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Il libro

New York, 1970: sono trascorsi ormai cinquantanni dal giorno in cui Magnus Bane stato testimone
della trasformazione dellHotel Dumort e ora nellepoca scintillante della disco music e del trucco
glamour di quellalbergo sontuoso non restano che polvere e decadenza. Ma la decadenza
dell'arredamento l'ultimo dei problemi per i vampiri che abitano nellhotel
Il settimo racconto delle Cronache di Magnus Bane ci svela un nuovo segreto nel passato del pi
misterioso personaggio della saga Shadowhunters.
Cassandra Clare
Maureen Johnson
LA CADUTA DELLHOTEL DUMORT
~ 7 ~
Traduzione di Manuela Carozzi
Le cronache di Magnus Bane
7. La caduta dellHotel Dumort
Luglio
~ 1977 ~
E tu che cosa fai? chiese la donna.
Oh, questo e quello rispose Magnus.
Ti occupi di moda? Dallaspetto si direbbe di s.
No le disse. Io sono la moda.
Era stata una battuta un po presuntuosa, ma alla sua vicina di posto sembrava essere
piaciuta. In effetti laveva detta intenzionalmente, era stata una specie di test: quella
passeggera trovava divertente qualsiasi cosa, dallo schienale del sedile di fronte, alle sue
unghie, al suo bicchiere, ai suoi capelli, ai capelli di chiunque altro, al sacchetto per il
vomito
Laereo era in volo da unora appena, ma lei si era alzata per andare in bagno gi
quattro volte. E ogni volta era tornata sfregandosi furiosamente il naso e muovendosi
visibilmente a scatti. Adesso si era sporta verso di lui, facendo cadere i biondi capelli
spazzolati allinfuori dentro il bicchiere di champagne e costringendolo ad annusare lEau
de Guerlain che aveva sul collo. Sotto le narici le erano rimasti incollati dei residui di
polvere bianca.
Magnus avrebbe potuto compiere lo stesso viaggio in pochi secondi con laiuto di un
portale, ma trovava che laeroplano avesse qualcosa di affascinante. Era un mezzo
elegante, avvolgente, lento. Offriva lopportunit di conoscere altra gente. E questo a lui
piaceva.
Ma il completo che indossi? lo incalz la donna. Di chi ?
Magnus abbass lo sguardo sullabito di vinile rosso e nero scozzese, con vestibilit
morbida, che aveva abbinato a una t-shirt strappata. Era perfettamente alla moda per gli
standard della scena punk londinese, ma ancora troppo allavanguardia per New York.
Io mi occupo di pubbliche relazioni riprese lei, che gi si era dimenticata di
avergli fatto una domanda. Lavoro per locali e discoteche. I migliori, ovviamente.
Guarda qui, guarda.
Cominci a rovistare dentro una borsa gigantesca e smise appena tast le sigarette.
Se ne infil una in bocca, laccese e riprese a scavare finch non recuper un piccolo
portabiglietti da visita in tartaruga. Lo apr con uno scatto e ne estrasse un cartoncino
rettangolare con la scritta ELECTRICA.
Vieni a trovarci gli disse, tamburellando il biglietto con ununghia rossa affilata.
Davvero, vieni. Lo hanno appena inaugurato, sar la fine del mondo. Molto meglio dello
Studio 54! Oh Scusa un attimo. Vuoi favorire?
Gli mostr, sul palmo della mano aperta, un flaconcino.
No, grazie.
Un secondo dopo, inquieta, si stava gi rialzando dal sedile, sbattendogli la borsa in
faccia per scavalcarlo e tornare alla toilette.
I mondani avevano ricominciato a nutrire grande interesse per le droghe.
Attraversavano fasi cicliche, e ora era il turno della cocaina. Magnus non ne aveva pi
vista cos tanta dal volgere del secolo, quando veniva usata per tutto: tonici, sciroppi e
persino Coca-Cola. Per un po aveva pensato che se la fossero lasciata alle spalle, invece
era tornata, e in grande stile.
A lui le droghe non erano mai interessate. Il buon vino, quello s, senza dubbio, ma per
il resto si teneva alla larga da intrugli, polveri e pasticche. Non ci si poteva drogare e
pretendere di compiere magie. E poi quelli che lo facevano erano sempre cos noiosi
Inguaribilmente, implacabilmente noiosi. Le droghe ti rendevano troppo lento o troppo
veloce, e finivi per parlare solo di quello. Alla fine lalternativa era fra smettere un
percorso atroce o morire. Non cerano vie di mezzo.
Come tutte le fasi dei mondani, anche questa si sarebbe conclusa. Presto, sperava
Magnus. Chiuse gli occhi e decise di dormire per tutto il tempo della traversata
sullAtlantico. Si era lasciato Londra alle spalle, ed era arrivato il momento di tornare a
casa.
Uscendo dallaeroporto JFK, Magnus ebbe subito loccasione di ricordarsi il motivo per cui,
due anni prima, fosse sostanzialmente fuggito da New York: destate faceva troppo,
troppo caldo. In quel momento il termometro sfiorava i trentotto gradi, mentre la puzza
di cherosene e di gas di scarico si mescolava alle esalazioni marcescenti che
incombevano su quellangolo remoto di citt. Quellodore, Magnus lo sapeva, non avrebbe
fatto che peggiorare.
Sospir e sal sul primo taxi disponibile.
Il veicolo era confortevole quanto qualsiasi altra scatola di metallo esposta a un sole
cocente, e il tassista madido di sudore offriva anche lui un discreto contributo alla qualit
dellaria.
Dove ti porto, bello? gli chiese indugiando con lo sguardo sul suo completo.
Allangolo fra Christopher Street e la Sesta.
Il tassista emise una sorta di grugnito, accese il tassametro e si lanci nel traffico. Il
fumo che gli usciva dal sigaro andava a finire dritto in faccia a Magnus, che decise di
sollevare un dito e deviarlo magicamente fuori dal finestrino.
La strada che dal JFK portava a Manhattan era strana, si snodava attraverso quartieri
residenziali per famiglie e aeree desolate, oltre cimiteri affollati. Era una tradizione
vecchia di secoli: tenere i morti fuori dai confini della citt ma non troppo. Londra, dove
era appena stato, era circondata da cimiteri. E Pompei, visitata pochi mesi prima, aveva
unintera via dedicata ai morti, con le tombe che portavano fino alle mura cittadine. Al di
l di tutti quei quartieri e quei cimiteri, in fondo a una trafficata autostrada, allorizzonte
brillava Manhattan, con le sue guglie e le sue cime che cominciavano ad accendersi di
luce per la serata. Dalla morte alla vita.
Non avrebbe mai pensato di stare via cos a lungo. Lidea era quella di fare una
semplice capatina a Montecarlo Ma poi gli eventi avevano preso il sopravvento. Una
settimana a Montecarlo si era trasformata in due settimane in Costa Azzurra, che poi
erano diventate un mese a Parigi e quindi due mesi in Toscana; senza neanche
accorgersene era finito su una nave diretta in Grecia, era ritornato a Parigi per una
stagione e poi aveva fatto un salto a Roma, a cui era seguita Londra
E cos via, finch la vacanza era durata due anni. Cose che succedevano.
Di dove sei? gli chiese il tassista adocchiandolo dallo specchietto retrovisore.
Oh, un po di tutte le parti. Di qui, principalmente.
Sei di qui? Sei stato via? A vederti si direbbe di s.
Sono stato via un po.
Sentito degli omicidi?
diverso tempo che non leggo i giornali rispose Magnus.
Un pazzo. Si fa chiamare Figlio di Sam, ma gli altri lo definiscono anche il killer
della calibro quarantaquattro. Se ne va in giro ad ammazzare le coppiette nei parcheggi,
ti rendi conto? Bastardo di un pervertito. Molto pervertito. La polizia non lo ha ancora
preso, non fa un bel niente. Che schifo. E la citt piena di gente come lui! Dai retta a
me, non saresti dovuto tornare.
I tassisti di New York sempre piccoli raggi di sole.
Magnus scese allangolo fra la Sesta e Christopher Street, un incrocio bordato di alberi nel
cuore del West Village. Persino al tramonto il caldo era soffocante, eppure, in quel
quartiere, sembrava un incentivo a fare festa. Ricordava il Village come un posto
interessante gi prima della partenza, ma a quanto pareva la voglia di divertimento
aveva raggiunto livelli di gran lunga superiori: cerano uomini che giravano per le strade
in maschera, caff allaperto strapieni di clienti, unatmosfera carnevalesca che Magnus
trov subito intrigante.
Lappartamento di Magnus era al terzo piano senza ascensore di un palazzo in mattoni
che dava direttamente sulla strada. Entr dal portone e sal leggero le scale, carico di
buonumore Buonumore che spar appena giunse sul pianerottolo. La prima cosa che
not fu, proprio nei pressi della sua porta, un odore sgradevole e pungente qualcosa di
marcio, mescolato a un tanfo tipo puzzola e ad altre cose che non ci teneva a identificare.
Lui non viveva in un appartamento maleodorante. Casa sua profumava di pavimenti
puliti, fiori e incenso. Infil la chiave nella toppa e, quando cerc di aprire la porta
spingendola, si accorse che rimaneva bloccata. Dovette darle un forte spintone. La natura
dellostacolo fu subito chiara: scatole contenenti bottiglie di vino vuote. Vide, con sua
grande sorpresa, che la televisione era accesa. Davanti, stravaccati sul divano, quattro
vampiri guardavano cartoni animati con sguardo assente.
Li riconobbe senza dubitare. Quella pelle esangue, quella posa languida Non si erano
nemmeno presi la briga di pulirsi il sangue dagli angoli della bocca: lintera superficie dei
loro volti era butterata da grumi rinsecchiti. Un disco girava allinfinito sullo stereo. Aveva
finito di suonare ed era rimasto bloccato sulla traccia vuota, sibilando delicatamente la
sua disapprovazione.
