Sei sulla pagina 1di 28

Filippo Coarelli

Architettura sacra e architettura privata nella tarda repubblica


In: Architecture et socit. De l'archasme grec la fin de la Rpublique. Actes du Colloque international organis
par le Centre national de la recherche scientifique et l'cole franaise de Rome (Rome 2-4 dcembre 1980). Rome :
cole Franaise de Rome, 1983. pp. 191-217. (Publications de l'cole franaise de Rome, 66)
Riassunto
L'utilizzazione di modelli ricavati dall'architettura templare nelle dimore private della nobilitas tardo-repubblicana (quali si possono
ricostruire sulla base delle fonti letterarie dei resti archeologici: villa di Lucullo e di Cesare sul collis Hortulorum, villa di Varrone
a Casinum) viene spiegata attraverso la privatizzazione del fatto religioso, trasferito a livello di carisma individuale, e utilizzato
come mezzo di affermazione sociale e politica.
Citer ce document / Cite this document :
Coarelli Filippo. Architettura sacra e architettura privata nella tarda repubblica . In: Architecture et socit. De l'archasme grec
la fin de la Rpublique. Actes du Colloque international organis par le Centre national de la recherche scientifique et l'cole
franaise de Rome (Rome 2-4 dcembre 1980). Rome : cole Franaise de Rome, 1983. pp. 191-217. (Publications de l'cole
franaise de Rome, 66)
http://www.persee.fr/web/ouvrages/home/prescript/article/efr_0000-0000_1983_act_66_1_3204
FILIPPO
COARELLI
ARCHITETTURA SACRA E ARCHITETTURA PRIVATA
NELLA TARDA REPUBBLICA
Premessa
Non si tratta, come potrebbe apparire dal titolo, della giustapposi
zione di due diversi argomenti. Si vorrebbe soprattutto illustrare l'inc
idenza dell'architettura sacra sull'architettura privata della nobilitas re
pubblicana, nel momento in cui dal seno di questa vanno emergendo
alcune personalit che utilizzano a fini politici e di propaganda perso
nale le arti figurative e l'architettura. Il fenomeno noto e abbastanza
studiato nell'ambito dell'architettura pubblica; meno in quello dell'ar
chitettura privata. Va subito sottolineato che nella casa (o nella villa)
privata sarebbe pi giusto distinguere un settore pubblico da uno pi
strettamente privato. nota la divisione tra parte pubblica e parte
privata nella casa di Augusto sul Palatino. Ma l'esistenza di un settore
di rappresentanza distinto da quello di abitazione all'interno delle
grandi case nobiliari in Italia non certo una novit del periodo imper
iale: ne troviamo la teorizzazione in Vitruvio1, che si riferisce certa
mente a un momento storico preaugusteo. Recentemente, il Lauter2 ha
sottolineato la funzione del doppio atrio in alcune tra le pi importanti
case pompeiane, proprio come manifestazione visibile di questa duplice
funzione della casa nobiliare. La disposizione della pi importante tra
le abitazioni dell'aristocrazia pompeiana, la Casa del Fauno, caratteris
tica: il settore privato, corrispondente all'atrio tetrastilo e alla parte
orientale della casa, caratterizzato da una serie di ambienti non grand
i, destinati ad abitazione e ai servizi. La parte occidentale, corrispon-
1 Vitr. VI 5, 1-2.
2 H. Lauter, Zur Siedlungsstruktur Pompejis in samnitischer Zeit, in Neue Forschungen
in Pompeji, Recklighausen, 1975, p. 147-152.
192 FILIPPO COARELLI
dente all'atrio tuscanico, costituita da pochi, grandiosi ambienti, nei
quali concentrata la famosa serie di mosaici. Si tratta evidentemente
del settore di rappresentanza di una casa, che stata giustamente con
frontata con i palazzi dei re ellenistici. La presenza del grande mosaico
con la battaglia di Alessandro nell'esedra principale del primo peristilio
conferma e precisa questa impressione: se conoscessimo i proprietari,
comprenderemmo il perch di questa rappresentazione eccezionale,
per la quale si deve escludere una funzione puramente decorativa.
Potremmo avanzare l'ipotesi che la parte pubblica delle case priva
te dell'aristocrazia tardo-repubblicana costituisse in un certo modo un
prolungamento ideale dell'architettura pubblica di rappresentanza, do
vuta per lo pi alle cure della stessa aristocrazia3. In questi settori della
casa si svolgeva infatti una parte notevole dell'attivit politica in una
fase della storia repubblicana in cui le istituzioni erano ormai private
di gran parte del loro potere, che si era trasferito nelle mani di pochi,
potentissimi personaggi (uno spoglio sistematico delle fonti letterarie
tardo-repubblicane, e in particolare del corpus ciceroniano sarebbe ne
cessario per meglio comprendere questo fenomeno, che rivestiva di
nuove forme, ma trasformava anche in profondit, la vecchia istituzio
ne romana della clientela)4.
1. Vale la pena di riprendre in esame la vexata quaestio della
cronologia dei santuari tardo-repubblicani, e in particolare di quelli del
Lazio. L'aspetto cronologico, sul quale si molto discusso, non secon
dario, ma ricopre questioni di fondo, come quella del rapporto tra
architettura ellenistica e italico-romana, quella della rottura della
continuit tra la fase medio-repubblicana e quella tardo-repubblicana.
Il dogma della datazione sillana di tutti i santuari repubblicani del
Lazio ormai caduto (tranne che per pochi nostalgici di retroguardia,
3Vitr. VI 5, 2: nobilibus vero, qui honores magistratusque gerundo praestare
debent officia civibus, faciunda sunt vestibula regalia alta, atria et peristyla amplissima,
silvae ambulationesque laxiores ad decorem maiestatis perfectae; praeterea bybliothecas,
pinacothecas, basilicas non dissimili modo quam publicorum operum magnificentia ha-
beant comparatas, quod in domibus eorum saepius et publica consilia et privata iudicia
arbitraque conficiuntur. Passo da confrontare, ad es., con Q. Cicer., Comm. Pet. 9, 35, e
con Ascon., in Milon. 28, p. 32 Clark.
4 N. Rouland, Pouvoir politique et dpendance personnelle dans l'antiquit romaine
(Coll. Latomus, 166), Bruxelles, 1979, p. 266-268, 483-485, 515-517.
ARCHITETTURA SACRA E ARCHITETTURA PRIVATA NELLA TARDA REPUBBLICA 193
