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Dante Alighieri
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Sandro Botticelli: Dante Alighieri
Dante Alighieri, o Alighiero, battezzato Durante di Alighiero degli Alighieri e
anche noto con il solo nome Dante, della famiglia Alighieri (Firenze, tra il 22
maggio e il 13 giugno 1265 Ravenna, 14 settembre 1321), stato un poeta, scrittor
e e politico italiano. Considerato il padre della lingua italiana, l'autore dell
a Comeda, divenuta celebre come Divina Commedia e universalmente considerata la p
i grande opera scritta in italiano e uno dei pi grandi capolavori della letteratur
a mondiale.[1]
Il suo nome, secondo la testimonianza di Jacopo Alighieri, un ipocoristico di Du
rante:[2] nei documenti era seguito dal patronimico Alagherii o dal gentilizio d
e Alagheriis, mentre la variante Alighieri si afferm solo con l'avvento di Boccac
cio.[3]
conosciuto come il Sommo Poeta, o, per antonomasia, il Poeta. Grazie a Dante la
lingua volgare raggiunse altissimi livelli espressivi.
Indice [nascondi]
1 Biografia
1.1 I primi anni e le origini familiari
1.2 Il matrimonio e la carriera politica
1.3 L'esilio nella Lunigiana dei Malaspina
1.4 L'esilio in Romagna e la morte
2 Studi
3 Lo Stilnovo e Beatrice
4 Filosofia e politica
5 Opere
5.1 Il Fiore e Detto d'Amore
5.2 Le Rime
5.3 Vita Nova
5.4 Convivio
5.5 De vulgari eloquentia
5.6 De Monarchia
5.7 Commedia
5.8 Epistola XIII a Cangrande della Scala
5.9 Egloghe
6 Dante nella cultura moderna
7 Note
8 Bibliografia
9 Voci correlate
10 Altri progetti
11 Collegamenti esterni
Biografia[modifica | modifica sorgente]
I primi anni e le origini familiari[modifica | modifica sorgente]
Casa di Dante a Firenze
La data di nascita di Dante sconosciuta anche se, in genere, viene indicata atto
rno al 1265, sulla base di alcune allusioni autobiografiche riportate nella Vita
Nova e nella cantica dell'Inferno - che comincia con il verso "Nel mezzo del ca
mmin di nostra vita": poich in altre sue opere, seguendo una tradizione ben nota,
la met della vita dell'uomo viene considerata di 35 anni, e svolgendosi il viagg
io immaginario nel 1300, si risalirebbe al 1265. Alcuni versi del Paradiso ci di
cono poi che egli nacque sotto il segno dei Gemelli, quindi in un periodo compre
so fra il 21 maggio e il 21 giugno:
con voi nasceva e s'ascondeva vosco
quelli ch' padre di ogni mortal vita
quand'io senti' di prima l'aere tosco
(Paradiso, XXII, vv. 115-117)
Secondo riferimenti indiretti possibile poi risalire alla data di nascita di Dan
te nel periodo compreso tra il 14 maggio e il 13 giugno del 1265. Tuttavia, se s
conosciuto il giorno della sua nascita, certo invece quello del battesimo: il 26
marzo 1266, Sabato Santo. Quel giorno vennero portati al sacro fonte tutti i na
ti dell'anno per una solenne cerimonia collettiva. Dante venne battezzato con il
nome di Durante, poi sincopato in Dante, in ricordo di un parente ghibellino.[4
]
Boccaccio racconta che la sua nascita fu preannunciata da lusinghieri auspici. L
a madre di Dante infatti, poco prima di darlo alla luce, ebbe una visione: sogn d
i trovarsi sotto un alloro altissimo, in mezzo a un vasto prato con una sorgente
zampillante insieme al piccolo Dante appena partorito, e di vedere il bimbo ten
dere la piccola mano verso le fronde, mangiare le bacche e trasformarsi in un ma
gnifico pavone.[5]
Dante nacque nell'importante famiglia fiorentina degli Alighieri, legata alla co
rrente dei guelfi, un'alleanza politica coinvolta in una complessa opposizione a
i ghibellini; gli stessi guelfi si divisero poi in guelfi bianchi e guelfi neri.
Dante credeva che la sua famiglia discendesse dagli antichi Romani (Inferno, Can
to XV, 76), ma il parente pi lontano di cui egli fa nome il trisavolo Cacciaguida
degli Elisei (Paradiso, Canto XV, 135), vissuto intorno al 1100. Dal punto di v
ista giuridico perci la presunta nobilt derivantegli da questa ascendenza, gi di pe
r s dubbia, si era comunque estinta da tempo. Il nonno paterno, Bellincione, era
un popolano, e un popolano spos la sorella di Dante.[5]
Suo padre, Aleghiero o Alighiero di Bellincione, svolgeva la non gloriosa profes
sione di compsor (cambiavalute), con la quale riusc a procurare un dignitoso deco
ro alla numerosa famiglia. Era un guelfo ma senza ambizioni politiche: per quest
o i ghibellini, dopo la battaglia di Montaperti non lo esiliarono come altri gue
lfi, giudicandolo un avversario non pericoloso.[5]
Dante in un affresco di Luca Signorelli
La madre di Dante era Bella degli Abati: Bella era diminutivo di Gabriella, Abat
i era un'importante famiglia ghibellina. Di lei si sa poco. Dante ne tacer sempre
.[5] Mor quando Dante aveva cinque o sei anni e Alighiero presto si rispos con Lap
a di Chiarissimo Cialuffi che mise al mondo Francesco e Tana (Gaetana) e forse a
nche - ma potrebbe essere stata anche figlia di Bella degli Abati - un'altra fig
lia ricordata dal Boccaccio come moglie del banditore fiorentino Leone Poggi e m
adre del suo amico Andrea Poggi. Si ritiene che a lei alluda Dante nella Vita No
va (XXIII, 11-12), chiamandola donna giovane e gentile [...] di propinquissima sa
nguinitade congiunta.
Il matrimonio e la carriera politica[modifica | modifica sorgente]
Quando Dante aveva dodici anni, nel 1277, fu concordato il suo matrimonio con Ge
mma, figlia di Messer Manetto Donati, che successivamente spos all'et di vent'anni
. Contrarre matrimoni in et cos precoce era abbastanza comune a quell'epoca; lo si
faceva con una cerimonia importante, che richiedeva atti formali sottoscritti d
avanti ad un notaio. La famiglia a cui Gemma apparteneva - i Donati - era una de
lle pi importanti nella Firenze tardo-medievale e in seguito divenne il punto di
riferimento per lo schieramento politico opposto a quello del poeta, i guelfi ne
ri. Politicamente Dante apparteneva alla fazione dei guelfi bianchi, che, pur tr
ovandosi nella lotta per le investiture schierati col papa, contavano molte fami
glie della nobilt signorile e feudale pi antica ed erano contrari ad un eccessivo
aumento del potere temporale papale. Dante, in particolare, nella sua opera De M
onarchia auspicava l'indipendenza del potere imperiale dal papa, pur riconoscend
o a quest'ultimo una superiore autorit morale.
Da Gemma Dante ebbe tre figli: Jacopo, Pietro e Antonia, e un possibile quarto,
Giovanni. Infatti si dice fosse figlio suo anche un certo "Iohannes filius Danti
s Aligherii de Florentia", che compare come testimone in un atto del 21 ottobre
1308 a Lucca. Antonia divenne monaca con il nome di Sorella Beatrice, sembra nel
Convento delle Olivetane a Ravenna.
