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Per gentile concessione della casa editrice 66thand2nd,

pubblichiamo lincipit di Un giorno triste cos felice,


l'omaggio di Lorenzo Iervolino al genio di Scrates in libreria dal 15 maggio
La rassegna
stampa diOblique
aprile 2014
San Paolo del Brasile, 4 dicembre 2011, stadio Pa-
caembu. Ultima giornata del Brasileiro. Novanta mi-
nuti che valgono il titolo nazionale. Se lo contendono i
bianconeri padroni di casa del Corinthians (per locca-
sione in maglia bianca) e i rivali del Palmeiras.
Larbitro va a posizionarsi sulla linea mediana, tra
i due guardalinee che lo attendono immobili come
soldati pronti a un ordine. Attorno a loro, i calcia-
tori delle due squadre si dispongono sulle semilune
di centrocampo, lasciando visibile solo la spaccatura
tra i due schieramenti.
Larbitro posa lo sguardo sul cronometro, poi alza
il braccio destro e fschia nel cuore di un cielo gi
ammutolito. Dopo solo pochi istanti, per, i calcia-
tori del Timo soprannome dello Sport Club
Corinthians Paulista liberano le mani da dietro la
schiena e alzano il pugno chiuso. Le braccia sboc-
ciate, pi che sol levate sembrano steli che crescono
l dove qualcuno deve aver seminato molti anni pri-
ma. Undici pugni chiusi che aferrano laria e tengo-
no in alto lazzurro limpido del primo pomeriggio.
Undici pugni chiusi che danno forza solo a guardarli.
Quel gesto un contagio immediato. Gli steli si
moltiplicano e assomigliano a una foresta strattonata
dallinverno. Sono pi di trentamila. E come une-
splosione di gole, una sinfonia di toraci che vibrano,
arrivano anche i canti, i cori, la alegria. In panchina
le riserve sono una accanto allaltra, in piedi, formano
una barriera afettuosa. Si stringono per le spalle. I
canti dei tifosi si fondono con gli applausi. Le pa-
role si lasciano sorreggere dalle mani, dal ritmo del
loro incontrarsi, allontanarsi e incontrarsi di nuovo.
Larbitro fschia per la seconda volta, ma quasi non
lo sente nessuno. I semi sono ormai germogliati. La
partita inizia. Quello appena trascorso il minuto di
silenzio pi rumoroso e festoso della storia del calcio.
Quello stesso giorno, dodici ore prima.
Dopo un disperato ricovero iniziato la sera precedente,
Scrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oli-
veira muore a causa di quello che i medici dellospedale
Albert Einstein di San Paolo defniscono uno shock
setticemico. Ossia uninfezione che dal fegato dila-
gata per tutto lorganismo, uninvasione di morte che
ha conquistato per intero i 190 centimetri del cinquan-
tasettenne ex calciatore del Corinthians. Una minaccia
che in quel 2011 si era afacciata gi due volte. I medici
che notifcano la morte di Scrates, avvenuta alle ore
4.30, sanno di essere suoi colleghi. Probabilmente sono
anche suoi tifosi, visto che si tratta dellex capitano della
nazionale brasiliana e delluomo simbolo della squadra
pi amata in citt. Uno di loro si chiama Pavo, pa-
vone. Un altro Ben-Hur. Il loro collega deceduto
conosciuto in Brasile e in buona parte del mondo come
o Doutor . Un dottore con un nome da flosofo. Ora
i loro nomi fantasiosi e imprevedibili, come fantasiosi
e imprevedibili sono i brasiliani, sono fniti tutti e tre
sullo stesso pezzo di carta, il bollettino del decesso,
nello stesso pezzo di mondo che sta per abbandonarli.
Per sempre. Ventotto anni prima, un giornalista loro
connazionale nel corso di unintervista aveva chiesto:
Scrates, come vedi la tua morte?. E lui, il Doutor,
aveva risposto cos: La mia morte? Se ci penso vorrei
morire di domenica, e col Corinthians campione.
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Quando pap Raimundo scelse il nome del suo primogenito dalla Repubblica di Platone, gi immaginava per
lui un futuro importante. Da filosofo, da medico, o da rivoluzionario. E in efftti Scrates Brasileiro stato
un po tutto questo, ma passato alla storia come uno degli interpreti pi originali dellarte del futebol: per le
sue caratteristiche fisiche e tecniche, e per quel modo di concepire il calcio pi come un divertimento che una
professione, un microcosmo nel macrocosmo della societ. Non a caso, proprio attraverso il calcio il Doutor
stato lartefice di unesperienza unica nel mondo dello sport: lideazione di un laboratorio politico capace di
contaminare un paese il Brasile degli anni Ottanta vessato da due decenni di dittatura militare. Unode
allautogestione chiamata Democrazia corinthiana.
Lorenzo Iervolino ha ricostruito la voce di Scrates, un uomo dal cuore grande come una sala da ballo, visi-
tando le citt in cui cresciuto e si affermato, parlando con i suoi familiari, gli ex compagni di squadra e gli
amici di una vita. Senza trascurare lamara esperienza italiana, ripercorsa attraverso le testimonianze di coloro
che a Firenze lo hanno amato ma anche criticato. Un viaggio tra invenzione letteraria e reportage narrativo alla
scoperta di un campione che amava la birra al pari della conoscenza, ma odiava ogni forma di gerarchia. E che
non ha mai rinunciato a concepire la vita come un inatteso e seducente colpo di tacco.
Lorenzo Iervolino (Roma, 1980) redattore di Terranullius e componente della direzione artistica del Flep!
Festival delle Letterature Popolari. Ricercatore e ideatore audiovisuale, nel 2012 ha girato lItalia con il
reading-concerto tratto dal romanzo Vogliamo tutto di Nanni Balestrini ed coautore del format radiofonico
La Stafetta Storie ribelli e cronache perdute.
Lorenzo Iervolino
Un giorno triste cos felice
Scrates, viaggio nella vita di un rivoluzionario
66thand2nd, collana Vite inattese, pp 327, euro
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Simonetta Fiori, Quanta farina nei sacchi del Mulino
la Repubblica, primo aprile 2014 5
Sabrina Champenois, James Ellroy: Chiedetemi se sono felice
la Repubblica, 5 aprile 2014 7
Paolo Giordano, Wolfe, i dolori del giovane Eugene
Corriere dellla Sera, 5 aprile 2014 10
Stefano Gallerani, Il destino o caso come teologia laica
Alias del manifesto, 6 aprile 2014 13
Stenio Solinas, Donna Tart sulle ali del destino
il Giornale, 7 aprile 2014 15
Alexis Paparo, La cultura unimpresa. Ecco la nuova idea per guadagnare con i libri
il Giornale, 10 aprile 2014 17
Valentina Della Seta, Aspettando il nuovo grande romanzo russo
il venerd di Repubblica, 11 aprile 2014 19
Guido Vitiello, Prove di un successo
Il Foglio, 12 aprile 2014 22
Luciana Maci, Siamo oltre lebook, ma i big delleditoria stanno ancora a guardare
economyup.it, 14 aprile 2014 23
Rafaella De Santis, Caro scrittore, insegnami a leggere davvero
la Repubblica, 14 aprile 2014 25
Alessandro Zaccuri, Libro in crisi, arriva il Salone del +7%
Avvenire, 16 aprile 2014 27
Patricio Pron, Il sequestro di Gabriel Garca Mrquez
pagina99, 18 aprile 2014 28
Laura Zambelli, Nelle visioni di Tomas Pynchon internet ci rende tutti schiavi
Libero, 18 aprile 2014 29
Pietro Melati, Un segreto piccolo Piccolo
il venerd di Repubblica, 18 aprile 2014 31
Guido Mazzoni, Bolao in stile realvisceralista
Alias del manifesto, 20 aprile 2014 33
Paolo Di Stefano, Le tre et del libro: il testo continua a sfdare ottimisti e apocalittici
Corriere della Sera, 23 aprile 2014 36
Il punto di David Means il migliore libro dellanno, e ci sono le prove. | Christian Raimo
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Raccolta di articoli pubblicati da quotidiani, periodici e siti internet
tra il primo e il 30 aprile 2014. Impaginazione a cura di Oblique Studio.
