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COMMISSIONE DELLE COMUNIT EUROPEE

ig ie n e e s i c u r e z z a d e l l a v o r o
Lo tta te c n i c a c o n tr o l 'i n qu i n a me n to
n e l l 'i n d u s tr i a s i d e r u r g i c a
Situazione: 1 gennaio 1980
EUR 5977 DE, EN, FR, IT, NL
Nu o v a e d i z i o n e
COMMISSIONE DELLE COMUNIT EUROPEE
ig ie n e e s i c u r e z z a d e l l a v o r o
Lo tta te c n i c a c o n tr o l'in qu in amen to
n e ll'in d u s tr ia s id e r u r g ic a
Situazione: 1 gennaio 1980
Documento elaborato dai signori
Alfred FUNCK, ARBED
e
Gerhard WILL, Commissione delle Comunit europee
Direzione generale Occupazione ed affari sociali
EUR 5977 DE, EN, FR, IT, NL
1981 Nu o v a e d i z i o n e
Pu bbl i c a to d a l l a
COMMISSIONE DELLE COMUNIT EUROPEE
Dir e z io n e g e n e r a le me r c a to d e l l 'i n fo r ma z i o n e e in n o v a z io n e
Btime n t Je a n Mo n n e t
LUXEMBOURG
AVVERTENZA
i j i u'iimisi'one eile Comunit europee, ne alcuna persona che agisca per
conio, e responsabile dell'uso che dovesse essere fatto delle informazioni
che seguono
La presente pubblicazione edita anche nelle seguenti lingue
' DE ISBN 92-825-2658-5
EN ISBN 92-825-2659-3
FR ISBN 92-825-2660-7
NL ISBN 92-825-2662-3
Una scheda bibliografica figura alla fine del volume
Lussemburgo, Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunit europee.
1981
CECA-CEE-CEEA, Bruxelles-Lussemburgo, 1981
Printed in Belgium
ISBN 92-825-2661-5 N. di catalogo: CD-NQ-81-004-IT-C
Indice
INTRODUZIONE 1
COMPENDIO GENERALE 3
CAPITOLO 1 - LOTTA CONTRO L'INQUINAMENTO ATMOSFERICO 19
- Misurazione e registrazione mediante il "KONTITEST" della
concentrazione di polveri silicogene, tossiche e pericolose
(PS 158) 19
- Studio degli influssi esercitati sul conteggio delle parti-
celle di polvere dalla sovrapposizione di particelle e dall'
ambiente in cui si trovano le particelle durante il conteggio
(PS 175). 22
- Studio con microscopio elettronico di polveri respirabili
sprigienate nell' industria siderurgica (PS 229) 24
- Telecontrollo delle propriet dei gas non trattati emessi dalle
acciaierie all'ossigeno (PS 254) 25
- Effettuazione di misurazioni sulle particelle solide in sos-
pensione nell'atmosfera nelle vicinanze degli stabilimenti 27
siderurgici (PS 261)
- Ricerca sulla correlazione esistente fra i risultati ottenuti
mediante sei apparecchiature per il prelievo di campioni di
polveri sedimentabili o "precipitate" (PS 272) 29
- Messa a punto di un metodo di valorizzazione delle misurazioni
d'inquinamento atmosferico nell'ambiente siderurgico (PS 231) 31
- Elementi fondamentali del programma di misurazione per il
rilevamento della distribuzione di sostanza inquinanti nell'
aria, al fine di valutare le correlazioni esistenti fra
immissione e fonti d'emissione (PS 283)
- Metodi di misurazione (PS 300) 34
- Misurazione ed analisi delle emissiono nell'aria, provenienti
dai forni da coke, con particolare riferimento alle esposizioni
del lavoratore (PS 285) 36
32
Prove su modello tramite moderni sistemi di ventilazione per
repartiforni da coke (PS 305) 38
Realizzazione di nuovi tipi di tenuta stagna per porte di forni
da coke (PS 319) 40
Indagine sulle possibilit di miglioramente delle condizioni
di Lavoro nel reparto "arrostimento" della fabbrica di pellets
della Hoogovens Ijmuiden B.V. in base allo studio dell' esten-
sione della contaminazione atmosferica in detta fabbrica per
l'influenza dei movimenti atmosferici in essa predominanti
(PS 248)
4 1
Riduzione delle emissioni di anidride solforosa, mediante
diminuzione della quantit di combustibile solido nella miscela,
in prossimit degli impianti di agglomerazione dei minerali di
ferro(PS 257) 43
Studio e controllo delle emissioni degli inquinanti gassosi
acidi, prodotti dalle agglomerazioni di minerali di ferro e
valutazione della loro incidenza sull'ambiente (PS 297) 45
Eliminazione dei vapori tossici che si sprigionano durante la
granulazione delle scorie (PS 237) 46
Eliminazione dei fumi prodotti durante la desolforazione della
ghisa in siviera di trasporto, fonte di nocumenti, per gli
operai e l'ambiente circostante (PS 256)
48
Processo tecnico per l'eliminazione dei gas di scarico
contenenti polveri durante la colata dell'altoforno (PS 288) 50
Sviluppo di procedimenti ottimali sotto il profilo tecnico e
scientifico per l'aerazione e la depolverazione nei reparti 51
della acciaierie (PS 224)
Recupero dei fumi emessi dai forni ad arco, senza combustione
e possibilit di cernita delle polveri raccolte (PS 290) 54
Studio della captazione tramite filtrazione a manica degli
inquinanti gassosi e granulari. Utilizzazione nell'ambito dell'
acciaieria electtrica; possibilit di estensione ad altri
reparti siderurgici (PS 298) 55
Perfezionamento del controllo dei fumi sprigionati nei forni
elettrici (PS 302)
57
Regolazione ottimale degli impianti di depolverazione di gas
di scarico nelle acciaierie elettriche (PS 309) 58
La captazione del fluoro nel procedimento di depolverizzazione
a secco dei gas residui contenenti CO, durante la fabbricazione
dell'acciaio (PS 180)
61
- Studio delle dimensioni delle particelle contenute nei fumi
rossi e possibilit d'intervento (PS 311) 63
- Studio di un sistema di depurazione e dei fenomeni ad essi
connessi per l'ottimazione della loro efficienza (PS 276) 64
- Depolverazione dei gas di scarico dei forni Martin ad elevata
carica di rottame (PS 242) 65
- Studio sulla composizione della sostanze a base di fluoro
immesse nell'atmosfera nell'industria siderurgica, al fine
di delineare una tecnica di trasformazione dei composti a
base di fluoro tossici in prodotti meno nocivi (PS 238) 6>
- Ricerca sui processi fisico-chimici di trasporto che hanno
luogo nell'emissione di gas contenenti fluoro da scorie in
fusione e da fasi solide, con l'obiettivo di reperire mezzi
per diminuire la contaminazione dell'ambiente ad opera del
fluoro (PS 255) ^
7
- Studio dell'emissione globale di ossidi di azoto negli appa-
rati di combustione industriali a gas, per lo sviluppo di
bruciatori con gas di scarico a basso contenuto di ossidi Q
di azoto (PS 226)
- Procedimenti atti ad impedire la formazione o a distruggere
i gruppi NO. presenti nei gas di scarico industriali (PS 295) ^
- Riduzione dell'emissione di prodotti inquinanti delle fiamme
industriali e dei forni, con mantenimento del rendimento
72
energetico (PS 250)
- Correlazione fra le caratteristiche di funzionamento degli
impianti siderurgici e grado di efficienza dei depolveramenti
(PS 274) 75
- Ricerca sullo schema tipo di movimento dell'aria e sulla
distribuzione della temperatura e delle concentrazioni dell'
inquinamento atmosferico in modelli di capannoni ad S dei
reparti di stagnatura della "Hoogevens Ijmuiden B.V. (PS 253) 77
- Ricerca in un parco di condizionamento bramme sull'abbatti-
mento di fumi e polveri (PS 322) 79
CAPITOLO 2 - LOTTA CONTRO L'INQUINAMENTO DELLE ACQUE ' 81
- Ricerca sulla elaborazione, la messa e punto e lo sviluppo
di tecniche che permettano il controllo e la sorveglianza
automatica e in continuo del grado d'inquinamento delle
acque di scarico dell'industria siderurgica, riferentesi in
una prima fase alle acque ad alto tenore di sali disciolti
s
,
(PS 252)
Dosaggio dei cianuri liberi negli scarichi liquidi e solidi
(PS 273)
8 3
Controllo di particelle solide sospese nelle acque e nei
liquidi di scarico nelle acciaierie (PS 243) 85
Messa a punto e collaudo di un rivelatore d'olio per il
controllo delle acque a pelo libero (PS 306) 87
Fenomeno della dispersione d'inquinanti emessi in mare da
scarichi, in relazione alla loro concentrazione e temperatura,
alle correnti marine, ai venti, all'andamento dei litorali 88
(PS 275)
Valutazione e riduzione dei danni provocati dallo scarico in
ambiente naturale di prodotti di condizionamento dei circuiti
di acque di raffreddamento impiegati nelle industrie (PS 303) 89
Eliminazione degli elementi inquinanti volatili presenti nelle
acque di scarico delle cokerie, in una colonna di stripping
a funzionamento automatico e continuo (PS 2 86) 91
Ricerche ulteriori sul trattamento biologico degli inquinanti
chimici contenuti nelle acque di scarico di cokeria : nitrifi-
cazione e demitrificazione biologica (PS 279) 94
Eliminazione delle concentrazioni moderate di ammoniaca e di
altri prodetti chimicamente ossidabili con cloro attivo
(solfuri, composti fendati, cianuri)in presenza di catalizza- 96
tori (PS 315)
Caratteristiche di funzionamento di un impianto per il tratta-
mento microbiologico dei liquidi di scarico di un forno da coke
in relazione a cariche di differente composizione (PS 260) 98
Miglioramento della- depurazione delle acque residue delle coke-
rie mediante modifica controllata dei parametri di funziona-
mento delle stazioni. Applicazione alla depurazione biologica
guidata (PS 287) 99
Eliminazione di fenoli e cianuri dalle acque di cokeria con
carboni attivi in scala pilota (PS 278) 102
Studio dell'eliminazione degli olii non emulsionati nelle
acque in circolazione e negli scarichi degli stabilimenti
siderurgici, in particolare di quelli che comportano lamina- 105
zioni a caldo (PS 304)
CAPITOLO 3 - LOTTA CONTRO IL RUMORE ! 09
- Riduzione alla fonte del rumore dei forni ad arco (PS 289) 109
- Ricerche sull' attenuazione del rumore e delle repercussioni
sulla rete dei forni elettrici ad arco attraverso la marcia
a corrente continua (PS 29 9) 111
- Ricerche sui meccanismi della generazione di rumori dei forni
elettrici ad arco (PS 301) 113
- Ricerca nell'acciaieria elettrica ad arco per la riduzione
del rumore e l'eliminazione dei fumi (PS 296) 114
- Ricerca sulle cause dei rumori e delle pulsazioni, nei brucia-
tori a gas per forni industriali (PS 251) 117
- Realizzazione di una batteria di microfoni per misurare e
rilevare la provenienza del suono (PS 323) 119
CAPITOLO 4 - RICICLO ED ELIMINAZIONE INNOCUA DI RESIDUI E SCORIE i
2
i
- Studio sul trattamento e sull'utilizzo dei materiali residui 121
degli stabilimenti siderurgici (PS 225)
- Metodi di riutilizzazione di trattamento di polveri e fanghi
contenenti Fe-, Zn- e Pb e derivanti dai processi di produzione
della ghisa e dell'acciaio (PS 271) 123
- Studio sulla riduzione del tenore di zinco e di piombo nei
materiali impiegati per la produzione della ghisa al fine di
evitare l'inquinamento dell'aria e dell'acqua (PS 235) 126
- Studio pilota del processo di trattamento a soda caustica per
la riduzione del tenore di zinco e di piombo nei sottoprodotti
dell'industria siderurgica (PS 313) 127
- Studio della valorizzazione dei fanghi di depurazione secondaria
dei gas di altoforno (PS 258) 129
- Trattamento dei fanghi di depurazione secondaria dei gas d'alto-
forno e di polveri di acciaieria per il recupero del piombo
e dello zinco (PS 317) 130
- Produzione di fertilizzanti fosfatici (PS 281) 132
- Produzione per pirolisi di fosfati e in particolare di un fos-
fate Ca-Al in un forno rotativo con una capacit di 800 kg/h
(PS 320)
135
Ricerca sulle cause e sui mezzi di lotta contro l'inquinamen-
to delle acque di superficie e soterranee durante la prepara-
zione, l'immagazzinaggio e l'utilizzazione dei prodotti deri-
vati dalle loppe di altoforno (PS 270) 136
Interazione tra le scorrie siderurgiche e l'acqua (PS 291) 13g
Eliminazione dell'inquinamento dei corsi d'acqua a dei luoghi
adiacenti causato dalle trafilerie, con la messa a punto di un
nuovo procedimento di decalaminazione meccanica dei fili di .
acciaio (PS 262) 140
Processo di decapaggio elettrolitico neutro in continuo per
la soluzione radicale delle nocivit industriali (PS 282) 141
Studio della combustione delle emulsioni nei laminatoi a fred-
do senza residui inquinanti l'atmosfera (PS 236) 143
Riciclaggio dei rifiuti derivanti dalla produzione di acciai
inossidabili (PS 307) 145
INTRODUZIONE
La presente quarta relazione, che riassume i risultati
di un gruppo di ricerche, si riallaccia ad una serie di rela-
zioni precedenti, che espongono un quadro sintetico dell'atti-
vit di ricerca della CECA nel settore della lotta controgl'
inquinamenti dell'industria siderurgica (*).
La Commissione delle Comunit europee particolarmente
impegnata nella protezione dell'ambiente; la prova ne che fin
dal 1957 sono stati avviati, con il concorso della CECA, i primi
lavori di ricerca per la protezione dell'ambiente nell'industria
siderurgica.
Mentre l'obiettivo dei primi programmi era sostanzial-
mente l'inquinamento atmosferico e conseguentemente la protezione
sul posto di lavoro, successivamente e, in particolare, nel corso
del terzo programme (1974 - 1978) le ricerche sono state estese
alla lotta contro l'inquinamento idrico econizo il rumore nonch
al riciclaggio o alla neutralizzazione dei materiali residui e
delle scorie.
In considerazione dell'attuale situazione di crisi profon-
da in cui si dibatte l'industria siderurgica europea, l'interesse
commune di tutti colore che collaborano a tali programmi di
ricerca si indirizza.
(*) Relazione "Lotta tecnica contro l'inquinamento atmosferico
nell'industria siderurgica"; giugno 1968.
Relazione del 30 giugno 1972 (EUR 4921)
Relazione dei 30 giugno 1977 (EUR 5977).
fra l'altro, verso la realizzazione di una protezione pi
efficace dell'ambiente, ricorrendo a tutta una serie di prov-
vedimenti economicamente sostenibili, atti a miglisrare i
processi di produzione e di trasformazione, ovvero applicando
nuovi procedimenti, evitando nel contempo di pregiudicare la
competitivit dell'industria siderurgica europea sul piano
internazionale.
Sotto tale aspetto le ricerche nel settore del riciclag-
gio delle scorie, nel rispetto delle esigenze ecologiche,assumo-
no un interesse del tutto particolare.
La presente pubblicazione offre in forma sintetica un
quadro globale della situazione al 1' gennaio 19 80, relativa
ad un complesso di 6 8 ricerche, che prevalentemente fanno
parte del 3' programma di ricerche. Alcune di dette ricerche
sono state inoltre integrate dai dati che non erano ancora
disponibili all'atto della stesura del rapporto del 30 giugno
1977.
Va infine ricordato che taluni risultati, conclusivi o
parziali, delle ricerche inserite in questo compendio sono
stati esposti nel corso di vari congressi o tavole rotonde e
quindi si ritrovano nei resoconti corrispondenti (*).
(*) -Tavola rotonda sulle cokerie, Lussemburgo 7 e 8 giugno 1977,
3 e 4 Ottobre 19 78.
-Congresso : Scorie e materiali residui nell'industria
siderurgica, Lussemburgo, 5 giugno 1978.
-Tavola rotonda sulle cokerie, Lussemburgo, 1 e 2 ottobre
1979.
-3-
COMPENIDO GENERALE
(dal 30.6.1977 all' 1'.1.1980)
Le 68 ricerche prese in esame nella presente pubblica-
zione sono state ripartite in quattro gruppi specifici :
1. Lotta contro l'inquinamento atmosferico.
2. Lotta contro l'inquinamento idrico.
3. Lotta contro il rumore.
4. Riciclaggio o eliminazione innocua di residui e scorie.
In questa sede s'intende offrire un quadro sintetico
dei risultati pi importanti in ciascuno dei quattro gruppi
citati.
Al fine di fornire agli interessati informazioni pi
precise in merito alle ricerche, nei quattro capitoli che
seguono vengono esposti succintamente i risultati di ogni
singola ricerca, ovvero la situazione dei lavori di ricerca
al 1' gennaio 1980.
1. Lotta contro l'inquinamento atmosferico
1.1. Ulteriore messa a punto dei sistemi di misura generali.
Anche nel corso del precedente secondo programma una
parte notevole dei lavori era stata riservata almigliovamento
e dall'armonizzazione degli strumenti di misura adottati. Al-
cune di tali ricerche sono'state concluse sotanto dopo la
pubblicazione del documento EUR 5977, edizione 1977, per cui
tali ricerche vanno completate con i risultati ottenuti in
epoca successiva.
Dopo lunghi anni di ricerche spesi per la messa a punto
del KONITESTS (PS 158) risultato che tale apparecchio, ade-
guatamente modificato, si presta alla misurazione continua
delle polveri globalmente presenti sui posti di lavoro, purch
in fase sperimentale si verifichino determinate condizioni
preliminari.
La tecnica appalicata alla rilevazione delle particelle
di polvere ha registrato un'ulteriore evoluzione (PS 175, 229).
D'altra parte le ricerche hanno consentito di mettere in rilievo
la presenza di alcuni parametri sperimentali che possono influen-
zare le misurazioni effettuate, quali ad esempio la determina-
zione del tenore di quarzo contenuto nelle polveri che interessa-
no le vie respiratorie, utilizzando la diffrazione a raggi X.
Vari apparecchi utilizzati per la misurazione delle poveri
depositate (PS 272) sono stati messi a confronto e si constata
un'ampia gamma di variabilit dei dati, che non consente una
buona comparabilit dei medesimi. Le ricerche hanno tuttavia
fornito elementi positivi, nel senso che sono state individuate
alcune condizioni, per le quali l'utilizzazione di apparecchi
del tipo considerato possono essere convenientemente utilizzati
nelle operazioni pratiche di controllo dei fenomeni di abbatti-
mento delle polveri.
La programmazione e l'analisi delle misurazioni interessa-
no nuovi settori di ricerca. In tale sede, grazie alla realizza-
zioni di reti di controllo dislocate nelle aree occupate dagli
stabilimenti siderurgici e in zone limitrofe, si persegue
l'obiettivo di fornire un quadro preciso dell'inquinamento ambien-
tale e possibilmente mettere in rilievo determinate correlazioni
fra l'immissione e le fonte di emissione (PS 231, 283). I metodi
operativi messi a punto nel corso della ricerca consentono, attra-
verso una sintesi matematica dei dati ricavati dalle misurazioni,
di localizzare in modo ottimale le stazioni di captazione nelle
reti di controllo e conseguentemente di ottenere di valutazione
affidabili, da utilizzare per la comparazione con i dati imposti
dalla normativa vigente. Per contro, in base ai risultati dis-
ponibili si pu' affermare che tali reti di controllo non sono
in grado di fornire elementi validi
che consentano di stabilire una correlazione fra l'immissione e
le fonti di emissione.
Parimenti, la determinazione del grado d'inquinamento
medio sul posto di lavoro dovuto alla presenza di sostanza
solide e gassose pu' essere migliorato ricorrendo a misurazioni
sistematiche su grande scala e alla successiva messa a punto di
un modello matematico, in modo tale che per un ulteriore con-
trollo indispensabile unicamente un numero limitato di misura-
zioni significative (PS 300).
1.2. Ricerche nel settore dei forno da coke, della preparazione
del minerale e degli altoforni.
Tre ricerche si sono occupate del problema di vitale
importanza rappresentato dagli inquinamenti atmosferici nell'
ambito nella marcia dei forni da coke (PS 285, 305, 319). Obiet-
tivo della prima ricerca era la determinazione del carico indi-
viduale gravante sugli addetti ai forni da coke nonch il control-
lo del rendimento di determinate misure di sicurezza (PS 285).
Nei singoli posti di lavoro sono state constatate differenze
significative tra le varie sollecitazioni dovute alla polvere
da una parte e quelle imputabili a sostanza solubili in benzolo.
Dal confronto con uno studio realizzato in America risultato
che i valori misurati erano circa la met di quelli ricavati
negli Stati Uniti.
Le misure di protezione esaminate, consistenti nell'
apparecchio di protezione individuale con elmo e autorespiratore
nonch nell'allestimento di cabine protettive climatizzata, dis-
locate in posti di lavoro fissi, hanno fornito risultati posi -
tivi. La concentrazione di sostanze nocive viene ridotta da 6
a 11 volte.
Questa ricerca ha inoltre contribuito notevolmente alla
messa a punto di alcuni metodi per il prelievo di campioni e
di analisi per la eliminazione delle sostanza nocive.
b
La realizzazione di nuove tecniche inonee all'attenuazio-
ne delle sorgenti di emissione o alla captazione delle sostanza
nocive nei forni da coke costituiscono un problema complesso
ed irto di difficolt, che pu' essere affrontato e risolto in
vari modi. Un tipo di soluzione pu' essere quella di centraliz-
zare la captazione di tutte le emissioni prodotte dalla marcia
dei forni da coke, realizzando una copertura completa del re-
parto (PS 305). Le prove sperimentali su modello 1:10 hanno gi
permesso di acquisire una conoscenza pi approfondita dei feno-
meni di propagazione nelle singole sezioni e di concretizzare
alcune proposte di soluzione probanti. In alternativa lecito
attendersi buoni risultati da coperture parziali, realizzate ad
esempio all'altezza della zona di spegnimento.
Per ridurre le emissioni, ancora piuttorsto elevate,
dagli sportelli dei forni non perfettamente stagni, sono attual-
mente in corso prove su quattro nuovi tipi di sportelli, appli-
cati a forni da 7 metri (PS 319).
Tre ricerche fra quelle promosse dalla CECA si sono orien-
tate sugli impianti di pelletizzazione e di sinterizzazione (PS
248, 257, 297). I risultati di molteplici misurazioni dell'inqui-
namento atmosferico sui posti di lavoro in un impianto di pelle-
tizzazione, hanno confermato che le concentrazioni di polvere e
di fluoruro presentano valori ampiamente al di sotto dei fattori
CMA. Le condizioni di lavoro potranno essere ulteriormente mi-
gliorate, come lecito intravedere dai risultati delle ricer-
che.
Negli impianti di sinterizzazione la ricerca si orien-
tata in particolare sull'emissione di S02. L'eventuale riduzione
di tale componente potrebbe essere realizzata cercando di atte-
nuare le percentuali di combustibili solidi con un preriscal-
damento della miscela da sinterizzare. D'altro lato si consta-
tato che il tenore di S02 nei gas di scarico non costante su
tutta la linea di sinterizzazione, bens' presenta localmente
un valore massimo caratteristico (PS 257, 297).
-7-
Nel corso di tre ricerche nel settore degli altoforni,
sono state studiate le possibilit di migliorare le condizioni
di lavoro delle fasi di granulazione della scoria, di desol-
forazione e di colata (PS 237, 256, 288). E'stato possibile
elaborare una prima documentazione dei parametri specifici
che influenzano l'inquinamento atmosferico e delle caratteris-
tiche che interessano la progettazione degli impianti per la
captazione dei gas effluenti.
1.3. Ricerche nell'ambito delle acciaierie.
In questo settore le ricerche si orientano prevalente-
mente sulle acciaierie elettriche. Particolare attenzione
stata accordata alla progettazione e alla ricerca di soluzioni
ottimali nel campo della captazione diretta e secondaria in
reparti a forni isolati e a batterie di forni (PS 224, 302,
309). Nelle nuove acciaierie elettriche in corso di allesti-
mento vengono ovviamente suggerite soluzioni progettuali diverse
da quelle applicabili ad impianti gi in esercizio (ricorrendo
ad esempio al rivestimento a tenuta stagna dei forni, ecc.).
All'attivo dello stadio attuale delle ricerche si pu'
constatare che, anche soltanto limitatamente ai risultati spe-
rimentati finora acquisiti, si dispone di un'ampia gamma di
dati relativamente alle portate di gas effluenti che si sprigio-
nano nel corso delle singole fasi produttive quali ad esempio
la fusine, 1'affinazione e la colata. Per quanto riguarda quest'
ultima fase, sono state condotte ricerche specifiche nel campo
dell'aspirazione diretta. Va ricordato che tali ricerche in
parte non sono ancora giunte a conclusione.
Altre ricerche hanno fornito nuovi risultati sulla
captazione di impurit sotto forma di gas e di polveri, ricor-
rendo a manichette filtranti (PS 298, 309)-. Nel corso di alcune
ricerche volte a stabilire il grado di separazione dei composti
fluorati, stato raggiunto un grado di captazione ottimale
per le polveri a base di sali fluorati. L'acido fluoridico
gassoso viene captato al 50%. Per quanto riguarda gli ossidi
di metalli pesanti, il grado di captazione arriva a oltre 99%.
Sono stati inoltre studiate le proDriet di vari materiali
filtranti.
e i relativi metodi di collaudo.
1.4. Ricerche di indole generale sulla composizione delle impu-
rit atmosferiche, sul rendimento degli impianti di depol-
verazione e sui problemi legati alla lavorazione dell'
acciaio.
In alcune ricerche di indole generale, sono state esa-
minate la formazione e la composizione di emissioni contenenti
fluoro negli impianti di sinterizzazione, nelle acciaierie e
negli impianti di rifusione delle scorie dei forni elettrici
(PS 238, 255). Nell'ambito di tali ricerche sono stati mesa
a punto metodi per il prelievo di'campiono e di analisi, che
permettono di individuare in modo semplice e preciso composti
fluorati di diversa tossicit.
Varie ricerche si sono parimenti occupate dell'emissione
di ossidi di azoto negli Impianti di combustione (PS 226, 295,
250). E'stato possibili individuare i parametri principali che
intervengono nella marcia dei bruciatori industriali, da cui
sono stati derivati i dati che consentono di determinare per
l'emissione di NO formule pratiche approssimate. In base alle
suddette relazioni stato possibile definire possibili solu-
zioni per l'attenuazione delle emissioni di NO , anche se in
pratica la loro realizzazione sembra piuttosto
x
problematica.
La tendenza ad imporre nome sempre pi restrittive nel
settore delle emissioni, rischia di trasformare gli impianti
di depolverazione in veri e propri ostacoli, che minacciano
di bloccare l'evoluzione delle tecnologie applicate alla si-
derurgia. Una ricerca specifica stata perci' dedicata allo
studio della situazione limite e alla determinazione dell'
equilibrio del sistema impianto di produzioneimpianto di
depolverazione (PS 274). Per gli impianti di sinterizzazione
la depolverazione attuata con filtri elettrostatici offre in
condizioni normali ottimi risultati. Alcune condizioni di
esercizio anormalo rispetto alla marcia ordinaria sono stati
esaminate separamente. Nell'ambito dell'acciaieria ad ossigeno
sono in corso ricerche, il cui obiettivo di individuare la
resa ottimale degli impianti di lavaggio Venturi.
2. Lotta contro gli inquinamenti delle acque
I progetti di ricerca sono stati indirizzati prevalente-
mente verso due ordini di argomenti : da una parte i problemi
legati al miglioramento dei metodi di analisi e di controllo
per realizzare un'osservazione pi efficace delle acque reflue
e dall'altra la depurazione delle acque di scarico di cokeria.
2.1. Metodi di analisi e di controllo
In molti casi possibile realizzare un controllo effi-
cace delle acque reflue unicamente applicando sistemi di analisi
di tipo continuo, per i quali una delle condizioni preliminari
indispensabili che si dispongadi un ciclo automatizzato dell'
analisi stessa. Nella ricerca PS 252 sono stati presi in esame
e adattati allo scopo specifico alcuni tipi di tali metodi, per
la determinazione delle sostanze pi importanti. In tale sede
sono state particolarmente studiate le caratteristiche di
applicabilit a lungo termine di tali metodi nell'ambito dell'
acciaierie.
Per poter valutare la tossicit di acque reflue conte-
nenti cianuri, sono stati esaminati e messi a punto alcuni meto-
di di determinazione, in grado di separare cianuri liberi da
composti a base di cianuri non tossici (PS 273).
Per il controllo delle acque di scarico con sostanze in
sospensione, si ha a disposizione tutta una serie di sistemi
ottici di misurazione. E'stato possibile individuare i metodi
pi idonei, utilizzabili praticamente in esercizio continuo
(PS 243). Attualmente in fase di ultimazione un apparecchio
di controllo di tipo industriale, in grado determinare il
tenore di olio presente (PS 306) .
Nel corso di ulteriori ricerche stato affrontato il
problema della progettazione di canalizzazioni per lo scarico
delle acque reflue in mare, in grado di evitare danni ecolo-
gici e si proceduto alla selezione di reagenti non nocivi
per la preparazione dei fluidi da utilizzare nei circuiti
frigoriferi industriali (PS 275, 303). In tale sede sono stati
individuati vari composti che non danneggiano l'ambiente in
caso di scarico nei bacini idrici.
2.2. Acque di scarico di cokeria.
Le ricerche promosse dalla CECA in tale settore e
realizzati nel periodo in esame hanno fornito una serie di
risultati probanti.
L'ammoniaca viene eliminata con risultati tecnicamente
validi, sia gottoformadi ammoniaca libera che di salo di
ammonio, in colonne di gorgogliamento alimentate con calce
bianca (PS 286, 279, 315). Questo metodo stato notevolmente
migliorato adottando colonne autodepuranti. Realizzando inoltre
in una colonna un ambiente leggermente acido con due sezioni
di affinazione, viene favorita la separazione dei fenoli e
dei cianuri liberi. La ditta SIDMAR sta mettendo a punto
attualmente una colonna di gorgogliamento per usi industriali
e per portate di 45 m3/h.
L'eliminazione di residui di modesta entit di ammoniaca
estratta dalle acque di cokeria stata realizzata con il
sistema di nitriiicazione e denitrificazione biologica in un
impianto pilota alimentato da acque di scarico industriali
preventivamente sottoposte a trattamento biologico. Agli stessi
risultati si pervenuti applicando il processo di clorurazione;
ricerche in tal senso sono attualmente in corso (PS 315) .
In due ricerche (PS 260, 287) stato studiato il pro-
blema della depurazione biologica delle acque di cokeria, pro-
cesso prevalentemente utilizzato per l'eliminazione dei fenoli.
Da un lato si cercato di determinare gli effetti prodotti
dalla variazione della composizione del liquido in arrivo.
Tuttavia non stato possibile individuare una correlazione
significativa fra le variazzioni apportate ed il rendimento
dell'impianto. La seconda ricerca ha fornito tutta una serie
di indicazioni pratiche sul controllo delle biomasse. Sono
stati infine realizzate alcune prove sul trattamento fisico-
chimico delle acque di scarico provenienti dalla fase di
stripping.
Il CSM ha seguito una via diversa per l'eliminazione dei
fenoli e dei cianuri, utilizzando cio carbone attivo (PS 278).
L'obiettivo principale perseguito era di realizzare una ridu-
zione dei costi di tale procedimento, ricorrendo all'attiva-
zione di semicoke e all'assorbimento in un letto continuo
alimentato da carbone attivo rigenerato. Dalle prove condotte
su un impianto pilota risultano alcune indicazioni sul consumo
di energia e la perdita di materiale.
Nel corso di varie ricerche sono stati esaminati ed
opportunamente modificati i sistemi di analisi richiesti per
la determinazione delle sostanze nocive presenti nelle acque
di scarbo delle cokerie.
2.3. Acque di scarco di laminatoi.
Nelle operazioni di laminazione dell'acciaio vengono
utilizzati notevoli quantit di oli e grassi, che in parte
vengono asportati attraverso le condotte di scarico. Negli"
impianti di laminazione a caldo sussiste il problema di eli-
minare gli oli presenti nell'acqua in circolazione nell'
impianto ed eventualmente nelle canalizzazioni di scarico.
In base ai risultati di una ricerca attualmente ancora in corso
(PS 304), risulta che 1'80-90% dell'olio complessivamente
presente nell'acqua viene trasportato da materiali in sospen-
sione e prevalentemente da particelle solide di dimensioni
inferiori
12
a 4o um. Si sta esaminande la possibilit di utilizzare un
sistema di flocculazione con polielettroliti e altri metodi di
filtrazione.
Nei laminatoi a freddo si utilizzano emulsioni olio-
acqua. In questo caso il problema consiste nella separazione
dell'olio dalle emulsioni gi utilizzate e nell'eliminazione
dei residui. Per realizzare tale eliminazione si pensato di
mescolare le emulsioni residue all'olio pesante iniettato
nelle tubiere degli altiforni (PS 236). Prove in tal senso
hanno confermato la possibilit di utilizzare tali metodi.
3. Lotta contro il rumore.
Le ricerche realizzate collettivamente su tale tema si
sono orientate quasi esclusivamente sul settore delle acciaierie
elettriche.
I forni ad arco elettrico di grande potenza sono noto-
riamente sorgenti di rumore di elevata intensit negli stabili-
menti industriali. Attualmente i forni ad arco normalmente uti-
lizzati sono alimentati da correnti alternate trifase (50 Hz),
il che significa che ciascuno dei tre archi si accende e si
spegne alternativamente 100 volte al secondo, fenomeno che
costituisce la causa del caratteristico crepitio del forno
ad arco.
Riallacciandosi a precedenti ricerche ne sono state
realizzate altre tre opportunamente coordinate (PS 289, 299,
301) aventi per obiettivo un esame pi approfondito dei pro-
blemi legati alla riduzione del rumore nei forni elettrici.
Attraverso talo ricerche si intendeva da un lato ampliare le
conoscenze sulle sorgenti del rumore ed a ricavarne i para-
metri significativi, e dall'altro rendere pi efficaci le
misure di protezione.
In linea generale si constatato che il rumore
imputabile in misura preponderante all'instabilit temporale
e spaziale dell'arco elettrico, situazione che si verfica
con particolare evidenza durante la fase
13
di fusione. Attualmente sono ih corso alcune prove per la de
terminazione dei parametri pi significativi e per la riduzione
dell'intensit, ricorrendo ad esempio all'inserimento di ele
mento ionizzanti nell'arco elettrico.
Obiettivo principale di tali ricerche, la cui conclu
sione in parte prevista per la fine del 1982, consiste nell'
utilizzazione di corrente continua per ridurre l'emissione del
rumore.
Nella lotta contro il rumore stata seguita una via
diversa, con la messa a punto di una nuova tecnologia appli
cata ai forni elettrici, che si basa sull'alimentazione conti
nua dei forni con rottami preriscaldati (PS 296). In tali
impianti sono stati misurati livelli sonori particolarmente
soddisfacenti, poich con questo stistema si forma continua
mente un bagno liquido di acciaio e gli archi elettrici molto
brevi, si accendono al disotto dello strato superficiale di
scorie.
Anche nel settore dei bruciatori industriali, ad
esempio quelli utilizzati nelle varie fasi dei trattamenti
termici, l'obiettivo delle ricerche orientato verso la
realizzazione di posti di lavoro insonorizzati in prossimit
dei bruciatori, attraverso opportuni provvedimenti. I risul
tati di una ricerca specifica (PS 251) confermano talune
possibilit di miglioramento in tale senso.
4. Reciclaggio ed eliminazione innocua di residui e scorie
Nella stragrande maggioranza delle ricerche realizzate
in tale settore, le prove erano indirizzate verso il recupero
e l'eliminazione del piombo o dello zinco ricavato da polveri
e da scorie provient! da impianti per la produzione di ghisa
e di acciaio. Altre ricerche avevano per obiettivo il riciclag
gio di scorie di acciaierie LD e il deposito, l'eliminazione
o il recupero di materialo residui di varia natura.
14
4.1. Recupero o eliminazione del piombo e dello zinco
Nell'ambito di un programma globale, comprendente vari
progetti di ricerca interdipendenti, sono stati presi in esame
vari tipi di soluzioni, che consantissero, una volta concluse
le ricerche, di tener conto delle condizioni locali, attraverso
una selezione delle tecniche applicative pi idonee.