A Firenze ebbe una carriera politica di discreta importanza: dopo l'entrata in v
igore dei regolamenti di Giano della Bella (1295), che escludevano l'antica nobi
lt dalla politica permettendo ai ceti intermedi di ottenere ruoli nella Repubblic
a, purch iscritti a un'Arte, Dante si immatricol all'Arte dei Medici e Speziali.
L'esatta serie dei suoi incarichi politici non conosciuta, poich i verbali delle
assemblee sono andati perduti. Comunque, attraverso altre fonti, si potuta ricos
truire buona parte della sua attivit: fu nel Consiglio del popolo dal novembre 12
95 all'aprile 1296; fu nel gruppo dei "Savi", che nel dicembre 1296 rinnovarono
le norme per l'elezione dei priori, cio dei massimi rappresentanti di ciascuna Ar
te; dal maggio al settembre del 1296 fece parte del Consiglio dei Cento. Fu invi
ato talvolta nella veste di ambasciatore, come nel maggio del 1300 a San Gimigna
no. Lo stesso anno fu priore dal 15 giugno al 15 agosto.
Nonostante l'appartenenza al partito guelfo, egli cerc sempre di osteggiare le in
gerenze del suo acerrimo nemico papa Bonifacio VIII. Con l'arrivo del cardinale
Matteo d'Acquasparta, inviato come paciere, almeno nominale (in realt spedito dal
papa per ridimensionare la potenza della parte dei guelfi bianchi, in quel peri
odo in piena ascesa sui Neri), Dante cerc, con successo, di ostacolare il suo ope
rato. Egli stesso si rec dal papa per cercare di trovare un compromesso alla pace
ma durante il viaggio venne bloccato e condannato in contumacia.
Dante in un ritratto di Gustave Dor
Quale membro del Consiglio dei Cento, fu tra i promotori del discusso provvedime
nto che sped ai due estremi della Toscana i capi e le "teste calde" delle due faz
ioni. Questo non solo fu una disposizione inutile (presto essi tornarono alla sp
icciolata) ma fece rischiare un colpo di stato da parte dei Neri, che stavano pe
r approfittare della situazione quando i Bianchi erano senza leader, ritardando
oltre misura l'inizio del loro esilio. Inoltre il provvedimento attir sui respons
abili, Dante compreso, sia l'odio della parte nemica sia la diffidenza degli "am
ici", e da lui stesso fu definito come l'inizio della sua rovina.
Con l'invio di Carlo di Valois a Firenze, mandato dal papa come teorico paciere,
ma di fatto conquistatore, la Repubblica sped a sua volta a Roma un'ambasceria d
i cui faceva parte essenziale Dante stesso, accompagnato da Maso Minerbetti e da
Corazza da Signa.
Dante si trovava quindi a Roma, sembra trattenuto oltre misura da Bonifacio VIII
, quando Carlo di Valois, al primo subbuglio cittadino prese pretesto per metter
e a ferro e fuoco Firenze con un colpo di mano. Il 9 novembre 1301 Cante Gabriel
li da Gubbio fu nominato Podest di Firenze. Questi appartenente ai guelfi neri, d
iede inizio ad una politica di sistematica persecuzione degli esponenti politici
di parte bianca ostili al papa, e che si risolse alla fine nella loro uccisione
o nell'esilio. Con due condanne successive, quella del 27 gennaio e quella del
10 marzo 1302, che colpirono inoltre numerosi esponenti delle famiglie dei Cerch
i e soprattutto dei Gherardini di Montagliari, il poeta fu condannato da Cante G
abrielli, in contumacia, al rogo e alla distruzione delle case. Dante fu raggiun
to dal provvedimento di esilio a Roma e non rivide mai pi Firenze.
Dopo i falliti tentati colpi di mano del 1302, Dante, in qualit di capitano dell'
esercito degli esuli, organizz insieme a Scarpetta Ordelaffi, capo del partito gh
ibellino e signore di Forl, un nuovo tentativo di rientrare a Firenze. L'impresa,
per, fu sfortunata: il podest di Firenze, un altro forlivese (nemico degli Ordela
ffi), Fulcieri da Calboli, riusc ad avere la meglio nella battaglia di Castel Pul
iciano; fallita, anche, l'azione diplomatica nella primavera del 1304, del cardi
nale Niccol da Prato, legato pontificio di papa Benedetto XI, sul quale Dante ave
va riposto molte speranze, il 20 luglio dello stesso anno i Bianchi, riuniti all
a Lastra, una localit a pochi chilometri da Firenze, decisero di intraprendere un
nuovo attacco militare contro i Neri. Dante, ritenendo corretto aspettare un mo
mento politicamente pi favorevole, si schier contro l'ennesima lotta armata, trova
ndosi in minoranza al punto che i pi intransigenti formularono su di lui dei sosp
etti di tradimento, decise di non partecipare alla battaglia e prendere le dista
nze dal gruppo. Come preventivato dallo stesso, la battaglia di Lastra fu un ver
o e proprio fallimento con la morte di quattrocento uomini fra ghibellini e bian
chi. Il messaggio profetico ci arriva da Cacciaguida:
Di sua bestialitate il suo processo
far la prova; s ch'a te fia bello
averti fatta parte per te stesso.
(Paradiso, Canto XVII, 67-69)
Il castello-palazzo vescovile di Castelnuovo dove Dante nel 1306 pacific i rappor
ti tra i Marchesi Malaspina e i Vescovi-Conti di Luni
L'esilio nella Lunigiana dei Malaspina[modifica | modifica sorgente]
L'esilio di Dante inizia con la condanna del 1302[6]. I primi ad accoglierlo, ne
ll'aprile del 1306, furono i marchesi Malaspina di Villafranca in Lunigiana[7],
che governavano i castelli di Malnido e di Virgoletta insieme a Moroello Malaspi
na di Giovagallo. Quest'ultimo, zio di Corrado che il poeta incontra nel Purgato
rio era protettore anche di Cino da Pistoia. Per i Malaspina Dante realizza la p
ace di Castelnuovo, siglata nel castello vescovile di Castelnuovo Magra, in Luni
giana, il 6 ottobre del 1306, tra i marchesi Malaspina e il vescovo-conte di Lun
i. Durante la sua permanenza in Lunigiana Dante potrebbe aver iniziato la scritt
ura dell'Inferno. Ricorder l'ospitalit malaspiniana nel Canto VIII del Purgatorio
con chiaro riferimento all'avo Corrado Malaspina (morto forse nel 1294) e alla s
ua famiglia, cui si sentiva molto legato per le cortesie ricevute.
Monumento a Dante Alighieri a Villafranca in Lunigiana presso la tomba sacello d
ei Malaspina
Fui chiamato Currado Malaspina;
non son l'antico, ma di lui discesi;
a' miei portai l'amor che qui raffina[8]
(Divina Commedia, Purgatorio, Canto VIII, vv. 118-120)
Dante prosegue parlando con Corrado e lodando la liberalit e i valori cortesi del
la famiglia Malaspina (di parte ghibellina), come noti in tutto loccidente cristi
ano, facendosi monito di ricordarli una volta ritornato dal suo viaggio.
