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FILOSOFIA E NUOVI SENTIERI

> di Giuseppe Roncoroni*


Wigner
Ci sono due tipi di esistenza: lesistere della coscienza e lesistere di ogni altra
cosa.
Questultima realt non assoluta ma soltanto relativa.
Qualunque cosa che sta fuori dalla coscienza non che una costruzione.
Hinsie
La coscienza non una funzione distinta ma una caratteristica di base dei
processi mentali.
Questo vuole dire che la coscienza tuttuno con il mondo della coscienza.
Il prestigio della coscienza
(prima parte)
27 maggio 2014 di filosofiaenuovisentieri2012 | Lascia un
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"Tracce" - Daniele
Baron (2005)
I NTERNATI ONAL
STANDARD SERI AL
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L'ISSN di "Filosofia e nuovi
sentieri" : 2282-5711.
Si prega di citare la rivista
come: "Filosofia e nuovi
sentieri/ISSN 2282-5711".
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NUOVI SENTI ERI " VI A
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SETTEMBRE 2012
Mi rappresento il vasto recinto delle scienze come una grande estensione di terreno disseminato di
luoghi oscuri e illuminati. Lo scopo delle nostre fatiche deve essere quello di estendere i confini dei
luoghi illuminati, oppure di moltiplicare sul terreno i centri di luce. Lun compito proprio del genio che
crea, laltro della perspicacia che perfeziona Denis Diderot
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MANIFESTO NOTE LEGALI
Da terre lontane e misteriose giunge il Gigante.
Le spalle si curvano sotto un carico.
Dalle mani spunta la Luce, lo Scorpione, il Globo.
La Luce, lo Scorpione, il Globo.
Sotto il carico si piegano mani e spalle.
Il Gigante schiacciato in terre grigie e fredde.
Indice
I Il principio della coscienza
II La mappa della coscienza
III I passi della filosofia
IV Labbraccio fra mente e corpo
V Il cosmo e il tempo
VI La sorgente perenne
I Il principio della coscienza
Goethe
Non che suono e fumo la parola. Nel brivido la pi alta facolt
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Ex libris (26)
delluomo. Per quanto il mondo gli renda difficile lesistere sente
profondamente commosso il Miracolo.
Shakespeare
Noi siamo della stoffa di cui sono fatti i sogni e la nostra breve vita
avvolta dal sonno.
Zhuang-zi
Una volta Zhuang-zi sogn che era una farfalla e che volava. Bruscamente
si svegli e si accorse con stupore di essere Zhuang-zi. Non seppe pi se era
Zhuang-zi che aveva sognato di essere una farfalla o se era una farfalla che
stava sognando di essere Zhuang-zi.
1
Qualcosa esiste. Questa la verit che si svela. C la luce e la notte
lontana per sempre. Questo il miracolo che commuove. Qualcosa esiste.
Ora mi chiedo: che cosa esiste? La risposta facile se mi metto, di fronte
al miracolo, come fa uno spettatore. Esiste ci che appare. Esistono i
momenti in cui vedo e penso. Questa la mia e la nostra vita. Non appare
altro e si pu dire, con Prospero, che la vita ha la stoffa di cui sono fatti i
sogni. Questo il principio che ora chiarir.
2
I filosofi testimoniano che sono simili ci che chiamo realt e ci che
chiamo sogno. Cos parlano. A me capita di incontrare degli esseri, gli
uomini per primi, ai quali attribuisco una vita cosciente come quella che
ho. Questo avviene in una variet di ambienti. Ripensando, per, c un
ambiente che sembra pi continuo e coerente. La sua storia ci racconta,
fra laltro, la deflagrazione da cui prorompe e levoluzione delle creature
che affollano il pianeta. A quel mondo do maggior valore e lo chiamo
realt, in alternativa al resto che chiamo sogno, e concludo cos: le altre
coscienze esistono nella realt mentre miraggio che esistano quelle
coscienze che suggerisce il sogno. Questa opinione dura fino a che ritorno
nel sogno e l, di nuovo, cedo allinganno. Non una opinione incauta e
capricciosa?
