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Spedizione in A.P. Legge 662/96 art.

2 comma 20/c - filiale di Ancona


AGENDA 200O,
PARLIAMONE
FORMAGGI TIPICI,
FUTURO ASSICURATO
OLIVA TENERA
VERSO LA D. O. P.
VEGETALI MANIPOLATI
NIENTE SPERIMENTAZIONE
REGIONE-BANCA MARCHE
PROTOCOLLO DINTESA
ANNO XXI
GIUGNO1999 1
AGENDA 2000,
PARLIAMONE
FORMAGGI TIPICI,
IL FUTURO ASSICURATO
OLIVA TENERA
VERSO LA D. O. P.
IL BIOLOGICO
A NORIMBERGA
VEGETALI MANIPOLATI
NIENTE SPERIMENTAZIONE
REGIONE - BANCA MARCHE
PROTOCOLLO DINTESA
SUOLI, CARATTERISTICHE
PEDOCLIMATICHE
IL CANCRO
DEL CASTAGNO
MAIS, I RISULTATI
PER LA REGISTRAZIONE
IL RILANCIO
DELLA CANAPA
LIRRIGAZIONE
NEL TERRITORIO DI OSIMO
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Le opinioni espresse negli scritti pubblicati in questa Rivista impegnano
solo la responsabilit degli autori
E D I T O R I A L E
Lo straordinario successo che ha caratterizzato la partecipazione delle
M a rche al Vinitaly consente alcune riflessioni. Alla fiera di Ve rona, la Re-
gione si presentata con uno stand completamente rinnovato e con un
n u m e ro di aziende mai registrato prima: 46 hanno aderito allo spazio
espositivo dellAssessorato Agricoltura e altre 15 erano presenti con
p ropri stand. Limmagine complessiva che abbiamo dato quella di una
regione, dove la qualit un dato consolidato e dove le nostre aziende si
muovono con professionalit e managerialit, non sfigurando davanti a
regioni tradizionalmente aff e rmate da tempo. Il riscontro stato linte-
resse dimostrato dagli operatori del settore per il nostro pro d o t t o .
Una aff e rmazione per niente scontata: infatti questanno ci sar anche
la Fiera di Bordeau, che, quando si tiene ( biennale) condiziona negati-
vamente il Vi n i t a l y. Cos non stato: tutti gli operatori marchigiani han-
no lavorato moltissimo, c stata una grossa conferma per i vini rossi in
g e n e re e molto interesse per il Rosso Piceno, dove il rapporto qualit-
p rezzo stato giudicato molto buono.
In sostanza si consolida il dato che i nostri vini hanno successo ovun-
que si presentino: a Dusseldorf, come in Giappone, a Chicago, come a
M o n t real, in paesi tradizionali per lesportazione marchigiana, ma anche
n e l l a p p roccio con mercati nuovi. Lo dimostrano i dati in crescita del-
l e x p o rt, dove il vino fa la parte del leone, con l80 per cento del totale
dei prodotti agroalimentari.
Un episodio assume un significato direi simbolico: lazienda toscana
F rescobaldi, insieme allitalo-americano J oe Montani, sta mettendo a
punto unoperazione commerciale su vasta scala, che si fonda sulla
p roposta al mercato americano e a quello del sud-est asiatico di due vi-
ni, uno bianco e uno rosso. Quello bianco sar un Tocai del Veneto e
quello rosso un Sangiovese marchigiano: una ulteriore testimonianza
del fatto che siamo cresciuti sul piano qualitativo e questi meriti ci ven-
gono riconosciuti.
La politica di valorizzazione e promozione della Regione accompagna
questo processo, creando una positiva sinergia tra lintervento pubblico
e quello dei privati, insomma si fa gruppo, nel rispetto delle diverse
competenze e sensibilit. Siamo riusciti a costru i re un modello vin-
cente, che dobbiamo ripro p o rre anche in altri settori. C anche su que-
sto uno specifico lavoro che attiene alla politica regionale, cosa che
stiamo facendo - lo dimostrano gli interventi sullolio, sulloliva ascola-
na, sulla difesa dei formaggi tipici ma anche un ruolo che deve essere
svolto dalle associazioni dei produttori e dai singoli, insomma bisogna
r i u s c i re a modificare un approccio che per il momento caratterizzato
da eccessivo individualismo.
Se il vino marchigiano riuscito ad aff e rmarsi, se ha retto la concor-
renza di prodotti agguerriti, se abbiamo saputo esplorare tutti i pochi
spazi lasciati aperti dalla politica comunitaria penso alla legge sui di-
ritti di reimpianto -, se nella sostanza stato possibile costru i re una re-
te di solidariet, che ha riguardato tutta la filiera, vuol dire che le poten-
zialit ci sono, che lagricoltura marchigiana matura e lo deve poter
d i m o s t r a re in tutte le sue manifestazioni, utilizzando proprio il vino co-
me traino per il paniere dei prodotti agroalimentari marc h i g i a n i .
M a rco Moru z z i
A s s e s s o re agricoltura, sviluppo ru r a l e ,
agriturismo, forestazione e produzione alimentare
S O M M A R I O
2
S u l l a rgomento abbiamo sentito il pro f .
Franco Sotte, economista dellUniversit
di Ancona, che ha fatto parte del gru p p o
di esperti che ha elaborato il Rapport o
Buckwell, il documento da cui si part i t i
per definire Agenda 2000.
Qual i l contesto che ha portato la Co-
munit a rivedere la politica agricola?
Nel tempo sono maturati gli elementi per
un nuovo patto sociale tra agricoltura e
societ, che considera superata la visio-
ne settoriale e semplicemente pro d u t t i v i-
stica e vede nel sistema agro a l i m e n t a re ,
con la sua vocazione alla qualit e nellin-
terdipendenza con ambiente e territorio, i
punti di forza per lo sviluppo socio-eco-
nomico delle aree rurali.
Come si arrivati a questa riflessione?
Ci sono fattori sia di ordine interno (ec-
cesso delloff e rta, il sostegno ai pre z z i
non annulla i divari, lintensificazione pro-
duttiva comport a
danni rilevanti al-
lambiente e alti co-
sti di conserv a z i o n e
e smaltimento delle
eccedenze) che
e s t e rno, in part i c o-
l a re la necessit di
l i b e r a l i z z a re il com-
m e rcio intern a z i o-
nale e favorire len-
trata dei Paesi PE-
CO nellUnione Eu-
ropea. La pro p o s t a
della CARPE (Politica Agricola e Rurale
Comune per lEuropa), elaborata dal gru p-
po Buckwell, il punto di approdo di que-
sta riflessione.
Qual i le poli tiche pri nci pal i contenute
nella CARPE?
Sono essenzialmente quattro: stabilizza-
zione del mercato; pagamenti per serv i z i
ambientali, paesaggistici e culturali; in-
centivi allo sviluppo rurale e assistenza
transitoria allaggiustamento. Le prime
t re sono politiche di medio-lungo perio-
do, lultima serve ad accompagnare il
passaggio dal vecchio al nuovo.
Le vuol e sinteticamente spiegare? Co-
minciamo dalla stabili zzazione del mer-
cato.
Nella fase di globalizzazione sono sem-
pre meno sostenibili le politiche di soste-
gno dellagricoltura fondate sullaumento
dei prezzi, anche se una politica di pre z z i
stabilizzati necessaria, in quanto i mer-
cati dei prodotti alimentari sono sensibili
alle fluttuazioni delloff e rta. Se lUE ab-
bassa le protezioni si espone alla specu-
lazione con impennate dei prezzi e penu-
ria di beni o, in alternativa, con eccessi
di off e rta e prezzi cadenti: sono chiare le
conseguenze negative per i consumatori
nel primo caso e per i produttori nel se-
condo. Tale politica deve essere attivata
dalla UE solo per il mercato che presenta
un andamento anomalo.
Quanto alla seconda politica c il rico-
noscimento del ruol o del lagri coltore a
difesa dellambiente?
La societ deve pre n d e re atto che lagri-
coltura produce anche prodotti e serv i z i
ambientali, paesaggistici e culturali. Una
p a rte della spesa pubblica deve pre v e d e-
re un corrispettivo per coloro che si im-
pegnano, sulla base di specifici contratti,
a fornire protezione e valorizzazione degli
interessi collettivi. Questa politica riguar-
da il territorio nel suo complesso e, in
p a rt i c o l a re, quello dei parchi naturali e
delle aree protette. Lintervento va ammi-
ono convint o che si debba -
no cogl i ere gl i el ementi di
no v i t d i Agenda 2 00 0.
Intanto il fatto che la trattati -
va, almeno nell a sua ulti ma
p a r t e, ha r egi st r at o un a
decisa azione comune i n difesa dellagricoltura
da part e del Mi ni str o e del Pr esidente del
Consi glio. Un si gni fi cato poli ti co import a n t e
per lagricoltura: come di re che non si t ratta
di un problema sett or i al e, ma coi nvol ge le
strategie pi in general e. Infatti nel compro -
messo raggiunto a Berli no si sono ottenute
i m p o rtanti concessi oni, che hanno riport a t o
verso lItalia r isorse molto importanti re n d e n -
do per i l nostr o paese pi credi bi li i nuovi
obiett ivi di Agenda 2000 per lagricoltura mul -
t i funzi onal e, sostenibi l e, compet i ti va per l a
c o n s e r vazione del paesaggi o, la tutel a degli
spazi naturali , la vitalit del mondo rurale. Una
a ff e rmazione questa che, anche se non sem -
p r e si t r aduce i n adeguati st anzi ament i di
bilancio, non potr non port a re
conseguenze fondamentali nel
modo stesso di operare dei sin -
g ol i St at i membr i e del l e
Regioni. Nella sostanza ritenia -
mo di esser e pi f or t i come
Regi on i , quando andi amo a
d e f i n i re le nostre singole azioni
e interventi. Come Marche pro -
s e g u i remo sulla strada intrapre -
sa, dando la pr i or i t a quel l e
azioni che vanno nella dire z i o n e
del l e mi sure di accompagna -
mento del la Mac Sharry agri -
col tura ecocompatibile, forestazione, interv e n -
ti per i giovani terreni questi dove non solo
ci si amo gi misurati , ma abbiamo anche i n
qualche modo forzato , interpretando unesi -
genza che era sent it a da t empo. Cos come
d a r emo ancora pi spazi o al le t ipi ci t , che
consentono di garant ire un futuro alla nostra
AGENDA 2000,
PARLIAMONE
S
Dal Rapporto Buckwell allattuale compromesso Novit e segnali positivi
S u l l i m p o rtante docu-
mento, che riforma la
Pol iti ca Agri col a Co-
mune, abbi amo rac-
col to i contri buti di
r a p p resentanti del
s e t t o re ed addetti ai
l a v o r i
NO RM ATI VA
3
agricol tura e, per l e modali t stesse con cui
devono essere reali zzate, vanno a raff o rz a r e il
l egame con il terri torio e lambient e. Insomma
ci pr e n d e remo tutti gli spazi di iniziat iva che
Agenda 2000 ci consente.
Detto quest o, laccordo raggiunto non cert o
una rivoluzione e non sempr e c coerenza tra
le enunciazioni e l e scel te realizzate. Ma non
dobbiamo sorpre n d e rci: i processi di quest o
tipo, quelli che mettono in discussi one una -
gricoltura da rapi na, che negli ultimi anni ha
assicur at o buoni r eddi t i agl i specul atori e
quindi ha mobi litato int eressi forti, non si pos -
sono si curamente met ter e i n discussione i n
tempi brevi. Bisogna ricostru i re - con pazien -
za e svolgendo un opera di sensibilizzazione -
una cul tura che spesso nell e campagne si
andata perdendo, nella ci eca convinzi one che
per trarre un adeguato reddito dal settore, si
potevano sal tare passaggi i mport anti: quel li
che hanno storicamente fat to del l agricoltore
un fondamentale attore a dif esa dellambient e.
Non cos: i risparmi di quest o tipo vengo -
no pagati dalla collettivi t, in termini di nitrati
nel le acque, di frane, di inondazioni, di pro -
dott i non salubri, di rischi per i produttori, ma
lelenco pot rebbe continuare. Si tratta qui ndi
di r ipre n d e r e quei val or i: l agr i col t or e deve
t o rn a re a svolgere il suo ruolo e lo deve fare
in un clima di dif fuso consenso e sensibilit ,
soprat tutto da parte delle Istituzi oni. La strada
giusta quindi quel la di un patto tra agricolto -
re e societ, in grado di compensare l agricol -
t o r e ogni qualvolta svolge un ruolo che pu
e s s e re def inito di pubblico interesse. Su que -
sta st rada stiamo incamminandoci e non pos -
siamo che essere soddi sf att i, anche se siamo
sol o al l i nizi o, un i ni zi o, cert o, con qual che
c o n t r a d d i z i o n e .
Marco Moruzzi
nistrato localmente: a livello re g i o n a l e
che devono essere definite le norm e
a g ronomiche o di altra natura, che defi-
niscono il contratto.
E per quanto ri guarda l a terza politica,
quell a degl i i ncenti vi per l o svi l uppo
rurale?
Gli agricoltori devono poter contare su
redditi comparabili con quelli di altre ca-
tegorie di lavoratori. Le soluzioni sono
diverse: in alcuni casi si tratta di risolve-
re il problema delle piccole dimensioni
fondiarie o larretratezza strutturale del-
l i m p resa, in altri di valorizzare le pro d u-
zioni in termini di qualit, o pre v e d e re
lintegrazione con attivit agrituristiche.
Ma si possono attivare anche soluzioni
e s t e rne e favorire luscita dal primario,
consentendo di conserv a re un piede in
agricoltura ed avere attivit aggiuntive,
anche extra-agricole. Si tratta di cre a re
un ambiente favorevole per la valorizza-
zione dei vantaggi competitivi e lo svi-
luppo delle specificit locali.
I nsomma l o svi l uppo rurale di pende
dal superamento della settorialit della
politica agricola?
S, ma tutte le attivit economiche e so-
ciali in ambito rurale vanno ridefinite, ne-
gli obiettivi e nelle forme specifiche. Il
nuovo approccio deve trovare una defini-
zione in ambito locale, con specifici pro-
grammi regionali e sub-regionali, anche
se va coordinata e controllata a livello
centrale: in questo modo ogni Regione
ha la possibilit di pre s e n t a re una pro-
pria visione dello sviluppo rurale nel ri-
spetto dei criteri di sussidiariet e dello-
biettivo della coesione.
E per quanto riguarda la quarta pol iti -
ca, quella dellassistenza transitoria al-
laggiustamento?
Il superamento del vecchio deve essere
graduale: c un problema di adattamen-
to psicologico, oltre che materiale, che
l a g r i c o l t o re deve mettere in atto. L a i u t o
finalizzato a sostenere la riorg a n i z z a-
zione ed limitato nel tempo, il suo sco-
po quello di vincere le resistenze.
Agenda 2000 recepi sce l e indi cazi oni
elaborate dal Rapporto Buckwell?
Il Rapporto era pronto nel 1996, ma
stato pubblicato solo nel 1998, in mezzo
c stata la Conferenza di Cork (novembre
96) e solo a met 97 si giunge al com-
p romesso di Agenda 2000, che nel vert i-
ce di Berlino del 25 marzo stato appro-
vato nelle sue linee principali. I nuovi
obiettivi sono quelli elaborati dal Rappor-
to, anche se quando si passa alla part e
operativa, Agenda 2000 restia a trarre
le conseguenze dalla strategia annuncia-
ta. Il risultato che la politica agricola so-
lo marginalmente si trasforma in politica
agricola e di sviluppo rurale integrato.
Concretamente?
La contraddizione pi evidente nella di-
stribuzione della spesa: la quota di gran
lunga preponderante continua ad essere
destinata ai seminativi, al latte e alla carn e
bovina. Alle produzioni mediterranee, pi
dense di qualit e pi ricche di valore ag-
giunto, viene riservato un riferimento ge-
nerico e quasi incidentale. In pratica si re-
gistra una ulteriore pesante re d i s t r i b u z i o-
ne del sostegno dai prezzi sostenuti ai pa-
gamenti diretti, mentre ai finanziamenti
destinati allo sviluppo rurale ed alle misu-
re agro-ambientali, si attribuisce solo un
piccolo incremento (poco pi del 10%
d e l l i n t e ro budget). Nella sostanza anzich
aprirsi allo sviluppo rurale la politica agri-
cola conserva il suo aspetto settoriale.
I nsomma un bi lanci o negativo per
Agenda 2000?
Volendo essere ottimisti, possiamo evi-
d e n z i a rne i pregi: maggiore disaccoppia-
mento rispetto alla riforma del 92 (unico
regime dei pagamenti per i semi oleosi),
maggiori finanziamenti per le misure di
accompagnamento, minore centralismo
e maggiore semplificazione (la gestione
spetta alla periferia, gli obiettivi terr i t o-
riali dei fondi strutturali sono solo due, il
regolamento quadro uno rispetto ai no-
ve precedenti). I difetti sono senza dub-
bio maggiori: la logica compensativa vie-
ne ribadita (i pagamenti diretti non sono
stati trasformati in assistenza transitoria,
finalizzata al cambiamento), i pagamenti
compensativi non diminuiscono, ma cre-
scono, andando ad esaurire le risorse di-
sponibili, il processo riform a t o re tro p-
po lento, scarsa la valorizzazione dei
r a p p o rti intersettoriali dellagricoltura
con il territorio, lambiente, lo sviluppo
ru r a l e . I n o l t re la poca attenzione riserv a-
ta allagricoltura mediterranea e quindi
alla valorizzazione della qualit, essendo
il grosso della riforma incentrato su se-
minativi, latte e carne che, tanto per ca-
pirci raccolgono quasi il 70% della spesa
agricola, ma in Italia rappresentano me-
no del 30% del valore della pro d u z i o n e
4
agricola (28% nelle Marche).
I nsomma una riforma sostanzi almente
mancata?
Soprattutto una riforma che non guard a
al futuro e quindi provvisoria. Allin-
t e rno degli stessi estensori della Com-
missione e della Direzione Generale
Agricoltura c questa consapevolezza.
Il Rapporto Buckwell, tenuto a lungo nel
cassetto, stato pubblicato sulla pi au-
t o revole rivista della Commissione - Eu-
ropean Economy- negli stessi giorni in
cui sono state rese pubbliche le pro p o s t e
dei Regolamenti attuativi di Agenda
2000. Certo, il Rapporto non impegna in
nessun modo la Commissione, ma il fat-
to di averlo valorizzato in questo modo
forse pi di una semplice coincidenza:
noi che ci abbiamo lavorato, abbiamo
considerato questo episodio un modo
per segnalare una condivisione dei fun-
zionari della Commissione al Documento.
Come spi ega l entusi asmo che ha con-
traddisti nto i n I tali a il gi udizio sull ac-
cordo raggiunto?
C redo che debba essere fatta una distin-
zione tra la filosofia che sorregge lim-
pianto della Riforma e il risultato strappa-
to nellultima settimana di lavoro. Quanto
alla filosofia ho gi detto. Bisogna invece
d a re atto al Ministro per le Politiche Agri-
cole di avere bene lavorato nella fase fi-
nale della trattativa. I 1.700 miliard i
strappati allultimo momento sono un
buon risultato. Ma anche qui va fatta una
p recisazione: di questi fondi una gran
p a rte va al latte che per il 70% si pro d u c e
in tre sole regioni italiane (Lombard i a ,
Veneto ed Emilia-Romagna). Ed anche
per quanto riguarda la carne bovina sa-
ranno piuttosto gli ingrassatori del Nord
a beneficiarne, non certo, come opport u-
namente hanno rilevato alcuni allevatori a
ciclo integrato delle Marche, gli alleva-
menti della montagna e della collina cen-
trale. Le Marche beneficeranno, come in
passato, delle compensazioni per il grano
d u ro e finch dura la diff e renza, di quelle
per il girasole. Ma come si sa, queste so-
no attivit estensive, ad alta meccanizza-
zione e basse opportunit di impiego,
molto favorevoli alla rendita, ma non
adatte per incentivare il ritorno dei giova-
ni alle campagne. Alle produzioni medi-
t e rranee, a quelle tipiche e di qualit, a
cui noi siamo principalmente intere s s a t i
andranno le briciole. Insomma, nel ripar-
to dei fondi, si riproduce quella che la
filosofia di Agenda 2000. A mente fre d-
da, queste sono le conclusioni a cui so-
no arrivato, senza nulla togliere ai risultati
dellimpegno del nostro Governo. Ma
ovvio che la vecchia PAC non si cambia a
beneficio dellItalia con liniziativa degli
ultimi mesi o settimane. Di riforma si
parla da anni, e, storicamente lItalia ha
brillato per la sua assenza.
D o v remo aspettare al tri sei anni per
vedere un cambiamento reale?
Nonostante il mio giudizio sia severo ,
c redo ci siano delle difficili, ma impor-
tanti iniziative da assumere. Agenda
2000 affida agli Stati Membri alcuni mar-
gini di manovra che sono molto impor-
tanti. Qui il confronto si sposta nel no-
stro Paese e nella nostra Regione. Il pro-
blema diventa come utilizzare i marg i n i
di manovra della riforma.
Quali sono i suoi suggerimenti?
Bisogna re a l i z z a re i previsti piani re g i o-
nali di sviluppo rurale prevedendo le for-
me specifiche degli interventi sulle sin-
gole aziende. Nei documenti della rifor-
ma si parla di Contratti terr i t o r i a l i ,
unottima occasione per innovare. Biso-
gna inoltre avviare tutte le misure pre v i-
ste: aiuti strutturali, giovani, pre - p e n s i o-
namento, zone svantaggiate, agricoltura
ecocompatibile, forestazione. Tra le zone
svantaggiate si possono includere le aree
p rotette e i parchi, per avviare specie in
quei territori esperienze innovative.
Quanto alle cosiddette misure orizzon-
tali, si tratta di dare contenuti al pro g e t-
to di cross-compliance, condizionando
gli aiuti a precisi obblighi agro-ambienta-
li. Si pu poi utilizzare la possibilit di
a d o t t a re norme di modulazione in re l a-
zione a obiettivi di minimo quanto alloc-
cupazione in azienda e fissando massi-
mali oltre i quali, in casi specifici, opera-
re la riduzione dei pagamenti diretti. Bi-
sogna daltra parte tener conto che tutti i
fondi aggiuntivi derivanti dai risparmi di
c ross-compliance e modulazione posso-
no incre m e n t a re i finanziamenti per le
m i s u re agro-ambientali. Allo stesso mo-
do si tratta di utilizzare la cosiddetta en-
veloppe per la carne per premiare gli al-
levamenti integrati vacca-vitello o form e
di integrazione interaziendale tra alleva-
mento e coltivazione.
C redo infine che uniniziativa in questo
senso debba essere accompagnata dal-
lavvio di un dibattito aperto e franco sul
f u t u ro dellagricoltura e delle aree ru r a l i
nel Paese e nella Regione. Non sono
neanche sicuro che la riforma durer tutti
gli anni che si prefigge. Troppe mine ci
sono sul suo cammino: il GAT T / W T O ,
l i n g resso dei primi PECO, le questioni
budgetarie, le biotecnologie, i nuovi equi-
libri di mercato. E poi stanno cambiando
le campagne. C una nuova generazione
di imprenditori alle porte e il nostro Pae-
se, nelle sue aree rurali, ha un potenziale
sociale, economico, ambientale enorm e .
