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JULES VERNE

I NAUFRAGHI DEL
CHANCELLOR



Disegni di E. Riou e J .-D. Frat
incisi da Th. Hildibrand, A.-F. Pannemaker e Ch. Barbant
Copertina di Bruno Faganello
U. MURSIA & C.
MILANO

TITOLO ORIGINALE DELLOPERA
LE CHANCELLOR
(1875)

Traduzioni integrali dal francese di Giuseppe Mina
Prima edizione: 1968 Seconda edizione: 1970
Propriet letteraria e artistica riservata - Printed in Italy Copyright 1968-1970 U.
MURSIA &C.
882/AC/II - U. MURSIA &C. - Milano - Via Tadino,29

Indice
PRESENTAZIONE ________________________________________ 6
I NAUFRAGHI DEL CHANCELLOR ____________________ 9
Capitolo I ________________________________________________ 9
Capitolo II _______________________________________________ 11
Capitolo III ______________________________________________ 13
Capitolo IV ______________________________________________ 15
Capitolo V _______________________________________________ 20
Capitolo VI ______________________________________________ 23
Capitolo VII _____________________________________________ 26
Capitolo VIII ____________________________________________ 30
Capitolo IX ______________________________________________ 33
Capitolo X _______________________________________________ 36
Capitolo XI ______________________________________________ 40
Capitolo XII _____________________________________________ 43
Capitolo XIII ____________________________________________ 47
Capitolo XIV _____________________________________________ 52
Capitolo XV _____________________________________________ 55
Capitolo XVI _____________________________________________ 58
Capitolo XVII ____________________________________________ 64
Capitolo XVIII ___________________________________________ 67
Capitolo XIX _____________________________________________ 73
Capitolo XX _____________________________________________ 76
Capitolo XXI _____________________________________________ 80
Capitolo XXII ____________________________________________ 84
Capitolo XXIII ___________________________________________ 87
Capitolo XXIV ___________________________________________ 90
Capitolo XXV ____________________________________________ 93
Capitolo XXVI ___________________________________________ 97
Capitolo XXVII _________________________________________ 101
Capitolo XXVIII _________________________________________ 104
Capitolo XXIX __________________________________________ 106
Capitolo XXX ___________________________________________ 108
Capitolo XXXI __________________________________________ 110
Capitolo XXXII _________________________________________ 113
Capitolo XXXIII _________________________________________ 117
Capitolo XXXIV _________________________________________ 120
Capitolo XXXV _________________________________________ 124
Capitolo XXXVI _________________________________________ 127
Capitolo XXXVII ________________________________________ 129
Capitolo XXXVIII _______________________________________ 132
Capitolo XXXIX _________________________________________ 137
Capitolo XL ____________________________________________ 141
Capitolo XLI ____________________________________________ 144
Capitolo XLII ___________________________________________ 147
Capitolo XLIII __________________________________________ 150
Capitolo XLIV __________________________________________ 155
Capitolo XLV ___________________________________________ 159
Capitolo XLVI __________________________________________ 161
Capitolo XLVII _________________________________________ 165
Capitolo XLVIII _________________________________________ 167
Capitolo XLIX __________________________________________ 169
Capitolo L ______________________________________________ 171
Capitolo LI _____________________________________________ 172
Capitolo LII ____________________________________________ 174
Capitolo LIII ____________________________________________ 177
Capitolo LIV ____________________________________________ 180
Capitolo LV ____________________________________________ 183
Capitolo LVI ____________________________________________ 186
Capitolo LVII ___________________________________________ 187
SPIEGAZIONE DEI TERMINI MARINARESCHI USATI IN
QUESTO LIBRO ________________________________________ 189

PRESENTAZIONE
Con I naufraghi del Chancellor, uscito per la prima volta nel
1875, Verne ci ha dato un libro tipicamente marinaresco, impostato
tutto ed esclusivamente su una drammatica traversata dell'Atlantico.
Dal punto di vista del racconto, ci che colpisce immediatamente in
questo libro il nuovo tipo di narrazione impiegato da Verne, una
narrazione in prima persona, apparentemente secca e spoglia, ma
non per questo meno efficace. Anzi, proprio la narrazione in prima
persona conferisce a fatti e avvenimenti una autenticit di vita
vissuta che non avrebbero avuto nella forma pi staccata e
dall'esterno del racconto in terza persona.
Il romanzo infatti una specie di diario di bordo di uno dei
passeggeri, il signor Kazallon, che giorno per giorno annota ci che
succede (e di cose ne succedono tante!) a cominciare dal colpo di
scena iniziale in cui il capitano della nave, Huntly, rivela inquietanti
segni di squilibrio mentale.
Ma non tutto. La nave corre un gravissimo pericolo. Nella stiva
scoppiato un incendio che cova lentamente e silenziosamente e che
sarebbe follia affrontare direttamente. Ogni supplemento d'aria lo
farebbe divampare in modo irreparabile. Bisogna combatterlo
impedendo ogni accesso d'aria nella stiva, in modo che s spenga da
solo, a poco a poco. una situazione terribile, tesa sul calcolo delle
probabilit, una specie di scommessa con il fuoco. Ma a renderla pi
tragica c' anche un altro fatto, che prende evidenza quasi
all'improvviso. A bordo della nave c' un carico di picrato di
potassio, un potente esplosivo, che basterebbe da solo a far saltare
in aria una montagna, la nave, dir freddamente il primo ufficiale,
come attaccata al fornello di una mina e la miccia accesa... Resta
soltanto da sapere se la miccia lunga.
Ecco il quadro iniziale del romanzo. In questa situazione
disperata Robert Kurtis, il primo ufficiale, prende il comando della
nave, sostituendo il capitano ammalato. E Verne approfitta di questo
momento di panico generale per presentarci tutti gli altri personaggi
di bordo, descriverne le reazioni e lo sgomento, sempre per mezzo
del suo scrivano scelto, il passeggero Kazallon, che momento per
momento annota sul suo diario i particolari della drammatica
avventura.
Una figura di grande rilievo il nuovo capitano, Robert Kurtis,
che lotta freddamente contro un avverso destino, per s e per tutti.
Ma egli non soltanto un uomo lucido ed energico; anche un uomo
persuasivo e abile, tanto che riesce a infondere coraggio alla parte
pi attiva dell'equipaggio e a crearsi validi collaboratori anche tra i
passeggeri. Ed proprio per questa collaborazione che egli alla fine
riuscir vincitore. Contro le insidie e le violenze dell'oceano, contro
il fuoco silenzioso che divora la bella nave, contro il picrato di
potassio, contro la fame e la sete, e soprattutto contro la paura e la
disperazione.
Le ore e i giorni - interminabili - scorrono cos sotto la penna di
Kazallon. E non solo quelli trascorsi sul Chancellor, la nave
condannata, ma anche quelli pi terribili e allucinanti trascorsi su
una zattera di pochi metri quadrati, sempre circondata da famelici
pescecani che attendono pazienti il loro pasto quotidiano.
un racconto preciso, minuzioso, a tratti terrificante, da cui
emergono il coraggio e la paura, la nobilt d'animo e la vilt,
l'egoismo e la generosit, le virt e le debolezze dell'uomo. E tutto
questo con una eccezionale intensit, perch eccezionali e quasi
sovrumane sono le prove che i naufraghi devono affrontare.
L'uomo ancora una volta al centro del romanzo, ma ci non
toglie che questa volta gli si ponga davanti un altro protagonista,
che anche il suo antagonista: il mare, con tutta la sua forza
terribile e la sua sconfinata bellezza.

J ULES VERNE nacque a Nantes, l'8 febbraio 1828. A undici anni,
tentato dallo spirito d'avventura, cerc di imbarcarsi
clandestinamente sulla nave La Coralie, ma fu scoperto per tempo e
ricondotto dal padre. A vent'anni si trasfer a Parigi per studiare
legge, e nella capitale entr in contatto con il miglior mondo
intellettuale dell'epoca. Frequent soprattutto la casa di Dumas padre,
dal quale venne incoraggiato nei suoi primi tentativi letterari.
Intraprese dapprima la carriera teatrale, scrivendo commedie e
libretti d'opera; ma lo scarso successo lo costrinse nel 1856 a cercare
un'occupazione pi redditizia presso un agente di cambio a Parigi.
Un anno dopo sposava Honorine Morel. Nel frattempo entrava in
contatto con l'editore Hetzel di Parigi e, nel 1863, pubblicava il
romanzo Cinque settimane in pallone.
La fama e il successo giunsero fulminei. Lasciato l'impiego, si dedic
esclusivamente alla letteratura e un anno dopo l'altro - in base a un
contratto stipulato con l'editore Hetzel - venne via via pubblicando i
romanzi che compongono l'imponente collana dei Viaggi
straordinari - I mondi conosciuti e sconosciuti e che costituiscono il
filone pi avventuroso della sua narrativa. Viaggio al centro della
Terra, Dalla Terra alla Luna, Ventimila leghe sotto i mari, Lisola
misteriosa, Il giro del mondo in 80 giorni, Michele Strogoff sono i
titoli di alcuni fra i suoi libri pi famosi. La sua opera completa
comprende un'ottantina di romanzi o racconti lunghi, e numerose
altre opere di divulgazione storica e scientifica.
Con il successo era giunta anche l'agiatezza economica, e Verne, nel
1872, si stabil definitivamente ad Amiens, dove continu il suo
lavoro di scrittore, conducendo, nonostante la celebrit acquistata,
una vita semplice e metodica. La sua produzione letteraria ebbe
termine solo poco prima della morte, sopravvenuta a settantasette
anni, il 24 marzo 1905.
I NAUFRAGHI DEL
CHANCELLOR
CAPITOLO I
CHARLESTON. 27 SETTEMBRE 1869. Lasciamo il molo della
Batteria alle tre pomeridiane, con l'alta marea. Il riflusso ci spinge
rapidamente al largo. Il capitano Huntly ha fatto spiegare le vele alte
e basse, e la brezza del nord spinge il Chancellor attraverso la baia.
Ben presto il forte Sumter doppiato e ci lasciamo a sinistra le
batterie radenti della costa. Alle quattro, l'imboccatura, da cui sfugge
una rapida corrente di riflusso, lascia il passo alla nave. Ma l'alto
mare ancora lontano, e, per giungervi, bisogna seguire gli stretti
passi che le onde hanno scavato fra i banchi di sabbia. Il capitano
Huntly si immette dunque nel canale di sud-ovest e si pone
sull'allineamento tra il faro della punta e l'angolo sinistro del forte
Sumter. Le vele del Chancellor sono allora orientate in bolina stretta,
e alle sette pomeridiane la nostra nave rasenta l'ultima punta sabbiosa
della costa, poi, col vento in poppa, si lancia nell'Atlantico.
Il Chancellor, bel tre alberi attrezzato a nave di novecento
tonnellate, appartiene alla ricca casa fratelli Leard, di Liverpool;
una nave di due anni, rivestita e impernata in rame, con fasciame in
legno di teck, e i cui tronchi maggiori degli alberi, tranne quello
dell'albero di mezzana, sono in ferro come l'attrezzatura. Questo
bastimento, iscritto come di primo ordine nel Ventas
1
compie ora il
suo terzo viaggio fra Charleston e Liverpool. Uscendo dai passi di
Charleston stata ammainata la bandiera britannica, ma al solo
vedere questa nave, un marinaio non potrebbe sbagliare sulla sua
origine: proprio quello che sembra essere, ossia inglese dalla linea

1
Il Bureau Veritas il Registro Navale francese. (N.d.T.)
di galleggiamento alla formaggetta degli alberi.
Ecco per quale motivo mi sono imbarcato a bordo del Chancellor,
che torna in Inghilterra.
Non esiste alcun servizio diretto di navi a vapore tra la Carolina
del Sud ed il Regno Unito. Per prendere una linea transoceanica
bisogna, o risalire nel nord degli Stati Uniti, a New York, ovvero
scendere a sud, a New Orleans. Fra New York e il vecchio continente
sono in esercizio molte linee, inglese, francese, amburghese, e uno
Scotta, un Pereire o un Holsatia mi avrebbero condotto rapidamente
alla mia meta. Fra New Orleans e l'Europa i piroscafi della National
Steam navigation Co., che raggiungono la linea francese
transatlantica da Colon e da Aspinwall, fanno rapide traversate. Se
non che, percorrendo i moli del porto di Charleston, vidi il
Chancellor; mi piacque, e non so quale istinto mi spinse a bordo di
questa nave che offre tutti i comodi. D'altra parte la navigazione a
vela, quand' favorita dal vento e dal mare, - quasi altrettanto rapida
come la navigazione a vapore, - preferibile sotto tutti gli aspetti.
All'inizio dell'autunno, in queste latitudini gi basse, la stagione
ancora buona. Mi decisi dunque d'imbarcarmi sul Chancellor.
Ho fatto bene o male? Dovr pentirmi della mia decisione?,
L'avvenire me lo dir. Scrivo queste note giorno per giorno, e nel
momento in cui scrivo non ne so pi di coloro che leggono questo
diario, se pure questo diario dovr mai trovar lettori.

CAPITOLO II
28 SETTEMBRE. Ho detto che il capitano del Chancellor si
chiama Huntly, nome di battesimo J ohn Silas. uno scozzese di
Dundee, sulla cinquantina, che si dice conosca alla perfezione la rotta
dell'Atlantico. di media statura, ha le spalle strette, la testa piccola,
che per abitudine tiene un po' piegata a sinistra. Sebbene io non sia
un gran fisonomista, mi par gi di poter giudicare il capitano Huntly
bench lo conosca solo da poche ore.
Che Silas Huntly abbia fama di essere buon marinaio e che sappia
benissimo il suo mestiere, non discuto; ma che quest'uomo possieda
un'indole ferma, un'energia fisica e morale a tutta prova, no! non
ammissibile.
Infatti, il capitano Huntly si muove pesantemente, ed il suo corpo
sembra, per cos dire, prostrato. apatico, lo si capisce dalla
incertezza dello sguardo, dal movimento passivo delle mani e da quel
dondolio lento che lo fa appoggiare ora su una gamba, ora sull'altra.
Non , non pu essere un uomo energico e nemmeno un uomo
caparbio, perch i suoi occhi non si contraggono, perch la sua
mascella cascante e le sue mani non hanno tendenza abituale a
serrarsi a pugno. Inoltre gli trovo un'aria strana, che non saprei
ancora spiegarmi; ma l'osserver con l'attenzione che merita il
comandante d'una nave, colui che si chiama il padrone dopo Dio.
Ora, se non mi sbaglio, fra Dio e Silas Huntly a bordo vi un altro
uomo che mi sembra destinato, all'occorrenza, a pigliare un posto
importante. il primo ufficiale del Chancellor, che io non ho ancora
studiato abbastanza e del quale mi riservo di parlare pi avanti.
L'equipaggio del Chancellor composto dal capitano Huntly, dal
primo ufficiale Robert Kurtis, dal secondo ufficiale Walter, da un
nostromo e da quattordici marinai inglesi o scozzesi, ossia diciotto
uomini: quanti bastano alla manovra di una nave di novecento
tonnellate. Essi sembrano conoscere bene il loro mestiere. Tutto
quanto posso affermare finora che agli ordini del primo ufficiale
essi hanno manovrato con molta abilit nei passi di Charleston.
Completo l'enumerazione delle persone imbarcate a bordo del
Chancellor, citando lo steward Hobbart, il cuoco negro J ynxtrop e
dando la lista dei passeggeri.
I passeggeri sono otto, me compreso. Li conosco appena, ma la
monotonia di una traversata, gli incidenti d'ogni giorno, il contatto
quotidiano fra persone chiuse in uno stretto spazio, quel bisogno cos
naturale di scambiarsi opinioni, la curiosit innata nel cuore
dell'uomo, tutto ci presto ci avviciner. Finora il trambusto
dell'imbarco, l'installamento nelle cabine, le sistemazioni rese
necessarie da un viaggio, che pu durare da venti a venticinque
giorni, e varie altre occupazioni ci hanno tenuti lontani gli uni dagli
altri. Ieri e oggi non sono neppure comparsi alla mensa in quadrato
tutti i commensali; forse alcuni sono afflitti dal mal di mare. Non li
ho dunque visti tutti, ma so che fra i passeggeri vi sono due signore
che occupano le cabine di poppa, le cui finestre si aprono nel quadro
di poppa della nave.
Ma ecco la lista dei passeggeri, cos come l'ho rilevata sui libri
della nave:
Il signore e la signora Kear, americani, di Buffalo;
La signorina Herbey, inglese, dama di compagnia della signora
Kear; Il signor Letourneur e suo figlio, Andr Letourneur, francesi,
di Le Havre; William Falsten, ingegnere di Manchester, e J ohn Ruby,
negoziante di Kardiff, inglesi entrambi;
J . R. Kazallon, di Londra, - autore di queste note.

CAPITOLO III
29 SETTEMBRE. La polizza di carico del capitano Huntly, ossia
l'atto che accerta il carico delle mercanzie sul Chancellor e le
condizioni di trasporto di tali mercanzie, concepita in questi
termini:
Bronsfield e C, Agenti commissionari. Charleston.
Io, J ohn Silas Huntly, di Dundee (Scozia), comandante la nave
Chancellor, che stazza novecento tonnellate circa, trovandomi ora
a Charleston, per recarmi, appena il tempo lo permetta,
direttamente e sotto la protezione di Dio fin davanti alla citt di
Liverpool, ove avverr il mio scarico, riconosco di aver ricevuto
nella mia nave e sotto il suo ponte di coperta, da voi, signori
Bronsfield & Co., Agenti commissionari in Charleston,
millesettecento balle di cotone, del valore di lire sterline 26.000, il
tutto in buono stato, ben marcato e numerato come a margine; i
quali effetti io prometto di condurre senza avarie, salvo i disastri ed
i pericoli del mare, a Liverpool, e l di consegnarli ai signori
fratelli Leard o a chi essi vorranno, pagandomi per nolo la somma
di lire sterline 2000, e nulla pi, secondo il contratto di noleggio, e
inoltre regolandomi in caso di avarie secondo gli usi e costumi del
mare. Per l'adempimento di quanto sopra, ho obbligato ed obbligo
la mia persona, i miei beni e la mia nave con tutti i suoi annessi.
In fede di che ho sottoscritto tre polizze del medesimo tenore,
soddisfatta l'una delle quali, le altre saranno nulle.
Charleston, 13 settembre 1870.
J . S. Huntly.
Cos dunque il Chancellor porta a Liverpool millesettecento balle
di cotone. Spediscono: Bronsfield & Co., di Charleston. Destinatari: i
fratelli Leard, di Liverpool.
Il carico stato fatto con la massima cura, essendo la nave
costrutta per il trasporto del cotone. Le balle occupano tutta la stiva,
tranne una piccola parte, riservata ai bagagli dei passeggeri, e queste
balle, stivate accuratamente mediante martinetti, costituiscono una
massa estremamente compatta. In tal modo ogni pi piccola parte
della stiva viene utilizzata, vantaggio notevole per una nave, che pu
cos accogliere il massimo carico.

CAPITOLO IV
DAL 30 SETTEMBRE AL 6 OTTOBRE. Il Chancellor una nave
assai veloce, che cederebbe senza svantaggio alcuno i velacci a pi
d'una nave delle sue stesse dimensioni, e da quando la brezza ha
rinfrescato, una lunga scia nettamente tracciata si stende a poppa a
perdita d'occhio. La si direbbe un lungo merletto bianco steso sul
mare come sopra un fondo azzurro.
L'Atlantico non molto tormentato dal vento. Che io sappia,
nessuno a bordo pi disturbato dal rollio o dal beccheggio. D'altra
parte nessuno dei passeggeri al suo primo viaggio, e tutti, chi pi
chi meno, hanno familiarit con il mare. Perci, all'ora dei pasti,
intorno alla tavola non vi sono posti lasciati liberi.
Fra i passeggeri cominciano a stringersi i primi rapporti di
conoscenza, e la vita di bordo diventa meno monotona. Il francese, il
signor Letourneur, ed io chiacchieriamo spesso insieme.
Il signor Letourneur un uomo sulla cinquantina, d'alta statura,
dai capelli bianchi e dalla barba brizzolata. Pare certamente pi
vecchio di quanto non sia, e ci perch ha sofferto molto. Profondi
dolori lo hanno messo alla prova e, aggiungo io, lo mettono alla
prova tuttora. Quest'uomo porta evidentemente in s un'inesauribile
fonte di malinconia, e ci si nota dal corpo alquanto prostrato, dal
capo assai spesso chino sul petto. Non ride mai, a malapena sorride, e
soltanto a suo figlio. Ha occhi dolci, ma mi sembra che il loro
sguardo appaia soltanto attraverso un velo umido. Il suo volto
presenta uno strano miscuglio di amarezza e d'amore, e l'espressione
della sua fisonomia quella d'una bont piena di cortesia.
Si direbbe che il signor Letourneur abbia qualche involontaria
sciagura da rimproverarsi.
Ed cos! ma chi non sar profondamente commosso
apprendendo quali sono i rimproveri, senza dubbio esagerati, che
questo padre fa a se stesso!
Il signor Letourneur a bordo col figlio Andr, di circa vent'anni,
dall'aspetto dolce ed interessante. Questo giovane il ritratto un po'
sbiadito del signor Letourneur, ma - e questo il dolore insanabile di
suo padre - Andr malato. La sua gamba sinistra, miseramente
deformata, lo costringe a zoppicare ed egli deve camminare
appoggiandosi ad un bastone.
Il padre adora il figliolo, e si sente che tutta la sua vita dedicata a
quella povera creatura. Egli soffre per l'infermit congenita del figlio,
pi ancora di quel che soffra suo figlio stesso, e forse gliene
domanda perdono! Il suo affetto per Andr si rivela ad ogni
momento. Egli non lo lascia mai, previene ogni suo minimo
desiderio, spia ogni suo minimo gesto. Le sue braccia appartengono
pi al figlio che a lui stesso, e lo circondano, lo sorreggono, mentre il
giovane passeggia sul ponte del Chancellor.
Il signor Letourneur ha stretto specialmente amicizia con me, e mi
parla sempre di suo figlio.
Oggi gli dico:
Ho lasciato ora il signor Andr. Avete in lui un buon figlio,
signor Letourneur. Un giovane intelligente e istruito.
S, signor Kazallon, mi risponde il padre, sulle cui labbra
balena un sorriso, una bell'anima chiusa in un corpo disgraziato,
l'anima della sua povera madre, morta mettendolo al mondo.
Vi vuole molto bene, signore.
Caro ragazzo! mormora il signor Letourneur curvando il
capo. Ah! soggiunge, non potete comprendere quanto soffra
un padre al veder il proprio figlio infermo... infermo dalla nascita!
Signor Letourneur, ho risposto, nella disgrazia che ha
colpito vostro figlio, e voi, di conseguenza, non fate le parti uguali.
Certo il signor Andr da compiangere; ma non conta nulla l'essere
amato da voi, come egli lo ? Un'infermit fisica si sopporta meglio
d'un dolore morale, e il dolore morale soprattutto per voi. Osservo
attentamente vostro figlio, e, se qualche cosa lo affligge, credo di
poter affermare che la stessa vostra afflizione...
Non gliela lascio vedere! risponde vivamente il signor
Letourneur. Io non ho che una sola occupazione: distrarlo ad ogni
istante della sua vita. Mi sono accorto che, nonostante l'infermit,
mio figlio ama i viaggi. Il suo spirito ha gambe, anzi addirittura ali, e
da molti anni viaggiamo assieme. Prima abbiamo visitato tutta
l'Europa e ora abbiamo percorso i principali Stati dell'Unione. Mi
sono occupato personalmente della educazione di Andr, che non
volevo mandare in collegio, e ora completo questa educazione con i
viaggi. Andr dotato di viva intelligenza, di ardente
immaginazione. sensibile, e talvolta mi compiaccio nel pensare che
egli dimentica appassionandosi davanti ai grandi spettacoli della
natura!
S, signore... senza dubbio..., dico io.
Ma se lui dimentica, aggiunge il signor Letourneur, io
no, non dimentico e non dimenticher mai! Signore, signore, credete
che mio figlio perdoni a sua madre ed a me d'averlo creato infermo?
Il dolore di questo padre che si accusa di una sciagura di cui
nessuno responsabile, mi strazia. Voglio consolarlo, ma in quel
momento appare suo figlio. Il signor Letourneur gli corre incontro e
lo aiuta a salire la scaletta piuttosto ripida che porta al casseretto.
L Andr Letourneur si siede su una delle panche poste sopra le
stie dei polli, e suo padre gli si mette al fianco. Discorrono entrambi,
ed io prendo parte alla loro conversazione. Essa volge sulla
navigazione del Chancellor, sui pericoli della traversata, sul
programma della vita a bordo. Anche il signor Letourneur, come me,
non ha troppo buona opinione del capitano Huntly. L'incertezza di
quest'uomo ed il suo aspetto intorpidito lo hanno colpito
sfavorevolmente. Invece si fatto un ottimo concetto del primo
ufficiale, Robert Kurtis, uomo sulla trentina, ben fatto, di molta forza
muscolare, sempre in atteggiamento attivo, e la cui volont vivace
pare continuamente pronta a manifestarsi negli atti.
Robert Kurtis salito in questo momento sul ponte. Lo osservo
attentamente e sono colpito dai sintomi che rivelano la sua energia e
la sua carica di vitalit. Se ne sta l, col corpo eretto, l'andatura
sciolta, lo sguardo superbo, i muscoli delle sopracciglia appena
contratti. un uomo energico e deve possedere quel coraggio freddo
che indispensabile al vero marinaio. Allo stesso tempo buono,
perch s'interessa al giovane Letourneur e si fa premura di essergli
utile in ogni occasione.
Dopo aver esaminato lo stato del cielo e la velatura della nave, il
primo ufficiale s'accosta a noi e prende parte alla nostra
conversazione.
Mi accorgo che il giovane Letourneur ha piacere di discorrere con
lui.
Robert Kurtis ci d alcuni particolari sui passeggeri, coi quali non
abbiamo ancora molti rapporti.
Il signore e la signora Kear sono americani dell'America del Nord;
che hanno ricavato una grande ricchezza dall'utilizzazione di pozzi di
petrolio. Si sa infatti che questa l'origine delle grandi ricchezze
odierne degli Stati Uniti. Ma questo signor Kear, uomo sulla
cinquantina, il quale ha pi l'aria d'essere un arricchito che un uomo
ricco, un cattivo commensale, cerca e vuole soltanto i suoi comodi.
Un suono metallico esce ad ogni istante dalle sue tasche, nelle quali
tiene sempre cacciate le mani. Orgoglioso, vanitoso, contemplatore
di se stesso e sprezzatore degli altri, egli affetta una suprema
indifferenza per tutto quanto non lui in persona. Si impettisce come
un pavone, si fiuta, si assapora, si assaggia, per usare i termini del
dotto fisionomista Gratiolet. Insomma, un imbecille e per di pi
egoista. Non so spiegarmi perch si sia imbarcato a bordo del
Chancellor, semplice nave mercantile che non pu offrire i comodi
dei transatlantici.
La signora Kear una donna insignificante, apatica, indifferente, a
cui la quarantina ha gi toccato le tempie; senza spirito, senza
cultura, senza conversazione. Guarda, ma non vede; ascolta, ma non
sente. Pensa? Non potrei affermarlo.
Unica occupazione di questa signora farsi servire per ogni
nonnulla dalla sua dama di compagnia, la signorina Herbey, giovane
inglese ventenne, dolce e tranquilla, la quale non senza umiliazione
guadagna le poche lire che le getta il magnate del petrolio.
Questa giovane molto graziosa, bionda con occhi d'un azzurro
carico, e la sua fisonomia piacevole non ha quella insipidaggine che
s'incontra in certe inglesi. La sua bocca sarebbe bellissima se avesse
qualche volta il tempo o l'occasione di sorridere. Ma di che ed a chi
sorriderebbe la povera fanciulla esposta alle continue sgarberie, ai
capricci ridicoli della sua padrona? Pure se la signorina Herbey
soffre dentro di s, almeno si assoggetta e sembra rassegnata alla
propria sorte.
Quanto a William Falsten, un ingegnere di Manchester, un vero
inglese. Dirige un grande stabilimento idraulico nella Carolina del
Sud, e va a cercare in Europa nuove apparecchiature perfezionate, fra
cui i mulini a forza centrifuga della ditta Cail. uomo sui
quarantacinque anni, una specie di scienziato, il quale pensa solo alle
macchine, e, tutto assorto nella meccanica o nel calcolo, non vede
nulla al di l. Quando vi attira nella sua conversazione, non vi pi
possibile sbarazzarsene, ci passate tutto come in un ingranaggio.
Il signor Ruby rappresenta il negoziante qualunque, senza
grandezza, senza originalit. Da vent'anni costui non ha fatto altro
che comperare e vendere, e siccome in generale ha venduto pi caro
di quello che ha comperato, s' fatto un patrimonio. Che cosa poi far
delle sue ricchezze non lo sa nemmeno lui. Questo Ruby, la cui
esistenza intera si spesa nel commercio al minuto, non pensa e non
riflette pi; il suo cervello ormai chiuso ad ogni impressione e non
giustifica affatto il detto di Pascal: l'uomo fatto per pensare; tutta
la sua dignit, tutto il suo merito.

CAPITOLO V
7 OTTOBRE. Abbiamo lasciato Charleston da dieci giorni, e mi
sembra che abbiamo fatto buona e rapida rotta. Ho spesso occasione
di discorrere con il primo ufficiale, e fra noi venuta a formarsi una
certa intimit.
Oggi Robert Kurtis mi informa che non dobbiamo essere molto
lontani dal gruppo delle Bermude, ossia al largo del capo Hatteras. Il
punto osservato ha dato 32 20' di latitudine nord e 64 50' di
longitudine ovest dal meridiano di Greenwich.
Riconosceremo le Bermude e precisamente l'isola St. Georges
prima di notte, mi dice il primo ufficiale.
Come! ho risposto, ci accostiamo alle Bermude? Ma io
credevo che una nave che esce da Charleston, diretta a Liverpool,
dovesse far rotta a nord e seguire la Corrente del Golfo!
Certamente, signor Kazallon risponde Robert Kurtis, la
rotta che si prende generalmente; ma pare che questa volta il capitano
non sia stato del parere di seguirla.
Perch?
Lo ignoro, ma egli ha ordinato rotta a est, e il Chancellor va
verso est.
E non gli avete fatto notare?...
Gli ho fatto notare che non era la rotta solita, e mi ha risposto
che sapeva ci che doveva fare.
Cos dicendo, Robert Kurtis aggrotta pi volte le sopracciglia, si
passa macchinalmente la mano sulla fronte e credo di comprendere
che egli non dica tutto quello che vorrebbe dire.
Eppure, signor Kurtis, ho ripreso, siamo gi al 7 ottobre,
e non il caso di tentare delle rotte nuove. Non abbiamo un giorno
da perdere se vogliamo arrivare in Europa prima della brutta
stagione!
No, signor Kazallon, non un giorno.
Signor Kurtis, sarei indiscreto se vi chiedessi che cosa pensate
del capitano?
Penso, mi risponde il primo ufficiale, penso che... il
mio capitano!
Questa risposta evasiva mi preoccupa.
Robert Kurtis non si sbagliato. Verso le tre la vedetta segnala la
terra sopravvento a nord-est, ma essa si mostra solo come una bruma.
Alle ore sei salgo sul ponte con i signori Letourneur e ci mettiamo
a guardare questo gruppo delle Bermude, isole di relativamente
scarsa elevazione, difese da una formidabile catena di scogli.
Ecco dunque quell'arcipelago incantato, dice Andr
Letourneur, quel gruppo pittoresco che il vostro poeta, Thomas
Moore, ha magnificato nelle sue odi! Gi nel 1643 l'esiliato Walter
aveva fatto una descrizione entusiastica di queste isole, e, se non
sbaglio, per lungo tempo le signore inglesi non vollero portare altro
che cappelli fatti con una certa foglia di palma bermudiana.
Avete ragione mio caro Andr, ho risposto e l'arcipelago
delle Bermude stato di gran moda nel XVII secolo; ma ora caduto
nel pi completo oblio.
D'altra parte, signor Andr, fa allora Robert Kurtis, i
poeti che parlano con entusiasmo di questo arcipelago non
andrebbero d'accordo con i marinai, poich questo luogo il cui
aspetto li ha affascinati, di difficile approdo per le navi, e gli scogli,
a due o tre leghe da terra, formano una cintura semicircolare nascosta
sotto le acque che i naviganti temono in modo particolare.
Aggiunger, che la serenit del cielo, tanto vantata dai bermudiani,
spesso turbata dagli uragani. Le loro isole ricevono la coda delle
tempeste che devastano le Antille, e questa coda, come la coda di una
balena, quanto c' di pi terribile. Non consiglierei a coloro che
attraversano l'Oceano di fidarsi di quanto dicono Walter e Thomas
Moore!
Signor Kurtis, risponde ridendo Andr Letourneur,
dovete aver ragione; ma i poeti sono come i proverbi: ce n' sempre
uno per contraddire l'altro. Se Thomas Moore e Walter hanno
magnificato questo arcipelago come un meraviglioso luogo di
soggiorno, contrariamente a loro, il pi grande dei vostri poeti,
Shakespeare, ha creduto di dovervi far svolgere le pi terribili scene
della sua Tempesta.
Infatti la zona nei pressi dell'arcipelago bermudiano pericolosa.
Gli inglesi, ai quali quel gruppo sempre appartenuto dal momento
della sua scoperta, lo utilizzano solamente come base militare posta
fra le Antille e la Nuova Scozia. Del resto esso destinato a crescere,
e probabilmente su vasta scala. Con il tempo, - questo elemento
essenziale del lavoro della natura - l'arcipelago, gi composto di
centocinquanta tra isole e isolotti, ne conter un numero maggiore,
perch le madrepore lavorano continuamente a fare nuove Bermude,
che si salderanno l'una all'altra e a poco a poco formeranno un nuovo
continente.
Gli altri tre passeggeri e la signora Kear non si sono dati la pena di
salire sul ponte per esaminare il curioso arcipelago. Quanto alla
signorina Herbey, era appena giunta sul casseretto, che la voce
strascicata della signora Kear si fece udire obbligando la giovane a
riprendere il suo posto press di lei.

CAPITOLO VI
DALL'8 AL 13 OTTOBRE. Il vento comincia a soffiare da nord-
est con una certa violenza, e il Chancellor, sotto le vele di gabbia al
basso terzarolo e la vela di trinchetto, ha dovuto mettersi alla cappa.
Il mare molto lungo e la nave avanza con difficolt. Le paratie
del quadrato gemono in un modo che finisce per seccare. I passeggeri
se ne stanno quasi tutti sotto il casseretto.
Quanto a me, preferisco rimanere sul ponte, bench una pioggia
sottile mi ammolli con le sue molecole polverizzate dal vento.
Per due giorni corriamo cos di bolina stretta. Da gran fresco, lo
spostamento degli strati atmosferici passato allo stato di raffica.
Gli alberetti di velaccio vengono calati. Il vento soffia a cinquanta-
sessanta miglia all'ora.
2

Nonostante le eccellenti qualit del Chancellor, la sua deriva
notevole e siamo trascinati verso il sud. Lo stato del cielo, oscurato
dalle nubi, non permette di prendere l'altezza e, non essendosi potuto
stabilire il punto, bisogna fare affidamento soltanto sulla stima.
I miei compagni di viaggio, ai quali il primo ufficiale non ha detto
nulla, non possono sapere che stiamo seguendo una rotta
assolutamente inesplicabile. L'Inghilterra a nord-est, e noi corriamo
a sud-est! Robert Kurtis non comprende nulla dell'ostinazione del
capitano, il quale dovrebbe almeno cambiare mure e, facendo rotta a
nord-ovest, ripigliare le correnti favorevoli. Ma no! Da quando il
vento passato a nord-est, il Chancellor si spinge sempre pi a sud.
Quel giorno, trovandomi solo sul casseretto con Robert Kurtis:
pazzo il vostro capitano? gli ho detto.
Lo chieder a voi, signor Kazallon, mi risponde Robert
Kurtis, dato che l'avete osservato attentamente.
Non so davvero che cosa rispondervi, signor Kurtis, ma
confesso che la sua fisonomia bizzarra, i suoi occhi a volte
stralunati!... Avete gi navigato con lui?

2
Circa trenta metri al secondo. (N.d.A.)
No, la prima volta.
E gli avete ripetuto le vostre osservazioni circa la rotta che
percorriamo?
S, ma mi ha risposto che la buona.
Signor Kurtis, ho ripreso io, che cosa ne pensano il
secondo ufficiale Walter e il nostromo di questo modo di agire?
Pensano come me.
E se il capitano Huntly volesse portare la sua nave in Cina?
Ubbidirebbero come me.
Ma l'obbedienza ha dei limiti.
No, fin tanto che la condotta del capitano non mette la nave in
pericolo.
Ma se egli pazzo?
Se pazzo, signor Kazallon, studier quel che dovr fare.
Ecco una complicazione che non mi aspettavo affatto
imbarcandomi sul Chancellor.
Frattanto il tempo divenuto sempre pi brutto, ed una vera
burrasca si scatena in questa parte dell'Atlantico. La nave stata
costretta a mettersi alla cappa con la vela di gabbia al basso terzarolo
e con il fiocco da tempesta, cio fa fronte al vento prendendo il mare
al mascone. Ma, come ho gi detto, deriva notevolmente, e siamo
sempre pi sospinti verso sud.
Ci diventa chiaro, quando, nella notte tra l'11 e il 12, il
Chancellor entra in pieno Mare dei Sargassi.
Questo mare, chiuso dalla tiepida Corrente del Golfo, una vasta
distesa d'acqua coperta di quelle alghe che gli spagnuoli chiamano
sargasso, attraverso la quale le navi di Colombo si aprirono la strada
con grande difficolt durante la loro prima traversata dell'Oceano.
Quando sorge il giorno, l'Atlantico offre ai nostri occhi un aspetto
stranissimo, e i signori Letourneur vengono ad osservarlo, nonostante
le raffiche sonore che fanno risonare le sartie metalliche come vere
corde d'arpa. I nostri abiti, appiccicati al corpo, andrebbero a
brandelli se offrissero una minima presa all'aria. La nave balza su
questo mare, reso solido da questa prolifica famiglia di fuchi, vasta
distesa erbosa che la sua ruota di prua fende come farebbe il vomere
di un aratro. Talvolta lunghi filamenti, sollevati dal vento, si
attorcigliano al sartiame, come tralci di vite del Canada, e formano
una tenda verde tesa da un albero all'altro. Alcune di queste lunghe
alghe - nastri interminabili che misurano non meno di tre o
quattrocento piedi - vanno ad attorcigliarsi fino alla formaggetta
degli alberi come altrettante fiamme sventolanti. Per alcune ore
bisogna lottare contro questa invasione di alghe, e in certi momenti il
Chancellor, con l'alberatura coperta di idrofite legate fra loro da
quelle liane capricciose, deve assomigliare a un boschetto che si
muova in mezzo ad un'immensa prateria.

CAPITOLO VII
14 OTTOBRE. Il Chancellor ha finalmente lasciato l'oceano
vegetale, e la violenza del vento si parecchio ridotta. tornato al
brezza tesa e procediamo rapidamente con due terzaroli alle vele
di gabbia.
Oggi il sole apparso e splende vivamente. La temperatura
incomincia a farsi molto calda. Il punto, fatto in buone condizioni, d
21 33' di latitudine nord, e 50 17' di longitudine ovest. Il
Chancellor dunque sceso pi di 10 gradi verso sud.
E la sua rotta sempre sud-est!
Ho voluto cercare di spiegarmi questa inconcepibile cocciutaggine
del capitano Huntly, ed ho parlato pi volte con lui. sano di mente
o no? Non so che cosa credere. In generale parla assennatamente. E
dunque sotto l'influenza d'una follia parziale, di una specie di
assenza che riguarda appunto le cose della sua professione? Casi
di questo genere si sono gi verificati, e ne parlo a Robert Kurtis, il
quale mi ascolta freddamente. Il primo ufficiale me l'ha detto, e me
lo ripete ancora: egli non ha il diritto di disobbedire al capitano, fino
a che la nave non sia in pericolo in conseguenza di un atto di follia
ben accertato. Sarebbe infatti una misura grave che implicherebbe un
atto di estrema responsabilit da parte sua.
Sono tornato nella mia cabina verso le otto di sera, e alla luce
della lampada antirollio ho passato un'ora a leggere ed a riflettere.
Poi mi sono coricato e addormentato.
Vengo svegliato alcune ore dopo da un rumore inconsueto. Passi
pesanti risuonano sul ponte e si sente un vivace intrecciarsi di
domande. Mi sembra che gli uomini dell'equipaggio corrano con una
certa precipitazione.
Qual mai la causa di questa agitazione straordinaria? Senza
dubbio il bracciamento dei pennoni, dovuto a una virata di bordo...
Ma no! Non pu essere questo, perch la nave continua a procedere
sbandata sulla dritta e conseguentemente non ha cambiato le mure.
Penso per un momento di salire sul ponte, ma il rumore cessa
quasi subito. Allora sento il capitano Huntly rientrare nella sua
cabina posta a prora del casseretto, e mi caccio nuovamente in
cuccetta. stata senza dubbio una manovra a provocare
quell'andirivieni. Tuttavia i movimenti della nave non sono
aumentati. Dunque il vento non ha rinfrescato.
Il giorno seguente, 14, salgo sul casseretto alle sei del mattino ed
esamino il bastimento.
A bordo nulla mutato, apparentemente. Il Chancellor corre con
mure a sinistra, sotto la spinta delle vele basse, di quelle di gabbia e
dei velacci. ben sostenuto e si comporta magnificamente sul mare
increspato da una brezza fresca e maneggevole. La sua velocit
notevole in questo momento, e non deve essere inferiore alle undici
miglia all'ora.
Poco dopo il signor Letourneur e suo figlio compaiono sul ponte.
Aiuto il giovanotto a salire sul casseretto. Andr viene a respirare
con gioia quest'aria mattutina, vivificante e carica di effluvi marini.
Domando ai signori se non sono stati svegliati stanotte da rumore
di passi che era indice di una certa agitazione a bordo.
Per quanto mi riguarda, no, risponde Andr Letourneur,
ho fatto un sonno solo.
Caro ragazzo, dice il signor Letourneur, segno che
dormivi profondamente, perch anch'io sono stato svegliato dal
rumore di cui parla il signor Kazallon. Mi sembrato addirittura di
cogliere queste parole: Presto, presto, ai boccaporti! ai boccaporti!.
Ah!... E che ora era? dico io.
Le tre del mattino circa, risponde il signor Letourneur.
E non conoscete la causa di tale rumore?
La ignoro, signor Kazallon, ma non pu essere grave, perch
nessuno di noi stato chiamato sul ponte.
Guardo i boccaporti, posti a prora e a poppa dell'albero di maestra,
che immettono nella stiva della nave. Sono chiusi secondo il solito,
ma osservo che grosse cappe incerate li coprono e che sono state
prese tutte le precauzioni necessarie per chiuderli ermeticamente.
Perch queste aperture sono state condannate con tanta cura? Ci deve
essere una ragione che non posso indovinare. Senza dubbio Robert
Kurtis me la dir. Aspetto perci che venga il turno di guardia del
primo ufficiale, e tengo per me le osservazioni che ho fatto,
preferendo che il signor Letourneur non ne sappia nulla.
La giornata sar bella, perch il sole si sta alzando splendido e
l'aria asciutta - il che di buon auspicio. Si vede ancora,
sull'orizzonte opposto, il disco semirosicchiato della luna che non
tramonter prima delle dieci e cinquantasette del mattino. Fra tre
giorni sar l'ultimo quarto, ed il 24 avremo la luna nuova. Consulto le
mie tavole di marea, e vedo che in quel giorno avremo una bella
marea delle sizigie. La cosa ha poca importanza per noi che,
galleggiando in pieno oceano non potremo notare gli effetti di tale
marea; ma su tutte le coste dei continenti e delle isole, il fenomeno
sar curioso, perch la nuova luna sollever l'acqua a grande altezza.
Sono rimasto solo sul casseretto. I signori Letourneur sono scesi
per il t, e io aspetto il primo ufficiale.
Alle otto, Robert Kurtis viene a montare il suo turno di guardia
che gli viene ceduto dal secondo ufficiale Walter, ed io vado a
stringergli la mano.
Prima di darmi il buon giorno, Robert Kurtis d una rapida
occhiata al ponte della nave, e le sue sopracciglia si contraggono
leggermente. Poi esamina il cielo e la velatura del bastimento.
Quindi accostandosi al secondo ufficiale Walter:
Il capitano Huntly? gli domanda.
Non l'ho ancora visto, signore.
Niente di nuovo?
Niente.
Poi Robert Kurtis e Walter parlano fra loro per alcuni istanti a
bassa voce. Ad una domanda che gli vien fatta, Walter risponde
facendo cenno di no.
Mandatemi il nostromo, Walter, dice il primo ufficiale
allorch l'altro lo lascia.
Il nostromo non tarda a mostrarsi, e Robert Kurtis gli fa alcune
domande alle quali questi risponde a bassa voce ma crollando il
capo. Poi, a un ordine del primo ufficiale, il nostromo chiama gli
uomini di guardia e fa bagnare le cappe incerate che coprono il
boccaporto di maestra.
Alcuni istanti dopo, mi avvicino a Robert Kurtis, e la nostra
conversazione dapprima si aggira su argomenti insignificanti.
Vedendo che il primo ufficiale schiva l'argomento che voglio trattare,
gli dico:
Dite un po', signor Kurtis, che cosa accaduto stanotte a
bordo? Robert Kurtis mi guarda attentamente senza rispondere.
S, ho soggiunto, sono stato svegliato da un rumore
insolito, che ha interrotto il sonno anche del signor Letourneur. Che
cosa accaduto?
Nulla, signor Kazallon, risponde Robert Kurtis, un falso
colpo di barra del timoniere per poco non ha messo le vele a collo;
stato necessario bracciare subito, e ci ha prodotto una certa
agitazione sul ponte. Ma si rimediato subito all'inconveniente e il
Chancellor ha ripreso immediatamente la sua rotta.
Mi sembra che Robert Kurtis, di solito cos schietto, non mi dica
la verit.

