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Spedizione in A.P. Legge 662/96 art.

2 comma 20/c - filiale di Ancona


AGENDA 200O,
LATTIVAZIONE
ZOOTECNIA BIOLOGICA
ALIMENTAZIONE
DI QUALIT
I CALANCHI
MARCHIGIANI
NUOVE VARIET
DI UVA DA VINO
ANNO XXI
LUGLIO1999 2
AGENDA 2000,
LATTUAZIONE
ZOOTECNIA
BIOLOGICA
EDUCAZIONE
ALLA QUALIT
I CALANCHI
MARCHIGIANI
UVA DA VINO,
NUOVE VARIET
FRUMENTI E
FERTILIZZAZIONE
AZOTATA
LABORATORIO
PER LA VALUAZIONE
DELLA QUALIT
DEI CEREALI
AGRICOLTURA FLASH
1
4
7
9
12
14
21
22
Le opinioni espresse negli scritti pubblicati in questa Rivista impegnano
solo la responsabilit degli autori
E D I T O R I A L E
UNA CONTAMINAZIONE
IGIENICAMENTE PERFETTA
Curioso, per non dire scandaloso il risultato delle norme comunitarie che rego-
lamentano l'aspetto igienico-sanitario delle produzioni. Mentre si rende diff i c i l e
la vita ai prodotti tradizionali, sfuggono alle maglie di qualunque controllo i polli
e i suini alla diossina e di conseguenza le uova, la maionese, i dolci, la carne, gli
insaccati, insomma tutto quanto deriva dagli animali alimentati con mangimi
contaminati. Non che l'ultimo scandalo. L'esperienza della "mucca pazza" non
stata sufficiente per determinare una svolta generalizzata e tutto fa supporre che
in futuro ci potranno essere ancora simili episodi.
Queste vicende devono far riflettere. Come si spiega che la Comunit sia tanto
severa e dia la caccia al microbo, imponendo ambienti "asettici" e cantine, grotte,
locali di stagionatura di formaggi e salumi siano nell'occhio del ciclone, si im-
ponga che vengano piastrellati, impermeabilizzati, con il risultato che le tipicit
p e rdono la loro autenticit per divenire simili a produzioni industriali? Nessuno
ha mai corso rischi dal consumo del formaggio di fossa o del ciauscolo, tanto
per re s t a re in casa nostra, e tanto meno si mai dimostrato che questi pro d o t t i
attentano alla salute. Al contrario costituiscono una ricchezza della nostra agri-
coltura, rendono, insieme a tanti altri, piacevole la tavola, assicurano un reddito
e contribuiscono a farci conoscere fuori dalle Marche. Tutto quanto in grado di
svilupparsi negli ambienti tradizionalmente utilizzati per la loro produzione, a co-
m i n c i a re dalle "muffe", consente una stagionatura controllata anche dal punto di
vista sanitario. Eppure le rigide norme comunitarie e ancor pi le sue interpreta-
zioni nazionali ci hanno costretto ad org a n i z z a rci per assicurare un futuro a pro-
dotti che, con il rispetto di quelle normative, rischiavano di scomparire.
Peraltro i polli alla diossina o la "mucca pazza" vengono cresciuti in ambienti pro-
babilmente "ineccepibili", igienicamente "a posto" sotto il profilo della norm a t i v a
comunitaria: si potrebbe concludere che si ottenuto il risultato di avere prodotti
igienicamente perfetti, ma contaminati. Insomma stato possibile alimentare
animali erbivori con farina di carne, con deiezioni disidratate e in quanto tali
"igieniche" ed esenti da contaminazioni batteriologiche oppure utilizzare grassi
minerali e vegetali esausti per i mangimi. Viene da chiedersi dov'era la Comunit
e u ropea? E come intende organizzarsi per il futuro? Solo attivando controlli pi
severi alla fine della filiera oppure garantendo tutto il processo produttivo, assi-
curando contemporaneamente un investimento a favore di quei prodotti, che la
tradizione ci ha consegnato e che sono sani e buoni?
E' questa la posta in gioco, da parte nostra non ci stiamo limitando solo a fare
solleciti in questa direzione, ma siamo impegnati a tutto campo perch ci sia
un'inversione di tendenza della politica comunitaria.
Mentre scoppiava l'allarme diossina l'Assessorato era in piazza Cavour ad Anco-
na con una mostra sull'alimentazione per dimostrare che c' spazio per un'agri-
coltura diversa e, a giudicare dalla risonanza che l'iniziativa ha avuto, c' una
c rescente consapevolezza dei consumatori che quella la strada giusta da im-
b o c c a re. Negli stessi giorni abbiamo incontrato le organizzazioni pro f e s s i o n a l i
dei produttori di carne. Obiettivo: lavorare sui disciplinari di produzione, in modo
da assicurare che tutta la filiera sia controllata, ed estendere anche ad altri com-
parti l'esperienza della certificazione della carne, che per il momento avviene per
quella bovina.
E' cos che intendiamo operare; i nostri produttori possono star tranquilli: coloro
che fanno un prodotto di qualit avranno il conforto dell'azione pubblica. Anche i
consumatori vengono garantiti da questa azione: a loro chiediamo una sempre
maggior sensibilit perch poter portare un prodotto di qualit sulla tavola signi-
fica anche avere il coraggio di dire di NO al pi economico "cibo spazzatura".
M a rco Moru z z i
A s s e s s o re agricoltura, sviluppo ru r a l e ,
agriturismo, forestazione e produzione alimentare
S O M M A R I O
NO RM ATI VA
1
POLITICA STRUTTURALE:
IL NUOVO OBIETTIVO 2
Il regolamento CE n.1 2 6 0 / 9 9
fissa i principi basilari dei Fon-
di Strutturali: gli obiettivi prio-
ritari (3) ,i metodi di pro g r a m-
mazione, di gestione finanzia-
ria, valutazione e contro l l o .
O b i e t t i v i : per quanto intere s-
sa segnatamente lagricoltura
m a rchigiana il nuovo obietti-
vo 2 f a v o r i re l a r i conversio -
ne economi ca e sociale dell e
zone con difficol t st ru t t u r a l i
va a sostituire lobiettivo 5b,
zone rurali in declino, ma
c o m p rende anche le zone di
mutazione socioeconomica
dellindustria e dei servizi, le
zone urbane in difficolt e le
zone dipendenti dalla pesca.
Risorse disponibili per lobiet-
tivo 2: per il periodo 2000-
2006 22,5 miliardi di EURO
c o m p rensivi della parte (1,4%)
per il sostegno transitorio. L o-
biettivo 2 viene finanziato in li-
nea generale dal Fondo Euro-
peo per lo Sviluppo Regionale
(FESR) e dal Fondo Sociale
E u ropeo (FSE), ma le misure
per lo sviluppo rurale possono
e s s e re finanziate dal FEAOG
sezione garanzia e le azioni
s t rutturali nel settore della pe-
sca dallo SFOP (strumento fi-
nanziario di orientamento della
p e s c a ) .
Popol azi one intere s s a t a: a l
massimo il 18% della popola-
zione totale della Comunit.
Vige comunque una clausola
di sicurezza, cosiddetto sa-
fety net, che stabilisce che
per le regioni, come le Mar-
che, precedentemente rien-
tranti negli obb. 2 e 5b, la ri-
duzione della popolazione che
beneficer del nuovo obiettivo
2 non pu superare il 33%.
La lista dei comuni rientranti
nel nuovo obiettivo 2 tuttora
oggetto di trattativa tra Re-
gioni e Stato Centrale. E da
s o t t o l i n e a re anche che le zo-
ne che nel 1999 facevano
p a rte delle aree ob.5b potran-
no beneficiare dei finanzia-
menti comunitari fino al 31
d i c e m b re 2006 (sostegno
transitorio).
P ro g r a m m a z i o n e: il nuovo
periodo di pro g r a m m a z i o n e
c o p re 7 anni, 2000-2006. Il
Documento Unico di Pro-
grammazione (DOCUP), che
contiene gli assi strategici, le
dotazioni finanziarie, le moda-
lit di attuazione e valutazione
ex ante delle misure che si in-
tende attuare, viene integrato
da un complemento di pro-
grammazione che descrive
in maniera dettagliata gli in-
t e rventi, i relativi beneficiari e
la dotazione finanziaria. Entro
il 31/12/2003 il DOCUP viene
sottoposto ad una valutazione
i n t e rmedia sullo stato di at-
tuazione, il livello di conse-
guimento degli obiettivi ecc.
E n t ro lanno successivo la
Commissione assegna, a quei
DOCUP che sono risultati effi-
caci ed efficienti, una riserv a
di risorse pari al 4% degli
stanziamenti.
SVILUPPO RURALE
Col Reg. CE n.1257/99 s u l
sostegno allo sviluppo ru r a l e
p rende corpo il tentativo di
r a z i o n a l i z z a re il quadro delle
m i s u re per lo sviluppo ru r a l e
accorpando in un unico re g o-
lamento tutta una serie di
n o rme che finora disciplina-
vano il settore: le misure di
accompagnamento alla PA C
cio i Regg.CE 2078/92,
2079/92, 2080/92, gli inter-
venti per il miglioramento
Sulla Gazzetta Uffici ale del l a CE L 160 e L 161 - sono stati
pubbl i cati i regol amenti cardi ne che danno attuazi one al l a
r i f o rma, che interesser il periodo 2000-2006. In questo primo
a rticol o ci occupiamo di quelli principali: il Reg. 1260/99, re l a-
tivo ai Fondi strutturali e il Reg. 1257/ 99 sull o sviluppo ru r a l e .
AGENDA 2000,
LATTUAZIONE
d e l l e fficienza delle stru t t u re
aziendali, Reg.CE 950/97, e
per il miglioramento delle
condizioni di trasformazione e
c o m m e rcializzazione dei pro-
dotti agricoli, Reg.CE 951/97
e silvicoli, Reg.CE 867/90.
Il Reg. CE n.1257/99 non si
limita tuttavia a raggru p p a re
n o rme diverse, ma apport a
significative novit. E l e n c h i a-
mo di seguito le principali r i-
s e rvandoci di appro f o n d i re
successivamente ciascuno
degli elementi che compon-
gono il nuovo quadro dello
sviluppo rurale.
1. gli i n t e rventi ammissi bi l i
sono raggruppabili in 3 cate-
gorie
le misure di ammodern a-
m e n t o: gli investimenti nelle
aziende agricole, linsedia-
mento di giovani agricoltori, la
f o rmazione, la trasform a z i o n e
e commercializzazione dei
p rodotti agricoli, tutti inter-
venti prima previsti dai re g g .
CE 950 e 951/97. Qui le modi-
fiche tendono alla semplifica-
zione dei criteri di ero g a z i o n e
degli aiuti abrogando ad es.
gli attuali criteri di reddito di
riferimento e piano di miglio-
ramento materiale; si modifica
anche la natura del beneficia-
rio con labrogazione del crite-
rio di impre n d i t o re agricolo a
titolo principale. Per benefi-
c i a re di aiuti agli investimenti
o c c o rrer dimostrare la re d d i-
tivit dellazienda e il rispetto
di requisiti minimi in materia
di ambiente, igiene e benesse-
re degli animali e lesistenza di
sbocchi per i propri pro d o t t i
sui mercati. Variano anche i li-
miti degli aiuti (40% dellinve-
stimento che sale al 50% nel-
le zone sfavorite, rispettiva-
mente 45% e 55% per i gio-
vani agricoltori)
le misure di diversificazione
e riconversione, (art.33 del
reg.) finora riguardavano solo
le aree ob. 5b, mentre ora
possono riguard a re lintero
territorio regionale. Tra le atti-
vit finanziabili: il rinnova-
mento e miglioramento dei
villaggi, lincentivazione di at-
tivit turistiche e art i g i a n a l i ,
lingegneria finanziaria. Alcu-
ne di queste misure possono
u s u f ru i re delle risorse FESR
invece che FEAOG.
Le ex misure di accompa-
gnamento e gli aiuti per le zo-
ne svantaggiate , sono com-
p rese: le m i s u re agr o a m b i e n -
t a l i (ex reg.CE 2078/92), tra
gli obiettivi figurano la salva-
g u a rdia del paesaggio e delle
caratteristiche tradizionali dei
t e rreni, il sostegno viene ero-
gato agli agricoltori in com-
penso di impegni agro a m-
bientali, al minimo quinquen-
nali, che oltrepassano lappli-
cazione delle normali buone
pratiche agricole; laiuto al
p re p e n s i o n a m e n t o: non vige
pi lobbligo di aumentare la
s u p e rficie, vi un aumento
dei livelli di aiuto per cedente
da 10.000 a 15.000 EURO an-
nui e della durata dellaiuto da
10 a 15 anni; le i n d e n n i t
compensat ive per l e zone
svantaggi at e e l e zone sog -
gett e a vincoli ambi ent al i, gli
aiuti vengono trasformati in
s t rumento di promozione dei
metodi di coltivazione a bas-
so consumo intermedio, tra le
a ree soggette a vincolo am-
bientale possono essere ri-
c o m p resi parchi e aree pro-
tette e gli agricoltori possono
u s u f ru i re di compensazioni
per i costi e le perdite di re d-
dito derivanti dalle limitazioni
alle pratiche agricole imposte
da norme per la pro t e z i o n e
dellambiente (art.16). L a i u t o
pu variare tra 25 e 200 EU-
RO/ha a discrezione degli
Stati membri. La s i l v i c o l t u r a ,
qui vengono integrate le mi-
s u re dei regolamenti 2080/92
e 867/90.
2. obiettivi: tra le novit viene
data maggior enfasi allincen-
tivazione delle produzioni non
2
Approvazione regolamenti di attuazione (UE)
Individuazione delle zone ammissibili per lobiettivo 2 (trat-
tative UE+Stato Membro), non vi un termine di scadenza
predefinito
P resentazione alla Commissione del documento unico di
p rogrammazione (DOCUP) ob.2 2000-2006 entro 4 mesi
dalla definizione degli elenchi delle zone ammissibili; una
volta approvato il DOCUP entro 3 mesi trasmissione alla
Commissione del complemento di pr ogrammazione
P redisposizione dei Piani di Sviluppo Rurale per il periodo
2000-2006 entro fine dicembre 99 (Regioni+Stato Mem-
bro, concertazione con Commissione UE)
N o v e m b re 1999 Seattle (USA): Avvio negoziati GAT T- W T O
( World Trade Organization) sul commercio intern a z i o n a l e ,
lagricoltura in agenda dal 1 gennaio 2000. Tra i temi che
si dibatteranno: sostegno interno, sovvenzioni alle esport a-
zioni, riconoscimento denominazioni, sicurezza e qualit dei
prodotti agroalimentari.
