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Spedizione in A.P. Legge 662/96 art.

2 comma 20/c - filiale di Ancona


ANNO XXI
SETTEMBRE 1999 4
OBIETTIVO 2,
INDIVIDUATI I COMUNI
LE ACQUE
E I NITRATI
SANA 99,
PI CHE UNA FIERA
CHEESE,
LE FORME DEL LATTE
QUANDO LE UTOPIE
SONO CONCRETE
CARNE E
CERTIFICAZIONE
LE MARCHE
IN GIAPPONE
BIOTECH,
RIFLETTIAMOCI SU
I NITRATI NELLE ACQUE
DEL MUSONE
MISURE AGROAMBIENTALI
NEL QUINQUENNIO 94-98
PERISCOPIO
MARCHE
AGRICOLTURA
FLASH
Le opinioni espresse negli scritti pubblicati in questa Rivista impegnano
solo la responsabilit degli autori
E D I T O R I A L E
Il prossimo anno segner una svolta per la normativa comunitaria in
materia agricola; sar infatti lanno di applicazione dei nuovi regola-
menti di Agenda 2000.
Cosa ci aspettiamo da queste nuove norme e in che misura lattivit
fin qui svolta dalle Istituzioni regionali ha preparato e avviato un pro-
cesso che con queste si compie?
La riflessione doverosa e deve part i re dallanalisi dei risultati raggiunti.
Nella nostra regione lapplicazione delle cosiddette misure di
accompagnamento, contemplate nella riforma della politica agricola
comunitaria, e cio dei regolamenti 2080 e 2078 del 92, relativi alla
f o restazione ed allagricoltura a basso impatto ambientale, hanno
avuto un gran successo. In un territorio come il nostro, cos ricco di
a ree interne e marginali, gli agricoltori hanno intuito la grande
potenzialit di questi interventi, rispondendo con entusiasmo persi-
no a misure difficili come la D3, che richiede che tutte le aziende
delle zone riconvertano contemporaneamente il modo di produrre.
Dopo le ovvie e ragionevoli perplessit dei primissimi momenti, in
molti Comuni sono stati gli stessi agricoltori a manifestare il deside-
rio di aderire a queste azioni, nonostante la misura prevedesse le-
manazione di unordinanza del sindaco per imporre lutilizzo di certe
tecniche produttive e non altre, sullintero bacino idrografico con-
traddistinto da falde acquifere contaminate dai nitrati.
Attualmente si sta controllando il rispetto degli impegni assunti e,
laddove si sono riscontrate irregolarit, sta per essere avviata la pro-
cedura per il recupero dei contributi, fatte naturalmente salve le ulte-
riori e possibili conseguenze di carattere penale.
Lesperienza stata comunque positiva, anche se allinizio ha fatto
molto discutere, e fa riflettere sul fatto che anche norme estrema-
mente vincolanti possono ottenere largo seguito se ben divulgate e
se vengono illustrati in modo efficace e corretto i vantaggi, s econo-
mici ma anche di conservazione, di gestione di responsabilit, di
miglioramento delle condizioni di vita e di qualificazione del territo-
rio. E ci dimostra che la gestione delle aree agricole in senso conser-
vativo si fa partendo dalla base, col coinvolgimento di chi nei posti
vive e produce.
E proprio questa visione, consueta per chi si occupa di tutela
ambientale, sembra ormai acquisita anche dal settore agricolo, in
sede comunitaria, e cos lagricoltore della zona interna o svantag-
giata considerato a tutti gli effetti il tutore della loro conservazione
e del loro sviluppo, a assume in questottica un ruolo sociale incom-
parabile e non surrogabile.
Cos le scelte contrattate con gli abitanti si fanno pratica quotidiana
e diventano cultura, acquisizione definitiva, ricchezza per tutti.
Anche il nostro impegno di questi anni ha permesso una simile evo-
luzione, tanto che in Agenda 2000 tutti gli aspetti dello sviluppo
rurale sono parte integrante dei regolamenti, e non pi misure di
a c c o m p a g n a m e n t o .
M a rco Moru z z i
A s s e s s o re agricoltura, sviluppo ru r a l e ,
agriturismo, forestazione e produzione alimentare
S O M M A R I O
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I L PROCESSO
DI ZONI ZZAZI ONE
on deliberazione
a m m i n i s t r a t i v a
n.262 del 13/08/99
(BUR n.84 del
26/08/99) il Consi-
glio Regionale ha
approvato la proposta di zo-
nizzazione delle aree ammis-
sibili allobiettivo 2 per il pe-
riodo 2000-2006 e cio le-
lenco dei comuni marc h i g i a n i
che dovrebbero poter benefi-
ciare nei prossimi anni dei fi-
nanziamenti dei Fondi Strut-
turali comunitari del nuovo
obiettivo 2. Ai sensi dello-
biettivo 2 la Comunit si pro-
pone di f avor i r e l a r iconver -
si one economi ca e soci al e
dell e zone con difficolt st rut -
t u r a l i distinguendole in zone
industriali, rurali, urbane e di-
pendenti dalla pesca. Ma co-
me si giunti allindividuazio-
ne dei comuni interessati? Il
processo ha seguito una serie
di tappe che ricostruiamo sin-
teticamente.
LA POPOLAZIONE
ELEGGIBILE A LIVELLO
NAZIONALE
Come noto con il regolamen-
to CE n.1260 del Consiglio
del 21 giugno 1999, recante
disposizioni generali sui Fon-
di Strutturali, la Comunit ha
fissato al 18% il tetto massi-
mo di popolazione europea
che pu rientrare nellobietti-
vo 2. La Commissione euro-
pea ha provveduto ad asse-
gnare a ciascuno Stato mem-
bro la propria quota parte di
popolazione eleggibile stabi-
lendo per lItalia un massima-
le di popolazione di circ a
7.402.000 abitanti.
LA FISSAZIONE DELLE
QUOTE REGIONALI
Il Dipartimento per le politi-
che di sviluppo e di coesione
del Ministero del Bilancio-Te-
soro-Programmazione Eco-
nomica di concerto con le Re-
gioni ha ripartito la quota na-
zionale tra le regioni del Cen-
tro-Nord ammissibili allobiet-
tivo 2 (tra cui figura anche
lAbruzzo, prima obiettivo 1).
Il 5 agosto scorso in sede di
Conferenza Stato-Regioni
stata approvata la ripartizione
definitiva che assegna alla
Regione Marche un plafond
complessivo di popolazione
di 366.903 abitanti, di cui ol-
tre 100.000 sono stati ricono-
sciuti alla Regione Marche in
quanto area terremotata (ana-
logo trattamento speciale
stato riservato alla Regione
Umbria).
NO RM ATI VA
1
OBIETTIVO 2,
INDIVIDUATI I COMUNI
La Regione ha definito i territori che beneficieranno del regola-
mento comuni tari o, che prevede anche gl i interventi del vec-
chi o Ob. 5 b . Ora la proposta deve avere l ok del Ministro della
Programmazione Economica e poi della Commissione europea.
Successivamente andr redatto il DOCUP.
C
LINDIVIDUAZIONE DEI
COMUNI BENEFICIARI
Una volta stabilito il tetto
massimo di popolazione am-
missibile spettava a ciascuna
Regione individuare le aree
geografiche. Lart.4 del rego-
lamento CE 1260/99 stabili-
sce che rientrano nellobietti-
vo 2:
le zone in fase di mutazione
socioeconomica nei settori
dellindustria e dei servizi;
le zone rurali in declino;
le zone urbane in difficolt;
le zone dipendenti dalla pe-
sca che si trovano in una
situazione di crisi;
tutte corrispondenti o appar-
tenenti ad unit territoriali di
livello NUTS III (equivalente
al livello provinciale). Lo stes-
so articolo stabilisce i criteri
cui deve essere conforme un
territorio per poter rientrare
in una delle sopracitate tipo-
logie di zona.
Per quanto concerne segnata-
mente le zone rur ali il regola-
mento CE 1260/99, art.4 par. 6 ,
stabilisce i seguenti criteri:
A) densit di popolazione in-
feriore a 100 abitanti per km_
oppure tasso di occupazione
in agricoltura, rispetto alloc-
cupazione complessiva, pari
o superiore al doppio della
media comunitaria per qual-
siasi anno di riferimento a de-
correre dal 1985;
B) tasso medio di disoccupa-
zione superiore alla media co-
munitaria degli ultimi tre anni
oppure diminuzione della po-
polazione rispetto al 1985.
A livello nazionale il Ministero
del Tesoro, Bilancio e Pro-
grammazione Economica e
l I S TAT hanno stabilito di im-
piegare come unit territoriale
di riferimento i sistemi locali
del lavoro, costituiti su base
comunale, e hanno predispo-
sto una banca dati contenente
i dati utili per individuare le
diverse tipologie di zone.
Tenuto conto che nel territo-
rio marchigiano non vi sono
aree con le caratteristiche
delle zone urbane cos come
definite dal regolamento
1260/99, il Servizio Politiche
Comunitarie della Regione
M a rche ha provveduto allin-
dividuazione delle aree comu-
nali rispondenti ai criteri di
cui sopra. Sono stati inoltre
presi in considerazione i co-
muni terremotati colpiti da al-
to livello di danneggiamento
(maggiore o uguale al 9%)
definibili anchessi come zone
aventi problemi strutturali
eleggibili ai sensi dellart.4
p a r.9 comma c) del regola-
mento 1260/99.
Sono stati cos individuati 94
comuni rientranti nelle zone
rurali per un totale di 203.061
abitanti, 15 comuni rispon-
denti completamente o par-
zialmente ai criteri delle zone
industriali per un totale di
87.032 abitanti, 4 zone dipen-
denti dalla pesca per un totale
di 5.000 abitanti, 16 comuni
terremotati per un totale di
62.854 abitanti e 4 comuni in-
t e rclusi per un totale di 1.688
a b i t a n t i .
Ai sensi del regolamento CE
1260/99 art. 4, par.9, comma
a) sono stati inoltre individua-
ti 11 comuni appartenenti ad
aree contigue a zone rurali o
industriali per un totale di
7268 abitanti.
Il regolamento comunitario
1260/99 allart.6 stabilisce che
le aree che nel 1999 rientrava-
no nei vecchi obiettivi 2 e 5b e
che non figurano tra le zone
ammissibili al nuovo obiettivo
2 beneficiano di un sostegno
transitorio del Fondo Europeo
di Sviluppo Regionale per il
periodo 2000/2005. Tale so-
stegno inferiore a quello ac-
cordato alle normali zone
obiettivo 2 e avr carattere de-
crescente. Il Consiglio Regio-
nale ha provveduto pertanto
ad individuare i comuni mar-
chigiani ammissibili al soste-
gno transitorio, 64 comuni per
un totale di 269.295 abitanti.
2
Acquacanina 136
Amandola 3.994
Apecchio 2.189
Apiro 2.453
Arcevia 5.613
Arquata del Tronto 1.578
Auditore 1.375
Barchi 990
Belforte allIsauro 701
Belvedere Ostrense 2.121
Bolognola 164
Borgo Pace 676
Cagli 9.185
Camerino 7.309
Cantiano 2.589
Carassai 1.294
Carpegna 1.580
Castel SantAngelo
sul Nera 374
Casteldelci 543
Cessapalombo 604
Cingoli 10.133
Cossignano 1.049
Fiastra 641
Fiordimonte 254
Fiuminata 1.555
Force 1.672
Fossombrone 9.521
Fratte Rosa 1.062
Frontino 370
Frontone 1.305
Gagliole 603
Genga 1.976
Gualdo 923
Isola del Piano 643
Lapedona 1.113
Loro Piceno 2.477
Macerata Feltria 2.021
Massignano 1.560
Mercatello
sul Metauro 1.493
Mercatino Conca 1.016
Montalto delle
Marche 2.422
Monte Cavallo 180
Monte Cerignone 692
Monte Falcone
Appennino 511
Monte Fiore dellAso 2.239
Monte Fortino 1.336
Monte Gallo 679
Monte Giberto 803
Monte Leone di Fermo 488
Monte Rinaldo 428
Monte San Martino 823
Monte Vidon
Combatte 500
Montecarotto 2.141
Montefelcino 2.520
Montelparo 964
Montemonaco 709
Monterubbiano 2.417
Montottone 1.059
Morro dAlba 1.715
Orciano di Pesaro 2.334
Palmiano 223
Penna San Giovanni 1.342
Pennabilli 3.101
Pergola 6.941
Pievebovigliana 878
Pievetorina 1.388
Piobbico 1.974
Pioraco 1.255
Poggio San Marcello 775
Poggio San Vicino 292
Ripatransone 4.302
Ripe San Ginesio 744
Roccafluvione 2.279
Rotella 1.039
San Ginesio 3.881
San Giorgio
di Pesaro 1.338
San Severino
Marche 12.950
SantAgata Feltria 2.343
SantAngelo
in Pontano 1.512
SantIppolito 1.462
Sarnano 3.371
Sassocorvaro 3.470
Sassofeltrio 1.201
Sassoferrato 7.169
Sefro 477
Serra San Quririco 2.943
Serra SantAbbondio 1.243
Serravalle del Chienti 1.177
Smerillo 415
Staffolo 2.120
Tavoleto 817
Urbino 15.143
Ussita 439
Visso 1.242
TOTALE POPOLAZIONE
REGIONALE ZONE RURALI
203. 061
I Comuni riportati in tabella soddisfa-
no i criteri:
A1: densit di popolazione inferiore
a 100 abitanti per km
2;
B2: diminuzione della popolazione
rispetto al 1985
Z O N E RU R A L I
LE PROSSI ME TA P P E
La deliberazione del Consiglio
Regionale contenente le zone
individuate come ammissibili
allobiettivo 2 per il periodo
2000/2006 non ha carattere
definitivo ma di p r o p o s t a: le-
lenco di Comuni, infatti, dovr
passare a questo punto al va-
glio del Ministero del Te s o r o ,
Bilancio e Programmazione e
poi della Commissione Euro-
pea che probabilmente appor-
teranno delle modifiche prima
della definitiva approvazione.
In base al regolamento 1260/99
una volta definiti gli elenchi
delle zone ammissibili ciascu-
no Stato membro avr quattro
mesi di tempo per presentare
i documenti unici di program-
mazione (DOCUP) che devono
essere elaborati dagli organi
regionali e contenere le misu-
re che essi intendono attuare.
Tenendo conto che il nuovo
periodo di programmazione
inizia il 1 gennaio 2000 e che
tutto il processo accusa gi
un forte ritardo (la suddivisio-
ne delle quote di popolazione
eleggibile tra le regioni ha ri-
chiesto pi tempo del previ-
sto), probabilmente i termini
verranno accorciati. Ve r o s i-
milmente entro febbraio 2000
la Regione Marche dovr aver
elaborato il nuovo DOCUP.
Sabrina Speciale
3
S V I L U P P O RURALE, APPROVAT E
L E D I S P O S I Z I O N I A P P L I C AT I V E
Lo scorso 13 agosto stato pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale della Comunit Europea il
regolamento 1750 del 23 luglio 1999 che
detta le disposizioni di applicazione del rego-
lamento 1257/99 sul sostegno allo sviluppo
rurale. Tali disposizioni, in coerenza col prin-
cipio di sussidiariet, riguardano le sole norme che necessa-
rio adottare a livello comunitario. Per quanto riguarda gli inve-
stimenti nelle aziende agricole il regolamento in questione
stabilisce il momento in cui devono sussistere le condizioni
previste dallart.5 del reg.1257/99, (e cio redditivit della-
zienda, rispetto dei requisiti minimi in materia di ambiente,
igiene e benessere degli animali, possesso da parte dellim-
prenditore di conoscenze e competenze professionali) e in
riferimento a cosa viene valutata lesistenza di normali sbocchi
di mercato. Il regolamento definisce inoltre: i criteri di selezio-
ne per gli investimenti destinati a migliorare le condizioni di
trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli che
diventano generali e non pi settoriali, alcune condizioni per
laccesso al sostegno agroambientale e allimboschimento,
alcuni aspetti specifici relativi al prepensionamento e alle zone
svantaggiate. Il regolamento infine stabilisce gli elementi fon-
damentali in cui di devono articolare i piani di sviluppo rurale
e, per quanto concerne gli aspetti finanziari, le modalit di
penalizzazione di quegli Stati che non riescono a spendere
quanto avevano previsto: se le spese effettivamente sostenute
da uno Stato membro in un certo esercizio risultano inferiori
al 75% degli importi definiti nelle previsioni di spesa, le risor-
se disponibili per lanno successivo saranno decurtate per un
importo pari a un terzo della differenza di spesa riscontrata.
L
E passata in sordina la pub-
blicazione del decreto mini-
steriale 19/04/99 (Gazzetta
Ufficiale n.86 del 4 maggio
1999) che approva e rende
applicabile, a discrezione de-
gli agricoltori, il Codice di
Buona Pratica Agricola (CB-
PA) realizzato in applicazione
della Direttiva CEE 91/676,
comunemente detta Direttiva
Nitrati.
In realt una prima stesura
del documento era gi stata
redatta, in tempi record, da
una Commissione nazionale
presieduta dal professor Pao-
lo Sequi (Istituto Sperimenta-
le per la Nutrizione delle Pian-
te) e presentata nel marz o
1994. Non essendo per il
documento inserito in alcun
quadro legislativo lU.E. non
lo ha mai giudicato valido, fa-
cendo scattare a nostro ri-
guardo procedure di richiamo
e multe.
La Direttiva nitrati prevede
che gli Stati membri redigano
il Codice ed individuino nel
loro territorio aree vulnerabili
dove rendere obbligatorie le
indicazioni tecniche in esso
contenute.
Le Regioni, dal canto loro,
devono promuovere lapplica-
zione del CBPA ed azioni di
formazione ed informazione
nei confronti degli operatori
agricoli. Nelle intenzioni dei
redattori, infatti il documento
destinato ai Servizi di assi-
stenza tecnica pubblici e pri-
vati, che dovrebbero occupar-
si della sua divulgazione.
In qualche misura la Direttiva
nitrati nelle Marche viene ap-
plicata gi dal 1996, cio da
quando stata resa operativa
una misura di intervento del
Reg. CEE 2078/92, la D3, che
prevedeva aiuti a quei Comu-
ni ad oggi sei - che con or-
dinanza del Sindaco avessero
applicato tecniche agricole a
basso impatto ambientale.
