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10.7.

1 Introduzione
e quadro generale
LOrganizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (Orga-
nization of the Petroleum Exporting Countries, OPEC)
unorganizzazione intergovernativa permanente, che
attualmente include undici paesi produttori ed esporta-
tori di petrolio (Lugo, 1997). LOPEC riunisce paesi
appartenenti a tre continenti diversi (America Meridio-
nale, Asia e Africa): lAlgeria, lIndonesia, la Repubbli-
ca islamica dellIran, lIraq, il Kuwait, la Repubblica libi-
ca popolare socialista, la Nigeria, il Qatar, lArabia Sau-
dita, gli Emirati Arabi Uniti e il Venezuela.
1
Questi paesi hanno una popolazione complessiva di
circa 525 milioni di abitanti e per quasi tutti a ecce-
zione, al momento, dellIndonesia il petrolio costitui-
sce la principale fonte di valuta straniera. Nei paesi mem-
bri dellOPEC, le entrate derivanti dal petrolio, in quan-
to cardine dello sviluppo economico, sociale e politico,
sono utilizzate non solo per espandere le basi industria-
li ed economiche nazionali, ma anche per creare nuovi
posti di lavoro, per provvedere alle esigenze educative e
sanitarie della popolazione e assicurare a questultima
un tenore di vita decoroso.
Gli obiettivi dellOPEC sono indicati nellart. 2 dello
Statuto dellOrganizzazione:
2
coordinare e uniformare
le politiche petrolifere dei paesi membri e determinare i
mezzi pi adeguati per salvaguardare i loro interessi indi-
viduali e collettivi; individuare i modi e gli strumenti atti
ad assicurare la stabilit dei prezzi nei mercati petroli-
feri internazionali, al fine di eliminare dannose e inuti-
li fluttuazioni degli stessi; assicurare lefficienza eco-
nomica e la regolarit delle forniture di petrolio alle nazio-
ni consumatrici e un equo utile sul capitale impiegato a
chiunque investa nellindustria petrolifera.
Lo statuto dellOPEC stabilisce che: Ogni paese che
abbia un alto livello di esportazioni nette di greggio,
avendo interessi essenzialmente analoghi a quelli dei
paesi membri, pu divenire membro a pieno titolo del-
lOrganizzazione, a condizione di essere accettato da una
maggioranza di almeno tre quarti dei membri a pieno
titolo, inclusi i voti favorevoli di tutti i paesi fondatori.
Lo Statuto dellOPEC prevede tre categorie di mem-
bri: i membri fondatori, i membri a pieno titolo e i mem-
bri associati. Sono membri fondatori i paesi che hanno
partecipato alla prima Conferenza dellOPEC, svoltasi
a Baghdad, in Iraq, nel settembre 1960 e che in seguito
hanno siglato laccordo che ha dato origine allOrga-
nizzazione (Statuto OPEC, art. 7, par. A). La categoria
dei membri a pieno titolo costituita dai membri fon-
datori e dai paesi le cui richieste di ammissione sono
state accettate dalla Conferenza (art. 7, par. B). Sono
invece membri associati quei paesi che, pur non pre-
sentando i requisiti necessari per entrare a far parte del-
lOPEC come membri a pieno titolo, sono stati accetta-
ti in base a condizioni speciali stabilite dalla Conferen-
za (art. 7, par. D). La tab. 1 illustra la distribuzione
geografica dei membri dellOPEC, inclusa la data di
ammissione di ogni singolo paese membro.
Nellambito del diritto internazionale dellenergia,
lOPEC forse tra le organizzazioni internazionali che
esercitano un maggior peso nel settore petrolifero. La
sua influenza si estende allenergia e alle questioni
ambientali legate allenergia, e non interessa solo il campo
della produzione e del commercio, ma anche quello degli
investimenti. Attualmente i paesi dellOPEC controlla-
no il 75% circa delle riserve mondiali di petrolio e il 40%
della produzione petrolifera,
3
ma, soprattutto, producono
559 VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI
10.7
LOrganizzazione
dei Paesi Esportatori di Petrolio
(OPEC)
1
In passato, anche lEcuador (1972-92) e il Gabon (1975-
94) sono stati membri dellOPEC.
2
Risoluzione OPEC n. II.6 /1961.
3
A rigor di termini, lOPEC dovrebbe occuparsi del petro-
lio e non del gas (bench, il termine inglese petroleum inclu-
da, dal punto di vista tecnico, anche gli idrocarburi gassosi).
In alcuni paesi dellOPEC (come, per es., lIran e lAlgeria),
la maggior parte del petrolio a basso costo. Di conse-
guenza, una caduta prolungata dei prezzi provochereb-
be un tendenziale aumento delle quote di mercato dei
paesi dellOPEC.
4
Inoltre, i paesi produttori ad alto costo
tendono a esaurire molto pi rapidamente le loro riser-
ve. Ci significa che pi i prezzi calano pi la quota di
mercato dellOPEC tender ad aumentare.
Nel 2004 e nel 2005, le tensioni geopolitiche e una
domanda insolitamente alta hanno sfruttato fino al limi-
te dellesaurimento lesistente capacit produttiva, portan-
do il prezzo del petrolio a livelli astronomici. Solo gra-
zie alla capacit produttiva inutilizzata dei paesi mem-
bri dellOPEC si potuto far fronte a quella che altrimenti
si sarebbe presentata come una caduta globale dellof-
ferta.
5
Tutti questi fattori indicano che lOPEC potreb-
be svolgere un ruolo di crescente importanza nellim-
mediato futuro.
In questo lavoro prenderemo in esame il ruolo svolto
dallOPEC nello sviluppo del diritto e della politica inter-
nazionali dellenergia, illustrando, al tempo stesso, le sem-
pre pi estese sinergie venutesi a creare tra il diritto inter-
nazionale dellenergia e altre branche del diritto interna-
zionale,
6
in parte grazie al ruolo svolto dallOPEC.
Esso diviso in cinque parti: la prima dedicata al-
lintroduzione e al quadro generale; la seconda alla sto-
ria e alla struttura dellOPEC; la terza al ruolo svolto dal-
lOPEC nel mercato petrolifero internazionale; la quarta
al ruolo dellOPEC nellevoluzione delle leggi interna-
zionali sullenergia; la quinta alla ricapitolazione dei
punti pi importanti.
Senza passare sotto silenzio il fatto che questa orga-
nizzazione stata oggetto di veementi critiche, soprat-
tutto nelle nazioni occidentali consumatrici di petrolio,
abbiamo tentato di porre le cose in una corretta pro-
spettiva e, al tempo stesso, di evidenziare il ruolo di cru-
ciale importanza che lOPEC attualmente svolge nella
stabilizzazione del mercato petrolifero internazionale e
che seguiter a svolgere fino a quando, e se, lazione
congiunta delle forze di mercato e della tecnologia riu-
scir a ridurre limportanza strategica del petrolio rispet-
to a quella delle altre fonti di energia.
560 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
IL DIRITTO INTERNAZIONALE
tab. 1. Distribuzione geografica
dei paesi membri dellOPEC
* Membri fondatori.
Paese
Data
di ammissione
Ubicazione
Algeria 1969 Africa
Arabia Saudita 1960* Medio Oriente
Emirati Arabi Uniti 1967 Medio Oriente
Indonesia 1962 Asia
Iraq 1960* Medio Oriente
Jamahiriyah araba libica
popolare socialista
1962 Africa
Kuwait 1960* Medio Oriente
Nigeria 1971 Africa
Qatar 1961 Medio Oriente
Repubblica islamica
dellIran
1960* Medio Oriente
Venezuela 1960* Sudamerica
il potenziale di gas pu giungere gradualmente a prevalere
o a coesistere con i loro interessi petroliferi. Spesso i paesi
produttori di gas si trovano in una situazione piuttosto diver-
sa da quella dei paesi che producono prevalentemente petro-
lio: la loro principale sfida, infatti, costituita dal trasporto
del prodotto per mezzo di condutture. Esiste un Forum dei
paesi esportatori di gas (Gas Exporting Countries Forum,
GECF), che include, accanto a membri dellOPEC, paesi che
non fanno parte di questa organizzazione (Norvegia, Russia,
Malaysia, Turkmenistan). Il primo meeting del GECF si
svolto nel 2001 a Teheran e il successivo ad Algeri. Non si
pu escludere la possibilit che questo meccanismo di con-
sultazione, molto morbido e disorganico, si trasformi in qual-
cosa di pi rigoroso e vincolante, come apparirebbe logico,
almeno dal punto di vista dellOPEC e dei suoi paesi mem-
bri. La maggior parte dei principali paesi produttori di petro-
lio, infatti, sono, o sono destinati a divenire, importanti espor-
tatori di gas. Allinterno dellOPEC esiste, da quanto viene
riferito, un comitato per il gas, ma non sappiamo molto delle
sue attivit. LOPEC ha sempre mantenuto un basso profilo.
Allinizio degli anni Settanta, furono realizzati alcuni studi
sulla determinazione del prezzo del gas, ma a quel tempo
lOPEC doveva far fronte a sfide di decisiva importanza,
come, per es., la tendenziale riduzione della sua quota di
mercato, la crescita della capacit produttiva inutilizzata, il
controllo della gestione della produzione dei suoi paesi mem-
bri e, successivamente, la fine della regolazione dei prezzi
intorno al 1985.
4
Una bassa quotazione del petrolio tender ad accresce-
re lefficienza delle aree ad alto costo (per es., di quelle del
Mare del Nord). Sono stati ottenuti risultati significativi in
termini di abbassamento dei costi di produzione, in partico-
lare nel Regno Unito, con liniziativa CRINE (Cost Reduc-
tion Initiative for the New Era). Questa forma di incentiva-
zione dellefficienza non esiste nei paesi produttori a basso
costo del Medio Oriente, ma il divario tra i costi di produ-
zione del Mare del Nord e quelli dellArabia Saudita, per es.,
ancora molto ampio.
5
Di recente, nel 2005, anno in cui gli uragani Katrina e
Rita hanno distrutto lindustria di raffinazione statunitense nella
zona costiera del Golfo del Messico, lOPEC ha risposto ren-
dendo disponibili le proprie capacit produttive inutilizzate.
6
Tra queste ricorderemo: a) il diritto commerciale inter-
nazionale; b) il diritto economico internazionale; c) il diritto
internazionale della protezione dellambiente; d) il diritto e la
politica internazionali della concorrenza; e) il diritto interna-
zionale dello sviluppo sostenibile.
10.7.2 Storia e struttura dellOPEC
Breve storia dellOrganizzazione
LOPEC stata creata come organizzazione intergo-
vernativa permanente, conformemente alle risoluzioni
della Conferenza dei rappresentanti dei governi dellIran,
dellIraq, del Kuwait, dellArabia Saudita e del Venezue-
la, svoltasi a Baghdad dal 10 al 14 settembre 1960.
7
Essa
ha quindi avuto origine da una convenzione conclusa da
cinque nazioni che si proponevano di difendere i propri
diritti sovrani
8
in un mercato petrolifero internazionale
dominato da un piccolo gruppo di compagnie multina-
zionali, le cosiddette Sette Sorelle (Sampson, 1975).
Inizialmente, lOPEC non intraprese attivit di gran-
de rilievo; defin i suoi obiettivi e stabil la sede del suo
Segretariato a Ginevra, in Svizzera, dove, nel maggio 1961,
si riun per la prima volta il Consiglio dei Governatori
(Board of Governors, BoG) dellOPEC. In seguito, nel-
laprile 1965, la Conferenza dellOPEC decise di trasfe-
rire il quartier generale dellOrganizzazione a Vienna.
