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Numeri ordinali

Uno degli scopi per cui i numeri naturali vengono impiegati in Matematica, quello di indicare la grandezza di un insieme nito; tal
utilizzo sar esteso al cosiddetto `transnito' tramite la teoria dei
numeri cardinali. Ma intuitivamente il `contare' gli elementi di un
insieme presuppone un buon ordine dello stesso ed, infatti, i numeri
naturali spesso descrivono la posizione di un elemento all'interno di
una sequenza.
I numeri ordinali costituiscono esempi canonici di insiemi ben
ordinati. La nozione di ordinale infatti strettamente connessa al
tipo d'ordine che si pu dare ad un insieme, ossia al modo con cui
possibile ordinarne gli elementi. Tale idea, di carattere intuitivo, si
traduce in maniera ecace nel concetto del buon ordinamento.
Inoltre l'assioma della scelta (AC) enunciato precedentemente ci
assicura che, se accettato, ogni insieme pu essere bene ordinato.
Daremo qui alcune denizioni che torneranno utili pi avanti.

Denizione 1.1. Sia (S, <) un insieme parzialmente ordinato. Se

X un sottoinsieme non vuoto di S , c S detto maggiorante


( minorante) di X se x c (x c) per ogni x X , il minimo
(massimo) di tali maggioranti (minoranti), se esiste, detto estremo
superiore ( estremo inferiore) di X e sar indicato con supX ( infX).
Inoltre un elemento a di S detto massimale ( minimale) se non
esiste un x S tale che x > a (x < a).
Sia (S, <) un insieme parzialmente ordinato. Un sottoinsieme
Y di S si dir un segmento iniziale di S se verica la proriet:
xy (x Y y < x y Y ).
Una classe 1 T detta transitiva se ogni suo elemento anche un
suo sottoinsieme.
In simboli: x, x T x T .

Denizione 1.2. Un insieme che sia transitivo e tale che la relazio-

ne di appartenenza una relazione di buon ordine (stretto) detto


numero ordinale.

1 Per classe si intende una generica collezione i cui oggetti possono essere univocamente
identicati (per esempio, tramite una propriet che li accomuni).
Tutti gli insiemi sono classi, ma non vero il contrario. Una classe che non sia un insieme
si dice classe propria.

Denoteremo con lettere dell'alfabeto greco , , , . . . gli ordinali


e con On la classe di tutti gli ordinali.
Quindi

<

Lemma 1.3.

i) 0 = un ordinale;
ii) se un ordinale e allora anche un ordinale;
iii) se = sono ordinali e allora ;
iv) se e sono ordinali allora accade che o
oppure = (Legge di tricotomia).
Utilizzando il lemma precedente si dimostrano i seguenti risultati:

1. < un ordinamento della classe propria On.


2. Per ogni , = { : < }.
3. Se C una classe non vuota di ordinali, allora
nale, C C e C = inf C .

C un ordi-

4. Se X una classe non vuota di ordinali, allora


ordinale e X = sup X .

X un

5. Per ogni , {} un ordinale e {} = inf { : > }.


Se un ordinale, allora per la (5) ha senso la seguente denizione di ordinale successore di : + = {}.
Possiamo ora provare, utilizzando i risultati precedenti e la denizione di ordinale il seguente

Teorema 1.4. Ogni insieme ben ordinato simile2 ad un unico

ordinale.

Se = + 1, allora un ordinale successore. Se non un


ordinale successore, allora = sup { : < } = ; detto
ordinale limite. Si osservi che anche 0 pu essere considerato un
ordinale limite e denito come il sup = 0 .
2 Siano (X, < ) ed (Y, < ) insiemi parzialmente ordinati, una funzione biettiva f : X Y
1
2
si dice una similitudine (o un isomorsmo ) se

x, y X (x <1 y) f (x) <2 f (y)

e gli insiemi X ed Y saranno detti simili o isomor.

L'esistenza di un ordinale limite diversi da zero segue dall'assioma


dell'Innito 3 .
Inoltre semplice dimostrare che:
i) ( < < + );
ii) (+ = + = ).

Denizione 1.5. (Numeri natura li ) Denoteremo con (o N ) il


minimo ordinale limite diverso da zero. Gli ordinali minori di (cio
gli elementi di N) saranno detti ordinali niti, o numeri naturali.
Inoltre porremo:
0 = , 1 = 0+ , 2 = 1+ , 3 = 2+ ecc.
Un insieme X nito se esiste una applicazione biunivoca di X
in qualche n N altrimenti X sar detto innito.
Si osservi che il tipo di costruzione data genera subito una sequenza innita di ordinali. Supponiamo, infatti, di aver costruito tutti i
numeri ordinali niti nel modo suddetto. Allora, grazie all'assioma
dell'innito, possibile fare un ulteriore passo avanti: considerare
l'insieme ordinato di tutti gli insiemi niti costruiti precedente. Esso
l'insieme di tutti i numeri naturali che rappresenta il pi piccolo
numero ordinale transnito. Cos facendo, abbiamo ottenuto un primo esempio di numero ordinale che non un numero naturale. Ci
signica che possiamo `contare' pi in l di prima: mentre i numeri
a nostra disposizione prima erano i soli elementi di , ora abbiamo
lo stesso e il suo successivo + bene ordinato. Ne segue che il
nostro processo del contare si estende ora no ad includere , + ,
+
+ , e cos via al transnito, termine coniato da Cantor .

1.1 Principio di induzione e ricorsione


Teorema 1.6. (Induzione transnita) Sia C una classe di ordinali
e assumiamo che:
i) 0 C;
ii) Se C , anche + C ;
iii) Se un ordinale limite diverso da zero e per
ogni < , C , allora C.
Allora C la classe di tutti gli ordinali.
3 Assioma del'Innito :
Esiste un insieme innito.

