Sei sulla pagina 1di 37

I marchi nel tessile-abbigliamento ed il loro ruolo

IntroduzioneIntroduzioneIntroduzioneIntroduzione

abbigliamento

MarchiMarchiMarchiMarchi eticieticieticietici nelnelnelnel settoresettoresettoresettore tessiletessile-tessiletessile--abbigliamento

abbigliamento

-abbigliamento

3333

INDICE

4444

Responsabilità sociale delle imprese: definizione

Responsabilità sociale e PMI

Codici di condotta e contratti

Label

SA 8000

Peculiarità della norma SA 8000

abbigliamento

MarchiMarchiMarchiMarchi didididi qualitàqualitàqualitàqualità nelnelnelnel settoresettoresettoresettore tessiletessile-tessiletessile--abbigliamento

-abbigliamento

25abbigliamento

252525

Capitolati e dichiarazioni di qualità

Marchi qualità del settore

Il Caso Seri.co

MarchiMarchiMarchiMarchi ecologiciecologiciecologiciecologici nelnelnelnel settoresettoresettoresettore tessiletessile-tessiletessile--abbigliamento-abbigliamentoabbigliamentoabbigliamento

Etichette Ecologiche

3 3303000

1
1

Introduzione

In un mercato sempre più globale e competitivo, le aziende hanno necessità di dimostrare l'impegno assunto nei confronti dei clienti, degli azionisti e della collettività. Questi impegni riguardano i rischi legati alla qualitàqualitàqualitàqualità deideideidei prodottiprodotti,prodottiprodotti all'impattoall'impattoall'impattoall'impatto ambientaleambientaleambientaleambientale delle produzioni, alla sicurezzasicurezzasicurezzasicurezza e alla responsabilitàresponsabilitàresponsabilitàresponsabilità socialesocialesocialesociale nei confronti dei lavoratori. Se si analizza l'evoluzione dell'atteggiamento dei consumatori negli ultimi cinquant'anni, ci si accorge che la domanda è andata spostandosi da un approccio prettamente consumistico, tipico degli anni '60, a un orientamento verso prodotti di provata qualità negli anni '70; negli anni '90 la richiesta si è rivolta a prodotti compatibili con l'ambiente, mentre attualmente il mercato chiede alle aziende un comportamento socialmente responsabile in un'ottica di sviluppo sostenibile. Le imprese, negli ultimi anni, si sono confrontate con tutta una serie di nuove normative riconosciute a livello internazionale per rendere più trasparente il loro rapporto verso l’esterno, cercando di dare visibilità non solo a ciò che viene offerto, ma anche a come viene prodotto o realizzato. Dopo le norme della serie ISO 9000 per la verifica dei sistema qualità e le ISO 14000 per l’eco-efficienza, negli Stati Uniti e in Europa sono sorti diversi organismi e iniziative aventi l'obiettivo di fornire un "marchio di garanzia" - la cosiddetta certificazione - che le aziende possono utilizzare per dimostrare alla collettività la loro correttezza. In un'economia globalizzata, è sempre maggiore la necessità delle imprese di presentare la loro immagine sociale e di farsi riconoscere come attori socialmente responsabili. Non vi è alcun dubbio che il processo di integrazione dell'economia mondiale renda più evidente la presenza di diversi livelli di applicazione e parametri di concezione stessa delle garanzie dell'ambiente, della sicurezza e dei diritti del lavoro. Nasce così l'esigenza di comunicare i valori etici che ispirano la gestione d'impresa e di individuare un sistema, condiviso a livello internazionale, in grado di rilevare ed evidenziare i risultati etico-sociali conseguiti e riportarli alla comunità di stakeholder. Diversi sono i tentativi fino ad oggi proposti per definire strumenti di rendicontazione sociale che permettono alle aziende di realizzare una strategia

2
2

di comunicazione diffusa e trasparente, in grado di raggiungere consenso e legittimazione sociale, premessa del perseguimento degli obiettivi aziendali. Nel panorama internazionale, si stanno sempre più diffondendo strumenti di responsabilità etico-sociale d'impresa, quali codice etico, bilancio sociale e processi di social and ethical accounting, auditing and reporting.

3
3

Marchi Etici nel Tessile-Abbigliamento

Responsabilità sociale delle imprese: definizione. Esistono in letteratura varie proposte e varie interpretazioni ma nessuna può, al momento, ritenersi più autorevole di altre.

Al concetto di "responsabilità sociale" se ne affiancano spesso altri, apparentemente

sinonimi, come "sviluppo sostenibile", "integrità aziendale", approccio "triple-bottom-line",

eccetera. Anche l'abbreviazione CSR, dall'inglese "Corporate Social Responsibility", è spesso utilizzata. Dovendo spiegare in breve il valore attribuibile alla responsabilità sociale da parte delle imprese che si vantano di perseguire questo scopo, bisognerebbe riassumere le varie definizioni in un concetto di questo tipo, non certo di immediata comprensione: "Al fine di

evidenziare la propria gestione responsabile nei confronti della popolazione e dell'ambiente

in cui operano, le imprese integrano nei propri interessi commerciali e nelle proprie

operazioni gli aspetti sociali ed ambientali su base volontaria, ed estendono questa preoccupazione anche a tutti coloro che, identificabili sotto il termine anglosassone di

"stakeholder", portano interessi all'impresa stessa, cioè influenzano il suo comportamento

o sono influenzati da esso."

Le imprese compiono pertanto un investimento sul capitale umano ed ambientale, che coinvolge anche le condizioni di salute e di sicurezza sul lavoro dei lavoratori ad ogni livello.

Tutte le definizioni attualmente reperibili sembrano comunque ruotare attorno al concetto

di "triple-bottom-line", uno schema ambizioso per misurare e registrare le prestazioni

aziendali sotto il profilo economico, sociale e ambientale.

L'approccio "triple-bottom-line" significa che le imprese dovrebbero sviluppare investimenti sostenibili e decisioni societarie partendo dalla base (bottom), perseguendo simultaneamente tre obiettivi (triple-line):

* un'equità sociale

* una qualità ambientale

* una prosperità economica.

Essere socialmente responsabili significa non solo soddisfare pienamente gli obblighi giuridici applicabili, ma anche andare al di là investendo “di più” nel capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con le altre parti interessate. L’esperienza acquisita con gli investimenti in tecnologie e prassi commerciali ecologicamente responsabili suggerisce che, andando oltre gli obblighi previsti dalla legislazione, le imprese possono aumentare la propria competitività. L’applicazione

di norme sociali che superano gli obblighi giuridici fondamentali, ad esempio nel settore

della formazione, delle condizioni di lavoro o dei rapporti tra la direzione e il personale, può avere dal canto suo un impatto diretto sulla produttività. Si apre in tal modo una strada che consente di gestire il cambiamento e di conciliare lo sviluppo sociale e una maggiore competitività. La Commissione europea, nel suo Libro Verde, dal titolo “Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese” sottolinea come il concetto di equità sociale debba andare ben oltre il mero rispetto della legislazione vigente. La responsabilità sociale delle imprese non dovrebbe tuttavia essere considerata come un sostituto alla regolamentazione o alla legislazione riguardante i diritti sociali o le norme ambientali, compresa l’elaborazione di una nuova normativa adeguata. Nei paesi in cui tali regolamentazioni non esistono, gli sforzi dovrebbero concentrarsi sulla creazione di un contesto regolamentare o legislativo adeguato al fine di definire una base equa, a partire dalla quale potrebbero essere sviluppate le prassi socialmente responsabili.

4
4

Corporate Social Responsability (CSR) è da tempo un importante argomento di

dibattito a livello europeo. Esso si sta diffondendo rapidamente anche in Italia, come un approccio innovativo alla gestione aziendale. Il tema si colloca all'interno della vasta problematica concernente lo sviluppo sostenibile e l'importanza dell'opinione pubblica nell'ambiente competitivo attuale. Numerose ricerche italiane ed europee mostrano, infatti, che i consumatori tendono a premiare le imprese socialmente responsabili. L'impresa è considerata socialmente responsabile se:

non discrimina i dipendenti in base a sesso, razza, religione, appartenenza politica

realizza prodotti e processi nel rispetto dell'ambiente

offre prodotti di elevata qualità ad un prezzo appropriato

non testa prodotti sugli animali

ha a cuore i diritti umani nel mondo e il divario tra ricchi e poveri

cerca di ridurre problemi sociali come criminalità, povertà, analfabetismo

L'Unione Europea si è mostrata attiva nel richiamare l'attenzione sul problema del CSR sin dal 1993, grazie al lavoro dell'allora Presidente della Commissione Europea, Jacques Delors. Nel 2000 il Consilio Europeo di Lisbona lanciò un appello al senso di responsabilità delle imprese nel settore sociale per ciò che riguarda le best practises nella formazione continua, nell'organizzazione del lavoro, nelle pari opportunità, nell'integrazione sociale e nello sviluppo sostenibile. L'obiettivo strategico dell'UE è "diventare, entro il 2010, la più competitiva e dinamica economia della conoscenza (knowledge economy), in grado di affrontare una crescita economica sostenibile accompagnata da un miglioramento qualitativo e quantitativo dell'occupazione e da una maggiore coesione sociale". Un evento significativo è stata la pubblicazione, da parte della Commissione Europea, del "LIBRO VERDE – Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese" nel 2001 e della "Comunicazione della Commissione relativa alla Responsabilità sociale delle imprese: un contributo delle Imprese allo Sviluppo Sostenibile" nel 2002. Questi due documenti tracciano le linee guida della Commissione Europea sulle questioni che riguardano il CSR.

L'approccio CSR considera l'etica e il business come due aspetti integrati della gestione strategica. Ciò emerge dalla definizione proposta nel Libro Verde secondo la quale il CSR è "un concetto attraverso il quale le organizzazioni integrano questioni sociali e ambientali nelle loro operazioni di business e nei loro rapporti con gli stakeholders (parti interessate) su base volontaria". Corporate social responsability significa impegno nel comportarsi in modo etico e corretto, che va oltre il semplice rispetto della legge.

Il CSR dovrebbe diventare parte delle strategie di base delle aziende, interagendo con tutti

i campi della gestione aziendale: finanza, produzione (riduzione dell'impatto ambientale

della produzione, incremento di salute e sicurezza sul lavoro, non utilizzo del lavoro

minorile, focus su qualità e sicurezza dei prodotti), marketing, risorse umane (percorsi di

)e,

e politiche aziendali.

carriera, politiche di impiego, formazione,

in generale, tutto ciò che riguarda strategie

Un comportamento socialmente responsabile :

garantisce una forte coesione con gli stakeholder crea un ambiente di lavoro migliore, più sicuro e motivante migliora l'efficienza della gestione aziendale protegge da azioni di boicottaggio permette di usufruire di vantaggi fiscali e semplificazioni amministrative facilita l'accesso al credito

5
5

riduce il rischio d'impresa contribuisce ad aumentare il valore per gli azionisti sui mercati in cui sono applicati rating di tipo etico

L'Italia ha preso parte al dibattito europeo leggermente in ritardo, ma ora intende recuperare il tempo perso presentando un'importante iniziativa. Un forte segnale in questa direzione è l'introduzione del CSR, tra le cinque priorità del Governo Italiano per il semestre di Presidenza dell'UE. In accordo con la Commissione Europea, infatti, il Governo è convinto che il CSR è il pre- requisito di una strategia volta ad implementare uno sviluppo economico sostenibile, attento alle problematiche sociali. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sta lavorando sull'ambizioso progetto CRS- SC (Social Commitment), il cui obiettivo è portare un importante contributo a livello europeo e proporre l'esperienza italiana all'attenzione dei partner europei. Il progetto assegna grande importanza alla diffusione del comportamento etico tra le

imprese, ma la sua principale caratteristica è estendere tale visione ad interventi proattivi, ovvero includere il Social Commitment (coinvolgimento sociale), il cui scopo è "favorire la partecipazione attiva delle imprese al sostegno del sistema di welfare nazionale e locale secondo una moderna logica di integrazione pubblico - privato". Il Governo intende coinvolgere le imprese nel finanziamento di parte delle politiche di Welfare. Tale progetto non è ancora stato definito in dettaglio, ma è già previsto che siano coinvolte tutte le parti interessate, pubbliche e private, profit e non profit:

al Governo spetta il compito di identificare le aree d'intervento, gli ambiti che a livello nazionale e locale richiedono un'azione specifica, e di indirizzare i finanziamenti su progetti prioritari

delle politiche di Welfare (logica della cittadinanza d'impresa) associazioni e volontariato gestiranno direttamente l'intervento nel sociale

le imprese possono volontariamente aderire e contribuire al finanziamento

Anche a livello governativo si è affermato l'importanza di individuare un quadro di riferimento comune per tutte le imprese che vogliono dichiararsi socialmente responsabili. Solamente questi soggetti potranno godere di due importanti benefici:

vantaggio in termini di immagine possibilità di accedere a incentivi fiscali, attraverso la defiscalizzazione delle elargizioni in campo sociale, e finanziari, attraverso la diffusione dei fondi pensione etici

E' stato constatato che le imprese hanno nel tempo maturato la consapevolezza dell'importanza della responsabilità sociale presso l'opinione pubblica: sempre più, infatti, sono le campagne di marketing e di comunicazione focalizzate sull'impegno nel sociale. Perciò è necessario:

diffondere la cultura della responsabilità sociale tra le imprese, tutelare il consumatore che premia l'azienda etica da coloro che traggono vantaggi pubblicizzando impegni sociali non veritieri.