Solo uno dei vampiri si gir per guardare il nuovo arrivato.
E tu chi sei?
Magnus Bane. Vivo qui.
Ah.
Come niente fosse, il vampiro torn a girarsi verso i cartoni animati.
Quando Magnus se nera andato, due anni prima, aveva lasciato casa sua nelle mani di
una governante, la signora Milligan. Tutti i mesi le aveva inviato dei soldi per le bollette e
per le pulizie. Le bollette erano state sicuramente pagate, perch la corrente cera. Ma di
certo non aveva pulito, e probabilmente non aveva nemmeno invitato quei quattro
vampiri a vivere l e a distruggere tutto. Ovunque posasse lo sguardo, infatti, incontrava
segni di trascuratezza e distruzione. Una delle sedie della cucina giaceva a pezzi sul
pavimento. Le altre erano sovrastate da pile di riviste e quotidiani. I posacenere
traboccavano, cos come gli altri oggetti costretti a svolgere la stessa funzione. Era un
trionfo generale di fuliggine e mozziconi di sigaretta. Le tende del salotto erano logore e
storte. O meglio: tutto era storto, e qualcosa persino sparito. Magnus possedeva diverse
opere darte, collezionate nel corso degli anni. Si mise alla ricerca di uno dei suoi pezzi
preferiti, una porcellana di Svres che normalmente teneva su un tavolino allingresso.
Sparita, ovvio. Insieme al tavolo.
Non vorrei essere scortese disse notando un mucchio di rifiuti puzzolenti
nellangolo di uno dei suoi migliori tappeti persiani ma potrei chiedervi come mai vi
trovate in casa mia?
Sguardi annebbiati.
Perch ci viviamo disse la ragazza seduta allestremit del divano, lunica audace
in grado di girare la testa.
No ribatt Magnus. Credo di avervi appena detto che qui ci vivo io.
Tu non ceri. E cos siamo arrivati noi.
Daccordo, ma ora sono tornato. Quindi dovete trovarvi unaltra sistemazione.
Nessuna risposta.
Sar pi esplicito riprese Magnus mettendosi in piedi di fronte al televisore. Dalle
dita gli uscirono scintille di luce azzurra. Se siete qui, forse sapete chi sono. Forse
sapete anche di cosa sono capace. Magari volete che evochi qualcuno in grado di
aiutarvi? Oppure che apra un portale con cui farvi arrivare su ai confini del Bronx? In
Ohio? In Mongolia? Dove avete voglia di scendere?
I vampiri accasciati sul divano non dissero nulla per un minuto o due. Poi trovarono la
forza di scambiarsi qualche sguardo. Ci fu un mugugno, poi un altro, infine tutti si
alzarono con fatica indicibile.
Non preoccupatevi per i vostri effetti personali li rassicur Magnus. Ci penso io
a farveli avere. Hotel Dumort?
Era da molto tempo ormai che i vampiri avevano occupato il vecchio e maledetto Hotel
Dumort, trasformatosi nel quartier generale di tutti i vampiri newyorkesi.
Magnus li osserv pi da vicino. Non aveva mai visto dei vampiri cos. Sembravano
malati? I vampiri per non si ammalavano. Potevano essere affamati, s, ma malati no. E
poi quelli avevano anche gi mangiato, come testimoniavano i loro volti sporchi. Di tanto
in tanto si contorcevano.
Viste le condizioni in cui versava lappartamento, non erano tipi a cui importasse della
salute.
Andiamo disse uno dei quattro. Lentamente si trascinarono tutti fuori, sul
pianerottolo, e poi gi dalle scale. Magnus chiuse a chiave la porta e, con un gesto della
mano, le mise davanti un antico mobile da bagno con il ripiano di marmo, in modo da
bloccarla dallinterno. Era troppo massiccio e pesante, non avrebbero potuto romperlo o
spostarlo. Purtroppo era anche pieno di vestiti sporchi che sembravano coprire qualcosa
Seppe, distinto, di non voler guardare oltre.
Cera un odore nauseabondo, e quello era il primo a dover sparire. Un lampo azzurro
crepit nellaria, e la puzza venne sostituita da un delicato profumo di gelsomino. Poi
tolse il disco dallo stereo. I vampiri gli avevano lasciato vinili in quantit: Magnus li pass
in rassegna e si ferm quando vide lultimo album dei Fleetwood Mac, quello che in quel
periodo mettevano tutti. Gli piacevano: quella musica aveva qualcosa di leggero, di
magico. Sventol di nuovo la mano nellaria e a poco a poco lappartamento ritorn in
ordine. Come gesto di ringraziamento, sped limmondizia e i vari cumuli nauseabondi al
Dumort. Dopotutto aveva promesso di provvedere lui agli effetti personali.
Nonostante la magia utilizzata per far funzionare laria condizionata, nonostante le
pulizie, nonostante tutto quello che aveva fatto, lappartamento continuava a sembrare
appiccicoso, sporco e sgradevole. Magnus dorm molto male. Si arrese attorno alle sei del
mattino e usc in cerca di un caff e qualcosa da mangiare. In fondo era ancora sotto
leffetto dellorario londinese.
Fuori, in strada, qualcuno rincasava dalla sera prima. Cera una donna che saltellava su
un tacco solo, laltro piede nudo. Tre ragazzi ricoperti di glitter e di sudore, avvolti in
svolazzanti boa di piume, scendevano da un taxi poco lontano da lui. Si accomod nel
separ dangolo di una tavola calda dallaltra parte della strada; era lunico posto aperto,
sorprendentemente pieno. Ancora una volta, la maggior parte della gente sembrava al
termine della giornata, non allinizio, e trangugiava pancake per assorbire lalcol che
aveva in fondo allo stomaco.
Alla cassa, Magnus aveva acquistato anche un giornale. Il tassista non aveva mentito:
le notizie su New York erano sconfortanti. Aveva lasciato una citt con dei problemi e
laveva ritrovata letteralmente devastata. Non cerano soldi. Met degli edifici del Bronx
era andata a fuoco. Sulle strade si accumulava limmondizia, perch non cerano i soldi
per raccoglierla. Aggressioni, omicidi, furti e s, un tale che si faceva chiamare Figlio di
Sam e si proclamava uomo di Satana se ne andava liberamente in giro con una pistola a
uccidere gente a caso.
Lo sapevo che eri tu disse a un tratto una voce. Magnus! Doveri finito, amico?
Un giovane uomo scivol sul divanetto di fronte al suo. Portava un paio di jeans, un
gilet di pelle senza niente sotto e una catena doro al collo. Lo stregone sorrise e ripieg il
giornale.
Greg!
Gregory Jensen era un giovane lupo mannaro di straordinaria bellezza, con i capelli
biondi che gli arrivavano fino alle spalle. In realt il biondo non era la tonalit preferita di
Magnus, ma Greg sapeva portarla benissimo. Per un po era anche stato invaghito di lui,
ma aveva lasciato perdere dopo aver conosciuto sua moglie, Consuela. Lamore fra lupi
mannari era qualcosa di veramente intenso, impossibile da raggiungere.
Lascia che te lo dica esord Greg estraendo un posacenere da sotto il juke-box da
tavolo e accendendosi una sigaretta. In questultimo periodo ci sono stati un sacco di
casini. E sto parlando di casini seri.
In che senso, scusa?
Mi riferisco ai vampiri. Greg aspir una boccata profonda. C qualcosa che non
va.
Ne ho trovato qualcuno in casa, ieri sera, quando sono tornato dallaeroporto
spieg Magnus. In effetti non mi sembravano tanto normali. Innanzitutto erano
veramente disgustosi. E poi sembravano malati.
E lo sono. Si sfamano come dei pazzi. Si sta mettendo male, amico mio. Molto male,
fidati
Si chin sul tavolo e abbass la voce.
Fra poco, se i vampiri non si danno una controllata, ci ritroviamo addosso tutti gli
Shadowhunters al completo. In questo momento non sono sicuro che sappiano cosa sta
succedendo. Il tasso di omicidi in citt talmente alto che forse non se ne sono neanche
accorti Ma non ci metteranno molto.
Magnus si appoggi allindietro contro lo schienale.
In genere Camille tiene la situazione sotto controllo.
Greg sollev le spalle e le lasci ricadere pesantemente. Posso soltanto dirti che i
vampiri hanno cominciato a frequentare tutti i locali, tutte le discoteche. Si divertono alla
grande. Il problema che hanno cominciato ad attaccare la gente di continuo, sia nei
locali che per strada. La polizia di New York pensa che si tratti solo di strane aggressioni,
perci finora non ha fatto scoppiare il caso. Quando per verranno a saperlo gli
Shadowhunters, vedrai che li avremo alle calcagna. Ogni scusa sar buona per farci fuori.
Gli Accordi proibiscono
Gli Accordi un corno, Magnus! Te lo sto dicendo, vedrai che fra poco cominceranno a
sbattersene anche di quelli. I vampiri stanno infrangendo cos tante regole che tutto
possibile. Fidati, un gran casino.
Magnus si ritrov davanti un piatto pieno di pancake. Sia lui che Greg smisero di
parlare per un istante. Greg spense la sigaretta, quasi del tutto esaurita.
Devo andare annunci. Ero di pattuglia per vedere se avevano attaccato
qualcuno, ma poi ti ho riconosciuto dalla vetrina. Ci tenevo a salutarti. bello rivederti
qui.
Magnus butt sul tavolo cinque dollari e scost il piatto.
Vengo con te. Voglio vedere con i miei occhi.
Nellora circa che Magnus aveva passato dentro la tavola calda, la temperatura esterna
si era ulteriormente alzata e aveva amplificato il fetore della spazzatura quella che
traboccava fuori dai bidoni di metallo (materiale che, con il calore, contribuiva solo a
esacerbare le esalazioni) e quella dentro ai sacchi impilati sul ciglio dei marciapiedi. Cera
dellimmondizia gettata direttamente in strada. Magnus cammin sopra cartoni di
hamburger, lattine e giornali.