3
Questi dubbi li metter da parte. Far conto che ci sia un mondo di tutti
che si distingue dai sogni. C una condizione, nella quale mi definisco
sveglio, che mi mette a contatto con un mondo dove abitano altre
coscienze che ci sono o potrebbero esserci (se scampassi da solo a una
catastrofe). Questa fiducia mi fa condurre i giorni nel modo in cui lo faccio.
Insomma concedo che tu esista, tu che leggi, altrimenti non starei a
discorrere con te. Se mi sbaglio? Poco importa alla filosofia perch il
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religione filosofia politica
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mondo di tutti non perde, per il fatto che sia di tutti, laffinit con il
sogno. Posso chiamarlo il sogno di tutti.
4
Ecco il punto che proprio della visione comune: il mondo di tutti perde
le fattezze del sogno. Questo accade perch si pensa che quel mondo, a
differenza del sogno, si fondi su qualcosa che non appare. Si pensa che il
mondo di tutti stia fuori dalla vita. Il mondo di tutti viene staccato da
noi, che lo vediamo e lo conosciamo, e diventa una realt che sta per suo
conto. Luomo comune cos persuaso da ritenere che sia per gioco se
emetto una disdetta.
5
Non credo che il mondo di tutti stia fuori di noi e non credo che l fuori
ci sia alcuna cosa. Luomo che lo crede non pi spettatore ma , a un
tempo, artefice e credulone. Qualcosa che nasce nella sua fantasia
dovrebbe esistere come esiste il tumulto dei sentimenti e dei pensieri.
Sopra la vita, a sentir lui, aleggia un fantasma che non vedo e non tocco.
Questa una ingenuit che fa sorridere. leco delle favole che narr la
filosofia del passato. un idolo e un soffio che fuor esce dalle labbra. A
cosa serve? Serve per oscurare, con il fumo della parola, il miracolo
dellesistere.
II La mappa della coscienza
1
Qui sar tracciata una mappa della coscienza e, cio, del mondo
dellesperienza. Il principio fissato: gli istanti della vita sono originali.
Noi abbiamo la tentazione di porre qualcosa fuori di noi e di pensare che
sia allorigine della nostra vita. Questo non lecito. Quel che vediamo,
sentiamo e pensiamo, non proviene da qualcosa di oscuro che chiamiamo
Dio, Anima o Materia. Non c Dio che volteggia chiss dove. Non c
lAnima che sarebbe la fonte dei nostri pensieri. Non c la Materia che
starebbe dietro le nostre percezioni.
2
Lidolo pi tenace quello della materia. Guardiamo un albero. Lalbero
che vedo, per chi crede nella materia, sarebbe la copia di un albero che
sta l fuori e che indifferente al fatto di essere percepito. Questa
credenza si rivela subito sbagliata. Lalbero visto da noi o da un insetto
in modo diverso. Solo per noi ha il tronco marrone e le foglie verdi. Cosa
appartiene, allora, allaltro albero? Neppure la dimensione perch mi
accorgo, nello spostarmi, che le sue grandezze cambiano. Si dir:
sempre alto dieci metri. Questo valore non ci d una dimensione ma ci d
il rapporto con lunit di misura che sar di 1 a 10 dovunque si metta chi
Gilles Deleuze Giorgio Colli
Hannah Arendt Hegel
Heidegger
Husserl intenzionalit Io
un altro Jacques Lacan
Jean-Paul
Sartre Jung Kant
Karl Jaspers Kierkegaard
libert Marx Max Weber
morale morte morte di Dio
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losserva. Ecco cosa resta dellalbero che tutti osserviamo: una rete che
fatta di misure e riprender la sua forma nella globalit della percezione.
Lalbero che vedo non copia dellalbero che c ma lalbero che c.
