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OSSERVATORIO ASTRONOMICO

di GENOVA
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11 Agosto 1999
Eclisse totale di Sole
in Austria

Giuseppe Giuseppe Giuseppe Giuseppe Veneziano Veneziano Veneziano Veneziano
2
Leclisse totale di Sole
dell 11 agosto 1999
in Austria






Giuseppe Veneziano


(Osservatorio Astronomico di Genova)








Sommario




1. Le eclissi di Sole nellantichit tra scienza e superstizione.

2. Causa e ripetibilit delle eclissi. Il ciclo di Saros.

3. Leclisse di Sole del 15 febbraio 1961 a Genova.

4. Circostanze delleclisse dell 11 agosto 1999.

5. Diario di viaggio.

6. Impressioni e considerazioni sulleclisse.

7. Galleria fotografica.






3
1. Le eclissi di Sole nellantichit tra scienza e superstizione.


Il graduale calo di luminosit del Sole in pieno giorno che culmina con il completo
oscuramento del suo disco per alcuni minuti, cui fa seguito un lento ritorno alla precedente
luminosit, ha generato nelluomo del passato allarmismo ed apprensione. Come mai? La
International Encyclopedia of Astronomy osserva che leclisse
1
totale resa ancor pi misteriosa
dal fatto che per i profani non c nulla che faccia presagire lo spettacolo imminente, in quanto
non si vede la Luna avvicinarsi al Sole. Inoltre questo spettacolo celeste include aspetti
sicuramente impressionanti: il cielo si fa buio, assumendo spesso una lugubre sfumatura
verdastra indescrivibile e molto diversa dal buio provocato dalle nuvole. Poi, negli ultimissimi
secondi della fase di parzialit la luce cala di colpo, la temperatura scende sensibilmente. Gli
animali appaiono disturbati e disorientati: gli uccelli si appollaiano o si nascondono, i galli
cantano come allaurora mattutina. Alcuni fiori chiudono la corolla, il vento si placa ... sulla
campagna scendono le tenebre.

Quando la causa del fenomeno non era pienamente compresa, assistere ad una eclisse di
Sole doveva essere certamente uno spettacolo suggestivo ed impressionante. Presso i popoli
antichi la sparizione del Sole eclissato dalla Luna produceva un profondo spavento. Essi
temevano che lastro dispensatore di luce e di vita venisse divorato da mostri o draghi celesti, e
questo scatenava il loro primordiale terrore delle tenebre.

Lontano nel tempo, nella Cina del II millennio a.C., il mitico imperatore Chung Kang
osserv la progressiva riduzione del disco solare ad una falce sottile. Nellimmaginario del
sovrano apparve chiaro che il Sole era stato attaccato da famelici dragoni. Levento
preannunciava sciagure. Dal momento che gli astronomi di corte non avevano previsto il
fenomeno, nessuno si era preparato il gi collaudato contrattacco, cio lo scoccare di nugoli di
frecce verso il cielo e il battere frenetico dei tamburi al fine di spaventare e far fuggire i draghi.
Dopo alcuni minuti di paura il Sole torn a splendere alto nel cielo, ma per la loro incuria i due
astronomi di corte, Hsi e Ho, furono messi a morte.

Non solo i Cinesi temevano di veder scomparire il Sole. In un racconto mitologico
indiano, il demone Rahu, accusato dal Sole e dalla Luna di aver bevuto di nascosto il vino
dellimmortalit, viene decapitato dalla dea Visn. La testa mozzata di Rahu, per vendetta,
insegue quindi i due astri accusatori con lintento di divorarli. Una simile spiegazione viene data
anche dai popoli mongoli, presso i quali il demone chiamato Arakho. Presso i popoli
scandinavi le eclissi venivano interpretate come la lotta di due lupi; il primo dei due, chiamato
Moongarm, alla fine dei tempi riuscir a divorare la Luna; il secondo, Fenrir, divorer invece il
Sole.

Lo storico greco Erodoto (ca. 484-425 a.C.) narr delleclisse totale di Sole avvenuta il
28 maggio del 585 a.C.
2
; essa si verific in Medio Oriente poco prima del tramonto, mentre era
in corso una sanguinosa battaglia tra le forze del re dei Lidi, Aliatte, e quelle del re dei Medi,
Ciassare. Le due schiere di combattenti furono tanto allarmati da quella improvvisa oscurit,
interpretata come espressione di volont divina, che si affrettarono a concludere una pace
durevole sigillata da alleanze matrimoniali tra i nobili dei due popoli.


1
La parola eclissi (o eclisse) deriva dal sostantivo greco kleipsis, che a sua volta deriva dal verbo eklipo, che
significa venir meno, sparire.
2
Per la suddetta eclisse alcune fonti riportano la data del 25 maggio 584 a.C.
4
Durante leclisse del 5 maggio 840 d.C., si dice che limperatore Luigi di Baviera, figlio
di Carlo Magno e capo del Sacro Romano Impero, mor di spavento durante i 5 minuti di totalit,
dando il via ad una lotta per la successione al trono tra i suoi tre figli, lotta che termin dopo tre
anni con il trattato di Verdun, dove si stabil la divisione dellimpero in tre regioni, le attuali
Italia, Francia e Germania.

Nel suo libro The Story of Eclipses (Storia delle eclissi), George Chambers parla di una
delle pi famose eclissi dellepoca medievale, leclisse totale del 2 agosto 1133 visibile in
Scozia. In quella occasione Guglielmo di Malmesbury scrisse: Quel giorno alla sesta ora il Sole
vel il suo glorioso volto, ... con tenebre orrende, agitando il cuore degli uomini con uneclissi.
Nellantica Cronaca Anglosassone, si legge: ... gli uomini furono presi da grande stupore e
terrore.

In effetti, la superstizione stata per lungo tempo legata a questi particolari fenomeni
celesti. A tal riguardo, un altro racconto significativo ci viene riportato dai diari di viaggio di
Cristoforo Colombo. Nel 1503, dopo aver esplorato per mesi le coste dellAmerica Centrale,
Colombo approd con le sue due ultime navi nellodierna isola di Giamaica. Allinizio gli isolani
provvidero abbondantemente cibo agli esploratori in difficolt ma, a causa della cattiva condotta
dei marinai, essi smisero di procurare loro da mangiare. La situazione era critica, dal momento
che sarebbe passato molto tempo prima che unaltra nave potesse arrivare in loro soccorso.
Stando al racconto, lo stesso Colombo, consultando il suo almanacco delle effemeridi, scopr che
il 29 febbraio 1504 ci sarebbe stata uneclisse totale di Luna. Approfittando della natura
superstiziosa degli isolani, egli li avvert che se non avessero portato da mangiare ai suoi uomini,
le tenebre avrebbero inghiottito la Luna. Gli isolani ignorarono lavvertimento, fino a quando
leclisse inizi veramente!. A questo punto riporta Colombo gli isolani con grandi grida e
lamenti arrivarono di corsa alle navi da ogni direzione, carichi di provviste. Cos gli
esploratori ebbero il cibo necessario per il resto della loro permanenza. Agli occhi degli isolani
Colombo aveva compiuto una potente magia, ma la conclusione a cui essi erano giunti era in
realt frutto della superstizione.





Figura 1: Parte di una pagina tratta dal Calendarium pubblicato da Regiomontano nel 1474 che Colombo aveva
con s nel suo quarto viaggio. A destra c' la previsione dell'eclisse di Luna del 29 febbraio 1504, che Colombo
sfrutt per spaventare gli indigeni giamaicani.


5
Nel XVII secolo, i missionari gesuiti in Cina poterono acquistare favore presso
limperatore grazie a uneclisse solare. I religiosi avevano notato che il calendario cinese, basato
sulle fasi lunari, era in errore gi da secoli. Gli astronomi imperiali avevano sbagliato
ripetutamente nel predire uneclisse di Sole. La grande occasione per i Gesuiti si present in
concomitanza con leclisse prevista per il mattino del 21 giugno 1629. Gli astronomi imperiali
predissero che leclisse sarebbe avvenuta alle ore 10.30 e che sarebbe durata circa due ore. I
gesuiti predissero invece che leclisse non si sarebbe verificata che alle 11.30 e che sarebbe
durata solo due minuti. Il giorno cruciale le ore 10.30 arrivarono e passarono, ma il Sole
continuava a brillare in tutto il suo fulgore; poi, esattamente alle 11.30 inizi leclisse, la cui
totalit dur due minuti, proprio come avevano previsto i gesuiti, che da quel momento in poi
godettero dellincrollabile fiducia dellimperatore.

Il sopra citato George Chambers, riporta anche il vivido resoconto di uneclisse di Luna
verificatasi il 2 settembre 1830 fatto da due persone che erano state in Africa: Quando la Luna
gradualmente si oscur tutti furono presi dalla paura. Pi leclissi proseguiva, e pi erano
terrorizzati. Tutti correvano angosciati a informare il sovrano della situazione, poich non cera
nessuna nuvola a creare unombra cos scura, e non riuscivano a capire la natura o il significato
di uneclissi. Ancora oggi in alcune regioni dellIndia, quando le eclissi vengono preannunciate
dalla stampa locale, si inscenano particolari cerimonie e rituali di antiche origini per prepararsi
allevento.