"Oh" dissio lui, "per li vostri paesi
gi mai non fui; ma dove si dimora
per tutta Europa chei non sien palesi?
La fama che la vostra casa onora,
grida i segnori e grida la contrada,
s che ne sa chi non vi fu ancora;
e io vi giuro, sio di sopra vada,
che vostra gente onorata non si sfregia
del pregio de la borsa e de la spada"[9]
(Divina Commedia, Purgatorio Canto VIII, vv. 121-129)
L'esilio in Romagna e la morte[modifica | modifica sorgente]
Dante fu ospite di diverse corti e famiglie della Romagna, fra cui gli Ordelaffi
, signori ghibellini di Forl, dove probabilmente si trovava quando l'imperatore E
nrico VII di Lussemburgo entr in Italia. Qui possibile che abbia conosciuto le op
ere del famoso pensatore ebreo Hillel ben Samuel da Verona, che era da poco mort
o, dopo aver trascorso a Forl gli ultimi anni della sua vita. Dante torn a Forl nel
1310-1311 e ancora nel 1316 (data incerta, quest'ultima).
La tomba di Dante a Ravenna
Dante termin le sue peregrinazioni a Ravenna, dove trov asilo presso la corte di G
uido Novello da Polenta, signore della citt,[10] tuttavia i rapporti con Verona n
on cessarono, come testimoniato dalla sua presenza nella citt veneta il 20 gennai
o 1320, per discutere la Quaestio de aqua et terra, ultima sua opera latina.
Mor a Ravenna il 14 settembre 1321 di ritorno da un'ambasceria a Venezia. Passand
o dalle paludose Valli di Comacchio contrasse la malaria.
Venezia era all'epoca in attrito con Ravenna e in alleanza con Forl: gli storici
pensano che sia stato scelto Dante per quella missione in quanto amico degli Ord
elaffi, signori di Forl, e quindi in grado di trovare pi facilmente una via per co
mporre le divergenze. I funerali, in pompa magna, vennero officiati nella chiesa
di San Pier Maggiore (oggi San Francesco) a Ravenna, dove, sotto un portico lat
erale, venne posto il primo sarcofago del poeta. Intorno al sarcofago nel 1483 v
enne costruita una cella, su progetto dello scultore Pietro Lombardo; nel 1780 C
amillo Morigia, su incarico del cardinale legato Luigi Valenti Gonzaga, progett i
l tempietto neoclassico tuttora visibile. Per sottrarre i resti del poeta a un p
ossibile trafugamento da parte dei fiorentini, i frati Francescani tolsero le os
sa dal sepolcro, nascondendole in un luogo segreto; questo episodio fece nascere
la leggenda che la tomba fosse in realt un cenotafio, ossia una tomba vuota. Nes
suno indag in merito fino al 1865, allorch un muratore intento a restaurare il con
vento, in occasione del VI centenario della nascita di Dante, scopr casualmente s
otto una porta murata una piccola cassetta di legno, recante delle iscrizioni in
latino a firma di un certo frate A. Santi, le quali riportavano che nella scato
la erano contenute le ossa di Dante. Effettivamente, all'interno della cassetta
fu ritrovato uno scheletro pressoch integro; si provvide allora a riaprire l'urna
nel tempietto del Morigia, che fu trovata vuota, fatte salve tre falangi, che r
isultarono combaciare con i resti rinvenuti sotto la porta murata, certificandon
e l'effettiva autenticit.
La salma fu ricomposta, esposta per qualche mese in un'urna di cristallo e quind
i ritumulata all'interno del tempietto del Morigia, in una cassa di noce protett
a da un cofano di piombo.
Nel sepolcro di Dante, sotto un piccolo altare si trova l'epigrafe in versi lati
ni dettati da Bernardo da Canaccio nel 1366:
(LA)
IURA MONARCHIAE SUPEROS FLEGETONTA LACUSQUE
LUSTRANDO CECINI VOLUERUNT FATA QUOUSQUE SED QUIA PARS MELIORIBUS HOSPITA CASTRI
S ACTOREMQUE SUUM PETIIT FELICIOR ASTRIS HIC CLAUDOR DANTES PATRIIS EXTORRIS AB
ORIS QUEM GENUIT PARVI FLORENTIA MATER AMORIS.
(IT)
I diritti della monarchia, i cieli e le acque di Flegetonte (gli inferi) visitan
do cantai finch volsero i miei destini mortali. Poich per la mia anima and ospite in
luoghi migliori, ed ancor pi beata raggiunse tra le stelle il suo Creatore, qui
sto racchiuso, (io) Dante, esule dalla patria terra, cui gener Firenze, madre di
poco amore.
(Epigrafe)
Studi[modifica | modifica sorgente]
La statua di Dante situata in Piazza dei Signori a Verona.
Poco si sa circa gli studi di Dante. La cultura dantesca, formatasi in un contes
to educativo totalmente diverso da quello attuale, ricostruibile, in assenza di
dati documentari affidabili, innanzitutto a partire dalle opere. Si ottiene cos l
'immagine di un attento studioso di teologia, filosofia, fisica, astronomia, gra
mmatica e retorica: in breve, di tutte le discipline del trivium e del quadriviu
m previste dalle scuole e dalle Universitates medievali.
Ad ogni modo, probabile che il poeta abbia frequentato gli studia religiosi e la
ici di cui si ha notizia a Firenze. Alcuni ritengono che Dante abbia studiato pr
esso l'Universit di Bologna, ma non vi sono prove in proposito. In un verso della
Divina Commedia (Paradiso, Canto X, 133-138) Che, leggendo nel Vico de li Stram
i, silogizz invidosi veri, Dante allude a Rue du Fouarre, dove si svolgevano le le
zioni della Sorbona: questo ha fatto pensare a qualche commentatore, in modo pur
amente congetturale, che Dante possa essersi realmente recato a Parigi.
Ovviamente, la cultura ufficiale delle Universit medievali era essenzialmente in
lingua latina. Di conseguenza, la cultura letteraria di Dante basata principalme
nte sugli autori latini: in particolare Virgilio, che ebbe un'influenza determin
ante sulle opere dantesche. Dante, tuttavia, conobbe certamente un buon numero d
i poeti volgari, sia italiani che provenzali. Nelle sue opere evidente il legame
con la poesia toscana di Guittone d'Arezzo e di Bonagiunta Orbicciani (cfr. Pur
gatorio, Canto XXIV, 52-62), di Guido Guinizzelli e della Scuola poetica sicilia
na - una corrente letteraria attiva alla corte di Federico II, corrente che si e
sprimeva in volgare e che proprio allora stava cominciando ad essere conosciuta
in Toscana, avendo in Giacomo da Lentini (il famoso "Notaro" di cui alla citazio
ne precedente) il suo maggior esponente. La conoscenza del provenzale da parte d
i Dante ricostruibile sia dalle citazioni contenute nel De vulgari eloquentia si
a dai versi provenzali inseriti nel Purgatorio (Canto XXVI, 140-147).