CAPITOLO VIII
DAL 15 AL 18 OTTOBRE. La navigazione continua nelle
medesime condizioni, il vento spira sempre da nord-est, e, per una
persona non prevenuta, non pare che vi sia nulla di anormale a bordo.
Pure c' qualche cosa. I marinai, spesso riuniti in capannelli,
discorrono fra loro e tacciono quando ci accostiamo. Molte volte mi
venuta all'orecchio la parola boccaporto che ha gi colpito il
signor Letourneur. Ma che cosa c' dunque nella stiva del Chancellor
da richiedere tante precauzioni? Perch i boccaporti sono condannati
cos ermeticamente? In verit se avessimo un equipaggio nemico,
prigioniero sotto coperta, non useremmo tanta severit per
obbligarvelo!
Il 15, passeggiando sul castello di prora, sento il marinaio Owen
dire ai suoi camerati:
Sapete, voi altri? Io non aspetter all'ultimo momento! Ognuno
per s.
Ma che cosa farai, Owen? gli domanda il cuoco J ynxtrop.
Bah! ha risposto il marinaio, le lance di salvataggio non
sono state inventate per le focene!...
Questa conversazione stata bruscamente interrotta e non ho
potuto saperne di pi.
Si trama forse qualche cospirazione contro gli ufficiali della nave?
Robert Kurtis ha forse sorpreso dei sintomi di rivolta? Si ha sempre
ragione di temere la volont malefica di certi marinai e bisogna
imporre loro una disciplina ferrea.
Sono passati tre giorni, durante i quali, in apparenza, non ho nulla
di nuovo da segnalare.
Da ieri ho notato che il capitano e il primo ufficiale hanno
frequenti colloqui. A Robert Kurtis sfuggono dei moti di impazienza
- ci che mi meraviglia sempre in un uomo cos padrone di s - ma
mi pare che, in seguito a queste conversazioni, il capitano Huntly si
ostini pi che mai nelle sue idee. Inoltre egli mi sembra in preda ad
una eccitazione nervosa, di cui mi sfugge la causa.
I signori Letourneur ed io abbiamo notato, durante i pasti, la
taciturnit del capitano e l'inquietudine di Robert Kurtis. A volte il
primo ufficiale cerca di avviare la conversazione, ma quasi subito
essa torna a cadere, e n l'ingegner Falsten n il signor Kear sono
persone che riescano a risollevarla. Ruby, ancor meno. Per questi
passeggeri cominciano a lamentarsi, non senza ragione, delle
lungaggini della traversata. Il signor Kear, da uomo davanti al quale
gli elementi devono chinare il capo, sembra rendere il capitano
Huntly responsabile di tali ritardi, e lo tratta con molta albagia.
Nella giornata del 17, e a partire da questo momento,
conformemente agli ordini del primo ufficiale, il ponte viene bagnato
molte volte al giorno.
Di solito tale operazione si fa solo al mattino; ma senza dubbio
ora essa dovuta all'alta temperatura che subiamo, perch siamo stati
respinti molto al sud. Le cappe incerate che coprono i boccaporti
sono mantenute in uno stato di continua umidit, ed il loro fitto
tessuto le fa assolutamente impermeabili. Il Chancellor fornito di
pompe che rendono facile quelle continue lavature. Ritengo che il
ponte delle pi lussuose golette da diporto non sia sottoposto ad una
pulizia pi completa. Fino ad un certo punto l'equipaggio della nave
potrebbe lamentarsi di questa aggiunta di lavoro, ma non si
lamenta.
Durante la notte fra il 23 e il 24 la temperatura delle cabine e del
quadrato mi sembrata quasi soffocante. Bench il mare fosse molto
lungo, ho dovuto lasciare aperto l'obl della mia cabina che si apre
nella murata di sinistra della nave.
Si vede proprio che siamo sotto i tropici!
Sono salito sul ponte fin dall'alba. Fenomeno inesplicabile, non ho
trovato che la temperatura esterna fosse proporzionata con la
temperatura interna del bastimento. La mattinata piuttosto fresca,
perch il sole si appena alzato sull'orizzonte, eppure non mi sono
ingannato: faceva veramente un gran caldo nel casseretto!
In questo momento i marinai sono occupati nella incessante
lavatura del ponte, e le pompe gettano l'acqua che, secondo
l'inclinazione della nave, sfugge dagli ombrinali di dritta o di sinistra.
Questi marinai, a piedi nudi, corrono nella zona limpida che
schiumeggia a piccole ondate. Non so perch, mi vien voglia di
imitarli. Mi tolgo le scarpe e le calze, ed eccomi a guazzare in quella
fresca acqua marina.
Con mia gran meraviglia trovo il ponte del Chancellor parecchio
caldo sotto i miei piedi, e non posso trattenere un'esclamazione.
Robert Kurtis mi ode, si volta, mi viene incontro, e, rispondendo
ad una domanda che non ho ancora fatto, mi dice:
Ebbene, si, mi dice, abbiamo il fuoco a bordo!
CAPITOLO IX
19 OTTOBRE. Tutto si spiega, i conciliaboli dei marinai, la loro
inquietudine, le parole di Owen, l'inaffiamento del ponte, che si vuol
mantenere in uno stato costante di umidit, ed infine quel calore, che
gi si diffonde sul quadrato e diventa quasi intollerabile. I passeggeri
ne hanno sofferto quanto me e non possono spiegarsi questa
temperatura anormale.
Dopo avermi fatto questa grave comunicazione, Robert Kurtis
rimasto silenzioso. Aspetta che io lo interroghi, ma confesso che al
primo momento m' corso un brivido per tutto il corpo. Di tutti i
disastri questo il pi terribile che possa verificarsi durante una
traversata, e non c' uomo, per quanto padrone dei propri nervi, che
possa ascoltare senza fremere queste sinistre parole: abbiamo il
fuoco a bordo.
Ciononostante ricupero quasi subito il mio sangue freddo e la
prima domanda che faccio a Robert Kurtis questa:
Da quando incominciato l'incendio?...
Da sei giorni!
Sei giorni! ho esclamato. In quella notte dunque?...
S, mi risponde Robert Kurtis; in quella notte durante la
quale ci fu tutto quel movimento sul ponte del Chancellor. I marinai
di guardia avevano visto un fumo sfuggire attraverso gli interstizi del
boccaporto di maestra. Il capitano ed io siamo stati avvertiti
immediatamente. Non era possibile alcun dubbio! Il carico aveva
preso fuoco nella stiva, e non v'era pi possibilit di giungere al
focolare dell'incendio. Abbiamo fatto la sola cosa da farsi in una
circostanza del genere, cio abbiamo condannato i boccaporti per
impedire che l'aria penetrasse nell'interno della nave. Speravo che
cos saremmo riusciti a soffocare quel principio d'incendio, e
effettivamente per i primi giorni credetti d'averlo dominato. Ma da
tre giorni si disgraziatamente accertato che il fuoco fa nuovi
progressi. Il calore che si sviluppa sotto i nostri piedi aumenta
continuamente, e se non avessi preso la precauzione di tenere
costantemente bagnato il ponte, non sarebbe gi pi sopportabile.
Preferisco, dopo tutto, che sappiate queste cose, signor Kazallon,
aggiunse Robert Kurtis, e perci ve le dico.
Ho ascoltato in silenzio il discorso del primo ufficiale, comprendo
tutta la gravit della situazione, davanti a un incendio, la cui intensit
cresce di giorno in giorno e che, forse, nessuna potenza umana pu
arrestare.
Sapete come si sia sviluppato il fuoco? ho domandato a
Robert Kurtis.
Molto probabilmente, mi risponde, dovuto a
combustione spontanea del cotone.
Accade spesso?
Spesso no, qualche volta, perch, quando il cotone non molto
asciutto al momento in cui lo si imbarca, la combustione pu
avvenire spontaneamente, nelle condizioni in cui si trova, in fondo a
una stiva umida, impossibile a ventilare. Ora per me certo che
l'incendio scoppiato a bordo non ha avuto altra causa.
E poi che cosa importa la causa? ho risposto. C'
qualcosa da fare, signor Kurtis?
No, signor Kazallon, mi ribatte Robert Kurtis, vi ripeto
che abbiamo preso tutte le precauzioni richieste in simili casi. Avevo
pensato di aprire delle vie d'acqua sul fasciame della nave all'altezza
della linea di galleggiamento, per lasciar entrare una certa quantit
d'acqua, che le pompe d'esaurimento avrebbero asciugato in un
secondo tempo, ma abbiamo creduto di capire che l'incendio si
propagato negli strati intermedi del carico, e sarebbe stato necessario
allagare completamente la stiva per arrivarvi. In ogni caso ho fatto
praticare delle aperture in alcuni punti della coperta, e durante la
notte viene versata acqua attraverso tali aperture, ma nemmeno ci
basta. No, in verit vi una sola cosa da fare, quella che si fa sempre
in casi simili: procedere per soffocamento, chiudendo ogni passaggio
all'aria esterna e costringendo l'incendio a spegnersi da s per
mancanza d'ossigeno.
E l'incendio aumenta sempre?
S! e ci prova che l'aria penetra nella stiva da qualche
apertura, che nonostante tutte le nostre ricerche non abbiamo potuto
scoprire.
Si citano esempi di navi che abbiano resistito in analoghe
condizioni, signor Kurtis?
Senza dubbio, signor Kazallon, e non raro che navi cariche di
cotone arrivino a Liverpool o a Le Havre con una parte del carico
consumato. Ma in questi casi l'incendio ha potuto essere spento o
almeno contenuto durante la traversata. Ho conosciuto pi di un
capitano che arrivato in questo modo in porto con un ponte ardente
sotto i piedi. In tal caso le operazioni di scarico venivano effettuate
molto rapidamente e, insieme con la nave, si riusciva a salvare la
parte sana della merce. Ma per quanto ci riguarda, le cose stanno
diversamente, e io mi rendo benissimo conto che il fuoco, invece di
venire arrestato, fa nuovi progressi ogni giorno! Bisogna
necessariamente che vi sia qualche foro sfuggito alle indagini
attraverso il quale l'aria esterna va a ravvivare l'incendio!
Non sarebbe il caso di tornare indietro e raggiungere la terra
pi vicina?
Forse, mi risponde Robert Kurtis, ed un argomento che
il secondo ufficiale, il nostromo ed io discuteremo oggi stesso con il
capitano. Ma a voi, signor Kazallon, a voi dico che mi sono gi preso
la responsabilit di mutare la rotta seguita finora e che viaggiamo col
vento in poppa, verso sud-ovest, ossia verso la costa.
I passeggeri non sanno nulla del pericolo che ci minaccia?
ho chiesto al primo ufficiale.
Nulla, e vi prego di tener segreta la comunicazione che vi ho
fatto. Non bisogna che il terrore delle donne o dei pavidi accresca le
nostre preoccupazioni. Perci l'equipaggio ha ricevuto l'ordine di non
dir nulla.
Comprendo le gravi ragioni che fanno parlare in questo modo il
primo ufficiale, e gli prometto un segreto assoluto.

CAPITOLO X
20 E 21 OTTOBRE. In queste condizioni il Chancellor continua a
navigare, spiegando tante vele quante pu sostenerne la sua
alberatura. Talvolta gli alberetti di velaccio si piegano minacciando
di rompersi, ma Robert Kurtis vigila. Stando presso la ruota del
timone, egli non vuole abbandonare il timoniere. Con piccole
straorzate fatte abilmente, egli cede al vento quando la sicurezza
della nave potrebbe venire compromessa e per quanto possibile, il
Chancellor non perde nulla in velocit sotto la mano che lo governa.
Durante questa giornata del 20 ottobre, i passeggeri sono saliti
tutti sul casseretto. Evidentemente hanno dovuto notare l'elevazione
anormale della temperatura nel quadrato, ma non potendo sospettare
la verit, non si preoccupano. D'altra parte i loro piedi calzati non
hanno sentito il calore che penetra le tavole del ponte, nonostante
l'acqua che vi si versa di continuo. La manovra delle pompe avrebbe
potuto almeno produrre un certo stupore da parte loro. Invece nulla, e
i pi, sdraiati sulle panche, si lasciano cullare dal rollio della nave in
uno stato di tranquillit perfetta.
Solo il signor Letourneur sembra meravigliato e nota che
l'equipaggio si dedica a una pulizia eccessiva, poco consueta sulle
navi mercantili. Mi dice qualche parola in proposito; io rispondo in
tono indifferente. Eppure questo francese un uomo energico, e
potrei dirgli tutto, ma ho promesso a Robert Kurtis di tacere e taccio.
Poi, quando mi metto a riflettere alle conseguenze della catastrofe
che pu avvenire, mi si stringe il cuore. Siamo ventotto persone a
bordo, ventotto vittime forse, alle quali il fuoco fra poco non lascer
una tavola intatta!
Oggi ha avuto luogo il colloquio fra il capitano, il primo e il
secondo ufficiale, e il nostromo, colloquio da cui dipende la salvezza
della nave, dei suoi passeggeri e del suo equipaggio.
Robert Kurtis mi ha fatto conoscere la determinazione presa. Il
capitano Huntly assolutamente sbigottito, - il che era facile
prevedere. Non ha pi n freddezza n energia e tacitamente lascia il
comando della nave a Robert Kurtis. I progressi dell'incendio
all'interno della nave sono oramai indiscutibili, e ormai difficile
stare a lungo nel locale dell'equipaggio, situato a prora. evidente
che il fuoco non pu essere soffocato e che presto o tardi scoppier
con violenza.
In questo caso, che cosa convien fare? Vi un solo partito da
prendere: raggiungere la terra pi vicina. Tale terra, in base ai
rilevamenti, quella delle Piccole Antille e si pu sperare di
raggiungerla in un tempo relativamente breve con questo vento
costante da nord-est.
Essendo stata adottata questa risoluzione, il primo ufficiale non ha
dovuto far altro che mantenere la rotta seguita da ventiquattro ore. I
passeggeri, non avendo alcun punto di riferimento su questo
immenso Oceano e poco pratici circa le indicazioni della bussola,
non hanno potuto riconoscere il cambiamento di direzione del
Chancellor, che, con tutte le vele a riva, controvelacci e vele di
caccia, cerca di avvicinarsi alle coste delle Antille, da cui dista
ancora pi di seicento miglia.
Tuttavia a una domanda che il signor Letourneur fa circa il
cambiamento di direzione, Robert Kurtis risponde che, non potendo
guadagnare al vento, si va a cercare a ovest correnti pi favorevoli.
la sola osservazione cui abbia dato luogo il mutamento di rotta
del Chancellor.
Il giorno seguente, 21 ottobre, la situazione la stessa. Agli occhi
dei passeggeri la navigazione si compie nelle condizioni consuete e
non vi alcun mutamento nel programma della vita di bordo.
D'altra parte, i progressi dell'incendio non si manifestano
all'esterno, ed buon segno. Le aperture sono state tappate cos
ermeticamente, che non un filo di fumo tradisce la combustione
interna. Forse sar possibile concentrare il fuoco nella stiva, e forse
per mancanza d'aria, si spegner o cover senza propagarsi a tutto il
carico. quanto spera Robert Kurtis, e, per maggior precauzione,
egli ha fatto otturare con cura le bocche delle pompe, il cui tubo,
prolungandosi fin nella bassa stiva, potrebbe lasciar passare qualche
molecola d'aria.
Ci aiuti il Cielo, perch in verit noi non possiamo fare pi nulla!
Questa giornata sarebbe trascorsa senza incidenti, se il caso non
mi avesse permesso di udire alcune parole d'una conversazione, dalla
quale risulta che la nostra condizione, gi tanto grave, sta per
diventare spaventosa.
Giudicatene.
Ero seduto sul casseretto, e due passeggeri discorrevano a bassa
voce, non pensando che le loro parole giungessero al mio orecchio.
Tali due passeggeri erano l'ingegner Falsten ed il negoziante Ruby, i
quali spesso discorrono insieme.
La mia attenzione attratta dapprima da alcuni gesti espressivi
dell'ingegnere, il quale sembra fare al suo interlocutore dei
rimproveri piuttosto energici. Non posso trattenermi dal mettermi ad
ascoltare e sento quanto segue:
Ma assurdo, ripete Falsten, non si pu essere pi
imprudenti!
Bah! risponde Ruby con indifferenza, non accadr nulla!
Invece possono accadere delle gravi disgrazie! soggiunge
l'ingegnere.
E va bene, gli risponde il negoziante, ma non la prima
volta che faccio cos.
Ma basta un urto per produrre uno scoppio!
Ma la damigiana protetta solidamente, signor Falsten, e vi
ripeto che non c' nulla da temere.
Perch non avete avvertito il capitano?
Eh! Ma perch non mi avrebbe voluto prendere la damigiana a
bordo! Il vento essendo cessato per un attimo, io non sento pi nulla,
ma chiaro che l'ingegnere continua ad insistere, mentre Ruby si
limita ad alzare le spalle.
Infatti, poco dopo, mi giungono altre parole.
S, si, dice Falsten, bisogna avvertire il capitano, bisogna
gettare la damigiana in mare, non ho voglia di saltare per aria!
Saltare per aria! A questa parola balzo in piedi. Che cosa vuol dire
l'ingegnere? A che cosa allude? Eppure egli non conosce la
situazione del Chancellor, ed ignora che un incendio ne divora il
carico!
Ma una parola, parola terribile nella presente situazione, mi fa fare
un balzo! E questa parola, o per meglio dire queste parole, picrato
di potassio
3
sono ripetute pi volte.
In un attimo sono accanto ai due passeggeri, e involontariamente,
con forza irresistibile, afferro Ruby per il colletto.
C' del picrato di potassio a bordo?
S, risponde Falsten, una damigiana che ne contiene
trenta libbre.
Dove?
Nella stiva, con le merci!


3
Esplosivo che deflagra violentemente sotto l'azione del calore. (N.d.T.)
CAPITOLO XI
SEGUITO DEL 21 OTTOBRE. Non posso narrare che cosa accada
in me sentendo la risposta di Falsten. Non terrore, provo anzi una
specie di rassegnazione! Mi pare che ci completi la situazione, anzi
che possa risolverla! Perci vado estremamente calmo a trovare
Robert Kurtis sul castello di prora.
Apprendendo che una damigiana contenente trenta libbre di
picrato - ossia quanto basta per fare saltare in aria una montagna - si
trova a bordo, in bassa stiva, nel focolaio stesso dell'incendio, e che il
Chancellor pu scoppiare da un momento all'altro, Robert Kurtis non
batte ciglio, a malapena la sua fronte si corruga e le pupille gli si
dilatano.
Bene! mi risponde. Neanche una parola su questo. Dov'
questo Ruby?
Sul casseretto. Venite con me, signor Kazallon.
Andiamo insieme sul casseretto, dove l'ingegnere e il negoziante
stanno ancora discutendo.
Siete voi che avete fatto questo? domanda a Ruby.
Ebbene, s; l'ho fatto! risponde tranquillamente Ruby, che si
crede tutt'al pi colpevole d'una frode.
Per un istante ho l'impressione che Robert Kurtis voglia
schiacciare il disgraziato passeggero che non pu comprendere la
gravit della sua imprudenza! Ma il primo ufficiale riesce a
contenersi, e vedo che si stringe le mani dietro la schiena per
resistere alla tentazione di afferrare Ruby per la gola.
Poi, con voce pacata, interroga Ruby. Questi conferma i fatti che
ho riferiti. Tra i suoi bagagli si trova una damigiana contenente circa
trenta libbre della pericolosissima sostanza. Il passeggero ha agito in
quest'occasione con l'imprudenza, bisogna confessarlo, che propria
delle razze anglosassoni, ed ha introdotto l'esplosivo nella stiva della
nave come avrebbe fatto un francese di una semplice bottiglia di
vino. Se non ha dichiarato il contenuto della damigiana perch
sapeva benissimo che il capitano avrebbe rifiutato di prenderla.
In fin dei conti, aggiunge alzando le spalle, non cosa
per cui si debba prendersela tanto, e se la damigiana vi d tanto
fastidio, potete gettarla a mare! Tanto il mio bagaglio assicurato.
A questa risposta, non riesco a trattenermi poich non ho
l'autocontrollo di Robert Kurtis, e la collera mi vince. Mi precipito su
Ruby prima che il primo ufficiale abbia potuto trattenermi, e gli
grido:
Miserabile! Non sapete dunque che abbiamo il fuoco a bordo?
Non ho ancora proferite queste parole, che gi ne sono pentito, ma
troppo tardi! L'effetto che esse producono su Ruby indescrivibile.
Il disgraziato preso da convulsioni di paura. Il corpo gli si paralizza
come per una rigidezza tetanica, i capelli gli si rizzano, l'occhio gli si
dilata orribilmente, ha la respirazione ansimante come quella d'un
asmatico, non pu parlare e il terrore giunge in lui al colmo. A un
tratto le sue braccia si agitano; guarda il ponte del Chancellor che
pu saltare in aria da un momento all'altro; balza gi dal casseretto,
si rialza e percorre la nave gesticolando come un pazzo. Poi gli torna
la favella e le sinistre parole gli sfuggono dalla bocca:
Abbiamo il fuoco a bordo! Abbiamo il fuoco a bordo!
A quel grido tutto l'equipaggio accorre sul ponte credendo che
l'incendio faccia irruzione al di fuori e che sia giunta l'ora di fuggire
sulle lance di salvataggio. I passeggeri salgono sul ponte: il signor
Kear, sua moglie, la signorina Herbey, i due Letourneur. Robert
Kurtis vuole imporre silenzio a Ruby, ma questi impazzito.
In questo momento il disordine estremo. La signora Kear
caduta in deliquio sul ponte. Suo marito non si occupa di lei e
l'abbandona alle cure della signorina Herbey. I marinai hanno gi
incocciato i paranchi della lancia per metterla in mare.
Frattanto faccio conoscere ai signori Letourneur quanto essi
ignorano, ossia che il carico in fiamme, e il pensiero del padre si
subito portato su Andr, che egli circonda con le braccia. Il giovane
mantiene una grande calma, e rassicura il padre ripetendogli che il
pericolo non immediato.
Frattanto Robert Kurtis, con l'aiuto del secondo ufficiale,
riuscito ad arrestare i suoi uomini. Egli dice loro che l'incendio non
ha fatto nuovi progressi, che il passeggero Ruby non ha coscienza n
di quanto fa n di quanto dice, che non bisogna agire con
precipitazione, che quando sar giunto il momento la nave verr
abbandonata.
La maggior parte dei marinai si ferma alla voce del primo
ufficiale al quale sono affezionati e che rispettano. Egli ottiene da
loro quanto il capitano non avrebbe potuto ottenere, e la lancia
rimane sulle sue morse.
Fortunatamente Ruby non ha parlato del picrato chiuso nella stiva.
Se l'equipaggio conoscesse la verit, se venisse a sapere che la nave
non altro che un vulcano pronto forse, da un momento all'altro a
spalancarsi sotto i suoi piedi, si sgomenterebbe, non sarebbe
possibile trattenerlo e fuggirebbe ad ogni costo.
Il primo ufficiale, l'ingegnere ed io siamo i soli a sapere in quale
terribile modo l'incendio della nave complicato, e bisogna che
continuiamo a saperlo noi soli.
Ristabilito l'ordine, Robert Kurtis ed io raggiungiamo Falsten sul
casseretto. L'ingegnere rimasto l con le braccia incrociate,
pensando forse a qualche teorema di meccanica in quel terribile
momento. Lo preghiamo di non dir parola della nuova complicazione
dovuta all'imprudenza di Ruby.
Falsten promette di mantenere il segreto. Quanto al capitano
Huntly, che ignora ancora la gravit della situazione, Robert Kurtis si
incarica di informarlo.
Ma prima bisogna mettere al sicuro Ruby, perch il disgraziato
completamente pazzo. Egli non ha pi coscienza dei suoi atti, e corre
per il ponte gridando continuamente: Al fuoco, al fuoco!
Robert Kurtis d ordine ai marinai d'impadronirsi del passeggero,
che si riesce ad imbavagliare e legare fortemente. Poi egli viene
trasportato nella sua cabina, dove d'ora in avanti rester guardato a
vista.
La terribile parola non gli uscita di bocca!

CAPITOLO XII
22 E 23 OTTOBRE. Robert Kurtis ha detto ogni cosa al capitano
Huntly. Il capitano Huntly, di diritto se non di fatto, il suo
superiore, ed egli non poteva tenergli nascosta la situazione.
A tale comunicazione, il capitano non ha risposto alcuna parola, e
dopo essersi passata la mano sulla fronte come chi vuol cacciare
un'idea importuna, se ne tornato tranquillamente in cabina senza
dare alcun ordine.
Robert Kurtis, il secondo ufficiale, l'ingegner Falsten ed io
teniamo consiglio, e sono meravigliato della freddezza che ognuno
dimostra. Vengono discusse tutte le possibilit di salvezza, e Robert
Kurtis riassume cos la situazione:
L'incendio non pu essere arrestato, dice, e la
temperatura del locale di prua ormai insopportabile. Verr, presto
forse, il momento che l'intensit del fuoco sar tale, che le fiamme si
apriranno una via attraverso il ponte. Se prima di questa nuova forma
della catastrofe, lo stato del mare ci permetter di utilizzare le lance,
abbandoneremo la nave; se al contrario non ci possibile lasciare il
Chancellor, lotteremo col fuoco fino all'ultimo momento. Forse
potremo vincerlo quando sar giunto all'esterno! Forse combatteremo
meglio il nemico che si mostra di quello che si nasconde!
anche il mio parere, risponde tranquillamente l'ingegnere.
Ed anche il mio, dico. Ma signor Kurtis, non tenete
conto del fatto che sono chiuse trenta libbre di una sostanza esplosiva
in bassa stiva?
No, signor Kazallon, risponde Robert Kurtis, questo non
che un particolare, e non ne tengo conto! E perch dovrei
preoccuparmene? Posso forse andare a cercare quella sostanza in
mezzo ad un carico in fiamme, in una stiva in cui non debbo
permettere all'aria d'entrare? No! Non ci voglio nemmeno pensare! Il
picrato non pu forse aver prodotto il suo effetto prima che la frase
che sto pronunciando sia terminata? Si. Dunque, che il fuoco lo
raggiunga o che non lo raggiunga, il fatto di cui mi parlate per me
non esiste. Tocca a Dio, non a me, risparmiarci questa suprema
catastrofe!
Robert Kurtis ha pronunciato queste parole con tono grave, e noi
chiniamo la testa senza rispondere. Poich, viste le condizioni del
mare, una fuga immediata impossibile, dobbiamo dimenticare
questa circostanza.
L'esplosione, direbbe un formalista, non necessaria, solo
contingente.
Quest'osservazione viene fatta dall'ingegnere con la maggior
calma possibile.
Una domanda alla quale vi prego di rispondere, signor Falsten,
ho io detto allora. Il picrato di potassio pu infiammarsi anche
se non vi urto?
Certo, risponde l'ingegnere. Generalmente il picrato
infiammabile non pi della polvere da sparo, ma altrettanto. Ergo...
Falsten ha detto: ergo. Non si direbbe che egli stia facendo una
dimostrazione durante una lezione di chimica?
Siamo allora risaliti sul ponte. Uscendo dal quadrato, Robert
Kurtis mi afferra la mano.
Signor Kazallon, mi dice senza cercare di nascondere la sua
commozione, questo Chancellor, questa bella nave che amo,
vederla divorare dal fuoco e non poter far nulla, nulla!...
Signor Kurtis, la vostra commozione...
Signore, egli ribatte, non sono riuscito a dominarmi!
Solo voi avete visto tutto quello che soffro... ma passato!
aggiunge facendo un grande sforzo su se stesso.
La situazione dunque disperata? ho chiesto allora.
La situazione, eccola, risponde freddamente Robert Kurtis.
Siamo attaccati al fornello d'una mina e la miccia accesa!
Rimane da sapere se la miccia lunga!
Poi si ritira.
In ogni caso l'equipaggio e gli altri passeggeri ignorano quanto la
nostra posizione sia aggravata.
Da quando si sa dell'incendio, il signor Kear si preoccupato di
raccogliere gli oggetti pi preziosi e naturalmente non pensa a sua
moglie. Dopo aver intimato al primo ufficiale l'ordine di far spegnere
il fuoco, facendolo responsabile di tutte le conseguenze, rientrato
nella sua cabina di poppa e non si pi fatto vedere. La signora Kear
geme in continuazione e, nonostante le sue ridicolaggini, la povera
donna fa piet. In questa occasione, la signorina Herbey si crede
meno che mai libera dai suoi doveri verso la padrona e la cura con
assoluta dedizione. Non posso che ammirare la condotta di questa
giovinetta per la quale il dovere tutto.
Il giorno seguente, 23 ottobre, il capitano Huntly fa chiamare il
primo ufficiale, il quale va a trovarlo nella sua cabina, e fra loro ha
luogo questa conversazione di cui Robert Kurtis mi riferisce i
termini.
Signor Kurtis, dice il capitano, il cui sguardo smarrito
indica un turbamento delle facolt mentali, io sono marinaio,
vero?
Sissignore.
Ebbene, figuratevi che non so pi il mio mestiere... ignoro
quello che accade dentro di me... mi dimentico... non so pi... Forse
che non abbiamo fatto rotta nord-est da quando siamo partiti da
Charleston?
No, signore, risponde il primo ufficiale, abbiamo fatto
rotta sud-est secondo i vostri ordini.
Ma abbiamo carico per Liverpool?
Senza dubbio.
E il?... come si chiama la nave, signor Kurtis?,
Il Chancellor.
Ah s! il Chancellor! Dove si trova ora?
A sud del Tropico.
Ebbene, signore, io non mi incarico di ricondurlo a nord!...
No!... non potrei... Desidero non lasciare pi la mia cabina... La vista
del mare mi fa male!...
Signore, risponde Robert Kurtis spero veramente che
appropriate cure...
S, s... vedremo... pi tardi. Frattanto vi dar un ordine, ma
sar l'ultimo che riceverete da me.
Vi ascolto, risponde il primo ufficiale.
Signore, risponde il capitano, da questo momento non
sono pi nulla a bordo e voi prenderete il comando della nave... le
circostanze sono pi forti di me e sento che non vi posso resistere. La
testa mi si perde! Soffro molto, signor Kurtis, aggiunge Silas
Huntly stringendosi la testa fra le mani.
Il primo ufficiale esamina attentamente colui che finora ha
comandato a bordo e si accontenta di rispondere:
Sta bene, signore.
Poi risale sul ponte e mi narra l'accaduto.
S, dico io, quest'uomo ha per lo meno il cervello
ammalato, se pure non pazzo, ed meglio che si sia dimesso
volontariamente dal comando.
Lo sostituisco in circostanze particolarmente gravi, risponde
Robert Kurtis. Non importa, far il mio dovere.
Ci detto, Robert Kurtis chiama un marinaio e gli ordina di andar
a cercare il nostromo.
Questi viene subito.
Nostromo, gli dice Robert Kurtis, fate radunare
l'equipaggio ai piedi dell'albero di maestra.
Il nostromo si ritira, e alcuni momenti dopo gli uomini
dell'equipaggio sono riuniti al luogo indicato.
Figlioli, dice con voce calma, nella condizione in cui
siamo e per ragioni a me note, il signor Silas Huntly ha creduto di
doversi dimettere dalle funzioni di capitano; d'ora innanzi comando
io a bordo.
Cos avvenuto questo cambiamento che non pu che volgere a
beneficio di tutti. Abbiamo al comando un uomo energico e sicuro,
che far il possibile per la salvezza comune. I signori Letourneur,
l'ingegner Falsten ed io ci rallegriamo immediatamente con Robert
Kurtis, e il secondo ufficiale e il nostromo aggiungono i loro ai nostri
complimenti.
La rotta della nave mantenuta a sud-ovest, e Robert Kurtis,
forzando le vele, cerca di giungere al pi presto possibile alla pi
vicina delle Piccole Antille.

CAPITOLO XIII
DAL 24 AL 29 OTTOBRE. Durante i cinque giorni successivi, il
mare brutto. Bench il Chancellor abbia rinunciato alla lotta e corra
seguendo il vento, sottoposto a violente scrollate. Durante questa
navigazione a bordo di un brulotto, non abbiamo pi un solo
momento di tranquillit. Si guarda con occhio di desiderio l'acqua
che circonda la nave, che attira, che affascina!
Ma, ho detto a Robert Kurtis, perch non aprir delle vie
di acqua nel ponte? Perch non precipitar barili d'acqua nella stiva?
Quando anche la nave ne fosse riempita, che male ci sarebbe? Spento
l'incendio, le pompe ributterebbero in mare tutta l'acqua!
Signor Kazallon, mi risponde Robert Kurtis, ve l'ho detto
e ve lo ripeto, se diamo passaggio all'aria per poco che sia, il fuoco si
propagher in un attimo a tutta la nave e le fiamme l'avvolgeranno
dalla chiglia alle formaggette degli alberi! Siamo condannati
all'inazione, vi sono circostanze in cui bisogna avere il coraggio di
non far nulla!
S! Turare ermeticamente ogni uscita, il solo mezzo di
combattere l'incendio, ed ci che fa l'equipaggio.
Frattanto i progressi del fuoco sono incessanti e forse pi rapidi di
quanto crediamo. A poco a poco il calore divenuto cos intenso, da
costringere i passeggeri a rifugiarsi sul ponte e solo le cabine di
poppa, largamente illuminate dalle finestre del quadro, possono
ancora essere occupate. La signora Kear non lascia una d'esse e
quanto all'altra stata messa a disposizione del negoziante Ruby da
Robert Kurtis. Sono andato molte volte a visitare quel disgraziato,
che completamente pazzo, e che bisogna tener legato per impedire
che sfondi la porta della cabina. Cosa singolare! nella sua pazzia ha
serbato un senso di indescrivibile terrore, ed emette grida orrende
come se sotto l'influenza d'un fenomeno fisiologico provasse vere
scottature.
Molte volte anche faccio visita all'ex-capitano e trovo in lui un
uomo tranquillo, che parla con senno, tranne in quanto si riferisce al
suo mestiere di marinaio. Su questo argomento non ragiona pi. Gli
offro le mie cure, perch soffre, ma non le vuole accettare e non esce
pi dalla sua cabina.
Oggi il locale dell'equipaggio stato invaso da un fumo acre e
nauseabondo che filtra dalle commessure delle paratie. Certamente
l'incendio avanza da questa parte, e tendendo l'orecchio si ode come
un sordo russare. Ma dove piglia il fuoco tutta l'aria che l'alimenta?
Qual l'apertura sfuggita alle nostre ricerche? La terribile catastrofe
non potr esser allontanata ormai! Forse solo questione di pochi
giorni, di poche ore, e disgraziatamente il mare tanto agitato, che
non si pu pensare a fuggire nelle lance.
Per ordine di Robert Kurtis, la paratia del locale dell'equipaggio
coperta con una cappa incerata che viene continuamente bagnata
d'acqua. Nonostante queste precauzioni, il fumo traspira sempre fra
un calore umido, che si spande in tutta la zona di prua della nave e vi
rende l'aria quasi irrespirabile.
Fortunatamente l'albero di maestra e quello di trinchetto sono in
ferro, altrimenti, bruciati al piede sarebbero gi caduti e noi saremmo
perduti.
Robert Kurtis mantiene la massima velatura possibile, e, spinto
dal vento fresco di nord-est, il Chancellor cammina rapidamente.
Sono gi quattordici giorni che l'incendio si manifestato, e i suoi
progressi sono incessanti perch non abbiamo potuto combatterli.
Ora a bordo la manovra si fa sempre pi difficile. Sul casseretto, il
cui pavimento non in contatto diretto con la stiva, si pu ancora
stare in piedi, ma sul ponte fino al castello di prua impossibile
camminare nemmeno con grosse calzature. L'acqua non basta pi a
rinfrescare quelle tavole, che il fuoco lambisce e che si inarcano sui
loro bagli. La resina del legno stride intorno ai nodi, si aprono i
comenti, e la pece liquefatta dal calore scorre disegnando strisce
bizzarre a seconda del rollio.
E per colmo di sciagura, ecco che il vento balza bruscamente a
nord-ovest e soffia con violenza! un vero uragano, come ne
accadono talvolta in questi paraggi, e ci allontana dalla terra delle
Antille a cui cerchiamo di giungere! Robert Kurtis vuole
fronteggiarlo mettendo alla cappa, ma il vento cos furioso, che il
Chancellor non pu reggere la cappa e ben presto deve darsi alla
fuga per evitare i colpi di mare che sono terribili quando percuotono
una nave all'anca.
Il 29, la tempesta infuria. L'oceano scatenato e gli spruzzi delle
onde coprono interamente il Chancellor. Sarebbe impossibile mettere
una lancia in mare senza che fosse subito sommersa. Ci siamo
rifugiati alcuni sul casseretto, altri sul castello di prua. Ci guardiamo
in volto, non osiamo parlare.
Quanto all'uomo del picrato non ci pensiamo nemmeno pi,
abbiamo dimenticato questo particolare, per usare l'espressione di
Robert Kurtis. Non so veramente se l'esplosione della nave, che
risolverebbe la situazione, non sia da desiderare. Scrivendo questa
frase, ritengo di dare un'idea esatta del nostro stato d'animo. L'uomo,
lungamente minacciato da un pericolo, finisce con il desiderare che
esso si presenti, perch l'attesa d'una catastrofe pi orribile della
realt!
Finch si stati in tempo, il capitano Kurtis ha fatto estrarre una
parte dei viveri stivati in cambusa, nella quale ormai non si potrebbe
pi entrare. Il caldo ha gi rovinato una gran quantit di provviste,
ma alcuni barili di carne salata e di biscotto, una botticella
d'acquavite e alcune botti d'acqua sono state collocate sul ponte, e ad
essi sono stati aggiunti delle coperte, degli strumenti, una bussola,
delle vele, allo scopo di potere, presentandosene l'occasione, lasciar
immediatamente la nave.
Alle otto di sera, nonostante il frastuono dell'uragano, si sentono
fragorosi ruggiti. I boccaporti del ponte si spalancano sotto la
pressione dell'aria calda, e turbini di fumo nero sfuggono come il
vapore dalla valvola d'una caldaia.
L'equipaggio si precipita verso Robert Kurtis, per chiedergli
ordini. Una sola idea si impadronisce di tutti: fuggire il vulcano che
sta per spalancarsi sotto i nostri piedi!
Robert Kurtis guarda l'oceano, le cui onde mostruose si frangono
contro la nave. Non ci si pu pi nemmeno accostare alla barcaccia,
che posta sulle sue morse in mezzo al ponte, ma ancora possibile
servirsi del canotto issato sulle sue grue di dritta, e della baleniera
sospesa a poppa della nave.
I marinai si precipitano verso il canotto.
No! grida Robert Kurtis, no! sarebbe giocarci l'ultima
speranza contro un colpo di mare!
Alcuni marinai, come pazzi, Owen in testa, vogliono ugualmente
mettere in acqua il canotto. Robert Kurtis si precipita sul casseretto, e
afferrando un'ascia grida:
Il primo che tocca i paranchi gli fendo il cranio!
I marinai si ritirano. Alcuni si arrampicano sulle griselle delle
sartie, altri fin sulle gabbie.
Alle undici nella stiva si odono delle detonazioni violente. Sono le
paratie che scoppiano lasciando il passaggio all'aria calda ed al fumo.
Subito torrenti di vapore escono dal tambuccio del locale di prua, ed
una lunga lingua di fuoco viene a lambire l'albero di trinchetto.
Allora si levano delle grida. La signora Kear, sorretta dalla
signorina Herbey, lascia precipitosamente le camere invase dalle
fiamme. Poi appare Silas Huntly col volto annerito dal fumo, e
tranquillamente, dopo aver salutato Robert Kurtis, si dirige verso le
sartie di poppa, si arrampica sulle griselle e si pone sulla gabbia di
mezzana.
La vista di Silas Huntly mi ricorda allora che un altro uomo
rimasto imprigionato nel casseretto, nella cabina che le fiamme
stanno forse per divorare.
Bisogna dunque lasciar perire il disgraziato Ruby? Mi lancio
verso la scala... ma il pazzo, che ha spezzato i legami, appare in quel
momento con i capelli arsi e gli abiti in fiamme. Senza proferir
parola, corre sul ponte ed i piedi non gli scottano! Si getta nei turbini
di fumo e il fumo non lo soffoca! come una salamandra umana che
corre in mezzo alle fiamme!
Allora si ode una nuova detonazione, la lancia vola in pezzi; il
boccaporto centrale salta per aria lacerando la cappa, e un getto di
fuoco lungamente compresso schizza fino a met albero.
In quel momento il pazzo lancia delle grida laceranti, e gli escono
di bocca queste parole:
Il picrato, il picrato! Stiamo per saltar tutti! saltare! saltare!...
per aria!
Poi, senza che si abbia tempo di fermarlo, si precipita attraverso il
boccaporto nella fornace ardente.


CAPITOLO XIV
DURANTE LA NOTTE DEL 29 OTTOBRE. Questa scena stata
spaventosa, e ognuno, nonostante la situazione disperata in cui si
trova, ne ha provato tutto l'orrore.
Ruby morto perdendo il controllo, ma le sue ultime parole
avranno forse conseguenze funeste.
I marinai l'hanno udito gridare: Il picrato! Hanno compreso
che la nave pu scoppiare da un momento all'altro e che non pi
soltanto un incendio che li minaccia, ma una spaventosa esplosione.
Alcuni, per un attimo, vogliono fuggire ad ogni costo e senza
indugio.
Gridano: Il canotto, il canotto!
Non vedono, non vogliono vedere, i disgraziati, che il mare
scatenato e che nessuna lancia pu sfidare le onde che frangono a
prodigiosa altezza!
Nulla pu trattenerli e non ascoltano la voce del capitano.
Inutilmente Robert Kurtis si getta in mezzo all'equipaggio. Il
marinaio Owen eccita i suoi camerati; le rizzature del canotto
vengono allentate ed esso spinto fuori.
L'imbarcazione si dondola un istante nell'aria e obbedendo al
rollio della nave va a incocciarsi contro il guardamano. Un ultimo
sforzo dei marinai la libera; e essa sta per toccare il mare, quando
un'ondata mostruosa la prende dal di sotto, l'allontana per un attimo
e, con forza irresistibile, la frantuma contro la murata del Chancellor.
La barcaccia ed il canotto sono distrutti, non ci rimane che una
fragile e stretta baleniera.
I marinai istupiditi rimangono immobili. Non si sente altro che il
fischio del vento nell'attrezzatura e il ruggire dell'incendio.
La fornace si scava profonda nel mezzo della nave, e torrenti di
vapori fuligginosi, sfuggendo dal boccaporto, salgono verso il cielo.
Dal castello di prua al casseretto, non ci si vede pi; una barriera di
fiamme divide il Chancellor in due parti.
I passeggeri e due o tre uomini dell'equipaggio si sono rifugiati a
poppa del casseretto. La signora Kear giace svenuta e la signorina
Herbey le sta accanto. Il signor Letourneur ha preso il figlio fra le
braccia e se lo stringe al petto. Un sussulto nervoso si impadronito
di me e non lo posso calmare. L'ingegner Falsten consulta
freddamente l'orologio e segna l'ora sul suo taccuino.
Che cosa accade a prua, dove stanno senza dubbio il secondo
ufficiale, il nostromo ed il resto dell'equipaggio che non possiamo
pi vedere? Ogni comunicazione rotta fra le due parti del
bastimento e nessuno potrebbe attraversare la cortina di fiamme che
si leva dal boccaporto di maestra.
M'avvicino a Robert Kurtis.
Tutto perduto?
No, mi risponde. Dato che il boccaporto aperto,
getteremo un torrente d'acqua in quella fornace e forse riusciremo a
spegnerla!
Ma come manovrare le pompe su questo ponte ardente, signor
Kurtis? Come dare ordini ai marinai attraverso alle fiamme?
Robert Kurtis non mi risponde.
Tutto perduto? domando di nuovo.
No, signore, mi dice Robert Kurtis, no, fin tanto che una
tavola di questa nave resister sotto i miei piedi, io non disperer.
Frattanto la violenza dell'incendio raddoppia e le acque del mare
si tingono d'una luce rossastra. Al di sopra, le nuvole basse riflettono
fulvi bagliori. Lunghi getti di fuoco sgorgano dai boccaporti, e ci
siamo rifugiati sul coronamento, dietro il casseretto. La signora Kear
stata deposta nella baleniera che sospesa alle sue grue, e la
signorina Herbey le si posta accanto.
Che notte spaventosa: quale penna potrebbe descriverne l'orrore?
L'uragano, in tutta la sua violenza, soffia sul braciere come un
immenso soffietto. Il Chancellor corre nelle tenebre come un
brulotto gigantesco. Non vi altra alternativa che gettarsi in mare o
perire nelle fiamme!
Ma il picrato non prender dunque fuoco? Questo vulcano non si
aprir dunque sotto i nostri piedi? Ruby allora ha mentito! Non vi
dunque alcun esplosivo nella stiva?
Alle undici e mezzo, nel momento in cui il mare pi terribile che
mai, un rombo speciale, tanto temuto dai marinai viene ad
aggiungersi al frastuono degli elementi scatenati, e si ode a prua
questo grido:
Frangenti! frangenti a dritta!
Robert Kurtis salta sul guardacorpo, getta una rapida occhiata alle
onde bianche, e volgendosi al timoniere grida, con voce imperiosa:
Tutta barra a dritta!
Ma troppo tardi. Sento che siamo sollevati sul dorso di un'onda
mostruosa e improvvisamente avviene un urto. La nave tocca con la
poppa, tallona pi volte e l'albero di mezzana, spezzato all'altezza del
ponte, cade in mare.
Il Chancellor immobile.

