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Patipatisse
Dello stesso autore
nella collezione Velvet
Altre stelle uruguayane
Stefano Marelli
Pezzi da 90
Storie mondiali
Rubbettino
14. Italia 1990
Il rumore e le vibrazioni del motore mi uc-
cidono. Ma il prezzo da pagare, se vogliamo
la fottuta aria condizionata. Finalmente, Die-
go dribbla gli ultimi giornalisti e sale sul pul-
lman. Viene a sedersi accanto a me. Gli chiedo
come andata in sala stampa.
Negro risponde Dovevi esserci.
Quando per tutti io ero El Negro, Diego mi
battezz Galindez, perch diceva che ero iden-
tico al pugile. E ora che il mondo intero mi co-
nosce come Galindez, lui torna a chiamarmi
Negro. Tipico di Maradona. Aveva sedici anni
quella volta che mi cambi il nome. Debutta-
va nella primera dellArgentinos Juniors, dove
io facevo il magazziniere. Da allora, siamo
stati quasi sempre insieme. E devo a lui se og-
gi sono il massaggiatore della albiceleste. Det-
tagli.
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Aun certo punto racconta Branco strap-
pa il microfono a Dunga e dice: gli argentini mi
hanno drogato. Cera qualcosa nellacqua che mi
hanno dato. Appena bevuto, ho cominciato a sen-
tirmi male, intontito, spossato. Ci che mi suc-
cesso gravissimo, potrei aver subito danni enormi
per la mia salute.
Diego sghignazza e continua I giornalisti
si mettono a ridere, giocatori e dirigenti brasi-
liani guardano Branco come fosse un poveret-
to. Salgado, il loro capo delegazione, si scusa
con i presenti: macch droga spiega Branco
non ha retto allo stress e ora cerca giustificazioni per
la sconfitta. E a chi domanda se intendono fare
ricorso alla FIFA, risponde: non credo proprio....
Ate hanno chiesto nulla della borraccia?
indago.
Claro que s.
E che gli hai detto?.
Ho messo la maschera da scandalizzato:
per favore, signori, siamo seri!.
Poi dice Facciamo divertire un po i ra-
gazzi. Raggiunge lautista e gli parla al-
lorecchio. Star armando una cazzata delle
sue. Allimprovviso, sentiamo ruttare gli alto-
parlanti. Diego che regola il volume del mi-
crofono. E inizia il suo show.
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Alla vostra sinistra, Damas y Caballeros,
attacca, potete ammirare limponente Stadio
delle Alpi, dove nel giugno del 90 lArgenti-
na elimin il Brasile dal Mundial. Una partita
perfetta quella degli argentini, capaci di an-
dare in gol ogni volta che superavano la met
campo.
la verit. Un tiro, un gol. Pali e traverse
ci hanno salvato il culo tre volte. Eppure, i ra-
gazzi non reagiscono alle battute del loro ca-
pitano. Solo poche risatine stanche. Diego ca-
pisce che ci vuole altro.
Ed eccoci ora, Seoras y Seores, al famoso
Bivio degli Sfigati. Noi prendiamo per Casel-
le, piccolo aeroporto per i voli interni. Di l,
invece, dove si sta infilando il pullman del
Brasile, si va alla Malpensa, scalo specializza-
to nei collegamenti intercontinentali. Fate ciao
ciao con la manina ai vostri avversari, che se
ne tornano a casa. Anche stavolta, ovvio, era-
no i grandi favoriti del torneo.
Diego ha indovinato la canzone. I ragazzi
cominciano a scaldarsi. Battute, urla, risate.
In effetti, nessuno avrebbe scommesso un
peso su di noi. Siamo campioni in carica, vero,
ma la squadra cambiata parecchio rispetto a
quattro anni fa. E linfermeria piena. Nep-
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pure Diego sta bene, ha un alluce che pare un
pompelmo. Allesordio, il Camerun ci batte 1-
0. Lo fa con clava e mitra, fra i sorrisini com-
piaciuti di Havelange e dei suoi scagnozzi,
che nei discorsi ufficiali hanno ripetuto sei-
cento volte: questo sar il Mundial del fair play.
