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# 1 - Maggio 2014

In questo numero
RIPARTIAMO / Una sfida da vivere insieme di Giampiero Hruby
L'EREDITA' / Un po come rinascere di Claudio Limardi
EDITORIALE / Un grande abbraccio al basket Italiano di Dan Peterson
IL CASO / Minucci, un time out di 18 mesi di Dan Peterson
POZZECCO / Semplicemente Poz di Niccol Trigari
MYERS / Carlton Maguire di Stefano Benzoni
PALASPORT / 40 anni di Status Quo di Dan Peterson
PALADOZZA / L'ombelico del basket di Enrico Schiavina
CAPOBIANCO / Il cacciatore di sogni di Niccol Trigari
REGIONI / Grandi Marche di Alessandro Elia
DATOME / Gigi il guerriero di Pietro Colnago
LEI NON SA CHI ERO IO / Lost in the Woods di Roberto Gotta
NBA / Phila, da AI a MCW di Stefano Benzoni
EUROLEGA / Lanno del Chacho. E poi... Milano di Matteo Zanini
EUROLEGA / Final Four, festa privata di Niccol Trigari
EUROLEAGUE vs FIBA / Guerra fredda di Matteo Zanini
COPPE EUROPEE / Quel treno per lEuropa di Marco Bonfiglio
EUROCHALLENGE / Una coppa Made in Reggio di Enrico Schiavina
TRINCHIERI / Una chance non sfruttata di Matteo Zanini
SERIE A / Milano e non solo di Matteo Zanini
PESARO / Dal tramonto all'alba di Marco Bonfiglio
STORIE / La societ fa lallenatore. E non viceversa di Dan Peterson
LNP GOLD / Italian Gold di Niccol Trigari
LNP GOLD / Trento e le altre di Stefano Benzoni
LNP SILVER / Agrigento, we are happy di Enrico Schiavina
DNB / La solita Fortitudo di Enrico Schiavina
PORTALUPPI-BANCHI / La coppia Olimpia di Niccol Trigari
ALBERANI / Una vita da GM di Marco Bonfiglio
D'ANTONI / Mike, e adesso? di Stefano Benzoni
GALLINARI / Il canto del Gallo di Pietro Colnago
SERIE A / La fuga dei cervelli di Dan Peterson
DIBATTITI / Jugo Perch no? di Sergio Tavar
FINAL FOUR / MAC-CA-BI ! di Pietro Colnago
FINAL FOUR / Vista in TV di Giancarlo Fercioni
ALTRI MONDI / Lezioni da oltre confine di Sergio Tavar
BRUGNARO / "Voglio pi basket sulla Rai" di Marco Bonfiglio
TELEVISIONE / TV del basket, un azzardo necessario di Niccol Trigari
WEB / Il basket e la rete di Matteo Zanini
SCOUTING / Tutti a Portsmouth! di Luigi Gresta
TECNICA / Le lezioni di coach Peterson

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SB
SUPER

BASKET

Settimanale fondato nel 1978


da ALDO GIORDANI
Registrazione al Tribunale
di Bologna n 6058
del 10 gennaio 1992
Periodicit Mensile
Direttore Responsabile
Dan Peterson
Hanno collaborato:
Stefano Benzoni, Marco Bonfiglio,
Pietro Colnago, Alessandro Elia,
Giancarlo Fercioni, Roberto Gotta,
Luigi Gresta, Enrico Schiavina, Sergio
Tavar, Niccol Trigari e Matteo Zanini
Grafica: Paolo Ronca
Foto: Ciamillo-Castoria
SUPERBASKET
un periodico edito da:

J and J Company SRL


Via Nino Bixio, 15 - 20129 Milano
Informativa ai sensi del codice in materia di protezione dei
dati personali Il Decreto Legislativo n. 196 del 30 giugno
2003 ha la finalit di garantire che il trattamento dei Vostri
dati personali si svolga nel rispetto dei diritti, delle libert
fondamentali e della dignit delle persone, con particolare
riferimento alla riservatezza e allidentit personale. Vi
informiamo, ai sensi dellart. 13 del Codice, che i dati personali da Voi forniti ovvero altrimenti acquisiti nellambito
dellattivit da noi svolta, potranno formare oggetto di trattamento, per le finalit connesse allesercizio della nostra
attivit. Per trattamento di dati personali si intende la loro
raccolta, registrazione, organizzazione, conservazione,
elaborazione, modificazione, selezione, estrazione, raffronto, utilizzo, diffusione, cancellazione, distribuzione,
interconnessione e quantaltro sia utile per lesecuzione
del Servizio, compresa la combinazione di due o pi di
tali operazioni. Il trattamento dei Vostri dati per le finalit
sopraindicate avr luogo prevalentemente con modalit
automatizzate ed informatiche, sempre nel rispetto delle
regole di riservatezza e di sicurezza previste dalla legge,
e con procedure idonee alla tutela delle stesse. Il titolare
del trattamento dei dati personali J and J Company SRL,
con sede legale in Milano, nella persona del legale rappresentante. Responsabili del trattamento sono i dipendenti
e/o professionisti incaricati da J and J Company SRL, i
quali svolgono le suddette attivit sotto la sua diretta supervisione e responsabilit. Il conferimento dei dati personali da parte Vostra assolutamente facoltativo; tuttavia
leventuale Vostro rifiuto ci rende impossibile lesecuzione
di alcun adempimento contrattuale. I dati o alcuni di essi,
per fini di cui dianzi, potranno essere comunicati a:
societ appartenenti al medesimo gruppo societario di
cui fa parte J and J Company SRL; soggetti esterni che
svolgano funzioni connesse e strumentali alloperativit
del Servizio soggetti cui la facolt di accedere ai dati
sia riconosciuta da disposizioni di legge o da ordini delle
autorit. Un elenco dettagliato dei predetti soggetti disponibile presso J and J Company SRL. Vi informiamo, inoltre, che se volete consultare il testo completo del Codice
in materia di protezione dei dati personali, visitate il sito
Ufficiale dell' Autorit Garante www.garanteprivacy.it

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ripartiamo

Una sfida da vivere insieme


di Giampiero Hruby

Rinasce Superbasket: sar diverso ma la mission


resta sempre la stessa, ovvero accompagnare una rinascita
italiana sotto i canestri che sentiamo vicina.

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BASKET

Lo scorso 9 aprile il Tribunale di Bologna Presa questa decisione mi sono tromi ha rilasciato il documento con il quale J vato subito a rispondere alla domanda pi
and J Company diventata proprietaria di importante, quella che tutti gli editori, piccoli
un marchio che nel nostro mondo significa e grandi, di questi tempi devono affrontare:
tantissimo: Superbasket. Da quel momento, edizione digitale o cartacea? Ed ecco la senella mia nuova veste di editore,ho iniziato conda scelta: il nuovo Superbasket sarebbe
a pensare a come sarebbe stato il nuovo Su- stato una rivista mensile in formato digitale
perbasket, erede della rivista che aveva chiu- anche se nei primi 12 mesi, in almeno 3-4 ocso le pubblicazioni nel febbraio 2012, pagan- casioni "speciali", la rivista sar disponibile
do soprattutto la crisi generale dell'editoria, anche in versione cartacea.
specie quella sportiva.
Dopo queste prime decisioni, prudenti
In questi anni lassenza di un periodico forse ma adeguate alle possibilit della casa
di riferimento per
editrice che si assungli appassionati di
ta questo affascinante
basket si sentita.
impegno, ho iniziato a
Tantissimo. E tantispensare alla squadra.
sime sono state le
Non sono partito dal
voci e anche i tentadirettore ma dal fototivi di far rinascere
grafo: in un mensile di
un progetto legato
qualit, questa figura
a questo nome. Noi
fondamentale. Ma
alle parole abbiala scelta stata facile:
mo preferito i fatti,
Giulio Ciamillo dellarilevando la testata
genzia romana CiamilSuperbasket e prelo-Castoria, che stato
parando un piano di
tra il 2000 e il 2011 il
rilancio senza voli
fotografo ufficiale delpindarici ma al pasla stessa rivista. Un
so con i tempi. Lo
nome importante. Poi
facciamo per dimosono passato allimstrare che il basket
postazione grafica e
italiano ha ancora
subito ho pensato a
la forza e le capaciPaolo Ronca, dellat di lanciare idee Giampiero Hruby, fondatore di J and J
genzia AP Architectunuove, stimolanti
ral Printing di Bologna.
come lo far rivivere questa testata storica.
Anche lui aveva gi lavorato per SB (dal 1998
La prima decisione presa stata doloro- al 2010). Con Ciamillo e Ronca, due ritorni, il
sa ma inevitabile: in un'epoca dominata da nuovo Superbasket ha messo a segno due
internet, dai social network, dall'informazio- colpi importantissimi. Immagini e grafica sane "usa e getta", non avrebbe avuto senso ranno di altissimo livello. Questo sicuro.
pensare ad un settimanale e nemmeno un La parte statistica sar realizzata
quindicinale (almeno per ora); ma forse un "internamente": la societ J and J infatti
mensile s, pu farcela. Quindi la prima vera prima di tutto un'agenzia che sin dal 1996
decisione assunta stata questa: la storica raccoglie e rielabora statistiche di squatestata Superbasket, che per ben 34 anni, dre e giocatori in tutti e cinque i continensettimanalmente, aveva riempito le edicole ti. Il database statistico sar naturalmendi tutta Italia, sarebbe tornata con una ca- te sempre a disposizione di SB (di cui era
denza mensile.
uno dei fornitori gi con leditore Cantelli

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BASKET

dal 2004 al 2006) e arricchir la sezione rivista capace di interpretare e intercettare


scouting del nuovo Superbasket.
le novit: si dedicher a discutere i temi del
A questo punto non rimaneva che de- grande basket, alle inchieste, alle interviste
cidere la composizione della vera squadra ai suoi protagonisti e alle realt emergenti
e in particolare il direttore responsabile. Ho per continuare ad essere il compagno di viagcercato di ricordare cosa mi fosse rimasto gio del popolo della pallacanestro.
impresso negli anni. E la memoria mi ha por- Si tratta di una scommessa, che intentato al mensile Giganti del Basket del biennio diamo portare avanti insieme a tutto il basket
1995-1996, quello che aveva visto Dan Peter- italiano, alle sue squadre, alle sue societ e
son nelle vesti di direttore e Pietro Colnago ai suoi sponsor con laugurio che tutti ci accome coordinatore della redazione. Cos ho compagnino in questo grande sforzo. Noi, da
puntato su questa coppia che ha subito spo- parte nostra, ce la metteremo tutta.
sato con entusiasmo il nuovo progetto. Tutto Quaranta giorni fa non avrei mai penpoi stato quasi naturale: Niccol Trigari (ex sato di riuscire a costruire una squadra cos
SportItalia) a completare il terzetto poi un competitiva e a produrre circa 100 pagine. Tra
altro trio di giornalisti che avevano a cuore, queste, oltre a inchieste, articoli, news e intercome pochissimi altri, SB e di cui rappresen- viste vi segnalo la parte finale: larticolo del
tavano la memoria stocoach Luigi Gresta
rica: Stefano Benzoni
sul PIT 2014 e la se(a SB dal 1997 al 2012),
zione tecnica a cura
Roberto Gotta (a SB
di Dan Peterson. Ai
dal 1994 al 2008), ed
lettori chiedo subito
Enrico Schiavina (a
un contributo: farmi
SB dal 1996 al 2012).
sapere in maniera
La squadra iniziava a
continua il loro paprendere forma e sorere, su queste due
prattutto a portare nel
sezioni in particolagruppo entusiasmo,
re, ma naturalmente
esperienza e grande
anche su tutti gli altri
competenza, non solo
contenuti.
sul fronte del basket
Buona lettura
italiano ma anche su
a tutti dunque, con
quello internazionale,
l'augurio che il baamericano e delle nosket possa presto
stre "minors".
tornare ai successi
Per completarla
di quel lontano 1978
con Peterson e Colnaquando, il 7 novemgo abbiamo deciso di
bre, il grande Aldo
puntare sui "giovani":
Giordani lanci il
La prima copertina di SB
Matteo Zanini, fonsettimanale "Superdel 7 novembre del 1978
datore del sito Megabasket": la nostra
basket.it e poi Marco Bonfiglio, che anni fa pallacanestro viveva uno dei periodi migliori
avevo notato nel portale da lui fondato Tripla- della sua storia, che avrebbe raggiunto poi il
doppia.com. E adesso siamo pronti: un diret- suo apice nel 1983 con la vittoria della Naziotore e altri sette giornalisti che si completano. nale agli Europei di Nantes.
Pi la ciliegina sulla torta: il grande Sergio E non a caso Giordani, uno dei padri del
Tavar, un vero fuoriclasse.
nostro basket, intitol il suo editoriale: "Per
Questa sar la nuova squadra del men- innescare il secondo boom". Vi spiegava la
sile SB. Per i contenuti vi rimando a questo nascita della nuova pubblicazione con queste
primo numero. Cercheremo di essere al pas- parole: Penso che il basket sia diventato abso con i tempi: come detto, il proliferare dei bastanza importante da meritare ogni sette
siti internet specializzati, istituzionali e non, giorni un suo giornale. Ecco, noi crediamo
lo spazio dedicato al basket dai portali dei che vi siano ancora le forze nel basket italiaquotidiani sportivi, hanno ormai assorbito e no per ridargli importanza e dignit: il ritorno
ampiamente soddisfatto lesigenza di infor- di Superbasket un piccolo ma prezioso semazione quotidiana e reso un settimanale gnale.
a perenne rischio di finire in edicola ormai
superato. Abbiamo pertanto pensato a una
giampierohruby@gmail.com

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LEREDIT

Un p0' come RINASCERE


di Claudio Limardi

Una vita intera segnata da SB: da lettore,


nei primi anni Ottanta, fino alla poltrona di direttore.
Passando per il genio di Aldo Giordani, il fondatore.
Ed ora, finalmente, un successore...

Claudio Limardi, direttore di SB


dal dicembre 2008 al febbraio 2012

SuperBasket
stato
lo strumento che
ha fuso le mie
due grandi
passioni

LA PASSIONE per il basket e quella per


il giornalismo mi sono esplose fragorosamente nello stesso momento, quando avevo
circa 13-14 anni. E da quel momento hanno
segnato la mia vita. SuperBasket (ricordate:
Aldo Giordani l'ha inventato perch si scrivesse come un'unica parola) stato lo strumento che ha fuso le mie due grandi passioni. Era circa il 1981 e SB dal primo numero
acquistato - dividendo la spesa con un amico! - si tramutato nell'appuntamento fisso,
atteso con ansia, dei miei marted mattina
livornesi.
Quanto devo a SB? A parte le considerazioni
ovvie (la prima lira guadagnata l'ho guadagnata grazie a SB), ha sviluppato, affinato la
mia passione, per il basket e per i giornali,
mi ha fatto scoprire il basket americano e mi
ha fatto scoprire cos'era successo nel basket
prima che lo scoprissi io. Ha deciso, SB, che
Aldo Giordani diventasse il mio maestro e
forse la singola persona pi importante per
la mia carriera. E non solo. Ho trovato amici,
alcuni per la vita, grazie al basket e a Super-

Basket. Aldo Giordani era un grande giornalista, un appassionato, uno scopritore di


talenti che non aveva alcuna remora nel buttarti "in campo" se pensava che saresti stato
in grado di rispondere. Se si potesse quantificare quanto gli devo, temo che ne verrebbe
fuori un numero spaventoso.
A SB ho fatto tutto: il lettore ingenuo, il lettore pi acculturato e spero competente, il
collaboratore quasi volontario, il redattore,
il capo redattore e infine il direttore nei tre
anni pi belli, difficili, intensi della mia carriera.
Quando venni nominato direttore, da Vittorio Cantelli, che avrebbe meritato pi fortuna come editore, davanti a tutta l'azienda
confessai la mia emozione e la consapevolezza di essere arrivato ad un livello dopo il
quale avrebbe potuto esserci solo l'uscita di
scena. Speravo non fosse determinata dalla
cessazione delle pubblicazioni. Speravo di
avere un successore, non solo dei predecessori. Ora, un po' in ritardo, ce l'ho. Per me
un po' come rinascere.

Qui accanto
l'ultima copertina
del settimanale
Superbasket.
E' uscito in edicola
il 6 febbraio 2012.

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EDITORIALE

Un grande abbraccio
al basket Italiano
di Dan Peterson

SUPERBASKET TORNATO! SAR UN'AVVENTURA


CON NON POCHE INSIDIE E QUINDI, COME NEL SALTO IN LUNGO,
ALL'INIZIO FAREMO PICCOLI PASSI. MA SEMPRE IN AVANTI

Dan Peterson, quinto direttore


nella storia di SuperBasket

La salvezza
di Pesaro?
Un miracolo.
La vittoria di Reggio?
Prestigio per
il basket italiano.
Messina? E' pronto
per l'NBA

Amici Sportivi, ci siamo! Superbasket tornato! Ed io nelle vesti di


suo Direttore. Come ci spiega il proprietario Giampiero Hruby, nella sua
presentazione, un'avventura con
non poche insidie. E quindi abbiamo
preferito fare questo "salto in lungo"
come si usa nell'atletica leggera: piccoli passi all'inizio. Tre cose: mensile
all'inizio, senza precludere un cambio
nel futuro; digitale all'inizio, senza
precludere edizioni cartacee durante
l'anno; staff limitatissimo all'inizio,
senza precludere un'espansione pi
avanti. Come mi insegn l'avvocato
Porelli: piccoli passi, ma sempre in
avanti.
Detto ci, tutti noi affrontiamo questa
sfida con umilt, anche per rispetto
verso i direttori del passato, perch
ci hanno lasciato un'eredit pesante. Parlo del fondatore della rivista e
del genio creativo di Aldo Giordani;
del suo successore, il Piccolo Grande Uomo, Enrico Campana; dell'uomo della svolta, Franco Montorro; e
dell'uomo che ha fatto il possibile e
l'impossibile negli ultimi anni, Claudio Limardi. Ognuno di loro ha lasciato la propria "impronta digitale" su
SB e, per stima nei loro confronti, abbiamo studiato il format di ogni loro
numero, cercando di "rubare" qualcosa da ciascuno di loro. Sar una costante che ci aiuter a migliorare.
Le scelte editoriali saranno fatte
con, speriamo, eleganza e distacco.
Oggi, per esempio, il tema sulle labbra di tutti riguarda il caso Siena-Mi-

nucci. Cosa dir Superbasket? Innanzitutto, nessuno pu dire nulla sulla


questione perch la magistratura
non lo permette. Dico solo che queste cose di solito non finiscono tutte
dentro un solo recinto. Questa storia
avr un impatto notevole sul basket
italiano. E forse, alla fine, non sar
neanche una cosa negativa. Ancora
una volta, ricordo quello che mi disse
l'avvocato Porelli nel 1974: "Coach,
facciamo come si deve, non come vogliamo noi".
Top dell'Anno? Ho gi votato
per la Serie A. MVP: Keith Langford,
Armani Milano. Dirigente: Alessandro Dalla Salda, Grissin Bon Reggio
Emilia. Under 22: Alessandro Gentile, Armani Milano. Allenatore: Marco
Crespi, Mens Sana Siena. Poi, anche
se non ho un voto, in LNP Gold. MVP:
Davide Pascolo, Aquila Trento. Dirigente: Ferencz Bartocci, Prima Veroli.
Under 22: Michele Ruzzier, Acegas
Trieste. Allenatore: Maurizio Buscaglia, Aquila Trento. E infine per la LNP
Silver. MVP: Alex Legion, Roseto. Dirigente: Andrea Pulidori, Ferrara. Under
22: Fabio Mian, Agrigento. Allenatore: Lanfranco Giordani, Ravenna.
Vorrei spezzare una lancia a favore del grande progetto della FIP, del
Settore Squadre Nazionali e del CT,
Simone Pianigiani. Anche se successo nove mesi fa, mi fa ancora male
l'ottavo posto dell'Italia agli Europei
del 2013 in Slovenia. Quando le energie c'erano, l'Italia ha fatto un lavoro
strepitoso: 5-0 nella prima settimana,

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EDITORIALE
nella quale hanno battuto la Russia, la Turchia, la Grecia, la Spagna.
Per, finita la benzina - panchina
cortissima - finito anche il sogno
di prendere parte al Mondiale 2014,
quando sarebbe bastato il settimo
posto per qualificarsi. Ma la squadra c' e l'allenatore pure.
Non voglio nemmeno dimenticare
due risultati ugualmente impressionanti. Pino Sacripanti ha portato
l'Under 20 all'oro agli Europei del
2013, e senza il migliore talento del
torneo; l'ha fatto con la sua bravura
in panchina e una rimonta bellissima nella gara per la medaglia d'oro.
Poi, Andrea Capobianco ha vinto il
famoso Torneo Albert Schweitzer,
un mondiale di categoria, battendo
in finale gli USA, 86-73. Bravo! Anche la FIP, insistendo su tanti Under
nelle varie formazioni, ha dato una
mano allo sviluppo di queste squadre e di questi giovani. Cos si fa!
Pesaro. Una salvezza cos vale
come uno scudetto. Anzi, forse
ancora pi difficile. Coach Dell'Agnello, che ha vinto uno scudetto
con Caserta nel 1991, ha dichiarato
che questa la pi grande soddisfazione della sua carriera. Ci credo. Ma merito anche al presidente
Ario Costa, sempre positivo, come
Dell'Agnello. Pure, strepitoso il lavoro del g.m. Stefano Cioppi, che
ha fatto il mercato con il budget pi
basso nella recente storia della Serie A. Bravo anche al vice allenatore
Umberto Badioli, collaboratore storico quanto importante per Pesaro.
Miracolo? Ditelo forte.
Coppa Italia. Carpe Diem dice
il vecchio proverbio latino. Ecco la
Dinamo Sassari, con dietro l'artefice e deus ex machina, il presidente
Stefano Sardara, guidata dal maxicoach Meo Sacchetti. Sono andati sotto nei quarti contro l'Armani
Milano, anche di 16, giocando al
Forum di Assago, casa dell'Olimpia.
Ma non hanno mollato mai. E sono
riusciti, con astuzia, a cogliere l'occasione. Poi, ancora pi importante, dopo quell'impresa sono riusciti

a tenere la tensione alta, vincendo


le altre due gare. E l'hanno fatto con
attacco, contropiede, giocatori tattici, mentalit. Non male.
Reggio Emilia ha sbancato l'Europa. Ha vinto la FIBA Eurochallenge alle Final Four di Bologna, senza
lasciare una traccia di dubbio. Anzi,
addirittura gli allenatori avversari
hanno detto che Reggio era troppo
forte per loro. E qui c' stato un altro capolavoro, sotto la guida del
presidente Stefano Landi, del big
boss Alessandro Dalla Salda, del
g.m. Alessandro Frosini e del coach
Max Menetti, senza dimenticare
l'MVP Andrea Cinciarini, un play che
mi ricorda Mike D'Antoni. La Reggiana ha fatto un grande regalo al
basket italiano: gli ha regalato prestigio continentale. Chapeau.
Per poco l'Olimpia Milano, targata Armani, non ha fatto altrettanto. Certo, la sconfitta contro il
Maccabi Tel Aviv in gara1 stata
la chiave dell'eliminazione, con un
+13 quando mancavano meno di
quattro minuti. Quando guardi il
tabellone e fai i calcoli e pensi di
avere vinto, la rimonta degli altri ti
toglie sicurezza, poi impossibile da
ritrovare in una manciata di secondi. Ma Milano andata a tanto cos
- un punto e un decimo di secondo dalla Final Four. Non buttiamo via il
bambino con l'acqua sporca; hanno
vinto pi quest'anno in Europa che
nei due anni precedenti messi insieme.
Ora, per, si giocano le Final
Four a Milano, al Forum di Assago.
Decisione saggia dell'ULEB, che
mette in campo l'Eurolega. Hanno
scelto non solo un impianto adatto
alle esigenze, ma anche un paese e
una citt dove il basket conta e viene seguito con passione e competenza. Hanno voluto una "risposta"
da tutti: dall'Olimpia Milano, dalla
citt di Milano, dalla FIP e dal CONI.
Per me, questo un messaggio importantissimo che l'Italia lancia a
tutta Europa: "Potete contare su di
noi." Quindi, l'evento pi presti-

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gioso dell'anno nel basket europeo


viene disputato in casa nostra. Ha
fatto invidia perfino all'Expo.
NBA. Parlo dei quattro italiani che
giocano l. Gigi Datome, a Detroit,
deve solo vedere aumentare il proprio minutaggio, e spero che loro
capiscono quanto lui sia bravo. Andrea Bargnani, a New York, deve essere al 100% fisicamente e trovare
uno staff tecnico capace di sfruttare
le sue grandi caratteristiche. Danilo
Gallinari a Denver deve guarire in
pieno dal suo infortunio che gli ha
fatto saltare una stagione intera e
poi mettersi in grandi condizioni atletiche; una volta a posto, lui uno
che fa la differenza nell'NBA. Marco Belinelli la "portaerei" del basket italiano nella NBA: ha vinto la
gara del tiro da tre punti all'All Star
Game e forse far la finale con San
Antonio. Un killer.
Ettore Messina. Si dice che il
mago italiano potrebbe finire, l'anno prossimo, sulla panchina di una
squadra NBA, forse gli Utah Jazz,
forse gli Atlanta Hawks, forse pure
i Cleveland Cavaliers, che hanno
appena licenziato il suo amico Mike
Brown. Sia chiaro, Ettore in grado
di farlo. Anzi, super pronto: grande allenatore, fluente nella lingua,
grande personalit, ottimo metodo
di lavoro, esperienza da vendere.
E' chiaro, l'NBA un altro mondo
ma lui la conosce, dopo un anno da
consulente ai Lakers. Vediamo se
l'NBA ha il coraggio di farlo. Lui ce
l'ha di sicuro.
Lettori. Volete fare qualche domanda a me? Oppure a Stefano Benzoni, Marco Bonfiglio, Pietro Colnago,
Roberto Gotta, Enrico Schiavina, Sergio Tavar, Niccol Trigari e Matteo
Zanini? Sar possibilissimo, grazie
ai mezzi di comunicazione di oggi. Vi
indico due vie. L'indirizzo mail:
giampierohruby@gmail.com

e la nostra pagina:
SUPERBASKET OFFICIAL PAGE su
Facebook. Ovvio, sar difficile rispondere a tutte le domande ma...
Ci proveremo!

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IL CASO

Minucci, un time out


di 18 mesi

La cronistoria dell'inchiesta aperta


a fine dicembre 2012, che ha poi portato al RECENTE
arresto del GM della Mens Sana Siena
di Dan Peterson

Un pensieroso Ferdinando Minucci

el suo famosissimo libro,


"1984," pubblicato nel lontano
1949, lo scrittore George Orwell
ha parlato eloquentemente di un mondo che, ai tempi, sembrava fantascienza
ma che , oggi, la realt.Lui parlava del
"Grande Fratello," che avrebbe saputo
tutto ci che facevamo. Bene, non venuto questo nel 1984, bens 30 anni pi
tardi, nel 2014... Ma anche prima. Quindi, un mondo che esisteva una volta non
esiste pi. Ognuno di noi sotto l'occhio
- e l'orecchio - del Grande Fratello, il che
vuol dire che qualsiasi nostra comunicazione - telefonata, sms, email, pure un
colloquio privato! - pu essere intercettato da chiunque, un hacker, un investigatore privato, pure un semplice curioso.
17 DICEMBRE 2012: apertura dell'inchiesta "Time Out", con una serie di
perquisizioni tra Siena, Roma, Milano e
Rimini con lipotesi accusatoria di frodi
fiscali poste in essere dalla Mens Sana

Basket Spa, tramite altre societ ad essa


collegata, finalizzate al pagamento in
nero di emolumenti, su conti esteri, a
noti campioni della societ sportiva.
10 FEBBRAIO 2013: vittoria della Montepaschi in Coppa Italia. 74-77 il risultato
finale, contro la Cimberio Varese: il
quinto anno consecutivo che i toscani si
aggiudicano le Final Eight.
4 APRILE 2013: Siena perde a Vitoria,
76-64 contro il Caja Laboral, e viene eliminata dalle Top 16 di Eurolega. Dopo
un girone d'andata perfetto, il club biancoverde non riesce a qualificarsi per i
quarti di finale della massima competizione europea.
19 GIUGNO 2013: poco pi di un mese
dopo la grande delusione europea, arriva l'ottava affermazione nel campionato
italiano, dopo aver concluso la regular
season al quinto posto. La Montepaschi
Siena vince il campionato di Serie A,
prima superando Milano per 4-3 e poi

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aggiudicandosi la semifinale con Varese, ribaltando il fattore campo. Nell'atto


finale, i senesi si trovano di fronte l'Acea
Roma ma non tremano affatto: la serie
si chiude sul 4-1 per la Mens Sana, che si
cuce sul petto l'ottavo scudetto.
12 DICEMBRE 2013: certificato alla
Mens Sana Siena un reato di presunta
evasione fiscale per 23 milioni di euro.
8 FEBBRAIO 2014: Ferdinando Minucci viene nominato presidente di Lega
dall'assemblea della LegaBasket, con 14
voti favorevoli su 16 (due schede nulle).
L'inizio del mandato fissato per il 1 luglio 2014, un giorno dopo la scadenza
del mandato di Valentino Renzi.
21 FEBBRAIO 2014: la Mens Sana
Siena viene messa in liquidazione per
problemi di bilancio su decisione dell'assemblea dei soci.
16 APRILE 2014: seconda perquisizione nella sede della Mens Sana Basket,
per l'inchiesta "Time Out"; anche uffici
e abitazioni private vengono coinvolte da
quest'ultima perquisizione.
8 MAGGIO 2014: Ferdinando Minucci
viene arrestato in misura cautelare. La
Guardia di Finanza emana un duro comunicato riguardante le indagini a proposito dell'inchiesta "Time Out".
15 MAGGIO 2014: in un comunicato
Minucci annuncia di rinunciare al mandato di presidente di Lega.
Qui sopra, avete letto una cronistoria
degli ultimi 18 mesi pi importanti nella
storia della pi antica societ sportiva
in Italia, la Mens Sana Siena, fondata
nel 1871. Anzi, sono due itinerari, quello
sportivo e quello giuridico. Ovviamente,
questa storia non , per niente, finita. Ci
saranno altri capitoli, con forse svolte e
sviluppi inaspettati quanto sorprendenti.
Altrettanto ovvio, nessuno pu permettersi di aprire bocca su questa facenda:
la legge. Quindi, non mi sento di sputare
sentenze, per una questione di stile e per
una questione dei tempi... Troppo presto.
Il fatto rimane che il tutto nelle mani
della giustizia penale e anche della giustizia sportiva. Ho, per, una sensazione:
che questa faccenda cambier tante cose,
non solo nel mondo del basket italiano
ma anche nel mondo dell'intero sport
italiano, e non solo per i club. Certamente, ne potrebbe uscire un altro libro, forse alla pari con quello del genio George
Orwell, con il titolo "2014."

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Vi aspetto!

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IL PERSONAGGIO

Semplicemente POZ
Gianmarco Pozzecco uno dei principali fenomeni mediatici
della pallacanestro italiana: il ruolo di allenatore lo ha cambiato,
ma non tanto da renderlo banale.
di Niccol Trigari

uando incontri Gianmarco


Pozzecco devi accettare di giocare
con le sue regole: non puoi intrappolarlo in uno schema, ma solo rincorrerne i pensieri provando a ordinarli. Alla
fine della sfida sei costretto a riconoscere
che il pallone non ha mai lasciato le sue
mani, ma il risultato tutto fuorch scontato.
I playoff
Vincere una serie di playoff contro Barcellona stato qualcosa di incredibile:
dovete considerare che Capo dOrlando
un paese di 13 mila anime per cui lOrlandina pi di una fede e che Barcellona
a tre passi. C una rivalit pazzesca, un
campanilismo corretto, ma molto sentito
e questa vittoria ci ha regalato un posto
speciale nel cuore dei nostri tifosi. Anche
il Baso, che ha giocato partite di importanza sicuramente maggiore, che ha vissuto latmosfera dei playoff in Serie A e in
Spagna, ha riconosciuto che questa serie
ha avuto sapore unico. Ma c una coincidenza che ha reso tutto ancora pi speciale: il giorno di gara 4, quella decisiva,
il momento pi alto della mia carriera da
allenatore, era l11 maggio, ovvero quando abbiamo vinto lo scudetto a Varese.
Quella mattina mi sono svegliato col messaggio di Toto Bulgheroni: Sono 15 anni
che abbiamo vinto lo scudetto insieme. Il
resto del testo non lo posso svelare perch
una cosa molto intima; posso solo dire
che stata una giornata indimenticabile.
Il futuro
La cosa pi facile sarebbe rispondere
che non so niente e che ci penser alla
fine dei playoff, ma non sono fatto cos.
C stato un contatto con Varese: Cecco
Vescovi, col quale ovviamente ho un
rapporto confidenziale, mi ha chiamato

parlandomi del loro interessamento. Da


qui a dire che la trattativa andata avanti,
come qualcuno ha scritto, ce ne passa. In
realt ho risposto che, se saranno ancora
interessati, ne riparleremo al termine dei
playoff. A quel punto anche lOrlandina
potrebbe essere in Serie A e questo un
aspetto da non trascurare. Perch io a
Capo dOrlando sto da Dio E vero anche che lunico posto al mondo dove sono
stato altrettanto bene Varese Se mi
proponessero unaltra squadra di Serie A,
probabilmente in questo momento non ci
andrei, ma il fatto che sia Varese mi mette
in grande difficolt.

Lallenatore
da cui
ho preso
pi cose
... Repesa

Coach scamiciato e con la palla

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Il successo su Youtube
Quando giocavo, mi sempre stato riconosciuto che nelle interviste dicevo la verit. La mia verit, ovvio. Non pretendo
di conoscere la verit assoluta, ma dicevo
e dico quello che penso. Per un periodo
della mia vita, dopo aver lasciato il basket
giocato e in particolar modo quando lavoravo in televisione, stato pi difficile
poter dire la verit e mi sono reso conto
che farlo comportava delle conseguenze.
Adesso, fortuntamante, posso nuovamente dire ci che penso senza troppi filtri e
sono convinto che questo arrivi alla gente.
Immagino che il segreto dellattenzione
che ricevono le mie dichiarazioni sia tutto
qui. Confesso che anche io riguardo le mie
conferenze stampa e lunica cosa che noto
che dico quello che penso. Oggi, alla
luce delle esperienze che anche io ho vissuto, so che ci sono momenti e situazioni
in cui la maggior parte delle persone non
ha la libert di farlo, o ha paura di farlo, o
comunque ritiene di non avere interesse
a farlo. Sono spaventate dalla reazione,
da quello che determinate dichiarazioni
possono produrre in termini negativi. In
alcuni casi, vale per i giornalisti, come
per i giocatori e gli allenatori, non hanno
le spalle abbastanza larghe, o coperte, per
permettersi di dire quello che pensano.
Io me ne sbatto, perch qui a Capo dOrlando vivo una situazione ideale, ho una
professione mia, un ruolo in cui credo e
vado per la mia strada, esattamente come
quando giocavo.
Il basket e i media
Devo riconoscere che per un giornalista
il problema pi complesso, perch deve
parlare degli altri e dare giudizi sugli altri.
Quando invece giochi, o alleni, a conti
fatti parli di te stesso, della tua squadra e,

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IL PERSONAGGIO

C' stato un contatto


con Varese.
Ho risposto che
se saranno ancora
interessati ne
riparleremo al
termine dei playoff

Spettinato, aria scanzonata, viso simpatico: un allenatore sui generis, non trovate?

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superbasket.it
IL PERSONAGGIO
In carriera ho
vinto poco, se
divento anche
antipatico
sono proprio
sfigato

Pozzecco in maglia azzurra, un rapporto fatto di gioie e dolori

Un memorabile post-gara in tv con Lauro e Michelini. Il Poz non delude mai...

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dicendo quello che pensi, la maggior parte


delle volte non offendi la sensibilit di nessuno. Un tempo il giornalismo cestistico
aveva firme prestigiose, riconosciute, gente rispettata, sicuramente perch brava,
ma anche perch la pallacanestro contava
decisamente di pi. Per fare un esempio,
quando il direttore di un quotidiano d valore a un prodotto, maggiormente disposto a tollerare e affrontare i problemi e gli
attriti che possano derivarne. Se invece lo
considera un argomento di scarsa rilevanza, pi incline a pretendere che non gli
crei problemi. E quando giudichi il lavoro
degli altri e dici quello che pensi, i problemi sono inevitabili.
Il rapporto con i tifosi
Tengo moltissimo allaffetto dei tifosi e
confesso che mi piace avere un ottimo rapporto con gran parte di loro. E una delle
cose che mi rende pi fiero. Ci sono posti
dove, in ragione dei miei trascorsi professionali, non mi hanno sempre accolto a
braccia aperte. Uno era sicuramente Cant
e li capivo perfettamente, ma col passare
degli anni anche quelle tensioni credo si
siano stemperate e adesso non vedo lora
di tornarci. La realt che in carriera non
ho vinto praticamente niente, ho sempre
fatto vincere gli altri: se divento anche
antipatico, allora sono proprio sfigato! Toglietemi tutto, ma non laffetto che il pubblico mi ha sempre dimostrato. E la cosa
di cui vado pi orgoglioso: almeno questa
lasciatemela
Una stella abbagliante
Quando sono arrivato a Capo dOrlando,
la prima cosa che ho detto stata Non
vorr mai apparire: ho limpressione di
non essermi sempre comportato in linea
con questo proposito Il fatto che i miei
giocatori possano essere infastiditi dalle
attenzioni che genero, che possano sentirsi oscurati dal mio personaggio, onestamente un po mi preoccupa, anche perch
i veri protagonisti sono loro. E devono
esserlo. Andrebbe chiesto a loro se sia effettivamente un problema, ma sono convinto che in ogni rapporto umano il fatto
di volersi bene prevenga ogni possibile
tensione e ai miei giocatori voglio un bene
infinito. Sanno che sono sempre dalla loro
parte, che voglio vederli vivere le stesse
emozioni che ho provato io, anche a livello

di visibilit.

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IL PERSONAGGIO
Essere coach
Penso che la parte tecnica sia la pi facile della mia professione. I pi grandi
allenatori che abbia avuto non erano tali
per quello che ti facevano fare dal punto
di vista tecnico, ma perch riuscivano a
farti fare quello che serviva alla squadra.
Devi essere un motivatore, avere la capacit di tranquillizare i giocatori, ma anche di
stimolarli. Devi instaurare un rispetto reciproco e riuscire a ottenere da ogni componente della squadra dedizione. Infine devi
convincerli delle tue idee e questo aspetto
intimamente legato alle tue conoscenze
tecniche, perch quando hai interlocutori
come Basile, Soragna e Nicevic, il fatto che
tu sia o meno preparato, viene a galla. Se
guadagni la loro fiducia, saranno disposti
ad accettare i sacrifici che chiederai. Quelli pi difficili da accettare, almeno per la
maggior parte dei giocatori, sono legati
alla fase difensiva, perch la difesa fatica. C chi si diverte un po di pi, come il
Baso, e chi non si diverte per niente, come
era per me, ma per tutti difendere fatica
e lallenatore deve convincerti che il tuo
sacrificio sia utile, a te e alla squadra. Per
questo un buon allenatore deve innanzittutto avere un ascendente sui giocatori. Se
non ti seguono, puoi avere le idee migliori
del mondo, ma non vincerai mai.

Individualit e gruppo
Quando giocavo io, nel rapporto tra le
stelle di una squadra e il resto del gruppo
cera una sorta di livello di sopportazione
e ho limpressione che oggi si stia abbassando troppo. Mi spiego: quando ho iniziato a giocare cerano due americani, che
dagli italiani venivano sopportati e supportati. A loro veniva concesso qualcosa
in pi perch erano quelli che facevano
la differenza e potevano farla proprio perch a loro era concesso di fare qualcosa di
diverso. Quando avevo 20 anni, Michael
Ray Richardson era pi forte degli altri,
ma risultava pi forte anche perch a lui
veniva permesso di tirare 4 o 5 volte di fila
e gli altri lo sopportavano, anzi in quel
periodo lo davano per scontato. Adesso,
forse anche per limportanza che viene
data al concetto di squadra, quel livello di
sopportazione si abbassato notevolmente. Oggi diffusa lidea che tutti i giocatori
debbano essere uguali e, a volte, questo
impedisce a qualcuno di rendere al massimo delle proprie possibilit. Bisogna
avere pi tolleranza nei confronti di chi ha
maggiore talento offensivo, perch a volte
pu sbagliare o forzare un tiro, ma qualche minuto pi tardi, se il resto della squadra continuer a sopportarlo/supportarlo,
potrebbe regalare la giocata decisiva.

A basket stato bravino, ma a calcio...

Pregi e difetti
Se ho un pregio la coscienza di avere
dei limiti e di poter fare delle sciocchezze.
Da questa certezza nasce lelasticit necessaria per ascoltare il parere di un giocatore. Ho le mie idee, anche abbastanza
precise, ma mi sto rendendo conto che i
giocatori che vanno in campo possono
fartele cambiare. La cosa che non mi piace di me stesso, anzi mi f letteralmente
uscire di testa, come vivo le ore che precedono la partite: se aprisse un negozio
con in vetrina la serenit, sarei il primo
della coda e pagherei qualunque cifra. Il
giorno della partita soffro come un cane,
indipendentemente dallavversario, dalla
situazione, dallimportanza. Per descrivere la gravit della situazione, basti dire
che ero teso anche prima dellultima di
stagione regolare: se non riesci a rilassarti neppure quando giochi in casa contro
Imola, che con tutto il rispetto ha vinto
una sola partita in tutto lanno, allora non
c speranza.
I maestri e i modelli
Pu sembrare strano visti i precedenti
che abbiamo, ma credo che lallenatore da cui ho preso pi cose sia Repesa.
Nove anni fa lavrei tirato sotto con la
macchina, ma facendo anche la retro e
poi rimettendo la prima e di nuovo la re-

Con Lapo Elkann: due tipi a dir poco originali

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IL PERSONAGGIO
tro Ovviamente col tempo i rapporti tra
noi sono migliorati, ma comunque gli ho
sempre riconosciuto di essere un allenatore con qualit notevoli. Non hai idea di
quante volte inizio la frase dicendo Come
diceva il buon Jasko Repesa. Ho preso
tante cose anche da un altro coach con
cui ho avuto qualche problema, ovvero
Dado Rusconi, che probabilmente considero il migliore col quale abbia lavorato.
Se per devo dire che tipo di allenatore
mi piacerebbe essere, quali sono i miei
modelli, scelgo Tullio Micol e Fulvio Friedrich, ovvero chi mi ha allenato da bambino e da dilettante, in C2, perch voglio
che insieme allaspetto professionale
rimanga sempre quel pizzico di goliardia, di spensieratezza. Per Repesa non
ammissibile, pretende che ogni giocatore
pensi alla pallacanestro 24 ore al giorno.
Io sono convinto che serva un po pi di
equilibrio: se uno come Gianmarco Pozzecco gioca una volta alla settimana,
la sera dopo la partita legittimo che
si ubriachi! Ognuno ha i propri ritmi:
Djordjevic, che era professionale come
pochi altri, la notte prima della partita
non riusciva a dormire e giocava a carte
con Lonar fino alle 6 del mattino. Se un
allenatore glielo avesse impedito, probabilmente avrebbe guardato il soffitto per

ore e il giorno dopo sarebbe stato peggio.


Ripeto, ci vuole equilibrio. Mi piacerebbe
essere un allenatore che trasmette serenit, spensieratezza, ma che al contempo ti
fa andare in campo come se quella fosse
lunica cosa che conta realmente nella
tua vita.
Il peso del ruolo
Fare lallenatore mi ha cambiato. Non
maturato, perch quello non succeder
mai, ma cambiato senza dubbio. Parlo
pi da saccente Allenare ti d la possibilit di comandare; magari i giocatori
non ti ascoltano, ma lidea che hai tu, soprattutto allinizio, di comandare. Sono
pi autoritario anche in casa. Non autorevole, ci mancherebbe, ma questo ruolo
ti condiziona. E poi, non fai in tempo a
diventare allenatore che tiri fuori un alibi
per tutto Peppe Sindoni me lo dice sempre: Non diventare un allenatore!.
Se fossi eletto Presidente della FIP
La prima cosa che farei sarebbe mandarmi via, la seconda richiamare subito
Gianni Petrucci, perch secondo me ne
abbiamo bisogno. Abbiamo idee comuni, a parte la dichiarazione relativa
ai due mesi fisiologici di ritardo nei pagamenti degli stipendi. Riconosco che
stiamo vivendo un periodo difficile, ma
quando il Presidente della Federazione

rilascia una dichiarazione del genere,


finisce per legittimare questo tipo di
comportamenti e gli effetti sono pericolosi: se accetti i due mesi di ritardo,
diventeranno tre e poi quattro, perch
si diffonde lidea che due mesi di ritardo
equivalgano a pagare in tempo. E anche
chi pagava regolarmente, inizier a farlo
in ritardo, perch cos fan tutti e perch,
probabilmente, in questo modo a fine
stagione un po di soldi dovresti risparmiarli. Il punto fondamentale, per, un
altro: i giocatori, come del resto gli allenatori, si innervosiscono perch temono
che gli stipendi rimasti indietro non verranno mai pagati. Se il problema rimanesse confinato ai ritardi, non creerebbe
tutto questo rumore.
Vita privata
Sono fidanzatissimo con Tanya, una
ragazza spagnola, evidentemente una
santa se sta con me. Il pensiero di metter su famiglia ce lho chiarissimo in testa, anche perch mi rendo conto che le
soddisfazioni pi grandi della vita sono
legate alla famiglia. Quando gioco con i
figli dei miei giocatori, immagino come
potrebbe essere averne uno mio per casa.
Ho un bellissimo rapporto con i bambini
e prima o poi spero di fare un piccolo incosciente come me.

Sono
fidanzatissimo
con Tanya,
una ragazza
spagnola.
Evidentemente
una santa,
se sta con me

Abbracciato dai suoi giocatori dopo la vittoria dell'anno scorso a Forl senza Young

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IL PERSONAGGIO

CARLTON... Maguire

A QUATTRO anni dal suo ritiro dai campi, MYERS continua ad essere
un protagonista del mondo del basket. Come Direttore tecnico della sua
agenzia, personaggio tv e testimonial Kinder + sport. QUI ci racconta
il suo presente, con un occhio Al passato fra ricordi, riflessioni,
retroscena e considerazioni molto attuali. Ispirandosi a... Tom Cruise
di Stefano Benzoni

arlare con Carlton Myers, oggi


che ha smesso di essere un giocatore di basket professionistico da
quattro anni, molto pi difficile rispetto
a quando giocava. Allora, almeno, prima
o dopo l'allenamento o la partita qualche
speranza di scambiare qualche parola o di
intervistarlo c'era, oggi invece molto pi
complicato. Perch Carlton sicuramente pi impegnato, fra l'attivit di direttore
tecnico della sua agenzia Beside Management, il suo ruolo di uomo immagine della Ferrero per il progetto di responsabilit
sociale kinder + sport e, non ultimo, le sue
partecipazioni al programma televisivo
Wild in onda su Italia 1. Ma alla fine
Carlton da persona gentile e disponibile
quale , lo spazio per l'intervista l'ha creato: stato durante uno dei suoi viaggi in
treno, un'occasione per parlare di oggi, di
ieri e del domani, fra considerazioni, rivelazioni, riflessioni, pensieri, idee e modi
di essere che dimostrano come il Carlton
Myers non pi giocatore sia di un livello almeno equiparabile a quello straordinario
personaggio dentro e fuori dal campo che
ha entusiasmato, fra le altre, le tifoserie di
Rimini, Pesaro, Roma e, soprattutto, Fortitudo.
Carlton, come sta e come si sente in
questo momento della sua vita?
Credo di poter dire sotto diversi aspetti di
essere sereno e questo grazie al rapporto
che ho con Dio, che si ripercuote su famiglia e lavoro. Sono grato per quello che il
Signore mi ha dato e per quello che continua a darmi. La serenit e la pace con le
quali vivo mi arrivano da lui e posso dire,
rispetto a quello che ero prima di incon-

trarlo, di essere pi riflessivo e pi pacato.


Per chi non lo sapesse, cosa fa in questo momento Carlton Myers? Qual la
sua attivit principale? Il procuratore,
vero?
Procuratore una parola sbagliata. Per
definirmi tale dovrei avere un patentino
che invece non ho...
Per questo gli altri procuratori ce
l'hanno con lei?
Veramente ce l'hanno con me? Non credo. Non mi risulta...
Vogliono che lei prenda il patentino?
Forse perch cos potrei condividere appieno il loro lavoro...
Quindi, se non si definisce un procuratore, che ruolo ha all'interno della
sua agenzia Beside Management?
Sono il responsabile tecnico, un ruolo che
non credo esista in altre agenzie. Un ruolo
che mi porta a scegliere quale possa essere
la collocazione migliore per i nostri ragazzi, ma non facendo solo scelte sul piano
economico, che pure importante, ma
anche e soprattutto considerando i rapporti con la famiglia, l'ambiente del club,
il carattere del ragazzo, le sue aspettative,
senza poi dimenticare un discorso tecnico
e di collocazione. Inoltre cerchiamo di far
capire ai nostri ragazzi, e non da oggi, l'importanza dell'estate come momento per
migliorare tecnicamente e tatticamente.
L'estate per i giocatori che durante la stagione non fanno quasi altro che allenarsi
tatticamente e fisicamente, pu essere
una preziosa alleata per chi voglia tentare
di cancellare i punti deboli e fare un salto
in avanti. Noi li riuniamo per 10-15 giorni,
cerchiamo di far capire loro che sono tre

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mesi che vanno sfruttati. Anche per quelli impegnati con la squadra nazionale. S,
anche per loro.
Chi lavora con lei?
C' Pierfilippo Rossi, lui s un vero procuratore, Matteo Franceschini che il direttore generale, Nicol Galli che una segretaria factotum e Paolo Ronci che agisce
come consulente esterno.
Che rapporto ha con i suoi giocatori?
Li sento con regolarit, li seguo, li vedo,
anche se vorrei vederli molto di pi, ma ne
abbiamo una quindicina e facciamo fatica
a vederli sempre tutti domenica dopo domenica. Non oso pensare a come facciano
le altre agenzie che di giocatori da seguire
ne hanno molto di pi: saranno meglio
organizzati... Io imposto il rapporto con i
ragazzi privilegiando l'aspetto umano e
personale. Ricordate il film "Jerry Maguire", quello con Tom Cruise? Lui all'inizio
era un procuratore come tutti gli altri. Poi
riflette, capisce, e si trasforma in una persona diversa, pi umana. Cambia, in meglio, sia se stesso che il suo giocatore.
Ironia della sorte, dopo che stata,
come sponsor della Virtus Bologna,
una delle sue pi acerrime rivali, ora
diventato anche ambasciatore di un'azienda importante come la Ferrero per
il progetto di responsabilit sociale
kinder + sport. Ci spiega il suo ruolo?
E' vero, non ci avevo pensato. Comunque
l'essere stato scelto da un'azienda cos conosciuta e prestigiosa come appunto la
Ferrero mi fa piacere perch, al di l della
soddisfazione e dell'aspetto economico,
rappresenta un riconoscimento importante per quel poco o molto di buono che ho

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IL PERSONAGGIO

Io un procuratore?
Non esatto. Sono
il responsabile
tecnico di
un'agenzia che
aiuta i ragazzi
a crescere

In maglia azzurra, contro Jason Kidd del Team USA

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IL PERSONAGGIO

Divertimento
e passione.
Ma ad alto livello
la differenza
la fa sempre
e solo
la motivazione

Carlton ha smesso ormai da anni, ma resta un idolo dei ragazzini

fatto durante la mia carriera. Il progetto


Kinder + Sport, i cui valori fondanti sono
crescita, educazione e socialit dei ragazzi, stato creato da Ferrero con l'obiettivo
di promuovere tra i giovani uno stile di
vita attivo attraverso la diffusione dello
sport. Il progetto gi operativo in 20 paesi del mondo. Io interagir con i giovani, parler con loro, li ascolter e magari
dar loro qualche consiglio e questo mi
fa molto piacere. Fra l'altro vivendo nel
mondo sportivo ed essendo a contatto con
i giovani, insieme a Kinder + Sport cercher di spingere i ragazzi verso l'attivit
motoria in generale, non solo basket. Le
statistiche sono impietose: oggi in Italia
un bambino su 5 obeso. Ci per riallacciarmi alla sacrosanta battaglia che si sta
portando avanti per aumentare l'educazione fisica nelle scuole. Nelle prossime
settimane sar a Fano per il trofeo Kinder
+ Sport Join the Game e poi al Trofeo Topolino di minibasket.
Restando sui giovani, non trova che,
rispetto ai ragazzi soprattutto degli
anni '80 e degli anni '90, quelli di oggi

siano fisici, atletici ma oltre a notevoli


carenze tecniche non abbiamo quella
passione, quella voglia di giocare che
avevano quelli di un tempo?
Credo che per un ragazzo che inizia e poi
prosegue una qualsiasi attivit sportiva ci
siano tre aspetti fondamentali. In primo
luogo il divertimento, che ti deve portare
a gustare quello che stai facendo. Il divertimento poi pu diventare passione. Ma
quello che fa fare il salto di qualit la
mo-ti-va-zio-ne! Se ti accontenti di quello
che hai fatto, bene, non sbagliato, ma
ti fermi dove sei. Invece grazie alla motivazione che ti alleni di pi, ti sacrifichi
di pi, e pi la motivazione forte e pi
ti spinge a fare cose che gli altri non sono
in grado di fare. E' questo che manca: la
motivazione. Se il divertimento e la passione non te la fanno perdere i genitori
che nutrono troppe aspettative sul ragazzo, o gli allenatori delle giovanili che, dovendo anche loro mangiare, puntano pi
sulla tattica cercando di vincere le partite
che non al miglioramento individuale del
ragazzo, quello che fa la differenza il di-

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verso livello di motivazione che un ragazzo ha rispetto ad un altro. E poi, aggiungo


un'altra cosa...
Prego...
Le critiche. Voi giornalisti i giocatori li
dovete criticare, mentre oggi le critiche
non esistono quasi pi. Attenzione, sto
parlando di critiche costruttive ed intelligenti, non preconcette e faziose. Ed i giocatori, se le critiche sono costruttive, non
si devono offendere, anzi, ma le devono
prendere come uno stimolo. Ad esempio io quando giocavo, anche se leggevo
poco, ricordo di essere stato criticato duramente da alcuni giornalisti, Oscar Eleni
in particolare, ma questo mi ha aiutato a
migliorare e a crescere.
Molti suoi ex compagni o allenatori
hanno detto che, paradossalmente, il
suo problema quando giocava era che
lei aveva troppa personalit, troppo
carisma. E' vero?
Non carisma. Non personalit. Carattere.
S, io avevo troppo carattere. E in pi per
diversi anni non mi fidavo dei miei compagni. Ma non per supponenza o altro,

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IL PERSONAGGIO
ma perch ero fatto cos. Premesso che
non ho rimpianti per quello che stato e
che tutte le sconfitte che ho subito sono
servite per arrivare ad una vittoria e ad un
incontro molto ma molto pi importante,
quello con il Signore, ad un certo punto
della mia carriera mi sono fermato a riflettere. Lo devi fare per forza perch se le
cose non vanno come vuoi, devi metterti in
discussione e cominciare a farti delle domande. Io l'ho fatto e posso dire che se fossi stato pi comprensivo, pi attento e fossi
venuto pi incontro alle esigenze dei miei
compagni avrei fatto molto, molto meglio,
e soprattutto loro avrebbero reso di pi.
Spesso li ho condizionati negativamente.
Torniamo all'oggi. La si vede spesso
sui campi e sembra che il tempo non
sia passato, ancora in una notevole
forma fisica. Ci sono segreti dietro tutto
questo? Corsa, palestra, diete?
Sono spesso in giro ed ovunque vada mi
porto sempre l'occorrente per correre. Corro tre-quattro volte alla settimana, faccio
pesi in palestra per la parte sopra e per la
parte sotto, sempre seguito da un preparatore, Mauro Manzini che mi ha anche
prescritto una dieta che rispetto dal luned al venerd. Poi il sabato e la domenica
qualche concessione alimentare me la
concedo, anche se non sono mai stato un
mangione.