Prima di passare alla ricorsione transnita, soermiamoci su alcuni concetti la cui trattazione di particolare importanza al ne di
comprendere il suddetto principio.
Dato un insieme X , una funzione a valori in X il cui dominio
l'insieme N detta una successione. Denoteremo una successione
con il simbolo

an : n <
Per successione transnita, si intender invece una funzione che ha
per dominio un ordinale:

a : < .
Quest'ultima anche detta una successione o una successione di
lunghezza . Diremo anche che una successione a : < un
enumerazione del suo codominio {a : < } .
Spesso chiameremo successione anche una funzione su On:

a : On
Per `denizione di una ricorsione transnita' intederemo la seguente
cosa:
sia G una funzione (sulla classe di successioni transnite), allora
per ogni esiste un'unica successione

a : <
tale che a = G ( a : < ).
Daremo ora una versione generale del teorema in modo da costruire la successione a : Ord .

Teorema 1.7. (Ricorsione transnita) Sia G una funzione (su V4 ),

allora la formula

F () = x

se e solo se c' una successione a : < tale che soddis:


i) ( < ) a =G ( a : < );
ii) x = G ( a : < )
denisce un'unica funzione F su On tale che per ogni
F () = G(F
4 Per V

intenderemo la classe (propria ) di tutti gli insiemi.

In altre parole, se consideriamo a = F (), allora per ogni ,


a = G ( a : < ) .

Corollario 1.8. Sia X un insieme e un ordinale. Per ogni funzio-

ne G sull'insieme di tutte la successione transnite in X di lunghezza minore di tale che ran(G)X esiste un'unica succesione
a : < in X tale che a = G ( a : < ) per ogni < .
Dimostrazione. Sia dunque

F () = xesiste una successione a : < tale che:


i)( < ) a = G ( a : < );
ii)x = G ( a : < ).
Per ogni , se esiste una successione di lunghezza che soddisfa
la i), allora tale successione unica; se a : < e b : <
sono due successioni che soddisfano la (i), per induzione su ,
a = b . Inoltre F () univocamente determinata dalla ii), quindi
F una funzione. Segue, sempre procedendo per induzione, che
per ogni esiste una successione che soddisfa la i). Inoltre F
denita per tutti gli On. Quindi soddisfatta la seguente
relazione
F () = G(F

).

Se esistesse un'altra funzione F su On tale che

F () = G(F

allora segue dall'induzione F () = F () per ogni .

L'assioma della scelta

Supponiamo di avere un numero innito di paia di scarpe e di voler


denire un insieme che contiene una ed una sola scarpa di ogni paio,
possiamo farlo, senza dicolt, considerando ad esempio l'insieme
delle scarpe destre. I problemi sorgono quando da un numero innito
di paia di calzini vogliamo estrarre la sottocollezione, ad esempio,
dei `calzini destri'.
Per l'indistinguibilit degli oggetti in gioco, non abbiamo pi un
criterio, un metodo che ci assicuri di poter scegliere contemporaneamente il calzino destro da ogni paia e formare quindi una collezione
che gode di tale propriet.
In alcuni ragionamenti matematici, che conducono ad importanti
risultati, sorge la necessit di risolvere problemi del tutto analoghi
a quello di cui sopra.
Potremmo formalmente tradurre tutto ci nella teoria ZF 5 nel
seguente modo: data una famiglia innita di insiemi non vuoti vorremmo costruire un insieme scegliendo un solo elemento da ogni
insieme della famiglia; a meno che questa non sia nita o gli insiemi
dotati di una struttura interna, gli assiomi di ZF non permettono
di costruire un insieme siatto.
All'inizio del Novecento parte della comunit matematica formul
la possibilit di considerare tale collezione introducendo nella teoria
ZF l'assioma della scelta spesso indicato con l'acronimo AC (Axiom
of Choice).
Il dibattito che si svolse all'introduzione di tale assioma fu ampio e acceso in quanto ci si rese conto che AC implica molti strani
risultati matematici tra cui: `ogni insieme si pu ben ordinare'.
In letteratura esso pu essere formulato in diversi modi tutti equivalenti fra loro, tra questi esamineremo il Teorema di Zermelo, il
Teorema di Hartogs ed il Lemma di Zorn.

Denizione 2.1. Dato un insieme non vuoto S, si denisce


ne di scelta su S un'applicazione f : S
per ogni X S .

funzioS tale che f (X) X

5 Gli assiomi ZermeloFraenkel della teoria degli insiemi, abbreviati con ZF, sono gli assiomi
standard della teoria assiomatica degli insiemi su cui si basa tutta la matematica moderna. Il
sistema assiomatico scritto mediante un linguaggio del primo ordine; ha un numero innito
di assiomi poich viene usato uno schema di assiomi.

In generale dalla teoria ZF non emerge che ogni insieme sia dotato di una funzione di scelta. L'assioma della scelta elimina questa
possibilit postulando, per ogni insieme non vuoto, l'esistenza di
siatta funzione. E' possibile provare come il suddetto assioma sia
indipendente da tutti gli altri assiomi della teoria ZF . Vedremo
subito che esso permette di `strutturare' un insieme senza esplicitare alcuna propriet dei suoi elementi; infatti un'altra formulazione
equivalente ad AC , che dest scalpore nella comunit matematica
di inizio novecento, il celebre teorema di Zermelo, il quale aerma
che ogni insieme si pu ben ordinare e ci implica, come vedremo,
che ogni insieme innito ha cardinalit uguale ad un qualche .

Teorema 2.2. (di Zermelo) Per ogni insieme S esiste una relazione
di buon ordine.