Nadia Fusini, Malamud. Ecce homo americanus
la Repubblica, 23 aprile 2014 39
Luca Celada, Un incubo chiamato Stephen King
il manifesto, 24 aprile 2014 41
Pietro Citati, Metafisica della brughiera, dove gli uomini sono fantasmi
Corriere della Sera, 26 aprile 2014 45
Christian Raimo, David Means, lassoluta meraviglia del racconto
Europa, 26 aprile 2014 48
Francesca Borelli, DeLillo, oltre la lingua del football
Alias del manifesto, 26 aprile 2014 52
Andrea Colombo, Wu Ming, storie di sconfitti allombra del Terrore
Alias del manifesto, 26 aprile 2014 55
Stefano Bartezzaghi, Il libro infnito
la Repubblica, 27 aprile 2014 57
Salvatore Silvano Nigro, Una sirena di nome Elvira
Il Sole 24 Ore, 27 aprile 2014 59
Christiano De Majo, Come conoscere Updike senza leggere Updike
rivistastudio.com, 29 aprile 2014 61
Nicoletta Tiliacos, Demo fallatio
Il Foglio, 30 aprile 2014 64
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Simonetta Fiori, al Repubblica, primo aprile 2014
Intervista a Luigi Pedrazzi che sessantanni fa fu nel gruppo che fond la casa editrice.
Fra noi una dialettica di cattolici, liberali e socialisti
Quanta farina nei sacchi del Mulino
Senza il forno della nonna Stella, oggi non ci sarebbe
il Mulino. O chiss cosa sarebbe diventato. Perch se
Luigi Pedrazzi si fosse tenuto per s leredit dello zio
Emilio, quella del prestigioso marchio bolognese che
questanno compie sessantanni sarebbe stata davvero
unaltra storia. Non avevo bisogno di quei soldi rac-
conta Pedrazzi, 86 anni, lunico sopravvissuto dei fon-
datori e voce autorevole del cattolicesimo democratico.
Facevo il professore in un liceo e anche mia moglie
insegnava: ce nera abbastanza per tirare su i fgli. Li re-
galai alla societ editrice, che cos evit la chiusura. Ma il
merito di mia nonna Stella, che aveva fatto una discre-
ta fortuna vendendo i tortellini alla Real Casa inglese.
Ma fu lei professor Pedrazzi a inventarsi il marchio del
Mulino?
No, lidea venne al pi ubriacone di noi, ma non esclu-
do che il mio forno di famiglia in via Santo Stefano la-
vesse infuenzato un po. Non si dimentichi che siamo
in Emilia. Lidea era che ci potessero essere grani di-
versi, la semola e la farina bianca, una pluralit di semi
che restituiva anche la dialettica del nostro gruppo tra
cattolici, liberali e socialisti. Provenivamo tutti dal liceo
Galvani e volevamo costruire una nuova cultura demo-
cratica. Soprattutto volevamo evitare nomi ideologici,
sul genere libert e giustizia e altre nobilissime cose.
Ma perch?
Noi con la Resistenza non centravamo nulla: alle-
poca avevamo i pantaloni corti e sarebbe stato ingiu-
sto attribuircene il merito. Il dopoguerra fu il nostro
Sessantotto: eravamo postfascisti e ci buttammo
alla scoperta del nuovo mondo, oltre Croce e oltre
Gramsci. Nel 1951 fondammo la rivista. E tre anni
dopo nacque la casa editrice.
Nella citt pi rossa dItalia.
E difatti Togliatti ci guardava con curiosit. Eravamo
cattolici ma non democristiani, laici ma non laicisti,
aspramente critici dellUnione Sovietica ma non anti-
comunisti. Uno strano soggetto, che per giunta attinge-
va ai fnanziamenti americani. I comunisti malignava-
no, ma noi con quei soldi traducevamo testi importanti
della sociologia e della politologia anglosassone, ancora
debolissime nella nostra cultura. Il catalogo includeva
anche scelte europee: da Hirschman a Schlesinger, da
Aron a Morin. Cos Togliatti strigliava i suoi: ma siete
matti a sputare nellocchio dei mulinisti
Le scienze sociali salivano anche in cattedra.
Il merito era di gente come Nicola Matteucci, storico
delle dottrine sociali, o di Ezio Raimondi e Pier Luigi
Contessi, entrambi letterati, o di Antonio Santucci,
storico della flosofa. In quel gruppo non cera nessun
sociologo, politologo o economista. Sarebbero arriva-
ti pi tardi, svolgendo un ruolo importante. Si face-
vano scelte culturali e quindi politiche senza badare ai
propri interessi, privati o accademici.
Il Mulino si distinse fn dagli inizi per unapertura inter-
nazionale, ma il vertice editoriale in questi sessantanni
sempre rimasto rigorosamente bolognese. Come lo spiega?
E lei si sorprende? La vocazione internazionale fa
parte della storia di Bologna. Abbiamo luniversit
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azione che avevamo noi. Unaltra generazione. Noi
eravamo saliti sui tetti a vedere le bombe. Le guerre
in questo sono utilissime. Fanno capire tante cose.
E danno coraggio.
Per decenni il Mulino stato fucina della classe politica
di centrosinistra. LUlivo nato qui.
S, da noi Giugni e Mancini fecero lo Statuto dei
Lavoratori. Prodi fu portato da Andreatta e io fui
felice di cedergli la presidenza della Societ. Se il
Mulino arrivato a sessantanni perch ha avuto
buoni compagni di viaggio, oltre che ottimi padri e
zii. Altiero Spinelli ci entusiasm con il suo europei-
smo. E Dossetti stato una presenza fondamentale.
Eravate amici?
Mi chiese un consiglio una sola volta, quando Moro
era nelle mani dei brigatisti. Voleva mandare una
lettera invocando la trattativa, ma io lo trattenni.