Le manca il basket giocato, o almeno


qualcosa di esso?
No, non mi manca niente. Anzi s una
cosa mi manca: le partitelle in allenamento. Credo che se avessi potuto fare solo le
partitelle in allenamento, e giocare solo le
partite in casa, avrei continuato altri duetre anni.
Vincenzo Esposito, che ha due anni in
pi di lei, tornato a giocare. Lei ci ha
mai pensato?
No, non ci ho mai pensato. Vincenzino ha
fatto una scelta. Io non ci ho mai pensato
anche perch credo, e sottolineo credo, che
nonostante l'et e tutti gli acciacchi, nessuno giustificherebbe eventuali mie brutte
prestazioni. Non me le potrei permettere.
Tutti, credo, si aspetterebbero il Myers dei
bei tempi, ma quello non c' pi.
Qual stato il momento pi bello della sua carriera?
Il pi bello in campo stata la vittoria della Coppa Italia con la Fortitudo nel 1998.
Non perch la Coppa Italia fosse il trofeo
pi importante, ma perch fu un successo liberatorio, per me e per tutto il popolo
Fortitudo. E poi essere stato, grazie al presidente Petrucci, portabandiera alle Olimpiadi di Sydney.
E il pi brutto?
La sconfitta contro la Benetton in gara1
della finale 2000. Era la quarta finale che

Testimonial del progetto Kinder + Sport

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giocavo in cinque anni e perdere gara1 in


casa fu bruttissimo. Come ha detto non
mi ricordo chi, la cosa pi brutta non la
sconfitta, ma il pensiero della stessa. Ma
in quei giorni ho chiamato in aiuto Dio e
lui mi ha risposto. E' andata letteralmente
cos.
C' una partita che vorrebbe rigiocare
o un tiro che vorrebbe ridare?
No, n una partita e nemmeno un tiro.
Vorrei non aver allungato la mano ed aver
commesso il quinto fallo negli ultimi minuti di gara5 della finale 1998. Ho visto la
palla, pensavo di prenderla ed stata una
cosa istintiva. Ma quella mano, che mi ha
fatto uscire per cinque falli, proprio vorrei
non averla allungata.
Oggi nella NBA ci giocano quattro italiani. Lei, che atleticamente e tecnicamente era di un'altra categoria, non ha
mai rimpianto di non averci provato?
Non ci ho mai pensato e quando l'ho
fatto ormai era troppo tardi. Pensate che
ricevetti un fax dai Knicks che mi volevano vedere e sottoporre ad un provino.
Ma io nella mia superficialit non risposi
nemmeno. Poi magari se avessi risposto e
ci fossi andato non vuol dire che mi avrebbero preso. Per...
In passato stato ospite di molte trasmissioni tv, poi diventato un volto
familiare per la pubblicit del Tartufone. Oggi protagonista di una trasmissione particolare come Wild su Italia 1.
Come si trova in questa sua nuova veste?
Mi sento a mio agio anche perch la
troupe, gli autori, il direttore ed il direttore di produzione mi stanno aiutando. Fra
l'altro ne approfitto per dirvi che sul sito
www.wildbasketballcamp.com ci saranno tutte le indicazioni per il nostro camp.
Confesso che il programma impegnativo e che alla sera, quando rientriamo in
albergo, sono pi stanco rispetto a quando tornavo dall'allenamento. Poi ci sono
state alcune esperienze, tipo quella con
il coccodrillo o quella appeso ad una corda dentro una grotta, che non sono state
semplici. Ma ce l'ho fatta. Per il lancio
con il paracadute no. Quello non lo faccio!
Cosa vede nel futuro dei tre club nei
quali stato pi a lungo, Rimini, Pesaro e Fortitudo?

superbasket.it
IL PERSONAGGIO
A Rimini stiamo cercando di unire tutte
le realt e molte societ sono favorevoli.
Il detto L'unione fa la forza non mai stato attuale come ora. Dobbiamo parlare
con Luciano Capicchioni che un po' l'astronave madre della cosa, ma sono certo che anche lui sar d'accordo. A Pesaro
la situazione complicata, come in altre
parti del resto, ma spero che il basket di
alto livello possa andare avanti. La Fortitudo sono andata a vederla alcune volte
e quando ho sentito l'urlo dei tifosi in un
momento chiave, verso la fine della partita e con il punteggio in equilibrio, beh
confesso che in quel momento se avessi
potuto sarei tornato a giocare. Per non
dimentico Roma...
Dove rimasto tre anni...
E dove ho avuto un grande rapporto
con il presidente Toti, che ha fatto e continua a fare un grande lavoro. Se Roma
ancora nel basket che conta lo deve
esclusivamente a lui e spero da suo amico e tifoso che la passione per il basket
non lo abbandoni mai e che ci sia qualcuno disposto a dargli una mano. Mentre a Bologna c' Romagnoli, una persona che ha fatto molto per il basket del
capoluogo e che spero continui a restare
dentro questo sport. Persone come Toti
e come Romagnoli non vanno perdute.
Cosa ne pensa di quello che sta succedendo a Siena?
Negli anni 80, negli anni 90 e negli
anni 2000, quando ce n'era in abbondanza, tutti hanno approfittato di questa situazione poco controllata. C'era
chi guadagnava 10, chi guadagnava
100 e chi guadagnava 1000 e questo
veniva fatto senza pagare tutte le tasse
ed era ed illecito, e sbagliato. Detto
questo per, quello che non dobbiamo
fare scandalizzarsi perch sarebbe
solamente ipocrisia. Non facciamolo!
Ho fiducia nella giustizia che far il
suo corso. Questo ci insegna a rispettare di pi le leggi e soprattutto che
cambiato il periodo storico nel quale
stiamo vivendo. Assieme ad una crisi
importante ha fatto riscontro un giusto risveglio da parte delle Autorit.
Fra gli altri mi dispiace per Stefano
Sammarini che fino al 2004 ha collaborato con me curando la mia immagine e facendo un ottimo lavoro.

Non troppo carisma


e neanche troppa
personalit. Il mio
problema stato
il troppo carattere.
E il non fidarmi
dei compagni

Elegante e sportivo al tempo stesso: la classe non acqua...

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IL PERSONAGGIO

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INCHIESTA
Pesaro, Adriatic Arena, la pi moderna della Serie A.Ha gi 18 anni di vita...

40 anni di Status Quo


La maggior parte dei palasport dell'attuale serie A sono gli stessi
nei QUALI SI GIOCAVA negli anni 70-80. Qualcuno ampliato
e rimodernato, ma altri piccoli, scomodi, obsoleti.
sempre questo il maggior problema del basket italiano...
di Dan Peterson

EL 2009, su richiesta dell'allora


presidente della Fip Dino Meneghin, ho cercato di dare una mano
alla federazione per avere i diritti di organizzare i Mondiali di Basket 2014. C'erano
nove paesi in lizza per ottenere questo
onore, e l'Italia arrivata seconda, dietro
la Spagna, che ospiter l'evento tra pochi
mesi. Come mai la Spagna ha battuto l'Italia presso il comitato della Fiba? Un motivo
solo: impianti. O, meglio detto: mancanza
di impianti adeguati per ospitare un Mondiale. Tuttora, questo rimane un grave problema per il basket italiano, ad ogni livello.
E mi ha fatto riflettere.
IO SONO arrivato in Italia nel 1973.
Ecco cos' cambiato, o non cambiato,
per quanto riguarda le 14 squadre della

Serie A nel 1973-74, l'anno in cui la Lega


ha imposto un minimo di 3500 posti a
sedere per giocare appunto nella massima serie. Varese aveva Masnago e ce
l'ha tuttora, pure con una mini-espansione dell'impianto. Cant quell'anno,
poich il vecchio Parini aveva solo 1500
posti, ha giocato le partite in casa all'EIB
di Brescia e poi, l'anno successivo, ha
aperto il Pianella, che ancor oggi il suo
impianto. Pesaro aveva l'Hangar di viale
Partigiani (4500) e oggi, l'Adriatic Arena
(12.000), uno dei pochi impianti nuovi
della Serie A.
MILANO un discorso a parte. Allora
aveva due squadre, entrambe giocavano
al Palalido (4000), aperto nel 1961. Poi, il
grande palazzone di San Siro, aperto nel

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1976 ma crollato nel 1985 sotto la neve. Poi


il PalaTenda stato chiuso, il PalaTrussardi stato chiuso. Oggi, Milano gioca
al Forum di Assago (12.300), un impianto
aperto nel 1990.
ANCHE BOLOGNA aveva due squadre,
entrambe giocavano al PalaDozza (a quei
tempi 7500 posti), che si chiamava solo
Palazzo dello Sport, ed stato aperto nel
1956: l'argomento dell'articolo di Enrico
Schiavina che segue queste pagine; oggi
la Virtus gioca a Casalecchio (8500) e la
Fortitudo, dopo un periodo a Casalecchio,
tornata al PalaDozza. Torino aveva Parco Ruffini (oggi 4000, allora quasi il doppio) e gioca sempre l, in LNP Gold, nonostante in citt vi siano tre grandi impianti,
eredit dell'Olimpiade Invernale del 2006.

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INCHIESTA
SIENA aveva il piccolo impianto in
via Sclavo ma ha aperto quello che ora
si chiama PalaEstra nel 1978-79. Venezia
doveva giocare fuori quell'anno perch
la storica palestra della Misericordia
(1500) non aveva la giusta capienza.
Pass prima all'Arsenale, poi al Taliercio di Mestre (3500), impianto aperto
nel 1978, dove gioca tutt'ora. C'era Rieti,
che quell'anno ha dovuto giocare all'Eur
di Roma (11.000), aperto nel 1960, poi
ha aperto il suo palasport, che oggi si
chiama PalaSojourner, nel 1974-75, comunque un impianto piccolo, con pochi
posti. Roma ha giocato all'Eur e oggi al
vecchio Palazzetto (3500) di viale Tiziano, impianto aperto a sua volta nel 1960.
IN 40 ANNI quindi, nuovi impianti
ne sono stati aperti pochi. Negli ultimi
20 anni, a Milano e a Pesaro. Mettiamoci pure Caserta, che ha aperto il PalaMaggi circa 30 anni fa. Mettiamoci
le ristrutturazioni e gli allargamenti a
Sassari e Avellino. Contiamo pure un
impianto abbastanza nuovo a Biella
(5000). Fanno ancora traslochi diversi
club per giocare in un impianto adeguato nonch regolamentare. L'ULEB ha costretto a Cant a giocare a Desio (6000)
per questi motivi. Brava Cant per averlo fatto e chiss se non diventer casa
sua nel futuro. In ogni caso, gli impianti
nel basket italiano sono quelli di 30-4050-60 anni fa.

Il PalaTiziano a Roma ha 54 anni: del 1960

Sopra, il vecchio "Oldrini" di Varese. Sotto, Sassari

NUMB3RS Tutti gli impianti di Serie A, Gold, Silver


Club serie a Impianto Capienza Anno
Acea Roma
Palazzetto
3.500 1960
Acqua V.S. Cant Pianella
3.910 1974
Banco Sassari P.Serradimigni 5.000 1981
Cimberio Varese Masnago
5.100 1964
Armani Milano Forum
11.210 1990
Enel Brindisi
P.Pentassuglia 3.523 1980
G.Tesi Pistoia
PalaFermi
4.000 1988
Virtus Bologna Unipol Arena 9.200 1993
G.B. Reggio Emilia PalaBigi
3.500 1970
MPS Siena
PalaEstra
5.070 1978
Juve Caserta
PalaMaggi 6.387 1982
Sidigas Avellino Del Mauro
5.195 1987
S. Montegranaro PalaSavelli 3.608 1987
Reyer Venezia Taliercio
3.509 1978
Vanoli Cremona PalaRadi
3.527 1980
VL Pesaro Adriatic Arena 10.323 1996

LNP Gold
BC Barcellona
Pall. Biella
Latte Brescia
Orlandina
Junior Casale
BC Ferentino
Libertas Forl
A. Costa Imola
Aurora Jesi
Azzurro Napoli
PMS Torino
Pall. Trapani
BC Aquila Trento
Pall. Trieste
Basket Veroli
Scaligera Verona

Impianto Capienza
PalAlberti
2.975
Biella Forum 5.007
P.San Filippo 2.400
PalaFantozzi 3.613
PalaFerraris 3.513
Ponte Grande 2.010
P.Cr.Romagna 5.676
PalaRuggi
2.012
PalaTriccoli 4.200
PalaBarbuto 5.500
PalaRuffini
4.500
PalaIlio
4.575
PalaTrento
4.500
PalaRubini
6.943
PalaFrosinone 2.552
PalaOlimpia 5.350

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LNP Silver Impianto Capienza


F. Agrigento
PalaMoncada 1.822
B. Nord Bari
PalaColombo 1.750
Casalpusterlengo Campus
1.000
Porger Chieti
PalaTricalle
2.600
Liomatic Bari
PalaFlorio
4.540
Mobyt Ferrara
Pala MIT2B
3.504
Affrico Firenze Mandela Forum 7.070
Remer Treviglio PalaFacchetti 2.880
Dinamica Mantova PalaBAM
3.950
Bawer Matera PalaSassi
2.000
Fulgor Omegna PalaBattisti
1.048
Acmar Ravenna PalaCosta
1.006
Basket Recanati PalaCingolani 1.000
Viola Reggio C. PalaBotteghelle 3.000
Modus Roseto PalaMaggetti 4.500

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IL TEMPIO

Lombelico del BASKET


La Virtus torna al PalaDozza. Dove c'era gi la fORTITUDO.
Come ventanni fa. Storia di una decisione che ha fatto molto discutere,
a Bologna e non solo. Perch il prestigio di quel campo
non ha proprietari, ma un patrimonio di tutti
di Enrico Schiavina

UESTIONE di consonanti. N
la F n la V, ma la R: quella
biancorossa nello stemma
della Pallacanestro Reggiana, che
a fine aprile ha riportato una finale
europea al PalaDozza. Dimostrando
che si pu fare: il basket di un certo
livello mancava da Piazza Azzarita
ormai da cinque anni, Reggio Emilia - che di fatto il primo club in
regione da un paio di stagioni - ha
riaperto la strada. Il vecchio palazzo nel centro di Bologna, stracarico
di gloria e di problemi, di fascino e
di controindicazioni, pu tornare ad
essere ci che sempre stato: l'ombelico del nostro basket.
LA NOTIZIA non era pi una notizia da tempo, che la Virtus avesse deciso di tornare in citt dopo 17
anni a Casalecchio era ormai chiaro
a tutti anche prima dei recenti annunci di Renato Villata. L'argomento
in citt ha tenuto banco per mesi, pi
o meno tutti hanno una loro opinione, forse ci che un po' ha colpito
che la Virtus abbia deciso un passo
cos importante senza interpellare i
consumatori del suo prodotto, cio
i suoi tifosi, da sempre componente
pesante, anche economicamente, del
mondo bianconero. Difficile dire se
sono di pi quelli contenti di tornare
indietro, presumibilmente la vecchia
guardia nostalgica dell'epopea porelliana, o quelli scontenti perch ormai
abituati alla modernit dell'Unipol
Arena, che dovrebbero essere i pi
giovani. La lista dei pro e dei contro
lunga ed ognuno pu soppesarla a
modo suo. Il palazzo di Casalecchio

pi grande, comodo, ci sono parcheggi, grandi spazi, servizi, e poi


un bel pezzo di storia della V nera
stato scritto qui, c' il museo Virtus
(a proposito: che fine far?), i seggiolini in tinta, il lato Wilkins e il lato
Rivers, tutto trasuda di bianconero.
A favore del ritorno al PalaDozza c'
il prestigio di un impianto unico, la
perfetta visibilit da qualsiasi punto
del catino, anche il pi lontano dal
parquet, l'impatto pi forte del fattore campo, e infine i costi, molto pi
bassi di quelli di Casalecchio, dove
tra l'altro il gestore sempre quel
Claudio Sabatini da cui la nuova dirigenza virtussina cerca affannosamente di prendere le distanze. Ecco,
ridurre i costi: la sensazione che
alla fine sia questa e soltanto questa
la ragione del trasloco. Tutto il resto,
chiacchiere da bar.
LA NUOVA VIRTUS del dopo-Sabatini aveva promesso al suo popolo di tornare tra le grandi nel giro di
tre anni. Il primo ormai passato,
e non andato granch bene. Il secondo inizia col trasferimento in un
impianto pi piccolo, la percezione quella del passo indietro, non
in avanti. Da un impianto da 8500
posti circa si passa a uno da 5600,
rinunciando quindi a quasi un terzo
del pubblico potenziale. Andranno
drasticamente ridotti i biglietti per
sponsor, scuole, giovanili, che in
questi anni hanno gonfiato le cifre
dei presenti a Casalecchio. La Virtus
quest'anno ha dichiarato 5700 presenze di media, con 2300 abbonati:
a occhio e croce il PalaDozza do-

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vrebbe riempirlo quasi sempre, ma


ha scelto di rinunciare in partenza ai
pienoni da ottomila e passa che, se
le cose in campo dovessero andare
bene, sono sempre alla sua portata.
Insomma una scelta che contraddice chi si dichiara ambizioso. Al PalaDozza non si potrebbe nemmeno
fare l'Eurolega, anche se la Virtus di
oggi non ha di questi problemi.
LA FORTITUDO in tutto questo ha
fatto da spettatore, molto interessato certo, ma forzatamente passivo.
La sovrapposizione di partite e di
turni di allenamento un falso problema, per decenni la F e la V hanno convissuto sotto lo stesso tetto
senza problemi, basta organizzarsi.
Lo stesso vale per i colori, i cimeli,
le maglie ritirate e gli stendardi da
appendere, non dovrebbe essere
difficile realizzare due versioni del
palazzo intercambiabili a seconda
di chi gioca in casa. Dovrebbe restare anche la denominazione "Curva
Schull", quella della Fossa, i rivali
virtussini FVB andranno a prender
posto dalla parte opposta, in Curva
Calori, esattamente come vent'anni
fa. Il problema un altro: ai fortitudini non va a genio dividere con
i cugini quello che ormai considerato una specie di Nido dell'Aquila.
Dal 1999 ad oggi il PalaDozza stato
sempre e solo il campo della Fortitudo, o delle sue poco fortunate imitazioni recenti. Difficile immaginarlo
colorato di bianconero, proprio ora
che la F ha ritrovato unit d'intenti ed un progetto decoroso. Questa
Fortitudo che gode dello straordi-

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IL TEMPIO

Anche dalle ultime file, il basket al PalaDozza lo si vede sempre al meglio

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IL TEMPIO

Sopra, la vista sempre mozzafiato dalla scala degli spogliatoi. Sotto, tanta gente per una partita di minors

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IL TEMPIO
nario amore della sua gente, che
in quarta serie vanta oltre mille
abbonati in pi di quelli che ha fatto la Virtus in serie A, non ha per
abbastanza forza, n tecnica ( pur
sempre un club di DNB, che chiss
se riuscir a salire in Silver...) n societaria per mettersi di traverso tra V
nera e Comune di Bologna. E il famoso crack di 6,4 milioni di euro, proprio per lavori di ammodernamento
al PalaDozza (peraltro eseguiti solo
in parte), ricaduto sulle spalle della
collettivit per colpa di chi ha guidato la Fortitudo in passato. Normale
che oggi al Comune faccia piacere
avere un inquilino in pi.
L'UNICO PADRONE del PalaDozza resta la citt di Bologna ed
esercizio inutile cercare di stabilire
l'appartenenza sportiva di un luogo
pubblico. La Virtus ha innegabili
meriti storici, per prima ha costruito il mito del "Piccolo Madison",
esaurito in abbonamento per un
ventennio, ma la Fortitudo l'ha salvato dall'oblio, dandogli nuova vita.
Il fascino del PalaDozza non appartiene n alla F n alla V: un patrimonio di tutti, di Basket City ma
pi in generale della pallacanestro
italiana. Un prestigio formatosi in
58 anni di partite, importantissime
o anonime, maschili o femminili,
di serie A o leghe minori. Non solo
Fortitudo e Virtus (e Gira), ma finali
di Coppa Campioni, spareggi-scudetto, spareggi-salvezza, Final Four
di Coppa Italia, nazionali, selezioni
NBA, rassegne giovanili, fino a leggendarie finali di tornei liceali che
chi ha giocato ricorder per tutta la
vita. Perch chiunque abbia messo
piede su quel campo anche una sola
volta deve aver percepito la magia di
quei sacri legni, su cui passato un
esercito di grandi campioni, da Wilt
Chamberlain in gi.
INAUGURATO nel 1956, per quarant'anni per i bolognesi stato
semplicemente "Il palazzo", poi
nel 1996 l'intitolazione a Giuseppe
Dozza, il popolarissimo sindaco del
dopoguerra che per primo ebbe la
visione di un grande impianto poli-

NUMB3RS
Pi di mezzo secolo di canestri storici

Breve cronistoria dei principali avvenimenti cestistici ospitati dal PalaDozza


nei suoi 58 anni di vita
1956 L'inaugurazione, col Trofeo Mairano, con 6 nazionali. La prima partita
Italia-Polonia
1959 Prima, leggendaria esibizione degli Harlem Globetrotters, che tra gli altri
schierano il 23enne Wilt Chamberlain
1962 Spareggio-scudetto, partita secca tra Ignis Varese e Simmenthal Milano,
pari in classifica nel torneo all'italiana. Vince Milano 68-61
1966 Finale di Coppa dei Campioni, il Simmenthal Milano di Bradley e Riminucci batte 77-72 lo Slavia Praga. Per la prima volto il titolo europeo per
club va ad un'italiana
1968 Prima finale di Coppa Italia, vince la Fides Napoli sulla Fortitudo 93-86
1973 Di nuovo spareggio-scudetto tra Ignis e Simmenthal. Stavolta vince Varese 74-70, il suo sesto scudetto
1976 Battendo in casa Udine, la Virtus Sinudyne vince lo scudetto a vent'anni
di distanza dal suo ultimo titolo. E' il primo trionfo di una squadra bolognese in piazza Azzarita
1977 Per la prima volta si assegna lo scudetto ai playoff, lo vince Varese chiudendo a Bologna 2-0 sulla Virtus. Il pubblico applaude il giro d'onore di
Morse, Meneghin e compagni
1979 Memorabili spareggi per l'accesso ai playoff tra squadre di A1 e A2. Siena batte Forl e la Xerox Milano batte Mestre: quattro tifoserie, pubblico
oceanico
1984 L'NBA in Piazza Azzarita. Phoenix Suns e New Jersey Nets scendono in
campo nell'ambito di un torneo a cinque con Virtus, Milano e Varese
1987 Spareggio salvezza Trieste-Gorizia, con esodo di tifoserie e scontri. A
sorpresa vince Gorizia e condanna la Stefanel di Tanjevic. Sempre a Bologna, Gorizia vinse lo spareggio-promozione in A1 nel '77 battendo Rieti
1988 Ennesima finale di Coppa Italia (negli anni 80 si giocata sei volte a
Bologna) con il primo trionfo di Caserta (Oscar 31, Gentile 29), battendo
Varese 113-100 dopo due supplementari
1991 Final Four di Coppa Italia, stavolta a fare la storia la Glaxo Verona: 97-85
in finale su Milano, primo e unico trofeo per una squadra di A2
1995 Terzo titolo in tre anni per la Virtus Buckler, che aveva festeggiato al
PalaDozza anche nel '93 (contro Treviso) e '94 (contro Pesaro). Tipletta
firmata Sasha Danilovic, che chiude il suo ciclo con 40 punti in gara3 alla
Benetton
2005 Primo e unico trofeo vinto dalla Fortitudo al PalaDozza: la Supercoppa
contro Treviso
2009 29 marzo, ultimo, storico derby (il 68esimo in Piazza Azzarita su 103 totali), quello del tiro di Vukcevic: gode la V, patisce la F
2014 Final Four di Eurochallenge, primo trofeo di sempre per Reggio Emilia

funzionale in pieno centro, che negli anni ha contribuito a marcare il


ruolo di Bologna citt-crocevia. Non
solo come Scala del basket, ma con
un'interminabile elenco di eventi
che hanno fatto epoca. negli altri
sport (boxe, tennis, volley e tanti altri), nella musica, nel costume, nella politica. Profondamente ristrutturato una prima volta nel 1995 e
un'altra nel 2000, l dove una volta
si registravano pienoni da diecimila

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spettatori (record per il basket 9.173


paganti - e chiss quanti imbucati - per un derby del 1972) oggi sono
rimasti solo 5600 posti e diversi problemi strutturali che richiederebbero nuovi investimenti che nessuno
vuole accollarsi. Il nuovo cambiamento, di nuovo la V e la F sotto lo
stesso tetto, comunque la si pensi
un fatto epocale. Perch, sar piccolo, vecchio e superato, ma il PalaDozza ... il PalaDozza.

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GIOVANILI

CAPOBIANCO
il cacciatore di sogni
Il trionfo dellUnder 18 azzurra nel prestigioso
Torneo di Mannheim premia il grande lavoro che Andrea Capobianco
sta facendo con il settore giovanile della Nazionale

di Niccol Trigari - foto di Pietro Pietrazzini

ER I CULTORI della pallacanestro


giovanile, quello in programma ogni
due anni a Mannheim il torneo.
Le pi forti nazionali dei 5 continenti con
i migliori giocatori possibili, una sorta di
mondiale under 18, che nelle sue 27 edizioni ha avuto il merito di attrarre numerose
icone della storia del basket. La rassegna,
intitolata al Premio Nobel per la pace del
1952 Albert Schweitzer, ha ospitato le gesta
di Magic Johnson e Drazen Petrovic, Sabonis e Kukoc, Duncan e Nowitzki, Garnett
e Pau Gasol, Vince Carter e Tony Parker.
Nellalbo doro lItalia compare 4 volte, la
prima con un giovanissimo Dino Meneghin nel 1966, lultima qualche settimana
fa sotto la guida di Andrea Capobianco.
Sar deformazione professionale, ma per
il coach campano i nomi che descrivono la

grandezza del torneo e la portata dellimpresa appena realizzata sono quelli di


coloro che lo hanno preceduto sul podio
tedesco, ovvero Nello Paratore, Giancarlo
Primo e Mario Blasone: questultimo vi riusc nellanno di grazia 1983, una data ben
presente anche nella testa degli azzurrini
che, 31 anni dopo, hanno tagliato lambita
retina.
Ci che mi piaciuto subito di questo
gruppo racconta coach Capobianco
che i ragazzi conoscevano bene la storia di
questo torneo e cosa significasse. Col passare dei giorni e con le vittorie cresciuta
in loro la consapevolezza di essere protagonisti di un evento importante, ma senza
che per questo perdessero serenit. Davanti a giovani cos consepevoli e maturi,
ho potuto insistere sulla portata storica di

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quello che stavano facendo. Ovviamente


ripetevo anche di tenere i piedi per terra, di
non perdere lumilt, ma un gruppo deve
avere coscienza di quello che sta facendo.
Come importante, nellopinione di
Capobianco, avere presente il percorso
che ha portato a questo traguardo.
E il frutto del lavoro delle societ da cui
i ragazzi provengono e degli allenatori che
li hanno durante tutta la stagione, senza
dubbio, ma alla base c il progetto che Simone Pianigiani ha iniziato a sviluppare
sin dal suo arrivo in federazione. E questa
la ragione per cui ringrazio il presidente
Gianni Petrucci e Simone di avermi confermato: io vivo di progetti, sono fissato con i
progetti. Laspetto pi incoraggiante di un
risultato del genere la consapevolezza del
lavoro fatto, innanzitutto in palestra, per

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GIOVANILI

Un time-out di Andrea Capobianco durante il Torneo di Mannheim

raggiungerlo. Sulla base del progetto di


Simone, ho creato e realizzato il Progetto
Azzurri, che porta a girare tutta lItalia me,
Antonio Bocchino, Francesco Cuzzolin,
Maurizio Cremonini e Simone, quando riesce a ritagliarsi uno spazio tra i numerosissimi impegni. Questo permette di implementare lindispensabile collaborazione
con societ e allenatori, dando anche loccasione per partecipare ai clinic, che sono
sempre un ottimo strumento di confronto
e aggiornamento. La scorsa estate la nazionale maggiore, che nonostante le assenze
ha battuto squadre importanti, ha provato a imporre la propria filosofia di gioco
contro chiunque, entrata nelle migliori 8
dEuropa ed ha ricreato entusiasmo intorno alla maglia azzurra e questa stata una
dimostrazione della validit e dell'efficacia
del progetto di Pianigiani.
I successi delle giovanili possono aiutare, perch ununder 18 che mette in
fila il resto del mondo genera interesse
e ottimismo. Impossibile, per, strappare a Capobianco un giudizio sulle invidualit.

Straordinaria, in questo gruppo, stata la


capacit di ogni singolo di mettere il proprio talento a disposizione della squadra.
Talento non significa solo segnare punti,
ma pu essere andare a rimbalzo, piazzare
un blocco, difendere o avere un equilibrio
mentale superiore alla media. Cos il talento individuale non pu mai rappresentare
un problema per la squadra, ma anzi ad
essa naturalmente strumentale. Il compito di chi allena i giovani identificarlo,
rendere il giocatore consapevole, educarlo allimportanza del lavoro necessario a
perfezionarlo e, infine, convincerlo che la
sublimazione del talento avviene mettendolo a disposizione del gruppo.
Parla con un senso di missione che va
oltre la passione per la formazione dei
giovani e non si limita a quellistinto innato di dedizione al progetto. C qualcosa di pi che lo spinge.
La maglia azzurra ha un profumo unico,
vincere con la Nazionale non paragonabile a nientaltro. Dopo il successo contro
gli Stati Uniti mi sono reso conto, forse
per la prima volta, di cosa significhi: la re-

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azione degli appassionati, degli addetti ai


lavori, dei personaggi che hanno scritto la
storia. Non saprei dire quante persone mi
abbiano chiamato o mandato messaggi.
Se mi guardo indietro non sarebbe corretto dire che la quotidianit del lavoro in un
club non mi manca. Anche ora sono in palestra tutti i giorni, ma diverso. Mi manca la settimana scandita in ragione della
partita domenicale, ma le emozioni che
provo girando lItalia sono impagabili e
sono molto onorato di essere responsabile
delle rappresentative giovanili, del ruolo di
responsabile tecnico del CNA, di far parte
di un progetto guidato da Petrucci e Pianigiani.
A un allenatore che ha sempre investito sui giovani, viene naturale chiedere se esista una ricetta che faciliti il passaggio dal settore giovanile alla prima
squadra.
Ogni ragazzo ha una storia a s e ogni
percorso inizia dagli obiettivi che il ragazzo si pone. Sapere dove vuoi arrivare
fondamentale, cos come capire dove
ti voglia portare la societ in cui giochi,

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GIOVANILI
quale progetto abbia per te. Quando hai a
disposizione questi elementi, pi facile
scegliere tra rimanere nel settore giovanile
o, per fare qualche esempio, unesperienza
a basso minutaggio in Gold, piuttosto che
in Silver, o un ruolo di maggior spessore in
C. La cosa importante che un giocatore
che voglia fare il salto dal settore giovanile
alla prima squadra, deve essere innanzitutto affidabile, ovvero riconoscere le varie situazioni e avere gli strumenti tecnici,
mentali e fisici per sostenerle. Gli avversari lo attaccheranno su ogni possesso e
non pu risultare nocivo alla squadra. Pi
avanti riuscir anche a mettere i propri
talenti a disposizione dei compagni, avr
responsabilit in attacco, ma inizialmente
deve soprattutto avere la capacit di tenere
il campo. Lesperienza che un ragazzo matura stando con la prima squadra, al fianco
di qualche veterano, anche solo in allenamento, non la trovi altrove, ma lallenatore
deve stare attento a non bruciare i giovani:
deve intuire chi potr sostenere la sfida, soprattutto mentalmente, e chi invece non
ancora attrezzato. Un allenatore non deve
operare le proprie scelte con lobiettivo di
essere simpatico a tutto lo spogliatoio, ma
prendersi cura dei propri giocatori, soprattutto dei pi giovani: quando non sono
pronti, tenerli in panchina il regalo migliore che puoi far loro. Se lavori con i giovani, devi essere altruista. Il coach egoista
un perdente, anche come essere umano.
Allenare i pi giovani, del resto, porta
in dote una responsabilit con forti implicazioni sociali.

NUMB3RS
I 12 gioielli di Capobianco
Ecco chi sono i ragazzi dell'impresa
azzurra di Mannheim
Federico Mussini ('96, P, R. Emilia)
Enrico Merella ('96, P, Sassari)
Martino Mastellari ('96, G, Fortitudo Bo)
Ion Lupusor ('96, A, Viola R. Calabria)
Andrea Spera ('96, A-C, Avellino)
Andrea Picarelli ('96, G, Milano)
Andrea La Torre ('97, A, Stella Azzurra RM)
Luca Severini ('96, A-C, Virtus Siena)
Diego Flaccadori ('96, G, Blu Orobica BG)
Alberto Cacace ('96, A, Azimut Loano)
Bruno Mascolo ('96, P, PMS Torino)
Daniel Donzelli ('96, A, Casalpusterlengo)

Dobbiamo trasferire ai giovani i valori


che lo sport ci trasmette. Valori ed emozioni che, fuori dallo sport, puoi trovare forse
solo nelle famiglie, valori che sono fondamentali anche ai livelli pi alti. Il rispetto
in una squadra giovanile fondamentale,
ma dobbiamo pretenderlo anche dagli
adulti. Nella squadra non si pu prescindere dalla chiarezza, da un confronto onesto e possibilmente costruttivo.
Lidentikit dellallenatore delle giovanili secondo Capobianco quasi completo, ma mancano ancora un paio di
dettagli importanti.
Bisogna allenare tutti, a prescindere dalle potenzialit e dalle prospettive. Innanzitutto perch le nostre valutazioni possono
essere sbagliate e, in secondo luogo, perch migliorare il livello medio significa re-

Foto dopo il trionfo. Nel gruppo c' anche Roberto Premier

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Roster dell'Italia campione nel 1983


(archivio FIP)

galare maggiori stimoli anche ai pi bravi,


che altrimenti tenderebbero a sedersi. Essere onesti e chiari con i ragazzi un imperativo, ma questo non significa spezzare
i sogni: non devo illudere nessuno dicendogli che arriver in Serie A, n tantomeno
dirgli che non ci arriver mai. In entrambi i
casi il mio compit sar anche convincerlo
a non tralasciare altri aspetti della crescita, su tutti lo studio. E ovvio che qualcuno
avr pi possibilit di fare strada nella pallacanestro e altri meno, ma tutti devono
farsi trovare pronti quando passa il treno.
A pochi eletti il talento fa passare davanti
anche due o tre treni, per la maggior parte loccasione una sola. Il mio compito
far loro capire che se si alleneranno male,
non arriveranno da nessuna parte, mentre
quando ti alleni con seriet, tutto diventa
possibile. E se dopo aver dato tutto, non
dovessero farcela, potranno prendere la
sconfitta con serenit, perch a chi conserva questo atteggiamento, la vita riserver
moltissime vittorie.
A chi la vita non ha concesso il tempo
per raggiungerle, il coach dedica lultimo pensiero.
Ho sempre detto che il primo titolo importante a livello giovanile lo avrei dedicato
alla memoria di Francesco, Gigi e Giuseppe: li ho allenati a livello giovanile e so benissimo che mi sono ancora molto vicini;
lo so perch credo. Fisicamente non possono gioire insieme a me, ma sono convinto
che abbiano fatto il tifo per noi dal cielo e
che continuino a darmi qualcosa di importante ogni giorno.

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REGIONI

Grandi MARCHE
di Alessandro Elia

L'unica Regione al plurale, piccola ma poliedrica, mari e monti,


azzurro e verde, cultura, divertimento e tanto basket

Davide Paolini,
Presidente FIP Marche

La voglia di basket
in una regione
prolifica di
entusiasmo
e passione come le
Marche, fa girare
numeri da grande

LE MARCHE del canestro stanno assumendo


ormai una caratteristica bipolare. Da una parte le oggettive difficolt in campo e fuori delle
societ pi prestigiose, dall'altra la valanga di
iniziative ed eventi che hanno popolato la terra marchigiana nell'ultimo periodo e altrettanto faranno nel futuro prossimo.
A CAPO del movimento cestistico marchigiano il presidente del comitato regionale Fip Davide Paolini. Anconetano, 48 anni, un vulcano
in continua eruzione. Zampilli di idee e iniziative per quello che sempre stato il suo sport
e la sua passione. Tutti i progetti passano sulla scrivania del massimo dirigente regionale,
che pur non affrontando in prima persona
le varie organizzazioni segue da vicino ogni
operazione apponendo il suo parere su quello
che gli viene proposto. Tutto part dal Trofeo
delle Regioni 2012, orchestrato in maniera
magistrale proprio da Paolini e dal suo staff.
Un evento che ritenuto ancor oggi uno dei
migliori a livello organizzativo mai realizzato
e ha fatto brillare gli occhi ai dirigenti federali
che hanno visto nelle Marche e nelle sue strutture location in grado di ospitare ogni tipo di
manifestazione.
ECCO CHE da allora non sono mancati tornei,
concentramenti e clinic di livello nazionale.
L'anno scorso Porto Sant'Elpidio e Civitanova
ospitarono in simbiosi la Finale Nazionale Under 17 maschile, finita per diventare un'altra
perla nella ricca parure marchigiana. Un successo di numeri che ha certificato la bont del
prodotto cestistico made in Marche che nel
2014 raggiunger l'apice di manifestazioni organizzate. Il "Pink Day"
di febbraio ha coinvolto
tutti i centri minibasket
regionali e settori giovanili femminili che hanno
portato ad Ancona un
gran numero di ragazze
e bambine come base
su cui lavorare. A fine
febbraio ecco il Torneo di Fano riservato alla
categoria Under 15 maschile, al quale hanno
partecipato alcune eccellenze nazionali, e a
farne da contorno il raduno collegiale della
Nazionale Under 17 maschile in preparazione
per i mondiali di agosto a Dubai. A met marzo spazio al settore arbitrale con il secondo

step del Progetto Donna svoltosi a Porto


Sant'Elpidio. Si corre poi fino alla recente
"Settimana Azzurra" vissuta al PalaRossini
di Ancona dalla Nazionale A di Simone Pianigiani e culminata con l'All Star Game, che ha
portato nel tradizionalmente sonnecchiante
capoluogo dorico oltre cinquemila spettatori.
Nei primi tre giorni della stessa settimana presente anche la Nazionale Under 20.
MA IL BELLO deve ancora venire. I concentramenti interregionali di San Severino
Marche (Under 19 elite) e Pesaro (DNG, per il
terzo anno consecutivo) hanno aperto la stagione decisiva dei campionati giovanili. Altre
interzone saranno nel corso della primavera
a Tolentino, Cingoli e a Borgo Pace, passando attraverso la prima Finale Nazionale. Nel
weekend del 17 e 18 maggio Fano e il suo
affascinante lungomare ospiteranno l'atto
conclusivo del Join the Game, che assegner
gli scudettini 3vs3 Under 13 e 14 sia maschili
che femminili. Altra Finale Nazionale nella
settimana del 9-15 giugno con protagonisti
gli Under 17, in scena ancora a Porto Sant'Elpidio e Civitanova, dove si confida di ripetere
il successo dell'anno scorso. Scudetto anche
al femminile, con la Finale Under 15 in rosa che
si snoder tra Porto San Giorgio e Pedaso dal
29 giugno al 5 luglio. Poi ancora spazio per
le Nazionali con il raduno di quella femminile
Under 16 a Porto San Giorgio (21-29 luglio)
congiuntamente con quella pari et del Belgio
e l'Under 16 maschile a Pesaro (19-29 luglio) in
un collegiale con l'Under 17 a pochi giorni dal
Mondiale. Cingoli a luglio sar teatro di due
settimane della Scuola Arbitrale CIA riservata
ad arbitri e miniarbitri (9-13 e 16-20). Minibasket invece il 7 e 8 giugno sul lungomare
di Senigallia per una delle cinque tappe del
Minibasket Tour, di sicuro appeal per l'intero
movimento dei cestisti pi piccoli. Senigallia
sar anche la location per il Corso istruttori
giovanile dal 15 al 24 giugno.
LA LISTA lunga come la voglia di produrre
basket in una regione prolifica di entusiasmo
e passione come le Marche, che fa girare anche numeri da grande con quasi 190 squadre, 8.000 tesserati ai quali ne vanno aggiunti
1.000 nel settore femminile, e l'esercito di 120
arbitri incalzati da 180 miniarbitri, 170 ufficiali
di campo e 450 allenatori.

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LINTERVISTA

GIGI il guerriero
stata una stagione sofferta per Gigi Datome a Detroit.
Ma i pochi minuti passati sul parquet non lo hanno demoralizzato.
ora Ha un'estate intera per lavorare e migliorare. pEr vincere la sua
scommessa. Con laiuto della nazionale
di Pietro Colnago

PALACE di Auburn Hills, una


ventina di chilometri fuori da Detroit, stato del Michigan. E un
giorno qualsiasi di inizio autunno. O
forse non proprio un giorno qualsiasi: sul parquet a fare riscaldamento
per una partita di preseason ci sono i
nuovi Pistons che stanno cominciando
a prendere forma, dallaltra parte del
campo stanno facendo la stessa cosa i
due volte campioni in carica dei Miami
Heat. A bordo campo, anzi no, proprio
in mezzo al campo, anche se in borghese, ad applaudire e a dare il cinque ai
suoi compagni c un ragazzone lungo
e magro, capelli lunghi raccolti in una
coda, barba lunga e ben curata. E un
giocatore dei Pistons, questo lo sanno
gi tutti, ma non pu giocare perch infortunato. E allora con la coda degli occhi guarda gli avversari, poco lontano,
che cercano di trovare il ritmo partita.
Ci sono Lebron e Wade, Bosh e Allen,
e i pensieri corrono veloci nella mente
del ragazzone. Lui, lo avrete gi capito, Gigi Datome, il quarto giocatore
italiano sbarcato sul pianeta NBA e la
parola sbarcato non l per caso: sta
vivendo un momento particolare della
sua carriera, tutto attorno a lui nuovo
e sconosciuto e, curioso come sempre
stato, vuole immagazzinare pi nozioni
possibili. Mamma mia come ero emozionato! Ci racconta ora che tornato
a casa, nella sua Sardegna, per qualche
giorno, prima di rimettere piede a Detroit e cominciare una programma di
potenziamento che lo dovrebbe portare
ad essere pronto per la sua seconda stagione da professionista NBA .

In quel periodo stavo vivendo emozioni contrastanti: da una parte il dispiacere di non poter scendere in campo, a
causa di un piccolo stiramento, proprio
in quelle partite di preseason dove avrei
potuto avere spazio per dimostrare il
mio valore, dallaltra leccitazione di
vedermi di fronte tutti quei mostri che
fino a qualche mese prima vedevo solo
in televisione. Sono sullo stesso parquet di Lebron e Wade! continuavo a
ripetermi nella testa e mi rendevo conto
piano piano di aver raggiunto un sogno, che ancora per non era diventato
realt. Per essere completo avrei dovuto
dimostrare che su quello stesso parquet
avrei potuto starci anchio. Questa era
la mia missione.
Gigi lo conosciamo tutti. Tutti ne abbiamo apprezzato lo spessore di giocatore
e di uomo, tutti lo abbiamo applaudito
quando, con la canotta di Roma o della
Nazionale, usciva dal campo pieno di
lividi e di piaghe e senza pi una stilla
di energia nel corpo, tutti siamo stati
felici per lui quando, la scorsa estate,
arrivata la chiamata dei Detroit Pistons.
Ora che la prima stagione, difficile,
complicata e sofferta, passata, parlare con lui ancora pi dolce e fa capire
la trasparenza di questo quasi ventisettenne che da Olbia atterrato a Detroit.
Venivo da una stagione lunghissima,
prima con il club e poi con la nazionale agli Europei - comincia a raccontare
- fisicamente non ero certo al massimo,
pieno di acciacchi e di dolori, ma non
mi importava. Non avevo mai sognato di arrivare un giorno a interessare a
squadre della NBA, era un mondo lon-

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tano da me un milione di chilometri,


quindi quando le voci hanno cominciato ad essere insistenti e quando si sono
addirittura scomodati ad attraversare
loceano per venirmi a vedere, ho capito
che qualcosa nella mia carriera poteva
cambiare, che mi trovavo di fronte ad
unoccasione unica. E allora al diavolo
i dolori e tutto il resto: sono salito su
quellaereo per Detroit carico di motivazioni e di energia positiva e quando
sono atterrato mi sono trovato di fronte
ad una realt assolutamente nuova.
Leccitazione attorno ai nuovi Pistons
era evidente: il ritorno di Billups, Smith
e Jennings, che Gigi aveva gi avuto
modo di conoscere a Roma, arrivati
dalla free agency, poi lincontro con un
mito come Dumars, che gli aveva subito
fatto capire quale sarebbe stato il suo
ruolo e perch avevano scelto proprio
lui. Avrei dovuto aprire il campo con
il mio tiro, avrei dovuto dare energia e
atletismo arrivando dalla panchina, insomma essere utile alla causa nelle maniere che gi conoscevo.
Con queste premesse il nostro eroe comincia ad ambientarsi. Allinizio stavo
in un albergo in centro, con me cera
mio fratello Tullio che mi ha aiutato a
cercare lappartamento mentre io dovevo solo pensare a fare allenamento e a
misurarmi sul campo contro giocatori
che non avevo mai visto prima. Volevo
capire ogni particolare, mi confrontavo
quotidianamente con uno scopo specifico: guadagnare posizioni nella rotazione.
La tappa seguente stata quella di entrare nel nuovo appartamento. Ne

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LINTERVISTA

Tutti al Datome day!


Metti una calda serata di mezza estate a Olbia, una
piazza zeppa di gente e lui, Gigi Datome, sul palco a salutare tutti, con le lacrime agli occhi. Il primo Datome
Day stato organizzato a sua insaputa, con il fratello
Tullio e i suoi amici pi cari a mettere assieme qualcosa di speciale. Gigi era appena diventato un giocatore
NBA, era in partenza per la sua avventura a Detroit e
la citt in cui nato e in cui ha mosso i primi passi di
elegante cestista ha voluto tributargli il suo saluto e il
suo ringraziamento. Un "Role Model come lo chiamano dallaltra parte delloceano, e non avrebbe potuto
essere altrimenti. Emozioni forti, con tutta la famiglia
in prima fila ma dietro a loro un fiume di bambini con
la conottiera della sua prima squadra. E stato il regalo pi bello che avrebbero potuto farmi - ricorda Gigi
- e me lo porter sempre nel cuore. Ma a quel primo
evento ne seguito un altro, sempre pi emozionante
perch sul campo, con Gigi, appena tornato dalla sua
prima stagione coi Pistons, cerano sempre i bambini
ma questa volta con la canottiera di Detroit. Vederli
con quella maglia mi ha fatto capire molte cose - confessa - per loro voglio essere lesempio e il punto di
arrivo di un sogno. La testimonianza che se continui a
lavorare e non molli mai prima o poi i risultati arrivano. Ecco perch ora non voglio deluderli. Un giocatore
vero quello che sta sul parquet e io quei gradi me li
voglio meritare come ho sempre fatto: lavorando e soffrendo. Anche perch in programma c il Datome Day
3.0, quello che sicuramente Olbia non si far mancare
quando il suo gioiello si presenter alla folla dopo una
stagione da protagonista. Ne siamo certi.