Le zone fondamentali da pattugliare sono due gli spieg Greg. Una questa,
laltra Midtown West. Andiamo strada per strada. Io mi sposto verso ovest da qui. Sul
fiume, nel Meatpacking District, ci sono un mucchio di locali.
Fa piuttosto caldo
Bravo, amico mio. Il caldo. Penso che possa essere proprio quello a farli impazzire.
D alla testa a tutti.
Greg si tolse il gilet. In fondo cerano cose peggiori che passeggiare fianco a fianco con
un uomo stupendo, a torso nudo, una mattina destate. Ora che lorario si era fatto pi
accettabile, per le strade era comparsa molta gente. Coppie gay che camminavano mano
nella mano, allaperto, di giorno. E questa era una novit. Anche se la citt sembrava
essere in totale declino, qualcosa di buono cera.
Lincoln ha parlato con Camille? chiese a Greg.
Max Lincoln era il capo dei lupi mannari. Tutti lo chiamavano semplicemente per
cognome, e in effetti gli si addiceva, con quel fisico asciutto e la barba. Ma soprattutto
era adatto perch anche lui, come il suo pi celebre omonimo, era un leader noto per
essere calmo e risoluto.
Non si parlano pi spieg Greg. Fine. Camille viene qui soltanto per i locali,
niente di pi. Lo sai com fatta.
S, Magnus lo sapeva fin troppo bene. Camille era sempre stata un po altezzosa, per lo
meno nei confronti di sconosciuti e conoscenze superficiali. Aveva quellaura regale che
metteva soggezione. Ma la vera Camille, quella della vita di tutti i giorni, era tutta
unaltra cosa.
Cosa mi dici di Raphael Santiago?
Sparito.
Sparito?
Si vocifera che sia stato cacciato via. Lho sentito dire da una delle fate, che a loro
volta dicono di averlo carpito dai discorsi di certi vampiri che passeggiavano a Central
Park. Probabilmente Raphael sapeva quello che stava succedendo e ne ha parlato con
Camille. Adesso di lui si sono perse le tracce.
La cosa non prometteva bene.
Attraversarono il Village, passando accanto a bar e negozi, su verso il Meatpacking
District, con le sue strade di acciottolato e i magazzini abbandonati. Molti erano stati
trasformati in locali. Di giorno aleggiava unatmosfera di desolazione nientaltro che i
resti di qualche festa ormai conclusa e, sotto, il fiume che si trascinava lento. Persino la
corrente sembrava risentire del caldo. Controllarono ovunque: nei vicoli, dietro
limmondizia. Cercarono sotto camion e furgoni.
Niente disse Greg sbirciando e smuovendo lultimo cumulo di spazzatura
dellultimo vicolo. Devessere stata una nottata tranquilla. Ormai bisogna rientrare,
siamo in ritardo.
La decisione comportava una camminata veloce nel caldo sempre pi soffocante. Greg
non era intenzionato a spendere soldi per un taxi n voleva che lo facesse Magnus,
dunque lo stregone dovette necessariamente scarpinare fino a Canal Street. Il quartier
generale dei lupi mannari era nascosto dietro la facciata di una rosticceria di Chinatown.
Dietro il bancone, sotto il menu e le immagini di repertorio che illustravano vari tipi di
pietanze, cera una di loro. Alz lo sguardo su Magnus. Quando Greg le fece un cenno con
la testa, lei li lasci entrare sul retro passando attraverso una tenda di perline.
L dietro non cera alcuna cucina. Soltanto una porta, che dava su uno spazio molto pi
ampio: la vecchia centrale del secondo distretto di polizia, il Second Precinct (le celle
tornavano utili nelle notti di plenilunio). Magnus segu Greg lungo il corridoio scarsamente
illuminato che conduceva alla stanza principale della centrale, gi gremita. Il branco si
era radunato e al centro della stanza cera Lincoln, in piedi ad ascoltare un membro che
faceva rapporto e annuendo con fare austero. Quando vide Magnus, alz una mano per
salutarlo.
Bene annunci Lincoln. Sembra che ora ci siate tutti. E abbiamo un ospite:
molti di voi gi conoscono Magnus Bane. uno stregone, come potete vedere, ed amico
di questo branco.
Tutti accolsero la notizia con gioia, ci furono gesti di saluto e commenti di
approvazione. Magnus si mise in fondo, appoggiato contro un archivio di metallo, per
assistere alla riunione.
Greg disse Lincoln. Sei arrivato per ultimo. Novit?
Nessuna. Tutto regolare.
Bene. Ma purtroppo un incidente c stato. Elliot? Vuoi spiegare a tutti?
Un altro lupo mannaro si fece avanti.
Abbiamo rinvenuto un corpo dichiar. A Midtown, vicino a Le Jardin. Un attacco
di vampiri, senza dubbio. Segni inequivocabili sul collo. Abbiamo tagliato la gola della
vittima, in modo da nascondere i morsi.
La sala venne percorsa da un mormorio generale.
Almeno terremo le parole vampiro killer lontane dai giornali per un po osserv
Lincoln. Ma non c dubbio che la situazione sia peggiorata, e ora una persona morta.
Magnus avvert diversi commenti sui vampiri pronunciati a bassa voce, e altri a voce
pi alta. Tutti erano blasfemi.
Daccordo, daccordo disse Lincoln alzando le mani per placare quellondata di
indignazione. Magnus, tu cosa ne pensi di questa situazione?
Non so ammise lui. Sono appena tornato.
Hai mai visto qualcosa del genere? Attacchi in massa, casuali?
Tutte le teste si girarono nella sua direzione. Si appoggi pi saldamente allarchivio;
non era poi cos pronto a tenere una conferenza sui modelli di comportamento dei
vampiri a quellora del mattino
Mi gi capitato di assistere a pessimi comportamenti rispose. Ci sono tante
variabili in gioco. Sono stato in posti dove non cerano nei paraggi n la polizia n gli
Shadowhunters, e in condizioni del genere la situazione pu sfuggire di mano. Ma cose
come quelle che stanno succedendo qui non ne ho mai viste, almeno, non in aree
sviluppate. E soprattutto: non nei pressi di un Istituto.
Dobbiamo fare qualcosa! grid qualcuno.
Nella stanza riecheggiarono diverse voci di consenso.
Vieni, andiamo a parlare fuori propose Lincoln a Magnus.
Indic la porta con un cenno e i lupi mannari si fecero da parte per lasciar passare lo
stregone. Lincoln e Magnus presero due bicchieri di caff al bar allangolo e si sedettero
sui gradini davanti a uno studio di agopuntura.
C qualcosa che non va nei vampiri disse Lincoln. Di qualsiasi cosa si tratti, ha
preso piede in fretta e sta picchiando duro. Se stanno circolando degli esemplari malati
che provocano questo massacro prima o poi dovremo intervenire, Magnus. Non
possiamo far finta di nulla. Non possiamo chiudere gli occhi di fronte a questi omicidi e
nemmeno correre il rischio di attirare qui gli Shadowhunters. Non possiamo permetterci di
avere ancora problemi del genere, finirebbe male per tutti noi.
Magnus si mise a osservare una crepa nel gradino sottostante. Hai contattato il
Praetor Lupus? domand.
Ovviamente. Ma non riusciamo a individuare chi possa essere stato. Non sembra
opera di un unico uccellino criminale: sono attacchi multipli in zone multiple. Lunica
fortuna per noi che tutte le vittime erano tossici di vario genere, quindi incapaci di
spiegare chiaramente laccaduto. Se uno di loro avesse detto stato un vampiro, la
polizia avrebbe semplicemente pensato a unallucinazione dovuta alla droga. Prima o poi,
per, con il tempo, la storia comincer a prendere forma. I giornalisti verranno a saperlo,
gli Shadowhunters pure e la situazione andr fuori controllo in un batter docchio.
Lincoln aveva ragione. Se fosse continuata nello stesso modo, i lupi mannari avrebbero
avuto tutto il diritto di intervenire. E a quel punto sarebbe stata una carneficina.
Tu conosci Camille esord Lincoln. Potresti parlarne con lei.
Io conoscevo Camille. A questo punto probabile che tu la conosca ormai meglio di
me.
Non so come mettermi in contatto con lei. Non facile avvicinarla. Se avessi saputo
come fare, ci avrei gi tentato. E comunque il nostro rapporto non ha niente a che vedere
con quello che avevi tu con lei.
In realt non andiamo molto daccordo fece Magnus. Non ci parliamo da
svariati decenni.
Ma lo sanno tutti che voi due
Quello successo molto tempo fa. Cento anni, Lincoln.
E per voi due un secolo ha importanza?
Cosa vuoi che le dica? Non facile presentarsi dal nulla dopo tutto questo tempo e
dire, come se niente fosse, Smettetela di attaccare le persone. A proposito, come te la
sei passata in questi ultimi cento anni?
Se hanno qualcosa che non va, forse tu puoi aiutarli. Se invece lo fanno solo per il
gusto di rimpinzarsi, allora devono sapere che noi siamo pronti ad agire. E se ti importa di
lei, come credo, non pensi che meriti un avvertimento? Ne andrebbe del bene di tutti.
Mise a Magnus una mano sulla spalla.
Per favore gli disse. Abbiamo ancora la possibilit di aggiustare le cose. Se
continua cos, soffriremo tutti quanti.
Magnus aveva tanti ex, disseminati qua e l nella storia. Gran parte di loro erano solo un
ricordo, morti da tempo. Alcuni erano molto anziani. Etta, una delle sue ultime amanti,
ora viveva in un ospizio e non lo riconosceva nemmeno pi. Per lui andarla a trovare era
diventato troppo doloroso.
Camille Belcourt era diversa. Aveva fatto il suo regale ingresso nella vita di Magnus
alla luce di una lampada a gas. Allora erano a Londra, in un mondo completamente
diverso. La loro storia era stata avvolta nella nebbia, vissuta a bordo di carrozze che
sobbalzavano sui ciottoli delle strade, sui canap rivestiti di seta color prugna. Si erano
amati ai tempi dei manichini meccanici, prima delle guerre dei mondani. La sensazione,
allora, era che ci fosse pi tempo, pi tempo da occupare e da consumare. E loro lo
avevano occupato. E lo avevano consumato.
