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LEZIONE 25

25.1. Riduzione delle coniche a forma canonica.


Fissiamo nel piano un sistema di riferimento Oxy e consideriamo un polinomio
di grado 2 in x, y a meno di costanti moltiplicative non nulle, diciamo
ax
2
+ bxy + cy
2
+ cx + ey + f
(a, b, c, d, e, f R). Nella precedente lezione ci siamo posti il problema di descrivere
il luogo geometrico (eventualmente vuoto)
C = { P = (x, y) | ax
2
+ bxy + cy
2
+ cx + ey + f = 0 }.
Abbiamo visto che tale luogo pu`o essere unellisse, uniperbole, una parabola
(coniche classiche) o qualcosaltro. Per tale motivo `e opportuno introdurre la
seguente denizione
Denizione 25.1.1. Una conica C nel piano (rispetto ad un ssato sistema di
riferimento Oxy) `e il dato di unequazione della forma ax
2
+bxy+cy
2
+dx+ey+f =
0 a meno di costanti moltiplicative non nulle.
Se C `e la conica ax
2
+ bxy + cy
2
+ dx + ey + f = 0, molto spesso, nel seguito,
utilizzeremo la locuzione la conica C di equazione ax
2
+bxy+cy
2
+dx+ey+f = 0.
Abbiamo visto come cambia lequazione di una conica (nel senso della deni-
zione sopra) quando operiamo nel piano una rototraslazione: la nuova equazione
si ottiene sostituendo alle variabili x, y la loro espressione in funzione delle
nuove variabili.
Come prima cosa osserviamo che lequazione di cui sopra si pu`o sempre scrivere
nella forma
(25.1.2) a
1,1
x
2
+ 2a
1,2
xy + a
2,2
y
2
+ 2a
1,3
x + 2a
2,3
y + a
3,3
= 0
per opportuni a
i,j
R (sar`a chiara fra poco la maggiore convenienza di una tale
notazione rispetto alla precedente). Si tratta di trovare un sistema di riferimento
O

nel piano con coordinate x

, y

in modo tale che lEquazione (25.1.3) divenga


pi` u semplice e, soprattutto, riconoscibile: per esempio potremmo desiderare dave-
re unequazioni canonica nel senso della seguente denizione.
Typeset by A
M
S-T
E
X
1
2 25.1. RIDUZIONE DELLE CONICHE A FORMA CANONICA
Denizione 25.1.3. Nel piano sia ssato un sistema di riferimento Oxy e sia
C una conica. Diciamo che C `e in forma canonica (o che Oxy `e un sistema di
riferimento canonico per C) se lequazione di C `e della forma
(25.1.2.1) x
2
+ y
2
= , y
2
= 2x
per qualche , , R.
Dobbiamo quindi passare dal vecchio riferimento Oxy ad un nuovo riferi-
mento O

rispetto a cui C sia in forma canonica.


Per individuare langolo di rotazione e lorigine O

del nuovo sistema di


riferimento faremo uso della teoria delle forme quadratiche vista in precedenza.
AllEquazione (25.1.2) si possono associare facilmente le due forme quadratiche
a
1,1
x
2
+ 2a
1,2
xy + a
2,2
y
2
,
a
1,1
x
2
+ 2a
1,2
xy + a
2,2
y
2
+ 2a
1,3
xt + 2a
2,3
yt + a
3,3
t
2
le cui matrici (simmetriche) sono, rispettivamente,
A :=

a
1,1
a
1,2
a
1,2
a
2,2

, B :=

a
1,1
a
1,2
a
1,3
a
1,2
a
2,2
a
2,3
a
1,3
a
2,3
a
3,3

e dette rispettivamente matrice dei termini di secondo grado della conica e matrice
(completa) della conica. Si noti che
(x, y, 1)B

x
y
1

= a
1,1
x
2
+ 2a
1,2
xy + a
2,2
y
2
+ 2a
1,3
x + 2a
2,3
y + a
3,3
.
Esempio 25.1.4. Nel piano con ssato sistema di riferimento Oxy si consideri la
conica C di equazione
3x
2
+ 2xy + 3y
2
+ 2

