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ANALISI DEL MUTAMENTO SOCIALE

Prof.ssa Gemma MAROTTA


gemma.marotta@uniroma1.it
ANNO ACCADEMICO 2006 2007
Universit degli Studi di Roma La Sapienza - Facolt di Scienze della Comunicazione
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INTRODUZIONE ALLANALISI DEL
MUTAMENTO SOCIALE (1)
Lanalisi del mutamento sociale occupa un posto centrale negli studi sociologici, spesso
sviluppata in termini di evoluzione o progresso o, ancora, degenerazione.
Evoluzione: svolgimento, sviluppo graduale e completo, corso, sviluppo (G. Devoto,
G.C. Oli, Dizionario della lingua italiana, Le Monnier, Firenze, 2006)
La realt dispiega una forma e un ordine nel tempo, nel complesso flusso degli eventi si
possono individuare delle sequenze di stati (unit intellegibili) e anche processi regolari
di passaggio da uno stato al successivo. Denota, come sviluppo, la trasformazione da
stati semplici a pi complessi e da forme piccole a pi ampie.
Corollario: prevedibilit;
Stadi successivi migliori o superiori dei precedenti (progresso).
Degenerazione: corruzione, decadimento, trasformazione in peggio.
Degenerazione Sociale: degenerazione da uno stato originario di equilibrio, o in termini
religiosi, di grazia. Riferimenti a questo approccio possono essere individuati
nellambito degli studi teologici.
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INTRODUZIONE ALLANALISI DEL
MUTAMENTO SOCIALE (2)
Variet di interpretazioni del mutamento sociale. Bardis individua otto
orientamenti originati da pensiero filosofico pre-sociologico:
1) Evoluzionismo o mutamento sociale unilineare (es. G. Hegel, A. Comte, H. Maine,
H. Spencer)
2) Evoluzionismo discontinuo con la fine del mutamento per la realizzazione di una
utopia (es. K. Marx)
3) Scuola dicotomica con un punto di partenza ed uno di arrivo del mutamento
sociale (es. E. Durkheim, C. Cooley, M. Weber, F. Tonnies, R. Park)
4) Mutamento sociale finalistico (es. Scolastica, San Paolo, L.F. Ward, J. Dewey)
5) Mutamento sociale a zig-zag con variazioni repentine (es. R. Babson)
6) Mutamento sociale irregolare con variazioni graduali e di tipo adattivo (es. W.
Ogburn)
7) Mutamento sociale a spirale (es. I. Khaldun, G. Vico, F. Nietzsche)
8) Mutamento sociale ciclico (es. Eraclito, Democrito, Platone, Aristotele, Cicerone,
V. Pareto, C. Gini, A. Toynbee, P. A. Sorokin)
P. D. BARDIS, Sypnosis of theories of social change, in The Family in changing civilization,
a cura di P.D. Bardis, New York, Simon and Schuster, 1969
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INTRODUZIONE ALLANALISI DEL
MUTAMENTO SOCIALE (3)
CICLI SOCIALI
Successione in alternanza di fasi di crescita e contrazione. Secondo tale approccio, gli
eventi e le condizioni, che sono alla base del fatto sociale, si ripetono ciclicamente,
quindi senza determinare alcun progresso. Tale tesi si contrappone allEvoluzionismo
Sociale.
Principali autori classici: Vilfredo Pareto, Pitirim A. Sorokin. (dimensione temporale,
non unica e uniforme a livello socioculturale)
Principali autori contemporanei: Cameron, Goldston, Sergey Nefedov, Peter Turchin,
Sergey Malkov
(dalla societ ideale, dove il ricambio regolare e continuo delllite porta a vivere in condizioni di
equilibrio dinamico, alla societ in cui il ricambio cessa e che pu trovarsi in equilibrio statico o
in disequilibrio [sovvertimento nuovo sistema politico- sociale rivoluzione])
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INTRODUZIONE ALLANALISI DEL
MUTAMENTO SOCIALE (4)
EVOLUZIONISMO SOCIALE
Un continuo progresso che accomuna la storia umana e levoluzione della societ come facenti
parte di un medesimo flusso dinamico unidirezionale o multidirezionale che porter ad una nuova
societ, qualcosa di diverso da quanto gi presente. Si evidenzia in particolare a livello sociale il
passaggio tra la fase caratterizzata dal Modernismo e quella del Post-modernismo.
Nellanalisi contemporanea di tale approccio, si individuano principalmente 4 direttrici:
Neo-conservatorismo
Neo-liberismo
Socialismo
Radicalismo
Principali autori classici: Auguste Comte, Herbert Spencer, Giambattista Vico, H. Maine4
Principali autori contemporanei: Barrington Moore
(Tre stadi: teologico, metafisico e positivo)
(Da societ militare a quella industriale e poi etica)
(Corsi e ricorsi storici, dalla barbarie alla civilt razionale alla eventuale barbarie)
4 (Come passaggio da una societ basata sullo status ad una imperniata sul contratto)
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INTRODUZIONE ALLANALISI DEL
MUTAMENTO SOCIALE (5)
MATERIALISMO STORICO DI MARX
Alla base della vita umana c il lavoro. La divisione del lavoro, la struttura
economica di base ed i mezzi di produzione sono alla base della struttura
conflittuale della societ che si esplica attraverso la lotta di classe. Il
sovvertimento della classe dominante e la dittatura del proletariato
costituiscono le fasi finali di tale processo. Il progresso sociale si fonda su
principi materialisti, produttivi, da cui deriva un progresso delle relazioni
sociali.
Principali autori classici: Karl Marx (Fasi del mutamento sociale nei passaggi
progressivi da un comunitarismo primitivo alla schiavit, alla servit, al
capitalismo e infine al socialismo e al comunismo).
Principali autori contemporanei: Ernest Mandel
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INTRODUZIONE ALLANALISI DEL
MUTAMENTO SOCIALE (6)
TEORIE EVOLUZIONISTE, DARWINISMO
SOCIALE
Secondo tale approccio ogni comunit funziona in base alle leggi naturali
descritte da Charles Darwin nella sua teoria dell'evoluzione; quindi nella
societ umana, i pi capaci avrebbero la meglio sui meno capaci. Nella lotta
per la sopravvivenza, vincerebbe il pi forte. Vi pertanto una legittimazione
biologica alla base delle relative teorie. Si palesa la deriva eugenetica e
xenofoba che ha contribuito allaccantonamento odierno di tali pensieri. In
ottica macro-sociale, al contrario, oggi questo approccio trova seguito in
ambito geopolitico, si parla infatti di imperialismo dellOccidente.