CAPITOLO XV
SEGUITO DELLA NOTTE DEL 29 OTTOBRE. Non ancora
mezzanotte. Non possiamo sapere dove la nave si arenata.
Violentemente respinta dall'uragano ha dunque finalmente raggiunto
la costa americana, e la terra in vista?
Ho detto che il Chancellor, dopo aver tallonato alcune volte,
rimasto assolutamente immobile. Alcuni istanti dopo un rumore di
catene che viene da prua, informa Robert Kurtis che sono state calate
le ancore.
Bene, bene! dice. Il secondo ufficiale e il nostromo
hanno calate le ancore! Speriamo che tengano!
Vedo allora Robert Kurtis farsi avanti sulla murata fino al limite
che le fiamme non permettono di oltrepassare. Egli scivola sul
parasartie di dritta dalla parte su cui la nave sbandata, e rimane
aggrappato l alcuni minuti nonostante i grossi frangenti che lo
schiacciano. Io lo vedo tendere l'orecchio come se ascoltasse un
rumore particolare in mezzo al frastuono della tempesta.
Finalmente Robert Kurtis ritorna sul casseretto:
L'acqua entra, dice, e quest'acqua, che il Cielo ci aiuti,
domer forse l'incendio.
Ma poi? dico io.
Signor Kazallon, mi risponde Robert Kurtis, poi
l'avvenire, ci che Dio vorr! Pensiamo al presente!
La prima cosa da fare sarebbe di scandagliare mediante le pompe,
ma in questo momento esse non si possono raggiungere essendo in
mezzo alle fiamme; probabile che qualche tavola del fasciame
sfondata nell'opera viva del bastimento lasci un largo passaggio
all'acqua, perch mi sembra che la violenza dell'incendio stia gi
diminuendo. Si sentono fischi assordanti, che attestano come i due
elementi lottino fra loro. Certamente la base del focolaio stata
raggiunta e la prima fila di balle di cotone gi sommersa. Ebbene!
che l'acqua estingua l'incendio, poi la combatteremo a sua volta!
Forse sar meno terribile del fuoco! L'acqua l'elemento del
marinaio ed egli avvezzo a vincerla.
Durante le tre ore che dura ancora questa notte cos lunga,
aspettiamo con ansia indescrivibile. Dove siamo? Quel che certo
che il fuoco si ritira poco per volta e che il furore delle onde va
attenuandosi. Il Chancellor deve essersi arenato un'ora dopo l'alta
marea, ma difficile accertarlo senza calcoli ed osservazioni. Se
cos, si pu sperare, a condizione che il fuoco sia spento, di potersi
disincagliare prontamente alla prossima marea.
Verso le quattro e mezzo del mattino la cortina di fiamme, tesa fra
la poppa e la prua della nave si dissipa a poco a poco, e al di l
vediamo finalmente un gruppo nero. l'equipaggio rifugiatosi sullo
stretto castello di prua. In breve le comunicazioni vengono ristabilite
fra le due estremit della nave, ed il secondo ufficiale e il nostromo
vengono a raggiungerci sul casseretto, camminando sui guardamano,
perch non ancora possibile mettere piede sul ponte.
Il capitano Kurtis, il secondo ufficiale e il nostromo esaminano la
situazione alla mia presenza, e si trovano d'accordo sul fatto che non
bisogna tentare nulla prima di giorno. Se la terra vicina, se il mare
lo permette, si raggiunger la costa o con la baleniera o con una
zattera. Se nessuna terra in vista, se il Chancellor si arenato su
uno scoglio isolato, si cercher di rimetterlo a galla in modo che
possa raggiungere il porto pi vicino.
Ma, dice Robert Kurtis, la cui opinione condivisa dal
secondo ufficiale e dal nostromo, difficile indovinare dove
siamo perch con questi venti di nord-ovest il Chancellor ha dovuto
essere spinto molto a sud. Da un pezzo non ho potuto fare il punto,
nondimeno, siccome non so di nessuno scoglio in questa parte
dell'Atlantico, possibile che siamo arenati su qualche terra
dell'America del Sud.
Ma, dico io, siamo sempre sotto la minaccia di uno
scoppio. Non potremmo abbandonare il Chancellor e rifugiarci...
Su questo scoglio? risponde Robert Kurtis. Ma come
fatto? La marea alta non lo copre? Possiamo riconoscerlo in questa
oscurit? Lasciamo che venga giorno, e vedremo.
Riferisco subito agli altri passeggeri queste parole di Robert
Kurtis. Esse non sono proprio rassicuranti, ma nessuno vuol vedere il
nuovo pericolo che crea la situazione della nave, se, per disgrazia,
essa si arenata su qualche scoglio sconosciuto, a molte centinaia di
miglia da ogni terra. Una sola considerazione domina ogni cosa, ed
che l'acqua ormai combatte per noi e lotta vantaggiosamente contro
l'incendio e di conseguenza, contro la minaccia d'esplosione.
Infatti alle fiamme violente succeduto a poco a poco un denso
fumo nero, che sfugge dai boccaporti in volute umidicce. Alcune
lingue ardenti si lanciano ancora in mezzo ai cupi turbini, ma si
spengono quasi subito. Al ruggito del fuoco succedono i fischi
dell'acqua che evapora sul focolaio interno. Certo il mare fa ci che
le nostre pompe e i nostri buglioli non avrebbero potuto fare, e ci
voleva soltanto una inondazione per spegnere quell'incendio, che si
propagato in mezzo a mille e settecento balle di cotone!

CAPITOLO XVI
30 OTTOBRE. Le prime luci del mattino hanno imbiancato
l'orizzonte, ma le brume del largo arrestano lo sguardo su una
circonferenza ristretta. Nessuna terra ancora in vista, eppure i nostri
occhi frugano impazienti tutta la parte occidentale e meridionale
dell'oceano.
In questo momento il mare si ritirato quasi del tutto, non vi sono
sei piedi d'acqua intorno alla nave, che pesca ben quindici piedi a
pieno carico. Alcune punte rocciose emergono qua e l; si vede da
certi colori del fondo che quella scogliera fatta di rocce basaltiche.
Ma come mai il Chancellor ha potuto essere spinto tanto avanti su
questo scoglio? Bisogna che un'onda enorme l'abbia sollevato, ed
proprio ci che ho sentito alcuni istanti prima dell'arenamento. Cos,
dopo aver esaminato la linea di scogli che lo circonda, mi domando
in qual modo si potr toglierlo di l. inclinato di poppa verso prora,
il che rende molto difficile camminare sul ponte, e inoltre a mano a
mano che il livello dell'oceano si abbassa, si accentua il suo
sbandamento sulla sinistra. Robert Kurtis ha potuto temere per un
istante che la nave si abbattesse sul fianco a bassa marea: ma la sua
inclinazione si finalmente fissata e non vi pi nulla da temere a
questo riguardo.
Alle sei del mattino si odono urti violenti. l'albero di mezzana,
che dopo essere stato portato via, torna a battere contro la murata del
Chancellor. Contemporaneamente echeggiano delle grida, e il nome
di Robert Kurtis viene pronunciato diverse volte.
Guardiamo nella direzione dalla quale provengono le grida, e nel
crepuscolo del giorno che nasce si vede un uomo che si aggrappato
alla gabbia di mezzana. Silas Huntly, il quale, travolto nella caduta
dell'albero, miracolosamente scampato dalla morte.
Robert Kurtis si precipita in aiuto del suo ex capitano, e, sfidando
mille pericoli, riesce a riportarlo a bordo. Silas Huntly, senza
proferire parola, va a sedersi nel cantuccio pi lontano del casseretto.
Quell'uomo, divenuto un essere assolutamente passivo, non conta
pi.
Si riesce poi a far passare sottovento l'albero di mezzana, che
viene saldamente ormeggiato alla nave, di cui non percuote pi i
fianchi. Chiss, questo rottame potr forse servirci!
Ora abbastanza chiaro e le nebbie cominciano a diradarsi. Gi lo
sguardo pu estendersi sul perimetro dell'orizzonte a pi di tre
miglia, ma non appare ancora nulla che assomigli ad una costa. La
linea dei frangenti va da sud-ovest a nord-est per un miglio circa. Al
nord emerge una specie d'isolotto di forma irregolare. un bizzarro
agglomerato di rocce, che si erge a non pi di duecento braccia dal
luogo in cui si arenato il Chancellor e ad un'altezza di cinquanta
piedi. Esso deve dunque dominare il livello delle pi alte maree. Una
specie di argine strettissimo, ma praticabile a bassa marea, ci
permetter di giungere a quell'isolotto, se sar necessario.
Al di l il mare ripiglia la sua tinta scura. L l'acqua profonda.
L finisce la scogliera.
Uno scoramento, giustificato dalla condizione della nave,
s'impadronisce di tutti gli animi. Bisogna temere infatti che quella
scogliera non si colleghi a nessuna terra.
In questo momento - sono le sette, - giorno chiaro, e le nebbie
sono scomparse. L'orizzonte si disegna, intorno al Chancellor,
limpidissimo, ma la linea d'acqua e la linea del cielo vi si
confondono col medesimo contorno, e il mare riempie tutto lo
spazio.
Robert Kurtis, immobile, osserva l'oceano principalmente verso
ovest. Il signor Letourneur ed io, ritti uno accanto all'altro, ne
esaminiamo ogni minimo movimento e leggiamo chiaro le idee che
gli si affollano nel cervello. La sua meraviglia grande, perch egli
poteva credersi vicino a terra essendosi sempre diretto a sud, dopo
l'avvistamento delle Bermude, eppure nessuna terra in vista.
In questo momento, Robert Kurtis, lasciando il casseretto, si reca
camminando sulle murate fino alle sartie, si lancia sulle griselle,
afferra le sartie dell'albero di gabbia, supera le crocette e raggiunge
rapidamente l'incappellaggio
4
dell'alberetto di velaccio. Di l

4
tratto di un albero ove si uniscono le gasse e i collari delle sartie che lo
sostengono.
esamina per qualche minuto con estrema attenzione tutto l'orizzonte,
poi afferra uno dei paterazzi, si lascia scivolare fino al guardamano e
torna accanto a noi.
Lo interroghiamo con lo sguardo:
Nessuna terra! risponde freddamente. Allora il signor Kear
domanda:
Dove siamo signore?
Non ne ho la minima idea, signore risponde Robert Kurtis.
Dovreste saperlo! replica scioccamente il magnate del
petrolio.
Sar, ma non lo so!
Ebbene, soggiunge il signor Kear, sappiate allora che io
non intendo rimanere eternamente sulla vostra barca, signore, e vi
ordino di partire!
Robert Kurtis si accontenta di alzare le spalle.
Poi, rivolgendosi verso il signor Letourneur e me, dice:
Prender un'altezza se il sole si mostra, e allora sapremo in
quale punto dell'Atlantico ci ha gettato l'uragano.
Robert Kurtis si occupa poi di far distribuire viveri ai passeggeri e
all'equipaggio. Ne abbiamo tutti bisogno, perch siamo estenuati
dalla fatica e dalla fame. Si mangia biscotto e carne conservata; poi il
capitano, senza perdere un minuto, d alcuni ordini per rimettere a
galla la nave.
L'incendio ormai diminuito e ormai nessuna fiamma compare
all'esterno. Il fumo meno abbondante, bench nero. certo che il
Chancellor ha una gran quantit d'acqua nella stiva, ma non si pu
accertarlo, poich il ponte non praticabile.
Robert Kurtis fa allora annaffiare le tavole ardenti, e due ore dopo
i marinai possono camminare sul ponte.
La prima preoccupazione di scandagliare, ed il nostromo che
fa questa operazione. Dopo di che si accerta che vi sono cinque piedi
d'acqua nella stiva, ma il capitano non d ordine di pomparla, perch
vuole che essa completi la sua opera. Prima l'incendio. L'acqua dopo.
Ed ora, forse meglio abbandonare la nave e rifugiarsi sullo
scoglio? Non questa l'opinione del capitano Kurtis, e nemmeno del
secondo ufficiale e del nostromo. Infatti, con un mare cattivo non
deve essere possibile resistere su queste rocce, nemmeno sulle pi
alte, che i marosi devono spazzare. Quanto alle possibilit di
esplosione presentate dalla nave, esse ora sono notevolmente
diminuite; certamente l'acqua ha invaso la parte della stiva dove
deposto il bagaglio di Ruby, e, di conseguenza, la damigiana di
picrato.
Viene perci deciso che n i passeggeri n l'equipaggio
abbandoneranno il Chancellor.
Ci si dedica, allora, a costruire a poppa, sul casseretto, una specie
d'attendamento, e vengono sistemati per le due passeggere alcuni
materassi, che il fuoco non ha toccato. Alcuni uomini dell'equipaggio
che hanno salvato i loro sacchi-vestiario, li sistemano sotto il castello
di prua. Alloggeranno l, poich il loro locale assolutamente
inabitabile.
Per fortuna in dispensa i danni non devono essere stati gravissimi;
in gran parte i viveri sono stati risparmiati, e cos pure le riserve
d'acqua. Anche la cala delle vele di rispetto, posta a prua, intatta.
Infine forse siamo al termine delle nostre pene! Almeno si
tentati di crederlo, perch da stamane il vento si calmato molto, e al
largo il mare lungo si assai ridotto. una circostanza favorevole,
perch se in questo momento i colpi di mare percuotessero il
Chancellor, lo spezzerebbero inevitabilmente contro queste dure
rocce basaltiche.
I signori Letourneur ed io abbiamo parlato a lungo degli ufficiali
di bordo, dell'equipaggio e di come tutti si sono comportati durante il
pericolo. Tutti hanno dimostrato coraggio ed energia. Il secondo
ufficiale Walter, il nostromo, il carpentiere Daoulas, si sono
particolarmente distinti. Ecco dei bravi marinai, sui quali si pu fare
assegnamento. Quanto a Robert Kurtis inutile elogiarlo. Ora come
sempre si moltiplica, dappertutto; non si presenta difficolt che non
sia pronto a risolvere; incoraggia i marinai con le parole e con le
azioni ed diventato l'anima di questo equipaggio il quale non agisce
che per opera sua.
Frattanto, dalle sette del mattino il mare ha cominciato a risalire.
Ora sono le undici, e tutti gli scogli sono scomparsi sott'acqua. Ci si
deve aspettare di vedere il livello dell'acqua alzarsi nella stiva del
Chancellor a mano a mano che quello del mare cresce, e cos
appunto avviene. Lo scandaglio segnala nove piedi e nuovi strati di
cotone sono inondati: dobbiamo rallegrarcene.
Da quando la marea ha raggiunto l'altezza massima, la maggior
parte degli scogli che circondano la nave sono sommersi: rimane
visibile solo la cornice di un piccolo bacino circolare di
duecentocinquanta o trecento piedi di diametro, di cui il Chancellor
occupa l'angolo nord. Il mare vi abbastanza tranquillo e le onde non
giungono fino alla nave - fortunata circostanza, perch essendo
assolutamente immobile, il nostro bastimento sarebbe battuto come
uno scoglio.
Alle undici e mezzo il sole, che le nubi velavano da dieci ore, si
opportunamente lasciato vedere. Il capitano, che ha gi potuto
calcolare un angolo orario nella mattina, si prepara a prendere
l'altezza meridiana, e verso mezzogiorno riesce a fare
un'osservazione esattissima.
Poi scende nella sua cabina, calcola il punto, torna sul casseretto,
e ci dice:
Siamo a 18 5' di latitudine nord, e 45 53' di longitudine
ovest.
Allora la posizione viene spiegata dal capitano a tutti coloro che
non hanno familiarit con la longitudine e la latitudine. Robert Kurtis
con ragione non vuol nascondere nulla, gli preme che ognuno sia
informato esattamente dello stato delle cose.
Il Chancellor arenato a 18 5' di latitudine nord e 45 53' di
longitudine ovest, su uno scoglio non indicato dalle carte. Come mai
possono esistere degli scogli in questa parte dell'Atlantico senza che
se ne sia al corrente? Questo isolotto sarebbe dunque di formazione
recente, un prodotto di qualche sollevamento plutonico? Non vedo
altra spiegazione possibile per questo fatto.
Ad ogni modo, quest'isolotto a ottocento miglia almeno dalle
Guiane, che sono la terra pi vicina.
Ecco quanto stabilisce in modo incontrastabile il punto segnato
sulla carta di bordo.
Il Chancellor dunque stato trascinato a sud fino al 18 parallelo,
prima dalla pazza ostinazione di Silas Huntly, poi da quel colpo di
vento di nord-ovest che l'ha obbligato a fuggire. Per conseguenza il
Chancellor dovr navigare per pi di ottocento miglia prima di
raggiungere la costa pi vicina.
Questa la situazione: grave, eppure l'impressione che deriva
dalla comunicazione del capitano non brutta, perlomeno in questo
momento. Quali nuovi pericoli potrebbero turbarci ora, dopo che
siamo sfuggiti alle minacce dell'incendio e dell'esplosione? Si
dimentica che la stiva della nave invasa dall'acqua, che la terra
lontana, che il Chancellor, quando riprender il mare, potr calare a
fondo... Ma gli animi sono ancora sotto l'impressione dei terrori del
passato, e, avendo ritrovato un po' di calma, sono disposti alla
fiducia.
Che cosa far ora Robert Kurtis? Semplicemente ci che il
buonsenso comanda: spegnere completamente l'incendio, buttare a
mare tutto o una parte del carico, senza dimenticare la damigiana di
picrato, tappare la via d'acqua, e, alleggerita la nave, approfittare di
un'alta marea per lasciare lo scoglio al pi presto possibile.

CAPITOLO XVII
SEGUITO DEL 30 OTTOBRE. Ho parlato con il signor Letourneur
della situazione in cui ci troviamo e ho creduto di potergli assicurare
che il nostro soggiorno sullo scoglio sar breve, se le circostanze
saranno favorevoli. Ma il signor Letourneur non sembra della mia
opinione.
Temo invece, mi risponde, che dovremo restare un pezzo
su queste rocce!
E perch? ho ribattuto. Gettare in mare qualche centinaio
di balle di cotone non una cosa lunga n difficile, e in due o tre
giorni la si pu fare.
Certamente, signor Kazallon, la si potrebbe fare rapidamente,
se l'equipaggio potesse mettersi al lavoro fin da oggi. Ma
assolutamente impossibile entrare nella stiva del Chancellor, perch
l'aria vi ancora irrespirabile, e chiss quanti giorni dovranno
passare prima che vi si possa scendere, dal momento che lo strato
intermedio del carico brucia ancora. D'altra parte, spento il fuoco,
saremo forse in grado di prendere subito il mare? No! Bisogner
accecare la falla che deve essere notevole, e accecarla con estrema
cura se non vogliamo colare a fondo dopo aver rischiato di essere
bruciati! No, signor Kazallon, io non mi faccio illusioni e mi riterr
fortunato se fra tre settimane avremo lasciato lo scoglio. E che il
Cielo non voglia che si scateni qualche uragano prima che abbiamo
ripreso il mare, perch il Chancellor verrebbe spezzato come vetro
contro questo scoglio che diventerebbe la nostra tomba!
questo infatti il maggior pericolo dal quale siamo minacciati.
L'incendio sar domato, la nave rimessa a galla - perlomeno tutto lo
lascia credere; ma siamo alla merc d'un colpo di vento.
Ammettendo che la parte pi elevata dello scoglio possa offrire un
rifugio durante una tempesta, che cosa avverrebbe dei passeggeri e
dell'equipaggio del Chancellor, una volta che la loro nave fosse
ridotta a un relitto?
Signor Letourneur, ho chiesto allora, avete fiducia in
Robert Kurtis?
Fiducia assoluta, signor Kazallon, e considero una grazia
celeste il fatto che il capitano Huntly gli abbia ceduto il comando
della nave. Tutto quanto sar possibile fare son sicuro che Robert
Kurtis lo far.
Quando chiedo al capitano quanto crede che potr durare il nostro
soggiorno sullo scoglio, mi risponde che non pu ancora saperlo e
che ci dipende soprattutto dalle circostanze, ma spera che il tempo
non sar sfavorevole. Infatti il barometro risale costantemente e
senza oscillazioni, che invece ha quando gli strati atmosferici sono
mal equilibrati. Questo un indizio di calma durevole e perci lieto
presagio per le nostre operazioni.
Del resto non si perde un'ora, e ognuno si mette all'opera con
energia.
Robert Kurtis pensa, prima di tutto, a spegnere completamente
l'incendio, che rode ancora lo strato superiore delle balle di cotone al
di sopra del livello raggiunto dall'acqua nella stiva. Ma non si tratta
di perdere tempo per risparmiare il carico. evidente che la sola
maniera di agire di soffocare il fuoco fra due zone liquide. Le
pompe ricominciano dunque a entrare in funzione.
Durante le prime operazioni l'equipaggio basta alle manovre delle
pompe. L'aiuto dei passeggeri non viene richiesto, ma noi siamo tutti
pronti ad offrire le nostre braccia, e il nostro aiuto non sar da
disprezzare quando si dovr procedere allo scaricamento della nave.
Frattanto i signori Letourneur ed io passiamo il tempo o
chiacchierando o leggendo; io inoltre dedico qualche ora a scrivere il
mio diario. L'ingegner Falsten, poco comunicativo, sempre assorto
nelle sue cifre o disegna schizzi di macchine in pianta, spaccata e
alzata. Volesse il Cielo che potesse inventare qualche potente
meccanismo capace di rimettere a galla il Chancellor! Quanto ai
signori Kear, essi se ne stanno in disparte e ci risparmiano il fastidio
di ascoltare le loro incessanti recriminazioni; disgraziatamente la
signorina Herbey obbligata a rimanere con loro, e non vediamo
quasi mai la giovane. Silas Huntly non si immischia in nulla di
quanto riguarda la nave; in lui il marinaio non esiste pi e l'uomo
vegeta appena. Lo steward Hobbart un personaggio ossequioso,
impenetrabile e generalmente quasi mai d'accordo con il suo cuoco
J ynxtrop, un brutto ceffo di negro, brutale e impudente, che si
mescola con gli altri marinai pi di quel che convenga.
Le distrazioni dunque non possono essere che molto rare a bordo.
Fortunatamente mi viene l'idea di andare a visitare lo scoglio
sconosciuto sul quale arenato il Chancellor. La passeggiata non
sar n lunga n variata, certamente, ma un'occasione di lasciare la
nave per qualche ora e di studiare un terreno di origine sicuramente
bizzarra.
D'altra parte importante che la mappa di questo scoglio, non
segnato sulle carte, sia rilevata con cura. Credo che i signori
Letourneur ed io potremo fare facilmente questo lavoro di idrografia,
lasciando al capitano Kurtis la cura di completarlo quando calcoler
di nuovo la longitudine e latitudine con tutta l'esattezza possibile.
La mia proposta accettata dai signori Letourneur. Vengono
messi a nostra disposizione la baleniera con alcuni scandagli a sagola
ed un marinaio per manovrarla; lasciamo quindi il Chancellor nella
mattinata del 31 ottobre.

CAPITOLO XVIII
DAL 31 OTTOBRE AL 5 NOVEMBRE. Abbiamo cominciato con il
fare il periplo dello scoglio che ha una lunghezza di circa un quarto
di miglio.
Questo piccolo viaggio di circumnavigazione viene compiuto
rapidamente e, grazie allo scandaglio, accertiamo che i fianchi dello
scoglio sono molto scoscesi. L'acqua assai profonda fin sotto le
rocce e non c' da dubitare che a proiettare questo scoglio fuori dalle
onde sia stato un brusco sollevamento, una spinta violenta dovuta
all'azione delle forze plutoniche.
Del resto l'origine dell'isolotto indiscutibile. puramente
vulcanica. Dappertutto vi sono soltanto blocchi di basalto disposti in
ordine perfetto, i cui prismi regolari danno a tutto l'insieme l'aspetto
di un gigantesco agglomerato di cristalli. Il mare splendidamente
trasparente immediatamente all'intorno del perimetro dello scoglio e
permette di vedere il bizzarro fascio di tronchi prismatici che
sostiene questa notevole costruzione.
Ecco un isolotto ben strano, dice il signor Letourneur, e
la sua comparsa sicuramente recente.
chiaro, babbo, risponde il giovane Andr, e aggiungo
che si tratta di un fenomeno identico a quelli che si sono verificati
per l'isola Giulia, davanti alla costa della Sicilia, e per i gruppi delle
Santorino, nell'Arcipelago, a formare quest'isolotto proprio per
permettere al Chancellor di andarvisi ad incagliare!
Effettivamente, ho aggiunto io, bisogna che in questa
parte dell'oceano si sia verificato un sollevamento, dato che questo
scoglio non segnato sulle carte pi recenti, perch, in questa parte
di Atlantico che abbastanza battuta, non avrebbe potuto sfuggire
all'avvistamento da parte dei marinai. Dunque esploriamolo con cura,
e in tal modo lo faremo conoscere ai naviganti.
Ma chiss se non sparir presto in seguito ad un fenomeno
analogo a quello che lo ha generato? risponde Andr Letourneur.
Sapete bene, signor Kazallon, che queste isole vulcaniche spesso
hanno una durata effimera, e magari, quando i geografi avranno
inserito questa nelle nuove carte, essa non esister gi pi!
Non importa, mio caro ragazzo, risponde il signor
Letourneur. meglio indicare un pericolo che non esiste piuttosto
che tralasciarne uno che esiste, e i marinai non avranno diritto di
lamentarsi se non troveranno pi nessuno scoglio l dove noi ne
abbiamo rilevato uno!
Hai ragione, babbo, risponde Andr, e, dopo tutto,
possibilissimo che questo isolotto sia destinato a durare quanto i
nostri continenti. Solamente, se deve scomparire, il capitano Kurtis
preferirebbe che fosse fra qualche giorno, allorch avr riparato le
avarie, ci gli risparmierebbe la fatica di rimettere a galla la nave!
Davvero, Andr, rispondo in tono scherzoso, voi volete
disporre della natura da padrone dispotico! Volete che essa elevi e
inghiotta uno scoglio a vostro piacimento, secondo le vostre
personali necessit, e dopo aver creato queste rocce allo scopo
preciso di spegnere l'incendio del Chancellor, le faccia scomparire a
un vostro colpo di bacchetta per rimetterlo a galla?
Io non voglio nulla, signor Kazallon, risponde sorridendo il
giovane, tranne che ringraziare Dio, che ci ha cos visibilmente
protetti. Egli ha voluto gettare la nostra nave su questo scoglio e la
rimetter a galla quando sar giunto il momento.
E noi l'aiuteremo con tutte le nostre forze, non vero, amici?
S, signor Kazallon, risponde il signor Letourneur,
perch legge dell'umanit di aiutarci fra noi. Tuttavia Andr ha
ragione di porre la sua fiducia in Dio. Certamente, avventurandosi
sul mare, l'uomo fa un uso notevole delle qualit che la natura gli ha
dato; ma su questo oceano sconfinato, quando gli elementi si
scatenano, egli sente quanto fragile la nave che lo porta, e quanto
egli stesso debole e disarmato! Perci io penso che il motto del
marinaio dovrebbe essere questo: Fiducia in se stesso, e fede in Dio!
Nulla di pi vero, signor Letourneur, ho risposto. Io
credo, anzi, che vi siano pochi marinai che abbiano l'anima
ostinatamente chiusa al sentimento religioso.
Cos parlando esaminiamo attentamente le rocce che formano la
base dell'isolotto, ed ogni cosa ci convince che la sua origine
recente. Infatti non c' una conchiglia, non un'alga aggrappata alle
pareti di basalto. Un dilettante di storia naturale non caverebbe nulla
a frugare in questo mucchio di sassi in cui la natura vegetale ed
animale non ha ancora messo la propria impronta. I molluschi vi
mancano assolutamente, e cos pure le idrofite. Il vento non vi ha
ancora portato nemmeno un seme e gli uccelli marini ancora non vi
hanno cercato un rifugio. Un geologo soltanto pu trovare materiali
per qualche studio interessante esaminando questa costruzione
basaltica che porta unicamente le tracce d'una formazione plutonica.
In questo momento la nostra imbarcazione torna alla punta sud
dell'isolotto, su cui si arenato il Chancellor. Propongo ai miei
compagni di mettere piede a terra, ed essi accettano.
Nel caso in cui l'isola dovesse sparire, dice ridendo il
giovane Andr, bisogna almeno che qualche creatura umana le
abbia fatto visita!
Il canotto accosta, e noi scendiamo sulla roccia basaltica. Andr
procede per primo perch il terreno abbastanza sgombro ed il
giovane non ha bisogno di braccia che lo sorreggano. Suo padre
rimane un po' indietro, accanto a me, ed eccoci a salire lo scoglio
lungo un pendio molto lieve, che porta alla sua cima pi alta.
Ci basta un quarto d'ora per superare questa distanza, e tutti e tre
ci sediamo su un prisma basaltico che incorona la roccia pi alta
dell'isolotto. Andr Letourneur estrae allora di tasca un taccuino e
comincia a disegnare lo scoglio, i cui contorni si stagliano molto
nettamente davanti a noi sul fondo verde delle acque.
Il cielo puro, e la marea, in quel momento bassa, lascia scoperte
le ultime punte che emergono a sud, lasciando fra esse lo stretto
passo seguito dal Chancellor prima dell'arenamento.
La forma dello scoglio piuttosto curiosa e ricorda decisamente
quella d'un prosciutto di York, la cui parte centrale si gonfia fino alla
tumescenza di cui occupiamo la cima.
Perci quando Andr ha disegnato il perimetro dell'isolotto, il
padre gli dice:
Ma, figlio mio, un prosciutto quello che hai disegnato!
S, babbo, risponde Andr, un prosciutto di basalto
abbastanza grosso da mettere in allegria un Gargantua, e, se il
capitano Kurtis acconsente, daremo a questo scoglio il nome di Ham-
Rock.
Certo, esclamai, il nome ben trovato! Lo scoglio di
Ham-Rock! E possano i naviganti non avvicinarglisi mai troppo,
poich non hanno i denti abbastanza duri per morderlo!
Il Chancellor si arenato all'estremit sud dell'isolotto, ossia sul
manico stesso del prosciutto e nella piccola calanca formata dalla
concavit di questo manico. inclinato sull'anca di dritta e in questo
momento assai sbandato perch la marea a livello minimo.
Quando il disegno di Andr Letourneur terminato,
ridiscendiamo per un altro pendio che digrada dolcemente verso
ovest e ben presto ai nostri sguardi si presenta una bella grotta. A
vederla la si direbbe veramente una opera architettonica sul tipo di
quelle che la natura ha formato nelle Ebridi e principalmente
nell'isola di Staffa. I signori Letourneur, che hanno visitato la grotta
di Fingal, la ritrovano qui pari pari, anche se in miniatura. Identica la
disposizione dei prismi concentrici dovuta al modo di
raffreddamento dei basalti; identica la volta, di travi nere le cui
cammettiture sono sottolineate di incrostazioni giallastre; identica la
purezza delle cuspidi prismatiche che il bulino di un ornatista non
avrebbe profilato pi nettamente; identico infine il fruscio dell'aria
attraverso i basalti sonori che i Gaeli hanno trasformato nelle arpe
delle ombre di Fingal. Solamente, se a Staffa il suolo un unico
strato liquido, qui la grotta non pu essere raggiunta che dai colpi di
mare pi violenti ed il campo delle formazioni prismatiche vi forma
un pavimento solido.
Inoltre, fa osservare Andr Letourneur, la grotta di Staffa
una vasta cattedrale gotica, mentre questa solo la cappella di tale
cattedrale! Ma chi si sarebbe aspettato di trovare una simile
meraviglia sopra uno scoglio sconosciuto dell'oceano?
Dopo esserci riposati per un'ora nella grotta di Ham-Rock,
seguiamo il litorale dell'isolotto e torniamo al Chancellor. Robert
Kurtis viene informato delle nostre scoperte, e inserisce l'isolotto
sulla sua carta con il nome datogli da Andr Letourneur.
Nei giorni successivi non abbiamo mai trascurato di fare una
passeggiata a questa grotta di Ham-Rock ove passiamo alcune
piacevoli ore. Robert Kurtis l'ha visitata anch'egli, ma da uomo che
ha ben altro per la testa che ammirare una meraviglia naturale.
Falsten vi si recato una volta per esaminare la natura delle rocce e
romperne alcuni pezzi senza piet, da vero geologo. Il signor Kear
non ha voluto scomodarsi ed rimasto confinato a bordo. Io ho
offerto alla signora Kear di accompagnarci in una delle nostre
escursioni, ma il disagio di doversi imbarcare nel canotto ed il timore
di stancarsi, le hanno fatto rifiutare la mia proposta.
Il signor Letourneur ha pure domandato alla signorina Herbey se
le piacerebbe visitare lo scoglio. La giovane ha creduto di poter
accettare questa proposta, felice di sottrarsi, non fosse che per un'ora,
alla tirannia capricciosa della padrona. Ma quando prega la signora
Kear di permetterle di scendere a terra, la signora rifiuta recisamente.
Seccato da questo modo di agire, intervengo presso la signora
Kear in favore della signorina Herbey. Debbo lottare, ma siccome ho
gi avuto occasione di rendere alcuni favori alla passeggera egoista, e
posso esserle ancora utile, ella finisce con il cedere alle mie
preghiere.
Cos la signorina Herbey ci accompagna molte volte nelle nostre
passeggiate attraverso le rocce. Molte volte anche peschiamo sul
litorale dell'isolotto, facciamo colazione allegramente nella grotta,
mentre le arpe basaltiche vibrano sotto la brezza. Siamo veramente
felici del piacere che prova la signorina Herbey nel sentirsi libera per
poche ore. Certo l'isolotto piccolo, ma nulla al mondo mai
sembrato cos grande alla fanciulla! Anche noi vogliamo bene a
quest'arido scoglio e presto esso non ha una pietra che non ci sia
nota, non un sentiero che non abbiamo seguito allegramente! un
ampio territorio in paragone con il ponte del Chancellor, e sono
sicuro che al momento della partenza non lo lasceremo senza
rammarico.
Parlando dell'isola di Staffa, Andr Letourneur ci informa che essa
appartiene alla famiglia dei MacDonald, i quali l'affittano per dodici
sterline l'anno.
Ebbene, signori, domanda la signorina Herbey, credete
che si potrebbe affittare questo per pi di mezza corona?
Nemmeno un penny, dico io ridendo. Ma avreste forse
intenzione di prenderlo in affitto?
No, signor Kazallon, risponde la fanciulla trattenendo un
sospiro, eppure questo il solo luogo in cui io sia stata felice!
Ed io pure! mormora Andr.
Vi sono molte sofferenze nascoste nella risposta della signorina
Herbey! La giovane, povera, senza parenti, senza amici, ha trovato la
felicit - felicit di pochi minuti - solo su uno scoglio dell'Atlantico!

CAPITOLO XIX
DAL 6 AL 15 NOVEMBRE. Per i cinque primi giorni dopo il suo
arenamento, acri e densi vapori sono sfuggiti dalla stiva del
Chancellor, poi essi si sono ridotti a poco a poco, ed il 6 novembre
l'incendio si pu considerare spento. Tuttavia, per prudenza, Robert
Kurtis continua a far azionare le pompe cos che ora lo scafo
riempito fino al ponte di corridoio. Solamente quando la marea
scende, anche l'acqua nella stiva si abbassa e le due superfici liquide
si livellano all'interno e all'esterno.
Il che prova, mi dice Robert Kurtis, che la falla grande,
dato che il deflusso avviene con tanta rapidit.
Ed infatti la via d'acqua apertasi nello scafo non misura meno di
quattro piedi quadrati di superficie. Uno dei marinai, Flaypol, si
tuffato a marea bassa e ha accertato la posizione e l'importanza
dell'avaria. La falla si apre a trenta piedi a prora del timone e tre
tavole del fasciame sono state sfondate dalla punta di uno scoglio a
circa due piedi sopra la battura della chiglia. L'urto stato
violentissimo, perch la nave aveva un carico pesante e il mare era
molto agitato. Anzi stupisce il fatto che lo scafo non si sia aperto in
pi punti. Quanto al sapere se la falla sar facile da accecare, lo si
sapr quando, tolto o rimosso il carico, sar possibile al carpentiere
d'arrivarvi. Ma ci vorranno ancora due giorni prima che sia possibile
penetrare nella stiva del Chancellor ed estrarne le balle di cotone
risparmiate dalle fiamme.
Frattanto Robert Kurtis non rimane in ozio, e, con il valido aiuto
del suo equipaggio, esegue importanti lavori. In tal modo il capitano
fa rialberare l'albero di mezzana che era precipitato al momento
dell'incagliamento e che si era riusciti ad alare sullo scoglio con tutta
la sua attrezzatura. Grazie a delle bighe installate a poppa, stato
possibile risistemare il tronco maggiore sul vecchio troncone, nel
quale il carpentiere Daoulas ha praticato una mastra particolare. Forti
legature e caviglie di ferro assicurano la congiunzione delle due parti
spezzate.
Ci fatto viene ripassata attentamente tutta l'attrezzatura, le sartie,
i paterazzi, gli stragli vengono tesati di nuovo, alcune vele cambiate e
le manovre correnti, debitamente ripristinate, ci permetteranno di
navigare con sicurezza.
Vi molto da fare a poppa e a prora della nave, perch il
casseretto e il locale dell'equipaggio sono stati molto danneggiati
dalle fiamme. Perci, necessario porre ogni cosa in ordine, il che
richiede tempo e buona volont. Il tempo non manca, la buona
volont nemmeno, e ben presto possiamo rientrare nelle nostre
cabine.
Solamente il giorno 8 si pu cominciare con utilit lo scarico del
Chancellor. Poich le balle di cotone sono sommerse nell'acqua, che
riempie la stiva a marea alta, vengono posti dei paranchi sui
boccaporti e anche noi aiutiamo gli uomini dell'equipaggio a issare
quelle balle pesanti quasi tutte completamente avariate. Esse
vengono caricate ad una ad una nella baleniera e trasportate sullo
scoglio.
Tolto a questo modo il primo strato del carico, bisogna pensare a
esaurire, almeno in parte, l'acqua che riempie la stiva. Diviene cos
necessario turare il pi ermeticamente possibile il foro che lo scoglio
ha aperto nello scafo della nave. Lavoro difficile, ma che il marinaio
Flaypol e il nostromo compiono con zelo superiore ad ogni elogio. A
marea bassa, essi sono riusciti, tuffandosi fin sotto l'anca di dritta, ad
inchiodare una lastra di rame sulla falla, ma poich tale lastra non
potr sopportare la pressione quando il livello interno si abbasser
sotto l'azione delle pompe, Robert Kurtis cerca di assicurare
l'otturamento ammucchiando delle balle di cotone contro le tavole di
fasciame sfondate. Il materiale abbonda, e presto la bassa carena del
Chancellor come imbottita da quelle pesanti ed impermeabili balle
che, si spera, permetteranno alla lastra di rame di resistere meglio.
L'espediente del capitano riuscito. Lo si vede chiaramente non
appena le pompe entrano in funzione, perch il livello dell'acqua
diminuisce a poco a poco nella stiva e gli uomini sono in grado di
continuare lo scaricamento.
dunque probabile, ci dice Robert Kurtis, che potremo
raggiungere l'avaria e ripararla dall'interno. Certo sarebbe stato
meglio abbattere il bastimento in carena e cambiarne le tavole del
fasciame, ma mi mancano i mezzi per intraprendere un'operazione
cos difficile. E poi avrei timore che sopraggiungesse il cattivo tempo
mentre la nave fosse coricata sul fianco, il che la lascerebbe alla
merc di un colpo di mare. In ogni caso credo di potervi assicurare
che la falla sar turata adeguatamente e che fra poco potremo cercare
di raggiungere la costa con una certa sicurezza.
Dopo due giorni di lavoro, l'acqua stata espulsa in gran parte e lo
scaricamento delle ultime balle stato effettuato con facilit.
Abbiamo dovuto manovrare le pompe anche noi per alleggerire la
fatica dell'equipaggio, e l'abbiamo fatto accuratamente. Andr
Letourneur, nonostante la sua infermit, si unito a noi, e ognuno,
secondo le proprie forze, ha fatto il suo dovere.
Tuttavia quello un lavoro faticoso; non possiamo continuarlo a
lungo senza riposarci. Le braccia e le reni sono presto sfiancate da
quel via vai di marchingegni e io mi rendo conto del perch ai
marinai ripugni questa fatica. E noi la facciamo ancora in condizioni
favorevoli, perch il bastimento sopra un fondo solido e non
abbiamo l'abisso sotto i piedi. Non difendiamo la nostra vita contro
un mare invadente, non siamo costretti a lottare contro l'acqua che
rientra a mano a mano che la cacciamo fuori. Faccia il Cielo che non
siamo mai messi di fronte a una simile prova su una nave che
affonda!