2x = 0.
Allora la matrice dei termini di scondo grado di C e la matrice di C sono rispetti-
vamente
A =

3 1
1 3

, B =

3 1

2
1 3 0

2 0 0

.
Sia ora O

un nuovo sistema di riferimento nel piano legato ad Oxy da una


certa rototraslazione

x
y

cos sin
sin cos

u
v

LEZIONE 25 3
(si veda la Proposizione 24.2.7) e supponiamo che C sia rappresentata rispetto a
tale sistema dallequazione
(x

, y

, 1)B

= 0
Qual`e allora il legame tra B e B

? Chiaramente la rototraslazione di cui sopra si


pu`o scrivere in forma compatta

x
y
1

cos sin u
sin cos v
0 0 1

.
Sostituendo otteniamo allora la seguente
Proposizione 25.1.5. Nel piano siano ssati due sistemi di riferimento Oxy e
O

. Si assuma che il semiasse positivo delle x

formi un angolo (misurato in


senso antiorario) con il semiasse positivo delle x e che le coordinate di O

rispetto
al sistema di riferimento Oxy siano (u, v). Poniamo
Q =

cos sin u
sin cos v
0 0 1

, P =

cos sin
sin cos

.
Sia poi C una conica rispettivamente rappresentata nei due sistemi di riferi-
mento dalle matrici B e B

Allora B

=
t
QBQ e A

=
t
PAP.
Si comprende quindi che, data una conica C di Equazione (25.1.2), per determi-
nare una sua equazione canonica si pu`o procedere come segue.
Si determina prima una matrice ortogonale speciale che diagonalizzi la matrice
A del complesso dei termini di secondo grado di C. In questo modo lequazione di
C viene trasformata in una della forma
a
1,1
x
2
+a
2,2
y
2
+ 2a
1,3
x + 2a
2,3
y +a
3,3
= 0.
Ci`o equivale a una rotazione che ci fa passare dal vecchio sistema di riferimento
Oxy ad un sistema di riferimento ausiliare O x y.
A questo punto con trasformazioni del tipo ( x, y) (x

+a, y

+b) (cio`e formando


i quadrati: `e il metodo con cui si risolvono le equazioni di secondo grado!) si fa in
modo che scompaiano il massimo numero di monomi di grado 1 e, eventualmente,
il termine noto. Lequazione risultante `e in forma canonica o
x
2
+ y
2
= ,
se det(A) = 0, oppure
y
2
= 2x,
4 25.2. UN ESEMPIO
se det(A) = 0. Ci`o equivale a una traslazione che ci fa passare dal sistema di
riferimento ausiliario O x y al nuovo sistema di riferimento Oxy.
25.2. Un esempio.
Illustriamo quanto visto sopra con un esempio. Consideriamo la conica C
dellEsempio 25.1.4 di equazione
(25.2.1) 3x
2
+ 2xy + 3y
2
+ 2

2x = 0.
Le matrici associate a C sono
A =

3 1
1 3

, B =

3 1

2
1 3 0

2 0 0

.
Il polinomio caratteristico di A `e
p
A
(t) =

3 t 1
1 3 t

= t
2
6t + 8 = (t 2)(t 4),
quindi gli autovalori di A sono 2 e 4. E
A
(2) si determina risolvendo il sistema

1 1
1 1

s
t

0
0

.
Concludiamo che E
A
(2) = L(
t
( 1 1 )). Poiche sappiamo che lautospazio relati-
vo allaltro autovalore 4 contiene autovettori non nulli (per denizione) ortogonali
agli autovettori di E
A
(2) (perche A `e simmetrica: si veda la Proposizione 23.1.1),
sappiamo che E
A
(4) = L(
t
( 1 1 )).
Quindi la matrice ortogonale speciale cercata `e
P =