I CONTENUTI
DEL C. B. P. A.
Dopo unanalisi sintetica degli
ambienti, delle tecniche e vo-
cazioni colturali dellagricoltu-
ra delle diverse zone dItalia,
e dopo aver esposto le basi
scientifiche del Codice (tipo-
logia dei fertilizzanti azotati,
ciclo e bilancio dellazoto), il
testo passa in rassegna tutti
gli aspetti salienti della prati-
ca agricola alla luce di una di-
minuzione delle perdite di
azoto.
Fondamentalmente si cerca di
introdurre la metodologia del
b i l a n c i o come criterio per ra-
zionalizzare le concimazioni
azotate; in questottica le per-
dite derivano dalla superv a l u-
tazione delle necessit, che si
pu evitare applicando un
piano di concimazione. Il
piano si realizza in base al
calcolo delle dispersioni e de-
gli apporti naturali di azoto,
tenendo conto della natura
del terreno e dellandamento
climatico, ed in seguito ap-
portando la quantit di conci-
4
Pubbl i cato i l Codi ce di buona prati ca
agricola finalizzato alla difesa delle ac-
que dall inquinamento da azoto. F a c o l -
tativa l a scel ta dell agricoltore di appli-
carne le indicazioni.
LE ACQUE E I NITRATI
NO RM ATI VA
me strettamente necessaria.
Inoltre grande spazio viene
dato allillustrazione di tecni-
che di allevamento e di ali-
mentazione animali atte a di-
minuire la frazione liquida
delle deiezioni, migliorandone
la qualit e limitandone la
concentrazione in nitrati.
Il testo passa in rassegna an-
che molte pratiche abituali,
che vengono spesso applicate
in maniera scorretta: ad esem-
pio quella di lasciare i campi
incolti a fine estate e di conci-
mare al momento delle semi-
ne autunnali quando, a causa
delle piogge e del terreno sco-
perto, maggiore il rischio di
infiltrazione di acqua e nitrati
in falda. Scopriamo cos che
gran parte dei nitrati viene
asportata non solo per infiltra-
zione ma anche per ruscella-
mento superficiale, assieme
al suolo eroso, che certi tipi di
suolo effettuano unazione di
filtro pi che di vettore delle
acque cariche di nitrati, che un
terreno lasciato scoperto in un
periodo piovoso dopo una col-
tivazione poliennale di erba
medica pu essere responsa-
bile comunque dellinquina-
mento delle falde.
Sebbene sia ancora acceso il
dibattito su quanta sia la re-
sponsabilit dellagricoltura
sullinquinamento da nitrati
delle falde profonde, il Codice
di buona pratica agricola un
documento importante, per-
ch contiene valide indicazio-
ni per una razionale pratica
agricola. Molte delle tecniche
finalizzate alla diminuzione
delle perdite di nitrati sono in-
fatti tecniche conservative del
suolo, ed hanno una valenza
di ordine generale. Il CBPA
pu perci contribuire a realiz-
zare modelli di agricoltura so-
stenibili e ad attuare una valida
protezione dellambiente dalle
fonti di azoto, anche quelle di
origine extra agricola. Ve r s o
queste ultime, infatti, un suolo
ben condotto pu persino ri-
sultare disinquinante.
Il Codice ha un valore inesti-
mabile come fonte di indica-
zioni tecniche, anche perc h
supportate da spiegazioni
scientifiche accurate (conte-
nute nella Guida alla lettura
pubblicata da Edagricole), e
da indicazioni pratiche utilis-
sime a tecnici ed operatori.
E un testo di relativamente
facile lettura per i tecnici, seb-
bene a volte lanalisi dei pro-
blemi sembri un po parz i a l e ,
e rischi di fornire indicazioni
contraddittorie agli operatori.
In questo senso per essere
fruibile da parte degli agricol-
tori necessario che passi at-
traverso il filtro di una corret-
ta opera di assistenza tecnica.
In alcuni passaggi si ha lim-
pressione che pratiche come
la monosuccessione o la limi-
tazione nelluso di leguminose
nelle rotazioni, siano da legit-
timare ai fini della protezione
delle falde dallinquinamento.
Principali specie agrarie e limiti
fisiologici del loro fabbisogno azotato
(da Bonciarelli)
fabbisogno resa
di azoto ipotizzata
kg/ha t/ha
CEREALI
frumento tenero 180 6
frumento duro 140 4
orzo 120 5
avena 100 4,5
segale 80 4
riso 160 7
mais (irriguo) 280 10
LEGUMINOSE DA GRANELLA
fava 20 3
fagiolo 20 3
pisello 20 3,5
PIANTE DA TUBERO
patata 150 30
PIANTE INDUSTRIALI
barbabietola da zucchero 150 4,5
colza 180 3,5
girasole 100 3
soia 20 3
PIANTE ORTICOLE
aglio 120 12
carota 150 40
cipolla 120 30
rapa 120 25
asparago 180 5
bietola da coste 130 50
carciofo 200 15
cavolo verza e cappuccio 200 30
cavolo broccolo 150 15
cavolfiore 200 30
finocchio 180 30
insalata (lattuga) 120 25
insalata (cicoria) 180 35
spinacio 120 15
cetriolo 150 60
cocomero 100 50
fragola 150 20
melanzana 200 40
melone 120 35
peperone 180 50
pomodoro 160 60
zucchina 200 30
Dieci regole doro in campo
1. Attenzione non solo ai prodotti da utilizzare ma anche alle modalit di impiego.
2. Limitare le dosi dimpiego dei fertilizzanti azotati ai reali fabbisogni delle colture,
ed il loro spandimento alla zona delle radici, con particolare cura nei terreni vicini ai
fossi di scolo o alle reti idriche.
3. Evitare concimazioni concentrate nel tempo, preferendo interventi frazionati.
Evitare concimazioni alle semine autunnali o primaverili se landamento stagionale
molto piovoso.
4. Diminuire lintensit delle lavorazioni, alternando arature non profonde con
minime lavorazioni o semine su sodo. Non fare lavorazioni principali consistenti
tutti gli anni e per tutte le colture.
5. Impostare successioni colturali che riducano al minimo il periodo in cui il terreno
rimane incolto.
6. Gestire oculatamente i residui colturali, il cui interramento provoca
immobilizzazione dellazoto solubile (1 Kg di N/ha per ogni 100 Kg/ha di residui
pagliosi interrati). Possono essere utili invece se vogliamo sottrarre azoto alla
percolazione nei periodi critici.
7. Nelle annate che prevedono una coltura primaverile-estiva, non lasciare il terreno
libero nel periodo autunno-invernale, ma adottare colture intercalari che
assorbano nitrati.
8. Applicare lirrigazione con la massima efficienza, con volumi idrici esattamente
adeguati che bagnino solo lo spessore di terreno interessato dalle radici.
9. Applicare i concimi organici alla fine dellinvernoinizio dellestate,
compatibilmente con landamento meteorico.
10. Adottare lavorazioni del terreno, regimazioni delle acque e colture di copertura atte
a minimizzare i fenomeni erosivi e di ruscellamento.
e dieci in stalla.
1. Effettuare lo stoccaggio delle deiezioni in locali diversi dalle stalle, utilizzare le
fosse di stoccaggio sotto al fessurato solo per la loro veicolazione.
2. Adottare soluzioni dallevamento che migliorino le caratteristiche dei reflui ai fini
dellutilizzo agronomico. Ad esempio evitando soluzioni costruttive che richiedono
limpiego dacqua per veicolare le deiezioni, anche in sala di mungitura.
3. Ospitare in stalla un numero adeguato di animali, evitando carichi eccessivi.
Utilizzare mangiatoie ed abbevaratoi antispreco.
4. Impostare una dieta scarsamente liquida, equilibrata nelle componenti proteiche e
priva di fattori antinutrizionali.
5. Favorire strutture che consentano il passaggio dalla produzione di liquame a
quella di letame.
6. Predisidratare la pollina, anche con laria esausta dellallevamento.
7. Non utilizzare il liquame prima di 150 giorni di stoccaggio, per diminuire la carica
microbica e renderlo pi denso.
8. Effettuare la separazione della frazione liquida da quella palabile, la solida sar
un ottimo ammendante organico, la liquida avr minor carico di azoto.
9. Se il liquame viene usato tal quale importante che venga miscelato.
10. Preferire sempre il compostaggio, effettuato a partire da un materiale con almeno
il 20-25% di sostanza secca.
7
P I A N I D I CONCI MAZI ONE: COME
C A L C O L A R E A P P O RT I E D I S P E R S I O N I
APPORTI (DA SOTTRARRE AL FABBISOGNO)
a. fornitura da parte del terreno
30-35 kg/ha di N
per ogni unit percentuale di humus
b. residui della coltura precedente
dopo erba medica 60-80 kg/ha di N
dopo leguminose 3040 kg/ha di N
dopo barbabietola 40-50 kg/ha di N
dopo frumento tracce
c. effetto precedenti concimazioni organiche
dopo letamazione (30t/ha) 1 anno 40-50 kg/ha di N
2 anno 20-25 kg/ha di N
d. azoto delle deposizioni atmosferiche
10-15 kg /ha anno
e. riorganicazione,
dopo interramento dei residui pagliosi 8-10 chilogrammi di N/t
f. lisciviazione
lazoto di cui alle voci a. e b. pu essere dilavato durante la stagione piovosa. La quantit
perduta pu essere stimata calcolando quante piogge autunno-invernali hanno saturato il
terreno di acqua: ogni saturazione seguita da sgrondo riduce a met la quantit di sali solubili.
g. efficienza degli effluvi zootecnici
quando un piano di concimazione prevede luso di reflui zootecnici indispensabile conoscere
lefficienza nellanno dimpiego e gli effetti residui del materiale che si utilizzer (es. liquame o
letame, letame bovino o altro, pollina ecc.)
IMMOBILIZZAZIONI E DISPERSIONI (DA AGGIUNGERE AL FABBISOGNO)
Le tabelle riportate ci forni-
scono indicazioni indi-
spensabili per la prepara-
zione dei pi ani di conci -
mazione.
Preliminarmente devesse-
re effettuata lanal isi dei
t e r r e n i , che ci fornisce in-
dicazioni sul livello di ele-
menti nutritivi e di sostan-
za organica presenti nel
suolo.
I dati ottenuti saranno la
base su cui impostare una
sorta di bilancio nutrizio-
nale.
Verr calcolato il f a b b i s o-
g n o teorico del suolo, da
questo verranno sottratti
gli apporti naturali ed ag-
giunte le dispersioni natu-
rali in elementi (vedi ac-
canto).
E utile e spesso indispen-
sabile lausilio di un tecni-
co specializzato.
Il ser vizio stato curato da
Gabriella Malanga
Mentre la chiave di lettura pi
corretta che solo unottica
di conservazione ci permette
di utilizzare la risorsa suolo
con i maggiori profitti in un
tempo medio-lungo, perch le
scelte che appaiono pi con-
venienti spesso lo sono solo
nel breve periodo.
Le sistemazioni idrauliche agrarie, indispensabili in collina, consentono un corretto sgrondo delle acque anche nei terreni in pianura
8
BOTTA
E RISPOSTA
CON
SANTILOCCHI
Sentiamo il parere del Profes-
sor Santilocchi dellIstituto di
Coltivazioni Erbacee ed Agro-
nomia della Facolt di Agraria
di Ancona.
Lappli cazione del CBPA pu
veramente consentire di limi-
tare il problema dei nitrati. ?
Rispetto al problema dei nitrati
la situazione italiana presenta
una grande variabilit. In ter-
mini generali le perdite di
nitrati hanno valori relativa-
mente bassi, intorno ai 70 kg
di azoto/ha/anno contro i 400
chili dei paesi del nord Europa.
Se per osserviamo la situa-
zione di territori di pianura ad
agricoltura intensiva e ad alta
concentrazione umana come
la Pianura Padana il problema
si presenta in maniera pi
grave. In Italia il rischio nitrati
elevato solo in aree limitate,
ma affinch restino tali biso-
gna fare qualcosa e quindi
lapplicazione del codice
urgente e necessaria.
Non le sembra che il codice
non i nquadr i i l pr obl ema
della gestione del suolo nel
suo complesso?
Il codice ci fa ragionare in ter-
mini realistici sul problema.
E chiara nel documento la
visione del chimico agrario: la
visione successiva quella
dellagronomo, una visione
trasversale, di chi ha la pro-
fessionalit necessaria per
applicare le adeguate tecniche
migliorative. Ma a monte di
questo importante che ci sia
la visione pi analitica del chi-
mico agrario.
Paol o Sequi , coordi natore
del gruppo che ha redatto il
C B PA, espr i me dubbi sul
fatto che l inquinamento da
nitrati in falda derivi da fonti
agricole. Lei che ne pensa?
Buona parte della perdita di
nitrati nei nostri terreni deriva
dal naturale processo di ossi-
dazione della sostanza organi-
ca del suolo, e solo limitata-
mente dalleccesso di conci-
mazione azotata. Non si pu
dire che non ci sia nessuna
responsabilit del settore agri-
colo, includendo anche la zoo-
tecnia, ma quantificare questa
responsabilit difficile.
In generale nelle zone collina-
ri, come le Marche, i picchi di
concentrazione di nitrati in
falda sono dovuti alla naturale
ossidazione della sostanza
organica. Lapplicazione di
tecniche colturali non ade-
guate ne accelera i ritmi. Dei
due picchi di perc o l a z i o n e
rilevati nelle stagioni piovose,
imputiamo alle pratiche agri-
cole in maggior misura quel-
lo primaverile, perch coin-
volge anche i nitrati derivanti
dalle concimazioni di fine
inverno. Applicando tecniche
adeguate il rischio si riduce.
Sarebbero uti l i al tri codi ci
per l e aree medi terranee?
Oppure condi vide l impres-
sione che basterebbe ricor-
rere maggiormente all ausi -
l i o di t ecni ci agr i col i ed
agr onomi , gi adeguat a-
me nt e f or ma ti r i spet t o a
queste nuove probl emati che
?
Avrebbe certamente senso
affiancare al CBPA altri codici,
ad esempio relativi ai proble-
mi del dissesto geologico Lo
stesso progetto Panda, che
ha finanziato la realizzazione
del codice, prevede la reda-
zione di altri documenti; il
problema che i finanzia-
menti si decidono di sei mesi
in sei mesi, ed in queste con-
dizioni chi inizia i lavori non
ha mai certezza di poterli
veder completati.
Per quel che riguarda lassi-
stenza tecnica c senzaltro
un anello mancante. Abbiamo
infatti sentito la necessit di
costituire L A s s o c i a z i o n e
Italiana per la Gestione
Agronomica e Conserv a t i v a
del Suolo (A.I.G.A.Co.S.), con
sede presso il Dipartimento di
Biotecnologie Agrarie ed
Ambientali di Agraria, ad
Ancona; unassociazione for-
mata da Agronomi ed agricol-
tori, con finalit formative ed
informative, con iniziative
aperte a tutti, per fare anche
noi la nostra parte.
C O S A S O N O I N I T R AT I
I
nitrati sono composti minerali azotati in cui presente la
massi ma combinazi one possibi le di azoto (N) e ossigeno
( O) . Si f or mano a par ti r e da al t r i compost i azot ati ( sal i
dell ammoniaca) a seguito del contatto con lossigeno. So -
no importanti perch assimilabili dalle piante come fonte di
nutrimento, ma nel contempo pericolosi perch molto solu -
bi li e quindi sogget ti ad essere t rasport ati con i movi menti
dellacqua nel suolo. Il rischio reale che i nitrati, sommini -
st r ati con l e conci mazioni azot at e i n quant i t superior e al
necessario, f ini scano nelle falde e quindi nell e acque desti -
nate alluso alimentare.
Si ipotizza un rischio di cancerogenicit di questi composti
nei conf r ont i del l uomo. I l l imit e pr evi st o dal l a nor mat iva
nazional e per la concentr azione di ni trati nell e acque pot a -
bili pari a 50 mg/litro. Sono 50 i Comuni del territorio re -
gionale che hanno superato questa concentrazione nelle lo -
ro acque.
Le lavorazioni effettuate troppo vicino ai fossi di scolo e lassenza di vegetazione causano
forti perdite di sostanza organica e di suolo
NO RM ATI VA
9
SANA 99,
PI CHE UNA FIERA
l SANA que-
stanno ha ri-
scosso un
successo sen-
za precedenti:
70.000 visita-
tori, 2.000 operatori stranieri
con un incremento rispettiva-
mente del 40 e del 65%;
boom di registrazioni presso
lufficio stampa anche di ope-
ratori della comunicazione:
oltre 800 i giornalisti accredi-
tati. Un vero proprio trionfo
che testimonia il crescente in-
teresse per il mangiar sano, il
curarsi con metodi rispettosi
del proprio corpo e il vivere in
un ambiente pi salubre.
Questanno, forse pi che in
passato, c un grande fer-
mento, si respira quasi la
consapevolezza che queste-
vento non pi una fiera a l -
t e r n a t i v a, ma ha tutti i numeri
per essere considerata meri-
tatamente la fiera europea pi
importante insieme a Biofach
di Francoforte.
Dati di segno positivo per il
numero degli espositori:
1.160, di cui 230 provenienti
dallestero, contro i 1.105 del
1998; aumentato anche il nu-
mero dei padiglioni, per una
s u p e rficie totale di 60.000
metri quadrati.
Queste cifre testimoniano co-
me il comparto del biologico
in Italia sia uscito dallemargi-
nazione iniziale; il settore
agro-industriale nazionale ed
in particolare la componente
agricola sembra recepire i
cambiamenti imposti dai nuo-
vi modelli di consumo degli
alimenti e questa circ o s t a n z a
si riflette direttamente sul
comparto delle produzioni
biologiche.