Dimostrazione. Sia S un insieme. Per dimostrare che esso ben or-

dinabile suciente costruire una sequenza {a : < } che enumera S . Ci pu essere realizzato per induzione usando una funzione di
scelta f su una famiglia S di sottoinsiemi non vuoti di S . Per ogni ,
consideriamo a = f [S  {a : < }] con S  {a : < } = . Sia
quindi il minimo ordinale tale che S = {a : < }. Ovviamente
{a : < } enumera S .
Enunciamo un risultato equivalente ad AC, noto come Lemma di

Zorn.

Lemma 2.3. (di Zorn) Sia (S, <) un insieme non vuoto e parzial-

mente ordinato tale che ogni catena6 di S sia dotata di maggiorante.


Allora S ha un elemento massimale.

6 Sia (S, ) un insieme ordinato e X una sua parte non vuota tale che la relazione d'ordine
indotta da su X sia una relazione d'ordine totale, allora si dice che X una catena di S .

Numeri cardinali

Daremo ora dei cenni sulla teoria dei numeri cardinali che vengono
utilizzati, in qualche modo per misurare la `grandezza' di un insieme.
Mentre per gli insiemi niti la grandezza indicata da un numero
naturale, e cio il numero di elementi, i numeri cardinali classicano
oltre a questi anche diversi tipi di insiemi inniti. Da un lato
possibile che un sottoinsieme proprio di un insieme innito abbia la
stessa cardinalit dell'insieme che lo contiene, d'altra parte non
detto che tutti gli insiemi inniti abbiano la stessa grandezza.
Quindi esiste una caratterizzazione formale di come alcuni insiemi inniti siano `pi piccoli' di altri insiemi inniti. Vedremo
che i numeri cardinali rappresentano un caso particolare dei numeri ordinali; l'intuizione che sta dietro alla loro denizione formale,
consiste nella decrizione della `grandezza' di un insieme senza per fare riferimento al tipo di elementi che l'insieme contiene e alla
presenza o meno di relazione d'ordine in esso. Per tali motivi, un
concetto fondamentale per poter denire i numeri cardinali quello
di equipotenza.

3.1 Cardinalit
Denizione 3.1. Due insiemi X e Y si dicono
hanno la stessa cardinalit

equipotenti o che

|X| = |Y |

se esiste una funzione f biunivoca da X ad Y . Per indicare l'equipotenza fra X e Y scriveremo X Y .


Si osservi che la relazione tra insiemi 'essere equipotenti ' una
relazione d'equivalenza nella classe V . Per tutta la trattazione assumeremo che possibile sempre assegnare ad ogni insieme X il
proprio numero cardinale |X| cos che due insiemi assegnati hanno
lo stesso cardinale se e solo se soddisfano la relazione di cui sopra. Ci possibile assumendo l'Assioma della Scelta, infatti grazie
a quest'ultimo ogni insieme pu essere ben ordinato. Supporemo,
quindi, che ad ogni insieme sia associato un cardinale.

Diamo la seguente relazione nella calsse dei numeri cardinali,


diremo che

|X| |Y |
se esiste una funzione iniettiva da X a Y

Teorema 3.2. (Cantor-Bernstein) Se |X| |Y | e|Y | |X| allora


|X| = |Y | .

Si osservi che tale relazione un relazione d'ordine totale, ci


una conseguenza del teorema di Zermelo e del teorema di CantorBernstein: dando un buon ordinamento a X quanto a Y, otteniamo
due insiemi ben ordinati, sempre paragonabili mediante similitudini
ad un ordinale. Poich una similitudine una corrispondenza biunivoca, segue che si pu sempre determinare se X e Y sono equipotenti
oppure uno di essi equipotente ad un sottoinsieme dell'altro.

Teorema 3.3. (Cantor) Dato un insieme X, |X| < |P (X)|.


Dimostrazione. Sia f : X P (X) .
L'insieme:

Y = {x X : x f (x)}
/
non nel rango di f : se esistesse z X tale che f (z) = Y allora
z Y se e solo se z Y e giungeremmo ad una contraddizione.
/
Inoltre poich f non una funzione suriettiva da X in Y allora
|X| = |P (X)|.
la funzione f (x) = {x} una funzione iniettiva da X in P (X) e
quindi |X| |P (X)|. Allora |X| < |P (X)|.
Deniamo ora le operazioni sui numeri cardinali. Siano X e Y
insiemi rispettivamente di cardinalit e :

+ = |X Y | con X, Y disgiunti
= |X Y |
= |X Y |

Lemma 3.4. Se |X| = allora |P (X)| = 2 .


Dimostrazione. Sia A X e XA la funzione tale che:
XA =

1 xA
0 se x X A
9

allora la funzione f : A P (X) XA {0, 1}X una funzione


biettiva tra P (X) e {0, 1}X .
Si osservi che il teorema di Cantor pu essere formulato nel modo
seguente:

< 2
per ogni cardinale .

3.2 La funzione Aleph


Un ordinale detto un numero cardinale (o cardinale ) se || = ||
per ogni < .
Utilizzeremo le lettere , , , . . . per denotare i numeri cardinali.
Se X un insieme ben ordinato, allora esso simile ad un ordinale
e quindi |X| = ||.
Allora possiamo porre che|X| sia il pi piccolo ordinale tale che
X .
Chiaramente quest'ultimo un numero cardinale.
Ogni numero naturale un cardinale (un cardinale nito ) e X si
dir f inito se |X| = |n| per qualche n N. Si osservi che |n| = |m|
se e solo se n = m, e cosi abbiamo denito i numeri naturali come
cardinali niti, in questo modo |n| = n per ogni n N.
Si osservi che pi piccolo cardinale innito ed inoltre tutti i
cardinali inniti sono ordinali limite. Gli ordinali inniti che sono
cardinali sono detti aleph.

Lemma 3.5.

i) per ogni ordinale esiste un cardinale maggiore di ;


ii) se X un insieme di cardinali, allora il supX un cardinale.