Gli antecedenti storici dei diversi paesi membri del-
lOPEC vis--vis delle compagnie petrolifere multina-
zionali (le Sette Sorelle) prima della nascita dellOrga-
nizzazione dimostrano chiaramente che la decisione di
fondare lOPEC fu presa in reazione alle pratiche anti-
concorrenziali messe in atto dalle Sette Sorelle a spese
dei paesi produttori. A quel tempo, le Sette Sorelle agi-
vano in una situazione di assoluto monopolio e control-
lavano non solo la produzione, ma anche il prezzo e gli
sbocchi commerciali del greggio.
In seguito, lAssemblea Generale delle Nazioni Unite
eman una serie di risoluzioni (come, per es., la n. 1803
e la n. 1820) a sostegno dei diritti delle persone e delle
nazioni alla sovranit permanente sulle proprie ricchez-
ze e risorse naturali, in cui si asseriva, tra laltro, che:
Lesplorazione, lo sviluppo e la disposizione di tali risor-
se, cos come limportazione dei capitali stranieri che
questi obiettivi richiedono, devono conformarsi alle norme
e alle condizioni che i popoli e le nazioni liberamente
ritengono essere necessari o desiderabili in relazione
allautorizzazione, alla restrizione o alla proibizione di
tali attivit. Basandosi sulle risoluzioni dellAssemblea
Generale delle Nazioni Unite e, in particolare, sulla n.
2158-XXI/1966, lOPEC adott una serie di misure, defi-
nendo, tra laltro, i modi di sviluppo, di partecipazione,
di rilascio di aree e di prezzi esposti delle risorse di idro-
carburi dei suoi paesi membri. Tra i problemi affronta-
ti in questa Risoluzione dellOPEC figuravano anche
quelli relativi alla necessit di una garanzia limitata di
stabilit fiscale, alla clausola di rinegoziazione, ai ren-
diconti e allinformazione, alla preservazione, alla riso-
luzione delle controversie e ad altre questioni di secon-
daria importanza.
Nel 1968, lOrganizzazione consolid la sua reputa-
zione internazionale emanando, con lappoggio delle
Nazioni Unite, una Dichiarazione sulla politica petroli-
fera dei paesi membri, in cui si faceva riferimento ai dirit-
ti inalienabili di tutti i paesi allesercizio della sovranit
permanente su tutte le loro risorse naturali, nellinteres-
se dello sviluppo nazionale. In questa Dichiarazione si
affermava che lo sfruttamento delle risorse locali ed esau-
ribili dellOPEC doveva avere come fine quello di assi-
curare il maggior beneficio possibile ai suoi paesi mem-
bri. Questo risultato poteva essere facilmente ottenuto
se i paesi membri avessero intrapreso direttamente lo
sfruttamento delle loro risorse.
Negli anni Settanta, lOPEC sal alla ribalta della
scena internazionale, mentre i suoi paesi membri assu-
mevano il controllo delle industrie petrolifere locali e
acquistavano un maggior peso nella determinazione del
prezzo del greggio nei mercati mondiali. Questo decen-
nio vide due crisi che determinarono un esorbitante
aumento del prezzo del petrolio: la prima ebbe luogo nel
1973, con lembargo petrolifero arabo, e la seconda nel
1979, in seguito alla rivoluzione iraniana. Entrambe furo-
no alimentate dai profondi squilibri del mercato.
Nel 1974, lOPEC sigl un trattato internazionale
con lAustria,
9
oggi abitualmente chiamato Accordo di
Sede dellOPEC, che definisce lo status e i diritti del-
lOPEC nei confronti della legge austriaca. Si pu dire
che questo accordo di sede sia un trattato secondo il dirit-
to internazionale e, al tempo stesso, una legislazione
approvata dal Parlamento austriaco, poich entrato a
far parte delle leggi di questo paese ed stato pubblica-
to nella Gazzetta ufficiale austriaca.
10
In diverse occa-
sioni, lAustria, cos come gli Stati Uniti, la Svizzera e
i Paesi Bassi hanno firmato accordi di sede con altre
organizzazioni internazionali, incluse le Nazioni Unite,
contenenti clausole analoghe. In generale, gli accordi di
sede conferiscono alcuni privilegi e immunit alle orga-
nizzazioni internazionali, che il diritto internazionale
riconosce. Secondo lAccordo di sede dellOPEC, que-
sta organizzazione ha una ben definita personalit giu-
ridica. I paesi membri quindi non rispondono in alcun
caso per fatti dellOrganizzazione.
Il primo vertice dei sovrani e capi di Stato dellOPEC
si svolse nel marzo 1975 ad Algeri. Nel corso di questo
incontro fu, tra laltro, emanata una Dichiarazione Solen-
ne, in cui si riaffermava la sovranit e il diritto inaliena-
bile di tutti i paesi alla propriet, allo sfruttamento e alla
561 VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI
LORGANIZZAZIONE DEI PAESI ESPORTATORI DI PETROLIO (OPEC)
7
LOPEC fu registrata dal Segretariato delle Nazioni Unite
il 6 novembre 1962 (Risoluzione n. 6363/1962 delle Nazioni
Unite).
8
Si veda, per es., la Risoluzione n. 1803-XVII/1962 delle
Nazioni Unite.
9
Accordo di sede tra lAustria e lOPEC, entrato in vigo-
re il 10 giugno 1974, e successivi emendamenti, entrati in vigo-
re il 1 ottobre 1985.
10
Gazzetta ufficiale austriaca BGBL 382/74 dell11 luglio
1974 e BGBL 379/85 del 13 settembre 1985.
determinazione dei prezzi delle loro risorse naturali, un
concetto che trov espressione nel progetto di un Nuovo
ordine economico internazionale, volto a promuovere un
sistema economico globale pi equo, in cui si poneva
laccento sulla necessit di alleviare la povert e altre
ingiustizie subite dai paesi in via di sviluppo, incorag-
giando una maggiore interdipendenza tra le nazioni del
Nord e del Sud del mondo. La Dichiarazione esortava a
dare inizio a un dialogo tra il Nord e il Sud, tra i paesi
sviluppati e quelli in via di sviluppo, sulla cooperazio-
ne e sulla possibilit di intraprendere unazione concer-
tata per risolvere i pi gravi problemi che affliggevano
leconomia mondiale.
Uno dei pi diretti risultati del vertice dellOPEC fu
la creazione, nel 1976, a Vienna, del Fondo dellOPEC
per lo Sviluppo Internazionale, unistituzione multilate-
rale per il finanziamento dello sviluppo, per aiutare i
paesi pi poveri, a basso reddito, a perseguire i propri
obiettivi di progresso economico e sociale. Il Fondo del-
lOPEC ha costantemente intensificato la sua attivit e
fino a oggi ha accordato finanziamenti per 7,4 miliardi
di dollari, i due terzi dei quali sono stati gi erogati. Pi
di cento paesi tra i pi svantaggiati del mondo hanno
beneficiato del suo sostegno. Inoltre, a livello indivi-
duale, i paesi membri dellOPEC hanno fornito consi-
derevoli aiuti ad altri paesi in via di sviluppo in diffi-
colt. In una delle dichiarazioni solenni emanate dalla
Conferenza si riaffermava la naturale solidariet che
lega i paesi dellOPEC agli altri paesi in via di svilup-
po nella lotta contro larretratezza e si esortava ad adot-
tare misure volte a rafforzare la cooperazione tra que-
sti paesi.
11
Il secondo vertice dellOPEC si tenne nel settembre
2000 a Caracas, in Venezuela, in occasione del quaran-
tesimo anniversario dellOrganizzazione. Dopo aver effet-
tuato una profonda analisi dellattuale industria delle-
nergia, i sovrani e i capi di Stato dellOPEC firmarono
una Dichiarazione Solenne per riaffermare il loro impe-
gno nei confronti dei principi e degli obiettivi di vecchia
data dellOPEC allo scopo di preservare e rafforzare il
ruolo che il petrolio svolge nel soddisfare la domanda
mondiale di energia. Nei loro provvedimenti venne tenu-
to conto del rapido ritmo dei cambiamenti negli svi-
luppi economici, politici, tecnologici e ambientali, cos
come delle sfide e delle opportunit create dalla globa-
lizzazione e dalla liberalizzazione.
Il prezzo del petrolio raggiunse il suo picco storico
allinizio degli anni Ottanta, prima di subire un dramma-
tico declino conclusosi con il crollo del 1986 la terza
crisi petrolifera. Verso la fine del decennio, i prezzi risa-
lirono ma senza tornare a toccare lalto livello raggiunto
nei primi anni Ottanta, mentre tra i paesi produttori di petro-
lio si rafforzava la convinzione che era necessario intra-
prendere unazione congiunta se in futuro si voleva stabi-
lizzare il mercato intorno a prezzi ragionevoli. Nel corso
di questo decennio, le questioni ambientali iniziarono a
essere poste allordine del giorno degli incontri interna-
zionali con una determinazione molto maggiore.
Allinizio degli anni Novanta fu evitata la quarta crisi
petrolifera. Lo scoppio della guerra in Medio Oriente
aveva provocato nei mercati in preda al panico un improv-
viso e drastico aumento dei prezzi che, tuttavia, si riusc
a contenere grazie allincremento della produzione da
parte dei paesi membri dellOPEC. In seguito, i prezzi
rimasero relativamente stabili fino al 1998, quando, alla
vigilia della recessione economica del Sudest asiatico,
si verific un brusco calo, ma lazione collettiva del-
lOPEC e di alcuni dei principali paesi produttori non
appartenenti allOPEC riusc in breve a riequilibrare la
situazione. Verso la fine del decennio si registr un gran
numero di megafusioni tra le principali compagnie petro-
lifere internazionali, nel quadro di unindustria che ini-
ziava a conoscere importanti progressi tecnologici. Nel
corso di quasi tutti gli anni Novanta, i negoziati interna-
zionali sul cambiamento del clima hanno minacciato di
produrre una pesante diminuzione della futura doman-
da di petrolio.
Sin dal momento della sua creazione, lOPEC si
trovata ad affrontare molte straordinarie sfide nel mer-
cato petrolifero internazionale in costante evoluzione,
sfide che esercitavano un impatto sullintero spettro della
determinazione dei prezzi e a cui si mescolavano fatto-
ri molto lontani dalla semplice economia di mercato.
Inoltre, alcuni recenti e inaspettati sviluppi nel quadro
del diritto commerciale internazionale e, pi in parti-
colare, limportanza accordata al libero commercio e
alla liberalizzazione dallOrganizzazione Mondiale del
Commercio (OMC) o dallEnergy Charter Treaty (ECT)
hanno posto nuove ed eccezionali sfide allOPEC. La
tendenza alla globalizzazione, tuttavia, accompagna-
ta da quella alla regionalizzazione, sotto la forma della co-
stituzione di blocchi commerciali, come, per es., lUnio-
ne Europea e il Trattato Nordamericano per il Libero
Commercio (North American Free Trade Agreement,
NAFTA), che hanno portato allemanazione di nuove
norme regolatrici del commercio tra gli Stati e tra i rispet-
tivi Stati membri. Non c bisogno di sottolineare la cre-
scente influenza delle istanze ambientaliste determina-
ta dal cambiamento globale del regime climatico e le
sue implicazioni per lOPEC. Tutto ci pone indubbia-
mente allOPEC e ai suoi paesi membri nuove sfide sul
piano della regolamentazione.
La struttura dellOPEC
I rappresentanti dei paesi membri (i capi delegazio-
ne) si riuniscono nella Conferenza dellOPEC per coor-
dinare e unificare le loro politiche petrolifere, al fine di
562 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
IL DIRITTO INTERNAZIONALE
11
Si veda http://www.opecfund.org/about/about.aspx.
promuovere la stabilit e lequilibrio del mercato petroli-
fero. In questo compito, sono coadiuvati dal Segretariato
dellOPEC, diretto dal BoG e guidato dal Segretario Gene-
rale, e da diversi organismi, tra cui la Commissione Eco-
nomica e il Comitato Ministeriale per il Monitoraggio.
