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COPYRIGHTUNIMARCONI

La struttura della lingua italiana


(I parte)

Unit 7





Alessio Giocondi
M
a
s
t
e
r


1
Indice
OBIETTIVI ---------------------------------------------------------------------------------------------- 2
1. MORFOSINTASSI DELLITALIANO: LINGUE SINTETICHE E LINGUE
ANALITICHE ------------------------------------------------------------------------------------------ 3
2. LARTICOLO E LE SUE FUNZIONI -------------------------------------------------------- 7
3. I SEGNI FUNZIONALI ------------------------------------------------------------------------- 12
4. IL SINTAGMA NOMINALE ------------------------------------------------------------------ 17
5. IL SISTEMA NOMINALE DELLITALIANO --------------------------------------------- 22
6. IL SISTEMA NOMINALE: GENERE E NUMERO ------------------------------------ 32
7. LESPRESSIONE DEL SOGGETTO E DELLOGGETTO ------------------------- 40
8. IL SINTAGMA PREPOSIZIONALE ------------------------------------------------------- 45
9. LE PREPOSIZIONI MONOSILLABICHE --------------------------------------------- 52
10. LE PREPOSIZIONI POLISILLABICHE --------------------------------------------- 60
11. IL SINTAGMA PREPOSIZIONALE: LITALIANO E LAREA ROMANZA -- 69
12. CASI PARTICOLARI DEL COMPORTAMENTO DEL SOSTANTIVO ------- 79
RIEPILOGO ------------------------------------------------------------------------------------------ 86
BIBLIOGRAFIA ------------------------------------------------------------------------------------- 87


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OBIETTIVI
Gli obiettivi di questa unit didattica sono:
analizzare la struttura della lingua italiana secondo luso scritto e parlato;
definire il concetto di morfema;
riconoscere le caratteristiche di un sistema morfosintattico di tipo sintetico;
riconoscere le caratteristiche di un sistema morfosintattico di tipo analitico;
individuare limportanza dei segni funzionali;
considerare la funzione del sintagma nominale;
valutare i fattori responsabili della trasformazione della morfosintassi
nominale latina in quella romanza;
confrontare i sistemi linguistici delle lingue romanze;
esaminare la trasformazione dal latino alle lingue romanze;
riconoscere il comportamento del sintagma nominale e quello del sintagma
preposizionale;
analizzare le caratteristiche della lingua italiana nellambito dellarea romanza.

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1. MORFOSINTASSI DELLITALIANO:
LINGUE SINTETICHE E LINGUE
ANALITICHE
Nelle pagine seguenti forniremo un rapido profilo della struttura della lingua italiana
secondo lattuale uso scritto e parlato.
A tale scopo utilizzeremo una griglia molto semplice in grado di sintetizzare, per ogni
tipo di lettore, una descrizione grammaticale attendibile dalla quale si pu anche
ricavare una valutazione dei diversi usi, cio delle varie possibilit offerte allutente
dalla situazione concreta e dal contesto in cui agisce linguisticamente.
Prima di procedere allesposizione della struttura della lingua italiana dobbiamo per
provvedere a mettere a punto la relativa terminologia.
In primo luogo ricordiamo che chiamiamo:
morfema: lunit minima che ha unespressione e un contenuto, che investe il
livello della prima articolazione e che non ulteriormente divisibile in unit
minori con le stesse caratteristiche. I morfemi possono essere classificati a
loro volta nel modo seguente:
- morfemi lessicali:
la componente del significato dei morfemi lessicali denominata semema
- morfemi grammaticali.
Alcuni morfemi grammaticali, nelle parole variabili, possono distinguersi in:
infissi: nellordine lineare precedono; caratterizzano un intero paradigma nei
confronti di altri paradigmi;
desinenze: nellordine lineare seguono, occupando di regola lultimo posto;
sono riservati alle categorie di persona e numero
In generale, tutto il segmento grammaticale delle parole variabili pu essere
raggruppato sotto il termine di flettivo

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Lo schema seguente rappresenta i termini che abbiamo introdotto, con le relative
posizioni, in riferimento ad una parola variabile.

Operiamo ora lanalisi del contenuto di un morfema grammaticale. Lesempio che
scegliamo :

Dunque, genere e numero costituiscono un insieme di correlazioni bidimensionali che
possiamo rappresentare nella forma di un quadrato

morfema lessicale buon
buono
morfema grammaticale o


* espressione del morfema grammaticale fonema /o/
* contenuto del morfema grammaticale maschile singolare
categorie sintattiche a. genere (maschile/femminile)
b. numero (singolare/plurale)


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Potremo ora descrivere il sistema morfosintattico dellitaliano precisando che
definiamo:
sistema sintetico quel sistema che tende ad esprimere tutto il significato
grammaticale sintetizzandolo in un morfema.
il caso del latino che prevalentemente sintetico:
sistema analitico quel sistema che tende ad analizzare e scomporre tutto il
significato grammaticale esprimendolo mediante pi morfemi
il caso degli idiomi romanzi che sono prevalentemente analitici
In tal senso, la trasformazione dal sintetico allanalitico la chiave fondamentale della
morfosintassi storica romanza e ne costituisce la sua caratteristica principale.
Nellesempio seguente possiamo cogliere il senso della trasformazione.
amici la funzione, espressa in latino con la desinenza, in italiano viene
assunta dalla posizione della parola, dal significato del verbo ovvero da altri
mezzi; mentre non pi affidata alla forma stessa del sostantivo.
Perci, negli idiomi romanzi spesso capita che ci vogliono due o pi parole per
rendere il significato di una parola variabile latina.
VENDIDI LIBRUM MAIOREM PETRO MINOREM TIBI
Ho venduto il libro pi grande a Pietro il pi piccolo a te
Jai vendu le livre plus grand Pierre le plus petit toi
He vendido el libro ms grande a Pedro el ms
perquego
a t
cartea * mai mare lui Petru cea mai mica tie *
*cartea in romeno esprime larticolo (carte + a) e tie (tibi) sintetico
Grazie al flettivo, la parola latina quasi sempre chiara dal punto di vista della
dichiarazione della sua funzione anche a prescindere dalla sua posizione nella frase:
essa ha dunque una notevole libert e autonomia nellenunciato. Ci si riflette anche
attraverso il complesso ordine delle parole che ammesso dal latino letterario.
La parola romanza molto meno autonoma, poich ha bisogno di altre parole e di
una posizione pi o meno definita nella frase.

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ESERCIZI
a) Esprimi una definizione di morfema e presentane alcune esemplificazioni


b) Esprimi una definizione di semema e presentane alcune esemplificazioni


c) Illustra le caratteristiche pi significative di un sistema morfosintattico
definito sintetico


d) Illustra le caratteristiche pi significative di un sistema morfosintattico
definito analitico



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2. LARTICOLO E LE SUE FUNZIONI
Larticolo un determinante del sostantivo e, nel passaggio dal latino allitaliano,
partecipa con esso alla cristallizzazione in una sola forma, in conseguenza della
perdita della flessione.
Larticolo si presenta sempre premesso ad un nome; ovvero a una parola che faccia
le funzioni del nome rispetto al quale svolge le seguenti funzioni:
morfologicamente ne indica o ne conferma il numero e il genere;
semanticamente ne stabilisce il significato, se questo varia a seconda del
genere.
Ad esempio: il fine
la vita delluomo ha un fine;
la vita delluomo ha una fine.
Ha una funzione di quantificazione: indica cio se il riferimento del nome ad un
insieme ovvero ad un singolo esponente della classe.
La forma dellarticolo dipende dal suono iniziale della parola seguente. Questa parola
non sempre il nome a cui larticolo sintatticamente collegato.
La seguente tabella presenta le forme diverse dellarticolo in italiano.
Maschile Femminile
Indeterminativo (singolare) un, uno una un
Determinativo (singolare) il, lo, l a, l
Determinativo (plurale) i, gli, gl le, l
Partitivo (singolare) del, dello, dell della, dell
Partitivo (plurale) dei, degli delle
Larticolo determinativo attualizza un sostantivo, o una parola equifunzionale,
altrimenti presente allo stato virtuale. In tal senso, larticolo supplisce alla perdita
della declinazione.
Larticolo indeterminativo introduce nellenunciato un sostantivo non attualizzato e in
precedenza non conosciuto: lo presenta e, perci, il sostantivo cos introdotto viene

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in genere topicalizzato. Ci significa che occupa il centro della comunicazione, la
novit che viene comunicata.
ben diverso dire:
ho preso la macchina
rispetto a
ho preso una macchina
Nel primo caso, il termine non sembra introdurre nulla di nuovo e la comunicazione
verte sul verbo prendere; nel secondo caso il centro di interesse proprio la
macchina
Cos le forme-basi italiane dellarticolo corrispondono a quelle dei sostantivi e degli
aggettivi bigeneri:

ILLU


ILLA

lo

la

sano

sana

alunno

alunna
ILLI

ILLAS li le sani sane alunni alunne
Larticolo del tutto sconosciuto al latino letterario, mentre le lingue romanze senza
eccezione presentano ambedue i tipi di articolo.
Analizziamo ora alcuni usi dellarticolo in collegamento con il genere:
Maschile
Uno, lo, gli sono usati davanti:
s + consonante
z, ps, pn, gn, x, nonch i non accentata seguita da vocale
Negli altri casi si usa un, il, i

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Invece, davanti a vocale, si usa:
1,
al plurale si usa gli
davanti a i si pu usare gl
Si trovano alcune eccezioni come sopravvivenza di forme italiane antiche:
per lo pi, per lo meno,
passata la festa gabbato lo santo.
Ricordiamo la formula antiquata o burocratica per cui la data viene indicata:
li 18 agosto 1974
infatti, li una forma antica di plurale dellarticolo determinativo
Normalmente la data nelle lettere si scrive senza larticolo:
25 novembre 1979
E si enuncia a voce:
il 25 novembre (o di novembre)
Femminile
- AI singolare, davanti a consonante, e davanti a [w] e [j], si usa:
una, la
Al singolare, davanti a vocale, si usa:
una, la
Dobbiamo segnalare per che si va diffondendo luso delle forme senza elisione,
una, la, anche davanti a vocale, soprattutto nella lingua scritta.
- Al plurale si usa:
le

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Tuttavia, se viene usato larticolo, davanti a cognomi di donne anche se cominciano
per vocale, si trova la forma la, senza elisione:
la Levi.
Presentiamo qui di seguito uno specchietto relativo alle diverse forme di articolo
determinativo nelluso dellitaliano attuale

m. sg

m. pl.

f. sg.

f. pl.
davanti vocale: l l
davanti certe consonanti:
lo
gli
le
la
altrove: il i



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ESERCIZI
a) Illustra con un esempio la funzione morfologica dellarticolo


b) Illustra con un esempio la funzione semantica dellarticolo


c) Illustra con un esempio la funzione di quantificazione dellarticolo


d) Esprimi una definizione del termine articolo



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3. I SEGNI FUNZIONALI
Alcune parole, che chiamiamo segni funzionali, vengono usate per collegare e
mettere in rapporto fra loro altre parole, o gruppi di parole.
Il rapporto che si stabilisce fra due parole o gruppi di parole dipende sia dal
significato di essi, sia dal significato del funzionale che li collega.
I tipi di collegamento possono essere fondamentalmente due:
coordinanti: collegano parole, o gruppi di parole che hanno la stessa
funzione. In tal caso stabiliscono rapporti di coordinazione;
subordinanti: collegano parole, o gruppi di parole che hanno funzione
differente; in tal caso stabiliscono rapporti di dipendenza o subordinazione.
A. Le Preposizioni
Le preposizioni sono parole che introducono unespressione nominale (o un infinito)
e hanno la funzione di subordinanti. In italiano, vengono tradizionalmente
considerate preposizioni le seguenti forme non accentate:
a, con, da, di, fra, in, per, su, tra.
Queste forme si possono usare soltanto come preposizioni.
Come proclitiche: formano un gruppo accentuale con il sintagma seguente.
Invece su pu essere usato avverbialmente, esattamente come altre forme che si
possono usare nei due modi (contro, dentro, fuori, sopra, sotto):
come preposizione: su una sedia
come avverbio: portalo su
Nel caso le preposizioni siano seguite da un articolo, si ha una forma di
preposizione articolatache deve essere usata obbligatoriamente.
Fa eccezione:
con per il quale la forma fusa facoltativa;

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per per il quale la forma fusa (pel, pei, ecc.) antiquata;
fra, tra per i quali la forma fusa completamente disusata.
Esempio:
il lo l i gli la le
a al allo all ai agli alla alle
da dal dallo dall dai dagli dalla dalle
Le forme che appartengono a:
di + articolo determinativo
sono usate per le cosiddette costruzioni partitive:
vuoi del pane ?
Il partitivo non usato nelle frasi negative:
non ho matite
B. Le Congiunzioni
Le congiunzioni sono parole che introducono unespressione verbale cos come le
preposizioni introducono unespressione nominale.
Vediamo la differenza con la funzione svolta dalle preposizioni:
preposizione:
lo fa per desiderio di guadagno
congiunzione:
lo fa perch desidera guadagnare.
Le congiunzioni svolgono, secondo i casi, funzioni subordinanti o coordinanti.

