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Filippo Coarelli

Roma, i Volsci e il Lazio antico


In: Crise et transformation des socits archaques de l'Italie antique au Ve sicle av. JC. Actes de la table ronde de
Rome (19-21 novembre 1987). Rome : cole Franaise de Rome, 1990. pp. 135-154. (Publications de l'cole
franaise de Rome, 137)
Riassunto
Si prende in esame il problema della presenza volsca nella pianura Pontina : origine della popolazione e suoi primi contatti con il
Lazio ; situazione economica e sociale del Lazio meridionale costiero in et arcaica; situazione politica dello stesso territorio
prima e dopo l'arrivo dei Volsci, con particolare riguardo ai rapporti con Roma e con i Latini.
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Coarelli Filippo. Roma, i Volsci e il Lazio antico. In: Crise et transformation des socits archaques de l'Italie antique au Ve
sicle av. JC. Actes de la table ronde de Rome (19-21 novembre 1987). Rome : cole Franaise de Rome, 1990. pp. 135-154.
(Publications de l'cole franaise de Rome, 137)
http://www.persee.fr/web/ouvrages/home/prescript/article/efr_0000-0000_1990_act_137_1_3901
FILIPPO
COARELLI
ROMA, I VOLSCI E IL LAZIO ANTICO
1. L'argomento che ho avuto io stesso l'incoscienza di proporre agli
organizzatori del colloquio di quelli che pongono difficolt immense :
anzi, allo stato attuale degli studi, praticamente insolubili. Affrontare lo
studio di una popolazione italica, come i Volsci, la cui vicenda rac
chiusa quasi interamente entro uno dei periodi pi oscuri della storia
dell'Italia, antica, come il V secolo, significa in primo luogo confrontars
i con un problema di fonti, che si identificano in questo caso quasi
esclusivamente nella tradizione annalistica, con tutti i problemi e le dif
ficolt che ne derivano1. Dobbiamo inoltre fare i conti con una man
canza quasi totale di documenti epigrafici ed archeologici, anche se lo
scavo di Satricum, condotto dalla Scuola Olandese, comincia a restitui
re documenti di prim'ordine, ma anch'essi non esenti da gravi proble
mi di interpretazione. Finch non ci sar un piano organico di ricerche,
e in particolare di scavi sistematici nel Lazio, in funzione di questa pro
blematica (la cui importanza, per lo studio - tra l'altro - della pi anti
ca storia di Roma mi sembra evidente) non credo che vi potranno esse
re sostanziali progressi : penso a qualcosa di analogo a quanto stato
fatto per la Lucania e per il Sannio, che pongono problemi analoghi -
se non identici - e che oggi conosciamo meglio proprio in grazia di
sistematiche esplorazioni archeologiche. Particolarmente urgente sa
rebbe - per la particolare struttura socio-politica di queste comunit -
l'identificazione e lo scavo dei santuari etnici; per i Volsci conosciamo
il nome e il sito approssimativo del principale centro del culto comunit
ario, Ecetra : questa non pu essere identificata con Artena, come di
recente si tornati a proporre, ma va localizzata - con i pi antichi
1 L'unica sintesi recente sui Volsci quella di G. Radke, Volsci, in RE, IX, A 1, cc.
773-827. Cfr. E. Manni, Le tracce della conquista volsca nel Lazio, in Athenaeum, . s. 17,
1939, p. 233-79.
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topografi, dal Cluverio in poi - nella zona del basso Sacco, nei pressi di
Supino e di Morolo2.
Ricordo anche il caso di Anagni, capitale religiosa degli Ernici, la
cui importanza in et arcaica comincia ad essere confermata da recenti
scoperte archeologiche3.
Considerate tutte queste premesse, quanto dir in seguito andr
preso col beneficio dell'inventario : cio come una serie di ipotesi di
lavoro, che richiederebbero tutte ben pi ampie indagini, e un vaglio
pi accurato. Una sintesi organica dell'argomento oggi impossibile,
date le enormi lacune della documentazione; di qui l'andamento desul
torio e frammentario della mia esposizione, di cui mi scuso fin d'ora,
ma che comunque inevitabile.
I temi che mi sembrato di poter in qualche modo prendere in
esame (con i limiti gi esposti) sono sostanzialmente i seguenti :
1) origine dei Volsci e loro arrivo nel Lazio meridionale;
2) situazione economica e sociale della pianura pontina in et
arcaica;
3) situazione politica della pianura pontina prima e dopo l'arrivo
dei Volsci, in particolare per quanto riguarda i rapporti con Roma e
con i Latini.
2. Sul carattere italico (nel senso corrente) dei Volsci non vi pos
sono essere dubbi, come pure sulla loro originaria estraneit alle sedi
che essi occuparono storicamente nel Lazio meridionale : si tratta di
una migrazione avvenuta in un momento recenziore, e quindi docu
mentabile con sicurezza. Quanto alla provenienza, i dati principali sono
di natura linguistica, e sono stati esaminati da tempo, sulla base
dell'unica iscrizione sicuramente attribuibile ai Volsci, la 'tabula veli-
terna'4. I risultati di queste ricerche sono univoci, e mi esimono da
una disamina del problema, per il quale del resto non sarei in alcun
modo qualificato. Rimando, per brevit, al saggio di Poultney, che
2 Su Ecetra, cfr. RE V, e. 1907. La vecchia e insostenibile identificazione con Artena
(la medioevale Montefortino) stata di recente riproposta da L. Quilici, La civita di Arte
na, Roma, 1982, p. 168-71. La posizione della citt risulta chiarita, tra l'altro, dal colleg
amento con Ferentinum (Liv. IV 61, 5-6).
3 L. Biddittu, Rinvenimento di facies orientalizzanti ad Anagni, in Boll. Lazio Merid.,
10, 1978, p. 5-7.
4 J. W. Pultney, Volscians and Umbrians, in AJPh, 72, 1951, p. 113-27.
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costituisce la sintesi recente pi completa : da questa risulta che la li
ngua volsca del tutto distinta dall'osco, e in genere dalle lingue sabelli-
che meridionali, e invece strettamente imparentata con l'umbro, ci
che era ben chiaro gi alla cultura antica : si ricordi il fr. di Titinius (in
Fest. p. 204 L. : qui obsce et volsce fabulantur) che conosce la diversi
t delle due lingue.
Un dato nuovo fornito dalla recente scoperta a Satricum di una
breve iscrizione, trovata in una tomba del V secolo a.C. e che si pu
qualificare con certezza di 'volsca'. Rimando per questa allo studio del
Colonna, di cui riassumo qui solo le conclusioni essenziali5. Si tratta di
una piccola accetta di piombo, su cui sono tracciate tre parole. I rap
porti pi precisi, anche sul piano paleografico, sembrano rinviare
all'area sabina, intorno a Cures e alla cosiddetta area medio-adriatica.
anche importante ribadire, con Colonna, che i Volsci, contrariamente
a quanto in genere si ritiene, erano in possesso di una scrittura gi al
momento del loro arrivo nel Lazio : infatti la data della nuova iscrizio
ne non pu essere di molto pi tarda rispetto a questo avvenimento sto
rico, che si colloca, come noto, all'inizio del V secolo a.C. Solo pi
tardi dunque (probabilmente nel corso del IV secolo a.C.) i Volsci adot
teranno l'alfabeto latino.