Emma Ratti
Il gruppo di lavoro, coordinato da Allan Buck-
well (Regno Unito), era composto da esperti di
Olanda, Irlanda, Francia, Austria, Germ a n i a ,
Svezia, Italia e Spagna.
Chi interessato al Rapporto Buckwell pu
l e g g e re il libro Coltivare lEuropa. Per una
nuova politica agricola e rurale comune di
A . B u c k w e l l - F. Sotte. Liocorno Editori. Roma
1997. Oppure consultare il sito Internet del-
lAssociazione Bartola (w w w. e c o n . u n i a n . i t / a s s -
b a rt o l a ), dove trover il testo del Sommario del
R a p p o rto tradotto in italiano.
e centrali cooperative han-
no e s p resso un giudizio
positivo circa il livello del
c o m p romesso raggiunto
nel quale lItalia, per la
prima volta, ha re c u p e r a-
to spazi politici e finanziari per lagricol-
tura, ma critico relativamente alla possi-
bilit che tale compromesso pro d u c a
quella auspicabile accellerazione del pro-
cesso di integrazione degli Stati membri.
Il processo di allargamento dellU.E. ai
Paesi dellest, con laggravante degli
eventi bellici in corso, si innester perci
su unEuropa dove ancora prevalgono gli
egoismi nazionali pi che una convinta
politica di coesione.
Tutto ci motiva ulteriormente lesigenza
che le Regioni utilizzino appieno gli ampi
spazi di decisione che sono stati loro la-
sciati dal provvedimento, attuando la pre-
vista concertazione con le parti sociali.
L a p p o rto dellagricoltura alla form a z i o n e
del PIL Marche sappiamo essere mode-
sto, ma la valutazione della sua impre-
scindibile importanza per la form a z i o n e
del benessere collettivo va ben al di l
dei dati sulla produzione lorda vendibile.
Lambiente rurale, le economie esterne ai
processi produttivi, il ruolo di tutela e di-
fesa del paesaggio da parte delle aziende
agricole, costituiscono lessenza di un si-
stema economico territoriale da conside-
rare valore in s.
Parallelamente lambiente forestale si ri-
s c o p re risorsa di valore ambientale per
le molteplici funzioni che assolve: produ-
zione di materiale legnoso, pre v e n z i o n e
dei fenomeni erosivi, regimazione delle
acque, valorizzazione del paesaggio.
In questo ambito lintervento pubblico
chiamato a sostenere il sistema agro - a l i-
m e n t a re regionale, cio le attivit legate
alla coltivazione, allallevamento, alla sel-
vicoltura ed alle relative filiere, da svilup-
p a re al di fuori di improponibili visioni
assistenziali.
Vanno sostenuti i redditi dei produttori e
quelle imprese, come sono le cooperati-
ve, che perseguono questa finalit attra-
verso le attivit di stoccaggio, lavorazio-
ne e commercializzazione dei prodotti.
La Regione chiamata quindi a pre d i-
s p o rre tutte quelle azioni che mirano a
c o n s o l i d a re il legame tra mondo rurale e
agricoltura, con ci rispondendo ad una
finalit generale.
Le azioni saranno quelle di: assicurare il
p roseguimento dellattivit agricola specie
nelle zone svantaggiate, favorire il mante-
nimento di una comunit rurale vitale in
loco, valorizzare le energie giovani re s i-
denti, garantire la conservazione dellam-
biente, pro m u o v e re e mantenere sistemi
di produzione sostenibile e a basso impat-
to ambientale, sviluppare le attivit e le
s u p e rfici forestali, migliorando le funzioni
ambientali e paesaggistiche del bosco, e
contemporaneamente consolidare e svi-
l u p p a re occupazione e lavoro, puntare
sulla valorizzazione delle produzioni tipi-
che attraverso marchi di qualit e di tipi-
cit e il loro inserimento sui mercati.
A supporto di tali azioni vanno aggiunte
quelle relative al raff o rzamento degli
s t rumenti di ingegneria finanziaria che
accompagnino le imprese sul piano del
consolidamento economico e finanziario.
Queste sono le azioni principali che la Re-
gione chiamata a pre d i s p o rre aff i n c h ,
insieme a quelle relative al resto delle ri-
sorse endogene, concorrano a valorizzare
il complessivo sistema territoriale Marc h e .
A nome del l e quatt ro Centr ali cooper ati ve - AGCI, CCI, LEGACOOP, UNCIMARCHE -
Te o d o ro Bolognini , responsabi l e del settore agr o a l i m e n t a re per la LEGACOOP, ci ha
fatto aver e il contributo che pubblichiamo di seguito su Agenda 2000.
L
5
NO RM ATI VA
CONSOLIDARE IL LEGAME
CON IL MONDO RURALE
In tutti i contributi pub-
bl i cati l a sottol i neatura
del ruol o central e che
assumono le Regioni.
Nel l a sostanza Agenda
2000 unopportunit da
non perdere.
6
e ci troviamo a parlare di
Agenda 2000 senza i
rammarichi e le tristezze
che hanno accompagna-
to le precedenti trattati-
ve, lo dobbiamo ad alcu-
ni fattori fondamentali. LItalia dai tempi
di Marcora non aveva un Ministro soste-
nuto dal Governo. La trattativa a Bru x e l-
les si potuta concludere solo dopo aver
avuto un supporto importante pro p o s i t i-
vo da parte delle OO.PP.AA. e della Coldi-
retti in part i c o l a re che ha insistentemen-
te voluto il Tavolo Ve rde. Il Ministro non
ha parlato a titolo personale come prima
accadeva, ma lo ha fatto con lappoggio
del Governo.
Il Consiglio Europeo di Berlino ha rag-
giunto un accordo politico globale, in ri-
ferimento alle riforme del regime delle ri-
sorse proprie, dei fondi strutturali e della
PAC, nonch sullallargamento ad est.
Ora laccordo raggiunto dovr essere
f o rmalizzato attraverso ladozione dei
Regolamenti di base e dei re g o l a m e n t i
applicativi.
Per il futuro, lanno 2002 si configura
come un appuntamento importante per il
sistema finanziario dellUnione. Tale data
costituisce anche un punto di riferimento
centrale perch coincide con alcune de-
cisioni di rilievo che lUnione dovr assu-
mere in materia di trattative sul commer-
cio internazionale (WTO), di ampliamen-
to ai PECO e per alcune verifiche sugli
e ffetti delle riforme delle org a n i z z a z i o n i
dei mercati agricoli (revisione regime lat-
t i e ro-caseario, carni bovine, cereali ed
oleaginose).
I prossimi negoziati multilaterali a livello
di OMC inizieranno a Seattle, negli USA,
il 30 novembre 2000 e le questioni agri-
cole saranno in agenda gi dal 1 gennaio
2000. Di interesse per il settore sono gli
elementi di discussione relativi allacces-
so di mercato, alle sovvenzioni alle
esportazioni ed al sostegno interno, non-
ch i temi collegati ai diritti di pro p r i e t
intellettuale (riconoscimento denomina-
zioni) e alla sicurezza e qualit dei pro-
dotti agroalimentari.
A seguito di quanto sopra le nostre
preoccupazioni sono rivolte a due aspetti
fondamentali. Da una parte la non
unit dellEUROPA. Siamo molto attenti
alle nostre divisioni interne, alle nostre
peculiarit nazionali e nessuno vuole ce-
dere di un passo.
Dallaltra parte il Governo U.S.A. ha gi
stanziato aiuti diretti ai produttori di ce-
reali (il prezzo medio di 17-18.000 Lire
al q.le per il grano) non tenendo in asso-
luta considerazione quanto previsto dagli
accordi fatti.
Il secondo aspetto ci riguarda pi da vi-
cino e necessita di una riflessione pi
ampia.
I prossimi 7 anni saranno gli ultimi pre-
sumibilmente per potersi pre p a r a re a
s t a re sul mercato con stru t t u re definite.
E una sorta di ultimo treno che dobbia-
mo necessariamente pre n d e re al volo
in un contesto nazionale dove non si
p rogramma in agricoltura dai Piani Ve rd i
e in un contesto regionale che non vede
ancora scritto il Piano Regionale dellA-
gricoltura e non vede neppure part i re la
pubblicizzata Conferenza Agraria Regio-
nale, che doveva contribuire a form a re il
piano di cui sopra. Se consideriamo che
con Agenda 2000 assume ancora pi im-
p o rtanza il cofinanziamento degli stati
membri, non pi possibile che gli inve-
stimenti vengano effettuati a vista senza
un programma definito.
Abbiamo in sintesi la sensazione che la-
gricoltura nelle Marche sia ancora un
p roblema dellAssessore pi che della
Giunta. La Coldiretti ha lanciato due ini-
ziative Campagna Amica e Impre s a
Ve rde che tendono a coinvolgere ogni
g i o rno di pi i consumatori, i cittadini
tutti, in un discorso di impresa agricolo-
ambientale che salvaguardi da una part e
ma consenta di fare impresa dallaltra.
Anche in questo senso dovremo stare at-
tenti ad individuare le risorse che ci ver-
ranno dalla C.E.
E s s e re pronti quindi a sfru t t a re tutto ci
che potremo nei prossimi 7 anni, diventa
un imperativo, ed nostro compito da
una parte lavorare sul mondo dei produt-
tori dallaltra, sulla sburo c r a t i z z a z i o n e
della macchina pubblica (la liquidazione
ex ESAM un caso eclatante).
E solo con sinergie specifiche, con un
Tavolo Ve rde Regionale o che funzioni a
pieno regime, che potremo arr i v a re a
p o rt a re le peculiarit delle Marche in Eu-
ropa, garantendo un reddito equo che
consenta di produrre nuovi posti di lavo-
ro e ricambio generazionale.
Dobbiamo avere tutti la coscienza, che
Agenda 2000 nelle nostre mani.
Franco Pasquini
Direttore Federazione
Coldiretti Marche
ATTENTI ALLE DIVISIONI
TRA GLI STATI MEMBRI
S
NO RM ATI VA
7
contenuti della riform a
della politica agricola co-
munitaria dovr assume-
re, sempre pi, indirizzi
che valorizzino il ru o l o
multifunzionale del comparto agricolo, di
p rogetti dimpresa che raff o rzino la re a-
lizzazione e la cooperazione tra settore
agricolo e impresa di trasform a z i o n e
p romuovendone la capacit impre n d i t o-
riale e quindi la capacit competitiva del-
linsieme del sistema agroalimentare.
In sostanza una riforma di politica agrico-
la implica un approccio globale, collegata
alla difesa dellambiente, alla valorizzazio-
ne delle vocazioni e delle diversit terr i t o-
riali, alla qualit e sicurezza dei pro d o t t i .
Questa nuova dimensione che marca una
f o rte discontinuit con il passato, carat-
terizzata da un intervento di natura assi-
stenziale a sostegno del reddito agricolo,
c o m p o rta una seria riflessione da part e
delle istituzioni sul rapporto e la coere n-
za tra politiche, che tutti dichiarano di
voler perseguire, e gli strumenti di con-
fronto attivati.
Alcuni atti che la stessa Regione ha com-
piuto indicano una contraddizione stri-
dente con questa regola, mi riferisco alla
p roposta di patto di sviluppo pre s e n t a t o
alle forze sociali, che non contempla la-
gricoltura, allistituzione del tavolo verd e
dove si esclusa la presenza delle Org a-
nizzazioni Sindacali dei lavoratori come
se le politiche del lavoro e della form a-
zione fossero ininfluenti ai fini dello svi-
luppo del comparto agroalimentare.
In ultimo, anche per la definizione del
piano di settore agricolo si sta re g i s t r a n-
do una forte resistenza da parte delle As-
sociazioni Professionali Agricole sulla
p a rtecipazione al tavolo sia delle Org a-
nizzazioni Sindacali che di altre Associa-
zioni datoriali, credendo, per questa via,
di potersi garantire un ruolo, non pre o c-
cupandosi che questo atteggiamento
p roduce la conservazione della marg i n a-
lit del comparto agricolo.
Wilma Bontempo
FLAI-CGIL MARCHE
enso che gli
a c c o rdi co-
munitari ab-
biano soddi-
sfatto le at-
tese di noi produttori agri-
coli italiani. Tuttavia, ritengo
che lagricoltura italiana
debba saper cogliere questa
o p p o rtunit che stata data,
ma anche capire che deve
m o d i f i c a re, o meglio elevare
la propria specializzazione.
Si dovr elevare il livello
qualitativo per essere pi
competitivi ed entrare nella
concorrenza di uneconomia
globale.
Elevare le produzioni tipiche
e nel contempo avere pi
attenzione a qualificare lo
spazio rurale, lambiente e i
servizi.
Nel caso specifico del setto-
re vino, i 12.933 ettari di di-
ritti dimpianto che lItalia avr a disposi-
zione dovranno essere assegnati solo alle
regioni dove realmente il fabbisogno vino
realmente cre s c i u t o .
Ben vengano poi le regolarizzazioni dei
reimpianti di vigneti non notificati al fine
di avere finalmente un certo catasto viti-
vinicolo.
I m p o rtante sar stabilire un sistema di
finanziamento per la ristrutturazione di
vigneti, sempre per che limpianto sia
legato ad una produzione dove la do-
manda del mercato consistente.
I m p o rtante poi, per le pratiche enologi-
che, che il Consiglio della CE fissi i li-
miti relativi allanidride solforosa e alla-
cido sorbico.
Accettato di buon grado il divieto di vini-
f i c a re mosti provenienti da Paesi terzi e
la miscelazione di vini comunitari con vi-
ni importati da paesi terzi. Estremamente
i m p o rtante sar poi disciplinare il siste-
ma di controllo sulle regole detichettatu-
ra al fine di informare il consumatore sui
vini prodotti con mosti importati.
Massimo Bernetti
Consigliere Nazionale
Unione Italiana Vini
Necessario anche il contributo sindacale
Elevare la qualit
P
I
NO RM ATI VA
8
atto dimportanza stra-
tegica in quanto autoriz-
za la lavorazione, secon-
do i dettami della tradi-
zione, di formaggi altri-
menti destinati a scomparire, visto che il
l o ro processo produttivo prevede lutiliz-
zo di attrezzature e locali, non considera-
ti idonei dalle norme comunitarie e, so-
prattutto, dal loro recepimento a livello
nazionale. I formaggi interessati sono
pecorini, caciotte, ricotte, formaggio di
fossa, slattato, caprini, raviggiolo, cacio
a forma di limone e cascc.
L a l t e rnativa era di operare nellillegalit,
con possibili conseguenze anche penali
per gli stessi produttori.
LAssessorato allagricoltura ha lavorato
a ffinch, nellarticolo 8 del decreto legi-
slativo n. 173/98, venisse inserita una
n o rma che d mandato alle Regioni di
e l e n c a re le produzioni, che possono de-
ro g a re alle disposizioni comunitarie. La
p roposta marchigiana ha incontrato la-
desione di tutte le Regioni ed ora final-
mente possibile stilare quellelenco, che
consente la tutela dei prodotti legati al-
la tradizione, anche per le loro peculiarit
di lavorazione.
Linsieme degli elenchi delle Regioni dar
vita a quello che viene chiamato Atlante
del Patrimonio Gastronomico. Infatti il
Ministero per le Politiche Agricole racco-
glier tutti gli atti regionali, correlati dalle
caratteristiche del prodotto e modalit di
lavorazione, e il Ministero della Sanit
valuter se sono state adottate le misure
adeguate ad assicurare uno stato soddi-
sfacente di polizia e disinfezione dei ma-
teriali di contatto e dei locali utilizzati.
Quindi si provveder alla definizione del
decreto del MIPA.
Quello adottato dalla giunta il primo
atto di una Regione in questo senso,
non c che augurarsi che anche le altre
Regioni facciano presto la loro part e :
sar cos possibile disporre di uno stru-
mento per salvare i prodotti tipici dalla
scomparsa o dallanonimato. Nella so-
stanza un passo in avanti nella dire z i o n e
della difesa delle produzioni mediterr a-
nee, che purt roppo a livello comunitario
ancora non hanno la necessaria atten-
z i o n e .
Di seguito pubblichiamo, per ogni for-
maggio, le sue caratteristiche di lavora-
zione con lindicazione delle attre z z a t u re
e locali utilizzati. Il lavoro il risultato di
una sinergia tra interlocutori diversi: tec-
nici dellAssessorato allagricoltura, Uni-
versit di Agraria, Comunit Montane,
veterinari delle AUSL, organizzazioni pro-
fessionali e Arcigola Slow Food.
FORMAGGI TIPICI,
IL FUTURO ASSICURATO
L
La giunta ha adottato un provvedimento che consente
di dero g a re, per al cuni prodotti , al l e di sposi zi oni
comuni t ari e i n materi a i gi eni co- sani tari a. Per i l
momento sono stati presi in considerazione i formag-
gi, ma sono gi in corso le consultazioni per definire
un provvedimento analogo anche per gli altri settori.
P E C O R I N O
CARATTERISTICHE
DEL PRODOTTO E FASI
DEL PROCESSO PRODUTTIVO
- Materia prima utilizzata: latte ovino crudo di
provenienza locale.
- Al latte appena munto si aggiunge caglio natu-
rale di provenienza locale (nella zona dei Monti
Sibillini tipica la consuetudine di aro m a t i z z a re
il caglio con erbe locali).
- Possibile l'aggiunta di fermenti lattici per guida-
re la fermentazione purch non vengano alterate
le caratteristiche tipiche del prodotto.
- La rottura della cagliata si effettua delicatamente
con le mani o con attrezzi appositi in part i c e l l e
della dimensione di una nocciola per il pro d o t t o
f resco e di un chicco di riso per lo stagionato;
dopodich si lascia riposare per alcuni minuti.
- Dopo queste operazioni, la massa viene messa
nelle fascere e pressata con il palmo delle mani
per favorire lo spurgo del siero.
- F requente la semicottura della cagliata per il
prodotto stagionato che avviene a 45/48.
- La salatura si effettua a secco mettendo le for-
me sotto sale fino ad un massimo di due giorni.
- La maturazione avviene in ambiente fresco ed
umidit media, dove le forme vengono rigirate
g i o rnalmente e lavate a giorni alterni con acqua
e siero tiepido.
- La vendita al dettaglio non va effettuata prima di
20 giorni.
- F requente la stagionatura del prodotto fino a ol-
tre un anno.
- Il prodotto finito si presenta in forme di altezza
6-10 cm, diametro 14-20 cm, peso kg 1-2,5;
f o rma cilindrica a facce piane e scalzo legger-
mente convesso, crosta giallastra, pasta bianca
scarsamente occhiata di sapore sapido e pasto-
so delicatamente aromatico (il formaggio sta-
gionato ha la crosta unta di olio di oliva di colo-
re tendente al ro s s a s t ro, pasta compatta di co-
lore giallo paglierino, gusto e aroma intensi).
MATERIALI UTILIZZATI
- Consentito l'uso di pentole di rame purc h
c o n f o rmi alle vigenti disposizioni sui "materiali
destinati a venire a contatto con i prodotti ali-
mentari".
- Consentito l'uso di utensili di legno stagionato e
ben levigato purch opportunamente detersi e
sanificati.
- d i ffusa la commercializzazione di pro d o t t o
non confezionato.
LOCALI UTILIZZATI
- Consentita la maturazione e la stagionatura in
locali non condizionati purch adibiti esclusiva-
mente a tale uso e con pavimentazione non in
terra battuta.
- Consentita la maturazione su assi di legno pur-
ch opportunamente deterse e sanificate.
C A C I O T TA
CARATTERISTICHE
DEL PRODOTTO E FASI
DEL PROCESSO PRODUTTIVO
- Latte vaccino o aggiunta in pro p o rzioni variabili
di latte ovino e/o caprino (tutto di pro v e n i e n z a
locale).
- Al latte crudo appena munto si aggiunge caglio.
Coagula in 20-30 minuti.
- In alcuni casi si effettua la semicottura della ca-
gliata fino a 43-44.
- Dopo la rottura della cagliata, effettuata con le
mani o con appositi attrezzi in piccolissime par-
ticelle, si lascia riposare alcuni minuti.
- Poi la massa viene messa nelle fascere e pre s-
sata con il palmo delle mani per favorire lo
spurgo del siero.
- Salatura effettuata a secco mettendo le form e
sotto sale e rigirandole ogni 12 ore fino ad un
massimo di due giorni.
- Al termine vengono scottate con siero bollente
per alcuni minuti ed asciugate con un panno di
cotone.
- Matura per 15-20 giorni in ambiente fresco ad
umidit media, dove le forme vengono lavate a
giorni alterni con acqua e siero tiepido.
- Il prodotto non va immesso in commercio pri-
ma di 10 giorni.
- Nella zona del Montefeltro la caciotta viene sta-
gionata per un periodo variabile da due a sei
mesi. Nella stessa zona si usa anche stagionare
le caciotte (per almeno 40 giorni) in botti di le-
gno, cassettoni di legno, bigonce, mastelli o
a n f o re di terracotta, conciate con foglie di noce
a strati.
- Il prodotto finito si presenta in forme cilindriche
a scalzo convesso del peso di kg 0,7-2, altezza
cm 4-7, diametro cm 10-22. La crosta di color
avorio scuro (maculata di bruno nel caso dell'u-
tilizzo di foglie di noce), la pasta compatta
(con rare fessurazioni nella zona del Montefel-
t ro, pi occhiata nella zona del Fermano dove il
prodotto viene consumato pi fresco).
Il sapore varia a seconda delle zone e della stagio-
natura dal dolce acidulo (Fermano) al pastoso, pi
sapido (Montefeltro).
MATERIALI UTILIZZATI
- Consentito l'uso di pentole di rame purc h
c o n f o rmi alle vigenti disposizioni sui "materiali
destinati a venire a contatto con i prodotti ali-
mentari".
- Consentito l'uso di utensili di legno stagionato e
ben levigato purch opportunamente detersi e
sanificati.
- d i ffusa la commercializzazione di pro d o t t o
non confezionato.
- Consentito l'uso di foglie di noce opport u n a-
mente lavate e provenienti da colture non tratta-
te chimicamente.
LOCALI UTILIZZATI
- Consentita la maturazione e la stagionatura in
locali non condizionati purch adibiti esclusiva-
mente a tale uso e con pavimentazione non in
terra battuta.
- Consentita la maturazione su assi di legno pur-
ch opportunamente deterse e sanificate.
- Consentita la stagionatura in botti di legno, cas-
settoni di legno, bigonce, mastelli o anfore pur-
ch detersi e sanificati.
S L AT TAT O
CARATTERISTICHE
DEL PRODOTTO E FASI
DEL PROCESSO PRODUTTIVO
- Materia prima utilizzata: latte vaccino intero di
provenienza locale da razze a prevalente attitudi-
ne da carne. Alimentazione: pascolo estensivo,
foraggi, miscele di cereali e leguminose.