Alla scelta di Dante di utilizzare la lingua volgare per scrivere alcune delle s
ue opere possono avere influito notevolmente le opere di Andrea da Grosseto, let
terato del Duecento che utilizzava la lingua volgare da lui parlata, il dialetto
grossetano dell'epoca, per la traduzione di opere prosaiche in latino, come i t
rattati di Albertano da Brescia.[11] noto che il panorama linguistico medievale,
era caratterizzato dalla diglossia e che il Poeta scrisse quelle opere destinat
e ad un gruppo elitario di studiosi in lingua latina, ma predilesse il volgare p
er le opere di carattere didascalico anche perch gli intenti divulgativi potevano
trovare la propria piena realizzazione attraverso la lingua materna, ovvero la
lingua della comunicazione. Infatti Dante riteneva la Grammatica, ovvero il Lati
no, un artificio che mal si sarebbe adattato alle esigenze di educare il lettore
.
In virt dei suoi interessi, Dante apprese la tradizione dei menestrelli, dei poet
i provenzali e la stessa cultura latina, professando, come gi detto, una devozion
e particolare per Virgilio:
Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore,
tu se' solo colui da cu' io tolsi
lo bello stilo che m'ha fatto onore.
(Inferno, Canto I, 85-87)
Dovrebbe essere sottolineato che, durante il Medioevo, le rovine dell'Impero rom
ano decaddero definitivamente, lasciando spazio a dozzine di piccoli stati: la S
icilia, ad esempio, era tanto lontana - culturalmente e politicamente - dalla To
scana quanto lo era la Provenza. Le stesse regioni, in buona sostanza, non condi
videvano una lingua o una cultura comune n tanto meno potevano usufruire di facil
i collegamenti. Sulla base di queste premesse, possibile supporre che Dante foss
e per la sua epoca un intellettuale aggiornato, acuto e con interessi, come si d
irebbe oggi, internazionali.
Lo Stilnovo e Beatrice[modifica | modifica sorgente]
L'amore per la bella fanciulla involta di drappo sanguigno, ch'egli chiama Beatr
ice, ha tutt'i caratteri di un primo amore giovanile, nella sua purezza e vergin
it, pi nell'immaginazione che nel cuore. Beatrice pi simile a sogno, a fantasma, a
ideale celeste, che a realt distinta e che procura effetti proprii. Uno sguardo,
un saluto tutta la storia di questo amore. Beatrice mor angiolo, prima che fosse
donna, e l'amore non ebbe tempo di divenire una passione, come si direbbe oggi,
rimase un sogno ed un sospiro.
(Francesco De Sanctis, Storia della letteratura italiana, Rizzoli, Milano 2013,
p. 122.)
Henry Holiday, Dante incontra Beatrice al ponte Santa Trinita, 1883
A diciotto anni Dante incontr Lapo Gianni, Cino da Pistoia e subito dopo Brunetto
Latini: insieme essi divennero i capiscuola del Dolce stil novo. Brunetto Latin
i successivamente fu ricordato dal poeta nella Divina Commedia (Inferno, XV, 82)
per quello che aveva insegnato a Dante, non come un semplice maestro ma come un
o dei pi grandi luminari che segn profondamente la sua carriera letteraria e filos
ofica: maestro di retorica, abile compilatore di trattati enciclopedici, dovette
iniziarlo alla letteratura cortese provenzale e francese, scrivendo il Tresor p
roprio in Francia. Brunetto mette in evidenza il rapporto tra gli studi di gramm
atica (latino) e di retorica e la filosofia amorosa cortese, gettando le basi de
gli interessi speculativi del futuro Dante. Altri studi sono inoltre segnalati,
o sono dedotti dalla Vita Nova o dalla Divina Commedia, per ci che riguarda la pi
ttura e la musica.
All'et di nove anni Dante si innamor di Beatrice, la figlia di Folco Portinari. Si
detto che Dante la vide soltanto una volta e mai le parl (ma altre versioni sono
da ritenersi ugualmente valide). Pi interessante per, al di l degli scarni dati bi
ografici che ci sono rimasti, la Beatrice divinizzata e dunque sublimata della V
ita Nova: l'angelo che opera la conversione spirituale di Dante sulla Terra, lo
studio psicologico che compie il poeta sul proprio innamoramento. L'introspezion
e psicologica, l'autobiografismo, ignoto al Medioevo, guardano gi al Petrarca e p
i lontano ancora, al Rinascimento. Il nome Beatrice assumer soprattutto nella Divi
na Commedia la sua reale importanza, in quanto, etimologicamente parlando, signi
fica Portatrice di Beatitudine, tanto che solo questa figura potr condurre Dante
lungo il percorso del Paradiso.
difficile riuscire a capire in cosa sia consistito questo amore, ma qualcosa di
estremamente importante stava accadendo per la cultura italiana: nel nome di que
sto amore che Dante ha dato la sua impronta al Dolce stil novo e condurr i poeti
e gli scrittori a scoprire i temi dell'amore, in un modo mai cos enfatizzato prim
a.
L'amore per Beatrice (come in modo differente Francesco Petrarca mostrer per la s
ua Laura) sar il punto di partenza per la formulazione della sua concezione del D
olce stil novo, nuova concezione dell'amor cortese sublimata dalla sua intensa s
ensibilit religiosa (il culto mariano con le laudi arrivato a Dante attraverso le
correnti pauperistiche del Duecento, dai Francescani in poi), e, pertanto, priv
ata degli elementi sensuali e carnali tipici della lirica provenzale, poi conflu
iti nella Scuola Siciliana; quella formulazione approder, in seguito, alla filoso
fia, dopo la morte dell'amata, con cui si segna simbolicamente il distacco dalla
tematica amorosa e l'ascesa del Sommo Poeta verso la Sapienza, luce abbacinante
e impenetrabile che avvolge Dio nel Paradiso della Divina Commedia.
Filosofia e politica[modifica | modifica sorgente]
Quando Beatrice mor nel 1290, Dante cerc di trovare un rifugio nella letteratura l
atina. Dal Convivio sappiamo che aveva letto il De consolatione philosophiae di
Boezio e il De amicitia di Cicerone. Egli allora si dedic agli studi filosofici p
resso le scuole religiose come quella Domenicana in Santa Maria Novella. Prese p
arte alle dispute che i due principali ordini religiosi (Francescani e Domenican
i) pubblicamente o indirettamente tennero in Firenze, gli uni spiegando la dottr
ina dei mistici e di San Bonaventura, gli altri presentando le teorie di San Tom
maso d'Aquino. La sua "eccessiva" passione per la filosofia gli sarebbe stata su
ccessivamente rimproverata da Beatrice nel Purgatorio. Il critico Bruno Nardi[12
] evidenzia i tratti salienti del pensiero filosofico dantesco che, pur avendo u
na base nel tomismo, presenta anche altri aspetti tra cui un evidente influsso d
el neoplatonismo (ad esempio dallo Pseudo-Dionigi l'Areopagita nelle gerarchie a
ngeliche del Paradiso). Nell'ambito politico, Dante crede con Aristotele e san T
ommaso d'Aquino che lo Stato abbia un fondamento razionale e naturale. Nardi agg
iunge poi che "pur riconoscendo che lo schema generale della sua metafisica quel
lo della Scolastica cristiana, certo che egli vi ha inserito taluni particolari
caratteristici, come la produzione mediata del mondo inferiore, e quella intorno
all'origine dell'anima umana risultante del concorso dell'atto creatore coll'op
era della natura". Nel trattato De Monarchia " notevole la vigorosa affermazione
dell'unit del genere umano, dedotta dal principio averroistico che tutti gli uomi
ni tendono ad un unico fine, cio a che, per mezzo dello sforzo comune, la potenza
dell' intelletto possibile sia in ogni momento tutta quanta spiegata". Dante at
tinse largamente anche alla dottrina di Alberto Magno.