E' quindi emersa la necessità di sviluppare uno standard condiviso dagli stakeholder il quale, come afferma il Ministro, "non sarà una nuova certificazione e non sarà una nuova procedura burocratica". Tale standard, ancora in fase di elaborazione, prevede due livelli: livello CSR e livello SC.

6
6

Livello CSR

Il livello CSR viene sviluppato dalle imprese su base volontaria e, per

facilitarne l'applicazione, seguirà schemi già noti quali:

- i sistemi di gestione (ad esempio l'approccio ISO);

- i modelli di settore come il Responsible Care.

Tale livello non prevede una procedura di valutazione da parte di un ente terzo, bensì l'implementazione del CSR nell'impresa può avvenire attraverso meccanismi quali Accordi Volontari o Protocolli d'intesa, promossi dal Ministero tra soggetti privati o pubblico-privati. Lo scopo del livello CSR è iniziare a diffondere la cultura della responsabilità sociale tra le imprese.

Livello SC Per quanto riguarda il secondo livello, chiamato livello SC, si sta elaborando una procedura di valutazione commisurata alla dimensione dell'impresa, in quanto essa è chiamata a cofinanziare progetti nel sociale beneficiando quindi degli incentivi fiscali e

finanziari di cui sopra. Le imprese che decidono di implementare il livello SC devono elaborare un Social Statement basato su un set di indicatori (modulare, flessibile, semplice, adatto alla grande ma anche alla piccola e media impresa): l'obiettivo è dimostrare che l'impresa abbia superato il livello di compliance (semplice conformità alla legge) per quanto riguarda gli indicatori rilevanti in funzione delle specificità aziendali e delle priorità del Governo.

Il livello SC presuppone una procedura di autovalutazione (non certificazione o

verifica), ma in seguito il Social Statement sarà esaminato da un soggetto terzo. Riassumendo, gli effetti del Social Commitment sono:

aumentare il grado di coesione sociale

creare nuove partnership tra Istituzioni, Imprese e Associazioni non profit

promuovere la diffusione delle best practices

liberare risorse per obiettivi meglio perseguibili a livello pubblico

innescare un meccanismo emulativo lungo tutta la filiera produttiva

Alcune iniziative in corso:

Nell'UE:

Commissione europea: EU Multi-Stakeholder Forum CSR Europe: Camapagna Europea sulla Responsabilità Sociale d'Impresa

European Accademy of Business in Society: Network europeo delle Universirà

e Business School per la formazione sulla CSR

In Italia:

Sodalitas: Premio "SodalitasSocial Award" Great Place To Work: Premiazione delle aziende con i migliori ambienti organizzativi 2002 Progetti ABI: redazione di un rapporto sulla CSR nel settore bancario e prima mappatura dei fornitori di servizi con riferimento alla CSR e agli investimenti socialmente responsabili

Responsabilità sociale e PMI Anche se, a tutt’oggi, la responsabilità sociale delle imprese è promossa prevalentemente da grandi società o dalle multinazionali, essa riveste un’importanza per tutti i tipi di imprese e per tutti i settori di attività, dalle PMI alle multinazionali. È fondamentale che essa sia più ampiamente applicata nell’ambito delle PMI, comprese le microimprese, poiché il loro apporto all’economia e all’occupazione è il più importante. Anche se numerose PMI assumono già la loro responsabilità sociale, in particolare attraverso un impegno a livello locale, una più intensa sensibilizzazione e un maggiore sostegno alla diffusione delle buone prassi potrebbero facilitare la promozione della responsabilità sociale tra le

7
7

imprese di questa categoria. Le cooperative di lavoratori e i programmi di

partecipazione, nonché altre forme di imprese di tipo cooperativo, mutualistico o associativo, integrano nella loro struttura gli interessi delle altre parti interessate e assumono immediatamente responsabilità sociali e civili. Un certo numero di imprese che ottengono buoni risultati nel settore sociale o nel settore della protezione dell’ambiente indicano che tali attività possono avere come risultato migliori prestazioni e possono generare maggiori profitti e crescita. Per numerose imprese

si tratta di un nuovo campo d’azione che richiede una valutazione di lungo periodo.

L’impatto economico della responsabilità sociale delle imprese può essere ripartito in effetti diretti e effetti indiretti. Risultati positivi diretti possono ad esempio derivare da un

migliore ambiente di lavoro che si traduce in un maggiore impegno e in una maggiore produttività dei lavoratori, ovvero possono derivare da un’efficace gestione delle risorse naturali. Inoltre, gli effetti indiretti sono il frutto della crescente attenzione dei consumatori e degli investitori, che amplierà le possibilità dell’impresa sul mercato. Inversamente, la reputazione di un’impresa può spesso soffrire per le critiche formulate nei riguardi delle sue prassi commerciali. Tale situazione può nuocere ad aspetti fondamentali per un’impresa, quali il suo marchio o la sua immagine…” D’altro lato, come evidenziato da Aurelia Leoni dell’Assindustria di Firenze, “…l’immagine pubblica dell’impresa è oggi un patrimonio da difendere e da sviluppare. La proiezione di un’immagine positiva ai clienti, ai dipendenti, ai fornitori, agli azionisti, nonché lo sviluppo nel tempo di una buona reputazione, diventano di grande importanza. I consumatori e le loro organizzazioni sono sempre più attenti ai valori umani fondamentali ed acquisiscono una crescente consapevolezza, non solo di “cosa” viene prodotto (qualità e prezzo), ma anche di “come” viene prodotto (fattori sociali, etici, ambientali, di salute e sicurezza). In quest’ottica è importante per le imprese dimostrare di avere comportamenti “responsabili”, gestendo le proprie attività in modo onesto, corretto e attento alle aspettative del pubblico…”. L'incoraggiamento allo sviluppo

di questo interesse dovrebbe portare addirittura ad una crescita aziendale, in base agli

aspetti positivi che compensano abbondantemente l'apparente incremento dei costi. Questi aspetti positivi sono la trasparenza, la miglior immagine sociale che si ripercuote anche sulle possibilità più elevate di ottenere finanziamenti, il miglioramento delle condizioni di lavoro e lo sfruttamento ottimale delle risorse umane, che consentono prestazioni migliori o minor assenteismo, eccetera. Una strada perseguita dalle imprese che hanno compreso che una politica di responsabilità sociale giova all’immagine aziendale, previene boicottaggi e delusione dei consumatori e consente a medio termine di migliorare la qualità dei prodotti e di acquisire un vantaggio competitivo sui concorrenti, è quella della certificazione sociale, dell’informazione ai consumatori, dei fair contracts e dei codici etici.

Codici di condotta e contratti Un primo approccio alle tematiche sociali ed etiche si è concretizzato nella redazione di Codici di condotta. Un codice di condotta è un testo che riassume tutti gli impegni che una società intende assumersi relativamente alle condizioni sociali legate alla produzione. Accettando dei codici di condotta, le aziende si assumono delle responsabilità sociali e

definiscono i limiti entro i quali intendono farsene carico. E'da rilevare che intorno ai codici

di condotta possono sorgere dei problemi, in particolare sulle interpretazioni relative a un

certo codice. Esistono attualmente due tipi principali di codici di condotta. Il primo tipo riguarda codici adottati dalle società di loro propria iniziativa. Tramite questi codici, le società definiscono

esse stesse gli impegni che sono pronte ad assumersi. Questo è il motivo per cui in questo caso i codici vengono definiti principalmente nell’interesse dell’azienda e solo di riflesso nell’interesse dei lavoratori.

8
8

Da questo punto di vista, possiamo definirli campagne di marketing piuttosto che di reali strumenti di progresso sociale. Il secondo tipo di codici di condotta sono quelli adottati da istituzioni indipendenti. Varie organizzazioni hanno iniziato ad elaborare dei codici di condotta.

La Federazione Sindacale Europea del Tessile Abbigliamento Calzature (FSE:THC), ha avviato tre Dialoghi Sociali con tre diverse Organizzazioni Imprenditoriali Europee. Seppure dopo lunghe discussioni con le controparti Europee la FSE:THC ha così negoziato e firmato alcuni importanti Accordi per altrettanti “Codici di Condotta Settoriali Europei”

A) Il 22.09.97 è stato firmato il Codice con EURATEX per il settore Tessile-Abbigliamento;

B) Il 10 luglio 2000 è stato firmato il Codice con COTANCE per la Concia-Pelli

e Cuoio;

C) L’11 novembre 2000 la “Carta dei Bambini” del ‘95/’97 è stata trasformata

in un vero e completo Codice di Condotta per il settore Calzaturiero. Quest'ultimo inoltre di recente, (il 14 Febbraio 2002) è stato esteso al settore del Commercio di Calzature, con l’adesione di UNI Europe Commerce e

CEDDEC. Tutti questi Codici fanno esplicito riferimento a 7 Convenzioni dell'OIL che regolano quattro punti fondamentali dei diritti sociali minimi:

1. il divieto del lavoro dei bambini;

2. il divieto del lavoro forzato;

3. il divieto di operare sul lavoro discriminazioni di carattere razziale,

sessuale, religioso, ecc.;

4.

la libertà di esistere e di negoziare da parte dei Sindacati.

Il

Codice firmato con COTANCE per il settore Concia Pelli e Cuoio è fra i tre il

più avanzato nei contenuti, in quanto fa riferimento anche ad altri tre punti molto importanti per i lavoratori:

1. il diritto ad orari di lavoro ragionevoli;

2. il diritto a condizioni di lavoro dignitose;

3. il diritto ad una retribuzione adeguata.

Alcune osservazioni sulla portata concreta di questi codici e sulle problematiche relative alla loro gestione:

- I Codici impegnano formalmente le Organizzazioni europee;

- Esse ne promuovono e ne diffondono i contenuti, in tutte le lingue

dell'Unione Europea; annualmente inoltre svolgono una verifica sulla loro attuazione e promuovono ulteriori iniziative per l'applicazione da parte delle aziende;

- Le organizzazioni nazionali sono "invitate" ad applicare ed a far applicare i Codici da parte delle imprese loro aderenti (compresi i subfornitori, vale a dire le aziende che per loro lavorano conto terzi);

- Le imprese restano libere di aderire o no ai Codici, tramite sottoscrizione degli stessi;

- La via maestra finora seguita è stata quella di far recepire nei Contratti

Nazionali di Lavoro i Codici, in modo da vincolare maggiormente sia le Organizzazioni Nazionali sia le imprese loro associate;

- In Italia i Codici sia EURATEX - per il Tessile Abbigliamento - che quello

CEC - per le calzature - sono già stati recepiti; Il Codice COTANCE è stato recepito nel Contratto AIMPES della Pelletteria ed entro il 2002 dovrebbe essere recepito in quello UNIC della Concia.

- Ovviamente resta anche la strada della denuncia delle violazioni, per cui

tutte le Organizzazioni Sindacali sono invitate a segnalare alla FSE: THC i casi di aziende appartenenti alle Associazioni imprenditoriali e/o di aziende loro fornitrici che non rispettino uno dei punti dei Codici.