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Possiamo quindi individuare una classificazione delle funzioni svolte dalle
congiunzioni distinguendo una funzione coordinativa (e; o; oppure; n; ma; dunque;
ecc.) e una funzione subordinativa.
In particolare, alcune congiunzioni coordinative (e; o) possono collegare:
espressioni verbali (mangia e beve);
espressioni nominali (Ugo e Anna).
In questo caso sono generalmente riferibili al predicato.
Le congiunzioni subordinative (che, perch, poich, sicch, cosicch, purch,
bench, finche, se, ecc.) introducono una proposizione dipendente.
Segnaliamo che una stessa parola pu fungere:
da avverbio (quando arrivato?)
da congiunzione (quando arrivato era stanco)
in italiano, le congiunzioni costituiscono una lista aperta.
Qui si trovano innumerevoli locuzioni composte:
dato che, di modo che, dal momento che
e anche vere e proprie espressioni nominali:
ogni volta che;
in maniera tale che.
Anche le funzioni delle congiunzioni sono molteplici: infatti possono variare nella
funzione indicando congiunzioni singole e, a volte, in corrispondenza con luso di
modi diversi. Vi sono funzioni finali, consecutive, temporali, ecc.
Facciamo un esempio di variazioni duso:
perch finale va col congiuntivo:
glielo ha dato perch stesse buono

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perch causale va con lindicativo:
glielo ha dato perch stava buono
Inoltre, varia anche luso del verbo: alcune congiunzioni si usano normalmente con
lindicativo (poich, siccome), altre col congiuntivo (affinch, quantunque).

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ESERCIZI
a) Spiega i possibili impieghi dei cos detti segni funzionali


b) Presenta alcuni esempi di segni funzionali di tipo subordinato


c) Scrivi una frase comprensiva di una congiunzione avente funzione
coordinativa


d) Scrivi una frase comprensiva di una congiunzione avente funzione
subordinativa



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4. IL SINTAGMA NOMINALE
Analizziamo ora il comportamento del nome.
La definizione di nome (o segno sostantivo) non facile poich nessuna delle
caratteristiche che il nome presenta propria solo di esso.
Ai fini dellanalisi conviene dunque riferirsi al gruppo, o sintagma, nominale che
consiste nel sostantivo e nelle parole che gravitano intorno ad esso. Queste parole
che gravitano intorno al nome possono essere di due tipi:
determinanti articolo, aggettivo;
sostituenti pronomi.
Il nome svolge la funzione sintattica di soggetto della frase. Il soggetto lelemento
nominale portatore del messaggio che attualizza o realizza il proprio messaggio
attraverso il predicato verbale. Generalmente il soggetto della frase, che si colloca
allinizio del messaggio, introduce quello che si vuole dire: e quindi occupa il primo
posto nella frase. Tuttavia, a volte pu succedere che il soggetto si trovi dopo il verbo
in relazione a particolari esigenze comunicative.
Per comprendere quale il soggetto di una frase che contiene pi nomi dunque
necessario esaminare il rapporto che collega gli elementi nominali con il verbo:
se, sostituendo un nome, il verbo modifica la sua forma, quel nome il
soggetto della frase;
se, sostituendo un nome, il verbo non modifica la sua forma, quel nome non
il soggetto della frase, ma rappresenta una espansione del verbo.
Abbiamo descritto molto rapidamente la funzione sintattica del nome. Ora
esaminiamo, altrettanto rapidamente, la funzione sintattica del sintagma nominale.
Questo formato dal nome in unione con altri elementi linguistici: larticolo,
laggettivo, altri nomi o espansioni del nome.
Esso varia secondo la variazione degli elementi linguistici che lo compongono;
soprattutto a seconda delle espansioni che lo accompagnano.

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Esaminiamo, ad esempio, le frasi seguenti:
a) Tuo fratello maggiore non va a Napoli volentieri;
b) Il personaggio cattivo sempre punito nelle storie;
c) Ieri sono andato a trovare un carissimo amico;
d) Domani mia madre uscir con un caro amico del suo paese.
In tutti questi casi, i sintagmi nominali sono costituiti da un nome e da un aggettivo
che lo determina secondo la seguente formula:
SN ------ N + det. agg. (determinativo
aggettivale)
Esaminiamo ora le altre frasi seguenti:
a) Il poeta Dante considerato il padre della letteratura italiana;
b) Il ministro Ugo Bianchi ha salvato leconomia con la sua decisione;.
c) Il Presidente Mandela si recato personalmente allinaugurazione della nuova
fabbrica.
In queste frasi, il sintagma nominale costituito da un nome e da un altro nome che
lo determina. Quindi la formula che lo rappresenta figura la seguente:
SN ------ N + det. nom. (determinativo nominale)
Allo stesso modo, possiamo avere una frase del tipo
Il cappello di paglia una caratteristica dei gondolieri di Venezia.
In questo caso, il sintagma nominale formato dallincontro di un nome-nucleo e di
unespansione indiretta del nome nucleo che pu essere rappresentata dalla formula
seguente:
SN ------ N + esp. ind. di N (espansione indiretta del nome)

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Infine, la frase:
La persona che si trovava con me al ristorante era una mia vecchia amica di Roma
Qui, il sintagma nominale formato da un nome e da unintera frase che ha la stessa
funzione dellaggettivo e della determinazione-nome che abbiamo presentato nei
precedenti esempi: e cio quella di determinare il nome-nucleo.
In tutti i casi che abbiamo esaminato, lespansione rappresentata da una frase
relativa, cio da una frase che contiene un pronome relativo. Per questo gruppo di
sintagmi nominali la formula dunque la seguente.
SN ----------N + frase
relativa
Ma la frase relativa pu essere sostituita talora con un aggettivo o un nome
corrispondente senza che ci porti a modificare il significato della frase, come
avviene nel seguente caso:
chi ama lallegria ama anche il vino
che pu diventare:
lamante dellallegria amante anche del vino.
In sintesi, i vari tipi di sintagmi nominali possono essere rappresentati nel modo
seguente:
N
N + det. agg.
SN N + det. nom.
N + esp. ind. di N
N + frase relativa

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Quindi, la struttura morfologica del nome pu essere rappresentata in una tavola
riassuntiva del tipo della seguente:
singolare: designa un solo oggetto (es. uomo)

plurale: designa pi di un oggetto (es. uomini)



del singolare
(es. calzoni)


numero difettivo

del plurale
(es. universo)

sovrabbondante: designa nomi che hanno due plurali
con significato differente (es. bracci - braccia)


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ESERCIZI
a) Esprimi una definizione di sintagma nominale


b) Illustra attraverso alcuni esempi la funzione sintattica del nome


c) Illustra attraverso alcuni esempi la funzione sintattica del sintagma
nominale


d) Scrivi una frase in cui il sintagma nominale sia costituito da un nome e da
un aggettivo che lo determina (es. SN.....N +determinativo aggettivale)




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5. IL SISTEMA NOMINALE DELLITALIANO
Dal punto di vista diacronico, la caratteristica maggiore del passaggio del sostantivo,
dellaggettivo, e della maggior parte dei sostituenti dal latino allitaliano, la perdita
dellespressione sintetica delle funzioni (o flessione nominale sintetica), cio la
perdita dei casi. In tal senso, i mezzi sintetici vengono sostituiti con mezzi analitici in
un processo che durato molti secoli. Possiamo cos notare che sono
essenzialmente quattro i fattori che convergono nella trasformazione della
morfosintassi nominale latina in quella romanza:
la tendenza a introdurre le preposizioni;
la preferenza generale del sistema, a livello della lingua parlata, per le
espressioni analitiche semplici, prevedibili e regolari;
alcuni punti deboli nella declinazione latina;
determinati cambiamenti fonetici.
In conseguenza di tutto ci, avviene appunto che, nelle lingue romanze, il processo
comprende:
a parte le funzioni di soggetto e di oggetto diretto, il sostantivo non esprime
pi le proprie funzioni da solo ma si serve di preposizioni;
anche il nominativo (funzione del soggetto) e laccusativo (funzione principale
di oggetto diretto) perdono le desinenze distintive;
assume un ruolo fondamentale lordine delle parole: il sostantivo che precede
il verbo sar prevalentemente il soggetto; quello che lo segue sar
prevalentemente loggetto. In tal senso lordine delle parole nellitaliano il
seguente:
soggetto ----- predicato ------ oggetto (S _ P _ O)
Dunque, le forme casuali latine vengono sostituite:
con la posizione delle parole rispetto al predicato nel caso delle funzioni di
soggetto e di oggetto diretto;

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con le preposizioni nelle altre funzioni.
Come sappiamo, nel latino, le classi flessionali si stabiliscono in base al nominativo e
al genitivo singolare. Invece, in italiano, si stabiliscono in base alla formazione del
plurale.
Peraltro, in italiano, non possibile ricavare automaticamente:
il genere (maschile o femminile);
il numero (singolare o plurale) di un nome in base alla sua terminazione.
Ci sono, vero, certe costanze nella corrispondenza fra:
le categorie cio il genere e il numero;
le terminazioni.
La seguente classificazione ne illustra le dinamiche.
Ricordiamo che larticolo e laggettivo concordano in genere e numero col nome cui si
riferiscono.
Le desinenze dei nomi si possono raggruppare in tre principali categorie che
vengono condivise anche dagli aggettivi:
1 2 3
singolare -o -a -e
plurale -i -e -i
maschile femminile maschile - femminile
Cos, di fronte alle cinque classi principali dei sostantivi latini, si formano tre classi in
italiano caratterizzate dalle terminazioni in -a; -o-; -e. E di fronte ai quattro tipi di
aggettivi latini variabili (bonus; acer; fortis; velox) si formano due soli tipi italiani
(buono; forte).
Il seguente specchietto riassume i principali metaplasmi (cambiamenti strutturali
subiti dalle parole) che caratterizzano, per i nomi, il passaggio dal latino allitaliano.

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SOSTANTIVI


I Classe TERRA
POETA
(f)
(m)

III Classe PUPPE (f) it. terra, poeta, poppa,
nuora,
IV Classe NURU NURA (f) faccia
V Classe FACIA (f)


II Classe CAMPU (m)
III Classe TEMPU
SALICE
(n)
(m)
it. campo, tempo, salcio,
frutto, gelo
IV Classe FRUCTU
GELU
(m)
(n)


III Classe PANE
GENTE
(m)
(f)

II Classe PATRONU (m) it. pane gente, padrone,
fede
V Classe FIDE (f)

AGGETTIVI

I +II

Classe

BONU - BONA



it. buono - buona
III Classe PAUPERE - PAUPERI, -A
ACRE, FORTE, VELOCE
it. povero - povera
it. acre, forte, veloce
Ora ci soffermeremo in modo specifico sul fenomeno della formazione del plurale,
particolarmente importante per levoluzione italiana nel quadro della situazione
generale della Romnia.
Partiamo da quel momento in cui levoluzione della perdita delle forme casuali
conduce ad una tappa intermedia, che possiamo definire della declianazione
bicasuale. Scomparsi i cinque casi, restano due casi: uno per la funzione del
soggetto, continuatore del nominativo; un altro, per svolgere tutte le funzioni delle
dipendenze, nel quale sono confluite le rimanenti forme casuali.