La conclusione di Colonna che si tratta di una scrittura nazional
e dipendente da quella attribuita a Capena per l'uso del samech e da
quella sabina di Cures. . . Una scrittura dipendente da modelli tiberi
ni, elaborata nelle originarie sedi appenniniche di quel popolo, proba
bilmente nella conca del Fucino. Quest'ultima affermazione sconcert
ante, e contrasta con gli stessi risultati dell'indagine di Colonna, che
rimandano per l'appunto all'area sabino-capenate. La menzione del
l'area del Fucino costituisce, in questo contesto, un evidente omaggio
alla teoria tradizionale che fa provenire i Volsci da quest'ultima zona.
Ora, se indubbio che la penetrazione avvenne tramite la zona marsica
e l'alta valle del Liri, non necessario pensare a un'origine prima della
popolazione della stessa zona. La documentazione linguistica, come si
visto, conduce necessariamente a tutt'altra conclusione.
La recente scoperta di un'iscrizione arcaica sabina, con caratteri
stiche del tutto analoghe a quelle cosiddette medio-adriatiche sud-
5 G. Colonna, La nuova iscrizione di Satricum, in Archeologia laziale, 7, 1984,
p. 104-6.
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picene6, dovrebbe a mio avviso indurre a riesaminare la possibilit di
rivalutare la tradizione storiografica antica, che collega con la Sabina
la totalit delle apoikiai italiche. Ma su questo non posso che lasciare il
campo a pi esperti di me7.
Quella che mi sembra accertata, comunque, la provenienza dei
Volsci da un'area al confine tra Sabina e Umbria. Non escluderei che
l'elaborazione dell'alfabeto utilizzato in et arcaica in quest'area possa
esser avvenuta proprio in un'area di confine tra Etruria e Sabina, e
cio tra Capena e Cures : viene immediatamente a mente l'importantis
simo centro cultuale di Lucus Feroniae, al quale la tradizione antica
attribuiva una funzione centrale nei rapporti tra Sabini, Latini (ed
Etruschi) gi all'epoca di Tulio Ostilio8.
Ora, da questa osservazione ne scaturisce un'altra relativa ai culti.
un fatto che il sistema cultuale volsco differisce profondamente da
quello delle popolazioni sabelliche centrali e meridionali. La presenza
di Feronia particolarmente significativa : si tratta di una divinit
esclusivamente sabina9, mentre nel Lazio meridionale ci aspetterem
mo piuttosto divinit quali Mephitis (che pure presente, ma chiara
mente come conseguenza della successiva occupazione sannitica) o, nel
caso di una provenienza dalla Marsica, di Angitia. Analoghe conclusioni
si possono ricavare dalle notizie che abbiamo su altre entit divine,
omogenee tra loro, collegabili con i Volsci : Vesuna (Antium), Pupluna
(Aquinum), Decluna (Velitrae), si pensi anche a toponimi quali Casinum
e Antinum10. La prima, come noto, si ritrova nelle tabulae Eugubinae.
Si deve aggiungere l'altra tipica divinit sabina, Sancus, la cui esistenza
attesta a Velitrae nel 199 a.C. n. Nella stessa direzione vanno altri dati
linguistici ricavabili dalla toponomastica, come Polusca (e anche lo
6 A. Morandi, Iscrizione sabina arcaica dal territorio di Cures, in SE, 51, 1983, p. 595-
608; Id., in DialArch., ser. 3, 5, 1987, p. 7-15.
7 Cfr. A. L. Prosdocimi, 'Sabinit ' e (pan)italicit linguistica, in DialArch, ser. 5,
1987, p. 53-64.
8 D. Briquel, Sur les faits d'criture dans Vager Capenas, in MEFRA, 84, 1971, p. 789-
845. L'episodio, attribuito all'epoca di Tulio Ostilio, si trova in Liv. XXVI 11 e in Dion.
Hal. Ill 32, 1-2. Cfr. D. Musti, / due volti della Sabina, in DialArch, ser. 3, 3, 1985, p. 77-
86.
9 Su Feronia, cfr. G. Radke, Die Gtter Altitaliens, Mnster, 1965, p. 124-127.
10 Su queste, si veda Radke, in RE, cit. a nota 1, c. 823. Su Pupluna ad Aquinum,
R. Antonini, in SE, 53, 1985, p. 259-260.
11 Liv. XXXII 1, 10 (prodigio nel tempio di Sancus).
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stesso nome dei Volsci) e ad es. Mutuesca; Arpinum e Arpi12. E si
potrebbe continuare. Mi sembra indubbio, alla luce di tutte queste con
siderazioni, che la zona originaria di provenienza dei Volsci debba esse
re identificata nella Sabina interna, pi probabilmente nella zona a
contatto con l'Umbria.
Non mancano del resto nella stessa tradizione storiografica antica
accenni che sembrano riportare in questa direzione : ne ricorder qui
un paio.
Non escluderei che le notizie sui contatti dei Volsci con il Lazio
all'epoca di Anco Marcio e dei Tarquinii debbano spiegarsi non come
reduplicazione di fatti pi tardi, ma come ricordo di reali infiltrazioni
da est, per esempio dall'area tiberina13. Si tratterebbe di un'ipotesi pri
va di riscontri, se non fosse disponibile un dato di grande interesse, e
finora trascurato.
Si tratta di un passo di Servio, ricavato certamente da un'ottima
fonte di et repubblicana (probabilmente M. Octavius Herennius An
tonius Gnipho - via Masurius Sabinus, come in altri casi) : salii sunt,
qui tripudiantes aras circumibant. Saltabant autem ritu veteri armati
post victoriam Tiburtinam de Volscis14. Si accenna qui all'istituzione
tipicamente tiburtina dei salii di Hercules Victor, e mi sembra probabil
e che l'origine ultima della informazione debba riconoscersi in un
documento locale (come ne conosciamo ad esempio per Praeneste).
difficile pensare che si tratti di un'invenzione, dal momento che Tivoli,
in et storica , non ha alcun contatto diretto con i Volsci. Ci aspett
eremmo semmai gli Equi ( caratteristico, ad esempio, che nelle notizie
relative a una presenza di Volsci nella pi antica storia romana, questi
sono sempre collegati con le loro pi tarde sedi storiche, ad esempio
Velitrae); nel caso specifico, anche per il carattere antiquario della
notizia (trasmessa probabilmente da documenti sacri) mi sembra diffi
cile negare la possibilit che si tratti di un dato reale. In tal caso,
avremmo una conferma della presenza originaria dei Volsci nell'area
sabina interna (e quindi a contatto con Tivoli). possibile che si tratti
dei primi tentativi di migrazione in direzione del Lazio, lungo la via
naturale da est, che furono bloccati e respinti, e quindi provocarono la
scelta di una via diversa, quella pi meridionale, lungo la valle del Liri.
12 Radke, in RE, cit. a nota 1, e. 776.
13 Liv. I 23, 8; 53, 2.
14 Serv., ad Aen. Vili 285.
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Tutto ci naturalmente pu diluirsi su un lungo periodo : la notizia
rimanda alle origini del culto di rcole tiburtino, certamente non poste
riori alla met del VI secolo a.C, come si ricava anche dal cippo iscrit
to dell'Acquoria, probabilmente collegato al culto di Hercules Victor15.