Col progredire delle conoscenze astronomiche, molti dei timori legati alle eclissi sono
stati pian piano dissipati. Lastronomia moderna si impadronita del meccanismo di questi
spettacolari fenomeni ed quindi in grado di predirli con largo anticipo in tutte le loro fasi. La
predizione di Cristoforo Colombo, come quella dei gesuiti, si basava sul moto costante e
prevedibile della Terra, della Luna e del Sole e sul calcolo della loro esatta posizione nello
spazio.

Col passare del tempo la visione delle eclissi divenne quindi unoccasione per studiare il
moto e le caratteristiche dei due astri. Durante leclisse del 1851 fu ottenuta su dagherrotipo
3
, la
prima immagine della corona solare. Essa dimostr che la corona era una parte del Sole, e non
della Luna come alcuni osservatori precedenti avevano creduto. Il 18 luglio 1860, padre Angelo
Secchi pioniere di un nuovo metodo di indagine, la spettroscopia riusc a fotografare la
corona solare e alcune protuberanze, dando cos dimostrazione che queste ultime non erano
unillusione ottica, ma un vero e proprio fenomeno fisico.

Lutilizzo dello spettroscopio durante leclisse del 18 agosto 1868, visibile in India e
Malesia, permise la scoperta sul Sole di un nuovo elemento chimico, elemento fino ad allora
sconosciuto e che fu chiamato elio (dal greco helios, che significa appunto Sole). 27 anni
dopo, nel 1895, lelio che dopo lidrogeno lelemento pi abbondante nellUniverso fu
scoperto anche sulla Terra.

Leclisse del 29 maggio 1919 fu utilizzata per confermare la Teoria della Relativit
appena elaborata da Albert Einstein, verificando la predizione che la velocit della luce sarebbe
stata leggermente rallentata o deflessa dalla gravit del nostro astro. Infine, leclisse del 30
giugno 1973 sullAfrica, fu seguita per ben 74 minuti a bordo di un aereo Concorde 001 che vol
lungo la linea di totalit.


3
Procedimento fotografico messo a punto nel 1839 dal fisico francese Louis Daguerre, che permise di ottenere le
prime immagini della realt visuale.
6


Figura 2: A sinistra la fotografia della corona solare durante leclisse del 7 Agosto 1869 ottenuta dalla spedizione
del college di Harvard a Shelbyville, nel Kentucky. Questa una delle migliori immagini della corona ottenute fino
a quel tempo, ma sovresposta nelle zone inferiori delle protuberanze. A destra: le protuberanze della stessa eclisse,
mostrate in un dipinto pubblicato da Angelo Secchi nel 1875.





2. Cause e ripetibilit delle eclissi. Il ciclo di Saros.


Le eclissi sono il frutto di una coincidenza straordinaria che coinvolge il Sole, la Luna e
la Terra. Il Sole ha dimensioni enormi: il suo diametro circa 400 volte quello della Luna.
Tuttavia degno di nota che il sole dista dalla Terra circa 400 volte pi della Luna. Di
conseguenza, per un osservatore posto sulla superficie terrestre, le dimensioni apparenti di Sole e
Luna sono quasi identiche. Per tale motivo a volte pu sembrare che il disco lunare si
sovrapponga esattamente a quello solare.

Va considerato che questo fenomeno incomparabile per la Terra. Ci sono almeno 60
satelliti che orbitano attorno a sette dei nove pianeti del sistema solare, tuttavia la Terra lunico
pianeta dal quale si possono ammirare le eclissi totali di Sole. Le due lune di Marte (Phobos e
Deimos) sono cos piccole che non coprirebbero il Sole visto dalla superficie marziana. Giove ha
lune pi grandi, ma sono cos vicine al pianeta che apparirebbero molto pi grandi del Sole. Ma
anche sulla Terra lo spettacolo delle eclissi tuttaltro che comune.


Il fattore determinante perch si verifichi uneclisse di Sole che il nostro satellite sia
nella fase di Luna Nuova.
4
Di solito la Luna si limita a passare vicino al Sole nel cielo diurno
senza che ce ne accorgiamo, in quanto le orbite dei due corpi celesti non giacciono sullo stesso
piano. Se la Luna si muovesse attorno alla Terra sullo stesso piano delleclittica (il piano su cui il
nostro e gli altri pianeti girano attorno al Sole) ogni mese vi sarebbero eclissi di Sole ed eclissi di

4
Nel caso delle eclissi totali di Luna, queste si verificano quando il nostro satellite naturale in fase di Luna Piena.
7
Luna. Ma il piano dellorbita lunare inclinato di 5 8 rispetto alleclittica, per cui le eclissi
avvengono solo quando lallineamento dei tre corpi vicino alla linea di intersezione dei due
piani orbitali. Se si pensa a questi piani come a cerchi sulla sfera celeste, i punti di intersezione
sono i nodi dellorbita lunare. Il nodo viene definito ascendente quando lorbita lunare
attraversa leclittica da sud a nord, e discendente nel caso contrario.

Quando al passaggio della Luna ai nodi si verifica anche un allineamento tra Sole e Terra,
allora i tre corpi celesti si trovano allineati. In tal caso, se la Terra proietta la sua ombra sulla
Luna si ha uneclisse di Luna. Se la Luna a proiettare la sua ombra sulla Terra si ha uneclisse
di Sole (figura 3).





Figura 3: Rappresentazione pittorica di come avviene uneclisse totale di Sole.



Inoltre, visto che le orbite della Terra e della Luna
sono ellittiche, le dimensioni apparenti del Sole e della
Luna subiscono leggere variazioni nel tempo. Quando la
Luna nel punto dellorbita pi distante dalla Terra, la
parte pi scura della sua ombra pu non raggiungere la
superficie terrestre; quando questo accade, chi sulla Terra
si trova nella zona dombra assiste ad una eclisse anulare,
in cui il Sole visibile come un anello brillante intorno al
disco lunare scuro (fig. 4)



Figura 4: Eclisse anulare di Sole del 1992.
8
Se si consulta un almanacco astronomico, si pu apprendere che la maggioranza degli
anni c effettivamente uneclisse di Sole in qualche luogo sulla Terra. Ce ne sono state 49 nel
XX secolo. La maggioranza desse avviene sopra gli oceani, che coprono il 71% della superficie
terrestre. Inoltre, met della superficie terrestre costituita da disabitato deserto, giungla, tundra
o banchisa, per cui poche eclissi sono visibili in zone popolate. Se si prende un punto fisso della
superficie terrestre, possibile vedere uneclisse solo una volta ogni 360 anni, il che vuol dire
che nove persone su dieci vivrebbero e morirebbero senza aver probabilmente loccasione di
osservare un simile spettacolo celeste. Ma perch esso visibile solo da una ristretta zona della
superficie terrestre? La Luna colpita dal Sole, proietta un cono dombra che quando raggiunge la
Terra largo solo 160 chilometri e viaggia a velocit comprese tra i 1800 chilometri orari
allequatore, fino a 7200 chilometri orari a latitudini pi elevate, per cui pu coprire un punto
sulla superficie terrestre solo per alcuni minuti. (vedi figura 8)





Figura 5: Ecco come appare il disco solare durante uneclisse, nella zona di ombra (eclisse totale) e nella zona di
penombra (eclisse parziale).





Figura 6: Come avviene uneclisse anulare. Il cono dombra non riesce a raggiungere la superficie terrestre.
9

Gli astronomi caldei scoprirono che le eclissi, sia solari che lunari, si ripresentano dopo
223 mesi lunari o lunazioni (esattamente ogni 18 anni e 10 o 11 giorni, a seconda del numero di
anni bisestili in questo intervallo di tempo). Tale scoperta fu probabilmente facilitata dal fatto
che essi usavano un calendario basato sulle fasi lunari. Dallascesa al trono di Nabonassar
(Nabopolassar) attorno al 747 a.C. furono tenuti dagli astronomi babilonesi dettagliati rapporti
mensili di ogni fenomeno. La ricorrenza delle eclissi era ben conosciuta nel VI secolo a.C. In
accordo con il racconto di Erodoto, Talete predisse leclisse del 28 maggio del 585 a.C. Se ci
corretto, allora Talete us il Saros per la sua predizione. Questo significativo ciclo nacque molto
probabilmente da una correlazione tra la lunghezza di un mese che era lintervallo di tempo
tra Luna Nuova e Luna Nuova (o, presso altre culture, tra Luna Piena e Luna piena) e il
periodo di rivoluzione dei nodi lunari. La lunghezza media del mese lunare, da Luna Nuova a
Luna Nuova, di 29,53059 giorni. Se lorbita della Luna fosse stazionaria, il Sole passerebbe
attraverso i nodi dellorbita lunare ad intervalli di una volta lanno, ma a causa della regressione
dei nodi dellorbita lunare che ellittica, il Sole passa in corrispondenza dei nodi in un periodo
leggermente pi corto di un anno, corrispondente a 346,62 giorni.


Ora: 223 29,53059 giorni = 6585,32 giorni

e: 19 346,62 giorni = 6585,78 giorni


19 corrisponde agli anni del ciclo metonico lunare
5
, cio allintervallo di tempo necessario
affinch la Luna si ritrovi nella stessa configurazione col Sole e la Terra. La differenza tra i due
periodi : 6585,78 6585,32 = 0,46 giorni.