La Conferenza la suprema autorit dellOrganizza-
zione ed costituita da delegazioni, in generale guidate
dai ministri del Petrolio, delle Miniere e dellEnergia dei
paesi membri. Si riunisce abitualmente due volte lanno,
a marzo e a settembre e, nel caso in cui si renda neces-
sario, in sessioni straordinarie. Opera in base ai principi
dellunanimit e di un membro, un voto e ha il compi-
to di definire la politica generale dellOrganizzazione e
di individuare i modi e i mezzi pi appropriati per attuar-
la. Decide inoltre se accettare o no le richieste dei paesi
che desiderano entrare a far parte dellOPEC, valuta i
rapporti e i suggerimenti sugli affari dellOrganizzazio-
ne sottoposti alla sua attenzione dal BoG, approva la
nomina dei Governatori da parte dei paesi membri, eleg-
ge il Presidente del BoG e il Segretario Generale. Inol-
tre, la Conferenza invita il Consiglio a redigere rappor-
ti o fornire suggerimenti su qualsiasi questione che rien-
tri nel campo degli interessi dellOrganizzazione e valuta
e approva il bilancio dellOPEC, sottoposto alla sua atten-
zione dal Consiglio.
Il BoG pu essere paragonato al consiglio di ammi-
nistrazione di una societ commerciale ed composto
dai Governatori nominati dai paesi membri e conferma-
ti dalla Conferenza per due anni. Il Consiglio guida la
gestione dellOrganizzazione, applica le risoluzioni della
Conferenza, redige il bilancio annuale e lo sottopone
allattenzione della Conferenza che ha il compito di appro-
varlo. Valuta inoltre i rapporti del Segretario Generale e
presenta alla Conferenza relazioni e suggerimenti sugli
affari dellOrganizzazione (Statuto OPEC, art. 20).
La Commissione Economica un organismo spe-
ciale che opera nel quadro della Conferenza ed coa-
diuvata dal Segretariato. Ha il compito di aiutare lOr-
ganizzazione a promuovere la stabilit del mercato petro-
lifero internazionale ed composta da un Consiglio, dai
rappresentanti nazionali e da uno staff. Il Consiglio della
Commissione Economica composto dal Segretario
Generale, dai Rappresentanti Nazionali nominati dai
paesi membri e da un Coordinatore (che ex officio Diret-
tore della Divisione di Ricerca).
Il Sottocomitato Ministeriale per il Monitoraggio
(Ministerial Monitoring Sub-Committee, MMSC) stato
costituito nel febbraio 1993 nel corso della 10 riunio-
ne del Comitato Ministeriale per il Monitoraggio al fine
di tenere sotto controllo la produzione e le esportazioni
di petrolio dei paesi membri. LMMSC composto da
tre capi delegazione e dal Segretario Generale.
Il Segretariato dellOPEC funge da quartier gene-
rale dellOrganizzazione. lorgano che svolge le fun-
zioni esecutive allinterno dellOPEC, in conformit alle
disposizioni dello Statuto e sotto la direzione del BoG
(artt. 25-26). Il Segretariato composto: dal Segretario
Generale, che assiste alle riunioni dei Comitati di Gestio-
ne e del Consiglio dei Governatori e presiede quelle del-
lECB, Economic Commission Board (art. 27); dalla
Divisione di Ricerca (art. 33, par. A), guidata da un Diret-
tore della Ricerca, che comprende i dipartimenti di Ana-
lisi del Mercato Petrolifero, di Ricerche sullEnergia e
di Raccolta ed Elaborazione Dati; dal Dipartimento per
le Pubbliche Relazioni e lInformazione (art. 33, par.
C); dal Dipartimento per le Risorse Umane (art. 33, par.
B); dallamministrazione; dallufficio del Segretario
Generale. Il Consigliere legale senior e il Revisore dei
Conti interno riferiscono direttamente al Segretario
Generale. In origine, nel 1961, la sede del Segretariato
fu stabilita a Ginevra, ma in seguito, il 1 settembre
1965, come gi accennato, fu trasferita a Vienna. Nel-
laprile di quellanno,
12
infatti, l8 Conferenza (straor-
dinaria) dellOPEC aveva approvato lAccordo di Sede
con il governo austriaco.
10.7.3 LOPEC e il mercato
petrolifero internazionale
Secondo lo Statuto dellOPEC, questa Organizzazione
si propone di favorire la stabilit e lequilibrio del mer-
cato petrolifero a vantaggio dei produttori e dei consu-
matori di petrolio, cos come degli investitori (art. 2, parr.
A, B, C). A tal fine, i paesi membri dellOPEC rispon-
dono ai fondamenti e ai prevedibili sviluppi del merca-
to coordinando le loro politiche petrolifere nellintento
di promuovere la stabilit del mercato petrolifero inter-
nazionale. La limitazione della produzione solo una
delle possibili risposte. Se la domanda aumenta o la pro-
duzione petrolifera di alcuni paesi diminuisce, lOPEC
incrementa la sua produzione per prevenire il verificar-
si di un brusco aumento dei prezzi. In altre circostanze,
invece, riduce la produzione in risposta a condizioni di
mercato che vedono una caduta dei prezzi: svolge quin-
di una delicata azione equilibratrice sullo sfondo di inte-
ressi, forze e obiettivi, in parte comuni, in parte diver-
genti e a volte persino contrastanti.
Secondo una recente stima, attualmente i paesi mem-
bri dellOPEC detengono il 75% delle riserve petrolife-
re mondiali.
13
Questi paesi producono circa il 40% del
greggio e il 16% del gas naturale mondiali. Tuttavia, le
esportazioni di petrolio dellOPEC rappresentano il 55%
563 VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI
LORGANIZZAZIONE DEI PAESI ESPORTATORI DI PETROLIO (OPEC)
12
Accordo di sede tra lAustria e lOPEC, di cui alle note
9 e 10.
13
Alla fine del 2003, lOPEC ha dimostrato di detenere
riserve pari a 891.116 milioni di barili di greggio, che rappre-
sentano il 78,3% del totale mondiale (1.137.550 milioni di
barili). Si veda OPEC, 2003.
circa dellexport mondiale. LOPEC quindi esercita senza
dubbio una certa influenza sul mercato petrolifero, soprat-
tutto nei casi in cui decide di ridurre o aumentare i suoi
livelli di produzione, insieme, tuttavia, ad altre variabi-
li: i fondamenti del mercato, le tensioni geopolitiche, il
clima e le attivit speculative.
LOPEC persegue la stabilit del mercato petrolife-
ro e tenta di assicurare regolari rifornimenti ai consu-
matori a prezzi equi e ragionevoli. LOrganizzazione
cerca di conseguire questo obiettivo in modi diversi: tal-
volta producendo volontariamente una minore quantit
di petrolio, talaltra producendone in misura maggiore,
nelle fasi in cui si registra un calo dellofferta (come, per
es., nel 1990, durante la crisi del Golfo, quando molti
milioni di barili al giorno furono improvvisamente sot-
tratti al mercato).
Nel periodo compreso tra linizio degli anni Settan-
ta e la met degli anni Ottanta, non sarebbe stato del tutto
errato sostenere che lOPEC stabiliva i prezzi del greg-
gio. Ma oggi il quadro della situazione profondamen-
te mutato. Indubbiamente, i paesi membri dellOPEC
limitano volontariamente la loro produzione di greggio
al fine di stabilizzare il mercato petrolifero e di evitare
pericolose e inutili fluttuazioni dei prezzi che danneg-
giano non solo lOPEC, ma anche le nazioni consuma-
trici e gli investitori.
Negli attuali mercati globali, molto pi complessi, il
prezzo del greggio fissato in base agli scambi registrati
da tre grandi borse petrolifere internazionali, ognuna
delle quali dispone di un sito web contenente informa-
zioni sul prezzo del greggio. Ci riferiamo al New York
Mercantile EXchange (NYMEX),
14
allInternational
Petroleum Exchange di Londra (IPE)
15
e al Singapore
International Monetary EXchange (SIMEX).
16
Limpatto dellOPEC sulle decisioni relative ai prez-
zi del greggio dovrebbe essere considerato separata-
mente dal problema delle variazioni dei prezzi dei pro-
dotti petroliferi, come la benzina o lolio per riscalda-
mento. Il prezzo del greggio solo uno dei fattori che
influenzano i prezzi pagati dal consumatore finale per
i prodotti petroliferi. In alcuni paesi consumatori (e
soprattutto nei paesi dellUnione Europea) il prezzo
finale di questi prodotti composto per una percentua-
le superiore al 70% da imposte; cos, anche una varia-
zione significativa del prezzo del greggio esercita un
impatto di scarsa o irrilevante importanza sui prezzi
pagati dal consumatore finale.
Anche le strozzature del settore downstream e, pi in
particolare, la mancanza di unadeguata capacit di raf-
finazione, possono tradursi nellaumento del prezzo della
benzina. Persino il clima e soprattutto inverni partico-
larmente rigidi o stagioni estive molto calde possono eser-
citare una forte pressione rispettivamente sullolio per
riscaldamento e sui prezzi della benzina. Non c biso-
gno di sottolineare che anche le tensioni geopolitiche,
soprattutto nel Medio Oriente, e le crisi sindacali, veri-
ficatesi anche in paesi non appartenenti allOPEC, come
la Norvegia, hanno svolto un ruolo nel definire i prezzi
finali raggiunti dal greggio.
10.7.4 LOPEC e il diritto
internazionale dellenergia
Linteresse naturale dei paesi membri
ad accrescere e stabilizzare i ricavi
Il ruolo attualmente svolto dallOPEC nellevolu-
zione nel diritto internazionale dellenergia definito da
due questioni chiave. In primo luogo, questa Organiz-
zazione stata fondata per promuovere il naturale inte-
resse dei suoi paesi membri ad accrescere e stabilizzare
i ricavi, vale a dire la rendita mineraria, derivanti dalla
loro sovranit sulle risorse petrolifere e di gas, che anco-
ra oggi la sua raison dtre. Certamente, richiesta una
delicata azione equilibratrice per accordare le esigenze
di ottimizzazione a breve termine, attraverso i prezzi e
il volume, alle strategie a lungo termine. Queste ultime
sono incentrate sulla quota di mercato del petrolio e del
gas dellOPEC in contrapposizione a quelle dei concor-
renti che non fanno parte dellOPEC e a quelle delle
alternative non basate sugli idrocarburi. In tal senso, vi
, presumibilmente, una divergenza di interessi tra la
politica dellOPEC e le alte imposte sui consumi stabi-
lite dai governi occidentali e, in particolare, da quelli del-
lUnione Europea.
17
Nel Regno Unito, per es., le alte
imposte sui consumi di benzina, quattro volte e oltre il
prezzo del prodotto, dovrebbero avere una giustifica-
zione ambientale poich internalizzano costi esterni rela-
tivi allambiente e causati dal traffico stradale.
18
Ma sono
anche una comoda copertura per ottenere entrate fisca-
li aggiuntive in grado di compensare la pi visibile ridu-
zione di quelle derivanti dalle imposte sul reddito. In
questo contesto, possibile cogliere le tensioni esistenti
tra lOPEC, da un lato, e i principali paesi consumatori,
564 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
IL DIRITTO INTERNAZIONALE
14
http://www.nymex.com.
15
http://www.ipe.uk.com.
16
http://www.simex.com.sg. Anche i siti web dellInter-
national Energy Agency (IEA; http://www.iea.org), con sede
a Parigi, e dellEnergy Information Administration degli Stati
Uniti (EIA; http://www.eia.doe.gov) forniscono un gran nume-
ro di informazioni storiche sui prezzi del petrolio.
