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Universit degli Studi di Genova

Facolt di Ingegneria




DOTTORATO DI RICERCA IN INGEGNERIA CIVILE ED
AMBIENTALE

XVIII CICLO


TESI DI DOTTORATO:
DI ALESSANDRO GALASCO


ANALI SI SI SMI CA DEGLI EDI FI CI I N MURATURA



VERSIONE DI REVISIONE


RELATORE: PROF. SERGIO LAGOMARSINO

CORRELATORE: DOTT. ING. ANDREA PENNA


DIRETTORE DEL CORSO DI DOTTORATO: PROF. GIOVANNI SOLARI






SOMMARIO Analisi sismica degli edifici in muratura 3
SOMMARI O
1 MURATURA E TERREMOTI 5
1.1 VUNERABILIT SISMICA EDIFICI IN MURATURA 5
1.2 COMPORTAMENTO DELLA MURATURA SOTTO AZIONI SISMICHE 7
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 9
2 MODELLAZIONE DELLA RISPOSTA GLOBALE 11
2.1 METODOLOGIE DI ANALISI SISMICA 11
2.1.1 ANALISI DINAMICA NON LINEARE E METODO DI INTEGRAZIONE DI NEWMARK 12
2.1.2 ANALISI STATICA EQUIVALENTE (CASO ELASTICO-LINEARE) 15
2.1.3 ANALISI STATICA E MODELLAZIONE NON LINEARE 17
2.1.4 ANALISI STATICHE NON LINEARI, FORMULAZIONE MATRICIALE 20
2.2 METODOLOGIE NORMATIVE DI ANALISI SISMICA 24
2.2.1 PROGETTAZIONE TRADIZIONALE (FORCE-BASED DESIGN) 25
2.2.2 LA PROGETTAZIONE PRESTAZIONALE (PERFORMANCE-BASED DESIGN) 25
2.3 STRATEGIE DI MODELLAZIONE 26
2.3.1 ANALISI LIMITE DELLEQUILIBRIO 27
2.3.2 MODELLI A PUNTONE EQUIVALENTE 27
2.3.3 METODI TIPO POR 28
2.3.4 MODELLAZIONE DI DETTAGLIO (F.E.M.) 30
2.3.5 MODELLI A TELAIO EQUIVALENTE 31
2.4 MODELLAZIONE A TELAIO EQUIVALENTE 35
2.4.1 MODELLAZIONE DELLA PARETE (COSTRUZIONE DEL TELAIO) 36
2.4.2 MODELLAZIONE DELLA PARETE (INDIVIDUAZIONE DI MASCHI E FASCE) 38
2.4.3 MODELLAZIONE TRIDIMENSIONALE 39
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 45
3 MODELLAZIONE DEL COMPORTAMENTO MECCANICO DELLA MURATURA 47
3.1 CRITERI DI RESISTENZA NEL PIANO 47
3.2 MACROELEMENTO 52
3.3 ELEMENTO BILINEARE CON I CRITERI DI RESISTENZA DELLORDINANZA 59
3.4 PROVE SPERIMENTALI SUI PANNELLI 61
3.5 ANALISI DINAMICA 66
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 71
4 AFFIDABILIT MODELLAZIONE 73
4.1 SPERIMENTAZIONE DI PAVIA (DESCRIZIONE PROVA) 74
4.2 MODELLO A TELAIO EQUIVALENTE 76
4.3 MODELLO A MACROELEMENTI 80
4.4 MODELLO CON LEGAME BILINEARE 82
4.5 MODELLO COMPLESSIVO 85
4.6 RISPOSTA DINAMICA 88
4.7 CONCLUSIONI 96

SOMMARIO Analisi sismica degli edifici in muratura 4
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 96
5 PROCEDURE DI ANALISI SISMICA 98
5.1 LANALISI STATICA NON LINEARE ED IL METODO DELLO SPETTRO DI CAPACIT 98
5.1.1 SPETTRI DI RISPOSTA DELLA DOMANDA: ANELASTICI ED ELASTICI SOVRASMORZATI 101
5.1.2 CURVA DI CAPACIT E PERFORMANCE-POINT 104
5.2 ASPETTI CRITICI DELLA RIDUZIONE ALLOSCILLATORE ELASTOPLASTICO EQUIVALENTE 107
5.2.1 SCELTA DEL NODO DI CONTROLLO 107
5.2.2 DISTRIBUZIONE DI FORZE ED ANALISI PUSHOVER 114
5.3 ANALISI ADATTIVA 118
5.3.1 ANALISI NEL PIANO 120
5.3.2 ANALISI TRIDIMENSIONALE E LIMITI DELLAPPROCCIO ADATTIVO 123
5.3.3 ANALISI ADATTIVA CORRETTA 126
5.4 CONCLUSIONI 130
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 131
6 MODELLAZIONE DI EDIFICI IRREGOLARI 133
6.1 EDIFICIO TIPO 133
6.1.1 GEOMETRIA 133
6.1.2 PARAMETRI MECCANICI 134
6.1.3 ANALISI CARICHI 135
6.1.4 AZIONE SISMICA 136
6.1.5 MODELLO NUMERICO 137
6.1.6 ANALISI MODALE 139
6.1.7 ANALISI STATICA NON LINEARE 141
6.2 EDIFICIO SOPRAELEVATO (3 PIANI) 146
6.3 EDIFICIO ECCENTRICAMENTE SOPRAELEVATO (3 PIANI) 150
6.4 EDIFICIO CON IRREGOLARIT IN FONDAZIONE 156
6.4.1 CALCOLO DEI COEFFICIENTE DI REAZIONE 157
6.4.2 MODELLAZIONE DEL SUOLO ELASTICO 158
6.4.3 MODELLO CON PORZIONE CANTINATA 161
6.5 EDIFICIO PLANIMETRICAMENTE IRREGOLARE 168
6.6 IRREGOLARIT NON QUANTIFICABILI NELLA DISTRIBUZIONE DELLE MASSE 171
6.7 CONCLUSIONI 176
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 177




CAPITOLO 1 Analisi sismica degli edifici in muratura 5
1 Muratura e Terremoti
Allespressione edificio in muratura possono essere associate forme di edilizia molto diverse fra
loro a cui corrispondono differenti comportamenti sismici: la variet di tipologie principalmente
legata a caratteri tecnologici che generalmente dipendono dal sito di costruzione, dallepoca storica
e dalla destinazione duso originaria. Daltra parte, pur con materiali diversi e diverse proporzioni
geometriche tra gli elementi, possibile riconoscere comportamenti comuni alla maggior parte di
ci che si raggruppa nella categoria degli edifici in muratura.
Tali manufatti ancora oggi costituiscono una rilevante porzione del costruito sia in Italia, sia nel
resto dellEuropa, senza dimenticare vaste aree dellAsia e del sud America. frequente a tuttoggi
ledificazione di strutture residenziali (specie di pochi piani) costituite da strutture portanti in
mattoni, tuttavia una buona parte delle costruzioni in muratura sono state edificate in passato. In
molti casi esse sorgono in zone ad elevata pericolosit sismica o, comunque, soggette a rischio.
Naturalmente la salvaguardia delle persone presenti in tali edifici resta laspetto umano
indubbiamente primario tuttavia comunque altrettanto importante la tutela del patrimonio edilizio
dal punto di vista archeologico, storico, paesaggistico, legata alla presenza delluomo nel corso dei
secoli.
Al fine di effettuare una modellazione, che sia il pi possibile aderente alla realt ed efficace al fine
della verifica sismica, indispensabile pertanto focalizzare i caratteri fondamentali della risposta
degli edifici in muratura allazione del terremoto: i meccanismi di danno osservati negli edifici
possono essere suddivisi in due categorie a seconda del tipo di risposta delle pareti: i cosiddetti
meccanismi di primo modo, in cui sono coinvolte pareti o porzioni di esse sollecitate
ortogonalmente al proprio piano, e di secondo modo, in cui la parete risponde allazione sismica nel
proprio piano.
In assenza di opportuni collegamenti tra pareti ortogonali (ammorsamenti, catene) ed a livello degli
orizzontamenti la risposta della costruzione allazione orizzontale avviene per parti. Le singole
pareti tendono a comportarsi indipendentemente le une dalle altre ed a sviluppare meccanismi di
collasso di I modo trasformando la risposta globale della costruzione nella somma delle risposte
locali delle singole pareti.
Nel caso, invece, in cui sia presente un idoneo grado di collegamento tra le pareti la ripartizione
delle azioni sismiche avviene in base alla rigidezza ed alla posizione relativa delle pareti mediata
dalla rigidezza di piano degli orizzontamenti. La risposta, allora, dipende dal comportamento delle
pareti nel proprio piano, che collaborano tra loro e fra cui le azioni sono ripartite seguendo
levoluzione non lineare del sistema.
La natura dinamica dellazione sismica fa s che si possano inoltre verificare meccanismi di danno
legati allinterazione tra le varie parti e, soprattutto, che il comportamento ciclico non lineare del
materiale giochi un ruolo fondamentale nella risposta: il degrado di resistenza della muratura induce
una maggiore ridistribuzione delle forze tra le varie pareti, lenergia dissipata nei cicli di isteresi
sopperisce talvolta alla limitata capacit duttile dei pannelli ed il degrado di rigidezza porta la
struttura a modificare il proprio modo di vibrare e, dunque, ad avere una diversa richiesta in termini
spettrali.

1.1 Vunerabilit sismica edifici in muratura
Terremoti storici ed eventi recenti hanno evidenziato lelevata vulnerabilit sismica degli edifici in
muratura; tali strutture sono concepite per resistere in maniera ottimale alle azioni verticali: pilastri,
pareti, archi e volte sono elementi che lavorano prevalentemente a compressione. Un evento sismico

CAPITOLO 1 Analisi sismica degli edifici in muratura 6
genera invece azioni assimilabili ad un campo di forze orizzontali, che inducono sforzi di flessione
negli elementi strutturali. Qualora non siano presenti dispositivi idonei a sopportare queste azioni si
riscontrano danni elevati che investono ledificio nel complesso o anche solo una parte di esso
(collassi locali).
Un evento sismico genera azioni dinamiche complesse, dovute sia al moto del terreno durante il
terremoto sia alle caratteristiche di risposta della struttura colpita dal sisma; a parit daccelerazione
misurata al suolo si possono riscontrare valori molto diversi delle sollecitazioni in funzione delle
caratteristiche proprie delledificio (rigidezza, smorzame nto, livelli di soglia nella risposta degli
elementi); questi parametri possono inoltre cambiare anche durante levento sismico stesso a causa
di lesioni e parzializzazioni. Dalla distribuzione geometrica delle masse e delle rigidezze e dalla
resistenza dei materiali pu dipendere una maggiore amplificazione dellinput sismico (a queste
grandezze sono legati il periodo proprio delledificio, e lo smorzamento). In generale si pu
affermare che un periodo proprio e uno smorzamento bassi portino a forti amplificazioni nelle
accelerazioni trasmesse dal terreno: gli edifici in muratura, solitamente tozzi e ad elevata rigidezza
traslazionale, manifestano valori del periodo proprio cos bassi da esaltare linput sismico, questo fa
s che le accelerazioni, e in definitiva le forze di inerzia che sollecitano la struttura, raggiungano
livelli considerevoli.
Con il progredire dellevento sismico la struttura inevitabilmente subisce dei fenomeni fessurativi
che, aumentando la deformabilit del complesso, portano il periodo proprio verso valori sempre pi
elevati attenuando lamplificazione.
Un'ulteriore riduzione delle sollecitazioni dovuta allo sviluppo di un quadro fessurativo che
contribuisce ad elevare i gi alti livelli di smorzamento propri delledificio murario.
In definitiva come se il complesso murario, nonostante la limitata duttilit posseduta dai singoli
componenti, durante levento sismico si adatti alle sollecitazioni trasmesse, accompagnando il moto
del terreno e limitando i suoi effetti catastrofici.
proprio sfruttando queste capacit di adattamento che un edificio in muratura, correttamente
progettato e costruito, resiste in maniera altamente affidabile alle sollecitazioni sismiche.
Alla base di una corretta concezione strutturale di un edificio in muratura vi il concetto di
comportamento scatolare: gli elementi resistenti, costituiti da due sistemi verticali di pareti disposti
generalmente secondo due direzioni mutuamente ortogonali e da un sistema di elementi orizzontali
(per lo pi solai piani), devono essere efficacemente connessi, in modo da garantire un
comportamento statico di natura scatolare, capace di resistere a sollecitazioni provenienti da
qualsiasi direzione. Questa concezione strutturale fornisce al fabbricato unottima resistenza
dinsieme, comprovata dal buon comportamento mostrato anche in zona sismica, da edifici in
muratura, correttamente costruiti.
Ulteriori informazioni sulle regole per ottenere murature resistenti ad azioni sismiche si possono
ottenere dallosservazione dei danni subiti da costruzioni in muratura in occasione di eventi tellurici:
si pu notare come il terremoto non disintegri in modo disordinato le case, ma ne selezioni le parti
strutturali e le soluzioni tecnologiche pi deboli, provocandone il degrado od il collasso secondo
meccanismi in molti casi facilmente individuabili. Uninsufficiente rigidezza della struttura nel suo
complesso dovuta ad esempio al cattivo collegamento tra le parti che la costituiscono impedisce,
infatti, che questa possa resistere, nella sua globalit, alle azioni sismiche. Solai privi di unadeguata
rigidezza nel proprio piano e non correttamente vincolati alle pareti e collegamenti tra pareti
verticali inadeguati rendono impossibile, o comunque insufficiente, la ripartizione delle forze agenti
sulledificio: questo determina unazione individuale delle singole pareti, rendendo pi vulnerabili
quelle disposte ortogonalmente alla direzione del sisma che, non trattenute dalle pareti adiacenti,
rischiano il ribaltamento fuori dal proprio piano.

CAPITOLO 1 Analisi sismica degli edifici in muratura 7
Va inoltre considerata la qualit dei materiali leganti: se questi risultano scadenti viene vanificata
anche leventuale corretta concezione scatolare della struttura.
Per ridurre la possibilit di avere meccanismi di collasso di ribaltamento, si deve garantire una
sufficiente collaborazione tra le parti resistenti della struttura in muratura, si devono cio rendere
collaboranti pareti e solai, irrigidendo questi ultimi nel loro piano e realizzando correttamente gli
ammorsamenti; cos il degrado ed il successivo collasso degli edifici dipende dalla resistenza nel
piano, delle pareti e degli elementi che le costituiscono.
1.2 Comportamento della muratura sotto azioni sismiche
Dallosservazione del danno, interpretata con gli strumenti della meccanica e della scienza delle
costruzioni, possibile evidenziare come, a differenti caratteristiche tipologico costruttive,
corrisponda una diversit di comportamento delle struttura sollecitata dallazione sismica.
I danni tipici del costruito in muratura possono essere distinti secondo due fondamentali modalit di
collasso: i cosiddetti (Giuffr, 1993) meccanismi di primo e secondo modo.
Per meccanismi di I modo si intendono quei cinematismi di collasso connessi al comportamento
delle pareti in muratura fuori dal proprio piano, quindi con comportamento flessionale e
ribaltamento (rocking).
I meccanismi di II modo riguardano invece la risposta della parete nel proprio piano, con tipici
danneggiamenti per taglio e flessione.
Lattivazione di tali modalit di collasso , per, strettamente dipendente dal comportamento globale
delledificio, che a sua volta dipende dalle caratteristiche tipologiche e tecnologiche.
In una costruzione in muratura possibile identificare molteplici strutture resistenti a seconda della
condizione di carico considerata, tuttavia, secondo una semplice schematizzazione, sia pure con
diverso comportamento in funzione della sollecitazione considerata, possono essere identificati
come elementi resistenti le pareti e gli orizzontamenti (solai, volte, coperture).
Il comportamento globale della struttura allazione sismica fortemente influenzato, ancor prima
che dalle caratteristiche intrinseche dei singoli elementi strutturali, dal grado di connessione presente
tra essi.
Carenze nel collegamento tra pareti ortogonali e tra pareti ed orizzontamenti fanno s che la struttura
non sia in grado di sviluppare, durante il terremoto, una risposta globale che chiami a collaborare fra
loro le diverse pareti ed a ripartire tra esse le sollecitazioni indotte. In questo caso, infatti, si ha una
risposta pressoch indipendente della singola parete con una limitata interazione con il resto della
fabbrica. La risposta che la parete tende ad avere allora ovviamente dominata dal comportamento
fuori piano, esibendo, nei riguardi dei meccanismi di I modo, una evidente maggiore vulnerabilit.
La presenza di un buon ammorsamento tra pareti o di connessioni anche puntuali, ottenibili ad
esempio con linserimento di catene metalliche, innesca invece la collaborazione nella risposta tra le
varie componenti della fabbrica. Ledificio ha, perci, un comportamento dinsieme che porta poter
ricorrere alle maggiori risorse di rigidezza e resistenza delle pareti nel proprio piano.
La probabilit di insorgenza di meccanismi di ribaltamento fuori piano viene decisamente ridotta
dalle diverse condizioni di vincolo in cui si viene ora a trovare la parete e pu ulteriormente ridursi
nel caso di un buon collegamento ad esse degli orizzontamenti.
In questo caso, in cui si realizza il cosiddetto comportamento scatolare, assume un ruolo
fondamentale, ai fini della risposta sismica, la rigidezza dei solai nel proprio piano: solai molto
rigidi ripartiscono le azioni fra le pareti in base alla loro rigidezza ed alla posizione in pianta
favorendo, inoltre, linstaurarsi di meccanismi di collasso di piano.
Nella figura seguente schematizzata la variazione del comportamento strutturale indotta dal
diverso grado di collegamento tra le parti e dalla differente rigidezza dei solai.

CAPITOLO 1 Analisi sismica degli edifici in muratura 8


Figura 1 - Influenza del grado di vincolo tra gli elementi sulla risposta sismica: pareti non vincolate o
ammorsate (a), pareti ammorsate con orizzontamento flessibile (b) e rigido (c)
Le figure seguenti mostrano invece come, anche con interventi puntuali, sia possibile limitare
loccorrenza di meccanismi di I modo e ridurne la vulnerabilit associata trasferendo la risposta
fuori piano della facciata alla risposta nel piano delle pareti di spina.


Figura 2 - Meccanismi di ribaltamento della facciata: senza ammorsamento (1), con ammorsamento (2) e
con linserimento di una catena (3)


Figura 3 - Modifica dei meccanismi di collasso attraverso linserimento di catene

La realizzazione del comportamento scatolare fa s che per ledificio si possa definire una
vulnerabilit globale che dipende dalla risposta sismica di tutto il sistema strutturale, governata dalla
risposta nel piano delle pareti e dallazione di collegamento e ripartizione esercitata dagli
orizzontamenti.

CAPITOLO 1 Analisi sismica degli edifici in muratura 9
Risulta dunque fondamentale analizzare la risposta della parete nel proprio piano, studiare i possibili
meccanismi di danneggiamento e valutare linterazione con il resto della costruzione.




Figura 4 - Meccanismi di danno di pareti nel piano

Anche in presenza di comportamento scatolare, accanto ad una vulnerabilit globale delledificio si
debbono, tuttavia, considerare possibili vulnerabilit locali legate a meccanismi di primo modo
sviluppati su porzioni di pareti non vincolate od a richieste di duttilit superiori a quelle disponibili
per i meccanismi nel piano locali.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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CAPITOLO 1 Analisi sismica degli edifici in muratura 10
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CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 11
2 Modellazione della risposta globale
Un evento sismico si manifesta attraverso un moto oscillatorio del terreno su cui poggia ledificio: la
natura di tale oscillazione dipender dalla morfologia del sottosuolo e dalla posizione dellipocentro
sismico. Lintensit dipender dallenergia rilasciata dal terremoto.
Disponendo di un opportuno modello meccanico, capace di cogliere le non linearit intrinseche della
muratura, si pu pensare ad una simulazione numerica del sisma, a partire dalla sua time-history
(spostamento/accelerazione al suolo al variare del tempo). Questo procedimento, applicato ad un
sistema discreto (costituito cio da un numero finito di gradi di libert) si pu pensare impostato
attraverso la seconda legge di Newton: la somma delle forze sar uguale alla massa accelerata. Da
un punto di vista computazionale si riconduce il sistema di equazioni differenziali ad un equivalente
sistema algebrico (attraverso opportune integrazioni) di pi agevole soluzione.
Un simile approccio per molto complesso, pur disponendo di elaboratori elettronici, pertanto si
cercato di ricondurre il problema in un ambito prettamente statico: ipotizzando un comportamento
elastico-lineare si pu sostituire alla time-history del sisma il suo spettro, determinando il campo di
forze che produrr lo spostamento massimo (analisi modale). Tale metodologia, oltre ad avere il
limite di aver assunto un comportamento elastico del materiale muratura (ipotesi smentita dalle
prove sperimentali) non in grado di fornire informazioni di carattere prestazionale, ovvero non
potr prevedere per quale livello di accelerazione sismica si perda loperativit del manufatto, e per
quale si possa solo pi garantire la salvaguardia delle vite degli occupanti.
Tali risposte possono essere fornite da analisi statiche incrementali su modelli non lineari, a partire
dagli spettri elastici dei terremoti. Lapproccio prestazionale alla base delle pi recenti normative
sismiche sia europee (Eurocodice 8, nuova ordinanza sismica italiana: All. 2 O.P.C.M. 3274/03 e
s.m.i.) sia americane (FEMA 440 , ATC 40).
Le analisi vengono effettuate su sistemi discreti capaci di cogliere in modo pi o meno raffinato il
comportamento non lineare degli elementi murari. Ferma restando la possibilit di una modellazione
puntuale con elementi finiti (Gambarotta & Lagomarsino, 1997; Podest, 2005; Calderini &
Lagomarsino; 2004) del continuo murario, pi praticabile cercare una discretizzazione
macroscopica degli elementi strutturali (modellazione a telaio equivalente). Tale soluzione, idonea a
modellare complessi scatolari (pi spesso, nelledilizia monumentale la risposta governata da
meccanismi di I modo e pertanto pi verosimilmente analizzabile individuando macromeccanismi
che coinvolgano sottosistemi strutturali) peraltro recepita dalla recente OPCM 3274.
Le procedure di analisi che seguiranno, sono state implementate nel solutore del programma di
calcolo TREMURI, (Galasco et al. 2002)
2.1 Metodologie di analisi sismica
Lanalisi sismica di edifici in muratura condotta mediante unanalisi dinamica al passo, richiede lo
studio di sistemi non lineari soggetti a forzanti esterne descritte da accelerogrammi, cio da
successioni di accelerazioni misurate al suolo a intervalli di tempo regolari. Disponendo di un
sistema discreto ad n gradi di libert si pu formulare il problema in termini vettoriali mediante la
seguente espressione:
( ) ( ) ( ) ( ); t t t t + +
.. . ..
M q Dq Kq M u (2.1)


CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 12
dove M rappresenta la matrice di massa, D la matrice di smorzamento, K la matrice di rigidezza,
laccelerazione al suolo mentre q lo spostamento relativo dei nodi della struttura (
&
qvelocit,
&& qaccelerazione).
Disponendo dei valori della forzante a step temporali regolari, possibile ricondurre il sistema
differenziale in un sistema algebrico in cui velocit e spostamento (laccelerazione ricavata a
partire da questi ultimi) siano calcolati in funzione dei valori trovati al passo precedente.

2.1.1 Analisi dinamica non lineare e metodo di integrazione di Newmark
Il metodo di Newmark si propone di trasformare il sistema differenziale in un sistema algebrico; per
fare ci, scelto un opportuno step temporale t, esplicita i valori di velocit, spostamento ed
accelerazione a partire dai valori trovati al passo precedente:

( )
2
2
1
2
1
1 1
1
2
.. .
n+1 n+1 n+1 n+1
. .. ..
n+1 n n n n+1
. . .. ..
n+1 n n n+1
.. . ..
n+1 n n+1 n n
M q Dq Kq f
q q q q q
q q q q
q q q q q
t t
t
t
t



+ +
1 _
+ + +
1
,
]
1
+ +
1
]
_
_


,
,
(2.2)
La forzante esterna f
n+1
nel caso di accelerazione sismica coincider con ( )
..
M u t , mentre i
parametri e descrivono una famiglia di metodi di integrazione: in particolare assumendo
1
4
e
1
2
si ha il metodo dellaccelerazione media costante, implicito ed
incondizionatamente stabile (si potrebbe esplicitare il metodo con =0, ma si distorcerebbero le
frequenze). In realt se si conoscono le grandezze cinematiche al passo iniziale il metodo diviene
esplicito.
Sostituendo spostamento e velocit nel sistema principale si ottiene:

( )
( )
2
2
2
1 ;
1 1
1
2
1 1
1 1 ;
2
t
t
t
t t t
t
t t





1
+ + + +
' ;
1
]

1
_
_
+
1

,
,
]
1
_
_
+ +
1

,
,
]
_
+


,
.. . .. ..
n+1 n n n+1 n+1 n+1
. ..
n+1 n n n
. .. . ..
n+1 n n n n+1 n+1 n n
M q D q q q Kq f
M q q q q
D q q q q Kq f Dq Dq
1
M D+K
2
1 1 1
2 2
t t
t
t


_
+ + +


,
1 1
_ _ _
+ + +
1 1

, , , ] ]
n+1 n+1 n
. ..
n n
1
q f M D q
1 1 1
M D q M D q
(2.3)

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 13
semplificando alcuni termini ed osservando che lunica incognita rimasta q
n+1
, pongo:

2
2
.
1 2
2 2
n+1 n+1 n
..
n n
1
K= M D+K
1 1
f =f M D q
1 - 1
+ M D q M D q
t t
t t
t
t





_
+


,
_
+ + +


,
1
_ _ _
+ + +
1

, , ,
]
%
%
(2.4)
da cui il sistema algebrico risolvente:

n+1 n+1
Kq =f
% %
(2.5)

-1
n+1 n+1
q =K f
% %
(2.6)
noto lo spostamento al passo n+1 dalle relazioni riportate nella (2.1) si ottengono anche velocit e
accelerazione.
Nellottica di implementare una procedura di convergenza non lineare necessario riscrivere il
metodo di Newmark in forma incrementale; si cercher una formulazione che abbia come incognite
gli incrementi di spostamento, velocit, accelerazione dal passo n al passo n+1.

.. .
n+1 n+1 n+1 n+1
.. .
n n n n
M q Dq Kq f -
M q Dq Kq f =
+ +
+ +
(2.7)

.. .
n+1 n+1 n+1 n+1
M q D q K q f + +

anche gli incrementi cinematici possono essere espressi in funzione dei valori al passo precedente,
basta rielaborare le relazioni della (2.1):

2 2
1 1
2 2
. .. .. . .. ..
n+1 n n n+1 n n n+1
q q q q q q q t t t t
1 _ _
+ + + +
1
, ,
]
(2.8)
( )
1
. .. .. .. ..
n+1 n n+1 n n+1
q q q q q t t
1 _
+ +

1
] ,
(2.9)

2
1 1 1
2
.. . ..
n+1 n+1 n n
q q q q
t t


(2.10)
Sostituendo la (2.9) nella (2.7):

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 14

( )
;
;
.. .. ..
n+1 n+1 n+1 n n+1
.. ..
n+1 n+1 n+1 n
M q D q q K q f
M D q K q f Dq
t
t t

_
+ + +

,
+ +
(2.11)
Sostituendo poi la (2.10) nella (2.7):
( ) ( ) ( )
2
2
1 1 1
2
;
1 1 1
1
2 2
. ..
n+1 n n
..
n+1 n+1 n
. ..
n+1 n+1 n n
M D q M D q M D q
K q f Dq
M D K q f M D q M D q
t t t
t t
t
t
t t t




+ + + +

+
1 _ _ _
+ + + + +
1

, , , ]
(2.12)
pongo:

2
1
1 1
1
2 2
.
n+1 n+1 n
K= M D K
f f M D q M D
t t
t
t




_
+ +


,
1 _ _
+ + +
1

, ,
]
%
%
(2.13)

il sistema risolvente diviene:

n+1 n+1
K q = f
% %
(2.14)

-1
n+1 n+1
q =K f
% %
(2.15)
Sommando lincremento di spostamento al passo n+1 allo spostamento al passo precedente si
ottiene il valore al passo in analisi, ricordando le relazioni (2.9) e (2.10) si possono aggiornare anche
velocit e accelerazione.
La non linearit del legame fa s che nel sistema differenziale venga meno la possibilit di esprimere
la reazione elastica come Kq, fermo restando la linearit dei termini viscosi e inerziali:

.. .
legame esterne
M q Dq f (q)=f + + (2.16)
il termine f
esterne
comprende le azioni sismiche sommate al campo di forze preesistente.
La risoluzione grazie al metodo di Newton-Ramphson, si corregger attraverso la matrice elastica
K
%
fino a convergenza un valore di tentativo dello spostamento: sia ? x la correzione elastica, sia
0
x x ?x + %
il valore ipotizzato di spostamento, attraverso la funzione f
legame
(x) si ricava il campo di
sollecitazioni che corrispondono secondo il legame allo stato x. A queste azioni vanno aggiunti i
termini inerziali, dovuti alla seconda legge di Newton (
..
M x%
) ed i termini viscosi (
.
Dx%
). Lo stato di

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 15
sollecitazioni cos determinato ( ( )
.. .
legame
M x Dx f x + + % % % ) dovr eguagliare il campo di forze esterne
(
n+1 preesistenti
?f f +
%
) o comunque dovr esserci una differenza percentuale piccola.

2.1.2 Analisi statica equivalente (caso elastico-lineare)
La soluzione del problema in termini dinamico-incrementali senza dubbio completa ed esaustiva,
tuttavia poco pratica: oltre ad un considerevole onere computazionale si deve aggiungere una
indubbia dipendenza dallo specifico accelerogramma scelto. Ne consegue la necessit di operare con
pi storie temporali, nonch il problema della sintesi delle informazioni ottenute. Questo problema
sarebbe molto semplice su un modello elastico-lineare ad un solo grado di libert:


.. . ..
( ) ( ) ( ) ( )
2
mq t c q t kq t mu t
k
T
m

+ +

(2.17)
dove m la massa, c lo smorzamento, k la rigidezza, laccelerazione della forzante mentre la
pulsazione e T il periodo naturale. La soluzione nel dominio del tempo pu essere calcolata
mediante lintegrale di Duhamel (Petrini et al., 2004) ; la soluzione esplicita u(t) permette di
definire, in ogni istante temporale, una forza F
s
=ku(t) detta forza statica equivalente tale che, se
applicata al sistema, determini spostamenti uguali a quelli che deriverebbero dal problema
differenziale. Tale forza coincide con la forza elastica di richiamo. Questo approccio
particolarmente vantaggioso poich permette di ricondurre il sisma ad un carico statico. Inoltre
ricordando la definizione di pseudo-accelerazione (tale valore coincide con laccelerazione effettiva
in assenza di smorzamento: Petrini et al., 2004) a(t)=
2
u(t) si avrebbe F
s
=ma(t).
Il calcolo di F
s
ad ogni istante non necessario, al contrario si pu determinare direttamente il
valore massimo della forza statica equivalente, in corrispondenza cio della massima accelerazione:

max 2 max max
s
F m u ma (2.18)
Applicando tale forza al sistema (per ora ad un solo grado di libert) si ottengono gli spostamenti
massimi indotti dal sisma; viene cos condensato leffetto di una storia temporale complessa ad un
unico valore. Inoltre la conoscenza delle massime accelerazioni (o spostamenti) indotte da un
segnale dinamico su un sistema ad un g.d.l. (grado di libert) pu essere sintetizzato negli spettri di
risposta elastici , ovvero un diagramma che restituisce la massima accelerazione prodotta in
funzione del periodo del sistema (a smorzamento fissato, di solito il 5%).

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 16
-1.00E-01
-8.00E-02
-6.00E-02
-4.00E-02
-2.00E-02
0. 00E+00
2.00E-02
4.00E-02
6.00E-02
8.00E-02
1.00E-01
0 5 1 0 15 2 0
ti me (s)
0.0000
0.0500
0.1000
0.1500
0.2000
0.2500
0.3000
0.3500
0.00 0. 50 1.00 1. 50 2.00 2. 50 3.00 3.50 4.00 4.50


Figura 5 - Vibrogramma e spettro di accelerazione di un sisma.

Ciascun terremoto pu essere sintetizzato in uno spettro, non solo ma possibile costruire spettri
che inviluppino le comportamenti di pi sismi, andando cio a coprire in modo pi omogeneo le
frequenze (la frequenza linverso del periodo): questo approccio seguito nella definizione degli
spettri forniti dalle varie normative.


Accelerazione

T

Tb

Tc

Td


Figura 6 - Esempio di spettro di normativa (OPCM 3274 ed Eurocodice 8: i valori di Tb,Tc,Td sono definiti
in base al suolo considerato)

Mediante la definizione di spettro elastico si pu riscrivere lespressione precedente:


max E E
s d a
F kS mS (2.19)
dove
E
d
S lo spettro elastico di spostamento, e
E
a
S lo spettro elastico di accelerazione.
Osservando la forma gli spettri si vede che per periodi molto bassi (tendenti a zero) la pseudo-
accelerazione massima tende a coincidere con laccelerazione del terreno, mentre lo spostamento
relativo si annulla, ovvero la struttura talmente rigida da seguire completamente il moto del suolo.
Aumentando il periodo si ha una amplificazione dei valori fino ad un picco in corrispondenza della
risonanza fra struttura e sisma; verso periodi elevati si osserva un annullamento dellaccelerazione
relativa e la stabilizzazione dello spostamento sul valore al suolo: la struttura talmente deformabile
da rimanere ferma rispetto ad un sistema assoluto (accelerazione assoluta nulla, spostamento
relativo uguale ed opposto al valore del terreno).

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 17
Il procedimento precedentemente descritto pu essere generalizzato a strutture a n gradi di libert (
g.d.l.); questa volta non si avr un unico periodo naturale della struttura ma tanti periodi quanti sono
i gradi di libert, ciascuno associato ad una particolare configurazione deformata: essi sono i modi
propri di vibrare e costituiscono le oscillazione periodiche libere del sistema in assenza di
smorzamento. La configurazione del sistema in un istante generico pu essere espressa mediante la
combinazione lineare di tali modi. Il calcolo dei modi deriva da unanalisi modale del sistema
(Petrini et al., 2004) da cui si desume inoltre, per ciascun modo, il coefficiente di partecipazione,
ovvero il peso relativo di quella soluzione. Usualmente i primi modi sono i pi significativi, tanto
che possibile esprimere, con sufficiente approssimazione, la risposta di un edificio mediante pochi
modi. In particolare per strutture pesanti e rigide come gli edifici in muratura, pu essere
sufficiente un modo solo.
La conclusione di questo procedimento ancora lapplicazione di una forza statica alledificio in
sintesi di una forzante dinamica.

2.1.3 Analisi statica e modellazione non lineare
Il limite dellapproccio sopra descritto lapprossimazione di linearit, poco coerente sia con il
materiale muratura sia con la logica progettuale di unanalisi sismica: ipotizzare che una struttura
permanga in campo elastico durante lazione del terremoto comporta un evidente
sovradimensionamento della stessa. In realt un edificio, danneggiandosi durante il terremoto,
dissipa una certa quantit di energia, riducendo cos leffetto del sisma; una struttura elastica, al
contrario pu contare solo sulla dissipazione viscosa. Complessivamente ledificio, pur danneggiato,
potr sopportare sismi elevati, a cui sarebbero state associate, in campo elastico, forze statiche
equivalenti ben superiori alla resistenza effettiva del manufatto; tuttavia le deformazioni, in fase
anelastica, saranno superiori a quelle di un corrispondente sistema elastico; Le capacit di
deformarsi oltre il limite elastico viene quantificata mediante la duttilit : ovvero il rapporto fra la
deformazione corrente anelastica e la deformazione misurata al termine della fase elastica.

spostamento anelastico
spostamento limite elastico
tot
y
d
d
(2.20)


Spostamento

F y


Resistenza
d y

d tot



tot
y
d
d


Figura 7 - Duttilit

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 18
Diventa necessario elaborare un modello per estendere i risultati di unanalisi statica ad un sistema
non lineare, in particolare cercando di correlarvi la risposta di un corrispondente sistema elastico
lineare. Se si operasse su un sistema ad un solo g.d.l., descritto da un legame elastico perfettamente
plastico, si potrebbe pensare di esplicitare la duttilit in modo da definire degli spettri anelatici,
ovvero dei valori massimi di accelerazione (
A
a
S ) o spostamento (
A
d
S ) indotti dal sisma sul sistema
anelastico.
Al variare del periodo proprio della struttura si considerino tre situazioni tipo:
Struttura flessibile: ovvero periodi propri pi elevati del periodo dominante del sisma; il caso
limite, in campo elastico, la struttura infinitamente flessibile in cui lo spostamento relativo
coincide con lo spostamento al suolo e laccelerazione relativa nulla: in tale situazione lo
spostamento di un sistema anelastico sarebbe molto prossimo a quello del corrispondente
sistema elastico. La duttilit sar il rapporto fra lo spostamento massimo raggiunto dal
sistema anelastico
max
a
u (circa uguale a quello del sistema elastico) e lo spostamento a
snervamento
y
u :

max max
A E E
d
y y y
u u S
u u u

(2.21)
Lo spettro anelastico di spostamento coincider con il corrispondente elastico:
E A
d d
S S


F

D
d

y


d

max =
d

y

F

E

F

y
max

F

A
max

Figura 8 - Strutture flessibili
La massima forza F
y
corrispondente allo snervamento associata allo spostamento u
y

mediante la relazione di rigidezza
y y
F kd , inserendo la duttilit si ha
max
y
d
F k

ovvero,
utilizzando la definizione di spettro e le relazioni di pseudospettro:
E E
d a
y
mS mS
F

.
Ricordando che la forza massima delloscillatore elastoplastico, una volta in campo non
lineare, proprio F
y
(snervamento) vi si pu associare laccelerazione anelastica
E
A
a
y a
mS
F mS

riuscendo dunque ad esprimere lo spettro anelastico di accelerazione in


relazione alla duttilit del sistema:

E
A
a
a
S
S

(2.22)

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 19
Il rapporto fra forza elastica massima e forza anelastica massima sar proprio la duttilit:


max
max
E E
a
A A
a
F mS
R
F mS
(2.23)
Struttura molto rigida: il periodo proprio della struttura tende a zero, ovvero il sistema
solidale al terreno e ne partecipa laccelerazione; la forza associata quindi data dal prodotto
massa per accelerazione al suolo equivalentemente alla risposta elastica in accelerazione:

A E
a a
S S (2.24)
Lo spostamento relativo tende ad annullarsi, e la duttilit della struttura non garantisce
ulteriori margini al sistema che verr trattato come elastico, pertanto anche lo spostamento
elastico ed anelastico coincideranno, ed il rapporto fra forza elastica massima e forza
anelastica massima sar unitario:

1
A E
d d
S S
R

(2.25)

Strutture risonanti: il periodo proprio della struttura prossimo al periodo dominante del
sisma si pertanto una situazione di risonanza, con amplificazione della risposta. Si pu
assumere che lo spostamento massimo del sistema anelastico e lo spostamento del sistema
elastico corrispondente siano associati alla stessa energia, ovvero vi sia eguaglianza fra le
aree sottese (il prodotto forza per spostamento esprime un lavoro e quindi unenergia):

( ) ( ) ( )
max max max max max max
1
2
E A E A A E
y
F F d d F d d (2.26)
F
Fy
F
E
max
F
A
max
d
y D
d
max
E
d
max
A
F
Fy
F
E
max
F
E
max
F
E
max
F
A
max
F
A
max
d
y
d
y D
d
max
E
d
max
A
d
max
A

Figura 9 - Struttura risonante
Ricordando le relazione di rigidezza elastica (
max max
,
E E
y y
F kd F kd ), la definizione di
spettro elastico e di duttilit si pu riscrivere (Petrini et al, 2004):

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 20

max max
1
2 1
A E
F F

(2.27)
essendo
max max
,
E E A A
a a
F mS F mS risulta:

2 1
2 1
E
A a
a
S
S
R


(2.28)
Resta da generalizzare quanto visto per strutture ad n g.d.l.: il questo caso, in termini elastici, la
risposta dinamica della struttura descritta mediante la sovrapposizione delle forme modali. Un
approccio pi semplice lo studio del sistema, assunto elastico, risolto applicando separatamente un
campo di forze, calcolato in ragione dei periodi dellanalisi modale, e ridotto secondo il coefficiente
R (in tale metodo si assume, a priori, una duttilit specifica per il sistema). I risultati verranno
opportunamente combinati. Tale approccio per non considera leffettivo comportamento post-
elastico della struttura.
Utilizzando degli approcci di calcolo che tengano in conto le non linearit del modello si pu invece
pensare di cogliere in modo pi preciso il meccanismo di danneggiamento delledificio, cercando di
estendere il concetto di analisi statica equivalente anche al campo non lineare. I modelli di calcolo
tradizionali elastici dovranno essere rivisti in chiave incrementale per seguire passo per passo il
degrado dellinsieme; si dovr inoltre combinare la tradizionale analisi in controllo forze con
lanalisi in spostamenti per ottenere una descrizione di insieme (analisi pushover) capace di cogliere
anche un degrado progressivo di resistenza delledificio (softening).


2.1.4 Analisi statiche non lineari, formulazione matriciale
Lanalisi statica di un modello numerico richiede la possibilit di risolvere un modello complesso,
descritto da molti gradi di libert, soggetto ad un campo di forze. Il problema si pu vedere come un
sistema di equazioni risolventi descritto in termini matriciali, mediante una matrice globale di
rigidezza (usualmente indicata con lettera K), gli spostamenti nodali (x) ed i carichi agenti f. Questa
struttura, opportunamente elaborata, permette di affrontare le principali tipologie di analisi
necessarie.
LAnalisi in controllo forze, in campo elastico, diretta applicazione dei principi della
scienza delle costruzioni: individuati i gradi di libert (g.d.l.) identificanti la struttura e nota
la matrice di rigidezza imposto un campo di forza arbitrario e sono vincolati alcuni
spostamenti. Imponendo lequilibrio rispetto ad ogni g.d.l. troviamo un sistema lineare di n
equazioni in n incognite, facilmente risolvibile mediante un approccio matriciale.