che potremo trascurare). L'elemento decisivo stata la datazione su
base epigrafica (dovuta al Degrassi) del santuario di Praeneste. Cono
sciamo ora un nuovo esempio di santuario monumentale di II secolo,
quello di Esculapio a Fregellae5. Gli scavi (1978-82) hanno mostrato che
si tratta di un edificio monumentale, costruito su una collina all'esterno
della citt, ma di fronte ad essa, probabilmente in corrispondenza di
una delle porte. probabile (ma ancora da verificare) la presenza di
terrazzamenti artificiali. stata rivelata da ultimo l'esistenza di due
porticati dorici, disposti ai lati del tempio (purtroppo questo quasi
distrutto). Lo schema va ricostruito come un tempio inquadrato da un
portico a U, del tipo del santuario di rcole a Tivoli; tuttavia, il tipo dei
portici, a colonnato e fregio dorico e copertura lignea, integralmente
ellenistico. La datazione si pu fissare con notevole precisione: il termi
nus ante quem costituito dalla data di distruzione di Fregelle (il 125
a. C); d'altra parte il tipo delle terrecotte architettoniche (restano
frammenti di frontone, del tipo di quelli di Roma e di Luni) e le iscri
zioni permettono di fissare la cronologia nel secondo quarto del II
secolo. Si tratta quindi del pi antico santuario di questo genere noto in
Italia centrale. possibile, considerate le divinit che vi erano venerate,
Esculapio e Igea (nella forma romana di Salus), che il modello architet
tonico vada riconosciuto nel santuario di Cos.
Oltre ai modelli, gi pi volte segnalati dagli studiosi, di Cos e di
Lindos, opportuno ricordarne un altro probabile, che in genere si tra
scura: il santuario della Dea Syria a Delo (fig. l)6. Si tratta di un comp
lesso costruito in due fasi, la cronologia delle quali notevolmente
precisa, in base ad iscrizioni. La prima di esse (forse della met del II
secolo a. C.)7 costituita da un cortile, sul quale si aprono alcune capp
elle. Successivamente all'inserimento tra i culti pubblici di Delo, a
nord del primo complesso ne fu creato un secondo (dopo il 118-7). Le
varie costruzioni furono realizzate a spese dei fedeli tra il 112 e il 104
a. C. interessante notare che tra i donatori vi erano numerosi Italici e
Siriaci, nei quali per vari motivi, che qui non possible ripetere si
5 Nicoletta Pagliardi, Archeologia laziale 4, Roma, 1981, p. 95-96.
6 E. Will, Le sanctuaire syrien de Dlos, in Annal. Arch, de Syrie, 1, 1951, p. 59-79; Ph.
Bruneau, J. Ducat, Guide de Dlos, Parigi 1965, p. 142-144.
7 G. Siebert, Sur l'histoire du sanctuaire des dieux syriens Dlos, in BCH, 92, 1968,
p. 359-374.
194 FILIPPO COARELLI
Fig. 1 - Delo. Tempio della Dea Syria, pianta (da E. Will).
debbono probabilmente riconoscere mercanti di schiavi8. L'edificio, do
vuto certamente a un architetto greco (greco tra l'altro il tipo del tea
tro) ci ricorda le piante familiari dei santuari laziali. Si tratta di un
complesso costruito su vari terrazzamenti artificiali, con una prima ter
razza allungata (lunga circa 120 m), munita a ovest di un lungo portico,
sul quale si apre un'esedra. Sul lato est si affaccia una cavea teatrale,
che stabilisce, a mo' di gradinata, il collegamento con la terrazza super
iore, chiusa da un triportico (largo circa m 61: la terrazza della corti
na a Preneste di circa 80 m), concluso in alto da due sacelli. Si tratta
dunque di un complesso teatro-portici-tempio assai vicino ai santuari
laziali. Si noter, tra l'altro, che esso perfettamente assiale: una linea
8 M. Cocco, in PP 25, 1970, p. 446-449; contra, Ph. Bruneau, Deliaca, in BCH, 99, 1975,
p. 273-275. Chi scrive ha in preparazione un lavoro sull'argomento.
ARCHITETTURA SACRA E ARCHITETTURA PRIVATA NELLA TARDA REPUBBLICA 195
tracciata da est a ovest taglierebbe in due parti uguali l'esedra occident
ale, il portico occidentale (lasciando esattamente 14 colonne per part
e), il teatro e il triportico (con 8 colonne per parte). L'assialit sottol
ineata dal fatto che il suolo del portico occidentale coperto da un pavi
mento in mosaico solo nel tratto centrale, in corrispondenza dell'ese
dra. Nel piazzale antistante al teatro, in asse con questo, era disposto il
basamento destinato a sostenere il trono dell'immagine di culto. Se i
sacelli in summa cavea (altra caratteristica italica) sono asimmetrici,
ci dovuto certamente a necessit di culto: lo dimostra la simile solu
zione nel santuario pi antico. Comunque, il complesso costituito dai
due sacelli, considerato unitariamente, perfettamente assiale rispetto
alla cavea.
Un'altra differenza rispetto ai santuari laziali l'assenza di un
accesso centrale, che sostituito da due scalinate laterali. Anche questo
fatto per certamente dovuto a necessit del culto, che richiedeva un
rigoroso isolamento della parte centrale del santuario.
L'edificio, in complesso, perfettamente analogo ai santuari italici,
e pi meno contemporaneo a quello di Praeneste. Esso, insieme
all'Asklepieion di Messene9, contribuisce a confermare il carattere tar-
do-ellenistico di queste strutture architettoniche, e a sfatare un altro
mito: quello dell'assialit come caratteristica esclusivamente italica. Si
tratta, mi sembra, di un fenomeno definibile come tardo-ellenistico, che
trover in Italia applicazioni particolarmente significative (per motivi
storico-sociali, economici e ideologici del tutto ovvii). Si conferma an
che la funzione di Delo come tramite culturale (oltre che economico)
tra il mondo ellenistico e l'Italia.
Qualche dato nuovo si pu citare anche nel caso del santuario di
rcole Vincitore a Tivoli. La datazione piuttosto tarda proposta dubita
tivamente dal Giuliani (estesa addirittura fino al periodo protoaugu-
steo) non sostenibile 10. Il frammento di cornice marmorea, che costi
tuisce il principale argomento per questa datazione, a giudicare dal
tipo delle mensole va datato ancora nella prima met del I secolo a. C,
ed probabilmente di marmo greco. Anche la tecnica edilizia, un opus