Principali autori classici: Charles Darwin, Ernst Haeckel , Alfred Ploetz
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INTRODUZIONE ALLANALISI DEL
MUTAMENTO SOCIALE (7)
TEORIE SOCIOBIOLOGICHE
Si sostiene che alla base del comportamento umano non ci siano soltanto
elementi culturali, bens una interazione di fattori antropologici, sociologici,
psicologici, etnici, culturali, ecc. Quindi tale teoria applica le tesi evoluzioniste
allessere umano secondo un approccio sistemico che metta in luce la
complessit del processo di evoluzione dei gruppi sociali.
Principali autori classici: Charles Darwin
Sociobiologia di E. D. Wilson (comportamento sociale fondato su basi
biologiche, che portano luomo ad agire per finalit di sopravvivenza pi che
per fini etici).
Rif. E. D. WILSON, Sociobiologia, tr. it., Bologna, Zanichelli, 1980
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OBIETTIVI DELLANALISI DEL
MUTAMENTO SOCIALE (1)
Il corso si pone quale obiettivo quello di comprendere i cambiamenti della
societ, nel corso del tempo, in particolare attraverso lanalisi delle relative
dimensioni:
SOCIALE
ECONOMICA
POLITICA.
Appare centrale lindividuazione ed il monitoraggio degli indicatori socio-
demografici, tecnologici, politici e comunicativi, al fine di fornire un quadro
coerente sul mutamento sociale.
necessario che tale concetto dinamico sia scomposto nelle due principali
dimensioni spaziale e temporale.
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OBIETTIVI DELLANALISI DEL
MUTAMENTO SOCIALE (2)
Secondo la dimensione temporale il mutamento sociale
pu avvenire in modo:
A. LENTO - graduale.
B. VELOCE - radicale.
Secondo la dimensione spaziale il mutamento sociale
pu essere:
a. PARTICOLARE - relativo ad un piccolo gruppo di individui.
b. GENERALE - legato a gran parte della societ.
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MUTAMENTO SOCIALE (1)
Il mutamento sociale rappresenta il cambiamento
dellordine posto a fondamento della societ nonch
del relativo controllo; ci determina lindividuazione
di comportamenti devianti e/o, contrariamente,
lassorbimento di alcuni di essi nella sfera della
cosiddetta normalit, conformit a regole e norme
socialmente condivise.
Caratterizzato principalmente da:
A. Scoperte scientifiche e tecnologiche
B. Evoluzione della struttura produttiva
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MUTAMENTO SOCIALE (2)
Nel parlare di mutamento sociale, non si pu non citare
Emile Durkheim, secondo cui esso costituito dalle
trasformazioni della morfologia sociale, o delle relazioni
sociali che legano tra loro gli individui, fino a costituire una
entit coerente, societ, oppure il corpo delle leggi, delle
norme, delle sanzioni che regolano la vita sociale. Lo
schema del mutamento sociale durkheimiano si articola nello
scontro tra una semplice divisione del lavoro cui corrisponde
una solidariet meccanica ed una complessa divisione del
lavoro accompagnata da ci che ora definiamo una
solidariet organica. Il pensiero di Durkheim caratterizzato
dal trionfo della ragione.
Rif. E.Durkheim, La divisione del lavoro sociale, tr. It., Milano, Comunit 1962
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MUTAMENTO SOCIALE (3)
Uno dei maggiori esponenti contemporanei del mutamento
sociale Jared Diamond, professore dellUCLA (USA),
vincitore nel 1997 del Premio Pulitzer Prize per il suo libro
Guns, germs, and steel. Diamond in particolare si occupa
di individuare le cause che hanno determinato nel corso
della storia umana la scomparsa di culture di rilievo nonch
la possibilit di riscontrare alcuni di questi fattori nelle
societ contemporanee.
Rif. J. Diamond, Armi, acciaio, e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni, tr.
it., Torino, Einaudi 2006
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MUTAMENTO SOCIALE (4)
Le principali caratteristiche del Mutamento sociale
nelle societ contemporanee sono:
a. COMPLESSIT
b. ACCELERAZIONE
c. GLOBALIZZAZIONE
d. STRETTA RELAZIONE CON LEVOLUZIONE TECNICO-
SCIENTIFICA
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MUTAMENTO SOCIALE (5)
Le societ contemporanee sono caratterizzate dal sistema
economico definito CAPITALISTICO, i cui principali obiettivi
produttivi sono:
1. PROPRIET E CONTROLLO DELLE RISORSE MATERIALI
2. SFRUTTAMENTO DELLA MANODOPERA
3. PRODUZIONE E VENDITA DI BENI E PRODOTTI
4. STRATEGIE DI MARKETING
5. CRESCITA DEL PROFITTO ACCUMULAZIONE DI CAPITALE
6. UTILIZZO DEL CAPITALE PER INCREMENTARE LE RISORSE
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SOCIALIZZAZIONE E MUTAMENTO SOCIALE (1)
Il concetto di Socializzazione risulta essere strettamente connesso con quello di
Mutamento Sociale.
SOCIALIZZAZIONE
Definizione - Processo mediante il quale ad un nuovo membro di un gruppo
sociale vengono trasmessi valori, norme, atteggiamenti e comportamenti condivisi
dai membri preesistenti del gruppo stesso.
Caratteristiche della socializzazione Processo che si sviluppa lungo
tutto larco della vita ma lapprendimento di base avviene nei primi anni di vita:
- in riferimento allaltro (agenti preposti: genitori, insegnanti);
- in riferimento orizzontale (gruppo dei pari, classe sociale di appartenenza, status
sessuale);
- in riferimento cronologico e longitudinale (tempo e situazione di diretta applicazione).
Elementi biologici e sociali (natura e cultura)
Fasi di socializzazione
Agenzie di socializzazione (famiglia, scuola, mass media ecc.)
Maggiori teorie della socializzazione
Socializzazione ed educazione
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SOCIALIZZAZIONE E MUTAMENTO SOCIALE (2)
La sintesi di Socializzazione e Mutamento Sociale
determina la Differenziazione Sociale, ossia il
processo tramite il quale le parti di un gruppo, della
societ che essi compongono, acquisiscono
caratteristiche differenti rispetto alla funzione,
all'attivit originaria, determinando cos il
mutamento di caratteristiche socialmente rilevanti.