1,1 1, 1 1
1, ,
1
1

' ; ' ;
1

1

]
L
LOL M M
L
n
n n n n n
k k x f
k k x f
(2.29)

LL LV L L
VL VV V V
1

' ; ' ;
1
]
K K x f
K K x f
(2.30)

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 21
Il sistema viene risolto separando i gradi di libert vincolati (x
V
) da quelli liberi (x
L
), reali
incognite del problema: assumendo vincoli bilateri perfetti (x
V
=0):

1
L LL L

x K f (2.31)
La struttura fisica della materia fa s che oltre un certo valore (snervamento ovvero il limite
elastico) della forza applicata si abbia un decadimento della rigidezza; quindi possibile
apprezzare il comportamento di una struttura oltre il limite elastico osservando la progressiva
perdita di rigidezza sino al raggiungimento della condizione limite di rottura.


F
s

F
F
y

D
y


F
max

d
y
D d
u

Figura 10 - Comportamento non lineare

Applicando ulteriori incrementi di forza non possibile superare la resistenza massima
offerta dal materiale, oltre questo limite si perderebbe lunicit della soluzione (solo lanalisi
in controllo di spostamenti permette di analizzare questa fase).
La risoluzione del problema nel caso intervenga la non linearit del legame pi complessa:
il sistema ancora costituito dalle n equazioni di equilibrio, ma queste non sono pi lineari:
la soluzione ottenuta considerando incrementi successivi di carico e valutando
iterativamente la convergenza. Lo stato di spostamento generalmente descritto da una
funzione non lineare di x, e si valuta lincremento di carico supponendo, in via approssimata
si suppone che il singolo passo sia lineare (ovvero f(x)= x) correggendone poi il valore;
per questa ragione risulta opportuno riscrivere il sistema elastico risolvente in termini
incrementali:


1

' ; ' ;
1

]
LL LV L L
VL VV V V
K K x f
K K x f
(2.32)

1

L LL L
x K f (2.33)
Lanalisi elastica fornir dunque un x che sommato al precedente stato di spostamento dar
un vettore x di tentativo (sia x
0
il vettore degli spostamenti al passo precedente):

0
x=x + x (2.34)
E nota a priori la funzione di legame f
legame
(x), pertanto possibile verificare la correttezza
dello spostamento calcolando la differenza fra la forza applicata ai g.d.l. liberi, che nota, e

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 22
la f
legame
(x) : questa differenza sar nulla se il passo stato elastico, lascer forze squilibrate
se ci non accaduto. A questo punto si utilizzer il metodo di Newton-Ramphson per
giungere iterativamente al valore corretto.
Mediante il controllo forze inoltre possibile aggiungere ulteriori carichi gravanti in modo
puramente statico, prima di effettuare analisi dinamiche o statiche non lineari.
Lanalisi in controllo di spostamenti prevede la determinazione dello stato di spostamento e
delle reazioni vincolari, assegnando un valore arbitrario ad un certo numero di gradi di
libert. Si avranno cos spostamenti imposti nulli (quelli che nel controllo forze erano g.d.l.
vincolati) e spostamenti imposti a valori diversi da zero.
Imponendo un campo di spostamento piuttosto che un campo di forze possibile apprezzare
il decadimento di una struttura oltre la sua resistenza massima: ovvero raggiunta questa
condizione limite il materiale non potr sopportare incrementi di carico, ma potr sopportare
ulteriori incrementi di deformazione a patto di ridurre le forze applicate.

s2
F
s
s1
F1
F2

Figura 11 - Curva forza-spostamento in controllo spostamenti
La struttura matriciale del problema elastico simile alla precedente, ma su alcuni gradi di
libert (x
I
) verranno imposti spostamenti non nulli e pertanto se ne dovr tenere conto nella
soluzione del problema: saranno separati i g.d.l. liberi, imposti e vincolati.

1 1
LL LI LV L L
IL II IV I I
VL VI VV V V
L LL L LL LI I

1

1

' ; ' ;
1

1
]

K K K x f
K K K x f
K K K x f
x K f K K x
(2.35)

In termini non lineari si avr nuovamente una riscrittura in termini incrementali.

Unanalisi pushover unanalisi statica monotona, condotta in controllo di spostamenti,
sottoponendo la struttura ad una distribuzione di forze orizzontali i cui rapporti relativi
vengono mantenuti invariati (variando ovviamente la risultante totale) al crescere degli
spostamenti.
In pratica si controlla lo spostamento orizzontale di un punto (un nodo della struttura, il
punto di applicazione della risultante, etc.) imponendo che gli spostamenti orizzontali dei
vari piani assumano valori tali da far corrispondere la deformata a quella conseguente
allapplicazione delle forze orizzontali di piano secondo lassegnata distribuzione. Tale
procedimento ottenuto attraverso operazioni matriciali che isolano il grado di libert
controllato e operano sulla matrice di rigidezza in modo da imporre analiticamente il
rapporto di forze richiesto (Galasco et al., 2001) riportate in sintesi di seguito.

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 23
Sia f
L
il vettore delle forze relativo alle m coordinate libere:

1
L
f ?
m
f f




' ;


M (2.36)
la grandezza scalare f definisce lampiezza del campo di forze ed unincognita interna al
problema, mentre le componenti
1..m
modulano i rapporti fra le forze: ovviamente non
necessario che tutti gli elementi di siano diversi da zero, ovvero il campo di forze della
pushover coinvolger solo un certo numero di g.d.l.
Si esegua una reindicizzazione del sistema in modo che lo spostamento da controllare
(master) risulti in posizione m; sia x il valore da imporre:

1,1 1 1, 1 1 1, 1, 1 1 1,
2,1 1 2, 1 1 2, 2, 1 1 2,
,1 1 , 1 1 ,
... ..
... ..
..................................................................
...
L L V V
m m m m m n n
L L V V
m m m m m n n
L L
m m m m m m
k x k x k x k x k x
k x k x k x k x k x
k x k x k x
+ +
+ +

+ + + + + +
+ + + + + +
+ + + +
1
2
, 1 1 ,
1 1,1 1 1, 1 1 1, 1,
,1 1 , 1 1 , ,
..
... ..
..................................................................
... ..
V V
m m m m m n n
V L L V
m m m m m m m m n n
L L V
n n m m n m n n n
f
f
f k x k x
f k x k x k x k x
f k x k x k x k x

+ +
+ + + + +

+ +
+ + + + +
+ + + + +
KK
KK
V
n

'

(2.37)
Si sottragga da ciascuna delle prime m-1 righe la riga m moltiplicata per
i
m

, dove lindice
i indica la riga in esame:
1 1 1
1,1 1 ,1 1 1, , 1, ,
2 2 1
2,1 1 ,1 1 2, , 2, ,
,1 1
... ..
... ..
..................................................................
..
L L V V
m m m m n n m n n
m m m
L L V V
m m m m n n m n n
m m m
L
m
k x k x k x k x k x k x
k x k x k x k x k x k x
k x




+ + + +
+ + + +
+
1
, 1 1 , , 1 1 ,
1,1 1 1, 1 1 1, 1,
,1 1 , 1 1 , ,
. ..
... ..
..................................................................
... ..
L V V
m m m m m m m m m n n
L L V
m m m m m m m n n
L L V
n n m m n m n n n
f
k x k x k x k x
k x k x k x k x
k x k x k x k x

+ +
+ + + +

+ + + + +
+ + + + +
+ + + + +
1
2
2
1
0
0
m
m
m
m
m
V
m
V
n
f
f f
f
f
f

'

KK
KK
(2.38)

in questa maniera si elimina la dipendenza dalla variabile interna f.
Considerando il sistema risolvente, in termini matriciali, si ha una relazione simile a quella
relativa al controllo spostamenti (con la semplificazione che vi un unico spostamento
imposto):

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 24

K K K x 0
K K K
K K K x f
LL LI LV L
IL II IV m
VL VI VV V V
x f
1

1

' ; ' ;
1

1

]
% % %
(2.39)
dove i termini tildati indicano lavvenuta sottrazione della riga m, la matrice K
LI
%
in realt
un vettore di una riga ed m-1 colonne, le matrici K
IL
e K
IV
degenerano in un vettore di m-1
righe ed una colonna, il termine K
II
corrisponde allo scalare k
m,m.
Il sistema risolvente sar ottenuto dalle prime m-1 righe:
K x K K x 0
LL L LI LV V
x + +
% % %
(2.40)
ovvero
1
x K K
L LL LI
x


% %

La stessa trattazione, in termini incrementali, consentir di risolvere il problema in presenza
di un legame non lineare.
Ovviamente, rispetto ad unanalisi statica incrementale in controllo forze, lanalisi pushover
consente di cogliere anche il tratto di softening dopo il raggiungimento della resistenza
massima e di seguire linstaurarsi del meccanismo di collasso.
La scelta della distribuzione di forze un passo molto importante per la realizzazione di
analisi pushover: assumere distribuzioni diverse, nellambito di quelle ragionevoli, non
produce grandi variazioni in termini di resistenza, ma pu influire notevolmente sul
meccanismo di collasso, come sar descritto approfonditamente nei capitoli seguenti.

Questa procedura utilizzata per eseguire analisi statiche non lineari coerentemente con quanto
prescritto nelle normative pi recenti, inoltre la curva ottenuta mediante lanalisi pushover fornir
importanti informazioni sui meccanismi di collasso permettendo di calcolare la curva di capacit
(come sar descritto nel Capitolo 5). Questo tipo di approccio ha permesso una nuova metodologia
progettuale basata sulla correlazione fra evento sismico ed accettabilit del danno atteso (criterio
prestazionale).

2.2 Metodologie normative di analisi sismica
I criteri di progettazione antisismica sono suddivisibili in due categorie principali: il cosiddetto
Force-Based Design (approccio tradizionale tipico seguito nelle normative meno recenti) ed il
Performance-Based Design (entrato pi recentemente nel panorama normativo Europeo
nellEurocodice 8, ed Italiano nella nuova ordinanza sismica) . Il primo metodo applica
direttamente lanalisi statica equivalente riconducendo il problema ad una verifica degli elementi
strutturali del modello. La dissipazione indotta dalle plasticit considerata mediante una riduzione
delle forza statica di verifica, in tal modo per difficile correlare al sisma lo stato effettivo di
danno prodotto nelledificio. Pur eseguendo verifiche locali di duttilit, rispetto a parametri
sperimentali, per prevenire collassi locali che metterebbero a rischio la vita degli occupanti, non
risulta tuttavia possibile quantificare precisamente la condizione delledificio al termine dellevento.
Una progettazione pi razionale e consapevole possibile con un approccio prestazionale, capace
cio di correlare il sisma agente allo stato di danno indotto ovvero, in fase progettuale, a
dimensionare un edifico in ragione della funzione che verr richiesta al termine del terremoto:

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 25
completa operativit se trattasi di edificio strategico, quale ospedale o centrale operativa, oppure
unicamente salvaguardia delle vite umane se adibito ad abitazione.

2.2.1 Progettazione tradizionale (Force-Based Design)
I punti che costituiscono lo scheletro di questo stile di progettazione sono:
calcolo delle sollecitazioni indotte dal terremoto (forze inerziali) e confronto con le
sollecitazioni massime ammissibili dalle resistenze dai materiali delle sezioni
verifica, a posteriori, che gli stati deformativi rientrino in valori accettabili (al fine di evitare
crisi locali per la sicurezza degli esseri umani presenti internamente alledificio)

Il Force-Based Design il metodo di impostazione tradizionale secondo la quale il sisma viene
simulato attraverso lapplicazione di condizioni di carico identificabili con forze dinerzia che il
terreno trasferisce alla struttura. Lazione del terremoto sar pertanto rappresentata dallazione
combinata di forze orizzontali e verticali calcolate mediante opportuni spettri forniti dalle normative
medesime che terranno in conto, in modo forfetario, degli effetti dovuti alle dissipazioni isteretiche.
La verifica consister nellaccertarsi che tali forze generino sulla struttura sollecitazioni quanto
meno inferiori alla resistenza dei materiali (usualmente considerando uno stato limite ultimo).
Questo metodo, pur consolidato da decenni di applicazioni, ha unevidente lacuna nella non
correlazione delle forze agenti al danno; ovvero la duttilit complessiva assunta a priori in ragione
alla tipologia strutturale ed a assunzioni sulla duttilit locale degli elementi. Alla fine dellanalisi si
proceder ad un controllo sugli spostamenti presenti per verificarne la coerenza con le ipotesi di
legame assunto, ma questo non corrisponde ad una reale valutazione dello stato di danno.
Questa progettazione non permette, quindi, di sfruttare con consapevolezza le risorse del materiale,
ne di prevedere con precisione gli effetti di un dato sisma.
2.2.2 La progettazione Prestazionale (Performance-Based Design)
Lapproccio prestazionale derivato da una corretta applicazione del concetto di stato limite, come
condizione di danno nella struttura che consente lo svolgimento delle funzioni per le quali
progettata. Bench la progettazione strutturale agli stati limite sia stata per la maggior parte
sviluppata ed applicata in Europa, la progettazione sismica prestazionale stata accettata a livello
internazionale grazie al grande sviluppo del cosiddetto Displacement-Based Design (Moehle,
Priestley) ovvero un approccio progettuale che consideri direttamente gli spostamenti, sicuramente
indicatori pi attendibili del danneggiamento strutturali.
Questa metodologia, sviluppata nel corso degli novanta, soprattutto da Priestley, Moehle, Calvi,
Kowalski, stata fatta propria, in sede legislativa, dalle pi recenti normative (Comartin et al. 2004;
Fajfar, 2005), attualizzandole cos alla ricerca. I punti salienti del metodo sono:
Scelta della livello prestazionale richiesto in relazione alluso delledificio e rispetto ad
eventi sismici di differente probabilit
Progettazione degli elementi resistenti in ragione del livello prestazionale assunto
Verifica diretta dello duttilit attraverso lo stato di spostamento del modello

Questa progettazione prevede la consapevole scelta di un livello accettabile di danno determinato in
base ad aspetti di tipo sociale, funzionale (destinazione duso, importanza per la collettivit, etc) e al
contempo statistici (probabilit sismica e rischio sismico): ovvero per edifici di importanza
strategica si dovr garantire la funzionalit anche per sismi di rilevante accelerazione (e dunque di
scarsa probabilit poich associati a periodi di ritorno pi elevati), mentre per edifici civili si pu

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 26
scegliere di garantire unicamente la sopravvivenza degli abitanti. Per sismi freque nti si vorr evitare
un danneggiamento eccessivo, che comporterebbe spese importanti per il ripristino: fondamentale in
questo tipo di analisi risulta, dunque, la componente probabilistica correlata al rischio sismico
inoltre questa metodologia richiede la determinazione dello stato reale di danno ovvero si parte dalla
scelta prestazionale (ad esempio incolumit per sismi elevati) per gestire lintera progettazione.
Lapproccio concettualmente molto diverso da quanto visto prima.
Lanalisi prestazionale richiede lutilizzo delle caratteristiche proprie dei materiali cercando di
favorirne il comportamento duttile; la duttilit complessiva deriva della duttilit locale, ma viene ora
calcolata direttamente (solitamente medianti analisi di pushover, come descritte nel paragrafo 2.1.4),
cos come il meccanismo finale di collasso.
In definitiva la progettazione sismica prestazionale si basa su un uso pi intuitivo e controllato delle
risorse di duttilit e spostamenti in campo anelastico attraverso modelli locali e globali capaci di
cogliere il comportamento non lineare del materiale; in particolare la muratura presenta un
comportamento complessivo marcatamente non lineare, associato a fenomeni difficilmente
riconducibili a modelli elastici (a differenza di acciaio e calcestruzzo armato); questo fatto ha
prodotto, nel corsi degli anni, lo sviluppo di molteplici metodologie di analisi non lineare che
saranno in sintesi presentate nel paragrafo seguente.
2.3 Strategie di modellazione
Una panoramica sulle metodologie di modellazione ed analisi della risposta sismica delle
costruzioni in muratura inizia necessariamente dai modelli pi semplici forniti dalla scienza delle
costruzioni: i meccanismi di collasso, di primo e secondo modo, possono essere studiati col metodo
dellanalisi limite dellequilibrio.
Per i meccanismi di II modo (Como e Grimaldi, 1986) il metodo si dimostra per eccessivamente
cautelativo, riuscendo a cogliere solamente un limite inferiore di resistenza residua per la parete.
I metodi tipo POR (Tomazevic, 1978; Braga e Dolce, 1982), con le successive evoluzioni (Dolce,
1989; Fusier e Vignoli, 1993), propongono invece unanalisi non lineare statica incrementale
semplificata: ipotizzando a priori un meccanismo di collasso di piano, sono limitati dallipotesi di
avere orizzontamenti rigidi. Tali metodi sono utili nel caso del progetto di nuovi edifici o nella
valutazione della vulnerabilit di costruzioni su cui siano stati eseguiti interventi di adeguamento
sismico.
Unalternativa a questi metodi, che rimuove alcune delle restrittive ipotesi dei metodi tipo POR,
rappresentata dai modelli a macroelementi: in questo caso le pareti vengono assimilate a telai
equivalenti in cui elementi deformabili (maschi murari e fasce di piano) collegano nodi rigidi
(porzioni di muratura in cui non si riscontra generalmente danneggiamento). Questi macroelementi
sintetizzano danneggiamenti, rottura, scorrimenti e rotazioni in zone precostituite sulla base di
assunzioni meccaniche ed implementazione di legami non lineari pi o meno sofisticati.
Generalmente questi modelli (Braga e Liberatore, 1991; DAsdia e Viskovic, 1994; Gambarotta e
Lagomarsino, 1996; Magenes e Della Fontana, 1998) consentono analisi non lineari incrementali a
collasso di singole pareti o, pi raramente, di interi edifici tridimensionali con orizzontamenti rigidi.
Lalternativa dei modelli di dettaglio ad elementi finiti o discreti appare possibile, bench onerosa, e
vantaggiosa solo nel campo della ricerca e nel caso particolare delledilizia monumentale.
In questo paragrafo viene sintetizzato il panorama delle possibili strategie di modellazione non
lineare per le costruzioni in muratura.

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 27
2.3.1 Analisi limite dellequilibrio
Una panoramica sulle metodologie di modellazione ed analisi della risposta sismica delle
costruzioni in muratura inizia necessariamente dai modelli pi semplici forniti dalla scienza delle
costruzioni: i meccanismi di collasso, di primo e secondo modo, possono essere studiati col metodo
dellanalisi limite dellequilibrio. Grazie allipotesi di non resistenza a trazione ed in genere
allapprossimazione di infinita resistenza a compressione possibile ricondurre la parete in muratura
ad una catena cinematica di corpi rigidi in cui la configurazione del sistema funzione di ununica
grandezza lagrangiana, lo spostamento di un punto. Ipotizzato il cinematismo, dunque, il sistema si
traduce in un sistema ad un grado di libert equivalente in cui un moltiplicatore orizzontale statico
dei carichi calcolato in corrispondenza della soglia di attivazione del meccanismo. Tale
moltiplicatore rappresenterebbe, sotto lipotesi di comportamento perfettamente rigido sino
allattivazione, il valore in unit di g dellaccelerazione orizzontale di collasso associata a quel
meccanismo.

Figura 12 - Cinematismi di collasso del maschio murario (Como e Grimaldi, 1985)
Nel caso di meccanismi di I modo (Giuffr, 1993) questo metodo porta a valutazioni accettabili
della vulnerabilit (in particolare in relativo nella valutazione dellefficacia di interventi di
miglioramento sismico). Per i meccanismi di II modo (Como e Grima ldi, 1986, Abruzzese et al.,
1992) il metodo si dimostra invece eccessivamente cautelativo, riuscendo a cogliere solamente un
limite inferiore di resistenza residua per la parete associata ai meccanismi di ribaltamento.
Questo metodo si limita al calcolo del carico di collasso e del relativo meccanismo associato, non si
studia la deformabilit della struttura in fase elastica e post-elastica, in quanto ci si riconduce in
sostanza ad uno studio di equilibri e cinematismi di corpi rigidi.
Applicazioni di questo metodo a cinematismi complessi si sono tuttavia dimostrate utili per
valutazioni della vulnerabilit e del miglioramento sismico conseguito a seguito di interventi di
consolidamento (Gurrieri, 1999). Per particolari classi di edifici, quali ledilizia ecclesiastica e
monumentale, per cui effettivamente atteso un comportamento per parti, lapplicazione di questa
metodologia ad ampie porzioni della costruzione (dette macroelementi) assume una valenza
rigorosa come guida al progetto di restauro statico (Lagomarsino et al., 1999).
2.3.2 Modelli a puntone equivalente
In alternativa a questo approccio di calcolo si trova unampia casistica di modelli che considerano
deformazioni in campo elastico, eventualmente seguite da deformazioni anelastiche. Nell'ambito di
questa pi ampia famiglia di modelli, se ne possono successivamente individuare alcuni che
mantengono una modellazione bidimensionale dei pannelli murari, in alternativa ad una
modellazione monodimensionale, in cui si ipotizza di isolare degli elementi murari (maschi, fasce)
idealizzabili come travi tozze con comportamento non lineare oppure come bielle (puntoni).

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 28

Figura 13 - Pannello murario idealizzato attraverso un puntone equivalente
Nel caso dei modelli con elementi monodimensionali la classe dei modelli basati sull'idealizzazione
a biella o a puntone (Calderoni et al., 1987 e 1989) si propone di modellare la porzione reagente del
pannello murario mediante un elemento biella la cui inclinazione e la cui rigidezza riproducano in
media il comportamento del pannello (Figura 13). Poich al crescere della parzializzazione consegue
una variazione delle propriet geometriche della biella equivalente (inclinazioni, dimensioni della
sezione), anche questi metodi sono classificabili come "a geometria variabile". La crisi dei singoli
pannelli associata al raggiungimento di una configurazione limite di equilibrio oppure alla rottura
per compressione del puntone.


Figura 14 - Schematizzazione di una parete con modello a puntoni equivalenti
2.3.3 Metodi tipo POR
Un'altra classe di modelli schematizza la struttura come assemblaggio di elementi monodimensionali
costituiti da travi deformabili a taglio. In questo ambito sono stati proposti sia elementi a rigidezza

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 29
variabile, basata sul calcolo in sezione parzializzata (Braga e Dolce, 1982), che elementi a rigidezza
costante in fase elastica, a cui segue una fase di deformazione plastica (Tomazevic, 1978 , Dolce,
1989, Tomazevic e Weiss, 1990). In quest'ultimo caso la nonlinearit del comportamento innescata
dal raggiungimento di una condizione limite di resistenza. Gran parte dei metodi basati sul
"meccanismo di piano" (fra cui il POR) rientrano in questa classe di modelli.


Figura 15 - Curva di capacit della struttura ottenuta col metodo POR come somma di quella delle singole
pareti
Un ulteriore importante elemento di distinzione fra i metodi consiste nel numero dei possibili
meccanismi di comportamento anelastico, ed in particolar modo dei meccanismi di rottura dei
singoli elementi e del complesso strutturale, di cui si discuter pi in dettaglio nei capitoli seguenti.
il caso di ricordare il noto metodo POR i cui limiti principali, nella sua versione originale
(Tomazevic, 1978), consistevano nel considerare i maschi murari come unica sede di deformazioni e
di rotture, senza valutare l'eventualit della rottura di altri elementi quali le fasce e nell'ipotizzare un
solo possibile meccanismo di rottura dei maschi murari (rottura per taglio con fessurazione
diagonale), trascurando le rotture per ribaltamento o per scorrimento.
Successive proposte di miglioramento del metodo (Dolce, 1989; Tomazevic e Weiss, 1990) hanno
introdotto opportuni criteri di rottura aggiuntivi per tener conto di possibili altre modalit di collasso
per i maschi. Non stato invece possibile superare, per la natura stessa della formulazione del
metodo, il limite di considerare solamente collassi di piano. Infatti il modello ha alla base questa
ipotesi ed esegue una analisi non lineare taglio-spostamento separatamente per ogni interpiano. Tale
approccio, che semplifica enormemente i calcoli, non pu tuttavia prendere in considerazione il
problema del calcolo delle sollecitazioni delle fasce se non facendo eventualmente ricorso a calcoli
molto approssimati (Braga e Dolce, 1982, Fusier e Vignoli, 1993). Tra l'altro, un'analisi
taglio-spostamento interpiano richiede che vengano avanzate delle ipotesi sul grado di vincolo
esistente alle estremit dei maschi. Tale grado di vincolo dipende dalla rigidezza e dalla resistenza
degli elementi orizzontali di accoppiamento (fasce murarie e/o cordoli in c.a.), che sono sollecitati in
modo crescente al crescere delle forze sismiche orizzontali, e che quindi sono suscettibili di
fessurazione o rottura. E' evidente che questi fenomeni possono essere valutati in maniera
sufficientemente accurata solamente con una analisi globale della parete multipiano o dell'edificio.

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 30
L'analisi globale dell'edificio inoltre l'unica possibilit per evitare violazioni degli equilibri globali
e locali: stato posto in evidenza in pi sedi come una analisi separata piano per piano non possa
rendere conto delle variazioni di azione assiale nei maschi murari al crescere delle forze sismiche,
che possono influire sulla rigidezza ma soprattutto sulla resistenza degli stessi.
Il metodo, nonostante i limiti evidenziati, si dimostrato di grande utilit pratica e costituisce, tra
laltro, il riferimento scientifico fondamentale e rigoroso a cui si rif la Normativa Italiana per
quanto riguarda la progettazione del nuovo e ladeguamento sismico dellesistente.
2.3.4 Modellazione di dettaglio (f.e.m.)
Per lanalisi di pareti anche possibile ricorrere a modellazioni di dettaglio agli elementi finiti
(f.e.m.=finit element method) con legami costitutivi non lineari per il materiale muratura: prima
della sperimentazione quasi statica sul prototipo di edificio in muratura in scala reale svoltasi a
Pavia, ad esempio, stata effettuata una blind prediction dei risultati nella quale sono stati
utilizzati legami predefiniti in codici di calcolo (ANSYS, ADINA) e leggi costitutive appositamente
studiate (Anthoine, Nappi e Papa, Gambarotta e Lagomarsino).
Questi ed altri legami costitutivi sono disponibili per la modellazione continua del materiale
muratura, ma questa strada appare destinata a restare un percorso di ricerca, che presenta oneri
enormi nel passaggio dallanalisi statica di pareti allanalisi dinamica tridimensionale di interi
edifici.
Un analogo discorso riguarda la modellazione discreta ad elementi distinti (Cundall, 1988; Hart et
al., 1988), altra possibile alternativa di modellazione, in particolare per la muratura a blocchi (molto
utile ad esempio nella modellazione degli archi), che non incontra, tuttavia, lesigenza sempre pi
emergente di un modello sintetico (tipicamente per macroelementi) che consenta analisi dellintero
edificio, anche in campo dinamico e considerando le effettive caratteristiche dei solai.

Figura 16 - Analisi di dettaglio con il metodo degli elementi discreti (Sincraian et al., 1998)

Queste tecniche sicuramente offrono risultati affidabili e pi ricchi di informazioni talvolta,
proprio per questo, meno leggibili ma, per complessit ed oneri, non sembrano destinate a
divenire strumento di concreto utilizzo, al di fuori del campo della ricerca, se non per analisi di
manufatti di particolare pregio (monumenti), il cui valore ne giustifichi limpiego.


CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 31

Figura 17 - Analisi sismica non lineare agli elementi finiti di una chiesa (Podest, 2001)

2.3.5 Modelli a telaio equivalente
Nellottica di utilizzare un modello di calcolo meno complesso dellanalisi puntuale f.e.m. ma
comunque capace di cogliere i fenomeni principali connessi al degrado delle murature si colloca
lapproccio a telaio equivalente: esso costituisce un notevole affinamento, rispetto ai metodi
semplificati descritti in precedenza, ed costituito dalla modellazione di pareti attraverso telai
costituiti sulla formulazione non lineare di macroelementi rappresentativi delle caratteristiche dei
pannelli in muratura.
Questa classe di modelli ha in generale come ipotesi fondamentale il comportamento unilatero del
materiale che conferisce quindi una rigidezza variabile all'elemento, in funzione dello stato di
sollecitazione. Per comportamento unilatero si intende l'ipotesi di resistenza a trazione nulla, che
pu essere di tipo generalizzato (non si ammette trazione in qualunque giacitura) oppure limitato a
giaciture particolari (orientate come i letti di malta). L'implementazione della condizione di "no
tension" avviene quindi utilizzando tecniche che modificano la geometria degli elementi, al fine di
eliminare le zone in trazione (D'Asdia e Viskovic, 1994), oppure mediante una opportuna
formulazione del campo di sforzi all'interno del pannello (Braga e Liberatore, 1990).

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 32

Figura 18 - Cuneo reagente e sistema multi-cuneo del macroelemento di Braga e Liberatore

Considerando i due modelli appena citati, si nota che nelle zone compresse ovvero "reagenti" degli
elementi vengono mantenute delle relazioni costitutive di tipo elastico lineare. Per tener conto di
eventuali meccanismi di rottura quali ad esempio quelli legati allo schiacciamento della muratura
compressa quindi necessario introdurre delle verifiche sui valori massimi delle tensioni di
compressione. Anche i meccanismi di rottura per taglio richiedono tuttavia dei controlli sulle
tensioni, in quanto l'ipotesi di comportamento no-tension non necessariamente cautelativa nei
confronti di tali meccanismi. Nei due modelli citati si utilizzano quindi dei criteri di verifica della
resistenza nei confronti di alcuni possibili meccanismi di rottura delle parti reagenti, e l'analisi viene
interrotta se uno dei criteri risulta violato.

(a)

(b)

Figura 19 - Modello a macroelementi di DAsdia e Viskovic: (a) maschio; (b) giunto

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 33

Figura 20 - Parete modellata con il modello DAsdia-Viskovic

Tra i modelli a telaio equivalente si distingue poi il metodo SAM sviluppato presso lUniversit di
Pavia (Magenes e Calvi, 1996; Magenes e Della Fontana, 1998, Magenes, 2000). Questo metodo,
nato per lanalisi di pareti multipiano caricate nel proprio piano, stato successivamente esteso
allanalisi di problemi tridimensionali.
La parete viene suddivisa in elementi (maschi e fasce) e nodi rigidi, rappresentati da opportuni
offsets alle estremi t degli elementi. Laltezza dei maschi determinata secondo i criteri proposti da
Dolce (1989) per tener conto in maniera approssimata della deformabilit delle zone nodali, mentre
la lunghezza delle fasce determinata direttamente da quella delle archi travi.


fascia
maschio
nodo

Figura 21 - Modello di parete con il metodo SAM


CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 34

Il macroelemento maschio o fascia formulato su base fenomenologica, considerando un
comportamento lineare elastico fino al raggiungimento di un limite di rottura sulla base dei criteri di
resistenza esposti nel capitolo precedente: per la rottura per flessione-ribaltamento si considera il
taglio fornito dalla (1.1) con ? = 0.85; mentre per la rottura a taglio-scorrimento incorpora i criteri
proposti da Magenes e Calvi (1997).

i
j
= +
i
i
i

Figura 22 - Modello cinematico del macroelemento proposto nel metodo SAM

Il metodo SAM si dimostrato strumento valido ed affidabile per lanalisi statica non lineare
(pushover) di pareti e di sistemi tridimensionali (Magenes et al., 2001). I criteri di rottura introdotti
dipendono per significativamente, almeno per i maschi, dal valore della compressione assiale
agente nel singolo passo di carico ed andrebbero perci ricalcolati attraverso una procedura iterativa.


V
V
u
=
u


V
V
u

1 2
V
u

(a) (b)
Figura 23 - Metodo SAM: comportamento elastoplastico di maschi (a) e fasce (b)

Una discussione a parte merita infine il modello a macroelementi sviluppato presso l'Universit di
Genova (Gambarotta e Lagomarsino, 1996; Brencich e Lagomarsino, 1997). I1 modello si distingue
da quelli citati in quanto, sebbene possa essere utilizzato per l'analisi non lineare statica, esso mira,

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 35
attraverso una formulazione su base meccanica, alla modellazione del comportamento ciclico delle
pareti in muratura, riuscendo a cogliere i fenomeni di degrado e dissipazione connessi. Il metodo,
con unopportuna calibrazione dei parametri del legame costitutivo, permette di ottenere risultati
confrontabili con la sperimentazione o con metodi di analisi pi raffinati. La capacit di riprodurre
la risposta ciclica con oneri computazionale limitati rende il metodo uno strumento utile e versatile
sia nella ricerca che nelle applicazioni pratiche.
Questo modello, che il punto di partenza di questo lavoro, sar illustrato nella sua formulazione
generale nel prossimo paragrafo e nella struttura di legame, in modo approfondito nel capitolo
seguente.
2.4 Modellazione a telaio equivalente
Lanalisi delle strategie di modellazione disponibili per le strutture in muratura, sintetizzata in
questo capitolo, ha evidenziato come solo alcuni degli aspetti fondamentali della risposta siano colti
attraverso le modellazioni semplificate. In particolare emerge lesigenza di un modello che sia in
grado di riprodurre il comportamento tridimensionale degli edifici in muratura, tenendo conto
dellinterazione delle varie parti e delle loro non linearit. Il modello deve essere in grado di
simulare la risposta statica, sia monotona sia ciclica, e, soprattutto, deve consentire di analizzare il
comportamento dinamico.
Il modello a macroelementi di Gambarotta e Lagoma rsino, grazie alla sua capacit di simulare
meccanicamente i meccanismi di danno tipici della muratura, sembra poter essere un valido punto di
partenza per lo sviluppo di un modello sintetico per la modellazione di interi edifici in muratura.
Come gi anticipato nel paragrafo precedente la modellazione a telaio equivalente si basa
sullipotesi che la parete possa essere considerata come un insieme di maschi murari verticali ed
architravi orizzontali; tale semplificazione giustificata dallosservazione dei danni subiti da pareti
in muratura dovute ad azioni sismiche: si rileva come solo alcune parti della parete, fasce di piano e
maschi murari, siano soggette a danneggiamento e rottura, mentre nelle zone di connessione tra
fasce e maschi si riscontra lassenza di sistematici fenomeni di danno: ci consente di supporre che
lo stato deformativo si mantenga sempre entro i limiti elastici e, quindi, possa essere considerato
trascurabile nella valutazione complessiva della parete in cui sono determinanti le deformazioni non
lineari delle altre parti. Su questa base possibile formulare procedure semplificate di analisi in cui
maschi murari e fasce vengano rappresentate da un unico elemento finito, detto macroelemento,
individuato da un limitato numero di gradi di libert. La formulazione completa del macrolemento
non lineare a 8 gradi di libert, nella versione proposta da Gambarotta e Lagomarsino nel 1996
(Gambarotta & Lagomarsino ,1996) e successivamente integrata da Penna (Penna, 2002), verr
presentata in dettaglio nel prossimo capitolo insieme alla versione semplificata, a 6 gradi di libert,
che recepisce i requisiti minimi di non linearit richiesti dalla nuova ordinanza sismica.
Indipendentemente della formulazione specifica del legame non lineare, gli elementi base della
trattazione a telaio equivamente sono elementi monodimensionali (equivalenti a travi) piani, che
incidono su nodi bidimensionali, forniti cio di tre gradi di libert: traslazione orizzontale, verticale
e rotazione.
Lintera parete viene modellata mediante lassemblaggio dei macroelementi connessi mutualmente
da blocchi rigidi; si realizzano cos dei modelli che, avendo un numero limitato di gradi di libert,
consentono di rappresentare la risposta di una parete muraria soggetta ad azioni statiche (monotone
o cicliche) e dinamiche, con un onere computazionale modesto. Laffidabilit di questi modelli
ovviamente legata alla capacit di descrivere i fenomeni di danno che si manifestano nelle murature;
il singolo macroelemento deve, cio, essere capace di descrivere le fondamentali modalit di
collasso della muratura: ribaltamento e rottura a taglio e deve inoltre cogliere il livello di degrado

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 36
presente. Affiancando questi elementi si deve poter modellare la risposta di unintera parete soggetta
ad unazione statica o dinamica constatando quali parti collassino prima e secondo quale modalit.
2.4.1 Modellazione della parete (costruzione del telaio)
Una parete deve essere schematizzata distinguendo nodi ed elementi in modo da formare un telaio;
gli elementi possono essere sia fasce sia maschi murari, mentre i nodi possono essere sia puntuali sia
dotati di una propria geometria non deformabile (le zone indeformabili presenti fra maschi e fasce
sono modellati mediante nodi rigidi). Considerati gli assi baricentrici degli elementi, questi
potrebbero non coincidere con il nodo, nei blocchi rigidi si potr quindi verificare uneccentricit tra
il nodo del modello e quello dellelemento deformabile.

Figura 24 Estremi rigidi eccentrici rispetto agli estremi del macroelemento
Considerando i nodi 1 e 2 distinti dagli estremi i e j del macroelemento (come si vede nella figura
precedente) si possono scrivere le seguenti relazioni cinematiche (si sfrutta lipotesi di piccoli
spostamenti che permette di confondere seno e tangente con langolo stesso):
1
1
1
2
2
2
i i i
i i i
i
j j j
j j j
j
u u y
w w x
u u y
w w x

'

(2.41)
In termini matriciali questa operazione pu essere svolta mediante una matrice D
e
scritta
come:

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 37
1 0 0 0 0 0 0
0 1 0 0 0 0 0
0 0 1 0 0 0 0 0
0 0 0 1 0 0 0
0 0 0 0 1 0 0
0 0 0 0 0 1 0 0
0 0 0 0 0 0 1 0
0 0 0 0 0 0 0 1
i
i
j
j
y
x
y
x

1
1

1
1

1
1
1
1
]
e
D . (2.42)
La matrice di rigidezza elastica dellelemento K
e
ed il vettore delle azioni nodali q verranno
modificati attraverso le matrici D
e
di estremo rigido.
La modellazione di elementi orizzontali, come le fasce (intese appunto come maschi ruotati)
richiede la rotazione degli elementi: questa operazione si esegue applicando una matrice di rotazione
R:
cos( ) sin( ) 0 0 0 0 0 0
sin( ) cos( ) 0 0 0 0 0 0
0 0 1 0 0 0 0 0
0 0 0 cos( ) sin( ) 0 0 0
0 0 0 sin( ) cos( ) 0 0 0
0 0 0 0 0 1 0 0
0 0 0 0 0 0 1 0
0 0 0 0 0 0 0 1
R




1
1

1
1
1
1

1
1
1
1
1
]
(2.43)

In realt per quel che riguarda il macroelemento sarebbe stato sufficiente prevedere due condizioni:
orizzontale (=0) e verticale (=90) ma nel modellare una parete bisogna disporre di elementi
riproducenti trave o catene, che possono avere orientame nto generico.
Le travi sono geometricamente dei prismi elastici a sezione costante, individuati nel piano dalla
posizione dei due nodi di estremit; conoscendo la lunghezza (dimensione prevalente), larea, il
momento di inerzia ed il modulo elastico possibile ricostruire la matrice di rigidezza (applicando
le regole del legame elastico) e, assumendo che permangano indefinitamente in campo elastico, non
sono necessarie ulteriori considerazioni.

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 38
3 2 3 2
2 2
3 2 3 2
2 2
12 6 12 6
0 0
0 0 0 0
6 4 6 2
0 0
12 6 12 6
0 0
0 0 0 0
6 2 6 4
0 0
i i
i i
i i
j j
j j
j j
EJ EJ EJ EJ
h h h h
EA EA
T u
h h
N w
EJ EJ EJ EJ
M
h h h h
T u EJ EJ EJ EJ
h h h h N w
EA EA
M
h h
EJ EJ EJ EJ
h h h h

1
1
1


1

1

1

' ;
1

1

1

1


1
1
1

1
1
]





' ;





(2.44)
Detta K
t
la matrice di rigidezza della trave si procede come prima considerando leventuale
presenza di nodi rigidi tramite la matrice D e lorientamento nel piano tramite la matrice R.
Una volta numerati, in modo univoco i gradi di libert del sistema, gli elementi maschio murario, gli
elementi fasce, gli elementi trave verranno assemblati in un'unica matrice complessiva che
descriver la rigidezza dellintera parete.
2.4.2 Modellazione della parete (individuazione di maschi e fasce)
Lobbiettivo la discretizzazione di una parete come un telaio costituito da maschi e fasce modellati
come elementi monodimensionali non elastici: la discretizzazione del sistema avverr a partire dalla
posizione delle aperture individuando in primo luogo i maschi murari. Laltezza del maschio sar la
media delle altezze delle aperture che lo contornano; sul bordo esterno si considerer, nella media,
laltezza di interpiano.

Figura 25 Individuazione dei maschi murari
Successivamente si individueranno le fasce, interpretabili come maschi ruotati: laltezza
dellelemento (ovvero la dimensione orizzontale poich ruotato) ancora data dalla media delle
larghezze delle aperture superiori ed inferiori. Nel caso non vi sia sovrapposizione fra le aperture la

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 39
fascia non sar considerata ed il contributo deformativo avr luogo se presente una luce libera. Sui
livelli esterni si prolungher lingombro dellapertura presente.


Figura 26 Individuazione delle fasce di piano
Si completer individuando i nodi del modello e di conseguenza le porzioni indeformabili (nodi
rigidi) in modo da collegarvi gli elementi sino a formare un telaio.


Figura 27 Schema del telaio equivalente
2.4.3 Modellazione tridimensionale
Lestensione della procedura alla modellazione tridimensionale non affatto banale: la strada scelta
quella di conservare la modellazione delle pareti nel proprio piano ed assemblandole ad altre
strutture, gli orizzontamenti, dei quali viene modellato un comportamento membranale.