9
9

- In ogni caso è prevista una procedura "riservata" che, tramite il coinvolgimento delle parti sociali del Dialogo Sociale, si pone innanzi tutto la regolarizzazione della situazione. - Solo nel caso in cui l'azienda si dovesse rifiutare di regolarizzarsi interverrebbe una denuncia pubblica. Questi Accordi costituiscono quindi un primo inizio di negoziazione europea fra le parti del Settore Moda e possono essere la base anche per lo sviluppo di iniziative aziendali, nazionali e/o europee per la realizzazione di “Marchi Etici e/o Sociali”, che certifichino i prodotti nei confronti dei consumatori. L’indipendenza di questo tipo di codici garantisce il fatto che il loro contenuto può davvero portare a un progresso sociale. Molto spesso essi sono basati sulle convenzioni internazionali stabilite dall’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro).

In conclusione, si può dire che i codici di condotta sono d’importanza cruciale per l’industria tessiletessile.tessiletessile

Occorre tuttavia sottolineare che troppi codici possono confondere i consumatori, sovente poco informati sul loro esatto significato, e finché sussisterà questo stato di cose possiamo dire che non sarà facile per i codici di condotta assolvere pienamente la loro funzione. Esempi di contratti contenenti clausole etiche sono quelli che possono essere

stipulati con i fornitori, per i quali si sono sviluppate clausole di risoluzione dei contratti se sono accertate violazioni dei diritti umani, economici, sindacali dei lavoratori coinvolti, sulla base delle convenzioni internazionali e del diritto vigente nei vari paesi, spesso solo enunciato e poco applicato; ed contratti con

i distributori, in particolare le catene di distribuzione etica (IFAT International Federation of Alternative trade ; FLO – Fair Trade Labelling Organisation; EFTA - European Fair Trade Association e in Italia Botteghe nel mondo, CTM);

Label

Le aziende che sviluppano propri codici di condotta generalmente adottano una politica tesa a fare identificare il logo del loro marchio come un label, associando così il loro codice di condotta all’immagine dell’azienda così pure le organizzazioni che sviluppano un proprio codice di condotta a volte creano un label che identifica il loro codice di condotta; se ne trovano esempi nel settore dei tappeti Altre volte, le aziende non creano un label ma favoriscono i contatti con le società che rispettano un certo codice di condotta. Anche le autorità pubbliche intervengono in questo campo. Il Parlamento federale belga ha votato nel novembre 2001 una legge per la creazione di un label sulla produzione socialmente responsabile. La società svizzera AMANA ha creato un label denominato LINK che viene concesso,

dopo adeguata verifica, ai produttori che rispettano la norma internazionale SA8000 scelta da AMANA stessa. Rimangono dei problemi essenziali da risolvere per quanto riguarda i label, come l’esistenza di troppi codici di condotta che rendono difficile per il consumatore capire a quale tipo di garanzia ciascun label faccia riferimento Per il labelling dei prodotti è necessario un rigido controllo del rispetto dei criteri previsti dal relativo codice di condotta, problema questo che frena l’imporsi dei label di responsabilità sociale nel settore tessile poiché un controllo efficace delle effettive condizioni di produzione è assai difficoltoso. Tanti sono i subappaltatori coinvolti nel processo di fabbricazione, e tutti vanno controllati.

I siti da controllare sono spesso assai lontani dalla sede della società incaricata della verifica. Un altro notevole ostacolo è la differenza culturale. I label, gli schemi di certificazione, i codici di condotta e altre iniziative

10
10

Clean Clothes Campaign (CCC) La CCC è una rete di ONG che si occupano di commercio etico nel settore del commercio dei capi di abbigliamento, nel senso più ampio del termine. Informazioni su questa iniziativa sono reperibili presso:

"www.cleanclothes.org". Il codice CCC è basato sulle convenzioni dell’OIL e prevede originali schemi di implementazione e monitoraggio. Questo codice, creato espressamente per il settore abbigliamento e calzature, si rivolge alle società manifatturiere, ai negozianti e ai loro intermediari.

La Fair Wear Foundation La Fair Wear Foundation raggruppa i membri olandesi di Clean Clothes Campaign. La FWF ha lanciato il suo proprio codice di condotta e un sistema di certificazione FWF. La fondazione si rivolge a tutta la catena commerciale del settore tessile, e in particolare i fornitori olandesi. Le aziende che intendono ottenere la certificazione FWF devono provare la serietà dei loro sforzi nel rispettare le norme etiche, incluso il codice di condotta. Codice che va rispettato anche dai fornitori e subappaltatori di queste aziende. FWF ha implementato un sistema di controllo indipendente e collabora con network locali.

Altri esempi Clean Clothing Campaign:

*Il progetto svedese per la verifica indipendente Nel 1997 la sezione CCC svedese ha lanciato una campagna per quattro catene svedesi di abbigliamento: Hennes e Mauritz, Kapp-Ahl, Lindex e Indiska. Queste catene già adottavano dei codici. Nel 1998 esse iniziarono negoziati con la sezione svedese CCC per una possibile partecipazione in un progetto di monitoraggio e da allora le quattro collaborano con la sezione svedese CCC.

*De l'éthique sur l'étiquette (L’etica sull’etichetta) La CCC francese, chiamata "De l'éthique sur l'étiquette" ha avviato un negoziato con le più importanti catene francesi in merito alle condizioni di lavoro e all’implementazione di un sistema di controllo e monitoraggio della "qualità sociale", in particolare per i prodotti importati. La CCC francese si sta dando molto da fare, in collaborazione con la FCD (la Federazione del settore della distribuzione/dettaglianti). La CCC francese ha ottenuto che la FCD riconoscesse la norma SA8000, e la FCD si è detta anche d’accordo sulla necessità di un sistema indipendente di controllo. Sono in piedi anche vari progetti relativi al settore giocattoli.

* Il progetto svizzero per il monitoraggio indipendente La catena svizzera di negozi Migros ha adottato nel 1999 l’intero modello di codici CCC, proponendo alla sezione CCC svizzera un progetto comune di monitoraggio. Nello stesso anno, anche le società Mabrouc e Veillon hanno adottato i codici decidendo di procedere anch’esse a un progetto per il monitoraggio indipendente in collaborazione con la CCC svizzera. I link relativi alle varie iniziative nazionali in Europa sono reperibili nel sito web principale della CCC.

Label LINK Il label LINK è strettamente legato alla norma SA8000. La società svizzera AMANA Ltd. ha creato nella seconda metà degli anni ’90 questo label che viene

11
11

direttamente applicato al prodotto.

La concessione del label LINK è subordinata al rispetto del codice SA8000. AMANA e i suoi clienti operano per un miglioramento sostenibile delle condizioni di vita e di lavoro nei paesi del Sud Est Asiatico, in Europa Orientale

e in Africa.

Il Rugmark

Il Rugmark è un’etichetta che viene applicata ai tappeti realizzati senza

l’utilizzo di manodopera infantile. La Fondazione Indipendente Rugmark è stata istituita nel 1994 in India e, più recentemente, in Nepal. Questa fondazione conferisce la licenza per usare il proprio marchio agli esportatori che si sottopongono volontariamente a ispezioni e riscontri accurati. Ma la Rugmark, oltre a dedicarsi alle attività di controllo e a conferire le licenze, si occupa anche dell’istruzione e della riabilitazione dei bambini ex

lavoratori. Secondo le organizzazioni non governative il numero di minori impegnati ai telai nel 1990 era 300.000 (l’ILO parla di 420.000 unità), tre volte maggiore del numero stimato nel 1975. La maggior parte dei tappeti certificati dalla Rugmark sono in vendita sui mercati tedeschi: la Germania è il più grande acquirente di tappeti orientali al mondo, e qui un terzo dei tappeti provenienti dall’India reca il marchio Rugmark.

Il numero degli importatori che in Canada, Olanda, Svizzera e altri paesi,

comincia a chiedere tappeti con il Rugmark è crescente. Gli importatori dei tappeti Rugmark accettano di devolvere l’1% del valore di mercato dei capi importati alle scuole e ai programmi di formazione; gli esportatori pagano invece una tassa corrispondente allo 0,25% del valore dei loro tappeti per finanziare le ispezioni. Commercio Equo e Solidale - Fair trade

Il Commercio Equo e Solidale (Fair Trade) è una partnership commerciale,

basata sul dialogo, la trasparenza ed il rispetto, che cerca una maggiore equità nel commercio internazionale. Contribuisce ad uno sviluppo sostenibile

offrendo migliori condizioni di scambio ed assicurando i diritti dei produttori e dei lavoratori svantaggiati, specialmente nel Sud del Mondo. Le organizzazioni di Fair Trade (in collaborazione con i consumatori) sono impegnate attivamente nel sostegno ai produttori, nelle campagne di sensibilizzazione per il cambiamento nelle regole e nelle pratiche del commercio internazionale convenzionale. In particolare, il Commercio Equo e Solidale:

tradizionale allo scopo di aiutarli a passare da una posizione di vulnerabilità alla sicurezza ed all'autosufficienza economica

Permette ai produttori ed ai lavoratori di contare (essere stakeholders) nelle loro stesse organizzazioni

una maggiore equità nel commercio internazionale. Le organizzazioni internazionali più importanti che operano in diversi ambiti per promuovere e attuare il Commercio Equo e Solidale sono FLO (Fair Trade Labelling Organizations, il Coordinamento internazionale dei marchi di garanzia, di cui fa parte anche TransFair Italia), News (Network World's Shops, il coordinamento internazionale delle Botteghe del Mondo), Efta (European Fair Trade Association), Ifat (International Federation of Alternative Trade, coordinamento internazionale tra centrali di importazione e produttori). Questi organismi si riconoscono in Fine, sigla informale che sta

Lavora con i produttori ed i lavoratori, messi ai margini dal mercato

Gioca attivamente un ruolo più ampio nell'arena globale per raggiungere

12
12

per Flo, Ifat, News ed Efta. Fine è il tavolo di coordinamento per elaborare strategie comuni per favorire l'accesso al mercato dei piccoli produttori.

Fairtrade Labelling Organizations FLO è una organizzazione senza scopo di lucro con sede in Germania, fondata nell'aprile del 1997. I suoi membri sono i marchi nazionali come TransFair in Italia, Germania, Austria, Canada, Giappone, Stati Uniti; Max Havelaar in Svizzera, Olanda, Belgio, Danimarca, Francia, Norvegia; Fair Trade Mark in Irlanda; Fair Trade Foundation in Inghilterra. Tutte queste Iniziative Nazionali sono organizzazioni senza scopo di lucro che promuovono il Commercio Equo e Solidale, svolgono azione di lobby, trattano con gli importatori e i commercianti al dettaglio, diffondono informazioni sul Commercio Equo Solidale e organizzano campagne educative.

FLO si incarica di stabilire i criteri del Commercio Equo e Solidale e ne controlla

il rispetto da parte dei produttori e degli importatori.

Il marchio è il mezzo d'identificazione d'un prodotto equo solidale:

serve a distinguerlo tra mille altri negli scaffali dei supermercati ma non è solo un semplice simbolo, è una garanzia anche per il consumatore.

I prodotti contraddistinti dal marchio infatti sono controllati in tutto il

processo:

dal produttore, all'importatore a chi li vende nella piccola, media e grande

distribuzione.

Gli attori I produttori: sono i protagonisti del Commercio Equo e Solidale. FLO li iscrive in appositi registri, suddivisi per tipologia di prodotti. I registri sono costantemente aggiornati e distribuiti agli importatori di prodotti equo solidali.

Gli importatori sono commercianti autorizzati a partecipare al processo del commercio equo e solidale. Alcuni importatori sono organizzazioni (ATOs) che promuovano il commercio alternativo da più di 40 anni con l'obiettivo di creare un sistema più giusto. Gli altri sono commercianti interessati agli obbiettivi del commercio equo e solidale e a vendere prodotti di qualità a un crescente gruppo di consumatori interessati a questa forma di scambio.

Licenziatari: sono coloro che vendono i prodotti finiti ai consumatori e sono autorizzati a utilizzare il marchio equo solidale. I licenziatari pagano ai marchi nazionali degli onorari (royalties) e si impegnano a comprare il prodotto garantito dai commercianti autorizzati da FLO. Qualche volta l'importatore è anche licenziatario.