Per ogni , indicheremo con + il pi piccolo cardinale maggiore


di .

Dimostrazione. i) Per un qualsiasi insieme X sia

h(X) il minimo tale che non esiste nessuna funzione iniettiva


da in X .
Esiste solo un insieme di possibili buon ordinamenti tra i sottinsiemi di X . Quindi esiste quindi un solo insieme di ordinali per il
quale possibile denire una funzione iniettiva da in X . Allora
esiste h(X).
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Se un ordinale, allora per come stato denito h(X), ||<


|h()|.
ii ) Sia = supX. Se f una funzione suriettiva da in qualche < , consideriamo X tale che < . Allora
||=| {f () : < } | . Siamo giunti ad una contraddizione,
quindi un cardinale.
Utilizzando il lemma precedente potremmo denire una enumerazione di tutti gli aleph. Di solito utilizzeremo quando ci riferiremo
a numeri cardinali e per denotare il tipo d'ordine:
0 = 0 =
+1 = +1 = +

se un ordinale limite.
= =
<

Gli insiemi la cui cardinalit 0 sono detti numerabili; un


insieme innito detto pi che numerabile se non n nito n
numerabile.
Un cardinale +1 detto un cardinale successore. Un cardinale
il cui indice un ordinale limite detto cardinale limite.
Si possono dimostrare i seguenti risultati per i cardinali:

Corollario 3.6.

a) , ( < < )
b) se A un insieme di ordinali,

= con =
A

;
A

c) ogni numero cardinale transnito un (ben preciso) aleph;


d) i numeri cardinali transniti costituiscono una classe propria
Aleph ; quindi anche Card una classe propria;
Dimostrazione. c) Sia un cardinale transnito strettamente mag-

giore di . Essendo A = { : < } un insieme non vuoto di


ordinali (0 A), possiede un estremo superiore: =
da cui

. Se <, A e +1 = +

; per la legge di

tricotomia si ha =+1 , altrimenti = . d) Aleph una classe


propria perch in corrispondenza biunivoca con On.
L'addizione e la moltiplicazione degli aleph un problema banale
dovuto al seguente importante

Teorema 3.7. = .

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Insieme dei numeri reali e ipotesi del continuo

In questo capitolo analizzeremo propriet dell'insieme dei numeri


reali R, e cercheremo, in qualche modo, di confrontarla con quella dei numeri naturali, giungendo cos alla `soluzione' del dilemma
cantoriano secondo cui ogni sottoinsieme innito di numeri reali
numerabile o equipotente ad R.
Per insieme dei numeri reali si intender quell'unico campo ordinato nel quale ogni insieme non vuoto e limitato ammette estremo
superiore.
Innanzitutto mostriamo il seguente

Teorema 4.1. (di Cantor) L'insieme dei numeri reali non numerabile.

Dimostrazione. Per assurdo sia R numerabile e sia c0 , c1, . . . , cn , . . .

con n N un'enumerazione di R. L'idea della dimostrazione


mostrare che in R vi sia un numero diverso da ogni cn . Sia quindi
a0 = c0 e b0 = ck0 dove k0 il minimo k tale che a0 < ck . Per ogni n,
sia an+1 = cin dove in il minimo i tale che an < ci < bn , e bn+1 = ckn ,
dove kn il minimo k tale che an+1 < ck < bn .
Si ponga a = supan allora a = ck per ogni k .
nN

L'equipotenza di R con l'insieme delle parti diN seguir mostrando l'equipotenza di quest'ultimo con l'intervallo (0, 1)
Un interessante risultato l'equipotenza di R con ogni suo intervallo (a, b) con a < b. Ci si prova considerando ad esempio la
funzione

tg

ba

a+b
2

ristretta nell'intervallo (a, b).


Mostriamo che (0, 1) equipotente a 20 . L'idea associare ad
ogni numero appartenente x (0, 1) la sua rappresentazione in base 2 (scegliendo tra le moltepilici una sola rappresentazione di x),
cos da determinare una successione che un elemento di 20 che
chiamiamo f (x), cos facendo tale funzione biunivoca e ben denita realizzando l'equipotenza. Per la transivit della relazione
d'equipotenza si ottiene R P (N).

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Denoteremo con c la cardinalit di R. Si osservi che dal teorema


3.8 segue che c > 0 e per il risultato precedente c = 20 .
Si osservi che se ricordiamo la nostra denizione di + come il
pi piccolo numero cardinale maggiore di , il teorema di Cantor
suggerisce immediatamente il problema se in generale + = 2
oppure no. La risposta immediata per = 0 o per = 1:
0+ = 20 = 1, 1+ = 21 = 2; ma in generale la situazione pi
complessa. Interessante il caso = 0 , infatti la relazione fra 20
e 1 , il piu piccolo numero cardinale maggiore di 0 , oggetto di
uno dei primi problemi sui numeri cardinali: essendo 20 un numero
cardinale transnito, a quale aleph corrisponde?
La famosa ipotesi del continuo (CH ), formulata da Cantor, aerma che non vi siano numeri cardinali intermedi tra 0 e 20 , ossia
che non esista nessuna cardinalit intermedia tra N e R; e quindi
che 20 = 1 .
Tale ipotesi indimostrabile a partire da ZF C , o da N BG7 e
conserva perci questo nome; vi inoltre una sua generalizzazione,
denominata ipotesi generalizzata del continuo (H) , data anch'essa
da Cantor che postula:

, 2 = +1
Gli studi di Gdel e Cohen hanno permesso di stabilire che
o
N BG + AC + GCH consistente e che CH indipendente dagli
assiomi di N BG. Questo un esempio di un'importante aermazione a cui possibile rispondere soltando dopo aver accettato quale
gruppo di assiomi utilizziamo per costruire la nostra Matematica.