SOCIALIZZAZIONE MUTAMENTO SOCIALE
DIFFERENZIAZIONE SOCIALE
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DIFFERENZIAZIONE E MUTAMENTO SOCIALE (1)
La DIFFERENZIAZIONE SOCIALE
rappresenta, nel tempo, levoluzione di:
A. COMPORTAMENTI
B. RELAZIONI SOCIALI
C. ISTITUZIONI
D. STRUTTURA SOCIALE
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MUTAMENTO SOCIALE E STRUTTURA (1)
a) SOCIETA RURALE
b) SOCIETA DI MERCATO
c) SOCIETA INDUSTRIALE
d) SOCIETA POST-INDUSTRIALE
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MUTAMENTO SOCIALE E STRUTTURA (2)
SOCIET RURALE
propriet della terra
rapporto di dipendenza-vitale con il lavoro
unioni matrimoniali
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MUTAMENTO SOCIALE E STRUTTURA (3)
SOCIET DI MERCATO
monopolio di alcuni prodotti
controllo del trasporto
rapporto di interdipendenza
controllo dei flussi economici
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MUTAMENTO SOCIALE E STRUTTURA (4)
SOCIET INDUSTRIALE
ricerca di manodopera a basso costo
delocalizzazione
aggregati economici multinazionali
facilit di accesso al credito
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MUTAMENTO SOCIALE E STRUTTURA (5)
SOCIET POST-INDUSTRIALE
Deindustrializzazione (riduzione mano dopera)
Diffusione settori terziari
Mutamenti tecnologici robotizzazione delle linee
produttive informatizzazione degli uffici
Necessit forme di imprenditorialit di gruppo
Mutamento composizione classe lavoratrice
Mutamento ruolo sindacato con nuove realt lavorative
Nuove formule di parecipazione al lavoro
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TEORIE DEL MUTAMENTO SOCIALE (1)
PARADIGMI SOCIOLOGICI TRADIZIONALI
Si possono individuare quattro principali macro-teorie e correnti di pensiero:
A. FUNZIONALISMO (o STRUTTURAL-FUNZIONALISMO)
B. TEORIE DEL CONFLITTO
C. TEORIE INTERPRETATIVE
D. PROSPETTIVE MULTIFATTORIALI
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A. FUNZIONALISMO
(o STRUTTURAL-FUNZIONALISMO)
Si basa sullordine e la stabilit nella societ.
La societ concepita come un insieme di parti
interconnesse tra di loro. Nessuna di esse, quindi, pu
essere compresa isolata dalle altre, ma solamente nel
suo contesto.
Le relazioni che intercorrono tra le parti della societ
sono di tipo funzionale, ovvero ogni elemento svolge una
particolare compito che, unito a tutti gli altri, concorre a
creare e mantenere lo stato di equilibrio nella societ,
che si ha quando ogni parte svolge correttamente il
proprio compito.
Appare evidente il riferimento al modello organico
proprio delle scienze biologiche.
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A. FUNZIONALISMO
STRUTTURAL-FUNZIONALISMO di Parsons
Lobiettivo quello di individuare la struttura di fondo della societ e di comprenderla mostrando le funzioni assolte
dalle sue parti. Si riallaccia al funzionalismo di Durkheim, il quale riconduce ogni fenomeno alla funzione che esso
ha all'interno dell'insieme di cui parte, la societ.
Parsons afferma che lazione (o atto) lunit elementare di cui si occupa la sociologia. Latto richiede i seguenti
elementi:
Lattore, colui che compie latto;
Un fine verso cui orientato latto;
Una situazione di partenza da cui si sviluppano nuove linee dazione e in cui vi sono le condizioni ambientali, sulle
quali lattore non ha possibilit di controllo, e i mezzi che invece lattore controlla e utilizza;
Un orientamento normativo dellazione, che porta lattore a preferire certi mezzi ad altri e certe vie ad altre, tuttavia
basandosi sul sistema morale vigente nella sua societ.
Le norme collegano lindividuo alla societ di appartenenza, il che in parte ne riduce il libero arbitrio: luomo nel suo
comportamento vincolato dalle norme sociali (se non le segue sottoposto a sanzioni), le norme sono
espressione dei valori di fondo di una cultura.
Parsons definisce il sistema come un insieme interrelato di parti che capace di autoregolazione e in cui ogni parte
svolge una funzione necessaria alla riproduzione dellintero sistema. Ogni sistema devessere in grado di svolgere
almeno quattro funzioni:
- Adattamento allambiente; il sottosistema che svolge questa funzione quello economico.
- Definizione dei propri obiettivi; il sottosistema che svolge questa funzione quello politico.
- Conservazione della propria organizzazione; i sottosistemi che svolgono questa funzione sono la famiglia
e la scuola.
- Integrazione delle parti componenti; i sottosistemi che svolgono questa funzione sono quello giuridico e
quello religioso.
- La tendenza a conservare, presente nel sistema sociale (propria di una struttura in cui vi
interdipendenza delle varie componenti e in cui nessuna di queste in grado autonomamente di produrre
variazioni)non significa assenza di mutamento nella realt sociale, poich possibili fattori di mutamento
sociale provengono sia da altri livelli del sistema (es. progressi in campo scientifico e tecnologico) sia da
altri sistemi con cui quello considerato entra in relazione.
Rif. : T. Parsons, La struttara dellazione sociale, tr.it., Bologna, Il Mulino, 1962
Il sistema sociale, tr.it., Milano, Comunit, 1965
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A. FUNZIONALISMO
FUNZIONALISMO CRITICO di Robert K. Merton
Prospettiva teorico-sistemica e quella dellanalisi della realt sociale
contemporanea trovano unit nello studio dei problemi sociali, cio degli
aspetti pi critici della vita e dellorganizzazione della societ.
Individua i problemi sociali nei meccanismi dellordine, della stabilizzazione,
del consenso, dellorganizzazione, della riproduzione della societ in
rapporto ai quali esamina i fenomeni di conflitto, disorganizzazione,
devianza, anomia, a cui i meccanismi dellordine sociale possono dar luogo.
Non da per scontate la stabilit e lintegrazione funzionale delle varie parti di
un sistema, ma considera la possibilit che il sistema sia male integrato.