17
Secondo una stima dellOPEC, nel 1996 le entrate fisca-
li derivanti dal consumo di petrolio delle nazioni del G-7 (cio
Stati Uniti, Canada, Giappone, Germania, Italia, Regno Unito
e Francia) hanno raggiunto un totale di 270 miliardi di dolla-
ri, mentre le esportazioni di petrolio dellOPEC ammontava-
no a 160 miliardi di dollari.
18
Si veda la sezione Transport, in http://europa.eu.int/comm/
environment/env-act5/chapt1-3.htm. interessante osservare
che queste imposte sui consumi non colpiscono il carbone, un
combustibile fossile forse ancora pi inquinante.
dallaltro, non sullaumento del prezzo dellenergia basa-
ta sul petrolio, ma sul chi ricava quanto dal petrolio
(OPEC, 2004). LUnione Europea e gli Stati Uniti hanno
tentato, non senza successo,
19
di deviare il biasimo poli-
tico per lalto livello raggiunto dal prezzo della benzina
verso lOPEC. Finora, lUnione Europea e gli Stati Uniti
si sono mostrati riluttanti a riconoscere linteresse del-
lOPEC alla stabilizzazione dei prezzi del petrolio e une-
qua aliquota della rendita mineraria a questa Organiz-
zazione, allinterno di un formale programma di nego-
ziazione (European Union, 2001). Di recente, tuttavia,
lUnione Europea ha sostanzialmente cambiato atteg-
giamento.
La seconda questione riguarda il fatto che, secondo
alcuni, lOPEC naturalmente riluttante a considerare
con favore le politiche governative dei paesi occidenta-
li e, attualmente, soprattutto quelle dei paesi dellUnio-
ne Europea, che esercitano una forte pressione per acce-
lerare il passaggio dagli idrocarburi alle fonti rinnova-
bili di energia, perch questo comporterebbe una
svalutazione delle sue riserve. Senza dubbio, tuttavia,
queste politiche potrebbero accordarsi a una restrizione
dellofferta basata sulla produzione e sui prezzi.
Esistono, tuttavia, anche punti di contatto tra i due
campi, cio tra gli Stati produttori e gli Stati consuma-
tori. Tutti gli Stati con un alto livello di produzione di
petrolio (Stati Uniti, Regno Unito, Norvegia, Russia e
altri produttori non OPEC) e di esportazioni sono inte-
ressati a non veder declinare drasticamente il prezzo del
petrolio, come accadde nel 1985 e nel 1998, una circo-
stanza spesso ignorata. Le conseguenze di ci furono:
a) il deterioramento della posizione della produzione ad
alto costo, non OPEC, cos come dellenergia non con-
venzionale; b) la riduzione degli scambi commerciali
con i paesi membri dellOPEC, causata dallimprovvi-
so crollo del loro potere dacquisto; c) una serie di scon-
volgimenti del sistema finanziario mondiale; d) una mag-
giore instabilit economica; e) un pi alto livello di emis-
sione di gas a effetto serra, dovuto alluso di petrolio pi
a buon mercato (Alhajji, 2001).
La volatilit del prezzo del petrolio che un punto
di riferimento fondamentale per lintera determina-
zione dei prezzi dellenergia miner gravemente la
vitalit economica dellattuale spinta verso uno sce-
nario efficiente in termini energetici, basato non sul-
luso degli idrocarburi, ma su fonti rinnovabili di ener-
gia. Nel 2005, laltissimo prezzo del petrolio e la per-
cezione di una possibile e imminente scarsit sono stati
determinati anche da un decennio di sottoinvestimen-
ti da parte delle compagnie petrolifere (e della relativa
chiusura della maggior parte dei paesi dellOPEC agli
investimenti stranieri). La principale causa di questi sot-
toinvestimenti va probabilmente ricercata nellaspetta-
tiva di una futura volatilit del prezzo del petrolio: le
compagnie petrolifere, naturalmente, preferiscono non
investire in periodi caratterizzati da alti prezzi e da alti
costi e sperimentano nuove capacit produttive per
entrare in attivit in un periodo di prezzi del petrolio
in ribasso.
Entrambi i gruppi sono probabilmente interessati a
porre un limite massimo ai prezzi del petrolio che, altri-
menti, potrebbero scatenare processi inflativi (molto
temuti dai paesi consumatori) e una sostituzione acce-
lerata del petrolio (molto temuta dai paesi dellOPEC).
In teoria, i consumatori e i produttori potrebbero accor-
darsi per stabilizzare i prezzi del petrolio, fissando limi-
ti minimi e massimi accettabili, al fine di ridurne la vola-
tilit, di scarso interesse per tutti, a eccezione dei mer-
canti di petrolio, e concordare una forma di coordinazione
monetaria per renderli sensibili alle situazioni di forte
espansione e di recessione.
20
Questo programma di nego-
ziazione potrebbe anche contenere un quid pro quo per
quanto riguarda il libero accesso del petrolio e dei pro-
dotti petroliferi nei mercati dellUnione Europea e degli
Stati Uniti e alcuni principi di condivisione della rendi-
ta mineraria, cio delle imposte sui consumi e delle royal-
ties dei produttori.
Lo stesso cambiamento del regime climatico non
sarebbe, a medio termine, una minaccia per i paesi del-
lOPEC se la produzione (basata sugli investimenti)
fosse mantenuta in equilibrio con la domanda. Fino a
non molto tempo fa, lOPEC era accusata di seguire una
politica che prevedeva il controllo esplicito della pro-
duzione e quello implicito degli investimenti. Parados-
salmente, questa politica perfettamente compatibile
con le pi estreme posizioni assunte da Organizzazioni
Non Governative (ONG), come Greenpeace, ossia affran-
carsi dagli idrocarburi attraverso la restrizione dellof-
ferta (Mitchell et al., 2001). La politica dellOPEC pu
essere interpretata non solo come una politica di stabiliz-
zazione dei prezzi, ma anche come una politica di pre-
servazione, ai sensi dellart. XX (g) del GATT, General
565 VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI
LORGANIZZAZIONE DEI PAESI ESPORTATORI DI PETROLIO (OPEC)
19
Si veda, per es., US Commission blames OPEC for high
oil price, in http://www.redtram.com/go/8611125/, OPEC sym-
bolic move in http://www.economist.com/agenda/display-
Story.cfm?story_id=4077933 e Oil Price History and Analy-
sis, in http://www.wtrg.com/price.htm.
20
Nel corso degli anni scorsi, sembrato che lOPEC con-
siderasse con una certa attenzione limpatto esercitato dai prez-
zi del petrolio sulla crescita economica. Ma questo feedback
(simile a quello della politica monetaria della Banca Centrale
che fa assegnamento soprattutto sulla definizione del tasso di
interesse) potrebbe essere intensificato ed entrare a far parte
di un processo consultativo. In sostanza, i prezzi del petrolio
dovrebbero abbassarsi nei periodi di recessione (aumentando
il potere di acquisto) ed elevarsi nei periodi di espansione eco-
nomica (riducendo il potere dacquisto). La 121 riunione della
Conferenza dellOPEC ha fatto riferimento alle implicazioni
di politica monetaria della banda doscillazione del paniere dei
prezzi di riferimento allora impiegato dallOPEC (22-28 dol-
lari a barile).
Agreement on Tariffs and Trade (Accordo Generale sulle
Tariffe e il Commercio).
21
Confermando la massima chi stato scottato ha
paura anche dellacqua fredda, attualmente i paesi occi-
dentali non sono inclini alluso di strumenti di regola-
mentazione (norme sul commercio, sugli investimenti
e sulla determinazione dei prezzi) per limitare la volati-
lit della determinazione dei prezzi. La storia degli stru-
menti di stabilizzazione dei prezzi dei prodotti base impie-
gati con scarso successo negli anni Settanta e Ottanta
non incoraggia il ricorso abborracciato a strumenti ana-
loghi.
22
La stabilizzazione del reddito interno unaltra
questione. In unindustria dai prezzi volatili, ragione-
vole pensare di mettere da parte qualcosa del surplus
degli anni di abbondanza per incrementare i fondi inve-
stiti, al fine di accrescere il reddito negli anni magri.
Molti paesi produttori dellOPEC e del mondo occiden-
tale come lAlaska, la Norvegia, il Kuwait, Abu Dhabi,
il Venezuela hanno sviluppato differenti tipi di fondi
alimentati con le entrate petrolifere. Questa misura oggi
stata proposta o adottata per alcuni paesi in via di svi-
luppo, affermatisi come nuovi produttori.
23
In sostanza, il reddito messo da parte e reso indi-
sponibile, a eccezione di una serie di casi di emergenza
o di forti pressioni di bilancio causate da prezzi del petro-
lio storicamente bassi. Probabilmente questa forma di
stabilizzazione del reddito non render meno volatili i
prezzi del petrolio, ma di certo render pi sopportabili
i periodi di prezzi bassi.
Temi per una discussione tra i paesi dellOPEC
e i paesi produttori
Quelli a cui abbiamo accennato potrebbero essere
proposti come temi di un ordine del giorno di negozia-
to tra lOPEC e i paesi produttori, da un lato, e lInter-
national Energy Agency (IEA) e la UE, dallaltro, come
principali interlocutori. Un tentativo di dare inizio a que-
sto dialogo fu intrapreso negli anni Ottanta e un altro, a
cui stato conferito un minor rilievo, pi di recente.
24
Bench attualmente sia la pi importante organizzazio-
ne internazionale nel settore petrolifero, lOPEC non
eserciter necessariamente una preponderante influenza
in futuri eventuali negoziati sulla stabilizzazione del prez-
zo del petrolio con gli Stati consumatori, cos come non
esercita uninfluenza preponderante nei negoziati di Kyoto
riguardo al cambiamento del clima, in cui svolge un ruolo
di osservatore critico. Forse, in questo campo, vi un
ruolo da svolgere non tanto per il diritto internazionale
formale quanto per la lenta tessitura di accordi diplo-
matici, attraverso relazioni bilaterali incisive (come, per
es., quelle tra gli Stati Uniti e lArabia Saudita) che hanno
un forte impatto sulle politiche nazionali per quanto
riguarda il petrolio e il gas.
Il mondo occidentale ha tentato di ignorare lesi-
stenza dellOPEC e anche di demolirlo, sebbene senza
successo.
25
La politica estera energetica degli Stati Uniti
si presentata, a partire dal settembre 2001, come un ten-
tativo di affrancarsi dalla schiacciante e inevitabile dipen-
denza dalle forniture di petrolio del Medio Oriente. Le
strategie di questa politica, che oggi stanno emergendo, si
iscrivono nella tradizione trentennale delle politiche anti-
OPEC e si basano sui seguenti punti: intesa con la Russia,
potenziamento della produzione del Kazakhstan, espan-
sione accelerata in Africa occidentale e allontanamento
della Nigeria, dellIndonesia e del Venezuela dallOPEC
566 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
IL DIRITTO INTERNAZIONALE
21
Larticolo XX (g) afferma: Salva la condizione di non
applicare tali misure come mezzi di arbitraria o ingiustificata
discriminazione tra paesi dove prevalgono le stesse condizio-
ni o di dissimulata imposizione di restrizioni sul commercio
internazionale. Nessuna parte dellaccordo sar interpretata in
modo da prevenire ladozione o lapplicazione per opera di
una parte contraente di misure [...] (g) In relazione alla pre-
servazione delle risorse esauribili se tali misure sono rese effi-
caci in congiunzione allimposizione di restrizioni sulla pro-
duzione o il consumo interni. Si veda anche Desta, 2003b.
22
Bench si possa sostenere che i paesi dellOPEC e, in
particolare, lArabia Saudita, avendo la possibilit di aumen-
tare o diminuire la produzione in tempi relativamente brevi e
possedendo grandi riserve nel terreno, agiscano in modo non
troppo dissimile da quello di unassociazione di produttori di
merci che possieda grandi scorte di beni (le riserve sfruttabi-
li). Ci implica ladozione di una politica comune, lassegna-
zione di una quota a ogni produttore e una qualche misura di
controllo degli investimenti attraverso limposizione di restri-
zioni sugli investimenti stranieri. Non si pu dire, tuttavia, che
attualmente nei paesi membri dellOPEC vi siano restrizioni
sugli investimenti; Alhajji e Huettner, 2000.