Dalle prove condotte in alcuni impianti di sonterizzazio-
ne risultato che il grado di eliminazione dei metalli acces-
sori del ferro, quali il piombo e lo zinco, piuttosto basso
e migliora soltanto in presenza di sostanza che ne favoriscano
la volatizzazione. Analogamente avviene per il Cu, l'Sb e l'Sn
(PS 225) .
I processi di riduzione ai forni rotativi, per la pre-
parazione delle polveri e dei fanghi (PS 271) hanno offerto
risultati probanti. Nel corso di prove industriali stato
determinato un grado di volatilizzazione dello zinco pari ad
oltre il 95%, con un tenore finale nelle ceneri di 0,05-0,10%.
Per quanto riguarda la volatizzazione del piombo, si
possono considerare tenori massimi dello 0,10% nei residui
all'uscita del forno.
D'altra parte, alcune prove preliminari che prevedevano
l'utilizzazione li un trattamento in fase umida dei fanghi,
in presenza di soda caustica e successiva cementazione ed
elettrolisi, hanno offerto risultati interessanti. Sono state
progettate le varie fasi dei processi applicabili in un impi-
anto semiautomatico (PS 313). Un'altra soluzione interessante
potrebbe essere l'impiego di acido carbonico per sciogliere
lo zinco presente nelle ceneri di alto forno (PS 235). Il
processo si svolge sotto pressione e il grado di estrazione
aumenta con il diminuire del valore pH della soluzione caustica.
Sono stati inoltre messi a punto alcuni procedimenti
di preconcentrazione tramite separazione granulometrica (PS
258, 317). Il rendimento di tale procedimento sembra tuttavia
dipendere in misura notevole dall'origine e dalle caratteri-
stiche fisico-chimiche del materiale sottoposto a trattamento.
15
Attualmente i processi di recupero del piombo e dello
zinco negli stabilimenti siderurgici europei vengono applicati
su un piano non industriale. La messa a punto di nuovi proce-
dimenti dipender in misura essenziale dalla loro economicit
di utilizzazione.
4.2. Riciclaggio di scorie di acciaierie LD
L'obiettivo delle ricerche condotte in tale settore
(PS 281, 320) era sostanzialmente l'incremento del tenore di
P.O,-, per realizzare nuove possibilit di utilizzazione sotto-
forma di fertilizzanti calco-fosfatici.
Conseguentemente sono state effettuate prove di arricchi-
mento di vari tipi di scorie e di altri prodotti accessori a
base di fosfati, quali i fanghi di bonderizzazione, presenti
nelle operazioni di affinazione superficiale degli acciai, i
residui di fluidi utilizzati per il lavaggio, vari acidi
fosforici residui ed altre scorie fosfatiche.
Per l'utilizzazione di tali materiali sono stati esa-
minati diversi metodi, basati sulla miscelazione o la frantu-
mazione, la reazione dovuta all'addizionamento alle scorie
liquide o prima della miscelazione, ecc. Il grado di efficacia
del prodotto finale stato controllato ricorrendo a prove di
tipo vegetativo.
I risultati vengono valutati esaminando il proddotte
residuo finale a base di fosfati e alcuni residui di liquidi
di lavaggio utilizzati per l'arricchimento, a condizione che
venga applicata una tecnica di addizionamento idonea. La
reazione chimica del fosfato di calcio e alluminio nei forni
rotativi fornisce parimenti, previo addizionamento alle scorie,
un prodotto utilizzabile.
16-
Le soluzioni individuate nel corso delle ricerche
sono tuttavia soggette alle seguenti limitazioni :
- gli additivi utilizzati devono essere per quanto possibile
privi di elementi che possano danneggiare le vegetazioni
quali lo zinco, il boro e il fluoro,
- le sostanza utilizzate come additivi per l'operazione di
pirolisi delle scorie liquide non devono contenere umidit
residua (rischi di infortuni),
- non si hanno attualmente dati sufficienti a valutare
l'economicit del processo di pirolisi,
- la presenza di quantit minime di residui fosfatici, ripartite
pero' su aree molto estese, impongono la ricerca di una solu-
zione economica dei problemi dei trasporti.
4.3. Problemi ecologici- legati ai depositi di sterile
Due ricerche (PS 270, 291) avevano per obiettivo lo
studio del comportamento di materiali solubili in acqua pre-
senti nei depositi di sterile degli stabilimenti siderurgici
nonch i relativi effetti sull'ambiente.
In base ai risultati di prove di lisciviazione stato
constatato che in linea di massima lo zolfo il componente
pi solubile presente nelle scorie d'altoforno, nelle acciaie-
rie, nei fanghi e nelle polveri. All'aria libera, lo zolfo di-
lavato si ossida rapidamente trasformandosi in solfationi.
Da un punto vista generale, comprendendo anche i risul-
tati ottenuti per il fluoro, i metalli pesanti ecc., il peri-
colo rappresentato dai depositi di scorie nei confronti dell'
inquinamento idrico piuttosto limitato.
A conclusione di una serie di ricerche idrologiche
condotte su un deposito di scorie, risultato che all'interno
del deposito stesso non viene a formarsi uno strato in grado
di convogliare l'acqua e che, grazie alla scarsa impermeabi-
lit
-17-
del sottosuolo al di sotto del deposito stesso, la falde
sotterranee corrispondenti non vengono praticamente interessate
da infiltrazioni importanti. Le acque percolanti dal deposito
di scorie sono esenti da solfuri di qualsiasi genere.
4.4. Impianti di decapaggio
Il classico trattamento chimico di decapaggio, per la
decalaminazione dell'acciaio, rappresenta un notevole fattore
di inquinamento ambientale. Nell'ambito delle ricerche promosse
dalla CECA sono stati presi in esame due diverse proposte di
soluzione di tale problema (PS 262, 282).
La prima soluzione consiste nell'utilizzazione del meto-
do di disincrostazione delle vergelle. Questo procedimento, che
fondamentamentalmente non rappresenta una novit, stato
migliorato in una delle sue fasi pi delicate, grazie alla
possibilit di asportare le scorie residue, comprese normal-
mente fia lo 0,5 e 1,1,0%.Tale risultato stato ottenuto at-
traverso un trattamento fiiale di decapaggio in bagno fosforico
attivato da ultrasuoni. L'acido di decapaggio pu' essere
rigenerato attraverso una fase di filtrazione e rimesso in
ciclo.
La seconda soluzione si basa su un nuovo procedimento,
che consiste in un decapaggio elettrolitico neutro, nel quale
analogamente si riesce ad evitare la formazione di scorie acide
dannosa all'ambiente. Nel corso della ricerca sono stati deter-
minati d'esercizio pi idonei, collaudati successivamente in
un impianto semi-industriale. Le prove di esercizo sono state
effettuate utilizzando principalmente nastri laminati a caldo
in acciaio al silicio.
4.5. Riciclaggio di scorie con elevato tenore di cromo e nichel.
Scorie di questo tipo si ritrovano in fase di produzione
e di lavorazione di acciaie inossidabile Una ricerca partico-
lare (PS 307) si occupata del problema del riciclaggio di
questi metalli relativamente preziosi nel processo di produ-
zione, consentendo contemporaneamente
18
di visolvere il problema del deposito di scorie.
Fra tutti i processi e i materiali residui presi in esame
e fra quelli che offrono i risultati pi probanti meritano di
essere citati il processo di pellettizzazione e il riciclaggio
vei forni dei materiali solidi contenuti nei fumi dei forni
stessi nonch la brichettatura degli sfridi. Il riciclaggio
nei forni dei prodotti ottenuti nel corso di quest'ultima
operazione tuttavia complicato dall'elevato tenore in olio
delle mattonelle. Attualmente sono in corso alcune prove per
l'eliminazione o il riciclaggio dell'olio presente in tali
materiali.
-19-
CAP ITOLO 1
LOTTA CONTRO L'INQUINAMENTO ATMOSFERICO
Misurazione e registrazione mediante il KONITEST della
concentrazione delle polveri silicogene, tossiche e
pericolose (Bayerisches Landesinstitut fr Arbeitsschutz,
Monaco, Ricerca PS 158)
Alcune prove con il KONITEST sono state precedentemente
illustrate nelle pubblicazioni del 1972 (EUR 4921/Ricerca 159)
e del 1977 (EUR 1977).
Per la determinazione della concentrazione delle parti-
celle solide contenute in una miscela gas/polvere con il
KONITEST, il parametro in gioco la corrente di eccitazione,
prodotta da fenomeni elettrici di contatto fra le particelle
solide ed un tubo eccitatore, attraverso il quale viene aspi-
rata la miscela gas-polvere da esaminare. Fra dette particelle
ed il tubo eccitatore si manifesta un'interruzione di carica.
Le cariche indotte dal tubo forniscono una corrente eccitatrice,
utilizzata per la misurazione diretta e continua della concen-
trazione della polvere.
Il programma di ricerca si proponeva l'obiettivo" di indi-
viduare eventuali rischi a cui fossero esposte le maestranze
per effetto dell'impolveramento. Per far questo, i problemi
principali da risolvere consistevano nel modificare il coni-
metro in modo da consentire la misurazione diretta della
concentrazione delle polveri fini respirabili, in base alla
Convenzione di Johannesburg, nonch nel misurare la concen-
trazione globale delle polveri presenti nei posti di lavoro
-20
di uno stabilimento siderurgico in Baviera.
Per la misurazione continua delle polveri fini sono stati
individuati due diversi tipi di soluziono :
1. Separazione preliminare della polvere a grana grossa utiliz-
zando un ciclone assiale.
2. Utilizzazione di una apparecchio MPG II con separazione
della polvere a grana grossa in un elutriatore orizzontale,
appositamente modifcato per la registrazione continua della
corrente di dispersione indotta dalla polvere fine.
Nei vari posti di lavoro sono state effettuate misurazioni
comparative con i filtri GRAVIKON VC 25 (della ditta Sartorius,
Gttingen) e con l'apparecchio MPG II (ditta wazau, Berlino).
Le sostanze nocive (silice cristallino libero, quarzo,
elementi tossici) sono state determinate tramite la spettros-
copia a raggi infrarossi e in fase gassosa e con la microson-
da elettronica.
Per la valutazione globale dei risultati delle misurazioni
sono disponibili i dati relativi alla concentrazioni totali e
alle concentrazioni di polveri fini nelle seguenti stazioni
di rilevamento :
Frantoio dei rottami, posto di comando,
estrazione della polvere dalla bocca dell'altoforno,
rivestimento delle siviere,
piattaforma del convertitore,
reparto di scriccatura dell'acciaio dei forni elettrici,
frantoio loppe, posto di comando,
frantoio scorie Thomas,
scorie Thomas, reparto insaccamento,
scrostatura delle siviere per la ghisa.
-21-
Per quanto riguarda la polvere fine inerte, il fattore
CMA non viene superato per periodi di tempo considerevoli in
alcun posto di lavoro, anche se pu' essere vaggiunto per
brevi intervalli di tempo. Valori sensibilmente superiori al
fattore CMA per la polvere fine inerte sono stati registrati
per brevi intervalli di tempo soltanto nella fase di proiezio-
ne, durante la quale tuttavia sono stati utilizzati apparecchi
autorespiratori, alimentati con arie depurata.
Le concentrazioni di polvere fine pi elevate sono state
registrate in prossimit del frantoio Thomas e nella fase di
scrostamento delle siviere per la ghisa. Nel frantoio Thomas
stato determinato un tenore di polvere fine pari a 3,5 mg/m
3
,
mentre nel reparto di insaccamento tale tenore era di 2,3 mg/m
3
.
" In base all'es'ame qualitativo delle polveri in vari posti
di lavoro risultato che per le polveri tossiche i fattori
CMA non sono mai stati superati.
A conclusione delle ricerche per la messa a punto degli
strumenti di misura si pu' affermare che per la misurazione
dell'impolveramento totale un apparecchio provvisto di tubo
di eccitazione in varie sezioni e predisposto per la registra-
zione lineare e logaritmica, rivela interessanti possibilit
di applicazione per la registrazione continua dei tenori di
polveri fortemente corrosive eventualmente presenti in vari
posti di lavoro. Limiti di utilizzazione si possono avere in
presenza di un'umidit relativa dell'aria elevata (polveri
alla bocca dell'altoforno) e durante la posa di mattoni
refrattari (inversione di polarit della corrente di disper-
sione) .
Per la misurazione continua delle polveri fini stata
data la preferenza all'apparecchio MPG II opportunamente mo-
dificato, in virt delle sue caratteristiche di separzione.
Anche questo apparecchio tuttavia rivela i suoi limiti, quan-
do viene utilizzato in posti di lavro con frequente inversi-
one di polarit della corrente di dispersione.
-22-
Studio degli influssi esercitati sul conteggio delle parti-
celle di polvere dalla sovrapposizione di particelle e
dall'ambiente in cui si trovano le particelle durante il
conteggio.
(Institut voor Gezondeheidstechniek TNO, Delft, Ricerca
PS 175)
Questa ricerca va integrata da alcuni risultati che non
erano disponibili nel loro complesso all'atto della stesura
del documento 59 77.
Nella prima fase della ricerca sono stati effettuati
esami in laboratorio con l'obiettivo di individuare i para-
metri pi importanti che intervengono nelle operazioni di
computo delle particelle di polvere, al fine di realizzare
un'armonizzazione dei metodi di conteggio.
Per tali operazioni sono stati utilizzati un microscopio
ottico, un microscopio elettronico a reticolo ed un analiz-
zatore di fotogrammi accoppiato ad un microscopio ottico
(quantimetro).
Le conslusioni che si possono trarre sono le seguenti :
1. Nel caso di interpretazione soggettiva dell'osservatore,
la sovrapposizione percepibile fino ad una densit di
stratificazione dell'8%.
2. Per i conteggi effettuati in base alle norme del National
Coal Board, tale densit non deve superare il 2,5%. Elevate
densit comportano sovrapposizioni crescenti in misura
proporzionalmente superiore a quanto previsto dalla teoria
di ROACH, Tale fenomeno probabilmente imputabile al fatto
che la distribuzione delle particelle sulla superficie
filtrante arbitraria, come invece sostiene la teoria
stessa.
-23
Per poter garantire in pratica l'individuazione di strati
con uno spessore di tale ordine di grandezza, nella seconda
parte della ricerca stato messo a punto un apparecchio
rotativo per il prelevamento di campioni di polvere, che pu'
essere montato sulle canalizzazioni dei gas di scarico con
elevate concentrazioni di polvere (250 mg/m
3
), elevata velo-
cit di propagazione del gas (fino a 20 m/s) e in presenza
di una temperatura di 150'C.
La sonda filtrante rotativa (ROFIS) consente di registra-
re in un determinato punto del filtro tempi di impolveramento
varianti da 0,1 a 17 secondi. E'quindi possibile realizzare
strati di spessore molto ridotto, anche se la presenza di tem-
pi di impolveramento nel perimetro interno del filtro, 4 volte
superiori a quelli relativi al perimetro esterno, richiedone
ulteriori ricerche in materia di sovrapposizione.
Risultati di misurazioni effettuate su gas di scarico
degli impianti di sinterizzazione :
Dall'analisi del numero di conglomerati per unit di suer-
ficie risulta che circa il 5-10% di particelle si ritrovano
gi nei fumi sotto forma di agglomerati non costipati.
Tuttavia, aumentando la velocit di rotazione del filtro,
parte di tali agglomerati possono essere disgregati.
Evidentemente nei fumi le concentrazioni istantanee delle
particelle sono sottoposte a forti variazioni. Tali concen-
trazioni variano da 5.000 a 12.000 particelle per cm
3
. Per
poter determinare una concentrazione media delle particelle
sul filtro, occorrerebbe effettuare un numero di analisi,
in vari punti del filtro stesso, superiore,a quanto non sia
stato possibile realizzare nel corso della presente ricerca.
Dal punto di vista granulometrico, la distribuzione quanti-
tativa delle particelle risultata del 66% per particelle
di dimensioni di 1 micron, con uno scostamento standard
del 4,6% in luogo dell'80% per le stesse dimensioni, pre-
cedentemente denunciato dallo stabilimento.
24
Studio con il microscopio elettronico di polveri respira-
bili sprigionate nell'industria siderurgica.
(Museo di storia naturale, Lussemburgo, Ricerca PS 229)
Le polveri che si sprigionano nell'industria siderurgica,
per l'estrema variabilit della loro composizione a seconda
del posto di lavoro considerato, implicano una serie di pro-
blemi in ordine ai metodi da applicare per la determinazione
della granulometria e della composizione delle polveri.
Quanto espresso si verifica particolarmente per quanto
riguarda le percentuali di polveri fini respirabili. Ad esem-
pio, in base ai risutati di alcune ricerche condotte dallo
Steinkohlenbergbauverein stata individuata la notevole
influenza esercitata dalla densit delle varie particelle di
polvere sulle analisi granulometriche per sedimentazione. Le
ricerche del CEBEDAU hanno invece posto in evidenza gli
effetti della composizione granulometrica delle polveri di
dimensioni inferiori a 5 micron sul tenore di quarzo rilevato
con il metodo di diffrazione a raggi x.
Il presente pogetto di ricerca aveva per obiettivo di
elaborare, con l'ausilio del microscopio elettronico, alcuni
metodi per lo studio della composizione granulometrica della
polvere fine di dimensioni inferiori a 5 micron,ricavate
tramite la sedimentazione di polveri miste o con l'ausilio di
apparecchi di captazione con preseparatore.
Inizialmente stato adottato un microscopio elettronico
attrezzato con un analizzatore MICRO-VIDEOMAT e sono stati
eleborati metodi per l'analisi granulometrica. L'ingradimento
ottimale risultato essere di 8400 volte, che garantisce la
copertura della gamma di misurazione 0,5-5 micron. Sono
stati esaminati vari metodi per la preparazione dei campioni.
La dispersione pi efficace stata realizzato utilizzando
alcool, anche se non stato possibile realizzare con l'alcool
una dispersione soddisfacente delle polveri di fonderia.
-25-
II contrasto necessario per l'analisi dei fotogrammi risul-
tato sufficiente per tutte le polveri che si presentano nel
settore siderurgico.
Le ricerche successive hanno fornito i seguenti risultati:
1. L'utilizzazione di apparecchi di captazione delle polveri
con preseparatori delle polveri a grana grassa, non si
presta alla misurazione rappresentativa dei tenori di
polveri nell'industria siderurgica.
2. Per l'analisi granulometrica delle polveri dell'industria
siderurgica occorre tener conto delle variazioni di densit
dei componenti di tali polveri, di natura molto diversa.
3. Tali differenze entrano inoltre in gioco nella determinazio-
ne del tenore di quarzo con il sistema di diffrazione a
raggi x.
4. Risulta molto difficoltoso, e talvolta impossibile, realiz-
zare comparazioni fra le misurazioni effettuate con o senza
preseparatore, data la molteplicit dei principi di separa-
zione applicati : separazione a mezzo ciclone, gedimenta-
zione, ecc.
5. La tecnica di misurazione legata all'uso del microscopio
elettronico non ancora allo stadio attuale, sufficient-
mente semplificata da poter essere applicata nella prassi
comune. Resta tuttavia uno strumento ausiliaro indispensa-
bile per la messa a punto di metodi per il prelievo di
campioni di polveri respirabili.
Telecontrollo delle propriet dei gas non trattati
emessi dalle acciaierie all'ossigeno.
(British Steel Corporation, Londra, Ricerca OS 254)
Per poter ridurre l'emissione di polveri nelle acciaierie
indispensabile disporre di dati precisi sulle condizioni di
esercizio nel corso di svolgimento del processo. Cio' vale in
modo particolare per la misurazione diretta della portata di
gas, della composizione e della temperatura dei gas di
scarico.
26
Obiettivo della ricerca era la messa a punto di adequati
metodi di misurazione diretta, in grado di sostituire le opera
zione di prelievo di campioni con sonde difficoltose e non
esenti da inconvenienti.
Sui risultati della ricerca si possono fare le seguenti
osservazioni :
1. Misurazioni delle portate dei gas di scarico :
Sono state esaminate le possibilit offerte da un sistema
di misurazione continua utilizzando pirometri ottici a
radiazione. Per tale operazione sono stati utilizzati due
pirometri opportunamente distanziati rispetto al flusso
della corrente gassosa, con successiva interpolazione dei
dati forniti tramite correlazioni incrociate. Tenendo conto
dei parametri di misurazione elaborati durante le prove,
la coincidenza con i sistemi convenzionali di misurazione
delle portate (tubi Pitot e Venturi) va considerata soddis
facente. Sono state prese in esame le reti di convoglia
mento dei gas utilizzate nei seguenti impianti :
convertitore AOD, forno ad arco, 1 convertitore sperimen
tale da 1 tonn, ed un convertitore in esercizio con condotta
di scarico gas di 4 5 mq. Nel corso di tali prove stata
contastata l'opportunit di filtrare la banda a bassa fre
quenza del segnale rivelatore. La distanza ottimale fra i
due pirometri pari al diametro della condotta dei gas di
scarico.
2. Temperatura dei gas di scarico :
La misurazione della temperatura di gas ad alta temperatura
e contenenti polvere con l'impiego di pirometri ad irraggia
manto fornisce risultati soddisfacenti nel caso in cui la
gamma dello spettro del pirometro sia inferiore ad 1 micron.
3. Analisi dei gas di scarico :
E' stato messo a punto uno strumento per la misurazione del
tenore di vaporte acqueo contenuto nei gas di scarico, che
opera direttamente nella corrente gassosa e non richiede
quindi il prelievo e la preparazione di campioni. Il
funzionamento di tale apparechio basato sul principio dell'
assorbimento a raggi infrarossi
-27-
ed predisposto per la misurazione di tenori di"vapor
acqueo fino ad un massimo del 50% in presenza di temperature
inferiori a 500'C e con una distanza massima di irraggia-
mento di 1120 mm. Le prove effettuate in una canalizzazione
di gas di scarico di un forno ad arco ha fornito risulta-
ti soddisfacenti, confermando la possibilit di registrare
l'iniezione di acqua nei gas di scarico, in modo da con-
sentire il raffreddamento dei gas evitando nel contempo
il fenomeno di saturazione.
E' stato possibile utilizzare uno strumento analogo per la
determinazione del tenore di CO,. Sono state esaminate le
condizioni che impongono la fissazione di una determinata
gamma spettrale per il caso specifico.
Effettuazione di misurazioni sulle particelle
solide in sospensione nell'atmosfera nelle vi-
cinanze degli stabilimenti siderurgici.
(Laboratoire d'Etude et de Contr le de l'Envi-
ronement Sidrurgique, Maizi res-ls-Metz,
Ricerca PS 261)
Contrariamentre a quanto avviene per le sostanze nocive
gassose, la misurazione della concentrazione di particelle in
sospensione nei loro punti di emissione presenta difficolt
di natura particolare II presente progetto di ricerca si
proponeva obiettivi prevalentemente pratici, vale a dire il
controllo del grado di utilizzazione dei vari tipi di appa-
recchi per il prelievo di campioni, attualmente offerti sul
mercato.
Inizialmente tali apparecchi sono stati sottoposti a
prove di laboratorio apportandovi opportune modifiche allo
scopo di migliorarne il grado di affidabilit. Sono stati
esaminati i seguenti apparecchi : HEXHLET, HIGH VOLUME SAMPLER,
TURBO-CAPTEUR, COLLECTRON, GRAVICON.
Strumenti di misura automatizzati : analizzatore a raggi beta
Saphimo, fotometro Phoenix-Sinclair.
Nel corso delle prove sono state individuate in parti-
colare
-28-
alcune caratteristiche tecnico-strumentali, che rivestono
notevole importanza da un punto di vista generale per questo
genere di misurazioni :
1. E'stata studiata pi da vicino la teoria di misurazione
basata sul principio dell'assorbimento di raggi beta.
L'affidabilit dei risultati ottenuti con tale metodo
subordinata al grado di precisione della struttura geo-
metrica della strumento. In caso contrario, i risultati
delle misurazioni risentono degli effetti della composi-
zione chimica della polvere.
2. La regolazione della portata di aspirazione rappresenta
un elemento importante per tutti i tipi di apparecchio. So
no stati esaminati quattro diveri sistemi. La valvola di
regolazione GEORGIN ha rivelato caratteristiche soddis-
facenti.
3. La stabilit dell'elemento filtrante pu' subire variazio-
ni nel corso di misurazioni, per effetto di variazioni ter-
miche e meccaniche e sotto l'azione dell'umidit. Le mem-
brane in teflon offrono la migliore garanzia di risultati
costanti. Tutti 1 materiali filtranti presentano peraltro
vantaggi e svantaggi caratteristici. Risulta quindi in
ogni caso indispensabile ricorrere a controlli di taratura,
prima della loro utilizzazione in ersercizio per evitare di
trovarsi di fronte a risultati assolutamente non compara-
bili.
Nella seconda parte della ricerca sono state effettuate
prove in esercizio, svoltesi a partire da una piattaforma
speciale attrezzata con una stazione meteorologica.
Si potuto constatare che l'evoluzione nel tempo del
tenore di polvere misurato sui vari apparecchi presenta un
andamento pi o meno analogo, mentre i valori assoluti misu-
rati sui diversi apparecchi risultano notevolmente diversi ;
Tale fenomeno imputabile sostanzialmente alla portata di
aspirazione, che influenza i risultati in valore assoluto,
i quali a loro volta dipendono anche dalle differenze di
composizione granulometrica.
E' stato inoltre osservato un diverso comportamento dei
vari apparecchi esaminati, per quanto riguarda la loro affi-
dabilit in esercizio continuo. Molti di questi apparecchi
29
sono in realt sconsigliabili per operazioni di routine.
Ricerca sulla correlazione esistente tra i risultati
ottenuti mediante sei apparecchiature di prelievo delle
polveri sedimentabili o precipitate.
(Universit de Lige, Liegi, Ricerca PS 272)
Questo progetto di ricerca viene ad integrare una prece-
dente ricerca dell' Universit di Liegi che risale agli anni
1973 e 1974. Dalle ricerche si proponevano di comparare i
risultati ottenuti da quattro apparecchi per il prelievo di
campioni di polvere sedimentata. A completamento di tali ri-
cerche ci si proponeva di prendere in esame altri apparecchi
correntemente utilizzati in Europa occidentale, controlli da
effettuare in diversi siti con caratteristiche diverse ed in
presenza di condizioni climatiche estremamente diverse.
I lavori di ricerca sono stati articolati come segue :
- Esame preliminare delle caratteristiche tecniche degli appa-
recchi : sensibilit e precisione tramite prove di tarature,
influenza della durata di deposito del campione sui risul-
tati di misurazione.
- Ricerche vere e proprie con i seguenti apparecchi :
Misuratore Bergerhoff,
Misuratore Hibernia,
Misuratore ISO
Misuratore Owen
Sferetta "Liegewise"
Piastrine alla vaselina ed al silicone.
Risultati ottenuti :
Dalla ricerca risulta che gli apparecchi esaminati non sono
molto precisi ed in molti casi la loro sensibilit piuttosto
limitata. Tali prestazioni insufficienti sono imputabili
-30-
sia agli apparecchi stessi (caratteristiche strutturali e geome-
tria diverse) sia all' elevata stereogenit dell'ambiente per
quanto riguarda le particelle di polvere a grana grossa.
I risultati ottenuti con tali apparecchi sono inoltre difficil-
mente comparabili : in ogni caso risultano affetti da erori
sistematici ed accidentali piuttosto elevati.
Tale giudizio negativo non sminuisce tuttavia assolutamente il
valore informativo dei dati forniti da tali apparecchi : essi
sono infatti pratici, economici e di facile manovra, non richie-
dono particolari conoscenze di chimica e permettono, ad esempio,
di controllare variazioni macroscopiche mensili del livello di
inquinamanto, purch da tali risultati non si pretendano valori
precisi in valore assoluto.
In base a quanto si potuto osservare nel corso delle ri-
cerche, dal punto di vista qualitativo possibile stilare la
classifica seguente :
1. Misuratore Owen,
2. Misuratore ISO,
3. Misuratore Hibernia.
L'apparecchio Bergerhoff da scartare a causa della sua note-
vole inerzia e dell'insufficiente sensibilit, lo stesso dicasi
per la sferetta Liegewise e per le piastrine misuratrici, che
si saturano rapidamente e sono scarsamento resistenti all'
azione della pioggia.
31-
Messa a punto di un metodo di valorizzazione delle
misurazioni di inquinamento atmosferico nell' am-
biente siderurgico.
(Laboratoire d'Etude et de Controle de 1'Environement
Sidrurgique, Maizire-ls-Metz,Ricerca PS 231)
La messa in opera di reti di controllo nelle zone limitro-
fe agli stabilimenti siderurgici fornisce un valido strumento,
che consente di tenere sotto controllo l'inquinamento ambientale
prodotto dagli impianti. D'altra parte stato osservato che il
numero elevato di emissioni, qualitativamente e quantitati-
vamente molto varie, caratteristico delle aree coperte da
stabilimenti siderurgica, rende sensibilmente gravoso il lavoro
di analisi dei dati ricavati dalle misurazioni.
L'obiettivo della ricerca del LECES era di rendere maggior-
mente significativi i dati forniti dalle misurazioni, ricorrendo
a supporti matematici pi idonei utilizzando metodi basati su
modelli statistici e sviluppando sistemi di analisi a variabili
multiple.
In particolare sono state studiate e messe a punto le
seguenti fasi successive di analisi :
1. Cartografia automatizzata :
Con m'ausilio di alcuni programmi di un calcolatore si cer-
cato di determinare automaticamente la distribuzione superfi-
ciale dei dati di misurazione. In questa fase sono stati pre-
si in esame i programmi STAMPEDE e CARTOLAB, che possono
offrire buoni risultati, previa rielaborazione di alcuni
parametri di esercizio.
2. Elaborazione e sintesi dei risultati delle misurazioni: lo
studio statistico dei risultati consente tutta una serie
di deduzioni, quali ad esempio l'individuazione di stazioni
di rilevamento scarsamente efficaci o di sonde difettosa.
L'analisi di frequenza permette,fra l'altro, di evidenziare
eventuali effetti di determinati parametri. Tale analisi,
si rivela indispensabile
-32-
per la comparazione dei dati in base alla normativa vigente.
Sono stati elaborati programmi da utilizzare sui calcolatori,
allo scopo di individuare eventuali correlazioni con le fonti
di emissione.
3. Analisi globale dei gruppi di dati pluridimensionali:
si proceduto all'esame ed al perfezionamento di vari
procedimenti per strutturare ed analizzare globalmente il
complesso di dati ricavati dalle misurazioni. Tali dati
sono costituiti sia dai vari tipi di elementi inquinanti
presenti nelle singole stazichi di misurazioni che da vari
parametri meteorologici, con le relative variazioni tempo-
rali. Validi strumenti per la classificazione automatica
e l'analisi qualitativa si sono rilevati gli algoritmi
DIDAY , SEGMENT E FORTIN. E' stato possibile utilizzarli
con risultati positivi in alcune reti di controllo gi
operanti, dove sono stati evidenziate alcune correlazioni
causali fra i dati di misurazioni e le emissioni e/o i para-
metri atmosferici. E' stata individuata inoltre la possibi-
lit di rendere ottimale le reti di controllo.
Nella fase terminale, della ricerca si cercato di indi-
viduare alcune strategie per il controllo sistematico dell'
inquinamento atmosferico. Tale studio, strettamente collegato
ai problemi della prognosi dei fenomeni atmosferici, ha fornito
risultati incoraggianti, anche se allo stadio attuale non pu'
ancora essere considerato concluso.
Elementi fondamentali del programma di misurazione per il
rilevamento della distribuzione di sostanze inquinanti
nell' aria, al fine di valutare le correlazioni esistenti
fra immissione e fonti di emissione.
(Betriebsforschungsinstitut des Vereins Deutscher Eisen-
httenleute, Dsseldorf, ricerca FS 283)
Nel corso di tale progetto di ricerca, che verr terminato
a breve scadenza, si cercato di elaborare gli elementi base,
necessari per la definizione di una rete di misurazione, in
grado di rilevare la distribuzione di sostanze inquinanti nell'
aria, con particolare riferimento
33-
alle emissioni caratteristiche di alcuni processi dell'industria
siderurgica.
I temi principali del programma di ricerca sono i seguenti:
1. Controllo della rappresentativit e della precisione dei
vari metodi a disposizione per il calcolo della dispersione
e dei diversi parametri meteorologici, mettendo a confronto
i risultati con i valori misurati.
2. La messa a punto di un metodo per la realizzazione di reti
di misurazione con un numero minimo di stazioni, in modo
che, partendo dalle percentuali d'immissioni misurate, sia
possibile valutare il settore d'influenza nonch le inter-
ferenze di pi fonti di emissione.
Inizialmente sono stati fissati gli algoritini matematici
sui quali si basano cinque diversi procedimenti per la previ-
sione delle emissioni, cic
TA-Luft 1964,
VDI 2289, Progetto settembre 1974,
TUV-Rheinland,
Decreto raffineria NW, maggio 1975 e
KMMI-Paesi Bassi
da inserire nei programmi di un calcolatore digitale e sono
stati inoltre elaborati e messi a punto programmi gi dispo-
nibili, per poter calcolare anche le distribuzioni di frequen-
za delle concentrazioni delle sostanze nocive.
Nella fase successiva della ricerca sono stati registrati
le emissioni di un impianto di sinterizzazione e misurate le
immissioni di SO_ utilizzando una stazione fissa e una sta-
zione mobile.' Dall'analisi dei risultati delle misurazioni
(dati relativi ad emissioni, immissioni e parametri meteorelo-
gici per un totale di 123 ore) risultato che estremamente
difficile verificare l'esistenza di una correlazione signifi-
cativa fra immissione ed emmissione, sia dal punto di vista
statico che dinamico. Soltanto in un caso, grazie alla direzio-
ne del vento e alle condizioni atmosferiche del tutto parti-
colari, stato possibile individuare l'esistenza di una cor-
relazione significativa.
34
Per poter realizzare un metodo atto a definire reti di
misurazione di immissioni con un numero minimo di stazioni,
stato messo a punto un modello previsionale per il calcolo
del campo di concentrazioni di sostanze nocive. In tale mo-
dello, i coefficienti delle funzioni analoghe ai sistemi
previsionali vanno espressi con parametri variabili, adatta-
bili ai tipi di misurazioni da effettuare.
A giudicare in base ai risultati provvisori ricavati da
detta ricerca, la possibilit di ricavare leggi accettabili
che regolino la correlazione fra l'immissione e le fonti di
emissioni piuttosto aleatoria. E' necessario attendere
i risultati dell'analisi globale di tutte le misurazioni e dei
calcoli, indispensabili per l'elaborazione della relazione
della relazione conclusiva, prima di emettere valutazioni
definitive. Cio' vale in particolare per la scelta dei valori
iniziali dei parametri e degli orientamenti fissati inizial-
mente per la ricerca, essenziali per una soluzione ottimale
del problema.
Metodi di misurazione
(TNO, Delft, Ricerca PS 300)
In questa sede verranno unicamente illustrati gli obietti-
vi e l'attuale stadio di avanzamento della ricerca, dal nomen-
to che i risultati attualmente disponibili non consentono di
formulare giudizi conclusivi.
Obiettivo della ricerca la messa a punto di un sistema
di musurazioni che, sulla base di un numero limitato di
misurazioni di concentrazioni, consenta di stimare il grado
medio d'inquinamento dovuto a sostanze solide e gassose,
nonch la frequenza delle concentrazioni massime sui posti di
lavoro nell'industria siderurgica. In definitiva, sono proprio
l'inquinamento medio che si verifica corso dell'esposizione
totale e la frequenza delle concentrazioni massime che defini-
scono il rischio per la salute dei
-35-
lavoratori sul posto di lavoro.
Quale obiettivo primario della ricerca stato scelto il
reparto principale di un'acciaieria, nei quale stato effet-
tuato il rilevamento continuo dei seguenti dati :
- concentrazioni delle polveri respirabili,
- concentrazioni totale delle polveri presenti,
- temperatura ambiente,
- velocit e direzione della corrente d'aria,
- potenza degli impianti di saldatura elettrica,
- consumo di materiale durante le operazioni di saldatura,
Alcuni di tali parametri sono stati rilevati in vari punti e
parallelamente sono state effettuate misurazioni di campiona-
mento con apparecchi ordinari.
La ricerca riserva ampio spazio studio di un sistema di
elaborazione dei dati idoneo e razionale. Nel corso delle prove
intervengono circa 100.000 risultati di misurazioni per setti-
mana. E' stato messo a punto un sistema per la registrazione
dei dati su cassette a nastro magnetico e successivamente in un
memorizzatore a dischi con annessa elaborazione sul calcolatore;
In base ai risultati finora acquisiti possibile antici-
pare che la definizione di modelli matematici, che interpretano
l'inquinamento atmosferico esistente su determinati posti di
lavoro, in funzione dei parametri tecnici ivi esistenti, in
grado di fornire dati pi precisi e con maggiore rapidit di
quanto non avvenga utilizzando, come stato finora, sistemi
statistici di misurazione.