Spiega molti fenomeni sociali con la distinzione tra funzioni manifeste e
latenti, per cui la reale funzione esercitata da unazione o da una struttura
sociale pu divergere da quella attribuita da una collettivit o da un gruppo
sociale.
Il concetto di disfunzione sociale gioca un ruolo centrale nellanalisi del
mutamento.
Rif. R. K. Merton, Teoria e struttura sociale, tr. it., Bologna, Il Mulino, 1966
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A. FUNZIONALISMO
NEO-FUNZIONALISMO
Sistema regolato dalla tensione e non dallequilibrio
Se si creano tensioni o conflitti, lorganizzazione mette
in atto azioni compensatorie, adattive e
controbilanciate in modo da contrastare cambiamenti
distruttivi o limitarli nelle strutture interne.
Se i conflitti sono gravi, prolungati e tali da non poter
essere compensati, le caratteristiche del sistema
verranno alterate o distrutte e inizieranno i mutamenti.
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A. FUNZIONALISMO
TEORIA DELLA SOCIET DI MASSA
Con la modernit si assiste allerosione
della cultura e dello stile di vita tradizionale
Alla vita comunitaria caratterizzata dalla
solidariet di gruppo, si sostituisce la
depersonalizzazione burocratica che
indebolisce le relazioni sociali.
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A. FUNZIONALISMO PRINCIPALI CRITICHE
Si pu giustificare e legittimare lesistenza di una
situazione sociale negativa come la povert o la
disoccupazione.
Contribuisce a preservare lo status quo
trascurando o sottovalutando le cause di
tensioni e ineguaglianze sociali.
Lefficienza di una parte del sistema non viene
messa in discussione.
Le origini di conflitti sociali o instabilit non
hanno responsabili o non vengono considerate
disfunzionali.
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B. TEORIE DEL CONFLITTO
Si riferisce a modelli dialettici di mutamento
sociale.
I conflitti sono inerenti alle strutture sociali.
La scarsit di beni e di valori sono allorigine dei
conflitti.
Lineguaglianza genera il conflitto.
Principali interpretazioni:
MARXISMO
NEO-MARXISMO
TEORIA DI DAHRENDORF
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B. TEORIE DEL CONFLITTO
MARXISMO
Le societ cambiano in seguito alla lotta di
classe, espressione della contraddizione tra
forze produttive e rapporti di produzione che
provoca la transizione dalla formazione sociale
antica a quella feudale, da quella feudale a
quella borghese, da questultima al socialismo
che abolir tale contraddizione.
Si rif ad una filosofia della storia come
progresso necessario.
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B. TEORIE DEL CONFLITTO
NEO-MARXISMO (1)
Origine del conflitto - Mentre il Marxismo tradizionale fonda lorigine
del conflitto strettamente su base economica, in relazione al possesso dei
mezzi di produzione, qui si pone lattenzione sui conflitti originati da
differenze: politiche, religiose, etniche o ideologiche.
Ruolo della cultura Idee, valori e ideologie sono semi-autonome
rispetto alla base materiale; la cultura vista come linsieme dei simboli e
delle ideologie usati come strumenti nelle lotte di gruppo e di classe. Quindi
la cultura dominante il prodotto dei gruppi dominanti nella societ; cos
come la produzione di cultura uno dei modi con cui il sistema esistente
riproduce s stesso.
Inevitabilit del mutamento rivoluzionario teoria meno
deterministica sulle conseguenze del conflitto che pu essere risolto
anche attraverso: la riaffermazione del potere dominante, dello
status quo, la graduale riforma delle parti.
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B. TEORIE DEL CONFLITTO
NEO-MARXISMO (2)
Il conflitto pu essere:
Senza regole - disobbedienza, disordine, terrorismo
Regolato da norme sociali boicottaggio economico, scontro
parlamentare, competizione dei mercati.
Intenso elevato grado di mobilitazione sociale, impegno civile,
coinvolgimento emotivo.
Violento casuale, disorganizzato.
Pluralizzato molte situazioni di conflitto ma non necessariamente
collegate tra di loro, scarso e/o graduale mutamento.
Sovrapposto conflitti diadici, profonda frattura noi/loro,
mutamento drammatico/intenso.
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B. TEORIE DEL CONFLITTO
NEO-MARXISMO (3)
Il risultato del conflitto pu essere:
Stabilit status quo in progress.
Sconfitta di una delle due parti.
Mutamento parziale o totale del sistema.
Vi da precisare che ogni assetto provvisorio ed ogni
nuovo sistema porta in s i semi della sua
trasformazione. Quindi differisce dal Marxismo, ove la
soluzione del conflitto rappresentata dalla societ
utopistica priva di conflitto. Il conflitto, distruttivo-creativo,
il motore del mutamento sociale.
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B. TEORIE DEL CONFLITTO
TEORIA DI DAHRENDORF
Combinazione tra il funzionalismo e le teorie del conflitto.
Le societ umane sono stabili e durature pur sperimentando al loro
interno forti conflitti.
Il controllo sociale alla base del conflitto nella societ.
Tutti i sistemi sociali sono costituiti da associazioni di ruoli e di
status che incarnano i rapporti di potere; questultimi tendono ad
essere istituzionalizzati in regole autoritarie e di diritto al fine di
mantenere il dominio. Da qui, la differenza tra coloro che hanno
lautorit di dare ordini e coloro che sono obbligati ad ubbidire.
Il conflitto un fenomeno sociale dotato di funzioni prevalentemente
positive per lo sviluppo della societ.
Rif.: R. Dahrendorf, Classi e conflitto di classe nella societ industriale, tr.it., Bari, Laterza, 1963
Uscire dallutopia, tr.it., Bologna, Il Mulino, 1971
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B. TEORIE DEL CONFLITTO PRINCIPALI CRITICHE
Ed il mutamento, come quello culturale o
tecnologico, non causato dal conflitto?
Visione esclusivamente dicotomica della
realt.
Ed i rapporti di potere non
istituzionalizzati?
Ed il conflitto non basato sulleconomia?
(per es. sullet, il genere o letnia)
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C. TEORIE INTERPRETATIVE
Derivano dal pensiero di Weber e si fondano in
particolare sul modo in cui gli attori sociali definiscono le
proprie situazioni sociali e leffetto di ci sullazione
seguente e sullinterazione.
La realt una continua costruzione sociale simbolica
tenuta insieme grazie allinterazione umana.