Dante fu anche soldato, e l'11 giugno 1289 combatt nella battaglia di Campaldino
che vide contrapposti i cavalieri fiorentini ad Arezzo; successivamente, nel 129
4, avrebbe fatto parte della delegazione di cavalieri che scort Carlo Martello d'
Angi (figlio di Carlo II d'Angi) quando questi si trovava a Firenze. Dante stesso
cita Carlo Martello d'Angi nella Divina Commedia (Paradiso, Canto VIII, 31 e Cant
o IX, 1).[13]
Opere[modifica | modifica sorgente]
Il pi antico ritratto documentato di Dante Alighieri conosciuto, Palazzo dell'Art
e dei Giudici e Notai, Firenze
Il Fiore e Detto d'Amore[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il Fiore e Detto d'Amore.
Due opere poetiche in volgare di argomento, lessico e stile affini, collocate in
un periodo cronologico che va dal 1283 al 1287, sono state attribuite con una c
erta sicurezza a Dante dalla critica novecentesca, soprattutto a partire dal lav
oro del filologo dantesco Gianfranco Contini: Il Fiore e Detto d'Amore sono due
elaborati poemetti inscrivibili nell'opera giovanile del poeta, precedente al so
ggiorno bolognese del 1287.
Le Rime[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Le Rime.
Le Rime sono una raccolta messa insieme e ordinata da moderni editori, che riuni
sce il complesso della produzione lirica dantesca dalle prove giovanili a quelle
dell'et matura. Le rime giovanili comprendono componimenti che riflettono le var
ie tendenze della lirica cortese del tempo, quella guittoniana, quella guinizzel
liana e quella cavalcantiana. Tra questo gruppo di testi Dante aveva scelto quel
li che dovevano entrare a far parte della Vita Nova.
Vita Nova[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vita Nova.
La Vita Nova pu essere considerata il "romanzo" autobiografico di Dante; in essa
il racconto della vita spirituale e della evoluzione poetica del Poeta, resa com
e exemplum; un prosimetro (i.e. scritta in prosa e in versi) e risulta struttura
ta in quarantadue (o trentuno[14]) capitoli in prosa collegati in una storia omo
genea, che spiega una serie di testi poetici composti in tempi differenti, tra c
ui hanno particolare rilevanza la canzone-manifesto Donne ch'avete intelletto d'
amore e il celebre sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare. Secondo buona part
e degli studiosi, Dante per la forma del prosimetro, si sarebbe ispirato alle ra
zos provenzali (ovvero le "ragioni"), sicuramente note al Nostro, che servivano
a spiegare le ragioni da cui scaturivano le liriche.
L'opera consacrata all'amore per Beatrice e fu composta probabilmente tra il 129
2 e il 1293. La composizione delle rime si pu far risalire, secondo la cronologia
che Dante fornisce, tra il 1283 come risulta dal sonetto A ciascun alma presa e
dopo il giugno del 1291, anniversario della morte di Beatrice. Per stabilire co
n una certa sicurezza la data della composizione del libro nel suo insieme organ
ico, ultimamente la critica propensa ad avvalersi del 1300, data non superabile,
che corrisponde alla morte del destinatario Guido Cavalcanti: "Questo mio primo
amico a cui io ci scrivo" (Vita Nova, XXX, 3).
Quest'opera ha avuto una particolare fortuna negli Stati Uniti, dove fu tradotta
dal grande filosofo e letterato Ralph Waldo Emerson.
Convivio[modifica | modifica sorgente]
Statua di Dante, situata alla Galleria degli Uffizi, Firenze
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Convivio.
Il Convivio (1304-1307), dal latino convivium, ovvero "banchetto" (di sapienza),
la prima delle opere di Dante scritta subito dopo il forzato allontanamento di
Firenze. un prosimetro che si presenta come un'enciclopedia dei saperi pi importa
nti per coloro che vogliano dedicarsi all'attivit pubblica e civile senza aver co
mpiuto gli studi superiori. scritta in volgare per essere appunto capita da chi
non ha avuto la possibilit in precedenza di studiare il latino. L'incipit del Con
vivio fa capire chiaramente che l'autore un grande conoscitore e seguace di Aris
totele; questi, infatti, viene citato con il termine "Lo Filosofo". L'incipit in
questo caso spiega a chi rivolta quest'opera e a chi non rivolta: soltanto colo
ro che non hanno potuto conoscere la scienza dovrebbero accedervi. Questi sono s
tati impediti da due tipi di ragioni:
Interne: malformazioni fisiche, vizi e malizia
Esterne: cura familiare, civile e difetto di luogo di nascita
Dante ritiene beati i pochi che possono partecipare alla mensa della scienza, do
ve si mangia il "pane degli angeli", e miseri coloro che si accontentano di mang
iare il cibo delle pecore. Dante non siede alla mensa, ma fuggito da coloro che
mangiano il pastume e ha raccolto quello che cade dalla mensa degli eletti per c
rearne un altro banchetto. A questo convivio saranno invitati solo coloro che so
no stati impediti da ragioni esterne, perch gli altri non avrebbero la capacit di
capire. L'autore allestir un banchetto e servir una vivanda (i componimenti in ver
si) accompagnata dal pane (la prosa) necessario per assimilarne l'essenza. Saran
no invitati a sedersi solo coloro che erano stati impediti da cura familiare e c
ivile, mentre i pigri sarebbero stati ai loro piedi per raccogliere le briciole.
De vulgari eloquentia[modifica | modifica sorgente]
Monumento a Dante in Piazza Santa Croce a Firenze (1865)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi De vulgari eloquentia.
Monumento a Dante in Piazza Dante a Napoli (1871)
Contemporaneo al Convivio, il De vulgari eloquentia un trattato in lingua latina
scritto da Dante Alighieri tra il 1303 e il 1304. Composto da un primo libro in
tero e da 14 capitoli del secondo libro, era inizialmente destinato a comprender
e quattro libri.
Pur affrontando il tema della lingua volgare, fu scritto in latino perch gli inte
rlocutori a cui Dante si rivolse appartenevano all'lite culturale del tempo, che
forte della tradizione della letteratura classica riteneva il latino senz'altro
superiore a qualsiasi volgare, ma anche per conferire alla lingua volgare una ma
ggior dignit: il latino era infatti usato soltanto per scrivere di legge, religio
ne e trattati internazionali, cio argomenti della massima importanza. Dante si la
nci in un'appassionata difesa del volgare, dicendo che meritava di diventare una
lingua illustre in grado di competere se non uguagliare la lingua di Virgilio, s
ostenendo per che per diventare una lingua in grado di trattare argomenti importa
nti il volgare doveva essere:
illustre (in quanto luminoso e quindi capace di dare lustro a chi ne fa uso nell
o scritto),
cardinale (tale che intorno ad esso ruotassero come una porta intorno al cardine
, i volgari regionali),
aulico (reso nobile dal suo uso dotto, tale da esser parlato nella reggia),
curiale (come linguaggio delle corti italiane, e da essere adoperato negli atti
politici di un sovrano).
