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AO2169 La grazia vocazionale, sperimentata in carismi e debolezze


Preghiera iniziale
Prendi, o Signore,
e accetta tutta la mia libert,
la mia memoria, il mio intelletto, la mia volont,
tutto quello che ho e possiedo.
Tu me lo hai dato;
a te, Signore, lo ridono.
Tutto tuo:
di tutto disponi secondo la tua piena volont.
Dammi il tuo amore e la tua grazia,
e questo solo mi basta
(Es. spir. 234)
0. Premessa
Considero questo corso in certo senso come complementare al corso proprio sui carismi
nella Chiesa e sulla grazia della vocazione che si terr nel secondo semestre, perch cerco di
toccare qui non solamente alcuni altri aspetti che non saranno trattati in quel corso ma vorrei
riflettere in questo corso anche su alcuni aspetti da un altro punto di vista. Qui ci interessa
piuttosto lesperienza della vocazione e le esperienze che una persona pu fare seguendo la
chiamata sentita, mentre nel corso del secondo semestre ci dedicheremo alla vocazione piuttosto
in genere e nel contesto delloperare di Dio che ci concede vari carismi e grazie e che ci rende
capaci di seguire Ges Cristo.
Lobiettivo concreto di questo corso offrire un aiuto per la vita spirituale, la quale deve
essere in modo essenziale il vivere la sua vocazione. Per la vita spirituale il vivere la sua
vocazione non soltanto un aspetto tra altri, ma piuttosto il suo aspetto fondamentale! Il vivere
la sua vocazione in fondo il criterio dellautenticit della vita spirituale e dellagire conforme
alla volont di Dio. Si tratta quindi della domanda seguente con cui abbiamo da confrontarci
personalmente: La mia vita spirituale: veramente una risposta alla parola di Dio, o
solamente un accumulamento di pratiche spirituali?
Il corso quindi non pu e non vuole risparmiarvi la messa in questione del proprio cammino
spirituale e vocazionale, ma ci con lintenzione di approfondirlo e di rendervi pi sicuri in quel
cammino. Ogni riflessione teologica vera e profonda significa in fondo una crisi per la fede
perch spinge al discernimento e invita a vivere la sua fede pi consapevolmente e in modo pi
determinato.
Prima di entrare nella materia del corso e quindi prima di considerare pi dettagliatamente
questo legame tra la vita spirituale e il vivere la sua vocazione per vorrei dire ancora qualche
parola riguardo allintenzione che mi muove dando questa lezione. Credo che sia importante ed
opportuno per la comprensione di quello che cerco di esporre, indicare in questa premessa ancora
pi chiaramente - almeno in modo breve - la mia intenzione facendo queste riflessioni teologiche
sulla grazia vocazionale, sperimentata in carismi e debolezze.
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0.1 Lintenzione - La riflessione teologica al servizio della fede
Lintenzione e lo scopo della lezione non soltanto una pura comprensione teologica
approfondita della vocazione, ma vuole essere allo stesso tempo altrettanto un servizio
allapprofondimento della vocazione personale di ciascuno di voi, di modo che possa crescere la
vostra gioia di essere chiamati da Dio.
Questo scopo per non solo il mio come unintenzione personale, ma questo scopo
viene fuori anche da una comprensione giusta della teologia stessa: La teologia sempre deve
servire a un migliore intendimento e allapprofondimento della fede, e proprio da questo servizio
esce il valore della teologia.
Nella sua enciclica Fides et ratio, Giovanni Paolo II parla di un duplice compito della
teologia: da una parte il rinnovamento della metodologia in vista di un servizio pi efficace
allevangelizzazione e dallaltra parte lorientamento verso la verit ultima che corrisponde anche
al dinamismo nsito nella fede stessa. Vorrei citare tutta questa parte del numero 92 della
enciclica che spiega il compito della teologia:
Anche oggi un duplice compito (le) spetta [la teologia]. Da una parte, infatti, essa deve
sviluppare limpegno che il Concilio Vaticano II, a suo tempo, le ha affidato: rinnovare le
proprie metodologie in vista di un servizio pi efficace allevangelizzazione. Come non
pensare, in questa prospettiva, alle parole pronunciate dal Sommo Pontefice Giovanni XXIII
in apertura del Concilio? Egli disse allora: necessario che, aderendo alla viva attesa di
quanti amano sinceramente la religione cristiana, cattolica, apostolica, questa dottrina sia pi
largamente e pi profondamente conosciuta, e che gli spiriti ne siano pi pienamente istruiti
e formati; necessario che questa dottrina certa ed immutabile, che deve essere fedelmente
rispettata, sia approfondita e presentata in modo che corrisponda alle esigenze del nostro
tempo.
