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il Ducato

P er i o di c o del l I s t i t ut o per l a f o r ma z i o ne a l gi o r na l i s mo di Ur bi no
Quindicinale - 10 febbraio 2006 - Anno 16 - Numero 3
Internet: Ducato on line - www.uniurb.it/giornalismo
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Case vuot e e laffit t o va gi
Per una camera fino a 50 euro in meno. Le agenzie: Cos da 2 anni
Sempre meno studenti in cerca di una stanza: libero un letto su 13
La provincia fra le maglie nere
in Italia per frequenza di inci-
denti. La settimana scorsa
morto un giovane operaio in un
cantiere di Urbania soffocato da
un nastrotrasportatore. solo
un episodio che si aggiunge a
una lunga lista di incidenti. So-
no stati 384 in citt, mentre a
Fermignano 212. Sono 42 nel
2004 le invalidit permanenti.
a pagina 5
Nei cantieri
il flagello
degli infortuni
Lavoro
Il Comune e l'Ersu si adeguano al
decreto Scajola sul risparmio
energetico, abbassando di un gra-
do i riscaldamenti. Qualche im-
piegato si lamenta, mentre il re-
sponsabile dell'Ersu ammette: "Se
certe sere non si accendono i ter-
mosifoni oltre gli orari consentiti,
gli studenti che vivono ai Collegi
muoiono di freddo".
a pagina 3
Il risparmio
gela gli uffici
Energia
In meno di un secolo la campa-
na di Canavaccio scomparsa
due volte dalla torre di Primici-
lio. Lultima volta negli anni Ot-
tanta. Nessuno sa dove si trovi
ma molti in paese un sospetto ce
lhanno. Un destino misterioso,
non meno oscuro di quello rac-
chiuso nella sua iscrizione. Sulla
Brombolona inciso il quadrato
magico del Sator, un vero rom-
picapo per storici e interpreti.
a pagina 9
Per chi suona
la campana
Brombolona
Misteri
L'archivio di Stato che rischiava
di essere trasferito a Pesaro ri-
marr in citt. Destinazione: i
locali a piano terra della scuola
Pascoli. Comune e Ministero dei
beni culturali hanno siglato l'ac-
cordo per il restauro della nuova
sede. Molti i dubbi delle opposi-
zioni, ma il Sindaco si dice sod-
disfatto.
a pagina 3
Trovata la sede
presto i lavori
Arc hivio
B
isogna ricordare che i tagli
al contributo allIfg erano
gi stati fatti in Giunta e poi
in Commissione: da 310 mila a
258 mila euro, perch si diceva
la politica di restrizioni del
Governo non ci d alternative. Poi
per, in Consiglio, la coltellata alla
schiena: via altri 100 mila euro,
per darli ai servizi sociali (come
se una Scuola di giornalismo fosse
un golf club!). Sarebbe come se
una societ produttrice di com-
puter chiudesse il suo ufficio studi
per regalare latte condensato ai
bambini africani. Di Pietro direb-
be: che ci azzecca? Ma non c da
scherzare.
Vediamo poi che cosa significa
questa decisione (che speriamo
sia rivista: il bello della democra-
zia che si decide, talvolta si sba-
glia, e ci si corregge). Significa che:
la formazione dei giornalisti non
un interesse pubblico. Come dire
che quando Ciampi invita la cate-
goria a tenere la schiena dritta
non bisogna prenderlo sul serio.
Lasciamo dunque che i giornalisti
siano scelti, formati e condiziona-
ti dagli editori, come sempre
stato finora!
Significa inoltre
che la formazione
dei giornalisti
deve essere lascia-
ta al privato
(infatti in certi
ambienti della
sinistra da poco
convertiti al mer-
cato si sente dire: che aumentino
la retta, e il problema risolto!).
Ora non tutti sanno che formare
un giornalista multimediale,
come oggi necessario, costa
circa 20 mila euro; occorrono
investimenti nei laboratori e
occorrono docenti specializzati,
che di solito non
hanno difficolt a
trovare un posto e
quindi debbono
essere pagati il
giusto (quelli di
Urbino sono
pagati molto
meno degli altri).
E curioso che la
sinistra marchigiana voglia ridur-
re lunica scuola della regione, e
per avventura una delle migliori, a
riserva per una lite alto-borghe-
se.
E stato detto che questo lenne-
simo colpo portato al nord delle
Marche dagli interessi (anche i
piccoli hanno i loro poteri forti)
prevalenti del centro-sud. Certi
schieramenti di voto potrebbero
lasciarlo credere, ma speriamo
che non sia vero. Preoccupa per
anche solo pensare che una scuo-
la di giornalismo possa essere
oggetto di baratti. La Scuola deve
sopravvivere perch ci deve essere
la convinzione che essa porta un
contributo alla societ in cui vive,
e che centinaia di giornalisti cre-
sciuti nella nostra regione conti-
nueranno ad avere con le Marche
un rapporto speciale. Finora
stato cos. Per questo abbiamo
visto con piacere moltiplicarsi gli
interventi a favore dellIfg anche
da parte di chi sa che possiamo
dire grazie, ma non fare sconti a
nessuno.
La Regione
chiude
il rubinetto
Ifg
a rischio
LEDITORIALE
Giornalist i a scuola:
chi non li vuole?
Non fa differenza che si parli di
singole, doppie, mansarde o
appartamenti: gli affitti per gli
studenti scendono e ci sono
sempre pi letti liberi. In citt,
moltissime case sono ancora
vuote (l'8%), anche se il mer-
cato in movimento. Le cause
della crisi? Il calo di iscritti del-
l'ateneo (2 mila in meno in 5
anni) e l'aumento dei pendo-
lari: crescono gli studenti resi-
denti nelle Marche e nella pro-
vincia di Pesaro Urbino.
Il costo di un posto letto
sceso, negli ultimi anni, anche
di 50 euro al mese. In questo
stesso periodo, in altre citt
universitarie, i prezzi per gli
studenti sono raddoppiati.
Secondo le agenzie immobi-
liari i proprietari di case del
centro storico resistono bene
alla crisi, soprattutto quando
puntano sulla qualit. Sono
pochi, invece, gli studenti che
decidono di andare a vivere
nelle frazioni.
Qualcuno corre gi ai ripari:
"Affittare - spiegano alla
Gallanti - non conviene pi.
Ho 4 appartamenti vuoti.
Appena mi capita l'occasione
li vendo". Una tendenza con-
fermata anche dalla nuova
agenzia Domus Aurea: "Molti
vendono perch affittare non
pi un affare". Ma altri smor-
zano i toni: "Noi puntiamo
sulla qualit - dicono all'agen-
zia Cangini - e per questo non
abbiamo subito nessun calo".
Antenne: piano del Comune per i telefonini
l
l Comune e i gestori di telefonia mobile cercano un accordo per migliorare la ricezione e esten-
dere la rete Umts. Ma a bloccare la trattativa i vincoli paesaggistici. Intanto l'Agenzia regio-
nale per l'ambiente assicura: "Gli impianti a Urbino sono a norma". In pi, gratuitamente met-
ter a disposizione un rilevatore per misurare l'intensit dei campi elettromagnetici delle anten-
ne di telefonia, radio e televisione. a pagina 2
a pagina 7
il Ducato
2
Ancora lont ano lUmt s
Manca laccordo sulle nuove antenne. A rischio il paesaggio
E fermo dal 2004 il piano del Comune per migliorare la rete di telefonia mobile
Lo fornir lArpam
CONCITA MINUTOLA
come il raggio di luce di un faro",
spiega Benini.
Lo studio ha rilevato che la zona di
via Buozzi molto buona per la
ricezione, anche se sono necessa-
ri particolari accorgimenti, come
antenne camuffate a forma di
comignolo, per rispettare il pae-
saggio. Nello stadio si potrebbe
posizionare un'antenna in uno
dei piloni pi alti, mentre la zona
al confine con i collegi potrebbe
dare un buon servizio dirigendo il
segnale verso la citt, nella zona
pi lontana ai dormitori. Ma la
strada verso l'Umts ancora
lunga.
A
nna e Ester si sono
trasferite a Urbino a
ottobre per studiare.
Ma al loro arrivo
hanno avuto una
brutta sorpresa: "Il
mio telefonino a volte non prende
e i messaggi mi arrivano in ritardo,
anche il giorno dopo" dice Anna,
che ha la Vodafone, mentre per
Ester "la Tim prende un po' di pi,
anche se a volte non c' rete".
Giulia invece vive a Urbino da tre
anni e racconta che quando abita-
va vicino al centro storico il suo
telefonino non prendeva. "Io ho
seri problemi con
questo telefonino
Wind ogni volta
che vengo al cen-
tro, spesso a casa
le chiamate si
interrompono e
ho delle difficolt
con l'Umts" dice
Daniela. Molti
rinunciano a
comprare un tele-
fonino di ultima
generazione per-
ch non tutte le
zone sono coper-
te dall'Umts, una rete che serve a
trasmettere dati sia audio che
video.
Ma aggiungere antenne per
migliorare la copertura di rete a
Urbino davvero un'impresa,
perch ci sono dei vincoli paesag-
gistici da rispettare. E poi ci sono
le preoccupazioni degli abitanti,
che non vogliono un'antenna a
vegliare sulle proprie case. E allo-
ra, cosa si sta facendo per venire
incontro a tutte le esigenze? Dalla
fine del 2004, quando il Comune
organizz una conferenza dei ser-
vizi con i gestori di telefonia mobi-
le, con l'Asl e l'Arpam (Agenzia
regionale per la protezione
ambientale delle Marche) e con le
associazioni ambientaliste, non si
ancora raggiunto un accordo. Il
Comune ha messo allo studio un
piano per la rete di telefonia
mobile, chiedendo ai gestori di
proporre dei siti dove istallare
nuovi impianti. "Per l'Umts, tutti i
gestori hanno indicato zone pi o
meno a ridosso delle mura, per-
ch una rete che ha bisogno di
lavorare su distanze brevi" dice il
responsabile per la telefonia del
Comune, l'architetto Roberto
Imperato. Nel corso del 2005 sono
arrivate otto proposte di questo
tipo. Ma tutto ancora fermo per-
ch "ancora non ci sono proposte
dettagliate", spiega Imperato, non
solo per i siti
richiesti, ma
anche per la tipo-
logia di impianti.
Da parte loro, i
gestori di telefonia
chiedono pi col-
laborazione: "
chiaro che per noi
Urbino un sito di
grande interesse,
arrivano molte
chiamate ai nostri
call center, ma non
possiamo miglio-
rare il segnale se il
Comune non ci d
l'assenso" lamenta Mariella
Palermo dall'ufficio stampa della
Vodafone. E anche la Tim sulla
stessa posizione: "Noi abbiamo
consapevolezza delle difficolt
dovute all'insufficiente copertura
Gsm. Quindi nostra volont
migliorare il servizio e poi garanti-
re anche l'Umts, ma necessaria
maggiore collaborazione da parte
delle autorit locali", spiega
Roberta Quattrini, responsabile
dell'ufficio stampa Tim. Intanto il
Comune ha commissionato
all'Arpam uno studio per monito-
rare gli impianti esistenti e per
individuare zone dove poter met-
tere nuove antenne senza com-
promettere la salute degli abitanti.
"Tutti gli impianti attivi sono
abbondantemente a norma", dice
Luciano Benini, responsabile
dell'Arpam. Per le nuove installa-
zioni, il comune ha chiesto
all'Arpam di studiare tre zone:
quella vicino allo stadio, la zona
dei collegi universitari e quella di
via Buozzi, sopra Mercatale.
Criterio dello studio che non ci
siano abitazioni o siti sensibili nel
raggio di 200 metri e che non ci sia
un eccessivo dislivello tra la posi-
zione dell'antenna e di una casa,
perch "il campo viene emesso
S
i pu mettere in giardi-
no, sul terrazzo, accanto
a una finestra: sembra
un semplice tubo, ma in
realt una centralina
che misura i campi elet-
tromagnetici ad alta frequenza,
ovvero le onde emesse da antenne
di telefonia mobile, radio e televi-
sione.
Questa centralina un apparec-
chio che il Servizio radiazioni e
rumore dell'Arpam (Agenzia
regionale per la protezione
ambientale delle Marche) metter
a disposizione di chi teme l'inqui-
namento elettromagnetico. Ma la
novit che per sapere se la pro-
pria casa sicura il cittadino non
dovr pagare: "Fino a settembre
2006 - spiega Luciano Benini,
responsabile del Servizio radiazio-
ni e rumore - grazie a un progetto
nazionale siamo in grado di offrire
un servizio in pi gratuitamente".
Per rendere l'analisi pi accurata,
la centralina deve misurare i
campi elettromagnetici 24 ore su
24 per una settimana. Sono in
molti infatti a richiedere analisi
private, oltre quelle dell'Arpam,
perch rimane sempre il dubbio
che le emissioni di onde possano
cambiare dopo il controllo, maga-
ri aumentando di notte o durante
il week-end. Gli interessati
potranno richiedere l'installazio-
ne della centralina chiamando il
Servizio radiazioni e rumore
dell'Arpam al numero
0721/3999564.
Gli urbinati per possono stare
tranquilli: secondo l'ultima rileva-
zione dell'Arpam, Urbino non
una citt con problemi di inquina-
mento elettromagnetico. Almeno
in base ai risultati del monitorag-
gio effettuato su tutte le antenne
di telefonia nel territorio. "Questo
studio ci stato commissionato
dal comune che ha richiesto -
dice Benini - di rimisurare le onde
emesse dalle antenne, oltre i
nostri controlli periodici". Sono
sedici gli impianti attivi monitora-
ti: otto della Vodafone, di cui tre al
centro storico e le altre fuori le
mura; la Tim ne ha quattro, una in
via Giro del Cassero, una in via
Calamandrei e le altre due all'e-
sterno; quattro antenne Wind
posizionate fuori dal centro stori-
co. "Sono tutte abbondantemente
sotto il limite di 6 volt su ogni
metro, che il limite previsto per
legge" assicura Benini. Anche le
due antenne che hanno sempre
preoccupato di pi, l'antenna Tim
e quella Vodafone al Giro del
Cassero, proprio vicino al liceo
scientifico Laurana, sembrano a
norma: "Abbiamo registrato valori
pari a 2 volt su ogni metro in un
paio di aule, peraltro chiuse, men-
tre nelle altre aule i valori sono
addirittura pi bassi" assicura il
responsabile dell'Arpam. (c.m.)