Avere un contratto
NBA non vuol
dire essere un
giocatore NBA.
Io voglio essere
un giocatore
e ci riuscir

Gigi Datome in maglia Detroit Pistons

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LINTERVISTA

Alla nazionale
io non rinuncio.
Io aiuter lei a
vincere e lei aiuter
me ad essere
il giocatore che
sono sempre stato

Luigi Datome orgogliosamente sardo, ma nato a Montebelluna il 27 novembre 1987

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LINTERVISTA
ho trovato uno molto bello a Troy, nel lando di fine dicembre, inizio gennaio,
distretto di Birmingham, un quartiere sono uscito dalle rotazioni e non sono
residenziale a 20 minuti dalla citt e pi rientrato. Un momento di difficolt
vicino al nostro centro dallenamen- che un esordiente nella NBA deve coto. E poi quella di entrare al Palace di munque mettere in preventivo, sopratAuburn Hills. Il pi grande di tutta la tutto quando le aspettative di una citt
NBA per ordine di posti. Mi sono accor- nei confronti della propria squadra non
to della sua grandezza quando abbia- vengono rispettate dai risultati.
mo fatto il primo scrimmage tra noi per Il nostro record era in bilico, una sera
presentarci ai tifosi. Quei 18 mila posti eravamo ai playoff, la sera dopo eravariempiti mi hanno fatto davvero impres- mo fuori, si sentiva la tensione, che poi
sione!.
sfociata con lesonero del coach e la
Ma ad impressionare doveva essere lui, promozione a capo dellassistente, che
con il suo atteggiamento sempre positi- non poteva certo fare esperimenti.
vo e la sua carica agonistica.
Datome da solo, sul campo per, perAlle prime uscite, quando ancora ave- ch fuori la famiglia gli sta sempre pi
vo spazio sul parquet, credo di aver mo- vicino.
strato qualcosa. Credo che loro abbiano Sono venuti tutti da me a dicembre e
capito che non ero solo un tiratore, o abbiamo passato assieme le feste (quanalmeno che non ero quel tiratore puro do lo dice il suo tono di voce cambia)
che loro credevano che fossi. Potevo loro per me ci saranno sempre e questo
fare anche altro, adeguandomi alle esi- conta tantissimo. Cos come contano
genze e soprattutto cercando di abituarmi al nuovo sistema.
Che diverso, molto diverso, da quello
che lui aveva sempre giocato in Europa.
Certo, l si tratta di velocizzare il tutto,
sia dal punto di vista fisico che da quello mentale. Latletismo di quella lega ti
impedisce di pensare, devi prendere
decisioni senza esitare in una frazione
di secondo, altrimenti sei morto. Ho cercato di farlo, rientrando dallinfortunio,
trovando anche scampoli di partita in
cui ho avuto spazio e opportunit, contro Oklahoma e Golden State per esempio, e la squadra andava bene, si stava
stabilizzando in zona playoff.
Poi per qualcosa camHo dimostrato
biato, non tanto nelle
che non sono solo
sue convinzioni quanto
un tiratore ma
in quella del suo coach:
posso fare anche
Dopo quella partita - rialtre cose
corda con un pizzico di
amarezza - ho fatto sei
DNP (did not play) in fila,
poi ho giocato 12 minuti
di garbage time con Houston segnando 12 punti, altri 13 punti in 17 minuti contro
Memphis e poi in 20 minuti contro Orlando ho segnato solo 2 punti,
giocando male come del resto tutta la
squadra. Da quel momento, stiamo par-

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le parole di Dumars, che per a fine


stagione dar le dimissioni, e di Davis,
il direttore delle operazioni sportive:
Mi tranquillizzavano, mi dicevano di
non mollare. Ma non lo avrei mai fatto, perch non sono abituato a lasciare
senza lottare. Loro mi avevano firmato
per 2 anni e se lo avevano fatto doveva
esserci un motivo. Ne ho parlato anche
con il Beli, che ha attraversato lo stesso sentiero, ma con una differenza: lui
allepoca aveva 22 anni e poteva anche
permettersi di aspettare, io ne faccio 27
a novembre e il treno lo devo prendere
subito.
E allora sotto con il lavoro in palestra.
Da solo, senza avere prospettive di
impiego sul parquet, investendo su
se stesso per diventare un giocatore
migliore. Sono tornato in campo con
Cleveland, segnando 9 punti in garbage time, ma la mazzata dura stato il
DNP seguente nonostante Josh Smith
fosse fuori per infortunio. Ma non sono
preoccupato, so quello che devo fare e
lo far perch ho unaltra stagione davanti e tutta unestate per lavorare.
Questo il Gigi Datome che abbiamo
conosciuto e che abbiamo sempre considerato un modello di seriet e professionalit. Torner a Detroit per lavorare sul mio fisico e sulla mia tecnica
- la sua promessa - lo far senza dare
spazio al riposo perch questa la mia
sfida e di una cosa sono certo: questa
la strada che voglio percorrere.
A dargli una mano in questa sua scalata ci sar, puntuale anche questa
estate, la Nazionale. Certo, e ci sarebbe stata comunque perch alla maglia
azzurra io non rinuncio. A maggior ragione ora che avr lopportunit di tornare in campo dopo una stagione difficile. Io dar sempre una mano alla mia
Nazionale e lei dar una mano a me
per tornare ad essere quello che sono
sempre stato. Si giocano partite di altissimo livello e mi aiuteranno a riprendere fiducia. Voglio tornare a Detroit per
diventare un giocatore NBA, ho tanta
fame e spero solo di avere loccasione
di dimostrare il mio valore. E una promessa che ho fatto a me stesso. E se
conosciamo bene Gigi, lui le promesse
abituato a mantenerle.

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LEI NON SA CHI ERO IO

Lost in the WOODS


Qyntel Woods in maglia Fortitudo Bologna

In ogni numero, Roberto Gotta racconta episodi personali di vita


(e un po di basket) vissuti nei tantissimi viaggi oltreoceano fatti
per conto di Superbasket (molti) e per conto proprio (ancora di pi)...
di Roberto Gotta

on quel che successo, uno


che distrattamente sentisse menzionare nella stessa frase le parole Qyntel
Woods e guai con la giustizia farebbe
una facilissima associazione di idee: oh
no, ci ricascato. Giusto?
Sbagliato. Perch la prigione non la rischi il giocatore, un giorno di fine gennaio del 2002, ma lautore di questo articolo.
Yalobusha. Certi nomi, apparentemente difficili, si ricordano anche a
distanza di anni, se sono associati a mo-

menti come dire? che ti restano addosso.


Yalobusha il nome di una contea del
Mississippi, situata pi o meno nella
parte centrale dello Stato, che si estende
principalmente da nord a sud. Dista circa
cinque ore dauto da New Orleans, e questo uno dei problemi, nel caso specifico.
Era la settimana del Super Bowl, quello
vinto poi dai New England Patriots, ed
ero l come sempre, essendomi preso
qualche giorno di ferie. Ma un po limpossibilit di lavorare (non frega niente

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a nessuno era la rituale risposta delle


testate italiane a cui avevo proposto articoli sul tema), un po la solita voglia di
esplorare mi avevano portato a disertare
gli appuntamenti di met settimana, noleggiare un'auto e dirigermi verso nord.
In questi viaggi ho infatti sempre cercato
di infilare il maggior numero possibile di
appuntamenti, per sfruttarli al massimo
e accumulare conoscenze pratiche e ricordi. E allora gi prima di partire dallItalia avevo delineato un itinerario a mio
avviso interessante: luned sera Tulane-

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LEI NON SA CHI ERO IO

Woods con la maglia di NMCC, stagione 2001/02

Southern Mississippi di basket, marted


sera partenza, mercoled sera un notevole Memphis-Louisville ovvero scontro in
panchina tra John Calipari e Rick Pitino,
gioved sera una missione nella piccola e
oscura Booneville, Mississippi, per vedere dal vivo questo ragazzo, Woods, di cui
si parlava tanto sul web, e di cui non era
per possibile scorgere ancora nulla in
versione video. Andava visto, dunque.
Comunque sia, trascorsa la prima
notte unora a nord di New Orleans, in
una locanda gestita da quella che pareva essere la nonna di tutti i residenti del
paesino, il mattino del mercoled mi ero
rimesso al volante, verso nord. Ed era
stata dura. Panorama gradevole, con boscaglie sparse, qualche corso dacqua,
distese verdi di tabacco e la suggestione,
generata da letture quali lautobiografia
di Spencer Haywood, cresciuto da queste
parti, che quelle visioni placide nascondessero chiss quali retroscena, non tutti
edificanti. Solo che Memphis era sempre troppo lontana. Ad un certo punto il
traffico sullautostrada 55 si dirad e io,
senza accorgermene, ero rimasto tra le
poche auto a correre: negli Stati Uniti capita spesso che il limite di velocit venga
oltrepassato da decine di auto alla volta
che marciano compatte su varie corsie, il

che riduce i rischi di incidente e soprattutto rende tutti colpevoli e di conseguenza


tutti innocenti, perch uneventuale pattuglia della stradale dovrebbe fermare
tutti. Il guaio quando poco alla volta le
altre auto prendono le uscite e ti lasciano
quasi solo in mezzo a tir e camioncini. Sei
molto pi visibile, e ancora pi se inconsciamente, stanco e annoiato, cerchi di
spingere per arrivare prima. Ecco, a un
certo punto nel senso di marcia opposto
vedo unauto della Polizia, istintivamente
la seguo con lo sguardo nello specchietto
retrovisore, vedo che fa inversione a U nel
tratto erboso che separa le due carreggiate, mi si avvicina e accende le luci.
Ahia.
Accosto, e rimango immobile, come da
prassi. Dallauto scende un ragazzone
(bianco) con la divisa beige e gli occhiali
neri. Tiro gi il finestrino, mani sul volante.
Buongiorno signore. Lei lo sa a che velocit stava andando?. Obiettivamente
no. Andavo forte, di sicuro, ma ero nella
medesima corsia da parecchi minuti, senza effettuare sorpassi, e lo sguardo al cruscotto non mi cadeva da un po.
91 miglia [145 km].
Ahia.
sotto effetto di droghe, alcool, qual-

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cosa?. Guardi agente, sono un nemico


acerrimo di qualsiasi tipo di sostanza
alterante, e non mi sono mai sognato di
prendere nulla del genere, alcool compreso. Ho solo il piede pesante, o di piombo
come dite qui, e non vedevo lora di arrivare.
Mi dia la patente e non scenda dallauto. Torn sulla sua volante, e si mise ad
armeggiare al computer portatile appoggiato al cruscotto. Torn dopo 3-4 minuti,
probabilmente, durati per mezzora.
Guardi, lei era 26 miglia oltre il limite di
velocit. Fino alle 25 qui da noi si prende
la multa. Dalle 26 in poi scattano arresto
e carcere.
Deglutisco. Non sono spaventato ma
quasi divertito, e mi immagino, come un
flash, le risate dei colleghi di redazione
alla mia telefonata: non so quando torno, sono in una prigione del Mississippi.
Intanto lagente continua. Vedo per che
lei onesto. La strada era sgombra, lei
non stava effettuando cambi di corsia e
capisco che come straniero abbia abitudini diverse. Per questa volta gliela faccio
passare liscia, ma tra un mese deve telefonare a questo numero mi consegna un
verbale con un cerchio a biro su una serie
di cifre e chiedere a quanto ammonti
la sua multa. Buona giornata, e sia pi

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Woods a Bologna gioc 10 partite. E quella squadra fini col retrocedere....

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prudente. Fiuuu. Ripartii, e ovviamente


i restanti 140 chilometri li feci rispettando
tenendo il limite MINIMO di velocit, un
Fantozzi ingobbito al volante di una Bianchina in salsa americana a passo duomo.
La multa fu poi di 80 dollari, comunicatami con voce squillante al telefono dalla
segretaria di quello che risult essere il
giudice della contea di Yalobusha. E chi
se lo dimentica pi quel nome?
Ancora tra il turbato e il divertito
per quellepisodio, in serata vidi unottima Memphis-Louisville alla Pyramid,
un surreale impianto non lontano dal
Mississippi incorniciato da una statua
del faraone Ramsete (quale, se I o II o III,
non saprei dire), poi il giorno dopo presi
la via di Woods. Solo che pioveva forte, e
le stradine tra il motel di Tupelo (accento
sulla u, cittadina natale di Elvis Presley) e
Booneville non erano il massimo: ricordo
in particolare il buio costante e avvolgente, la sensazione che solo i fari dellauto
potessero rischiarare una notte precoce
era fine gennaio, ricordate mai illuminata da lampioni. Suggestivo guidare
cos, nel nulla oscuro che faceva sentire
anche la distanza dallAmerica delle metropoli, con la musica tenue di una stazione country, ma in certi tratti si faticava a
capire la direzione da tenere, fino a che
Booneville non spunt dopo una curva,
e si manifest nella sua scarna semplicit di poche case (8000 abitanti) e quella
sorta di capannone in cui giocava il Northeast Mississippi Community College, la
squadra di Woods. Roba e lo diciamo
nel pi dolce dei significati da fiera di
paese: biglietti per la partita tipo cinema,
sedie dietro il canestro, bella gente venuta alla partita con labbigliamento del
lavoro (nei campi, in alcuni casi) o che
tale pareva, e in tutti i gesti, dal semplice
saluto allinvito ad accomodarsi al tavolo stampa, una cordialit cos classica di
quelle parti da sembrare scontata, e quasi
non credibile.
Woods si materializz dopo la
partita tra le squadre femminili di NMCC
e Itawamba Community College, e si vide
gi dal riscaldamento che era di unaltra categoria. Per forza: dopo il liceo, nel
quale aveva avuto un rendimento come
dire? altalenante, non era andato in
un grande college solo per linsufficien-

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LEI NON SA CHI ERO IO

Coi Tigers solo un anno. Poi l'NBA...

za nei voti, accasandosi al Moberly Area


Community College nel Missouri per poi
ritrasferirsi vicino a casa, al NMCC dove
gi era passato, qualche anno prima,
Dontae Jones. Immarcabile, a quei livelli: oltre due metri e con movimenti da
esterno, dominio atletico, nel trattamento di palla, nelle iniziative, e pazienza se
non pareva mai mettere tutto se stesso in
quel che faceva. Non ne aveva nemmeno
bisogno, considerando la tristezza dei
suoi avversari e del suo marcatore. Alla
fine della partita si accost con curiosit
allinterlocutore italiano, ma nelle sue
risposte fu cordiale, anche se non molto
originale. Alcune settimane dopo decise
di non andare a Memphis, di cui aveva
accettato la borsa di studio, e di passare al
draft, dove Portland lo scelse al numero
21. Il resto noto: un biennio discreto, poi
nel 2004-05 i problemi con la giustizia per
i combattimenti tra cani organizzati nella
sua casa, laddio ai Blazers, poi Miami,
New York, la D-League, lOlympiacos e,
prima di altre tappe europee, la Fortitudo
Bologna, dove personalmente, vedendomelo di fronte, sentii chiudere un cerchio
aperto sei anni prima in un posto molto
lontano, decisamente diverso, e nel quale, se non fosse stato per la comprensione
(nemmeno richiesta) di un agente di polizia stradale, avrei potuto rimanere molto
di pi, ma non certo a guardare partite di
basket.

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NBA

Phila,
da AI a MCW
Michael Carter-Williams stato, dopo
Allen Iverson, la seconda matricola nella
storia dei Sixers a conquistare il trofeo
di Rookie dell'anno. Stabilendo una serie di primati
che lasciano a bocca aperta. Un fatto certo:
che fosse un talento lo si capito
fin dalla sua prima partita NBA...
di Stefano Benzoni

ells Fargo Center di


Philadelphia, mercoled 30
ottobre 2013. E' la gara d'esordio dei Sixers nell'opener della stagione
2013-2014. La squadra del nuovo coach
Brett Brown affronta nientepopdimeno
che Miami che ha conquistato gli ultimi
due titoli NBA consecutivi. Insomma
un piatto piuttosto ricco per gli esigenti
tifosi dei Sixers, reduci da una stagione da 34 vittorie e 48 sconfitte. Ma fra i
tanti motivi d'interesse che propone la
serata prima gara ufficiale, la nuova

squadra, LeBron James ed i suoi Heat da


gustarsi e da scoprire uno dei principali per i sostenitori di casa risiede nella
possibilit di ammirare Michael CarterWilliams, la guardia di 22 anni, uscita
da Syracuse e scelta da Philadelphia al
primo giro del Draft di giugno 2013 con
il numero 11. Di lui la gente di Phila conosce alcune succinte informazioni:
pessima prima annata a Syracuse (2.7
punti, 1.5 rimbalzi e 2.1 assist in 10.3
minuti di media), ma esplosione nella
stagione da sophomore nella quale scol-

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lina sui 12 punti, 4.9 rimbalzi e 7.3 assist


di media in 35.2 minuti; si sa anche che
si tratta di un ragazzo molto intelligente
e maturo e di un giocatore che, da vera
combo, pu essere impiegato in due
ruoli, point-guard e shooting-guard. E
proprio per questo l'attenzione verso
il rookie tanta. Pronti e via, si comincia. Dopo 20 secondi, Carter-Williams
intercetta un passaggio di Roger Mason
junior e va a segnare tranquillamente
in lay-up. Bene. Sul secondo possesso
offensivo per Philadelphia serve il suo
primo assist nella NBA. Ribene. E un minuto dopo con una bomba ed altri due
recuperi porta i Sixers sul 15-0, di fronte
agli allibiti Heat e agli ancor pi allibiti
tifosi di casa che non si aspettavano che
questo ragazzino cominciasse la sua avventura NBA in questo modo. Che siano
i primi vagiti di un futuro campione?
Qualcuno comincia a chiederselo. A
gara terminata i qualcuno saranno diventati tanti, quasi tutti i presenti. Alla
fine il pubblico del Wells Fargo Center
non crede ai propri occhi. Philadelphia
vince la partita 114-110 e il rookie chiude la sua prima nel mondo NBA con 22
punti, 12 assist, 9 recuperi e 7 assist per
una prestazione che passa direttamente
dalla cronaca alla storia.
Quella stessa notte Magic Johnson su twitter scrive una frase che si riveler profetica: Ho appena finito di vedere il ragazzo che penso diventer Rookie
dell'anno: Michael Carter-Williams dei
76ers. Alla gara contro Miami seguono
altre interessanti prestazioni per il rookie che cos viene eletto miglior matricola della prima settimana di stagione, un
onore che in passato era toccato soltanto
ad un certo Shaquille O'Neal alle prime
luci della sua carriera NBA con Orlando. Michael viene inoltre votato miglior
rookie per il mese di ottobre-novembre,
ma anche per i mesi di gennaio, marzo
ed anche aprile. Dopo essere andato in
doppia cifra per punti segnati in 13 delle
prime 14 gare della regular season e anche cinque volte per quello che riguarda
gli assist, il 27 novembre, un altro mercoled, nella trasferta di Philadelphia
ad Orlando, Carter-Williams scrive un
secondo capitolo significativo della sua
storia al primo anno nella Lega. Phila-

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NBA
delphia perde, ma lui chiude con una
tripla doppia che non ha bisogno di
troppi commenti: 27 punti, 12 rimbalzi
e 10 assist. Nel corso della regular season appena andata in archivio ne piazzer un'altra: il 10 Marzo nientemeno
che nella fantastica cornice del Madison Square Garden. I Sixers perdono
(sono nel bel mezzo della loro serie di
26 sconfitte di fila iniziata il 31 Gennaio e terminata il 29 Marzo), ma l'1 della
squadra della citt della Pennsylvania
chiude con 23 punti, 13 rimbalzi e 10 assist. Non malissimo...
Luned 5 maggio 2014 la previsione
di Earvin Johnson, universalmente conosciuto come Magic a seguito del pi
bel soprannome dato ad uno sportivo
probabilmente in tutta la storia, trova
conferma nella realt dei fatti. Infatti
Carter-Williams conquista l'ambito trofeo di Matricola dell'anno aggiudicandosi 104 sui possibili 124 primi posti fra
l'illustre lista di votanti. Il numero 1 dei
Sixers diventa cos il secondo giocatore a conquistare il premio nella storia
della franchigia dopo un certo Allen
Iverson che lo fece suo al termine della
stagione 1996-1997 (23.5 punti, 4.1 rimbalzi, 7.5 assist e 2.1 recuperi di media,
le sue cifre). Il ragazzo contentissimo.
In cuor suo, in fondo, ci sperava. Qualche settimana prima, infatti, lo stesso
Carter-Williams aveva dichiarato che
diventare il miglior rookie della stagione era un suo obiettivo. Non voglio
mentire, ammetto che sia un obiettivo a
cui tengo e che mi piacerebbe conquistare anche perch sarebbe una bella
soddisfazione personale soprattutto
vedere il mio nome accanto a quello
dei grandi campioni che hanno vinto il trofeo e che mi hanno preceduto,
ma ritengo che anche Oladipo (Victor,
guardia di Orlando che ha chiuso al
secondo posto) e Burke (Trey, guardia di Utah, che ha finito terzo) stiano
disputando una stagione eccellente e
stiano avendo un bell'impatto, aveva
risposto sinceramente ma diplomaticamente. Poi era arrivata la notizia che,
a dire il vero, non ha colto di sorpresa
nessuno, forse nemmeno lo stesso giocatore dei Sixers che ha chiuso l'annata
con 16.7 punti, 6.2 rimbalzi, 6.3 assist

(11 nella Lega) e 1.86 recuperi (6 nella


Lega) di media, numeri che gli hanno
garantito il possesso di una serie non
indifferente di record. Carter-Williams
stato infatti il terzo rookie a partire dalla
stagione 1950-1951 a guidare le matricole
sia in punti, rimbalzi ed assist, andando
a far compagnia a Oscar Robertson che
ce l'aveva fatta nella stagione 1960-1961
e ad Alvan Adams che ci era riuscito
nel 1975-1976. Scelto con il numero 11,
come abbiamo ricordato sopra, stato il
quinto giocatore ad essere votato Rookie
dell'anno dopo essere stato scelto dopo
la decima chiamata. Gli altri quattro?
Don Meineke nel 1953 con Fort Wayne,
Woody Sauldsberry (anche lui scelto da
una squadra di Philadelphia, i Warriors)
nel 1958, Jamaal (Keith) Wilkes nel 1975
con Golden State e Mark Jackson nel
1988 con New York. Inoltre MCW stato
il terzo rookie nella storia a chiudere con
almeno 16 punti, 6 rimbalzi e 6 assist
di media insieme ad una coppia d'assi
come Oscar Robertson (nel 1961) e Magic Johnson nel 1980 e l'unico giocatore
a riuscirci negli ultimi dieci anni di NBA
a parte LeBron James. E' stato anche il
terzo giocatore nella storia della Lega a
chiudere una gara con almeno 22 punti, 7 rimbalzi, 12 assist e 9 recuperi ed
il dato dei recuperi lo colloca al primo
posto nelle gare inaugurali nella storia
NBA; in pi i suoi 12 assist sono stati il
massimo nella storia dei Sixers per una
gara inaugurale, la sua doppia doppia
in punti ed assist stata la prima in
casa Philadelphia in una gara d'esordio da quando ci riusc Maurice Cheeks
nel 1978, mentre i suoi 22 punti sono il
massimo segnati da un giocatore di Phila all'esordio dai 30 di Iverson nel 1996.
Per chiudere ma dopo aver asciugato
questa sfilza di primati nel mese di

Marzo ha chiuso con 14.9 punti, 8.4 rimbalzi e 6.5 assist di media diventando la
prima matricola a chiudere con almeno
14 punti, 8 rimbalzi e 6 assist da quando
ci riusc Grant Hill nell'Aprile del 1995,
senza dimenticare che nell'ultima gara
casalinga dei Sixers Carter-Williams ha
chiuso con 21 punti, 14 rimbalzi, 6 assist
e 4 recuperi, primo rookie a riuscirci da
quando lo fece Bernard King nel 1978.
Fin dalla serata d'apertura stato chiaro a tutti che Michael faceva parte di
questa Lega e che avrebbe potuto dire la
sua in modo importante ha detto Sam
Hinkle, general manager e presidente di
Philadelphia -. Questo premio va a fissare una vita di duro lavoro che Michael
ha portato avanti per crescere da Hamilton a St.Andrews, fino ai Sixers passando ovviamente dai suoi anni a Syracuse.
Credo che, considerando quanto lavora
e quanto impegno mette in quello che
fa, questo sia solo il primo passo per una
carriera che sar caratterizzata da tanti
altri momenti di gloria e successo.
E pensare che Michael Carter-Williams, oggi stella di Philadelphia, da
ragazzino era un fan accanito nientemeno che dei Boston Celtics, quelli di
Paul Pierce e Antoine Walker, fino alla
grande squadra dei Big Three, dice.
Nato infatti ad Hamilton, a nord di Boston, Michael ha sempre nutrito in cuor
suo il sogno di poter indossare un giorno la mitica casacca biancoverde di uno
dei suoi idoli: Rajon Rondo. Confesso
che la prima volta che sono andato a
giocare a Boston quando sono entrato
nell'impianto per alcuni minuti sono
rimasto senza parole e con la pelle d'oca: per me era un sogno che diventava
realt, anche se non con la maglia giusta... ovviamente sto scherzando! Oltre
a Rondo, per, forse il mio giocatore di

TESTA A TESTA
Guardate il raffronto con Lillard
Damian Lillard, super point-guard di Portland ha vinto il trofeo di Rookie dell'anno nel 2013. Qui vi proponiamo un raffronto fra le cifre da rookie di Lillard e quelle
di Carter-Williams. Guardate un po' le differenze. E a favore di chi...

Gare Min Pun Rimb Ass Rec % tiro % da 3 % liberi
Damian Lillard
82 38.6 19 3.1 6.5 0.8 42.9 36.8
84.4
Michael Carter-Williams 70 34.5 16.7 6.2 6.3 1.8 40.5 26.4
70.0

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31

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NBA
riferimento stato Jason Kidd visto che
sia offensivamente, sia difensivamente
era il giocatore chiave delle sue squadre.
Guidava l'attacco, segnava, prendeva
rimbalzi, dava assist, recuperava palloni
e spesso doveva marcare la miglior guardia degli avversari. Per, nonostante il
prestigioso riconoscimento avuto e del
tutto meritato per la continuit di rendimento mostrata (lo scarso rendimento
della squadra lo lasciamo, purtroppo,
da parte, anche perch non che Magic
e Jazz abbiano tanto brillato...), la stagione di Carter-Williams non stata certo una passeggiata: Adattarsi alla fisicit della Lega stato senza dubbio uno
degli aspetti pi difficili del mio campionato. Contrariamente a quanto succede
nel mondo NCAA qui nella NBA ogni
contatto pesante, duro, fisico e devi
adattarti al pi presto perch in caso
contrario vieni spazzato via. A ottobre
confesso di essere rimasto abbastanza
colpito dalla durezza dei contatti, anche
solo in allenamento, cos ho lavorato ancor pi duramente e mi sono adattato,
migliorando allenamento dopo allena-

mento e partita dopo partita.


Un altro punto non facile stato,
per lui abituato a vincere con gli Orangemen (13 sconfitte in 69 gare in due
anni a Syracuse), rapportarsi ad una
realt perdente come quella dei Sixers di
quest'anno, il tutto unito all'adattamento alla difesa a uomo che detta legge della NBA per lui abituato alla famosa zona
di coach Jim Boeheim: Non bello, n
facile vivere una stagione come quella
passata, perdi spesso, quasi sempre e
c' il rischio che tu ti abitui, lo dia per
scontato e non faccia nulla per cambiare le cose. Credo per che le difficolt
debbano servire da stimoli per migliorarsi e superare i momenti brutti e per
me questi stimoli venivano sempre dal
confronto quotidiano con coach Brown
e con l'aspettativa di affrontare ogni sera
giocatori fortissimi che mi obbligavano
a dare sempre il massimo, perch se
non sei concentrato al massimo quando
affronti gente come Chris Paul, Russell
Westbrook, John Wall, Tony Parker, Deron Williams, Kyrie Irving e tanti altri, rischi di essere travolto e di fare solo brut-

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32

te figure. Bel discorso, da giovane saggio


quale l'ex talento di Syracuse . Gi, ma
per la zona-adattamento-uomo come
la mettiamo? La questione si complica.
Carter-Williams ne esce cos: Prima di
arrivare a Syracuse, al liceo e nella mia
squadra di AAU avevo sempre giocato a
uomo e poi nella zona del coach ha molti
principi in comune con la difesa a uomo.
Spiegazione sufficiente. Senza per aggiungere che fin dalla prima uscita chiaro a tutti come la difesa non sia proprio il
suo forte, al contrario delle sue indubbie
qualit di passatore vista la sua altezza
rispetto ai pariruolo, ed alla sua apertura
di braccia, o il saper come andare dentro
ed arrivare fino al ferro, per segnare o servire l'assist. Ma Carter-Williams sa bene
di non essere ancora arrivato e di dover
lavorare ancora tanto, ma tanto: Ogni
volta che vado in palestra voglio uscirne
con un qualcosa di pi nel mio bagaglio
tecnico e con qualche difetto in meno. E'
ovvio, devo migliorare la mia difesa, il
mio palleggio e soprattutto il mio tiro da
fuori. Ma state certi che ce la far. Noi ci
crediamo e gli crediamo. Voi?

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EUROLEGA

Lanno del CHACHO.


E poi... MILANO

stata la stagione del grande Sergio Rodriguez (e di Langford).


tra i giovani di Gentile. Poi Schortsanitis, Fernandez, Weems.
il caso Sabonis, il fenomeno Mirotic. e l'ascesa dell'olimpia...
di Matteo Zanini

'Eurolega 2013/14 ha detto che


le squadre di vertice sono nel complesso sempre le solite ma in atto
comunque un graduale ricambio generazionale, sia a livello di team che di
singoli. Sono in ribasso gli squadroni
greci, non pi dominanti, la seconda
fascia spagnola ha perso consistenza
rispetto ai tempi in cui Vitoria faceva
Final Four a raffica e anche Malaga
appariva al vertice. Cresce Milano,
esce di scena Siena, bisogna prestare
attenzione al Bayern Monaco, realt
emergente. Infine le turche con il Galatasaray, il club meno quotato dei
tre, che ha fatto meglio di Efes e del
deludentissimo Fenerbahce. Questo
un bilancio dedicato ai singoli.
IL MIGLIOR GIOCATORE - Sergio
Rodriguez del Real Madrid fa viaggiare la palla a velocit mai viste in
Europa: ha genio, creativit, ritmo e
ormai anche sicurezza. A inizio carriera era debole nel tiro da fuori, adesso
ha risolto il problema e ha capacit
realizzative insospettabili fino a qualche anno fa. Rappresenta il raro caso
di giocatore che, dopo il rientro dalla
NBA, non ha perso entusiasmo o stimoli. Stagione fantastica anche per
come tiene in pugno una squadra con un roster da Oltreoceano.

IL MIGLIOR PLAYMAKER - Ancora Sergio
Rodriguez, perch playmaker che al tempo stesso
crea per i compagni senza rinunciare ad essere pericoloso, combinazione rara soprattutto espressa a livelli

di competitivit estremi. Da segnalare


comunque Ricky Hickman del Maccabi e Malcolm Delaney del Bayern,
a parte i soliti Spanoulis e Diamantidis, quest'ultimo tuttavia meno brillante soprattutto in attacco, rispetto a
quando era al top assoluto.
LA MIGLIOR GUARDIA - Keith
Langford, lo dicono le cifre, la continuit di rendimento, la letale capacit
di accelerare dal palleggio calamitando falli. La fiducia nel tiro da fuori e
la condizione atletica sono le caratteristiche che gli hanno
consentito, a 30 anni,
di produrre la miglior
stagione in carriera.
Da segnalare il solito
Sergio Llull del Real
Madrid, che ha le qualit
per essere al tempo stesso un
playmaker e una guardia devastante.
Con Rodriguez in squadra, normale
serva pi come appoggio.
IL MIGLIOR COMBO - Non il classico combo ma un vero jolly utilizzabile da guardia, ala piccola e abbastanza bravo nel trattare la palla e nel
passarla, tanto da essere devastante in
qualunque posizione. Non
simpatico, recita, floppa e irrita ma Rudy
Fernandez un giocatore straordinario in
ogni angolo del campo. Difficile a questi
livelli trovare qualcuno
p i completo.
IL MIGLIOR SESTO UOMO - Nel
basket moderno in Europa i quintetti

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36

sono rimescolati di continuo e i minutaggi frazionati per cui persino


complicato individuare
un sesto uomo vero, ma
a partire dall'arrivo di Daniel Hackett nessuno ha avuto
lo stesso impatto di Curtis Jerrells,
che si alzato praticamente sempre
dalla panchina. un giocatore spesso
ignaro dell'aspetto tattico, ma con un
talento realizzativo altissimo e la forza
mentale (o l'incoscienza) di prendersi i
tiri pi delicati senza condizionamenti.
IL MIGLIOR TIRATORE - Lo specialista del tiro sta diventando di moda,
soprattutto presso le squadre spagnole
e infatti a prescindere dalle cifre i pi
temibili sono Jaycee Carroll del Real
Madrid e Brad Oleson del Barcellona.
Matt Lojevski dell'Olympiacos un
buon candidato, come il
compagno Stratos Perperoglu, sempre sottovalutato, e naturalmente
Michael Bramos del Panathinaikos. Ma il migliore di tutti, anche perch
il tiro sa crearselo da solo, il
grande vecchio del Maccabi, David
Blu.
LA MIGLIOR ALA PICCOLA - Sonny
Weems del CSKA un'ala piccola NBA
dove infatti fece bene prima di attraversare l'oceano. Ha taglia
fisica, atletismo, tiro da
fuori, consistenza anche
in difesa; viceversa, non
sarebbe emerso nel si

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EUROLEGA

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37

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EUROLEGA
stema di Ettore Messina. Da segnalare
Bogdan Bogdanovic del Fenerbahce,
prototipo dell'ala piccola di stazza che
sa giocare dentro e fuori. Pi tecnico
ad esempio nel passaggio l'omonimo
del Partizan, Bojan Bogdanovic, ma i
giocatori che escono da quel sistema
vanno rivisti in contesti che non hanno come obiettivo quello di produrre
talenti da rivendere.
LA MIGLIOR ALA GRANDE - Nikola Mirotic del Real Madrid nella regular season ha giocato come se fosse
indemoniato, alternando tiro da fuori
automatico e gioco in avvicinamento. Per quanto
giocare accanto a passatori come Rodriguez
e Fernandez l'abbia certamente aiutato, difficile
pensare ad un 4 migliore
di lui, che sar forse destinato
a Chicago da subito. Da segnalare Joffrey Lauvergne, francese del Partizan
gi scelto da Denver, nettamente il
miglior rimbalzista del torneo anche
se come ala forte apre pochissimo il
campo e questo per il trend europeo
pu diventare il suo grosso limite.
Quello che non ha Derrick Brown, di
Kuban, dotato anche di un grande
senso dell'anticipo.
IL MIGLIOR CENTRO - Sofo
Schortsanitis ha un solo difetto,
quello di avere una condizione atletica che gli impedisce di giocare
pi di 4-5 minuti di fila
ma nessuno quando
in campo produce pi di lui. Il miglior
giocatore di post basso
d'Europa anche abbastanza motivato da aiutare in difesa a molti metri dal
canestro. Da segnalare Ante Tomic del Barcellona che ha mani
d'oro, statura imponente e pu
tirare sopra chiunque. In generale,
il ruolo vive un momento positivo in
Europa: basti pensare a Stephane Lasme che ha grande presenza difensiva
al Panathinaikos o al tedesco di Vitoria Tibor Pleiss, che ha mani educate
e prende i rimbalzi. Tra gli emergenti
metteremmo anche Samardo Samuels.

Alessandro Gentile, il miglior giovane

IL MIGLIOR GIOVANE - Alessandro


Gentile stato il migliore, soprattutto
dopo l'infortunio occorso a Langford.
Lauvergne ha dominato i rimbalzi
e Bogdanovic del Partizan ha
segnato di pi, ma lui aveva concorrenza interna e
giocava in una delle prime
otto squadre d'Europa. La
sua striscia di gare migliore
coincisa con una serie di sette
vittorie consecutive di Milano.
IL MIGLIOR DIFENSORE - Stephane
Lasme ha coperto il Panathinaikos pi di quanto abbia
fatto il grande Diamantidis,
un pizzico declinante, poi
c' David Moss per la duttilit ma giusto riconoscere la
devastante fisicit e laggressivit di Andres Nocioni di Vitoria
perch non gli preclude di essere poi
decisivo anche in attacco.
IL MIGLIOR ROOKIE - Non rookie in
assoluto ma debuttanti giovani, giocatori che si affacciano al vertice come Do-

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mantas Sabonis a Malaga, un 4 alto e dinamico di


buona mano che nelle Top
16 ha giocato minuti importanti per Plaza. Ha scelto di andare in America, a Gonzaga, mossa atipica per un
giocatore che gi si stava affermando,
un passo indietro discutibile.
IL MIGLIOR COACH - David Blatt
in autunno rischiava il posto che aveva
quasi perso in estate, ma da
allenatore bravo a migliorare le squadre si preso
la rivincita, eseguendo
uno dei migliori lavori della sua carriera pur perdendo un giocatore fortissimo
come Shawn James. Da segnalare il solito Ettore Messina per la sua strepitosa continuit di presenza al vertice,
Pablo Laso per essersi imposto in un
ambiente spietato come quello di Madrid senza avere un passato importante,
Joan Plaza per aver tirato fuori il meglio
da una squadra povera di talento come
Malaga.

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LO STUDIO

Final Four, festa PRIVATA

La corsa alle Final Four di Eurolega sta diventando ogni anno che passa pi prevedibile.
Le squadre turche e Milano sembrano le sole attrezzate per invertire la tendenza.

empre le solite facce. In


realt quelle cambiano, come a
volte perfino le maglie. Quando,
per, alzi gli occhi verso il tabellone, i
nomi sono gli stessi. Barcelona, Cska,
Maccabi, ultimamente il Real che ha
sostituito il Baskonia, generalmente
Panathinaikos o Olympiacos, o entrambe. Nelle ultime 10 edizioni delle Final
Four di Eurolega, ovvero dallavvento
dei playoff, soltanto la Mens Sana Siena (2 volte), Malaga (nel 2007) e il Partizan (nel 2010) sono riusciti a inserirsi
nel ristretto circolo di cui sopra. Dei
40 inviti disponibili, appena il 10%
sfuggito ai soliti noti: se non fosse per il
minimo di alternanza che ha caratterizzato la Liga ACB, sarebbero sufficienti
6 squadre (2 spagnole, 2 greche, Cska
e Maccabi) per riassumere una decade
di quella che un tempo era conosciuta
come la Coppa dei Campioni.
Diciamo la verit: fino a quando un paio di protagoniste arrivavano
dalla Serie A, in pochi da queste parti
si ponevano il problema e al limite ci
faceva innervosire la norma che imponenva il derby in semifinale. A ben
vedere il gran ballo di maggio era per
pochi anche prima che la pallacanestro
italiana diventasse unimbucata, ma
ultimamente la frequenza delle sorprese (almeno se parliamo di partecipanti
al gran ballo di maggio) scesa sotto il
livello di guardia. Del resto inevitabile
se Milano, a un passo dalle F4 casalinghe, fallisce una colossale occasione
per tornare nellEuropa che conta, o se

di Niccol Trigari

NUMB3RS
Abbonate alla Final Four
La classifica delle squadre che hanno giocato il maggior numero di
Final Four (dal 1987/1988): Nelle
prime 6 posizioni figurano le 4 protagoniste delledizione 2014.
Barcelona
CSKA Mosca
Maccabi Tel Aviv
Panatinaikos Atene
Olympiacos Pireo
Real Madrid

14
13
12
11
8
6

Euro-Liga
La Spagna guida la classifica per
Nazioni, lItalia terza.
Spagna 29
Grecia 25
Italia 18
Russia 13
Israele 12
Ex Jugoslavia
8
Francia 4
Turchia 2
Lituania 1

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la Turchia non riesce a spezzare lincantesimo neppure con "Re Mida" Obradovic. Basta aggiungere che le squadre
dell'ex Jugoslavia sono ai minimi storici
e riconoscere come Francia e Lituania,
per ragioni diverse, gi da tempo siano
competitive solo con le rappresentative
nazionali e il quadro completo: non
c alternanza perch, banalmente,
mancano alternative. Nella maggior
parte dei casi linsormontabile divario
a livello di investimenti che traccia la
linea di demarcazione tra pretendenti
e comparse, a volte sono gli errori commessi da chi avrebbe il potere (almeno
economico) per cambiare le cose. Rimane il fatto che il Cska ha guardato in
televisione soltanto una delle ultime 12
edizioni delle Final Four e la Spagna ha
iscritto almeno una rappresentante per
10 anni consecutivi.
Per trovare lultima volta in cui
l'invito venne recapitato a una squadra
francese bisogna risalire fino al 1997,
in Turchia aspettano dal 13 anni, lunica apparizione lituana corrisponde al
trionfo dallo Zalgiris di Tyus Edney e le
rappresentanti dell'ex Jugoslavia, che
avevano dominato le prime edizioni
delle Final Four, le hanno giocate soltanto 3 volte dopo lindimenticabile prodigio di Sasha Djordjevic (1992). Questi
dati dovrebbero far riflettere ben pi del
ridimensionamento subito dal nostro
basket e preoccupare non solo chi stato relegato al ruolo di sparring partner.
A meno che lobiettivo non sia indovinare oggi le magnifiche 4 del 2015.

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IL CASO

Guerra fredda

EUROLEGA CONTRO FIBA Fiba, siamo di nuovo ai ferri corti. Interferenze


della Federazione sul calendario. Bertomeu costretto a reagire in modo
duro. Ma i GRandi club romperanno davvero con le nazionali?
di Matteo Zanini

UELLO della Fiba stato un atto


rivoluzionario, quasi una ribellione allo strapotere del basket dei
club. Non stata una mossa prudente n conservativa, stata piuttosto
una sfida, dalla quale ha molto da
guadagnare ma in cui rischia anche
di perdere molto. Perch arriver il
momento in cui non sar possibile
trovare un compromesso, qualcuno
dovr abbassare la testa e accettare
la propria posizione di debolezza.
Oppure scatter un braccio di ferro,
si determineranno rotture e nulla
sar pi come prima. E qualcuno si
far male.
PERCHE' la Fiba ha deciso, dopo
le Olimpiadi di Rio, di modificare
il suo calendario? Questa la parte meno rilevante della storia, una

storia sorprendentemente sottovalutata dai media, nonostante le potenziali implicazioni. Gli Europei si
giocheranno una volta ogni quattro anni, nella stagione di mezzo,
quindi negli anni pari non olimpici: 2018, 2022, 2026 eccetera. Si pu
discutere sulla opportunit della
scelta, ma fin qui solo questo,
appunto una scelta. I Mondiali, il
grande progetto della Fiba, si svolgeranno invece negli anni dispari,
nella stagione che precede le Olimpiadi. Quindi 2019, 2023, 2027 e via
andare. Si pu discutere di pi su
questa scelta: corretto avvicinare
Mondiali e Olimpiadi, comprimerli
nel giro di un anno solare circa, per
poi non avere nessuna competizione intercontinentale per due anni?

La Nazionale francese Campione d'Europa 2013

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36

Ognuno ha la sua opinione. Quella


della Fiba denuncia la volont di
sottrarre i Mondiali, infatti pomposamente ribattezzati World Cup, alla
concorrenza di sponsor, pubblico, tv
e calendario, dei Mondiali di calcio.
Ammettiamolo: ha senso. Accettiamolo: ha tutta l'aria di essere una
scelta molto pi meditata, studiata,
di quanto si possa pensare. E qui
cominciano i problemi e finiscono
le scelte. Qui cominciano le mosse e
si entra in uno stato che cestisticamente parlando pu essere considerato di Guerra Fredda.
EUROLEGA VS. FIBA. Si sa, Eurolega e Fiba non sono mai andate
d'accordo. Inevitabile: la nascita
dell'Eurolega ha spezzato il monopolio federale sul basket internazio-

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IL CASO

nale, creando una situazione quasi


inedita nel mondo dello sport. In
questo caso le litiganti potrebbero
anche trovare un percorso comune
perch il dirimpettaio dell'Eurolega
il ramo europeo della Fiba, cui la
"casa madre" ha tolto un Europeo
ogni due. Quindi il suo evento principale del quadriennio stato decapitato del 50%. Ma in generale la
Fiba ha deciso, per promuovere le
attivit delle nazionali, di riappropriarsi di una fetta di calendario, di
ripristinare i tornei di qualificazione in autunno-inverno come faceva
una volta, come fa anche adesso il
calcio. Il risultato che l'Eurolega,
per adeguarsi al calendario Fiba,
cio alle esigenze delle nazionali,
dovr prevedere almeno un paio di
soste per stagione all'interno di un
calendario che non ne consente. In

pratica, se dovr abbassare la testa,


dovr cambiare la propria formula,
accettare una logica che non la
sua: tutte le modifiche finora sono
state apportate con l'intento di migliorare la vendita del proprio prodotto, renderlo pi interessante per
sponsor, tv e pubblico, mai per accomodare esigenze altrui, nazionali
comprese. L'Europa aveva trovato
un suo equilibrio esistenziale separando l'attivit dei club da quella
delle nazionali. La Fiba ha spezzato
questo incantesimo irrompendo nel
territorio dell'Eurolega. E ad ogni
azione corrisponde sempre una reazione.
LA NBA. La mossa della Fiba ha la
sua quota di vulnerabilit, perch
ovviamente nessuno ha mai pensato che la NBA possa sospendere
la sua stagione o concedere i suoi

SuperbasketOfficialPage
37

giocatori alle nazionali in inverno.


Che sia per le qualificazioni sul territorio delle Americhe o in Europa, non
cambia nulla. La NBA non si curer
del problema. L'Eurolega, che ricalca il modello filosofico NBA, vorrebbe fare la stessa cosa. La stagione va
avanti, i giocatori giocano per i club
che li pagano, la Fiba ne prenda atto.
Ma non cosi facile come sembra.
Cosa fare, allora? L'Eurolega stata messa nelle condizioni di agire o
reagire. In ogni caso dovr prendere
decisioni strategicamente decisive.
Il sogno - forse meglio chiamarlo
obiettivo - di Jordi Bertomeu quello
di ricreare la versione europea della
NBA, una lega il meno aperta e pi
stabile possibile, unita, forte. Ma la
mossa della Fiba - che ha il vantaggio di potersi muovere con un certo
margine di tempo - la costringe allo
scoperto. Bertomeu dovr misurare
la coesione dei suoi club e la loro
volont di schierarsi dalla parte
dell'Eurolega, fino a conseguenze
estreme. Quello che il commissioner
dovr fare chiedere ai suoi club
di negare i giocatori alle nazionali,
quindi alla Fiba, nei mesi invernali
obbligandoli a correre il rischio di
squalifiche e persino a rompere con
le rispettive federazioni. Per proteggere l'Eurolega e ribadire la sua
forza dovr fare quello che probabilmente avrebbe fatto comunque, ma
con i propri tempi, scegliendo l'attimo giusto, gradualmente. L'idea era
che anche nelle leghe pi importanti i club di Eurolega uscissero dalla
regular season rientrando solo per i
playoff, come primo passo traumatico ma non insopportabile. Ma non
ci sono alternative: se i club non lo
seguiranno su questa strada, l'Eurolega dovr cambiare formula, fare
spazio alle nazionali, subire l'atto
di forza di una Fiba che ha scelto
di combattere una battaglia diversa
e l'ha fatto con una ribellione forte.
E ne uscir indebolita. Se invece i
club saranno con Bertomeu, allora
toccher alla Fiba ripensare a tutto,
anche alla fattibilit di questo progetto.

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LO STUDIO

Quel treno per lEUROPA

Viaggio nel tempo per scoprire cosa succedeva alla nostra pallacanestro,
in termini di risultati internazionali, durante i periodi di dominio delle grandi potenze.
Per scoprire un'anomalia (Siena) e una costante: l'Olimpia al vertice,
in Italia e in Europa, sempre stata la locomotiva del movimento
di Marco Bonfiglio

UANDO parliamo di movimento,


in accezione sportiva, ci riferiamo
principalmente alla salute di un
determinato sport in relazione a una serie
di fattori che coinvolgono aspetti anche
molto diversi tra loro: risultati delle principali squadre, attenzioni da parte dei media e del pubblico, produzione e sviluppo
di giocatori e dirigenti locali.
Ma con movimento si pu anche fare riferimento all'accezione biologica e meccanica del termine, cio a un mutamento
della posizione di un organismo o di una
sua parte rispetto all'ambiente. Se sostituite la parola "organismo" con "federazione sportiva", e "una sua parte" con "societ sportive" e per "ambiente" immaginate
un parquet lungo 28 metri e una palla a
spicchi, avrete in linea di massima il quadro preciso al quale vogliamo riferirci.
Nello specifico, il movimento del basket
italiano vive un momento chiave della sua
storia perch a una variabile comune che
si ripete nel tempo, ovvero il dominio di
una o pi squadre nel campionato italiano, non corrispondono altrettanti risultati
in campo internazionale rispetto al passato.
La nostra pallacanestro viene dalla pi
longeva dittatura della sua storia: nessuno aveva mai vinto sette campionati
consecutivi come Siena (ne aveva vinti
nove in undici anni Milano tra il 1950 e il
1960), e se facciamo iniziare l'epoca moderna del basket con l'introduzione delle
coppe europee (quindi il 1958, anno della
prima Coppa dei Campioni), troviamo che
nessuno mai riuscito a vincere pi di
tre scudetti consecutivi. Ora facciamo un
salto indietro per scoprire, decennio per
decennio, cosa successo in periodi di
particolare egemonia domestica anche in
ambito internazionale, proprio per capire
il valore dell'intero movimento su un piano pi ampio e l'influenza che su di esso

hanno avuto le squadre dominanti.


Anni Sessanta - Per gran parte del
decennio, il basket in Italia una sfida a
due tra le corazzate Milano e Varese. L'Olimpia vince cinque scudetti in sei anni
('62, '63 e poi tre consecutivi dal '65 al '67)
e lo fa battendo sempre sul filo l'Ignis,
che invece vince nel '61, '64 e poi cinque
scudetti in sei stagioni tra il '69 e il '74. In
questo decennio l'egemonia interrotta
soltanto da Cant, che vince lo scudetto
del 1968 (seconda Napoli). A livello europeo, l'Italia porta a casa
la Coppa dei Campioni del
1966 con Milano (che perde
la finale nel 1967), la Coppa
delle Coppe del 1967 e la
Coppa Intercontinentale del
1966 con Varese (che perde
la finale del 1967 dopo aver
vinto in semifinale il derby
con Milano). E' il periodo
del boom economico del
paese e di quello del basket,
nel quale vengono gettate le
basi per lo sviluppo del decennio successivo.
Anni Settanta - E' il
periodo d'oro della Pallacanestro Varese, che vince il
campionato nel '70, '71, '73, '74, '77 e '78,
ed anche tre volte seconda. Un'epoca
nella quale il movimento, spinto inizialmente dal duopolio Milano-Varese, si
arricchisce di due nuove protagoniste: la
vicina Cant, che vince lo scudetto del
1975, e la Virtus Bologna, che vince nel
1976, 1979 e 1980. A livello internazionale, l'Italia colleziona trofei: Varese vince
ben cinque Coppe dei Campioni tra il '70
e il '76) e altre quattro volte viene fermata
in finale. Anche la Coppa delle Coppe
spesso roba nostra: tra il '70 e l'80 finisce
fuori dai nostri confini solo tre volte, mentre la sollevano tre volte Milano e Cant ed

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una Napoli. Nel frattempo, nel 1972, nasce


anche la Coppa Korac, che finisce tre volte
consecutive a Cant. Il nostro movimento
in questo decennio colleziona anche tre
Coppe Intercontinentali: due le vince Varese (1970 e 1973), una Cant (1975).
Anni Ottanta - C' sempre molta Milano in questo decennio (cinque scudetti e
tre finali), ma mentre la potenza di Varese
scema progressivamente, altre protagoniste vengono alla ribalta: si impone Roma
nel 1983, Pesaro vince due campionati nel
1988 e 1990, anche Caserta
si affaccia due volte alla finale scudetto (1986 e 1987)
mentre Livorno va a mezzo
secondo dal vincerlo nel
1989.
Il movimento si espande
e i risultati eccezionali
nelle coppe europee continuano: Cant capace
di vincere due Coppe dei
Campioni consecutive ('82
e '83), Roma si porta a casa
quella del 1984 e Milano le
edizioni del '87 e '88, mentre Bologna si arrende in
finale nell'81. La Coppa
delle Coppe finisce a Varese (finale tutta italiana nel 1980), Cant (1981) e Pesaro (1983, ma la Scavolini
perder anche due finali), mentre anche
Caserta raggiunge la finale, quella leggendaria del 1989 persa col Real Madrid. La
Coppa Korac in questo decennio finisce
due volte nel Lazio: nel 1980 a Rieti, nel
1986 a Roma (in finale contro Caserta).
Un'altra finale tutta italiana il MilanoVarese dell'85, vinto dall'Olimpia. La Coppa Intercontinentale di Cant nel 1982,
di Roma nel 1983 e di Milano nel 1987. E'
il momento di massima espansione del
nostro basket.
Anni Novanta - La stella di Milano

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LO STUDIO
si eclissa (un solo scudetto, l'ultimo, targato 1996) e la bussola del nostro basket
vira verso Bologna e Treviso. Basket City
si porta a casa quattro scudetti con la
Virtus (tre consecutivi tra il '93 e il '95 pi
quello del '98) e porta in finale la Fortitudo per tre volte consecutive. C' anche la
crescita esponenziale di Treviso (scudetti
nel '92 e '97, finale nel '95), con gli storici
trionfi di Caserta ('91) e Varese ('99), il primo di sempre al sud e quello della stella
per i varesini. Senza pi Milano a trainare
il movimento, iniziano a sentirsi le prime
fatiche anche in un basket continentale
che diventa pi competitivo, sul piano
tecnico ed economico. Nel decennio arriva una sola Eurolega, quella del '98 della
Virtus Bologna (in finale anche l'anno
successivo). La Coppa delle Coppe, che
nel frattempo diventata prima Eurocup
e poi Coppa Saporta, vinta due volte da
Treviso, nel '95 e '99. La Coppa Korac finisce a Cant ('91), Roma ('92, in finale su
Pesaro), Milano ('93, in finale su Roma)
e alla novit Verona ('98), con Trieste che
perde la finale del 1994 e Milano quelle
del '95 e '96. La Coppa Intercontinentale
si disputa solo nel 1996. Il nostro basket
perde competitivit ai massimi livelli ma
continua a essere convincente, seppure in
progressiva dissolvenza, nelle altre coppe.