Ma si erano lasciati male. Quando ami qualcuno con trasporto assoluto ma non sei
ricambiato allo stesso modo, lasciarsi bene impossibile.
Camille era arrivata a New York alla fine degli anni Venti, proprio in corrispondenza del
grande crollo finanziario, del declino collettivo. Daltronde andava pazza per i drammi e
aveva fiuto per i posti in crisi, bisognosi di una guida. Non ci volle niente perch
diventasse lei il capo dei vampiri. Viveva nel famoso Eldorado, un grattacielo dellUpper
West Side. Magnus sapeva dove era Camille e Camille sapeva dove era Magnus, ma
nessuno dei due contattava laltro. Nel corso degli anni si erano incontrati, per puro caso,
in diversi locali o in occasione di qualche evento. Si erano scambiati solo un rapido cenno,
la loro relazione era un capitolo chiuso. Un filo dellalta tensione, da non toccare. Lunica
tentazione nella vita che Magnus sapeva di dover lasciare perdere.
E ora eccolo l, a sole ventiquattro ore dal suo arrivo a New York, mentre entrava
nellEldorado. Era uno dei pi famosi palazzi art dco di tutta la citt, a ovest di Central
Park, con vista sullo specchio dacqua del reservoir; spiccava per via delle due torri
squadrate che si innalzavano come corna ed era la dimora dei ricchi da pi generazioni,
delle celebrit, di chi semplicemente poteva. Lusciere in uniforme era stato istruito a non
fare caso alla mise o in generale allaspetto di chi gli passava davanti, purch avesse
laria di entrare nelledificio per un legittimo motivo. Per loccasione, Magnus aveva deciso
di accantonare il suo nuovo look. Niente punk, niente vinile n rete. Quella sera sfoggiava
una giacca Halston nera, con baveri larghi di raso bianco. Super il test e ricevette
dalluscire un cenno e un sorriso affabile. Camille viveva al ventottesimo piano della torre
nord. Un ascensore rivestito con pannelli di quercia e rifiniture in ottone sal allinterno di
uno degli immobili pi cari di tutta Manhattan.
I piani dentro le torri erano molto piccoli e raccolti. Alcuni ospitavano soltanto uno o
due inquilini. In quel caso, due: Camille viveva al 28C. Magnus sentiva della musica uscire
da sotto la porta. Cera un forte sentore di fumo misto alla scia profumata lasciata da
chiunque fosse appena passato da quelle parti. Anche se si capiva che in casa cera
sicuramente qualcuno, Magnus dovette bussare per circa tre minuti prima che andassero
a rispondergli.
Fu sorpreso di riconoscere allistante la persona che gli apr. Era un viso di tanto tempo
prima. Allepoca la donna portava un caschetto nero corto e un vestito con le frange.
Allora era giovane, mentre adesso, pur avendo conservato una freschezza di base (i
vampiri non invecchiavano in senso proprio), aveva laria vissuta. I capelli biondo platino
le si arrotolavano in lunghe ciocche di boccoli pesanti; indossava un vestito color oro
aderentissimo, appena sopra al ginocchio, e allangolo della bocca le penzolava una
sigaretta.
Ma guarda un po! Lo stregone pi amato delluniverso! Non ti ho pi visto da
quando gestivi quel bar clandestino Ne passato di tempo.
Gi fece Magnus. Daisy?
Dolly lo corresse lei dischiudendo un po di pi la porta. Ehi, gente! Guardate
chi c!
La stanza era piena di vampiri, tutti doveva ammetterlo vestiti con grande gusto.
Gli uomini portavano le giacche bianche che andavano tanto di moda quella stagione. Le
donne avevano dei vestiti in stile disco fantastici, quasi tutti bianchi o oro. Quel misto di
lacca per capelli, fumo di sigaretta, incenso, colonia e profumo gli tolse il fiato per un
attimo.
Odori pungenti a parte, nellaria cera una tensione che in realt non aveva motivo di
esistere. Magnus non era un personaggio sconosciuto ai vampiri, eppure quella
compagnia sembrava in allerta. Tutti si scambiavano sguardi. Si muovevano inquieti.
Aspettavano qualcosa.
Nessuno invit Magnus ad accomodarsi.
C Camille? chiese finalmente lo stregone.
Dolly appoggi un fianco contro la porta.
Cosa ti porta qui stasera, Magnus?
Sono appena tornato da una lunga vacanza. Mi sembrava giusto passare a salutare.
Davvero?
In sottofondo, qualcuno abbass il volume dello stereo finch la musica non fu
praticamente impercettibile.
Qualcuno vada a chiamare Camille ordin Dolly senza voltarsi. Restava ferma sul
posto, occupando lingresso con la sua figura esile. Chiuse un po la porta per ridurre lo
spazio libero. Continuava a sorridere a Magnus in una maniera che lui trovava alquanto
seccante.
Solo un minuto gli disse.
Dietro di lei, qualcuno stava venendo verso lingresso.
E questo? chiese ancora Dolly estraendogli qualcosa dalla tasca. Electrica? Mai
sentito questo locale.
nuovo. Sostengono di essere meglio dello Studio 54. Io non sono stato in nessuno
dei due, perci non ti saprei dire. Una persona mi ha regalato degli ingressi.
Magnus se li era messi in tasca prima di uscire di casa. Aveva fatto lo sforzo di vestirsi
a modo, dopotutto: se quella missione fosse finita male come immaginava, sarebbe stato
piacevole avere almeno un posto dove andarsi a consolare.
Dolly sistem gli ingressi a mo di ventaglio e inizi a farsi aria davanti al viso.
Prendili pure le disse Magnus. Era chiaro che Dolly lo avesse gi fatto, senza la
minima intenzione di restituirli, quindi gli era sembrato carino ufficializzare il tutto.
Un vampiro sbuc fuori dal corridoio e si mise a confabulare con altri compagni seduti
sul divano o in piedi, disseminati per la stanza. Poi un altro vampiro si present sulluscio.
Dolly si nascose per un attimo dietro la porta, richiudendola ancora di pi. Magnus avvert
un mormorio. Poi la porta si riapr, abbastanza da lasciar passare lo stregone.
la tua sera fortunata gli disse Dolly. Da questa parte.
Il tappeto bianco che andava da una parete allaltra era cos spesso e peloso che,
passandoci sopra, Dolly barcoll sui tacchi alti. Era ricoperto di macchie: drink rovesciati,
cenere, pozze di quello che secondo Magnus doveva essere sangue. I divani e le sedie
bianchi erano in condizioni simili. Le numerose piante di grandi dimensioni e le palme in
vaso erano tutte rinsecchite e cascanti. Alle pareti, diversi quadri appesi storti. Ovunque
si incontravano bottiglie e bicchieri vuoti con dentro un fondo di vino rappreso: era lo
stesso genere di scompiglio che Magnus aveva riscontrato allarrivo in casa propria.
Pi inquietante era tuttavia il silenzio sceso su tutti i vampiri presenti, che rimasero a
osservare Magnus mentre Dolly lo accompagnava lungo il corridoio. Vide un divano
affollato di umani immobili soggiogati, senza dubbio, tutti apatici e smarriti, le bocche
aperte, i lividi e le ferite che risaltavano disgustosi su collo e braccia. Il tavolo di vetro di
fronte a loro era abbondantemente ricoperto di polvere bianca accompagnata da qualche
lametta. Lunico suono era la musica smorzata e, fuori, leco profondo dei tuoni.
Il corridoio era buio, con il pavimento cosparso di scarpe e vestiti; sent dei gemiti
soffocati provenire da dietro le tre porte che si aprivano su di esso. Dolly cammin fino in
fondo, fermandosi davanti a una porta doppia. Buss una volta e la apr.
Entra pure disse a Magnus, ancora con quello strano sorrisetto stampato in faccia.
In netto contrasto con il bianco di tutto il salotto, quella stanza rappresentava il lato
dark dellappartamento. Il tappeto era indaco scuro, un mare di notte. Le pareti erano
tappezzate di argento intenso. Tutte le lampade erano coperte con scialli e foulard doro
o anchessi dargento. I tavoli erano a specchio e restituivano di ogni immagine il riflesso
e il controriflesso. Al centro di tutto, un imponente letto nero laccato con lenzuola dello
stesso colore e una pesante coperta dorata. Distesa sopra di esso, Camille, in kimono di
seta pesca.
Cento anni sembrarono svanire in un istante. Magnus si scopr incapace di parlare.
Avrebbe potuto essere ancora a Londra, con tutto il Ventesimo secolo accartocciato come
una palla di carta e buttato in un angolo.
Ma il presente torn con prepotenza a farsi sentire non appena Camille inizi a
strisciare sgraziatamente verso di lui, scivolando sulle lenzuola di seta.
Magnus! Magnus! Magnus! Vieni qui! Vieni! Siediti!
I lunghi capelli biondo argentato erano sciolti, completamente spettinati. Diede una
pacca sulla coperta, allestremit del letto, per far segno a Magnus di accomodarsi. Non
era laccoglienza che si sarebbe aspettato. Non era la Camille che ricordava, e nemmeno
quella che aveva incrociato di sfuggita nel corso degli anni.
Quando fece per scavalcare quello che gli era sembrato un cumulo di vestiti, si accorse
che in realt aveva sotto i piedi una persona a faccia in gi. Era una donna, ed era ancora
calda; il collo le pulsava, seppur debolmente.
Lei Sarah gli disse Camille, ricadendo a pancia in gi sul letto e lasciando
penzolare la testa oltre il materasso per guardarla.
Ti sei nutrita di lei dedusse Magnus. Una donatrice volontaria?