L E P R O S S I M E TA P P E
Reg. CE n.1260/99 del Consiglio del 21/06/99 recante di-
sposizioni generali sui Fondi Strutturali
Reg. CE n.1257/99 del Consiglio del 17/05/99 sul sostegno
allo sviluppo rurale da parte del Fondo Europeo Agricolo di
Orientamento e Garanzia (FEAOG)
Reg. CE n.1258/99 del Consiglio del 17/05/99 relativo al fi-
nanziamento della politica agricola comune
Reg. CE n.1259/99 del Consiglio del 17/05/99 che stabilisce
n o rme comuni relativi ai regimi di sostegno diretto nellam-
bito della politica agricola comune.
R I F E R I M E N T I N O R M AT I V I
Vi segnal i amo un
si to I nternet dove
p o t rete tro v a re i re-
golamenti citati:
w w w. i n f o rm a t o re a-
grario. it/age2000/
1 6 - 0 7 - 1 9 9 7 J acques Santer, presidente della Commissione
E u ropea, presenta al Parlamento Europeo la comunicazione
Agenda 2000 sulle strategie individuate dalla Commissione
per raff o rz a re e ampliare lUnione alle soglie del XXI secolo.
Temi principali: la riforma delle politiche dellUE (in part i c o l a re
la PAC e le politiche strutturali), lampliamento (valutazione
dellidoneit di 11 paesi dellEuropa centrorientale candidati al-
ladesione: Ungheria, Polonia, Slovenia, Estonia, Lettonia, Li-
tuania, Slovacchia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania e Ci-
p ro) e il nuovo quadro finanziario per il periodo 2000-2006.
18-03-1998 Adozione delle proposte legislative
31-03-1998 Inizio dei negoziati con 6 paesi candidati (Un-
gheria, Polonia, Slovenia, Estonia, Repubblica Ceca e Cipro)
24/26-03-1999 Consiglio Europeo di Berlino: accordo politi-
co dei leaders UE su Agenda 2000
1 7 - 0 5 - 1 9 9 9 Regolamento sul sostegno allo sviluppo ru r a l e
e sul finanziamento della Politica Agricola Comune.
21-06-1999 Regolamenti sui Fondi Strutturali
LE FASI PRI NCI PA L I
DELLA RI FORMA
food, alla diversificazione vol-
ta a sviluppare attivit com-
plementari o alternative, al
mantenimento e la cre a z i o n e
di posti di lavoro, alla pro m o-
zione di sistemi di coltivazio-
ne a bassi consumi intermedi,
al rispetto delle esigenze am-
bientali;
3. ambi to terr i t o r i a l e di am-
missibilit: tutte le aree rurali
dellUnione
4. partecipazi one finanzi a-
r i a: tutte queste misure nelle
regioni al di fuori dellobietti-
vo 1, e quindi anche nelle
M a rche, vengono finanziate
dalla sezione Garanzia del
FEOGA, in part i c o l a re dalla
voce Sviluppo rurale e misu-
re di accompagnamento del-
la Rubrica 1 del quadro finan-
ziario comunitario. Principali
implicazioni: riduzione delle
risorse complessivamente di-
sponibili per lo sviluppo ru r a-
le e maggiori difficolt di ge-
stione delle risorse in quanto
il FEOGA Garanzia, a diff e re n-
za dei fondi Strutturali, preve-
de una programmazione e
una contabilit su base an-
nua, con modifica degli stan-
ziamenti comunitari iniziali in
i t i n e re in funzione della spesa
effettiva e di previsioni di spe-
sa rivedute (art.46).
5. pro c e d u re di pro g r a m m a-
zione e attuazi one: la Regio-
ne dovr elaborare, entro la
fine dellanno, un PI ANO di
SVILUPPO RURALE, che co-
p re un periodo di 7 anni, che
pu riguard a re sia le zone
ob.2 che le zone fuori ob.2 e
v e rr definito al livello geo-
grafico pi opportuno (proba-
bilmente lintero territorio re-
gionale). Le ex misure di ac-
compagnamento (agro a m-
biente, prepensionamento e
imboschimento) e il regime a
f a v o re delle aree svantaggiate
v e rranno applicate orizzontal-
mente in tutto il territorio re-
gionale, le altre misure per lo
sviluppo rurale saranno inse-
rite nella pro g r a m m a z i o n e
delle aree obiettivo 2 (nuovo
DOCUP ob.2).
6. decentramento: il nuovo
regolamento sullo sviluppo
rurale conferisce agli Stati
membri la possibilit di defi-
n i re proprie priorit e di sce-
g l i e re tra le varie misure con-
tenute nel regolamento, nel
quadro di una programmazio-
ne globale.
MISURE DI SVILUPPO
RURALE E MISURE
PREVISTE
DALLE O. C. M.
Ai sensi dellart.37 non viene
concesso alcun sostegno nel-
lambito dello sviluppo rurale a
quelle azioni di natura stru t t u-
rale che rientrano nei re g o l a-
menti relativi alle O.C.M. (es.
p romozione per lort o f rutta, ri-
conversione varietale, re i m-
pianto e miglioramento delle
tecniche di gestione dei vigneti
per lO.C.M. vino), alla pro m o-
zione, alla ricerca e alleradica-
zione di malattie animali.
Sabrina Speciale
33
OBIETTIVO 5B - SBLOCCATE RISORSE PER OLTRE 10 MILIARDI
p rogetti dellOb. 5b
relativi agli interv e n t i
in agricoltura, che
avevano concluso il
l o ro iter pro c e d u r a l e
potranno essere pa-
gati. Infatti il lungo contenzio-
so tra i Servizi della Commis-
sione Europea stato final-
mente risolto: nella sostanza
il Programma dopo aver avu-
to lapprovazione degli Aiuti
di Stato stato nuovamente
esaminato dai Fondi Stru t t u-
rali. La Decisione Comunitaria
definitiva stata assunta nei
giorni scorsi e comunicata uf-
ficialmente ieri allAssessora-
to Agricoltura. Le risorse che
sono state sbloccate ammon-
tano a oltre 10 miliardi, che i
S e rvizi dellAssessorato ave-
vano gi impegnato con ri-
serva.
Le misure interessate del-
lOb.5b, per le quali ora
possibile pro c e d e re ai paga-
menti sono tre: iniziative inte-
grate di filiera (settori vitivini-
colo, olivicolo, ort o f ru t t i c o l o ) ,
il sostegno agli allevamenti
zootecnici (riduzione re f l u i ,
allevamenti alternativi, ovi-ca-
prini, bovini da carne) e svi-
luppo dellagriturismo.
Naturalmente non si pu che
essere soddisfatti ha dichia-
rato Marco Moruzzi anche
se questa defatigante vicenda
ha messo nuovamente in luce
le contraddizioni che esistono
in sede comunitaria. Da una
p a rte si sollecitano le Regioni
a spendere le risorse in tempi
brevi e dallaltra esistono pro-
c e d u re burocratiche tali da
r a l l e n t a re loperativit delle
stesse. Gli Uffici re g i o n a l i
avevano concluso listru t t o r i a
dei progetti gi a met del
1997 e solo adesso possibi-
le eff e t t u a re i pagamenti. L e-
pisodio si commenta da solo.
Abbiamo per ha aggiunto -
un motivo di soddisfazione,
che deriva dal fatto che la te-
nacia che abbiamo messo per
r i s o l v e re il problema ha mes-
so in evidenza la necessit di
una semplificazione buro c r a-
tica. Possiamo aff e rm a re che
se il nuovo Regolamento co-
munitario di Agenda 2000 ha
tolto il vincolo della doppia
procedura lo si deve al contri-
buto determinante della Re-
gione Marche.
Non c che da auspicare
ha concluso che il nuovo
g o v e rno dellEuropa sia in
grado di realizzare processi di
r i f o rma tali da assicurare lo
sviluppo dellagricoltura e pi
in generale la crescita econo-
mico-sociale di tutti gli Stati
membri. (e. r. )
Concluso il lungo contenzioso con Bruxelles.
I
Dal 1991
possibile, ai
sensi del Re-
g o l a m e n t o
CEE n. 2092
relativo ai metodi di produzio-
ne biologica, cert i f i c a re le
p roduzioni biologiche vegeta-
li, grazie ad uno specifico al-
legato (allegato I) che forn i-
sce indicazioni sulle tecniche
e sui prodotti ammessi; la
pubblicazione di un analogo
allegato relativo alle produzio-
ni zootecniche biologiche ve-
niva in quelloccasione riman-
data a modifiche successive.
Nel 1992 il Reg. CEE 1535,
stabiliva che, aspettando indi-
cazioni pi esplicite, gli animali
d o v e s s e ro essere allevati se-
condo le norme nazionali che
disciplinano la zootecnia biolo-
gica o, in mancanza di tali nor-
me, secondo pratiche ricono-
sciute a livello intern a z i o n a l e .
Siamo giunti oggi alla fine del
p e rcorso: il Regolamento che
sancir le norme attese in
via di pubblicazione. Nel frat-
tempo alcune Regioni italiane
hanno comunque redatto leg-
gi atte a consentire la cert i f i-
cazione ed il commercio di
carni biologiche.
Allo stesso modo, una delle
maggiori Associazioni di Pro-
duttori biologici operante nella
nostra Regione, lAMAB, ha
pubblicato (Mediterr a n e o ,
anno 2, numero 8, pag. 31),
un Disciplinare di pro d u z i o n e
entrato in vigore nel marz o
del corrente anno, che con-
sentir ai produttori associati
di pro d u rre carni ai sensi del
D i s c i p l i n a re stesso, cert i f i-
cando in qualche misura il
p rodotto. To rn e remo nei pro s-
simi numeri della rivista a par-
l a re di questo disciplinare e a
c o n f ro n t a rci con lAssociazio-
ne sui suoi contenuti; oggi ci
p reme soprattutto fare il pun-
to sul lavoro svolto dalle Re-
gioni in merito allarg o m e n t o .
Su tutto il territorio nazionale,
dieci sono le Regioni che han-
no legiferato in merito allagri-
coltura biologica (Emilia Ro-
magna, Basilicata, Liguria, Um-
bria, Lazio, Molise, Piemonte,
Toscana, Marche e Friuli - Ve-
nezia Giulia), e due le pro v i n c e
autonome (Bolzano e Tre n t o ) .
Solo tre di queste leggi si oc-
cupano delle produzioni ani-
mali, la Legge della Regione
Toscana n54/95, la Legge
Regionale del Friuli - Ve n e z i a
Giulia n 32/95 (che per non
ha mai realizzato il Disciplina-
re previsto allarticolo 11); in-
fine la Regione Marche ha af-
fidato gli indirizzi tecnici sul-
l a rgomento alla Circ o l a re ap-
plicativa della L.R. n 76/97
Disciplina dellagricoltura
biologica (B.U.R. Regione
Marche n67 del 1/7/99).
Quindi, di fatto, solo due Re-
gioni si sono attivate per col-
m a re il vuoto normativo, ed
una proprio la nostra.
Lo scopo di queste norme
duplice: da un lato quello di
o r i e n t a re i produttori e con-
4
NO RM ATI VA
ZOOTECNIA BIOLOGICA
D
s e n t i re che venga riconosciu-
ta e retribuita la qualit della
c a rne prodotta; dallaltro quel-
lo altrettanto importante di
re n d e re con la cert i f i c a z i o n e
visibili ai consumatori le pro-
duzioni di qualit, in un mo-
mento in cui appaiono ai loro
occhi in maniera sempre pi
drammatica gli spaventosi li-
miti dei prodotti realizzati con-
t ro le norme di Madre Natura,
di animali allevati con scarti di
a l t re produzioni animali, o tra-
scurando le norme minime di
salubrit e di buon senso ai fi-
ni di un maggior reddito.
Le leggi analizzate hanno testi
simili, desunti dai Disciplinari
delle Associazioni nazionali
ed internazionali per lAgricol-
tura Organica, e a loro volta
simili ai testi delle bozze del
gi citato allegato II del Rego-
lamento CEE 2092/91, in via
di pubblicazione.
Analizziamo sinteticamente i
punti chiave dei due testi che
abbiamo letto per voi.
1) Lattivit zootecnica deves-
s e re rapportata alle dimensio-
ni aziendali, in quanto le pro-
d u z i o n i ani mali devono ga-
r a n t i re lequilibrio degli eco-
sistemi agricoli e soddisfare
le esi genze di nutrizione o r-
ganica del terreno coltivato;
da ci deriva anche lobbligo a
non superare un certo carico
di bestiame (2 UBA/ha, per la
Toscana riferiti a superf i c i e
aziendale o compre n s o r i a l e ) ,
al fine di assicurare lo svilup-
po di unagricoltura dure v o l e .
2) Vige lobbl igo di consenti-
re una buona qual it di vi ta
agli ani mal i anche al fine di
p re v e n i re le malattie. Non
ammessa la stabulazione fissa
p e rmanente, lallevamento in
batteria, in gabbia o intensivo.
I ricoveri devono essere ben
illuminati ed areati. La legge
toscana prevede per ogni spe-
cie le dimensioni dei ricoveri e
degli spazi esterni a disposi-
zione di ciascun animale.
Per le stru t t u re gi esistenti
p revisto un periodo di con-
versione.
3) Sono vietati tutti gl i i nter-
venti sullanatomia e fisiol o-
gia dell animal e, mutilazioni,
castrazioni, bru c i a t u re di ten-
dini od ali. E consentito il ta-
glio dei denti dei suinetti. La
castrazione consentita solo
in alcuni casi (Toscana). S o n o
vietate le tecniche di embri o-
transfer e tutte l e pratiche d i
manipol azi one embrionale e
g e n e t i c a, cos come vietato
luso di qualsiasi sostanza sin-
tetica o naturale che forzi la
c rescita o stimoli lappetito. E
vietato luso degli ormoni per
linduzione e la sincro n i z z a z i o-
ne dei calori. La fecondazione
a rtificiale scoraggiata e viene
autorizzata dallorganismo di
c o n t rollo solo in caso di com-
p rovata necessit.
4) Lal i mentazi one deve ba-
sarsi escl usi vamente su fo-
raggi biol ogici, aziendali o in
p a rte extra aziendali. E con-
sentito entro certi limiti luso
di insilati e concentrati. Come
integrazioni proteiche sono
ammessi i lieviti, i pannelli ot-
tenuti per pressione, la medi-
ca disidratata, il latte, il siero
ed il latticello; la Toscana con-
sente anche luso di farina di
pesce quando non derivante
da sottoprodotti di lavorazio-
ne. Come integratori alimen-
tari sono consentiti fra gli altri
i carbonati di calcio da ro c c e
(calciche o dolomitiche) od
alghe, il sale marino o sal-
gemma integrale, lo zolfo, il
carbone, la bentonite, i cereali
g e rminati, lievito di birra e
f e rmenti lattici. E vietato
5
Una ri f l essi one
sulla legislazione
re gi onal e e sui
riferimenti comu-
n i t a r i . Anche l e
M a rche attendo-
no i l documento
tecni co del l a CE
per di sci pl i nare
il settore.
s o m m i n i s t r a re conserv a n t i ,
u rea, aminoacidi e sostanze
coloranti sintetiche.