Dallaltra parte, la teologia deve puntare gli occhi sulla verit ultima che le viene
consegnata con la Rivelazione, senza accontentarsi di fermarsi a stadi intermedi. bene per
il teologo ricordare che il suo lavoro corrisponde al dinamismo nsito nella fede stessa e che
oggetto proprio della sua ricerca la Verit, il Dio vivo e il suo disegno di salvezza rivelato
in Ges Cristo. (Fides et ratio, n. 92).
Come lo diceva il Papa Giovanni XXIII., facendo teologia, dobbiamo pensare alla gente che
ama la fede cristiana - a tutti quelli che cercano far rivivere la loro fede e a tutti coloro che stanno
cercando la propria vocazione! La teologia non una scienza che potrebbe contentarsi di se stessa
e delle sue riflessioni sublimi, ma deve avere davanti a se luomo concreto e la sua fede, le sue
domande e i suoi dubbi rispetto alla fede. La teologia non ha da servire alla nostra soddisfazione
intellettuale ma allapprofondimento della nostra fede e soprattutto a tutto il nostro lavoro
pastorale nella Chiesa.
Proprio in questo modo la teologa deve servire allapprofondimento della fede, come ci
espresso verso la fine dellenciclica Fides et Ratio, dicendo: Il lavoro teologico nella Chiesa
in primo luogo al servizio dellannuncio della fede e della catechesi (Ibid. 99). La teologia
servizio e include quindi necessariamente questo aspetto pratico - questo aspetto pastorale!
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Questa relazione profonda tra fede e teologia e viceversa gi da notare alle origini delle
riflessioni teologiche, le quali venivano fuori soprattutto nel contesto della predicazione del
vangelo. Si deve guardare soltanto i libri del Nuovo Testamento per vedere facilmente che quelli
non sono solo una predicazione pura della fede in Cristo, ma sono allo stesso momento anche gi
una riflessione teologica sul mistero di Cristo. Come esempio basta ricordarvi alla teologia di
croce di San Paolo nei primi capitoli della prima lettera ai corinzi, alle sue riflessioni sulla
risurrezione nel capitolo 15 della stessa lettera; si pu addurre come esempio per anche la sua
teologia del peccato e della redenzione nella lettera ai Romani, per riconoscere questo nesso forte
tra predicazione e teologia. La teologia biblica quindi non da intendere solo come una
teologia sulla bibbia e sul suo contenuto, ma quella esige piuttosto rendere chiaro e intelligibile
la teologia nella bibbia stessa, cio richiede il mettere in rilievo la teologia della bibbia!
Questo vincolo tra teologia e predicazione per si nota altrettanto allorigine dei grandi
problemi teologici della Cristologia, della Trinit, del peccato originale e cos via: i credenti si
accorgevano delle diversit e delle contrariet nella predicazione fatta da persone diverse,
cosicch conseguentemente si domandavano che sia il vero, che sia la verit e che cosa si debba
credere.
Proprio qui entra la responsabilit di tutta la Chiesa a mettersi insieme in cammino alla
ricerca della verit, e ci anche con laiuto dei teologi, i quali devono riflettere su questi problemi
e cercare la verit, come ci successo nei diversi concili. Come aiuto per la predicazione la
Chiesa dichiarava poi dogma il risultato chiaro di tale ricerche. Ci per non per limitare la fede
su alcune formule ma per dare pi sicurezza ai credenti. Se la fede si limitasse alla pura
ripetizione di ci che formulato come dogma, la fede non sarebbe pi viva ma piuttosto una
confessione nel modo dei farisei, i quali ripetevano le leggi di Mos ma si sono allontanati dalla
fede vera e dalla fiducia in Dio. Proprio come relazione con Dio la fede qualcosa continuamente
da rinnovare, da approfondire e da orientare alla tradizione della Chiesa.
C per ancora unaltro punto di vista da ricordare, il quale altrettanto mette in rilievo il
legame tra predicazione e teologia. il punto pi importante specialmente per quanto riguarda
lo sviluppo della teologia della vocazione e quindi il tema del nostro corso! A volte la
predicazione cristiana non stata confrontata soltanto da opinioni differenti tra le quali era da
trovare la fede vera, ma a volte essa si trovava davanti a posizioni veramente opposte, le quali
mettevano in dubbio una parte intera della fede cristiana. Ci successo per esempio nei tempi
della Riforma particolarmente in Germania, dove molti Luterani negavano il significato della
vocazione religiosa. E negando limportanza della vocazione religiosa per la vita della Chiesa e
per la fede cristiana, era messa in dubbio infatti anche la vocazione in genere.