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 40
Il modello delledificio viene ad assumere cos globalmente masse e rigidezze su tutti i gradi di
libert tridimensionali tenendo conto per, localmente, dei soli g.d.l. bidimensionali.
In questo modo si pu pervenire ad un modello strutturale essenziale senza gravarlo del calcolo della
risposta fuori piano locale, che pu comunque essere verificata a posteriori.
La struttura tridimensionale risulta dallassemblaggio di strutture piane, le pareti e gli
orizzontamenti, entrambe prive di rigidezza flessionale fuori dal proprio piano.
Stabilito un riferimento globale unico per il modello dell'edificio, vengono introdotti i riferimenti
locali di ciascuna parete: si assume che le pareti giacciano in un piano verticale e si localizza la
traccia in pianta della generica parete i attraverso le coordinate di un punto, lorigine del riferimento
locale O
i
(x
i
, y
i
, z
i
), rispetto ad un sistema di riferimento cartesiano globale (X,Y,Z), e langolo ?
i

formato con l'asse X.
Il sistema di riferimento locale della parete cos univocamente definito e la modellazione a
macroelementi pu avvenire con le stesse modalit del caso piano.
I macroelementi, cos come gli elementi trave e catena, mantengono il comportamento nel piano e
non necessitano di essere riformulati.


X
Y
?1
?
2

Parete 1
Parete 2
O
2
O
1

Figura 28 Individuazione in pianta della traccia delle pareti
I nodi che connettono macroelementi appartenenti ad una sola parete mantengono i propri gradi di
libert nel piano nel riferimento locale, mentre i nodi che appartengono a pi pareti debbono
necessariamente disporre di gradi di libert nel riferimento globale.
Questi nodi, in virt dellipotesi di trascurare la rigidezza flessionale delle pareti, non necessitano di
un grado di libert rotazionale intorno allasse verticale Z in quanto non connessi ad elementi in
grado di fornire termini di rigidezza rotazionale locale.
I nuovi nodi rigidi tridimensionali, rappresentativi di situazioni quali cantonali e martelli, ottenuti
come assemblaggio di virtuali nodi rigidi bidimensionali individuati in ciascuna delle pareti
incidenti, avranno componenti di spostamento generalizzato secondo 5 gradi di libert: 3
spostamenti, u
x
, u
y
e u
z
, e 2 rotazioni f
x
e f
y
.
Le relazioni tra le 5 componenti di spostamento e rotazione del nodo tridimensionale e le 3 del nodo
bidimensionale fittizio appartenente alla singola parete sono perci date dalle

cos sin
sin cos
x y
z
x y
u u u
w u


+

'

(2.45)
in cui con u, w e f si sono indicate le 3 componenti di spostamento secondo i gradi di libert del
nodo fittizio appartenente alla generica parete orientata in pianta secondo un angolo ?.

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 41
Analogamente anche le forze applicate ai nodi tridimensionali vengono scomposte secondo le
direzioni individuate dai piani medi delle pareti ed applicate, cos, ai macroelementi nel loro piano
di resistenza.
?
X Y
Z
u
x
u
y

u
z
=w
f
x

f
y

f
u

Figura 29 - Gradi di libert del nodo tridimensionale
Le forze reattive trasmesse dai macroelementi appartenenti alle singole pareti ai nodi fittizi
bidimensionali vengono riportate nel riferimento globale in base alle

1 2
1 2
1 2
1 2
1 2
1 2
1 2
1 2
1 2
cos cos
sin sin
sin sin
cos cos
x h h
y h h
z v v
x
y
F F F
F F F
F F F
M M M
M M M




+

+
'

(2.46)
in cui, come riportato in figura, i termini con apice 1 e 2 fanno riferimento rispettivamente ai termini
di forza corrispondenti ai nodi virtuali individuati nelle pareti 1 e 2 cui il nodo tridimensionale
appartiene.
X Y
Z
F
x
F
y

F
z

Mx
M
y

1
v
F
2
v
F
M
1
M
2
2
h
F
1
v
F

Figura 30 Forze sul nodo a 5 g.d.l. e sui corrispondenti nodi virtuali a 3 g.d.l.

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 42

La modellazione della parete pu cos ancora avvenire nel piano, recuperando quanto descritto nel
capitolo precedente. I nodi che appartengono ad una sola parete rima ngono bidimensionali, ovvero
mantengono solo 3 gradi di libert anzich 5.
I solai, modellati come elementi finiti membrana ortotropi a 3 o 4 nodi, con due gradi di libert per
nodo (gli spostamenti u
x
e u
y
), sono identificati da una direzione di orditura, rispetto alla quale sono
caratterizzati da un modulo elastico E
1
. E
2
il modulo elastico in direzione perpendicolare
allorditura, mentre il coefficiente di Poisson e G
2,1
il modulo di elasticit tangenziale. E
1
ed E
2

rappresentano, in particolare, il grado di collegamento che il solaio, anche grazie alleffetto di
cordoli o catene, esercita tra i nodi di incidenza nel piano della parete. Il termine G
2,1
rappresenta
invece la rigidezza a taglio del solai nel suo piano e da esso dipende la ripartizione delle azioni tra le
pareti.
E possibile disporre un elemento solaio collegandolo ai nodi tridimensionali, giacch esso ha la
funzione principale di ripartire le azioni orizzontali tra le varie pareti in proporzione alla loro
rigidezza ed in funzione della propria, conferendo al modello quel carattere di tridimensionalit che
dovrebbe avvicinarsi al reale funzionamento strutturale.
Lelemento finito di riferimento considerato lelemento piano, in stato piano di tensione, a tre
nodi:
k
j
i
x
y

Figura 31 - Figura 5-4 - Elemento piano a tre nodi

Nel caso di ortotropia, in stato piano di tensione, le relazioni tra tensioni e deformazioni sono date
dalle

De s (2.47)
nelle quali ( )
1 2 12
T
e , ( )
1 2 12
T
s e

1 1
2 2
1 1
2 2
12
0
1 1

0
1 1
0 0
E m E
m m
m E mE
m m
G
D
n
n n
n
n n



- -


=

- -





, (2.48)
avendo posto
2
1
E
m
E
.

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 43
Indicando con langolo formato dalla direzione di orditura del solaio con lasse X globale
possibile riscrivere la (2.48) nella configurazione ruotata

T
D R DR = (2.49)
avendo posto la matrice di rotazione

0
0
0 0 1
cos sin
R=-sin cos
a a
a a







. (2.50)
Per ciascun nodo di incidenza i si pu definire la matrice B
i
che dipende dalle funzioni di forma
lineari dellelemento:

0
1
0
2
j k
k j
k j j k
y y
x x
A
x x y y
1
1

1
1

]
i
B (2.51)
in cui x
j
e y
j
sono le coordinate del j-esimo nodo ed A larea del triangolo.
A partire dalle matrici B
i
e dalla D possibile assemblare la matrice di rigidezza dellelemento
solaio:

...
... ...
e e e
ii ij i k
e e
jj jk
e
kk
1
1

1
1
]
e
k k k
K k k
k
(2.52)
dove
As
e T
ij i j
k B DB . (2.53)
Lelemento a quattro nodi ottenuto come media del contributo delle due coppie di elementi a tre
nodi secondo cui possibile suddividere il quadrilatero. In tal modo possibile modellare con un
unico elemento campiture di solaio di forma quadrilatera irregolare, con generica direzione di
orditura.
i
y
x
j
k
l
j
i
l
k
j
l
k
i

= +


Figura 32 - Elemento a quattro nodi


CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 44
Se la matrice di rigidezza coinvolge, ovviamente, i soli nodi tridimensionali di incidenza del solaio,
il contributo dei carichi verticali, propri o portati, viene attribuito in termini di massa nodale
aggiunta a tutti i nodi, anche a quelli a 3 g.d.l., appartenenti alle pareti di incidenza alla quota di
piano del solaio.
La massa aggiuntiva viene calcolata automaticamente in base alle aree di influenza di ciascun nodo,
tenendo conto della direzione di orditura del solaio.
Si reso necessario, a causa delle ipotesi semplificative illustrate in precedenza, costruire una nuova
matrice di inerzia in cui i contributi alla massa dei nodi a tre gradi di libert in direzione ortogonale
alle pareti di appartenenza sono riportati ai nodi a cinque gradi di libert.
La costruzione della matrice dinerzia inizia dallassemblaggio di quelle delle singole pareti e tiene
conto della massa (propria e portata) trasferita dai solai, coerentemente con il proprio verso di
orditura, ai nodi (bi o tridimensionali) con uneventuale eccentricit orizzontale nel piano della
parete. Anche la massa dei nodi e la quota parte di massa degli elementi incidenti pu presentare,
nel piano della parete, eccentricit verticali ed orizzontali.

X
Z
Y
My
My
Mx
J
Mx
I
m

x
l

Figura 33 Trasferimento ai nodi 3d della massa nodale in direzione ortogonale alla parete

Poich i nodi bidimensionali sono privi di gradi di libert ortogonali al piano della parete di
appartenenza, nel calcolo delle masse viene trasferita la quota di massa nodale in tale direzione ai
nodi tridimensionali vicini, in proporzione alla mutua distanza ed in modo che la massa complessiva
del sistema nelle direzioni X ed Y sia coerente. Nel modello vengono cio considerate due distinte
masse nodali nelle due direzioni orizzontali per i nodi tridimensionali.
Con riferimento alla Figura 33, i termini di massa nodale del nodo I si ottengono dalle seguenti
relazioni:

(1 cos )
(1 )
I I
x x
I I
y y
l x
M M m
l
l x
M M m sin
l

+
(2.54)

CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 45
Questa soluzione ha permesso cos di implementare analisi statiche con componenti di accelerazione
nelle tre direzioni principali ed analisi dinamiche al passo anchesse con la possibilit di specificare
contemporaneamente tre componenti di input nelle tre direzioni.




RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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CAPITOLO 2 Analisi sismica degli edifici in muratura 46
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CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 47

3 Modellazione del comportamento meccanico della muratura
La modellazione accurata di una porzione di muratura un problema non banale studiato a partire
dagli stati tensionali (Calderini, 2004, Podest, 2005); la modellazione delle pareti in muratura nei
confronti delle azioni orizzontali, ed in particolare riguardo al funzionamento strutturale durante
lazione sismica, invece riconducibile ad un sistema di pannelli orizzontali e verticali assemblati
insieme. La modellazione confermata dallosservazione dei danni indotti dai terremoti reali e
dallanalisi dei dati di prove sperimentali, da cui risulta come tipicamente il danneggiamento sia
generalmente concentrato in porzioni ben definite della parete: i maschi murari e le architravi, o
fasce di piano (come descritto nel par. 2.4). Tali dispositivi vengono modellati evidenziando i
meccanismi macroscopici di danneggiamento nel proprio piano, cio taglio e pressoflessione (i
meccanismi di 2 modo descritti nel capitolo 1). Questo approccio a telaio equivalente prescinde dai
fenomeni di ribaltamento che vanno considerati a parte o esclusi in presenza di dispositivi specifici
(catene, cordoli).
3.1 Criteri di resistenza nel piano
La struttura intrinseca della muratura, corsi pi o meno regolari di mattoni o pietre, legati da malta,
porta ad un sistema efficace a sopportare azioni di compressione, ma pressoch incapace di resistere
ad azioni pure di trazione e resistente a flessione in ragione della compressione presente. I
meccanismi di rottura connessi allazione orizzontale, tipici per i maschi in muratura (Anthoine et
al., 1996), sono in generale riconducibili ad un collasso per pressoflessione (rocking) o per taglio; in
questultimo si includono solitamente meccanismi fessurativi di diversa natura, ascrivibili alleffetto
delle tensioni tangenziali originate dalle azioni orizzontali, in combinazione con le componenti di
tensione normale.
Riassumendo si possono distinguere tre principali modalit di rottura:
a) per ribaltamento (rocking)
b) per taglio-scorrimento
c) per fessurazione (trazione) diagonale
Discriminante per lattivazione del meccanismo effettivo tra i tre una combinazione di fattori di
diversa natura: la geometria del pannello, in particolare in termini di snellezza, lentit del carico
assiale e le caratteristiche del materiale muratura considerato.
(a) (b) (c)

Figura 34 - Schematizzazione dei meccanismi di rottura del maschio: flessione-ribaltamento (a),
scorrimento (b) e trazione diagonale (c).


CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 48
Rocking: il collasso governato dal ribaltamento della parete, caratterizzato generalmente
dalla rottura e parzializzazione degli spigoli soggetti a compressione;
La condizione di rottura per pressoflessione nel piano associata allo schiacciamento della
muratura al lembo compresso delle sezioni estreme. Per bassi valori di azione assiale N
lestensione della zona compressa modesta, macroscopicamente si rilevano ampie aperture
delle fessure flessionali ed il muro tende a sviluppare un cinematismo di ribaltamento simile
a quello di un blocco rigido.
Lanalisi del comportamento a rottura per pressoflessione pu essere agevolato dallutilizzo
di un opportuno stress-block della muratura in compressione. Il calcolo pu essere
particolarmente semplificato laddove si possa definire uno stress-block rettangolare
equivalente. Con riferimento alla figura seguente:

Figura 35 - Ribaltamento e parzializzazione
Dallequilibrio alla traslazione segue:

d
N
a
f t
(3.1)
mentre lequilibrio alla rotazione:

2
0 0
1 1
2 2 2
u
d d
l a Nl N l t
M Ne N
f lt f


_ _
_


,
, ,
(3.2)

dove :


= /lt

tensione normale di compressione media riferita allarea totale della
sezione
f
d
la resistenza a compressione di calcolo della muratura (nei codici definita rispetto
ad fattore di sicurezza: f
d
= f
k
/
m
)
definisce lampiezza dello stress-block, usualmente = 0.851


Nella nuova normativa viene riportata la precedente formula nella forma, assolutamente
equivalente:


2
0 0
u
d
l t 1
M
2 0.85 f
(3.3)

CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 49
Ipotizzando per il pannello murario uno schema complessivo di tipo shear-type (rotazioni
bloccate alle estremit) risulterebbe:
2 /
pf
u u
V M h . (3.4)

Trazione diagonale: il meccanismo di danno governato dalla formazione e dallo sviluppo
di fessure diagonali inclinate, che possono seguire o andamento dei giunti di malta oppure
interessare i mattoni stessi in funzione della resistenza dei giunti di malta, dellinterfaccia
mattone-malta oppure dei mattoni stessi;

Figura 36 - Taglio trazione diagonale
Il Criterio del massimo sforzo principale di trazione derivato dagli studi di Turnek e
Cacovic (1971): rilevando sperimentalmente rotture con formazione di fessure diagonali al
centro del pannello, ipotizzarono che la rottura per taglio abbia luogo quando lo sforzo
principale (macroscopico) di trazione raggiunge un valore limite f
tu
, assunto come resistenza
a trazione convenzionale della muratura.
In tal modo si assume che, relativamente allo stato limite di rottura per taglio con
fessurazione diagonale, lanisotropia della muratura possa essere trascurata, con il notevole
vantaggio di utilizzare un singolo parametro di resistenza (f
tu
per lappunto).
Supponendo in prima istanza che il pannello sia sufficientemente snello da poter essere
assimilato ad un solido di De Saint Venant, il criterio si traduce nella seguente espressione
del taglio ultimo resistente V
u
:

0
1
tu
u
tu
f lt
V
b f

+ (3.5)
dove :


= /lt

tensione normale di compressione media riferita allarea totale della sezione

b varia con il rapporto di forma h/l, usualmente b = 11.5

Nella nuova normativa italiana, per gli edifici esistenti si riporta il criterio di rottura per
trazione diagonale nella forma (punto 11.5.8.1):

CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 50

. 0 0 0
0
1.5
1 1
1.5
traz d td
u
d td
f
V l t l t
b b f

+ + (3.6)
I parametri sono gli stessi della formulazione di Turnek e Cacovic, in particolare f
td
e
0d

sono rispettivamente i valori di calcolo della resistenza a trazione per fessurazione diagonale
e della corrispondente resistenza a taglio di riferimento della muratura (f
t
= 1.5
0
), quanto a
b si riprende il criterio approssimato di Benedetti e Tomaevic (1984):

1.5 1.5
1 1.5
1 1
h
l
h h
b
l l
h
l

>


'

<

(3.7)
Scorrimento: il meccanismo associato alla formazione di fessure orizzontali nei giunti
soggetti allazione del sisma che inverte la direzione di applicazione; potenziali piani di
scorrimento possono formarsi lungo i giunti fessurati; il meccanismo favorito da bassi
livelli di carichi verticali e bassi valori del coefficiente dattrito.
Il criterio di rottura utilizzato il Criterio alla Coulomb, che esprime la resistenza come
somma di un contributo di tipo coesivo ed uno di tipo attritivo:
c + (3.8)
La tensione tangenziale e la tensione normale possono avere diverso significato a
seconda dellimpostazione del criterio, ovvero a seconda che si consideri reagente lintera
sezione o unicamente la porzione compressa.
Secondo la normativa italiana (ordinanza e D.M. 20/11/87) e lEurocodice 6, la resistenza
caratteristica a taglio della muratura va valutata con riferimento allarea effettivamente
compressa, ed espressa come resistenza a taglio unitaria f
vk
moltiplicata per larea reagente
del muro:

. traz
u vk c
V f t l (3.9)
Considerando la parzializzazione della sezione, si pu determinare la porzione
effettivamente reagente scorporando la parte in trazione:
e
P
l/2 l/2
l
c
l
c
/3
M= P . e
V

Figura 37 - Porzione parzializzata.

CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 51
Se
6
l
e > allora:

3 3
3 2 2
c
c
l l M
e l l l
Pl
_


,
(3.10)

Una volta determinata lc la resistenza unitaria a taglio pu essere calcolata come:
f
vk
= f
vk0
+ s
0
con f
vk
=f
vk,lim
(3.11)
dove :


= /lt

tensione normale di compressione media riferita allarea reagente
il coefficiente di attrito (con area parzializzata usualmente vale 0.4)
f
vk0
la resistenza caratteristica a taglio in assenza di compressione
f
vk,lim
valore limite superiore della resistenza, dipendente dal tipo di elementi e dal
tipo di malta.
La nuova normativa italiana propone la stessa formulazione precisando il valore dellattrito a
0.4 ed il valore di f
vk,lim

= 1.4 1.5
bk
f MPa ;
bk
f indica la resistenza caratteristica a
compressione dei blocchi nella direzione di applicazione della forza.

La resistenza effettiva di un pannello data, al variare dalla compressione normale, dal minor valore
della resistenza a taglio fra quelle precedentemente esposte.
Dominio di rottura di un pannello murario
Compressione
Pressof l essi one
Scorri mento
trazione-diag.
Dominio (Vu,N)

Figura 38 - Esempio di dominio di iterazione Vu-N nei pannelli murari

Il dominio V-N definisce la resistenza massima offerta dal pannello murario, tuttavia il
raggiungimento di tale limite non comporta la rottura fragile del pannello; i modelli meccanici
descrittivi dei paramenti murari ammettono una certa duttilit. Il limite di deformazione, oltre cui
assumere collassato lelemento usualmente definito in termini di massimo drift, ovvero si limita il
rapporta fra deformazione ed altezza.

CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 52
hm
m

Figura 39 - Drift nel pannello murario.
La nuova normativa quantifica i drift massimi distinti secondo il meccanismo di collasso:

0.004 Taglio
0.006 Pressoflessione
DL
m
m u
m
h



'

(3.12)


3.2 Macroelemento
La costruzione di un macroelemento, rappresentativo di un intero pannello murario, permette la
formulazione di equazioni dequilibrio che coinvolgono un numero limitato dincognite e pu
rappresentare un modello cinematico capace di cogliere i meccanismi elementari di deformazione,
danneggiamento e dissipazione delle strutture murarie.
Si consideri un pannello di larghezza b e spessore s costituito di tre parti: la deformabilit assiale sia
concentrata nei due elementi di estremit e di spessore infinitesimo , infinitamente rigidi ad
azioni taglianti, e la deformabilit tangenziale sia situata nel corpo centrale di altezza h che,
viceversa, indeformabile assialmente e flessionalmente.
Il modello cinematico completo per il macroelemento deve, quindi, contemplare i tre gradi di libert
dei nodi i e j e quelli dei nodi di interfaccia e .
h

b
s u
i

1
w
i
i
j
u
j
u
1
u
2
w
j
w
1
w
2

2

j
1
2
1
2
3
(a)


M
1
T
1
N
1
1
2
j
T
j
T
2
N
j
N
2
M
2
M
j
2
3
2
T
2
N
2
M
2
T
i
N
i
i
M
i
1
M
1
T
1
N
1
1
(b)
n
m

Figura 40 - Modello cinematico del macroelemento


CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 53
Le ipotesi di rigidit introdotte consentono di semplificare la cinematica del macroelemento,
imponendo opportune condizioni di congruenza allinterno delle singole sottostrutture , e .
Avendo indicato con w gli spostamenti assiali, con u quelli trasversali e con le rotazioni, si pu
affermare che u
1
= u
i
; u
2
= u
j
(infatti i corpi e hanno rigidezza tagliante infinita e spessore
tendente a zero) e w
1
= w
2
= ;
1
=
2
= (il corpo centrale assialmente e flessionalmente
rigido e , rappresentano rispettivamente lo spostamento assiale e la rotazione).
Dal punto di vista cinematico il modello quindi descritto da otto gradi di libert: le sei componenti
di spostamento dei nodi di estremit (u
i
, w
i
,
i
, u
j
, w
j
,
j
) e le due componenti del macroelemento (
e ).
Il meccanismo di ribaltamento del pannello, favorito dallassenza di una significativa resistenza a
trazione del materiale, viene rappresentato ipotizzando un contatto elastico monolatero nelle
interfacce e , mentre il meccanismo di rottura a taglio schematizzato, considerando uno stato
di tensione uniforme nel modulo centrale ( si assume T
i
= T
j
), attraverso un legame tra le
componenti cinematiche u
i
, u
j
, , lo stato tensionale e le variabili descrittive del comportamento
plastico (il grado di danneggiamento e lo scorrimento plastico
p
). Il danneggiamento per
fessurazione sulle fasce diagonali, dove si verificano meccanismi di taglio-scorrimento, , infatti,
rappresentabile mediante la componente anelastica di spostamento
p
che si attiva quando viene
superata una condizione limite per attrito alla Coulomb. Il legame Gambarotta-Lagomarsino
consente di descrivere, attraverso le variabili e
p
, levoluzione ciclica del degrado di rigidezza e
del deterioramento della resistenza associato al progressivo danneggiamento a taglio (Gambarotta et
al., 1996; Galasco, 2001).
Nelle due estremit dellelemento concentrato il comportamento a flessione: le relazioni che
legano la normale di compressione N ed il momento M alle componenti di spostamento w e
derivano direttamente dalle equazioni elastiche di legame. Fintanto che il centro di pressione
risulta interno al nocciolo centrale dinerzia, non si verifica la parzializzazione della sezione di
estremit del pannello e sforzo normale e momento risultano lineari in w e e disaccoppiate
(indicando con
2

E
k
h
la rigidezza assiale per unit di superficie):

3
12


N kbsw
k
M sb
(3.13)


Figura 41 - Cinematica del problema assiale elastico


CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 54
La sezione si parzializza quando la risultante delle azioni esce dal nocciolo centrale dinerzia e,
assumendo sezione rettangolare, ci avviene se:

3
3
2
12
12
12 6

k
k
sb
sb
M b b
N kbsw kbs w w
(3.14)
ovvero in termini cinematici (essendo w<0 poich si assume che il pannello non reagisca a trazione):

2

w
b
(3.15)
Questa relazione indica che se si applica un momento alla sezione, dopo aver esercitato una
compressione, la rotazione aumenter linearmente, a spostamento verticale w costante, finch sar
verificata la condizione sopraccitata.
s

y
N
d
b
x
w

Figura 42 - Sezione parzializzata

Da considerazioni geometriche, nellipotesi di piccoli spostamenti, si possono calcolare i contributi
anelastici dovuti alla pressoflessione. Separando i contributi elastici da questi ultimi, si pu
riscrivere:

( )
( )
( )
2
2
3
2
8
2
12 24
+
+
+ +



ks
N ksbw b w
b w
k ks
M sb b w
(3.16)
Nel caso di sezione parzializzata, normale e momento non sono pi sollecitazioni disaccoppiate; si
pu dunque esplicitare la relazione che lega le grandezze cinematiche del problema. Esplicitando w
si ha:

2
2


b N
w
ks
(3.17)

CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 55
w
2w/b 2w/b

Figura 43 - Interazione -w
Se si incrementa il momento (in un sistema precedentemente compresso), prima si ha un incremento
lineare di , poi si raggiunge la condizione limite
2

w
b
oltre cui valgono le relazioni (3.16) e
(3.17): fino al limi te di parzializzazione 0

w
, oltre, aume ntando il momento, aumenta la rotazione
ma diminuisce la compressione verticale (Figura 43).
Oltre alla non linearit dovuta alla pressoflessione, il modello di macroelemento contempla il
danneggiamento per compressione: si pu notare come, al momento dellentrata in campo non
lineare, in un generico passo di carico, caratterizzato dal superamento del valore di spostamento w
R
=

R
/k in una porzione della sezione di base, tale stato sia identificabile attraverso due soli parametri:
(=p/b), misura dellestensione della porzione di sezione interessata dalla non linearit, e
(=w
max
/w
R
), misura della duttilit richiesta alla fibra pi esterna e, di conseguenza, del successivo
degrado di rigidezza come appare dalla figura seguente.

b
x
z
?b
w
f
w
o
w
R
w
max
= w
R
s

s
R

Figura 44 - Stato di tensione e spostamento in condizioni di non linearit a compressione

In un successivo passo di carico, in cui il valore
max
w sia minore del valore limite di
R
w , si ha uno
stato tensionale che dipende cos, attraverso i parametri e ?, dalla storia di carico precedente: le
fibre, che per effetto del precedente stato di spostamento hanno avuto unescursione in campo
plastico, sono cos caratterizzate da una rigidezza degradata k
*
funzione della duttilit:
( ) ( )
*
1
2
, , , ;
1
2
1
1

]
+

k b
k x x b
x
b
(3.18)

CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 56
La tensione assiale ha, dunque, andamento lineare nella zona non interessata dalla plasticizzazione
ed andamento pi complesso nella zona plastica:

1
2
1
2
( ) ;( )
2
( )
( ) ( ) ;
( 1) 2
1

1
]

'
1

+ ]



o
o
b
k w x x b
x
b b
k w x x b
x b
(3.19)
Si evidenzia (Penna, 2002; Resemini, 2003), tuttavia, come il tratto degradato possa essere
approssimato linearmente senza commettere un errore apprezzabile. Sulla base di questa
formulazione e di questultima osservazione, possibile definire una semplice procedura di
correzione non lineare dei valori delle caratteristiche di sollecitazione ottenuti con il legame elastico
non reagente a trazione.
Per effetto della diversa distribuzione delle tensioni nei due casi, possibile ottenere il valore dello
sforzo normale di compressione ponendo:

*

el
N N N (3.20)
dove
el
N lo sforzo normale calcolato con il legame elastico , mentre N
*
risulta :

*
max max
1
( , , )

N w k bsw (3.21)
Analogamente, la correzione non lineare del momento flettente si ottiene dalla:

*

el
M M M (3.22)
in cui
el
M lo sforzo normale calcolato con il legame elastico , mentre M
*
risulta:

* *
max
1
( , , )
3 2
_


,

M w bN . (3.23)
Tali correzioni sono valide sia nel caso in cui vi sia una riduzione delle tensioni per effetto del
degrado, sia per una nuova condizione di superamento della soglia di resistenza.
La risposta a taglio espressa considerando una deformazione tagliante uniforme +

h
u u
j i

nel pannello centrale k ed imponendo una relazione fra le grandezze cinematiche
i
u ,
j
u e , e la
sollecitazione
j i
T T . Il danneggiamento generalmente riscontrato lungo la diagonale dove si
evidenzia uno spostamento fra i giunti (con una componente di deformazione anelastica) attivato per
il superamento della condizione limite attritiva di Coulomb. Conoscendo leffettiva deformazione
tagliante del corpo k (indicando con G il modulo elastico di taglio), si pu formulare la seguente
equazione costitutiva:

*
( ) + +
i i j i
GA
T u u h T
h
(3.24)

*
( )
1
+ +
+

i i j
GA c h
T u u h f
h c GA
(3.25)

CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 57
dove la componente non elastica
*
i
T
comprende lazione attritiva
f
che si oppone al meccanismo
di scorrimento e coinvolge un parametro di danno ed un coefficiente adimensionale c, che
controlla la deformazione non elastica. In questo modello, lazione dovuta allattrito considerata
nella seguente condizione limite:
0
s i
f N (3.26)
dove corrisponde al coefficiente di attrito. Queste relazioni costitutive possono rappresentare la
diversa resistenza del pannello al variare dellazione assiale
i j
N N . Gli effetti del danneggiamento
sono evidenziati nella variabile di danno che cresce coerentemente con il meccanismo limite :
( ) ( ) 0
d
Y S R (3.27)
dove
2
2
1
2

p
Y
c
lenergia dissipata per effetto delle deformazioni anelastiche, R la funzione di
resistenza (tenacit) e { } S t n m
T
il vettore delle tensioni interne al corpo k. Si assume R come
funzione crescente di fino al valore critico 1
C
e successivamente decrescente per valori pi
elevati: questo modello pu rappresentare sia il decadimento di rigidezza, sia il degrado di
resistenza tipico del comportamento ciclico dei pannelli murari.
Nella presente trattazione, la formulazione di danneggiamento alla Coulomb, stata estesa al calcolo
delleffettiva area parzializzata, ed stato inoltre introdotto il criterio di rottura per trazione
diagonale espresso dalla (3.5).
I meccanismi implementati nel macroelemento perme ttono di cogliere in modo graduale i fenomeni
(e non solo in termini di dominio limite come riportato nel paragrafo precedente), ovvero la
parzializzazione a pressoflessione sar accompagnata da un sollevamento complessivo del
pannello (w e non sono pi disaccoppiate ma legate secondo la (3.17)), con perdita progressiva di
rigidezza. Tale fenomeno interamente reversibile in assenza di un superamento della massima
resistenza a compressione (il superamento di questo limite provoca degrado di resistenza e
dissipazione isteretica).

Danneggiamento a Pressoflessione (Pannello SNELLO) - Macroelemento -

-80
-60
-40

-20

0

20
40
60

80

-20

- 15

-10

-5

0

5

10

15

20

spostamento [mm]

T
a
g
l
i
o

[
k
N
]


Figura 45 - Perdita di rigidezza a pressoflessione nel macroelemento.

CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 58
Il danneggiamento a taglio provocher invece un degrado di rigidezza irreversibile (dissipazione
isteretica), dovuto, microscopicamente, alle lesioni nei giunti di malta ed alle fessurazioni nei
blocchi. Oltre alla perdita di rigidezza, soprattutto nellambito di analisi cicliche, si coglie inoltre la
perdita di resistenza tipica del comportamento dei paramenti murari.
La modellazione numerica del macroelemento prevede la scelta preventiva del meccanismo di
danneggiamento voluto: nella realt si ha la sovrapposizione dei fenomeni, pertanto possibile
simulare prove reali, con sufficiente approssimazione, avvalendosi dei differenti meccanismi di
danno. Nella figura seguente si anticipano le riproposizioni numeriche delle prove effettuate da
Anthoine, Magonette e Magenes ad Ispra, che saranno invece illustrate in dettaglio nei paragrafi
seguenti.
Danneggiamento a Taglio (Pannello TOZZO) - Macroelemento -
-100
-80
-60
-40
-20
0
20
40
60
80
100
-10 -8 -6 -4 -2 0 2 4 6 8 10
spostamento [mm]
T
a
g
l
i
o

[
k
N
]
Scorrimento (integra)
Scorrimento (parz.)
Taglio Diagonale

Figura 46 Perdita di rigidezza e di resistenza nella simulazione numerica mediante macroelemento nei
diversi meccanismi di danno.
Infine stato introdotto un controllo di duttilit in termini di massimo drift ammissibile per
meccanismo di taglio o pressoflessione: tali meccanismi vengono considerati separatamente
allinterno del macroelemento considerando gli spostamenti e le rotazioni corrispondenti alla
porzione centrale (in cui si concentra la deformabilit a taglio) ed alle porzioni di estremit (in cui si
ha la pressoflessione):



+
+
+
( )
( )
2
j i Taglio
e
i j Pressoflessione
e
u u
h
(3.28)

Il superamento di tali limiti comporta la pressoch totale perdita di resistenza flessionale e tagliante
del pannello, che conserva una sia pur ridotta rigidezza assiale (diviene pertanto una biella).
La modellazione a macroelementi, estesa a strutture complesse, consente di cogliere in modo
sufficientemente accurato i principali fenomeni connessi alla muratura, come dimostrato nelle sue
varie applicazioni, dallidentificazione degli edifici alla modellazione dei ponti in muratura, risultati
riassunti nellarticolo Non-linear Seismic Analysis of Masonry Structures presentato alla
tredicesima conferenza internazionale di Ingegneria sismica tenutosi a Vancouver (Galasco,
Lagomarsino, Penna, Resemini, 2004).


CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 59
3.3 Elemento bilineare con i criteri di resistenza dellordinanza
Lordinanza 3274/03 e s.m. richiede per il calcolo della muratura almeno un modello di elemento
semplificato dal comportamento bilineare: il ramo orizzontale coincide con la resistenza massima
calcolata secondo quanto descritto nel par. 3.1.
stato dunque implementato nel solutore un elemento trave non lineare a sei gradi di libert con
resistenza limitata e degrado della rigidezza in fase non lineare. La trave un elemento alternativo al
macroelemento per simulare il comportamento dei pannelli murari (maschi e fasce) nellambito
dellapproccio della modellazione delle pareti a telaio equivalente.
Ni
Nj
Mi
Mj
(ui ,wi ,i)
Ti
(uj ,wj ,j )
Tj

Figura 47 - Incognite cinematiche e convenzione sui segni delle caratteristiche di sollecitazione adottate per
lelemento trave non lineare in muratura

Per ciascun elemento, dunque, la pendenza del ramo elastico determinata direttamente a partire dal
calcolo dei contributi di rigidezza a taglio ed a flessione, computabili sulla base delle propriet
meccaniche e geometriche (modulo elastico di Young E, modulo a taglio G e geometria del
pannello). I differenti contributi sono opportunamente assemblati nella matrice di rigidezza elastica
del singolo elemento.
I limiti elastici in termini di resistenza, relativi ai meccanismi di rottura considerati, coincidono con
il valore ultimo, poich vige lipotesi di assenza di incrudimento. I meccanismi di rottura sono gli
stessi gi elencati: pressoflessione, taglio con fessurazione diagonale e taglio-scorrimento e
corrispondono rispettivamente a quanto previsto dall Ordinanza 3431 (punto 8.2.2 e punto
11.5.8.1).
In definitiva, nel caso della pressoflessione il momento ultimo definito dalla (3.29), come al punto
8.2.2.1.

2
0 0
u
d
l t 1
M
2 0.85 f

(3.29)
in cui l la lunghezza complessiva della parete inclusa la zona tesa, t lo spessore della zona
compressa,
o
la tensione normale di compressione media riferita allarea totale della sezione e f
d

la resistenza a compressione della muratura.
Tale formula si basa sullipotesi di materiale non reagente a trazione, in cui assunta unopportuna
distribuzione non lineare delle compressioni (stress-block rettangolare con coefficiente pari a 0.85).
Per quanto riguarda il meccanismo di rottura per taglio per fessurazione diagonale, il taglio ultimo
definito dalla (3.30), come al punto 11.5.8.1:

CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 60


+ +

0d 0 td 0
u
0d td
1.5 f
T l t 1 l t 1
b 1.5 b f
(3.30)
in cui f
td
e
0d
sono rispettivamente i valori di calcolo della resistenza a trazione per fessurazione
diagonale (f
t
= 1.5
0
) e della corrispondente resistenza a taglio di riferimento della muratura e b
un coefficiente correttivo legato alla distribuzione degli sforzi sulla sezione, dipendente dalla
snellezza della parete (assunto pari a h/l, comunque non superiore a 1.5 e non inferiore a 1, dove h
l'altezza del pannello).
Infine, riguardo al meccanismo di taglio-scorrimento (punto 8.2.2.2) :
+
u vmo n vd
T l'tf l'f(f ) (3.31)
in cui l la lunghezza della parte compressa della parete, f
vm0
la resistenza media a taglio della
muratura, il coefficiente di attrito e
n
la tensione normale media, riferita alla sola parte
compressa della sezione.
Lelemento trave si fonda su una correzione di tipo non lineare, a partire dalla previsione elastica,
operata confrontando le sollecitazioni con i limiti di resistenza conseguenti ai criteri sopraesposti ed
effettuando poi, nel caso in cui tale limite sia superato, unopportuna ridistribuzione delle
caratteristiche di sollecitazione di taglio (costante lungo lelemento in virt dello schema di calcolo
ad azioni concentrate nei nodi) e momento flettente alle estremit, in modo tale da garantire
lequilibrio dellelemento stesso.
Si sottolinea la dipendenza dei limiti ultimi di resistenza dallo sforzo normale di compressione: ne
consegue che tali valori di confronto non sono una propriet costante dellelemento, ma variano
durante lanalisi a seguito della ridistribuzione delle azioni sugli elementi coinvolti nel contributo
allequilibrio globale del sistema strutturale.
Il legame introdotto , come gi precisato, degradante: la rigidezza di un elemento che abbia
superato la soglia di resistenza pari alla rigidezza secante corrispondente al massimo stato di
spostamento in cui sia venuto a trovarsi (Figura 48). A tale fine sono definite delle variabili di
danno, associate rispettivamente alle caratteristiche di sollecitazione di taglio e momento flettente
(una per ciascun estremo dellelemento). Esse sono atte a memorizzare il massimo stato di
spostamento raggiunto e, conseguentemente, lo stato di danneggiamento e di sollecitazione
realizzatisi nella storia precedente dallelemento. Tali variabili possono essere comprese tra 0 (fase
iniziale elastica) e 1 (nel caso limite di duttilit infinita), essendo correlate al rapporto tra il valore
della caratteristica di sollecitazione (taglio e/o momento), fornito dalla previsione elastica con
rigidezza iniziale, e quello variato secondo la rigidezza secante a seguito del superamento della
soglia elastica.
u
Tu
T


Figura 48 - Legame con limitata resistenza e degrado della rigidezza

CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 61

Il collasso dellelemento fissato in corrispondenza del raggiungimento del valore ultimo di
spostamento, determinato in termini di drift seguendo i limiti previsti per il meccanismo di rottura
associato (punto 8.2.2. e punto 11.5.8.1).
A seguito del collasso, il contributo dellelemento allequilibrio globale considerato
esclusivamente legato alla sua capacit residua di sopportare i carichi verticali.
Si precisa, inoltre, che, nel caso in cui si verifichi la condizione di elemento tenso-inflesso, tutte le
caratteristiche di sollecitazione si annullano. Ci poich i limiti di resistenza adottati si fondano
sullipotesi di considerare la muratura come materiale non reagente a trazione.
Si sottolinea che, a differenza del macroelemento descritto nei paragrafi precedenti, lelemento trave
non lineare non dispone di alcun grado di libert interno che consenta di separare il contributo al
drift associato ai meccanismi di taglio e pressoflessione. Pertanto il drift fornito dalla (3.32).

+
+
( ) ( )
2
j i j i
u u
h
(3.32)
La semplicit della formulazione di tale elemento ha sicuramente il pregio di garantire un processo
di convergenza snello e particolarmente efficace in termini di oneri computazionali ai fini di analisi
statiche non lineari monotone (pushover).
Tuttavia, proprio perch semplificato e quindi pi cautelativo nei riguardi della stima delle risorse
dei pannelli, lelemento trave non consente di cogliere in dettaglio alcuni aspetti del reale
comportamento dei pannelli murari.
Si esamini, ad esempio, il meccanismo per ribaltamento: il fatto di considerare una distribuzione non
lineare approssimata delle tensioni (3.29) per pressoflessione, non consente di cogliere
laccoppiamento che si realizza tra sforzo normale e momento flettente e, relativamente alle
grandezze cinematiche, tra spostamento verticale e rotazione dellelemento,. Tale comportamento
evidenziato anche da risultati sperimentali e gi discusso a proposito della descrizione del legame
assunto per il macroelemento (Figura 43).
Anche nei riguardi della riproduzione dei fenomeni dissipativi e ciclici, nellambito ad esempio di
analisi dinamiche al passo non lineari, sono evidenti i limiti di tale formulazione per i quali il
macroelemento risulta senzaltro pi aderente ed efficace, pur tuttavia stato possibile estendere
questo tipo di analisi anche al modello bilineare come illustrato nel par. 3.5.
3.4 Prove sperimentali sui pannelli
Per poter valutare laffidabilit della modellazione numerica, si deve valutare la rispondenza a prove
sperimentali: in primo luogo si cercher la correlazione alla risposta di un singolo pannello murario,
nellidea che gli elementi non lineari presentati (macroelemento o trave con legame bilineare),
nellambito nella modellazione a telaio equivalente, costituiranno i maschi e le fasce di piano,
ovvero diventeranno i componenti fondamentali di un sistema pi complesso. Si far riferimento
alla sperimentazione condotta da Anthoine, Magonette e Magenes al Joint Reserce Centre di Ispra,
su provini di maschi murari di differente snellezza.
In tale sperimentazione, per studiare i differenti meccanismi di rottura, si era realizzato un pannello
pi tozzo, evidentemente vulnerabile a taglio ed uno pi snello, pi soggetto a meccanismi di
pressoflessione soggetti al medesimo carico verticale (150 kN ovvero una tensione
m
= 0,6 Mpa).
Lobbiettivo era valutare il comportamento sismico, pertanto si era eseguita una prova ciclica quasi-
statica, ovvero si imponeva lo spostamento U
h
della sommit del pannello in direzione orizzontale,
secondo cicli di ampiezza crescente. Gli estremi del pannello erano confinati in modo tale da
riprodurre le condizioni di vincolo di un doppio incastro, mentre i dispositivi di misura registravano

CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 62
la reazione orizzontale prodotta e gli spostamenti associati. Nella figura seguente si riportano le
geometrie dei due pannelli e la struttura di prova.








Figura 49 - Geometrie e schema di prova della sperimentazione sui pannelli

I risultati ottenuti dalle due prove mettono in luce linfluenza del rapporto altezza/larghezza sul
comportamento dei pannelli, inoltre (come si vede nei grafici seguenti) imponendo lo spostamento,
in luogo della forza, stato possibile cogliere decrementi di resistenza al progredire dello
spostamento ed al ripetersi dei cicli.