Lindomani fummo svegliati dal giornale radio con
la notizia dellappello di Paolo vi. Meno male che
non ho spedito nulla mi disse don Giuseppe. Poi
per lesse bene le parole di Montini, che specif-
cava: senza nessuna concessione. Soscur in viso:
Uhm, va bene che il papa proprio un doroteo, ma
questa frase stata aggiunta da Andreotti.
Non c il rischio che il Mulino perda quella che stata
la sua ragione sociale?
Forse s, quel che poteva fare lha gi fatto. Ma in
parte continua a farlo, mettendo in circolo nuove
idee e bei libri di storia. Se gli italiani avessero pi
soldi, sarebbe anche una casa editrice forida, ma
purtroppo il mercato va sempre peggio. Diciamo
pure che quei trenta parassiti potrebbero darsi da
fare. A chi alludo? Ai professoroni del Mulino. Po-
trebbero pure impegnarsi a comprare qualche libro:
duecento copie a titolo. Ci riuscito un monaco mio
amico e non ci riescono questi altri?
Il suo stato danimo dopo sessantanni?
La storia non andata proprio come speravamo, ma
ci abbiamo provato. Con coraggio e soprattutto con
disinteresse.
pi antica dEuropa e grazie a monsignor Lercaro
e a Dossetti il Concilio Vaticano ii praticamente
nato qua. Poi, certo, la convivialit e lamicizia sono
caratteristiche della casa editrice.
Le grandi crisi sono state risolte sempre a tavola.
Soprattutto con Barbieri, leditore delCarlinoche ci
fnanziava. Un acceso anticomunista. Non si capaci-
tava che uno come Matteucci si fosse laureato con
una tesi su Gramsci. Con Giovanni Evangelisti cer-
cavamo di fargli digerire le nostre virate a sinistra. Ma
a un certo punto si stuf. Accadde nel 64. Durante
un incontro pubblico, Nino Andreatta gli aveva dato
dellignorante. Ma chi quel frocio? chiese leditore.
uno del Mulino. Tuoni e fulmini. Io ero a New
York con Fabio Luca Cavazza quando arriv un tele-
gramma: Barbieri chiude Mulino. Tornate subito.
E l intervenne leredit salvifca dello zio Emilio.
S, ma Barbieri non voleva cedermi un bel nulla: per
lui ero lamico di Dossetti e dei comunisti. Cos fu
istituita una commissione che avrebbe dovuto vigila-
re sullindipendenza politica del Mulino. Leditore f-
nalmente cedette le sue azioni. Ma poco dopo i soldi
fnirono, e io dovetti andare da Aldo Moro.
Perch Moro?
Era venuto diverse volte alle nostre riunioni del
mercoled. Intelligentissimo e noiosissimo. Mi rice-
vette a Palazzo Chigi con grande cordialit. Il Mu-
lino non cosa di cui io possa dire a Freato. Brivi-
do sulla schiena. Ma cercher di procurarvi i cento
milioni. Un mese dopo fui chiamato dal cardinal
Pellegrino di Torino: i soldi erano arrivati dalla Fiat.
Molti anni pi tardi ci avrebbe dato una mano anche
Mario Formenton. Ma quando la famiglia vendette
parte delle propriet a Berlusconi fummo avvertiti
per tempo: ricomprate le nostre azioni anche a un
prezzo stracciato, se no rischiate di ritrovarvelo in
casa. Comprammo immediatamente.
Berlusconi avrebbe conquistato presto Palazzo Chigi. E
al Mulino alcuni professori vi accusarono di non tenere
in giusto conto la nuova destra.
Brave persone, ma non avevano quelle facolt di re-
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Con Perfdia, primo volume di una nuova Tetralogia
di Los Angeles, lo scrittore americano torna a immer-
gersi nella storia degli Stati Uniti. Loccasione si
presentata il weekend scorso al decimo festival Quai-
sdupolar di Lione, a pochi giorni di distanza dalla
pubblicazione di due capitoli del suo prossimo libro,
Perfdia. Il teaser assolve perfettamente il suo compi-
to: questa quarantina di pagine, che si apre con il 6 di-
cembre 1941 e una serie di violenze carnali nei quar-
tieri ovest di Los Angeles e si conclude con lomicidio
o il suicidio di una famiglia nella comunit giappo-
nese, d lidea di un Ellroy pi af lato di una spada.
Sono riversi sulla schiena. Sbudellati. Comple-
tamente sventrati. Gli intestini fuoriescono loro
dalladdome e si spargono sul pavimento. Sono gli
uni accanto agli altri, tutti e quattro: padre, madre,
fglia, fglio. Si direbbe che sono stati disposti in que-
sto ordine. Accanto a ciascuno di loro c una sciabola
insanguinata. Il poliziotto in prima linea Dudley
Smith, personaggio emblematico del Dipartimento
di polizia di Los Angeles e dellopera di Ellroy.
Le piace questa campagna promozionale, non cos?
S, mi piace soprattutto incontrare i miei lettori. Le
interviste possono innervosirmi. Proprio adesso, per
esempio, me la sono presa con un giornalista. Ho
avuto limpressione che mi mancasse di rispetto.
Beh, la mia ex moglie Helen Knode, la mia pi cara
Sabrina Champenois, la Repubblica, 5 aprile 2014
La politica, lalcol, gli scandali.
Intervista allautore di una nuova Tetralogia di Los Angeles
James Ellroy: Chiedetemi se sono felice
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amica, anche lei scrittrice, mi ha detto: Resta cal-
mo e rifutati di parlare di politica.
E lei obbedisce?
Certo! Perch, fosse per me, io amerei la bagarre. In
efetti non serve a niente. La politica non ha niente
a che vedere con questo libro.
Lei per dice che ormai diventato un romanziere stori-
co. Ebbene, la storia non nasce forse dalla politica?
A me va benissimo parlare di politica ai tempi della
Seconda guerra mondiale. Ma non di politica con-
temporanea.
Lei vota?
S. (Fa lo sguardo da non-mi chieda per chi, grrr)
Ci parli di Perfdia, il primo tassello della sua nuova
Tetralogia di Los Angeles.
(Di nuovo rilassato) ambientata a Los Angeles e
riprende alcuni personaggi della prima, ma negli anni
della Seconda guerra mondiale. Voglio che questi
undici libri costituiscano alla fne la realizzazione di
una storia popolare dellAmerica. Si tratta anche di
amplifcarne lefetto sui miei lettori, nel momento in
cui mi trovo nella terza fase della mia vita.
Come fa ogni volta a riprendere i contatti con i suoi per-
sonaggi? Come si ritrova?
I libri sono incisi nella mia memoria e a me piac-
ciono le epopee. I libri epici, i flm epici, la musica
sinfonica Mi piace la sfda di creare qualcosa di
immenso. Sapendo che lho creato, anni fa, so che
se posso immaginare qualcosa allora posso crearlo.
Perfdia un libro voluminoso, di 650 pagine, che
uscir in inglese questo autunno. Evoca un episodio
molto noto negli Stati Uniti e soprattutto a Los An-
geles. Questo grande porto conteneva una notevole
comunit di giapponesi dorigine o di americani di
origine giapponese. Allimprovviso, la citt stata
considerata un luogo molto propizio al sabotaggio e
molti sono stati internati, senza alcuna certezza che
fossero colpevoli. Si trattato di un caso di isteria
dovuta alla guerra, mescolata allisteria razziale.