-36-
Mlsurazione ed analisi delle emissioni nell'aria prove-
nienti dai forni da coke, con particolare riferimento
alle esposizioni del lavoratore.
(British Steel Corporation, Londra, Ricerca PS 285)
La ricerca si proponeva i seguenti obiettivi :
- predisposizione di procedimenti normalizzati per il prele-
vamento di campioni e successive analisi per il controllo
sistematico dei forni da coke.
- determinazione dell'esposizione individuale all'inquinamento
atmosferico degli operai addetti ai forni da coke in corris-
pondenza a varie batterie di forni da coke e comparazione dei
dati misurati con risultati acquisiti nel corso di prove
effettuate presso cokerie americane.
- controllo dell'efficacia di vari apparecchi autorespiratori
ed impianti di depurazione dell'aria.
- raccolta di dati relativi alla protezione ambientale per
ricerche epidemiologiche.
Risultati conseguiti :
Prelevamento di campioni ed analisi : al fine di ricavare
risultati rappresentativi dell'esposizione individuale, sono
stati utilizzati exclusivamente apparecchi portatili per il
prelievo di campioni in dotazione agli operai. Tali strumenti
si sono rivelati di facile impiego ed hanno fornito risultati
soddis facenti.
Sono stati applicati metodi analitici per la determinazione di
idrocarburi aromatici policiclici e di composti solubili in
benzolo (BSM). Si pu' utilizzare anche la cromatografia su
strati sottili o in fase gassosa e, con risultati particolar-
mente probanti, la cromatografia su fluidi ad alta pressione.
I risultati ottenuti da tali analisi hanno confermato buone
caratteristiche di rapidit, riproducibilit ed affidabilit.
La durata di solubilit dei campioni stata ridotta a dieci
minuti,
-37-
impiegando un procedimento, ad ultrasuoni.
Determinazione dell'esposizione individuale : per il forno da
coke sono state individuate differenze significative fra le
esposizioni nei singoli posti di lavoro. Per quanto riguarda
la polvere e l'indice BSM, le esposizioni pi elevate si
riscontrano all'altezza della cupola del forno, dove l'espo-
sizione.media per la polvere raggiungeva il valore limite di
10 mg/m , mentre per il BSM i,tenori erano chiaramente superi-
ori al valore limite 0,2 mg/m , mediamente da 4 a 8 volte mag-
giori a seconda delle batterie dei forni esaminati. Peraltro
tali valori sono inferiori a quelli misurati in America, dove
sono stati riscontrati fattori pari a 5-16 volte.
Grazie a miglioramenti apportati alle singole batterie dei
forni da coke, sono state realizzate evidenti riduzioni dell'
esposizione sul posto di lavoro, sia per la polvere che per il
BSM.
Su varie macchine di servizio sono state effettuate prove
utilizzando apparecchi di tipo fisso per il prelievo di campi-
oni. In linea di massima, i valori misurati sono risultati
inferiori a quelli rilevati con gli apparecchi portatili.
Efficacia degli apparecchi di protezione : Le prove sono state
condotte in due direzioni : da un lato il controllo dell'
efficacia dell'apparecchio di protezione individuale, utiliz-
zando l'elmo con autorespiratore "Airstream" e dall'altro con
l'impiego di cabine fisse climatizzate. In entrambi i casi
sono stati ottenuti buoni risultati. Per l'apparecchio
Airstream il fattore di sicurezza (rapporto fra la concentra-
zione di sostanze nocive dell'aria e la concentrazione delle
medesime nell'elemento protettivo) ha assunto mediamente il
valore 8 per la polvere e 11 per il BSM. Per la cabina sono
stati misurati fattori medi di protezione pari a 6 per la
polvere e 9 per il BSM.
Epidemiologia : In base ai dati desunti non stato possibile
individuare una relazione indiscutibile fra le esposizioni
individuale e il rischio per la salute. E'stato per contro
possibile comparare il tasso di mortalit di determinati grup-
pi con il tasso di mortalit generale della popolazione maschi-
le in Gran Bretagna. E'risultato che il rischio d'insorgenza
-38-
del cancro polmonare praticamente pari al rischio che le-
cito attendersi per la popolazione del settore industriale.
Dal confronto con i dati risultati dalla ricerca americana,
anche in questo settore il rischio di cancro pomonare indi-
viduato per l'Inghilterra viene a situarsi su valori sensibil-
mente pi bassi.
Prove su modello tramite moderni sistemi di ventila-
zione per reparti-forni da coke
(Bergbau-Forschun GMBH, Essen, Ricerca PS 305)
Obiettivo della presente ricerca l'elaborazione di dati
utili alla costruzione e alla marcia di reparti per forni da
coke, che garantiscono condizioni ottimali dal punto di vista
della protezione ambientale, della sicurezza di esercizio,
della protezione contro le corrosioni, del consumo di energia
e dei costi di esercizio.
La ricerca orientata su due direzioni : da un lato
vengono effettuate prove su modelli per la determinazione dei
profili di flusso pi idonei in tutta la zona coperta dal
modello di reparto, dall'altro misurazioni delle concentrazio-
ni sul posto di lavoro di componenti gassosi nelle batterie
di forni da coke in esercizio.
Nel corso delle prove su un modello di reparto di forni
a batterie stato constatato che una corrente d'aria laterale,
per quanto di minima intensit, in grado di spostare le
emissioni dalla cupola del forno ai muri del reparto dei
forni. In un reparto di spegnimento, una corrente d'aria late-
rale con una velocit superiore ad 1 m/s produce effetti ne-
gativi sull'impianto di aspirazione delle emissioni. In pre-
senza di un numero doppio i muri di sbarramento nel reparto
di spegnimento, il vento laterale produce i suoi effetti
soltanto a partire da una velocit pari a 1,4 m/s.
Sostanzialmente i lavori.di ricerca sul modello di capan-
none avevano
-39-
L'obiettivo di tentare essenzialmente di captare, in un impi-
anto centralizzato, tute le emissioni che si presentano nel
corso della marcia dei forni da coke. Per la realizzazione del
modello stata presa in considerazione una batteria di 40
forni di 4 m d'altezza, 12 m di lunghezza e con una capera
di combustione di larghezza 450 mm.
Il fattore pi importante esaminato nel corso delle prove
era il profilo funzionale di componenti utilizzati per il
convogliamento delle portate di gas nei tre settori principali:
la zona sovrastante i vagonetti di spegnimento, la zona sovra-
stante i vagoncini per il transporto delle mattonelle di coke
e la zona sulla cupola del forno. I rapporti fra le sezioni
libere di queste tre zone devono assumere valori ottimali
ben determinati.
In seguito a varie modifiche apportare al modello stato
possibile realizzare un miglioramento sostanziale delle portate
in gioco.
Un ulteriore obiettivo della ricerca consisteva"nella
messa a punto di sistemi pratici di prelievo di campioni per
la misurazione delle emissioni sviluppare durante la marcia
dei forni da coke attraverso eventuali aperture di servizio,
quali gli sportelli dei forni, le condotte montanti e i fori
di riempimento. Dopo alcune prove negative stato possibile
realizzare un dispositivo per il prelievo di campioni di emis-
sione nella zona adiacente allo sportello di un forno da coke,
che ha fornito risultati positivi. Tale dispositivo consiste
in una lamina di alluminio flessibile, che viene fissata
davanti alla porta del forno all'altezza delle cerniere. Le
prime misurazioni delle emissioni che si sviluppano da porte -
di forni a tenuta imperfetta hanno rivelato notevoli disparit
da uncido all'altro per cui allo stadio attuale non consenti-
to esprimere un giudizio attendibile sulla captazione quanti-
tativa delle emissioni.
-40-
Realizzazione di nuovi tipi di tenuta stagna per porte
di forni da coke.
(Bergbauforschung GMBH, Essen, Ricerca PS 319)
Nel quadro del progetto di ricerca vengono esaminati
nuovi tipi di guarnizioni per sportelli di forni da coke, in
grado di limitare al massimo i volumi pi o meno elevati di
emissioni dovute ad insufficiente tenuta. La ricerca verr
applicata ad una batteria di 48 forni da 7 metri.
Inizialmente, e in collaborazione con quattro ditte
costruttrici, sono stati esaminati nuovi tipi di guarnizioni
per sportelli di forni da coke. Nella fase interlocutoria
stato fatto riferimento, fra l'altro, ad una serie di risul-
tati, ricavati dalle prove condotte nell'ambito di una
precedente ricerca del Bergbauforschung Institut GMBH su forni
da coke da 6 metri.
Sono stati realizzati nuovi tipi diversi di sportelli
con relative guarnizioni, che dovranno essere provati speri-
mentalmente su dieci forni da coke nel corso del 19 80.
Oltre alla struttura dello sportello vera e propria,
anche la forma ed il materiale del rivestimento refrattario
applicato allo sportello costituiscono elementi essenziali che
influiscono sulle emissioni sprigionantesi dagli sportelli dei
forni. Occorrer quindi esaminare su forni industriali vari
tipi di premistoppa in materiale quarzoso opportunamente profi-
lati, combinati a membrane di tenuta. I mattoni di materiale
quarzoso, grazie alle loro propriet di dilatazione termica
contenuta, non risentono dei bruschi salti termici e non subis-
cono fenomeni di ricottura anche dopo un lungo esercizio.
-41
Indagine sulle possibilit di miglioramento delle
condizioni di lavoro nel reparto "arrostimento" della
fabbrica di pellets della Hoogovens Ijmuiden B.V.
in base allo studio dell'estensione della conta-
minazione atmosferica in detta fabbrica per
l'influenza dei movimenti atmosferici in essa
predominanti.
(TNO, Delft, Ricerca 2748)
Nelle fabbriche di pellets viene trattata una miscela
costituita da concentrati minerali e da minerali a grana
fine (0 12 mm ca.). Nel reparto di arrostimento i pellets
umidi che escono dal reparto di formatura vengono successi-
vamente essiccati, preriscaldati, arrostiti e infine raffred-
dati ad aria. Le impurit che si formano nell'atmosfera dei
reparti suddetti si diffondono sia all'interno che all'
esterno dei capannoni, a causa dell'elevato sviluppo di calore
e conseguentemente per effetto delle correnti d'aria che
vengono a formarsi.
Per poter controllare i fenomeni che si producono in
tutti i punti del capannone, sono stati rilevati su 200 punti
diversi i seguenti parametri :
- Velocit dell' aria (direzione e valore assoluto)
- Temperatura
- Concentrazione delle polveri
- Concentrazione dei fluoruri
Risultati acquisti :
La corrente d'aria determinata essenzialmente dal calore
ceduto dal bruciatore, che nel bruciatore stesso crea un
flusso di aria di convezione ascensionale. L'apporto d'aria
attraverso le finestre delle pareti laterali dipende dall'
intensit del vento, che d'altra parte offre un contributo
alle portata d'aria in gioco soltanto a partire da una
velocit superiore a 4 m/s, A bassa velocit si hanno circa
23-25 ricambi d'aria all'ora.
Le temperature dell'aria pi elevate si riscontrano
nella corrente convettiva
-42-
al di sopra del bruciatore, mentre le temperature pi basse
si formano in corrispondenza delle finestre delle pareti la-
terali, che possono contare su un apporto di aria dall'
esterno.
Le massime concentrazioni delle particella di polvere si
ritrovano nell'impianto di vagliatura, nonch nelle fasi
iniziali e finali dell'impianto di arrostimento, in cui i
pellets vengono rispettivamente convogliati ed estratti.
I fluoruri si liberano nella parte iniziale dell'impianto
di arrostimento, dove si ritrovano anche le concentrazioni
massime. Da monte a valle dell'impianto di arrostimento, le
concentrazioni diminuiscono gradualmente.
In base ai risultati della ricerca si pu' concludere
che, per quanto riguarda l'inquinamento atmosferico e la
temperatura, le condizioni di lavoro nei capannoni sono tali
da non esigere interventi urgenti in alcun punto particolare
dei medesimi. Anche le concentrazioni di polveri e di fluoruri
restano ampiamente al di sotto dei valori CMA. D'altra parte
tali concentrazioni possono probabilmente essere ulteriormen-
te ridotte in alcuni punti, qualora vengano adottati i
seguenti provvedimenti :
1. E' possibile realizzare una migliore tenuta dell'inter-
capedine fra i pellets sulla griglia e la parete anteriore
del bruciatore.
2. La tenuta delle pareti laterali del bruciatore, ad altez-
za delle ruote, pu'essere analogamente migliorata;
consigliabile inoltre applicare altre piastre di tenuta
sulle pareti della camera di combustione.
3. Con un migliore tamponamento delle tavole a scossa dell'
impianto di vagliatura si migliorano le condizioni di
lavoro.
-43-
Ridzione delle emissioni di anidrida solforosa, mediante
diminuzione della quantit di combustibile solido nella
miscela, in prossimit degli impianti di agglomerazione
dei minerali di ferro.
(Centre de Recherche Mtallurgique, Liegi, Ricerca PS 257)
La presenza di anididride solforosa nei gas sprigionati
dagli impianti di sinterizzazione particolarmente impu-
tabile ai combustibili solidi utilizzati per l'agglomera-
zione dei minerali di ferro. Attualmente sono in corso prove
per la messa a punto di processi di depurazione in grado di
eliminare l'SO- dai gas di detti impianti ed i risultati resi
noti sono piuttosto promettenti. E'stato tuttavia gi accer-
tato che tali procedimenti comporteranno elevati costi di
investimento.
Si sta tentando, ad esempio, di ridurre il tenore di
S0_ alla fonte di emissione. Tale obiettivo stato perseguito
dalla presente ricerca affrontando il problema di ridurre la
percentuale di combustibili solidi, il cui tenore in zolfo
assume generalmente valori abbastanza elevati (dall'I all'I,
5% per polveri di coke) sostituendola con combustibili gassosi
con tenore di zolfo basso o nullo.
La soluzione adottata con il procedimento di preriscal-
damento della miscela di sinterizzazione prima dell'accensione
risultata in grado di fornire risultati positivi. In tale
procedimento la miscela viene preriscaldata utilizzando fumi,
il cui tenore in ossigeno e la cui temperatura sono regolati
in modo tale che le percentuali di combustibili solidi vengo-
no contenuti a valori minimi e che la temperatura di rammor-
bidimento della miscela non venga superata.
Da una serie di prove preliminari effettuate in una
siviera di sinterizazione sperimentale, risultato che la
temperatura di 800'C la pi idonea a garantire lo svolgi-
mento del processo.
4 4
Successivamente, con l'ausilio di un nuovo dispositivo
sperimentale attrezzato con un preriscaldatore indipendente
dalla calotta di accensione, sono state effettuate prove
industriali utilizzando diverse miscele di minerali.
Miscela di minerale di ferro tipo minetta :
A parit di resistenza meccanica, con il preriscaldamento
viene attuata una riduzione di combustibili solidi pari al
50%. Il tenore di zolfo nei fumi si riduce da 1 a 0,7 grammi/
tonnellata di prodotto sinterizzato mentre il tenore di SO,
si riduce da 1,1 a circa 0,6 g/Nm .
Anche se nelle fasi successive della sinterizzazione si ha un
ricupero del 10%, a causa della fase di preriscaldamento la
produzione si abbassa. Effettuando tuttavia perforazioni della
miscela prima del riscaldamento stato possibile riportare
la produzione ai livelli di partenza.
Le prove sono state effettuate utilizzando gas naturale. Succes
sive prove con l'impiego di gas d'altroforno hanno consentito
di realizzare un ciclo pi rapido de processo di sinterizza
zione. Si pu' quindi concludere che il preriscaldamento
realizzato con fumi poveri di vapor acqueo risulta il pi
idoneo.
Miscela di minerali ematitlci :
Sono state effettuate prove con due diverse miscele di minera
le di ferro. In entrambi i casi stato possibile ridurre la
percentuale di combustibili solidi del 25%. A parit di
resistenza della miscala di sinterizzazione, il tenore di
zolfo dei fumi stato ridotto da 0,6 a 0,30,4 g/t di pro
dotti di sinterizzazione e il tenore di SO, dei fumi da 0,8
a 0,3 0,5 g/Nm .
Le misurazioni continue.di SO, nei fumi effettuate nel
corso del processo di sinterizzazione hanno offerto inoltre
risultati interessanti : in pratica 1' SO, s'i libera soltanto
per il 3040% della durata complessiva del processo di
sinterizzazione, e precisamente nella fase in cui la tempera
tura dei gas inizia a salire rapidamente. Tale fenomeno pu'
essere interessante in fase di progettazione degli impianti
di desolforazione dei fumi, considerando che tali impianti
eventualmente possono essere alimentati
-45-
con volumi di gas ridotti.
Studio e controllo delle emissioni di inquinanti
gassosi acidi, prodotti dalle agglomerazioni di
minerali diferro e valutazione della loro inci-
denza sull'ambiente.
(Laboratoire d'Etudes et de Contr le de l'Envi-
ronnement Sidrurgique, Maizi res-les-Metz, Ri-
cerca PS 297)
Il programma di realizzazione di tale ricerca prevede
due fasi nettamente distinte :
- messa in opera e sperimentazione di una rete di stazioni
di misurazione opportunamente graduate, da applicare ad
un impianto di sinterizzazione per il rilevamento di
inquinanti gassosi acidi.
- controllo continuo dei fumi, per ricavare informazioni
precise sulla meccanica di formazione di detti inquinanti
e predisporre opportuni interventi per ridurre le emissioni
gassose.
La prima fase della ricerca ormai conclusa : stato
realizzato un dispositivo per la captazione e la diluizione
dei fumi emessi. I gas vengono aspirati da una pompa a mem-
brana (2 m / h ) , filtrati attraverso una matrice in acciaio
legato e successivamente diluiti (in proporzioni da 1/20 a
1/10OO). E' quindi possibile evacuarli a temperatura ambiente
in una condotta in teflon. L'analisi continua dei tenori di
SO2 e N 0
X
assicurata da strumenti automatici.
La rete di misurazione continua descritta stata
utilizzata con buoni risultati in due casi :
- per la misurazione continua nelle casse di aspirazione di
un impianto di sinterizzazione,
46
per l'analisi continua dei gas emessi nel ciclo di sinteriz
zazione in una siviera sperimentale.
I primi risultati ottenuti offrono interessanti indicazioni :
il tenore di SO2 misurato in una cassa di aspirazione all'
altezza della testata del nastro di sinterizzaione variava
da 21 a 140 ppm, mentre una cassa in prossimit della zona di
combustione sono stati registrati tenori di S 0
2
pari a 258
1020 ppm. I t e n o r i d i N 0
X
sono risultati indipendenti dal
punto di misurazione su tutta la lunghezza del nastro di
sinterizzazione. Sono stati misurati tenori di 0

variabili
da 30 a 310 ppM. Per un'ulteriore interpretazione del fenomeno,
nel corso di tale misurazione ovviamente necessario tener
conto del tipo di combustibile utilizzato nonch dei para
metri di esercizio dell'impianto di sinterizzazione nel corso
della prova.
Per le misurazioni da effetturare sulla siviera sperimen
tale stato messo a punto un processo di essiccazione di tipo
particolare per i campioni di gasi aspirati. Dai primi risul
tati risulta un notevole incremento del tenore di S 0
2
immedia
tamente prima della combustione. I tenori di NO e N 0
2
non si
modificano sostanzialmente nel corso del ciclo di sinterizza
zione.
E liminazione dei vapori tossici che si sprigionano
durante la granulazione delle scorie
(Centre B elge d'E tude et de Documentation des E aux ,
Liegi, Ricerca PS 237)
La ricerca in oggetto, gi citata nella pubblicazione
E U R 59 77, stata portata nel frattempo a termine. Obiettivo
di tale ricerca era la messa a punto di procedimenti per
l'eliminazione delle sostanze nocive gassose che si formano
durante la granulazione.
-47
A tal fine stato condotto uno studio sui fenomeni
che regolano la formazione delle sostanze nocive :
- studio della natura e della composizione delle emissioni
gassose durante la granulazione delle scorie,
- studi teorici e prove di laboratorio sulle reazioni
"scorie-acqua"
- studi sul trattamento delle emissioni.
E' stato constatato che, all'atto delle reazioni, le
emissioni di H,S4 di S0
2
nella zona di reazione dipendeno
sostanzialmente dalla presenza di ossigeno (aria) e che il
tenore di composti solforati tanto pi basso quanto pi
bassa la temperatura delle scorie prima dell'operazione
di spegnimento.
Nei vapori che si formano calla granulazione, la concen-
trazione di H
2
S (circa 180 ppm) di circa 3-4 volte pi
elevata della concentrazione di S0
2
(circa 50 ppm). I tenori
di composti fluorati sono notevolmente inferiori alla concen-
trazione dei composti solforati (circa 2 ppm); valori ancora
inferiori sono registrati per il tenore di composti cianurati
(circa 0,5 ppm).
Per la diminuzione del tenore di elementi nocivi gassosi
sono infine disponibili vari tipi di dispositivi opportunamente
adattabili, che garantiscono risultati positivi, purch siano
compatibili con le caratteristiche dell'operazione di granu-
lazione delle scorie. Per l'attenuazione delle emissioni a
base di zolfo, si possono adottare quindi due tipi di solu-
zioni : neutralizzazione dell' H
2
S direttamente nella fase di
sviluppo, ovvero interventi che ne riducqno il tenore all'
atto della formazione.
Utilizzando il primo metodo, l'acido solfidrico viene
neutralizzato con una appropriata quantit di soluzione basica.
Tale sistema, che richiede l'utilizzazione di notevoli quanti-
t di soda, implica necessariamente un impianto di spegnimento
a circuito chiuso. In presenza di una portata di 9 n3 di
acqua per'tonnellata di scoria granulata, il consumo specifico
di soda viene stimato a 1 kg.
48
Con il secondo metodo, si provvede ad ampliare meccani-
camente la superficie di contatto fra la scoria e l'aria, per
cui il fabbisogno d'aria richiesto ridotto al minimo, in
corrispondeza di una temperatura delle scorie per quanto
possibile bassa. Quest'ultimo procedimento consiste in un'
operazione di espansione della scoria liquida, sottoponendola
ad una successiva operazione di centrifugazione in presenza
di aria attraverso un tamburo rotante. Oltre alla riduzione
delle emissioni di sostanze nocive, il prodotto che se ne
ricava presenta buone propriet idrauliche e termiche.
Impianti del tipo descritto sono attualmente in eserci-
zio in alcuni stabilimenti siderurgici francesi e lussemburg-
hesi.
Eliminazione dei fumi prodotti durante la desolforazione
della ghisa in siviera di trasporto, fonte di nocivit
per gli operai e l'ambiente circostante.
(Centre de Recherches Mtallurgiques, Liegi, Ricerca
PS 256)
L'operazione di desolforazione della ghisa lungo il
percorso fra l'altoforno e l'acciaieria viene realizzata,
nella maggior parte degli stabilimenti siderurgici europei,
utilizzando polveri a base di soda nella fase di colata della
ghisa nella siviera di trasporto. Le reazioni che si svilup-
pano in tale fase comportano la formazione di una notevole
quantit di fumi, tanto pi elevata quanto maggiori sono la
temperatura della ghisa e la quantit di soda addizionata.
I fumi contengono composti sodici in quantit variabili
da 5 a 8 g/Nm^e rappresentano un fattore d'inquinamento estre-
mamente fastidioso per il personale. Sono stati proposti
prodotti di desolforazione diversi, che in parte vengono
utilizzati. Tali prodotti sono pero'generalmente pi costosi,
senza peraltro risolvere l'aspetto eco-logico
49-
del problema.
Per ridurre la formazione di fumi durante desolforazione
con la soda, nel corso della ricerca sono stati perseguiti
i seguenti obiettivi :
- riduzione della vaporizzazione della soda,
- miglioramento del grado di rendimento dell'operazione di
desolforazione,
- captazione dei gas di desolforazione.
Per quanto riguarda i primi due punti, la soluzione
adottata consiste nel mescolare alla soda determinati additivi
e nel modificare i processi normalmente impiegati.
Inizialmente sono state effettuate prove in un impianto
pilota e successivamente si continuato con prove industriali
in tre stabilimenti siderurgici belgi e lussemburghesi. I
risultati ottenuti si possono riassumere come segue :
1. La miscelazione di soda con altri materiali, quali pece,
idrocarburi, NaOH ecc., non hanno fornito un rendimento
migliore rispetto al processo con la soda pura e neppure
stato possibile ridurre la formazione di fumi.
2. Utilizzando la soda sottoforma di mattonelle e cercando
di prolungare il tempo di reazione (colata lenta della
ghisa nella siviera) stato possibile ridurre sensibil-
mente la formazione di fumi e migliorare il grado di
desolforazione. La vaporizzazione della soda si riduce
di un terzo e consente di realizzare condizioni di lavoro
notevolmente migliori.
La fase finale della ricerca, mirante alla captazione
dei gas di desolforazione ha presentato alcune difficolt,
consistenti nello sviluppo istantaneo di notevoli volumi
di gas, unito alla presenza di alte temperature: nel corso
del processo di desolforazione, si assiste ad un notevole
sviluppo di calore a causa della combustione del CO, con
-50
conseguenti temperature fino a 900'C nei fumi, nonostante la
presenza di un eccesso di aerazione. I parametri pi impor-
tanti che intervengono in fase di progetto di un impianto di
captazione dei fumi sono stati individuati nella velocit di
colata della ghisa e nella regolazione dell'afflusso di soda
caustica.
Processo tecnico per l'eliminazione dei gas di scarico
contenenti polveri durante la colata all'alto forno.
(Verein Deutscher Eisenhttenleute, Dsseldorf,
Ricerca PS 288)
La ricerca si concluder soltanto nel corso del 19 81,
per cui la presente relazione riassume soltanto l'obiettivo
della ricerca e l'attuale stadio dei lavori.
Elementi ambientali quali polveri, gas, vapori, sprigio-
namento di scintille, irraggiamenti termici e imissioni d'aria,
rappresentano per il personale addetto agli altiforni una
notevole fonte di sollecitazioni. Nei nuovi altoforni di gran-
de dimensioni la ghisa viene spillata attraverso vari fori di
colata, con conseguente aumento del numero delle colate
stesse, che possono arrivare fino a 16 al giorno per ciascun
altoforno.
Dal momento che, durante la colata della ghisa, ad un
notevole sviluppo di fumi si accompagna un irraggiamento
termico di pari intensit, appare chiaramente la necessit di
captare e di evacuare i gas ad alto tenore di polvere che si
sprigionano durante le operazioni direttamente alle funti di
emissione. Di conseguenza l'obiettivo della ricerca stato
fissato come segue :
- misurazione delle quantit di polvere e di gas presenti
in funzione dei vari parametri nelle seguenti fonti di
emissione :
foro di colata dell'altoforno, canali di colata della gisha
e delle scorie, piattaforma di colata in siviera della
ghisa e delle scorie. Le misurazioni vengono effettuate in
vari impianti.
-51-
- elaborazione di parametri e dati di validit generale per
la progettazione di impianti di captazione dei gas.
- serie di prove su un impianto pilota.
Allo stadio attuale dei lavori di ricerca sono state condot-
te misurazione dei volumi di gas e del tenore di polveri du-
rante la colata della ghisa nella siviera e durante la colata
in un alto forno con un crogiolo di 4,5m 0.
L'analisi di dette operazioni ha individuara una rela-
zione di dipendenza del tenore specifico di polveri per ogni
metro di lunghezza dei canali dal flusso di ghisa spillata
nonch dalla miscela zolfo-manganese (S/Mn). Da alcuni cal-
coli teorici su modelli sono stati ricavati parametri di
validit generale, che possono essere utilizzati in fase di
progettazione di impianti di captazione dei gas.
Messa a punto di procedimenti ottimali sotto il profilo
tecnico ed economico per la ventilazione e la depolve-
razione nei capannoni di acciaierie.
(Betriebsforschungsinstitut des Vereins Deutscher
Eisenhttenleute, Dsseldorf, Ricerca PS 224).
Una relazione sul progetto citato gi comparsa nella
pubblicazione EUR 5977 (giugno 1977). Nel frattempo i lavori
di ricerca sono stati conclusi.
In merito al problema dell'aspirazione diretta e secon-
daria nei capannoni delle acciaierie, l'obiettivo della ricer-
ca consisteva nell' elaborazione di soluzioni ottimali dal
punto di vista tecnico ed economico, in grado di essere
applicati sia nei capannoni di nuova costruzione che nel caso
di trasformazioni di vecchi reparti. Per tali motivi le ri-
cerche sono state indirizzate prevalentemente sulle acciaierie
elettriche, perch proprio in questo settore si presenta una
situazione particolarmente grave dal punto di vista dell'
emissione di sostanze nocive e della ventilazione dei capannoni.
-52-
Mediante l'aspirazione normalmente effettuate diretta-
mente dal tino del forno attraverso il quarto forno della cu-
pola, posibile captare la maggior parte della polvere che si
sviluppa nel corso del processo al forno elettrico (vale a dire
durante le operazioni di fusione e di affinazione all'ossigeno).
Con questo metodo non peraltro possibile captare la polvere
che si sprigiona all'atto della carica e della colata nonch,
in una certa misura, durante 1'affinazione. Il punto centrale
della ricerca era quindi costituito dall'operazione di misura-
zione delle emissioni sviluppate durante la carica e la colata;
tali operazioni rappresentano fattori di primaria importanza
per la progettazione di impianti di aspirazione tramite cappe
sistemate sul tetto.
li:
La ricerca stata articolata nei seguenti settori parzia-
osservazioni dirette in esercizio e misurazioni in reparti
di acciaierie elettriche (cappe di aspirazioni, impianti
pilota di aspirazione ad aria di sbarramento per la cap-
tazione dei gas durante l'operazione di colata).
prove in laboratorio e su modelli (profili di cappe, capa-
cit di filtrazione dei gas da partedi vari fluidi filtranti,
banco di prova per modelli a caldo).
- studi di progettazione per la captazione dei gas per acci-
aierie elettriche gi funzionanti e di nuova costruzione
(aspirazione tramite cappe, impianti locali per la capta-
zione dei gas, corazzatura dei forni, costi di investi-
mento e di esercizio).
Con riferimento alle numerose prove condotte nel corso
della vasta ricerca, riassumiamo alcuni risultati che presen-
tano .un certo interesse pratico :
1. A conclusione di prove su modelli rappresentantivi delle
correnti in gioco, sono state realizzate'cappe di aspira-
zione montate sul tetto divise in tre sezioni, verso le
quali viene convogliata una parte dei gas che si sviluppano
rispettivamente dall'operazione di carica e di colata. La
portata di aspirazione richiesta varia da 300.000 - 800.000
m3/ora in funzione dell'altezza del capannone e corrisponde
ad un volume pari a 6 - 14 volte il volume di gas che si
sprigiona. Le pareti laterali e le lamiere interne che se-
zionano
-53-
le cappa devono essere inclinate di almeno 45" e sul bordo
inferiore devono presentare una piegatura in corrispondenza
dell'asse della cappa. Orientativamente la superficie di
emissione della cappa pu' presentare un angolo di inclina-
zione di 10-12' che rappresenta la met dell'angolo di dif-
fusione sulla periferia della fonte di emissione.
2. A parit di produzione, la riduzione al 50% dei volumi dei
gas aspirati possibile unicamente adottando una corazza-
tura sei forno elettrico. Sono stati studiati vari tipi di
tali corazzature, anche in combinazione con impianti di
aspirazione secondaria. Ad esempio, si prevede di poter
ridurre i volumi di aspirazione totali richiesti ad un valo-
re di 3.500 - 4.000 m
3
/ora per ogni tonnellata di ghisa
prodotta in due forni da 100 tonnellate in serie, qualora
vengano fatti funzionare in un reparto speciale opportuna-
mento corazzato. I volumi specifici di aspirazione possono
essere ulteriormente ridotti apportando idonee modifiche
costruttive all'impianto di aspirazione secondaria al di
sopra della siviera.
Nel corso di misurazioni in esercizio stato constatato che
nel corso della colata sulla siviera si formano portate
massime pari a 1.000 - 1.200 m /ora di gas per tonnellata
di ghisa prodotta. Tali quantit rientrano nella gamma di
capacit di un impianto di aspirazione diretta. In alter-
nativa alle cappe di aspirazione sistemate sopra la siviera,
sono state eseguite prove su un impianto pilota costituito
da un impianto di aspirazione a sbarramenti d'aria. In con-
dizioni di esercizio ottimali stato ottenuto un grado
medio di captazione pari al 54% in presenza di una portata
di aspirazione di 100.000 m
3
/ora. In base ad ipotesi teo-
riche e a calcoli desunti dai risultati delle prove si
prevede che, in funzione delle dimensioni dei forni e della
siviera, della durata della colata e della qualit dell'
acciaio prodotto, necessaria una portata di aspirazione di
150.000 m3/ora per realizzare un grado soddisfacente di cap-
tazione superiore all' 80%.
-54-
Recupero senza combustione dei fumi emessi dai forni ad
arco e possibilit di cernita delle polveri raccolte.
(IRSID, Maizires-les-Metz, Ricerca PS 290)
Attualmente i lavori di ricerca sono ancora in corso, per
cui 1 presente relazione riassumer unicamente gli obiettivi
della ricerca e le prove finora effettuate.
Per quanto riguarda l'emissione di gas e di polveri, i
forni ad arco UHP (ad altissima potenza) con forti insuffla-
zioni di ossigeno si comportano sempre di pi come i converti-
tori ad ossigeno. Si quindi pensato di trasferire sui forni
elettrici gli impianti di aspirazione senza combustione, dei
gas notoriamente utilizzati con buoni risultati nelle acciaie-
rie ad ossigeno. I vantaggi di tale processo consisteno essen-
zialmente in una minore quantit di fumi e in una pi efficace
depolverazione, senza contare la possibilit di recuperare
eventualmente l'energia contenuta nei fumi stessi.
Nel corso di una serie iniziale di prove sono stati presi
in esame i dati relativi ai fumi sprigionati dai forni elettri-
ci, per quanto riguarda i volumi, la temperatura, la composi-
zione e il tenore di povere. Le misurazioni sono state effettu-
ate su un forno sperimentale da 6 tonnellate e su un forno da
70 tonnellate, alimentati sia con una lancia ad ossigeno che
con bruciatori a miscela ossigeno-gas.
Un risultato importante ottenuto nel corso di tale prima
serie di prove consistito nella presenza di tenori di H
2
e CO
relativamente elevati durante l'operazione di affinamento
(25-40% H-, 35-45% di C O ) , che hanno consigliato di abbandonare
il procedimento inizialmente previsto, e, per motivi di sicu-
rezza, di progettare l'impianto pilota in base allo schema
seguente :
captazione dei fumi attraverso un quarto foro sulla cupola
del forno e corrispondentemente buona tenuta delle cavit
degli elettrodi
-55-
Combustione dei gas con un bruciatore pilota senza eccesso
d'aria in una camera di combustione a valle dell'impianto,
raffreddamento a 600-800' e successiva depolverazione per via
umida.
Nei confronti dei sistemi industriali attualmente in uso,
questo tipo di procedimento presenta il vantaggio di ridurre
di 4-5 volte i volumi dei fumi da trattare e di garantire quin-
di una depolverazione pi efficace ed economica.
Studio della captazione tramite filtrazione a manica degli
inquinanti gassosi e granulari. Utilizzazione nell'ambito
dell'acciaieria elettrica; possibilit di estensione ad
altri reparti siderurgici.
(Laboratoire d'Etude et de Contr le de l'Environnement
Sidrurgique, Maizi res-les-Metz, Ricerca PS 298).
Oltre alle caratteristiche di depolverazione, la filtra-
zione a maniche offre il vantaggio di poter eliminare determi-
nati composti gassosi, in grado di reagire con lo strato di
polveri che si deposita sugli elementi filtranti. Gli impianti
con filtri a manica sono attualmente in funzione prevalente-
mente nelle acciaierie elettriche e se ne conoscono le carat-
teristiche operative e il grado di depolverazione che possono
garantire. Per contro non si hanno ancora sufficienti conos-
cenze sull'efficacia dei moderni filtri a manica nei confronti
delle sostanze gassose e granulari che inquinano l'ambiente.
Il progetto di ricerca si propone l'esame del rendimento
di captazione del filtri a manica in due casi specifici dell'
acciaieria elettrica :
Separazione sugli elementi filtranti dei composti fluorati
gassosi. Gas di questo tipo si formano durante le opera-
zioni di produzione dell'acciaio in presenza di fluorina.
-56-
- Assorbimento di polveri molto fini di composti metallici
(ZnO, M0O3, e c c . ) , sviluppatisi per ossidazione di vapori
metallici ad alta temperatura.