A questo proposito, interessante notare che l'alfabeto di questa iscr
izione si distingue nettamente dai documenti latini contemporanei (ad
esempio di Roma) per la presenza di segni ( reso con un punto) che
sembrano spiegabili proprio attraverso il rapporto con l'alfabeto arcai
co sabino. noto fino a qual punto Tivoli, tipica zona di frontiera,
sia culturalmente legata gi in et protostorica all'area sabellica (mi
limito qui a ricordare le caratteristiche tombe a circolo)16.
La data dell'arrivo e dell'insediamento dei Volsci nel Lazio suff
icientemente sicura, ed unanimemente fissata ai primi anni del V
secolo a.C. Tanto i dati delle fonti letterarie, quanto le informazioni che
ci restano su analoghi episodi (ad esempio i Sanniti in Campania),
quanto la stessa logica ci indicano per che non dobbiamo vedere in
questa occupazione un fatto puntuale, precisamente databile, ma piut
tosto un processo progressivo, di lunga durata, concretatosi probabil
mente attraverso una serie di vena sacra indirizzati lungo le tradizional
i e frequentate vie di transumanza : nel caso specifico, dalla Marsica al
Lazio meridionale interno, attraverso l'alta valle del Liri, e di qui nella
pianura pontina attraverso la valle dell'Amaseno. Ci equivale a dire
due cose : che l'occupazione di quest'ultima area dovette procedere da
sud a nord (e quindi i centri pi settentrionali, come Velitrae, saranno
stati gli ultimi ad essere investiti); e che si tratta di una penetrazione
iniziata gi da qualche tempo, con un carattere piuttosto di infiltrazio
ne progressiva che di invasione massiccia e puntuale.
Ci complica naturalmente ogni tentativo di fissare con precisione
la data di arrivo dei Volsci, che dovette diluirsi lungo un certo numero
di anni. A questo dobbiamo attribuire anche le oscillazioni della tradi
zione letteraria, oscillazioni che non travalicano comunque una fascia
cronologica compresa, grosso modo, entro i primi due decenni del V
secolo a.C. A questo proposito, dobbiamo in primo luogo prendere posi
zione su un gruppo di testimonianze liviane, tenute in scarsa nessuna
considerazione, ma rivalutate giustamente da Ogilvie. Nel 503 a.C,
15 Su questo, si veda da ultimo A. Mancini, L'iscrizione sulla base di Tivoli CIL
2658. Nuova lettura, in SE, 47, 1979, p. 370-375.
16 Civilt del Lazio primitivo, Roma, 1976, p. 188-212, tavv. 33-41.
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duae coloniae latinae, Pometia et Cora, ad Auruncos deficiunt. Cum
Auruncis bellum initum. Subito dopo, i consoli Opiter Verginius e
Sp. Cassius investono Pometia, tenuta dagli Aurunci, che resistono. Se
guono la deditio e un massacro17. Nel 495 a.C. gli Aurunci avanzereb
bero fino ad Aricia, dove verrebbero di nuovo sconfitti18. Si ritiene in
genere che la menzione degli Aurunci sia erronea, e debba essere sosti
tuita da quella dei Volsci. Ma, almeno nel primo caso, la notizia sembra
attendibile : nel 503 a.C. i Volsci non sembrano ancora presenti, almeno
in modo cos massiccio. In precedenza, l'area pontina era probabilment
e abitata proprio dagli Aurunci : un indizio in questo senso, a mio avvi
so, si pu ricavare proprio dal doppio nome di Suessa Pometia, il
secondo dei quali certamente latino, mentre il primo potrebbe essere
quello aurunco (come si deduce, tra l'altro, dalla sua presenza in zona
aurunca, in sedi coloniali meno : Suessa Aurunca, Suessula).
3. La discriminante decisiva per la storia dell'agro pontino si ha
con la ' riconquista '
romana, iniziata gi alla fine del V secolo e conclu
sa definitivamente nel corso del IV secolo a.C. Non qui il caso di
ripercorrere nei particolari questa vicenda, trattata di recente in modo
dettagliato da M. Humbert19. Gli episodi centrali di essa sono la crea
zione delle trib Pomptina (358) e Oufentina (318), con le relative deduz
ioni vintane e delle coloniae civium Romanorum di Antium (338) e
Terracina (329), oltre all'apertura della via Appia (312). Si tratta di un
processo di radicale rimodellamento del territorio, che si risolve in una
profonda romanizzazione e nella totale destrutturazione dell'insedi
amento pi antico : lo stesso percorso della via Appia, che attraversa in
linea retta il centro della pianura, tagliando sistematicamente fuori gli
antichi abitati dei Lepini, sufficiente da solo a chiarire portata e modi
dell'intervento romano.
Le conseguenze di tutto ci non si faranno attendere, anche se i
frutti pi evidenti si vedranno soprattutto dopo la guerra annibalica.
Significativo, a questo proposito, un episodio avvenuto nel 198 a.C. :20
gli ostaggi cartaginesi detenuti a Setia, insieme ai loro schiavi personali
17 Liv. II 16, 8-9; 17, 1. Cfr. R. M. Ogilvie, Commentary, p. 276.
18 Liv. II 26, 41.
19 M. Humbert, Municipium et civitas sine suffragio, Roma, 1978, p. 152-154, 184-190,
195-204.
20 Liv. XXXII 26, 4-18; per. 32; Zonar. IX 16, 6. Cfr. M. Capozza, / movimenti servili
nel mondo romano in et repubblicana. I, Roma, 1966, p. 101-120.
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e a quelli di origine africana appartenenti ai Setini tentarono una rivol
ta, che fu presto domata. Questi ultimi erano prigionieri di guerra,
acquistati dopo la fine del conflitto annibalico, senza dubbio per essere
destinati ad attivit agricole. Il loro numero era certamente notevole,
come risulta dal racconto di Livio e da quello parallelo di Zonara (oltre
che dalla periocha che completa il testo lacunoso di Livio) : tra l'altro,
nel corso della repressione ne furono uccisi 2500. Una simile concen-
trazione di personale servile si riscontra anche per Circei e Norba, che
furono coinvolte nella congiura.
In un'epoca ancora piuttosto antica possiamo dunque notare
nell'agro pontino una situazione analoga a quella contemporanea
dell'Etruria e dell'Apulia, testimoniata tra l'altro dalle rivolte servili del
196 e del 185 a.C.21 : uno sviluppo precoce del modo di produzione
schiavistico legato allo sfruttamento di propriet agricole senza dubbio
di dimensioni piuttosto ampie. Questo fenomeno trova una conferma
evidente nella presenza, entro l'agro setino, di numerose ville di et
repubblicana piuttosto antica, con basamento in opera poligonale
incerta22, e coincide probabilmente con l'inizio di una produzione mass
iccia di vino destinato all'esportazione, produzione testimoniata dalle
fonti letterarie solo per un'epoca pi tarda23.