CAPITOLO XX
DAL 15 AL 20 NOVEMBRE. Oggi stato possibile effettuare la
visita della stiva; si finalmente trovata la damigiana di picrato, a
poppa, in un angolo che il fuoco non ha fortunatamente raggiunto. La
damigiana intatta; l'acqua non ne ha nemmeno rovinato il
contenuto; viene deposta in luogo sicuro all'estremit dell'isolotto.
Perch non buttarla in mare immediatamente? Lo ignoro, sta il fatto
che non la si buttata.
Robert Kurtis e Daoulas, durante la loro visita, si rendono conto
che il ponte e i bagli che lo sorreggono hanno sofferto meno di
quanto si credeva. Il violento calore a cui le grosse tavole e le robuste
traverse sono state sottoposte, le ha fatte inarcare, ma senza
intaccarle profondamente; l'azione del fuoco sembra essersi diretta
pi particolarmente verso i fianchi dello scafo.
Infatti, per un tratto molto lungo le serrette sono state divorate
dalle fiamme: punte di caviglie carbonizzate escono qua e l, e
disgraziatamente l'ossatura molto danneggiata; la stoppa gioca nelle
intestature e nei cementi e si pu considerare un miracolo il fatto che
la nave non si sia spaccata da un pezzo.
Sono cose spiacevoli, bisogna convenirne. Il Chancellor ha
ricevuto avarie tali, che Robert Kurtis non pu evidentemente
ripararle con i pochi mezzi di cui dispone e non sarebbe in grado di
dare alla sua nave la solidit necessaria per una lunga traversata.
Perci il capitano ed il carpentiere tornano indietro molto
pensierosi. I danni sono veramente tanto gravi che, se si trovasse su
un'isola e non sopra uno scoglio, che il mare pu spazzare da un
momento all'altro, Robert Kurtis non esiterebbe a demolire la nave
per costruirne una pi piccola di cui almeno potersi fidare.
Ma Robert Kurtis decide rapidamente e ci raduna tutti, equipaggio
e passeggeri, sul ponte del Chancellor.
Amici, dice, le avarie sono molto pi gravi di quanto
credevamo e lo scafo del bastimento molto danneggiato. Siccome
da una parte non abbiamo mezzi per ripararlo, e dall'altra su questo
isolotto, alla merc del primo colpo di mare, non abbiamo tempo di
costruire un altro bastimento, ecco quanto propongo di fare: accecare
la falla il meglio possibile e raggiungere il porto pi vicino. Siamo a
ottocento miglia soltanto dalla costa di Paramaribo, che costituisce il
litorale settentrionale della Guiana olandese, e in dieci o dodici
giorni, se il tempo ci sar favorevole, vi avremo trovato rifugio!
Non vi altro da fare. Perci la decisione di Robert Kurtis
approvata ad unanimit.
Daoulas e i suoi aiutanti si occupano allora di turare internamente
la falla e di rinforzare il pi possibile l'ossatura intaccata dal fuoco.
Ma evidente che il Chancellor non offre pi sicurezza sufficiente
per una navigazione d'una certa durata e che sar condannato nel
primo porto in cui soster.
Il carpentiere calafata pure i comenti esterni del fasciame nella
parte dello scafo che emerge a bassa marea; ma non pu visitare
quella che l'acqua copre anche durante la marea bassa, e deve
accontentarsi di fare un raddobbo interno.
Questi vari lavori durano fino al 20. Quel giorno, avendo fatto
tutto quanto era umanamente possibile per riparare la sua nave,
Robert Kurtis si decide a rimetterla in mare.
S'intende che, dal momento in cui la stiva stata vuotata del
carico e dell'acqua che conteneva, il Chancellor non ha cessato di
galleggiare anche prima del massimo livello raggiunto dall'alta
marea. Siccome si presa la precauzione di ancorarlo a prua ed a
poppa, esso non stato spinto sulla scogliera ed rimasto in quel
piccolo bacino naturale, difeso a dritta e a sinistra dalle rocce che
nemmeno il flusso pi alto ricopre. Ora si d il caso che questo
bacino nella sua parte pi larga possa permettere al Chancellor di
fare un'inversione di 180, e tale manovra viene eseguita facilmente
mediante cavi d'ormeggio che sono stati fissati allo scoglio, cos che
la nave presenta ora la! prua a sud.
Pare dunque che sar facile liberare il Chancellor, sia issando le
sue vele, se il vento favorevole, sia tonneggiandolo fin fuori del
passo se il vento contrario. Nondimeno l'operazione offre qualche
difficolt a cui bisogner provvedere.
Infatti l'ingresso del passo sbarrato da una specie di piattaforma
basaltica, sopra la quale, a marea alta, l'acqua raggiunge appena
un'altezza pari al pescaggio del Chancellor, bench esso sia stato
completamente privato della zavorra. Se passato sopra questa
piattaforma prima del suo arenamento, , lo ripeto, perch stato
sollevato e trascinato da un'ondata enorme e gettato nel bacino.
D'altra parte quel giorno era non solo una marea di novilunio, ma
anche la pi forte dell'anno e devono passare molti mesi prima che si
riproduca una marea equinoziale cos forte.
Ora chiaro che Robert Kurtis non pu aspettare molti mesi. Oggi
ci sar una forte marea sigiziale. Bisogna che egli ne approfitti per
liberare la nave; una volta fuori del bacino, la zavorrer in modo che
possa sopportare una velatura e si metter in rotta.
Per di pi il vento favorevole perch soffia da nord-est, ossia in
direzione del passo. Ma il capitano con ragione non intende lanciare
a vele spiegate, e contro un ostacolo che pu arrestarlo di colpo, un
bastimento la cui solidit ormai molto dubbia. Perci, dopo aver
consultato il secondo ufficiale Walter, il carpentiere e il nostromo,
decide di tonneggiare il Chancellor. Di conseguenza viene fissata
un'ancora a poppa, nel caso in cui, qualora l'operazione non riesca, si
debba ricondurre la nave all'ancoraggio primitivo; poi altre due
ancore sono portate fuori del passo, la cui lunghezza non supera i
duecento piedi. Le catene vengono allora date volta al molinello,
l'equipaggio comincia a far forza sulle aspe ed alle quattro
pomeridiane il Chancellor comincia il suo movimento.
L'alta marea raggiunger il suo massimo livello alle quattro e
ventitr minuti. Perci dieci minuti prima la nave stata alata fin
dove il suo pescaggio le permetteva, ma ben presto la parte anteriore
della chiglia ha toccato la piattaforma ed ha dovuto arrestarsi.
E ora, poich l'estremit inferiore della ruota di prua ha superato
l'ostacolo, non vi alcuna ragione perch Robert Kurtis non unisca
l'azione del vento alla forza meccanica del molinello. Le vele alte e
basse vengono dunque spiegate e orientate col vento in poppa.
il momento buono. La marea stanca. Passeggeri e marinai si
tengono pronti alle aspe del molinello, i signori Letourneur, Falsten
ed io siamo all'aspa di dritta. Robert Kurtis sul casseretto per tener
d'occhio la velatura; il secondo ufficiale sul castello di prua, il
nostromo al timone.
Il Chancellor d qualche scossa, ed il mare gonfiandosi lo solleva
leggermente, ma, fortunatamente, calmo.
Via, amici, grida Robert Kurtis con la sua voce calma e
fiduciosa, forza e tutti insieme. Via!
Le aspe dell'argano vengono messe in movimento. Si ode il
rumore degli scontri, e le catene, tendendosi, fanno forza sulle cubie.
Il vento rinfresca, e siccome la nave non pu prendere una velocit
corrispondente, gli alberi si inarcano sotto la spinta delle vele. Si
riesce ad avanzare di una ventina di piedi. Un marinaio intona una di
quelle canzoni gutturali, il cui ritmo favorisce a rendere i nostri
movimenti simultanei. Raddoppiamo gli sforzi, il Chancellor freme...
Ma tutto inutile. La marea comincia a calare. Non passeremo.
Ma, dal momento che non passa, la nave non pu rimanere in
bilico su quella piattaforma perch si spezzerebbe in due a bassa
marea. Ad un ordine del capitano le vele vengono rapidamente
serrate, e l'ancora gettata a poppa entrer ben presto in funzione. Non
c' un momento da perdere. Si vira a dare indietro ed un momento
di terribile ansia... Ma il Chancellor scivola sulla chiglia e torna nel
bacino che gli serve ormai da prigione.
Ebbene, capitano, domanda allora il nostromo, come
faremo a passare?
Non lo so, risponde Robert Kurtis, ma passeremo.

CAPITOLO XXI
DAL 21 AL 23 NOVEMBRE. Bisogna effettivamente lasciare
questo stretto bacino, e al pi presto. Il tempo, che ci ha favoriti per
tutto questo mese di novembre, minaccia di cambiare. Il barometro
sceso da ieri, e il mare comincia ad agitarsi intorno ad Ham-Rock.
Non possibile rimanere sull'isolotto durante una burrasca. Il
Chancellor sarebbe fatto a pezzi.
Questa stessa sera, a marea bassa, Robert Kurtis, Falsten, il
nostromo, Daoulas ed io siamo andati ad esaminare la piattaforma
basaltica, che era allora allo scoperto. C' un solo modo per aprire un
passaggio, e cio attaccare la piattaforma a colpi di piccone per dieci
piedi di larghezza e sei di lunghezza. Un abbassamento di otto o nove
pollici deve bastare per quel che pesca il Chancellor, e ponendo
adeguati segnalamenti al piccolo canale, esso lo potr passare
venendosi a trovare al di l in acque che immediatamente ridiventano
profonde.
Ma questo basalto ha la durezza del granito, fa osservare il
nostromo, ed il lavoro sar lunghissimo, tanto pi che non potr
essere eseguito se non durante la bassa marea, ossia per due sole ore
su ventiquattro.
Ragione di pi, nostromo, per non perdere un minuto,
risponde Robert Kurtis.
Eh! capitano, dice Daoulas, ne avremo per un mese! Non
sarebbe possibile far saltare queste rocce? Abbiamo della polvere a
bordo.
Ce n' troppo poca, risponde il nostromo.
La situazione gravissima. Un mese di lavoro! Ma prima di un
mese la nave sar demolita dal mare!
Abbiamo di meglio della polvere, dice allora Falsten.
Che cosa? domanda Robert Kurtis, voltandosi verso
l'ingegnere.
Picrato di potassio! risponde Falsten.
Gi, picrato di potassio! La damigiana imbarcata dal disgraziato
Ruby. L'esplosivo che per poco non ha fatto scoppiare la nave, sapr
pure rimuovere l'ostacolo! Un fornello di mina praticato nel basalto,
e la piattaforma non esister pi!
La damigiana di picrato, come ho detto, era stata deposta sullo
scoglio in luogo sicuro. veramente una fortuna, anzi cosa
provvidenziale che non lo si sia gettato a mare dopo averlo estratto
dalla stiva.
I marinai vanno a cercare i picconi, e Daoulas, sotto la direzione
di Falsten, comincia a scavare un fornello da mina nella direzione
che deve dare il miglior risultato. Tutto ci lascia sperare che il
fornello sar terminato nella notte e che domani all'alba, dopo che
l'esplosione avr prodotto l'atteso risultato, il passaggio sar libero.
Si sa che l'acido picrico un prodotto cristallino ed amaro, estratto
dal catrame di carbon fossile, e che forma, combinato con il potassio,
un sale giallo che appunto il picrato di potassio. La potenza
esplosiva di questa sostanza inferiore a quella del cotone
fulminante e della dinamite, ma molto superiore a quella della
polvere ordinaria.
5
facilmente possibile provocare la sua
deflagrazione con un urto violento, e noi vi riusciremo servendoci di
detonatori di fulminato.
Il lavoro di Daoulas, aiutato dai suoi uomini, stato fatto con
zelo, ma quando viene il giorno ben lontano dall'essere terminato.
Infatti non possibile scavare il fornello se non al momento della
marea bassa, ossia durante un'ora appena. Ne consegue perci che
saranno necessarie quattro maree per dargli la profondit voluta.
solo al mattino del 23 che l'operazione finalmente terminata.
Nella piattaforma di basalto stato praticato un foro obliquo, che pu
contenere una decina di libbre di esplosivo, e tale fornello di mina
sar subito caricato. Sono circa le otto.
Al momento d'introdurre il picrato nel foro, Falsten ci dice:
Penso che dovremmo mescerlo con polvere ordinaria. Ci ci
permetter di accendere la mina con una miccia, invece che con un
detonatore che bisognerebbe far esplodere con un urto: la cosa sar
pi facile. Inoltre dimostrato che l'uso simultaneo della polvere e

5
Un grammo di polvere picrica produce l'effetto di tredici grammi di polvere
ordinaria. (N.d.A.)
del picrato migliore per le rocce dure. Il picrato, violentissimo per
natura, preparer la via alla polvere che, essendo pi lenta e pi
regolare nel deflagrare, spezzer poi il basalto.
L'ingegner Falsten non parla spesso, ma bisogna convenire che,
quando parla, parla bene. Si segue il suo consiglio. Si mescolano le
due sostanze e, dopo aver introdotto prima una miccia fino in fondo
al foro, ci si versa il miscuglio, che convenientemente compresso.
Il Chancellor abbastanza lontano dalla mina, cos da non avere
nulla da temere dallo scoppio. Pure, per precauzione, passeggeri ed
equipaggio si sono rifugiati all'estremit dello scoglio, nella grotta,
ed il signor Kear, nonostante le sue recriminazioni, ha dovuto
lasciare la nave.
Poi Falsten, dopo aver dato fuoco alla miccia che deve bruciare
per dieci minuti circa, viene a raggiungerci.
avvenuta l'esplosione; stata sorda e molto meno rumorosa di
quanto si avrebbe immaginato, ma avviene sempre cos delle mine
scavate profondamente.
Siamo corsi verso l'ostacolo... L'operazione pienamente riuscita.
La piattaforma di basalto stata letteralmente ridotta in polvere, ed
ora un piccolo canale, che la marea crescente comincia a riempire,
taglia l'ostacolo e rende libero il passaggio.
Scoppia un evviva generale. La porta della prigione aperta, e i
prigionieri devono soltanto fuggire!
Quando la marea alta, il Chancellor, alato sulle ancore, supera il
passaggio e galleggia sul mare libero.
Ma per un giorno ancora bisogna che rimanga vicino all'isolotto,
perch non pu navigare nelle condizioni in cui si trova, ed
necessario zavorrarlo per assicurarne la stabilit. Cos, nelle
ventiquattro ore successive, l'equipaggio lavora ad imbarcar sassi e le
balle di cotone meno avariate.
Durante quel giorno i signori Letourneur, la signorina Herbey ed
io, facciamo ancora una passeggiata fra i basalti dello scoglio che
non vedremo mai pi e sul quale abbiamo passato tre settimane. Il
nome del Chancellor, quello dello scoglio, la data dell'arenamento,
vengono elegantemente incisi da Andr in una delle pareti della
grotta; poi diciamo un ultimo addio a questa roccia su cui abbiamo
passato tanti giorni, alcuni dei quali conteranno fra i migliori della
nostra esistenza!
Finalmente il 24 novembre, con la marea del mattino, il
Chancellor spiega le vele basse, quelle di gabbia e di velaccio, e due
ore pi tardi l'ultima vetta di Ham-Rock scomparsa sotto
l'orizzonte.

CAPITOLO XXII
DAL 24 NOVEMBRE AL 1 DICEMBRE. Eccoci dunque in mare e a
bordo di una nave non molto solida, ma fortunatamente non si tratta
di fare una lunga traversata. Dobbiamo superare solamente ottocento
miglia. Se dura il vento di nord-est, il Chancellor, camminando con
il vento in poppa, faticher poco e raggiunger sicuramente la costa
della Guiana.
Si fa rotta a sud-ovest, e la vita di bordo riprende il suo corso
regolare.
I primi giorni passano senza incidenti. La direzione del vento
sempre buona, ma Robert Kurtis non vuole spiegare molte vele per
timore di far riaprire la falla dando troppa velocit alla nave.
Triste traversata davvero quella che si fa in simili condizioni,
quando non si ha fiducia nella nave che vi porta! Per di pi
rifacciamo la rotta percorsa, invece di procedere! Perci ognuno si
immerge nei propri pensieri, e a bordo non vi quell'animazione che
deriva da una navigazione sicura e rapida.
Nella giornata del 29, il vento risale di una quarta a nord. Non si
pu dunque conservare l'andatura con il vento in poppa. Bisogna
bracciare i pennoni, orientare le vele e procedere con mure a dritta.
Ne consegue che la nave piuttosto sbandata.
Robert Kurtis fa imbrogliare i velacci, perch comprende che
l'inclinazione danneggia lo scafo del Chancellor. Ed ha ragione,
perch non si tratta tanto di fare una traversata rapida, quanto di
giungere senza nuovi incidenti ad avvistare terra.
La notte fra il 29 e il 30 buia e nebbiosa. La brezza rinfresca
sempre, e disgraziatamente da nord-ovest. La maggior parte dei
passeggeri scende in cabina, ma il capitano non lascia il casseretto, e
tutto l'equipaggio rimane sul ponte. La nave sempre molto
sbandata, sebbene non porti pi alcuna delle sue vele alte.
Verso le due del mattino sto per scendere nella mia cabina,
quando uno dei marinai, Burke, che era nella stiva, risale in gran
fretta e grida:
Due piedi d'acqua!
Robert Kurtis e il nostromo scendono rapidamente la scala e
constatano che la funesta notizia purtroppo vera. La falla si
riaperta nonostante tutte le precauzioni prese, oppure qualche
comento male calafatato si disgiunto e l'acqua penetra rapidamente
nella stiva.
Il capitano, tornato sul ponte, rimette la nave a vento in poppa per
affaticarla meno, e si aspetta il giorno.
All'alba si scandaglia e si trovano tre piedi d'acqua...
Guardo Robert Kurtis. Un debole pallore gli ha imbiancato le
labbra, ma egli mantiene tutto il suo sangue freddo. I passeggeri,
molti dei quali sono saliti sul ponte, vengono informati di quanto
accade, e del resto sarebbe stato difficile nasconderlo loro.
Una nuova disgrazia? mi dice il signor Letourneur.
Era da prevedersi, ho risposto, ma non dobbiamo essere
molto lontani da terra e spero che la raggiungeremo.
Dio vi ascolti! risponde il signor Letourneur.
Forse che Dio a bordo? esclama Falsten, alzando le spalle.
C', signore, risponde la signorina Herbey.
L'ingegnere ha taciuto rispettosamente a questa risposta piena
d'una fede che non si discute.
Frattanto, a un ordine di Robert Kurtis, viene organizzato il
servizio delle pompe. L'equipaggio si mette al lavoro pi con
rassegnazione che con ardore; ma si tratta della salvezza, ed i marinai
divisi in due turni, si danno il cambio alle manovelle.
Durante il giorno il nostromo fa fare nuovi scandagli e viene
accertato che l'acqua penetra lentamente, ma incessantemente, nella
nave.
Per colmo di sventura le pompe, a furia di funzionare, si guastano
spesso e bisogna per forza ripararle. Capita anche che si otturino sia
di ceneri sia di avanzi di cotone che riempiono ancora la parte bassa
della stiva. Ne deriva una ripulitura che deve essere rinnovata molte
volte e che fa perdere parte del lavoro compiuto.
La mattina seguente, dopo un nuovo scandaglio, si constata che il
livello dell'acqua ha raggiunto i cinque piedi. Se dunque, per una
ragione qualsiasi, la manovra venisse ad essere interrotta, la nave si
riempirebbe. Sarebbe solo questione di tempo, e senza dubbio d'un
tempo brevissimo. La linea del galleggiamento del Chancellor gi
sommersa di un buon piede, e il suo beccheggio si fa sempre pi
duro, perch la nave si solleva sulle onde con estrema difficolt.
Vedo il capitano Kurtis corrugare le ciglia ogni volta che il secondo
ufficiale e il nostromo gli fanno il loro rapporto. Ci di cattivo
augurio.
La manovra delle pompe continuata tutta la giornata e tutta la
notte. Ma il mare ci ha superato; l'equipaggio estenuato, fra gli
uomini si manifestano sintomi di scoraggiamento. Nondimeno il
secondo ufficiale e il nostromo danno il buon esempio, ed i
passeggeri lavorano anch'essi alle manovelle.
La condizione ben diversa da quando il Chancellor era arenato
sul saldo suolo di Ham-Rock. La nave ora sospesa sopra un abisso
in cui pu scomparire ad ogni istante!

CAPITOLO XXIII
DAL 2 AL 3 DICEMBRE. Per altre ventiquattro ore lottiamo con
energia e riusciamo a impedire che il livello d'acqua cresca all'interno
del bastimento; ma evidente che giunger il momento in cui le
pompe non basteranno pi nemmeno a cacciar fuori una quantit
d'acqua eguale a quella che penetra dalla falla dello scafo.
In questa giornata il capitano Kurtis, che non si riposa un istante,
fa personalmente una nuova ricognizione nella stiva, e io
l'accompagno con il carpentiere e il nostromo. Vengono rimosse
alcune balle di cotone, e tendendo l'orecchio constatiamo che si sente
una specie di sciacquio, di gorgoglio per usare una parola pi
esatta. la via d'acqua che si riaperta, o uno sfasciamento
generale di tutto lo scafo? impossibile accertare la cosa con
precisione. Ad ogni modo Robert Kurtis cercher di stagnare lo scafo
a poppa avviluppandolo di vele incatramate. Forse riuscir cos a
chiudere ogni comunicazione, almeno temporaneamente, fra l'interno
e l'esterno. Se l'entrata dell'acqua viene arrestata per poco, si potr
pompare con maggior efficacia e senza dubbio risollevare la nave.
L'operazione pi difficile di quanto sembra. Bisogna prima
diminuire la velocit della nave, e dopo aver fatto passare sotto la
chiglia delle robuste vele, mantenute da ghie, queste vengono fatte
scivolare fino al punto in cui si apriva la falla in modo da avvolgere
completamente quella parte dello scafo del Chancellor.
Dopo di che il pompaggio ottiene qualche successo, e ci siamo
rimessi al lavoro con coraggio. Certo l'acqua penetra ancora, ma in
piccola quantit, e alla fine della giornata evidente che il livello si
abbassato di alcuni pollici. Alcuni pollici soltanto! Non importa. Le
pompe ora espellono dagli ombrinali pi acqua di quanta non ne entri
dalla stiva e non le abbandoniamo un istante.
Il vento rinfresca parecchio durante la notte oscura. Tuttavia il
capitano Kurtis ha voluto spiegare il maggior numero di vele
possibile. Egli sa che lo scafo del Chancellor offre ben scarsa
sicurezza, ed ha gran fretta di giungere in vista di terra. Se qualche
nave passasse al largo non esiterebbe a far segnali di pericolo,
sbarcare i passeggeri e l'equipaggio stesso, dovesse egli rimanere
solo a bordo fin che il Chancellor gli colasse a fondo sotto i piedi.
Tutti questi tentativi dovevano riuscire a nulla...
Infatti, durante la notte, la fasciatura di tela ha ceduto sotto la
pressione esterna, e il mattino seguente, 3 dicembre, il nostromo,
dopo aver scandagliato, non ha potuto trattenere queste parole
accompagnate da bestemmie:
Ancora sei piedi d'acqua nella stiva!
Il fatto fin troppo certo! La nave si riempie di nuovo, sprofonda
visibilmente e gi la sua linea di galleggiamento sott'acqua di
molto.
Ciononostante noi azioniamo le pompe con coraggio sempre
crescente e vi spendiamo le nostre ultime forze. Abbiamo le braccia
rotte, le dita ci sanguinano, ma nonostante tante fatiche l'acqua la
vince. Robert Kurtis fa allora stabilire una catena all'ingresso del
boccaporto di maestra, e i buglioli passano rapidamente di mano in
mano.
Tutto inutile! Alle otto e mezzo del mattino si nota un nuovo
aumento d'acqua nella stiva. Allora la disperazione vince alcuni dei
marinai. Robert Kurtis ordina loro di continuare a lavorare. Essi
rifiutano.
Uno di quegli uomini uno spirito incline alla rivolta, un agitatore
di cui ho gi parlato, il marinaio Owen. Ha circa quarant'anni. La sua
faccia termina in punta con una barba rossiccia quasi rasa sulle
guance, le labbra gli si ripiegano in dentro e gli occhi selvaggi sono
segnati da un punto rosso alla congiunzione delle palpebre. Ha il
naso dritto, le orecchie a sventola, la fronte solcata da profonde rughe
di minaccia.
Egli il primo ad abbandonare il posto.
Cinque o sei dei suoi camerati lo imitano, e fra loro noto il cuoco
J ynxtrop, anch'egli un cattivo soggetto.
Agli ordini di Robert Kurtis, il quale raccomanda loro di tornare
alle pompe, Owen risponde con un netto rifiuto.
Il capitano ripete l'ordine.
Owen ripete il diniego.
Robert Kurtis si accosta al marinaio ribelle.
Vi consiglio di non toccarmi! dice freddamente Owen, che
risale sul castello di prua.
Robert Kurtis si dirige allora verso il casseretto, entra nella sua
cabina e ne esce con una rivoltella in pugno.
Owen guarda un istante Robert Kurtis, ma J ynxtrop gli fa un
cenno e tutti riprendono il lavoro.

CAPITOLO XXIV
4 DICEMBRE. Il primo movimento di rivolta stato domato
dall'atteggiamento energico del capitano. Ma Robert Kurtis sar cos
fortunato anche in avvenire? Bisogna sperarlo, perch l'indisciplina
dell'equipaggio renderebbe terribile uno stato di cose gi tanto grave.
Durante la notte le pompe non possono pi lavorare bene. I
movimenti della nave sono pesanti, e siccome essa stenta a sollevarsi
sull'onda, riceve dei cavalloni che la percuotono e penetrano nei
boccaporti. Tutta acqua aggiunta a quella della stiva.
La situazione sta per diventare minacciosa quanto era nelle ultime
ore dell'incendio. I passeggeri, l'equipaggio, tutti sentono che la nave
vien loro a mancare sotto i piedi. Vedono salire lentamente, ma
incessantemente, quei flutti che ora sembrano loro temibili, come
prima lo erano sembrate le fiamme.
Tuttavia l'equipaggio lavora sempre sotto le minacce di Robert
Kurtis. Bene o male, gli uomini lottano con energia, ma sono allo
stremo delle forze. D'altra parte non possono esaurire l'acqua che si
rinnova di continuo, e il cui livello cresce ad ogni ora. Quelli addetti
ai buglioli sono presto obbligati ad abbandonare la stiva, dove, gi
immersi fino alla cintola, rischiano di rimanere annegati, e risalgono
sul ponte.
Resta allora un solo mezzo, e il giorno seguente, 4, dopo che il
secondo ufficiale, il nostromo e il capitano Kurtis hanno tenuto
consiglio, viene deciso di abbandonare la nave. Poich la baleniera,
la sola imbarcazione che ci rimanga, non pu contenerci tutti, sar
subito costruita una zattera. L'equipaggio continuer ad azionare le
pompe fino al momento in cui sar dato l'ordine di imbarcarsi.
Il carpentiere Daoulas viene avvertito di costruire senza indugio la
zattera con i pennoni di rispetto e il legno della droma, in precedenza
segati alla lunghezza necessaria. Il mare, relativamente calmo in
questo momento, render facile l'operazione, che per sempre
difficile anche nelle circostanze pi favorevoli.
Senza perder tempo, Robert Kurtis, l'ingegner Falsten, il
carpentiere e dieci marinai, muniti di seghe e di accette, dispongono
e tagliano i pennoni prima di gettarli in mare. In tal modo dovranno
solo legarli fortemente e preparare un'intelaiatura solida su cui
riposer la piattaforma della zattera, lunga quaranta piedi circa e
larga da venti a venticinque.
Noi passeggeri ed il resto dell'equipaggio lavoriamo sempre alle
pompe. Accanto a me sta Andr Letourneur, che suo padre non cessa
di guardare con profonda commozione. Che sar di suo figlio, se
dovr lottare contro i flutti in circostanze in cui un uomo sano non
potrebbe salvarsi senza fatica? In ogni caso saremo in due a non
abbandonarlo.
Alla signora Kear, che un lungo sopore tiene quasi priva di sensi,
stata celata l'imminenza del pericolo.
Molte volte la signorina Herbey comparsa sul ponte, per alcuni
istanti solamente. Le fatiche l'hanno fatta pallida, ma sempre forte.
Le raccomando di tenersi pronta a qualsiasi avvenimento.
Io sono sempre pronta, signore, mi risponde la coraggiosa
fanciulla, che subito torna presso la signora Kear.
Andr Letourneur segue con lo sguardo la giovane, e
un'espressione di tristezza gli si dipinge in viso.
Verso le otto pomeridiane l'intelaiatura della zattera quasi
terminata. Ci si preoccupa di imbarcarvi delle botticelle vuote ed
ermeticamente chiuse che devono tener a galla il natante, e che
vengono trattenute saldamente fra i legni della droma.
Due ore dopo udiamo alte grida nel casseretto. Appare il signor
Kear, che grida:
Coliamo a fondo! coliamo a fondo!
Subito vedo la signorina Herbey e Falsten che trasportano la
signora Kear svenuta.
Robert Kurtis corre nella sua cabina; ne torna con una carta, un
sestante ed una bussola.
Si odono grida di terrore, la confusione regna a bordo.
L'equipaggio si precipita verso la zattera, la cui intelaiatura, priva
ancora della piattaforma, non pu ospitarlo...
Impossibile dire tutti i pensieri che mi attraversano la mente in
quell'istante, n dipingere la rapida visione che mi appare di tutta la
mia vita! Mi pare che la mia esistenza si concentri in quel momento
supremo che deve terminarla! Sento le tavole del ponte cedere sotto i
miei piedi; vedo l'acqua salire intorno alla nave come se l'Oceano si
aprisse sotto di lei!
Alcuni marinai si rifugiano sulle sartie, mandando grida di terrore.
Sto per seguirli...
Una mano mi trattiene. Il signor Letourneur mi mostra suo figlio,
mentre grosse lagrime gli scorrono dagli occhi.
S, dico stringendogli forte il braccio, lo salveremo noi
due! Ma prima di me, Robert Kurtis ha raggiunto Andr e sta per
portarlo sulle sartie dell'albero di maestra, quando il Chancellor, che
il vento spinge allora rapidamente, si ferma di colpo. Si avverte una
scossa violenta.
La nave sprofonda! L'acqua mi giunge alle gambe. Istintivamente
afferro una corda... Ma ad un tratto l'affondamento si arresta, e,
quando il ponte gi due piedi sotto il livello del mare, il Chancellor
rimane immobile.

CAPITOLO XXV
NOTTE FRA IL 4 E IL 5 DICEMBRE. Robert Kurtis ha preso in
braccio il giovane Letourneur, e correndo sul ponte inondato, lo
depone fra le sartie di dritta. Suo padre ed io ci arrampichiamo
accanto a lui.
Poi mi guardo intorno. La notte abbastanza limpida e mi
permette di vedere quello che accade. Robert Kurtis, tornato al suo
posto, sta in piedi sul casseretto. All'estremit di poppa, presso il
coronamento non ancora sommerso, vedo nell'ombra il signor Kear,
sua moglie, la signorina Herbey e Falsten; all'estremit del castello di
prua il secondo ufficiale e il nostromo; sulle coffe e fra le sartie il
resto dell'equipaggio.
Andr Letourneur si issato sulla coffa di maestra, grazie all'aiuto
di suo padre, che ha dovuto fargli appoggiare il piede su ogni scalino,
e, nonostante il rollio, vi finalmente arrivato senza incidenti. Ma
stato impossibile far intendere ragione alla signora Kear, la quale
rimasta sul casseretto a rischio d'essere portata via dalle onde se per
caso il vento rinfrescasse. Perci la signorina Herbey le rimasta
accanto senza volerla lasciare.
Prima cura di Robert Kurtis, non appena l'affondamento si
arrestato, stata di far ammainare immediatamente tutte le vele, poi
di calare i pennoni e gli alberetti di velaccio per non compromettere
la stabilit del bastimento. Con queste precauzioni egli spera che il
Chancellor non si capovolger. Ma non pu colare a fondo da un
istante all'altro? Raggiungo Robert Kurtis e gli faccio appunto questa
domanda.
Non posso saperlo, mi risponde in tono molto calmo. Ci
dipende soprattutto dallo stato del mare. Quello che certo che la
nave si trova in equilibrio nelle presenti condizioni, ma
disgraziatamente queste condizioni possono mutare da un momento
all'altro!
Il Chancellor pu navigare con due piedi d'acqua sul ponte?
No, signor Kazallon, ma pu andare alla deriva, sotto l'azione
della corrente e del vento, e se si mantiene cos alcuni giorni,
approdare in un punto qualsiasi della costa. D'altra parte, abbiamo
come ultima risorsa la zattera, che sar terminata fra qualche ora, e
sulla quale sar possibile imbarcarci appena faccia giorno.
Dunque non avete perduto ogni speranza? domando,
meravigliato della calma di Robert Kurtis.
La speranza non pu mai essere interamente perduta, signor
Kazallon, nemmeno nelle circostanze pi terribili. Tutto quanto vi
posso dire che se, su cento probabilit, novantanove stanno contro
di noi, almeno la centesima a nostro favore. D'altra parte, se la
memoria non m'inganna, il Chancellor semiaffondato si trova ora
nelle medesime condizioni in cui si trov il tre alberi Junon nel 1795.
Per pi di venti giorni quel bastimento rimase cos sospeso sotto il
pelo dell'acqua. Passeggeri e marinai si erano rifugiati sulle coffe, e
essendo stata finalmente segnalata la terra, tutti coloro che erano
sopravvissuti alle fatiche ed alla fame vennero salvati. un fatto
troppo noto negli annali della marina perch io possa
dimenticarmene in questo momento! Ebbene, non vi alcuna ragione
perch i superstiti del Chancellor non abbiano la fortuna di quelli del
Junon.
Forse vi sarebbero molte cose da rispondere a Robert Kurtis, ma
ci che risulta da questa conversazione che il nostro capitano non
ha perduto ogni speranza.
Tuttavia, poich le condizioni d'equilibrio possono essere rotte ad
ogni istante, bisogna abbandonare il Chancellor al pi presto
possibile. Si decide quindi che domani, appena il carpentiere avr
terminata la zattera, ci imbarcheremo.
Si giudichi dunque la disperazione dell'equipaggio, quando, verso
mezzanotte, Daoulas si accorge che l'intelaiatura della zattera
scomparsa! Gli ormeggi, bench fossero robusti, sono stati rotti dalla
trazione verticale della nave, e il natante, certamente da oltre un'ora,
se ne andato alla deriva!
Appena i marinai apprendono la nuova sciagura, mandano grida di
terrore.
A mare! a mare l'alberatura! gridano i disgraziati come
pazzi. E vogliono tagliare l'attrezzatura per far cadere gli alberi di
gabbia e costruire immediatamente una nuova zattera. Ma Robert
Kurtis interviene:
Ai vostri posti, figlioli! grida. Non si tagli un cavo senza
mio ordine! Il Chancellor in equilibrio! Il Chancellor non
affonder ancora!
Alla voce cos ferma del capitano, l'equipaggio ritrova la sua
serenit d'animo, e, nonostante il malvolere di alcuni marinai,
ognuno riprende il posto che gli destinato.
Appena l'alba, Robert Kurtis si arrampica fino alle barre di
crocetta, ed il suo sguardo percorre tutto il mare per un ampio raggio
intorno alla nave. Inutile ricerca! La zattera ormai fuori vista! il
caso di armare la baleniera e di intraprendere una ricerca che pu
essere lunga e pericolosa? impossibile in quanto le onde sono
troppo forti, perch una fragile lancia possa sfidarle. Si deve dunque
intraprendere la costruzione d'una nuova zattera e bisogner porsi
all'opera immediatamente.
Da quando le onde si sono fatte pi forti, la signora Kear si
finalmente decisa a lasciar il posto che occupava a poppa del
casseretto ed ha potuto raggiungere la coffa di maestra, sulla quale si
coricata in uno stato d'assoluta prostrazione. Quanto al signor Kear,
si sistemato con Silas Huntly nella coffa di trinchetto. Presso la
signora Kear e la signorina Herbey stanno i signori Letourneur molto
serrati, come si pu ben pensare, su quella piattaforma che non
misura pi di dodici piedi nel suo maggior diametro. Ma da una
sartia all'altra sono stati messi dei passamano che permettono loro di
resistere ai colpi di rollio. Inoltre Robert Kurtis ha avuto cura di
porre sopra la coffa una vela che ripara le due donne.
Alcuni barili, che galleggiavano fra gli alberi della nave dopo
l'immersione e che sono stati raccolti a tempo, vengono issati nelle
coffe e saldamente ormeggiati agli stragli. Sono casse di conserve e
di biscotto, come pure botticelle d'acqua dolce, e costituiscono ormai
tutta la nostra provvista.


CAPITOLO XXVI
5 DICEMBRE. La giornata calda. Dicembre, sotto il sedicesimo
parallelo, non pi un mese di autunno, ma un vero mese d'estate.
Dobbiamo aspettarci crudeli calori, se la brezza non viene a
temperare il bruciore del sole.
Frattanto il mare rimasto abbastanza agitato. Lo scafo della
nave, immerso per tre quarti, battuto come uno scoglio. La schiuma
delle onde balza fino all'altezza delle coffe e i nostri abiti sono
bagnati dagli spruzzi come da una pioggia fine.
Ecco cosa rimane del Chancellor, ossia che cosa sta al di sopra
del livello del mare: i tre tronchi maggiori degli alberi sormontati dai
rispettivi alberi di gabbia; il bompresso al quale stata sospesa la
baleniera perch non venga spezzata dai flutti, poi il casseretto e il
castello di prua riuniti solamente dalla stretta cornice delle murate. Il
ponte completamente sommerso.
La comunicazione tra le coffe difficilissima. Solo i marinai,
inerpicandosi sugli stragli, possono recarsi dall'una all'altra. Al
disotto, fra gli alberi, dal coronamento fino al castello di prua, il mare
si rompe come contro uno scoglio e stacca a poco a poco le pareti
della nave di cui ci si preoccupa di raccogliere le tavole. davvero
uno spettacolo terribile, per i passeggeri rifugiati sopra strette
piattaforme, vedere e sentire l'oceano muggire sotto i loro piedi! Gli
alberi, che emergono dall'acqua, tremano ad ogni colpo di mare, e si
pu credere che stiano per essere portati via.
Certo meglio non guardare, non riflettere, perch quest'abisso
attira e si ha la tentazione di buttarvisi!
Frattanto l'equipaggio lavora senza soste a costruire la seconda
zattera. Vengono usati gli alberi di gabbia, che vengono calati sul
ponte, gli alberetti di velaccio ed i pennoni, e sotto la direzione di
Robert Kurtis il lavoro viene fatto con la massima cura. Il Chancellor
non pare debba colare a fondo; come ha detto il capitano, probabile
che rimarr per qualche tempo equilibrato cos sotto il pelo
dell'acqua. Robert Kurtis si preoccupa perci che la zattera sia
costruita il pi saldamente possibile. La traversata dev'essere lunga,
perch la costa pi vicina, la Guiana, ancora a molte centinaia di
miglia. dunque meglio passare un giorno di pi sulle coffe e
aspettare che sia costruito un natante su cui si possa fare
assegnamento. In questo siamo tutti d'accordo.
I marinai hanno riacquistato un po' di fermezza, ed ora il lavoro si
fa con ordine.
Solo un vecchio marinaio, sulla sessantina, la cui barba ed i
capelli si sono incanutiti sotto le raffiche, non del parere di
abbandonare il Chancellor. un irlandese, di nome O' Ready.
Mentre mi trovavo sul casseretto, vi salito anche lui.
Signore, mi dice masticando la sua cicca di tabacco con
superba indifferenza, i camerati sono del parere di lasciare la
nave. Io no. Ho fatto naufragio nove volte - quattro volte in pieno
mare, cinque a costa. La mia vera professione d'essere naufrago.
Me ne intendo, io. Ebbene! Dio mi danni se non ho sempre visto
morire miseramente quei furbi che se ne sono fuggiti in zattere o in
lance! Fin tanto che una nave galleggia bisogna rimanerci sopra;
tenetevelo per detto!
Dopo aver pronunciato queste parole in tono molto energico, il
vecchio irlandese, il quale cercava senza dubbio d'alleggerirsi la
coscienza con la propria osservazione, ripiomb in un assoluto
mutismo.
Quel giorno, verso le tre pomeridiane, vedo il signor Kear e l'ex-
capitano Silas Huntly, i quali discorrono con gran vivacit sulla coffa
di trinchetto. L'industriale petrolifero sembra incitare il suo
interlocutore, e questi mi pare faccia certe obiezioni ad una proposta
del detto signor Kear. Pi volte Silas Huntly guarda il mare ed il
cielo scrollando il capo. Finalmente, dopo un'ora di colloquio, si
lascia calare lungo lo straglio di trinchetto fino all'estremit del
castello di prua, si unisce al gruppo di marinai e lo perdo di vista.
Do pochissima importanza, del resto, a questo incidente, e risalgo
sulla coffa di maestra dove i signori Letourneur, la signorina Herbey,
Falsten ed io rimaniamo a chiacchierare per alcune ore. Il sole
caldissimo, e senza la vela che serve di tenda non si potrebbe
resistere.
Alle cinque facciamo in comune un pasto che si compone di
biscotto, di carne salata e di mezzo bicchier d'acqua per ciascuno. La
signora Kear, sfinita dalla febbre, non mangia. La signorina Herbey
non pu darle sollievo se non bagnandole ogni tanto le labbra
ardenti. La disgraziata donna soffre molto. Dubito che possa
sopportare a lungo simili disgrazie.
Suo marito non si informato nemmeno una volta di lei. Tuttavia
verso le sei meno un quarto mi domando se finalmente un qualche
buon sentimento faccia battere il cuore di quell'egoista. Infatti il
signor Kear chiama alcuni marinai del castello di prua e li prega di
aiutarlo a scendere dalla coffa di trinchetto. Vuole forse raggiungere
sua moglie sulla coffa di maestra?
Sulle prime i marinai non rispondono alla chiamata del signor
Kear. Egli insiste nuovamente, promettendo di pagar bene coloro che
gli renderanno tale servizio.
Subito due marinai, Burke e Sandon, si lanciano sulle murate,
giungono alle sartie di trinchetto e salgono sulla coffa.
Arrivati presso il signor Kear, discutono lungamente con lui i patti
del contratto. evidente che domandano molto e che il signor Kear
vuol dare poco. Mi par gi di vedere che i due marinai lasceranno il
passeggero sulla coffa. Ma finalmente le parti si accordano ed il
signor Kear, cavando dalla cintola un pacco di dollari-carta, lo
consegna a uno dei marinai. Questi conta attentamente la somma, ed
io stimo abbia in mano non meno di cento dollari.
Si tratta allora di calare il signor Kear fino al castello di prua,
lungo lo straglio di trinchetto. Burke e Sandon gli legano intorno al
corpo una manovra che danno volta poi sullo straglio; poi lo lasciano
scivolare gi come una balla e non senza dargli qualche energica
scossa che suscita i motteggi dei loro camerati.
Ma mi sono ingannato. Il signor Kear non aveva la minima
intenzione di raggiungere sua moglie sulla coffa di maestra. Egli
rimane sul castello di prua accanto a Silas Huntly che lo aspettava, e
l'oscurit me li fa presto perdere di vista entrambi.
scesa la notte, il vento si calmato, ma il mare sempre agitato.
La luna, che ha cominciato ad alzarsi alle quattro pomeridiane,
appare solo a rari intervalli fra strette fasce di nuvole. Alcuni di
questi vapori, disposti in lunghi strati sull'orizzonte, prendono una
colorazione rossastra che annuncia per domani una forte brezza.
Voglia il cielo che questa brezza venga ancora da nord-est e ci spinga
verso terra! Un qualsiasi mutamento nella sua direzione sar funesto
quando saremo imbarcati sulla zattera, la quale pu far rotta solo con
il vento in poppa.
Robert Kurtis salito sulla coffa di maestra verso le otto
pomeridiane. Credo che lo stato del cielo lo preoccupi e che egli
voglia cercar d'indovinare che tempo far domani. Rimane un quarto
d'ora in osservazione; poi, prima di ridiscendere, mi stringe la mano
senza proferir parola e va a riprendere il suo posto a poppa del
casseretto.
Io cerco di dormire nello stretto spazio che mi riservato sulla
coffa, ma non vi riesco. Brutti presentimenti mi assillano. La
presente tranquillit dell'atmosfera mi preoccupa; la trovo troppo
calma. molto se ogni tanto passa un soffio nell'attrezzatura e ne fa
vibrare i cavi metallici. D'altra parte il mare sente qualche cosa;
agitato da un'onda lunga e prova evidentemente il contraccolpo di
qualche tempesta lontana.
Verso le undici di sera, nello spazio apertosi fra due nubi, splende
la luna e le onde brillano come se fossero illuminate da un bagliore
sottomarino.
Mi alzo e guardo. Cosa strana, mi sembra di vedere per alcuni
istanti un punto nero che si solleva e si abbassa in mezzo all'intensa
luminosit delle acque. Non pu essere uno scoglio perch segue il
movimento delle onde. Ma che cos' allora?
Poi la luna si vela di nuovo, l'oscurit ridiviene profonda ed io mi
corico presso le sartie di sinistra.

CAPITOLO XXVII
6 DICEMBRE. Sono riuscito a dormire alcune ore. Alle quattro
del mattino il fischiare del vento mi sveglia bruscamente. Sento la
voce di Robert Kurtis echeggiare fra le raffiche che scuotono le
alberature.
Mi alzo, e, aggrappato saldamente al passamano, cerco di vedere
che cosa avviene sotto e intorno a me.
In mezzo all'oscurit, il mare mugge sotto i miei occhi. Grandi
zone di schiuma, livide pi che bianche, passano fra gli alberi, ai
quali il rollio imprime una forte oscillazione. Due ombre nere a
poppa si stagliano sul colore biancastro del mare. Tali ombre sono il
capitano Kurtis ed il nostromo. Le loro voci, che si percepiscono con
difficolt in mezzo al fracasso delle onde e ai fischi della brezza, mi
giungono all'orecchio come un gemito.
In quel mentre un marinaio, che salito sulla coffa per ormeggiare
una manovra, mi passa vicino.
Che succede? gli ho domandato.
Il vento ha cambiato...
Il marinaio aggiunge poi qualche parola che non sono riuscito a
capire chiaramente. Ma mi sembra che abbia detto inversione di
rotta.
Inversione di rotta! ma allora il vento sarebbe saltato da nord-est a
sud-ovest e ci spingerebbe al largo! I miei presentimenti non mi
hanno dunque ingannato!
Infatti il giorno sorge a poco a poco. Il vento non proprio
cambiato in modo da provocare un'inversione di rotta, ma, cosa
egualmente terribile per noi, soffia da nord-ovest. Quindi ci allontana
da terra. Inoltre vi sono ormai cinque piedi d'acqua sul ponte, e i
correnti in legno dei passamano sono completamente scomparsi. La
nave andata ancora pi sotto durante la notte, e il castello di prua e
il casseretto sono ora a livello del mare che li spazza di continuo.
Sottovento, Robert Kurtis e l'equipaggio sono impegnati nella
costruzione della zattera, ma il lavoro non pu procedere spedito per
la violenza delle ondate e bisogna prendere le pi accurate
precauzioni perch l'intelaiatura non si sfasci prima d'essere del tutto
consolidata.
In questo momento i signori Letourneur sono in piedi accanto a
me e il padre protegge il figlio contro le violenze del rollio.
Ma questa coffa sta per spezzarsi! esclama il signor
Letourneur udendo gli scricchiolii della stretta piattaforma che ci
regge.
La signorina Herbey a tali parole si alza e mostrandoci la signora
Kear stesa ai suoi piedi:
Che dobbiamo fare, signori? domanda.
Bisogna restare dove siamo, rispondo.
Signorina Herbey, aggiunge Andr Letourneur, questo
il nostro rifugio pi sicuro. Non temete...
Non per me che temo, risponde la giovane con la sua voce
tranquilla, ma per quelli che hanno qualche ragione di amare la
vita!
Alle otto e uh quarto il nostromo grida agli uomini
dell'equipaggio:
Ehi! di prua!
S, signore? risponde uno dei marinai, O' Ready, credo.
Avete la baleniera?
No, signore.
Ma allora se n' andata alla deriva!
Infatti la baleniera non pi sospesa al bompresso, e quasi
contemporaneamente viene notata la scomparsa del signor Kear, di
Silas Huntly, e di tre uomini dell'equipaggio, uno scozzese e due
inglesi. Comprendo ora quale sia stato ieri l'argomento del colloquio
del signor Kear e di Silas Huntly. Temendo che il Chancellor colasse
a fondo prima che fosse costruita la zattera, essi hanno complottato
di fuggire, ed hanno indotto con il denaro i tre marinai ad
impadronirsi della baleniera. Mi spiego ora che cos'era quel punto
nero che ho intravisto la scorsa notte. Quel miserabile ha
abbandonato sua moglie: l'indegno capitano ha abbandonato la sua
nave! E ci hanno tolto la baleniera, cio la sola lancia che ci
rimanesse.
Cinque salvati! dice il nostromo.
Cinque perduti! risponde il vecchio irlandese.
Infatti lo stato del mare non pu che dar ragione alle parole di
O'Ready.
Siamo soltanto ventidue a bordo! Di quanto questo numero sar
ancora diminuito?
Apprendendo la vile diserzione ed il furto della baleniera,
l'equipaggio copre i fuggitivi d'invettive. Se il caso li riportasse a
bordo, essi pagherebbero caro il loro tradimento!
Raccomando di nascondere alla signora Kear la fuga del marito.
La disgraziata donna divorata da una febbre incessante, contro la
quale siamo impotenti, poich l'affondamento della nave stato cos
repentino che la cassetta della farmacia non ha potuto essere salvata.
E d'altra parte, avessimo anche dei medicinali, quale beneficio si
potrebbe sperarne nello stato in cui si trova la signora Kear?