Per realizzare tali obiettivi sono state effettuate ini-
zialmente varie prove di laboratorio, i cui risultati hanno
confermato un elevato grado di captazione dell'acido fluori-
drico attraverso le polveri separate sulle maniche filtranti
nell'acciaieria.
Successivamente stato realizzato un impianto pilota di
notevoli dimensioni, che funziona parallelamente ad un impianto
di depolverazione industriale nell'acciaieria elettrica di
Breuil (Creusot/Loire). L'impianto pilota collegato al 4'
foro della cupola di un forno da 60 tonnellate e dotato di
una superficie filtrante complessiva di 65m2. L'impianto
filtrante di grande potenza utilizzato comprende 48 manichette
ad immissione esterna, del diametro di 0,18 m e altezza 2,4 m.
Il volume in gioco regolabile da 4.000 a 12.000 m3/ora.
In base all'attuale stadio della ricerca possibile anti-
cipare alcune valutazioni sul materiale filtrante pi idoneo
nonch sul grado di captazione dei composti fluorati e degli
ossidi metallici :
Propriet filtranti ottimali sono garantite da filtri in po-
liestere con una porosit di 1000 m
3
/h/m2 a 20 mm di colonna
d'acqua e un peso di 50O-550 g/m2. La resistenza nel tempo,
osservata per un intervallo di 15 mesi, risultata eccel-
lente. Impianti filtranti di grande potenza sovradimensionati
consentono un risparmio di energia e riducono al minimo i
rischi di guasti.
Per i composti fluorati sottoforma di poveri risultato me-
diamente un grado di captazione del 90%, molto soddifacente
quindi e pari a quello delle altre polveri. Per l'acido fluo-
ridrico gassoso invece, la captazione pari soltanto al 50%.
Sono previse altre prove in questo settore.
Per quanto riguarda la captazione degli ossidi di metalli pe-
santi, inizialmente sono state prese in esame unicamente
-57
le emissioni di ossido di molibdeno. L'impianto filtrante in
grado di separare il 99,8% di polvere di questo tipo dai gas
captati, con un rendimento quindi molto elevato. In conclusio-
ne, le emissioni nell'ambiente dipendono sostanzialmente dal
grado di captazione dell'impianto di aspirazione. In questo
settore entrano in gioco il sistema di addizionamento del
molibdeno (ferro-molibdeno in pezzature, ossidi sotto forma
di polveri, ecc.) nonch il tipo di produzione metallurgica.
Notevoli miglioramenti si possono ottenero con una resa otti-
male delle condizioni di aspirazione ottenute modificando
opportunamente le forme delle cappe e del sistema di aspira-
zione attraverso il 4'foro della cupola dei forni.
Perfezionamento del controllo dei fumi sprigionati nei
forni elettrici
(GKN Rolled & Bright Steel Ltd., Cardiff, Ricerca PS 302)
Attualmente i lavori di ricerca si trovano nella fase
iniziale, per cui la relazione si limiter ad un riassunto
del programma della ricerca.
La ricerca si posto l'obiettivo di realizzare un impian-
to di depolverazione efficace ed economicamente valido in
acciaierie elettriche, nelle quali prevista contemporanea-
mente la marcia di due o pi forni.
Utilizzando impianti di aspirazione primari e secondari
in parallelo, del tipo frequentemente impiegato in connessio-
ne con impianti filtranti a secco, si richiedono portate di
aspirazione relativamente elevate, che normalmente vanno
previste per l'emmissione massima che si sprigiona in un arco
di tempo breve durante le operazioni di carica e di colata.
In Gran Bretagna, nei forni da 100 tonnellate normalmente
vengono utilizzati ventilatori con portate fino a 750.000 m
3
/h.
L'impianto di depolverazione funzionante presso l'acciaie-
ria GKN TREMORFA consente l'impiego di ventilatori di aspira-
zione dei gas a
58
velocit di rotazione massima e a velocit dimezzata, che fra
l'altro possono essere inseriti nei circuiti di aspirazione
autonomi dei due forni da 100 tonnellate adiacenti.
Con questo sistema possibile rendere ottimale il fun -
zionamento degli impianti, combinando le marce dei due siste-
mi. In vista di tale obiettivo sono state effettuate numerose
misurazioni dei tenori di polvere. Lungo le condutture d'eva-
cuazione dei fumi ( forni, cappe, impianti di filtrazione
a monte e a valle) sono state montate cabine per il prelievo
di campioni, attrezzate con le necessarie sonde.
Una volta realizzata la prevista resa ottimale degli
impianti si spera di ricavare indicazioni utili alla progetta-
zione di nuovi impianti combinati per la marcia di forni in
serie, che, pur utilizzando ventilatori con portate inferiori,
permettono di realizzare impianti di depolverazione pu
efficaci, pur garantendo uno sviluppo di rumore contenuto.
Regolazione ottimale degli impianti di depolverazione dei
gas di scarico delle acciaierie elettriche.
(Betriebsforschungsinstitut des Vereins Deutscher Eisen-
httenleute, Dsseldorf, Ricerca PS 309)
Nell'ambito della presente ricerca vanno studiate le varie
possibilit offerta dalla captazione e dalla depolverazione dei
fumi nelle acciaierie elettriche equipaggiate con vari forni
ad arco, nonch il loro grado di adattabilit alle condizioni
di esercizio degli stabilimenti, ferma restando la necessit
di contenere a livelli minimi le spese di esercizio.
Sempre pi numerosi i forni elettrici, nei quali all'aspi-
razione diretta attraverso il 4' foro della cupola viene
accoppiata un'aspirazione secondaria - ad esempio a mezzo di
cappe montate sul tetto dei capannoni-onde permettere di cap-
tare anche i gas di scarico contenenti polveri, che si svilup-
pano nel corso delle operazioni di carica,spillamento, affi-
nazione e manutenzione del riverstimento. In tali impianti
59-
si provveduto a convogliare e a depolverare in un unico filtro
la maggior parte dei voiumi parziali di gas.
Nel caso di batterie di forni, la potenza di aspirazione
dei vantilatori e la superficie filtrante dell'impianto di
depolverazione vanno progettati, per esigenze di economicit,
non gi in funzione del volume massimo previsto dei gas, bensi'
in base a valori medi di tali volumi. Di fronte alle limitazioni
imposte da tale scelta, nonch a tutta una serie di problemi
risultanti dall'impossibilit di governare e regolare in modo
soddisfacente gli impianti di aspirazione diretta, dall'elevato
fabbisogno di energia e dalla scarsa elasticit di rendimento
in funzione delle portate di gas di volta in volta richieste,
lecito chiedersi se e in base a quali fattori sia giustifi-
cata la scelta basata su un sistema di convogliamento dei volu-
mi di gas in un unico impianto e in base a quali considerazioni
accessorie la separazione dei due sistemi costituisca una alter-
nativa favorevole.
Il programma della ricerca, fissato per rispondere ai pro-
blemi suesposti, si pu' riassumere come segue :
- captazione delle varie portate di fumi in una batteria di
forni con impianti combinati con aspirazione diretta ed aspi-
razione attraverso cappe ;
- misurazione delle cadute di pressione nella rete di condotto
e negli impianti filtranti ;
- esame dei vari materiali filtranti e collaudo di diversi me-
todi di depurazione ;
- controllo delle varie fasi operative di un impianto filtrante
utilizando un calcolatore applicato a forni elettrici.
- Realizzazione di un sistema ottimale di regolazione, dellei.por-
tate dei gas e di registrazione dei compressori.
Nella fase operativa della ricerca, che dovrebbe essere
conclusa entro il 1980, sono stati
-60-
sfruttati alcuni risultati acquisiti su forni singoli nel corso
della ricerca PS 224 precedentemente menzionata.
Allo stadio attuale si dispone dei seguenti risultati :
1. Su un banco di prova per modelli a caldo del BFI sono
state effettuate ulteriori prove sull'influenza della tempe-
ratura e della velocit sull'angolo di dispersione di gas
caldi ascensionali. E' risultato che l'angolo di dispersione
praticamente indipendente dalla temperatura, per contro
dipende principalmente dalla velocit di flusso. In pre-
senza di velocit di uscita crescente si ottiene un angolo
totale di dispersione pari a circa 15". Tale valore stato
confermato dalle prove in esercizio, mentre in fase di
progetto delle cappe di aspirazione si sempre tenuto conto
di un valore quasi doppio di tale angolo.
2. In base a prove di comparazione realizzate su 38 tipi mate-
riali costituenti tessuti filtranti e la successiva misura-
zione in impianti filtranti di grandi dimensioni utilizzan-
do manichette filtranti constituite da 8 di tali materiali
risultato che il controllo del gas puro prescritto in base
alle norme DIN non consente alcuna ipotesi sul comportamento
in esercizio. La perdita di pressione dovuta ad un materiale
filtrante dipende soltanto in secondo ordine dal materiale
costituente il tessuto, mentre i fattori principali sono
la struttura del tessuto filtrante e il suo grado di depura-
zione.
3. In una acciaieria costituita da tre forni ad arco sono state
effettuate misurazioni in esercizio per la determinazione
delle portate, dei volumi di polveri e delle temperature di
forni durante tali fasi di marcia del forni, in funzione
del tempo. Tramite varie registrazioni eseguite in parallelo
sull'impianto di aspirazione diretta e sulle cappe di aspi-
razione sono stati determinati i fattori di influenza reci-
proci delle portate. L'analisi dei risultati impone la ne-
cessit di effettuare ulteriori misurazioni in vista della
regolazione delle portate stesse. Per misurare l'aspirazione
diretta sono prevista stazioni misuratrici supplementari nel
collettore di aspirazione sulla cupola del forno.
61
La captazione del fluoro nel procedimento di depolvera-
zione a secco dei gas residui contenenti CO, durante
la produzione dell'acciaio.
(Krupp Forschungsinstitut, Essen Ricerca PS 180)
Nel processo di produzione dell'acciaio con insuflazzione
di ossigeno, richiesto 1'addizionamento di fluorina, in
funzione delle caratteristiche della carica, delle attrezza-
ture dello stabilimento e del prodotto metallurgico che si
vuole ottenere. Le emissioni sprigionantesi in concomitanze
di tale processo esige un idoneo impianto di depurazione dei
fumi.
In base ai risultati ottenuti nel corso di recherche pre-
cedenti, si pu' affermare che gli impianti di depolverazione
a secco per lo pi in funzione nelle acciaierie ad ossigeno
non si riscontra l'emissione di elementi inquinanti imputabili
alla presenza di composti fluorati gassosi. Nel corso di misu-
razioni effettuate in un impianto di depolverazione a secco
applicato gu condotte di gas puro e funzionante in base al
sistema Venturi, in uniacciaieria adossigno, si sono riscontra-
te concentrazioni di fluoro nei fumi variabili da 0,5 a 1,5 mg/
Nm3. Le quantit di fluorina addizionate variano da 4 a 5 Kg/t
di ghisa prodotta.
Nel sistema di depolverazione per via umida, non sono
ancora abbastanza noti i fenomeni di emissione di alcune sostan-
ze nocive, quali l'acido fluoridrico. In base ad alcune prove
sembra accertata la possibilit di far reagire l'acido con
gli elevati tenori di polveri contenuti nei fumi, per cui si
pu'pensare alla presenza di emissioni limitate di composti
fluorati sotto forma di gas.
Nella fattispecie, l'obiettivo della ricerca in oggetto
era, da un lato studiare la formazione di composti fluoridrici
gassosi in funzione delle condizione di lavoro esistenti nel
processo basato sull'insuflazione di ossigeno,dall'altro deter-
minare il grado di separazione del fluoro in un impianto di
depolverazione per via umida.
-62-
In vista di tale obiettivo si proceduto alla messa a
punto di una rete di misurazione continua per la determinazione
differenziata dei composti fluorati gassosi durante lo svolgi-
mento del processo. Per le successice prove si fatto ricorso
all'impianto di evacuazione dei fumi funzionante in un conver-
titore sperimentale da 3 ton. Il flusso principale del gas,
che fa capo ad un impianto di depolverazione a secco, colle-
gato ad un filtro elettrostatico attraverso una valvola by-
pass.
In funzione del tipo di addizionamento dei calcari,
stato registrato un forte incremento delle emissioni nel corso
della fase di armento rapido della decarburazione, nel corso
della fasciniziale, corrispondente ad 1/3 della durata del ci-
clo, come notoriamente avviene nel processe di soffiaggio.
Successivamente l'intensit delle emissioni regredisce.
Addizzionando elevate quantit di calce viva a grana fine
all'ossigeno insufflato all'inizio della fase di fusione,
possibile ridurre notevolmente l'emissione di fluoro. Utilizzan-
do calce in pezzature l'emissione di composti fluorati gassosi
superiore a quella prodotta dalle calce viva in polvere. I
massimi volumi di emissione si riscontrano in presenza di ele-
vati tenori di idrati nella calce addizionata.
Dalla prove sul grado di separazione del fluoro nell'impi-
anto di depolverazione a secco risultato che circa il 70% del
fluoro emesso contenuto nelle polveri del convertitore.
L'aumento del tenore di CaO nelle polveri riduce l'emissione di
composti fluorati gassosi. Con l'incremento del tenore di CaO
nei fumi dimunisce la capacit della polvere del convertitore
di assorbire il fluoro.
-63-
Studio delle dimensioni delle particelle contenute nei
fumi rossi e possibilit d'intervento.
(Max-Planck-Institut fr Eisenforschung Gmbh, Dsseldorf,
Ricerca PS 311)
Durante la fase di riduzione della ghisa in acciaio, viene
insufflato ossigeno con vari metodi. Denominatore comune di
tutti questi sistemi lo sviluppo di notevoli quantit di
fumi rossi contenenti polveri estremamente fini, che vanno
eliminate negli impianti di depolverazione.
Il presente progetto di ricerca si propone di studiare i
fenomeni che regolano lo sviluppo di tali fumi e di individu-
are le eventuali soluzioni che consentano eventualmente di
migliorare l'efficacia degli impianti di depolverazione.
Le prove in laboratorio si effettuano su un impianto di
fusione brandeggiante. Con questo sistema si mantiene un pro-
vino d'acciaio in sospensione senza contatti, utilizzando un
campo elettromagnetico ad alta frequenza, ed il riscaldamento
viene effettuato per induzione. Per questa via si realizza un
processo di fusione esente da impurit e senza crogiolo, rag-
giungendo temperature sul provine fino a 2.400' C.
Quali gas di reazione sono stati utilizzati prevalente-
mente miscele di CO - C02 - 0 2 , le pi frequenti in esercizio.
Per lo studio dei fattori pi importi in gioco, quali le tempe-
rature e le velocit di flusso, sono stati ulteriormente utiliz-
zati elio, azoro e miscele di elio e ossigeno.
L'analisi granulometrica si trova confrontata a problemi
tecnici di misurazione, poich le particelle contenute nei
fumi sono di dimensioni submicroscopiche (10 - 500 mm circa).
Per tali analisi si dovuto ricorrere al microscopie elettro-
nico.
64
Risultati finora ottenuti :
Uno dei fattori primari constituito dalle temperature del
provino. Aumentando la temperatura, le dimensioni granulo-
metriche dei fumi aumentano; i volumi di gas crescono con
legge esponenziale.
Con l'aumento della portata di gas, le dimensioni granulo-
metriche delle polveri dei fumi diminuiscono. Il volume di
fumo aumento col crescere del tasso delle portate.
Le dimensioni delle particelle sono pi elevate per i pro-
vini di ferro risretto ai provini in ferro legato al 4,5%
di C.
I volumi di gas aumentano con l'aumento del tenore di C02
Prove previste :
Influenza di vari tipi di gas sui volumi di gas e sulle
dimensioni granulometriche.
Dipendenza della granulometria delle particelle e dei volumi
di gas dagli elementi che compangono leghe rispetto alle
prove con ferro puro. Influenza del tenore di C.
Studio di un sistema di depurazione e dei fenomeni ad
essi connessi per l'ottimazione della loro efficienza.
(ITALIMPIANTI, Genova, Ricerca PS 276)
Nell'ambito della presente ricerca stato messo a
punto un modello fisicomatematico, utile alla scelta ottimale
di una cappa di aspirazione per un convertitore LD.
Il modello il risultato dell'elaborazione di un bilancio
energetico globale in funzione delle caratteristiche geometri-
che ella cappa. Dati di partenza sono le portate dei gas,
la concentrazione di sostanza solide, la portata di acqua di
refrigerazione, la potenza del convertitore, il fattore aria,
la temperatura dei fumi all'uscita della cappa, ecc.. Il
programma inserito nel calcolatore
-65-
fornisce i dati costruttivi necessari al dimensionamento della
cappa di aspirazione.
Per realizzare una resa ottimale del sistema di aspira-
zione nel suo complesso sarebbe peraltro opportuno inserire
nel programma modelli matematici che tengansconto degli impi-
anti di lavaggio Venturi e degli impianti accessori.
Le misurazioni effettuate gu impianti in esercizio hanno
fornito dati relativi alla composizione e alle caratteristiche
della particelle solide trasportate dal flusso gassoso.
Depolverazione dei gas di scarico dei forni Martin ad
elevata carica di rottame.
(Edelstahlwerk, Witten AG, Witten, Ricerca PS 242)
Nella pubblicazione EUR 5977 sono gi stati illustrati
gli obiettivi ed alcuni risultati parziali del progetto di
ricerca, concluso verso la fine del 1977. In questa sede
verranno riportate soltanto alcune osservazioni desunte dalla
relazione finale.
Nel corso della ricerca, per la depolverazione dei fumi
si era optato per il sistema a filtro elettrostatico. Ai forni
Martin alimentati con caldaia a calore di recupero, stato
accoppiato un filtro elettrostatico connesso ad una barra
c'ollettrice. E'risultato che la marcia a secco fra i 350 edi
400'C senza condizionamento del gas, messo a punto in base
ad una serie di prove accurate, garantisce un grado ottimale
di separazione. Il limite di emissione pari a 150 mg/m3 im-
posto per leggo, non stato superato. D'altra parte, gli
impianti filtranti di questo tipo, che funzionano entro un
intervallo di temperatura di 300-400'C, devono essere ditati
di isolanti di capacit molto elevata.
Sono stati inoltre studiati numerosi fattori che influen-
zano
-66-
il rendimento di un filtro :
Con la marcia a secco, il grado di separazione aumenta con il
crescere della temperatura dei fumi. Con la marcia a condizio-
namento parziale (iniezioni d'acqua) succede il contrario e si
lavora a temperature dell'ordine di 250'C.
Un altro fattore importante l'assorbimento di energia, che
pu' essere reso ottimale per un determinato grado di separa-
zione prescelto in funzione della marcia che si vuole adottare.
In linea di massima la marcia a secco presenta gli assorbimen-
ti di energia pi favorevoli. In questo caso si pu' conside-
rare economicamente accettabile un valore di 0,2 KWh/1000 m3.
Studio sulla composizione effettiva delle sostanze a
base di fluoro immesse nell'atmosfera nell'industria
siderurgica, al fine di delineare una tecnica di tras-
formazione dei composti a base di fluoro in prodotti
meno nocivi.
(Centre Belge d'Etude et de Documentation des Eaux,
Lttich, Ricerca PS 238)
Nel corso della ricerca stato possibile determinare le
propriet chimiche e fisiche nonch, in alcuni casi speciali,
la natura precisa dei composti fluorati emessi nelle acciaierie
elettriche ad ossigeno nonch negli impianti di sinterizzazio-
ne.
Nell'ambito del processo di produzione di acciai legati
al forno ad arco, dove viene utilizzata fluorina, il composto
fluorato emesso nell'aria costituito sostanzialmente da CaF2,
che un fluoruro solido insolubile e per il quale non sono
imposte severe norme ecologiche.
Nelle scintille sprigionate durante la colata in conchi-
glia di acciaio effervescente
-67-
(si tratta di additivi in polvere con tenori relativamente
elevati di CaF2 e Na2C03) tutto il fluoro presente formato
praticamento da NaF, che un fluoruro solido solubile. Tali
fumi, con un elevato tenore di "fluoro sottoforma solida"
(25% circa nelle polveri) contengono soltanto piccole quantit
di fluoro gassoso (meno dello 0,5% rispetto al tenore totale
di fluoro).
Negli impianti.di sinterizzazione per minerali di ferro
ricchi di fosforo, le emissioni di fluoro consistono prevalen-
temente in HF ed SiF4, fluoruri gassosi e solubili, di cui
peraltro non stato possibile determinare il tenore. La per-
centuale di fluoro gassoso rispetto al tenore totale di fluoro
nelle emissioni raggiunge al massimo il 90%, qualora si tratti
di un impianto di depurazione a secco con un'emissione massima
di polvere di 150 mg/m3.
Nel corso della ricerca stata inoltre consentita la
messa a punto dei metodi di prelievo di campioni e di analisi,
indispensabili per la realizzazione della ricerca.
Ricerca sui processi fisico-chimici di trasporto che
hanno luogo nell'emissione di gas contenente fluoro
da scorie in fusione e da fasi solide, con l'obiettivo
di reperire mezzi per diminuire la contaminazione dell'
ambiente ad opera del fluoro.
(Max-Planck-Institut fr Eisenforschung GmbH, Dsseldorf
Ricerca PS 255)
In questi utlimi anni la realizzazione del processo di
fusione delle scorie dei forni elettrici (ESU) ha destato
un interesse particolare da parte delle industrie metallurgi-
che verso le scorie, il cui componente principale il fluoru-
ro di calcio. Tali scorie, per le loro propriet fisiche e
per il tipo particolare di reazione chimica, sono particolar-
mente idonei al processo ESU,
-68-
anche se d'altra parto costituiscono una fonte potenziale
d'inquinamento dell'ambiente a causa del fenomeno di vaporiz-
zazione del fluoro, con conseguente formazione di composti
fluoranti nocivi e/o tossici.
Per ricavare un quadro dei fenomeni che intervengono nel
processo di vaporizzazione dei composti fluorati derivanti
dalle scorie di fluorina, sono state realizzate le seguenti
misurazioni;
Con il metodo di trascinamento si misurata la tensione
di vapore del CaF2 puro nell'intervallo termico 1500 - 1650'C
che interessa la fusione e le propriet metalurgiche del com-
posto e si sono calcolate le equazioni che determinano la
curva di tensione del vapore e sonostati ricarati i dati ter-
modinamici della CaF2.
La tensione di vapore della CaF2 viene sensibilmente ab-
bassata utilizzando CaO. Aggiungendo A1203 a CaF2 si ottiene
una reazione conformazione di A1F3 gassoso. Addizionando CaO
si blocca notevolmente la formazione di A1F3. Sono state inol-
tre effettuate prve termogravimetriche sulle reazioni degli
ossidi Ti02, MgO e Si02 con CaF2 fuso. Addizionando Ti02 a
CaF2, si realizza una sensibile riduzione del peso della scoria,
grazie alla paporizzazione del fluoruro di titanio che si forma
dalla reazione.
L'addizionamento di MgO non aumenta la vaporizzazione,
mentre addizionando S 02 aumentano i tenori di materiali che
vaporizzano, con formazioni di tetrafluoruro di silico.
In atmosfera gassosa con un determinato tassi si umidit,
l'aumento delle tensioni parziali di vapore comporta elevate
quantit di vapore con la formazione di acido fluoridrico.
In base a calcoli effettuati risulta che lo sviluppo di SiF4
presenta un certo interesse soltanto nella fase iniziale,
subito dopo 1'addizionamento di Si02.
L'emissione di composti fluorati da scorie allo stato
fuso
-69-
diminuisce con l'aumentare dell'attivit di CaO. I tenori pi
bassi di vaporizzazione si riscontrano nelle scorie sature di
CaO. Qualora altre esigenza di tipo metallurgico lo consentano
(reazione metallo scoria, assorbimento di H, condizioni di
esercizio, ecc.) le scorie dovrebbero quindi contenere ele-
vati tenori di CaO (possibilmente fino alla saturazione).
Studio dell'emissione globale di ossidi di azoto negli
apparati di combustione industriai a gas, per lo svilup-
'polxtr bruciatori con gas di scarico a basso tenore di
ossidi di azoto
" (Betriebsforschungsinstitut des VDEh, Dsseldorf und
Ruhrgas AG, Essen, Ricerca PS 226)
La ricerca gi stata illustrata nella pubblicazione
EUR 5977. Le misurazioni effettuate nella seconda fase della
ricerca su un forno sperimentale e negli impianti di produ-
zione, possono essere riassunte come segue :
I fattori principali che regolano la formazione di NO
possono essere espressi dai seguenti parametri :
- Fattore d'aria (tenore di 0, dei fumi)
- temperatura media dell'aria di combustione
- temperatura media del forno
- sistema di mescolazione
II tenore massimo di NO nel focolare si ha in corris-
pondenza di un fattore d'aria = 1,05 - 1,20. Negli impianti
industriali normalmente le combustioni avvengono con fattori
d'aria compresi tra 1,1 e 1,2 vale a dire 2 -' 4% in volume di
ossigeno nei fumi.
Uno fra i parametri pi importanti per lo sviluppo di
NO consiste nella temperatura dell'aria di combustione. Dato
che il gruppo NO dipende
-70-
dalla temperatura della flamma, un'elevata temperatura dell'
aria di combustione, che apporta una quantit sensibile di
calore nella camera di combustione, contribuisce ad elevare
la temperatura della fiamma e quindi l'emissione di NO .
L'analisi dei risultati delle prove ha confermato che,
con il tipo di marcia normalmente adottato per i forni indu-
striali di riscaldo e per i trattamenti termici, il sistema
di miscelazione presenta un ruolo secondario.
E'stata elaborata una formula approssimata che esprime
l'emissione di NO che pu' essere utilizzata in fase di pre-
visione delle emissioni e delle emissioni ed eventualmente
per realizzare il massimo rendimento degli impianti gi in
funzione. In questo caso il parametro che regole l'emissione
di NO non il flusso termico dell'impianto, come finora
sostenuto nella letteratura specializzata, bensi'la tempera-
tura media del forno nonch la temperatura media dell'aria di
combustione. Nella maggior parte dei casi la concentrazione
di ossigeno nei fumi ha soltanto un'importanza limitata.
Negli impianti industriali le percentuali di NO, rispet-
to ai tenori di NO misurati, con una temperatura del forno
superiore a 1000*C
X
sono risultate inferiori al lo%. Se la
temperatura del forno diminuisce, aumenta l'incidenza del
tenore di ossigeno presente nei fumi sulla formazione di NO,.
Nell'ambito di tale margine il sistema di marcia del forno
determina la quantit di NO, che si pu' formare e che viene
emessa.
Per prevenire e contenere le emissioni di NO nei forni di
riscaldo e di trattamento termico si possono Ipotizzare vari
interventi, quali la riduzione della temperatura dell'aria
di combustione, la combustione in situazione di equilibrio
stechiometrico dei componenti, la combustione a stadi successi-
vi ed il recupero dei gas di combustione, miscelandoli all'
aria a monte del bruciatore. Per molte di tali soluzioni
progettate non sussiste pero'in pratica spazio sufficiente
alla loro realizzazione dal punto di vista tecnico. La solu-
zione basata sul recupero dei fumi
-71-
attraverso il bruciatore sembra essere la pi interessante,
anche se pone dei problemi legati al fenomeno di trasmissione
del calore; in conclusione soltanto la ricerca di un equili-
brio ottimale fra tutti i fattori in gioco pu Offrire risul-
tati positivi.
Procedimenti atti ad impedire la formazione o a
distruggere i gruppi N O presenti nei gas di
scarico industriale. "
(Technische Hochschule Aachen, Ricerca PS 295)
Nel corso di una precedente ricerca promossa dalla CECA
realizzata dal medesimo istituto, era stato constatato che,
accanto a numerose reazioni sviluppantesi fra N
x
0 e corpi
solidi ossidanti, si svolgeva anche un processo di polimeriz-
zazione delle molecole gassose, fenomeno accertabile fino a
pesi molecolari pari a 1800, essendo 30 il peso molecolare del
nonomero NO.
Non si pu' escludere la possibilit che i gruppi macromo-
lecolari N
x
0y, a causa delle loro elevate concentrazioni loca-
li, esplichino un'attivit tossica maggiore rispetto ai mono-
meri. Di conseguenza si pu' pensare di ridurre il pericolo
biologico rappresentato dalle emissioni e dalle immissioni di
N0
X
qualore sia dato di realizare metodi atti ad evitare la
formazione o a disintegrare i composti polimeri, grazie ad
uha conoscenza pi approfondita dei meccanismi di formazione.
Si prevede di esaminare i seguenti problemi :
- reazioni chimiche degli ossidi di azoto gassosi con le pol-
veri contenute nei fumi industriali e gli ossidi del rivesti-
mento, con formazione di nitrati, nitriti e composti com-
plessi gassosi N
x
0y, in funzione della temperatura, dell'
irraggiamento luminoso, del tenore di ossigeno e del tempo
di attesa.
- Individuazione ed analisi delle macromolecole gassose
72
(Cluster) che si possono formare per reazione degli ossidi
di azoto con le polveri contenute nei fumi, con il rivesti
mento dei forni, ecc.
disintegrazione dei Cluster mediante urti termici, ionici o
elettronici a seconda del sistema di separazione elettro
statico adottato.
Nel corso della ricerca stato realizzato un impianto
a vuoto ultraspinto appropriatamente modificato e sono state
effettuate prove di assorbimento, volatilizzazione, reazione
di NxOy con CAO e Na
2
0 utilizzando l'analisi spettrometrica
di massa quadripolare. E'stato possibile identificare vari
gruppi N
x
Oy finora sconosciuti, fino ad accertare la presenza
di macromolecole pesanti di formula ()
64
.
Le ricerche con miscele di N
x
0
y
e aria o di NO2, hanno
confermatoche in tali gas sono presenti i gruppi molecolari
pesanti del tipo N
x
0
y
ed N0
2
. .
Riduzione dell'emissione di prodotti inquinanti e
miglioramento del rendimento energetico di fiamme
industriali e dei forni.
(International Flame Research Foundation, Ijmuiden,
Ricerca PS 250)
Una delle soluzioni pi efficaci per ridurre l'emissione
di sostanze inquinanti consiste nel rendere ottimali il pro
cesso di combustione, la trasmissione del calore e il consumo
globale di combustivile. Obiettivo della ricerca era quindi
l'elaborazione di dati sulle relazioni intercorrenti fra la
trasmissione del calore, le variabili del processo ed i
parametri del bruciatore, in vista di realizzare una marcia
ottimale del forno.
-73-
II programma della ricerca prevedeva quattro prove ai forni.
Tre prove (prima fase della ricerca) sono state realizzate sullo
stesso forno, in condizioni comparabili, prendendo in esame un
buon numero di bruciatori di tipo differente e di variabili
di esercizio. Il forno sperimentale funzionava con un focolare
tipico dei forni da riscaldo utilizzati nell'industria siderur-
gica.
La quarta prova (seconda fase) consisteva in un'applicazio-
ne particolare delle fiamme ad alte intensit, alimentate da gas
naturale e da ossigeno ed era destinata prevalentemente alla
misurazione della trasmissione del calore in condizioni di tem-
peratura estremanente elevate, per un fenomeno di convezione
delle fiamme dirette verticalmente sulla lamiera raggiante.
Risultati pi importanti ottenuti :
I'fase
- Utilizzando vari tipi di bruciatori e/o di fiamme stato
possibile modificare il rendimento dell'impianto del forno
fino a un valore del 25%, adottando una superficie raggiante
a bassa temperatura. Negli impianti con superficie raggiante
ad alta temperatura, tale percentuale ancora pi elevata.
- Riducendo del 5% l'eccesso di aria di combustione si ha medi-
amte un rendimento superiore del 3% della potenza del forno.
- Utilizzando gas d'altoforno (1200 kcal/kg) in sostituzione
del gas naturale, a parit di alimentazione di energia
termica il rendimento diminuisce del 30%.
- Aumentando la turbolenza d a S = 0 a S = l , 7 , a parit di con-
dizione il valore massimo del flusso termico aumenta del 40%'.
- Bruciando olio combustibile pesante e riducendo la percentuale
di aria in eccesso dal 30 al 5% le emissioni di S0
3
si ridu-
cono di 10 volte e le emissioni di NO del 20% circa.
-74-
- Con la combustione a stadi successivi, alimentata da olio
combustibile pesante e leggero con un modesto previscalda-
mento dell'aria, l'emissione di No si riduce dal 30 al 60%.
II"fase
- Quale coefficiente caratteristico della trasmissione di ca-
lore per convezione in un bruciatore alimentato da gas
naturale e ossigeno stato calcolato il valore 0,3 kw/m2'C,
mentre per la miscela a gas naturale/aria tale coefficiente
di 0,07 kw/m2 'C. Dati di un certo interesse ed utili alla
costruzione dei forni si ottengono da risultati di misura-
zione del flusso termico di convezione in funzione del cari-
co del focolare e della distanza bruciatori- lamiera raggi -
ante.
- A causa delle elevate temperature di combustione, le quantit
delle emissioni di N0
X
misurate per le fiamme a gas naturale/
ossigeno sono superiori a quelli delle fiamme alimentate da
gas naturale/aria. Va pero'tenuto conto che in questo caso
le immissioni di aria non pura influiscono in misura parti-
colarmente notevole sul fenomeno.
Nell'ambito della presente ricerca stata prevista una
serie di misurazioni del rumore sviluppato. Anche se piutto-
sto semplice prevedere l'intensit degli effetti dei parametri
dei bruciatori sull'intensit' del rumore sviluppato, la tras-
feribilit delle emissioni sonore calcolate per il bruciatore
sul complesso bruciatore-forni oltremodo difficoltosa.
-75-
Correlazione fra le caratteristiche di funzionamento
degli impianti siderurgici e il grado efficienza dei
depolveramenti.
(Laboratoire d'Etude et de Contr le de l'Environne-
ment Sidrurgique, Maizires-les-Metz,
Ricerca PS 274)
La tendenza ad imporre da parte delle autorit responsa-
bili norme limitatrici delle emissioni sempre pi rigorose,
erge la necessit di far funzionare gli impianti di depolve-
razione gi in esercizio entro intervalli di regolazioni sem-
pre pi ristretti, al fine di ottemperare, le norme relative.
Qualsiasi progresso tecnico nel settore siderurgico, che si
esplica in nuovi procedimenti produttivi, per essere preso
in considerazione ed avere successo deve fare i conti il
problema della depolverazione. Gli impianti di depolverazione
possono quindi trasformarsi in veri e propri ostacoli (perlos-
viluppo) di una tecnica applicata alla siderurgia, pi raffi-
nate e in grado di affrontare la concorrenza del settore.
La presente ricerca s'impone di individuare e possibil-
mente eliminare tali ostacoli, attraverso un equilibro fra
gli impianti di produzione e di depolveramento.
Risultati acquisiti allo stadio attuale della ricerca:
Impianti di sinterizzazione :
Normalmente la depolverazione con filtri elettrostatici offre
eccellenti risultati. Con l'impianto in marcia normale,
l'emissione spesso ridotta a valori sensibilmente inferiori
al limite tollerabile, ad esempio 25 mg. Xm3 invece di 150 mg/
Nm3.
Sono stati presi in esame alcuni casi particolari : quando il
punto di arrostimento si scosta dal valore pi favorevole, si
ha un aumento delle emissioni di polvere. Nelle fasi di
avviamento e di arresto dell'impianto si hanno scostamenti
notevoli di tale punto con evidenti emissioni di polvere accentu-
ate, che per un breve intervallo di tempo (un minuto circa)
possono arrivare a 200 mg/Nm3. Durante alcune prove per una
durata di 10 minuti sono stati tuttavia registrati valori
inferiori a 100 mg/Nm3.
76
La presenza di tenori medi di umidit nei fumi (ca. 40 g/Nm3)
comporta un ottimo rendimento della depolverazione, mentre per
valori superiori e inferiori si hanno rendimenti pi bassi.
Il tenore di zolfo diminuisce con il crescere dell'umidit.
Acciaierie ad ossigeno : (con depolverazione a secco)
Nelle prove condotte per migliorare la tecnica di misurazione
in un convertitore'con captazione dei gas in assenza di com-
bustione, sono state utilizzate sonde IKOR con sistema di
misurazione elettrostatica. Qualora si riesca a migliorare le
caratteristiche tecnologiche di questo tipo di sonda, sar
disponibile uno strumento di controllo molto utile per gli
impianti di depolverazione a secco. Inizialmente si proce-
duto alla messa a punto di un separatore-nebulizzatore per
la sonda misuratrice, che consente di determinare il tenore
di polveri sia nell'acqua assorbita che nel gas di scarico.
Da alcune prove effettuate su un convertitore, in cui l'im-
pianto di depolverazione funziona con una fase di combustione
a valle, risulta che nella seconda fase di soffiaggio la
quantit di polvere superiore del 40% rispetto alla prima
fase. Va tuttavia considerato che alla ghisa fosforosa viene
addizionate calce in polvere e che la calce normalmente nella
seconda fase viene insufflata in quantit due o tre volte
superiore rispetto alla prima fase.