Per fortuna. Torniamo in campo contro
lURSS. Vinciamo senza incantare (2-0), ma so-
prattutto perdiamo il portiere Pumpido.
Rompe tibia e perone scontrandosi con El Ba-
sco Olarticoechea, uno dei nostri. Con la Ro-
mania, infine, non riusciamo a difendere il
vantaggio e terminiamo 1-1. Passiamo agli ot-
tavi come ripescati, perch siamo fra le mi-
gliori terze. E Diego, in tre partite, non ha mai
tirato in porta. La stampa di tutto il mondo ci
d morti e sepolti.
Chi volesse qualcosa da bere continua
Diego, non esiti a chiedere al Negro!. la
conferma, non ufficiale, dei loro sospetti. E fi-
nalmente si scatena il pandemonio: per me vi-
no Branco bello fresco! A me invece una borraccia
speciale! Una copa de Galindez gran reserva! Pre-
se per il culo, imitazioni, canzoncine. Diego
ha ripreso il controllo totale del gruppo.
Il solo rischio, ora, che ai ragazzi scappi
una parola di troppo. Ma il nostro CT Bilardo
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ha due palle cos: sapr evitare ogni fuga di
notizie, nessun dubbio.
Prima del match, solo tre persone erano al
corrente de la trampa: Bilardo, che mi aveva or-
dinato di sciogliere del Roipnol in un paio di
borracce; io, che avevo provveduto senza fare
una piega; e Diego, ovvio. Il Brasile troppo for-
te aveva detto El Narign Qualificato a pun-
teggio pieno, gioca tre volte pi veloce di noi. Se
non facciamo qualcosa, perdiamo 5-0. E cos ho
preparato le borracce secondo le sue istruzio-
ni. Paura? E perch mai? Bilardo laureato in
medicina: chi sono io per non fidarmi? Gine-
cologo, certo, ma pur sempre dottore. En el
ftbol vale todo, mi ha rassicurato strizzando-
mi locchio. In quel momento, ho ripensato al
Bilardo giocatore, quando con la maglia del-
lEstudiantes lo sanno tutti era maestro
nellesasperare gli avversari. La sua specialit
erano spilli, aghi da siringa, spille da balia. Li
infilava nelle chiappe dei rivali. E poi, sui cor-
ner, tirava sabbia negli occhi ai portieri. Senza
contare le provocazioni verbali: corna, impo-
tenza, malattie in famiglia. Quella squadra
vinse tutto, in Argentina e nel mondo. Ma in
campo ci andavano undici figli di mignotta.
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Non a caso, il ciclo trionfale si chiuse quando
la polizia dovette arrestare tre di quei fuori-
legge. Li ammanett sul campo, al termine di
una mattanza vergognosa ai danni del Milan.
Un gran tipo, El Narign. Quando allenava in
Colombia, cenava spesso con Pablo Escobar e
Miguel Rodriguez, i mammasantissima de los
carteles de Medellin y de Cali. E sapete qual il
suo maggior rimpianto? Non essere riuscito a
metterli daccordo. Ma ci and vicino, pare.
Ganar! De qualquier forma! mi ha detto El
Doctor ieri sera. Poi siamo andati a informare
Diego. E, con lui, si deciso di non dire nulla
ai ragazzi. Troppo rischioso. Qualcuno maga-
ri non era daccordo. E qualcun altro, pessimo
attore, avrebbe finito per farsi sgamare. Nel-
lorfanotrofio in cui sono cresciuto, ho impa-
rato che quando sono troppi a sapere una co-
sa, finisce sempre tutto a puttane.
A questo punto, limportante era evitare
che i ragazzi bevessero dalle borracce desti-
nate ai brasiliani. Succede spesso, infatti, che
i giocatori si dissetino dalle bottigliette degli
avversari, durante le pause, quando medici e
massaggiatori entrano in campo ad assistere
un infortunato. Dunque, borracce trasparen-
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ti per noi, borracce verdi per Careca e com-
pagni.