5) Lo svezzamento devesse-
re effettuato con colostro e
l atte matern o e non ammes-
so lo svezzamento precoce;
6) Le razze saranno scelte in
base alla loro adattabilit alle
condizioni ambientali locali,
curandosi di m a n t e n e re l a
maggi or diversi t geneti ca
p o s s i b i l e e gli animali do-
vranno pro v e n i re da alleva-
menti biologici. A questa nor-
ma sono possibili dero g h e ,
s u b o rdinate allobbligo di non
c o n s i d e r a re biologici gli ani-
mali se non dopo un periodo
di conversione pari a circa un
q u a rto della vita (di alleva-
mento) dellanimale.
7) Il controllo delle patologie
affidato i n pri ma i stanza
all a pre v e n z i o n e, sono vieta-
te le somministrazioni in via
p reventiva e sistematica di
f a rmaci convenzionali, e i si-
stemi di cura raccomandati
sono la fitoterapia, lomeopa-
tia, lisopatia, laromaterapia e
la medicina naturale. Solo
qualora sia strettamente ne-
cessario si potr ricorre re alla
medicina convenzionale, com-
p romettendo per la cert i f i c a-
zione di carne biologica se il
trattamento viene eff e t t u a t o
per due volte in un ciclo vitale.
Sono ammesse le vaccinazio-
ni obbligatorie e per le Mar-
che sono tollerate altre vacci-
nazioni in presenza di malat-
tie endemiche non altrimenti
controllabili.
8) Per ligi ene dei locali v e r-
ranno utilizzati solo sapone,
calce, vapore e uso altern a t o
acido-base con successivo ri-
sciacquo. La Toscana cita per
gli allevamenti in vuoto sani-
tario, che consiste nel lascia-
re vuoti dagli animali i ricoveri
per un certo tempo prima di
un nuovo ciclo di allevamento.
Tutte le eventuali deroghe ai
suddetti principi sono pre v i-
ste come provvisorie e hanno
lo scopo di perm e t t e re allal-
l e v a t o re di adeguarsi alle
nuove norme in un tempo ra-
gionevole.
La legge della regione To s c a-
na, inoltre, dedica un lungo
capitolo allapicoltura biologi-
ca ed alla trasformazione di
prodotti lattiero caseari.
Un aspetto che risulta eviden-
te la mancanza di indicazioni
sulla macellazione, sul condi-
zionamento e confezionamen-
to e sulla distribuzione, ed
obiettivo di tutti gli operatori
del settore, dai produttori alle
istituzioni, re g o l a re tutta la fi-
liera per la sicurezza dei pro-
duttori e dei consumatori e
per re n d e re possibile la cert i-
ficazione del prodotto finito.
A tale proposito ricord i a m o
che la Bovinmarche e lAsses-
sorato allAgricoltura della Re-
gione Marche hanno attivato
un sistema di certificazione di
origine della carne, operativo
in molti punti vendita del terr i-
torio, che consente di identifi-
c a re la provenienza e le carat-
teristiche dellanimale da cui
deriva la carne acquistata.
Questo od un sistema analogo
p o t re b b e ro essere facilmente
applicabili anche alle pro d u-
zioni zootecniche biologiche.
Quando lallegato II sulla zoo-
tecnia biologica verr pubbli-
cato il quadro normativo di ri-
ferimento sar finalmente
completo; potr allora render-
si necessario un adeguamen-
to delle norme, che pre s u m i-
bilmente non riguarder i
punti riportati, relativi alle tec-
niche di allevamento.
Ci si augura che possa co-
munque essere uno stimolo
per legiferare sugli arg o m e n t i
che ad oggi non sono stati ap-
p rofonditi, per non vanificare
lo sforzo di re g o l a m e n t a z i o n e
del settore, fin qui svolto da
alcune volenterose Regioni.
Gabriell a Malanga
6 6
La copertina di un opuscolo su una variet autoctona di oli-
vo che riguarda la zona di Caldarola, Belforte del Chienti,
Camporotondo di Fiastrone, Cessapalombo e Serrapetrona.
Si tratta di uno studio condotto dallASSAM, in collabora-
zione con il Consorzio Marche Extravergine e le associazio-
ni di prodotto, soggetti che sono impegnati nella riscoperta
e valorizzazione delle variet locali. Questa variet gi sta-
ta inserita nella proposta di Disciplinare per il riconosci-
mento della DOP Marche dellolio extravergine, come sotto-
zona Caldarola.
Di eci Regioni e due Provi nci e auto-
nome hanno l eggi sul l agri col tura
biologica. Ma solo due Regioni - tra
cui l e Marche - si occupano del l e
produzioni animali, colmando cos un
vuoto normativo.
Assessorato Agricoltura
ha ormai allattivo un im-
pegno nel campo delle-
ducazione alimentare, da
q u a t t ro anni infatti si oc-
cupa di un settore che tradizionalmente
non era di propria competenza. A part i re
dall'anno scolastico 95/96 si sono avvia-
te una serie di iniziative che hanno coin-
volto per la prima volta le scuole: nato
cos il concorso "L'agricoltura biologica
per l'alimentazione naturale", che attual-
mente interessa non solo le scuole me-
die di primo grado, ma anche gli ultimi
due anni delle elementari. Uniniziativa
accolta con favore dagli insegnanti, dai
ragazzi e dalle Sovrintendenze scolasti-
che, con le quali stata avviata una posi-
tiva collaborazione. I migliori lavori sono
stati premiati con un soggiorno pre s s o
un'azienda di agricoltura biologica. At-
tualmente il concorso riguarda la re a l i z-
zazione di un orto biologico, in uno spa-
zio gestito dalla scuola o messo a dispo-
sizione dallamministrazione comunale:
un modo questo per passare dalla teoria
alla pratica e consentire ai ragazzi di mi-
surarsi con tutto quello che bisogna fare
la semina, le concimazioni, le cure col-
turali, la difesa dagli insetti- per porta-
re sulla tavola i prodotti della terra.
Parallelamente ogni anno l'Assessorato
o rganizza in tutto il territorio re g i o n a l e
corsi di aggiornamento per gli insegnanti
delle medie, elementari e materne sui te-
mi dell'alimentazione naturale, la storia
del cibo, il legame tra la terra e la tavola.
Lagricoltura entrata quindi nelle scuo-
le per avvicinarsi ai consumatori, a co-
minciare dai pi piccoli, per far conosce-
re i propri prodotti, promuovere uno stile
di vita sano, ritro v a re sapori e pro f u m i
che danno piacere alla tavola e alla vita.
Si aperta cos una nuova fase di e d u c a -
zione alla qualit a tutto campo che, insie-
me ad interventi gi in atto, quali l'attiva-
zione delle misure a sostegno dell'agricol-
tura biologica e a basso impatto ambien-
tale, la valorizzazione e promozione dei
p rodotti agroalimentari, vuole coinvolgere
ALI M ENTAZI O NE
7
EDUCAZIONE
ALLA QUALIT
L
7
tutti, produttori agricoli, insegnanti, stu-
denti, consumatori, ristoratori, cuochi.
Si delineato quindi un nuovo filone
d i n t e resse, che diventa lelemento con-
duttore di tante iniziative: Cibo come cul -
tura e qualit della vita. E proprio questo
il titolo di una mostra che stata alle-
stita nel cuore di Ancona, in Piazza Ca-
v o u r, in una tensostruttura di 200 metri
quadrati, ma che sar protagonista an-
che in altre situazioni. Unoccasione per
r i v i s i t a re la storia della nostra agricoltu-
ra, che ha contribuito in maniera deter-
minante a delineare il paesaggio, leco-
nomia, ma anche il carattere dei marc h i-
giani e per riflettere sul fatto che, il ne-
cessario ammodernamento del settore ,
deve avvenire senza ro t t u re traumati-
che con lambiente, non perdendo i valo-
ri che la tradizione ci ha consegnato.
Nella ricerca storica riportata per imma-
gini emerge la vita faticosa dei contadini
m a rchigiani, ma anche un amore tenace
per la terra e l'armonia con l'ambiente.
In tutto il territorio della Marca c'era e
ancora esiste un grande patrimonio di
tradizioni, conoscenze, risorse, tipicit
da tutelare e salvare dall'omologazione
dei sapori e dei consumi. Un tesoro di
tanti piccoli prodotti che scrivono la no-
stra storia, sapori che raccontano il pas-
sar delle stagioni, risvegliano i sensi,
danno gioia nei giorni di festa e consola-
no nelle ricorrenze tristi. Queste tipicit
che vengono dal passato costituiscono
una risorsa preziosa per il futuro dell'a-
gricoltura marchigiana, che deve tendere
alla qualit per distinguersi e riscattarsi
in un mercato sempre pi globale, che
schiaccia i piccoli produttori.
Il percorso culturale della mostra volge
lo sguardo anche al futuro e racconta le
tante iniziative che lAssessorato ha mes-
so in atto per delineare misure di politica
agricola volte a tutelare il consumatore, a
orientarlo nelle scelte e ad assicurare
che sulla nostra tavola arrivino pro d o t t i
non solo buoni, ma anche sani. La strada
non pu certo essere quella dei vegetali
geneticamente modificati! Ed per que-
sto che, per accompagnare la mostra,
stato realizzato non un catalogo, ma un
libro tascabile dal titolo omonimo: picco-
lo nelle dimensioni, ma ricco di contenuti
storici sull'agricoltura delle Marche, dalle
origini ai nostri giorni, con riferimenti al-
le abitudini alimentari dei contadini.
Lopuscolo apre una collana editoriale
dal carattere divulgativo a cura dell' As-
sessorato agricoltura e, chi interessato,
pu riceverlo a casa (Assessorato Agri-
coltura- Ancona, Via Tiziano 44). I pro s-
simi titoli sono: il miele, la tradizione del
pane, alimentazione e salute, ricette per
bambini,il bosco, il tartufo.
La mostra sar riproposta e rimodulata
per altri eventi come le Rassegne Sana
di Bologna, Fiera delle Utopie Concre t e
di Citt di Castello e in altre occasioni: di
cibo come cultura e qualit della vita non
abbiamo certo finito di parlare, ma ab-
biamo iniziato un dialogo, che sar una
costante delliniziativa dellAssessorato.
Come logo di questo filone dinteresse
stato scelto un matitone: se lo incontrate,
g u a rdatevi attorno, scoprirete sicuramente
uniniziativa che vale la pena seguire !
Luana Spernanzoni
8
L Assessorat o i mpe-
gnato in unopera di sen-
si bi l i zzazi one per una
nuova cul tura del l al i -
mentazione.
Nella pagina precedente il giorno dellinaugurazione della mostra Cibo come cultura e qualit della vita: sono riconoscibili accanto a Moruzzi il Rettore dellUniversit di Ancona Pacetti,
lAssessore comunale alla Cultura Luccarini e lAmministratore dellASSAM Rossano Gambini. Qui, la tensostruttura in Piazza Cavour ad Ancona, che stata visitata da un folto pubblico.
9
paesaggi collinari
a rgillosi di alcune
regioni, tra le quali
anche quella mar-
chigiana, sono inte-
ressati spesso da vasti siste-
mi di erosione a solchi (gully
e rosion) che nella letteratura
italiana sono detti calanchi.
I versanti coinvolti hanno un
aspetto caratteristico, model-
lato dallacqua che incide la
matrice argillosa creando un
reticolo organizzato simile ad
un piccolo bacino imbrifero ,
con interfluvi ridotti a tratti
piccolissimi o del tutto limita-
ti a sottili creste.
Lestensione di questo feno-
meno pu intere s s a re anche
fasce di 100m di dislivello e
di alcune centinaia di metri di
lunghezza.
La rapidit con la quale pro c e-
de questa forma di ero s i o n e ,
ostacola in certe situazioni la
f o rmazione di suoli e, quindi,
la sopravvivenza delle specie
vegetali conferendo un aspet-
to quasi lunare al paesaggio.
Per questo motivo i primi co-
lonizzatori degli U.S.A. battez-
z a rono bad lands (cattive ter-
re) le localit del Dakota ca-
ratterizzate da questo aspetto
alquanto impervio. Oggi quei
luoghi sono noti in tutto il
mondo come il Badlands Na-
tional Park.
In Italia il termine anglosas-
sone badland sostituito dal
termine calanco, voce del dia-
letto romagnolo, che, secon-
do alcuni, potrebbe derivare
dal latino calare : scavare in
profondit(Alexander).
I calanchi rappresentano la
f o rma di dissesto idro g e o l o-
gico pi spettacolare e diffusa
caratterizzante i luoghi di af-
fioramento di rocce arg i l l o s e
costituite principalmente dai
sedimenti marini mio-plio-
q u a t e rnari, ma anche dai
complessi alloctoni delle part i
pi interne dellAppennino
noti come argille scagliose.
La diffusione di questo feno-
meno erosivo nella nostra Pe-
nisola, in part i c o l a re, intere s s a
il pedemonte appenninico emi-
l i a n o - romagnolo, quello mar-
chigiano ed abruzzese come
anche la Toscana, il Lazio, la
Basilicata, la Calabria, la Sicilia
ed il Piemonte.(Alexander).
La morfologia calanchiva ri-
chiama da sempre l intere s s e
non solo dei ricercatori ma an-
che dei pianificatori del terr i t o-
rio e degli operatori agricoli.
Esiste in proposito una nutrita
bibliografia che compre n d e
non solo gli studi sullindivi-
duazione dei fattori coinvolti
nel processo, ma anche i lavo-
ri pi tecnici nei quali vengono
p resi in considerazione anche
risvolti pi applicativi, connes-
si alle opere di sistemazione
dei versanti a rischio ed agli
i n t e rventi di mitigazione delle-
rosione accelerata, nonch alle
tecniche di re c u p e ro delle are e
o rmai degradate.
Il territorio marchigiano per le
sue caratteristiche geologiche
e geomorfologiche notevol-
mente suscettibile ai fattori
erosivi.
Se si considera in part i c o l a re la
fenomenomenologia calanchi-
va, si pu osserv a re che buona
p a rte dei depositi argillosi mio-
pleistocenici marchigiani ne
a cura della FACO LT DI AG RARI A
I
I CALANCHI MARCHIGIANI
Le caratteristiche geologiche e morf o l o-
giche predispongono la regione al feno-
meno ero s i v o . Una cattiva utilizzazi one
del suol o accentua questa tendenza.
O c c o rre individuare si stemi col turali e
tecniche agronomiche idonee.
Veduta globale dellarea sperimentale di Castellaro e Rotorscio.
In alto a destra visibile la scarpata poligenica di Rotorscio.
Pi in basso si possono osservare le incisioni nel bacino del fosso Cotone
chiaramente calanchizzate.
La zona quasi completamente antropizzata.
sono interessati con manife-
stazioni pi o meno estese.
Il fenomeno in espansione
soprattutto sui versanti arg i l l o-
si che hanno subito nel tempo
le conseguenze di unan-
t ropizzazione un po sconside-
rata e, soprattutto, dellevolu-
zione delle tecniche agro n o m i-
che che oggi troppo spesso
trascurano limportanza della
regimazione delle acque in ec-
cesso e, in generale non con-
tribuiscono, come accadeva in
passato, alla tutela dellequili-
brio idrogeologico delle colline.
