ed il nucleo.

Di ciascuno dei 6 omomorsmi ottenuti indicare

*********
C
4.27. Determinare gli endomorsmi di (C 5, ) [gruppo delle radici quinte dellunit`] che non sono
a
automorsmi.
*********
4.28.

Determinare gli insiemi Hom S 3, Z 3) e Hom Z 3, S 3).


Hom(S
Hom(Z
*********

Z
4.29. (i) Vericare che il gruppo moltiplicativo U(Z 15 ) [degli elementi invertibili di Z 15 ] ` un
e
gruppo abeliano non ciclico di ordine 8.
Z
(ii) Determinare un isomorsmo tra U(Z 15 ) ed il prodotto diretto Z 2 Z 4.
*********
4.30.

Z
Z
Considerati i gruppi (Z 12 , +) e (Z 18 , +):

(i) Determinare tutti gli omomorsmi da Z 18 a Z 12 .


(ii) Determinare tutti gli omomorsmi da Z 12 a Z 18 .
(iii) Vericare che esiste un unico endomorsmo non banale di Z 12 ottenuto componendo un omomorsmo da Z 12 a Z 18 con uno da Z 18 a Z 12 .

192

G. CAMPANELLA

APPUNTI DI ALGEBRA 1

*********
R
4.31. Indicato con SLn(R ) il gruppo delle matrici quadrate di ordine n aventi determinante = 1,
vericare che:
R
R
(i) SLn(R ) GLn(R ).
R
R
(ii) GLn(R ) SL (R ) (R, ).
R =
n

*********
S
4.32. (i) Calcolare il centro Z (S 3) di S 3 e dedurne il gruppo degli automorsmi interni di S 3.
(ii) Determinare i gruppi Aut S 3) e Aut S 3)
Aut(S
Aut(S

S
I (S 3)

*********
4.33. Sia D 4 il gruppo diedrale del quadrato.
D
(i) Determinare il centro Z (D 4).
D
(ii) Vericare che il gruppo I (D 4) degli automorsmi interni di D 4 ` isomorfo al gruppo di Klein.
e
(iii) Determinare i quattro automorsmi interni di D 4, esplicitandone le immagini di un sistema di
generatori di D 4.
(iv) Vericare che D 4 ammette automorsmi non interni.
*********
Q
4.34. [Esonero 3/6/03] Indichiamo con T linsieme delle matrici triangolari superiori in GL 2(Q ).
1 1
Q
Sia A0 =
T e sia H il sottogruppo di GL 2(Q ) generato da A0.
0 1
Q
(i) Vericare che T ` un sottogruppo di GL 2(Q ).
e
Q
(ii) Vericare che T non ` normale in GL 2(Q ). [Suggerimento: indicata con B la matrice trasposta
e
di A0, vericare che BA0 T B].
(iii) Descrivere gli elementi di H .
(iv) Vericare se H ` un sottogruppo normale di T .
e
*********
a b
, a, b, c R, ac = 0
0 c
GL2(R). In T si considerino i due sottoinsiemi
4.35.

Sia T =

H1 =

a 0
0 b

, a, b R ,

linsieme delle matrici triangolari superiori in

H2 =

1
0

b
1

, b R, b = 0 .

(i) Vericare che T ` un sottogruppo non normale di GL2(R).


e
e
(ii) Vericare che H 1 ` un sottogruppo non normale di T .
(iii) Vericare che H 2 ` un sottogruppo normale di T .
e
*********
G
4.36. [Esame 10/6/03] Sia (G , ) un gruppo e sia g0 G . Si ponga:
C (g0) := g G : g0 g = g g0
C
[C (g0) ` detto centralizzante di g0].
e
(i) Vericare che C (g0) ` un sottogruppo di G .
e
(ii) Vericare che C (g0) contiene il sottogruppo g0 generato da g0 .
(iii) Considerato il gruppo diedrale del quadrato
4
2
3
D 4 = , : = = 1, = ,

determinare i sottogruppi C () e C ().


*********
4.37. [Esame 1/7/03] Siano G e G due gruppi isomor e sia f0 : G G un isomorsmo.
(i) Vericare che i gruppi di automorsmi Aut
Aut(G) e Aut
Aut(G ) sono isomor, esplicitando un isomorsmo tra essi.