Loccasione buona si presenta al 39. Ri-
cardo Rocha stende Troglio, il francese Qui-
niou fischia. Io e il dottore ci fiondiamo ad as-
sistere Pedrito. Si avvicinano alcuni giocato-
ri. Passo una borraccia verde a Giusti e gli di-
co: non bere, fa solo finta, e dalla a un brasi-
liano. Lui capisce al volo. Con la coda del-
locchio, mi accorgo che anche Monzon ha
raccolto una borraccia verde. Gli urlo di spu-
tare immediatamente. Lo fa. Il nostro medico
mi guarda interdetto, ma Diego subito lo di-
strae, chiedendogli del ghiaccio. Recupero la
borraccia di Monzon, gli proibisco di mettere
di nuovo le mani nella mia borsa, e gli allun-
go dellacqua pulita. Intanto Giusti parlotta
con Branco e, nel modo pi naturale del mon-
do, gli offre da bere. Sono le 5 del pomeriggio
e ci sono 34 gradi: il brasiliano se la ciuccia
tutta dun fiato.
Branco, fino a quel momento uno dei mi-
gliori, sparisce dalla partita. Nello spogliatoio
non dice nulla, cos ce lo ritroviamo in campo
anche nella ripresa. Ora ce la spassiamo, dice
Bilardo. Il laterale verdeoro uno zombie.
Tocca il primo pallone dopo un quarto dora,
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guadagna un corner, cade goffamente e im-
piega mezzo minuto per rialzarsi. Sbaglia i
passaggi, commette falli stupidi, perde ogni
contrasto. Visto che gioca proprio davanti al-
la nostra panchina, ci chiede di continuo cosa
cera nella borraccia. Caipirinha rispondiamo
noi bastardi cachaa, batida de coco, vino de
Mendoza. Una comica. Branco il migliore al
mondo sui calci piazzati lo sanno tutti spa-
ra bordate da cineteca. Quattro giorni fa, con-
tro la Scozia, ha mandato allospedale Murdo
MacLeod, che ha voluto fare il figo respin-
gendo di testa una sua fucilata. Ebbene, oggi
nemmeno riesce a prendere la rincorsa. Stra-
scina i piedi fino al punto di battuta e poi mol-
la cacatine fiacche contro la nostra barriera.
Passano i minuti ed sempre pi allucinato.
Prima di calciare unaltra punizione, si muo-
ve come un tergicristallo a destra e sinistra del
pallone. Quando si decide a battere, pare di-
sarticolato come il Ciao, quella merda di ma-
rionetta sbranata da un dogo che gli italiani
hanno scelto come mascotte del Mundial. E
svirgola ad almeno dieci metri dalla porta, sia
in altezza che di lato. Insomma, un cinema,
povero Branco. Poi Diego, a dieci minuti dal-
la fine, si beve lintera difesa brasiliana e toc-
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ca per Caniggia, tutto solo davanti a Taffarel.
Il biondo non si fa pregare e il turno lo pas-
siamo noi.
I ragazzi sono gasatissimi. La stanchezza
della battaglia pare gi svanita. La Copa, la
Copa... ruggisce Diego nel microfono. Se mi-
ra y no se toca rispondono impazziti i compa-
gni.
Qui lo dico e qui lo nego, Miguel Di Lorenzo
detto El Negro detto Galindez
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Indice
1. Uruguay 1930 9
2. Italia 1934 17
3. Francia 1938 25
4. Brasile 1950 33
5. Svizzera 1954 43
6. Svezia 1958 51
7. Cile 1962 61
8. Inghilterra 1966 69
9. Messico 1970 77
10. Germania Ovest 1974 85
11. Argentina 1978 93
12. Spagna 1982 101
13. Messico 1986 109
14. Italia 1990 117
15. Usa 1994 127
16. Francia 1998 137
17. Corea del Sud - Giappone 2002 145
18. Germania 2006 153
19. Sudafrica 2010 161
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