Ha dunque intenzione di rendere giustizia?
No. Non ho alcuna motivazione morale per farlo, si
tratta soltanto di una parte della storia di Los Ange-
les. Fu un errore, e voglio spiegarlo. Voglio spiegare
latmosfera dellepoca, il clima avvelenato.
Sarebbe una cantonata considerarla un inconsolabile,
un idealista deluso?
Io sono un grande idealista. Ma inconsolabile no.
Sono un uomo felice. Felicissimo.
Non in collera con lAmerica?
Ah, no! Provo simpatia per gli Stati Uniti e penso
che siano una forza del bene. Ma penso anche che ci
sono state alcune menzogne. Mi rende felice scrive-
re, perfno scrivere di menzogne. Non sono di certo
un giustiziere!
Dato che lei utilizza spesso termini in slang, come ne-
gri, gialli, mori alcuni giungono alla conclusione
che lei un bianco razzista e suprematista. Che cosa
risponde?
Niente. Io non rispondo a questo genere di doman-
de. Che la gente pensi pure quello che vuole. I miei
personaggi sono profondamente americani e Ame-
rica ha sempre fatto rima con diversit. La diversit
non una questione di colore della pelle, di orien-
tamento sessuale, di origine etnica. una questione
di volont individuale, di idee nelle quali si crede, di
come si ha uninfuenza diretta sul corso delle cose.
Scrivere ancora piacevole per lei?
Lo sempre di pi. Perch sono nel periodo creati-
vo pi fecondo della mia vita.
Ha forse intenzione di scrivere il suo nome nella Storia?
Voglio riscrivere e ricreare la storia umana segreta
della storia degli Stati Uniti, della storia di Los An-
geles, e racchiudere le storie personali negli eventi
pubblici, fondere i due.
La scrittura per lei una cappella nella quale rifugiarsi?
lunica?
Sono cristiano, credente e praticante.
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La rassegna stampa di Oblique | aprile 2014
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Segue la cronaca?
Me ne parlano gli amici. E poi spalanco gli occhi e le
orecchie, e questo mi basta per supplire alle mie lacune.
Stiamo vivendo una crisi spirituale profonda, la gente
ormai alla ricerca dellistante, non delleternit, e prova
il bisogno di riempirsi ad libitum di informazioni, di im-
magini Non neanche pi capace, quando in auto-
mobile, di fermarsi al semaforo rosso e di aspettare con
pazienza, senza fare nulla, standosene semplicemente
l Tutti sono assorbiti e immersinei loro cellulari, i
loro tablet. pazzesco! Mi capitato pi volte che ci
mancasse un pelo a essere travolto. Io ho bisogno di
tempo per rimuginare. Rimugino molto. Sono un per-
verso. Sono un voyeur. Sono uno sciacaaaallo! Lo dico
in riferimento a Lo sciacallo, il libro di Frederick Forsyth
sullattentato di Petit-Clermand, che di recente ho ri-
letto De Gaulle, lOas, lAlgeria, i par, e lo sciacallo:
questo genere di cose fa di un libro un buon libro.
Perch?
Basta. Fermiamoci qui, se non le spiace.
Lestratto di Perfdia preceduto da Extorsion, roman-
zo breve su Freddy Otash, la star del giornale scandali-
stico Confdential. Le piace Otash?
Ah no! Otash divertente, attraente, ma un essere
umano crudele. Divulga i segreti della gente per ar-
recarle danno. Niente pi personale, intimo, e ri-
velatore della vera natura delle persone della sessua-
lit, e io sono un voyeur, un guardone, mi piacciono
i segreti, il fango, la merda. Ma non li utilizzerei mai
per ferire.
Lei stato un alcolizzato e un tossicomane. Come ne
uscito, con la scrittura?
No, grazie a Dio. Dio entrato nella mia vita, e io
sono tornato pulito. La scrittura venuta dopo.
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O Lost Storiadella vitaperduta, il miracolo di To-
mas Wolfe, esce nella sua versione integrale, quella
che nel 1929 si impose dentro uno scatolone zeppo
di fogli sulla scrivania del leggendario editor della
Scribners Sons, Max Perkins. Non tagliato dunque,
n addomesticato, comera invece nella forma che la
Scribners e lEinaudi in Italia fecero conosce-
re con il titolo Angelo, guarda il passato.
O Lost appartiene a quella categoria sparuta di ro-
manzi che fanno non del mondo, bens dello scon-
fnato territorio dellIo il loro campo dazione.
Romanzi dalle ambizioni folli, come la Recherche,
come Ulisse o il pi recente La mia lotta del nor-
vegese Karl Knausgrd. Sono libri necessariamente
lunghi e mai davvero conclusi, interrotti semmai,
perch il loro raggio infnito in ogni direzione
come lo , per lappunto, la vita interiore quando si
rivela molto fertile. Fuori misura a tutti gli efetti:
[] scomodo, afascinante, bizzarro, imponente,
smodato, intimidatorio: cos Riccardo Reim de-
fnisce lopera di Wolfe nella sua bella introduzio-
ne (Elliot editore). Lidea di afrontare un volume
tanto poderoso nella nostra quotidianit frantumata
pu spaventare ma, se ci dimostriamo abbastanza
coraggiosi da vincere la ritrosia iniziale, ne saremo
certo ricompensati. Letture come questa diverranno
per noi come nuovi arti, invisibili e dallestensione
illimitata. per questo che alla fne dellinverno mi
sono concessoO Lost: me lo sono concesso come un
regalo.
La storia narrata in terza persona, ma lIo che ospi-
ta tutto e tutto piega al proprio potere quello di
Paolo Giordano, Corriere della Sera, 5 aprile 2014
Testo ume e romanzo di formazione: il protagonista, alter ego dellautore,
si scontra con lAmerica del primo Novecento
Wolfe, i dolori del giovane Eugene
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La rassegna stampa di Oblique | aprile 2014
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Eugene Gant, un personaggio che la copia qua-
si esatta dellautore, perfno nelle sembianze (come
lui, anche Tomas Wolfe era una specie di gigante
dinoccolato). Il suo un Io ipertrofco, narcisisti-
co come pochi altri incontrati in letteratura. Wolfe
attribuisce al proprio alter ego ragionamenti arti-
colati e un senso di s ai limiti del credibile, fn da
quando neonato: il suo apparato sensoriale era
cos perfetto che nel momento in cui percepiva una
cosa, questa si accompagnava a tutto il contorno di
colore, calore, odore, suono, sapore. Lo accom-
pagniamo attraverso linfanzia, ladolescenza, fno
alla soglia dellet adulta, quando la narrazione si
interrompe con il suo sguardo alzato verso le ca-
tene montuose [del futuro?] che si ergono lontane.
Un romanzo di formazione in piena regola, quindi.
Una struttura troppo canonica dovette per sem-
brare insuf ciente a Tomas Wolfe per dare con-
to dellevento eccezionale che la nascita di Euge-
ne Gant (ovvero la sua) signifcava per il mondo.