- Si lascia raffreddare di qualche grado il latte ap-
pena munto aggiungendovi il caglio. Coagula in
30-40 minuti.
- Dopo la rottura della cagliata in grumi finissimi,
la massa viene fatta addensare con il calore del-
la mani, poi messa nella forma e pressata per
10 minuti.
- Salatura a secco sulle forme per massimo due
giorni; poi si toglie il sale in eccesso e si passa-
no le forme nel siero a 95 gradi lisciando bene
la superficie; dopodich si avvolge in un panno
di cotone per breve tempo.
- Matura in sette giorni in ambiente fresco e umido
- Non si effettua stagionatura.
- Il prodotto finito si presenta in forme di Kg 0,4-
1,8 di forma tonda, afflosciata su se stessa.
- C rosta morbida, color panna, pasta omogenea,
molle di colore bianco, sapore dolce acidulo.
- Si produce da ottobre a marzo nella zona del
Montefeltro.
- tradizionale mettere in commercio le form e
avvolte in foglie di fico o di cavolo.
MATERIALI UTILIZZATI
- Consentito l'uso di pentole di rame purc h
c o n f o rmi alle vigenti disposizioni sui materiali
destinati a venire a contatto con i prodotti ali-
mentari.
- Consentito l'uso di utensili di legno stagionato e
ben levigato purch opportunamente detersi e
sanificati.
- d i ffusa la commercializzazione di pro d o t t o
non confezionato o avvolta in foglie di fico o di
cavolo opportunamente lavate e provenienti da
colture non trattate chimicamente.
LOCALI UTILIZZATI
- Consentita la maturazione in locali non condi-
zionati e su assi di legno purch opportunamen-
te deterse e sanificate.
9
R AV I G G I O L O
CARATTERISTICHE
DEL PRODOTTO E FASI
DEL PROCESSO PRODUTTIVO
- Materia prima utilizzata: latte bovino o ovicapri-
no di provenienza locale.
- Si lascia raffreddare di qualche grado il latte ap-
pena munto aggiungendovi caglio. Coagula in
trenta minuti.
- La cagliata non viene rotta ma prelevata in pic-
cole quantit con un mestolo e posta a scolare
su stuoie oppure su foglie di felce, di fico o di
cavolo.
- Salatura non sempre effettuata e con pochissi-
mo sale.
- Si consuma fresco.
- Si produce, da ottobre ad aprile, nella zona del
Montefeltro.
MATERIALI UTILIZZATI
- Consentito l'uso di pentole di rame purc h
c o n f o rmi alle vigenti disposizioni sui materiali
destinati a venire a contatto con i prodotti ali-
mentari.
- Consentito l'utilizzo di stuoie lavate e sanificate,
foglie di felci, di fico o di cavolo.
CACI O I N FORMA DI LI MONE
CARATTERISTICHE
DEL PRODOTTO E FASI
DEL PROCESSO PRODUTTIVO
- Materia prima utilizzata: latte ovino crudo di
p rovenienza locale. Alimentazione: pascolo
estensivo, foraggi, miscele di cereali e legumi-
nose.
- Al latte crudo si aggiunge caglio naturale di pro-
venienza locale.
- La rottura della cagliata si effettua delicatamente
con le mani o con attrezzi appositi in part i c e l l e ,
dopodich si lascia riposare per alcuni minuti.
- Dopo queste operazioni, la massa viene messa
in stampi di terracotta forati a forma di limone.
- La salatura si effettua a secco con poco sale mi-
schiato a buccia di limone grattugiata per due
giorni.
- Al termine si elimina il sale in eccesso e si lava.
- Quindi le forme vengono spennellate con acqua
e farina per farvi aderire scorze di limone.
- La maturazione avviene in ambiente fresco ed
umido per un periodo che va da quattro a dieci
giorni.
- Il prodotto finito, a forma di limone, pesa 100-
150 grammi, ha pasta fresca, bianca, con sapo-
re di limone.
- Si produce nella vallata del Metauro da aprile a
settembre.
MATERIALI UTILIZZATI
- Consentito l'uso di pentole di rame purc h
c o n f o rmi alle vigenti disposizioni sui "materiali
destinati a venire a contatto con i prodotti ali-
mentari".
- Consentito l'uso di utensili di legno stagionato e
ben levigato purch opportunamente detersi e
sanificati.
- Consentito l'uso di stampi in coccio detersi e
sanificati.
C A S C C
CARATTERISTICHE
DEL PRODOTTO E FASI
DEL PROCESSO PRODUTTIVO
- Latte vaccino e/o ovino di provenienza locale.
Alimentazione: pascolo estensivo, foraggi, mi-
scele di cereali e leguminose.
- Al latte appena munto si aggiunge il caglio.
- Coagula in trenta minuti.
- Dopo la rottura della cagliata, effettuata con le
mani o appositi attrezzi (a dimensione di un chic-
co di riso), la massa viene posta nelle fascere .
- La salatura si effettua a secco, rigirando le for-
me ogni 12 ore e salando nuovamente, fino ad
un massimo di due giorni.
- Matura in 10 giorni in ambiente fresco e umido,
dove le forme vengono messe ad asciugare su
un ripiano di legno e lavate a giorni alterni rigi-
randole quotidianamente per i primi 10 giorni.
- Stagionatura in cantina da un mese a un anno.
Durante questo periodo le forme vengono poste
su foglie di noce per i primi otto giorni e suc-
cessivamente conservate nei caratteristici orc i
di terracotta.
- Le forme, dell'altezza di 4-8 cm, del diametro di
14-22 cm e del peso di 0,7-2 kg, hanno una
crosta giallo paglierina, liscia, traslucida.
- Pasta compatta priva di occhiature.
- S a p o re deciso, pastoso, gradevolmente aro m a-
tizzato.
- Si produce nella zona del Montefeltro da ottobre
a marzo.
MATERIALI UTILIZZATI
- Consentito l'uso di pentole di rame purc h
c o n f o rmi alle vigenti disposizioni sui materiali
destinati a venire a contatto con i prodotti ali-
mentari.
- Consentito l'uso di utensili di legno stagionato e
ben levigato purch opportunamente detersi e
sanificati.
- d i ffusa la commercializzazione di pro d o t t o
non confezionato.
- Utilizzate foglie di noci opportunamente lavate e
p rovenienti da colture non trattate chimicamente
- Itilizzati orci di terracotta detersi e sanificati.
LOCALI UTILIZZATI
- Consentita la maturazione e la stagionatura in
locali non condizionati purch adibiti esclusiva-
mente a tale uso e con pavimentazione non in
terra battuta.
- Consentita la maturazione su assi di legno pur-
ch opportunamente deterse e sanificate.
Resta inteso che per tutti i prodotti di cui sopra, si
applica il DPR 54/1997 per quanto non diversa-
mente specificato. I produttori dovranno comun-
que predisporre un piano di autocontrollo azienda-
le secondo le modalit previste dal Decreto Legi-
slativo n. 155/97.
10
FORMAGGI O DI FOSSA
CARATTERISTICHE
DEL PRODOTTO E FASI
DEL PROCESSO PRODUTTIVO
- Materia prima utilizzata: latte ovino intero con
aggiunta di latte vaccino intero fino a un max
del 30%. Alimentazione prevalentemente da fo-
raggi verdi e/o affienati provenienti da pascoli
e/o da coltivazioni naturali (possibile integrazio-
ne con mangimi concentrati non addizionati nel-
la misura massima del 30%).
- Il latte appena munto va posto in recipienti refri-
gerati a temperatura di +4 e inviato al centro di
lavorazione prima possibile e comunque non ol-
tre i due giorni successivi.
- Il latte va coagulato a una temperatura di 35/38
con caglio animale.
- Possibile l'aggiunta di fermenti lattici per guida-
re la fermentazione purch non vengano alterate
le caratteristiche tipiche del prodotto.
- Maturazione in caseificio per un periodo minimo
di sessanta giorni a meno di 15 C e umidit
80/90%.
- L'infossamento deve avvenire tra il 20 luglio ed
il 30 agosto.
- Stagionatura in fossa di almeno 90 giorni.
- Le caratteristiche del prodotto finito sono: part e
e s t e rna con possibili tracce di muffa o piccole
c repe e deformazioni dovute al periodo di sta-
gionatura nelle fosse.
- Pasta di color bianco, bianco sporco o legger-
mente paglierino, di consistenza semidura, fa-
cilmente friabile.
- Odore caratteristico.
- Sapore decisamente piccante e persistente, mo-
deratamente salato, leggermente acidulo con
una punta di amaro.
- Grasso sulla sostanza secca pari almeno al 35%
- F o rme di peso variabile da 800 e 1500 grammi,
scalzo arrotondato di altezza pari a 6/10 cm,
con diametro compreso tra 12 e 20 cm.
CARATTERISTICHE DELLE FOSSE
- Fosse con unica apertura circolare con diametro
di 70-200 cm e profondit massima di 4 metri,
p a reti scavate naturalmente nella roccia tufacea
che risultino prive di crepe ed infiltrazioni e non
siano rivestite di cemento o di mattoni; il fondo
delle fosse deve perm e t t e re lo scolo dei grassi
verso il centro.
- Tali caratteristiche devono essere certificate me-
diante relazione tecnica redatta da un professio-
nista abilitato.
- Le fosse ritenute idonee da un'apposita Com-
missione verranno iscritte in un apposito albo
ed identificate con un numero pro g ressivo di ri-
conoscimento.
- Per le nuove fosse previsto un periodo di pro-
va di almeno tre infossature, durante il quale sa-
ranno valutati i risultati organolettici e chimico-
fisici relativi alla stagionatura del formaggio.
- Le fosse vanno adeguatamente preparate prima
dell'infossamento del formaggio attraverso: la
realizzazione sul fondo di un pavimento soprae-
levato fatto con tavole di legno che consenta il
deflusso dei liquidi grassi prodotti dalla fermen-
tazione del formaggio durante la stagionatura e
il rivestimento delle pareti con uno strato di 10-
15 cm di paglia di grano.
- I titolari delle fosse iscritte all'Albo devono tene-
re specifico re g i s t ro di carico e scarico in cui
annotare: quantit e data infossamento per spe-
cifica composizione merceologica e provenienza
del formaggio e data di aperture delle fosse.
R I C O T TA
CARATTERISTICHE
DEL PRODOTTO E FASI
DEL PROCESSO PRODUTTIVO
- Materia prima utilizzata: siero derivante dalla la-
vorazione dei pecorini e delle caciotte
Il siero viene trasferito in caldaia e riscaldato a 80-90
Si ottiene per affioramento; dopodich si pro c e d e
alla formatura in appositi stampi
MATERIALI UTILIZZATI
- consentito l'uso di pentole di rame purc h
c o n f o rmi alle vigenti disposizioni sui "materiali
destinati a venire a contatto con i prodotti ali-
mentari"
- consentito l'uso di utensili di legno (la pulizia vie-
ne tradizionalmente effettuata con acqua bollente)
C A P R I N O
CARATTERISTICHE
DEL PRODOTTO E FASI
DEL PROCESSO PRODUTTIVO
- Materia prima utilizzata: latte caprino di pro v e-
nienza locale. Alimentazione: pascolo estensivo,
foraggi, miscele di cereali e leguminose.
- Si porta il latte crudo a circa 35-37 aggiungen-
dovi il caglio. Coagula in 30 minuti.
- Dopo la rottura della cagliata (a dimensioni di
grani molto piccoli), si riporta la temperatura a
circa 40.
- Una volta depositata, la massa viene estratta e
messa in appositi stampi a sgro n d a re; la pre s-
satura si effettua con le mani.
- Salatura a secco sulle forme per massimo due
g i o rni; poi si toglie il sale in eccesso lavando le
forme con il siero caldo.
- Matura in tre settimane in casera dove le form e
vengono lavate quotidianamente per i primi tre
giorni e ogni due per i successivi.
- Stagionatura da un mese fino a un anno circ a ,
in ambiente fresco e asciutto.
- Si produce in primavera-autunno, nella zona del
Montefeltro.
MATERIALI UTILIZZATI
- Consentito l'uso di pentole di rame purc h
c o n f o rmi alle vigenti disposizioni sui materiali
destinati a venire a contatto con i prodotti ali-
mentari.
- Consentito l'uso di utensili di legno stagionato e
ben levigato purch opportunamente detersi e
sanificati.
- d i ffusa la commercializzazione di pro d o t t o
non confezionato.
LOCALI UTILIZZATI
- Consentita la maturazione e la stagionatura in
locali non condizionati purch adibiti esclusiva-
mente a tale uso e con pavimentazione non in
terra battuta.
- Consentita la maturazione su assi di legno pur-
ch opportunamente deterse e sanificate.
11
12
a giunta ha
e s p resso pa-
re re favore v o-
le alla re g i-
strazione della
DOP Oliva
tenera ascolana del piceno. Il
p rovvedimento prevede anche
la richiesta al Ministero della
p rotezione nazionale in via
transitoria; nella sostanza la
Regione chiede che, in attesa
del definitivo riconoscimento
e u ropeo della DOP, il pro d o t t o
venga comunque tutelato. Si
tratta di una procedura con-
sentita dal reg. CE 535/97,
che d questa possibilit per
la durata di cinque anni e le
M a rche sono la prima Regio-
ne ad averne previsto, pro p r i o
per loliva ascolana, la sua ap-
p l i c a z i o n e .
Il provvedimento adottato dal-
la giunta il risultato di un
lungo percorso, iniziato alla fi-
ne del 1996, che ha visto lAs-
sessorato lavorare di concert o
con il Comitato pro m o t o re per
lottenimento della DOP, con
la collaborazione dellASSAM,
dellAgenzia per i servizi di
sviluppo agricolo dellAbru z-
zo, del Comune e della Pro-
vincia di Ascoli. I tempi si so-
no allungati, in quanto stato
necessario sia mettere a pun-
to la documentazione (disci-
p l i n a re, relazione illustrativa,
planimetrie), sia ottenere il
p a re re della Regione Abru z z o ,
essendo una parte della pro-
vincia di Teramo intere s s a t a
alla produzione.
Non c dubbio che la tenera
ascolana abbia tutte le carat-
teristiche per aspirare al rico-
noscimento della DOP, pre v i-
sto dal regolamento comuni-
tario 2081/92. Se ne sottoli-
neano alcune:
- si tratta di una variet la cui
coltivazione ha origini anti-
chissime, molto appre z z a t a
ancora oggi, in diverse pre-
parazioni. Risulta citata da-
gli scrittori latini dopo la
vittoria romana sui piceni,
lo stesso Papa Sisto V, ori-
ginario di Montalto delle
M a rche, era un suo estima-
t o re, cos come Rossini,
Garibaldi e Puccini;
- le sue caratteristiche org a-
nolettiche vengono esaltate
dal part i c o l a re ambiente in
cui si sviluppa sia nella par-
te appenninica, che in quel-
la collinare che si estende
fino al litorale. In questi due
ambienti, anche molto di-
versi tra di loro si va dai
20 ai 500 metri s.l.m. - il
clima, i terreni e la presenza
di corsi dacqua sono ele-
menti favorevoli a questa
variet;
- anche la tecnica di deama-
rizzazione in salamoia an-
tichissima ed stata tra-
mandata, praticamente in-
variata, fino ai giorni nostri.
I Monaci Olivetani - la cui
sede era ad Ascoli presso la
chiesa SantAngelo Magno
- furono i primi ad operare
la concia delle olive, utiliz-
zando il ranno;
- gli elevati costi di pro d u z i o-
ne, che dipendono dalle
tecniche di raccolta (a ma-
no, una drupa alla volta),
dalla frammentazione del-
l o ff e rta e anche dalla scar-
sit di idonee stru t t u re per
la lavorazione, rischiano di
p ro v o c a re una re c e s s i o n e
della produzione e la con-
c o rrenza sleale di pro d o t t i
di diversa origine e incert a
qualit, che sul mercato si
fregiano del suo nome;
- la protezione del marc h i o
g a r a n t i rebbe quindi sia sul
versante del pro d u t t o re ,
che del consumatore, con-
tribuendo ad assicurare fu-
t u ro a un prodotto con
L
Insieme al parere positivo della giunta
per i l ri conosci ment o comuni tari o,
anche l a ri chi esta al Ministero per l a
protezione nazionale in via transitoria
OLIVA TENERA
VERSO LA D. O. P.
NO RM ATI VA
Farcita e cucinata, lelemento essenziale del fritto allascolana
13
sbocchi di mercato e cer-
tezza di coltivazione in una-
rea importante per lo svi-
luppo rurale della regione.
Per quanto riguarda la colti-
vazione, sono circa 66 gli et-
tari a coltura specializzata, ai
quali devono sommarsi le nu-
m e rose piante sparse, oltre
7000, anche se si ritiene che
questo sia un dato sottosti-
mato, in quanto, praticamente
ogni casa colonica della zona,
possiede una pianta per una
p roduzione squisitamente fa-
m i l i a re. A questi dati devono
e s s e re poi aggiunti quelli del
vicino Abruzzo.
La produzione stimata di
6.000 quintali di olive che, ad
un prezzo, che va dalle 1.500
alle 4.000 lire al chilogram-
mo, porta ad una PLV di oltre
2 miliardi di lire. Va l o re que-
sto che non considera il pro-
dotto venduto con la farc i t u r a
per essere consumato fritto: a
questo proposito si calcola
che la domanda potenziale sia
di almeno 20 mila quintali.
Nel disciplinare di pro d u z i o n e
vengono indicati i diversi re-
quisiti per la DOP: lelenco dei
comuni interessati delle pro-
vincie di Ascoli e Teramo; le
caratteristiche del terreno (dal
c a l c a reo argilloso, allare n a-
ceo, con PH sub-alcanino) e
dei nuovi impianti ( il materia-
le deve essere certificato sot-
to laspetto varietale e sanita-
rio, con sesti ampi, tali da fa-
v o r i re una buona are a z i o n e
ed illuminazione: max 300
piante a ettaro); coltivazione e
difesa fitosanitaria vanno ese-
guite con tecniche a basso
impatto ambientale e lirr i g a-
zione va interrotta almeno 20
g i o rni prima della raccolta; la
potatura deve essere quella
v e rde e secca; la raccolta
dal 10 settembre al 20 otto-
b re; la produzione unitaria
pu arr i v a re ad un massimo
di 6 tonnellate ad ettaro e
quella eccedente non pu es-
s e re commercializzata come
DOP; le caratteristiche del
frutto (rapporto polpa/noccio-
lo non inferiore a 4, colore
v e rde-paglierino, polpa fine e
compatta, il trattamento di
deamarizzazione deve avveni-
re non oltre le 48 ore dalla
raccolta). Il disciplinare pre-
vede anche listituzione di un
apposito Consorzio di tutela e
le indicazioni per gli operatori
i n t e ressati ad avere il loro
p rodotto riconosciuto come
DOP (iscrizione degli oliveti o
degli impianti di trasformazio-
ne agli appositi Albi pubblici
delle Camere di Commerc i o ,
le partite di olive, prima del
confezionamento, devono es-
sere sottoposte ad analisi chi-
miche, fisiche e org a n o l e t t i-
che); inoltre, al termine della
lavorazione, i frutti devono
presentarsi sani, con odore di
f e rmentato, sapore lievemen-
te acido e re t rogusto amaro-
gnolo, fragrante e cro c c a n t e
in bocca. Il prodotto va com-
m e rcializzato in vetro o altro
materiale consentito, sulleti-
chetta il nome della DOP, con
lindicazione della data di pro-
duzione.
Nel commentare il disciplina-
re, Moruzzi ha detto che le-
lenco minuzioso di disposi-
zioni consente di garantire
unicit alloliva tenera ascola-
na, difendendola dalle nume-
rose frodi. Infatti, suff i c i e n-
te confrontare i dati della pro-
duzione con quelli della do-
manda per compre n d e re che
t roppo spesso il prodotto in
c o m m e rcio niente ha a che
v e d e re con quello che giusta-
mente aspira alla DOP.
Lagricoltura deve tornare a essere il settore primario del-
le Marche. Lo strumento per rilanciarla il Tavolo verd e ,
un organismo consultivo istituito dalla Regione, che la
Giunta regionale ha insediato, alla presenza del pre s i d e n t e
Vito DAmbrosio e dellassessore allAgricoltura Marco Mo-
ruzzi. Scopo del Tavolo quello di concertare le strategie
e di governare il cambiamento, attraverso la collaborazio-
ne e il coinvolgimento delle organizzazioni professionali di
settore. Partecipano al Tavolo: la Coldiretti, la Cia (Confe-
derazione italiana agricoltori), la Confagricoltura, la Copagri
(Confederazione produttori agricoli) e il mondo della coo-
perazione: Agci (Associazione generale cooperative italia-
ne), la Confcooperative, la Lega cooperative e Mutue, lUnci
(Unione nazionale cooperative italiane).
Lagricoltura stato sottolineato nel corso dellincontro
deve uscire dal ghetto in cui sembra sia stata confinata ne-
gli ultimi anni: allopposto un comparto economico fonda-
mentale e la prima azienda delle Marche, con un 8-9 per
cento di addetti, contro l1 per cento rilevato in altre Regio-
ni. E dunque il primo settore, sia in termini occupazionali,
che di valore aggiunto, considerando anche lindotto della-
g ro a l i m e n t a re. La crescita del settore, stato chiarito, pas-
sa attraverso il coinvolgimento dei giovani, perch lagri-
coltura non si fa pi con i pensionati e i buoni intenzionati.
UN TAV O L O V E R D E
P E R G O V E R N A R E
I L C A M B I A M E N T O
La drupa ovale, grossa, ricca di polpa con epicarpo sottile e di un bel colore verde paglierino, nel periodo della raccolta. Il peso medio di una
drupa di 7-8 gr. con un diametro di 27-30 mm.
LA Q UALI T
14
a giunta met-
te al bando le
p rove sulle
sementi gene-
t i c a m e n t e
m a n i p o l a t e ,
che il Piano Nazionale di se-
mina 1999 prevedeva, a parti-
re dalla primavera di que-
stanno, nelle aziende agricole
sperimentali della Regione.
Due anni di prove sperimenta-
li a pieno campo sono neces-
sarie, in base alle disposizioni
nazionali, per iscrivere nuove
variet nel re g i s t ro Va r i e t a l e
Nazionale che elenca le specie
vegetali che possono essere
c o m m e rcializzate e seminate.
A tuttoggi nessuna semente
geneticamente manipolata
stata iscritta a questo registro
e tutti i prodotti vegetali gene-
ticamente manipolati giungo-
SEMENTI MANIPOLATE,
NIENTE SPERIMENTAZIONE
L
a Fiera mon-
diale dellAli-
m e n t a z i o n e
naturale e dei
p rodotti eco-
logici BIO-
FACH di Norimberga - ha
compiuto 10 anni, e proprio il
1999 stato dedicato allIta-
lia, con numerosi seminari,
convegni, presentazioni e de-
gustazioni di prodotti gastro-
nomici italiani.
1300 espositori, di cui oltre il
50% provenienti dallestero ,
52 paesi in rappresentanza di
tutti i continenti, 20.000 visi-
tatori, sono dati che testimo-
niano che BIOFACH non so-
lo una manifestazione fieristi-
ca, ma rappresenta un vero e
p roprio evento intern a z i o n a l e
per l'universo del biologico.
