Sei sulla pagina 1di 12

meltemi.

edu
61
epistemologia/filosofia/psicoterapia
Copyright 2006 Meltemi editore, Roma
vietata la riproduzione, anche parziale,
con qualsiasi mezzo effettuata compresa la fotocopia,
anche a uso interno o didattico, non autorizzata.
Meltemi editore
via Merulana, 38 00185 Roma
tel. 06 4741063 fax 06 4741407
info@meltemieditore.it
www.meltemieditore.it
a cura di Pietro Barbetta
e Dario Toffanetti
Divenire umano
von Foerster e lanalisi del discorso clinico
MELTEMI
Questo libro dedicato alla memoria
di Gianfranco Cecchin
Indice
p. 7 In(contro) a von Foerster
Pietro Barbetta, Dario Toffanetti
23 Ma chi era mai questo von Foerster?
Gianfranco Cecchin, Pietro Barbetta, Dario Toffanetti
47 Elementi di poetica foersteriana nella pratica
psicoterapeutica
Marcelo Pakman
73 Possibilit e responsabilit. Letica di Heinz von Foerster,
il postmoderno e la pratica clinica
Paolo Bertrando, Marco Bianciardi
100 Universo macchinico: von Foerster e Deleuze
Pietro Barbetta, Michele Capararo
112 Bibliografia
118 Gli autori
Possibilit e responsabilit. Letica di Heinz von
Foerster, il postmoderno e la pratica clinica
Paolo Bertrando, Marco Bianciardi
Il pensiero di Heinz von Foerster, che ha avuto una for-
te influenza sia sulla teoria, sia sulla terapia sistemica, ca-
ratterizzato da un accentuato interesse per le questioni e
gli interrogativi etici sollevati dalla consapevolezza della
piena responsabilit soggettiva di come ciascuno di noi vi-
ve la propria esperienza nel mondo.
Von Foerster ha anche proposto un proprio imperati-
vo etico, la cui versione pi nota forse la seguente: Agi-
sci sempre in modo da accrescere le possibilit di scelta.
In questo saggio, vorremmo inquadrare questo princi-
pio etico nel pi ampio pensiero di von Foerster e nel
contesto dellepistemologia contemporanea, discuterne
criticamente i nodi problematici, e proporre qualche idea
per le possibili implicazioni in campo clinico.
Etica e imperativo etico
Occupandosi di questioni legate alletica, quasi ine-
vitabile pensare in termini di imperativi categorici, tra i
quali il pi celebre ovviamente quello kantiano
1
. Lim-
perativo di Heinz von Foerster ha per alcune peculiarit
che vale la pena indagare.
Prima di tutto, utile sottolineare il legame, strettissi-
mo in von Foerster, tra etica ed epistemologia. Von Foer-
ster (1973) propose il proprio imperativo al termine di una
conferenza dedicata alla costruzione di una realt, e lo
perfezion successivamente, nel 1981, nel corso di unal-
tra conferenza fondamentale per il suo percorso episte-
mologico, ove sostiene che ordine e disordine non
possano essere considerati come caratteristiche della realt
(le quali possono essere scoperte dallosservatore), ben-
s debbono essere considerate come invenzioni dellos-
servatore stesso (1984).
Il contesto stesso degli scritti in cui von Foerster pro-
pone il proprio imperativo etico evidenzia quanto e fino
a che punto la sua etica si configuri come una etica tutta
interna a una opzione epistemologica, ovvero come un at-
teggiamento soggettivo necessariamente implicato dalla
consapevolezza dellautoreferenza dei processi di cono-
scenza, e quindi in qualche modo implicito nella relazio-
ne tra un osservatore e la sua realt. Si tratta di una po-
sizione etica che appare cos radicata nellopzione episte-
mologica, da potersi considerare inevitabile e necessaria.
La responsabilit rispetto alla visione soggettiva del rea-
le , e deve considerarsi, una responsabilit di per s eti-
ca. E in quanto la responsabilit epistemologica di per
s etica, meglio non esplicitarla nemmeno pena il ri-
schio di farne una prescrizione imposta dallesterno, piut-
tosto che mantenerla ben nascosta nel cuore della posi-
zione soggettiva, ove essa si pone nel momento stesso del
porsi dellindividuo come soggetto responsabile del mondo
che definisce e costruisce.