4.1 Sottoinsiemi di Rn
4.1.1

Sottoinsiemi strani di

Rn

e diagonalizzazione

In questa sezione costruiremo alcune sottoinsiemi di Rn con `strane' propriet geometriche e dicilmente `visualizzabili', li costruiremo ricorsivamente utilizzando il principio di induzione transnita. Prima di arontare l'argomento abbiamo bisogno delle seguenti
notazioni.
7 Teoria alternativa nitamente assiomatizzabile per la teoria degli insiemi dovuta a von
Neumann,Bernays,Gdel che aggiungono il concetto di classe in aggiunta a quello di insieme.

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Per un sottoinsieme A del piano R2 la sezione orizzontale di A


generata da y R (in pratica la sua proiezione sul primo asse coordinato) sar denotata con Ay e denita Ay = {x R : (x, y) A},
mentre la sezione verticale di A generata da x R denita come
Ax = {y R : (x, y) A}

Teorema 4.2. Esiste un sottinsieme A del piano reale tale che

ogni sua sezione orizzontale Ay densa8 in R ed ogni sua sezione


verticale Ax ha uno ed un sol punto.
Dimostrazione. Deniremo l'insieme auspicato utilizzando il princi-

pio induzione. Per fare ci, ridurremo il nostro problema ad una


forma che pi appropiata ad una costruzione ricorsiva.
Il fatto che ogni sezione orizzontale sia densa in R pu essere
espressa aermando che l'insieme Ay ]a, b[ sia non vuoto per ogni
intervallo ]a, b[ (con a < b) e per ogni y R.
Considerata la famiglia F = {]a, b[ {y} : a, b, y R, a < b}, ci
equivale a richiedere che

AJ =

J F

(1)

Invece la richiesta dell'enunciato per le sezioni verticali pu essere


espressa nel seguente modo

|A {x} R| = 1

x R

(2)

L'idea della dimostrazione dell'esistenza dell'insieme A che soddisfa il teorema, quella di costruire, utilizzando il principio d'induzione transnita su < c, un insieme A0 = {(x , y ) : < c} che soddis la (1) e tale che x R, A0 interseca ogni retta del tipo {x}R
/
al pi un punto. Inne A = A0 (x, 0) : A0 [{x} R] = O . Innanzitutto si noti che |F| = c dato che c = |R| |F| |R3 | = c.
Sia {J : < c} un'enumerazione della famiglia F . Se per qualche
< c la successione {(x , y )}< gi stata denita, scegliamo

(x , y ) J \

{x } R

(3)

<
8 Un sottoinsieme X di uno spazio topologico S si dice denso in S se, e soltanto se, per
/
/
ogni aperto A = O di S risulta X A = O.

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E' possibile eettuare tale scelta poich per ogni < c risulta che

|J | = |R| = c > || J

{x } R
<

Dal teorema di ricorsione esiste la succesione A0 := (x , y ) : < c


(pi precisamente abbiamo denito (x , y ) = F () = G(F )
dove la funzione G del teorema di ricorsione denita implicitamente dalla formula (3).
Esplicitamente G ( (x , y ) : < ) = f (J \ {(x , y ) : < })
/
dove f una funzione di scelta dall'insieme P (R2 ) \ O ). Quindi
A0 soddisfa la (1) per il buon ordinamento di F .
Utilizzando il risultato del teorema di Zermelo, abbiamo elencato
tutti gli elementi di F e per ottenere il risultato precedente si scelto
per ogni J F un punto (xJ , yJ ) J che appartiene all'insieme
`in costruzione' A. Tale scelta stata eettuata in modo tale che
ad ogni passo nessuno dei due punti appartenesse alla stessa retta
verticale. Una tale tecnica induttiva che consiste nel costruire un
insieme `passo dopo passo' preservandone delle propriet detta
tecnica di diagonalizzazione . Vedremo adesso il seguente

Teorema 4.3. (di Mazurkiewicz- 1914) Esiste un sottoinsieme A


del piano reale che interseca ogni retta in due punti.

Dimostrazione. Sia {l : < c} un'enumerazione di tutte le rette del

piano R2 . Utilizzando il principio di induzione transnita su < c


costruiremo una successione {A : < c} di sottoinsiemi di R2 , tale
per ogni < c:

i) Ogni A ha al pi due punti;


ii) A non contiene tre punti allineati;
iii)

A contiene esattamente due punti di l .

Allora l'insieme A =

A sar quello desiderato.


<c

La propriet ii) implica che ogni retta contiene al pi due punti


di A, mentre la iii) assicura che ogni retta l del piano interseca A
in almeno due punti. Per fare ci suciente costruire un insieme
A che soddisfa le propriet elencate per ogni < c.
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Assumiamo che per qualche < c che la successione {A : < }


sia gi stata costruita.
Dalla condizione i) l'insieme B =
A ha cardinalit minore di
<

c poich esso unione || < c insiemi niti. Inoltre, per la stessa


ragione la famiglia G di tutte le rette che intersecano B in due punti
ha cardinalit |B 2 | < c.
Notiamo che dalla ii) l'insieme B l ha al pi due punti. Se
quest'ultimo ha precisamente due punti poniamo A = , soddisfacendo le propriet ii) e iii), altrimenti se B l contiene meno di
due punti allora l intersecher ogni retta di G in al pi un punto.
Allora l G = l l avr al pi |G| < c punti.
lG

Se B l = , scegliamo A l \ G con due elementi mentre


se B l un singleton invece A con un solo elemento. Per ogni
di A le condizioni ii) e iii) sono soddisfatte. La costruzione stata
completata.
Il prossimo teorema un altro esempio di problema geometrico
risolto con il pincipio di ricorsione. In questo teorema un circonferenza di R3 da intendere come una circonferenza in un piano di
R3 .