23
Norvegia, Alaska, Alberta, Kuwait, Oman, Venezue-
la, Colombia, Azerbaigian, Ciad, Iran, Emirati Arabi Uniti;
McPherson, 2002. La Banca Mondiale si impegnata nella
realizzazione di un progetto relativo alluso dei redditi deri-
vanti dal petrolio. Gli esperti del FMI (Fondo Monetario Inter-
nazionale) sono molto critici, naturalmente: lapproccio tra-
dizionale dei Ministri delle Finanze, infatti, sempre contra-
rio ai veicoli speciali di reddito; Davis et al., 2001.
24
Nel 2000, lArabia Saudita ha chiesto la creazione di un
segretariato permanente dellInternational Energy Forum (IEF).
Il Forum stato dotato di un segretariato a Riyadh, in seguito
allincontro tra produttori e consumatori svoltosi nel 2002 a
Osaka. LIEF e il Segretariato dellIEF riflettono un cambia-
mento nel dialogo tra lUE e lOPEC, che ha avuto inizio il 9
giugno 2005.
25
Luso ricorrente della definizione cartello dellOPEC e
il fatto che la maggior parte degli studi condotti dallUE e dal-
lIEA non tengano conto dellesistenza dellOPEC e della
necessit di negoziare con questa organizzazione, indicano le-
sistenza di una sorta di tab. La Hague Joint Conference on
Contemporary Issues of International Law (2005), sponsoriz-
zata tra laltro dallAmerican Society of International Law
(ASIL) e dalla Nederlandse Verenigning voor Internationaal
Recht, ha affrontato il tema della riforma istituzionale inter-
nazionale. Nel corso del suo svolgimento sono state prese in
esame le pi importanti organizzazioni internazionali, inclu-
sa unorganizzazione internazionale di venditori di vino, ma
non lOPEC, un atteggiamento che non pu non stupire se si
pensa al ruolo di cruciale importanza che lOPEC svolge nel
mercato petrolifero internazionale.
(Goldwyn, 2002), cos come sulla prospettiva che il cam-
biamento di regime in Iraq porter alla formazione di un
governo pi favorevole agli Stati Uniti. stato osserva-
to che una politica di impegno attivo e costruttivo nei
confronti dellOPEC avrebbe forse dato maggiori frut-
ti. Solo negli ultimi tempi stato avviato un dialogo di
questo tipo tra lOPEC e lIEA, che rappresentano i prin-
cipali paesi produttori e consumatori.
Il ruolo che lOPEC svolge nel facilitare laccordo
delle politiche di produzione dei paesi produttori stato
in diverse occasioni oggetto di un minuzioso esame in
una prospettiva antitrust. Da questo punto di vista, unas-
sociazione privata che fissa quote di produzione viole-
rebbe le norme nazionali sulla concorrenza, come lart.
81 del Trattato di istituzione della Comunit Europea
26
o lo Sherman Act 1890:
27
entrambe le disposizioni proi-
biscono gli accordi volti a limitare la concorrenza eco-
nomica. Il fatto che questa intesa abbia avuto luogo al di
fuori dei confini degli Stati Uniti e dellUnione Europea
irrilevante; in ambedue le giurisdizioni vige il princi-
pio della competenza extraterritoriale per condotte rea-
lizzate al di fuori dei rispettivi confini, ma aventi apprez-
zabili effetti sulla concorrenza allinterno di essi.
La legge antitrust statunitense stata applicata, per
es., nellazione legale contro il cartello delluranio, orga-
nizzato fuori dai confini degli Stati Uniti, influenzando
i prezzi delluranio allinterno di questo paese.
28
Finora,
negli Stati Uniti, si sono registrati diversi tentativi da
parte di privati di promuovere unazione legale contro
lOPEC, nessuno dei quali ha avuto un esito favorevo-
le.
29
In un caso, il tribunale ha riconosciuto allOPEC
limmunit sovrana (giurisdizionale), in un altro ha con-
siderato le sue iniziative atti di Stato, effettuati al di fuori
della giurisdizione dei tribunali statunitensi e in un altro
ancora ha dichiarato impossibile notificare il procedi-
mento allOPEC. Anche ai membri dellOPEC stata
riconosciuta limmunit sovrana, in quanto il loro ope-
rato allinterno del quadro dellOPEC stato ricondotto
alla categoria degli atti di sovranit pi che a quella degli
atti commerciali. Nel caso International Association of
Machinists and Aerospace Workers c. OPEC (1979), Corte
Distrettuale Federale della California,
30
un sindacato pro-
mosse unazione legale contro lOPEC e i suoi paesi mem-
bri, chiedendo un risarcimento per danni e uningiunzio-
ne riparatoria per la violazione della legge antitrust degli
Stati Uniti. Il tribunale respinse la richiesta di risarcimento
per danni del sindacato, dichiarando che lattore era, nella
migliore delle ipotesi, un indiretto acquirente del petro-
lio proveniente dai paesi membri dellOPEC, condizione
che, secondo le leggi statunitensi, preclude la possibilit
di chiedere un risarcimento per danni. La Corte rifiut
anche la richiesta di riparazione ingiuntiva per carenza
di giurisdizione, richiamandosi al Foreign Sovereign
Immunities Act del 1976,
31
in base al quale la pratica
messa in atto dai convenuti definendo le condizioni di
567 VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI
LORGANIZZAZIONE DEI PAESI ESPORTATORI DI PETROLIO (OPEC)
26
Lart. 81 del Trattato che istituisce la Comunit Euro-
pea stabilisce che: Sono incompatibili con il mercato comu-
ne e vietati tutti gli accordi tra imprese, tutte le decisioni di
associazioni di imprese e tutte le pratiche concordate che pos-
sano pregiudicare il commercio tra gli Stati membri e che abbia-
no per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare
il gioco della concorrenza allinterno del mercato comune e
in particolare quelli consistenti nel: a) fissare direttamente o
indirettamente i prezzi dacquisto o di vendita ovvero altre con-
dizioni di transazione; b) limitare o controllare la produzione,
gli sbocchi, lo sviluppo tecnico o gli investimenti; c) ripartire
i mercati o le fonti di approvvigionamento; d) applicare, nei
rapporti commerciali con gli altri contraenti, condizioni dissi-
mili per prestazioni equivalenti, cos da determinare per que-
sti ultimi uno svantaggio nella concorrenza; e) subordinare la
conclusione di contratti allaccettazione da parte degli altri
contraenti di prestazioni supplementari, che, per loro natura o
secondo gli usi commerciali, non abbiano alcun nesso con log-
getto dei contratti stessi. Gli accordi o decisioni, vietati in virt
del presente articolo, sono nulli di pieno diritto. Tuttavia, le
disposizioni del par. 1 possono essere dichiarate inapplicabi-
li: a qualsiasi accordo o categoria di accordi tra imprese; a
qualsiasi decisione o categoria di decisioni di associazioni
dimprese; a qualsiasi pratica concordata o categoria di prati-
che concordate che contribuiscano a migliorare la produzione
o la distribuzione dei prodotti o a promuovere il progresso tec-
nico o economico, pur riservando agli utilizzatori una congrua
parte dellutile che ne deriva, ed evitando di: a) imporre alle
imprese interessate restrizioni che non siano indispensabili per
raggiungere tali obiettivi; b) dare a tali imprese la possibilit
di eliminare la concorrenza per una parte sostanziale dei pro-
dotti di cui trattasi. Per una versione consolidata del testo del
Trattato che istituisce la Comunit Europea si veda la Gazzetta
Ufficiale della Comunit Europea C325, 2002.
27
La Sezione 1 dello Sherman Act 1890 (15 U.S.C. 1-7)
stabilisce che: Ogni contratto e accordo, nella forma del trust
o in unaltra forma, e ogni intesa che abbiano come oggetto la
limitazione degli scambi o della concorrenza commerciale tra
i diversi Stati o con nazioni straniere, sono dichiarati illegali.
Tutte le persone che stipuleranno un contratto o aderiranno a
un accordo o a unintesa in virt del presente articolo consi-
derati illegali saranno considerate colpevoli di un reato grave
e, sulla base di questa dichiarazione di colpevolezza, punite
con unammenda non superiore a 10.000.000 dollari, se si trat-
ta di una societ, e, in tutti gli altri casi, con unammenda non
superiore a 350.000 dollari, o con un periodo di detenzione
non superiore a tre anni o da entrambe le misure di punizione,
a discrezione della corte (1994 e integrazione IV, 1998).
28
Si veda Rio Tinto Zinc c. Westinghouse (1978), 1 All ER
434.
29
Si consideri The Applicability of the Antitrust Laws to
International Cartels Involving Foreign Governments, {*24}
91 YALE L.J. 76 Prewitt Enterprises, Inc., On Its Own Behalf
And on Behalf Of All Others Similarly Situated c. Organiza-
tion of the Petroleum Exporting Countries (2001), Civil Action
Number CV-00-W-0865- United States District Court for the
Northern District of Alabama, Southern Division 2001 US.
Dist. LEXIS 4141; 2001-2 Trade Cas. (CCH) P73, 246; la con-
troversia ebbe termine quando i tribunali statunitensi stabili-
rono che era impossibile notificare il procedimento allOPEC
senza la cooperazione del governo austriaco che non era in tal
senso disponibile, notizia riportata da Middle East Economic
Survey, 2002.
30
477 F. Supp. 553.
31
28 U.S.C. 1602-11.
sfruttamento delle loro preziose risorse naturali era una
funzione sovrana riguardo alla quale godevano di una
piena immunit e non poteva rientrare nelleccezione del-
lattivit commerciale. La Corte dAppello conferm la
sentenza della Corte di grado inferiore, ma sulla base
della dottrina dellatto di Stato.
32
Vi sono opinioni divergenti circa lapplicazione extra-
territoriale delle leggi antitrust statunitensi allattivit di
unorganizzazione intergovernativa come lOPEC. Alcu-
ni hanno sostenuto che gli atti dellOPEC sono di natu-
ra commerciale, poich influenzano il prezzo del petro-
lio sui mercati internazionali e sono effettuati non da enti
statali, ma da compagnie petrolifere private e statali sepa-
rate dallo Stato, almeno dal punto di vista organizzati-
vo.
33
Vi anche la tesi secondo cui le compagnie petro-
lifere internazionali sono legate allattuazione delle poli-
tiche di produzione e di determinazione dei prezzi
dellOPEC e che, in effetti, traggano da queste ultime una
serie di vantaggi. chiaro che lOPEC pone peculiari
barriere giuridiche allo Sherman Act (Ukpanah, 2002).
Se vero che la natura degli atti effettuati nel qua-
dro dellOPEC non irrevocabilmente definibile, occor-
re notare che, nei casi in cui questa organizzazione
stata citata in giudizio, le cose si sono risolte, in un modo
o nellaltro, in suo favore. Nellaprile 2000, per es., il
proprietario statunitense di un distributore di benzina,
la Prewitt Enterprises Inc., cit in giudizio lOPEC,
sostenendo che le attivit da questa svolte in relazio-
ne alla definizione dei prezzi violavano le leggi antitrust
degli Stati Uniti. La causa fu sottoposta allattenzione
della Corte Distrettuale Federale dellAlabama, che nel
marzo 2001 eman una sentenza contumaciale contro
lOPEC. Bench non direttamente coinvolti come con-
venuti, i paesi membri dellOPEC furono accusati di
accordarsi per commettere illeciti insieme allOPEC
stessa e ad altri paesi esportatori di petrolio non appar-
tenenti allOPEC (in particolare, il Messico, la Russia,
la Norvegia e lOman), affermando che gli accordi sulla
limitazione dellofferta che avevano stipulato erano di
natura commerciale, cosa che escludeva il riconosci-
mento dellimmunit sovrana.