Se la Luna Nuova al nodo allinizio di un Saros, essa preceder il nodo di 0,46 giorni
allinizio del Saros successivo. Durante tale tempo il Sole si sar spostato di 0,46/346,62 di 360,
corrispondenti a 29. Il Sole, alla successiva Luna Nuova, sar cos a soli 29 dal nodo, e leclisse
non si verificher pi se non dopo un lungo periodo di tempo.

C unaltra relazione rimarchevole del Saros. Una eclisse di lunga durata segue una
eclisse di lunga durata; i cambiamenti tra le due successive eclissi della sequenza sono molto
piccoli. Ci nasce dal fatto che la distanza della Luna, e conseguentemente il suo diametro
apparente, cambiano, ma di un ammontare molto piccolo nellintervallo di un Saros. Ci
quanto viene mostrato nella tabella 1, dove vengono riportati i diametri apparenti del Sole e della
Luna durante le sei eclissi pi lunghe del XX secolo e la durata delle relative totalit.

Unaltra curiosit del ciclo del Saros il cambiamento regolare in longitudine tra una
eclisse e quella successiva. Dal momento che il Saros non composto da un numero intero di
giorni, ma da uno decimale (6585,32 giorni). Lintervallo decimale, corrispondente a 0,32 giorni,
fa s che la Terra ruoti di circa 120, per cui il percorso del cono dombra generato dalla Luna tra
uneclisse totale di Sole e leclisse del Saros successivo, si sposta in longitudine
approssimativamente di 120. La figura 7 mostra questo effetto nelle sei eclissi pi lunghe del
XX secolo (Dyson & Woolley).


5
Il mese sinodico, che lintervallo medio tra Luna Nuova e Luna Nuova, di 29,53059 giorni. Lanno tropico
invece di 365,2422 giorni. Secondo la regola del minimo comune multiplo si trova che 235 mesi sinodici
contengono 6939,69 giorni e che 19 anni tropici contengono 6939,60 giorni. Ci vuol dire che il Sole e la Luna
ritornano alla stessa longitudine dopo 19 anni.
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Eclisse

Luna


Sole


durata


18 maggio 1901
29 maggio 1919
08 giugno 1937
20 giugno 1955
30 giugno 1973
11 luglio 1991


16 36,1
16 37,5
16 38,7
16 39,5
16 40,5
16 41,2


15 48,4
15 46,6
15 45,2
15 44,3
15 43,8
15 43,9
minuti
6,5
6,8
7,1
7,2
7,2
7,3

Tabella 1





Figura 7: Effetto dello spostamento di 120 in longitudine nelle sei eclissi pi lunghe del XX secolo.





Figura 8: Serie di fotografie riprese da satellite (GEOS) che mostrano lo spostamento dellombra proiettata dalla
Luna durante leclisse totale del 26 febbraio 1998 visibile dalle isole caraibiche. La velocit dellombra
impressionante: 0,5 km/s (1600 km/h). A latitudini pi elevate essa pu arrivare perfino a 2 km/s (7200 km/h !).


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3. Leclisse di Sole del 15 febbraio 1961 a Genova.


Lultima eclisse totale visibile dal nostro Paese fu quella del 15 febbraio 1961. Lattesa
per questo fenomeno era assai viva in tutta Italia e particolarmente a Genova, dove gi da alcuni
anni erano attivi alcune associazioni di appassionati di astronomia: Urania e lUniversit
Popolare Sestrese. Proprio gli aderenti di questultima associazione, in seguito, saranno i fautori
dellOsservatorio Astronomico di Genova, sito alle pendici del Monte Gazzo, a Sestri Ponente.

Cos Riccardo Balestrieri, ex direttore dellOsservatorio, riporta la descrizione di quello
spettacolare evento nel volume Astronomia in Liguria (1994):


La mattina del 15 febbraio 1961 linizio di una giornata magnifica e
limpidissima; a Sestri il Sole sorge dalla collina degli Erzelli gi intaccato dal
disco lunare. Sono le 8.36 quando inizia la totalit, che dura 125 secondi.
Genova in quei minuti si ferma: tutti sono alle finestre, sui balconi, in strada a
guardare per la prima volta la corona solare, che si staglia su un cielo ancora
abbastanza luminoso.


La copertura del cono dombra operato dalla Luna attravers trasversalmente la nostra
penisola, coprendo il basso Piemonte, la Liguria, lEmilia Romagna, la Toscana, lUmbria e le
Marche.




Figura 9: La zona interessata dal passaggio del cono dombra durante leclisse totale di Sole del 1961 in Italia.


12


Figura 10: Foto della corona solare durante la fase di totalit delleclisse del 1961 in Italia, eseguita da Salvatore
Furia dal Monte Sette Pani (Alpi Marittime, 1300 m s.l.m.) alle ore 8.35. Astrografo Zeiss, diametro 102 mm, f/4,5,
lastra Gevapan 33 6x9, posa di 1,5 secondi.



Figura 11: Foto della fase di totalit delleclisse del 1961, fotografata a Genova da Alfredo Tortonese (archivio
dellOsservatorio Astronomico di Genova).

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4. Circostanze delleclisse dell 11 agosto 1999.



Nella seguente tabella (tabella 2) sono riportate le circostanze delleclisse del 11 agosto
1999. Gli orari delle fasi di totalit sono espressi in Tempo Universale (T.U.), basato sul
meridiano di Greenwich. Per passare dal Tempo Universale al Tempo Locale, riferito allAustria,
(o meglio, al T.M.E.C., Tempo Medio dellEuropa Centrale) occorre aggiungere circa due ore
(unora per il fuso orario e unaltra ora perch il fenomeno avviene in regime di orario legale).
Di seguito (figg. 12 e 13) vengono riportate due cartine: la prima illustra le zone di parzialit
sulle coste orientali degli Stati Uniti, La seconda illustra il percorso dellombra attraverso
lEuropa. Per le citt al di fuori della fascia di totalit, sono indicate la copertura massima e lora
del transito dellombra, sempre in T.U. A queste due cartine, ne fanno seguito altre, pi
dettagliate, degli stati europei interessati dal fenomeno. [Attenzione! A causa di un errore
grafico, le diciture latitudine-longitudine delle cartine geografiche sono state invertite]




Percorso Eclisse

Orario


Durata massima



Nord Atlantico
Cornovaglia
Francia occidentale
Francia centrale
Francia orientale
Germania (Stoccarda)
Germania (Monaco)
Austria (Kapfenberg)
Ungheria occidentale
Ungheria orientale
Romania occidentale
Romania centrale
Romania / Bulgaria
Turchia nord-occidentale
Turchia sud-orientale
Siria / Iraq
Iraq / Iran
Pakistan (Karachi)
India

T.U.

09.31
10.11
10.20
10.25
10.30
10.35
10.40
10.45
10.50
10.55
11.00
11.05
11.10
11.25
11.40
11.45
11.50
12.10
12.20

minuti / secondi


2:05
2.09
2.12
2.15
2.17
2.20
2.21
2.22
2.23
2.23
2.23
2.22
2.17
2.09
2.05
2.01
1.23
1.10

Tabella 2

La velocit dellombra stata stimata in 0,91 chilometri al secondo, corrispondenti a
3276 chilometri orari. Le prossime eclissi totali in Europa avverranno il 29 marzo 2006 (visibile
dalle pianure del Volga, fino in Egitto) e il 12 agosto 2026 (visibile in Spagna).


14




Figure 12 e 13: Le zone di parzialit sulle coste orientali degli Stati Uniti, e il percorso dellombra attraverso
lEuropa. Per le citt al di fuori della fascia di totalit, sono indicate la copertura massima del disco solare e lora in
T.U. (cortesia Sky & Telescope)





15



Figure 14 e 15





16




Figura 16


17




Figura 17


18


Figura 18



Il percorso della totalit delleclisse passa appena a nord dellarco alpino, per cui dalle
citt italiane si assiste soltanto ad una eclisse parziale con il disco solare coperto mediamente per
il 90% del suo diametro. Per grandezza o copertura di uneclisse si intende la percentuale del
diametro del disco solare occultato dalla Luna al momento della massima sovrapposizione. Una
copertura, ad esempio, di 0,5 indica una eclisse in cui la Luna arriva a toccare il centro del disco
solare; 0,75 tre quarti del diametro del disco solare; 0,25 un quarto. In tabella 3 sono riportate le
coperture di alcune citt italiane durante il fenomeno.




Bolzano 0,96
Udine 0,96
Venezia 0,94
Milano 0,92
Parma 0,91
Torino 0,90
Bologna 0,90
Ancona 0,90
Genova 0,89


Firenze 0,88
Perugia 0,87
Roma 0,84
Napoli 0,82
Cagliari 0,74
Bari 0,85
Reggio Cal. 0,75
Palermo 0,73



Tabella 3

19
5. Diario di viaggio.