Completamente al buio. Cos si
presenteranno la Fortezza
Albornoz, Palazzo Ducale e alcune
vie del centro storico la sera di
gioved prossimo 16 febbraio dalle
19 alle 19,30, in occasione della
seconda Giornata nazionale del
risparmio energetico.
Dal pomeriggio in piazza della
Repubblica sar inoltre allestito
un punto informativo sul risparmio
energetico: saranno distribuite
lampadine a basso consumo e
saranno esposte tecnologie per lo
sfruttamento di energie rinnovabili.
L'iniziativa conosciuta con lo slo-
gan "M'illumino di meno" ed
promossa dalla trasmissione
Caterpillar di Radio due per sensi-
bilizzare i cittadini a risparmiare la
maggior quantit possibile di ener-
gia nell'arco di una giornata.
Quest'anno aderisce pure il comu-
ne di Urbino, che nei prossimi
mesi organizzer alcuni seminari
informativi sulle tecniche di bioedi-
lizia e sulle applicazioni pratiche
dello sfruttamento di energie rin-
novabili. L'invito a spegnere per
qualche ora le luci stato rivolto
dall'amministrazione anche a
scuole e associazioni di categoria,
sociali e ambientaliste. Per infor-
mazioni contattare il Servizio
segreteria e attivit produttive allo
0722/ 309282. (s.l.m.)
LINIZIATIVA
Centro storico al buio per risparmiare energia
Le zone dello stadio, dei collegi
universitari e di via Buozzi
candidate per nuovi impianti
Gli studenti
si lamentano:
non c
copertura
e i nostri
telefonini
non prendono
Centralina per la misurazione di campi elettromagnetici
Un rilevatore
per misurare
il rischio-onde
3
CITT
LAURA VENUTI
Un grado in meno
uno st arnut o in pi
Dopo lapplicazione del decreto sullenergia
Pronti i controlli della Guardia di finanza negli uffici pubblici
A
q u a l c u n o
piace caldo",
o almeno cos
diceva il titolo
di un esilaran-
te film con
Marilyn Monroe. Ma se del
salotto di casa che si parla, da
ridere c' ben poco, perch dal-
l'inizio di febbraio anche i forza-
ti delle temperature hawaiane
hanno dovuto abbassare i ter-
mosifoni. O meglio, avrebbero
dovuto farlo secondo il decreto
emanato dal ministro Scajola
per fronteggiare la crisi delle for-
niture del gas. Per tutto il mese
di febbraio la temperatura dei
termosifoni non dovr superare i
19 gradi, ma grazie alla soglia di
tolleranza di fatto si pu arrivare
fino a ventuno. Anche le ore di
accensione vanno ridotte: nel
caso di Urbino tocca scendere
da 14 a 13 ore al giorno. A con-
trollare che il decreto venga
applicato alla lettera - ha annun-
ciato Scajola qualche giorno fa -
ci saranno i finanzieri che, ter-
mometro alla mano, andranno
in giro per gli uffici pubblici.
Ma gli urbinati questi riscalda-
menti li avranno abbassati vera-
mente? Per controllare gli uffici
del Comune e del Tribunale
basta dare un'occhiata allo
schermo del computer che gesti-
sce tutto il sistema e monitora le
temperature stanza per stanza.
"Dagli inizi di Febbraio abbiamo
fatto settare la temperatura a 19
gradi" spiega Maurizio Buresta
dell'Ufficio tecnico. Al nuovo
corso sembra essere sfuggita
qualche caldaia degli uffici di via
Puccinotti, rimasta a 21 gradi,
comunque nella soglia di tolle-
ranza. A molti dipendenti per
questo decreto proprio non va
gi. "Abbiamo ricevuto un bel
po' di telefonate di protesta.
Stamattina ci hanno assaliti in
dieci", scherza Buresta, mentre
un'impiegata gli fa eco: "Non
posso fare altro che lamentarmi.
In giornate come questa - fuori
il termometro segna zero gradi -
quando arriviamo in ufficio ci
saranno sedici gradi; e stando
fermi il freddo si sente". Dove
non arriva l'impianto comunale
si sopperisce con quelle stufette
elettriche che si vedono in giro
per gli uffici e che, naturalmente,
consumano energia. Di buono
c' comunque che, grazie al
nuovo decreto, forse si riuscir a
risparmiare qualcosa:
"Speriamo di arrivare a un 6% in
meno", spiega Lino Mechelli,
assessore ai Lavori pubblici.
Anche all'Ersu sembrano essere
ligi alle regole imposte dal mini-
stero, ma con qualche eccezio-
ne. "Le temperature e gli orari di
accensione sono stati adeguati
alle richieste del decreto - dice
Antonio Pandolfi, responsabile
dell'ufficio manutenzione - ma
mentre per Palazzo Corboli o per
la casa dello studente non
abbiamo problemi, perch sono
c o s t r u z i o n i
nuove, con i col-
legi abbiamo
qualche gatta da
pelare in pi. Gli
impianti sono
vecchi, quindi
d i f f i c i l me nt e
nelle stanze si
raggiunge la tem-
peratura pro-
g r a m m a t a .
Cerchiamo di
stare entro i limi-
ti, ma quando
l'inverno si fa
sentire prolunghiamo l'accen-
sione di qualche ora anche
durante la notte. Se non facessi-
mo cos gli studenti morirebbero
di freddo".
Anche il risparmio in termini
economici legato allo stato
degli impianti. "I
collegi pesano
per circa l'80%
sulla spesa totale
per i riscalda-
menti per cui,
con una struttura
ad altissima dis-
persione come
quella, non credo
che riusciremo a
fare molta econo-
mia", spiega
s c o n s o l a t o
Pandolfi.
Chi sul risparmio
sembra contarci Ennio
Piermattei, amministratore di
diversi condomini: "Credo che
servir di pi la riduzione di
un'ora rispetto a quella di un
grado, ma comunque si spende-
r un po' meno. Anche per que-
sto negli stabili
che gestisco sono
stati in pochi a
lamentarsi dei
nuovi orari".
Qualcuno, come
la signora Marisa
Pacchielli, candi-
damente ammet-
te che solo grazie
al decreto scesa
da 25 a 20 gradi,
"ma non li tengo
mica accesi tutto
il giorno".
Sembra per che
gli urbinati la teoria del rispar-
mio energetico (e soprattutto
economico) l'abbiano scoperta
da un pezzo. "Siamo una genera-
zione temprata - scherza Sergio
Pretelli, professore di storia eco-
nomica in pensione - a casa mia
non siamo mai
andati oltre i 18 -
20 gradi".
In fondo, come
spiega Luciano
Ceccarelli, mem-
bro dell'accade-
mia Raffaello e da
sempre forzato
dei diciotto gradi,
"pare che anche
la regina
d ' I n g h i l t e r r a
quando invita i
suoi ospiti a
B u c k i n g h a m
Palace gli dica di portare qualche
maglione in pi". D'altronde, si
sa, con quei soffitti cos alti
Le lamentele
negli uffici
comunali:
Chi sta
seduto tutto
il giorno
sente freddo
Anche lErsu
si adegua
Ma ai collegi
serve
qualche ora
di accensione
in pi
Larchivio st orico rest a in cit t
L
a firma c'. Nero su bianco. L'archivio
di Stato rimane a Urbino. Dopo mesi
di incertezze, dopo la minaccia di
sfratto da parte dell'Ersu - che da anni ospi-
ta l'archivio nel solaio di Palazzo Corboli in
via Veneto - e la paura di dover trasferire la
memoria storica della citt a Pesaro, ecco
la soluzione. L'archivio si sposta al piano
terra della scuola media-elementare
Giovanni Pascoli. Comune e ministero dei
Beni culturali hanno sottoscritto, proprio la
scorsa settimana, un comodato d'uso del-
l'edificio di 10 anni che prevede un finan-
ziamento di circa 450.000 euro per ristrut-
turare i locali: 400.000 euro
arriveranno da Roma, il
resto sar pagato da
Urbino.
Soddisfatto l'assessore ai
lavori pubblici Lino
Mechelli: "Dopo 20 anni di
discussioni e progetti, final-
mente siamo riusciti a tro-
vare una soluzione. I locali
della scuola Pascoli hanno
le caratteristiche giuste per
poter ospitare l'archivio:
sono spaziosi, i soffitti alti,
la temperatura adeguata.
Per ora non potevamo chie-
der di meglio".
Per ora. Perch secondo le
intenzioni del Comune la
Pascoli dovrebbe essere solo una sede prov-
visoria, in attesa di spostare, quando i lavo-
ri saranno finiti, l'archivio a palazzo
Ghepardi. "E' un progetto che vorremmo
realizzare in 5 anni - continua Mechelli -
palazzo Gherardi potrebbe diventare il polo
archivistico della citt e ospitare quindi
anche l'archivio". Ma Roma la pensa diver-
samente: "L'idea di un polo archivistico -
afferma la dottoressa Bidolli del Ministero
per i beni culturali - va di pari passo con
quello dell'archivio. E' molto improbabile
che nei prossimi anni l'archivio si sposti di
nuovo e poi, per la ristrutturazione dell'ex-
palazzo di Giustizia, si dovranno trovare i
fondi. Si tratta di un progetto milionario
che richieder non solo molto tempo, ma
anche uno sforzo economico da parte della
regione Marche".
Provvisoria o definitiva, la memoria storica
della citt salva. Ora si aspetta solo l'inizio
dei lavori alla Pascoli che - dicono al
Comune - potrebbero essere conclusi gi
entro l'anno. A vederla adesso per, la sede
piuttosto inospitale: calcinacci, finestre
divelte, portoni bruciati e muffa ovunque
provocata dalle molte infiltrazioni d'acqua
e dalle tubature dell'ex-refettorio ormai
fuori uso.
Se i soldi possono fare miracoli, rimane
comunque chi giudica il progetto di piazza-
re l'archivio in una scuola alquanto bizzar-
ra: "Una soluzione andava trovata - inter-
viene Lucia Ciampi, consigliere dell'Udc -
ma non condivido la scelta della Pascoli.
C'erano delle alternative; perch proprio
una scuola? I locali a piano terra che anni fa
utilizzava l'Accademia di Belle Arti erano
stati liberati per essere utilizzati dalla scuo-
la, mentre verranno occupati di nuovo.
Certo, l'amministrazione assicura che si
tratta di una sede provvisoria, ma a Urbino
tutto provvisorio finch il
provvisorio non diventa eter-
no".
Pronta la risposta del sindaco
Franco Corbucci:
"Dovrebbero ringraziarmi,
dopo vent'anni ho trovato
una soluzione ideale e ho evi-
tato la perdita del nostro
archivio. Le critiche mi sem-
brano decisamente fuori
luogo".
Intanto, alla Pascoli ci si orga-
nizza come si pu. La notizia
ufficiale non ancora arriva-
ta ma gi si pensa ai prossimi
mesi. "Avere l'archivio di
Stato nella nostra scuola -
interviene la preside Maria
Pia Tittarelli - prestigioso, ma soprattut-
to l'occasione per ottenere il restauro di
questi spazi straordinari ma ormai fatiscen-
ti. Io avrei voluto farci la biblioteca, ma
devo accettare la scelta del Comune.
Speriamo almeno che mantengano le pro-
messe e che ci restituiscano i locali prima
che io vada in pensione".
ILARIA IACOVIELLO
ALESSIA GIZZI
Uno dei locali della scuola
G.Pascoli che ospiteranno
larchivio di Stato dopo il restauro
Accordo tra Beni Culturali e Comune. Scongiurato il trasferimento
il Ducato
4
In citt tutti daccordo sulla legittima difesa
Pi sicuri con la pist ola
LEONARDO ZELLINO
B
ang!Bang!Bang! A
pochi giorni dal-
l'approvazione del-
la nuova legge sulla
legittima difesa che
rende ogni cittadi-
no guardiano della propria casa
con "licenza di uccidere", a Urbi-
no tutti sembrano d'accordo: "E'
quello che ci voleva per contra-
stare la malavita". Parere comu-
ne quindi, ma niente file davan-
ti al commissariato per chiedere
il porto d'armi.
A novembre, alcuni malviventi
hanno derubato il negozio di
elettrodomestici di Enrico, in via
provinciale Feltresca: "Se te li
trovi davanti vorresti tirargli ad-
dosso qualsiasi cosa. Se hai una
pistola in mano spari. La nuova
legge serve per star dietro a quei
farabutti". "Se avessi avuto
unarma quando i ladri si sono
affacciati qui, non so se l'avrei
usata - racconta Rita, 53 anni,
che vive col figlio in una casa di
tre piani sulla strada deserta che
da Urbino porta alla Sogesta -
magari per sarebbe serviva co-
me deterrente".
Gli urbinati hanno paura. Tra no-
vembre e dicembre tutta la zona,
da Fermignano a Borgo Pace,
stata saccheggiata da una banda
di topi d'appartamento. C' la
leggenda che a Gadana in quel
periodo gli abitanti prima di an-
dare a dormire lasciassero i soldi
sul tavolo per evitarsi lo spiace-
vole incontro coi malviventi.
"Quest'anno i furti si sono con-
centrati in un periodo specifico -
spiega il commissario Antonio
Sguanci - ma nel complesso sia-
mo nella norma. "Nel 2005 -
continua Sguanci - abbiamo
avuto 3 rapine e 188 furti, l'anno
precedente 8 rapine e 158 furti".
I cittadini hanno comunque i
nervi a fior di pelle e forse per
questo sono favorevoli alla nuo-
va legge. La possibilit di difen-
dersi da soli li rende pi sicuri.
L'unica voce fuori dal coro
quella di un benzinaio che vuole
l'anonimato: "Adesso i ladri fan-
no le rapine usando a volte solo
una bomboletta. Dopo sar il Far
West!". Per ora non sono molti
quelli che sono corsi all'armeria.
"Con l'ingresso della legge - spie-
gano al commissariato di borgo
Mercatale - in molti sono venuti
a chiedere informazioni per ot-
tenere la licenza. Ma poi hanno
desistito". Nel 2005 tra rinnovi e
primi rilasci, le "licenze di porto
d'armi per uso caccia" conse-
gnate dal commissariato sono
state 288, praticamente come
nel 2004. Detenere un'arma
comporta enormi rischi, roba da
pensarci due volte: in caso di
smarrimento scatta la denuncia
per "omessa custodia dell'ar-
ma" e c' l'arresto nei casi di de-
tenzione illegale. Negli ultimi
due anni la procura di Urbino ha
aperto 50 processi a carico di
persone che custodivano illegal-
mente un arma. Un giro di vite
costato all'80% di loro 5 anni e 20
giorni di reclusione.