Dopo la sentenza contumaciale, lOrganizzazione de-
cise di comparire in giudizio e riusc a far annullare la
sentenza, chiedendo larchiviazione del caso, per nume-
rosi motivi. Uno degli argomenti addotti dallOPEC, che
la Corte convenne di prendere in esame per primo, riguar-
dava la validit della notifica. LOPEC sostenne che il
mezzo scelto per notificare il procedimento allOrganiz-
zazione era vietato dalla legge austriaca e di godere di
alcune immunit, in base allaccordo di sede siglato con
lAustria. Diversi terzi, inclusi i paesi membri dellOPEC
e altri Stati non membri, presentarono memorie amicus
curiae in sostegno della posizione dellOPEC. Nellago-
sto 2002, la Corte decise di archiviare il caso per inido-
nea notifica del procedimento, tenendo conto del fatto
che, essendo laccordo di sede parte integrante della
legge austriaca, in base a questultima la tentata notifi-
ca dellattore mediante posta raccomandata era difettosa
e vietata. Larchiviazione, tuttavia, era concessa senza
pregiudizio, vale a dire che lattore aveva il diritto di
ricercare mezzi alternativi di notifica.
La Prewitt Enterprises Inc. present unistanza di
riesame della sentenza invocando il potere discrezio-
nale del giudice di ordinare la notifica. Nel marzo 2003,
la Corte Distrettuale rifiut la richiesta della Prewitt di
ordinare la notifica allOPEC impiegando mezzi alter-
nativi, indipendentemente dalla legge austriaca, e la
societ si appell contro la decisione della Corte Distret-
tuale di archiviare la sua citazione in giudizio. Il 18
dicembre 2003, la Corte dellundicesima circoscrizio-
ne conferm la decisione presa dalla Corte Distrettua-
le. Allinizio del gennaio 2004, la Prewitt present uni-
stanza a tutti i giudici dellundicesima circoscrizione,
chiedendo loro di annullare la sentenza emanata il 18
dicembre dallorgano giudicante collegiale composto
da tre giudici. Il 2 marzo 2004, la Corte dAppello degli
Stati Uniti per lUndicesima Circoscrizione emise una
sentenza che rigettava listanza della Prewitt per un rie-
same della causa da parte della stessa Corte. Cos, la
societ decise di rivolgersi alla Corte Suprema degli
Stati Uniti sottoponendole il caso. Questo ricorso sca-
deva allinizio di giugno e fu notificato allOPEC, che
il 28 giugno 2004 present la sua comparsa di risposta.
Nel nuovo appello presentato dalla Prewitt alla Corte
Suprema degli Stati Uniti, questultima rifiut di esa-
minare il caso senza motivare la sua decisione. La sto-
ria di questo caso dimostra che forse le questioni anti-
trust concernenti lOPEC andrebbero affrontate per vie
diplomatiche e non attraverso un meccanismo giudi-
ziale accusatorio.
Tuttavia, uno dei principi fondamentali delle leggi in
materia di concorrenza degli Stati Uniti e dellUnione
Europea che le stesse hanno come oggetto il modo di
operare delle societ private e non dei governi o dei pri-
vati che agiscono sotto evidente (e non supposta) coer-
cizione di un governo. Per usare il divieto dellaccordo
568 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
IL DIRITTO INTERNAZIONALE
32
Sentenza della Corte dAppello in International Asso-
ciation of Machinists and Aerospace Workers c. OPEC and
Member Country (1981), Suprema Corte degli Stati Uniti, 649
F.2d 1354. La nona corte circoscrizionale dappello degli Stati
Uniti afferm che le iniziative dellOPEC dovevano essere con-
siderate atti di Stato e di non poter interferire con gli atti di
uno Stato sovrano. Questa presa di posizione stata approva-
ta da Seidl-Hohenveldern, 2001, che fa riferimento anche alla
giustificazione secondaria, relativa allo sfruttamento delle risor-
se esauribili.
33
Si noti la recente azione legale promossa nel 2001 con-
tro lOPEC presso la Corte Distrettuale Federale dellAlaba-
ma (Prewitt Enterprises Inc. c. OPEC). Si vedano anche gli
argomenti avanzati da: Rueda, 2001; Udin, 2001.
di cartello contro lOPEC nella UE, questultima dovreb-
be dimostrare che lOPEC unimpresa ai sensi del-
lart. 81, che gli atti dellOPEC influiscono sugli scam-
bi commerciali tra i paesi membri della UE e, infine,
stabilire se lOPEC possa essere sottratta alla sfera da-
zione dellart. 81, par. 1, in base ai criteri di efficienza
economica previsti dallart. 81, par. 3, del Trattato che
istituisce la Comunit Europea. Nel quadro della legi-
slazione antitrust degli Stati Uniti, invece, si dovrebbe
dimostrare il carattere commerciale dellOrganizzazio-
ne, superare largomento della coercizione governativa
e, sotto il profilo del diritto internazionale, affrontare
quello del riconoscimento della sovranit permanente
sulle risorse naturali.
34
Nel caso in cui tutte queste obiezioni cadessero e
unazione intergovernativa fosse sottoposta a una legge
nazionale, molte attivit economiche avviate, finanzia-
te e appoggiate dal governo (come la limitazione dei regi-
mi comuni di produzione agricola o la ristrutturazione
di specifiche industrie) potrebbero essere soggette alla
legislazione antitrust.
35
Probabilmente, non questo che
i governi occidentali vogliono o consentirebbero: il vaglio
antitrust viene solitamente ritenuto giusto nei confronti
degli altri paesi, ma non unarma da rivolgere contro
se stessi.
36
In periodi di bassi prezzi del petrolio, loperato del-
lOPEC e quello dei suoi paesi membri sono stati inol-
tre sottoposti a un minuzioso esame dal punto di vista
legale. Si sostenuto che le tasse (e, in particolare, le
royalty), inferiori ai canoni richiesti dai proprietari ter-
rieri privati (soprattutto negli Stati Uniti), costituiscono
una forma di sovvenzione statale.
37
In base alla legge
commerciale degli Stati Uniti e dellOMC, tali tasse
potrebbero giustificare lintroduzione di tariffe dogana-
li di ritorsione sulle importazioni, in modo da compensa-
re lammontare delle sovvenzioni che si ritengono impli-
cite nel sistema fiscale del paese produttore.
38
Questa
tesi, analoga a quella delle tasse artificialmente basse che,
secondo gli Stati Uniti, vengono pagate in Canada per la
concessione di abbattere alberi dal legno dolce nei terre-
ni demaniali, estremamente difficile da dimostrare.
39
Non esiste una norma internazionale sul limite minimo
569 VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI
LORGANIZZAZIONE DEI PAESI ESPORTATORI DI PETROLIO (OPEC)
34
LAssemblea Generale delle Nazioni Unite n. 1802-
XVII/1962 e lart. 18 sovranit sullenergia del Tratta-
to sullEnergia del Messico includevano un riferimento alla
sovranit sulle risorse naturali nella sua adesione allOMC
(UNCTAD, 2000).
35
Il desiderio di sottoporre lOPEC alla legislazione anti-
trust degli Stati Uniti non venuto meno allinterno del Con-
gresso, che dal 2000 al 2005 ha tentato pi volte di far rien-
trare lOPEC nellambito della giurisdizione extraterritoriale
antitrust. Si veda, per es., H.R. 4731. Il Foreign Trust Busting
Act 2000, 106 Congresso II sess., prevede la possibilit di
promuovere unazione legale contro cartelli stranieri operanti
nel campo dellenergia; H. Con. Res. 276 (13 marzo 2000) rac-
comandava vivamente al Presidente di prendere atto della pro-
testa dellOMC contro gli Stati membri dellOPEC per aver
illecitamente imposto limiti quantitativi alle esportazioni di
petrolio; H.R. 3822, Oil Price Reduction Act 2000, 106 Con-
gresso, II sess. (2 marzo 2000); SRS 263, 106 Congresso, II
sess. (28 febbraio 2000) S 665. Il No Oil Producing and Export-
ing Cartels (NOPEC) Act 2005, 109 Congresso, I sess. S 555,
che tenta di emendare lo Sherman Act, in modo da rendere ille-
gali i cartelli operanti nellambito della produzione e delle-
sportazione di petrolio. Sembrerebbe che in tutti questi tenta-
tivi la ragione abbia finito per prevalere sulla passione.
36
interessante esaminare attentamente lindagine sul-
lex sindacato norvegese per le vendite di gas su mandato, con-
dotta dalla Direzione Generale per la Concorrenza dellUE. Di
recente, il sindacato stato sciolto (e, di conseguenza, linda-
gine stata chiusa; comunicato stampa UE del 17 luglio 2002).
In questo caso, le compagnie potevano usare, e probabilmen-
te lo hanno fatto, largomento della coercizione governativa.
Daltro lato, la Norvegia era sotto pressione, in particolare a
causa dellobbligo (trasposto dalla legge della UE attraverso
laccordo relativo allArea Economica Europea cui la Norve-
gia ha aderito) stabilito dallart. 86, par. 2, del Trattato sullU-
nione Europea (limiti sui monopoli costituiti dagli Stati) e della
nozione di libert di commercio stabilita dal Trattato (artt. 29
e 30). Questi obblighi, oggi direttamente applicabili alla Nor-
vegia, non sono applicabili ai paesi dellOPEC. Tuttavia, non
si pu escludere la conclusione di un accordo di cooperazio-
ne/associazione economica tra lUE e i paesi dellOPEC, che
renderebbe applicabile a questi ultimi la legge sulla concor-
renza della UE. Da quel che si dice gi stato negoziato con
lAlgeria un accordo in cui si fa riferimento alla legislazione
sulla concorrenza della UE. Si tratta, tuttavia, di una questio-
ne che richiede un esame pi approfondito di quello che pos-
sibile condurre in questa sede. Il comunicato stampa della UE
del 17 luglio 2002 fa riferimento anche allintenzione della
Gazprom di ridurre le condizioni restrittive nei futuri contrat-
ti a lungo termine di vendita di gas allUE. Si veda anche il
comunicato stampa del 6 ottobre 2006, European Commission
Reaches Breakthrough With Gazprom and Eni on Territorial
Restriction Clauses.
37
Alla fine degli anni Novanta, durante il crollo del prezzo
del petrolio, i produttori di petrolio degli Stati Uniti si sono rivol-
ti senza successo allInternational Trade Administration degli
Stati Uniti per chiedere limposizione di dazi anti-dumping e
compensativi sulle importazioni di greggio dai paesi come il
Venezuela, lArabia Saudita, lIraq e il Messico. Si veda Smith,
2000, e, per unanalisi pi approfondita, Desta, 2003b.
38
In questo caso, il problema costituito dalla presenza
di tasse di produzione (royalty, tasse per la concessione di
abbattere alberi) pi basse nel paese produttore e non dallesen-
zione delle esportazioni di petrolio dalle tasse desportazio-
ne; ci sembra non essere legalmente azionabile in base al
punto (g) dellelenco dellallegato I (elenco illustrativo delle
sovvenzioni alle esportazioni) dellAgreement on Subsidies
and Contervailing Measures (accordo SCM).
39
La recente sentenza emessa il 27 settembre 2002 dal-
lorgano giudicante collegiale dellOMC in relazione al caso
Canada c. US Softwood Lumber solleva questa questione, vale
a dire se royalty pi basse del normale (in questo caso, le tasse
per la concessione di abbattere alberi sui terreni demaniali)
possano essere considerate una forma di sovvenzione. In que-
sto caso, la richiesta degli Stati Uniti fu respinta perch le tasse
per la concessione di abbattere alberi nelle foreste pubbliche
canadesi non erano molto pi basse di analoghe imposte cana-
desi. Si veda Benitah, 2002.
delle tasse sulle attivit produttive.