Si avuta la conferma della ben nota dipendenza del rendi-
mento di depolverazione dalla caduta di pressione nell'impian-
to di lavaggio Venturi. Va peraltro considerato che anche la
portata volumetrica, che normalmente diminuisce al orescere
della caduta di pressione, assume un aspetto importante. In
questo caso occorre ricercare una soluzione ottimale.
La portata d'acqua costituisce un fattore di primaria impor-
tanza. Qualora si riesca a realizzare un equilibrio ottimale
fra la portata d'acqua ed il flusso di gas, sar possibile
ottenere anche in questo caso risultati soddisfacenti.
-77-
Acciaierie elettriche :
Si potuto osservare che le manichette filtranti non sono in
grado di selezionare i vari componenti della polvere. I tenori
di zinco e di piombo nelle polveri emesse nell'ambiente erano
tuttavia inferiori rispetto a quelli presenti nella polvere
prima dell'operazione di depolverazione.
Non sono state registrate differenze sensibili nel grado di
impolveramento in funzione del tipo di marcia (lancia ad
ossigeno, bruciatori e gasolio-ossigeno) se non quantit*
leggermente pi elevate all'inizio della fase di rifusione
con impiego di bruciatori alimentati da miscela gasolio-
ossigeno.
Per le polveri contenenti fluoro, il rendimento dell'opera-
zione di filtrazione risultato superiore al 99%, vale a
dire dello stesso ordine di grandezza del rendimento registra-
to per tutti i tipi di polveri. E'stato controllato il grado
di captazione degli ossidi di molibdeno in funzione di vari
tipi di addizionamento.
Sono state inoltre effettuate misurazioni di portate per la
captazione dei fumi attraverso il quarto foro e nelle cappe,
al fine di ricavare dati utili alla definizione pi conve-
niente dei parametri di regolazione. I risultato verranno
resi noti in un secondo tempo.
Ricerca sullo schema tipo di movimento dell'aria,
sulla distribuzione della temperatura e delle con-
centrazioni dell'inquinamento atmosferico in modelli
dei capannoni in reparti di stagnatura della
Hoogevens Ijmuiden B.V.
(TNO, Delft, Ricerca PS 253)
La dispersione di sostanze nocive e la propagazione di
calore all'interno dei reparti costituiscono, a seconda
della loro intensit, fattori molesti od addirittura nocivi
alla salute per i lavoratori ivi operanti.
-78-
Per evitare di dover ricorrere a ricerche sui fattori
ambientali direttamente nei reparti, per le quali sono richi-
este strumentazioni molto costose, si pensato se non fosse
preferibile effettuare ricerche su modelli, con il vantaggio
di poter ricavare risultati utili pi rapidamenti ed a costi
inferiori. Questa via stata seguita con la presente ricerca:
su un modello scala 1 : 20 e in circa 200 stazioni, sono state
misurate le velocit dell'aria, le temperature le concentra-
zioni, che possono essere comparate con analoghi risultati
gi ottenuti da ricerche precedentemente effettuate nei reparti
stessi.
Il capannone S sede di due impianti per la zincatura
elettrolitica di nastri. I due forni fusori costituiscono le
sorgenti termiche principali, mentre l'inquinamento atmos-
ferico originato quasi totalmente dall'olio nebulizzato
che fuoriesce dal circuito di lubrificazione dell'impianto.
Risultati forniti dalle prove sul modello e dalla compara-
zione con le prove su impianti industriali :
1. I campioni di corrente atmosferica nel capannone e sul
modello coincidono perfettamente. La loro origine dovuta
ad un fenomeno di convenzione, a causa dello sviluppo di
calore dell'impianto.
2. Le temperature dell'atmosfera dei capannoni possono essere
dedotte con sufficiente approssimazione dalle misure
effettuate sul modello.
3. Per quanto riguarda le concentrazioni di sostanza nocive
la previsione -notevolmente imprecisa, mentre risulta
possibile prevedere le velocit dell'aria in base alle
misurazioni sul modello.
In base alla conoscenza precisa della geometria del capan-
none, delle fonti d emissioni termiche, delle perdite di
calore etc., sussiste la possibilit di prevedere i tassi di
ricambio deliraria in un capannone ed inoltre di ricavare
dati orientativi sulla differenza di temperatura, che media-
mente si stabilisce fra ambiente interno ed esterno.
79
In tale fase le prove su modelli e l'elaborazione di program-
mi al calcolatore costituiscono utili strumenti di lavoro.
Ricerca in un parco di condizionamento bramme sull'
abbattimento di fumo e polveri.
(ITALSIDER, Taranto, Ricerca PS 322)
L'evoluzione del processo di scriccatura attraverso le
varie macchine automatiche, ha portato ad esaltare la presen-
za di fumi e polveri sul posto di lavoro. In particolare
modo itipi pi recenti di macchine (Spot Scarfers) presentano
delle condizioni di inquinamento, come quantit e qualit,
ancora da accertare.
La ricerca si propone quindi
- di determinare la quantit ed il tipo di polveri e gas
sprigionati durante il processo di scrimatura delle bramme
in funzione dei parametri presenti,
- di progettare, produrre e collaudare in esercizio gli impian-
ti pi idonei alla captazione, all'aspirazione alla depura-
zione ottimali dei gas sviluppati dalle nuove macchine.
Da una serie di prove preliminari e di misurazioni effet-
tuate su un impianto di aspirazione annesso alla macchina di
scriccatura risultata la necessit di studiare un nuovo
tipo di macchina in grado di migliorare le condizioni ambien-
tali.
Allo stadio attuale della ricerca sono stati terminati
i progetti esecutivi della nuova cappa di aspirazione oppor -
tunamente dimensionata. E' stata individuata inoltre una solu-
zione pi idonea per la disposizione della cappa sulla mac-
china. Se ne prevede il montaggio su un telaio mobile a rulli,
al fine di realizzare la captazione ottimale dei fumi.
-eo-
li fabbisogno complessivo di acqua per la depolverazione
e l'asportazione dei componenti solidi si pu' stimare a
350 m3/h. Per quanto riguarda la fase di progettazione ese-
cutiva permangono, allo stadio attuale, alcuni problemi in
merito alla possibilit di reperire portate di tale ordine
di grandezza, per cui attualmente si stanno elaborando
soluzioni alternative che consentano di mettere a punto un
sistema a circuito idraulico chiuso.
-81-
CAPITOLO 2
LOTTA CONTRO L'INQUINAMENTO DELLE ACQUE
Ricerca sulla elaborazione, la messa a punto e
lo sviluppo di tecniche che permettono il contro-
Io e la sorveglianza automatica e in continuo del
grado di inquinamento delle acque di scarico della
industria siderurgica, riferentesi in una prima
fase alle acque ad alto tenore di sale disciolti.
(Centro Sperimentale Metallurgico, Roma, Ricerca
PS 252)
Obiettivi principali della ricerca erano il collaudo, la
messa a punto o il miglioramento di metodi di analisi automa-
tici ed in continuo, in grado di funzionare in permanenza nelle
acciaierie. Riassumiano i risultati relativi alle varie sos-
tanze che devono essere determinato.
Ione-Ammonio (Metodo al fenolo-ipoclorito) : l'analisi automa-
tica fornisce risultati probanti, anche in caso di acque di
scarico molio complesse, quali ad esempio quelle delle cockerie.
Nitrati e Nitriti (Colorimetria con impiego di sulfanilammide
ed N (1-naftil-etilen-diammina) dopo riduzione dei nitrati) :
i risultati positivi realizzati in laboratorio non sono stati
confermati a livello di impianto industriale.
Nitriti : la reazione cromatica automatica precedentemente ci-
tata pu' essere utilizzata in tutti i processi industriali.
Fenoli Totali (Metodo Folin-Ciocalten) : il processo automatico
da'risultati positivi soltanto in assenza di solfuri.
-82-
Cianuri semplici (Metodo alla paridina-acido barbiturico):
il metodo utilizzatibile senza riserve anche nei casi pi
complicati, ad esempio per le acque che fuoriescono diretta-
mente dalla cockeria.
Cianuri Totali (Metodo alla Piridina-Acido barbiturico) : la
separazione dei cianuri complessi, come pure dei cianuri solfo-
rati, avviene per azione di irraggiamento a raggi ultravioletti.
Cianuri solforati (Metodo al Nitrato di Ferro): il metodo auto-
matico offre risultati soddisfacenti per le acque all'uscita
delle acciaierie, mentre per le acque di cockeria sono state
registrate complicazioni.
Solfuri (Metodo al bludi metilene) : quando il campione
sufficientemente diluito, il metodo automatico garantisce ri-
sultati soddisfacenti, perlomeno per tenori elevati (100-500
mg/1) e medi (20-100 m g / 1 ) .
Carboni organico totale (T.O.C.) : l'apparecchio utilizzato per
l'analisi automatica ha offerto ottimi risultati a lungo ter-
mine, anche in presenza di acque di scarico di tipo complesso.
Sono stati tuttavia registrati fenomeni di corrosione in alcune
valvole pneumatiche, particolarmente in presenza di acque al-
caline ad elevato tenore salino.
Fabbisogno Totale di Ossigeno (T.O.D.) : 1'apparecchio di ana-
lisi automatica ha presentato tutta una serie di problemi in
presenza di acque ad elevato tenore salino : intasamenti dovu-
ti alla formazione di cristalli, corrosioni e difficolt di
taratura impiegando soluzioni standard.
Nel prosieguo della ricerca inoltre risultato evidente
che in linea generale, per il buon andamento delle analisi
automatiche, occorre eliminare preventivamente le sostanza in
sospensione, per cui i residui'tollerati non devono superare
i 50 mg/1. Tale riduzione pu'essere.effettuata, ad esempio,
con l'uso di torri rigenerabili a sabbia filtrante.
-83-
Dosaggio dei cianuri liberi negli scarichi liquidi e
solidi.
(Centre Belge d'Etude et de Documentation des Eaux,
Liegi, Ricerca PS 273)
Per poter valutare il grado di tossicit delle acque di
scarico o dei fanghi contenenti cianuri, non sufficiente la
determinazione analitica del tenore dei cianuri totali; tale
parametro da solo potrebbe indurre ad errate valutazioni sia
del rischio, per l'ambiente, che per quanto riguarda la scelta
del processo di depurazione da adottare.
Tale situazione dipende dalla tendenza dell'ione cianuro
a formare facilmente composti non tossici, reagendo con i
cationi dei metalli pesanti, nonch dalla trasformazione dei
cianuri per effetto del valore pH: da un lato una dissocia-
zione dei composti metallici e dall'altro la trasformazione
dei cianuri in acido cianidrico.
Obiettivo della ricerca era di selezionare i processi di
analisi piu'efficaci fra i vari metodi disponibili ed in parti-
colare di comparare i vari procedimenti per la determinazione
dei cianuri liberi.
Risultati ottenuti :
1. Determinazione dei cianuri liberi :
fra i metodi colorimetrie! disponibili il processo alla
piridinacido barbiturico risultato pi efficace di
quello alla piridina- pirazolone. La tolleranza standard
risultata dello 0,78%, rispetto al 2,70%.
I metodi basati sugli elettrodi specifici al cianuro hanno
fornito risultati insufficientemente riproducibili.
E' stato anche preso in esame un metodo colorimetrico, che
ha rivelato buone caratteristiche di precisione, pur denun-
diando in pratica alcuni svantaggi, per cui, in conclusione,
fra tutti i procedimenti esaminati il pi efficace
-84-
puo' essere considerato quello sul basato metodo alla piri-
dina-acido barbiturico.
2. Determinazione del cianuri totali :
Il metodo di distillazione Wantschura consente la disgre-
gazione di tutti i sali di metalli pesanti esaminati, ad
eccezione del gruppo Co3+ . Tale risultato in pratica non
costituisce un serio ostacolo, dal momento che i cianuri
complessi di cobalto sono raramente presenti.
Con l'impiego del processo di fotodecomposizione a mezzo
irraggiamento a raggi ultravioletti non stato possibile
disintegrare in modo completo i gruppi contenenti F e
2 +
,
F e
3 +
e C o
3 +
. Inoltre la durata di irraggiamento necessaria
risultata sensibilmente pi elevata di quanto previsto
dalla letteratura specializzata.
3. Determinazione parziale del cianuri :
Secondo il metodo Buckstee e Dietz, la distillazione con
un pH = 4 consente la decomposizione completa e la deter-
minazione quantitativa di composti complessi di Ni
2
+ , Z n
2 +
,
Cd2+ ed Hq2+ . Modesto risulta pertanto il grado di disso-
ciazione per gli ioni Fe2+ , Fe3+ , Co3.
E' stato pure esaminato un metodo di separazione con l'im-
piego di resine scambiatrici.
I cianuri complessi molto stabili, che si formano ad esempio
con Fe
2
"", F e
3 +
e Co3+ nonch Ni
2
+ non reagiscono con questo
procedimento. Il metodo non del tutto soddisfacente, anche
se rappresenta un compromesso accettabile fra il valore
intrinseco delle informazioni raccolte e la semplicit di
applicazione, necessaria ad un sistema di controllo.
4. Metodo di calcolo :
stato messo a punto un programma di calcolo che permette
di determinare le concentrazioni di CN e di HCN in solu-
zioni di cui sono noti la concentrazione totale dei cianuri
presenti e dei cationi di metalli pesanti, nonch il valore
pH.
85
C ontrollo di particelle sospese nelle acque e nei liquidi
di scarico delle acciaierie.
(British Steel C orporation, Londra, Ricerca PS 243)
Nel corso di molteplici processi siderurgici si formano
acque reflue contenenti particelle in sospensione, che possono
essere trattata e recuperate ovvero scaricate nei fiumi o nei
mari. In ogni caso occorre pertanto procedere alla determinazio
ne della concentrazione di tali elementi in sospensione, sia per
motivi intrinsichi al processo che per esigenze di salvaguardia
dell'ambiente.
Le soluzioni disponibili, che fanno capo all'impiego di
sistemi ottici di misurazione, possono essere classificate in
categorie nettamente distinte. Il programma di ricerca si
prefigge pertanto di selezionare i tipi di strumenti e di siste
mi ottici di misurazione, che presentano le migliori caratte
ristiche di indoneit per le operazioni di misurazioni di sos
tanze in sospensione nelle acque reflue di varia natura pre
senti nelle acciaierie.
E 'stata data la preferenza ai seguenti strumenti :
1. Shandon Southern W PRL Suspended Solids Meter (dispersione
laterale con un angolo di 90 rispetto al raggio incidente.
2. Monitek 215/130 (Dispersione anteriore con un angolo di 5

rispetto al raggio incidente).


3. Anacon 303 R (dispersione posteriore, cio riflessione con
angolo di 180 ' rispetto al raggio incidente).
4. H ach Surfache Scatter 4 (dispersione della superficie dell'
acqua, con il raggio incidente che colpisce la superficie
ad angolo acuto).
5. Anacon 303 (rifrazione del raggio incidente attraverso
l'acqua). Nel corso della ricerca questo apparecchio stato
sostituito con il Partech Suspended Solid Monitor H P/LP.
-86-
Riassumiamo i risultati delle prove, ottenuti per i vari
tipi di acqua reflue :
- Per le acque di alto forno le difficolt maggiori si sono in-
contrate nel tentativo di evitare il notevole insudiciamento
degli strumenti, in particolare delle parti ottiche destinate
al prelievo di campioni. Le cose sono andate meglio in un
alto forno, dove le acque riflue sono state trattate e depu-
rate.
- Nei convertitori ad ossigeno, anche se le acque insudiciavano
le parti ottiche degli strumenti stato possibile asportare
facilmente le impurit utilizzando acido cloridrico diluito.
- Per le acque reflue dai laminatoi 1'insudiciamento non stato
fonte di grandi complicazioni; in questo settore la difficolt
era piuttosto rappresentata dalla presenta di minute bollicine
d'aria, la cui dispersione era simile a quella delle parti-
celle solide, per cui le misurazioni fornivano valori per
eccesso. Anche con l'ausilio di un apparecchio appositamente
costruito per l'assorbimento delle bolle, non stato possibi-
le garantire un efficacia completa e costante dell'operazione.
- Le acque di cockeria aggrediscono le parti in rame e in ottone
degli strumenti.
I problemi pratici connessi con la manipolazione degli appa-
recchi sono risultati di gran lunga pi importanti delle ipotesi
teoriche. I pi efficaci in senso assoluto sono risultati i me-
todi per la misurazione della dispersione laterale e anteriore
della luce, mentre lo strumento meno idoneo risultato quello
basato sul metodo di dispersione posteriore. I metodi rifrazione
e di dispersione superficiale sono risultati pi o meno equi-
valenti, anche se l'efficacia del primo stata'compromessa a
causa della struttura della cella per la misurazione delle por-
tate, rivelatasi inadatta. Gli strumenti che sfruttano il prin-
cipio della dispersione superficiale si possono considerare di
estrema utilit per il controllo degli impianti per il tratta-
mento delle acque reflue.
-87
Messa a punto e collaudo di un rivelatore d'olio per
il controllo delle acque a pelo libero.
(Betriebsforschungsinstitut des Vereins Deutscher
Eisenhttenleute, Dsseldorf, Ricerca PS 306)
Per le acque reflue dell'industria siderurgica sussiste
il pericolo della presenza di elevati tenori di olio, oltre i
limiti tollerabili. In questo senso tipica la situazione
delle acque dei laminatoi. In previsione delle norme restrit-
tive di prossima attuazione, nelle acciaierie devono trovarsi
a disposizione strumenti di controllo idonei, in funzione dei
processi che visi svolgono. Il rivelatore d'olio che verr
realizzato nel corso della presente ricerca, la cui conclusione
prevista entro la fine del 1981, deve possedere in partico-
lare caratteristiche di robustezza, facilit di manipolazione
ed essere in grado di garantire un funzionamento continuo e
sicuro nell'ambito degli stabilimenti siderurgici.
Gli strumenti analizzatori o rivelatori attualmente sul
mercato non posseggono tali propriet.
Le prove preliminari hanno confermato la validit del
metodo basato sulla fluorescenza a raggi ultravioletti, appli-
cabile con buone prospettive di successo per risolvere i pro-
blemi legati all'individuazione dell'olio su una superficie
d'acqua.
In base ai lavori finora realizzati risultato che, per
evitare interferenze esterne, opportuno utilizzare nel corso
delle misurazioni una modulazione della luce a raggi ultra-
violetti, parallelamente ad una scelta selettiva di determi-
nate frequenze. E' stata registrata l'esatta posizione degli
spettri di fluorescenza degli oli che si intendono captare.
E' stata infino messo a punto un sistema per l'azionamento
delle sorgenti a raggi ultravioletti con l'ausilio di un
generatore di impulsi a monte.
-88-
Fenomeno della dispersione di inquinanti emessi in
mare da scarichi, in relazione alla loro concentrazione
e temperatura, alle correnti marine e relative tempera-
ture, ai venti e al profilo dei litorali.
(ITALIMPIANTI, Genova, Ricerca PS 275)
Gli stabilimenti siderurgici insediati nelle zone costie-
re hanno la possibilit di scaricare le acque reflue in mare.
E' ovvio che preventivamente si deve garantire la neutraliz-
zazione delle sostanze nocive, in concentrazioni tali da
arrecare innocumento alla salute, nonch evitare che la flora
e la fauna marina vengano compromesse.
La progettazione delle reti di evacuazione e di eventuali
impianti di depurazione di trattamento delle acqua monte deve
poter disporre di dati precisi sul grado di diluizione delle
sostanze inquinanti contenute nelle acque reflue, a distanze
successive dal punto d'immissione.
Obiettivo della ricerca era l'individuazione dei parame-
tri di dispersione, con l'ausilio di un modello matematico di
simulazione a carattere generale. Le prove pratiche dovevano
offrire la possibilit di controllare la validit del modello
e fornire dati utili alla progettazione d'impianti ottimali
per l'evacuazione delle acque.
Nel corso della ricerca stato messo a punto simulatore
basato sui modelli di dispersione di Joseph-Sendner e di
Kullemberg, nonch sui diagrammi statistici di Okubo. Il
modello comprende due sezioni :
- la prima ha la funzione di simulare le correnti marine pro-
dotti dalle maree, dai gradienti di pressione atmosferica
e dai venti ,
- la seconda simula la disperzione delle sostanze inquinanti
emesse nella zona in esame attraverso una rete fognaria.
89
Tale modello consente quindi di individuare l'insedia
mento pi favorevole e dimensionare in modo ottimale l'impian
to di evacuazione, in funzione delle varie concentrazioni de
gli inquinanti, delle portate e delle caratteristiche locali.
I dati di partenza indispensabili, da inserire nel simu
latore sono : configurazione ed ampiezza della baia (non
superiore a 50 K m), gradienti astronomici nella zona in og
getto, gradienti di pressione atmosferica in funzione del tem
po, delia direzione e intensit dei venti, delle portate delle
acque reflue e delle concentrazione degli inquinanti. Il risul
tato che se ne ricava consiste in una serie di valori numerici,
facilmente traducibili in diagrammi, che definiscono la di
rezione e l'intensit delle correnti marine e le concentrazio
ni delle sostanze nocive, in funzione dei dati introdotti e
per una durata del simulatore prefissata.
La fase sperimentale delle ricerche stata realizzata
attraverso una serie di prove nel golfo di La Spezia. Inizial
mente sono state scelte varie sezioni della condotta d'immis
sione, variando successivamente le caratteristiche della con
dotta. Parallelamente sono state effettuate prove nelle acque
costiere del golfo di Genova, utilizzando Rhodamin per
determinare i valori massimi di concentrazione in funzione
del tempo. I risultati ottenuti confermano la validit del
simulatore matematico utilizzato.
Valutazione ed attenuazione dei danni provocati dallo
scarico nell'ambiente naturale di prodotti di_condiziQ~
namento dei circuiti di acque di raffreddamento impie
gati nelle industrie.
(Institut de Recherches Hydrologiques, Nancy, Ricerca
PS 303)
La scelta dei prodotti di condizionamento delle acque
di raffreddamento a circuito chiuso, utilizzate nelle indu
strie, presuppone una conoscenza precisa della loro efficacia
-90
e delle conseguenze che possono derivare dalla loro immissione
nell'ambiente naturale. Attualmente tali dati non sono tutta-
via interamente disponibili. La ricerca, che intende affron-
tare tali problemi, si articola quindi in base al seguente
schema operativo :
- scelta di 39 reagenti e controllo della loro efficacia con-
. tro la formazione di ir.crcstazicni in caldaia e contro la
corrosione,
- scelta e determinazione delle caratteristiche di acque che
presentano grande interesse per l'industria siderurgica e
che dal punto di vista sperimentale siano in possesso di
un'impia gamma di propriet,
- montaggio di 5 circuiti di raffreddamento in un impianto
pilota per l'esame dei reagenti,
studio degli effetti sull'ambiente naturale.
Risultati finora ottenuti :
Fra tutti i prodotti esaminati, in funzione della loro
propriet anticorrosiva in presenza del rame, due reagenti
sono risultati pi efficaci e precisamente il benzotria-
zolo e il tolitriazolo. Oltre alla suddetta propriet
anticorrosiva sono risultati anche i meno nocivi per l'am-
biente. Quando sono immersi nelle acque libere, il benzo-
triazolo si neutralizza meglio del tolitriazolo.
Per quanto riguarda le propriet anticorrosive in presenza
di ferro, sono disponibili numerosi prodotti innocui per
l'ambiente. I pi efficaci risultano gli acidi poliacrilici
a basso peso molecolare, i gluconati ed i glucoeptanati di
sodio, da utilizzare insieme a sali di zinco e di fosfato
di esaetilene.
Le prove sulle propriet anticorrosive hanno confermato le
buone caratteristiche di utilizzazione di vari prodotti
innocui : acidi poliacrilici, bifosfato di esaetilene e
acido polimaleico.
Allo stato attuale sono disponibili vari prodotti che
garantiscono sia una elevata efficacia
ai-
che l'assenza di rischio per l'ambiente naturale.
I lavori di ricerca proseguono con l'obiettivo di acqui-
sire conoscenze pi approfondite sulle propriet di un numero
limitato di prodotti, che presentano particolare interesse nel
settore.
Eliminazione degli elementi inquinanti volatili presenti
nelle acque di scarico delle cokerie . in una colonna di
Stripping a funzionamento automatico e continuo.
(Centre de Recherches Mtallurgiques, Lttich, Ricerca
PS 286)
Il trattamento delle acque di cokeria nelle colonne di
Stripping ha per obiettivo l'estrazione dell'ammoniaca,dell'
HCN, dell' H
2
S e della maggior quantit possibile di fenoli.
Dal punto di vista tecnico l'utilizzazione delle colonne di
Stripping dell'ammoniaca per azione della calce garantisce ri-
sultati accettabili, sia per l'ammoniaca libera che per i sali
di ammonio. Va tuttavia considerato che tale processo relati-
vamente costoco e comporta notevoli difficolt per quanto ri-
guarda i problemi d'inquinamento che si presentato in esercizio
continuo.
La ricerca si propone quindi di migliorare e di rendere
ottimale la tecnologia applicata a questo processo di depura-
zione. Il CRM e la Ditta SIDMAR si sono assunti il compito di
realizzare la presente ricerca, che, grazie ai risultati conse-
guiti, si conclusa positivamente.
Il grado d'inquinamento delle colonne di stripping dell'
ammoniaca, trascurando le propriet intrinseche dell'acqua di
scarico, dipende dalla natura del materiale filtrante, utiliz-
zato, dalla qualit del latte di calce e dal tenore di carbo-
nationi nella fase di calcarizzazione.
-92-
In base ai risultati della ricerca si rileva che i filtri
a vaglio fissi adottati funzionano meglio dei filtri a campana
o a tunnel normalmente impiegati ed offrono un rendimento
migliore dal punto di vista dell'insudiciamento. Sono stati
collaudati filtri a superficie filtrante ridotta e con fori di
diametro limitato, che hanno il compito di realizzare una marca-
ta turbolenza nella zona di lavaggio.
I letti filtranti fissi sono facilmente rigenerabili e rap-
presentano la seluione ideale nei confronti del problema dell'
intasamento delle colonne per effetto dei sali di calcio che
precipitano.
Utilizzando letti filtranti mobili, mentre da un lato si
ha a disposizione una soluzione perfetta, dal punto di vista
tecnico risulta peraltro piuttosto costoso per quanto riguarda
il problema dell'inquinamento. In questo settore sono necessari
ancora ulteriori progressi tecnici.
Le prove condotte nella cokeria della SIDMAR su un impian-
to semi-industriale con otto letti filtranti, nei quali veniva
mediamente trattata una portata di acque ammoniacali di 4 m3/h,
hanno fornito relativamente ai letti filtranti i seguenti para-
metri :
- in condizione ottimale di esercizio, il rendimento totale
dell' operazione di stripping dell'ammoniaca risultato del
25% superiore a quello di una classico colonna a campana;
- i buone condizioni di esercizio la portata specifica di acqua
risultata variabile da 8 a 22 m3/h per m2 di sezione (12,5
m3/h per m2 di sezione rappresenta l'optimum), il che corris-
ponde ad un'elasticit dell'impianto pari a 1:3;
- il consumo specifico medio di vapore varia da 170 a 210 kg/m3
di acqua da trattare (colonna priva di isolamento termico);
- la caduta di pressione per ciascun letto ammonta a 100 mm di
colonna d'acqua in condizioni ottimali di esercizio.
-93
In alcuni tipi di acqua con forti tenori di piridina, ani-
lina e chinolina, consigliabile l'iniezione di sostanze anti-
schiumogene, che servono anche da depuratori biologici.
Le prove hanno inoltre confermato che, realizzando un am-
biente debolmente acido (pH uguale 5-6) in una colonna dotata
di due gezioni di estrazione, si favorisce l'abbattimento dei
fenoli e dei cianuri liberi. Per realizzare un ambiente debol-
mente acido si aumenta il numero dei letti filtranti nella pri-
ma sezione delle colonne di tipo tradizionale (per l'estrazione
dell'ammoniaca libera). Seguendo questo sistema, l'operazione
di stripping con calce (con funzione di diluente) effettuata
sulle acque di cokeria della SIDMAR ha permesso l'estrazione
nelle acque stesse di circa l'84% dei fenoli. E'inoltre possi-
bile iniettare la calce in un determinato punto, in cui il te-
nore dei carbonationi dell'acqua molto basso. Va tuttavia
considerato che aumentando il numero dei letti filtranti si
dilatano i costi d'investimento.
E'stata parimenti individuata una correlazione fra il va-
lore pH delie acque pretrattate a valle della torre di distil-
lazione ed i residui di ammoniaca libera e di sali di ammonio.
In questa fase si spera di poter realizzare il controllo conti-
nuo del rendimento dello stripping.
Va sottolineata inoltre l'infuenza della natura (calce vi-
va o spenta) e della qualit (tempo di indurimento, granulome-
tria) degli elementi che compongono il latte di calce sull'effi-
cacia fisico-chimica dei medesimi. Di notevole importanza sono
inoltre le propriet dell'acqua utilizzata per diluire la calce.
Infine si proceduto al collaudo e al miglioramento di
alcuni metodi per la misurazione e la regolazione della portata
del latte di calce nonch di impianti automatici per il
94-
dosaggio del latte di calce.
La SIDMAR sta attualmente costruendo una colonna di strip-
ping di tipo industriale con una capacit di 45 m3/h, seguendo
le indicazioni fornite dai risultati della presente ricerca.
Nuovo ricerche sul trattamento biologico degli inquinanti
chimici contenuti nelle acque di scarico di cokeria :
nitrificazione e denitrificazione biologica.
(Centro Sperimentale Metallurgico, Roma, Ricerca PS 279)
Allo stadio attuale della tecnica il trattamento di depu-
razione delle acque di cokeria viene generalmente effettuato
sottoponendole in una prima fase a "stripping" con vapore, allo
scopo di scindere e di eliminare gotto formadi gas la massima
quantit possibile di sali ammoniacali.
Le quantit residue di sali ammoniacali, spesso dell'ordi-
ne di 200-300 mg/1(espresse come NH4) passano al successivo
trattamento biologico in cui, per le modalit e le condizioni
del trattamento, rimangono inalterate. Questa fase di depura-
zione ha per scopo principale la trasformazione in prodotti in-
nocui o la distruzione di gran parte di altri prodotti chimici,
fra cui le sostanze organiche della pi varia natura (fenoli,
cianuri, solfuri, ecc.).
Per ridurre la nocivit delle acque di scarico, che compro-
mettono la fauna e la flora dei laghi, dei fiumi e dei mari, si
vanno imponendo norme sempre pi restrittive che prescriveno
l'eliminazione anche dei resdidui ammoniacali presenti nelle
acque di cokeria. Tali norme interessanto in particolare lo
scarico delle acque in mare, poich in questo caso l'ammoniaca
ha un effetto tossico esaltato dalla presenza di un pH
95-
alcalino (8,4 circa).
Obiettivo della ricerca era la messa a punto di un proce-
dimento atto a realizzare la nitriiicazione biologica dei re-
sidui ammoniacali con successiva eliminazione bioiogica dei
nitrati risultanti.
Tale obiettivo stato realizzato con pieno soddisfacimen-
to a conclusione di una lunga serie di prove in laboratorio,
nello stabilimento ITALSIDER di Trieste stato avviato un im-
pianto biologico sperimentale con due vasche di nitriiicazione
e di denitrificazione da 500 1. circa e varie vasche di depura-
zione di dimensioni adeguate.
Per il processo di nitriiicazione stata calcolata la ve-
locit di eliminazione dell'ammoniaca nonch la costante Micha-
elis-Menten. E'stato impossibile calcolare gli stessi dati per
il processo di denitrificazione, a causa dell'estrema velocit
del processo e della rapidit di formazione dei fanghi.
Nella fase conclusiva della ricerca l'impianto sperimen-
tale stato alimentato con acque di cokeria provenienti dai
processi industriali dopo il trattamento biologico preliminare
nei relativi impianti. Il tenore di azoto sotto forma di ammo-
niaca, pari a 60 mg/1, stato ridotto a 1 mg/1 sotto forma
di nitrati.
-96-
Eliminazione delle concentrazioni moderate d'ammoniaca
e di altri prodotti chimicamente ossidabili con cloro
attivo (solfuri, composti fenolati, cianuri) in presen-
za di catalizzatori.
(BECEWA, Gent, Ricerca PS 315)
In questa ricerca vengono presi in esame vari metodi di
clorurazione, atti ad eliminare anche quantit minime di res-
sidui ammoniacali presenti nelle acque di cokeria. Il program-
ma della ricerca si articola nelle fasi seguenti :
- messa a punto delle tecniche di analisi per il dosaggio dell'
ammoniaca, delle clorammine, del cloro libero e dei sali di
cloro,.
- ricerca sull'applicazione di cloro attivo per l'ossidazione
di ammoniaca in vari semiprodotti e prodotti finali, in
funzione del pH e della durata della reazione,
- determinazione del consumo di cloro in funzione di cianuri,
solfuri, fenoli, ecc., eventualmente presenti,
- clorurazione e declorurazione combinate, in presenza di car-
bone attivo,
- prove con acque di cokeria industriali.
Risultati finora conseguiti :
1. Nell'ambito della valutazione dei metodi analitici per la
determinazione del tenore di cloro residuo, sono stati
comparati mutuamente il orado di applicabilit, i vantaggi
e gli svataggi dei seguenti processi : iodometria, ampero-
metria, due processi ali'ortolidina, leucocristalvioletta,
siringaldazina, dietil-p-fenilendiamina, elettrodi specifici
al cloro e oscillo polaro grafia differenziale dell'ossido
di arsenofenile.
2. La clorurazione dell'ammoniaca dipende dal valore del pH,
la situazione pi favorevole si ha in corrispondenza di
un pH = 6,5 - 7.
-97-
Oltre tale intervallo ottimale, si constatato un rapido
incremento del consumo di cloro. Anche in condizioni normali
tale consumo risultato pi elevato di quanto previsto
dagli esperti. La riduzione di ammoniaca e di clorammina
in azoto iniziata dopo quindici minuti. Con pH superiore
ad 8 non si trovato traccia di diclorammina.
3. Utilizzando carbone attivo nell'ambito del processo di clo-
rurazione, sorge il problema della sua acclimatazione. La
reazione fra acido ipoclorico e carbone attivo si svolge in
due fasi, tenendo conto che la velocit di reazione dipende
dagli ossidi superificiali che si formano e che si liberano
in parte sotto forma di CO e in parte di C 0
2
.
4. Per la riduzione della diclorammina non necessario ricor-
rere a carbone attivo acclimatato. Gli strati di ossido di
carbonio risultanti dalla reazione possono essere utilizzati
per la reazione della monoclorammina. In presenza di un pH
= 5,4 si liberano quantit equivalenti di monoclorammina e
di biclorammina e i relativi consumi di cloro si riducono
ad un rapporto molecolare Cl/N pari a 1,58.
5. Il grado di acidit agische sensibilmente sulla clorazione
dei fenoli. In presenza di un rapporto molecolare Ci/fenolo
pari a 9,0 si ottenuto un valore ottimale pH = 7. La rea-
zione molto pi lenta eher per la colorurazione dell'
ammoniaca. Soltanto dopo due ore e mezzo il fenolo era com-
pletamento ossidato.
6'. La reazione cloro-solfuri molto rapida. Mentre con un rap-
porto molecolare Cl/S = 1 la reazione risultata incompleta,
con un rapporto uguale a 4 si avuta l'ossidazione di tutti
i solfuri presenti. Il consumo di cloro minimo in presen-
za di pH variabile da 8 a 9.
7. La serie iniziale di prove per la clorurazione di acque
industriali di cokeria, effettuata in un impianto pilota
in laboratorio, ha rivelato un
-98-
notevole consumo di cloro. Le acque reflue, oltre all'
ammoniaca, contengono grandi quantit di altre sostanze
che reagiscono con il cloro. E'stata inoltre individuata
una dipendenza del consumo di cloro dal tipo di carbone
attivo utilizzato. E'opportuno continuare l'esame sugli
impianti pilota di vari processi di clorurazione, con o
senza carbone attivo.
Caratteristiche di funzionamento di un impianto di
trattamento microbiologico dei liquidi di scarico
di un forno da coke in relazione a carichi di differente
composizione.
(British Steel Corporation, Londra, Ricerca PS 260)
Il programma di ricerca si prefiggeva l'obiettivo di de-
terminare gli effetti a breve .e a lungo termine delle varia-
zioni subite dalla composizione dei materiali di partenza di
un impianto, sui liquidi di scarico e in diverse condizioni
di esercizio. I lavori di ricerca sono stati iniziati presso
la British Carbonisation Research Association, in qualit di
committente della BSC.