3
La nostra mente in relazione con la parte del corpo che chiamiamo
cervello. Ci sono due domande che riguardano la loro relazione. 1) La
mente creata dal cervello? Quel che ho detto prima, a proposito
dellalbero, importante per dare una risposta. La materia implica che il
cervello, cos come lalbero, preceda la mente e riesca a crearla. Questa
idea non ha senso se si esclude che esista la materia. 2) La mente funziona
in accordo con il cervello o funziona a proprio modo? Facciamo un
esempio: scelgo se muovere la mano a destra o a sinistra. Nel primo caso
la mia scelta si rispecchia sul cervello. Nellaltro caso dirigo
imprevedibilmente il cervello e la mano di qua o di l. La risposta risiede
nel campo degli esperimenti. Gli esperimenti ci dicono cos: le mie scelte
e i miei pensieri assecondano le leggi naturali del cervello.
4
La mente e il cervello, congiunti, regolano lapparire delle cose. Considero
un fatto: cerco di colpire una mosca e la mosca mi sfugge. Sfugge con
facilit perch vede la mano muoversi pi adagio di quanto vedo io. La
velocit delle cose non uguale per tutti. Quella velocit dipende dal
cervello che registra: va pi rapido il cervello e vanno pi piano le cose
oppure va pi piano il cervello e vanno pi svelte le cose. Direi che ci
noto. Meno facile accettare che persino la direzione delle cose dipenda
dal cervello. Supponiamo che il cervello operi nel verso contrario alla
norma ed ecco che vedremmo le cose svolgersi alla rovescia. Qualche
studioso lo intuisce ma stenta a cogliere la conseguenza. Il cosmo non ha
un suo divenire. Vuol dire che non ha un inizio, quale reputato il Big
Bang, e non ha una fine.
5
Ecco il mondo che si profila in questo scritto. Nulla pi della vita che
viviamo. Quindi comincia e finisce con la nostra vita. Non c altro inizio e
non c altra fine. Lo dir con parole che sono tratte dalle Upanishad. Le
Upanishad sono i testi dellInduismo e fanno trasparire la luce di una
essenza divina, dentro noi, che presto dileguer nel Vuoto del Buddhismo.
dalle Upanishad
Come dal fuoco sprizzano le scintille cos dallo spirito si dipartono tutti i
sensi, tutti i mondi, tutti gli dei, tutte le creature. Dentro di noi sono compresi
il cielo e la terra, il fuoco e il vento, il sole e la luna, il lampo e le stelle, tutto
compreso. Quando un uomo dorme o quando muore si ritrae nello spirito e
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Vita pensata
ACCESSO
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raggiunge lunit. Si riassorbe la vista con tutte le forme, si riassorbe ludito
con tutti i suoni, si riassorbe la mente con tutti i pensieri. Come i fiumi venuti
dalloceano tornano e diventano oceano.
III I passi della filosofia
Eraclito
Preferisco ci di cui c vista, udito, esperienza.
Tutto scorre e nulla permane.
Nello stesso fiume scendiamo e non scendiamo, siamo e non siamo.
Del logos che sempre gli uomini non hanno intelligenza. Ogni cosa accade
secondo questo logos. Ascoltando non me ma il logos si dovr convenire che
tutto uno e che tutto governato attraverso tutto.
Le opinioni umane sono giochi di fanciulli. Anche colui che il pi stimato
conosce e conserva solo opinioni. Invero Dike coglier sul fatto gli artefici e i
testimoni di menzogne.
Maestro dei pi Esiodo e lui neanche sa cosa siano il Giorno e la Notte:
sono ununica cosa.
1 Eraclito come guida
Questo viaggio nella filosofia vuole una guida. Scelgo Eraclito perch ci
parla di ci di cui c vista, udito, esperienza. Pi tardi i filosofi andranno
oltre il fiume o il fuoco e, stando sullo scranno degli dei, daranno un
nuovo volto alla realt.
2 Esistenza e parole
Qualcosa esiste e non c dubbio. Sono le sensazioni e i pensieri che
danno forma al mondo della coscienza. Qualcuno aggiunge, per, che di
fuori c un quid. Il quid non un dato ma un pensato. Chi lo pensa
gli conferisce lesistenza e porta in dono una realt che non vediamo. Un
suo pensiero. Una sua parola. Un noumeno o un nome.