Duemila - Scomparsa Milano dal


basket che conta, il nostro movimento
si regge inizialmente sul triangolo VirtusFortitudo-Treviso: primo scudetto della
F bolognese nel 2000 bissato nel 2005,
trionfo Virtus nel 2001 e due consecutivi della Benetton nel 2002 e 2003, poi un
altro nel 2006. Il tutto prima dell'avvento
di Siena e della sua dittatura, primo titolo
nel 2004 e poi i sette consecutivi tra 2007
e 2013. La Virtus vince l'Eurolega Uleb
nell'anno della diaspora con la Fiba, il
2001, ed l'ultimo trionfo italiano: giocher e perder in casa la finale del 2002,
poi ci saranno Treviso e Fortitudo in finale
nel 2003 e 2004, ma sono due sconfitte, e
sono anche le ultime due partecipazioni
nostrane all'ultimo atto della coppa pi
prestigiosa. Siena riesce a fare propria
l'ultima edizione della Coppa Saporta nel
2002, la Korac diventa prima Uleb Cup e
poi Eurocup ma non ci sono squadre italiane nell'albo d'oro. E' proprio la Montepaschi l'ultima italiana a partecipare a
una Final Four, nel 2008 e nel 2011, con
due sconfitte in semifinale. E' un periodo nel quale si sviluppa l'anomalia di
cui parlavamo inizialmente: mentre in
passato una dinastia creava sempre una
scintilla per la nascita di nuove potenze, il
dominio di Siena si avvolto su s stesso e

La Virtus Bologna, ultima italiana sul tetto d'Europa, nel 2001

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non ha generato un ricambio. Ne soffre il


movimento sul piano dell'interesse domestico e sul piano della competitivit continentale.
Conclusioni - Mentre evidente, e
fisiologico, che ogni epoca sia stata contraddistinta da due o tre squadre dominanti, e quindi trainanti per il movimento,
anomalo ci che successo negli ultimi
due lustri, quando la potenza di Siena non
ha rappresentato una spinta sufficiente a
rendere competitivo il nostro basket, n a
casa nostra n in Europa. E' chiaro che la
nostra pallacanestro risente della crisi e
paga, come gli altri sport, un gap evidente sul piano economico e organizzativo
rispetto alle realt pi competitive di Spagna, Russia e Grecia, oltre al dissesto che
ha sistematicamente colpito tutte le societ che avevano dominato il nostro basket.
Ma salta anche agli occhi, e forse non un
caso, che il declino sia iniziato progressivamente negli anni Novanta ed poi maturato nel nuovo millennio con la contemporanea scomparsa di Milano dalla carta
delle grandi potenze. E allora non detto
che un'Olimpia di nuovo vincente in Italia
e competitiva in Europa possa ancora una
volta essere la locomotiva che trascina il
movimento fuori dalla crisi. Questo ci
che insegna la storia.

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EVENTI

Una coppa Made in REGGIO

Delirio a Bologna: l'Eurochallenge della GrissinBon

La portata STORICA del trionfo della Reggiana nell'Eurochallenge.


Societ, allenatore, vivaio, squadra, citt,
tutti uniti da un filo conduttore unico: la reggianit
di Enrico Schiavina

'Eurochallenge la terza coppa europea per club, l'equivalente di


ci che fu la gloriosa Coppa Korac.
Un trofeo che qualche tempo fa (ma non
serve scavare nella preistoria, basti pensare a Verona, l'ultima italiana che l'ha
vinta, nel 1998) smuoveva entusiasmi travolgenti, incendiava anche le piazze pi
importanti e andava stabilmente in diretta
tv sulla Rai. Cant, Milano, Roma, si sono
scannate per vincerla, la vittoria del 1980
ha segnato per sempre la storia - cestistica e non - della citt di Rieti. Anche per i
club che l'hanno solo sfiorata, perdendo
finali beffarde (Torino nel '76, la Fortitudo
nel '77, la Reyer nell'81) la Coppa Korac ha
rappresentato un momento epocale della
propria storia.

Certo i tempi sono completamente cambiati, il mondo connesso e globalizzato


corre troppo forte per occuparsi di una
competizione per citt per lo pi di provincia, ma fatte le dovute proporzioni va
riconosciuto a Reggio Emilia ci che ha
compiuto il 27 aprile 2014 al PalaDozza:
un'impresa storica. Anche se quasi tutti i
media nazionali non se ne sono accorti.
Prima o poi la Fiba far bene a unificare
i diversi albi d'oro, ma questo un altro
discorso. Korac o Eurochallenge che sia,
quel che emerso dalla Final Four di Bologna la nuova caratura internazionale di
cui pu fregiarsi Reggio. Per la Reggiana,
una vera e propria investitura.
NATO NEL 1974, il club biancorosso non
solo non aveva mai vinto nulla, ma per

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decenni non ha mai potuto nemmeno sognarlo, un momento cos. Nella stagione
del quarantennale ecco invece il trionfo
europeo, arrivato non per caso ma a coronamento di un lungo percorso. Dietro
all'Eurochallenge c' un grande lavoro
tecnico e societario, ma nelle sue radici c'
qualcosa di pi: la tradizione di una citt
che da una vita mangia pane-e-basket, la
pazienza di un ambiente che ha sopportato di tutto, angherie del Palazzo e terribili
beffe del destino. Con compostezza, ma
senza mai arrendersi. Il caso Lorbek nel
2007, ma anche il caso-Montecatini nel
1997, hanno di fatto tolto alla Reggiana due
volte la serie A a tavolino. Ingiustamente,
ma nessuno ormai se lo ricorda, fuori da
Reggio. Sul campo, il fato le ha scippato da

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EVENTI

Una squadra e il suo pubblico: 4000 reggiani al PalaDozza

sotto il naso almeno un paio di promozioni, clamorose quelle perse in gara5 di finale casalinga contro Livorno e Napoli.
A Reggio Emilia col tempo si era creata
una spessa cortina di negativit, una nuvola di Fantozzi spazzata per via in un
momento preciso: il 6 maggio 2011. Un
tiro di Antonio Porta in uno Scafati-Verona
che non entra e l'allora Trenkwalder evita
all'ultimo seconda la retrocessione in terza
serie. Un mesetto prima, ennesima mossa
disperata di una annata disastrosa: dentro
il quarto diverso allenatore della stagione.
Nessuno ancora lo sa, ma una svolta
storica: l'allenatore, l'unico dei quattro a
capirci qualcosa (Piero Coen, Alex Finelli e
Fabrizio Frates sono gli altri tre), quello
che la Reggiana ha gi in casa da una vita.
Max Menetti, il ragazzo di casa, una vita
nel club tra giovanili e assistentato alla
prima squadra, anche una parentesi al volante nel 2006, in quel folle aprile-maggio
del 2011, vince 4 partite 5, tutte contro le
squadre pi forti della Legadue, e porta
a casa un'eroica salvezza. Confermato a
furor di popolo, da l in poi sar tutta una

cavalcata: promozione nel 2012, playoffscudetto nel 2013, primo trofeo di sempre
nel 2014, e non finita.
ROTTO IL GHIACCIO con la vittoria, la
Reggiana ha tutto per potersi inserire tra
le grandi dei prossimi anni. Una propriet
solidissima innanzi tutto, grande passione
e forti radici nel territorio: Stefano Landi
la regge con pazienza e perseveranza dal
2002, avrebbe la forza di comprarsi chi
gli pare ma ha sempre fatto fare al club
un passo per volta, con umilt, ma dando
sicurezza. Se c' una societ oggi in Italia
che d la sensazione di essere del tutto al
riparo dai morsi della crisi, quella Reggio
Emilia. Poi, sponsor importanti e tifosi vip:
Romano Prodi e Graziano Delrio, entrambi in tribuna a Bologna, per dirne due potenti davvero, in politica. Oppure Giorgio
Squinzi, presidente di Confindustria, gi
sulle maglie biancorsse col marchio Mapei.
NON MANCA nulla. La Reggiana ha
un settore giovanile tra i migliori d'Italia.
Una squadra gi forte che, con l'addizione
Amedeo Della Valle, ha il futuro dalla sua.

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Una piazza affamata, capace di portare


non solo 4000 persone a Bologna per la
coppa, ma di far registrare 12 tutto esaurito
nelle prime 14 partite di campionato. Una
societ modello, nota per essere tra le poche che paga sempre puntualmente. Con
un general manager, Alessandro Dalla Salda, dirigente dell'anno in A nel 2013, che
come il capo allenatore nato e cresciuto
all'interno del club: 18 anni consecutivi in
biancorosso, nessuno degli attuali g.m. a
livello pro rimasto pi a lungo nello stesso posto, soffrendo quando c'era da soffrire, ma portando avanti un'idea precisa che
alla lunga ha pagato. La parola "progetto",
mille volte usata a sproposito, in questo
caso invece ha un senso, eccome.
LA REGGIANITA', insomma, come filo
conduttore. Il Made in Reggio come ulteriore motivo d'orgoglio per un'avventura che coniuga la globalizzazione col
lambrusco e l'erbazzone, di cui pare che
Rimas Kaukenas sia ormai un intenditore. Al PalaDozza, mentre risuonavano a
tutto volume le note di "Urlando contro il
Cielo" - Ligabue! Altro che quel modenese

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EVENTI
Un attimo prima della finale: tutto pronto per entrare nella storia

Il taglio della retina: esegue Cinciarini

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EVENTI
NUMB3RS
Reggiana, quarant'anni di storia
a testa alta contro il destino
1974 Nasce la Pallacanestro Reggiana
1982 Prima promozione in Serie A2, col marchio
Cantine Riunite. Non scender mai pi al di
sotto del secondo campionato
1984 Prima promozione in A1. Allenatore Dado
Lombardi, per lui due cicli storici sulla panchina biancorossa
1988 Scende in A2, ma risale subito in A1 l'anno
dopo, guidata da Piero Pasini, e vi resta fino
al '91. La stella Joe Bryant, con lui in citt
si fa notare il figlioletto, Kobe
1992 Arriva Mike Mitchell, 10 anni di NBA alle
spalle. Rester per 7 stagioni, tuttora recordman per punti e presenze. Sono anni di
"ascensore" tra A1 e A2
1998 Semifinale playoff, sconfitta 0-3 con la Fortitudo col quintetto Davolio-Basile-JentPastori-Damiao. E' il miglior piazzamento di
sempre nel campionato italiano
2001 Beffa nei playoff di Legadue in gara5 di finale contro Livorno. Idem l'anno dopo con
Napoli
2004 Sospirata promozione dalla Legadue, a Ragusa
2005 Finale di Coppa Italia, prima di sempre, persa
con la Benetton a Forl
2007 Torna in Legadue, nonostante il caso Lorbek
2012 Ultima risalita nella massima serie
2014 L'Eurochallenge il primo trofeo di sempre
del club. Per la prima volta centra anche i
playoff-scudetto per due anni in fila
Cinciarini abbraccia White: il Triumph battuto

di Vasco... - veniva da pensare che Reggio


Emilia anche l'unica squadra italiana ad
avere un vero inno rock, riconoscibile ed
emozionante.
Riccardo Cervi e Ojars Silnis in quintetto
base, due ragazzi del settore giovanile, lo
stesso che ha prodotto Giovanni Pini e volendo pure Angelo Gigli. Mentre scalpita
ai margini della rosa il talento del 17enne
Federico Mussini, che gi stato utile alla
prima squadra in diverse occasioni e nei
giorni della final four bolognese trascinava l'under 18 azzurra vincente in finale sugli Usa nel prestigiosissimo torneo
Schweitzer. E' la reggianit cestistica che
si afferma oggi ma che rappresenta un'eccellenza da sempre, sia che il parametro
sia l'altissima qualit, anche a livello di
Nazionale (Gianluca Basile, Niccol Melli) sia che si misuri con la quantit, visto
il gran numero di giocatori di tutti i ruoli,

i livelli e le et usciti dal vivaio biancorosso ed oggi in giro per l'Italia, dalla serie A
(bene Luca Campani a Montegranaro) in
gi: Marco Carra, Filippo Masoni, Max
Defant, Patrizio Verri, Jakob Kudlacek,
Marco Lagan, Francesco Veccia, Pierpaolo Picazio, Andrea Ancellotti, Stefano
Majoli, Kenneth Viglianisi, e si potrebbe
continuare. Tanti piccoli e grandi eredi
di Piero Montecchi e Alessandro Davolio, oppure di Orazio Rustichelli e Mario
Ghiacci, tanto per andare pi indietro nel
tempo. Di sicuro tutti, ovunque si trovassero in giro per il mondo, avranno brindato ognuno a modo suo alla notizia della
vittoria della cara vecchia Reggiana.
CHI NON SALTA bolognese, uno dei
gridi pi gettonati nella notte di baldoria,
anche se di bolognesi paganti, nel PalaDozza colonizzato dalla marea biancorossa, ce n'erano davvero pochissimi. Sar

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anche Basket City, ma il capoluogo ormai


perde colpi, nei confronti di Reggio Emilia. Staccata di chilometri la vecchia rivale
Fortitudo, da due anni Reggio fa molto
meglio anche della Virtus e di fatto la
numero uno in regione, altra conquista
storica. Prendendosi l'Eurochallenge, la
Reggiana si pure sostituita alla Virtus,
che l'aveva fatta sua nel 2009, nel ruolo di
ultima italiana capace di vincere una coppa europea.
Da sempre, per sbirciare partite di alto livello, di playoff o di coppa, gli appassionati reggiani hanno dovuto venire a Bologna, costretti a cercare biglietti spesso
l dove se ne trovavano pochissimi. D'ora
in avanti, chiss che non inizi a succedere
il contrario. E trovare biglietti disponibili
in quel buco del PalaBigi (a proposito:
palazzo nuovo? Ma no, riparliamone tra
vent'anni...) sar sempre pi difficile.

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EUROCUP

TRINCHIERI, una chance


non sfruttata
Tra Grecia e Kazan la sua CARRIERA POTEVA esplodere
invece rimasta ferma dov'era a Cant
di Matteo Zanini

opo la sconfitta in Europa che


ha precluso a Kazan la possibilit di
qualificarsi direttamente per la prossima Eurolega, la carriera del secondo coach italiano in Russia, Andrea Trinchieri,
resta nel limbo.
L'allenatore milanese ha perso la panchina della Grecia forse anche per motivi politici, ma certamente anche dopo
un risultato deludentissimo agli Europei
2013. A Kazan ha fatto bene, stato anche nominato coach dell'anno, ma ha
perso l'appuntamento decisivo contro
Valencia, squadra che (roster e risultati spagnoli a far testo) vale l'Eurolega,
esattamente come la valeva Kazan.Ma

negli ultimi 8 mesi Trinchieri, se ha visto crescere il proprio nome (dopo aver
allenato a certi livelli solo Cant la tua
reputazione aumenta anche per il solo
fatto di allenare Grecia eKazan, anche
pi di quanto lo faccia il titolo di allenatore dell'anno in Eurocup), non ha per
sfondato come avrebbe voluto. Perdendo la guida della Grecia tornato se non
ai livelli di Cant almeno qualche mese
indietro nella sua crescita professionale.
E' tornato ad essere un allenatore emergente ma non ha bruciato le tappe, non
entrato di forza nel club dei grandi.
L'ha solo avvicinato.
Kazan stata un'opportunit non

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sfruttata totalmente, ma stata l'inattesa, estemporanea, sorprendente e magari persino irreale opportunit greca
che Trinchieri non ha capitalizzato.
molto raro che una nazionale di peso e
ambizioni come quella ellenica venga
affidata ad un allenatore con poco pedigree e per di pi straniero. Per intenderci: qualcuno ha mai pensato che l'Italia
potesse essere affidata a Pedoulakis, a
Plaza o Kurtinaitis? Buoni allenatori,
anzi ottimi, ma pressioni e aspettative su
una nazionale impongono scelte nazionaliste o al di sopra di ogni critica. Per
questo la scelta della federazione greca
stata strana, coraggiosa ma eccessiva.Per questo qualunque responsabilit
abbia avuto nel fallimento agli Europei,
l'avvicendamento di Trinchieri era scontato. E questo ci riconduce al concetto
precedente: il coach milanese ha avuto
un'opportunit rarissima, praticamente
unica. Le chance erano probabilmente
contro di lui ma resta il fatto che la Grecia poteva essere la grande scorciatoia
per un ingresso anticipato nel mondo
dei big, e non lo stata. La finale di Eurocup persa contro Valencia, al confronto, stata un incidente di percorso.

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SERIE A

MILANO

e non solo

Keith Langford, nettamente la miglior guardia del campionato per impatto e versatilit

Le squadre migliori, il gioco pi convincente,


gli allenatori, gli stranieri, gli italiani. e ancora: i casi spinosi,
il prossimo mercato e tanto altro alla fine della regular season
di Matteo Zanini

L CAMPIONATO di Serie A alla vigilia dei playoff racconta di una stagione equilibrata allinizio, poi dominata
da Milano ma con un bilanciamento di
fondo alle sue spalle. La considerazione
pi importante: le squadre che hanno
funzionato bene allinizio lhanno fatto anche dopo e viceversa, solo Milano
ha mostrato progressi imponenti, le altre hanno mantenuto sempre gli stessi
standard con eccezione in negativo per
Bologna e in positivo (ma solo in parte)
per Pistoia. Poi Venezia, un caso diverso.
LA SQUADRA MIGLIORE Milano
ha cambiato passo dopo la sconfitta di
Cant nel girone di andata, che era stata
la quinta in 11 gare. Corretto il mal di trasferta, recuperato Samardo Samuels che

si era infortunato alla mano e aggiunta


una stella come Daniel Hackett, lOlimpia stata travolgente, come confermato anche dal cammino europeo. La sua
profondit ha smantellato le certezze avversarie, le vittorie sono state quasi sempre larghissime, almeno in casa, la differenza nella valutazione propria e quella
delle avversarie dice tutto. Milano entra
nei playoff sapendo di essere irresistibile
in casa, pi fisica negli esterni, pi lunga nel roster, pi forte dentro larea con
Samuels e Lawal. Infortuni e pressione
gli unici ostacoli.
LA SQUADRA CHE HA FATTO DI
PIU Siena. Paradossalmente forse,
parlando della squadra che ha vinto gli
ultimi sette scudetti, ma Marco Crespi

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ha fatto un capolavoro fuori dal campo,


mantenendo la sua squadra concentrata
a dispetto di quanto accadeva, e in campo, perch Siena ha la difesa pi forte
del campionato. Ci sono altre squadre
che hanno impressionato rispetto al potenziale: Milano per i progressi, coerenti
per con il suo valore, Brindisi per come
ha trovato subito la quadratura del cerchio con un organico rifatto, Pistoia per
la forza a rimbalzo ed il fattore campo a
dispetto della panchina ridottissima.
LA SQUADRA CHE HA FATTO DI
MENO La Virtus Bologna, perch era
partita abbastanza bene da poter costruire su quel momento di entusiasmo, e invece si spenta, ha ritoccato lorganico,
ha cambiato lallenatore, ha polemizza-

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SERIE A
Il tiro micidiale di Drake Diener

Joe Ragland, regista ''tutto pepe'' di Cant

to con tutto e tutti, ed ha anche cominciato a parlare troppo presto di futuro


e non ha mai avuto continuit, a parte
appunto le prime giornate con Luca Bechi in panchina. La Virtus ha sempre un
grande potenziale societario, ha pubblico, citt, settore giovanile, quindi italiani forti di propriet con i quali allungare
il roster, ma deve mettere a punto un
progetto pluriennale perch cambiando
idee, uomini e strategie ogni anno tutto inevitabilmente legato alla fortuna
o alla pesca di americani giusti, come
forse sono sia Dwight Hardy che Willie
Warren. Da segnalare per anche Avellino, partita con un budget importante, lo
stesso Jaka Lakovic, loperazione Vitucci, e mai in corsa davvero per i playoff.
LA MOSSA MENO COMPRENSIBILE
Venezia aveva beneficiato del cambio di allenatore, Zare Markovski era
riuscito subito a dotare la squadra di
unidea di gioco che con Andrea Mazzon sembrava distante. Poi, dopo aver
raggiunto le Final Eight di Coppa Italia,

ha cambiato assetto, sacrificando Tony


Easley per inserire un playmaker inutile
come Aaron Johnson e un centro passato di cottura come Andrea Crosariol. La
conseguenza che un posto nei playoff
che sembrava sicuro stato regalato alla
concorrenza. Responsabilit ulteriore
quella di aver lasciato Easley alla diretta
concorrente Caserta.
IL MIGLIOR COACH Paolo Moretti,
perch Pistoia gioca con cinque uomini
soli, con pochissima esperienza di campionato italiano e con una panchina ai
limiti dellimpresentabile, se non fosse
che Riccardo Cortese ha viaggiato al di
sopra delle aspettative. Moretti, che ha
fatto bene anche prima di arrivare a Pistoia (ad esempio a Livorno) ha impostato una squadra intelligente, arcigna
in casa, forte a rimbalzo, e costruito una
rotazione di classe usando Meini, Cortese e Galanda per guadagnare minuti
passando indenni i momenti meno rilevanti delle partite. Sul finale di stagione,
quando la ristrettezza dellorganico do-

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veva danneggiarla, Pistoia cresciuta


perch aveva certezze. Ora per il club
toscano il problema sar riuscire a trattenere questo allenatore ormai pronto
per livelli pi alti. Menzioni donore per
Piero Bucchi, che generalmente fa bene
dappertutto e che ha costruito facilmente una squadra con americani nuovi
e solo un po pi profonda di Pistoia, e
anche per Pino Sacripanti, altro coach
molto continuo che riesce a tirare fuori il
massimo da Cant soprattutto in attacco, con un gioco fatto di grandi spaziature e condivisione della palla.
IL MIGLIOR PLAYMAKER Joe Ragland, piccolo ma esplosivo, capace di
battere qualunque difensore e di usare
il vantaggio sia per segnare che per scaricare ai compagni. Prototipo del playmaker moderno, che non deve mettere
in ritmo i compagni ma abile ad imporre pressione sulla difesa per procurarsi
vantaggi da usare in modi diversi. Cant
ha pagato un buy-out per tenerselo ed
ha fatto bene. Classico giocatore per un

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SERIE A

Daniel Hackett a Milano: la mossa di mercato che ha maggiormente influenzato la stagione

allenatore pratico che vuole successo


istantaneo. Da segnalare: Jerome Dyson
di Brindisi ancora pi realizzatore di
Ragland e non ha mezze misure: o devasta le difese o fa danni, ma anche il
giocatore che prende pi falli del campionato e questa gi una grande polizza assicurativa per i finali di gara o i
momenti di difficolt.
LA MIGLIOR GUARDIA Keith
Langford ha scherzato con il campionato italiano. Ormai una combinazione
di creativit, uno contro uno, tiro da tre,
falli subiti, che nessuno riuscito ad arginare. Anche perch nessuno pu permettersi di costruire la difesa solo su di
lui, non contro la squadra che ha Milano
adesso. Il fatto che abbia numeri migliori in trasferta la dice lunga sul suo approccio mentale. Da segnalare: Adrian
Banks di Varese, un giocatore che ha
numeri, gioco di mezzo e consistenza.
Se fosse rimasto, forse Varese non si sarebbe attardata cos tanto nella prima
parte di stagione.
LA MIGLIOR ALA PICCOLA Drake
Diener a Sassari gioca prevalentemente
da guardia ma nessun quintetto ideale
pu prescindere da Langford e Diener
insieme in questo campionato. DD sarebbe lMVP per acclamazione se Sassari non avesse avuto una regular season
inferiore alle aspettative. Diener ha una
caratteristica che lo rende impressionante, quella di saper tirare da tre con

naturalezza ma anche di sapersi avvicinare al canestro. Poi infallibile dalla


linea, prende falli, segna quando conta
e lo senti anche a rimbalzo. Un giocatore devastante. Da segnalare: la maggior
parte delle squadre usano tre piccoli pi
che ali piccole vere, ma considerando i
giocatori con pi fisico e magari utilizzabili in pi ruoli merita una menzione Jeff
Brooks di Caserta, pi unala forte che
unala piccola ma con atletismo, forza
a rimbalzo e buone qualit realizzative.
Probabilmente non meritava il passo indietro rispetto allanno di Cant.

LA MIGLIOR COMBO-GUARD
Brad Wanamaker di Pistoia un sottovalutato perch quando arriv a Teramo, appena uscito dal college, venne
tagliato in fretta. Non un playmaker,
non una guardia, ma ha forza fisica
per battere lavversario, completo,
duro, migliorato al tiro. E stato il leader
di Pistoia. Forse non adatto come titolare di una squadra di vertice, ma lo in
un settore guardie che abbia giocatori
diversi da lui. Da segnalare: Curtis Jerrells ha fatto unimpresa, perch dopo
un mese di stagione si contavano le ore
che lo separavano dal taglio e invece si
ripreso Milano, giocando in due posizioni dopo larrivo di Hackett. Non fa
giocare la squadra ma un finalizzatore
devastante.
LA MIGLIOR ALA FORTE Caleb
Green di Sassari ha tiro e stazza fisica,

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quindi un giocatore buono per i massimi livelli, anche se qualcosa gli manca
in difesa se il Banco di Sardegna ha perso pi partite di quante avrebbe dovuto
pur avendo lattacco pi prolifico della
Serie A e la valutazione pi alta. Green
il classico "quattro" che apre il campo
e quindi crea spazio per le penetrazioni
dei piccoli e per il gioco in post basso del
centro. Inoltre, ha la taglia per non pagare mai in difesa, cosa che succede quando punti su unala grande che ha nel tiro
la qualit migliore. Da segnalare: Delroy
James di Brindisi non un giocatore di
talento ma ha dinamismo, intensit, attacca i tabelloni e occasionalmente pu
segnare. Per uno che viene da Ferentino
stato un debutto importante in Serie A.
IL MIGLIOR CENTRO Samardo
Samuels di Milano, anche se le cifre lo
penalizzano. Ma si deve tenere conto di
due fattori, linfortunio alla mano che
gli ha fatto perdere una fetta di stagione e i minuti che deve dividere con Gani
Lawal. Nessun centro ha un concorrente cos forte in casa, ma Samuels
il giocatore di post basso pi insidioso
del campionato perch alla forza fisica
abbina una mano non comune. Se solo
impara a finire meglio attorno al ferro
diventa immarcabile. La posizione di
centro non ha grandi interpreti in Italia e anche questo conta. Da segnalare:
i numeri di OD Anosike di Pesaro sono
impressionanti e dovrebbero valergli il

superbasket.it
SERIE A

Pistoia e Brad Wanamaker: un matrimonio decisamente riuscito fra i toscani e la combo guard americana

titolo di miglior centro del torneo, ma il


fatto che li abbia ottenuti a Pesaro non
pu restare inosservato. Quindi la sua
stagione stata notevole soprattutto
pensando allet ( alla prima stagione
da professionista) ma andr rivalutato
dopo unaltra annata, ad un livello pi
alto.
IL COLPO DEL MERCATO INVERNALE Lha fatto ovviamente Milano
con Daniel Hackett, i fatti dicono che
da quel momento non ce n pi stato
per nessuno. Jerrells migliorato, la
squadra cresciuta come personalit in
trasferta. Ma ha lasciato il segno anche
il trasferimento di Tony Easley da Venezia a Caserta: i campani avevano perso il
talento enorme ma indisciplinato di Cameron Moore e lhanno sostituito con un
giocatore di grande impatto atletico che
ha restituito competitivit ai biancorneri, una delle squadre con pi potenziale
fisico del campionato. Da segnalare anche Josh Mayo, che ha permesso a Roma
di ovviare al caso Jordan Taylor.
IL QUINTETTO ITALIANO Andrea
Cinciarini come playmaker che pu di
nuovo aspirare ad un club di Eurolega,
come a Cant avevano intuito prima di
tutti ma senza avere la necessaria pazienza; le sue cifre in termini di assist
e rimbalzi sono spettacolari. Pietro
Aradori come guardia, perch a Cant
ha trovato la dimensione che cercava
e il giusto equilibrio tra tiro da fuori ed

entrate di forza. Alessandro Gentile


da numero 3 danneggiato dalla concorrenza interna ma resta il giocatore
italiano con maggior potenziale. Nicol
Melli si preso il posto di ala forte titolare di Milano e dimostra di avere pi cose
da dare alla sua squadra di Achille Polonara. Infine da centro (dove la citazione
per il vecchio Andrea Michelori avrebbe
ancora senso) corretto premiare la stagione di Luca Campani di Montegranaro, avvantaggiato dalla fuga degli americani. Da segnalare: Daniel Hackett come
play, Daniele Cinciarini come guardia,
Luca Vitali come jolly utilizzabile anche
da ala piccola, Achille Polonara da ala
forte e Riccardo Cervi da centro.
IL MIGLIOR TIRATORE Drake Diener ovviamente, e non si scopre nulla.
Ma alla ricerca di una tipologia di giocatore che si fa largo anche in Europa per
sfruttare limpatto del tiro da tre punti
(Jaycee Carroll al Real Madrid, Brad Oleson al Barcellona, Matt Lojeski allOlympiacos), va segnalato Jimmy Baron di
Roma, un po troppo prevedibile, ma infallibile dalla lunetta e con il tiro giusto
per diventare uno specialista di livello
europeo.
IL MIGLIOR COACH DI RINCORSA
Cesare Pancotto ha ridato dignit,
qualit, e soprattutto la salvezza a Cremona, che ha combattuto tutto lanno
con i problemi fisici di Brian Chase. Tra
quelli che sono subentrati, stato senza

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dubbio il migliore. Pi di Stefano Bizzozi, che ha fatto meglio di Fabrizio Frates


a Varese, di Zare Markovski che non ha
dato seguito allottimo impatto iniziale
alla Reyer, e di Giorgio Valli con il quale
la Virtus ha continuato ad arrancare.
GLI UOMINI MERCATO Paolo Moretti come allenatore. Brad Wanamaker, Jerome Dyson, Erick Green di Siena
come play-guardie. Chris Roberts di Caserta ed Elston Turner di Pesaro come
esterni. Jeff Brooks, Delroy James come
ali forti. OD Anosike come centro. Tutti
questi sono attesi ad un salto di qualit.
Tra gli italiani: Valerio Mazzola e Luca
Campani di Montegranaro, Peppe Poeta se torner in Italia, Stefano Gentile
se Cant non gli affider le chiavi della
squadra.
I CASI DELLA OFF-SEASON Linevitabile scomparsa di Siena significa
che dopo Fortitudo e Treviso unaltra
societ che ha segnato unepoca sparir
si spera non per sempre dalla geografia del basket di vertice. Aspettiamoci
segnali migliori da Roma e Bologna,
che hanno tutto per diventare le alternative, con Sassari, al dominio di Milano;
grandi interrogativi nelle Marche per
Pesaro e Montegranaro, in modi differenti piazze storiche. Attenzione alle
mosse di Reggio Emilia e Venezia che
hanno alle spalle societ solide e creative e possono fisiologicamente diventare
club di riferimento in Italia.

superbasket.it
L'IMPRESA

PESARO, dal tramonto all'alba


Che non il film di tarantino con George Clooney, ma la trama simile.
Dallo spettro della scomparsa a quello della retrocessione, fino all'incredibile
salvezza all'ultima giornata. la storia di una societ che non si arresa
e con fiducia ed ottimismo ha costruito un piccolo capolavoro che pu essere
di grande insegnamento per tutto il movimento
di Marco Bonfiglio

ll'inizio della stagione 2013-14,


a Pesaro si respirava un'aria particolare. Non nuova, forse, diversa
sicuramente. Bastava guardare quelle
canotte bianche e rosse: sopra c'era stampata semplicemente la scritta Pesaro.
Quella storica, non solo per la citt ma
per l'intera pallacanestro italiana, non
c'era pi: dopo 38 stagioni consecutive,
Scavolini aveva deciso di non proseguire
la sponsorizzazione. Che non era solo una
sponsorizzazione, piuttosto un cordone
ombelicale sradicato da un ambiente che
alla famiglia Scavolini, e non solo al suo
marchio, doveva i propri successi e anche,
in un senso pi ampio, la crescita e lo sviluppo della cultura cestistica ai massimi
livelli. Nessuno era rimasto nel basket
tanto a lungo, legando la propria azienda
a una squadra e a un popolo di grandi appassionati della palla a spicchi. Ma tutto

finisce, e dove finisce qualcosa deve iniziare qualcos'altro.


Questa appena trascorsa, perci, stata
una stagione storica. Perch ha rappresentato la svolta, e le svolte spesso nascono da un trauma. Non una semplice
transizione, come se ne vedono tante
nel mondo non solo sportivo, niente di
fisiologico. Un cambio epocale, invece,
difficile da metabolizzare anche solo cromaticamente, con quella scritta che venuta a mancare sulle maglie, e ancora pi
difficile da vivere quotidianamente, per
la citt e per la VL, che all'improvviso ha
visto mancare un pilastro fondamentale
da tutti i punti di vista, non ultimo quello delle risorse economiche destinate alla
costruzione della squadra.
Anzi, passo indietro Non si parla
nemmeno di costruzione della squadra,
ma della sua sopravvivenza. Durante l'e-

Sembrano festeggiamenti per uno scudetto, invece la salvezza. Ma va bene cos

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state del 2013, il Consorzio proprietario


della Victoria Libertas il dubbio se lo fa
venire: riusciamo a iscriverci a un campionato difficile e oneroso come la Serie
A, o meglio fare un passo indietro? Mille
dubbi, infinite incertezze. Il destino per,
che sa essere cinico ma anche incredibilmente romantico, vuole che sia una delle
bandiere della grande Scavolini dell'epoca ad avere l'ultima parola: il gm Ario
Costa, che in campo a Pesaro ha dato tutto e tutto ha vinto, a insistere per fare in
modo che la storia non si interrompa. Gli
uomini vivono di sogni, anche apparentemente impossibili, e Costa ne ha uno
bellissimo. Per questo, pur di evitare una
fine prematura, decide di accettare la carica di presidente nel momento in assoluto
pi difficile, quello in cui mancano soldi e
risorse. Eppure, lui a convincere il Consorzio a tentare l'ultima avventura. Mentre
in tanti, nell'ambiente del basket nostrano, pensano semplicemente che si tratti
di un'avventura, s, ma impossibile. E in
panchina va Sandro Dell'Agnello, un altro
che la canotta con su scritto Scavolini l'ha
indossata per due anni.
Ora immaginate cosa significhi essere
Pesaro, un club che ha scritto alcune tra
le pagine pi belle anche a livello internazionale per questo sport, una societ che
fino alla scorsa stagione stava nella parte
alta della classifica per quanto riguarda
le risorse economiche da destinare alla
prima squadra. All'improvviso, chiusi i rubinetti, quella classifica si ribalta e va letta
al contrario. E non nemmeno intestata
alla voce Serie A: per costruire la squadra,
la VL ha un budget che non sarebbe competitivo con quello di almeno met delle
societ che giocano in Gold.
Come si fa, quando il portafogli vuoto
e le esigenze aumentano? Con la virt, e

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L'IMPRESA

La gioia di Ario Costa e della panchina dopo la gara-salvezza contro Venezia

le idee. Si ottimizzano le risorse, si riduce


il personale dello staff e ci si affida agli
uomini che si meritano massima fiducia.
Come Stefano Cioppi, che assume la carica di direttore sportivo e responsabile delle scelte tecniche di tutte le attivit della
VL. Cioppi anche lui uomo della citt,
legato da una vera e propria simbiosi con
Ario Costa, che lo convince ad abbandonare la carriera di allenatore per gettarsi
nei panni del dirigente. Dopodich, via
alla caccia di giovani giocatori, anche
sconosciuti, tutti legati da contratti al minimo salariale, ognuno motivato con la
prospettiva di essere lanciato ai massimi
livelli sulle tavole nostrane. Perch Pesaro
potr anche pagare pochissimo, ma come
vetrina vale ancora tantissimo.
Volete alcuni esempi? Bernardo
Musso ha 27 anni e per la prima volta gli
viene data la possibilit di mettersi in
mostra nel massimo campionato. Arrivano tre esordienti assoluti come O.D.
Anosike, Elston Turner Jr e Marc Trasolini.
Non li conosce nessuno, ma presto tutti
imparano a conoscerli. Tanto che il centro americano si installa subito in cima
alla classifica dei migliori rimbalzisti del
campionato e, per aggiungere la ciliegina
sulla torta, finir anche per essere quello che nell'intera Serie A porta in dote la
valutazione pi alta. E sempre per quel
discorso del destino cinico, la stagione
non ancora iniziata che gi il lettino del
fisioterapista si riempie di clienti: durante

la preparazione si rompono due giocatori


del quintetto, il play Andrea Traini e il lungo Laquan Prowell.
Nuovi problemi da risolvere, nuova idea: per mantenere la coerenza del
progetto ed evitare che il budget possa
lievitare, la dirigenza decide di provare la
strategia del 'perdi due, prendi uno che
li sostituisca entrambi' giostrando in una
posizione intermedia. Arriva Ashley Hamilton, che non il nome adatto e non lascia traccia. Allora subentra Ravern Johnson che invece coi suoi due metri l'uomo
giusto e da fine novembre inizia a dare il
suo contributo. C' anemia in cabina di
regia e un playmaker andrebbe buttato
dentro, ma funziona come con le permute: puoi permetterti un'entrata solo se in
cambio c' un'uscita. Da Pesaro escono in
due, Alessandro Amici che va a Ferrara e
Alvin Young che si accasa a Casalpusterlengo. A quel punto, coi soldi risparmiati,
c' cassa per ingaggiare Perry Petty.
Intanto siamo gi a fine gennaio, il
girone di andata in archivio e la VL ha
ritirato il referto vincente in sole due partite, contro Avellino e Cremona. In trasferta.
All'Adriatic Arena soltanto sconfitte. Ce ne
sarebbe abbastanza per mettere tutto e
tutti in discussione, ma la societ rimane
unita e la fiducia in chi Pesaro ce l'ha nel
cuore e nelle vene rimane alta. La missione sar pure impossibile, ma vale la pena
continuare a crederci. Dell'Agnello viene
anche aspramente criticato, ma rimane al

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29

suo posto. I tempi sono duri, ma l'entusiasmo della citt, dell'ambiente, continua a
essere intatto anche grazie a un continuo
lavoro del club per coinvolgere i tifosi in
quello che rimane un rapporto unico in
Italia, anche per sincerit e trasparenza.
Ed ecco perch alla fine il destino
smette di essere cinico e svela la sua anima romantica: nonostante la VL stazioni
all'ultimo posto in classifica per tutta la
stagione, ai botteghini del palazzo si accorgono con piacere e meraviglia che il
numero di biglietti staccati in aumento
e di conseguenza anche gli introiti generati dalle gare interne. Sui social network,
nelle pagine dedicate alla squadra, i followers sono pi di 4000. Numeri da grande
citt e da grande squadra. E poi ci sono
quelli sul campo. Pesaro lentamente ma
gradualmente inizia a carburare, l'Adriatic Arena viene espugnata nella prima di
ritorno e da l sar terra di conquista nemica solo due volte, per Varese e Cremona. Poi, finale in crescendo, sembra tutto
finito quando mancano tre giornate alla
retrocessione e la striscia aperta di sconfitte dice cinque consecutive. Ma siamo a
Pesaro, dove c' storia vera, e ogni storia
vera non pu finire con l'amaro in bocca.
Le ultime tre partite sono tre vittorie: contro Bologna, nel sacco di Brindisi e in casa
contro Venezia, nell'epilogo al cardiopalma. Si perdono anni di vita negli ultimi secondi, ma ne vale la pena: alla fine quella
missione, da impossibile avventura che
sembrava, si trasforma in formidabile realt.
E' salvezza, e arriva sul campo. E' salvezza ma vale pi di uno scudetto, pure
in una citt dove di scudetti se ne sono
vinti due. Anzi, soprattutto per questo. E'
una grande festa anche per Valter Scavolini, presente sugli spalti, che ha tolto il
marchio dalle canotte ma la societ non
l'ha mai abbandonata. E' una grande festa anche per l'intero movimento italiano,
che infatti celebra ampiamente l'impresa
di un grande club che continuer a stare
dove il suo blasone lo colloca naturalmente, tra le grandi del nostro basket. Il futuro,
prossimo e a lungo termine, sar tutto da
scrivere. Ma intanto una pagina indimenticabile appena stata consegnata ai ricordi. Costruita con determinazione, fiducia
incrollabile, visione positiva. Forse, un'altra piccola scintilla di ottimismo anche per
il futuro della pallacanestro italiana.

superbasket.it
STORIE

La societ fa lallenatore.
E non viceversa
di Dan Peterson

DI RECENTE ho scritto un articolo per la Gazzetta dello Sport,


nel quale dicevo che la societ
che "fa" l'allenatore e non l'allenatore
che "fa" la societ. E' un prinicipio questo che ho imparato prima all'Universit
di Michigan, nel 1958-59, quando stavo
prendendo la seconda laurea, il master,
in Amministrazione Sportiva. Un nostro
professore, il mitico dr. Paul Hunsicker,
ce l'ha insegnato come uno di principi
base per un ammistratore delegato, general manager, direttore sportivo o altra
carica che presupponga la responsabilit
di "condurre" una societ, club, o settore
sportivo di una universit.
HO AVUTO diverse occasioni per verificare la saggezza di questo consiglio.
Anche, come ho scritto nell'articolo citato sopra, dal grande avvocato Gianluigi
Porelli, mio boss alla Virtus Bologna, dal
1973 al 1978. Infatti, ho pi volte testimoniato il fatto di dovere la mia intera carriera alle societ che mi hanno aiutato a
fare bene. Come allenatore, ovvio, questo
comprende l'Olimpia Milano, dal 1978 al
1987, e anche nel 2010-11. Ho citato anche
il caso di Clarence Seedorf, il mister del
Milan, che ha cominiciato una striscia
positiva da quando la societ ha messo il
super-boss Adriano Galliani al suo fianco
24 ore su 24.

CITO QUI, invece, come mi abbiano


aiutato in tanti in Cile, dove allenavo la
nazionale, dal 1971 al 73. La cosa che ci
ha fatto diventare una squadra vera
stata un viaggio negli USA nell'ottobrenovembre-dicembre del 1972: 40 partite
in 40 giorni! E contro delle potenze NCAA:
North Carolina, Duke, Maryland, Navy,
Florida, Bucknell, UTEP, Marquette, Missouri, New Mexico, Weber State, Syracuse, Georgetown, Cornell, Illinois State, e
altre. Insomma, un calendario pi forte di
quello di qualsiasi squadra universitaria.
Un tour-de-force che ci ha fatto diventare
forti. Infatti, abbiamo fatto il 7 posto nel
mini-mondiale, il 4 nel Sud Americano,
il 3 nei Giochi Afro-Latinoamericani, il
2 nei Giochi Trans-Andini. Prima, nella
sua storia, il Cile non aveva mai battuto
l'Uruguay in una competizione ufficiale.
Invece, nello spazio di quattro mesi, abbiamo fatto 4-4 contro 'Los Celestes,' due
nel mini-mondiale, una nel Sudamericano, una nei Giochi Afro-Latinoamericani.
E il Cile non ha pi battuto l'Uruguay. A
scrivere di questo sembra forse che io me
ne vanti, raccontando che ho fatto tutto da
solo. Altroch... Senza l'aiuto di tanti, non
si faceva nemmeno il viaggio.
LA FEDERAZIONE, ai tempi, era la
FBBCH, oggi si chiama FEBA. Ho avuto
bisogno del loro aiuto per avere permes-

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so dai club per i 16 giocatori che facevano


il viaggio di assentarsi dagli allenamenti e
dalle partite, un caos indescrivibile. Ma il
nostro super-presidente, il dottor Guillermo Rodriguez, vedendo il potenziale beneficio ch avremmo tratto dalla trasferta, ha
parlato con ogni societ personalmente,
facendo anche non poche concessioni,
tipo due amichevoli con la nazionale a Valdivia, e via dicendo. Senza questo inizio,
non si partiva nemmeno. Ma avere il permesso dai club risolveva solo una parte del
problema; c'era anche dell'altro.
LAVORO. Il Comitato Olimpico del Cile
ha parlato con i datori di lavoro di ciascun
giocatore. Il presidente del Comitato, Sabino Aguad, ha chiesto al Banco de Estado
per Oscar Oliva, a CAMUVI per Rual Villella, alla Banca di Valpariaiso per Jorge
Ferrari, all'Universit di Talca per Manuel
Herrera (studente). Ha facilitato tutto per
Edgardo Arismendi, che era un piccolo imprenditore. Pure allo studio di commercialista di Manuel Torres. Potrei andare avanti,
ma senza questi permessi, di nuovo, non si
faceva nulla. C'era anche un caso particolare: Luis "Caco" Suarez. Non si poteva chiedere permesso per "Caco", perch era un
camionista nella ditta del suo padre. Il padre di Suarez voleva un prestito dal Banco
de Estado per comprare un nuovo camion
Mercedes. Bene, Cesar Deramond, braccio
destro di Sabino Aguad, venuto con me,
"Caco" e il padre al Banco de Estado e abbiamo ottenuto il prestito. "Caco", giocatore importante, poteva venire con noi. Comprensibile: quando il Comitato Olimpico si
piazza nei tuoi uffici, diverso che avere a
che fare con solo il cliente. E ce ne sono stati altri esempi del tipo.
CORPO DI PACE. Io avevo due uffici:
il Corpo di Pace, in Calle Santa Lucia 156,
e il FBBCH, in Avenida Vicua McKenna
44. Bene, il direttore del Corpo di Pace,
Don Boucher, rendendosi contro dell'importanza del progetto, mi ha detto: "Dan,
prendi il mio ufficio fino a che avrai sistemato tutto il calendario. Il mio telefono direct dial con gli USA. Io prender
il tuo ufficio fino alla partenza del viaggio." Senza quella possibilit, avrei perso
tempo con le poste. Sono stato 'aerodinamico' al 100% e ha fatto la differenza nel sistemare il calendario. Anche la linea aerea
Braniff ci ha aiutato. Come mai? Perch la

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STORIE
fidanzata di Cristian Ovalle, che lavorava
nel Corpo di Pace, era Soledad Correa, che
lavorava alla Braniff. Era la linea aerea usata pi spesso (insieme a LAN Chile) dal Corpo di Pace. Con un lavoro di squadra (io,
Boucher, Ovalle, Soledad e altri) abbiamo
presentato il progetto a John Wilson, direttore di Braniff Chile, che ha capito tutto subito e ci ha fatto prezzi che ci permettevano
di pagare tutto con le garanzie economiche
delle universit che abbiamo affrontato.
JOHN WILSON. Lui stato incredibile.
Avevamo 22 persone nel gruppo: 16 giocatori, 3 allenatori, 1 arbitro, un dirigente del
Comitato Olimpico, un accompagnatore.
Dovevamo fare Santiago-Miami-Santiago
pi 25 voli interni. Wilson, un genio, disse: "Vi faccio uno sconto gruppo, e anche uno sconto per la durato oltre i 10
giorni, uno sconto per viaggiare nel fine
settimana, uno sconto universitario, uno
scontro squadre sportive, e via dicendo".
Alla fine, abbiamo pagato 21.000 dollari,
meno di 1000 per ogni persona. Ha fatto la
differenza? Alla grande. Alla fine, in banca,
avevo 18 dollari e 75... Senza questo aiuto,
finivo in galera!
WASHINGTON. Quando stavamo a Washington DC, il Comitato Olimpico e il Corpo di Pace (insieme all'Ambasciata USA a
Santiago) hanno organizzato un pranzo per
noi il 5 Novembre 1972 all'Ambasciata Cilena a Washington, con l'ambasciatore Orlando Letelier ad ospitarci. Per i giocatori,
un'esperienza incredibile. C' stato anche
il coordinamento del Dipartamento dello
Stato a Washington, Peace Corps Washington e altri, compreso il presidente del Cile ai
tempi, Salvador Allende. Di tutti gli eventi
nel viaggio, stato il pi importante.
Quindi, certo, ho organizzato il calendario delle partite. E ho fatto diventare matta tutta la Braniff un giorno s e un giorno
no, perch ho inserito nuove partite per
guadagnare soldi dalle garanzie per poter
pagare tutto. Inizialmente avevo 30 partite
in programma, alla fine erano 40, pi 10
della squadra di "Los Lolos," i pi giovani.
E senza l'aiuto di quelle persone citate, non
avrei potuto fare nulla e non avrei avuto il
successo che ho avuto in Cile. A 40 anni di
distanza, sono ancora grato a quelle persone e mi fa piacere ringraziarli e riconoscerli.
Diverse societ hanno 'fatto' questo allenatore, senza ombra di dubbio.

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LNP GOLD

Italian
GOLD

IgnoraTI dalla Serie A,


molti giocatori
italiani hanno
accettato di mettersi
in discussione
scendendo
di categoria.
Con Mancinelli e soci
la LNP Gold ha fatto
un notevole
salto di qualit
di Niccol Trigari

ON E' una specie a rischio di


estinzione ed pericoloso proteggerla incondizionatamente, ma
innegabile che per i giocatori italiani
sia diventato molto complesso trovare
sistemazione. Il caso di Stefano Mancinelli ha puntato i riflettori su un problema diventato nel corso degli ultimi anni
sempre pi preoccupante: da capitano
della Nazionale a disoccupato nello spazio di poche settimane, dalla corte dei
club pi blasonati alla scelta di giocare
nella seconda divisione. L'Adecco Gold
non ha offerto riparo solo al Mancio: una
carovana di talenti nostrani, perlopi
rinnegati dalla Serie A, stata costretta
a battere nuove piste in questa moderna
corsa all'oro, al termine della quale la
Lega cadetta risultata per molti l'unico
approdo possibile. Alcuni hanno anche
trovato filoni ricchi, altri si sono dovuti
accontentare di qualche pepita, ma aldil delle condizioni pi o meno convenienti, il campionato sorto sulle ceneri
della Legadue ha rappresentato un'occasione imperdibile per un discreto numero di habitus della Serie A.

Stefano Mancinelli (Torino)

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LNP GOLD
NELLA TEMPESTA che ha attraversato la pallacanestro italiana, una realt
emergente come la PMS Torino, solo per
citare l'esempio maggiormente in vista,
diventata ben pi di una banale scialuppa di salvataggio: societ ambiziosa (e generosa) con un progetto chiaro
in testa, supportata dall'entusiasmo di
una piazza che attende da troppo tempo di rinverdire i fasti dell'Auxilium. In
sostanza l'ambiente ideale per coltivare
il desiderio di rivincita di chi ha progressivamente perso la fiducia dei club di
prima fascia. Il caso del Mancio indubbiamente molto particolare, a suo modo
unico, ma nondimeno sintomatico delle
incongruenze create dalla crisi economica del movimento, i cui effetti hanno
finito per essere ingigantiti dalla normativa sugli stranieri e, in parte, anche dalla difesa, a volte perfino eccessiva, del
merito sportivo. Dopo anni di contratti
fin troppo generosi e complice il calo di
competitivit del made in Italy, le squadre di Serie A hanno deciso di invertire il
rapporto di forze, riservando agli italiani
un numero limitato di posti, responsabilit e, di conseguenza, soldi. Oggi chi ha
un reale potere contrattuale trova spazio
e soddisfazioni (pochi, per la verit, hanno ingaggi superiori a quello di Mancinelli), gli altri sono costretti a sacrificare
le proprie ambizioni agonistiche o economiche, spesso entrambe.