Uh, sapessi quanto le piace Magnus, caro Stai benissimo, comunque. Giacca di
Halston? Noi stiamo per uscire. E tu verrai con noi.
Scivol gi dal letto e, barcollando, spar dentro unimmensa cabina armadio. Magnus
sent il rumore delle grucce che stridevano contro le barre di metallo. Esamin di nuovo la
ragazza a terra: aveva il collo pieno di morsi e in quel preciso istante stava sorridendo
debolmente, scostando i capelli per offrire anche a lui il proprio sangue.
Io non sono un vampiro le disse, facendole riappoggiare con delicatezza la testa
sul pavimento. E tu te ne dovresti andare da qui. Vuoi che ti aiuti?
La ragazza fece un suono fra la risata e il piagnucolio.
Quale dei due? gli chiese Camille uscendo a passo incerto dalla cabina con in
mano due abiti da sera neri, praticamente identici.
Questa ragazza debole. Camille, le hai tolto troppo sangue, deve andare in
ospedale.
Sta bene. Lasciala in pace e aiutami a scegliere un vestito.
Era tutta sbagliata, quella situazione. Non era cos che sarebbe dovuto andare il loro
incontro. Si era aspettato un momento intenso, fatto di pause imbarazzate e sguardi
ambigui. Invece Camille si stava comportando come se si fossero visti il giorno prima.
Come se fossero semplici amici. Se quelle erano le premesse, tanto valeva andare dritti
al punto.
Sono qui perch abbiamo un problema, Camille. I tuoi vampiri uccidono la gente e
abbandonano i corpi in strada. Stanno esagerando.
Oh, Magnus! Camille scosse la testa. Sar anche io la responsabile, ma non
posso controllarli. Devi ammettere un certo grado di libert.
E questo grado di libert prevede luccisione dei mondani e labbandono dei loro
corpi sul marciapiede?
Camille non lo stava pi ascoltando. Aveva buttato i vestiti sul letto e si era messa a
frugare in mezzo alla pila di orecchini che aveva a disposizione. Nel frattempo, Sarah
stava cercando di strisciare verso di lei. Senza nemmeno guardarla, laltra le mise per
terra uno specchietto pieno di polvere bianca. Sarah si butt a capofitto e cominci a
sniffare.
Fu allora che Magnus cap.
Anche se le droghe degli umani non facevano granch effetto ai Nascosti, nessuno
sapeva cosa poteva succedere se quelle stesse droghe venivano ingerite con il sangue
dopo aver attraversato lintero sistema circolatorio umano.
Tutto quadrava. Il disordine. Il comportamento sconnesso. Gli assalti sanguinari nelle
discoteche. Il fatto che avessero tutti quellaria malata, quella personalit diversa dal
solito. Lo aveva visto accadere mille volte con i mondani.
Camille ora lo stava osservando con sguardo deciso.
Dai, Magnus. Stasera esci con noi lo preg. Sei un uomo capace di divertirsi. E
io una donna che sa far divertire. Esci con noi, su.
Camille, devi smetterla. Devi renderti conto di quanto pericoloso questo
comportamento!
Non mi uccider, Magnus. impossibile. E non puoi capire come ci si sente
La droga non pu ucciderti, ma altre cose s. Se non la pianti, sai benissimo che l
fuori c qualcuno che non te la far passare liscia per aver fatto fuori dei mondani.
Qualcuno interverr.
Lascia che ci provino fu la risposta. Dopo aver preso un po di questa roba,
sono capace di affrontare dieci Shadowhunters alla volta.
Potrebbe non essere
Camille si chin a terra prima che Magnus finisse la frase e affond il viso dentro il
collo di Sarah. Lei si agit per un attimo e gemette, poi divenne muta e immobile.
Magnus ud il suono rivoltante del vampiro che beveva, che succhiava. Camille risollev il
capo, la bocca incorniciata di sangue che colava fino al mento.
Allora, vieni o no? chiese. Non sai quanto mi piacerebbe portarti allo Studio 54.
Tu non hai mai fatto una serata come quelle che facciamo noi!
Magnus doveva sforzarsi, per continuare a guardarla in quello stato.
Lascia che ti aiuti. Qualche ora, qualche giorno Potrei toglierti questa roba dal
corpo.
Camille si pass il dorso della mano sulla bocca, imbrattando cos di sangue anche la
guancia.
Se non sei dei nostri, allora fuori dai piedi. Consideralo un avvertimento bonario,
Magnus. Dolly!
La ragazza era gi sulla porta. Mi sa che qui non hai pi niente da fare disse allo
stregone.
Magnus vide Camille che affondava di nuovo i denti nel collo di Sarah.
S rispose. Io qui non ho pi niente da fare.
Fuori cera il diluvio. Lusciere fece riparo a Magnus con lombrello e gli chiam un taxi.
Il contrasto fra la buona educazione al piano di sotto e quello a cui aveva assistito di
sopra era
Bisognava non pensarci. Magnus sal a bordo del taxi, forn allautista lindirizzo di
destinazione e chiuse gli occhi. La pioggia tamburellava sulla carrozzeria. Ma lui aveva
limpressione che gli stesse martellando direttamente la testa.
Non fu sorpreso di trovare Lincoln seduto sui gradini di casa sua. Con un gesto stanco,
gli fece segno di entrare.
Allora? chiese il capo dei lupi mannari.
Non ci siamo gli rispose, togliendosi la giacca inzuppata. colpa della droga. I
vampiri si nutrono con il sangue di gente drogata. Il risultato che hanno sempre pi
bisogno di mangiare e non riescono a controllarsi.
Hai ragione fece Lincoln. Non ci siamo proprio. Avevo pensato anche io che
potessero esserci di mezzo le droghe, ma credevo che loro fossero immuni a cose come la
dipendenza.
Magnus vers a entrambi un bicchiere di vino e insieme rimasero seduti in silenzio ad
ascoltare il rumore della pioggia.
Puoi aiutarla? riprese Lincoln.
Se me lo permette. Ma non puoi guarire un drogato che non vuole farsi curare.
No. Lho visto io stesso con i nostri. Per capirai che questo comportamento non
pu pi essere tollerato.
Lo so, Lincoln.
Il lupo mannaro fin il suo vino e depose con garbo il bicchiere.
Mi dispiace, Magnus. Mi dispiace tanto. Ma se succeder ancora, dovrai lasciare
intervenire noi.
Magnus annu. Lincoln gli strinse una spalla e se ne and.
Nei giorni seguenti Magnus rest per conto proprio. Fuori cera un tempo ingrato, si
passava dal caldo estenuante ai temporali violenti. Stava cercando di dimenticare la
scena vista in casa di Camille, e il modo migliore per farlo era tenersi occupato. In effetti
erano circa due anni che non pensava al lavoro: cerano clienti da chiamare, incantesimi
da studiare e traduzioni da svolgere. Libri da leggere. Un appartamento da rimodernare.
E ancora ristoranti nuovi, bar nuovi e gente nuova
Ogni volta che si interrompeva, tornava con la mente allimmagine di Camille
accovacciata sul tappeto, laltra ragazza floscia tra le sue braccia, lo specchio pieno di
droga, il viso ricoperto di sangue. Lo scompiglio. La puzza. Lorrore. Gli sguardi vacui.
Quando perdevi qualcuno per colpa di una dipendenza e a lui era successo tante
vol te perdevi qualcosa di veramente prezioso. Lo guardavi cadere. Aspettavi che
toccasse il fondo, ed era unattesa angosciante Non voleva avere pi niente a che fare
con quella faccenda: quanto accaduto non era affare suo. Non aveva dubbi che Lincoln e i
lupi mannari avrebbero sistemato le cose, e meno sapeva meglio era.
Lo tenevano sveglio la notte. Quella brutta storia, e i tuoni.
Dormire da solo era un inferno, perci decise che da solo non avrebbe dormito pi.
Eppure continuava a svegliarsi.
Era la notte del tredici luglio tredici, un numero disgraziato a New York. Fuori il
temporale faceva un baccano inaudito, sovrastava il rumore dellaria condizionata,
sovrastava la radio. Mentre era sul punto di finire una traduzione e prepararsi per uscire a
cena, salt la corrente. La radio andava e veniva. A un tratto, per pochi istanti, tutto si
illumin di una luce abbagliante. Poi
Tutto spento. Aria condizionata, luci, radio, tutto. Magnus agit distrattamente una
mano e accese una candela sulla scrivania. I cortocircuiti non erano un evento cos raro.
Gli ci volle per un istante per rendersi conto che, attorno a lui, si era fatto tutto molto
buio e molto silenzioso, se non fosse stato per delle voci fuori che gridavano. And alla
finestra e la apr.
Tutto era al buio. I lampioni, gli edifici. Cerano solo i fari delle auto. Prese la candela e
scese con prudenza le due rampe di scale che lo separavano dalla strada, dove si un alla
massa di gente in subbuglio. Aveva smesso di piovere, cerano soltanto echi di tuoni in
lontananza.
New York si era spenta. Buio totale. Il cielo era un tuttuno con i grattacieli. LEmpire
State Building non brillava pi. Tenebre dense, imperscrutabili. E una parola correva da
una finestra allaltra, dalla strada, alle macchine, alle porte
BLACKOUT!
Si cominci quasi immediatamente a fare festa. Fu il gelataio allangolo a iniziare,
svendendo tutto quello che aveva per dieci centesimi al cono, e poi regalando
direttamente il gelato a chiunque si presentasse con in mano una tazza o una ciotola. Poi
i bar cominciarono a offrire ai passanti cocktail in bicchieri di carta. Tutti si riversarono in
strada. Qualcuno aveva appoggiato delle radio a batteria sul davanzale della finestra,
diffondendo un mix di musica e di notizie. Il blackout era stato causato da un fulmine.
Tutta New York era senza corrente. Ci sarebbero volute ore giorni? per ritornare a
una situazione di normalit.