Scelse cos di aprire il libro con un lungo prologo,
che prepara lavvento di Eugene come un tappeto
rosso e comincia durante la Guerra di Secessio-
ne, quasi che la Storia intera fosse fnalizzata ad
accogliere il protagonista. La mano implacabile
delleditor Max Perkins ridusse il prologo da cen-
to ad appena tre pagine. Oggi, per fortuna, abbia-
mo loccasione di leggerlo per intero e di scoprire
che si tratta di una delle parti pi felici dellopera.
Eugene esordisce sul teatro degli eventi umani in
un anno cruciale e simbolico: il 1900. il pi giova-
ne dei fratelli Gant tra cui Frank, Ef e, Fred, Ma-
bel, Ben , tutti nati dal grembo di Julia Pentland e
dal seme di Oliver Gant eppure straordinariamente
diversi. Insieme, con i loro caratteri estremi ognuno
per un verso, danno forma a una saga famigliare
commovente, chiassosa, ironica e talvolta spietata,
alla quale possiamo restituire il suo posto fra i ca-
postipiti del genere, forse il genere per eccellenza
della letteratura americana contemporanea. Uno
strano, ricco clan quello dei Gant, con la sua stra-
ordinaria miscela di successo e mancanza di senso
pratico, lattaccamento al denaro, il fanatismo visio-
nario. Eccoli tutti presenti, con le loro sconcertanti
contraddizioni. Una simile variet non poteva che
scaturire dallincontro fra due opposti e tali sono Ju-
lia e Oliver, i due personaggi pi sfaccettati, com-
plessi e indimenticabili del libro, anche loro trasf-
gurati solo in minima parte rispetto ai corrispettivi
reali. Wolfe impieg quasi 800 pagine per riversare
su carta limpressione che i suoi genitori ebbero su
di lui, per liberarsi dal loro ascendente persecutorio,
cos come dai ricordi della cittadina in cui crebbe,
Asheville (nel libro mutata in Altamont), e potrem-
mo scommettere che non gli siano bastate. Eugene,
gi cresciuto, dir infatti: Andarsene non dif ci-
le. Ma quando riusciremo a dimenticare?.
Il padre, Oliver Gant, uno scalpellino. Incide lastre
di marmo, soprattutto per i cimiteri. Da quando, an-
cora ragazzo, ha visto la statua di un angelo osses-
sionato da quellimmagine. Sogna di realizzarne uno
uguale un giorno, un angelo che abbia le sembianze
della sua anima frustrata. Avrebbe sul serio, forse, il
temperamento dellartista, ma la vita gli concede di
diventare soltanto un ubriacone. Quando beve trop-
po fa a pezzi la casa e le persone, e la fglia Mabel
lunica in grado di sedarlo sacrifca la sua stessa
vita per lui. Oliver conosce a memoria Shakespeare
e si lamenta del destino che lo ha punito, mettendo-
gli accanto una donna arcigna e priva di sentimento
come Julia. Lei, al contrario del marito, interessa-
ta solo al denaro, anzi al possesso della terra. Mi-
sura la grandezza del proprio spirito con gli ettari
che riesce ad acquistare, uno dopo laltro. Quando
la soferenza fa le sue incursioni violente nella fa-
miglia, come alla morte precoce di uno dei fratelli,
rimane sgomenta e incapace di reagire. Proprio Julia
Wolfe impieg quasi 800 pagine per riversare
su carta limpressione che i suoi genitori ebbero
su di lui, per liberarsi dal loro ascendente
persecutorio, cos come dai ricordi della
cittadina in cui crebbe, Asheville (nel libro
mutata in Altamont), e potremmo scommettere
che non gli siano bastate.
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[] insieme allingombrante manoscritto di O
Lost, Wolfe invi una lettera di presentazione
alleditor Max Perkins. Diceva: Credo non sia
corretto dare per scontato che un libro molto
lungo sia un libro troppo lungo. Aveva ragione.
Nel libro Dio compare poco, almeno nelle sue for-
me convenzionali, ma O Lost tutto intriso di di-
vino, un divino che ha a che vedere, di nuovo, con
la potenza irrefrenabile dellIo del protagonista, con
la sua personalit immaginifca, intrappolata in una
gabbia disteria, creativa nel senso vero e ampio del
termine. Eugene Gant un messia laico e fallimen-
tare, consapevole che nel [suo] dolore c un aspet-
to antichissimo ed eterno e che lo sforzo dellarte
non sar mai suf ciente a eliminarlo: ci sar ancora
dolore nel cuore e nella mente dopo Joyce. Come
un vero messia, un puro di cuore, non realmente
equipaggiato per resistere alla spietatezza degli uo-
mini. Patir un lento supplizio nellAmerica flistea
dei primi del Novecento, dove ognuno insegue con
brutalit e odio calcolatore il proprio stupido suc-
cesso, perch una corona di spine toccata in sorte
[] a quelli che entrano ignudi in questo mondo, e
con la pelle tutta scorticata sono costretti a vivervi e
soggiornarvi.
Storia di formazione, saga famigliare, racconto del-
la purezza; romanzo sovreccitato e sovrabbondante,
con una ricchezza compositiva e una variet di stili
dallepica alla canzonetta sconcia, dalla pice tea-
trale alla prosa pi introspettiva che non ti lasciano
mai ritrarre nella noia, istrionico, popolato dai de-
moni del luogo e quelli del moto, quelli dellaria e
dellaria superiore, e quelli che nuotano sotto i mari,
quelli limitati al moto locale e gli spiriti incorporei
che abitano tutto lo spazio: insieme allingombran-
te manoscritto di O Lost, Wolfe invi una lettera
di presentazione alleditor Max Perkins. Diceva:
Credo non sia corretto dare per scontato che un
libro molto lungo sia un libro troppo lungo. Aveva
ragione. per questo che accogliamo con ricono-
scenza la coraggiosa versione primigenia dellopera,
nella nuova limpida traduzione di Maria Baiocchi e
Anna Tagliavini. E chi davvero non trovasse il co-
raggio di iniziare un romanzo tanto lungo potrebbe
comunque sbirciare i capitoli 30 e 31, dove Wolfe
racconta lamore breve e struggente fra Eugene e
Laura James, e cos concedersi almeno una passeg-
giata in questa terra oscura, [severamente] vietata
agli asettici.
si rivela con il procedere delle pagine il fulcro vero e
inconoscibile del romanzo. Nel suo oscuro grembo
non conoscemmo il volto di nostra madre, scrive
Wolfe in uno degli accessi misteriosi di lirismo che
pervadono il libro, dalla prigione della sua carne
siamo giunti allindescrivibile, indicibile prigione di
questa terra: parla dellassoluto, ma al tempo stesso
dice qualcosa di tragicamente particolare e preciso
su di s, sulla propria storia di fglio e di fratello.