Da una prima osserv a z i o n e
della diffusione di queste for-
me erosive sulla carta re g i o-
nale geologica-geomorf o l o g i-
c a - i d rogeologica a scala
1:100.000 allegata alla pub-
blicazione Ambiente fisico
delle Marche lestensione
della superficie calanchiva
complessiva regionale si ag-
g i re rebbe sui 72 chilometri
quadrati, dei quali circa qua-
ranta insistere b b e ro nella
p rovincia di Pesaro, poco pi
di due in quella di Ancona e i
restanti, per lo pi nelle pro-
vince di Macerata ed Ascoli.
Le superfici pi estese quindi
sono segnalate nella parte pi
settentrionale della regione vi-
cino al confine con lEmilia
Romagna in part i c o l a re nella-
rea interessata dalla colata
gravitativa della Val Mare c c h i a
caratterizzata da un comples-
so caotico indiff e renziato, pre-
valentemente argilloso ma con
lembi di arenarie, arg i l l o s c i-
s t i , a rgilliti e calcari marnosi, e
nella zona pi meridionale vi-
cina al confine con lAbru z z o ,
sulle argille marine plioceni-
che, in part i c o l a re in pro s s i-
mit del M.Ascensione (AP).
Passando per ad una osser-
vazione pi dettagliata sia con
lutilizzo di cartografie re c e n t i
(come lort o f o t o c a rta re g i o n a-
le a scala 1:10.000) e della ae-
ro f o t o i n t e r p retazione ma so-
prattutto facendo un contro l l o
a terra si pu constatare che
le superfici calanchive sono
ancora pi estese e che la dif-
fusione del sistema pi con-
sistente sia nella provincia di
Macerata che in quella di An-
cona, in part i c o l a re nella por-
zione medio-alta dei bacini dei
fiumi Musone, Esino, Misa e
Nevola nei tratti corr i s p o n-
denti alle argille plioceniche.
In part i c o l a re i ritmi con i qua-
li lerosione sta avanzando so-
no accelerati nelle aree colli-
nari nelle quali i criteri di scel-
ta degli investimenti colturali
sono dettati troppo spesso
dalla possibilit di accedere
agli aiuti comunitari e non da
p revidenti principi di difesa e
c o n s e rvazione del suolo.
Le misure previste dalla nor-
mativa comunitaria sullagri-
coltura a basso impatto am-
bientale privilegiano infatti la
riduzione degli inputs chimici
ma non contengono incentivi
s u fficienti a garantire lado-
zione di tecniche agro n o m i-
che che consentano una ridu-
zione dei fenomeni erosivi nei
t e rreni in pendio. (Roggero ,
Santilocchi, Toderi)
Tutto ci va a discapito esclu-
sivamente della protezione e
c o n s e rvazione del suolo sui
versanti di quegli ambienti, ad
alto rischio erosivo, tipici nel-
le aree dellItalia centrale, me-
ridionale ed insulare .
Molti Autori concordano nel
c o n s i d e r a re lantro p i z z a z i o n e
della collina e, spesso, la con-
seguente cattiva gestione del
suolo, la causa scatenante pi
grave di questo fenomeno.
In realt i fattori coinvolti so-
no molteplici e le opinioni de-
gli esperti sono a volte di-
s c o rdi nellattribuzione del
ruolo giocato da questi ultimi
nella genesi, nella dinamica e
nelle possibilit di contro l l o
del fenomeno.
Sicuramente condizionante
considerato il ruolo giocato
dalla natura del substrato ar-
gilloso; le argille caratterizza-
te da un abbondante schele-
t ro siltoso-sabbioso e quindi
pi stabili su pendii ripidi sa-
re b b e ro pi suscettibili alla
calanchizzazione, mentre ri-
sulterebbero sfavorevoli le ar-
gille con un alto contenuto di
minerali espandibili pi sog-
gette a colamenti e soliflus-
sione (Sfalanga).
Altra condizione favorevole sa-
rebbe la densa fessurazione
della copertura argillosa du-
rante la stagione asciutta che
f a v o r i rebbe la penetrazione
dellacqua in profondit e, in
p a rticolari condizioni climati-
che, potrebbe favorire il distac-
co di ampie porzioni di suolo
su orizzonti impermeabili sot-
tostanti, non ancora fessurati.
Anche lassetto strutturale del
substrato argilloso implica-
to nel fenomeno che sembra
favorito sui versanti a re g g i-
poggio, caratterizzati da fort e
acclivit, pi resistenti alla
degradazione per movimenti
di massa e sede di unintensa
erosione lineare.(Castiglioni)
Non meno importanti sono le
condizioni climatiche allorc h
caratterizzate dallaltern a n z a
di lunghi periodi siccitosi e
intensi fenomeni piovosi ad
alta erosivit.
E stato osservato inoltre che
limpostazione delle forme ca-
lanchive sarebbe favorita sui
versanti esposti a meridione
sui quali si formano pi fre-
quentemente delle fessura-
zioni da disseccamento che
svolgono un ruolo import a n t e
nella circolazione idrica fra
suolo e substrato (Canuti e
Pranzini).
Al fine di valutare lemerg e n z a
ambientale provocata da que-
sta manifestazione di ero s i o n e
accelerata, sempre pi diff u s a
nel territorio marchigiano, si
ritenuto opportuno monitora-
re per tre anni un piccolo sot-
to-bacino del fiume Esino.
Si tratta del territorio di Rotor-
scio e Castellaro in comune di
S e rra San Quirico (AN) che
10
Apiro: veduta globale di un grosso distacco anulare,
successivamente interessato dalle incisioni del reticolo calanchivo.
p a rt i c o l a rmente (emblematico
per caratteristiche geologi-
c h e , g e o m o rf o l o g i c h e , g e o p e-
dologiche e geobotaniche) di
una realt marchigiana sem-
p re pi frequente ed estesa.
I risultati delle osservazioni in
campo hanno dimostrato che
i calanchi possono avanzare
anche piuttosto velocemente
e repentinamente, pro v o c a n-
do grosse e irreparabili perd i-
te di suolo fertile.
Levoluzione del fenomeno ca-
lanchivo procede secondo
una parabola in cui possibile
d i s t i n g u e re tre momenti : gio-
vanile, di maturit e di senilit.
Durante la prima fase giovani-
le lacqua piovana di scorr i-
mento superficiale inizia la
p ropria azione di erosione at-
tiva procedendo inizialmente,
su linee di massima pendenza
naturali (rivoli) o su disconti-
nuit neotettoniche (salti
m o rfologici, ro t t u re di pendio
da assestamento, sistemi di
f r a t t u re, linee di scollamento).
Si creano cos i rivoli primari
ai quali nel tempo, in seguito
allescavazione, si aggiungo-
no gli affluenti con pro g re s s i-
ve ramificazioni e piccoli ce-
dimenti sulle sponde.
Ve rrebbe cos mantenuto un
c e rto grado di acclivit fattore
questo, come gi in pre c e d e n-
za scritto, facilitante limposta-
zione del reticolo calanchivo.
Lentamente prende corpo un
p rocesso di demolizione atti-
va sui fianchi e al vertice del
m i c ro-bacino che si cre a t o ,
con un processo di accumulo
al piede del calanco in form a-
zione o ancora pi a valle nel-
le fasi estensive .
Durante la fase di maturit i
reticoli primari pre c e d e n t e-
mente impostati si ampliano
rapidamente e il processo de-
molitivo e di conseguenza il
t r a s p o rto e il deposito a valle
delle frazioni asportate rag-
giungono i massimi valori.
Nella fase di senilit il sub-
strato argilloso o stato
a s p o rtato completamente o
ha raggiunto un profilo di
equilibrio tale per cui le acque
di scorrimento non sono pi
selvagge, lerosione limitata
allalveo ed facilitato il pro-
cesso di re c u p e ro da part e
delle specie erbacee ed arbu-
stive pioniere, che favorisco-
no una pro g ressiva pre d i s p o-
sizione pedogenetica.
P e rtanto un calanco entra in
senilit e scompare allorc h
l e rosivit, ossia lalto grado
di capacit potenziale della
pioggia a causare ero s i o n e ,
non pu pi esprimersi per la
perdita, da parte del substrato
a rgilloso sottoposto a calan-
chizzazione , del suo indice di
e rodibilit: della sua vulnera-
bilit allerosione.
Esiste una stretta corre l a z i o-
ne quindi tra levoluzione del
fenomeno e il regime delle
p recipitazioni, con la loro fre-
quenza e la loro intensit.
Una volta compromesso le-
quilibrio del versante, posso-
no venire a crearsi le condi-
zioni ottimali per un ringiova-
nimento del fenomeno calan-
chivo anche nei tratti pre c e-
dentemente recuperati dalla
vegetazione spontanea, ma
evidentemente non stabilizzati
in maniera definitiva.
Vista quindi la diffusa pre d i-
sposizione del nostro terr i t o-
rio a queste pro b l e m a t i c h e
ambientali, sarebbe opport u-
no favorire la protezione del
suolo agrario individuando i
sistemi colturali e le tecniche
a g ronomiche pi idonei, in-
centivandone lapplicazione
nelle zone a rischio.
In aree suscettibili di erosione
b i s o g n e rebbe cio incentivare
le colture intercalari a scopo
p rotettivo (cover crops), riva-
l u t a re lintegrazione tra cere a-
licoltura e zootecnia, che fa-
v o r i rebbe limpiego di colture
prative, e pianificare luso del
suolo su scala di bacino im-
b r i f e ro, incentivando non sin-
gole colture ma un intero ci-
clo di rotazione .(Roggero ,
Santilocchi, Toderi).
Non si pu inoltre trascurare
il discorso del re c u p e ro delle
aree calanchive.
Questultimo pu essere re a-
lizzato sia con scopi pro t e t t i v i
che con interessi produttivi.
Nel primo orientamento, ci si
limita ad arginare il fenomeno
e rosivo con regimazione delle
acque di scorrimento, con-
trollo delle lavorazioni in testa
al calanco (se attuate) e con
ripristino della vegetazione al
piede del calanco medesimo,
al solo scopo di fre n a re lo
scivolamento gravitativo.
Entrando invece in unottica
p roduttiva, esistono varie op-
potunit.
I vuoti da calanchizzazione
possono essere utilizzati:
- per riforestazione a gradoni,
e inerbimenti con idro s e m i n a
come stato fatto in alcuni
versanti bonificati nella Re-
pubblica di San Marino
- o p p u re per alloggio di di-
scariche di RSU e successiva
riforestazione .
Il re c u p e ro di unarea calan-
chiva utilizzando R.S.U. e
r i f o restazione, stato re a l i z-
zato anche nella nostra re g i o-
ne in prossimit del comune
di J esi in destra idro g r a f i c a
del fiume Esino.
Questo tipo di intervento per-
mette di inserire la re a l i z z a z i o-
ne di unopera necessaria, ma
di un certo impatto, quale la
discarica, in un arm o n i c o
contesto di riqualificazione e
re c u p e ro ambientale.
Stefania Cocco
Dibiaga - Area Scienze del Suolo
Facolt di Agraria
Universit di Ancona
11
B i b l i o g r a f i a
ALEXANDER D. E. I Calanchi -Ac-
cel erated erosi on i n I tal y- Re-
pri nted from Geography Vo l . 6 5
P a rt. 2, Apri l 1980, pp. 95-100
BALDONI M. , BI ONDI E. Il ri pri -
stino ambi entale nella discarica
di ri fiuti sol idi urbani del la ci tt
di Jesi -estatto da Il bosco del -
lAppennino maggi o 1989
CASTI GLIONI B. Ricerche morf o-
l ogi che nei terreni pl i oceni ci
del l I tal i a Central e - pubbl i ca-
zi oni del l I sti tuto di geografi a
dellUniversit di Roma 1935
S FALANGA M. , MALESANI P. G . ,
VANNUCCI S. Rel azi oni fra l e
caratteri sti che mi neral ogiche e
parametri fi si ci dell e arg i l l e . A l-
cune considerazioni sull a stabi-
l i t dei versanti . Annal i I st. Su-
p e r. Studi o e Di fesa Suol o Fi -
renze 1974
ROGGERO P. P. , SANTI LOCCHI
R. , TODERI M. Erosi one del suo-
l o nel l a col l i na marc h i g i a n a
L I n f o rm a t o re Agrario 45/97
D o t t o ressa STEFA N I A C O C C O
DIBIAGA- Area Scienze del Suo-
lo - Facol t di Agraria - Uni ver-
sit di Ancona
Coste di Staffo l o : Come si pu
o s s e rva re da questa panora m i c a
la diffusione dellero s i o n e
a c c e l e rata piuttosto ampia
nellambito del bacino del fi u m e
E s i n o . Fase di mat u rit in pri m o
p i a n o , fase gi ovanile sullo sfo n d o
12
l progetto di amplia-
mento della piattaform a
ampelografica re g i o n a-
le, che lASSAM ha ere-
ditato dallESAM tra le
diverse attivit di ricer-
ca e sperimentazione, continua
a forn i re risultati utili ai pro d u t-
tori vitivinicoli i quali vedono
ampliarsi le possibilit di scelta
varietale per far fronte alle di-
verse esigenze produttive allin-
t e rno dei disciplinari di pro d u-
zione dei vini a D.O.C..ed a
I . G . T. della re g i o n e .
Il progetto, inserito in un pro t o-
collo che interessa tutte le re-
gioni vitivinicole italiane, pre v e-
de la verifica attitudinale agro-
nomica ed enologica per una
serie di variet intern a z i o n a l i ,
nazionali ed autoctone, da ripe-
tersi per almeno un quinquen-
nio su diverse aree viticole del
t e rritorio regionale, e la succes-
siva elaborazione ed interpre t a-
zione dei risultati conseguiti.
Gli elaborati tecnici relativi alle
variet che hanno superato po-
sitivamente la sperimentazione
vengono presentati al Comitato
Nazionale per lesame delle va-
riet di viti, organo consultivo
del MiPA, il quale esprime il
p roprio pare re definitivo sulla
base del quale viene successi-
vamente predisposto il decre t o
ministeriale ed il re g o l a m e n t o
comunitario di autorizzazione
alla coltivazione.
Grazie a questa sperimentazio-
ne condotta congiuntamente
dalla Sezione Viticola e dalla
Cantina Sperimentale dellAS-
SAM ad oggi sono state auto-
rizzate alla coltivazione sullin-
tero territorio regionale tutte le
principali variet intern a z i o n a l i
e stanno proseguendo le valu-
tazioni su altre variet dotate di
caratteristiche particolari come
pure su tutte le variet o biotipi
di presunta origine autoctona.
Il Comitato Nazionale riunitosi
il13 Maggio scorso ha espre s-
so pare re favorevole per linse-
rimento tra le vari et racco-
m a n d a t e attualmente coltivate
nelle Marche di tre nuove culti-
var e pre c i s a m e n t e :
R e b o n. in provincia di Ascoli
P i c e n o ;
Fiano b. ed I n c rocio Manzoni
6. 0. 13 b. in provincia di Ascoli
Piceno, Macerata ed Ancona.