Non c' dubbio quindi che, gi a partire dall'inizio del II secolo
(ma il fenomeno probabilmente pi precoce), fosse gi pienamente
operante quella situazione particolare delle terre pontine, che Livio
caratterizza cos efficacemente in un noto passo, che opportuno
riportare testualmente : ... aut innumerabilem multitudinem libero-
rum capitum in eis fuisse locis, quae nunc vix seminario exiguo mili-
tum relieto servitia Romana ab solitudine vindicant24.
Il grande numero di abitanti liberi, che permetteva ai Volsci di ri
nnovare continuamente la guerra contro Roma ancora agli inizi del IV
secolo a.C. (il passo si riferisce al 385 a.C.) contrasta vivacemente con la
situazione dell'epoca di Augusto, quando ormai la solitudo delle terre
pontine era vindicata quasi solo dai servitia Romana.
Si delineano cos con grande chiarezza due momenti storici netta-
21 Sulle quali cfr. Capozza, op. cit., p. 121-141, 145-159.
22 Si veda L. Zaccheo, F. Pasquali, Seize dalla preistoria all'et romana, Sezze, 1972
(l'argomento trattato ampiamente in una tesi perugina di G. Spaterna, ancora inedita).
23 A. Tchernia, Le vin de L'Italie romaine (BEFAR, 261), Roma, 1986, p. 202-203;
345-346.
24 Liv. VI 12, 6. Cfr. P. A. Brunt, Roman Manpower, Oxford, 1971, p. 348-349.
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I VOLSCI E IL LAZIO ANTICO 143
mente differenziati : la fase arcaica, compresa tra il VI e il IV secolo, e
quella successiva alla ' riconquista ' romana : la prima concordemente
ricordata dalle fonti letterarie come un periodo di grande prosperit
agricola e in generale economica, nel corso del quale il territorio ponti
no costituisce il vero e proprio granaio di Roma; la densit della popo
lazione in questa fase era proverbiale, al punto da determinare computi
leggendari, come quello dell'esistenza di ben 24 citt, riportato da
Muciano25. La seconda invece, pur restando prospera, segna il progres
sivo ridursi della popolazione libera, l'apparizione e la rapida diffusio
ne della propriet schiavistica, specializzata nella produzione di derrate
destinate all'esportazione, come il vino.
Se non ci sono dubbi sulla verosimiglianza di un tale quadro per
quanto riguarda l'et tardo-repubblicana, la perplessit e lo scetticismo
degli studiosi moderni si sono concentrati soprattutto sull'attendibilit
del quadro che le fonti tracciano della situazione pi antica, in partico
lare di quella arcaica (VI-V secolo a.C). Eppure, le tracce evidenti di
una fitta occupazione del territorio, connessa con uno sfruttamento
capillare delle risorse agricole, sono state segnalate da tempo.
Si tratta, in particolare, del fitto sistema di cunicoli che caratteriz
za tutto il settore settentrionale dell'area, tra Velitrae, Cori e Satricum,
la cui funzione di drenaggio del suolo a fini agricoli non mi sembra
contestabile, nonostante i dubbi periodicamente avanzati26. L'interpre-
tazione alternativa avanzata dal Fraccaro27 e da altri, anche di recent
e28, secondo la quale si tratterebbe di captazione di acqua pura non
sembra sostenibile : anche se in altre situazioni una simile funzione dei
cunicoli sembra accertata, nel caso del territorio pontino - ricchissimo
25 Plin., N. H. Ili 59. Cfr. Liv. II 34; IV 25, 21; VI 12, 6. La migliore trattazione del
problema ancora quella di M. R. de La Blanchre, Un chapitre d'histoire pontine, in
Extraits des savants trangers l'Acad. des inscr. et belles-lettr., X 1, Paris, 1889 (trad. ital.
in Id., Terracina e le terre pontine, Terracina, 1984, p. 127-241).
26 La Blanchre, op. cit., p. 112-23; Id., Le drainage prof ond des campagnes latines, in
MEFR, 2, 1882, p. 207-11; Id., La malaria Rome et le drainage antique, ibid., p. 94-106
(ambedue gli articoli sono tradotti in Terracina e le terre pontine, op. cit., p. 77-97); Id.,
Cuniculus, in Darenberg-Saglio I 2, p. 1591-4; S. Quilici Gigli, Sistemi di cunicoli nel terri
torio tra Velletri e Cisterna, in Archeol. laziale, 5, 1983, p. 112-23.
27 P. Fraccaro, Di alcuni antichissimi lavori idraulici di Roma e della campagna, in
Bollettino della Reale Soc. Geogr. hai, ser. 5, voi. 8, 1919, p. 186 ss. (Opuscula, III, Pavia,
1957, p. 1-49).
28 F. Ravelli, P. J. Howarth, / cunicoli etrusco-latini : tunnel per la captazione di
acqua pura, in Irrigazione e drenaggio, 35, 1, 1988, p. 57-70.
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FILIPPO COARELLI
di sorgenti, e il cui principale problema costituito, come evidente,
dallo smaltimento delle acque superficiali - la soluzione certamente
diversa : il sistema di cunicoli non pu che costituire un'opera di dre
naggio delle acque superficiali, del tutto analoga a quella che stata
riconosciuta negli analoghi complessi del territorio etrusco.
Lo studio di questo imponente complesso di cunicoli venne realiz
zato gi alla fine del secolo scorso dal La Blanchre : purtroppo, l'ope
ra rimase in gran parte manoscritta, e sembra perduta, insieme ai pre
ziosi rilievi che l'accompagnavano. Ci resta solo il capitolo conclusivo,
pubblicato a parte, ma privo di qualsiasi supporto cartografico : solo
pochi disegni di dettaglio furono pubblicati nel Dictionnaire des Anti
quits 29.
Ci sembra opportuno riportare alcune considerazioni dell'autore a
proposito di questo impressionante complesso di opere idrauliche, che
appaiono ancora perfettamente attuali a pi di un secolo di distanza :
La raison peut-tre en est simple. Ce systme correspond un temps
trs diffrent de l'ge littraire. Celui-ci se place vers l'poque o les
campagnes latines sont en pleine dcadence : le latifundium est par
tout, le dsert se cre, l'abandon atteint de plus en plus toutes les ter
res. videmment, ce n'est pas alors que se fit un travail d'ensemble . . .