La Germania costituisce il pi
i m p o rtante mercato mondiale
di questi prodotti e ci spiega
la numerosa part e c i p a z i o n e
degli espositori italiani, se-
condi come presenza, solo ai
tedeschi.
Molte aziende biologiche ita-
liane, a part i re dagli anni '70,
hanno avviato la loro attivit
p roprio grazie ai contratti di
vendita stipulati con la Germ a-
nia, paese verso il quale tutto-
ra si indirizza gran parte del
n o s t ro export agro a l i m e n t a re .
In esposizione cibi e bevande,
cosmetici e detergenti ecolo-
gici, abbigliamento, arre d a-
mento, prodotti per l'agricol-
tura, cartoleria, giocattoli,
editoria.
Le Marche erano presenti con
uno spazio istituzionale, a cui
hanno partecipato diverse
aziende biologiche marc h i g i a-
ne: Tre Mori, Aurora, Associa-
zione Terre dell'Adriatico, Ter-
ra e Cielo, Monaldi, Petrini,
Campo, Alce Nero.
La Fiera si aperta con la
c o n f e renza stampa " Agricol-
tura biologica made in Italy",
a cui hanno partecipato, quali
special guest, Antonio Com-
pagnoni (IFOAM Italia), l'as-
s e s s o re all'agricoltura Marc o
M o ruzzi, Lino Nori (FIAO Ita-
lia) e il dire t t o re dellIFOAM
Bernward Geie.
Moruzzi ha ricordato la richie-
sta avanzata dallItalia di
g i u n g e re alla rapida appro v a-
zione delle disposizioni inte-
grative del Reg.CEE 2092/92
sull'agricoltura biologica, che
prevedono un esplicito divieto
di uso di piante geneticamen-
te manipolate nelle produzioni
biologiche. Part i c o l a re inte-
resse ha suscitato liniziativa
regionale in quattro comuni
m a rchigiani (Serra dei Conti,
Cingoli, Montecarotto e Sas-
s o c o rv a ro), nei quali stato
bandito luso indiscriminato
della chimica, creando cos
unoasi rurale di 16.400 ettari
coltivati con metodo biologi-
co e con tecniche agricole a
basso impatto ambientale.
Nel corso della confere n z a
stampa stato anche pre s e n-
tato lo studio dell'Istituto di
Economia Agraria dell'Univer-
sit di Ancona, che evidenzia
il trend in crescita, sia della
s u p e rficie coltivata con meto-
do biologico, sia del numero
delle aziende agricole: nelle
Marche il 4.15 per cento della
s u p e rficie coltivata con me-
todo biologico, un dato rile-
vante considerando che la
media nazionale 3.83 per
cento. Lindagine conferm a
che la produzione biologica
italiana in forte espansione
e in grado di assicurare reddi-
ti adeguati ai produttori. Lo
confermano anche i dati tede-
schi sulle importazioni : in ta-
vola i prodotti biologici sono
gran parte italiani, sehr gut !
Luana Spernanzoni
L
Ci bi , bevande, ma anche cosmeti ci ,
d e t e rgenti , abbi gl i amento e arre d a-
mento: le imprese marchigiane si sono
distinte alla kermesse fieristica tedesca
Biofach
IL BIOLOGICO A NORIMBERGA
15
no in Italia solo se import a t i
d a l l e s t e ro, ma devono co-
munque sottoporsi ad auto-
rizzazione.
La decisione della giunta re-
gionale parte dalla considera-
zione che non esistono cert e z-
ze scientifiche complete ed
esaustive sugli effetti non vo-
luti, sulle conseguenze am-
bientali e per la salute umana
derivanti dalla coltivazione in
campo di questi Nuovi Ve g e-
tali. Proprio per questo, di-
versi paesi europei hanno po-
sto una moratoria in attesa di
maggiori garanzie di sicure z z a .
Anche il Ministero allAgricol-
tura (MIPA) e le Regioni ita-
liane hanno espresso pre o c-
cupazione sulla liberalizzazio-
ne delle semine di vegetali
geneticamente manipolati
chiedendo la fissazione, su
p roposta della Regione Mar-
che, di regole per la valutazio-
ne di impatto ambientale.
La politica agricola della Re-
gione ha detto lassessore -
si caratterizzata, in questi
anni, in direzione della qua-
lit, della tipicit, della salu-
brit, con un part i c o l a re im-
pegno verso le pro d u z i o n i
biologiche e a basso impatto
ambientale. Per monitorare
limpatto globale del rilascio
su grande scala delle piante
geneticamente modificate oc-
c o rre misurare un largo spet-
t ro di effetti attraverso una
combinazione di prove di la-
boratorio e in pieno campo e
soprattutto un monitoraggio
di lungo periodo. E necessa-
rio verificare ha aggiunto -
ci che fino ad oggi non era
n previsto, n necessario,
poich la selezione genetica
adottata si limitava ad accer-
t a re ci che in natura pu co-
munque avvenire ricorre n d o
ad incroci e alla ripro d u z i o n e
p rogrammata e contro l l a t a .
Tale sistema non ancora
operante ed alla luce delle
t roppo insicurezze riguard a n t i
i vegetali transgenici, la giun-
ta ha ritenuto di non procede-
re al piano delle semine per la
primavera 99 re l a t i v a m e n t e
per le PGM e assumere il
principio di precauzione come
elemento guida.
stato pertanto segnalato al
M i n i s t ro allAgricoltura che la
Regione Marche non dar av-
vio alle prove sperimentali sul
mais e sulle altre sementi ge-
neticamente modificate per le
quali si richiede iscrizione di
nuove variet vegetali nel Re-
g i s t ro Nazionale per il Piano di
Semina nella primavera 99.
Luana Spernanzoni
La copertina della guida curata dallAssessorato e dedicata allagriturismo.30pagine di indirizzi, percorsi e tante utili indicazioni per chi vuole
soggiornare in unazienda o solo fermarsi per farvi colazione. Anche unoccasione per addentrarsi in un territorio ricco di storia e suggestioni,
che non finisce di stupirci.
REGIONE
M A R C H E
Assessorato Agricoltura
AG R IT U R I SMO :
natura ,turismo,cultura
AGRITURISMO - Le domande per accedere ai finanziamenti previsti dallOb. 5b
scadono il 12 luglio. I relativi bandi sono pubblicati sul BUR n. 55 del 27/05/99
16
CREDI TO
REGIONE-BANCA MARCHE
PROTOCOLLO DINTESA
n import a n t e
P ro t o c o l l o
d'Intesa sta-
to firmato tra
la Regione e
la Banca delle Marche: i tassi
di interesse concessi agli ope-
ratori agricoli, su tutti i mutui
accesi negli ultimi 20 anni con
il contributo della Regione
M a rche, verranno abbattuti al
7 per cento e le economie, che
ne derivano per la Regione,
reinvestite per finanziare pro-
getti nel settore agricolo. Il
P rotocollo attua una delibera
adottata dalla Giunta Regiona-
le ed una decisione del Consi-
glio di Amministrazione della
Banca ed frutto di una com-
plessa ed articolata negozia-
zione avviata nei mesi scorsi.
Lo spirito stato illustrato nel
corso di una conferenza stam-
pa alla quale hanno preso par-
te l'Assessore all'Agricoltura
M a rco Moruzzi, il pre s i d e n t e
della Banca delle Marche dott.
A l f redo Cesarini, il coord i n a t o-
re dell'Area agricoltura dott.
Pier Arcadio Marcucci e il di-
re t t o re dell'Istituto di cre d i t o
dott. Leonardo Pagni. Nell'in-
c o n t ro stata sottolineata la
p o rtata innovativa dell'accor-
do, che avr efficacia imme-
diata a part i re dalla pro s s i m a
rata 1999 in scadenza. L'as-
s e s s o re Moruzzi ha sottolinea-
to che il primo caso in Italia,
in quanto, non solo si abbas-
sano i tassi, ma "si attiva un
m o l t i p l i c a t o re degli investi-
menti in agricoltura". Questa
novit assoluta non richieder
ai beneficiari dei mutui di pre-
s e n t a re nuove domande, cert i-
ficati, spese istruttorie o pro-
c e d u re burocratiche di qual-
siasi genere. Il mutuo rispet-
ter le scadenze originarie ma
sar molto meno onero s o ,
M o ruzzi ha ringraziato la Ban-
ca delle Marche "un Istituto
p a rt i c o l a rmente sensibile al
s e t t o re primario e fort e m e n t e
radicato al territorio", si pensi
che su circa 5000 operazioni
di mutuo, l'Istituto di cre d i t o
ne gestisce oltre la met, per
un totale di 70 miliardi di inve-
stimento. Nella sostanza si
p rocede ad una riduzione uni-
laterale, generalizzata ed im-
mediata. Ma vediamo in con-
c reto come funziona l'intera
operazione. Fino ad oggi i tas-
si di interesse si aggirano me-
diamente intorno al 20 per
cento; prendendo questo co-
me punto di riferimento, il 16
per cento costituisce il contri-
buto pubblico in conto inte-
ressi e il 4 per cento la per-
centuale a carico dell'agricol-
t o re; abbassando i tassi al 7
per cento, il contributo della
Regione passa al 5.6 per cen-
to e, quello dell'agricoltore ,
all'1.4. C' quindi un immedia-
to risparmio per l'operatore ,
ma anche per la Regione, che
- stato calcolato - in tre anni
(periodo che rappresenta la vi-
ta media residua dei mutui gi
accesi) risparmia 10 miliard i
di lire. Se poi si considera che
q u e s t ' i m p o rto verr re i n v e s t i-
to, l'effetto moltiplicatore sul-
l'economia agricola marc h i-
giana, come riferito dal dr.
M a rcucci, di circa 100 mi-
l i a rdi. Marcucci ha anche sot-
tolineato che le caratteristiche
d e l l ' a c c o rdo sono su base ne-
goziale, dato che la Regione
non ha competenze specifiche
in materia di credito agricolo.
Il Protocollo specifica che le
economie realizzate sul bilan-
cio regionale saranno destina-
te al potenziamento delle dota-
zioni organiche ordinarie delle
seguenti leggi regionali: valo-
rizzazione dei prodotti vitivini-
coli e agroalimentari tipici (l.r.
5/95), interventi per la coope-
razione (l.r. 51/95) aiuti com-
patibili con il Trattato di Roma
per gli interventi straord i n a r i
( l . r. 56/97), agricoltura biolo-
gica (l.r. 76/97), gestione dei
diritti di reimpianto dei vigneti
( l . r. 23/98) e interventi in ma-
teria di riproduzione animale
( l . r. 37/98).
U
I tassi sulle operazi oni gi attivate ven-
gono abbassati . R i s p a rmi o per i col ti -
vatori e per l a Regione, che l o re i n v e-
stir sempre in agricoltura.
Da sinistra: accanto a Moruzzi, il coor dinatore dArea Sistema Agroalimentare e sulla destra Cesarini e Pagni della Banca delle Marche
17
a cura della FACO LT DI AG RARI A
a conoscenza
delle caratte-
ristiche pedo-
climatiche dei
suoli di una
regione fondamentale sia
per la conoscenza delle con-
dizioni climatiche esistenti
nel territorio stesso sia per
la corretta classificazione
dei suoli in esso presenti.
I dati pedoclimatici risultano
infatti indispensabili per lin-
serimento dei suoli nei di-
versi livelli della Soil Ta x o-
nomy (USDA, 1975, 1997),
che nonostante i suoi difetti
uno dei pi diffusi e com-
pleti sistemi di tassonomia
pedologica.
In Italia i primi studi sulla
definizione delle caratteristi-
che pedoclimatiche a livello
regionale sono quelli re l a t i v i
alla Sicilia (Raimondi 1993).
In questi ultimi anni un ana-
logo studio realizzato per
la Sardegna (Raimondi et
al., 1996), ed in corso di
pubblicazione a cura del-
lERSAL la cartografia re l a t i-
va ai regimi di umidit del
suolo della Lombardia.
In questa nota si vuole off r i-
re un primo studio sulle ca-
ratteristiche pedoclimatiche
dei suoli delle Marche, stu-
dio che integra quello fonda-
mentale sul clima di questa
regione pubblicato da Biondi
et al. (1995).
METODOLOGIA
Per la determinazione delle
caratteristiche pedoclimati-
che dei suoli delle Marche si
sono utilizzati i dati delle pre-
cipitazioni e delle temperatu-
re medie mensili di 32 stazio-
ni termopluviometriche ela-
borati da Biondi et al. (cit.).
Delle 32 stazioni utilizzate
(tab.1), quelle di Amatrice
( RT), Rimini, San Marino e
Scheggia (PG), sono confi-
nanti con la regione in studio.
Nella fig. 1 riportata la di-
stribuzione nel territorio del-
le stazioni. Da questa figura
si evidenzia come tale distri-
buzione non sia uniforme: 5
stazioni ricadono nella pro-
vincia di Ancona (con una
densit media di una stazio-
ne ogni 388 kmq), 4 nella
p rovincia di Ascoli Piceno
(densit media di 1 stazione
ogni 521 kmq), 9 nella pro-
vincia di Macerata (densit
media di 1 ogni 308 kmq
c i rca) ed infine 10 nella pro-
vincia di Pesaro ed Urbino
(densit media di 1 stazione
ogni 289 kmq). La densit
media regionale di 1 sta-
zione ogni 346 kmq circ a .
O l t re al semplice dato nu-
merico la figura permette di
evidenziare come la maggior
c a renza di informazioni si
o s s e rvi nei primi rilievi colli-
nari da Ancona e J esi fino al
confine romagnolo.
SUOLI, CARATTERISTICHE
PEDOCLIMATICHE
L
Sono stati elaborati i dati delle stazioni termoplu-
vi ometri che ricadenti o prossime al terr i t o r i o
m a rchi giano, al fi ne di determ i n a re i l bil ancio
i d rol ogi co dei suol i per val ori di AWC pari a 25,
50, 100, 200, 300 mm. Sono risultati presenti due
regi mi di temperatura, termi co e mesi co e due
regimi di umidit, ustico e udico.
La di stri buzi one sia dei regi mi di temperatura e
umidit , per gran parte , in funzione diretta della
altimetria e della distanza dal mare. Per un nume-
ro ridotto di stazioni i nvece da ri tenere che l a
m a g g i o re i nfluenza sull a distribuzione dei re g i m i
di umi dit ai diversi val ori di AWC, si a eserc i t a t a
dal l a morfol ogia regi onal e che agendo sul la di -
stri buzione del le precipitazi oni modi ficherebbe in
modo i rre g o l a re i l regi me di umidi t. Questa
azi one comunque evidenziata dal programma di
calcolo adottato.
Coste di Staffolo (An). Er osione di tipo accelerato nella media valle dellEsino.
Anche larco temporale delle
o s s e rvazioni non omoge-
neo, variando da un massi-
mo di 50 anni (es. stazioni
di Fano, Urbino, J esi) ad un
minimo di 10 anni per la so-
la stazione di San Severino.
La Soil Taxonomy indica
quali caratteristiche pedocli-
matiche fondamentali il regi-
me di temperatura e il re g i-
me di umidit del suolo.
Il regime di temperatura del
suolo un aspetto fonda-
mentale sia per la genesi del
suolo sia per fini agro n o m i-
ci, ad esso infatti sono legati
lo sviluppo degli apparati ra-
dicali e i processi di germ i-
nazione.
La temperatura del suolo
non un dato costante, ma
varia continuamente in fun-
zione della profondit, del
contenuto di umidit del
suolo, della esposizione e
pendenza, del grado e della
natura della copertura vege-
tale e soprattutto, in funzio-
ne della temperatura atmo-
sferica.
Il regime di temperatura del
suolo permette pertanto di
d e f i n i re le variazioni annuali
e stagionali della temperatu-
ra del suolo e quindi di de-
t e rm i n a re in periodi in cui si
verificano le condizioni pi
f a v o revoli per lo sviluppo
delle piante e dei loro appa-
rati radicali.
Data la estrema carenza di
misurazioni dirette, per la
maggior parte dei suoli
comunque possibile deter-
m i n a re la temperatura me-
dia annua e le sue variazioni
stagionali entro i primi 100
cm, utilizzando le tempera-
t u re medie annue e medie
stagionali dellaria.
Il regime di umidit del suo-
lo riferito alle condizioni,
umida, asciutta, interm e d i a
tra umida e asciutta, di una
sezione di controllo dellu-
m i d i t
1
( M o i s t u re Contro l
Section - MCS).
Il regime di umidit del suo-
lo viene pertanto inteso co-
me presenza o assenza nel
suolo o in orizzonti specifici
di acqua trattenuta con ten-
sione 15 atm, (pF 4,2).
Un suolo o un orizzonte
specifico saranno pert a n t o
considerati asciutti se la ten-
sione idrica 15 atm., umi-
do in caso contrario.
La Soil Taxonomy calcola il
bilancio idrico del suolo se-
condo la metodologia di
T h o rnthwaite e Mather
(1957) e i dati medi mensili
da utilizzare dovre b b e ro es-
s e re quelli del trentennio di
riferimento 1931-60, o in
assenza di questi, quelli del-
la migliore serie disponibile.
Lattitudine del suolo a rice-
v e re e trattenere lacqua
(meteorica o di irr i g a z i o n e )
in funzione diretta di nu-
m e rosi parametri, tra cui
fondamentali: pro f o n d i t ,
tessitura, aggregazione, po-
rosit, contenuto in sostan-
za organica, ecc., che com-
plessivamente concorrono a
c o s t i t u i re la sua Capacit di
Acqua Ut i l e( Available Wa t e r
Capacity - AWC).
Essendo in un terr i t o r i o
l AWC un dato estre m a m e n-
te variabile Billaux (1978),
ha suggerito, per rappresen-
tare efficacemente lo spettro
delle possibili situazioni di
u t i l i z z a re i valori di 25, 50,
100, 200, 300 mm
2
.
In questo modo possibile
c o n o s c e re, per un dato
a reale, levoluzione annuale
del bilancio idrologico per la
maggior parte dei suoli in
esso presenti.
I dati delle 32 stazioni citate
sono stati elaborati per i cin-
que valori di AWC preceden-
temente indicati, con i pro-
grammi Thorn4 di Rossetti
(1987) e NSM di van Wa m-
beke et al (rel. 1991), que-
stultimo finalizzato alla de-
t e rminazione dei regimi di
temperatura e di umidit del
suolo.
In part i c o l a re il pro g r a m m a
NSM determina il regime di
umidit sulla base di un mo-
dello che considera le pre c i-
pitazioni mensili ripartite in
due eventi. Il primo evento
si verifica il giorno 15 del
18
The author has pro-
cessed the soi l water
balance for the 25, 50,
100, 200, 300 mm
AWC values, from the
data of 32 weather
stations of the Marc h e
re g i o n .
I n the Marche re g i o n
a re present the ther-
mi c and mesi c soi l
t e m p e r a t u res re g i m e s
and the udic and ustic
soil moisture re g i m e s .
The ari al distributi on
of the temperature and
m o i s t u re regi mes are
rel ated mai nly at the
weather stati ons al ti-
m e t ry and the sea di-
stance, al though for
several weather sta-
tion an i mportant part
is exerted from the re-
gional landform s .
1 A rc ev i a
2 A m at ri c e
3 Ancona To rre t t e
4 Ascoli Piceno
5 B a rg n i
6 B e l fo rte del Chienti
7 B o l ognola (Pintura )
8 C a m e ri n o
9 C a rp eg n a
1 0 C i n go l i
1 1 Fab ri a n o
1 2 Fa n o
1 3 Fe rm o
1 4 Fonte Ave l l a n a
1 5 Fro n t o n e
1 6 Je s i
1 7 M a c e rat a
1 8 M e rc atello Metauro
1 9 M o n t e m o n a c o
2 0 N ova fe l t ri a
2 1 O rn a n o
2 2 O s i m o
2 3 Pe rgo l a
2 4 Pe s a ro
2 5 Poggio Sori fa
2 6 R i m i n i
2 7 San Mari n o
2 8 San Seve ri n o
2 9 S ch eggi a
3 0 S e rv i g l i a n o
3 1 U r b i n o
3 2 U s s i t a
1 2 5 6 E
1 2 1 7 E
1 2 3 0 E
1 2 3 4 E
1 2 5 9 E
1 2 1 4 E
1 2 1 4 E
1 2 0 4 E
1 2 2 0 E
1 2 1 3 E
1 2 5 4 E
1 2 0 1 E
1 2 4 3 E
1 2 4 5 E
1 2 4 4 E
1 2 1 4 E
1 2 2 7 E
1 2 2 0 E
1 2 1 9 E
1 2 1 7 E
1 2 2 5 E
1 2 2 9 E
1 2 5 0 E
1 2 5 5 E
1 2 5 1 E
1 2 3 4 E
1 2 2 5 E
1 2 1 0 E
1 2 4 0 E
1 2 2 9 E
1 2 3 8 E
1 2 0 9 E
L o c a l i t
A N
RT
A N
A P
P S
M C
M C
M C
P S
M C
A N
P S
A P
P S
P S
A N
M C
P S
A P
P S
M C
A N
P S
P S M
C
R I
R S M
M C
P G
A P
P S
M C
P rov.
4 3 3 0 N
4 2 3 8 N
4 3 3 6 N
4 2 5 4 N
4 3 4 5 N
4 3 1 0 N
4 2 5 9 N
4 3 0 8 N
4 7 4 7 N
4 3 2 2 N
4 3 2 0 N
4 3 5 0 N
4 3 0 9 N
4 3 2 9 N
4 3 3 1 N
4 3 1 8 N
4 3 1 8 N
4 3 3 9 N
4 3 5 3 N
4 3 5 4 N
4 3 1 7 N
4 3 2 9 N
4 3 3 4 N
4 3 5 4 N
4 3 0 9 N
4 3 0 4 N
4 3 5 6 N
4 3 1 3 N
4 3 2 4 N
4 3 0 5 N
4 3 4 3 N
4 3 5 7 N
L at i t u d i n e
0 2 9 E
0 5 0 E
1 0 3 E
1 0 6 E
0 3 2 E
0 4 7 E
0 4 7 E
0 3 7 E
0 0 7 W
0 4 6 E
0 2 7 E
0 4 4 E
1 1 6 E
0 1 8 E
0 1 7 E
0 4 8 E
1 0 0 E
0 0 7 W
0 5 2 E
0 1 0 W
0 5 8 E
1 0 2 E
0 2 3 E
0 3 8 W
0 2 4 E
0 0 7 W
0 0 2 W
0 4 3 E
0 1 3 E
0 0 2 E
0 1 1 E
0 5 8 E
5 3 5
9 5 5
3
1 3 6
2 7 3
2 3 0
1 4 4 5
6 6 4
7 4 8
6 3 1
3 5 7
1 4
2 8 0
6 8 9
5 9 0
9 6
2 8 0
4 2 9
9 8 7
2 9 3
2 5 2
2 6 5
3 0 6
1 1
5 5 2
2
6 5 2
3 4 4
5 7 5
2 1 5
4 5 1
8 1 3
1 1
4 1
3 5
4 7
4 4
2 2
1 5
4 7
1 0
1 6
4 6
3 7
3 7
3 1
2 0
9 6
3 7
3 4
4 2
4 0
1 1
2 1
3 8
4 8
3 4
4 6
3 5
1 5
2 9
5 0
5 0
1 5
5 0
4 7
4 0
5 0
5 0
1 2
1 5
5 0
4 5
4 7
4 9
5 0
4 9
4 5
2 0
5 0
5 0
5 0
4 8
2 1
4 5
2 1
4 9
4 9
3 4
3 7
4 2
1 0
3 7
4 6
5 0
1 5
L o n gi t u d i n e
G re e n w i ch
L o n gi t u d i n e
M. Mari o
A l t i t u d i n e
m s.l.m.