CAPITOLO XXVIII
SEGUITO DEL 6 DICEMBRE. Frattanto il Chancellor non rimane
pi in equilibrio sotto il pelo dell'acqua. probabile che il suo scafo
si sfasci; lo si sente sprofondare a poco a poco.
Fortunatamente la zattera sar terminata stasera e sar possibile
prendervi posto, a meno che Robert Kurtis non preferisca imbarcarsi
domani appena spunti il giorno. L'intelaiatura costruita
solidamente. Le pertiche che la formano sono state legate fra di loro
con robusti cavi, e siccome sono disposte in modo da intrecciarsi, il
complesso si eleva di due piedi circa sul livello del mare.
Quanto alla piattaforma, costruita con tavole delle murate che le
ondate hanno strappato e che sono state accuratamente utilizzate. Al
pomeriggio si comincia a caricarvi tutto quanto stato salvato di
viveri, di vele, di strumenti e di utensili. Bisogna affrettarsi, perch in
questo momento la coffa di maestra a soli dieci piedi sopra il mare,
e del bompresso emerge solo il buttafuori che si rizza obliquamente.
Sarei meravigliato se domani non fosse l'ultima giornata del
Chancellor!
Ed ora qual il nostro morale? Cerco di analizzare quello che
succede dentro di me; mi pare che quanto io provo sia pi
un'indifferenza inconscia che un sentimento di rassegnazione. Il
signor Letourneur vive tutto per suo figlio, il quale dal canto suo non
pensa che al padre. Andr mostra una rassegnazione coraggiosa,
cristiana, che non posso paragonare altro che alla rassegnazione della
signorina Herbey. Falsten sempre Falsten, e Dio me lo perdoni,
l'ingegnere fa ancora dei calcoli sul suo taccuino! La signora Kear
morente, nonostante le cure della giovane e le mie.
Quanto ai marinai, due o tre sono tranquilli, ma gli altri sembrano
impazziti; alcuni, spinti dalla loro indole grossolana, sembrano
disposti ad abbandonarsi a eccessi. Sar difficile contenere quegli
individui che subiscono la cattiva influenza di Owen e di J ynxtrop,
quando dovremo vivere con loro su una piccola zattera!
Il secondo ufficiale Walter molto indebolito; nonostante il suo
coraggio, dovr rinunciare a fare il suo servizio. Robert Kurtis e il
nostromo, energici, irremovibili, sono uomini di acciaio temprato,
prendendo a prestito un'espressione del linguaggio dell'industria dei
metalli, che li dipinge a perfezione.
Verso le cinque pomeridiane uno dei nostri compagni di sventura
ha cessato di soffrire. La signora Kear morta dopo una dolorosa
agonia, forse senza aver avuto coscienza della propria situazione. Ha
emesso qualche sospiro e tutto finito. Fino all'ultimo la signorina
Herbey le ha prodigato le proprie cure con una abnegazione che ci ha
profondamente commossi.
La notte passata senza incidenti. Il mattino seguente, all'alba, ho
preso la mano della morta, che era fredda e le cui membra erano gi
irrigidite.
Il suo corpo non pu stare pi a lungo sulla coffa. La signorina
Herbey ed io l'avvolgiamo nei suoi abiti; poi vengono dette alcune
preghiere per l'anima della povera donna, e la prima vittima di tante
miserie viene precipitata nei flutti.
In quel momento un marinaio, che s trova nelle sartie, pronuncia
queste terribili parole:
Ecco un cadavere che rimpiangeremo!
Mi volto; Owen che ha parlato.
E mi viene in mente che i viveri forse un giorno ci verranno a
mancare.

CAPITOLO XXIX
7 DICEMBRE. La nave seguita ad affondare. Il mare ora
arrivato alle trinche della coffa di trinchetto. Il casseretto ed il
castello di prua sono del tutto sommersi e il buttafuori del bompresso
scomparso. Dall'Oceano emergono soltanto i tre tronchi maggiori
degli alberi.
Ma la zattera pronta e carica di tutto quanto si potuto salvare.
Una scassa praticata a prua deve ricevere un albero, che sar
sostenuto mediante sartie trattenute ai fianchi della piattaforma.
Verr inferita la vela di controvelaccio la quale forse ci spinger
verso costa.
Chiss che quanto non ha potuto fare il Chancellor lo far questa
fragile zattera meno facile da sommergere! La speranza cos
saldamente radicata nel cuore dell'uomo, che io spero ancora!
Sono le sette del mattino. Stiamo per imbarcarci, quando
improvvisamente la nave prende ad affondare cos precipitosamente,
che il carpentiere e gli uomini al lavoro sulla zattera sono costretti a
tagliare l'ormeggio per non essere trascinati nel risucchio.
Proviamo allora un'ansiet indescrivibile, perch appunto nel
momento in cui la nave scende nell'abisso, che la nostra unica tavola
di salvezza se ne va alla deriva!
Due marinai ed un mozzo, perdendo la testa, si gettano in mare,
ma invano cercano di lottare contro il mare lungo. presto evidente
che non potranno n giungere alla zattera n tornare alla nave,
avendo contro i flutti ed il vento. Robert Kurtis si avvolge un cavo
alla cintola e si precipita in loro soccorso. Inutile eroismo! Prima che
egli abbia potuto raggiungerli, i tre disgraziati, che vedo dibattersi,
spariscono dopo avere invano tese le braccia verso di noi!
Robert Kurtis viene tirato a bordo tutto contuso da questa specie
di risacca che flagella la sommit degli alberi.
Frattanto Daoulas ed i suoi marinai, servendosi di pertiche come
remi, cercano di tornare verso la nave. soltanto dopo un'ora di
sforzi (un'ora che ci sembrata un secolo, un'ora durante la quale il
mare salito fino al livello delle coffe), che la zattera, la quale non si
era allontanata pi di due lunghezze di cavo,
6
ha potuto accostarsi al
Chancellor. Il nostromo getta un cavo a Daoulas, e la zattera viene di
nuovo ormeggiata all'incappellaggio dell'albero di maestra.
Non vi un istante da perdere, perch un violento vortice si forma
vicino alla nave sommersa, ed enormi bolle d'aria salgono in gran
numero alla superficie.
Imbarcarsi! Imbarcarsi! grida Robert Kurtis.
Ci precipitiamo sulla zattera. Andr Letourneur, dopo aver fatto
accomodare la signorina Herbey, giunge felicemente sulla
piattaforma, e suo padre gli presto al fianco. Un istante dopo siamo
tutti imbarcati, tutti tranne il capitano e il vecchio marinaio O' Ready.
Robert Kurtis, in piedi sulla coffa di maestra, non vuol lasciare la
nave fino a che non scomparir nell'abisso. suo dovere, suo
diritto. Questo Chancellor, egli lo ama, lo comanda ancora: si sente
quale profondo dolore gli spezza il cuore al momento di lasciarlo.
L'irlandese rimasto sulla coffa di trinchetto.
Imbarca, vecchio! gli grida il capitano.
La nave cola a fondo? domanda quell'ostinato con la
massima calma.
Ma s.
Imbarchiamoci allora, risponde il marinaio che ha gi
l'acqua alla cintola,.
E scuotendo la testa, balza sulla zattera.
Robert Kurtis rimane ancora un istante sulla coffa, volge uno
sguardo intorno, poi abbandona per ultimo il suo bastimento.
tempo. L'ormeggio reciso, e la zattera si allontana lentamente.
Guardiamo tutti verso il luogo dove affonda la nave. Sparisce
prima l'estremit dell'albero di trinchetto, poi l'albero di maestra, poi
nulla rimane di quel bel bastimento che fu il Chancellor.


6
Circa 400 metri. (N.d.A.)
CAPITOLO XXX
SEGUITO DEL 7 DICEMBRE. Un nuovo natante ci porta. Esso non
pu affondare, perch il legno che lo ferma gallegger, qualunque
cosa accada. Ma il mare non lo sfascer? Non romper i cavi che lo
tengono unito? Non distrugger i naufraghi che vi sono ammassati
sopra?
Delle ventotto persone, che si trovavano a bordo del Chancellor
alla partenza da Charleston, dieci sono gi perite.
Siamo dunque ancora diciotto, su questa zattera, che una specie
di quadrilatero irregolare, lungo circa quaranta piedi e largo venti.
Ecco i nomi dei superstiti del Chancellor: i signori Letourneur,
l'ingegnere Falsten, la signorina Herbey ed io, passeggeri; il capitano
Robert Kurtis, il secondo ufficiale Walter, il nostromo, lo steward
Hobbart, il cuoco J ynxtrop, il carpentiere Daoulas; e sette marinai:
Austin, Owen, Wilson, O'Ready, Burke, Sandon e Flaypol.
Forse che il Cielo non ci ha messo alla prova abbastanza nei
settantadue giorni dacch abbiamo lasciato la costa americana, e la
Sua mano non ha pesato a sufficienza sopra di noi? Il pi fiducioso
non oserebbe sperarlo.
Ma lasciamo l'avvenire, non pensiamo che al presente e
continuiamo a notare gli incidenti di questo dramma a mano a mano
che accadono.
I passeggeri della zattera sono conosciuti. Ecco ora i loro mezzi di
sussistenza.
Robert Kurtis non ha potuto imbarcare se non quanto rimaneva
delle provviste tolte dalla cambusa, la maggior parte delle quali
andata distrutta al momento in cui fu sommerso il ponte del
Chancellor. Queste provviste sono poco abbondanti, se si considera
che siamo in diciotto da nutrire e che molti giorni ancora possono
trascorrere prima che si segnali una nave o una terra. Un barile di
biscotto, uno di carne salata, una botticella d'acquavite, due di acqua,
ecco tutto ci che ha potuto essere salvato. Bisogna dunque
razionarsi fin dal primo giorno.
Abiti di ricambio non ne abbiamo. Alcune vele ci serviranno di
coperte e di ricovero. Gli utensili, appartenenti al carpentiere
Daoulas, il sestante e la bussola, una carta, i nostri coltelli, un ramino
di metallo, un bicchiere di latta, che non ha mai lasciato il vecchio
irlandese O'Ready: ecco gli strumenti e gli utensili che ci rimangono.
Tutte le casse deposte sul ponte e destinate alla prima zattera sono
andate perdute al momento dell'affondamento parziale della nave, e
poi non stato pi possibile penetrare nella stiva.
Ecco dunque la situazione. Essa grave, ma non disperata.
Disgraziatamente bisogna temere che a pi d'uno manchino e
l'energia morale e quella fisica. D'altra parte vi sono fra noi persone i
cui cattivi istinti saranno purtroppo difficili da frenare!

CAPITOLO XXXI
SEGUITO DEL 7 DICEMBRE. Il primo giorno non stato
sottolineato da alcun incidente.
Oggi, alle 8 del mattino, il capitano Kurtis ci ha adunati tutti,
passeggeri e marinai.
Amici miei, ha detto, abbiate ben presente questo. Io
comando su questa zattera come comandavo a bordo del Chancellor.
Voglio dunque essere obbedito da tutti senza eccezione. Non
pensiamo che alla comune salvezza, stiamo uniti, e che il Cielo ci
protegga!
Queste parole sono state accolte bene.
La leggera brezza, che soffia in questo momento e di cui il
capitano rileva la direzione con la bussola, aumentata prendendo a
soffiare da nord; una fortuna. Dobbiamo affrettarci ad approfittarne
per giungere il pi presto possibile alla costa americana. Il
carpentiere Daoulas si occupato subito di piantare l'albero nella
scassa preparata a prua della zattera, e ha disposto due specie di
puntelli che devono assicurarlo pi solidamente. Mentre fa questo
lavoro, il nostromo e i marinai inferiscono il controvelaccino al
pennone riserbato a questo scopo.
Alle nove e mezzo l'albero alberato. Alcune sartie tese sui
fianchi della zattera ne garantiscono la solidit. La vela si issata,
murata, cazzata
7
, e il natante, spinto col vento in poppa, naviga con
una certa velocit sotto l'azione della brezza che rinfresca
ulteriormente.
Terminato questo lavoro, il carpentiere cerca di adattare un timone
che permetta alla zattera di mantenere la direzione voluta. Non gli
mancano i consigli di Robert Kurtis e dell'ingegner Falsten; dopo due
ore di lavoro viene posto a poppa una specie di remo a bratto, simile
pressappoco a quelli che adoperano i balau
8
malesi.

7
Rendere maggiormente tesa una cima
8
Pi propriamente, dovrebbe trattarsi di una goletta in uso alle Antille e non in
Frattanto il capitano Kurtis ha fatto le osservazioni necessarie per
ottenere esattamente la longitudine, e, a mezzogiorno, prende una
buona altezza di sole.
Il punto, cos ottenuto con grande esattezza, il seguente:
Latitudine 45 7' nord.
Longitudine 49 35' ovest di Greenwich.
Questo punto portato sulla carta indica che siamo a circa 650
miglia a nord-est della costa di Paramaribo, ossia della parte pi
vicina del continente americano, che, come gi stato notato, forma
il litorale della Guiana olandese.
Ora, facendo una media, non possiamo sperare, nemmeno con
l'aiuto costante dei venti alisei, di percorrere pi di dieci o dodici
miglia al giorno con un natante cos imperfetto come una zattera,
che non pu navigare di bolina. Ci vorranno dunque due mesi di
navigazione, supponendo un viaggio felicissimo, salvo il caso poco
probabile d'essere incontrati da qualche bastimento. Ma l'Atlantico
meno frequentato in questa parte di quanto non sia pi a nord e pi a
sud. Siamo stati disgraziatamente gettati fra le linee delle Antille e
quelle del Brasile seguite dai transatlantici inglesi e francesi ed
meglio non contare sulla possibilit di un incontro. D'altra parte, se
vengono le calme, se il vento cambia e ci spinge a est, non sono pi
due mesi di viaggio, ma quattro, ma sei, ed i viveri ci mancheranno
alla fine del terzo!
La prudenza dunque richiede che fin d'ora non consumiamo pi
del necessario. Il capitano Kurtis ci ha chiesto consiglio in proposito,
e noi abbiamo stabilito severamente il programma da seguire. Le
razioni sono calcolate per tutti, senza distinzione, in modo che la
fame e la sete siano soddisfatte a met. La manovra della zattera non
richiede un gran consumo di forze fisiche e un'alimentazione ridotta
dovr bastarci. Quanto all'acquavite, il cui barattolo contiene solo
cinque galloni,
9
sar distribuita con estrema parsimonia, e nessuno
avr il diritto di toccarla senza il permesso del capitano.
Il regime di bordo dunque regolato cos: cinque once di carne e
cinque once di biscotto al giorno per ciascuno. poco, ma la razione

Malesia. (N.d.T.)
9
Circa 23 litri. (N.d.A.)
non potrebbe essere maggiore, perch diciotto bocche, in questa
proporzione, assorbiranno un po' pi di cinque libbre di ogni
alimento, - ossia 600 libbre in tre mesi.
Ora, in tutto, non possediamo pi di 600 libbre di carne e di
biscotto; bisogna dunque arrestarci a questa cifra. Quanto all'acqua,
la sua quantit pu essere stimata in 132 galloni,
10
e viene stabilito
che il consumo quotidiano sar ridotto per ciascuno ad una pinta,
11
il
che assicura pure tre mesi di acqua.
La distribuzione dei viveri verr fatta ogni mattina alle dieci ad
opera del nostromo. Ognuno ricever per la giornata la propria
razione di biscotto e di carne e la consumer quando e come gli parr
meglio. Quanto all'acqua, in mancanza di recipienti per raccoglierla,
poich non abbiamo che il ramino e il bicchiere dell'irlandese, sar
distribuita due volte al giorno, alle dieci del mattino ed alle sei di
sera, e ognuno dovr berla immediatamente.
Bisogna notare che abbiamo sempre due altre probabilit di
accrescere le provviste: la pioggia, che ci darebbe l'acqua, e la pesca
che fornirebbe il pesce. Perci due barili vuoti vengono disposti per
l'acqua piovana; quanto agli arnesi di pesca, i marinai si occupano di
prepararli per gettare qualche lenza a strascico.
Queste sono le disposizioni. Sono approvate da tutti e saranno
rigorosamente rispettate. solo mantenendo una regola severa che
possiamo sperare di sottrarci agli orrori della fame. Troppi esempi ci
hanno insegnato ad essere previdenti, e se ci troveremo ridotti alle
ultime privazioni segno che il destino non avr cessato di
perseguitarci!


10
Circa 600 litri. (N.d.A.)
11
56 centilitri. (N.d.A.)
CAPITOLO XXXII
DALL'8 AL 17 DICEMBRE. Venuta la sera, ci siamo accoccolati
sotto le vele; stanco per le lunghe ore passate nell'alberatura, ho
potuto dormire per qualche ora. La zattera, essendo relativamente
poco carica, si alza facilmente sulle onde. Siccome il mare non
agitato, i cavalloni non ci colpiscono. Disgraziatamente se l'onda
lunga cessa, perch il vento viene a mancare, e verso il mattino io
sono costretto a notare nel mio diario: calma.
Al nuovo giorno non ho alcuna novit da notare. I signori
Letourneur hanno dormito anch'essi una parte della notte. Ci siamo
stretti la mano ancora una volta. La signorina Herbey ha potuto
riposare anche lei e i suoi lineamenti meno stanchi hanno ripreso la
loro consueta serenit.
Siamo al di sotto dell'11 parallelo. Il caldo durante il giorno
violento, il sole risplende. Una specie di vapore ardente si mescola
all'atmosfera. Siccome la brezza non viene che a sbuffi, la vela pende
dall'albero durante le calme che vanno prolungandosi troppo.
Ma Robert Kurtis ed il nostromo, da certi indizi che solo i marinai
possono riconoscere, credono che una corrente di due o tre miglia
all'ora ci trascini verso ovest. Sarebbe una fortuna e la nostra
traversata verrebbe cos abbreviata di molto. Possano il capitano ed il
nostromo non essersi ingannati, perch fin da questi primi giorni e
con questa temperatura la razione d'acqua basta appena a calmare la
nostra sete!
Eppure da quando abbiamo lasciato il Chancellor, o per meglio
dire le coffe di quella nave, per imbarcarci nella zattera, la nostra
condizione si veramente migliorata, perch il Chancellor poteva ad
ogni minuto inabissarsi, e, almeno, questa piattaforma
relativamente solida. S, lo ripeto, la situazione migliorata e, in
confronto, ognuno si trova meglio. Abbiamo quasi delle comodit,
possiamo andare e venire. Di giorno si sta insieme, si chiacchiera, si
discute, si guarda il mare; di notte si dorme. L'osservazione
dell'orizzonte, la sorveglianza delle lenze a strascico, ogni cosa ha la
sua attrattiva.
Signor Kazallon, mi dice Andr Letourneur alcuni giorni
dopo il nostro imbarco sul nuovo natante, mi sembra di ritrovare
qui i giorni di serenit che hanno marcato il nostro soggiorno
sull'isolotto di Ham-Rock!
vero, caro Andr, rispondo.
Ma dico di pi, la zattera ha un vantaggio sull'isolotto, perch
cammina.
Finch il vento favorevole, Andr, il vantaggio sta dalla parte
della zattera, ma se il vento cambia...
Signor Kazallon, mi risponde il giovane, non ci lasciamo
abbattere, abbiamo fiducia!
Questa fiducia, l'abbiamo tutti! S, pare che siamo usciti per
sempre da quelle prove terribili e per non ricadervi pi! Le
circostanze sono diventate pi favorevoli. Non v' uno di noi che non
si senta quasi rassicurato!
Ignoro quello che accade nell'animo di Robert Kurtis, e non so se
egli condivida le nostre idee; se ne sta quasi sempre in disparte. Ma
perch la sua responsabilit grande! Egli il capo, non ha
solamente la propria vita da salvare, ha da salvare le nostre! Io so che
egli intende il suo dovere a questo modo; perci spesso assorto
nelle proprie riflessioni e ciascuno bada a non distrarlo.
In queste lunghe ore la maggior parte dei marinai dorme a prua
della zattera. Per ordine del capitano la poppa stata riservata ai
passeggeri, e si potuto tendere su dei candelieri una tenda che d un
po' d'ombra; insomma ci troviamo in uno stato di salute
soddisfacente. Solo il secondo ufficiale Walter non riesce a
ricuperare le proprie forze. Le cure che gli prodighiamo non giovano
a nulla; egli s'indebolisce ogni giorno di pi.
Non ho mai apprezzato di pi Andr Letourneur che in questi
momenti; questo bravo giovane l'anima del nostro piccolo mondo.
Ha uno spirito originale, e le trovate, le considerazioni inaspettate
abbondano nel suo modo di veder le cose. La sua conversazione ci
distrae e spesso ci istruisce. Mentre Andr parla, il suo aspetto un po'
malaticcio si anima. Il padre sembra berne le parole, e talvolta,
prendendogli la mano, la tiene nelle proprie per ore intiere.
La signorina Herbey si mescola talvolta ai nostri colloqui, pur
rimanendo molto riservata; tutti ci sforziamo di farle dimenticare con
mille premure che ella ha perduto coloro che avrebbero dovuto
essere i suoi protettori naturali. La giovane ha trovato nel signor
Letourneur un amico sicuro, una specie di padre, ed ella gli parla con
un abbandono che l'et di questi permette. Dietro sua richiesta, gli ha
narrato la propria vita, quella vita di coraggio e di abnegazione che
la dote delle orfane povere. Era da due anni nella casa della signora
Kear, ed ora eccola priva di mezzi, senza speranza d'avvenire, ma
sempre fiduciosa, perch pronta ad affrontare qualsiasi prova. La
signorina Herbey, per l'indole e per l'energia morale, impone il
rispetto; e finora non stata offesa n da parole n da atti che
avrebbero potuto sfuggire a certi uomini grossolani di bordo.
I giorni 12, 13 e 14 dicembre non hanno portato alcun mutamento
alla situazione; il vento ha continuato a soffiare da est a raffiche;
nessun incidente di navigazione, nessuna manovra da eseguire sulla
zattera, non c' bisogno di modificare la direzione del timone, o, per
dir meglio, del remo a bratto. Il natante corre con il vento in poppa, e
la vela non sufficientemente poco dura per straorzare. Alcuni
marinai di guardia, sempre posti a prua, hanno ordine di sorvegliare
il mare con la pi scrupolosa attenzione.
Sono passati sette giorni da quando abbiamo abbandonato il
Chancellor; noto che ci abituiamo alla dieta che ci imposta, almeno
per quanto riguarda il cibo. vero che le nostre forze non sono
messe a prova dalla stanchezza fisica. Non ci consumiamo,
espressione che rende bene il mio pensiero; ed in tali condizioni
basta assai poco all'uomo per sostentarlo. La nostra maggior
privazione quella dell'acqua, perch con questi grandi calori la
quantit che ci accordata proprio insufficiente.
Il 15, una frotta di pesci, della specie degli spari, venuta ad
affollarsi intorno alla zattera. Sebbene i nostri arnesi da pesca non
siano composti che di lunghe corde armate di chiodi ricurvi, a cui
pezzetti di carne servono d'esca, pigliano un gran numero di questi
spari, tanto essi sono voraci.
davvero una pesca miracolosa, e quel giorno come una festa a
bordo. Dei pesci, alcuni sono stati arrostiti, altri cotti nell'acqua
marina sopra un fuoco di legna acceso a prua della zattera. Che
banchetto! tanto d'economizzato delle nostre provviste. Gli spari
sono cos abbondanti, che per due giorni ne peschiamo circa
duecento libbre; venga ora la pioggia e tutto andr a meraviglia.
Disgraziatamente questa frotta di pesci non rimasta un pezzo
nelle nostre acque. Il 17, alcuni pescecani - appartenenti alla specie
mostruosa degli squali tigre lunghi da quattro a cinque metri - sono
apparsi alla superficie del, mare. Hanno le pinne e la schiena nere,
con macchie e strisce trasversali bianche. La" presenza di questi
terribili mostri sempre inquietante, perch, a causa della poca
elevazione della zattera, siamo quasi allo stesso livello e molte volte
le loro code battono le nostre pertiche con terribile violenza. Pure i
marinai sono riusciti ad allontanarli a colpi di manovella, ma non mi
stupirei se ci seguissero ostinatamente come una preda loro riservata.
Non mi piacciono questi mostri con simili presentimenti.

CAPITOLO XXXIII
DAL 18 AL 20 DICEMBRE. Oggi il tempo cambiato e il vento
ha rinfrescato. Non ci lamentiamo, perch favorevole. Pigliamo
soltanto la precauzione d'assicurare l'albero mediante una sartia
volante, affinch la tensione della vela non possa produrne la rottura.
Ci fatto, il pesante galleggiante si muove con velocit un po'
maggiore e si lascia finalmente dietro una specie di lunga scia.
Nel pomeriggio alcune nubi hanno coperto il cielo, ed il caldo
stato un po' meno intenso. Il mare lungo ha fatto dondolare un po' pi
vivamente la zattera, e due o tre ondate hanno imbarcato.
Fortunatamente, adoperando alcune tavole di fasciame, il carpentiere
ha potuto fare una murata alta due piedi che ci difende meglio dal
mare.
Si assicurano per mezzo di corde i barili contenenti le provviste,
come pure le botticelle d'acqua. Se il mare ce li togliesse, saremmo in
una orribile condizione. Non si pu pensare a simile disastro senza
fremere!
Il 18, i marinai hanno raccolto qualcuna di quelle piante marine
conosciute col nome di sargassi, simili a quelle che abbiamo raccolto
tra le Bermude e l'isolotto di Ham-Rock. Sono piante che contengono
un principio zuccherino, ed io raccomando ai miei compagni di
masticarne gli steli. cos fanno e quella masticazione rinfresca le loro
labbra e la gola.
Nella giornata nulla di nuovo, noto solo che alcuni marinai e in
particolare Owen, Burke, Flaypol, Wilson ed il negro J yxntrop,
fanno frequenti conciliaboli di cui mi sfugge il motivo. Osservo pure
che essi tacciono quando uno degli ufficiali o dei passeggeri si
avvicina. Robert Kurtis ha fatto la stessa osservazione prima di me.
Tali colloqui segreti non gli garbano ed egli fa conto di sorvegliare
attentamente quegli uomini. Il negro J ynxtrop ed il marinaio Owen
sono evidentemente due mascalzoni, di cui bisogna diffidare perch
possono trascinarsi dietro i loro compagni.
Il 19, il caldo eccessivo. Non una nube nel cielo. Il vento non
pu gonfiare la vela e la zattera rimane ferma. Alcuni marinai si sono
tuffati in mare, e quel bagno ha procurato loro un vero sollievo
diminuendo un poco la sete. Ma il pericolo di tuffarsi in questi flutti
infestati dai pescecani grande e nessuno di noi ha seguito l'esempio
di quegli avventati. Chiss per se pi tardi esiteremo ad imitarli?
Vedendo la zattera immobile, le larghe ondulazioni dell'oceano senza
una ruga, la vela inerte sull'albero, non da temere che tale stato di
cose duri un pezzo?
La salute del secondo ufficiale Walter ci preoccupa molto. Il
giovane divorato da una febbre lenta che gli viene ad accessi
irregolari. Forse il solfato di chinino avrebbe ragione di questa
febbre; ma, lo ripeto, la immersione del casseretto stata cos rapida,
che la cassetta dei medicinali di bordo scomparsa sott'acqua. E poi
il povero giovane certamente tisico e da qualche tempo l'incurabile
malattia ha fatto in lui terribili progressi. I sintomi esterni non ci
possono ingannare. Walter ha accessi di tosse secca, la sua
respirazione breve, la sudorazione abbondante specialmente al
mattino, dimagrisce, il naso gli si affila, gli zigomi sporgono
spiccando per la loro tinta rossa sul pallore generale della faccia; ha
le guance incavate, le labbra contratte, le congiuntive lucide e
leggermente livide. Ma anche fosse in migliori condizioni, la
medicina sarebbe impotente davanti a questo male che non perdona.
Il 20, identico stato della temperatura, e identica immobilit della
zattera. I raggi ardenti del sole attraversano la nostra tenda.
Accasciati dal caldo, siamo spesso ansimanti. Con quale impazienza
aspettiamo il momento in cui il nostromo fa la parca distribuzione
d'acqua, e con quanta avidit ci gettiamo su quelle poche gocce di
liquido tiepido! Chi non ha mai provato la sete, non pu
comprenderlo.
Il secondo ufficiale Walter molto assetato, e soffre pi di tutti
noi. Ho visto la signorina Herbey riservargli quasi tutta la razione
che le spetta. Pietosa e caritatevole, la giovane fa quanto pu, se non
per placare, per attenuare almeno le sofferenze del nostro disgraziato
compagno.
Oggi la signorina Herbey mi dice:
Quel poveretto s'indebolisce ogni giorno di pi, signor
Kazallon.
S, signorina, ho risposto, e non possiamo far nulla per
lui! Attenzione, dice la signorina Herbey, potrebbe sentirci.
Poi va a sedersi all'estremit della zattera e con la testa appoggiata
alle mani se ne sta pensosa.
Oggi avvenuto un fatto spiacevole che devo notare.
Per un'ora circa i marinai Owen, Flaypol, Burke ed il negro
J ynxtrop hanno tenuto una conversazione molto animata. Discutono
a bassa voce, ed il loro gesticolare indica un grande accaloramento.
Dopo tale colloquio, Owen si alza e si dirige deliberatamente verso
poppa, sulla parte della zattera riservata ai passeggeri.
Dove vai, Owen? gli domanda il nostromo.
Vado per i fatti miei, risponde insolentemente il marinaio.
A questa villana risposta il nostromo si alza, ma prima di lui
Robert Kurtis a faccia a faccia con Owen.
Il marinaio regge lo sguardo acceso del suo capitano, e dice con
sfrontatezza:
Capitano, devo parlarvi da parte dei camerati.
Parla, risponde freddamente Robert Kurtis.
Si tratta dell'acquavite, soggiunge Owen. Sapete, quel
bariletto... forse per le focene o per gli ufficiali che lo si tiene in
serbo?
E poi? dice Robert Kurtis.
Domandiamo che ogni mattina ci sia distribuito il nostro
bicchiere come al solito.
No, risponde il capitano.
Avete detto?... grida Owen.
Dico no.
Il marinaio guarda fissamente Robert Kurtis, e un ghigno gli
contrae le labbra. Esita un istante, incerto se debba insistere, ma si
trattiene, e senza aggiungere una parola torna verso i suoi camerati,
che discutono a bassa voce.
Robert Kurtis ha fatto bene a rifiutare in modo cos assoluto? Ce
lo dir il futuro. Quando gli parlo di questo incidente, egli mi
risponde:
Dell'acquavite a costoro! preferirei gettare il bariletto in mare.
CAPITOLO XXXIV
21 DICEMBRE. Quest'incidente non ha ancora avuto alcuna
conseguenza, oggi almeno.
Per alcune ore . compaiono ancora degli spari lungo la zattera, e
ne peschiamo a mucchi. Vengono radunati in una botticella vuota, e
questa aggiunta di provviste ci fa sperare che almeno non soffriremo
la fame.
venuta la notte senza portarci la solita frescura. Le notti sono
generalmente fresche sotto i tropici, ma questa minaccia di essere
soffocante. Densi vapori si svolgono pigramente sopra le onde. La
luna sar nuova all'una e trenta del mattino. L'oscurit dunque
profonda fino al momento in cui lampi di calore, di abbagliante
intensit, illuminano l'orizzonte. Sono lunghe e larghe scariche
elettriche, senza forma determinata, che illuminano un ampio spazio
di cielo. Ma non si ode tuono e si pu dire anzi che la calma
dell'atmosfera sia spaventosa, tanto assoluta.
Per due ore, cercando nell'aria qualche soffio meno ardente, la
signorina Herbey, Andr Letourneur ed io contempliamo questi
preliminari dell'uragano, che sono come un esperimento della natura,
e dimentichiamo la condizione presente per ammirare il sublime
spettacolo d'una lotta di nubi elettriche. Si direbbero forti merlati i
cui merli si coronassero di fuoco. L'anima dei pi feroci sensibile a
queste grandi scene, e io vedo i marinai guardare attentamente al pari
di noi i bagliori incessanti. Senza dubbio, osservano con occhio
preoccupato lo spettacolo che annuncia una prossima lotta degli
elementi. Effettivamente che sar della zattera in mezzo ai furori del
cielo e del mare?
Rimaniamo seduti a poppa fino a mezzanotte. Questi bagliori, di
cui la notte raddoppia la lucentezza, diffondono sopra di noi una tinta
livida, simile al colore spettrale che pigliano gli oggetti se vengono
illuminati alla fiamma dell'alcool impregnato di sale.
Avete paura dell'uragano, signorina Herbey? domanda
Andr Letourneur alla giovane.
No, signore, risponde la signorina Herbey, quello, che
provo piuttosto un sentimento di rispetto. Non forse uno dei pi
bei fenomeni che possiamo ammirare?
Verissimo, signorina Herbey, ripiglia a dire Andr
Letourneur, soprattutto quando romba il tuono. Pu l'orecchio
udire un rumore pi maestoso? E che cosa sono in confronto gli
scoppi delle artiglierie, quei rumori secchi e senza continuazione? Il
tuono invade l'anima, piuttosto un suono che un rumore, un suono
che cresce e decresce come la nota tenuta da un cantante. E per dir
tutto in una parola, signorina Herbey, la voce d'un artista non mi ha
mai commosso tanto, quanto la grande ed incomparabile voce della
natura.
Voce di basso profondo, dico io ridendo.
Proprio cos, risponde Andr, e speriamo di poterla udire
fra breve, perch questi lampi senza rumore sono monotoni!
Per carit, caro Andr! ho risposto. Sopportate l'uragano
se capita, ma non desideratelo.
Ohib! l'uragano vento!
Ed acqua, anche, risponde la signorina Herbey, l'acqua
che ci manca!
Vi sarebbe molto da replicare ai due giovani, ma non voglio
mescolare l mia prosa malinconica alla loro poesia. Essi
considerano l'uragano da un lato speciale, e, per tutta un'ora, sento
che ne parlano con linguaggio poetico, e lo invocano con tutti i loro
voti.
Frattanto il cielo si a poco a poco nascosto dietro fitte nubi. Gli
astri allo zenit si spengono ad uno ad uno dopo che le costellazioni
zodiacali sono scomparse dietro le nebbie dell'orizzonte. I vapori neri
e pesanti si curvano sopra le nostre teste, e velano le ultime stelle del
cielo. Ad ogni momento quella massa emette grandi lampi biancastri
sui quali si stagliano nuvolette grigiastre.
Tutto questo serbatoio d'elettricit posto nella zona alta
dell'atmosfera finora s' vuotato senza rumore. Ma poich l'aria
molto secca e perci cattivo conduttore d'elettricit, il fluido non
potr sprigionarsi che con scoppi terribili, e mi sembra impossibile
che l'uragano non scoppi presto con estrema violenza.
Questo pure il parere di Robert Kurtis e del nostromo. Questi
non ha altra guida che il proprio istinto di marinaio, che infallibile.
Quanto al capitano, all'istinto di weather-wise,
12
egli unisce le
cognizioni d'uno scienziato. Mi mostra sopra di noi un cumulo di
nubi che i meteorologi chiamano cloudring,
13
e che si forma quasi
unicamente nelle regioni della zona torrida, sature del vapore acqueo
che gli alisei portano da tutti i punti dell'oceano.
S, signor Kazallon, mi dice Robert Kurtis, siamo nella
regione degli uragani, perch il vento ha spinto la nostra zattera fino
a quella zona in cui un osservatore, dotato di udito particolarmente
sensibile, udrebbe continuamente il brontolio del tuono. Questa
osservazione stata fatta da molto tempo e la credo giusta.
Mi pare, rispondo tendendo l'orecchio, di udire il
brontolio continuo di cui parlate.
Infatti, dice Robert Kurtis, sono i primi brontolii
dell'uragano, che entro due ore si manifester in tutta la sua violenza.
Ebbene! saremo pronti a riceverlo.
Nessuno di noi pensa a dormire, n lo potrebbe, perch l'aria
soffocante. I lampi si allargano, sviluppano all'orizzonte una
estensione che va dai cento ai centocinquanta gradi, ed accendono
successivamente tutta la periferia del cielo, mentre una specie di
fosforescenza si sprigiona dall'atmosfera.
Finalmente, il tuono rumoreggia pi forte e si fa pi penetrante,
ma, se ci si pu esprimere cos, sono ancora rumori netti, senza
angoli di scoppio, brontolii che l'eco non ripete. Si direbbe che la
volta celeste sia imbottita da queste nuvole, la cui elasticit soffoca la
sonorit delle scariche elettriche.
Il mare finora rimasto calmo, pesante, quasi stagnante. Tuttavia,
dalle larghe ondulazioni che cominciano a sollevarlo, i marinai non
possono rimanere ingannati. Per loro, il mare si sta formando;
qualche uragano si scatenato lontano, di cui ora si sente il
contraccolpo. Il terribile vento non vicino, e per prudenza una nave
sarebbe gi alla cappa, ma la zattera non pu manovrare, e sar
costretta a fuggire davanti alla burrasca.
All'una del mattino, un lampo vivissimo, seguito alla distanza di

12
Letteralmente: indovino del tempo. (N.d.A.)
13
Nubi ad anello. (N.d.A.)
pochi secondi da una scarica, indica che l'uragano ci quasi addosso.
L'orizzonte scompare d'un tratto in una nebbia umida e si direbbe che
si stia abbattendo in pieno sulla zattera.
Subito un marinaio grida:
La raffica! La raffica!

CAPITOLO XXXV
NOTTE DAL 21 AL 22 DICEMBRE. Il nostromo si precipita verso
la drizza che sostiene la vela, ed il pennone subito ammainato. Era
tempo, perch la raffica passa come un turbine. Senza il grido del
marinaio, che ci ha avvertiti, saremmo stati rovesciati e forse
precipitati in mare. La tenda di poppa stata portata via di colpo.
Ma se la zattera non ha nulla da temere direttamente dal vento, se
tanto bassa da non dargli presa, ha da temere tutto dalle onde
sollevate dall'uragano. Queste onde sono state per qualche minuto
appiattite e come schiacciate dalla pressione degli strati atmosferici;
poi si sono risollevate furiosamente e la loro altezza aumenta
proporzionalmente alla compressione che hanno subito.
La zattera segue i movimenti disordinati del mare lungo, e se non
si muove pi di esso, un avanti-e-indietro incessante la fa almeno
oscillare da un fianco all'altro e da poppa a prua.
Legatevi! Legatevi! ci grida il nostromo buttandoci delle
corde.
Robert Kurtis venuto in nostro aiuto, e in breve i signori
Letourneur, Falsten ed io ci siamo saldamente legati alla zattera; non
saremo portati via, se non nel caso in cui il natante si spezzi. La
signorina Herbey si legata alla vita ad uno dei candelieri che
sorreggevano la tenda, e, al bagliore dei lampi, ho veduto il suo volto
sempre sereno.
Ormai la folgore si manifesta senza tregua, con la luce e il rumore.
Ne abbiamo le orecchie e gli occhi pieni. Un colpo di tuono non
aspetta l'altro, e non si ancora spento un lampo, che gi un altro gli
succede. In mezzo a questi bagliori, la volta vaporosa sembra
prendere fuoco. Si direbbe addirittura che l'oceano sia infuocato
come il cielo, e vedo molti lampi ascendenti, che, sollevandosi dalla
cresta delle onde, vengono ad incrociarsi con quelli delle nubi. Un
forte odor di zolfo si spande nell'atmosfera, ma finora la folgore ci ha
risparmiati; ha solo percosso i flutti.
Alle due del mattino, la tempesta in tutto il suo furore. Il vento
passato allo stadio di uragano, e cavalloni spaventosi minacciano di
sfasciare la zattera. Il carpentiere Daoulas, Robert. Kurtis, il
nostromo e altri marinai si danno da fare per rinforzarla con cavi.
Enormi ondate ci cadono addosso a piombo, e quelle docce pesanti ci
bagnano fino alle ossa d'acqua quasi tiepida. Il signor Letourneur si
getta davanti alle onde furiose, come per preservare il figlio da un
urto troppo violento. La signorina Herbey immobile: la si direbbe
la statua della rassegnazione.
In questo momento, al rapido bagliore dei lampi, vedo grosse
nubi, molto estese e probabilmente molto spesse, le quali hanno
preso un colore rossiccio e uno scoppiettio simile a un fuoco di
moschetteria echeggia nell'aria. un crepitio speciale prodotto da
una serie di scariche elettriche alle quali la gragnuola serve
d'intermediaria fra le nubi opposte. E infatti per l'incontro d'una nube
burrascosa con una corrente d'aria fredda, si formata la grandine,
che cade con estrema violenza. Siamo mitragliati da chicchi della
grossezza d'una noce, che percuote la piattaforma con sonorit
metallica.
Il fenomeno continua cos per mezz'ora, e contribuisce a calmare
il vento; ma esso, dopo aver balzato a tutti i punti della bussola,
ripiglia poi con incredibile violenza. L'albero della zattera, le cui
sartie si rompono, si corica di traverso e ci affrettiamo a toglierlo
dalla scassa perch non si spezzi al piede. Il timone portato via da
un colpo di mare, e il remo a bratto se ne va alla deriva senza che sia
possibile trattenerlo. Contemporaneamente le murate di sinistra
vengono strappate e le onde si avventano attraverso la breccia.
Il carpentiere e i marinai vogliono riparare l'avaria, ma le scosse li
impediscono; rotolano gli uni addosso agli altri, quando la zattera
sollevata da onde mostruose, si inclina con un angolo di oltre 45.
Come mai questi uomini non sono portati via? Come mai i cavi che
ci tengono legati non si spezzano? Come mai non siamo tutti buttati
in mare? Non riusciamo a spiegarcelo. Quanto a me, mi sembra
impossibile che, in uno di questi movimenti disordinati, la zattera
non venga capovolta; e in tal caso, legati come siamo, morremo fra le
convulsioni dell'asfissia!
Infatti verso le tre del mattino, al momento in cui l'uragano si
scatena pi furioso che mai, la zattera, sollevata sul dorso di un'onda,
si quasi rizzata. Si odono grida di terrore! Stiamo per
capovolgerci!... No, la zattera si tenuta sulla cresta dell'onda a
inconcepibile altezza, ed alla intensa luce dei lampi che si incrociano
in tutte le direzioni, spaventati, sbigottiti, abbiamo potuto dominare
con lo sguardo il mare che schiumeggia come se si frangesse contro
gli scogli.
Poi la zattera ripiglia quasi subito la sua posizione orizzontale, ma
in questo movimento le rizzature delle botticelle si sono spezzate. Ne
ho vista una passare sopra la murata, e l'altra sfondarsi lasciando
sfuggire l'acqua che contiene.
Alcuni marinai si precipitano per trattenere il secondo barile
contenente le provviste di carne secca, ma il piede d'uno di loro
rimane preso fra le tavole disgiunte della piattaforma che tornano a
riunirsi. Il disgraziato emette alte urla di dolore.
Voglio correre verso di lui, riesco a rompere i miei legami... Ma
troppo tardi: al bagliore d'un lampo vedo il disgraziato, che riuscito
a liberare il piede, portato via da un colpo di mare che ci copre
completamente. Il suo compagno scomparso con lui, senza che sia
stato possibile portare loro soccorso.
Quanto a me, il colpo di mare mi ha buttato lungo disteso sulla
piattaforma, ed avendo battuto il capo contro lo spigolo d'una pertica,
sono svenuto.