Teorema 4.4. R3 unione disgiunta di circonferenze.


Dimostrazione. Dobbiamo costruire una famiglia C di sottoinsiemi
di R3 tale che:
a) ogni C C una circonferenza;
b) la famiglia C ricopre R3 ;
c) Gli elementi di C sono a due a due disgiunti.

Costruiremo C = {C : < c} utilizzando il principio di induzione su < c. Scegliamo una enumerazione {P : < c} dello spazio
euclideo e per ogni P scegliamo una circonferenza C passante per
esso. In questo modo otteremo un ricoprimento di R3 di circonferenze; si osservi per che in generale nulla ci garantisce che essi siano a
due a due disgiunti. Per ovviare a questo incoveniente sceglieremo
C tale

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(1)

Questa condizione (detta diagonale ) implicher che C ricopre R3


ed ci assicurer che le circonferenze in C sono a due a due disgiunte.
Faremo ci assumendo che per ogni < c le circonferenze costruite prima siano a coppie disgiunti e scegliendo poi C preservando tale
propriet. Pi precisamente sceglieremo C in modo tale che:

/
C = O

(2)

<

Assumiamo allora che per qualche < c la sequenza {C : < }


gi stata costruita rispettando le condizioni (1) e (2). Proveremo
l'esistenza di una circonferenza C che soddisfa ancora tali propriet.
Sia P R3 \
C , esso esiste dal fatto che per ogni retta l in
<

R3 l'insieme l

l C ha cardinalit minore del continuo

C =
<

<

essendo un unione di un numero minore del continuo di insiemi niti


l C .
Sceglieremo C contenente P e che soddis la (2). Per fare ci,
consideriamo il piano che contenga P e che non contiene nessuna
circonferenza C ci possibile dal fatto che il numero di piani che
passano per P c, mentre c' solo un numero minore uguale di
|| < c di piani che contengono circonferenze di {C : < }.
Ora si noti che il piano interseca ogni circonferenza C al pi
C , esso ha cardinalit minore
in due punti. Infatti sia S =
<

del continuo. Fissiamo una retta l in passante per P e sia C0 la


famiglia di tutte le circonferenze in che contengono P e tangenti
ad l. Notiamo che circonferenze diverse di C0 si intersecano solo nel
punto P . Allora c' una circonferenza C C0 disgiunta da S . Ci
termina la costruzione induttiva e la dimostrazione.
I precedenti teoremi potrebbero dar l'idea che possibile costruire
sottinsiemi o partizioni di Rn con propriet geometriche piuttosto
strane o paradossali, ma il prossimo risultato sar sorprendente e
mostra che tale idea errata.

Teorema 4.5. Il piano R2 non unione di circonferenze disgiunte.


Dimostrazione. Supponiamo per assurdo che c' una famiglia F di

circonferenze disgiunte in R2 tale che R2 = F . Costruiamo, per


induzione su n < una successione {Cn }n di circonferenze di F
nel seguente modo:
17

scegliamo una qualsiasi circonferenza C0 F e nel passo n + 1


scegliamo una circonferenza Cn+1 F che contiene il centro On di
Cn .
Si noti che se rn il raggio di Cn allora

d(On+1 , On ) = rn+1 < rn /2


Allora On : n < una successione di Cauchy. Sia P = limOn .
n

Allora P appartiene al disco chiuso Dn limitato da Cn per n < .


Cos P non appartiene ad alcun Cn dal fatto che appartiene a Dn+1
che disgiunto da Cn . Ora sia C F tale che P C . Allora C = Cn
per ogni n < . Ma esiste un n < tale che rn pi piccolo del
raggio di C allora C Cn = , ottenendo cos un assurdo.
Nel prossimo teorema R2 sar dotato di una struttura di spazio
vettoriale sui reali. In particolare, dato un insieme A R2 ed r R2
con la scrittura A + r si intender l'insieme {a + r : a A}.

Teorema 4.6. Esiste un sottoinsieme A di R2 che interseca ogni


sua traslazione in un singleton cio tale che per ogni r = 0 in R2
l'insieme (A + r) A ha esattamente un solo elemento.
Dimostrazione. Enumeriamo R2 \ {0} come {r : < c}.

Deniremo per induzione su < c, le successioni a R2 : < c


e b R2 : < c di punti di R2 , e A : < c tale che per ogni
< c:

i) A = {a : } {b : }
ii) b a = r
iii) se a, b, a , b sono tali che b a = b a = 0
allora a = a e b = b

Prima di descrivere la costruzione notiamo che A =

A ha
<c

le propriet desiderate: (A + r) A ha almeno un elemento della


condizione ii) per r = r , poich b (A + r ) A, esso ha al pi un
elemento per la condizione iii), dove si preso r = b a = b a .
Per costruire un passo induttivo assumiamo che per qualche < c
le successioni siano gi state costruite. La dicolta sar trovare i
punti a e b che soddisfano la ii) e preservano la iii).
Sia B =
A . Si noti che B soddisfa la iii).
<