Antefatto


Abbiamo pianificato questa spedizione con cura, anche se non senza qualche difficolt.
Dopo aver contattato numerose volte unagenzia di viaggio, ci siamo resi conto che i partecipanti
non erano in numero sufficiente per riempire un pullman intero. Di conseguenza ci siamo affidati
ad unaltra agenzia e previsto un soggiorno di circa tre giorni. Per la scelta del Paese europeo, ci
siamo affidati alle cartine di previsione distribuite dalla NASA. Le mappe in questione
riportavano il percorso dellombra (fascia di totalit) attraverso il continente europeo e quello
asiatico: Cornovaglia (Galles, Gran Bretagna), nord della Francia, Baviera (Germania), Austria,
Ungheria, Romania, estremo nord della Bulgaria, Turchia, Iraq, Iran, Pakistan, India. Le mappe
riportavano anche le probabilit di copertura nuvolosa media delle zone interessate dalla fascia di
totalit (vedi figura 19). Secondo queste, le aree della Cornovaglia e del nord della Francia, che
ad agosto vengono a trovarsi sotto linfluenza delle correnti atlantiche alternando fasi perturbate
a fasi di tempo discreto, erano da considerarsi a rischio. La probabilit di vedere leclisse in
queste zone era attorno al 40 % (cio una probabilit di copertura nuvolosa intorno al 60 %). La
probabilit di vedere leclisse aumentava man mano che ci si spostava verso sud-est: il 40 % in
Germania, il 50 % in Austria e in Ungheria, il 60 % in Romania. Le zone meteorologicamente
pi adatte per losservazione del fenomeno erano quelle della Penisola Anatolica (Turchia) e
dellIran, con una probabilit attorno al 90-95 % e perci meta delle spedizioni pi organizzate.
Infine, la probabilit decresceva nuovamente in Pakistan e in India, essendo tali Paesi in pieno
periodo monsonico. Si optato quindi per una zona a portata di automobile che presentasse una
probabilit media accettabile: lAustria.




Figura 19
20

Sulle mappe della NASA erano inoltre segnalate alcune delle citt austriache interessate
dalla fascia di totalit. Le pi interessanti sono riportate nella tabella sottostante.



Citt Durata della totalit

Wien (Vienna)
Linz
Graz
Salzburg (Salisburgo)
Brck an der Mur
Kapfenberg


eclisse parziale
20 secondi
58 secondi
2 minuti
2 min. e 10 secondi
2 min. e 15 secondi



La scelta caduta sulle ultime due localit, dove la durata della fase di totalit era quasi
massima. Tramite una nuova agenzia di viaggio abbiamo quindi deciso di prenotare alcune
stanze allHotel Bhlerstern, di Kapfenberg, pochi chilometri a nord di Brck an der Mur, nella
regione austriaca della Stiria.














Domenica 8 agosto 1999


In mattinata parto da Villanova Mondov (Cuneo), dove mi trovavo per passare alcuni
giorni di ferie, per raggiungere Genova. Appena arrivato contatto Ivan Gennari e Pietro
Lorenzini per mettermi daccordo con loro sullorario ed il luogo di partenza. Subito dopo il
pranzo preparo le valigie con vestiti ed effetti personali, senza dimenticare un maglione ed una
giacca antipioggia. Preparo lattrezzatura fotografica: il cavalletto, la mia Olympus OM-20,
lobbiettivo da 50 mm. e uno zoom 70-210 mm., due pellicole per diapositive da 50 ASA ed una
da 100 ASA. Dopo aver riposato 2 3 ore, ceno e guardo un po di televisione, prestando
attenzione alle previsioni meteorologiche sullEuropa per i giorni successivi, previsioni che
purtroppo non lasciano intravedere un quadro positivo. Daltronde penso tra me se non
andassi lo stesso in Austria, mi potrei poi rimproverare per tutta la vita di aver perso una simile
occasione, visto che uneclisse di Sole si ripresenter in Europa solamente nel 2026, in Spagna,
Restaurant Hotel
Bhlerstern
Friedrich Bhler Strasse, 13
A 8605 Kapfenberg
Austria
Tel. +43 (0) 3862-206375
Fax +43 (0) 3862-206165
21
e nel 2081 nel nord-est dellItalia. Sono le 23.15 quando, insieme a Ivan Gennari, mi presento sul
luogo dellappuntamento, davanti al casello autostradale di Genova Voltri.

Facciamo parte di un significativo gruppo che ha deciso di partire in nottata per arrivare a
Kapfenberg di mattina, in modo da avere il tempo di sistemarci in albergo e renderci conto del
luogo. Di questo gruppo facciamo parte io, Ivan Gennari e Pietro Lorenzini (che viaggeremo
sulla stessa autovettura), Alfonso Mantero, Michele Caviglia, Claudia Cammilli, Stefano
Pronzati, Gianni Ansaldo, Andrea Pero, Alessandro Maschio. In tutto quattro automobili. Altri
partiranno il giorno successivo (il 9 agosto), in mattinata, per arrivare a Kapfenberg nel
pomeriggio. Altri ancora (Franca Cacciabue e Paola Villa con sua figlia) sono gi partiti in treno.
Per tutti lappuntamento sar presso lHotel Bhlerstern.



Luned 9 agosto 1999


Ore 0.00; ormai giunto il momento della partenza per lAustria. da tanto che lo
aspettavamo. Con Pietro Lorenzini al volante entriamo al casello autostradale di Genova Voltri e
imbocchiamo lautostrada A26 in direzione Milano. Giunti a Tortona prendiamo la A21 per
Piacenza e poi verso Brescia. Allautogrill di Cremona facciamo la prima sosta per aspettare i
ritardatari e prendiamo un caff. Cerchiamo di fare tappe di circa 170-180 chilometri ognuna. A
Cremona prendo la guida io. Arrivati a Brescia prendiamo la A4 (la Milano-Venezia-Trieste) in
direzione Venezia. Subito dopo Padova facciamo la seconda sosta e prendiamo il consueto caff.
Sono le 4.30 di mattina. Riprendiamo il viaggio. Superiamo Mestre e Venezia; a Palmanova
lasciamo la A4 e imbocchiamo la A23 per Udine, nelle vicinanze della quale facciamo le terza
sosta. Sono quasi le 6.00.

Con Pietro Lorenzini alla guida ci avviamo verso il passo del Tarvisio e quindi verso il
confine italo-austriaco, superando le citt di Gemna del Friuli e Tolmezzo, colpite nel 1976 da
un violento terremoto. Il paesaggio montano, illuminato dal Sole non ancora alto, con le sue
brume e le nuvole basse, molto suggestivo e trasmette un senso di benessere e di tranquillit (o
forse solo la stanchezza che comincia a farsi sentire che lo rende tale). Giungiamo a Tarvisio e
al confine che sono ormai le 7.00. Abbiamo fatto finora circa 640 chilometri. Scendiamo per
aspettare le altre automobili e ne approfitto per chiamare col telefonino cellulare i miei familiari
a Genova per tranquillizzarli sullandamento del viaggio.

Al confine, con circa 10.000 lire, facciamo labbonamento settimanale per viaggiare sulle
autostrade austriache. Allarrivo delle altre autovetture, passo alla guida io e ci inoltriamo
finalmente in territorio austriaco. Superiamo la cittadina di Villach e ci dirigiamo verso
Klagenfurt, nei pressi della quale, per lavori in corso, dobbiamo abbandonare lautostrada per
proseguire sulla statale. Il paesaggio incantevole e lonnipresente verde dei monti e dei prati
ispira tranquillit. Ci fermiamo giusto il tempo necessario per fare rifornimento e poi ripartiamo
riprendendo lautostrada poco pi avanti. Guido sempre pi veloce distanziando gli altri ma, nei
pressi di Graz, a causa anche di indicazioni segnaletiche poco chiare, sbagliamo strada, per cui
siamo costretti ad allungare il tragitto di una decina di chilometri. Seguendo le indicazioni per
Vienna (Wien) superiamo una interminabile galleria (lunga circa 13 chilometri) e finalmente
vediamo le indicazioni per Bruck an der Mr e per Kapfenberg. Sono ormai le ore 11 passate
quando arriviamo a Kapfenberg (figura 20). Ci vuole una buona mezzora per riuscire ad
individuare lHotel e poi finalmente spegniamo il motore. Abbiamo percorso in tutto 901
chilometri!
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Figura 20: Kapfenberg (Stiria, Austria). Veduta della cittadina dal castello di Burg Oberkapfenberg.



Prendiamo possesso della camera n 301, dove ci sistemiamo in tre: io, Ivan Gennari e
Gianni Ansaldo. Pietro Lorenzini si sistema in una camera singola, la n 302. Sono le 13.30
quando, sistemati i bagagli ci rechiamo in centro in cerca di qualcosa da mettere sotto i denti. La
giornata soleggiata e la temperatura si aggira attorno ai 26-28 C. Non avendo trovato trattorie
o pizzerie, data lora e il caldo, decidiamo di fermarci ad una tavola fredda. Il resto del
pomeriggio lo passiamo in albergo a rilassarci dal lungo viaggio. Nel frattempo, alle ore 15
arrivano col treno Franca Cacciabue, Paola Villa con la figlia e Rina Stocchi. Arrivano inoltre
con lultima autovettura Barbara Domenichini e Sergio Burioli. Il gruppo cos al completo: in
tutto 21 persone.

Verso sera scendiamo a prendere un po di fresco nel giardino dellHotel, poi, alle 20.30
la cena (ottima). Dopo una breve passeggiata nel centro storico di Kapfenberg (un vero gioiello
lindo e pulito), alle ore 23 torniamo in Hotel e ci rituffiamo a letto.




Marted 10 agosto 1999


Sveglia alle ore 7.30. Il cielo coperto come da previsioni meteorologiche. Dopo una
lauta colazione a base di caff (annacquato), yogurt, prosciutto, formaggio, strudel, succo
dagrumi e fiocchi davena, il gruppo si divide. I pi giovani decidono di impiegare la giornata a
fare un po di turismo e visitare la capitale Vienna, un centinaio di chilometri pi a nord-est. I
pi maturi (non inteso necessariamente come et) decidono invece di impegnare la giornata ad
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individuare alcuni possibili siti da cui osservare leclisse. A questultimo gruppo di saggi
appartengo io, Ivan Gennari e Pietro Lorenzini. A farci compagnia, su unaltra autovettura, ci
sono Gianni Ansaldo, Claudia Cammilli e Stefano Pronzati.