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Osserviamo nel seguente schema la tappa bicasuale di questa evoluzione:
NOMINATIVO: Victor Victor

GENITIVO: Victoris (DE VICTORE)
DATIVO: Victori (A VICTORE)
ACCUSATIVO: Victorem VICTORE (VICTORE)
ABLATIVO: Victore (CON VICTORE)
La tappa successiva prevede poi la generalizzazione del caso obliquo; e, solo in
pochi casi, la generalizzazione del caso retto.
Ritornando allanalisi della formazione del plurale, vediamo che si pu individuare,
per le tre classi principali, le seguenti forme vigenti durante la tappa bicasuale
dellevoluzione
caso retto

terre

campi

montes

caso obliquo

terras

campos

montes

E vediamo ora litaliano
singolare -a plurale -e terra - terre buona - buone
singolare -a plurale -i poeta - poeti autista - autisti
singolare -o plurale -i campo - campi buono - buoni
singolare -e plurale -i pane - pani forte - forti
In pratica, il plurale in -i corrisponde a ben tre desinenze del singolare.
Alcuni sostantivi della seconda classe presentano lalternanza consonantica:
k/c/ come in porco/porci; /y/O/ come in rischio/rischi; /g/g/ come in tutto il gruppo delle
formazioni con /logo/.
Si tratta per di formazioni che sono tutte imprevedibili: nulla nella lingua ci pu far
prevedere che il plurale di /parco/ non sia /parci/ (come dovrebbe avvenire per
similarit con /porco/) ma sia /parchi/.
Si pu ipotizzare che vi siano quattro gruppi di parole che si comportano in modo
diverso nei confronti dellalternanza:

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sostantivi popolari senza alternanza: fuoco, cuoco, luogo, lago;
sostantivi popolari con alternanza: porco;
sostantivi con influssi speciali senza alternanza: ago, fico;
sostantivi di origine latineggiante con alternanza: medico, chierico.
Vi sono poi i sostantivi invariabili:
in /t/ e /t/ (citt; virt) che sono presenti solo nellitaliano mentre in altre
lingue lopposizione singolare /plurale rimane espressa (ad esempio, nello
spagnolo: ciudad-ciudades; virtud-virtudes).
alcuni latinismi in -ie (effigie, serie, specie); in -i (analisi, diocesi, sintesi)
Dunque, in italiano, il plurale pu essere espresso fondamentalmente in tre modi:
con la sola desinenza ( il sistema pi frequente):
a - e: casa - case
a - i: papa - papi; ali - ali
o - i: campo - campi; mano - mani
e - i: dente - denti; gente - genti
con la desinenza e lalternanza, nella classe o - i
porco - porci, cardiologo - cardiologi, uomo uomini
con nessuno dei due modi: il numero risulta dal contesto e/o dai
determinanti:
citt - citt; bar - bar
Analizzeremo ora la questione del genere.
Sappiamo che il genere una categoria obbligatoria sia per i sostantivi latini che per
quelli italiani. Tuttavia, bisogna distinguere:
il genere reale: motivato perch corrispondente al sesso.

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Presenta dunque, al proprio interno, due generi. Il loro insieme costituisce il genere
animato. Tra i due generi maschile e femminile, il femminile il termine marcato
il genere grammaticale: non motivato e non trova nessuna corrispondenza
nel mondo extralinguistico.
Infatti: perch /luce/ femminile mentre /lume/ maschile? Certamente allorigine vi
saranno motivazioni ideologiche (superstizioni; personificazioni, ecc.) di cui abbiamo
perso le tracce.
In ogni caso, ci spiega perch il genere reale non varia da lingua a lingua mentre il
genere grammaticale rappresenta una variabile.
La principale trasformazione che avviene con il passaggio dal latino alle lingue
romanze la scomparsa del neutro come genere funzionante. Cos, i sostantivi che
erano di genere neutro si inseriscono in uno dei due generi superstiti, soprattutto il
maschile.
Osserviamo lo specchietto seguente per valutare la portata panromanza del
fenomeno:
Latino VINUM BRACCHIUM TEMPUS NOMEN MARE RETE
Italiano vino braccio tempo nome mare rete (f)
Spagnolo vino brazo tiempo nombre mar (m. e f.) red (f)
Francese vin bras temps nom mer (f)
Romeno vin brat timp nume mare (f)
Quindi il maschile il genere non marcato dei generi in tutte le lingue romanze: serve
per il maschile come genere reale (maestro), per il maschile grammaticale (muro),
per il termine non marcato (gatto) e, infine, anche per la sopravvivenza del neutro
latino.
Ricordiamo che, nel passaggio, il femminile perde limportante settore degli alberi
che in latino sono tutti al femminile, in quanto lalbero porta il frutto. Nelle lingue
romanze la motivazione si persa e i nomi sono per lo pi di genere maschile.

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Il processo viene illustrato nel seguente specchietto
PIRUS PIRUM PIRA

ormai maschile
lalbero
neutro
il frutto singolo
neutro plurale
collettivo
femminile
singolare


Come si vede, il neutro plurale /pira/ acquista, nel passaggio, il valore di un collettivo
in opposizione al singolativo. Cos, in questa fase, allinterno della categoria
nominale dei numeri, il collettivo appartiene al singolare. In seguito il collettivo si
perde nellitaliano cosicch non esiste pi un termine che lo indichi.
Il percorso italiano , in tal caso, il seguente:
/pero/(albero, maschile; plurale /peri/) - /pera/ (frutto, femminile; plur.pere/)
La trasformazione compie un diverso percorso nei dialetti settentrionali dove il
termine per il frutto mantiene la desinenza -o ed di genere maschile; mentre per
lalbero subentra il derivato con il suffisso -ariu:
arbor piraria - arbor pirarius - pirariu - perer

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Il francese avr quindi un compromesso tra i due sistemi: lalbero denotato dal
derivato in -ariu; per il frutto invece serve il femminile come in italiano:
poirier (pero) -- poire (femm. pera)
Il seguente grafico illustra levoluzione che abbiamo descritto:

Cos, la distinzione, fondamentale per leconomia rurale, tra albero e frutto rimane
espressa, seppure con mezzi diversi e si estende anche ad altri esemplari dai nomi
non latini persistendo anche dove non c la distinzione morfematica (il noce - la
noce).
Abbiamo per ora esaminato lo spostamento del neutro singolare. Per quanto
riguarda il plurale, vediamo che esso si conservato come formalmente distinto in
quasi tutta la Romnia sopravvivendo in due status diversi:
come forme che conservano almeno parzialmente la funzione latina
attraverso un funzionamento come numero plurale (braccia; membra);
come forme fossilizzate che non conservano n il genere, n il numero (folia,
neutro plurale > foglia (femminile singolare; ligna>legna).
Essendosi perso, non solo il genere neutro, ma anche il numero plurale, oggi questi
sostantivi hanno un nuovo plurale analogico in quanto il significato lo consente.

30
Lesame dei resti del neutro in Italia deve per essere inquadrato in una rassegna
della Romnia.
Mentre i resti del neutro che risultano fossilizzati sono panromanzi, i resti
parzialmente funzionanti mostrano una decadenza progressiva andando da est verso
ovest della Romnia.
nel romeno sono ancora produttivi i plurali in -a e in ora;
la lingua letteraria italiana conosce solo i plurali in -a; mentre anticamente
vivevano anche quelli in ora;
il dominio romancio usa i plurali in -a come collettivi; mentre non conosce i
plurali in ora;
nel francese moderno non esiste nessuno dei due tipi;
lo spagnolo e il portoghese ignorano ambedue i tipi.
Abbiamo gi accennato che il neutro plurale in -a aveva anche un significato
collettivo; e che i collettivi, pur denotando semanticamente una pluralit, sono
morfosintatticamente dei singolari. Tutto ci, unito alla desinenza -a formalmente
identica a quella del femminile singolare, provoca sin dal latino antico la tendenza a
far passare il neutro plurale in -a al femminile singolare.
Questa trasformazione in parte panromanza come si evince dal seguente schema
riferito alle forme di FOLIA con i nuovi plurali analogici conformi dovunque a quelli
originari della I classe:
FOLIA
Italiano foglia - foglie Catalano fulla - fulles
Romancio fglias - fglias Spagnolo hoja - hojas
feglia - feglias Portoghese folba - folbas
Francese feuille - feuilles Sardo fodza - fodzas
Occitanico folba - folbas Romeno foae - foi
Quanto abbiamo esposto utile perch ci consente di comprendere laccordo italiano
dei plurali in -a con i determinanti, laddove esistono i resti che funzionano come
plurale. Nella transizione dal latino molto pi raro lo spostamento dal femminile al
maschile.

31
ESERCIZI
a) Elenca i fattori responsabili della trasformazione della morfosintassi
nominale latina in quella romanza


b) Spiega la differenza tra genere reale e genere grammaticale di un
sostantivo


c) Scrivi il nome di almeno cinque sostantivi di genere grammaticale
femminile


d) Scrivi il nome di almeno cinque sostantivi di genere reale femminile




32
6. IL SISTEMA NOMINALE: GENERE E
NUMERO
Nei precedenti paragrafi abbiamo passato in rassegna i principali fenomeni che
caratterizzano levoluzione dei generi nel passaggio dal latino alle lingue romanze e,
in particolare, allitaliano.
In sintesi, per quanto riguarda questa evoluzione, possiamo quindi osservare che:
il neutro si perde: i sostantivi neutri si inquadrano generalmente nel maschile
e molto pi di rado nel femminile;
allinterno dei due generi superstiti prevale lo spostamento dal
femminile al maschile;
i fattori che determinano levoluzione dei generi sono:
- il significato;
- la forma.
Ora, grazie allesame che abbiamo compiuto dellevoluzione morfosintattica dei
sostantivi e degli aggettivi, potremo fornire un quadro completo delle classi flessionali
del sostantivo e dellaggettivo in italiano.
La rassegna completa delle classi nominali italiane parte, come abbiamo avvertito,
dalla constatazione che le cinque classi nominali latine si sono ridotte a tre in italiano.
Tuttavia, come abbiamo potuto constatare, questa formulazione troppo
semplificata, perch trascura diverse caratteristiche che ci permettono invece di
stabilire alcune sottoclassi.