Lo stesso Comitato Nazionale
ha inserito tra le variet racco-
mandate della provincia di Pe-
s a ro la cultivar Aleatico n.
in quanto ritenuta s i n o n i m o
d e l l a Ve rnacci a di Perg o l a a t-
tualmente coltivata in quellare a
come variet autoctona.
A proposito di questa similitu-
dine varietale lUniversit di An-
cona sta lavorando con i meto-
di diagnostici pi avanzati quali
lanalisi del DNA e grazie a que-
sto lavoro in breve tempo sar
possibile dare una risposta de-
finitiva a questo pro b l e m a .
Si ritiene utile a questo punto
f o rn i re ai viticoltori una scheda
tecnica con le principali carat-
teristiche viticole ed enologiche
delle tre nuove variet autoriz-
zate alla coltivazione:
F I A N O
ORIGINE
E un antichissimo vitigno, che
t rova il suo tradizionale are a l e
di coltivazione nellAvellinese e
nella zona murgiosa delle pro-
vince di Bari e Ta r a n t o .
CARATTERISTICHE
FENOLOGICHE
- Germogliamento:
medio (20/3 - 5/4)
- Fioritura: media (1/6 - 5/6)
- Maturazione: media (20/9 -
10/10)
CARATTERISTICHE
VEGETATIVE E
PRODUTTIVE
- Vigoria: buona
- F e rtilit delle gemme basali:
scarsa
- P roduttivit: medio-scarsa
(60-100 q.li/ha)
- Peso medio grappolo: 150-
200 gr.
CARATTERISTICHE
COLTURALI
Vitigno dalla vigoria elevata; ha
una fertilit delle gemme basali
scarsa per cui deve essere po-
tato lungo, ma non eccessiva-
mente ricco.
Si adatta a diversi tipi di terre-
no; gli ambienti vocati per la
coltivazione sono quelli di buo-
na esposizione, caldi e asciutti.
La produttivit costante ma
contenuta in quanto caratte-
rizzato da un grappolo di pic-
colo peso e la fertilit delle
gemme basali scarsa e la to-
tale non elevata.
ADATTABILIT
La adattabilit allambiente viti-
colo marchigiano buona, fatte
salve le limitazioni di carattere
colturale relative alla fert i l i t
delle gemme e alla produttivit.
Dimostra inoltre una buona re-
sistenza alle principali malattie e
fisiopatie, caratteristica questa
che ne consente un impiego an-
che adottando tecniche di difesa
a basso impatto ambientale.
CARATTERISTICHE
ENOLOGICHE
Il vino asciutto, fresco, di co-
lor giallognolo-paglierino; odo-
re gradevole speciale
I vini ottenuti da uve delle pro v e
attidudinali effettuate nellam-
biente marchigiano, hanno for-
nito prodotti di buona stru t t u r a
alcolica e buona acidit; il qua-
d ro organolettico intere s s a n t e
con profumi floreali fini, intensi
e persistenti.
UVA DA VINO,
NUOVE VARIET
I
Lampl iamento della base ampelografica
con Fiano, Incroci o Manzoni 6. 0. 13 e Rebo
consente ai viticol tori marchigi ani nuove
possi bilit per le loro produzioni. I risultati
sono frutto di un lavoro dellASSAM.
Nella foto un grappolo di Fiano,
nella pagina successiva Incrocio
Manzoni e Rebo.
SPERI M ENTAZI O NE
Al gusto i vini risultano piutto-
sto sapidi, di corpo, ben stru t-
turati e abbastanza equilibrati.
Le produzioni sono adatte per
vinificazioni in purezza e per
uvaggi, al fine di migliorare il
q u a d ro organolettico e la stru t-
tura acidica dei vini tradizionali.
I NC. MANZONI 6. 0. 13
ORIGINE
Il vitigno stato ottenuto dal
P rof. Luigi Manzoni, presso la
Scuola Enologica di Coneglia-
no, incrociando Riesling Rena-
no con Pinot Bianco.
E stato originariamente coltivato
in provincia di Trento, nel Ve n e-
to, in Friuli Venezia Giulia; ulti-
mamente si sta diffondendo an-
che in altre zone viticole dItalia,
per le sue peculiari caratteristi-
che di qualit e di adattamento.
CARATTERISTICHE
FENOLOGICHE
- G e rmogliamento: in epoca
precoce (20/3 - 10/4)
- Fioritura: medio-pre c o c e :
(25/5 - 1/6)
- Maturazione: precoce (me-
diamente anticipa lo Char-
donnay di - 5-7 gg.)
CARATTERISTICHE
VEGETATIVE E
PRODUTTIVE
- Vigoria: buona
- F e rtilit delle gemme basali:
buona od elevata;
- P roduttivit: medio-scarsa
(80-120 q.li/ha)
- Peso medio grappolo: 120-
200 gr.
CARATTERISTICHE
COLTURALI
Si adatta alle diverse forme di al-
levamento e potatura, purc h
non troppo ricche, e si adatta
bene ai diversi tipi di terreno e ai
diversi port a i n n e s t i .
La produttivit costante ma
di livello medio-scarso poich
caratterizzato dal produrre un
grappolo piccolo.
ADATTABILIT
Vitigno estremamente ru s t i c o ,
resistente alle principali malattie
crittogamiche e con notevoli ca-
pacit di adattamento alle diver-
se situazioni ambientali e coltu-
rali. E inoltre un ottimo accu-
m u l a t o re di zuccheri anche con
andamenti stagionali non com-
pletamente favorevoli, caratteri-
stica questa che si accompagna
ad un ottimo tenore di acidit al
momento della vendemmia.
CARATTERISTICHE
ENOLOGICHE
Nei diversi anni e nei diversi
ambienti ove sono state impo-
state le prove, si sono ottenuti
p rodotti di grande struttura al-
colica e buona acidit.
I profumi sono risultati intensi, di
grande complessit aro m a t i c a .
Vini quindi di ottima stru t t u r a ,
sapidi, armonici, equilibrati.
Si presenta in definitiva adatto
per produzioni in purezza, ma
soprattutto in uvaggio per mi-
gliorare i vini marchigiani tradi-
zionali.
R E B O
ORIGINE
E un vitigno ottenuto dal Pro f .
Rebo Rigotti nella Stazione
Sperimentale di S. Michele Adi-
ge (TN), incrociando Te ro l d e g o
con Merlot. Ha avuto fino a
questo momento una diff u s i o-
ne limitata al Trentino. Di re-
cente per si riscontrato un
c e rto interesse anche in altre
zone viticole dItalia soprattutto
a seguito dellattuazione del
p rogetto di revisione della piat-
taforma ampelografica.
CARATTERISTICHE
FENOLOGICHE
- G e rmogliamento: medio (con-
temporaneo al Sangiovese)
- Fioritura: media (contempo-
ranea al Sangiovese)
- Maturazione: medio-pre c o c e
(anticipa mediamente di
10/15 gg il Sangiovese
CARATTERISTICHE
VEGETATIVE E
PRODUTTIVE
Vigoria: elevata
F e rtilit delle gemme basali:
buona
P roduttivit: media ma anche
elevata (150 Q.li/ha).
Peso medio grappolo: 250-300
gr.
CARATTERISTICHE
COLTURALI
Vitigno plastico, si adatta alle
diverse forme di allevamento e
potatura, purch non troppo ric-
ca. Si adatta a diversi tipi di ter-
reno purch non eccessivamen-
te pesanti e non troppo fert i l i ,
ove sono in ogni caso da evitare
combinazioni dinnesto con por-
tainnesti di elevato vigore .
La produttivit costante, di
buona quantit, fino a risultare
anche abbondante se la carica
di gemme non giustamente
dimensionata.
P redilige sesti dimpianto di
medio-elevata densit per
e s p r i m e re al meglio le pro p r i e
caratteristiche qualitative.
ADATTABILIT
Vitigno dotato di buona ru s t i-
cit che dimostra costante-
mente nelle diverse situazioni
ambientali e colturali; re s i-
stente alle principali malattie e
fisiopatie, capacit rivelatesi
anche superiori a quelle del
Sangiovese.
Le uve alla vendemmia sono ca-
ratterizzate dallavere una grada-
zione zuccherina medio-elevata
ed un buon livello di acidit.
CARATTERISTICHE
ENOLOGICHE
I vini sono di buona struttura e
di gradazione alcolica elevata; il
c o l o re rosso rubino intenso,
p rofumi erbacei con nota di
amaro e speziato.
E adatto per produzioni di vini
novelli e giovani ma anche vini
da invecchiamento se opport u-
namente combinato in uvaggio
o taglio con variet che eviden-
ziano il meglio delle proprie ca-
ratteristiche a distanza di tempo
dalla vendemmia.
Questo ampliamento della piat-
t a f o rma varietale regionale si-
curamente potr essere utile ai
p roduttori marchigiani sia per
particolari vini da tavola ma an-
che per produzioni ad I.G.T. ed
a D.O.C. i cui disciplinari preve-
dono la possibilit di utilizzare
quali variet accessorie tutte
quelle autorizzate o raccoman-
date nelle rispettive pro v i n c i e
di coltivazione.
A questo proposito la speri-
mentazione dellASSAM non si
limitata solamente ad una va-
lutazione viticola ed enologica
delle variet prese singolar-
mente, ma arrivata anche a
v a l u t a re dei modelli di vino ot-
tenuti da uvaggi con queste
nuove variet.
Su questo aspetto stato di
p a rt i c o l a re aiuto il l a b o r a t o r i o
di anal i si sensori al i i s t i t u i t o
p resso la Cantina Sperimentale
nellambito del progetto nazio-
nale di miglioramento della
p i a t t a f o rma varietale, grazie al
quale stato possibile indivi-
d u a re tutti i principali descritto-
ri delle variet coltivate nelle
M a rche ed anche le migliori
combinazioni varietali per i vini
a D.O.C. ed a I.G.T. che consen-
tono un certo spazio di libert
nei propri disciplinari.
Enzo Polidori
Settimio Virgili
13
e piante colti-
vate assorbo-
no dalla solu-
zione nutritiva
del terre n o
gran parte degli elementi ne-
cessari al proprio accre s c i-
mento, sia macro che micro e-
lementi. I primi sono quelli
assorbiti in quantit superiore
e fra questi tre sono quelli in-
dispensabili dal punto di vista
m o rfologico e fisiologico: azo-
to, fosforo e potassio.
In questa nota si tratter
esclusivamente dellazoto che
p resenta almeno due peculia-
rit distintive rispetto agli altri
due: da un lato entra nella
composizione degli ammi-
noacidi (i cosiddetti mattoni
della materia vivente che van-
no a comporre le pro t e i n e ,
cio la base della vita), dallal-
t ro esso non fissato dal po-
t e re assorbente del terre n o ,
quindi la sua permanenza li-
mitata nel tempo e pu esse-
re facilmente dilavato o per-
c o l a re nelle falde acquifere
sottostanti, rappre s e n t a n d o
un grave problema ambienta-
le oltre che una perdita eco-
nomica.
Questi aspetti sono in larg a
misura i presupposti della mi-
sura A
1
del Reg. CEE n.
2078/92 (norme per lagricol-
tura a basso impatto ambien-
tale). Per accedere ai benefici
di questa misura lagricoltore
tenuto a pre s e n t a re un pia-
no di concimazione che tenga
conto del bilancio delle entra-
te e delle uscite dei diversi
elementi fertilizzanti in funzio-
ne di diversi parametri, fra i
SPERI M ENTAZI O NE
L
FRUMENTI E
FERTILIZZAZIONE AZOTATA
Si prende in considerazione la risposta
a g ronomi ca e qual i tati va di di verse
variet di duri e teneri. I risultati di un
poli enni o di sperimentazi one presso il
CERMI S mettono i n evi denza un com-
p o rtamento si mi l e per l e due speci e.
Occorre puntare su variet migliori pi
efficienti nelluso dellazoto.
Panoramica dei campi sperimentali
del CERMIS nel giugno 1998 in localit
Abbadia di Fiastra, lungo la valle del fiume
Chienti (sono indicate con la freccia
le prove di concimazione azotata).
14
15
quali il tipo di terreno, la pre-
cessione colturale, la specie e
la variet coltivata, le asporta-
zioni della coltura, le perd i t e
di vario tipo.
Fra le colture maggiorm e n t e
d i ffuse nella nostra re g i o n e
sono interessati a questa mi-
sura i cereali a paglia (fru-
mento duro e tenero, orz o ,
c e reali minori) che copro n o
c i rca 200 mila ettari, occu-
pando circa il 45% della pro-
duzione complessiva delle
coltivazioni erbacee regionali.
Fi n dal 1992 l Agenzi a per i
S e rvi zi nel Settore Agro a l i -
m e n t a re dell e Marche ( AS-
SAM) ha avviato e sostenuto
fi nanzi ariamente un pro g e t-
to di speri mentazi one aff i -
dato al CERMIS ( Centro Ri -
c e rche e Speri mentazi one
per i l Mi gl i oramento Ve g e-
tal e N. Strampel l i ) , fi na-
l i zzato a veri fi care il com-
p o rtamento di diverse va-
riet di frumento duro e te-
n e ro i n presenza di l i vel l i
d i ff e renziati di azoto sommi-
nistrati trami te fert i l i z z a n t i
di sintesi, con part i c o l a re ri-
ferimento al l a dose massi -
ma ammessa dal Regola-
mento n. 2078/ 92 pari a 90
kg per ettaro. Ladozione an-
che di tesi non concimate
p e rmette di avere indicazioni
i n t e ressanti da trasferire al
s e t t o re dellagricoltura biolo-
gica, per la quale sono stati
recentemente avviati specifici
p rogrammi di lavoro .
In questa sede sono riport a t i
sinteticamente i risultati agro-
nomici e qualitativi delle spe-
rimentazioni condotte dal
CERMIS nellultimo quin-
quennio.
IL RUOLO DELLAZOTO
NELLA COLTIVAZIONE
DELLE SPECIE AGRARIE
E bene ribadire che il bilancio
nutrizionale di una pianta, o
meglio di una coltura, deve
e s s e re valutato nel suo insie-
me, dato lo stretto legame fra
i diversi nutrienti. Solo un
c o rretto equilibrio fra gli ele-
menti nella soluzione del ter-
reno garanzia di un adegua-
to stato nutrizionale. Su ci
influiscono le caratteristiche
chimico-fisiche del terreno e
lambiente climatico in senso
lato (orografia, esposizione,
stato term o - p l u v i o m e t r i c o )
che possono solo in parte es-
s e re modificate con un ap-
p o rto esterno di fert i l i z z a n t i .
Ogni si ngol a col tura deve
qui ndi essere val utata nel -
lambito di un sistema coltu-
rale azi endale e ci di venta
essenzi al e nel momento i n
cui non possi bil e gioca-
re sulla tecnica coltural e e
soprattutto di i nci dere con
strumenti a rapido effetto.