Da alcune cartine locali notiamo che poco pi a nord di Kapfenberg, sulla strada per la
cittadina di Mariazell, c il passo di Aflenzerseeberg (o pi semplicemente Seeberg, nei pressi
di Seewiesen), un passo alpino perfettamente carrabile, a 1254 metri di quota. Decidiamo dunque
di dirigerci in tale direzione.

Superata la periferia di Kapfenberg, la strada si snoda verso nord ed entra allimprovviso
nel verde dei boschi di conifere. A differenza dei boschi italiani, dove prevalgono castagni, lecci,
querce, etc., il territorio verde austriaco ricoperto per la stragrande maggioranza da pini, abeti e
larici. Insomma, verde dappertutto e per tutto lanno. Un paesaggio meraviglioso e rilassante. La
prima cittadina degna di nota che incontriamo sulla nostra strada Thrl, caratterizzata dalla
presenza di un castello, di probabile origine medioevale, costruito interamente sulle rocce a
strapiombo sul centro abitato. La sua imponente sagoma grigio chiara si fonde con la roccia dello
stesso colore; e ci viene da pensare alla fatica fatta per costruirlo in quel luogo cos disagevole.

Pi avanti la strada tende a salire e i boschi di conifere lasciano gradualmente il posto ai
tipici prati verdi delle vallate alpine e ad un vasto fondovalle con le cime dei monti poste a
corona tuttintorno. Poco dopo ci fermiamo presso un laghetto, dove non perdiamo occasione di
fotografare un gruppo di paperelle che giocano nellacqua. Facciamo una foto anche a due
centaure austriache sulle loro motociclette, le quali ci contraccambiano il favore (vedi figura 21),
e poi via, di nuovo verso nord.




Figura 21: Foto del gruppo degli esploratori. Da sinistra a destra: Giuseppe Veneziano, Claudia Cammilli, Ivan
Gennari, Pietro Lorenzini, Gianni Ansaldo, Stefano Pronzati.

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Poco prima della citt di Aflenz Kurort, in localit Grassnitz, vicino alla strada, notiamo
un largo spiazzo con un bar ambulante e alcuni tavoli in legno riparati da un tendone. Pensiamo
subito che quello potrebbe essere uno dei siti ideali per losservazione delleclisse, oppure un
comodo riparo in caso di maltempo. Da quello spiazzo, inoltre, sono visibili due dei cinque
radiotelescopi situati nella seguente cittadina di Aflenz. Notiamo che in quel sito i venti in alta
quota fanno muovere abbastanza velocemente le nuvole; questo significa assenza di brume o
nebbie, e la possibilit di schiarite o aperture tra le nubi, dalle quali potrebbe essere possibile
osservare piccole chiazze di cielo azzurro (sempre pensando alleclisse del giorno dopo).

Continuiamo a salire, superiamo Aflenz con i suoi cinque radiotelescopi, e dopo circa 8
chilometri arriviamo al passo di Aflenzerseeberg (o Seeberg), dove ci fermiamo per un
sopralluogo. Il posto suggestivo, situato com a cavallo tra due declivi. Vi un grande
posteggio, un bar, una trattoria, uno spiazzo utile allosservazione vicino ad un bosco e ad un
recinto con alcune caprette che fraternizzano con Ivan. Nonostante il giorno feriale, il posto
abbastanza frequentato, il che fa presagire che il giorno dopo avrebbe certamente attirato
numerosi osservatori. Ci colpisce la bellezza del luogo e la possibilit di poter osservare il
fenomeno delleclisse da un posto elevato. Inoltre, la presenza delle caprette ci potrebbe dare la
possibilit di osservare la reazione di animali allarrivo della fase della totalit. Alla fine, per, la
presenza di nuvole pressoch ferme e la mancanza di vento, dovuti alla conformazione
orografica del sito, ci fanno temere che, in caso di maltempo, difficilmente potrebbe esserci una
apertura tra le nubi, anzi, le nebbie salivano dai due versanti per addensarsi proprio in quel posto.




Figura 22: Arcobaleno sul fondovalle di Aflenz. Sulla sinistra si intravedono due dei radiotelescopi della cittadina.


Decidiamo di scendere sul versante opposto e di continuare verso nord fino alla cittadina
di Mariazell. Ancora prima di arrivare, da lontano, riusciamo ad osservare due torri campanarie
di una imponente basilica; scopriamo cos che Mariazell una specie di Assisi austriaca, con i
suoi interminabili negozietti di immagini sacre e souvenir di ogni tipo. Dopo una visita alla
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basilica (Ivan ed io rimaniamo alquanto perplessi dalla commercializzazione religiosa) ci
rechiamo in un supermercato per comprare qualcosa da mangiare, visto che sono gi le 13.30.
Facciamo appena in tempo a fare benzina che un forte temporale piomba su di noi. Cominciamo
a percorrere a ritroso i 60 chilometri che separano Mariazell da Kapfenberg, ma poco prima del
passo di Seeberg dobbiamo fermarci perch non riusciamo neanche a vedere la strada a causa del
violento acquazzone e dei fulmini. Ne approfittiamo allora per mangiare in automobile mentre
aspettiamo che passi il temporale. Ripartiamo subito dopo e, superato il passo di Seeberg,
scendiamo verso i radiotelescopi di Aflenz. Superati questi ultimi, ci fermiamo nello spiazzo dal
bar ambulante notato in precedenza. Mentre Ivan ne approfitta per comprarsi un wrstel
indigesto, noi osserviamo lo spostamento delle nuvole, che sembrano confermare la nostra
impressione iniziale. A conferma di ci, il cielo si apre e un raggio di luce solare illumina uno
scroscio dacqua in lontananza: poco dopo si forma un bellissimo arcobaleno che parte dai
radiotelescopi per finire al fondovalle. Non mi lascio sfuggire loccasione e scatto numerosi
fotogrammi del fenomeno con la mia Olympus OM-20, obiettivo 50 mm e pellicole da 100 ASA
Kodak Elite (vedi figura 22). Sono le ore 17.00.

passata circa unora quando arriviamo a Kapfenberg. Tempo di darci una ripulita ed
usciamo nuovamente, questa volta per andare a visitare il castello di Kapfenberg (Burg
Oberkapfenberg) posto in un antico nucleo abitato al di sopra della cittadina pi recente. Dopo
aver camminato per una ventina di minuti, ci rendiamo conto di essere ancora distanti dal
castello, quindi, data lora, torniamo allHotel per la cena e poi a letto, non senza aver dato
unocchiata alle previsioni del tempo, che purtroppo non sono positive.





Mercoled 11 agosto 1999: il giorno delleclisse


il giorno delleclisse, ma le speranze di vederla sembrano davvero poche. Il cielo
totalmente coperto e minaccia pioggia. Facciamo una mesta colazione sbirciando in
continuazione dalla finestra. Larrivo di Andrea Pero ci porta un po di speranza: secondo quanto
ci dice, nelle ultime due eclissi alle quali aveva assistito (lultima quella del Messico nel 1991),
in entrambi i casi il cielo era nuvoloso, ma si era poi rasserenato prima del fenomeno. Non ci
perdiamo dunque danimo e tutti insieme partiamo in colonna per il passo di Seeberg. Sono le
8.30 ora locale o meglio, T.M.E.C., Tempo Medio dellEuropa Centrale (le 6.30 in Tempo
Universale).

Oltrepassiamo Thrl, Grassnitz e Aflenz, ma il cielo sempre coperto. Iniziamo poi a
salire rapidamente verso il passo di Seeberg, ma la situazione meteorologica peggiora ancor pi
con laltitudine: allimpenetrabile strato di nuvole si aggiungono isolate brume a bassa quota che
avvolgono il paesaggio fino a renderlo nebuloso. A questo punto Andrea Pero si ferma al passo
insieme alla coppia arrivata dallItalia in sua compagnia; con gli altri invece decidiamo di tornare
verso valle. Un gruppo, di cui fanno parte Michele Caviglia, Barbara Domenichini, Simona
Saliceti e altri, si posiziona nei pressi dei radiotelescopi di Aflenz. Il grosso del gruppo si porta
invece a Grassnitz, circa due chilometri a sud dei radiotelescopi, nello spiazzo del bar ambulante
con tenda e tavoli che avevamo notato il giorno precedente (bar tristemente famoso ad Ivan, che
doveva ancora digerire il famoso wrstel del giorno prima). Ci consoliamo pensando che se
non dovessimo riuscire a vedere leclisse, almeno avremo un riparo dove mangiare e riposarci.