Insomma, lo scenario aperto
dalla nuova legge resta compli-
cato e ricco di implicazioni. Il di-
segno di legge 1899, approvato il
24 gennaio scorso, prevede che
chiunque, a casa o sul posto di la-
voro si senta minacciato o aggre-
dito possa difendersi usando
un'arma legittimamente dete-
nuta. Anche quando, e questa
una novit, in pericolo non c' la
vita dell'aggredito ma i suoi beni
materiali. L'altra novit riguarda
chi uccide il ladro che non viene
pi processato per "eccesso di
difesa", perch la reazione
sempre considerata "propor-
zionata" all'offesa, anche se lag-
gressore munito solo di un ta-
glierino. "Rispetto a prima -
spiega Claudio Coassin, procu-
ratore della Repubblica di Urbi-
no - tutto uguale se si tratta di
rapina a mano armata. Diverso
se chi si introduce in casa dis-
armato. In questi casi si potreb-
bero avere mostri giuridici, per
cui se il vicino ubriaco sbaglia
porta viene ucciso".
GIANLUIGI TORCHIANI
A
l ritorno dalle feste
natalizie i giovani
genitori urbinati
hanno dovuto fare
i conti con una sor-
presa poco gradi-
ta. La giunta comunale ha au-
mentato del 12% la tariffa degli
asili nido (da 0 a 3 anni), cos co-
me quelle del servizio mensa
per le scuole dell'obbligo e del-
l'infanzia. Cos da gennaio in
poi, per iscrivere i bambini ne-
gli asili nido comunali di Urbi-
no, le famiglie con un reddito
inferiore ai 20.658 euro spende-
ranno 140 euro di quota fissa
mensile (fino a 5 giorni di pre-
senza con orario corto) contro i
129 euro della vecchia tariffa. Le
coppie con reddito superiore a
questa soglia spenderanno ora
invece 170 euro, ossia 15 euro in
pi di prima.
Il motivo? La delibera del 16 di-
cembre parla chiaro: l'aumento
delle tariffe "appare giustifica-
bile" sia per l'elevato costo rea-
le dei servizi rispetto alla quota
pagata dagli utenti, sia per l'au-
mento del costo della vita ma
anche perch le tariffe applica-
te in altri comuni
"risultano di nor-
ma superiori a
quelle del no-
stro". Ma non tut-
ti sono d'accor-
do: "Non riesco a
trovare una giu-
stificazione per
questi aumenti,
che sono netta-
mente superiori
a quelli di un
semplice ade-
guamento del-
l ' i nf l azi one -
spiega la giovane mamma di un
bambino dell'asilo nido Tarta-
ruga. Non giusto che questi
aumenti avvengano in pieno
anno scolastico, perch le fami-
glie fanno dei conti prima di
iscrivere i bambini nei nidi. So
che a Pesaro i genitori sono ri-
usciti ad annullare un provvedi-
mento di questo tipo, potremo
provarci anche qua".Altri geni-
tori sono invece pi concilianti
verso il Comune, come Giorgio
Ubaldi, rappresentante dei ge-
nitori dell'asilo Tartaruga: "Pur-
troppo i comuni come Urbino
sono messi in condizione di do-
ver fare questi aumenti a causa
dei tagli del governo. Certo che
ora diventa pi difficile per le fa-
miglie, che spesso vivono di la-
vori precari, far frequentare gli
asili ai bambini". Massimo Spa-
lacci, assessore comunale ai
servizi educativi, difende il
provvedimento: "Si trattato di
una decisione obbligata: a Ur-
bino le tariffe comunali degli
asili nido erano ferme dal 2001 e
i continui tagli dei trasferimen-
ti ai comuni da parte del gover-
no ci hanno imposto questi au-
menti". Ma non era meglio
adottare questo provvedimen-
to all'inizio dell'anno per evita-
re disagi ? "Purtroppo esiste una
sfasatura tra la data d'inizio del-
l'anno scolastico, che parte a
settembre, e quella di approva-
zione del bilancio, il 16 gennaio.
Vorrei comunque sottolineare
che secondo l'associazione dei
consumatori Cittadinanzattiva
le rette degli asili nido sono au-
mentate nell' ultimo anno del
33%, ossia molto di pi che a Ur-
bino che vanta anche una delle
tariffe pi basse d'Italia". Il rap-
porto 2005 di
Cittadinanzatti-
va indicava in-
fatti Urbino co-
me la terza citt
con i prezzi me-
no cari d'Italia
(facendo riferi-
mento alla se-
conda fascia del-
la quota fissa
mensile, ossia
155 euro), prece-
duta solamente
da Chieti con
147 euro, e da
Roma con 146 euro. I costi dei
nidi della citt ducale non te-
mono infatti confronti nel resto
della provincia: a Fermignano
le famiglie spendono 275 euro
per la frequenza a tempo pieno
e 207 euro per il tempo pieno.
A Pesaro la spesa, sabato esclu-
so, di 243 euro per l'orario cor-
to e di 326 euro per il tempo pro-
lungato .
Infine a Cagli, oltre i 16.000 eu-
ro di reddito, si spendono 202
euro di quota per il part time e
sino a 255 per il tempo prolun-
gato.
Dopo i furti
di novembre
gli urbinati
hanno paura
ma c chi
teme
il Far West
Asili nido pi cari
Tariffe +12%
Lassessore Spalac c i: Colpa dei tagli
5
CITT
La provincia ottava per frequenza
Troppe vit t ime
nei cant ieri
e molt i precari
Nella zona territoriale di Urbino
384 incidenti. Lavoro nero e
subappalti irregolari fra le cause
Nella
tabella
gli infortuni
sul lavoro
a Urbino
e provincia
Sotto un
cantiere
edile
LUIGI BENELLI
U
n triste primato.
La provincia ai
primi posti fra
quelle italiane
per frequenza di
infortuni sul la-
voro. E Urbino segue la tenden-
za provinciale e regionale. La
settimana scorsa alla Cava Salvi
di Urbania un uo-
mo morto sof-
focato dal nastro
trasportatore.
solo l'ultimo in
ordine di tempo
di una serie di in-
cidenti sul lavo-
ro. Il fenomeno
diffuso e le cause
sono molteplici.
I dati prvinciali
Inail elaborati
dalla Cgil parla-
no chiaro: nel-
l'ultimo anno
esaminato, il 2004, ci sono stati
9.566 infortuni sul lavoro. Sicu-
ramente in calo rispetto al dato
del 2001, anno in cui furono
10.393. Ma non abbastanza, co-
s la provincia l'ottava sulle ol-
tre 100 province nazionali per
frequenza di infortuni sul lavo-
ro. Su ogni 1000 lavoratori oltre
51 subiscono un infortunio in
un anno. La regione invece al
quarto posto.
Nel distretto di Urbino su 27 mi-
la lavoratori e quasi 7000 azien-
de, la Asur 2, l'azienda sanitaria
territoriale ha contato 1648 in-
fortuni nei 27 comuni che con-
trolla. Questo significa che capi-
tano 6 incidenti ogni 100 lavora-
tori. Solo a Urbino sono stati 384
mentre a Fermignano 212. Gli
incidenti mortali sono stati 2 e
vanno ad aggiungersi ai 62 lavo-
ratori che hanno perso la vita
negli ultimi 5 anni in provincia.
Ma oltre all'aspetto quantitati-
vo, la provincia di Pesaro si ca-
ratterizza anche per quanto ri-
guarda la gravit degli infortuni,
ovvero il rapporto tra le conse-
guenze degli infortuni, espresse
in giornate perdute, e il numero
dei lavoratori esposti. Nella gra-
duatoria nazionale al 18 posto
per gravit degli infortuni in-
dennizzati. Dato in tendenza
con quello della zona territoria-
le di Urbino dove nel solo 2004
ben 42 incidenti hanno causato
invalidit permanente e 1154
quella temporanea. I settori pi
colpiti sono il metalmeccanico
con 224 infortuni, seguono il
comparto edilizio con 223 e l'in-
dustria del legno con 186.
Il fenomeno stazionario da an-
ni e la Asur 2 di Urbino si impe-
gna per prevenirlo anche se
spesso ci sono fattori che sfug-
gono al controllo e alla logica
della sicurezza. Ne parla Euge-
nio Carlotti, responsabile per il
distretto di Urbino e Fermigna-
no del Servizio per la prevenzio-
ne degli infortuni: "Noi lavoria-
mo su due fattori:
la vigilanza, fon-
damentale nei
comparti pi a ri-
schio come l'edi-
lizia. Qui abbia-
mo attivato un
controllo costan-
te sul 20% di can-
tieri. Poi la for-
mazione, l'assi-
stenza e l'infor-
mazione alle im-
prese. Abbiamo
lanciato un corso
di formazione al-
le imprese edili provinciali, ob-
bligatorio per l'allestimento e lo
smontaggio di ponteggi. Entro il
2006 saranno formati 300 lavo-
ratori". Il controllo ha portato a
risultati concreti. Il servizio di
prevenzione si concentrato
soprattutto sul comparto me-
talmeccanico nel triennio 2002-
2004. I sistemi di vigilanza sui
criteri di sicurezza hanno porta-
to a un calo di infortuni del 20%.
Infatti dai 244 incidenti del 2002
si passati ai 196 del 2003. Ma
nel 2004 una nuova impennata:
224. "Le cause sono allo studio -
continua Carlotti - la verifica pi
difficile per riguarda l'edilizia.
Non sempre ci sono le condizio-
ni di sicurezza con lavoratori in
nero e subappalti irregolari.
Questo dipende dal fatto che
una parte della forza lavoro
composta da extracomunitari e
lavoratori atipici, situazioni in
cui la formazione non raggiun-
ge assolutamente livelli di de-
cenza". Gi, gli extracomunita-
ri. significativo il numero degli
infortuni che colpisce questi la-
voratori: 1.558 casi denunciati
in provincia, pari al 16,3% del to-
tale. Non solo: sono in crescita
del 4,4% rispetto all'anno prece-
dente. "Questa una zona ad al-
tissima concentrazione di ex-
tracomunitari - spiega Peppino
Tarsi, coordinatore della Cgil di
Urbino - e i lavoratori stranieri
generalmente sono impiegati
nei lavori pi pericolosi spesso
senza neanche un'adeguata
formazione. Se non eseguono
vengono licenziati, ma fanno
tutto, perch altrimenti grazie
alla Bossi-Fini vengono riman-
dati a casa. un fenomeno di-
rompente cos come la precariet
del lavoro. I lavori ormai durano
qualche mese. impossibile
creare una cultura della sicurezza
in queste condizioni di mobilit".
Infatti cresce del 6,4% anche il nu-
mero degli infortuni dei lavorato-
ri parasubordinati: 109 casi nel
2004. Ma ci sono anche altre cau-
se. "La parcellizzazione delle
aziende ha risvolti devastanti -
continua Tarsi - Ormai nascono
anche nei sottoscala senza suffi-
cienti condizioni di sicurezza. Per
non parlare del lavoro nero. Gli in-
fortuni sono tutti mascherati.
Fra i pi
esposti gli
stranieri
La Cgil:
Manca una
formazione
adeguata
Sergio Tempesta e Maria
Luisa De Angeli tagliano
il traguardo del mezzo
secolo d'amore.
Il 12 febbraio 2006
festeggiano cinquant'an-
ni di matrimonio con una
cerimonia nella chiesa
dell'Oratorio di San
Giuseppe, la stessa in
cui si sono sposati nel
1956.
Pesarese lui, urbinate
lei, i coniugi Tempesta
sono molto conosciuti a
Urbino. Per oltre 6 anni
Sergio Tempesta stato
infatti il presidente
dell'Associazione per le
rievocazioni storiche
della citt ducale, di cui
anche uno dei soci fon-
datori.
In pi occasioni, durante
le sfilate della festa del
Duca, che cade ogni
anno nella terza domeni-
ca di agosto, ha vestito i
panni del duca Federico
da Montefeltro.
LANNIVERSARIO
Mezzo secolo dimatrimonio per il duca Federico
il Ducato
6
Quando lape figlia dei fiori
Visita alla fattoria di un triestino arrivato nel 1980 a San Giovanni in Ghiaiolo
Giovani stufi della citt si ritrovarono nelle Marche per vivere in campagna. Con un motto: piccolo bello
Al concorso
nazionale
di Montalcino
primo premio
per il suo miele
dacacia
T
rieste, 1980. Un
ragazzo di 26 anni,
Roberto Podgornik,
decide di trasferirsi
nelle Marche per
vivere in campagna.
Non il solo. Come lui, altri
giovani "no global" ante litte-
ram in quegli anni lasciarono il
Nord Italia e comprarono un
pezzo di terra qui, a prezzi pi
abbordabili, per mettere su una
fattoria. Puntando sul miele,
ma non solo. L'idea era di pian-
tare alberi da frutto, allevare
una mucca, vivere dei prodotti
della campagna. Con un motto,
"piccolo bello": tutto biologi-
co, niente monoculture. E con
un problema: Roberto, come la
maggior parte dei suoi compa-
gni di avventura,
non aveva mai
visto un alveare
in vita sua.
"Avevo studiato
da perito indu-
striale - racconta
Podgornik, che
adesso ha 52
anni e vive sulle
colline di San
Giovanni in
Ghiaiolo - e lavo-
ravo in fabbrica,
a Varese. A un
certo punto ho
detto: basta. Sono venuto a
Urbino con la mia fidanzata,
ora mia moglie, e ho comprato
5 ettari di terreno". Una cam-
pagna da coltivare, un rudere
da restaurare e, soprattutto, un
mestiere da imparare. "Sono
andato dai contadini del luogo
a chiedere consigli. Sono grato
a tutti loro per quello che ho
imparato".
Mentre Roberto
parla, un'ape
esce da una delle
casette di legno,
in fila tra i noc-
cioli. "Quando
c' freddo - spie-
ga - stanno den-
tro, una vicina
all'altra, e for-
mano una specie
di gomitolo: nel
centro, coperta
dalle altre, sta
l'ape regina. In
questo modo resistono anche
se fuori ci sono 40 gradi sotto
zero". Aspettando la primavera.
l che arriva il difficile:
"Quando fiorisce l'acacia, a
maggio, basta poco a rovinare
tutto: il vento, la pioggia, una
cattiva gestione dell'apiario".