CAP. 4.8

ESERCIZI DEL CAPITOLO IV

193

(ii) Indicato con Isom


Isom(G, G ) linsieme degli isomorsmi da G a G , determinare una biiezione tra
Isom
Isom(G, G ) e Aut
Aut(G).
(iii) Vericare che Aut Z 9 ) e Aut Z 7 ) sono gruppi isomor. Quanti isomorsmi esistono tra tali
Aut(Z
Aut(Z
gruppi ?
*********
Z
4.38. [Esame 23/9/03] Sono assegnati i gruppi G = U(Z 21 ) [gruppo degli elementi invertibili
dellanello Z 21 ] e G = A 4 [sottogruppo alterno del gruppo delle permutazioni S 4].
(i) Indicare gli elementi dei due gruppi e dire perch G non ` isomorfo a G .
e
e
(ii) Determinare i divisori d di |G| per i quali esistono sottogruppi S di G e S di G tali che
|S| = |S | = d e S S .
=

(iii) Vericare se esistono sottogruppi H di G e H di G tali che G = H .


H

*********
4.39. [Esame 23/9/03] Nellinsieme Z 18 si considerino i tre sottoinsiemi
S1 = {0, 5, 13},

S2 = {0, 6, 12},

S3 = {0, 7, 11}

e le tre corrispondenti relazioni i (i = 1, 2, 3) cos` denite:

a i b a b Si , a, b Z 18 .
(i) Dire se tali relazioni sono riessive, simmetriche e transitive.
(ii) Se i ` una relazione di equivalenza, si determinino un intervallo di naturali I k = {0, 1, ..., k 1}
e
ed unapplicazione suriettiva : Z 18 I k tale che i sia la relazione di equivalenza associata alla
funzione . Si costruisca inne la biiezione tra Z 18 e I k indotta da .
i

*********
4.40.

Z
Utilizzando il secondo teorema di isomorsmo, vericare che in (Z 12 , +) risulta
Z 2].
1/
3/6 =
[=
2

Esplicitare un siatto isomorsmo.


*********
4.41. Sia (G, ) un gruppo non ciclico e di ordine 9.
(i) Indicati con a, b due elementi di G di periodo 3 e non legati tra loro da alcuna relazione algebrica,
vericare che G = a, b ; scrivere tutti gli elementi di G e vericare che G ` commutativo.
e
Z
(ii) Determinare un isomorsmo tra G ed il prodotto diretto Z 3 Z 3.
(iii) Classicare (a meno di isomorsmi) tutti i gruppi di ordine 9.
*********
4.42. [Proposto dallo studente V.Capraro]. Sia (G, ) un gruppo abeliano nito.
n

(i) Se G = {1, a1, ... , an} vericare che (

ai ) = 1.
i=1

(ii) Dedurre da (i) che, se (K, +, ) ` un campo nito e K = {0, 1, a1, ... , an}, risulta
e
n

ai = 0,

1+
i=1

ai = 1.

i=1

(iii) Sia K un campo nito. Sia F K[X], con F 1. Sia A = K[X]


F ` irriducibile in K[X]
e

(F )

. Vericare che

= 1.

*********
4.43. Posto X = {1, 2, 3, 4, 5, 6}, determinare nel gruppo S 6 = S (X) il sottogruppo H delle
permutazioni che ssano i due sottoinsiemi {1, 2} e {3, 4} di X. Scrivere esplicitamente gli elementi
di H e descrivere tale gruppo.
*********
4.44. Siano (G, ), (G , ) due gruppi e sia f : G G un omomorsmo di gruppi.

194

G. CAMPANELLA
1

Vericare che se H
sottogruppo di G

APPUNTI DI ALGEBRA 1

G , allora f (H ) G ed il gruppo quoziente G


.
*********

f 1(H )

` isomorfo ad un
e

APPENDICE 4.

POLINOMI CICLOTOMICI

195

Appendice 4

Polinomi ciclotomici
`
a
E noto dal Cap.IV.2 che, n 1, il gruppo C n delle radici complesse n-sime dellunit` ammette
(n) generatori: le radici primitive n-sime. Posto n = cos 2 +i sin 2 , tali radici primitive n-sime
n
n
sono esattamente le seguenti:
n , con M CD(k, n) = 1 e 1 k n.
k

Denizione 1. Il polinomio
(X n )
k

n(X) =

1kn, (k,n)=1

`
` detto n-simo polinomio ciclotomico. E evidente che n(X) ` monico ed ha grado (n). A priori,
e
e
n(X) C [X] (ma dimostreremo tra poco che n(X) Z [X] ).
Proposizione 1. Risulta, per ogni n 1:
n
X 1=

d(X).

