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LE CONTROVERSIE

IN MATERIA DI R.C.A.
Relatore: Alessandro Pepe
PUNTI TOCCATI DALLA RELAZIONE
Ambito di applicabilit del sistema di RCA (nuovo cod. ass. ex L. 990/69).
Questioni processuali
La messa in mora
Listruttoria
La decisione: analisi delle pi importanti regole di giudizio e dei pi
ricorrenti casi di controversie stradali
La condanna
La prescrizione dellazione
I provvedimenti anticipatori
AMBITO DI APPLICABILIT DEL SISTEMA
DI ASSICURAZIONE OBBLIGATORIA
Lart. 122 comma 1 cod. ass. (ex art. 1 L. n. 990 del 1969) prevede che i veicoli a motore
senza guida di rotaie, compresi i filoveicoli e i rimorchi, non possono essere posti in
circolazione su strade di uso pubblico o su aree a queste equiparate se non siano coperti,
secondo le disposizioni della presente legge, dallassicurazione per la responsabilit civile
verso i terzi prevista dallart. 2054 del codice civile e dallart. 91 comma 2 del codice della
srada.
La norma di riferimento , dunque, lart. 2054 c.c., ma lart. 122 introduce anche il
richiamo allart. 91 comma 2 cod. strada, che in caso di locazione finanziaria ha esteso al
locatario la responsabilit del conducente
Si precisa peraltro che:
- A far tempo dallart. 29 Legge 142/92, la copertura assicurativa obbligatoria estesa
anche ai danni verificatisi nel territorio degli Stati membri della U.E.
- il d.lgs. n. 360/1993 ha introdotto lobbligo di assicurazione anche per i ciclomotori con
decorrenza dal 1 ottobre 1993.
- per i natanti vi poi lart. 123 cod. ass., che prescrive lobbligo di assicurazione per le
unit di diporto (comma 1) e per i natanti di stazza lorda non superiore alle 25 tonnellate
muniti di motore di potenza superiore ai 3 HP (comma 2)
AMBITO SOGGETTIVO DI APPLICABILITA
LEGITTIMATI ATTIVI sono tutti i soggetti che subiscono danni a seguito della
circolazione dei veicoli:
i pedoni (art. 2054 comma 1 c.c.)
i trasportati a qualunque titolo (art. 122 comma 2 cod. ass. e vedi anche infra)
anche i proprietari del veicolo assicurato e tutti gli altri soggetti di cui allart. 129
comma 2 cod. ass. (ex art. 4 comma 2 L. 990/69) limitatamente ai danni alle persone;
per i danni alle cose valgono le limitazioni del citato art. 129 comma 2 cod. ass., che,
rispetto allart. 4 comma 2 L. 990/69, ha incluso tra i soggetti non legittimati al
risarcimento di tali danni i conviventi more uxorio, nonch i locatari nei contratti di
leasing (art. 91 comma 2 cod. strada)
Non legittimato il conducente (art. 129 comma 1 cod. ass., ex art. 4 comma 1 L.
990/69), cos come non sono legittimati gli eredi del conducente, che potranno agire
solo contro laltro assicuratore dellaltro veicolo coinvolto nel sinistro (Cass. 12097/04)
Altri legittimati attivi sono lassicuratore privato e quello sociale (INAIL e INPS)
che, dopo aver soddisfatto le pretese del proprio assicurato danneggiato da un
terzo, possono surrogarsi nei diritti dellassicurato nei confronti del responsabile
utilizzando il disposto dellart. 1916 c.c. oppure, per gli assicuratori sociali, la
surroga dellart. 142 cod. ass. (ex art. 28 della legge n. 990/1969) o lazione di
regresso di cui agli artt. 10 e 11 L. 114/1965. Tali ultime azioni, per, non
possono essere esercitata sulle somme spettanti al danneggiato a titolo di danno
biologico e morale (vedi i vari interventi della Consulta oltre che della
Cassazione)
Legittimato anche il datore di lavoro per i danni subiti dal sinistro che ha
colpito il proprio lavoratore, ugualmente pagato nonostante il mancato lavoro
(Cass. SU 88/1831) e non utilizzato dal datore di lavoro
Legittimati sono, altres, tutti i soggetti che abbiano subito un danno che si trovi
in rapporto causale col sinistro (ad esempio Cass. 91/11099); in particolare i
parenti o gli eredi della vittima
Lart. 122 cod. ass., innovando rispetto allart. 1 L. 990/69, ha poi escluso
loperativit dellassicurazione nel caso di circolazione avvenuta contro la
volont del proprietario, delusufruttuario, dellacquirente con patto di riservato
dominio o del locatario in caso di locazione finanziaria. Ma lazione in tali casi
comunque consentita, contro limpresa designata per il FGVS, visto che lart.
283 lett. d) ha previsto una nuova ipotesi che si aggiunge a quelle tradizionali.
Contro la volont significa che il veicolo stato rubato o sottratto con
violenza, visto che lart. 122 comma 3 cod. ass.,che prevede lesonero
dellassicuratore del veicolo nel caso di circolazione prohibente domino,
stabilisce espressamente che lassicurazione cessa a partire dalle ore 24.00 del
giorno in cui stata presentata la denuncia agli organidi polizia.
In questi casi la tutela risarcitoria spetta, ex comma 2 dellart. 283, ai terzi
non trasportati e a coloro che sono trasportati contro la propria volont ovvero
che sono inconsapevoli della circolazione illegale, sia per i danni alla persone sia
per i danni alle cose. Per i terzi consapevoli si prospetta un pericoloso - e
contrario allart 1 comma 1 Direttiva Consiglio 14-05-1990 n. 90/232 - vuoto di
tutela, perch essi non possono agire nemmeno contro lassicuratore del
vettore a norma dellart. 122 comma 3
In definitiva, si ripete lunico soggetto da non considerare terzo e non avente
in alcun caso diritto ai benefici derivanti dallassicurazione obbligatoria
solo e soltanto il conducente, e i suoi eredi
LA LUNGA STORIA DEI TRASPORTATI
Nella sua originaria formulazione, lart. 4 della legge n. 990/69, escludeva la
copertura assicurativa nei confronti dei trasportati. La legge n. 39/77, modificando
lart. 1 della legge n. 990, ha previsto lobbligo di assicurare i danni provocati alle
persone trasportate le quali, pertanto, da quel momento hanno goduto dellazione
diretta di cui allart. 18 legge medesima nei confronti dellassicuratore. La situazione
stata ribadita nel nuovo codice delle assicurazioni (artt. 122 comma 2 e 144).
Tuttavia, sino a pochi anno or sono, si escludeva che il trasportato a titolo di cortesia
potesse considerarsi terzo e, cos, beneficiare delle presunzioni di cui allart. 2054
c.c.: la tesi era che il trasportato a titolo di cortesia non era terzo estraneo perch,
nellaccettare il passaggio, accettava i rischi della circolazione; egli poi, non avendo
azione contrattuale, non solo non poteva ricorrere alla presunzione dellart. 1681 c.c.
dovendo quindi soggiacere alle regole generali dellart. 2043 c.c. (deve provare il
dolo e la colpa, il nesso di causalit e levento), ma non poteva nemmeno esperire
lazione diretta ex art. 18 L. 990/69, non avendo alcun rapporto col proprietario del
veicolo, com noto litisconsorte necessario in tale azione (vedi infra). Daltra parte,
questultima difficolt sussisteva anche per gli altri trasportati, non coincidendo
sempre la figura del vettore con quella del proprietario.
Per superare il problema e riconoscere eguale tutela a tali soggetti la giurisprudenza ha
adottato differenti soluzioni, attribuendo in alcuni casi la posizione di litisconsorte
necessario al conducente e non quella del proprietario, in altri casi riconoscendo una
azione diretta ex art. 18 contro lassicuratore solo nel caso di danno prodotto anche dal
proprietario. Molti casi (quelli numericamente pi frequenti) restavano, per, esclusi
dallambito di applicazione della presunzione dellart. 2054 comma 3 c.c. in favore dei
terzi trasportati.
Prendendo spunto anche dalle argomentazioni dei giudici di merito, la Cassazione (vedi
da Cass. 98/10296 in poi) ha modificato il proprio orientamento affermando che anche
il trasportato, indipendentemente dal titolo in base al quale stato effettuato il
trasporto, pu agire ai sensi dellart. 2054 c.c., beneficiando della relativa presunzione,
perch oggi, evidentemente, non possibile sostenere che la richiesta di un passaggio
per motivi di cortesia implichi necessariamente laccettazione del rischio del danno da
sinistro stradale.
Tale nuova impostazione agevola, dal punto di vista processuale, il compito del giudice
che non tenuto a qualificare lazione proposta nei confronti del proprietario del
veicolo sul quale viaggiava il terzo trasportato, giacch trova applicazione il medesimo
regime probatorio; e ci anche per le domande contestualmente proposte dal
trasportato, nei confronti del conducente-vettore e del proprietario dellaltro veicolo.
Dunque, sotto il profilo probatorio perde di significato, ormai, la differenza tra
contratto di trasporto a titolo gratuito e trasporto di mera cortesia.
LART. 141 COD. ASS.
In questo contesto, intervenuto il cod.ass, vigente dall1.1.2006, che con una norma
assolutamente innovativa, ha previsto che, salva lipotesi di sinistro cagionato da caso
fortuito, il danno subito dal terzo trasportato risarcito dallimpresa di assicurazione del
veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro entro il massimale minimo minimo di
legge, fermo restando quanto previsto allarticolo 140, a prescindere dallaccertamento della
responsabilit dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro, fermo il diritto al risarcimento
delleventuale maggior danno nei confronti dellimpresa di assicurazione del responsabile
civile, se il veicolo di questultimo coperto per un massimale superiore a quello minimo.
La norma sembra, dunque, prevedere la legittimazione esclusiva dellassicuratore del
vettore, e ci confortato dal comma 3, secondo cui lestromissione di tale assicuratore
consentita solo se limpresa di assicurazione del responsabile civile intervenga in giudizio
e, appunto, la estrometta (dovrebbe intendersi, ne chieda lestromissione). Ritenere, come
alcuni, che il richiamo al caso fortuito, pacificamente rappresentato anche dal fatto
esclusivo del terzo, consenta lazione anche contro laltro responsabile e il relativo
assicuratore, pare contrario a quanto emerge dal combinato disposto dei commi 1 e 3.
Del resto, il comma 1 espressamente esclude la necessit dellaccertamento della
responsabilit dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro.
E indubbio che cos il danneggiato perde una serie di potenziali legittimati passivi, ma vi
sicuramente un convenuto capiente, lassicuratore del vettore, e vi la salvezza
dellazione per il supero di massimale contro lassicuratore del responsabile.
Sullaltro soggetto da citare in giudizio oltre allassicuratore, vedi infra
IL SISTEMA DELLINDENNIZZO DIRETTO (ARTT. 149 E 150 COD. ASS. )
La stessa ratio sottesa allart. 141 sta alla base dellart. 149 cod. ass. , secondo cui in caso
di sinistro tra due veicoli a motore identificati ed assicurati per la responsabilit civile
obbligatoria, dal quale siano derivati danni ai veicoli coinvolti o ai loro conducenti, i
danneggiati devono rivolgere la richiesta di risarcimento allimpresa di assicurazione che
ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato (comma 1). La procedura di
risarcimento diretto riguarda i danni al veicolo nonch i danni alle cose trasportate di
propriet dellassicurato o del conducente . Essa si applica anche al danno alla persona
subito dal conducente non responsabile se risulta contenuto nel limite previsto dallart. 139.
La procedura non si applica ai sinistri che coinvolgono veicoli immatricolati alestero ed al
risarcimento del danno subito dal terzo trasportato come disciplinato dallart. 141 (comma
2). Si prevede una fase stragiudiziale, in cui limpresa del danneggiato deve provvedere
alla liquidazione dei danni entro un certo termine (commi 3, 4 e 5,; fornendo adeguata
assistenza: art. 9 del regolamento att. DPR 254/06) e, in caso di comunicazione di
impedimento al risarcimento diretto, di mancata offerta e/o di rifiuto di offerta nei
termini, il danneggiato puo proporre lazione diretta di cui allart. 145 comma 2 nei soli
confronti della propria impresa di assicurazione. Limpresa di assicurazione del veicolo del
responsabile pu chiedere di intervenire nel giudizio e pu estromettere laltra impresa,
riconoscendo la responsabilit del proprio assicurato . (comma 6).
Lart. 15 del DPR 254/06, emesso in attuazione dellart. 150 cod. ass. ha espressamente
previsto lapplicabilit di tale sistema ai sinistri successi all1.2.2007
Dal comma 6 emerge chiaramente la grande novit della legittimazione passiva dello stesso
assicuratore del danneggiato, secondo uno schema che sposta lasse verso un sistema di
assicurazione contro i danni, invece che per la responsabilit civile. Anche per tale
motivo, deve ritenersi che lassicuratore del danneggiato sia lunica parte necessaria del
giudizio, tanto pi che la partecipazione del responsabile civile, ovvero del proprietario
dellaltra vettura, consentirebbe facilmente la partecipazione dellassicuratore di tale
responsabile, attraverso il meccanismo della chiamata in causa ex art. 106 c.p.c.