Eugene, che tutto vuole ingoiare, che tutto vuole
succhiare, che brama confondersi con ogni entit
fno a diventare quellentit un sasso, una foglia,
una porta nascosta sembra alla costante e dispe-
rata ricerca del seno tiepido che gli mancato. Vuo-
le trarre nutrimento, colore, calore, odore, suono,
sapore da qualunque cosa. Non si sazier mai ov-
viamente, perch nulla in questa vita sostituisce laf-
fetto latitante di una madre. Quando riusciremo a
dimenticare?. Mai, sembra essere la risposta non
pronunciata.
La sua ferita perennemente aperta e si manife-
sta di continuo: nel bisogno smodato di afermar-
si, nelleccessivit di ogni pulsione, nei riferimenti
continui alla mitologia e, curiosamente, nella ce-
lebrazione del cibo. Wolfe scrive pagine grandiose
per descrivere la fame mai soddisfatta della famiglia
Gant, le colazioni a base di pomodori carnosi e fette
spesse di bacon e uova e verdure, i coltelli af lati
sullacciarino un attimo prima di essere confccati
nellarrosto. proprio inutile pensare a tutto ci
che elevato e appassionato senza cibo, aferma.
Non si pu riscattare dai barbari colui che non
disposto a dedicare al cibo almeno tre ore al giorno.
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Stefano Gallerani, Alias del manifesto, 6 aprile 2014
Figlio e poi padre di un pastore pro te stante,
Frie drich Dr ren matt (1921-1990) ebbe sem-
pre, nel corso della sua intera esi stenza di dram-
ma turgo e nar ra tore, un rap porto di attra zione
e repul sione nei con fronti della religione, che
vedeva, al pari del suo rove scio laico, ovvero il
dog ma ti smo ideo lo gico, come una sovra strut tura
cen so ria che impe diva allessere umano di per ve-
nire a quellinaferrabile ma non impos si bile
con cetto che, in ter mini flo so fci, pu rife rirsi al
ter mine verit. Da que sto punto di vista, la sua
diver genza da Ber tolt Bre cht non avrebbe potu-
to essere pi radi cale: per Dr ren matt, infatti, il
vero nodo cru ciale, il limite, dopo tutto, dellope-
ra bre ch tiana, risie deva nella ten denza dellauto-
re di Madre corag gio a instal larsi in un sistema, a
teologizzarsi, il che lo por tava a elu dere il pro-
blema di ricer care, attra verso la scrit tura, la verit,
ea spo stare, piut to sto, lattenzione su quale verit
valesse la pena espri mere (o, eti ca mente, doves-
seespri mersi), cosic ch sta scritto neIl com plice.
Testo e dram ma tur gia lintelligenza di rico no-
scere la verit con si ste nello sce gliere, tra le varie
verit, quella giusta.
Allopposto, Dr ren matt ino cula come un vi-
rus, nella teo ria di Bre cht, due rea genti desti-
no e caso i quali, pur non estra nei a una certa
inten zio na lit, soli con sen tono di per ve nire a una
forma supe riore di giu sti zia sociale. Cosa, tut ta-
via, que sta giu sti zia rap pre senti per unincognita
nellequazione arti stica. Ne La panne. Una sto ria
ancora pos si bile, rac conto lungo pub bli cato nel 1956
e oggi ripro po sto da Adel phi nella stessa ver sione
einau diana del 1972 (tra du zione di Euge nio Ber-
nardi, Pic cola Biblio teca, pp. 87, euro 10,00),
posto che nella moder nit non vi pi un dio che
minacci, n una giu sti zia, n un fato come nella
quinta sin fo nia; ci sono solo inci denti del traf co,
dighe che crol lano per errori di costru zione, lesplo-
sione di una fab brica di bombe ato mi che provoca-
ta da un assi stente di labo ra to rio un po distratto,
incu ba trici mal con di zio nate, il destino (o caso) si
mani fe sta nellesistenza di un per so nag gio, il rap-
pre sen tante di com mer cio Alfredo Traps, sotto
forma di un impre vi sto gua sto al motore della sua
Stud ba ker fuo ri se rie rosso san gue; allet tato dal-
la pro spet tiva di uninaspettata avventura (per ch
nei vil laggi cerano delle ragazze, come aGros sbie-
strin gen, che sape vano apprez zare la compa gnia dei
viag gia tori in arti coli tes sili), Traps fni sce invece
ospite per la notte in casa di un giu dice in pensione:
assieme al signor Zorn, un ex pub blico mini stero,
al signor Kum mer, ex avvo cato e al signor Pilet,
oste ed ex boia, que sti ha labitudine di pas sare le
serate mon tane cele brando, tra le ric che por tate di
una cena daltri tempi (quando gli uomini ave vano
ancora il corag gio di man giare), famosi pro cessi
della sto ria (il pro cesso di Socrate, il pro cesso
di Ges, il pro cesso di Gio vanna dArco), ma la
pre senza di Traps e la sua dispo ni bi lit a reci tare
il ruolo di impu tato con sen tono ai quat tro eccen-
trici uomini di legge di met tere in piediex novoun
giudi zio il cui oggetto verr fuori pro prio dalla sua
depo si zione, per ch, come gli sug ge ri sce Kum mer,
Friedrich Drrenmatt. La panne e Un angelo a Babilonia. Riletti insieme, questi due testi anni Cinquanta
dello scrittore svizzero congurano una riessione anti-brechtiana sulla giustizia
Il destino o caso come teologia laica
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cui avrebbe dovuto essere, sic ch gli uomini, per
mano del re, decre te ranno da soli la pro pria fne
impa stando di empiet le mura della Torre in cui
tutte le lin gue cono sciute si con fon de ranno por-
tando il caos ela disperazione.
La ste sura dellAngelo(apparso in Ita lia, per la pri-
ma volta, nella col lana tea trale di Einaudi), occu-
p Dr ren matt per oltre cin que anni, modi f cando
nel tempo le sue inten zioni rispetto alla rivi si ta-
zione dellepisodio biblico: un teo logo ha anno-
tato poi lo scrit tore sviz zero che per sba glio
capi tasse atea tro per assi stere aque sta commedia,
potrebbe intrav ve dervi una teo di cea, ma quel-
lo che Frie drich Dr ren matt intende piut to sto
una digres sione sul tema della piet e del male:
la pre senza di Dio di una divi nit si infran-
ge impo tente con tro il libero arbi trio delluomo
e con tro lirreversibilit delle cir co stanze e delle
con tin genze che scon fes sano il valore pre dit tivo
di qual siasi mani fe sta zione ter rena; che il fato di
Kur rubi fnal mente si com pia non altera afatto
il disor dine che la sua com parsa, per molti versi
inspie ga bile, deter mina: la sovra nit e per essa
lautorit stata ormai messa in discus sione
e niente altro che la tiran nia pu con dan nare il
popolo che insorge.