incertum ancora abbastanza irregolare, rende improponibile una data-
9 Asklepieion di Messene : A. K. Orlandos, in Neue Forschungen in griechischen Hei
ligtmern, Tbingen, 1976, p. 9-38.
10 C. F. Giuliani, Tibur, pars prima, Forma Italiae I 7, Roma, 1970, p. 164-201. La data
zione a p. 200.
196
FILIPPO COARELLI
zione postsillana (il reticolato, sia pure irregolare, gi correntemente
utilizzato a Tivoli in et cesariana)11.
In realt, esiste almeno un dato che permette di fissare con suffi
ciente precizione la data di costruzione del santuario, e di nuovo si trat
ta di un dato epigrafico. Ci sono pervenute due iscrizioni sicuramente
connesse con la costruzione del santuario. La prima, di cui conosciamo
due esemplari, la seguente: L. Octavius L. f. Vitulus / C. Rustius C. f.
Flavos iter(um) / (quattuor)vir(i) d(e) s(enatus) s(ententia) / viam inte-
gendam curaverunt]2. Da questa iscrizione deduciamo che i lavori sono
certamente posteriori alla guerra sociale, dal momento che i magistrati
sono quattuorviri del municipio. D'altra parte, anche evidente che la
creazione della via tecta, che serviva a permettere il passaggio della via
Tiburtina al di sotto del santuario, enormemente ampliato in quella
occasione, fu uno dei primi lavori eseguiti : su di essa infatti dovevano
poggiare le nuove strutture. Anche se non si pu escludere del tutto che
alcuni lavori siano stati iniziati prima della guerra sociale, certo che
gran parte di essi posteriore all'89. Questo il terminus post quern. Il
terminus ante quern ci fornito da un'altra iscrizione, non scoperta nel
santuario, ma che certamente gli appartiene : C. Luttius L. f. Aulian(us)
/ Q. Plausurnius Cf. Varus / L. Ventilius L. f. Bassus / C. Octavius C. F.
Graechin(us) / (quattuor)vir(i) / porticus p(edum) CCLX et exsedram et
pronaon / et porticus pone scaenam long(am) p(edes) CXL / s(enatus)
c(onsulto) f(aciunda) c(uraverunt)13. L'iscrizione mostra che si stavano
costruendo le sovrastrutture del tempio (pronaon), i portici retrostanti e
quelli pone scaenam del teatro. I lavori quindi erano ormai alla fine.
Sarebbe perci particolarmente importante datare questa iscrizione. La
perdita di questa particolamente grave, perch non abbiamo la possi
bilit di riconoscerne l'aspetto paleografico. Sappiamo tuttavia che essa
era incisa su travertino, ma soprattutto che i punti divisori erano grand
i e quadrati. Questo basterebbe gi ad escludere una data in et imper
iale, anche agli ultimi anni del periodo repubblicano. Questa caratte
ristica comincia ad apparire in iscrizioni databili intorno al 170, e
scompare del tutto verso l'et sillana. Se consideriamo inoltre forme di
ortografia arcaica, come exsedram, dovremo convenire che ben difficil-
11 Si vedano gli esempi citati nello stesso volume cit. alla nota prec. : ad es., n. 4,
p. 62-67; . 47, p. 80-82; . 50, p. 82-87, ecc.
12 CIL I2 1117-1118 = XIV 3667 - ILS 5388 - ILLRP 679 = /./. IV 1, 21.
13 CIL V 1492 = XIV 3664 = ILS 5546 = ILLRP 680 = /./. IV 1, 19.
ARCHITETTURA SACRA E ARCHITETTURA PRIVATA NELLA TARDA REPUBBLICA 197
mente l'iscrizione potr esser datata pi gi degli anni 80-70. Un altro
dato per assai pi importante per definire la cronologia. L'ultimo
dei quattuorviri (quindi probabilmente un edile, certamente ancora
abbastanza giovane), M. Octavius Graechinus, noto alla tradizione le
tteraria antica (conosciamo inoltre a Tivoli un'altra iscrizione con la
menzione dello stesso personaggio, definito tr(ibunus) mil(itum)YA. Lo
stesso gentilizio e lo stesso cognome caratterizzano infatti uno dei luo
gotenenti di Sertorio in Spagna (segnalato tra il 76 e il 72) 15. Recente
mente, M. Cbeillac ha identificato i due personaggi16. Se C. Octavius
Graechinus era con Sertorio negli anni 70, possiamo tranquillamente
escludere che fosse magistrato a Tivoli dopo 80 : egli infatti sar stato
certamente compreso tra i proscritti, e anche se salv la vita in Spagna,
certamente non avr potuto in seguito percorrere una regolare carrier
a. Comunque, l'aspetto dell'iscrizione sembra escludere l'et cesaria-
na, e quindi anche la possibilit che si tratti di un discendente del luo
gotenente di Sertorio, che abbia potuto approfittare della legge di Cesa
re che restituiva i diritti politici ai figli dei proscritti17.
Resta quindi stabilito che C. Octavius Graechinus fu quattuorviro a
Tivoli in una data compresa tra 89 e 80. Dal momento che l'iscrizione
pi antica, relativa alla via tecta, anch'essa posteriore all'89, ne risul
ta che i lavori del tempio di rcole si svolsero in gran parte in un perio
do abbastanza ridotto di tempo (89-80 a. C), anche se le rifiniture pote
rono occupare gli anni immediatamente successivi. La data del santuar
io di Tivoli dunque sensibilmente posteriore a quella di Praeneste
(coma appare evidente dal grado di sviluppo delle forme architettoni
che, che accomunano il tempio di Tivoli al Tabularium : sistematico uso
dell'arco inquadrato dall'ordine a pilastri; volte a padiglione, ecc).
2. Il significato economico e ideologico dell'imponente febbre
edilizia che port in pochi decenni alla ricostruzione in forme monum
entali dei pi importanti santuari dell'Italia centrale andrebbe inda-
"CIL XIV 3629 - /./. IV 1, 161.
15 Frontin., Strateg. II 5, 31; Plut., Sert. 26, 2.
16 M. Cbeillac, in Ktema 3, 1978, tabella a p. 234-235.
17 Possiamo supporre che egli abbia raggiunto Sertorio insieme a Perperna, nell'80 :
questa data costituisce quindi il terminus ante quetn per la sua magistratura tiburtina. Si
deve ricordare l'urna cineraria di et giulio-claudia trovata a Roma, con il nome di un C.
Octavius Graecinus, morto a 15 anni {CIL VI 23277) : si tratta di un probabile discendente
del partigiano di Sertorio.
198 FILIPPO COARELLI
gato meglio di quanto non si sia fatto finora. In questa sede non si pu
certo supplire alle manchevolezze di decenni di ricerca scientifica. Si
pu solo proporre una schematica ipotesi di lavoro, che enuncerei nel