33
Possiamo perci proporre la seguente suddivisione:

1)

masch., femm. -a; al plur. -i -e:

giornalista, giornalisti, -e
2) masch. -o; femm. -a: maestro, maestra
3) masch. -o; femm. -in + -a: gallo, gallina
4) masch. #; femm. -in + -a: re, regina
5) masch. -o; femm. -ess + -a: avvocato, avvocatessa
6) masch. -e; femm. -a: avventore, avventora
7) masch. -e; femm. -ess + -a: leone, leonessa
8) masch. -tore; femm. -trice: direttore, direttrice
9) masch. #; femm. #: assistente (il genere non formalmente espresso)
10) morfemi lessicali diversi:
con le desinenze -o -a:
con le desinenze -e -a:
con le desinenze omofone -e -e:

fratello, sorella
bue, vacca
padre, madre

Naturalmente questo quadro andrebbe completato con diversi casi isolati che
formano classi speciali (uomo-uomini, dio- dei, ecc.); nonch con i cosiddetti pluralia
tantum (le forbici, ecc.). Sui casi particolari ci soffermeremo per nei paragrafi
successivi. Per ora vediamo di distinguere le seguenti classi principali di sostantivi:

I CLASSE

sing. -a, plur -e

genere femminile:

terra, terre
II CLASSE sing. -a, plur. -i genere femminile: ala, arma
genere maschile: poeta, poeti
III CLASSE sing. -o, plur. -i genere maschile:
a) con alternanza: campo, campi
b) senza alternanza: porco, porci
genere femminile: soltanto mano
IV CLASSE sing. -o, plur. -i/-a
maschile -o, -i femminile -a: braccio, bracci / ia
V CLASSE sing. -e, plur. -i genere maschile/femminile: dente, denti
gente, genti
VI CLASSE sing. #, plur. # genere maschile/femminile: sport, sport
citt, citt


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Nella sesta sottoclasse bisogna distinguere ulteriormente:
i sostantivi senza alternanza (avventore -avventora);
i sostantivi con alternanza (ad es. /kan/kane/ in cane-cagna).
Anche lunico membro della quarta sottoclasse presenta lalternanza del morfema
lessicale (/re/ /reg/).
Operando ora un confronto per quanto riguarda lespressione del numero e del
genere, possiamo trarre alcune conclusioni di valore generale.
Nella maggioranza delle parole, il termine marcato (cio il plurale di fronte al
singolare; il femminile di fronte al maschile) formalmente caratterizzato.
Le eccezioni a questo sono rare: ad esempio, i sostantivi invariabili come bar,
citt, re, ecc. non esprimono il numero; il genere non espresso in assistente.
In determinati gruppi di sostantivi, ciascuna delle due categorie si serve anche
dellalternanza del morfema lessicale.
Lespressione del plurale (a parte lisolato uomini) prevede solo:
le desinenze (muro-muri);
lalternanza (porco - porci).
Lespressione del femminile mostra invece oltre alle desinenze, anche uno speciale
infisso e/o e lalternanza:

INFISSO:

poeta, poetessa; gallo, gallina


ALTERNANZA: cane, cagna + desinenze
AMBEDUE I MEZZI: re, regina



35
Il femminile regina dunque triplamente caratterizzato di fronte al maschile re:
alternanza infisso desinenze
maschile /re/ re 0 0
femminile /reg/ reg- in/in a/a

Per quanto riguarda lespressione del genere, vediamo che si serve anche di
morfemi lessicali diversi (parole diverse) a differenza di quanto avviene per il
numero.
E passiamo ora a sintetizzare il comportamento degli aggettivi in italiano.
Gli aggettivi italiani si dividono in quattro classi, di cui le prime due vanno divise
ognuna in due sottoclassi, a seconda che ci sia o meno lalternanza:

l) Desinenze:

-o, -a, -i, -e:

senza alternanza:

sano,-a, i, e
con alternanza: chimico

2) Desinenze: -a, -e: senza alternanza: -ista,-i, -e
con alternanza: belga, ecc

3) Desinenze: -e, -i: verde, -i

4) Desinenze: 0, 0 (invariabili) pari e composti

Lalternanza limitata esclusivamente allespressione del plurale nel maschile, e
quasi soltanto nella classe -o, -i (belga - belgi raro).

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Lo schema seguente riassume i generi e numeri:

Legenda: alt. = alternanza; segmenti fra parentesi = infissi; d. l. = differenza lessicale (padre
madre, ecc)
Vi sono sostantivi ed aggettivi che esprimono allo stesso tempo genere e numero:
questo carattere si definisce mozione
Dunque: i gruppi pi importanti di sostantivi e aggettivi che esprimono il numero e il
genere allo stesso tempo sono i tre che riassumiamo nei seguenti insiemi di
correlazioni:

37

Per operare una efficace comparazione dei sistemi romanzi, analizziamo ora
lespressione dei generi e dei numeri in italiano e in spagnolo.
In italiano lespressione del genere inseparabile da quella del numero, perch esse
sono riunite in un solo segmento indivisibile e rappresentano una unica scelta:

analogo il sistema romeno, con la sola differenza che nel maschile singolare la
desinenza oggi 0 a parte certi aggettivi con contesti fonetici speciali:

Invece lo spagnolo dissocia lespressione del genere da quella del numero, sicch
esse rappresentano due scelte consecutive; il genere espresso dal segmento -o/-a,
il numero dal segmento 0 (sing.) / -s (plur.).


-o m. sg.
-i m. pl.
buon- -a f. sg.
-e f. pl.


# m. sg. (-u ad es. in aspru)
- i m. pl.
bun- -a f. sg.
-e f. sg.


38
Per formare il plurale si aggiunge dunque la -s al singolare in entrambi i numeri:



Genere

Numero

masch.: sing.: plur.:
# bueno m. sg.
-o

-s buenos m. pl.
buen- femm.


# buena f. sg.
-a -s buenas f. sg.

Questo sistema si trova anche nel portoghese (es. claro, claros, clara, claras) dove
per le cadute di vocali e di consonanti, nonch le alternanze, sono in numero
maggiore che in spagnolo.
Nelle fasi antiche era anche proprio di quegli idiomi che in seguito perdono
completamente, o in gran parte le vocali finali: il francese, loccitanico, il catalano, le
variet retoromanze.
Gli idiomi che conservano la /s/ finale possono dissociare le espressioni delle due
categorie ed appartengono al tipo spagnolo; mentre quelli, in cui la /s/ finale presenta
problemi, amalgamano lespressione delle due categorie e non la dissociano.

39
ESERCIZI
a) Elenca le classi in cui si suddividono gli aggettivi nellambito della lingua
italiana


b) Presenta una esemplificazione di alternanza (in riferimento ai sostantivi)


c) Presenta una esemplificazione di non alternanza (in riferimento ai
sostantivi)


d) Sintetizza le caratteristiche maggiormente significative dellevoluzione dei
generi nel passaggio dal latino alle lingue romanze



40
7. LESPRESSIONE DEL SOGGETTO E
DELLOGGETTO
Ritornando ad esaminare il passaggio che avviene tra latino e lingue romanze per
quanto riguarda le flessioni, ci soffermiamo ancora sullespressione delle funzioni di
soggetto e di oggetto. Vediamo cos che le funzioni di soggetto e di oggetto diretto
sono espresse, in latino, da apposite forme casuali, cio dal nominativo e
dallaccusativo.
Rispetto a questa modalit, le relative traduzioni italiane mostrano tre innovazioni:
la perdita delle desinenze nominali;
la posizione centrale e non pi finale del predicato;
la presenza dellarticolo determinativo.
Quindi, la funzione delle parole sostantivali nellitaliano non viene pi espressa dalle
desinenze: cosicch si pu dire che la continuit con il latino si limita, in questo caso,
ai segmenti lessicali della parola; mentre i segmenti funzionali si trasferiscono, dal
corpo delle parola, alla compagine sintattica dellenunciato e, pi esattamente,
allordine delle parole.
Pi di preciso, di tratta della posizione dei sostantivi rispetto al verbo (predicato): i
sostantivi in funzione di soggetto (SN1) precedono il verbo (predicato); i sostantivi in
funzione di oggetto (SN2) lo seguono.
Per rendere in modo completo la forma latina bisogna dunque aggiungere la sua
posizione.
Nel seguente esempio evidenziamo quindi il processo di trasformazione.
a) Pater filium amat
Pater padre + posizione prima del verbo.
Filium figlio + dopo il verbo.
b) Filius patrem amat

41
Filius figlio + posizione prima del verbo.
Patrem padre + posizione dopo il verbo.
Dunque, il latino ammette sei possibilit diverse per le frasi di tre parole; ventiquattro
possibilit in frasi di quattro parole, ecc.: e ci significa che, a parte sfumature
stilistiche, gode di una grande libert. Invece, negli idiomi romanzi questa libert
stata drasticamente ridotta.
Nelle lingue romanze, lordine normale :
SNI+V+SN2 (soggetto predicato-oggetto)
Se poi si presentano esigenze particolari subentrano altri procedimenti tra cui
lintonazione che per era gi un mezzo despressione latino.
Il sistema morfosintattico romanzo impone questo ordine in ogni caso, non solo dove
si potrebbe verificare una reale confusione; ma anche negli enunciati in cui non
possibile fare confusione con qualsiasi ordine delle parole.
Nella frase:
il maestro legge il libro: non vi alcuna possibilit di scambio tra soggetto e
oggetto.
Mentre in:
il maestro loda lalunno: lo scambio sempre possibile.
Infatti, la confusione o meno dipende dalla compatibilit dei tratti semantici dei due
SN con quelli del V: se un SN dotato del tratto [vivente], cio non appartiene alla
categoria degli esseri viventi, incompatibile con la funzione di soggetto del verbo
leggere che esiste solo come soggetto il tratto (+vivente) e (+ umano)
La obbligatoriet della posizione del sostantivo rispetto al verbo nelle lingue romanze
corrisponde, sul piano funzionale, alla presenza obbligata delle desinenze in latino,
anche nei casi in cui non sono logicamente distintive n necessarie.
In tal senso possiamo ben comprendere che, nella sintassi nominale, lordine delle
parole romanzo rappresenta lequivalente delle desinenze latine.

42
Nellitaliano loggetto diretto viene distinto quindi solo con la sua posizione nella
frase. Invece, nellarea ibero-romanza, come anche nel rumeno, esso viene introdotto
dalla preposizione /a/ nel caso questo oggetto sia rappresentato da un sostantivo
dotato del tratto (+umano).
Continuando la nostra analisi del nome, osserviamo ora il comportamento
dellapposizione: cio del sostantivo che svolge una funzione di determinante di un
altro sostantivo nello stesso caso e nello stesso numero.
Questa funzione si ritrova tanto in latino quanto in italiano:
Caesar, magnus imperator, urbem cepit.
Lapposizione pu essere costituita da un sintagma che consiste in una relativa
esplicativa. Allora, lapposizione isolata da una pausa e graficamente
contrassegnata con le virgole: fra essa e il sostantivo si stabilisce in un certo senso
un rapporto di equivalenza.
Ma il sintagma pu anche risalire ad una relativa determinante, logicamente
distintiva: e in questo caso manca la pausa, come anche la virgola.
Ad esempio:
Exercitus qui vicit (hostem)
Exercitus qui victor est
Exercitus victor
In italiano possiamo avere:
Dante, il sommo poeta
Eleonora Duse, grande attrice italiana.
Oppure:
un paese amico.
Dobbiamo per introdurre una distinzione che caratterizza litaliano e non il latino,
lingua con flessione, dove viene formalmente espressa. Litaliano, non avendo pi le

43
forme casuali, non pu fare distinzione formale fra paese amico e ufficio
pagamento, fra i quali esiste una netta differenza funzionale.
Nel primo sintagma si ha un rapporto di apposizione:
un paese che un amico.
Nel secondo, invece, il sostantivo pagamento non apposizione di ufficio (un ufficio
pagamento non un ufficio che un pagamento), bens il suo complemento di scopo
(ufficio finalizzato allazione di pagamento).
In questo secondo costrutto il secondo sostantivo non unapposizione ma un caso
obliquo, cio un complemento.
Per quanto riguarda il predicato nominale, vediamo che quello italiano prosegue
quello latino, con le dovute modifiche nellordine delle parole:
Marcus discipulus est - Marco (x) studente.
Dove x indica il posto riservato agli articoli, secondo le esigenze dellenunciato.

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ESERCIZI
a) Scrivi una frase in cui il sostantivo sia usato come apposizione


b) Scrivi una frase in cui il sostantivo sia usato come apposizione


c) Presenta alcuni esempi di frasi in cui il sostantivo sia usato in funzione di
soggetto


d) Presenta alcuni esempi di frasi in cui il sostantivo sia usato in funzione di
oggetto



45
8. IL SINTAGMA PREPOSIZIONALE
In uno dei precedenti paragrafi abbiamo rapidamente accennato ai segni funzionali:
cio alle parole che vengono usate per collegare e mettere in rapporto fra loro altre
parole, o gruppi di parole.
Abbiamo visto cos che le preposizioni sono parole che introducono unespressione
nominale (o un infinito) e hanno la funzione di subordinanti. Torniamo ora su questo
argomento per trattare questo tipo di segno funzionale nel contesto al quale
appartiene e nellambito del quale pu esercitare le proprie funzioni.
Vediamo cos che sorgono alcuni problemi, ma anche una maggiore variet, nelle
corrispondenze delle diverse dipendenze sintattiche che possiamo classificare sotto il
comprensivo termine comune di complemento.
In realt, secondo una prospettiva di tipo generativo che abbiamo talora adottato,
possiamo classificare queste dipendenze sintattiche come sintagmi preposizionali,
cio come unit discorsive contraddistinte dallavere come testa una preposizione.
In genere, ma non sempre, la struttura di tali sintagmi binaria e la preposizione
prende come complemento un sintagma nominale. In tal senso, la struttura interna
sembra meno complessa di quella degli altri tipi di sintagma che possono ammettere
pi di un complemento e uno o pi specificatori.
Alla minore complessit sintagmatica fa riscontro il minore numero di preposizioni
rispetto a nomi, verbi e aggettivi. Questa categoria risulta cos intermedia tra le
categorie propriamente lessicali (nome, verbo, aggettivo) e le categorie propriamente
grammaticali(complementatori, articoli, ecc.)
Possiamo quindi individuare diversi tipi di sintagma preposizionale a seconda delle
caratteristiche della preposizione che occupa il ruolo di testa. Ad esempio:
1) Parlo di/a/con Mario;
2) stavo dietro la porta / davanti alla porta.
Le preposizioni indicate in 1.. sono definite proprie, ovvero primarie.