Nel ripercorrere i testi di von Foerster si pu notare
chiaramente come il passaggio dalle riflessioni sui pro-
cessi di conoscenza alla proposta di unetica sia tuttuno
con il passaggio dal concepire lordine e lorganizzazione
(e, quindi, il computo dellesperienza) come scoperta,
al concepirli come invenzione:
Se quindi sosterr la posizione dellinvenzione, diverr chia-
ro che colui che inventa , ovviamente, responsabile della
PAOLO BERTRANDO, MARCO BIANCIARDI
propria invenzione. Ma, nel momento stesso in cui entra in
campo il concetto di responsabilit, ci troviamo a che fare
col problema etico. Presenter allora il concetto fondamen-
tale di unetica che rifiuta ogni principio ordinatore che mi-
ra a organizzare laltro mediante lingiunzione: Tu devi, so-
stituendovi un altro principio organizzatore, cio quello del-
lauto organizzazione mediante lingiunzione: Io devo
(Foerster 1984, p. 194).
In questa formulazione, come abbiamo anticipato,
von Foerster trascende la prima enunciazione del suo im-
perativo Agisci sempre in modo da accrescere il nu-
mero totale delle possibilit di scelta (1973, p. 233),
che, detta in tal modo, restava pur sempre una prescri-
zione rivolta allaltro. Anche la semplice raccomanda-
zione Agisci rischierebbe, infatti, di essere ricon-
dotta a unetica di tipo normativo, forse addirittura un
modo di voler rendere laltro prevedibile, a mo di mac-
china banale (1985).
Nella nuova enunciazione, limperativo diventa una
proposta a se stesso, in cui letica , prima di tutto, una
presa di responsabilit della propria costruzione del
mondo:
La teoria della societ ha bisogno di agenti che spieghino la
coesione della struttura sociale. Tradizionalmente, questi
agenti sono visti come insiemi di prescrizioni enunciate con
un certo qual tono dittatoriale, generalmente nella forma:
Tu non . chiaro che tutto ci che ho detto stasera non
solo contraddice, ma addirittura rifiuta simili concezioni.
Le tre colonne su cui poggia la mia posizione, ossia lauto-
nomia, la responsabilit, la possibilit di scelta, sono rivolte
nella direzione opposta (1984, p. 202).
Altrove, von Foerster osserva: proprio a causa della
mia interdipendenza col mondo posso solo rivolgermi a me
stesso per suggerire a me come agire e pensare dovrei
non dovrei (1993).
POSSIBILIT E RESPONSABILIT
E ancora: Ogni volta che agisco nel qui e ora non so-
lo cambio io ma cambia anche luniverso. Questa posizione
lega il soggetto con le sue azioni in maniera inseparabile
a tutti gli altri, stabilisce quindi un prerequisito per fon-
dare unetica (ib.)
Da qui la definitiva formulazione dellimperativo etico:
Agir sempre in modo da accrescere il numero totale
delle possibilit di scelta
2
. Dove ladozione della prima
persona delimita una volta per tutte la sua personale con-
cezione delletica: unetica in cui ciascuno si deve assumere
piena responsabilit di ogni propria scelta dei domini de-
scrittivi, del linguaggio, del mondo che si costruisce. In cui
superata lidea stessa di prescrizione, in favore di une-
tica implicita, la cui regola e il cui pensiero risiedono nel-
lazione (nella scelta) medesima.
bene ricordare che von Foerster si rif sovente in mo-
do esplicito alla concezione delletica proposta da Ludwig
Wittgenstein, di cui era nipote
3
:
Non intendo parlare di etica in senso aristotelico, come la di-
sposizione a fare le azioni giuste e a usare il giusto ragiona-
mento al fine di vivere una buona vita. Non il tu devi, tu
non devi, io devo e cos via. Non letica come giudizio mo-
rale. Non intendo quindi proporre un discorso sulle virt del-
lumano n sulle sue caratteristiche e abilit, n sulle qualit
necessarie al successo di una vita in rapporto alle tipologie
di problemi. E neppure un discorso sulle azioni sbagliate,
sui meccanismi di premi e punizioni. Scelgo di usare il con-
cetto di etica come lo intende Wittgenstein, che ha messo in
luce come letica non possa essere formulata come una me-
ra lista di proibizioni e norme, ma possa essere colta solo al-
linterno della logica dellazione stessa. Nella proposizione
6.421 del Tractatus logico-philosophicus Wittgenstein sostie-
ne: chiaro che letica non pu essere articolata, non pu
avere a che fare con premi e punizioni (1993)
4
.
Von Foerster, in pieno accordo con Wittgenstein, af-
ferma:
PAOLO BERTRANDO, MARCO BIANCIARDI
Io parlerei piuttosto di un atteggiamento etico e non di
una teoria. Un atteggiamento pi forte di una teoria to-
talizzante, esteso, determina la mia condotta nei con-
fronti del mondo intero, influenza i miei rapporti con il ca-
ne del vicino, con gli altri uomini, con i fiori (Foerster,
Prksen 1998, pp. 149-150).
E, ancora:
Io ho sempre proposto, a tale riguardo, la distinzione tra eti-
ca e morale. La mia opinione : la morale esplicita, letica
dovrebbe rimanere implicita, dovrebbe essere in un certo
senso intessuta nelle azioni del singolo (). La mia opinio-
ne che si tratta sempre di Devo!, in quanto solo delle mie
azioni io posso disporre e non di quelle dellaltro (p. 160).