CAPITOLO XXXVI
22 DICEMBRE. Il giorno finalmente venuto, e il sole apparso
fra le ultime nubi che l'uragano si lasciato dietro. La lotta degli
elementi durata solo alcune ore, ma stata terribile; l'aria e l'acqua
si sono urtate con violenza senza uguali.
Io ho potuto far cenno solo agli incidenti principali, perch lo
svenimento che ha tenuto dietro alla mia caduta non mi ha concesso
di osservare la fine di quel cataclisma. So solo che, poco tempo dopo
il colpo di mare, l'uragano si calmato sotto l'azione di violenti
rovesci di pioggia e che la tensione elettrica dell'atmosfera si
ridotta. La tempesta dunque non ha proseguito oltre la notte. Ma in
quel breve tempo quanti danni ci ha causato, quante perdite
irreparabili, e, di conseguenza, quante miserie ci attendono! Non
siamo nemmeno riusciti a conservare una goccia di quei torrenti
d'acqua che ha versati.
Ho ripreso i sensi grazie alle cure dei signori Letourneur e della
signorina Herbey, ma a Robert Kurtis che devo essere riconoscente
se non sono stato portato via da un secondo colpo di mare.
Uno dei due marinai periti durante l'uragano Austin, giovanotto
di ventotto anni, un buon elemento, attivo e pieno di coraggio. Il
secondo il vecchio irlandese O'Ready, superstite di tanti naufragi!
Non siamo pi che sedici sulla zattera, quasi la met di coloro che
si sono imbarcati a bordo del Chancellor gi scomparsa!
Ed ora che ci rimane di viveri?
Robert Kurtis ha voluto farsi un conto esatto delle provviste. In
che consistono, quanto tempo dureranno?
L'acqua non mancher ancora, perch ne rimangono in fondo alla
botticella spezzata circa quattordici galloni,
14
e la seconda botticella
intatta. Ma il barile che conteneva la carne secca, e quello in cui era
il pesce che avevamo pescato, sono stati portati via entrambi, e di
quella provvista non ci rimane assolutamente nulla. Quanto al

14
65 litri. (N.d.A.)
biscotto, Robert Kurtis non valuta pi di sessanta libbre quello che si
potuto salvare dal mare.
Sessanta libbre di biscotto per sedici persone, significano otto
giorni di nutrimento a mezza libbra a testa.
Robert Kurtis ci ha fatto conoscere lo stato delle cose. L'abbiamo
ascoltato in silenzio; in silenzio pure passato questo giorno del 22
dicembre. Ognuno si chiuso in se stesso, ma evidente che gli
stessi pensieri assediano la mente di tutti. Mi pare che l'uno guardi
l'altro in modo bizzarro e che gi appaia lo spettro della fame. Finora
cibo e bevanda non ci sono mancati; ma ormai la razione d'acqua
dovr essere necessariamente diminuita, e quanto alla razione di
biscotto!...
A un certo punto, mi sono accostato al crocchio di marinai sdraiati
a prua, e ho sentito Flaypol dire con tono ironico:
Quelli che debbono morire, farebbero bene a morire subito.
S, risponde Owen. Almeno lascerebbero la loro parte
agli altri!
La giornata trascorsa nella generale prostrazione. Ognuno ha
ricevuto la sua mezza libbra di biscotto. Gli uni l'hanno divorata
immediatamente con una specie di rabbia, gli altri con economia
prudente. Mi sembra che l'ingegner Falsten abbia diviso la sua
razione in tante parti quanti sono i pasti che egli solito fare ogni
giorno.
Se uno solo deve sopravvivere, costui sar Falsten.

CAPITOLO XXXVII
DAL 23 AL 30 DICEMBRE. Dopo la tempesta, il vento passato a
nord-ovest e si mantiene a brezza tesa. Bisogna approfittarne, poich
tende a ravvicinarci a terra. L'albero, rialberato da Daoulas, stato
saldamente stabilito, vi stata saldamente alzata la vela e la zattera
cammina con il vento in poppa in ragione di due miglia o due miglia
e mezzo all'ora. Ci si anche preoccupati di allestire un remo a bratto
con una pertica e con una larga tavola; bene o male serve a qualcosa;
ma, data la velocit che il vento imprime alla zattera, non occorre un
grande sforzo per guidarla.
Anche la piattaforma viene riparata con cunei e cavi che
ravvicinano la tavole disgiunte. Le tavole di murata a dritta portate
via dall'onda sono sostituite e ci mettono al riparo dal mare. In una
parola, tutto quanto possibile fare per rinforzare questo insieme di
alberi e di pennoni stato fatto. Ma il pericolo maggiore non l.
Con il cielo limpido tornato il caldo tropicale che ci ha tanto
fatto soffrire nei giorni scorsi. Oggi fortunatamente temperato dalla
brezza, ed essendo stata ricollocata la tenda a poppa della zattera, vi
cerchiamo ricovero a turno.
Tuttavia la scarsezza del cibo comincia a farsi sentire pi
seriamente. Si soffre la fame in maniera visibile. Le guance si
incavano, i volti si assottigliano; nella maggior parte di noi il sistema
nervoso centrale offeso direttamente; e la contrazione dello
stomaco provoca una sensazione dolorosa. Se per ingannare la fame,
per addormentarla, avessimo qualche narcotico, oppio o tabacco,
forse sarebbe pi tollerabile, ma ci manca tutto!
Uno solo di noi sfugge a tale bisogno imperioso. il secondo
ufficiale Walter, il quale, sempre in preda a una febbre violenta,
nutrito da questa, ma una sete ardente lo tortura. La signorina
Herbey, pur serbando per il malato una parte della propria razione, ha
ottenuto dal capitano un supplemento d'acqua, ed ogni quarto d'ora
bagna le labbra del secondo ufficiale. Walter pu a malapena proferir
parola e ringrazia con lo sguardo la caritatevole giovane. Povero
figliolo! condannato e le cure pi assidue non varranno a salvarlo.
Almeno non avr da soffrire un pezzo!
Del resto oggi sembra che egli abbia coscienza delle sue
condizioni, perch mi chiama con un cenno. Vado a sedermi vicino a
lui; egli raduna allora tutte le forze per parlare, e con parole rotte mi
dice:
Signor Kazallon, ne avr per molto?
Per quanto breve sia la mia esitazione nel rispondere, Walter la
nota, e soggiunge:
La verit, tutta la verit.
Io non sono medico, e non saprei...
Non importa! Rispondetemi, ve ne prego!...
Guardo a lungo l'ammalato, poi appoggio l'orecchio contro il suo
petto. Da qualche giorno la tisi ha fatto in lui terribili progressi.
chiaro che uno dei polmoni non funziona pi e che l'altro pu appena
bastare ai bisogni della respirazione. Walter in preda ad una febbre
che deve essere indizio di prossima fine nelle affezioni tubercolari.
Che cosa posso rispondere alla domanda del secondo ufficiale?
Il suo sguardo cos interrogativo, che non so cosa fare e cerco
qualche risposta evasiva.
Amico mio, gli dico, nessuno di noi nella condizione in
cui siamo, pu aver molto da vivere! Chi sa, se fra otto giorni tutti
quelli che sono portati dalla zattera...
Fra otto giorni!... mormora il secondo ufficiale fissando
sopra di me lo sguardo ardente.
Poi volta la testa e sembra assopirsi.
Il 24, il 25, il 26 dicembre, nessun mutamento avvenuto nella
nostra situazione. Per quanto la cosa sembri improbabile, noi ci
avvezziamo a non morire di fame. I racconti di naufraghi hanno
spesso accertato fatti che concordano con quelli che noto qui.
Leggendoli li trovavo esagerati: non lo erano; e vedo bene che la
mancanza di cibo pu essere sopportata pi a lungo di quanto
credessi. D'altra parte, alla nostra mezza libbra di biscotto, il capitano
ha creduto di dover aggiungere qualche goccia d'acquavite, e questa
dieta sostiene le nostre forze pi di quel che si potrebbe immaginare.
Oh! se per due mesi, per un mese avessimo assicurata una razione
simile! Ma la provvista si consuma; ognuno pu gi prevedere il
momento in cui questa povera alimentazione ci mancher del tutto.
Bisogna dunque ad ogni costo domandare al mare un supplemento
di cibo, e ci ora molto difficile; pure il carpentiere ed il nostromo
fabbricano nuove lenze con del cavo piano e le armano di chiodi
strappati alle tavole della piattaforma.
Quando questi arnesi sono finiti, il nostromo sembra abbastanza
soddisfatto dell'opera sua.
Non sono gli ami migliori questi chiodi, mi dice, ma
infine potrebbero agguantare un pesce quanto gli altri, se non
mancasse l'esca! Non abbiamo che biscotto, e questo non pu tenere.
Preso il primo pesce, si potrebbero innescare le lenze con la sua
carne viva; ma qui sta il difficile: pigliare il primo pesce!
Il nostromo ha ragione ed probabile che la pesca sar
infruttuosa. Ciononostante, tenta e le lenze vengono gettate, ma,
come era prevedibile, nessun pesce abbocca; del resto evidente che
in questi mari il pesce scarso.
Nelle giornate del 28 e del 29, i nostri tentativi sono continuati
invano. I pezzi di biscotto, coi quali le lenze sono innescate, si
dissolvono nell'acqua; bisogna rinunciarvi. D'altra parte consumare
inutilmente questa sostanza che forma il nostro unico cibo, e di cui
siamo gi ridotti a contare le briciole.
Il nostromo, non sapendo a che santo votarsi, pensa allora di
attaccare un pezzo di stoffa al chiodo delle lenze. La signorina
Herbey gli d un pezzo dello scialle rosso che l'avvolge: chiss se
questo cencio brillando sotto acqua attirer qualche pesce vorace?
Il nuovo tentativo fatto nella giornata del 30. Per molte ore le
lenze sono buttate ed estratte, ma il cencio rosso sempre intatto.
Il nostromo del tutto scoraggiato. un'altra esperienza che
fallisce. Cosa non daremmo per prendere un primo pesce che
permetterebbe di pescarne degli altri!
Vi sarebbe ancora un mezzo per innescare le lenze, mi dice
il nostromo a bassa voce.
Quale? domando io.
Lo saprete pi tardi! mi risponde il nostromo guardandomi
in modo strano.
Che significano queste parole da parte d'un uomo che mi sempre
sembrato riservato? Ci ho pensato tutta la notte.




CAPITOLO XXXVIII
DAL 1 AL 5 GENNAIO. Sono passati pi di tre mesi da quando
abbiamo lasciato Charleston sul Chancellor, e 20 giorni che siamo
trasportati dalla zattera alla merc dei venti e delle correnti! Ci siamo
spinti ad ovest verso la costa americana, oppure la tempesta ci ha
gettati al largo da ogni terra? Non nemmeno pi possibile accertare
la cosa. Durante l'ultimo uragano, che stato cos funesto, gli
strumenti del capitano sono stati spezzati nonostante tutte le
precauzioni prese. Robert Kurtis non ha pi n bussola per rilevare la
rotta seguita, n sestante per prendere l'altezza. Siamo vicini a una
costa, o ne siamo distanti centinaia di miglia? Non si pu saperlo, ma
giusto temere, che, avendo avuto tutti gli elementi contrari, ne
siamo lontanissimi.
In questa ignoranza assoluta della nostra situazione vi qualche
cosa di disperante senza dubbio; ma siccome la speranza non
abbandona mai il cuore dell'uomo, spesso ci induciamo a credere,
contro ogni ragione, che la costa sia vicina. Perci ognuno guarda
l'orizzonte e cerca di rilevare su quella linea cos netta qualche cosa
che assomigli a terra. Gli occhi di noi passeggeri c'ingannano
continuamente a questo riguardo, e rendono pi dolorosa la nostra
illusione. Crediamo di vedere... e non c' nulla! una nuvola, della
nebbia, un'onda pi elevata del mare lungo.
Non si scorge alcuna terra, nessuna nave si disegna su quel
perimetro grigio in cui cielo e mare si confondono. La zattera
sempre il centro di una circonferenza deserta.
Il primo gennaio abbiamo mangiato il nostro ultimo biscotto, o
meglio, le nostre ultime briciole di biscotto. Il primo gennaio! Quali
ricordi ci richiama questo giorno! e per confronto come ci sembra
doloroso! L'anno nuovo, i voti che questo Capodanno suggerisce, le
tenerezze della famiglia, le speranze di cui empie il cuore, nulla di
tutto ci fatto per noi. Le parole Vi auguro un buon anno, che si
dicono solo sorridendo, chi di noi oserebbe pronunciarle? Chi di noi
oserebbe sperare un giorno solo per se stesso?
Eppure il nostromo mi si accostato, e guardandomi in modo
strano, mi ha detto:
Signor Kazallon, ve lo auguro lieto...
L'anno nuovo?
No, il giorno che incomincia, ed gi una bella faccia tosta la
mia, perch non vi pi nulla da mangiare sulla zattera!
Pi nulla, lo sappiamo, eppure il giorno seguente, quando viene
l'ora della distribuzione quotidiana, questo fatto ci colpisce come se
fosse inatteso; non possiamo credere a questa totale privazione.
Verso sera provo stiramenti di stomaco violentissimi. Essi mi
hanno causato sbadigli dolorosi; si sono in parte calmati due ore
dopo.
Il giorno successivo, 3, sono molto meravigliato di non soffrire
pi. Sento in me un vuoto immenso, ma questa sensazione per lo
meno tanto morale quanto fisica. La testa, pesante e male equilibrata,
mi sembra vacilli sulle spalle. Provo le vertigini che d un abisso
quando uno vi si affaccia.
Ma tali sintomi non sono comuni a tutti. Alcuni dei miei
compagni soffrono gi terribilmente. Fra gli altri il carpentiere, e il
nostromo, che sono grandi mangiatori per natura. Le torture
strappano loro grida involontarie: essi sono obbligati a stringersi i
fianchi con una corda. E non siamo che al secondo giorno!
Ah! la mezza libbra di biscotto, la magra razione che ci sembrava
tanto insufficiente alcuni giorni or sono! Come il nostro desiderio la
ingrossa! Come ci pare enorme ora che non abbiamo pi nulla! Quel
pezzo di biscotto, se ce lo distribuissero ancora, anche mezzo, anche
un quarto soltanto, ci darebbe la vita per molti giorni! Non lo
mangeremmo che a briciola a briciola!
In una citt assediata, ridotta alla massima carestia, si pu ancora,
nei rigagnoli, nei cantucci, nelle spazzature, trovare qualche osso
spolpato, qualche radice di rifiuto che per un istante inganni la fame!
Ma su queste tavole, che le onde hanno spazzato tante volte, di cui si
sono gi frugati gli interstizi, di cui si sono guardati tutti gli angoli
nei quali il vento avrebbe potuto trascinare qualche avanzo, che
cercare ancora?
Le notti sono lunghe a passare, pi lunghe dei giorni! Invano si
domanda al sonno un momentaneo sollievo! Il sonno, se pure riesce a
chiuderci gli occhi, non pi che un assopimento febbrile pieno
d'incubi.
Tuttavia questa notte prostrato dalla stanchezza, in un momento in
cui anche la mia fame si era addormentata, ho potuto riposare per
alcune ore.
Il giorno seguente, alle 6, sono destato da alte grida che risuonano
sulla zattera. Mi alzo subito ed a prua vedo il negro J ynxtrop, i
marinai Owen, Flaypol, Wilson, Burke, Sandon, raccolti in atto di
avventarsi. Quei miserabili si sono impadroniti degli strumenti del
carpentiere, accetta, scure, cesoie, e minacciano il capitano, il
nostromo e Daoulas. Vado immediatamente ad unirmi a Robert
Kurtis e ai suoi. Falsten mi segue. Non abbiamo che i nostri coltelli
per armi, ma siamo ad ogni modo risoluti a difenderci.
Owen ed il suo drappello si avanzano contro di noi. I disgraziati
sono ubriachi. Nella notte hanno sfondato il bariletto d'acquavite, ed
hanno bevuto a saziet.
Che cosa vogliono?
Owen ed il negro, meno ubriachi dei compagni, li eccitano a
massacrarci, ed essi obbediscono ad una specie di furore alcolico.
Abbasso Kurtis! - gridano, a mare il capitano! Owen
comandante! Owen comandante!
L'agitatore Owen, al quale il negro serve di secondo. L'odio di
quei due uomini contro i loro ufficiali si manifesta in questo
momento con un'azione di forza che, quand'anche riuscisse, non
salverebbe in ogni caso la situazione. Ma i loro partigiani, incapaci di
ragionare, ed armati mentre noi non lo siamo, li rendono temibili.
Robert Kurtis, vedendoli avanzare, va loro incontro e con voce
forte:
Gi le armi comanda.
Morte al capitano! urla Owen.
Quel miserabile incita i suoi complici con i gesti, ma Robert
Kurtis, tenendo in disparte il drappello ubriaco, va dritto contro di lui
e domanda:
Che cosa vuoi?
Non pi comandanti sulla zattera risponde Owen. Tutti
eguali qui!
Bestione imbecille! Come se non fossimo tutti eguali dinanzi alla
miseria!
Owen, - dice un'altra volta il capitano, gi le armi!
Coraggio voi altri! grida Owen.
S'impegna una lotta. Owen e Wilson si buttano addosso a Robert
Kurtis, il quale para i colpi con un pezzo di pertica, mentre Burke e
Flaypol si avventano contro Falsten e contro il nostromo. Io ho di
fronte a me il negro J ynxtrop, il quale, brandendo una accetta, cerca
di colpirmi. Mi provo a stringerlo fra le braccia per paralizzare i suoi
movimenti, ma la forza muscolare di quel briccone superiore alla
mia. Dopo aver lottato alcuni istanti, sento che sto per soccombere,
quando d'un tratto J ynxtrop rotola sulla piattaforma trascinandomi
con lui. Andr Letourneur, il quale lo ha afferrato per una gamba e
lo ha buttato gi.
Questo intervento mi ha salvato. Il negro cadendo ha abbandonato
la sua arma, di cui m'impadronisco; sto per spezzargli il cranio... La
mano di Andr mi trattiene a mia volta.
Infatti i ribelli sono allora respinti a prua della zattera. Robert
Kurtis, dopo aver parato i colpi che gli dirige contro Owen, ha
afferrato una scure e, sollevando il braccio, vibra un colpo.
Ma Owen si getta da parte e la scure colpisce Wilson in pieno
petto. Il miserabile cade all'indietro fuori della zattera, e scompare.
Salvatelo, salvatelo! grida il nostromo.
morto! risponde Daoulas.
Appunto per questo!... esclama il nostromo senza finire la
frase. Ma la morte di Wilson mette fine alla lotta. Flaypol e Burke,
all'ultimo stadio dell'ubriachezza, sono coricati, immobili, e noi ci
precipitiamo addosso a J ynxtrop, che viene legato solidamente al
piede dell'albero.
Quanto a Owen, stato ridotto all'impotenza dal carpentiere e dal
nostromo. Robert Kurtis allora gli si avvicina e gli dice:
Prega Dio, perch stai per morire.
Avete dunque ben voglia di mangiarmi! risponde Owen con
una insolenza che non ha uguali.
Quest'atroce risposta gli salva la vita. Robert Kurtis getta via la
scure che aveva gi levata su Owen e, pallidissimo, va a sedersi a
poppa della zattera.
CAPITOLO XXXIX
5 E 6 GENNAIO. Questa scena ci ha profondamente
impressionati. La risposta di Owen, date le circostanze, fatta per
abbattere i pi energici.
Appena il mio animo ha ripreso un po' di calma, ho ringraziato
vivamente il giovane Letourneur, il cui intervento mi ha salvato la
vita.
Mi ringraziate, risponde, quando dovreste forse
maledirmi!
Maledirvi, Andr!
Signor Kazallon, non ho fatto che prolungare le vostre miserie!
Non importa, signor Letourneur, dice allora la signorina
Herbey che si avvicinata; avete fatto il vostro dovere.
Sempre il sentimento del dovere che sorregge questa fanciulla!
Ella smagrita per gli stenti. Le sue vesti stinte per l'umidit, lacerate
dagli urti, le pendono addosso dandole un aspetto miserabile, ma non
un gemito esce dalla sua bocca: ella non si lascer abbattere.
Signor Kazallon, mi domanda, dobbiamo morire di
fame?
S, signorina Herbey, ho risposto quasi duramente.
Quanto tempo si pu vivere senza mangiare?
Pi di quello che si creda! Forse lunghi, interminabili giorni!
Le persone robuste soffrono di pi, non vero? insiste ella.
S, ma muoiono pi presto. una specie di compenso!
Come ho potuto rispondere cos alla fanciulla? Come! Non sono
riuscito a trovare una parola di speranza da dirle! Le ho gettato in
faccia brutalmente la verit. Ogni sentimento d'umanit si dunque
spento in me? Andr Letourneur e suo padre, che mi ascoltano, mi
guardano pi volte con i loro grandi occhi limpidi dilatati dalla fame;
si domandano se sono proprio io che parlo cos.
Alcuni istanti dopo, quando siamo soli, la signorina Herbey mi
dice a bassa voce:
Signor Kazallon, volete farmi un favore?
S, signorina, ho risposto commosso questa volta e pronto a
fare qualsiasi cosa per la giovane.
Se muoio prima di voi, riprende la signorina Herbey e
ci pu accadere sebbene io sia pi debole, promettetemi di gettare il
mio corpo in mare.
Signorina Herbey, ho avuto torto...
No, no, aggiunge ella sorridendo a mezzo, avete avuto
ragione di parlarmi cos, ma promettetemi di fare quanto vi
domando; una debolezza; io non temo nulla da viva... ma morta...
promettetemi di gettarmi in mare.
Ho promesso. La signorina Herbey mi porge la mano, ed io sento
le sue dita magre stringere debolmente le mie.
Un'altra notte passata. A momenti le mie sofferenze sono cos
atroci, che mi sfuggono dei gemiti. Poi esse si calmano, ed io
rimango immerso in una specie di torpore. Quando rinvengo, mi
meraviglio di ritrovare i miei compagni ancora vivi.
Quello di noi che sembra sopportare meglio le privazioni, lo
steward Hobbart, di cui finora si parlato poco. un ometto di
fisionomia ambigua, dallo sguardo carezzevole, spesso sorridente
d'un sorriso che non muove che le labbra, dagli occhi socchiusi come
se volesse dissimulare i propri pensieri, con qualche cosa di falso in
tutta la persona. Giurerei che un ipocrita, ed infatti se ho detto che
le privazioni sembrano aver meno presa su di lui, non che egli non
si lamenti; al contrario geme di continuo, ma non so perch i suoi
gemiti mi sembrano falsi. Vedremo; sorveglier quest'uomo, perch
ho su di lui dei sospetti che bene porre in chiaro.
Oggi, 6 gennaio, il signor Letourneur mi prende in disparte e,
conducendomi a poppa della zattera, manifesta l'intenzione di farmi
una comunicazione segreta. Desidera non essere n visto n udito.
Mi porto sull'angolo di sinistra, e siccome comincia a farsi notte,
nessuno ci pu vedere.
Signore, mi dice a bassa voce il signor Letourneur,
Andr molto debole. Mio figlio muore di fame! Signore, io non
posso soffrire questo pi a lungo! No, non posso soffrire questo!
Il signor Letourneur mi park con un tono in cui sento della collera
trattenuta, il suo accento ha qualche cosa di selvaggio! Comprendo
quanto il povero padre deve soffrire!
Signore, dico prendendogli la mano, non disperiamo.
Qualche nave...
Signore, riprende il padre interrompendomi, non vengo a
domandarvi consolazioni banali. Non passer alcuna nave, lo sapete
bene. No... si tratta d'altro. Da quanto tempo mio figlio, voi stesso e
gli altri non avete mangiato?
A questa domanda, che mi sbalordisce, rispondo:
Il biscotto venuto a mancare il 2 gennaio. Siamo al 6
gennaio; dunque sono quattro giorni che...
Che non avete mangiato! risponde il signor Letourneur.
Ebbene, io non mangio da otto giorni.
Da otto giorni?
Gi! Ho fatto economia per mio figlio!
A queste parole mi sfuggono lacrime dagli occhi. Afferro le mani
del signor Letourneur... Posso appena parlare. Lo guardo!... Otto
giorni!
Signore! gli chiedo alla fine. Che volete da me?
Zitto, zitto, abbassate la voce, che nessuno ci oda.
Ma parlate!
Voglio... dice, abbassando la voce, desidero... che voi
offriate ad Andr...
Ma non potete farlo voi stesso?
No! No! crederebbe che mi sono privato per lui. Rifiuterebbe.
Bisogna che la cosa venga da voi.
Signor Letourneur!...
Per piet! Fatemi questo favore, il maggiore che possa
chiedervi. D'altra parte... per il vostro disturbo...
Cos dicendo il signor Letourneur mi prende la mano e me la
accarezza.
Per il vostro disturbo... si, ne mangerete... un poco!...
Povero padre! Nell'udirlo tremo come un fanciullo. Mi sento
fremere, il cuore mi batte convulsamente! Nel medesimo tempo
sento che il signor Letourneur mi mette in mano un pezzetto di
biscotto.
Badate bene che non vi vedano, mi dice. I mostri!... vi
assassinerebbero! Non ve n' che per un giorno... ma domani... vi
consegner altrettanto.
Il disgraziato diffida di me! E forse ha ragione, perch quando mi
sento fra le mani quel pezzetto di pane, sono tentato di portarlo alla
bocca.
Ho resistito, e chi legge comprenda quanto la penna non sa
esprimere. venuta la notte con quella rapidit che propria delle
basse latitudini. Scivolo accanto ad Andr Letourneur, e gli do il
pezzetto di biscotto come un mio dono.
Il giovanotto vi si getta sopra; poi dice:
E mio padre?
Gli rispondo che il signor Letourneur ha avuto la sua parte... io la
mia... che domani... i giorni successivi, potr senza dubbio dargliene
ancora... che prenda!... che prenda!...
Andr non mi ha domandato d'onde mi provenisse il biscotto e
l'ha portato avidamente alle labbra.
E quella sera, nonostante l'offerta del signor Letourneur, io non ho
mangiato nulla... nulla!

CAPITOLO XL
7 GENNAIO. Da qualche giorno l'acqua di mare, che spazza
quasi di continuo la piattaforma della zattera non appena si forma il
mare lungo, ha scorticato la pelle dei piedi e delle gambe di qualcuno
dei marinai. Owen, che il nostromo ha tenuto legato a prua dopo la
scena della rivolta, in uno stato deplorevole. Su nostra richiesta gli
vengono tolti i lacci. Sandon e Burke sono pure stati rosi dal morso
delle acque saline e noi ne siamo stati preservati finora solo perch la
poppa della zattera meno battuta dalle onde.
Oggi il nostromo, in preda a furore famelico, si gettato sopra
brandelli di vele, sopra pezzi di legno: sento ancora i suoi denti
mordere quelle sostanze. Il disgraziato, lacerato dall'orribile fame,
cerca di riempirsi lo stomaco per distenderne la mucosa. Infine, a
forza di cercare, trova sopra uno degli alberi che sostengono la
piattaforma una guarnizione di cuoio. Il cuoio una sostanza
animale; egli la strappa, la divora con incredibile avidit; sembra che
l'avere assorbito quella materia gli dia un certo sollievo. Subito tutti
si danno a imitarlo. Un cappello di cuoio bollito, la visiera dei
berretti, tutto ci che di origine animale viene rosicchiato. Un
istinto bestiale ci trascina e nessuno pu reprimerlo. Vi sono
momenti in cui pare che non abbiamo pi nulla d'umano! Non
dimenticher mai questa scena!
Se la fame non stata soddisfatta, i suoi stiramenti sono almeno
cessati per un istante. Ma alcuni di noi non hanno potuto sopportare
questo nutrimento disgustoso e sono stati presi da nausee.
Mi si perdonino questi particolari! Ma non debbo nascondere
nulla di ci che i naufraghi del Chancellor hanno sofferto! Si
apprender da questo racconto quante miserie morali e fisiche
possono sopportare creature umane! Sia questo l'insegnamento del
mio diario! Io dir tutto, e disgraziatamente temo di non aver ancora
raggiunto il massimo delle nostre torture!
Un'osservazione, che ho fatto durante questa scena, conferma i
miei sospetti riguardo lo steward. Hobbart, pur continuando a
gemere, anzi esagerando i suoi gemiti, non vi ha preso parte. A sentir
lui, muore d'inedia, eppure a vederlo lo si direbbe esente dalle
comuni torture. Questo ipocrita ha forse una provvista segreta a cui
attinge ancora? L'ho sorvegliato, ma non ho scoperto nulla.
Il caldo sempre intenso e quasi insopportabile, quando la brezza
non lo tempera. La razione d'acqua certamente insufficiente, ma la
fame uccide in noi la sete, e quando penso che la mancanza d'acqua
ci farebbe soffrire pi ancora che la mancanza di nutrimento, non
posso crederlo o almeno immaginarlo in questo momento. Pure
questa osservazione stata fatta spesso. Che Dio non voglia ridurci a
questo ulteriore estremo!
Per buona sorte rimangono alcune pinte dell'acqua contenuta nella
botticella che si spezzata a met durante l'uragano, e la seconda
botticella ancora intatta. Bench siamo diminuiti di numero, il
capitano ha ridotto, nonostante alcuni reclami, la razione quotidiana a
mezza pinta
15
per ciascuno. Approvo questa sua decisione.
Quanto all'acquavite ne rimane solo un quarto di gallone, che
stato posto in luogo sicuro a poppa della zattera.
Oggi, 7, verso le sette e mezzo pomeridiane, uno di noi ha cessato
di vivere. Siamo ormai solo quattordici! Il secondo ufficiale Walter
spirato fra le mie braccia, e n le cure della signorina Herbey n le
mie hanno potuto far nulla... egli ha cessato di soffrire!
Alcuni istanti prima di morire, Walter ha ringraziato la signorina
Herbey e me con una voce che a malapena potevamo udire:
Signore, ha detto lasciando cadere dalla mano tremante una
lettera stropicciata, questa lettera... di mia madre... non ho la
forza... l'ultima che ho ricevuto... Mi dice: Ti aspetto, figlio mio,
voglio rivederti!. No, mamma, non mi rivedrai pi! Signore, questa
lettera, mettetemela... sulle labbra... cos... che io muoia baciandola...
mamma mia... mio Dio!...
Ho rimesso la lettera del secondo ufficiale Walter nella sua mano
gi fredda e l'ho posata sulle sue labbra. Il suo sguardo si animato
un istante, abbiamo udito come il lieve rumore di un bacio.
Il secondo ufficiale Walter morto! Dio abbia l'anima sua!


15
23 centilitri. (N.d.A.)

CAPITOLO XLI
8 GENNAIO. Tutta notte sono rimasto vicino al corpo del
disgraziato, e pi volte la signorina Herbey venuta a pregare per il
morto.
All'alba il cadavere completamente freddo. Io ho fretta, si, fretta
di gettarlo in mare, e domando a Robert Kurtis che mi aiuti nella
triste operazione. Quando il corpo sar avvolto nei suoi poveri abiti,
lo getteremo in acqua, e, per la sua estrema magrezza, spero che non
gallegger.
All'alba Robert Kurtis ed io, preoccupandoci di non essere veduti,
togliamo dalle tasche del secondo ufficiale alcuni oggetti che saranno
consegnati a sua madre, se mai uno di noi sopravviver.
Al momento di sistemare sul cadavere gli abiti, che devono
servirgli da sudario, io non posso trattenere un gesto d'orrore.
Il piede destro non c' pi, la gamba non pi che un moncone
sanguinoso!
Chi ha commesso questa profanazione? Dunque ho soggiaciuto
alla stanchezza della notte, e si approfittato del mio sonno per
mutilare il cadavere! Ma chi ha fatto ci?
Robert Kurtis si guarda intorno e i suoi sguardi sono terribili. Ma
tutto a bordo nello stato solito, e il silenzio interrotto solo da
qualche gemito. Forse siamo spiati! Affrettiamoci a gettare questi
poveri resti in mare per evitare scene pi orribili!
Dunque, dopo aver pronunciato alcune preghiere, lanciamo nei
flutti il cadavere, che affonda immediatamente.
Fulmini del cielo! Li nutriamo bene i pescecani! Chi ha parlato
cos? Mi volto; il negro J ynxtrop. Il nostromo mi sta vicino in quel
momento.
Quel piede, gli dico io, credete che questi disgraziati?...
Il piede?... Ah! si! mi risponde il nostromo con un curioso
tono di voce. D'altra parte, era il loro diritto!
Il loro diritto! ho gridato.
Signore, mi dice il nostromo, meglio mangiare un
morto che un vivo!
A questa risposta, fatta freddamente, non so che ribattere, e vado a
sdraiarmi a poppa della zattera.
Verso le undici, avvenuto un incidente lieto. Il nostromo, che ha
gettato dal mattino le lenze, ha avuto un risultato questa volta. Tre
pesci abboccano. Sono tre gadi molto grossi, lunghi ottanta
centimetri, appartenenti a quella specie che, disseccata, conosciuta
col nome di stoccafisso.
Appena il nostromo ha alato a bordo i tre pesci, i marinai vi si
buttano sopra. Il capitano Kurtis, Falsten ed io ci lanciamo per
trattenerli, e l'ordine subito ristabilito. Sono pochi tre gadi per
quattordici persone, ma infine ognuno ne ha la sua parte. Gli uni, e
sono la maggioranza, divorano i pesci crudi, si pu quasi dire vivi.
Robert Kurtis, Andr Letourneur e la signorina Herbey hanno la
forza di aspettare. Accendono in un angolo della zattera alcuni pezzi
di legno e fanno abbrustolire la loro porzione. Quanto a me, non ho
avuto tale coraggio, ed ho mangiato la carne sanguinolenta!
Il signor Letourneur non stato pi paziente di me e di tanti altri.
Si gettato come un lupo affamato sulla sua porzione di pesce. Quel
disgraziato, che non ha mangiato da tanto tempo, come pu vivere
ancora? Non posso comprenderlo.
Ho detto che la gioia del nostromo stata grande, quando ha
ritratto le lenze, e questa gioia andata fino al delirio. certo che se
la pesca riesce ancora, pu salvarci da una morte orribile.
Vado dunque a parlare con il nostromo, e lo incoraggio a
rinnovare il tentativo.
S... s... senza dubbio, mi dice, ricomincer...
ricomincer...
E perch non gettate le lenze? ho domandato.
Non ora! mi risponde in modo evasivo. La notte pi
favorevole del giorno per il pesce grosso, e bisogna risparmiare le
nostre esche. Da quegli stupidi che noi siamo, non abbiamo
conservato nemmeno qualche briciola per innescare le lenze!
vero, e la cosa forse irrimediabile.
Pure, gli dico, se siete riuscito una volta senza esca...
Ne avevo.
Una buona?
Ottima, signore, dato che i pesci hanno abboccato! Guardo il
nostromo, il quale mi guarda a sua volta.
Vi rimane ancora di che innescare le lenze? ho chiesto.
S, risponde il nostromo a bassa voce e mi lascia senza
aggiungere parola.
Frattanto il magro cibo ci ha ridato un po' di forza, e con la forza
un po' di coraggio. Parliamo della pesca del nostromo, e ci pare
impossibile che non riesca una seconda volta. La sorte si
stancherebbe finalmente di tormentarci? . .
Una prova incontrastabile delle migliori condizioni dei nostri stati
d animo, che torniamo a parlare del passato. Il nostro pensiero non
unicamente fisso su questo spaventoso presente n sull'avvenire
che ci minaccia. I signori Letourneur, Fasten, il capitano ed io ci
ricordiamo dei fatti avvenuti, dal nostro naufragio in poi. Ricordiamo
i compagni scomparsi, i particolari dell'incendio, l'arenamento della
nave, lo scoglio di Ham-Rock, la falla, la terribile navigazione sulle
coffe, la zattera, la tempesta, tutti gli incidenti che sembrano ora
tanto lontani. S! Tutto ci passato, e noi viviamo ancora!
Viviamo! Forse che si pu chiamar vita la nostra? Di ventotto,
non siamo pi che quattordici, e fra poco saremo forse solo tredici!
Brutto numero, dice il giovane Letourneur, ma
stenteremo credo, a trovare un quattordicesimo!
Nella notte fra l'8 e il 9, il nostromo ha gettato di nuovo le lenze a
poppa della zattera, ed rimasto personalmente a sorvegliare senza
volerne affidare la cura a nessuno.
La mattina gli vado vicino. Sorge appena il giorno, e con occhi
ardenti, il nostromo cerca di scandagliare l'oscurit delle acque. Non
mi ha veduto, non mi ha neppure udito venire.
Gli tocco lievemente la spalla. Egli si volta verso di me.
Ebbene, nostromo?
Ebbene, quei maledetti pescecani hanno divorato le mie esche,
risponde con voce sorda.
Non ve ne rimane pi?
No! E sapete che cosa prova questo, signore? aggiunge
serrandomi un braccio. Prova, che non bisogna fare le cose a
mezzo.
Io gli metto una mano sulla bocca! Ho compreso!... Povero
Walter!



CAPITOLO XLII
DAL 9 AL 10 GENNAIO. Oggi siamo ripresi dalla calma. Il sole
ardente, la brezza caduta completamente, non un segno solca le
lunghe ondulazioni del mare che si solleva insensibilmente. Se non
esiste qualche corrente di cui ci impossibile accertare la direzione,
la zattera deve essere assolutamente ferma.
Ho detto che oggi il calore intollerabile. La nostra sete perci
ancora pi insoffribile. L'insufficienza d'acqua ci fa soffrire
crudelmente per la prima volta; prevedo che apporter torture pi
insopportabili di quelle della fame. Gi la bocca, la gola, la faringe
della maggior parte di noi sono contratte per la siccit, e le mucose si
inaridiscono sotto quest'aria calda che respiriamo.
Alla mia domanda, il capitano ha modificato per questa volta il
solito regime. Accorda una doppia razione d'acqua, e abbiamo potuto
dissetarci alla meglio quattro volte nella giornata. Dico alla meglio
perch l'acqua, conservata in fondo alla botticella, bench coperta
d'una tela, veramente tiepida.
Insomma, la giornata cattiva; i marinai, vinti dalla fame, si
abbandonano di nuovo alla disperazione.
La brezza non si nemmeno levata con la luna, che quasi piena;
tuttavia siccome le notti dei tropici sono fresche, troviamo qualche
sollievo; ma durante il giorno la temperatura intollerabile, e
bisogna ammettere di fronte a un aumento cos costante, che la
zattera stata trascinata molto verso sud.
Quanto alla terra, non si pensa nemmeno pi di scorgerne una.
Sembra che il globo terrestre non sia pi che una sfera liquida.
Sempre e dappertutto l'oceano infinito!
Il 10, stessa calma, stessa temperatura. una pioggia di fuoco che
ci versa il cielo, aria infiammata quella che respiriamo. Il nostro
desiderio di bere infinito e ci fa perfino dimenticare i tormenti della
fame, aspettando con furente desiderio il momento in cui Robert
Kurtis distribuisce le poche gocce di acqua per nostra razione. Ah!
potessimo bere a saziet una volta, e poi morire!
In questo momento, mezzogiorno, uno dei nostri compagni
viene preso da dolori acuti che gli strappano delle grida. il
miserabile Owen, il quale, coricato a prora, si contorce in atroci
convulsioni.
Mi trascino accanto a Owen: qualunque sia stata la sua condotta,
l'umanit impone di vedere se possibile dargli qualche sollievo.
Ma ecco che il marinaio Flaypol lancia un grido. Mi volto.
Flaypol in piedi, arrampicato sui sostegni dell'albero, e le sue
mani indicano a est verso un punto dell'orizzonte.
Una nave! grida.
Balziamo tutti in piedi. Un silenzio assoluto regna sulla zattera;
Owen, trattenendo le grida, si alza come gli altri.
Nella direzione indicata da Flaypol, appare infatti un punto
bianco. Ma si muove questo punto? una vela? Che ne pensano i
marinai la cui vista tanto penetrante?
Osservo Robert Kurtis, il quale, con le braccia incrociate, esamina
il punto bianco. Le sue guance sono sporgenti, tutte le parti del suo
volto sono tese per la contrazione delle orbite. Ha le sopracciglia
corrugate, gli occhi socchiusi, e mette nel suo sguardo tutta la
potenza visiva di cui capace. Se quel punto bianco una vela, egli
non s'inganner.
Ma crolla la testa e lascia ricadere le braccia.
Guardo. Il punto bianco non si vede pi. Non una nave, un
riflesso qualunque, la cresta d'un'onda che si rotta, o se pure una
nave, la nave scomparsa!
Da quanto scoramento seguita questa breve speranza! Abbiamo
ripreso tutti il nostro posto solito. Robert Kurtis rimane immobile,
ma non scruta pi l'orizzonte.
Allora le grida di Owen ricominciano con maggior violenza. Tutto
il suo corpo contratto da dolori orrendi, ed ha un aspetto veramente
spaventoso. La sua gola soffocata da una contrazione spasmodica;
la lingua secca, il ventre gonfio, il polso debole, frequente,
irregolare. Il disgraziato in preda a violente convulsioni ed anche a
scosse di tetano. A questi sintomi non possibile rimanere in dubbio.
Owen stato avvelenato da ossido di rame.
Non abbiamo le medicine necessarie per neutralizzare gli effetti di
questo veleno. In ogni caso si pu provocare vomito per liberare lo
stomaco di Owen da quello che contiene e l'acqua tiepida deve dare
tale risultato; chiedo a Robert Kurtis un po' d'acqua. Il capitano
acconsente, ma essendo il liquido della prima botticella terminato,
sto per attingere dalla seconda, che ancora intatta, quando Owen si
rizza sulle ginocchia, e con voce che non ha pi nulla di umano,
grida:
No! no! no!
Perch no? Torno accanto a Owen, e gli spiego quello che voglio
fare. E pi energicamente mi risponde che non vuol bere di
quell'acqua.
Cerco allora di provocare il vomito del disgraziato titillandogli
l'ugola, e poco dopo egli vomita della materia azzurrognola. fin
troppo certo che Owen stato avvelenato con del solfato di rame, del
vetriolo; qualunque cosa si faccia, perduto!
Ma come s' avvelenato? Il vomito gli ha dato qualche sollievo;
pu finalmente parlare. Il capitano ed io lo interroghiamo.
Non vi star a descrivere l'impressione che fa sopra di noi la
risposta del disgraziato!
Owen, spinto da una sete atroce, ha rubato alcune pinte di acqua
dalla botticella intatta!... Quell'acqua avvelenata!

CAPITOLO XLIII
DALL'I 1 AL 14 GENNAIO. Owen morto durante la notte, in
preda a contrazioni tetaniche che hanno raggiunto un'eccezionale
violenza.
fin troppo vero! La botticella avvelenata ha contenuto del
solfato di rame. un fatto evidente; ora per quale fatalit questa
botticella stata convertita in un recipiente d'acqua, e per quale pi
deplorevole fatalit stata presa per imbarcarla sulla zattera? Poco
importa: quello che certo che non abbiamo pi acqua.
Il corpo di Owen ha dovuto essere gettato a mare, perch si
immediatamente putrefatto. Il nostromo non avrebbe nemmno
potuto innescare le lenze con quelle carni che non avevano pi
alcuna consistenza. La morte del miserabile non ci sar nemmeno
stata utile!
Siamo tutti a conoscenza di quale sia lo stato delle cose, e
rimaniamo silenziosi. Che potremmo dire? D'altra parte il suono
delle nostre voci ci riesce penosissimo. Divenuti irritabili, meglio
che non parliamo pi, perch la minima parola, uno sguardo, un
gesto possono provocare impeti di collera impossibili a trattenere.
Non comprendo come non siamo ancora impazziti!
Il 12 gennaio non abbiamo ricevuto nessuna razione d'acqua,
poich l'ultima goccia era stata consumata il giorno prima. Non vi
una nuvola in cielo che indichi pioggia, ed un termometro
segnerebbe 104 gradi all'ombra,
16
se ci fosse ombra sulla zattera.
Il 13, identico stato di cose. L'acqua di mare incomincia a
rosicchiarmi i piedi fino alla carne, ma non ci bado quasi. Quanto a
coloro che erano afflitti da questo male, non hanno peggiorato.
Ah! Quest'acqua che ci circonda, quando penso che facendola
evaporare o solidificare sarebbe bevibile! Ridotta in vapore o in
ghiaccio non conterrebbe una molecola di sale e sarebbe bevibile!