Figura 50 - Prova ciclica sul pannello tozzo
10

2

135
Pannello A tozzo
10

200
25
Pannello B snello

CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 63

Figura 51 - Prova ciclica sul pannello snello

I carichi e gli spostamenti ultimi, landamento del danno, la dissipazione, e i meccanismi di rottura
differiscono marcatamente: il muro tozzo ha mostrato una rottura fragile per taglio diagonale
(meccanismo di dissipazione per taglio) in corrispondenza di un drift dello 0,2% per un carico F
h
=
84 kN; contrariamente nel caso del pannello snello non stata registrato alcun danno da stress
apparente per un drift dello 0,6% e un carico pari a F
h
= 72 kN.
Limportanza di questa sperimentazione di aver isolato e descritto i meccanismi principali di
rottura dei pannelli, nellidea che una parete possa essere pensata come assemblaggio di porzioni pi
semplici, simili agli elementi provati, e che quindi il comportamento complessivo sia descrivibile,
nota la geometria e la compressione dei componenti.
Nel paragrafo 3.2 sono stati anticipati i risultati ottenibili mediante il macroelemento: grazie alle sue
caratteristiche stato infatti possibile sia riprodurre la prova nella sua interezza (cicli a spostamenti
crescenti), sia cogliere il degrado graduale.

Figura 52 - Confronti numerico e Sperimentale con il macroelemento
Lidentificazione partita dai moduli di rigidezza E, e G che hanno consentito di riprodurre la
rigidezza iniziale, si poi determinato il parametro c in modo da ottenere una deformazione non
elastica tale da cogliere gli spostamenti massimi misurati (il macroelemento coglie in modo graduale
il danneggiamento pertanto manifesta un progressiva perdita di rigidezza rispetto al tratto elastico
iniziale). I valori della resistenza a taglio
0
ed a compressione f
m
hanno invece permesso di
individuare i valori massimi di resistenza nei due pannelli.

CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 64

Gc

F
d

Figura 53 - Schematizzazione dei parametri non lineari del macroelemento. Il prodotto Gc governa
lampiezza del tratto a rigidezza degradata precedente il picco di resistenza, mentre governa il ramo di
softening.
La pendenza e la forma dei cicli isteretici controllabile mediante il parametro , esso governa la
maggior o minor pendenza del ramo di softening.
I risultati, in termini di curve, precedentemente riportati, risultano in buon accordo con i cicli
sperimentali; vi si discostano solo in parte nella forma dei cicli di scarico, pi regolari nella
modellazione numerica rispetto a quanto effettivamente misurato ad Ispra.
Il passaggio successivo stato reinterpretare i risultati sperimentali mediante un legame bilineare
elastico-perfettamente plastico come quello proposto nella nuova normativa
La prova ciclica non realisticamente modellabile con un legame privo di un vero e proprio
softeneing, pertanto si proceduto convertendo i risultati sperimentali in una ideale prova in
monotona: ovvero si seguito linviluppo dei massimi valori di taglio e spostamento misurati.
INVILUPPO MONOTONO Pannello Tozzo
-100
-80
-60
-40
-20
0
20
40
60
80
-8 -6 -4 -2 0 2 4 6
INVILUPPO MONOTONO Pannello Snello
-80
-60
-40
-20
0
20
40
60
80
-15 -10 -5 0 5 10

Figura 54 - Inviluppi monotoni ideali
Una volta rappresentata la curva inviluppo (in rosso nella figura precedente), si fissato il punto che
si assume come estremo limite della curva, in altri termini, non essendosi verificata una rottura
distruttiva ma solo un graduale decadimento, si reso necessario stabilire un punto di rottura
convenzionale, dove si imposta la fine della curva. Tale punto viene identificato con la definizione
di spostamento ultimo (d
u
), in una condizione di stato limite ultimo. Il suo valore , in genere,
fissato in ragione del drift limite: sapendo che nel pannello tozzo prevale un meccanismo di rottura a
taglio si assume il valore del drift stabilito dalla nuova normativa pari a 0.4%; mentre nel pannello
snello, prevalendo un meccanismo di presso flessione, si assume il drift limite pari a 0.6%.
Si proceder ora cercando una soddisfacente descrizione del comportamento dei due pannelli, nella
schematizzazione monotona, in termini di una bilineare; si illustra brevemente il procedimento
seguito:
Si sono assunti i moduli di elasticit e di resistenza a taglio tali da ottenere una rigidezza iniziale
K
0
coerente a quella dellinviluppo monotono (e quindi dei pannelli reali), ovvero si assunta
una pendenza del tratto crescente della bilineare tale da approssimare il tratto iniziale della curva

CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 65
sperimentale. Si assunto di correlare i moduli di rigi dezza mediante la relazione E=6G.Le
condizioni di vincolo sono note, pertanto si pu esprimere la rigidezza flessionale di una trave
deformabile a taglio mediante:
0
2
1
1,2
1
1
12
G A
K
h
G h
E b

_
+

,
(3.33)
Essendo lo spostamento ultimo gi fissato, per completare la semplificazione bilineare
occorre determinare il taglio massimo corrispondente al ramo orizzontale: il suo valore fissa
la posizione del plateau ed stato calcolato imponendo, per mezzo di semplici algoritmi,
luguaglianza tra area sottesa dalla curva sperimentale e quella sottesa dalla curva bilineare, i
cui estremi erano stati definiti coincidenti (si assunto lo stesso d
u
). Questoperazione
equivale a dire che i due sistemi dissipano lo stesso quantitativo di energia in base al
principio di equivalenza dei lavori.

A questo punto si pervenuti al valore di T
u
ovvero T
plateau
nelle due sperimentazioni:
ovviamente sono stati determinati due valori distinti. Partendo dal presupposto che i due
modelli siano cos differenti da far prevalere in maniera netta e definita il meccanismo di
collasso per taglio diagonale nel pannello tozzo e di pressoflessione nel pannello snello,
come evidente dalla sperimentazione, con i due valori di T
u
possibile ricavare
0
e f
m

servendosi delle formule di dominio citate allinizio del capitolo ed implementate nel legame
bilineare.
Il pannello tozzo ha una rottura per taglio diagonale per cui applico la formula (3.30),
essendo nota la compressione e la geometria a ritroso ricavo la resistenza
0
, mentre il
pannello snello ha una rottura per pressoflessione e, sapendo che lo schema di vincolo un
doppio incastro, possibile risalire alla formulazione di T
u
(correlato al valore di momento
ultimo come riportato nella definizione (3.4)) da cui ricavare il valore di f
m
. Il procedimento
stato schematizzato nelle figure seguenti, in cui si riporta la sperimentazione monotona
ideale, la curva ottenuta con il legame bilineare (coerentemente con i valori calcolati secondo
quanto precedentemente formulato) ed il confronto con il macroelemento.
Pannello TOZZO
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
0 1 2 3 4 5 6
spostamento [mm]
T
a
g
l
i
o

[
k
N
]
Sperimentale
Modello Bilineare
Modello Macroelemento
E G E G
T T
uu
((eq eq. Aree) . Aree)
kk
Pannello TOZZO
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
0 1 2 3 4 5 6
spostamento [mm]
T
a
g
l
i
o

[
k
N
]
Sperimentale
Modello Bilineare
Modello Macroelemento
E G E G E G E G
T T
uu
((eq eq. Aree) . Aree) T T
uu
((eq eq. Aree) . Aree)
kk kk
Pannello SNELLO
0
10
20
30
40
50
60
70
80
0 2 4 6 8 10 12 14
spostamento [mm]
T
a
g
l
i
o

[
k
N
]
Sperimentale
Modello Bilineare
Modello Macroelemento
E G E G
TT
uu
( (eq eq. Aree) . Aree)
ffmm
Pannello SNELLO
0
10
20
30
40
50
60
70
80
0 2 4 6 8 10 12 14
spostamento [mm]
T
a
g
l
i
o

[
k
N
]
Sperimentale
Modello Bilineare
Modello Macroelemento
E G E G E G E G
TT
uu
( (eq eq. Aree) . Aree) TT
uu
( (eq eq. Aree) . Aree)
ffmm ffmm

Figura 55 - Curve numeriche e sperimentali con lo schema del processo di identificazione

Si nota come il macroelemento riesca a cogliere meglio i valori massimi di taglio, riuscendo poi a
seguire il ramo di softening, mentre il legame bilineare deve mediare la resistenza, esprimendo un

CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 66
valore di taglio massimo minore di quello sperimentale per evitare di sovrastimare eccessivamente
la fase di softening.
I valori trovati, in termini di moduli elastici e di resistenza sono coerenti con quanto riportato
nellallegato 11 della nuova ordinanza (nella tabella 11.D.1 nella nuova ordinanza sismica si riporta
un range di valori per le caratteristiche delle principali tipologie di muratura) tenendo conto del
coefficiente moltiplicativo 1.5 da considerarsi in presenza di malta di buona caratteristiche (come
precisato nella tabella 11.D.2 nella stessa norma).

f
m

0
E G

(N/cm
2
) (N/cm
2
) (N/mm
2
) (N/mm
2
)

min-max min-max min-max min-max
270 9 2700 450
Allegato 11.D
420 13.8 3600 600

Bilineare
400 12 3000 500
Tabella 1. Valori dei resistenza e moduli elastici nel legame bilineare a confronto con i valori proposti
nellallegato 11.D per la tipologia Muratura in mattoni pieni e malta di calce in presenza di malta di buone
caratteristiche.
3.5 Analisi dinamica
La finalit dellanalisi sismica valutare la resistenza di un edificio ad un evento sismico, pertanto
estremamente importante disporre di un legame numerico che permetta unanalisi dinamica non
lineare al passo. Laffidabilit del macroelemento, in ambito dinamico, gi stata evidenziata in
precedenti lavori (Galasco et al.,2001 e 2004); interessante valutare la possibilit di applicare,
anche al legame semplificato, tale approccio. Durante un evento sismico importante gli edifici
subiscono danni; tale processo permette per di dissipare una parte dellenergia del terremoto
(questo uno dei cardini dellanalisi prestazionale); tale dissipazione, di tipo isteretico, colta dal
macroelemento grazie al degrado a taglio e a compressione. La formulazione mediante un sistema
bilineare con ramo di scarico secante (che ripassa cio dellorigine) non ha la stessa capacit
dissipativa. Dal punto di vista teorico, durante un processo dinamico, oltre ai fenomeni isteretici, si
verifica una dissipazione di tipo viscoso, che non comporta degrado del materiale, ed invece
riconducibile allinterazione con lambiente. Tale fenomeno quantificato genericamente in una
fattore di smorzamento in un sistema ad un grado di libert, in tale modo vengono determinati gli
spettri elastici di accelerazione e spostamento (Clough, 1993).


.. . ..
( ) ( ) ( ) ( ) mq t d q t kq t mu t + +
(3.34)

.. . .. ..
2
0 0
0
0
( ) 2 ( ) ( ) ( )
2
q t q t q t u t
k
c
m
m

+ +

(3.35)
Analizzando modelli a pi gradi di libert, lo smorzamento viscoso descritto, usualmente, in
termini matriciali mediante la relazione (smorzamento alla Rayleight):
+ D M K (3.36)

CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 67
Con riferimento ad un sistema ad un grado di libert si potrebbe vedere come fissato , (non
considerando ) al crescere della pulsazione (e dunque anche della frequenza) lo smorzamento
decresce con proporzionalit inversa; nel caso in cui sia scelto , pulsazione e smorzamento
risultano proporzionali: d=k+m
2
2
d k
m m
+ + .
I coefficienti e possono essere infine valutati imponendo che nel range di pulsazioni (
1
;
2
) lo
smorzamento viscoso sia circa costante e pari, ad esempio, a 0.05. Per determinare i valori di
1
e

2
si pu, in via approssimativa, schematizzare il comportamento della struttura tramite un
oscillatore semplice elastico perfettamente plastico (con duttilit ). Alle due pulsazioni considerate
si fanno corrispondere due valori della rigidezza della struttura: ad
1
quella iniziale elastica, ad
2

quella secante corrispondente allo stato limite ultimo ipotizzato per il sistema. La pulsazione
1
si
assume pari alla pulsazione propria della struttura; la pulsazione
2
si stima in via semplificata
direttamente a partire da
1
assumendo una duttilit opportuna. Ne consegue:

1
2

(3.37)
Infine, i valori dei due coefficienti sono ricavabili risolvendo il sistema di equazioni seguente, in cui
si impone che per i due valori di pul sazione
1
e
2
lo smorzamento viscoso sia pari al 5%.

1
1
2
2
0.05
2 2
0.05
2 2

'

(3.38)
0%
5%
10%
15%
20%
25%
30%
0 10 20 30 40 50

2

Figura 56 - Relazione fra le pulsazioni
1
e
2
e lo smorzamento viscoso assunto. In blu lo smorzamento
governato da proporzionale alla massa ed inversamente proporzionale alla pulsazione (ed alla
frequenza), in verde lo smorzamento fornito da proporzionale a rigidezza e pulsazioni.

La differente proporzionalit di e rispetto alle frequenze permette di creare modelli numerici
capaci di incrementare la capacit di smorzamento sia al progredire del danneggiamento (periodo
secante, minor frequenza) sia alle alte frequenze (modi superiori spesso associati ai gradi di libert
verticali, poco significativi in queste tipologie di analisi), si pu determinare poi un range di
frequenze in cui garantire uno smorzamento pressappoco uniforme; tale metodologia viene seguita
nella modellazione con legame a macroelemento.

CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 68
-4000
-3000
-2000
-1000
0
1000
2000
3000
4000
-30 -20 -10 0 10 20 30
Top displacement [mm]
B
a
s
e

s
h
e
a
r

[
k
N
]

-4000
-3000
-2000
-1000
0
1000
2000
3000
4000
-30 -20 -10 0 10 20 30
Top displacement [mm]
B
a
s
e

s
h
e
a
r

[
k
N
]

Figura 57 - Esempio di analisi dinamica non lineare su edifico in muratura (dettaglio della time-history di
una parete), presentata alla 13 conferenza mondiale di ingegneria sismica.
interessante verificare lestendibilit di tali analisi al legame semplificato: evidente la carenza di
dissipazione isteretica, tuttavia si pu pensare di sopperire a tale mancanza incrementando la quota
di deformazione viscosa: pu essere assunto uno smorzamento minimo, superiore al 5%
convenzionale, in corrispondenza della pulsazione propria elastica del sistema. Operando su un
sistema ad un solo grado di libert si avrebbero due relazioni: la prima fisserebbe lo smorzamento
fissato in corrispondenza della pulsazione propria , la seconda imporrebbe lannullarsi della
derivata prima di in corrispondenza dello stesso valore (condizione di minimo).


2
( )
2 2
( ) 0
2 2


+

+

(3.39)
Il procedimento equivale ad annullare il range di smorzamento, usato nel ma croelemento,
riducendolo alla sola prima frequenza.


0%
5%
10%
15%
20%
25%
30%
0 5 10 15 20 25 30 35 40 45 50

1
=
2
=



Figura 58 - Relazione fra la pulsazioni
1
e lo smorzamento viscoso assunto. Il blu lo smorzamento
governato da proporzionale alla massa ed inversamente proporzionale alla pulsazione (ed alla
frequenza), in verde lo smorzamento fornito da proporzionale a rigidezza e pulsazione.
n1205
n1206
n1207
n1208
n1209
N13
N14
N15
N23 N71
N72
N73
N74
N91
N92
N93
N94
N95
N96
N97
N98
N1003
N1074 N1097
207
208
209
210
211
212
213
214
215
216
217
218
219
220 221
222
301
322
330
336
337
338
339
340
5
6 7
20
37
38
39 40
41

CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 69

Per testare la praticabilit di tale metodologia si consideri il pannello tozzo presentato nel par. 3.4:
la geometria, le condizioni di vincolo, la rigidezza, la massa presente sono grandezze note (esposte
al paragrafo precedente), pertanto analiticamente determinabile il periodo proprio del modello.
h
b
s
F
F
Fh/2
F
Fh/2

Figura 59 - Geometria e schema di vincolo del pannello tozzo.


0
0
0
615744590
20
150000 0.5 6075
2
0.31 sec
k
rad
m
T


+

(3.40)
Si sono dunque calcolati e in modo da ottenere =6% in corrispondenza di
0
, con smorzamento
crescente prima e dopo tale pulsazione.
Si proceduto a deformare monotonamente il pannello, in modo tale da provocarne uno stato di
danno, e si successivamente si lasciato vibrare liberamente (vibrazioni libere smorzate) il sistema
sino allo stato di quiete. Si potuto confrontare il diagramma forza spostamento, con riferimento al
macroelemento, evidenziando forza reattiva e forza inerziale:
la forza inerziale ( contributi massaaccelerazione di tutti i punti, nel caso in esame
unicamente il nodo di sommit) comprende le sollecitazioni legate alla rigidezza e
allazione viscosa: evidenzia sia i fenomeni dissipativi dovuti al danneggiamento sia
alla dissipazione viscosa.
La forza reattiva (taglio complessivo alla base, nel caso in esame la reazione nel nodo
inferiore) comprensiva unicamente delle sollecitazioni legate alla rigidezza: in
assenza di degrado non descriver cicli dissipativi altrimenti si manifester una
dissipazione legata alleventuale danneggiamento (non risente della viscosit).


CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 70
Time history - Vibrazioni libere - Macroelemento
-1.5
-1
-0.5
0
0.5
1
1.5
0 0.5 1 1.5 2 2.5 3
tempo [sec]
S
p
o
s
t
a
m
e
n
t
o

[
m
m
]

Figura 60 Vibrazioni libere smorzate, macroelemento. Attenuazione dello spostamento dovuto alla
viscosit ed al danneggiamento.



Vibrazioni Libere Macroelemento
-80
-60
-40

-20
0

20

40
60

80

100

-1

-0.5

0

0.5

1

1.5

2

2.5

3

3.5

spostamento [mm]
T
a
g
l
i
o

[
k
N
]

forza reattiva
forza inerziale

Punto di rilascio

Figura 61 - Vibrazioni libere nel macroelemento a partire da uno spostamento di 1.5 mm, tale da indurre
deformazioni anelastiche. Si osservino i cicli inerziali e reattivi (la curva inerziale incrementata del
fattore rispetto alla reattiva).
La forza reattiva, pur risentendo dellisteresi, non risente della viscosit ed pertanto leggermente
minore della corrispondente forza inerziale; nel modello bilineare invece la forza reattiva
sottostimer i fenomeni isteretici, pertanto, per recuperare un comportamento complessivo
accettabile, necessario incrementare fittiziamente lo smorzamento viscoso in modo da ottenere una
forza inerziale simile al modello con il macroelemento. La figura seguente mostra come vi sia
unaccettabile analogia fra le risposte inerziali nei due modelli. Sicuramente poco realistica, in

CAPITOLO 3 Analisi sismica degli edifici in muratura 71
termini di forza, la risposta reattiva del bilineare, collassata ad un segmento; per accettabile la
complessiva risposta di spostamento. Nei capitoli successivi si presenteranno analisi dinamiche
svolte con questo modello, in cui si presenteranno usualmente diagrammi forza reattiva-
spostamento, tale rappresentazione coerente con quanto sviluppato nelle analisi statiche non lineari
(presentate nel Cap. 5: Procedure di analisi sismica) ed immediata, in quanto calcolo delle reazioni
alla base. pi complesso il calcolo della forza inerziale su un modello a n gradi di libert e sar
presentato per un modello spaziale semplice nel capitolo seguente).

Vibrazioni Libere - confronto fra i due legami
-60
-40
-20
0
20
40
60
80
-1 -0.5 0 0.5 1 1.5
spostamento [mm]
T
a
g
l
i
o

[
k
N
]
Bilineare reattiva
Bilineare inerziale
Macroelemento reattiva
Macroelemento inerziale

Figura 62 - Vibrazioni libere, confronto fra il legame bilineare ed il macroelemento. Differente la risposta
reattiva, simile la risposta inerziale.


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Magenes G., 2001, Considerazioni sulla modellazionedella risposta di elementi murari edi pareti ad azioni nel
piano in Magenes et al. (eds.), Metodi semplificati per lanalisi sismica non lineare di edifici in
muratura, CNR-GNDT, Roma.
Paulay T., Priestley M.J.N., 1992, Seismic design of reinforced concreteand masonry buildings, Wiley, New
York.
Penna A., 2001, Una procedura a macroelementi per lanalisi dinamica non linearedi edifici in muratura, Tesi di
dottorato,Politecnico di Milano
Tomazevic M., 1978, Computation of theshear resistanceof masonry buildings, in The seismic resistance of
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Turnsek V., Cacovic F., 1971, Someexperimental results of thestrength of brick masonry walls, Proc. 2
nd

I.B.M.A.C. International Conference, Stoke on Trent.



CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 73

4 Affidabilit modellazione
La validazione dei modelli numerici uno degli aspetti pi complessi della ricerca: la difficolt non
solo insita nellinterpretazione dei risultati ma altrettanto difficile reperire casi studio utilizzabili.
Se da un lato il modo pi ovvio ed immediato per rapportarsi alla realt la mera osservazione dei
danni, visibili sugli edifici a seguito di un evento sismico, pi complessa ne linterpretazione:
sicuramente possibile ottenere ottime informazioni di tipo qualitativo, come ad esempio la
concentrazione di danno su maschi e fasce di piano (capo saldo della modellazione a telaio
equivalente), ma non altrettanto praticabile una ricerca quantitativa. Linput sismico, alla base
delledificio, non noto (al pi si pu disporre di un segnale misurato a km di distanza in qualche
stazione di osservazione, ma gli effetti locali, dovuti alla stratigrafia del suolo, ne inficiano la
validit), neppure pi conoscibile landamento delle oscillazioni durante levento, oltre
alloggettiva difficolt di determinare il grado di vincolo fra edificio e terreno; il riferimento ad
edifici reali pu essere utile ove, su di essi, siano situati strumenti di misura delle accelerazioni
(accelerometri). Tali strumenti permettono sia unidentificazione dinamica preventiva (forme modali
sperimentali) sia una lettura delle oscillazioni a seguito di un evento reale. Lidentificazione
dinamica, unita a prove sui materiali, permette di meglio tarare i modelli numerici, che possono
essere poi messi alla prova nelleventualit che un evento reale colpisca la struttura monitorata.
Un simile progetto portato avanti dall'Osservatorio Sismico delle Strutture che si compone di una
rete di sistemi di monitoraggio sismico installati su edifici pubblici ubicati nelle principali zone di
interesse sismico del territorio nazionale; questa rete permette sia il controllo di strutture di interesse
strategico per la protezione civile sia lacquisizione di dati di grande rilevanza scientifica. Sulle
strutture sono installati diversi accelerometri, disposti sia al suolo, per registrare l'eccitazione
sismica alla base, sia su alcuni punti caratteristici delle struttura per valutarne la risposta dinamica.
Tutti i sistemi di monitoraggio sono collegati alla sede dellUfficio del Servizio Sismico Nazionale
in Roma; in tal modo possibile conoscere in tempo reale gli eventi registrati e confrontarsi con i
modelli numerici precedentemente predisposti. Alcuni dati di questo studio saranno impiegati nel
prossimo capitolo come termine di paragone. In una fase pi embrionale della validazione di un
modello numerico di legame meglio avvalersi di modelli ancor pi circoscritti e controllabili,
ovvero di prove eseguite interamente in laboratorio su dispositivi di prova ad hoc. Tali modelli,
evidentemente di dimensioni modeste ed architettura semplice (generalmente scatolari) possono
essere conosciuti in modo molto approfondito, cos come assolutamente certo linput imposto:
sia esso un campo di forze (prove quasi-statiche o pseudo-dinamiche) o unazione dinamica alla
base (prove dinamiche su tavola vibrante).
Disponendo di esaurienti dati sperimentali resta il problema della riproduzione numerica dei risultati
con modelli di legame adatti ad un materiale complesso quale la muratura. Una modellazione, che si
potrebbe definire sofisticata, potrebbe essere sviluppata mediante elementi finiti non lineari
(Podest 2001, Lagomarsino 2004, Calderini, 2005); tale approccio permette di cogliere molti
dettagli (come gi evidenziato nel Capitolo 2) a patto di un onere computazionale consistente
(modelli molto semplici possono richiedere tempi estremamente lunghi, a volte giorni interi), tanto
che non una via percorribile nella pratica progettuale e comunque limitatamente praticabile anche
nellambito della ricerca.





CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 74



















Figura 63 - Schema del processo di modellazione della realt.
Modelli semplificati a telaio equivalente, al contrario permettono una modellazione pi rapida ma
comunque capace di cogliere gli aspetti essenziali del danneggiamento, pur con le limitazioni gi
esposte nel Capitolo 2 (cogliendo meccanismi nel piano pu non essere idonea alledilizia
monumentale). Un modello accurato pu essere ottenuto con il macroelemento presentato al par.
3.2, capace di cogliere esaurientemente il degrado (softening) ed i cicli di scarico. Tale approccio ha
permesso di realizzare i modelli numerici impiegati dall'Osservatorio Sismico delle Strutture
nellambito nel proprio progetto (Galasco, 2005). Il legame proposto, nella nuova normative
sismica, introduce unulteriore semplificazione nellambito della modellazione strutturale, riducendo
ancor di pi lonere (ed i tempi) di calcolo. Tale approccio coglie in modo convenzionale il
degrado di resistenza e rigidezza ed ha una formulazione ciclica inadatta ad un diretto confronto con
la realt sperimentale, pur tuttavia oggetto del presente capitolo, la valutazione di tale metodo
nellambito della ricerca oltre ad una validazione della pratica progettuale. Questo procedimento si
svolger con riferimento ad una prova quasi-statica, condotta, in scala al vero, presso lUniversit di
Pavia nel 1995 da Magenes, Kingsley e Calvi (Magenes et al., 1995).

4.1 Sperimentazione di Pavia (descrizione prova)
La sperimentazione stata eseguita presso il Dipartimento di Meccanica Strutturale dellUniversit
di Pavia, oggetto dellesperimento un edificio prototipo scatolare (pianta rettangolare, due piani,
quattro pareti perimetrali) in muratura in scala reale, testato mediante ad una prova ciclica quasi
statica. Compatibilmente con la struttura di prova presente, la struttura tridimensionale stata
separata in modo da poter intervenire separatamente sulle due pareti esterne: una parete, denominata
door wall, contenente due aperture per piano (al piano terra esse simulavano porte), non era
ammorsata allaltra parete, identificata invece come window wall, contenente tre finestre per
piano e connessa ai due muri trasversali da entrambi i lati.
Osservazione del danno
Sperimentazione dinamica su edifici reali
(Identificazione dinamica/monitoraggio in situ & prove sui materiali)
Sperimentazione ciclica o dinamica su edifici prototipo
(prova in Laboratorio)

Analisi ad elementi finiti non lineari
(F.E.M.)
Legame Non lineare con decadimento
(Macroelemento TREMURI )
Edificio Reale
Modellazione
sofisticata
Modellazione
accurata
Modellazione
semplificata
Legame Bilineare
(Ordinanza 3432)

CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 75

Figura 64 - Prototipo di edificio provato a Pavia
Le due pareti si sviluppano su una larghezza di base di 6 m per unaltezza di 6,4 m ed uno spessore
murario di 25 cm; lunica connessione fra di esse costituita dai solai, orditi perpendicolarmente ad
esse e realizzati mediante profili metallici isolati (per simulare un solaio flessibile). Si prevista
inoltre la presenza di un carico aggiuntivo di 248.4 kN sul primo solaio e di 263.8 kN sul secondo,
atto a simulare un carico distribuito di 10 kN/m
2
per piano. Ad entrambe le estremit delle pareti
stato posizionato un giunto ad espansione per eliminare gli effetti di bordo.
Mediante due profili metallici, di elevata rigidezza assiale, connessi alle pareti in corrispondenza dei
solai, si previsto di imporre uno stato di spostamento tale da indurre forze uguali ai due piani. Si
era infatti stabilito, mediante opportune considerazioni, che tale distribuzione potesse simulare
effetti dinamici con sufficiente approssimazione (la massa sui due piani era molto simile e laltezza
complessiva modesta, pertanto una distribuzione modale non sarebbe risultata particolarmente
differente). Operativamente, luguaglianza delle forze, veniva ottenuta imponendo, mediante
attuatori meccanici, lo spostamento al secondo piano, e ricercato lo spostamento del primo piano in
modo da garantire che le forze misurate risultassero uguali; tale operazione veniva svolta da una
centralina collegata al sistema di prova.


Figura 65 - Immagine della sperimentazione di Pavia



CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 76
4.2 Modello a telaio equivalente
La sperimentazione stata condotta in modo da avere due strutture pressoch piane, coerentemente,
anche la modellazione numerica, stata sviluppata su due modelli piani indipendenti. Il telaio
equivalente stato ottenuto individuando i nodi rigidi che connettevano verticalmente i maschi
murari ed orizzontalmente le fasce di piano in modo da creare una griglia. Laltezza dei maschi
mediata in ragione delle aperture presenti, o rispetto alla quota del solaio quando si tratta dei
pannelli esterni come descritto in precedenza (nel par. 2.4.2).
door wall: la forma molto regolare ha permesso di limitare il numero di nodi ed elementi
costituenti il modello numerico. Il telaio costituito da 9 nodi (di cui i primi 3 incastrati alla
base, i restanti 6, forniti di massa, costituivano elementi rigidi), 6 maschi murari e 4 fasce.

Figura 66 - Modello a telaio equivalente della parete door wall. La parete, effettivamente piana, ha
facilitato la modellazione bidimensionale.

window wall: la presenza dei muri laterali nella sperimentazione reale ne ha reso
necessario linserimento anche nel modello numerico piano: la finalit del presente lavoro
infatti la riproduzione numerica del risultato ottenuto a Pavia nel 1995, pertanto si
considerato il contributo di rigidezza e resistenza di queste porzioni nella direzione di prova,
anche se era loro ortogonale (una modellazione complessiva delledificio porterebbe a
trascurare tale contributo). Il telaio complessivo risulta costituito da 12 nodi rigidi (tutti
forniti di massa ed incastrati al livello terra) che connettono 9 fasce, 3 per piano
(strutturalmente al livello terra non contribuiranno al modello strutturale per effetto dei
vincoli perfetti nei nodi di incidenza) e 12 maschi, di cui 8 a modellare la parete e 4 a
recuperare il contributo ortogonale dei 2 muri di spina.


CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 77

Figura 67 - Modello a telaio equivalente della parete window wall. La parete, connessa ai muri di spina,
stata modellata con un telaio piano coadiuvato da quattro maschi murari per riconsiderare la
resistenza e rigidezza, nella direzione di analisi, fornita dai paramenti laterali.

Su entrambe le pareti sono inoltre stati aggiunti elementi trave, di limitata rigidezza flessionale, per
simulare la presenza dei profili usati, durante la prova, per indurre lo spostamento; non stata
modellata la presenza dei solai perch estremamente deformabili ortogonalmente alla propria
orditura (tale contributo si pu considerare incluso nella rigidezza assiale degli elementi simulanti i
profili di prova).
Sul modello reale si sono susseguiti pi cicli di carico in corrispondenza di differenti valori dello
spostamento del secondo piano: ciascun ciclo veniva ripetuto pi volte per garantire un
danneggiamento pi uniforme dellinsieme. Nel presente lavoro si evidenzieranno quattro cicli
significativi per i progredire del danneggiamento.


Door Wall Windows Wall
A
B
C
D
A
B C
D
Spostamento del 2 piano (mm)

Figura 68 - Cicli della prova quasi-statica


CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 78
Ciclo A

Ciclo B

Ciclo C


Ciclo D

Figura 69 - Stato di danno nella sperimentazione ciclica di Pavia, Door wall.

Si notano, nei disegni precedenti, lesioni riconducibili a pressoflessione, ovvero fessure orizzontali
che indicano un principio di ribaltamento e fessurazioni diagonali tipiche di meccanismi a taglio.
Il primo ciclo (A) evidenzia danneggiamento delle fasce, mentre i maschi murari esterni presentano
minimi danni dovuti alla parzializzazione. Nel secondo ciclo (B) inizia il danneggiamento dei
maschi in particolare di quello centrale alla base per meccanismo prevalente a taglio. Il ciclo (C)
mostra un danneggiamento diffuso dei maschi alla base fino a delineare nel ciclo (D) un
meccanismo di piano debole. Si osserva come i maschi centrali siano pi danneggiati a taglio
rispetto a quelli esterni che tendono a ribaltare.

Ciclo A

Ciclo B

CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 79

Ciclo C




Ciclo D
Figura 70 - Stato di danno nella sperimentazione ciclica di Pavia, Window wall.

Durante il primo ciclo (A) si osserva un primo danneggiamento delle fasce, mentre i maschi
murari non risultano danneggiati. Nel secondo ciclo (B) inizia il danneggiamento dei maschi alla
base in particolare di quelli centrali per taglio, di quelli esterni per pressoflessione. Il ciclo (C)
mostra un danneggiamento diffuso dei maschi alla base che progredisce ulteriormente del ciclo
successivo (D). Il meccanismo di piano localizzato al livello pi basso ed il danneggiamento
prevalente nella muratura riconducibile a meccanismi di taglio.

Lo stesso dispositivo di prova pu essere riproposto anche nella modellazione numerica: stato
possibile assegnare direttamente forze uguali di piano, mediante lalgoritmo di pushover
imponendo ad un nodo del secondo piano gli stessi spostamenti massimi previsto nei cicli
sperimentali nelle due pareti.


CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 80

4.3 Modello a Macroelementi
Il Modello a macroelementi certamente pi sofisticato ed in grado di cogliere pi fenomeni e
con un livello di affidabilit maggiore rispetto al modello bilineare; lutilizzo di questo modello
permette infatti la riproposizione dellandamento sperimentale sia in termini di curve globali sia
di meccanismi di danno: si sono cio determinati i valori di E, G,
0
, f
m
, (come gi descritto
per lidentificazione dei pannelli nel par. 3.4), comuni alle due pareti, tali da ripercorrere
numericamente i risultati ottenuti durante la prova.















Figura 71 - Curve cicliche numerica (in blu i punti dellanalisi) e sperimentale (in nero di sfondo) nella
Door Wall

Si osserva una buona rispondenza sia dei valori di picco della curva sia dei cicli di isteresi.















Figura 72 - Curve cicliche numerica (in blu i punti dellanalisi) e sperimentale (in nero di sfondo) nella
Window Wall




CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 81
Avendo considerato il contributo delle porzioni di spina si potuto ottenere una modellazione
verosimile del comportamento reale. A titolo esemplificativo si riportano di seguito le mappature
di danno al termine del penultimo ciclo (C):

41

42

43

44

45

46

47

48

49

50

1

2

3

4

n21

n23

n26

n27

n28

n29

n22

n24

n25


Figura 73 - Stato di danno al termine del ciclo C nella door wall


1 2 3 4
5 6 7 8
10 11 12
13 14 15
16 17 18
51 54
55 58
1 2 3
4 5 6
n2 n3
n6 n7
n10 n11
n1 n4
n5 n8
n9 n12

Figura 74 - Stato di danno al termine del ciclo C nella window wall
Si nota una buona corrispondenza nei danneggiamenti fra il modello numerico ed i risultati della
sperimentazione: innanzitutto la localizzazione del danno ha confermato lapproccio del telaio
equivalente (si confronti il par. 2.4) mostrando evidenti lesione proprio nei maschi murari e nelle
fasce di piano. I meccanismi sono coerenti, i maschi pi tozzi sono danneggiati per taglio, cos
come le fasce di piano, mentre i maschi pi snelli tendono a ribaltare (evidenti rotazioni nel
modello numerico e lesioni orizzontali nel disegno sperimentale)

CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 82

4.4 Modello con legame bilineare
Per come stato formulato il legame bilineare semplificato non risulta caratterizzato da un vero e
proprio softening tipico di un comportamento reale (o di un modello che quanto meno lo simuli
dettagliatamente come il macroelemento), ed in particolare la fase di scarico semplificata
assumendo un andamento secante (come illustrato al par. 3.3); la sperimentazione, al contrario,
stata condotta per cicli di carico per poter cogliere anche il degrado delle muratura, pur tuttavia
sarebbe poco efficace cercare una corrispondenza su una prova con tali caratteristiche.
A questo punto si pensato di riprodurre una sperimentazione monotona ideale derivante
dallinviluppo dei punti di massimo della prova ciclica (come gi realizzato con i risultati
sperimentali sui pannelli nel capitolo 3), in modo tale da poter mettere a confronto il modello
numerico, in analisi monotona, e linviluppo ricavato.
Le pareti, modellate a telaio equivalente, sono costituite di maschi murari e fasce di piano (la
geometria stata descritta al paragrafo 4.2), modellati con elementi a legame bilineare: mentre la
modellazione dei maschi non presenta particolari problemi, gi la si analizzata rispetto alle
prove eseguite da Anthoine (1995), il comportamento di una fascia di piano, simulato come
quello di un maschio ruotato (di 90), non immune da critiche. Esiste una differenza non
trascurabile tra i due elementi strutturali: la resistenza a flessione dei maschi murari dovuta al
fatto che essi sono caricati nel piano verticale, in quanto soggetti al peso della struttura
sovrastante; ci non pu accadere nelle fasce poich pensati come maschi ruotati (di 90)
dovrebbero essere caricate con forze di compressione orizzontale, per seguire questa
impostazione. Levidenza sperimentale mostra al contrario come queste riescano a sopportare
azioni in assenza di compressione esterna (o comunque con una minima precompressione indotta
talvolta da tiranti metallici presenti). La resistenza a flessione delle fasce va ricondotta a diversi
fattori fra cui la presenza dei solai allinterno del paramento, un differente orientamento della
tessitura muraria nei confronti delle azioni esercitate (la flessione si esercita sulla dimensione
prevalente del mattone, al contrario del maschio murario: lideale rotazione dellelemento non
coinvolge infatti la disposizione dei corsi di muratura) oltre ad una certa compressione indotta
dagli elementi confinanti a seguito di un inizio di danneggiamento (e deformazione) nella fascia.
Questultimo meccanismo si ha per linstaurarsi di effetto puntone attraverso lingranamento
offerto da una minima rotazione delle porzioni circostanti le fasce (nodi rigidi nel telaio
equivalente). Tale compressione non facilmente quantificabile, tuttavia, il macroelemento,
grazie alla sua formulazione (coglie laccoppiamento rotazione schiacciamento in fase post
elastica) riesce a cogliere esplicitamente il fenomeno, a differenza dellelemento a legame
bilineare proposto (in tal caso recepita linterazione fra sforzo normale e momento ultimo
senza coinvolgere per le grandezze cinematiche).
Modellare le fasce come maschi ruotati, senza tener conto dei meccanismi resistenti sopra
elencati porta, a risultati poco realistici. Tale limite, stato in parte compensato, nel testo
normativo, da alcune precisazioni sulla modellazione delle travi in muratura: . Qualora
lazione assiale non sia nota dal modello di calcolo (ad es. quando l'analisi svolta su modelli a
telaio con l'ipotesi di solai infinitamente rigidi nel piano), ma siano presenti, in prossimit della
trave in muratura, elementi orizzontali dotati di resistenza a trazione (catene, cordoli), i valori
di resistenti potranno essere assunti non superiori ai valori di seguito riportati ed associati ai
meccanismi di rottura per taglio o per pressoflessione. Ovvero in assenza di una valutazione
realistica della compressione assiale (condizione necessaria per poter modellare la fascia come
maschio ruotato), si assume comunque una resistenza a trazione della fascia, giustificata da un
meccanismo a puntone equivalente. Tale dispositivo ammesso, a favore di sicurezza, solo in
presenza di un cordolo o tirante, inserito nellelemento (infatti la resistenza assunta la minima
fra il puntone equivalente ed il tirante).

CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 83
La finalit di ricerca del presente lavoro giustifica laver assunto comunque il puntone
equivalente per non avere una resistenza palesemente falsata (seguiranno confronti fra modelli
ad ulteriore approfondimento dellassunzione).
Inoltre, la finalit della norma, intesa come soddisfacimento di un livello di sicurezza che
ammetta margini ulteriori, impone una soglia di deformazione plastica per maschi e fasce
estremamente cautelativa (drift massimo 0.4% a taglio e 0.8% a presso-flessione, ridotto a 0.6%
su edifici esistenti, secondo la nuova ordinanza ai punti 8.2.2.1, 8.2.2.2 e 11.5.8.1); essendo il
presente lavoro finalizzato ad identificare il modello tale vincolo stato, inizialmente, rimosso;
in una seconda fase, in via approssimativa, lo stesso stato reintrodotto, ritarandone il valore, in
modo da localizzare il picco della curva. Realisticamente, il valore trovato, pu solo avere un
significato indicativo derivando da una sola sperimentazione.


Pushover monotona Door Wall
0
20

40
60

80

100

120

140
160

180
0 5 10 15 20 25
spostamento [mm]
T
a
g
l
i
o

[
k
N
]

Sperimentale
assenza di drift
Drift

Figura 75 - Curve monotone sperimentale ideale (in blu) e numerica (in giallo) relative alla door wall


Pushover Monotona Window Wall
0
20
40
60
80
100
120
140
160
0 5 10 15 20 25
spostamento [mm]
T
a
g
l
i
o

[
k
N
]

Sperimentale
assenza di drift
Drift normativa

Figura 76 - Curve monotone sperimentale ideale (in blu) e numerica (in giallo) relative alla window
wall
Si ottenuta una buona aderenza con i dati sperimentali in quanto le curve colgono i punti
salienti del ramo crescente e approssimano ragionevolmente il softening con un andamento

CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 84
mediato; , evidentemente, impossibile, con questo modello di legame, ottenere una curva
sovrapponibile oltre la resistenza massima. Si pu vedere come i drift proposti dallordinanza
3431 siano estremamente cautelativi e comporterebbero una sottostima della resistenza e duttilit
del modello.
Anche per quanto concerne il danneggiamento subito dalle pareti si sono ottenute conferme
concrete: infatti dalle figure di seguito riportate riscontrabile come a collasso coincidano sia
gli elementi a rottura, sia i meccanismi stessi di collasso locale, oltre al meccanismo globale, nel
modello sperimentale e nel del modello numerico. Questultimo risulta leggibile per mezzo della
legenda colorata tesa a specificare il meccanismo di rottura del singolo elemento.