La maggior parte delle specie
agrarie, cereali compresi, re-
perisce lazoto dalla soluzione
c i rcolante del terreno e non
in grado di utilizzare lelevata
quantit di azoto pre s e n t e
nellatmosfera. Di questo so-
no capaci soltanto alcune
specie, in part i c o l a re le legu-
minose, grazie ad un mecca-
nismo naturale di simbiosi
con un batterio azofissatore .
Nei cereali sono stati studiati
meccanismi simili, non di
simbiosi, bens di associazio-
ne con altri batteri del gruppo
degli azospirilli. Tuttavia que-
sto legame decisamente
meno specializzato e meno
e fficiente di quello delle legu-
minose e gli studi condotti fi-
no ad oggi non consentono di
fornire indicazioni esatte circa
unapplicazione diretta in ter-
mini di pratica agro n o m i c a .
P e rtanto, l unico modo val i-
do perch la coltura dispon-
ga di azoto che l o stesso
sia presente nella soluzi one
nutriti va e ci pu avveni re
sostanzial mente attraverso
due vie:
l avvi cendamento con col -
t u re che sono i n grado di -
rettamente o indirettamen-
te di lasciare azoto nel ter-
reno ( l eguminose, col ture
mi gl i oratrici , col ture hu-
migene, ecc. ),
l a p p o rto di fertili zzanti , di
si ntesi ( sempl i ci o com-
pl essi ), organo- mineral i o
organici .
E ovvio che luno di questi
ambiti non esclude laltro to-
talmente, i nfatti una buona
fertilit del terreno legata ad
un el evato contenuto i n so-
stanza organica, a sua vol ta
frutto di una corretta rotazio-
ne del l e col ture, oltre che
delladozione di corrette tec-
niche agronomiche, consen-
te certamente di ri durre gl i
a p p o rti esterni, siano essi di
si ntesi che di al tra pro v e-
n i e n z a . A titolo di esempio si
r i c o rda che una coltura di
medica - specie leguminosa -
in piena fase di sviluppo in
grado di fissare dai 50 ai 100
kg di azoto per anno (Boncia-
relli, 1981), gran parte di que-
sto azoto resta poi nel terreno
al momento della rottura del
medicaio in forma org a n i c a
(radici, residui colturali) fino
a che non si innesca il pro-
cesso di mineralizzazione e
quindi di nitrificazione. E una
delle fonti pi preziose di azo-
to, oltre a tutti gli altri benefici
Fig. 1 - Descrizione delle fasi di crescita secondo le scale proposte da diversi autori (tratto da Borghi, 1985; pag. 27)
Scale
Roming 1 2 3 4-5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19-24 25 26-27 28-39
LargeeFeekes 1 1,1 1,2 1,3 2 3 4 5 6 7 8 9 10 10,1 10,5 10,51 10,54 11 11,1 11,2
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T
Zodoks eal. 1 1,1 1,2 1,3 2,1 2,2 2,3 3 3,1 3,2 4 4,5 4,7 5,4 5,9 6 6,9 7 7,7 8
30
11,3 11,4
U V
8,7 9
16
di ordine fisico sulla stru t t u r a
del terreno.
Lazoto assorbito dalle pian-
te prevalentemente sotto for-
ma di ione nitrico (NO3), solo
piccolissime dosi possono
e s s e re assunte sotto form a
ammoniacale ed ureica. Il ni-
trato il prodotto finale del
p rocesso di nitrificazione
svolto da una serie di micro r-
ganismi presenti nel terreno e
che operano in determ i n a t e
condizioni di temperatura,
umidit e aerazione. In gene-
rale le condizioni migliori si
verificano nel periodo prima-
verile, quando le temperature
del terreno si innalzano. Ec-
cessi di temperatura, daltro
canto, possono pro v o c a re fe-
nomeni di denitrificazione e
perdita in forme volatili.
In definitiva lazoto rappre-
senta uno strumento strate-
gico sotto diversi punti di vi-
sta: produttivo e qualitativo,
economico, ambientale.
FUNZIONI DELLAZOTO
NELLA FISIOLOGIA
DEI CEREALI E RUOLO
NELLA PRODUZIONE
E NELLA QUALIT.
Lazoto entra nella composi-
zione delle proteine. Nei ce-
reali il contenuto proteico
r a p p resentato principalmente
dalle proteine di riserva della
granella che nei frumenti so-
no convenzionalmente suddi-
vise, in base allo loro solubi-
lit, in albumine, globuline,
gliadine e glutenine. Questi
ultimi due gruppi rappre s e n-
tano la maggior parte delle
p roteine di riserva che una
volta separate dalle altre
componenti della cariosside
(amido, crusca, embrione)
vanno a costituire il glutine
( c i rca l80% del totale delle
proteine). La quantit totale di
glutine fortemente corre l a t a
al contenuto proteico e alla
qualit di un frumento in ter-
mini di trasformazione (pani-
ficazione nel caso del tenero e
pastificazione nel caso del
duro). Ma ci non sufficien-
te, perch la buona qualit
influenzata in misura determi-
nante dalla composizione del-
le proteine. Esplicitamente
vuol dire che non sempre un
elevato contenuto in pro t e i n e
garanzia in una elevata qua-
lit tecnologica delle farine o
delle semole di quel determ i-
nato frumento.
Quindi, mentre la quantit di
p roteine dipende dalla dispo-
nibilit - in termini quantitativi
- di azoto, la qualit delle pro-
teine dipende dal genotipo
(variet) indicativamente per
un 50%, pur avendo una cer-
ta influenza anche la distribu-
zione del fertilizzante durante
le diverse fasi del ciclo vege-
tativo e riproduttivo.
Pertanto, una volta impiantata
una determinata variet, nel
pianificare lintervento azotato
devono essere tenuti pre s e n t i
due aspetti fondamentali: la
quantit da somministrare e
le epoche di distribuzione.
Nel primo caso necessa-
rio far riferimento alle aspor-
tazioni della coltura, che sono
state calcolate mediamente
i n t o rno a 3.0-3.5 kg per ogni
100 kg di granella secca pro-
dotta. Le oscillazioni sono le-
gate alle condizioni ambienta-
li, alla specie (il frumento du-
ro, avendo mediamente un
contenuto di proteine supe-
r i o re, consuma pi azoto del
f rumento tenero) e alla va-
riet (ad esempio una variet
di frumento tenero da biscotti
consuma meno azoto di un
frumento tenero di forza). Ov-
viamente nel bilancio azotato
vanno considerati, oltre ai
fabbisogni della coltura, co-
me ricordato, la pre c e s s i o n e
colturale, il potenziale produt-
tivo, il dilavamento (livelli di
piovosit), il ritmo di minera-
lizzazione della sostanza or-
ganica ed altro.
Sul secondo aspetto -
epoche di distribuzione - in-
fluiscono le diverse fasi feno-
logiche del ciclo del cere a l e .
Nelle figure 1 e 2 (tratte da
B o rghi B., 1985) sono illu-
strati il ciclo del frumento e la
c u rva di assorbimento della-
zoto. Da questultima appare
evidente come oltre i 2/3 del-
lazoto sia consumato nella
fase di levata, a part i re dallo
stadio di spiga a 1 cm (vi-
raggio) fino alla spigatura. Da
ci si desume che una tecnica
razionale, in linea generale,
debba pre v e d e re una suddivi-
sione della dose totale alme-
no in tre interventi:
alla terza foglia-accestimen-
to, con una dose di circa 1/5
del totale,
dalla fine dellaccestimento-
viraggio alla levata, con circ a
2/5 del totale,
alla fine della levata-inizio
botticella con la restante part e .
Ovviamente questo un pia-
no del tutto indicativo, nel-
lapplicazione pratica devono
e s s e re presi in considerazio-
ne i numerosi fattori gi ricor-
dati: precessione colturale, ti-
po di terreno, andamento cli-
matico, specie e variet, tem-
pestivit di intervento.
Nella tabella 1 riportato il
piano adottato presso i campi
sperimentali del CERMIS sulla
base delle produzioni medie,
delle condizioni pedo-climati-
che, stabilendo in circa 160
kg per ettaro la quantit di
azoto da apport a re al fru m e n-
to per una produzione media
di 5 t per ettaro e un contenu-
to proteico medio del 13%,
assumendo indicativamente
pari le perdite di azoto rispetto
alle dotazioni del terreno. Da
un punto di vista pratico-ope-
rativo, ritenendo non pro p o n i-
bile agli agricoltori tre inter-
Appare evidente
che oltre i 2/3
dellazoto
consumato nella
fase di levata
Fig. 2
Curva di assorbimento
dellazoto da parte
del frumento
(tratto da Borghi, 1985;
pag. 94).
17
venti di copertura essenzial-
mente per motivi economici
(costo delloperazione +per-
dite di campo per calpestio),
due interventi - ritenuti indi-
spensabili - possono essere
focalizzati nella fase di fine ac-
cestimento-viraggio con circ a
2/5 della dose totale e i re-
stanti 3/5 alla levata.
Non si entra nello specifico
nel tipo di concime da usare ,
si precisa soltanto che le for-
me nitriche sono di immedia-
to assorbimento per la pianta,
ma nello stesso tempo sono
pi facilmente dilavabili. Man
mano che si sale nella com-
plessit della molecola (forme
ammoniacali, ureiche, misto-
o rganici, organici) si allunga-
no gradualmente i tempi di
messa a disposizione dello
ione nitrico a fronte di una
maggiore permanenza nel ter-
reno, ci vale essenzialmente
per i concimi misto-organici e
o rganici. Dalla letteratura non

Produzione granella
t ha
-1
(al 13% di
umidit)
Peso ettolitrico (kg
hl
-1
)
Peso 1000
cariossidi g
Spigatura (gg da 1
aprile) Numero spighe m
-2
Altezza pianta (cm)
Allettamento a
maturazione 0-9 Oidio 0-9 Septoria tritici 0-9 Ruggine bruna 0-9
Livello azoto 1997 1998 1997 1998 1997 1998 1997 1998 1997 1998 1997
1998
1997
1998
1997 1998 1997 1998 1997 1998
N
90 3,27 6,30 76,0 82,7 37,5 53,3 41,4 34,1 453 553 64 86 0 0,0 2,7 3,9 4,9 5,9 3,6 3,9
N
125-135 3,95 6,55 76,6 82,4 37,7 50,8 40,7 34,3 447 587 68 87 0 0,2 3,0 4,5 5,4 6,3 3,9 4,4
N
160-180 4,00 6,68 76,1 82,1 37,5 50,3 41,2 34,4 413 573 70 88 0 0,6 4,3 4,5 5,7 6,2 4,1 4,4
DMS (P=0.05) 0,22 0,19 0,9 0,3 - 1,1 1,0 0,1 46 - 3 - 0,2 0,8 0,2 0,6 - 0,5 0,2
Significativit ** * ** * ns * ** * ** ns ** ns * ** ** ** ns ** *
FRUMENTO DURO FRUMENTO TENERO
LIVELLI DI CONCIMAZIONE AZOTATA
N90 N125-135 N160-180 N0 N80-90 N160-180
STADIO
FENOLOGICO
kg ha
-1
kg ha
-1
kg ha
-1
kg ha
-1
kg ha
-1
kg ha
-1
EPOCA CEREALE TIPO CONCIME
gennaio accestimento nitrato ammonico 29 36-44 39-50 0 20-29 39-50

marzo inizio levata (viraggio) nitrato ammonico 26 39-41 52-61 0 25-26 52-61
aprile fine levata urea 35 50-50 69 0 35 69
Totali 90 125-135 160-180 0 80-90 160-180
Tab. 1 - Piano di concimazione azo t ata adottato presso il CERMIS.
Tab. 2 - Prova frumento duro : risposta media dei dive rsi para m e t ri va l u t ati ai tre livelli di azoto nel biennio 1997-1998
Fig. 3 - Prova frumento duro: risposta produttiva delle variet maggiormente diffuse nelle Marche a tre livelli di
azoto nel biennio 1997-1998
Sia per il tenero
che per il duro
sono stati applicati
3 livelli; 90 Kg/ha
c o rr i s p o n d o n o
al massimo
consentito dal
d i s c i p l i n a re del
R e g . CEE 2078/92
n e l l e M a rc h e .
18
e m e rgono diff e renze sostan-
ziali fra il nitrato e lurea, per-
tanto, se non si pre s e n t a n o
condizioni particolari che
debbano far optare per una
delle due forme, si reputa di
s e g u i re - in part i c o l a re nella
seconda concimazione - il cri-
terio economico, equivale a
dire del minor costo per unit
f e rtilizzante, che al momento
a favore dellurea.
Come ricordato poco sopra
lazoto influenza fortemente la
qualit tecnologica dei fru-
menti duro e tenero. E noto
che lindustria di trasform a z i o-
ne italiana continua a lamenta-
re, per entrambe le specie, la
mancata disponibilit di part i-
te omogenee per qualit tec-
n o l o g i c a . Nel caso del duro, la
specie pi coltivata nella no-
stra Regione, i produttori di
pasta evidenziano negli ultimi
anni in Italia, Marche compre-
se, un calo di contenuto pro-
teico al di sotto di limiti tecno-
logicamente accettabili. Ci, in
qualche misura, tenderebbe a
g i u s t i f i c a re le massicce im-
p o rtazioni di partite dalleste-
ro, Canada e Nord America in
primo luogo, per le quali sono
garantiti precisi livelli qualitati-
vi per stock di elevate dimen-
sioni e costanti nel tempo.
Questa situazione suggerisce
con forza lopportunit sia di
s c e g l i e re con oculatezza la va-
riet, sia di razionalizzare al
meglio la tecnica colturale, ri-
badendo la necessit di agire
in unottica di sistema.
I RISULTATI
DI UN POLIENNIO
DI SPERIMENTAZIONE
CONDOTTA PRESSO
IL CERMIS
Il progetto - finanziato dal-
lASSAM - partito nel 1992
con lobiettivo prioritario di
verificare il comportamento di
diverse variet di fru m e n t o
d u ro e tenero sottoposte ad
un piano razionalizzato di fer-
tilizzazione azotata in pre s e n-
za di dosi diff e renziate. La te-
si non concimata in fru m e n t o
t e n e ro potrebbe dare indica-
zioni interessanti da trasferire
al settore dellagricoltura bio-
logica in attesa di disporre di
risultati pi precisi provenien-
ti da prove specifiche.
Il presente progetto prevede -
per la parte relativa al fru m e n-
to duro - anche la collabora-
zione dellIstituto Sperimenta-
le per la Cerealicoltura con se-
de a Roma, Sezione di Te c n i-
che Agro n o m i c h e .
Una parte dei risultati ottenuti
in questi anni gi stata pub-
blicata sulla stampa specializ-
zata (Porfiri et al., 1994; Por-
firi et al ., 1996; Desiderio e t
a l., 1998). In questa sede so-
no riportati i risultati non an-
cora divulgati relativi agli ulti-
mi tre anni.