T
a n n i
T
a n n i
Tab. 1 - distribuzione delle stazioni termopluviometriche
19
mese ed in esso cade la
met delle precipitazioni, la
seconda met cade nel suo-
lo nelle restanti due settima-
ne sotto forma di piccoli e
continui rovesci.
La prima met viene esauri-
ta supponendo che la ETP
necessaria a rimuovere lac-
qua dal suolo sia inversa-
mente pro p o rzionale alla
quantit di acqua pre s e n t e
nel suolo stesso, per cui una
p a rte di essa dovrebbe co-
munque rimanere nel suolo.
La seconda met viene inve-
ce esaurita con lintera ETP.
Nella tabella 2 riportato il
calcolo del bilancio idro l o g i-
co della stazione di Fabriano
secondo il pro g r a m m a
T h o rn4, nelle figure 2 e 3 ri-
spettivamente lelaborazione
degli stessi dati secondo il
programma NSM e il grafico
relativo al bilancio idro l o g i-
co per i 5 valori di AWC se-
condo la proposta di Billaux
(modificato).
DISCUSSIONE
DEI RISULTATI
I dati pi significativi per la
definizione delle caratteristi-
che pedoclimatiche sono
quelli ottenuti con il pro-
gramma NSM.
I dati relativi alle tre possi-
bili situazioni di umidit in
cui la MCS pu trovarsi nel-
l a rco dellanno, e che ven-
gono espressi come nume-
ro di giorni cumulativi o
consecutivi per i due valori
di temperatura del suolo >
5 C e >8C, sono stati rie-
pilogati per ogni stazione
o rdinandoli sia in funzione
del valore di AWC sia della
quota della stazione. In
questo modo stato possi-
bile evidenziare eventuali
variazioni dei regimi di umi-
dit e di temperatura legati
alla altimetria stessa. Nelle
f i g u re 4-9 successive questi
dati sono stati riportati su
una carta semplificata delle
M a rc h e .
Stazione di: FabrianoPaese: Italia lat.: 43 23 N
Quota: 367 m s.l.m. long.: 12 54 E
Precipitazioni medie annue : 945 mm
Regime di temperatura del suolo : termico regime di umidit del suolo: udico
G F M A M G L A S O N D
prec. medie mensili (mm) 80 82 70 79 83 66 49 59 82 95 106 94
T medie mensili (C) 3,8 4,6 7,4 11,2 15,0 19,3 21,9 21,9 18,3 13,4 9,3 5,2
ETP mensile (mm) 8,2 10,7 25,1 47,9 79,6 113,3 135,2 125,7 85,7 51,6 27,0 11,8
Numero di giorni cumulativi in cui la MCS Numero di giorni consecutivi in cui la MCS
durante lanno Temperatura del suolo
> 5C
umida in qualche parte
asciutta dopo il Umida dopo il
AWC D D/M M D D/M M anno T > 8C
solstizio estivo solstizio
invernale regime di
umidit
regime di
temperatura
100 34 36 290 34 36 220 324 116 18 120 udico termico
Fig. 2 - Bilancio idrico di un suolo con AWC pari a 100 mm secondo il programma NSM: tabella riepilogativa (semplificata)
Fig. 1 - Ubicazione delle stazioni termopluviometriche
20
E cosi emerso che nella re-
gione sono presenti due re-
gimi di temperatura del suo-
lo: il termico
3
che caratteriz-
za la fascia costiera e i primi
pendii collinari e il mesico
4
,
d i ffuso dalla media collina
fino alla stazione di Bolo-
gnola.
Il passaggio tra i due re g i m i ,
fig. 4, pu essere fissato ad
una quota intorno a 400 m
s.l.m., risultando con un re g i-
me di temperatura del suolo
di tipo mesico, tutte le stazio-
ni con quote superiori a quel-
la di Fabriano (357 m s.l.m).
Fanno eccezione a questa si-
tuazione le due stazioni di Ar-
cevia, 535 m s.l.m., e Cingoli,
631 m s.l.m.
Questa irregolarit pu es-
s e re attribuita alle situazioni
morfologiche locali e alla re-
lativa vicinanza alla linea di
costa, che possono favorire
condizioni climatiche pi
calde rispetto a quelle re g i-
strate nelle stazioni circ o-
stanti.
Per i cinque valori di AW C
sono stati riscontrati solo
due regimi di umidit : usti-
co e ludico
5
.
Le figure 5 - 9 mostrano, sia
p u re con la imprecisione do-
vuta alla loro piccola scala,
come la distribuzione di que-
sti regimi abbia delle pre c i s e
delimitazioni areali. Anche
per questa caratteristica pe-
doclimatica la distribuzione
nel territorio legata, oltre
agli apporti meteorici, alla al-
timetria della stazione e alla
sua distanza dal mare non-
ch al valore dello stesso
AWC, per cui in pro s s i m i t
del mare il regime ustico,
diventando udico allaumen-
t a re della altimetria.
Per i valori di AWC 100 e
200 sono state osserv a t e
delle significative variabilit
nella regolarit della succes-
sione tra questi due re g i m i
di umidit. Esempi di questa
i rregolarit sono off e rti, tra
le altre, dalle stazioni di Ar-
cevia, Osimo, Fermo, Mace-
Fig. 3 - Bilancio idrologico per i 5 valori di AWC
localit: FABRIANO (357 m.s.l.m.)
lat. 4320N long. 1254E
AWC=100 mm esponente m 1.00 (formula di Thornthwaite - Mather)
eqivalente in acqua della neve: 0,0 mm
tipo climatico: B1 r B2 d
indice di aridit (Ia) = 16,20 indice di unidit (Ih) = 47,10 indice di umidit globale (Im) = 30,90
dove:
T: temperatura media in C
P: precipitazioni medie in mm
EP: evapotraspirazione potenziale in mm
P - EP: differenza tra precipitazioni ed evapotraspirazioni medie mensili in mm
A.P.WL: perdita dacqua cumulata in mm
ST: riserva idrica utile nel suolo in mm
CST: variazioni mensili nella riserva idrica utile nel suolo in mm
T
P
EP
P - EP
A.P.WL
ST
C.ST
AE
D
S
RO
S.M.RO
T.RO
TD
GEN
3,80
80,00
8,20
71,80
0,00
100,00
0,00
8,20
0,00
71,80
61,00
0,00
61,00
161,00
FEB
4,60
82,00
10,70
71,30
0,00
100,00
0,00
10,70
0,00
71,30
66,10
0,00
66,10
166,10
MAR
7,40
70,00
25,10
44,90
0,00
100,00
0,00
25,10
0,00
44,90
55,50
0,00
55,50
155,50
APR
11,20
79,00
47,90
31,10
0,00
100,00
0,00
47,90
0,00
31,10
43,30
0,00
43,30
143,30
MAG
15,00
83,00
79,60
3,40
0,00
100,00
0,00
79,60
0,00
3,40
232,30
0,00
23,30
123,30
GIU
19,30
66,00
113,30
-47,30
-47,30
62,30
-37,70
103,70
9,60
0,00
11,70
0,00
11,70
74,00
LUG
21,90
49,00
135,20
-86,20
-133,50
26,30
-36,00
85,00
50,20
0,00
5,80
0,00
5,80
32,10
AGO
21,90
59,00
125,70
-66,70
-200,20
13,50
-12,80
71,80
53,90
0,00
2,90
0,00
2,90
16,40
SETT
18,30
82,00
85,70
-3,70
-203,90
13,00
-0,50
82,50
3,20
0,00
1,50
0,00
1,50
73,60
OTT
13,40
95,00
51,60
43,40
0,00
56,40
43,40
51,60
0,00
0,00
0,70
0,00
0,70
57,10
NOV
9,30
106,00
27,00
79,00
0,00
100,00
43,60
27,00
0,00
35,40
18,00
0,00
18,00
194,80
DIC
5,20
94,00
11,80
82,20
0,00
100,00
0,00
11,80
0,00
82,20
50,10
0,00
50,10
150,10
ANNO
12,60
945,00
721,80
223,20
604,90
116,90
340,10
339,90
0,00
339,90
AE: evotraspirazione reale in mm
D: deficit idrico in mm ( pari a PE - AE)
S: eccedenza idrica o surplus in mm
RO: run off, scorrimento superficiale in mm
S.M.RO: scorrimento superficiale in mm dovuto allo scioglimento delle nevi
T.RO: run off totale in mm ( pari a RO + S.M.RO)
TD: ritenzione totale di umidit in mm ( pari a ST + T.RO)
Tab. 2 - Stazione termopluviometrica di Fabriano (AN): bilancio idrologico di un suolo con AWC 100 mm
secondo il programma Thorn4 di Rossetti R. (1987)
21
Regime di umidit
ustico
Regime di umidit
udico
Fig. 4 - Distribuzione dei regimi
di temperatura termico e mestico
nella regione Marche
Fig. 5 - Distribuzione dei regimi di umidit
ustico ed udico nella regione
Marche per AWC 25 mm
Fig. 6 - Distribuzione dei regimi di umidit
ustico ed udico nella regione
Marche per AWC 50 mm
Fig. 7 - Distribuzione dei regimi di umidit
ustico ed udico nella regione
Marche per AWC 100 mm
22
rata, San Severino, ecc
Il confronto tra le figure 7 e
8 (relative alla distribuzione
dei due regimi di umidit
per i valori di AWC 100 e
200 mm), permette di evi-
d e n z i a re come queste situa-
zioni siano localizzate nella
p a rte meridionale della re-
gione, tra gli ultimi rilievi
dell Appennino Umbro-Mar-
chigiano, i Monti Sibillini e il
mare la cui presenza potreb-
be avere dei riflessi anche
sulla distribuzione quantita-
tiva delle precipitazioni du-
rante i mesi estivi.
Un sostegno a questa prima
ipotesi, che vede nelle mino-
ri precipitazioni dei mesi
estivi la giustificazione di
questa irregolarit nella di-
stribuzione altimetrica dei
regimi di umidit, nel mo-
dello di distribuzione delle
piogge mensili adottato nel
p rogramma NSM. Per cui
nel caso che una stazione
abbia precipitazioni medie
mensili nei mesi estivi note-
volmente inferiori allETP, il
modello di calcolo adottato
pu indicare un aumento
notevole del numero dei
giorni in cui la MCS in una
situazione intermedia tra lu-
mido e lasciutto, condizione
tanto pi frequente quanto
m a g g i o re il valore dellAW C
considerato ai fini del calco-
lo spostando la classifica-
zione del regime di umidit
verso quello ustico, pi
asciutto.
Si vedano a questo pro p o s i-
to nella tab.3 le stazioni di
Ascoli Piceno, Ornano, Osi-
mo, Fermo, Macerata, San
Severino e Arcevia, per il va-
lore di AWC 200 mm.
In part i c o l a re nel caso delle
stazioni di Osimo, Arcevia e
O rnano il numero di giorni in
cui la MCS in condizioni
i n t e rmedie tra lumido e
asciutto di poco inferiore
( A rcevia) o ben superiore (le
a l t re due), a quelli delle sta-
zione pi prossime alla costa
o comunque con quote note-
volmente inferiori. Per lo
stesso valore di AWC il nu-
m e ro di giorni in cui la MCS
totalmente asciutta molto
ridotto: 20 giorni per Arc e-
via, 7 giorni per Orn a n o ,
nessun giorno per Osimo.
Se la somma dei giorni in
cui la MCS asciutta o in
condizioni intermedie tra lu-
mido lasciutto, superiore
a 90 giorni, le stazioni ven-
gono comunque ascritte al
regime di umidit ustico no-
nostante abbiano, come si
sottolineato, in numero ri-
dotto di giorni con MCS
asciutta.
I risultati raggiunti, sia pure
nella loro provvisoriet, per-
mettono di inquadrare cor-
rettamente le caratteristiche
pedoclimatiche delle Mar-
che, completando il panora-
ma delle informazioni sul
clima di questa regione ini-
ziato da Biondi et al. nel
1991.
stato inoltre aggiunto un
tassello, si spera significati-
vo, per la conoscenza del
pedoclima italiano e delle
sue variazioni a livello regio-
nale.
In un prossimo futuro si
p roceder comunque alla
verifica delle valutazioni delle
stazioni term o p l u v i o m e t r i-
che dal comportamento i r re -
g o l a re nei confronti del re g i-
me di umidit verificando il
regime di umidit di ciascu-
na stazione per ogni anno di-
sponibile in modo da limita-
re successivamente il con-
f ronto su base regionale ai
Regime di umidit
ustico
Regime di umidit
udico
Regime di umidit
ustico
Regime di umidit
udico
Fig. 8 - Distribuzione dei regimi di umidit
ustico ed udico nella regione
Marche per AWC 200 mm
Fig. 9 - Distribuzione dei regimi di umidit
ustico ed udico nella regione
Marche per AWC 300 mm
23
soli anni in cui sono disponi-
bili i dati di tutte le stazioni o
della maggior parte di esse.
In questa verifica si spera di
u t i l i z z a re una nuova versione
del programma NSM che in
corso di elaborazione pre s s o
lERSAL. Questa versione
d o v rebbe perm e t t e re una pi
c o rretta determinazione dello
stato della MCS, eliminando,
o comunque riducendo al
minimo, il c o m p o rt a m e n t o
e r ro n e o del programma nel
calcolo delle situazioni di
umidit intermedia per i valo-
ri pi alti di AW C .
S a l v a t o re Madrau
D i p a rtimento Ingegneria del
Te rritorio Universit degli Studi
di Sassari
Antonio Pietracaprina
G e o p e d o l o g i a
Facolt di Agraria - Ancona
1
secondo la Soil Taxonomy il limi-
te superiore della sezione di con-
t rollo dellumidit (MCS) rappre-
sentato dalla profondit alla quale
un suolo allo stato asciutto verr
inumidito da 2,5 cm di acqua in 24
o re. Il limite inferiore la pro f o n-
dit alla quale viene inumidito un
suolo allo stato asciutto da 7,5 cm
di acqua in 48 ore.
2
T h o rnthwaite e Mather hanno
utilizzato per i loro calcoli il valore
di AWC 100 mm.
3
nel regime di temperatura del
suolo termico, la temperatura me-
dia annua del suolo uguale o su-
p e r i o re a 8 C, ma inferiore a 15
C e la diff e renza tra la temperatu-
ra media estiva e media invern a l e
del suolo maggiore di 5 C ad
una profondit di 50 cm o ad un
contatto litico o paralitico quale di
essi sia il meno profondo (Soil
Taxonomy, USDA, 1975).
4
nel regime di temperatura del
suolo mesico, la temperatura me-
dia annua del suolo uguale o su-
p e r i o re a 15 C, ma inferiore a 22
C e la diff e renza tra la temperatu-
ra media estiva e media invern a l e
del suolo maggiore di 5 C ad
una profondit di 50 cm o ad un
contatto litico o paralitico quale di
essi sia il meno profondo (Soil
Taxonomy, USDA, 1975).
5
il regime di umidit udico (dal lati-
no udus =umido) indica che per la
maggior parte degli anni la MCS
non asciutta in alcuna parte per 90
g i o rni cumulativi per la maggior par-
te degli anni. Inoltre nel caso di re g i-
mi termici e mesici la MCS non deve
r i m a n e re asciutta in tutte le sue part i
per 45 giorni consecutivi nei 4 mesi
che seguono il solstizio estivo.
Il regime di umidit ustico (dal lati-
no ustus =bruciato) indica che per
la maggior parte degli anni la MCS
asciutta in qualche parte o in tut-
te, per 90 giorni o pi consecutivi
ed umida in qualche parte per
pi di 180 giorni cumulativi per la
maggior parte degli anni. (Soil
Taxonomy, USDA, 1975).
Numero di giorni cumulativi in cui la MCS Maggior numero di giorni consecutivi in cui la MCS
Durante l'anno
Temp.
del
suolo >
5 C
Umida in qualche parte
asciutta
dopo il
solstizio
estivo
umida
dopo il
solstizio
invernale
regime
di
umidit
regime di
tempe-
ratura
stazione
m s.l.m.
AWC D M/D M D M/D M anno T > 8C
Ascoli Piceno 136 200 15 97 248 15 97 248 345 171 15 120 ustico termico
Belforte 230 200 0 16 344 0 16 328 360 256 0 120 udico termico
Ornano 252 200 7 101 252 7 101 237 353 167 7 120 ustico termico
Osimo 265 200 0 111 249 0 111 249 360 265 0 120 ustico termico
Bargni 273 200 0 76 284 0 76 244 360 262 0 120 udico termico
Fermo 280 200 20 94 246 20 94 246 340 153 20 120 ustico termico
Macerata 280 200 12 99 249 12 99 207 348 157 12 120 ustico termico
Novafeltria 293 200 0 19 341 0 19 264 360 248 0 120 udico termico
Pergola 306 200 0 78 282 0 78 230 360 259 0 120 udico termico
San Severino 344 200 0 109 251 0 109 251 360 259 0 120 ustico termico
Fabriano 357 200 0 60 300 0 60 230 360 246 0 120 udico termico
Mercatello 429 200 0 58 302 0 58 219 360 237 0 120 udico mesico
Urbino 451 200 0 77 283 0 77 209 360 241 0 120 udico mesico
Acervia 535 200 20 90 250 20 90 191 340 146 20 120 ustico termico
Poggio Sorifa 552 200 0 9 351 0 9 264 360 231 0 120 udico mesico
Frontone 590 200 0 0 360 0 0 285 360 240 0 120 udico mesico
T > 8C
171
256
167
265
262
153
157
248
259
259
246
237
241
146
231
240
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Tab. 3 - Variabilit nella successione dei regimi di umidit del suolo per valori di AWC 200 mm.
m.
s.l.m.
PATO LO G I E
24
n provincia di
Ascoli Piceno
la castanicol-
tura da fru t t o
r a p p re s e n t a
u n i n t e re s s a n-
te fonte/integrazione di re d d i-
to nelle zone montane vocate.
Il miglioramento e il re c u p e ro
degli impianti hanno ricevuto
un notevole impulso dagli in-
centivi pubblici previsti dalla
Del.Reg.212/89, ma soprat-
tutto dagli Obiettivi 5b
(Reg.CEE 2052/88 e Reg.CEE
2081/93).
O l t re il 70 % delle domande
di finanziamento per opere
f o restali con gli incentivi co-
munitari presentate in pro v i n-
cia di Ascoli riguarda il mi-
glioramento dei castagneti
con oltre 200 ettari di inter-
vento gi finanziato.
LAcquasantano, soprattutto
le frazioni di Pozza e Umito,
sono tra le zone capofila del-
l i n t e rvento, sia per la voca-
zionalit produttiva sia per la
p resenza di produttori espert i
anche giovani e di una re t e
abbastanza attiva di commer-
cializzazione: E proprio la fa-
se commerciale della filiera
che andrebbe razionalizzata
per permettere redditi migliori
ai produttori.
Con lorganizzazione del con-
vegno Castagneti da fru t t o :
i n t e rventi di re c u p e ro (Ascoli
Piceno 1993) e delle Giorn a t e
di potatura, innesto, lotta bio-
logica sul castagno (Umito di
Acquasanta Te rme 1994)
stato possibile aff ro n t a re con
n u m e rosi produttori e tecnici
la tematica della valorizzazione
del prodotto, della conduzione
razionale degli impianti ma so-
prattutto il problema delliden-
tificazione e delle misure di
p revenzione e di terapia delle
principali avversit del casta-
gno. Gli esperti invitati per
queste iniziative furono il
P ro f . Tu rchetti del CNR di Fi-
renze e il Prof. Antonaroli della
Comunit Montana Modena
Est, nonch una squadra di at-
t rezzati potatori.
I numerosi sopralluoghi istru t-
tori effettuati insieme al Corpo
F o restale dello Stato e la colla-
borazione costante con i ca-
stanicoltori pi vivaci come il
Sig.Ascenzio Santini di Pozza
hanno consentito un osserv a-
zione costante delle condizio-
ni fitosanitarie dei castagneti
nelle zone pi interessate dai
contributi comunitari.
Il cancro del castagno, il cui
agente il fungo Cry p h o n e c-
tria parasitica, molto evidente
in questi areali, ha in genere
seguito il decorso involutivo
registrato in altre parti dItalia
grazie alla presenza di ceppi
i p o v i rulenti che provocano le-
sioni cicatrizzate. Luso di
mastici e la disinfezione degli
a t t rezzi da taglio attuata dagli
operatori hanno contribuito a
limitare ulteriormente i danni.
Meno estesi, ma pi pre o c c u-
panti per gli effetti sulle piante
colpite, sono stati gli attacchi
del Mal dellinchiostro pro v o-
cato dal fungo Phytophtora
cambivora, probabilmente fa-
vorito da stress idrico conse-
guente alle condizioni meteo-
rologiche degli ultimi anni.
Gi durante alcuni sopralluo-
ghi negli anni 1992-93 e nelle
IL CANCRO
DEL CASTAGNO
I
Lagente che lo procura un fungo par-
ticolarmente presente nel territorio con-
siderato, lascolano. Ha per fortuna un
decorso invol utivo e l uso di masti ci e
di altri accorgi menti hanno contri buito
a limitarne i danni
Foglie che si accartocciano su piante attaccate dalla malattia
successive iniziative divulga-
tive del 1993-94 erano state
e s p resse preoccupazioni per
la soff e renza di alcune piante
di castagno non ascrivibili al-
le patologie conosciute.
Laumento delle segnalazioni
della nuova malattia aveva
motivato nel 1996 la richiesta
di intervento dellOsservatorio
Malattie delle Piante da part e
del Servizio Decentrato Agri-
coltura di Ascoli Piceno .
I sopralluoghi nelle zone inte-
ressate maggiormente dal fe-
nomeno e il prelievo di mate-
riale non sono stati per segui-
ti da diagnosi della patologia.
Le segnalazioni e losserv a z i o-
ne della sintomatologia hanno
r i g u a rdato sia piante gi evi-
dentemente colpite da cancro
o da mal dellinchiostro sia
soggetti con assenza appa-
rente di danni da Cry p h o n e c-
tria e Phytophtora.
Pur non essendo ancora pos-
sibile forn i re dati statistici si
pu dire che allattualit i casi
segnalati riguardano piante
innestate di marrone, in ca-
stagneti non abbandonati, in
genere vicino a strade percor-
ribili da mezzi.