Quest'anno andata bene: il
miele d'acacia di Podgornik
stato selezionato al
concorso nazionale
di Montalcino e ha
vinto il primo pre-
mio qualit tra i
mieli della regione.
"Non hanno trovato
niente, nessuna
traccia di antiobio-
tici o di veleni!" dice
Roberto: in questi
anni, assieme ad
altri apicoltori della
zona, ha collaborato
con l'Agenzia servizi
settore agroalimen-
tare delle Marche, che ha ana-
lizzato gratuitamente campioni
di miele. "Ma non parliamo
solo di me, il polline del
Montefeltro che di qualit".
Eppure qui, come nel resto
d'Italia, la gente preferisce il
miele industriale. "Di questo il
60 per cento viene dalla Cina o
da altri paesi, spesso trattato
con antibioti-
ci proibiti in
Italia". Con
quale ricadu-
ta sui suoi
g u a d a g n i ?
Roberto alza
le spalle. Per
lui non cam-
bia molto: "Il
nostro picco-
lo stipendio
consiste nella
quasi auto-
suf f i ci enza,
compr i amo
poco da fuori. Vendiamo il
miele, 20 quintali all'anno, ma
direttamente a casa, ai mercati,
a gruppi di acquisto solidale o a
qualche negozio specializzato".
Podgornik ora seduto sul bal-
cone di casa sua: "Da qui guar-
do i campi, il tempo, ma anche
le famiglie rimaste. Siamo solo
noi cinquantenni, gli stessi
arrivati qua negli anni
Ottanta". Non c' stato ricam-
bio generazionale. "Ora diffi-
cile trovare un ragazzo disposto
a scegliere un vita cos: ci vuole
una buona schiena, devi sop-
portare i pizzichi delle api,
essere pronto a veder buttato
via il lavoro di un inverno se le
api si ammalano".
Il mestiere sta scomparendo,
dice Roberto, lui per ha la
coscienza pulita: "Una delle
mie figlie insegna a Pavia, l'al-
tra studia a Urbino all'Istituto
d'arte. D'estate ci aiutano,
hanno un legame fortissimo
con la terra: tutte e due sono in
grado di mungere una mucca,
di fare il formaggio, di guidare
un trattore".
A 26 anni
non aveva
mai vist o un
alveare:
Ho imparat o
dalla gent e
di qui
Tant o lavoro
e buona
schiena
Il mest iere
scompare
rest iamo solo
noi 50enni
LAURA TROJA
Roberto
Podgornik
tra le sue
arnie
7
ECONOMIA
U
rbino museo a
cielo aperto o
citt viva di abi-
tanti. E' sempre
questo il dilemma
quando si deve
amministrare un gioiello come
la Citt Ducale dichiarata patri-
monio dell'umanit. Sembra
che questa volta il comune
abbia tentato di coniugare le
due esigenze per farle convive-
re pacificamente. Il 18 gennaio
scorso il Consiglio comunale
ha infatti approvato all'unani-
mit il nuovo Piano del com-
mercio, un primo passo in
avanti per ridisegnare la nuova
Urbino del futuro. E' un testo di
riferimento che fornisce indi-
cazioni generali per la pianifi-
cazione delle attivit commer-
ciali nel territorio comunale. Su
una popolazione di pi di
15300 residenti, infatti in tutto
il comune esistono ben 322
esercizi commerciali, che ven-
dono merce di ogni tipo. Solo
all'interno delle mura ve ne
sono 160. Proprio al centro sto-
rico il nuovo piano del com-
mercio dedica una attenzione
particolare classificando ci
che dentro Urbino si pu ven-
dere. Sono banditi negozi di
auto e motorini, quelli di mate-
riali edili, benzinai e rivendite
di vernici, solo per citarne alcu-
ne, con l'unica preoccupazione
di tutelare al massimo il decoro
e la salvaguardia dei vicoli e
delle piazze. Ma se da una parte
si salvaguardia l'arte, dall'altra
si pensa anche allo sviluppo
economico e commerciale
della citt che verr. La vera
novit infatti l'individuazione
di una zona nella quale sar
possibile la costruzione di un
grande centro commerciale. E'
larea dell'ex Fornace Volponi,
non immediatamente a ridos-
so della citt, ma neanche trop-
po lontana. Cosa ben diversa
invece per le zone del Petriccio
e del Consorzio. Al contrario
infatti di quanto deciso in pre-
cedenza il piano del commer-
cio stabilisce che si potranno
aprire in queste due zone vicine
al centro abitato, solo strutture
commerciali medio piccole.
Questanno
l8%degli
alloggi
destinati
a studenti
ancora
libero
I prezzi
sono scesi
anche di
50 euro
Affit t i in crisi: prezzi bassi e case vuot e
Anche 50 euro in meno per una stanza. Sfitto l8%degli alloggi
A
vete un apparta-
mento? Pensate di
affittarlo, magari a
qualche studente?
Pessima idea. A
Urbino, le stanze da
affittare agli universitari non
sono pi una gallina dalle uova
d'oro: molti alloggi restano
vuoti, i contratti sono diventati
pi brevi e, di conseguenza, gli
affitti sono calati (anche 50
euro in meno in due anni).
Il Ducato ha raccolto i dati di 9
agenzie immobiliari che affitta-
no a studenti (a Urbino e
Fermignano, sono 14). I numeri
parlano chiaro: circa l'8% dei
posti letto libero ancora oggi
mentre, fino a qualche anno fa,
gli alloggi si riempivano gi da
settembre. "C'era la fila fuori
dalla porta - ricordano all'a-
genzia Il Duca - ma ormai non
pi cos. A noi sono rimasti
vuoti 3 appartamenti su 15". E i
prezzi? "Sono calati, senza dub-
bio. E in molti appartamenti,
quelle che erano camere dop-
pie, si affittano come singole".
Meno persone nella stessa
casa, un obbligo o una scelta?
"Per noi stata una scelta di
libero. Adesso si lavora soprat-
tutto a settembre e ottobre, e
restano comunque molti
appartamenti sfitti".
Non solo diminuiscono gli stu-
denti, ma cambia anche la loro
provenienza geografica. Nel
1999, solo il 42% degli immatri-
colati era residente nelle
Marche; nel 2004 erano il
53,7%. Diminuendo i chilome-
tri da casa, aumentano gli sti-
moli a fare il pendolare. "Molti
cercano casa solo quando arri-
va il freddo - concludono alla
Multigest - per questo aumenta
il giro d'affari a gennaio".
La crisi c' e qualcuno corre gi
ai ripari. Michele Gallanti gesti-
sce un'agenzia a via Pellipario:
"Certo che si fatica ad affittare.
Noi abbiamo 19 appartamenti
di propriet, 4 sono vuoti. Non
ho dubbi: appena mi capita
l'occasione li vendo, affittarli
non conviene pi".
E' d'accordo anche Giuseppe,
dell'Immobiliare Feltresca: "Io
sto qui da 20 anni e ormai da
quella porta non entra pi
neanche uno studente. Per
questo non tratto gli affitti". Se
la situazione non cambia, qual-
cun altro sar costretto a segui-
re il suo esempio.
Meno studenti e pi pendolari
Maggiori le difficolt per
gli appartamenti fuori dal centro
qualit - dice Linda, dell'agen-
zia Cangini - le triple diventano
doppie, una stanza diventa
salone: se gli studenti si trova-
no bene, ritornano. Anche per
questo noi non abbiamo notato
un calo degli affitti". La combi-
nazione vincente, quindi, una
casa nel centro storico ("gli stu-
denti - continua Linda - ora
vogliono anche la comodit"),
tenuta in buone condizioni e a
prezzi accettabili fin dall'inizio:
"E' inutile tenere alto l'affitto a
settembre - commentano in
un'altra agenzia - per poi
abbassarlo in seguito; cos l'ap-
partamento rischia di rimanere
vuoto per mesi: meglio volare
basso e riempirlo tutto l'anno".
Dunque i prezzi scendono. Ma
una situazione comune a
tutta Italia? Uno studio
Eurispes dello scorso novem-
bre ha analizzato la situazione
di sette citt campione: a Pavia,
negli ultimi anni, il costo delle
stanze raddoppiato; a Siena,
dal 2001, l'aumento stato di
50-70 euro; a Cagliari i prezzi
per gli studenti ogni anno sal-
gono del 10-20%.
"L'aumento dei prezzi - spiega
il rapporto Eurispes - conse-
guenza della maggiore richie-
sta di alloggi". Una spiegazione
che, rovesciata, chiarisce anche
la situazione di Urbino. La crisi
degli affitti, infatti, segue da
vicino quella dell'universit.
Gli studenti iscritti sono dimi-
nuiti, dal 2000 al 2004, del 9%,
in controtendenza con la situa-
zione nazionale che ha visto un
aumento del 7,8% (dati del rap-
porto 2004 del Nucleo di valu-
tazione interna dell'universi-
t). Ovvero: a Urbino ci sono 2
mila studenti in meno. "Fino a
2 o 3 anni fa - spiegano alla
Multigest - a settembre non
c'era pi neanche un posto
Nuove regole
tra rilancio
e tradizione
Commerc io
FRANCESCO
BARDARO GRELLA
ALESSIO SGHERZA
il Ducato
8
Il sogno della Pala
da Brera a Urbino
Comune, Provincia e Regione sollecitano al Ministero il prezioso dipinto di Piero
Ma la Soprintendenza frena: Rimuoverla significa danneggiarla
ANNALISA SERPILLI
L
a citt rivuole il suo
dipinto. Dopo pi di
duecento anni Urbino
ha chiesto al ministro
dei Beni Culturali
Rocco Buttiglione la
famosa pala di San Bernardino
di Piero della Francesca. L'opera
per il momento si trova a Brera
ed uno dei gioielli della pina-
coteca milanese.
La strategia dell'amministrazio-
ne urbinate punta a riqualificare
la citt come polo culturale. Lo
scorso 30 novembre si sono
seduti ad un tavolo il sindaco di
Urbino Franco Corbucci, il pre-
sidente della provincia Palmiro
Ucchielli e l'assessore regionale
alla cultura Giampiero Solari.
Insieme hanno deciso di fare
richiesta formale al ministero
per riportare nella sua sede ori-
ginaria il dipinto trafugato nel
1811 dagli eserciti di Napoleone.
Ma quante possibilit ci sono
che il ministero decida di privare
Brera della pala per riportarla a
Urbino?
"Parlare di una traslazione della
tela come parlare di fanta-
scienza", spiega Lorenza Mochi
Onori, soprintendente dei beni
culturali di Urbino.
"La pala intrasportabile per
due motivi: in primo luogo la
Pinacoteca di Brera possiede il
dipinto legalmente". Dopo il
saccheggio dei soldati di
Napoleone e in seguito al con-
gresso di Vienna fu stipulato un
accordo tra Stato della Chiesa e
Stato Asburgico: le opere trafu-
gate non furono restituite tranne
quelle che il Papa decise di ricol-
locare all'interno degli odierni
musei Vaticani. Per questa ragio-
ne se il ministero acconsentisse
al trasloco del dipinto la
Pinacoteca di Brera avrebbe
tutte le carte in regola per
opporsi.
"In secondo luogo - prosegue il
soprintendente - si parla di un
olio su legno di quasi due metri.
Trasportarlo significa danneg-
giarlo irreparabilmente. La tela
considerata delicatissima. Per il
restauro i tecnici non l'hanno
spostata dalla parete e durante
la mostra su Fr Carnevale a
Milano, il direttore della pinaco-
teca ha posto dei veti per traslo-
care il dipinto due sale pi in l,
figuriamoci imballarlo e portarlo
fino a Urbino!".
Dello stesso parere lo storico e
critico d'arte Rossana Bossaglia:
"Non sono una di quelle che
pensano che le opere d'arte deb-
bano stare solo nei musei, ma
quando un dipinto lontano
dalla sua collocazione originaria
da molti anni, com' il caso in
questione, subisce una nuova
contestualizzazione. L'opera
ormai nota come Pala di Brera
e pensare di spostarla sarebbe
assurdo. Si immagini poi quali
strumenti dovrebbero essere uti-
lizzati per il trasporto. Anche con
tutte le precauzioni del caso il
rischio di danneggiare il dipinto
troppo alto. Il compito delle
istituzioni proteggere le opere
e non servirsene per dare lustro
ai luoghi da cui derivano".
Ma se il ministero dei beni cultu-
rali approvasse la richiesta, la
pala dove potrebbe essere collo-
cata?
L'idea iniziale riportare il
dipinto nella chiesa di San
Bernardino, il luogo per cui
stato creato. A Urbino per non
si parla ancora di restauro del
mausoleo, che, per ospitare la
pala, avrebbe bisogno di un
sistema di climatizzazione e di
sicurezza adeguato oltre a un
piano di consolidamento di
tutto l'edificio di cui si parla da
anni.
Il presidente della provincia,
l'assessore ai lavori pubblici
Lino Mechelli e il soprintenden-
te di Urbino concordano nel dire
che una riqualificazione di San
Bernardino sarebbe necessaria
ma nessuno per ora ha intenzio-
ne di stanziare dei fondi.
L'edificio uno dei cammei
della citt di Urbino. Costruito
su progetto di Francesco di
Giorgio Martini, architetto di
corte, nel 1491 custodisce i resti
di Guidantantonio di
Montefeltro e del duca Federico
che chiese la costruzione del
mausoleo nel testamento dopo
la morte nel 1482. Secondo alcu-
ni studiosi lo stesso Bramante si
ispirato al progetto dell'edifi-
cio per creare la chiesa di Santa
Maria delle Grazie a Milano.
La pala di San Bernardino stata
realizzata prima del mausoleo
tra il 1472 e il 1474.
Commissionata direttamente
dal Duca Federico da
Montefeltro, allude alla nascita
del figlio Guidobaldo, agli inizi
del 1472, e alla morte, sei mesi
dopo, della moglie Battista
Sforza.
Latteggiamento di preghiera del
duca, rappresentato con larma-
tura, originato dalla sua volon-
t di esprimere la preghiera per
la morte della moglie e per il
figlio appena nato.
Per questa ragione la chiesa e il
dipinto sono collegate secondo
un progetto iconografico voluto
dallo stesso duca Federico.
"La richiesta di portare il dipinto
nella sua collocazione originaria
- spiega il presidente della pro-
vincia Ucchielli - rappresenta
un primo passo per promuovere
la citt e il territorio di Urbino
nel mondo".