et ce n'est pas non plus l'ge prcdent, o les moissons cdent la
place aux prs, o la culture diminue peu peu avec la population
libre, o la guerre dvaste, o la conqute dpeuple les pays Latin et
Pontin, o n'existe plus de groupement de forces permettant mme de
concevoir des oprations pareilles. Il faut donc remonter d'un saut aux
premiers ges agricoles de Rome et de l'Italie, du Latium. Les commun
auts rustiques de l'poque primitives peuvent seules donner assez de
bras une uvre commune de ce genre . . .; ce n'est pas l'ge des
agronomes romains, ce n'est pas l'ge des lois Liciniennes qui nous
feront voir comment un peuple a vcu sur les terres dsertes que tra
verse la Via Appia. C'est l'antique histoire italique, si fabuleuse pour les
vnements, si prcise pour les faits sociaux, c'est l'histoire de la
conqute par Rome des campagnes Latine et Pontine, c'est surtout la
vie de Rome mme l'poque de cette conqute. Conqurants et
conquis en taient au mme ge conomique et social. Si l'on aban
donna la culture des champs, c'est que telle qu'on la faisait, elle
demandait trop d'avances. L'agriculture devenant une affaire, il n'y eut
29 Cfr. nota 26.
ROMA,
I VOLSCI E IL LAZIO ANTICO 145
plus de convenance user de moyens si coteux. Mais, alors qu'elle
tait un besoin, qu'elle donnait manger, non vendre, que chacun
travaillait de ses mains ou par des mains qu'il payait seulement avec
une part de nourriture et qui ne se marchandaient pas, alors on ne
cherchait qu'une chose, atteindre au produit maximum; peu importait
la somme de travail, pourvu qu'on ft en mesure de l'excuter dans
l'anne30. E ancora : Or, on l'avoue, la cration d'un systme cunicu-
laire n'a pas t une uvre de dtail, faite par une foule de petits pro
pritaires, chacun sur son petit terrain; c'est un travail d'ensemble,
conu et excut par rgions. Il est vident ds lors qu'elle ne peut tre
rapporte qu' deux priodes de l'histoire, - o bien au temps des lat
ifundia, ce qui ne peut tre accept, vu la dcadence de ces contres, -
o bien l'poque primitive, quand chaque canton tait patrimoine
d'une tribu, d'un peuple, d'une gens ou d'une cit, o un chef, un pre
de famille, un roi semblable ceux d'Homre . . . pouvait disposer de
toutes les forces, et faire travailler tous les bras un ouvrage d'ensemb
le sous ses ordres. Je pense qu'il n'y a pas de choix entre ces deux
suppositions, et que la dernire seule est possible. Nous voici donc
reports d'un saut aux ges primitifs de l'Italie31.
Una tale cronologia 'alta' corrisponde a quanto la ricerca successi
va ha potuto dimostrare per le analoghe realizzazioni in territorio etru
sco32. Essa del resto confermata dall'osservazione che la via Appia
taglia in vari punti i cunicoli dell'area pontina33 : ci significa non solo,
come evidente, che questi sono anteriori al 312, ma anche che al
momento della ristrutturazione romana del territorio tutto questo sist
ema di drenaggio - e quindi l'intera organizzazione economica, sociale e
politica che esso presuppone - si era da tempo disgregato.
Siamo cos riportati a un periodo nettamente anteriore alla 'ricon
quista'
romana, che pu essere identificato, piuttosto che con la fase
dell'occupazione volsca (e cio con il V secolo a.C), con quella della
30 Op. cit., p. 132, 108, 125.
31 Art. cit. in MEFR, 1882, p. 102.
32 S. Judson, A. Kahane, Underground Drainageways in Southern Etruria and Nor
thern Latium, in PBSR, 31, 1963, p. 75-99. Cfr. G. Colonna, Basi conoscitive per una storia
economica dell'Etruria, in Contributi introduttivi allo studio della monetazione etrusca,
Roma, 1976, p. 15-6, 48.
33 La Blanchre, Drainage, art. cit., nota 1 a p. 211; p. 215; Malaria, art. cit., p. 102.
Contra, senza argomenti, Quilici Gigli, art. cit. a nota 26, p. 118.
146 FILIPPO COARELLI
precedente occupazione romana del VI secolo a.C, della cui storicit
non mi sembra ormai lecito dubitare.
Siamo in grado di allineare altri dati, che vanno nella stessa dire
zione.
In primo luogo, sembra possibile collegare il complesso sistema di
drenaggio della pianura pontina con la realizzazione dei grandi emissa-
ri dei laghi laziali, in particolare di quello di Nemi. L'argomento, singo
larmente trascurato, meriterebbe una ricerca approfondita. Comunque,
La Blanchre sembra ancora una volta nel giusto quando propone di
riconoscere in queste grandiose realizzazioni lo scopo di rgler tout le
rgime des eaux profondes, et dbarrasser de celles-ci les flancs mme
de leur massif34. Anche se probabile che si debba accettare la data
tradizionale, all'inizio del IV secolo, attribuita dalla tradizione antica
all'emissario del lago Albano, certo che l'emissario del lago di Nemi
notevolmente pi antico35 : esso precede la costruzione del santuario di
Diana, il cui sito attuale in precedenza era certamente coperto dalle
acque; anzi probabile che le due opere siano collegate tra loro. I dati
storici permettono di identificare questo momento con la creazione al
nemus Dianae di un santuario federale latino in opposizione a Roma, e
quindi con gli anni finali del VI secolo a.C, tra la battaglia di Aricia e
quella del lago Regillo36. Anche per questa via si giunge cos a conclus
ioni non diverse da quelle del La Blanchre. Ma ancora pi notevole,
in via teorica generale, un'osservazione dell'autore francese gi ripor
tata in precedenza : il carattere di opera collettiva, e al tempo stesso
concepita e imposta da un'autorit centrale, che si deve riconoscere nel
complesso dei cunicoli pontini. Le dimensioni e il carattere di questo ne
suggeriscono la pertinenza a un sistema sociopolitico arcaico, tutto
compreso analogo a quello che caratterizza il Vicino Oriente antico.
Ancora una volta, con l'allusione alla regalit omerica e ai lavori di
urbanizzazione della Roma dei Tarquinii, e in particolare alla cloaca
Maxima, il La Blanchre ha colto un dato essenziale37.
La tradizione romana - annalistica e antiquaria - si diffonde larg
amente sulla grandiosit dell'opera realizzata dai Tarquinii, e sul carat
tere 'tirannico' di essa (ovviamente, soprattutto nel caso di Tarquinio il
34 La Blanchre, op. cit., p. 71-2, nota 1 ; Id., Drainage, p. 218.
35 F. COARELLI, / santuari del Lazio in et repubblicana, Roma, 1987, p. 167-8.
36 Coarelli, op. cit., p. 165-9.
37 Drainage, p. 217.
ROMA,
I VOLSCI E IL LAZIO ANTICO 147
Superbo)38. Non c' motivo di dubitare della storicit di questa tradi
zione, confermata ormai da numerosi dati archeologici, e che corr
isponde assai bene alle caratteristiche di un periodo storico che ci sono
ben note, ad esempio, per la Grecia contemporanea. Colpisce in parti-
colar modo l'insistenza delle fonti sulle connotazioni sociali di questi
lavori, realizzati con prestazioni d'opera obbligatorie, con corves, che
avrebbero coinvolto l'intera plebe romana39. Sarebbe difficile sostenere
che un dettaglio cos caratteristico, cos coerente con una situazione
socioeconomica di tipo arcaico sia stato inventato in un'epoca in cui le
condizioni del lavoro erano radicalmente diverse. interessante che gli
autori antichi insistano tanto sulla durezza del lavoro necessario per
realizzare le complesse opere di drenaggio, di cui la cloaca Maxima
costituiva solo l'esempio pi imponente. Per sfuggire a questo sfibrante
lavoro di scavo sotterraneo molti si sarebbero dati la morte : motivo
topico ricorrente, che risale almeno a Cassio Hemina.