Con tali termini intendeva l'assoluta dignit del volgare anche come lingua letter
aria, non pi come lingua esclusivamente popolare. Dopo avere ammesso la grande di
gnit del siciliano illustre, la prima lingua letteraria assunta a dignit nazionale
, passa in rassegna tutti gli altri volgari italiani trovando nell'uno alcune, n
ell'altro altre delle qualit che sommate dovrebbero costituire la lingua italiana
. Dante vede nell'italiano la panthera redolens dei bestiari medievali, animale
che attrae la sua preda (qui lo scrittore) con il suo irresistibile profumo, che
Dante sente in tutti i volgari regionali, e in particolare nel siciliano, senza
per riuscire mai a vederla materializzarsi: manca in effetti ancora una lingua i
taliana utilizzabile in tutti i suoi registri, da tutti gli strati della popolaz
ione della penisola italica. Per farla riapparire era dunque necessario attinger
e alle opere dei migliori scrittori italiani, ma molti di quei libri attendevano
ancora di essere scritti, e in questo senso il trattato di Dante un appello ai
dotti lettori alla cui penna chiedeva disperatamente aiuto.
De Monarchia[modifica | modifica sorgente]
Dante (Andrea del Castagno, Ciclo degli uomini e donne illustri)
Cenotafio di Dante nella Basilica di Santa Croce a Firenze (scultura di Pietro L
ombardo)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi De Monarchia.
L'opera venne composta in occasione della discesa in Italia dell'imperatore Enri
co VII di Lussemburgo tra il 1310 e il 1313. Si compone di tre libri. Nel primo
Dante afferma la necessit di un impero universale e autonomo, e riconosce questo
impero come unica forma di governo capace di garantire unit e pace. Nel secondo r
iconosce la legittimit del diritto dell'impero da parte dei Romani. Nel terzo lib
ro Dante dimostra che l'autorit del monarca una volont divina, e quindi dipende da
Dio: non soggetta all'autorit del pontefice.
La posizione dantesca per pi aspetti originale. Essa in contrasto tanto con i sos
tenitori della concezione ierocratica, quanto con i sostenitori dell'autonomia p
olitica e religiosa dei sovrani nazionali rispetto all'imperatore e al papa.
Commedia[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Divina Commedia.
La Comeda titolo originale dell'opera il capolavoro del poeta fiorentino ed consi
derata la pi importante testimonianza letteraria della civilt medievale nonch una d
elle pi grandi opere della letteratura universale. Viene definita "comedia" in qu
anto scritta in stile "comico", ovvero non aulico. Un'altra interpretazione si f
onda sul fatto che il poema inizia da situazioni piene di dolore e paura e finis
ce con la pace e la sublimit della visione di Dio. Dante inizi a lavorare all'oper
a intorno al 1300 (anno giubilare, tanto che egli data al 7 aprile di quell'anno
il suo viaggio nella selva oscura) e la continu nel resto della vita, pubblicand
o le cantiche man mano che le completava. Si hanno notizie di copie manoscritte
dell'Inferno intorno al 1313, mentre il Purgatorio fu pubblicato nei due anni su
ccessivi. Il Paradiso, iniziato forse nel 1316, fu pubblicato man mano che si co
mpletavano i canti negli ultimi anni di vita del poeta.
Il poema diviso in tre libri o cantiche, ciascuno formato da 33 canti (tranne l'
Inferno che ne presenta 34, poich il primo funge da proemio all'intero poema); og
ni canto si compone di terzine di endecasillabi. La Commedia tende a una rappres
entazione ampia e drammatica della realt, ben lontana dalla pedante poesia didatt
ica medievale, ma intrisa di una spiritualit cristiana nuova che si mescola alla
passione politica e agli interessi letterari del poeta. Si narra di un viaggio i
mmaginario nei tre regni dell'aldil, nei quali si proiettano il bene e il male de
l mondo terreno, compiuto dal poeta stesso, quale "simbolo" dell'umanit, sotto la
guida della ragione e della fede. Il percorso tortuoso e arduo di Dante, il cui
linguaggio diventa sempre pi complesso quanto pi egli sale verso il Paradiso, rap
presenta, sotto metafora, anche il difficile processo di maturazione linguistica
del volgare illustre, che si emancipa dai confini angusti entro i quali lo avev
a rinchiuso il pregiudizio scolastico medievale. Dante accompagnato sia nell'Inf
erno che nel Purgatorio dal suo maestro Virgilio; in Paradiso da Beatrice e da S
an Bernardo.
Epistola XIII a Cangrande della Scala[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Epistola XIII a Cangrande della S
cala.
L'Epistola XIII a Cangrande I della Scala, risalente agli anni tra il 1315 e 131
7, l'ultima e la pi rilevante delle sole tredici epistole dantesche attualmente c
onservate; essa contiene la dedica del Paradiso al signore di Verona, nonch impor
tanti indicazioni per la lettura della Commedia: il soggetto (la condizione dell
e anime dopo la morte), la pluralit dei sensi, il titolo (che deriva dal fatto ch
e inizia in modo aspro e triste e si conclude con il lieto fine), la finalit dell
'opera che non solo speculativa, ma pratica poich mira a rimuovere i viventi dall
o stato di miseria per portarli alla felicit.
Egloghe[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Egloghe (Dante Alighieri).
Le Egloghe sono due componimenti di carattere bucolico scritti in lingua latina
tra il 1319 e il 1320 a Ravenna, facenti parte di una corrispondenza con Giovann
i del Virgilio, intellettuale bolognese, i cui due componimenti finiscono sotto
il titolo di Egloga I e Egloga III, mentre quelli danteschi sono l'Egloga II e E
gloga IV.
Dante nella cultura moderna[modifica | modifica sorgente]
Moneta italiana da 2 euro
La vita e l'opera di Dante hanno avuto un'influenza determinante sulla costruzio
ne dell'identit italiana e in generale sulla cultura moderna.
Alla figura di Dante papa Benedetto XV dedic l'enciclica In Praeclara Summorum, f
irmata il 30 aprile 1921.
Numerosissimi gli scrittori, gli intellettuali e gli artisti che hanno utilizzat
o e continuano ad utilizzare la Commedia e le altre opere dantesche come fonte d
i ispirazione tematica, linguistica, espressiva. Di seguito si cerca di offrire
un panorama sintetico, organizzato per periodi e per autori, della presenza di D
ante nella cultura moderna italiana e mondiale.
Nel 1965, Dante venne raffigurato sulla moneta da 500 lire italiane; dal 1948 al
1963, sulla banconota da 10.000 lire italiane. Dal 2002 venne raffigurato sulla
moneta da 2 euro (nella versione italiana).
Letteratura italiana del Novecento:
L'opera La Divina Mimesis di Pier Paolo Pasolini chiaramente ispirata alla Comme
dia dantesca.
Nell'opera poetica di Eugenio Montale frequente la ripresa di termini e formule
del Dante lirico e del Dante della Commedia.
Il poeta Mario Luzi ha utilizzato pi volte temi danteschi e in particolare 'purga
toriali', ad esempio nella lirica La notte lava la mente.
In Se questo un uomo di Primo Levi si trovano numerosi riferimenti alla discesa
dantesca agli Inferi; uno dei capitoli inoltre strutturato come una ripresa del
viaggio di Ulisse nel canto XXVI dell'Inferno.
La figura di Dante ha ispirato diversi autori che ne hanno fatto il protagonista
dei loro romanzi, sia italiani (Giulio Leoni, Francesco Fioretti) sia stranieri
(Nick Tosches).