Ma quante possibilit ci sono
che il ministero decida a favore
del trasloco del dipinto? " Per ora
l'importante - ha risposto
Ucchielli - che se ne sia parlato.
Buttiglione non ci ha ancora
risposto. Noi abbiamo gettato il
sasso e non intendiamo nascon-
dere il braccio".
Salimbeni, ora t occa agli affreschi
Mechelli rilancia, dopo gli 1,7 milioni stanziati per gli esterni
I
l salvataggio dell'oratorio di San Giovanni, adesso, pi vicino.
Dopo lo stanziamento del ministero dell'Ambiente che ha
messo a disposizione un milione e 700mila euro per il consoli-
damento della zona fra via del Carmine e via San Giovanni, si pu
iniziare a pensare anche agli interni della chiesa dove custodito
il ciclo d'affreschi dei fratelli Jacopo e Lorenzo Salimbeni, uno dei
capolavori del gotico internazionale, datato 1416.
"Pi volte abbiamo lanciato il grido d'allarme per questa
preziosa opera - dice l'assessore ai lavori pubblici, Lino
Mechelli - adesso auspichiamo che la soprintendenza
e il ministero dei Beni culturali intervengano sugli
edifici e sugli affreschi". La soprintendenza tante
volte aveva spiegato che ogni intervento sarebbe
stato inutile senza che prima si mettesse mano
all'intera area perch, nel giro di pochi anni, ci si
sarebbe ritrovati nella stessa situazione. In altre paro-
le, sarebbe stato uno spreco di denaro. Ma adesso che
quell'intervento sta per arrivare si aprono nuove possi-
bilit che fanno presagire un rilancio dellopera di restauro
del complsso: "Da parte nostra c' tutta la buona volont - dice
la soprintendente Lorenza Mochi Onori - e, se ci saranno le con-
dizioni, saremo felici di intervenire. Siamo pronti a chiedere un
finanziamento al ministero dei Beni culturali a giugno quando
verr pianificata l'attivit per il 2007".
Uno stimolo in pi per iniziare al pi presto i lavori. Dopo l'ap-
provazione del progetto preliminare con il finanziamento di un
milione e 700mila euro, "nei prossimi mesi verr messo a punto il
progetto esecutivo e nel 2007 partiranno i lavori che, per la loro
complessit, dovrebbero durare circa un anno", assicura l'asses-
sore ai lavori pubblici.
"Siamo contenti - spiega il priore della confraternita di San
Giovanni, Walter Fontana - perch con questo intervento dovreb-
be essere possibile eliminare in modo permanente le cause
che determinano l'umidit nelle pareti. Il problema,
infatti, che Urbino ha sorgenti d'acqua molto in alto,
che scendono dal monte della fortezza Albornoz met-
tendo a rischio le zone sottostanti". Questo fatto,
unito alla pendenza della collina che porta a valle
acqua e terra durante piogge e nevicate, pende
come una spada di Damocle sull'oratorio.
I soldi che arriveranno dal ministero dell'Ambiente
serviranno a studiare i percorsi delle acque e a irregi-
mentarle in modo che non danneggino n San
Giovanni n le abitazioni che lo circondano. Poi tocche-
r al ministero dei Beni culturali fare la sua parte. "Questo
un primo, importante, passo", sottolinea Mechelli.
"Un'occasione fondamentale - aggiunge Walter Fontana - per tra-
smettere al futuro questo miracolo che l'oratorio di San
Giovanni, l'unico complesso europeo dove, nonostante l'acqua e
tutti i problemi, stato possibile conservare degli affreschi del
gotico internazionale".
(gu.m.)
9
CULTURA
Cercasi Brombolona
In un secolo la campana scomparsa due volte da Canavaccio
Fusa nel 1407, nel suo corpo iscritto lenigma paleocristiano del quadrato magico
FRANCESCO MAGNANI
D
avvero un destino
gramo per una
campana finire in
cantina. Cos la
pensava il conte
Luigi Nardini che
alla campana di Canavaccio, da
tutti conosciuta come la
Brombolona, arriv persino a
dedicare, nel 1911, un poemetto
in versi dialettali.
Come lui la pensano ancora oggi
molti abitanti del paese che,
dopo aver ritrovato la campana
sulla torre di Primicilio, per la
seconda volta se la sono vista
sottrarre.
Secondo la testimonianza del
conte Nardini la prima scompar-
sa risalirebbe ai primi anni del
Novecento; la seconda, stando
alla memoria di don Aldo
Iacomucci, prete di Canavaccio
e di alcuni suoi anziani parroc-
chiani, ai primi anni Ottanta.
"Da tempo - ricorda don Aldo -
non suonava pi perch era
troppo pericoloso salire sulla
torre. Nessuno ci faceva pi caso
poi a un certo punto ci siamo
accorti che non c'era pi".
La sorte di questa campana, un
pezzo unico alto 85 centimetri e
largo 75 per oltre due quintali di
peso, avvolta fin dalla sua
nascita, nel 1407, al mistero.
L'anonimo fonditore incise sul
corpo di bronzo il quadrato
magico del Sator: un'iscrizione
di origine paleocristiana di
oscura decifrazione. Alcuni
interpreti vi hanno letto il dop-
pio anagramma del Pater Noster,
nascosto dietro l'enigma: il crea-
tore (sator) presente in ogni
luogo (arepo: are potens) regge
il corso del tempo (tenet opera
rotas); altri invece lo hanno fatto
risalire ai culti misterici di Mitra.
Ma oltre al significato arcano la
forma stessa del quadrato a
infondere un'aura di sortilegio.
Da qualunque lato lo si guardi e
da qualunque verso lo si giri, la
massima resta leggibile. Anche
se esistono reperti di questo
quadrato ben pi antichi (era gi
conosciuto nella Pompei del I
secolo d.C.) la campana di
Canavaccio, con un'altra della
chiesa di Santa Maria di
Marischio a Fabriano, resta a
oggi l'unico esemplare al mondo
di riproduzione
su bronzo del
Sator.
Un motivo in pi
per lamentare la
sua scomparsa,
che si aggiunge al
legame affettivo
della comunit di
Canavaccio per la
propria campana,
testimoniato fin
dal nome con cui
la ribattezzarono.
I bromboli, da cui
deriva il suo
appellativo, sono i ghiaccioli che
le pendevano dai bordi durante
l'inverno.
La leggenda vuole che i primi
bromboli le si formassero dopo
che, crollata la torre del castello
di Gaifa, su cui era originaria-
mente issata, fu appesa a un
olmo ed esposta a tutte le intem-
perie. Quando il conte di
Primicilio, grazie a una scorri-
banda notturna, riusc a sottrar-
re la campana al suo rivale di
Gaifa, la nuova destinazione non
la risparmi dalle gelate.
Oggetto di contesa - stando alle
tradizioni - questa campana lo
stata fin dagli inizi. Ma la storia
che occorre interrogare per ten-
tare di risolvere il mistero di due
scomparse in meno di un secolo.
La testimonianza
pi antica quel-
la del poema del
conte Nardini
che nella pre-
messa annota
che "ora muta e
quasi avvilita
giace nella cuci-
na di un lurido
casolare confusa
fra le zappe, le
vanghe, i badili".
Lo scopo della
sua fatica lettera-
ria era - gi allora
- sollecitare l'amministrazione
comunale a prendersi cura della
diroccata torre di Primicilio. Per
evitarle una fine ingloriosa la
Brombolona era stata rimossa di
l da quello che aveva aiutato il
conte Nardini a ricostruire la
storia della campana: "ch'era 'n
casant del sor Ubald Basili". E in
nota aggiunge: "Il signor Ubaldo
Basili il proprietario del terre-
no dove sorge l'antica torre. A
pochi metri da essa vi una pic-
cola casa che appartiene allo
stesso signor Basili, ove giace
abbandonata la storica campa-
na". L'erede di Ubaldo oggi nega
di sapere dove sia, tantomeno di
averla avuta in casa. Ne il legit-
timo proprietario e afferma che
la Brombolona stata rubata tre
o quattro anni fa.
Pi passano gli
anni pi diffici-
le fissare le date:
resta per vistosa
la discrepanza
con quella riferi-
ta da numerosi
parrocchiani e
dallo stesso don
Aldo.
Quel che certo
che qualche
tempo dopo lo
scritto del
Nardini, la cam-
pana torna alla sua torre. Nel
1932 il soprintendente fascista
Luigi Serra, nel suo "Catalogo
delle cose d'arte e di antichit",
indica la Brombolona tra i beni
artistici di Urbino, con il numero
di inventario 339. Difficile crede-
re che Serra abbia fatto l'inven-
tario anche delle cantine.
E cos si arriva agli anni Ottanta
con la campana sempre pi in
pericolo su una torre sempre pi
fatiscente. Poi la scomparsa,
forse dettata dalle stesse ragioni
che mossero Ubaldo Basili.
Infatti molti anziani di
Canavaccio mormorano che la
campana non si sia mai allonta-
nata dal paese e sia al sicuro.
"Ammesso che la campana si
ritrovi - osserva Maria Cristina
Marchetti, storica
di Canavaccio - la
torre non potreb-
be pi ospitarla.
Bi s og ne r e bbe
restaurarla o
almeno puntel-
larla. Le norme
sui beni culturali
permettono alla
mano pubblica di
finanziare un
intervento su un
bene privato.
Anche dopo l'in-
tervento il bene
rester in possesso del privato,
ma potr essere fruibile dal pub-
blico".
Chiss che la campana, ritrovata
la sua torre, non salti fuori.
Tornerebbe in un luogo pi
dignitoso di quello in cui adesso
sacrificata.
In alto, labside
del Mausoleo
dei Duchi, come
si presenta oggi.
Nel riquadro,
un particolare
della Pala
di Piero
della Francesca
che dovrebbe
sostituire
il dipinto sopra
laltare.
A sinistra,
un frammento
dellaffresco
dei fratelli
Salimbeni
Il suo nome
deriva
dai ghiaccioli
i bromboli
che dinverno
si formavano
sul suo bordo
Nel 1911
Luigi Nardini
le dedica
un poemetto
per toglierla
dalla cantina
di Basili
Qui a fianco
la Brombolona
sulla torre
campanaria
di Primicilio,
da una
riproduzione
degli anni 60.
Sotto
il quadro magico
del Sator
della Francesca
il Ducato
10
Quando Tot
venne a Urbania
Una mostra ricorda La mandragola, il film girato nel Montefeltro da un maestro del cinema
Due comparse raccontano larrivo dellattore napoletano, nel 1965
car
te
llo
ne
DANZA
NOCHE DE LHABANA
Jesi, Teatro Pergolesi
Sabato 11 febbraio ore 21;
domenica 12, ore 17
La prima par te
dello spettaco-
lo, presentato
dalla giovane
compagnia di
danze caraibiche Ballet de
Cuba , ripercorre la cultura
cubana e il folklore. In
scena coreografie ispirate ai
temi della possessione e
della trance. Gran finale
con salsa, rumba e mambo.
Ingresso euro 15/ 28
TEATRO
A CENA CON LASSASSINO
Falconara, Caff Bedetti
Tutti i sabati dall11 feb-
braio al 22 aprile, ore 21
Mentre gli spettatori gusta-
no un ricco men, assiste-
ranno a un omicidio. La for-
mula quella del teatro-
cucina, uninnovazione che
ha gi riscosso molto suc-
cesso a Bologna, Roma e
Milano. Una compagnia di
attori lha espor tata nelle
Marche.
Prenotazione obbligatorie al
329-2635295.
Cena e spettacolo: 35 euro
CONCERTI
GIANNA NANNINI
Cagli, Teatro comunale
Sabato 18 febbraio
Anteprima del
tour che con-
durr la can-
tante senese
in tutta Italia
per presenta-
re il suo nuovo album
Grazie . Un concer to in cui
sar accompagnata dalle
chitarra di Fausto Mesolella
degli Avion Travel e dal pia-
nofor te dellarmena Ani
Mar tirosyan.
Info: 0721 781341
ITINERARI
VIAGGIO SENTIMENTALE
Urbino, Via Matteotti
17 febbraio ore 15,30
Urbino vista da Paolo
Volponi: una passeggiata
ripercorre i luoghi, le vie e i
paesaggi cari al poeta. Tutta
la citt diventer un palco-
scenico dove poeti di strada
e gruppi teatrali interprete-
ranno alcuni brani delle
opere del letterato urbinate.
FESTE
CARNEVALE
Fano, dal 12 al 26 febbraio
I
bombardamenti del '44 e
l'arrivo di Tot, chi se li
scorda, a Urbania? Non di
certo quelli del centro
multimediale, che hanno
organizzato una mostra
con le fotografie prese sul set del
film "La mandragola".
Girato da Alberto Lattuada, nel
1965, quando il regista port la
sua troupe nel paese del
Montefeltro, ma anche a Urbino,
per girare le riprese in alcuni
punti storici della citt: il salone
delle Mummie, nella chiesa dei
Morti, le stradine, gli interni dei
palazzi antichi. I protagonisti del
film sono Tot e Philippe Leroy.
L'attore napoletano interpreta il
personaggio di un frate un po'
furfante, fr Timoteo, che orga-
nizza il tradimento di una
moglie con un ragazzo di paese,
interpretato da Philippe Leroy.
Di quella settimana passata
dalla troupe di Lattuada nel
paese, la gente ricorda l'arrivo
del grande Tot. E la mostra un
successo, spiega Irene Sacco,
collaboratrice della Mediateca.
"Le foto sono tratte dall'archivio
Olivieri, ma sono stati gli stessi
abitanti di Urbania a offrircene
alcune che avevano da parte".
Tra gli "interessati", ci sono Ada
Simoncini e Armida Bianchi,
all'epoca ragazze e comparse nel
film: "Tot era simpatico, sem-
pre sorridente, gentile e positi-
vo", spiega Ada, professoressa di
italiano alle medie.
"Chiacchierava con noi, gente
del posto, attori improvvisati e
mandati sul set. Un tipo alla
mano, cos lo definirei". Ada fu
presa dal regista dopo un provi-
no tra trenta comparse. Al
tempo, studiava alle magistrali
di Urbino; abitando per a
Urbania, fu contattata dal presi-
dente della Pro-loco, l'avvocato
Uguccini, che le chiese di parte-
cipare alla selezione. "Lattuada
ci fece camminare nel cortile del
palazzo ducale. Dieci di noi
furono prese, tra cui io. Non mi
fu assegnata alcuna battuta: feci
una scena all'inizio del film e
un'altra in un salone, all'interno:
ma ricordo ugualmente con pia-
cere quell'esperienza".