modo seguente : questo imponente fenomeno, per i tempi e i modi in
cui si realizza, costituisce una sorta di autoaffermazione delle classi
dirigenti italiche, che rivalutano le loro tradizioni religiose e municipali
in funzione, se non esplicitamente antiromana, almeno implicitamente
polemica nei confronti di Roma. In altre parole, si tratta di uno degli
elementi di quel particolare contesto economico, politico e sociale che,
in ultima analisi, alle radici della guerra sociale. Non a caso, il fen
omeno si esaurir rapidamente nel corso della prima met del I seco
lo a. C.
necessario per citare almeno un'eccezione : il santuario di Giu
none Sospita a Lanuvio. Non a caso, si tratta di un centro che aveva
ricevuto la cittadinanza romana gi dal 338 a. C. E infatti, la ricostru
zione di questo edificio ha probabilmente una spiegazione diversa
rispetto agli altri santuari del Lazio. Essa si pu datare negli anni comp
resi tra il 66 e il 62 a. C, ed quasi certamente opera di L. Licinio
Murena, console nel 62, e primo cittadino di Lanuvio a raggiungere il
consolato. Non possibile discutere minutamente i dati che mi hanno
portato a questa conclusione18. Qui interessa soprattutto sottolineare il
fatto che la divinit di Lanuvio sembra trasformarsi in una sorta di dea
personale, allo stesso modo delle varie Veneri Vincitrici e Genitrici che,
nell'et tra Siila e Cesare, si inserirono nella religione di stato romana,
e per le quali stato possibile parlare di una vera e propria teologia
della vittoria. Ne una prova, tra l'altro, il gruppo di statue equestri
(quasi certamente una replica del gruppo lisippeo degli eteri di Alessan
dro morti al Granico) che era collocato davanti al tempio della dea, e
che ricordava uno scontro che aveva opposto l'esercito di Lucullo e di
Murena a quello di Mitridate presso il Granico. Vimitatio Alexandri
costituisce in questo caso una chiara polemica con Pompeo, la cui pro
paganda, come noto, aveva accentuato i motivi di affinit con il
Macedone. Nel complesso, si tratta di un importante esempio della ten
denza, via via pi accentuata nel corso della tarda Repubblica, ad
espropriare culti, anche di grande rilevanza pubblica, a fini di potere
18 F. Coarelli, in L'art dcoratif Rome la fin de la Rpublique, Roma, 1981, p. 229-
281.
ARCHITETTURA SACRA E ARCHITETTURA PRIVATA NELLA TARDA REPUBBLICA 199
personale 19. Il santuario di Lanuvio si colloca dunque in un punto cent
rale, per quanto interessa il nostro assunto : al punto cio in cui
l'emergere di personalit carismatiche, legato alla crisi dello stato
repubblicano e al formarsi di un nuovo potere, basato essenzialmente
sugli eserciti semi-professionali, rende necessarie profonde trasformaz
ioni anche sul piano dell'ideologia religiosa. Queste si manifestano sia
con l'importazione massiccia delle religioni orientali, soteriologiche,
in Roma, sia nel contemporaneo emergere del modello superindividua-
le, carismatico, che canalizzava politicamente le spinte dal basso, nel
senso di una legittimazione del potere personale.
Sul piano che qui interessa, il fenomeno pu coinvolgere culti pubb
lici gi esistenti, che vengono adattati alla nuova funzione ( il caso di
Giove Capitolino per Scipione Africano, e di Giunone Sospita per Muren
a) ; pu crearne di nuovi ( il caso delle varie Veneri Vincitrici) ; oppur
e pu valorizzare culti di origine gentilizia (la Venere Genitrice di
Cesare). In ogni caso, il fenomeno tende a coinvolgere progressivament
e la sfera privata, dal momento che la privatizzazione della politica e
del potere, sempre pi legati a singole personalit, e sempre meno
dipendenti dalle istituzioni tradizionali, tende come ovvio a poli
ticizzare il privato. Particolarmente evidente poi l'aspetto sacrale del
fenomeno, nel senso che la divinit personale emana direttamente dalla
sfera privata del capo carismatico, ed strettamente legata alla sua
casa, divenuta ormai centro funzionale di attivit politiche.
Questa sacralizzazione della casa (della parte pubblica della casa)
ha anche un suo risvolto architettonico : questo spiega il titolo, altr
imenti forse un po' ermetico.
3. Il caso pi noto ed evidente, dal quale possiamo prendere le
mosse, quello della casa di Cesare durante il periodo in cui egli fu
pontifex maximus, e cio dal 63 a. C. alla morte : la cosiddetta domus
publica. Questa venne dotata di un fastigium, di un frontone cio, in
modo da equipararla a un tempio ma anche a una reggia20. In que
sto modo, in un certo senso, si tornava alle origini della Regia (della
quale la domus publica costituiva una parte). stato pi volte sottoli-
19 La migliore trattazione di questi problemi il libro di C. Gallini, Protesta e integra
zione nella Roma antica, Bari, 1970.
20 S. Weinstock, Divus Iulius, Oxford, 1971, p. 278-281 : qui si troveranno le testimo
nianze letterarie in proposito.
200
FILIPPO COARELLI
neato, di recente, che nel mondo orientale, in Etruria e a Roma in et
arcaica il palazzo del re allo stesso tempo la sede principale di certi
culti pubblici (a Roma, Vesta, i Lari, i Penati ecc). Per questo, la Regia
(e le regge di Murlo e di Acquarossa) presentano una decorazione di
terrecotte architettoniche che non si differenzia da quella dei templi
contemporanei21. A questo, che costituiva per l'et repubblicana il caso
estremo (e bisogner attendere i principati di Caligola e di Nerone per
ritornare a un livello cos avanzato) si era arrivati attraverso una serie
di passaggi, la cui origine da fissare gi nel II secolo a. C. Ricordiamo
la casa di Pompeo, eretta nel Campo Marzio, in stretta connessione con
il teatro (e quindi con la sua divinit personale, Venus Victrix, il cui
tempio era in summa cavea, sempre in solo privato)22. Nel complesso
pompeiano, alla statua della divinit faceva fronte quella dello stesso
Pompeo, disposta entro la curia che fronteggiava il teatro23 (il senso
sacralizzante di questo rapporto assiale stato gi sottolineato da P.