Infatti, nel corso degli ultimi
anni rapidamente mutata la
scala delle preferenze di ac-
quisto dei beni alimentari: i
consumatori italiani hanno di-
mostrato di gradire sempre
pi prodotti di qualit che
possano al contempo fornire
garanzie assolute in termini di
genuinit e valenza salutisti-
ca. La presenza in fiera an-
che di operatori della distri-
buzione conferma che gli ali-
mentari e i prodotti freschi
biologici stanno vivendo un
trend di crescita e che il com-
parto sta rapidamente rispon-
dendo alle esigenze di merc a-
to. Diversi importatori stra-
nieri, alcuni dei quali impe-
gnati nellexport verso il Giap-
pone, interessati agli alimenti
biologici e di qualit delle
M a rche, hanno avuto contatti
con i produttori marc h i g i a n i
presenti in fiera e coordinati
dal Servizio Promozione e Va-
lorizzazione dellAssessorato
Agricoltura.
Questanno il SANA, con gran-
I
Un vero e propri o tri onfo
che testimoni a il crescente
i nteresse per i l mangi ar
sano, il curarsi con metodi
nat ur al i e i l vi ver e i n
a mbi ent e pi sa l ubre .
Aumentano gl i esposi tori
rispetto allanno scorso.
10
de sensibilit, ha colto linte-
resse crescente dei consuma-
tori nei confronti della qualit
delle produzioni inaugurando,
al proprio interno, il 1 Salone
dei prodotti tipici e delle spe-
cialit regionali certificate.
Il padiglione 25 ha raccolto i
prodotti della migliore tradi-
zione alimentare italiana, a
Denominazione dOrigine
Controllata, Protetta, garanti-
ta, IGT, IGP, ed ha accolto gli
enti e gli operatori che si oc-
cupano della conservazione e
della valorizzazione di questo
grande patrimonio comune .
Nello stesso padiglione lo
stand dellAssessorato Agri-
coltura della Regione Marc h e
spiccava tra gli altri: sopra un
modellino geografico della re-
gione lungo 20 metri, con viti,
olivi, vi vi e veget i , si staglia-
vano: la foto a grandezza na-
turale di bovini di razza Mar-
chigiana, le foto dei formaggi
tipici marchigiani, il grande
matitone colorato che accom-
pagna da qualche tempo le
iniziative sul tema del cibo e
qualit.
Il SANA non solo fiera,
anche un momento di incon-
tro culturale, uno scambio di
vedute, un appuntamento per
confrontare esperienze, un
punto di osservazione privile-
giato per guardare in avanti,
fare bilanci e valutazioni.
Particolarmente interessante
e ricco il calendario di conve-
gni, conferenze e tavole ro-
tonde che ha visto i pi im-
portanti esperti nel settore
dellalimentazione, salute e
ambiente, ed in diversi dei
quali le Marche sono state
parte attiva .
LAssessore Marco Moruzzi
stato invitato a presentare
lesperienza della Regione
M a rche al convegno: Pr o -
dot ti t i pi ci , i nfor mazi one,
c o m m e rcializzazione, di fesa e
nor me i gi eni che, i l r uol o dei
C o n s o rz i nel quale ha sotto-
lineato che: non bastano gli
strumenti offerti dalle DOP,
IGP e dai marchi collettivi
previsti dal Reg. 2081/93 che,
pur essendo fondamentali per
la tutela dei prodotti italiani,
non sono di per s sufficienti
a conservare tutte le produ-
zioni minori e lintera gamma
dei prodotti tipici e tradiziona-
li; questi infatti non potranno
mai sostenere i costi econo-
mici e organizzativi che tali
m a rchi richiedono. Altri stru-
menti vanno pertanto messi
in atto, e lesperienza delle
M a rche lo dimostra, come
lapplicazione del Decreto
173/98 e ladozione di forme
di certificazione della prove-
nienza dei prodotti.
Interessante anche il conve-
gno sulla zootecnia biologica,
nel quale sono state fatte le
prime considerazioni sul Re-
golamento n.1804 del 19 lu-
glio scorso che completa, d o-
po tanto tempo, il Reg.2092/91
relativo ai metodi di produzio-
ne biologica e del quale trat-
teremo in modo approfondito
nei prossimi numeri.
Interessante la mostra che la
manifestazione ha dedicato
alle Materie Seconde, sulluti-
lizzo dei materiali riciclati, e la
mostra La terra sullimpie-
go nella bioedilizia di questo
materiale.
SANA ha chiuso i battenti
dando appuntamento al 14
17 settembre del 2000, inse-
riamolo nella nuova agenda.
L A R G E N T I N A S C O P R E L E M A R C H E
U
na delegazione argentina della Provincia di Rio Negro incontrato lAssessore Moruzzi
presso lo stand della Regione Marche al SANA 99 .
La delegazione era in visita ufficiale in Italia per promuovere la cooperazione economica,
industriale e tecnologica attraverso la ricerca di partners, la promozione di alleanze e per
sviluppare collaborazioni nel settore sociale e culturale tra i due paesi. Linteresse della
Provincia del Rio Negro, ha dichiarato Pablo Vergani gobernador della Provincia stes-
sa - di puntare alla naturale vocazione del nostro territorio per le produzioni biologiche e
valorizzare le bellezze paesaggistiche puntando allo sviluppo economico attraverso lagritu-
rismo. Riteniamo che le iniziative che le Marche hanno da tempo realizzato nel settore del-
lecoturismo e dellagricoltura biologica costituiscano un modello valido ed esportabile
anche oltre oceano .
Lincontro, improntato sulla massima cordialit, ha gettato le basi per futuri scambi e colla-
borazioni .
11
A s s e s s o r a t o
Agricoltura ed i
produttori mar-
chigiani sono
stati parte atti-
va della mani-
festazione Cheese Le forme
del latte organizzata da Slow
Food a Bra (TO) dal 17 al 19
settembre 1999 .
La manifestazione internazio-
nale, che ha richiamato cento-
mila fra visitatori e giornalisti
di tutta Europa, la pi grande
dedicata ai derivati del latte ed
nata per far conoscere e sal-
vaguardare le produzioni lat-
tiero casearie di qualit. Vi
hanno partecipato 130 fra pro-
duttori, affinatori e artigiani.
LAssessorato Agricoltura
delle Marche stato invitato
da Slow Food per presentare
alla stampa nazionale ed este-
ra un provvedimento, il primo
in Italia, che assicura la difesa
dei formaggi artigianali e tipici.
Grazie ad esso consentita la
produzione di alcuni formaggi,
riconosciuti come tradizionali,
in deroga alla legislazione igie-
CHEESE,
LE FORME DEL LATTE
L
Alla rassegna, or-
ganizzata da Slow
Food, lassessora-
to al l Agri col tura
ha presentato i l
p r o v v e d i m e n t o
che nel le Marche
consente la tutela
dei formaggi tipi-
ci. In ritardo inve-
ce le altre Regioni.
PRO M O ZI O NE
Articolo 1
(Finalit e ambito dapplicazione)
1. Ai fini del presente decreti
sono considerati prodotti
agroalimentari tradizionali
quelli le cui metodiche di
lavorazione, conserv a z i o n e
e stagionatura risultano
consolidate nel tempo.
2 . Per lindividuazione dei pro-
dotti agroalimentari tradi-
zionali le Regioni e le Pro-
vince autonome di Trento e
di Bolzano accertano che le
suddette metodiche sono
praticate sul proprio territo-
rio in maniera omogenea e
secondo regole tradizionali
e protratte nel tempo, co-
munque per un periodo
non inferiore ai 25 anni.
Articolo 2
(Elenchi regionali e provinciali
dei prodotti agroalimentari
tradizionali)
1. Le Regioni e le Province
autonome di Trento e di
Bolzano, entro sei mesi
dalla data di pubblicazione
del presente decreto nella
Gazzetta Ufficiale, predi-
spongono gli Elenchi re-
gionali o provinciali dei
propri prodotti agroalimen-
tari tradizionali.
2. Negli Elenchi di cui al com-
ma 1 devono essere indi-
cate, per ogni prodotto, le
seguenti informazioni:
a) nome del prodotto;
b) caratteristiche del pro-
dotto e metodiche di lavo-
razione, conservazione e
stagionatura consolidate
nel tempo in base agli usi
locali, uniformi e costanti,
anche raccolti presso le
Camere di commercio, in-
dustria, artigianato e agri-
coltura per territorio;
c) materiali e attrezzature
specifiche utilizzati per la
preparazione, il condizio-
namento o limballaggio
dei prodotti;
d) descrizione dei locali di
lavorazione, conserv a z i o n e
e di stagionatura.
3 . Le Regioni e le Province
autonome inviano gli Elen-
chi e i successivi aggiorna-
menti al ministero per le
Politiche agricole che prov-
vede al loro inserimento
nellElenco nazionale di cui
allarticolo 3.
Articolo 3
(Elenco nazionale dei prodotti
agroalimentari tradizionali)
1. E istituito presso il Mini-
stero per le politiche agri-
cole lelenco nazionale dei
prodotti agroalimentari tra-
dizionali.
2. Lelenco formato dai pro-
dotti definiti tradizionali
dalle Regioni e dalle Pro-
vince autonome di Trento e
di Bolzano e inseriti nei ri-
spettivi elenchi.
3. Il Ministero per le politiche
agricole cura la pubblica-
zione annuale dellElenco,
promuovendone la cono-
scenza a livello nazionale
ed estero, nellambito delle
funzioni a esso attribuite ai
sensi dellarticolo 2, com-
ma 3, del decreto legislati-
vo 4 giugno 1997, n. 143.
Articolo 4
(Accesso alle deroghe)
1. Per i prodotti tradizionali
iscritti negli elenchi regio-
nali o provinciali per i quali
risulti necessario accedere
alle deroghe previste dal-
larticolo 8, comma 2, del
decreto legislativo 4 giu-
gno 1997, n. 143, le Re-
gioni e le Province autono-
me inviano al ministero per
le Politiche agricole, per
ciascun prodotto interes-
sato, gli elementi relativi
alle procedure operative in
grado di assicurare uno
stato soddisfacente digie-
ne e disinfezione dei mate-
riali di contatto e dei locali
nei quali si svolgono le at-
tivit produttive, salva-
guardando le caratteristi-
che di tipicit, salubrit e
sicurezza del prodotto, in
particolare per quanto at-
tiene la necessit di pre-
servare la flora specifica.
2. Il Ministero per le politiche
agricole trasmette al mini-
stero della Sanit e al mini-
stero dellIndustria, del
commercio e dellartigiana-
to la documentazione re-
gionale di cui al comma 1,
per lemissione del provve-
dimento di deroga in
conformit con le disposi-
zioni comunitarie concer-
nenti ligiene degli alimenti,
ai sensi dellarticolo 8,
comma 2, del decreto legi-
slativo n. 173 del 1998.
3. Copia del provvedimento
di deroga, di cui al comma
2, trasmesso dal ministe-
ro della Sanit al ministero
per le Politiche agricole,
per la comunicazione alla
Regione o Provincia auto-
noma competente, nonch
per lannotazione nellElen-
co nazionale a margine del
prodotto interessato.
12
nico sanitaria vigente, utiliz-
zando strumenti e contenitori
in legno, marmo, rame, e con-
sentendo la loro stagionatura
in ambienti naturali (cantine,
grotte, botti e fosse). Il prov-
vedimento riguarda il pecorino
dellAppennino umbro-marc h i-
giano, il casc, lo slattato, il
cacio a forma di limone, il for-
maggio di fossa, la ricotta, la
Casciotta di Urbino (prodotto
a Denominazione di Origine
P r o t e t t a ) .
Carlo Petrini- Presidente
nazionale di Slow Food - in
unaffollata conferenza stam-
pa ha presentato liniziativa,
che salvaguarda le piccole
grandi produzioni di qualit
che rischiano quotidianamen-
te di essere schiacciate da
procedure amministrative e
burocratiche. Anche Piero
Sardo vice Presidente
nazionale di Slow Food- ha
ringraziato le Marche per la
lungimiranza e la tempestivit
con la quale ha difeso il suo
patrimonio gastronomico ed
ha espresso grande preoccu-
pazione per la lentezza dimo-
strata da altre Regioni.
LAssessore Marco Moruzzi
ha illustrato il provvedimento,
frutto di un lavoro impegnati-
vo che ha coinvolto le AUSL,
le Comunit montane, le
Organizzazioni professionali e
i singoli produttori, e che
mette a riparo molti formaggi
m a rchigiani dallomologazio-
ne. Moruzzi ha ricordato che
tali iniziative rafforzano le pic-
cole realt produttive e che
lazione congiunta pu costi-
tuire la salvezza di tante
microeconomie, che rischia-
no di essere travolte dalle
grandi lobby del settore
agroalimentare, le quali pur di
abbassare i costi di produzio-
ne, offrono prodotti dal gusto
standardizzato e spesso di
scarsa qualit.
Al termine dellincontro i
numerosi giornalisti presenti
hanno degustato la delicatez-
za della ricotta appena affiora-
ta, preparata da un produttore
della provincia di Macerata, il
signor Angelo Stazi.
A PROPOSI TO DI TI PI CI T
P
ubblichiamo i quattro articoli che costituiscono il regolamento del Ministero
per le politiche agricole e forestali, in attuazione del decreto legislativo
173/98, finalizzato al riconoscimento di prodotti agroalimentari tradizionali
ottenuti con antichi criteri di lavorazione, conservazione e stagionatura.
al 14 al 18 ot-
tobre si svol-
ta a Citt di
Castello (PG)
la terza edizio-
ne della Fiera
delle Utopie concrete, il con-
sueto appuntamento culturale
umbro dedicato a Quali sen-
si per la conversione ecologi-
ca e la convivenza?. Nei
quattro giorni delliniziativa
sono stati coinvolti esperti e
personalit internazionali per
fare esperienze con il naso,
partecipare a laboratori del
gusto e dellolfatto, seminari,
conferenze che ,andando a
naso, hanno affrontato temi
seri quali linquinamento, le
puzze che attanagliano le
citt, la qualit dei cibi..
LAssessorato Agricoltura del-
le Marche stato partner
dell edizione di questanno
dedicata all Olfatto e alla Me-
moria, un impegno per ribadi-
re la necessit e la possibilit
della riconversione ecologica
dello sviluppo alla quale la
Fiera lavora da anni.
Levoluzione pi recente del-
lagricoltura marchigiana ha
segnato lavvio di un proces-
so di riconversione ecologica
di questa attivit economica
ed ha posto la compatibilit
ambientale e la qualit dei
prodotti come obiettivo prio-
ritario per tutta lagricoltura e
le imprese agro alimentari.
Si pertanto passati dalluto-
pia di poche aziende alla con-
cretezza dei grandi numeri.
Lassessore allAgricoltura ha
presentato la Mostra ..e poi
tornammo in casa un per-
corso incentrato sulla perc e-
zione olfattiva, dedicato al
tempo passato, ai piaceri, ai
gesti ed ai sapori della tradi-
zione dei nostri nonni di cui
ha detto facciamo tesoro
guardando allo sviluppo della
nostra agricoltura. In questo
spazio sono stati ricreati gli
ambienti della casa colonica
tipica marchigiana: la stalla, la
cantina, la cucina, la soffitta,
con quanto di odoroso, ma
anche aspro e greve cera al-
lora, questa mostra rappre-
senta il nostro tentativo per
riscoprire qualcosa di smarri-
to e prezioso.
Nel denso programma : une-
sposizione dedicata alle spe-
zie : I cer chi del pr of umo -
curata dallIstituto delle tradi-
zioni popolari del l Uni ver si t
di Ambur go; Unut opia con -
cr et a negat i va: Le conser v e
del l odore del l a STA S I , il Ser-
vizio Segreto della Germania
dellEst il quale conservava gli
odori umani delle persone so-
spette e se ne serviva per
mettere i cani sulle loro trac-
ce; Sper i ment ar e gl i odor i
La magia nascosta di un sen -
so minore: una serie di instal-
lazioni per sperimentare le
proprie capacit olfattive e ri-
conoscere adori e aromi; La-
boratori educativi: Il profumo
e la poesi a, Ucci ucci sent o
udor di- nelle fiabe popola-
ri un percorso educativo; La-
boratori del Gusto a cura di
Slow Food: Annusar e per de -
gustare: i formaggi da salvare
nell e Marc h e. E poi le confe-
renze e i seminari: M i s u r a z i o -
ne e val ut azi one degl i odor i
il problema degli odori degli
impianti industriali; A p p r o -
pr iar si del mondo at t r aver so
i l naso: St or i a e psi col ogi a
dellolfatto e...altro ancora per
tutti i nasi !
PRO M O ZI O NE
13
Q U A N D O L E U T O P I E
S O N O C O N C R E T E
D
I servizi della Rubrica Pro-
mozione - da pag. 9 a pag.
13 - sono stati curati da
Luana Spernanzoni
e s p e r i e n z a
marchigiana di
c e r t i f i c a z i o n e
della carne
oggetto di un
crescente inte-
resse da parte di altre Regioni
italiane e non solo. Il progetto
partito tre anni fa per inizia-
tiva dellAssociazione dei
Produttori Bovinmarche e
della Regione Marche, che
lha finanziato con i fondi
dellOb. 5b: stata la risposta
delle Marche allo scandalo
della mucca pazza. Una
risposta che ha anticipato
quella comunitaria, che con il
Reg. CE 820/97, stabilisce
lobbligatoriet delletichetta-
tura delle carni bovine al det-
taglio a partire dal primo
gennaio 2000.
E proprio questa imminente
scadenza che rende ulterior-
mente interessante la nostra
esperienza che, in questi due
anni, ha subto delle modifi-
che nel senso di una semplifi-
cazione della procedura.
Il punto forte del meccanismo
di certificazione la sua asso-
luta sicurezza e limpossibilit
di qualunque contraffazione.
Il tutto gestito da un siste-
ma informatico costituito da:
software di gestione per tutti i
soggetti coinvolti nella filiera
(produttori, macellai, confe-
zionatori, distributori e punti
vendita), sistemi telematici e
s e rvizi di gestione per il tra-
sferimento dei dati, servizi di
gestione centralizzata dei
detabase, interc o n n e s s i o n i
telematiche e sistemi di eti-
chettatura per i punti vendita.
Attualmente sono circa 200 i
punti vendita in grado di effet-
tuare, attraverso una conven-
zione con la Bovinmarche, la
certificazione della carne.
I l successo del progetto
confermato dai dati forniti
dalla stessa Bovimarche che,
alliniziativa, ha collegato
anche un concorso a premi.