I requisiti per accedere a tale sistema, del tutto innovativo, sono che:
- si tratti di sinistro, inteso come collisione secondo lart. 1 lett. d) del DPR 254/06;
- il sinistro abbia coinvolto solo due veicoli, che siano a motore, siano identificati ed
assicurati e non siano immatricolati allestero (non quelli a S. Marino: art. 4 DPR);
- dal sinistro siano derivati danni ai veicoli o ai loro conducenti, o alle cose trasportate di
propriet dellassicurato o del conducente, ovvero danno alla persona subito dal
conducente non responsabile non superiore al limite del 9 % (il limite dellart. 139); si noti
che lespressione non responsabile riferita solo allipotesi del danno alla persona, ma
appare illogico non estenderla anche ai danni a cose, anche perch lart. 5, relativo alla
richiesta preventiva di risarcimento anche per i danni a cose, parla di danneggiato che si
ritiene non responsabile; cos come deve preferirsi linterpretazione secondo cui la non
responsabilit sia anche quella parziale, visto che in tale art. 5 si legge danneggiato che
si ritiene non responsabile, in tutto o in parte, precisazione questa che solo apparentemente
contrasta con il cod. ass., visto che lart. 150, nel rinviare al DPR, contempla la possibilit di
stabilire i criteri di determinazione del grado di responsabilit delle parti .
I legittimati passivi dellazione risarcitoria sono:
1) limpresa assicuratrice ex art. 144 comma 1 cod. ass. (in precedenza art. 18 L.
990/69)
2) il proprietario del veicolo, litisconsorte necessario ex art. 144 comma 3 cod.
ass. (in precedenza art. 23 L. 990/69); la giurisprudenza da tempo, ossia dalla
nota Cass. SU 84/4055, ha risolto in questo senso i problemi interpretativi
dellespressione responsabile del danno di cui allart. 144 comma 3 (ex art. 23
L. 990/69)
LART. 144 COD ASS. (EX ART. 18 L. 990/69)
Si tratta della norma centrale nel sistema dellassicurazione obbligatoria, perch prevede
la tipica azione diretta del danneggiato nei confronti dellassicuratore, azione che la
giurisprudenza ritiene abbia fondamento contrattuale (Cass. 5218 e 5219 del 1983); ma il
contratto pi che altro il presupposto per il sorgere del diritto allindennizzo in capo al
terzo danneggiato.
Comunque, tale fondamento contrattuale giustifica la natura dellobbligazione
dindennizzo dellassicuratore rispetto a quella del danneggiante; questultima di valore
mentre la prima di valuta, anche se rapportata a quanto il responsabile deve a titolo di
risarcimento al terzo (Cass. 03/19555), e questa natura la rende produttiva di interessi
moratori e delleventuale maggior danno a norma dellart. 1224 c.c. anche oltre il limite
del massimale di polizza, se lassicuratore ritardi ingiustificatamente il risarcimento oltre
la decorrenza del termine di cui allart. 22 della legge 990 del 1969 (vedi infra).
La diversa natura dei due obblighi e delle due azioni per compatibile con la coesistenza
e cumulabilit delle due azioni (vedi a partire da Cass. 82/6428)
Se vi un fondamento contrattuale vi anche la necessit di tenere indenne il terzo
danneggiato dalle vicende contrattuali: ci giustifica la regola della tendenziale
inopponibilit delle eccezioni contrattuali ovvero le clausole che prevedono un concorso
del danneggiato nel risarcimento del danno, cd. clausole di franchigia (art. 144 comma 2
cod. ass., gi art.18 comma 2 L. 990/69)
ECCEZIONI INOPPONIBILI (anche se con azione di rivalsa nei confronti dellassicurato)
- Mancato pagamento della prima rata di premio con consegna del certificato assicurativo
(secondo il disposto dellart. 7 L. 990/69, oggi art. 127 cod. ass., il rilascio del certificato
obbliga lassicurazione nel periodo riportato nel documento: per tutte Cass. 01/6026)
- Sinistro cagionato con dolo dallassicurato (Cass. 82/3038 e Cass 97/1502)
- Mancanza dei requisiti abilitanti alla guida (Cass. 90/11977 per guida senza patente, Cass.
95/985 in caso di patente estera non convertita, Cass. 79/3374 in caso di guida con patente
scaduta)
- Ipotesi di trasporto anomalo
- Sinistro provocato da veicolo con targa - prova al di fuori delle ipotesi di legge (vedi Cass.
90/6771 in caso di circolazione senza targa e Cass. 92/2332 in caso di circolazione per scopi
diversi dalla prova tecnica)
- Guida in stato di ebbrezza
- Annullamento del contratto per dichiarazioni inesatte o reticenti
- Aggravamento del rischio
-Mancata denuncia dei vizi della cosa
- Ritardo di denunzia del sinistro
LA RIVALSA
Lassicuratore che paga in questi casi ha diritto di rivalsa, diritto che ha
fondamento contrattuale e quindi un autonomo diritto di regresso ed soggetto
alla prescrizione annuale dellart. 2952 c.c. (Cass. 97/9814 e Cass. 96/5078).
La rivalsa si esercita in genere contro il proprietario-assicurato, ma pu essere
esercitata anche contro il conducente (in particolare in caso di guida senza
patente).
In linea generale, deve escludersi la rivalsa contro il conducente in caso di
circolazione legittima in presenza delle condizioni di operativit della polizza
(vedi Cass. 95/12302)
ECCEZIONI OPPONIBILI DALLASSICURATORE
- Contratto privo degli elementi di cui allart. 1325 o carente sotto il profilo del rischio,
ad esempio perch stipulato per un sinistro gi verificatosi (Cass. 94/8560)
- Contratto materialmente inesistente e/o certificato assicurativo fasificato e
contraffatto (ipotesi nella quale non vale lefficacia privilegiata, ex art. 127 cod. ass., del
certificato di assicurazione); ove insorga contestazione, lonere di dimostrare che la
societ assicuratrice abbia rilasciato il certificato per il periodo in cui si verificato il
sinistro ovvero che sussiste il rapporto assicurativo grava sul danneggiato; inoltre, in
caso di mancata emissione del certificato di assicurazione, il terzo tenuto a dimostrare
lavvenuto pagamento del premio che fatto costitutivo del suo diritto allindennizzo e
ci anche in caso di contestazione, che ha valore di mera difesa e non inverte lonere
della prova, senza che possano considerarsi rilevanti le prevedibili difficolt del terzo di
accedere agli atti dellassicurazione (Cass. 94/10266)
- Carenza originaria di potere rappresentativo dellagente stipulante, tranne lipotesi di
affidamento colpevole (la carenza successiva, non adeguatamente pubblicizzata, non
invece opponibile al danneggiato)
- Mancanza dellautorizzazione del Ministero dellIndustria necessaria per il
compimento di attivit nel ramo della responsabilit civile da circolazione di veicoli,
ovvero sinistro verificatosi in unarea entro cui territorialmente inefficace il
provvedimento amministrativo. Non vi nullit del contratto per contrasto con norma
imperativa (Cass 95/586), ma inoperativit del contratto ai sensi degli artt. 1 e 10 della l.
990/69 (per le imprese autorizzate in base allart. 17 dello Statuto Sicilia, vedi la
pronunzia di illegittimit della Corte Cost. 88/634 e le sentenze Cass 91/255 e Cass
9512910 che, per i contratti gi stipulati, ha previsto la legittimazione del Fondo di
Garanzia) .
- La sospensione della garanzia assicurativa in caso di mancato pagamento alla scadenza
del premio successivo al primo, fino alle ore ventiquattro del quindicesimo giorno
successivo, non rilevando in contrario, con riferimento al sinistro accaduto nel periodo in
cui la garanzia assicurativa sia sospesa, il pagamento del premio successivamente
effettuato (Cass. 01/6026 e Cass. 95/176). Anche in tale caso viene meno lefficacia
privilegiata del certificato di assicurazione, che riguarda solo la prima rata di premio
VARIAZIONI RISPETTO ALLA IPOTESI TIPO SUB 1)
Art. 141 cod. ass.: Legittimazione passiva dellassicuratore del vettore
Artt. 149 e 150 cod. ass.: Legittimazione passiva dellassicuratore dello stesso
danneggiato
Art. 283 cod. ass. (ex artt. 19 L. 990/69): Legittimazione passiva dellimpresa
designata per il FGVS in caso di sinistro provocato da veicolo o natante:
a) non identificato;
b) scoperto di assicurazione;
c) assicurato con impresa in liquidazione coatta amministrativa;
d) circolante contro la volont del proprietario, etc.. (ultima novit).
Artt. 125 e 126 cod. ass. (ex art. 6 L. 990/69): Legittimazione passiva dellUfficio
Centrale Italiano in caso di sinistri provocati da veicoli o natanti immatricolati o
registrati allestero
Artt. 151, 152 e 153 cod. ass. (ex artt. 2, 3 e 4 D.Lgs. 190/03): Legittimazione
passiva del mandatario per la liquidazione sinistri ovvero
dellOrganismodindennizzo italiano di cui allart. 298 cod. ass. in caso di sinistri
avvenuti allestero
Art. 141 cod. ass.: vedi sopra
Artt 149 e 150 cod. ass.: vedi sopra
Artt. 125 e 126: rinvio alle norme
Artt. 151, 152 e 153 cod. ass.: rinvio alle norme
LART. 283 COD. ASS.
In caso di liquidazione coatta amministrativa, il sistema previgente era complesso, perch
oltre allipotesi ordinaria dellimpresa designata, vi erano le strade alternative del
commissario liquidatore ex L. 39/77 e dellimpresa cessionaria ex L. 738/78.
Nellipotesi ordinaria dellimpresa designata, questa, oltre ad essere la destinataria delle
richieste preventive di risarcimento, era la legittimata passiva in sede giudiziaria (art. 19
penultimo comma); ma ad essa si poteva affiancare la CONSAP Gestione FGVS in caso di
sua decisione di intervenire in giudizio, anche in appello (art. 19 ult. comma); e litisconsorte
necessario era anche il commissario liquidatore ex art. 23 L. 990/69.
Nel sistema del commissario liquidatore, questi poteva avere il potere di liquidare
stragiudizialmente il danno (art. 9 L. 39/77; vedi infra) e, per la causa, si doveva citare il
commissario liquidatore in una al responsabile del danno e allimpresa designata competente
territorialmente (art. 8 L. 39/77).
Nel sistema dellimpresa cessionaria, la richiesta preventiva di risarcimento danni doveva
essere sempre inviata alla cessionaria, mentre per linstaurazione del contraddittorio
occorreva distinguere tra sinistri verificatisi prima della messa in liquidazione o dopo e, in
tale ultima ipotesi, a seconda se le polizze fossero o meno gi scadute; legittimate passive
erano: nel primo caso, limpresa cessionaria in nome del CONSAP Gestione FGVS (art. 4
comma 3 L. 738/78), con laggiunta del commissario liquidatore (art. 4) e del responsabile ex
art. 23 L. 990/69; nel secondo caso, nel silenzio della legge, limpresa cessionaria, il
responsabile ai sensi dellart. 23 L. 990/69 e il commissario liquidatore; nel terzo caso,
limpresa cessionaria e il responsabile ai sensi dellart. 23 L. 990/69
Nel caso di messa in liquidazione di unimpresa nel corso di un processo lart. 25
comma 2 L. 990/69 prevedeva lapplicazione delle ordinarie regole in materia di
interruzione e la riassunzione del processo nei confronti delle parti originarie, con la
sola possibilit di comunicare la pendenza della lite allimpresa designata o
allimpresa cessionaria, ai fini dellopponibilit ad esse dellemananda sentenza
Si riteneva altres non necessaria una nuova messa in mora, valendo quella originaria
(vedi la giurisprudenza a partire da Cass. 83/2677).
Nella prassi, peraltro, spesso ci si limitava non solo a comunicare la pendenza della
lite, ma si riassumeva il processo nei confronti dellimpresa designata o cessionaria,
chiedendone la condanna diretta: sempre che fosse citata anche limpresa in
liquidazione coatta (perch altrimenti la riassunzione non sarebbe stata completa), si
trattava di una prassi legittima, perch la condanna diretta di tali imprese
rispondeva alla logica del sistema; del resto, esse, anche nellipotesi ordinaria,
potevano intervenire nel processo ai sensi dellart. 25 comma 3
LE NOVIT DEGLI ARTT. 283, 287 E 293 E SS. COD. ASS.
Oggi, col nuovo cod. ass., vigente dall1.1.2006, la situazione molto pi lineare:
Vi sostanzialmente un solo sistema generale, quello dellimpresa designata, con le
stesse regole previste in precedenza (tra cui la citazione del responsabile del danno ed
anche del commissario liquidatore) e con identiche regole quanto alla risarcibilit dei
danni (solo danni a persone in caso di veicoli non identificati; anche alle cose nellipotesi
di veicolo non assicurato ma con franchigia di 500,00; senza limiti in caso di veicolo
assicurato con impresa in l.c.a.). Le uniche rilevanti novit sono che:
1) la richiesta preventiva di risarcimento deve essere fatta sia allimpresa designata che
alla Consap FGVS (art. 287 comma 1);
2) in caso di messa in liquidazione nel corso del processo, linterruzione sembra
consegua dufficio (e non dipenda dalla dichiarazione di parte ex art. 300 c.p.c.) e
comporta la obbligatoria prosecuzione del processo nei confronti del commissario
liquidatore e dellimpresa designata (art. 282 comma 2);
3) limpresa designata interviene anche in caso di circolazione avvenuta contro la
volont del proprietario, dellusufruttuario, dellacquirente con patto di riservato dominio o
del locatario in caso di locazione finanziario. Sul punto si rinvia a quanto gi detto
sopra
Gli Gli artt artt. 293 e ss. contemplano poi un sistema . 293 e ss. contemplano poi un sistema alternativo alternativo , quello del , quello del commissario commissario
liquidatore liquidatore . autorizzato, nel decreto che dispone la liquidazione coatta, a . autorizzato, nel decreto che dispone la liquidazione coatta, a procedere, procedere,
anche per conto del FGVS ed in deroga all anche per conto del FGVS ed in deroga all art. 286 comma 1, alla liquidazione dei art. 286 comma 1, alla liquidazione dei
danni causati dalla circolazione dei veicoli e dei natanti danni causati dalla circolazione dei veicoli e dei natanti . . A differenza che in A differenza che in
precedenza, il commissario liquidatore, in tali casi, precedenza, il commissario liquidatore, in tali casi, anche il legittimato passivo anche il legittimato passivo
dell dell azione giudiziale, come si evince dal comma 2 dell azione giudiziale, come si evince dal comma 2 dell art. 294, secondo cui l art. 294, secondo cui l azione azione
va proposta va proposta nei confronti della procedura nei confronti della procedura dopo che siano decorsi sei mesi dalla dopo che siano decorsi sei mesi dalla
richiesta preventiva di risarcimento. La quale, secondo il comma richiesta preventiva di risarcimento. La quale, secondo il comma 1 della medesima 1 della medesima
norma, deve essere ripresentata al commissario liquidatore anche norma, deve essere ripresentata al commissario liquidatore anche se sia stata in se sia stata in
precedenza inviata all precedenza inviata all impresa in liquidazione coatta amministrativa impresa in liquidazione coatta amministrativa
VARIAZIONI RISPETTO ALLA IPOTESI TIPO SUB 2)
- Pi proprietari: tutti devono essere citati, anche se si tratti di coniugi in regime di
comunione legale
- Usufruttuario o acquirente con patto di riservato dominio Usufruttuario o acquirente con patto di riservato dominio: in tali casi costoro sono
i responsabili del danno, in linea con lart. 2054 comma 3 c.c.