In effetti, si tratta di notizie tutt'altro che inverosimili, se teniamo
nel debito conto le condizioni disumane di lavoro a cui dovevano essere
soggetti i fossores che realizzarono i cunicoli arcaici del Lazio, condizion
i efficacemente descritte dal La Blanchre : Ainsi, rampant, courb,
toujours dans une position incommode, il avanait ouvrant son chemin,
et des enfants derrire lui dblayaient au fur et mesure40.
altres interessante osservare che la realizzazione da parte dei
Tarquinii del sistema di drenaggio e delle altre opere di urbanizzazione
della citt strettamente collegata dagli autori antichi con la contem
poranea colonizzazione della pianura pontina : His laboribus exercita
plebe, quia et urbi multitudinem, ubi usus non esset, oneri rebatur esse
et colonis mittendis occupari latius imperii fines volebat, Signiam Cir-
ceiosque colonos misit, praesidia urbi futura terra marique41.
Sembra dunque ragionevole identificare l'enorme opera di drenagg
io realizzata ai margini della pianura pontina con un'opera connessa
con la colonizzazione arcaica di Roma, databile all'epoca dei Tarquinii,
e nella quale sono riconoscibili tecniche sostanzialmente etrusche; l'esi-
38 L. Clerici, Economia e finanza dei Romani (dalle origini alla fine delle guerre san-
nitiche), Bologna, 1943, p. 425-6; J.-C. Richard, Les origines de la plbe romaine (BEFAR,
232), Roma, 1978, p. 294-5.
39 Liv. I 38, 6; 56, 2; Dion. Hal. Ili 67, 5; IV 44, 1-2; 81, 2; Plin., A/. H. XXXVI 106-8;
Serv. Dan., ad Aen. XII 603 (da Cass. Hemina : fr. 15 Peter).
40 La Blanchre, op. cit., p. 84.
41 Liv. I 56, 3; vir. ili. 8, 3.
148
FILIPPO COARELLI
stenza in tutta l'area, da Velletri a Terracina, di toponimi
'tirrenici'
sembra andare nella stessa direzione. Del resto, la straordinaria ri
cchezza di Satricum in et arcaica, attestata da scavi vecchi e recenti,
sembra confermare in pieno la tradizione antica, che insiste concorde
mente sulla particolare prosperit del territorio pontino, e in particola
re del capoluogo di questo, Suessa Pometia.
curioso che non si sia mai pensato di collegare (almeno per
quanto a mia conoscenza) la perdita del territorio pontino da parte
dei Romani con l'insorgere delle gravi carestie e del profondo malesser
e sociale che caratterizza Roma nei primi decenni del V secolo a.C.42.
Eppure, si tratta di episodi la cui sostanziale storicit ormai evidente
e la cui insorgenza - proprio per la subitaneit del fenomeno - non pu
spiegarsi senza una diretta causa scatenante, che potrebbe riconoscersi
proprio nella perdita, a seguito della calata dei Volsci, di un territorio
agricolo la cui fertilit era proverbiale : perdita che non pu non aver
determinato gravi ripercussioni sul piano alimentare nella Roma
dell'epoca, citt certamente popolosa, e la cui sussistenza doveva dipen
dere in notevole misura dalle forniture dell'agro pontino. Del resto,
proprio verso quest'ultimo che si dirigeranno in un primo momento le
navi frumentarie romane, che saranno per respinte43. La durezza del
la lotta che coinvolse i Romani e i Volsci, insieme ai loro alleati, per pi
di 150 anni si spiega assai meglio, se inserita in un siffatto contesto.
4. Gli scavi realizzati nel secolo scorso hanno dimostrato che Satr
icum esisteva ben prima della conquista volsca : si tratta di un centro
che - come molti altri analoghi del Lazio antico - si sviluppa a partire
dall'et del ferro. Quello che lo caratterizza, semmai, la particolare
prosperit, che si deduce ad esempio dalla stipe del santuario di Mater
Matuta (purtroppo ancora praticamente inedita), la pi ricca del Lazio.
A proposito del santuario, si deve sottolineare la presenza in esso di
una dedica votiva particolarmente antica, che dimostra la presenza di
Etruschi in questa zona in un'epoca che coincide con quella tradizional
e dell'arrivo dei Tarquini a Roma44.
42 Si veda, da ultimo, C. Virlouvet, Famines et meutes Rome des origines de la
Rpublique la mort de Nron, Roma, 1985.
43 Liv. II 34, 4-5; Dion. Hal. VII 2, 1.
44 G. Colonna, in Civilt del Lazio primitivo, Roma, 1976, n. 128, p. 374-5 (vaso datato
al 620-600 a.C, con dedica di un Ceretano).
ROMA,
I VOLSCI E IL LAZIO ANTICO 149
Una chiave a mio avviso risolutiva per la storia della citt ci stata
fornita dalla recente identificazione tra Suessa Pometia e Satricum,
proposta da Stibbe45. Constatiamo infatti che le due citt sembrano
occupare la stessa zona, e rivestire le stesse funzioni, rispettivamente in
due epoche successive. Ora, un fatto che il nome latino certamente
Pometia (che appare infatti in un documento importante, come il passo
di Catone in Prisciano sulla fondazione del lucus Dianius in nemore Ari-
cino)46 : Suessa sembra essere il nome pi antico, aurunco, come abbia
mo visto. Si tratta, come sottolineano pi volte le fonti antiche, di un
centro di grande ricchezza, il pi importante della pianura pontina, che
da esso del resto prende il nome.
In Satricum dobbiamo con tutta probabilit identificare un nome
volsco : lo ritroviamo infatti attribuito a un altro abitato volsco della
valle del Liri (da identificare probabilmente con S. Giovanni Campano),
ricordato da Livio e da Cicerone47. Ora, la citt identificata con Satr
icum, come noto, un centro di grandissima importanza, come hanno
dimostrato gli scavi del secolo scorso e quelli pi recenti della scuola
olandese. Le pi antiche tracce di insediamento risalgono almeno al IX
secolo a.C. e la citt si sviluppa particolarmente nel periodo arcaico48.
Ma essa non pot in origine chiamarsi Satricum, dal momento che que
sto probabilmente il nome volsco, quindi non anteriore al V secolo.
Quale dunque il nome pi antico di essa? La risposta potrebbe esse
re : Suessa in origine (cio il centro aurunco), Pometia in seguito (la
colonia romana). Un caso del tutto analogo ci noto del resto nella
stessa zona, quello di Tarracina-Anxur : un doppio nome, latino e vol
sco rispettivamente, che corrisponde a fasi diverse della storia della cit
t.
Gli scavi di Satricum, ripresi di recente con ottimi risultati, comin
ciano a mettere a nostra disposizione un contesto archeologico di una
certa importanza, che ci permette per la prima volta di conoscere
l'aspetto reale di un insediamento volsco49. Non mia intenzione
45 C. M. Stibbe, Satricum e Pometia : due nomi per la stessa citt, in Meded. Rome, n.s.
12 (47), 1988, p. 7-16.
46 Caio, orig., fr. 58 Peter.
47 Liv. IX 12, 5; 16; XXVI 33, 10; Cic, Q.fr. Ili 1, 4.
48 Civilt del Lazio primitivo, op. cit., p. 323-346 e bibl. cit. sotto, a nota 49.
49 Vecchi scavi : A. Della Seta, Museo di Villa Giulia, Roma, 1918, p. 233-320; Civilt
del Lazio primitivo, op. cit., p. 323-46. Sui nuovi scavi, oltre alle relazioni preliminari in
Archeologia laziale, cfr. Aa.Vv., Lapis Satricanus, 's- Gravenhage, 1980; J. De Waele, / tem
pli della Mater Matuta a Satricum, in Meded. Rome, 43, 1981, p. 7-68; R. R. Knoop, Antefi-
150
FILIPPO COARELLI
esporre qui i risultati di questi scavi, presentati per ora solo in alcune
relazioni preliminari molto sommarie. Alcuni fatti sembrano per fin
d'ora sufficientemente chiari, e vanno qui ricordati.