Gros a proposito di Cesare e del Tempio di Venere Genitrice : anche nel
Foro di Cesare, del resto, sull'asse del tempio, e quindi del simulacro
della divinit, era la statua equestre e loricata del dittatore che (secon
do una significativa tradizione) non sarebbe stato altro che una statua
di Alessandro alla quale era stata cambiata la testa)24.
Vorremmo per soffermarci su episodi meno noti, e soprattutto
legati a personaggi per i quali di solito non si sospetta un'incidenza
particolare di questi aspetti carismatici : in effetti, proprio questa diffu
sione del modello suscettibile di mostrare fino a che punto nella
societ della tarda repubblica questo fosse divenuto egemone.
4. La villa di Lucullo occupava gran parte del collis Hortulorum
(l'odierno Pincio), e fu probabilmente la prima ad installarsi su questa
collina. Il precedente pi antico la villa di Scipione Africano (poi pas
sata all'Emiliano), sul collis Latiaris, a sud ovest del Quirinale (anche in
questo caso Scipione, significativamente, inaugura l'uso di costruire
21 M. Torelli, Storia degli Etruschi, Roma-Bari 1981, p. 174-181.
22 F. Coarelli, in MEFRA, 89, 1977, p. 816.
23 F. Coarelli, in Rend. Pont. Acc, 44, 1971-2, p. 99-122; R. Etienne, La Curie de Pom
pe et la mort de Csar, in Hommage la mmoire de J. Carcopino, Parigi, 1977, p. 71-79.
24 P. Gros, Trois temples de la Fortune, in MEFR, 79, 1967, p. 503-566; Id., Aurea Tem-
pla, Roma, 1976, p. 124-143.
ARCHITETTURA SACRA E ARCHITETTURA PRIVATA NELLA TARDA REPUBBLICA 201
una villa nell'immediato suburbio di Roma)25. La posizione della villa
di LucuUo indicata con precisione da un passo di Frontino (de aq.
22) : Arcus Virginis initium habent sub hortis Lucullanis. Gi il Gri
mal26 aveva attribuito a Lucullo il grandioso complesso di edifici a ter
razze, esistente fino al '500 entro il convento della Trinit dei Monti (e
del quale ci stato trasmesso il ricordo da un disegno di Pirro Ligorio)
(fig. 2). Recentemente, l'architetto G. Kaster27, pubblicando i resti sco-
fjur. ,-:. ** <-* - -* ft
Fig. 2 -
Edificio del co//(5 Hortulorum in un disegno di Pirro Ligorio (da Lanciani).
25 F. Coarelli, in Gli Etruschi e Roma (Incontro di studio in onore di Ai. Pallottino),
Roma, 1981, p. 183.187.
26 P. Grimal, Les jardins romains, Parigi, 19692, p. 126-129.
27 G. Kaster, Die Grten des Lucullus, Diss. Mnchen, 1974.
202
FILIPPO COARELLI
perti sotto la biblioteca Hertziana, ha confermato questa ipotesi. Inol
tre, i lavori eseguiti dalla Soprintendenza ai Monumenti nel convento
della Trinit dei Monti hanno permesso di accedere nuovamente ai
resti principali dell'edificio, che dal '500 non erano stati pi visti,
almeno descritti. Si tratta certamente di strutture tardo-repubblicane,
in reticolato non troppo regolare, con ricorsi di tegole fratte. Ci con
ferma l'attribuzione a Lucullo di tutto il complesso, dal momento che
l'unica villa costruita in et repubblicana in questa zona del collis Hor-
tulorum proprio la sua. Del resto, come aveva osservato il Grimal,
inconcepibile che la villa di Lucullo, descritta come una delle pi son
tuose di Roma ancora in et imperiale, potesse essere ristretta nel bre
vissimo spazio incluso tra le strutture monumentali di Trinit dei Monti
(attribuite in genere agli Acuii, a partire dal Lanciani : ma gi il Canina
aveva proposto la giusta soluzione)28 e l'inizio degli archi dell' Aqua Vir
go (in prossimit di via Capo le Case). Per questo e per altri motivi, che
serebbe troppo lungo esporre in questa sede, sembra ormai accertata
l'attribuzione agli horti Lucullani di questi resti grandiosi. La ricostru
zione che si pu fare a partire dalla pianta di Pirro Ligorio richiede
qualche modifica di quest'ultima, che quasi un semplice schizzo mne
monico. Le misure indicate sulla pianta mostrano infatti che la grande
esedra culminante dell'edificio era proporzionalmente molto pi gran
de di quanto non sia rappresentata : 60 canne, cio 134 m circa. Queste
dimensioni coincidono abbastanza bene con la situazione topografica, e
con i confronti che si possono fare con simili ville repubblicane (princi
pale tra tutte la villa di nguillara) (fig. 3)29. Pi ridotti, in proporzione,
gli ambienti laterali, per i quali disponiamo di due misure, sempre indi
cate dal Ligorio. Da una ricostruzione ipotetica, che qui si presenta
(fig. 4), il corpo centrale della villa appare caratterizzato dalla grande
esedra centrale porticata, che si conclude con un piccolo sacello absi-
dato, evidente ricordo di un santuario in summa cavea. Probabilmente
fuori asse, come lo rappresenta il Ligorio, da considerare il grande
ninfeo ottagonale, corrispondente al Parnaso di Villa Medici, che pu
comunque costituire la conclusione del complesso nella parte pi alta.
Quello che pi colpisce in questo edificio l'utilizzazione dei dislivelli,
28 L. Canina, Indicazione topografica, Roma, 185O4, p. 433-436.
29 R. Vighi, Architettura curvilinea romana. La villa ad esedra dell'Acqua Claudia, in
Palladio, 5, 1941, p. 145-160.
ARCHITETTURA
SACRA E ARCHITETTURA PRIVATA NELLA TARDA REPUBBLICA 203
148
Fig. 3 - Villa di Anguillara, pianta (da Vighi).
assai pronunciati su questo lato del Pincio, per creare un'imponente
successione di terrazze, collegate tra loro da rampe assiali da doppie
rampe trasversali, del tipo di quelle utilizzate nell'anfiteatro di Pompei
nel santuario di Praeneste. Il confronto pi impressionante, comunq
ue, proprio con quest'ultimo, come da tempo si era gi visto. Non si
tratta di una somiglianz generica, ma proprio di una derivazione
diretta, e quasi di una trascrizione : la villa di Lucullo, in altri termini,
costituisce un'imitazione del tempio della Fortuna Primigenia, nelle
forme che questo aveva assunto dopo la sua ricostruzione della fine del
II secolo a. C.
difficile pensare che l'adattamento delle forme di un santuario
celebre alla villa suburbana di un personaggio come Lucullo sia casual
e. Tanto pi che i rapporti di questi con Praeneste sembrano abbastan-
N
>