46
Le preposizioni indicate in 2. sono definite improprie ovvero avverbiali o
secondarie: infatti, gli stessi elementi possono occorrervi privi di complemento, in un
uso che viene definito tradizionalmente avverbiale.
Ricordiamo che le preposizioni avverbiali devono essere distinte dagli avverbi veri e
propri poich reggono generalmente un complemento come in:
Contrariamente a Maria, mi trovo daccordo
La prego di comportarsi conformemente alle indicazioni ricevute
In effetti, per, molti avverbi in -mente, nellitaliano non ammettono complementi
anche quando gli aggettivi corrispondenti li ammettono.
a) Gianni fiero (sottintende: delle sue capacit).
b) Questo evidente (sottintende: a tutti)
Gli elementi che abbiamo compreso nel gruppo 2. prevedono invece normalmente la
selezione di un complemento; e questo il caso normale anche per le altre
preposizioni.
Inoltre molti degli elementi di 2. cos come le altre preposizioni, possono reggere
direttamente un SN. In qualche caso la reggenza diretta si alterna con la reggenza
mediata attraverso unaltra preposizione come in:
sotto il tavolo
oppure:
sotto al tavolo.
Invece, questa possibilit non esiste per i casi non ambigui di avverbio con
complemento come in:
conformemente Gianni
La classe che abbiamo esemplificato in 2. differisce dalla classe degli avverbi per una
serie di caratteristiche (la produttivit della complementazione; la capacit di
reggenza diretta) e quindi sembra appropriato comprenderla nella classe delle
preposizioni.

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Possiamo definire le diverse classi che abbiamo esemplificato in precedenza nel
modo seguente:
le preposizioni esemplificate in 1.
Le chiamiamo monosillabiche
le preposizioni esemplificate in 2.
Le chiamiamo polisillabiche
La necessit di questa distinzione testimoniata da una serie di fenomeni di
carattere morfologico.
Per esempio, la formazione di preposizione articolata si applica solo alle preposizioni
monosillabiche; altre propriet, come lestraibilit del complemento, si trovano solo
con le preposizioni polisillabiche. il caso di:
a) Ho votato per / contro il partito
b) Gli ho votato / contro.
Ci sono per anche processi che non fanno riferimento a questa distinzione, e si
applicano a preposizioni mono- e poli-sillabiche. Per esempio:
Tra le monosillabiche, linserimento di di davanti a pronome o riflessivo ha luogo con
su e tra ma non con per, ecc.
su di loro / tra di loro / per loro
Tra le polisillabiche, linserimento ha luogo inoltre con dopo, ma non con tramite
dopo di lui / tramite lui
Questo terzo tipo di processo non operante con altre categorie sintattiche.
Comunque su, tra, dopo, ecc. hanno in comune lo status categoriale di
preposizione.
Vediamo che il sintagma preposizionale pu occorrere come complemento di
qualunque categoria lessicale, inclusa la preposizione stessa:
Verbo: parlo di pesci

48
Nome: la lettura del libro.
Aggettivo: affezionata a Giovanna.
Avverbio: conformemente alle indicazioni ricevute.
Preposizione: accanto a Giovanna
Inoltre, il sintagma preposizionale pu occorrere:
in posizione predicativa
Il mio amico in una brutta situazione
come avverbiale di luogo, tempo, maniera
Il ragioniere lavora con grande attenzione.
Vediamo che, nella frase, solo il soggetto, il complemento oggetto, e alcuni avverbiali
(di tempo, misura, ecc.) nonch i predicati nominali non sono introdotti da
preposizione. Tutti gli altri elementi nominali, argomentali o avverbiali, devono essere
introdotti da una preposizione. Nel sintagma nominale, anche il soggetto e l
oggetto (cio, i nominali che sono soggetto e oggetto nelle corrispondenti strutture
frasali) sono introdotti dalla preposizione di
Il vigile ha telefonato / la telefonata del vigile
Disusata, in quanto appartenente ad un livello stilistico sostenuto, la forma:
sintagma preposizionale di + pronome in posizione pronominale:
la di lui sorella
In questo modo possibile disambiguare il genere del possessore, cosa che il
possessivo italiano non pu fare, accordandosi in genere e numero con il nome.
E infatti, il sintagma:
la descrizione di Maria;
ambiguo perch pu essere interpretato in modo che Maria possa essere o lautore
o loggetto della descrizione.

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In definitiva, la grande maggioranza delle funzioni grammaticali e semantiche degli
elementi nominali codificata tramite la scelta della preposizione appropriata.
Complementi e modificatori delle preposizioni
Vediamo allora che il complemento naturale e non marcato di una preposizione il
sintagma nominale: tutte le preposizioni possono reggere direttamente un SN, salvo
la classe I delle preposizioni polisillabiche. Tuttavia, molte preposizioni possono
reggere anche altri tipi di sintagmi:
una frase con verbo di modo finito:
Tengo a (che tu venga)
una frase infinitiva:
Tengo molto a (vincere)
un altro sintagma preposizionale:
Ho visto la scena da (sopra il balcone)
un aggettivo (un sintagma aggettivale):
Non successo niente di (interessante)
certi tipi di avverbi:
Passa per di [qui/l]
un predicato nominale:
Lo prendono per (matto)
Alcune preposizioni possono occorrere intransitivamente, senza nessun
complemento realizzato:
E andato su; /Abita accanto.
Dobbiamo sottolineare una differenza importante tra:
la complementazione preposizionale;

50
la complementazione verbale e nominale.
In genere le preposizioni selezionano al massimo un complemento, mentre verbi e
nomi possono selezionarne due o pi:
restituire il libro alla biblioteca / la restituzione del libro alla biblioteca.
Il sistema dei modificatori del Sintagma preposizionale molto povero rispetto a
quello degli altri sintagmi maggiori: esso include solo gli avverbi proprio, solo, anche,
ecc. che possono occorrere con qualunque tipo di sintagma.
Tali avverbi sono detti focalizzatori: infatti comportano che lintero sintagma sia
nuovo e costituisca il centro informativo della frase. Inoltre, hanno anche un rilievo
intonativo speciale che li mette in risalto rispetto al resto della frase.
Per, in taluni casi speciali, il sistema della modificazione si arricchisce.
Alcuni Sintagmi preposizionali locativi ammettono sintagmi di misura come
modificatori:
il parroco abita (tre chilometri (dopo il confine).
E infatti solo apparentemente simile la locuzione:
il parroco abita a tre chilometri dal confine.
Infatti, il sintagma tre chilometri non pu essere analizzato come il modificatore di da:
invece il complemento di a, e prende come suo complemento:
da +
SN
Ci avviene anche con il verbo distare:
quella casa dista tre chilometri da Milano.

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ESERCIZI
a) Esprimi una definizione dellespressione sintagma preposizionale ed
illustrane le funzioni


b) Illustra la differenza che si rileva tra gli avverbi e le preposizioni
avverbiali


c) Scrivi alcune frasi formate da preposizioni esemplificate di tipo primario


d) Scrivi alcune frasi formate da preposizioni esemplificate di tipo
secondario



52
9. LE PREPOSIZIONI MONOSILLABICHE
Esamineremo ora le preposizioni monosillabiche delle quali abbiamo gi definito
alcune propriet.
Sono preposizioni monosillabiche: a, con, da, di, fra (tra), in, per, su.
In effetti non possiamo indicare un nucleo di significato costante per ognuna di
queste preposizioni, in particolare per a e di. La loro funzione semantica in genere
determinata soprattutto dal verbo, o comunque dal contesto sintattico in cui si
trovano.
Per es., a pu designare il destinatario o lorigine di un processo di trasferimento di
oggetto a seconda della scelta del verbo:
Ho dato il libro al bimbo / ho preso il libro al bimbo.
In questo caso non abbiamo a che fare con due preposizioni a omofone tra di loro
poich invece sono sintatticamente distinte.
La stessa cosa possiamo notare per il da indicante provenienza e il da agentivo o
causale:
Vengo da questa citt / Sono attratto da questa citt.
La pronominalizzazione clitica rappresenta un altro criterio importante per distinguere
tra:
casi di omonimia tra preposizioni sintatticamente distinte;
casi in cui una stessa preposizione pu assumere significati diversi sulla base
di propriet contestuali.
Il sintagma:
a +
SN
in Ho dato il libro al bimbo / ho preso il libro al bimbo;

53
pronominalizzabile in entrambi i casi col dativo clitico gli:
Gli ho dato il libro. / Gli ho preso il libro.
E analizziamo ora i casi seguenti:
Maria telefona / parla / scrive / ha mandato un libro al marito
Maria pensa / si abituata / tiene / ha rinunciato al marito.
I sintagmi
a +
SN
sono pronominalizzati con gli in Maria telefona / parla / scrive / ha mandato un libro al
marito
Maria gli telefona / parla / scrive / ha mandato un libro.
Ma con ci/vi in:
Maria ci pensa.
Maria vi si abituata.
Maria ci tiene.
Maria vi ha rinunciato.
Dobbiamo quindi distinguere (almeno) due preposizioni a:
dativa selezionata da verbi come telefonare, dare, sottrarre, ecc.;
non dativa selezionata da verbi come pensare, tenere, rinunciare, ecc.
Non si tratta per di due preposizioni del tutto irrelate: rispetto ad alcuni processi:
infatti, le due a si comportano allo stesso modo.
Analogamente avviene per il processo di inserimento di -d davanti a vocale:
telefono ad Anna, penso ad Anna, e anche vado ad Ancona.