1) In primo luogo, la storia del tempio di Mater Matuta. Qui sono
da considerare soprattutto le due fasi monumentali, rispettivamente
della met del VI secolo e dei primi anni del V : notevole che la secon
da presenti un orientamento diverso dalla prima, che si ripete anche in
una serie di edifici circostanti, certamente da identificare con grandi
abitazioni aristocratiche 50. In altri termini, tutta l'acropoli di Satricum
sembra ricostruita nei primi anni del V secolo (data del secondo tem
pio) con una pianta interamente rinnovata, dopo un grave incendio, nel
quale sarebbe difficile non identificare uno degli episodi di radicale
distruzione della citt ricordati delle fonti letterarie. Sostanzialmente,
sembrano qui entrare in gioco solo tre possibilit : la distruzione di
Pometia dovuta a Spurio Cassio, del 503 51; quella di Servilio, subito
dopo la battaglia del Lago Regillo, del 495 (data canonica)52; oppure,
pi semplicemente, un episodio di assedio collegato con l'invasione vol-
sca. Quello che mi induce a preferire quest'ultima soluzione il fatto
che l'ormai celebre iscrizione di Publio Valerio sia stata utilizzata come
materiale da costruzione nella crepidine del secondo tempio53. Sembrer
ebbe infatti trattarsi della distruzione volontaria di un monumento,
che tra l'altro era di pochissimi anni pi antico : fatto difficilmente
spiegabile, se i ricostruttori del tempio erano Romani Latini. Non ha
alcun valore l'obiezione che stata fatta contro una tale soluzione, cio
la pretesa rozzezza culturale dei Volsci, considerati incapaci di realiz
zare un tale monumento54 : la stessa pianta del tempio, un periptero di
chiara ispirazione ellenizzante, rimanda all'intervento di maestranze
esterne, forse campane, che avranno lavorato per committenti volsci55.
xae Satricanae, Assen, 1987; M. Maaskant-Kleibrink, Settlement Excavations at Borgo Le
Ferriere 'Satricum'. The campaigns 1979, 1980, 1981, Groningen, 1987.
50 Case e palazzi d'Etruria, Milano, 1985, p. 178-185.
51 Liv. II 16, 8.
52 Liv. II 25, 5; Dion. Hal. VI 29, 5.
53 Lapis Satricanus, op. cit., p. 104, Maaskant-Kleibrink, op. cit., p. 15-16.
54 C. M. Stibbe, in Archeol. laziale, 4, Roma, 1981, p. 307.
55 Sui templi del V secolo, cf r. G. Colonna, / templi del Lazio fino al V secolo compres
o, in Archeol. laziale, , 1984, p. 396-411.
ROMA,
I VOLSCI E IL LAZIO ANTICO 151
Un caso analogo quello del santuario minturnese di Marica, realizzato
per gli Aurunci da maestranze probabilmente campane.56.
Un altro dato molto interessante emerso dalle ultime campagne di
scavo la presenza di tombe entro l'area dell'acropoli57. Si tratta di un
chiaro esempio di destrutturazione della citt ad opera dei nuovi abita
tori di stirpe italica, il cui livello di sviluppo non era tale da permettere
l'uso di strutture urbane. possibile che l'area dell'acropoli sia stata
allora riservata a pochi nuclei familiari particolarmente eminenti, che
avranno utilizzato le grandi dimore pi antiche, forse rinnovate per
l'occasione, e seppellito i loro morti nell'area circostante. Sono questi
fatti del tutto prevedibili e naturali, che non giustificano in alcun modo
il dubbio avanzato dagli scavatori sull'identificazione della citt con
Satricum58 (attestata senza possibilit di dubbio, tra l'altro, dall'iscr
izione di et tardo-repubblicana con una dedica a Mater Matuta)59.
Ritornando per un momento alla ormai celebre iscrizione di Publio
Valerio, difficile sfuggire alla tentazione di identificare nel personagg
io P. Valerio Poplicola, anche a rischio di incappare nei fulmini
dell'ipercritica. A questo proposito, si devono avanzare almeno tre ordi
ni di considerazioni.
In primo luogo, la tradizione che riporta l'intervento di Valerio
Poplicola nella zona a sud di Roma durante il suo secondo consolato
del 508 a.C, quando egli avrebbe fondato la colonia di Signia60. La
creazione di colonie latine arcaiche a Cora e Pometia potrebbe ascrivers
i alla stessa occasione.
In secondo luogo, da ricordare la strana leggenda, riportata dal
solo Plinio il Vecchio, che collega una Valeria con Pometia al momento
di una delle distruzioni della citt61. A questo proposito, si deve citare
la Valeria, sorella di Poplicola, che appare nella leggenda di Coriola
no62 : lei a far costruire il tempio di Fortuna Muliebris sulla via Lati
na, nel punto stesso dove sarebbe avvenuto l'incontro tra Coriolano e la
madre. L'intervento di una Valeria in questo contesto costituisce un ele-
56 P. Mingazzini, // santuario della dea Manca alle foci del Garigliano, in MAL, 37,
1938, cc. 684-983.
57 Cfr. Maaskant-Kleibrink, op. cit., a nota 49.
58 Ibid., p. 13.
59 CIL P 1552.
60 Plut., Popi. 16; cfr. Dion. Hal. VI 43, 1; 44, 2.
61 Plin., . H. VII 68-9.
62 Dion. Hal. Vili 39, 2; 55, 4.
152 FILIPPO COARELLI
mento di disturbo nella narrazione, nella quale non pu integrarsi in
alcun modo. Ci rende ancora pi interessante la notizia, che era chia
ramente ineliminabile, perch attestata da una fonte sicura : ci fa pen
sare a una tradizione autonoma, connessa con lo stesso atto di fonda
zione del tempio, e quindi particolarmente fededegna. Sembra molto
probabile, in altri termini, che l'edificio fosse realmente dovuto a una
Valeria e fosse stato realizzato in relazione a una guerra contro i Vol-
sci. Anche in questo caso sembra possibile di riscontrare un rapporto
privilegiato della gens Valeria con l'area pontina.
In terzo luogo, impressionante la regolarit con cui ritroviamo
dei Valeri al comando di eserciti inviati contro i Volsci nel corso del V
e del IV secolo a.C.63. Potremmo pensare a una sorta di specializzazio
ne funzionale, analoga a quella dei Fabii nei confronti degli Etruschi e
di Veio. possibile cio che i praedia originari della gens Valeria fosse
ro al limite meridionale deli'ager Romanus, in direzione dell'area ponti
na. L'iscrizione di Satricum, con l'allusione ai sodales di Valerio, rivela
l'esistenza, alla fine del VI secolo, di un corpo armato gentilizio analo
go a quello che ci noto per i Fabii nel corso del V secolo a.C.