SA 8000 Particolare rilevanza ha assunto l'iniziativa di SAI (Social Accountability International), ente che a livello mondiale definisce i requisiti - la norma SA

8000 - atti a dimostrare la correttezza sociale delle aziende.

SA8000 rappresenta il primo standard ufficiale in materia di responsabilità sociale, che è basato sulle convenzioni ILO, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, e si ricollega alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e alla Carta dei diritti del fanciullo. Lavorando con le organizzazioni internazionali del lavoro e per i diritti umani,

nel 1997 SAI ha definito la norma SA 8000, per fornire un documento valido per tutti i mercati che costituisca un incentivo per le imprese a comportarsi correttamente.

La SAI definisce in maniera chiara i benefici che l’utilizzazione della norma SA

8000 può avere sui differenti target: lavoratori; imprese; consumatori.

13
13
14
14

Gli obiettivi specifici che la norma intende perseguire attraverso le aziende certificate e le loro catene di fornitori poggiano sul presupposto che tutto il sistema sia focalizzato sul miglioramento continuo e sulla prevenzione, piuttosto che sulla correzione. Tali obiettivi sono:

*

migliorare le condizioni generali di lavoro,

*

migliorare le condizioni retributive,

*

favorire la scolarità dei bambini,

*

rimuovere discriminazioni sul luogo di lavoro,

*

promuovere la libertà di associazione all'interno del sistema,

*

aumentare la sicurezza dei lavoratori,

eliminare abusi fisici e altre forme di pressione sul posto di lavoro.

L'azienda deve dotarsi di una politica con obiettivi chiari e definiti, strutturare un sistema di gestione che consideri gli elementi sopra accennati ed infine preveda strumenti preventivi e di controllo mirati al continuo miglioramento. La certificazione SA 8000 presenta un grande interesse per i produttori e per

la grande distribuzione, anche in relazione al fatto che gran parte delle filiere

produttive sono in paesi in via di sviluppo.

Il

processo di certificazione prevede:

1.

Definizione della politica di responsabilità sociale e sviluppo del sistema

di

gestione

2.

Valutazione della rispondenza ai requisiti della norma e della relativa

documentazione

3. Audit del sistema di conduzione manageriale

4. Emissione del certificato

5. Sorveglianza e continuo miglioramento.

La certificazione, e le verifiche successive, possono essere rilasciate ed effettuate solo da un organismo terzo e indipendente. SA8000 è basato sul concetto di influenza del cliente sul fornitore: ogni anello della catena produttiva deve impegnarsi per la tutela dei diritti delle persone sia in prima persona, sia impegnandosi per informare e stimolare l’adeguamento allo standard dei propri fornitori. L'implementazione di un sistema di gestione aziendale basato su questa norma permette di rendere concreti (attraverso prove oggettive) gli impegni da rispettare e da fare rispettare ai propri fornitori relativamente alle condizioni di lavoro accettabili sul piano etico. Occorre inoltre considerare un altro vantaggio: una gestione trasparente degli aspetti sociali e ambientali è indice di corretta gestione generale e buona salute complessiva dell'azienda, contribuendo a ridurre il rischio finanziario legato all'investimento.

La certificazione etica SA 8000 fornisce degli standards trasparenti, misurabili e verificabili in nove aree essenziali:

1. lavoro minorile: ovviamente è proibito il lavoro dei minori al di sotto dei 15

anni e qualora l’azienda se ne fosse avvalsa in passato deve impegnarsi a riparare garantendo ai bambini la possibilità di poter partecipare a programmi di recupero. Inoltre, le imprese certificate devono disporre un

fondo per l’educazione dei minori che potrebbero perdere il lavoro a causa dell’osservazione di questi standards;

2.

lavoro forzato: anch’esso è proibito, ai lavoratori non può essere richiesto

di

cedere i propri documenti o di pagare un “acconto” come condizione per

lavorare;

3. salute e sicurezza: le imprese devono rispettare gli standards minimi per

un ambiente di lavoro sicuro e salubre, includendo in ciò almeno l’accesso

15
15

all’acqua potabile, una stanza in cui riposarsi, un equipaggiamento di sicurezza adeguato e la formazione necessaria per svolgere il lavoro;

4. libertà d’associazione e diritto alla contrattazione collettiva: deve essere

garantito il diritto di formare ed unirsi in un sindacato a scelta e di poter

richiedere un contratto collettivo, senza che ciò generi ritorsioni o intimidazioni verso i lavoratori;

5. discriminazione: non si devono verificare discriminazioni razziali, di casta,

di nazionalità, religione, genere, disabilità, orientamento sessuale, d’appartenenza sindacale o politico;

6. procedure disciplinari: sono proibite, ovviamente, le punizioni corporali, la

coercizione fisica come quella mentale, le multe e l’ingiuria nei confronti dei lavoratori;

7. orario di lavoro: si possono fare al massimo 48 ore settimanali, con

(minimo) un giorno di riposo alla settimana. Gli straordinari, se previsti, non possono superare le 12 ore settimanali e vanno retribuiti con una

tariffa speciale;

8. retribuzione: deve rispettare tutti gli standards minimi legali locali e fornire

una rendita sufficiente per coprire almeno i bisogni primari, se non

qualcosa in più;

9. sistema di gestione: le imprese devono nominare un rappresentante

responsabile della politica aziendale, pianificare ed eseguire i controlli richiesti, selezionare i fornitori rispetto alla loro conformità agli standards etici, realizzare le azioni correttive necessarie per la certificazione etica, rendersi disponibili alle verifiche mostrando la documentazione ed i registri necessari.

Questi principi sono stati formulati alla luce degli abusi più comuni riscontrabili nel mondo del lavoro:

• Obbligo al lavoro straordinario

• Licenziamento di donne in gravidanza

• Licenziamento di persone anziane

• Nessuna istruzione per la sicurezza

• Falsi schemi di apprendistato

• Sanzioni arbitrarie

• Regime militare

• Lavoro nero

Diventa pertanto fondamentale la garanzia che chi effettua una segnalazione o reclamo per un abuso subito non ne subirà mai alcuna conseguenza. Il requisito 9 è interamente dedicato al cosiddetto Social Management System (SMS), similare come struttura ai sistemi di gestione della qualità ed ambiente. Si nota infatti la richiesta di una politica con obiettivi, la pianificazione ed attuazione per raggiungere gli obiettivi, la nomina di un rappresentante della Direzione ed infine il riesame periodico. Si può, quindi, redigere un manuale di gestione sociale, con relative procedure, oppure integrare Qualità-ambiente-sicurezza-etica in un unico sistema documentale.

La certificazione SA 8000 è una scelta volontaria dell’impresa che richiede la costruzione di una Politica Sociale, di un codice di condotta e di un sistema di gestione. Le attività previste sono:

• Elezione del responsabile in Direzione e del rappresentante dei dipendenti

• Stesura dei principi di politica etico-sociale e di un codice di comportamento

per i fornitori

• Autovalutazione di conformità attraverso una check-List,

• Identificazione del quadro legislativo e normativo internazionale, nazionale e locale di riferimento

16
16

• Definizione di alcune procedure e la verifica di quelle esistenti

• Formazione ed informazione ai dipendenti

• Avvio di un processo di monitoraggio sui fornitori, con l’invio di un

questionario per l’autocertificazione e la realizzazione di un database che

registri la conformità ai requisiti

• Preaudit e audit da parte dell’ente di certificazione accreditato

• Attività di riesame della direzione e manutenzione triennale.

Le funzioni aziendali coinvolte sono:

• Responsabile del personale

• Responsabile paghe

• Responsabile sicurezza

• Direzione generale

• Responsabile acquisti (in particolare per acquisti verso conto terzi)

Per l'ottenimento della certificazione, l'organizzazione deve anche rispettare i seguenti documenti internazionali:

Convenzioni ILO 29 e 105 (Lavoro forzato e vincolato)

Convenzione ILO 87 (Libertà di associazione)

Convenzione ILO 98 (Diritto alla Contrattazione Collettiva)

Convenzioni ILO 100 e 111 (Parità di remunerazione tra lavoratori

maschi e femmine per lavoro di valore analogo; Discriminazione )

Convenzione ILO 135 (Convenzione dei Rappresentanti dei Lavoratori)

Convenzione ILO 138 e Raccomandazione 146 (Età minima e

raccomandazioni)

Convenzione ILO 155 e Raccomandazione 164 (Salute e sicurezza sul

lavoro)

Convenzione ILO 177 (Lavoro in casa)

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Bambini

L'iter di certificazione consta di tre fasi: il primo passo consiste nella comunicazione ad un organismo accreditato della propria volontà di implementare un Sistema di Gestione Sociale. Per ottenere lo status di applicante è necessario mostrare di essere in regola con le leggi vigenti ed impegnarsi a richiedere entro un anno una visita ispettiva. Successivamente si deve implementare il Sistema di Gestione Sociale vero e proprio, cioè si devono apportare alla propria struttura tutte quelle modifiche che la rendano conforme non solo alle leggi, ma anche allo standard SA 8000, con particolare attenzione al soddisfacimento del requisito 9 (Sistema di Gestione). Infine si può richiedere la visita ispettiva che viene condotta da un team di audit appositamente formato. Il team è a conoscenza delle leggi in materia ed è in contatto con le locali organizzazioni non governative. Ai verificatori è consentito l'accesso alla documentazione dell'azienda nonché la facoltà di intervistare i dipendenti. Nel caso dalla visita ispettiva emergessero delle nonconformità allo standard è possibile prendere provvedimenti correttivi ed essere successivamente riverificati.

Anche per SA 8000, come per ISO 9000 si hanno tre tipi di audit:

* audit di prima parte: l'organizzazione verifica l'attuazione e l'efficacia del proprio sistema di responsabilità sociale

* audit di seconda parte: l'organizzazione verifica, direttamente o

indirettamente (commissione ad un'organizzazione esterna), i propri fornitori/subfornitori

* audit di parte terza: un ente terzo (indipendente) valuta il sistema di

responsabilità sociale dell'organizzazione rispetto alla norma di riferimento per

17
17

poter rilasciare la certificazione

Il sistema di responsabilità sociale segue il cosiddetto principio di Deming da applicarsi ciclicamente:

Pianificazione (plan) identificare le aree di attività

confrontare le prassi vigenti con i requisiti della SA 8000

individuare le prescrizioni legislative/regolamenti

fissare gli obiettivi di responsabilità sociale

nominare un responsabile del sistema di gestione della SA 8000

Attuazione (do) ottenere il consenso della Direzione

coinvolgere il personale, eseguire attività di formazione

attuare quanto prescritto nelle procedure

comunicare all'interno e all'esterno

Verifica (check)

verificare l'attuazione delle procedure

eseguire audit interni

prepararsi per l'audit di certificazione

Riesame/miglioramento (act) attuare azioni correttive e preventive assoggettarsi a verifiche ispettive di sorveglianza

18
18
19
19

Principi Comuni con le norme gestionali

* Coinvolgimento del management

* Tutti i settori dell'azienda sono coinvolti

* Privilegia la prevenzione piuttosto che il controllo

* Esorta a gestire gli aspetti che possono essere controllati o influenzati

* Finalizza al miglioramento continuo

* Devono essere considerati come stakeholders (portatori di interessi) i

lavoratori (compresi bambini e famiglie), i clienti e consumatori, i fornitori (filiera produttiva), gli azionisti, le assicurazioni, gli organismi di certificazione,

i governi, le associazioni non governative, la collettività

Chi può certificare Quando si parla di certificazione SA 8000, è importante ricordare che la certificazione può essere rilasciata solamente da un organismo accreditato CEPAA (Council of Economic Priorities Accreditation Agency) che è l’unico organismo di accreditamento esistente a livello internazionale per la certificazione SA 8000. La SA 8000 è certificabile solo da parte di un ente terzo. Gli enti terzi accreditati dal CEPAA sono:

- BVQI (Bureau Veritas Quality International);

- CISE (Centro per l'Innovazione e lo Sviluppo Economico);

- DNV (Det Norske Veritas);

- ITS (Intertek Testing Services);

- RWTUV Far East Ltd.;

- SGS-ICS (International Certification Services);

- CSCC (Cal Safety Complience Corporation)

- RINA S.p.A.