2/2

2/2

2/2

2/2

e la rotazione corrispondente `e

x =

2/2 x +

2/2 y
y =

2/2 x +

2/2 y.
La conica C nel sistema di riferimento ausiliare O x y ha matrice del complesso dei
termini di secondo grado

A =

2 0
0 4

.
LEZIONE 25 5
Per determinare i monomi di grado 1 nella sua equazione relativa a O x y basta
sotituire nellEquazione (25.2.1) le espressioni di x ed y in funzione di x e y nei
monomi di grado 1. Quindi la sua equazione `e
2 x
2
+ 4 y
2
+ 2 x + 2 y = 0.
Si noti che
2 x
2
+ 2 x = 2( x
2
+ x) = 2(( x + 1/2)
2
1/4) = 2( x + 1/2)
2
1/2,
4 y
2
+ 2 y = 4( y
2
+ y/2) = 4(( y + 1/4)
2
1/16) = 4( y + 1/4)
2
1/4.
Ponendo x

= x + 1/2 e y

= y + 1/4, lequazione di C rispetto al sistema di


riferimento O

diviene
2x
2
+ 4y
2
3/4 = 0,
che `e unequazione canonica. Moltiplicando ambo i membri per 4/3 otteniamo
inne lequazione
(25.2.2)
8
3
x
2
+
16
3
y
2
= 1.
Deduciamo che C `e unellisse di semiassi

3/8 e

3/16.
Le equazioni della rototraslazione che trasforma lEquazione (25.2.1) nellEqua-
zione (25.2.2) sono
(25.2.3)

x
y

=

2/2

2/2

2/2

2/2

2/8

2/8

.
Il centro di C `e il punto che, del nuovo sistema di riferimento, `e lorigine. Quindi
`e il punto che ha coordinate (0, 0) rispetto a O

. Dalle Equazioni (25.2.3)


deduciamo allora che il centro di C ha coordinate (3

2/8,

2/8) rispetto a Oxy.


Gli assi di C sono le rette che, del nuovo sistema di riferimento, sono gli assi
coordinati. Quindi sono le rette di equazioni x

= 0 e y

= 0 rispetto a O

.
Dalle Equazioni (25.2.3) deduciamo che

2/2

2/2

2/2

2/2

x
y

1/2
1/4

,
dunque gli assi di C sono le rette di equazione

2x

2y + 1 = 0 e 2

2x +
2

2y + 1 = 0 rispetto a Oxy. In maniera simile il lettore determini le coordinate


dei vertici di C rispetto a Oxy.
Per disegnare C, oltre alle informazioni gi`a determinate, pu`o essere utile calco-
lare le intersezioni con gli assi x ed y. Per calcolare le intersezioni di C con lasse
delle ordinate risolviamo il sistema

3x
2
+ 2xy + 3y
2
+ 2

2x = 0
x = 0
6 25.2. UN ESEMPIO
la cui unica soluzione `e (0, 0). Le intersezioni con lasse delle ascisse sono invece
date dalle soluzioni del sistema

3x
2
+ 2xy + 3y
2
+ 2

2x = 0
y = 0
cio`e (0, 0) e (2

2/3, 0). Di seguito riportiamo il disegno della conica C.


x'
y'
x
y
x

O'
O=O

Figura 25.2.4
25.3. Determinazione del tipo di una conica.
In questultimo paragrafo facciamo alcune osservazioni. Abbiamo visto sopra
che ogni conica C ha una forma canonica ed abbiamo trattato in dettaglio un
esempio. Viene allora spontaneo domandarsi se c`e un metodo che, a priori, ci
permetta di stabilire se C `e una conica classica o no e, nel caso C sia classica se sia
unellisse, uniperbole od una parabola.
A tale scopo nel seguito indicheremo con A la matrice dei termini di secondo
grado di C e con B la sua matrice completa.
Denizione 25.3.1. Una conica C si dice degenere se la sua equazione si decom-
pone in un prodotto di due polinomi di grado 1 (non necessariamente distinti),
non degenere altrimenti.
`
E facile rendersi conto guardando lEsempio 24.1.4 che una conica in forma
canonica `e degenere se e solo se la sua matrice B