54
La a dativa e la a non-dativa sono quindi distinte sintatticamente, ma non
morfofonologicamente.
Abbiamo visto che una diversa pronominalizzazione clitica indizio valido per
postulare lesistenza di preposizioni omofone. Per non vale linverso: identit di
pronominalizzazione clitica non implica identit di preposizione.
Possiamo prendere in esame la regola che richiede di sostituire a ad in come
preposizione locativa con i nomi di citt e di piccola isola.
Questa regola si pu formulare in maniera pi generale:
... richiedono a i luoghi concepibili come puntiformi nella rappresentazione mentale che ci
facciamo delle entit geografiche.
Questa impostazione giustifica anche i casi di alternanza a/in:
Gli eschimesi abitano al Polo / abitano nella regione artica.
Entrambi i tipi di sintagmi locativi possono essere pronominalizzati con ci:
Gli eschimesi vivono in Antartide / Gli eschimesi ci vivono
Certamente, per, non possiamo concludere che a e in siano la stessa preposizione.
Invece, come abbiamo visto, questa procedura ci serve a distinguere tra preposizioni
omofone. In molti casi le due situazioni sono ben distinte; in altri, la demarcazione
meno chiara. In effetti, i vocabolari informano esaurientemente sui vari significati che
le diverse preposizioni monosillabiche possono assumere e per non distinguono tra:
polisemia di una stessa entit sintattica;
omofonia di entit sintattiche distinte.
Esaminiamo ora il funzionamento della A come marca del caso dativo
La preposizione a che designa il complemento indiretto ha uno status speciale
rispetto alle altre preposizioni.
Vediamo che questa a lunica preposizione che alterna sistematicamente con il
caso dativo che appare nella serie pronominale clitica:

55
Ho parlato a lui / lei.
Gli / Le ho parlato.
Si pu quindi pensare che la /a: che designa il complemento indiretto sia la marca del
caso dativo in posizione non clitica.
vero che anche altre preposizioni alternano con clitici:
Penso a lei.
Ci penso.
Ma ci (vi) e ne tengono il posto di sintagmi preposizionali e non di sintagmi nominali
con inflessione casuale. Infatti:
sono invariabili per genere, numero, persona;
invariabili rispetto alla distinzione pronome personale/pronome riflessivo
(come sono, in genere, i sintagmi preposizionali).
Invece, i complementi indiretti clitici variano per genere, numero e persona e rispetto
alla distinzione pronome personale/pronome riflessivo, come i SN.
Vediamo allora che il clitico dativo pu essere raddoppiato da un quantificatore (tutti)
introdotto da a, mentre gli altri clitici non ammettono un simile raddoppiamento.
Dei quantificatori come tutti possono quantificare a distanza dei Sintagmi nominali
con cui si accordano in caso. Ci avviene ad esempio in:
Il Presidente vi parler a tutti;
dove a la marca del caso dativo, in accordo con il clitico dativo.
Si pu dunque assegnare alla a reggente il complemento indiretto lo status speciale
di marca del caso dativo. Come gi detto, differenza sintattica non implica differenza
morfofonologica. La a che regge i compl. indiretti e la a non-dativa (quella retta da
pensare e quella locativa), distinte sintatticamente, non sono distinte dalle regole
morfofonologiche. Esse infatti sottostanno allo stesso modo alla regola di formazione
di preposizione articolata; come alla regola che permette di avere ad davanti a
vocale.

56
Esaminiamo ora il comportamento delle preposizioni articolate.
Certe preposizioni monosillabiche, quando sono in contiguit con larticolo
determinativo, danno luogo ad una forma sintetica, la preposizione articolata.
Il processo obbligatorio con:
di (del), a (al), da (dal), in (nel), su (sul)
Invece facoltativo con:
con (con il, oppure col)
Infine, nellitaliano contemporaneo, impossibile con:
per (per il) e tra/fra (tra/fra il)
Infine, pel desueto, e tral, fral non sono ammessi dalla norma ortografica.
Vediamo ancora che la preposizione articolata:
di
+
il
si usa come articolo partitivo. Ci avviene con:
il plurale dei nomi numerabili:
ho letto dei libri
con il singolare dei nomi di massa:
ho comprato del vino.
Questo uso si discosta dalla maggior parte dei veri usi preposizionali, in quanto la
struttura pu essere retta da unaltra preposizione:
Laura lavora per delle persone che non mi piacciono.

57
Sono inaccettabili casi di contiguit tra vere preposizioni monosillabiche:
per con quante persone tu possa parlare, non capirai.
Ci sono invece sequenze di preposizione monosillabica e preposizione polisillabica
che sono accettabili, come in:
da dietro la porta
Esaminiamo ora la funzione delle preposizioni monosillabiche come Introduttori di
frasi infinitive.
Limitandoci alle frasi infinitive argomentali (non circostanziali), possiamo distinguere
due casi:
a) la preposizione richiesta anche con un complemento nominale:
Egli aspira ad ottenere il premio.
Egli aspira a questo.
Dubito di poter partire.
Dubito di questo.
La scelta effettuata su /a/ o /di/ un caso di normale selezione di complemento
preposizionale, in cui il complemento della preposizione si trova ad essere costituito
da una frase infinitiva e non da un Sintagma nominale.
Le strutture costituite da preposizione pi complemento nominale o frasale sono
pronominalizzabili con i rispettivi clitici preposizionali:
Gianni vi aspira (a questo / ad ottenere il premio).
Ne dubito (di questo / di poter partire).
la preposizione richiesta solo da un complemento infinitivo. Invece, un
complemento nominale non la ammette:
Credo di voler partire.
Credo questo.

58
Ho detto di voler partire.
Ho detto questo.
In questo caso la pronominalizzazione pu aver luogo solo con il clitico in funzione di
complemento oggetto lo:
Lo credo. (questo / di poter partire)
Lo ho detto. (questo / di voler partire)
Cos, la preposizione non la testa di un sintagma preposizionale, ma un semplice
introduttore (complementatore) della infinitiva. In tal senso paragonabile al che
delle frasi con verbo di modo finito.
Il complementatore infinitivo , in genere, la forma di.

59
ESERCIZI
a) Spiega le differenze che si rilevano tra una preposizione dativa e una
preposizione non dativa


b) Illustra le caratteristiche pi significative delle preposizioni
monosillabiche


c) Scrivi alcune brevi frasi evidenziando la preposizione dativa utilizzata


d) Scrivi alcune brevi frasi evidenziando la preposizione non dativa utilizzata



60
10. LE PREPOSIZIONI POLISILLABICHE
Nel precedente paragrafo abbiamo esaminato alcune caratteristiche del
comportamento del sintagma preposizionale avente come testa una preposizione
monosillabica. Ora analizzeremo il sintagma preposizionale che caratterizzato da
una preposizione polisillabica come testa. Questo sintagma spesso contiene un altro
sintagma preposizionale che ha, come testa, una preposizione monosillabica. ad
esempio il caso di:
accanto (a (una chiesa.)
A seconda delle propriet lessicali della preposizione polisillabica, si determina la
scelta (e soprattutto la facoltativit o obbligatoriet) di una seconda preposizione.
Possiamo allora distinguere tre diverse classi che descriviamo nel modo seguente:
La preposizione polisillabica richiede obbligatoriamente una preposizione monosillabica.
Questultima pu essere rappresentata da:
-a: accanto, addosso, davanti, dirimpetto, incontro, insieme (assieme), intorno (attorno),
riguardo,
rispetto, vicino (es. accanto a Gianni).
-di: invece, prima, fuori (in locuzioni come fuori di casa).
-da: lontano, fuori (es. Iontano dalla citt).
-con: insieme (es. insieme con i miei amici)
Quanto nella locuzione del tipo:
Quanto al preside, sono daccordo con lui;
assimilabile a questa classe.
Inoltre, possono forse essere assimilati anche, piuttosto, invece, che reggono il
complemento mediante un peculiare uso di che:
Avresti dovuto chiamare il direttore piuttosto che/invece che il segretario.
Questo che diverso dal complementatore, che introduce sempre una frase finita, in
quanto pu precedere una infinitiva:

61
Piuttosto che fare questo, preferisco qualunque cosa.
Quando occorre con da, la forma fino sembra uno specificatore di questa
preposizione:
Sono a Roma (fin) da mercoled
Per quando occorre con a sembra reggere questa preposizione, che non pu
occorrere da sola in questo peculiare uso temporale:
Sar l fino a gioved.
Cos, in questo secondo caso, fino assimilabile alla I classe delle preposizioni
polisillabiche.
La preposizione polisillabica ammette facoltativamente una preposizione
monosillabica che sempre realizzata come a:
stava dietro (al)la porta.
Appartengono a questa classe:
attraverso, contro, dentro, dietro, lungo, oltre, presso, rasente, sopra, sotto.
Vediamo che:
per alcuni di questi casi, le due possibilit sono ammesse allo stesso livello
(sotto il / al letto);
per altri casi, la forma senza preposizione monosillaba preferita nettamente:
presso Gianni / presso a Gianni
attraverso il giardino / attraverso al giardino
contro la legge / contro alla legge
Se per il sintagma interno estratto, per esempio in una relativa, a risulta obbligata,
come particolarmente chiaro in unione con la forma contro:
Ho votato contro questa legge.
La legge alla quale ho votato contro ...

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In alcuni casi c una variazione semantica congiunta alla selezione o meno della
seconda preposizione. Infatti:
Vai dietro quella macchina/ Vai dietro a quella macchina
sono forme egualmente possibili. La prima tende allinterpretazione in cui la
macchina ferma, mentre la seconda apre linterpretazione in cui la macchina si
muove. IN tal senso la frase equivalente a
Segui quella macchina.
La preposizione polisillabica regge direttamente il sintagma nominale. In
questo caso non ammessa nessuna forma di seconda preposizione.
Andava verso Luca.
Fermati dopo la casa.
In questo modo si comportano:
circa, dopo, durante, eccetto, entro, malgrado, mediante, meno, nonostante, salvo, secondo,
senza, tranne, verso.
Si comportano cos anche le preposizioni equative-comparative come e quanto
Laura proprio come Giulia
Lavora quanto me
Le forme eccetto, meno e tranne ammettono il che preposizionale che abbiamo gi
visto usare con piuttosto:
Hanno lavorato tutti tranne (che) Mario.
In anzich e in fuorch lo stesso elemento si ritrova fuso in ununica forma:
fuori citt, fuori Genova.

63
Alcune delle preposizioni precedentemente illustrate, che possono reggere un
sintagma nominale senza preposizione, richiedono linserimento del di quando il
complemento un pronome personale o riflessivo:
Andava verso Gianni.
Andava verso di lui.
Luca ha spinto il bambino contro il fratello
Luca ha spinto il bambino contro di s.
Altri tipi di elementi tradizionalmente classificati come pronomi (interrogativi, relativi,
indefiniti) non ammettono linserimento del di, e si comportano come gli altri sintagmi
nominali:
Contro chi hai votato?
Luomo dietro (il) quale stava Maria.
Lo status di queste frasi che hanno pronomi dimostrativi intermedio:
Dopo di ci, siamo tornati a casa.
Stavo andando verso quello l.
Il procedimento di inserimento del di non limitato alle preposizioni polisillabiche:
infatti, vediamo anche che vi sono due preposizioni monosillabiche che lo
ammettono: tra / su.
con su
linserimento di di obbligatorio;
con tra
linserimento di di facoltativo:
Ho espresso molti dubbi su lui.
Stavano parlando tra (di) loro.

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Questo inserimento avviene solo se il pronome personale o riflessivo semplice;
mentre non avviene se modificato in qualche modo.
Abito presso di loro
Abito presso loro due
Luca viene dopo di noi.
Luca viene dopo noi tutti.
Tuttavia, i modificatori appositivi non hanno influenza su questo inserimento:
Abito presso di loro, i tuoi migliori amici / che hanno una casa al mare.
Inoltre, in caso di coordinazione linserimento bloccato:
Ho votato contro di te / contro te e lui/ contro te e Luigi
Esaminiamo ora il caso delle preposizioni senza complementi.
Buona parte delle preposizioni polisillabiche nonch /su/, tra le preposizioni
monosillabiche, possono occorrere senza complementi:
Vado su.
Luca abita accanto.
In questi casi si tende a dare la definizione di preposizioni avverbiali che sarebbero
in realt avverbi veri e propri.
In realt, possiamo dire che certe preposizioni possono non prendere complementi.
Luso di /su/ in Vado su assimilabile alluso intransitivo di un verbo transitivo.
Tra le preposizioni polisillabiche, possono occorrere senza complementi:
Classe I accanto, addosso, davanti, fuori, insieme, intorno, invece, lontano,
prima, vicino; ma non incontro, riguardo, rispetto.
Incontro ammette naturalmente luso intransitivo solo nella locuzione idiomatica
venire incontro nel senso di aiutare

65
Classe II dietro, dentro, oltre, sopra, sotto; ma non attraverso, rasente, lungo.
Luso intransitivo di contro limitato a singole locuzioni (Luca contro)
Classe III
Luso intransitivo generalmente ammesso solo da dopo e da senza; presso lo
ammette quando significa vicino, ma non quando significa a casa di.