Al Dio per fetto eonni sciente di Leib niz (per cui il
nostro sarebbe il migliore dei mondi pos si bili), Dr-
ren matt oppone un Dio distratto il quale dimen tica
le pro prie crea zioni; un Dio inca pace di com pren-
dere ci che, pur aven dolo gene rato, non cono sce;
pari menti, gli uomini, fru strati dal loro non riu scire
pi avedere la luce cele ste den tro se stessi, si con se-
gnano alla con fu sione lin gui stica com pro met tendo
la spe ranza di una riso lu tiva redenzione. Lo scar-
to rispetto alla lezione bre ch tiana evi dente, cos
come inal te rato il fascino miste rioso di unopera
dispe rata edispe rante che oggi, se la si alle stisse, po-
trebbe essere ancora accom pa gnata da que sta chiosa
fr mata in terza per sona dal suo autore: Con que sto
testo F.D. si prende evi den te mente gioco di qual-
cuno: odel Cielo odei potenti odei teo logi odi noi
tutti, oanche di se stesso. Di chi, non mi ancora
riu scito di capire.
la via dalla colpa allinnocenza s dif cile, ma
non impos si bile, men tre unimpresa addi rit tura
dispe rata voler conservare la pro pria inno cenza ed
il risul tato non pu che essere disa stroso. Lei vuo-
le per dere dove invece potrebbe averla vinta. Pi
tardi sar costretto a non sce gliersi una colpa, ma
a lasciar sela attri buire. Deciso, infatti, a man te-
nere la linea pre scelta, alla fne Traps fnir quasi
col con dan narsi da solo per aver indi ret ta mente
pro vo cato la morte del suo prin ci pale Gygax, la
cui pre ma tura scom parsa gli aveva sgom brato la
strada verso il suc cesso pro fes sio nale; dila niato dal
rimorso e vit tima di una cru dele sevi zie psi co lo-
gica, il viag gia tore di commer cio sar anche lese-
cutore della pro pria pena, rovi nando, col suo gesto,
allimprovvisato tri bu nale, la pi bella serata del-
la lorovita.
Con estrema abi lit nellimbastire le trame di un
con ge gno sce nico in cui senza fri zioni, ma ine so-
ra bil mente, si passa dalla farsa al dramma, ne La
panne(come anche nel romanzoLa pro messa) Dr-
ren matt apre un varco verso la verit che passa per
unidea di giu sti zia libe rata dai lac ciuoli del for-
ma li smo, dalla inu tile far ra gine delle formule, dei
pro to colli, delle scri bac chia ture, delle leggi: uni-
dea che tra scende il signi f cato giu ri dico della col-
pa ela situa nella coscienza di cia scun uomo, dove
solo il caso (ovvero il destino) lascova.
Come ancora il caso adeter mi nare il destino dei
pro ta go ni sti di Un angelo a Babi lo nia (tra du zione
di Aloi sio Rendi, mar cos y mar cos, pp. 184, euro
13,00), una com me dia del 1953 che Dr ren matt
porta in scena nel dicembre dello stesso anno (alla
Schau spie lhaus di Zurigo), attin gendo allimma-
ginario biblico del mito della Torre di Babele: in
una Meso po ta mia di fan ta sia, sotto la nebu losa di
Andro meda, un angelo riceve lincarico di con se-
gnare la gra zia divina, nelle fat tezze della fan ciulla
Kur rubi, al pi povero degli uomini, ma per un
equi voco, la d al re Nabu co do no sor, il quale, cre-
dendo che il Cielo si stia facendo befe di lui, la
ripu dia af dan dola al men di cante Akki; attra verso
una serie di colpi di scena, alla fne si com pie la
mis sione ter rena di Kur rubi, ma non nel modo in
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Stenio Solinas, il Giornale, 7 aprile 2014
Donna Tartt sulle ali del destino
Teo Decker ha 13 anni quando rimane orfano.
Succede un giorno che, per questioni disciplinari,
sua madre Audrey viene convocata dal preside, e lui
con lei. Lappuntamento per la tarda mattinata, e
Audrey e Teo decidono di fare prima una scappata
al Museo centrale.
Per la verit lei a deciderlo, Teo vorrebbe
solo una bella prima colazione in qualche tavo-
la calda, ma si sente in colpa per via della scuo-
la, pensa che quella visita diminuir il nervosi-
smo materno, palpabile e giustifcato: il marito,
padre di Teo, lha mollata da un giorno allaltro,
ci sono problemi economici, lei si fa in quattro
e non chiede al fglio che studiare e essere edu-
cato. delusa, e ha ragione, pensa il ragazzo.
Teo stravede per la madre. bella, elegante, simpa-
tica, emana una luce particolare, sa farsi volere bene.
Il padre era completamente diverso: un attore falli-
to, riciclatosi in venditore collerico e con la tenden-
za allalcol, non cattivo, ma rissoso. Teo vorrebbe
assomigliare alla madre: se si guarda allo specchio,
vede per come doveva essere il padre da piccolo.
Al Museo, Audrey cerca un quadro in particolare,
Il cardellino, un olio di Fabritius, pittore seicen-
tesco olandese: lallievo prediletto di Rembrandt,
lanticipatore di Vermeer. un dipinto piccolo,
ma dice molto: racconta la solitudine e insieme la
dipendenza. Legato a una catenella, come un cane
alla catena, quelluccellino possiede la malinconica
ferezza di chi non si rassegna. uno dei pochi
dipinti rimasti dellautore e lultimo da lui fatto.
Nel 1654, lo scoppio di un deposito di armi a Delft
distrusse anche la sua vita, la sua abitazione, e tutto
ci che della sua opera era in casa. Solo un pugno
di tele rimangono a testimoniarne la grandezza.
A vedere Il cardellino c fra gli sparsi visitatori una
strana coppia: una ragazzina pi o meno sua coe-
tanea, un anziano signore, elegantemente vestito,
ma quasi gobbo, come se pendesse su un lato del
corpo. Teo attratto dai capelli rossi della bam-
bina, un colorato squillo di tromba, e dallevidente
complicit che li lega. un po la stessa che lo uni-
sce a sua madre e spera che dopo, quando lei avr
parlato con il preside e scoperto il suo teppismo in-
fantile di cui ora prova vergogna, il legame non si
rompa e tutto possa tornare come sempre stato.
Proprio perch attratto da quella coppia, Teo si at-
tarda nella sala, mentre la madre fa una deviazione
verso unaltra pi lontana, dove c la Lezione di ana-
tomia di Rembrandt che vuole rivedere.
Cos, quando la bomba scoppia dentro il mu-
seo, un attentato, uno dei tanti dopo l11 settem-
bre, il terrorismo cieco come arma politica, ma-
dre e fglio sono separati. Lui sopravvive, lei no.
E quella morte segna la vita del sopravvissuto.
La segna non tanto e non solo perch adesso non ha
pi nessuno, af dato prima a degli amici di fami-
glia, poi, quando il padre si rif vivo, a questultimo,
presenza-assenza non amata, e a una nuova citt, e
poi ancora nuovi lutti e nuove separazioni La se-
gna perch di quella morte Teo si sente responsabi-
le. Se non fosse stato per il suo disordine scolastico,
quel giorno Audrey non avrebbe dovuto accompa-
gnarlo a scuola, non ci sarebbe stata la deviazione
per il museo, non sarebbero stati l quando
Lha uccisa la sua criminalit di bambino viziato.