- TUV Rheinland Hong Kong ltd.

Network Lavoro Etico Nell’ambito della responsabilità sociale delle imprese, il CISE – Centro per l’Innovazione e lo Sviluppo Economico – ha dato vita a una organizzazione a rete per la diffusione dei principi e strumenti di gestione e per la certificazione e formazione di auditor SA8000. Al Network Lavoro Etico partecipano:

* CISE, quale ente accreditato dal SAI per la certificazione di sistemi SA8000 e la

formazione di auditor;

* organismi di certificazione già accreditati in Italia per la certificazione dei Sistemi Qualità

e dei Sistemi di Gestione Ambientale, con funzione di organismi di ispezione;

* Camere di Commercio, Aziende speciali e Unioni regionali come punti di informazione e diffusione dei temi e degli strumenti della responsabilità sociale;

* pubbliche amministrazioni impegnate nel diffondere la gestione della responsabilità

sociale nelle organizzazioni, nel monitorare i comportamenti sociale delle imprese, nel sostenere la certificazione.

Peculiarità della norma SA 8000 Tra gli esperti di valutazione dei sistemi di gestione, coloro che hanno avuto occasione di approfondire la conoscenza della norma SA 8000 hanno certamente osservato alcuni aspetti evidenti:

* da un lato il fatto che l'ultimo macro-requisito (il nono) è relativo al

sistema di gestione della responsabilità sociale, analogo quindi a norme già ampiamente diffuse e note quali, per esempio, ISO 9001 ed ISO 14001 per quanto concerne rispettivamente i sistemi di gestione per la qualità ed i sistemi di gestione ambientale;

20
20

* dall'altro il fatto che la norma, nei primi otto macro-requisiti, contiene

prescrizioni di tipo prestazionale come il non ricorso a forme di lavoro obbligato, il mantenimento di livelli minimi salariali, l'astensione da qualsiasi forma di discriminazione ecc

* inoltre viene riconosciuta una notevole rilevanza al ruolo di tutte le parti

interessate: sia quelle interne che quelle esterne all'azienda. Il primo aspetto rappresenta certamente un terreno sul quale un valutatore di sistemi ritrova numerosi elementi chiave già entrati a far parte del proprio bagaglio di conoscenze: dalla definizione di una politica al riesame della direzione, dalla pianificazione del sistema al controllo dei fornitori, dalle azioni correttive alla gestione della documentazione e delle comunicazioni esterne. Tuttavia risulta subito evidente il diverso rilievo che viene dato dalla norma agli elementi documentali che altresì in passato, vuoi per interpretazione stringente di alcuni requisiti delle norme UNI EN ISO 9001 e 14001, vuoi per prassi applicative e/o valutative a volte eccessivamente formali e "burocratiche", hanno fatto esprimere lamentele a tanti imprenditori e responsabili aziendali. Il secondo aspetto introduce invece numerose novità in quanto, a differenza dei requisiti ISO 9001 che prescrivono l'implementazione di elementi del sistema di gestione per la pianificazione ed il controllo di processi / risorse / metodologie / strumenti per raggiungere obiettivi definiti dall'organizzazione (in primis la soddisfazione del cliente), nel caso dei requisiti della norma SA 8000 la tipologia delle prestazioni da raggiungere è espressa direttamente dagli specifici 8 macro-requisiti mentre il requisito relativo al sistema di gestione rappresenta lo strumento per pianificare, gestire, riesaminare e migliorare le prestazioni stesse. Il terzo aspetto porta alla necessità di individuare, nonché gestire relazioni e comunicazioni con le varie parti interessate alle molteplici ricadute che in generale un'impresa ha sulla dimensione sociale. Tali differenze si riflettono in modo naturale anche nel processo di valutazione del sistema di responsabilità sociale, così come prescritto da SAI (Social Accountability International - l'organizzazione statunitense che ha emesso la norma SA 8000) verso gli organismi di certificazione da esso stesso accreditati (attualmente nove al mondo). In particolare, facendo riferimento all'iter di certificazione impiegato dal CISE (organismo accreditato da SAI e fondatore del Network Lavoro Etico) le suddette considerazioni si concretizzano nelle seguenti particolarità che contraddistinguono le fasi dell'iter di certificazione. I. Richiesta di certificazione da parte dell'organizzazione che abbia attuato il sistema di responsabilità sociale; è implicito che prima di richiedere la certificazione l'organizzazione effettui una autovalutazione del proprio sistema rispetto alla norma (da tale autovalutazione potrebbe derivare l'opportunità di richiedere il riconoscimento dello stato di "Applicant SA 8000" in attesa di sostenere la visita di certificazione. II. Preparazione della visita; a seguito dell'analisi della richiesta inoltrata da parte dell'azienda, l'organismo di certificazione predispone un "Dossier informativo"; tale dossier raccoglie le informazioni sul contesto nel quale l'azienda opera e sugli aspetti critici del settore merceologico rispetto ai requisiti della norma. Le informazioni raccolte costituiscono un input fondamentale per la pianificazione della visita e per la preparazione personale del team di audit. A tal fine il CISE mantiene costantemente attive le relazioni con le parti interessate (sindacati, ONG, istituzioni e autorità competenti, ecc.), sia direttamente che attraverso la rete delle Camere di Commercio italiane e italiane all'estero. III. Prima parte della visita; sostituisce la tipica fase di "analisi documentale"

21
21

svolta nell'ambito della certificazione dei sistemi di gestione della qualità e dell'ambiente, ampliandone contenuto ed obiettivi; l'obiettivo principale è infatti quello di conoscere e valutare il sistema di responsabilità sociale pianificato dall'organizzazione; non essendo previsto dalla norma un documento specifico di pianificazione e descrizione del sistema (esempio Manuale), vengono analizzati, presso l'organizzazione interessata, tutte le varie tipologie di documenti o le altre forme di pianificazione adottate e viene valutato se sono state prese in considerazione leggi e regolamenti vigenti. Questo aspetto risulta importante tenendo conto che la norma SA 8000 prevede che, in riferimento a ciascun requisito, si debba applicare la regola più stringente - cioè più favorevole per i lavoratori - tra quanto espresso nel requisito stesso e la legislazione vigente. Le eventuali criticità emerse dovranno essere risolte dall'organizzazione prima della seconda parte della visita. IV. Seconda parte della visita; ha l'obiettivo di verificare se il sistema di

responsabilità sociale pianificato viene attuato in modo efficace dall'organizzazione e se assicura il miglioramento continuo. Questa parte della visita è caratterizzata dall'impiego di tecniche che si differenziano in modo significativo da altre tipologie di visite, prevalentemente legate a riscontri documentali; esse prevedono l'utilizzo, in funzione delle diverse situazioni aziendali, di molteplici tecniche di intervista con i lavoratori (individuali, di gruppo, focus group). In questa fase viene inoltre applicato, da parte del team

di visita, il metodo CEASAS (Continuos Evaluation of Adequacy of Social

Accountability Systems) messo a punto dal CISE allo scopo di standardizzare

la valutazione degli auditors circa l'adeguatezza dei sistemi di responsabilità

sociale.

In tale metodo, oltre a ricercare le evidenze di funzionamento di elementi

sistemici quali il riesame e la pianificazione del miglioramento, viene considerata anche la valutazione dei risultati ottenuti considerando i loro trend, i confronti con analoghi risultati ottenuti da altre organizzazioni, la riconducibilità degli stessi agli approcci adottati. Infine è opportuno precisare che le analogie e le differenze evidenziate rispetto ad altri iter di certificazione influenzano anche le modalità di qualifica dei

valutatori: se da un lato le analogie giustificano il fatto che uno dei prerequisiti è costituito dall'iscrizione ad uno dei registri per valutatori di sistemi,

le differenze richiedono una ulteriore formazione specifica ed un'esperienza sul

campo. Per questo CISE ha ritenuto strategico acquisire un secondo accreditamento come "course provider" per formare, attraverso corsi di 4 giorni riconosciuti da SAI, gli aspiranti valutatori. Successivamente CISE fornisce la formazione necessaria ad applicare il metodo CEASAS ed organizza, con frequenza semestrale, la giornata di "calibratura" tra tutti i valutatori qualificati. Questa norma non nasce nello stesso modo in cui si sono sviluppate le certificazioni tecniche (es. ISO 9000), cioè da parametri stabiliti da comitati di esperti nazionali di un settore specialistico che formalizzano tali scelte in norme da far condividere a livello nazionale ed internazionale percorrendo un lungo ciclo che si allarga dall'Europa (EN) fino al mondo (ISO).

Certificato di qualità per rilanciare tessile-abbigliamento "made in Italy" La certificazione di tipo etico ed ambientale per riposizionare i prodotti del tessileabbigliamento

in un mercato di qualità. "Maggiore tutela del consumatore e più

attenzione agli aspetti etici, sociali ed ambientali nella realizzazione di prodotti del

22
22

tessile/abbigliamento". Si tratta una delle proposte su cui stanno operando le Associazioni imprenditoriali per riaffermare l`importanza del prodotto "Made in Italy", in grado di aumentare agli occhi del consumatore quel valore aggiunto, oggi dovuto soprattutto alla creatività, allo stilismo, alla qualità delle nostre produzioni tipiche. Dichiarazioni di veridicità circa la tutela dei lavoratori impiegati, della mancanza di danni ambientali, della totale mancanza di prodotti nocivi alla salute. Possono essere queste alcune caratteristiche da apporre sui capi d`abbigliamento, una sorta di carta d`identità di qualità, che unita all`etichetta di tracciabilità, potrebbe, se opportunamente valorizzata, ridare centralità ed importanza al prodotto realizzato in Italia, a scapito dei tanti capi d`abbigliamento provenienti da paesi extracomunitari e a volte, addirittura, di dubbia provenienza.

23
23

Marchi di Qualità nel Tessile-Abbigliamento

Premessa Nell’ottica di una sempre maggiore chiarezza tra produttori ed utilizzatori di prodotti viene introdotto con sempre maggiore frequenza il concetto di vendita su capitolato o dichiarazione di qualità.

Capitolati e dichiarazioni di qualità

Il termine Capitolato si dovrebbe usare esclusivamente per quelle transazioni

che riguardano ad esempio i rapporti con Enti pubblici o Amministrazioni dello Stato.

I Capitolati o più propriamente le “Dichiarazioni di Qualità” devono contenere

una esatta descrizione dei prodotti messi in commercio, (nel caso di materiali tessili, composizione, solidità, resistenza, ecc.) In questa ottica stanno basando la propria attività commerciale sempre con

maggiore convinzione molti grandi gruppi internazionali.

Marchi di qualità Nei mercati in cui gli scambi di prodotti legati al tessile-abbigliamento non sono soggetti a dichiarazioni di qualità accettabili dalle parti, le varie categorie produttive del settore hanno redatto una serie di pubblicazioni nelle quali vengono descritte le caratteristiche che usualmente dovrebbero essere possedute dai manufatti nei diversi stadi di lavorazione. Tale compito non è di facile attuazione in quanto le caratteristiche minime di qualità di un prodotto dipendono da molteplici fattori quali

* composizione e tipologia

* manutenzione permessa

* utilizzazione

* fascia di qualità e relativo rapporto qualità-prezzo

A fini esplicativi ricordiamo qui di seguito le “Raccomandazioni concernenti le

caratteristiche ed i difetti nei tessuti destinati all’abbigliamento” dell’Associazione europea delle Industrie dell’Abbigliamento.

Marchi di qualità nel settore tessile

Ricordando che l’utilizzo di tali marchi non è assolutamente reso obbligatorio da nessuna legge, va detto che tali marchi sono stati creati principalmente da produttori di materie prime, con l’intento di garantire all’utilizzatore finale la provenienza e la qualità del prodotto acquistato. Tra i marchi più significativi ricordiamo:

MARCHI WOOLMARK COMPANY La Woolmark Company è un ente che ha recentemente rilevato le attività del Segretariato Internazionale della Lana, che era nato nel 1937 su iniziativa degli allevatori australiani, neo zelandesi e sud africani con lo scopo di salvaguardare e garanire un elevato prestigio della lana nel mondo. La Woolmark Company gestisce due marchi : il marchio PURA LANA VERGINE ed i marchi MISTO LANA VERGINE. Questi marchi garantiscono, oltre alla composizione, anche requisiti di solidità delle tinte, resistenza alla trazione, irrestringibilità, il peso del pelo ed il trattamento antitarmico per i tappeti e le coperte. La Woolmark Company opera in Italia attraverso gli uffici di Biella, Milano e Prato.