Si dovuto rinunciare al tentativo di utilizzare per il
programma un impianto di condizionamento industriale di tipo
normale, a causa di molteplici difficolt incontrate nella
modifica dell'impianto stesso, per cui stato deciso di com-
pletare la ricerca su un impianto pilota da 50 litri nei
laboratori della BCRA.
Le acque da sottoporre a trattamento provenivano dalla
cokeria ORGREAVE. Sono stati utilizzati due laboratori mobili
per le analisi ordinarie di campioni prelevati ogni due ore
a monte e a valle dell'impianto, nonch per altre analisi
complesse. L'analisi chimica dei dati
-99-
ricavati stato svolta presso il BSC Battersea Laboratorium.
Nonostante tutto non stato possibile individuare una
correlazione precisa fra i parametri chimici dei materiali di
partenza n una qualsiasi deficienza nel rendimento o nella
marcia dell'impianto.
Il risultato pi interessante conseguito dal programma di
ricerca consiste peraltro nella messa a punto e nel perfeziona-
mento delle tecniche di analisi, che consentono l'analisi delle
acque di cokeria. Sono stati elaborati metodi di analisi colo-
rimetriche automatizzati per la determinazione del tiocianato,
dell'ammoniaca totale, dei fenoli e del COD (chemical oxygen
demand). Il tenore di TOC (total organic carbon) stato rile-
vato con l'ausilio dell'apparecchio Tocsin Mark II. Sono stati
provati altri metodi per determinazione dei cloruri, fluoruri,
cianuri, solfuri, solfati, del bono e del vanadio. E'stato
inoltre impiegata la spettrografia ad assorbimento atomico per
individuare la presenza di oligoelementi, di mercurio e calcio
nonch la cromatografia in fase gassosa per i fenoli, le basi
organiche e gli inibitori ad elevato peso molecolare.
Miglioramento della depurazione di acque residue nelle
cokerie mediante modifica controllata dei parametri
funzionali delle stazioni. Applicazione alla depurazione
biologica guidata.
(Centre Belge d'Etude et de Documentation des Eaux,
Ligi, Ricerca PS 287)
In considerazione dei progressi registrati in questi ulti-
mi tempi dal trattamento delle acque reflue di cokeria con il
sistema di colonne di stripping (vedasi ricerca 286) l'obietivo
iniziale della presente
-100-
ricerca stato modificato, nel senso di indirizzare la maggior
parte degli sforzi verso il trattamento biologico a valle
dell'impianto. E' noto infatti che nei moderni impianti di
stripping i solfuri ed i cianuri liberi vengono eliminati con
risultati pi che soddisfacenti, per cui uno dei problemi che
gravano sulla depurazione biologica si pu' considerare risol-
to.
La ricerca proseguita con una serie di prove in labora-
torio, al fine di mettere a punto i cicli di lavoro e le fasi
del processo che risultassero pi vantaggiosi.
In una fase successiva sono state effettuate prove con un
impianto pilota da OOO litri in regime semicontinuo. Il vo-
lume d'aria insufflato era di circa 1,2 m3/h.
Nella fase conclusiva le prove sono state indirizzate
verso il trattamento fisico-chimico delle acque a valle dello
stripping. Si considerato inutile far seguire alla depura-
zione biologica un'ossidazione con ozono. Per contro, potrebbe
risultare interessante e vantaggioso rispetto al trattamento
bilogico puro e semplice, combinare una fase di stripping in-
tenso con una depurazione automatica ed una depurazione supple-
mentare all'ozono, fino ad ottenere un tenore di fenoli che
rientri nei limiti fissati dalle norme legislative. Successi-
vamente si potrebbe utilizzare cloro per l'ossidazione dei
cianuri.
Risultati ottenuti dalla ricerca :
I fanghi biologici condizionati, utilizzati per le acque di
cokeria comprendono due frazioni con caratteristiche diverse
dal punto di vista biologico e presenti in percentuali varia-
bili. La prima consente di neutralizzare i cianuri solforati
e la seconda gli altri composti presenti (prevalentemente
fenoli e derivati).
La biomassa flocula generalmente senza difficolt; si posso-
no riscontrare
-101-
comportamenti anomali in caso di formazione di fiocchi di
dimensioni molto ridotte o di zolle inattive.
Indice sicuro e prematuro di saturazione l'aumento del pH
oltre il valore 7,4 e la presenza di SCN all'uscita, con un
tenore superiore a 2 mg/1.
La depurazione regolare, uniforme e ad un solo stadio, con
una miscelazione completa, richiede la presenza di una bio-
massa di almeno 1 g*/l.
La diluizione dell'acqua da trattare superiore al rapporto
3:1 garantisce una depurazione completa.
L'addizionamento di fattori attivanti risulta opportuna
qualora si intenda rigenerare la biomassa in un reattore
esausto ovvero dar vita ad una biomassa in un reattore in
esercizio.
Per rigenerare un reattore in difficolt occorre intervenire
immediatamente (diluizione dell'acqua da trattare, riduzione
od arresto dell' alimentazione).
La biomassa consente di essere alimentata fino ad una concen-
trazione di fenoli pari a 300 mg/1. Con una concentrazione
di 435 mg/1 l'SCN non viene pi condizionato.
In condizioni normali di esercizio, le norme relative ai
tenori di fenolo (< 5 mg/1) e al BSBc (< 100 mg/1) vengono
rispettate. Per contro, a lungo termine risulta difficile
rispettare le norme relative al CSB, pari<500 mg O2/I.
Il processo di nitriiicazione pu' contribuire notevolmente
al BSB5 dell'acqua da trattare : fino al 50% ed oltre.
-102-
Eliminazione di fenoli e cianuri dalle acque di cokeria
con carboni attivi in scala pilota.
(Centro Sperimentale Metallurgico, Roma Richerca PS 278)
Per la neutralizzazione dei fenoli e di altri composti
organici presenti nelle acque di cokeria, parallelamente al
trattamento biologico, che resta il metodo pi frequentemente
utilizzato, il processo di depurazione al carbone attivo pu'
presentare un certo interesse dal punto di vista tecnico ed
economico, in funzione delle caratteristiche industriali dei
vari insediamenti.
La ricerca si proposto l'obiettivo di prendere in esame
tutta la problematica nel suo complesso, che comprende la pro-
duzione di carbone attivo, il processo di condizionamento delle
acque reflue di cokeria e la rigenerazione del carbone esaus-
to.
I risultati della ricerca si possono riassumere come
segue :
Attivazione del semicoke
In base alle prove preliminari risultato che il semicoke
pu' essere attivato sottoponendolo ad una gasificazione par-
ziale a 900-C in presenza di C0
2
.
Riportiamo alcuni dati relativi all'attivazione ottimale
dei tre tipi di carbone esaminati, vale a dire un semicoke
di produzione corrente (S^) , un semicoke prodotto dal CSM
(S
2
) nonch un prodotto intermedio ricavato dal processo di
produzione di semicoke presso il CSM stesso, denominato
"carbonizzato" :
- Temperatura : 850'C
- Gas di attivazione : C0
2
+ H
2
0 . (<~70% N
2
, 20% H
2
0, 10% C0
2
)
- Perdita in peso : 50%
- Granulometria : 0,8 - 1,5 mm
-103-
Nonostante l'elevato tenore di ceneri presenti (10 - 15%) le
propriet di assorbimento dei carboni attivi prodotti dal CSM
alle condizioni suesposte erano assolutamente dello stesso
ordine di quelle del carbone attivo di produzione corrente.
In un secondo tempo sono state realizzate ulteriori prove di
attivazione in un reattore pilota da 12 kg, al fine di speri-
mentare le ipotesi di lavoro definite a livello delle prove
di laboratorio e per ricavare una serie di dati relativi all'
utilizzazione dei gas di attivazione.
Dal punto di vista applicativo, la qualit di carboni attivi
prodotti nell'impianto pilota non differisce da quello dei
carboni ottenuti in laboratorio. Trascurando il materiale di
partenza, la qualit dei carboni attivi trattai con CO, + H,0
sullo stesso piano di quella dei carboni sottoposti all'
azione dei gas di combustione, o al limite di un gradino
inferiore, mentre il semicoke S
2
ed il carbonizzato C
2
presen-
tano caratteristiche identiche.
Sul piano industriale sono ipotizzabili i due processi seguen-
ti :
1. Ricicclaggio dei gas di reazione con addizionamento di
ossigeno e vapore acqueo.
2. Impiego di gas id combustione.
Supponendo che i due processi si svolgano con reazioni endo-
termiche, si pu' prevedere per il primo processo un fabbi-
sogno di 1 Nm3 0
2
/kg di carbone attivo e rispettivamente 2,8
Nm3 CH
4
/kg di carbone attivo per il secondo.
Processo di adsorbimento
Le prove di adsorbimento si sono svolte in laboratorio, mentre
l'esame della propriet del carbone attivo prodotto dal CSM e
di quello corrente stato effettuato su un impianto pilota
presso la cokeria dell'Italsider di Trieste. Le acque reflue
sono state prelevate direttamente dallo stoccaggio e filtrate
in letti di sabbia prima di trasferiale nell'impianto pilota,
che era costituito da tre colonne per una lunghezza comples-
siva di 4,5 m (diametro 220 mm).
L'immissione era composta da 700-1600 ppm di fenoli totali,
-104-
1600 - 2500 ppm di composto aromatici totali, 900 - 200 ppm
di TOC e 5000 ppm di NH,; per tutto il periodo della prove,
il pH variava entro i limiti 9,5 e 9,7 la temperatura fra
22 e 35'C.
Il liquido in uscita, indipendentemente dal tipo di carbona
attivo utilizzato, era composto da <5 ppm di fenoli totali e
<250 ppm TOC; ovviamente il consumo di carbone attivo per m3
di acqua trattata dipendeva dal coefficiente di adsorbimento
del carbone.
A parit di condizioni del liquido in uscita, il consumo di car-
bone attivo per m3 di acqua trattata era rispettivamente di
5,95 kg/m3 per il C0MM,,di 10,53 kg/m3 per il C0MM
2
(i due
carboni di tipo corrente), 10,53 kg per il CSM Si e 7,24 kg
per l'S
2
.
Rigenerazione dei carboni attivi esausti
Considerando i costi elevati del carbone attivo, un eventuale
riciclaggio dei carboni esausti o saturi non affatto da
escludere.
Vari procedimenti chimici per la riattivazione dei carboni
attivi si sono rilevati insoddisfacenti nel corso delle prove.
In condizioni analoghe a quelle dell'attivazione, una prova
di rigenerazione in laboratorio su carboni attivi saturi di
fenoli monoidrati risultata molto incoraggiante. Alcune
difficolt si sono riscontrate sull'impianto pilota di Trieste
nel corso delle prove di rigenerazione termica dei carboni di
tipo usuale e del carbone prodotto dal CSM.
Nel corso di un trattamento di 25 minuti, utilizzando gas di
combustione simulati in condizioni di turbolenza (820'C) la
perdita del grado di adsorbimento risultata pari al 5-7 %.
E' stato utilizzato un modello matematico per determinare
alcune correlazioni, importanti dal punto di vista del rendi-
mento economico dell'impianto, fra la perdita di adsorbimento
e la perdita in peso dei carboni attivi riciclati, in rela-
zione e determinati dosaggi di carbone attivo addizionato.
Ovviamente simili valutazioni sull'economicit sul ciclo di
depurazione nel suo complesso si basano, nella migliore delle
ipotesi, sui dati relativi ai bilancio
-105-
energetico, al consumo di materiale, al rendimento ecc., de-
sunti dall'impianto sperimentale, e quindi non consentono di
per se'giudizi definitivi.
Eliminazione dei cianuri
Nel corso di una fase preliminare di prove in laboratorio sono
stati esaminati vari metodi di ossidazione dei cianuri. Con
una concentrazione iniziale di 120 ppm di cianuri stato
realizzato, dopo 6,5 ore di trattamento tramite insufflamento
di aria + carbone attivo + idrochinone un tenore di 48 ppm,
che costituisce il miglior risultato ottenuto in senso rela-
tivo. Cio' nonostante il processo non pu' essere valutato
soddisfacente.
Nell'impianto pilota risultati sensibilmente pi incoraggianti
sono stati ottenuti addizionando all'acqua formaldeide o butil-
aldeide, a monte della colonna di adsorbimento. I cianuri sono
stati ridotti da 60 a 8 - 10 ppm. Va notato che l'aldeide
addizionata non provoca in incremento del tenore di TOC all'
uscita, bens' quest' ultimo si riduce del 6-22%, oltre alla
riduzione dovuta all'eliminazione dei cianuri. Ne consegue
che altre sostanze possono reagire con le aldeidi, formando
composti che vengono assorbiti a contatto con il carbone atti-
vo.
Studio dell'eliminazione degli oli emulsionati nelle
acque in circolazione e negli scarichi degli stabili-
menti siderurgici, in particolare di quelli che com-
portano laminazioni a caldo.
(Institut de Recherches Hydrologiques, Nancy Ricerca
PS 304)
La laminazione a caldo dell'acciaio comporta un consumo
di oli minerali e di grassi, che per il 1975 pu' essere valu-
tato in 0,4 1 per tonnellata di laminato prodotto. Nonostante
continui miglioramenti apportati agli impianti e il controllo
dei circuiti degli oli lubrificanti, una notevole quantit di
quest'ultimi viene evacuato dall'acqua utilizzata nei circuiti
o dagli scarichi. La ricerca si quindi trovata confrontata
con i seguenti problemi :
-106-
- l'eliminazione degli oli nelle acque in circolazione,
- il trattamento dello scarico globale degli stabilimenti, in
cui la diluizione di enormi quantit non consente per motivi
economici l'applicazione delle tecniche di depurazione
tradizionali.
Per entrambi i problemi vanno esaminati nuovi tipi di tratta-
menti in grado di facilitare la marcia dei circuiti indraulici
nei laminatoi a caldo e di attenuare la quantit di olio scari-
cata nell'ambiente.
I risultati finora acquisiti possono essere riassunti
come segue :
1. Le concentrazioni di oli totali individuate nei circuiti
industriali di varie acciaierie e laminatoi a caldo non
superano praticamente i 20 mg/1. Le concentrazioni variano
in funzione delle stazioni di prelevamento nei circuiti,
tuttavia nell'ambito dei singoli circuiti restano relativa-
mente costanti.
2. L'80 - 90% dell'olio totale contenuto nell'acqua si coagula
alle sostanze in sospensione, per la maggior parte costitui-
te da particelle solide di dimensioni inferiori a 40 micron.
La maggior parte dell'olio residuo si trova in soluzione
(concentrazione media) pari a circa 1 mg/1.
3. Sono state esaminate varie possibilit di separare le sos-
tanza in sospensione per via fisica, utilizzando un processo
di flocculazione tramite polielettroliti delle particelle
solide a grana fina e dei colloidi, costituenti gli elementi
portanti dell'olio. Le prove eseguite su 100 prodotti hanno
fornito risultati di varia natura : per le acque di acciai-
eria i migliori risultati si sono ottenuti con polielettro-
liti anionici. La qualit e le caratteristiche dei reagenti
pi'idonei differiscono sostanzialmente in funzione del
tipo di circuito in oggetto. Il processo di flocculazione
non migliora neppure cercando di combinare vari tipi di
prodotti.
107-
In funzione delle condizioni di applicazione, la separa-
zione per via gravitazionale offre un rendimento variabile
dal 40 all' 80% e pu' essere utilizzata quale prima fase
per la separazione delle particelle solide coagulate all'
olio.
Sono previste prove di filtrazione utilizzando vari metodi.
-109-
CAPITOLO 3
Lotta contro il rumore
Riduzione alla fonte del rumore dei forni ad arco.
(Laboratoire d'Etude et de Contrle de l'Environne-
ment Sidrurgique, Maizires-ls-Metz,
Ricerca PS 289)
Le prove per la riduzione del rumore emesso dai forni ad
arco perseguono due obiettivi :
- attenuazione del rumore nei forni di tipo tradizionale, ali-
mentati con corrente alternata
- impiego della corrente continua, per ridurre l'emissione
sonora degli archi elettrici.
Risultati finora ottenut :
Corrente alternata
Prima di passare alle prove su scala industriale si ritenuto
opportuno simulare il comportamento di archi elettrici in rela-
zione allo sviluppo di rumore, ricorrendo a prove su scala
pilota con l'ausilio di modelli.Seguendo tale ordine di idee
stato realizzato un dispositivo sperimentale, in grado di
fornire archi voltaici da 30-50 V e 30-100 A fra due elettro-
di di grafite o fra un elettrodo e trucioli di acciaio.
I risultati sperimentali consentono di definire gli effetti
dovuti alla composizione della grafite, della potenza elettri-
ca in gioco e della lunghezza degli archi. E'stata confermata
la notevole importanza delle caratteristiche di accensione :
tali caratteristiche
-110-
influenzano le brevi variazioni di potenza che, in misura mag-
giore che non il livello di potenza in gioco, determinano sen-
sibilmente l'intensit del rumore sviluppato. A parit di po-
tenza un arco breve sviluppa un rumore di intensit inferiore
a quella di un arco lungo.
Le prove su scala industriale sono state iniziate utilizzando
un forno da 70 tonnellate alimentato a rottame, diametro 5,5 m
(39/47 MVA) ed un forno da 70 tonnellate, diametro 5,8 m
(46 MVA).
Grazie a tali ricerche stato possibile inizialmente mettere
a punto la strumentazione di misura. I risultati hanno confer-
mato che la relazione fra il livello sonoro e la potenza elet-
trica relativamente complessa. Oltre aduna notevole emissione
sonora nella frequenza base di 100 hz sono state registrate
elevate emissioni sonore nella gamma di frequenza superiore
a OOO Hz, che dipendono sia dall'instabilit degli elettrodi
che dalla carica del forno.
Utilizzando bruciatori a miscela di ossigeno e gas, lo spettro
di frequenza risulta pi' ampio e nella maggior parte dei casi
l'intensit sonora pi' elevata. Allo stadio attuale della
ricerca non si dispone di dati sufficienti che consentano di
chiarire le principali cause di tale fenomeno.
Un'ulteriore serie di prove stata condotta su un forno da
45 tonnellate tipo UHP, diametro 4,8 m (25/30MVA). Durante la
fase di fusione, gli archi sono molto instabili, con conse-
guente emissione sonora molto elevata pari a circa 110 dB. Una
volta formatosi il bagno metallico, gli archi presentano una
notevole stabilit,' anche se bastano interferenze di modesta
intensit per produrre emissioni sonore che arrivano anche
in questo caso a 10O-11O dB.
L'obiettivo della ricerca, vale a dire la diminuzione del
rumore, potrebbe quindi realizzarsi attraverso il miglioramen-
to della stabilit dell'arco voltaico. Per ottenere questo,
vengono effettuate prove per l'immissione di elementi ioniz-
zanti (Ce, La, Li, Ti, K, Na) nell'arco. I risultati delle
ricerche attualmente a disposizione non consentono ancora
conclusioni definitive.
-111-
Corrente continua
In base ai risultati delle prove condotte su impianto pilota
si pu' affermare che la riduzione dell'emissione sonora
realizzabile sostituendo all'alimentazione tradizionale a
corrente alternata una marcia a corrente continua. Una volta
formato il bagno metallico, l'intensit sonora misurata era
di 5 - 10 dB inferiore. La potenza era di 1 MVA.
Grazie ai risultati incoraggianti realizzati si intese rea-
lizzare questo tipo di soluzione in base al programma seguente:
- Messa a punto della tecnologica necessaria : realizzazione
di una rete di alimentazione elettrica idonea e di un elet-
trodo nella suola del forno per chiudere il circuito elet-
trico attraverso il bagno.
- Realizzazione di un sistema di regolazione posizionale degli
elettrodi per ridurre per quanto possibile l'instabilit
dell'arco e rendere per questa via ottimale la marcia a
corrente continua.
Attualmente si sta lavorando per questa via.
Ricerche sull'attenuazione del rumore e delle riper-
cussioni sulla rete dei forni elettrici ad arco attra-
verso la marcia a corrente continua.
(Betriebsforschungsinstitut des Vereins Deutscher
Eisenhttenleute, Dsseldorf, Ricerca PS 2 99)
Nel corso dei lavori finora effettuati nell'ambito della
presente ricerca, il problema principale consisteva da un lato
nell'individuazione e nella valutazione dei fenomeni fisici
dell'arco elettrico in relazione all'emissione di rumore, dall'
altra nell'analisi delle misurazioni effettuate in una serie
di forni elettrici industriali.
Una fase importante del programma, vale a dire i lavori
di ricerca su un forno industriale alimentato a corrente
continua (capacit di cinque tonnellate circa) per vari motivi
hanno finora segnato
-112-
il passo. Il forno sperimentale non sar prevedibilmente pron-
to prima della fine del 1980.
Le prove condotte per l'individuazione dei processi fisici
all'arco elettrico in relazione allo sviluppo di rumore rivela-
no un'azione di notevole intensit di campi magnetici sull'
andamento dell'arco elettrico, che estremamente irregolare
particolarmente nella fase di fusione dei rottami. Nel bagno
liquido le forze magentiche inducono una rotazione dell'arco,
che responsabile delle fasi ad alta frequenza nello spettro
sonoro.
Un'ulteriore fonte di emissione sonora possono essere i
fenomeni di vaporizzazione sugli elettrodi, per cui anche il
materiale che costituisce gli elettrodi deve essere preso in
considerazione.
Misurazioni in esercizio sono state effettuate su un forno
da produzione da 50 tonnellate tipo UHP, con una potenza di
34,5 MVA. Tale forno dotato di pareti laterali e di una cu-
pola rareddate ad acqua. Misurando separatmente l'emissione
sonora proveniente dall'interno del forno (suono propagantesi
attraverso l'atmosfera, a 5 m dallo sportello della loppa) e
dalla parete stessa (suono propagantesi attraverso corpo soli-
do) risultato che in entrambi i casi si producono gamme di
frequenza particolarmente distinte di intensit 50 Hz, 100 Hz,
150 Hz e 200 Hz.
Dall'analisi di ampie serie di misurazioni condotte su
vari forni da produzione risultano alcune caratteristiche ti-
piche che definiscono l'andamento del livello sonoro :
- I livelli sonori pi' elevati vengono normalmente registrati
all'inizio della fase di fusione (in ciascuna siviera). Du-
rante tutto il processo di fusione, il livello sonoro nor-
malmente non scende al di sotto dei 90 dB (A).
- Come avviene per il rottame a pezzatura fine, con una carica
continua di minerale ridotto direttamente (spugna di ferro)
stata
-113-
registrata una riduzione del livello sonoro pari 12 dB(A).
Attualmente non tuttavia possibile sfruttare tale sistema
non potendo disporre di quantit economicamente sufficienti
di spugna di ferro.
- Le dimensioni del forno non costituiscono un parametro deter-
minante per lo sviluppo di rumore. Per contro stata regi-
strata una relazione fra il livello sonoro medio durante la
fase di fusione e la potenza specifica dei trasformatori
installati (MVA per tonnellata di prodotto spillato).
Dal confronto con i risultati di ricerche condotte in altri
Paesi risulta che non dato senz'altro di stabilire determinate
correlazioni, qualora non vengano utilizzati metodi di misura
unitari.
Ricerche sui meccanismi della generazione di rumori nei
forni elettrici ad arco.
(British Steel Corporation, Londra, Ricerca PS 301)
Anche questo programma di ricerca, definito unitamente ai
due progetti precedenti, si svolger inizialmente con prove in
laboratorio e successivamente attraverso prove industrial! su
una serie di forni da produzione, con l'obiettivo di individu-
are i fattori pi' importanti che regolano l'emissione sonora.
Su un forno sperimentale monofase sono steti realizzati
archi elettrici a corrente alternata con una potenza massima
di 9 kA fra un elettrodo di grafite da 150 mm ed un bagno
d'acciaio coperto da loppa. Comparando la forma e l'andamento
di un arco, registrati con riprese filmate e la misurazione del
livello sonoro, risultato che il rumore di tipo armonico di-
pende costantemente dalle variazioni del diametro dell'arco,
indotte dalla corrente forte nonch da un movimento periodico
della suola. Un rumore a banda larga per contro riconducibile
a movimenti
-114-
casuali e alla distorsione del profilo dell'arco.
Le prove a livello industriale sono state realizzate su
sette forni da produzione, da 70 a 170 tonnellate. In linea
di massima l'emissione sonora aumenta con :
- l'aumento della potenza del forno
- l'aumento della pezzatura del rottame utilizzato
- la riduzione di spessore del bagno di loppa
Sembra convalidata l'ipotesi di un'azione di attenuazione del
rumore da parte di una carica di ghisa granulare a carica
continua.
Ricerca nell'acciaieria elettrica ad arco per la riduzione
del rumore e l'eliminazione dei fumi.
(CERETTI, Villadossaola, Ricerca PS 296)
E' noto che le ultime generazioni di forni elettrici (i
forni HP e UHP) hanno grandemente esaltato il problemi del
rumore e dei fumi. Il progetto di ricerca si proponeva di indi-
viduare i tipi di rumori e di fumi legati all'applicazione di
una nuova tecnologia nei forni elettrici, messa a punto e gi
in fase di applicazione presso l'impressa CERETTI.
L'impiant di fusione comprende sostanzialmente due forni
elettrici con una capacit nominale di 90 tonnellate, con
transformatori di potenza nominale di 30 MVA, nonch un forno
da riscaldo alimentato con gas naturale, con una portata di
100 t/h.
Entrambi i forni vengono alimentati tramite il forno di
preriscaldo a profilo anulare, in continuo con rottame pre-
riscaldato (o con minerale preridotto) e lavorano con un bagno
residuo nel forno. In seguito ad alcune difficolt insorte
durante la ricerca, la capacit del forno stata aumentata a
130 tonnellate, per cui attualmente la colata interessa 100
tonnellate mentre 30 tonnellate restano come residuo nel forno.
-115-
Per realizzare una distribuzione uniforme del rottame, il
forno durante la fase di carica ruota lentamento intorno all'
asse verticale. La volta del forno resta ferma e viene isolata
rispetto al tino del forno per mezzo di uno strato di sabbia.
L'energia termica necessaria per alimentare il forno di
preriscaldo a sezione circolare viene fornita per met dai gas
caldi del forno e per la met restante da appositi bruciatori
a gas naturale.
Le misurazioni del livello sonoro a 15 m di distanza e
attraverso due sportelli aperti hanno fornito un livello mas-
simo di 92 dB (A) con la marcia simultanea di due forni ed una
potenza complessiva installata di 28 MW. Tali risultati positi-
vi sono stati realizzati grazie ai seguenti miglioramenti :
- riduzione della potenza elettrica fornita, a produttivit
costante. Con un "tap to tap" di 3 ore ed un peso medio di
prodotto pari a 95 t, la potenza necessaria alla fusione
risultata di 2 70 KWa/t di acciaio liquido. Il rottame era
stato preriscaldato a circa 1000'C.
- Riduzione della lunghezza dell'arco conseguentemente ad una
reattanza molto bassa del forno e del trasformatore. Tale
innovazione permette la marcia con tensioni secondarie ri-
dotte (massimo 29 8 V) e presenza di fattori di potenza sod-
disfacenti (0,82 - 0,85).
- Impedimento della formazione dell'arco fra gli elettrodi e il
rottame solido. E' sempre presente un bagno di acciao fuso
e gli archi di lunghezza molto limitata sono sommersi da uno
strato di scoria che soffoca l'irraggiamento del rumore. Con
la carica continua di rottami preriscaldati in un bagno li-
quido, l'operazione di fusione si svolge molto rapidamente.
116
SolO in alcuni casi eccezionali si sviluppa un livello
sonoro superiore a 92 dB (A). ad esempio nella fase iniziale
della marcia con rottame solido, all'inizio della settimana o
in seguito a lavori di riparazione. Tali situazioni si verifi
cano in intervalli di tempo estremamente brevi, che non influis
cono minimamente sulle condizioni di marcia nomali.
Anche per quanto riguarda la polverosit sono stati regi
strati notevoli miglioramenti la carica del forno avviene in
modo continuo attraverso il 4* foro della volta, e contempora
neamente i gas di scarico vengono convogliati al forno di pre
riscaldo. Quest'ultimo connesso ad un impianto di aspirazione
efficiente con una portata di 800.OOO Nm3/ora e ad un impianto
di depolverizzazione a secco attraverso maniche filtranti. A
monte i fumi attraversano uno scambiatore di calore, nel quale
provvedono a preriscaldare ad una temperatura di 300'C circa
l'aria di combustione del bruciatore a gas naturale.
Sono stati inoltre netraulizzate varie fonti di immissione
della polvere, quali ad esempio all'altezza degli sportelli del
forno, dei dispositivi di riempimento che vengono alimentati
con recipienti di tipo chiuso, operando una regolazione ottima
le della pressione nella corrente gassosa ecc.
Si pensa inoltre di poter attenuare parallelamente emis
sione di sostanze nocive, dato che determianti metalli a basso
punto di fusione (zinco, piombo, ecc). fondono gi nel forno
di preriscaldo e si raccolgono all'altezza della suola del
forno.
Complessivamente stato registrato un modesto sviluppo
di polvere soltanto nell'area del forno; allo stadio attuale
peraltro non stato possibile ancora individuare una soluzione
indonea alla riduzione della sviluppo di polvere nella fase di
colata.
-117-
Ricerca delle cause dei rumori e delle pulsazioni nei
bruciatori a gas per forni industriali
(Betriebsforschungsinstitut des Vereins Deutscher
Eisenhttenleute, Dsseldorf, Ricerca PS 251)
Il progetto di ricerca si prefigge l'obiettivo di indivi-
duare le cause dello sviluppo di rumore in bruciatori di grandi
dimensioni, quali quelli normalmente usati nell'industria si-
derurgica e di realizzare attraverso idonei interventi le con-
dizioni necessarie per garantire posti di lavoro insonorizzati
in prossimit di tali bruciatori a gas.
Tale obiettivo si identifica principalmente nei bruciatori
ad alta velocit con velocit di uscita dei gas caldi di com-
bustione alla bocca del bruciatore superiore a 60 m/s, quali
sono in bruciatori che vengono utilmente impiegati nei processi
di trattamento termico.
Nell'ambito del programma di ricerca sono state esaminate
le caratteristiche di vari tipi di bruciatori : bruciatori-
compressori con velocit di uscita relativamente bassa, brucia-
tori a corrente turbolenta e laminare, a correnti incrociate,
a camera sferica e a turbina in vari modelli di esecuzione.
Per le prove erano disponibili un banco di prova ad irrag-
giamento libero e due camere di combustione di forni. Per
limitare al massimo il numero dei parametri esaminati, dopo una
fase preliminare compredente un determinato numero di prove,
tutte le prove successive sono state effettuate in presenza di
un fattore d'aria A = 1 e con alimentazione a gas naturale.
Riportiamo alcuni dati definitivi desunti dalle numerose
prove effettuate, riservando la sintesi di tutti i dati alla
relazione finale.
- In molte casi, grazie a modifiche costruttive di modesta
entit, stato realizzato un miglioramento di circa 3 dB.Ad
esempio tale miglioramento stato
-118-
realizzato in un bruciatore a correnti incrociate, riducendo
il diametro degli ugelli del passaggio del gas, aumentando
il numero degli ugelli di alimentazione dell'aria ed aumen-
tando l'angolo di incidenza. In un bruciatore ad iniezione,
il miglioramento stato realizzato aumentando il diametro
degli ugelli.
In linea di massima si pu'osservare che una riduzione del
livello di pressione sonora pu'essere realizzata con la
miscelazione per quanto possibile intensa dei gas di combus-
tione e dell'aria di combustione sull'asse del bruciatore,
con conseguente stabilit della fase di combustione.
In un bruciatore a turbina di un forno a spinta, conservando
inalterate le caratteristiche del bruciatore, non stato
possibile realizzare un'attenuazione del livello sonoro at-
traverso modifiche costruttive. Soltanto trasformando il
sistema di combustione del bruciatore (adottando la stabiliz-
zazione delle piastre d'urto) si ottenuta un'attenuazione
del rumore pari a 12 dB.
Con bruciatore a camera sferica, si registrato uno spettro
di frequenza abbastanza favorevole : circa 90 dB (A) nella
classificazione A. Utilizzando lance per l'iniezione dei'gas
opportunamente modificate si ottenuto un miglioramento di
2 dB.
I livelli di pressione sonora misurati nella camera di com-
bustione dei forni sono generalmente inferiori di 30 dB ris-
petto ai valori misurati in atmosfera libera.
L'emissione sonora dipende, in misura notevole sai carico.
Tale situazione pu' essere tuttavia sfruttata soltanto in
casi eccezionali, ad esempio impiegando un bruciatore di
notevoli dimensioni al 50% del carico nominale.
-119-
Realizzazione di una batteria di microfoni per misurare
e rilevare la provenienza del suono
(HOOGOVENS, Ijmuiden, Ricerca PS 323)
Per le misurazioni acustiche in un ambiente industriale,
dove sussistono contemporaneamente varie sorgenti di rumore,
pu' essere interessante determinare il livello sonoro in fun-
zione della direzione di emissione.
Per realizzare tale obiettivo occorre mettere a punto una
speciale batteria di microfoni opportunamente attrezzata. Lo
schema di microfoni proposto, che consiste in una serie di mi-
crofoni dello stesso tipo, sistemati ad intervalli regolari,
stato esaminato in laboratorio utilizzando vari tipi di mi-
crofoni. Dopo avere scelto i tipi di microfoni pi rispondenti
ed aver messo a punto i circuiti elettronici di comando per
il conteggio dei segnali ricevuti, sono state effettuate le
prime misurazioni utilizzando una sorgente acustica artificiale
su un'area priva di edifici.
I risultati ricavati sono stati talmente incoraggianti
da permettere di iniziare immediatamente la successiva fase
sperimentale, nel corso della quale l'impianto di misurazione
per la localizzazione delle sorgenti sonore verr utilizzata
in un complesso industriale.
121
CAPITOLO 4
Riciclaggio ed eliminazione innocua dei residui e delle
scorie
Studio sul trattamento e sull'utilizzo dei materiali
residui degli stabilimenti siderurgici
(Verein Deutscher Eisenhttenleute, Dsseldorf,
Ricerca PS '225)
Una relazione sulla maggior parte dei risultati della
presente ricerca gi comparsa nella pubblicazione EUR 5977.
Restano in sospeso ancora alcuni risultati sui temi seguenti :
- Esame dei residui dei materiali riciclati negli impianti di
sinterizzazione in funzione della protezione ambientale.
- Studio sul trattamento e sull'utilizzo dei materiali residui
degli stabilimenti siderurgici tramite un processo di osmosi
inversa.
I lavori relativi al primo tema si articolano sostanzial-
mente nelle fasi seguenti :
1. Prove di sinterizzazione in laboratorio sui residui dei
materiali riciclati negli impianti di sinterizzazione.
2. Misurazioni su un impianto di sinterizzazione di tipo indu-
striale sui residui di sostanze nocive.
3. Esame dei metodi di riduzione dei volumi gassosi che si
sviluppano nel processo di sinterizzazione.
I risultati ottenuti nel corso di prove di sinterizza-
zione in siviera sul comportamento degli elementi concomitanti,
che compaiano frequentemente nelle miscele di sinterizzazione,
possono essere riassunti come segue :
122
In tutte le prove, lo zolfo stato estratto quasi comple-
tamente dalla miscela di sinterizzazione. E' stato constatato
che lo zolfo si arricchisce in uno strato di larghezza 3-7 cm
che si accumula davanti al fronte di combustione. Con l'aumen-
to della alcalinit, l'arricchimento di tale zona si incremen-
ta. Tale arricchimento significa che lungo il percorso della
macchina di sinterizzazione nel gas che si sviluppa si forma
un massimo di S0
2
,e cio' prima che il fronte della fiamma rag-
giunga la griglia. Con l'aumento dell'alcalinit, tale massi-
mo diventa sempre pi marcato.
Anche se presente in minima quantit, il cloro estratto indi-
pendentemente dalla forma in cui viene a trovarsi nella mis-
cela.
L'eliminazione dei metalli affini al ferro, quali il Pb, Zn,
Cu, Sb e Sn vengono eliminati in quantit minima durante la
sinterizzazione, mentre tale quantit aumenta in presenza
di sostanze volatilizzanti, nel nostro caso composti clorurati.
In base alle prove effettuate non molto si pu' dire sul com-
portamento del sodio e del potassio. Per lo pi tali clementi
rimangono nella miscela. Il processo di clorurazione non
aumenta sensibilmente la loro estrazione.