Mentre nel Funzionalismo e nel Conflitto il focus
costituito dalla struttura, qui si considera quale origine il
mutamento stesso (interazione, processo,
negoziazione), mentre la struttura un sottoprodotto,
provvisoria.
Il mutamento sociale la continua creazione,
negoziazione e ricreazione dellordine sociale; quando
fattori esterni cambiano, non si produce
automaticamente un mutamento sociale, ci avviene nel
momento in cui i soggetti ridefiniscono il significato
attribuito ad essi.
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C. TEORIE INTERPRETATIVE
INTERAZIONISMO SIMBOLICO - Mead, Blumer
Sfera dellesperienza personale come complesso di significati da valutare attraverso
linterazione che essi originano con il complesso dei valori comuni.
Mette i evidenza i processi attraverso i quali gli individui, agendo nei confronti
dellambiente circostante in base ai significati emersi nel corso dellinterazione
sociale, costruiscono il loro agire e la vita sociale.
Personalit individuale si sviluppa e si costruisce attraverso i processi di interazione e
comunicazione.
Nel processo chi detiene il potere di definizione determina etichette a carico di
soggetti e comportamenti influenzandoli. I significati soggettivi tendono ad essere
negati o condizionati dalle aspettative delle societ (Mead).
La teoria di Blumer si basa sulle seguenti tre premesse:
1) Gli esseri umani si comportano verso le cose in base ai significati che esse hanno per
loro.
2) I significati derivano o sono originati dallinterazione sociale tra le persone.
3) Tali significati vengono manipolati o modificati attraverso un processo interpretativo
utilizzato dalle persone nel trattare con oggetti che incontrano. (Blumer)
Rif. G H. Mead, Mente, S e Societ. Dal punto di vista di uno psicologo comportamentista, tr. it.,
Firenze Giunti e Barbera, 1966
H. Blumer, La societ come interazione simbolica, in Interazionismo simbolico, a cura di
M. Ciacci, Bologna, Il Mulino, 1983
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C. TEORIE INTERPRETATIVE
FENOMENOLOGIA SOCIALE - A. Schutz, P. Berger, T. Luckman
Il mondo ordinato, di oggetti ben definiti e circoscritti, che consideriamo come realt a s
stante, da noi indipendente, si rivela in realt percepibile solo sulla base di precedenti
elaborazioni concettuali, formazioni di categorie interpretative, tipificazioni secondo Schutz.
Linsieme di tipificazioni in cui luomo vive socialmente relativo, e costituisce la struttura
significativa del suo mondo.
Questa struttura, che appare come data dallesterno, va compresa come realt originata
dallinterazione, cio come realt intersoggettiva.
La storicit per Schutz il contesto di tipificazoni in cui lindividuo si trova inserito, ma la
tensione che si crea tra mondo soggettivo e intersoggettivo (rapporto diretto, faccia a faccia) e
mondo istituzionale data come sostanzialmente astorica.
Il compito della fenomenologia pertanto quello di descrivere le strutture in cui il mondo
dellintersoggettivit o mondo sociale si costituisce nellesperienza quotidiana.
Nellanalisi di Schutz il rapporto soggetto-istituzione sviluppato in modo sostanzialmente
aproblematico, con il rischio di trascurare lo studio della trasformabilit storica della forza
coercitiva dellapparato istituzionale.
P. Berger e T. Luckman cercano di colmare tale lacuna con unanalisi specifica del momento
istituzionale, della sua coercitivit per gli individui e della sua trasformabilit storica.
Rif. A. Schutz, La fenomenologia del mondo sociale, tr. it., Bologna Il Mulino, 1974
P. Berger, T. Luckman, La realt come costruzione sociale, tr. It, Bologna, Il Mulino, 1984
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C. TEORIE INTERPRETATIVE PRINCIPALI CRITICHE
Non si parla delle risorse strutturali delle
ridefinizioni.
I fattori esterni hanno scarso rilievo, quindi
tali teorie risultano meno deterministiche.
Non si dice se la costruzione di significato
della realt avvenga attraverso la
cooperazione o il conflitto.
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D. PROSPETTIVE MULTIFATTORIALI
Tali teorie riconciliano (interfacciano) lagire
dellattore, nel senso del libero arbitrio, con
la struttura operativa.
(per. es. analizzare la combinazione delle
azioni delle persone con loperare delle
strutture nei risultati dellinterazione sociale
o della pratica).
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D. PROSPETTIVE MULTIFATTORIALI
MORFOGENESI DI BUCKLEY
La capacit esclusiva dei sistemi sociali di elaborare o mutare la propria forma, struttura o stato,
mettendo in rilievo laspetto attivo e costruttivo del funzionamento sociale.
Nellanalisi sistemica vi continuit e discontinuit. La prima perch lo stesso modello di analisi,
basato su postulati semplici e finalit simili, si trova e si applica a tutti i livelli della realt (dalla
cellula alluiverso socioculturale).
Ma nella conoscenza scientifica vi anche discontinuit: lo stesso modello di sistema non
applicabile a tutti i livelli di realt. Il passaggio da un livello allaltro pu richiedere un modello di
sistema pi complesso.
Lo studio di sistemi complessi integra, nei suoi modelli, alcuni fenomeni che non esistono ad altri
livelli di realt, in particolare quelli della comunicazione sotto diverse forme, delluso e del ruolo
dei simboli nellazione e nellinterazione, e soprattutto il carattere finalistico dellazione umana
individuale e collettiva.
Bucley propone che si faccia riferimento pi che in passato alla cibernetica, alla teoria
dellinformazione e dello scambio, per costruire uno o pi modelli di sistema complesso, in grado
di rendere conto di tutti i fatti della realt socioculturale.
Il problema evidenziato da Buckley, ma anche da Parsons e da molti altri autori, quello di
elaborare un modello puramente formale del sistema sociale, in grado di interpretare e spiegare
tutti gli elementi statici e dinamici della realt e di formulare previsioni verificabili.
Rif. W. Buckley, Sociologia e teoria dei sistemi, tr. it., Torino, Rosenberg e Sellier, 1976
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D. PROSPETTIVE MULTIFATTORIALI
SOCIET ATTIVA - A. ETZIONI
La societ costituita da un macro-movimento sociale caratterizzato da
continui ed incessanti trasformazioni endogene. Esistono diversi tipi di
mutamenti:
1) Mutamenti messi in atto dal sistema sociale per mantenere i propri confini e
i propri modelli (omeostasi);
2) Mutamenti strutturali messi in atto dal sistema sociale per garantirsi la
sopravvivenza di fronte a sfide esterne o interne (ultrastabilit);
3) Mutamenti negli stessi meccanismi di omeostasi e ultrastabilit fino a
creare nuove unit, mutamenti che derivano dalla capacit del sistema di
progettare indipendentemente da sfide ambientali (trasformabilit).