Magnus torn in casa, tolse una bottiglia di champagne dal frigorifero e ridiscese sui
gradini dingresso, offrendo da bere anche a chi passava. Faceva troppo caldo per restare
dentro, e fuori cera uno spettacolo troppo interessante per poterselo perdere: la gente
aveva cominciato a ballare sul marciapiede, e per un po anche lui si era unito alla
compagnia. Accett un martini da un ragazzo molto carino con un sorriso spettacolare.
Poi ci fu un sibilo. Tutti si radunarono attorno a una delle radio, che stava
trasmettendo il telegiornale. Magnus e il suo nuovo amico, David il suo nome, fecero lo
stesso.
incendi in tutti e cinque i distretti. Pi di cento roghi segnalati soltanto nellultima
ora. E ci giungono svariate segnalazioni di saccheggi. Si sono verificate anche delle
sparatorie. Se stanotte dovete uscire, vi invitiamo a usare la massima cautela. Anche se
tutta la polizia stata richiamata in servizio, non ci sono abbastanza agenti per
Unaltra radio a qualche metro di distanza, sintonizzata su una diversa stazione, forn il
medesimo avviso.
centinaia di negozi sono stati saccheggiati. Ci sono notizie di vere e proprie rivolte
in alcune aree. Siete vivamente pregati di rimanere chiusi in casa. Se siete impossibilitati
a farlo, cercate rifugio in un
Nel breve istante di silenzio, Magnus sent delle sirene in lontananza. Il Village era una
comunit molto unita, perci festeggiava. Ma chiaramente lo stesso non valeva anche per
tutto il resto della citt.
Magnus!
Quando si volt, lo stregone vide Greg farsi largo attraverso la folla. Lo prese e lo tir
in disparte, in un angolo tranquillo fra due macchine parcheggiate.
Mi sembravi proprio tu! Magnus, sta succedendo. Sono impazziti tutti. Il blackout
C un locale dove i vampiri stanno uscendo di testa. Non riesco nemmeno a spiegartelo.
sulla Decima, a un isolato da qui. Non ci sono taxi in circolazione, puoi soltanto correre.
Ora che Magnus stava cercando di raggiungere una meta, si rendeva conto della totale
follia che imperversava nelle strade avvolte dalle tenebre. Dato che i semafori erano
spenti, gente comune cercava di far defluire correttamente il traffico. Le macchine erano
ferme immobili oppure viaggiavano troppo veloci. Alcune erano parcheggiate con i fari
rivolti verso i marciapiedi, in modo da illuminare negozi e ristoranti. Erano tutti in strada:
lintero Village si era riversato fuori dagli edifici, nessuno escluso, e non cera spazio per
muoversi.
Magnus e Greg dovettero farsi strada tra la gente e le macchine incespicando al buio.
La folla si diradava un po via via che ci si avvicinava al fiume. La discoteca era
allinterno di uno dei vecchi magazzini del Meatpacking. La facciata industriale di mattoni
era stata ridipinta con vernice color argento, e la scritta ELECTRICA, accompagnata dal
disegno di un fulmine, campeggiava sopra le vecchie porte di servizio. Ai lati, due lupi
mannari con in mano delle torce e Lincoln che aspettava in disparte. Era impegnato in
una conversazione con Consuela, la sua vice. Quando la coppia si accorse di Magnus, lei
si mise accanto a un furgone in sosta, mentre lui gli and incontro.
quello che temevamo annunci Lincoln. Abbiamo aspettato troppo.
I lupi mannari di guardia allingresso si allontanarono, Lincoln entr spingendo le porte.
Dentro era buio come la pece, fatta eccezione per i fasci di luce proiettati dalle torce dei
lupi mannari. Si sentiva un forte odore di vari tipi di alcol mescolati fra loro e rovesciati,
unito a qualcosa di pungente e sgradevole.
Magnus sollev le mani in aria. Le luci al neon tutto attorno alla stanza ronzarono e
brillarono. Quelle da ufficio installate nel soffitto, impietosamente fluorescenti,
cominciarono a crepitare. Anche la palla da discoteca riprese vita, ruotando lentamente e
creando mille punti di luce riflessa su tutta la pista, composta da grosse piastrelle di
plastica colorata a loro volta illuminate anche da sotto.
La luce non fece che rendere la scena ancora pi agghiacciante.
Quattro corpi, tre donne e un uomo. Sembrava che tutti avessero cercato diverse vie di
fuga. Avevano la pelle color della cenere, deturpata ovunque da lividi verde-violaceo e da
decine di morsi; la luce che saliva dal basso li illuminava di rosso, giallo e azzurro
sgargiante. Cera molto poco sangue, soltanto qualche piccola pozza qua e l. Neanche
lontanamente la quantit che avrebbe dovuto esserci.
Magnus not che una delle donne morte aveva dei lunghi capelli biondi che gli
risultavano famigliari Lultima volta che laveva vista era stato sullaereo, quando lei gli
aveva regalato degli ingressi.
Dovette girarsi immediatamente.
Tutti dissanguati spieg Lincoln. La discoteca non aveva nemmeno aperto!
Limpianto audio aveva iniziato a dare dei problemi gi prima del blackout, dentro cerano
soltanto gli impiegati. Due l
Indic la piattaforma rialzata da DJ con le sue pile di giradischi e di amplificatori. Alcuni
lupi mannari erano saliti a esaminare la scena.
Due dietro al bar prosegu Lincoln. E un altro che scappato e si nascosto
in bagno, ma gli hanno sfondato la porta. E poi questi quattro. Nove in tutto.
Magnus si sedette su una delle sedie vicine e si prese la testa fra le mani per un
momento, nel tentativo di mantenere la calma. Non contava per quanto tempo vivevi: a
certe scene non ti abituavi mai. Lincoln gli lasci un attimo di tregua.
colpa mia. Quando sono andato da Camille, una di loro mi ha rubato dalla tasca
gli ingressi per venire qui.
Lincoln prese una sedia e gli si mise accanto.
Questo non significa che sia colpa tua! Sono stato io a chiederti di andare a parlare
con Camille. E se anche lei fosse venuta qui a causa tua noi non centriamo con questo
massacro. Ora per lo vedi anche tu che non si pu andare avanti cos.
Che cosa hai in mente di fare? gli chiese Magnus.
Stasera ci sono dei roghi. In tutta la citt. Cogliamo loccasione: bruciamo lintero
locale. Penso che i familiari di queste vittime preferirebbero pensare ai loro cari come
morti in un incendio anzich
Indic la terribile scena proprio dietro le loro spalle.
Hai ragione concord Magnus. A nessuno pu fare bene vedere i propri cari
ridotti cos.
Infatti. E non farebbe bene nemmeno alla polizia. Una notizia del genere getterebbe
la citt nel panico pi totale, e gli Shadowhunters sarebbero costretti a fare qualcosa.
Mettiamo tutto sotto silenzio. Ci pensiamo noi.
E i vampiri?
Andiamo a prenderli e li chiudiamo qui dentro prima di incendiare tutto. Abbiamo il
permesso del Praetor Lupus. Dovremmo considerare infetto lintero clan, ma cercheremo
di essere giusti e fare delle distinzioni. La prima che prenderemo, per, sar proprio
Camille.
Magnus sospir lentamente.
Magnus riprese Lincoln. Cosaltro possiamo fare? lei il capoclan. Dobbiamo
mettere fine a questa storia subito, adesso!
Dammi unora gli disse lui. Unora. Se riesco a farli sparire dalle strade in
unora
C gi una squadra diretta allappartamento di Camille. Unaltra andr allHotel
Dumort.
Quanto tempo fa sono partiti?
Mezzora, circa.
Allora vado subito. Si alz di scatto. Devo tentare di fare qualcosa.
Magnus lo chiam Lincoln. Se ti metti in mezzo, il branco toglier di mezzo te.
Te ne rendi conto?
Laltro annu.
Ti raggiunger quando avremo finito qui. Verr al Dumort. comunque l che
finiranno tutti.
Serviva un portale. Data la situazione nelle strade, cerano buone possibilit che i lupi
mannari non avessero ancora raggiunto lappartamento di Camille, sempre che fosse
ancora l. Doveva trovarla lui. Ma prima che potesse anche solo cominciare a disegnare le
rune, sent una voce sbucare dal buio.
Sei qui.
Magnus gir sui tacchi e alz una mano per illuminare il vicolo.
Camille gli stava andando incontro, incerta sui suoi passi. Indossava un vestito lungo
nero o meglio, annerito dallenorme quantit di sangue che lo inzuppava. Era ancora
umido e pesante, le si incollava alle gambe mentre avanzava.
Magnus
Aveva la voce impastata. Il viso, le braccia, i capelli biondo argento: tutto sporco di
sangue. Appoggi una mano contro il muro per sorreggersi nel suo incedere pesante e
malfermo.
Magnus le and incontro lentamente. Non appena le fu abbastanza vicino, lei
abbandon il tentativo di restare in piedi e si arrese, cadendo in avanti. La prese a mezza
distanza da terra.
Sapevo che saresti venuto gli disse.
Che cosa hai fatto, Camille?
Stavo cercando te Dolly ha detto che Che eri qui.
Le depose delicatamente la testa a terra.
Camille Tu sai che cosa successo? Sai che cosa hai fatto?
Lodore che emanava era ributtante. Magnus dovette espirare bruscamente dal naso
per farsi forza.
In quel momento, gli occhi di Camille fecero cenno di roteare allindietro. Le diede uno
scossone.
Mi devi ascoltare! le disse. Cerca di rimanere sveglia. Li devi convocare tutti!
Non so dove sono Sono dappertutto. Com buio la nostra notte, Magnus. Per
i miei piccoli. Per noi.
Ti serve la terra di tomba le ricord Magnus.
Come risposta ottenne un debole cenno del capo.
Ok. Adesso ci procuriamo la terra di tomba e tu la usi per farli venire qui. Dov?
Nella cripta.
E dov la cripta?
Cimitero di GreenWood. A Brooklyn
Magnus si alz in piedi e si mise a tracciare le rune. Quando ebbe finito e il portale
cominci ad aprirsi, sollev Camille da terra e la strinse forte.