Le misurazioni effettuate su un impianto di sinterizza-
zione di tipo industriale hanno confermato soltanto in parte
i risultati sopra citati, anche se peraltro va tenuto conto
delle difficolt in cui si sono svolte le prove. Si sono otte-
nuti i seguenti valori orientativi : nel corso della sinteriz-
zazione sono stati estratti il 70% circa dello zolfo, il 60%
del cloro e il 36% del fluoro. Confrontando i volumi totali
del gas convogliati nel collettore e nei fumi a valle della
soffiante risulta che il 32% dello zolfo e il 35% del cloro
viene estratta dalla rete di convogliamento del gas dall'
impianto di depolveramento a ciclone e che si devono ritrovare
nella polvere separata dal ciclone stesso. Ne risulta per
questa via un condizionamente a circuito chiuso e conseguente-
mente una riduzione dell'inquinamente atmosferico, potendo
estrarre almeno una parte di tale polvere separata dal ciclone.
123-
Alcune prove sulla possibilit di recuperare volumi par-
ziali di fumi caldi hanno confermato che per questa via sus-
sistono buone prospettive di miglioramenti tecnici e di risa-
namento delle condizioni ambientali. Per un caso specifico,
dal calcolo teorico di vari circuiti di gas risultata una
diminuzione dei gas di sinterizzazione da sottoporre ad opera-
zioni di depolverazione fino ad un valore del 40%. Nel con-
tempo si possono realizzare economie di combustibile, che
tuttavia incidono negativamente sulla potenza dell'impianto
di sinterizzazione.
Il secondo tema della ricerca che deve ancora essere il-
lustrato, si riferisce al trattamento e al recupero di mate-
riali residui degli stabilimenti siderurgici tramite un pro-
cesso di osmosi inversa. Grosso modo i risultati della ricerca
sono risultati scarsamente interessanti. Sia i composti estrat-
ti dall'operazione di eliminazione dello zinco per via ammo-
niacale e l'eluizione del piombo con acido acetico dalle
polveri e dai fanghi della bocca dell'altoforno nonch l'acqua
di lavaggio utilizzata non consentono un'applicazione economi-
ca e tecnicamente valida della osmosi inversa. La causa di
tale insuccesso va ricercata da un lato nella necessit di
disporre di pressioni osmotiche elevate per il condizionamento
con osmosi inversa, dall'altro nell'insufficiente resistenza
delle membrane attualmente disponibili, la cui utilizzazione
nei processi industriali comporterebbe difficolt tecniche e
costi insostenibili. Il grado di permeabilit necessario
richiede inoltre l'utilizzazione di superfici eccessive nelle
membrane, vale a dire anche in questo caso costi d'investi-
mento e d'esercizio elevati.
Metodi di riutilizzazione e di trattamento di polveri
e fanghi contenenti Fe, Zn e Pb e derivanti dei pro-
cessi di produzione della ghisa e dell'acciaio
(Verein Deutscher Eisenhttenleute, Dsseldorf,
Ricerca PS 271)
Tenendo conto dei risultati ricavati dalle prove indu-
striali su forni da laminatori, di cui alla ricerca PS 225,
e gi citati nella pubblicazione EUR 5977,nel corso della
presente ricerca sono state effettuate ulteriori prove a
livello industriale.
124-
Nel processo al laminatoio, i materiali utilizzati, pre-
valentemente miscele di scorie di altoforno, di fanghi e pol-
veri provenienti dal processo LD, sono sottoposte ad una fase
di riduzione tramite volatizzazione dei tenori di zinco e
piombo presenti. Nel corso delle operazioni di recupero e di
riutilizzo dei materiali residui, occorre ridurre le quantit
di residui da evacuare ed evitare gli effetti nocivi all'
ambiente.
Per tali prove stata scelta una miscela di sostanze
utilizzate nei circuiti industriali, che presenta una composi-
zione idonea alle tecnologie degli anni '80. Tale miscela
aveva la seguente composizione :
12% di fanghi provenienti dalla bocca d'altoforno
64% di fanghi del processo LD parzialmente essicati
24% di polvere LD
Nel corso di due prove a breve termine sono stati addizionati
fanghi provenienti da un laminatoio.
Le prove sono state condotte su un forno lungo 41 m dell'
impianto di laminazione dello stabilimento Berzelius Metall-
htten GmbH e sono state proseguite per 29 giorni, articolate
in quattro fasi distinte. Il trattamento pi' semplice ri-
sultato il dosaggio di tutti i materiali in una colonna d'urto
e la successiva rullatura della miscela su una piastra di
pellettlzzazione.
Il tipo di materiale di riduzione utilizzato riveste una
notevole importanza. Sono stati utilizzati tipi di coke a gra-
na fine, quali il carbone di Emscher, coke da lignite ad alta
temperatura, mattonelle di lignite e carbone magro. La scelta
degli additivi e delle condizioni di addizionamento influenza-
no notevolmente il profilo di temperatura
-125-
nel forno, la marcia del forno stesso e il grado di volatiliz-
zazione raggiunto.
E' stato registrato un consumo di materiale di riduzione
pari a 307 kg per tonnellata di carica, valore medio calcolato
sulle quattro fasi della prova. Il consumo minimo e massimo
ammontato rispettivamente a 2 40 e 390 kg/t. Le prove si sono
svolte in presenza di 5-10% di carbonio nel prodotto in uscita,
sotto forma di semi-coke in eccesso. Sottoponendo a trattamen-
to il prodotto in uscita con un operazione di separazione mag-
netica, si ottengono tenori di carbonio nella spugna di ferro
inferiori al 2,3%.
Per quanto riguarda la zinco e il piombo, sono stati
raggiunti tenori di circa 0,1% del materiale estratto dal for-
no, e spesso anche valori inferiori. Tali tenori corrispondono
a gradi di volatizzazione superiori al 95%.
La fase di metallizzazione del ferro non ha presentato
problemi di sorta. Il rendimento nella fase di spillamento
diretto dal forno risultato pari al 9 8% e mediamente ancora
superiore al 90% nella massa raffreddata. Per garantire un
elevato grado di metallizzazione e di volatilizzazione occorre
realizzare elevati gradi di basicit. Nel materiale addiziona-
to il rapporto CaO + MgO / Si0
2
deve essere almeno 1,2.
Gli ossidi di piombo e di zinco contenuti nei fumi sono
stati separati nel ciclo compredente torre di raffreddamento,
condotta zick-zack e depurazione elettrostatica dei gas, con
progressivo arricchimento nelle varie fasi dei tenori di
piombo e di zinco. La composizione chimica dell'ossido nelle
fasi 1, 3 e 4 della ricerca corrisponde ai valori della
tabella seguente :
Zn
Pb
Fe
C
%
%
%
%
Valori medi :
21,3
9,6
27,7
4,5
minimo/massimo
19,8 - 22,1
8,4 - 11,4
24,9 - 28,5
3,7 - 5,3
La percentuale di ossidi di piombo e di zinco riferita alla
quantit globale di materiale estratto dai forni in tutte le
prove ammonta a 17,5%.
126-
La formatura delle polveri del materiale estratto dal
forno si realizza con buoni risultati attraverso un'operazione
di brlcchettazione a freddo in presenza del 3% di solfito. Le
prove per la bricchettazione diretta a caldo non hanno offerto
risultati soddisfacenti.
Studio sulla riduzione del tenore di zinco e di piombo
nei materiali impiegati per la produzione della ghisa
al fine di evitare l'inquinamento dell'aria e dell'
acqua
(ARBED, Esch-sur-Alzette et Centre Belge d'Etude et de
Documentation des Eaux, Lttich,
Ricerca PS 235)
In merito a questa ricerca, sulla quale gi stato am-
piamente riferito nella pubblicazione EUR 5977, vanno riporta-
ti ancora alcuni risultati di ricerche effettuate prevalente-
mente presso 1'ARBED.
1. Le prove condotte su un impianto pilota per la lisciviazio-
ne combinata di Zn (soluzione ammoniacale di carbonato
d'ammonio) e di Pb (acido acetico) non hanno confermato i
risultati incoraggianti ottenuti nelle prove in laboratorio.
La presenza di difficolt tecniche e problemi di economi-
cit rendono piuttosto improbabile l'applicazione del pro-
cesso a livello industriale.
2. Le prove su forni rotanti per l'estrazione di zinco e
piombo con un processo di clorurazione a secco, sono state
abbandonate, tenendo conto anche delle esperienze acquisite
in altre sedi.
3. A causa di sopravvenute difficolt stato pure abbandonato
il processo di arricchimento di zinco e di piombo, basato
sul sistema di vagliatura a pressione delle polveri fini ad
alto tenore di zinco e di piombo a sulla precipitazione
dello zinco disciolto nelle acque di lavaggio del gas
d'altoforno, per azione del latte di calce.
127-
Incoraggiante risultato per contro il sistema di soluzi-
one dello zinco nelle polveri d'alto forno utilizzando
acido carbonico. Il processo avviene sotto pressione, il
grado di estrazione aumenta con il diminuire del valore pH
della soluzione alcalina e con il diminuire del rapporto
solido/soluzione.
Per valutare l'economicit del processo occorre effettuare
preventivamente prove su un impianto pilota.
Alcune osservazioni sul bilancio dei cicli dello zinco e
del piombo dell'impianto di sinterizzazione e nella marica
dell'alto forno confermano che il mancato riciclaggio delle
polveri di altoforno agisce prevalentemente sul tenore di
zinco dei fanghi di altoforno.
Studio pilota del processo di trattamento a soda caustica
per la riduzione del tenore di zinco e di piombo nei
sottoprodotti dell'industria siderurgica
(Centre Belge d'Etude et de Documentation des Eaux,
Lige, Ricerca PS 313)
E' stata conclusa la prima fase del progetto di ricerca,
previsto in due fasi.
Nel corso di una precedente ricerca, (PS 235, vedasi pub-
blicazione EUR 59 77). stato confermato che il trattamento per
via umida in presenza di soda caustica dei fanghi residui di
processi dell'industria siderurgica, per l'eliminazione dello
zinco e del piombo, tecnicamente possibile, ed offre pros-
pettive incoraggianti dal punto di vista economico. La prima
fase della ricerca si proponeva i seguenti obiettivi :
128-
- Costruzione dell'impianto sperimentale.
Risultati acquisit :
Lisciviazione : E' stato deciso di ricorrere ad un processo di
lisciviazione in controcorrente in due stadi.
Separazione solido/liquido : di fronte alla possibilit di
scegliere vari procedimenti di separazione (filtrazione, de-
cantazione, centrifugazione) stata data la preferenza al
processo di decantazione, che consente una marcia in condi-
zioni favorevoli con l'utilizzazione di materiali flocculanti
non ionici accuratamente selezionati.
Cementazione : E'stato possibile individuare le condizioni di
utilizzazione di tale procedimento, che permette di recuperare
il piombo a monte del processo di elettrolisi. In presenza di
elevate velocit di reazione, stato possibile raggiungere un
rendimento pressoch del 100%.
Elettrolisi : sono stati fissati i valori delle densit criti-
che di corrente e le altre condizioni sperimentali, che consen-
tano un rendimento soddisfacente dal punto di vista tecnico
ed economico della separazione dello zinco.
Lavaggio dei residui di lisciviazione : sono stati elaborati
progetti per la costruzione del separatore a sezione cilindri-
ca e conica.
Filtrazione ed essicazione dei fanghi : per queste operazioni
verranno utilizzate filtro presse e una centrifuga a rivesti-
mento completo. Per la realizzazione del processo, in base ai
risultati ottenuti stato costruito un impianto sperimentale,
attualmente disponibile per l'esecuzione di prove semiautoma-
tiche.
-129-
Studio della valorizzazione dei fanghi di depurazione
secondaria dei gas di altoforno.
(Centre de Recherches sur la Valorisation des Minerais,
Nancy, Laboratoire de Chimie du Solide de l'Universit
de Nancy, Ricerca PS 258)
Per completare i dati gi pubblicati nell'opuscolo EUR
5977, riportiamo in questa sede una serie di ulteriori risul-
tati, che si riferiscono in particolare allo studio di vari
processi di trattamento preliminare per la separazione dello
zinco e del piombo :
- Flottazione con l'impiego di sostanze minerali : in funzione
del valore pH della soluzione sono stati utilizzati cristal-
li di calcite o di quarzo. Il risultato stato piuttosto
mediocre; per un'eventuale utilizzazione a livello industri-
ale il processo eccessivamente costoco e complicato.
- Recupero tramite separazione magnetica in campo magnetico
forte/debole con processo per via umida; anche queste prove
hanno fornito risultati mediocri a causa della granulometria
eccessivamente fine del materiale da trattare.
- Flocculazione selettiva di dispersione; le prove di floccu-
lazione selettiva hanno offerto risultati negativi. Risul-
tando la trasformazione in cristalli delle fasi contenenti
zinco e piombo piuttosto mediocri, veniva frenata l'azione
selettiva dei reagenti utilizzati.
Le numerose prove di dispersione hanno invece consentito la
messa a punto di un procedimento semplice ed economico di
concentrazione preliminare.
Risultati del processo di concentrazione preliminare
Con le prove di dispersioni di fasi, stato constatato che lo
zinco ed il piombo si concentravano prevalentemente nelle
frazioni a granulometria elevata dei fanghi. Con un grado di
separazione granulometrica di 37 micron, il processo di con-
centrazione preliminare ha fornito i seguenti risultati :
-130
In presenza di un tenore di piombo e di zinco nel materiale
di partenza compreso fra
- 3 e 4% sono stati ottenuti concentrati con un tenore varia-
bile da 7 a 10%. I tassi di recupero sono quindi dell'80%
per il piombo e del 60% circa per lo zinco.
- 4,5 e 8,5% i concentrati ricavati presentano un tenore varia-
bile dal 10 al 20%. I tassi di recupero sono quindi dell'
80% circa per entrambi gli elementi.
- 10 e 15% si ricavano concentrati con un tenore variabile dal
22 al 33%. I tassi di recupero sono quindi superiori all'
80%.
E' possibile migliorate ulteriormente i tenori ricavati
dalle prove, anche se tale risultato, in particolare per lo
zinco, va a spese dei tassi di recupero.
Trattamento dei fanghi di depurazione secondaria dei gas
d'altoforno e di polveri di acciaieria per il recupero
del piombo e dello zinco
(Laboratoire de Chimie du Solide, Nancy, Ricerca PS 317)
Nel corso di una precendente ricerca (PS 258) era stato
possibile, sulla base di una serie di provini provenienti dal-
lo stesso stabilimento (Hayang - Lorena) determinare le fasi
dello zinco e del piombo calcolare la distribuzione dello
zinco nelle varie fasi e dimostrare che entrambi gli elementi
si concentrano nella polvere fine. Il Centre de Recherches et
de Valorisations des Minerais ha messo a punto un processo
di concentrazione preliminare tramite separazione degli ele-
menti a grana grossa.
E' risultato indispensabile ampliare la ricerca su provi-
ni provenienti da vari stabilimenti e proprio tale studio
forma l'oggetto del presente progetto di ricerca. Allo stadio
attuale sono stati esaminati i seguenti provini :
-131-
Altoforno
Altoforno
Altoforno
Altoforno
Acciaieria
Acciaieria
LD
LD
1/3 Altoforno
2/3 LD
Fango
Fango
Fango
Fanghi
Polvere
Fango
+
Miscala
Sacilor (Francia, Joeuf)
Arbed (Lussemburgo, Esch)
Cockerill(Belgio, Liegi)
Thyssen (Germania, Hamborn)
Thyssen (Germania)
Thyssen (Germania)
Thyssen (Germania)
In linea di massima, in base ai primi risultati di questi
esami va osservato che non sussiste la possibilit di definire
regole di portata generale per la composizione dei provini, per
quanto riguarda i loro tenori di zinco e di piombo. Tale osser-
vazione si riferisce in particolare alla distribuzione di tali
elementi nelle varie frazioni granulometriche.
Per quanto riguarda il provino di fango proveniente da un
altoforno dell'ARBED - Lussemburgo, lo zinco si ripartisce
praticamente in tutte le frazioni granulometriche sotto forma
di ossidi e idrossidi. La wurzite presente soltanto in picco-
le quantit. Il piombo si ritrova in tutte le frazioni sotto
forma di carbonato.
Grazie agli elevati tenori di zinco presenti, entrambi i
fanghi possono essere utilizzati nel processo di recupero dello
zinco anche senza trattamento preliminare. Nel provino della
Societ Cockerill per contro, i tenori di piombo zinco sono
insufficienti per consentire un recupero di tali metalli
attraverso una semplice operazione di trattamento preliminare.
bo
Nei fanghi provenienti dagli altoforni tedeschi, il piom-
-132-
presente sotto forma di solfuro e di carbonato, presenta una
granulometria quasi totalmente al di sotto dei 30 micron. Lo
zinco presente sotto forma di wurzite (ZnS) e di ossido.
I provini dell'acciaieria LD presentano tenori elevati di
ossidi di ferro e calcite. Lo zinco e il piombo si trovano
prevalentemente sotto forma di polveri fini; non stato
possibile identificare le fasi corrispondenti. Le prove di
arricchimento effettuate in un secondo tempo con i provini
provenienti da altoforni e forni LD tedeschi non hanno fornito
risultati soddisfacenti. Tale risultato imputabile in parte
alla presenza di polveri a grana estremamente fine. Per i
provini LD, le percentuali di polveri a grana inferiore a 38
micron erano di 74 e 79%, i provini d'altoforno presentavano
percentuali di polvere fine inferiori a 38 micron nella misura
dell'82% per la miscela altoforno - LD e del 92%, fino al 99%,
per la polvere fine d'altoforno o il materiale proveniente da
filtropresse.
Si prevede di effettuare ulteriori prove.
Produzione di fertilizzanti fosfatici
(Verein Deutscher Eisenhttenleute. Dsseldorf.
Forschungsgemeinschaft Eisenhttenschlacken, Duisbur.-,
PS 231)
Nel corso del processo di produzione della ghisa, vengono
estratti mediamente 350 kg di scorie/t di ghisa prodotta. Nel
successivo processo di produzione dell'acciaio, si ritrovano
circa 150 kg.di scorie per tonnellata di acciaio prodotta.
Mentre la scoria d'altoforno pu'essere completamente riutiliz-
zata, cio' non si verifica per le scorie di acciaieria, nono-
stante il continuo sviluppo di nuovi settori di utilizzazione.
Nel corso del processo di riduzione di minerali ad alto
tenore di fosfati
-133-
tale problema non si presenta, poich le scorie di acciaieria
prodotte durante tale processo, ad alto tenore di fosfati
(12-18% P
2
05) costituiscono un pregevole prodotto fertilizzante.
In questi ultimi anni tuttavia la produzione di acciaio si
prevalentemente orientata verso l'utilizzazione di minerali a
basso tenore di fosfati; a causa del tenore di fosfati relati-
vamente basso (1-3% P
2
P5), le possibilit di utilizzazione di
tali scorie di acciaieria risultano piuttosto limitate.
Qualora fosse dato di aumentare i tenori di P
2
05 presenti
in tali scorie portandoli a tenori dell'ordine di 3-7%, si
verrebbero a creare nuove possibilit di commercializzazione
di tali scorie, sotto forma di fertilizzanti calco-fosfatici,
Obiettivo della presente ricerca era di stabilire se le scorie
di acciaieria, con 1'addizionamento per via chimica o termica
di residui o sottoprodotti fosfatici, possono essere arricchiti
con un aumento del tenore di P
2
05 ed essere quindi utilizzati
sottoforma di fertilizzanti calcarei contenenti fosfati.
Per l'arricchimento sono stati utilizzati fanghi di fosfa-
tazione, che si ritrovano nei processi di trattamento superfi-
ciale degli acciai, residui di liquidi detergenti, un prodotto
di scarto contenente fosforo e alcuni residui fosfatici prove-
nienti da latre industrie.
In base ai risultati di una prova vegetativa risultato
che, mescolando o macinando fanghi di fosfatazione e residui
di detergenti con scoria di acciaieria, il massimo rendimento
fosfatico si ottiene con il 76% di fango di fosfatazione e per
la miscelazione del residuo di detergente con l'83% rispetto
al fosfato Thomas. La macinazione di residui di detergenti con
scoria d acciaieria non possibile a causa della formazione
di incrostazioni sulla parete del frantoio.
Per ragioni di sicurezza non possibile aggiungere un pro-
dotto di scarto contenente acido fosforico n la scoria di
acciaieria solida o liquida. Sottoponendo le scorie a neutraliz-
zazione con calce si ottiene un vettore fosfatico sotto forma
di polvere, che risulta particolarmente idoneo al processo di
arricchimento.
-134-
I fosfati possono essere ridotti per via termica con
scorie calcosilicose fuse (scorie di acciaieria). Una riduzione
per via termica del fango di fosfatazione con addizionamento
alla scoria liquida di acciaieria non consigliabile per moti-
vi di sicurezza, poich a causa della presenza di umidit resi-
dua si possono produrre proiezioni di scoria. Inoltre nel corso
di prove industriali si sono ottenuti risultati insoddisfacenti
a causa di un'insufficiente riduzione e di una distribuzione
irregolare. Residui di liquidi detergenti possono essere addi-
zionati al massimo per un 5%, a causa della limitata endotermia
della scoria.
Le prove vegetative con scorie arricchite industrialmente,
in caso di utilizzazione di fanghi di fosfatazione, sono signi-
ficative soltanto entro limiti abbastanza ristretti, a causa
dell'insufficiente arricchimento. Utilizzando residui di liqui-
di di lavaggio si verificano depressioni significative a causa
del tenore di boro contenuto in tali sostanze. In generale va
sottolineato che gli scarti ed i sottoprodotti vanno utilizzati
soltanto quando sono stati sufficientemente depurati da elemen-
ti dannosi alla vita delle piante, quali la zinco, il boro e
sostanze che favoriscono la formazione di apatite.
Qualora si intenda sfruttare le possibilit di arricchi-
mento in fosfati, illustrate nel corso della presente ricerca,
indispensabile risolvere dal punto di vista economico il
problema dei trasporti dei residui fosfatici, presenti in
quantit estremamente ridotta e ripartiti su superfici di
grandi dimensioni.
-135-
Produzione per pirolisi di fosfati e in particolare in
un fosfato Ca-Al un forno rotativo avente una capacit
di 800 kg/ora
(Verein Deutscher Eisenhttenleute, Dsseldorf,
Forschungsgemeinschaft Eisenhttenschlacken, Duisburg,
Ricerca PS 320)
La presente ricerca ricalca la stessa problematica illu-
strata per la precedente ricerca PS 289; arricchimento dei
tenori di P
2
05 nelle scorie di LD fino a raggiungere valori
del 3-7%, per consentire anche a queste scorie nuovi sbocchi
di commercializzazione sotto forma di fertilizzanti fosfatici.
Nel corso di varie ricerche in laboratorio stata studia-
ta la possibilit di ridurre per via termica con un processo
semiautomatica un fosfato di calcio e di alluminio per azione
di calce e soda, nonch ceneri provenienti da fanghi di depu-
razione trattate con soda.
L'operazione di pellettizzazione della miscala formata
da fosfato di calce, alluminio, soda e vari vettori calcarei
(CaO, Ca(OH)
2
, CaCO,) comporta una formazione di incrostazioni
sulla piastra di pellettizzazione, che compromette la possibi-
lit di realizzare una marcia in continuo. Un migliore compor-
tamento hanno rivelato i granulati prodotti in presenza di Ca
(0H)
2
. Neppure la soluzione che prevede una carica dei forni
rotanti composta da miscele di sostanze macinate risulta
soddisfacente, poich in questo caso verrebbero a formarsi
incrostazioni sulla parete del forno. La trasformazione di tali
miscele in mattonelle non presenta difficolt.
In base a prove preliminari sul comportamento della com-
bustione, risultato che il fosfato di calce ed alluminio si
presta al processo in forni rotatori sottoforma di pellets
soltanto con l'impiego di Ca(0H)
2
, mentre sottoforma di matto-
nelle il processo attuabile utilizzando CoCO, ovvero Ca(0H)
2
.
Dal punto di vista economico la miscelazione
-136-
con CaCOj da preferire. La miscela formata da ceneri di
fanghi di depurazione e soda utilizzabile soltanto sottofor-
ma di mattonelle.
Nel corso di prove semindustriali, stato possibile
ridurre con un processo di pirolisi il fosfato, con rendimento
superiore a 95%, trasformandolo in pellets partendo dalla
miscela di fosfato di Ca-Al, soda e Ca(OH)
2
, da mattonelle in
presenza di fosfato di calcio e alluminio, soda, Caco3 e da
ceneri di fanghi di depurazione e soda, a temperature rispet-
tivamente di 1150 e 1050
-
C. Nel corso delle prove vegetative
biennali, l'efficacia del fosfato cosi' prodotto risultato
pari a quello dei fertilizzanti dei fosfati Thomas.
In sede di bilancio economico risultato che i costi
sostenuti per la pirolisi dei fosfati nei forni rotanti sono
attualmente superiori a quelli di fosfati di pari qualit,
prevalentemente a causa dei costi dovuti al fabbisogno di ener-
gia in gioco e al personale necessario.
Ricerca sulle cause e sui mezzi di lotta contro l'inqui-
namento delle acque di superficie e sotterranee durante
la preparazione, l'immagazzinaggio e l'utilizzazione dei
prodotti derivati dalle loppe di altoforno
(ARBED, Lussemburgo, Ricerca PS 270)
Quando le loppe d'altoforno vengono a contatto con 1'acqua
si pu' verificare una lisciviazione conmoscarico nell'ambiente
di sostanze in soluzione. Tale fenomeno pu' avvenire sia nel
corso dell'innaffiamento durante la colata in fossa che per la
loppa depositata in scarichi o per le loppe destinate a lavori
stradali.
Le sostanze ottenute per lisciviazione delle loppo d'alto-
forno sono in particolare composti solforati (solfuri, tiosol-
fati e polisolfuri) sali alcalini, (di sodio e d potassio) di
cui i primi si combinano con l'ossigeno sciolto nell'acqua e
i secondi aumentano i valori di PH dell'acqua e quindi
137-
possono comportare la formazione di precipitati.
Per studiare pi da vicino il comportamento dei comples-
si processi di lisciviazione, sono state effettuate sia prove
di lisciviazione in laboratorio e su impianti pilota che a
livello industriale su depositi di scoria.
Prove di lisciviazione
Le prove di laboratorio, alcune prove in serbatoi da tre ton-
nellate e altre a livello industriale in fosse da 40 t con
scorie di varia granulometria, hanno confermato che i tenori
di zolfo lisciviato variano entro ampi limiti (da 0,022 a
1,174 gr. di zolfo per kg di loppa).
I parametri principali che agiscono sui tenori di zolfo sono
stati individuati nell'et, nella granulazione e nella poro-
sit delle scorie. La maggior parte delle sostanze solubili
passa in soluzione entro le prime 2 4 ore.
Studi su depositi di scorie
Nel quadro di una ricerca idrologica su un deposito di loppe
(Ehlerange) sono state fatte le seguenti osservazioni :
- Nella parte interna della discarica non esiste uno strato
impermeabile che convogli acqua.
- Lo scorrimento dell'acqua all'interno della discarica non
distribuito uniformemente. Esistono vie preferenziali di
scorrimento.
- La durata di scorrimento di 2/3 settimane.
- A causa della permeabilit molto scarsa del sottofondo della
discarica, le falde acquifere sottostanti non sono pratica-
mente interessate da eventuali infiltrazioni provenienti
dalla discarica.
- Le acque di scorrimento convogliate attraverso le canaliz-
zazioni 'al collettore principale della discarica di loppa
non presentavano tracce di solfuri.
-138-
In seguito a misurazioni effettuate su una discarica di loppa,
dopo la fermata definitiva dell'altoforno che l'alimenta
confermato che col cessare dell'alimentazione della loppa la
temperatura e la concentrazione dei tenori di sostanze nocive
si riducono rapidamente.
Ossidazione e abbattimento di composti solforati
In seguito a prove di laboratorio e industriali sulle acque di
scorrimento, risultato che l'ossidazione all'aria e l'abbat-
timento dei solfuri con solfato di F2 risulta il pi prometten-
te dal punto di vista tecnico ed economico.
Interazione tra le scorie siderurgiche e l'acqua
(IRSID, Maizires-ls-Metz, Ricerca PS 291)
In linea generale in questa ricerca stato il comporta-
mento del deposito in discarica di residui nei confronti delle
acque superficiali e sotterranee. Per ricavare dati sull'am-
piezza dei processi di lisciviazione, sono state effettuate in
laboratorio circa 150 prove di lisciviazione su residui pro-
venienti dall'industria siderurgica.
I risultati confermano la presenza di varie tendenze
preferenziali :
1. Complessivamente la cinetica dei processi di soluzione obbe-
disce a equazioni di primo grado.
2. La lisciviazione avviene soltanto sulla superficie del
materiale.
3. I PH registrati sono risultati prevalentemente dalle intera-
zioni fra il calcio e l'acqua.
4. Per la maggior parte degli elementi, i processi di soluzio-
ne
-139-
sono limitati dalla scarsa solubilit dei loro idrossidi.
5. In linea generale lo zolfo l'elemento pi solubile con-
tenuto nelle scorie d'altoforno, nelle scorie di acciaieria
nonch nelle polveri e nei fanghi provenienti da entrambi
i settori. All'aria libera, lo zolfo dilavato si trasforma
rapidamente in solfationi.
6. Nelle polveri provenienti da forni elettrici, si registra
un aumento della solubilit del piombo in funzione del
tenore di calce libera. Dovrebbe essere possibile control-
lare tale fenomeno procedendo ad un impiego razionale della
calce nelle acciaierie elettriche.
7. Nei fanghi depurati provenienti dal trattamento combinato
degli acciai legati con acido nitrico e acido solforico
nonch nei residui contenenti lievi tenori di fluoro, gli
ioni fluoro si sono rivelati praticamente insolubili.
8. In linea di massima, il pericolo rappresentato dalle dis-
cariche di loppe nei confronti dell'inquinamento idrico
risulta molto limitato.
Tali tendenze individuate in laboratorio sono state veri-
ficate -da analisi effettuate su soluzioni di provini raccolti
al piede discariche. Va inoltre considerato che, in base ad
una ricerca americana effettuata dal Environmental Protection
Agency (EPA) per la scorrimento idrico da discariche di loppe
occorre per lo meno un coefficiente di diluizione pari a 10.
In queste condizioni il fluoro ei metalli pesanti non offrono
un contributo all'inquinamento delle acque superficiali e
sotterranee.
In base alla presente ricerca si pu' concludere che
sarebbe opportuno elaborare ed applicare sul piano europeo un
processo unificato di lisciviazione, che consentisse agli
utilizzatori di valutare i rischi per l'ambiente e di poter
comparare i risultati provenienti da vari stabilimenti.
-140-
Eliminazione dell'inquinamento dei corsi d'acqua e
dei luoghi adiacenti causato dalle trafilerie, con
la messa a punto di un nuovo procedimento di decala-
minazione meccanica dei fili d'acciaio
(Centre de Recherches de Pont--Mousson, Pont--Mousson
Ricerca PS 262)
Normalmente consuetudine decalanjinare le vergelle di
acciao trafilato sottoponendole ad un trattamento chimico di
decapaggio. I bagni di decapaggio vengono neutralizzati con
calce e successivamente i sali di calcio che vengono a formar-
si vengono scaricati nei corsi d'acqua. Anche l'ossido di ferro
che risulta dall'operazione deve essere depositato su appositi
terreni di spandimento.
Questo tipo di inquinamento dell'ambiente viene eliminato
adattando un sistema di decalaminazione meccanica, nel corso
del quale la vergella normalmente viene liberata dagli sfridi
attraverso operazioni di piegamenti plastici in due piani.
D'altra parte, tali procedimenti presentano alcuni svantaggi
a causa di modesti residui di sfridi, che agiscono negativa-
mente sulle caratteristiche di trafilatura e sulla superficie
esterna della vergella.
La presente ricerca intende esaminare la possibilit di
sottoporre le vergelle ad un nuovo sistema meccanico di decala-
minazione, con il quale il filo viene sottoposto, tramite un
dispositivo di trazione, ad una serie di allungamenti plastici.
Risultati :
Per mezzo di prove di trazione statiche stato constatato che
nelle prime fasi di deformazione si verifica sempre il distac-
co di una notevole quantit di sfridi. Successivamente il pro-
cesso rallenta, tuttavia anche se sottoposto a deformazioni
molto elevate, il filo presenta pur sempre una certa quantit
di sfridi residui, che dipende dalla quantit iniziale di
scorie e in particolare dalla rugosit del filo. Il grado
ottimale
di deformazione risulta dell'8%, e la percentuale residua di
scorie corrispondenti varia dallo 0,5 ali'1,0%.
Altre prove effettuate con vergella prelevata da depositi
esterni e leggermante arruginita non hanno fornito risultati
sostanzialmente diversi.
Il risultati ricavati con il processo di dilatazione des-
critto sono assolutamente comparabili con quelli ottentui con
il piegamento in due piani diversi. Per questo motivo si ri-
nunciato a costruire una decalaminatrice funzionante con il
sistema a trazione.
Successive prove sono state indirizzate verso il priblema
di far reagire gli sfridi residui per mezzo di un processo di
decapaggio non inquinante. E'stato utilizzato acido fosforico
al 7% a 70'C in un impianto funzionante ad ultrasuoni ( 1 kW,
20 kHz). In questo processo stata constata una certa fosfata-
zione del filo, che rende possibile una elevata velocit di
trafilatura senza un trattamento alla calce o al borace. Fil-
trando i bagni di decapaggio si pu' ricuperare direttamente
gli acidi componenti, Con questo sistema stato possibile
eliminare quasi totalmente le scorie residue.
Processo di decappaggio elettrolico neutro in continuo
(DEN) per la soluzione radicale delle nocivit indu-
striali.
(Centro sperimentale metallurgico, Roma, Ricerca PS 282)
Il classico trattamento di decappaggio per via chimica per
la decalaminazione dell'acciaio rappresenta una notevole sor-
gente di inquinamento ambientale. Utilizzando il processo di
decappaggio elettrolitico neutro proposto dal CSM, viene,
evitata 1'-utilizzazione degli acidi. Questi ultimi vengono
sostituiti da sali neutri, che possono essere rigenerati od
eliminati senza nocivit, come avviene anche per i fanghi di
decappaggio risultanti.
-142-
Obiettivo della ricerca l'elaborazione dei parametri di
esercizio per un impianto del tipo descritto, con particulare
riferimento alla operazione di discagliatura dell'acciaio non
legato o bassolegato e dell'acciaio al silicio per lamierini
magnetici allo stato di laminati a caldo.
Risultati finora conseguiti :
E' stato constatato che le principali reazioni elettrolitiche,
vale a dire quelle'che comportano la disintegrazione elettro-
litica dell'acqua, si svolgono nel corso della fase di attiva-
zione; ne consegue che le quote di tensione necessarie per la
reazione alle condizioni di esercizio pratiche richieste per il
procedimento DEN non dipendono se non in misura minima dai
parametri quali la temperatura, turbolenza del bagno, concetra-
zione e densit di corrente. Condizioni di esercizio soddisfa-
centi si ottengono con una tensione elettrolitica di 3 volt.
La conducibilit delle soluzioni elettrolitiche a base di Na2
SO4 utilizzate stata misurata in funzione della concentrazio-
ne salina e della temperatura; inoltre sono stati messa a punto
metodi per il calcolo di importanti parametri d'esercizio.
L'esame delle propriet degli sfridi di laminazione sottoposti
ad un trattamento preliminare di descagliatura meccanica ha ri-
velato un'influenza sensibile del trattamento preliminare sulla
cinetica del decappaggio. E'stato ad esempio confermato che per
garantire la applicabilit del processo DEN il sovrametallo per
l'operazione di finitura a freddo deve essere superiore al 2%.
Non sono ancora state concluse le prove relative al trattamento
e/o al recupero dei fanghi prodotti dal processo, I risultati
finora ottenuti si riferiscono a fanghi prodotti in laboratorio
e devono essere confrontati con quelli ottenuti da fanghi di un
impianto industriale o di un impianto pilota. Non sono tuttavia
prevedibili difficolt in queste operazioni.
Le prove con acciaio al silicio laminato a caldo hanno confer-
mato che questa tipo di acciaio
-143
pi reattivo dell'acciaio non legato. Le propriet della pel-
licola superficiale che si forma dipendono dal successivo pro-
cesso di passivazione e dal tenore di silicio dell'acciaio. Nel
corso dell'applicazione del sistema DEN sull'acciaio al silicio
si svolge un processo vantaggioso di polarizzazione catodica
e anodica in serie dei nastri in acciaio.
Dopo la realizzazione di un impianto pilota sono stati effettu-
iate prove industriali per la resa ottimale del procedimento.
Le prime prove sono state condotte utilizzando nastro laminato
in acciaio al silicio pallinato, con densit di corrente pari
a 20-60 A/dm2. E' stato confermato che il trattamento meccani-
co preliminare agisce sostanzialmente sulla qualit superfici-
ale e conseguentemente sulla densit di corrente necessaria.