Lattacco si estende in linea
retta o a macchia di leopard o
con sintomi manifesti a carico
delle chiome, che ingialliscono
p ro g ressivamente per lesten-
dersi a tutta la lamina fogliare
delle iniziali decolorazioni a
macchia, le foglie si ripiegano
a doccia con un aspetto talvol-
ta allessato: assenti acari o afi-
di sulle foglie, mentre non si
notano ad occhio nudo fru t t i f i-
cazioni di funghi parassiti .
La soff e renza si evidenzia al-
linizio su una parte isolata
delle branche con evidente
d i ff e renza di colore allintern o
della chioma. Il decorso della
patologia, accelerato nei sog-
getti gi colpiti da cancro o
mal dellinchiostro, ha portato
a morte diverse piante nel gi-
ro di due anni, appare pi len-
to sui castagni non colpiti da
altre patologie conosciute.
La produzione dei frutti nei ca-
stagni soff e renti si riduce co-
munque fin quasi ad annullarsi.
Negli anni delle prime segnala-
zioni di soff e renza diversi ca-
stanicoltori avevano osserv a t o
colonie di afide nero del casta-
gno pi frequenti che nel pas-
sato, senza che si manifestas-
s e ro danni diretti alle piante.
A fronte di una notevole com-
petenza di esperti di patologia
vegetale presenti sul terr i t o r i o
p rovinciale e regionale nel
campo delle comuni colture di
i n t e resse agricolo emerge una
ridotta esperienza nel campo
della patologia forestale, anche
a causa dello scarso intere s s e
economico ancora riferito alle
p roduzioni di montagna.
I pi recenti contatti con gli
e s p e rti del castagno dellAp-
pennino Modena Est ha rinno-
vato lo scambio di valutazioni
sugli interventi attuati nonch
di informazioni sui pro b l e m i
fitopatologici: negli ultimi anni
l a p p a r i re di sintomi simili a
quelli descritti in provincia di
Ascoli Piceno anche nelle zo-
ne castanicole di Bologna e
Modena, ha allarmato i tecnici
locali fino a motivare una col-
laborazione ancora in corso
con lIstituto di Patologia Fo-
restale del C.N.R. di Firenze.
A p p a re ormai indispensabile
anche nelle Marche un inter-
vento coordinato degli Enti
operanti nei territori montani
o coinvolti nel sostegno eco-
nomico agli interventi di fore-
stazione, accedendo eventual-
mente ai fondi resi disponibili
anche dalla Unione Euro p e a
per studi e ricerche.
Anche in questo caso solo
unazione programmata del-
lassistenza tecnica degli enti
locali pu re n d e re efficaci le
m i s u re economiche di soste-
gno agli investimenti nel
campo delle produzioni tipi-
che della montagna.
M. Rosaria Perna
25
PRECISAZIONE
A pag. 32 del noti ziario n. N o v. Di c. 98, a proposi to del
mi o ar ti col o Ta r tuf icolt ura, i l Cent ro si svi luppa , par -
l ando dell at ti vit del l aboratori o di pedologia ed ecolo -
gia si legge il seguente periodo:
questo laboratorio, sfruttando i numerosi dati acqui-
siti dallInventario Forestale regionale redatto, su incari-
co ricevuto, dallistituto per le Piante da Legno e lam-
biente di Torino (I.P.L.A.), sta redigendo una carta della-
reale vocazionale delle pi importanti specie di tart u f o
presenti nella Regione Marche
Dalla lettura del testo non appare suf fi cientement e chi a -
r o che l I.P.L.A. ad avere ri cevut o l i ncar ico dal l a Re -
gi one Marche, non sol o di re d i g e re linventar io Fore s t a -
le, ma anche di pr e d i s p o r r e una car ta r egionale dell a -
reale vocazi onal e del le pi i mpor t ant i specie di t art u f o .
I n questo contesto i l labor at or io di pedologi a ed ecol o -
gi a del Centro di Ta rt uf icolt ur a, che non ha r icevut o al -
cun i ncarico dall I .P.L.A., si li mi tato a f orn i r e pre z i o s i
sugger imenti , data l a propri a esperienza i n materia e l a
m a g g i o r e conoscenza del t er r i t or io marchigi ano a r i -
guardo.
Gianluigi Gregori
La parte sinistra della chioma mostra i segni evidenti della malattia. Ridotto apparato fogliame con color e giallognolo
SPERI M ENTAZI O NE
26
INTRODUZIONE
Unagricoltura moderna de-
ve tenere conto dei pro g re s-
si compiuti con il migliora-
mento genetico che ha per-
messo lottenimento di va-
riet in grado di sintetizzare
la sostanza organica in mo-
do pi efficiente, consenten-
do allagricoltore di diminui-
re limpiego di fert i l i z z a n t i ,
f i t o f a rmaci, diserbanti e de-
gli interventi agro n o m i c i ,
abbattendo costi di natura
economica e quelli, sempre
pi sentiti, di natura am-
bientale, senza penalizzare le
produzioni.
La sostituzione oculata delle
variet consente di evitare ,
specialmente quando si pra-
ticano rotazioni strette, fe-
nomeni di elevata sensibi-
lit ai patogeni che pro v o c a-
no cali di produzioni e obbli-
gano interventi sempre pi
massicci con prodotti chimi-
ci e ladozione di tecniche
colturali pi complesse.
Il settore maidicolo non si
sottrae a questa situazione
generale; anzi, da pare c c h i
anni il ricorso ad ibridi mi-
gliorati per alcune specifiche
caratteristiche genetiche e la
sostituzione di variet da
t roppo tempo utilizzate ha
p e rmesso agli agricoltori di
o t t e n e re un apprezzabile in-
c remento produttivo, avvici-
nando le rese a quelle dei
Paesi europei con pi spic-
cate attitudini alla coltivazio-
ne del mais.
Quanto esposto trova la
c o n c reta applicazione nelli-
scrizione nel Registro Nazio-
nale delle Variet di nuovi
ibridi che, in seguito a spe-
cifiche prove sperimentali,
hanno presentato spiccata
omogeneit e stabilit delle
principali caratteristiche, di-
mostrandosi part i c o l a rm e n-
te adatte allambiente in cui
sono state testate, consen-
tendo agli agricoltori di po-
ter scegliere in modo pi
oculato le variet pi adatte
alle caratteristiche a alle esi-
genze aziendali.
Quindi, il Registro Nazionale
delle Variet, presente in
tutti i Paesi dellU.E., rappre-
senta anche per il mais un
valido punto di riferimento
per la scelta delle variet pi
p roduttive e pi idonee al-
lambiente di coltivazione,
con la garanzia che la com-
m e rcializzazione da part e
delle ditte sementiere pu
i n i z i a re solo dopo idonea
sperimentazione e successi-
va iscrizione al R.N.V. dopo
la valutazione di unapposita
commissione tecnica.
MAIS, I RISULTATI
PER LA REGISTRAZIONE
Le prove real i zzat e dal l ASSAM - con i l coord i n a m e n t o
dellIstituto di Cerealicoltura di Bergamo - nei campi del la-
zienda di Jesi. I risultati agronomici di ibridi servono per li-
scrizione al Registro nazionale delle variet.
DESCRIZIONE
DELLA PROVA
Anche nel 1998 lASSAM ha
p a rtecipato attivamente alle
p rove sperimentali per li-
scrizione al Registro Nazio-
nale delle Variet, condotte
a livello nazionale con il
c o o rdinamento dellIstituto
Sperimentale per la Cere a l i-
coltura Sez. di Berg a m o ,
realizzando i campi di pro v a
nellAzienda Agraria speri-
mentale di J esi.
Per le prove sono stati usati
ibridi riuniti per classe di
p recocit, dalla Fao 200
( p recocissima) alla Fao 700
( t a rdiva); sono stati messi a
c o n f ronto con ibridi com-
m e rciali quali riferimento
per la perf o rmance agro n o-
mica e per lumidit alla rac-
colta; stato adottato uno
schema sperimentale a
blocchi randomizzati con
due replicazioni con parc e l l a
e l e m e n t a re composta da 4
file lunghe 5 metri con di-
stanza nellinterfila di 75 cm.
Gli interventi agronomici pra-
ticati durante la prova sono
descritti nella scheda agro n o-
mica (Fig. 1), mentre i dati re-
lativi alle precipitazioni e alle
t e m p e r a t u re minime e massi-
me del periodo di prova, con-
f rontate con i periodi 1994/97
e 1951/86, sono riportati in
f o rma grafica, rispettivamen-
te, nelle Figure 2 e 3.
Le date di semina hanno
coinciso con un periodo di
elevata piovosit pro t r a t t a s i
fino alla prima decade di
maggio con valori quasi co-
stantemente superiori alle
medie di riferimento, a cui si
sono accompagnate tempe-
r a t u re su livelli vicini a quelli
medi del periodo. Ad ecce-
zione della terza decade di
maggio e della seconda di
giugno che hanno visto pre-
cipitazioni circa doppie ri-
spetto alle medie, la fine pri-
mavera (1 decade di giu-
gno) e lestate (dalla 3 deca-
de di giugno a settembre )
landamento meteorologico
stato caratterizzato da scar-
27
VALORI MEDI 10 LOCALITA' PRODUZIONE
DITTA IBRIDO (1) INDICE UMIDITA' PIANTE (q.li/ha 15,5%)
DI ALLA SPEZZATE JESI
PERFORMANCE 1998 biennio 97/98 RACCOLTA % % 1998
Ibri di testi moni di cl asse 200
T->DEA u+ 86,7 91,2 89,8 18,3 8 79,7
T->FANION a 80,2 84,7 85,6 18,2 6 92,0
T->KILIAN a 68,4 70,6 73,3 16,1 13 59,8
T->PACTOL a 84,1 86,3 89,9 17,4 6 98,1
T->MOLINO sv 86,3 90,5 91,6 17,5 10 95,1
T->BELGRANO v 94,0 100,3 100,1 18,2 10 100,4
media ibridi test 83,3 87,3 88,4 17,6 8,8 87,5
i bri di di cl asse 200
AGRA GOLDUBOS 110,7 118,6 118,6 17,2 14 122,9
PIONEER ANASTA 110,5 118,3 120,2 18,6 7 139,2
CORN STATES SILVIO 108,8 113,4 113,5 17,9 7 96,4
AGRA GOLDACCORD 104,5 113,2 117,2 17,2 12 116,3
GALLETTI ACORES sv 103,1 107,6 108,2 18,5 6 123,7
CORN STATES TIFANIX wx 102,7 107,7 112,5 18,3 8 95,5
PIONEER CENTENA 102,2 104,5 107,5 16,6 7 101,8
CORN STATES BARAKA 100,0 103,5 110,3 17,8 6 102,2
PIONEER LAMBADA v 99,6 105,7 101,7 18,5 9 102,3
GALLETTI ANTILLES 98,6 106,4 107,3 19,5 10 116,1
AGRA GOLDESPRIT 96,9 105,1 102,7 17,6 13 97,7
CARLA IMPORT PLAISIRE 92,8 100,3 101,6 18,4 8 94,0
PIONEER CANABA v 92,4 97,0 100,5 17,6 10 97,6
GALLETTI SARDAIGNE sv 91,2 95,3 100,2 17,5 9 101,9
CARLA IMPORT PREGO 89,5 94,3 97,9 17,9 9 84,6
PIONEER SOMOSA sv 89,4 94,1 95,8 17,7 8 89,3
CARLA IMPORT HIREKORD 88,9 94,7 90,1 18,1 11 76,2
CORN STATES LOUISON sv 88,5 94,1 95,0 18,2 10 102,8
VENTUROLI CLAUDIA sv 88,3 91,5 92,6 16,8 10 103,6
CARLA IMPORT HISPEED sv 83,7 93,0 94,9 19,0 7 92,3
CARLA IMPORT HIMENZ sv 82,4 86,7 89,1 16,4 11 77,8
GALLETTI COMORES sv 79,2 84,3 83,9 17,7 7 67,1
CARLA IMPORT HILEVEL sv 76,8 81,5 80,8 17,3 10 73,3
SEMFOR TIARA 260 sv 71,5 86,2 87,0 18,5 18 83,5
CARLA IMPORT PRAELUDIUM sv 70,4 82,8 83,6 16,6 24 77,5
SEMFOR TIARA 220 sv 56,2 64,3 66,1 16,4 23 66,4
media 200 91,5 97,9 99,2 17,8 11 96,2
(1) a=testimone agronomico; u-=testimone umidit inferiore; u+=testimone umidit superiore; sv=semivitreo; v=vitreo;
w=bianco (white); wx=alto contenuto di amilopectina (waxy);
PRODUZIONE
(q.li/ha 15,5%)
SCHEDA AGRONOMICA
Azienda Agraria Az. Sperimentale ASSAM - Jesi
Precessione colturale Frumento
Preparazione del terreno Aratura Ottobre 1997 ed estirpatura
Concimazione presemina 18/46 q/ha 1
Urea q/ha 2
Concimazione copertura Urea q/ha 3,8 (1 giugno)
Disinfezione del terreno Furacon kg/ha 10 (localizzato sulla fila)
Semina 16 - 17 aprile classe 700, 600, 500, 400, 300 +rullatura
20 aprile classe 200 (seminatrice Gaspardo)+rullatura
Diserbo pre emergenza 21aprile - Merlin Combi l/ha 1
Emergenza 27 aprile (100%) classi 700, 600, 500, 400, 300
30 aprile (100%) classe 200
Trattamento con insetticida 26 maggio - Simplov l/ha 2 + Bitam l/ha 0,400
Fresatura
Irrigazione con manichetta 26 giugno (n ore 20)
(portata 5 litri/ora/ml) 3 - 16 luglio (n ore 20)
3 - 12 - 26 agosto (n ore 20)
Raccolta 23-24/9/98
Figura 1 - Ibridi in corso di iscrizione al registro nazionale variet - II anno
Tab. 1 - Mais 1998 - Prova di iscrizione al Registro Nazionale delle Variet - II ANNO
Risultati e Caratteristiche degli ibridi in prova di classe 200
sissime precipitazioni ac-
compagnate da temperature
costantemente superiori alle
medie del periodo 1951/97.
RISULTATI
Nelle tabelle 1, 2, 3, 4, 5, 6,
sono riportati i valori di al-
cune caratteristiche degli
ibridi in prova, rispettiva-
mente delle classi FAO 200,
300, 400, 500, 600 e 700,
messi a confronto con ibridi
testimone.
Sono stati inseriti i valori
medi dellindice di perf o r-
mance, della pro d u z i o n e ,
dellumidit della granella al-
la raccolta, il numero delle
piante spezzate delle 10 lo-
calit partecipanti alla pro v a
e la produzione ottenuta da-
gli ibridi testati nellAzienda
sperimentale dellASSAM
con sede a J esi.
Per una pi chiara compren-
sione delle tabelle si pu di-
re che la performance indica
il dato che riassume il valore
a g ronomico di una variet
d e t e rminata considerando la
p roduzione, lumidit alla
raccolta, il numero di piante
spezzate. I valori della pro-
duzione 1998, del biennio
1997/98 riscontrati nelle 10
localit di prova e quelli ot-
tenuti nellAzienda ASSAM
di J esi sono rapportati ad
una umidit alla raccolta pa-
ri al 15,5%.
Le rese sono state negativa-
mente influenzate dalla scar-
sit delle precipitazioni estive
e dalla contemporanea pre-
senza di temperature supe-
riori alle medie che hanno an-
ticipato la fioritura di 8-10
g i o rni e la maturazione fisio-
logica di ben 15-20 giorn i
con un calo produttivo di cir-
ca il 10-15% rispetto al 1997.
CONCLUSIONI
La scelta dellibrido, da part e
d e l l a g r i c o l t o re marc h i g i a n o ,
d o v rebbe essere guidata dal-
la corrispondenza dei valori
medi delle localit con quelli
ottenuti nel campo di J esi
valutando non solo laspetto
p roduttivo ma anche altri pa-
rametri, quali la classe di
maturit (in relazione alle
esigenze aziendali di avvi-
cendamento delle colture ) ,
lumidit della granella alla
raccolta (tanto pi elevata,
tanto maggiori sono i costi
di essiccazione e minore la
resa economica per lagricol-
t o re), il numero delle piante
spezzate (indice di buona o
scarsa attitudine a rimanere
i n t e re in caso di raccolte for-
zatamente tard i v e ) .
28
VALORI MEDI 11 LOCALITA' PRODUZIONE
DITTA IBRIDO (1) INDICE UMIDITA' PIANTE (q.li/ha 15,5%)
DI ALLA SPEZZATE JESI
PERFORMANCE 1998 biennio 97/98 RACCOLTA % % 1998
Ibri di testi moni di cl asse 300
T->VALERIA u+ 106,1 111,8 117,9 19,6 9 105,7
T->DEA u- 88,3 89,7 87,9 18,3 6 96,6
T->FURIO a 102,9 109,7 112,3 17,1 16 106,0
T->IVO a 100,3 109,3 111,9 20,1 11 113,9
T->STEFANIA a 104,9 108,1 115,4 18,6 8 114,3
T->PLAZA sv 93,1 97,6 99,2 18,7 10 99,0
T->BELGRANO v 97,6 101,7 101,4 18,2 10 115,7
media ibridi test 99,0 104,0 106,6 18,7 10,0 107,3
i bri di di cl asse 300
NOVARTIS DYNAMIT 118,9 122,5 122,9 19,0 5 136,7
NOVARTIS LEPRE 117,2 122,3 126,4 18,5 6 115,1
NOVARTIS IZARRA 116,3 119,9 125,4 18,2 8 147,0
STEFANONI PEDAVENA 114,2 124,4 119,5 22,6 7 149,3
ZAULI LEONIS 112,3 114,2 121,5 17,5 8 108,5
CORN STATES RITMIC 110,8 114,7 116,0 18,5 9 130,2
KWS ANDORRA 110,7 118,7 124,2 20,2 11 131,0
KWS GAMBIT 109,5 113,1 114,9 18,5 8 126,6
SES ALOM 108,6 116,5 123,2 20,1 11 142,6
AGRA GOLDECCA 107,7 118,2 125,0 19,9 12 120,7
VENTUROLI DAN 104,8 108,1 115,4 17,0 12 118,0
Riempitivo 1 104,3 119,5 121,3 20,3 21 136,9
CARGILL ROSADOR 100,0 106,2 110,1 18,7 12 93,8
SEMFOR NORTE w 99,6 110,5 111,7 21,3 14 121,8
GALLETTI XANTI v 93,9 100,7 103,9 20,8 9 107,9
NOVARTIS PENTIUM sv 89,5 97,5 101,7 19,5 16 103,2
NOVARTIS FIDIAS v 86,2 91,5 92,7 18,1 12 97,5
SEMFOR MAD 390 w 85,6 96,2 101,0 20,6 17 107,8
MYCOGEN VITROMAX v 82,3 94,8 97,2 20,8 13 94,1
media 300 103,8 111,0 114,4 19,5 11 120,5
(1) a=testimone agronomico; u-=testimone umidit inferiore; u+=testimone umidit superiore; sv=semivitreo; v=vitreo;
w=bianco (white); wx=alto contenuto di amilopectina (waxy);
PRODUZIONE
(q.li/ha 15,5%)
VALORI MEDI 12 LOCALITA' PRODUZIONE
DITTA IBRIDO (1) INDICE UMIDITA' PIANTE (q.li/ha 15,5%)
DI ALLA SPEZZATE JESI
PERFORMANCE 1998 biennio 97/98 RACCOLTA % % 1998
Ibri di testi moni di cl asse 400
T->CECILIA u+ 120,9 127,1 135,0 20,7 9 147,9
VALERIA a u- 113,1 114,7 119,9 19,5 6 129,2
T->EXEL a 108,9 114,9 119,5 21,2 8 118,5
T->ANDRODEK a 117,9 119,1 122,9 18,6 7 132,3
T->MARANELLO sv 90,4 98,8 104,7 21,8 13 123,8
media ibridi test 110,2 114,9 120,4 20,4 8,6 130,3
i bri di di cl asse 400
AGRA GOLDAZUR 129,2 137,1 139,5 22,7 7 161,0
ASGROW PIAVE 128,8 131,6 134,2 20,1 5 148,0
GALLETTI STROMBI 125,5 133,4 138,4 20,9 8 155,6
CORN STATES LOGIC 122,2 126,7 124,8 20,4 7 131,0
NOVARTIS MAVERIK 122,1 130,4 135,1 20,7 11 136,7
NOVARTIS STELLA 119,7 122,2 126,3 19,4 7 132,9
VENTUROLI RAF 119,1 126,2 133,3 21,2 10 149,9
ZAULI DIMITRIS 118,8 122,4 124,6 20,3 6 145,5
ZAULI CORENTIS 115,6 125,6 130,9 21,6 10 168,8
CEREALTOSCANA DA VINCI 115,4 123,1 124,8 21,1 11 141,1
PIONEER PR36Y95 115,1 119,2 121,7 19,5 7 121,2
ZAULI GLOBUS 114,8 118,7 122,2 20,4 8 115,4
STEFANONI BARLETTA 114,2 123,5 130,7 22,9 10 139,8
Riempitivo 2 110,0 115,4 118,8 20,7 7 124,9
GALLETTI SIXTI 108,0 112,8 118,5 20,4 10 121,9
Riempitivo 1 107,1 110,9 115,7 20,6 7 119,7
ZAULI RUBINIS 106,2 106,8 112,7 19,2 6 138,9
ZAULI DYNASTIS wx 105,8 115,4 119,7 23,9 8 127,1
ZAULI BIARIS 103,6 108,6 117,9 21,0 7 105,6
FONDAZIONE RIO NEGRO 97,7 111,3 119,8 20,9 10 128,1
media 400 114,9 121,1 125,5 20,9 8 135,7
(1) a=testimone agronomico; u-=testimone umidit inferiore; u+=testimone umidit superiore; sv=semivitreo; v=vitreo;
w=bianco (white); wx=alto contenuto di amilopectina (waxy);
PRODUZIONE
(q.li/ha 15,5%)
Tab. 2 - Mais 1998 - Prova di iscrizione al Registro Nazionale delle Variet - II ANNO
Risultati e Caratteristiche degli ibridi in prova di classe 200
Tab. 3 - Mais 1998 - Prova di iscrizione al Registro Nazionale delle Variet - II ANNO
Risultati e Caratteristiche degli ibridi in prova di classe 400
29
VALORI MEDI 12 LOCALITA' PRODUZIONE
DITTA IBRIDO (1) INDICE UMIDITA' PIANTE (q.li/ha 15,5%)
DI ALLA SPEZZATE JESI
PERFORMANCE 1998 biennio 97/98 RACCOLTA % % 1998
Ibri di testi moni di cl asse 500
T->HOKEY u+ 123,3 129,0 135,3 22,4 6 153,5
T->CECILIA u- 126,3 130,9 136,0 20,5 10 163,2
T->ACATE a 118,1 125,5 131,8 22,1 9 136,4