In una parola, nella sintetica definizione che von Foer-
ster propone nel Glossario che conclude Sistemi che os-
servano: Etica = Come parlare; non si pu parlare del-
letica senza fare del moralismo (1982, p. 235).
Von Foerster, letica e la clinica: riserve e aporie
Letica di von Foerster, obiettano spesso i clinici, fa-
cile da enunciare nei cieli limpidi dellastrazione, in cui val-
gono soprattutto la coerenza interna dei discorsi e lim-
plicito riferimento a un se stesso che molti di noi (e certo
tutti coloro che scrivono di etica) sentono come implici-
tamente morale. Ma le cose si fanno pi complicate se en-
triamo nelle turbolenze della clinica (e non solo, in altri
campi potrebbe essere ancora pi complicato). Qui con-
cetti come autonomia e responsabilit si fanno pi ambi-
gui, e le posizioni etiche rischiano in ogni istante di ac-
cartocciarsi nel paradosso.
La psicoterapia, dopo tutto, nata sostituendo alla
cura morale della psicopatologia da un lato, alla cura or-
POSSIBILIT E RESPONSABILIT
ganica dallaltro, una cura fondata sulla parola (e quindi
non su un qualche organicismo pi o meno velato), ma in
cui la parola veicolo di categorie scientifiche, nel sen-
so, per, delle scienze dure, come direbbe von Foerster.
bene ricordare, a questo proposito, che, dopo tutto,
quando Freud, nellultima delle Nuove conferenze sulla psi-
coanalisi (1932) deve delineare la visione del mondo, la
Weltanschauung psicoanalitica, finisce per affermare che
la psicoanalisi non ha una sua visione del mondo, ma ade-
risce a quella scientifica, e chiaramente allude a scienze
quali la fisica o lastronomia.
Le categorie scientifiche di Freud, per, sono al servi-
zio di un progetto etico di ampio respiro, che esita in una
sorta di revisione della morale vigente
5
. Sotto i colpi della
scienza freudiana, cedono i capisaldi delleducazione re-
pressiva tardo vittoriana. Sulla scia del maestro, alcuni neo-
freudiani e postfreudiani (Wilhelm Reich, Karen Horney,
Erich Fromm), prendono posizioni sempre pi recise con-
tro la tirannia del devo, posizione raccolta soprattutto
in America anche da terapeuti destrazione assai diversa,
come Rogers o Ellis (cfr. Tjeltveit 1999, cap. 6).
Tutti i terapeuti che si basano, pi o meno velatamen-
te, sulleredit della critica di Nietzsche ai pregiudizi mo-
rali devono prima o poi fare i conti con il fatto che im-
possibile in terapia sfuggire alle categorie (al dominio)
delletica
6
. La stessa idea che un cliente viene in terapia per
stare meglio, o addirittura per raggiungere una miglio-
re salute psichica, unidea pi etica che scientifica (nel
senso di scienza classica, o dura, come labbiamo inte-
sa poco sopra). Cos, ai vecchi valori etici se ne sostituisce
uno nuovo, quello di autonomia (volta per volta intesa an-
che come indipendenza, libert ecc.), in nome del quale
tutti gli altri pregiudizi etici sono criticabili.
Tutte le psicoterapie, a esaminarle con attenzione, con-
dividono il pregiudizio (nel senso di Cecchin et al. 1997)
dellautonomia, come dimostra la grande fortuna di con-
PAOLO BERTRANDO, MARCO BIANCIARDI
cetti quali separazione-individuazione (Greenberg, Mit-
chell 1983) o differenziazione (Bowen 1978), o lidea che
le cosiddette terapie postmoderne debbano produrre
clienti autonomi dalle idee di base, dominanti nel di-
scorso culturale, che a un certo punto hanno fatte proprie
(White 1995).
Ma siamo sempre certi che nel conflitto tra ideologia e
individuo debba sempre vincere lindividuo? Non anche
questo un postulato etico che rientra fra i nostri pregiu-
dizi, ma che non necessariamente valido? Secondo
Doherty (1995) il terapeuta di coppia dovrebbe convincere
le persone a restare dentro il matrimonio a ogni costo. Uni-
laterale, dogmatico, senza dubbio. Ma noi agiamo di soli-
to per massimizzare la realizzazione o ridurre linsod-
disfazione individuale dentro la coppia: non altrettanto
unilaterale e dogmatico?
Ebbene: il problema dellautonomia si amplifica pro-
prio qualora cerchiamo di riprendere in esame limpe-
rativo etico costruttivista di von Foerster, e di applicar-
lo alla clinica.
POSSIBILIT E RESPONSABILIT