2

F
i
g
.

4

-

P
l
a
n
i
m
e
t
r
i
a

d
e
l
l
'
e
d
i
f
i
c
i
o

s
u
l

c
o
l
l
i
s

H
o
r
t
u
l
o
r
u
m

r
e
i
n
s
e
r
i
t
o

n
e
l
l
a

t
o
p
o
g
r
a
f
i
a

m
o
d
e
r
n
a

(
r
e
i
n
t
e
g
r
a
n
d
o

l
e

m
i
s
u
r
e

f
o
r
n
i
t
e

d
a

P
i
r
r
o

L
i
g
o
r
i
o
)
.

ARCHITETTURA SACRA E ARCHITETTURA PRIVATA NELLA TARDA REPUBBLICA 205
za sicuri : un'iscrizione qui scoperta, appartenente certamente a un edi
ficio pubblico, reca il nome [ Var]ro Luculllus]30. Si tratta di M.
Terentius Varr Lucullus, il console del 73, che altri non se non il
fratello di L. Licinio Lucullo. Ci ha fatto pensare che il primo fosse
tra i quinqueviri incaricati da Siila della deduzione della colonia sillana
di Praeneste. probabile che l'iscrizione, incisa su un epistilio monum
entale, appartenesse al restauro del tempio della Fortuna Primigenia
effettuato in et sillana31. anche probabile che i Luculli fossero tra i
possessores sultani che dovevano detenere una parte cospicua del terri
torio prenestino32 : sappiamo tra l'altro che Vaqua Virgo proveniva da
un ager Lucullanus posto tra la via Collatina e la via Prenestina33. Forse
non un caso che questo acquedotto nasca in una propriet di Lucullo,
e termini passando sotto un'altra propriet di Lucullo, gli horti di
Roma: un'iscrizione mostra che questi ultimi, in et protoaugustea,
erano passati in propriet di M. Valerius Messalla Corvinus : il Grimal34
ha pensato giustamente che, dopo la morte a Filippi del figlio di Lucull
o, le propriet di questi fossero espropriate a beneficio di Messalla,
come avvenne per la casa di Antonio sul Palatino, divisa tra lo stesso
Messalla e Agrippa. Subito a sud degli horti Lucullani erano le propriet
di Agrippa nel Campo Marzio, dove andava a concludersi Vaqua Vir
go. Sembra dunque che lo strano percorso dell'acquedotto, che descrive
un'enorme ansa, sia dovuto al desiderio di farlo passare il pi possibile
all'interno di propriet private dello stesso Agrippa e del suo amico
Messalla, il quale, alla morte del primo, inaugur la serie dei curatores
aquarum. Vager Lucullanus da cui aveva origine l'acquedotto era forse
propriet di Agrippa?
Il rapporto di Lucullo con il culto della Fortuna pu essere com
preso anche per altra via : in primo luogo, suo nonno, console nel 151,
aveva fondato un tempio di Flicitas nel Velabro; inoltre anche lo stret
to rapporto con Siila potrebbe aver suggerito un culto di questo gene-
30 ILLRP 369 a.
31 H. Lauter, in Jdl, 94, 1979, p. 390-415.
32 P. Harvey, in Athenaeum . s. 53, 1975, pp. 33-56 = Studi su Praeneste, Perugia,
1978, p. 185-208.
33 Front., de aq. 10. Per la posizione precisa, L. Quilici, Collana, F.I. I, 10, Roma,
1974, p. 123-138.
34 Grimal, Jardins, op. cit., p. 128.
206 FILIPPO COARELLI
re : molto suggestivo il fatto che il Tempio della Fortuna Primigenia
sul Campidoglio aveva probabilmente lo stesso dies natalis di quello di
Flicitas nel Velabro (\Felict\tati piuttosto che \Pi]tati sembra infatti di
dover integrare, per il 13 novembre, il [ "[tati del pi antico calendar
io anziate)35. E sul Campidoglio era anche il tempio di Fausta Flicitas,
quasi certamente dovuto a Siila36. I rapporti di Lucullo con Afrodite
(Fortuna) sono dimostrati da un passo di Plutarco37.
In conclusione, tutti questi indizi fanno pensare a uno stretto rap
porto tra i Luculli e il culto della Fortuna di Praeneste, il cui santuario
fu probabilmente restaurato da uno almeno dei due fratelli (come
mostra l'iscrizione di M. Terenzio Varrone Lucullo trovata a Praenes
te). Si tratterebbe, insomma, di un episodio perfettamente parallelo a
quello di L. Licinio Murena (parente e luogotenente di Lucullo), che
restaur il tempio di Giunone Sospita a Lanuvio probabilmente con le
manubiae della guerra mitridatica.
In questo contesto trova migliore spiegazione la costruzione della
villa del Pincio ad imitazione del santuario prenestino. L'assimilazione
di un'abitazione a un santuario non costituisce un semplice fatto for
male, ma il corrispettivo architettonico di quanto, contemporaneament
e, era avvenuto sul terreno della politica e dell'ideologia religiosa.
5. L'incidenza dei modelli politico-religiosi sulle realizzazioni
della grande architettura privata pu essere confermata da un notiss
imo passo di Varrone, a proposito della sua villa di Cassino38. In questo
testo si descrive Yaviarium della villa con precisione sufficiente da per
metterne una ricostruzione abbastanza soddisfacente. Nonostante ci,
l'incomprensione del testo e le forzature che ne sono state fatte hanno
spesso portato a risultati inaccettabili (figg. 5-6) 39. La ricostruzione pi
precisa, perch basata su un'accurata lettura, risultato della collabora
zione di un architetto e di un filologo, quella di Ch. des Anges e
35 A. Degrassi Fasti anni Numani et Iuliani, LI. 13, 2, p. 530.
36 S. B. Platner, Th. Ashby, A Topogr. Dictionary of Ancient Rome, Oxford, 1929,
p. 206.
37 Plut., Luculi. 12, 1.
38 Varr, de r.r. Ill 5, 9-17.
39 . W. Van Buren, R. M. Kennedy, Varro's Aviary at Casinum, in JRS 9, 1919, p. 59-
66; G. Fuchs, Varros Vogelhaus bei Casinum, in RM 69, 1962, p. 96-105.
ARCHITETTURA SACRA E ARCHITETTURA PRIVATA NELLA TARDA REPUBBLICA 207
DVCK
HOV 5 ES
SECTION
OF TABLE .
Fig. 5 - Aviarium della villa di Varrone a Casinum, pianta (da Van Deman).
\c
e
;-, <U
'

r t
rRI-G
4 11

i
4 I I 4 I 11
4
1|
1
1
1
1
1


***
*
:

'
____
=


'''y
.'*.'
'!'
:>'*.
Y':}
/.Vv'
i"'
is
?c'i
-.. ;'"
f
1 4- Jl

-
"
.__
"