Ancora con entusiasmo ricorda
il '65 e l'arrivo di Tot, Lattuada e
Leroy, Armida Bianchi, una
signora di 88 anni che interpre-
tava l'aiutante del cuoco.
"Lattuada era un perfezionista:
mi viene in mente una scena
girata tre volte, perch il cuoco
non era capace, con un gesto
naturale, di buttare il sale nel-
l'acqua, per fare la pasta".
Armida fu pagata, per tre giorni
di riprese, undici mila lire, "che
allora erano una bella somma.
Ma l'esperienza pi divertente
fu quando i ragazzi di Urbania,
presi come comparse, si ubria-
carono.
Dovevano fare un girotondo
intorno all'attrice, Rosanna
Schiaffino, mentre si spogliava
in scena. Lo imponeva il copio-
ne. I ragazzi, per, erano a tal
punto carichi che presero una
bottiglia di vino e si ubriacarono,
facendo sbottare di nuovo
Lattuada, che non capiva".
"Io ho 29 anni - osserva l'asses-
sore Francesco Leoni - e anche
se nel 1965 non c'ero, mi stato
raccontato di questo evento.
Sono due gli avvenimenti che si
tramandano le persone: uno,
sono le bombe degli Alleati alla
fine della guerra. E l'altro ,
appunto, l'arrivo di Tot".
Lamore nella citt
di Paolo e Francesca
Gradara si prepara a festeggiare San Valentino
nel ricordo di Paolo e Francesca. Sabato, dome-
nica e marted, la citt dove si dice si sia con-
sumata la passione e la tragica morte dei due
innamorati cantati da Dante nel quinto canto
dell'Inferno, accoglier centinaia di coppie. Le
tre giornate avranno come tema dominante il
cioccolato. Il cibo degli dei accompagner i visi-
tatori che potranno muoversi fra "la passeggiata
degli innamorati" e l'osteria "Paolo e
Francesca". Oggi, Gradara ha imparato a sfrutta-
re, anche commercialmente, l'immagine dei due
innamorati,ma negli anni cinquanta furono i
primi turisti tedeschi a spiegare agli abitanti che
quella era stata la citt di Paolo e Francesca.
SAN VALENTINO
LUCA DOMENICHINI
11
SPETTACOLI
spettacolo?
Il mio di meno perch sono un
attore di cinema e televisione,
per questo i miei spettacoli
sono pi vendibili. Molti
Comuni hanno problemi a
finanziare la stagione teatrale e
tanti teatri resteranno chiusi. E'
un dramma, senza cultura si
diventa un paese del terzo
mondo e l'Italia molto vicina
a questo passaggio.
Quest'anno ricorrono le cele-
brazioni di Ibsen e Brecht, ma
nei cartelloni italiani sono
assenti. Il declino del sistema
Italia anche nella cultura?
Il declino iniziato anni fa, ora
soltanto conclamato. Chi
gestisce il teatro deve tornare a
concepirlo come luogo di spe-
rimentazione e non scimmiot-
tare la tv.
Progetti futuri?
Una nuova regia teatrale con
L'ignorante e il folle, un'altra
opera di Bernhard, il mio auto-
re preferito. In tv mi vedrete
prima nella fiction su Luigi
Tagli alla cultura,
Italia nel terzo mondo
Intervista ad Alessandro Gassman su c inema, teatro e Urbino
DESY DADDARIO
A sinistra, Tot
in una scena
del film
La mandragola
(foto Olivieri).
A destra,
lattore
Alessandro
Gassman.
Sar il comico di Zelig Paolo
Cevoli ad aprire domenica la
kermesse del Carnevale, che
come ogni
anno vedr sfi-
lare per la citt
i celebri carri
allegorici, frutto
della creativit dei Maestri
carristi fanesi. Domenica 26
gran finale con uno spettaco-
lo pirotecnico.
INALTO(A)MARE
Sassocorvaro
Domenica 12 febbraio
dalle 18 alle 24
San Valentino alla rocca, ma
non solo per gli innamorati.
Spettacoli di musica, danza e
teatro allinsegna del verso
dantesco Amor che vo cer-
cando... . Ci saranno anche
lezioni-spettacolo sullInferno
della Divina Commedia e sul
connubio tra amore e astro-
nomia, con Mario Mariani,
Umber to Piersanti e lensem-
ble lirico di Luisa
Macchinizzi. Ingresso: 7 euro
CINEMA
LA CONTESSA BIANCA
Urbino, Nuova Luce
Feriali ore 21
Festivi ore 18 / 21
Fino a gioved 16 febbraio
Nella Shanghai
alla vigilia del-
linvasione
giapponese, un
ex diplomatico
russo non
vedente e una contessa
russa stringono una relazio-
ne amorosa. Ma la donna
tuttaltro che uningenua.
GB-USA-Cina-Russia, 2005.
Regia di J ames Ivory
Genere: drammatico
I SEGRETI DI BROKEBACK
MOUNTAIN
Urbino, Ducale (sala 1)
Feriali ore 20 / 22,30
Festivi ore 17 / 20 / 22,30
D
opo il successo
con la Forza
dell'Abitudine al
teatro Sanzio,
abbiamo incon-
trato Alessandro
Gassman, per parlare di Urbino
tra arte e cinema.
Quest'anno ricorre il cinque-
centenario dell'universit,
per questo che ha scelto
Urbino per la prima del suo
spettacolo?
Ho scelto le Marche, perch
una regione che amo e che ha
un pubblico teatrale molto
attento. Conosco bene Urbino,
una bella citt universitaria in
grado di apprezzare Thomas
Bernhard, un autore che viene
goduto pi a fondo se si ha una
buona preparazione culturale.
Non ero per a conoscenza
della ricorrenza, ma spero di
portare una ventata di diverti-
mento nei festeggiamenti.
Urbino come set di un film?
Sarebbe perfetta, purtroppo
spostare il cinema da Roma
complesso. Ci sono varie Film
commission, delle agenzie che
rappresentano le regioni, che si
stanno muovendo bene, come
quella del Piemonte e della
Puglia. Mi auguro che possa
attivarsi una film commission
marchigiana; una regione
molto bella, oltre a essere la
patria di tanti artisti.
Urbino la citt natale di
Raffaello, lei ama l'arte?
Sono un disegnatore appassio-
nato, il mio ultimo lavoro la
locandina della Forza dell'abi-
tudine.
Dopo il restauro del film
L'armata Brancaleone le pia-
cerebbe girare un film in
costume?
Certamente, sono film che si
girano purtroppo sempre pi
raramente perch sono molto
costosi. Brancaleone una
delle pietre miliari delle com-
media italiana anni 60 e ha
segnato un passo importante
della carriera di mio padre.
Il suo spettacolo ha risentito
dei tagli del Fondo unico per lo
Fino a gioved 16 febbraio
Due giovani disoccupati tro-
vano lavoro sulle montagne
di Brokeback come mandria-
ni. Ma luss scoprono anche
un sentimento
amoroso che li
trascina in una
storia che dura
ventanni.
Vincitore del
festival di Venezia e di quat-
tro Golden Globe.
USA, 2005. Regia di Ang Lee
Genere: drammatico
MUNICH
Urbino, Ducale (sala 2)
Feriali ore 21
Sabato ore 19 / 22
Domenica ore 16 / 19 / 22
Un commando
israeliano gira
lEuropa per
vendicare lat-
tentato al vil-
laggio olimpico
di Monaco nel 1972 dove i
terroristi palestinesi uccisero
11 atleti ebrei. Il film libe-
ramente tratto dal libro
Vendetta . La storia attraver-
sa i vari stati danimo del
commando, dal patriottismo
alle crisi di coscienza.
USA, 2005. Regia di Steven
Spielberg
Genere: drammatico
Tenco e poi in Codice rosso,
in cui sono un vigile del fuoco.
Nell'ultimo film di Luc Besson
un criminale, pi facile
interpretare il cattivo o leroe?
E' pi facile recitare la parte del
cattivo. Per girare Codice
Rosso ho passato 7 mesi con i
pompieri. Eroi veri che rischia-
no la vita tutti i giorni e guada-
gnano 1.200 euro al mese.
Tra fiction, cinema e teatro
cosa preferisce?
Il teatro il luogo dove sono
nato, in cui mi esprimo con pi
libert. Se ci sono grandi occa-
sioni di cinema non me le fac-
cio scappare: ho girato un film
con Gianluca Tavarelli, di cui
sono molto soddisfatto. Si inti-
tola "Non prendere appunta-
menti questa sera" e uscir la
prossima stagione. Purtroppo
la cinematografia italiana si
ridotta e ci sono sempre meno
sceneggiature belle come quel-
la di Tavarelli. Per questo mi
capita di fare pi cinema all'e-
stero piuttosto che in Italia.
italiano, Alberto Lattuada
il Ducato
12
E
rasmus? Ma mi faccia
il piacere, direbbe
Tot. La reazione
degli studenti, alli-
dea di studiare alle-
stero, non certo
cos energica. Da un po di
tempo, per, linteresse per
lEuropa comincia a calare e il
numero di richieste si riduce
anno dopo anno.
accaduto in tante
universit italiane, e
ora anche a Urbino.
Nel nostro ateneo,
allultimo bando di
concorso (2005-06),
c stata una ridu-
zione del 16% delle
domande. Dopo
anni di relativa cre-
scita, anche qui
arrivata la batosta.
Varie le ragioni della
frenata. Ma limpu-
tato numero uno il
nuovo ordinamento universita-
rio, basato sulla riforma del 3+2.
Un meccanismo (laurea trien-
nale pi laurea specialistica)
poco amato dagli studenti e
incolpato di molti misfatti. Ora
la sua fedina penale si arric-
chisce di una nuova accusa:
attentato alla sopravvivenza del
glorioso programma Socrates-
Erasmus.
Secondo il rapporto 2005 del
consorzio Almalaurea, che
monitora 35 atenei nazionali, gli
studenti italiani partono sem-
pre meno volentieri. Rispetto al
2001, anno della riforma, la per-
centuale di nuovi laureati che
hanno studiato all'estero
scesa dal 19 all11,3%. Di questi,
nel 2004, solo il sette per cento
partito per una destinazione
Erasmus. Un calo graduale ma
inesorabile, con poche eccezio-
ni (Milano e Bologna).
A Urbino lintroduzione del 3+2
non ha avuto effetti immediati
sull'Erasmus. La
tendenza degli ulti-
mi anni stata posi-
tiva e gli studenti
partiti per lEuropa
sono passati dai 130
del 2001 ai 159 del
04. Vengono da
quasi tutte le facolt
e vanno un po
ovunque, dal
Portogallo alla
Finlandia. La mag-
gioranza iscritta a
Lingue e, come sem-
pre, femminile:
pi del 70% sono studentesse.
Le richieste, poi, ogni anno
hanno sfiorato quota trecento.
Nel 2005, per, la doccia fredda.
Gli studenti in partenza sono
scesi a 138 e, rispetto allanno
precedente, le domande com-
plessive sono passate da 249 a
208.
Il trend negativo delle vocazio-
ni mi stato confermato anche
dallagenzia nazionale Socrates-
Erasmus, spiega Fabrizio Maci,
responsabile delle Relazioni
internazionali dellateneo. Il
3+2 ha avuto certamente un
impatto sfavorevole, essenzial-
mente per due motivi. Primo, la
laurea triennale comprime
molto i tempi e per lo studente
pi complicato programmare
un periodo allestero. Per parti-
re al secondo anno, ad esempio,
bisogna presentare la domanda
a met del primo. Per qualcuno
davvero troppo presto.
C poi un altro problema -
aggiunge Maci -
Con la riforma sono
aumentati le lezioni
e gli esami.
Lorganizzazione di
moduli e semestri,
poi, diventata
sempre meno omo-
genea tra le diverse
universit e anche
allinterno dello
stesso ateneo. Per lo
studente, quindi, la
priorit diventa cer-
care di non allunga-
re ulteriormente la
durata degli studi. Anche per-
ch, se poi vuole fare la speciali-
stica, deve rientrare nei tempi
giusti per liscrizione.
Nonostante le difficolt,
comunque, qualcuno continua
a credere nellErasmus.
Valentina D., 23 anni, iscritta
allultimo anno di Lingue e cul-
tura per limpresa, appena tor-
nata dalla Business school di
Copenhagen: Alcuni miei com-
pagni di corso pensano che
allestero si perda tempo, ma ho
scelto di partire perch era
unopportunit irripetibile.
Lobiettivo era migliorare lin-
glese, ma lesperienza sar una
voce in pi nel mio curriculum,
quando cercher lavoro".
Gi, lErasmus per il futuro lavo-
rativo. Retorica europeistica a
parte, infatti, molti datori di
lavoro sembrano preferire sem-
pre pi i giovani neolaureati con
un Erasmus alle spalle. Nella
mia professione linglese fon-
damentale, spiega
Fabio C., 27 anni,
prossimo alla laurea
in Informatica.
Sono tornato a giu-
gno: un anno in
Danimarca, a
Aalborg, e ho deciso
di scrivere la tesi in
inglese. Con il 3+2,
molti miei colleghi
preferiscono lau-
rearsi in fretta piut-
tosto che imparare
una lingua stranie-
ra.
questione di mentalit, inve-
ce, per Irene P., ternana, 21 anni
e grinta da vendere. La riforma
centra poco, conta solo la voglia
di partire e studiare. Sono stata
quattro mesi alla facolt di
Economia di Jyvaskyla, in
Finlandia. Andavo a lezione
ogni giorno, altrimenti lesame
saltava. Allestero non si perde
tempo, lo perdi solo se non
studi. A Urbino, per, i prof non
sponsorizzano granch
lErasmus, nemmeno gli inse-
gnanti di lingua straniera.
Anche Maci riconosce la neces-
sit di coinvolgere maggior-
mente i professori. I docenti
che sono stati allestero - spiega
- sono i pi attivi ed entusiasti
nel promuovere lErasmus. Non
sono molti quelli ancora ostili,
ma si pu fare di pi.
Emblematico il caso di Scienze
politiche, facolt con naturale
vocazione esterofila: nellultimo
periodo, sono partiti due-tre
ragazzi allanno. Alcuni studen-
ti, poi, non giustificano le resi-
stenze di qualche professore ad
adeguarsi agli standard europei.