16
Si tratta del termometro Farenheit, 104 gradi del quale corrispondono a 44
centigradi. (N.d.A)
Ma mancano gli apparecchi e non possiamo fabbricarli.
Oggi, a rischio di essere divorati dai pescicani, il nostromo e due
marinai hanno fatto un bagno; il bagno d loro qualche sollievo e li
rinfresca alquanto. Tre dei nostri compagni ed io, che sappiamo
nuotare appena, ci siamo tuffati tenendoci ad un cavo e siamo rimasti
una mezz'ora nell'acqua. Frattanto Robert Kurtis teneva d'occhio le
onde; per fortuna non si avvicinato alcun pescecane. Nonostante le
nostre istanze e le sue sofferenze, la signorina Herbey non ha voluto
seguire il nostro esempio.
Il 14, verso le undici del mattino, il capitano si avvicina a me e mi
dice all'orecchio:
Non fate un movimento che possa tradirvi, signor Kazallon.
Posso ingannarmi e non voglio dare ai miei compagni una nuova
disillusione.
Guardo Robert Kurtis.
Questa volta, dice, ho visto veramente una nave!
Il capitano ha fatto bene ad avvertirmi, perch non sarei stato
padrone del mio primo movimento.
Guardate, aggiunge. L, a sinistra, di poppa!
Mi alzo, mostrando un'indifferenza che non ho, e guardo
all'orizzonte nella direzione indicata da Robert Kurtis.
I miei occhi non sono quelli d'un marinaio, pure in un profilo che
si distingue appena riconosco un bastimento sotto vela.
Quasi contemporaneamente il nostromo, i cui sguardi erano da
qualche minuto volti da quella parte, grida:
Una nave!
La presenza del bastimento segnalato non produce l'effetto che si
sarebbe aspettato; sia che non ci si voglia credere, o che le forze
siano esauste, nessuno rimane emozionato. Ma poich il nostromo ha
ripetuto molte volte: Una nave! una nave! tutti gli sguardi si
fissano finalmente sull'orizzonte.
Questa volta il fatto innegabile, e noi vediamo la nave insperata!
Ma essa ci vedr?
Frattanto i marinai cercano di riconoscerne la forma e la
direzione, quest'ultima soprattutto.
Robert Kurtis, dopo aver osservato con maggior cura, dice:
Quella nave un brigantino che avanza di bolina stretta, mure
a dritta. Se continua per due ore in questa direzione, taglier
certamente la nostra rotta.
Due ore, due secoli! Ma la direzione del bastimento pu variare da
un momento all'altro, tanto pi che sotto l'andatura di bolina stretta
possibile che si limiti a fare dei bordi per risalire al vento. Se cos,
terminata la manovra, metter mure a sinistra e si allontaner. Ah, se
camminasse con il vento in poppa o con vele al gran lasco
17
,
potremmo sperare!
Bisogna dunque farci scorgere da quella nave! Bisogna ad ogni
costo che ci veda! Robert Kurtis ordina di far tutti i segnali possibili,
perch il brigantino ancora una dozzina di miglia a est, e le nostre
grida non potrebbero essere intese. Non abbiamo armi da fuoco le cui
detonazioni possano attirare l'attenzione. Alziamo dunque in testa
d'albero una bandiera qualsiasi. Lo scialle della signorina Herbey
rosso ed il colore che spicca meglio sull'orizzonte del mare e del
cielo.
Lo scialle della signorina Herbey viene issato, ed una breve
brezza, che solca in quel momento la superficie delle onde, lo spiega.
Ogni tanto sventola, e i nostri cuori sono pieni di speranza. Si sa con
quanta energia uno che annega si aggrappa al minimo oggetto che gli
dia un punto d'appoggio. La bandiera per noi quel punto
d'appoggio!
In un'ora siamo passati per mille alternative. Il brigantino si
visibilmente avvicinato alla zattera, ma a volte sembra che si arresti,
e ci domandiamo se non sta per virare di bordo.
Come cammina lentamente quella nave! Eppure ha tutte le vele
spiegate, i velacci, le vele di straglio, ed il suo scafo quasi visibile
all'orizzonte. Ma il vento debole... e se seguita a cadere... daremmo
anni di vita pur d'essere pi vecchi di un'ora!
Il nostromo ed il capitano stimano, verso mezzogiorno e mezzo,

17
l'andatura nelle diverse posizioni che un'imbarcazione a vela assume rispetto
alla direzione del vento. La diversa direzione del vento rispetto all'asse
longitudinale dell'imbarcazione costringe i conduttori della barca a modificare la
regolazione delle vele per meglio sfruttare la spinta del vento sulle vele
Gran Lasco = 140-170 gradi indica la direzione del vento rispetto l'asse
longitudinale della barca
che il brigantino disti ancora nove miglia dalla zattera. Non ha
dunque guadagnato che tre miglia in un'ora e mezzo; molto se la
brezza che passa sulle nostre teste arriva fino ad esso. Mi sembra ora
che le sue vele non si gonfino pi e pendano lungo gli alberi. Guardo,
sopravvento, se si leva un po' di brezza, ma i flutti sono come
addormentati, ed il soffio, che ci ha dato tanta speranza, muore al
largo.
Mi sono posto a poppa vicino ai signori Letourneur e alla
signorina Herbey, ed i nostri sguardi vanno senza posa dalla nave al
capitano. Robert Kurtis immobile, a prua, appoggiato all'albero; il
nostromo gli sta vicino ed i loro occhi non lasciano un istante il
brigantino. Leggiamo sui loro volti, che non possono rimanere
impassibili, tutte le emozioni che provano. Non una parola viene
pronunciata fino al momento in cui il carpentiere Daoulas esclama
con accento intraducibile:
Vira!
Tutta la nostra esistenza in quel momento negli occhi! Ci siamo
raddrizzati, gli uni in ginocchio, gli altri in piedi. Una bestemmia
formidabile sfuggita dalle labbra del nostromo. La nave ancora a
nove miglia da noi, ed a tanta distanza non ha potuto vedere i
segnali! Quanto alla zattera, non che un punto nello spazio,
smarrito in un violento scintillio dei raggi solari. Non la si pu
vedere! Non la si veduta! Il capitano di quella nave, chiunque egli
sia, se ci avesse veduti, sarebbe forse stato cos disumano da fuggire
senza venirci in aiuto? No, inammissibile! Non ci ha veduti!
Del fuoco! del fumo! grida allora Robert Kurtis.
Bruciamo le tavole della zattera. Amici miei! la nostra ultima
speranza di farci vedere!
Alcune tavole sono gettate a prua, in modo da formare una
catasta. Vengono accese non senza difficolt, perch sono umide, ma
questa umidit render pi denso il loro fumo e perci pi visibile.
Presto una colonna nerastra si eleva nell'aria. Se facesse notte, se
l'oscurit giungesse prima che il brigantino fosse scomparso, quella
fiamma sarebbe visibile anche alla distanza che ci separa!
Ma passano le ore. Il fuoco si spegne!...
In simili occasioni, per rassegnarsi, per sottomettersi alla volont
divina, bisogna avere un potere su se stessi che io non ho pi! No!
Non posso aver fiducia in questo Dio che rende le nostre prove
ancora pi terribili mescolandovi alternative di speranze: bestemmio
come ha bestemmiato il nostromo!... Una debole mano si appoggia
su di me, e la signorina Herbey mi mostra il cielo!
Ma troppo! Non voglio pi vedere nulla, mi caccio sotto la vela,
mi nascondo e mi sfuggono dal petto i singhiozzi...
Frattanto la nave ha preso altre mure, poi si allontana lentamente
verso est, e tre ore dopo gli occhi pi penetranti non potrebbero
avvistarne le alte vele sull'orizzonte.

CAPITOLO XLIV
15 GENNAIO. Dopo quest'ultimo colpo non ci rimane che
aspettare la morte. Essa sar pi o meno lenta, ma verr.
Oggi delle nubi si sono levate a ovest ed hanno portato qualche
soffio di vento. Anche la temperatura un po' pi sopportabile, e
nonostante il nostro stato di prostrazione ne sentiamo l'influenza. La
mia gola aspira un'aria meno asciutta, ma da dopo la pesca del
nostromo, ossia da sette giorni, che non abbiamo mangiato. Non vi
pi nulla sulla zattera, ed io ho dato ieri ad Andr Letourneur l'ultimo
pezzo di biscotto che suo padre aveva serbato e che mi ha consegnato
piangendo.
Da ieri, il negro J ynxtrop ha potuto sbarazzarsi dei suoi legami, e
Robert Kurtis non ha ordinato di legarlo ancora. A che pro, del resto?
Questo miserabile ed i suoi complici sono indeboliti da un lungo
digiuno. Che potrebbero tentare ormai?
Oggi compaiono molti pescecani grossissimi, e noi vediamo le
loro pinne nere fendere le acque con estrema rapidit. Non posso
trattenermi dal considerarli come bare viventi che inghiottiranno ben
presto i nostri poveri resti. Essi non mi spaventano pi, anzi mi
attirano. Si accostano fino a rasentare le sponde della zattera, ed il
braccio di Flaypol, che pendeva al di fuori, per poco non stato
addentato da uno dei mostri.
Il nostromo, con gli occhi fissi e spalancati, i denti stretti, visibili
sotto le labbra rilevate, esamina quei pescecani da un punto di vista
diverso dal mio. Egli vuole divorarli e non esserne divorato. Se
potesse prenderne uno, non baderebbe tanto alla durezza della sua
carne, e noi nemmeno.
Il nostromo vuole tentare il colpo, e poich non ha gancio al quale
poter legare un cavo, vuole fabbricarne uno. Robert Kurtis e Daoulas
lo hanno compreso e tengono consiglio, pur lanciando dei pezzi di
pertiche o di cordame in mare per trattenere gli squali intorno alla
zattera.
Daoulas andato a prendere la sua accetta da carpentiere, di cui
conta fare un gancio; sia per il taglio sia per la punta dal lato opposto
possibile che questo strumento si incastri nelle mascelle d'un
pescecane, se esso lo inghiotte. Quanto al manico dell'accetta, che
di legno, fissato ad un cavo robusto assicurato a uno dei montanti
della zattera.
I nostri desideri sono riacutizzati da questi preparativi; siamo
ansimanti d'impazienza e con tutti i mezzi possibili provochiamo
l'attenzione dei pescecani, i quali non fuggiranno pi.
Il gancio pronto, ma non abbiamo nulla per innescarlo; il
nostromo, che va e viene sulla zattera parlando fra s, fruga in tutti
gli angoli e sembra cercare un cadavere fra noi...
Bisogna dunque ricorrere al mezzo gi adoperato, e il ferro
dell'accetta viene avvolto in un cencio di lana rossa fornito ancora
dallo scialle della signorina Herbey.
Ma il nostromo non vuole agire senza che siano prese tutte le
precauzioni. Il gancio legato saldamente? L'ormeggio che lo fissa
alla zattera resister alle scosse? Il cavo abbastanza solido da
resistere? Il nostromo verifica questi punti importanti, e, ci fatto,
lascia cadere il suo arnese sott'acqua.
Il mare limpido e trasparente, e si vedrebbe facilmente un
oggetto a cento piedi sotto la superficie. Vedo scendere lentamente il
gancio avvolto in quel cencio rosso, il cui colore spicca sull'azzurro
delle acque.
Passeggeri e marinai siamo tutti curvi sopra la murata in profondo
silenzio; ma pare che i pescecani, dopo che stata offerta questa esca
alla loro voracit, siano a poco a poco scomparsi. Pure non possono
essersi allontanati, ed ogni preda, qualunque essa sia, che cadesse in
quel luogo, sarebbe divorata in un istante!
Ad un tratto, il nostromo fa un cenno con la mano e mostra una
enorme massa che avanza verso la zattera sfiorando la superficie del
mare. un pescecane, lungo dodici piedi, che ha lasciato le acque
profonde e nuota verso di noi in linea retta.
Quando l'animale non pi che a quattro braccia dalla zattera, il
nostromo ritira la lenza lentamente in modo da portare il gancio sul
passaggio del mostro, ed imprime al cencio rosso un leggero
movimento che gli d aspetto di cosa viva.
Mi sento il cuore battere forte, come se la mia vita dovesse essere
giocata su un colpo solo!
Frattanto il pescecane si avvicina, i suoi occhi iniettati splendono
alla superficie delle onde e le sue mascelle smisuratamente aperte
mostrano, quando si gira un po', il palato lastricato di denti aguzzi.
Si ode un grido!... Il pescecane si ferma e scompare nelle acque
profonde.
Chi di noi ha lanciato quel grido, involontario senza dubbio?,
In quel momento il nostromo si rialza pallido di collera.
Il primo che parla, dice, lo ammazzo. E si rimette
all'opera.
Dopo tutto, il nostromo ha ragione!
Il gancio ridisceso, ma per una mezz'ora nessun pescecane si
mostra, ed stato necessario immergere il congegno per ben venti
braccia; pure mi sembra che a quella profondit le acque siano
agitate e che tale turbamento indichi la presenza degli squali.
Infatti, la lenza subisce improvvisamente una scossa violenta, e il
cavo sfugge dalle mani del nostromo; ma saldamente trattenuto dai
montanti della zattera non va perduto.
Un pescecane ha abboccato ed rimasto prigioniero.
Forza, ragazzi, forza! grida il nostromo.
Subito passeggeri e marinai ci mettiamo tutti ad alare sul cavo. Le
nostre forze sono rianimate dalla speranza, ma sono a malapena
sufficienti, perch il mostro si dibatte con violenza. Aliamo
coordinando i nostri sforzi, ed a poco a poco gli strati superiori del
mare si agitano sotto gli energici colpi di coda e di pinne del
pescecane. Curvandomi, vedo l'enorme corpo che si dibatte in mezzo
ai flutti insanguinati.
Forza, forza! grida il nostromo.
Finalmente la testa del pescecane emerge. Dalle mascelle aperte,
l'accetta gli penetrata fino in fondo alla gola, dove si aggrappata
in modo che nessuna scossa pu ormai liberarlo. Daoulas afferra la
scure per finire il mostro appena sia a livello della piattaforma.
Ma in quel momento si ode un rumore secco. Il pescecane ha
chiuso violentemente le mascelle, che recidono il manico
dell'accetta; poi scompare sotto i flutti.
Un urlo di disperazione sfugge dai nostri petti!
Il nostromo, Robert Kurtis, Daoulas hanno cercato ancora di
prendere uno di quei pescecani, bench non abbiano pi gancio n
utensili per fabbricarne. Gettano cavi con nodi scorsoi, che per
scivolano sulla pelle viscida degli squali. Il nostromo arriva fino a
tentare di attirarli lasciando pendere la sua gamba nuda nell'acqua a
rischio di sentirsela mozzare da un morso-Questi inutili tentativi
cessano finalmente, e ognuno torna al suo posto per aspettare una
morte, che nulla ormai pu scongiurare.
Ma io non mi sono allontanato cos presto da non udire il
nostromo dire a Robert Kurtis:
Capitano, in quale giorno tireremo a sorte?
Robert Kurtis non ha risposto, ma la domanda stata formulata.

CAPITOLO XLV
16 GENNAIO. Siamo tutti sdraiati sotto le vele. L'equipaggio
d'una nave che passasse vicino crederebbe di vedere un relitto
coperto di cadaveri.
Io soffro orribilmente. Nello stato in cui sono le mie labbra, la mia
lingua, la mia gola, potrei mangiare? Non credo, eppure, i miei
compagni ed io gettiamo gli uni sugli altri sguardi selvaggi.
Il calore oggi pi forte, in quanto il cielo burrascoso. Si alzano
grossi vapori, ma in verit mi sembra che possa piovere dappertutto,
fuorch su questa zattera.
Ciononostante ognuno guarda con occhio avido le nubi, e le
nostre labbra si tendono verso di esse. Il signor Letourneur, in
ginocchio, tende le mani supplichevoli verso il cielo spietato.
Ascolto se qualche brontolio lontano annunci un uragano. Sono le
undici del mattino, ed i vapori hanno arrestato i raggi solari. Ma gi
essi non hanno pi l'aspetto di fenomeno elettrico. evidente che
l'uragano non si scatener, perch la massa ha preso un colore
uniforme, e i suoi contorni, cos nettamente tracciati all'alba, ora si
sono fusi in un insieme grigiastro. Ora non si tratta pi che di una
nebbia.
Ma non pu forse uscire la pioggia da quella nebbia? Non ne
possono uscire alcune gocce almeno?
La pioggia! grida d'un tratto Daoulas.
Infatti, a mezzo miglio dalla zattera, il cielo solcato da strisce
parallele.
Piove, ed io vedo le goccioline rimbalzare alla superficie
dell'oceano. Il vento, che rinfrescato, soffia nella nostra direzione.
Purch la nube non si esaurisca prima d'essere passata sul nostro
capo!
Finalmente Dio ha piet di noi, e la pioggia cade a grosse gocce,
come sono solite versarle le nubi burrascose. Ma questo acquazzone
non durer molto, e bisogna raccogliere tutto quanto esso potr dare,
perch gi una striscia di luce accende la nube all'orlo inferiore,
sopra l'orizzonte.
Robert Kurtis ha fatto predisporre la botticella rotta, in modo che
possa contenere la maggior quantit d'acqua possibile, e vengono
spiegate le vele per raccogliere la pioggia in una pi ampia
superficie.
Noi siamo coricati supini a bocca aperta. L'acqua mi bagna il viso,
le labbra, e la sento scivolare fino in gola! Ah! godimento
inesprimibile! la vita che scende dentro di me! Le mucose della
mia gola si lubrificano a questo contatto, ed io respiro pi che non
bevo quest'acqua apportatrice di vita, che penetra fin nel pi
profondo del mio essere!
La pioggia durata venti minuti circa, poi la nube quasi esausta si
sciolta nello spazio.
Ci siamo risollevati migliori, s, migliori! Si scambiano strette di
mano, si parla! Ci sembra d'essere salvi! Dio, nella sua misericordia,
ci mander altre nubi, le quali ci porteranno ancora l'acqua di cui
siamo stati tanto a lungo privi!
E poi, quest'acqua che caduta sulla zattera non sar perduta,
perch la botticella e le vele l'hanno raccolta. Ma bisogner
conservarla preziosamente e distribuirla solo a goccia a goccia.
Infatti la botticella ha raccolto circa due o tre pinte d'acqua, e,
spremendo quella che inzuppa le vele, potremo accrescere la nostra
provvista in una certa quantit.
I marinai vogliono procedere a quest'operazione, quando Robert
Kurtis li trattiene con un cenno.
Un momento! dice. Quest'acqua potabile?
Lo guardo. Perch mai quell'acqua, che non altro che acqua
piovana, non sarebbe potabile?
Robert Kurtis spreme nella tazza di latta un po' dell'acqua
contenuta nelle pieghe d'una vela, poi l'assaggia, e con mia grande
meraviglia la sputa subito.
Assaggio a mia volta. Quest'acqua non solo salmastra, salata
come acqua di mare!
Le vele, esposte per tanto tempo all'azione delle onde, hanno
comunicato all'acqua raccolta una salsedine estrema. una disgrazia
irrimediabile! Ma non importa! Noi abbiamo fiducia, e, d'altra parte,
rimangono alcune pinte d'acqua bevibile nella botticella! E poi, la
pioggia venuta! Ritorner!




CAPITOLO XLVI
17 GENNAIO. Se la nostra sete si calmata un istante, la fame,
per conseguenza naturale, tornata con maggior violenza. Non vi
dunque alcun mezzo, senza gancio n esca, d'impadronirci d'uno di
quei pescecani che formicolano intorno alla zattera? No, a meno di
buttarci in mare, per assalire uno dei mostri a colpi di coltello nel suo
proprio elemento, come fanno gli indiani pescatori di perle. Robert
Kurtis ha pensato di tentare, ma noi l'abbiamo trattenuto. I pescecani
sono troppo numerosi e sarebbe un votarsi senza alcun profitto a
morte certa.
Noto qui che se la sete pu essere ingannata, sia tuffandosi in
mare, sia masticando qualche oggetto di metallo, cos non per la
fame, perch nulla pu supplire la sostanza nutritiva. D'altra parte,
l'acqua pu sempre essere prodotta da un fatto naturale, la pioggia
per esempio. Perci, se non si deve mai disperare di bere, si pu
disperare assolutamente di mangiare.
Siamo arrivati a questo punto! Per essere completamente sinceri,
alcuni dei miei compagni si guardano con occhi avidi. Si comprenda
da ci quale corso prendono i nostri pensieri ed a quale ferocia
possono arrivare cervelli dominati da una preoccupazione costante!
Dopo che le nubi dell'uragano, che ci hanno dato una mezz'ora di
pioggia, sono passate, il cielo ridivenuto sereno. Il vento ha
rinfrescato per qualche istante, ma presto cade e la vela pende lungo
l'albero. D'altra parte noi non consideriamo pi il vento come motore.
Dov' la zattera? In quale punto dell'Atlantico l'hanno spinta le
correnti? Nessuno pu dirlo, nessuno pu augurare che il vento soffi
da est piuttosto che da nord o da sud! Domando solo una cosa al
vento, ed che rinfreschi i nostri petti, unisca un po' di vapore all'aria
asciutta che ci divora, temperi infine il calore che versa dallo zenit un
sole di fuoco.
venuta la sera, e la notte sar oscura fino a mezzanotte, ora in
cui sorger la luna, che entra nel suo ultimo quarto. Le costellazioni,
leggermente velate, non gettano pi quello scintillio superbo che
illumina le notti fredde.
In preda ad una specie di delirio, sotto l'impressione d'una fame
atroce che di solito cresce col cadere del giorno, vado a sdraiarmi su
un mucchio di vele gettate a dritta, e l mi curvo sull'acqua per
aspirarne la frescura.
Dei nostri compagni, che sono coricati al loro posto consueto,
quanti trovano nel sonno un oblio delle loro sofferenze? Non uno
forse. Quanto a me, il mio cervello vuoto assediato da incubi.
Ciononostante, un assopimento malsano, che non n veglia n
sonno, si impadronito di me; non so dire quanto tempo sono
rimasto in tale stato di prostrazione. Tutto quello che ricordo che, a
un certo momento, una sensazione speciale mi ha riportato in me.
Non so se sogno, ma il mio odorato colpito da un odore che
sulle prime non riconosco. come un'emanazione vaga, che gli
ultimi soffi del vento mi portano ad intervalli. Le mie narici si
dilatano ed aspirano. Che odore questo? sono tentato di
esclamare... una specie d'istinto mi trattiene, e cerco, come si cerca
nella propria memoria una parola o un nome dimenticati.
Passano alcuni istanti. L'intensit dell'odore cresce e provoca in
me un odorato pi vivo.
Ma, dico, come chi si rammenta di colpo di qualcosa,
odore di carne cotta!
Aspiro pi forte e mi rendo conto che i sensi non hanno potuto
ingannarmi. Eppure sulla zattera...
Mi sollevo in ginocchio, aspiro di nuovo, mi si perdoni
l'espressione, annuso l'aria intorno!... Lo stesso odore colpisce ancora
le mie narici. Sono dunque sottovento dell'oggetto che lo produce: di
conseguenza questo oggetto si trova a prua della zattera.
Ecco dunque che lascio il mio posto, strisciando come un animale,
frugando, non con gli occhi, ma col naso, cacciandomi sotto le vele,
fra le pertiche con la prudenza d'un gatto, non volendo a nessun costo
destare l'attenzione dei miei compagni.
Per qualche minuto striscio cos in tutti gli angoli, guidandomi
con l'odorato come un segugio. A volte la traccia mi sfugge, sia che
mi allontani dalla meta sia che cessi il vento, ed altre volte l'odore mi
giunge con nuova intensit. Finalmente riesco a seguirla, la seguo, e
sento che vado diritto all'oggetto!
Sono giunto all'angolo di dritta, a prua della zattera, e riconosco
che l'odore quello di un pezzo di lardo affumicato. Non m'inganno.
Tutte le papille della lingua mi si rizzano per la voglia!
Devo allora insinuarmi sotto una spessa piega di vele. Nessuno mi
vede, nessuno mi ode. Avanzo sulle ginocchia, sui gomiti, allungo il
braccio, e la mia mano afferra un oggetto avvolto in un pezzo di
carta. Lo piglio rapidamente, e guardo alla luce della luna, che in
quel momento si mostra all'orizzonte.
Non illusione. Ho in mano un pezzo di lardo! un quarto di libbra
soltanto, ma capace di calmare per tutto un giorno le mie torture! Lo
porto alla bocca...
Una mano afferra la mia. Mi volto, trattenendo un ruggito, e
riconosco lo steward Hobbart.
Tutto si spiega: la situazione speciale di Hobbart, la sua salute
relativamente migliore, i suoi gemiti da ipocrita. Al momento del
naufragio, egli ha potuto salvare qualche provvista, e si nutrito
mentre noi morivamo di fame!. Ah! il miserabile!
Ma no! Hobbart ha agito saggiamente. Trovo che un uomo
prudente, e, se ha conservato un po' di nutrimento senza che nessuno
lo sapesse, tanto meglio per lui... e per me.
Hobbart non la pensa cos. Egli afferra la mia mano e cerca di
riprendermi il pezzo di lardo, ma senza parlare, non volendo attirare
l'attenzione dei suoi camerati.
La nostra lotta silenziosa, perch io ho la stessa ragione per
tacere. Non voglio che altri venga a strapparmi quella preda!
Combatto con tanto maggiore rabbia, perch sento Hobbart dire fra i
denti: Il mio ultimo boccone! il mio ultimo boccone!
Il suo ultimo boccone! Devo averlo ad ogni costo, lo voglio,
l'avr! Piglio alla gola il mio avversario, il quale rantola sotto la mia
mano e rimane in breve senza movimento!
Ed io mastico quel pezzo di lardo, mentre tengo Hobbart
rovesciato...
Poi abbandono il disgraziato, striscio di nuovo, e me ne torno al
mio posto a poppa.
Nessuno mi ha visto. Ho mangiato!
CAPITOLO XLVII
18 GENNAIO. Aspetto il giorno in una crudele ansiet! Che dir
Hobbart? Ho l'impressione che avr il diritto di denunciarmi! No!
assurdo. Se racconto quel che accaduto, se dico in che modo
Hobbart ha vissuto mentre noi morivamo di fame, e come in tanti
giorni egli si nutrito a nostra insaputa, a nostro danno, i suoi
compagni lo trucideranno senza piet.
Non importa! Vorrei essere di pieno giorno.
La fame momentaneamente calmata in me, bench quel pezzo di
lardo fosse ben poca cosa, un boccone, l'ultimo come ha detto quel
disgraziato. Tuttavia non soffro pi, e, lo dico dal fondo del cuore, ho
come un rimorso di non avere spartito quel miserabile boccone con i
miei compagni. Avrei dovuto pensare alla signorina Herbey, ad
Andr, a suo padre... e non ho pensato che a me!
Frattanto la luna si alza sull'orizzonte, e presto i primi albori del
mattino la seguono. Si far giorno rapidamente, perch siamo sotto
quelle basse latitudini che non conoscono n l'alba n il crepuscolo.
Non ho chiuso occhio; e, alle prime luci, mi pare di veder una
massa nera che pende dall'albero.
Che cos' mai? Non la posso ancora distinguere e rimango disteso
sul mucchio di vele.
Ma infine i primi raggi del sole scivolano sul mare, e poco dopo
vedo un corpo che dondola appeso ad una corda, ed obbedisce ai
movimenti della zattera.
Un irresistibile presentimento mi trascina verso quel corpo e
arrivo al piede dell'albero.
Il corpo quello d'un impiccato; e quell'impiccato lo steward
Hobbart! Disgraziato! e son io, si, io che l'ho spinto al suicidio!
Un grido d'orrore mi sfugge. I miei compagni si alzano, vedono il
corpo e si precipitano... Ma non per sapere se qualche scintilla di vita
gli rimanga ancora!... D'altra parte Hobbart morto, e il suo cadavere
gi freddo.
In un istante la corda recisa, il nostromo, Daoulas, J ynxtrop,
Falsten ed altri sono l, curvi su quel cadavere...
No! non ho visto! non ho voluto vedere! non ho preso parte
all'orribile pasto! N la signorina Herbey, n Andr Letourneur, n
suo padre hanno voluto pagare a tale prezzo un sollievo alle loro
sofferenze!
Non so di Robert Kurtis... Non ho osato domandarglielo.
Quanto agli altri, il nostromo, Daoulas, Falsten, i marinai! Oh!
l'uomo mutato in belva... spaventoso!
I signori Letourneur, la signorina Herbey e io, ci siamo nascosti
sotto la tenda, non abbiamo voluto veder nulla! Era gi troppo udire!
Andr Letourneur voleva dare addosso a quei cannibali, voleva
strappar loro gli orribili resti! Mi toccato lottare con lui per
trattenerlo.
Eppure era un diritto per quei disgraziati! Hobbart era morto! Non
l'avevano ucciso! E, come aveva detto un giorno il nostromo,
meglio mangiare un morto che un vivo!.
Ed ora, chiss se questa scena non sar il prologo di qualche fatto
abominevole che insanguiner la zattera!
Ho fatto quest'osservazione ad Andr Letourneur, ma non ho
potuto dissipare il suo orrore, che al colmo!
Tuttavia si pensi a questo. Noi moriamo di fame, e otto dei nostri
compagni forse scamperanno ad una morte spaventevole!
Hobbart, grazie alle provviste che aveva nascoste, era il pi sano
di tutti. Nessuna malattia organica aveva alterato i tessuti ed egli ha
finito di vivere in piena salute per morte violenta!...
Ma a quali orribili riflessioni si abbandona il mio spirito! Quei
cannibali mi fanno dunque pi invidia che orrore?
In questo momento uno di loro alza la voce. il carpentiere
Daoulas.
Egli parla di far evaporare dell'acqua marina al sole per
raccogliere il sale.
E saleremo quel che rimane, dice.
S, risponde il nostromo.
tutto. Senza dubbio la proposta del carpentiere stata accolta,
perch non sento pi nulla. Un profondo silenzio si fa sulla zattera, e
ne deduco che i miei compagni dormono.
Non hanno pi fame.




CAPITOLO XLVIII
19 GENNAIO. Durante la giornata del 19 gennaio, stesso cielo,
stessa temperatura; la notte giunge senza portare alcuna modifica
nello stato dell'atmosfera. Io non ho potuto dormire nemmeno poche
ore. Venuto il mattino, odo delle grida di collera a bordo.
I signori Letourneur e la signorina Herbey, che sono con me sotto
la tenda, si alzano. Scosto la tenda e guardo quello che accade.
Il nostromo, Daoulas, gli altri marinai sembrano in preda a collera
terribile. Robert Kurtis, seduto a poppa, si alza e, informatosi di ci
che eccita il loro furore, cerca di calmarli.
No! No! vogliamo sapere chi ha fatto questo! dice Daoulas
volgendo un'occhiata feroce intorno a s.
S, soggiunge il nostromo, qui c' un ladro, poich tutto
quello che ci rimaneva scomparso!
Non sono io!
E nemmeno io! rispondono ad uno ad uno i marinai.
E vedo i disgraziati frugare in tutti gli angoli, sollevare le vele,
rimuovere le pertiche. La loro collera cresce, vedendo che le ricerche
sono inutili. Il nostromo mi viene incontro.
Voi dovete conoscere il ladro, mi dice.
Non so che cosa volete dire, rispondo. Daoulas e alcuni altri
marinai si avvicinano.
Abbiamo rovistato tutta la zattera, dice Daoulas; non
rimane che questa tenda da visitare.
Nessuno di noi ha lasciato la tenda, Daoulas.
Bisogna vedere!
No! lasciate in pace chi muore di fame!
Signor Kazallon, mi dice il nostromo trattenendosi, non
vi accusiamo; se uno di voi avesse preso la porzione che ha rifiutato
ieri, sarebbe nel suo diritto; ma scomparso tutto, capite? tutto!
Frughiamo nella tenda, dice Sandon.
I marinai si fanno avanti ed io non posso resistere ai disgraziati
accecati dalla collera. Un orribile timore m'invade. Forse che il
signor Letourneur, non per s, ma per suo figlio, si sarebbe spinto a
prendere?... Se lo ha fatto, sar sbranato da questi disperati.
Guardo Robert Kurtis, come per chiedere protezione; Robert
Kurtis viene a mettersi accanto a me. Le sue mani sono cacciate nelle
tasche, ma sono armate, io l'indovino.
Frattanto, ad un ordine del nostromo, la signorina Herbey ed i
signori Letourneur hanno dovuto lasciare la tenda, che viene frugata
minuziosamente e per fortuna invano.
evidente che se gli avanzi di Hobbart sono scomparsi, qualcuno
li ha buttati in mare.
Il nostromo, il carpentiere, i marinai sono in preda alla
disperazione.
Ma chi dunque ha fatto ci? Guardo la signorina Herbey ed il
signor Letourneur: una loro occhiata mi risponde che non sono loro.
Il mio sguardo si fissa allora sopra Andr, che volge la testa da
un'altra parte.
Disgraziato giovane! dunque lui? E se lui, comprende le
conseguenze di quell'atto?
CAPITOLO XLIX
DAL 20 AL 22 GENNAIO. Nei giorni successivi quelli che hanno
preso parte all'orribile pasto del 18 gennaio hanno sofferto poco
essendosi nutriti e dissetati.
Ma la signorina Herbey, Andr Letourneur, suo padre ed io, non
possibile descrivere quello che proviamo! Non siamo forse ridotti a
dolerci che quegli orribili resti siano scomparsi? Se uno di noi
muore, sapremo resistere?...
Daoulas, il nostromo e gli altri sono stati ben presto ripresi dalla
fame e ci guardano con occhi smarriti. Siamo dunque una preda
sicura per loro?
In verit quello che ci fa soffrire di pi non la fame, la sete. S!
fra una briciola di biscotto e una goccia d'acqua, nessuno esiterebbe.
La cosa stata detta da tutti i naufraghi che si sono trovati nelle
nostre condizioni, ed vera. Si soffre pi per la sete che per la fame,
e se ne muore pi presto.
E, supplizio atroce, si ha intorno a s quest'acqua di mare che
l'occhio vede tanto simile all'acqua dolce! Molte volte ho cercato di
berne qualche goccia, ma essa mi ha dato nausee insuperabili ed una
sete pi ardente di prima.
Ah! troppo! sono ormai quarantadue giorni che abbiamo
abbandonato la nave! Chi di noi pu pi farsi illusioni? Non siamo
forse tutti destinati a morire un dopo l'altro della peggiore delle
morti?
Sento che una specie di nebbia si addensa intorno al mio cervello.
come un delirio che s'impadronisce di me, ed io lotto per trattenere
la mia intelligenza che se ne va. Questo delirio mi spaventa! Dove mi
porter? Sar abbastanza forte da ricuperare la mia ragione?...
Sono tornato in me, dopo quante ore non saprei dire. La mia
fronte stata coperta di compresse imbevute d'acqua marina per cura
della signorina Herbey, ma sento che mi rimane poco da vivere!
Oggi, 22, scena orribile. Il negro J ynxtrop, colto improvvisamente
da un accesso di pazzia furiosa, corre per la zattera urlando. Robert
Kurtis tenta di trattenerlo, ma invano! Egli ci si avventa contro per
divorarci! Siamo costretti a difenderci contro gli attacchi di questa
belva. J ynxtrop ha afferrato una leva ed difficile parare i suoi colpi.
Ma ad un tratto, con uno di quei voltafaccia che solo una crisi di
pazzia pu spiegare, egli rivolge la sua furia contro se stesso.
Comincia a dilaniarsi a morsi, a unghiate e ci getta in volto il suo
sangue gridando:
Bevete! bevete!
Per alcuni minuti si dibatte cos e si dirige verso la prua della
zattera, gridando sempre:
Bevete! bevete!
Poi si slancia, e sento il suo corpo cadere in mare.
Il nostromo, Falsten, Daoulas, si precipitano per riafferrare quel
corpo, ma vedono soltanto un largo circolo rosso, in mezzo al quale
si dibattono mostruosi pescecani!
CAPITOLO L
22 E 23 GENNAIO. Siamo ormai solo undici a bordo e mi pare
impossibile che ogni giorno non conti qualche nuova vittima. La fine
del dramma, qualunque essa sia, si avvicina. Entro otto giorni, o
saremo giunti a terra, o qualche nave avr raccolto i naufraghi;
altrimenti l'ultimo superstite del Chancellor avr cessato di vivere.
Il 23 l'aspetto del cielo mutato. La brezza rinfrescata
notevolmente, il vento durante la notte ha preso a soffiare da nord-
est. La vela della zattera si gonfiata, ed una scia abbastanza visibile
indica che si muove con una certa rapidit. Il capitano valuta questo
movimento in tre miglia all'ora.
Robert Kurtis e l'ingegner Falsten sono certamente i pi robusti di
noi; sebbene la loro magrezza sia estrema, sopportano
meravigliosamente le privazioni. Io non saprei descrivere come sia
ridotta la povera signorina Herbey. Non pi che un'anima, ma
un'anima ancora piena di coraggio, e tutta la sua vita sembra essersi
rifugiata negli occhi che splendono meravigliosamente. Vive nel
cielo e non sulla terra.
Un uomo di grande energia, e che pure ora stremato, il
nostromo. irriconoscibile: la testa curvata sul petto, le lunghe mani
ossute posate sulle ginocchia, le cui rotule aguzze sporgono sotto i
calzoni logori, egli rimane invariabilmente seduto in un angolo della
zattera, senza mai sollevare gli occhi. A differenza della signorina
Herbey, egli non vive pi che col corpo, e la sua immobilit tale
che talvolta penso che abbia cessato di vivere.
Non pi discorsi e nemmeno pi gemiti sulla zattera. Silenzio
assoluto. Non si scambiano dieci parole al giorno, e d'altra parte le
poche che le nostre labbra tumefatte ed indurite potrebbero proferire
sarebbero assolutamente inintellegibili. La zattera non porta pi che
spettri sparuti, esangui, che non hanno pi nulla d'umano.

CAPITOLO LI
24 GENNAIO. Dove siamo? Verso quale parte dell'Atlantico
sospinta la zattera? Due volte ho interrogato Robert Kurtis, ed egli
non mi ha potuto rispondere che vagamente. Tuttavia, siccome ha
sempre annotato la direzione delle correnti e dei venti, crede che
abbiamo dovuto essere risospinti verso ovest, ossia verso terra.
Oggi la brezza caduta completamente; per la superficie del
mare agitata, il che indica che qualche perturbazione avvenuta
all'est. Certamente in quella parte dell'Atlantico si sar prodotta una
tempesta. La zattera procede con molta difficolt. Robert Kurtis,
Falsten, ed il carpentiere adoperano le poche forze che rimangono
loro per rinforzare le parti che minacciano di sfasciarsi.
Perch darsi briga? Si sfascino finalmente queste tavole e che
l'oceano ci inghiotta. troppo continuare a contendergli cos la
nostra vita miserabile!
In verit le nostre torture hanno toccato il pi alto punto che
l'uomo possa sopportare, ed impossibile che vadano oltre! Il calore
insopportabile; piombo fuso che il cielo versa su di noi. Il sudore
c'inonda attraverso i nostri cenci, e tale traspirazione aumenta ancora
di pi la nostra sete. No, non posso descrivere quello che provo! Le
parole mancano quando si tratta di esporre dolori sovrumani!
L'unico modo di rinfrescarci che a volte abbiamo potuto utilizzare
ci ora proibito. Nessuno di noi pensa pi a fare bagni, perch, da
quando J ynxtrop morto, frotte di pescecani circondano la zattera.
Ho cercato oggi di procurarmi un po' d'acqua potabile facendo
evaporare dell'acqua di mare; ma nonostante la mia pazienza molto
se riesco a inumidire una pezzuola. D'altra parte la caffettiera logora
non ha potuto resistere al fuoco, e si spaccata; sono stato costretto
ad abbandonare l'operazione.
L'ingegner Falsten ora quasi affranto e non ci sopravviver che
di qualche giorno. Quando rialzo la testa, non lo vedo nemmeno pi.
coricato sotto le vele o morto? Solo l'energico capitano Kurtis sta
ritto a prua e guarda. Quando penso che quest'uomo spera ancora!
Io, vado a sdraiarmi a poppa. L aspetter la morte. Pi presto
verr, meglio sar.
Quante ore sono passate? lo ignoro... Improvvisamente sento degli
scoppi di riso. Senza dubbio uno di noi impazzisce!
Quelle risate raddoppiano. Non alzo la testa, poco m'importa. Pure
qualche parola incoerente giunge fino a me.
Una prateria! una prateria! Degli alberi verdi! una taverna sotto
gli alberi! Presto, presto, dell'acquavite! del gin! dell'acqua a una
ghinea la goccia! Pagher, pagher! ho dell'oro.
Povero allucinato! Tutto l'oro delle banche non ti darebbe una
goccia di acqua in questo momento.
il marinaio Flaypol che, preso da delirio, grida:
Terra! Terra, laggi!
Queste parole galvanizzerebbero un cadavere! Faccio uno sforzo
penoso e mi raddrizzo. Nessuna terra! Flaypol passeggia sulla
piattaforma, ride. Canta, fa segnali verso una costa immaginaria!
Certamente gli mancano le percezioni dirette dell'udito, della vista,
del gusto, ma un fenomeno puramente cerebrale le sostituisce. Perci
parla ad amici assenti, li conduce alla propria taverna di Cardiff, alle
Armi di Giorgio e l offre acquavite, gin, whisky e acqua, soprattutto
acqua, acqua che l'ubriaca. Eccolo camminare su quei: corpi sdraiati,
inciampando ad ogni passo, cadendo, rialzandosi, cantando con voce
da avvinazzato. Sembra aver raggiunto l'ultimo stadio
dell'ubriachezza. Sotto il demonio della sua pazzia, non soffre pi, la
sua sete placata. Ah! vorrei essere allucinato al par di lui.
Il disgraziato dovr fare la fine del negro J ynxtrop, precipitandosi
nelle onde?
Bisogna che Daoulas, Falsten, ed il nostromo l'abbiano pensato
perch se Flaypol vuole uccidersi, essi non lo lasceranno fare senza
loro vantaggio, e per eccoli che si alzano, che lo seguono, che lo
spiano! Se Flaypol vuol gettarsi in mare, questa volta lo
contenderanno ai pescecani!
Non doveva essere cos. Nella sua allucinazione, Flaypol giunto
veramente all'ultimo stadio dell'ubriachezza, come se si fosse
ubriacato dei liquori che offriva nel suo delirio e cadendo come un
masso si addormentato pesantemente.
CAPITOLO LII
25 GENNAIO. La notte tra il 24 e il 25 gennaio stata nebbiosa,
e, per non so quale fenomeno, una delle pi calde che si possano
immaginare. La nebbia soffocante. da credere che una scintilla
basterebbe ad appiccarvi fuoco, come ad una sostanza esplosiva, e
che lo spazio s'infiammerebbe. La zattera non solo stazionaria, ma
non prova pi alcun movimento, e mi domando a volte se galleggia
ancora.
Durante questa notte cerco di contare quanti siamo a bordo.
Ancora undici mi pare, ma a malapena posso radunare le idee
necessarie per far questo calcolo. Ora trovo dieci, ora dodici. Devono
essere undici, dopo che J ynxtrop morto. Domani non saranno pi
che dieci, poich sar morto io.
Sento proprio che giungo al termine delle mie sofferenze, perch
tutta la mia vita mi ripassa davanti alla mente. Posso ancora una volta
rivedere in sogno il mio paese, i miei amici, la mia famiglia!
Verso il mattino mi sono svegliato, se pure si pu chiamare sonno
l'assopimento da malato in cui sono immerso. Dio mi perdoni, ma io
penso seriamente a farla finita! Quest'idea mi si incrosta nel cervello,
e provo una specie di fascino nel pensare che le mie miserie avranno
termine quando vorr.
Faccio conoscere la mia risoluzione a Robert Kurtis e gli parlo
con una incredibile tranquillit di spirito. Egli s'accontenta di far
cenno di si, poi dice:
Quanto a me non mi uccider; sarebbe abbandonare il mio
posto. Se la morte non mi piglia prima dei miei compagni rimarr
ultimo su questa zattera.
La nebbia persiste; galleggiamo in mezzo ad un'atmosfera
grigiastra. Non si vede nemmeno pi la superficie del mare. La
nebbia si leva dall'oceano come una nube densa, ma si sente bene che
al di sopra di essa splende un sole ardente che ben presto avr
prosciugato tutti i vapori.
Verso le sette, credo di udire delle grida di uccelli sopra il mio
capo. Robert Kurtis, sempre in piedi, ascolta avidamente quelle grida
che si ripetono tre volte.
Alla terza mi avvicino, e sento il capitano che mormora con voce
sorda:
Uccelli!... ma allora... la terra sarebbe vicina!
Robert Kurtis crede dunque ancora alla terra? Io non ci credo, io!
Non esistono n continenti n isole: il globo solamente una sfera
liquida com'era nel secondo periodo della sua formazione!
Tuttavia, aspetto con una certa impazienza che la nebbia si diradi,
non che speri di vedere terra, ma questo assurdo pensiero d'una
speranza impossibile mi ossessiona e ho fretta di sbarazzarmene.
Soltanto verso le undici la nebbia comincia a diradarsi, e mentre le
sue fitte volute si svolgono alla superficie delle onde, vedo attraverso
alcuni strappi in alto l'azzurro del cielo. Vivi raggi vengono fino a
noi e ci pungono come frecce di metallo infuocato. Ma questo
condensamento di vapori avviene negli strati alti, ed io non posso
ancora scorgere l'orizzonte.
Per una mezz'ora questi turbini avvolgono la zattera e si dissipano
con lentezza perch manca assolutamente il vento.
Robert. Kurtis, appoggiato all'orlo della piattaforma, cerca di
trapassare la spessa cortina di nebbia.
Finalmente il sole, in tutto il suo ardore, spazza la superficie
dell'oceano, la nebbia indietreggia, la luce invade un raggio pi
esteso e l'orizzonte appare...
Quest'orizzonte quello che sempre stato da sei settimane: una
linea continua e circolare su cui si confondono cielo e acqua!
Robert Kurtis, dopo aver guardato intorno a s, non proferisce una
sola parola. Ah! lo compiango sinceramente, poich di tutti noi egli
il solo che non abbia il diritto di farla finita quando vorr. Io morr
domani e se la morte non mi colpisce, andr io a cercarla. Quanto ai
miei compagni ignoro se siano ancora vivi, e mi sembra che siano
passati molti giorni dacch li ho visti l'ultima volta.
venuta la notte e non ho potuto dormire un istante. Verso le due
la sete mi ha provocato tali dolori che non ho potuto trattenere le
grida. Come! prima di morire non avr la suprema volutt di
spegnere il fuoco che mi brucia il petto?
S, berr il mio proprio sangue in mancanza del sangue degli altri!
Non mi servir a nulla lo so, ma almeno avr ingannato il mio male!
Appena quest'idea mi viene in mente, la metto in atto. Riesco ad
aprire il coltello, denudo il braccio, pungo una vena; il sangue ne
fuoriesce a goccia a goccia, ed eccomi bere alla sorgente della mia
vita. Il sangue rientra in me ed acquieta per un istante i miei tormenti
atroci, poi si arresta e non ha pi la forza di scorrere!
Come lungo a venire il domani!
Con il giorno una fitta nebbia si di nuovo addensata all'orizzonte
ed ha ristretto il circolo di cui la zattera forma il centro; ma questa
nebbia ardente come i vapori che sfuggono da una caldaia.
Oggi il mio ultimo giorno.
Prima di morire sarei contento di stringere la mano d'un amico.
Robert Kurtis l, vicino a me. Mi trascino fino a lui e gli serro la
mano. Egli mi comprende, sa che un addio, ma si direbbe che con
un ultimo pensiero di speranza voglia trattenermi! inutile.
Avrei pur voluto rivedere i signori Letourneur e la signorina
Herbey... non oso! La fanciulla mi leggerebbe negli occhi la mia
risoluzione! Mi parlerebbe di Dio, dell'altra vita che bisogna
aspettare! Aspettare! non ne ho pi il coraggio! Dio mi perdoni!
Torno verso la poppa della zattera e con lunghi sforzi riesco a
rizzarmi in piedi presso l'albero. Percorro un'ultima volta con lo
sguardo il mare spietato, l'orizzonte che non muta. Se mi apparisse
una vela, se vedessi una terra, mi crederei vittima d'una illusione...
ma il mare deserto.
Sono le dieci del mattino. il momento di finirla. Gli stiramenti
della fame, le punture della sete mi straziano con nuova violenza.
L'istinto della conservazione si spegne in me. Tra pochi istanti avr
finito di soffrire. Dio abbia piet di me!
In questo momento si ode una voce; riconosco che quella di
Daoulas.
Il carpentiere vicino a Robert Kurtis.
Capitano, dice, tiriamo a sorte.
AI momento di gettarmi in mare mi trattengo. Perch? Non saprei
dirlo, ma torno a poppa della zattera.