- Utilizzatore di bene in leasing: solo con lart. 91 comma 2 del d.lgs. 285/92 (nuovo
codice della strada) tale soggetto stato equiparato al proprietario quale
responsabile del danno; e lart. 122 comma 1 cod. ass., richiamando tale
disposizione, ha confermato tale equiparazione (in precedenza, si escludeva che nella
elencazione tassativa dellart. 2054 comma 3 c.c. vi rientrasse anche lutilizzatore del
bene in leasing : Cass. 92/13015; la giurisprudenza, inoltre, ha sempre negato
lapplicabilit dellart. 91 per i sinistri verificatisi prima dellentrata in vigore del
nuovo codice della strada, permanendo il difetto di legittimazione passiva
dellutilizzatore in favore di quella del proprietario: Cass. 98/10698 e Cass. cit.
92/13015; mentre, una volta entrato in vigore lart. 91, il concedente proprietario ha
perso ogni legittimazione, spettante solo al locatario: Cass. 10034/04, 11006/03 e
12192/99)
- Attesa la tassativit dellelencazione di cui allart. 2054 comma 3 c.c. (vedi sopra),
non vi sono altri responsabili del danno, quali il comodatario, il noleggiante, il
titolare dellautorimessa cui affidata lautovettura.
- Azione del terzo trasportato ex art. 141: in tal caso, non vi sono ragioni per
escludere la regola del litisconsorzio necessario col responsabile civile,
identificabile per nel proprietario della vettura ove il terzo trasportato,
seguendo il meccanismo secondo cui si deve citare in giudizio lassicuratore del
vettore. Ritenere che il responsabile da citare sia invece il proprietario dellaltro
veicolo non appare coerente col sistema delineato dalla norma, tanto pi che in
questo modo si consentirebbe la deroga della limitazione soggettiva fissata dallart.
141, in quanto tale proprietario potrebbe chiamare in causa il proprio
assicuratore, che pertanto rientrerebbe nel processo, come dire, dalla finestra.
- Azione contro il proprio assicuratore ex art. 149: come gi detto, dal comma 6 di
tale norma emerge chiaramente la grande novit della legittimazione passiva dello
stesso assicuratore del danneggiato, secondo uno schema che sposta lasse verso un
sistema di assicurazione contro i danni, invece che per la responsabilit civile.
Anche per tale motivo, deve ritenersi che lassicuratore del danneggiato sia lunica
parte necessaria del giudizio, tanto pi che la partecipazione del responsabile
civile, ovvero del proprietario dellaltra vettura, consentirebbe facilmente la
partecipazione dellassicuratore di tale responsabile, attraverso il meccanismo
della chiamata in causa ex art. 106 c.p.c.
AMBITO OGGETTIVO DI APPLICAZIONE DELLASSICURAZIONE
OBBLIGATORIA
Il citato art. 122 cod. ass. (ex ART. 1 legge 990/69) dispone che i veicoli a motore
senza guida di rotaie, compresi i filoveicoli ed i rimorchi, non possono essere posti in
circolazione su strade di uso pubblico o su aree a queste equiparate ..
Tre sono i concetti e gli aspetti fondamentali:
1) Deve trattarsi di veicoli a motore senza guida di rotaie, in linea con lart. 2054
comma 1 c.c., con la sola precisazione che devono essere veicoli a motore,
laddove lart. 2054 parla solo di veicoli
2) I danni devono nascere dalla circolazione dei veicoli, nozione analoga a quella
dellart. 2054 comma 1 c.c.;
3) Tale circolazione deve avvenire su strade pubbliche e su aree a queste
equiparate;
Sul primo aspetto (nozione di veicolo), va detto che per veicolo deve intendersi ogni mezzo
condotto dalluomo (ivi compresi quelli con tiro da parte di animali, i mezzi agricoli e di
lavoro, le biciclette, i mezzi militari, i veicoli a trazione elettrica, come i filobus purch privi
di guida di rotaie, i rimorchi dei camion). Lart. 47 cod. strada classifica i veicoli.
Da tale categoria, ai fini dellazione diretta contro lassicuratore, devono essere senzaltro
esclusi:
- i veicoli con guida di rotaie e cio, i tram e i treni;
-i veicoli non a motore (che pu anche essere elettrico).
- ed ancora, i mezzi ad uso di invalidi e quelli ad uso ludico, purch, come previsto dal
nuovo Codice della Strada (D.Lgs. 10 settembre 1993 n. 360), non superino le caratteristiche
di massa e velocit dallart. 196 del DPR n. 285/92.
Quanto ai rimorchi va precisato come la legge prescriva una distinta copertura assicurativa
per la motrice e per i rimorchi, ma la garanzia di questi ultimi opera soltanto per il rischio
statico, e cio nel caso di carrelli o rimorchi non agganciati e quindi fermi su strade di uso
pubblico o aree equiparate o manovrati a mano. Nel caso, invece, in cui viaggiano con la
motrice, la polizza si estende al complesso unitario circolante e compre anche i danni
prodotti dal rimorchio senza che debba essere evocato in giudizio anche lassicuratore del
rimorchio, eventualmente diverso (Cass. 96/11318).
Comunque, lart. 122 comma 1 prevede il rinvio ad un apposito regolamento per
individuare i veicoli esclusi dallobbligo di assicurazione
Per il secondo aspetto (nozione di circolazione), va rilevato che esiste uninterpretazione
ampia del concetto di circolazione, facendovi rientrare i veicoli in movimento e quelli in
sosta; pi in particolare, viene definito scontro qualsiasi urto tra due o pi veicoli, siano
essi entrambi in marcia o uno in movimento e laltro fermo (Cass. 97/10110); n rileva, in
caso di veicolo fermo, che il conducente sia al posto di guida o in condizione di orientare ed
azionare i comandi (Cass 93/11681).
Nella pi recente giurisprudenza di legittimit, anche in caso di incendio di veicolo in sosta
e pur in assenza di uno stretto legame cronologico col precedente movimento del veicolo si
ritenuto trattarsi di danno derivante dalla circolazione di veicoli, con la sola esclusione
dellipotesi di incendio doloso (Cass. 04/2302; per soluzioni diverse, che impongono di al
danneggiato di dimostrare che lincendio sia dipeso dalla circolazione, vedi per Cass.
2000/5032 e Cass. 97/ 5146).
La responsabilit da circolazione sussiste in presenza di eventi dipendenti dal movimento,
come ad es. la chiusura o apertura di portiere, lutilizzo dei congegni e degli accessori del
mezzo. Non dovrebbero, quindi, rientrare nella nozione i danni prodotti dalla caduta della
merce trasportata da un veicolo, a meno che tale caduta non dipenda propria dalla
circolazione.
Quanto al terzo aspetto (nozione di area pubblica o privata), la copertura assicurativa
opera solo se il danno si sia prodotto in area aperta al pubblico transito, mentre
irrilevante il regime di appartenenza pubblica o privata della strada, venendo in rilievo
se ne sia consentito laccesso ad un numero indeterminato di persone, ovvero la
possibilit giuridicamente lecita di accesso da parte del pubblico (Cass. 96/1062).
Tradizionalmente si ammette lapplicazione dellass. obbl. in caso di sinistro:
- nel piazzale di uno stabilmento di una societ privata ove era consentito laccesso, per
le forniture, ad esterni rispetto allazienda (Pret. Salerno 11 giugno 1996, in Arch. giur.
circ. trasp. 1996, p. 648)
- in un cortile privato che serviva per laccesso di clienti di un negozio (Cass. 89/3785)
- in un parcheggio privato confinante sulla pubblica strada privo di recinzione e di
riparo protettivo (Cass. pen. 21 marzo 1974 in resp. Civ. prev. 1975, p. 707)
-Si esclude applicazione della legge in caso di sinistro:
-nel cortile interno di un edificio (Cass. 95/8846)
- allinterno di una cava privata (Pretura Eboli 11.12.89 in Giur. Merito 1990 p. 719)
- nel cortile di una caserma di PS (App. Milano 16.12.88 in Assicur. 1989, II, p. 78)
- nellarea di un impianto di distribuzione di carburante (Cass. 97/5146)
- in unarea privata condominiale (Trib. Milano 9.4.84 in riv. Giur. Circ. trasp. 1984 p.
531)
- allinterno di unofficina (Cass. 98/1321)
Comunque, anche sul punto lart. 122 comma cod. ass. rinvia alle indicazioni di un
successivo regolamento
2. QUESTIONI PROCESSUALI
Il problema preliminare dato dal rito applicabile. Com noto, lart. 3 L. 102/06 ha
previsto lapplicazione del rito del lavoro per le cause relative al risarcimento dei
danni per morte o lesioni conseguenti ad incidenti stradali.
VARIE QUESTIONI
1) Lespressione incidente stradale, anche se atecnica, deve essere equiparata a
quella dellart. 2054, dellart. 7 comma 2 c.p.c., del cod. ass. e della L. 990/69, ossia
deve intendersi come incidente conseguente alla circolazione dei veicoli. Del resto,
depongono in tal senso i lavori preparatori e le altre disposizioni della legge, in
particolare quelle che hanno modificato gli artt. 589 e 590 c.p. per le ipotesi di lesioni
o omicidio che siano commessi con violazioni delle norme sulla circolazione stradale.
Va pertanto respinta la tesi secondo cui, anche la semplice caduta di pedoni in strada
sarebbe incidente stradale soggetto al rito del lavoro.
Peraltro, si tratta di incidente stradale e, dunque, la legge sicuramente non
riguarda i danni derivanti dalla circolazione dei natanti.
Il riferimento generico a veicolo, poi, fa rientrare nellambito di applicabilit della
legge anche i danni causati o subiti da veicoli a motore con guida di rotaie, esclusi
invece dallart. 2054 e dal cod. ass. Analogamente vi rientrano i veicoli non a
motore.
Quanto alle nozioni di circolazione e strada, basta richiamare lampia
elaborazione relativa allart. 2054 e alla legge sullass. obbl. (rinvio)
2) Il chiaro riferimento ai danni che siano conseguenza di lesioni sta a significare
che vanno trattati col rito del lavoro anche le cause relative a danni ulteriori a quello
biologico ma pur sempre conseguenti a lesione fisica (danno morale, alla vita di
relazione e patrimoniale).
I termini morte e lesioni portano, invece, sicuramente ad escludere lapplicazione del
rito del lavoro nel caso di danni a cose.
3) Poich si parla di cause relative al risarcimento dei danni per morte e lesioni, e
non di cause di risarcimento danni, il rito del lavoro dovrebbe valere anche per le
cause recuperatorie, sia che si tratti di azioni surrogatorie che di regresso. Si tratta
di una soluzione che evita illogiche esclusioni e, del resto, per le cause di lavoro tale
interpretazione estensiva stata applicata in presenza di analoga espressione dellart.
409 c.p.c. (cause relative ai rapporti indicati)
4) Quanto alla competenza, resta ferma quella del Giudice di Pace o del Tribunale, a
seconda del valore (art. 7 comma 2), perch lart. 413 c.p.c., che prevede la
competenza funzionale del Tribunale non stato richiamato. Del resto, tale norma si
riferisce al Tribunale quale giudice del lavoro ed attiene specificamente alle
controversie dellart. 409 c.p.c.
5) Come visto la legge prevede il rito del lavoro solo per i danni per morte o lesioni
conseguenti ad incidenti stradali, con esclusione quindi dei danni a cose.
Orbene, in caso di danni sia a persone che a cose, si applica il rito ordinario,
quello del lavoro, o le domande si separano?
Sicuramente non si presenza di una connessione in senso tecnico, per cui dovrebbe
disporsi la separazione delle cause (tesi seguita da alcuni); ma lart. 40 comma 3 c.p.c.
appare espressione di un principio di carattere generale che sembra imporre la
trattazione unitaria, affermando la prevalenza del rito ordinario (perch non vi causa
di lavoro). Del resto, qui la domanda unitaria con pi voci di danno (che se non
richieste tutte insieme non possono essere invocate in altro giudizio, salva espressa
riserva). Lart. 140 comma 4 cod. ass., poi, impone il litisconsorzio necessario tra tutti i
danneggiati nel medesimo sinistro, per cui sembra assurdo imporre un litisconsorzio in
caso di pluralit di danneggiati e separare quando danneggiato sia uno solo. Anzi, lart.
140 comma 4 mette in crisi la stessa separazione delle cause in caso di domande per
danni a cose e persone proposte da danneggiati nel medesimo sinistro.