Tale negazione dellimportanza della vocazione religiosa indica che questa non vista
come unopera di Dio e come qualcosa che ha la sua origine in lui, ma vista come una pura
decisione umana di vivere in tale stato. E guardando soltanto laspetto umano, tutto diviene
dipendente dallutilit immediata e dalla cosiddetta realizzazione di se stesso - e da queste essa
riceve poi il suo valore e il suo significato. Le conseguenze di tale atteggiamento si nota per
esempio nel protestantesimo fino ad oggi riguardo al sacerdozio, il quale non viene considerato
davvero come una vocazione e come un sacramento - e quindi considerato come unelezione
fatta da Dio - ma quello visto piuttosto come una professione, per la quale linteressato o
linteressata si prepara, per ricevere poi da una chiesa locale un posto.
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La negazione dellimportanza della vocazione religiosa nel tempo della Riforma quindi non
ha avuto solamente conseguenze per la vocazione religiosa stessa, cio nel senso che essa non era
pi tanto stimata dalla gente, ma aveva conseguenze per tutta la vita ecclesiale. Perch quella
negazione fa che la vita ecclesiale si trasforma in modo crescente in una vita di una sola societ
umana, per la quale valgono piuttosto le regole umane e non tanto la volont di Dio e la sua
presenza nella Chiesa.
Si capisce che Hieronymus Nadal, visitando Germania, era molto preoccupato a causa di
questo cambiamento svolgendosi nella Chiesa di quel paese e si rese conto del grande pericolo
per tutta la fede cristiana in quella regione. Menzionando Nadal indico un altro rapporto di questo
corso ancora un poco da spiegare, cio il rapporto con la mia tesi scritta sulla grazia della
vocazione alla Compagnia di Ges negli scritti di Hieronymus Nadal.
Era inizialmente il suggerimento del P. Ruiz Jurado in un seminario nel 1979 che mi
spingeva a lavorare su questo argomento, ma poi era certamente anche il mio interesse personale
di conoscere meglio la mia vocazione da Gesuita e di approfondirla per la riflessione teologica
che mi fermava in quel campo di lavoro scrivendo la tesi in esso. Riprendere qui le riflessioni
fatte nella tesi significa per me per non una ripetizione, ma piuttosto lo sforzo di approfondire
quelle riflessioni, considerando insieme ad esse ancora molti altri aspetti incontrati negli ultimi
anni nel mio lavoro pastorale.
Considero ci anche come un invito a tutti voi di riflettere il vostro cammino spirituale, la
vostra vocazione e le vostre cognizioni teologiche riguardo alla vocazione. Da un lato abbiamo
una certa familiarit con ci che significa la vocazione, perch questa fa parte della nostra vita
spirituale, e abbiamo altrettanto una familiarit per esempio con i racconti di vocazione nella
Bibbia; il parlare della vocazione quindi ci sembra molto normale - e ci ovviamente giusto e
buono! Dallaltra parte per sentiamo anche che ci rimane ancora molto da approfondire e da
chiarire. Quindi infatti non parliamo di qualcosa sconosciuta ma di qualcosa che ci tocca
esistenzialmente. In fondo piuttosto la domanda che cosa sia e significhi in realt il nostro
essere umano, e questa una domanda che forse pi facile da rispondere in teoria che nella
pratica della vita quotidiana, dando la risposta davvero con tutta la nostra vita.
Nella prefazione, scritta per la pubblicazione della tesi, ho provato ad accennare questa
situazione con le parole seguenti:
Tutto ci che luomo ama, lo fa pensare: non gli d pi pace; anzi cerca di comprenderlo
e di afferrarlo internamente. E proprio perch tanto importante per lui, lo spinge a parlarne -
come San Paolo che dice: Infatti non posso vantarmi di annunziare la parola del Signore. Non
posso farne a meno, e guai a me se non annunzio Cristo (1Cor 9,16).
E viceversa vale lo stesso: Solamente ci con cui luomo si occupa continuamente, egli lo
imparer a stimare e ad amare. Non per niente il popolo dIsraele stato invitato ed esortato
incessantemente a ricordarsi di Dio sempre e dappertutto, e a parlare di lui per rimanere fedele
e vivo nella fede e nellamore verso di lui - come lo esprime il libro del Deuteronomio: Questi
precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; l ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai
seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li
legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli
stpiti della tua casa e sulle tue porte (Dt 6,6-9).