In sintesi, sembrerebbe di poter ricostruire con notevole verosimi
glianza la presenza nella valle pontina di una colonizzazione arcaica
romana, che sembra articolarsi in due fasi, una di et regia (met del
VI secolo) e una dei primi anni della repubblica, quest'ultima probabil
mente da collegare con l'attivit dei Valerli, come si ricava dalle fonti
letterarie, e ora della straordinaria iscrizione di Satricum. Dobbiamo a
questo punto esaminare brevemente i dati che sembrano confermare
una tale ipotesi.
Il pi importante di questi il primo trattato romano-cartaginese,
che anch'io non esiterei a collocare nella data tradizionale, all'inizio
della repubblica64. La situazione che esso descrive infatti non pu esse
re successiva : n del V secolo, n della prima met del IV. Quello che
colpisce nell'indicazione sullo stato delle citt costiere del Lazio meri
dionale, da Ardea a Terracina (contrariamente a quanto si pensa, Lavi-
nio non nominata)65 la loro dipendenza esclusiva da Roma : non si
63 Liv. IV 53, 2 ss.; 59, 2; V 12, 1 ; VI 32; VII 27-8; Diod. XV 61, 1.
64 Polyb. Ili 22, 1. Sintesi recenti sul problema : A. Toynbee, Hannibal's Legacy, I,
Londra, 1965, p. 519-55; J. Heurgon, Rome et la Mditerrane occidentale jusqu'aux guer
res puniques, Parigi, 1969-80, p. 386-395; . . Petzold, in ANRW, I, 1972, p. 364-411.
65 Gli Arentinoi citati nel testo sono localizzati sulla costa tra Anzio e Circei : non
possibile quindi corregere in Laurentinoi.
ROMA,
I VOLSCI E IL LAZIO ANTICO 153
tratta affatto di Latini, e neppure di alleati dei Romani, che pure sono
menzionati in precedenza. Si dice : i Cartaginesi non faranno torto agli
Ardeati, agli Anziati, agli Arentinoi, agli abitanti di Circei e di Terracina,
n ad alcun altro dei Latini che sono soggetti a Roma. Torneremo fra
poco su questo punto. Ma dobbiamo in primo luogo ricordare che una
situazione analoga si trova in Scilace66 (e anche in un noto passo di
Esiodo)67, dove si afferma che i Latini occupavano la costa fino al Cir-
ceo. Quella rivelata dal primo trattato romano-cartaginese insomma
la situazione posteriore alla colonizzazione arcaica - che la tradizione
attribuiva a Tarquinio il Superbo - ed anteriore alla calata dei Volsci :
diciamo la situazione della seconda met del VI secolo, confermata tra
l'altro dalla presenza nel Lazio meridionale di nomi di citt chiarament
e etruschi, nomi gi notati da tempo : da Tusculum a Velitrae a Tarra-
cina.
I pochi dati archeologici di cui disponiamo confermano nel comp
lesso la tradizione : ricordo qui solo la presenza di terrecotte architet
toniche (in particolare antefisse), che sembrano di produzione romana,
a Circei e a Norba68, e la duplice cinta di Segni, attribuibile al pieno VI
e agli inizi del V secolo a.C, in perfetta coincidenza con i dati delle
fonti che ricordano una doppia colonizzazione, di Tarquinio Prisco e
dell'inizio della repubblica (che la storiografia moderna spiega, in
modo meccanico, come una reduplicazione)69. Cos pure la duplice cin
ta di Norba, la pi antica delle quali, che include un'area assai pi
ristretta, va datata, per vari motivi che qui non possibile precisare,
nel V secolo a.C. :70 ancora una volta, in perfetta coincidenza con la
cronologia della colonia, attribuita dalle fonti letterarie all'inizio del V
secolo71.
La presenza di colonie latine nella pianura pontina va spiegata, a
mio avviso, non con l'intervento della lega Latina in quanto tale, ma in
rapporto diretto con Roma, che dovette avere in quest'area una zona
66 Ps. Scylax 5. Sulla data si veda ora A. Peretti, in Si. Class. Orient., 10, 1961, p. 5-
34; Id., ibid. 12, 1963, p. 16-80.
67 Hesiod., Theog. 1013 ss.
68 Norba: NS 1901, p. 547, fig. 28. Circei: Enea nel Lazio, Roma, 1981, p. 72, A 121
(R. Righi).
69 F. CoARELLi, Lazio (Guide archeologiche Laterza), Roma-Bari, 1984, p. 175-7. Liv. I
56, 3; II 21, 7; Dion. Hal. V 20.
70 Coarelli, Lazio, op. cit., p. 267.
71 Liv. II 34, 6.
154
FILIPPO COARELLI
privilegiata di espansione. Ci risulta con chiarezza dal testo del primo
trattato romano-cartaginese, e forse anche da altri indizi, che qui menz
ioner brevemente. Si tratta in particolare della narrazione leggendar
ia della conquista di Coriolano72, nella quale si deve riconoscere, a
mio avviso, la trasposizione mitica della reale conquista dei Volsci : la
narrazione annalistica sintetizza in rapidissimo scorcio una serie di
eventi che dovettero occupare un periodo di tempo assai pi lungo.
Ora, nella narrazione di Dionigi73, che come sempre la pi ampia (ma
anche in quella di Livio, se si accetta un emendamento del Niebuhr,
che a mio avviso si impone)74 la spedizione di Coriolano divisa in due
episodi, che hanno per teatro geografico due zone diverse.
In Dionigi si afferma che le forze dei Volsci si divisero in due part
i : la prima di queste invase il territorio latino, l'altra il territorio roman
o. In sequito appare chiaro che il territorio latino quello disposto
pi meno lungo il percorso della futura via Latina (forse questa
anche la spiegazione del nome della via), da Tolerium a Boia a Labici a
Pedum (di cui si specifica esplicitamente che si tratta di colonie degli
Albani), poi a Corbio. Il territorio romano invece corrisponde a Longu-
la, Polusca, probabilmente Setia, Satricum, Muglila, Corioli. evidente,
mi sembra, che tutto ci deve essere messo in rapporto con la reale
duplicit degli insediamenti volsci, nella valle del Sacco-Liri e nella pia
nura pontina (con le due capitali rispettivamente di Ecetra e di Pri-
vernum); ma appare anche chiara la conferma di quanto ci era sem
brato di poter cogliere in precedenza : la prima di queste aree, cio la
valle del Sacco-Liri, in qualche modo considerata area di espansione
dei Latini, la pianura pontina invece area di espansione dei Romani.
Anche da questo punto di vista mi sembra che emerga una certa parit
tra le due parti contraenti della lega Latina, ma allo stesso tempo la
prevalenza di Roma, che da sola equivale, economicamente, demografi
camente e militarmente, all'insieme delle citt latine. Nel complesso,
riconosciamo ancora una volta la situazione di dominio di Roma sui
Latini, che le fonti letterarie attribuiscono all'et dei Tarquinii.
Filippo COARELLI
72 Plut., Coriol. 28, 3-5; 29, 1-2; 31, 4; Liv. II 39, 1-5; Dion. Hal. Vili 36.
73 Dion. Hal. VIII 36.
74 Liv. II 39, 4 (cfr. Class. Quart., 4, 1910, p. 274).