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La meteorologia del sito sembra confermare ci che avevamo notato il giorno prima, cio
lo spostamento veloce delle nubi ad opera dei venti in quota. Sono le ore 10.00 (8.00 T.U.).
Montiamo i cavalletti per le macchine fotografiche e gli strumenti di osservazione. Io posiziono
sul cavalletto la mia fotocamera Olympus OM-20 con un obbiettivo Olympus da 150 mm
gentilmente concessomi da Pietro Lorenzini, che si dimostra otticamente di migliore qualit
rispetto allo zoom 70-210 mm fattomi prestare da mio cognato. Come pellicola uso una Kodak
Elite II da 100 ASA (diapositive). Davanti allobbiettivo monto un vetro verde da saldatore che
fisso alla macchina fotografica con alcuni giti di nastro adesivo di carta, facendo attenzione a
non occupare il campo visivo dellobbiettivo stesso. Poco davanti a me, Pietro Lorenzini sistema
un mini-cavalletto con la sua macchina fotografica e un obbiettivo da 500 mm su un ceppo di
tronco dalbero, in modo da sistemarsi seduto in posizione riposante allosservazione del
fenomeno; fenomeno che dovrebbe avvenire col Sole prossimo al culmine, e quindi non lontano
dallo zenit. Alla mia sinistra, Alessandro Maschio posiziona il suo rifrattore con macchina
fotografica. Alle mie spalle si sono sistemate, Paola Villa con una telecamera, Franca Cacciabue
con un semplice vetro da saldatore e Claudia Cammilli con cavalletto e un binocolo 20 x 80. E
poi ancora, Gianni Ansaldo e Alfonso Mantero con le loro macchine fotografiche.

Ci muoviamo nervosamente da uno strumento allaltro scambiandoci brevi frasi di
incoraggiamento, alzando in continuazione gli occhi al cielo nella speranza di intravedere uno
sprazzo di azzurro tra il bianco e il grigio scuro delle nubi che si spostano sempre pi
velocemente in diverse direzioni (da est ad ovest le nubi basse e scure; da sud a nord le nubi alte
e pi chiare.

Sono ormai le 11.30 (le 9.30 T.U.) ma il cielo sempre coperto. Ci siamo persi il primo
contatto della Luna con il lembo solare che, secondo i calcoli forniti dalla N.A.S.A., avvenuto
alle 11.22 (le 9.22 in T.U.). Comincio a notare intorno a me i visi dei soci segnati dalla delusione
e dalla rassegnazione, sentimenti che ci accomunano. Nel frattempo, nel piazzale dove ci siamo
sistemati arrivata altra gente che, posteggiata lautomobile, si aggira intorno a noi. Tra questi
c un gruppo di ragazzi affetti dal morbo di Down, che arrivano con un pulmino; anche loro
guardano ansiosamente il cielo nel punto verso il quale abbiamo puntato i nostri strumenti.

Guardo lorologio, sono le 12.05 ora locale (T.M.E.C., le 10.05 T.U.). Alzo lo sguardo
verso il cielo e urlo: il Sole!!. Un velo di nubi veloci sta lasciando intravedere la sagoma
della nostra stella gi eclissata per met dalla Luna. Comincio a scattare alcuni fotogrammi con il
filtro verde e lotturatore in automatico. Lentusiasmo riprende corpo. Alessandro Maschio scatta
alcune foto al rifrattore, poi mi fa osservare allobbiettivo: la grandezza del disco solare
notevole. Pregusto mentalmente le fotografie che ne verranno fuori.

Lattesa della totalit continua tra momenti in cui il Sole invisibile a causa delle nubi e
momenti in cui fa capolino tra di esse. In queste occasioni i famosi occhialini solari non servono
a molto, poich la luce del Sole parzialmente eclissato comunque filtrata da un sottile strato di
nuvole e quindi non crea fastidio allosservazione a occhio nudo. Sul disco solare sono
osservabili solo tre piccole macchie, allineate sotto lequatore e unaltra isolata, pi o meno della
stessa dimensione.

Col passare del tempo la superficie della fotosfera solare si assottiglia sempre di pi.
Allapprossimarsi della totalit unaltra nuvola copre il Sole, proprio nel momento in cui la sua
luce ridotta ad una sottilissima ed evanescente falce. Eseguo velocemente due fotografie,
sempre con lotturatore in automatico ma, questa volta, senza alcun filtro. Guardo lorizzonte in
direzione ovest per osservare larrivo dellombra, unombra che, secondo i calcoli, dovrebbe
viaggiare a poco pi di 3000 chilometri orari (corrispondenti a circa 0,91 chilometri al secondo).
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Vedo la luminosit calare rapidamente. Guardo verso il terreno intorno a me nella
speranza di individuare le cosiddette ombre volanti ma, probabilmente a causa della presenza
delle nubi, non riesco a distinguerne. Alzo allora lo sguardo verso lalto, in direzione del Sole,
nella convinzione di vederlo ancora coperto dalla nuvola e, invece, . ai miei occhi si offre il
meraviglioso spettacolo della corona solare, cos luminosa come non lavevo mai vista prima in
nessuna fotografia. Era apparsa talmente allimprovviso ed inaspettata che, per alcuni attimi,
siamo rimasti tutti sbigottiti ed increduli di quanto ai nostri occhi si stava offrendo.

Sento le mie parole come se provenissero da unaltra persona: I grani di Baily! I grani di
Baily!. Intorno a me c chi urla di gioia o di meraviglia, o chi fischia. Sembra quasi che attorno
al Sole si sia aperto un canale tondo tra le nubi. A sud-est del disco solare occultato appaiono due
grani di Baily: uno grosso verso il basso e un altro di pi modeste dimensioni quasi sulla linea
dellequatore. Entrambi tendono a svanire col progredire della totalit. Tra il bagliore della
corona chiaramente riconoscibile la cromosfera color porpora e numerose protuberanze,
visibili ad occhio nudo. Ci sono protuberanze (singole o ad arco) un po dappertutto, anche
attorno alle zone polari (le fotografie analizzate in seguito ce ne mostreranno circa una ventina,
alcune delle quali impressionate sulla pellicola anche con pose brevissime, da 1/100 fino a 1/60
di secondo).

Sento urlare dalla disperazione alla mia sinistra. La macchina fotografica di Alessandro
Maschio, al fuoco del rifrattore, si bloccata. Una vera disgrazia! Da quello strumento ci
aspettavamo le fotografie migliori. (sapremo in seguito che il rullino si strappato danneggiando
i fotogrammi fatti). Eseguo tre scatti con la mia Olympus OM-20, con pose da 2, 4 e 6 secondi,
finendo cos il mio rullino da 100 ASA. Tento di inserire un altro rullino, questa volta da 50
ASA, ma viste le difficolt di eseguire la manovra in breve tempo, abbandono il mio proposito e
decido di assaporarmi lo spettacolo della totalit in tutta tranquillit. Claudia Cammilli mi invita
ad osservare quella spettacolare visione al suo binocolo 20 x 80. La scena impressionante: il
profilo del bordo lunare sovrastato dalla cromosfera solare di un colore rosso vivo, nella quale
sono immerse alcune protuberanze di colore bianco-arancio. Una di queste, sul bordo destro in
zona equatoriale, addirittura staccata dalla cromosfera e appare come sospesa nella corona
solare.

Mi guardo in giro e noto che riesco a distinguere perfettamente i volti delle persone
attorno a me, e a vedere tutto il piazzale e le macchine posteggiate. Ci aspettavamo un buio
simile a quello notturno, invece la straordinaria estensione della corona solare illumina il
paesaggio intorno a noi come in una limpida nottata di Luna Piena, forse ancora pi luminosa.
Alzo ancora lo sguardo verso il Sole eclissato e proprio in quel momento la prima zona della
fotosfera riappare al bordo nord-ovest della del disco lunare, dando il via al fenomeno
dellanello di diamante: la totalit finita! E penso tra me: Possibile che 2 minuti e 15 secondi
siano durati cos poco?.

Il piccolo globo dellanello di diamante si allarga velocemente e la luce solare torna a
rischiarare il paesaggio attorno a noi. Ora posso montare con calma il rullino da 50 ASA sulla
mia fotocamera ed eseguire alcuni scatti della fase finale delleclisse. Alcuni di questi li eseguo
con il filtro verde, altri senza, a seconda della copertura nuvolosa del cielo. E tra uno scatto e
laltro troviamo il tempo di scambiarci le nostre entusiastiche impressioni. [vedi di seguito la
parte: Impressioni e considerazioni sulleclisse].

Poco dopo le ore 2.00 (le 12.00 T.U.) avviene lultimo contatto: il Sole splende in alto nel
cielo senza che nulla si frapponga tra noi. Il cielo attorno al Sole totalmente sgombro da
nuvole. Adesso possiamo divorare con entusiasmo i nostri toast e scolarci le nostre birre presso il
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bar ambulante l vicino. Il mio telefonino cellulare squilla: mia figlia Manuela che mi chiede
come andata. Lei si goduta leclisse parziale al mare a Voltri con le amiche. Il cielo a Genova
era sereno e, stando a quello che mi racconta, la temperatura durante la massima copertura era
calata di circa 3-4 C.

Adesso che leclisse finita, il Sole splende alto nel cielo, e ci sono ampi spazi di cielo
azzurro. La temperatura si alzata. Il gruppo di Michele Caviglia arriva sul posto poco dopo il
banchetto. Anche loro sono riusciti a vedere la totalit. Meno fortunato stato invece il gruppo
di Andrea Pero, che si era fermato in cima al passo di Seeberg, e che riuscito a vedere solo 30
secondi della fase di totalit.