66
Ad esempio:
Luca abita presso Maria.
Pu voler dire vicino a Maria, oppure a casa di Maria. Per:
Luca abita presso.
Pu solo voler dire che abita vicino ad una persona o luogo ben identificato. Inoltre,
luso intransitivo possibile con la preposizione monosillabica /su/.
Nel caso di /senza/ la possibilit di uso intransitivo limitata ad alcune locuzioni
(Faremo senza)
Infine faremo qualche osservazione sulle locuzioni preposizionali. Vediamo infatti
che, oltre alle preposizioni mono- e polisillabiche, vi sono forme sintattiche pi
complesse che hanno funzione grammaticale e significati assimilabili a quelli delle
preposizioni. Si tratta appunto delle locuzioni preposizionali.
La forma canonica di locuzione preposizionale :
preposizione + nome +
SP
Sono:
a confronto di, in confronto a, di fronte a, per mezzo di, in mezzo a, in base a, a paragone
con, per opera di, per via di, a causa di, a danno di, ecc.
Alcune di queste forme presentano scarse differenze rispetto a preposizioni
corrispondenti:
in parallelo alla forma malgrado X troviamo la locuzione preposizionale a malgrado di
X; parallelamente alla preposizione riguardo a X troviamo la locuzione preposizionale
a riguardo di X, ecc.
Le locuzioni preposizionali sono a cavallo tra la sintassi e il lessico, in cui sono
individuabili certe regolarit, ma le variazioni da un caso allaltro dipendono talvolta
da idiosincrasie lessicali.

67
La struttura canonica :
preposizione + nome + Sintagma
Preposizionale
Essa differisce dal caso di una preposizione che regga un Sintagma Nominale il
quale, a sua volta, contenga un Sintagma Preposizionale (del fratello di Luca)
perch, in generale, il nome non introdotto dallarticolo.
Larticolo facoltativo in alcuni casi (a(l) paragone di X), ma in altri casi non compare.
In altri casi ancora lintroduzione dellarticolo comporta il cambiamento di una o di
entrambe le preposizioni:
in mezzo alla stanza, nel mezzo della stanza;
in fondo al pozzo, nel fondo del pozzo;
in base alle tue informazioni, sulla base delle tue informazioni
Con lintroduzione dellarticolo, queste strutture perdono la loro peculiarit di locuzioni
preposizionali e diventano normali strutture in cui il significato sempre
composizionale.

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ESERCIZI
a) Illustra le caratteristiche pi significative delle preposizioni polisillabiche


b) Scrivi una frase in cui la preposizione polisillabica necessiti
obbligatoriamente di una preposizione monosillabica


c) Scrivi una frase in cui la preposizione polisillabica utilizzi facoltativamente
una preposizione monosillabica


d) Scrivi una frase in cui la preposizione polisillabica non ammetta alcuna
forma di seconda preposizione



69
11. IL SINTAGMA PREPOSIZIONALE:
LITALIANO E LAREA ROMANZA
Abbiamo esaminato in generale il comportamento delle forme monosillabiche e
polisillabiche del sintagma preposizionale. Ora faremo qualche osservazione sul
comportamento che caratterizza litaliano nellambito dellarea romanza.
In latino le funzioni del complemento sono espresse principalmente dal genitivo,
dativo e ablativo, qualche volta anche dallaccusativo.
Esamineremo ora le funzioni fondamentali dei singoli casi analizzando i loro sostituti
nel periodo romanzo e, in particolare, italiano al livello della struttura superficiale.
Alcuni interpretano il genitivo come un caso diverso dagli altri. In particolare, E.
Benveniste definisce il genitivo come il caso della trasposizione di un sintagma
verbale nel corrispondente sintagma nominale (nominalizzazione).
In tale prospettiva, la funzione principale del genitivo quella che corrisponde al
cosiddetto genitivo oggettivo e genitivo soggettivo della grammatica tradizionale:

puer pulchre cantat cantus pueri pulcher
est

Marius condidit urbem Marius conditor urbis
est

Analogamente amor patris pu significare:

a. lamore del padre [verso qualcun
altro]

b. lamore [di qualcun altro] verso il
padre

In tal senso corrisponde alle due strutture profonde:

70
pater amat aliquem
aliquis amat patrem
Vediamo che ambedue gli attanti sono al genitivo e quindi sono incompatibili entro la
medesima frase: non possibile dire:
amor patris filii sincerus est.
Invece, bisogna dire, a seconda della struttura profonda:
Amor patris erga filium,
ovvero:
amor filii erga patrem.
In italiano avviene la stessa cosa. Sarebbe impossibile dire:
lamore del padre del figlio sincero,
mentre si deve dire:
lamore del padre per / verso il figlio
A partire da queste funzioni, secondo Benveniste, il genitivo si estende ad altri
costrutti.
Lo schema seguente illustra e riassume gli usi principali del genitivo e le relative
sostituzioni con gli equivalenti italiani:
LIBER PATRIS LIBRU DE PATRE (il) libro di (del) padre
CANTUS PUERI CANTU DE PUERO (il) canto di (del) ragazzo
DESIDERIUM AURI DESIDERIU DE AURO (il) desiderio di (dell) oro
PLENUS AQAE PLENU DE AQUA pieno di acqua
HOMO MAGNI INGENII OMO DE GRANDE INGENIO uomo di grande ingegno
UNA PARS PANIS INA PARTE DE PANE una parte di (del) pane
ACCUSATUS FURTI ACCUSATU DE FURTO accusato di (del) furto
E veniamo ora al dativo, che il caso del complemento di termine (concreto o
figurato:
puer patri epistulam scribit

71
alicui aliquid dono dare
Lo stesso significato fondamentale si ha nel dativo di un gerundio che specifica un
aggettivo:
aptus pugnando (cio atto a combattere)
Ma gi in latino, accanto a aptus pugnando si poteva dire
aptus ad pugnandum
Il dativo poteva essere espresso, inoltre, mediante laccusativo introdotto da AD gi
nel latino preclassico secondo modi presenti ad esempio nella Bibbia che contiene
frequenti esempi della stessa sostituzione.
Laccusativo, pi tardi lobliquo, introdotto da /ad/ (<a) sostituisce quindi il dativo:
SCRIBERE PATRI Scribere ad patrem scrivere al padre
DARE PANEM PAUPERIBUS Dare panem ad pauperes
(pauperi)
dare (il/del) pane ai poveri
APTUS PUGNAE Aptus ad pugnam atto al combattimento
Ma esaminando la preposizione /ad/ con i verbi di movimento possiamo valutare
appieno la sua funzione e il suo principale significato come termine di unazione
verbale. Ad esempio:
avvicinarsi alla citt.
Lo stesso significato si pu riconoscere anche in alcune tipiche locuzioni:
al massimo; al minimo; almeno; tuttal pi.
La stessa preposizione esprime anche la coincidenza nel tempo, nello spazio, ovvero
nel senso di mezzo come in:
allalba; al tramonto; alle dieci di sera
vive a Napoli
riscaldamento a gas.

72
Inoltre, la preposizione /ad/ ha funzionato anche da ponte per passare dal dativo
allaccusativo, una forma casuale che riunisce diversi usi alla superficie, in modo
scarsamente riconducibile ad un denominatore comune.
Vediamo che, in latino, laccusativo anche il caso del sostantivo che completa una
indicazione numerica. Nellambito della successiva perdita generale dei casi le
desinenze si sono perdute anche qui ma il sostantivo non stato introdotto da
nessuna preposizione. Cos, questa probabilmente la sola funzione, a parte quelle
di soggetto e di oggetto diretto, in cui il sostantivo romanzo appare senza
preposizione, in italiano e in altri idiomi romanzi. Ad esempio:
Pietro visse cento anni
il muro alto dieci metri
e cos, in francese:
Pierre vcut cent ans
e, in spagnolo:
Pedro vivi cien anos
el muro es alto diez metros
infine, in rumeno:
Petru a trait o suta de ani
In latino, laccusativo assieme allablativo uno dei due casi retti da preposizioni: in
particolare, retto da un numero maggiore di preposizioni (ANTE, APUD, AD,
ADVERSUS) rispetto allablativo.
Vi sono alcuni casi in cui il significato originario di termine appare ancora assai
chiaro:
appropinquare ad urbem
ad amicum scribere (facendo uso del sostituto romanzo del dativo)
Altrettanto evidenti sono gli accusativi, che esprimono tutti quanti il termine, con:

73
versus, adversus, erga, contra
Invece, altre preposizioni non esprimono il termine pur reggendo anche esse
laccusativo. il caso di:
circum (intorno a); apud ( da, accanto a stato in luogo)
Vi sono inoltre le coppie dal significato diametralmente opposto:
ante- post; ante- pone
In queste coppie la forma casuale risulta ridondante.
Inoltre, la generale perdita dei casi non ha risparmiato nemmeno gli usi in cui le
forme casuali avevano una funzione distintiva e quindi non erano ridondanti: come
avvenuto nel caso del moto a luogo (in urbem) e dello stato in luogo (in urbe). In tal
senso, la lingua italiana non fa distinzione tra le due azioni di:
entrare in casa
stare in casa
Neppure il francese distingue la forma:
entrer dans une ville
dalla forma:
vivre dans une ville
E invece, nello spagnolo, donde riferito a stato si distingue da adonde riferito al
moto.
La perdita di questa distinzione in italiano e in francese , per, conseguenza anche
della confusione semantica tra i concetti di ubi e quo oltre che delleliminazione
delle forme casuali
Esaminiamo infine lablativo. In latino lablativo il risultato della fusione di tre casi
che un tempo erano distinti:
il vero e proprio ablativo che esprime la separazione, lallontanamento:

74
ab urbe abesse; privus pecunia; domo exire
il locativo che esprime lo stato in luogo.
Nella forma identico al genitivo solo nel singolare della I e II classe:
in urbe vivere;
in potestate habere
illo tempore (stato in luogo nel tempo)
lo strumentale particolarmente finalizzato per lespressione di mezzo o
strumento, a cui molto affine anche il modo:
gladio occidere
pila ludere (giocare al pallone; cio letteralmente col pallone)
vi occupare (occupare con la forza)
Questo sincretismo di forme evidenzia la grande variet degli usi dellablativo.
Lablativo anche il caso in cui pu stare il complemento di comparazione accanto
allaltro caso, quello del nominativo introdotto da quam:
petrus est fortior ceteris (ovvero quam ceteri).
Naturalmente lablativo retto a sua volta da una serie di preposizioni:
AB, EX, DE, CUM, SINE ecc.
Vediamo che, anche in questi casi, la forma casuale ridondante. Infatti, lablativo
esprime anche la causa, da solo o con le preposizioni
gaudio flere
Anche qui alla base troviamo il significato di provenienza: cio, dalla causa proviene
la conseguenza espressa dal verbo.
Anche lablativo fortemente toccato dalla perdita della flessione e dalla
conseguente introduzione delle preposizioni. Infatti, in precedenza, lablativo poteva
funzionare da solo; mentre in seguito la coerenza del sistema richiede che, a parte le

75
funzioni di soggetto, di oggetto diretto e di indicazioni numeriche, ogni sostantivo
posto in qualunque funzione deve essere introdotto da una preposizione come
segnale funzionale.
A questa trasformazione contribuisce anche la perdita della quantit vocalica atona,
che rende impossibili le opposizioni del tipo:
Roma (nominativo) / Roma (ablativo)
Vengono usate, per introdurre lablativo le preposizioni:
de, ex, ab per lallontanamento
in per il significato locativo
cum per il significato di mezzo, di unione, ecc.

