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La rifrazione

Consideriamo un raggio luminoso che viaggia attraverso un mezzo


trasparente, ad esempio l'aria. Se sul suo cammino incontra un nuovo
mezzo trasparente, ad esempio acqua o vetro, nel passaggio dall'uno
all'altro mezzo il raggio subisce una deviazione abbastanza netta.
Il raggio luminoso, prima di incontrare la superficie di separazione dei
due mezzi trasparenti, viene detto raggio incidente; dopo la rifrazione
raggio rifratto.
La rifrazione la deviazione subita da un'onda che ha luogo quando
questa passa da un mezzo ad un altro nel quale la sua velocit di
propagazione cambia. La rifrazione della luce l'esempio pi
comunemente osservato, ma ogni tipo di onda pu essere rifratta, per
esempio quando le onde sonore passano da un mezzo ad un altro o
quando le onde dell'acqua si spostano a zone con diversa profondit.
La propriet di una sostanza o di un mezzo materiale in genere di
rifrangere la luce, i suoni ecc. detta rifrangenza.

Rifrazione ondulatoria della luce.
La rifrazione pu essere osservata guardando all'interno di un bicchiere
pieno d'acqua. L'aria ha un indice di rifrazione di circa 1.0003, mentre
l'acqua ha un indice di circa 1.33. Se si guarda un oggetto dritto, come
una penna parzialmente immersa e inclinata, l'oggetto appare piegato
dalla superficie dell'acqua.
La rifrazione responsabile degli arcobaleni e della scomposizione della
luce bianca nei colori dell'arcobaleno che avviene quando la luce passa
attraverso un prisma. Il vetro ha un alto indice di rifrazione rispetto
all'aria e le diverse frequenze della luce viaggiano a velocit diverse
(dispersione), causando la rifrazione dei colori a diversi angoli, e quindi
la scomposizione. La differenza nella frequenza corrisponde nella
diversit della tonalit.







Legge di Snell


La legge di Snell descrive quanto i raggi sono deviati quando passano
da un mezzo ad un altro. Se il raggio proviene da una regione con indice
di rifrazione n1 ed entra in un mezzo ad indice n2 gli angoli di incidenza
A1 e di rifrazione A2 sono legati dall'espressione:

sin A1 v1 n2
sin A2 v2 n1

Dove v1 e v2 sono le velocit nei mezzi.

Rifrazione molare
Nel 1880 Hendrik Lorentz introdusse il concetto di rifrazione molare
relativamente a una mole di sostanza definendolo in base all'equazione
R n - 1 Vm
n + 2

Dove R la rifrazione molare, n l'indice di rifrazione della sostanza e V
m

il volume molare dato dal rapporto tra il peso molecolare e la densit del
materiale in esame.
La rifrazione molare una grandezza additiva ed quindi ricavabile
anche sommando i valori tabulati in letteratura relativi a singoli atomi e
legami chimici che caratterizzano il composto in esame, il tutto in buon
accordo coi dati sperimentali.

Le leggi sperimentali che regolano la rifrazione furono date per la prima
volta da Cartesio e da Snellius.
L'angolo di incidenza quello formato dal raggio incidente con la
normale alla superficie di separazione; l'angolo di rifrazione invece
quello formato con la stessa normale dal raggio rifratto.




La prima osservazione che si pu fare la seguente:
Il raggio incidente, quello rifratto e la normale giacciono su di uno stesso
piano.
Vediamo come la teoria corpuscolare spiega il fenomeno di rifrazione:
Newton suppose che la variazione dell'angolo subita dal raggio a causa
della rifrazione fosse dovuta ad una variazione di velocit delle particelle
luminose che si determina nel passaggio dall'uno all'altro mezzo, e
portava la seguente analogia: se una sferetta rotola su un piano
inclinato con una traiettoria inclinata di un angolo A1 rispetto alla
normale al bordo del piano, tale angolo pu essere ridotto se la sferetta
subisce un aumento repentino di velocit, ad esempio a causa di un
dislivello sul piano stesso.

Riferendo l'analogia alla rifrazione, il piano inclinato a corrisponde al
primo mezzo; il piano inclinato b, al secondo. La superficie di
separazione corrisponde invece al dislivello fra i due piani a e b.
Se quindi un raggio luminoso arriva a contatto della superficie con
velocit v1, secondo l'idea di Newton, le particelle di luce sono
sottoposte ad una forza perpendicolare alla superficie di separazione, per
effetto della quale la componente perpendicolare della velocit varia,
mentre rimane inalterata la componente parallela.
Se V1x tale componente parallela, e V2x la stessa componente
relativa alla velocit del raggio rifratto, varr: V1x V2x
Ma come sappiamo, si ha:
V1x V1 sin 1
V2x V2 sin 2
E quindi risulta:
sin 1 V1 COSTANTE
sin 2 V2
Diciamo che il mezzo 2 pi rifrangente del mezzo 1 se l'angolo di
incidenza maggiore di quello di rifrazione quando un raggio luminoso
passa dal mezzo 1 al mezzo 2.
Indice di rifrazione relativo e assoluto
Il rapporto:
sin 1
sin 2
Viene indicato solitamente con e si chiama indice di rifrazione
relativo ai mezzi 1 e 2, quando la luce passa dal mezzo 1 al mezzo 2.
Per le osservazioni precedenti possiamo dire che se il mezzo
1 meno rifrangente del mezzo 2; viceversa se
Osserviamo che anche nel caso della rifrazione vale il principio della
reversibilit del cammino luminoso. Questo ci permette di dedurre la
relazione:

Si chiama indice di rifrazione assoluto l'indice calcolato rispetto al
vuoto.
Rispettivamente si ottiene facilmente