3 Il dogma di staticit
La fantasia dei filosofi ci porta verso una figura che sta di l da noi e, cio,
verso una sostanza. A cosa serve una sostanza? Ha il compito di generare
la nostra vita. C sempre il dogma di staticit che muove la fantasia dei
filosofi: nulla viene dal nulla e ogni cosa esisteva come attributo della
sostanza.
4 Le sostanze: Dio, anima, materia
Quali sono le sostanze? Come si chiamano le sorgenti della nostra vita? Si
chiamano Dio, anima e materia. Queste entit, se si esclude Dio quando
una persona, non hanno il contorno della coscienza e quindi rompono
quellunit che c nel tipo di esistenza che conosciamo. Siamo di fronte a
pensanti che non stanno pensando, pensieri che non sono pensati,
immagini che non sono viste o immaginate. Sono astrazioni e, cio,
brandelli di vita. Davvero si pu credere che esistano? Mi stupirei di meno
se vagolassero ossa e membra per la piazza del paese.
5 Il Dio che fa e il Dio che
Non pi il tempo di Dio. Il Dio che fa sarebbe il primo movente ma
oggi sappiamo che non serve. Il Dio che sarebbe la sostanza che crea i
valori. Luno e laltro si affacciano agli inizi della filosofia. Anassagora
crede che ogni evento dipenda da altri eventi e che, prima o poi, quel
recedere vada sospeso. Mette a capo un gesto volontario perch si illude
che stia fuori dalla sequenza. Questo il Dio che fa. Compare il Dio che
fa e che quando Aristotele o Tommaso, considerando com il mondo,
conferiscono unintelligenza. Infine c chi, come Plotino, toglie lazione e
lascia solamente il Dio che .
6 Dov Dio?
Dov Dio? Dove potr incontrarlo? Si racconta che riposi presso qualche
montagna o qualche cielo. Davvero, se Dio sfior il mondo, lo coglier sul
fatto e gli star vicino come se fosse una persona. Se non lo tocc, invece,
pu nascondersi in una sfera che si schiude nellestasi o dopo la morte.
Quale sar, in questo caso, laspetto di Dio? Pu darsi che non sia una
persona ma un oceano di virt dove emergono e si immergono i viventi.
Martinetti (1926), per dirne uno, ha avvistato quel Dio, quel soggetto
comune, o comunque lo si vuole chiamare. Carabellese (1946) aggiunge
che loceano non sta di fronte ma allinterno di noi. Ho sbagliato, dunque,
nel mettermi in cammino verso Dio perch Dio si era mosso per venire da
me. Resta un dubbio. Perch ci deve essere il Primo Ente e cosa vale Dio
senza il Diavolo?
7 Cos la natura e cos la materia
Cos la natura? Come si definisce? Il nostro sguardo indaga, in ogni
momento, fra i particolari di un quadro. Ci sono aree del quadro che
nessuno visita e, non di meno, fanno parte dellorizzonte dei nostri occhi.
Quel quadro la natura. La materia designa il quadro della natura quando
scavalca lorizzonte. A che serve la materia? La materia serve per spiegare
i fatti della natura e limmagine che ne abbiamo.
8 La materia come causa ignota e statica della natura
La natura soggetta al movimento e al cambiamento. La sua
contraffazione ispirata dal dogma di staticit e giunge a un tipo di
materia che nulla ha in comune con la natura. Non materia ma ci che
si vuole. il sogno, vuoto, di una realt statica. Lelaborazione si svolge in
due tempi e li descriver come se fossi il primattore. C un motto
prezioso di Hegel (1830) che prepara lo sfondo: i pianeti si muovono
liberi come dei nel cielo senza che alcuna forza li solleciti.
A) La materia che si conosce
Vedo un pianeta che si muove. Quel movimento doveva esserci gi prima
come potenzialit. Dove risiede la potenza? Faccio una ipotesi: che il
pianeta stia l, dove lo vedo, anche se non lo vedo. Cos la potenza pu
indossare labito di propriet del pianeta e, quando agisce, labito di una
forza. Avere assegnato una sede alla potenza permette di indicarla, fino a
che sono regolari i movimenti del pianeta, come causa statica di ci che
accade e di ci che vedo. Attenzione, per: la propriet spuntata dal
nulla quando si form il corpo? Sarebbe troppo sovversivo. Azzardo, per
cavarmela, che un pianeta sia composto da atomi e che la legge sia
composta dalle propriet degli atomi. Quasi mi sembra l sotto di
ammirare gli atomi, le propriet e le forze che prendono per mano e
portano a spasso il pianeta.