DOMO EXIRE Exire de casa uscire di casa
PRIVUS PECUNIA Privo de pecunia privo di denaro
FORTIOR PETRO Plus forte de Petro pi forte di Pietro
PLENUS VINO Plenu de vino pieno di vino
DOMI ESSE In domo esse essere in casa
HOC MODO In isto modo in questo modo
GLADIO FERIRE Ferire cum o de gladio ferire con la (o di) spada
Gi nel latino per vi sono non pochi esempi di tali sostituzioni
Una simile sostituzione, analoga a quella che avvenuta nellespressione delle
funzioni nominali, si verificata anche negli aggettivi indicanti materia e derivati
mediante il suffisso -eus.
Questo suffisso rappresenta in questi aggettivi il segnale della trasposizione:
templum ex marmore factum = templum marmoreum

76
Proprio come per la sostituzione dei casi con le perifrasi preposizionali, anche
levoluzione di questi aggettivi rientra nella trasformazione generale del sintetico
nellanalitico: il sostantivo che indica materia viene concepito come il punto di
partenza della qualit, e al posto dellaggettivo subentra il sostantivo nellablativo
(risp. obliquo) introdotto da de
Gi vi sono non pochi esempi latini:
templum de marmore
altare de auro et argento puro.
Ma la sostituzione degli aggettivi con le perifrasi deve essere gi presente nel latino,
perch panromanza.
Ad esempio abbiamo:

PORTA FERREA


PORTA DE FERRO >

Ital. porta di ferro
Spagn. puerta de hierro
Port. porta de ferro
Franc. port de fer
Sardo porta de ferru
Rum. poarta de fier
Al suffisso -eus (anzi in senso stretto solo -e-, poich -us la desinenza) corrisponde
funzionalmente la preposizione de.
Se laggettivo viene sostantivato:
in latino non c un segnale speciale;
in italiano si userebbe quello, -a (quello di ferro);

77
in spagnolo basterebbe il solo articolo (el de hierro).
Infine, se tale aggettivo sostantivato viene declinato, negli idiomi romanzi ci vuole un
altro segnale (il cosiddetto segnacaso).
Vediamo cosa avviene attraverso il seguente schema:
FERRUM FERREUS (Galdius) FERREUS FERREO
aggettivo sostantivazione ablativo
ferro di ferro quello di ferro con quello di ferro
hierro de hierro el de hierro con el de hierro

Per rendere nelle lingue romanze il contenuto di una sola parola latina servono qui
quattro parole: e possiamo cos toccare con mano il passaggio dal sistema sintetico a
quello analitico.

78
ESERCIZI
a) Illustra le modalit di formazione dellablativo nella lingua latina


b) Spiega in quali e quanti modi possibile esprimere le funzioni del
complemento, nella lingua latina


c) Presenta alcune esemplificazioni delluso dellablativo nella lingua latina


d) Fornisci alcuni esempi in cui sia evidente il passaggio da un sistema
linguistico di tipo sintetico ad un sistema linguistico di tipo analitico



79
12. CASI PARTICOLARI DEL
COMPORTAMENTO DEL SOSTANTIVO
Analizziamo ora alcuni casi particolari presenti nel comportamento del sostantivo.
I plurali di nomi e aggettivi in -co e -go.: al plurale, tendono a conservare la velare
molte parole (ma non tutte) per lo pi piane e considerate di tradizione popolare:
ago, aghi; fuoco, fuochi; impiego, impieghi; sacco, sacchi
Analogamente, tra gli aggettivi:
lungo, lunghi; poco, pochi.
Tendono a mutare la velare del singolare, in una palatale al plurale, molte parole, per
lo pi sdrucciole e considerate di tradizione dotta:
asparago, asparagi; biologo, biologi; hlologo, hlologi; manico, manici; teologo, teologi.
Analogamente, tra gli aggettivi:
pacifico, pacifici.
I plurali di femminili in -ca e -ga sono sempre in -che e -ghe:
amica, amiche; droga, droghe; larga, larghe; poca, poche.
Ad esempio: la belga, i belgi, le belghe.
I plurali di nomi e aggettivi in -io.
Quando la i accentata, il plurale in -ii
pendio, pendii; zio, zii; e pio, pii.
Quando la i non accentata, il plurale normalmente in -i:
studio, studi; vario, vari
In ogni caso, la pronuncia resta normalmente con una singola [i] finale.
Femminile in -cia e -gia.

80
Quando la i accentata essa viene conservata nel plurale
farmacia- farmacie
Ouando la i non accentata:
- il plurale senza i se cia e gia sono precedute da una consonante:
provincia, province; spiaggia, spiagge;
- il plurale con i se -cia e -gia sono precedute da vocale:
camicia, camicie; valigia, valigie
Alcuni preferiscono grafie di tipo etimologico: per esempio provincie, perch la i era
usata nel corrispondente plurale latino.
La stessa cosa vale per le parole in -scia, in cui la i, preceduta da due consonanti,
cade al plurale:
angoscia, angosce; ascia, asce; coscia, cosce, ecc.
Le parole in -glia conservano la i al plurale in quanto questa necessaria per far
assumere valore palatale a gl:
Gli aggettivi bello e quello hanno desinenze come quelle dellarticolo determinativo
quando precedono il nome:
un bel libro, begli esempi, quel libro, quei libri;
Buono, grande, Santo.
Al singolare hanno desinenze simili a quelle dellarticolo indeterminativo quando
precedono il nome: buon, gran, San, usati al maschile davanti a consonante:
un buon pasto, un gran libro, San Pietro
Invece, si usano davanti a vocale: buon (femminile buon), grand (e spesso grande),
Sant
buon esempio, buonidea, granduomo,SantAntonio.
Le forme piene buono, grande, Santo si usano davanti a s + consonante:

81
un buono studio, un grande schiaffo, Santo Stefano.
Come abbiamo visto, i nomi hanno le desinenze elencate nei tre gruppi che abbiamo
precedentemente riprodotto. Tuttavia, i nomi possono anche avere le forme seguenti:
4 5 6

singolare -a (maschile) -o (maschile) -o (maschile)

plurale -i (maschile) -a (femminile) -i (maschile)

-a (femminile)

Generalmente, i plurali diversi di questa categoria hanno significati diversi:
il braccio, le braccia (del corpo), i bracci (di un oggetto).
Talora, i due plurali si possono usare con significato uguale o vicino:
il grido, le grida, o i gridi; il lenzuolo; lurlo, le urla, o gli urli.
Vi sono parole che si possono usare al maschile o al femminile senza avere
necessariamente un significato identico:
il palmo, i palmi, la palma, le palme (riferiti alla mano).
Vi sono poi nomi e aggettivi che sono invariabili. Possiamo raggrupparli nelle
categorie seguenti:
nomi che finiscono in vocale accentata:
il caff, i caff; la citt, le citt; la virt, le virt
nomi monosillabici

82
la gru, le gru; il re, i re
nomi femminili che finiscono in -ie:
la serie, le serie; la specie, le specie; la superficie, le superficie
Ma anche possibile incontrare i plurali, meno corretti: le speci, le superfici.
E notiamo infine: la moglie, plur. le mogli
nomi e aggettivi che finiscono in -i:
la crisi, le crisi
in -a:
il boia, i boia
in -o:
lauto, le auto
i nomi delle lettere che escono:
- - in -e sono invariabili:
due effe
- - in -a possono variare:
due acca o due acche.
Sono invariabili anche i nomi e aggettivi di origine straniera, che finiscono in
consonante o vocale accentata:
il bar, i bar; il film, i film; lo sport, gli sport; il tram, i tram.
Si noti che non ci sono regole precise per considerare una parola straniera maschile
o femminile in italiano: con i nomi francesi e tedeschi si consiglia di conservare il
genere originario, trattando il neutro tedesco come maschile); ma a volte prevale il
genere naturale, o il genere di una parola italiana etimologicamente o
semanticamente affine

83
Attualmente, il maschile si affermato per parole inglesi come film, radar; il femminile
per coca-cola, jeep.
Sono invariabili gli aggettivi che in origine erano nomi:
il guanto marrone, i guanti marrone.
Sono invariabili forme che sono di solito singolari maschili come:
niente, nulla, qualcosa, nonnulla.
E sono invariabili le parti del discorso sostantivate:
litigano per dei nonnulla; tutti quei perch sono esasperanti.
Luso di nomi maschili per il maschio e femminili per la femmina prevalente, ma non
assoluto, in riferimento a esseri animati, in cui ci sia distinzione di sesso. Ci sono
anche:
maschi designati da nomi femminili:
la guardia, la sentinella.
Nomi maschili per designare una donna:
un soprano, un contralto.
Ma incontriamo anche una soprano, una contralto; un donnone, un donnino.
Per i nomi di professione si pu avere variazione:
di desinenza:
maestro, maestra.
Di suffisso:
senatore, senatrice; professore, professoressa.
Uno dei due casi a scelta:
deputato, deputata, deputatessa.

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Abbiamo casi in cui la variazione di genere non si manifesta nel nome ma solo nella
concordanza:
un artista (maschile), unartista (femminile).
In generale, nellitaliano si va affermando luso di una forma unica che di solito
quella maschile(professore, deputato, ecc.) per i due sessi.
In riferimento agli animali troviamo
parole diverse:
toro, vacca.
Variazioni di desinenza o di suffisso:
gatto, gatta; cane, cagna; gallo, gallina; leone, leonessa.
Nomi maschili, o femminili, ovvero ancora maschili o femminili a scelta:
leopardo, ippopotamo, gorilla, pesce, scarafaggio / aquila, pantera, cimice, pulce,
formica/serpe, lepre.
A questi si pu aggiungere il termine maschio o femmina.
In molti casi, un termine si presta anche alluso non marcato: definiamo uso non
marcato quello che non specifica la distinzione dei due sessi.
Ad esempio, gatto pu indicare il maschio in quanto distinto dalla femmina, oppure
lanimale genericamente (maschio o femmina). Invece, gatta indica solo la femmina
nellitaliano moderno mentre nellitaliano antico gatta era il termine non marcato.
Infine, a differenza di altre lingue, come linglese, che usano il plurale, notiamo che
litaliano usa il singolare anche quando si ha una pluralit di oggetti di cui ciascuno
spetta a un singolo individuo:
avevano il naso rosso; portavano tutti il cappotto.
In tutti questi casi, generalmente si tratta di complementi. Invece, quando si tratta del
soggetto si preferisce in questi casi il plurale: i cappotti degli ospiti erano nel
corridoio.

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ESERCIZI
a) Esprimi una definizione dellespressione uso non marcato di un termine e
presentane alcune esemplificazioni


b) Presenta almeno cinque casi in cui la variazione di genere (dal singolare al
plurale) non si manifesta nel nome ma solo nella concordanza


c) Presenta alcuni esempi di uso del singolare, nella lingua italiana, pur
volendo indicare una pluralit di oggetti


d) Scrivi almeno cinque parole al singolare che, usate al plurale, modifichino il
loro significato



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RIEPILOGO
Nellambito della lingua italiana importante esaminare le trasformazioni che si sono
verificate, sia a livello della lingua scritta, sia a livello della lingua parlata.
Il sistema morfosintattico dellitaliano evidenzia due aspetti caratteristici: un sistema
sintetico e un sistema analitico; il passaggio dal sintetico allanalitico la chiave di
volta della morfosintassi storica romanza e ne costituisce la sua peculiarit.
In sistema morfosintattico, definiamo sistema sintetico quel sistema che esprime
tutto il significato grammaticale sintetizzandolo in un morfema; questo il caso del
latino che prevalentemente sintetico.
Un sistema analitico, invece, quel sistema che tende ad analizzare e scomporre
tutto il significato grammaticale esprimendolo mediante pi morfemi. questo il caso
degli idiomi romanzi che sono prevalentemente analitici. pertanto, la trasformazione
dal sintetico allanalitico il fulcro della morfosintattica storico-romanza e ne
costituisce la sua caratteristica principale.
Dal punto di vista diacronico, la caratteristica maggiore del passaggio del sostantivo,
dellaggettivo e dei sostituenti dal latino allitaliano, la perdita dellespressione
sintetica delle funzioni, cio la perdita dei casi.
Levoluzione della perdita delle forme casuali conduce ad una tappa intermedia,
definita declinazione bicasuale.
La principale trasformazione che avviene col passaggio dal latino alle lingue
romanze la scomparsa del neutro come genere funzionante. Cos i sostantivi che
erano di genere neutro si inseriscono in uno dei due generi superstiti, soprattutto il
maschile.
Come per la sostituzione dei casi con le perifrasi preposizionali, anche levoluzione
degli aggettivi indicanti materia rientra nella trasformazione generale del sintetico
nellanalitico.
Nelle lingue romanze per rendere il contenuto di una sola parola latina servono
quattro parole: questo solo un esempio del passaggio dal sistema sintetico a quello
analitico.

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BIBLIOGRAFIA
Per la consultazione dei testi si rinvia alla bibliografia, articolata per aree tematiche,
sul sito http://www.bdp.it/bibl/aree.htm.