Dei 22,5 crediti ottenuti a
Copenhagen, ne hanno ricono-
sciuti solo sei, lamenta
Valentina D.
Dopo il dato allarmante del
2005, rilanciare lErasmus una
priorit anche per le Relazioni
internazionali di Urbino. Il
nuovo bando, appena pubblica-
to, scade a met marzo. Cos, a
fine febbraio ci sar una riunio-
ne dei responsabili di facolt,
per discutere su come rinvigori-
re il richiamo dellEuropa. Il
3+2 non si pu eludere e biso-
gna giocare su altri fattori. Per
Maci, un incentivo immediato
agli studenti pu essere lau-
mento della borsa Erasmus.
Oggi di 120 euro al mese. I
soldi della borsa? - sorride
Valentina - Con le mie amiche
abbiamo fatto un calcolo: in
quattro mesi, sono serviti a
comprare latte, biscotti e carta
igienica.
Bisogna
coinvolgere
di pi
i docent i
e int egrare
le borse
di st udio
Troppi esami
e lezioni
sempre
pi dif f icile
programmare
un periodo
allest ero
Bye bye Europa
Gli st udent i
non part ono pi
Nellultimo anno le richieste
sono diminuite del 16 per cento
Sotto accusa la riforma del 3+2
Erasmus, il calo in tutta Italia
GIANVITO LO VECCHIO
13
UNIVERSIT
E
ra una tesi
pi grande
di me. Che
da sola non
sarei riuscita
a preparare.
Ho chiesto aiuto al Cepu e si
sono offerti di scrivermela. Non
avrei mai pensato di finire in
un'aula di tribunale". Ombretta
viene da Milano. Nel 2001 era
studentessa di Sociologia all'u-
niversit di Urbino in attesa di
laurearsi. Oggi, siede sul banco
dei testimoni per il processo al
Cepu di Urbino, cominciato in
sordina a dicembre 2005 ed
entrato nel vivo mercoled 8 feb-
braio.
Undici gli imputati, assenti alla
seconda udienza. Sotto accusa
gli ex responsabili degli uffici
Cepu di via Mazzini: Leonardo
L u c a c c i o ni , Ma r i a nt o ni a
Diaferia, Giulia Bolletta e Lucia
Balista, indagati per associazio-
ne a delinquere al fine di redige-
re tesi di laurea e vendita degli
elaborati. Tra gli imputati, anche
tre studenti, due di economia
aziendale e uno di scienze politi-
che, che avrebbero discusso tesi
redatte dal Cepu e poi vendute a
prezzi elevati: dai 6 ai 10 milioni
di vecchie lire. Gli studenti
rischiano l'invalidazione della
laurea. Il processo diventa un
viaggio indietro nel tempo, rac-
contato attraverso le parole dei
testimoni convocati dal pm, la
dottoressa Catani. E si arriva al
2001, quando scoppia l'inchie-
sta. A raccontarla, l'allora com-
missario di Urbino, Gabriele
Andreani: "Una persona che
conoscevo aveva bisogno di
aiuto per la tesi. Il Cepu offriva
questa assistenza e cos ho pen-
sato di chiedere informazioni.
Mi hanno risposto che alla tesi ci
avrebbero pensato loro e che
questa mia amica non avrebbe
dovuto fare niente. Ho detto che
era illegale ma la responsabile
rispose che tanto ad Urbino lo
sanno tutti che funziona cos".
L'inchiesta decolla attraverso
intercettazioni telefoniche,
sequestri di tesi e studenti in
contatto con il Cepu che si erano
sentiti dire che l'assistenza signi-
ficava la redazione del lavoro. "A
settembre 2001 - racconta
Ombretta - la mia tutor disse che
avrebbe scritto i primi due capi-
toli sulla base della scaletta che
le avevo fornito. Intanto avevo
firmato un contratto che parlava
solo della preparazione di esami
universitari e non di tesi.
Pagando 8 milioni e 700 mila lire.
Ufficialmente dissero che dove-
va risultare come preparazione
agli esami". Il processo ripren-
der il 29 marzo.
A
ll'universit
periodo di esami.
Quattro matricole,
appoggiate alle
pareti del
Magistero, discu-
tono agitando i testi fotocopia-
ti. Uno di loro abbandoner il
corso di studi entro l'anno.
la situazione fotografata dal
rapporto del Nucleo di valuta-
zione universitario, un gruppo
di ricerca dell'ateneo. Per il
2004, in media, il 26,6% degli
studenti hanno lasciato late-
neo dopo il primo anno.
Rispetto al 2003, l'aumento
stato del 10%.
Difficile capire i motivi della
rinuncia. Studiare all'universi-
t costa, tanto. Un posto letto e
due pasti al giorno portano via
almeno quattrocento euro
mensili al bilancio degli uni-
versitari. Senza calcolare altre
spese necessarie, come quelle
per libri e trasporti.
I costi della formazione grava-
no sempre pi sulle famiglie.
Lo scorso anno accademico,
304 studenti non hanno rice-
vuto la borsa di studio
dall'Ersu: non per inefficienza,
ma per i tagli consistenti alle
risorse dell'universit.
Per molti ragazzi l'ingresso nel
mondo universitario un'av-
ventura tra aule e orari. I passi
iniziali possono essere decisi-
vi. "Il primo esame che ho
fatto stato Diritto pubblico.
Davvero pesante. Poi per qual-
che mese ho perfino pensato
di lasciare l'universit", ricor-
da Laura, studentessa di
Sociologia.
La situazione pi difficile per
i non frequentanti: "C' pro-
prio una disparit di tratta-
mento agli esami, anche i testi
sono pi difficili", dichiara
Fabio, sociologo al terzo anno
di studi.
Il servizio di orientamento
universitario potrebbe risolve-
re i dubbi di studenti dalle idee
confuse? Pochi si rivolgono
all'Ufficio informazioni di via
Saffi per chiedere consigli:
"Mah, qui vengono soprattutto
per gli indirizzi, i numeri di
telefono, i suggerimenti sulla
compilazione dei moduli.
Forse sarebbe utile uno speci-
fico servizio di consulenza",
osservano i responsabili dello
sportello.
Per le future matricole la scel-
ta della Facolt, dopo l'esame
di Stato, non sempre consa-
pevole. "Stiamo elaborando, in
un progetto cofinanziato dal
Miur, un programma di auto-
valutazione delle attitudini e
delle aspettative rivolto alle
scuole medie superiori", fa
sapere Marco Cangiotti,
responsabile per l'orienta-
mento dell'universit di
Urbino.
Scienze della formazione,
Scienze politiche, Sociologia e
Scienze motorie sono le
Facolt pi colpite dall'abban-
dono dopo il primo anno.
Osserva Bernardo Valli, preside
di Sociologia: "E' un fenomeno
difficile da interpretare, dob-
biamo ancora capire la nostra
"geografia". Dopo la riforma
universitaria, abbiamo visto
cambiare studenti e motiva-
zioni. E poi si tratta anche di
una dinamica fisiologica".
Vilberto Stocchi, preside di
Scienze motorie, aggiunge:
"Contano anche i trasferimen-
ti, molti sono studenti fuorise-
de. E quest'anno anche alcuni
allievi del primo anno si sono
trasferiti in altri atenei italia-
ni".
Insomma, pesa anche la lonta-
nanza da casa. fuorisede la
met degli studenti: i primi in
classifica sono gli studenti
provenienti dall'Emilia
Romagna (10,6%), seguiti dai
pugliesi (8,9%).
Per l'universit sembra un
momento difficile. Nel 2003-
2004 le immatricolazioni sono
diminuite del 17,3%: il dato
pi negativo tra gli atenei con
dimensioni comparabili a
quelle di Urbino, come Lecce e
Perugia.
in atto una controtendenza,
rassicura Marco Cangiotti:
"Anche se in via non ufficial-
mente definitiva, le immatri-
colazioni sono risalite: credo si
possa parlare di circa 3096
immatricolati nel 2004-2005 e
di circa 3500 nel 2005-2006.
Resta il rammarico per il pas-
saggio critico del biennio pre-
cedente".
LUCA DELLO IACOVO
ALESSANDRA BRAVI
Il processo
al Cepu
entra nel vivo
Giustizia
Per cent ual e di abbandoni dopo i l pr i mo anno
Soci ol ogi a
Sci enze pol i t i che
Sci enze Mot or i e
Sci enze mat emat i che
Fi s. Nat .
Sci enze del l a
For mazi one
Sci enze ambi ent al i
Li ngue e l et t er at ur e
st r ani er e
Let t ere e f i l osof i a
Gi ur i spr udenza
Far maci a
Economi a
0 5 10 15 20 25 30 35 40 45
Pochi esami, poi si rit irano
Scienze della formazione la pi colpita. Immatricolazioni - 17%
Il 26,6% delle matricole ha abbandonato lateneo nel 2004
IMMAGINI DEL CINQUECENTENARIO
LASINO
DI TOCCAFONDO
LE SFUMATURE
DI GIOVAGNOLI
IL FUORICORSO
DI ANGESE
LOMAGGIO
DI TONINO GUERRA
Fonte: Nucleo di valutazione universitario dellateneo.
cio due giravolte diverse con
cambio di piede. Ogni esibizio-
ne accompagnata dalla musi-
ca, classica o moderna, sulla
quale si costruisce una coreo-
grafia.
"In genere i ragazzi si sentono
pi protetti con le ginocchiere,
ma arrivati a un certo livello
non si usano pi perch ormai
si imparato
come cadere
senza farsi
male", spiega
Paradisi.
Dalla scuola
sono usciti
anche giovani
talenti.
Tra di loro
Gioele Morosini,
tredici anni,
terzo ai campio-
nati nazionali di
Gorizia del 2005.
Gioele ha patti-
nato sulle note della colonna
sonora del film "La maledizio-
ne della prima luna" in una
gara con difficolt program-
mate. Erano previsti tre rit,
cio catene di tre salti da una
rotazione ciascuna su un
piede.
" stato bellissimo", ricorda
felice Gioele. Per lui le nazio-
nali sono state il coronamento
di un impegno che dura da
quando aveva cinque anni, da
quando entrato nella scuola.
"L'emozione per Gioele era
forte, si ritrovato a confron-
tarsi con coetanei di tutta
Italia - ricorda Paradisi - ma lui
l'ha sfruttata per tirare fuori la
grinta e dare il meglio di s".
Quella dei "Fermignano
Roller" l'unica scuola dell'-
hinterland di Pesaro. "Non
facile trovare le strutture, spie-
ga l'istruttrice, per fare gli alle-
namenti - necessario un
campo di cemento levigato di
S
ono trenta, tra i sette
e i diciotto anni,
armati di pattini e
con grinta da vende-
re. I "Fermignano
Roller", sono la squa-
dra locale di pattinaggio a
rotelle.
La scuola di pat-
tinaggio che fre-
quentano, aper-
ta a ragazzi e
ragazze, stata
creata quattor-
dici anni fa da
Isabella De
Angelis, che,
dopo essersi
d i p l o m a t a
all'Isef di
Urbino, si tra-
sferita dal Friuli
al Montefeltro. A
aiutarla c'
Maeba Paradisi, ex pattinatri-
ce, che si era classificata
seconda alle regionali del
1996.
Frequentano la scuola un cen-
tinaio di persone dai quattro ai
trent'anni. "Ai bambini pi
piccoli non facciamo fare un
vero e proprio allenamento,
cerchiamo di avviarli al patti-
naggio attraverso il gioco",
dice De Angelis. "Chiaramente
una volta che entrano nella
squadra si pretende maggior
rigore".
I ragazzi si incontrano due
volte alla settimana per un'ora
e mezzo nella palestra delle
scuole medie. Quando arriva
la bella stagione e il clima lo
consente sfruttano invece il
campo all'aperto di via
Pergolesi.
Gli esercizi per l'agonismo pre-
vedono catene di salti, da due
a cinque, e trottole combinate,
il Ducato
14
PIER LUIGI CARA
Ballando
sulle rot elle
Dopo Pasqua le gare provinciali
Da Fermignano un terzo posto ai nazionali
Il pattinaggio
non ancora
diffuso:
non ci sono
abbastanza
istruttori
qualificati
almeno venti metri per qua-
ranta e un equivalente spazio
coperto per l'inverno. A questo
si aggiunge il fatto che diffici-
le trovare allenatori da queste
parti, ancora la cultura del pat-
tinaggio non radicata, anche
se le cose stanno cambiando".
Ora i "Fermignano Roller" si
stano preparando a affrontare
una nuova sfida: le provinciali
che ci saranno a Pesaro dopo
Pasqua.
"Andremo con dodici ragazzi,
e abbiamo buone speranze di
vincere e di arrivare anche alle
nazionali", aggiunge orgoglio-
sa l'insegnante.
La squadra appena tornata
da Bologna, dove il 21 gennaio
ha partecipato al torneo di
beneficenza "Mariele Ventre"
come rappresentante unico
delle Marche, classificandosi
quarta.
A giugno ci sar il saggio di
fine anno, al quale prenderan-
no come sempre parte perso-
nalit del mondo del pattinag-
gio. L'anno scorso stata la
volta di Giovanni Dallarda e
Gaia Grandi della nazionale,
che hanno partecipato anche a
gare europee e mondiali.
Durante il saggio i piccoli e la
sezione agonismo presentano
una coreografia su un tema
scelto dalla scuola.
Per il futuro l'allenatrice si
augura che la scuola possa uti-
lizzare la nuova struttura spor-
tiva costruita a Fermignano,
che al momento non ha ancora
le autorizzazioni necessarie,
dove avrebbero un campo pi
grande.
"Comunque non ci possiamo
lamentare - conclude De
Angelis - gli spazi ci sono, i
bambini anche. L'importante
lavorare sodo e divertirsi".
Una delle allieve dellla scuola di Fermignano impegnata ai campionati nazionali del 2001
15
SPORT
Cos si imparano
i segret i
di t orri e alfieri
Si pu giocare anche a scuola al posto
di unora di matematica
e imparareil rispetto delle regole
Scacchi: corsi per giovanissimi
A
s col t at emi
bene: se il
Bianco apre
di Re, il Nero
pu rispon-
dere con
questa strategia. Si mantiene
sulla difensiva e muove i pezzi
sempre dietro la linea dei
pedoni. Poi a met partita...".
I bambini osservano attenti le
mani di Fabio che si muovono
sulla scacchiera e spostano
rapide torri, alfieri e cavalli.
domenica mattina e un pic-
colo gruppo di ragazzini, anzi-
ch giocare a pallone come
molti coetanei, si sono incon-
trati con il loro maestro per
imparare i segreti degli scac-
chi.