B) Lincognita
Ancora non sono soddisfatto. Mi chiedo: perch un atomo ha certe
propriet e non altre? Mi rendo conto, in fondo, che non conosco il corpo
che sta oltre limmagine. Quindi potrei supporre che un corpo sia fatto in
modo da implicare quelle propriet che sembravano arbitrarie come lo
il legame fra la massa e il moto del pianeta. C un altro merito nello
staccare il mondo reale dallimmagine che ci lascia. Credere che il pianeta
visibile avesse una corrispondenza con il pianeta reale era rischioso
perch, se allimprovviso ruotasse in modo diverso senza levidenza di
una ragione, dovrei ammettere una novit tra le sue propriet. Non cos.
Ora dir che quella novit apparenza e che c senzaltro una ragione nel
mondo statico che non si vede. Ora sono tranquillo per qualunque cosa
mi capiti di avvistare. Nulla turber pi la pace celeste.
9 Leredit di Aristotele
Aristotele decreta cos la staticit: ci che esiste, in atto, esisteva gi in
potenza. Non resta che costruire il mondo delle potenze. Aristotele
inventa le sostanze e fa s che le potenze siano propriet della materia o
dellanima. Quel mondo, che non muta e non si mostra, regna su quello
che muta e si mostra. La percezione, in questo modo, non originale ma
diventa il frutto dellincontro tra la materia e lanima. Leredit di
Aristotele stravagante. Ma, ormai, chi se ne accorge?
10 Riduzionismo di Democrito e meccanicismo di Cartesio
Democrito ci presenta il riduzionismo quando dice che ogni corpo si
costituisce nella casuale agitazione degli atomi. Cartesio (1637 e 1647)
crea il meccanicismo portando la staticit nel riduzionismo o, in altre
parole, portando il riduzionismo nella materia di Aristotele. Cartesio
frantuma quelle propriet della materia che Aristotele manteneva intere in
virt degli universali. Non c pi lessenza del cavallo ma ci sono gli
atomi, con le loro propriet, che danno origine al cavallo.
11 La materia come incognita fa a meno dellanima
La materia, per Aristotele e Cartesio, non spiega la mente. Ci deve essere
un plus che lanima. Ma non c bisogno dellanima quando la materia
diventa unincognita perch, come incognita, pu essere ogni cosa e pu
spiegare ogni cosa. Voltaire (1740) scrive cos: Newton confess a Locke
che non conosciamo abbastanza la materia per sentenziare che Dio non
possa conferire il pensiero a un essere esteso.
12 I seguaci di Parmenide
Non c pi la materia ma c lincognita che permette, sulla scia di
Parmenide, di porre allestremo la staticit: lessere e il non essere non .
Traspare da titoli come Apparenza e realt di Bradley o Identit e realt di
Meyerson. Questi filosofi sostengono che il cambiamento, che vediamo,
apparenza e che la realt, che non vediamo, deve essere identica.
Lequivoco consiste nel confondere identit e staticit: ci che cambia
sarebbe contraddittorio. Ma un cambiamento contraddice semplicemente
il nostro presupposto che il cambiamento non ci sia.
13 Meccanicismo e determinismo
Trionfa il meccanicismo nel verbo di Laplace (1820): lintelligenza che
conoscesse, per un certo istante, le forze che animano la natura e la
situazione degli esseri che la compongono, se fosse cos vasta da
sottomettere questi dati al calcolo, abbraccerebbe nella stessa formula i
movimenti dei grandi corpi e quelli dellatomo pi leggero: niente sarebbe
incerto e il futuro come il passato sarebbe presente ai suoi occhi. il
verbo di un baro. Non meno di Tiresia anchio potrei profetare, sapendo
dov e come si muove, dove una cosa destinata. Il che significa che
prevedrei il destino delluniverso se ne conoscessi lo stato e le leggi.