Le prove sono state re a l i z z a t e
p resso i campi sperimentali
del CERMIS, in comune di To-
lentino MC, lungo la valle del
fiume Chienti, che da anni rap-
p resenta un valido areale di ri-
ferimento. Sono state adottate
tecniche agronomiche stan-
d a rd nella zona, ad eccezione
della concimazione azotata che
stata modulata in funzione
degli obiettivi preposti ed
stata eseguita manualmente,
solo in copertura, agli stadi in-
dicati nella tabella 1. Sono stati
applicati 3 livelli, zero, 80-90 e
160-180 kg/ha nel fru m e n t o
t e n e ro e 90, 125-135 e 160-
180 nel frumento duro. No-
vanta kg/ha, distribuiti solo in
c o p e rtura, corrispondono alla
dose massima consentita dal
d i s c i p l i n a re di produzione del
Reg. 2078/92. Laumento della
dose standard a 180 kg e di
quella intermedia a 135 kg si
resa necessaria nella cam-
pagna 1997 per il forte dilava-
mento verificatosi in seguito
alla elevata piovosit invern a l e .
Le variet incluse nella speri-
mentazione rappresentano per
il frumento duro la quasi tota-
lit di quelle presenti sul mer-
cato e di recente iscrizione,
nel caso del tenero fino ad og-
gi stato saggiato un gru p p o
Fi g. 4 - P rova frumento duro : c o n t e nuto proteico delle va riet maggi o rmente diffuse nelle Marche a tre livelli di azo t o
nle biennio 1997-1998
19
di cultivar scelte in re l a z i o n e
ad aspetti qualitativi diff e re n-
ziati, oltre che alla diff u s i o n e
c o m m e rciale. E stata inoltre
mantenuta in prova la vecchia
cultivar Abbondanza come
punto di riferimento per valu-
t a re il comportamento di di-
verse generazioni di variet
in condizioni di l ow i nput , te-
stando cos il pro g resso del
miglioramento genetico negli
ultimi 30 anni.
FRUMENTO DURO
Nella tabella 2 sono riportati i
risultati agronomici medi del
biennio 1997-1998 per i tre li-
velli di azoto adottati, pre c i-
sando che le due annate sono
state caratterizzate da anda-
menti stagionali completa-
mente diversi che hanno in-
fluito in misura diff e rente sul-
le variet valutate. Infatti nel
1997 le cultivar a ciclo pi
lungo hanno fornito risultati
migliori rispetto a quelle pi
p recoci danneggiate dai ritor-
ni tardivi di freddo, mentre
nel 1998 sono andate meglio
le variet a ciclo medio.
Nella figura 3 sono schema-
tizzate le produzioni medie (in
o rdine produttivo decre s c e n-
te) per le cultivar maggior-
mente diffuse nella nostra re-
gione, rispettivamente ai tre
livelli. Il dato medio dei due
anni conferma quanto osser-
vato nelle singole annate: la
p roduzione migliora decisa-
mente dal primo livello al se-
condo, il successivo interven-
to azotato comporta un debo-
le, ma non significativo, au-
mento di resa. L i n c re m e n t o
produttivo da attribuire, con
buona probabilit, al maggior
n u m e ro di spighe fertili per
unit di superficie. Il peso et-
tolitrico e quello dei 1000 se-
mi mostrano un significativo
t rend decrescente dal primo
Fi g. 6a - Confronto dellalve ogramma della cv Mieti fra il
l ivello N0 e il livello N1 6 0 ( raccolto 1998): il W passa da 147
a 218 e il P/L da 0.70 a 0.32.
Fi g. 5 - Prova frumento tenero triennio 1996-1998: risposta pro d u t t iva media delle va-
riet in comune nel triennio a tre livelli di azo t o
Fi g. 6b - Confronto dellalve ogramma della cv Colfi o ri t o
f ra il livello N0 e il livello N1 6 0 ( raccolto 1998): il W passa
da 150 a 272 e il P/L da 4.41 a 2.14.
20
al terzo livello azotato, mentre
migliora in maniera altamente
significativa la situazione del-
la bianconatura conferm a n d o
la forte influenza positiva del-
lazoto nel contenimento di
questa anomalia. La maggio-
re disponibilit azotata com-
p o rta un significativo, seppu-
re debole, aumento della su-
scettibilit alle fitopatie (in
p a rt i c o l a re oidio e ru g g i n e
bruna) e allallettamento.
A diff e renza della pro d u z i o n e
il contenuto proteico cre s c e
ancora per effetto dellincre-
mento di fertilizzazione azota-
ta in tutte le variet (figura 4).
Il contenuto proteico passa
mediamente da 12.3% del
primo livello al 13.2% del se-
condo (+7%) a 13.8 (+12%
rispetto a N
9 0
). Mediamente
le cultivar Simeto, Italo, Ru-
sticano e Ionio hanno fornito i
contenuti pi elevati (>14%),
tutte le altre hanno superato il
13%. Alcune variet si avvan-
taggiano molto del primo in-
c remento di azoto (Italo, Cic-
cio, Rusticano, Parsifal), ma
non ricevono ulteriori benefici
dal successivo interv e n t o ;
m e n t re altre (Colosseo, Cre-
so, Colorado, Grazia) necessi-
tano di unazotatura piena per
m i g l i o r a re sostanzialmente
questo parametro.
FRUMENTO TENERO
I risultati ottenuti nel triennio
1996-1998 rispecchiano quel-
li del frumento duro, pre c i-
sando che in questa specie i
livelli di azoto applicati sono
stati zero, 80-90 e 160-180
kg/ha. Le variet mostrano un
c o m p o rtamento medio simile
negli anni; landamento della
p roduzione e della qualit
c o n f e rma quanto atteso. La
p roduzione (figura 5) aumen-
ta decisamente a 80-90 kg di
azoto, per poi avere un incre-
mento contenuto alla dose
successiva, mentre i parame-
tri qualitativi presentano trend
in continua crescita. Infatti
migliorano i parametri alveo-
grafici (figure 6a-6b): il W au-
menta, il rapporto P/L si equi-
libra gi in misura evidente
nel primo passaggio di conci-
mazione ed ulteriorm e n t e
avvantaggiato alla dose stan-
d a rd; il contenuto in glutine
(figura 7) evidenzia un mode-
sto miglioramento dal primo
al secondo livello di azoto,
m e n t re lincremento succes-
sivo rilevante. Questi dati ri-
badiscono lefficacia dellazo-
to nei confronti della qualit
tecnologica del frumento e ri-
levano come alla concimazio-
ne pi elevata (160 kg) - da
ritenersi tuttavia un livello
s t a n d a rd in relazione al bilan-
cio nutrizionale - si verifica un
aumento del contenuto in
p roteina (quindi in glutine) al
quale corrisponde un deciso
miglioramento delle caratteri-
stiche tecnologiche. Sotto
questo aspetto le cultivar si
caratterizzano per le diverse
classi qualitative nei limiti
delle quali tutte possono es-
s e re attribuite, ad eccezione
della cv Colfiorito che presen-
ta una tenacit eccessiva de-
gli impasti (elevati valori di
P/L) a fronte di valori di W
che non raggiungono quelli
richiesti dalla classe 1 alla
quale la variet generalmen-
te ascritta.
La risposta qualitativa alle va-
riazioni di fertilizzazione si-
mile nelle diverse variet, con
deboli eccezioni nella cv Mieti
che aumenta il W e il contenu-
to in glutine solo al terzo livello
di azoto, mentre nella cv Eu-
reka, ad un pro g ressivo incre-
mento di glutine non ne corr i-
sponde uno simile di W sem-
p re al terzo livello di azoto.
CONSIDERAZIONI
CONCLUSIVE
I risultati ottenuti presso il
CERMIS confermano quelli di
n u m e rose altre sperimenta-
zioni condotte in altri ambienti
ed evidenziano un comport a-
mento simile fra le due specie
di frumento studiate. Le diver-
se variet valutate rispondono
in maniera simile alla diff e re n-
te azotatura, anche se ciascu-
na in misura specifica per cia-
scuno dei parametri presi in
considerazione, sia agro n o m i-
ci sia qualitativi.
E possibile sinteticamente af-
f e rm a re che mentre la re s a
p roduttiva aumenta con una
c u rva che mediamente tende
a stabilizzarsi oltre i 100-130
kg di azoto (quanto meno nel-
le condizioni di sperimenta-
zione), il contenuto proteico e
la qualit tecnologica miglio-
rano ancora oltre questi livelli
di fertilizzazione.
P e rtanto si possono ribadire
alcuni concetti fondamentali:
mantenere un adeguato equi-
librio nutrizionale nel terre n o ,
in part i c o l a re adottando vali-
di avvicendamenti colturali;
re g o l a re la fert i l i z z a z i o n e
azotata sia in funzione di
epoche e dosi di distribu-
zione sia in relazione agli
aspetti agronomici (tipo di
Fi g. 7 - Va riazione del contenuto di glutine secco % in 5 cultivar di frumento tenero a
t re livelli di fe rtilizzazione azo t ata nel 1997/98.
21
t e rreno, rotazione, ecc.),
varietali e climatici;
impiegare variet caratteriz-
zate geneticamente da ele-
vata qualit, pur conoscen-
do che questa fort e m e n t e
influenzata dalle condizioni
ambientali.
E necessario che tutte le com-
ponenti della filiera siano sen-
sibilizzate su questi aspetti, a
p a rt i re dalla ricerca che deve
p u n t a re a variet migliori (pi
e fficienti nelluso dellazoto,
pi alto contenuto pro t e i c o ,
pi stabili alle variazioni am-
bientali) allagricoltore che,
scelta la variet, deve applica-
re la giusta tecnica colturale in
relazione alla variet stessa e
allambiente pedo-climatico in
cui opera; allo stoccatore che
deve pro v v e d e re ad una diff e-
renziazione del prodotto per li-
velli qualitativi e infine al mer-
cato e allindustria di trasfor-
mazione che devono adope-
rarsi per riconoscere allagri-
c o l t o re la qualit in misura
economicamente adeguata.
Oriana PORFIRI
Antonella PETRINI
CERMIS, Tolentino MC
P resso il CERMIS operati-
vo da oltre un anno un labo-
ratorio per la valutazione del-
la qualit dei frumenti tenero
e duro realizzato con la col-
laborazione della Fondazione
Cassa di Risparmio della
P rovincia di Macerata. La
qualit di un cereale pu es-
s e re definita come la sua at-
titudine a rispondere alle esi-
genze tecnologiche del pro-
cesso di trasformazione al
quale viene destinato in re l a-
zione al prodotto finale (pa-
sta, pane, biscotti, crackers,
ecc.). La qualit tecnologica
delle farine e delle semole
il prodotto di un insieme di
fattori genetici, biochimici,
a g ronomici, climatici, tecno-
logici, che singolarmente e
in interazione tra di loro de-
t e rminano in misura diversa
le caratteristiche del pro d o t-
to alimentare.
Il laboratorio fornito delle
seguenti attrezzature:
alveografo combinato con
c o n s i s t o g r a f o: stru m e n t o
ideato dal francese Cho-
pin, misura la lavorabilit
dellimpasto re g i s t r a n d o
un grafico (alveogramma)
i cui parametri pi impor-
tanti sono il W (indice del-
la forza dellimpasto) e il
rapporto P/L (esprime una
nozione di equilibrio o di
squilibrio fra tenacit ed
estensibilit dellimpasto);
p ro m i l o g r a f o: appare c-
chio costruito in Austria
negli anni 80, consente di
e s t r a rre il glutine, misura
la capacit di assorbimen-
to di acqua da parte della
farina e la stabilit dellim-
pasto tracciando un grafi-
co (promilogramma) che
r a p p resenta la re s i s t e n z a
dellimpasto nel tempo;
Ki j el dhal rapi do: stru-
mentazione composta da
un mineralizzatore e da un
d i s t i l l a t o re, consente di
d e t e rm i n a re il contenuto
p e rcentuale in sostanza
azotata (e quindi proteica);
strumentazione per la de-
t e rmi nazi one del vol ume
di sedimentazione in SDS:
un metodo che sfrutta le
p ropriet delle proteine di
r i s e rva di gelatinizare in
p resenza di Sodio Dodecil
Solfato (SDS): maggiore
il volume di sedimentazio-
ne, migliore la qualit
reologica della farina o
della semola.
Sono svolte analisi a sup-
p o rto delle attivit di speri-
mentazione e di b re e d i n g
condotte presso il CERMIS
ed off re servizi a diversi
committenti quali agricoltori
e loro associazioni, stocca-
tori, mulini, industrie ali-
mentari.
Con questa iniziativa il CER-
MIS si integra con le stru t t u-
re gi esistenti sul terr i t o r i o
regionale, in modo specifico
con lASSAM, con la quale
gi attiva da anni una pre z i o-
sa collaborazione, in part i c o-
l a re nel settore cere a l i c o l o .
Positivo avvio della struttura realizzata con la collaborazione della
FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DELLA PROVINCIA DI MACERATA
L A B O R AT O R I O P E R L A VA L U TA Z I O N E
D E L L A QUALI T DEI CEREALI
E rrata Corr i g e
I l titolo dell articol o pubbl i-
cato a pag. 24 del n. 1 / 9 9
del l a Rivi sta non Il can-
c ro del castagno, bens Pa-
tol ogia non i dentifi cata sul
castagno, a cui si riferi sco-
no le foto pubblicate a corre-
do. Errato di conseguenza
anche il sommari etto. L e rro-
re nostro e pertanto ci scu-
si amo con l autrice, la
dott. ssa M. Rosaria Perna, e
i l ettori . Sul l arg o m e n t o
a v remo comunque modo di
r i t o rn a re con un articolo del
p ro f . R i c c a rdo Antonaro l i ,
dopo che saranno disponibili
l e anali si di l aboratori o sui
campioni di pi ante malate.
PRODOTTI TRANSGENICI:
LE DECISIONI DI BRUXELLES
opo un braccio di ferro durato pi giorni i ministri
dell'Ambiente dell'Unione Europea hanno raggiunto
un accordo sulla delicata questione della pro d u z i o-
ne ed immissione sul mercato dei prodotti transge-
nici, tra i quali spiccano quelli agro-alimentari.
Le nuove norme sugli organismi geneticamente modificati
(Ogm) concordate dai 15 costituiscono l'aggiornamento di una
direttiva Ue del '90 (N. 90/220).
Queste le novit:
Eti chettatura: tutti gli alimenti geneticamente modificati do-
vranno indicare in modo chiaro la loro natura in etichetta.
Autorizzazi one a termine: quando si ricominceranno a rila-
s c i a re autorizzazioni alla commercializzazione degli Ogm, que-
ste saranno valide
per dieci anni, dopo
di che necessaria
una nuova licenza;
Valutazioni rischi:
meccanismo di va-
lutazione pre v e n t i v a
dei rischi per la sa-
lute e la gestione e
monitoraggio del-
l'impatto sull'am-
biente;
Trasparenza:
i n f o rmazione obbli-
gatoria al pubblico
nel corso del pro-
cesso di autorizza-
zione;
Estensione farmaci:
procedure agevolate
di autorizzazione so-
no fissate per i farmaci. Stabilita anche la pro g ressiva aboli-
zione negli Ogm dei geni "marcatori" che danno re s i s t e n z a
agli antibiotici. (AGRA)
PAGAMENTI PER LE MISURE
AGRO-AMBIENTALI
stata registrata dalla Corte dei Conti la delibera Ci-
pe che dispone lo stanziamento delle risorse nazio-
nali necessarie al cofinanziamento dei pagamenti
ancora in sospeso presso l'Alma, riguardanti le mi-
s u re agro-ambientali e forestali di accompagnamento alla poli-
tica agricola comune.