Risultano essere 14 mila le
cartelle completate dai consu-
mati, con i certificati di
acquisto fino ad un totale di
10 chili di carne.
Unottima risposta che dimo-
stra linteresse del consuma-
tore per i prodotti di qualit e
garantiti. Il sistema marc h i-
giano, che a questo punto
largamente collaudato, sicu-
ramente un punto di riferi-
mento a livello nazionale e
internazionale. Le sofisticazio-
ni alimentari si combattono
non solo aumentando i con-
trolli, ma con un sistema di
garanzie su tutti i passaggi
della filiera. La certificazione
il momento terminale, che
consente di dialogare con il
consumatore e di spiegargli
cosa arriva sulle sua tavola.
A questo proposito ha
detto Moruzzi - concordo
totalmente con Romano
Prodi, che spiegando la pro-
posta della creazione di
unAgenzia a livello europeo
per la sicurezza alimentare, ha
dichiarato che la salute deve
avere la precedenza su tutto.
Ma vediamo in cosa consiste
il sistema. Pesando la carne,
la bilancia automaticamente
emette lo scontrino ed il certi-
ficato relativo con le seguenti
indicazioni: paese o azienda
di nascita e di allevamento
dellanimale, dov avvenuta
la macellazione, numero di
identificazione dellanimale e
della carcassa, denominazio-
ne del punto vendita.
Contemporaneamente il rela-
tivo peso viene scaricato da
quello complessivo della
mezzena. Questo sistema
lultimo messo a punto: infatti
fino a qualche tempo fa il
meccanismo era simile, ma
meno diretto ed era legato
allutilizzo di una carta POS,
tipo Bancomat.
14
CARNE E
CERTIFICAZIONE
L
PRO M O ZI O NE
I l si stema di certi fi cazi one fi nanzi ato
dal l a Regi one e messo a punto dal l a
Bovinmarche oggetto di interesse da
parte di altre realt.
15
l cibo r i t m a v a le ricorren-
ze, le festivit ed i cicli del
lavoro contadino, soprat-
tutto della mezzadria che
m a d r e del carattere e
delle abitudini culturali
della societ marchigiana. Viceversa il
quotidiano era fatto dalla cos detta a c -
qua cot ta, nella quale bollivano verdura,
pochi fagioli ed un paio di patate, ac-
compagnati da pane raffermo: pranzo e
cena insieme. Nella festa, per cui, il mo-
mento del cibo integrava la liturgia, tra-
sformandosi in veri b a c c a n a l i, persino in
occasione di funerali a ricordare i ban-
chetti funebri etruschi, i p a r e n t a l i a l a t i n i
e le agapi dei cristiani nelle catacombe. Il
cibo ha spesso significato simbolico o
magico: lagnello della Pasqua cristiana
altri non che l Agnello di Di o; luovo di
Pasqua, presso gli antichi greci prima,
fra i romani poi, il buon augurio al ri-
sveglio primaverile della natura; il ceno-
ne di Natale, tutti insieme, conserva tut-
tora un forte potere aggregante della fa-
miglia. A mezzanotte, nel rispetto della
vigilia: pesce (baccal, anguilla, aringa,
merluzzo...) e verdure (broccoli, gobbi,
sedani...), mentre il pranzo natalizio, ab-
bonda di carne: nei cappelletti, timballo,
rag, arrosto, nelle olive ripiene (tipiche
del Piceno), nel fritto. Le lenticchie a Ca-
podanno propiziano denaro: dalla tradi-
zione ebraica della primogenitura vendu-
ta da Esa a Giacobbe per, appunto, un
piatto di lenticchie. Poi nellirrefrenabile
allegria di Carnevale tutto lecito, anche
nel mangiare, soprattutto con i dolci tipi-
ci. Nelle Marche vigeva luso di gir are al
l a r d e l l o: i bambini, con il viso sporco di
carbone, vanno di casa in casa, con uno
spiedo in mano, chiedendo salsiccia, lar-
do o denaro. Bambini poveri che dietro
la maschera di carbone nascondono lu-
miliazione dellaccattonaggio. La questua
in uso anche a p a s q u e l l a, quando si
uccide il maiale: i questuanti, di nuovo di
casa in casa, cantano la richiesta di cibo.
Se la v e r g a r a rifiuta, la canzone termina
con una maledizione. Ma tutti offrono:
tra loro pu celarsi Ges, tornato a veri-
ficare la bont danimo. Segue la Quare-
sima, periodo di penitenza e astinenza
dalla carne; dopodich c il gioved san-
to, in ricordo della passione di Cristo: ad
imitazione dellultima cena, ci si riunisce
per la s a r d e l l a t a, solo sardelle e stocca-
fisso. In alcuni paesi, la domenica in al-
bis la gior nata delle f r it tate: una scam-
pagnata a base di frittata, pane e pizze
pasquali. Il momento culminante della
vita mezzadrile e contadina la trebbia-
tura, quando i suoi protagonisti davano
sfogo alle frustrazioni accumulate nel
corso dellanno: un banchetto infinito per
celebrare la festa del grano con portate
tipiche (la paperina in brodo) per togliere
la polvere in gola ai battitori . Era una sfi-
da tra mezzadri per mostrare ai vicini il
loro benessere.
IL CIBO NELLA
TRADIZIONE POPOLARE
I
Inizia con questo numero
una carrellata sui prodot-
ti alimentari che fanno la
stori a del le Marche, ac-
compagnando le tradizio-
ni e ricorrenze pi signi-
ficative.
PRO M O ZI O NE
16
a tradizione ha chiamato
questo, dolce assoluta-
mente unico delle Mar-
che: l o n z a o l o n z e t t a di fi-
co. In realt per molti il
s a l a m e o s a l a m i n o di fi-
co, un nome che descrive meglio le sue
forme. Se dovessimo scegliere un cibo
per interpretare e rappresentare le abitu-
dini e il carattere dei marchigiani, non
pu essere che questo. Gli alberi di fico,
lingrediente principale, sono presenti, a
volte in quantit, accanto ad ogni casa
contadina, tanto che persino Leopardi ne
cantava quasi con nostalgia la tipicit,
durante i viaggi in t erra st raniera. I sapo-
ri dolci ma non zuccherati ed eccessivi
ricordano la semplicit di gusti ai quali la
mezzadria, madr e degli usi locali, era
obbligata, poich i prodotti migliori era-
no destinati al padrone. La sua delicatez-
za e qualit testimoniano lindole mar-
chigiana, mai sopra le righe e portata ad
e s t r e m i z z a r e .
C i rca venti centimetri di lunghezza e sei
di circonferenza, fatto solo di frutta spes-
so spontanea, senza aggiunte artificiali
per modificare i colori o la conserv a z i o-
ne: sono i connotati di un dolce povero a l
quale partecipano di norma anche altri
prodotti della terra marchigiana come la
sapa (mosto di uva bollito), il m i s t r ( l i-
quore secco a base danice), i semi d a n i-
c eo ancora le mandorle (tritate) e le noci.
Unico vezzo, anchesso inscindibile dal
concetto di tipicit, lavvolgimento della
lonzetta o salamino che dir si voglia nella
foglia di fico: il suo cuore e la sua veste.
I fichi andrebbero asciugati al sole e disi-
dratati, vanno macinati assolutamente a
mano e amalgamati in una dolce pasta
con le altre componenti.
Nasce a febbraio e pu essere gustato fi-
no a Pasqua. Rappresentava, in due belle
fette di pane, la merenda degli scolari
della Vallesina, la sua zona dorigine.
Oggi stato riscoperto dai migliori cuo-
chi e ristoranti, insieme a pecorino (la
tradizione) al parmigiano (spazio ai
gusti italiani!) o alla ricotta, nelle delica-
tissime sperimentazioni dei nuovi c h e f
m a rchigiani che hanno conquistato le ta-
vole parigine.
l Piceno accoglie nel suo territorio, fin
dallet preistorica, unoliva da tavola che
nei millenni continua a stupire il mondo
per le sue qualit. I Latini la chiamarono
Pi cena e divent A s c o l a n a t e n e r a con la
loro decadenza. I terreni del colle S.Mar-
co ad Ascoli (rocce calcaree su travertini
molto fessurati) ed anche la valle Fiorana
rappresentano lhabitat ideale. H a n n o
temperature invernali per fornire il giusto
freddo e frutti in abbondanza: olive,
buone, succose, di facile digestione con
poca presenza dolio ed acidi. Plinio le
pose in primo piano tra quelle in sala-
moia (immerse nellacqua), Marziale le
magnific come inizio e fine dogni rega-
le banchetto, Papa Sisto V se le faceva
mandare in Vaticano, mentre trionfavano
nei gusti di Rossini, Garibaldi, Puccini
e...Si pu ben comprendere come abbia
contribuito a rendere celebre lagricoltu-
ra del Piceno. Le variet sono la tenera,
la semitenera e la dura (meno pregiata).
La regina la prima, a drupa ovale, gros-
sa, ricca di polpa e di un bel verde pa-
glierino. Il grande limite la delicatezza:
si ammacca ed annerisce per un nonnul-
la. Nonostante sia di gran lunga la mi-
glior oliva verde da tavola al mondo, cor-
re il rischio di scomparire quando le la-
boriose donne ascolane si arrenderanno
alla fatica della raccolta. Il prodotto mi-
gliore viene da Ascoli, Folignano, Ve n a-
rotta, Castel di Lama. La raccolta ai pri-
mi dottobre, a mano, in recipienti con
pareti soffici per evitare ammaccature.
La sua pi prestigiosa utilizzazione or-
mai mondiale: loli va al lascolana farci-
ta e fritta. Ed attenzione a diffidare dalle
imitazioni nelloliva base. E un cibo di
grande raffinatezza, barocco, a ben vede-
re, anche nella preparazione. Dopo aver
tolto losso con una particolare tecnica,
si riempie con manzo, maiale e pollo,
spezie, odori, uova e formaggio. Quindi,
rotolate nella farina, nelle uova sbattute e
nel pane grattugiato, finiscono in padella
con olio doliva extravergine abbondante
e molto caldo. La cottura fa pensare pi
alle invenzioni culinarie di scuola france-
se del 700, che a proletarie polpette.
a cura di Flavio Brasili
L O N Z E T TA D I F I C O
L
T E N E R A
A S C O L A N A
Le foto di pagg. 15 e 16 sono gentilmente concesse dal Museo dell a Storia dell a Mezzadria di Senigallia. La prima
rel ati va al l a trebbiatura, l a seconda i mmortal a un momento di soci al izzazione durante l a pausa dal lavoro, che
assumeva il nome di VINTORA (le campane delle chiese di campagna, alle quattro del pomeriggio, annunciavano che
era venuta lora della merenda).
i parlato mol-
to, in questi
u lt i m i t e m p i ,
delle biotecno-
logie: dei loro
successi, delle
realizzazioni strabilianti - pen-
siamo alla clonazione - delle
loro prospettive. Ma, di pari
passo, si sviluppato un am-
pio fronte contrario, partito
con gesti eclatanti di associa-
zioni ambientaliste, che ha
portato gran parte delle per-
sone a guardare con sospetto
a questa moderna tecnologia.
In realt, il consenso abba-
stanza ampio per quanto ri-
guarda la ricerca in medicina,
ambito dove le biotecnologie
operano gi da diversi anni.
Ma quando si tratta del cibo,
allora, il fronte del no prende
il sopravvento.
Nello scorso marzo sono stati
diffusi i dati di una ricerc a
condotta dallUnione europea
su 500 persone in 11 stati.
Tra tutti, gli italiani sono risul-
tati i pi ostili allapplicazione
delle biotecnologie nelle pro-
duzioni agricole alimentari: lo
bocciano senza appello 79
italiani su cento. Seguono gli
spagnoli (71%), si scende al
57% in Inghilterra mentre lO-
landa il paese pi aperto al-
la nuova tecnologia, con gli
avversari del cibo biotech in
minoranza, al 47%.
Un sociologo della London
School of Economics, a com-
mento al sondaggio dellUE,
faceva notare come di nor-
ma lapprovazione delle inno-
vazioni in campo scientifico
da parte dellopinione pubbli-
ca legata alla conoscenza:
tanto pi il pubblico infor-
mato sullargomento, tanto
maggiori sono le probabilit
che le nuove tecnologie ven-
gano accettate. Dal sondag-
gio tuttavia emerso che le
biotecnologie costituiscono
uneccezione: infatti, pur es-
sendo migliorata la cono-
scenza di base in materia,
non aumentata in propor-
zione la fiducia nelle capacit
delle nuove tecniche di influi-
re positivamente sulla vita.
PRO E CONTRO
Il dibattito aperto, e le noti-
zie si rincorrono, vicine e lon-
tane. Qui nelle Marche, per
esempio, la scorsa primavera
stata messa al bando la
sperimentazione di piante ge-
neticamente manipolate in
tutto il territorio regionale.
A causa della complessit
della questione, per molti
difficile farsi unopinione per-
sonale riguardo le biotecnolo-
gie in agricoltura: da una par-
te le grandi aziende del setto-
re spendono miliardi nella co-
municazione per rassicurare
sulla bont dei progetti e sulla
loro sicurezza, dallaltra asso-
ciazioni, enti e personaggi fa-
mosi si dichiarano contrari a
queste tecniche.
Per capire in che cosa consi-
ste la manipolazione dei geni
bisogna ricordare come ogni
specie animale e vegetale ha
allinterno di ogni cellula un
proprio codice genetico - or-
ganizzato nella struttura del
DNA - che definisce le caratte-
ristiche dellorganismo sia co-
me aspetto che come com-
portamento. Le biotecnologie
utilizzano tecniche dellinge-
gneria genetica per modificare
il DNA di un organismo viven-
te, talvolta utilizzando fram-
menti ottenuti da un organi-
smo completamente diverso,
in modo da creare un essere
nuovo con caratteristiche ori-
ginali. Qualche esempio. Un
tipo di mais stato reso pi
resistente agli insetti nocivi
con geni presi dalle lucciole.
Sono numerosi i tipi di patate
rese pi tenaci contro le ma-
lattie con linserimento di geni
di bachi da seta o di virus.
Si tratta, quindi, di tecniche
del tutto nuove.
DOVE LA DIFFERENZA
Al di l delle centinaia di spe-
rimentazioni di nuovi prodotti
alimentari transgenici, i due
alimenti pi diffusi e che han-
no avuto lautorizzazione alla
coltivazione in Europa sono la
soia e il mais modificati. In
particolare, sono la soia chia-
mata Round-up ready pro-
SPAZI O APERTO
17
BIOTECH,
RIFLETTIAMOCI SU
S
Avviamo con questo numero una rifles-
si one sul l e bi otecnol ogi e appl i cat e
al l agri col tura. Approfondi re questa
tematica ci consente di maturare uno-
pi ni one responsabi l e sul l e tecnol ogi e
del futuro.
dotta dalla multinazionale
Monsanto e il mais Maximi-
ser della Novartis. In che co-
sa si distinguono dai corri-
spondenti semi normali?
Prendiamo il mais. Ha acqui-
sito nel suo patrimonio gene-
tico tre geni estranei.
Il primo assicura una mag-
giore resistenza a un erbicida,
il glufosinato ammonio, per-
mettendo una pi radicata eli-
minazione delle infestanti, e
quindi una maggior resa in
cereale: in pratica la pianta di-
venta resistente a dosi di pe-
sticida di regola intollerabili.
Il secondo rende il mais inat-
taccabile da un insetto, la pi-
ralide (una farfalla), parassita
che normalmente pu essere
causa di notevoli perdite di
raccolto, grazie alla produzio-
ne di una tossina. Questa tos-
sina prodotta, in natura, da
un batterio del terreno, il Ba-
cillus thuringiensis, importan-
te nemico della piralide.
Il terzo gene comporta la re-
sistenza a un antibiotico,
lampicillina. Non risulta una
funzione utile per la pianta,
ma , nella pratica di labora-
torio, il metodo utilizzato per
verificare che gli altri geni si
siano in effetti integrati nel
DNA della pianta. Un modo,
cio, per verificare che lespe-
rimento riuscito.
Per quanto riguarda la soia
modificata (chiamata Round-
up ready prodotta dalla mul-
tinazionale Monsanto), le tra-
sformazioni sono in parte le
s t e s s e .
In questo caso le modifiche al
DNA sono due: una permette
una maggior resistenza aller-
bicida Round-up (si tratta
sempre di glufosinato ammo-
nio, nel caso specifico pro-
dotto dalla stessa multinazio-
nale che ha messo a punto la
soia modificata) e laltro di re-
sistenza a un antibiotico.
QUALI RISCHI
PER LUOMO?
Per ognuno dei geni aggiunti
al patrimonio genetico del
mais o della soia sorgono,
prima o poi, e in misura pi o
meno probabile, una serie di
problemi a carico dellinqui-
namento dellambiente, degli
equilibri dellecosistema, della
salute delluomo.
Lalimento transgenico in s,
si afferma, non dovrebbe ave-
re effetti negativi direttamente
sulluomo. Le modifiche av-
vengono a carico di molecole
- DNA e proteine - che co-
munque sono scomposte du-
rante la digestione.
In realt, alcuni vegetali biote-
ch sono stati eliminati perc h
producevano sostanze tossi-
che per luomo. In altri casi il
problema stato quello di
provocare reazioni allergiche.
Lanno scorso, in Inghilterra,
Arpad Pusztai un genetista
che lavorava al Rowett Institu-
te for agricolture ad Aberdeen,
stato costretto alla pensio-
ne il giorno dopo le sue rive-
lazioni su studi di tossicit che
indicavano un nesso tra con-
sumo di patate geneticamente
modificate (non in commer-
cio) e danni ad organi interni
e al sistema immunitario su
animali da esperimento. Dopo
la sua riabilitazione ha di-
chiarato limportanza di conti-
nuare gli studi di tossicit sui
prodotti biotecnologici, perc h
sono ancora troppo scarsi i ri-
sultati disponibili.
PI FACILIT NELLUSO
DI DISERBANTI
Ma vediamo intanto che cosa
accade nella produzione agri-
cola, sempre considerando il
mais Maximiser.
Il primo dato che salta agli oc-
chi la maggiore facilit nellu-
so di diserbanti in questo tipo
di coltivazione. La maggior re-
sistenza della pianta pu per-
mettere un aumento consi-
stente della dose di erbicida
che, facendo terra bruciata (e
non in senso lato) intorno, ga-
rantisce una crescita migliore e
quindi rese pi alte in granella.