Quanto alla tesi della trattazione unitaria con prevalenza del rito del lavoro, essa non
sembra poggiare su alcuna norma, men che meno lart. 40 comma 3 c.p.c., che, come
visto, afferma in via generale la prevalenza del rito ordinario tranne che per le cause di
lavoro (e non questo il caso).
6) Le norme processuali applicabili
Escluso, come detto, lart. 413 c.p.c., va altres esclusa lapplicazione degli artt 410 e
412 quater c.p.c., che prevedono a pena di procedibilit un tentativo di conciliazione
tipico delle cause di lavoro, da realizzarsi presso commissioni di conciliazione
tipicamente previste per il rapporto datori di lavorolavoratori. Peraltro, per le cause
di risarcimento RCA vi gi la condizione di proponibilit di cui agli artt. 145-148
cod. ass. (e simili).
Altre norme sicuramente avulse dalla fattispecie dei sinistri stradali sono quelle degli
artt. 417 bis e 420 bis c.p.c, cos come lo lart. 429 comma 3 c.p.c. (la rivalutazione dei
crediti di valore), norma non avente natura processuale.
Le altre norme appaiono, viceversa, tutte applicabili, sicch:
- per gli atti introduttivi, e i relativi termini di decadenza, valgono gli artt. 414 e ss.
c.p.c. (si noti che, secondo la pi recente giur. di legittimit, lart. 164 c.p.c.
applicabile anche al rito del lavoro, per cui il ricorso nullo per indeterminatezza del
petitum e della causa petendi va rinnovato);
- - le istanze istruttorie vanno formulate in modo integrale, anche con lindicazione dei
testimoni, negli atti introduttivi, senza possibilit di ulteriori integrazioni, previste
invece nel rito ordinario (nei termini del nuovo art. 183 comma 6 c.p.c.);
- - si applica lart. 421 c.p.c. sui poteri istruttori dufficio del giudice (escluso il
giuramento decisorio e, secondo la dottrina, linterrogatorio formale), con
possibilit di articolare una prova testimoniale e interrogare liberamente i soggetti
incapaci a testimoniare (tale potere istruttorio, secondo SU 11353/04, pu essere
esercitato quando le risultanze di causa offrano significativi dati dindagine, casi
in cui non si pu decidere sulla base del principio dellonere della prova, ma
bisogna procedere allassunzione dei mezzi dufficio; trattasi di norma destinata a
rivoluzionare la materia, regolata dalle presunzioni di colpa dellart. 2054 c.c.;
per, potrebbe anche dirsi che lesistenza di tale norma, di carattere generale,
mette in crisi lapplicazione tout court dellart. 421 c.p.c.);
- - la sentenza va emessa con lettura del dispositivo (o con sentenza a verbale ex art.
281 sexies c.p.c.)
- Si noti che linosservanza di tali norme si converte in motivi di nullit della
sentenza e, dunque, in motivi di gravame, che se accolti portano allannullamento
della sentenza ma non alla rimessione al primo giudice (quindi, conseguenza non
grave)
7) La disciplina transitoria
La legge 102/06 nulla dispone al riguardo, a differenza di tante altre ipotesi di
introduzione di nuovi riti. Anche per questultimo ragione, che si aggiunge al rilievo
che gli artt. 426 e 427 c.p.c. fanno riferimento ad un errore nellidentificazione del
rito (errore nella specie inesistente, perch la necessit di mutare il rito sorge per
effetto dello ius superveniens) nonch al rilievo che si va oggi accreditando il principio
tempus regit processum (fondato sullart. 5 c.p.c.), lopinione assolutamente
prevalente nel senso che la nuova legge si applica solo ai giudizi sorti dopo l1.4.2006,
data della sua entrata in vigore
LINTRODUZIONE DEL PROCESSO QUESTIONI VARIE
Si detto chi bisogna citare: in generale il proprietario e lassicuratore
Lart. 144 cod. ass. (ex art. 23 L. 990/69) prevede, come visto, unipotesi di litisconsorzio
necessario processuale per le azioni promosse contro lassicuratore, nel senso che deve
essere sempre evocato anche il responsabile del danno nonch, in caso di liquidazione
coatta amministrativa, il commissario liquidatore. Altra norma rivoluzionaria lart.
140 ult. comma cod. ass., che prevede il litisconosrzio processuale fra tutti danneggiati
dal medesimo sinistro (sempre che siano di fatto identificabili ed identificati)
La carenza del litisconsorte necessario deve essere sanata con un ordine dintegrazione del
contraddittorio ai sensi dellart. 102 c.p.c. (richiamato dallart. 140 ult. comma) e, in
appello, ex art. 331 c.p.c.
Si badi bene: il litisconsorzio necessario non opera al contrario, nel senso che le cause
contro il responsabile civile ex art. 2054 c.c. non presuppongono la necessaria
partecipazione al giudizio dellassicuratore.
Ne deriva che, in caso di mancata notifica allassicuratore, non applicabile lart. 102 c.p.c.,
e lunica possibilit quella di ricorrere allart. 107 c.p.c.; la mancata notifica, si
ricordi, prescinde dal comportamento della parte notificante, ma postula solo che il
tentativo di notifica, al di l di chi sia la colpa, non sia riuscito, ossia che il procedimento
notificatorio non si sia concluso con consegna di copia conforme delloriginale dellatto
(ad esempio Cass. 97/4746, Cass. 99/14068 e Cass. 00/4753).
Se lordine dintegrazione del contraddittorio non viene rispettato, occorre distinguere:
- se vi eccezione tempestiva della parte vi lestinzione del processo ex art. 307 c.p.c.;
-se non vi tempestiva eccezione e si tratta di semplice inosservanza del termine, non vi
estinzione;
- se proprio mancata lintegrazione del contraddittorio, la domanda improcedibile non
potendosi pervenire ad una sentenza utiliter data;
- se mancata lintegrazione del contraddittorio ma la parte si sia ugualmente costituita,
tutto sanato
- se la notifica nulla, e non inesistente, soccorre lart. 291 c.p.c., disponendosi la
rinnovazione della notifica dellatto dintegrazione del contraddittorio
- se tale atto viziato sotto il profilo dellart. 164 c.p.c, bisogna distinguere tra vizi della
vocatio in ius, che consentono una rinnovazione avente efficacia retroattiva, e i vizi
delleditio actionis, che consentono una rinnovazione che non sana le eventuali decadenze
verificatesi; in questultimo caso, quindi, lordine dintegrazione del contraddittorio
dovrebbe ritenersi irrimediabilmente non rispettato, con le conseguenze di cui sopra
- Pi in generale, le regole processuali degli artt. 164 e 291 c.p.c. valgono anche per gli atti di
citazione (o ricorsi) originari; e sempre in via generale, si ricordi che gli artt. 102, 164 e 291,
solo applicabili una sola vola, ma anche uno dopo laltro, operando su piani diversi
Frequente in materia la formulazione di uneccezione di incompetenza per territorio
da parte dellimpresa assicuratrice; al riguardo bisogna valutare se essa sia fatta nella
prima difesa ex art. 38 c.p.c (e nei termini dellart. 180 comma 2 c.p.c. in caso di
applicabilit del rito ante riforma del 2005), mentre non rileva la contumacia del
responsabile civile o la mancata eccezione da parte di questi, perch la Corte
Costituzionale, con la nota sent. 41/06, ha superato una volta per tutte il
consolidatissimo orientamento girisprudenziale secondo cui in caso di litisconsorzio
necessario il silenzio sul punto da parte di un litisconsorte radica per sempre la
competenza del giudice adito (Cass. 99/9613 e Cass. 96/7467).
Verificare in prima udienza, anche dufficio, ai sensi dellart. 83 ter disp. att. c.p.c., se
la causa non debba essere trattata (a seconda di dove si lavori) da una sezione
specializzata, da altra sezione specializzata oppure dalla sede centrale
Qualche volta sussistono ipotesi di litispendenza, continenza e connessione, con la
conseguente necessit di applicare i principi degli artt. 39 e 40 c.p.c. (si ricordi che,
secondo tali norme, il tribunale attrae le cause dei giudici di pace).
Spesso vi sono cause connesse dinanzi al medesimo ufficio giudiziario, per cui bisogna
adottare i provvedimenti degli artt. 273 e 274 c.p.c.
Sulla connessione tra cause per danni a persone e a cose vedi sopra
LA MESSA IN MORA
L art. 22 L. 990/69, che ha superato censure di incostituzionalit, prevedeva una
preventiva richiesta di risarcimento danni inviata allimpresa assicuratrice almeno 60
giorni prima dellinstaurazione del giudizio, spatium deliberandi che diventava di sei mesi
nel sistema del commissario liquidatore e in quello dellimpresa cessionaria, tranne in
questultimo caso per i sinistri verificatisi dopo la messa in liquidazione coatta con polizze
scadute.
Lart. 145 cod. ass. ha ribadito lonere della preventiva richiesta di risarcimento,
differendo lo spatium deliberandi a 60 e 90 giorni a seconda che si tratti di danno a cose o
a persona. Trattasi di norma richiamata anche per il danno del terzo trasportato (art.
141) eper lindennizzo diretto (art. 149). Lart. 287 cod. ass., con riferimento allipotesi
dellimpresa designata, prevede poi un termine di 60 giorni per tutti i tipi di danno, che
aumenta a sei mesi solo nel caso della liquidazione coatta amministrativa. Uguale termine
di sei mesi previsto dallart. 294 cod. ass. nellipotesi della procedura nei confronti del
commissario liquidatore autorizzato.
Si noti che, secondo lart. 145, la richiesta deve essere rivolta allassicuratore del
responsabile; lart. 141 la prevede nei confronti dellassicuratore del vettore; lart. 149 nei
confronti dellassicuratore del danneggiato (e solo per conoscenza nei confronti
dellassicuratore dellaltro veicolo art. 145 comma 2); lart. 287 nei confronti dellimpresa
designata e della Consap FGVS (insieme e non in alternativa: novit); lart. 294 nei
confronti del commissario liquidatore.
Sia nellipotesi di indennizzo diretto che in quello dellimpresa designata ex art. 283
lett. A (veicolo non identificato), previsto un meccanismo di migrazione della
messa in mora: che lassicuratore del danneggiato deve girare allassicuratore del
responsabile ove ritenga che non sussistano le condizioni della procedura di indennizzo
diretto (art. 11 commi 2 e 3 del DPR attuativo 254/06); che il danneggiato non deve
ripetere allassicuratore dopo che lo stesso venga identificato una volta gi inviata la
richiesta allimpresa designata e alla Consap (art. 287 comma 2) ove lassicuratore del
danneggiato.
Il termine invio usato dalla legge equivale a comunicazione e, quindi, bisogna
considerare la data di ricezione della messa in mora (ad esempio Cass. 86/809).
Lart. 145 richiede una racc.ta con avviso di ricevimento, mentre solo nellambito della
procedura dindennizzo diretto sono previste forme equipollenti quali la
raccomandata con consegna a mano, il telegramma, il telex o addirittura atto spedito
in via telematica (art. 5 comma 2 DPR 254/06). Tale deroga espressa, limitata solo alla
procedura dindennizzo diretta, lascia dubbi sulla legittimit del ricorso negli altri casi
a forme equipollenti alla racc.ta a.r. (forme peraltro comunemente ammesse nel
regime dellart. 22 L. 990/69, dove si riteneva sufficiente una richiesta di indennizzo
allassicuratore che consentisse a questultimo di avere notizia dellevento dannoso e di
attivarsi per leventuale liquidazione transattiva).
Ma il problema pi rilevante non quello formale, ma quello del contenuto, visto che lart.
148 cod. ass. elenca un contenuto predeterminato per le richieste preventive di risarcimento
danni, a cose e a persona. E lart. 145 comma 1 stabilisce quale condizione di proponibilit
linvio di una racc.ta che abbia osservato le modalit e i contenuti previsti dallart. 148;
espressione ripetuta dal comma 2 per la messa in mora della procedura dindennizzo
diretto, dove le modalit ed i contenuti sono quelli degli artt. 149 e 150 (e per leffetto
quelli dellart. 6 del DPR 254/06, individuante in modo analitico il contenuto della
richiesta).
Nel regime della L. 990/69, si riteneva sufficiente, ai fini della proponibilit, una messa in
mora che facesse riferimento al verificarsi di un sinistro con lindicazione degli estremi
identificativi del veicolo danneggiante (ad esempio Cass. 05/11601). N, in senso contrario,
poteva utilmente farsi leva sulle prescrizioni fissate dallart. 3 L. 39/77, e in particolare alla
richiesta di invio di ogni indicazione utile per la valutazione del danno, perch tali
prescrizioni si ritenevano stabilite per consentire un corretto e tempestivo risarcimento del
danno, senza prevdere alcuna sanzione di improponibilit della azione risarcitoria, n
essendo possibile, in mancanza di un esplicito richiamo del legislatore, estendere
allosservanza di quelle formalit gli effetti della sanzione di improponibilit comminata
espressamente dallart. 22 della legge n. 990 del 1969 (espressamente in questo senso Cass.
91/6507).
Conclusione questa confermata anche dopo le modifiche introdotte dallart. 5 L. 57/01,
introducente allart. 3 L. 39/77 vari capoversi ed estendente la procedura stragiudiziale
anche alle lesioni personali con postumi permanenti e addirittura per i sinistri mortali (vedi
i commi da 1 a 5).
Oggi, per, a fronte del combinato disposto degli artt. 145 e 148 (e 6 DPR 254706), non
appare condivisibile la tesi, seguita ad esempio da Rossetti, secondo cui nulla sarebbe
mutato rispetto al passato, per cui anche messe in mora scarne sarebbero idonee ai fini
della proponibilit della domanda. A fronte delle disposizioni citate, infatti, deve ritenersi
che il legislatore abbia consapevolmente scelto di stabilire contenuti minimi specifici per la
messa in mora, allevidente fine di rendere pi agevole la liquidazione stragiudiziale del
danno e, quindi, evitare il contenzioso giudiziario in materia (cos tra gli altri Criscuolo).