T->FEBO a 115,0 119,6 121,9 22,4 6 125,1
T->STARIX a 111,5 116,4 121,5 23,0 5 132,7
T->AIRASCA sv 107,5 117,0 120,0 22,6 14 132,8
media ibridi test 117,0 123,1 127,8 22,2 8,3 140,6
i bri di di cl asse 500
DEKALB KOS 134,7 139,7 135,7 22,5 5 149,5
PIONEER PR33H67 129,4 139,7 147,4 22,8 12 162,3
PIONEER PR34F25 125,9 129,0 126,2 21,7 5 131,9
MYCOGEN ARTU' 125,5 129,0 133,3 21,7 5 144,3
ASGROW TIGRI 124,9 132,2 138,3 22,8 8 142,5
CARGILL STELLOR 123,2 126,6 131,7 22,1 5 148,9
PIONEER PR34F40 123,2 127,5 134,0 20,8 9 134,9
DEKALB DK583A 123,2 129,8 136,8 20,7 12 150,5
ZAULI PAMPIS 123,0 131,4 135,5 22,2 10 146,7
SIVAM HURON 122,9 130,0 129,7 23,0 8 162,6
DEKALB DK595 122,5 126,4 126,4 21,0 7 142,0
KWS ARIBO 121,8 125,2 131,9 21,8 5 138,9
AGRA GOLDREX 121,8 133,0 137,0 22,9 13 156,1
KWS CONTACT 121,5 125,3 133,5 22,2 4 143,9
PIONEER PR34G46 121,0 128,2 132,0 21,9 11 144,9
MYCOGEN AMARILLO 119,7 122,1 130,0 21,3 4 133,1
MORICONI PORTILLO 118,3 122,6 122,4 20,6 10 131,8
SIS BELVEDERE 118,2 126,7 130,8 23,6 8 134,6
SES SELENE 118,1 122,2 126,5 20,3 9 134,0
SEMFOR ARISTO 116,9 125,2 133,0 22,3 10 140,8
CARGILL MIWOK 115,5 121,9 129,4 22,8 6 143,3
MORICONI TUMACO 114,6 122,2 125,8 21,6 12 131,7
ZAULI PYRENIS 113,7 117,6 121,9 20,9 9 136,1
STEFANONI AMANTEA 111,3 117,8 125,6 23,0 8 139,3
PIONEER PR34K30 ho 109,6 119,3 127,2 21,8 15 138,0
Riempitivo 1 109,4 111,9 116,3 22,1 4 128,1
ZAULI SATURNIS 108,8 115,5 124,7 21,8 11 128,8
SES TELLUS 108,0 117,5 126,1 22,7 13 111,7
STEFANONI PALMANOVA 106,8 124,3 128,4 23,8 21 121,7
FONDAZIONE RIO BRAVO 101,5 110,9 119,8 23,3 10 132,8
media 500 118,5 125,0 129,9 22,1 9 139,5
(1) a=testimone agronomico; u-=testimone umidit inferiore; u+=testimone umidit superiore; sv=semivitreo; v=vitreo;
w=bianco (white); wx=alto contenuto di amilopectina (waxy);
PRODUZIONE
(q.li/ha 15,5%)
dati meteo PREC. PREC. PREC. TMAX TMAX TMAX TMIN TMIN TMIN
98 94/97 51/86 98 94/97 51/88 98 94/97 51/86
1 29,2 25,6 16,5 19,6 16,7 17,7 9,6 2,4 6,9
APR 2 38,2 33,7 23,5 15,4 16,7 17,3 5,5 2,9 6,9
3 28,8 35,0 22,4 19,8 18,7 19,1 8,0 6,7 7,8
1 22,8 15,2 19,1 21,2 21,1 21,5 9,3 8,2 9,6
MAG 2 1,0 17,8 18,3 24,4 23,6 23,2 11,2 10,3 11,0
3 54,4 8,6 25,7 24,8 25,6 24,5 13,6 10,5 12,4
1 0,0 39,3 24,0 30,5 27,0 25,4 16,8 12,6 13,5
GIU 2 33,2 19,7 19,6 25,9 28,7 27,0 13,2 14,2 15,1
3 0,0 14,2 18,3 33,7 29,2 28,9 17,7 14,3 16,4
1 0,0 13,3 14,0 33,8 31,0 29,5 17,6 16,0 16,8
LUG 2 6,2 13,9 19,8 31,7 31,2 30,6 17,2 16,5 17,4
3 4,8 15,4 11,4 35,7 31,7 30,4 19,0 17,2 17,2
1 0,0 11,9 11,5 33,5 32,3 31,1 20,1 17,5 17,8
AGO 2 9,8 33,5 15,9 34,0 30,0 30,3 19,4 16,6 17,5
3 12,2 50,6 32,3 30,1 29,3 28,3 17,1 15,6 15,9
SET 1 4,0 39,3 22,5 29,5 27,6 27,2 16,7 13,6 15,4
Tab. 4 - Mais 1998 - Prova di iscrizione al Registro Nazionale delle Variet - II ANNO
Risultati e Caratteristiche degli ibridi in prova di classe 400
30
VALORI MEDI 11 LOCALITA' PRODUZIONE
DITTA IBRIDO (1) INDICE UMIDITA' PIANTE (q.li/ha 15,5%)
DI ALLA SPEZZATE JESI
PERFORMANCE 1998 biennio 97/98 RACCOLTA % % 1998
Ibri di testi moni di cl asse 600
T->JUANITA u+ 113,6 126,8 133,3 26,4 16 123,6
T->HOKEY a u- 120,3 123,6 130,7 23,1 5 151,6
T->LATINA a 119,6 127,1 132,5 23,8 10 152,1
T->NORDEK a 119,0 126,1 132,3 25,8 8 156,3
T->LUCIA sv 93,5 101,1 107,3 26,1 10 114,9
media ibridi test 113,2 120,9 127,2 25,0 9,8 139,7
i bri di di cl asse 600
SIS VERTICE 131,0 133,8 136,2 23,2 6 147,5
MORICONI ARPER 130,3 137,1 141,1 25,5 7 154,0
ASGROW LOIRA 129,3 137,4 141,9 23,7 11 158,6
KWS MIKADO 129,0 134,3 142,3 22,8 9 139,6
DEKALB TINOS 128,5 131,3 136,5 23,1 8 146,4
KWS TONALE 128,4 130,5 134,9 24,1 4 136,0
PIONEER PR32H64 128,3 136,3 140,0 24,1 9 140,6
KWS REVERENT 127,0 130,2 132,9 24,0 5 144,1
KWS NEPTUN 125,9 128,4 133,4 23,9 5 150,9
CORN STATES COLONIA 125,8 138,3 140,0 25,0 14 150,7
PIONEER PR32P16 125,7 135,7 143,5 24,5 13 174,0
DEKALB DEMOS 125,2 133,2 138,1 23,2 14 132,5
VENTUROLI KAM 124,6 129,5 134,5 23,1 9 153,8
SEMUNDO HOLGER 124,0 127,5 130,6 25,3 4 151,6
MORICONI LADARIO 123,7 127,9 131,6 24,6 5 151,4
CORN STATES TOLTEC 123,5 131,0 135,2 25,4 9 146,6
MYCOGEN DRAKE 122,6 130,7 134,7 26,0 7 151,2
DEKALB DK633A 122,6 127,9 132,5 22,6 13 142,1
PIONEER PR32P75 120,6 129,6 134,8 24,4 11 166,6
DEKALB DI7111B 120,5 129,7 138,4 23,8 16 142,3
ASGROW ALABAMA 120,3 126,1 136,7 22,5 8 122,6
PIONEER PR33G26 120,1 126,9 135,0 22,4 13 142,3
AGRA GOLDSTING 120,0 127,5 133,3 24,1 11 140,5
CEREALTOSCANA VELASQUEZ 119,6 128,3 121,5 23,7 13 159,2
DEKALB FESTOS 119,1 123,5 129,2 23,0 9 139,4
DEKALB CHESNUT wx 118,9 123,9 124,4 24,3 8 147,7
GALLETTI CAHIZ 118,4 131,0 138,3 25,0 13 145,9
AGRITRADING DENALI 117,2 122,9 131,9 26,2 5 150,2
ZAULI FELINIS 116,6 123,4 129,6 25,3 8 152,6
AGRITRADING MAXIDEL 113,8 120,6 129,0 25,3 9 156,9
SES TOBRUS 111,9 119,6 125,8 26,2 8 118,5
SIS ACUTO 111,6 117,7 130,7 25,4 6 135,8
STEFANONI MORTARA 111,5 125,6 131,1 24,8 17 155,4
HGD GLENTOR 108,5 115,0 123,0 25,5 9 116,4
SEMFOR BIVIO 102,3 117,5 126,4 25,2 14 149,7
STEFANONI SARZANA w 95,0 104,3 111,2 26,3 11 142,7
media 600 120,6 127,6 133,1 24,4 9,5 146,0
(1) a=testimone agronomico; u-=testimone umidit inferiore; u+=testimone umidit superiore; sv=semivitreo; v=vitreo;
w=bianco (white); wx=alto contenuto di amilopectina (waxy);
PRODUZIONE
(q.li/ha 15,5%)
Tab. 5 - Mais 1998 - Prova di iscrizione al Registro Nazionale delle Variet - II ANNO
Risultati e Caratteristiche degli ibridi in prova di classe 600
Fig. 2 - Jesi - Precipitazioni 1998 a confronto con media periodi 94/97 e 51/86
31
VALORI MEDI 12 LOCALITA' PRODUZIONE
DITTA IBRIDO (1) INDICE UMIDITA' PIANTE (q.li/ha 15,5%)
DI ALLA SPEZZATE JESI
PERFORMANCE 1998 biennio 97/98 RACCOLTA % % 1998
Ibri di testi moni di cl asse 700
T->JUANITA u+ 126,0 131,6 138,6 26,3 10 160,0
T->AGRISUPER a 123,5 127,8 134,9 27,2 6 142,1
T->OLMO a 120,0 124,2 130,5 27,2 6 129,4
T->SELE a 127,6 132,8 139,5 26,3 8 162,0
T->LUCIA sv 95,5 98,8 101,6 26,6 8 113,1
media ibridi test 118,5 123,0 129,0 26,7 7,6 141,3
i bri di di cl asse 700
AGRA GOLDAIR 126,6 127,3 131,8 24,8 6 129,1
CARGILL ZUNI 125,7 132,2 135,4 27,6 7 135,8
SIS CAMPODORO 125,3 129,8 138,5 27,2 6 148,1
AGRITRADING ILLIMANI 125,0 128,2 134,2 27,7 3 136,3
KWS CETUS 123,4 126,4 130,4 27,1 4 156,1
SEMUNDO MACISTE 122,1 128,2 136,2 28,1 7 144,7
AGRITRADING ACONCAGUA 121,2 124,1 128,5 26,5 6 138,1
DEKALB SETOS 120,9 125,2 133,9 26,7 7 131,8
PIONEER PR31G20 120,6 126,8 133,7 26,9 10 136,9
SEMFOR TUTTO 118,9 122,8 128,7 25,2 9 124,8
PIONEER PR32B86 117,9 119,5 131,7 24,8 8 141,1
SES THEBES 117,4 124,0 133,1 28,0 8 130,2
SIVAM YUCHI 116,3 119,2 125,3 27,6 3 116,5
MYCOGEN URSUS 109,9 115,7 124,5 28,8 5 120,9
DELTAFERT AIDEL sv 107,9 112,7 122,1 28,1 5 121,7
SES FELSINA 88,9 93,4 112,9 27,5 8 106,5
media 700 118,0 122,2 130,1 27,0 6,4 132,4
(1) a=testimone agronomico; u-=testimone umidit inferiore; u+=testimone umidit superiore; sv=semivitreo; v=vitreo; w=bianco (white);
wx=alto contenuto di amilopectina (waxy);
PRODUZIONE
(q.li/ha 15,5%)
0
5
10
15
20
25
30
35
40
1 2
APR
3 1 2
MAG
3 1 2
GIU
3 1 2
LUG
3 1 2
AGO
3 1
SET
mesi e decadi
t
e
m
p
e
r
a
t
u
r
a

C
TMAX 98
TMAX 94/97
TMAX 51/86
TMIN 98
TMIN 94/97
TMIN 51/86
TAB. 6 - Mais 1998 - Prova di iscrizione al Registro Nazionale delle Variet - II ANNO
Risultati e Caratteristiche degli ibridi in prova di classe 600
Fig. 3 - Jesi - Temperature max e min 1998 con i periodi 94/97 e 51/86
SPERI M ENTAZI O NE
32
a circ o l a re Mi-
Pa del 2/12/97,
redatta in se-
guito ad ac-
c o rdi con il
M i n i s t e ro della Sanit e quel-
lo dellInterno, che consente
la coltivazione della canapa
(Cannabi s sati va L.) sul terr i-
torio nazionale, giunta a sa-
n a re una situazione per cui il
n o s t ro paese, tradizionale uti-
lizzatore e produttore di cana-
pa, (fin dall'inizio del XX se-
colo l'Italia, leader incontra-
stata per la produzione della
m i g l i o re qualit di fibra tessi-
le, era fra i maggiori pro d u t-
tori al mondo, contendendo,
fino ai primi anni '50, all'U-
nione Sovietica, il primato
d e l l ' e s p o rtazione mondiale)
r a p p resentava una realt ano-
mala nel quadro agricolo eu-
ropeo, rimanendo l'unica na-
zione a non perm e t t e rne la
coltivazione e a non usufruire,
p e rci, dei contributi stanziati
della Comunit Europea fin
dagli anni '70 (Reg. CEE
n.1308 del 29/6/1970).
Il rilancio della coltura pre-
suppone, per, il superamen-
to delle cause che ne hanno
d e t e rminato la crisi. La situa-
zione di stallo in cui il merc a-
to canapifero piombato, im-
putabile a molteplici fattori,
pu riassumersi nel seguente
q u a d ro: da un lato il divario
c reatosi tra i prezzi di cessio-
ne della canapa e dei pro d o t t i
a l t e rnativi di surro g a z i o n e ,
che hanno inevitabilmente
collocato la coltura fuori mer-
cato, dall'altra la crescente in-
soddisfazione degli agricoltori
di fronte alla diminuzione
p ro g ressiva dei ricavi, ac-
compagnata dalla lievitazione
dei costi di produzione.
Ora, perci, dopo il supera-
mento dei vincoli pro i b i z i o n i-
stici che hanno attanagliato
per anni la coltura, si impone
un'altra priorit: l'abbassa-
mento dei costi di pro d u z i o-
ne. Il raggiungimento di tale
obiettivo non pu prescindere
d a l l ' a ffinamento della tecnica
a g ronomica, la cui evoluzione
dovr necessariamente tra-
dursi in un aumento delle re-
se ed un miglioramento quali-
tativo del prodotto, a cui do-
v rebbe affiancarsi una dimi-
nuzione del costo dei mezzi di
produzione.
Il contesto socio-economico
in cui attualmente si opera
non ha pi spazio per una ca-
napicoltura come siamo tradi-
zionalmente abituati ad imma-
g i n a re, ma impone un pro f o n-
do processo di rinnovamento
che comporti l'integrale "in-
tensivizzazione" della coltura.
MATERIALI E METODI
Nel 1998, in Osimo (AN),
stata impostata una pro v a
sperimentale per confro n t a re
due distanze di semina (20 e
IL RILANCIO
DELLA CANAPA
L
La speri mentazi one avvi ata dal l I sti tuto per l e col ture i ndu-
striali di Osimo consente di ottenere uti l i indi cazi oni . I l con-
fronto stato avviato fra due distanze fra le file, tre densit di
semina e di dosi di concime azotato.
Panoramica del campo di prova
40 cm) in combinazione con
t re densit di investimento
(130, 190 e 250 semi/m
2
) e
t re dosi di azoto, (75, 150 e
225 unit/ha), in uno schema
sperimentale fattoriale con
q u a t t ro ripetizioni e parcelle di
16 m
2
di superficie, impie-
gando la cultivar Fibranova.
La preparazione del terreno
stata realizzata in modo con-
venzionale con aratura estiva
e successivi affinamenti, co-
me per altre colture da rinno-
vo. Alla semina, realizzata il
16/4/1998 con seminatrice
p a rc e l l a re, a fila continua, il
t e rreno era perfettamente af-
finato e libero da infestanti. In
p re-aratura sono stati distri-
buiti 100 Kg/ha di P
2
0
5
,
m e n t re, in copertura, 150
Kg/ha di azoto. Non stata
realizzata alcuna forma di
controllo delleinfestanti.
Durante la conduzione della
p rova sono stati determ i n a t i :
n u m e ro di piante alla raccol-
ta, diametro medio dei fusti
nella porzione fibrosa, a 5 cm
dalla base e dalla sommit,
altezza delle piante ed epoca
di fioritura. Alla raccolta, re a-
lizzata a part i re dal 29 luglio,
su 20 piante per parcella
stato determinato il rapport o
tra foglie e bacchetta (porz i o-
ne del fusto dalla base alla
parte superiore con fibra resi-
stente, determinata sfilaccian-
do con la costa di un coltello,
a contrasto con il pollice della
mano, la pianta a part i re dal-
l'apice). Le parti mediane di 5
bacchette per parcella sono
state sottoposte, manualmen-
te, a stigliatura verde, sepa-
rando la corteccia (tiglio) dal
c i l i n d ro centrale (canapulo).
Bacchette, foglie, tiglio e ca-
napulo sono stati, poi, essic-
cati in forno per 24 ore a 105
C. La loro incidenza re l a t i v a
stata utilizzata per determ i-
n a re le rispettive pro d u z i o n i
unitarie.
I risultati ottenuti sono stati
sottoposti ad analisi della va-
rianza considerando tutti i fat-
tori fissi. Di seguito vengono
r i p o rtati solo quelli risultati
significativi.
AMBIENTE DI
SPERIMENTAZIONE
Le caratteristiche del terre n o
che ha ospitato la prova sono
r i p o rtate in tabella 1. Riguar-
do alle componenti chimico-
fisiche risultato ricco in fo-
s f o ro, potassio assimilabile e
c a l c a re totale e attivo, ben
dotato in azoto totale, media-
mente in sostanza organica e
a reazione sub-alcalina.
L'andamento term o - p l u v i o m e-
trico (figura 1) stato caratte-
rizzato da temperature sempre
al di sopra di quelle poliennali
per tutto il ciclo della coltura,
tranne che nella prima met
del mese di maggio. Le piogge
sono cadute abbastanza co-
piose fino alla seconda decade
di giugno; da quel momento
fino alla raccolta della coltura
non sono pi stati re g i s t r a t i
eventi appre z z a b i l i .
RISULTATI
La distanza di semina tra le fi-
le (tabella 2) ha influenzato
significativamente la pro d u-
zione attraverso effetti sulle
sue componenti. L'interf i l a
pi stretta (20 cm) ha presen-
tato una biomassa del 33%
s u p e r i o re a quella pi larg a ,
con diff e renze notevoli anche
nella produzione di bacchetta,
tiglio e canapulo. L'eff e t t o
della distanza interf i l a re ri-
scontrabile anche sul numero
di piante alla raccolta, risulta-
to significativamente superio-
re in quella pi stretta. Il diva-
rio, tuttavia, seppure di ben il
10%, non di per s suff i-
ciente a spiegare la gro s s a
differenza produttiva. Le pian-
te, meglio spaziate, si sono
sicuramente avvantaggiate di
una migliore interc e t t a z i o n e
della radiazione solare, che ha
consentito loro una migliore
c rescita. Ci supportato an-
che dalla maggiore incidenza,
nelle file strette, delle foglie
rispetto alle bacchette.
Il numero di piante alla rac-
colta risultato inferiore ad
un terzo della densit di se-
mina in tutte le tesi a con-
f ronto (tabella 3). Lo scarso
investimento ottenuto potre b-
be essere imputabile all'insuf-
ficiente copertura del seme e
al verificarsi di pre c i p i t a z i o n i
battenti successive all'impian-
to, cos come riferito da Di
Candilo e Casarini, 1998. For-
se questo inconveniente po-
t rebbe esser risolto con l'ese-
cuzione di una rullatura suc-
cessiva alla semina. Per tutti i
caratteri le uniche diff e re n z e
significative sono state rileva-
te tra le prime due densit
(130 e 190 semi/m
2
) e la ter-
za (250 semi/m
2
). Come atte-
so, quest'ultima ha determ i-
nato una sensibile riduzione
delle dimensioni delle bac-
chette (lunghezza, inferiore ai
2 metri, e diametri basale e
apicale). Essa ha per per-
messo la realizzazione di una
p roduzione di biomassa, bac-
chetta e canapulo, superiori
di circa il 14, 16 e 13 %, ri-
spettivamente.
Sia la produzione in tiglio che
33
Por zione apicale di una pianta con infiorescenze maschili
34
il rapporto fra questo ed il ca-
napulo sono risultati condi-
zionati dall'interazione densit
di semina x concimazione
azotata (tabella 4). Riguard o
al primo carattere non si
avuto alcun effetto della con-
cimazione alle densit di inve-
stimento inferiore ed interme-
dia, mentre con l'investimen-
to pi alto la dose di 150
unit per ettaro ha consentito
la massima produzione (27,1
q/ha), statisticamente non di-
versa, per, da quella ottenu-
ta distribuendo un quantitati-
vo di azoto dimezzato (25,1
q/ha). La dose pi alta non ha
influito sul carattere, al pari
della non concimazione (ri-
spettivamente 21,3 e 21,4
q/ha). Il miglior rapporto ti-
glio/canapulo si avuto alla
pi alta densit di semina con
150 unit di azoto.
CONCLUSIONI
La sperimentazione, che ha
p revisto il confronto tra due
distanze fra le file, tre densit
di semina e tre dosi di conci-
me azotato, nel 1998, ha con-
sentito di ottenere alcune utili
indicazioni.
La distanza fra le file, contra-
riamente a quanto riportato da
una recente sperimentazione
in Emilia (Di Candilo et al.,
1996), ha influenzato quasi
tutti i parametri esaminati.
L'impiego di una distanza in-
t e rf i l a re doppia rispetto a quel-
la tradizionale (non superiore
ai 20 cm), ha comportato una
sensibile riduzione sia della
biomassa, che delle altre com-
ponenti la produzione; questo
fatto, nonostante sia qualitati-
vamente migliorata la pro p o r-
zione fra materiale fibroso e
non nella pianta, non lascia
p re v e d e re la possibilit di di-
s t a n z i a re ulteriormente le file
di semina per eseguire inter-
venti di sarchiatura meccanica.
Il pi alto investimento ha per-
messo di ottenere il maggior
n u m e ro di piante alla raccolta
che si tradotto nella pi alta
p roduzione di biomassa, bac-
chetta e canapulo.
La coltura ha evidenziato una
scarsa risposta alla concima-
zione azotata. Il part i c o l a re an-
damento stagionale, che non
ha praticamente fatto re g i s t r a-
re piogge utili nella seconda
met del ciclo della pianta, ha
f o rtemente condizionato l'in-
fluenza di questo fattore, limi-
tata solo ad un paio dei carat-
teri esaminati (rapporto ti-
glio/canapulo e produzione di
stigliato verde), alla massima
densit di semina.
In condizioni analoghe a quel-
le dell'ambiente di coltura,
p e rci, non sembra opport u-
no spingere la concimazione
azotata oltre i 75 kg/ha, cosa
possibile, invece, come evi-
denziato da recenti studi
( M a rras 1976; Di Candilo et
al. 1996) con una pi abbon-
dante disponibilit idrica.