40
Il fatto che la tra-
dizione giuridica degli Stati Uniti sia basata sulla pro-
priet privata e non sulla propriet statale dei minerali
presenti nel sottosuolo non pu essere usato per impor-
re la media o lo standard dei canoni di concessione paga-
ti ai proprietari terrieri statunitensi nel resto del mondo.
Inoltre, in generale molto difficile definire con preci-
sione le relazioni fiscali esistenti tra una compagnia petro-
lifera statale e lo Stato stesso che fissa le imposte (e con-
cede sovvenzioni). Alcuni sviluppi della legislazione del-
lUnione Europea sulle sovvenzioni statali possono
includere la riduzione delle tasse per specifiche indu-
strie. Tasse pi basse sul petrolio destinato allesporta-
zione potrebbero quindi finire per essere considerate una
misura illecita di sovvenzione statale in base alle norme
contro le sovvenzioni alla produzione, nazionali e del-
lOMC. Ma, nella maggior parte dei casi, le tasse sul
petrolio esportato sono pi alte e non pi basse del regi-
me fiscale applicabile al consumo interno di petrolio;
probabilmente, in tutti i paesi dellOPEC, il consumo
interno di petrolio privilegiato e non penalizzato in rap-
porto al petrolio esportato.
La legislazione dellOMC
possibile che il ruolo dellOPEC finisca per esse-
re oggetto di esame dal punto di vista della legislazione
dellOMC (Desta, 2003c); diversi membri di rilievo del-
lOPEC hanno avviato negoziati per entrare a far parte
di questa organizzazione, come evidenziato nella tab. 2
che segue (Botchway, 2001).
Gli obblighi GATT/OMC non riguardano lOPEC,
che non entrer a far parte dellOMC, ma i suoi Stati
membri. Quote di produzione quali quelle attualmente
in uso sono quote di esportazione ai sensi dellart. XI
del GATT.
41
Una giustificazione potrebbe essere forni-
ta dallart. XI (2) (b), quali misure necessarie alla com-
mercializzazione internazionale delle merci (UNCTAD,
2000); altri argomenti difensivi possono essere indivi-
duati negli artt. XX e XXI del GATT. La questione la
giustificabilit in base allart. XX e in particolare ai punti
(g), sulla preservazione delle risorse naturali esauribili,
e (h), sulladempimento di obblighi derivanti da un accor-
do intergovernativo sulle materie prime che si conformi
a criteri sottoposti allattenzione delle parti dellOMC e
da queste non respinti.
Laccettazione in quanto misura legittima in base a
un accordo internazionale sulle materie prime potreb-
be essere una soluzione, ma al presente improbabile
che, senza il raggiungimento di un accordo di vasta por-
tata con lOPEC, i governi ne approvino i criteri. Alcu-
ni potrebbero sostenere che le quote OPEC sono desti-
nate soprattutto a mantenere e a elevare il livello dei
prezzi. Altri potrebbero affermare che svolgono una
funzione di preservazione, considerando lesauribilit
del petrolio. La preservazione certamente leffetto di
un prezzo pi alto e della limitazione della produzione
favorita dal governo o viceversa. Non sembra che que-
sta sia, al momento, leffettiva ragione di queste misu-
re e pu quindi essere considerata una giustificazione
secondaria, a condizione, tuttavia, che le misure di pre-
servazione siano applicate in ugual misura alla produ-
zione interna. Al momento, non chiaro se ci avven-
ga, si tratta quindi di una questione che dovr essere
approfondita.
Se largomento della preservazione non sembra cre-
dibile nei periodi di prezzi alti , quando i paesi membri
producono al massimo delle loro capacit, il fatto che
vi sia una mancanza di capacit produttive inutilizzate
avvalora la tesi secondo cui le quote OPEC sono desti-
nate soprattutto a mantenere ed elevare i livelli del prez-
zo. I paesi dellOPEC potrebbero inoltre fare affida-
mento sulleccezione della sicurezza nazionale (GATT,
570 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
IL DIRITTO INTERNAZIONALE
40
A eccezione delle direttive emanate nella legislazione
della UE, che a volte fissano una soglia minima per le tasse,
per es., in riferimento allImposta sul Valore Aggiunto (IVA)
e alle imposte sul consumo di benzina per automobili; si veda
Williams, 1998. Sorprendentemente, lautore di questo libro
non menziona neppure lestremamente importante e contro-
versa direttiva abbozzata nel 1997 per una tassa sul carbone,
come, del resto, Terra e Wattel, 1997. Si vedano, inoltre, Dibout,
1996, e Price, 1999.
41
I primi rapporti del GATT non lasciano dubbi sul fatto
che le restrizioni delle esportazioni sono state usate per evita-
re la concorrenza tra gli esportatori e mantenere il livello dei
prezzi allesportazione (WTO, 1995).
tab. 2. Posizione dei paesi membri dellOPEC
nei confronti dellOMC
Paesi membri
dellOPEC
Posizione nei confronti
dellOMC
Algeria
Negoziati in corso
sulle condizioni di accesso
Arabia Saudita
Negoziati in corso
sulle condizioni daccesso
Emirati Arabi Uniti Membro
Indonesia Membro
Iran Non membro
Iraq Non membro
Kuwait Membro
Libia Non membro
Nigeria Membro
Qatar Membro
Venezuela Membro
art. XXI; Hahn, 1991); laccettazione di una tale possi-
bilit ben lungi dallessere certa, anche se questo con-
cetto stato interpretato in modo molto estensivo dai
paesi che hanno il maggior volume di scambi commer-
ciali (Stati Uniti e UE).
Un altro argomento difensivo potrebbe essere costi-
tuito dalla dipendenza dei membri dellOPEC dalla pro-
duzione di petrolio, che in questi paesi ha un ruolo non
comparabile a quello svolto in altre nazioni. Il GATT
non contiene un riferimento formale alla sovranit per-
manente sulle risorse naturali (Risoluzione dellAs-
semblea Generale delle Nazioni Unite n. 1801/1962) o
alla sovranit sullenergia (art. 18 ECT, 1994), ma si
potrebbe sostenere che questo principio deve guidare o
almeno influenzare linterpretazione delle eccezioni di
sicurezza nazionale e di preservazione (GATT, art. XX),
direttamente, come legge consuetudinaria internaziona-
le, o indirettamente, in conseguenza di uninterpreta-
zione del GATT tendente alla massima compatibilit con
le leggi consuetudinarie internazionali. Le condizioni e
i negoziati daccesso potrebbero giungere a prevedere
uneccezione per ladesione agli schemi delle quote de-
sportazione dellOPEC.
42
Tuttavia, laccesso allOMC
soggetto a condizioni sempre pi restrittive; cos, i paesi
che oggi entrano a far parte di questa organizzazione
devono accettare limitazioni pi rigorose rispetto a quel-
le imposte in passato.
Nel 1948, lOMC si occupava prevalentemente del-
laccesso ai prodotti industriali; linteresse per la sicu-
rezza energetica quindi non svolgeva un ruolo di primo
piano. In seguito, tuttavia, la situazione cambiata a
causa delle sfere di influenza presenti allinterno di que-
sta organizzazione. emerso con chiarezza e risulter
sempre pi evidente lo sforzo di ottenere concessioni,
che favoriscano gli interessi di sicurezza energetica degli
Stati Uniti e della UE, dai paesi possessori di risorse che
chiedono di entrare a far parte dellOMC. Nel caso della
Russia, per es., il duplice prezzo dellenergia (vale a dire
un prezzo pi alto per lesportazione e prezzi pi bassi
per il mercato interno, sia per le esportazioni denergia
sia per le tariffe sulle condotte) attualmente uno sco-
glio, come, del resto, la proibizione dei Trade-Related
Investment Measures (TRIM). Tuttavia, non mancano
gli strumenti giuridici per una trattativa, ma occorre una
chiara volont politica e una certa dose di creativit per
delineare i contorni di una proposta che migliori la situa-
zione in entrambi i campi.
La legislazione dellOMC potrebbe inoltre riguar-
dare le norme dei membri dellOPEC, che obbligano le
compagnie straniere e nazionali a rispettare ben defini-
te quote desportazione, riducendone la produzione nei
casi in cui tali quote vengano superate. Una tale misura
pu essere considerata un TRIM che, in via di principio,
incompatibile con gli accordi dellOMC. Lo stesso vale
per lobbligo di raffinare o sottoporre ad altri trattamenti
il petrolio e il gas estratti nel paese produttore o quello di
accordare la preferenza (comprendente una quota mini-
ma) allapprovvigionamento interno di beni e di servizi.
interessante osservare che lOMC non proibisce luso
di dazi per scoraggiare le esportazioni. Se i paesi del-
lOPEC passassero dalle quote di produzione a un regi-
me fiscale uniforme delle esportazioni (equivalente a quel-
lo delle royalty), un tale sistema sarebbe compatibile con
le norme del GATT (Desta 2003a, 2003d; Zarilli, 2003).
degno di nota il fatto che in pi di quarantanni non
sia stato avviato contro i paesi membri dellOPEC nes-
sun procedimento formale per presunta violazione degli
obblighi del GATT. Ci sembra equivalere a un tacito
consenso nei confronti del sistema di restrizione delle
esportazioni dellOPEC.
43
Se lOPEC e i paesi consu-
matori raggiungessero un accordo, allora questo potreb-
be essere trasposto nel GATT, mediante lapprovazione
dellOPEC come organizzazione di produttori di mate-
rie prime o la negoziazione di unintesa. Con questa inte-
sa interpretativa si potrebbero definire forme e condi-
zioni di produzione o limiti allesportazione accettabili
in base al sistema dellOPEC e, forse,
44
limitare lap-
plicabilit dellart. 26 sullarbitrato relativo a investi-
menti per un periodo transitorio, sul modello delle diver-
se eccezioni norvegesi a questa disposizione.
Lipotetica adesione dei paesi dellOPEC allECT
(Wlde, 1996) potrebbe sollevare le medesime questioni
571 VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI
LORGANIZZAZIONE DEI PAESI ESPORTATORI DI PETROLIO (OPEC)
42
Gli Emirati Arabi Uniti, la Nigeria, il Qatar, il Venezue-
la, lIndonesia e il Kuwait sono membri dellOMC. LAlgeria
e lArabia Saudita hanno avviato negoziati per entrare a far
parte di questa organizzazione; le richieste di accesso dellIran
e della Libia sono state esplicitamente bloccate dagli Stati Uniti;
lIraq non membro dellOMC, n impegnato in un nego-
ziato preliminare sulle condizioni di accesso: http://www.wto.org/
english/thewto_e/acc_e/workingpart_e.htm. Unaltra questio-
ne da definire se le quote OPEC, una misura di restrizione
delle esportazioni, costituiscano o no un contributo finan-
ziario in base alle definizione di sovvenzione fornita dallart.
1 dellaccordo SCM; lorgano giudicante collegiale dellOMC
recentemente riunitosi per il caso Stati Uniti c. Canada (misu-
re relative alle restrizioni delle esportazioni come sovvenzio-
ni) suggerisce che le restrizioni delle esportazioni non posso-
no essere considerate una forma di sovvenzione, WTO Doc
WTIDs1941R, rapporto diffuso il 29 giugno 2001.
43
Occorre considerare, ancora una volta, che se alcuni
produttori dellOPEC sono da parecchio tempo membri del-
lOMC, altri, inclusi i pi importanti (Arabia Saudita, Iran,
Iraq e Libia), non sono entrati a far parte di questa organizza-
zione. Occorre inoltre tenere a mente che lapertura da parte
dellOMC di una controversia sul coordinamento della pro-
duzione dellOPEC potrebbe scoraggiare definitivamente que-
sti produttori di petrolio e costringere gli altri ad abbandona-
re lOPEC. A chi gioverebbe un simile risultato?