Non si tratta di una soluzione formale, appunto perch ha una sua logica; ma se questa la
logica, non meramente formale, pare innegabile che la prescritta indicazione del codice
fiscale ben difficilmente va ritenuta come un superiore ed inderogabile requisito di
proponibilit, anche perch tale codice facilmente ricavabile dallassicuratore.
Tra i requisiti tassativi della messa in mora rientra, in caso di danno alla persona, l
attestazione medica comprovante lavvenuta guarigione con o senza postumi permanenti.
Vi da dubitare della legittimit costituzionale di tale previsione, che si risolve di fatto in un
ingiusto impedimento alla tutela giudiziaria nei casi di lesioni con postumi non stabilizzati.
Lalternativa o fare la questione di costituzionalit, oppure fornire uninterpretazione
costituzionalmente orientata escludendo linderogabilit dellattestazione di avvenuta
guarigione nellipotesi in esame
Peraltro, non tutte le indicazioni sono sempre necessarie, occorrendo avere riguardo alla
domanda giudiziale proposta. Sicch, ad esempio, lindicazione dei redditi del
danneggiato non necessaria se in giudizio non sia stato richiesto il danno patrimoniale.
In termini pi generali, va poi ricordato che le prescrizioni contenutistiche degli art. 148
cod. ass. e 6 DPR 254/06 non sono ripetute dagli artt. 287 e 294 cod. ass. rispettivamente per
la richiesta preventiva allimpresa designata e al commissario liquidatore autorizzato. Tale
omissione non si spiega con un semplice svarione del legislatore, ma trova fondamento
logico nel fatto che, in tali casi, per la peculiare posizione dei legittimati passivi, viene meno
quel collegamento tra proponibilit della domanda e procedura stragiudiziale fissato invece
dallart. 148 cod. ass. Per cui la messa in mora non deve avere alcun contenuto analitico, ma
basta che abbia il contenuto scarno richiesto nel vigore del vecchio art. 22 L. 990/69.
Fatti questi distinguo, occorre poi precisare che la regola della messa in mora analitica non
esclude del tutto lammissibilit di atti equipollenti, ma ne limita fortemente lambito,
dovendo ritenersi ammissibili solo quegli atti che sostituiscono del tutto le finalit della
messa in mora e della procedura stragiudiziale che ne deriva.
In questo contesto, deve reputarsi valido atto equipollente lofferta di risarcimento
dellassicuratore o la comunicazione di questultimo delle ragioni del rifiuto di formulare
lofferta. In tale ipotesi, infatti, la procedura stragiudiziale ha raggiunto il suo obiettivo,
perch lassicuratore ha fatto le sue scelte definitive (formulando o negando lofferta). Per
cui diventa inutile far dipendere liniziativa giudiziaria da una messa in mora ormai
superata dai fatti.
Cos come deve ritenersi valido atto equipollente lespletamento della procedura di cui
allart. 696 bis c.p.c., cio dellaccertamento tecnico preventivo in chiave conciliativa,
perch in tale procedura lassicuratore presente messo in grado di valutare i danni e
formulare, alla fine, unofferta. Al riguardo, resta solo il dubbio interpretativo se la
proponibilit della domanda sia immediata ovvero dipenda dal decorso dello spatium
deliberandi dopo lesaurimento della procedura.
Nella medesima prospettiva, di superamento dei rigori della legge, occorre tenere
presente i nuovi oneri posti a carico dellassicuratore dal cod. ass., che obbliga
lassicuratore a richiedere integrazioni ove ritenga incompleta la richiesta, indicando
espressamente le carenze in termini stabiliti (30 giorni secondo lart. 148 comma 5) e
cos provocando la sospensione dello spatium deliberandi per la proponibilit della
domanda (il comma 5 prevede, infatti, che i termini di cui ai commi 1 e 2 decorrono
nuovamente dalla data di ricezione dei dati o dei documenti integrativi). Vi , in
sostanza, un dovere di collaborazione in capo allassicuratore, il quale, se non adempie il
proprio obbligo di richiedere tempestivamente lintegrazione della richiesta incompleta,
di fatto blocca liniziativa del danneggiato, impossibilitato ad ottenere la liquidazione
del danno, in via stragiudiziale come in via giudiziale. Ecco perch appare corretto, e
conforme ai doveri di correttezza e buona fede che devono improntare i rapporti tra le
parti, sanzionare tale comportamento dellassicuratore facendo venir meno lostacolo
alla proponibilit della domanda del danneggiato.
In conclusione, ferma la verificabilit dufficio della proponibilit della domanda (ad
esempio Cass. 04/23696), il giudice adotter tale decisione in caso di:
- mancanza di richiesta;
- inosservanza dello spatium deliberandi;
- nelle ipotesi di cui agli artt. 141, 145 e 149 cod. ass., richiesta incompleta (rispetto alla
domanda) che la parte non provi avere integrato nonostante le esplicite richieste in tal
senso dellassicuratore.
Qualche ulteriore precisazione in tema di diritto transitorio.
Com noto, il nuovo cod. ass. entrato in vigore l 1.1.2006 (con differimento all 1.2.2007
solo con riguardo allindennizzo diretto: art. 15 DPR 254/06). Orbene, quid iuris in caso di
messe in mora anteriori all1 gennaio 2006 e seguite poi da giudizio introdotto dopo tale
data?
Alla tesi secondo cui, in questipotesi, le messe in mora dovrebbero essere valutate secondo
la disciplina allepoca vigente, perch le norme che prevedono condizioni di procedibilit
sono disposizioni processuali e, come tali, sono soggette al principio tempus regit actum
(Rossetti), si contrappone la tesi secondo cui la messa in mora un semplice atto di natura
sostanziale e la proponibilit va valutata avendo riguardo alla data di inizio del processo,
sicch andrebbe applicata la nuova, ben pi rigorosa, disciplina (Criscuolo).
Tale ultima opzione interpretativa appare preferibile a fronte della natura effettivamente
sostanziale dellatto di messa in mora. N si pu sostenere che la nuova disciplina si
applichi ai sinistri successivi all1.1.06, sia per la chiara volont di procedere
allabrogazione delle norme precedenti allentrata in vigore del codice, sia perch per la
procedura dindennizzo diretto si espressamente prevista la sua applicabilit ai sinistri
successivi all1.1.07
Va da s che tale soluzione comporta di fatto limproponibilit di gran parte delle
domande giudiziali precedute da messe in mora redatte secondo la disciplina previgente;
senza che nemmeno possa valere la sanatoria per effetto della mancata richiesta
dintegrazione da parte dellassicuratore, perch gli obblighi di collaborazione degli
assicuratori sono divenuti operativi, con questi effetti, solo dopo l1.1.2006, per cui le
omissioni antecedenti non rilevano ai fini che interessano.
Per finire, si richiamano delle regole di carattere generale, anteriori al cod. ass., che
sembrano tuttoggi applicabili
La richiesta pu essere inviata dalla parte ma anche dal suo legale, pure se sprovvisto
di un mandato alle liti o di una procura rivestita della forma scritta.
Essa pu essere inviata, oltre che alla sede legale dellassicurazione, anche presso
lufficio incaricato della liquidazione sinistri, lagenzia ove la polizza stata stipulata
o assegnata, o la sede sociale dellimpresa, come previsto dal DPR 45/81; ma c chi
ritiene che trattasi di prescrizioni valide solo per la procedura rapida di cui allart.
39/77.
Si discute se sia valida la messa in mora inviata presso lagenzia priva di poteri di
rappresentanza (per il no Cass. 83/5018 e Cass. 93/7150, per il s Cass. 95/7584).
La messa in mora necessaria sia per lazione contro lassicuratore, che contro il
responsabile civile (per tutte Cass. 97/59).
Essa non pu essere pretesa nellipotesi in cui lattore non sia stato in condizione di
identificare lassicuratore, allorquando il danneggiante non abbia fornito i relativi dati,
richiesti con lettera raccomandata, mentre non ha rilievo che il danneggiato
non abbia esaminato il contrassegno (cfr. Cass. 95/10998; Cass. 81/5310).
Analogamente non pu essere pretesa nel caso in cui il danneggiato abbia
formulato al responsabile civile per iscritto precisa ed inequivoca richiesta di
comunicazione della denominazione della societ assicuratrice senza riceverne risposta
(Cass. 1072/00 e Cass. 10998/95), mentre resta a tal fine irrilevante che il danneggiato
stesso, allatto del sinistro, abbia mancato di annotare i dati forniti dal contrassegno
assicurativo esposto sul veicolo danneggiante, in quanto un siffatto adempimento non
previsto dalle legge, non sempre possibile e non pu ritenersi doveroso (Cass. 00/1072).
E necessaria anche in caso di domanda riconvenzionale (per tutte Cass. SU 91/12006), di
chiamata in causa del terzo ad opera del convenuto con estensione automatica della
domanda attorea al terzo (Cass. 04/9700 e Cass. 04/23696).
Non necessaria in caso di chiamata in causa di un terzo al fine:
-di esperimento dellazione di regresso ex art. 2055 c.c. ( Cass. 81/121);
-di chiamata in causa del terzo ai soli fini della rivalsa (Cass. 86/5996)
- di chiamata in giudizio del terzo su ordine del giudice ex art. 107 c.p.c. (Trib.
Trieste 25 febbraio 1980 e Trib. Palermo 22 febbraio 1980 in Riv. giur. circ. trasp.
1980 p. 563);
- di azione civile susseguente alla formazione del giudicato penale di condanna ove
il danneggiato si sia costituito parte civile (cfr. Cass. 97/3278);
- di danni alle cose per i quali la legge esclude lintervento del Fondo di Garanzia
(Cass. 78/806 e Cass. 78/3160)
3. LISTRUTTORIA
E quasi sempre orale, con interrogatorio formale e prova per testi, a cui segue in genere
una CTU medico-legale, valutativa dei danni al veicolo o ricostruttiva della dinamica del
sinistro (con verifica della compatibilit dei danni come dedotti).
Sono importanti anche le risultanze documentali, ad esempio i certificati di propriet, i
libretti di circolazione o le visure PRA, le denuncie di sinistro, le foto del veicolo o dei
luoghi (mostrate ai testi), i preventivi o le fatture per le riparazioni, atti di precedenti
giudizi civili o penali, CT di parte.
Spesso si ricorre anche ad ordini di esibizione (in particolare di relazione mediche di
parte), a richieste di informazioni scritte alla PA con relative acquisizioni documentali
(cartelle cliniche, rapporti di Polizia CC o Vigili Urbani, dichiarazioni rese
dallinfortunato al Drappello di PS al momento del sinistro).
La legittimit dellacquisizione dufficio tali rapporti per fortemente dubbia con
riguardo agli assicuratori, visto che lart. 148 comma 4 cod. ass., confermando quanto gi
previsto dallart. 11 comma 4 cod. strada, prevede il diritto dellassicuratore di ottenere
copia di tali atti. Al contempo lart. 146 cod ass. prevede analogo diritto di accesso con
riguardo agli atti in possesso dellassicuratore, tra cui appunto la perizia medica. Ne
deriva che il mancato esercizio della facolt dacquisizione dei rapporti non sembra
sopperibile dallassicuratore in sede giudiziale; e lo stesso dovrebbe valere per il
danneggiato con riguardo alla perizia medica. Ma, oggi, vi pu essere la salvezza dellart.
421 c.p.c.
Venendo alle risultanze documentali, innanzitutto occorre negare pieno valore probatorio
ai preventivi e alle fatture (Cass. 98/2402), preferibilmente da confermare in via testimoniale
dai loro estensori.
Cos come hanno valore indiziario, quali prove atipiche, gli atti di altri procedimenti, la cui
acquisizione pu essere disposta, in applicazione, almeno analogica, dellart. 210 c.p.c. solo
se vi sia prova dellimpossibilit o estrema difficolt di prelevare direttamente tali
documenti, invero consegnabili in copia alle parti o anche a terzi.
Infine hanno valore di presunzioni, vincibili con qualsiasi mezzo, le risultanze formali del
PRA (Cass. 83/4196), sicch eventuali vendite intermedie possono essere provate anche
mediante testimoni (Cass. 78/503)
Quanto alle denunzie di sinistro alle assicurazioni, esse costituiscono mere confessioni fatte
ad un terzo e come tali sono liberamente apprezzabili ex art. 2735 c.c., cos come sono
liberamente apprezzabili se fatte alla controparte, non potendosi scindere la posizione del
danneggiato denunziante da quella dellassicuratore corresponsabile. Tale ultimo
principio vale, in particolare, con riguardo al modello CID (cfr. SU 10311/06 e le sent.
successive), il quale, peraltro, se completo e sottoscritto da entrambi i conducenti genera
una presunzione iuris tantum di responsabilit a carico dellassicuratore (Cass. 02/9548 e
Cass. 03/2659
In questa materia, la regina delle prove data dalla prova testimoniale; per evidenti
ragioni, indispensabile che il giudice, in conformit della legge, raccolga direttamente
le testimonianze, cercando di verificare lattendibilit e veridicit dei testi anche con
domande su fatti di contorno; sempre per le stesse ragioni, assolutamente
opportuna la concentrazione della prova in ununica udienza, onde evitare lo studio
delle deposizioni precedenti, con eventuali confronti e domande a chiarimento
In genere contestualmente alla prova testimoniale viene ammesso linterrogatorio
formale del responsabile civile (il cui provvedimento ammissivo va notificato a
questultimo ove contumace, unitamente ai capi dinterrogatorio se non gi contenuti
nellatto di citazione gi notificatogli): se il convenuto si presente e confessa, tale
confessione liberamente valutabile nei confronti e del responsabile e
dellassicuratore, non potendosi come visto scindere le loro posizioni (vedi SU 10311/06
cit.); se non si presenta si nel campo di un mero argomento di prova ai sensi dellart.