18

Se (B + r ) B = e b B (B + r ) allora a = b r B e
possiamo denire a = a e b = b.
La condisione ii) soddisfatta dalla scelta di a e b, mentre la iii)
dal fatto che A = B .
Supponiamo, invece, che (B + r ) B = e notiamo che se
troviamo a = x allora b = a + r = x + r univocamente determinato. Allora suciente trovare un elemento x che garantisca la
condizione iii). Per trovarlo dobbiamo evitare la condizione:

ba=b a =0 e b=b

(1)

dove a, b, a , b A = B{x, x + r }. Cos prendiamo x, a, b, a , b


che soddisfano la condizione (1).
Ci sono molti casi da considerare. Notiamo innanzitutto che per
la nostra ipotesi induttiva {a, b, a , b } {x, x + r } =
Nel primo gruppo di casi assumiamo che tutti gli elementi a, b, a , b
sono diversi. Allora si possono avere le seguenti possibilit:
1.{a, b, a , b } {x, x + r } = {x}.
Allora x = c + d e per qualche c, d, e B .
Per evitare questa situazione basta
prendere x fuori dall'insieme S1 = {c + d e : c, d, e B}.
2.{a, b, a , b } {x, x + r } = {x + r }.
Allora x = c + d e r con c, d, e B .
Per ovviare a questa situazione basta
scegliere x fuori l'insieme S2 = {c + d e r : c, d, e B}.
3.{a, b, a , b } {x, x + r } = {x, x + r }.
Se {a, b} = {x, x + r } allora r = b a . Ci contraddice
il fatto che (B + r ) B = . Allora stesso modo {x, x + r }
non pu essere uguale ad {a , b } , {a, a }o {b, b }.
Se, invece, {x, x + r } = {a, b } o {x, x + r } = {a , b}
allora 2x = c + d r per qualche c, d B .
Per evitare questa situazione basta prendere x fuori
dall'insieme S3 = {(c + d r ) /2 : c, d B}.
Il secondo gruppo di casi possibili si orriene nel caso alcuni degli
elementi a, b, a , b coincidano. E' facile vedere che ci sono solo due
casi possbili: b = a e a = b . Inoltre queste uguaglianze non possono
accadere allo stesso momento. Assumiamo che a = b e gli altri
elementi sono diversi (il caso a = b identico). Allora 2b = a + b .
19

Tutti i casi quando b {x, x + r }. Sono identici a quelli pri/


ma considerati. Assumiamo che b {x, x + r }. Allora ci sono le
seguenti possibilit:
1. b = x, Allora 2x = a + b .
Se x + r {a, b } allora 2x = c + d per qualche c, d B .
/
Per evitare questo caso basta prendere x fuori
dall'insieme S4 = {(c + d) /2 : c, d B}.
Se x + r {a, b } allora 2x = c + x + r per qualche c B .
Per evitare questa situazione basta scegliere x fuori
dall'insieme S5 = {c + r : c B}.
2. b = x + r . Allora 2x = a + b 2r .
Se x {a, b } allora 2x = c + d 2r per alcuni c, d B .
/
Per evitare questa situazione basta scegliere x fuori
dall'insieme S6 = {(c + d 2r ) /2 : c, d B}.
Se x {a, b } allora 2x = c + x 2r per qualche c B .
Per evitare questo caso basta scegliere x fuori
dall'insieme S7 = {c 2r : c B}.
E' facile vedere che ogni insieme Si con i = 1, . . . , 7 ha cardinalit

||3 < c. Allora basta scegliere un x R2 \

Si .

i=1

In tutti i teoremi di questa sezione abbiamo utilizzato, durante la costruzione, propriet da preservare di carattere nitario come condizioni di non collinearit, intersezioni nite di cerchi e cos
via. Il fatto che queste condizioni sono state preservate quando
prendiamo un unione di insiemi costruiti precedentemente. Questo
approccio in generale non funziona sempre.
Ora dimostreremo un teorema dovuto ad Erds e Hajnal del
o
1969 che aerma

Teorema 4.7. C' una partizione numerabile di R2 tale che la

distanza tra due punti diversi dello stesso insieme Si irrazionale.

Se provassimo a dimostrare il teorema 4.7 dovremmo iniziare sicuramente con un'enumerazione {P : < c} dei punti di R2 ed al
passo aggiungere il punto P ad un insieme Si . Se cos fosse al passo
potremmo trovarci in errore, infatti, potrebbe succedere che per
ogni i < c' gi un elemento Pn Si , con n < , con distanza
20

razionale da P . Cos non possiamo assegnare P a nessuno degli


Si .
Per provare il risultato necessaria quindi una strategia diversa.

Denizione 4.8. Sia F : X k [X] 9 per qualche k < . Di-

ciamo che un sottoinsieme Y di X chiuso sotto l'azione di F se


F (y1 , y2 , . . . , yk ) Y per ogni y1 , y2 , . . . , yk Y . Se f : X k X
allora Y X chiuso sotto l'azione di f se chiuso sotto l'azione
di F , dove F (x) = {f (x)} . Inne, se F una famiglia di funzioni
da una potenza cartesiana nita di X in [X] o in X , un sottoinsieme Y X chiuso sotto l'azione di F se chiuso sotto l'azione
di ogni F in F .

Lemma 4.9. Sia F una famiglia al pi numerabile di funzioni da

una potenza cartesiana di X in [X] o in X . Allora:


a) Per ogni Z X esiste il pi piccolo insieme Y di X chiuso
sotto l'azione di F e contenente Z ;
tale insieme denotato con clF (Z), ha cardinalit minore o uguale
di |Z| + ; in particolare |clF (Z)| = |Z| per ogni insieme innito Z .
b) Se |X| = > allora esiste un succesione crescente X : <
di sottoinsiemi di X chiusi sotto l'azione di F tale che X = < X ,
|X | < per tutti gli < , e X = < X per ogni ordinale
limite < .
Dimostrazione. Nella dimostrazione identicheremo le funzioni

f : X X di F con F : X [X]1 , F (x) = {f (x)}.


a) Sia = |Z|+ . Costruiamo, per induzione su n < , una successione crescente Zn [X] : n < ponendo Z0 = Z e denendo
Zn+1 come
Zn

m
{F (z1 , . . . , zm ) : F F dom F = X m (z1 , . . . zm ) Zn }

Notiamo subito che |Zn+1 | . Ci dipende dal fatto che |Zn |


e il secondo insieme un unione di una famiglia di insiemi di cardinalit indiciata da un insieme di cardinalit |F| |Zn |<
.
Deniamo clF (Z) = n< Zn . Ovviamente Z clF (Z) X e
|clF (Z)| , cos clF (Z) unione numerabile di insiemi al pi di
cardinalit .
9 Dato

un insieme X ed un cardinale , indicheremo con [X] l'insieme delle parti di X


di cardinalit al pi .