La conseguenza possibile
maggior uso e diffusione di
pesticidi, con danno per lam-
biente, rischi per gli agricoltori
e alte probabilit di ritrovare
residui di sostanze tossiche
negli alimenti. Tutto questo,
evidente, va in una direzione
totalmente opposta a quella
che oggi spinge verso un uso
limitato o anche nullo di so-
stanze di sintesi in agricoltura.
AUTODIFESA:
SEMPRE UN BENE?
Daltra parte la produzione di
tossine da parte della pianta,
che si difende da s dal pa-
rassita, e quindi rende neces-
sario un trattamento in meno,
potrebbe essere vista come
una buona potenzialit. In ef-
fetti, si sente spesso dire che
le biotecnologie permettono
un uso minore di pesticidi
p e rch si d la possibilit al
vegetale di difendersi da solo.
Rimane il fatto che, nel caso
concreto del mais modificato,
linfestante piralide eventual-
mente presente risulterebbe
costantemente a contatto con
la tossina contenuta nella
pianta. Qual il rischio? Un
aumento, nel tempo, della re-
sistenza degli insetti a questo
insetticida. E quando la tossi-
na del Bacillus thuringiensis
dovesse diventare inefficace
andrebbe sostituita da altri in-
setticidi pi potenti: in fin dei
conti, probabile a medio-
lungo termine un danno per
lambiente, visto che la tossi-
na del Bacillus thuringiensis
un insetticida naturale, biode-
gradabile, efficace e poco tos-
sico per le piante. Invece di
inserire la tossina nel mais,
dicono in molti, sarebbe pi
opportuno fare il trattamento
con la stessa solo in caso di
necessit, come si fa adesso.
SE SI DIFFONDE
LA RESISTENZA
AGLI ANTIBIOTICI
C poi unaltra questione, che
riguarda il gene che fornisce la
resistenza allampicillina. Si te-
me, infatti, il trasferimento del
gene a batteri, che risultereb-
bero poi insensibili a questo
tipo di antibiotico. In altre pa-
role, se il gene della resistenza
allampicillina venisse trasferi-
to, nel nostro tubo digerente o
in quello di animali nutriti con
il seme modificato, a batteri
pericolosi per luomo normal-
mente debellati con quellanti-
biotico, si potrebbero creare
ceppi resistenti, ben difficili da
eliminare, poi, in caso di infe-
zione. Fino a qualche mese fa
questa ipotesi era considerata
impossibile dai produttori di
sementi modificate: il DNA che
compone i geni, si diceva, non
arriva integro nellintestino,
viene frammentato prima dagli
enzimi della digestione. Pur-
troppo non cos: nello scor-
so febbraio stata pubblicata
la notizia che ricercatori del
Nutrition and Food Researc h
di Zeist, in Olanda, utilizzando
un intestino artificiale e lavo-
rando su mais geneticamente
modificato, hanno verificato
che pu esistere una probabi-
lit su dieci milioni che un ge-
ne estraneo salti su un bat-
terio intestinale.
Pu sembrarci un evento re-
moto: ma non dimentichiamo
che nellintestino si trovano
centinaia e centinaia di miliar-
di di batteri.
Venetia Villani
18
l fiume Musone na-
sce dal monte Maz-
zolare del gruppo
del San Vicino, ha
una lunghezza di 65
km ed un bacino di
681 km
2
( Touring Club Italia-
no, 1979). Questultimo inte-
ressa 12 comuni delle Marche
di cui 8 in provincia di Anco-
na (Filottrano, Staffolo, Santa
Maria Nuova, Offagna, Came-
rano, Castelfidardo, Loreto,
Osimo) e 4 in provincia di
Macerata (Apiro, Cingoli ,
Montefano, Recanati) (Bona-
sera F., 1955).
Il fiume sbocca al mare tra
Numana e Portorecanati. L a t-
tuale foce ha avuto origine
nella seconda met del secolo
XVI, quando, per liberare dal-
la malaria terreni della pianu-
ra di Loreto, lasta terminale
del fiume ha subito una de-
viazione confluendo in quella
del fiume Aspio, come risulta
da un catasto del 1583 con-
s e rvato nellarchivio della
Santa Casa di Loreto (Ortola-
ni M. e Alfieri N., 1947).
Come tutti i fiumi della Regio-
ne Marche il Musone si carat-
terizza per la scarsezza degli
affluenti, la dissimmetria delle
sponde ed il regime torrentizio
con periodi di magre alternati
ad altri di portate abbondanti.
Tra i pi importanti tributari
spiccano, sulla riva destra, il
torrente Fiumicello ed il rio
Troscione, sulla sponda sini-
stra, il citato fiume Aspio.
ORIGINE
Nei suoi 65 km di percorso il
Musone attraversa zone agri-
cole che per lutilizzazione del-
le superfici fanno capo essen-
zialmente a tre aree omoge-
nee, denominate, secondo il
Programma pluriennale di at-
tuazione del Regolamento
CEE 2078/92 della Regione
M a rche, rispettivamente, colli-
na interna, collina litoranea
asciutta e collina litoranea irri-
gua (Foto 1). Esaminando le
colture agrarie praticate in tali
ambienti (tabella 1), si rileva,
passando dalla zona collinare
interna a quella litoranea irri-
gua, un incremento delle spe-
cie cerealicole ed industriali a
svantaggio delle foraggere av-
vicendate. Si evince, inoltre, il
forte calo dei prati e lincre-
mento delle colture orticole.
Il diversificato quadro coltu-
rale dei suoli, tenuto conto
anche delle diverse epoche
dimpianto delle specie colti-
vate, esercita un differente
impatto sulle acque superf i-
ciali che afferiscono al Muso-
ne. In ogni caso le precipita-
zioni rappresentano il veicolo
di trasporto delle sostanze in-
desiderate distribuite e/o ori-
ginate naturalmente nei cam-
pi. Esse attivano, nel nostro
ambiente essenzialmente col-
linare, fenomeni di erosione
che a monte sono causa di
asportazione del suolo mi-
gliore, a valle, sovente, di pie-
ne rovinose.
SPAZI O APERTO
19
I NITRATI NELLE ACQUE
DEL MUSONE
Ori gi ne, i mpl i cazi oni e suggeri menti
per un loro contenimento. Tecniche col-
turali eseguite in modo irrazionale sono
causa del l i nqui namento del l e acque
superficial i. Queste, interagendo con le
falde freatiche, compromettono la pota-
bil i t dell e ri sorse idriche profonde at-
ti nte per i l consumo umano. Per arre-
stare tale meccanismo vizioso, neces-
sari a l attuazi one del Codi ce di Buona
Pratica Agricola.
Foto 1 Frumento concimato in copertura: sono evidenti i granuli bianchi di concime azotato
nella parte alta di sinistra.
I
Nellareale in questione, le
piogge risultano assai variabi-
li nellarco dellanno: in anna-
te piovose, come quella del
1995, si possono osserv a r e
punte che nel mese di agosto
superano i 144 mm, vicever-
sa, in quelle siccitose, pu
passare pi di un mese con
precipitazioni nulle. Media-
mente, nel basso bacino idro-
grafico del Musone, sulla
scorta dei dati rilevati per 36
anni, dal 1958 al 1994, in lo-
calit San Biagio di Osimo,
cadono 736 mm di pioggia
lanno e la stagione pi piovo-
sa risulta lautunno con 232
mm; seguono con 169 mm la
primavera e lestate, chiude,
con 166 mm, linverno.
IMPLICAZIONI
Le precipitazioni che cadono
in parte finiscono ovviamente
con linteressare le falde da cui
vengono attinte le acque per il
consumo umano. Perc h
unacqua possa essere consi-
derata potabile, oltre ad altri
requisiti stabiliti dalle norme
vigenti, deve presentare una
concentrazione di ioni nitrici
N O
-
3
, comunemente denomi-
nati nitrati, inferiore a 50 mg/l.
La fi gura 1 riporta, nel perio-
do gennaio 1993 - marz o
1996, landamento delle pre-
cipitazioni e dei nitrati nelle
acque del fiume Musone e in
alcuni pozzi di attingimento
delle acque potabili realizzati
nelle immediate vicinanze del-
lasta fluviale. Si rileva innan-
zitutto come la variazione del-
la concentrazione dei nitrati
nelle acque del fiume sia in
sintonia con le precipitazioni
e con le pratiche di fertilizza-
zione condotte nei campi col-
tivati. Piogge superiori a 50
mm hanno sempre determi-
nato un aumento dellinqui-
nante, con eccezione di quelle
verificatesi nellagosto 1995
per il fatto che nei campi col-
linari non viene effettuata al-
cuna concimazione alle coltu-
re ancora in atto. Nel periodo
esaminato, si pu osserv a r e ,
inoltre, come la variazione
della concentrazione dello io-
ne nellacqua del fiume sia al-
tres in concordanza con
quella riscontrata nelle acque
dei pozzi. Viceversa, nel pe-
riodo dicembre 1994 - aprile
1995, gennaio escluso, le alte
concentrazioni di nitrati delle
acque fluviali non sembrano
aver influenzato quelle osser-
vate nelle risorse dei pozzi.
Tale anomalia sembra da col-
legare alle discrete e costanti
precipitazioni rilevate nel pe-
riodo considerato che, aven-
do creato nel tempo un am-
biente saturo, non hanno fa-
vorito lo scambio tra fiume e
falda che alimenta i pozzi. In
ogni caso le correlazioni stu-
diate tra i valori di concentra-
zione nelle acque fluviali e
quelli osservati nelle acque
sotterranee dei punti di attin-
gimento presi in esame, stral-
ciando dallanalisi statistica i
dati del quadrimestre dicem-
bre 1994 - marzo 1995, per la
ragione sopra esposta, hanno
confermato linfluenza dei ni-
trati contenuti nelle acque del
fiume su quelli rinvenuti nelle
falde acquifere con coefficienti
di correlazione per il pozzo de-
nominato Valentino di 0,73**,
per quello Snam 0,47* e quel-
lo S.Casa 0,58** (* e ** signi-
ficativit statistica rispettiva-
mente a P<0,05 e a P<0,01).
Esaminando ancor pi da vici-
no la situazione dei nitrati nel
fiume, si pu affermare in li-
nea generale che la qualit
delle sue acque migliora nelle
zone a monte dei suoi princi-
pali affluenti (Fiumicello e Tr o-
scione), facendo rilevare che
la presenza degli ioni nitrici
dipende per buona parte dal-
linquinante trasportato dai
due tributari. Prendendo infat-
ti in considerazione i dati della
tabell a 2 si rileva che, nel pe-
riodo gennaio 1995 marz o
1996, nel punto M
1
situato a
valle degli affluenti Fiumicello
e Troscione, le risorse del fiu-
me hanno fatto registrare una
concentrazione di nitrati (NO
-
3
) che risultata superiore al
limite di potabilit delle acque
per il consumo umano di 50
mg/l in sei mesi con punte in
febbraio e marzo 1995. Nella
postazione di campionamento
M
2
a valle del Troscione, lin-
quinante risultato superiore
alla soglia di 50 mg/l in quat-
tro mesi con valore massimo
raggiunto nel marzo 1995.
Nella stazione M
3
a monte dei
due tributari del fiume, il limi-
te di 50 mg/l di NO
-
3
stato
superato solo in tre mesi con
indice massimo di 56 mg/l nel
febbraio 1995.
Dallo stesso prospetto si os-
s e rva poi che, nelle acque del
Fiumicello, prima della sua
confluenza, la soglia di 50
mg/l di nitrati stata scalva-
cata in otto mesi con punta di
86 mg/l nel marzo 1995 e che
in quelle del Troscione, nelle
vicinanze della sua immissio-
ne nel fiume, il valore limite
20
Collina
Colture Interna Litoranea L i t o r a n e a
asciutta irrigua
Cereali 35 49 51
Industriali (barbabietola, girasole, ...) 11 24 26
Foraggere avvicendate 37 12 10
Vite 3 10 6
Orticole 0,5 1 4
Frutteti 0,5 1 2
Prati 13 3 1
Foto 2 Uno scorcio della Valle del Musone: in primo piano larea denominata collina litoranea
irrigua con colture cerealicole e superfici destinate a rinnovo ancora da seminare.
Tab. 1 - Valori percentuali della Superficie Agricola Uti-
lizzata (SAU) in tre zone collinari della Regione Marche
nel 1991
stato oltrepassato in sei mesi
con punta di 91 mg/l nel mar-
zo 1995.
I dati esaminati consentono
dunque di affermare che il pe-
riodo critico in cui si verifica la
lisciviazione dellinquinante
quello invernale cio nei mesi
di dicembre, gennaio e feb-
braio quando ancora molti
campi devono essere messi a
coltura. In tale stagione infatti
le specie primaverili non sono
state impiantate e, per conse-
guenza, il terreno risulta privo
di vegetazione e lerosione ha
buon giuoco, mentre quelle
autunno-vernine (cereali) sono
gi in atto e in questo periodo
vengono assoggettate alla con-
cimazione azotata di copertura
che, molto spesso viene mate-
rialmente eseguita in ununica
soluzione, con dosi eccessive
rispetto al fabbisogno, col ri-
sultato che buona parte della-
zoto somministrato finisce nel-
le acque superficiali e quindi in
quelle di falda (Foto 2).
SUGGERIMENTI
I suggerimenti che possono
essere dati per contenere il li-
vello dei nitrati nelle acque
del fiume Musone riguardano
i n t e rventi diretti da eseguire
nellambito territoriale dei
sub-bacini degli affluenti,
dando priorit al Fiumicello
sul Troscione. Le misure da
effettuare consistono nella
realizzazione di invasi artifi-
ciali nelle zone di maggiore
afflusso delle acque superf i-
ciali che sgrondano dai campi
con lobiettivo di ridurre lero-
sione e raccogliere tali risorse
idriche che possono, alloc-
correnza, essere reimmesse
in ciclo anche migliorate sot-
to laspetto del contenuto di
nitrati. E noto, infatti, che nei
bacini artificiali le concentra-
zioni di nitrati si riducono da
1 a 3 mg/l per settimana (Mo-
ruzzi L., Ghelli G., 1982).
I laghetti collinari dunque
possono rappresentare un in-
t e rvento efficace di salva-
guardia del territorio. In ogni
caso lattuazione del Codice
di Buona Pratica Agricola (Di-
rettiva CEE 676/91) che sta-
to approvato di recente, costi-
tuisce la misura pi appro-
priata per la protezione delle
acque dai nitrati. In particola-
re, sotto laspetto pratico
operativo, si tratta di rivisitare
buona parte dellAgronomia
con riferimento alle concima-
zioni, alla gestione delle ac-
que superficiali, alluso ap-
propriato delle risorse idri-
che, al mantenimento della
copertura vegetale, allinseri-
mento di specie foraggiere
negli avvicendamenti, alla
modalit di lavorazione e di
impianto delle colture. In ulti-
ma analisi si tratta di valoriz-
zare il capitale terra nellottica
del pieno soddisfacimento
delle esigenze sociali attuali
in cui la figura dellimprendi-
tore agricolo deve assumere
sempre pi la dimensione di
gestore dellambiente.
Vincenzo Pirani
Gi di rett ore di Sezi one del l I -
stituto Sperimentale Colture In -
dust riali SOP di Osimo e al -
lepoca dell a stesura della me -
moria, consigli ere dell Azienda
Speci al e per l Energia e l Am -
biente (ASPEA) Osimo (AN).
Si r i ngr aziano l Azienda Spe -
ci al e per l Energi a e lAmbien -
te ( ASPEA) di Osi mo e l Ist i -
tuto Sper i ment al e per l e Col -
t ur e I ndust r iali di Bol ogna
Sez. Op. Per. - Osimo per
aver f or ni to ri spet ti vamente i
dat i anali ti ci del le acque ed i
valori delle precipitazioni.
Bibliografia
Bonasera F., 1955 - Regioni e pae -
saggi nelle Marche. Note metodo -
logiche di corografia. B o l l e t t i n o
Societ Eustacchiana degli Istituti
scientifici di Camerino, 15-20.
Moruzzi L. e Ghelli G., 1982 - La
rimozione dei nitrati nelle acque
dest i nat e al l uso potabi l e. C o n-
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Ortolani M. e Alfieri N., 1947 - D e -
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s t o r i c a . Rivista di Geografia italia-
na. Annata LIV - Fasc: 1-2-16.
Touring Club Italiano, Ed. 1979 -
Guida dItalia - Marche -, 388.
21
Tab. 2 - Concentrazione di nitrati (mg/l di NO3-) in pi punti di campionamento delle
acque condotto sul fiume Musone e suoi affluenti (Fiumicello e Troscione) nel periodo
gennaio 1995 - marzo 1996
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
60,0
70,0
80,0
90,0
Gen.
'93
Mar.
'93
Mag.
'93
Lug.
'93
Set.
'93
Dic.
'93
Feb.
'94
Mar.
'94
Mag.
'94
Lug.
'94
Ago.
'94
Set.
'94
Ott.
'94
Nov.
'94
Dic.
'94
Gen.
'95
Feb.
'95
Mar.
'95
Apr.
'95
Mag.
'95
Giu.
'95
Lug.
'95
Ago.
'95
Nov.
'95
Dic.
'95
Gen.
'96
Feb.
'96
Mar.
'96
0
20
40
60
80
100
120
140
160
Precipitazioni F. Musone Pz. Valentino Pz. Snam Pz. S. Casa
Fi g. 1 - Andamento delle precipitazioni nel periodo Gennaio 1993-Marzo 1996 e con-
c e n t razione dello ione nitrico (NO3) nelle acque del fiume Musone e nei pozzi di at-
tingimento di acqua potabile siti nelle vicinanze dellasta fluviale
distanza di ol-
tre cinque anni
d a l l a d o z i o n e
delle misure
a g r o a m b i e n t a l i
nelle Marc h e ,
realizzate ai sensi del Reg.