Dante Alighieri appare spesso nella narrativa della scrittrice Laura Pariani nel
la figura di un viaggiatore: nel racconto Que viene el coco (1977) in una Milano del
futuro; nel romanzo Milano una selva oscura (2010) nella Milano del 1969; nella
favola musicale Bs d'l'Orchra Tour (2011), sul Lago d'Orta ai nostri giorni.
Letteratura straniera del Novecento:
Il poeta Thomas Stearns Eliot trae ispirazione da Dante e al v. 63 del poema La
terra desolata traduce letteralmente i versi 56-57 del canto terzo dell'Inferno:
i' non averei creduto / che morte tanta n'avesse disfatta. Il passo descrive una
mattina londinese nella quale la folla delle persone che vanno al lavoro associa
ta all'immagine dantesca degli ignavi. Sempre in The waste land, in What the thu
nder said cita esplicitamente il v. 148 del canto XXVI del Purgatorio:"Poi s'asc
ose nel fuoco che gli affina". Inoltre riporta i vs 61-66 del XXVII canto dell'I
nferno ad introduzione della poesia The Love Song of J. Alfred Prufrock. Celebre
inoltre, nei Quattro quartetti, il rimando alla vasta landa che fa da sfondo al
l'incontro con Brunetto Latini nel canto XV, ma gi introdotta nel canto precedent
e.
Lo scrittore statunitense Henry Miller cita sovente Dante nei suoi libri Tropico
del Cancro e Tropico del Capricorno
Nel racconto L'omnibus celeste lo scrittore inglese Edward Morgan Forster introd
uce un misterioso personaggio giallastro, dalla mascella poderosa e dagli occhi i
nfossati, che si chiama Dan eccetera che guida una strana vettura a cavalli, dentro
la quale si trova la scritta "Lasciate ogni baldanza voi ch'entrate"; al che il
signor Bons borbott un: satire intellettualoidi o che so io; e che baldanza era l
ocuzione sbagliata, per speranza.
Alla fine di un percorso in mondi abitati dai grandi personaggi del mito e della
poesia, il ragazzo che compie il viaggio avvert sulla fronte un fresco contatto d
i foglie. Qualcuno lo aveva cinto di una corona.[15]
Il poeta Ezra Pound fu un profondo conoscitore della poesia dantesca, che ripres
e in alcuni passaggi della sua opera principale, The Cantos.
Il poeta argentino Jorge Luis Borges ammir la Commedia di Dante fino a dire che l
a migliore opera letteraria di tutti i tempi, l'apice delle letterature. Ha scri
tto Nove saggi danteschi e ha tenuto molte conferenze sul "sacro poema". Nella s
ua opera a volte traduce dei brani della Commedia che inserisce nelle sue poesie
come nel "Poema conjetural" che riprende l'episodio di Bonconte in Purgatorio,
V.
Letteratura contemporanea:
Auguste Rodin, Il pensatore
Dan Brown nel suo romanzo Inferno (2013), per la struttura e la topografia del r
egno subtellurico si ispirato all'Inferno dantesco.[16]
Arte:
Dante appare in due affreschi di Raffaello Sanzio situati nella Stanza della Seg
natura nei Musei Vaticani: Disputa del Sacramento e Parnaso.
Il pittore Dante Gabriel Rossetti, il cui nome ispirato al poeta, ha dedicato mo
lte delle sue opere a Dante e Beatrice.
Lo scultore Auguste Rodin era un appassionato lettore di Dante, il quale lo ha i
spirato per alcune delle sue pi famose opere come La porta dell'inferno e Il pens
atore.
Cinema:
Nel film Seven di David Fincher il serial killer scandisce i delitti secondo i s
ette peccati capitali come sono scanditi nel Purgatorio, mentre in Hannibal vi u
na "interpretazione del suicidio di Pier delle Vigne".[17] Inoltre in Hannibal i
l soundtrack "Vide cor meum", interpretato da Danielle De Niese e Bruno Lazzaret
ti, un libretto di Patrick Cassidy, tratto dalla Vita Nova, il cui tema riguarda
la simbologia del "cuore mangiato".
Il mistero di Dante (2013) un film di Louis Nero, in cui si traccia un percorso
anche esoterico della costruzione dell'Inferno.
Televisione:
Nel 1965 la RAI ha dedicato al Sommo Poeta uno sceneggiato televisivo dal titolo
Vita di Dante, interpretato da Giorgio Albertazzi.
Anche Roberto Benigni torna alla RAI per interpretare Dante Alighieri.
E-Book:
A partire dal 2008, con l'avvento di nuovi dispositivi touch quale iPhone e iPod
touch appaiono edizioni interattive delle Divina Commedia.
Nel 2010 compare un'edizione interattiva per iPad in cui i testi vengono associa
ti ad illustrazioni ricolorate di Gustave Dor, oltre a ricostruzioni virtuali e m
appe sinottiche degli ambienti immaginati da Dante durante il suo viaggio.
Entrata di Dante all'Inferno; di Andrea Serio su sceneggiatura di Giordano Berti
per i Tarocchi di Dante (2001).
Tarocchi:
Nel 1983 la Editoriale Dami pubblic un mazzo di 78 carte intitolato "Tarocchi di
Dante e dei Fedeli d'Amore", ideato e illustrato in stile giottesco dal pittore
bolognese Wolfango Peretti Poggi. Questo mazzo si collega ai presunti ideali di
una fratellanza esoterica alla quale sarebbe appartenuto anche il grande poeta.
Nel 2001 le Edizioni d'Arte Lo Scarabeo pubblicarono un mazzo di 78 carte intito
lato "Tarocchi di Dante", ideato dallo scrittore Giordano Berti e illustrato da
Andrea Serio. I 22 Trionfi (o Arcani Maggiori) simbolizzano altrettante concezio
ni etiche, filosofiche e spirituali espresse da Dante Alighieri nel Convivio. Pe
r quanto i 56 Arcani Minori, nella serie dei Mattoni viene raccontata la vita av
venturosa di Dante; nei semi di Fiamme, di Nuvole e di Luci sono descritto gli e
pisodi cruciali dell'Inferno, del Purgatorio e del Paradiso.
Fumetti:
Marcello Toninelli esord in tale campo proponendo una sua versione di Dante. In s
eguito produce con successo una sua rivisitazione in chiave fumettistica della D
ivina Commedia e della biografia del Poeta.
L'acclamato autore di fumetti giapponese Go Nagai ha tratto ispirazione dalla Co
mmedia per alcune delle sue opere pi famose: Mao Dante e Devilman. In seguito ha
pubblicato La Divina Commedia, versione a fumetti del poema.
Videogiochi:
In Devil May Cry e nei rispettivi seguiti il protagonista Dante, un ibrido uomo-
demone. Inoltre vi sono varie allusioni alla Divina Commedia:la partner di Dante
si chiama Trish (abbreviativo di Beatrish), suo fratello si chiama Vergil (Virg
ilio) e il suo pi grande nemico Mundus (Satana). Inoltre nel terzo capitolo Dante
attraverser i gironi dell'Inferno.
In Dante's Inferno (ispirato alla divina commedia) un uomo fiorentino che durant
e le crociate fece strage di eretici e per questo la sua anima destinata all'Inf
erno. Tuttavia egli sconfigger la Morte per poi tornare all'Inferno per salvare B
eatrice da Lucifero.