d|n, 1dn

`
Dim. E noto, per denizione di radice n-sima dellunit`, che
a
n

X 1=

(X n ).
k

k=1
k
`
E inoltre noto che ogni n ` una radice primitiva d-sima dellunit`, per un unico divisore positivo
e
a
k
k
k
n
d di n [se infatti (n ) = (k,n) = d, allora n = C d , cio` n ` una radice primitiva d-sima
e
e

dellunit`]. Pertanto il polinomio X n ` un fattore di d(X). Suddividendo opportunamente le


a
e
radici n-sime dellunit`, si ottiene luguaglianza polinomiale cercata.
a
k

Nota. Segue da tale uguaglianza che n =

(d)

d|n, 1dn

Tale risultato viene applicato per determinare ricorsivamente i polinomi ciclotomici.


esempio:
1(X) = X 1,
2(X) = (X 1)
2

3(X) = (X 1)

1(X)

4(X) = (X 1)

= X + 1,
2

1(X)

= X + X + 1,

...
6
6 (X) = (X 1)
...
p
p (X) = (X 1)

Si ha ad

= (X 1)
4

1(X) 2(X)

(X1)(X+1)

= (X 1)

= X + 1,

1(X) 2(X) 3(X)

= (X 1)
p

1(X)

(X1)

=X

= X X + 1,
2

(X1)(X+1)(X 2+X+1)
p1

+X

p2

+ ... + X + 1 ( p primo).

Corollario 1. Per ogni n 1, n(X) Z [X].


Dim. Per induzione forte su n 1. Per n = 1 risulta 1(X) = X 1 Z [X]. Sia n 2 e si
assuma che, h = 1, ... , n 1, h (X) Z [X]. Si vuole dimostrare che n(X) Z [X].

196

G. CAMPANELLA

Si ponga G :=

APPUNTI DI ALGEBRA 1

d(X). Per ipotesi induttiva, G ` prodotto di polinomi in Z [X] e dunque


e

d|n, 1d<n

`
G Z [X]. Inoltre G ` monico. E noto che in Z [X] ` possibile eseguire la divisione euclidea, a
e
e
n
patto che il divisore sia monico: dunque in Z [X] ` possibile dividere X 1 per G. Il quoziente
e
di tale divisione ` lo stesso che si otterrebbe se si eseguisse la divisione euclidea in C [X] e dunque
e
n
coincide con (X 1) G = n(X). Pertanto n(X) Z [X].
Enunciamo il seguente risultato (la cui dimostrazione ` semplice se n ` la potenza di un primo),
e
e
per il quale rinviamo a [Stillwell], pag. 71-72.
Teorema 1. Per ogni n 1, n(X) ` un polinomio irriducibile (in Z [X]).
e
Osservazione 1. Il teorema precedente consente di fattorizzare facilmente (con fattori irriducibili)
n
i polinomi del tipo X 1 Z [X]. Ad esempio, posto n = 35, si ha:
35
X 1 = 1(X)5(X)7(X)35(X) .
I quattro fattori irriducibili di X 1 sono:
4
3
2
1(X) = X 1, 5(X) = X + X + X + X + 1,
35

35(X) = (X 1)
35

= (X 1)

35

1(X) 5(X) 7(X)

7(X) = X + X + X + X + X + X + 1,

(X11+X10+X9+X8+X7X5X4X3X2X1)

Eseguendo la divisione euclidea, si ottiene


24
23
19
18
17
16
14
13
12
11
10
8
7
6
5
35(X) = X X +X X +X X +X X +X X +X X +X X +X +X 1.

BIBLIOGRAFIA

Bibliograa
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G.M. Piacentini Cattaneo. Algebra. Decibel - Zanichelli, 1996
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B.Scimemi. Algebretta. Unintroduzione al corso di algebra ... Decibel - Zanichelli, 1972.
B.Scimemi. Gruppi. Decibel - Zanichelli, 1972, ... ,1993.
Testi per approfondimenti:
R.B.Allenby. Rings,Fields and Groups. An introduction to Abstract Algebra. Arnold, 1983.
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M.Artin. Algebra. Prentice Hall, 1991.
L.Childs. A Concrete Introduction to Higher Algebra. Springer V., 1983.
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Testi per esercizi:
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R.Procesi Ciampi, R.Rota. Algebra moderna. Esercizi. Masson Ed. Veschi, 1996

197