44
Il problema in che misura unintesa pu forzare lin-
terpretazione del trattato e, in effetti, giungere a modificarlo:
un problema analizzato in riferimento allinterpretazione restrit-
tiva del cap. XI, offerta nel 2001 dalla Commissione del NAFTA.
Si veda, Weiler, 2002.
poste dallaccesso allOMC, poich lECT prevede per
i paesi non membri del GATT lapplicazione delle dispo-
sizioni del GATT con alcune condizioni. Diversamente
dal GATT, tuttavia, lECT riconosce esplicitamente,
allart. 18, la sovranit sullenergia e lottimizzazione
del recupero [delle risorse] e il ritmo a cui possono esse-
re consumate o altrimenti sfruttate. Pu affermarsi che
ladesione allECT pone un minor numero di problemi
ai paesi dellOPEC, bench, al contrario dellECT, il
GATT/OMC includa tra i suoi membri o aspiranti mem-
bri diversi paesi dellOPEC. Potrebbero, tuttavia, esse-
re previste forme morbide di disciplina delle tasse alle-
sportazione di petrolio,
45
della concorrenza (art. 6) e
della proibizione dei TRIM (art. 5).
Alcuni di questi problemi potrebbero essere risolti
attraverso accordi negoziati al momento della richiesta
daccesso (o, nel caso della Russia, prima della ratifica).
Tali accordi potrebbero includere: una limitazione o un
lungo processo di transizione per lobbligo relativo ai
TRIM (art. 5); il riconoscimento del controllo della pro-
duzione dellOPEC (che limita qualsiasi argomento rela-
tivo alla legge sulla concorrenza, art. 5) o unintesa in base
alla quale lECT non va applicato a problemi controver-
si tra la UE e gli esportatori di energia (per es., la Russia
e lAlgeria), quali le clausole di destinazione e laccesso
iniziale a nuove infrastrutture, come le condotte.
I paesi dellOPEC si trovano ad affrontare unaltra
contraddizione tra limplicita o esplicita tendenza a esclu-
dere o, almeno, a controllare gli investimenti stranieri e
le condizioni di libero accesso previste in alcuni moder-
ni trattati bilaterali e, nella misura in cui prendono in
considerazione lidea di aderirvi, nei trattati multilate-
rali, come lECT. Se molti paesi dellOPEC hanno con-
cluso trattati bilaterali commerciali (Bilateral Investment
Treaties, BIT),
46
molto improbabile (bench non impos-
sibile) che abbiano accettato regimi di libero accesso non
discriminatori senza escludere lindustria petrolifera
upstream.
47
Il NAFTA fornisce un esempio di questo tipo: esclu-
de il libero accesso per questo settore, in modo da pre-
servare lattuale monopolio di Stato messicano sul petro-
lio e sul gas upstream. Nessun paese dellOPEC ha anco-
ra aderito allECT, bench vi siano state alcune discussioni
al riguardo. LArabia Saudita (ma anche lAlgeria, il
Kuwait, gli Emirati Arabi Uniti e il Venezuela) ha tro-
vato pi facile aprire una discussione con lECT (dove
gli Stati Uniti non sono presenti) che con lOMC. Le
disposizioni flessibili sullobbligo del libero accesso (art.
10, massimo sforzo) non implicano, al momento, lob-
bligo vincolante di concedere il libero accesso non discri-
minatorio al trattato a Stati stranieri investitori. Anche
se fosse accettato un trattato supplementare redatto ex
novo improbabile che questultimo potrebbe modifi-
care o annullare la disposizione sulla sovranit sulle-
nergia del trattato (art. 18). Daltro lato, ladesione allECT
(come, del resto, a molti BIT di tipo moderno) impegne-
rebbe gli Stati dellOPEC a non trattare in modo discri-
minatorio gli investitori stranieri e nazionali (cio, le com-
pagnie di Stato) nellassegnazione delle aree (art. 10; art.
18, par. 4), bench le norme in questione non siano molto
rigide. interessante osservare che, sotto limpatto del-
laccordo EEA (European Economic Area), la Norvegia
ha dovuto accettare la direttiva emanata nel 1994 dalla
UE sulla concessione di licenze (Direttiva UE 94/22).
Questo insieme di norme della UE sulla concessio-
ne di licenze nel settore del petrolio e del gas upstream
proibisce la discriminazione tra compagnie straniere e
nazionali e impone ladozione di un sistema di regole
trasparenti per la gestione della concessione di licenze.
Unaltra questione se i membri dellOPEC riusciran-
no ad adottare una struttura uniforme di tassazione per
lestrazione del petrolio, unidea gi presa in considera-
zione negli anni Sessanta.
La disposizione sullarbitrato relativo agli investi-
menti (art. 26) stata finora il maggior deterrente. Il con-
cetto di giustificabilit internazionale dei propri atti non
molto familiare ai paesi dellOPEC, che di conseguenza
enfatizzano quello di sovranit. Il fatto che la maggior
parte di questi paesi abbia gi accettato larbitrato rela-
tivo agli investimenti, siglando trattati bilaterali sugli
investimenti, e si sforzi di accettare il sistema di solu-
zione delle controversie tra gli Stati definito dalle norme
dellOMC, potrebbe gradualmente modificare questo
stato di cose.
48
Non esiste una legge nazionale o inter-
nazionale sulla concorrenza che obblighi gli Stati del-
lOPEC (nella maggior parte dei casi finora considera-
ti immuni dalle leggi sulla concorrenza degli Stati Uniti
e dellUnione Europea) ad astenersi dal fissare quote di
produzione e di esportazione.
49
572 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
IL DIRITTO INTERNAZIONALE
45
Lart. 29, par. 4, afferma si sforzer di non aumenta-
re le imposte sulle esportazioni.
46
Si veda http://www.worldbank.org/icsid.
47
un problema che richiederebbe indagini e studi pi
approfonditi.
48
Questo problema analizzato in modo approfondito
nello studio da me dedicato alle implicazioni dellECT per
lOPEC, in Wlde, 2004.
49
Il divieto stabilito dalle leggi sulla concorrenza in rela-
zione ai cartelli (inclusi i cartelli hard core, una nuova espres-
sione usata per la prima volta nel corso della conferenza del-
lOMC svoltasi a Doha nel 2002), vale a dire lart. 81 del Trat-
tato che istituisce la Comunit Europea e lo Sherman Act, vanno
applicate ai produttori privati e non ai governi. I governi sono
immuni dalla giurisdizione antitrust, a eccezione (almeno in
base alla legge statunitense) dei casi in cui svolgono un ruolo
commerciale. In base alla legislazione antitrust, non ravvi-
sabile quindi una responsabilit dellOPEC o degli Stati mem-
bri dellOPEC, cos come gli Stati Uniti o lUE non sono stati
considerati responsabili di aver ridotto la produzione agricola
o di aver incoraggiato la riduzione della capacit di produzio-
ne di industrie in crisi (come, per es., quelle che producono
acciaio o semiconduttori). Si veda Seidl-Hohenveldern, 2001.
10.7.5 Conclusioni
In quanto organizzazione internazionale e forum che
facilita la collaborazione tra i principali paesi produt-
tori ed esportatori di petrolio e di gas, oggi lOPEC
sempre pi condizionata dalla struttura istituzionale
delleconomia globale, attraverso le innumerevoli e
intricate norme giuridiche internazionali che attraver-
sano il settore dellenergia. Sar necessario un com-
promesso tra i due campi (quello dei paesi produttori
e quello dei paesi consumatori) per raggiungere unef-
fettiva armonizzazione che si accordi agli imperativi
nazionali e regionali, cos come a quelli delleconomia
globale.
LOPEC svolge silenziosamente, malgrado la dura
ostilit suscitata soprattutto negli anni Settanta, una
funzione di grande importanza sia per i produttori nazio-
nali sia per le compagnie petrolifere internazionali, in
quanto organizzazione estremamente vigile e potente
che concorre alla stabilizzazione dei prezzi, aiutando i
produttori a gestire la loro attivit. Non possiamo pre-
vedere se questo ruolo, che non era evidente negli anni
Ottanta e Novanta, seguiter a essere svolto o verr di
nuovo meno.
Lo sviluppo sostenibile richiederebbe, tra laltro, un
maggior ricorso allefficienza in termini energetici, la
minimizzazione delle emissioni nocive per il clima glo-
bale (e locale) e forse la restrizione dellofferta e del-
luso di idrocarburi. Queste politiche, entusiasticamen-
te seguite dalla maggior parte delle ONG occidentali e
dalla UE, difficilmente potranno essere attuate senza
tener debitamente conto dellOPEC, lorganizzazione
dei principali paesi produttori di petrolio. Questa anali-
si suggerisce lesistenza di una maggiore compatibilit
di quella percepibile a prima vista o intuitivamente impli-
cita nel riferimento convenzionale, giusto o sbagliato che
sia, al cartello dellOPEC.
Da parte nostra, riteniamo che un accordo genera-
le sia possibile, ma che richieda un maggiore sforzo,
in termini di impegno e creativit, per quanto riguar-
da lidentificazione degli interessi comuni, cos come
una leadership pi forte in entrambi i campi che espri-
ma la volont politica di ricercare e negoziare i termini
di un possibile accordo. Unintesa potrebbe richiedere
allOPEC alcune concessioni in termini di gestione del
prezzo del petrolio, in quanto contributo a una politica
monetaria mondiale di stabilizzazione (per es., prezzi
pi bassi nei periodi di recessione e prezzi pi alti nei
periodi di forte espansione). Richiederebbe la conces-
sione di maggiori garanzie di sicurezza per quanto riguar-
da i rifornimenti alle parti interessate (per es., Stati Uniti,
UE e Cina), cos come la concessione di maggiori garan-
zie di sicurezza della domanda ai maggiori paesi pro-
duttori di petrolio. Di sicuro, non si pu pretendere che
questi ultimi distraggano fondi destinati allo sviluppo
per aumentare le loro capacit produttive inutilizzate
mentre i principali paesi consumatori investono grosse
somme in fonti alternative al petrolio. I prezzi del petro-
lio potrebbero inoltre essere legati ai prezzi dimporta-
zione dei paesi produttori.
In cambio, si potrebbero riesaminare le altissime
imposte sui consumi di benzina e altre politiche dei paesi
sviluppati che riguardano i paesi produttori. Un prezzo
pi alto del petrolio insieme a una disciplina delloffer-
ta potrebbe concordare con gli interessi dei paesi del-
lOPEC e della comunit ambientalista, cos come con
quelli a lungo termine dei paesi consumatori (stabilit e
sicurezza dellofferta). Probabilmente, un mercato petro-
lifero globale completamente privo di restrizioni non
utile a nessuno, contrariamente alle ricorrenti accuse
infondate, o opinioni convenzionali, formulate soprat-
tutto negli Stati Uniti.
Dal punto di vista storico, un mercato petrolifero del
tutto privo di restrizioni e non soggetto a influenze poli-
tiche non mai esistito, neppure nellindustria petroli-
fera statunitense. Sulla scena internazionale, un tale mer-
cato provocherebbe un forte calo delle quotazioni del
petrolio, larresto della maggior parte della produzione
non OPEC (inclusa quella degli Stati Uniti), ostacole-
rebbe il raggiungimento degli obiettivi fissati dai Proto-
colli di Kyoto e di quelli relativi allefficienza in termi-
ni energetici, scoraggerebbe lo sviluppo dellenergia rin-
novabile e molto probabilmente darebbe luogo a fortissime
oscillazioni del prezzo del petrolio, molto dannose per
leconomia globale.
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574 ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI
IL DIRITTO INTERNAZIONALE