Pensaci, adesso le disse. Visualizzala con precisione di fronte a te. La cripta.
Considerate le condizioni di Camille, la sua era una richiesta azzardata. Tendendosi il
corpo del vampiro ancora pi stretto al suo, mentre sentiva il sangue del vestito da sera
penetrargli attraverso la maglietta Magnus super il varco.
Cerano degli alberi in quel luogo. Alberi e un tenue raggio di luna che fendeva un cielo
notturno denso di nuvole. Neanche la minima traccia di presenza umana, di una voce.
Soltanto il rombo distante del traffico in coda. E centinaia di lapidi bianche che
spuntavano dal terreno. Magnus e Camille erano in piedi di fronte a un mausoleo che
rasentava la follia: era costruito per sembrare la facciata di un piccolo tempio colonnato,
ricavato direttamente dentro al fianco di una collinetta.
Magnus abbass gli occhi e vide che Camille aveva trovato la forza, con le sue braccia
magre, di cingergli il collo. Tremava lievemente.
Camille?
Lei alz il viso. Stava piangendo. Camille non piangeva. Persino in quelle circostanze,
Magnus si sent commuovere; aveva ancora voglia di consolarla, di prendersi del tempo
per rassicurarla e dirle che sarebbe andato tutto bene. Ma a quel punto poteva soltanto
chiedergli se aveva la chiave.
Camille fece di no con la testa. In effetti le possibilit non erano molte. Magnus pos
una mano sul lucchetto che chiudeva due imponenti porte di metallo, chiuse gli occhi e si
concentr fino a sentire la luce scoppiettargli sotto la punta delle dita.
La cripta misurava circa sei metri quadri, ed era fatta di cemento. Alle pareti cerano
delle mensole di legno che andavano dal pavimento al soffitto, e su ognuna di queste una
serie di flaconi contenenti del terriccio. Erano abbastanza diversi luno dallaltro: alcuni
color verde bottiglia, altri in vetro giallo soffiato, con le bolle dentro. Alcune boccette
erano pi sottili, altre estremamente piccole, altre ancora minuscole e marroni. Le pi
antiche erano chiuse con tappi di sughero o di vetro. Le pi recenti avevano il tappo a
vite. La loro et si poteva dedurre anche dagli strati di polvere, di sporco, dalle ragnatele
che correvano dalluna allaltra. Prendere quelle pi in fondo non sarebbe nemmeno stato
possibile, tanto densi si erano fatti i residui che le incollavano alla mensola. Quel luogo
racchiudeva una parte della storia del vampirismo di New York che avrebbe interessato
molti, erano dei cimeli che probabilmente valeva la pena studiare
Magnus distese le mani e, con un unico grande scoppio di luce azzurra, fece esplodere
tutti i flaconi: si sollev unalta nuvola di polvere e vetri sbriciolati.
Dove andranno? chiese a Camille.
Al Dumort.
Giusto comment. Loro come chiunque altro. Ci andremo anche noi e tu farai
quello che ti dir. Dobbiamo sistemare le cose, Camille. Ci devi provare. Intesi?
Camille annu una volta sola.
Questa volta era Magnus ad avere il controllo sul portale. Riemersero sulla 116esima, nel
bel mezzo di quella che aveva tutta laria di una rivolta in piena regola. Cerano dei roghi.
Echi di urla e vetri infranti rimbombavano da un capo allaltro delle strade. Nessuno fece
caso al fatto che Magnus e Camille si fossero improvvisamente materializzati dal nulla.
Era tutto troppo buio e, ancora di pi, troppo folle. Il calore in quella zona era ancora pi
intenso che nel resto della citt, tanto che Magnus si sent ricoprire istantaneamente di
sudore.
Cerano due furgoni parcheggiati proprio di fronte al Dumort, e si era gi formato un
assembramento inconfondibile di lupi mannari. Erano armati di catene e mazze da
baseball. Di pi non si vedeva, anche se sicuramente cerano anche dei contenitori di
acqua santa. Le fiamme cominciavano a estendersi in ogni direzione.
Magnus invit Camille ad accovacciarsi con lui dietro una Cadillac parcheggiata a cui
qualcuno aveva gi sfasciato tutti i finestrini. Infil dentro un braccio e riusc ad aprire la
portiera.
Entra ordin a Camille. E rimani abbassata, ti stanno cercando. Ora vado a
parlare con loro.
Mentre Magnus stava facendo il giro attorno alla macchina, Camille trov la forza di
strisciare sopra il sedile anteriore disseminato di vetri rotti per tentare di scivolare fuori
dalla portiera del lato guidatore. Quando lo stregone cerc di ributtarla allinterno
dellabitacolo, lei lo allontan con una spinta.
Togliti dai piedi, Magnus. me che vogliono.
Ma ti uccideranno, Camille!
Lavevano vista. I lupi mannari attraversarono la strada, mazze alla mano. Camille
sollev una mano. Molti vampiri erano appena arrivati davanti allhotel; diversi altri
avevano gi lottato e altri ancora giacevano, immobili, sul marciapiede. Alcuni venivano
legati.
Entrate nellhotel! ordin Camille.
Ma ci daranno fuoco! ribatt uno dei vampiri. Guardali! Guarda che cosa sta
succedendo!
Camille lanci uno sguardo a Magnus, e lui cap. Stava lasciando il comando a lui.
Entrate ribad. Non un invito. un ordine.
Uno dopo laltro, e per diverse ore, ogni singolo vampiro di New York in qualsiasi
condizione fosse comparve sui gradini del Dumort. Camille, appoggiata contro le porte
per reggersi in piedi, intimava a tutti di entrare. I vampiri passarono, diffidenti, attraverso
la falange di lupi mannari armati di mazze e catene. Quando comparve lultimo gruppo,
ormai si era quasi fatta lalba.
In quel momento si present anche Lincoln.
Qualcuno manca disse Camille quando lo vide scendere dallauto.
Qualcuno morto fu la risposta di lui. Devi ringraziare Magnus se i morti non
sono stati molti di pi.
Lei fece un cenno con la testa, poi entr nellhotel e chiuse le porte.
E adesso? chiese Lincoln.
Non puoi curarli se loro non vogliono. Ma puoi disintossicarli. Resteranno bloccati qui
dentro finch non saranno tutti puliti dichiar lo stregone.
E se non funzionasse?
Magnus guard la facciata decadente del Dumort. Qualcuno, not, aveva cambiato la n
in r Hotel del morto.
Stiamo a vedere cosa succede disse.
Per tre giorni, Magnus tenne lalbergo sotto stretta osservazione. Ci andava pi volte al
giorno. I lupi mannari ne pattugliavano il perimetro a tutte le ore, accertandosi che
nessuno uscisse. Il terzo giorno, subito dopo il tramonto, Magnus apr il lucchetto del
portone dingresso ed entr, richiudendoselo alle spalle.
Si era chiaramente deciso di procedere in maniera organizzata: i vampiri che non
avevano avuto a che fare con la droga giacevano sparpagliati su tutto il pavimento
dellingresso, sulle balconate e le scale. Per lo pi dormivano. I lupi mannari stavano
dando loro il permesso di alzarsi e andarsene.
Con Lincoln e i suoi aiutanti al fianco, Magnus ripercorse i gradini sui quali era gi
salito quasi cinquantanni prima, verso la sala da ballo del Dumort. Le porte erano ancora
sigillate: con una catena, stavolta.
Vai sul furgone a prendere le tenaglie ordin Magnus.
Da sotto la porta usciva un tanfo immondo.
Ti prego, pens. Fa che dentro sia vuota.
Ovviamente non lo sarebbe stata. Era la semplice, sciocca speranza che tutti gli eventi
degli ultimi tre giorni non fossero accaduti. Perch alla fine non cera niente di peggio che
assistere alla rovina di qualcuno a cui volevi bene. Sotto un certo punto di vista, era
persino peggio che perdere un amore. Metteva tutto in discussione. Rendeva il passato
amaro e confuso.
Il lupo mannaro torn con le tenaglie e fece saltare la catena, che cadde sul pavimento
provocando un clangore sordo. Alcuni fra i vampiri estranei al problema erano rimasti in
disparte a osservare, radunati alle spalle dei lupi mannari.
Magnus apr la porta.
Il marmo bianco del pavimento della sala da ballo era scheggiato. Erano davvero
passati cinquantanni da quando, in quello stesso posto, Aldous aveva aperto un portale
verso il Vuoto?
Cerano vampiri disseminati ovunque, forse trenta in tutto. Erano quelli malati,
versavano tutti in uno stato di profonda sofferenza. Solo lodore sarebbe bastato a far
soffocare chiunque. Anche i lupi mannari si coprirono il volto con le mani per proteggersi.
I vampiri non fecero una mossa e non diedero cenni. Pochi soltanto sollevarono la
testa per controllare cosa stesse succedendo. Magnus si ferm davanti a loro, guardandoli
uno per uno. Vide Dolly vicino al centro della stanza, immobile. Trov Camille distesa
dietro una delle lunghe tende appese in fondo alla sala. Come gli altri, anche lei era
circondata da tante putride pozze di sangue rigurgitato.
Aveva gli occhi aperti.
Voglio camminare gli disse. Aiutami, Magnus. Aiutami a camminare un po.
Devo mostrarmi forte.
Cera fermezza nella sua voce, nonostante fosse troppo debole per mettersi in piedi da
sola. Magnus si chin e la fece alzare, poi la sorresse per farla camminare, con tutta la
dignit di cui lei era capace, sopra i corpi collassati dei membri del suo clan. Uscirono, e
Magnus richiuse di nuovo la porta.
Su disse Camille. E in giro. Ho bisogno di camminare. Andiamo al piano di
sopra.
Magnus percepiva la fatica a ogni passo di lei. In certi momenti doveva letteralmente
trasportarla.
Ti ricordi? gli disse. Il vecchio Aldous che apriva qui il portale Te lo ricordi?