232 c.p.c., avente ancora meno valore.
Si gi detto come tali regole siano suscettibili di essere rivoluzionate a fronte
dellapplicazione a tali controversie del rito del lavoro, ivi incluso lart. 421 c.p.c.
La CTU medica o valutativa dei danni al veicolo, in genere, va fatta dopo la prova
orale relativa allesistenza del sinistro, perch la CTU verte sul quantum o serve a
risolvere problemi o incertezze non riguardanti lan. Essa pu anticipare la prova
orale solo se sia incontestato il sinistro e bisogna accertare chi sia il responsabile tra i
convenuti.
Peraltro, la CTU preventiva, da alcuni gi da tempo ammessa in limine litis ai fini
conciliativi, stata espressamente riconosciuta dallart. 696 bis c.p.c. Si tratta di un
istituto con una portata potenzialmente rivoluzionaria, visto che seguendo la lettera
della legge (che fa riferimento allaccertamento oltre che alla determinazine del
credito) tale CTU pu servire a determinare la responsabilit oltre che a quantificare
il danno. E la maggioranza degli autori ritiene che tale CTU possa valere anche nel
giudizio di merito, al di l dei fini meramente conciliativi, per cui viene ab initio
disposta.
Alcuni ricorrono alla CTU volta alla ricostruzione della dinamica del sinistro,
strumento sicuramente coerente coi poteri istruttori dufficio previsti dallart. 421
c.p.c.
4. LA DECISIONE: ANALISI DELLE PI IMPORTANTI REGOLE DI
GIUDIZIO E DEI PI RICORRENTI CASI DI CONTROVERSIE
STRADALI
LA PROVA DELLA TITOLARIT ATTIVA E PASSIVA DEL RAPPORTO DI DEBITO
Lattore prova la propria qualifica di creditore-danneggiato a mezzo prove orali
(interrogatorio formale e testimonianze, anche sulla propriet o il possesso del veicolo)
ovvero a mezzo documenti (certificato di propriet o visura PRA del proprio veicolo,
denunzia di sinistro); ma pu esservi anche latteggiamento di non contestazione o
ammissivo di parte convenuta, in particolare della compagnia, che ad esempio contesta solo
le modalit del sinistro o ammette il fatto storico discutendo solo del quantum
Analoga pu essere la dinamica per la prova della qualit di danneggiante e di assicuratore
delle controparti; anche in questo caso capita che limpresa assicuratrice (nella prassi
lunica a costituirsi) non contesti o ammetta lesistenza del sinistro e la propria copertura
assicurativa, con un comportamento che, quindi, riguarda anche il responsabile civile, di
cui magari produce la denunzia di sinistro; se manca questo, la prova della legittimazione
passiva delle parti convenute dovr essere fornita dallattore, a mezzo prove orali e
riscontri documentali, il tutto al fine di dimostrare che il sinistro si verificato con quella
macchina assicurata con quellimpresa, salva la prova che il contrassegno sia stato
contraffatto o falsificato (rinvio)
Se difetta la prova del rapporto assicurativo, la domanda, pi che essere rigettata, dovrebbe
essere dichiarata improponibile per mancata prova dellinvio della messa in mora
alleffettivo assicuratore; ma ci non avviene se lassicuratrice destinataria della messa in
mora non risulti avere eccepito la propria carenza di copertura assicurativa, non
consentendo cos al danneggiato di attivarsi per individuare leffettivo assicuratore (cfr. sul
punto Cass. 6894/91)
LART. 2054 COMMA 1 C.C.
E la norma generale, che copre qualsiasi danno da circolazione, pur se non coperto dal
comma 2, in particolare in caso di sinistro in cui non vi sia stato scontro o collisione tra
veicoli, oppure nel caso del trasportato che agisca contro laltra vettura e la rispettiva
impresa assicuratrice
Ma lipotesi tipica dapplicazione della norma quella dellinvestimento a pedone
La presunzione di colpa fissata dalla legge pu essere vinta dimostrando di aver fatto di
tutto il possibile per evitare il danno
La prova liberatoria di cui all'art. 2054, comma 1, c.c. pu esser data in modo diretto,
dimostrando di avere tenuto un comportamento esente da colpa o pienamente conforme alle
norme del codice della strada, o, indirettamente, attraverso la prova che la condotta della
vittima sia stato il fattore causale esclusivo dellevento (Cass 97/3309)
Ma il conducente deve anche attivarsi per evitare la verificazione del sinistro, ponendo in
essere appropriate manovre di emergenza, cos reagendo allaltrui imprudenza anche
nellinteresse del responsabile, sicch non ne giustificabile linerzia, anche quando egli non
abbia violato alcuna specifica norma comportamentale (Cass 01/ 12751, Cass. 00/5671)
In concreto, quindi, lesonero da colpa pu essere effetto dellazione di circostanze estranee
alla sfera di controllo del conducente, che presentino i connotati del caso fortuito o della
forza maggiore. Anche in tal caso non valgono quali esimenti le eccezionali o imprevedibili
condizioni della strada ovvero le circostanze ambientali del fatto (quali la scivolosit del
tratto stradale, la presenza di macchie dolio, il ghiaccio o il gelo), presumendosi che il
conducente possa prevedere e percepire tali rischi ed adottare le opportune contromisure,
salvo che lo stesso mutamento delle condizioni ambientali sia determinato da cause anomale
e con portata eziologica esclusiva (Cass. 84/1214)
Fattori incontrollabili di rischio possono essere generati dal cattivo funzionamento del
veicolo o di singole parti meccaniche, indipendenti da vizi di costruzione o da difetti di
manutenzione imputabili al responsabile (ad es. lo scoppio di un pneumatico non evitabile
mediante un prudente controllo sullo stato di manutenzione del veicolo) (Cassazione 5
gennaio 1984, n. 53)
La prova del caso fortuito compete al conducente, ma correttamente la giurisprudenza di
merito sostiene che allorquando il conducente abbia dimostrato la verificazione del sinistro
da un evento imprevedibile, quale lo scoppio di un pneumatico, onere del danneggiato
dimostrare che ci sia dipeso da difetto di manutenzione imputabile al conducente (cos
Tribunale di Milano 30 gennaio 1995, in Gius, 1995, 636)
Il rigore interpretativo della giurisprudenza deve, comunque, fare i conti con losservanza
del rapporto di causalit tra evento dannoso e condotta umana, ovvero tra la circolazione, o
le particolare modalit della circolazione accertate per ciascun veicolo, e levento, sicch la
responsabilit deve escludersi allorch non sussista alcun rapporto causalit con il
comportamento accertato di uno dei conducenti (Cass. 94/3958)
Inoltre, il fatto che il conducente del veicolo non abbia fornito la prova idonea a vincere la
presunzione di colpa non preclude lindagine circa leventuale concorso di colpa del
danneggiato (Cass. 87/2216)
LART. 2054 COMMA 2 C.C.
Si applica, come detto, in caso di scontro tra autoveicoli (per tutte Cass. 01/12750); La
norma si applica anche se uno dei veicoli non abbia riportato danni (Corte Cost. 72/205)
La norma opera non solo quando sia certo il fatto e sia incerto il grado di colpa attribuibile
ad entrambi, ma anche quando sia assolutamente incerta la dinamica del sinistro (Cass.
90/5679 e Cass. 03/7777)
Nel caso incidente in cui siano coinvolti pi veicoli, la presunzione vale solo tra i conducenti
entrati in collisione, restando esclusa per gli altri veicoli (Cass. 91/61)
Come detto allinizio, non importa se uno dei veicoli sia fermo, perch anche la sosta su
strada pubblica o equiparata costituisce circolazione stradale (Cass. 90/11467)
La regola si applica estensivamente anche in caso di mancata collisione ma con colpe
accertate in concreto per entrambi (Cass. 96/3131 e Cass. 02/10751)
Per liberarsi da responsabilit non occorre solo provare la colpa in concerto dellaltro ma
anche lassenza di ogni possibile addebito a proprio carico (fra le tante Cass. 00/5671); si
pu per provare la propria assenza di colpa dimostrando la responsabilit esclusiva
dellaltro nella causazione del danno (Cass. 98/1729 e Cass. 95/12982).
E ben possibile che venga provata la colpa in concreto delluno ma non si fornisca la prova
liberatoria della propria assenza di colpa; colpa in concreto e colpa presunta possono
convivere, con graduazione anche delle colpe (ad esempio Cass. 04/20814). Vedi per oggi
lart. 421 c.p.c. nonch i criteri di ripartizione di colpa allegati al DPR 254/06.
LART. 2054 COMMA 3 C.C.
Il proprietario o lusufruttuario (o lacquirente con patto di riservato dominio o
lutilizzatore del bene in leasing) sempre responsabili del danno se non prova che la
circolazione del veicolo avvenuta contro la sua volont.
Trattasi sostanzialmente di una responsabilit per fatto altrui, che sussiste a prescindere se
la colpa del conducente sia presunta o accertata in concreto (Cass. 01/726 e Cass 00/681)
Da essa ci si libera provando ladozione da parte del proprietario di quelle specifiche
cautele che, in concreto, sarebbero utili ad inibire luso non autorizzato del veicolo.
In particolare, non ci si pu liberare provando laffidamento del veicolo ad un depositario
(Cass 00/10027) o ad un custode con intimazione a non consegnare a terzi il veicolo (Cass
94/8461, Cass 90/3138). Se per il veicolo affidato ad una autorimessa, ad unofficina o ad
un autoposteggiatore, la responsabilit presunta del proprietario esclusa dalla prova
liberatoria che egli abbia usato la dovuta diligenza nello scegliere il custode, che deve
preferibilmente essere un gestore pubblico e la cui seriet da valutarsi ex ante, con
riguardo alle circostanze esistenti al momento dell'affidamento della vettura (Cass 91/5045;
Cass 87/7118). Non quindi sufficiente che allatto dellaffidamento in custodia il
proprietario abbia esternato il divieto alla circolazione dellauto (Cass 98/12255)
Non ci si libera da responsabilit provando la concessione del veicolo in locazione o
comodato, noleggio o mezzadria (per tale ultima ipotesi vedi Cass. 66/758).
Il proprietario risponde del danno anche se il veicolo gli sia stato indebitamente sottratto,
ove ugualmente non si accerti che egli abbia adottato misure preventive per impedirne
lappropriazione (Cass 82/3038)
Ha per efficacia esimente la violenta sottrazione dellauto anche da parte di soggetti accolti
sul mezzo dal proprietario, dato che, nella rapina, lospitalit offerta degrada a mera
occasione del sinistro (Cass 79/ 6111)
Avvedutosi del furto, il derubato deve comunque denunciare il fatto tempestivamente
affinch le pubbliche autorit ricerchino il veicolo e ne inibiscano lulteriore circolazione
(Trib Milano 6 febbraio 1995, in Arch. giur. circ. e sinistri 1996, 221).
La responsabilit solidale del proprietario non preclude peraltro lesercizio del diritto di
regresso integrale nei rapporti interni col conducente
In ultimo, si ricordi che lart. 1 comma 3 L. 990/69 prevedeva lapplicabilit della legge
anche in caso di circolazione prohibente domino, fatta salva la rivalsa nei confronti del
conducente. Ma il citato art. 283 lett. d) cod. ass. ha cambiato completamente la situazione
LART. 2054 COMMA 4 C.C.
Prevede una forma di responsabilit in caso di danni derivati da vizi di costruzione o da
difetto di manutenzione del veicolo; per alcuni si tratta di una responsabilit oggettiva ma
la giurisprudenza parla di responsabilit per colpa, superabile con la prova dellesistenza
del caso fortuito, della forza maggiore, dello stato di necessit, non gi dellimpossibilit di
accertare il guasto con lordinaria diligenza (Cass. 71/2465)
Cass. 79/2964 esclude la colpa del conducente in caso di difetti di costruzione di un veicolo
immatricolato ed omologato
Ma Cass. 81/1019 assume che per liberarsi da responsabilit bisogna provare che il danno
sia derivato da una causa diversa, non avendo rilevanza limpossibilit di rendersi conto del
difetto di costruzione mediante lordinaria diligenza
Il costruttore del veicolo viziato, ai sensi dellart. 2043 c.c., risponde in solido col conducente
e il proprietario, tenuti ex art. 2054 c.c., per i danni causati da vizi di costruzione (Cass.
73/577; cfr. poi il DPR 224/88 sulla responsabilit del produttore)
TAMPONAMENTO
Il tamponamento di un veicolo pone a carico del conducente del veicolo che segue una
presunzione de facto di inosservanza della distanza di sicurezza, con la conseguenza
che, non potendosi applicare la presunzione di pari colpa di cui all'art. 2054 comma
secondo cod. civ., egli resta gravato dall'onere di dare la prova liberatoria,
dimostrando che il mancato tempestivo arresto dellautomezzo e la conseguente
collisione sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili (Cass.
98/11444 e Cass. 97/2980)
Nel tamponamento a catena di autoveicoli in movimento trova applicazione l'art.
2054, secondo comma cod. civ. con conseguente presunzione iuris tantum di colpa in
eguale misura in entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli (tamponante e
tamponato), fondata sull'inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo
antistante, qualora non sia fornita la prova liberatoria di avere fatto tutto il possibile
per evitare il danno. Nel caso, invece, di scontri successivi fra veicoli facenti parte
di una colonna in sosta, unico responsabile delle conseguenze delle collisioni e' il
conducente che le abbia determinate tamponando da tergo l'ultimo dei veicoli della
colonna (Cass. 03/8646)
Nel tamponamento a catena di veicoli in movimento, per, restano esclusi
dallapplicazione dellart. 2054 comma 2 il primo e lultimo veicolo della colonna (Cass.