Si pu ora pro c e d e re con l'ultima decisiva fase del pro c e d i-
mento che consiste in pratica nell'accredito delle somme del
bilancio dello Stato a quello dell'Aima, responsabile della mate-
riale erogazione degli importi ai beneficiari. (AGRA)
ANTIBIOTICI,
SCATTA IL DIVIETO
entrato in vigore, con il 30 giugno, il divieto di usare
antibiotici nell'alimentazione animale, in attuazione
di quanto disposto dal Reg. CE 2821/98. Il divieto
r i g u a rda quegli antibiotici (gli auxinici) che sono
utilizzati non a scopo terapeutico, ma per favorire gli incre m e n t i
p roduttivi dei capi.
22
AGRICOLTURAFLASHAGRICOLTURAFLASHAGRICOLTURA FLASH
el panorama marchigiano il miele uno dei
prodotti di maggiore tipicit, il cui trend di cre-
scita qualitativa e produttiva fra i pi alti. La
D O P, quindi, un obbiettivo non solo qualifi-
cante, ma necessario. E quanto ha detto Marco Moru z z i
i n t e rvenendo alla 1
a
C o n f e renza regionale sullapicoltura
che si svolta a Iesi presso il Centro agrochimico regiona-
le dellASSAM. Liniziativa stata organizzata dallAMA,
lassociazione marchigiana degli apicoltori, alla quale aderi-
scono 747 dei circa 1600 produttori marchigiani. Gli inter-
venti, aperti dal Presidente AMA Giustino Donati e conclusi
da quello della Copagri Emilio Landi, hanno aff rontato i
principali temi relativi alla situazione ed allo sviluppo del
s e t t o re: dalle prospettive anche in materia igienico sanita-
ria, al controllo di qualit e tipicit nella produzione e com-
m e rcializzazione, alle nuove disposizioni comunitarie. In
p a rt i c o l a re risultata interessante la relazione del prof. Fa-
brizio Santi della Facolt di Agraria di Bologna, sullimpor-
tanza dellape per lagro-sistema: limpollinazione delle api,
infatti, uno dei maggiori agenti della salvaguardia e ripro-
duzione di coltivazioni e ambienti vegetali naturali. Negli
Stati Uniti, ad esempio, dove lapicoltura scomparsa si
registrato un calo notevole delle coltivazioni.
Non il caso delle Marche: lintensa attivit privata conflui-
ta in buona parte nellAMA, che sta operando concre t a-
mente, il sostegno della Regione, ma soprattutto un am-
biente naturale fortemente idoneo alla vita ed alla ripro d u-
zione delle api, hanno dato ottimi risultati. In pochi anni il
miele marchigiano, di grande qualit, ha sostituito quello
d i m p o rtazione che prima occupava tutto il mercato re g i o-
nale. Gli obbiettivi che la Conferenza si posta sono essen-
zialmente due: lottimizzazione dellintera filiera, mantenen-
do centrale lattivit e le competenze dellapicoltore, e im-
pegnare a fondo le istituzioni politiche e scientifiche per ot-
tenere la DOP, denominazione di origine protetta. (f. b. )
A P I C O LTURA. PRIMA CONFERENZA
REGIONALE A I ESI
Si punta sulla DOP per un pro d o t t o
che nelle Marche di qualit
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23
AGRICOLTURAFLASHAGRICOLTURAFLASHAGRICOLTURA FLASH
CONTRIBUTI PREVIDENZIALI
PI PESANTI
PER L' ANNO CORRENTE
ontributi pi pesanti per il 1999 nei confronti dei col-
tivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori a tito-
lo principale. Il reddito medio convenzionale, pari a
75.325 lire, si moltiplica per il numero delle giorn a t e
per ogni unit attiva indicate nella tabella "D", allegata alla legge
n. 233 del 2 agosto 1990, in relazione alla singola fascia (156
g i o rnate per la prima fascia; 208 per la seconda fascia; 312 per
la quarta fascia). Si ottiene cos il reddito imponibile contributivo
sul quale applicare la prevista aliquota. Le quattro fasce di re d d i-
to indicate nella predetta tabella "D" sono state rimodulate a part i-
re dal 1 luglio 1997 dal decreto legislativo n. 146/97.
Contribuzioni Inail. L'Inps riscuote con la procedura unificata il
contributo per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le
malattie professionali dovuto dai coltivatori diretti e mezzadri se-
condo l'articolo 4 della legge n. 852 del 27 dicembre 1973.
Questo contributo aumentato del 24 per cento.
Per il 1999 il contributo Inail quindi dovuto nella misura di lire
992mila, ridotta a 686mila 960lire per le aziende situate nei terr i-
tori montani e nelle zone agricole svantaggiate.
Modalit di pagamento. La riscossione dei contributi da part e
dell'Inps avverr mediante l'invio agli interessati di quattro mo-
delli di versamento unificato (modelli "F24").
I termini di scadenza delle quattro rate bimestrali sono i seguen-
ti: 16 luglio (prima rata); 16 novembre (seconda rata); 17 gen-
naio 2000 (cadendo di dome-
nica il termine del 16 per la
q u a rta rata bimestrale re l a t i-
va al contributo del 1999).
( A G R A )
Il Consiglio Regionale con
deliberazione n. 256 ha ap-
provato il nuovo programma
pluriennale regionale attuati-
vo del Regolamento CEE
2080/92. Con tale atto si fis-
sa il periodo utile per la pre-
sentazione delle domande
che va dal 01/07/99 al
30/09/99.
Tra le novit di rilievo rispet-
to alla deliberazione pre c e-
dente ne vanno segnalate
essenzialmente due e cio:
la non responsabilit delle
spese generali che scom-
paiono dalle voci di spesa
rendicontabili; l'import o
massimo delle essenze mi-
c o rrizate che fissato in lire
2.400 a pianta.
Sono ammesse spese acces-
sorie (drenaggi, re c i n z i o n i ,
impianti irrigui ecc) fino al
raggiungimento della soglia
massima di 4.830 Euro/ha di
contributo; fanno eccezione i
rimboschimenti di resinose e
pioppi dove il massimale di
contributo concedibile si ri-
duce rispettivamente a 3.623
E u ro e 2.415 Euro .
E' utile ricord a re che la do-
cumentazione da allegare al-
la domanda dovr compre n-
d e re un progetto esecutivo
redatto e firmato da un dot-
t o re agronomo o fore s t a l e
abilitato ed iscritto all'albo o
da un perito agrario per
quanto di competenza, com-
p rendente i seguenti ele-
menti: relazione tecnica;
analisi dei prezzi; stima dei
lavori; elenco dei terreni le
cui superfici dovranno risul-
t a re da rilievo in campo e
non da base catastale;
estratto autentico di mappa
catastale e visura catastale
attuale; piano colturale.
Le domande dovranno per-
v e n i re ai Servizi Decentrati
Agricoltura competenti per
t e rritorio. ( f . p . )
RI M BOSCHI M ENTO, LE D O M A N D E
S C A D O N O I L 3 0 S E T T E M B R E
C
LAssessorato
Agricoltura sar:
al SANA di Bologna d a l
1 0 al 13 settembre ,
i m p o rtante manifestazione
sullalimentazione
naturale, con due stand di
cui uno istituzionale e
laltro commerciale dove
saranno raggruppate le
aziende biologiche di
prodotti agroalimentari.
Parteciper inoltre ai
convegni sulla zootecnia
biologica e sulla qualit
dei prodotti tipici.
alla MOSTRA DELLA
RURALI T MARCHIGIANA,
sabato 18 settembre,
con un Convegno (Marche
regione rurale dEuropa)
organizzato dal COPAGRI.
al CHEESE, Rassegna
internazionale sui
formaggi che si terr
dal 17 al 20 settembre
a Bra (CN), organizzata
da Slow food.
alla FIERA DELLE
UTOPIE CONCRETE di
Citt di Castello (PG), dal
14 al 17 ottobre, dove
verr allestita una mostra
sensoriale sullolfatto.
RESPONSABILE L' AGRICOLTORE
PER I PRODOTTI "DIFETTOSI"
ra breve anche gli agricoltori e gli allevatori dei
Paesi Ue che producono materie prime "difettose"
potranno essere citati per danni dai consumatori.
Lo ha deciso il Parlamento europeo che ha definiti-
vamente approvato la proposta della Direttiva della Commissio-
ne che estende all'agricoltura la tutela dei consumatori dai dan-
ni causati da prodotti difettosi.
I danni considerati sono la morte e le lesioni fisiche.
Per chiedere l'indennizzo la vittima ha tre anni di tempo dalla
data in cui viene a conoscenza del danno, del difetto e dell'i-
dentit del pro d u t t o re, la cui responsabilit cessa solo dopo
dieci anni dall'immissione del prodotto sul mercato.
Per contro, il pro d u t t o re libero da responsabilit se dimostra
di non aver messo in circolazione il prodotto, che il difetto
comparso dopo la messa in circolazione.
Ma le nuove regole non sono l'unico giro di vite in arrivo. Entro
la fine del mese scatteranno anche in Italia le sanzioni pre v i s t e
dalle norme Ue sul sistema di autocontrollo igienico-sanitario
(Haccp) anche nel settore della distribuzione alimentare e dei
pubblici esercizi. (AGRA)
I BIETICOLTORI CHIEDONO
DI AUMENTARE LA "QUOTA A"
er evitare il collasso della bieticoltura l'Italia deve
i n s i s t e re in sede comunitaria per ottenere la tra-
s f o rmazione di 133 mila quintali della quota B di
produzione di zucchero in quota A.
E' la richiesta dell'Associazione bieticoltori italiani (Abi). Con
256 mila ettari di superfici investite - ha detto il pre s i d e n t e
M a u ro Tonello - il '98 ha registrato un calo della pro d u z i o n e
(125,5 milioni di quintali contro i 130 milioni del '97) e anche
dei prezzi.
Le 9 mila 400 lire al quintale al Nord, 9 mila 600 al Centro e 10
mila 400 lire al Sud pagate ai produttori significa che in due an-
ni i bieticoltori hanno subito un abbattimento del prezzo bietola
di circa il 20%.
Da qui la necessit di ottenere la trasformazione della quota B
in quota A per eliminare l'onere aggiuntivo del 37,5% che la
quota B deve scontare per finanziare l'esportazione delle ecce-
denze Ue rispetto alla produzione garantita, mentre l'Italia non
produce eccedenza. (AGRA)
CONSIGLIO AGRICOLO UE:
NUOVI TIPI DI GABBIE
PER LE GALLINE
l Consiglio dei ministri agricoli dell'Unione euro p e a
ha approvato una direttiva che stabilisce le norm e
minime per la protezione delle galline ovaiole.
I principali aspetti del provvedimento sono:
La densit delle ovaiole rispetto alla superficie utilizzabile non
deve, in generale, superare i 9 capi/mq. Sino al 31.12.2011 gli
Stati membri potranno comunque autorizzare una densit mag-
giore che non potr, per, superare il limite di 12 galline ovaio-
le per metro quadrato di superficie disponibile;
a partire dal 1 gennaio 2003 vietato l'insediamento di nuo-
vi impianti di produzione in gabbia;
a partire dal 1 gennaio 2012 l'allevamento di ovaiole in gab-
bia non sar pi consentito.
Entro il 1 gennaio 2005 la Commissione pre-
senter un rapporto sull'attuazione della Di-
rettiva, anche tenendo conto dalla contestuale
evoluzione dei negoziati in ambito WTO.
(AGRA)
RIPRODUZIONE
ANIMALE.
PRESTO LA NUOVA
DISCIPLINA
a Commissione Agricoltura della
Camera dei Deputati ha appro v a-
to una proposta di legge che mo-
difica la disciplina attualmente in
v i g o re sulla riproduzione animale (legge
30/91). Previsto al pi presto il varo definitivo della legge. Pun-
ti salienti sono: i Libri Genealogici terranno conto delle specifi-
cit regionali, la semplificazione amministrativa per lo scambio
di materiale genetico tra gli Stati della Comunit europea e
quello extra-comunitari, l'ammontare delle sanzioni per chi fa
un uso improprio dei riproduttori e di materiale seminale non
autorizzato. Ovviamente la Rivista dar notizia dei contenuti del
testo definitivo.
a cura di
Francesco Pettinari e Angelo Zannotti
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P
T
I
L
AGRICOLTURAFLASHAGRICOLTURAFLASHAGRICOLTURA FLASH
UNA NUOVA
COLLANA
EDITORIALE
La copertina
dellopuscolo
che inaugura
una collana
editoriale
dellAssessorato
allAgricoltura
della Regione
Marche.
Seguiranno
volumetti su
miele, pane,
alimentazione
e salute,
prodotti del
bosco
Si vuole dare
cos ulteriore
concretezza
allimpegno
di questi anni
nel campo di
una sana e
buona
alimentazione.
Il primo
opuscolo porta
lo stesso titolo
di una mostra
realizzata ad
Ancona, in
Piazza Cavour.
Chi fosse
interessato ad
essere inserito
n e l l i n d i r i z z a r i o
pu farne
richiesta
allo stesso
Assessorato
(Via Tiziano 44,
Ancona).
Direttore Responsabile:
Ottavio Gabrielli
Comitato dei Garanti:
Federico Bonavia, Sauro Brandoni
Redazione:
Patrizia Bar occi, Andrea Bordoni, Lor ella Brandoni,
Sandro Cossignani, Aur ora Greco, Pietro Lanari,
Gabriella Papini, Renzo Pincini,
Emma Ratti (Segreteria di r edazione)
Graficadi copertina
Stefano Gregori
Foto di copertina
Giorgio Marinelli
Spedizione in abbonamento postale
legge 662/96 art.2 comma 20/c - filiale di Ancona
Il Periodico viene spedito gratuitamente
agli operatori agricoli marchigiani ed a quanti
ne faranno richiesta alla Redazione presso
lAssessorato alla Agricoltura - Giunta Regionale,
Via Tiziano, 44 - Ancona - Tel. 071/8061.
In caso di mancato recapito re s t i t u i reallagenzia
P. T. CMPP di Passo Varano - AN per la re s t i t u z i o n e
al mittenteche si impegnaa pagare larelativatassa
Autorizzazione del Tribunale di Ancona n. 21/79,
in data 16 novembre 1979
Stampa: Tecnoprint srl - 60131 Ancona
Via Caduti del Lavoro 12
Te l . 071/2861423 - Fax 071/2861424
Questo numero stato chiuso il 29/7/99
ed stato spedito nel mese di agosto 1999.