CEE 2078/92, la Regione
chiamata dalla Commissione
UE a fare un bilancio sugli ef-
fetti di carattere ambientale,
agronomico e socioeconomi-
co della loro applicazione, an-
che in vista della pianificazio-
ne dei nuovi interventi nel-
lambito del programma di
sviluppo rurale di Agenda
2000. La valutazione, ancora
in corso, condotta da un
gruppo di esperti di agrono-
mia e di economia agraria gi
coinvolti nella ricerca in cam-
po agroambientale, e riguarda
i dati contenuti nelle domande
di sussidio e i risultati delle
azioni di monitoraggio sinora
disponibili. Da questo punto
di vista, sono pochissime le
regioni dItalia e dEuropa che
hanno attuato un sistematico
programma di monitoraggio
che consentisse la valutazione
degli effetti dellapplicazione
delle misure sulla riduzione
dellimpatto ambientale. Nelle
M a rche il monitoraggio ha ri-
guardato le analisi sui terreni
delle aziende che hanno ade-
rito al programma e la rete
agrometeorologica, entrambe
seguite dallASSAM, oltre ad
uno specifico progetto di ri-
c e rca sulla direttiva nitrati
affidato allASSAM e al coor-
dinamento scientifico dellA-
rea Agronomia e Coltivazioni
erbacee del Dipartimento di
Biotecnologie agrarie ed am-
bientali (foto 1). Per il resto,
si dovuto ricorrere ai pochi
dati messi a disposizione da
Enti pubblici e da professioni-
sti, spesso non direttamente
collegati con le azioni previste
dal Reg. 2078/92. Il monito-
raggio rappresenter sempre
pi in futuro uno dei fattori
caratterizzanti le azioni in ma-
teria agroambientale, anche
per il fatto che lapplicazione
di queste misure nella UE
sembrerebbe aver raggiunto
solo parzialmente gli obiettivi
prefissati.
LE MISURE
AGROAMBIENTALI
I risultati attesi del program-
ma zonale pluriennale (PZP)
delle Marche (BU Regione
M a rche n. 98 del 12/12/96)
erano molto articolati, diffe-
renziati in relazione alle diver-
se misure ed azioni adottate e
riguardavano tutti i principali
aspetti del settore produttivo
primario della regione (Ta b e l-
la 1). Il programma, che pre-
vedeva la zonizzazione in aree
omogenee, comprendeva an-
che alcune misure innovative
rispetto al passato, quali la
tutela delle risorse idriche
( azi one D3) e la g e s t i o n e
d e i terreni per l accesso al
pubbl ico e l e attivi t ricrea-
tive (azione G1).
Ladesione al programma,
possibile gi dal 1994, di fat-
to partita con alcuni anni di
ritardo, tanto che il 21% dei
22
a cura della Facol di Agraria
MISURE AGROAMBIENTALI
NEL QUINQUIENNIO 94-98
A
Pubbl i chi amo un anal i si degl i effetti del l e mi sure agroam-
biental i reali zzate i n un quinquennio di applicazi one dei rego-
l amenti comuni tari . La ri fl essione pu essere uti l e anche i n
vista di eventual i vari azi oni da apportare al la normati va che
dovr interpretare le indicazioni di Agenda 2000.
Misura Descrizione Superfici Importi % su % su
n. (ha) o liquidati superfici importi
domande UBA (mil. L. ) o UBA liquidati
A1 Riduzione delluso dei prodotti chimici 1.249 15.590 6.699 22,4% 18,0%
A2 Agricoltura biologica 1.225 20.991 10.014 30,2% 26,9%
B1 Introduzione leguminose in rotazione 928 14.118 2.679 20,3% 7,2%
B2 Scelta varietale 11 73 10 0,1% 0,0%
B3 Riduzione volumi irrigui 1 0 0 0,0% 0,0%
C1 Estensivizzazione produzioni zootecniche 5 2. 814 1.409 27, 2% 3,8%
D1 Conservazione siepi 212 1.795 186 2,6% 0,5%
D2 Allevamento animali in via di estinzione 129 7. 538 1.797 72, 8% 4,8%
D3 Tutela risorse idriche 1.191 15.601 13.682 22,5% 36,7%
E1 Cura terreni agricoli e forestali abbandonati 65 1.047 610 1,5% 1,6%
F1 Ritiro dei seminativi 20 124 135 0,2% 0,4%
G1 Gestione dei terreni per laccesso
al pubblico e le attivit ricreative 2 106 63 0,2% 0,2%
TOTALE SUPERFICI (ha) 4.904 69.445 34.078 100,0% 91,4%
TOTALE UBA 134 10. 352 3.205 100% 8,6%
TOTALE 4.837 - 37.283 100,0%
Tab. 1 Applicazione delle misure agroambientali nelle Marche nel 1998.
contributi totali stato eroga-
to nel 1997, ed il 64% nel
1998. Questo in quanto ini-
zialmente i disciplinari di pro-
duzione erano particolarmen-
te penalizzanti per la gran
parte dei sistemi colturali
m a rchigiani. Una successiva
modifica ha consentito invece
ladesione di un elevato nu-
mero di aziende, sino a rag-
giungere nello scorso anno
una superficie totale di quasi
70.000 ettari. Per questo mo-
tivo la valutazione in corso si
basa soprattutto sul 1998, il
pi rappresentativo del quin-
quennio trascorso.
Ladozione di gran parte delle
misure era su base volontaria,
fatta eccezione per alcune
azioni specifiche, come la D3.
Per questultima, che riguar-
dava territori di dimensione
non inferiore ai 1000 ettari si-
tuati attorno alle falde pi vul-
nerabili, la scelta di adesione
era subordinata allemanazio-
ne di unordinanza del sindaco
che obbligava ad applicare
metodi di coltivazione derivati
da specifici disciplinari di pro-
duzione, ricalcanti quelli pre-
visti dalle misure A1 ed A2.
Ladozione volontaria ha pro-
fondamente condizionato lap-
plicazione di gran parte delle
misure in termini di adesione
alle diverse azioni, di distribu-
zione degli aiuti e delle super-
fici sul territorio ed stata a
sua volta condizionata dalle
caratteristiche del sistema col-
turale preesistente e dai vinco-
li imposti dai diversi discipli-
nari proposti (figura 1).
Dallanalisi della distribuzione
delle risorse finanziarie, ripor-
tata nella tabella 1, si pu os-
s e rvare che la misura che ha
avuto la maggior quota di fi-
nanziamenti ed i maggiori ef-
fetti sui sistemi colturali sta-
ta la proprio la D3, con oltre
un terzo degli aiuti totali e
quasi un quarto della superf i-
cie totale assoggettata alle mi-
sure agroambientali. Questa
misura ha, rispetto alle altre,
un obiettivo molto preciso: la
riduzione dellinquinamento
delle falde idriche da nitrati di
origine agricola nei cinquanta
comuni delle Marche definiti a
rischio nitrati dal DGR
4595/94. Dopo il primo espe-
rimento di Serra de Conti e
Montecarotto, avviato con
successo nel 1997, la misura
stata adottata da altri cinque
comuni della collina interna,
di cui due, Cingoli e Sasso-
c o rvaro, rientravano tra quelli
a rischio e tre, Macerata Fel-
tria, Montecerignone ed Api-
ro, hanno beneficiato degli
aiuti in quanto ubicati a monte
dei bacini idrografici a rischio.
In questi comuni tutti i siste-
mi colturali ubicati allinterno
delle aree delimitate sono stati
coinvolti nellapplicazione del-
la misura. I vincoli per gli
agricoltori riguardavano alcu-
ni aspetti della tecnica coltu-
rale, molto simili a quelli pre-
visti dalla misura A, a fronte
per di un contributo fino a
due volte e mezzo superiore,
che ha consentito di superare
le iniziali perplessit degli
agricoltori. ancora prematu-
ro esprimere un giudizio defi-
nitivo sugli effetti ambientali
della misura, anche perch i
dati disponibili si riferiscono
solo allanno successivo alla
prima applicazione.
IL MONITORAGGIO
DELLE ACQUE DI FALDA
I primi dati sul monitoraggio
delle acque superficiali e dei
pozzi, in corso presso due
sottobacini campione a Serra
de Conti, hanno messo in evi-
denza la complessit dei pro-
cessi che danno origine allin-
quinamento delle falde. Essi
sono legati infatti non solo al-
la concimazione azotata, per
la quale il disciplinare preve-
deva talvolta una consistente
riduzione, ma anche ad altri
aspetti dei sistemi colturali, in
parte gi noti (Roggero e To-
deri, 1997) e in parte emersi
nel corso del monitoraggio.
Tra questi, ricordiamo il lungo
periodo intercalare senza co-
pertura vegetale tra la raccolta
del frumento e la semina delle
colture a ciclo primaverile
estivo, che espone il terreno
alla lisciviazione delle piogge
autunnali e primaverili, la pre-
caria regimazione idrica su-
p e rficiale, la scarsa diversifi-
cazione colturale favorita dal-
lattuale regime di aiuti OCM,
la carenza o la totale assenza,
in molte aree, di siepi e inerbi-
menti in prossimit dei fossi
di scolo, la scarsa incidenza
delle colture prative nel pae-
saggio agrario. Questi aspetti
richiederebbero probabilmen-
te interventi ben pi incisivi di
quelli che la normativa con-
sente di applicare, e per i quali
i disciplinari attuali, che costi-
23
Fi g. 1 Distri buzione ge ogra fica delle somme liquidat e
e delle superfici assogge t t ate nel quinquennio 1994-98
nellambito delle misure agroambientali
tuiscono comunque un passo
avanti nella riduzione dellim-
patto ambientale, appaiono
ancora insufficienti sotto due
aspetti: la improbabile adesio-
ne a questa misura da parte
dei comuni ubicati in aree ad
agricoltura intensiva, per lin-
sufficiente compensazione al
reddito delle principali colture,
e la scarsa incisivit delle
azioni previste nei confronti
della regimazione idrica su-
p e rficiale. Il disciplinare in-
fatti orientato pi ad aspetti di
tecnica colturale come lim-
piego di prodotti chimici di
sintesi, non necessariamente
rilevanti ai fini dellinquina-
mento da nitrati, che ad ele-
menti accessori del sistema
colturale, ma importanti per
limpatto ambientale, quali ap-
punto le sistemazioni idrauli-
che. Ad esempio, a Serra de
Conti, a seguito delle abbon-
danti piogge e nevicate dello
scorso autunno, sono state
misurate nel giro di pochi
giorni perdite di suolo per
erosione idrica superf i c i a l e
superiori a 9 t/ha in un com-
pluvio privo di sistemazione
idraulica, ed inferiori a 3 t/ha
in un altro caratterizzato da
maggiore pendenza media,
ma anche da maggiore diver-
sificazione colturale e dalla
presenza di siepi e fossi iner-
biti. In entrambi i bacini, inve-
ce, la concentrazione di nitrati
nel deflusso superficiale ha
superato la soglia di 50 mg/l,
particolarmente in autunno,
quando gran parte dei campi
erano privi della copertura ve-
getale (foto 2).
prematuro trarre delle con-
clusioni da questi primi risul-
tati del monitoraggio, in quan-
to si pu attendere una rispo-
sta alle modificazioni dei si-
stemi colturali solo dopo alcu-
ni anni di applicazione. Resta
comunque valida lipotesi di
una approfondita revisione dei
disciplinari D3 per migliorare
lefficienza duso dellazoto
nella pratica agricola conven-
zionale in particolare nelle
aree a maggiore intensifica-
zione colturale.
ORDINAMENTI
COLTURALI
PREESISTENTI E SCELTA
DELLE MISURE.
Tra le altre misure, quelle che
hanno riscosso maggiore in-
teresse da parte degli agricol-
tori sono state la A2 (agricol -
tura biol ogica) e la gi citata
A1 (riduzione uso prodotti
chimici). Nelle Marche, al
1998, venivano coltivati quasi
21.000 ettari di colture biolo-
giche e 6.700 di colture da
produzione integrata (tabella
1). La distribuzione geografi-
ca dellapplicazione di queste
due misure fornisce una par-
ziale spiegazione dei mecca-
nismi che hanno indotto gli
agricoltori a convertire il pro-
prio sistema di produzione.
La misura A2, relativa alla
conversione e mantenimento
dellagricoltura biologica,
stata applicata prevalente-
mente in provincia di Pesaro,
dove presente il 64% della
s u p e rficie totale investita a
coltivazioni biologiche e dove
sono stati erogati il 59% dei
contributi totali relativi ad es-
sa. In particolare, lagricoltura
biologica diffusa nellarea 2
del piano zonale pluriennale
(collina interna), dove prevale
la coltivazione dellerba medi-
ca. Infatti questa risultata la
pi diffusa coltura biologica
delle Marche, rappresentando
il 53% (oltre 11.000 ettari, di
cui il 74% in provincia di Pe-
saro) della superficie A2 della
regione.
Lerba medica una delle col-
ture con minori esigenze in
termini di fertilizzanti e tratta-
menti fitosanitari. La tecnica
colturale convenzionale
quindi ampiamente compati-
bile con i disciplinari imposti
dal regolamento CEE 2092/91
che definisce il metodo biolo-
gico. La sua grande diffusio-
ne nel pesarese legata alla
presenza di impianti per la
produzione di farina disidrata-
ta, che rappresentano unal-
ternativa alla tradizionale pro-
duzione di fieno. Dal punto di
vista ambientale la presenza
della medica nella collina in-
terna rappresenta certamente
un vantaggio, in quanto con-
tribuisce a migliorare la regi-
mazione idraulica dei suoli in
pendio e la loro fertilit. Il
contributo previsto per le col-
ture erbacee non in regime
OCM, quale appunto lerba
medica, variabile da 160 a
250 ECU verdi/ha in relazione
allarea del PZP ed al regime
richiesto, stato pi che suf-
ficiente a garantire un buono
sviluppo della coltura dove
era gi presente, ma eviden-
temente stato insufficiente a
favorire la sua diffusione in
aree distanti dagli impianti di
disidratazione o nelle quali
lattivit zootecnica stata or-
mai praticamente abbandona-
ta. Lapplicazione della misura
sullagricoltura biologica alle
colture ortive o frutticole
stata largamente insufficiente
(meno dell1% della superf i-
cie A2) per avere un riscontro
sui mercati dei prodotti orto-
frutticoli freschi. Anche nelle
Marche dunque, come in altre
regioni italiane, lagricoltura
biologica ha trovato spazio
prevalentemente, se non
esclusivamente, nelle aree
con sistemi colturali estensi-
vi, basati per lo pi sulle fo-
raggere e sui pascoli, come
accaduto anche in Sicilia e
Sardegna (Povellato, 1999).
La distribuzione geografica
dellapplicazione della misura
A1 (riduzione uso prodotti
chimici) nelle Marche stata
speculare rispetto alla A2. In-
fatti oltre il 68% della superfi-
cie assoggettata, pari a oltre
10.600 ettari, con il 72% dei
24
Foto 1 - Stazione di monitoraggio del deflusso superficiale di un sottobacino imbrifero nel
comune di Serra de Conti (foto Balestra).
contributi erogati, si trova
nella provincia di Ascoli Pice-
no, in particolare nellarea 3
(collina litoranea asciutta).
In questo caso, a differenza
della misura A2, la coltura
che maggiormente ha favorito
la sua applicazione stata la
vite da vino, alla quale sono
stati destinati complessiva-
mente circa met dei contri-
buti, e che rappresenta circ a
un quarto delle superfici as-
soggettate. Le ragioni di que-
sto risultato sono molteplici,
e certamente comprendono
anche limportante opera di
sensibilizzazione e promozio-
ne svolta dalle principali or-
ganizzazioni di produttori viti-
vinicoli, in particolare nelle
aree, come quella del Piceno,
nelle quali si manifestavano
da tempo anche difficolt di
c o m m e rcializzazione dei pro-
dotti. I disciplinari di produ-
zione integrata, per la vite,
non hanno trovato particolari
difficolt di applicazione, gra-
zie anche allassistenza tecni-
ca offerta dalle organizzazioni
e alla crescente disponibilit
di servizi di consulenza offerti
dallASSAM. La viticoltura
marchigiana si basa per lo pi
su aziende di piccole dimen-
sioni, nelle quali la superf i c i e
destinata a questa coltura
spesso molto limitata. Poich
per la misura A1 doveva es-
sere applicata sullintera su-
p e rficie aziendale, la conve-
nienza ad adottarla sulla vite
ha fatto s che anche le altre
colture dellazienda venissero
assoggettate al disciplinare di
produzione, anche quando il
premio non era tale da inco-
raggiare ladesione, come per
i cereali autunno vernini e il
girasole, e che comunque
hanno finito col rappresentare
dal 30 ad oltre il 50% delle
superfici. Un simile andamen-
to si rileva anche nella provin-
cia di Ancona, dove la vite ha
rappresentato oltre il 70% dei
contributi provinciali erogati
nellambito della misura A2 e
il 50% delle superfici assog-
gettate. Uneccezione riguar-
da invece la provincia di Ma-
cerata, nella quale prevalgono
i sistemi colturali cerealicolo
industriali o cerealicolo forag-
geri. Nelle aziende foraggere
della collina interna di questa
provincia ha trovato spazio la
misura in B1 (introduzione di
l eguminose rotazi one) , che
in altre aree stata penalizza-
ta dalla esiguit dei contributi
unitari previsti.
Complessivamente, lerba
medica risultata la coltura
pi importante per lapplica-
zione delle misure agroam-
bientali nelle Marche. La pre-
senza di colture tradizionali
come la barbabietola da zuc-
chero e le ortive ha invece
scoraggiato lapplicazione di
metodi alternativi nella fascia
litoranea: i disciplinari di pro-
duzione integrata non hanno
trovato il favore degli agricol-
tori a causa degli elevati ri-
schi produttivi connessi con
la loro applicazione.
Le altre misure del Program-
ma Zonale Pluriennale, hanno
rappresentato una frazione
poco rilevante delle superf i c i
assoggettate e dei contributi
erogati, quindi poco rilevante
stato anche leffetto sullam-
biente dovuto alla loro appli-
cazione. Ci dovrebbe far ri-
flettere sullopportunit di un
maggiore coinvolgimento del-
le parti interessate (produtto-
ri, professionisti, mondo della
r i c e rca, divulgatori) nella fase
preliminare di recepimento
dei regolamenti comunitari, di
negoziazione dei disciplinari e
dei premi, e sullimportanza
delle azioni di promozione
nella fase di attuazione.