La scuola in piazza della
Repubblica, nella sede della
Societ del Soldo, che due
volte a settimana, lascia le
chiavi a Fabio Acciaioli, gioca-
tore professionista e istruttore
riconosciuto dalla federazione
di scacchi, e ai suoi ragazzi.
" una disciplina sportiva
come le altre - spiega Fabio - e
richiede una preparazione e
un allenamento costanti. Io
stesso dedico un'oretta al gior-
no allo studio. una materia
in cui non si finisce mai di
imparare".
"Gioco anche a casa con mio
fratello pi grande e mia sorel-
la", racconta Massimiliano,
uno dei giovani allievi. "Ai miei
genitori ho fatto comprare un
sacco di giochi di scacchi". "Io
gioco con mio zio che molto
forte - aggiunge Luca - ma le
lezioni sono utilissime e sto
migliorando tanto".
Massimiliano e Luca sono
compagni di classe e frequen-
tano la prima media al Pascoli:
"Ci incontriamo anche fuori
da scuola per giocare a scac-
chi".
Domenica scorsa, per loro e
altri ragazzi della scuola arri-
vata la prima gara ufficiale, a
Falconara Marittima. "Era un
torneo under 16 - raccontano -
quindi abbiamo giocato con-
tro persone pi grandi e pi
forti di noi".
Ciononostante i ragazzi non
hanno sfigurato: Michele, che
anche il figlio di Fabio, arri-
vato terzo nella categoria dei
cadetti. Massimiliano e Luca
sono arrivati rispettivamente
quinto e quarto nei giovanissi-
mi. Lorenzo, un altro loro
compagno di classe, arrivato
secondo, ma a pari punti con il
primo, e si qualificato per le
finali nazionali che si gioche-
ranno questa estate a
Montecatini.
La scuola al suo secondo
anno. Per ora gli iscritti sono
una decina di ragazzi tra gli 11 e
i 14 anni.
Ma per Fabio non l'unico
impegno da istruttore: da qual-
che anno, infatti, insegna anche
nelle scuole medie di Urbino e
dintorni. Quest'anno, per tre
volte alla settimana, va alla
Volponi, nell'orario della pausa
pranzo.
Chiunque vuole pu partecipa-
re ai corsi. La seconda scuola
dove insegna sono le medie di
Ca' Gallo.
Domenica prossima inizia il
campionato di serie C a squa-
dre, su base regionale. La
prima giornata la Dynamo sar
impegnata a Porto
Sant'Elpidio. "Si giocano quat-
tro partite - spiega Fabio -
quindi, a turno, uno di noi
resta fuori. L'anno scorso il
campionato non andato
benissimo ma ci siamo tolti
una bella soddisfazione: siamo
stati gli unici a battere la squa-
dra di San Marino, che fortis-
sima". Anche quando gioca,
Fabio non perde mai di vista i
suoi giovani allievi: "Durante
le gare degli adulti i nostri
ragazzi giocano contro quelli
degli avversari e cos fanno
esperienza. Lo scopo finale
quello di portarne qualcuno,
un giorno, a gareggiare in
prima squadra".
A Montelabbate, invece, dove
il corso gi terminato, era
un'insegnante di matematica a
cedergli un'ora a settimana
delle sue lezioni per insegnare
ai ragazzi gli scacchi.
"La professoressa rimasta
stupita di come alcune classi
'difficili' si tranquillizzassero
durante la mia ora. Gli scacchi
sono un gioco ideale per i
ragazzi un po' irrequieti per-
ch obbligano alla concentra-
zione e insegnano disciplina e
rispetto delle regole".
All'insegnamento Fabio affian-
ca da anni l'attivit agonistica:
professionista dalla fine degli
anni '80, gioca nella squadra
della citt, la Dynamo Urbino.
In tutto sono cinque giocatori:
oltre a Fabio, ci sono due lavo-
ratori un professore e uno stu-
dente universitario.
SALVATORE LUSSU
Lot t a fino all ult imo grammo
Anche questanno la corsa al dimagrimento last minute
L
a bella stagione si avvicina e la
gente comincia a preoccuparsi per i
chili di troppo attorno ai fianchi
accumulati durante le vacanze natalizie.
L'ora scoccata, bisogna correre ai ripa-
ri: si va in palestra.
"A dire il vero negli ultimi tempi dimi-
nuito il numero di persone che
ricorrono alla ginnastica per i
dimagrimenti all'ultimo minuto",
spiega Claudio Ricciarelli, proprie-
tario della palestra Body Up. "Gli
allenamenti forzati - continua
Ricciarelli - non sortiscono grandi
effetti. Si rischia di fare un lavoro
estenuante, molto spesso unito a
diete che fanno male alla salute".
Rimangono comunque molte le
persone convinte di poter recupe-
rare la linea perduta attraverso ore
di esercizio fisico e beveroni dima-
granti. "Non capiscono che la
costanza a fare la differenza" dice
Savino Tupputi del centro sportivo
Tortorina. "Bisogna educare la
gente a considerare l'attivit fisica
uno stile di vita, non uno strumen-
to da utilizzare per perdere peso in breve
tempo".
Per bruciare calorie e riprendere tono
muscolare si ricorre ai pesi e all'allena-
mento aerobico. Ricciarelli consiglia la
fit-boxe: "E' un ottimo sistema per
dimagrire. Si lavora sulle gambe, con i
piegamenti, inoltre tirando i calci si ras-
sodano i glutei. Le braccia invece si irro-
bustiscono in maniera naturale.
Insomma, d tono senza ipertrofizzare".
Tupputi spiega che al Tortorina la gente
preferisce fare cardiofitness. Cyclette,
step, tapis roulant, macchine che
simulano lo sci di fondo sono le armi
in dotazione a questa forma di lotta
al grasso. Entrambi i gestori ammet-
tono che i loro clienti chiedono con-
sigli e diete per avere una linea per-
fetta. "Ci limitiamo a dare suggeri-
menti, non siamo medici", spiega
Ricciarelli. "Non rilasciamo ricette.
Al massimo diamo indicazioni su
come alimentarsi correttamente. Ad
esempio, diciamo di evitare di man-
giare pane e formaggio assieme per-
ch la somma di carboidrati e grassi
fa ingrassare. Poi ricordo sempre il
detto pranzo da principe e cena da
poveri". Sulla stessa linea anche
Tupputi: "Spieghiamo che la sera si
tende a ingrassare di pi. Gli ormo-
ni in circolo sono di meno e il cibo
assunto diventa subito grasso". Ma se
uno si ritrova a met febbraio con una
pancetta da smaltire prima dell'estate?
La risposta univoca: "Si fa quel che si
pu, senza aspettarsi risultati miracolo-
si!" (p.l.c.)
Per perdere peso:
costanza e cena
sempre leggera
Nelle palestre lo spinnig, unattivit
aerobica tra le pi richieste da chi
vuole dimagrire in fretta
Nella foto
a sinistra
Fabio
Acciaioli
spiega
agli allievi
le mosse
migliori
durante
una lezione
di scacchi
il Ducato
16
MASS MEDIA
P
otrebbe essere, que-
sto, lultimo biennio
dellIstituto per la
Formazione al
Giornalismo di
Urbino. A ottobre la
seconda scuola di giornalismo
pi longeva dItalia, se nei
prossimi mesi non dovessero
arrivare novit significative,
chiuder i battenti. La regione
Marche ha ridotto drastica-
mente i fondi dellIfg, metten-
do a disposizione dellistituto
per lattivit didattica del 2007,
150mila euro. Una somma che
non pu bastare per addestrare
32 giornalisti in grado di tratta-
re una notizia per la carta
stampata, la tv, la radio, lon-
line e lagenzia di stampa.
Se non arriveranno i soldi
necessari il bando per il nono
biennio dellIfg non sar pub-
blicato. Mentre in tutta Italia le
scuole di giornalismo si stanno
moltiplicando, a Urbino si
rischia la chiusura.
Contraddizione marchigiana?
Miopia della classe politica
locale? Le cose non stanno del
tutto cos: quella di cui soffre
lIfg di Urbino sembra non
essere una malattia poi cos
rara.
Anche listituto capostipite in
Italia, lIfg Carlo de Martino di
Milano, lo scorso anno si visto
diminuire di 86mila euro il
finanziamento regionale. Fu
allora che Franco Abruzzo, le-
nergico presidente regionale
dellOrdine pretese da tutti gli
iscritti allalbo professionale un
contributo aggiuntivo di 10
euro chiedendo in una lettera-
appello: i giornalisti lom-
bardi vorranno rinunciare a
una pizza allanno per sostene-
re la loro scuola?. Peggio
accaduto allaltra scuola stori-
camente finanziata con fondi
regionali: lIfg bolognese per
sopravvivere alla chiusura dei
rubinetti pubblici si accord
con lateneo, divenendo costo-
la della facolt di lettere di via
Zamboni. A ben vedere, allora,
quelli di Urbino potrebbero
essere banali, ma per questo
non meno pericolosi acciacchi
di vecchiaia. I sintomi di cui
soffre sono gli stessi che hanno
colpito tutte le prime scuole di
giornalismo. I finanziamenti di
cui vivono le scuole di giornali-
smo sono un problema aperto.
LOrdine nazionale, nel Quadro
di indirizzi per gli Ifg, indica tra
i requisiti indispensabili un
autonomia finanziaria traspa-
rente e documentata. E per
questo che in questi anni le
scuole hanno stretto il loro
connubio con le Universit.
Non c dubbio infatti che tra
un modello per lo pi autono-
mo dagli atenei, come quello
degli Ifg di Urbino e Milano, ed
un altro, quello bolognese
strettamente collegato alle
Universit nel tempo prevalso
il secondo. Tutti nuovi Ifg sono
inquadrati come master uni-
versitari, formula che permette
loro di avere le spalle coperte e
di non dipendere dalle esigen-
ze di bilancio delle regioni.
Dove i soldi delle Universit
non bastavano sono arrivati gli
sponsor privati, come nel caso
degli Ifg di Sassari e Torino,
sostenuti da due importanti -
istituti bancari.
Di ben altro partner, per, pu
fregiarsi la scuola di giornali-
smo dello Iulm di Milano. Nel
consorzio che finanzia la scuo-
la, di recente entrata la coraz-
zata Mediaset, che ha messo, tra
le altre cose, a disposizione dei
praticanti un nuovo studio tele-
visivo digitale. Dunque, grosso
modo, lo Iulm sta a Mediaset
come Perugia sta alla Rai: lIfg
Umbro, voluto dallazienda di
Stato, riceve dalle casse Rai un
assegno annuo di pi di
500mila euro. A questi due casi
isolati si aggiunge la scuola
della confindustriale Luiss. Ma
sarebbe pericoloso se questi Ifg
diventassero avamposti di
potenti case editrici.
Urbino non ha uno sponsor
cos potente. In passato un pic-
colo contributo era arrivato da
un industriale (Zoppas), ma da
solo oggi non basterebbe a ren-
dere Urbino indipendente
finanziariamente. Lipotesi di
agganciarsi totalmente alluni-
versit, poi, impercorribile: la
Carlo Bo non naviga certo in
acque pi tranquille. Se non
ritornano i finanziamenti pub-
blici lunica soluzione sara
quella di far pagare lo scotto
agli studenti. Le tasse annuali
allIfg di Urbino sono di 2600
euro. Per far sopravvivere la
scuola dovrebbero arrivare a
10-12mila euro, quanto le rette
esclusive richieste da molte
altre scuole. Ma unipotesi
che non piace ai vertici dellIfg
di Urbino.
Per il giornalismo pochi soldi
La regione taglia da 258mila a 150mila euro i fondi per lIfg di Urbino
Anche altre Scuole di giornalismo hanno perso i soldi pubblici ma possono contare su Universit e privati
O agli allievi vengono chieste
rette da ricchi, oppure il nono
biennio rischia di non partire
PAOLO RUSSO
In 16 anni 210 professionisti
Lavora nel giornalismo Il 95% dei praticanti della Scuola di Urbino
L'Istituto alla formazione al giornalismo di Urbino stato fondato nel 1990. In sedi-
ci anni ha "sfornato" 210 praticanti pronti per sostenere l'esame per diventare pro-
fessionisti. Il 95%di loro oggi lavora nel campo del giornalismo. Su quasi 200 gior-
nalisti professionisti, pi della met sono articolo 1, sono stati, cio, assunti a
tempo indeterminato, 60 a tempo determinato e 30 come collaboratori. Preparati in
tutti i media, la maggior parte dei giornalisti usciti dall'Ifg di Urbino lavora nella
carta stampata, seguono gli assunti nel giornalismo televisivo e nelle agenzie.
LA SCHEDA
ASSOCIAZIONE PER LA FORMAZIONE AL GIORNALISMO, fondata da Carlo Bo. Presidente: GIOVANNI BOGLIOLO, Rettore dell'Universit di Urbino "Carlo Bo".
Vice: GIANNETTO SABBATINI ROSSETTI, Presidente dell'Ordine dei Giornalisti delle Marche. Consiglieri: per l' Universit: BRUNO BRUSCIOTTI, LELLA MAZZOLI, GIU-
SEPPE PAIONI; per l' Ordine: STEFANO FABRIZI, DARIO GATTAFONI, CLAUDIO SARGENTI; per la Regione Marche: PAOLA DE CRESCENTINI, SAURO BRANDONI; per
la Fnsi: GIOVANNI GIACOMINI, GIANCARLO TARTAGLIA. ISTITUTO PER LA FORMAZIONE AL GIORNALISMO: Direttore: LELLA MAZZOLI, Direttore emerito: ENRICO
MASCILLI MIGLIORINI. SCUOLA DI GIORNALISMO: Direttore: GIOVANNI MANTOVANI Coordinatori: VITTORIO ROIDI, GIANNETTO SABBATINI ROSSETTI
I L DUCATO Periodico dell'Ifg di Urbino Via della Stazione, 61029 - Urbino - 0722350581 - fax 0722328336 www.uniurb.it/ giornalismo; e-mail: reda-
zione.ilducato@uniurb.it Diret t ore responsabile: GIOVANNI MANTOVANI St ampa: Arti Grafiche STIBU - Urbania (PU) - 0722319431 Registrazione
Tribunale Urbino n. 154 del 31 gennaio 1991
Sono 16 gli istituti gi attivi