24
24

Pura Lana Vergine Si tratta di un marchio riconosciuto in 117 paesi che garantisce l’utilizzazione esclusiva (pura) di fibre di lana nuova proveniente solo dalla tosatura (vergine) e non recuperata da altri processi industriali o cardata. E’ prevista una tolleranza a livello di impurità di altre fibre solo dello 0.3% e fibre a scopo decorativo non superiori al 7%. Pura Lana Vergine WOOLMARK

Misto Lana Vergine E’ un marchio introdotto nel 1971 e viene applicato a manufatti “Misti ricchi di lana vergine”. Il contenuto di lana vergine non deve essere inferiore al 60% e deve essere miscelato esclusivamente con altra fibra naturale, artificiale o sintetica. Misto Lana Vergine WOOLBLENDMARK

MARCHI I.I.C. (Istituto Internazionale per il Cotone) Quest’istituto ha ormai cessato la propria attività quindi questo marchio che in passato serviva ad identificare prodotti di puro cotone di prima qualità, non proveniente da cascami o da cotone recuperato oggi giorno non è più usato e comunque se usato non garantisce in alcun modo la qualità del prodotto marcato.

MARCHIO COMMISSIONE TUTELA LINO Questo simbolo viene concesso solo a manufatti di lino che rispondono a certi requisiti di qualità come ad esempio il grado di polimerizzazione maggiore di 1350 e la solidità delle tinte, che per gli articoli finiti deve rispettare un elevato grado di affidabilità in relazione all’impiego del manufatto stesso.

MARCHIO I.S.A. (Associazione Internazionale della Seta) Questo simbolo viene applicato esclusivamente a manufatti di seta o seta schappe.Al termine seta può essere affiancato a dizioni tipo “seta pura” o seta caricata”.

25
25

Il caso Seri.co

Nell'ambito del programma promozionale del prodotto serico italiano, lo

sviluppo del Marchio di Qualità è stato centrato sulle caratteristiche qualitative, con prodotti certificati in base a norme UNI che abbiano il valore aggiunto tale da essere classificabili come Made in Italy. Per valorizzare il maggiore rispetto delle componenti ambientali e sociali garantibili dalle imprese italiane, sono stati introdotti nel disciplinare del marchio anche elementi di condotta sociale, di comportamento eticodeontologico

e riferimenti alla legislazione nazionale in materia di salvaguardia

ambientale, salute e sicurezza dei lavoratori. Inoltre l'impresa concessionaria del marchio dovrebbe non soltanto condividere e mantenere un ambiente rispettoso dei diritti dei lavoratori ma anche promuovere, presso i propri fornitori di lavorazioni che concorrono a definire l'origine italiana del prodotto, un analogo atteggiamento.

A difesa del contenuto italiano del prodotto sono quindi stati inseriti elementi

relativi all'utilizzo corretto del lavoro di cui, nel nostro paese, si può agevolmente verificare il rispetto ed il controllo, mentre non sarebbe altrettanto semplice garantire il rispetto dei parametri di responsabilità sociale da parte di fornitori all'estero senza uno sforzo economico rilevante, nonché esponendosi al rischio di avallare situazioni difficili da portare in superficie.

Infatti la volontarietà del controllo è condizione necessaria alla assoluta credibilità dello stesso. In presenza della esclusione dei fornitori a fronte di situazioni deteriori l'effetto immediato come reazione dei fornitori stessi è di nascondere i problemi impedendone la soluzione.

Il marchio serico italiano non è quindi un marchio "etico" ma rappresenta

una spinta volontaria in quella direzione, idonea a rafforzare la competitività di

aziende che si contraddistinguono per caratteristiche di affidabilità superiori alla concorrenza. Per venire incontro alle esigenze delle piccole e medie imprese è necessario ripensare la logica complessiva, invece che adattare acriticamente modelli pensati per strutture aziendali di grandi dimensioni.

In questo senso la funzione aggregativa del marchio collettivo possiede

numerosi vantaggi rispetto agli standard basati sui sistemi di gestione, in

quanto:

a) permette l'accesso anche delle micro imprese a un sistema condiviso,

definito con riguardo all'effettiva possibilità di rispetto dei parametri definiti, e

controllabile;

b)

ripartisce i costi associati a controlli e verifiche su piú attivitá (da parte

di

ispettori qualificati e competenti anche per lo specifico settore industriale),

con un rilevante risparmio economico a fronte di un livello elevato di formazione e competenze espresse;

c) un marchio collettivo volontario ha inoltre per definizione necessità di

controllo fuori dai confini nazionali - che possono essere accorpate alle verifiche sui fornitori. Possono inoltre essere affiancati ai parametri di responsabilità sociale anche caratteristiche di tipo qualitativo ambientale, ma sempre nell'ambito di un sistema condiviso dalle aziende, piuttosto che subíto. La volontarietà dell'impegno é cardine essenziale dell'effettivo rispetto degli obblighi condivisi. Pare pertanto essenziale permettere alle aziende piú vulnerabili perché di minori dimensioni di avere strumenti di valorizzazione dell'impegno etico definiti a loro misura, invece che tentare acriticamente un adattamento di metodologie pensate per Paesi e ambiti diversi. L'esperienza dell'evoluzione resasi necessaria per le ISO 9000 verso l'applicabilitá alle PMI, alle imprese artigiane, alle imprese di servizi, all'agricoltura non é certo positiva.

26
26

E' necessario - prima di proporre ulteriori vincoli competitivi alle imprese che

maggiormente contribuiscono alla coesione sociale in Europa e alla creazione

di posti di lavoro - completare una ricognizione degli strumenti di

valorizzazione dell'impegno sociale attualmente in uso. Anche in campo di eco-certificazione forestale sono state necessarie modifiche per permettere l'accesso a strumenti di valorizzazione della corretta gestione forestale nell'area Europea.

Analoghe riflessioni si impongono per un tema tanto piú delicato, quale il rispetto dei parametri essenziali di responsabilitá sociale d'impresa - visto che

in Europa il rispetto di questi impegni ha giá notevoli conseguenze per la

competitivitá a livello internazionale. L'esperienza volontaria dei marchi collettivi - che vedono aziende di tutte le dimensioni affiancate in un percorso comune - potrebbe e dovrebbe essere meglio valorizzata, non da ultimo per la presenza al tavolo di discussione di imprese, parti sociali e istituzioni.

(Dr. Sergio Valentini - Unioncamere Lombarde)

Il marchio di qualità del tessuto serico italiano Seri.co è un marchio di qualità che assicura la qualità del tessuto e del sistema produttivo da cui il prodotto nasce.

Seri.co = qualità del prodotto + qualità dell’azienda

Qualità del prodotto Conformità a norme di riferimento

Seri.co garantisce che le caratteristiche qualitative del prodotto sono conformi a severe specifiche che ne assicurano un corretto comportamento alle sollecitazioni d’uso e ai trattamenti di manutenzione. Salute e Sicurezza

Il marchio Seri.co garantisce che il tessuto non contiene e non rilascia

sostanze nocive per la salute dell’utilizzatore e quindi che il prodotto risponde alle esigenze del mercato che richiede tessuti sicuri che diano piena fiducia al consumatore.

Qualità dell’azienda Affidabilità azienda Un mercato evoluto quale è quello attuale richiede prodotti fabbricati nel

rispetto di precisi codici etici, sociali ed ambientali che costituiscono elemento

di riconosciuta garanzia.

Seri.co integra alcuni principi tipici della certificazione ISO 9000 – ISO

14000 – SA 8000 e li finalizza all’ottenimento di un prodotto qualitativamente caratterizzato e di proprietà controllate. Operazioni effettuate in Italia

Al fine di tutelare i prodotti serici italiani e la loro tradizione di qualità e

creatività, internazionalmente riconosciute, il marchio è dato in concessione esclusivamente alle imprese con sede legale e produttiva in Italia i cui tessuti

e accessori siano abbiano subito almeno due lavorazioni qualificanti sul

territorio Italiano. Etica Sociale Le aziende che producono tessuti marchiati Seri.co applicano al loro interno e promuovono presso i loro fornitori una corretta prassi di comportamento

sociale relativa ai diritti dei lavoratori. Codice etico-deontologico L’impresa che utilizza Seri.co si impegna ad astenersi da comportamenti deontologicamente scorretti quali copiatura di tessuti o disegni di altri,

27
27

sfruttamento di lavorazioni coperte da brevetto, contraffazione di marchi, uso

di diciture non veritiere o tali da trarre in inganno l’utilizzatore.

Codice di salvaguardia ambientale L’azienda che produce tessuto marchiato Seri.co opera secondo una corretta

pratica dal punto di vista ambientale e quindi con il controllo di tutte le forme

di impatto ambientale: acqua, aria, suolo.

Codice di qualità

Per garantire che tutti i prodotti contrassegnati con il marchio Seri.co rispettino i requisiti qualitativi richiesti, l’azienda deve dotarsi di procedure idonee e mantenere sotto controllo la propria organizzazione e le varie fasi del ciclo produttivo per dare garanzia che il processo avviene sempre in condizioni controllate e quindi porta a un prodotto con qualità altrettanto controllata. Attraverso una certificazione mista di prodotto e di sistema qualità aziendale, il marchio Seri.co si pone come il più evoluto tra i marchi di qualità. Grazie a queste specifiche, i prodotti marchiati Seri.co danno all’utilizzatore del prodotto finito una serie di garanzie aggiuntive, che rappresentano il vero plus del marchio.

Il marchio Seri.co può essere applicato solo sui tessuti finiti o accessori che

siano conformi a specifiche norme di prodotto e dopo che l’azienda sia stata approvata attraverso l’iter certificativo. Chi acquista il tessuto marchiato Seri.co può applicare il marchio sui capi

confezionati, sugli accessori o sugli elementi di arredo con essi realizzati. Seri.co Abbigliamento

Il marchio Seri.co è applicato sui tessuti in seta e sue miste e sui tessuti

“serici” ovvero fabbricati con filo continuo.

In ogni caso è garanzia di massima qualità estetica frutto della raffinata

tradizione artigianale sposata alle moderne tecnologie produttive. La qualità estetica dei tessuti Seri.co li rende quindi inconfondibili per le loro caratteristiche di:

aspetto, “mano” e drappeggio; luminosità degli intrecci e dei colori; raffinatezza delle soluzioni tecnologiche che consentono di esaltare le proprietà dei fili, degli intrecci e dei finissaggi. Come per tutti i prodotti che esprimono la qualità estetica a livello di eccellenza e che provengono da un “saper fare” di origine artigianale, talune imperfezioni o limitazioni prestazionali non sono un limite, ma una caratteristica peculiare della loro origine.

Seri.co Accessori

I foulard, le sciarpe, gli scialli così come le cravatte confezionate con tessuto marchiato Seri.co fondono le caratteristiche estetiche proprie del Made in Italy con le qualità tecnologiche che l’utilizzatore implicitamente richiede.

In particolare il marchio garantisce:

resistenza dei colori ottimizzata in relazione alle tecnologie di tintura e

stampa utilizzate; assenza di sostanze che possono provocare disturbi a contatto con la pelle; rispetto delle specifiche stabilite dalle norme UNI per gli accessori.

Seri.co Bagno - mare Il tessuto per bagno-mare etichettato Seri.co coniuga le caratteristiche estetiche proprie del made in Italy con quelle prestazionali rese possibili dall’impiego di una consolidata tecnologia di lavorazione.

Il Marchio Seri.co applicato sui tessuti per bagno mare assicura:

ottime proprietà fisico-meccaniche; modulo di deformazione elastica controllato e tale da garantire perfetta

28
28

aderenza e comfort nelle diverse condizioni di uso;

resistenza dei colori alla luce, acqua di mare, acqua di piscina e trattamenti

di manutenzione;

assenza di sostanze tossiche o nocive che possono essere assorbite dalla pelle e creare allergie o irritazioni. Il prodotto marchiato Seri.co risponde ai severi requisiti delle norme UNI che garantiscono sia i confezionisti che gli utilizzatori.