NUMB3RS
Nel mirino di Pianigiani
I protagonisti di Gold e Silver convocati dal CT nel 2014
giocatore (anno, altezza, ruolo, squadra)
Marco Ceron (1992, 1.95, Napoli)
Filippo Baldi Rossi (1991, 2.07, Trento)
Marco Lagan (1993, 1.97, Biella)
Niccol Martinoni (1989, 2.03, Casale Monferrato)
Davide Pascolo (1991, 2.01, Trento)
Lorenzo Saccaggi (1992, 1.89, Forl)
Daniele Sandri (1990, 1.97, Torino)
Matteo Chillo (1993, 2.03, Biella)
Edoardo Giovara (1993, 2.00, Casale Monferrato)
Fabio Mian (1992, 1.96, Agrigento)
Andrea Renzi (1989, 2.08, Trapani)
Michele Ruzzier (1993, 1.85, Trieste)
Marco Santiangeli (1991, 1.92, Jesi)
Marco Spanghero (1991, 1.86, Trento)
Stefano Tonut (1993, 1.92, Trieste)
Gianluca Basile (Capo d'Orlando)

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LNP GOLD
VISTO CHE cercare fortuna all'estero,
per scelta dei giocatori o disinteresse delle squadre straniere, non mai stata una
reale alternativa, rimaneva il bivio tra
ingoiare rospi in Serie A e scendere di categoria. Il fascino della Gold notevole,
perch con due stranieri e mezzo (il naturalizzato), investire sui talenti di casa
nostra diventa una necessit. Inoltre il
mercato mon manca, in quanto le societ ambiziose sono molte, forse perfino
troppe considerando la zavorra dell'unica promozione, sicuramente un numero
sufficiente a mettere in discussione la
sacralit del merito sportivo (che sacro
dovrebbe rimanere fin quando corredato dalla sostenibilit finanziaria). Minuti,
tiri (anche quelli decisivi), gratificazioni
economiche: un quadro intrigante, addirittura irresistibile se incorniciato dalla
speranza di guadagnare sul campo una
promozione, resa ancor pi dolce dal gusto della rivincita.
SE LA GOLD ha convinto Mancinelli, figurarsi i giovani che in A non avrebbero
mai trovato lo spazio per crescere, o i veterani giunti al crepuscolo della carriera,
ma ancora desiderosi (e assolutamente
in grado) di nobilitare una squadra con
quel bagaglio insostituibile di esperienza che f funzionare le cose sul parquet
e nello spogliatoio. Su queste premesse,
nient'altro che il riflesso dei regolamenti
e del quadro economico che caratterizza-

NUMB3RS
LA GOLD SI TINGE DI AZZURRO
Le Top 10 (ordinata per presenze
nel massimo campionato italiano)
dei giocatori che la scorsa estate
hanno lasciato la Serie A per la 2^
divisione. Hanno tutti vestito la maglia della Nazionale.
giocatore
presenze punti
Marco Carraretto
451 1972
Stefano Mancinelli
432 3355
Matteo Soragna
394 2965
Gianluca Basile
390 4089
Fabio Di Bella
358 3606
Mason Rocca
343 2930
Robert Fultz
267 1198
Valerio Amoroso
264 2507
Tommaso Fantoni
188 1024
Giuliano Maresca
175
869

Mason Rocca (Jesi)

no la Serie A, nato un campionato di


buon livello, coinvolgente, apprezzato
dal pubblico anche (e soprattutto) per
la riconoscibilit dei protagonisti. Un
intrigante mix di volti noti e giovani promettenti in cui gli americani possono
fare la differenza senza lanciare verso
il canestro ogni pallone che transiti per
le loro mani. Ovviamente non tutto
oro quello che luccica e l'ascesa al piano superiore sarebbe un passo quantomeno azzardato per la maggior parte
di coloro che oggi brillano in Gold, ma
questo non cancella l'impressione di un
movimento incapace di convogliare tutti i migliori interpreti e i personaggi pi
amati nella Lega regina. Disperdere un
patrimonio tanto prezioso un delitto e
le vittime non sono soltanto i giocatori
italiani.

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Andrea Renzi (Trapani)

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LNP GOLD
Davide Pascolo (Trento)

TRENTO e le altre...
ANALISI DEl secondo campionato nazionale dopo la regular season.
I migliori italiani e stranieri ruolo per ruolo, gli allenatori in luce
e gli uomini-mercato nel bilancio di un torneo esaltante

STATO un campionato molto bello,


appassionante ed avvincente, con
molti verdetti incerti fino all'ultima
giornata. Il torneo LNP Gold, nuovo nella
denominazione, nell'organizzazione, con
qualche comprensibile ed ovvia difficolt
di partenza, alla fine si dimostrato una
ricetta azzeccata. Migliorabile, naturalmente, in vari aspetti, ma sicuramente
gi di alto livello per quello che riguarda
il tasso tecnico delle squadre, dei protagonisti e degli allenatori in esso impegnati.
Quello che vi proponiamo qui una spe-

di Stefano Benzoni
cie di compendio della stagione regolare
(i playoff non li consideriamo) con tanto di
giudizi, fra gli altri, a squadre, giocatori ed
allenatori. Tutti, ovviamente, opinabili.
LA SQUADRA MIGLIORE Trento, e
non solo perch stata in testa praticamente dall'inizio alla fine. Tutti l'hanno
sottovalutata pensando che tanto, presto
o tardi, sarebbe scoppiata. Invece, giornata
dopo giornata, non solo il botto non l'ha
fatto ma migliorata ed ha acquisito sicurezza e fiducia, fino al meritato primo posto finale. Coach Buscaglia, confermando

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in buona parte l'asse portante dell'anno


scorso, ha agito (e con lui ovviamente la
societ) con saggezza inserendo gli uomini
giusti nei posti giusti. Rotazione sostanzialmente ridotta a sette uomini (Santarossa ha giocato solo sei partite), ma un gioco
fisico, tecnico, intenso e sempre oculato.
Ora le fanno tutti i complimenti ma a inizio
stagione ci credevano in pochi, forse nessuno. Brava anche Capo d'Orlando. Aveva
gli uomini pi che giusti, ha iniziato zoppicando, poi si messa a posto e ha disputato una grande stagione.

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LNP GOLD
CHI HA FATTO DI PIU' Escludendo
ovviamente il duo di testa non possiamo
non citare la meravigliosa Biella, sorpresa
assoluta della stagione, e Veroli, che ha
fatto molto di pi rispetto alle previsioni
della vigilia, ed anche a quelle di met stagione. Biella si pensava fosse un fuoco di
paglia, invece ha causato un incendio dai
bagliori positivi e consolanti per l'intero
movimento, visto il largo impiego di giovani giocatori italiani. Dopo un girone d'andata buono ma non eccezionale, esplosa
nel ritorno con il meritato successo in Coppa di Lega e le 11 vittorie di fila fra coppa
e campionato. Veroli si pensava fosse una
buona squadra, ma che potesse arrivare
dov' arrivata, beh, non era facilissimo da
prevedere. Brave a tutte e due.
CHI HA FATTO DI MENO Visto il roboante roster che ha costruito (inizialmente,
non dimentichiamolo, senza un americano), le ambizioni e le aspettative della vigilia, ci verrebbe da dire Torino, che secondo
molti avrebbe dovuto dominare il campionato ed invece non solo non l'ha fatto,
ma non ci nemmeno andata vicino. Per
alla fine arrivata quinta. Invece chi non
si qualificato per i playoff dopo la finale
dell'anno scorso ed una campagna acquisti molto importante e dispendiosa stata
Brescia, che ha avuto tanto talento quanta
perizia nel disperderlo senza concretizzare i suoi enormi mezzi. Non benissimo
da questo punto di vista anche Ferentino,
squadra che visti i mezzi avrebbe potuto
fare di pi.
LA MOSSA PIU' AZZECCATA A livello
estivo, centrate quelle che hanno portato
Brett Blizzard, Filippo Baldi Rossi, Kevin
Dillard e JazzMarr Ferguson rispettivamente a Veroli, Trento, Casale Monferrato e Forl. Blizzard (11 punti di media con il 48%

da tre in quasi 24 minuti) un veterano


che ha dato valore aggiunto partendo dalla panchina alla squadra di Ramondino.
Baldi Rossi, (9.5 punti di media con il 54%
da due ed il 37% da tre) stato un colpo
a dir poco azzeccato per la capoclassifica
alla fine della stagione regolare. Cos come
Dillard (15.7 punti e quasi 4 assist di media con il 35% da tre), uscito da un college
come Dayton, e Ferguson (17.6 punti di media, 42% da tre), proveniente dalla seconda lega australiana, due acquisti a dir poco
azzeccati per i piemontesi ed i romagnoli.
LA MOSSA MENO AZZECCATA Non
hanno pagato i dividendi auspicati gli
arrivi di Tamar Slay a Brescia e, almeno
a livello di regular season, della coppia
Tommaso Fantoni-Fiorello Toppo in quel
di Barcellona. Poi di Marco Carraretto a
Verona e udite-udite! - di Stefano Mancinelli in quel di Torino. Non sono stati
tre flop, intendiamoci, ma giocatori che,
rispetto alle previsioni, non hanno dato
quel valore aggiunto che era atteso da
loro. Per tutti e cinque esistono le pi
varie motivazioni (problemi fisici per
Slay e Toppo, difficolt di inserimento
tecnico per Fantoni, disabitudine ad un
tipo di pallacanestro diversa per Mancinelli e per Carraretto, condizionato da
un metro di arbitraggio che spesso lo ha
penalizzato), ma sta di fatto che da loro
ci saremmo aspettati tutti di pi. Molto.
IL COLPO DEL MERCATO INVERNALE Non ce ne sono stati tanti in verit,
soprattutto fra le big, ma due giocatori che
hanno inciso in modo importante sul rendimento delle rispettive nuove squadre,
migliorandolo, sono stati Franco Migliori
a Jesi (12 punti di media in 13 partite con
il 47% da due ed il 41% da tre) e Brandon
Wood, arrivato a Trieste da Firenze. Wood,

NUMB3RS
Momenti d'oro Made in Italy
La nostra classifica dei momenti-gold della stagione regolare, firmati da giocatori italiani
1 Ruzzier vs Forl
11 punti ultimi 3'30" della sfida-salvezza, dal -7 alla vittoria
2 Mancinelli vs Casale Irreale buzzer beater quasi da met campo nel derby
3 Basile vs Verona Tripla con fallo della vittoria del vecchio leone
4 Pascolo a Barcellona Tap-in vincente a fil di sirena
5 Saccaggi a Imola Tripla della vittoria nel derby romagnolo
6 Carra a Torino Coast to coast che anticipa la sirena e colpaccio per Trieste
Brandon Triche

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JR Giddens (Brescia)

nonostante le 13 partite disputate, alla fine


stato il miglior marcatore per coach Dalmasson con 14.8 punti ai quali ha aggiunto 4.5 assist di media.
IL MIGLIOR COACH DI RINCORSA
A dire il vero, per fortuna, di cambi in
panchina non ce ne sono stati tanti, anzi
soltanto tre, quasi quattro. Marco Calvani
che ha sostituito Giovanni Perdichizzi a
Barcellona, Massimo Bianchi al posto di
Demis Cavina a Napoli e Federico Vecchi
al posto di Vincenzo Esposito a Imola. Il
quarto, per modo di dire, stato Alberto Martelossi, esonerato per poche ore
da Brescia e poi reintegrato al suo posto.
Detto che Vecchi non poteva fare granch
vista la situazione imolese e che Bianchi
ha fatto un buon lavoro a Napoli, chi ha
inciso maggiormente sulla squadra stato
Calvani che ha dato alla talentuosissima
Barcellona una dimensione difensiva che
prima di lui non era particolarmente marcata.
IL MIGLIOR COACH Diversi nomi in
ballo. Andiamo con Maurizio Buscaglia
per come ha condotto la capolista Trento,
per la continuit e per l'impronta che le
ha dato. Premesso che allenare, guidare
e avere risultati importanti pur con una
squadra di qualit, talento ed esperienza
non facile, non possiamo certo dimenti-

care Gianmarco Pozzecco che, dietro alla


sua follia, nasconde doti di guida tecnica
e gestionale da non sottovalutare. Poi ci
sono due che non si possono dimenticare,
sia per i risultati ottenuti paragonati alle
premesse, sia per la sorprendente continuit mostrata dalle loro squadre: sono
Fabio Corbani e la bella novit di Biella e il
soprendente Marco Ramondino che all'esordio da capo allenatore ad alto livello ha
fatto molto bene.
IL MIGLIOR PLAY Andiamo con un
terzetto che ha disputato una stagione sopra le righe: anche se non una novit per
l'Italia, ha brillato Keddric Mays, pallina
da biliardo di Capo d'Orlando (18 punti di
media con il 65% da due), insieme a Kevin
Dillard, super novit di Casale Monferrato
e a Kelvin Parker di Trapani, all'esordio in
Italia che ha chiuso con 13.8 punti, 5.2 assist di media tirando con il 48% da due e
con il 40% da tre.
LA MIGLIOR GUARDIA Abbiamo una
predilizione per Rodney Green, cannoniere di Ferentino che ha comunque chiuso
con 20.2 punti di media ed il 54% nel tiro
da due, ma meglio di lui hanno sicuramente fatto il possente Brandon Triche di
Trento (16.5 punti di media con il 47% da
due) ma soprattutto il fenomenale Alan
Voskuil, faro di Biella, nella regular season

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18.5 punti e 2.5 assist di media tirando con


il 53% da due, il 41% da tre e l'85% dalla
lunetta. Il tutto essendo sempre raddoppiato perch giustamente considerato il
pericolo numero uno dalle difese avversarie.
LA MIGLIORE ALA PICCOLA Il talento quello di JR Giddens di Brescia non
si discute, roba da NBA se non fosse per
qualche bizza caratteriale di troppo. Ha
chiuso con 17.6 punti di media, il 53% da
due ed un ottimo 38% da tre. L'unico che
pu competere a livello di talento con JR
Alex Young, stella di Barcellona, che
ha chiuso con 20.4 punti e 6.7 rimbalzi di
media, tirando con il 56% da due e con il
37% da tre. Ma per completezza, durezza
ed affidabilit forse sarebbe da preferire BJ
Elder, il frigorifero di Biella, uomo tutta
sostanza da 14.3 punti, 51% da due e 34%
da tre. Buoni numeri (17.2 punti, 7.2 rimbalzi, 59% da due) ma campionato un po' al
di sotto delle aspettative per Kyle Weaver.
Doveva essere la stella del torneo, stato
solamente bravo.
LA MIGLIOR COMBO Bella lotta fra
finch ha giocato Leemire Goldwire, stella di Jesi, e JazzMarr Ferguson, cannoniere
del Credito di Romagna Forl. L'ex forlivese, che dopo essere guarito ha poi finito
la stagione ad Avellino, ha chiuso con 21.6

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punti, 4.3 assist, il 48% da due ed il 39%
da tre e sarebbe stato uno dei candidati
alla vittoria nella classifica marcatori. Ferguson deve ancora decidere in quale ruolo
specializzarsi da grande. In Australia forse
questa sua duplice veste andava bene ed a
tratti successo anche in questo campionato, ma in Italia Gold o Silver non cambia farebbe meglio a diventare una cosa
sola. Bene, anzi un po' di pi, anche Mays.
LA MIGLIOR ALA FORTE Signore e
signori, ecco alla ribalta un giocatore italiano! Strano, no? Fino ad un certo punto,
se si parla di Davide Pascolo, immarcabile
lungo dell'Aquila Trento: 16 punti e quasi
10 rimbalzi di media, 67% da due, 81% ai
liberi ed anche il 45% da tre pur tirando
solo 33 volte. E' ormai pronto per l'eventuale salto in Serie A. Dietro di lui difficile
non citare Dominique Archie di Capo d'Orlando.
IL MIGLIOR CENTRO Sconosciuto ai
pi quando arrivato a Forl dopo alcune stagioni nel campionato lettone, Tyler
Cain diventato presto il miglior centro del
campionato. Mvp del girone d'andata, ha
chiuso con 17 punti e 11 rimbalzi di media
tirando con il 59% da due e mostrando
una gamma di movimenti in post basso
che non si vedevano da tempo. Sandro Nicevic un altro che andato benino, ma
non certo una sorpresa. Menzioni anche
per alcuni big-man italiani che hanno ben
figurato: Alessandro Cittadini di Veroli,
il sempreverde Mason Rocca di Jesi, ma
soprattutto la sorpresa di Andrea Renzi a
Trapani.
IL MIGLIOR GIOVANE In un campionato che ne ha messi in mostra diversi, andremmo con quelli della squadra di Trieste: la guardia-ala Stefano Tonut, classe
1993 (6.7 punti di media in 22 minuti con il
47% da due ed il 32% da tre), il lungo
Francesco Candussi, classe 1994
(5.8 punti in 15 minuti e mezzo
con il 32% da tre), ma soprattutto il play Michele Ruzzier,
classe 1993 (8.5 punti e 2.7
assist di media in 25 minuti
con il 49% da due ed il 39%
da tre) che ha messo in mostra
grandi miglioramenti, conservando talento e freddezza e che potrebbe essere pronto per un salto in alto,
leggasi serie A.

Alan Voskuil (Biella) e nel cerchio


Maurizio Buscaglia (Trento)

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IL QUINTETTO ITALIANO In ralt sono


due. Nel primo quintetto inseriamo come
play Toto Forray di Trento (9.7 punti, 40% da
tre), come guardia Ryan Bucci di Ferentino
(15.2 punti, 52% da due, 41% da tre), come
ala piccola Marco Santiangeli di Jesi, uomo
chiave in molte circostanze (10.4 punti, 45%
da due), come ala forte manco a dirlo Davide Pascolo di Trento e come centro Andrea
Renzi di Trapani (13.5 e 6.2 rimbalzi con il
57% da due), un giocatore nuovo rispetto
all'anno passato. Nel secondo quintetto
scegliamo come play Lorenzo Saccaggi di
Forl (10.6 punti e 3.7 assist, 51% da due),
come guardia l'incredibile Gianluca Basile
di Capo d'Orlando (le statistiche per lui non
contano: basta guardare una sua partita per
rendersene conto), come ala piccola Giancarlo Ferrero di Trapani (10.5 punti, 50% da
due), come ala forte David Brkic di Napoli
(11.8 punti, 51% da due, 36% da tre) e come
centro Alessandro Cittadini di Veroli (10.4
punti, 5.8 rimbalzi, 59% da due).
IL QUINTETTO STRANIERO Anche
qui due quintetti. Nel primo trovano posto Keddric Mays di Capo d'Orlando come
play, Alan Voskuil di Biella come guardia,
Alex Young di Barcellona come ala piccola, Damian Hollis (che nella seconda parte
del campionato stato spesso impiegato
da numero 3) di Biella come ala forte (17.6
punti e 6.5 rimbalzi con il 64% da due ed
il 47% da tre per il figlio del grande Essie,
visto nella Rodrigo Chieti in coppia con Bill
Collins negli anni 80) e Tyler Cain di Forl
come centro. Nel secondo inseriamo Kelvin Parker di Trapani come play, Brandon
Triche di Trento come guardia, JR Giddens
di Brescia come ala piccola, Dominique
Archie di Capo d'Orlando come ala forte
e Sandro Nicevic, sempre della Pozzeccoband, come centro (14.2 punti e 5 rimbalzi
di media, 54% da due).
GLI UOMINI MERCATO Limitiamoci
agli italiani, perch quasi tutti gli stranieri,
seppure con differenti ruoli e responsabilit, potrebbero gi oggi giocare nella categoria superiore. Le squadre di A possono
gi puntare su due play come Ruzzier e
Saccaggi e su due ali forti come Pascolo e,
in prospettiva, Candussi. Poi, ovviamente,
tutto dipende dal contesto, dall'ambiente,
dai compagni, dall'allenatore e da qualche
altra decina di situazioni. Per il talento
questi ragazzi ce l'hanno di certo.

VERDE
VITA

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SILVER

Kwame Vaughn, il bomber

AGRIGENTO
We are happy

Grande felicit per la quarta siciliana che approda in Gold dopo aver
dominato la Silver. Vaughn la stella, Ciani il timoniere, e un gruppo con
7 conferme dalla DNB. Grazie anche a una strana pista friulana...
di Enrico Schiavina

APPY, come nel tormentone di


Pharrell Williams, che anche
loro hanno cantato, ballato e messo
su youtube. Chi pi di Agrigento ha
diritto di esserlo, felice, anzi felicissimo? E chi pi di loro avrebbe dovuto
farlo, il video di "Happy"? (Tra l'al-

tro, tra i mille "Happy" che circolano


in rete, quello di Agrigento, girato
tra palasport, centro citt e Valle dei
Templi di ottima qualit e merita
un'occhiata). La Fortitudo Moncada
Agrigento ha vinto la Silver, anzi l'ha
stravinta, 22 vittorie su 28, matema-

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ticamente prima gi a tre giornate


dalla fine e storico salto in Gold, che
se si usassero ancora i vecchi nomi
sarebbe A2, la seconda pi a sud di
sempre (dopo Ragusa, ma di poco).
Poi la nuova formula dei tornei LNP
l'ha spedita nel tabellone dei playoff

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SILVER
della stessa Gold, a lottare addirittura per un posto in A, ma contro la
testa di serie numero 1 Trento non c'
stato nulla da fare, 0-3. Poco male:
ugualmente happy, molto happy,
questa societ alla seconda promozione in fila e questa squadra atipica,
quasi all'antica.
C'E' UN CURIOSO trait-d'union ideale che collega tutti i grandi momenti
cestistici di Agrigento al Friuli. Una
lontana terra di basket da cui provengono sia Luca Corpaci, udinese,
il coach del primo ciclo di trionfi
della Fortitudo tra il 2006 e il 2009,
che aveva portato con s diversi giocatori delle sue parti (tra gli altri
Michele Giovanatto, della provincia

di Pordenone, a tutt'oggi il capitano dopo 6 stagioni in biancazzurro),


e Franco Ciani, udinese anche lui,
il condottiero di questo secondo e
pi importante ciclo di trionfi. Anche Ciani si portato mano d'opera
di qualit da casa: il '92 Fabio Mian,
goriziano svezzato a Udine, gi azzurrino, la serie A assaggiata per un
paio di stagioni a Varese, dove qualche lampo di talento si era visto, ma
ovviamente non come nei tornei LNP,
dove il ragazzo quest'anno si confermato a grandi livelli (13.4 punti,
secondo marcatore della squadra)
dopo i numeri dell'anno scorso in
DNB. Ciani un volto noto del nostro basket anche se da diversi anni

ha scelto di navigare nelle minori,


soprattutto al sud, dove ha mietuto
vittorie un po' dappertutto. 53 anni,
da tre ad Agrigento, questa la sua
sesta promozione in carriera (tre in
seconda serie, con Sassari 2003 e Casale 2004), la seconda in fila con il
club siciliano. Questa una societ
atipica rispetto a ci a cui siamo abituati di questi tempi - dice - qui si
potuto costruire la squadra un pezzo
per volta, seguendo le nostre idee,
senza cambiare tutto ogni volta che
dal campo non arrivavano i risultati
sperati." Di momenti difficili ce ne
sono stati anche quest'anno, l'inizio
della stagione anzi era stato molto
negativo, con 2 sole vittorie nelle pri-

Franco Ciani e un suo timeout

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Alessandro Piazza, l'assist-man, 1.72 di verve inesauribile

me 6 giornate. Poi la dirompente striscia di 19 vittorie consecutive, o meglio 5+14, per via di uno scivolone a
Lucca, poi cancellato a tavolino. Cio
un'imbattibilit di oltre quattro mesi,
dal 10 novembre al 23 marzo, giorno
della vittoria a Roseto che ha sigillato
la storica promozione in Gold.
KWAME VAUGHN non ha vinto il
premio di MVP del campionato (gli
hanno preferito Mike James di Omegna e Alex Legion di Roseto) ma ci
andato molto vicino. Le sue cifre
(22 punti di media, terzo marcatore
del torneo e miglior tiratore da tre,
45.6%, e di liberi, 90.9%), comunque
notevoli, sono quelle di un grande
cannoniere s, ma al servizio di un

oliatissimo meccanismo di squadra.


Pi guardia che play, 1.90 di energia,
forza fisica e soprattutto tiro, Vaughn
un californiano di 24 anni arrivato
in Sicilia fresco di college (Fullerton),
ma non ha minimamente pagato lo
scotto dell'inesperienza. Al contrario, ha subito fatto l'americano, proprio come lo si intendeva nel basket
di quarant'anni fa, quando se ne poteva prendere uno solo e doveva essere fortissimo per forza. Era il primo
straniero di sempre nella storia del
club, ma stata una scelta perfetta
da parte di Ciani e dello staff diretto da Cristian Mayer, GM veneto dal
nome tedesco ma in Sicilia da quasi
vent'anni sommando quelli da gio-

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catore a quelli da dirigente. "Di stranieri abbiamo preferito inserirne uno


solo - racconta Mayer - puntando sulla compattezza del nostro nucleo di
italiani. Allinizio pensavamo ad un
veterano, poi abbiamo preso Vaughn
puntando sulle sue caratteristiche
tecniche e sulle referenze. Ci andata bene, ma siamo anche stati bravi a
tener duro dopo le difficolt iniziali.
ANCHE SE tra il pacchetto lunghi
agrigentino c'era l'oriundo Albano
Chiarastella, che per ormai uno
dei nostri dopo un decennio di onesta navigazioni nelle minors dell'Italia del sud ( arrivato dall'Argentina
nel lontano 2004 assieme a Bruno
Cerella, di cui grande amico), l'i-

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Vincenzo Di Viccaro, tiratore dal sommerso, una delle tante rivelazioni

dentit italiana della squadra era infatti fortissima. Un gruppo granitico,


perch sette giocatori su dieci pi il
coach (e il vice Luigi Dicensi) erano gi assieme l'anno scorso, roba
d'altri tempi. Unici innesti, l'esperto
centrone Manuele Mocavero e il piccolissimo play Alessandro Piazza,
prodotto del vivaio di un'altra Fortitudo, quella bolognese, motorino da
5.3 assist di media con 8.9 punti. Gli
altri sono specialisti, tutti molto funzionali: il tiratore Vincenzo Di Viccaro, il tuttofare Quirino De Laurentiis,
il play del settore giovanile Giuseppe
Anello. Poi il '93 Andrea Portannese,
agrigentino doc, fratello minore del
gi noto Marco dell'Orlandina.

AGRIGENTO si era arrampicata per


la prima volta in terza serie, l'allora
A dilettanti, nel 2009, e c'era rimasta
un paio di stagioni. Retrocessa, non
ha fatto drammi e pensato invece alla
risalita: nel 2012 l'immediata risalita,
con Ciani in panchina, quest'anno lo
storico salto in seconda serie. In tutto
fa 4 promozioni sul campo nel giro di
7 anni, condite da una Coppa Italia
di categoria e tre passaggi consecutivi alle Final Four. Una continuit a
buoni livelli che segno non solo di
passione e buona programmazione,
ma soprattutto di solidit societaria.
Patron e sponsor della Fortitudo
Salvatore Moncada, un nome importante nel campo dell'energia alter-

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nativa, un settore nel quale questo


magnifico spicchio di Sicilia all'avanguardia. Il tetto del suo PalaMoncada, gioiellino ricavato dalla
riconversione di un vecchio impianto
industriale nell'adiacente Porto Empedocle, coperto di pannelli fotovoltaici. Dentro, duemila posti circa, comunque aumentabili per le esigenze
della Gold. Ospita un pubblico ormai
fidelizzato, caldo, anche competente,
bench Agrigento sia piazza del tutto
vergine per il basket di vertice. Il club
delle siciliane nella ex Legadue, con
Capo d'Orlando (se non sale in A),
Barcellona e Trapani, acquisisce un
quarto membro di minor tradizione,
ma a sua volta di buon potenziale.

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La solita Fortitudo...

Una bella "sciarpata" della Fossa. Quanti ce l'hanno, un pubblico cos?

Un pubblico fantastico anche in quarta serie. Una squadra che doveva vincere
facile e invece si schianta al primo ostacolo. Errori, polemiche, disordini.
Era il primo anno, ed successo di tutto. come nel destino della F...
di Enrico Schiavina

ENTO di questi giorni, Fortitudo...


La battuta, sferzante, l'abbiamo
sentita pronunciare da un tifoso
virtussino in crisi di astinenza da sfott,
dopo la clamorosa eliminazione della F
nel primo turno di playoff di DNB contro
la piccola Cento. Lo stesso tifoso precisava
subito dopo che, visto come sono andate
quest'anno le sue squadre del cuore (appunto la Virtus, ma anche il Bologna calcio), aveva poco da stare allegro, ma che
da troppo tempo aspettava l'occasione di
punzecchiare i cugini e questa del disastro
centese era troppo ghiotta per lasciarsela
scappare. A ben pensarci ha ragione lui,
ed un segnale importante: la vera Fortitudo mancava dalle scene da tre anni e
in tutto questo tempo ai suoi tifosi sono
spesso arrivate quasi unanimi manifestazioni di solidariet, anche dai pi acerrimi
rivali, ma ora che l'Aquila ha ripreso vita

tornato il tempo di deriderla... Infatti, in


linea con la propria storia, la squadra in
campo ha subito combinato un patatrac.
Di quelli grossi.
UNA SCONFITTA bruciante, come
nella tradizione: in fondo una conferma
del fatto che questa Fortitudo 103 marchiata Tulipanoimpianti a tutti gli effetti
l'erede legittima della vecchia F... Costruita per ammazzare il campionato, piena
di giocatori visti una-due categorie sopra
la DNB, dopo aver zoppicato tutto l'anno
(solo seconda nel girone, 7 sconfitte su 13
fuori casa) sprofondata al primo turno di
playoff, 0-2 con Cento. Altro che promozione obbligata: rocambolesca sconfitta di 1
punto in gara1 al PalaDozza, crollo mentale in gara2 e tutti a casa. Una beffa, se si
pensa che Cento, da sempre una sorta di
enclave fortitudina in provincia di Ferrara, ha eroicamente sopportato un sacco di

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infortuni. Col suo allenatore, il bolognese


Gabriele Giuliani, che dopo una vita nelle
minori finito per qualche giorno sotto
tutti i riflettori di Basket City: tatticamente
ha stravinto il duello con Filippo Politi, l'esordiente che a dicembre aveva ereditato
la caldissima panchina biancoblu, ed ha
finito con lo scottarsi. Uno dei tanti, troppi
errori commessi da una societ inesperta
quanto lui.
E' FINITA MALE, finita a parolacce e
spintoni, e quasi non ci si ricorda pi di
come era invece cominciata, e proseguita,
una stagione che resta straordinaria per il
suo successo di pubblico. Un fenomeno
di portata nazionale, con 3.015 abbonati, cio la sesta-settima quota assoluta in
Italia, serie A compresa. Qui per si giocato in quarta categoria, contro avversarie - detto col massimo del rispetto - come
Cecina, Mortara, Castelfiorentino, contro

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giocatori che non vedevano l'ora di farsi
una foto sui sacri legni del PalaDozza, che
mai avevano calcato. In quattromila pi o
meno a tutte le partite, con punte da 4600
(e si fosse andati avanti nei playoff potevano essere di pi), un atto d'amore che si
fa fatica a descrivere efficacemente senza
scivolare nella retorica.
TUTTO E' SUCCESSO per una fortunata
combinazione di fattori: un popolo in crisi
di astinenza, una tradizione fortissima, un
grande bacino d'utenza fertilizzato da una
cultura cestistica sopra la media (il seguito
mediatico in DNB stato pi o meno pari
a quello di una media squadra di A). Poi,
la Fossa dei Leoni a far da catalizzatore,
dopo aver fatto da cane da guardia della rifondazione: vincendo una battaglia
di coerenza durata tre anni, ha ottenuto
di ripartire da un contenitore vergine.
Quindi, rottamazione delle brutte copie
di Fortitudo degli anni scorsi e ripartenza da zero, con Marco Calamai a riunire
sotto una stessa bandiera le varie parti in
lite tra loro. Senza quella ricucitura, senza
l'intransigenza della Fossa, forse non ci
sarebbe mai pi stata una vera Fortitudo.
Per amore solo per amore - tormentone
cantato spesso alle partite - si quindi
riusciti a mettere d'accordo tutti, o quasi
tutti, e a far parlare - bene - della Fortitudo
anche nel giro che conta, pur se giocava in
quarta serie. Poi, sempre per via dei suoi
tifosi, della Fortitudo si molto parlato male - quando le intemperanze di alcuni
di loro hanno fatto sospendere gara2 per
diversi minuti: ce l'avevano con la loro
squadra e i processi sommari sono iniziati
a partita nemmeno finita. Accuse di tradimento, minacce, mani addosso. Una vergogna. Anche questo, tristemente, in puro
stile Fortitudo.
RICOMINCIARE ora sar difficile, in un
certo senso anche pi difficile della ripartenza da zero dell'estate scorsa. Perch l'esaltazione per il solo fatto di esistere non
pu durare in eterno, servirebbe un'offerta cestistica all'altezza della platea. Ma
la promozione che qualcuno dava per
scontata, che avrebbe portato in una categoria - la Silver, cio una terza serie con
gli americani - gi pi accettabile per chi
stato anche in finale di Eurolega, sfumata malamente. E perdere al primo turno
significa non avere praticamente nessuna

Mattia Caroldi

Gherardo Sabatini

chance di ripescaggio, anche a fronte della solita moria di squadre estiva, anche se
ovvio che la Fortitudo se la meriterebbe
una spintarella verso l'alto, con un pubblico cos. Magari non la societ, anche se
questa F in fatto di botteghino ed appeal
per gli sponsor ha un grande potenziale.
Il club ancora una barchetta nell'oceano,
al cui timone Dante Anconetani stato lasciato solo a completare un lavoro enorme.
La propriet, sempre nelle mani di Giulio
Romagnoli, cio l'inventore del maldestro
progetto BBB che con la Fossa vive da separato in casa, si dice debba cambiare da
un giorno all'altro, ma finora sono chiacchiere. Gli imprenditori tirati in ballo temporeggiano, girano largo: le brutte avventure alla Sacrati insegnano.
UN ALTRO ANNO di DNB suona come
una condanna pesante, per un popolo che
ha gi sofferto fin troppo. Ma sforzandosi

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45

di guardare le cose con equilibrio, di tener


presente da dove si era partiti, di ricordare
che un anno fa pochi credevano di rivedere mai in campo una qualsiasi forma credibile di Fortitudo, il boccone amarissimo
di Cento dovrebbe andar gi. In fondo, alla
Fortitudo storicamente ne hanno viste e
sopportate di tutti i colori, passer anche
questa. Pazienza se sar ancora quarta serie, pazienza se il giorno del prossimo derby si allontana ancor di pi (l'ultimo il 29
marzo 2009, quello del tiro di Vukcevic). In
fondo stata un'annata storta anche per
la Virtus, pi in generale per Basket City,
che a novembre sembrava in pieno rinascimento con 11.000 paganti in due diverse
partite alla stessa ora nella stessa citt, ed
a maggio gi in vacanza a leccarsi le ferite. Lo sport anche sconfitta, a volte. Anzi
spesso, nel caso della F. Dovrebbero ricordarselo tutti.

superbasket.it
intervista doppia

La coppia OLIMPIA
Uno sguardo nelluniverso EA7 attraverso gli occhi di Flavio Portaluppi
e Luca Banchi, la coppia cui Livio Proli ha affidato il rilancio di Milano
di Niccol Trigari

erch hai scelto l'Olimpia?


Flavio Portaluppi: lOlimpia che
ha scelto me. La prima volta quando avevo 12 anni, poi quando mi richiam da
Arese, poi da team manager nella mia
prima esperienza da dirigente e infine da
general manager. Per quanto mi riguarda, io lOlimpia lho scelta a suo tempo
da tifoso e questo non mai cambiato, a
prescindere dai percorsi professionali.
Luca Banchi: stata lOlimpia a scegliermi e ho accettato lincarico perch ho
percapito che cera la volont di rischiare, di affidare il progetto a un allenatore
che fino a poche settimane prima era stato un avversario.
E' davvero tanto diverso rispetto a
lavorare in altre piazze?
FP: rispetto alle altre esperienze che ho
avuto, qui si percepisce unaspettativa
molto pi alta. Non pressione, ma uno

stimolo a dare sempre il massimo di se


stessi. C il desiderio di ottenere determinati risultati e di essere un punto di
riferimento.
LB: s, decisamente, per ragioni che abbracciano aspetti tecnici, logistici, storici,
di mentalit. Rispetto alla mia esperienza
precedente direi molto diverso.
Dopo 10 mesi di lavoro sei fiero di...
FP: sono contento che il progetto estivo, ovvero di costruire una squadra che
sapesse trasmettere ai tifosi qualcosa di
concreto, in linea col DNA Olimpia, si sia
concretizzato. Il pubblico riconosce che
questa squadra ha voglia di combattere,
di competere e di non mollare.
LB: aver dato unimpronta alla squadra:
atteggiamento, mentalit e rendimento.
Se potessi tornare indietro nel tempo, cosa cambieresti?
FP: sarebbe prematuro rispondere ades-

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36

so, perch questo tipo di valutazioni


giusto farle al termine della stagione e
non durante il percorso.
LB: niente e non lo dico con presunzione,
ma semplicemente perch lo considero
un percorso da vivere con gli alti e i bassi
che inevitabilmente lo hanno caratterizzato.
Voto alla stagione fino a oggi?
FP: vale quanto detto prima, prematuro.
LB: il voto lo sta dando il pubblico.
Quando sono arrivato, una delle missioni era creare un gruppo che, attraverso il
proprio modo di giocare, riavvicinasse i
tifosi alla squadra.
Il presidente Proli ha dichiarato che
senza scudetto questa stagione sarebbe fallimentare: concordi?
FP: questa stagione senza un trofeo sarebbe incompiuta e lo scudetto lunico

superbasket.it
intervista doppia
che rimane. Il fatto di essere tornati tra le
prime 8 dEuropa dopo 16 anni e di aver
chiuso in testa la stagione regolare del
campionato italiano dopo 23 anni renderebbe il rammarico di non avere un trofeo
ancora pi grande.
LB: rispetto il giudizio.
Quali episodi hanno indirizzato la
stagione?
FP: la scelta dello staff tecnico innanzitutto. Poi il fatto che i giocatori scelti
abbiano trovato o siano stati aiutati a trovare la capacit di condividere meriti ed
errori. Per individuare invece un momento agonistico, condivido quanto detto da
Alessandro Gentile, ovvero che la sconfitta di Cant ci ha aperto gli occhi.
LB: se guardiamo il trend della stagione, scontato pensare che larrivo di
Hackett abbia determinato la svolta.
Parlando delle partite, la vittoria in
casa sullOlympiacos e la sconfitta contro Sassari in Coppa Italia hanno avuto
una valenza particolare.
La pi grande gioia della stagione?
FP: non c ancora. Ma se devo citare
un motivo di soddisfazione, mi piace ricordare i progressi che alcuni giocatori
hanno fatto, soprattutto quelli che erano
stati messi in discussione, anche da noi,
come ad esempio Jerrells: significa che
hanno trovato nel sistema Olimpia terreno fertile per uscire dalle difficolt e dare
il massimo.
LB: non c ancora stata.
La pi grossa delusione?
FP: la Coppa Italia. C anche il rammarico legato ai quarti di Eurolega, perch
avevamo il vantaggio del fattore campo e
abbiamo affrontato una squadra alla nostra portata, ma a inizio stagione avremmo firmato senza esitazioni per il solo
fatto di tornare tra le prime otto dEuropa.
LB: sicuramente la sconfitta contro Sassari in Coppa Italia, ma anche Gara 1 contro il Maccabi.
Boom di pubblico: frutto dei risultati, dellatteggiamento della squadra o
del lavoro della societ?
FP: a me piace vivere questa esperienza
come il frutto di un lavoro di squadra,
perci credo che anche la risposta del
pubblico sia il frutto di un lavoro di squadra che ha visto coinvolte tutte le componenti.

LB: frutto di una combinazione di fattori, ma mi piace sottolineare il ruolo della squadra, perch ci era stato chiesto
espressamente di costruire un gruppo
che sapesse ispirarsi alla storia dellOlimpia senza subirne il peso, che attraverso il
proprio atteggiamento in campo riuscisse a coinvolgere il pubblico.
Cosa ti rimasto della contestazione
degli Ultras dopo la Coppa Italia?
FP: gli insulti.
LB: niente
La scorsa estate quale progetto di
squadra avevi in testa?
FP: volevamo una squadra fisica, con
DNA spiccatamente difensivo, composta
da giocatori disposti a sacrificarsi.
LB: molto simile a quello che siamo riusciti a realizzare, soprattutto dopo larrivo di Hackett. Aldil dellidentit che la
squadra ha dimostrato e dellatteggiamento che tiene in campo, credo che la
differenza rispetto al recente passato sia
che lOlimpia tornata a valorizzare chi
ne fa parte e intendo i giocatori, ma anche i tecnici e i dirigenti.
Quando sono saltati gli obiettivi
Dunston e Hackett come hai reagito?
FP: aldil del signor Armani e di Livio
Proli, possiamo fare a meno di tutti, compreso me ovviamente. Perci quando
Dunston e Hackett sono saltati, abbiamo
pensato a obiettivi alternativi, che non significa di livello inferiore.
LB: con un piano B e un piano C: in quel
momento il club ha avuto la possibilit di
constatare che, in quel contesto come in
campo, sono un allenatore con idee molto chiare, fermo nelle mie convinzioni,
ma nondimeno preparato alla necessit
di un piano alternativo.
Tanti elementi sono arrivati da Siena: perch?
FP: lallenatore stato scelto perch aveva determinate caratteristiche e i giocatori perch erano funzionali al progetto.
LB: cera la necessit di reclutare una
squadra in grado di accelerare il processo di aggregazione e di condivisione del
progetto: non avrei potuto rinunciare a
giocatori e componenti dello staff, come
Danesi, che conoscevo bene e che mi potevano aiutare nel processo.
Il roster stato sistemato in corsa:
ora tutti i tasselli sono al loro posto?

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37

Meriti: 80% al club


e 20% allenatore e
giocatori:
Confermo, perch
finch non vincer
altrove, mi devo
fidare di quello che
ho vissuto a Siena...

Banchi, il coach

superbasket.it
intervista doppia

Aldil del signor


Armani e di Livio
Proli, possiamo
fare a meno di tutti,
compreso
me ovviamente...

Portaluppi, il general manager

FP: potr dare una risposta definitiva solo al termine della stagione,
ma alla luce della pallacanestro che
stiamo esprimendo, direi che siamo
completi e che abbiamo costruito la
squadra che avevamo immaginato
durante lestate.
LB: in buona parte il mercato stato frutto dellemergenza infortuni di inizio stagione. Con Hackett, poi, tutto andato al
suo posto.
Banchi dopo lo scudetto 2013: Nel
successo di una squadra la societ
incide per l80%, lallenatore e i giocatori si dividono il restante 20%. Cosa
ne pensi?
FP: il successo per me sempre determinato dal lavoro di squadra: non contano
le percentuali, ma la chimica allinterno
del gruppo di lavoro.
LB: confermo, perch finch non vincer
altrove, mi devo fidare di quello che ho
vissuto a Siena. Continuo a credere che
quella sia la logica ripartizione di responsabilit e, di conseguenza, meriti.
Quali sono le dinamiche interne tra
il presidente Proli, voi due e i giocatori?
FP: il presidente il decision maker,
Luca e io abbiamo la gestione della quotidianit. Naturalmente Luca ha la competenza sulla parte tecnica e io su quella
societaria.
LB: estremamente definite, chiare. Per
me, i miei collaboratori e i giocatori un
sistema di lavoro molto funzionale.
Come definiresti il tuo rapporto con
Livio Proli?
FP: io mi trovo bene, abbiamo un buon
equilibrio. E una persona che sa ascoltare e che sa decidere.
LB: professionalmente appagante.
Quanto conta la sintonia tra allenatore e GM?
FP: penso che sia importante trovare un
equilibrio ed essere sinceri. I problemi e
gli screzi prima o poi arriveranno e non
bisogna nasconderli, ma essere onesti
nellaffrontarli. Quando non c sintonia
bisogna dirlo.
LB: fondamentale, perch c un contatto quotidiano e lobbligo di rappresentare per laltro un possibile contraddittorio.
Chi pi difficile da convincere?

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38

FP: in assoluto il presidente. Tra me e


Luca, sicuramente Luca.
LB: una bella battaglia Due belle teste dure.
Chi incassa meglio le sconfitte?
FP: io.
LB: Flavio, perch fortunatamente io negli ultimi anni ne ho subite meno, perci
forse sono meno abituato e, di conseguenza, le subisco un po di pi.
Cosa avete imparato l'uno dall'altro?
FP: ho capito perch venga considerato un allenatore vincente: in palestra
non molla mai un attimo, ha idee molto chiare, ma disposto a metterle in
discussione ed aperto al dialogo. Ho
imparato a conoscere una persona intelligente.
LB: sto imparando qualcosa di Flavio
ogni giorno e spero che questo crei sempre maggiore sintonia.
Luca ha mai detto "facciamo cos
perch a Siena funzionava"?
FP: no, anche perch quello che funzionava a Siena non detto che funzioni a
Milano.
LB: mai mi sarei permesso.
Flavio ha mai detto "facciamo cos
perch l'Olimpia la conosco meglio
io"?
FP: no.
LB: non il tipo che dice una cosa del genere, ma ha la personalit per consigliarmelo in modo diverso.
Racconta un aneddoto che descriva
laltro.
FP: non so se lo descriva, ma laspetto su cui ci piace prenderlo in giro
che non azzecca mai un pronostico:
se dice bianco, sappiamo che succeder nero.
LB: dal modo che ha di proporsi verso
lesterno, pu sembrare quasi distante,
apparentemente defilato, ma per capire cosa ha dentro mi bastato il primo
colloquio con la squadra: attraverso
linguaggio, sguardo e tono della voce
ha trasmesso tutta la personalit, la
fermezza e la passione che accampano
nel suo spirito.
Quando le vostre strade si separeranno, quante di queste risposte cambierai?
FP: non penso che le cambier
LB: forse tutte, forse nessuna.

superbasket.it
LINTERVISTA

Una vita da gm

Idee, esperienze, segreti di NiCOLA ALBERANI. il general manager


che ha fatto benissimo con poche risorse alla Virtus Roma.
Riflessioni su un lavoro affascinante e in continua evoluzione
di Marco Bonfiglio

ella pallacanestro c' molta meno


pallacanestro di quanto la gente immagini. Lo dice Nicola Alberani, general
manager della Virtus Roma, in un pomeriggio scorbutico nel quale c' molta meno
primavera di quanta ce ne dovrebbe essere
all'inizio di maggio.
Che poi, cosa significa esattamente general manager?
La parola ha grande fascino, ma pu significare tutto e niente. Si tratta in linea
generale di coordinare i vari reparti, con un
occhio di riguardo per la prima squadra e il
mercato. Qui a Roma, per fare un esempio,
io faccio il general manager ma anche il direttore sportivo. E, per volont del presidente Toti e per mia scelta, mi fido solo del mio
occhio e svolgo anche l'attivit di scouting e
analisi video.

Mettere la capitale sul curriculum segna la carriera di un dirigente. Anche se


l'urbe da sempre divide: per qualcuno
paradiso, per altri inferno.
Di bello c' un rapporto chiaro e continuo
con il presidente che semplifica moltissimo
il lavoro. Il pubblico romano segue con affetto la squadra, si lavora con meno pressioni rispetto a quelle cui sei sottoposto
in una realt pi piccola. Qui possibile
isolarsi e prendere decisioni senza farsi
condizionare da fattori esterni. Per questo
dico che fare il gm in una metropoli offre
pi vantaggi che farlo in provincia e rende
l'attivit non pi facile, ma sicuramente pi
fluida.
Un lavoro che, come molti altri, cambiato rapidamente. Le nuove tecnologie rendono virtualmente accessibili a

Gani Lawal, una forza della natura

Tony Easley, il ragazzo piu' solare


della Serie A

Lee Goldwire, combo guard dal


tiro mortifero

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chiunque i giocatori di tutto il mondo.


Addetti ai lavori e tifosi.
Un tempo i video erano molto pi difficili da reperire, si compravano le vhs delle
partite dalla Pontel, in Svizzera: costavano
tantissimo e arrivavano tardissimo. Adesso tutto velocissimo. Una volta, quando
portavi un americano in Italia, nessuno
lo conosceva e si pensava che fosse forte a
prescindere. Oggi, grazie a internet, i tifosi
gi a fine agosto l'hanno visto in decine di
video. Ci finisce anche col logorarti molto
pi rapidamente. Sar difficile continuare
fino all'et Bruno Arrigoni, questo lavoro
ti mangia prima... Si pedala dodici mesi
l'anno, non mi immagino a fare il gm a settant'anni. Il futuro sar comunque in mano
a professionisti con la capacit di svolgere
pi compiti contemporaneamente.
Il gm in fondo come un sarto che
cuce insieme materiali diversi.
Costruire una squadra infatti simile ai
cicli della moda: bisogna saper anticipare
le stagioni. D'inverno si lavora in prospettiva dell'estate e intanto si progetta anche
l'inverno successivo. Io ho degli schemi,
che custodisco gelosamente, tramite i quali
seguo giocatori che potrebbero interessarmi tra sei mesi, tra un anno. O all'ultimo
minuto.
Ma come funziona precisamente, questo ciclo? Chi sceglie davvero i giocatori,
chi ha l'ultima parola tra il coach, la dirigenza e la societ?
Esistono due modelli. Il primo che le due
entit principali, ad esempio il gm e il coach, abbiano diritto di veto su una scelta, a
patto che fra i due ci sia sintonia. Il secondo
la predominanza, ma il termine pi corretto dittatura, di uno dei due. Un errore
gravissimo che si commette spesso, ed
capitato anche a me, scegliere in estate un
giocatore ciascuno tra soci, sponsor e staff

superbasket.it
LINTERVISTA

Nella
pallacanestro
c' molta meno
pallacanestro
di quanto
la gente
immagini

Nicola Alberani, 39 anni, da due stagioni GM della Virtus Roma

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53

superbasket.it
LINTERVISTA
tecnico. All'inizio sono tutti d'accordo, poi
durante il campionato ci si cavano gli occhi
tra chi difende le proprie scelte e chi attacca
quelle degli altri.
Ecco una visione pi evoluta del ruolo. E ancora a met strada, tra gli uffici
della dirigenza e lo spogliatoio.
Un altro concetto nevralgico: fare la raccolta delle figurine facile, ma quel che bisognerebbe ricordare che per tenerle attaccate all'album ci vuole la colla. Qui a Roma,
nello specifico, la colla Bobby Jones, uno
di quei giocatori che deve essere valutato oltre il rendimento singolo, ma per come rendono i suoi compagni quando lui in campo. Spesso capita, a me o ai miei colleghi, di
prendere soltanto delle figurine, che poi su
quell'album attaccate non ci stanno. E dove
la metto la colla? Nel ruolo di guardia, in
ala, in un elemento che esce dalla panchina? Qui viene il difficile. Guardate Milano:
non avevano bisogno di un uomo da trenta
punti e la stagione cambiata quando arrivato Hackett a fare il collante.
Scegliere gli uomini, non solo i giocatori.
E' un lavoro di alchimia ed decisivo azzeccare i caratteri dei giocatori, ovvero la
parte pi difficile. Un giocatore inizi a conoscerlo veramente soltanto quando l'hai
avuto in squadra, mai prima. Non a caso il
percorso di certi allenatori e di certi giocatori spesso prosegue insieme: la sintonia
tra le persone, non solo sul campo, fondamentale per il successo. Sono dinamiche
molto complesse da tenere sotto controllo
ed difficile rendersene conto, da fuori. E'
per questo che nella pallacanestro c' molta
meno pallacanestro di quanto la gente immagini.
- Poi, naturalmente, per un prodotto di
qualit servono gli ingredienti giusti.
Strumenti indispensabili sono i rapporti
con i colleghi e i procuratori, tenere aggiornati i propri archivi sui giocatori e sui vari
campionati. Non arrendersi mai, tenere gli
occhi aperti in ogni momento della giornata. E della notte.
Non soltanto l'enfatizzare un concetto, la notte. E' un preciso riferimento temporale in un lavoro che, avendo
spesso a che fare con agenti e giocatori
americani, si fa mentre di l giorno e
qui le ore sono piccole.
D'estate devi essere bravo, veloce e prepa-

Rodeny Monroe, top


scorer in Serie A2 e A1

Jordan Taylor, ha potenzialit


assolute per l'Europa

rato, poi i soldi ti danno una mano. D'inverno solo questione di culo e di soldi. Una
volta dovevo modificare il roster a stagione
in corso e avevo per le mani un americano
che mi avrebbe fatto un gran comodo. L'ho
aspettato per giorni e all'ennesima deadline, alle 4 del mattino, non avevo ancora
una risposta. Alle 4 e un minuto sono andato su un'alternativa, ovviamente pi scarsa.
Alle 4,30 mi chiama l'agente del primo giocatore e mi dice che accetta la mia offerta.
Alla fine ho sbagliato il colpo per 29 minuti.
Essere un gm ha a che fare con l'essenza di s stessi. Non si finge, non si improvvisa.
Io facevo il liceo classico, e quando mia
mamma veniva a controllare se avevo finito la versione di greco mi trovava nascosto
Superbasket sotto il vocabolario. Ogni tanto
me le ha pure date. Per servito a qualcosa, ha dimostrato che fin da piccolo c'era
quella molla pronta a scattarmi dentro.
Bisogna essere un po' malati di basket per
fare questo lavoro, dai, non si pu essere
completamente normali...
Gm si nasce. Ma per diventarlo davvero bisogna coltivare molti altri terreni.
E non ne basta nemmeno una, di vocazione, ne servono due: la tua, e quella della
famiglia e delle persone che ti stanno intorno e accettano i tuoi ritmi di vita cos particolari. La tendenza ad ascoltare, smussare
angoli, l'arte di sapersi girare ogni tanto
dall'altra parte, prendersi le proprie responsabilit, convivere con le tensioni: chiunque sbaglia nel proprio lavoro, il gm sbaglia
sempre. Ogni scelta pubblica e quindi opinabile: non esiste un forum nel quale si di-

scute se il macellaio ha tagliato una fettina


troppo piccola o troppo grande, noi invece
siamo scansionati 24 ore al giorno.
Alberani tra i pi preparati quando
si parla di mercato degli stranieri e degli
americani. Giocatori che, si dice spesso,
non valgono quelli di un tempo.
Vado controcorrente e dico che questi
stranieri cos scarsi io non li vedo: vero
invece che un giocatore straniero viene
giudicato sempre in maniera superficiale,
mentre verso gli italiani c' un certo affetto
naturale. Noi quest'anno a Roma abbiamo
sbagliato Eziukwu, ma non si pu dire che
fosse scarso, basta vedere quello che ha
fatto in Grecia. Qui ha avuto problemi di
adattamento, pi caratteriale che tecnico.
Di stranieri inverecondi non ne esistono, ci
sono semmai stranieri sbagliati per le squadre che li hanno presi. Trovarne con la capacit di capire il nostro campionato raro,
e di italiani ce ne sono sempre meno.
Un gm che con pochi soldi ha riportato una finale a Roma, che ha risultati
concreti da sbandierare, chiss cosa
potrebbe con un portafogli pi gonfio a
disposizione. E invece, ecco l'ultima risposta. Nella quale c' ancora una volta
molta meno pallacanestro di quanto la
gente immagini.
Forse sarei pi saggio se dicessi il contrario, ma infinitamente pi difficile vincere
con un grande budget a disposizione che
non fare bene con pochi soldi. Le difficolt
ci sono sempre, ma tra arrivare secondo o
primo c' una differenza come tra il giorno e
la notte. Sse sei obbligato a vincere, pure se
hai grandi mezzi economici a disposizione,
il risultato che ti gratifica uno soltanto.