Figura 77 - Confronto a collasso fra modello numerico e sperimentale (Ciclo D) nella door wall.
Dall immagine di confronto tra i danneggiamenti si nota la corrispondenza tra i due modelli. Va
ricordato come la prova sperimentale fosse ciclica, mentre il paragone viene fatto su un ideale
inviluppo monotono, pertanto ragionevole, nel modello numerico, riscontrare danneggiamenti
non simmetrici, fra parte destra e sinistra della parete. I meccanismi coinvolgono gli stessi
elementi: si verifica la plasticizzazione a taglio nella fasce al primo piano, quindi la rottura,
sempre a taglio del maschio centrale, e infine la plasticizzazione per pressoflessione dei due
maschi laterali. Il cinematismo complessivo , coerentemente, un meccanismo di piano debole
sul livello inferiore.












Figura 78 - Confronto a collasso fra modello numerico e sperimentale (Ciclo D) nella window wall.

A prescindere della mancata simmetria del danneggiamento, dovuta ad unanalisi monotona, i
meccanismi locali corrispondono: le fasce si danneggiano, i maschi laterali si danneggiano a
presso flessione, mentre quello centrale si rompe per taglio. Globalmente si ritrova, nuovamente,
un cinematismo per piano debole sul livello inferiore.
Come anticipato segue la taratura proposta per il corretto valore di drift relativo ai maschi
murari: osservando le figure precedenti, si nota come il meccanismo locale di collasso sia rottura
a taglio dei maschi centrali, pertanto il valore di drift che governa il decadimento della curva lo
0.4% previsto dalla normativa per quel meccanismo. Provando ad innalzare tale valore sino a
1 2 3 4
5 6 7 8
1 1 1
1 1 1
1 1 1
5 5
5 5
n n
n n
n n
n n
n n
n n

CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 85
0.8% si ottengono decadimenti coerenti con la sperimentazione (il decadimento del modello
numerico si collocherebbe in corrispondenza della resistenza massima, ove, anche nella
sperimentazione iniziata la fase di softening), tale valore, come gi sottolineato, da ritenensi
puramente indicativo, essendo ottenuto da ununica sperimentazione. comunque ragionevole
supporre che i valori proposti dalla normativa siano a favore di sicurezza, come si conviene in
sede di verifica, secondo un livello di sicurezza convenzionale che ammetta ragionevoli margini
rispetto al collasso.
DOOR WALL
0

20
40

60
80
100
120

140
160
0

5

10

15

20

25

spostamento [mm]

T
a
g
l
i
o


[
k
N
]

0.4% 0.8%

WINDOW WALL

0
20
40
60
80
100
120

140

160
0 5 10 15 20 25
spostamento [mm]
T
a
g
l
i
o

[
k
N
]

0.4%
0.8%

Figura 79 - Curve pushover con ritaratura del drift limite. Si osserva come il valore 0.4%, proposto dalla
normativa, sia cautelativo.
A ulteriore conforto dellanalisi critica delle disposizioni contenute nella normativa, relative al
legame bilineare, segue il confronto fra la parete (door wall nellesempio) modellata
considerando il meccanismo puntone nelle fasce e in assenza di tale contributo.
DOOR WALL
0
20
40
60
80
100
120
140
160
0 5 10 15 20 25
spostamento [mm]
T
a
g
l
i
o


[
k
N
]
Sperimentale
Effetto puntone
Fasce "ordinarie"

Figura 80 - Curva pushover, modello fasce senza il contributo a puntone equivalente. La resistenza
complessiva risultava estremamente sottostimata.
4.5 Modello complessivo
La sperimentazione, per motivi tecnologici dovuti ai dispositivi di prova, si dovuta limitare al
test delle pareti singole, comunque interessante osservare il comportamento complessivo del
prototipo, modellato con il legame bilineare, utilizzando, come termine di riferimento, il modello
numerico ottenuto con il legame macroelemento. Si tratter dunque di un confronto limitato al
lavoro eseguito sui due modelli numerici.
Nel modello complessivo sono state inserite le due pareti studiate nelle fasi precedenti, unite a
due pareti cieche lateralmente: questa volta il contributo delle pareti laterali sar considerato
solo nel piano di giacenza e non ortogonalmente (coerentemente con quanto previsto dai modelli

CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 86
a telaio equivalente, ed illustrato nel par. 2.4). Il modello prevede ora la presenza di due solai,
modellati mediante membrane ortotrope (vedi par. 2.4) con una rigidezza coerente con la
tecnologia effettivamente impiegata nel prototipo.
Si proceduto a determinare la risposta numerica alla prova monotona ideale che era stata
realizzata sulle due pareti, ovvero si imposto il progressivo spostamento di un punto (nodo) del
modello a condizione che le forze complessivamente agenti su ogni piano di ogni parete fossero
uguale.













Figura 81 - Rapporto di forze nellanalisi statica non lineare realizzata sul modello tridimensionale
Tale condizione stata ottenuta con lalgoritmo descritto al par. 2.1.4.
Lanalisi, condotta sul medesimo modello numerico, con i due legami descritti, macroelemento e
bilineare ha portato risultati confrontabili sia in termini di curve di capacit sia come
meccanismo di collasso: la parete con finestre, meno resistente, si danneggia per prima, seguita
poi dallaltra parete.

Curve Pushover edificio scatolare Pavia
0

50

100

150

200
250
300

350

0

5

10

15

20

25

spostamento [mm]
T
a
g
l
i
o

[
k
N
]

Legame Bilineare

Legame con Decadimento

Figura 82 - Curve pushover nei due modelli numerici (legame bilineare e macroelemento con
decadimento). Si osserva un andamento sostanzialmente simile.


CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 87
P1
P2 P3
P4
P1
P2 P3
P4

Figura 83 - Deformate in pianta modelli numerici con legame a macroelemento (sx) e bilineare (dx)
I danneggiamenti locali di maschi e fasce risultano coerenti con i quadri fessurativi emersi dai
tests sulle due porzioni murarie; le deformate evidenziano la sostanziale deformabilit dei solai
come previsto in sede di prova.
1 2 3 4
5 6 7 8
10 11 12
13 14 15
16 17 18
n2 n3
n6 n7
n10 n11
N1 N4
N5 N8
N9 N12

Figura 84 - Deformate parete windows Macroelemento (a sinistra) - Bilineare (a destra). La differenza
visibile nella deforma non dovuta ad un meccanismo differente bens ad una differente
visualizzazione: nel macrolemento viene esplicitamente rappresentata la rotazione delle estremit a
sottolineare il laccoppiamento fra rotazione e spostamento (ruotando lelemento si alza cogliendo
un effetto di ingranamento)
4 1
42
43
4 4 45 46
47 48
49 50
n22
n24
n25
N21 N23
N26 N27
N28 N29
41
42
43
44 45 46
47 48
49 50
n22
n24
n25
N21 N23
N26 N27
N28 N29

Figura 85 - Deformate parete doors Macroelemento (sinistra) - Bilineare (destra)
Effettivamente i due modelli sono descritti da parametri meccanici molto simili:

CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 88


E G f
m

0


(N/mm
2
) (N/mm
2
) (N/cm
2
) (N/cm
2
)
maschi
2200 135 135 7
Bilineare
fasce
2200 135 135 5
maschi
2200 200 170 7
Macroelemento
fasce
2200 200 170 8
Tabella 2. Confronti fra i differenti parametri meccanici
La maggior rigidezza a taglio (G) del macroelemento imputabile ad un progressivo
danneggiamento, ovvero ad una perdita di resistenza nella fase precedente al raggiungimento del
picco di resistenza (non linearit a presso flessione e danneggiamento a taglio), mentre la
differente resistenza a compressione giustificata dal comportamento asintotico del
macroelemento, ovvero, per la propria formulazione, il massimo momento resistente, nel
macroelemento, diviene una sorta di limite superiore raggiungibile in modo asintotico (per
effetto dellaccoppiamento rotazione- inflessione si esprimerebbe il massimo momento a
spostamenti infiniti). Lidentificazione del meccanismo in corrispondenza di spostamenti limitati
porta ad assumere resistenze maggiore; il legame bilineare al contrario individua, in modo
esplicito, i meccanismi teorici di rottura.
Le differenti resistenze a taglio nelle fasce derivano dai problemi connessi alla modellazione di
tali elementi, nel legame bilineare si assume, in modo forfetario, il meccanismo puntone (ed
pertanto necessaria meno resistenza), nel macroelemento, invece, si sfrutta lingranamento
effettivo offerto dalla rotazione degli nodi adiacenti.

4.6 Risposta dinamica
Per semplicit di calcolo e sinteticit dei risultati si usa preferire realizzare la valutazione sismica
mediante metodi statici (analisi statica non lineare), ma per poterne accertare la validit in
sostituzione di una analisi dinamica vera e propria indispensabile aver precedentemente
svolto tali analisi. Come illustrato nel precedente capitolo, possibile pensare di estendere la
metodologia di analisi dinamica a strutture modellate mediante il legame bilineare
precedentemente illustrato. Tale approccio si basa sulla sovrataratura dellattrito viscoso a
compenso di una minore capacit isteretica (un approccio analogo impiegato per ridefinire gli
spettri elastici per contemplare il degrado degli edifici: spettri sovrasmorzati, vedi par. 5.1.1).
Numericamente la viscosit governata dai parametri e che definiscono la matrice di
smorzamento di Rayleight (3.36), fissati in modo tale da fornire uno smorzamento minimo sulla
frequenza propria della struttura, via via crescente per le altre frequenze. Si svolta unanalisi
modale che ha permesso di determinare la frequenza propria, e la massa complessiva
dinamicamente eccitabile.



CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 89
0%
5%
10%
15%
20%
0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20
frequenza[Hz]

f
0

Figura 86 - Smorzamento viscoso nel modello con legame Bilineare.
interessante verificare lestendibilit dellanalisi dinamica non lineare al passo al legame
semplificato: assumendo uno smorzamento convenzionale minimo del 6% sulla frequenza
elastica fondamentale (determinata a seguito di analisi modale) si proceduto a valutare
laffidabilit delle analisi dinamiche svolte sul modello numerico del prototipo di Pavia con
legame bilineare. A confronto si sono svolte le medesime analisi con il legame macroelemento,
in tal caso lintrinseca capacit di isteresi non ha reso necessario alterare lo smorzamento
viscoso, che al contrario rimasto uniforme intorno alla frequenza elastica (procedimento
illustrato nel capitolo precedente per il pannello tozzo).
Come segnale dinamico si sono utilizzati tre accelerogrammi sintetici, successivamente
riutilizzati nei capitoli seguenti, di seguito rappresentati:
Componente orizzontale, acc. "S1"
-0.4
-0.3
-0.2
-0.1
0.0
0.1
0.2
0.3
0.4
0 2 4 6 8 10 12 14 16
Tempo [s]
A
c
c
e
l
e
r
a
z
i
o
n
e

[
g
]

Figura 87 - Accelerogramma denominato S1
Componente orizzontale, acc. "S3"
-0.4
-0.3
-0.2
-0.1
0.0
0.1
0.2
0.3
0.4
0 2 4 6 8 10 12 14 16
Tempo [s]
A
c
c
e
l
e
r
a
z
i
o
n
e

[
g
]

Figura 88 - Accelerogramma denominato S3

CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 90
Componente orizzontale, acc. "S6"
-0.4
-0.3
-0.2
-0.1
0.0
0.1
0.2
0.3
0.4
0 2 4 6 8 10 12 14 16
Tempo [s]
A
c
c
e
l
e
r
a
z
i
o
n
e

[
g
]

Figura 89 - Accelerogramma denominato S6
I confronti in termini di spostamenti massimi mostrano una soddisfacente congruenza,
perlomeno per accelerazioni compatibili con la struttura; per accelerazioni tali da innescare
cinematismi di piano la modellazione bilineare diviene poco realistica: produce infatti
spostamenti piuttosto elevati frutto di un complessivo scivolamento dei livelli situati sopra il
meccanismo. Vista la finalit comparativa delle analisi si preferito non inserire alcun controllo
sui drift massimi, in modo da evitare mutamenti delle strutture resistenti non direttamente
comparabili fra i modelli.

Acc. S1 [cm] Acc. S3 [cm] Acc. S6 [cm]
P.g.a. [ms-2] Bilineare Macroel. % Bilineare Macroel. % Bilineare Macroel. %
0.5 0.18 0.23 20% 0.19 0.25 24% 0.18 0.22 18%
1.00 0.4 0.54 26% 0.44 0.51 14% 0.41 0.58 29%
1.50 0.91 0.80 13% 0.88 0.79 11% 0.93 0.81 15%
2.00 (1.66) 1.00 66% (1.70) 1.02 67% (1.80) 1.10 64%
Tabella 3. Confronti massimi spostamenti legame bilineare vs legame macroelemento. Si noto una
sostanziale corrispondenza per valori medio-bassi di accelerazione. Per valori elevati (tali da innescare
cinematismi) il modello bilineare fornisce valori eccessivi.
Nelle figure seguenti, si pu osservare come vi sia corrispondenza fra i cicli dinamici nei due
modelli per i valori bassi di accelerazione; per medie accelerazioni, pur differendo i cicli si
ottengono valori massimi comparabili. La forma differente dei cicli, nel diagramma forza
reattiva (taglio complessivo) contro spostamento medio del secondo solaio, ottenuti con il
bilineare, imputabile alla struttura intrinseca del modello, incapace di fornire un sufficiente
smorzamento isteretico e incrementato nella componente viscosa. Per elevate accelerazioni (si
intenda accelerazioni tali da indurre cinematismi), nel caso specifico 2.0 ms
-2
, i cicli si
discostano marcatamente.




CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 91
Cfr Acc. S1 - Dinamica per p.g.a. 1.0 ms
-2
-20000
-10000
0
10000
20000
-0.4 -0.3 -0.2 -0.1 0 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6
spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
Macroelemento
Bilineare

Figura 90 - Confronto, per basse accelerazioni, diagramma taglio-spostamento a seguito di analisi
dinamica su legame bilineare e macroelemento.
Cfr Acc. S1- Dinamica a p.g.a. 1.5 ms
-2
-30000
-20000
-10000
0
10000
20000
30000
-1 -0.8 -0.6 -0.4 -0.2 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
Macroelemento
Bilineare


Figura 91 - Confronto, per medie accelerazioni, diagramma taglio-spostamento a seguito di analisi
dinamica su legame bilineare e macroelemento.


CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 92
Cfr Acc. S1- Dinamica a p.g.a. 2.0 ms
-2
-30000
-20000
-10000
0
10000
20000
30000
-2 -1.5 -1 -0.5 0 0.5 1 1.5 2
spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
Macroelemento
Bilineare

Figura 92 - Confronto, per elevate accelerazioni, diagramma taglio-spostamento a seguito di analisi
dinamica su legame bilineare e macroelemento.
Per meglio interpretare i risultati delle analisi ad accelerazioni elevate seguono le deformate con
i quadri di danno per le pareti nelle due modellazioni del legame:


1 2 3 4
5 6 7 8
10 11 12
13 14 15
16 17 18
n2 n3
n6 n7
n10 n11
N1 N4
N5 N8
N9 N12
1 2 3 4
5

6

7

8

10

11

12

13

14

15

16

17

18

n2

n3

n6 n7
n10

n11

N1

N4

N5 N8
N9

N12


Figura 93 - Parete Windows, legame bilineare (sinistra) e macroelemento (destra).

CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 93
41
42
43
44 45 46
47 48
49 50
n22
n24
n25
N21 N23
N26 N27
N28 N29
41

42

43

44

45

46

47

48

49

50

n22

n24

n25

N21

N23

N26

N27

N28

N29


Figura 94 - Parete Door, legame bilineare (sinistra) e macroelemento (destra).
Il confronto operato fra lulti mo passo nel modello a legame bilineare ed il passo di massimo
spostamento nel modello a macroelementi: in questultimo infatti la non linearit a
pressoflessione data, oltre che dal danneggiamento per superata resistenza di compressione,
dalla parzializzazione per trazione nella sezione (questo meccanismo interamente reversibile e
quindi non pi evidenziabile allultimo passo).
Vale la pena approfondire i risultati delle analisi dinamiche al passo condotte sul legame
bilineare; diagrammando la forza reattiva, ovvero il taglio misurato alla base, si ottiene
uninformazione pi compatta ma meno affine allanalisi dinamica svolta: se il sistema fosse
costituito da un solo grado di libert o comunque fossimo in presenza di solai rigidi avremmo
ottenuto un diagramma molto simile al comportamento del singolo pannello, ovvero i cicli
tenderebbero a rette passanti per lorigine. Il meccanismo semplificato di scarico lungo la
secante forza questo comportamento.
Confronto solai rigidi e deformabili- Dinamica a p.g.a. 1.5 ms
-2
Legame bilineare accelerogramma S1
-25000
-20000
-15000
-10000
-5000
0
5000
10000
15000
20000
25000
-1 -0.8 -0.6 -0.4 -0.2 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
Solaio rigido
Solaio deformabile

Figura 95 - Confronto legame bilineare solai deformabili e rigidi. Nel caso di solaio rigido il solaio si
sposta in modo solidale ed i cicli passano per lorigine.
I diagrammi riportano lo spostamento medio del secondo solaio, ottenuto come media pesata dei
nodi del secondo livello: in presenza di solai deformabili sono possibili, specie a rilevanti
accelerazioni, mutui spostamenti relativi fra i nodi con un conseguente arrotondamento del

CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 94
ciclo: si perde il riferimento ad uno spostamento medio nullo, pertanto risulta possibile
riscontrare uno spostamento a taglio nullo; al termine dellanalisi non vi sono comunque
spostamenti residui significativi (loscillazione della media quindi un effetto temporaneo). In
ogni caso la media di piano permette una maggiore sintesi dei risultati, riducendo la sensibilit
alle differente deformabilit delle pareti, effetto esasperato diagrammando lo spostamento di un
solo nodo.
Confronto nodo di controllo - Dinamica a p.g.a. 1.5 ms
-2
- solaio deformabile
Legame bilineare accelerogramma S1
-25000
-20000
-15000
-10000
-5000
0
5000
10000
15000
20000
25000
-1 -0.8 -0.6 -0.4 -0.2 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
nodo controllo unico
nodo controllo= media piano

Figura 96 - Confronto fra un nodo di controllo unico e la media di piano in presenza di solai flessibili.
Monitorando un nodo unico si esasperano gli spostamenti locali allinterno dello stesso livello e la
curva si discosta maggiormente dalla condizione di spostamento nullo allattenuarsi del taglio.
Il diagramma rispetto alla media di piano riduce gli effetti locali dovuti alla differente
deformabilit delle pareti in presenza di solai deformabili.
Per avere una rappresentazione pi familiare alla dinamica non lineare possibile diagrammare
il contributo delle forze inerziali in luogo delle reattive: per ogni punto si determina
laccelerazione assoluta (ottenuta sommando algebricamente laccelerazione relativa, ottenuta da
Newmark, come illustrato nel paragrafo 2.1.1 e laccelerazione al suolo) e la si moltiplica per la
massa associata al nodo; la sommatoria dei contributi di tutti i punti fornisce la forza inerziale
complessiva:
( )
inerziale i i i suolo i
i i
F ma m a x

&& (4.1)
Nellambito delle forze inerziali anche le curve descritte dal legame bilineare assumono le
caratteristiche delle analisi dinamiche assomigliando, in termini di aree dei cicli (dissipazione)
e spostamenti massimi alle medesime ottenute con il macroelemento; il minor taglio associato al
bilineare deriva dallaver sottostimato la resistenza massima, nellidentificazione delle singole
pareti, al fine di ottenere un plateau che mediasse il ramo di softening.

CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 95
Accelerogramma S1- Forze inerziali - Dinamica a p.g.a. 1.5 ms
-2
confronto Legame bilineare e macroelemento
-30000
-20000
-10000
0
10000
20000
30000
-1 -0.8 -0.6 -0.4 -0.2 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
spostamento [cm]
Macroelemento
Bilineare

Figura 97 - Confronto fra le forze inerziali fra legame macroelemento e bilineare. La viscosit compensa
la minor isteresi ed i cicli complessivi sono simili.
Accelerogramma S1- Forze inerziali e reattive - Dinamica a p.g.a. 1.5 ms
-2
Legame Bilineare
-25000
-20000
-15000
-10000
-5000
0
5000
10000
15000
20000
25000
-1 -0.8 -0.6 -0.4 -0.2 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
spostamento [cm]
F
o
r
z
a

c
o
m
p
l
e
s
s
i
v
a

[
d
a
N
]
Reattiva
Inerziale

Figura 98 - Confronto fra le forze inerziali e reattive nel legame Bilineare: il cicli inerziali avvolgono
quelli reattivi generando la dissipazione viscosa assegnata.
Osservando i cicli inerziali si nota come questi avvolgano i cicli della forza reattiva
(dissipazione isteretica), la differenza fra le aree costituisce lulteriore dissipazione di tipo
viscoso. La differenza fra curve comunque modesta e per semplicit di trattazione, ove non
diversamente specificato, si far riferimento alle curve reattive (taglio complessivo alla base).

CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 96
4.7 conclusioni
Il costante confronto con le prove sperimentali, quando presenti, ed il modello a macroelemento,
validato in anni di ricerca, ha reso possibile verificare lattendibilit delle analisi svolte con il
legame bilineare, proposto nella nuova normativa sismica, per la muratura.
Durante lidentificazione emerso un potenziale limite nellinterpretazione della fascia come
maschio ruotato: assumere lo stesso modello porta a valutazioni eccessivamente punitive ed
irrealistiche in assenza di dispositivi che permettano di garantire il meccanismo puntone. Tale
limite, specie in assenza di dati sperimentali, pu portare a modelli numerici sfalsati, in cui la
resistenza unicamente garantita dai maschi murari. Ragionevolmente lerrore risulter a favore
di sicurezza, ma la valutazione del meccanismo di collasso risulter sfalsata con evidenti
ripercussioni sullapproccio prestazionale che si vorrebbe perseguire.
Infine si dimostrato come, attraverso unamplificazione dello smorzamento viscoso (in misura
del 6% sulla prima frequenza e progressivamente pi elevato sulle altre), possibile ottenere
valutazioni accettabilmente corrette dello spostamento massimo a seguito di una simulazione
dinamica non lineare. Tale metodologia di analisi sar utilizzata, nel prossimo capitolo, per
verificare la correttezza degli approcci di analisi statici non lineari; finalizzati alla previsione
degli effetti dinamici di un evento sismico a partire dallo spettro elastico.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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CAPITOLO 4 Analisi sismica degli edifici in muratura 97
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investigation on a brick masonry building prototype, Report 3.0 CNR-GNDT Numerical Prediction of the
experiment: 1.1 1.41.

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 98

5 Procedure di analisi sismica
La procedura di analisi pi accurata per valutare il comportamento di un edificio nei confronti di
unazione sismica lanalisi dinamica non lineare; tuttavia vi sono alcuni problemi che ne
scoraggiano lutilizzo sistematico:
la dipendenza dal segnale scelto (accelerogramma) comporta luso di molteplici segnali
per ogni direzione di analisi (nella recente normativa italiana e nellEC8 ne sono
richieste 7 terne)
la complessit del metodo lo rende applicabile solo in presenza di legami
sufficientemente elaborati, disponibili in pochi programmi ad hoc e con conseguenti
tempi di analisi non trascurabili (molto inferiori comunque ai metodi f.e.m.)
la valutazione dei risultati in chiave prestazionale tuttaltro che immediata: pu
divenire comunque necessario affiancarvi unanalisi statica (come illustrato in Cattari et
al, 2005)
Sia la ricerca, sia la pratica progettuale, si sono orientate a metodologie alternative di tipo statico,
capaci di sintetizzare gli effetti della risposta dinamica. In campo elastico si gi citata
lanalisi statica equivalente (nelle recente normativa denominata statica lineare) che, a partire
dagli spettri elastici, opera una riduzione forfetaria delle azioni per contemplare la duttilit
delledificio; pi complessa ma pi realistica la formulazione statica non lineare, elaborata
negli ultimi decenni, che si propone di ricondurre ledifico ad un oscillatore elastoplastico su cui
valutare i massimi spostamenti, in analogia al metodo degli spettri di risposta.
Tale procedimento, proposto da pi autori (Fajfar, Freeman et al.) riportato, nella sua
formulazione generale, nel paragrafo seguente; negli aspetti pi specifici si seguir la
riproposizione presente nel nuovo testo normativo che recepisce gli studi di Fajfar. Si
approfondiranno i punti pi interessanti del metodo per valutarne criticamente laffidabilit in
confronto con i risultati ottenibili direttamente in campo dinamico non lineare.
Per le costruzioni in muratura, tuttavia, questo approccio non rappresenta una novit in senso
assoluto: sebbene i metodi di calcolo e verifica proposti siano diversi ed aggiornati, lidea di una
pi efficace descrizione della capacit della struttura attraverso lanalisi statica non lineare era
gi presente nelle precedenti normative (D.M. LL.PP. 2 luglio 1981 n.593; Circ.Min. LL.PP. 30
luglio 1981 n.21745) con il cosiddetto Metodo POR.
Si presenter infine una metodologia integrativa del metodo (pushover adattiva), per considerare
il degrado durante lanalisi, applicata per la prima volta a modelli in muratura.

5.1 Lanalisi statica non lineare ed il metodo dello spettro di capacit
Il metodo consiste nel confronto tra la domanda del terremoto, rappresentata attraverso gli spettri
di risposta di accelerazione e spostamento, e la capacit della struttura: un diagramma forza-
spostamento non lineare, da convertire in accelerazione-spostamento, ottenuto applicando un
sistema di forze orizzontali ai vari piani.
La metodologia di seguito illustrata segue la riformulazione proposta da P. Fajfar (2000) del
cosiddetto Metodo dello spettro di capacit, introdotto precedentemente da Freeman ed altri
(Freeman et al., 1978). Il metodo dello spettro di capacit, nella sua formulazione originale,
stato adottato dalla normativa statunitense ATC 40, mentre la versione presentata nella norma
italiana deriva, con alcune correzioni in particolare per gli edifici in muratura, da quella
contenuta nella nuova versione dellEurocodice 8, secondo limpostazione di Fajfar.
Partendo dai due spettri di risposta di spostamento e accelerazione possibile costruire un
unico diagramma rappresentativo della domanda del terremoto. Tale diagramma
impropriamente detto (Chopra) Spettro della domanda: in ascissa riportato lo spettro di

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 99
risposta di spostamento, mentre in ordinata lo spettro di accelerazione, il periodo proprio non
quindi esplicitamente presente (implicitamente i differenti periodi identificano le rette di un
fascio con centro nellorigine
Gli spettri (come gi introdotto nel par. 2.1.2) sono solitamente definiti, in base alla tipologia di
suolo, attraverso ordinate corrispondenti ad alcuni valori di periodo, che definiscono la forma
della curva,. A titolo di esempio si riportano le formule ed i periodi che descrivono gli
accelerogrammi nella nuova norma italiana (simili a quanto previsto nellEurocodice 8):
B
T T 0 < ( )

,
_

+ 1 5 , 2
T
T
1 S a ) T ( S
B
g e

C B
T T T < 5 , 2 S a ) T ( S
g e

D C
T T T <
,
_


T
T
5 , 2 S a ) T ( S
C
g e
(5.1)
T T
D

,
_


2
D C
g e
T
T T
5 , 2 S a ) T ( S
dove dipende dallo smorzamento (=1 per smorzamento viscoso 5%) ed a
g
dalla categoria
sismica.

Categoria
suolo
S T
B
T
C
T
D

A 1,0 0,15 0,40 2,0
B, C, E 1,25 0,15 0,50 2,0
D 1,35 0,20 0,80 2,0
Tabella 4. Periodi descrittivi dello spettro nella nuova norma italiana.


SA

T

Tb

Tc

Td

SD

T

Tb

Tc

Td

SD

Tb

Tc

Td

SA


Figura 99 - Spettri elastici di accelerazione e spostamento e Spettro della Domanda. Assi accelerazione e
spostamento, i periodi implicitamente sono individuabili lungo le rette a partire dallorigine.
Come si pu notare dalla figura pi a destra, scompare una dipendenza esplicita dal periodo o
dalla frequenza (per questo motivo la definizione di spettro impropria), ma i punti a uguale
periodo si trovano allineati su rette passanti per lorigine degli assi, secondo lespressione


CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 100

D A
S
T
S
2
2

,
_

. (5.2)

Sullo stesso piano (S
D
,S
A
) possibile rappresentare lo spettro di capacit della struttura,
convertendo opportunamente i valori di forza (somma delle reazioni vincolari nella direzione
considerata) e spostamento (spostamento orizzontale nella direzione considerata di un punto
della struttura, solitamente assunto come lo spostamento medio dei punti in sommit alledificio)
ottenuti dallanalisi.
La curva di capacit forza-spostame nto il risultato dellanalisi statica non lineare su una
struttura a pi gradi di libert: ai diversi piani delledificio sono applicate delle forze orizzontali
che sono proporzionali ad una prefissata distribuzione (ad es. possono essere proporzionali alle
masse). Lanalisi, in particolare per le strutture in muratura, non semplicemente unanalisi
statica incrementale: si tratta di unanalisi a spinta (analisi pushover) cio in grado di seguire
la capacit di spostamento della struttura anche dopo il raggiungimento della resistenza massima.
Infatti lalgoritmo, come descritto nel par. 2.1.4, impone il progressivo incremento dello
spostamento di un nodo di riferimento (nodo master) garantendo un fissato rapporto fra le forze
degli altri nodi.















Figura 100 - Curva di Capacit nel piano accelerazione spostamento e schema della disposizione di
forze nellanalisi pushover (in evidenza il nodo master)

Ad ulteriore semplificazione della curva pushover, ottenuta per punti, e nellottica di voler
rappresentare un oscillatore elastoplastico (sistema ad un grado di libert), si pu riassumere la
curva con un andamento bilineare. in tal modo evidente il tratto elastico iniziale ed il tratto
degradato successivo, come si vede nella figura precedente.
Dal confronto tra capacit e domanda, ovvero dallintersezione tra lo spettro di capacit e quello
della domanda, possibile determinare le prestazioni richieste alla struttura dalla sollecitazione
sismica di progetto. bene notare, tuttavia, che la domanda deve essere ridotta quando, per
effetto dellentrata in campo non lineare, la struttura maggiormente in grado di dissipare
energia. La riduzione degli spettri della domanda pu essere effettuata secondo due distinti
approcci: utilizzando un coefficiente di smorzamento viscoso equivalente incrementato per tener
conto dellenergia dissipata per isteresi (spettro di risposta elastico sovrasmorzato); utilizzando
fattori di riduzione delle ordinate spettrali dipendenti dalla duttilit globale (spettro di risposta
anelastico).
SD
Tiniziale
ay
SA
81 82
83 84
85 86 87
88
89
90 91
n16 n17
N21
N25
N29
N33
N37
N41
N45
N49
N53
51

52

53

54

55

56

57

58

59

60

61

62

63

64

65

n10

n11

n12

N23

N27

N31

N35

N39

N43

N47

N51

N55

51

52

53

54

55

56

57

58

59

60

61

62

63

64

65

n10

n11

n12

N23

N27

N31

N35

N39

N43

N47

N51

N55

36 37 38
39 40 41
42 43 44
45 46
47 48
49 50
n7 n8 n9
N24
N28
N32
N36
N40
N44
N48
N52
N56

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 101
Le nuova normativa italiana, al punto 4.5.4, propone, come metodo generale applicabile a tutte
le tipologie strutturali, lapproccio mediante spettro anelastico pur consentendo, per le sole
costruzioni in muratura, lutilizzo, in alternativa, del metodo basato sullo spettro elastico
sovrasmorzato (punti 8.1.5.4 e 8.1.6).
5.1.1 Spettri di risposta della domanda: anelastici ed elastici sovrasmorzati
Come si accennato, le strutture che abbiano una resistenza alle azioni orizzontali inferiore
alla massima sollecitazione elastica dovuta al sisma hanno una risposta caratterizzata dal
superamento del limite elastico: gli edifici, cio, si danneggiano e, per sopportare leccitazione
sismica, fanno affidamento non pi sulla resistenza, ma sulla loro capacit di deformarsi in
campo non lineare.
Al comportamento duttile, che emerge da unanalisi statica allorch si instaura un meccanismo
di collasso, per associato, per la natura dinamica ed alternata dellazione sismica, un
comportamento ciclico isteretico: una parte dellenergia trasmessa dal sisma alla struttura viene
dunque assorbita da questo fenomeno dissipativo. Leffetto dellenergia dissipata nei cicli di
isteresi viene in genere quantificato riducendo le ordinate degli spettri di risposta di
accelerazione e spostamento.
Ad esempio, gli spettri di progetto proposti dalla nuova ordinanza, al punto 3.2.5, attraverso
lintroduzione del coefficiente di struttura sono infatti basati su questo tipo di considerazioni: la
riduzione della domanda del terremoto pu avvenire tenendo conto della dissipazione di energia
per isteresi o in maniera alternativa, attraverso un fattore riduttivo dipendente dalla duttilit
globale disponibile (una sorta di fattore di struttura) oppure attraverso un coefficiente di
smorzamento viscoso equivalente.
Si noti che in entrambi i casi la riduzione della domanda del terremoto avviene sulla base delle
propriet post-elastiche della struttura che si sta analizzando, cio dalla sua curva di capacit
ottenuta con lanalisi pushover, e non invece da un preassegnato valore valido per unintera
tipologia strutturale.
Gli spettri di risposta elastici in accelerazione e spostamento di un terremoto rappresentano,
come noto, la domanda di massima accelerazione assoluta e massimo spostamento relativo per
sistemi ad un grado di libert con legame indefinitamente elastico lineare, caratterizzati da
uguale smorzamento viscoso e periodo proprio di vibrazione variabile.
Se, per, lipotesi di struttura elastica lineare viene sostituita da quella di struttura con legame
bilineare elastico perfettamente plastico e se il terremoto tale da portare a superare il limite di
elasticit, la massima accelerazione strutturale risulta, invece, proporzionale alla resistenza,
attraverso la massa:
Y
Y
F
a
m
.
Per effetto del superamento del limite elastico varia, a seconda del periodo di vibrazione
iniziale, la domanda di spostamento relativo massimo, cio di duttilit: per sistemi flessibili
(
C
T T ), si ha che lo spostamento massimo indotto dal terremoto corrisponde mediamente a
quello di un sistema elastico lineare, mentre, per sistemi mediamente rigidi (
C
T T < ), la duttilit
richiesta ottenuta generalmente con il criterio delluguaglianza dellenergia (come gi
evidenziato nel par. 2.1.3).
Si ha, dunque, in generale:


2
( ) 1
1 ,
2
( )
,
e
R C
Y
e
R C
Y
S T
T T
a
S T
T T
a

_
_
+ <

,
,
'

(5.3)

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 102

La nuova ordinanza (punto 4.5.4) recepisce la trattazione di Fajfar (1999) esprimendo la
domanda di duttilit mediante:

( )
*
*
1 1 ,
,
C
R C
R C
T
q T T
T
q T T

+ <

'

(5.4)

dove
*
( ) ( )
e e
Y Y
S T S T m
q
a F
rappresenta una sorta di fattore di struttura.

In termini di spostamento massimo si ha, perci:


( )
*
max *
max
1 1 ,
,
e C
C
e C
D T
D q T T
q T
D D T T

_
+ <


, '

, (5.5)

dove, come indicato nelle Norme,
2
2
( ) ( )
4
e De e
T
D S T S T

.

Con questo approccio pertanto possibile calcolare la massima domanda di spostamento attesa
per effetto dellazione sismica di progetto, rappresentata dallo spettro di risposta elastico, per un
sistema bilineare ad un grado di libert caratterizzato da periodo di vibrazione elastico T e
accelerazione resistente a
Y
(si veda Figura 100.)
Lo spostamento massimo indotto dal sisma di progetto pu essere confrontato, in fase di
verifica, con la capacit di spostamento corrispondente allo stato limite in esame. La duttilit
disponibile pu, tuttavia, essere un dato progettuale ed essa pu essere utilizzata per la
determinazione di altri parametri come ad esempio il valore di a
Y
. In altre parole, invertendo le
relazioni precedenti si possono definire fattori di riduzione degli spettri di risposta elastici in
funzione della duttilit (Fajfar, 1999):


( )
( , ) 1 1 ,
( , ) ,
C
C
C
T
R T T T
T
R T T T

+ <

'

. (5.6)

Di conseguenza gli spettri di risposta ridotti, detti appunto spettri anelastici a duttilit costante,
possono essere cos ottenuti a partire dagli spettri di risposta elastici:


2
2
( )
( , )
( , )
( , ) ( ) ( , )
4
e
a
Da De a
S T
S T
R T
T
S T S T S T
R

'

(5.7)

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 103

in cui, con ( , )
a
S T e ( , )
Da
S T , si intendono rispettivamente gli spettri di risposta anelastici di
accelerazione e spostamento.














Figura 101 - Spettri di risposta anelastici a duttilit costante nel piano (S
D
, S
A
)

In alternativa allapproccio descritto in precedenza, possibile tener conto della maggiore
dissipazione di energia dovuta alla risposta elastoplastica definendo un valore di smorzamento
viscoso equivalente che surroghi la dissipazione di energia legata al comportamento isteretico.
Lo spettro di risposta elastico (a prescindere dalla normativa di definizione) tiene conto dello
smorzamento viscoso strutturale; nello specifico, nella nuova normativa italiana (come nellEC8)
si modifica lo spettro attraverso il coefficiente


10
5

+
, (5.8)

in cui rappresenta, in percentuale, il valore dello smorzamento elastico viscoso relativo allo
smorzamento critico: per il valore usuale di smorzamento strutturale per gli edifici in
calcestruzzo armato o muratura, 5 %, il coefficiente pari a 1.
In letteratura ed in altre norme si trovano definizioni alternative ed in genere di meno semplice
utilizzo dei coefficienti di riduzione spettrale in funzione dello smorzamento viscoso elastico
che, peraltro, portano sostanzialmente agli stessi risultati (Newmark, ATC 40).
Per la definizione dello smorzamento elastico equivalente esistono varie definizioni:
tipicamente si fa riferimento alla relazione di Gulkan e Sozen che lo correla direttamente
allenergia dissipata per isteresi.
Si ha


4
eq
W
E

(5.9)

dove con W si intende lenergia dissipata in un ciclo di isteresi e con Elenergia di
deformazione necessaria a raggiungere linearmente il massimo spostamento del ciclo.
Linterpretazione grafica della formula presentata nella figura seguente.

SD
Tb Tc
Td
SA


CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 104





SA
SD
Tb Tc
Td


Figura 102 - Spettri di risposta sovrasmorzati nel piano (S
D
, S
A
)

Per un sistema elastico perfettamente plastico, lespressione precedente pu anche essere
espressa in funzione della duttilit, mediante la formula seguente:


2( 1)
eq

. (5.10)

I valori ottenuti con queste relazioni tendono in generale a sovrastimare leffettiva capacit di
dissipazione sperimentalmente osservata e, pertanto, in alcune norme come lATC40 vengono
introdotti coefficienti moltiplicativi ([1) che tengono conto delleffettiva capacit di
dissipazione della tipologia strutturale considerata in funzione anche della magnitudo
dellevento.
Lo smorzamento elastico totale, risulterebbe dunque
tot el eq
+ .
Unaltra definizione dello smorzamento equivalente degna di menzione quella ricavata da
Freeman (WJE, 1996) imponendo valori tali da ottenere fattori di riduzione delle ordinate
spettrali pari a quelli ottenuti, corrispondentemente, in funzione della duttilit: in questo modo si
ha unaltra relazione diretta tra (sovra)smorzamento viscoso equivalente e duttilit.
5.1.2 Curva di capacit e Performance-point
Come si accennato nei paragrafi precedenti, il prodotto dellanalisi statica non lineare la
cosiddetta Curva di Capacit.
Attraverso la Curva di Capacit, ottenuta, prima, in termini di taglio alla base spostamento in
sommit e, poi, convertita in accelerazione spostamento si ha la descrizione del
comportamento post-elastico della struttura intesa come un sistema non lineare equivalente ad un
grado di libert.
La curva di capacit si ottiene come risultato di unanalisi pushover, eseguita su un modello
meccanico rappresentativo della struttura delledificio: la modellazione deve riprodurre la
geometria delle pareti e tenere conto delleffetto di collegamento, ripartizione ed irrigidimento
degli orizzontamenti.
La descrizione del comportamento strutturale attraverso la curva di capacit, sottintende lipotesi
che la struttura sviluppi una risposta sismica complessiva: lattenzione ai particolari costruttivi,

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 105
quali ad esempio i collegamenti tra le pareti e tra pareti e solai o i limiti di snellezza trasversale
(spessori minimi) delle pareti stesse, fanno s che si instauri un meccanismo di risposta globale e
che le singole pareti collaborino alla risposta sulla base della propria rigidezza e resistenza nel
proprio piano, analogamente a sistemi di controvento verticali resi collaboranti da irrigidimenti
di piano costituiti dai solai. In altre parole, cio, si ipotizza che lattivazione di meccanismi di
danno locali, quali ad esempio il ribaltamento fuori piano di pareti o porzioni di pareti, non possa
avvenire prima dellinstaurarsi di una risposta globale legata al comportamento delle pareti nel
piano. Le verifiche locali per azioni ortogonali al piano delle pareti devono comunque essere
effettuate.