Mentre i primi tendono al mantenimento di certe forme strutturali (morfostasi), e
sono governati da meccanismi di feed-back negativo, gli atri sono orientati alla
creazione di nuove strutture (morfogenesi), e utilizzano meccanismi di feed-
back positivo (a deviazione autoamplificantesi).
Rif. A. Etzioni, Studi sul mutamento sociale, tr. it., Milano, Etas Kompass, 1968
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D. PROSPETTIVE MULTIFATTORIALI
TEORIA DELLA STRUTTURAZIONE - A. GIDDENS (1)
Il concetto statico di struttura sostituito con quello dinamico di strutturazione.
Critica nei confronti dei sociologi della vita quotidiana per il loro rifiuto di considerare
lassociazione reciproca tra le forme rappresentate del comportamento e le pi ampie propriet
strutturali ed i modelli morfologici delle relazioni nella societ.
Nel suo concetto di dualit della struttura, afferma che le propriet strutturali dei gruppi sociali pi
ampi e duraturi sono portate avanti dagli attori sotto forma di competenze che li mettono in
condizione di agire in modo specifico in determinate situazioni.
Gli attori in tali situazioni possono riprodurre la forma generale di azione appresa nel passato o
alterarla in qualche modo.
Mentre latto non isolato pu mantenere o modificare le propriet strutturali di una cultura o di un
gruppo internamente, la riproduzione o alterazione ripetuta delle attivit pratiche da parte di
numerosi attori per un lungo periodo di tempo, porter o a riprodurre le caratteristiche strutturate
di un gruppo o di una cultura o a rivedere pi o meno sostanzialmente la struttura di quel gruppo.
Allo stesso modo le pratiche rappresentate possono o riprodurre o modificare il network di contatti
e relazioni, ed i sistemi pi integrati da cui originano i modelli morfologici della societ.
Rif. A. Giddens, Fondamenti di sociologia, tr. it., Bologna, Il Mulino, 2000
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D. PROSPETTIVE MULTIFATTORIALI
TEORIA DELLA STRUTTURAZIONE - A. GIDDENS (2)
RIFLESSIVITA (REFLEXIVITY) - ogni essere umano riflette sulle
conseguenze della sua e delle altrui azioni e forse modifica il suo
comportamento in base alle nuove informazioni.
Tale qualit di autoconsapevolezza, di autoconoscienza risulta di
notevole interesse per i sociologi per analizzare i motivi e le
intenzioni degli attori sociali.
Nelle societ contemporanee la riflessivit sempre pi intensificata in
quanto ogni aspetto della vita sociale diviene oggetto di revisione
senza fine per fronteggiare le conoscenze costantemente
accumulate.
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D. PROSPETTIVE MULTIFATTORIALI
TEORIA DELLA STRUTTURAZIONE - A. GIDDENS (3)
Nella modernit avanzata la produzione sociale di ricchezza comporta ineluttabilmente la
produzione sociale di rischi.
Giddens sostiene che una qualunque situazione di rischio esiste il pericolo. Se
conosciuto anche solo in minima parte, pu essere analizzato in termini di
accettabilit e calcolabilit.
Il pericolo, cio, pu essere contrastato introducendo elementi di sicurezza che si
costruiscono a partire da un equilibrio tra fiducia e rischio accettabile.
La fiducia va intesa come affidamento ad una persona o un sistema per ci che riguarda
un insieme di risultati ed eventi. Si genera attraverso quelli che Giddens definisce
nodi di accesso.
Un NODO DI ACCESSO un punto di contatto tra le persone/sistemi esperti e coloro
che devono infondere fiducia. Se qualcosa non funziona nei nodi di accesso, la
trasmissione di fiducia da parte del sistema addetto (es: polizia) fallisce ed esso non
potr realizzare la sua funzione visibile.
Di solito i nodi di accesso non funzionano per una cattiva relazione con lo stato o con i
cittadini o con entrambi, o per una mancanza di informazioni e trasparenza.
Rif. A. Giddens, Identit e societ moderna, tr. it, Napoli, Ipermedium, 1999
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D. PROSPETTIVE MULTIFATTORIALI
TEORIA DELLA GLOBALIZZAZIONE
M. ALBROW R. ROBERTSON
GLOBALISMO, GLOBALITA E GLOBALIZZAZIONE - Il globalismo riguarda
quei valori che coinvolgono il mondo reale di cinque bilioni di persone come loggetto della loro
attenzione, ovunque essi vivano, con un comune interesse nellazione collettiva tesa a risolvere
problemi globali (Albrow).
Similmente Robertson, sebbene si riferisca pi alla globalit che al globalismo, lo definisce come
consapevolezza del (problema) mondo come spazio unico.
Mentre la globalizzazione riguarda prevalentemente una serie di mutamenti oggettivi nel mondo che
sono in parte esterni a noi, il globalismo si riferisce al dominio soggettivo. Gli aspetti attraverso i
quali internalizziamo i mutamenti dovuti alla globalizzazione, in modo tale che diventino parte
integrante delle nostre emozioni e del nostro modo di pensare alla vita quotidiana sono
soprattutto:
pensarci come collettivit mentre ci identifichiamo con tutta lumanit;
la fine del flusso unidirezionale e lo sviluppo della consapevolezza multiculturale;
lautorevolezza degli attori sociali auto-consapevoli;
lallargamento delle identit.
Rif. M. Albrow, The Global Age, Cambridge, Polity, 1996
R. Robertson, Globalization: Social Theory and Global Culture, London, Sage, 1992
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D. PROSPETTIVE MULTIFATTORIALI
POST-MODERNIT R. F. INGLEHART
Il pensiero post-moderno si pu distinguere in tre correnti, relative alla distinta
interpretazione del concetto di postmodernismo:
1. Rifiuto della modernit - cio della razionalit, dellautorit, della
tecnologia e della scienza. Allinterno di questa scuola c una tendenza
diffusa a equiparare queste ultime con loccidentalizzazione. Da questa
prospettiva considerato come il rifiuto delloccidentalizzazione;
2. Rivalutazione della tradizione mentre la modernizzazione aveva
drasticamente svalutato il postmodernismo, il suo abbandono ha aperto
la strada della sua rivalutazione.