99/7020 e Cass. 95/935)
VEICOLO FERMO
Si detto che anche per il veicolo in sosta pu parlarsi di circolazione.
SOSTA VIETATA E NON VISIBILE Il conducente e il proprietario rispondono in caso
di veicolo fermo su area pubblica che non adotti le cautele necessarie per impedire
situazioni di pericolo o incidenti, non rispettando il divieto di sosta nei luoghi indicati
dal codice della strada e non tenendo le luci di posizione e di ingombro accese in caso di
illuminazione insufficiente, cos da non consentire la visione del veicolo ad una distanza
di 50 metri (vedi Cass. 93/11681 e Cass. 98/10021)
APERTURA IMPROVVISA DI SPORTELLO DI VEICOLO FERMO Il conducente e il
proprietario sono responsabili ex art. 2054 c.c. dei danni subiti da un terzo a causa
dellapertura improvvisa di uno sportello da parte del trasportato, questultimo
responsabile ai sensi dellart. 2043 (Cass. 02/8216)
ARRESTO VEICOLO IN AUTOSTRADA Tale arresto, ancorch involontario, non
esime il conducente, ove ci non sia precluso da circostanze concrete (ragioni
meccaniche, ostruzione carreggiata, situazione di pericolo), dal dovere di spostarsi sulla
corsia di emergenza, con la conseguenziale configurabilit di responsabilit o
corresponsabilit per la collisione determinatasi con il veicolo sopraggiungente da tergo
(Cass. 91/12641)
SORPASSO
In tema di circolazione stradale, e con riguardo alla manovra di sorpasso dei veicoli,
il dovere di collaborazione del conducente del veicolo sorpassato, con l'obbligo generico
di "facilitare comunque la manovra di sorpasso" ai sensi dell'art. 523, terzo comma,
del regolamento d'esecuzione del codice stradale - insieme all'obbligo specifico di
tenersi il piu' possibile vicino al margine destro della carreggiata e di non accelerare
a norma dell'art. 106, terzo comma, dello stesso codice - pur comportando,
all'occorrenza e secondo le particolari esigenze del traffico, anche l'attuazione della
manovra di emergenza di rallentamento o frenata del veicolo, non implica che, ove
l'esecuzione di dette manovre non risulti provata, trovi applicazione la presunzione
di corresponsabilit nello scontro stabilita dall'art. 2054, secondo comma c.c.,
occorrendo invece accertare se il conducente del veicolo sorpassato abbia avuto il
tempo psico-tecnico sufficiente per effettuarle e se la irregolare condotta di guida
dell'altro conducente (per colpa generica o per l'inosservanza delle prescrizioni di cui al
primo e secondo comma dell'art. 523 citato) fosse comunque tale da consentire, da
parte del conducente del veicolo sorpassato, l'adozione di contromisure idonee ad
agevolare il completamento indenne del sorpasso (Cass. 88/2834)
INCROCIO - PRECEDENZE
In materia di circolazione stradale non costituisce manovra vietata ai sensi dell'art. 106
comma 9 del vecchio codice della strada il superamento a destra di un veicolo fermo
nell'area del crocevia, il cui conducente abbia segnalato l'intenzione di svoltare a
sinistra e sia in attesa di completare la manovra, restando tuttavia
a carico del conducente del veicolo sorpassante gli obblighi di cui all'art 105 primo e
secondo comma (di adozione della massima prudenza per evitare incidenti e di rispetto
della precedenza dovuta ai veicoli provenienti da destra) e di quelli previsti in via
generale dall'art. 106 primo comma del citato codice (Cass. 97/2106 e Cass. 87/8354)
Il conducente che impegna un incrocio disciplinato da semaforo, ancorche' segnalante a
suo favore "luce verde", non e' esentato dall'obbligo di diligenza nella condotta di
guida, che, pur non potendo essere richiesta nel massimo, stante la situazione di
affidamento generata dal semaforo, deve tuttavia tradursi nella necessaria cautela
richiesta dalla comune prudenza e dalle concrete condizioni esistenti nell'incrocio. Cio'
non e' altro che l'applicazione particolare del piu' generale principio, secondo cui il solo
fatto che un conducente goda del diritto di precedenza non lo esonera dall'obbligo previsto
dall'art. 102 cod. strad. abrogato (ed, attualmente, dagli artt.140. 141, comma terzo,
145, comma primo, del nuovo cod. strad. D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), consistente
nell'usare la dovuta attenzione nell'attraversamento di un incrocio, anche in relazione a
pericoli derivanti da eventuali comportamenti illeciti o imprudenti di altri utenti della
strada, che non si attengano al segnale di arresto o di precedenza (Cass. 90/480 e Cass.
00/8744)
In tema di scontro tra veicoli, l'accertamento che il conducente di uno di essi abbia
attraversato un incrocio regolato da semaforo emettente luce rossa in violazione dell'art.
17 comma primo lettera A d.P.R. 15 giugno 1959 n. 393 comporta il superamento della
presunzione concorrente di responsabilita' di cui all'art. 2054 cod. civ., non essendo
tenuto il conducente dell'altro veicolo che impegna il semaforo con il verde ad
osservare l'obbligo di una particolare circospezione come nel caso di attraversamento con
il giallo (Cass. 99/4653)
Nel caso di scontro di veicoli, il giudice che abbia accertato la violazione, da parte di
uno dei conducenti, del diritto di precedenza non e', per cio' solo, dispensato dal
verificare il comportamento dell'altro conducente onde stabilire se quest'ultimo abbia o
meno osservato le norme sulla circolazione stradale ed i normali precetti della prudenza
(in particolare, quello di ridurre la velocita' agli incroci), potendo l'eventuale
inosservanza delle dette norme comportare l'affermazione di una colpa concorrente (Cass.
01/5847)
La violazione della regola di precedenza nell'attraversamento di un crocevia
comporta la preponderante responsabilita' dell'autore dello scontro, tuttavia il
conducente dell'autovettura al quale spetti il diritto di precedenza, per andare
esente da ogni responsabilita', deve eseguire a sua volta l'attraversamento nel
rispetto di tutte le regole di prudenza e diligenza, prevedendo anche l'eventualita
dell'altrui imprudenza. (In applicazione di tale principio di diritto, la S.C. ha
confermato la sentenza di merito, che aveva ritenuto corresponsabile nello scontro
il conducente della vettura con diritto di precedenza il quale, sulla base delle
risultanze testimoniali, si era dapprima fermato alla vista di un ciclomotore che
sopraggiungeva ed era successivamente ripartito, fidando incautamente nella
propria precedenza di diritto, mentre il conducente del ciclomotore proseguiva
la marcia fino a determinare lo scontro) (Cass. 03/19053)
In materia di circolazione stradale, la disciplina legale delle precedenze da
osservare nei crocevia estende la loro efficacia vincolante nei confronti dei
conducenti su tutta l'area del crocevia. E' pertanto ultroneo accertare in quale punto
del crocevia abbia avuto luogo la collisione, a meno che il conducente sfavorito non
avesse intersecato l'altrui traiettoria con tale anticipo da potere compiere la
manovra di attraversamento con assoluta sicurezza e senza obbligare l'altro conducente
ad alcuna manovra di emergenza (Cass. 95/12982 e Cass. 98/2639
Il conducente di un veicolo a motore che ad un crocevia fra strade pubbliche debba
svoltare a sinistra, ha l'obbligo a norma dell'art. 104 comma nono del previgente codice
della strada, di dare la precedenza ai veicoli provenienti da destra ed ha altresi' l'obbligo
derivante dalla comune prudenza, di assicurarsi, prima di svoltare, che non
sopravvengano veicoli da tergo, ai quali spetta al pari la precedenza ancorche' si trovino in
una illegittima fase di sorpasso Cass. 98/4585 e Cass. 03/5332)
Il conducente che ha diritto di precedenza - nella specie proveniente dalla stessa
direzione di marcia di un veicolo che effettua manovra di svolta a sinistra - non percio'
e' esonerato dall'obbligo di mantenere una condotta di guida diligente e prudente,
regolando altresi' la velocita' in base alle circostanze di tempo e luogo, moderandola
adeguatamente (art. 102, primo e secondo comma d.P.R. 15 giugno 1959 n. 393), e
pertanto non puo escludersi, in concreto, che la causa esclusiva dell'incidente sia il suo
comportamento (Cass. 98/2225).
L'art. 105, comma secondo, del codice stradale, nel testo di cui al d.P.R. 15 giugno 1959,
n. 393, attribuendo nei crocevia la precedenza ai veicoli provenienti da destra obbliga il
veicolo che intenda effettuare una manovra di svolta a destra ad accordare la precedenza
anche al veicolo che proceda, affiancato a destra, nella medesima direzione di marcia,
salvo che la posizione di quest'ultimo non derivi da un suo tentativo di sorpasso del
primo veicolo, effettuato in prossimita' o in corrispondenza dell'incrocio, in violazione
del divieto di cui all'art. 106, comma nono, dello stesso codice (Cass. 96/3022).
Ai fini della precedenza tra veicoli, cio' che rileva per considerare applicabile il
precetto contenuto nel comma sesto dell'art. 145 nuovo cod. strada, e' che il veicolo
provenga da un'area che, sebbene tutti vi possano accedere e quindi provenirne, da un
lato sia esterna alla carreggiata stradale in modo da non essere interessata dal normale
transito dei veicoli, dall'altro sia privata e destinata ad essere utilizzata da chi vi si porta
per usufruire del servizio per cui il proprietario dell'area la pone a disposizione dei
propri utenti (Cass. 00/1870 e Cass. 02/6811)
In tema di circolazione stradale, ai fini della regolamentazione della precedenza agli
incroci, e della conseguente applicabilit dell'art. 105 cod. strada abrogato, risulta del
tutto ininfluente la presunta natura privata della strada di provenienza di un veicolo,
rilevando, per converso, in via esclusiva, la concreta destinazione della strada medesima
al transito abituale di un numero indiscriminato di persone (Cass. 98/12046 e Cass.
03/15151).
A differenza della manovra di conversione a sinistra effettuata dal conducente di un
veicolo per accedere dalla strada pubblica ad un luogo non destinato a pubblico transito,
che era regolata dall'art. 105 comma settimo cod. strad. abr. (e cosi' soggetta all'obbligo del
preventivo arresto del veicolo sul margine destro della strada e della concessione della
precedenza a tutti i veicoli da qualunque direzione provenienti) era invece soggetta alla
meno rigorosa disciplina (avvicinamento all'asse della carreggiata ed effettuazione
della svolta nel rispetto della precedenza di veicoli provenienti dalla destra) stabilita
dall'art. 104 comma nono cod. strad. abr. la manovra di conversione a sinistra
effettuata, all'altezza di un crocevia o di un incrocio a "T", per raggiungere la strada,
soggetta a pubblico transito anche se di proprieta privata, esistente su quel lato, in
quanto in quest'ultimo caso non v'e' immissione nel (o abbandono del) flusso della
circolazione, poiche' la stessa biforcazione o intersezione di reti stradali aperte al
pubblico transito rende normale e palese ai terzi il possibile cambiamento della
direzione di marcia di ogni singolo veicolo in movimento (Cass. 95/10427 e Cass. 01/8855).
PRECEDENZA DI FATTO
In tema di circolazione stradale la precedenza cronologica o di fatto puo'
ritenersi legittimamente fruibile solo quando il conducente sfavorito si presenti
sull' area di intersezione dell altrui traiettoria di marcia (area di incrocio o di
svolta) con tale anticipo da consentirgli di effettuare l' attraversamento con
assoluta sicurezza, senza alcun rischio per la circolazione e senza porre in essere
alcun pericolo per il conducente favorito, il quale non deve essere costretto a
ricorrere a manovre di emergenza (Cass. 92/12982); ci comporta che la precedenza
di fatto viene esercitata a rischio e pericolo di chi se ne avvale, con la conseguenza
che lo stesso verificarsi dell'incidente lo costituisce in colpa. Cass. 95/3072 e Cass.
87/8245)
INVASIONE DI CARREGGIATA
Nel caso di scontro tra due veicoli, la prova che il sinistro si e verificato a causa della
parziale invasione, da parte di uno dei veicoli, della semicarreggiata riservata a quello
che procede in senso inverso, non libera il conducente di quest'ultimo dalla
presunzione di colpa concorrente di cui all'art. 2054 secondo comma cod. civ., essendo a
tal fine necessaria la prova concreta della regolarit della condotta di marcia di detto
conducente in osservanza, in particolar modo, della regola di comportamento
stabilita dall'art. 104 del d.P.R. 15 giugno 1959 n. 393 (ora abrogato dall'art. 285
D.Lgs. 30 aprile 1992 n. 285 e sostituito dall'art. 143), a norma del quale i conducenti dei
veicoli debbono circolare sul margine destro, e non, piu' genericamente, nella parte destra,
della carreggiata (Cass. 94/1663)
Il principio secondo cui la condotta colposa di uno dei conducenti non comporta, di per
se', il superamento della presunzione di corresponsabilita' posta dall'art. 2054 comma
secondo cod. civ. ed e' applicabile anche nell'ipotesi di invasione della semicarreggiata
riservata ai veicoli procedenti in senso inverso, trova un limite nell'accertamento che il
comportamento dell'altro conducente sia stato pienamente conforme alle norme della
circolazione e di comune prudenza (Cass. 96/343).
INVESTIMENTO DI PEDONE
Lart. 2054 comma 1 c.c. sancisce una responsabilit presunta a carico del conducente del
veicolo, a meno che questi non provi di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.