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Ci ci insegna che abbiamo continuamente da parlare della nostra vocazione per ricordarla
e per sentirla pi interiormente. Ogni riflessione vera e profonda sulla vocazione non aiuta
soltanto alla comprensione migliore, ma ha quindi anche delle conseguenze per tutta la nostra vita
spirituale, e ci mi spinge a ricordare e a riflettere con voi altrettanto su queste conseguenze.
Proprio perch ovvio che entrano cos tutte le nostre esperienze spirituali finora fatte,
neanche io posso prescindere dalle mie esperienze in questa riflessione. Sono particolarmente
quelle fatte nei seminari come padre spirituale, e da questo lavoro, il quale mi ha piaciuto molto,
ho ricevuto certamente molte altre e nuove ispirazioni, le quali mi erano molto utili per
approfondirmi in questo campo non solamente nella comprensione teologica della vocazione ma
anche nel valutare e nel distinguere i vari ostacoli e i possibili aiuti per la vocazione. E tutte
queste esperienze fatte lungo la mia vita entreranno, come anche gli studi stessi, direttamente o
indirettamente in questo corso. Da esse sono formato e le esperienze si sono impresse nella mia
vita cosicch non posso n rinunciarle n nasconderle, anche se lo volessi.
Parlando della mia tesi ho detto che Hieronymus Nadal, vedendo la situazione disastrosa
della Chiesa in Germania, cominci a sviluppare quasi come primo una teologia della vita
religiosa ossia una teologia della vocazione in genere. Questo fatto mi obbliga a ricordare in
questa promessa almeno brevemente lo sviluppo teologico in questo campo fino al tempo della
Riforma.
0.2 Un breve accenno alla teologia della vita religiosa fino al tempo della Riforma
La vita spirituale e lo sforzo di vivere sempre pi perfettamente la vocazione cristiana ha
dato origine a forme diverse di vita religiosa. La riflessione semplice sulla vita cristiana ha fatto
nascere quindi la vita religiosa. Perci si pu dire che in certo senso la riflessione sulla vita
religiosa sia stata presente fin dallinizio.
Le regole di monaci sviluppatesi gi nei primi secoli del cristianesimo possono essere
guardate come una ripercussione semplice di queste riflessioni iniziali sulla vita religiosa e come
linizio di una teologia della vita religiosa, sebbene questa teologia consista piuttosto nel
sottolineare solo gli elementi pi importanti della vita religiosa.
Considerando la situazione durante il primo millennio, si deve constatare che in riguardo
alla teologia della vita religiosa esistevano sin dallinizio alcune domande particolari, alle quali
si cercava di rispondere teologicamente, ma dallaltra parte si deve dire che queste risposte erano
ancora molto lontane da una teologia sistematica e ampia della vita religiosa. Per esempio durava
fino al medioevo prima che si elaborava la dottrina dei tre consigli evangelici, la quale ha ricevuto
un posto fisso nella teologia non prima che con San Tommaso di Aquino.
San Tommaso si occupa in quattro questioni (S.th. II-II 186-189) della vita religiosa dopo
una breve considerazione degli stati di vita e dello stato della perfezione in genere. Egli sottolinea
particolarmente che la diversit degli stati di vita serve alla chiesa ad arrivare alla sua perfezione
e alladempimento dei suoi compiti e della sua missione, contribuendo alla sua bellezza e alla sua
dignit (cf. S.th. II-II 183,2).
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Lamore unisce luomo con Dio e anche nellamore si trova la perfezione della vita
cristiana, alla quale tutti siamo chiamati (ivi 184,1). La perfezione esiste essenzialmente
nelladempimento dei comandamenti dellamore di Dio e del prossimo (cf. Mt 22,36-40). I
consigli ci sono dati per superare gli ostacoli incontrati nel vivere tale amore (ivi 184,3). Secondo
San Tommaso uno pu essere perfetto senza far parte a uno stato di perfezione. Uno stato di
perfezione viene realizzato per mezzo di un obbligo permanente e solenne, come lo fanno i
religiosi con i voti, mentre ai vescovi questo stato di perfezione dato gi con lordinazione
episcopale e con i loro compiti (ivi 184,4s). Con lordinazione sacerdotale sola per non viene
iniziato tale stato di perfezione (ivi 184,6), ma solo lordinazione episcopale, la quale concede
uno stato di perfezione. La differenza tra lepiscopato e lo stato religioso consiste in ci che il
primo uno stato di perfezione concesso da Dio per lordinazione, mentre lo stato religioso uno
stato di perfezione da acquisire (status perfectionis acquirendae) che richiede limpegno
personale per tutta la vita.