Dopo aver mangiato e aver fatto la rituale foto di gruppo, decidiamo di visitare il
complesso di radiotelescopi di Aflenz, immerso nel verde dei pascoli alpini. Ci che ci colpisce
che il tutto completamente automatizzato e aperto al pubblico; del personale neanche lombra.
Eppure, regna sovrana la pulizia: Per terra non una cartaccia o una cicca di sigaretta. I bagni
perfettamente puliti e le pareti esenti da scritte o graffiti. Se fossimo in Italia, invece
pensiamo tra noi. Sulla strada del ritorno verso Kapfenberg non perdiamo occasione di scattare
alcune fotografie al castello rupestre di Thrl. Giunti in Hotel ci laviamo e, in attesa dellora di
cena, decidiamo di andare a visitare il castello di Kapfenberg, questa volta in automobile. Del
XIII o XIV secolo, probabilmente costruito sulle rovine di un castrum di epoca romana, il
castello sovrasta la cittadina austriaca che ci ha ospitato, il che ci permette di scattare alcune
fotografie panoramiche della zona. Cosa curiosa il fatto che il castello era stato ristrutturato di
recente, cercando di mantenerne intatta latmosfera medioevale, e trasformato in albergo e
ristorante con terrazza. Sicuramente un modo per valorizzare turisticamente opere storico-
culturali. Viene da pensare che purtroppo in Italia molte opere darte o strutture architettoniche
di valore storico vengono trascurate, se addirittura non si deteriorano irrimediabilmente.

Torniamo infine in Hotel per la cena, con i cuori (ma anche lo stomaco) affamati di
commenti e di allegria per la felice giornata trascorsa. Poi, un po di televisione e ... tutti a letto,
pronti per affrontare allindomani il lungo viaggio di ritorno.



Figura 23: Uno dei radiotelescopi del complesso di Aflenz.
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Figura 24: Foto di gruppo dei partecipanti. Prima fila, da sinistra a destra: Giuseppe Veneziano, Franca Cacciabue,
Claudia Cammilli, Paola Villa e figlia, Alfonso Mantero, Alessandro Maschio e fidanzata. Seconda fila, da sinistra a
destra: Stefano Pronzati, Simona Saliceti e fidanzato, Michele Caviglia, Rina Stocchi, Sergio Burioli, Barbara
Domenichini, Pietro Lorenzini, Gianni Ansaldo, Ivan Gennari. Nella foto dei partecipanti manca il gruppo guidato
da Andrea Pero rimasto al passo di Seeberg.




Gioved 12 agosto 1999


Ci alziamo al mattino con calma e scendiamo per la solita abbondante colazione. Ci
sentiamo tutti appagati dagli avvenimenti del giorno precedente. Tra un boccone e laltro ci
scambiamo le nostre entusiastiche impressioni.

Per il ritorno decidiamo di non viaggiare in gruppo, in modo da avere pi libert di
manovra. Io, Ivan Gennari e Pietro Lorenzini, come per landata, viaggiamo sullautomobile di
questultimo. Ci fa compagnia la Fiat Uno di Claudia Cammilli, Gianni Ansaldo e Stefano
Pronzati. Facciamo una piccola sosta a Bruck an der Mr, per comprare alcuni giornali locali con
le notizie delleclisse da tenere come ricordo e poi, sono gi le ore 11, partiamo verso sud alla
volta dellItalia.

Del viaggio di ritorno non ricordo cose particolari, intento comero a guidare per lintero
viaggio e a discutere con Pietro e Ivan; ricordo solo la forte pioggia che ci ha accompagnati per
circa 600 chilometri, da Udine a Genova, dove arriviamo in serata, alle ore 21. Le sensazioni del
viaggio di ritorno sono ben riassunte da una lettera scritta da Lorenzini la mattina successiva al
nostro arrivo a Genova e che viene riportata di seguito.

30
Personalmente, a parecchi giorni di distanza, ricordo ancora la sensazione avuta quando,
ad eclisse appena finita, intorno a me cerano tutti i compagni con i quali ero partito per quella
meravigliosa avventura. Tutti eravamo accomunati dagli stessi sentimenti e dalla stessa
emozione. Questa esperienza ci aveva uniti anche dal punto di vista umano, ricordandoci che
siamo degli esseri insignificanti se paragonati alle meravigliose forze che operano nellUniverso.
E questo forse, al di l del meraviglioso fenomeno al quale avevamo assistito, in fondo la cosa
pi importante.














































Lettera scritta da Pietro Lorenzini, la mattina successiva al ritorno a Genova.




Genova, 13 agosto 1999. ore 9.30


Ieri la spedizione dellOsservatorio Astronomico di Genova in Austria per osservare la
totalit delleclisse di Sole ha fatto rientro a Genova.
Il nostro piccolo Clan (Giuseppe Veneziano, Ivan Gennari, Pietro Lorenzini), costituito per
scelta programmata, ha trascorso lesperienza in piena armonia, unit di obiettivi ... e
chiacchierate a pi non posso. Specialmente il viaggio di ritorno stato loccasione per il pi
sincero scambio delle sensazioni emozionali che ciascuno di noi ha provato durante la fase
della totalit.

Non sarebbe giusto ripetere gli aggettivi che ciascuno di noi ha espresso; restano un
piccolo patrimonio di cui ognuno e sar geloso custode.
Ovviamente nel lungo viaggio abbiamo parlato anche di altre cose; le nostre famiglie, le nostre
passioni e, strano ma vero, nessuno ha parlato dei propri guai, anche se certamente non
mancano.

Il viaggio di ritorno, che quello della soddisfazione e dellappagamento, mentre quello
di andata era stato quello dei dubbi e delle ansie, si svolto quindi nel migliore dei modi. La
guida rassicurante di Pino (che ha guidato per lintero viaggio), la debordante simpatia ed
esuberanza di Ivan e le mie interminabili chiacchierate, ci hanno portati a casa in un tempo
apparentemente inferiore a quello reale. Insomma, il Clan ha funzionato alla perfezione.

Ora che tutto finito dovrei sviluppare le fotografie. Non so se lo far. Non vorrei che la
dura realt del negativo vada a modificare il mio ricordo, che non solo visivo ma, per quanto
mi riguarda, prevalentemente emozionale. Vedremo.
31
6. Impressioni e considerazioni sulleclisse.



Le previsioni meteorologiche per la Germania meridionale (Baviera) e lAustria per il
giorno precedente leclisse, non erano di buon auspicio. Un sostanzioso fronte di nubi cariche di
pioggia che ricoprivano completamente il cielo stava avanzando attraverso la Baviera
muovendosi in direzione dellAustria. Per il giorno successivo i meteorologi, per queste due
zone, davano una probabilit di vedere il fenomeno attorno al 20 %, o ancor meno, man mano
che ci si spostava ad est di Monaco di Baviera, verso il nord delle Alpi (Salisburghese e Stiria).
La probabilit di avere un cielo libero da nubi aumentava verso ovest, nella Francia occidentale,
dove raggiungeva il 50%, oppure ad est del fronte nuvoloso verso Budapest (in Ungheria) dove
si poteva avere una probabilit del 70 %.

Ma se il 10 agosto le probabilit sembravano migliori per la Francia e la Germania sud-
occidentale, le previsioni sono cambiate durante la notte tra il 10 e l11. Il massiccio fronte
nuvoloso si era spostato, compattandosi, verso est, aprendo dietro di s degli spiragli tra le nubi.
Le condizioni migliori si erano quindi spostate verso est, a cavallo del confine tra Germania e
Austria, precisamente tra le citt di Monaco di Baviera e Salisburgo. Al cambiare delle
previsioni, in molti si sono precipitati verso le strade lungo il confine austriaco, strade che sono
diventate ben presto congestionate.

Nella pagina seguente sono riportate due immagini del satellite meteorologico Meteosat,
entrambe della mattina del giorno delleclisse (figg. 25 e 26). Quella a sinistra stata ripresa alle
ore 4.30 ora locale (le 2.30 T.U.) utilizzando un filtro nella banda del vapore dacqua (WV,
water vapour). Quella a destra, invece, stata scattata alle 7.00 ora locale (le 5.00 T.U.) con un
filtro centrato nella banda dellinfrarosso (IR, infrared). La sequenza delle due immagini mostra
come il nucleo del fronte nuvoloso si sia spostato velocemente verso est creando delle aperture
dietro di s, in corrispondenza del confine tra Germania e Austria. da notare inoltre, nella
seconda immagine, lapertura del cielo sullItalia del nord, dove il fenomeno della parzialit
stato osservato senza problemi dai Soci rimasti allOsservatorio Astronomico di Genova.


Le nubi

Le nubi si sono mosse veloci nel cielo per tutta la durata del fenomeno, ma tra esse erano
presenti numerosi sprazzi di cielo azzurro, attraverso i quali stato possibile osservare leclisse
nelle sue fasi salienti. Durante la totalit una nube consistente ha coperto il Sole, eppure
nonostante ci era come se il Sole si fosse aperto un canale circolare tra di essa. Alla nostra vista
era come se la nuvola fosse scomparsa allimprovviso lasciando intravedere una corona molto
estesa. Questo particolare fenomeno ci ha sbalorditi ed stato fonte di discussione tra me, Pietro
Lorenzini e gli altri colleghi, anche perch nelle fotografie della totalit le nuvole sono invece
ben visibili. Le ipotesi formulate sono risultate essenzialmente due:

Le goccioline di vapore acqueo componenti la nube hanno rifratto la luce solare agendo
come una lente dingrandimento, e questo spiegherebbe anche linsolita estensione e la
peculiare luminosit della corona solare.
La brusca variazione della luminosit e della temperatura allaltezza delle nubi avrebbe
effettivamente dissolto o reso perlomeno pi penetrabile le nubi nella zona attraversata
dallombra delleclisse, permettendo il passaggio della luce coronale come attraverso un
canale di forma circolare.
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La Corona solare

La sua estensione, visibile ad occhio nudo durante la fase di totalit delleclisse, stata di
almeno un diametro solare. La sua luminosit simile a quella della Luna quasi piena. Di seguito
(figure 27 e 28) vengono riportati due disegni della fase di totalit e del terzo contatto con il
secondo anello di diamante.