Un discorso a parte merite-
rebbero le misure riguardanti
la zootecnia, che complessi-
vamente hanno rappresentato
meno del 10% dei contributi
erogati nel primo quinquen-
nio, e che sono state parz i a l-
mente surrogate dagli inter-
venti relativi allobiettivo 5b
(Reg. 2081/93). auspicabi-
le una maggiore attenzione a
questo settore, che strategi-
co per lo sviluppo di sistemi
colturali sostenibili in collina
che necessitano dellazione
miglioratrice dei prati e dei
pascoli sulla fertilit e lidro-
logia dei terreni.
Rimandando unanalisi pi
dettagliata alla pubblicazione
del rapporto di valutazione fi-
nale, alcune riflessioni conclu-
sive riguardano limportanza
che il programma agroam-
bientale regionale ha avuto nel
rivalutare il ruolo dellagrono-
mo nellassistenza tecnica e
nella formazione degli agricol-
tori. Ladesione al programma
richiedeva la consulenza di
specialisti per gli aspetti buro-
cratici e per la registrazione
delle operazioni aziendali, e
questo ha di fatto consentito
un sistematico scambio di
informazioni tecniche tra pro-
fessionisti e agricoltori, che
ha certamente contribuito a
migliorare la professionalit di
entrambe queste figure.
Pier Paolo Roggero
Silvia Fiorani
Marco Toderi
Dipartimento di Biotecnologie
agrarie ed ambientali
Universit degli Studi di Ancona
Andrea Arzeni
Dipartimento di Economia,
Universit degli Studi di Ancona
Piero Sargenti
Agronomo
Bibliografia
Povellato A. (a cura di), 1999.
Le misure agroambientali in Ita-
lia. Analisi e valutazione del reg.
CEE 2078/92 nel quadriennio
1994-97. INEA, Roma.
Roggero, P. P. e Toderi, M., 1997.
Sistemi colturali e ambiente,
M a rche agricoltura, 6, 27-31.
25
Foto 2 - La pressoch totale assenza di copertura vegetale su ampie superfici nel periodo
autunnale, predispone il suolo ad una imponente lisciviazione dei nitrati anche se si rispet-
tano i disciplinari "D3" (foto Balestra).
26
IL CONSORZIO MARCHE
EXTRAVERGINE E LA
FORMAZIONE. ADESSO TOCCA
AI FRANTOIANI
Si svolto ad Ancona, dal 27 al 29 settembre 1999, un corso
per conduttori di frantoi oleari, organizzato dal Consorzio per la
valorizzazione dellolio extravergine di oliva tipico marchigiano,
ed ospitato dallASSAM. Il Consorzio Marche Extravergine
vede fra i suoi soci oltre alla stessa ASSAM, produttori e fran-
toiani della regione; la sua attivit si caratterizza proprio per le
iniziative volte alla valorizzazione del prodotto ed alle attivit di
formazione ed informazione degli operatori.
Il corso stato condotto da docenti esperti del settore, come il
dott. di Giovacchino dellIstituto Sperimentale di Elaiotecnica di
Pescara, il dott. Seghetti dellITA di Ascoli Piceno, il dott.
Mangoni della Repressione Frodi di Ancona e la dott.ssa Alfei
dellASSAM, oltre a tecnici delle principali ditte costruttrici di
macchine olearie venuti ad illustrare le ultime innovazioni.
ULTIMI ADEMPIMENTI
DELIBERATI IN GIUNTA:
ARPAM, SI PARTE!
La Giunta regionale ha approvato lultimo atto formale finalizza-
to alla costituzione dellARPAM (Agenzia regionale per la prote-
zione dellambiente nelle Marche), con il quale si stabilisce che
lattivit istituzionale, amministrativa e gestionale inizier a par-
tire dal prossimo primo ottobre.
E stato individuato il personale, che affiancher il neo direttore
eletto, dott. Gisberto Paoloni, oltre ai beni mobili ed immobili
da assegnare, ed alla dotazione finanziaria disponibile.
LAgenzia avr compiti di controllo e monitoraggio ai fini della
programmazione della politica ambientale regionale.
La struttura, inoltre potr inoltre avvalersi della presenza ad
Ancona dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri (NOE),
coordinato dal Ministero dellAmbiente. Soddisfazione stata
manifestata sia dallAssessore allAmbiente Mentrasti, che
dellArpam stato promotore, sia dellAssessore Moruzzi
(Agricoltura), con lauspicio che la nuova struttura consenta di
fare programmazione sul territorio applicando indirizzi di svi-
luppo sostenibile.
LA
MACELLAZIONE
AD USO
PRIVATO:
NUOVO DECRETO
DEL PRESIDENTE
DELLA GIUNTA
REGIONALE
Sono state stabilite con decreto del Presidente della Giunta
regionale (n.124 del 15/09/99) le norme per la macellazione e la
bollatura delle carni degli animali macellati nei mattatoi del terri-
torio regionale e destinate esclusivamente al consumo diretto
da parte di privati. Le carcasse potranno essere suddivise in
mezzene (fino al numero massimo di tre pezzi) o in quarti.
Ad ogni animale macellato dovr corrispondere un bollo con la
Azienda USL di appartenenza e la dicitura uso privato. Chi
intende macellare bovini, suini, equini od ovi-caprini nei matta-
toi deve presentare una richiesta di nulla osta alla macellazione
per uso privato al Servizio Veterinario della ASL di appartenen-
za, corredandola di fotocopia di un suo documento di ricono-
scimento e di una dichiarazione di impegno ad utilizzare le
carni solo in ambito familiare.
I nulla osta rilasciati e le macellazioni effettuate saranno anno-
tate su specifici registri.
BIOEDILIZIA
PER LA CONSERVAZIONE
DELLE DERRATE BIOLOGICHE
Il 13 settembre scorso, nellambito della 10 edizione del SANA
di Bologna si tenuto un convegno dal titolo Dallagricoltura
biologica alla bioedilizia: un traguardo naturale, organizzato da
una delle strutture pi rappresentative dellagricoltura biologica
m a rchigiana, la Cooperativa La t er r a e il cielo. Fondata nel
1980, e composta ormai da 85 soci fra produttori, trasforma-
tori ed altri, produce prevalentemente pasta ed titolare di
alcuni punti vendita sul territorio regionale.
Il percorso stato quasi obbligato: i soci de La terra e il cielo si
sono chiesti se ha senso produrre bio e conservare in ambienti
convenzionali. Cosi hanno realizzato un progetto, presentato
nel convegno in questione, per un magazzino di stoccaggio
realizzato secondo i principi di bioedilizia e bioenergetica, utiliz-
zando materiali naturali, legno, cotto, anche per isolare la strut-
tura da campi elettromagnetici, allo scopo di salvaguardare sia
i prodotti stoccati che il benessere delle persone che ci lavora-
no. Seguiamo con interesse questi coraggiosi tentativi; in
ogni caso di grande utilit lavorare alla costituzione di strutture
di stoccaggio, come stanno facendo anche altre associazioni di
produttori biologici operanti in regione.
P E R I S C O P I O M A R C H E P E R I S C O P I O M A R C H E P E R I S C O P I O M A R C H E
MARCHE
27
LEGGE REGIONALE 20/85:
SLITTA IL TERMINE
PER LA PRESENTAZIONE
DEI PROGETTI
Con deliberazione n 2063 dellagosto scorso la Giunta
regionale ha prorogato al 31 ottobre p.v. la scadenza dei
termini di presentazione dei progetti triennali di assistenza
tecnica, divulgazione ed animazione rurale relativi alla legge
regionale 20/85. Questultima prevede che la Regione contri-
buisca alla realizzazione da parte delle Associazioni riconosciu-
te di attivit di servizio nei confronti delle aziende agricole. La
proroga riguarda le Organizzazioni Professionali Agricole e le
Associazioni di produttori riconosciute.
FONDI COMUNITARI
PER LASSISTENZA TECNICA
Liquidati i progetti quinquennali per attivit di Assistenza
Tecnica a favore delle aziende agricole, per circa 450 milioni di
lire, spettanti alle Organizzazioni professionali agricole che
hanno in attuazione progetti ai sensi del Reg. CE 950/97, il
regolamento comunitario che ha sostituito il 2328/91. In parti-
colare ad ogni Organizzazione richiedente fanno capo alcuni
tecnici, 22 nel quinquennio in corso, che effettuano in aziende
agricole attivit di assistenza tecnica, fra cui le rilevazioni relati-
ve alla RICA, la rete di rilevazione statistica agricola dellUE.
I finanziamenti per questa misura provengono da fonti statali,
oltre che dallUnione Europea e dalla Regione, a dimostrazione
del fatto che a tutti i livelli viene riconosciuto il ruolo chiave
delle Organizzazioni professionali agricole nel campo dellassi-
stenza tecnica in agricoltura. Alla Regione spetta la verifica del-
lattuazione dei progetti, sulla base dei rendiconti e di una rela-
zione annuale sullattivit svolta; la mancata realizzazione dei
progetti comporta la revoca del contributo e la restituzione
delle somme percepite.
CONVEGNO MARCHE
REGIONE RURALE DEUROPA
ALLA FESTA DELLA
RURALIT MARCHIGIANA
Grande successo e partecipazione di pubblico di campagna ma
soprattutto di citt alla manifestazione Festa della ruralit mar-
chigiana organizzata dal COPAGRI e tenutasi alla Cittadella di
Ancona dal 17 al 19 settembre. La Festa ha avuto momenti cul-
turali e di svago con mostre fotografiche, mostre di miniature di
macchine per i lavori agricoli, dimostrazione di lavori artigianali
tipici della campagna, rappresentazioni teatrali di tema agricolo,
rassegne di canti contadini e concorso di cucina tra ristoratori
specializzati in piatti tipici della tradizione marc h i g i a n a .
Grande entusiasmo anche per la Lotteria di Solidariet, grazie
alla quale stato possibile portare a termine un progetto gi
avviato dal COPAGRI e cofinanziato dalla Regione Marche, per
lacquisto di quaranta vacche gravide da destinare ad altrettan-
te famiglie povere bosniache del villaggio di Sipovo.
Le nostre immagini si riferiscono alla partecipazione
dellAssessorato Agricoltura, presente con lAssessore Moruzzi
e il dott. Mariano Landi, alla manifestazione ed al convegno
tenutosi nella mattina di sabato 18, dal titolo Marche regione
rurale dEuropa. Relatori illustri come Sergio Anselmi (direttore
del Museo della storia della mezzadria di Senigallia), Franco
Sotte, Roberto Esposti e Rodolfo Santilocchi dellUniversit di
Ancona, accanto ad Emilio Landi del Copagri, hanno illustrato le
caratteristiche economiche della nostra regione e le sue pro-
spettive di sviluppo. Queste saranno garantite solo se verr
mantenuto il legame con il mondo e la cultura rurale, e diminui-
ranno se non verr valorizzata quella sorta di economia di vil-
laggio che ha caratterizzato e caratterizza agli occhi del mondo
il modello marchigiano. Lassessore Moruzzi nel suo interv e n t o
ha sottolineato limportanza della collaborazione fra produttore e
consumatore per la valorizzazione dei prodotti. Solo la cono-
scenza del prodotto e del legame col suo territorio, lattivit di
educazione dei consumatori a partire dalla scuola e dalle strut-
ture pubbliche, innesca un meccanismo grazie al quale gli ali-
menti non possono pi essere delocalizzati e prodotti in qualsia-
si parte del mondo ma restano legati al territorio che li ha creati,
diventando ricchezza per chi li mangia e per chi li produce. Cos
Ancona ha risposto positivamente, dimostrando che non ha
intenzione di dimenticare le sue radici, ed in occasione della
Festa la campagna scesa in citt, e i cittadini, per tre giorni,
sono andati nella campagna del Parco della Cittadella.
P E R I S C O P I O M A R C H E P E R I S C O P I O M A R C H E P E R I S C O P I O M A R C H E
HE
CENTRI AGROMETEOROLOGICI
E CONSORZI FITOSANITARI
INSIEME PER LATTIVIT
DI ASSISTENZA SPECIALISTI CA
Liquidati contributi ai Consorzi Fitosanitari per 328 milioni di
lire, per la lotta fitosanitaria svolta nel 1999 nei territori non
ricadenti nellarea dellobiettivo 5B. I tecnici dei Consorz i
Fitosanitari svolgono attivit di assistenza tecnica specialistica,
divulgazione e animazione nellambito dei quattro Centri
Agrometeo Locali (CAL) dellASSAM (Agenzia per i Servizi nel
Settore Agroalimentare delle Marche) dislocati sullintero terri-
torio regionale.
La Regione, tramite lASSAM, coordina lattivit di assistenza
tecnica specialistica svolta dai Consorzi Fitosanitari, e la colla-
borazione attivata consente la realizzazione di reti di rilevazione
sugli insetti dannosi e quindi lapplicazione di programmi di
lotta integrata o guidata.
I RI SULTATI DELLA CAMPA G N A
A D O T TA UN BOSCO :
INCENTIVI PER CREARE 9 MILA
E T TARI DI NUOVI IMPIANTI
Nelle Marche sono stati attivati finanziamenti per realizzare circ a
9 mila nuovi ettari di bosco e impianti per la produzione di legno,
grazie alla campagna promozionale Adotta un bosco, realizzata
dalla Regione congiuntamente al WWF ed alle Poste Italiane.
Il progetto, lanciato a novembre 1998, si concluso a meno di
un anno di distanza con il contributo di enti pubblici e privati ed
ha raggiunto un grandissimo numero di cittadini marc h i g i a n i ,
attraverso i 450 uffici postali operanti nella regione.
Tutti coloro che hanno acquistato ed inviato alla Regione le car-
toline di Adotta un bosco
riceveranno il libro Il bosco nelle Marche edito dallAssessora-
to allagricoltura.
I risultati delliniziativa sono stati esposti durante una conferen-
za stampa in Regione, alla quale hanno partecipato lAssessore
Moruzzi, il Direttore regionale delle Poste Massimo Barberini e
il Segretario regionale del WWF Franco Ferroni.
Nelle Marche - grazie agli incentivi comunitari, statali - e regio-
nali migliaia di ettari di nuovi impianti boschivi hanno preso il
via e prenderanno forma nei prossimi anni. Gli interventi sono
finalizzati allinsediamento e miglioramento di boschi e casta-
gneti (circa 2100 ettari negli ultimi 4 anni) e alla realizzazione
di impianti per la produzione di legno (7 mila ettari fra impian-
tati e autorizzati).
Lintera azione riguarda sia il demanio pubblico che le propriet
di privati che hanno scelto di spostare la propria attivit agrico-
la verso la forestazione.
In totale verranno spesi oltre 65 miliardi di lire, 27 dei quali gi
liquidati.
Al termine della conferenza stato fatto anche un breve esame
della scorsa stagione degli incendi. Anche qui i risultati rispetto
agli anni scorsi sono confortanti, ha detto Moruzzi. Sebbene i fo-
colai siano stati molti, e spesso dolosi, la struttura di monitorag-
gio , segnalazione e pronto intervento ha impedito che da questi
sviluppassero incendi con danni al patrimonio boschivo. laggra-
vamento. Fra laltro la Regione si dotata di un elicottero che va
ad implementare il parco della protezione civile. Un mezzo che
consente interventi molto rapidi sin dalla segnalazione.
ACCORDO DI PROGRAMMA
PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI
DEL SETTORE AGRICOLO
Con laccordo di programma predisposto dalla Regione per la
gestione dei rifiuti prodotti in agricoltura, le Marche fanno un
ulteriore ed importante passo in avanti.
Lintesa approvata dalla Giunta era stata annunciata, insieme a
quella per la plastica e gli scarti industriali, dallAssessore al-
lambiente Edoardo Mentrasti in una recente conferenza stampa.
Ha come obbiettivo lincentivazione di programmi e strutture di
raccolta differenziata a livello provinciale, come supporto alle
aziende agricole.
Per queste azioni la Regione ha previsto in bilancio 1999 finan-
ziamenti alle Provincie per circa 4 miliardi di lire.
Si tratta di un provvedimento di rilievo perch i rifiuti del mon-
do agricolo sono molti e di varia natura: da quelli agrochimici,
ai contenitori di fitofarmaci, agli imballaggi ed agli oli esauriti
da motori o alle batterie usate per i mezzi agricoli.
Il progetto prevede che i rifiuti vengano raccolti e trasferiti ver-
so centri di conferimento e recupero a cura di Comuni, di loro
c o n s o rzi, dei Consorzi agricoli provinciali e delle imprese di
commercio di prodotti per lagricoltura.
Le aziende di questo settore, a causa delle dimensioni spesso
non sono in grado di effettuare singolarmente la raccolta ed il
trasporto dei rifiuti.
Allaccordo di programma partecipano le quattro Provincie,
lANCI, lUNCI, lAgenzia regionale per le materie prime e se-
condarie e le principali strutture e Associazioni del settore agri-
colo, di quello commerciale e della cooperazione.
a cura di Gabriella Malanga
e Luana Spernanzoni
28
P E R I S C O P I O M A R C H E P E R I S C O P I O M A R C H E P E R I S C O P I O M A R C H E
no stage per
apprendere i
segreti della
nostra gastro-
nomia, le tec-
niche, ma an-
che le tradizioni, i nomi in ita-
liano degli ingredienti utilizza-
ti: questa loccasione che ha
portato nelle Marche dieci
giapponesi, che hanno fre-
quentato il corso presso la
Scuola Professionale Alber-
ghiera di Senigallia.
Tutti giovani, lavorano da tem-
po presso prestigiosi ristoran-
ti a conduzione giapponese
specializzati per in cucina
italiana, fa tendenza, quella
pi apprezzata e da tempo ha
soppiantato la francese, sot-
tolineano convinti. Il corso, di
una settimana, si articolato
in vere e proprie lezioni, teori-
che e pratiche presso la scuo-
la regionale, a cui si sono ag-
giunte visite ad aziende e ri-
storanti marc h i g i a n i .