. ~
-_

yfCrd
_i Lj ~l r*l l_
I
1
! 1
t I ! 1 : 1 1
! I i
\
\ 1
HJ-LJ-iJ-:j-ij-LH 1 , ! ! ! !
10'
0
10' 20* 30' 40' 50l
Fig. 6 - Lo stesso (ricostruzione Fuchs).
ARCHITETTURA
SACRA E ARCHITETTURA PRIVATA NELLA TARDA REPUBBLICA 209
Fig. 7 - Lo stesso (ricostruzione des Anges - Seure).
210
FILIPPO COARELLI
G. Seure40, per lo pi ignorata dagli archeologi (figg. 7-8). Con qualche
piccola correzione, ci rifaremo a questa, tenendo conto soprattutto di
una novit, che permette di meglio comprendere l'edificio (tanto nella
sua forma che nel suo significato) : l'identificazione della aedes Catuli,
citata da Varrone, con la aedes Fortunae huiusce diet, fondata in Campo
Marzio da Q. Lutazio Catulo, il console del 102 a. C. e l'identificazione
di questa con il Tempio di Largo Argentina41.
La possibilit di ricostruire la pianta delVaviarium data in primo
luogo dal confronto che Varrone istituisce tra questo e una tabula litte-
Fig. 8 - Lo stesso, visione prospettica (da des Anges - Seure).
40 Ch. des Anges, G. Seure, in Rev. Phil. 58, 1932, p. 217-296.
41 P. Boyanc, Aedes Catuli, in MEFR, 57, 1940, p. 64-71 = tudes sur la religion romain
e, Rome, 1972, p. 187-193.
ARCHITETTURA
SACRA E ARCHITETTURA PRIVATA NELLA TARDA REPUBBLICA 211
varia cum capitulo, cio una tipica tavoletta scrittoria, rettangolare con
un'appendice circolare. Resta il problema se il cerchio da considerare
tangente al rettangolo leggermente secante. In via di principio, questa
seconda eventualit si adatta meglio al tipo di oggetto cui l'edificio
confrontato. Ma sarebbe una pedanteria affermare che questo solo el
emento escluda la prima soluzione, che infatti quella accettata da des
Anges e Seure. La soluzione esatta deriva dal secondo confronto istitui
to da Varrone, quello appunto con la aedes Catuli ( . . . tholum, qui est
ultra rutundus columnatus, ut est in aede Catuli, si pro parietes feceris
columnas). Ora, il Tempio di Largo Argentina inserito in fondo a
un'area ritagliata all'interno della piazza porticata, che ha per l'appunt
o una forma rettangolare, e che segante rispetto al cerchio del tem
pio per un settore pari a circa un decimo del diametro (fig. 9)42). Questa
perfetta corrispondenza tra Yaviarium e il tempio fa anzi pensare che
l'area rettangolare antistante a quest'ultimo, ora solo leggermente a
llungata, fosse in origine assai pi lunga, come quella dell1 aviarium.
stato infatti notato che il limite attuale a est dell'area (quello cio di et
imperiale) non trova corrispondenza sul livello repubblicano. Si potreb
be quindi pensare che l'area di Largo Argentina sia stata ristretta al
momento della creazione, sul suo lato orientale, della porticus Minucia
Frumentaria, assai pi importante nel periodo imperiale, e la cui dest
inazione alle distribuzioni gratuite di grano richiedeva uno spazio molto
ampio43. In tal caso, la corrispondenza tra la pianta dell1 aviarium e
quella del tempio sarebbe perfetta. Ma questa corrispondenza si limita
va solo all'aspetto esteriore? Alcuni elementi ci permettono di dubitar
ne.
Dobbiamo ritornare alla descrizione che Varrone fa del suo avia
rium. Esso si presentava, esteriormente, come un tipo edilizio chiara
mente di origine templare : una tholos colonnata, preceduta da un por
tico rettangolare, del tipo, ad esempio, della aedes Herculis Musarum
(che per probabilmente era un edificio chiuso). La tholos era costituita
da due colonnati concentrici, collegati da reti, che delimitavano uno
spazio anulare, destinato agli uccelli. La zona centrale era occupata da
42 G. Marchetti-Longhi, Gli scavi di Largo Argentina IV, in Bull. Com., 76, 1956-58,
p. 45-98.
43 F. CoARELLi, in L'area sacra di Largo Argentina, I, Roma, 1981, p. 38-39; C. Nicolet,
Le temple des Nymphes, in CRAI, 1976, p. 29-51.
212 FILIPPO COARELLI
Fig. 9 - Tempio di Largo Argentina, pianta (dis. Ioppolo).
un triclinio estivo, con un laghetto e una tavola girevole per i convitati,
che erano cos avvolti dall'uccelliera trasparente, al di l della quale
potevano vedere il boschetto che circondava la tholos (si tratta di una
ARCHITETTURA SACRA E ARCHITETTURA PRIVATA NELLA TARDA REPUBBLICA 213
tipica sistemazione di secondo stile, databile a qualche decennio pr
ima del 54 a. C, anno in cui ambientato il III libro del de re rustica).
importante qui notare il sistema di copertura della tholos : una cupolet-
ta in cui due stelle mobili (Espero e Lucifero) indicavano le ore del
giorno e della notte, e su cui erano rappresentati gli otto venti (come
nella Torre dei Venti di Atene, esplicitamente presa a modello), con un
indicatore mobile a banderuola. In altre parole, la cupola rappresenta
va il cielo in tutti i suoi aspetti : una rappresentazione cosmica che ci
ricorda la descrizione del Pantheon da parte di Dione Cassio44 e quella
suetoniana di una sala della domus Aurea di Nerone45, perfettamente
coincidente con Vaviarium di Varrone : anche questo infatti era una
cenano rotunda, destinata come quella di Nerone a funzionare di gior
no e di notte. Il significato cosmico della sala della domus Aurea stato
gi da tempo sottolineato, e lo stesso significato sembra evidente per
l'uccelliera di Varrone, del quale sono note le tendenze pitagoriche46.
A questo punto, mi sembra che si possa proporre, sia pure in via
d'ipotesi, l'aderenza totale al modello della aedes Catuli. Questa infatti
il tempio della fortuna huiusce diei, culto nel quale da tempo sono stati
riconosciuti elementi legati all'astrologia47, che permettono di accostarl
o a quello del Kairos greco. Anche la mensa ruotante delYaviarium var-
roniano ha un pendant in quella simile, descritta nella cena Trimalchio-
nis, sulla quale sono rappresentati i segni dello zodiaco48. La Fortuna
huiusce diet chiaramente la divinit personale di Lutazio Catulo (il
culto della Fortuna era del resto tradizionale nella famiglia, come risul
ta dall'episodio relativo a un antenato di Lutazio, il console del 241
a. C, al quale il senato imped di consultare le sortes di Praeneste)49.
Un'altra caratteristica diYaviarium varroniano (che aveva avuto
un precedente in quello costruito nella villa tusculana di Lucullo :
anche in questo caso una cenatio)50 presenta motivi di interesse : si trat
ta del fatto che l'area anulare distinata agli uccelli, disposta tra i due
44 Cass. Dio 53, 27.
45 Suet., Nero 31 : praecipua cenationum rotunda, quae perpetuo diebus ac noctibus