Avevo dovuto avvisarti di quello che stava per fare.
Me lo ricordo.
Persino i mondani sapevano che era meglio tenersi alla larga da questo posto,
lasciarlo andare in malora Non mi piace pensare che alcuni dei miei piccoli debbano
vivere qui dentro, ma buio. sicuro.
Parlare e camminare contemporaneamente era troppo per lei, allora tacque e si
appoggi al petto di lui. Quando raggiunsero il piano superiore, si misero alla balaustra
per osservare dallalto lo scempio di sotto, nella lobby dellhotel.
Fra noi non mai finita realmente, vero? gli disse. Non c mai davvero stato
un altro Non come te. Anche tu provi lo stesso?
Camille
Lo so che non possiamo tornare indietro. Lo so. Per dimmi che non c mai stata
unaltra come me.
In realt di altre ce nerano state, e tante. E per quanto Camille fosse di una categoria
a s stante, in tutto quel tempo cera stato molto amore per lo meno da parte di
Magnus. Eppure quella domanda esprimeva cento anni di dolore, e lui dovette chiedersi
se fosse stato poi cos solo nel suo sentimento.
No le rispose. Non c mai stata unaltra come te.
A quella frase, Camille sembr riprendere un po di forze.
Non sarebbe mai dovuto accadere gli disse. Cera un locale, in centro, con dei
mondani a cui piaceva essere morsi Avevano in circolo delle droghe. Sono piuttosto
potenti, quelle sostanze. Ti prendono e basta. Mi hanno offerto del sangue infetto da
bere, come regalo. Non sapevo cosa stavo facendo, pensavo soltanto alleffetto che
avrebbe avuto. Non sapevo che anche noi potevamo diventare dipendenti Non lo
sapevo.
Magnus osserv il soffitto carbonizzato. Vecchie ferite. Niente se ne andava mai sul
serio.
Dar dar lordine disse. Quello che successo qui non si ripeter. Ti do la
mia parola.
Non a me che devi dirlo.
Dillo al Praetor lo preg lei. Dillo agli Shadowhunters, se devi. Non succeder
pi. Darei la vita piuttosto di permettere una cosa simile.
meglio se parli tu con Lincoln.
E allora lo far.
Sulle sue spalle era tornato il mantello della dignit. Nonostante tutto quello che era
accaduto, lei era ancora Camille Belcourt.
Adesso faresti meglio ad andare gli disse. Tu non centri pi.
Magnus esit un istante. Cera qualcosa Cera qualcosa in lui che voleva restare. Ma
si ritrov in un attimo a scendere le scale.
Magnus lo chiam ancora Camille.
Si volt.
Grazie per avermi mentito. Tu sei sempre stato gentile. Io no. per questo che non
poteva funzionare, vero?
Senza rispondere, Magnus si gir e continu a scendere le scale. Raphael Santiago gli
pass accanto, diretto in senso opposto.
Mi dispiace gli disse.
Dove sei stato?
Quando ho capito quello che stava succedendo, ho cercato di fermarli. Camille ha
provato a farmi bere un po di quel sangue, voleva che lo facessero tutti quelli a lei pi
vicini. Stava male. Avevo gi visto quel genere di situazioni e sapevo anche come
sarebbe andate a finire, quindi ho preferito allontanarmi. Sono tornato perch si rotta la
boccetta con il terreno della mia tomba.
Non ti ho visto entrare nellhotel gli fece notare Magnus.
Sono passato da una finestra rotta del seminterrato. Avevo pensato che per un po
sarebbe stato meglio rimanere nascosto. Mi sono preso cura dei vampiri che stavano
male. stato molto sgradevole, ma
Alz lo sguardo, oltre le spalle di Magnus, in direzione di Camille.
Adesso devo andare, mi aspetta molto lavoro. Vai, Magnus. Qui non c pi niente
per te.
Raphael era sempre stato un po troppo bravo a capirlo.
Magnus prese la decisione in taxi, sulla strada di ritorno verso casa. Appena entrato
nellappartamento, prepar tutto senza esitare, radunando quello che gli sarebbe servito.
Avrebbe dovuto essere molto preciso. Avrebbe messo tutto per iscritto.
Poi chiam Catarina. Ingann lattesa del suo arrivo sorseggiando vino bianco.
Catarina era forse la migliore amica di Magnus, la pi fidata, eccezion fatta per Ragnor
(e il loro rapporto era spesso in preda allinstabilit). Lei era lunica ad aver ricevuto da lui
lettere o telefonate durante quel viaggio lungo due anni. Ancora non le aveva fatto
sapere, per, di essere tornato a casa.
Stai scherzando? gli disse lei appena le apr la porta. Due anni, poi torni e non
chiami per due settimane? Per vieni a cercarmi perch hai bisogno di me? Magnus, eri a
New York e neanche mi hai detto di essere tornato!
Sono tornato rispose lui sfoggiando il migliore dei suoi sorrisi. Gli cost un certo
sforzo, ma sperava che il risultato sembrasse autentico.
Non ci provare nemmeno a fare quella faccia con me. Non sono una delle tue
conquiste, Magnus! Sono tua amica e tra noi si fanno cose come uscire a mangiare una
pizza, non sconcerie.
Sconcerie? Ma io
Piantala lo ammon, mettendogli un dito davanti alla faccia. Dico sul serio. Per
poco non venivo neanche. Solo che al telefono mi hai fatto cos tanta pena che, alla fine,
ho dovuto.
Magnus si sofferm sulla maglietta arcobaleno e sulla salopette rossa della sua amica.
Entrambe contrastavano parecchio con la pelle bluastra, tanto da far male agli occhi.
Decise di non esternare commenti su come fosse vestita, anche perch, in fondo, la
salopette rossa andava molto di moda. Soltanto che la maggior parte della gente non
aveva la pelle blu. Cos come la maggior parte della gente non incarnava letteralmente
larcobaleno.
Perch mi guardi cos? No, davvero, Magnus
Fammi spiegare la interruppe. Poi, se vuoi, sgridami pure.
E cos le raccont tutto, e lei rimase ad ascoltarlo. Catarina faceva linfermiera, era
unottima ascoltatrice.
Incantesimi della memoria disse scuotendo il capo. Non sono esattamente il
mio genere. Io faccio la guaritrice, sei tu a occuparti di quelle cose. Se sbaglio
Non sbaglierai.
Potrebbe succedere.
Mi fido di te. Tieni.
Le consegn un foglio ripiegato. Sopra cera una lista di tutte le volte in cui Magnus
aveva visto Camille a New York: ogni singolo incontro nel corso di tutto il Ventesimo
secolo. Ricordi che dovevano sparire.
C un motivo, sai, se possiamo ricordare gli disse lei in tono pi dolce.
molto pi facile quando la tua vita ha la data di scadenza.
Per noi potrebbe essere pi importante.
Io la amavo le disse. Non posso sopportare quello che ho visto.
Magnus
O lo fai tu, oppure provo a farmelo da solo.
Caterina sospir e annu. Esamin la lista per diversi istanti, poi prese Magnus molto
delicatamente per le tempie.
Te lo ricordi che sei molto fortunato ad avermi, vero? gli disse.
Sempre.
Cinque minuti dopo, Magnus si stup di trovare Catarina seduta accanto a s sul
divano.
Catarina? Che cosa
Stavi dormendo gli rispose lei. Hai lasciato la porta aperta e cos sono entrata.
Devi sempre chiuderti a chiave, guarda che questa una citt di pazzi! Sarai anche uno
stregone, ma questo non significa che non possono rubarti lo stereo!
Di solito lo faccio si difese Magnus, sfregandosi gli occhi. Non mi sono neanche
accorto di essermi addormentato. E tu come facevi a sapere che
Be mi hai chiamato, hai detto che eri tornato in citt e che avevi voglia di uscire a
mangiare una pizza.
Davvero lho fatto? Ma che ore sono?
Lora della pizza.
Io ti ho chiamato?
Ah-ah. Catarina si alz dal divano e gli tese una mano per aiutarlo a fare lo
stesso. E sei tornato da due settimane, ma mi hai chiamato soltanto stasera, perci sei
nei casini. Al telefono sembravi dispiaciuto, ma non abbastanza. Mi servir altra
prosternazione da parte tua.
Lo so, mi spiace. Ero
Fatic a trovare le parole. Che cosa aveva fatto in quelle due settimane? Aveva
lavorato. Aveva chiamato i clienti. Aveva ballato con degli affascinanti sconosciuti. Aveva
fatto anche dellaltro, eppure non ricordava proprio. Ma s, pazienza.
Pizza gli ripet lei issandolo in piedi.
Pizza, certo. Buona idea.
Ehi! esclam Catarina mentre Magnus chiudeva a chiave la porta. Di recente
hai avuto notizie di Camille?
Camille?! Ma se non la vedo da almeno ottantanni? Qualcosa del genere? Come
mai mi chiedi di lei?
Oh, cos. Mi venuto in mente il suo nome per caso. Ah stasera offri tu.
Solo in ebook tutti i segreti
sul passato di Magnus Bane
OGNI MESE
UN NUOVO EPISODIO
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www.librimondadori.it
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Le cronache di Magnus Bane 7. La caduta dellHotel Dumort
di Cassandra Clare e Maureen Johnson
2013 Cassandra Claire, LLC.
2013 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano, per ledizione italiana
Published by arrangement with the author, c/o BAROR INTERNATIONAL, INC., Armonk, New York, U.S.A.
Titolo dellopera originale
The Bane Chronicles The Fall of the Hotel Dumort
Ebook ISBN 9788852045875
COPERTINA || ART DIRECTOR: FERNANDO AMBROSI | GRAPHIC DESIGNER: STEFANO MORO | IN COPERTINA: ELEMENTI GRAFICI SHUTTERSTOCK.COM
Indice
Il libro
Frontespizio
Le cronache di Magnus Bane 7. La caduta dellHotel Dumort Luglio 1977