Eppure sono daccordo con Bergson (1930): non si pu dire che il dramma
di Amleto fosse prevedibile. Lo si potrebbe dire se quel dramma, come
vuole il determinismo, esistesse prima di essere scritto. Cos pensa
Laplace. Questi chiede di conoscere, per fare una previsione, solo lo stato
delluniverso perch le leggi delluniverso sarebbero contenute l in forma
di forze. E l, dunque, ci sarebbe da sempre linchiostro della penna di
Shakespeare. Laplace ha in pugno il passato e lavvenire ma vuole una
licenza: scrutare nello scrigno, imperscrutabile, dove sono custoditi.
14 La scimmia di Democrito
C un libro popolare, Il caso e la necessit, che ripropone quelle che
Bergson chiama le illusioni del meccanicismo e che scomoda Democrito
per magnificare lillusione di chi il mondo a caso pone. Lo scrivano, un
qualunque Monod, licenzia ogni creativit e la travisa nel finalismo: i
costrutti scaturiscono dalla somma delle propriet di ciascuna parte, fino al
formarsi degli esseri viventi, mentre chi mantiene intatta la composizione
ricade nelleresia del finalismo. Non c dubbio che il caso abbia il suo
gioco nellevoluzione e Zarathustra, come Eraclito, impiega la metafora
dei dadi: la terra un tavolo fremente per parole creatrici e per divini lanci
di dadi. Per il riduzionista fracassa i dadi su cui impressa la parola
creatrice e resta con un mucchio di palline che si scontrano. Dopo ci, per
dimostrare che un accordo pu sorgere dallo zero, azzarda un paragone:
una scimmia, battendo i tasti della macchina da scrivere, potrebbe stilare
una poesia. Qui c una svista. La poesia non appartiene ai segni ma ai
significati. Avrebbe ragione il riduzionista se la scimmia, grazie alla buona
sorte, potesse ideare la poesia. Scimmia e macchina da scrivere valgono
come battesimo di certi personaggi.
15 La crisi delle sostanze secondo Berkeley e Hume
Com fatta la materia? La materia imita limmagine ma deve escludere,
purtroppo, quanto dipende da chi guarda. Di certo non ha colori, non ha
suoni, non ha sapori, e cos via. Berkeley (1710) nota che non pu avere,
senza queste qualit chiamate secondarie, neppure la qualit primaria
dellestensione. Hume (1748) vanifica, con la materia, anche le altre
sostanze. C poi un paradosso generale per chi cerca una sostanza.
Supponiamo che sia necessario, per il nostro pensare, che la sostanza
esista: perch mai ci che penso dovrebbe applicarsi a questaltra realt?
Prevale lidealismo, nel senso storico, quando si comprende che il
pensiero non un veicolo che ci trasporta oltre s.
16 La finta rivoluzione da Aristotele a Kant
Aristotele convinto che ogni cosa possieda una causa. Questa premessa
un ponte che va verso le sostanze che fanno da causa. Kant (1781) erige
lo stesso ponte ma non dispone pi delle sostanze. Allora si accontenta:
materia, anima e Dio sono una nostra necessit e non importa che ci siano
o non ci siano.
17 Il disegno di Kant
Aristotele ordina il mondo con le categorie di sostanza, quantit, qualit,
relazione, luogo, tempo, situazione, avere, agire, patire. Le distinguo, per
comodit, in categorie chiare e scure: le prime si riferiscono a ci che
si vede e le altre si riferiscono alla sostanza e alla sua capacit di essere
una causa. Kant, il prestigiatore, sposta le categorie allinterno del
soggetto: spazio e tempo sono i nostri modi di percepire mentre i nostri
modi di comprendere stanno in gruppi da tre che si chiamano qualit,
quantit, modalit, relazione. La triade della relazione composta dalle
categorie scure e ci spinge di l dal soggetto. Cosa rimane di l? Rimane
qualcosa che non si pu conoscere perch privo delle categorie
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chiare. Kant ricrea, insomma, quella incognita che determina il mondo
che appare e le sue mutevolezze.