Liniziativa si inserisce in un
articolato programma promo-
zionale, che lAssessorato al-
lAgricoltura ha messo a pun-
to in collaborazione con lICE,
per far conoscere in Italia e
nel Mondo la qualit della no-
stra produzione. E proprio sul
Paese del Sol Levante la Re-
gione ha deciso di fare un in-
vestimento particolare per
una serie di motivi: un mer-
cato interessante, sia per le-
levato reddito, che per la na-
turale propensione allimpor-
tazione di prodotti alimentari,
inoltre privilegia la qualit e
soprattutto la seriet e la pun-
tualit delle aziende produttri-
ci. Da queste considerazioni,
la decisione di prevedere in-
t e rventi mirati, costanti e ri-
petuti nel tempo. Le aziende
m a rchigiane hanno partecipa-
to, per il secondo anno con-
secutivo, alla Fiera Food di
Tokio e diverse esperienze di
wine food tasting si sono
svolte non solo nella capitale.
Una serie di dati stati-
stici confortano la
scelta fatta dalla Re-
gione. La popolazione
giapponese raggiun-
ge i 127 milioni, su
una superficie di 378
mila chilometri qua-
drati, un territorio po-
co pi grande dellIta-
lia quindi, ma con il
doppio degli abitanti.
Lagricoltura prati-
camente assente, es-
sendo stato privile-
giato il settore indu-
stria: nel 1997 lItalia
ha esportato in Giap-
pone prodotti agroalimentari
per 368 miliardi di lire, con un
incremento del 12 per cento
rispetto allanno precedente.
Un incremento significativo,
ma estremamente inferiore a
quello marchigiano: infatti nel
97 le Marche hanno esportato
oltre 2 miliardi di lire, il 103
per cento in pi rispetto al 96
(va precisato che il dato si ri-
ferisce non solo al Giappone,
ma anche allAustralia e alla
Nuova Zelanda).
Nel 1998 le esportazioni,
sempre nellagroalimentare
delle Marche verso il Giappo-
ne, sono state pari a 6 miliar-
di: la parte del leone lha fatta
il vino (70 per cento), seguo-
no le carni preparate (sia-
mo i maggiori esportatori di
prosciutto crudo), ma anche
altri prodotti stanno avendo
un significativo successo, co-
me le paste, lolio extravergi-
ne doliva e in genere il setto-
re del biologico, verso il quale
cresce la sensibilit anche dei
giapponesi. (e. r. )
PRO M O ZI O NE
29
LE MARCHE
IN GIAPPONE
U
I nostri prodotti sono
p a r t i c o l a r m e n t e
apprezzat i nel Paese
asi ati co, come di mo-
strano i dati dellexport
i n conti nua cresci ta.
Un gruppo di cuochi, a
Senigallia, per appren-
der e i segre t i del l a
nostra gastronomia
30
UNA LEGGE PER LE STRADE
DEL VINO
Il 14 luglio scorso la Commissione agricoltura del Senato ha va-
rato definitivamente la legge che stabilisce le regole per usufrui-
re di fondi (tre miliardi allanno per il triennio 1999-2001) da
parte delle Regioni che vogliono istituire le Strade del Vino.
Non appena pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, toccher al MiPA
stabilire gli standard minimi di qualit da rispettare, soprattutto
per la cartellonistica che dovr segnalare questi percorsi turisti-
co enologici, dopo di che le Regioni, di concerto con le aziende
interessate, dovranno predisporre dei disciplinari per singoli iti-
nerari, la segnaletica, il materiale pubblicitario e divulgativo.
Alcune regioni, tra cui le Marche hanno gi inaugurato da alcuni
anni le Strade del Vino, ora per poter usufruire dei finanziamenti
messi a disposizione dalla legge, dovranno uniformarsi ad essa.
Laspetto interessante della legge in questione che la stessa
non si limita al vino come elemento essenziale dellitinerario,
ma auspica una valorizzazione congiunta di altre produzioni ti-
piche di qualit, con particolare riferimento allolio di oliva.
IL VIGNETO ITALIA IN CIFRE
Sono circa 240mila le aziende specializzate in Italia nella produ-
zione di uva da vino, con 680 mila ettari investiti.
Tenendo conto delle aziende che coltivano la vite assieme ad al-
tre colture, la superficie supera gli 800mila ettari.
La produzione di vino oscilla tra i 50 e i 60 milioni di ettolitri al-
lanno, con un valore che si aggira intorno ai 6mila miliardi di
lire, poco meno del 10% del valore della produzione totale del-
lagricoltura italiana.
Nei confronti dei decenni passati, si registrata una drastica ri-
duzione dei consumi di vino e bevande alcoliche; sul totale dei
consumi alimentari si passati dall8 al 4,5%.
Negli ultimi anni i viticoltori italiani si sono impegnati in un
grande progetto di innalzamento e valorizzazione della qualit
del prodotto, anche sui mercati esteri.
Negli ultimi cinque anni il valore delle esportazioni raddoppia-
to: da 2mila a 4mila miliardi di lire.
Lexport principalmente destinato agli altri Stati membri della
Ue (Francia, Germania, Regno Unito).
Un mercato importante e consolidato rappresentato anche
dagli Stati Uniti ed un crescente successo si sta registrando in
Giappone.
A l l i n c i rca il 20% della produzione italiana di vino a denomi-
nazione di origine controllata (Doc).
IN ARRIVO 1. 200 MILIARDI
PER MIGLIORARE
I VIGNETI ITALIANI
Con lassegnazione al nostro Paese di 1.200 miliardi di risorse
comunitarie nel periodo 2000/2006, che consentiranno di rin-
novare tra gli 80mila ed i 100mila ettari di vigneto e con la pos-
sibilit di impiantare quasi 13mila ettari di nuovi vigneti, la nuo-
va organizzazione comune di mercato (OCM) offre buone op-
portunit alla vitivinicoltura italiana.
Per poter applicare la nuova organizzazione di mercato del set-
tore per necessario completare il catasto vitivinicolo, incro-
ciando le fotorilevazioni aeree dei vigneti con i dati cartacei dei
proprietari, in modo da sanare eventuali impianti irregolari; a
questo proposito, sono indispensabili limpegno e la collabora-
zione di organizzazioni di produttori e Regioni.
Le risorse messe a disposizione della Comunit con questa
nuova OCM dovranno essere utilizzate al meglio, per realizzare
quegli investimenti necessari ad affrontare con successo le sfi-
de future e, parallelamente, per valorizzare adeguatamente la
produzione vitivinicola italiana.
DA GENNAIO 2000
LE ANTICIPAZIONI
PER LIMPIANTO DEI NUOVI
VIGNETI
Via libera alle anticipazioni sugli impianti di nuovi vigneti.
Con la pubblicazione in Gazzetta sono diventati operativi i rego-
lamenti che accompagnano il settore vitivinicolo verso la nuova
OCM.
Secondo le norme di transizione messe a punto da Bruxelles, dal
primo gennaio 2000 potranno cominciare a essere utilizzati parte
dei diritti di impianto messi a disposizione dalla riforma Pac.
Le prime anticipazioni, a disposizione il 20% dei diritti com-
plessivi concessi dalla Ue, sono per legate alla realizzazione
AGRICOLTURAFLASHAGRICOLTURAFLASHAGRICOLTURA FLASH
31 31
del catasto vitivinicolo previsto dal regolamento comunitario
1493/99.
Solo i Paesi e le Regioni in regola, dunque, potranno usufruire
di questa prima tranche di diritti.
Le norme transitorie contenute nei quattro regolamenti prevedo-
no, tra laltro, premi per labbandono, la distillazione e la diminu-
zione del 2% dei prezzi di orientamento per il cambio ecu-euro.
DIRITTI DI REIMPIANTO,
UNA PROROGA
LUnione Europea ha prorogato al 31 luglio 2000 la scadenza
per il reimpianto dei vigneti, relativa ai diritti scaduti tra il 31 di-
cembre 98 a e il 1 settembre 99.
Si rammenta che in base alla normativa vigente dal momento del-
lespianto di un vecchio vigneto ci sono otto anni di tempo per
e s e rcitare il diritto di reimpianto, dopo i quali le quote vanno per-
se. Con la nuova organizzazione dei mercati, invece, i diritti sca-
duti non andranno persi, ma finiranno in una riserva regionale.
CONTRIBUTI INAIL:
SCATTA LA RIDUZIONE
PER LE AZIENDE AGRICOLE
Disco verde per la riduzione dei contributi agricoli per lassicu-
razione per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
La riduzione viene stabilita dal decreto interministeriale (Politi-
che agricole, Lavoro e Tesoro) dal 9 giugno 1999, pubblicato
sulla Gazzetta ufficiale n. 184 del 7 agosto 1999. I tagli alla con-
tribuzione agricola per lassicurazione obbligatoria Inail scatta in
maniera articolata fino alla concorrenza di determinati limiti di
disponibilit delle risorse finanziarie destinate a questo scopo.
DIMINUISCONO I PREMI
PER LE ASSICURAZIONI
AGRICOLE
Il costo delle polizze assicurative in agricoltura contro le cala-
mit atmosferiche diminuisce del 25 per cento. Lo prevede un
decreto del ministero per le Politiche agricole, pubblicato sulla
Gazzetta ufficiale del 3 agosto.
Accogliendo le richieste delle organizzazioni professionali, che nei
mesi scorsi avevano denunciato il rincaro delle tariffe stabilite per
il 99 dalle imprese di assicurazione, il ministero ha aumentato in-
fatti i parametri per la determinazione del contributo pubblico pre-
visto per le imprese agricole colpite dalle avversit atmosferiche.
Secondo le prime stime, la produzione assicurata nel 99 sar
di circa 7mila miliardi.
Con laggiornamento dei parametri con la spesa a carico del bi-
lancio statale sar di circa 160 miliardi, con un contributo me-
dio del 36% sulla spesa sostenuta dalle imprese agricole per
assicurarsi dal maltempo.
VIA LIBERA DELLA
CONFERENZA STATO-REGIONI
AL DECENTRAMENTO
IN MATERIA AGRICOLA
Con il decentramento imposto dalla legge Bassanini si ridu-
cono le risorse finanziarie ed umane del MiPAF, infatti in segui-
to allaccordo raggiunto in sede di conferenza Stato-Regioni
con il decentramento delle funzioni in materia di agricoltura,
entro il 01/01/2000 passeranno agli enti locali 638 miliardi di
dote finanziaria, oltre a 263 dipendenti del Ministero e 5.168
guardie forestali.
E NATO IL NUOVO MINISTERO
PER LE POLITICHE AGRICOLE
E FORESTALI
Molte le novit che riguardano il dicastero di Via XX Settembre.
Innanzitutto il nome: si chiamer Ministero per le Politiche
agricole e forestali.
Poi le competenze. Il nuovo Mipaf dovr rinunciare al Corpo fo-
restale che passa in parte alle Regioni (il 70% dei suoi dipen-
denti) e in parte al ministero dellAmbiente (il restante 30% del
personale alle politiche centrali).
Nella sua parte pi controversa, il decreto assegna al ministero
delle Attivit produttive le competenze su trasformazione e
c o m m e rcializzazione dei prodotti agroindustriali, nonch le ri-
sorse inerenti.
Il ministro De Castro rimanda a un futuro chiarimento con il col-
lega dellIndustria, Bersani, lindividuazione di un chiaro spar-
tiacque, ricordando che a Bruxelles il Mipaf che va a trattare.
Il decreto del Governo rende subito operativo il Mipaf, con due
dipartimenti.
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Nascer una struttura autorevole a Bruxelles, cinghia di trasmis-
sione tra la Ue e le Regioni, agile nel rapporto con le imprese e
con i consumatori. Anche perch il nuovo ministero garantir la
qualit con la certificazione e con interventi lungo tutta la filiera.
Dal 1 gennaio del 2000, inoltre, verranno trasferiti alle Regioni
638,6 miliardi, il 15% dei dipendenti del ministero per le Politi-
che agricole e circa 6.000 addetti del Corpo forestale pari al
70% dellorganico.
DALLUNIONE EUROPEA 1. 150
MILIARDI ALLITALIA
NEI PROSSIMI ANNI
Consistenti finanziamenti europei per il mondo rurale.
Se il Governo Ue uscente accetter la proposta messa a punto
dal commissario europeo per lagricoltura, Franz Fischler, gli
italiani potranno beneficiare, per i prossimi 6 anni, di fondi Ue a
favore del mondo rurale pari a 595 milioni di euro allanno, os-
sia 1.150 miliardi di lire.
Si tratterebbe di un balzo in avanti del 33% rispetto ai 446 mi-
lioni di euro annui (864 miliardi di lire) che rappresentavano le
prime stime di Bruxelles.
Dopo il negoziato dellAgenda 2000 che ha accordato al mondo
rurale fondi globali per oltre 4,3 miliardi di euro allanno (8.326
miliardi di lire) dal 2000 al 2006, si tratta ora di spartire la
somma tra i Quindici.
Il progetto messo a punto da Fischler destinerebbe allItalia ol-
tre il 13% del pacchetto globale di aiuti Ue al mondo rurale,
ben oltre le aspettative visto che il ministro delle Politiche agri-
cole, Paolo De Castro aveva incontrato il 19 luglio il commissa-
rio europeo per contrattare una fetta pi consistente di aiuti
rispetto a quella inizialmente prevista (10,4%).
Lultima parola spetta ora alla Commissione ma il dibattito sar
animato perch, anche se gli stanziamenti saranno per tutti supe-
riori del 10%, molti Paesi hanno maturato aspettative superiori.
MILLENNIUM ROUND:
LA POSIZIONE DELLITALIA
Un processo di liberalizzazione graduale che non tocchi i pro-
dotti mediterranei, meno protetti di altri, e maggiore difesa per
le denominazioni dorigine. Su questi due pilastri si incentra la
posizione italiana presentata dal ministro delle Politiche agrico-
le, Paolo De Castro, al riconfermato commissario Ue allAgri-
coltura, Franz Fischler, in vista dei negoziati del Millennium
Round per la liberalizzazione degli scambi, che prenderanno il
via a fine anno a Seattle.
In sostanza, alla vigilia del negoziato Wto lItalia si trova in sin-
tonia con le graduali aperture liberiste dei tre alleati nordici,
Gran Bretagna, Svezia, Danimarca, se queste si focalizzeranno
sulle colture continentali attualmente pi protette, mentre in-
tende fare fronte comune con la Spagna per rafforzare la difesa
dei prodotti mediterranei, considerati penalizzati.
Secondo punto fondamentale per De Castro linserimento
della difesa della denominazione dorigine come uno dei punti
cardine del negoziato.
La difesa delle produzioni tipiche ha spiegato il punto pi
avanzato della difesa del modello Europa.
Una battaglia, insomma, per difendere i 400 prodotti tipici eu-
ropei (di cui 98 italiani) da degenerazioni quali il Parmesan au-
straliano o i prosciutti italian style prodotti al di l dellAtlantico.
PRONTA LA NUOVA EDIZIONE
DELLA FILIERA ISMEA
SULLOLIO DOLIVA
E in corso di stampa ledizione 99 della Filiera Ismea Olio do-
liva. Rispettando la sua veste tradizionale il rapporto analizza,
principali aspetti evolutivi della filiera fornendo in particolare -
al servizio degli operatori pubblici e privati - una chiave di lettu-
ra sulla caratteristiche strutturali, produttive e mercantili dellin-
tero settore, oltre a un esauriente aggiornamento statistico. La-
nalisi del quadro internazionale, contenuta nel primo capitolo,
riserva questanno unattenzione particolare alle aree non tradi-
zionali e specialmente al Nordamerica, allAustralia ed al Giap-
pone che nel periodo pi recente hanno registrato una forte
espansione dei consumi interni di oli di oliva.
Agli aspetti produttivi nazionali e allattuale crisi del mercato
invece dedicato il secondo capitolo, per un comparto che nel
1998 ha visto ridursi di oltre il 30% il valore della produzione
lorda vendibile stimata al di sotto dei 3.200 miliardi di lire (il
4,6 circa della Plv agricola italiana).
Trasformazione industriale, consumi domestici e commerc i o
con lestero completano lo studio di filiera, mentre la sezione
monografica dedicata questanno alle politiche dei marchi e
alle opportunit legate allo sviluppo delle denominazioni di ori-
gine protette nel settore degli oli.
a cura di Francesco Pettinari
e Angelo Zannotti
[FONTE AGRA]
UNA NUOVA
COLLANA
EDITORIALE
La copertina
del secondo opuscolo
della collana
editoriale
dellAssessorato
allAgricoltura si
occupa del BOSCO
nella nostra regione:
una pubblicazione
che ha tratto
ispirazione dalla
campagna Adotta
un bosco -
promossa lanno
scorso dal WWF,
dalle Poste Italiane
e dallAssessorato,
con il patrocinio dei
Provveditorati agli
Studi - e che ha visto
una significativa
partecipazione
di pubblico.
Una campagna che
ha come scopo quello
di creare, attraverso
lo strumento
dellinformazione,
una sensibilizzazione
diffusa, che larma
principale con cui
possibile contrastare
il pi grande nemico
dei boschi, gli incendi.
Ecco perch una
parte consistente
del volume si occupa
proprio di
questo aspetto.
Nellopuscolo i testi
sono stati curati dai
responsabili del WWF
(Franco Farroni),
del Corpo Forestale
dello Stato
(Giampaolo Baleani)
e del Servizio
Valorizzazione
terreni agricoli e
forestali (Massimo
Maggi) si
troveranno anche
tutte le informazioni
relative alla storia,
alla situazione
attuale, ai prodotti
che il bosco ci regala
e un apposito
paragrafo sui
problemi dei boschi
marchigiani.
Direttore Responsabile: Emma Ratti
Direzione Scientifica:
Mariano Landi, Federico Bonavia, Ottavio Gabrielli,
Enzo Polidori, Carlo Schiaffino
Redazione:
Flavio Brasili, Gabriella Malanga, Francesco
Pettinari, Renzo Pincini, Sabrina Speciale,
Luana Spernanzoni, Angelo Zannotti
Graficadi copertina: Stefano Gregori
Foto di copertina: Maurizio Rillo
Lefoto di questo numero sono di: L. Balestra,
Maurizio Bolognini, Pierluigi Crescentini, GabriellaMalanga,
Giuliano Mazzieri, Maurizio Rillo, LuanaSpernanzoni
edel Museo dellaMezzadriadi Senigallia
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in data 16 novembre 1979
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Questo numero stato chiuso il 15/10/99
ed stato spedito nel mesedi ottobre 1999