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superbasket.it
IL COACH

MIKE, e adesso?

Dopo le dimissioni da COACH dei Lakers COSA FARA' D'Antoni?


Star fermo un anno? Allener una squadra di college?
Torner in Europa? Oppure c' una panchina NBA che lo sta aspettando?
Un fatto certo: la sua carriera NBA stata pi difficile ed intricata
di quanto siA SUPERFICIALMENTE apparso
di Stefano Benzoni

OSSIAMO discutere sulle capacit tecniche e sul quoziente


cestistico (in panchina, ovviamente...) di Mike D'Antoni. Possiamo
disquisire a lungo, molto a lungo,
sulla sua visione tattica del basket,
ci mancherebbe, la verit non l'ha
in tasca nessuno. E possiamo anche
aprire un dibattito sul suo metodo
di approcciarsi con i giocatori visto
che ognuno ha la sua ricetta. Ma non
possiamo n discutere, n disquisire
e nemmeno mettere un punto interrogativo sul D'Antoni uomo, sulle
sue qualit umane e personali. Mike,
oltre ad essere una persona intelligente, simpatica, ironica e vincente,
un uomo vero, onesto e corretto di
fronte a cui bisogna togliersi tanto di
cappello. Uno che non vuole restare
in Paradiso a dispetto dei Santi, ed
uno che ha una dignit ed un orgoglio che vanno ben oltre l'aspetto
economico. Tutte queste sue doti
il Baffo di Mullens le ha dimostrate
e confermate, poche settimane fa
quando, a fronte di un altro anno di
contratto con i Los Angeles Lakers
che chiamava quattro milioni di dollari, ed a rifronte di una decisione
da parte della dirigenza (?) di confermarlo anche per la stagione 20142015, senza per avergli proposto
l'estensione anche per il 2015-2016 ed
avendolo di fatto delegittimato agli
occhi dei giocatori e dell'ambiente,
ha deciso di dare le dimissioni e di
rinunciare a gran parte di quello che
gli sarebbe stato dovuto dal suo ulti-

mo anno di contratto.
I LAKERS infatti sanno bene che,
a meno di situazioni al momento difficili da prevedere, il prossimo sar
per loro ancora un anno di transizione ed il loro piano sarebbe stato
quello di lasciare in panchina il sacrificato D'Antoni per non bruciarsi
subito un candidato vero, quello che
per oggi sono costretti a cercare con
un anno d'anticipo. Uno con cui si
dovranno comportare in modo ben
diverso rispetto a quanto non abbiano fatto con il coach dimissionario.
Ma D'Antoni non nuovo a gesti di
questo genere. Infatti anche quando
era allenatore dei New York Knicks
si dimise a met della stagione 20112012, decisione sempre non facile e
che solo le persone di un certo quale spessore morale e umano sono in
grado di prendere.
MIKE D'Antoni diventato allenatore dei Los Angeles Lakers il
12 novembre 2012 dopo il licenziamento di Mike Brown (bilancio 1-4
in quell'inizio anno) e cinque gare
condotte dall'assistente Bernie Bickerstaff (bilancio di 4-1). In tanti, a
Los Angeles e non solo, si sarebbero aspettati il ritorno sulla panchina dei gialloviola di un certo Phil
Jackson e quindi l'arrivo di D'Antoni
fu un colpo decisamente a sorpresa,
per lo stesso Mike in primis. E qui arriviamo ad un punto cruciale della
questione: con un quintetto formato
da Steve Nash (suo giocatore preferito), Kobe Bryant, Metta World Peace,

SuperbasketOfficialPage
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Pau Gasol e Dwight Howard, D'Antoni ha fatto bene ad accettare l'incarico di allenatore della seconda squadra pi vincente della storia NBA? E'
il senno di poi che parla? Per molti
ma non per tutti. Non era la squadra
ideale di Mike, nonostante il talento
a disposizione e il tasso tecnico degli interpreti del quintetto (magari
non di tutti...), forse avrebbe dovuto
capire che i suoi principi tecnico-tattici mal si sarebbero adattati a certi
interpreti. Forse. Altrettanto certo ,
per, che probabilmente nessuno, e
sottolineiamo nessuno, fra le migliaia di allenatori del pianeta, avrebbe
detto no ad una chiamata dei Los
Angeles Lakers. Ovviamente e giustamente. Troppo elevato il rischio
della sfida, cos come il fascino di
un'avventura unica nel mondo NBA
e delle squadre professionistiche e di
una citt, cos come di un ambiente
che non hanno eguali nella realt
sportiva planetaria.
SAREBBE STATO sovrumano o
disumano se D'Antoni avesse rifiutato la proposta fattagli da Mitch
Kupchak, Jim e Jerry Buss. Non l'ha
fatto e non lo si pu certo accusare
o criticare per questo. Anche perch
in pochi (esagerazione) avrebbero
potuto prevedere tutto quello che
successo in seguito a cominciare dagli infortuni e dai problemi fisici di
Kobe Bryant, sia nella scorsa stagione, sia in quella appena terminata,
senza poi parlare di quelli di Steve
Nash (pretoriano d'antoniano se ce

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IL COACH

Cosa far Mike D'Antoni? Il coach si dimesso dall'incarico di allenatore dei Lakers

SuperbasketOfficialPage
31

superbasket.it
IL COACH
n' uno) o di Pau Gasol, o senza voler arrivare alla difficolt di adattamento di Dwight Howard ed al suo
atteggiamento non proprio impeccabile ed irreprensibile. Nel campionato 2013-14 i Lakers allenati dal
nostro Mike hanno avuto Bryant che
ha giocato solamente 6 partite, Nash
che ne ha giocate 15 e Pau Gasol, in
aperto contrasto con il coach che, fra
alti e bassi, ne ha saltate 22. Il tutto a
fronte di un roster che, dopo gli addii a Howard ed a World Peace, era
pi simile ad una formazione della
lega di sviluppo che ad una squadra
NBA, men che meno i Lakers. Vogliamo parlare dei vari Nick Young,
Jodie Meeks, Xavier Henry, Kendall
Marshall e Kent Bazemore? Ragazzi volenterosi, dal talento limitato,
dall'esperienza ad alto livello particolarmente rivedibile ma che hanno
avuto la migliore stagione della loro
carriera. Jordan Hill stato un altro
che ha disputato una stagione da
ricordare. E che dire di Jordan Farmar che diventato un giocatore che
sotto Phil Jackson non si era quasi

mai visto, quantomeno a livello di


continuit e pichhi di rendimento?
In tutto ci un qualche merito del
signor D'Antoni ci sar stato oppure
no? Purtroppo o per fortuna per
i volenterosi ragazzi di cui sopra non
indossavano le canottiere dei Bobcats o dei Bucks, ma quelle storiche
dei Los Angeles Lakers, la squadra
di Hollywood, di Jerry West, Wilt
Chamberlain, Kereem Abdul Jabbar, Magic Johnson, Shaq e Kobe,
dei prezzi dei biglietti pi alti della
Lega, delle stelle del cinema e della
musica in prima fila, insomma non
proprio una squadra normale, ma
anzi speciale, molto speciale. E allora, con a contorno un record finale
che parla di 27 vittorie e 55 sconfitte,
penultimo della Western Conference, secondo peggior bilancio nella
storia del club (32.9%) e pi basso
numero di vittorie dal trasferimento
da Minneapolis a Los Angeles, i numeri parlano chiaro, sono impietosi
e cos la mannaia cala, cos, un po' a
caso, sulla testa dei colpevoli perch
cos che il sistema vuole, perch

Qui con la dolce e fedele moglie Laurel, al suo fianco da quasi 30 anni

SuperbasketOfficialPage
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cos che il signor Magic Johnson


(quantomeno inelegante nei suoi
commenti stagionali) decreta e perch in fondo cos che va il mondo.
E Mike D'Antoni questo lo sa bene.
FRA TANTI comportamenti strani,
bizzarri, non proprio cortesi e gentili nei confronti di un allenatore che
in fondo il suo lavoro, con quello
che passava il convento, lo ha fatto, parole giustamente riconoscenti
e gentili sono arrivate al momento
del commiato dal general manager
Mitch Kupchak che ha detto: Viste
le circostanze non credo che qualcuno avrebbe fatto un lavoro migliore
di quello fatto da Mike in queste due
stagioni. Vogliamo ringraziare Mike
per l'etica del lavoro, la professionalit e l'attitudine sempre positiva
che ha portato a questa squadra ed
al nostro ambiente ogni giorno e gli
vogliamo augurare ogni bene per il
futuro.
GIA', IL FUTURO. Quale sar il futuro di Mike D'Antoni? Non lo sappiamo, ovviamente, anche perch
in questo momento non lo conosce

superbasket.it
IL COACH

Qui durante un time-out con la maglia di Team USA. E' stato assistente di Coach K

nemmeno il diretto interessato, ma


un fatto certo, chiaro ed assodato: vorremmo rivederlo in panchina
in una squadra NBA e credo che,
prima o poi il nostro desiderio verr esaudito. Per quello che si pone
davanti agli occhi di Mike in questo
momento un cammino indefinito
ma con caratteristiche ben precise:
calma e cautela. Mike infatti deve
stare molto attento al suo prossimo
passo e, soprattutto, non avere fretta di farlo. Che sia la novit di una
panchina di un college (ha negato il
ritorno a Marshall, sua alma mater),
un ritorno in Europa o un'altra avventura nella NBA. Visto che di invidiosi (e frustrati) pieno il mondo,
sappiamo bene che saranno in molti
ad essere soddisfatti per il suo epilogo sulla panchina gialloviola. E che
sono stati e saranno in molti a goderne perch pensano - ad uno che
ha avuto la fortuna di allenare, fra le
altre, squadre come Knicks e Lakers
(mancava solo Boston per il tris pi

prestigioso nella Lega) le cose "devono" andare un po' male. Corsi e ricorsi storici vichiani a parte, sono affermazioni dettate dall'invidia, dalla
piccolezza, dalla stupidit e dall'ignoranza. Anche perch non tengono conto di alcuni piccoli-grandi
dettagli. Partiamo dai Nuggets. D'Antoni stato chiamato ad allenare
Denver nella short-season del 1999
dove ha chiuso s con un bilancio di
14 vittorie e 36 sconfitte, ma la sua
permanenza alla guida della squadra stata, diciamo cos, condizionata dal general manager Dan Issel
che, desiderando ardentemente di
allenare e di sedersi in panchina,
non stato di certo il suo miglior
alleato, fino a cacciarlo dopo pochi
mesi di lavoro. Ai Knicks, invece,
D'Antoni andato pur sapendo che
per due anni avrebbe dovuto soffrire (domanda: c' qualche allenatore che avrebbe rifiutato l'offerta per
allenare New York? Su, avanti...) per
poi vincere domani, ma nonostante

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33

questo ha lavorato bene fra macerie


tecniche ed improponibili situazioni tattiche molto lontane dalla sua
filosofia. Quando nella stagione
2010-2011 ha cominciato ad intravedere un minimo di chiarezza tecnico-tattica e progettuale, New York
ha chiuso con un record positivo ed
ha fatto i playoff (fuori 4-0 da Boston
al primo turno) nonostante la trade
che ha portato Danilo Gallinari un
giocatore fondamentale nel disegno
dantoniano a Denver in cambio di
Carmelo Anthony, fuoriclasse assoluto, sia chiaro, ma giocatore diverso
e molto pi individualista ed accentratore rispetto all'italiano. Le cose
difficilmente sarebbero durate, infatti...
DETTO dei Lakers e di tutta l'anarchia in campo e fuori che regnava
(e che, temo, continui a regnare),
l'unico posto dove D'Antoni ha potuto lavorare con tranquillit (non
forse quello che tutti gli allenatori
chiedono da che mondo mondo?)

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IL COACH
e di conseguenza con profitto ed ottenendo risultati importanti stato
Phoenix dove, nonostante una prima stagione nella quale entrato
in corsa ed ha chiuso con 21 vittorie
e 40 sconfitte, dall'anno seguente la
sua filosofia di gioco si sposata alla
perfezione con i giocatori che aveva.
Le successive quattro stagioni da almeno 54 vittorie (due da 62 e 61) sono
l a dimostrarlo, cos come le quattro
qualificazioni ai playoff e le due sconfitte in finale di conference. D'Antoni
per la qualit, la spettacolarit e l'efficacia del gioco dei Suns avrebbe meritato di giocare una Finale e questo
sarebbe stato possibile se nel 2005-06
Amar'e Stoudemire non si fosse in-

fortunato gravemente giocando solo


tre partite e se una porcheria di Robert Horry sotto forma di un fallaccio
su Nash, in gara4 delle semifinali di
conference del 2007, non avesse provocato la reazione della panchina dei
Suns e, di conseguenza, le sanzioni
per le successive gare della serie per
coloro che erano entrati in campo lasciando la panchina. Poi nell'ultima
stagione, convinto che Phoenix non
potesse vincere senza un centro vero,
il proprietario Robert Sarver ha spinto per la trade che ha portato ai Suns
uno Shaquille O'Neal non pi dominante e di conseguenza quantomai
condizionante in negativo per una
squadra che i centri come lui li ve-

Mike qui premiato al Palaverde di Treviso da Gilberto Benetton, suo grande estimatore

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deva come fumo negli occhi. Questo


voleva dire far terminare il sogno del
progetto tecnico-tattico di D'Antoni e
di portarlo ai saluti. Detto e fatto, alla
fine di una stagione chiusa con 55 vittorie e con la qualificazione ai playoff. Intendiamoci, complessivamente
a tanti allenatori NBA andata peggio, molto peggio, ma l'apparenza di
una carriera va sempre confrontata
con le situazioni affrontate, le condizioni lavorative, le squadre trovate
e l'ambiente. Ed in questo D'Antoni
non stato sempre fortunato, anzi.
Ma la sua avventura nella NBA non
ancora finita. Ne siamo certi perch
la voglia di vincere ed il carattere di
Mike sono pi forti di tutto.

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BASKET

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IL PERSONAGGIO

Il canto del GALLO

Non solo il canto, ma anche il... suono, vista la sua nuova passione:
la chitarra. Danilo Gallinari ci racconta i suoi ultimi 13 mesi di passione.
Con una promessa: torner pi forte di prima
di Pietro Colnago

ON PREOCCUPATEVI se, un giorno di inizio della prossima estate,


in uno dei vostri giri in aeroporto,
vi capiter di veder scendere da un aereo
proveniente dagli Stati Uniti un ragazzone grande e grosso, sempre con il sorriso
sulle labbra, con una chitarra a tracolla.
Non certo una pop star, e nemmeno un
nuovo testimonial di una nuova marca
di deodorante, solo e semplicemente un
campione di basket accompagnato dalla
sua nuova passione. Avete presente Dirk
Nowitzki, il tedesco campione NBA con
Dallas nel 2011, che si present al suo
nuovo pubblico coi capelli lunghi e una
chitarra sulle spalle? Ecco, ora, a rotte
invertite potrete imbattervi in... Danilo
Gallinari. Gi, proprio cos, perch nella
vita del Gallo entrata prepotentemente
la chitarra, complice anche il fatto che ormai da 13 mesi Danilo non ha potuto mettere piede su un campo da basket.
"La musica ha sempre avuto parte importante nella mia vita - confessa il campione di Graffignana - ma non ho mai avuto
occasione di imparare a suonare uno
strumento. Poi durante l'anno, uno dei
ragazzi che lavora per i Nuggets e che fa
parte di una band, riuscito nell'impresa di perdere una scommessa con me e
come pegno mi sono fatto regalare la sua
chitarra. Da quel momento, quotidianamente, ci vediamo e lui mi fa da maestro.
Mi piace, mi serve ad impegnare la giornata, ma sono ancora un principiante
che ha, per ora, in repertorio solo due o
tre canzoni. Ma prometto di migliorare
ancora, anche perch mi sonno davvero
appassionato".
Lasciamo perdere per ora la passione musicale per ricondurre il tutto a quella sportiva: per Gallinari gli ultimi 13 mesi sono

stati davvero difficili, in tutti i sensi.


"Il 4 aprile 2013 stato per me un giorno
diverso da tutti gli altri. Mi era gi capitato
di infortunarmi, ma mai in maniera cos
seria. Perch proprio a me?, mi sono subito chiesto. Perch proprio nel momento
in cui tutto stava andando per il meglio?
Stavo giocando una stagione da protagonista, la squadra stava andando benissimo, l'estate precedente con la Nazionale
avevamo conquistato un posto agli euro-

Qui mentre parla ai tifosi del Forum...

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pei facendo entusiasmare tutti. Poi all'improvviso tutto questo mi sembrato lontano mille chilometri".
Certo mai si sarebbe aspettato di attraversare un periodo cos lungo di sofferenza...
"Dopo la prima operazione ho cominciato il recupero con l'obiettivo ben preciso
di rientrare il pi in fretta possibile - prosegue - poi arrivato il secondo intervento e poi ancora il terzo. Il momento pi
brutto stato indubbiamente dopo il secondo intervento: ero arrivato veramente
vicino al ritorno in campo, giocavo gi
uno contro uno quando mi sono accorto,
ci siamo accorti, che lo stavo facendo senza un crociato, e che avrei avuto bisogno
di un'altra operazione".
Rabbia e delusione, voglia di spaccare
tutto: immaginiamo i sentimenti che in
quel momento riempivano l'animo del
Gallo...
"Il dottore, contro il parere di tutti, aveva
optato per un trattamento particolare che
di solito non si fa, ed aveva assicurato
che sarebbe stato quello giusto. Invece ha
sbagliato l'operazione ed io non potevo
far altro che tornare sotto i ferri. Incredibile! Ma rabbia a parte ho capito che se volevo risolvere il problema alla radice non
potevo far altro che ricominciare tutto da
capo e questa convinzione mi servita
per riprendere energie".
Questa volta a guidare l'intervento stato chiamato il professor Traina, capo
dell'equipe medica dei Nuggets, cognome
inequivocabilmente italiano. "Conosce
anche qualche parola, in estate torna
spesso nel nostro paese" racconta Danilo, che non ha mai pensato nemmeno
per un momento di doversi allontanare
dal suo sogno: "Mai! Mai per un attimo,
altrimenti tutto sarebbe stato molto pi

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IL PERSONAGGIO

Peso 105 chili


col 9%
di grasso. Come
ero a 18 anni
quando giocavo
a Milano

Gallo Fans Club

Gli iscritti continuano ad aumentare perch Danilo Gallinari un personaggio a 360. La sua pagina Facebook conta pi di 350 mila affezionati ma
il suo Fan Club quello che lo rende unico. Lappuntamento per il 7 giugno al palazzetto di Pieve, vicino a Lodi, praticamente i posti dove lui
nato e cresciuto e come ogni anno sar lo stesso
Gallo a scendere in campo e ad incontrare i suoi
giovani tifosi impegnati in partite del torneo organizzato. Con il sorriso e la disponibilit che ne
hanno sempre contraddistinto la carriera, con la
semplicit che lo ha accompagnato in questi anni
e lappeal che si guadagnato con il suo atteggiamento sul parquet e fuori. Questanno sar diverso: quel giorno Danilo torner a farsi vedere dai
suoi tifosi dopo una stagione passata a lavorare
senza giocare, a preparare la nuova avventura
lontano dai riflettori. Il tam tam gi cominciato e
levento sar un successo. Perch Danilo Gallinari
un nome e una sicurezza. In tutti i sensi.
... E qui li saluta mentre sta uscendo dal campo ancora in maglia EA7

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IL PERSONAGGIO
complicato. Invece ho capito che niente
succede per caso e questa era l'occasione
per provare a me stesso che sarei tornato
pi forte di prima".
Il lavoro quotidiano in palestra, lontano
dalla squadra, dalla squadra di cui era diventato leader, senza pensare a nient'altro che al suo fisico e alla sua condizione.
"Un momento bello e tosto allo stesso
tempo - confessa - bello perch mi ha
dato e continua a darmi l'opportunit
di concentrami su quello che devo fare
senza un attimo di riposo, tosto perch
mi rendo conto che deve passare ancora
tutta l'estate prima di tornare sul parquet.
Ma la cosa positiva che tutto ora sembra
essere alle spalle e questa prova mentale
mi ha reso sicuramente pi forte".
Durante la stagione stato difficile, certo, perch vedere i compagni giocare e
soffrire senza poter dare loro una mano
non certo il massimo della vita. "Stagione negativa per i miei Nuggets - ammette - ma credo che abbiamo battuto tutti i
record mondiali di infortuni: tre crociati,
il tendine di McGee, i problemi infiniti di
Lawson, insomma tutto sembrato andare contro di noi. Spero solo che la franchigia abbia gi pagato tutti i debiti nei confronti della sfortuna e che ora per un po'
ci lasci in pace".
A dargli forza e tranquillit, ma anche ad
aiutarlo nella conduzione della vita giornaliera, la famiglia. "Non mi hanno mai
lasciato da solo, molto spesso sono venuti
a trovarmi anche gli amici, quindi da questo punto di vista tutto bene. Ora che la
stagione finita e i miei compagni sono
tutti partiti per le rispettive case io continuo ad allenarmi qui a Denver. Ora qui
bellissimo, c' sole e fa caldo, Denver in
primavera qualcosa di speciale".
I suoi programmi sono semplici: lavoro,
lavoro e poi ancora lavoro. "Che alterner
con un po' di vacanza in Italia, ma non
voglio perdere nemmeno un secondo per
cercare di tornare pi forte di prima. Ora
sto gi correndo e saltando, non ho ancora spinto alla massima intensit e non ho
ancora giocato con il contatto fisco, ma
sono mentalmente molto pi solido perch sono sicuro che ho fatto tutte le cose
giuste. A livello fisico facile recuperare,
lo fanno tutti, quel che fa la differenza
la condizione mentale e io credo di non

Ho vinto una
scommessa e mi
hanno regalato
una chitarra.
Da allora nata
una passione
incredibile

Danilo in azzurro. Quando lo rivedremo cos?

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IL PERSONAGGIO
avere perso niente sotto questo aspetto".
Uno normale, senza la testa e il cuore di
Danilo, avrebbe potuto avere dei dubbi,
coltivare la paura di doversi riconquistarsi tutto. Non lui, non il Gallo, che ha
sempre fatto della determinazione il suo
credo.
"Non sono mai stato cos carico, non vedo
l'ora che ricominci la stagione per dimostrarlo, e credo che lo status di giocatore
importante che avevo guadagnato prima
dell'infortunio non sia cambiato. Fisicamente non sono mai stato meglio: peso
105 chili con il 9% di grasso, esattamente
come ero a 18 anni quando giocavo a Milano".
A proposito di Milano: anche se dall'altra parte dell'oceano, Danilo non ha mai
smesso di seguire le sorti della squadra e
della societ che lo ha lanciato.
"Come tifoso mi dispiaciuto per come
andata a finire l'Eurolega. stata una stagione incredibile, giocata da protagonista fino alla fine, ad un passo dalle Final
Four. I ragazzi hanno acquistato credibilit a livello europeo e solo un po' di sfortuna unita ad un pizzico di inesperienza
hanno impedito di raggiungere il sogno
della Final Foura Milano. Ora per sotto
con lo scudetto! Quello non pu e non
deve scapparci".

Fin qui il passato e il presente, ora si tratta di dare uno sguardo al futuro. Capitolo
nazionale.
" la seconda estate che sono costretto a saltare e chi mi conosce sa quanto
questo mi dia fastidio. Quella che ho
passato assieme ai ragazzi, due anni
fa ormai, stata entusiasmante. Per
i risultati che abbiamo ottenuto, per
l'entusiasmo che abbiamo creato attorno ad un ambiente che prima era poco
considerato, per il piacere che avevamo
di stare assieme. Poi sono arrivati tutti
questi problemi, non ho potuto giocare
gli Europei e anche questa volta dovr
limitarmi a fare il tifo, ma la maglia
azzurra e sar sempre nel mio cuore.
Spero solo di poter avere l'occasione di
dimostrarlo al pi presto".
Intanto il suo lavoro quotidiano e individuale.
"A giugno torner in Italia e alterner
giorni di vacanza e lavoro in palestra per
arrivare poi pronto al training camp che
apre la prossima stagione. Voglio essere
al massimo per tornare ad essere protagonista". E farlo alla sua maniera, come
recita il suo slogan personale: "A tutto
motore!". "Questo poco ma sicuro! Se
ne accorgeranno tutti!". Noi non abbiamo
dubbi.

un periodo tosto
e bello allo stesso
momento. Bello perch
so che ho fatto la scelta
giusta, tosto perch
deve passare ancora
tutta l'estate prima
di tornare a giocare

Qui fa stretching. A destra schiaccia

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ALLENATORI

Serie A, la fuga dei cervelli


IL TALENTO VA DOVE CI SONO LE OPPORTUNIt, il basket non fa eccezione. per questo
dalla nostra massima serie mancano MESSINA, scariolo, trinchieri. poi, fa bene la fip a
tenersi stretti pianigiani e capobianco. ma il confronto con i grandi che fa crescere
di Dan Peterson

egli USA, quando il paese


perde talenti che emigrano
all'estero, lo chiamano "brain
drain", cio drenaggio di cervelli.
Ma non una traduzione perfetta. La
formula italiana rende meglio: "fuga
di cervelli". Insomma, talento, idee,
iniziative, novit, metodi e mentalit che non vengono pi applicati qui
in Italia, bens altrove, in altri paesi.
Questa ormai una tendenza critica nel mondo dell'industria, della
tecnologia, della comunicazione. Le
aziende in Italia sono molto preoccupate per questa perdita di materia
grigia. Ma il talento va dove ci sono
opportunit. E lo sport non fa eccezione.

Calcio. La Serie A del calcio italiano ha accusato, in questi anni, una


vera emorragia di talenti verso l'estero. Alberto Zaccheroni con la nazionale del Giappone; Fabio Capello
con la nazionale della Russia; Giovanni Trapattoni sar CT della nazionale del Marocco; Roberto Mancini allena il Galatasaray a Istanbul;
Carlo Ancelotti al Real Madrid;
Marcello Lippi al Guangxhou, in
Cina; Luciano Spalletti ha da poco
finito la sua esperienza allo Zenit St.
Pietroburgo; Roberto Di Matteo ha
vinto una Champions League con il
Chelsea; Gianluca Vialli un altro ex
Chelsea: Gianfranco Zola ha allenato
il West Ham e il Watford. E forse que-

Sergio Scariolo, quest'anno a Vitoria

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sta lista non nemmeno completa.


Si dice spesso in Italia che il calcio insegna. Bene, questi allenatori,
che hanno vinto tanto - troppi trofei
per essere elencati tutti qui dentro
- stanno, ora, applicando il loro genio altrove e non nel campionato di
Serie A. E questa lista non include
Jos Mourinho. No, non italiano,
portoghese. Ma stato in Italia,
certo. Ha fatto il Grande Slam con
l'Inter e poi ha lasciato l'Italia per il
Real Madrid e quindi il Chelsea. Impossibile pensare che il calcio italiano abbia avuto un beneficio con
queste "perdite di sangue". Anzi,
una ferita grave, che non si riesce a
rimarginare.
Basket. Anche il nostro sport ha
perso grandi cervelli all'estero in
questi anni. In cima alla lista c' Ettore Messina, che non allena in Italia dal 2004-05, quasi un decennio,
e che ora partecipa alle Final Four
dell'Eurolega per la decima volta
con il CSKA Mosca. Sergio Scariolo,
dopo due anni a Milano, tornato in
Spagna, a Vitoria. Andrea Trincheri,
dopo ottimi successi in Italia, tre volte allenatore dell'anno, ha preso la
guida dell' UNICS Kazan in Russia. Ci
sarebbero altri da citare, coach che
hanno allenato all'estero, per tempi
e risultati diversi, ma questi tre nomi
sono i pi emblematici.
La FIP corsa ai ripari, prendendo degli allenatori italiani importantissimi. Sia chiaro, hanno
fatto benissimo, perch tutti noi
vogliamo un'Italia forte. Ma il fatto
rimane che Simone Pianigiani allena la prima squadra dell'Italia; che
Andrea Capobianco allena le squadre giovanili. Stiamo parlando di
due coach di grande importanza,

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ALLENATORI

Ettore Messina del CSKA

entrambi nel passato eletti allenatore dell'anno. Aggiungiamo anche


l'ottimo preparatore atletico Francesco Cuzzolin, con un passato ai
Toronto Raptors, ora anche lui con
la FIP. Ripeto, ottima idea della FIP,
scegliere nomi di grande qualit. Ci
mancherebbe altro.
Con questo, non vorrei mancare di attenzione verso chi allena in
Serie A adesso. Anzi, hanno tutto il
mio rispetto. Ma rimane il fatto che
la Serie A ha avuto, in questi ultimi
anni, due gravi perdite per quanto
riguarda gli allenatori: fuga di cervelli dei migliori allenatori italiani
verso l'estero, come detto qui sopra;
il mancato arrivo di grandi allenatori stranieri che invece arrivavano nel
passato. Quindi, agli allenatori della
Serie A odierna manca un elemento
di grande importanza: il confronto contro gli allenatori pi quotati
d'Europa.
Parliamo dei miei primi anni in
Italia. Confronto? Come dicono in

America, i grandi allenatori della Serie A mi hanno spaccato i denti pi


volte. Esempi? Ho allenato contro tre
che, oggi, sono nella Hall of Fame
in America: Cesare Rubini (Olimpia
Milano); Sandro Gamba (Ignis Varese); Aza Nikolic (Fortitudo Bologna).
Oggi, questi tre enormi personaggi
se ne sarebbero andati dalla Serie A,
vedendo come vanno le cose. Invento io: Cesare Rubini allenerebbe il
Real Madrid; Sandro Gamba avrebbe
il Panathinaikos; Aza Nikolic sarebbe il coach del CSKA Mosca!
Vado avanti. Ho allenato anche contro altri grandi coach che, oggi, sono
nell'Italian Basketball Hall of Fame:
Tonino Zorzi (Reyer Venezia); Dido
Guerrieri (MobilQuattro Milano);
Valerio Bianchini (Stella Azzurra
Roma); Arnaldo Taurisano (Forst
Cant); Dado Lombardi (Brina Rieti); Carlo Recalcati (Arexons Cant);
Nello Paratore (Virtus Roma); Franco
Bertini (Scavolini Pesaro); Gianfranco Benvenuti (Tai Gin Seng Gorizia);

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Paolo Vittori (Brina Rieti). E ho preso


legnate da tutti. Anzi, loro mi hanno
insegnato cos' la realt del basket
italiano.
Certo, ho subito anche dure lezioni da coach stranieri nelle coppe
europee: il colonnello Alexander Gomelsky (CSKA Mosca); Mirko Novosel (Cibona Zagabria); Petar Skansi
(Jugoplastika Spalato); Ralph Klein
(Maccabi Tel-Aviv); Lolo Sainz (Real
Madrid); Manolo Flores (FC Barcelona); Pierre Dao (CSM Limoges); Ioannis Ioannidis (ARIS Salonica). Avete
notato che parlo con grande orgoglio
del fatto di avere affrontato avversari
cos forti, famosi, quotati, credibili?
E sono orgoglioso. Sono nomi che
elenco con grande ammirazione verso la loro grandezza. E mi hanno aiutato a migliorare come coach. Tutti.
Ecco l'importanza del confronto. Dopo ogni partita contro uno
di questi grandi allenatori, vinta o
persa, mi sono detto: "Devo rubare
quello schema da Rubini. Devo rubare quell'opzione sul contropiede
da Taurisano. Devo fare la X come la
fa Bianchini. Dobbiamo fare i blocchi come fanno i giocatori di Gamba.
Dobbiamo muovere la palla come la
Reyer di Zorzi."
Pi importante, spesso mi sono detto: "Se voglio essere un vero allenatore, devo fare un salto di qualit al
loro livello. L'America sar pure la
culla del basket. Ma anche l'Italia
non scherza in questo."
E' chiaro che, perdendo pezzi
importanti, il livello medio degli allenatori diminuisce. Ma soffrono anche quelli che lavorano benissimo
in Serie A. C' gente che dice (e scrive): "Ma secondo te, tale allenatore
avrebbe vinto tale partita o torneo
contro Ettore Messina?"
Oppure, si domandano se un maggior numero di giovani sarebbero
scoperti, migliorati o valorizzati
sotto un allenatore quotato che lavora all'estero. Infatti, tornando
a me, dico spesso, con l'orgoglio
che ho gi menzionato: "E sai contro chi ho allenato?" Che significa:
"Non dirmi mai che ho avuto vita
facile!" Quindi, io spero in qualche
grande ritorno.

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DIBATTITI

JUGO... Perch no?


La voce storica di Telecapodistria ci spiega il perch da sempre
il nostro basket sbagliA nel rapportarsi a quello americano.
Anzich seguire l'esempio dei nostri vicini di oltre Adriatico...

arlare a me, triestino con radici e relativa parentela in almeno tre diverse parti (per lingua,
cultura, abitudini) dell'ex glorioso
Impero austro-ungarico (pardon...non
lo far pi), dei vantaggi che derivano
dall'educazione naturale, congenita,
alla diversit, a quella che chiamano
multiculturalit, pi che spalancare
porte aperte una specie di tautologia. Vale per tutti i campi e ovviamente anche per lo sport. Passando
dai massimi sistemi al basket ricordo
solo che una trentina di anni fa (come
passa il tempo...) mettemmo in piedi,
noi minoranza slovena in Italia, una
squadra di basket che arriv esclusivamente con le proprie forze fino
alla Serie B italiana, quando la Serie
B era quella che ora la Lega Silver,
dunque molto in alto per una Societ

di Sergio Tavar
che faceva dell'appartenenza etnica
un valore imprescindibile e che dunque poteva pescare da un bacino di
popolazione che non supera le 50.000
persone. Fra l'altro la societ esiste
ancora e proprio quest'anno, sempre
rispettando le regole primarie della
lingua d'uso, ritornata in DNB, dunque il suo successo non fu frutto del
caso. Come mai ci riuscimmo? Molto
semplicemente perch noi giovani
tecnici che avevamo allevato quei ragazzi avevamo fatto tutti i corsi tecnici
in Jugoslavia (Slovenia, ovviamente,
ma allora la scuola jugoslava era pi
o meno la stessa dappertutto: ci ritorner in un successivo articolo per analizzare le conseguenze estremamente
istruttive e distruttive - che la dissoluzione politica della Jugoslavia ha
portato in campo cestistico) oltre ad

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aver frequentato per ovvie ragioni burocratiche gli analoghi corsi italiani.
Conoscevamo dunque perfettamente le due scuole e va da s, scuserete, che preferivamo di gran lunga
quella jugoslava. Primo perch era
molto pi consona al nostro modo di
vedere e sentire il basket (per noi l'unico vero basket era quello jugoslavo), e secondo perch implementarla
presso i nostri ragazzi era molto pi
gratificante in quanto caratterialmente erano molto pi pronti a recepirla
in confronto a quella italiana che veniva vista come troppo schiacciata
sul modello americano col risultato di
castrare sul nascere la innata inventiva slava dei ragazzi. Giocavamo ovviamente tante amichevoli oltre confine prendendole sonoramente pi
o meno da tutti, per la cosa ci diede

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quell'esperienza che poi si sarebbe
rivelata decisiva soprattutto in termini di autostima quando, ritornati in
Italia, giocavamo contro squadre robotizzate che godevamo nello sbertucciare in tutti i modi possibili. E dunque in Italia vincevamo anche contro
squadre ben pi dotate di noi dal punto di vista fisico e, perch no, anche
tecnico, di una tecnica per imparata
in modo didattico e dunque sfruttata pi o meno sempre in modo che a
noi appariva sbagliato o comunque
poco funzionale allo scopo che i nostri ragazzi avevano sempre limpido
in mente, che quello che per vincere
a pallacanestro la prima e unica cosa
che importa quella di fare canestro.
Ci sentivamo quasi come alieni nel
panorama del basket italiano, anche
perch stava cominciando il declino
del basket triestino che era stato un'isola felice e fulgida nel panorama italiano grazie all'enorme vantaggio che
avevano avuto i nostri tecnici nell'imparare il basket dagli americani durante la loro presenza a Trieste dal '45
al '54, quando ovviamente in America

si giocava gi a basket, mentre da noi


imperava ancora la palla-al-cesto.
All'epoca quella leggendaria pattuglia di istruttori (Micol, Pituzzi, Franceschini, Turcinovich e tanti altri)
stava entrando in un'et ormai avanzata e non aveva proprio pi le forze
per reggere tutto il movimento da loro
stessi creato, mentre i giovani, quali
per esempio il maestro del Ricreatorio Padovan Franco Stibiel (scopritore
e primo allenatore fra tanti di Alberto Tonut e Renzo Vecchiato) venivano messi in disparte per ragioni che
dopo tanti anni continuano a sfuggirmi, per cui il vivaio triestino cominci a inaridirsi e noi dello Jadran
eravamo diventati incredibilmente la
forza propulsiva della citt intera, noi
espressione della minoranza che, lo
dice il nome stesso, molto pi esigua della maggioranza. Quando succede una cosa del genere solo ovvio
che qualcosa non va e dunque quello
che volevo dire con questo lunghissimo preambolo autobiografico che
nel basket ho sperimentato in prima
persona, nel mondo reale, cosa signi-

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fichi avere alle spalle un'esperienza


maturata in ambienti diversi e il grande vantaggio che ne trai.
Vorrei ora esprimere in merito una mia opinione, pur sapendo
benissimo che sollever un vespaio
non da poco, ma mi immolo volentieri
nella speranza che quanto dir possa
servire a una riflessione e, magari, a
una discussione. Se poi nella discussione si inseriranno anche elementi di
autocritica tanto meglio. La mia tesi
che se c una scuola di basket a cui
serve un fondamentale apporto estero per cui possa solo sperare di non
inaridirsi quella italiana. Mi spiego:
per me rimane a tuttoggi un mistero
come mai negli anni doro del basket
italiano tutti i massimi cervelli che
dettavano la linea filosofica del basket, penso a Bianchini, Taurisano,
Guerrieri, lo stesso Giancarlo Primo,
gente di mente palesemente superiore
e di sconfinata cultura non certamente limitata al campo sportivo, fosse
per quanto riguarda il basket cos follemente innamorata dellAmerica da
dimenticare la verit lapalissiana che

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DIBATTITI

era stata alla base della concezione


della via jugoslava al basket, fondata da quello sparuto di cervelli che
rispondevano ai nomi di Stankovi,
aper, Nikoli, Popovi, Kristani.
Che cio, banalmente, noi non siamo
americani e che dunque non tutto,
anzi poco, di quello che va bene per
loro va bene anche a noi. In Italia siamo italiani, come in Jugoslavia erano
jugoslavi, con la nostra cultura, le
nostre tradizioni, la nostra concezione della vita, la nostra concezione di
collettivo, di bene comune, di squadra. Abbiamo tantissimi difetti che,
guarda caso, nel basket corrispondono in massima parte ai pregi delle
popolazioni di origine anglosassone,
ma abbiamo anche tantissimi pregi,
di inventiva, di scaltrezza, di naturale capacit di adeguamento a eventi
imprevisti, di fantasia che i popoli anglosassoni non sanno neanche cosa
siano. Per essere chiaro, parlando in
termini militari, abbiamo attitudini
mentali da essere formidabili drap-

pelli di commandos, probabilmente i


migliori che possano esserci in tutto
il mondo, ma in fatto di organizzazione di eserciti numerosi che possono
essere messi in piedi solamente attraverso una disciplina ferrea, una ben
strutturata piramide di gerarchie e di
responsabilit, nella storia abbiamo
sempre dimostrato semplicemente di
non esserne capaci. E dunque, ancora
una volta passando dai massimi sistemi al mondo banale del basket, il nostro basket avrebbe da sempre dovuto
essere tuttaltra cosa rispetto a quello
ferreo, irreggimentato dei college,
dove fra laltro non hanno molte possibilit di scelta dovendo amalgamare
nel pi breve tempo possibile ragazzi
che escono da esperienze di vita le
pi disparate fra loro, dai figli di grandi ricconi a gente che esce dai ghetti
pi abietti.
Ovviamente il discorso sui college porta all'altra grande stortura di
tutto il nostro sistema sociale. Non
esiste sport nella scuola. Per cui il

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normale percorso di apprendimento


di un giovane che si affaccia allo sport
stravolto dal fatto che gli manca
tutto l'impianto di base per cui possa
sviluppare tutte le sue capacit motorie. Insomma senza educazione fisica
di base si rimane imbranati. In questo
panorama il bambino viene avviato
al minibasket senza saper n correre,
n saltare, n fare una capriola, n arrampicarsi su un palo e gli vengono
inculcati simil-fondamentali di basket su un impianto fisico totalmente
deficitario con l'obiettivo di vincere il
prima possibile le partite. Le quali a
livello microbi, come li chiamava una
mia amica (cugina del papa di Fuka,
fra l'altro), vengono vinte da quelli
che una volta completato lo sviluppo
rimarranno nani e dunque di nessuna utilit per il basket (che la natura
abbia dotato i futuri piccoletti di uno
sviluppo fisico e mentale precoce perch poi da grandi, con la legge della
giungla imperante, possano sopravvivere?). Insomma pensare di importare

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DIBATTITI
da noi l'impianto sportivo, e in particolare cestistico, anglosassone , pi che
stupido, sbagliato. Con l'aggravante
che sono ormai spariti gli oratori e altri
centri di aggregazione giovanile (tipo i
mitici ricreatori triestini), o meglio continuano a esistere, ma non vengono
pi frequentati, centri che in qualche
modo supplivano al deserto scolastico
in fatto di educazione fisica.
Non credo che sia un caso che ormai in Italia non vengano prodotti pi
veri lunghi, giocatori cio alti, ma normodotati, a parte casi eccezionali tipo
figli d'arte quali Melli e pochi altri,
giocatori cio che abbiano percorso
fin da piccoli tutto il normale percorso
di apprendimento. Vanno a finire tutti
nella pallavolo, che ha il grossissimo
merito, intrinseco a quello sport, che
giocare da piccoli a minivolley una
pizza orribile, per cui la selezione
avviene a un'et ben pi avanzata,
quando cio serve veramente. E anco-

ra: la necessit di fare subito risultati


per giustificare l'investimento nel settore giovanile fa s che non si possano
pi fare progetti a lungo termine, in
quanto in mancanza di risultati immediati c' l'immediata sollevazione
di quella piaga biblica del basket che
sono i genitori. I quali fra l'altro hanno anche oggid un'ulteriore funzione
deleteria e distruttiva, che quella di
iper-proteggere i loro rampolli impedendo di fatto che possano dedicare
all'apprendimento tutto il tempo necessario. Immaginarsi se oggi qualcuno volesse fare come nella Jugoslavia
di una volta, cio pretendere che i
ragazzi si allenino dalle sei alle sette
ore al giorno tutti i santi giorni, partite
comprese.
Cosa c'entrano in tutto questo
discorso i tecnici stranieri? C'entrano
nel senso che almeno personalmente
non vedo altro metodo per dare una
decisa sterzata di barra se non portare

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una ventata di aria nuova a tutti i livelli, dal responsabile del movimento
giovanile che, se arriva dall'estero e
presenta un progetto a lungo termine,
pu essere forse l'unico ad avere le
coperture necessarie (costa, dunque
dobbiamo tenerlo), al tecnico della
prima squadra che pu importare idee
nuove e scuotere in qualche modo
l'auto-referenzialit dei nostri tecnici
che, sentendo quello che si insegna
nei vari corsi, sembrano sempre pi
avvitarsi su idee fossilizzate e tutto
sommato di retroguardia. Certo, non
che altrove si stia molto meglio. Per
aprirsi, confrontarsi senza spocchia,
importando quanto si ritiene sia nuovo e utile, serve dappertutto, non solo
nel basket. La prova in negativo di
quanto sto scrivendo la si avuta analizzando il destino del movimento cestistico jugoslavo dopo la dissoluzione. Cosa che, come detto, far un'altra
volta.

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final four

MAC-CA-BI!
Il capolavoro di una squadra, il trionfo di un club che rappresenta
una nazione ed seguito da un popolo incredibile. LA MAREA GIALLA
DI TEL AVIV di nuovo sul trono dEuropa dopo aver battuto
le corazzate CSKA e Real Madrid. CHIAMATELI ancora underdog
di Pietro Colnago

hiariamo subito una cosa:


quello che abbiamo vissuto in
tre giorni al Forum di Assago
qualcosa che entrer nella storia della
pallacanestro. Quel che abbiamo visto
su quel parquet qualcosa di unico e
quel che arrivato alle nostre orecchie
dalle tribune nessuno di noi lo aveva

mai sentito nella propria vita sportiva.


Il dato di fatto che nessuno pu negare
che il Maccabi la squadra pi forte
dEuropa. Magari non sulla carta, magari non secondo i pronostici della vigilia,
ma assolutamente superiore sul campo
e nellatteggiamento. Questa, occorre
capirlo e sottolinearlo, non una sem-

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plice squadra di pallacanestro, questa


la diretta emanazione di un popolo e
di una nazione che ha invaso in maniera pacifica e sportiva Milano, diventata
per una settimana la capitale europea
del basket. Erano in pi di novemila
sulle tribune del Forum, tutti vestiti di
giallo e blu, tutti ad intonare i loro cori

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final four
che mai, e sottolineiamo il mai, sono
stati offensivi o minacciosi nei confronti
degli avversari e degli arbitri. E alla fine
il trionfo arrivato in una maniera spettacolare: dopo aver vinto la partita nei
tempi regolamentari ed aver subito poi
la rimonta madridista che ha portato la
partita ai supplementari, il Maccabi ha
segnato la bellezza di 25 punti nellovertime, un record assoluto, dando dimostrazione di grande talento e di grande
precisione tecnica e tattica. Gi, perch
in questi giorni di primavera milanese,
quando si parlava di Maccabi, si poneva laccento sulla sua mentalit, sul suo
cuore e sulla sua voglia di combattere
fino alla fine, mai, ma proprio mai, si faceva accenno allo spessore tecnico ed al
talento dei protagonisti, considerati da
tutti un gradino sotto gli avversari che
di volta in volta si trovavano di fronte.
Ed invece quello che hanno fatto sul
parquet milanese giocatori come Rice,
Hickman, Smith, Blu, Tyus, Schortsanitis e tutti gli altri ha le fattezze di un
vero e proprio capolavoro: giocare la
partita, anzi le partite, sapendo esattamente cosa fare e come farlo, trovare
la soluzione giusta in ogni momento
dellincontro, indipendentemente se
il tabellone dice +20 o -20, +1 o -1, sinonimo di preparazione ma anche di
talento. Le azioni di uno contro uno di
Tyrice Rice arrivate costantemente e
puntualmente al ferro contro la difesa
del Real, le conclusioni da distanza siderale di Blu, solo per citare due esempi, non avrebbero ragione di esistere se
non scomodando la parola talento.
Detto tutto ci, che ci fa entrare emozionalmente nellevento, cominciamo a
parlare di pallacanestro, partendo dalle
semifinali.
CSKA-MACCABI: LA CORSA ALLORO. Venerd 16 maggio una data che
in molti ricorderanno per tutta la vita.
Quando le due squadre sono scese in
campo per il riscaldamento la percezione immediata era che ci si trovasse alla
Nokia Arena di Tel Aviv. Seimila tifosi
israeliani sulle tribune che gi da qualche ora prima avevano riempito i loro
settori e scaldavano la voce coi loro cori.
Poi la partita: giocata dal CSKA con la
solita durezza mentale e la solita voglia

David Blatt con la figlia maggiore

WIRED
Il profeta David e i suoi seguaci in gialloblu
Per chi come me ha la fortuna di poter vivere una partita di basket a contatto diretto coi
protagonisti, queste Final Four sono state unesperienza incredibile. Mai, ma dico mai, ho
visto un allenatore guidare la propria squadra come fa David Blatt con il suo Maccabi. Al
di l della preparazione tecnica e tattica, al di l degli schemi disegnati sulla lavagna, il
rapporto dialettico che ha coi suoi giocatori davvero unico. Lui con loro discute, vuole
che rispondano alle domande che di volta in volta pone, e poi li motiva: anche questo il
Maccabi. Eccovi alcuni stralci dei suoi time out in situazioni davvero speciali.
Semifinale con il CSKA, la sua squadra sotto di 10 punti e mancano pochi minuti alla fine
del 3 quarto. Il quintetto si siede in panchina e Blatt comincia con le sue domande. Siamo sotto di 10 - dice guardando il tabellone - credete che per noi sia una situazione nuova,
nella quale non ci siamo mai trovati?. No - rispondono i giocatori - abbiamo gi visto
questo film. E allora sapete gi come andata a finire, vero? fa lui. Si la risposta.
Bene - conclude alzandosi dallhuddle - allora andate in campo e fatemelo rivedere... La
squadra rientra , gioca con unintensit incredibile e a 4 minuti e sotto di 5. Altro time out.
Siamo arrivati a -5 - dice - esattamente dove volevamo essere a questo punto della partita: nessun problema, avete un lavoro da finire e solo voi sapete come si fa a farlo. Detto e
fatto: fortuna o bravura, ma il finale lo conoscete.
Finale con il Real, la sua squadra sotto di 11 quando chiama il time out a met terzo quarto. Sapete cosa dice la gente del Real? chiede ai suoi giocatori. La risposta arriva dopo
qualche secondo No - Blu che parla - ma cosa centra?. Dice che il Real Madrid ha il
reparto esterni pi forte dEuropa, che impossibile batterlo. Volete accettare questa situazione oppure volete dimostrare il contrario?. I primi due giocatori ad alzarsi dalla panchina sono Rice e Hickman, fratelli sul campo e anche fuori, guarda caso compagni di reparto. Come finita? Vi ricordate come Tyrese e Ricky hanno attaccato i propri avversari da
quel momento in poi? Vi ricordate come hanno segnato sopra le teste di Rodriguez e compagni? Ecco, questo il risultato di come Blatt, un vero e proprio profeta da quelle parti,
riesce a motivare i suoi e a vincere partite impossibili. Un pezzo importante di quella coppa che il Maccabi ha alzato nel cielo di Milano appartiene sicuramente a lui, che allinizio
della stagione ha persino dovuto affrontare il rischio tangibile del licenziamento. (P.Col.)