Figura 27: Disegno della corona solare durante la fase della totalit. La ricostruzione si basa sulle mie osservazioni
personali e su quelle di un altro socio, Piero Golisano (vedi figura 29), che ha osservato il fenomeno nei pressi di
Salzburg (Salisburgo).


Figura 28: Disegno della fine della totalit. Il primo raggio di Sole filtra attraverso i rilievi lunari originando il
fenomeno detto anello di diamante. In sua corrispondenza, data la presenza di vapore acqueo nellatmosfera
terrestre, si originato un piccolo arcobaleno.


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La corona solare presentava una forma quasi perfettamente circolare, segno della
prossimit del ciclo solare al suo massimo di attivit magnetica, come pure la presenza delle
numerose protuberanze. Sul bordo destro, allaltezza dellequatore, era visibile una curiosa
protuberanza staccata dalla fotosfera. Tutte le protuberanze erano visibili ad occhio nudo.




Figure 29 e 30: Corona solare durante la fase della totalit. La fotografia sopra stata eseguita da Piero Golisano
con obiettivo MTO da 1000 mm a Salzburg (Salisburgo). Quella sotto, eseguita da Pietro Lorenzini ad Aflenz,
sovresposta, ma permette di evidenziare lestensione della tenue atmosfera solare.


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Figura 31: Immagini della corona solare durante le ultime eclissi di Sole. La struttura bipolare durante le eclissi del
1995 e del 1997 denotano che il Sole era vicino al minimo di attivit magnetica.
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Membri dello staff del quartier generale dellEuropean Southern Observatory (E.S.O.)
con sede a Garching (Baviera, Germania), si sono radunati per losservazione dei fenomeni
correlati alla totalit, ottenendo uno spettro della corona solare riportato nella figura 32.







Figura 32: Sopra: plotter dello spettro della corona solare ottenuto a Garching, in
Germania, da Carlos Guirao Sanchez, Gerardo Avila e Jesus Rodriguez (Club of
Amateurs in Optical Spectroscopy), da una immagine CCD durante la fase di totalit.
Nella fotografia a destra uno spettro cromosferico e coronale ottenuto da Bob Fosbury.






Nel plotter dello spettro della corona solare, sono distinguibili in ascissa le righe dellelio
neutro (He I) alla lunghezza donda di 5875,6 (Angstrom) e dellidrogeno a 6562,8
denominata H-alfa). Si nota in particolare la presenza del picco del ferro nove volte ionizzato (Fe
X) a 6374 (nella zona rossa dello spettro elettromagnetico), che dopo la sua scoperta fu in un
primo tempo attribuito ad un elemento chimico misterioso battezzato coronio (perch presente
solo nella corona solare) ma che venne poi identificato come unemissione degli atomi di ferro
che, a causa dellaltissima temperatura della corona (15-20 milioni di gradi) espellono nove
elettroni dal loro nucleo. Associata a questa caratteristica riga della corona solare, ve ne sono
altre che non appaiono nel plotter riportato sopra: la riga verde a 5303 associata al ferro
ionizzato 13 volte (Fe XIV), e una terza riga, gialla, attribuita al calcio 14 volte ionizzato (Ca
XV). Atomi cos fortemente ionizzati denotano temperature elevatissime: un milione di gradi per
la riga rossa del Fe X, due milioni di gradi per la riga verde del Fe XIV e, addirittura, quattro
milioni di gradi per la riga gialla del Ca XV. Nella fotografia a destra, dello spettro cromosferico
e coronale da notare come in luce rossa siano distinguibili molti pi particolari della
cromosfera che alle altre lunghezze donda. Oggi sappiamo che la corona consiste
essenzialmente in un gas caldissimo e molto rarefatto nel quale si muovono elettroni liberi. La
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luce visibile durante le eclissi totali (milioni di volte pi debole di quella della fotosfera) in
pratica la luce emessa dalla fotosfera solare e diffusa dagli elettroni della corona nella nostra
linea di vista.


Il buio

Il buio durante la fase di totalit stato confrontabile a quello che si pu riscontrare
durante una notte di Luna piena. Da rapporti delleclisse in Turchia, invece, risultato un buio
molto pi marcato. Probabilmente in Austria il sottile strato di nubi ha agito da diffusore della
luce coronale aumentandone leffetto. Nelle figure 33 e 34 sono riportate due fotografie
dellorizzonte allarrivo dellombra proiettata dalla Luna.





Figure 33-34: Orizzonte allarrivo dellombra, a Monaco di Baviera (sopra) e ad Aflenz in Austria (sotto).
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La temperatura

Apparentemente non si sentita, durante leclisse in Austria, una variazione di
temperatura apprezzabile, fenomeno forse dovuto al fatto che lo strato di nubi ha trattenuto i
raggi infrarossi solari (effetto serra), compensando quindi il calo di irradiazione solare. Mia figlia
Manuela, da Genova, dove il cielo era limpido, mi ha confermato un calo di temperatura di circa
3-4 C, anche se leclisse era parziale (dato confermato anche dai quotidiani locali). Analogo
episodio stato rilevato a Monaco, in Germania, dove allapprossimarsi della totalit la
temperatura scesa di circa 3 C.




Figura 35: Grafico della temperatura dellaria a Monaco di Baviera (Germania) durante leclisse. In ordinata sono
riportate le temperature (espresse in C), in ascissa lora (Tempo Medio Europa Centrale). Da notare il calo di circa
3 gradi centigradi allapprossimarsi della totalit.


Lorario

Secondo le carte fornite dalla NASA, la totalit doveva iniziare alle ore 10.45 T.U. (le
12.45 ora locale). Ma secondo i nostri orologi e lorario della videocamera di Paola Villa, la
totalit cominciata alle ore 10.42 T.U. (12.42 TMEC) e finita alle 10.44 (12.44). Durata della
totalit: 2 minuti e 16 secondi, come previsto.


Il sito di osservazione

Grassnitz di Aflenz, Stiria, Austria.
15 18 longitudine est.
47 33 latitudine nord.

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La durata totale

Primo contatto secondo contatto: 1 ora e 24 minuti.
Secondo contatto terzo contatto (totalit): 2 minuti e 16 secondi.
Terzo contatto quarto contatto: 1 ora e 24 minuti.
Durata totale delleclisse: 2 ore e 50 minuti.






7. Galleria fotografica.



Quelle che seguono sono alcune immagini delle varie fasi delleclisse totale dell 11
agosto 1999 ottenute dallo scrivente e dagli altri soci ad Aflenz, e da Piero Golisano a Salzburg
(Salisburgo), sempre in Austria. Alcune delle immagini della totalit sono gi state riportate nel
testo, e a queste si rimanda per la visione. Di seguito sono poi riportate alcune immagini riprese
dallOsservatorio Astronomico di Genova, dove leclisse stata solo parziale.

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Bibliografia



Dyson, Frank Woolley, R. Eclipses of the Sun and Moon 1937, Oxford University Press

Rao, Joe Eclipse outside totality Sky & Telescope, august 1999.

Veneziano, Giuseppe Il giorno senza Sole: leclisse a Sestri Il Corriere Sestrese (Genova),
Anno I, n. 5, luglio 1999.

AA.VV. 11 agosto 1999: eclisse totale di Sole in Europa
1999, Ediz. Scientifiche Coelum

AA.VV. Le meraviglie del cielo 2006, Speciale Newton, n 17

AA.VV. Solar Eclipse on August 11, 1999 http://www.eso.org/aol/eclipse99

AA.VV. The European Solar Total Eclipse Sky & Telescope, august 1999.







L Autore



Giuseppe Veneziano, nato a Genova nel 1959, si dedicato metodicamente
allastronomia da oltre trenta anni. Socio della Sezione Astrofili dellUniversit Popolare
Sestrese, stato a lungo segretario e responsabile alla divulgazione dellOsservatorio
Astronomico di Genova del quale, a partire dal 1997, ne diventato direttore. Nello stesso anno
stato tra i soci fondatori dellAssociazione Ligure per lo Sviluppo degli Studi
Archeoastronomici (A.L.S.S.A.). membro della Societ Italiana di Archeoastronomia (S.I.A.).

redattore del periodico scientifico ARS edito dallAssociazione di Ricerca Scientifica,
di Villanova Mondov (Cuneo) ed , dal 1991, nel comitato di redazione della rivista PEGASO
edita dallAssociazione Astronomica Umbra.

Dopo aver frequentato per tre anni la facolt di biologia presso luniversit di Genova,
svolge attualmente lattivit di perito chimico industriale presso la pi grande azienda
siderurgica italiana (ILVA).



Veneziano Giuseppe
Via Agostino Novella 16/15
16157 Genova

tel.: 010-691497
e-mail: vene59@libero.it

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