3. Ascesa dei nuovi valori e stili di vita maggiore tolleranza per le diversit
etniche, culturali, sessuali e le scelte individuali concernenti il tipo di vita
che si intende sostenere.
Rif. R. F. Inglehart, La societ postmoderna, tr. it., Roma Editori Riuniti, 1998
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D. PROSPETTIVE MULTIFATTORIALI
AZIONISMO SOCIOLOGICO - A. TOURAINE
Larticolarsi della societ e della storia si ha grazie allazione collettiva, attraverso lagire dei movimenti sociali.
Lazionismo sociologico di A. Touraine si incentra soprattutto su due questioni fondamentali nel campo
sociologico: quella del mutamento sociale e quella della modernit.
Lordine sociale della modernit non n statico n totalmente funzionale, ma piuttosto un terreno di conflitto tra
forze in competizione per il potere, tra elites dominanti e dominati. Nella societ post-industriale il controllo delle
pratiche culturali sostituisce le precedenti lotte del movimento dei lavoratori per il controllo delle attivit lavorative.
Una unica chiave di lettura per la ricerca e lanalisi, secondo Touraine ed i suoi collaboratori, risiede nello studio
dei vari movimenti sociali, da quello anti-nucleare ai movimenti locali per lautonomia in Europa, dal movimento
Solidarnosh in Polonia al movimento femminista.
Tali movimenti sono attori collettivi di mutamento, non solo come reazione contro gli abusi del potere al governo,
ma anche come potenziali innovatori culturali di una modernit avanzata (come i movimenti dei lavoratori nel XIX
secolo).
Propone come metodo di studio dei movimenti collettivi il cos detto intervento sociologico, una pi ricca forma di
osservazione partecipante con il sociologo in veste di catalizzatore che assitse gli attori collettivi nel distinguere,
esprimere e perseguire attivamente i loro obiettivi.
La modernit avanzata rappresenta non un periodo di crisi successive ma di trasformazioni fondamentali e
cambiamenti strutturali per i quali appare necessario un nuovo approccio sociologico per misurare con propriet
differenti le dinamiche del mutamento.
Da qui i concetti di: auto-produzione della societ (soggettificazione in tensione contraria ma anche
complementare con la razionalizzazione); storicit (adattamento della societ al suo ambiente con iniziative
culturali, in contrasto con lo storicismo e levoluzionismo).
Rif. A. Touraine, Il ritorno dellattore, tr. It., Roma, Editori Riuniti, 1988

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D. PROSPETTIVE MULTIFATTORIALI
DOPPIA MORFOGENESI - M. S. ARCHER
Sia la struttura che lagire sono entrambi prodotti congiunti dellinterazione;
lagire plasmato da e riplasma la struttura ove essa riplasmata nel
processo.
Nellanalisi dellazione e della struttura, Margaret Archer critica lassenza di
qualsiasi considerazione causale della struttura nellopera di Giddens.
Infatti, vi sono due versioni fondamentali della nozione di struttura:
1) La prima, favorita da Giddens, considera la struttura come ruoli e risorse
generative ed esalta la natura volontaria dellazione sociale.
2) La seconda definisce la struttura come modelli organizzati di relazioni
sociali causalmente efficaci.
Archer sostiene la seconda interpretazione che include lidea della priorit
causale della struttura sullazione, difendendo limportanza della riflessivit
degli attori sociali.
Rif. M. S. Archer, Realist Social Theory: The Morphogenetic Approach, Cambridge, Cambridge
University Press, 1993
ID, Structure, Agency and The Internal Conversation, Cambridge, Cambridge University
Press, 2003
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CAUSE DEL MUTAMENTO SOCIALE (1)
PROSPETTIVE MATERIALISTICHE
Fattori fondamentali sono produzione economica e tecnologia.
Prospettiva Marxista: classi e produzione economiche sono alla base della societ
e tutto deriva dallinterazione tra esse.
W. Ogburn: Teoria dello scarto culturale: cause tecnologiche del mutamento, la
cultura materiale (tecnologia) muta molto pi rapidamente di quella non materiale
(valori, idee, norme, ideologie). Vi un periodo, detto appunto del ritardo
culturale, in cui la cultura non materiale sta ancora adattandosi alle nuove
condizioni materiali.
La tecnologia causa il mutamento secondo 3 modalit:
1. Aumenta le alternative sociali disponibili, crea nuove opportunit;
2. Altera modelli di interazione tra gli individui, mutano le strutture dei gruppi umani;
3. Genera nuovi problemi.
Rif. W. F. Ogburn, Social Change, in E. R. A. Seligman, H. Johnson (a cura di), Encyclopaedia
of Social Sciences, New York, Mac Millan, 1962
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CAUSE DEL MUTAMENTO SOCIALE (2)
PROSPETTIVE IDEALISTICHE
La prospettiva di M. Weber: valori e credenze, religiosi e secolari, hanno un
impatto decisivo sulla definizione del mutamento sociale (es: differenze tra
Protestantesimo e Cattolicesimo ed il lavoro).
Idee culturali, valori ed ideologie che si sono poste alla base del mutamento
sociale nel mondo sono:
1. Libert ed autodeterminazione;
2. Crescita materiale e sicurezza;
3. Nazionalismo;
4. Capitalismo nei suoi aspetti ideologici, il cui set valoriale si fonda sul profitto, sul
perseguimento dellinteresse economico privato, sulla competizione e sul libero mercato;
5. Marxismo.
Idee e valori possono causare e/o impedire e/o differire il mutamento sociale:
1. Legittimando una auspicabile direzione del mutamento (es: verso luguaglianza e la
democrazia)
2. Offrendo una base per la solidariet sociale necessaria. (es: meccanismi di integrazione,
di neutralizzazione dei conflitti)
3. Mettendo in luce le contraddizioni ed i problemi esistenti nascosti (es: razzismo e
sessismo)
Rif. M. Weber, Economia e Societ, tr. it., Milano, Comunit,1995; Letica protestante e lo spirito
del capitalismo, tr. it., Firenze, Sansoni, 1965
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MODELLI DEL MUTAMENTO SOCIALE (1)
MODELLI LINEARI TEORIE EVOLUTIVE
F. Tonnies: dalla Gemeinschaft alla Gesellschaft.
Vi possono essere due o pi fasi di transizione da piccole aggregazioni sociali indifferenziate, contraddistinte da
una cultura omogenea, a grandi societ complesse, caratterizzate da un alto grado di differenziazione sociale e
da una cultura eterogenea.