Ma noto che, ove si dimostri uneventuale colpa esclusiva o un concorso di colpa del
pedone, ci vale ad escludere la responsabilit del conducente ovvero solo a ridurla
applicando un concorso di colpa
Per ipotesi di concorso di colpa vedi ad esempio Cass. 00/10352 e Cass. 01/12751
Secondo Cass. 04/7777 e Cass. 03/9620, la responsabilit dellautomobilista esclusa
allorquando il pedone tenga una condotta imprevedibile ed anormale, sicche'
l'automobilista si trovi nell'oggettiva impossibilita' di avvistarlo e comunque di osservarne
tempestivamente i movimenti. Tanto si verifica quando il pedone appare all'improvviso
sulla traiettoria del veicolo che procede regolarmente sulla strada, rispettando tutte
le norme della circolazione stradale e quelle di comune prudenza e diligenza incidenti
con nesso di causalit sul sinistro.
Con particolare rigore valutata la responsabilit del conducente nel caso in cui il pedone
sia minore, specie se sfuggito al controllo dei genitori (vedi Cass 80/ 5321, per l ipotesi in
cui il conducente aveva notato il minore sul ciglio della strada, non aveva proceduto a passo
duomo, ma ad una velocit di 25 Km orari e senza adoperare il segnalatore acustico).
Peraltro, nel danno provocato al minore, il conducente non pu invocare a discolpa la
violazione dei doveri di vigilanza dei genitori sul danneggiato, cui non opponibile il
concorso dei congiunti nella verificazione del danno, salvo per il regresso (Cass 97/4633).
INVESTIMENTO SU STRISCE PEDONALI
Nel caso di investimento di un pedone che abbia attraversato fuori dalle strisce
pedonali, invalso il principio secondo cui la semplice inosservanza, da parte del
pedone, dellobbligo di dare la precedenza al conducente pu essere considerata una
concausa dellevento ma non esclude, di per s, la responsabilit del conducente, la
cui colpa, essendo egli comunque tenuto alla osservanza delle regole di
comportamento degli att. 101 e 102 D.P.R. 15 giugno 1959 n. 393 (vedi oggi il nuovo
codice della strada), pu essere esclusa solo se lostacolo gli sia frapposto in modo cos
improvviso ed imprevedibile da non essere evitabile e non quando, quindi, esso
avrebbe potuto e dovuto essere percepito ove il conducente avesse usato lordinaria
prudenza ed accortezza, senza lanciare il suo veicolo ad una velocit che, avuto
riguardo alle particolari condizioni di tempo e di luogo, doveva considerarsi
eccessiva (cos Cass. 93/6707; vedi anche Cass. 87/4370 e Cass. 85/3224).
DANNO PROVOCATO DA UNO SCONTRO TRA UN VEICOLO E UN
ANIMALE
In questo caso operano contemporaneamente due presunzioni. Quella dellart. 2052 c.c. a
carico del proprietario di un animale o di chi se ne serva, facendo salva la dimostrazione
del caso fortuito. Quella dellart. 2054 c.c. a carico del conducente e del proprietario del
veicolo
La giurisprudenza si interessata pi volte della questione affermando lammissibilit del
concorso tra le due ipotesi di presunzioni di colpa, con la conseguenza che la misura della
responsabilit di tali soggetti va determinata sulla base del fatto concreto (Cass. 83/3717)
In particolare, tali presunzioni hanno pari efficacia producendo tre differenti
conseguenze:
-se solo uno dei soggetti interessati supera la presunzione posta a suo carico, la
responsabilit graver sullaltro;
- nel caso di superamento da parte di entrambi della presunzione, ciascuno andr esente
da responsabilit (ipotesi molto teorica, che si sostanzia nella prova della responsabilit di
un agente terzo);
- se nessuno, al contrario, alleghi la prova liberatoria, la responsabilit graver su
entrambi.
Il principio quello per cui il mancato superamento della presunzione da parte del
conducente del veicolo non comporta lesonero da responsabilit del proprietario
dellanimale, quando questi, a sua volta, non abbia vinto la presunzione a suo carico,
fornendo la prova del caso fortuito (Cass. 97/5783).
DANNO PROVOCATO DA VEICOLO NON IDENTIFICATO
Qui non vigono particolare regole sulla prova della responsabilit e sulla
liquidazione del danno, fermo restando che il risarcimento dovuto solo per i danni
alla persona (art. 283 comma 2 cod. ass.).
Quel che va sottolineato che una certa giurisprudenza impone al danneggiato, al
fine di agire contro il FGVS, un comportamento diligente, richiedendogli di
denunciare laccaduto alle autorit competenti al fine della ricerca del responsabile
(cfr. Cass. 8467/99 e Cass. 90/1860). Ma lesistenza di tale onere di presentare
denuncia non sembra rinvenirsi nella legge, che fissa solo il requisito della non
identificazione e che, se pu essere interpretata nel senso che la non
identificazione deve essere oggettiva e non colpevole, non pu sottintendere
addirittura lesistenza di un onere formale di interessare del fatto le competenti
autorit, le quali, del resto, dovrebbero effettuare ricerche del tutto inutili, in
mancanza di qualsivoglia elemento di riscontro fornito dallo stesso danneggiato.
QUANTIFICAZIONE DEI DANNI AI VEICOLI
Si gi detto del limitato valore dei preventivi e delle fatture per lavori ed opere di
riparazione/sostituzione, documenti le cui risultanze in genere vanno confermate in sede
testimoniale
In caso di veicoli vecchi, la regola tendenziale che il risarcimento non deve essere
superiore al valore del veicolo ante sinistro.
E, in effetti, Cass. 2402/98 sostiene che la domanda di risarcimento del danno subito da
un veicolo a seguito di incidente stradale, quando abbia ad oggetto la somma necessaria
per effettuare la riparazione dei danni, deve considerarsi come richiesta di
risarcimento in forma specifica, con conseguente potere del giudice, ai sensi dell'art. 2058
secondo comma, cod. civ, di non darvi ingresso e di condannare il danneggiante al
risarcimento per equivalente, ossia alla corresponsione di un somma pari alla
differenza di valore del bene prima e dopo la lesione, allorquando il costo delle
riparazioni superi notevolmente il valore di mercato del veicolo.
Sul danno da fermo tecnico, ad una giurisprudenza favorevole, secondo cui tale
danno puo' essere liquidato in via equitativa, indipendentemente da una prova
specifica in ordine al danno subito, in quanto, anche durante la sosta, egli e' tenuto
a sopportare le spese di gestione del veicolo, che e', altresi', soggetto ad un
naturale deprezzamento di valore (Cass. 02/17963 e Cass. 87/3234), si contrappone
un orientamento pi rigoroso, secondo cui per la relativa liquidazione occorre la
prova della necessit delluso del veicolo ovvero che il proprietario ne abbia fittato - o
ne dovr fittare - un altro nel periodo necessario alle riparazioni (cfr. Cass. 12820/99 e
Cass. 970/96). Al riguardo, si noti che la giurisprudenza che ammette la liquidazione
equitativa di tale danno per il solo fatto del fermo presuppone lesistenza di spese fisse
e di un naturale deprezzamento del veicolo nel periodo della sosta forzata (Cass.
17963/02)
I DANNI ALLA PERSONA E QUELLI PATRIMONIALI DERIVANTI
DAL SINISTRO
Rinvio allaltra relazione
IL PROVVEDIMENTO DI CONDANNA
Come gi detto, responsabile civile ed assicuratore sono responsabili in solido e in tal senso
vanno condannati (per tutte Cass. 01/6824), ci nonostante sia diverso il titolo della loro
responsabilit: un'obbligazione risarcitoria quella gravante sul danneggiante, che da
luogo ad un debito di valore, un obbligo dindennizzo fondato sul contratto
assicurativo quello gravante sullassicuratore, e che pertanto ha natura pecuniaria anche
quando e'adempiuto direttamente nei confronti del danneggiato; tuttavia,il quantum
di quest'ultimo, almeno sino al limite del massimale di polizza, va commisurato al
debito di valore che grava sul danneggiante assicurato; con la conseguenza che, se tra le
componenti del danno dovute al danneggiato dall'assicurato vi e'il ritardo nel
pagamento,liquidato con la tecnica degli interessi, vi e' tenuto l'assicuratore, sino al
limite del massimale di polizza, non in quanto interessi gravanti su un suo debito, ma
quali componenti dell'indennizzo che egli dovrebbe versare al suo assicurato e che,
per effetto dell'azione diretta, paga direttamente al danneggiato (Cass. 03/19555).
Proprio per il suo fondamento contrattuale, lobbligo dellassicuratore non pu superare il
massimale di polizza, tranne che si alleghi e provi un illegittimo ritardo nella gestione e
liquidazione del sinistro dopo la ricezione della messa in mora, con conseguente
riconoscimento degli interessi moratori e del maggior danno ex art. 1224 c.c., ipotesi questa
di mala gestio diversa dalla cd. responsabilit contrattuale da mala gestio, che riguarda
il rapporto assicurato-assicuratore (vedi ad esempio Cass. 03/10725).
Il danneggiato che voglia superare il massimale deve allegare tale mala gestio
dellassicuratore (Cass. 03/7532), n una domanda del danneggiato volta ad ottenere la
condanna dellassicuratore oltre il massimale di polizza per interessi e rivalutazione puo
ritenersi implicitamente contenuta nella indicazione del quantum in misura superiore al
massimale, essendo fondata su un titolo autonomo (risarcimento del danno provocato
dall'assicuratore con la sua colpevole inerzia); essa deve quindi essere proposta
autonomamente e tempestivamente (Cass. 03/11007).
In tal caso, tuttavia, gli interessi e l'eventuale maggior danno non vanno rapportati alle
somme liquidate come danno originario, ma al massimale di polizza, atteso che, entro
detto ammontare, l'obbligo dell'assicuratore deriva dall'art. 1917 cod civ., onde il
colpevole ritardo nel versamento dell'indennizzo puo assumere rilievo autonomo ex art.
1224 cod. civ. solo se la somma spettante in via definitiva al danneggiato superi il
massimale stesso. La condanna dell'assicuratore ai sensi dell'art. 1224 citato non determina
in ogni caso per i danneggiati un credito aggiuntivo rispetto a quello derivante dalla
condanna pronunciata contro il danneggiante (che non incontra il limite del massimale),
atteso che quando il danno originario sia inferiore al massimale di polizza, il superamento
del massimale puo' aversi soltanto per rivalutazione e interessi, ossia per gli stessi fatti sui
quali e' fondata la responsabilita' dell'assicuratore ex art. 1224 cit., onde i danneggiati
non possono cumulare gli effetti dell'inadempimento dell'obbligazione (di valore) a
carico del danneggiante con gli effetti dell'obbligazione (di valuta) a carico dell'assicuratore
dovendo perci ritenersi che il credito dei danneggiati resti unitario nei confronti di
danneggiante e assicuratore che sono obbligati in solido fino alla concorrenza dei loro debiti
(Cass. 02/17831)
I PROVVEDIMENTI ANTICIPATORI
Lart. 147 cod. ass. prevede due ipotesi:
- quella tradizionale, gi contemplata dallart. 24 L. 990/69, dellordinanza
immediatamente esecutiva, irrevocabile sino alla decisione di merito, con cui si
condannano lassicuratore e/o il responsabile ( consentita per entrambi:
interpretazione prevalente) al pagamento di una somma pari ai 4/5 della
presumibile entit del risarcimento, ove emergano gravi elementi di responsabilit
e il danneggiato venga a trovarsi in stato di bisogno;
- quella, introdotta dallart. 5 L. 102706, della ordinanza immediatamente esecutiva
con cui si assegna una somma pari tra il 30 e il 50 % di quanto presumibilmente si
assegner in sentenza, ove da un sommario accertamento risultino gravi elementi di
responsabilit a carico del conducente.
La prima ordinanza, emettibile solo nel corso del giudizio e quindi non ante causam,
ha chiaramente natura cautelare, essendo correlata al periculum in mora dello stato
di bisogno; come tale essa dovrebbe essere reclamabile al collegio, ma la previsione
della sua irrecocabilit sino alla decisione di merito sembra cozzare con tale
possibilit. Se il giudizio civile sospeso, listanza proposta al presidente del
tribunale. Listanza pu essere riproposta nel corso del giudizio, ma non per
incrementare la misura della provvisionale.
La seconda ordinanza, non rapportata allo stato di bisogno ed anchessa
emettibile nel corso del giudizio, non ha natura cautelare e perci non
reclamabile, ed inoltre sempre revocabile, oltre che la per la sua natura non
cautelare perch non se ne prevede lirrevocabilit.
Il problema che si in presenza di due strumenti di natura sommaria diversi, il
primo che avendo natura cautelare dovrebbe partecipare delle regole degli artt. 669
bis e ss. c.p.c., tra cui listruzione sommaria dufficio, il secondo invece no. Ne
deriva che la difficolt di far valere per la seconda ordinanza mezzi di prova
acquisiti, secondo tale norma, per la prima ordinanza; cos come al contempo
difficile escluderne la valenza.
5. LA PRESCRIZIONE DELLAZIONE
Per il risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli vige la
prescrizione biennale (art. 2947 comma 2 c.c.), ma se il fatto considerato dalla
legge come reato e per il reato prevista una prescrizione pi lunga essa vale anche
per lazione civile (art. 2947 comma 3 c.c.). Ne deriva che, essendosi quasi sempre in
presenza di lesioni gravi, ex art. 157 c.p. la prescrizione quella quinquennale.
Se poi il reato si estinto per causa diversa dalla prescrizione o intervenuta
sentenza irrevocabile nel giudizio penale, il diritto al risarcimento si prescrive nei
termini indicati sopra con decorrenza dalla data di estinzione del reato o dalla data
in cui la sentenza divenuta irrevocabile (sempre art. 2947 comma 3). In caso di
mancanza di querela, le SU (SU 02/5121) hanno affermato che il dies a quo decorre
dalla scadenza del termine utile per presentare la querela.