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di imporre la propria legge. Del resto in
panchina l c un certo Ettore Messina,
uno che sa come si fa a vincere, uno
che sempre e costantemente in missione e che sa insegnare ai suoi quel
che occorre per giocare partite come
queste. E infatti i russi tirano la prima
spallata, lo fanno in maniera energica e
il Maccabi sembra accusare. Sembra,
non significa che perch proprio in
quellimpianto, non su quel parquet,
qualche settimana prima, in gara1 dei
quarti di finale con Milano, era accaduta la stessa cosa. Ricordate il +7 Olimpia
a 48 secondi dalla fine della partita?
Ricordate come andata a finire? Ecco,
esattamente in quel preciso momento
qualcosa scattato nella mente dei giocatori di David Blatt, che ha avuto certo
la sua parte in tutto questo (per avere
lesatta percezione delle sue parole vi
rimandiamo al box Wired): hanno
completamente ribaltato linerzia e sono
arrivati a giocarsi la partita esattamente
nel momento e nella maniera a loro pi
congeniale. Con il CSKA in vantaggio
di 4 punti, quindi 2 possessi, ecco che
luomo del destino veste i panni di David Blu: tripla sullo scarico di Rice (e se
andate a guardare bene il contatto del
playmaker del Maccabi con luomo che

marcava Blu non stato certo accidentale) e -1 con 18 da giocare. Time out e
rimessa nella met campo offensiva del
CSKA. Kryapa, il leader occulto di questo quintetto, scambia con Micov ma
poi la palla gli scappa dalle mani. Ne
approfitta Bul che allunga per Rice e la
conclusione dellamericano mancina
solo per quanto riguarda la mano ma
destra, eccome, per quanto riguarda il
risultato. Poi i russi hanno ancora lopportunit di ribaltare il risultato ma la
conclusione di Weems finisce sul ferro.
E apoteosi, con Messina che si mette le
mani nei capelli, i suoi che non riescono ad alzare lo sguardo dal parquet e
gli israeliani che sembrano aver vinto la
coppa del mondo.
Certo, analizzando il tutto occorre parlare anche di fortuna, ma chi riuscito
a vincere un campionato senza mai
avere dalla sua la sorte? Se Kryapa non
avesse perso quel pallone, se Weems
avesse segnato quel canestro Ma i se
si scontrano con i fatti. La prima partita con Milano ci ha insegnato qualcosa ecco la dichiarazione programmatica di
Blu - anche se onestamente non ne avevamo bisogno. Siamo una squadra che
non molla mai, che trova energia nella
sofferenza e che vuole uscire dal campo

I due co-capitani, Pnini e Blu, alzano la coppa: delirio Maccabi

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dopo averle tentate tutte. La fortuna?


Serve per dare morale, ma non lei che
fa canestro. E allora il Maccabi pu fare
festa, certo, ma non troppo, perch nessuno di quei giocatori, in mezzo al campo a ricevere labbraccio di quasi mille
tifosi che hanno invaso pacificamente
il parquet, pensa di aver compiuto la
propria missione. Underdog, sfavoriti,
lasciate pure che tutti lo dicano e lo pensino - le parole di Blatt - noi intanto continueremo a lavorare sulle nostre menti
e i nostri cervelli. Sul cuore no, quello
gi grande cos. La finale? Non importa chi ci troveremo di fronte. A noi gli
avversari interessano poco, quello che
conta solo la nostra squadra. Giocheremo senza mai guardare il tabellone e
poi alla fine vedremo chi la spunta. Mai
frase sarebbe state pi profetica.
REAL MADRID-BARCELLONA: IL
CLASICO. Quando si parla di partite
speciali. Dopo le emozioni della prima
semifinale, lelettricit e la tensione nei
corridoi del Forum era evidente. Opinione comune: se la prima partita finita
in quella maniera, cosa mai ci potr
regalare il derby spagnolo?. Anche perch di fronte cerano due squadre che
assomigliavano molto a due armate invincibili. Premessa: Real e Barca si era-

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Tyrese Rice, 1.85. A Milano il pi piccolo in campo stato anche il migliore

L'MVP
La ricetta vincente? Un chicco di Rice!
Non sono venuto qui per prendermi soddisfazioni personali. I titoli di MVP non contano niente per me, quello che conta
la squadra, e questa sera lMVP tutto il Maccabi e quando dico tutto intendo noi sul campo ma anche i tifosi sugli
spalti. Hanno vinto anche loro perch hanno fatto gli stessi
nostro sforzi. Queste parole Tyrese Rice le ha pronunciate
prima di essere incoronato MVP delle Final Four, in piedi, in
mezzo al parquet con il figlioletto in lacrime tra le braccia.
la verit che non abbiamo mai creduto di essere inferiori a nessuno dei nostri avversari. Noi siamo il Maccabi, una
squadra unica nel suo genere. Io lho imparato in fretta, appena arrivato qui mi hanno fatto sentire parte di una famiglia, di un qualcosa che dura nel tempo. Ora siamo arrivati

sul gradino pi alto dEuropa, abbiamo battuto tutti e ci godiamo il momento. Il suo coinvolgimento totale: quando
alza il trofeo lo fa con gli occhi rivolti ai suoi compagni. Del
resto quello che ha fatto in semifinale, con quel canestro incredibile a pochi secondi dalla fine, e il capolavoro compiuto
nel quarto quarto e nel supplementare con il Real, hanno legittimato questo premio. Ora ditelo pure: il miglior reparto
esterni dEuropa formato da Rice e Hickman, noi lo sapevamo fin dallinizio della stagione, molti altri no, ma questo
non importa. Le parole nel basket stanno a zero, quello che
conta giocare e vincere e noi siamo sempre stati convinti di
poter fare entrambe le cose contro qualsiasi avversario. Hai
ragione tu T.R. Congratulazioni, MVP...

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final four
no incontrate nella Liga spagnola pochi
giorni prima e avevano vinto i catalani,
questa poteva considerarsi una rivincita ma dallo spessore diverso. Il timore e
la preoccupazione di Sergio Rodriguez
(fresco di nomina MVP della stagione)
e compagni evidente nei primissimi
minuti della partita, durante i quali i
blaugrana impongono ritmo e regole
di gioco: segnano e difendono contro
una squadra che non riesce a correre.
Ma solo una fiammata, a poco a poco
il fuoco del Barcellona si spegne e si
accende invece linceneritore dei Blancos. Come si fa a concedere tutto quello spazio a Rudy e Sergio? Non si pu,
non si deve, e allora arrivano una serie
di palle perse, di errori madornali al
tiro mentre il Real mette in piedi il suo
personalissimo spettacolo dalla linea
dei tre punti. E un parziale che spacca
la partita ma anche il cuore del Barcellona: segnano tutti, ma proprio tutti, in
un canestro che sembra diventato una
vasca da bagno, e dal terzo quarto in
poi non c pi partita. Alla fine sono
38 i punti di scarto, mica bruscolini, e il
Real vola in finale con la forza del suo
talento e della sua apparente tranquillit mentale. Mai sconfitta, nella storia
delle Final Four, stata cos eclatante e
trovare scuse pressoch impossibile.
Sar Real Madrid-Maccabi la finale 2014
dellEurolega e la domanda : chi di voi
in quel momento avrebbe scommesso
un solo euro sulla squadra allenata da
Daviid Blatt?
BARCELLONA CSKA: PARTITA TRA
DELUSE. Ma prima di arrivare a quella
partita c la finalina da giocare. Una
partita inutile secondo tutti i protagonisti, una partita che serve solo per le
statistiche, con stati danimo sotto il
livello di guardia. Ma occorre giocarla
e allora perch non farlo nel migliore
dei modi possibili? Certo, con le tribune del Forum semideserte e il tifo praticamente inesistente difficile trovare
il ritmo giusto e chi soffre di pi, dopo
una inizio promettente, il CSKA che a
poco a poco abbassa la guardia e concede il campo al Barca. Ah, a proposito di
Barca: non penserete che un campione
come Juan Carlos Navarro possa lasciare una Final Four senza aver messo la

Ricky Hickman, dall'Italia (Casale, Pesaro) al trono d'Europa

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Vista dal basso: Rice vola a canestro nel traffico, sullo sfondo la marea gialla

VISTA IN TV
Cuore, cervello e lavoro di squadra. Proprio come il Maccabi...
E buona educazione, quando si entra in una casa non tua, minsegnavano i miei genitori, salutare e presentarsi. Entro nella casa
di SB in punta di piedi: mi chiamo Giancarlo Fercioni e faccio il
regista televisivo dello sport che amo di pi, il basket. Quindi ho
la fortuna di fare un lavoro che mi piace e questo gi positivo. Il
primo compito assegnatomi descrivere (cosa da niente) quello
che televisivamente successo nelle recenti Final 4 di Eurolega. Lo
schieramento di forze, a mia venticinquennale memoria (ma posso
sbagliare) stato il pi importante esibito nel basket italiano: 16
telecamere per il segnale internazionale, cio quello distribuito in
tutta Europa, pi altre 3 telecamere per Fox Italia che trasmetteva
l'evento per il territorio nazionale. Tutte le telecamere avevano un
replay digitale dedicato, di cui due in supermotion per esaltare e
sottolineare le fasi pi spettacolari e le espressioni pi intense dei
protagonisti, oltre ad un sistema in network che, pescando dai vari
replay, pu costruire in tempo reale clip dedicate e impaginate per
arricchire il tutto. Un audio con copertura a tappeto in tutto il palazzo per far vivere ai telespettatori la sensazione di essere in campo
con Baby Shaq o con il Barba Sergio Rodriguez. Poi grafiche supportate da un giornalista dedicato, per informare sempre in modo
pertinente alle immagini e alla storia della partita. Non sono quantificabili le tantissime "unilaterali" (cio le integrazioni delle varie

televisioni estere) oltre a tutte le postazioni fornite ai tantissimi


media che hanno voluto seguire la manifestazione, quasi quanto
i tifosi israeliani Ma tutto questo rischia di diventare una inutile
esibizione di forza fine a se stessa se non c alle spalle un lavoro
di squadra, dove, in supporto alla regia, ci sono persone che aiutano a coordinare il racconto, anticipando le possibili storie da
seguire o i possibili sviluppi del gioco. Oltre a questi producers, a
dare una ulteriore mano c un supervisor ai replay insieme ad un
operatore dedicato, per costruire in tempo reale clip con grafiche
dedicate. Insomma, la realt dei fatti, banalizzando molto, che
puoi avere un fisico perfetto, ma se non c un cervello che funziona e un cuore che si emoziona non vai molto lontano. Questo, tra
laltro, ci che successo alle Final Four: il Maccabi era dichiaratamente la sfavorita, una nobile decaduta arrivata per circostanze
fortuite e demeriti altrui (vox populi) alle finali, ma ha dimostrato
che con cuore e cervello e molto meno fisico e tecnica delle altre si
pu vincere. Anche per la televisione stato cos: lavoro di squadra alla base di tutto, dai cameramen agli operatori, ai replay, alla
grafica, al commento, alla produzione, oltre che ai giornalisti e la
regia. Poi a metterci il resto ci pensa questo sport che televisivamente il pi bello in assoluto.

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Giancarlo Fercioni

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final four
sua firma sotto una vittoria, vero? Ed
ecco allora il grande veterano muoversi
sul parquet come un giovincello, segnare in tutte le maniere che il mondo conosce: la bomba, il tiro in allontanamento,
le penetrazioni con le invenzioni e tutto
il resto. A dargli una mano il Lampe che
nella semifinale si era fatto il sedere a
strisce per tutta la partita e che probabilmente aveva pi motivazioni degli
altri: dimostrare al suo allenatore che
aveva fatto male a non considerarlo, ai
suoi tifosi che lui comunque sempre
pronto e a se stesso di essere sempre il
giocatore che era. Alla fine arrivare terzo meglio che arrivare quarto e, come
dice Huertas: Non oggi, ma tra qualche
mese magari riusciremo anche ad apprezzare il fatto di essere comunque la
terza squadra del continente. Magra
soddisfazione.
MACCABI-REAL MADRID: LA FINALE INATTESA. Sul parquet del forum ci
sono, complessivamente, 31 partecipazioni alla Final Four, il massimo che si
possa aspettare dal basket del Vecchio
Continente, ma allo stesso tempo una
sfida che nei tempi moderni non ha mai
avuto ragione di essere. Maccabi e Real
hanno fatto la storia di questo sport nel
passato remoto. Giocatori come Corbalan o Berkovitz, Rullan e Jamchj, hanno foto e magliette ritirate nei rispettivi

palazzetti. Ma questa unaltra storia.


Sulle tribune non ci sono pi solo seimila tifosi del Maccabi, nel frattempo
ne sono arrivati altri tremila, che hanno preso un aereo nella notte, hanno
acquistato senza contrattazione alcuna
i biglietti venduti dai delusi tifosi del
CSKA e del Barcellona, ed ora sono qui,
a tifare per i propri guerrieri. Sul legno
milanese c una squadra che, a detta
di tutti, non pu perdere con nessuno,
e unaltra, che a detta dei pochi (che
poi sono i giocatori e lo staff tecnico,
oltre che i suoi tifosi) non vuole perdere
con nessuno. E la partita si snoda con il
solito copione. Voglio raccontarvi una
cosa: andate a riguardarvi tutte le partite che il Maccabi ha giocato, diciamo
dai quarti di finale in poi, e alla fine
sarete daccordo con me. Questa squadra (che poi non una squadra ma un
esercito in guerra continua) recita sempre lo stesso copione: lo ha fatto con
Milano, lo ha ripetuto con il CSKA e lo
sta facendo ora con il Real. Primi minuti
di studio dellavversario, rullando il
proprio gioco per entrare nelle pieghe
dellincontro, poi un momento di attesa. Ma attesa finta, in realt stanno
solo aspettando che lavversario mostri
tutte le sue carte per poi capire qualche
contromossa attuare. Sono andati sotto con lOlimpia, sono andati sotto di

La marea gialla ha sommerso il Forum. E poi tutta Milano...

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15 con i russi, vanno sotto qui anche di


10 e sembrano morti. Ma esattamente
nel momento in cui vedono negli occhi
degli avversari la convinzione di avere
ormai nelle mani la partita, ecco che
escono allo scoperto, cominciano larrembaggio e non mollano pi la preda
fino ad un secondo dopo la sirena finale. Questo il Maccabi, signori, questa
una squadra-nazione, un fenomeno che
non ha eguali nel mondo. E il Re, anzi il
Real, nudo di fronte a questa intensit
e a questa energia. Il Chacho non segna
se non a sprazzi, Rudy imbavagliato e
Bouroussis, lunico a cercare soluzioni
alternative, troppo solo. Risultato? Vittoria e tripudio. Certo, anche in questo
caso vi rimandiamo alle parole dei Blatt
nel suo wired, perch lui ha parte fondamentale in tutto questo, ma quando
si accende la festa e i giocatori alzano
il trofeo al cielo, la consapevolezza che
abbia vinto la squadra pi squadra
generale. Questo il Maccabi, signori,
questa una nazione che vive e ama
un simbolo, che non solo quello della
stella di David. Possono cambiare i protagonisti in campo e quelli in panchina,
possono alternarsi i tifosi sulle tribune,
ma rimane sempre lo spirito e la voglia
di sorprendere. Con il cuore, un cuore
che fa provincia. Onore al Maccabi. Tutti in piedi. Se lo meritano.

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ALTRI MONDI

Lezioni
da oltre
confine
UNA PROFONDA
RIFLESSIONE suGLI
EFFETTI DELLA
DISGREGAZIONE DELLA
EX JUGOSLAVIA, nel
basket e non solo. lo
sport anticipa sempre
le dinamiche sociali

di Sergio Tavar

ono convinto che essere


uomo di sport sia a volte un
grande privilegio per riuscire
a capire in anticipo cose che stanno
covando nella societ e che i grandi politici scoprono molto pi tardi,
quando ormai i buoi sono scappati
dalla stalla. Ho vissuto in prima persona tutta la vicenda della disgregazione
della Jugoslavia con la continua angoscia di essere una specie di alieno, in
quanto cose che a me apparivano, da
uomo di sport, lampanti, ovvie, annunciate con largo anticipo da quanto
succedeva sui campi da gioco, erano
continuamente ignorate da tutta la comunit dei grandi politici della terra
che insistevano nel produrre soluzioni che altro non erano che gettare
sul fuoco la produzione giornaliera di
benzina dell'Arabia Saudita. E infatti si
poi visto com' andata. Bastava che
qualcuno avesse fatto qualche anno
prima un giro per gli stadi jugoslavi
per capire cosa in effetti bisognava
fare e che sarebbe stato secondo me
molto semplice fare, se non altro per

Drazen Petrovic. Nessuno come lui...

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ALTRI MONDI
limitare - e sono convinto che sarebbero stati limitati di molto - i danni.
Ma lasciamo stare, anche se a distanza di pi di 20 anni la frustrazione per
quanto avrebbe dovuto succedere e invece non successo continua a essere
vivissima. Se per fosse stata usata la
medicina giusta non avrei avuto modo
di vedere cosa successo al basket
jugoslavo, cio non avrei potuto avere sott'occhio tutte le dinamiche che
lo sport anticipa in campo sociale,
fungendo da esempio semplificato di
quelle che sono poi le direzioni che
prende l'intera societ.
Allora passiamo al tema, anche per dare un taglio ai paroloni che
mal si addicono a un ignorante
giornalista sportivo, uno cio che,
trattando di argomenti frivoli e insignificanti, nulla pu capire dei massimi sistemi. Allora: la Jugoslavia nel
'91 si sfalda. Nel basket sta fiorendo
quella che avrebbe potuto essere la
pi grande generazione mai nata,
una generazione che alla matura
et media di 21 anni e mezzo (rovinata dai 24 anni di Draen Petrovi)
vinse l'argento alle Olimpiadi di Seul
giocando in finale contro l'URSS (che
aveva appena battuto gli USA) la peggior partita di tutta l'Olimpiade. Pochi
ricordano infatti che nel girone eliminatorio quella stessa Jugoslavia aveva
nascosto la palla ai sovietici (che per
questo erano stati costretti a battere
gli USA prima della finale). Pazienza,
tanto c'era tutto il tempo per rifarsi.
No, non c'era: bast per giocare il miglior basket di sempre agli Europei di
Zagabria 1989, bast per dominare il
Mondiale di Buenos Aires del '90, con
tutti i venti di guerra che gi spiravano
e privi di una Repubblica (la Slovenia
ritir Zdovc per le semifinali e la finale), bast per dominare gli Europei di
Roma '91, e poi croll tutto. Mezza Jugoslavia con il nome di Croazia ebbe il
privilegio di essere la sparring partner
del Dream Team a Barcellona, mentre
l'altra mezza Jugoslavia era bandita
dalle astute cancellerie internazionali
(che allora forse cominciavano a capire cosa era in realt successo mettendo in opera, come sempre in questi

Toni Kukoc, 3 titoli NBA con i Bulls

casi succede, rimedi della serie pezo


el tacon del buso). L'altra mezza Jugoslavia, finalmente rientrata, gioc
la finale di Atlanta, proprio nell'occasione nella quale si sarebbe dovuta
vedere la miglior Jugoslavia di sempre. Pensate nel '96, con un'et media
di 28-29 anni, cio nel massimo delle
proprie possibilit fisiche e tecniche,
con esperienze pluriennali di militanza nell'NBA, cosa avrebbe potuto fare
una Jugoslavia con Petrovi, orevi,
Danilovi, Bodiroga, Zdovc guardie,

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Kuko, Paspalj e Stojakovi ali, Divac,


Raa, Vrankovi, Rebraa e Savi centri. Io sono fermamente convinto che
contro quella America, fondamentalmente senza MJ, avrebbe vinto a
mani basse. E, oso dire, anche contro
MJ ci sarebbe stata partita.
La scuola jugoslava dunque
produceva giocatori di straordinario livello in serie. Il perch l'ho gi
spiegato nel mio pezzo precedente su
questo giornale. Fondamentalmente
era la stessa scuola che veniva messa

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ALTRI MONDI
in opera dovunque adattandola alle
caratteristiche peculiari dei popoli jugoslavi, diversi per storia, mentalit,
cultura e abitudini. Creando con ci
giocatori che parlavano la stessa lingua cestistica, ma con approcci mentali totalmente diversi, il che dava alla
squadra nazionale una duttilit e una
capacit di adattamento che nessun
altro aveva al mondo. Con la disgregazione della Jugoslavia tutto ci and
ovviamente a farsi benedire. Per paradossalmente gli effetti in un primo
momento furono benefici. La storia,
vedi per esempio la riunificazione tedesca, insegna che nello sport l'unione non fa necessariamente la forza. In

un sistema centralizzato le forze periferiche pi deboli, dal punto di vista


economico, ma soprattutto politico,
cominciano a soffrire e lentamente deperiscono. In Germania per esempio si
persero per strada tutte le straordinarie capacit tecniche e di reclutamento che erano state la grande forza della
DDR (lasciamo stare il doping che era
il turbo finale, ma che non sposta
pi di tanto il discorso). Nel processo
inverso, quello cio di disgregazione,
le cose si svolgono in modo specularmente contrario.
Prendiamo per esempio la Slovenia (per la Macedonia vale pi o
meno lo stesso discorso: quando parlo

Michael Jordan. Una Jugo unita nel '96 avrebbe potuto batterlo?

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di sloveni pensate per esempio ai macedoni Naumovski, Ilievski o Anti).


La Slovenia stata sempre una regione dove il basket era vissuto come una
specie di sport nazionale, sicuramente pi del calcio. Per esempio quando
politici, parlamentari o attori o comunque personaggi pubblici giocano
una partita di beneficenza lo fanno
giocando a basket e non certamente a
calcio. Per era stata inevitabilmente
soffocata dalle altre repubbliche pi
grandi e influenti, Serbia e Croazia,
per cui i talenti che vi sbocciavano dovevano fare una lunghissima strada
per arrivare ai vertici. Cio dovevano
mettersi in mostra nei vari campionati locali, al momento giusto passare
all'Olimpija di Lubiana, che era sempre stata una specie di nazionale
slovena con pochissimi innesti di giocatori stranieri (e anche quando ne
prendevano, tipo Jelovac, andavano a
prenderlo in Istria, cio molto vicino),
e poi eventualmente pensare di poter
andare in nazionale. E, visto che l'Olimpija, per la concorrenza che c'era,
raramente riusciva a giocare le Coppe
internazionali, l'esperienza che questi
giocatori maturavano era sempre limitata, per cui tantissimi non riuscivano
in carriera a esprimere tutto il proprio
potenziale. Con l'indipendenza tutto
questo venne a cadere. Si ebbero cos
esempi di giocatori cresciuti nelle societ minori che saltarono subito il
fosso bypassando tranquillamente
l'Olimpija e andando da molto giovani a forgiarsi in squadre importanti,
esempi classici Nesterovi, Smodi,
Lakovi, ma anche tanti altri tipo Slokar o Brezec, magari Beirovi prima
che le ginocchia lo mettessero sulle
stesse. Giocatori che, sono sicuro, se
ci fosse stata ancora la Jugoslavia, mai
avrebbero raggiunto quello che hanno
poi raggiunto. Lo stesso Goran Dragi
un po' l'ultimo mohicano di questo
sistema.
Questi giocatori emersero perch intanto continuava l'onda lunga della
scuola jugoslava, nel senso che gli
allenatori che li allevavano funzionavano ancora secondo i vecchi schemi,

primo perch non ne conoscevano al-

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ALTRI MONDI
tri, ma anche e soprattutto perch funzionavano perfettamente. Lasciando
da parte la Bosnia, che, poverina, aveva ben altri problemi con cui confrontarsi, per la Croazia e la Serbia le cose
furono un tantino diverse, nel senso
che per loro emergere nella vecchia Jugoslavia non era un problema, per cui
la produzione di giocatori continu
secondo i vecchi schemi ancora per un
po', continuando dunque a produrne
di bravi in profusione.
In definitiva per un po' le cose andarono che meglio non avrebbero potuto. Da una Jugoslavia ne emersero
dapprima quattro pi o meno equivalenti (forse con la Macedonia un gradino sotto), poi arriv, una volta calmatosi un tantino l'uragano bellico,
la Bosnia (non aggiungo volutamente
l'Erzegovina perch, essendo abitata
prevalentemente da croati, soprattutto
ora, dopo la guerra, si sente in realt
una regione croata, per cui i suoi giocatori, tipo Planini o Bara, optano
automaticamente per la cittadinanza
croata), forse la regione dove crescono, in senso letterale, i giocatori pi
alti e imponenti d'Europa. E infine
arriv il Montenegro che, una volta separatosi dalla Serbia, pot finalmente
esprimere tutto lo straordinario potenziale fisico dei suoi atleti (onestamente: cosa pensereste adesso se in
qualit di CT doveste incontrare una
nazionale che schierasse contemporaneamente Pekovi, Miroti, Dubljevi,
Vuevi e Pavlovi?). Ed era veramente
affascinante vedere come emergessero
poi, cristallizzandosi, le caratteristiche
peculiari dei singoli popoli che nel calderone jugoslavo si perdevano amalgamandosi. Avevamo cos i disciplinati asburgici sloveni, che per per il loro
inguaribile complesso di inferiorit di
popolo piccolo circondato da vicini
grandi e pericolosi tipo italiani a ovest
e tedeschi a nord erano fondamentalmente perdenti; avevamo i croati che
davano sempre l'impressione di essere un esercito in missione; avevamo i
serbi creativi e fantasiosi afflitti per
dal loro innato strafottente sentimento
di superiorit su tutto il mondo, e cos

via.

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superbasket.it
ALTRI MONDI
I tempi per passano. Quest'anno in Slovenia e nelle altre repubbliche jugoslave sono usciti dalle scuole
i primi diplomati nati non pi in Jugoslavia, e che dunque la Jugoslavia
non sanno neppure cosa fosse, se non
per sentito dire da genitori e parenti.
Slovenia e Croazia sono nell'UE, dunque fanno parte di un'entit politica
completamente diversa, i giovani sloveni, non pi obbligati a imparare il
serbocroato a scuola, hanno sempre
maggiori difficolt a farsi capire quando passano la Kolpa (il fiume che fa
da confine fra Slovenia e Croazia), insomma la Jugoslavia si sta disgregando pian piano anche nelle teste. E cos
fatalmente si sta disgregando anche la
scuola cestistica, ahim. I vecchi allenatori, salvo alcune rarissime eccezioni, sono in pensione, oppure all'estero, i giovani tecnici sono sempre pi
amalgamati al mainstream mondiale,
leggi americano. Sono cambiate le
condizioni sociali, i giovani ex jugoslavi sono sempre pi simili ai loro coetanei del resto d'Europa, afflitti dalle
moderne diavolerie tecnologiche, per
cui non vedono pi nello sport un
veicolo di affermazione personale,
con tutto quello che ci comporta in
termini di motivazione e di etica del
lavoro, insomma le cose si stanno
normalizzando. Personalmente ero
convinto che, dovunque fossi andato,
se avessi visto all'opera una squadra
sconosciuta di basket, avrei capito
dopo due azioni che non poteva non
essere una squadra serba, o croata, o
slovena, solo per come si muoveva in
campo e per le cose che i suoi giocatori facevano. Grandissima fu perci la
mia afflizione quando due anni fa seguii a Lubiana gli Europei Under 20 e
non riconobbi i serbi, che mi sembravano esattamente come tutti gli altri,
e mai avrei immaginato che potessero
essere serbi se non avessi visto scritto
Srbija sulla maglietta. L capii che le
cose erano definitivamente cambiate
e che una lunga e gloriosa storia era
arrivata al capolinea. Impoverendo in
modo devastante tutto il basket mondiale. O basket jugoslavo, sia ti lieve la
terra natia.

Goran Dragic, sloveno, ormai una superstar NBA

Nikola Mirotic, stella montenegrina naturalizzato spagnolo

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In tutti i nostri prodotti i sapori mantengono il


carattere semplice e genuino delle loro origini.
questa la filosofia che guida
il nostro saper fare, fin dal 1956.

il sapore della nostra terra

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LINTERVISTA

BRUGNARO: Voglio pi
basket sulla RAI

Il presidente dellUmana Reyer Venezia capofila di una nobile crociata a favore


del movimento. ecco perch rivendica lo spazio informativo dovuto dal servizio pubblico
di Marco Bonfiglio

residente Brugnaro, nel corso di questa stagione sportiva lei si esposto


in prima persona come capofila di tutte
le societ per rivendicare maggiore visibilit per il basket sulla Rai. Perch?
"La Rai, come emittente incaricata del servizio pubblico, dovrebbe garantire il pluralismo dellinformazione secondo quanto
stabilito anche dal contratto di concessione. Invece, basta guardare le trasmissioni
per vedere che da anni il basket non viene trattato come dovrebbe e sta subendo
unevidente discriminazione che non pu
continuare. Eppure, i numeri ufficiali del
movimento, relativi al pubblico e agli atleti
tesserati, dicono che la pallacanestro vale
oggi il 20% del calcio per cui, in termini
proporzionali, abbiamo diritto ad un quinto della visibilit rispetto a questo... Tradotto, giusto per fare un esempio, qualcosa
come 15-20 minuti alla Domenica sportiva:
provate solo a immaginare quali sarebbero
le cifre del settore se ci fosse garantita la
visibilit dovuta. Non vogliamo arrenderci
alla monocultura calcistica che per tanti
versi indotta negli spettatori".

Nel concreto, ci spiega che cosa chiede


alla Rai?
"Prima di tutto che il basket venga trattato
nellinformazione generalista. Non sufficiente limitarsi alla diretta di una partita
alla domenica sera su un canale specializzato solo di sport. Occorrono dei passaggi
anche nei telegiornali e nei programmi di
approfondimento in onda in fasce orarie
adeguate e che permettano di raggiungere
la vasta platea del pubblico. Trasmettere la
partita naturalmente importante, ma poi
necessario che si parli di quel che accade
nella pallacanestro anche nei contenitori
informativi del servizio pubblico, cosa che
oggi non capita. La battaglia continuer
con altre iniziative sulle quali stiamo ragionando".
LUmana Reyer Venezia lunica realt
in Italia che pu contare su di una squadra maschile e su di una femminile entrambe in serie A...
"Il nostro un progetto ampio e unico nel
suo genere che punta soprattutto sui giovani. Non un caso se in ambito femminile abbiamo inaugurato 3 anni fa un nuovo

corso rinunciando alla massima categoria e


rifondando la squadra proprio a partire dalle giovani atlete del nostro vivaio. La prima
squadra maschile ovviamente la punta
delliceberg di questo impegno che intende
attualizzare le linee guida dei nostri fondatori, nel 1872, Costantino Reyer e Pietro
Gallo secondo i quali lo sport ha unenorme valenza pedagogica nei confronti dei
giovani. Attraverso esso, la persona pu
formarsi e rafforzarsi, imparando a vincere nel rispetto delle regole e dellavversario
ma, soprattutto, a rialzarsi dopo le sconfitte ed i momenti difficili che nella vita non
risparmiano nessuno. Al di l dei risultati
sportivi, questo linsegnamento che pi ci
preme tramandare".
Quali indicazioni dalla stagione appena conclusa della compagine maschile?
"Per come andato il campionato, non
abbiamo meritato i playoff. Sulla carta
avevamo unottima squadra, ma sul campo abbiamo reso molto meno di quanto
avremmo dovuto. E stata una stagione
storta, in cui ai nostri errori si aggiunta
anche una buona dose di sfortuna. Non vo-

Ecco un'immagine dell'appello lanciato dalle 16 societ di Serie A per ottenere una maggior visibilit del basket sui canali Rai

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superbasket.it
LINTERVISTA
glio, per, trovare alibi: la pecca pi grande
stata la mancanza del gruppo e di quella
coesione che necessaria per raggiungere
gli obiettivi. Non ci sottraiamo alle nostre
responsabilit, io per primo. Siamo al terzo
anno di A, forse qualcuno ha pensato che
la post season dovesse essere scontata, ma
nello sport come nella vita non c nulla di
automatico che viene da solo. Ripartiremo
con ancora pi entusiasmo, con pazienza e
umilt, facendo tesoro dellesperienza per
non ripetere gli stessi sbagli".
Lei ha sempre dimostrato di credere
La Reyer Venezia
molto nei giovani,
un grande progetto
come testimoniano
non solo sportivo,
anche i grandi invema anche sociale
stimenti effettuati in
e culturale. E lo sport
questo settore...
uno strumento
"Il nostro un grande
di scoperta
progetto non solo spore valorizzazione
tivo, ma anche sociale
del talento
e culturale. Sono convinto che lo sport sia un
formidabile veicolo formativo per ragazzi e ragazze: pochissimi di loro riusciranno nellimpresa di diventare
campioni, ma ci che pi importa
che tutti imparino a diventare dei cittadini
migliori, in grado di affrontare le sfide e visione dinsieme strategica. Io credo che la
dare il meglio di se stessi. Io credo ferma- Venezia metropolitana, aperta a Padova e
mente nello sport come strumento di sco- Treviso ma anche a parti di Vicenza, Roviperta e valorizzazione del talento, aiutando go, Belluno e Pordenone, sia unarea dalle
ciascuno a trovare le proprie attitudini e il grandissime potenzialit che per ha bisoproprio spazio nella societ. Per questo sia- gno di veder riconosciuto un nuovo senso
mo orgogliosi che al nostro progetto finora di appartenenza che faccia leva su simboli
abbiano aderito 23 societ del territorio e positivi e vincenti. La Reyer si propone
4500 giovani atleti. Realt che manten- come volno di aggregazione e rilancio per
gono le proprie identit e autonomia, ma un nuovo rinascimento della nostra grande
che entrano a far parte di una famiglia pi citt, un po come accade con il Barcellona
grande per uno scambio di esperienze e un per la Catalogna: i nostri colori orogranata
accrescimento reciproco. Anche questan- vogliono essere lemblema di questo movino il settore giovanile ci ha regalato grandi mento dinclusione, a servizio della comusoddisfazioni, cos come il femminile che al nit per procedere compatti verso gli obietritorno in A ha conquistato il quinto posto tivi che abbiamo davanti".
E anche per questo motivo che non ha
e i playoff".
Pi volte ha sottolineato che il basket mancato di richiamare i propri tifosi a
anche veicolo di aggregazione territo- mettere da parte certi campanilismi?
"Da sempre sono convinto che lunione
riale. Cosa intende?
"E finita lera dei campanilismi, anche faccia la forza e che se vogliamo costruire
perch oggi la competizione si gioca a tutti assieme una realt in grado di competere
i livelli in tutto il mondo tra aree metropo- in ambito europeo, nello sport come nellelitane, in cui le singole identit si armoniz- conomia, dobbiamo abbattere le barriere,
zano dentro a un disegno unitario e a una nelle parole e nei fatti. Penso che, al di l

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della goliardia, sia molto pi utile e opportuno tifare a favore di qualcuno piuttosto
che contro qualcosa. Nel caso specifico, ho
ritenuto di ridimensionare la provocazione
di alcuni cori che andavano oltre la rivalit
sportiva nei confronti di Treviso: una citt
che protagonista di questo movimento di
aggregazione metropolitano necessario per
compiere quel salto di qualit che tutti, anche i tifosi, auspicano".
Oltre alle idee servono anche le strutture e non un mistero che lei a Venezia
vorrebbe realizzare un impianto nuovo.
"Il basket non solo la partita di 40 minuti. In questo senso, siamo chiamati a imparare dagli americani a spettacolarizzare
gli eventi. Ecco perch servono palazzetti
adeguati e utilizzabili non solo per lo sport.
Ho sostenuto personalmente una spesa
di 1 milione e mezzo di euro per mettere a
norma il Taliercio e consentire alla Reyer
di giocare nella propria citt. Ora, per,
unarena pensata con criteri moderni e innovativi servirebbe per crescere e anche
per sfruttare lenorme valore aggiunto del
brand Venezia, che ha un appeal straordinario in tutto il mondo. Dobbiamo lavorare
tutti assieme, anche in collaborazione con
le Istituzioni, affinch nei prossimi anni
Venezia possa ospitare le partite dei grandi
club europei".
Presidente Brugnaro: tra le tante particolarit che caratterizzano il progetto
Reyer c anche la certificazione etica.
Perch ha intrapreso questo percorso?
"Chiariamo subito che essere certificati
non vuol dire avere il cartellino dei primi
della classe. Significa che abbiamo deciso di aprire i nostri cassetti ad un ente
terzo accreditato che ha verificato, e ancora continua a farlo periodicamente, che
tutto ci che facciamo con il nostro lavoro
quotidiano viene svolto con seriet e correttezza.Siamo stati la prima realt professionistica italiana a compiere questa scelta
perch credo che la certificazione etica sia
un modo per garantire la massima trasparenza nel rapporto tra la nostra societ
sportiva e tutti coloro che si relazionano
con noi: gli atleti, il pubblico, gli sponsor.
In generale, un percorso avviato solo di
recente che mi auguro possa coinvolgere
un numero crescente di club, contribuendo
a migliorare limpegno e la credibilit dello
sport nella societ civile".

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BASKET e TV

La TV del BASKET:
un AZZARDO necessario
Di fronte alla crescente difficolt della pallacanestro a reperire partner televisivi,
la Federazione ha deciso di lanciare un progetto ambizioso.

er investire sulla pallacanestro, oggi, necessaria una discreta lungimiranza. Chi la ama
si lamenta per la scarsa visibilit di cui
oggetto, perch non vorrebbe sfogliare tutto il giornale prima di arrivare
alle poche righe che lo interessano, n
seguire un intero notiziario sportivo
prima di accorgersi che la pallacanestro stata esclusa. Preferirebbe vedere qualche partita in pi in televisione
e avere la possibilit, occasionalmente, di gustarsi una trasmissione che
analizzi ci che successo durante il
weekend, descriva i personaggi, racconti qualche bella storia.
Lappassionato cerca disperatamente un modo per alimentare la
propria passione e la sua crescente
frustrazione rimane una delle principali preoccupazioni dellintero
movimento. Tanto pi che viaggia di
pari passo con quella degli sponsor:

di Niccol Trigari
banalizzando, mettere il marchio
su una maglietta (o su un tabellone
pubblicitario) che entra nelle case di
tutta Italia ha un valore ben diverso
rispetto a mostrarla alle poche migliaia che, onore a loro, si presentano ogni domenica sulle tribune per
assistere alla partita dal vivo. La cassa di risonanza determina la misura
dellinvestimento creando un effetto
domino che, nelle sue implicazioni
negative, pu risultare devastante:
un campionato con modesta esposizione diventer sempre pi povero anche tecnicamente e a livello
spettacolare, allontanandosi cos
ulteriormente dalla visibilit di cui
avrebbe bisogno per rialzarsi. Fermare la deriva non facile e richiede,
appunto, lungimiranza, se non un
vero e proprio atto di fede. Sarebbe
stato folle pretenderlo dai media, soprattutto da quelli commerciali, che

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gi vivono situazioni delicate a causa


del ben noto quadro economico.
Serviva uno sforzo interno al
movimento e la Federazione, nella
persona del Presidente Gianni Petrucci, ha accettato la sfida, andando
perfino oltre alle pi rosee aspettative
degli appassionati. La TV del basket
era un sogno che sembrava destinato
a rimanere tale e ancor pi difficile
sarebbe stato immaginare che potesse realizzarsi in un momento economicamente tanto complesso. Mai
come adesso, daltro canto, se ne avverte la necessit: i soggetti disposti
a investire sulla pallacanestro sono
sempre meno e allorizzonte cominciava a prospettarsi lalternativa tra
venire oscurati e comprare (perch
alla fine di questo si tratta) gli spazi
televisivi necessari alla trasmissione degli eventi. Purtroppo mostrare
il basket in TV costa caro e la quali-

superbasket.it
BASKET e TV
t (della quale sento parlare spesso)
f lievitare il conto a dismisura: non
stupisce che si fatichi a trovare emittenti disposte a sobbarcarsi i costi di
produzione di una partita di basket
(sui diritti di trasmissione dellevento, meglio sorvolare), anche perch
ad appesantire i termini dellinvestimento c il timore che i numeri
(audience) saranno insoddisfacenti.
Quelli del basket, mi dispiace sottolinearlo, a volte lo sono stati, soprattutto alla luce degli oneri che portano
in dote.
Tra il parquet e lo schermo di
casa i passaggi sono complessi e
tuttaltro che a buon mercato, soprattutto se si pretende un determinato
standard di qualit: una partita pu
essere ripresa con poche telecamere o
in HD, senza grafiche o con il SuperSloMo e la differenza enorme, non
solo per il telespettatore. Premesso
un certo grado di approssimazione
e immaginando la vecchia cara televisione come fonte di trasmissione,
credo che si possa fare un lavoro pi
che decoroso con 9 mila euro (basic)
e che ne servano 14 mila per un prodotto di qualit, ma se volete la con-

figurazione full optional facile superare quota 20 mila. Per quanto un


accordo su base stagionale possa addolcire la pillola, il totale, anche nella configurazione meno nobile (e anche accettando uno standard ancora
pi modesto), rimarr quantomeno
indigesto per le emittenti nazionali
e impossibile da sostenere per quelle locali. Queste premesse aiutano a
spiegare la freddezza dei potenziali
partner, nonch a comprendere il
progetto lanciato dalla Federazione.
Sono altres convinto che debbano anche essere tenute sempre presenti nel valutarlo: la TV del basket
frutto di un sogno, ma nasce dalla
necessit di fare i conti con la realt
e, per quanto la via intrapresa dal
Presidente Petrucci (onore a lui per
il coraggio) non fosse lunica possibile, adesso quella che lintero movimento dovrebbe accettare di percorrere. Partendo dai proprietari dei club
(onore al loro spirito mecenatistico) e
raccogliendo chiunque sia disposto
a sostenere un investimento che, a
breve termine, non sembra destinato
a produrre dividenti interessanti, almeno dal punto di vista prettamente

Gianni Petrucci e Angelo Binaghi, i presidenti di FIP e FIT

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economico. Abbracciare questo progetto non significa, peraltro, dimenticare le alternative compatibili, a
cominciare dalle preziosissime emittenti locali. Del resto la partita si pu
seguire anche senza tante telecamere
e, durante la settimana, sar pi facile ritagliare spazi di informazione e
analisi.
E evidente che i problemi incontrati dalla Serie A, soprattutto nella
parte iniziale della stagione in corso,
vadano ben oltre il numero delle telecamere utilizzate, ma con un atteggiamento costruttivo e collaborativo
di tutte le parti coinvolte, possono
essere superati. Dei vari partner che
la pallacanestro ha a disposizione,
bisogna saper cogliere gli aspetti positivi, evitando gli sterili preconcetti
che troppo spesso accompagnano la
critica a sfondo cestistico. Risolvere il problema televisivo (mediatico)
sarebbe strumentale alla crescita
del movimento, perci ogni soggetto
disposto a garantire un contributo
merita il plauso degli appassionati e
ogni iniziativa volta ad affrontarlo
degna del massimo rispetto e di ogni
possibile forma di collaborazione.

superbasket.it
IL WEB

Il basket e la rete: tempi


moderni e comunicazione
Blog, siti, immagini, recensioni: ecco il ranking di Superbasket
dedicato ai portali pi cliccati nel mondo della pallacanestro italiana
di Matteo Zanini

pinioni, chiacchiere e quant'altro:


quando si parla del mondo del basket, specialmente al giorno d'oggi,
spesso si fa anche riferimento ai siti specializzati. Internet, e in generale il mondo
del web, ha massimizzato le informazioni
a disposizione e accelerato la comunicazione a tal punto che, a volte, il mercato viene
fatto addirittura via web. Blog, siti ufficiali
e non, testate on-line registrate: siamo andati a dare un'occhiata ai dieci portali pi
cliccati per quel che riguarda la pallacanestro italiana, ovviamente andando oltre ai
siti istituzionali come possono essere quelli
della Lega di Serie A, della Fip o di altri organismi. Andiamo a scoprire, in questo nostro
viaggio sull'etere, la top ten telematica della palla a spicchi: un ranking arricchito da
alcune righe che riassumono le caratteristiche principali di tali siti, al fine di capire un
po' che aria tira anche sulla rete. Tutti i dati
sono ripresi da Alexa.com, sito legato ad
Amazon che ha come scopo proprio quello
di analizzare i dati relativi ai contatti ed al
ranking di tutti i portali disponibili. L'aggiornamento dei dati risale al 13 maggio 2014,
per cui nel frattempo alcune cifre e posizioni potrebbero essere leggermente variate.

Sportando.com (direttore Emiliano Carchia sito attivo dal 2009). Ben cinque anni
di storia per questo portale, ricco di notizie
e sempre molto aggiornato per quel che riguarda qualsiasi lega. Italia, Europa, Stati
Uniti e non solo. Perfino campionati come
quello cipriota o quello bulgaro trovano il
loro spazio in quello che un vero e proprio
gioiellino dei siti web dedicati alla pallacanestro.
Basketnet.it (direttore Raffaele Baldini
sito attivo dal 2001). Il decano dei portali
cestistici italiani online da ben 13 anni. Ripartito con la nuova propriet Associazione
Basket Coach (editore anche del famosissimo sito per allenatori basketcoach.net)
nell'autunno 2013, ha in fretta recuperato il
terreno perso degli ultimi anni. La curiosit?
Che questo nuovo-vecchio magazine, Superbasket, ha la medesima propriet (J and
J) e lo stesso direttore (Dan Peterson) del BasketNet del 2001. E ormai un'istituzione per
i tantissimi lettori che sono cresciuti masticando pane e BasketNet.
Basketincontro.it (direttore Andrea Alemanni sito attivo dal 2000). Il sito internet
che tiene alto il nome della pallacanestro
del centro Italia. Particolarmente orientato

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sui campionati di Lazio, Marche, Abruzzo,


Molise, Umbria, Toscana ed Emilia, Basketincontro si concentra anche sulle serie
nazionali che vedono coinvolte formazioni
della regione Lazio.
Basketinside.com (direttore Filippo
Cagno sito attivo dal 2010). Il sito per gli
amanti delle immagini. Gallerie fotografiche come se piovesse, attenzione ad un
social network come Instagram e in generale uno stile che d molto peso all'estetica:
certamente ricco in quanto a contenuti dei
campionati nazionali, d meno spazio alle
minors ma si tratta comunque di un prodotto di assoluto valore.
Playbasket.it (direttore Alberto Tentori sito attivo dal 2003). Portale attento ai
campionati nazionali e regionali di tutte le
serie del Veneto, sia maschili che femminili.
Parentesi importanti anche per i campionati amatoriali, ma la vera forza di Playbasket
quella di aver costruito negli anni un database di squadre e giocatori molto importante ed interessante per spulciare dati e
statistiche curiose.
Tuttobasket.net (direttore Claudio Barresi sito attivo dal 2000). Il pi classico
dei calderoni, dove vengono mescolate

superbasket.it
IL WEB
tantissime news di tutti i campionati possibili. Cercate una notizia o un comunicato
stampa? Su Tuttobasket potete trovarla sicuramente. Certo che si tratta di un portale
che d un'impressione di caos, per la gran
quantit di informazioni che vengono immesse nella homepage. Pi che un sito, un
database.
Lagiornatatipo.it (creatore Raffaele Ferraro attivo dal 2014). Non un sito, non
un blog. Ed allora che cos'? Ve lo spieghiamo noi: il fenomeno che ha colpito
il mondo della pallacanestro sul web negli
ultimi mesi. La Giornata Tipo racconta,
tra il serio ed il faceto, cronache, episodi ed
avvenimenti del mondo della palla a spicchi, proponendo una visione alternativa
del modo di parlare di basket. Articoli, personaggi, video: tutti i contenuti pi in voga
della pallacanestro sono trattati in questa
pagina, che ha un carattere davvero innovativo e si sta lasciando dietro tutti i monoliti telematici.
Pianetabasket.com (direttore Roberto
Bernardini sito attivo dal 2000). Ottimo
restyling per questo sito internet dedicato
soprattutto ai campionati nazionali. Stile
pulito, ordinato, senza troppi fronzoli: si
tratta della classica garanzia, che sai sempre che cosa potr darti come rendimento.
Interessante la sezione streaming che propone PianetaBasket TV: da sviluppare
per crescere ancora.
My-basket.it (blog attivo dal 2013). Il
caso pi emblematico di come un blog riesca ad entrare nella top ten dei siti internet
di pallacanestro. Dedicato principalmente
a campionati di un certo livello, come la
NBA, la NCAA, l'Eurolega e la Serie A, la
sua vera forza sono gli approfondimenti e
soprattutto la sezione La Giornata Tipo.
Se si parlasse in termini di campionato, Mybasket potrebbe essere definita la classica
mina vagante. In crescita.
Basketnet.net (direttore Raffaele Baldini
sito attivo dal 2013). Parlavamo di istituzione? Quando si dice basta il nome, ecco
che Basketnet compare nuovamente nei
dieci siti pi cliccati del mondo della pallacanestro. Si dice che invertendo i fattori il
risultato non cambia, qui invece si cambia
il suffisso (da .it a .net) ed il risultato cambia moltissimo: si tratta infatti di un sito
ricchissimo di statistiche, numeri, risultati,
schede tecniche e molto altro ancora.