21

Per vedere che clF (Z) chiuso sotto l'azione di F si consideri


F F . Se X m il dominio di F e z1 , . . . , zm clF (Z), allora esiste
un n Ntale che z1 , . . . , zm Zn e cos F (z1 , . . . , zm ) Zn+1
clF (Z).
Per provare che clF (Z) il pi piccolo sottoinsieme di X chiuso
sotto l'azione di F e contenente Z , sia Y un altro sottoinsieme che ha
tale propriet. Allora Z0 = Z Y e applicando induzione possiamo
provare che Zn Y per ogni n < . Cos clF (Z) = n< Zn Y .
(b) Enumeriamo X come {x : < } e deniamo
X = clF ({x : < }). Allora l'espressione X = < X
ovvia e |X | || + < per < segue immediatamente dalla
(a). Le altre due condizioni sono semplice conseguenza del fatto che
clF (Z) il pi piccolo sottoinsieme di X contenente Z e chiuso sotto
l'azione di F .
Siamo ora pronti per la dimostrazione del teorema 4.7.

Dimostrazione. Per induzione su = |X|, lo scopo provare che

ogni sottoinsieme X R2 pu essere decomposto come descritto


nell'enunciato del teorema.
Supponiamo X R2 tale che |X| = e supponiamo che tale
aermazione vera per ogni sottoinsieme Y R2 di cardinalit <.
Dobbiamo allora provare tale aermazione per X .
Se allora l'aermazione ovvia da fatto che possiamo
inserire ogni elemento di X in un insieme Si diverso. Assumiamo
allora > .
2
<
Per ogni p, q Q deniamo Fpq :(R2 ) [R2 ] con

Fpq (x, y) = z R2 : |x z| = p |y z| = q
<

Notiamo che Fpq (x, y) [R2 ] dal fatto che ha al pi due punti.
Sia F = {Fpq : p, q Q} e sia X = < X , dove X : <
una successione di sottoinsiemi chiusi sotto l'azione di F come nel
lemma precedente (b).
Deniremo una decomposizione di X in insiemi Si denendo
g : X e Si = g 1 (i) (tale funzione ci dir che l'elemento
x X appartiene all'insieme Sg(x) ). La funzione g deve avere la
propriet che
se g(x) = g(y) per x, y X e x = y allora |x y| Q
/
(1)
Deniamo la funzione g induttivamente sugli insiemi X
22

per < .
Assumiamo che per qualche < la funzione g gi stata denita su ogni X per tutti gli < . Se un ordinale limite ,
allora g gi stata denita su X = < X ed facile mostrare
che soddisfa la propriet (1). Supponiamo che un ordinale successore, diciamo = + 1. Allora g denita su X . Dobbiamo
estendere la nostra denizione all'insieme Z = X+1 \ X .
Poich |Z| |X+1 | < possiamo trovare una funzione
h : Z che soddisfa la (1). Potremmo provare a denire la
g su Z come su h. Comunque, ci potrebbe non funzionare, poich
per qualche z Z potrebbe esserci un x X tale che |z x| Q.
Ma X chiuso sotto l'azione di F . Allora per ogni z Z c' al pi
xz X tale che |z xz | Q.
Cos deneremo g su Z tale che per ogni z Z e h(z) = n in
modo tale cheabbiamo g(z) {2n, 2n + 1}. Allora g|Z soddisfa la
(1), cos come h. Basta ora scegliere g(z) diverso da g(xz ), se xz
esiste, o un valore arbitrario in {2n, 2n + 1}.
Anche Rn per qualsiasi n N pu essere decomposto come dimostrato nel teorema 4.9, ma la dimostrazione alquanto dicoltosa.
L'ultimo teorema di questa sezione dovuto a Sierpinski (1919).
Anche se la dimostrazione essenzialmente semplice ci d un interessante risultato: l'insieme costruito esiste se e solo se assunta
l'ipotesi del continuo.

Teorema 4.10. L'ipotesi del continuo equivalente all'esistenza di


un sottoinsieme A di R2 con la propriet che
|Ay |

R2 \ A

per ogni x, y R.
Dimostrazione. : Assumiamo l'ipotesi del continuo. Sia c = 1 e

sia un buon ordinamento di R del tipo 1 (per trovarlo, prendiamo


una biezione f : R 1 e diciamo che x
y se e solo se f (x)
f (y)).
Deniamo A = {(x, y) : x y}.
Ora Ay = {x R : (x, y) A} = {x R : x y} un segmento
iniziale di un insieme con tipo d'ordine 1 , cos ha cardinalit < 1 ,
cio, .
E allora stesso modo
23

R2 \ A
=

(x, y) R2 : (x, y) A
/

(x, y) R2 : y

= {y R : y

=
x}

un segmento iniziale di un insieme con tipo d'ordine 1 , cio


che ha cardinalit .
: Assumiamo che |R| = c > 1 e sia A R2 tale che |Ay |
per ogni y R. Mostreremo che il complemento di A ha un sezione
verticale non numerabile.
Sia Y R tale che |Y | = 1 (se f : c R una biezione,
prendiamo Y = f [1 ]). Sia X = yY Ay . Allora |X| 1 poich
unione di 1 insiemi di cardinalit minore di 1 . Prendiamo x
R \ X . Allora (x, y) A per ogni y Y , poich x Ay .Quindi
/
/
2
2
{x} Y R \ A e cos Y (R \ A)x .
Allora |(R2 \ A)x | 1 > .

24