Seri.co Arredamento

Il Marchio Seri.co è applicato sui tessuti di arredamento caratterizzati da una

struttura in cui l’ordito è fabbricato in seta o con filo continuo (viscosa, cupro, poliestere). Questa particolare struttura conferisce specifiche caratteristiche di pregio estetico che l’utilizzatore potrà apprezzare direttamente. Il marchio Seri.co attesta poi che:

le resistenze fisico-meccaniche sono idonee per l’uso cui il tessuto è destinato pur in considerazione della delicatezza di alcuni fili continui; la resistenza dei colori è tale da non creare problemi durante l’uso e i trattamenti di manutenzione; il prodotto è ecologicamente testato; il prodotto risponde ai requisiti della normativa UNI.

***************

Altro interessante esempio è il marchio "Biella: the art of excellence", tutte le informazioni a riguardo sono reperibili nel sito:

http://www.biellatheartofexcellence.com/

29
29

Marchi Ecologici nel Tessile-Abbigliamento

In questa breve descrizione si schematizzano cinque diverse modalità di

approccio al problema eco-tessile, attualmente riscontrate nel mercato tessile

internazionale. 1.LEGGI DELLO STATO: trattasi di precetti che devono essere obbligatoriamente osservati laddove si commercializzano e/o si importino prodotti tessili in paesi soggetti a dette norme legislative. Gli esempi pi— conosciuti riguardano ad esempio la regolamentazione dell'uso di materie coloranti azoiche in Germania e la presenza di formaldeide in Giappone e Finlandia.

2. ECO-LABEL COMUNITARIA: sistema comunitario (CEE) per

l'assegnazione di un marchio di qualità ecologica tendente a promuovere i

prodotti caratterizzati da il minor impatto ambientale durante tutto il loro ciclo

di

vita "dalla culla alla tomba".

3.

MARCHI ECOLOGICI DI TIPO PRIVATO: etichette puramente facoltative

che tendono a differenziare una nicchia di prodotti cosiddetti "ecologici" dall'insieme della produzione tessile. Accesso ai marchi generalmente legato a criteri di analisi sui prodotti e talvolta a dichiarazioni sulle caratteristiche dei processi.

4. CAPITOLATI ECO-TOSSICOLOGICI DI TIPO AZIENDALE : In

quest'ultimo periodo si è osservato una proliferazione di capitolati ecoTossicologici emanati da singole aziende o da gruppi commerciali che, attingendo dai diversi marchi ecologici oggi presenti sul mercato, propongono dei capitolati caratterizzati, talvolta, da limitazioni più severe di quelle richieste

dai diversi marchi ecologici stessi.

Le maggiori difficoltà che questo approccio al problema può creare sono così

schematizzabili:

* Mancanza assoluta di uniformità di realizzazione: es. capitolati basati su semplice controllo del prodotto, altri su audit aziendale ed altri ancora con tecnica mista: controllo prodotto ed audit;

* differenti limiti e metodi analisi proposti per il controllo;

* obbligatorietà del rispetto del capitolato: richiesta la firma del legale rappresentante dell'azienda fornitrice.

5. SCHEDA DI AVANZAMENTO DI PRODUZIONE VISTA SOTTO L'OTTICA

DELLA "ECO-INFORMAZIONE": scheda tecnica di tipo facoltativo che tiene conto delle problematiche ecologiche diverse, connesse alle differenti tipologie

di produzioni tessili (es. alti limiti di formaldeide ammessi per i velluti, valori

ammessi per il cromo compatibili con l'esecuzione di corrette tinture con coloranti a post-cromatazione etc). Detta scheda è stata formulata in Germania da un gruppo di lavoro costituito da: laboratori tedeschi, austriaci e da Gesamttextil.

ETICHETTE ECOLOGICHE Le etichette ecologiche, dette anche marchi di qualità ecologica, costituiscono per le imprese uno strumento di mercato utile a dare evidenza

alle prestazioni ambientali dei propri prodotti rispetto a quelle dei prodotti concorrenti privi di tale marchio. Per le imprese che decidono di utilizzare in modo strategico il fattore ambientale, il marchio di qualità ecologica costituisce quindi un’importante leva di marketing, in quanto attraverso di esso indirizzano gli acquisti dei consumatori finali verso beni più rispettosi dell’ambiente. L’ottenimento del marchio di qualità ecologica da parte di un prodotto è legato ad un processo di certificazione che verifica la conformità del prodotto stesso

ai requisiti ecologici prefissati per il gruppo merceologico cui questo

30
30

appartiene. Ovviamente i requisiti ecologici che un prodotto deve soddisfare

sono individuati in modo da rendere il relativo impatto ambientale (legato alla sua produzione, al suo utilizzo e al suo smaltimento come rifiuto) più basso di quello che si otterrebbe rispettando i soli vincoli di legge. La certificazione di conformità attesta quindi le qualità ambientalmente superiori del prodotto etichettato rispetto agli altri prodotti della stessa classe merceologica. Per il policy-maker tale marchio costituisce invece uno strumento di politica ambientale, attraverso il quale stimola un comportamento ambientalmente compatibile da parte dei due principali soggetti coinvolti nel ciclo di vita di un prodotto: i produttori e i consumatori. I consumatori, attraverso una idonea campagna di informazione, sono indotti

a preferire, a parità di condizione d'uso, i prodotti che portano l'etichetta

ecologica in quanto ambientalmente più compatibili. La maggior domanda di questi prodotti dovrebbe pertanto indurre gli altri fabbricanti a progettare e a immettere sul mercato beni con quelle caratteristiche ambientali. Questo effetto si esplica dunque non solo su chi ha per primo immesso sul mercato il bene che ha ottenuto il marchio di qualità ambientale, ma anche sui competitori che sono costretti a migliorare i propri prodotti per ristabilire la competitività sul mercato, innescando una "rincorsa" permanente con il risultato di elevare il livello di ecocompatibilità dell'intero gruppo di prodotti. Per il successo di questo "circolo virtuoso" ricopre però un ruolo fondamentale l'ente preposto alla gestione del marchio ecologico, che dispone di tre leve: la scelta del gruppo di prodotti da ammettere al marchio; la definizione dei criteri di assegnazione; l'autorevolezza e la credibilità del marchio. Si tratta di tre leve critiche il cui buon uso è determinante. Non va dimenticato infatti che, trattandosi di uno strumento economico volontario, il mercato può

rispondere ad esso con maggiore o minore entusiasmo o al limite non aderire affatto e che tale strumento tende necessariamente a privilegiare quei prodotti per i quali è possibile individuare criteri di assegnazione facilmente applicabili. Il sistema di etichettatura ecologica europea Ecolabel Dall’inizio degli anni Ottanta molti dei paesi europei hanno istituito marchi di qualità ecologica nazionale: ha iniziato la Germania nel 1979 con l’Angelo Azzurro, seguita da Francia, Regno Unito, Olanda, Danimarca e Portogallo. Per uniformare il contesto comunitario ed evitare che lo stesso tipo prodotto fosse etichettato con marchi ecologici differenti, nel 1992 l’Unione Europea ha emanato il Regolamento CEE n. 880/92, con cui ha introdotto un sistema comunitario di assegnazione di un marchio di qualità ecologica.

Il sistema si basa su un elenco fissato dalla Commissione Europea di gruppi di

prodotti per i quali è possibile richiedere il marchio. Si tratta di un elenco aperto, che può essere ampliato su iniziativa dei privati o degli organismi nazionali competenti (per l’Italia l’organismo competente è il Comitato Ecolabel-Ecoaudit, presso il Ministero dell’Ambiente), che possono stimolare la Commissione ad avviare la procedura di definizione dei gruppi di prodotti e dei criteri ecologici specifici. Per dare avvio al sistema di Ecolabel, la Commissione

ha affidato a ciascuno stato membro un gruppo di prodotti dell’elenco da essa prefissato, con il compito di individuare e proporre i criteri ecologici specifici per l’ammissione al marchio. All’Italia in particolare è stato attribuito lo studio dei criteri ecologici per gli imballaggi, i frigoriferi e le piastrelle da rivestimento.

Il Sistema Ecolabel è uno degli strumenti di politica ambientale e industriale

della Ue volto ad incentivare la presenza sul mercato europeo di prodotti con minor impatto ambientale. Le regole, che chi aderisce al Sistema Ecolabel deve rispettare, sono attualmente stabilite dal nuovo Regolamento 1980/2000.

31
31

L'Ecolabel è un'etichetta (il cui logo è costituito da una margherita) che viene esposta

direttamente sul prodotto o che caratterizza un servizio e che attesta la rispondenza del prodotto o del servizio a specifici requisiti ambientali denominati Criteri. Questi criteri sono formulati sulla base dell'analisi dell'intero ciclo di vita del prodotto (LCA = Life Cicle Analysis) mediante la quale vengono individuati tutti gli impatti ambientali, dall'estrazione delle materie prime, alla produzione e al fine vita del prodotto, e presi in considerazione quelli su cui si possono effettuare ragionevolmente dei miglioramenti Nel campo tessile sono stati definiti i criteri per l'assegnazione della marcatura Ecolabel a:

capi di abbigliamento tessili prodotti tessili per interni filati e tessuti destinati all'uso in capo di abbigliamento o prodotti tessili per interni destinati al consumatore finale materassi Tali criteri sono riportati nei seguenti documenti:

Regolamento CE n° 1980/2000 del 17 Luglio 2000; Decisione della Commissione 1999/178/CE, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea del 05/03/99; Decisione della Commissione del 9 Luglio 2001 C(2001)1610.

I regolamenti come questo dell'Ecolabel rientrano nella tipologia di atto legislativo e quindi sono da considerarsi legge di ciascuno stato membro senza bisogno di nessun atto di recepimento). L'unico atto richiesto ad ogni paese membro, in accordo al regolamento, è quello per l'istituzione di una propria organizzazione, l'Organismo Competente, che ha il compito di concedere l'etichetta Ecolabel e mantenere i rapporti con

la

Commissione Europea.

In

Italia il decreto ministeriale DM 413 del 1995 stabilisce che:

*

l'Organismo Competente è un Comitato interministeriale denominato

Comitato Ecolabel Ecoaudit sez. Ecolabel.

* l'ANPA svolge le attività di supporto al Comitato per consentirgli di

esprimere le sue decisioni sulla base delle necessarie analisi e valutazioni

tecniche.

Spunti per la creazione di un Marchio nel settore Tessile-Abbigliamento

C.I.T.E.R. Soc Cons a R.L. sede legale - 41012Carpi (MO) via Andrea Costa ,39 Tel 059 681398 –Fax 059 682151 –www.citer.it -citer@citer.it

44

*

L'Ispettorato Tecnico del Ministero Attività Produttive accerta i requisiti

di

idoneità dei laboratori che eseguono prove di rispondenza ai requisiti

Ecolabel.

* Il Forum per l'Ecolabel composto da rappresentanti dei principali

soggetti interessati (rappresentanti delle associazioni dei produttori e dei

commercianti, delle associazioni dei consumatori e delle associazioni ambientaliste) esprime pareri su questioni generali. La situazione attuale

In Europa sono state concesse finora oltre 120 licenze soprattutto nei gruppi di

prodotto come vernici, tessili, carta, ammendamenti, detersivi, calzature.

In Italia sono state assegnate ad oggi 26 licenze relative a 219 prodotti per un

totale di circa 600 articoli facenti parti di 9 gruppi di prodotto. Il nuovo Regolamento n. 1980/2000, revisione del precedente Regolamento 880/92, impone che i prodotti, per essere inclusi nel sistema, devono

soddisfare le seguenti condizioni:

a. rappresentare un volume complessivo significativo di vendite e scambi;

b. comportare in una o più fasi di vita del prodotto impatti ambientali

significativi;

32
32

c.

essere caratterizzati da una significativa capacità potenziale di indurre

miglioramenti ambientali attraverso le scelte del consumatore e di incentivare i produttori a ricercare vantaggi concorrenziali grazie all'offerta di prodotti contrassegnati dal marchio;

d. rappresentare una quota significativa del volume di vendita al

consumatore finale. Per la verifica di conformità di un prodotto va preso come riferimento l'intero suo ciclo di vita e devono essere analizzati vari aspetti ambientali, riportati nella matrice dell'allegato I al Regolamento stesso. Inoltre, i criteri prescelti devono "assicurare un elevato livello di tutela dell'ambiente" e "basarsi, ove

possibile, sull'uso di tecnologie pulite e, se del caso, riflettere l'opportunità di ottimizzare la durata del prodotto". Il nuovo Regolamento dell'Ecolabel introduce molte integrazioni. Le più significative sono:

• estensione del marchio di qualità ecologica ai servizi. Tale scelta

deriva da un emendamento proposto dal Parlamento europeo, è coerente sia con l’evoluzione economica verso il settore dei servizi, sia con l’allargamento dell’EMAS ad altri settori produttivi non industriali.