ha determinante nullo.
Poiche la matrice B di C `e legata a quella B

della sua forma canonica da


una relazione del tipo B

=
t
QBQ (si veda la Proposizione 25.1.5), calcolando i
determinanti di ambo i membri si deduce che
Proposizione 25.3.2. Una conica C `e degenere se e solo se la sua matrice B ha
determinante nullo.
LEZIONE 25 7
Supponiamo che C sia non degenere: allora o C `e unellisse immaginaria, oppure
`e una conica classica
Supponiamo di essere in questo secondo caso. Se x
2
+ y
2
= `e una sua
equazione canonica, C `e unellisse, uniperbole od una parabola secondoche e
siano concordi, discordi, od uno di essi sia nullo. Indicata con
A

0
0

la matrice dei termini di secondo grado della forma canonica di C sappiamo che
A

=
t
PAP (si veda la Proposizione 25.1.5). Deduciamo allora che C `e unellisse,
uniperbole od una parabola secondoche A

, e dunque A, sia denita, indenita,


semidenita.
Quanto visto sopra ci permette anche di classicare una conica determinandone
la sua equazione canonica senza necessariamente determinare la rototraslazione
che la riduce in forma canonica.
Esempio 25.3.3. Si consideri la conica C di equazione
4(x
2
+ xy + y) + y
2
= 0.
Le matrici associate a C sono
A =

4 2
2 1

, B =

4 2 0
2 1 2
0 2 0

.
Poiche det(B) = 16 = 0, la conica C `e non degenere. Poiche det(A) = 0, la conica
C `e una parabola. Se vogliamo determinarne lequazione canonica osserviamo che
dobbiamo determinare le matrici Q e P denite nella Proposizione 25.1.5 tali che
t
QBQ = B

0 0
0 0
0 0

,
t
PAP = A

0 0
0

.
Quindi deve essere lautovalore non nullo di A, cio`e = 5, e confrontando i
determinanti di B e B

,
2
= 16, cio`e = 4/

5. Concludiamo che C `e una


parabola la cui equazione canonica `e
5

5y
2
= 8x

.
Di seguito riportiamo il disegno di C.
8 25.3. DETERMINAZIONE DEL TIPO DI UNA CONICA
x'
y'
O
Figura 25.3.3.1
Esempio 25.3.4. Si consideri la conica C di equazione
7x
2
+ 8xy + y
2
+ 9x 1 = 0.
Le matrici associate a C sono
A =

7 4
4 1

, B =

7 4 9/2
4 1 0
9/2 0 1

.
Poiche det(B) = 45/4 = 0, la conica C `e non degenere. Poiche det(A) = 9, la
conica C `e uniperbole. Se vogliamo determinarne lequazione canonica osserviamo
che dobbiamo determinarne le matrici Q e P denite nella Proposizione 25.1.5 tali
che
t
QBQ = B

0 0
0 0
0 0

,
t
PAP = A

0
0

.
Quindi e devono essere gli autovalori di A, cio`e = 9 e = 1, e confrontando
i determinanti di B e B

, = 45/4, cio`e = 5/4. Concludiamo che C `e


uniperbole la cui equazione canonica `e
9x
2
y
2
= 5/4.
Moltiplicando ambo i membri per 4/3 otteniamo

36
5
x
2
+
4
5
y
2
= 1.
Di seguito riportiamo il disegno di C nel sistema di riferimento Ox

.
LEZIONE 25 9
x'
y'
O
Figura 25.3.4.1
Tale ultima equazione non `e lequazione standard data nellEsempio 24.1.1.
Per ottenere lequazione in tale forma standard consideriamo la rotazione di /2
radianti

x

0 1
1 0

che trasforma lequazione di C nellequazione standard


4
5
x
2

36
5
y
2
= 1.
Di seguito riportiamo il disegno di C nel sistema di riferimento Ox

.
y''
x''
O
Figura 25.3.4.2