CAPITOLO LIII
26 GENNAIO. La proposta stata fatta. L'hanno udita tutti e tutti
l'hanno compresa. Da alcuni giorni era divenuta un'idea fissa che
nessuno osava esprimere.
Si tirer a sorte.
E di chi sar designato dalla sorte ognuno avr la sua porzione.
Ebbene, sia! se la sorte mi designa non mi lamenter.
Mi sembra che venga proposta un'eccezione a favore della
signorina Herbey, e che sia stato Andr Letourneur ad avanzarla. Ma
un mormorio di collera corre fra i marinai. Siamo undici a bordo,
ognuno di noi ha dunque dieci probabilit a suo favore, una contro e
l'eccezione proposta cambiereb-be le proporzioni. La signorina
Herbey subir la sorte comune.
Sono le dieci e mezzo del mattino. Il nostromo, che la proposta di
Daoulas ha rianimato, insiste perch l'estrazione sia fatta subito. Ha
ragione. D'altra parte nessuno di noi tiene alla propria vita, e colui
che sar designato preceder i suoi compagni nella morte solo di
pochi giorni, forse di poche ore. Si sa questo e non si ha paura di
morire. Ma non soffrire pi la fame per un giorno o due, non provare
pi la sete, ecco che cosa si vuole, ecco che cosa si avr.
Io non posso dire come ognuno dei nostri nomi sia finito in fondo
a un cappello. Non pu essere stato che Falsten che li ha scritti su un
foglio staccato dal suo taccuino.
Gli undici nomi sono l, si conviene, senza discutere, che l'ultimo
nome estratto designer la vittima.
Chi far l'estrazione? Vi una specie di esitanza.
Mi volto, e riconosco il signor Letourneur.
l, in piedi, con la mano tesa e i capelli bianchi che gli ricadono
sulle guance smagrite, spaventoso per la sua calma.
Ah! disgraziato padre, ti comprendo! So perch vuoi estrarre i
biglietti! Il tuo affetto paterno andr fin l.
Quando vorrete, dice il nostromo.
Il signor Letourneur caccia la mano nel cappello, prende un
biglietto, lo spiega, pronuncia ad alta voce il nome che vi scritto,
poi lo consegna al detentore di tale nome.
Il primo nome estratto quello di Burke, che lancia un grido di
gioia.
Il secondo, quello di Flaypol.
Il terzo, quello del nostromo.
Il quarto, quello di Falsten.
Il quinto, quello di Robert Kurtis.
Il sesto, quello di Sandon.
La met dei nomi, pi uno, gi stata estratta.
Il mio non ancora estratto, ed io cerco di calcolare le probabilit
che mi rimangono: quattro buone, una cattiva.
Da quando Burke ha lanciato il suo grido, non stata proferita una
parola.
Il signor Letourneur continua il suo sinistro compito.
Il settimo nome quello della signorina Herbey, ma la fanciulla
non ha trasalito.
L'ottavo nome il mio! s, il mio!
Il nono nome:
Letourneur!
Quale? domanda il nostromo.
Andr! risponde il signor Letourneur. Si ode un grido, e
Andr cade privo di sensi.
Avanti dunque, esclama con un ruggito il carpentiere
Daoulas, il cui nome e quello del signor Letourneur sono i soli che
rimangono.
Daoulas guarda il suo rivale come una vittima che voglia divorare.
Quanto al signor Letourneur, quasi sorridente; mette la mano nel
cappello, estrae il penultimo biglietto, lo spiega lentamente, e con
voce chiara, con una fermezza che non mi sarei aspettata da quel
vecchio, pronunzia questo nome:
Daoulas!
Il carpentiere salvo; un urlo gli sfugge dal petto.
Poi il signor Letourneur prende l'ultimo biglietto, e senza aprirlo
lo straccia.
Ma un pezzo della carta strappata volato verso un angolo della
zattera e nessuno ci bada. Io corro da quella parte, raccolgo la carta e
vi leggo: And....
Il signor Letourneur si precipita verso di me, mi strappa
violentemente dalle mani quel pezzetto di carta, lo appallottola fra le
dita, e, guardandomi con aria grave, lo getta in mare.

CAPITOLO LIV
SEGUITO DEL 26 GENNAIO. Avevo ben compreso. Il padre si
sacrificato per il figlio, e non avendo pi che la propria vita da dargli,
gliela d.
Frattanto gli affamati non vogliono pi aspettare; gli stiramenti
delle loro viscere raddoppiano davanti alla vittima su cui hanno
diritto. Il signor Letourneur per loro non pi un uomo. Non hanno
ancora detto nulla, ma le loro labbra si contraggono, i denti si
scoprono, pronti a lacerare come le zanne dei carnivori, con la
brutale voracit delle belve. Si ha da aspettare che si facciano
addosso alla loro vittima e la divorino viva?
Chi creder che in questo momento viene fatto appello al resto
d'umanit che questi uomini possono aver serbato, e chi creder
soprattutto che questo appello stato ascoltato? S, una parola li ha
trattenuti nell'istante in cui stavano per gettarsi addosso al signor
Letourneur; il nostromo, che si preparava a far la parte del macellaio,
e Daoulas che brandiva la scure, sono rimasti immobili.
La signorina Herbey si fa avanti o meglio si trascina verso di loro.
Amici miei, dice, volete aspettare ancora un giorno? Un
giorno solo! Se domani la terra non l, se non avremo incontrato
nessuna nave, il nostro povero compagno diventer vostra preda...
A queste parole il mio cuore sussulta. Mi sembra che la fanciulla
abbia parlato con accento profetico e che sia un'ispirazione celeste
quella che anima la nobile creatura! Un'immensa speranza mi torna
in cuore. La costa e il bastimento, la signorina Herbey forse li ha
intravisti in una di quelle visioni soprannaturali che Dio fa passare
dinanzi a certi sguardi! S! bisogna aspettare ancora un giorno! Che
cosa un giorno dopo quanto abbiamo sofferto?
Robert Kurtis la pensa come me; uniamo le nostre preghiere a
quelle della signorina Herbey. Falsten parla nello stesso modo, e tutti
insieme supplichiamo i nostri compagni, il nostromo, Daoulas, gli
altri...
I marinai si fermano e non fanno intendere un solo mormorio.
Allora il nostromo getta la scure, e dice con voce sorda:
A domani, all'alba!
Questa parola dice tutto. Se domani n terra n nave saranno in
vista, l'orribile sacrificio sar compiuto.
Ora ognuno torna al suo posto e con uno sforzo estremo reprime i
propri dolori. I marinai si nascondono sotto le vele e non cercano
neppure di guardare il mare. Poco importa loro. Domani
mangeranno.
Frattanto Andr Letourneur tornato in s, ed il primo sguardo
stato per il padre! poi lo vedo contare i passeggeri sulla zattera... Non
ne manca uno! Su chi caduta la sorte? Quando Andr ha perduto i
sensi, non vi erano pi che due nomi nel cappello, quello del
carpentiere e quello di suo padre. Il signor Letourneur e Daoulas
sono entrambi l!
Allora la signorina Herbey si avvicina e gli dice semplicemente
che la estrazione non stata condotta a termine.
Andr Letourneur non domanda di pi e afferra la mano di suo
padre. Il viso del signor Letourneur tranquillo, quasi sorridente.
Egli non vede, non comprende che una cosa: suo figlio risparmiato.
Questi due esseri, cos strettamente legati l'uno all'altro, vanno a
sedersi a poppa della zattera e discorrono insieme a bassa voce.
Frattanto, io non sono ancora uscito dalla prima impressione che
mi ha causato l'intervento della fanciulla. Credo ad un soccorso
provvidenziale, e non saprei dire fino a qual punto quest'idea si
radichi nel mio spirito. Oserei asserire che siamo vicini al termine
delle nostre miserie; se la nave o la terra fossero l, a poche miglia
sottovento, non ne sarei pi certo. Non ci si meravigli di questo. Il
mio cervello cos vuoto, che le chimere vi si mutano in realt.
Parlo dei miei presentimenti ai signori Letourneur; Andr
fiducioso come me; poveretto! se sapesse che domani!...
Il padre mi ascolta gravemente e mi incoraggia a sperare. Egli
crede volentieri, od almeno lo dice, che il Cielo risparmier i
superstiti del Chancellor, e prodiga al figlio delle carezze che per lui
sono le ultime.
Poi, pi tardi, quando io sono solo accanto a lui, il signor
Letourneur si curva al mio orecchio:
Vi raccomando il mio disgraziato figlio, dice, non sappia
mai che...
Non conclude la frase, e grosse lacrime gli cadono dagli occhi!
Quanto a me, spero!
E, senza distogliermi un istante, guardo l'orizzonte, lo percorro in
tutto il suo perimetro: deserto! Ma non sono preoccupato. Prima di
domani vedremo una vela o una terra.
Come me Robert Kurtis osserva il mare. La signorina Herbey,
Falsten, lo stesso nostromo concentrano tutta la loro vita nel loro
sguardo.
Frattanto scende la notte, ma io sono convinto che in questo
profondo buio qualche nave si accoster e che all'alba essa vedr i
nostri segnali.

CAPITOLO LV
27 GENNAIO. Non chiudo occhio ed ascolto ogni rumore, lo
sciacquio dell'acqua, il mormorio delle onde. Noto che non vi pi
un pescecane intorno alla zattera. Mi pare un presagio lieto.
La luna si alzata a mezzanotte e quarantasei minuti, mostrando il
suo mezzo disco di quadratura, ma la sua luce insufficiente non mi
permette di guardare il mare per un largo tratto. Quante volte ho
creduto d'intravedere a poche lunghezze di cavo la vela tanto
desiderata!
Ma giunge il mattino... il sole sorge sopra un mare deserto!
Il terribile momento si avvicina. Allora sento tutte le mie speranze
del giorno prima svanire a poco a poco. La nave non si mostra, la
terra nemmeno. Ritorno alla realt e mi rammento! l'ora in cui
deve compiersi un atto abominevole.
Non oso pi guardare la vittima, e quando i suoi occhi, cos
rassegnati, si fissano su di me, abbasso i miei.
Un invincibile orrore mi opprime, la testa mi gira come per
ebbrezza.
Sono le sei del mattino. Non credo pi ad un soccorso
provvidenziale. Il mio cuore batte a pi di cento pulsazioni al minuto,
ed un sudore d'angoscia mi bagna tutto.
Il nostromo e Robert Kurtis, in piedi, appoggiati all'albero, non
cessano di scrutare l'oceano. Il nostromo pauroso a vedersi. Si
comprende bene che non anticiper l'ora, ma che nemmeno la
ritarder. Mi impossibile indovinare quali siano le impressioni del
capitano; il suo volto livido, sembra vivere solo nello sguardo.
Quanto ai marinai, essi si trascinano sulla piattaforma, e con
sguardi ardenti divorano gi la loro vittima!
Non posso star fermo, e mi spingo fino a prua della zattera.
Il nostromo sempre in piedi, e guarda.
Finalmente! esclama.
Il nostromo, Daoulas, Flaypol, Burke, Sandon avanzano verso
poppa, ed il carpentiere stringe convulsamente la scure! La signorina
Herbey non pu trattenere un grido. Di colpo Andr si alza in piedi.
Padre mio! grida con voce soffocata.
La sorte m'ha designato... risponde il signor Letourneur.
Andr afferra il padre e lo circonda con le proprie braccia.
Mai! grida con un ruggito. Piuttosto mi ucciderete!
Uccidetemi! sono io che ho gettato in mare il cadavere di Hobbart!
sono io, io, quello che bisogna sgozzare!
Il disgraziato!
Le sue parole raddoppiano la rabbia dei carnefici, e Daoulas,
movendogli incontro, lo strappa dalle braccia del signor Letourneur,
dicendo:
Poche storie!
Andr cade supino, e due marinai lo stringono in modo che non
possa pi fare alcun movimento.
Nello stesso tempo, Burke e Flaypol afferrano la loro vittima e la
trascinano verso prua.
Questa scena spaventosa si compie pi rapidamente di quanto io
la descriva. L'orrore mi ha inchiodato al mio posto! Vorrei gettarmi
tra il signor Letourneur ed i suoi carnefici, ma non posso!
In questo momento il signor Letourneur in piedi. Ha respinto i
marinai, che gli hanno strappato di dosso una parte degli abiti, ed ha
le spalle nude.
Un momento, dice con tono nel quale sento un'indomabile
energia, un momento! Io non intendo rubarvi la vostra razione!
Ma non vorrete divorarmi tutto oggi, suppongo!
I marinai si fermano, guardano, ascoltano stupefatti.
Il signor Letourneur prosegue:
Voi siete dieci! Forse che le mie due braccia non vi
basteranno? Tagliatele, domani avrete il resto!
Il signor Letourneur tende le due braccia nude.
S! grida con voce terribile il carpentiere Daoulas. E, rapido
come il fulmine, alza la scure...
Robert Kurtis non ha potuto resistere oltre. Neppur io! Noi vivi
questo assassinio non si compir. Il capitano si gettato in mezzo ai
carnefici, per strappare loro la vittima. Io mi sono precipitato nella
mischia... ma giunto a prua della zattera, sono stato respinto con
violenza da uno dei marinai, e sono caduto in mare.
Chiudo la bocca, voglio morire soffocato! Ma l'istinto pi forte
della mia volont. Le labbra mi si aprono, e alcuni sorsi d'acqua mi
penetrano nella gola!...
Eterno Iddio! L'acqua dolce!

CAPITOLO LVI
SEGUITO DEL 27 GENNAIO. Ho bevuto! Ho bevuto! Rinasco! Di
colpo la vita mi ritornata! Non voglio pi morire!
Grido; le mie grida sono udite. Robert Kurtis si curva di sopra la
murata della zattera, mi getta un cavo che la mia mano afferra. Mi
isso e cado sulla piattaforma.
Le mie prime parole sono queste:
L'acqua dolce!
L'acqua dolce! grida Robert Kurtis. La terra l!
Si ancora in tempo! L'omicidio non stato commesso! La
vittima non stata colpita! Robert Kurtis ed Andr avevano lottato
con quei cannibali, e proprio nel momento in cui stavano per
soccombere, la mia voce si fatta intendere!
La lotta impegnata cessa. Le parole: l'acqua dolce!, le ripeto, e
curvandomi fuor della zattera, bevo avidamente a lunghi sorsi!
La signorina Herbey la prima ad imitare il mio esempio. Robert
Kurtis, Falsten, e gli altri si precipitano verso questa sorgente di vita.
Ognuno fa altrettanto. Le belve feroci di poc'anzi alzano le braccia al
cielo; alcuni marinai si fanno il segno della croce gridando al
miracolo. Ognuno si inginocchia accanto alle murate della zattera e
beve avidamente. L'estasi tiene dietro ai furori!
Andr e suo padre sono gli ultimi ad imitarci.
Ma dove siamo? ho gridato.
A meno di venti miglia da terra! risponde Robert Kurtis.
Lo guardiamo. Il capitano pazzo? Non vi una costa in vista, e
la zattera occupa sempre il centro del cerchio liquido!
Eppure, l'acqua dolce! Da quando? Non importa! I sensi non ci
hanno ingannato. La sete placata.
S, la terra invisibile, l! dice il capitano indicando con
la mano verso ovest.
Quale terra? chiede il nostromo.
L'America, la terra in cui scorre il Rio delle Amazzoni, il solo
fiume che abbia una corrente tanto forte da togliere la salsedine
dall'oceano fino a venti miglia dalla sua foce!
CAPITOLO LVII
SEGUITO DEL 27 GENNAIO. Robert Kurtis ha evidentemente
ragione. La foce del Rio delle Amazzoni, la cui portata di
duecentoquarantamila metri cubi all'ora,
18
il solo punto
dell'Atlantico in cui sia possibile trovare acqua dolce. La terra l, la
sentiamo! Il vento vi ci porta!
In questo momento la voce della signorina Herbey si alza al cielo,
e noi uniamo le nostre preghiere alle sue!
Andr Letourneur nelle braccia di suo padre, a poppa, mentre a
prua tutti guardiamo l'orizzonte a ovest...
Un'ora dopo Robert Kurtis grida: Terra!

. . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . .

Il diario, al quale ho affidato queste note quotidiane, finito. Il
nostro salvataggio si fatto in poche ore e lo racconter in poche
parole.
La zattera, verso le undici del mattino, stata incontrata alla punta
Magouri sull'isola Marajo; alcuni pescatori caritatevoli ci hanno
raccolto e ristorato. Poi ci hanno condotti al Para, dove ci hanno
prodigato le cure pi commoventi.
La zattera ha approdato a 012' di latitudine nord. Essa stata
dunque spinta a sud-ovest di almeno 15 gradi dal giorno in cui
abbiamo abbandonato la nave. Dico almeno perch evidente che
siamo dovuti scendere pi al sud. Se siamo arrivati alla foce del Rio
delle Amazzoni, perch la Corrente del Golfo ha ripreso la zattera e
ve l'ha portata. Senza di ci saremmo stati perduti.
Dei ventotto imbarcati a Charleston, ossia otto passeggeri e venti
uomini d'equipaggio, non rimangono che cinque passeggeri e sei
marinai, undici in tutto.
Sono i soli superstiti del Chancellor.

18
Tremila volte la portata della Senna. (N.d.T.)
Le autorit brasiliane hanno fatto il processo verbale del
salvataggio.
Lo hanno sottoscritto: la signorina Herbey, J . R. Kazallon,
Letourneur padre, Andr Letourneur, Falsten, il nostromo, Daoulas,
Burke, Flaypol, Sandon, e per ultimo Robert Kurtis, capitano.
Devo aggiungere che al Para ci sono stati offerti quasi subito dei
mezzi per tornare in patria. Una nave ci ha condotti a Cayenna, e
dobbiamo raggiungere la linea transatlantica francese di Aspinwall, il
cui piroscafo Ville-de-Saint-Nazaire ci ricondurr in Europa.
Ed ora, dopo tante prove sopportate insieme, dopo tanti pericoli a
cui siamo scampati per miracolo, non naturale che una
indistruttibile amicizia leghi fra loro i passeggeri del Chancellor! In
qualunque occasione e per lontano che il destino li porti, non sicuro
che non si dimenticheranno mai? Robert Kurtis , e sar sempre,
l'amico di quanti gli furono compagni nella sventura.
Quanto alla signorina Herbey, voleva ritirarsi dal mondo e
dedicare la vita a coloro che soffrono, ma il signor Letourneur le ha
detto:
Forse che mio figlio non un malato?
La signorina Herbey ha ora un padre nel signor Letourneur, un
fratello in suo figlio Andr. Dico un fratello, ma presto, nella sua
nuova famiglia, la coraggiosa fanciulla avr trovato la felicit che
merita, e che noi le auguriamo con tutto il cuore.

SPIEGAZIONE DEI TERMINI
MARINARESCHI USATI IN QUESTO LIBRO
A
Abbrivare, abbrivo - L'iniziarsi del moto di una nave. Accelerare.
Alare - Tirare con forza un cavo per portarlo alla tensione voluta o per sollevare un
peso.
Albero - Fusto di abete, di pino o di ferro che serve a sostenere i pennoni e le vele
delle navi a vela. Sui velieri, quando gli alberi sono pi di uno, hanno il
seguente nome:
1. Bompresso: l'albero non verticale che sporge di prora e destinato a
sostenere il lato inferiore dei fiocchi.
2. Trinchetto: il primo albero verticale a cominciare dalla prora.
3. Albero di maestra: l'albero pi alto di tutti al centro della nave.
4. Albero di mezzana: l'albero a poppa della maestra.
5. Palo: il nome che prende la mezzana quando non ha vele quadre, ma
solo vele uriche e in generale l'albero poppiero di una nave a vele quadre
quando sia guarnito di vele uriche. Gli alberi destinati a portare vele
quadre sono costituiti in tre pezzi che hanno i seguenti nomi, a seconda
degli alberi cui appartengono:
TRONCO MAGGIORE DEL BOMPRESSO - ASTA DI FIOCCO -
ASTA DI CONTROFIOCCO. TRONCO MAGGIORE DI
TRINCHETTO - ALBERO DI PARROCCHETTO - ALBERETTO DI
TRINCHETTO O ALBERETTO DI VELACCINO.
TRONCO MAGGIORE DI MAESTRA - ALBERO DI GABBIA -
ALBERETTO DI MAESTRA O ALBERETTO DI GRAN VELACCIO.
TRONCO MAGGIORE DI MEZZANA - ALBERO DI
CONTROMEZZANA - ALBERETTO DI MEZZANA O ALBERETTO
DI BELVEDERE. Nei punti di congiunzione degli alberi verticali vi sono
dei terrazzini. Quelli pi bassi si chiamano coffe e quelli pi alti crocette o
barre. Gli alberi sono tenuti fissi e assicurati allo scafo mediante un
sistema di tiranti, generalmente in cavo di acciaio. Quelli che fissano
lateralmente e alquanto verso poppa i tronchi maggiori e gli alberi di
gabbia si chiamano sartie. Quelli che fissano allo stesso modo gli
alberetti si chiamano paterazzi. Si chiamano stralli quelli che sostengono
gli alberi verso prora.
Ammainare - Far discendere qualsiasi oggetto-sospeso a cavi (vele, bandiere,
pennoni, imbarcazioni, ecc.).
Ancora - Strumento di ferro con raffi uncinati per far presa sul fondo del mare e
trattenere la nave mediante catene o gomene.
Ancoraggio - Tutti gli specchi d'acqua dove conveniente ancorarsi, perch
riparati dal vento, dal mare, e con buon fondo per la presa delle ancore.
Argano - Macchina per sollevare pesi e in genere per compiere un grande sforzo di
trazione; composta di un cilindro (campana) ad asse verticale od
orizzontale, che ruota a mano o a motore, e intorno al quale si avvolge il
cavo o la catena che compie lo sforzo. Si chiama anche, se ad asse
orizzontale, molinello o verricello.
Attelare - Disporre le vele degli alberi in modo che si spieghino e si tendano al
vento.
Attraccare - L'avvicinarsi di una nave o di una imbarcazione a una banchina o a
un'altra nave fino a toccarla per compiere operazioni di imbarco e sbarco.
B
Baglio - I bagli sono le grosse travi messe attraverso la nave, da un fianco all'altro,
per legarne l'ossatura e per sostenere il tavolato dei ponti.
Banda (Alla) - Posizione inclinata della nave; essere o dare alla banda: essere
sbandata.
Barra - Leva o manovella che serve a far ruotare il timone sui suoi cardini.
Battagliola - Ringhiera di protezione lungo i bordi del ponte di coperta (vedi
coperta).
Beccheggiare, beccheggio - Il movimento oscillatorio di una nave che solleva
alternativamente la prora e la poppa.
Bitta - Specie di bassa colonna di ferro fissata saldamente sul ponte, sulla quale si
danno volta (sono legati) catene o cavi che debbono fare molta forza.
Boccaporto - Apertura rettangolare o quadrata sui ponti per dare accesso ai ponti
sottostanti e alle stive. Prende nome dalla sua ubicazione: b. di prora, b. di
poppa, b. del centro (gran boccaporto).
Bolina (Di) - l'andatura che segue la nave per andare verso la direzione del
vento. [Stringere il vento (v.).] Di bolina stretta: stringere il vento quanto
possibile. Si dice anche: correre o navigare o stringere la bolina.
Bome (o boma) - Asta di legno che serve a fissare la ralinga inferiore della randa.
Bompresso - L'albero che sporge obliquamente dalla prua e su cui si distendono i
lati inferiori di quelle vele triangolari dette fiocchi. La sua parte mediana
si chiama asta di fiocco. Asta di fiocco anche il bastone che
sostituisce il bompresso nelle navi pi piccole e nelle imbarcazioni.
L'estremit inferiore del b. penetra in qul ponte parziale sopraelevato a
prua detto castello e quindi nel sottostante locale destinato ad alloggio dei
marinai.
Bordata - Ognuno di quei percorsi a zigzag che un veliero compie per raggiungere
un punto situato dalla parte di dove proviene il vento (bordeggiare).
Bordeggiare - Vedi bordata;
Bracciare - Allentare i bracci da un lato e tirarli dall'altro per far ruotare i pennoni
e quindi dare alle vele l'orientamento voluto in modo che piglino o non
piglino vento. Bracciare in croce: portare i pennoni perpendicolarmente
alla chiglia, cio nel senso della larghezza della nave. Bracciare di punta:
portare i pennoni alla minima inclinazione rispetto al piano longitudinale
della nave.
Braccio - Cavo agganciato all'estremit dei pennoni (v.) per dare loro, e quindi alle
vele, l'orientamento voluto.
Bratto (remo a) - Remo unico usato su piccole imbarcazioni a poppa quadra per
farle avanzare e dirigerle.
Brigantina (Vela di) - Meglio randa: vela di taglio della specie chiamata urica,
a forma trapezoidale.
Brigantino - Veliero con due alberi a vele quadre ebompresso.
C
Cabotaggio - La navigazione e il traffico lungo le coste.
Cala - Magazzino dove si conservano i materiali di dotazione di bordo.
Carena - La parte dello scafo di una nave o di una imbarcazione che rimane
normalmente immersa.
Casseretto - Nei velieri il ponte parziale sopraelevato rispetto al cassero, che va
dall'estrema poppa all'albero posteriore. Contiene gli alloggi degli ufficiali
e funge da ponte di comando.
Cassero - Nelle navi a vela del passato la parte scoperta del ponte superiore a
poppa, compresa tra l'albero centrale e il casseretto. Oggi questa
denominazione usata spesso in luogo di casseretto o anche per indicare
un ponte parziale, sopraelevato alla coperta, al centro della nave.
Castello - il ponte parziale sopraelevato alla coperta che va dall'estrema prora
fin quasi all'albero di trinchetto. Lo spazio sottostante generalmente
destinato ad alloggiare l'equipaggio.
Caviglia - Perno mobile di legno duro o di metallo che si infila nei fori della
cavigliera e che serve per legarvi quei cavi detti manovre correnti.
Cavigliera - Specie di rastrelliera di legno o di ferro fissata nei punti della nave
dove scendono dall'alberatura quei cavi detti manovre correnti: vi si
infilano le caviglie per legarvi le manovre correnti stesse.
Cavo - Nome dato a qualsiasi tipo di corda, di qualsiasi materia sia formata. Le
parole corda e fune sono assolutamente estranee al linguaggio
marinaresco.
Chiglia - Situata nella parte pi bassa della carena, l'autentica spina dorsale dello
scafo.
Cima - Qualunque cavo di media grossezza e fatto di fibra vegetale. Pi
propriamente l'estremit di un cavo.
Comento - Linea di giunzione fra le tavole in legno che costituiscono il fasciame
della nave.
Controfiocco - Vedi fiocco.
Coperta o ponte di coperta - Il ponte superiore che si estende per tutta la
lunghezza della nave. Si chiama coperta perch copre tutti i piani
inferiori della nave. La parola tolda, per indicare la coperta, termine
letterario e non assolutamente usata nel vero linguaggio marinaresco.
Corvetta - Tipo di nave da guerra dell'antica marina a vela.
Cubia (Occhio di C.) - Ciascuno dei fori praticati lateralmente sulle prue delle navi
per il passaggio delle catene delle ancore.
D
Doppiare - Oltrepassare, girare un capo o una punta della costa. Si dice anche
montare, scapolare.
Dritta - Lato destro della nave guardando verso prua. Il francesismo tribordo
non mai stato usato nel linguaggio marinaresco italiano.
Drizza - Cavo che ha la funzione di sollevare una vela, un pennone, ecc.
F
Fasciame - Il complesso di tavole e di lamiere che formano la superficie esterna e
interna dello scafo.
Fiocco - Nome generico di quelle vele di taglio a forma triangolare, stese fra
l'albero di trinchetto e il bompresso.
Forza del vento - L'intensit del vento misurata secondo una scala
convenzionale, detta di Beaufort, cos graduata:

Grado o Forza Velocit in miglia per ora
0: Calma meno di 1
1: bava di vento da 1 a 3
2: brezza leggera 4 6
3: brezza tesa 7 10
4: vento moderato 1116
5: vento teso 17 21
6: vento fresco 22 27
7: vento forte 28 33
8: burrasca moderata 34 40
9: burrasca forte 41 47
10: burrasca fortissima 48 55
11: fortunale 56 63
12: uragano 64 71

Frangente - L'insieme delle onde del mare che si rompono su un bassofondo, una
secca o scogli affioranti. Per estensione con lo stesso termine si designano
la secca, il bassofondo e gli scogli sui quali si formano i frangenti delle
onde.
Freccia - Meglio controranda: vela di forma triangolare o trapezoidale che si alza
sopra la randa ed inferita (allacciata) all'albero e al picco.
G
Gabbia - La seconda vela, a cominciare dal basso, dell'albero di maestra.
Gabbie il nome generico dato alla vela di gabbia e alle vele degli altri
alberi che si trovano nella stessa posizione. Le gabbie possono essere due
per ogni albero: in questo caso le pi basse sono le basse gabbie o gabbie
fisse e le pi alte le gabbie volanti.
Garbo - Modello in legno dei vari elementi di costruzione dello scafo di una nave.
Goletta - Veliero con bompresso e due alberi leggermente inclinati verso poppa
portanti vele uriche (vele di forma trapezoidale) disposte lungo il piano
longitudinale della nave.
Gmena - Il pi grosso cavo di canapa usato a bordo per ormeggio, rimorchio, ecc.
Come unit di misura di distanza, equivale a un decimo di miglio (m 182).
Attualmente in disuso.
Governare - Dirigere una nave usando il timone. Governa?: domanda per sapere
se la nave obbedisce o no al timone. Governare alla puggia: orientare il
timone in modo da allontanare la prora dalla direzione del vento.
I
Imbardata - Il volgere repentinamente la prora a dritta o a sinistra per l'azione del
mare o del vento, o a causa del cattivo governo della nave. Si dice anche
guizzata.
Imbrogliare - Raccogliere le vele a festoni tirando quei cavi detti imbrogli, allo
scopo di sottrarre le vele stesse all'azione del vento.
Impavesata - Parapetto della nave formato dalla murata che si eleva al di sopra del
ponte di coperta.
Inferire - Inserire l'inferitura [cio il lato della vela che una volta issata viene ad
essere solidale con l'albero o lo strallo (v.)] della vela nell'apposita
canaletta
L
Lancia - Ciascuna delle imbarcazioni a remi con poppa quadra aventi da cinque a
otto banchi di voga di cui sono dotate le navi da guerra e mercantili (L. di
salvataggio).
Linea d'acqua - Qualunque linea formata dall'intersezione della carena con piani
paralleli al piano di galleggiamento.
Linea di galleggiamento - Linea formata dall'intersezione della carena della nave
con la superficie dell'acqua.
M
Maestra - La vela pi bassa dell'albero di maestra: la vela maggiore della nave.
Maestra (Albero di) - Il maggiore degli alberi di una nave; nelle navi a tre alberi
quello di mezzo e in quelle a due quello di poppa. Anche albero
maestro.
Manovra - Nome generico di tutti i cavi e di tutte le cime che si usano a bordo. Le
manovre si distinguono in due grandi categorie: m. fisse o dormienti,
cio quei cavi che tengono in posizione fissa l'alberatura [sartie, stragli,
ecc.); m. correnti o volanti, e cio quei cavi che servono per manovrare le
vele, i pennoni, ecc. (bracci, imbrogli, ecc.).
Marea - Fenomeno, dovuto all'attrazione della luna e a quella del sole combinate
con il moto di rotazione della terra, per il quale il livello del mare in una
data localit si alza e si abbassa periodicamente quattro volte nelle
ventiquattro ore. Alta marea: il livello del mare pi elevato, dovuto al
fenomeno di marea; bassa marea: il livello del mare pi basso, dovuto al
fenomeno di marea; corrente di marea: la corrente marina che si produce
verso costa quando il livello si alza, e verso il largo quando il livello si
abbassa; marea calante o riflusso: l'abbassarsi del livello del mare dopo
l'alta marea; marea crescente a flusso: l'innalzarsi del livello del mare
dopo la bassa marea; marea delle quadrature: quella che si verifica nel
primo ed ultimo quarto della lunazione e che presenta il minimo dislivello
fra alta e bassa marea; marea delle sizigie: quella che si verifica nel
plenilunio e nel novilunio e che presenta il massimo dislivello fra alta e
bassa marea.
Mura - Cavo fissato a ciascuno degli angoli inferiori (bugne) delle due vele quadre
pi basse e pi grandi (vela di trinchetto e vela di maestra): serve ad alare
e fermare verso prua l'angolo della vela per far s che il vento, quando
spira da una direzione obliqua rispetto a quella della nave, possa colpire la
superficie della vela stessa. Il cavo che tira invece le bugne verso poppa si
chiama scotta.
Murata - Ciascuno dei due fianchi della nave, sopra la linea di galleggiamento
(v.). L'insieme delle due murate costituisce quella parte emersa dello scafo
detta opera morta (v.) in contrapposto alla parte immersa detta opera viva
(v.).
O
Opera morta - Nome di tutta la parte dello scafo al di sopra della linea di
galleggiamento.
Opera viva - Nome di tutte le part dello scafo immerse nell'acqua [carena (v.)].
Ormeggiare - Fermare la nave con ancore e cavi (ormeggi) legati a dei punti fissi
in modo che la nave non subisca l'azione del vento e delle correnti.
Ormeggio - L'atto e il modo di ormeggiare e anche il nome di ogni cavo impiegato
per ormeggiare.
Orzare - Dirigere una nave portando la sua prua ad avvicinarsi alla direzione di
dove spira il vento. il contrario di poggiare (v.). Orza quanto leva, il
comando dato al timoniere per orzare al massimo senza far sbattere le
vele. Caviglia all'orza: ordine dato al timoniere per portare la prua della
nave verso la direzione del vento.

P
Pagliolo - L'insieme delle tavole o lamiere mobili che costituiscono il pavimento
delle stive o dei locali delle macchine e caldaie.
Panna - Lo stato di relativa immobilit nel quale si pu tenere un veliero con un
opportuno orientamento di vele.
Pappafico (Albero di) - Termine disusato per indicare il penultimo pennone e la
penultima vela del trinchetto.
La vela al di sopra delle gabbie. Oggi si chiama belvedere, velaccino,
velaccio, rispettivamente per gli alberi di maestra, di trinchetto e di
mezzana (controvelaccino =nei velieri a vele quadre, la pi alta e pi
piccola vela quadra dell' albero di maestra). Prima era una piccola vela
triangolare, ora quadra.
Paranco - Attrezzo formato da due carrucole (bozzelli), una fissa e l'altra mobile, e
da un cavo che passa per ambedue. Serve per sollevare dei pesi e, pi in
generale, a ridurre la forza necessaria per vincere una resistenza.
Parasartie - Tavola orizzontale posta fuori bordo delle navi, alla quale sono fissate
per ogni lato le sartie dell'albero corrispondente.
Parrocchetto - Vela di una nave a vele quadre sostenuta dall'albero di
parrocchetto.
Pennone - Trave orizzontale che assicurato agli alberi sostiene le vele quadre.
Sospeso per mezzo delle drizze e tenuto aderente all'albero per mezzo
delle trozze pu compiere movimenti angolari mediante i bracci nei limiti
consentiti dalle sartie (v.) e dai paterazzi e orientare in questo modo le
vele. Prende il nome dalle vele che regge, tracciare i pennoni: la manovra
per far ruotare orizzontalmente i pennoni per presentare le vele al vento e
per ottenere il massimo moto progressivo oppure i movimenti di
accostata.
Picco - Specie di mezzo pennone, disposto obliquamente all'albero e sul quale si
allaccia il lato superiore di quella vela di taglio detta randa.
Poggiare - Dirigere una nave in modo che la sua prua si allontani dalla direzione
del vento per riceverlo pi favorevolmente.
Ponte - Ciascuno dei piani orizzontali in cui si divide la nave. Il ponte superiore
scoperto si chiama coperta.
Poppa - Estremit posteriore della nave.
Portello - Vedi quartiere.
Prora o prua - Estremit anteriore della nave.
Punto (Fare il) - Le osservazioni e i calcoli necessari per la determinazione della
posizione della nave, sia geografica (latitudine e longitudine), sia riferita
alla costa.
Q
Quadro di poppa - Parte estrema piana superiore della poppa col nome della nave.
Quartiere (di boccaporto) - Ognuna delle tavole mobili che servono per chiudere i
boccaporti (v.) delle stive.
R
Ralinga - Cima cucita agli orli delle vele per aumentarne la resistenza. Si chiama
anche gratile.
Randa - Vela di taglio della specie chiamata urica, a forma trapezoidale. Il suo
lato anteriore addossato all'albero, il lato superiore legato a un'asta
inclinata detta picco, e il lato inferiore ad un trave detto boma.
Rotta - Il percorso compiuto o da compiere da una nave.
Ruota di prua - Il pezzo di costruzione che si innalza dalla estremit della chiglia
per formare il dritto di prua.
S
Salpare - Tirar l'ancora dal fondo e portarla fuori acqua. Per estensione: lasciare
l'ancoraggio, partire.
Srtia - Ciascuno dei cavi che sostengono gli alberi lateralmente e verso poppa.
Scafo - Tutto il corpo di una nave, cio l'ossatura e il suo rivestimento.
Scandaglio - Strumento per misurare la profondit delle acque. Il tipo pi semplice
costituito da un peso di piombo attaccato ad una sgola (Robusta cima
di piccolo diametro) graduata.
Scapolare - Vedi doppiare.
Scarrocciare, scarroccio - Lo spostamento laterale, fuori della rotta stabilita, che
una nave subisce per effetto della componente del vento sull'opera morta
(v.), sull'alberatura e sulle vele.
Scotta - Il cavo con il quale si tira e si fissa, in basso e verso poppa, l'angolo
inferiore (bugna) della vela per bordarla (cio per spiegarla e distenderla
al vento). Prende il nome dalla vela cui si riferisce: scotta di gabbia, ecc.
Serrare - Chiudere, arrotolare una vela sul pennone o sull'asta, dopo averla
raccolta (imbrogliata).
Sestante - Strumento per misurare gli angoli, serve per l'osservazione degli astri e
per fare il punto quando non si in vista della costa.
Sinistra - Il fianco sinistro della nave guardando verso prua. Il francesismo
babordo per indicare la sinistra non assolutamente usato nel
linguaggio marinaresco italiano.
Sizigia - La fase lunare che corrisponde al pienilunio o al novilunio. Vedi marea.
Sopravvento - Lato da cui spira il vento.
Sottovento - Lato opposto a quello da cui spira il vento.
Stanca - L'intervallo tra il flusso e il riflusso della marea, durante il quale il livello
del mare rimane costante.
Stazza - La capacit di una nave di portare in locali chiusi un certo numero di
tonnellate di merce (stazzare).
Stiva - Lo spazio destinato a contenere il carico nelle navi mercantili.
Straglio - Ognuno di quei cavi, in genere metallici, che sostengono gli alberi verso
prua.
Stringere il vento - Navigare quanto pi possibile verso la direzione da cui
proviene il vento. Si dice anche andare di bolina.
T
Trinchetto (Pennone di) - Il pennone pi basso dell'albero di trinchetto sul quale
inferita (allacciata) la vela di trinchetto.
Trinchetto (Vela di) - La vela pi bassa dell'albero di trinchetto.
Tagliamare - Lo spigolo del dritto di prora con cui la nave fende l'acqua.
Tambuccio (o tambuggio) - Specie di casotto sistemato intorno e sopra i
boccaporti per impedire l'accesso di vento o acqua piovana.
Tavolato - Insieme di tavole. Tavolato della coperta: l'insieme delle tavole che
ricoprono la coperta.
Terzaruolo (o terzarolo) - Porzione di vela che pu essere ripiegata per diminuire
la superficie della tela esposta al vento. Secondo, l'ampiezza della vela ci
possono essere pi terzaruoli. Prendere una o pi mani di terzaruolo
vuol dire diminuire la superficie della tela di una o pi porzioni di vela.
Tesare - Tendere un cavo o distendere bene una vela per diminuirne la curvatura
che subisce per l'azione del vento.
Timone - L'organo che sulle navi e in genere in ogni galleggiante serve a produrre
i movimenti angolari necessari per guidarli nel loro cammino.
Traverso - Direzione perpendicolare alla chiglia e quindi al fianco stesso e alla
rotta della nave. Prolungata a dritta e a sinistra, questa direzione serve per
indicare la direzione del vento, del mare, della corrente, ecc. Vento di
traverso: vento che viene in direzione perpendicolare.
Trinchettina - La pi bassa di quelle vele di taglio sistemate tra l'albero di
trinchetto e il bompresso, dette fiocchi.
Trinchetto (Albero di) - L'albero pi vicino alla prua.

V
Vela - La superficie formata dall'unione di pi strisce (ferzi) di tela Olona che
utilizza la pressione del vento per imprimere il moto ad un galleggiante.
Le vele si dividono in due specie: vele quadre e vele di taglio. Le prime
sono di forma trapezoidale e si inferiscono (si allacciano) a quelle travi
orizzontali incrociate sugli alberi dette pennoni; le seconde sono in genere
triangolari e sono inferite a verghe oblique (antenne, picchi) o a cavi fissi
(stragli e draglie) lungo il piano longitudinale della nave. Le vele di taglio
si suddividono in: fiocchi, vele di straglio, vele latine e vele uriche.
Controbracciare le vele: manovra per dare alle vele, nel senso orizzontale,
l'inclinazione opposta. Imbrogliare le vele: raccogliere le vele a festoni
(gli imbrogli) allo scopo di sottrarre le vele all'azione del vento. Mettere
alla vela: spiegare le vele per lasciare l'ancoraggio. Far portare le vele: si
dice delle vele quando ricevono il vento dal lato favorevole per ottenere il
moto in avanti. Serrare le vele: piegare e arrotolare le vele lungo i
pennoni e le antenne.
Velatura - L'insieme delle vele di una nave.
Virare - Far forza per tendere (alare) un cavo o una catena con una delle macchine
di bordo.
Virare (di bordo) - Manovrare per far voltare la nave in modo che cambi il lato
(bordo) dal quale prende il vento. Si pu virare in prora o virare in
poppa. La prima maniera la pi normale, mentre la seconda si effettua in
circostanze eccezionali e quando non sia possibile fare diversamente.
Volta (dare) - Legare un cavo o fissare una catena.
Volta (Levare) - Slegare un cavo o liberare una catena.
Yacht - Imbarcazione da diporto a vela o a motore.
Z
Zavorra - Materiali vari (sabbia, ghiaia, ecc.) che si mettono nella stiva di una
nave che non ha un carico sufficiente, perch possa raggiungere la giusta
linea d'immersione e rimanere cos nel suo centro di gravit.

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