Mega
Basket
www.megabasket.it

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superbasket.it
SCOUTING

Tutti a PORTSMOUTH!
Report dal PIT, il torneo pi gettonato tra gli addetti ai lavori,
soprattutto italiani. Ecco cosa si visto di interessante
in Virginia quest'anno. Una panoramica che potrebbe risultare
decisiva per chi deve scegliere gli americani per l'anno prossimo...
di Luigi Gresta

AL 16 AL 19 aprile si svolta la
62esima edizione del Portsmouth
Invitational Tournament. Il tanto
amato appuntamento del PIT attrae in
Virginia allenatori, dirigenti e addetti ai
lavori sia di squadre NBA che da oltre
oceano. Appena hanno avuto termine
tutti i campionati universitari, alcuni
dei migliori atleti vengono invitati nella
cittadina a due passi dalloceano per formare otto squadre con lintento comune
di mostrare agli osservatori quanto di
buono si capaci di produrre dentro al
rettangolo di gioco. Foltissima la presenza di italiani: nellultima fila della
tribunetta davanti alle panchine si parlava solo italiano o un qualche dialetto
della penisola. Tanti i dirigenti: Arrigoni,
Alberani, Fadini, Giuliani, Giofr, Della

Fiori, Andrea Conti (il mio caro ex capitano di Cremona, ormai passato dallaltra parte della scrivania), e ancora Iozzelli, Trainotti, Betti, Bartocci, Petronio,
Trovato... Ma anche colleghi allenatori
come Mazzon, Bechi, Cavina, Ramondino. Nutrita anche la presenza di agenti
intervenuti per vedere in prima persona
i nuovi rappresentati o per reclutarne
qualcuno. Sono ormai diverse le edizioni del PIT a cui ho avuto la possibilit di
partecipare: si d il caso che spesso venga organizzato in momenti di pausa del
nostro campionato.
IN LINEA GENERALE penso che la
qualit dei giocatori che hanno partecipato al PIT 2014 sia buona. In particolare, penso che ci siano diversi nominativi
da segnalare fra le ali ed i lunghi. Meno

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interessanti, invece, le point guard e le


shooting guard. Per giusto specificare
che non sempre un giocatore, per quanto buono, riesce ad esprimersi al meglio
se catapultato in campo con un gruppo
di compagni di squadra di cui conosce a
malapena il nome, e con cui non ha mai
condiviso una seduta di allenamento.
Un esempio per tutti: il bravissimo Brett
Blizzard, che ebbi lopportunit di reclutare da matricola nella mia Jesi quando,
al mio esordio da capo allenatore, la
squadra vinse il campionato di Legadue. Quellanno Brett aveva partecipato
al PIT giocando, a onor del vero, abbastanza male. Io lo seguivo gi dallinverno. Bene, anche se non brill durante il
torneo decidemmo comunque di consigliare al nostro club di reclutarlo. E non

superbasket.it
SCOUTING
ci eravamo ingannati: tutti conoscono la
brillante carriera che Blizzard ha avuto
e sta ancora avendo nei nostri campionati. Esempi come Brett ce ne sono a
decine, come sono tanti coloro che, pur
avendo ben figurato a Portsmouth, si
sono poi rivelati dei veri flop da questa
parte delloceano. Ma di loro meglio non
menzionar ricordi...
Sul sito www.portsmouthinvitational.
com possibile vedere tutte le gare del
torneo. Per questo elencher solo i giocatori che a mio parere sono degni di
nota, e lo far in ordine di squadra anzich di ruolo, per rendere pi agevole un
eventuale confronto con le immagini.
Nello specifico, nella squadra del Norfolk Sports Club vorrei segnalare questi
giocatori.
JavonMcCrea,un 4-5 di 2,00 da Buffalo. Ottimo atleta con attitudine al rimbalzo, in particolare in attacco. Capace
di giocare uno contro uno sia fronte che
spalle a canestro. Pu tirare piazzato da
5 metri, ma la meccanica del tiro alquanto rivedibile. Pronto ed efficace in
difesa. Veramente uno dei migliori ragazzi visti al PIT.
Ronald Roberts jr, un 4 di 2,02 da
Saint Josephs. Pu giocare anche qualche minuto da 5. Con il 60% risultato
decimo di tutta la nazione nella percentuale di tiro dal campo. Ha giocato parte
del torneo anche con la squadra K&D
Rounds Landscaping, ma a causa di
infortuni stato poi spostato nel roster
dei Norfolk Sports Club. Gioca di energia
e sa sfruttare nel miglior modo i grandi
mezzi fisici che possiede. Non ha fondamentali molto raffinati e nemmeno una
buona mano nel tiro frontale. Anzi, posso tranquillamente dire che fronte a canestro non tira proprio. Ma corre benissimo il contropiede, pronto per finire
gli scarichi ed un vulcano a rimbalzo
dattacco. Tanta sostanza ma poca tecnica.
Kadeem Batts, un 5 di 2,05 da Providence. Atleta con buona mano da 5
metri e con un concreto uno contro uno
spalle a canestro, in particolare finendo
con il semigancio di mano destra. anche molto aggressivo a rimbalzo in particolare in attacco.
Shawn Glover, un 3 di 2,00 da Oral

Roberts. Pu giocare anche da 4 tattico. Atleta longilineo con ottimo tiro da


3 punti. stato capace di realizzare una
media di oltre 21 punti per gara con ottime percentuali questanno in campionato, anche se c da dire che viene da
un piccolo college che in attacco molto
faceva conto su di lui. Capace di segnare
anche nel traffico, forse non un giocatore per grandi squadre, ma sicuramente a qualche collocazione interessante
nelle minors italiane pu certamente
ambire. Di questa squadra penso che
sia corretto menzionare anche il playmaker da Penn State Tim Frazier per
le capacit dimostrate di servire assist
e per il contributo dato a rimbalzo durante il torneo pur essendo un giocatore
leggero di 1,85. Infine, per il fatturato di
punti non posso non menzionare anche
il 2-3 da Northwestern Drew Crawford,
anche se personalmente non mi ha impressionato: un tiratore e poco di pi.
Della squadra K&D Rounds Landscaping i giocatori interessanti a mio parere
sono questi.
Travis Bader, un 2-3 di 1,93 da

Brett Blizzard, qui con Jesi nel


2003/04, pescato al PIT da Gresta

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31

Oakland. un tiratore micidiale in uscita dai blocchi o in transizione sugli scarichi. Detiene il record di canestri da tre
punti segnati in NCAA quest'anno (504).
Molto meno efficace quando mette la
palla a terra. Uno specialista che a mio
parere pu costruirsi una buona carriera
in Europa.
Richard Solomon, un 5 di 2,08 da
California. Atleta con leve lunghissime,
ottima attitudine a rimbalzo. Capace anche di giocare uno contro uno fronte a
canestro. un giocatore forse ancora un
po acerbo ma con grandissimi margini
di miglioramento.
Davon Usher, un 3 di 1,97 da Delaware. Mancino che ho visto prevalentemente tirare sugli scarichi. un buon
atleta, ma in queste apparizioni al PIT
mi sembrato essere poco determinato
e desideroso di farsi vedere. Ma pu essere unimpressione errata, per questo
rimando ad analisi pi approfondite per
poter fornire un giudizio pi circostanziato relativo allala di Delaware. I numeri sono dalla sua parte.
Di questa squadra penso sia giusto menzionare anche la point guard di 180 cm
proveniente da Alabama Travor Releford, che non ha brillato durante il torneo, ma che penso sia un giocatore da
tenere sotto osservazione, e Augustin
Rubit, un 4-5 di 2,00 da Alabama.
Della squadra di Portsmouth Sports
Club mi sento di descrivere le caratteristiche solamente di Garrick Sherman,
un 5 di 2,10 da Notre Dame. Un bianco
con buona tecnica in particolare nelluno contro uno spalle a canestro. Corre
bene il contropiede da rimorchio ed
presente a rimbalzo. Giocatore interessante che raramente sbaglia scelte.
Al Roger Browns Restaurant di Portsmouth ogni sera aveva luogo il vero
terzo tempo per tutti gli allenatori,
dirigenti e addetti ai lavori in genere. E
la prossima squadra di cui parleremo
stata sponsorizzata proprio dal ristorante che durante tutte queste giornate ci
ha deliziato con i suoi piatti.
Fuquan Edwin, un 3 di 1,98 da Seton
Hall. Senza dubbio uno dei giocatori
pi interessanti della squadra, se non
dellintero torneo. Principalmente un
tiratore da 3 punti sugli scarichi. Pu

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mettere la palla a terra anche se non
il suo marchio di fabbrica. Ottimo atleta
che corre bene il contropiede. Bravo in
difesa dove riesce a collezionare tante
palle recuperate.
Shawn Jones, un 5 di 2,02 da Middle
Tennessee. Mancino. Giocatore potente a cui piace fare a sportellate in area.
Principalmente finalizza gli scarichi in
attacco, ma ha anche una discreta mano
dalla media distanza. Eccellente attitudine a rimbalzo.
Tyler Stone, un 4-5 di 2,03 da SE Missouri State. un giocatore fisico e potente con tiro da tre punti, anche se, a mio
parere, si affida un po troppo spesso a
questa soluzione. Capace anche di giocare uno contro uno fronte a canestro.
Bravo a rimbalzo anche se potrebbe ancora migliorare, visto il fisico che madre
natura gli ha donato.
Della squadra Mike Duman Auto Sales
mi hanno maggiormente impressionato
questi giocatori.
Jamil Wilson, un 3-4 di 2,00 da Marquette. un ragazzo che sa fare tante
cose in campo e sembra sempre giocare
sotto controllo. Come ho gi avuto modo
di dire, pu giocare sia da ala piccola
che da ala forte. Ha un buon tiro da tre
principalmente sugli scarichi, ma non
disdegna mettere la palla a terra per arrivare al ferro. Lho visto muoversi bene
anche in uno contro uno spalle a canestro. Buon atleta e buona predisposizione a lottare per i rimbalzi. In difesa, per
quanto si pu giudicare dalle gare del
PIT, mi sembra attento ed intelligente.
un ragazzo molto interessante.
Davion Berry, guardia di 1,90 cm da
Weber State. un realizzatore puro, un
go-to-guy. Buon tiro da tre punti sugli
scarichi ma anche dal palleggio. Bravo
nel superare luomo grazie ad un ottimo
primo passo. Inoltre ha qualit e forza fisica che gli permette di tenere i contatti
nel traffico. Bravo anche nel fermarsi per
un arresto e tiro. Un giocatore completo in attacco che, probabilmente, deve
in parte migliorare la selezione dei tiri.
Insomma: un americano che "fa lAmericano. Lunico particolare che non mi
molto piaciuto che lho visto un po
troppo frequentemente parlare e replicare a coach e compagni di squadra.

solo unimpressione, magari errata, ma


non vorrei che fosse uno di quei giocatori che troppo spesso te la vuole spiegare. Da segnalare di questa squadra
anche il piccolo playmaker realizzatore
da Youngstown Kendrick Perry.
La Sales Systems Ltd si aggiudicata il
torneo. Infatti poteva contare su diversi
buoni giovani prospetti.
Markel Starks, un play di 1,83 da
Georgetown. Senza dubbio stato il
miglior playmaker del PIT, forse lunico veramente interessante per squadre
di buon livello. Ha dimostrato di avere
capacit e carattere, prendendosi il tiro
della vittoria in finale con un isolamento giocato con tecnica, astuzia e personalit. Ma stato bravo durante lintero
PIT. Sa battere il suo uomo per arrivare
al ferro o fermarsi per un tiro dalla media. Esegue tutto con rapidit e tecnica
raffinata. Sa creare per s e per i compagni di squadra. Buon tiro anche da dietro larco, meglio se dal palleggio. Leader in campo e presente anche in difesa.
Ottimo giocatore.
Davante Gardner, un 5 di 2,02 da
Marquette, votato MVP del PIT 2014.
un giocatore molto sovrappeso, questo
il suo unico e grande limite. A causa delle sue caratteristiche fisiche non riesce
a dare un contributo costante per molti
minuti consecutivi in campo, ma ha di-

La premiazione della Sales Systems Ltd,


squadra vincitrice del PIT 2014, e a destra
di Davante Gardner come MVP del torneo di
Portsmouth

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mostrato di saper giocare molto bene, in


particolare se servito vicino allarea. Ha
piedi molto rapidi e mani buone che lo
rendono un eccellente giocatore di uno
contro uno spalle a canestro. Ha dimostrato di saper trovare anche il giusto
scarico se raddoppiato. Ha un range di
tiro frontale di 5 metri, oltre tale distanza
il canestro non lo guarda. Invece potrebbe essere molto pi efficace a rimbalzo
usando la stazza pi che lelevazione,
visto che non gode di molta verticalit.
In difesa ha piedi rapidi per aiutare con
timing sui pick and roll, ma la massa da
portare dietro tale da non permettergli
di essere sempre veloce a sufficienza.
un giocatore con tante qualit ma con il
grosso limite dei tanti chili di troppo.
Rian Pearson, guardia di 1,88 da Toledo. Un giocatore potente fisicamente.
Mancino, un realizzatore che, comunque, preferisce attaccare il ferro anche
se dotato di un buon tiro da tre. Alcune
volte tende a nascondersi riemergendo
poi con delle giocate interessanti. A mio
giudizio potrebbe essere una buona opzione per un club delle minors italiane.
Niels Giffey, un 3-4 di 2,00 da UConn,
dove ha vinto due titoli NCAA. Prevalentemente un 3 che per pu giocare
tanti minuti anche da 4. Un eccellente
tiratore sugli scarichi. anche capace di
punire le rotazioni partendo in palleggio

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O.D. Anosike in azione con la VL Pesaro. Uno dei migliori giocatori pescato al PIT 2013

sui close out. Non si crea un tiro da solo,


ma se innescato pu essere letale da
dietro larco. inoltre un buon atleta ed
un giocatore intelligente che in attacco
spreca poco e in difesa sempre attento
e concentrato. tedesco, sia di nazionalit che di cultura: casa sua a Berlino.
Grazie alla cittadinanza penso che possa
essere un giocatore utile a qualsiasi tipo
di squadra. Sebbene sia giovane, gi
molto esperto, abituato a competere per
grandi traguardi.
Inoltre ci tengo a segnalare anche David Stockton, point guard di Gonzaga
di 1,80, figlio del leggendario John Stockton, presente al PIT a bordo campo a
guardarlo. Lo menziono non in ragione
del padre, bens per ci che ha mostrato sul campo in termini di intelligenza e
capacit di fare giocare la sua squadra.
Peccato che fisicamente sia veramente
leggero. Ma se qualcuno pu permettersi un cambio di lusso, lui senza dubbio
in grado di ricoprire quel ruolo. Non
un nome che pu fare solo marketing
ma anche gioco, ne sono certo. Un altro
giocatore che avevo curiosit di vedere
allopera Josh Huestis, ala forte di 2,00
da Stanford. Purtroppo non ha particolarmente brillato durante il PIT, quindi
rimando ad unanalisi pi approfondita,

magari proprio in occasione delle Summer League NBA della prossima estate.
Un invito a parteciparvi sicuramente lo
trover.
Nel roster della Portsmouth Partnership
ecco i giocatori che hanno maggiormente destato il mio interesse.
Shayne Whittington, un 5-4 di 2,10 da
Western Michigan. Un bianco che non
ha minimamente sofferto latletismo e
la fisicit degli altri lunghi di colore presenti al PIT. Pu tranquillamente giocare anche da 4, ha piedi molto rapidi per
la stazza. Anche se al college e risultato
poco produttivo da fuori area, al PIT ha
dimostrato di avere uneccellente mano
da tre punti. Infatti gi dalla prima gara
ha impressionato tutti i presenti per la
tranquillit e la fiducia, oltre alla buona tecnica, con cui si preso le triple
in particolare in situazioni di pick and
pop. Ha dimostrato di possedere buoni
fondamentali anche nel gioco spalle a
canestro. Presente e dinamico a rimbalzo, un lungo estremamente interessante. Prevedo per lui una buona carriera in
Europa se, come spero, non dovesse essere chiamato a sedere in fondo a qualche panchina NBA: sarebbe un grosso
spreco.
Akil Mitchell, un 4-5 di 2,01 da Virgi-

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nia. uno specialista difensivo. Infatti


mi ha impressionato per atteggiamento,
tecnica ed intelligenza in difesa. capace di difendere su ogni tipo di lungo, sia
spalle a canestro che in uno contro uno
frontale; inoltre talmente rapido con i
piedi da risultare un vero e proprio fattore per ogni tipo di difesa che si adotta sui
pick and roll. Bravo anche nel contenere
le penetrazioni delle guardie in caso di
cambi difensivi. Ottimo atteggiamento
a rimbalzo. Insomma, un giocatore che,
dal punto di vista difensivo, ogni coach
vorrebbe allenare. I suoi limiti, per,
sono in attacco. Non ha nessun'arma a
parte l'uno contro uno dal post alto e il
contropiede, attraverso il quale riesce
ad esprimere latletismo di cui dotato.
Altrimenti non ha tiro n gioco vicino
al canestro. Un americano a cui bisogna chiedere di fare il role player: ma in
quanti se lo possono permettere?
James Bell, un 2-3 di 1,94 da Villanova. Giocatore potente fisicamente ma
che gioca molto sul perimetro mettendo
poco la palla a terra. Un ottimo tiratore
da tre sia sugli scarichi che dal palleggio.
Deve per aggiungere al suo arsenale
anche il gioco in avvicinamento. I mezzi
fisici ed atletici li avrebbe, e nemmeno
teme i contatti, visto che un buon rim-

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balzista, considerato il ruolo che ricopre.
Durante il torneo ha giocato in maniera
alterna ma esploso nellultima gara,
segnando 7 degli 11 tiri da tre punti tentati.
Jake Odum, play di 1,90 da Indiana
State. Un giocatore che in principio ho
guardato con scetticismo in quanto fisicamente davvero poco dotato. Ma man
mano che il torneo procedeva questo
ragazzo ha dimostrato di avere molto
playmaking: sa far giocare bene i compagni di squadra e certe volte illumina
il gioco con i suoi assist. Pu tirare da
tre punti sebbene non sia un cecchino,
pu arrivare al ferro in penetrazione
sebbene non sia molto esplosivo. Sicuramente un ragazzo intelligente. Altro
atleta da tenere sotto osservazione di
questa squadra Troy Huff, una guardia di 1,90 da North Dakota che sa fare
tante cose in campo ma che riuscito
ad esprimersi al meglio solo nellultima
partita giocata al PIT.
Infine, lottava squadra presente al torneo la Cherry Bekaert. Di essa mi sono
piaciuti questi nomi.

Andre Dawkins, un 2-3 di 1,91 da


Duke. Un tiratore specialista, punto.
Non fa altro se non concretizzare, con
buone percentuali, ci che i compagni
di squadra creano. Unica alternativa al
tiro piazzato il tiro in uscita dai blocchi.
Raramente si presenta in area. Spreca
poco ed ha evidenziato una buona intelligenza e conoscenza del gioco, ma
offensivamente la sua unica arma il
tiro. In difesa lho visto un po pigro e
disattento. Difficile giudicare la qualit
difensiva di un giocatore in un contesto
simile: mi limito ad esprimere limpressione che ho avuto.
Langston Galloway, un 2-1 di 1,85 da
Saint Josephs. Giocatore atletico ed abbastanza forte fisicamente. Bravo in uno
contro uno arrivando fino al ferro, ma
anche unarma letale da dietro larco.
Un attaccante che forse coinvolge poco i
compagni di squadra, un po egoista in
altri termini, ma certe volte a questi giocatori si chiede anche questo. Durante il
torneo ha dimostrato di possedere anche unottima propensione a catturare
rimbalzi, per essere una guardia. Alloc-

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correnza pu giocare anche un po da


play.
Sean Armand, un 2-1 di 1,90 da Iona.
Un giocatore perimetrale che non ama
penetrare per arrivare in fondo. Buon
tiro da tre punti anche da palleggio. Solitamente se mette la palla a terra si arresta dalla media per un tiro. Alloccorrenza pu giocare anche playmaker.
Altri ragazzi da tenere sotto osservazione di questa squadra sono lala forte di
202 cm da Florida State Okaro White e
il playmaker di 1,80 da Tennessee State
Patrick Miller, un atleta potente e verticale che ha deliziato i presenti con una
di quelle schiacciate che difficilmente si
dimenticano. Inoltre con i suoi quasi 24
punti di media a partita in campionato
risultato essere il quinto realizzatore dellNCAAnellultima annata. Non male se
dovesse servire un play intraprendente.
Cos si concludono le mie riflessioni sul
PIT 2014. Spero di essere stato utile a tifosi ed addetti ai lavori, con una supplica: se per colpa mia doveste compiere
qualche scelta di mercato errata, siate
clementi...

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Le lezioni
di coach Peterson
Il playmaker: introduzione (parte # 1)

ella mia intera carriera, ho quasi sempre avuto in roster un grandissimo playmaker: Art Schwarm e Dave Tremaine (Evanston YMCA); Tom Wheeler (McKendree College
JV); Steve Rymal e John Bailey (Michigan State Freshmen); Steve
Kaplan (Navy Plebes); Vic Orth & Ken Helfand (Delaware); Kiko Valenzuela e Manuel Herrera (Cile); Carlo Caglieris (Virtus Bologna);
Mike D'Antoni (Olimpia Milano). Ogni successo che ho ottenuto
come allenatore una conseguenza diretta di ci che questi grandi giocatori hanno fatto per me in campo: cervello, cuore, gambe,
braccia, occhi. Fantastici, tutti. Invece, quando mi capitato di non
avere un vero playmaker in squadra, ho fatto una fatica enorme.
Sono stato a Delaware cinque anni: i primi due anni con Vic Orth
e gli ultimi due con Ken Helfand. Un anno, quello di mezzo (196869), non ebbi un play puro in squadra. Anche a causa dell'influenza asiatica, che ci ha stesi fisicamente, abbiamo fatto una fatica tremenda e finito la stagione 11-10. Anzi, nel momento in cui uscimmo
dall'influenza, eravamo 6-10. Quando tutta la squadra recuper
fisicamente, mettemmo insieme una striscia di cinque vittorie per
arrivare a 11-10. Ho dovuto rivoluzionare l'intero sistema di gioco
per mascherare questa carenza, usando l'attacco "Orologio".
Anche durante i miei primi due anni in Italia non ho avuto un play
puro di grande livello. Il primo anno alla Virtus, 1973-74, ho avuto un vero play in Pierangelo Gergati, e lui ci ha portati a vincere
la Coppa Italia. Ma, per motivi di lavoro legati alla sua famiglia,
dovuto tornare a Varese e ci mancata la sua personalit. L'anno
dopo, 1974-75, ho chiesto a Renato "Cip" Albonico di fare il play, ma
lui era una guardia di ruolo e, da esemplare professionista, l'ha
fatto solo perch io glielo avevo chiesto. Ma il play super arrivato nel 1975-76, con Charly Caglieris. Ricordo che, sempre nel 1976,
Giancarlo Primo port soltanto due play alle Olimpiadi di Montreal: Pierluigi Marzorati e Giulio Iellini. Io gli suggerii di portare anche
Caglieris, che con noi aveva appena vinto lo scudetto alla Virtus.
Quando allenavo una nazionale, il Cile, convocavo sempre tre pivot
e tre play. Primo invece non lo port e perse i quarti di finale contro
la Jugoslavia, 88-87, perch Iellini e Marzorati erano fuori con cinque falli e non c'era nessuno a marcare Zoran Slavnic, guarda caso
un play, che segn il canestro vincente sulla sirena. E a me dispiacque da morire, per tutti.
Ora, legittimo che voi mi domandiate: Coach, come si identifica
un vero playmaker? Un play puro quello che pensa in quest'ordine: passare prima, tirare dopo. In altre parole, cerca di mettere
i compagni nelle condizioni di segnare e di rendere al meglio
all'interno della partita. Il vero play uno che ha anche una certa
mentalit: prima di tutto un computer che mantiene sempre una
visione lucida per quanto riguarda punteggio, tempo, falli, bonus,
distribuzione del gioco, quale dei suoi compagni ha la mano calda,
quale difensore pu essere attaccato in un momento chiave. Inoltre, uno che pensa sempre in termini di 5 contro 5 e mai di 1 contro
1. Nella prossima puntata inizier a parlare del vero e proprio lavoro in campo, il ruolo del play.

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Il playmaker: battere il pressing


(parte # 2)
Esercizio Pinckneyville, 1-contro-2.
Il coach (cerchio con C), fuori campo, palla in mano, passa la palla dentro il campo, come una rimessa contro il
pressing. Il play (cerchio con dentro numero 1) riceve,
gira sul piede perno per affrontare la difesa, cos non fa
passi n sfondamento per la troppa fretta. Due difensori
(X1 e X2) pressano il play nel tentativo di impedirgli di
attraversare la linea di met campo entro gli otto secondi
disponibili. All'inizio il play fa fatica, poi impara a cambiare mano, palleggiare all'indietro, fare una virata, palleggiare dietro la schiena o fra le gambe.
Con questo esercizio, ogni giorno che passa, il play acquista fiducia nei suoi mezzi. Bisogna farlo 3-4-5 volte
ogni giorno. Non costa troppo tempo. Il play impara non
solo le tecniche ma anche a non guardare in basso e a
stare con la testa alta. Infatti, qualche volta, rimanevo io
oltre la linea di met campo ad alzare le dita e chiedere
al play che numero fosse. Insomma, una full immersion per il play: resistenza fisica, sangue freddo, tecnica,
personalit, mentalit, fiducia. Ogni giorno che passa,
lui diventa sempre pi play e le difese pressing gli procurano sempre meno problemi.

n playmaker deve possedere diverse qualit, ma


nessuna tecnicamente pi importante che saper
battere qualsiasi difesa pressing. Cio, deve saper portare la palla avanti, anche a tutto campo, contro
pressing-uomo e pressing-zona. Se non sa farlo, le altre
squadre gli salteranno addosso e la sua squadra perder.
Ancora pi importante: se lui capace di sconfiggere il
pressing, ispirer fiducia nei suoi compagni, che penseranno: non c' da preoccuparsi, il nostro play pu portar
palla oltre la linea di met campo anche uno contro cinque e poi iniziare l'attacco come se niente fosse.
HO AVUTO una grande lezione in questo nel Torneo dello
Stato dell'Illinois, basket scolastico di liceo, high school.
La mia Evanston High School ha vinto sei partite in fila
per arrivare ai quarti di finale al leggendario George Huff
Gymnasium, nel campus dell'Universit dell'Illinois. Nostra avversaria era la piccola Notre Dame HS di Quincy,
Illinois, citt situata sul fiume Mississippi. Loro avevano
due lunghi, compreso l'ala All-State Bill Kurz, 2,03 di talento puro, successivamente una stella a Notre Dame University. Ma avevamo battuto diverse squadre alte col nostro pressing uomo-a-uomo, asfissiante.
QuIndI mi sono detto: Kurz e gli altri lunghi faranno fatica a segnare se la palla non gli arriva, perch noi abbiamo il giocatore pi rapido nello stato dell'Illinois, George
Brooks, un ragazzo di colore, alto forse 1,78 cm, ma con
gambe e polmoni da fare paura. Una stella della squadra
di football, un duro, un killer. Notre Dame HS aveva un
piccolo, Roger Trimpe, forse 1,78 anche lui, mancino, pelle bianca come un foglio di carta, capelli rossi. Mi scappava da ridere: quello l contro George Brooks! Forse non
passer nemmeno met campo... Invece, senza fare mai
un palleggio spettacolare, Trimpe ha battuto Brooks ogni
volta. Non solo: ha dato la palla a Bill Kurz, che ha segnato 32 punti, e abbiamo perso 67-60. L'impatto sulla loro
squadra: una tranquillit glaciale. L'impatto sulla nostra
squadra: tolta la tranquillit ai nostri.
Mai una lezione ha martellato dentro la mia testa con pi
forza di quella. Mi sono detto: il mio play deve essere in
grado di fare come Roger Trimpe, battere il pressing, dare
fiducia ai suoi compagni,iniziare l'attacco. Lui, certo, non
ha mai saputo del suo impatto su di me.
Quando ero a McKendree College, 1962-63, come viceallenatore sotto il grande James "Barney" Oldfield, lui si
ricord di quella partita e di Roger Trimpe. Mi disse: "Dan,
Sherrill Hanks, coach di Notre Dame, usa un esercizio per
sviluppare quel fondamentale contro il pressing. L'ho imparato io dal grande Merrill "Duster" Thomas, coach di
Pinckneyville High School, che dista solo un'ora da noi".
Aggiunse: "io lo chiamo 1-contro-2. Oppure Pinckneyville." Quindi lo provammo in allenamento pi volte. L'ho
usato da l in avanti, ogni anno della mia carriera, pure
con grandi play come Charly Caglieris e Mike D'Antoni.

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Il playmaker: contro la uomo-pressing


(parte # 3)

uando sono diventato capo allenatore dell'Universit di Delaware, 1966-67, dovevo affrontare diverse
squadre che praticavano un ottimo pressing a tutto
campo. Due in particolare: Rutgers, allenata da Bill Foster, che
faceva pressing-uomo, e Temple, allenata da Harry Litwack,
che faceva pressing-zona. La prima che ho affrontato fu
Rutgers, con tre esterni tremendi: Bobby Lloyd, Dick Stewart e
Jim Valvano, in seguito noto coach anche lui. Ci hanno battuto,
92-73, nella prima parte della stagione, in casa nostra: 36 punti
di Valvano (16/17 ai liberi), 30 di Lloyd (10/10 ai liberi).
Pi tardi nella stagione, quando diventammo pi squadra, forse ci avrebbero battuti, ma non di 20 punti in casa nostra. Loro
avevano una grande squadra, terzo posto nel NIT quell'anno,
con altri ottimi giocatori, come i lunghi Bob Greacen e Doug
Brittelle. Dico che contro di noi avrebbero sofferto maggiormente per un solo motivo: abbiamo attaccato il loro pressing
molto bene, con i nostri tre piccoli: Vic Orth, Rick Wright e
Charley Parnell. Sapevo che la differenza fra le squadre era
una questione di talento, classe, esperienza e forse anche il fatto che Bill Foster era pi bravo e pi esperto di me.
Ma io ero soddisfatto di una cosa: la nostra preparazione contro la difesa pressing-uomo a tutto campo. Avevo
imparato il concetto e l'esercizio per batterla parlando con
il mio capo a McKendree College, James "Barney" Oldfield.
McKendree era proprio nella parte sud dell'Illinois, vicino al
Mississippi e alla citt pi importante oltre il fiume, St.Louis,
Missouri. Quella parte dell'Illinois era conosciuta come Little
Egypt, Piccolo Egitto, perch all'estremo sud dell'Illinois si trova la confluenza dei fiumi Mississippi e Ohio, e la citt in quella zona si chiama... Cairo.
Barney Oldfield proveniva da Centralia, proprio nel
centro del Piccolo Egitto. Il coach l era una leggenda vivente,
Arthur Trout, detto The Old Man, Il Vecchio. Aveva vinto tre
titoli dello stato: 1918, 1922, 1942. Potrei scrivere un libro su di
lui. Insegnava ai suoi come attaccare il pressing con il concetto
che, poi, ho copiato io: numero 3 che rimette (perch alto e
non subisce pressioni dalle mani alte del difensore davanti a
lui);1 e 2 in uno stack (1 dietro 2); 4 e 5 fuori. Lui faceva attaccare 1, 2 e 3 contro cinque difensori. Grazie a questa formula,
Centralia contro il pressing era fenomenale.
Nella precedente lezione ho parlato di come il playmaker deve sapere battere il pressing... da solo! Ovvio, in una
partita non si gioca 1-contro-2, come in quell'esercizio, bens
5-contro-5. Poi, io non volevo mai attaccare 5-contro-5 contro
il pressing. Volevo attaccare 3-contro-5 perch i miei lunghi,
contro il pressing, la palla non dovevano toccarla mai. Quindi
li mandavo via, il pi lontano possibile dalla zona pericolosa,
dove la difesa applicava raddoppi e aiuti contro i miei piccoli.
Per riassumere: concetto; esercizio '3-contro-5 Centralia'.
Schieramento. Il numero 3 (cerchio blu) rimette la palla
contro il pressing e si sposta a destra per non colpire il tabellone con la palla quando passa. Numero 1 (play) e 2 (guardia)

fanno uno stack sulla linea di tiro libero, con 1 dietro 2. Stanno
sulla linea di tiro libero per creare spazio e non essere schiacciati sulla linea di fondo. Numero 1 sfrutta il blocco di 2, taglia,
riceve come fosse un rimbalzo, gira sul piede perno, affronta
la difesa. Numero 2 si sposta in avanti a destra. Numero 3 va
nella direzione opposta al passaggio, a sinistra in questo caso,
e anche un po' indietro a 1, per ricevere un passaggio di emergenza.
Esercizio. Tre difensori (X1, X2 e X3) marcano 1, 2 e 3 uomoa-uomo. Altri due difensori (X4 e X5) possono anche pressare,
pure raddoppiare, anticipare, aiutare. Il play (1) deve leggere la
situazione e battere il suo uomo 1-contro-1, come nell'esercizio
1-contro-2. Che succede se raddoppiato? Attacca uno dei due
uomini che lo raddoppiano. Numero 2 e 3 mantengono la spaziatura (distanza) in una specie di triangolo offensivo. Quando
acquisiscono fiducia nel battere il pressing-uomo 3-contro-5,
quello 5-contro-5 in partita sembrer meno impressionante.
Quindi, si lavora anche sulla mentalit.
DETTAGLIo. Dettaglio. Come diceva un mitico coach NCAA,
Everett Case, la "Volpe Argentata" di North Carolina State,
l'obiettivo di una rimessa di riportare la palla in campo. Numero 3 deve fare una finta di passaggio. Per non rischiare un
passaggio deviato o intercettato, bisogna sempre fare almeno
una (ma meglio due o tre) finte di passaggio, per creare incertezza nella difesa. La finta-passaggio, la ricezione-rimbalzo, il
piede perno del play e altri dettagli sono il segreto del successo
di questo concetto-esercizio.

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Il playmaker: contro la zona-pressing


(parte # 4)

ome detto nella lezione precedente, nel mio primo


anno come capoallenatore all'Universit di Delaware,
avevo due grandi squadre che ci creavano problemi con
il pressing a tutto campo: Rutgers, allenata da Bill Foster, con
pressing-uomo; Temple, sotto Harry Litwack, con pressingzona, quasi sempre 2-2-1. Devo anche aggiungere il mio score
contro queste due squadre durante i miei cinque anni a Delaware. Certo, loro Division I e noi Division II, ma non importa.
Ecco le cifre: 1-6 contro Bill Foster, 0-5 contro Harry Litwack,
detto The Chief, il Capo. Perch era il numero uno.
Quell'anno, Harry Litwack aveva preso un giovane assistente, Don Casey, che stato brevemente, nel 1984-85, anche
capoallenatore della Scavolini Pesaro. Casey aveva ottenuto un
successo strepitoso a Bishop Eustace HS a Pennsauken, New
Jersey, un tiro di schioppo oltre il fiume Delaware, che separa
la Pennsylvania (e Philadelphia) dal New Jersey (e Camden,
con Pennsauken appena a est). Casey era gi un genio delle
difese a zona e delle zone pressing. Proprio come Litwack. Per
batterli, bisognava sapere attaccare sia il pressing che la zona.
Nel mio primo anno, 1966-67, abbiamo perso contro
Temple a Delaware, 66-48. Ci mancavano due titolari: Kenn
Barnett, 2,05 e 24 punti per partita, Mark Wagaman, 2,02 e
10 rimbalzi per partita. Mononucleosi. Eravamo sopra, 40-37,
quando finita la benzina del quintetto base, che gioc l'intera partita. L'unica soddisfazione: perdemmo una sola palla
contro loro pressing. Abbiamo anche attaccato bene la loro
zona 2-3, col nostro strano attacco 1-1-3. Infatti, Casey mi fece
alcune domande su quellattacco dopo la partita. Ma una
sconfitta sempre una sconfitta.
Nessuna zona pressing ci dava problemi, per due
motivi. Il primo, avevamo lo stesso schieramento iniziale sia
contro la zona press che contro l'uomo press. L'avevo imparato
l'anno precedente, quando ero vice-allenatore (per la verit,
terzo coach) alla U.S. Naval Academy, sotto il leggendario Ben
Carnevale. Lui mi diede i principi: i lunghi fuori dalle scatole; il
numero 3 rimette perch alto; i due piccoli in uno stack sulla
linea di tiro libero, perch lo stack impossibile da difendere,
anche con pi di due giocatori, se i tagli sono fatti bene.
Ho sposato quel concetto, visto nella lezione precedente, con l'attacco contro la zona press. C'era una sola differenza, come si vede nel disegno: il numero 1 non riceve il primo passaggio! Anzi, appena 1 riconosce la difesa come zona
press, d una piccola spinta nella schiena del suo compagno
numero 2 per dirgli: vai tu a ricevere! Mentre 2 va per ricevere (come fosse un rimbalzo, poi giro frontale sul piede perno
prima di palleggiare o passare), 1 va verso la met campo per
ricevere il secondo passaggio, proprio da 2.
Un play raramente deve pensare a come smarcarsi.
Invece, deve imparare a farlo in questi esercizi (contro uomo
press; contro zona press). Contro uomo-press, numero 1 deve
smarcarsi per ricevere il primo passaggio; contro zona-press,
deve smarcarsi per ricevere il secondo passaggio. Anche lui
deve ricevere come fosse un rimbalzo; anche lui deve girare in

avanti sul piede perno. Poi, il numero 3 deve sempre fare una
finta di passaggio per ingannare-spostare la difesa. Insomma,
poche cose, ma buone.
Diventa ancora pi bello quando si va a farlo 5-contro-5
perch i due lunghi vengono coinvolti. Appunto, cosa devono
fare i due lunghi? Aspettare che la palla attraversi la linea di
met campo in palleggio, poi tagliare a canestro, numero 4 dal
prolungamento destro della linea di tiro libero, numero 5 dal
prolungamento sinistro della linea di tiro libero. Potete immaginare il danno quando 1 riceve verso met campo: il migliore
palleggiatore-passatore in 3-contro-2 contro due lunghi che
non lo vogliono marcare! Bastano 2-3 canestri in contropiede
con questo sistema e la zona-press salta per aria.
Il play impara molte lezioni qui: riconoscere la difesa,
uomo-press o zona-press; smarcarsi dallo stack contro uomopressing; ricevere un passaggio contro il pressing come fosse
un rimbalzo; girare in avanti sul piede perno per evitare di fare
sfondamento o passi; usare finte di passaggio per ingannare la
difesa; lavorare con 2 e 3; non contare su 4 e 5 fin quando non
avr battuto il pressing. Ovvio, c' di pi. Importante: la squadra sa che pu battere la zona-press pure 3-contro-5, e questo
aumenta la loro sicurezza. Meglio di cos difficile.

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Il playmaker: tenere il palleggio aperto


(parte # 5)

a prima volta che mi sono accorto dell'importanza


del ruolo di playmaker fu nel 1950-51. La mia Evanston
High School giocava contro la squadra numero 1 del
ranking dello stato dell'Illinois: Morton H.S. di Cicero, una
squadra della nostra Suburban League. Le due comunit che
alimentavano Morton HS erano due sobborghi ovest di Chicago: Berwyn e Cicero. Quella squadra era sempre composta da
due gruppi etnici: polacchi al 90% e, ogni tanto, un cognome
italiano, tipo Ticci. In molte stagioni, solo cognomi polacchi. In
ogni caso, era sempre una delle squadre pi forte dell'Illinois.
Nel 1950-51 vennero a farci visita a febbraio, come primi nel
ranking, appena davanti a La Grange. I nostri erano in bianco,
con numeri blu e bordatura arancione. Morton aveva la classica divisa rossa scuro con numeri bianchi, senza bordi. Avevano
anche tanti tifosi a riempire il nostro Beardsley Gymnasium,
con il loro tradizionale coro: "M-O-R!" Poi, la risposta: "T-O-N!"
Erano abituati a vincere: due volte campioni dello Stato, nel
1932 e nel 1941. Avevano un grande coach, un ex-alunno della
scuola e stella all'Universit dell'Illinois: Jim Vopicka.
Il nostro vecchio coach Roscoe C. "Rocky" Hampton
prov l'unica strategia possibile contro una macchina da guerra del genere: il pressing. Guai a lasciare la palla arrivare al loro
super-pivot, 1,98, All-State, Ed Makovsky, in seguito capitano
all'Universit dell'Illinois. Guai a lasciare la palla arrivare alla
loro super-ala, 1,93, All-Suburban, Don Zitek. Quindi, la logica
diceva di pressare il loro play, pure lui All-State, pi tardi capitano a Northwestern, Jim Bragiel, 1,88 cm di tecnica, cervello
e carattere. Ma anche noi avevamo degli ottimi atleti: Bobby
McKeiver, Larry Blades, Henry Hunken, Bob Schmidt, Buzzie
Lathrop.
Ma Jim Bragiel se li mangi tutti come dei panini. Il punteggio finale, imbarazzante: 69-38 per Morton, in casa nostra.
Notai tre caratteristiche di Bragiel, anche se non avevo ancora
l'ottica dell'allenatore (ma le cose lampanti ti colpiscono anche
se non riesci a capire perch). Per prima cosa, Jim Bragiel non
interrompeva mai il palleggio sotto pressione, come facevano
altri piccoli contro il nostro pressing. E noi avevamo una discreta squadra: 10-10 alla fine dell'anno. Come faceva Bragiel? Con
palleggi all'indietro, con cambi di mano, con virate. E sempre
in movimento, lasciando il palleggio aperto.
La seconda cosa che faceva, e che non avevo mai visto
prima, era che qualche volta palleggiava... all'indietro. In questo modo creava pi spazio per poter eventualmente passare
la palla. Cos, lui ha allungato la nostra difesa. Cos ha reso
inutili i nostri raddoppi. Cos ha migliorato l'angolo dell'eventuale passaggio. Poi, recuperava la palla solamente quando
passava, e lo faceva in un lampo. Il tempo fra il recupero del
palleggio e il rilascio del passaggio era di neanche un decimo
di secondo. E la nostra difesa non poteva mai leggere le sue intenzioni.
La terza cosa che ho notato era che Jim Bragiel vedeva i
due lati del campo. Se avanzava sul lato destro contro il pressing e Zitek saliva dal lato sinistro, Bragiel lo vedeva e lo riforni-

va di passaggi. Ero solo un quindicenne quell'anno, ma avevo


gi visto centinaia di partite: YMCA, ETHS, Northwestern, Chicago Stags (NBA), e tante altre. Eppure non mi ero mai imbattuto in una prestazione del genere. Il nostro pressing, che dava
fastidio a tutti, fu massacrato da Jim Bragiel, ridicolizzato da
Morton, umiliato da coach Jim Vopicka. Rimanemmo di sasso,
tutti. Mi ci vollero anni per capire ogni dettaglio di quella sera.
Ecco il mio esercizio in onore di Jim Bragiel: 3-contro-3
palleggio aperto. Come si vede nel disegno, il play (1, cerchio
blu) viene avanti in palleggio contro un difensore (X1). Due
compagni, 2 e 3, sono marcati da X2 e X3. I due compagni
non possono ricevere il passaggio oltre la linea di tiro libero.
Per questo motivo, il play (1) forzato a penetrare anzich fare
un passaggio comodo. Deve tenere aperto il palleggio. Non lo
deve interrompere fino a quando non avr una linea di passaggio pulita. Deve leggere i due lati del campo.
Nell'esercizio, 2 e 3 possono bloccare fra di loro, fare finte, ecc. Ma devono ricevere il passaggio dietro la linea di tiro
libero, cio verso la linea di fondo. Nella fase successiva si gioca 3-contro-3, fino a quando viene segnato un canestro. Chi segna poi continua ad attaccare. All'inizio il play tende a fare la
scelta pi comoda, ad interrompere il palleggio molto indietro,
obbligando cos l'ala ad uscire troppo, sbilanciando l'attacco.
Con questo esercizio, il play impara a fare come Jim Bragiel:
penetrare, tenere il palleggio aperto, passare solo se ha un ricevitore e vedere i due lati del campo. Quando ci riesce, diventa
un vero playmaker.

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Il playmaker: lettura in contropiede


(parte # 6)

vevo conosciuto il famosissimo esercizio di contropiede "3-contro-2 continuo" all'Universit dell'Illinois quando ero studente l, nel 1954-55, e ho potuto
studiare il grande Harry Combes. Questo esercizio, usato da
ogni coach nella storia del basket negli ultimi 70 anni, era
chiamato "Esercizio di 11 uomini" da John Wooden a UCLA,
poi ha avuto altri nomi con altri allenatori. Era semplice: si
iniziava con un 3 contro 2 poi, dopo avere subito un canestro
o recuperato la palla, i due difensori, con l'aggiunta di un terzo uomo in attesa, attaccavano due difensori all'altro canestro, in continuit.
Il contropiede, fino a met degli anni '50, era sempre 2-contro-1 o 3-contro-2. Fino a quel momento, non avevo mai sentito parlare del contropiede 4-contro-3. Quarto uomo? Ok, ma
era una situazione extra, un ulteriore uomo che arrivava per
fare forse 4-contro-2. Lo chiamavano trailer, cio rimorchio,
termine usato ancora oggi. Ma il concetto di organizzare il
gioco per coinvolgere anche il rimorchio in un ruolo specifico,
come parte integrante del contropiede? Questo no. Poi andai
a fare il vice a McKendree College, una college NAIA, a Lebanon, Illinois, sotto il grande James "Barney" Oldfield.
Avevamo tanti ragazzi in squadra, almeno 25 fra Varsity
(prima squadra) e la mia squadra, la Junior Varsity (riserve).
Ma, avendo solo una piccola palestra e poche ore a disposizione, facevamo allenamento tutti insieme. Se avessimo fatto
solo contropiede 2-1 o 3-2, sarebbero stati coinvolti pochi ragazzi alla volta, con tutti gli altri in attesa passiva a perdere
tempo. Per questo motivo, il classico necessit-virt, Barney
invent un esercizio di contropiede 4-contro-3. Abbiamo notato subito che, in partita, il nostro quarto uomo, il rimorchio,
sentendosi pi coinvolto correva bene e segnava diversi punti.
Ma Barney, perfezionista, non era soddisfatto. Mi disse:
"Dan, non voglio avere un 4-3 con Curt Reed (ala) in mezzo,
con la palla in mano! Lui non ci sar mai in quella situazione. Voglio che Chuck Garrett o Tom Wheeler o Ray Hassett
abbiano la palla in mano sempre." Su questo concetto cardine, quindi, invent l'esercizio "4-contro-3 play fisso". Come
si vede nel disegno, si formano minisquadre di tre giocatori.
Vediamo il play (cerchio nero) in palleggio, con tre compagni
(cerchi blu) contro tre difensori (X1, X2 e X3, bianchi). Si gioca
fino ad un canestro dei blu o rimbalzo-recupero dei bianchi.
Nella fase successiva, il play rimane con i bianchi e
va contro i rossi all'altro canestro. Con il successivo cambio
di possesso, per rimbalzo-recupero o canestro, il play rimane
con i rossi e va all'altro canestro contro i blu. Quindi, come mi
ha fatto capire Barney, si riesce a moltipilicare il numero di
volte in cui il play affronta tre difensori in contropiede. Ovvio,
il coach avr altre opzioni da sviluppare: ali verso il canestro
o ali negli angoli; il rimorchio si ferma sulla linea di tiro libero
o taglia a canestro; turn-out o no turn-out. Quindi, si allenano varie situazioni che poi si presenteranno in partita.
Ho usato questo esercizio durante il resto della mia

carriera, anche con Charly Caglieris con la Virtus Bologna, e


con Mike D'Antoni all'Olimpia Milano, o con Ibrahim Jaaber
quando sono rientrato, tre anni fa, sulla panchina dell'Olimpia. E' un grandissimo esercizio di condizionamento fisico, di
contropiede, di difesa al contropiede, di rimbalzi difensivi e
offensivi, di tiro in condizione-partita. Naturalmente, il play
migliora a vista d'occhio facendo questo esercizio ogni giorno. Lui impara a leggere la difesa automaticamente. L'allenamento serve per questo.

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Il playmaker: segnali silenziosi


(parte # 7)

EL 1961-62 ho avuto il piacere e l'onore di essere il


vice-allenatore sotto James "Barney" Oldfield alla
McKendree College, a Lebanon, Illinois, la parte sudovest del mio stato dell'Illinois, non distante dal fiume Mississippi e dalla citt di St. Louis, Missouri, raggiungibile dal
grande Ponte Eads che passava sopra il potente corso d'acqua. Oldfield era un genio e un maestro. Penso di avere imparato come allenare il basket pi in una stagione sotto di
lui che in tutto il resto della mia carriera. Il suo genio mi piaceva perch non era sofisticato, ma tremendamente pratico.
Essendo un piccolo college, con soli 400 studenti, eravamo
nella divisione universitaria pi bassa: la NAIA. Sopra di noi
c'erano NCAA-I, NCAA-II, NCAA-III. Poi venivamo noi, tutte
piccole scuole di quattro anni. La NAIA ha avuto il primissimo torneo post-stagionale nel 1937. Il NIT nacque un anno
dopo, nel 1938; la NCAA nel 1939. E non esiste un torneo pi
folkloristico della NAIA: 32 squadre, ognuna dai 32 distretti,
a giocarsi tutto in una settimana a Kansas City. La NAIA ha
spedito fior di giocatori nella NBA, tipo Willis Reed (Grambling) e Earl Monroe (Winston-Salem).
Noi eravamo nel District 20. Nel torneo del District 20,
giocato in casa di Western Illinois University, a Macomb, Illinois, abbiamo perso la prima partita, 71-67, dopo un supplementare, proprio contro WIU. Eravamo 60-60, cinque
secondi alla fine, un nostro uomo in contropiede che sbaglia un facile terzo tempo perch si guarda alle spalle per
vedere chi lo sta inseguendo. WIU, poi, ha battuto Quincy la
seconda serata e ha preso il biglietto per Kansas City. E' stata
una delle sconfitte pi atroci della mia carriera, ed ero solo
il vice. Mi spezz il cuore per Barney, super coach e super
uomo.
Barney veniva da Centralia, nel sud dello stato, proprio quel triangolo di terra di cui parlo spesso: Little Egypt,
perch la citt pi a sud dell'Illinois Cairo, come in Egitto.
Little Egypt domin il basket scolastico nell'Illinois per anni.
Il coach di Centralia HS era il leggendario Arthur Trout, "il
Vecchio". A Mt. Vernon c'era Mr. Stanley Changnon. Poi, a
Pinckneyville, allenava "il Faraone di Little Egypt", il mitico
Merrill Thomas. Barney li conosceva tutti e da tutti ha imparato. Io sono stato il beneficiario delle loro lezioni attraverso
Barney.
Giocavamo in trasferta in piccoli campi, rumorosissimi, con arbitri necessariamente influenzati dall'atmosfera
del palazzo, dalla vicinanza del pubblico e dal rumore assordante. Sapendo ci, Barney voleva facilitare il compito
al nostro playmaker, anche lui di Centralia, il grande Chuck
Garrett. Barney non voleva che Chuck chiamasse gli schemi
n con la mano, perch si sarebbe messo in posizione eretta
col rischio che il difensore gli rubasse la palla, n gridando,
perch il rumore era tale che i nostri non avrebbero potuto
sentire la voce di Chuck. Quindi, Barney invent i segnali silenziosi per aiutare il play.
Avevamo sei schemi. Lo schema era indicato dalla

posizione in cui si metteva il nostro pivot, Jim Morby (dalla


mia citt di Evanston). Come si vede sul disegno, ci sono 6
posizioni che il pivot pu occupare: (1) sulla curva della lunetta; (2) in mezzo alla linea di tiro libero; (3) gomito opposto alla palla; (4) gomito sul lato della palla; (5) pivot basso
sul lato opposto alla palla; (6) pivot basso sul lato della palla. Ho inserito il numero 5 per ognuna di queste posizioni
perch il pivot il numero 5 nei disegni. Ovvio, si possono
anche inventare altri segnali: pivot nell'angolo, pivot con
mani sulle ginocchia, ecc.
Tutta la squadra "leggeva" questo segnale, compreso Chuck, che non doveva mai preoccuparsi di chiamare
lo schema. Era anche per questo che dovevamo vincere a
WIU. Non avevano una sola chance al mondo di disturbare Chuck, n con il pressing e nemmeno col tifo assordante.
Poi, Barney aveva il suo modo di comunicare al pivot quale schema intendeva giocare. Interessante: ogni posizione
facilitava anche l'esecuzione dello schema. Ancora pi interessante: nessun avversario ha mai capito come chiamavamo gli schemi. Anche queste finezze aiutano il play a migliorare e a dare il meglio di s.

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Il playmaker: contropiede,
stop alla linea di tiro libero
(parte # 8)

a prima grande lezione di contropiede che ho


imparato datata 1954-55, quando ero studente
all'Universit dell'Illinois. Il nostro coach era il
grandissimo Harry Combes. Ha allenato a Illinois per
esattamente 20 anni, dal 1947 al 1967. Ha vinto quattro titoli Big 10 e ha fatto tre Final Four NCAA allepoca in cui solo le squadre campioni delle varie conference ci andavano, un totale di sole 16 squadre nel
1952 (oggi ne vanno 68). Ancor pi incredibile: contro
coach nella Hall of Fame, Combes ebbe un record di
110-61, una percentuale di 64,3%. Solo due allenatori
hanno vinto di pi contro coach HOF.
Harry Combes, in ogni singolo allenamento, faceva 45 minuti filati dell'esercizio "3-contro-2 continuo". Aveva una regola fissa: il play (o il palleggiatore nella corsia centrale) non doveva mai superare
la linea di tiro libero. Se qualcuno trasgrediva, doveva correre, a tutta velocit, un giro di campo. Combes parlava raramente e lasciava al vice Howie Braun
condurre il 95% dell'allenamento. Le uniche volte che
lho visto arrabbiato era perch un giocatore aveva
superato la linea di tiro libero. Su questo era severo,
deciso, inflessibile.
Perch questo principio? Per non distruggere la geometria del contropiede. Cio, non rovinare
il triangolo creato dai tre giocatori: il play (1 nel cerchio blu nel disegno); la guardia (2 blu); l'ala (3 blu).
Come si vede: 2 taglia verso il pivot basso (il tacco)
sinistro; 3 taglia verso pivot basso (il tacco) destro;
il play si ferma dietro la linea di tiro libero. Quindi,
un triangolo. I due difensori (X1 e X2) non possono
marcare i tre attaccanti perch i tre attaccanti hanno
mantenuto le giuste distanze tra loro.
Al contrario, se il play attraversa la linea di tiro
libero in palleggio, allora un solo difensore riesce a
marcare i tre attaccanti: basta mettersi nella corsia
del play ed estendere le braccia, una verso la guardia, una verso l'ala. Quindi, impossibile fare un buon
passaggio: troppo corto, troppo traffico. Per di pi si
rischia sfondamento, passi, stoppata, tiro sbagliato.
Harry Combes diceva al play: un tiro libero se non
ti marcano. Quindi, devi tirare! Anche se sbagli, evitiamo errori e abbiamo due rimbalzisti che arrivano a
canestro in piena velocit.
Ovvio, ho usato questo esercizio per tutta la
mia carriera, come penso tutti gli allenatori di questo mondo. Per, qualche anno dopo, diciamo attorno al 1960, ho sentito che il grande John Wooden (che
non aveva ancora vinto nessun titolo NCAA e neppure
partecipato a una Final Four) di UCLA, per impedire

al play di oltrepassare la linea di tiro libero, metteva alcune sedie in fila sulle due linee di tiro libero.
Quindi, costruiva un muro davanti al play. Wooden,
da ottimo insegnante che era, ha estremizzato il concetto per fissarlo a meglio.
No, non ho usato questo esercizio ogni giorno.
Ma qualche volta s. Come si vede nel disegno, ci sono
delle sedie sulla linea di tiro libero. Da dietro quel
muro, il play pu tirare se libero, perch si possono
mettere solo 4 sedie, per dare modo al difensore di
contrastare il tiro del play. Sopra ogni cosa, per, il
play impara a mantenere il triangolo e rispettare le
distanze. Senza ombra di dubbio, stata non solo la
prima lezione di contropiede che ho imparato, come
detto sopra, ma anche la pi importante, da due dei
pi grandi allenatori di sempre.

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