Secondo G. Lenski, lo sviluppo storico della societ umana causato dallinnovazione nella tecnologia dei
sistemi di produzione, che genera un vasto surplus di risorse materiali. Esso si articola in 4 fasi:
1. Venatoria e delle provviste;
2. Pastorale e orticola;
3. Agricola;
4. Industriale.
Urbanizzazione - dalle campagne alle citt
Citt - 3 caratteristiche principali:
A. Mercato produzione economica;
B. Centro dellautorit politico-amministrativa potere politico
C. Comunit urbana conflitti comunitari
Si possono individuare nella storia 4 tipologie di citt:
a. antica e medievale conflitto nelle campagne circostanti a causa del dazio, competizione tra lite e dinastie
b. Commerciale conflitti generati dalle tassazioni sul commercio import/export, competizione tra famiglie di commercianti, salario
e condizioni degli artigiani e dei marinai.
c. Industriale conflitti tra coltivatori, svantaggiati, operai in fabbrica ed industriali.
d. Corporativa produzione industriale decentralizzata ed economia di servizi. Conflitto intraurbano causato dalle condizioni di
deterioramento
e. Globale economia globale, commercio e finanza internazionale, conflitti tra residenti ed immigrati, disparit di tasse e
municipalizzazione dei servizi tra giurisdizioni politiche, investimenti esteri e spostamento di capitali.
Rif. F. Tonnies, Comunit e Societ, tr. it., Milano, Comunit, 1963
G. Lenski, Human Society: An Introduction to Macrosociology, New york, McGraw-Hill, Inc., 1974
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MODELLI DEL MUTAMENTO SOCIALE (2)
MODELLI CICLICI
Il mutamento ciclico e ripetitivo, importanti aspetti si ripetono nella storia pertanto rilevante un
approccio selettivo.
Modelli Classici: secondo P. Sorokin in principio vi erano cicli morali di decadenza ricorrente, di
idealismo, poi di edonismo e materialismo con periodi di transizione che si mescolano con i due. I
cicli sono assimilati a modelli organici di crescita.
Modelli Contemporanei di Macro-cicli:
Secondo A. W. Phillips vi la ripetizione di cicli economico- politici caratterizzati
dallineguaglianza e dalla concentrazione delle ricchezze.
Secondo Kondratieff vi sono lunghi cicli ondeggianti che portano leconomia mondiale
allalternanza tra una fase di espansione ed una di contrazione.
Teoria di Chirot i cicli ripetitivi sono inseriti in ere storiche pi vaste. Egli indica inoltre 4 cicli
industriali ed uno post-industriale.
Rif. P. A. Sorokin, La dinamica sociale e culturale, tr. it., Torino, UTET, 1975
R. Leeson (a cura di), A. W. H. Phillips: Collected Works in Contemporary Perspective, Cambridge, Cambridge University
Press, 2000
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MODELLI DEL MUTAMENTO SOCIALE (3)
MODELLI DIALETTICI
Contengono elementi di ciclicit e di linearit, quindi mutamento a spirale. I processi di
mutamento persistono, ma i contenuti di essi sono in mutamento.
Prospettive dialettiche materialistiche
Tra i contemporanei, Immanuel Wallerstein sostiene che vi siano 3 modalit contraddittorie di
organizzazione politico-economica. Inoltre egli elabora la Teoria dei Sistemi Mondiali, secondo cui
vi un centro, nazioni semiperiferiche e periferiche, tutte ad un diverso grado di sviluppo (Primo,
Secondo e Terzo Mondo)
Prospettive dialettiche non-materialistiche
Secondo R. Aron, vi sono delle contraddizioni tra caratteristiche strutturali e aspirazioni individuali,
di solito alla base delle comuni contraddizioni caratterizzanti le societ capitalistiche
contemporanee. Si hanno cos 3 possibili contesti dialettici:
1. Dilalettica delluguaglianza - aspirazioni egualitarie vs. struttura gerarchica ed organizzazione della
societ;
2. Dialettica della socializzazione - individualismo vs. societ di massa;
3. Dialettica delluniversalit autonomia nazionale vs. interdipendenza globale.
Rif. I Wallerstein, The Modern World System, New York, Academic Press, 1974
R. Aron, Le tappe del pensiero sociologico, tr. it., Milano, Mondadori, 1972
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RELIGIONE E MUTAMENTO SOCIALE (1)
Protestantesimo: i valori di esso, in particolare Calvinista, producono
unetica culturale che santifica il lavoro e il successo terreno, incoraggia la
sobriet e condanna il consumismo. Conseguenze non previste di tale
visione religiosa, di tale ascetismo terreno, incoraggiano lo sviluppo di ampi
accumuli di capitali attraverso lavoro, risparmi e consumi non frivoli, nonch
investimenti razionali e crescita economica. Il successo economico un
segno dellelezione divina. Ogni uomo un attore libero, moralmente
responsabile solo verso Dio. Il consumismo materiale oltre la necessit di
vita conduce alla corruzione morale.
Cattolicesimo: il lavoro unattivit puramente terrena, per vivere,
incoraggia lascetismo ultra-terreno dove la forma pi elevata di attivit la
devozione a Dio. Gli uomini sono responsabili verso la Chiesa che tende a
regolare leconomia e gli altri aspetti secolari della societ in termini di valori
religiosi. Non risultano indicazioni di proibizione del consumismo.
In Cina ed India, le rispettive fedi, Confucianesimo, Taoismo e Induismo,
non sono favorevoli allo sviluppo del capitalismo.
Ruolo della religione nel mutamento sociale: es. rivolta dei puritani in
Inghilterra, la nascita dellIslam in Sudan nel 1800, la rivolta dei Boxer in
Cina, il fondamentalismo islamico in Iran.
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TEMI DEL MUTAMENTO SOCIALE (1)
A) FAMIGLIA E SALUTE
B) DEVIANZA, CRIMINALITA' E DIRITTO
C) SVILUPPO URBANO, SLUM E SICUREZZA
D) FENOMENI MIGRATORI
E) CULTURA, TECNOLOGIA E COMUNICAZIONE