In funzione del tipo di trattamento utilizzato, per un nastro
di spessore 2,5 mm si sono dovute impiegare potenze comprese
fra 25 e 70 kWh/t.
Studio della combustione delle emulsioni nei laminatoi
freddo senza residui inquinanti l'atmosfera.
(Centre Belge d'Etudes et de Documentation des Eaux
+ Centre de Recherches Mtallurgiques, Liegi, Ricerca
PS 236)
Obiettivo della ricerca era la messa a punto di dispositi-
vi per l'eliminazione di residui e fanghi oleosi, che si forma-
no nel corso di processo di rigenerazione delle emissioni utiliz-
zate nei laminatoi a freddo. La scelta caduta su un processo
a doppio stadio :
- separazione e abattimento dei residui oleosi presenti nelle
emulsioni e nelle acque reflue
- combustione non inquinante dei residui.
La prima fase stata conclusa nel 1977 con buoni risul-
tati che sono stati illustrati
144-
brevemente nell'opuscolo EUR 5977. Il ciclo di lavoro realizza-
to per il trattamento delle acque reflue comprende la scissione
e la flocculazione delle emulsioni, operazione combinata con
una successiva elettroflottazione. Il trattamento di depurazi-
one tramite elettroflottazione va effettuato addizionando un
polielettrolito non ionico. Il grado di depurazione raggiunto
ottimale, ma pu' essere garantito soltanto a condizione che
le propriet dell'emulsione trattata restino relativamente co-
stanti.
La seconda fase della ricerca stata relaizzata presso il
Centre de Recherches Mtallurgiques di Liegi. In questa sede le
prove dovevano servire ad individuare la possibilit di bruciare
le emulsioni nelle soffianti degli altoforni, utilizzando gli
impianti d'iniezione dell'olio pesante ivi esistenti. Seguendo
le indicazioni dei risultati ottenuti dal CEBEDEAU, nel corso
di queste prove stata utilizzata l'acqua proveniente dai
laminatoi, contenente olio, che non era stato possibile depura-
re con il sistema di separazione messo a punto.
Il base a prove comparative con il sistema di iniezione FOG
messo a punto dal CRM, stato constatato che, utilizzando
questo tipo di acqua di laminatoi in luogo dell'acqua utilizzata
normalmente per la depolverazione, la combustione nelle soffi-
anti non viene influenzata in modo significativo. Sono state
raggiunte elevate velocit di combustione.
E'quindi possibile eliminare con questo metodo le emulsio-
ni senza produrre elementi nocivi per l'ambiente, a condizione
peraltro che si utilizzi un sistema efficace di depolveramento.
Poich nell'altoforno l'acqua iniettata richiede la presenza di
coke, la quantit immessa deve limitarsi a circa il 10% del
consumo di olio pesante.
-145-
Riciclaggio dei rifiuti derivanti dalla produzione di
acciai inossidabili.
(British Steel Corporation, Londra, Ricerca PS 307)
I processi di produzione di acciai inossidabili comporta-
no la formazione di prodotti di scarico quali fumi di forni,
scaglie di laminazione, trucioli metallici, agglomerati semi-
metallici e liquidi di decappaggio. Qualora fosse dato di sotto-
porre i residui ad un trattamento in grado di riciclare tali
prodotti, per tale via si potrebbe riuscire non soltanto ad
eliminare una fonte di inquinamento, ma anche a recuperare me-
tallipreziosi quali il cromo e il nichel.
I lavori di ricerca indirizzati verso tale obiettivo ver-
ranno conclusi sotanto nel corso del 1981. I risultati finora
acquisiti si articolano come segue :
1. Elementi solidi contenuti nei fumi
Gli elementi contenuti nei fumi pellettizzati sono stati ricon-
vogliati in un forno ad arco da 15 t (1,0 - 4,5% del peso del
bagno fuso). Le ricerche hanno confermato che la percentuale
di nichel riconvogliata viene estrata dal bagno, mentre il cromo
va perso nella scoria. E' stato constatato un leggero incremen-
to dei tenori di fosforo e di zolfo nell'acciaio. Il processo
presenta un certo interesse dal punto di vista tecnico ed eco-
nomico, anche se i problemi di esercizio che ne derivano vanno
ancora studiati in um impianto di produzione di grandi dimen-
sioni.
I prodotti contenuti nei fumi del forno, pelletizzati con coke,
sono stati addizionati ad un bagno di acciaio al alto tenore di
carbonio per la riduzione degli ossidi metallici nel forno
sperimentale. La successive riduzione stata effettuata con
aggiunte di leghe al ferro-silicio. Il prodotto che viene cosi'
ricavato, a causa del basso tenore di lega e degli elevati costi
di produzione, non viene giudicato economico.
Ulteriori prove di riduzione sono state effettuate utilizzando
sostanze solide pellettizzate
-146-
in un forno rotante da laboratorio. La riduzione dell'ossido
di ferro stata ottenuta senza difficolt, mentre l'ossido
di cromo stato ridotto soltanto in presenza di una elevata
temperatura di riduzione. La quantit di carbonio necessaria
per la reazione elevata, il processo risulta tuttavia inte-
ressante dal punto di vista economico.
Un' altra soluzione per il recupero di elementi solidi potreb-
be essere la brichettazione. In seguito a prove preliminari
effettuate con vari tipi di presse per brichettazione hanno
siata constatata le necessit di utilizzare nelle miscela
un legante. Alcune prove effettuate utilizzando quale legante
il cemento fanno sperare risultati positivi; attualmente
sono tuttavia ancora in corso. Sono previste altre prove con
l'utilizzazione di macchine a rulli ed impiego di bitume in
qualit di legante.
2. Residui di decappaggio neutralizzati
Le prove condotte allo scopo di recuperare il fango prodottosi
durante il decappaggio di acciaio inossidabile, sono state pre-
valentemente indirizzate verso il processo di filtrazione. E'
stata in particolare esaminata la possibilit di utilizzare
filtro presse di alta potenza nonch gli effetti di alcuni
prodotti ausiliari quali la calce spenta,le polveri di acciaie-
ria e le ceneri a grana fina.
Le prove con una pressa Alfa Lavai con una pressione fino a
138 bar, hanno fornito tempi di filtrazione superiori a 10 min;
si considerano accettabili tempi di filtrazione di 4-5 minuti.
Gli additivi filtranti non influiscono praticamente sul risul-
tato. Il prodotto finale presenta pur sempre un tenore residuo,
di umidita, troppo elevato per consentire l'utilizzazione dei
prodotti nel forno. In linea generale, alle stadio attuale la
filtrazione non pu' essere considerata un procedimento che
offra buone prospettive. Attualmente sono in corso prove per
la vaporizzazione dell'umidit residua.
3. Residui di abrasione
Nelle operazioni di abrasione si forma un residuo comprendente
trucioli metallici e un agglomerato semimtallico, che inoltre
contiene il 20% di olio ciroa.
Tentativi per recuperare tali residui pregiati
-147-
sono stati effettuati con prove di brichettazione. E'risultato
che la mattonella cosi' ottenuta contiene ancora il 7% di olio,
per motivi di sicurezza gli elementi addizionati alla carica
del forno elettrico non devono superare un tenore di olio del
2%. Per poter continuare la ricerca sono stati quindi avviate,
in collaborazione con vari stabilimenti, prove per la separa-
zione e recupero dell'olio a monte dell'operazione di brichet-
tazione.
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nement Sidrurgique
LECES B.P.36
f- 572I0 MAIZIEHKSLKS
METZ
Mesea a punto di un metodo di
valorizzazione del l e misurazioni
d'inquinamento atmosferico nel l ' '
ambiente siderurgico
ol.I.I975
31.03.1978
60,00 %
178.167,40 R.E.
PS 283
Betriebaforeohungs
institut des Vereins
Deutscher Eisenhtten
leute TOEh
Breite Strasse,27
D 4 DUESSELDORF
Elementi fondamentali del
programma di misurazione per il
rilevamento della distribuzione
di sostanze inquinanti nell'aria,
al fine di valutare le correla
zione] esistenti fra immissione e
f nn+] H ' . i . i . l n .
ol. 04. 1977
31.o3.198o
60,00 %
157.2oo,oo R.E.
I I I
PS 3oo
PS 285
PS 3o5
PS 319
PS 248
Insti tut voor Milien
hygiene en Oesondheids
teohnieck
Sohoenakerstraat, 97
IL2628 VK DELFT
Hijk 8
Bri ti sh Steel Corporatioi
14o, Bat t e ne a Park Road
OBLOKDO* SW 11 4LZ
BargbauForsohung QmbH
Postfach 13o 14o
B 43oo ESSEB 13
BergbauForschung GmbH
Postfach 13o 14o
D 43oo ESSO 13
Inst i t ut voor Mi l i eu
hygine en Oezondheits
technieok
Schoemakerrtraat,97
NL 2628 VK DELFT
Wijk 8
Metodi di misurazione
Misurazione ed anal i si del l e
emissiono nel l ' ari a, proveni ent i
dai forni da coke,con parti col are
riferimento al l e esposi zi oni del
lavoratore
Prove su modello tramite moderni
sistemi di venti l azi one per
reparti forni da coke
Realizzazione di nuovi t i pi di
tenuta stagna per porte di forni
da ooke
Indagine s ul l e pos s i bi l i t di
miglioramento del l e condizioni
di lavoro nel reparto "arrost i
mento" del l a fabbrica di pe l l e t s
del l a Hoogovens Umuiden B.V. in
base al l o studio del l ' est ensi one
del l a contaminazione atmosferica
i n detta fabbrioa per l ' i nf l uenza
dei movimenti atmosferici i n essa
preriami nant i
ol . ol . 1978
1. ol . I 98I
23.07.1976
22. 06. I979
ol. 04. 1977
ol . l o. 1979
ol . l o. 1978
ol . l o. I 98I
0I. 08. I974
31.12.1976
6 , %
234.300, R. I.
60, 00 %
271.200,00 R.E.
60,00 i
224.700,00 R.E.
60,00 %
579.000,00 R.E.
60,00 "jo
5.5, R.E.
IV
PS 257
Centra da Raoherohaa
Mtallurgiques C.R.M.
Abbaye du Val-Benoit
- 4ooo LIMI
Riduzione dali eniasioni di
anidride solforosa,mediante
diminuzione dalla quantit di
combustibile Balido nella misoeli
in prossimit degli Impianti di
agglomerazione dai minerali di
-
f
tr,ft
1.al.1975
31.12.1976
00,00 J
73.5oo,oo R.E.
PS 297
Laboratoire d'Etude vt
d Controle d 1'Envirot
neent Sidrurgique
LECES
B.,P. 36
F57210 MAIZIHfESLSS
METZ
Studio oontrol l o del l e
emissioni degl i inquinanti
gassosi aci di , prodotti dal l e
agglomerazioni di minerali di
ferro valutazione dal l a loro
incidenza sull'ambiente
.08.1977
1..1979
60,00 %
89.1oo,oo R.E.
PS 237
Centre d'Etude t d
1 ' En vi rennoaent
CEBEDEAU
2, ru Armand Stvart
B 4ooo LIEGE
Eliminazione dei vapori t os s i ol
ohe si sprigionano durante l a
granulazione del l e soori e
1. . 5. 1975
3o.o6.1978
60,00 %
2o.635,85 R.E.
PS 256
Cantre da Reoherohe
Mtallurgiques C.R.M.
Abbaye du ValBenoit
B 4ooo LIEGE
Eliminazione dei fumi prodotti
durante l a desolforazione del l a
ghisa in si vi era di trasporto,
fonta di nocumenti per gl i operai
a l'ambiente ci rcostante
al . l o. I 974
3e.o9.1976
60,00 %
78.200,00 R.E.
PS 288
Batriabsforaohungs-
inatitut dea Vereins
Dautaoher Eisenhtten-
lauta VDEh
Breite Strasse,27
D_ 4 DUSSELDORF
Processo teonioo per
l'eliminazione dei gas di scarico
contenenti polveri durante la
oolata dell'altoforno
0I.05.I977
3o.o4.198l
6,00 %
33o.6oo,oo R.E.
PS 224
PS 29o
PS 298
PS 3o2
PS 3o9
Be t r i e bs f or s c hungs
l n s t i t u t des Verei ns
Deut soher El s enhf l t t en
l aut a VDEh
Br e i t e St r a s s e . 2 7
D 4 DUESSELDORF
I ns t i t ut de Reoherohes
de l a Si d r ur gi e
Franai s e IRSID
78I05 SAIMTOERMAIR/un
185, rue Prsi dent
Roos evel t ( FRAJJCE)
Laborat oi re d' Etude et
de Cont rl e de l ' Envi ron
nement Si drurgi que
LECES
.P. 36
F 5 7 2 1 MAIZISRES LES
METZ
G.K.N. Rol l ed * Bri ght
St e e l LTD
SubGroups Head Of f i oe
P. O. Box 3 CF 1 ITP
CASTLE WORKS CARDIFF U.K
Be t r i e bs f or s ohungs
i n s t i t u t des Verei ns
Deut scher Ei s e nht t e n
l e ut e VDEh
Br e i t e St r a s s e , 2 7
D 4 DUESSELDORF
1
Svi l uppo di prooedi ment i o t t i ma l i
s o t t o i l p r o f i l o t e o ni o o e s c i e n
t i f i c o per l ' a e r a z i o ne e l a
de pol ve r az i one nei r e pa r t i d e l l e
a c c i a i e r i e
Reoupero dei fumi emessi dai f or ni
ad ar c o, s e nz a combusti one e p o s s i
b i l i t di o e r ni t a d e l l e pol ve r i
r a c o o l t e
St udi o d e l l a capt azi one t r ami t e
f i l t r a z i o n e a manioa de g l i i nqui n
ant i g a s s o s i e g r a nul a r i .
Ut i l i z z a z i o n e ne l l ' a mbi t o d e l l '
a c c i a i e r i a e l e t t r i c a j p o s s i b i l i t
di e s t e ns i o ne ad a l t r i r e pa r t i
s i de r ur g i c i
Perf ezi onament o del c o nt r o l l o de i
fumi s pr i g i o na t i nei f or ni
e l e t t r i o i
Regol azi one o t t i ma l e d e g l i
i mpi ant i di de pol ve r az i one di gas
di s c a r i c o n e l l e a c c i a i e r i e
e l e t t r i c h e
0 I . I 2 . I 9 7 2
31.12.1977
ol. 12. 1977
o l . 1 2 . I 9 8 0
al . l o. 1977
ol . l o. I 979
ol. 08. 1977
ol . 08. I979
ol . 01. 1978
0 l . 0 l . i 9 8 l
60,00 %
159. ol6, oo R.E.
60, co %
371.1oo,oo R.E.
60,00 jt
75.9oo,oo R.E.
60, 00 %
166.8oo,oo R.E.
60, 00 %
249.eoo,oo R.E.
VI
PS 18o
PS 311
PS 276
PS 242
PS 238
Fried.Krupp tsgbH
Forschungsinstitut
MUnchener Strasse loo
D ESSEN
Max Pianok Insti tut
fr Eisenforsohung OjsbH
Postfach 14o 14o
Max Planck St rass 1
D 4 DUESSELDORF
Italimpianti
Piazza Picoapietra, 9
I 16121 GENOVA
Thyssen Edelstahluerke
AG,Werk Witten
Auestrasse 4
D 58lo WITTEN 1
Postfach I369
Centre Belge d'Etude et
de Documentation des
Eaux ( CEBEDEAU )
2,rue Armand Stvart
4ooo LIEGE
La captazione del fluoro nel
procedimento di depolverizzazione
a seooo dei gas resi dui oontenenti
CO,durante l a fabbrioazione de l l '
aooiaio
Studio del l e dimensioni del l e
part i cel l e oontenute nei fumi
rossi e pos s i bi l i t d'intervento
Studio di un sistema di depurazio
depurazione e dei fenomeni ad essi
connessi per l ' otti mazi one del l a
loro ef f i ci enza
Depolverazione dei gas di soarioo
dei forni Martin ad el evata oarioc
di rottame
Studio sul l a oomposizione del l a
sostanze a base di fluoro immesse
nel l ' atmosfera nel l ' i ndust ri a
si derurgi ca, al fine di delineare
una tecni ca di trasformazione dei
composti a base di fluoro t os s i oi
in prodotti meno nocivi
1
ol. 03. 1971
3a.a6.1977
1.07.1978
t i . 7. I 98I
ol . o5. I976
31. ol. 1978
ol. 11. 1973
31.12.1977
0I.06.1975
3l.o5.1977
65,o i
85.5oo,e R.E.
60,00 %
I8l . 8oo, oo R.E.
60,00 %
19.8oo,oo R.E.
60,00 %
373.3o2,94 R.E.
60,00 %
39.86o,oo R.E.
VII
PS 255
PS 226
PS 295
PS 25o
PS 274
Betriebsforsohungs
i nst i t ut des Vereins
Deutscher Eisenhtten
l eute VDEh
Breite Strasse 27
D 4 DUESSELDORF
Betriebsforsobungs
Inst i t ut des Vereins
Deutscher Eisenhtten
l eute VDEh
Breite Strasse 27
D 4 DUESSELDORF
Reini schWest f ael i sohe
Technische Hochschule
Aachen
16,Kpernikusatrasse
D 51 AACHEN 16
International Flame
Rosearen Fondation
Hoogovens
NL IJMUIDEN
Laboratoire d'Etude et
de Controle de 1'Environ
nement Sidrurgique
LECES B.P. 36
F 5721o MAIZIERESLES
HETZ

Rioaroa sui processi f i s i c o
ohimioi di trasporto che hanno
luogo nel l ' emi ssi one di gas
contenenti fluoro da scori a i n
fusione e da f asi sol i da, oon
l ' obi et t i vo di reperire mezzi per
diminuire l a contaminazione de l l '
ambiente ad opera del fluoro
Studio del l ' emi ssi one globale di
ossi di di azoto negl i apparati di
combustione i ndust ri al i a gas, per
lo sviluppo di bruciatori oon gas
di scarico a basso oontenuto di
ossi di di azoto
Procedimenti at t i ad impedire l a
formazione o a distruggere i
gruppi NO,presenti nei gas di
scarico i ndust ri al i
Riduzione del l ' emi ssi one di
prodotti inquinanti del l e fiamme
i ndust ri al i e dei forni , con
mantenimento del rendimento
energetico
Correlazione fra l e carat t eri s t i ci
di funzionamento degl i impianti
si derurgi ci e grado di ef f i ci enza
dei depolvaramenti
1. 4. 1975
31.12.1977
ol . 11. 1974
31.13.1977
ol. 09. 1976
31.08.1979
el . ol . 1975
3o.09.1977
9 ol. 06. 1976
31.12.1978
6,00 i
56.789, R.E.
60, 00 %
134585,53 R.E.
60, 00 %
168.900,00 R.E.
60, 00 %
197.500,00 R.E.
60, 00 o
l o9. 2oo, oo R.E.
VIII
PS 253
Institut voor Hilien-
hygiene n Oszond-
heidstechnieok T.N.O.
Schoemakerst raat, 97
NL- 2628 DELFT
Wijk 8
Rioeroa aullo Bohena tipo di
movimento dall'aria a rulla
distribuzione dalla temperatura
e delle oonoentrazioni dall'
inquinamento atmosferico in
modelli'di capannoni ad 3 dei
recarti di at
flaagvMiB
S_!__5i
01.12.1975
3.6.1978
6o,oe >
51.5ao,oo R.E.
PS 322
Ital ei der S.P.A.
Via Appia KM 648
I TARANTO
Rioaroa i n un parco di condizion
amento bramme sull'abbattimento
di fumi e polveri
ol . 07. I978
ol . 07. I98I
60, 00 %
121.8oo,oo R.E.
I I . LOTTA CONTRO L'INQUINAMENTO DELLE ACQUE
rx
1
Deei
gn azi one
abbreviata
PS 252
PS 273
PS 243
2
Rioeroa ef f et t uat a
da
Centro Sperimentale
Metallurgioo S. p. a.
C.S.M.
Via di Castel Romano
I ROMA
Centre Belge d'Etude al
de Documentation des
Eaux " CEBEDEAU "
2,rue Armand Stvart
4 LIEGE
Bri ti sh Steel Corpor
ation Head Office
14o,Battersea Park Road
GBLONDON SW 11 4LZ
3
Oggetto del l a ri ceroa
Rioeroa sul l a el aborazi one, l a messe
e punto e l o sviluppo di teoniohe
ohe permettano i l control l o e l a
sorveglianza automatica e i n
continuo del grado d'inquinamento
del l e acque di scarico del l ' i ndu
s t ri a si derurgi ca, ri f erent esi i n
Dosaggio dei cianuri l i beri negl i
scari chi l i qui di e s ol i di
Controllo di part i cel l e sol i de
sospese nel l e acque e nei l i qui di
di scari co nel l e acci ai eri e
4
Ini zi o e fi ne
del l a ri ceroa
ol . 02. 1975
28.02.1978
ol. 06. 1976
31.05.1978
ol . 07. 1975
31.12.1978
5
Sovvenzione massima
i n percentuale dei
cost i del l a rioeroa
in U.C.
60,00 %
129,5oo,oo R.E.
60,00 i>
54.ooo,oo R.E.
60,00 %
l ol . 408, 00 R.E.
PS 3o6
Betriebeforsohungs-
institut d Taraina
Dautaohar Eisenhtten-
leute VDEh
Breite Strasse,27
D- 4 DUESSELDORF
Messa a punto e collaudo di un
rivalatore d'olio o*r il oontrolli
dell aoqu palo libar
1.08.1978
ol.o8.198l
6o,oo %
l83.3oo,oo R.E.
PS 275
Italimpianti
Piasse Picoapiettra 9
16121 OENOVA
I t al i a
Fenomeno del l a dispersione d'
d'inquinanti messi i n mare da
soariohi i n relaziona al l a l oro
oonoantrazione e temperatura,alla
correnti marina,al ve nt i , al l '
andamento dei l i t or al i
ol . o5. I976
31. ol . I978
7o,oo 3
22.o5o,oo R.E.
PS 3o3
Insti tut da Raobarohea
Hydrologiquaa
lo, rua Ernest Biohat
F 54000 NANCY
Valutazione e riduzione dei danni
provocati dal l o scarico i n
ambiente naturai di prodotti di
condizionamento dei oi roui t i di
aoque di raffreddamento impiegati
nel l e i ndustri e
ol. 07. 1978
o l . 0 7 . 1 9 8 0
60, 00 %
7o.2oo,oo R.E.
PS 286
Centro do Reoherohea
Mtallurgiques C.R.M.
Abbaye du ValBenoit
4ooo LIEGE
Eliminazione degl i elementi
inquinanti vol at i l i presenti nel l
aoque di soarioo del l e ookeri e, i n
una oolonna di stri ppi ng a
funzionamento automatico e
oontinuo
ol . o7. I976
31.o7.1978
60, 00 %
175.8oo,oo R.E.
XI
PS 279
PS 315
PS 26o
PS 287
Centro Sparleantal
Metallurgico S.p.A.CSM
Vla dl Castel Romano
I 00I29 ROMA
Centre Belge d'Etude et
de Documentation des
Eaux " CEBEDBAU "
2, ru Armand Stvart
3 4ooo LIEGE
Bri ti sh Staal
Corporation Head Offioe
14o,Batteresa Park Road
GBLONDON SW 11 4LZ
Centre Belge d'Etude et
de Documentation des
Eaux " CEBEDEAU "
2,rue Armand Stvart
B 4000 LIEGE
Rioerohe ul t eri ori sul t r at
tamento bi ol ogi co degl i inquin
anti ohimioi oontanuti nel l e
aoque di soarioo di ookeriai
ni t ri f i oazi one e demitrifioazione
bi ol ogi oa
1.01.1977
31.12.1978
Eliminanziona del l e oonoentrazion 1 ol. 09. 1978
moderate di ammoniaca e di al t r i
prodotti chimicamente ossi dabi l i
oon dor o at t i vo( sol f uri , compost i
f endat i , oi anuri ) in presenza di
oat al i zzat ori
Caratteri sti che di funzionamento
di un impianto per i l trattamento
miorobiologioo dei l i qui di di
scari co di un for*o da coke in
rel azi one a oariohe di di fferente
0001 posizione
Miglioramento del l a depurazione
del l e acque residue del l a cokerie
mediante modifica control l ata dei
parametri di funzionamento del l e
stazi oni . Appl i oazi one al l a depur
azione bi ol ogi ca guidata
3I. 08. I979
ol . 04. 1975
3o.09.1978
o2. ol. 1977
31.12.1978
60,00 %
151.800,00 R.E.
60,00 %
172.2oo,oa R.E.
60, 00 %
12o.o6o,oo R.E.
60,00 %
28., R.E.
XII
PS 278
PS 3o4
'
Cntr Sperimentale Eliminazione di fenoli e oianurl ol.le.1976
Metallurgioo S.p.A. dalle aoque di cokeria oon carbon. 31.o3.1979
C.3.M. attivi in soala pilota
Via di Castel Romano
I- ROMA
Institut de Reoharohea
Hydrologiques
lo,rue Ernest Biohat
- 54ooo MARC
Studio dell'eliminazione degli
olii non emulsionati nelle acque
In oiroolazione e negli soarlohi
degli stabilimenti siderurgici,
in particolare di quelli ohe
comportano laminazioni a oaldo
ol.07.1978
ol.07.1980
60,00 %
l89.3eo,oo R.S.
60,00 %
., R.E.
I I I . LOTTA CONTRO I L RUMORE
XI I I
Designa-
zione
abbreviati
Ricerca effettuata
da
3
Oggetto della ricerca Inizio e fine
della ricerca
Sovvenzione massima
costi della ricerca
in percentuale dei
in U.C.
PS 289 I n s t i t u t de Recherche
de l a Si der ur gi e
Franai se IRSID
185, rue Prsi dent
Roosevel t , 78IO5
SAINT-GERMAIN-EN-LAYE
Riduzione alla fonte del rumore dei
forni ad arco.
0I.I0.I977
0I.I0.I980
52,28 %
436,o15,oo R.E.
ps 299 Bet ri ebsforschungs-
i n e t i t u t des Vereins
Deutscher Ei eenht i t t enl eu-
t e , VDEh, Br ei t e St r as s e,
27 D- 4 DUESSELDORF
Ricerche s ul l ' at t enuazi one del
rumore e de l l e r i per cus s i oni s ul l a
r e t e dei forni e l e t t r i c i ad arco
at t r aver s o l a marcia a cor r ent e
cont i nua.
o1. 12. 1977
31. 12. 1982
60, 00 %
361, 2oo, oo R.E.
PS 301 Br i t i s h St eel Corporation
Head Office Bat t er sea La-
bor at or y, I40 Bat t er sea
Park Road LONDON SW11 4LZ
Ricerche sui meccanismi de l l a
generazione di rumori dei f or ni
e l e t t r i c i ad ar co.
0I . 0I . I 978
0I . 0I . I 980
60,oo %
84, 9oo, oo R.E.
PS 296 P.M. Cer et t i
S.p.A. Corso I t a l i a 27
I - 28029 VILLADOSSOLA
Ri cerca n e l l ' a c c i a i e r i a e l e t t r i c a
ad arco per l a r i duzi one del rumore
e l ' el i mi nazi one dei fumi.
0I . 0I . I 977
0I . 0I . I 979
21,o2 i
382, 669, 00 R.E.
PS 251
PS 323
Betrlebsforsohung-
instltut dea Vareina
Deutoher ElsenhuUen-
leute VDEh
Breite Strasse,27
D- 4 DUESSELDORF
Hoogovens
IJmulden BV
Postbus 461
H U 197o AL IJWJIDEH
Rioaroa sulle oauaa dai rumori a
dalle pulsazioni nei bruciatori a
gas per forni industriali
Realizzazione di una batteria di
miorofoni per misurare e rilevare
la provenienza del suono
1.5.1976
3e.o4.1979
0I.07.I978
I.07.I980
XIV
1
60,00 %
113.966,00 R.E.
60,00 %
25.2oo,oo R.E.
IV . RICICLO ED ELIMINAZIONE INNOCUA DI RESIDUI E SCORIE
XV
1
Desi
gnazione
abbreviati
PS 225
PS 271
PS 235
2
Rioeroa ef f et t uat a
da
BetriobsforBohungs
i nst i t ut dea Vereins
Deutsoher Eisenhtten
leute VDEh
Breite Strasse,27
D 4 DUESSELDORF
Estriebsforsohunge
i ns t i t ut des Vereins
Deutsoher EisenhOtten
l eut e VDEh
Brei t e Strasse, 27
D 4 DUESSELDORF
ARBEDDivision d'Esch
Belval C.P. 142
L ESCHSURALZETTE
3
Oggetto del l a rioeroa
Studio sul trattamento e s d '
ut i l i z z o dei materi al i residui
degl i stabi l i menti si derurgi ci
Metodi di ri ut i l i zzazi one di
trattamento di polveri e fanghi .
contenenti Fe, e Pb e der
i vanti dai processi di produzione
del l a ghisa e del 1' acci ai o
Studio s ul l a riduzione del tenore
di zinoo e di piombo nei material
materiali impiegati per l a
produzione del l a ghisa al fino di
evi tare l'inquinamento del 1' ari a
e del l ' acqua

4
Ini zi o e fine
del l a ri oerca
ol . 11. 1973
31.7.1977
0I.09.1975
31.08.1978
0I. II. I973
, 31.o7.1976
r
5
Sovvenzione massima
i n percentuale dei
cost i del l a ri cerca
i n U.C.
68,34 i
555.o42,52 R.E.
60,00 %
589.478,00 R.E.
64,54 Jl
242.628,oo R.E.
XVI
PS 258
Laboratoire de Rfrao
taire et Minerai
71,avenue Gnral Leoler
Leolero
F 540I2 IACT Cedei
B.P.30I3
Studio dalla valorizzazione dei
fanghi di depurazione aeoondaria
dei gas di altoforno
el.e4.1975
31.3.1977
6o,oo $
113.314,46 R.E.
PS 317
Universit de Nancy
Laboratoire de Chemie
Minrale
Case postale 14o
F 54037 IAICT Cedei
Trattamento dei fanghi di depur
azione seoondaria dei gas d' al to
forno e di polveri di acci ai eri a
per i l recupero del piombo e del l e
zinoo
. . 978
1.09.198e
60,00 o
8l . 6oo, oo R.E.
PS 281
Betriebsforsohungs
i nst i t ut de Vereine
Deutsoher EieenhUtten
l eute VDEh
Breite Strasse, 27
D 4 DUESSELDORF
Produzione di f ert i l i zzant i
f os f at i ci
ol. 08. 1976
31.e7.1979
60,00 %
8l.9oo,oo R.E.
PS 32o
Betri ebeforsohungs-
institut des Vereine
Deutsoher Eisanhtttten-
leute VDEh
Breite Strasse,27
D- 4 DUESSELDORF
Produzione per pirolisi di fosfati
e in particolare di un fosfato
Ca-Al in un forno rotativo oon una
oapacit di 800 kg/h
I5.07.I978
el.07.1980
60,00 %
7o.2oo,oo R.E.
PS 27o
ARBEDD1 vi si on d'Esoh
Belvai C.P. 142
L_ ESCH^SURALZETTE
Rioeroa sul l e cause e s d mezzi
di l ot t a oontro l'inquinamento
del l e aoque di superfi ci e e sotter
ranee durante l a preparazione,
l'immagazzinaggio e l ' uti l i zzazi onl a
dei prodotti deri vati dal l e loppe
ri] altoforno
ol . 06.1976
3I. I2. I978
60,00 %
157.623,00 R.E.
XVII
ps 291
PS 262
PS 282
PS 236
PS 3o7
Inst i t ut de Reoherohes
de l a Sidrurgie
Franaise IRS1TD
F 3AUT(flMtAIIEBLAI
B.P. 2129
Centre de Recherohes
de PontMousson
Kaizires 547oo
B.P. 28
F POTAMOUSSON
Centro Sperimentale
Metallurgico C.S.M.
Via di Castel Romano
Casella post. lo747
I 00I29 ROMA
Cantre Belge d'Etude et
de Documentation dea
Eaux " CEBEDEAU "
2,rue Armand Stvart
4 LIEGE
Bri ti sh Stal Corpor
ation Head Office
14o,Battersea Park Road
OBLONDON SW 11 4LZ
Interazione t ra l e soorri e si der
urgiche e l'acqua
Eliminazione dell'inquinamento dei
oorsi d'aqua a dei luoghi adiacenti
causato dal l e t raf i l eri e, oon l a
messa a punto di un nuovo procedi
mento di decalaminazione meooanica
del f i l i di aoci ai o
Processo di decapaggio e l e t t r ol i t i c i
neutro i n continuo per l a soluzione
radi oal e del l e nooi vi t i ndust ri al i
Studio del l a combustione del l e
emdsi oni nei laminatoi a freddo
senza r e s i dd i nqdnant i l ' atmosfsn
Ri oi ol aggi o dei r i f i ut i derivanti
dal l a produzione di aooiai inoesid
abi l i
al.07.1976
30.06.I978
ol.e3.1976
3o.o4.1977
ol.06.1976
31.05.1979
l.el.1975
31.12.1977
2o.07.1977
2o.o7.198o
60,00 %
99.900,00 R.E.
60,00 $
68.963,00 R.E.
3o,oo i
165.000,00 R.E.
75,00 *
125.oo9,oo R.E
6o,00 o
59.400,00 R.E.
XVIII
PS 313 Centre Belge d'Etude et
de Documentation de
Eaux " CEBEDXAU "
2,rua Armand Stvart
B- 4ooo LIEGE
Studio pi l ot a dal processo di
trattamento a soda oaustioa per l a
riduzione del tenore di zinoo a di
piombo nai sottoprodotti de l l '
i ndustri a siderurgica
ol. 08. 1978
3o.o6.198l
6,00 %
360.000,00 R.E.
Comuni t europee Commi ssi one
EUR 5977 Lotta tecnica contro l'inquinamento nell'industria siderurgica
Situazione : 1 gennaio 1980
.Lussemburgo : Uffi ci o delle pubbli cazi oni uffi ci ali delle Comuni t europee
1981 Vi li , 166 pagi ne 14,8 21,0 cm
Seri e Igiene e si curezza del lavoro
DE, EN, FR, IT, NL
ISBN 92825 26615
. di catalogo : CDNQ81004ITC
Prezzi al pubbli co nel Lussemburgo, IVA exclusa :
ECU 9,73 BFR 400 LIT 12 200
Con la presente pubbli cazi one vi ene presentata la quarta relazi one dall'i ni zi o
dell'atti vi t di ri cerca della CECA nel campo della lotta contro gli i nqui namenti
nell'i ndustri a si derurgi ca.
L'i nteresse destato da tale atti vi t nell'i ndustri a e in vari altri ambi enti costan
temente e consi derevolmente aumentato con l'esigenza crescente di mi gli ore le
condi zi oni ambi entali per le popolazi oni in genere e soprattutto per coloro i
quali vi vono in comprensori i ndustri ali . Al pari di molti altri settori dell'i ndustri a
anche la si derurgi a stata chi amata a far fronte al problema di controllare l'i n
qui namento da essa prodotto.
La Commi ssi one delle Comuni t europee per il carbone e l'acci ai o stata con
seguentemente chi amata a forni re il propri o apporto, ai sensi del Trattato
CECA, segnatamente nel campo della ri cerca.
Con la presente pubbli cazi one la Commi ssi one delle Comuni t europee i ntende
ri volgersi ai lettori i nteressati per forni re i n forma si nteti ca un quadro generale
delle atti vi t di ri cerca svolte negli ulti mi tempi dal quale si possano ri levare i
progressi reali zzati .
Ulteri ori e pi dettagli ate i nformazi oni in proposi to possono essere ri cavate
dagli EuroAbstracts che vengono pubbli cati regolarmente. Complessi va
mente vi ene ri feri to i n meri to a68 ri cerche suddi vi se in gruppi speci fi ci ed elen
cate secondo cri teri logi ci . Tali ri cerche fanno parte pri nci palmente del terzo
programma ma si ri feri scono anche a progetti del quarto programma di ri cer
ca, in parti colare per quanto ri guarda il problema dei resi dui e degli scari chi .
Salgs- og abonnementskontorer - Vertriebsbros - -
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Belgique Belgi
Moniteur belge Belgisch Staatsblad
Rue de Louvain 4042 Leuvensestraal 4042
1000 Bruxelles 1000 Brussel
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Librairie europenne Europese Boekhandel
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1040 Bruxelles 1040 Brussel
Rue de la Montagne 34 Bte 11
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Schultz Forlag
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Gammel Torv 6 Postbox
1004 Kobenhavn K
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5000 Kln 1
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10 Tsimiski Streel
Thessaloniki
Tel 275 271
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37. rue des FrancsBourgeois
75004 Pans
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Dublin 4
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Itali a
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Nederland
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