18 La filosofia delle astrazioni
Le astrazioni, con pluralit di soggetti e oggetti, non hanno bisogno della
sostanza e sopravvivono dopo Kant. Ecco come Schopenhauer (1818)
rivede Kant. Schopenhauer si serve delle categorie chiare per dare un
volto alloggetto: le qualit di un corpo, come la densit o la penetrabilit,
sono lespressione di una Volont. Spazio, tempo e causa stabiliscono la
dinamica e stanno ancora, come velo di Maya, nel soggetto che
contempla. In questo schema le categorie scure non spingono pi
allesterno ma riguardano la rappresentazione. Non di meno
Schopenhauer parla di densit o penetrabilit che sono potenze. Anche
Hegel, conservando questo residuo di astrazione, non onora appieno il
suo verdetto sulla libert. Sar Gentile (1916) a certificarlo assieme al
primato della coscienza ma lo far nelle sembianze di un soggetto che si
svincola e sottomette loggettivit della natura. Sar lesito suggestivo ma
evanescente della girandola di astrazioni.
19 N sostanze n astrazioni
La storia della filosofia popolata dalle sostanze e dalle astrazioni. Oggi
lastrazione rinuncia alla veste della sostanza ma sta dentro di noi
preservando lillusione che il mondo della coscienza discenda dalle
componenti. Non cos. Il mondo della coscienza primitivo e unitario.
Berkeley
I corpi che compongono il mondo non hanno alcuna esistenza al di fuori di
una mente. Dico che esiste questa tavola, la tavola su cui scrivo, nel senso
che la vedo e la tocco e direi che esiste se pur fossi fuori dal mio studio
intendendo con ci che potrei percepirla se fossi nello studio o che qualcun
altro la percepisce. Quel che si dice dellesistenza assoluta delle cose, senza
relazione allesser percepite, per me incomprensibile. Qualcuno chieder:
cosa avviene del sole, della luna e delle stelle? Cosa dobbiamo pensare di
fiumi e montagne e dei nostri corpi? Sono chimere? Rispondo che non siamo
privati di nulla. Qualsiasi cosa vediamo, tocchiamo, o comunque
comprendiamo, rimane sicura e reale come sempre.
Schopenhauer
Il mondo una nostra rappresentazione. Lesistenza dellintero mondo
dipende dal primo essere cosciente. Infatti assurdo immaginare il mondo
fuori dalla conoscenza. Quellessere, daltro lato, dipende da una catena di
condizionati di cui un piccolo anello.
dEspagnat
La fisica moderna rigetta quel che spesso ancora citato come
materialismo scientifico. I principi fisici, mentre i biologi con essi stanno
spiegando la vita, hanno subito unevoluzione per cui non si possono
formulare senza tenere in conto la mente che osserva e conosce.
BIBLIOGRAFIA
ANASSAGORA DEMOCRITO ERACLITO PARMENIDE I presocratici, Laterza,
Bari, 1975.
ARISTOTELE Categorie, Laterza, Bari, 1973.
ARISTOTELE Metafisica, Laterza, Bari, 1973.
BERGSON (1930) Il possibile e il reale, in Il pensiero e il movente, Olschki,
Firenze, 2001.
BERKELEY (1710) Trattato sui principi della conoscenza umana, Laterza,
Bari, 1909.
BRADLEY (1893) Apparenza e realt, Rusconi, Milano, 1984.
CARABELLESE (1946) Da Cartesio a Rosmini: la fondazione storica
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William James (Saggi di empirismo radicale)
Lesperienza cosciente contenuta in s stessa e poggia su nulla.
composto nellinverno 2013
*Giuseppe Roncoroni, medico e psicoanalista, vive a Parma.
Nella Rivista Filosofia e Nuovi Sentieri ha pubblicato
Margherita Hack e lamara faccenda dei neuroni-specchio
e poi Postilla: lamena leggenda dei neuroni-specchio.
Quellargomento un corollario del saggio di oggi.
Altri scritti saranno elencati nella seconda parte.
[Clicca qui per il PDF]
(La seconda parte verr pubblicata domenica 15 giugno 2014).
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