Andrea Del Gatto
Domenico Laureti
Istituto sperimentale
colture industriali
Osimo (AN)
0
10
20
30
40
50
60
I II
Mar
III I II
Apr
III I II
Mag
III I II
Giu
III I II
Lug
III I II
Ago
III I II
Set
III
0
5
10
15
20
25
30
Precipitazioni 1998 Precipitazioni Poliennio Temperature 1998 Temperature Poliennio
Fig. 1 - Precipitazioni e temperature medie decadiche del periodo marzo-settembre 1998 a confronto con quelle poliennali
35
Tabella 3 - Influenza della densit di semina sullinvestimento finale ed alcuni parametri biometrici e produttivi
Densit Piante alla
Bacchetta Produzione s.s. (q/ha)
di semina raccolta Lunghezza Diametro (mm)
Biomassa Bacchetta Canapulo
(n.semi/m
2
) (n./m
2
)
media (cm) basale apicale
130 40,7 211 10,2 3,9 63 50 32
190 50,6 207 9,7 3,9 68 53 33
250 70,0 197 8,5 3,6 77 62 38
DMS0.05 6,8 9 0,7 0,2 6 5 3
Tabella 4 - Interazione tra densit di semina e concimazione azotata su produzione di
tiglio e rapporto tiglio/canapulo
Dosi di
Produzione s.s. tiglio Rapporto
concime
(q/ha) tiglio/canapulo
azotato
Densit di semina (n. semi/m
2
) Densit di semina (n. semi/m
2
)
(unit/ha)
130 190 250 130 190 250
0 18,8 20,1 21,4 0,59 0,60 0,58
75 18,2 18,3 25,1 0,58 0,57 0,63
150 16,9 21,1 27,1 0,55 0,58 0,73
225 19,6 17,9 21,3 0,59 0,56 0,61
DMS0.05 3,8 0,08
Tabella 2 - Influenza della distanza interfilare sullinvestimento finale e su alcuni parametri produttivi
Distanza Piante alla
Produzione s.s. (q/ha)
Rapporto
Foglie Bacchette
interfila raccolta Biomassa Bacchetta Tiglio Canapulo foglie/
(%) (%)
(cm) (n./m
2
) bacchette
20 56,8 81 64 24 40 0,340 25 75
40 50,7 58 46 17 29 0,310 23 77
DMS0.05 5,6 5 4 2 2 0,026 1 1
Tabella 1 - Carat t e ri s t i che pedologi che del campo di prova
Giacitura pianeggiante
Sabbia (%) 35
Limo (%) 20
Argilla (%) 45
Tessitura (U.S.D.A.) argillosa
pH 8
Calcare totale (%) 22,30
Calcare attivo (%) 7,70
Sostanza organica (%) 2,49
Azoto totale () 1,56
Fosforo assimilabile (ppm) 29,30
Potassio assimilabile (ppm) 246
BIBLIOGRAFIA
Rivoira G., Marras G.F., 1976. Canapa per lindustria cartaria: r icer -
che sulla tecnica colturale. L I n f o rm a t o re Agrario, 39, 24153-24160.
Di Candilo M., Ranalli p., Marino A., 1996. I nfl uenza dell invest i -
mento e della concimazione azot ata sul la produzione di canapa da
cellulosa (Cannabis sativa L.). Rivista di Agronomia, 3, 258-263.
Di Candilo M., Cesarini B., 1998. Aspetti agronomici in Canapa: il
r i t o rno di una coltura pre s t i g i o s a . Edizioni Avenue media, Bologna.
RI CERCA
36
n un compre n-
sorio, come
quello in cui ri-
cade il terr i t o-
rio del Comune
di Osimo, dove
mediamente le precipitazioni dei
mesi estivi raggiungono valori
d e l l o rdine di 170 mm, ricorre re
alla pratica dellirrigazione, in
t e rreni di pianura, per soddisfare
le esigenze delle colture, appare
un intervento obbligato dal qua-
le non si pu pre s c i n d e re se si
vuole valorizzare adeguatamente
la potenzialit produttiva della
media valle del fiume Musone.
Nello scenario della richiesta
idrica, anche la componente an-
t ropica occupa uno spazio rag-
g u a rdevole. Consumi umani ed
usi agricoli ed extragricoli pos-
sono per entrare in competi-
zione quando il bene vitale viene
a trovarsi nella condizione di di-
sponibilit limitata e la domanda
risulta maggiore delloff e rt a .
E appena il caso di ricord a re
che il bilancio idrologico annua-
le, nella pianura di pert i n e n z a
del Comune, chiude in perd i t a .
Infatti la diff e renza tra la port a t a
dellacqua del fiume in entrata
(nella parte alta della pianura) e
quella in uscita (nella zona di
Campocavallo) ammonta a cir-
ca 5 milioni di m
3
/annui (Garz o-
nio C.A. e Nanni T., 1992) con-
t ro un consumo di circa 6 mi-
lioni di m
3
/annui di cui 3 milio-
ni/annui per uso potabile ed al-
t rettanti per uso irriguo. Nel
tratto considerato si pre l e v a n o
p e rtanto volumi dacqua supe-
riori a quelli apportati dallali-
mentazione fluviale. La situazio-
ne tender ad aggravarsi nel
tempo per effetto di modifica-
zioni in atto dellalveo fluviale
(canalizzazione ed appro f o n d i-
mento) segnalate di re c e n t e
(Ciancetti G. et Al., 1997) che
c o m p o rtano una minore ali-
mentazione dellacquifero .
Le falde si sono dunque abbas-
sate e la variazione registrata nel
decennio 1965-74 nei pozzi del-
lacquedotto di Padiglione pu
e s s e re apprezzata nella figura 1.
Si osserva che labbassamento
pi accentuato del livello fre a t i-
co stato registrato nel 1971 e
tra, la fine e linizio del decennio
considerato, la diminuzione
stata di 2,4 m. Tuttavia in annate
pi piovose stato riscontrato
un miglioramento.
Mediamente, nel corso dellan-
no, a part i re dal mese di aprile
si rileva una graduale diminu-
zione, fino ad agosto dove le
acque freatiche si situano ad
una profondit di 10,5 m dal
piano di campagna (fi gura 2) .
Successivamente per eff e t t o
delle precipitazioni, la posizio-
ne migliora raggiungendo in di-
cembre unaltezza di 8,5 m.
Nel contesto di una evidente ri-
duzione delle risorse idriche fa-
re appello agli art. 1 e 2 della
Legge Galli (36/94), che sanci-
scono il carattere pubblico delle
acque superficiali e sotterr a n e e
e luso prioritario dellacqua per
LIRRIGAZIONE NEL
TERRITORIO DI OSIMO
I
Non si pu pre s c i n d e re dal l a conoscenza del l e pecul i ari t
i d ropedol ogi che e dal l e esi genze fi si ol ogi che del l e speci e
vegetal i colti vate. L adozi one di un bi lanci o meteoro l o g i c o
giornaliero consente un risparmio della risorsa idrica.
In questa pagina viene pubblicata la relazione presentata alla prima conferenza sullo sviluppo agricolo, organizzata dal Comune di
Osimo in collaborazione con lAssociazione A. Bartola di Ancona. Osimo 17/04/1999.
Fig. 1 - Andamento del livello della falda e precipitazioni nel decennio 1965-1974
37
il consumo umano rispetto ad
altri usi, significa non risolvere
il problema della limitata dispo-
nibilit idrica. La questione va
p e rtanto aff rontata nel suo in-
sieme attraverso unanalisi del-
le possibili vie da perc o rre re
( m i g l i o re conoscenza del terr i-
torio relativamente alle caratte-
ristiche pedologiche, risparm i o
idrico e nuove fonti di appro v v i-
gionamento) nellintento di por-
t a re il bilancio idrico sopra ri-
c o rdato in condizioni di equili-
brio e quindi garantire agli
utenti luso della risorsa.
CARATTERISTICHE
PEDOLOGICHE
DEL TERRITORIO
Sulla base di dati analitici forni-
ti da pi aziende agricole situa-
te nella pianura, stato possi-
bile eff e t t u a re una valutazione
pedologica dei suoli. In part i-
c o l a re, le analisi granulometri-
che condotte su terreni dislo-
cati in senso longitudinale della
valle, cio procedendo da Ca-
senuove ovest verso Campoca-
vallo, sebbene con diverse me-
todologie, hanno fatto rilevare
la graduale diminuzione della
frazione sabbiosa unitamente
allaumento del contenuto di li-
mo (tabella 1).
Il giudizio agronomico va nella
d i rezione di terreni arg i l l o s i -
sabbiosi nella parte pi intern a
della piana e di suoli arg i l l o s i -
limosi fini cio pre v a l e n t e m e n-
te costituiti da particelle di di-
mensioni pi sottili nella zona
pi orientale.
Una diff e rente ripartizione dei
depositi alluvionali si osserv a
anche in senso trasversale della
pianura. Infatti in terreni pro s s i-
mi allalveo fluviale si constata
un maggior contenuto di sabbia
rispetto a suoli ubicati pi a
monte della piana (tabella 2) .
Anche in questo caso per le di-
verse componenti granulome-
triche si hanno terreni sabbiosi,
sciolti, e argillosi, pi compatti.
Nei terreni della porzione di pia-
nura alluvionale nota come pia-
ne di Passatempo prevale la fra-
zione sabbiosa (50%) su quella
limosa (32%) e argillosa (18%).
I dati analitici della capacit
idrica di campo unitamente alla
componente sabbiosa di terre-
ni, su cui sono state condotte
p rove sperimentali per pi anni
nellambiente in questione e in
a l t re zone dellItalia Centrale,
sono stati utilizzati per lo stu-
dio di correlazioni.
Dallesame della fi gura 3, si
pu aff e rm a re che a contenuti
c rescenti della frazione sabbio-
sa corrispondono valori decre-
scenti della capacit idrica di
campo e la riduzione del potere
di trattenimento dellacqua da
parte del sub-strato pedologico
dipende per il 49% dal conte-
nuto di sabbia: il restante 51%
da altre cause. Lequazione del-
la retta di re g ressione pu es-
s e re di valido aiuto per eff e t-
t u a re una stima della capacit
idrica di campo nota la perc e n-
tuale di sabbia nellinterv a l l o
dei valori riportati.
Tuttavia per valutare le caratte-
ristiche idropedologiche del ter-
reno (capacit di campo e pun-
to di appassimento), limpre n-
d i t o re, nellintento di re a l i z z a re
i n t e rventi irrigui mirati, pu av-
valersi di laboratori specializzati
che consentano inform a z i o n i
chiaramente pi pre c i s e .
Fig. 2 - Variazioni del livello della falda e precipitazioni registrate nei mesi dellanno
(valori decennali)
Pianura ad ovest di Casenuove ser vita dalle acque irrigue della diga di Castriccioni
RISPARMIO IDRICO
Il contenimento dei consumi
idrici riguarda tutti i settori:
umano, agricolo ed extragrico-
lo. Tuttavia nel contesto della
p resente nota ci si limita a fer-
m a re lattenzione sulla possibi-
lit di risparmio dellacqua ad
uso irriguo. Si tratta, in primo
luogo, di determ i n a re: la capa-
cit idrica di campo, il punto di
appassimento e la densit ap-
p a rente dello strato di terre n o
da bagnare. Tali elementi con-
sentono di calcolare il volume
unitario di acqua da erogare al-
la coltura. Si predispone poi un
p rospetto nel quale devono es-
s e re annotati le pre c i p i t a z i o n i
ed i consumi evapotraspirativi
e ffettivi giornalieri e, quando la
somma di questultimi (al netto
delle piogge utili) calcolata a
p a rt i re dal giorno del primo in-
t e rvento irriguo pari al volu-
me di adacquamento calcolato,
si effettua lintervento irriguo.
Si restituisce dunque al vegeta-
le nellarco del ciclo biologico
quello che ha eff e t t i v a m e n t e
consumato per evapotraspira-
zione nelle diverse tappe carat-
terizzanti dello sviluppo.
In una prova condotta su mais,
lo scorso anno, per la valutazio-
ne delleffetto dei nitrati contenu-
ti nelle acque di irr i g a z i o n e ,
sponsorizzata dallAzienda Spe-
ciale per lEnergia e lAmbiente
(Aspea) di Osimo, i consumi di
acqua sono stati di 4.270 m
3
/ h a
come messo in evidenza nella
tabella 3. Applicando la metodo-
logia dei bilanci, lutilizzo, in due
situazioni assai verosimili per
lambiente considerato, sare b b e
stato decisamente inferiore con
un risparmio della risorsa acqua
che poteva variare dal 23 al
26%. Inoltre nella circ o s t a n z a
della distribuzione di 500 m
3
/ h a
di acqua, si sarebbe avuta anche
la riduzione del numero degli in-
t e rventi irrigui e, in entrambe le
condizioni simulate, pi della
met di acqua risparmiata per fa-
v o r i re la germinazione dei semi.
38
Figura 4: Parte della pianura del Fiume Musone di pertinenza del Comune di Osimo suscettibile di essere irrigata
con acque del fosso vallato
Fig. 3 - Variazioni della capacit idrica di campo in funzione del contenuto di sabbia
nel terreno. (Rielaborazione da Monotti et Al. 1992-93-94-95-96-97)
Sabbia (%)
39
Tabella 1 - Caratteristiche fisiche di terreni situati sulla sinistra del fiume Musone, tra il limite occidentale
e orientale della pianura
Casenuove ovest Casenuove est Padiglione ovest Padiglione Campocavallo
Parametri (Az. Baldeschi) (Az. Brandoni) (Az. Manovali) (Az. II.RR.BB.) (Az. I.S.C.I.)
(1) (2) (3)
Sabbia (%) 50 36 33 32 13
Limo (%) 21 23 29 41 56
Argilla (%) 29 41 38 27 31
Terreno argilloso-sabbioso argilloso argilloso-sabbioso argilloso-limoso argilloso-limoso fine
(1) Media quattro analisi: in questo e negli altri casi non diversamente specificato metodo ISS: sabbia 0,02-2mm, limo 0,002-0,02 mm, argilla < 0,002 mm.
(2) Media tre analisi.
(3) Media otto analisi metodo USDA: sabbia 0,05 2 mm, limo 0,002-0,05 mm, argilla < 0,002 mm.
Tabella 2 - Caratteristiche fisiche di terreni presi in senso trasversale in punti prossimali e distali al fiume Musone
nella zona di Casenuove Ovest
Azienda Agraria Azienda Agraria
Parametri Zagaglia Giuseppe Agostinelli
verso fiume verso strada verso fiume zona intermedia verso strada
Sabbia (%) 40 38 71 48 36
Limo (%) 22 22 14 22 23
Argilla (%) 38 40 15 30 41
Terreno argilloso-sabbioso argilloso sabbioso argilloso-sabbioso argilloso
Tabella 3 - Epoca degli interventi irrigui e volume di acqua distribuito con il metodo tradizionale (MT) e il metodo
del bilancio idrico ipotizzando la restituzione di 400 m
3
/ha (M
400
) e 500 m
3
/ha (M
500
)
MT M
400
M
500
Volume acqua Volume acqua Volume acqua
Epoca distribuito Epoca distribuito Epoca distribuito
(m
3
/ha) (m
3
/ha) (m
3
/ha)
6 giugno 550 6 giugno 200 6 giugno 200
2 luglio 600 26 giugno 410 27 giugno 510
6 luglio 500 4 luglio 420 7 luglio 510
16 luglio 600 15 luglio 410 21 luglio 540
24 luglio 570 24 luglio 420 30 luglio 520
30 luglio 460 31 luglio 420 7 agosto 530
8 agosto 530 6 agosto 460 13 agosto 500
13 agosto 460 13 agosto 420
medie 534 395 473
Totali 4.270 3.160 3.310
Risparmio % 26 23
NUOVE FONTI DI
APPROVVIGIONAMENTO
Se gli imprenditori agricoli
a v e s s e ro avuto la disponibilit
di acqua irrigua della diga di
Castreccioni come a suo tempo
garantito, verosimilmente le
valutazioni fatte pre c e d e n t e-
mente non avre b b e ro avuto
luogo. In ogni caso riguardo al
completamento della rete di di-
stribuzione idrica per uso irr i-
guo da parte del Consorzio di
Bonifica, si nutrono seri dubbi,
almeno nel breve-medio perio-
do. Perci giocoforza ricerca-
re vie alternative per garantire
al settore primario quelle risor-
se idriche che sono indispen-
sabili per ottenere pro d u z i o n i
pi competitive.
Due sono le indicazioni: 1- uti-
lizzazione del fosso vallato per
uso irriguo; 2- studio della
possibilit di sfru t t a re per uso
potabile gli acquiferi della dor-
sale carbonatica di Cingoli.
La trasformazione del fosso
vallato in canale irriguo potreb-
be coniugare finalmente il rag-
giungimento di una certa sere-
nit di azione per gli impre n d i-
tori agricoli con lalleggerimen-
to degli approvvigionamenti da
falda. Le acque freatiche hanno
assunto nel tempo import a n z a
strategica e vanno salvaguar-
date e protette!
Limitatamente al tratto di pia-
nura compresa nel perimetro
zona Fornaci di Casenuove, Vi a
Cagiata nella piana di Campo-
cavallo, Via di Iesi e asta fluvia-
le del Musone (figura 4), gli in-
t e rventi necessari alla ristru t t u-
razione del fosso vallato in ca-
nale per lirrigazione, non sem-
brano richiedere grossi investi-
menti ed i potenziali utenti po-
trebbero avere vantaggi di ordi-
ne economico in considerazio-
ne del fatto che il bene acqua
a v rebbe un costo pi ridotto
(minori spese di sollevamento,
impianti meno costosi per uti-
lizzo di pompe pi economi-
che). La superficie irrigabile di
questa parte di pianura stata
stimata intorno a 400 ha, con-
siderata lattuale utilizzazione,
con un consumo valutato poco
superiore ad 1.000.000 m
3
/ha.
LEnte di Bonifica che gestisce
la diga di Castreccioni potrebbe
efficacemente coordinare lope-
razione di distribuzione dellac-
qua durante il periodo estivo
cos come organizza attual-
mente lerogazione ad Ovest di
Casenuove.
In ogni caso lEnte sopra ricor-
dato deve assicurare un apport o
suppletivo di acqua al fiume du-
rante la stagione irrigua che
stato stimato poco pi di 100 l/s.
Il Piano di riattivazione del fos-
so vallato potrebbe essere so-
stenuto finanziariamente dalla
Regione in considerazione che
la delibera del consiglio re g i o-
nale 25.02.97 n. 93 prevede un
fondo per interventi nel settore
dellacqua.
Per quanto riguarda laltra pos-
sibile utilizzazione di nuovi fonti
di approvvigionamento enuclea-
ta in precedenza, si ritiene che i
depositi acquiferi localizzati nel-
la dorsale carbonatica di Cingoli
(complesso idrogeologico della
Scaglia e del Massiccio-Maioli-
ca) segnalati da Nanni T. (1992)
possono avere i presupposti per
a s s i c u r a re sia acqua potabile di
qualit eccellente sia indire t t a-
mente acqua ad uso irriguo. In-
fatti, tali giacimenti idrici, es-
sendo situati a monte e a valle
dello sbarramento di Castre c-
cioni, potre b b e ro essere agevol-
mente collegati con le conduttu-
re gi attivate a valle della diga e
le acque di Castreccioni total-
mente impiegate per lirr i g a z i o-
ne dei terreni dellintera valle del
Fiume Musone.
CONCLUSIONI
Sulla scorta degli elementi di-
scussi si possono trarre le se-
guenti conclusioni.
Nei suoli della parte alta della
pianura, delle piane di Passa-
tempo nonch in quelli pro s s i-
mi allasta fluviale, essendo ca-
ratterizzati da una discreta per-
meabilit e da una ridotta capa-
cit di ritenzione idrica, per la
p revalenza della componente
granulometrica sabbiosa, le
azioni irrigue dovre b b e ro esse-
re orientate verso volumi con-
tenuti con turni ravvicinati. Nei
t e rreni situati pi a valle della
pianura e pi distanti dal fiume
essendo costituiti da part i c e l l e
pi fini, quindi re l a t i v a m e n t e
meno permeabili e a pi eleva-
ta capacit di trattenimento
dellacqua, le misure dovrebbe-
ro andare nella direzione di vo-
lumi maggiori con turni pi di-
stanziati. In ogni caso lirr i g a-
zione, per essere condotta in
modo razionale, non pu pre-
scindere dalla conoscenza delle
peculiarit idropedologiche dei
t e rreni (capacit di campo e
punto di appassimento) non-
ch delle esigenze fisiologiche
delle specie vegetali coltivate
(coefficienti colturali).
Ladozione del bilancio meteoro-
logico giorn a l i e ro (condotto con
misurazione strumentale delle
p recipitazioni e dellevaporazio-
ne, il calcolo dellevapotraspira-
zione potenziale ETP e di
quella effettiva ETE -) consen-
te di ottenere un risparmio della
risorsa idrica cos come segna-
lato anche da altri, in un com-
p rensorio della Sardegna meri-
dionale (Soddu A. et Al., 1999).
Lattivazione del fosso vallato
come canale per lirrigazione di
una parte dei suoli della pianu-
ra, appare una via perc o rr i b i l e
sia perch le risorse idriche ri-
s u l t e re b b e ro economicamente
pi vantaggiose sia perch il
p rolungamento della rete di di-
stribuzione dellacqua irr i g u a
della diga di Castreccioni non
sembra possa essere re a l i z z a t o
in tempi brevi.
Lo sfruttamento per uso pota-
bile dei depositi acquiferi dello
Scaglia e del Massiccio-Maioli-
ca situati nella dorsale carbo-
natica di Cingoli potrebbe con-
sentire limpiego degli accumu-
li della diga di Castreccioni per
l i rrigazione dei suoli dellintera
valle del Fiume Musone.
Vincenzo Pirani
Consigliere Aspea Osimo
gi Direttore di Sezione
Istituto Sperimentale Colture
Industriali - Bologna
Si r i ngrazia l ASPEA, l I st it ut o
Geofisico di Macerata, lIstituto
Speriment al e per le Coltur e In -
dustriali di Bologna SOP di
Osimo e le aziende agricole per
aver f or ni t o r i spet ti vament e i
dati ri guardanti le falde, le pre -
ci pi t azi oni , l evapor azione uni -
tament e ai coeffi cienti col turali
adot t at i i n pr ove di i r r i g a z i o n e
su mais e le caratteristiche fisi -
che dei terreni.
40
B I B L I O G R A F I A
- Ciancetti G., Tazioli G. S., Tomassoni D., Cantori P., 1997. Sulle
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g e o m o rfologia e idrologia presentato al 76 congresso della
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gia presentato al 76 congresso della Societ geologica Italiana
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fabbisogni idrici di alcune colture rappresentative in un compre n-
sorio della Sardegna meridionale ed analisi dei volumi di acqua
somministrati nel decennio 1988-1997. In corso di pubblicazione
su Irrigazione e Drenaggio Edagricole - Bologna.
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in data 16 novembre 1979
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Questo numero stato chiuso l8/6/99
ed stato spedito nel mesedi giugno 1999