TB

SA

SD
DTOP
SD
SA

SA
SD


Figura 103 - Processo logico per ottenere il performance point ovvero il punto di massimo spostamento
coerente con lo spettro considerato.
Ferme restando tutte le osservazioni precedentemente menzionate, lanalisi statica non lineare
prevede di poter individuare lo spostamento massimo a seguito di un evento dinamico di spettro
noto mediante lintersezione fra la curva di capacit e lo spettro opportunamente modificato per
tener conto nelle non linearit (di seguito si far riferimento al metodo degli spettri anelastici).
Si illustra brevemente il procedimento secondo la formulazione inserita nella nuova ordinanza
sismica (coerentemente con quanto esposto da Fajfar) e rivista in modo da effettuare
direttamente il calcolo dello spostamento a partire da uno spettro di accelerazione con p.g.a.
assegnata:
1. In primo luogo vengono valutati, in ragione del nodo di controllo, i valori di ed m*
(punto 4.5.4.3): numericamente si realizza unanalisi elastica imponendo un campo di
forze modali (oppure pi comunemente proporzionali a masse per altezze), assumendo
come vettore la deformata e calcolando:
2
i i
i i
m
m

ed
*
i i
m m

. Sul
significato di si veda il paragrafo seguente 5.2.1.

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 106
2. Assegnata la distribuzione di forze (sulla cui scelta si veda il paragrafo seguente), si
realizza unanalisi pushover ottenendo una curva in termini di taglio e spostamento del
nodo di controllo. Tale curva si dovr arrestare nel momento in cui si verifichi un
decremento di resistenza del 20%.
3. Si procede ad una semplificazione bilineare assumendo che il ramo crescente intersechi
la pushover nel punto posto al 70% della resistenza, ovvero si determina in questo modo
la rigidezza equivalente
70%
70%
*
F
k
d
del sistema.
4. Il plateau della bilineare individua il valore di F
y
, esso viene ottenuto imponendo che
larea sottesa sia uguale allarea sottesa dalla curva pushover ottenuta numericamente.

















Figura 104 - Schema per il calcolo della bilineare equivalente.


2
2 *
*
y u u
Area
F d d k
k
_



,
(5.11)
5. La curva ottenuta verr normalizzata rispetto a dividendo sia forza, sia spostamento per
il coefficiente ed ottenendo i valori normalizzati F
y
* e d
u
*. Idealmente, dividendo la forza
anche per m* si otterrebbe il diagramma in accelerazione-spostamento.
6. La previsione di spostamento (performance point) verr effettuata considerando il
sistema bilineare schematizzato, a cui associabile il periodo:

*
*
2
*
m
T
k
(5.12)
7. Assegnato uno spettro elastico di accelerazione, definito in ragione del suolo, ed
assegnata una p.g.a. (ovvero il massimo valore di accelerazione al suolo
dellaccelerogramma), possibile determinare lo spostamento massimo usando lo spettro
anelastico di spostamento. La correlazione fra spettro di accelerazione e spostamento
fornita dalle relazioni di pseudo-spettro:

2
( ) ( )
2
De e
T
S T S T


,
(5.13)
Spostamento
F
70%
=F
max

Fy
Taglio
F
max

d
70%
dy
du

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 107
Il valore dello spettro anelastico di accelerazione si pu calcolare a secondo del valore di
T* (ovvero valutando se si tratta di strutture flessibili o rigide, si avr uno spostamento
uguale a quello di una struttura elastica di pari periodo o o ridotto secondo lequivalenza
delle aree, secondo quanto descritto al par. 2.1.3 e formalizzato nella normativa al punto
4.5.4.4), ottenendo infine il valore di d
max
*, il massimo spostamento richiesto al sistema
equivalente normalizzato. Lo spostamento previsto sul sistema di partenza sar d
max
=
d
max


Tale assunto deriva dallipotesi di aver ricondotto la struttura a n gradi di libert in un oscillatore
semplice elastoplastico: questo passaggio reso possibile dallanalisi di pushover, tuttavia la
metodologia e la sintesi dei risultati (bilineare equivalente) sono gli aspetti pi delicati del
procedimento.
5.2 Aspetti critici della riduzione alloscillatore elastoplastico
equivalente
Il funzionamento del metodo si basa sullassunzione che, attraverso unanalisi pushover (vedi
par. 2.1.4), si possa individuare il comportamento di un oscillatore elastoplastico equivalente al
sistema di partenza; tuttavia la distribuzione di forze da assumere non univoca: la stessa
normativa ne propone due da usarsi contemporaneamente. Lidea di base che la distribuzione
debba essere tale da evidenziare i meccanismi di danno riscontrabili nelle analisi dinamiche: una
distribuzione coerente con la prima forma modale pu quindi essere una buona approssimazione.
I codici tendono a sostituire questa forma con la sua approssimazione triangolare ovvero un
campo di forze proporzionale alla masse ed allaltezza delledificio (vedi paragrafo seguente).
Altra distribuzione di riferimento un andamento proporzionale alle masse in modo da cogliere
meccanismi di collasso che interessino i livelli inferiori (solitamente il piano terra): se
indubbiamente in fase elastica lecito aspettarsi una risposta pi simile alla modale, ovvero la
struttura filtrer il sisma amplificandone gli effetti sulle porzioni pi alte (deformate di primo
modo) col progredire del degrado lazione del terremoto pu localizzarsi nelle porzioni inferiori
portando a collasso il piano terreno.
Ovviamente, partendo da due distribuzioni distinte, si ottengono risultati potenzialmente
differenti, tanto pi si discosteranno tanto pi alto sar ledificio; resta da comprendere quale
distribuzione sia pi veritiera o se sia necessario usarle entrambe per delineare un range delle
possibili risposte.
Altro aspetto non banale la scelta del nodo di controllo, ovvero del punto delledificio da
assumere come riferimento per lanalisi; evidente che, in presenza di solai piuttosto rigidi non
vi differenza nella scelta di un nodo piuttosto che un altro, per lo pi si deve disporre un
criterio per uniformare le curve ottenute con riferimento a piani differenti; ben pi complesso
uniformare le analisi in presenza di solai flessibili. Tali situazioni portano a curve decisamente
differenti nel caso vi siano pareti di differente rigidezza.
Infine la costruzione della curve bilineare di sintesi e la sua correlazione con lo spettro anelastico
possono essere sviluppati in modi differenti al fine di ottenere una migliore rispondenza con le
analisi dinamiche.

5.2.1 Scelta del nodo di controllo
Lanalisi pushover, a prescindere dalla distribuzione scelta, si realizza imponendo il progressivo
spostamento di un nodo del modello, a fissato rapporto di forze. Lalgoritmo usato prevede la
scelta di un nodo di controllo per lanalisi numerica (nodo master) il cui spostame nto verr
incrementato con il vincolo che il rapporto tra le forze su alcuni nodi del modello rimanga
costante (vedi par. 2.1.4). Il problema da porsi linfluenza che tale scelta produce sullanalisi
complessiva, ovvero se, a parit di modello numerico, si trovi comunque coerenza nei risultati

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 108
variando il nodo master: scegliere un nodo piuttosto che un altro vuol dire seguire lo
spostamento di una parete piuttosto che quello di unaltra. Questo non comporta differenze
sostanziali nei risultati nei processi monotoni di carico, ovvero finch allincremento di
spostamento del nodo master corrisponde un incremento dellazione sulle singole pareti la scelta
del nodo ininfluente (le curve coincidono a meno di minime approssimazioni numeriche). Per
esempio si osservi, nella figura seguente, relativa ad analisi pushover (distribuzione uniforme)
sulledificio prototipo di Pavia, le curve taglio spostamento ottenute a partire da due nodi
master differenti (il nodo 28 situato nella door wall ed il nodo 9 nella window wall):
diagrammando gli spostamenti degli stessi nodi le due analisi coincidono.
Curve pushover (influenza nel nodo master)
0
5000
10000
15000
20000
25000
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6 1.8 2
spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
28 door(Nodo master=28)
9 window(Nodo master=28)
28 door(Nodo master=9)
9 window(Nodo master=9)

Figura 105 - Confronto fra le curve di pushover ottenute con nodo di controllo nellanalisi su parete
door (nodo 28) e su parete window (nodo 9). Landamento monotono non evidenzia differenze
sostanziali.
Linfluenza del nodo master si vede nel momento in cui una parete perde resistenza, per il
collasso locale di un elemento: in tal caso il criterio delle forze di fissato rapporto impone che le
pareti non danneggiate arretrino cosicch il loro contributo in termini di forza si abbassi
assecondando la parete danneggiata. Questo snap back per apprezzabile unicamente
controllando un nodo master situato su di essa, altrimenti, volendo forzare la deformazione delle
pareti pi robuste si otterrebbe una soluzione successiva, probabilmente non convergente.


CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 109
Confronto pushover - Nodi master
0
5000
10000
15000
20000
25000
0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20
spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
28 door(Nodo master=28)
9 window(Nodo master=28)
28 door(Nodo master=9)
9 window(Nodo master=9)

Figura 106 - Effetto snap back: scegliendo un nodo master sulla parete window, pi debole, si pu
seguire il processo di softening, ovvero la perdita di resistenza della parete medesima con
arretramento della parete door per garantire una pari forza. Tale effetto non apprezzabile
scegliendo un nodo master sulla parete pi resistente, in tal caso otterrei direttamente una soluzione
non convergente a spostamenti pi elevati.
Osservando le deformate si vede come il collasso si presenti sulla parete window; in realt la
differenza fra i due andamenti dovuta alla struttura intrinseca del procedimento di calcolo, ma
realisticamente influente sul risultato dellanalisi: un cedimento cos rilevante da innescare un
simile meccanismo di snap back generalmente associato ad una condizione non compatibile
con la sicurezza della struttura, e anche da un punto di vista prettamente numerico si
troverebbero soluzioni che non soddisfano i requisiti di convergenza. Ancor pi evidente se si
considerano nodi posti a piani differenti come sar mostrato nel seguito nel paragrafo.
pi interessante soffermarsi sulla scelta del nodo di controllo rappresentato nella curva: in
presenza di solai deformabili, e pareti di differente rigidezza (come emerso dei grafici precedenti
sufficiente vi siano differenze geometriche, come fra le pareti door e window della
sperimentazione) lanalisi complessiva procede in modo apparentemente differente a seconda del
nodo che si monitora (a prescindere dal nodo master di analisi dunque). Tale effetto facilmente
spiegabile in virt delle differenze di rigidezza, ma comporta il problema concettuale di quale
rappresentazione possa meglio descrivere lipotetica struttura ad un grado di libert equivalente.
La formulazione di un metodo sistematico, come quello presente in un testo normativo, non
dovrebbe cio lasciare spazio alla discrezionalit della scelta: per ovviare a questo fatto, nella
nuova normativa italiana, si prevede di riscalare le curve secondo un fattore , che ha il
significato di un coefficiente di partecipazione modale, valutato in modo approssimato come:

2
i i
i i
m
m

(5.14)
dove il vettore rappresentativo del primo modo di vibrazione della struttura di interesse per
la direzione considerata dellazione sismica, scalato in modo da ottenere un valore unitario per la

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 110
componente relativa al grado di libert di controllo. Assumendo la distribuzione semplificata
triangolare in luogo dellanalisi modale, pu essere calcolato attraverso unanalisi statica
elastica attribuendo un campo di forze proporzionale al prodotto massa per altezza nodale (come
previsto nei punti 8.1.5.4 e 4.5.2 della norma citata, e riportato in dettaglio nel paragrafo
successivo).
Considerando lesempio precedente si trovano due distinti valori di a seconda ci si riferisca al
nodo nella parete pi deformabile o in quella pi rigida si ottiene:


nodo 28 ("door") 1.34
nodo 9 ("window") 0.98
Tabella 5. Calcolo di nelle due pareti. Il maggior valore calcolato sulla parete door provocher
larretramento nel diagramma sino a coincidere con laltra curva, come si vede nella figura successiva.
Dividendo gli spostamenti per il proprio , si ottiene la sovrapposizione delle curve, quantomeno
nel tratto iniziale.

Curve pushover riscalate secondo
0
5000
10000
15000
20000
25000
0 0. 1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0.7 0. 8 0.9 1
spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
spost N28
spost N9
spost N28/ Gamma
spost N9/ Gamma

Figura 107 - Curve pushover riscalate secondo , ora i grafici delle pareti, pur di rigizza differente,
coincidono
Quello che il coefficiente non pu fare uniformare lo spostamento di collasso, infatti il
coefficiente viene valutato in modo elastico ed pertanto insensibile alla differente duttilit delle
pareti.

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 111
Curve pushover riscalate secondo Incongruenza del collasso
0
5000
10000
15000
20000
25000
0 2 4 6 8 10 12 14
spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
spost N28
spost N9
spost N28/Gamma
spost N9/Gamma

Figura 108 - Curve di pushover riscalate secondo e duttilit di collasso: il coefficiente valutato in modo
elastico non pu uniformare la diversa duttilit delle pareti.

Lunica possibile soluzione a questa palese incongruenza effettuare una media fra i nodi di un
piano in modo da avere una curva univocamente rappresentativa del sistema. Lunivocit della
curva una caratteristica irrinunciabile nella formulazioni di un metodo applicabile anche a fini
progettuali ( evidente lassurdo che deriverebbe dalle possibili previsioni differenti a partire
dallo stesso edificio e dalla stessa analisi!). Anche il coefficiente verr ricalcolato con
riferimento al nodo media di piano, ovvero il vettore sar normalizzato allo spostamento
medio ottenuto a seguito di unanalisi elastica con distribuzione di forze proporzionale al
prodotto masse nodali per altezza.



nodo 28 ("door") 1.34
nodo 9 ("window") 0.98
MEDIA 1.16
Figura 109 - Valori di gamma nei nodi 28, 9 e nel nodo media di piano.

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 112
Curve pushover riscalate secondo Media di Piano
0
5000
10000
15000
20000
25000
0 2 4 6 8 10 12 14
spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
spost N28
spost N9
spost N28/Gamma
spost N9/Gamma
Media
Media/Gamma

Figura 110 - Curve di pushover mediate nel piano e riscalate secondo .
Altro aspetto degno di nota nella scelta del nodo di controllo linfluenza del piano considerato,
ovvero come possa cambiare la curva scegliendo un nodo ad un livello differente.
Indubbiamente la scelta di un nodo master ad un livello diverso dallultimo comporta
limpossibilit di seguire un eventuale meccanismo di collasso che possa interessare questa
porzione: ad esempio si consideri ledificio nellesempio seguente, il secondo piano pi
vulnerabile del primo e pertanto collassa prima. Seguire lo spostamento di un nodo situato sul
livello inferiore vuol dire perdere la fase di collasso, saltando direttamente ad una soluzione non
a convergenza posta a spostamento molto maggiore.

Figura 111 - Edificio esempio per valutare la sensibilit del nodo di controllo dal livello. Vista anteriore e
posteriore
Il meccanismo, come si pu vedere nelle deformate seguenti, coinvolge il secondo piano,
evidentemente pi vulnerabile: ancora una volta si riportano le curve taglio-spostamento al
variare nel nodo master e del nodo di controllo; tutte le curve sono ottenute come media di piano.

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 113
P1
P2
P3
P4 P5
P6
1
2
3
4
5
6 7 8
9
10
11
12
13
14 15
16
n25
n26
n27
n28
n29 n30
N1
N2
N3
N4
N5
N6

Figura 112 - Deformate a collasso. Evidente collasso del livello superiore.

nodo controllo a livelli differenti
0
100000
200000
300000
400000
500000
600000
700000
0 1 2 3 4 5 6
spostamento [cm]
t
a
g
l
i
o

[
N
]
Media Piano Primo (Master 1 Piano)
Media Piano Terra (Master 1 Piano)
Media Piano Primo (Master Piano Terra)
Media Piano Terra (Master Piano Terra)

Figura 113 - Curve di pushover al variare del nodo master. La scelta di un nodo master al livello
superiore permette di cogliere meglio il meccanismo di collasso
Ancora una volta la normalizzazione rispetto a permette di sovrapporre le curve nel tratto
crescente, ma resta una differente valutazione del punto di collasso: la differenza di duttilit
tuttavia meno evidente che nel caso di differente scelta del nodo allinterno del medesimo livello.

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 114

nodo controllo a livelli differenti - normalizzazione rispetto a
0
100000
200000
300000
400000
500000
600000
700000
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6 1.8 2
spostamento [cm]
t
a
g
l
i
o

[
N
]
Media Piano Primo
Media Piano Terra
Media Piano Primo / gamma
Media Piano Terra / gamma

Figura 114 - Curve di pushover normalizzate rispetto a gamma, al variare del piano: pur
sovrapponendosi nel tratto iniziale rimane una pur modesta differenza nella valutazione della
duttilit disponibile.
5.2.2 Distribuzione di forze ed analisi pushover
Lidea alla base del metodo che la pushover, individuando i modi pi punitivi per ledificio,
realizzi una sorta di inviluppo delle analisi dinamiche; la scelta della distribuzione pi
realistica non banale.
La recente normativa richiede di verificare contemporaneamente due distribuzione di forze
iniziali:
Lanalisi dovr essere effettuata utilizzando almeno due distinte distribuzioni di forze
orizzontali, applicate ai baricentri delle masse a ciascun piano: una di forze proporzionali alle
masse ed una di forze proporzionali alla distribuzione delle forze modali corrispondenti al primo
modo di vibrazione nella direzione considerata; questultima potr essere approssimata dalla
distribuzione da utilizzarsi per lanalisi statica lineare (punto 4.5.2)., (punto 8.1.5.4). Lidea
quella di delineare due situazioni limite entro cui aspettarsi il comportamento reale delledificio.
Il caso studio di Pavia pu confermare lidea delle analisi di pushover inviluppo di dinamiche
non lineari, ma risulta difficoltoso ottenere informazioni sulla maggior o minore rispondenza
delle distribuzioni iniziali, poich, data la modesta altezza, non differiscono di molto.

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 115
Confronto Pushover - Dinamica per Accelerogramma S1 - Legame Bilineare
-25000
-20000
-15000
-10000
-5000
0
5000
10000
15000
20000
25000
-2 -1.5 -1 -0.5 0 0.5 1 1.5 2
spostamento [cm]
F
o
r
z
e

i
n
e
r
z
i
a
l
i

[
d
a
N
]
Uniforme
Triangolare
pga 0.5
pga 1.0
pga 1.5
pga 2.0

Figura 115 - Confronto pushover-dinamiche. Si vede come le pushover siano una sorta di inviluppo.
Difficile valutare quale distribuzione sia pi veritiera data la somiglianza delle due curve.
Si quindi modellato un edificio a tre piani, con una geometria tale da provocare, nelle due
distribuzioni citate, due distinti meccanismi di collasso: lultimo piano presenta aperture
maggiori rispetto ai livelli sottostanti e collassa sotto un carico proporzionale al prodotto masse
per altezze; per la distribuzione uniforme invece il piano terra a collassare. Le curve sono
ottenute con i valori massimi di drift proposti in sede normativa.
Per controllo si effettuata unanalisi pushover a partire dalleffettiva distribuzione modale al
fine di valutarne la rispondenza con lapprossimazione triangolare: tale distribuzione ricavata a
partire dallautovettore del modo i-esimo:

i i
p p M? (5.15)
dove p
i
indica il vettore delle forze modali,
i
lautovettore, M la matrice di massa e p il
coefficiente di partecipazione.
La curva ottenuta con tale distribuzione molto simile alla distribuzione triangolare, presenta lo
stesso meccanismo di collasso e conferma della validit dellapprossimazione.


CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 116

Figura 116 - Modello numerico di edificio a tre piani.


Curve Pushover - Edificio a tre piani
0
10000
20000
30000
40000
50000
60000
70000
80000
90000
100000
0 0.5 1 1.5 2 2.5
Spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
Uniforme
Uniforme Bilineare
Triangolare
Triangolare Bilineare
Modale
Modale Bilineare

Figura 117 - Curve pushover a partire dalla distribuzione uniforme (proporzionale alle masse),
triangolare (proporzionale al prodotto masse per altezze) e modale (usualmente approssimata dalla
triangolare).

La semplificazione bilineare individua il periodo delloscillatore elastoplastico equivalente, a
partire da cui si pu impostare analiticamente il calcolo del performance point a partire da un
accelerogramma, secondo la trattazione proposta nella nuova ordinanza e riportata nel paragrafo
precedente.

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 117
Si sono utilizzati i tre accelerogrammi, presentati nel capitolo precedente, per verificare
lattendibilit della previsione; come gi anticipato tali accelerogrammi sono specifici per un
suolo di tipo B e pertanto se tenuto conto nel calcolo del performance point.
Curve Pushover - Confronto con la dinamica
0
10000
20000
30000
40000
50000
60000
70000
80000
90000
100000
0 0.5 1 1.5 2
Spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
Previsione Uniforme
Previsione Triangolare
S1
S3
S6
p.g.a 0.5 ms
-2
p.g.a 1.0 ms
-2
p.g.a 1.5 ms
-2
p.g.a 2.0 ms
-2
<-collasso->

Figura 118 - Confronto Dinamiche Pushover
Si nota come landamento triangolare offra una migliore previsione della risposta alla
sollecitazione dinamica allaumentare dello spostamento, mentre nel tratto iniziale sembrerebbe
pi affidabile la distribuzione uniforme. Per maggior chiarezza si riportano i massimi
spostamenti ottenuti.

Analisi statica non lineare Analisi dinamica non lineare
P.g.a. [ms-2] Unif. [cm] Triang.[cm] s1 [cm] s6 [cm] s3 [cm]
0.5 0.22 0.29 0.21 0.20 0.22
1.0 0.48 0.73 0.48 0.47 0.48
1.5 1.03 1.36 1.22 1.32 1.15
2.00 1.58 1.98 (2.01) (1.91) (2.10)
Tabella 6. Confronto statica-dinamica.
Resta evidente una rimarcata discrepanza per accelerazioni pi elevate; come gi anticipato nel
paragrafo 4.6, linstaurarsi di un meccanismo di collasso (cinematismo) comporta una sovrastima
dello spostamento a causa nella natura intrinseca del legame: il comportamento bilineare assume
un plateau in cui ad incremento di spostamento non si associa un incremento di forza, pertanto se
tutti gli elementi di uno stesso piano si trovano in questa situazione, lazione dinamica non potr
essere contrastata e si avr uno slittamento dei piani sovrastanti. Tale effetto, pur presente
nelle situazioni reali, esasperato dal modello numerico, tuttavia il fatto stesso di essere il
presenza di un cinematismo porta ad assumere la condizione come potenziale collasso.
Losservazione delle deformate, oltre ad evidenziare il cinematismo in atto, mostra il
complessivo stato di collasso locale degli elementi dellultimo livello, pertanto poco
significativo il valore di spostamento misurato in quanto descrittivo di uno stato non compatibile
con la struttura ( da presumersi il collasso):

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 118
P1

P2
P3

P4 P5
P6
1
2
3
4
5
6 7 8
9 10 11
12 13
14
15
16
17 18
19
20
21 22
23
n33
n34
n35
n36
n37 n38
n39 n40
N1
N2
N3
N4
N5
N6
N7
N8
34
35
36
37
38 39
40 41
42
43
44
45
46
47
48
49
50
N9
N10
N11
N12
N13
N14
N15
N16
N25
N26
N27
N28
61 62
63 64
65 66
67
68
69
70
71
72
73
74
75
N17
N18
N19
N20
N21
N22
N23
N24
N29
N30
N31
N32

Figura 119 - Deformate delledificio nel passo di massimo spostamento, con accelerogramma S6 a
p.g.a. di 2.0 ms
-2
. evidente sia il cinematismo sia il collasso locale degli elementi esteso allintero
livello. Tali condizioni rendono lecito assumere uno stato di collasso globale.




Se le due distribuzioni, uniforme e triangolare, riescono in differente modo a cogliere gli effetti
di un segnale dinamico, tuttavia la distribuzione triangolare, (o modale) sembra meglio
evidenziare il meccanismo di collasso pi probabile.
5.3 Analisi adattiva
La scelta della distribuzione viene fatta a monte dellanalisi pushover sulla base della analisi
modale elastica (o direttamente assumendo una distribuzione uniforme), pertanto non risentir

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 119
del danneggiamento delledificio: degradando la propria rigidezza una struttura muta la propria
risposta modale. Considerare differenti distribuzioni che portino a meccanismi di collasso
diversi, fornisce comunque una risposta ambigua, invece lecito prevedere lesistenza di un
meccanismo di collasso pi probabile.
Per ovviare a questi problemi sono state proposte varianti del metodo pushover capaci di
prendere in considerazione, ad ogni passo di analisi, la reale rigidezza delledificio ricalcolando i
rapporti di forza utilizzati (Chopra e Goel, Antoniu, Pinho). Tali metodi posso essere suddivisi in
due categorie:
Approccio in termini di forze, F.A.P. (Force-Based Adaptive Pushover): partendo da una
distribuzione multi-modale, ad ogni passo, verr rieffettuato il calcolo degli autovettori
sulla base della rigidezza degradata corrente e, sulla base di questi, si rivaluter il campo
di forze assegnato.

{ } [ ]{ }
{ } [ ]{ }
{ } [ ]{ }
{ } [ ]{ }
0 0
1 1
2 2
passo iniziale
passo 1
passo 2
............................... ............
passo i
i
p
p
p
pi

M ?
M ?
M ?
M ?
0
1
2
i
f
f
f
f
(5.16)
Approccio in termini di spostamenti, D.A.P. (Dispacement-Based Adaptive Pushover):
nuovamente verr effettuato ad ogni passo il calcolo degli autovettori sulla base della
rigidezza degradata corrente; verr per direttamente imposta la deformata modale in
controllo spostamenti (in realt non si tratterebbe di una pushover vera e propria).

Oltre allonere computazionale aggiunto dellanalisi modale, da ripersi ad ogni passo, evidente
la necessit di disporre della matrice di rigidezza K del sistema danneggiato alli-esimo passo.
Questa informazione disponibile per gli approcci pi semplificati del degrado di rigidezza (ad
esempio la soluzione di un telaio mediante linterposizione di cerniere plastiche, calcolate
valutando lincremento elastico di carico sul sistema geometrico variato), ma non per legami pi
complessi in cui la valutazione della non linearit deriva da un processo di convergenza (ad
esempio Newton-Rapson) e non per sovrapposizione di stati elastici.

In questo lavoro si seguito un approccio differente, pi adattato alla struttura iterativa di
calcolo usata nel solutore: si assume, in luogo della supposta deformata modale, la deformata
corrente del sistema, che indubbiamente risente delleffettivo stato di danneggiamento
delledificio, e sulla base di essa si ricalcolano le forze modali con cui aggiornare lanalisi
pushover al passo successivo:

{ } [ ]{ }
{ } [ ]{ }
{ } [ ]{ }
{ } [ ]{ }
0 0
1 0
2 1
1
passo iniziale
passo 1
passo 2
............................... ............
passo i
i
p
p X
p X
pi X

M ?
M
M
M
0
1
2
i
f
f
f
f
(5.17)
Tale sistema ha levidente pregio di non necessitare la soluzione del problema modale ad ogni
passo dellanalisi e tanto meno richiede il calcolo di una matrice di rigidezza degradata:
assumendo la deformata corrente (quindi danneggiata) come autovettore si ovvia alla necessit di
dover effettuare lanalisi modale riuscendo, nel contempo, ad esprime il degrado delledificio.

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 120
5.3.1 Analisi nel piano
Come prima prova della metodologia si ripreso un modello numerico elaborato nel 2002
nellambito di una collaborazione con lOsservatorio sismico delle strutture (come anticipato nel
capitolo 4), realizzato con i macroelementi ed identificato grazie alla documentazione
disponibile (forme modali sperimentali e prove sui materiali).
Ledificio in questione un municipio in muratura sito nel comune di Giuncugnano (Lucca),
modellato mediante sette pareti, identificato grazie alle forme modali sperimentali; i risultati
sono stati presentati nel XI Congresso Nazionale di ingegneria sismica a Genova (Galasco et
al.,2003).



Figura 120 - Municipio di Giuncugnano, identificazione del modello mediante le forme modali
sperimentali.
Per verificare lefficacia del metodo, si analizzata una parete isolata dal resto delledificio,
procedendo al calcolo delle curve pushover a partire dalle distribuzioni canoniche uniforme e
modale (anche nella semplificazione triangolare). Si poi ripetuto il calcolo con lanalisi
adattiva a partire nuovamente dalle due distribuzioni tipo.
Analisi Modale numerico
P1
P2
P3 P4 P5 P6
P7
P1
P2
P3 P4 P5 P6
P7
P1
P2
P3 P4 P5 P6
P7
P1
P2
P3 P4 P5 P6
P7
P1
P2
P3 P4 P5 P6
P7
P1
P2
P3 P4 P5 P6
P7
0.139
T
1

0.105
T
3

0.119
T
2

sperimentale
0.139
T
1

0.095
T
3

0.120
T
2


CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 121
1
2 3
4
5 6 7 8
9 10 11 12
13
14
15
16 17 18
19 20 21
94 95
N1 N2 N3 N4
N21 N22 N23 N24
N25 N26 N27 N28
N29 N30 N31 N32

Figura 121 Modello dlla parete del municipio di Giuncugnano.
Quello che emerge che la curva adattiva descrive un andamento intermedio, fra le due
distribuzioni, con una maggior coerenza, specie nel tratto iniziale, con il campo di forze modale:
questo risultato era prevedibile in quanto lanalisi evolutiva deriva pur sempre da un approccio
modale generalizzato.

Pushover - Caso Piano
0
100
200
300
400
500
600
0 5 10 15 20 25 30 35 40 45
Spostamento mm
T
a
g
l
i
o

k
N
Modale
Uniforme
Triangolare
Evolutiva (Triang.)
Evolutiva (Unif.)


Figura 122 Pushover a distribuzione di forze costanti ed adattiva. La distribuzione adattiva calcolata
a partire dalle due distribuzioni standard (uniforme e triangolare).
Risultato molto interessante invece la sostanziale indipendenza dalla configurazione iniziale:
dopo pochi passi di analisi, a prescindere dalla distribuzione di partenza, le curve adattive
coincidono, evidenziando un percorso univoco.


CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 122
Pushover - Indifferenza delle Curve Evolutive
0
50
100
150
200
250
300
350
400
450
500
0 0.5 1 1.5 2 2.5 3
Spostamento [mm]
Taglio kN
Uniforme
Triangolare
Evolutiva (Triang.)
Evolutiva (Unif.)

Figura 123 - Le curve adattive sono indipendenti dalla configurazione iniziale assestandosi sulla
distribuzione coerente con la modale
Sovrapponendo analisi dinamiche al passo, si conferma una buona coerenza del metodo: i punti
di massimo delle dinamiche risultano bene inviluppati dalla curva adattiva.

Pushover - Caso Piano - Confronto con analisi dinamiche
-800
-600
-400
-200
0
200
400
600
800
-60 -40 -20 0 20 40 60
Spostamento mm
Taglio kN
Uniforme
Triangolare
Evolutiva
Dinamiche

Figura 124 Sovrapposizione pushover e dinamiche: la curva adattiva inviluppa i massimi delle analisi
dinamiche.
Risultato evidenziabile rappresentando nel diagramma i soli punti di massimo, come riportato
nella figura seguente:

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 123
Pushover - Caso Piano
0
100
200
300
400
500
600
0 5 10 15 20 25 30 35 40
Spostamento mm
T
a
g
l
i
o

k
N
Uniforme
Triangolare
Evolutiva
Dinamiche


Figura 125 - Curve di pushover e massimi spostamenti nelle analisi dinamiche
I risultati sono positivi, mostrano come il metodo risulti coerente con la dinamica riuscendo a
considerare lo stato effettivo di danno ad ogni passo di analisi, inoltre lindipendenza dalla
configurazione iniziale permette una migliore sintesi dei risultati ottenuti: si otterr un unico
meccanismo di danno. Lesempio esaminato era per limitato ad una parete piana, non si
potevano avere redistribuzione spaziale delle azioni, ne presentava irregolarit altimetriche o di
rigidezza; su modelli pi complessi stata verificata laffidabilit dellapproccio evidenziandone
i limiti.
5 5. .3 3. .2 2 Analisi tridimensionale e limiti dellapproccio adattivo
Le distribuzioni precedentemente illustrate (si veda par. 5.2.2) rispondono a due condizioni ben
precise nellambito dellanalisi sismica: la distribuzione modale interpreta lazione del terremoto
evidenziando lamplificazione dinamica operata dalla struttura (che diviene cio una specie di
filtro per laccelerazione al suolo); se essa rispondesse esattamente sul primo modo si avrebbe
effettivamente una penalizzazione dei livelli pi alti eccitati da una forza maggiore (se si ipotizza
una distribuzione di massa sostanzialmente uniforme fra i piani) rispetto a quelli inferiori. Tale
effetto possibile finch la struttura resistente lo consente, ovvero col progredire del
danneggiamento possibile che i livelli intermedi non riescano pi a trasferire azioni sulle
porzioni superiori. Il caso limite unazione quasi statica, in cui ogni elemento sollecitato in
ragione della propria massa. Questa situazione corrisponde alla distribuzione uniforme dove
effettivamente lazione proporzionale alla massa associata.
Nellevolvere dello stato di danneggiamento ragionevole aspettarsi distribuzioni intermedie fra
quelle citate, ovvero dopo un primo tratto modale il sistema di danneggia ed al limite degrada
verso un andamento uniforme.
Nellanalisi adattiva questa rispondenza fra distribuzione e significato fisico viene meno: il
procedimento opera al contrario selezionando la distribuzione in assoluto pi punitiva a
prescindere da una reale rispondenza fisica al fenomeno sismico. Studiando differenti tipologie
di edifici, di differente geometria e di diversa rigidezza al livello dei solai sono emerse due
tipologie che hanno permesso di evidenziare i limiti di un approccio adattivo condotto senza
alcun controllo.
Il primo caso anomalo costituito da edifici in cui siano presente solai molto deformabili (caso
peraltro diffuso nel costruito storico: ad esempio in presenza di solai lignei privi di un tavolato
incrociato) e pareti non omogenee (ad esempio con una differente distribuzione delle aperture).

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 124
Si consideri ad esempio un edificio di 2 piani fuori terra con solai molto deformabili, lanalisi
pushover, a rapporto fissato di forze, proceder incrementando lo spostamento del nodo di
controllo sino al cedimento della parete pi debole al raggiungimento di un taglio, su di essa,
pari alla propria resistenza: la flessibilit degli orizzontamenti non consentir redistribuzioni
delle azioni fra le diverse pareti. Al contrario unanalisi adattiva selezioner una distribuzione
fortemente penalizzante per la parete pi deformabile (ad ogni passo la maggior deformazione
comporter un aggravio delle azioni), sino a determinarne il repentino collasso senza aver
indotto deformazioni evidenti nelle restanti parti delledifico: come se lazione del sisma si
fosse concentrata su un unico elemento scaricando le restanti parti; ovviamente ci non
possibile, tanto pi in assenza di una soletta rigida.

Figura 126 Edificio con solai deformabili, vista da parete 1 (a sinistra), parete 3 (al centro) ed esploso
sulla parete 5 (a destra).
E1
E2
E3
E4 E5
E6 E7
N1
N2
N3
N4
N5
N6
E10

E11

E12

E13

E14

E15

E16

E17

E18
E19

E20

E21

E22
E23

E24

E25

n19

n20

n21

n22

n23

n24

N7

N8

N9

N10

N11

N12

E28
E29
E30 E31
E32 E33
N13
N14
N15
N16
N17
N18

Figura 127 Modellazione delle pareti: parete 1 (a sinistra), parete 3 (al centro) ed parete 5 (a destra).
Lanalisi adattiva, oltre ad indicare un collasso irrealistico, come evidente nelle immagini delle
deformate in piante di seguito riportate, indica, di conseguenza, una resistenza complessiva
molto pi bassa rispetto alla distribuzioni costanti associata ad una deformabilit sensibilmente
ridotta.
P1
P2
P3
P4 P5
P1
P2
P3
P4 P5

Figura 128 Deformate delle piante nellanalisi pushover a distribuzione fissa (a sinistra distr.
Uniforme) ed adattiva (a destra): evidente la deformazione irrealistica di questultima.

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 125
Curva Pushover: Solai Deformabili - Pareti Rigidezze Differenti
0
10000
20000
30000
40000
50000
60000
0 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0.7 0.8 0.9
Spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
Uniforme
Triangolare
Adattiva

Figura 129 Curve di pushover con distribuzione di forze costante (uniforme e triangolare) ed adattiva.
Un altro caso che ha evidenziato i limiti dellapproccio adattivo un edificio in cui si abbia un
meccanismo di collasso che coinvolge lultimo livello; caso assai frequente su edifici di diversi
piani. La distribuzione modale evidentemente pi punitiva, ovvero il danneggiamento dei
livelli sottostanti non stato cos significativo da compromettere la migrazione dei carichi
sismici per effetto dellamplificazione dinamica, verso lalto. Lapproccio adattivo esaspera il
meccanismo come a rispondere ad una configurazione ancor pi punitiva, per i livelli alti, di
quella modale: questo non per coerente con la realt; nuovamente venuta meno la
correlazione fra distribuzione di forze ed azione sismica.
Nellesempio riportato nel par. 5.2.2, si era analizzata una palazzina di tre piani che andava a
collasso per un meccanismo di piano soffice sul livello pi alto, come previsto dallanalisi
modale (o triangolare).
1
2
3
4
5
6 7 8
9 10 11
12 13
14
15
16
17 18
19
20
21 22
23
n33
n34
n35
n36
n37 n38
n39 n40
N1
N2
N3
N4
N5
N6
N7
N8

Figura 130 Vista 3D e deformata a collasso; per maggiori dettagli si veda il par. 5.2.2.

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 126
La curva di pushover, ottenuta con lalgoritmo adattivo, ancor pi penalizzante della
distribuzione modale, fornendo resistenza e deformabilit estremamente ridotte non coerenti con
la reale azione di un terremoto.
Curva Pushover - Edificio a tre piani
0
10000
20000
30000
40000
50000
60000
70000
80000
90000
100000
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6 1.8
Spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
Uniforme
Triangolare
Modale
Adattiva

Figura 131 Curve di pushover con distribuzione di forze costante (uniforme e triangolare) ed adattiva.
Si evidenzia una non realistica diminuzione di resistenza e deformabilit nellapproccio adattivo.
I casi citati mostrano i limiti allapproccio adattivo dovuti alla sua formulazione puramente
matematica, priva di correlazioni alle problematiche sismiche; pur essendo evidente
limpossibilit di applicare sistematicamente tale metodologia di analisi sono tuttavia da
sottolineare i pregi che stanno alla base del metodo: ovvero lindipendenza da una
configurazione di partenza e la possibilit di evolvere in ragione del progredire del danno.
Inoltre, nei casi di strutture regolari, il sistema si mostrato attendibile pertanto lecito
domandarsi se possibile correggere lapproccio adattivo, relazionandolo con la realt sismica,
ottenendo una metodologia generale, applicabile a tutti i tipi di edifici.
5.3.3 Analisi Adattiva corretta
La proposta di correzione consiste nel consentire la redistribuzione delle forze modali entro i
limiti offerti dalle distribuzioni di riferimento in modo da mantenere una correlazione con
levento sismico.
La procedura predeterminer i valori normalizzati delle forze nodali secondo la distribuzione
modale (amplificazione dinamica) e proporzionale alle masse (azione quasi statica), calcolando,
per ogni nodo, il valore massimo che sar usato come limite alla redistribuzione. Lidea che
nessun nodo possa ricevere unazione superiore alla massima possibile nelle due configurazioni
estreme.

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 127

{ }
1 1
2 2
n n
i=1 i=1
max ,
... ...
distr. modale distr. unif. 1 1
M
n n
i i
f f
f f
f f
f f




' ; ' ;





f f f f f
f f
V W
V W
V W V W
V W
V W V W
(5.18)
Al singolo passo verr controllato il vettore delle forze nodali normalizzate ottenuto mediante
lalgoritmo adattivo: se una di esse superer il valore limite, si calcoler lo scarto, lo si ridurr al
valore massimo predeterminato e si ripartir leccedenza sui restanti nodi rispettando i rapporti
relativi ed i fattori di normalizzazione.

1
n
2
i=1
M M
M
1
2
( ) n
i=1
n
i=1
, 1, distr.corrente
...
se > = -
,
,
...
1, distr.corrente "sismica"
i
n
k k k k
k k
i
i i k i
i k
n
i
f
f
f
f
f f f f
f
f f
f
f
f f
f f
f
f





' ;




' ; +

f f
f
f
(5.19)
Pi in generale, se si ipotizza che siano m i valori della distribuzione corrente ad eccedere i limiti
(sicuramente m<n per effetto della normalizzazione), possibile pensare di reindicizzare le
componenti del vettore f in modo da collocare gli m valori eccedenti nelle primi posizioni del
vettore. Si calcoler un unico contributo correttivo ? , somma delle singole correzioni, che verr
ripartito, come prima, sulle n-m componenti invarianti.

1
n
2
i=1
M M
1
M
1
( )
2
( ) n
i=m
n
i=1
, 1, distr.corrente
...
sia > per = -
,
...
1, distr.corrente "sismica"
i
n
m
k k k k
k
i i m i
i
i i m i
i
n
i
f
f
f
f
f f k m f f
f
f f
f
f
f f
f
f
f

>




' ;








' ; +

f f
f
f
(5.20)

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 128

Il risultato sar un vettore normalizzato delle forze nodali sismiche da impiegare, al passo
corrente di analisi, come distribuzione della pushover. Tale processo sar ripetuto ad ogni passo.
La procedura adattiva sismica stata testa testata su vari modelli, in particolare si verificato
laffidabilit nelle situazioni critiche per lalgoritmo adattivo non corretto, ovvero il caso dei
solai deformabili ed il caso dei collassi allultimo livello.
Nel modello a due piani, con solaio deformabile, si ottenuta una curva complessiva adattiva
sismica pi cautelativa di quella ottenibile con le distribuzioni canoniche, tuttavia accettabile in
termini di resistenze e deformazioni: lecito attendersi una soluzioni pi punitiva applicando una
procedura adattiva.

Curva Pushover: Solai Deformabili - Pareti Rigidezze Differenti
0
10000
20000
30000
40000
50000
60000
0 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0.7 0.8 0.9
Spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
Uniforme
Triangolare
Adattiva
Adattiva sismica

Figura 132 Curve pushover su edificio a solai deformabili, confronto distribuzioni costanti (unirme e
triangolare) ed analisi adattive (con e senza correzione sismica). Lanalisi adattiva sismica fornisce
un risultato comparabile alle distribuzioni costanti, non evidenziando i limiti della procedura
adattiva non corretta.
Anche il meccanismo accettabile e non presenta anomalie particolari.
P1
P2
P3
P4 P5
P1
P2
P3
P4 P5

Figura 133 Deformate delle piante nellanalisi adattiva sismica nei passi di incipiente collasso (a
sinistra) e collasso (a destra).