Pubblicit:
Dante Alighieri stato testimonial di molti prodotti, come la macchina per scrive
re Olivetti M1 e la compagnia telefonica Tim. I versi della Commedia e della Vit
a nuova sono stati manipolati in numerose pubblicit, a partire dalla fine dell'80
0 fino ai nostri giorni passando anche attraverso Carosello e il cinema (Vd. Del
io De Martino, Dante & la pubblicit, Levante, Bari 2013).
Note[modifica | modifica sorgente]
^ (EN) Harold Bloom, Il Canone occidentale. I libri e le scuole delle et, tradott
o da Francesco Saba Sardi, Milano, Bompiani, 1996. ISBN 88-452-2869-X.
^ Durante, olim vocatus Dante
^ Boccaccio fu tra l'altro uno dei maggiori commentatori trecenteschi dell'opera
di Dante, e copi di suo pugno diversi manoscritti della Commedia e delle Rime da
ntesche.
^ Cesare Marchi, Dante, Bergamo, RCS, 2006, p. 15
^ a b c d Cesare Marchi, Dante, Bergamo, RCS, 2006, p. 14
^ Per una consultazione agevole circa i fatti storico-biografici e quelli aneddo
tici relativi all'esilio si veda Mario Cerilli, Dante, il grande esule. (L'esili
o di Dante. Dalla condanna alla morte del poeta), con un saggio e cura di Dante
Cerilli, Venafro (IS), Edizioni Eva, 2010, 164 pp.
^ Livio Galanti, Il soggiorno di Dante in Lunigiana, Artigianelli, 1985.
^ Si noti la distinzione tra Corrado Malaspina, detto il Giovane, e il nonno, de
tto l'Antico o il Vecchio
^ Dante ricorda le virt cavalleresche per eccellenza come a pagare un debito di g
ratitudine verso la famiglia Malaspina.
^ Sembra su diretto consiglio della moglie Caterina.
^ Francesco Selmi, Dei Trattati morali di Albertano da Brescia, volgarizzamento
inedito fatto nel 1268 da Andrea da Grosseto, Commissione per i testi di lingua,
Bologna, Romagnoli, 1873, Osservazioni, p.389 (25*).
^ La filosofia di Dante, in "Grande antologia filosofica", Marzorati, Milano, 19
58, IV, p. 1156 e sgg.
^ Vincenzo Placella, Filosofia, in Enciclopedia Dantesca, Istituto dell'Enciclop
edia italiana Treccani
^ L'edizione critica tradizionale di Barbi, 1921, conta 42 capitoli; quella di G
orni, 1996, ne rivede la suddivisione, contandone 31.
^ E.M. Forster, I racconti, Garzanti, Milano,1988, pp.37-52
^ Dan Brown all'Inferno, Il Messaggero, 14 maggio 2013
^ Dante e la Commedia nel cinema,Treccani.it
Bibliografia[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Dante.
La bibliografia sulla vita e sull'opera di Dante sterminata; normalmente, il pri
mo strumento di ricerca l'Enciclopedia Dantesca, dell'Istituto dell'Enciclopedia
italiana Treccani, Roma, 1970-1978, consultabile anche on line. Si possono util
izzare anche le risorse informatiche, in primo luogo la bibliografia consultabil
e sul sito della Societ Dantesca Italiana. Per la bibliografia cartacea si rimand
a alla voce Bibliografia su Dante
Voci correlate[modifica | modifica sorgente]
Alighieri
Giovanni Boccaccio
Firenze medievale
Francesco Petrarca
Casa di Dante
Tomba di Dante
Enciclopedia Dantesca
Societ Dantesca Italiana
Altri progetti[modifica | modifica sorgente]
Collabora a Wikisource Wikisource contiene opere originali di o su Dante Alighie
ri
Collabora a Wikiquote Wikiquote contiene citazioni di e su Dante Alighieri
Collabora a Commons Commons contiene immagini o altri file su Dante Alighieri
Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]
Testi di e su Dante Alighieri in Liber Liber.
Sito su Dante a cura della Societ Dantesca Italiana
Centro Dantesco dei Frati Minori Conventuali, Ravenna
Le Rime di Dante, a cura di C. Berra e P. Borsa (Milano, Cisalpino, 2010)
Lettura e commento di Vittorio Sermonti della prima Cantica di Dante, della seco
nda Cantica di Dante, della terza Cantica di Dante
World of Dante contiene il testo italiano e la traduzione inglese di Allen Mande
lbaum, una galleria, mappe dal Museo Casa di Dante, un timeline, music, e materi
ali per l'insegnamento della Divina Commedia
Vita di Dante in immagini
Progetto Dante di Giuseppe Bonghi, con testi della critica e opere dell'autore e
bibliografia
Bibliografia e opere complete di Dante Alighieri, www.interbooks.eu
Lettera enciclica "In praeclara summorum", in occasione del VI centenario della
morte di Dante Alighieri, pubblicata da papa Benedetto XV il 30 aprile 1921
Le 100 pergamene con i disegni danteschi eseguiti da Botticelli alla fine del Qu
attrocento
Dizionario biografico Treccani
"I Precursori di Dante" di Alessandro D'Ancona (1874).
Tarocchi di Dante: approfondimenti.
Biblioteca digitale BEIC: Dante Alighieri, Commedia, Foligno, Johannes Numeister
, 1472.
Biblioteca digitale BEIC: Dante Alighieri, Commedia, con il commento del Nidobea
to, Milano, Ludovico e Alberto Pedemontani, 1478.
Biblioteca digitale BEIC: Dante Alighieri, Padre Nostro, in Commedia, con il com
mento del Nidobeato, Milano, Ludovico e Alberto Pedemontani, 1478.
Biblioteca digitale BEIC: Dante Alighieri, Commedia, con il commento di Cristofo
ro Landino, Venezia, Ottaviano Scoto, 1484.
Biblioteca digitale BEIC: Dante Alighieri, Credo, (Firenze), (Bartolomeo de' Lib
ri), (1484).
Biblioteca digitale BEIC: Dante Alighieri, Commedia, con il commento di Cristofo
ro Landino, Brescia, Bonino de Boninis, 1487.
Biblioteca digitale BEIC: Dante Alighieri, Credo, (Firenze), (s. n.), (ca. 1490)
.
Biblioteca digitale BEIC: Dante Alighieri, Commedia, con il commento di Cristofo
ro Landino, Venezia, Bernardino Benali e Matteo da Parma, 1491.
Biblioteca digitale BEIC: Dante Alighieri, Commedia, con il commento di Cristofo
ro Landino, Venezia, Matteo "Capocasa" da Parma, 1493.
Biblioteca digitale BEIC: Dante Alighieri, Credo, (Firenze), (Lorenzo Morgiani e
Johann Petri), (ca. 1495).
Biblioteca digitale BEIC: Dante Alighieri, Commedia, con il commento di Cristofo
ro Landino, Venezia, Pietro Quarengi, 1497.
Biblioteca digitale BEIC: Dante Alighieri, Credo, (Firenze), (s. n.), (ca. 1500)
.
Biblioteca digitale BEIC: Dante Alighieri, Credo, (Firenze), (Lorenzo Morgiani e
Johann Petri), (ca. 1500).
Biblioteca digitale BEIC: Dante Alighieri, Divina Commedia, a cura di Domenico G
uerri, Bari, Laterza, 1933.
[mostra]
V D M
Dante Alighieri
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V D M
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