Lo stato religioso quindi uno stato di perfezione perch questo stato tende alla
perfezione cristiana come il suo fine ultimo ma anche perch il religioso si offre completamente
a Dio come sacrificio (ivi 186,1). Questa vita pretende dal religioso vivere secondo i consigli
della povert (ivi 186,3), della castit (ivi 186,4) e dellobbedienza (ivi 186,5), alle quali si
obbliga per i voti (ivi 186,6). E quindi di questi tre voti consiste con ragione lo stato religioso
(Et ideo convenienter ex tribus votis status religionis integratur, ivi 186,7). Lobbedienza per
San Tommaso il voto pi importante perch significa labbandono pi grande a Dio, ma anche
perch contiene in se stesso gli altri voti e si estende anche su tutto ci che appartiene allo scopo
dellordine religioso (ivi 186,8). Nelle tre questioni seguenti San Tommaso si occupa di alcune
domande che riguardano cose esteriori della vita religiosa, come per esempio i servizi
dellinsegnamento e della predica, il lavoro manuale, il vivere dalle elemosine (ivi 187), la
diversit degli ordini religiosi (ivi 188), e le domande collegate con lingresso in un ordine
religioso (ivi 189).
Credo che facile da capire che queste considerazioni teologiche di San Tommaso non
erano sufficienti per poter resistere allattacco totale di Lutero e della Riforma contro lideale
tradizionale della vita religiosa. Le considerazioni teologiche di San Tommaso erano senza
dubbio utili rispetto ad alcune domande intorno alla vita religiosa ma insufficienti a dare una
risposta adeguata a tutte le domande sollevate dai riformatori. Nadal accett questa sfida del suo
tempo e cominci a chiarire il significato e limportanza della vita religiosa, difendendola contro
gli attacchi dei Luterani. Fece evidente nelle sue riflessioni teologiche la grandezza e la bellezza
di questa vocazione, spiegando i suoi fondamenti biblici e le dimensioni cristologiche ed
ecclesiologiche, e mostrando che cosa queste significano per la nostra vita nella fede.
La decadenza degli ordini religiosi nei paesi della Riforma, ma anche la critica degli
umanisti, fecero riflettere Nadal forse gi a Parigi, cosicch le prime riflessioni su questo tema
sono probabilmente da quel tempo. Limpulso decisivo per per fare queste riflessioni sulla vita
religiosa egli riceveva sicuramente nelle sue visite in Germania, dove sono accaduti gli attacchi
forti dei Luterani. La teologia della vita religiosa e lesposizione della spiritualit della
Compagnia di Ges sono quindi un frutto vivo dello sforzo instancabile di Nadal
nelladempimento dellincarico ricevuto come membro della Compagnia di Ges: cooperare nella
difesa e nella propagazione della fede e servire al progresso delle anime nella vita e nella
dottrina cristiana (cf. Exposcit debitum: MI, Const. I 376, n. 3).
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0.3 Lo scopo - aiutare allapprofondimento della vostra vocazione
Ovviamente questo corso sar uno che deve offrirvi informazioni nuove e contribuire
allingrandimento delle vostre cognizioni teologiche sulla vocazione, cio deve essere un corso
che vi aiuta a conoscere meglio lo sviluppo della teologia della vita religiosa e la sua riflessione
sistematica. Malgrado tutto ci per rimane valido la parola di SantIgnazio allinizio degli
esercizi: Infatti non il sapere molto che sazia e soddisfa lanima, ma il sentire e gustare le cose
internamente (EB 2).
Simile a quello che gi ho detto della teologia in genere, cio che essa deve servire
allannuncio della fede e al suo approfondimento, anche questo corso deve servire a un
rinnovamento e a una migliore conoscenza della vocazione cristiana. Pensando per anche al
vostro possibile impegno futuro, sia nella promozione di vocazioni o sia nella formazione di
religiosi o di religiose, di seminaristi o di tutte le altre vocazioni importanti per la chiesa, sar
infatti sempre lapprofondimento della vostra vocazione personale, il quale rimane importante
ed in fondo il punto essenziale.
Soltanto una persona veramente convinta della sua vocazione e altrettanto grata di questa
vocazione pu essere un segno convincente di una vita cristiana e dare testimonianza ad altri.
Perch solo la gioia interna a causa della sua vocazione, la quale si fa notare particolarmente per
una gratitudine profonda e per la libert crescente, e quindi la vocazione veramente vissuta, cio
vissuta questa anche con tutte le debolezze e con tutti i limiti umani, saranno infatti in grado di
convincere altre persone e di attrarle a tale modo di vivere cosicch anche loro possano trovare
la loro propria vocazione e cominciare a viverla.