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 129
10
11
12
13
14
15 16 17
18 19
20
21
22
23 24
25
n19
n20
n21
n22
n23 n24
N7
N8
N9
N10
N11
N12
28
29
30 31
32 33
N13
N14
N15
N16
N17
N18

Figura 134 Deformate pareti 3 (a sinistra) e 5 (a destra) a collassa nellanalisi adattiva sismica.
stato poi ritestato il caso delledifico a tre piani con il meccanismo di collasso localizzato
allultimo livello. La soluzione adattiva individuava un repentino collasso associato a resistenze
e deformabilit ridotte rispetto alle distribuzioni costanti, applicando il metodo adattivo corretto
si ottenuta una curva complessiva comparabile alle altre, con un meccanismo analogo alla
distribuzione modale. Questo il risultato cercato, poich un meccanismo di piano al livello pi
alto correlabile allamplicazione dinamica (distr. modale), ed il suo manifestarsi in presenza di
distribuzione costante indica che i livelli sottostanti sono sufficientemente resistenti da
permettere il trasferimento delle azioni sino ai passi di collasso. Ed effettivamente era gi stato
dimostrato nel par. 5.2.2 la coerenza del meccanismo di collasso con le analisi dinamiche.
Curva Pushover - Edificio a tre piani
0
10000
20000
30000
40000
50000
60000
70000
80000
90000
100000
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6 1.8
Spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
Uniforme
Triangolare
Modale
Adattiva
Adattiva Sismica

Figura 135 Curve di pushover sulledifico a tre piani, mediante distribuzioni di forze costanti
(uniforme, modale e triangolare) e adattive (sismicamente corretta e non corretta). Lanalisi adattiva
sismica coglie resistenze e meccanismi coerenti con quanto evidenziato nel par. 5.2.2

Si sono poi correlate le previsioni di spostamento ottenibili, mediante il capacity spectrum,
dallanalisi pushover sismica adattiva e gli spostamenti effettivamente misurati a seguito dele
analisi dinamiche riportate nel par. 5.2.2.


CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 130
Analisi statica non lineare [cm]
P.g.a. [ms
-2
] Uniforme Triangolare Ad.Sismica
0.5 0.22 0.29 0.28
1.0 0.48 0.73 0.74
1.5 1.03 1.36 1.35
2.00 1.58 1.98 1.96
2.50 2.12 2.61 2.57
Tabella 7. Previsioni di spostamento con distribuzioni costanti (uniforme e triangolare) ed adattiva
sismica. Ladattiva sismica , in questo caso, molto simile alla modale.

Curve Pushover Adattive - Confronto con la dinamica
0
10000
20000
30000
40000
50000
60000
70000
80000
0 0.5 1 1.5 2
Spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
Adattiva
Adattiva sismica
Previsione Ad.Sismica
S1
S3
S6
p.g.a 0.5 ms
-2
p.g.a 1.0 ms
-2
p.g.a 1.5 ms
-2
p.g.a 2.0 ms
-2
< COLLASSO >

Figura 136 Confronto fra previsione dellanalisi statica non lineare (procedura adattiva sismica) ed
analisi dinamiche non lineari al passo
5.4 Conclusioni
Lintroduzione tra i metodi di analisi della risposta sismica dellanalisi statica non lineare
rappresenta, in linea con le principali normative sismiche internazionali (ATC40, EC8), una
delle maggiori innovazioni apportate dalla nuova normativa sismica. Lanalisi, che parte dalla
descrizione del comportamento post-elastico della struttura, ha fra laltro il pregio di verificare
direttamente il meccanismo di collasso atteso, consentendo al progettista un maggiore controllo
sulla risposta sismica della struttura anche dopo che questa danneggiata. La metodologia, pur
generalmente affidabile, ancora oggetto di studio al fine di poterla migliorare definendo
procedure univoche di analisi che non lascino spazio a situazioni ambigue come quelle
evidenziate nelle scelta di un nodo di controllo. In tal senso si mostrato come la scelta della
media di piano, come punto di riferimento, possa ovviare a questa ambiguit; sarebbe inoltre
opportuno posizionarsi sul livello pi elevato per poter cogliere con certezza e dettaglio il
meccanismo di collasso.
Attualmente poi necessario ripetere lanalisi con due distribuzioni iniziali di forze (uniforme e
modale) per cogliere due condizioni limite associabili allevento sismico: questo garantisce la

CAPITOLO 5 Analisi sismica degli edifici in muratura 131
determinazione del meccanismo pi punitivo, tuttavia lascia il dubbio sulleffettivo cinematismo
innescabile. In questo lavoro si utilizzata lanalisi dinamica non lineare al fini di confermare il
comportamento effettivo della struttura, ed inoltre si proposta una metodologia di analisi, la
pushover adattiva sismica, capace di cogliere univocamente questo meccanismo sintetizzando i
risultati ottenibili mediante le distribuzioni costanti. Questo approccio risulta quindi pi sintetico
(richiede ununica analisi e pertanto fornisce un unico meccanismo di collasso) e realistico (
direttamente correlato alleffettivo stato di danno) ed formulato in modo da rispettare la finalit
del metodo, cio la previsione della risposta sismica. Il presente lavoro ha invece mostrato come
la procedura adattiva non corretta cada in difetto in alcune situazioni, peraltro frequenti
nellesistente, a causa di una formulazione disgiunta dal problema sismico e pertanto non sia
applicabile in modo sistematico.



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CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 133
6 Modellazione di edifici irregolari
La regolarit strutturale, identificabile con una marcata scatolarit del complesso, in generale
garantisce prestazioni migliori. Tuttavia esigenze architettoniche o funzionali portano,
frequentemente, alla costruzione di edifici meno regolari: nuclei sopraelevati, porzioni
parzialmente cantinate, blocchi addossati, piante articolate costituiscono soluzioni diffuse
nelledilizia residenziale.
interessante valutare come tali irregolarit influiscano sul comportamento complessivo della
struttura, ovvero valutare, come eventuali ampliamenti del complesso possano essere compatibili
con lesistente.
Lanalisi statica non lineare costituisce unottima metodologia per affrontare il problema:
sintetizzando la resistenza complessiva mediante la curva di capacit, nel piano accelerazione
spostamento, possibile procedere al confronto di strutture differenti. Fra le metodologie
proposte si seguir la trattazione recepita dalla nuova ordinanza unendo alla curva la correlazione
fra spostamento richiesto ed accelerazione al suolo associata. Tale analisi, condotta a partire
dalle due differenti distribuzioni di forze iniziali previste (uniforme e triangolare), potr essere
confermata da analisi dinamiche al passo; infatti interessante valutare lefficacia stessa della
previsione, mediante capacity spectrum, in presenza di strutture con predisposizione a
meccanismi torsionali (planimetrie ad elle, ad esempio) .
Le analisi partiranno da un edificio semplice in muratura ordinaria, costituito da due piani, di
forma rettangolare (scatolarit). Tale struttura sar successivamente modificata, riproducendo
differenti possibili soluzioni architettoniche tali da irregolarizzare il complesso
(sopraelevazione, fondazione differenziata, addossamento, etc.). La direzione di analisi sar la
dimensione prevalente delledificio, coincidente con lasse x del modello.
Coerentemente alla metodologia di analisi seguita si utilizzer il legame bilineare proposto dalla
nuova normativa sismica ed illustrato al par. 3.3, assumendo caratteristiche meccaniche a partire
dallallegato 11 della norma citata. Come evidenziato precedentemente tale legame permette
anche analisi dinamiche non lineari al passo.
6.1 Edificio Tipo
La struttura di riferimento, nel presente studio, costituisce un esempio ideato per essere
rappresentativo del costruito storico in muratura presente sul territorio italiano: la struttura
verticale in muratura ordinaria, i solai sono in latero-cemento; la pianta delledificio
rettangolare con ingombro di 10.6 x 14.6 m; la risposta fuori piano inibita dalla presenza di
tiranti metallici ai vari piani.
6.1.1 Geometria
La porzione di riferimento composta da due piani, ognuno rappresentante una differente unit
abitativa; tale nucleo sar successivamente articolato per evidenziare il mutamento della risposta
strutturale.


CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 134
4
2
2
3
1
0
1
0
6
0
110
314
1460
180
577
60
1
3
0
1
1
0
155
36
110
6
0
200 110 170
60
377
110
36
315
110 230 110 365
1
1
0
1
6
0
1
1
0
1
3
0
3
6
2
8
2
6
0
3
6
1
6
4
110 230 305
4
4
8
3
1
0
1460
403
315
1
3
0
1
1
0
603
200 180
40
110
4
0
110
326
155
24
110
24
170
40
110
305
1
1
0
1
6
0
1
1
0
1
3
0
110 230 110 365
2
4
3
0
8
4
0
2
4
1
7
6
110 230
1
0
6
0

Figura 137 - Edificio Tipo: piante del piano terra (a sinistra) e primo (a destra)


1
0
0
1
7
0
2
1
0
1
7
0
3
5
0
3
8
0

Figura 138 - Edificio Tipo: Prospetto




6.1.2 Parametri meccanici
Dal punto di vista meccanico si far riferimento a:
tipologia della muratura in mattoni pieni con malta di calce;
buon grado di collegamento, sia tra le pareti verticali, sia tra queste e gli orizzontamenti,
tale da garantire un comportamento scatolare dellintera struttura;
la presenza di catene di piano posizionate alle quote dei solai (nelle due direzioni
principali ed ancorate ai muri di spina);
lesistenza di architravi resistenti a flessione, che sorreggono le travi di accoppiamento
muratura ordinaria, efficacemente ammorsate alle estremit nelle pareti.


Tale struttura stata modellata mediante telaio equivalente (coerentemente alla metodologia
illustrata nel paragrafo 2.4), riguardo ai parametri meccanici si assunto un livello di
conoscenza LC2 (secondo lAllegato 2 dellOrdinanza 3274/03 e s.m.i punto 11.5.2.2
verifiche in-situ estese ed esaustive):


CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 135
f
m
(N/cm
2
) 249,2

0
(N/cm
2
) 8,23
E (N/mm
2
) 2100
G (N/mm
2
) 350
w(kN/m
3
) 18
Tabella 8. Parametri meccanici medi e peso specifico medio per la tipologia di muratura rilevata, in
caso di livello di conoscenza LC2
6.1.3 Analisi Carichi
Oltre al peso proprio delle strutture murarie, determinato a partire dalla densit della muratura, si
devono considerai i contributi dovuti ai solai ed al vano scale.
I solai sono in latero-cemento con travetti prefabbricati (16+4 cm); nella figura seguente sono
identificabili chiaramente tutti gli elementi costruttivi che compongono tale tipologia.

Figura 139 - Schema dei solai

Ne consegue, dunque, la seguente analisi dei carichi, effettuata facendo riferimento allunit di
superficie di solaio:

Pignatte con travetti
prefabbricati ad interasse 0.5 m
1.20 kN/m
2

Soletta collaborante 4 cm,
armata con rete elettrosaldata
6/1515
0.04 m25 kN/m
3

1.00 kN/m
2


Peso proprio struttura 2.20 kN/m
2


Soffitto a gesso da 1.5 cm
0.015 m12 kN/m
3

0.18 kN/m
2

Sottofondo di allettamento
(s = 2.5 cm) in malta di cemento
0.025 m21 kN/m
3

0.53 kN/m
2

Pavimento in ceramica 0.44 kN/m
2


Peso permanente solaio

1.15 kN/m
2



Peso proprio struttura 2.20 kN/m
2

Peso permanente solaio 1.15 kN/m
2


Totale peso solaio G
solaio 1,2,3
3.35 kN/m
2





CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 136
Si passi ora allanalisi dei carichi relativa alla scala ipotizzando soletta in laterizio e cemento
armato gettato in opera (come illustrato nella figura seguente). Risulta:

Soletta in pignatte (H = 16+4
cm)
2.20 kN/m
2

Intonaco soffitto inferiore a
gesso
0.18 kN/m
2

Gradini in materiale leggero 0.80 kN/m
2

Rivestimento in gres 0.50 kN/m
2

Incidenza ringhiere 0.10 kN/m
2


Totale peso scala G
scala
3.78 kN/m
2


130
5 5 40 40 40
16
8
B
B
SEZIONE PIANEROTTOLO
SEZIONE B-B
soletta di completamento
pignatte
rivestimento in gres
mattoni forati
malta

Figura 140 - Schema della scala e del pianerottolo

6.1.4 Azione Sismica
Per quanto riguarda la definizione dellazione sismica, si fa riferimento al Capitolo 3
dellAllegato 2 dellOrdinanza 3274/03 e s.m.i.
Innanzitutto occorre definire lo spettro elastico con smorzamento viscoso equivalente =5%,
corrispondente ad unazione sismica al suolo di valore assegnato (in fase di verifica
corrisponder ad un evento con periodo fissato, in questo esempio, con finalit di ricerca, sar
invece valutata la richiesta di spostamento per accelerazioni crescenti) . Esso fornisce il valore
massimo della risposta di una struttura ad un grado di libert con comportamento indefinitamente
elastico e periodo di vibrazione T. Attraverso tale spettro possibile valutare la richiesta,

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 137
espressa in termini di accelerazione e spostamento, per una struttura a n gradi di libert
(indefinitamente elastica) con periodo proprio di vibrazione T.
A tale scopo necessario conoscere, in primo luogo, la categoria di appartenenza del suolo sul
quale esso edificato: per il caso studio stato assunto categoria di suolo B (depositi di sabbie e
ghiaie molto addensate o argille molto consistenti, punto 3.1). In base alle caratteristiche del
suolo si definisce il fattore S, che tiene conto del profilo stratigrafico e fornisce a
g
S, cio
laccelerazione orizzontale massima del terreno che caratterizza il sito. Sono definiti, inoltre, i
valori dei periodi T
B
, T
C
, T
D
(espressi in secondi), che delimitano i diversi tratti dello spettro di
risposta elastico. Per il suolo di categoria B, essi risultano rispettivamente:
S = 1.25 T
B
=0.15 s T
C
=0.50 s T
D
=2.00 s.
Il valore di a
g
, che in fase progettuale corrisponde ad unaccelerazione al suolo di dato periodo di
ritorno, in questa sede diventer un parametro dellanalisi. Il metodo permette infatti di associare
(fissato il suolo) ad ogni spostamento della curva di capacit laccelerazione al suolo che,
secondo tale approccio, lavrebbe provocato.
A titolo di esempio si riporta lo spettro di risposta elastico corrispondente ad una a
g
= 0.15g 1.5
ms
-2
, che, secondo lordinanza, identificherebbe la zona 3.
0
1
2
3
4
5
6
0 0.5 1 1.5 2 2.5 3
T (s)
S
e

(
m
/
s
2
)
suolo A
suoli B,C,E
suolo D


Figura 141 - Spettro elastico

Le strutture in muratura, sottoposte allazione del terremoto, non esibiscono generalmente un
comportamento indefinitamente elastico. Ai fini dellanalisi sismica, tenuto conto delle capacit
dissipative sviluppate dalle strutture in campo non lineare, si utilizza, quindi, uno spettro di
progetto S
d
definito a partire da quello elastico e ridotto in ragione della duttilit secondo quanto
espresso nel Capitolo 4 dellordinanza e ripreso, nella presente trattazione, al Capitolo 5.

6.1.5 Modello numerico
La prima operazione da compiere consiste nellindividuazione e nella modellazione della
geometria delle pareti portanti (un esempio riportato nelle figure seguenti). La parete del
modello corrisponder al piano medio del muro reale, a meno di approssimazioni legate a
sfalsamenti asimmetrici. Successivamente ciascuna parete sar modellata, mediante maschi,
fasce e nodi rigidi secondo i criteri del telaio equivalente.


CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 138
P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8

Figura 142 - Disposizione pareti


E1
E2
E3
E4 E5
E6
E7
E8 E9 E10 E11
E12 E13
E14 E15
E16
E17
E18 E19 E20
E21
n49
n50
n51
N4
N5
N6
N16
N17
N18
N19
N20
N21
N22
N23
N24

Figura 143 - Telaio equivalente parete 1


Figura 144 - Modello tridimensionale

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 139

Ciascuna parete stata modellata assemblando elementi che simulassero il comportamento delle
travi di accoppiamento in muratura ordinaria (fasce), dei pannelli murari (maschi) e delle
porzioni rigide costituite dai nodi secondo i criteri di modello a telaio equivalente descritti nel
paragrafo 2.4.
La schematizzazione stata effettuata a partire dallanalisi della conformazione dei prospetti
prestando particolare attenzione alla morfologia ed al posizionamento delle aperture, in modo da
individuare le porzioni soggette a danneggiamento (maschi e fasce) e quelle identificabili come
nodi rigidi. In Figura 143, lidentificazione dei nodi di incidenza di ogni elemento di immediata
individuazione.
La presenza delle catene stata modellata introducendo, tra i nodi tridimensionali posti
allintersezione delle pareti, un opportuno elemento elastico, reagente a sola trazione, dotato di
un pretensionamento iniziale pari a 20 kN.
Nella maggior parte dei casi le pareti mostrano una distribuzione regolare delle aperture; nei casi
di non allineamento si tenuto conto di una opportuna diffusione delle tensioni in modo da
simulare realisticamente le porzioni di fasce.
Agli orizzontamenti si riconosce il ruolo di riportare alle pareti verticali i carichi verticali
gravanti su di essi e di ripartire, come elementi di irrigidimento di piano, le azioni orizzontali
sulle pareti dincidenza. Si ricorda che essi sono modellati come elementi finiti ortotropi a
comportamento membranale (a 3 o 4 nodi) ed identificati da una direzione di orditura,
caratterizzata dal modulo elastico E
1
, dal modulo elastico E
2
in direzione perpendicolare
allorditura, dal modulo di elasticit tangenziale G
12
associato alla sola porzione di solaio con
comportamento a lastra (nel caso in esame la soletta in calcestruzzo), dal coefficiente di Poisson
ed infine dallo spessore. In particolare G
12
condiziona la ripartizione delle azioni orizzontali tra
le pareti.
Il carico gravante sui solai (per ciascuna tipologia), come derivante dallanalisi dei carichi,
stato opportunamente applicato in modo tale che la risultante rispettivamente delle masse
eccitabili dinamicamente e delle forze sismiche fosse corretta.
Una nota particolare merita la descrizione della modellazione del vano scala. In questo caso non
stato inserito alcun solaio, ma il contributo da esso fornito in termini di massa eccitabile sotto
lazione sismica stato tenuto in conto applicando unazione concentrata nei nodi sui quali
grava, in ragione dellarea dinfluenza di ciascuno di essi.
Con riferimento ai vincoli di base, si sono assunti incastri perfetti in ogni nodo, coerentemente
con quanto proposto dalle norme, che non prescrivono la definizione delle propriet del terreno
su cui poggia ledificio. Infatti, ai fini dellanalisi sismica come strutturata nellOrdinanza 3431,
tale approssimazione trascurabile ai fini del comportamento globale delledificio.

6.1.6 Analisi modale
Una prima indicazione sul comportamento della struttura pu essere desunta dallanalisi modale:
si individuano i modi propri ed i corrispondenti periodi, determinando il livello di importanza
in ragione della massa coinvolta. Se in ciascuna direzione si evidenzia un modo dominante, che
coinvolge gran parte della massa complessiva ci si pu aspettare un comportamento pi regolare,
mentre una distribuzione mista indice di modi torsionali.
Unanalisi preliminare, condotta sulledificio tipo, misura una massa complessiva di 666
tonnellate di cui 549 associate ai gradi di libert non vincolati, procedendo con lanalisi modale
si evidenzia un comportamento regolare, con distribuzioni predominanti sul primo modo nelle
direzioni principali (primi due modi coprono circa l85% della massa totale associata ai gradi di
libert effettivi, ovvero, in termini normativi, si sarebbe potuta effettuare unanalisi dinamica
modale direttamente usando un solo modo per direzione, secondo il punto 4.5.3 della nuova
ordinanza).

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 140
Modo 1 2 3 4 5
T 0.16 0.14 0.12 0.10 0.09
f 6.30 6.96 8.17 10.32 11.71
Mx 903 0.2% 464578 84.6% 13148 2.4% 6 0.0% 824 0.2%
My 480507 87.5% 489 0.1% 2599 0.5% 24332 4.4% 70 0.0%
Mz 13 0.0% 0 0.0% 4 0.0% 93 0.0% 28 0.0%
Tabella 9. Periodi, frequenze e masse partecipanti per i primi 5 modi della struttura (valori in unit S.I.)
La regolarit ancor pi evidente osservando le deformate modali dei modi 1 e 2: ovvero della
prima forma modale in direzione Y ed X.
P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8

Figura 145 - Deformata 1 Modo direzione Y

P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8

Figura 146 - Deformata 1 Modo direzione X


CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 141
La presente trattazione si svilupper considerando il comportamento complessivo nella direzione
X, osservandone la deformata si nota la maggior deformabilit delle pareti centrali. Tale effetto
messo in risalto grazie ad una modellazione realistica dei solai (risultato non evidenziabile con
modello a piano rigido).
6.1.7 Analisi statica non lineare
Sulledificio stata condotta unanalisi statica non lineare lungo la direzione x, secondo la
distribuzione di forze coerente con la modale (distribuzione triangolare); si diagrammato
landamento del taglio alla base rispetto allo spostamento medio di piano del secondo solaio.
Seguendo poi le indicazioni fornite nella normativa par 4.5.4. si proceduto al calcolo della
bilineare equivalente, avendo precedentemente determinato i valori di ed m* (1.18 m*=418
tonnellate):
Pushover - Edificio Tipo - direzione x
0
50000
100000
150000
200000
250000
300000
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6 1.8
Spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
pushover
Bilineare

Figura 147 - Curva pushover nelledificio tipo.
Osservando la deformata nei passi iniziali dellanalisi si osserva un andamento coerente con
lanalisi modale, seguito da una progressiva torsione delledificio attorno per linnescarsi di un
meccanismo di collasso: si forma un piano soffice al piano terreno.

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 142
P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8

Figura 148 - Deformazione pianta - formazione meccanismo piano (spost. nodo di controllo 0.5 cm)
1
2
3
4 5
6
7
8 9 10 11
12 13
14 15
16
17 18 19 20 21
n49
n50
n51
N4
N5
N6
N16
N17
N18
N19
N20
N21
N22
N23
N24
39
40
41
42
43
44
45 46 47
48 49 50 51
52 53 54 55
N7
N8
N9
N10
N11
N12
N13
N14
N15
N46
N47
N48

Figura 149 - Pareti esterne (1 e 3) formazione meccanismo piano (spost. nodo di controllo 0.5 cm)

89 90 91
92 93 94
95
96 97
98
99
100 101
102
N1
N2
N3
N28
N29
N30
N31
N32
N33
N34
N35
N36
103 104 105 106
107 108 109 110
111
112 113 114
115
116
117 118 119
120
n52
n53
n54
N25
N26
N27
N37
N38
N39
N40
N41
N42
N43
N44
N45

Figura 150 - Pareti interne (7 e 8) formazione meccanismo piano (spost. nodo di controllo 0.5 cm)

La prima sequenza di configurazioni deformata evidenzia linsorgere di un meccanismo di piano
al primo livello delledificio: tutti i maschi murari di tale piano sono sul plateau di resistenza,
ovvero non possono sopportare incrementi di forza; la curva complessiva si distende e lo
spostamento progredisce sino allinnescarsi del collasso vero e proprio, determinato al
decadimento del 20% della resistenza complessivo. Tale softening generato dal collasso
locale di alcuni elementi per raggiunto limite di drift.

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 143
P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8

Figura 151 - Deformazione pianta sottopasso di collasso
1
2
3
4 5
6
7
8 9 10 11
12 13
14 15
16
17 18 19 20 21
n49
n50
n51
N4
N5
N6
N16
N17
N18
N19
N20
N21
N22
N23
N24
39
40
41
42
43
44
45 46 47
48 49 50 51
52 53 54 55
N7
N8
N9
N10
N11
N12
N13
N14
N15
N46
N47
N48

Figura 152 - Pareti esterne (1 e 3) sottopasso di collasso



89 90 91
92 93 94
95
96 97
98
99
100 101
102
N1
N2
N3
N28
N29
N30
N31
N32
N33
N34
N35
N36
103 104 105 106
107 108 109 110
111
112 113 114
115
116
117 118 119
120
n52
n53
n54
N25
N26
N27
N37
N38
N39
N40
N41
N42
N43
N44
N45

Figura 153 - Pareti interne (7 e 8) sottopasso di collasso

Al collasso, un meccanismo di piano coinvolge anche il secondo livello, ma il cinematismo si
innesca sul piano terra in seguito al collasso dei maschi di parete 1. Anche le fasce di piano sono
complessivamente plasticizzate, ed in taluni casi a rottura, segno di un meccanismo che ha
sfruttato soddisfacentemente le risorse delledificio, offrendo una buona duttilit; nel punto
precedente al collasso si calcola un fattore di struttura q* (si utilizzato il procedimento proposto
nellordinanza al punti 4.5.4.4.) pari a 2.27: numero elevato se si considera che il massimo
ammissibile (sempre secondo lordinanza al punto 8.1.6.) 3.
Lo stesso procedimento stato ripetuto a partire da ununiforme distribuzione di forze, trovando
una curva leggermente differente.

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 144
Pushover - Edificio Tipo - distr. uniforme -direzione x
0
50000
100000
150000
200000
250000
300000
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4
Spost [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
pushover
Bilineare

Figura 154 - Analisi statica non lineare distribuzione uniforme

Rispetto alla curva ottenuta a partire dalla distribuzione modale si rileva un minimo aumento
di resistente a fronte di una riduzione di duttilit (collassa per uno spostamento pi piccolo).
interessante osservare il meccanismo di collasso: pur essendo sostanzialmente simile al
cinematismo precedentemente riscontrato, la distribuzione uniforme ha penalizzato ulteriormente
il piano terreno, ove si innesca il meccanismo, comportandone la rottura pressoch completa in
parete 1.

P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8
1
2
3
4 5
6
7
8 9 10 11
12
13
14 15
16
17 18 19 20 21
n49
n50
n51
N4
N5
N6
N16
N17
N18
N19
N20
N21
N22
N23
N24

Figura 155 - Analisi statica non lineare distribuzione uniforme deformate a collasso
Al fine di poter confrontare queste curve con i risultati ottenuti a partire dai modelli numerici
alterati dalle irregolarit occorre generalizzare il sistema. Le curve di capacit saranno ricondotte
nel sistema accelerazione spostamento, in modo da prescindere dalla differente massa dei
sistemi; tale operazione possibile dividendo il taglio complessivo per la massa partecipante,
ovvero, nella trattazione seguita, il prodotto per m*. In termini di spostamento i differenti
modelli risultano confrontabili poich calcolati al medesimo livello in termini di media di piano
(largomento gi stato trattato nel paragrafo 5.2.1), in modo da prescindere da una differente
disposizione dei nodi.

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 145
Curve di Capacit - Edificio Tipo (2 piani)
0
1
2
3
4
5
6
7
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6 1.8
Spostamento [cm]
A
c
c
e
l
e
r
a
z
i
o
n
e

[
m
s
-
2
]
Uniforme
Uniforme Bilineare
Triangolare
Triangolare Bilineare

Figura 156 - Curve di capacit edificio tipo
Per completare lo studio del modello si sono effettuate alcune analisi dinamiche ad accelerazioni
crescenti al fine di valutare leffettivo meccanismo di collasso, nonch la veridicit della
previsione.
Si utilizzeranno gli stessi accelerogrammi presentati nel capitolo 3, nonch i coefficienti e di
Rayleight determinati analogamente a quanto descritto in precedenza per il legame bilineare
(paragrafo 3.5):

Analisi statica non lineare Analisi dinamica non lineare
P.g.a. [ms
-2
]
Unif. [cm] Triang.[cm] s1 [cm] s6 [cm] s3 [cm]
1.5 0.24 0.30 0.19 0.2 0.2
2.00
0.45 0.64 0.27 0.43 0.36
2.50
0.75 0.98 0.94 1.08 0.7
Tabella 10. - confronti con le dinamiche

Si pu osservare una buona coerenza fra lanalisi statica equivalente e le analisi dinamiche.
Si riporta i cicli relativi allaccelerogramma sintetico S6:


CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 146
Dinamiche - accelerogramma S6
-250000
-200000
-150000
-100000
-50000
0
50000
100000
150000
200000
-1.5 -1 -0.5 0 0.5 1 1.5
spost [cm]
t
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
s6 1.5
s6 2.0
s6 2.5

Figura 157 - Time-history Accelerogramma S6 P.g.a. 1.5 , 2.0 , 2.5 ms
-2

6.2 Edificio Sopraelevato (3 piani)
Come prima variazione delledifico tipo si opera una completa sopraelevazione in muratura di
spessore inferiore al livello precedente. Tale intervento costituisce una pratica diffusa, non
sempre condotta in modo responsabile, ovvero a seguito di una attenta analisi circa la variazione
del comportamento del complesso.

1
7
5
1
7
0
3
5
0
1
0
0
1
7
0
2
1
0
1
7
0
3
5
0
3
8
0

Figura 158 - Prospetto e Modello Edificio sopraelevato

Osservando le forme modali, le frequenze e le masse partecipanti, si osserva un quadro simile al
modello base, a meno di maggior deformabilit dovuta allincremento di altezza (modello pi
flessibile). Inoltre rimangono prevalenti i primi due modi (direzione y ed x) in termini di massa
partecipante (in questo caso la massa associata i gradi di libert non vincolati pari a 790
tonnellate):

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 147
Modo 1 2 3 4 5
T 0.22 0.19 0.16 0.11 0.09
f 4.6 5.2 6.2 9.4 10.6
Mx
650 654256 26457 1 234
My
680341 175 4777 4832 150
Mz
16 0 5 75 36
Tabella 11. Analisi modale edifico sopraelevato (Unit S.I.)

P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8

Figura 159 - Deformata primo modo direzione x

Osservando poi le curve pushover (analisi statica non lineare) si nota un maggior taglio alla base
nel modello sopraelevato (dovuto alla maggior massa) associato a spostamenti leggermente
maggiori.
Pushover - Confronto Edificio 2 piani e 3 piani (sopraelevato)
0
50000
100000
150000
200000
250000
300000
350000
0 0. 2 0. 4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6 1.8 2
spost [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
Triang. (2 piani)
Triang. (3 piani)
Unif. (2 piani)
Unif. (3 piani)

Figura 160 - Curve pushover nei due modelli, direzione x

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 148

Per meglio comprendere questo fenomeno occorre osservare i meccanismi danneggiamento e
collasso nella pareti esterne nei due modelli (partendo dalla distribuzione modale, ove leffetto
pi marcato). Si nota come nel modello tipo (2 piani) alcuni maschi del piano terreno, in parete
1, si danneggino e si rompano per taglio, prima del collasso finale, inducendo una torsione
progressiva al modello; al contrario nel modello sopraelevato, a fronte di una maggiore
compressione che ha indotto una maggior resistenza a taglio, i danneggiamenti e collassi sono
prevalentemente dovuti a presso flessione, la parete 1 non presenta maschi a rottura e la torsione
si presenta solo nel passo finale di collasso (speculare), con rotture in parete 3. Il maggior
spostamento dunque giustificato da un meccanismo meno torcente che meglio carica le pareti e
da un meccanismo locale nei maschi, presso-flessione, pi duttile; a questo meccanismo
associato, infatti, un drift di rottura pi elevato (0.6%) rispetto a quello a taglio (0.4%).

P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8
P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8

Figura 161 - Deformate al passo precedente il collasso nei modelli tipo (sx) e sopraelevato (dx)
P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8
P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8

Figura 162 - Deformate a collasso nei modelli tipo (sx) e sopraelevato (dx)
1
2
3
4 5
6
7
8 9 10 11
12 13 14 15
16 17
18 19
20
21 22 23 24 25
26
27 28 29
30
n65
n66
n67
n68
N1
N2
N3
N4
N5
N6
N7
N8
N21
N22
N23
N24
N29
N30
N31
N32
55
56
57
58
59
60
61 62 63
64 65 66
67 68 69 70
71 72 73 74
75
76 77
78
N9
N10
N11
N12
N13
N14
N15
N16
N17
N18
N19
N20
N25
N26
N27
N28

Figura 163 - Deformate pareti esterne (1 sinistra, 3 destra) a collasso

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 149

Questo effetto non per sufficiente a compensare laumento di vulnerabilit dovuta alla
sopraelevazione: a stato limite ultimo sono associabili accelerazioni di collasso minori nel
modello sopraelevato, ovvero potrebbe resistere a sismi di entit minore:

tipo di analisi p.g.a. collasso [ms
-2
] spost. ultimo [cm]
distr. uniforme 3.19 1.16 edificio tipo
(2 piani) distr. triangolare 3.35 1.55
distr. uniforme 2.55 1.25 edificio sopraelevato
(3 piani) distr. triangolare 3.02 1.82
Tabella 12. Accelerazione al suolo (p.g.a.) di collasso nei 2 modelli

Infatti, calcolando la domanda di spostamento, ad accelerazioni crescenti, si vede come il
modello sopraelevato richieda pi duttilit, a parit di accelerazione al suolo.

2 Piani 3 Piani
P.g.a. [ms
-2
] Unif. [cm] Triang.[cm] Unif. [cm] Triang.[cm]
1.5 0.24 0.30 0.49 0.64
2.00 0.45 0.64 0.85 1.03
2.50 0.75 0.98 1.22 1.42
Tabella 13. Domanda di spostamento per crescenti accelerazione al suolo (p.g.a.) nei 2 modelli
interessante riplottare le curve di capacit nel sistema di riferimento accelerazione-
spostamento in modo da poter confrontare i risultati dei due modelli nelle diverse distribuzioni
iniziali di forze.
Curva Capacit Modello tipo (2 piani) e sopraelevato (3 piani)
0
1
2
3
4
5
6
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6 1.8 2
Spostamento [cm]
A
c
c
e
l
e
r
a
z
i
o
n
e

[
m
s
-
2
]
3P_Uniforme
3P_Uniforme Bilineare
3P_Triangolare
3P_Triangolare Bilineare
2P_Uniforme
2P_Uniforme Bilineare
2P_Triangolare
2p_Triangolare Bilineare

Figura 164 - Confronti curve di capacit
Infine, tale risultato confermato dalle analisi dinamiche, eseguite come per il modello
precedente a crescenti accelerazioni su tre differenti accelerogrammi compatibili con il suolo B
ipotizzato:

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 150

Analisi statica non lineare Analisi dinamica non lineare
P.g.a. [ms
-2
] Unif. [cm] Triang.[cm] s1 [cm] s6 [cm] s3 [cm]
1.5
0.55 0.69
0.40 0.43
2.00
0.92 1.08
0.98 1.00
2.50
1.30 1.48
(1.95) (2.22)
Tabella 14. - confronti con le dinamiche
Dinamiche - Edificio sopraelevato - accelerogramma S6
-300000
-250000
-200000
-150000
-100000
-50000
0
50000
100000
150000
200000
250000
-2.5 -2 -1.5 -1 -0.5 0 0.5 1 1.5 2 2.5
Spost [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
p.g.a. 1.5
p.g.a. 2.0
p.g.a. 2.5

Figura 165 - Time history accelerogramma S6 su edificio sopraelevato

6.3 Edificio eccentricamente sopraelevato (3 piani)
Pi complesso il caso di una parziale sopraelevazione, ovvero qualora venisse rialzata solo una
porzione delledificio tipo. Questo tipo di intervento determina una anomalia in pianta ed
elevazione con ripercussioni sulla resistenza complessiva del fabbricato.

Figura 166 - Edificio irregolarmente sopraelevato
La porzione sopraelevata, di spessore minore rispetto ai piani inferiori non incide
significativamente sulla risposta elastica (analisi modale), tanto che si riscontrano periodi
intermedi rispetto ai modelli di riferimento (2 piani e 3 piani completo). Le masse partecipanti
(la massa associata i gradi di libert non vincolati pari a 700 tonnellate) sono diminuite a fronte
di una maggior eccentricit che ha penalizzato la regolarit dei primi modi :


CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 151
Modo 1 2 3 4 5
T 0.20 0.18 0.15 0.10 0.09
f 4.99 5.70 6.82 10.12 10.86
Mx 695 0.1% 577807 82.4% 16546 2.4% 1101 0.2% 1 0.0%
My 555461 79.2% 3655 0.5% 34888 5.0% 18105 2.6% 18533 2.6%
Mz 6 0.0% 60 0.0% 36 0.0% 23 0.0% 150 0.0%

Tabella 15. Analisi modale edifico eccentricamente sopraelevato (Unit S.I.)

Osservando le deformate modali si ritrovano forme analoghe alle precedenti, con minimi effetti
torcenti indotti dalla porzione eccentrica:
P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8
P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8

Figura 167 - Deformata primo modo direzione x (a sinistra) ed y (a destra)

Lanalisi modale non evidenzia problematiche particolari rispetto a questa tipologia di
intervento; resta ora da procedere con le analisi statiche non lineari, per determinare i
meccanismi di collasso.
Curva Pushover - Edificio irregolarmente sopraelevato
0
50000
100000
150000
200000
250000
300000
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6
Spostamento [cm]
A
c
c
e
l
e
r
a
z
i
o
n
e

[
m
s
-
2
]
Uniforme
Uniforme Bilineare
Triangolare
Triangolare Bilineare

Figura 168 - Analisi statica non lineare Edificio irregolarmente sopraelevato.

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 152
Appare subito evidente la minima duttilit della curva ottenuta a partire da una distribuzione di
forze di tipo triangolare, per comprenderne le ragioni si devono osservare le deformate a
collasso: mentre la distribuzione uniforme porta nuovamente ad un meccanismo di piano
localizzato al livello pi basso, la distribuzione modale manda a collasso il livello sopraelevato
in modo repentino. La distribuzione penalizza le porzioni pi elevate (poich proporzionale al
prodotto massa per altezza), meno resistenti in virt del ridotto spessore; questo aspetto non
poteva essere colto da analisi prettamente elastiche (come lanalisi modale precedentemente
riportata).

Figura 169 - Deformate, distribuzione uniforme, passo precedente e di collasso. molto evidente il
cinematismo di piano.

1
2
3
4 5
6
7
8 9 10
11 12 13
14
15
16 17
18
19 20 21 22 23
24
25 26
27
1
n58
n59
n60
n61
N5
N6
N7
N17
N18
N19
N20
N21
N22
N23
N24
N25
N26
N27
N28
115 116 117 118
119 120
121 122
123
124 125 126
127
128
129 130 131
132
133
134
135
20
n62
n63
N29
N30
N31
N32
N44
N45
N46
N47
N48
N49
N50
N51
N52
N53
N54

Figura 170 - Deformate a collasso delle pareti esterne alla sopraelevazione. evidente la rottura nei
maschi dellultimo livello.
A maggior descrizione della repentina interruzione della curva pushover nella distribuzione
triangolare, si riporta il confronto con la medesima analisi svolta con un nodo master posto sul
terzo livello: controllando, in sede di algoritmo pushover, (si vedano i paragrafi 2.1.4 e 5.2.1) un
nodo del secondo livello, mentre il collasso sopraggi unge nella porzione superiore, una volta
innescato il cinematismo non possibile seguire il ramo post-critico. Al contrario un nodo
master allultimo livello, ove effettivamente ha luogo il collasso, coglierebbe il degrado
complessivo della resistenza e larretramento (snap back) del livello intermedio (la formazione
di un piano debole allultimo piano provoca la caduta di resistenza di questa parte, per poter
garantire uniformit di forze rispetto alla distribuzione assegnata il livello sottostante dovr
ridurre il proprio spostamento cos da esercitare unazione minore).

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 153
Curva Pushover - Edificio sopraelevato - Distr. Triangolare
0
50000
100000
150000
200000
250000
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4
Spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
Livello 2
Livello 2 (Master L3)
Livello 3 (Master L3)

Figura 171 Influenza della scelta nodo master nella visualizzazione della curva: un nodo master
allultimo livello, ove avviene il collasso, permette anche una descrizione post-critica del
comportamento delledificio. Va notato come tale descrizione da intendersi principalmente in
termini qualitativi, poich corrisponderebbe ad una condizione di collasso.

Realisticamente non necessario prendere in esame le ulteriori informazioni derivanti da un
differente nodo master, poich comunque descriverebbero stati non pi compatibili con la
struttura (collasso).
La differenza nei meccanismi di rottura evidenziate nelle due distribuzioni rende necessario il
confronto con le analisi dinamiche per cercare di comprendere leventuale innescarsi di un
cinematismo al livello superiore.


tipo di analisi p.g.a. collasso [ms
-2
] spost. ultimo [cm]
distr. uniforme 3.19 1.16
edificio tipo
(2 piani)
distr. triangolare 3.35 1.55
distr. uniforme 2.55 1.25
edificio sopraelevato
(3 piani)
distr. triangolare 3.02 1.82
distr. uniforme 2.99 1.40
edificio eccentr.
sopraelevato
distr. triangolare 1.46 0.51
Tabella 16. - Accelerazione al suolo (p.g.a.) di collasso nei 3 modelli. Si evidenzia la scarsa resistenza del
terzo modello nella distribuzione modale, mentre coerente nella distribuzione uniforme.

Si proceder ad accelerazione crescenti con i tre segnali (S1 S6 S3) gi impiegati in precedenza
per analizzare gli effettivi stati di danno, in particolare rispetto al livello di accelerazione
compatibile con la distribuzione uniforme e inammissibile rispetto alla modale (p.g.a. 2.0 2.5).


CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 154
Analisi statica non lineare Analisi dinamica non lineare
P.g.a. [ms
-2
] Unif. [cm] Triang.[cm] s1 [cm] s6 [cm] s3 [cm]
1.5 0.39 0.53 0.3 0.32
2.00 0.73 0.87 0.38 0.61
2.50 1.07 - 1.02 1.38
Tabella 17. Confronto fra analisi statica non lineare e dinamica.
Dinamiche - Edificio irregolarmente sopraelevato - acc. S6
-300000
-250000
-200000
-150000
-100000
-50000
0
50000
100000
150000
200000
250000
-1.5 -1 -0.5 0 0.5 1 1.5 2
Spost [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
p.g.a. 1.5
p.g.a. 2.0
p.g.a. 2.5

Figura 172 - Analisi dinamica, edificio irregolarmente sopraelevato, accelerogramma S6. evidente la
rilevante ampiezza dei cicli per p.g.a. 2.5 ms
-2
.

A prescindere dai valori calcolati di spostamento, si rileva lanomala ampiezza dei cicli nelle
time-history ad accelerazioni al suolo di 2.5 ms
-2
, diviene necessaria losservazione delleffettivo
stato finale di danno per comprendere il comportamento delledificio.
1
2
3
4 5
6
7
8 9 10
11 12 13
14 15
16 17
18
19
20 21 22
23
24
25 26
27
1
n58
n59
n60
n61
N5
N6
N7
N17
N18
N19
N20
N21
N22
N23
N24
N25
N26
N27
N28
100 101 102
103
104
105
106 107
108
109
110 111
112
113 114
17 18
19
N1
N2
N3
N4
N33
N34
N35
N36
N37
N38
N39
N40
N41
N42
N43

Figura 173 - Stato di danneggiamento, pareti esterne (1 e 7), accelerogramma S6, p.g.a. 2.5 ms
-2
. Collasso
localizzato nella parete 1, cinematismo in atto allultimo livello.
Laccelerogramma S6 mostra rottura in alcuni maschi del livello rialzato, oltre a plasticizzazione
dei rimanenti, evidente segno di un cinematismo in atto. Ancor pi evidente il quadro di danno
ottenuto con laccelerogramma S1, in questo caso la rottura dei maschi coinvolge entrambe le
pareti laterali:

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 155
1
2
3
4 5
6
7
8 9 10
11 12 13
14 15
16 17
18
19 20 21 22 23
24
25 26
27
1
n58
n59
n60
n61
N5
N6
N7
N17
N18
N19
N20
N21
N22
N23
N24
N25
N26
N27
N28
100 101 102
103
104
105
106 107
108
109
110 111
112
113 114
17 18
19
N1
N2
N3
N4
N33
N34
N35
N36
N37
N38
N39
N40
N41
N42
N43

Figura 174 - Stato di danneggiamento, pareti esterne (1 e 7), accelerogramma S1, p.g.a. 2.5 ms
-2
. Collasso
generalizzato ad entrambe le pareti con evidente meccanismo di piano in atto.
Resta da constatare lo stato di danno nelle medesime pareti per effetto di una p.g.a. di 2.0 ms
-2
.
Si vede come, pur plasticizzati, non vi siano maschi a rottura, segno che la struttura avrebbe
potuto sopportare lazione indotta con spostamenti massimi coerenti con quanto previsto
dallanalisi statica equivalente:
1
2
3
4 5
6
7
8 9 10
11 12 13
14 15
16 17
18
19 20 21 22 23
24
25 26
27
1
n58
n59
n60
n61
N5
N6
N7
N17
N18
N19
N20
N21
N22
N23
N24
N25
N26
N27
N28
100 101 102
103
104
105
106 107
108
109
110 111
112
113 114
17 18
19
N1
N2
N3
N4
N33
N34
N35
N36
N37
N38
N39
N40
N41
N42
N43

Figura 175 - Stato di danneggiamento, pareti esterne (1 e 7), accelerogramma S1, p.g.a. 2.0 ms
-2
.
Danneggiamento generalizzato senza elementi a rottura.
Di fondamentale importanza, in questa sede, stata lanalisi dinamica che ha permesso di
confermare il meccanismo di collasso sulla porzione sopraelevata indicato dalla statica non
lineare a distribuzione modale. Anche se indubbiamente cautelativa lanalisi statica non lineare si
rivela dunque un ottimo metodo di calcolo capace di individuare potenziali limiti delle
costruzioni non evidenziabili in analisi elastiche.
Concludendo lanalisi di questa struttura eccentricamente sopralevata si constata come ad una
resistenza sostanzialmente intermedia (fra i modelli a 2 e 3 piani) vada per ad associarsi una
duttilit estremamente ridotta a causa di un differente meccanismo di rottura.

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 156
Curve Capacit Modelli a 2, 3 piani e sopraelevato eccentrico
0
1
2
3
4
5
6
7
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6 1.8 2
Spostamento [cm]
A
c
c
e
l
e
r
a
z
i
o
n
e

[
m
s
-
2
]
Uniforme 3Piani
Uniforme Bilineare 3Piani
Triangolare 3Piani
Triangolare Bilineare 3Piani
Uniforme eccentrico
Uniforme Bilineare eccentrico
Triangolare eccentrico
Triangolare Bilineare eccentrico
Uniforme 2Piani
Uniforme Bilineare 2Piani
Triangolare 2Piani
Triangolare Bilineare 2Piani

Figura 176 - Curve di capacit modello base (2 piani), integralmente sopraelevato (3 piani) ed
eccentricamente sopraelevato. Lultima soluzione, pur avendo una resistenza intermedia presenta,
nella distribuzione modale, una duttilit estremamente ridotta, ovvero potr sopportare azioni
molto pi basse.


6.4 Edificio con irregolarit in fondazione
Il caso di presenza di una porzione cantinata piuttosto comune nel panorama del costruito, in
particolare in vecchi edifici in muratura, e per molti aspetti ricorda la modellazione della
struttura sopraelevata, tuttavia pone delle problematiche nuove connesse allinterazione con il
terreno. In primo luogo ci si pone la domanda se e quanto possa avere importanza la
modellazione del suolo sul modello di edificio a due piani privo di cantina per poter poi valutare
la risposta sul modello cantinato
Si ipotizzato che la struttura sia sita su suolo di fondazione di categoria tipo B, definito, da
normativa:Depositi di sabbie o ghiaie molto addensate o argille molto consistenti, con
spessore di diverse decine di metri, caratterizzate da un graduale miglioramento delle propriet
meccaniche con la profondit e da valori di V
S30
compresi tra 360 m/s e 800 m/s ( ovvero
resistenza penetrometrica N
spt
> 50 o coesione non drenata Cu > 250 kPa).
La fondazione stata ipotizzata verosimilmente, facendo riferimento ad esempi di edifici
esistenti, come un allargamento della muratura, di larghezza costante 1 m e profondit pari a 1 m
sia della porzione non cantinata, sita a livello del piano di campagna (p.c.), sia della porzione
cantinata, sita a 3 m di profondit rispetto al p.c.
E facile intuire che lelemento pi complicato da modellare in questo caso la spinta che il
terreno esercita sulla muratura sia in direzione verticale sia orizzontale. A tal fine si ipotizzato
di posizionare in corrispondenza dei nodi della porzione di fondazione dei vincoli cedevoli con
lo scopo di rappresentare i cedimenti del terreno in funzione della spinta esercitata dalla
fondazione a causa dellazione sismica. I cedimenti modellati sono di tipo elastico (molle di

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 157
Winkler) in quanto una modellazione pi sofisticata richiederebbe tempi troppo elevati e
trattazioni che non sono scopo del presente lavoro.
Occorre a questo punto ricavare dei valori plausibili per i coefficienti di reazione del terreno che
andranno poi moltiplicati per le rispettive aree di influenza dei singoli nodi
6.4.1 Calcolo dei coefficiente di reazione
Per quanto concerne il coefficiente di reazione verticale si prende in considerazione un K
v, unitario

il cui valore riferito ad un area di 1 m
2
, determinabile in base alle caratteristiche del terreno: al
fine di avere un valore medio indicativo, coerentemente con il suolo ipotizzato, si assunto il
valore minimo relativo una densit relativa (Dr) buona, ovvero 6 kgf/cm
3
:
per Dr > 0.75, K
v,
= 6 21 [kgf/cm
3
]
Quindi utilizzano formule empiriche, per terreni granulari, stato ulteriormente corretto tale
valore in ragione della forma reale dellimpronta di fondazione (rettangolo BL a profondit D).

1. superficie quadrata di lato B:

2
,
0,3
= 2,35
2
B V V unit
B
K K
B
+
_


,
(6.1)
2. striscia larghezza B e lunghezza L:
,
1 0,5
=
1, 5
B V rett V
B
L
K K
+
(6.2)
3. striscia larghezza B e lunghezza L ad un piano di posa a profondit D(*):
, V,rett = K 1 2 prof D
D
K
B

_
+

,
(6.3)
(*) questultima formula valida per valori di D<B/2 oltre i quali si assume il valore
massimo K
v,prof, D
= 2K
superficiale
= 2K
Vrett

Il cedimento elastico pu analogamente essere computato per reazioni orizzontali: si riportano di
seguito i valori di K
h
forniti a titolo indicativo nel caso di strutture estese (setti, diaframmi,
etc..); in modo coerente con la trattazione verticale, si assunto il valore relativo ad una densit
relativa buona, ovvero 3.8 kgf/cm
3
.

K
h
(Sabbia Grossa)
Dr T=4m
<0.15 0.74 [kgf/cm
3
]
3.05 [kgf/cm
3
]
>0.85 3.83 [kgf/cm
3
]
Tabella 18. Correlazione fra densit relativa e K
h
per strutture estese.

I K
v
e i K
h
sono stati ricavati per profondit di 4 m per modellare la reazione sotto la cantina e
profondit di 1 m nella porzione di edificio non cantinata. Il modello numerico opera su nodi
puntuali, pertanto la reazione dovuta al cedimento andr ripartita sullimpronta effettiva di
fondazione, ovvero i gradi di libert interessati saranno le traslazioni orizzontali e lo spostamento
verticale dei punti alla base: tali punti rappresentano una porzione estesa della fondazione
schematizzabile, in termini di superfici di influenza, con un prisma BLH. Le superfici laterali

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 158
saranno interessate dal cedimento orizzontale, mentre la superficie di base dal cedimento
verticale: tale azione non sar pi riferita allunita di superficie (come nel caso di K
v
e K
h
) ma
dovranno essere calcolate costanti specifiche k
v
, k
hx
, k
hy
che esprimeranno il cedimento nodale
effettivo, ovvero:

v V
k K B L (6.4)

xh H
k K B H (6.5)

yh H
k K L H (6.6)


k
xh

k
v

k
yh

K
V

K
H

K
H

B
L
H

Figura 177 Disposizione delle costanti di cedimento elastico nodale.
6.4.2 Modellazione del suolo elastico
In prima battuta stato ripreso il modello di gi analizzato di edificio tipo a due piani e si sono
sostituiti agli incastri perfetti dei nodi alla base i vincoli cedevoli (molle di Winkler) sopra
descritti al fine di simulare in maniera pi sensibile e puntuale linterazione del terreno con la
struttura. Questo per mettere in luce, laddove si fossero presentate, le divergenze tra i due
modelli. In realt, tenendo presente che il terreno considerato era di buone caratteristiche
meccaniche, landamento delle curve di pushover, e delle bilineari di sintesi, risultato molto
simile, a indicare che lipotesi di modellazione di edifici in muratura schematizzata con incastro
perfetto alla base valida e del tutto accettabile (si vedano le figure seguenti). In riferimento al
calcolo dello spostamento del modello realizzato con le molle di Winkler, va tenuto in debito
conto che lo spostamento da considerare non in valore riscontrato ma deve essere depurato dei
valori dello spostamento medio del livello di base (i nodi di appoggio non sono pi incastrati
quindi possono traslare, e pertanto lo spostamento di sommit da considerare deve essere
computato rispetto ad un suolo medio) anche se la differenza tra i due valori non cospicua.


CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 159
Pushover - distr. uniforme - Suolo elastico -
0
50000
100000
150000
200000
250000
300000
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4
Spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
Spostamento (incastro) Bilineare (incastro)
Spost. relativo (suolo elastico) Bilineare (suolo elastico)
Spost. assoluto (suolo elastico)

Figura 178 Curve di pushover nella modellazione elastica del suolo rispetto allincastro perfetto. Si
osservi la differenza, pur modesta, fra spostamento assoluto e relativo del livello di sommit

Per quanto riguarda i meccanismi di collasso si riscontra il cedimento della parete 1 al livello di
base:
P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8

Figura 179 - Deformazione pianta, formazione meccanismo di piano
1
2
3
4 5
6
7
8 9 10 11
12 13
14 15
16
17
18 19 20
21
n49
n50
n51
N4
N5
N6
N16
N17
N18
N19
N20
N21
N22
N23
N24
39
40
41
42
43
44
45 46 47
48 49 50 51
52 53 54 55
N7
N8
N9
N10
N11
N12
N13
N14
N15
N46
N47
N48

Figura 180 - Danneggiamento Pareti esterne (1 e 3) e formazione meccanismo di piano

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 160
A conferma della validit di entrambi i modelli vale anche la congruenza dei meccanismi di
collasso: in questi termini il modello con cedimenti alla base coincide con quello di edificio tipo
a due piani, gi oggetto di analisi al par. 6.1. Lo stesso risultato stato ottenuto a partire da una
distribuzione iniziale di tipo triangolare.
Pushover - Edificio Tipo - distr. triangolare- confronto suolo elastico
0
50000
100000
150000
200000
250000
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6 1.8
Spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
Spostamento (incastro) Bilineare (incastro)
Spost. relativo (suolo elastico) Bilineare (suolo elastico)
Spost. assoluto (suolo elastico)

Figura 181 - Curve di pushover nella modellazione elastica del suolo rispetto allincastro perfetto a
partire dalla distribuzione triangolare
Tuttavia occorre precisare che i risultati ottenuti sono vincolati ad una tipologia di terreno con
caratteristiche meccaniche buone (classe B da normativa) infatti: al fine di sondare la possibile
variazione di comportamento del modello in funzione dellinterazione con un terreno di
caratteristiche pi scadenti, si proceduto a realizzare una prova numerica utilizzando dei valori
dei coefficienti di Winkler diminuiti di in fattore 10, che equivale a grandi linee a modellare un
terreno in fondazione con caratteristiche meccaniche molto scadenti (grossomodo compatibili
con limi argillosi o argille limose).
Sotto queste ipotesi e questi valori i risultati hanno fornito una curva di Pushover che si discosta
in maniera pronunciata rispetto a quella del modello con incastro perfetto (si vedano le figure
seguenti). Di conseguenza in caso di terreno scadente si rende necessario o quanto meno
consigliabile prendere in considerazione, allinterno dellanalisi linterazione, terreno struttura e
non semplificare per mezzo dellincastro perfetto.

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 161

Pushover - distr. uniforme - confronto con Edificio tipo K ridotto
0
50000
100000
150000
200000
250000
300000
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2
Spostamento [cm]
Ta
gli
o
[d
aN
]
Edificio Tipo (incastro) Bilineare
Edifico tipo (suolo elastico) Bilineare (suolo elastico)
Edificio tipo (suolo elastico a rig. ridotta)

Figura 182 Curve pushover nel caso di terreno di scarse caratteristiche meccaniche (K ridotto rispetto
allesempio precedente di un ordine di grandezza).
6.4.3 Modello con porzione cantinata
A questo punto possibile esaminare sotto le ipotesi di terreno di buone caratteristiche
meccaniche sempre il medesimo edificio tipo a due piani ma con laggiunta di una porzione
cantinata (si vedano le figure seguenti) al fine operare un confronto fra le risposte dei tre modelli
e valutare quanto e in che modo incide la componente terreno e quanto invece la presenza della
porzione cantinata.


1
0
0
1
7
0
2
1
0
1
7
0
3
5
0
3
8
0
3
0
0
1
0
0

Figura 183 Edificio con porzione cantinata.
Va osservato che rispetto al caso precedente, in cui il suolo costituiva un basamento omogeneo
continuo (semispazio), ora ai bordi della porzione interrata si presenta discontinuo. Ipotizzare un
vincolo elastico bilatero non pi corretto: in presenza di uno strato continuo era lecito
interpretare uno stato di trazione del vincolo come effetto virtuale della modellazione da
intendersi come compressione della porzione di suolo opposta al verso di deformazione. In
presenza di discontinuit necessario modellare reazioni elastiche unilatere che reagiscano
unicamente ad azioni di compressioni, tale dispositivo stato ottenuto con un puntone (asta

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 162
reagente unicamente a compressione) di rigidezza equivalente posizionato alla sommit della
porzione cantinata.

Figura 184 Dispositivi puntone atti a modellare la reazione unilatera (compressione) del terreno.

Pushover - distr. uniforme - confronto con Edificio cantinato
0
50000
100000
150000
200000
250000
300000
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4
Spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
Edificio Tipo Bilineare
Edifico tipo (suolo elastico) Bilineare (suolo elastico)
Edificio cantinato(suolo elastico)

Figura 185 Curva di pushover edificio cantinato, distribuzione uniforme.
La curva segue grossomodo landamento gi ritrovato per i modelli privi di cantinamento,
mostrando un maggior taglio massimo; tuttavia il confronto vero e proprio andr effettuato in
termini di curve di capacit poich le masse coinvolte sono differenti (a maggior massa
corrisponde un maggior taglio ma non necessariamente una maggiore resistenza), inoltre lo
spostamento diagrammato, per coerenza di rappresentazione lo spostamento della sommit,
depurato dello spostamento del piano di campagna (in modo da potersi paragonare al modello
privo di cantina), in realt andr considerato lo spostamento relativo misurato come spostamento

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 163
assoluto meno lo spostamento del livello pi basso (in questo caso la base della porzione
interrata).
Osservando il meccanismo di rottura la cantina assume funzione di ancoraggio generando un
complesso effetto torsionale sulledificio: i piani in elevazione subiscono rotazione opposte alla
porzione interrata, per effetto dei vincoli monolateri al suolo; si registra, tuttavia la rottura della
parete 1 per meccanismo di piano debole, come nel caso delledificio privo di cantina, ma in
questo caso la rottura interessa anche la parete ortogonale di bordo (parete 4).
P1
P2
P3
P4 P5
P6
P7
P8

Figura 186 - Deformazione pianta a collasso sotto distribuzione uniforme. Da notare la torsione opposta
della porzione interrata.
1 2 3
4
5
6 7 8 9
10
11 12
13 14
15
16
17 18 19
20
204
1 2 15
19
n53
n54
n55
n56
n1012 n1118
N1
N2
N3
N4
N5
N6
N7
N17
N18
N19
N20
N24
N25
N26
55
56
57
58
59
60 61 62
63
64 65 66 67
68
69 70
71
3 4 16
18
n57
n58 n1042 n1434
N1
N2
N3
N4
N11
N12
N13
N27
N28
N29
N33
N34
N35
N36

Figura 187 Pareti laterali alla cantina a collasso: il danneggiemento coinvolge sia la parete 1 (a sinistra)
posta nella direzione di analisi, sia la parete 4 (a destra) ortogonale a conferma di una rilevante
torsione.

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 164
38
39
40
41
42
43
44 45 46
47
48 49
50
51
52 53
54
N8
N9
N10
N11
N12
N13
N14
N15
N16
N21
N22
N23
103 104 105 106
107 108 109 110
111
112
113 114 115
116
117
118 119 120
121
13 14 17 21
n61
n62
n63
n64
n1847
N33
N34
N35
N36
N37
N38
N39
N46
N47
N48
N49
N50
N51
N52

Figura 188 Deformate delle pareti 3 (a sinistra) e 8 (a destra). Il danneggiamento meno diffuso
Successivamente stata provata la distribuzione triangolare, rilevando un meccanismo di
collasso differente, che questa volta coinvolgeva il livello pi alto e la parete 3 con una torsione
complessiva minore del caso precedente: leffetto poi localizzato prevalentemente al piano pi
alto, mentre poca rotazione si nota ai livelli pi bassi.
P1
P2
P3
P4 P5
P6
P7
P8

Figura 189 Deformata a collasso con distribuzione triangolare. La torsione localizzata
prevalentemente sullultimo livello.
1 2 3
4
5
6 7 8 9
10
11 12
13 14
15
16
17 18 19
20
204
1 2 15 19
n53
n54
n55
n56
n1012 n1118
N1
N2
N3
N4
N5
N6
N7
N17
N18
N19
N20
N24
N25
N26
38
39
40
41
4 2
4 3
44 45 4 6
47
48 49
50
51
52 53
54
N8
N9
N10
N11
N12
N13
N14
N15
N16
N21
N22
N23

Figura 190 Deformate pareti 1 (a sinistra) e 3 (a destra) a rottura. Il meccanismo differente da quanto
evidenziato dalla distribuzione uniforme, in questo caso la parete 1, posta sul lato delledificio nella
porzione cantinata non risulta significativamente danneggiata, mentre la parete posta dal lato
opposta presenta elementi a rottura al livello pi alto.

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 165
Pushover - distr. triangolare - confronto con Edificio cantinato
0
50000
100000
150000
200000
250000
300000
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4
Spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
Edificio Tipo Bilineare
Edifico tipo (suolo elastico) Bilineare (suolo elastico)
Edificio cantinato(suolo elastico)

Figura 191 Curva di pushover edificio cantinato, distribuzione triangolare. Si nota una rilevanti
diminuzione della resistenza, oltretutto il modello cantinato opera su una massa maggiore.

La curva complessiva mostra una resistenza ridotta rispetto al modello privo di cantina,
soprattutto osservando che il modello cantinato ha una massa maggiore, pertanto dovrebbe
rilevare una maggior taglio complessivo. Evidentemente il meccanismo di sommit della parete
3 risulta pi punitivo.
interessante osservare le curve di capacit, questa volta la dipendenza dalla massa viene meno
in virt della normalizzazione, inoltre lo spostamento, normalizzato rispetto a G, calcolato, nel
modello cantinato, rispetto al livello pi basso. Questo permette di evidenziare la maggior
duttilit di questultimo e la differente rigidezza.


CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 166
Curve di Capacit - Edificio Tipo e cantinato
0
1
2
3
4
5
6
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6
Spostamento [cm]
A
c
c
e
l
e
r
a
z
i
o
n
e

[
m
s
-
2
]
Uniforme (incastro) Uniforme Bilineare
Triangolare Triangolare Bilineare
Uniforme Cantina Uniforme Bilineare Cantina
Triangolare Cantina Triangolare Bilineare Cantina

Figura 192 Curva di capacit. Il modello cantinato risulta complessivamente meno resistente ma pi
duttile. inoltre interessante rilevare come le due distribuzioni di forze (uniforme e triangolare)
abbiano prodotto due meccanismi distinti.
Lanalisi statica ha portato a due possibili meccanismi di collasso: parete 1 al piano terra secondo
la distribuzione uniforme, parete 3 piano primo secondo la triangolare; diviene estremamente
interessante osservare i risultati delle analisi dinamiche, condotte con i accelerogrammi (S1, S3,
S6) B-compatibili ad accelerazioni crescenti.
Dinamiche - Edificio cantinato - accelerogramma S6
-250000
-200000
-150000
-100000
-50000
0
50000
100000
150000
200000
250000
-2 -1.5 -1 -0.5 0 0.5 1 1.5 2
Spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
p.g.a. 1.5
p.g.a. 2.0
p.g.a. 2.5
p.g.a. 3.0

Figura 193 Analisi dinamiche con accelerogramma S6 a pg.a. crescenti. Sono rappresentati gli
spostamenti dellultimo livello rispetto al piano cantinato.

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 167
Le dinamiche confermano quanto previsto con la distribuzione uniforme, ovvero un meccanismo
di collasso localizzato al piano terra, in particolare il collasso degli elementi in parete 1 precede
quello di parete 3, ovvero per accelerazioni di 2.5 ms
-2
, si riscontrano maschi collassati solo in
parete 1, mentre per accelerazioni superiori il danno si diffonde a tutto il piano. evidente che
questa accelerazione non compatibile con la struttura: si osserva un cinematismo diffuso che
porta al collasso.
1 2 3
4
5
6 7 8 9
10
11 12
13 14
15
16
17 18 19
20
204
1 2 15 19
n53
n54
n55
n56
n1012 n1118
N1
N2
N3
N4
N5
N6
N7
N17
N18
N19
N20
N24
N25
N26
38
39
40
41
4 2
4 3
44 45 4 6
47
48 49
50
51
52 53
54
N8
N9
N10
N11
N12
N13
N14
N15
N16
N21
N22
N23

Figura 194 Stato di danno al termine di unanalisi dinamica con p.g.a. 2.5 ms
-2
.
1 2 3
4
5
6 7 8 9
10
11 12
13 14
15
16
17 18 19
20
204
1 2 15 19
n53
n54
n55
n56
n1012 n1118
N1
N2
N3
N4
N5
N6
N7
N17
N18
N19
N20
N24
N25
N26
38
39
40
41
4 2
4 3
44 45 4 6
47
48 49
50
51
52 53
54
N8
N9
N10
N11
N12
N13
N14
N15
N16
N21
N22
N23

Figura 195 Danneggiamento durante unanalisi dinamica a p.g.a. 3.0 ms
-2
.

Losservazione delle analisi dinamiche smentisce la distribuzione triangolare: in effetti tale
distribuzione in generale una buona approssimazione del primo modo in strutture
sostanzialmente omogenee, in realt, in questo caso, sul livello inferiore incideva la rigidezza del
terreno, ben diversa dalla rigidezza strutturale. Lidea di una distribuzione crescente in ragione
della quota, senza per un confronto con la rigidezza effettiva, ha portato ad una sovrastima
dellazione dinamica sul piano alto; in realt lazione del sisma si distribuisce pi gradatamente
scaricando una certa parte dellaccelerazione direttamente al suolo. Questo esempio mostra come
in presenza di una discontinuit di fondazione sia necessaria unanalisi modale volta a
determinare la distribuzione effettiva in quanto la distribuzione triangolare diviene inattendibile.








CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 168
6.5 Edificio planimetricamente irregolare
Un'altra tipologia di irregolarit si ha quando ad un corpo centrale, sostanzialmente regolare
(come poteva essere ledificio tipo presentato) viene annesso (o in origine o in una fase
successiva) una porzione eccentrica. In tal caso la planimetria non pi regolare ed
interessante valutare come muta la risposta complessiva.
1
1
0
2
1
0
577
1460
110 200
1
0
6
0
1
6
4
3
1
0
1
1
0
1
3
0
60
3
6
4
2
2
6
0
110 180
1
3
0
1
1
0
1
6
0
1
1
0
6
0
2
8
2
3
6
377
305
36 36 314
120 155
60
170 110
140 230 110
365
1
3
0
170 110 155 120
1
0
0
1
7
0
2
1
0
1
7
0
3
5
0
3
8
0


Figura 196 - Edificio con addosamento: pianta e prospetto.
Si modellata una porzione aggiunta, addossata alla parete 3 delledificio tipo, come visibile
dagli architettonici nella figura precedente e dal telaio equivalente nella figura seguente.

Figura 197 Edificio con addossamento, modello a telaio equivalente.
Una prima analisi pu essere condotta sulle forme modali, con particolare attenzione al primo
modo traslazionale in direzione x, asse di studio per il presente lavoro.

Modo 1 2 3 4 5
T 0.16 0.15 0.12 0.10 0.09
f 6.26 6.81 8.04 10.48 10.66
Mx 12087 1.8% 554166 82.1% 24873 3.7% 10423 1.5% 7754 1.1%
My 598175 88.6% 12423 1.8% 1571 0.2% 1425 0.2% 10944 1.6%
Mz 61 0.0% 5 0.0% 40 0.0% 158 0.0% 114 0.0%
Tabella 19. Analisi modale edificio con addossamento.

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 169
Confrontando i risultati della tabella precedente con quanto riportato in Tabella 9, si vede una
diminuzione della massa partecipante, coerentemente con una maggior incidenza delle forme
torsionali. Il fenomeno ancor pi evidente osservando le deformate di seguito riportate:
P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8
P9 P10
P11
P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8
P9 P10
P11

Figura 198 Deformate modali primo modo in direzione y (a sinistra) ed x (a destra).
Si quindi proceduto ad effettuare le analisi di pushover con distribuzione uniforme e
triangolare, osservando i meccanismi di collasso.
Pushover - Edificio con addossamento
0
50000
100000
150000
200000
250000
300000
350000
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4
Spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
distr. uniforme
Bilineare distr. uniforme
distr. triangolare
Bilineare distr. triangolare

Figura 199 Curve di pushover edificio con corpo addossato.
Rispetto alle curve determinate per la struttura tipo in cui mancava il corpo addossato si
osserva un incremento del taglio, dovuto alla maggiore massa complessiva ed una diminuzione
dello spostamento ultimo. Per poter confrontare le riposte dei due modelli bisogna riformulare il
problema in termini di curve di capacit: il maggior taglio infatti non comporta una maggiore
resistenza, in quanto si opera con una massa differente; se si diagrammano le accelerazioni
(taglio diviso massa m* e coefficiente ) si ritrova la medesima resistenza di prima. Lo

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 170
spostamento andr ugualmente diviso per il fattore , tuttavia si osserva comunque una minor
duttilit complessiva del modello con corpo annesso.
Curve di Capacit - Edificio Tipo vs addossamento
0
1
2
3
4
5
6
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4
Spostamento [cm]
A
c
c
e
l
e
r
a
z
i
o
n
e

[
m
s
-
2
]
Uniforme Ed. Tipo
Uniforme Bilineare Ed. Tipo
Triangolare Ed. Tipo
Triangolare Bilineare Ed. Tipo
Uniforme Ed. con addossamento
Bilineare Uniforme Ed. con add.
Trangolare Ed. con addossamento
Bilineare Triangolare Ed. con add.

Figura 200 Curva di capacit: confronto fra edificio tipo ed edificio con corpo addossato. Si osserva
una medesima resistenza a fronte di una minor duttilit del modello con addossamento

I meccanismi di rottura non mostrano sostanziali differenze rispetto al modello regolare: sia la
distribuzione uniforme, sia la distribuzione triangolare evidenziano un collasso localizzato al
piano terreno con marcato danneggiamento in parete 1.

1
2
3
4 5
6
7
8 9 10 11
12 13
14 15
16
17
18 19 20
21
n61
n62
n63
N1
N2
N3
N4
N5
N6
N22
N23
N24
N28
N29
N30
39 40
41
42
43 44
45
46
47
48
49
50
51
52
53
1 2
3 4
N7
N8
N9
N10
N11
N12
N19
N20
N21
N25
N26
N27
N43
N44
N45
N46
N47
N48
133
134 135
136 137
138 139 140
n67
N13
N14
N15
N16
N17
N18

Figura 201 Danneggiamenti distribuzione uniforme pareti 1,3,11.
1
2
3
4 5
6
7
8 9 10 11
12 13
14 15
16
17
18 19 20
21
n61
n62
n63
N1
N2
N3
N4
N5
N6
N22
N23
N24
N28
N29
N30
39 40
41
42
43 44
45
46
47
48
49
50
51
52
53
1 2
3 4
N7
N8
N9
N10
N11
N12
N19
N20
N21
N25
N26
N27
N43
N44
N45
N46
N47
N48
133
134 135
136 137
138
139
140
n67
N13
N14
N15
N16
N17
N18

Figura 202 - Danneggiamenti distribuzione triangolare pareti 1,3,11.
Le analisi dinamiche confermano i meccanismi di danno previsti, nonch le previsioni delle
analisi statiche non lineari, come visibile nelle figure e tabelle seguenti:




CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 171


Dinamiche - Edificio con addossamento - acc. S1
-300000
-200000
-100000
0
100000
200000
300000
-2 -1.5 -1 -0.5 0 0.5 1 1.5 2
Spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
p.g.a. 1.5
p.g.a. 2.0
p.g.a. 2.5
p.g.a. 3.0
Figura 203 Esempio di dinamica, accelerogramma S1

Analisi statica non lineare Analisi dinamica non lineare
P.g.a. [ms-2] Unif. [cm] Triang.[cm] s1 [cm] s6 [cm] s3 [cm]
1.5 0.27 0.33 0.21 0.35 0.32
2.00 0.52 0.69 0.35 0.41 0.39
2.50 0.84 1.05 1.11 1.02 0.93
3.50 1.16 1.41 (1.58) (2.05) (2.97)

Tabella 20. Riepilogo analisi statiche non lineari e dinamiche.
La regolarit strutturale, ancora una volta, si conferma unottima garanzia di efficienza: una pur
modesta alterazione planimetrica comporta una perdita di duttilit. ragionevole supporre che
tale effetto vada esasperandosi al crescere della porzione eccentrica. Nel paragrafo successivo
sar presentata una metodologia per imporre numericamente unalterazione nella distribuzione
planimetrica delle masse (senza cio alterare le rigidezze).

6.6 Irregolarit non quantificabili nella distribuzione delle masse
Oltre ad irregolarit quantificabili, come appunto sopraelevazioni ed addossamenti si pu
verificare il caso in cui la massa non sia effettivamente distribuita nel modo previsto, ovvero si
venga ad avere uneccentricit accidentale non quantificabile in modo deterministico:
lordinanza 3431 prevede lattribuzione di tali eccentricit, imponendo di considerare, in ogni
piano, un centro di massa opportunamente traslato di una quantit pari al 5% della direzione
massima ortogonale allazione sismica. Per seguire tale approccio si previsto, nel solutore,
lintroduzione delle eccentricit accidentali e
x
ed e
y
al fine di permettere la determinazione, per

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 172
ogni piano, di una configurazione di masse modificata (in direzione X ed Y) in modo tale da
fornire il baricentro nella posizione richiesta, senza alterare la massa verticale complessiva del
sistema. Si scelto di alterare la distribuzione nelle masse, allinterno del medesimo piano, in
modo da ottenere, nella nuova configurazione di masse un baricentro traslato delleccentricit e
assegnata, a parit di massa complessiva.
+G +G
+G +G
ee
+G +G +G +G
+G +G
ee
+G +G
ee
+G +G +G +G +G +G
ee

Figura 204 - Schematizzazione eccentricit
La generica massa modificata
k
m
%
calcolata tramite un coefficiente , comune a tutte le masse
di piano, che controlla la variazione rispetto alla configurazione di partenza:
( ) + 1 ( )
k k k G
m m x x % (6.7)
La quantit x
k
indica la posizione della massa k-esima, mentre x
G
la posizione originale del
baricentro.
La nuova configurazione di masse dovr produrre un baricentro traslato delleccentricit e
assegnata, garantendo la stessa massa originale:
( )

piano
k k G tot
k
m x x m e % . (6.8)
Il coefficiente sar determinato, per ogni piano, a partire dalla relazione precedente che
sviluppata porta a :

2
( ) ( ) +

piano piano
k k G k k G tot
k k
m x x m x x m e. (6.9)
Il primo termine nullo per la definizione di baricentro, resta:

2
( )

piano
k k G tot
k
m x x m e (6.10)
da cui si ricava, per il piano considerato, il valore di :

2
( )

tot
piano
k k G
k
m e
m x x
(6.11)
Le masse nodali modificate sono conservate distintamente dalle masse originarie ed utilizzate, in
luogo della precedenti, nelle analisi che lo richiedano, ovvero ove vada considerato un
comportamento dinamico.
Si valutata la differente risposta delledificio Tipo a 2 piani precedentemente studiato
introducendo una eccentricit accidentale e=53 cm, ovvero il 5% del lato ortogonale alla
direzione di analisi.

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 173
P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8
P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8

Figura 205 - Confronto deformate a collasso: a sinistra eccentricit negative, a destra positiva
Lanalisi con distribuzione uniforme, in assenza di eccentricit, indicava un meccanismo di
collasso localizzato nel piano terra in parete 1, spostando il baricentro in direzione di questa
parete (eccentricit negativa) si ritrova lo stesso cinematismo ma per spostamenti minori;
leccentricit positiva porta invece ad un collasso della parete opposta comunque con
spostamenti minori. Questo evidente osservando le deformate delle piante, precedentemente
riportate, ove si nota il differente verso di torsione; il confronto dei danneggiamenti delle pareti
riportate di seguito, conferma i differenti meccanismi.
1
2
3
4 5
6
7
8 9 10 1 1
12 13
14 15
16
17
18 19 20
21
n49
n50
n51
N4
N5
N6
N16
N17
N18
N19
N20
N21
N22
N23
N24
39
40
41
42
43
44
45 46 47
48 49 50 51
52
53 54
55
N7
N8
N9
N10
N11
N12
N13
N14
N15
N46
N47
N48

Figura 206 - Deformate pareti 1 (sinistra) e 3 (destra) con eccentricit negativa.
1
2
3
4 5
6
7
8 9 10 11
12 1 3
14 15
16
17 1 8 19 20 21
n49
n50
n51
N4
N5
N6
N16
N17
N18
N19
N20
N21
N22
N23
N24
39
40
41
42
43
44
45 46 47
48 49 50 51
52
53 54
55
N7
N8
N9
N10
N11
N12
N13
N14
N15
N46
N47
N48

Figura 207 - Deformate pareti 1 (sinistra) e 3 (destra) con eccentricit positiva.


Osservando le curve di pushover si nota come la rigidezza non subisca variazioni, ovvero le
curve con eccentricit si sovrappongono alla curva originale; la differenza si manifesta in un pi
repentino collasso.

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 174
Pushover - Edificio Tipo - distr. uniforme - eccentricit
0
50000
100000
150000
200000
250000
300000
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4
Spost [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
Edificio Tipo
Eccentricit +
Eccentricit -

Figura 208 - Curve di pushover, distribuzione uniforme, in presenza di eccentricit accidentali.
Evidentemente leccentricit accidentale penalizza lanalisi, quantomeno in una direzione, pi
frequentemente in entrambe.
Successivamente si proceduto alle analisi pushover a partire dalla distribuzione triangolare:
nuovamente leccentricit positiva ha comportato la rottura della parete 3, mentre leccentricit
negativa ha esasperato la torsione, gi riscontrata nel modello non eccentrico, trovando lo stesso
meccanismo di collasso.
P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8
P1
P2
P3
P4 P5 P6
P7
P8

Figura 209 - Confronto deformate a collasso: a sinistra eccentricit negative, a destra positiva
1
2
3
4 5
6
7
8 9 1 0 11
12 13
14 15
16
17
18 19 2 0
21
n49
n50
n51
N4
N5
N6
N16
N17
N18
N19
N20
N21
N22
N23
N24
1
2
3
4 5
6
7
8 9 10 11
12 13
14 15
16
17
18 19 20
21
n49
n50
n51
N4
N5
N6
N16
N17
N18
N19
N20
N21
N22
N23
N24

Figura 210 Danneggiamenti pareti 1 ed 11, distribuzione uniforme, eccentricit negativa

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 175
39
40
41
42
43
44
45 46 47
48 49 50 51
52
53 54
55
N7
N8
N9
N10
N11
N12
N13
N14
N15
N46
N47
N48
39
40
41
42
43
44
45 46 47
48 49 50 5 1
52 53 54 5 5
N7
N8
N9
N10
N11
N12
N13
N14
N15
N46
N47
N48

Figura 211 - Danneggiamenti pareti 1 ed 11, distribuzione uniforme, eccentricit positiva
Pushover - Edificio Tipo - distr. triangolare - eccentricit
0
50000
100000
150000
200000
250000
300000
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6 1.8
Spostamento [cm]
T
a
g
l
i
o

[
d
a
N
]
pushover Edificio tipo
pushover Eccentricit +
Eccentricit -

Figura 212 Curve pushover , distribuzione triangolare, eccentricit accidentali.

Analogamente a quanto visto per laddossamento (irregolarit planimetrica che coinvolgeva sia
massa sia rigidezza) la diminuzione di regolarit, pur limitata alla sola distribuzione delle masse,
ha comportato una perdita complessiva di duttilit. La resistenza, al contrario, non sembra
risentire particolarmente di modeste irregolarit planimetriche.
Se infatti si osservano le curve di capacit del prototipo a 2 piani in confronto ai modelli con
addossamento (anomalia planimetrica di masse e rigidezze) ed eccentricit accidentale (anomalia
planimetrica di masse) si ritrova una notevole corrispondenza: i modelli alterati mostrano
uguale resistenza del modello di partenza, ma una comune duttilit ridotta.


CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 176
Curve di Capacit - Irregolarit planimetriche
0
1
2
3
4
5
6
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2
Spostamento [cm]
A
c
c
e
l
e
r
a
z
i
o
n
e

[
m
s
-
2
]
Edificio Tipo Edificio con addossamento
Eccentricit Masse + Eccentricit Masse -

Figura 213 Curve di capacit, edifici con irregolarit planimetriche (masse e rigidezze eccentriche nel
caso del corpo addossato, solo massa eccentrica nel caso di eccentricit accidentale).





6.7 Conclusioni
Nei casi esaminati si potuto riscontrare come irregolarit architettoniche, anche modeste,
possano comportare rilevanti diminuzioni della resistenza ad azioni sismiche; ancor pi
meritevole di rilievo il fatto che queste riduzioni possano interessare direttamente i meccanismi
di collasso e pertanto siano invisibili a metodologie di analisi lineare, quali analisi statica
lineare o dinamica modale. Va quindi ulteriormente sottolineata limportanza di procede ad
analisi non lineari a collasso (stai limite ultimi), ovvero a tipologie di analisi che possano
esaurientemente descrivere lo stato finale di danno; tale approccio ulteriormente valido in
ragione di una progettazione prestazionale (si veda il par. 2.2.2) .
Lanalisi delle modifiche in elevazione (sopraelevazione o fondazione su pi livelli) hanno
mostrato una diminuzione di resistenza, solo in parte compensata da una maggiore deformabilit:
complessivamente la struttura si mostrava pi vulnerabile. Alterazioni planimetriche non
intaccano sensibilmente la resistenza, ma diminuiscono la duttilit complessiva dellinsieme che
nuovamente risulta pi vulnerabile.
Infine le analisi dinamiche non lineari al passo hanno evidenziato una sostanziale affidabilit
dellanalisi statica non lineare, anche in presenza di anomalie architettoniche; ovviamente
lapproccio dinamico risulta essere la metodologia pi esauriente da impiegarsi (a conferma delle
analisi statiche svolte col Capacity spectrum) qualora risulti necessaria unapprofondita analisi
dei meccanismi di collasso.

CAPITOLO 6 Analisi sismica degli edifici in muratura 177


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