vice mundi circumageretur.
46 L. Ferrer, Storia del pitagorismo nel mondo romano, Torino, 1955, p. 319-334.
47 Boyanc, art. cit. a . 41.
48 Petr., Sat. 39.
49 Val. Max. I 3, 2.
50 Varr de r.r. Ili 4, 3.
214 FILIPPO COARELLI
colonnati, aveva un andamento a gradinata discendente, a
mo' di tea
tro. Un edificio che presenta una simile caratteristica stato visto nel
'500 all'interno della villa di Sallustio, sul collis Hortulorum (fig. 10). Si
tratta di una tholos circolare51, con quattro ingressi assiali, che present
a la strana caratteristica di una serie di gradini discendenti verso il
centro dell'edificio, a mo' di anfiteatro : caratteristica questa identica a
quella del'aviarium varroniano.
*
Fig. 10 - Tempietto circolare degli horti Sallustiani (da Hlsen).
51 R. Lanciani, in Bull Com., 16, 1888, p. 3-11; Chr Hlsen, in RM, 4, 1889, p. 270-
274.
ARCHITETTURA
SACRA E ARCHITETTURA PRIVATA NELLA TARDA REPUBBLICA 215
L'edificio in questione probabilmente da identificare con il tem
pio della Venere degli horti Sallustiani i quali, come noto, in prece
denza erano appartenuti a Cesare. Il modello da cui l'edificio tratto,
come mostrano gli ingressi assiali, quello del celebre santuario di Cni-
do, che fu riprodotto anche nella Villa Hadriana. Sembra anche probab
ile che esso sia stato costruito da Cesare, in relazione con il suo culto
dinastico52. Non si pu escludere poi che la forma particolare dell'edifi
cio sia connessa con una funzione di cenano : abbiamo gi visto che
questa funzione, apparentemente prosaica, non impedisce affatto il
coesistere di elementi cultuali. Un confronto abbastanza significativo,
anche se pi tardo, il complesso formato dal Serapeo e dal Canopo
della Villa Hadriana. Il primo, come noto, non altro che una monum
entale cenatio estiva, inserita in un edificio ispirato all'architettura
dei templi isiaci, come mostra il confronto con la pianta dell'Iseo del
Campo Marzio. Molti elementi del resto collegano questo edificio
aYaviarium descritto da Varrone.
6. Un frammento delle Historiae di Sallustio ci fornisce una test
imonianza (questa volta del tutto esplicita) delle cerimonie a sfondo cul
tuale, quasi di vero e proprio culto dinastico, che potevano avere per
oggetto gli imperatores della tarda repubblica, e per ambiente le case
private (sia pure, in questo caso, delle province). Per la sua importanza
particolare, trascriveremo qui tutto il passo53 : At Metellus in ulterio-
rem Hispaniam post annum regressus magna gloria concurrentium undi-
que, virile et muliebre secus, omnium visebatur. Eum quaestor C. Urbi-
nus aliique cognita voluntate cum ad cenam invitassent, ultra Romanum
ac mortalium etiam morem curabant, exornatis aedibus per aulaea et
insignia, scenisque ad ostentationem histrionum fabricatis; simul croco
sparsa humus et alia in modum templi celeberrumi. Praeterea turn sedent
i transenna demissum Victoriae simulacrum cum machinato strepitu
tonitruum coronam capiti imponebat, turn venienti thure quasi deo sup-
plicabatur. Toga piet plerumque amiculo erat accumbenti, epulae vero
52 II rapporto che Cesare intratteneva con personaggi di Cnido ora chiarito su base
epigrafica : G. Pugliese Carratelli, in PP, 34, 1979, p. 478-479.
53 Sall., Hist., fr. II 70 Maurenbrechen. Sull'episodio, cfr. R. Etienne, Le culte impr
ial dans la pninsule ibrique (BEFAR, 191), Parigi, 1958, p. 101-109; cfr. J. Gag, Basi-
lia, Parigi, 1968, p. 106.
216
FILIPPO COARELLI
quaesitissimae, neque per omnem modo provinpiam, sed trans maria ex
Mauritania volucrum et ferarum incognita antea plura genera. Quis
rebus aliquantam partem gloriae dempserat, maxime apud veteres et san-
ctos viros superba ilia, gravia, indigna Romano imperio aestumantis.
L'episodio, confermato da altre fonti54, del 75 a. C. (siamo quindi nel
la stessa epoca di Lucullo e di Varrone). La scena si svolge in una casa
privata particolarmente preparata allo scopo (exornatis aedibus per
aulaea et insignia), nel corso di un banchetto. Da notare anche la
costruzione di scene teatrali posticce, che di nuovo richiama il secondo
stile. Qui, Metello Pio rivecette onori quasi divini : tra questi partico
larmente importante la messa in scena con il simulacro di Vittoria che
scende dal soffitto ad incoronare l'ospite. Questa scena si pu confront
are con rappresentazioni figurate, diffuse fino ad et tardo-imperia-
le55, ma anche con la descrizione, del tutto simile, di un altro episodio
reale. Plutarco, nella vita di Siila56, narra un episodio avvenuto a Mitri-
date nell'88 a. C. (quindi pochi anni prima di quello di Metello). Nel tea
tro di Pergamo, dove Mitridate soggiornava, nel corso di una cerimonia
venne fatta discendere sul re una vittoria con una corona a mezzo di
una macchina. L'ambientazione importante : alla sommit del teatro
di Pergamo infatti il tempio di Athena Nikephoros, legato, come si sa,
alle vittorie degli Attalidi. Da qui dunque scendeva la Nike per coronare
Mitridate, e la cerimonia doveva risalire a un modello pi antico, cert
amente in uso presso gli Attalidi. Conosciamo cos l'origine della cerimo
nia descritta da Sallustio, e del resto era gi noto che molti elementi
dell'ideologia trionfale romana (dal trofeo, ai mucchi delle armi nemi-
che, ecc.) provengono da Pergamo57. Il complesso formato dal teatro e
dal tempio di Athena Nikephoros corrisponde perfettamente ai templi-
teatri italici, e in particolare al Teatro di Pompeo, con il suo tempio di
Venus Victrix (esatto parallelo della divinit pergamena) in summa
cavea.
mPlut., Sert. 22, 3; Val. Max. D 1, 5.
55 T. Hlscher, Victoria Romana, Mainz a. Rhein, 1967.
M Plut., Sylt. 11. 1-2 : '
,
, '
, -
.
57 G. Ch. Picard, Les trophes romains (BEFAR, 187), Parigi, 1957, p. 148-163.
ARCHITETTURA SACRA E ARCHITETTURA PRIVATA NELLA TARDA REPUBBLICA 217
In conclusione, una cerimonia la cui origine regia ed ellenistica
non pu essere messa in dubbio, viene trasferita di peso nella casa di
un governatore provinciale per onorare un imperator vittorioso. La
casa per l'occasione viene addobbata alla maniera di un teatro, e il tut
to si svolge nel corso di un banchetto, che a met strada tra una cer
imonia pubblica e un avvenimento privato. Mi sembra che ci troviamo
di fronte a una conferma precisa, e difficilmente contestabile, di quant
o si tentato di provare nel corso di queste pagine.
Universit di Perugia Filippo Coarelli