• ampliamento della matrice "aspetti ambientali - ciclo di vita del

prodotto" (nuovo All. I), in particolare per quanto riguarda la contaminazione dell'atmosfera, che viene meglio definita con l'introduzione di specifici aspetti

ambientali (qualità dell'aria, prevenzione del riscaldamento globale, protezione della fascia di ozono). Viene inoltre introdotta la nuova voce della sicurezza ambientale, mentre il concetto di durata del prodotto viene lasciato cadere.

• per la selezione dei principali aspetti ambientali, l'All.II indica come

metodologie necessarie: lo studio di mercato, l'analisi del ciclo di vita, l'analisi dei miglioramenti possibili. Tali indagini non si applicano solo alla scelta dei

criteri di ammissione, ma dovranno essere utilizzate anche per la selezione dei gruppi di prodotti da ammettere al marchio. Infatti i due aspetti sono inscindibili in quanto la scelta del gruppo di prodotti influenza necessariamente la successiva fase di individuazione e di definizione dei criteri di assegnazione. Per la selezione e per la quantificazione dei criteri di assegnazione del marchio, anche il nuovo Regolamento (come già il Regolamento n.880/92) fa riferimento a criteri chiari, verificabili e tecnicamente realizzabili. Questi requisiti sono alla base della credibilità del sistema, sia verso i consumatori, che devono essere certi che il prodotto risponda ai requisiti indicati, sia verso i produttori, che devono essere garantiti che vi sia la massima oggettività nella assegnazione del marchio e uniformità nei giudizi da parte di organismi competenti di Paesi diversi. Nel Regolamento è anche sottolineata l'opportunità di contenere i costi connessi con le prove e le verifiche: ciò non può che tradursi nel contenimento del numero dei criteri e nella scelta di parametri che siano significativi e al tempo stesso facilmente verificabili senza ricorrere a prove o a misurazioni particolarmente sofisticate. La scelta dei criteri e la loro quantificazione non devono influenzare le caratteristiche di uso dei prodotti e la loro idoneità rispetto ai corrispondenti prodotti del gruppo selezionato. Infatti, il consumatore non deve essere penalizzato nella scelta del prodotto etichettato, ma deve essere garantito che la qualità del prodotto e la sua idoneità nella funzione d'uso siano pari agli altri prodotti sul mercato. L'esperienza fatta con i gruppi di prodotti, sino ad ora ammessi al marchio ecologico, indica che questi orientamenti sono stati raggiunti e soddisfatti per molti gruppi di prodotti. Per altri, sia la complessità del gruppo di prodotti, sia il desiderio o l'opportunità di tenere conto di molti aspetti ambientali hanno portato

33
33

all'introduzione di un certo numero di criteri, alcuni dei quali alquanto

complessi o non facilmente verificabili. Per limitarsi all'esempio dei prodotti vernicianti per interni, vengono introdotti criteri riguardanti la produzione di alcune materie prime utilizzate. Se il fabbricante della vernice, che è il soggetto che chiede il marchio, acquista tali materie prime direttamente da chi le produce, non dovrebbe avere difficoltà ad avere da quest'ultimo le informazioni che consentono di verificare

il rispetto dei criteri stabiliti per la concessione del marchio. Ma se il

fabbricante acquista le materie prime da rivenditori non in grado di fornire le

garanzie richieste, potrebbe diventare difficile controllare l'applicazione dei criteri stessi.

Il funzionamento del sistema comunitario di Ecolabel è caratterizzato da due

fasi distinte: la prima finalizzata all’individuazione dei gruppi di prodotti da sottoporre al sistema e dei criteri ecologici specifici da applicare nella procedura di assegnazione dell’etichetta comunitaria; la seconda finalizzata

invece alla vera e propria assegnazione del marchio. La prima fase si svolge a livello centrale di Commissione Europea, mentre la seconda viene gestita a livello nazionale dai vari organismi competenti, sotto la supervisione della Commissione. Le istituzioni coinvolte nell’ambito della Commissione Europea sono:

• il forum consultivo, composto dai rappresentanti dei vari gruppi di

interesse (dell’industria, del commercio, delle associazioni di consumatori e ambientaliste), con funzione esplicitamente consultiva

• il Comitato consultivo, composto dai rappresentati istituzionali degli stati membri e presieduto da un rappresentante della Commissione, con funzione consultiva ma vincolante per la Commissione

• la Commissione UE, con poteri di iniziativa nella procedura di

individuazione dei gruppi di prodotti e dei criteri ecologici specifici, e di verifica

e controllo nella procedura di assegnazione del marchio

• il Consiglio dei Ministri UE, con poteri di risoluzione dei conflitti che

possono sorgere nella fase di individuazione dei gruppi di prodotti o nella fase

di assegnazione del marchio.

A livello nazionale, invece, il sistema deve essere gestito da un cosiddetto

"organismo competente", per il quale l’art. 9 del Regolamento si limita a chiedere che la sua composizione sia tale da garantirne l’indipendenza e l’imparzialità. Questo organismo ha poteri di iniziativa nel sottoporre alla Commissione i gruppi di prodotti e i criteri ecologici su cui attivare la prima fase del sistema. Esprime inoltre un giudizio di fondatezza sulle richieste di assegnazione del marchio, provvedendo quindi (a conclusione della seconda fase di assegnazione del marchio) all’assegnazione vera e propria del marchio comunitario e alla consegna delle regole di utilizzo dello stesso al produttore assegnatario.

I marchi nazionali

Al momento attuale esistono in Europa alcuni stati membri dotati di una

Ecolabel nazionale, più la Catalogna che ha un suo marchio regionale (vedi tabella che segue). In passato, anche il nostro Ministero dell’Ambiente aveva manifestato l’intenzione, che non ha finora avuto seguito, di ricorrere ad un marchio nazionale in tutti casi in cui non fosse ancora operante l'Ecolabel europeo. Molti stati con un proprio marchio nazionale sono associati al Global Ecolabelling Network (GEN), associazione no-profit di parte terza fondata nel 1994 per promuovere e diffondere i marchi ecologici di prodotti e servizi.

34
34

Etichette ecologiche nazionali

Marchio

-

Paese

Blaue Engel - Germania Nordic White Swan - Svezia, Norvegia, Islanda, Finlandia NF Environnement - Francia Umweltzeichen Baume Austria AENOR Medio Ambiente Spagna El Distintiu Catalogna ASAOS Grecia Stichting Milieukeur Olanda EnviChoice Canada Eco Mark Giappone Green Mark Taiwan (Repubblica Cina Nazionale) Green Seal USA The Thai Green Label Thailandia Green Label - Israele

Fonte: ARPA Piemonte, Environment Park, Osservatorio Ecogestione, Torino, n. 3, 2000

Australia The Australian Environmental Labelling Association Inc (AELA) Brazil Associacao Brasileira de Normas Tecnicas (ABNT) Canada Terra Choice Environmental Service Inc, Environment Canada Croatia Ministry of Environmental Protection and Physical Planning Czech Republic Ministry of the Environment Denmark Ecolabelling Denmark EU European Commission,DG ENVIRONMENT D3 Germany Federal Environmental Agency (FEA) Greece ASAOS, Supreme Council for Awarding the Ecolabel Hong Kong Green Council India Central Pollution Control Board(CPCB) Japan Japan Environment Association (JEA) Korea Korea Environmental Labelling Association (KELA) Luxembourg Ecolabel Commission,

35
35

Ministry of Environment New Zealand Environmental Choice New Zealand Norway Norwegian Foundation for Environmental Labelling R.O.C.(Taiwan) Environment and Development Foundation (EDF) Spain Asociacion Espanola de Normalizacion y Certificacion (AENOR) Sweden (SIS) SIS Ecolabelling AB Sweden (SSNC) Swedish Society for Nature Conservation (SSNC) Sweden (TCO) TCO Development Thailand Thailand Environment Institute (TEI) United Kingdom Department for Environment, Food and Rural Affairs(DEFRA) U.S.A. Green Seal

È consistente il divario fra i risultati dei marchi europei e di quelli nazionali,

solo in parte giustificato dalla più lunga operatività nel tempo di questi ultimi. Rispetto ai dati prima riportati relativamente all’Ecolabel europeo, al febbraio 2001, i soli due marchi dell’Angelo Azzurro tedesco e del Cigno Bianco scandinavo avevano rilasciato 1.426 licenze per circa, rispettivamente, 4000 e 3000 prodotti. Anche qui, la maggioranza (un po' più del 60%) dei prodotti marchiati appartiene ai gruppi di prodotti della carta/cartone e delle vernici, indicando un modesto successo per le altre tipologie di prodotti. Va comunque sottolineato che si pongono questioni di coesistenza fra i marchi nazionali e quello europeo. Nell'art. 11 del nuovo Regolamento CE, si afferma

a tal proposito che, entro 5 anni dalla sua entrata in vigore, "i nuovi sistemi,

pubblici e privati, di assegnazione di un marchio di qualità ecologica e quelli già esistenti negli Stati membri vengono strutturati in modo da poter essere applicati ai gruppi di prodotti per i quali non sono stati fissati specifici criteri comunitari relativamente al marchio di qualità ecologica, assicurando la complementarità tra tali sistemi e il marchio comunitario di qualità ecologica". Per estendere l’efficacia preventiva che la politica ambientale istituzionale assegna a questo strumento, una delle ipotesi a cui si è pensato riguarda la possibilità di allargare il marchio a tutta la catena del prodotto, a monte oppure anche a valle del consumatore finale. Alcuni esempi ne testimoniano la percorribilità. Per la categoria dei beni durevoli (es. elettrodomestici, autoveicoli), i criteri di attribuzione del marchio possono essere definiti soprattutto tenendo conto della capacità di recupero e riciclaggio a fine vita del prodotto. Tale marchio può diventare un bonus, che consenta la fruizione del servizio di recupero e smaltimento a costi minori, in quanto il prodotto a fine vita è più facilmente trattabile di altri nelle piattaforme della cosiddetta industria ecologica "a valle" (dei cicli di produzione e consumo). Un'altra possibilità è il rinforzo, in chiave ambientale, dei "marchi di settore" già esistenti nel settore tessile (ad es. OCO TEX, ECO TEX, OKO Pass), che consentono di etichettare i vari prodotti semilavorati e relative lavorazioni che concorrono alla produzione del prodotto destinato al consumo finale.

36
36

Questo tipo di etichetta si trasmette praticamente lungo tutta la catena produttiva del settore, fino al consumatore finale (ad es. dai produttori di tessuto ai nobilitatori e da questi al produttore degli abiti fino al distributore). Anche il settore edilizio manifesta uno speciale interesse per un marchio sui materiali da costruzione che qualifichi in senso ambientale la loro composizione, ad es. materiale derivante dal recupero di rifiuti inerti da demolizione piuttosto che da attività di estrazione. Così pure il settore della carta è attento ad un marchio ambientale, non solo (o non tanto) applicabile sui prodotti destinati al consumatore finale, bensì relativo ai semilavorati e apprezzabile dal produttore successivo o finale, ad esempio per poter certificare il propria sistema di gestione ambientale. Come si vede dagli ultimi esempi, queste tipologie di Ecolabel, apprezzate nel rapporto produttore-fornitore, rappresentano una sorta di ponte con la certificazione ISO 14001 o EMAS. La crescente esigenza, di un’integrazione tra certificazione di processo e marchi ecologici di prodotto rappresenta una delle prospettive evolutive di maggiore interesse per entrambi gli strumenti.

37
37