Ma oltre la morte della madre pesa su Teo un altro
macigno. Quel giorno, fra il sangue e i corpi sparsi
della sala, si ritrovato a fanco di quel gentile si-
gnore. La ragazzina dai capelli rossi no, non lha vi-
sta, si era anche lei allontanata, ma il vecchio era ste-
so vicino a lui, stava morendo e, a fatica, gli ha fatto
segno di portare via da quello scenario apocalittico
Il cardellino, rimasto miracolosamente incolume, un
pezzo di legno ricoperto di calcinacci, a malapena
visibile fra i detriti Teo lha fatto. Lha salvato
e insieme lha rubato. Dovrebbe riconsegnarlo, ma
ha 13 anni, sconvolto, non sa bene come fare. E
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sce. Per fare il bene non scatena altro che il male
dellumanit. Teo il suo opposto: la sua corsa ad
annullarsi produce una catarsi, il modo sbagliato
pu essere quello giusto, la perdita di qualcuno che
permette il ritrovarsi di altri.
Il libro della Tartt una magistrale prova dautore
in cui c tutto. La ricostruzione perfetta delle psico-
logie adolescenziali, il loro linguaggio, i loro gusti,
lanalisi della societ alta newyorkese, ma anche il
melting pot, specie quello russo americano, di una
immigrazione professionalmente alta (tecnici petro-
liferi, geologi eccetera) eppure pericolosa per lo sra-
dicamento che si porta dietro a livello familiare: vite
da nomadi, identit infelici. E ancora: lambiente
falsamente dorato dellantiquariato di una nazione
che non ha mai conosciuto lantichit, le case da-
ste e i nuovi ricchi, le tecniche con cui si falsifcano
mobili, dipinti, arazzi, il sottobosco di venditori e
compratori
Tutto nel Cardellino ruota intorno al tema del de-
stino, che crudele, ma forse non casuale. La Na-
tura, intesa come Morte, vince sempre, ma questo
non signifca prostrarci al suo cospetto. E nel pieno
del nostro morire, mentre ci eleviamo al di sopra
dellorganico solo per tornare vergognosamente a
sprofondarvi, come un onore e un privilegio amare
ci che la morte non tocca. Nella misura in cui il
quadro immortale (e lo ) io ho una minuscola,
luminosa, inimitabile parte di quellimmortalit.
Perch in fondo siamo noi che salviamo la bellezza.
se lo mettono in galera? In realt, ci che veramente
lo trattiene qualcosa daltro: quellimmagine fe-
ra e dolente lunica cosa che gli ricordi sua madre
comera, il loro ultimo momento insieme, quando
erano entrambi vivi e felici, nonostante tutto e tutti.
Adesso sono entrambi morti, e quelluccellino la
sola cosa che per lui abbia ancora un senso.
Il cardellino (Rizzoli, pp 892, euro 20, traduzione di
Mirko Zilahi de Gyurgyokai) il nuovo romanzo
di Donna Tartt, il terzo dopo Dio di illusioni e Il
piccolo amico. Della cosiddetta generazione minima-
lista, Tartt la scrittrice pi interessante, totalmen-
te sganciata dalla rappresentazione dellAmerican
Way of Life degli anni Ottanta, yuppismo e dintor-
ni, che consacr e insieme distrusse i suoi autori. Il
suo stato fn dallinizio un percorso completamen-
te diverso, in cui il romanzo dimpianto tradiziona-
le veniva contaminato dal new journalism alla Ca-
pote e alla Wolfe e insieme innervato da una sorta
di approccio metafsico ai grandi temi della colpa e
dellinnocenza, della bellezza e della sua pericolosa
presenza.
Per Il cardellino, la critica ha fatto riferimento a Di-
ckens, lepopea dickensiana delle grandi speranze e
delle tragedie delladolescenza, locchio vergine con
cui questultima registra il non senso del mondo. Se
per dovessimo fare un nome come chiave del libro,
sarebbe Lidiota di Dostoevskij, sia pure rovesciato.
La bont del principe Myskin non porta altro che
dolore: c chi si ammazza, chi si vende, chi tradi-
Il suo stato n dallinizio un percorso completamente
diverso, in cui il romanzo dimpianto tradizionale veniva
contaminato dal new journalism alla Capote e alla Wolfe
e insieme innervato da una sorta di approccio metasico ai
grandi temi della colpa e dellinnocenza, della bellezza
e della sua pericolosa presenza.
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Sollevare un sasso e trovarci sotto un mondo, appe-
na nato e brulicante. Quello delle startup culturali:
realt spesso diverse fra loro ma accomunate dalla
ricerca di nuove vie per far crescere questo settore
in Italia.
Con lo sguardo rivolto allinnovazione e i piedi ben
piantati su un progetto di business, perch con la
cultura si mangia, se si impara come fare. Gli esem-
pi non mancano, e lindustria del terzo settore se n
accorta: basta pensare ai progetti delle dieci startup
di editoria tecnologica, sette delle quali italiane e
tutte con meno di tre anni di vita, che dall8 all11
maggio saranno presentati per la prima volta al Sa-
lone del libro di Torino.
Storie di successo, come quella della piattaforma
20lines nata a Treviso, che consente di leggere, scri-
vere e condividere racconti brevi. Lesordio due anni
fa proprio al Salone, ora il ritorno con alle spalle una
comunit di oltre 70 mila scrittori e lettori, pi di
10 mila storie pubblicate e unapp in sette lingue. A
inizio 2014 il lancio, insieme ad Amazon e Rizzoli,
di Bigjump: il primo concorso dedicato agli autori
della piattaforma.
Progetti che hanno sfondato, come quello della
startup di Lugano Newscron, che permettono di
aggregare notizie provenienti da diverse fonti e leg-
gerle da una sola applicazione. In 14 mesi diventa il
primo aggregatore di news online a livello europeo,
con oltre 30 milioni di articoli letti in Italia solo nel
2013.
Chi pensa che lebook non sia nientaltro che il tra-
sferimento in pdf di un volume dia un occhiata al
software della Pubcoder di Torino, che permette a
chiunque di realizzare un ebook arricchito di ani-
mazioni, video e suoni. La sua versione di prova,
lanciata a ottobre 2013, gi utilizzata da migliaia
di persone. Stesso fase per il progetto di ricerca bi-
bliografca intelligente elaborato dalla TwoReads di
Venezia. Perch per ogni libro ne esiste sempre al-
meno uno collegato, spiega il fondatore Alessandro
Guarnieri, designer grafco classe 1985. Folgorato
da Te Gutenberg Galaxy di McLuhan in aereo tra
Venezia e San Paolo, dove lavorava, decide di torna-
re in Italia e a inizio 2014 trova le persone giuste per
sviluppare lidea. Lobiettivo quello di orientare
il pubblico nella scoperta di nuove letture, trasfor-
mando ogni libro in un ipertesto aperto a rimandi
e citazioni.
Sullo stesso flone il progetto di Federico Mirarchi
e Roberto Piazza, pubblicitari milanesi poco pi che
trentenni che a fne 2012 hanno dato vita a SPAM
Magazine, la prima e unica rivista in realt aumen-
tata. Si pu leggere in modo tradizionale o con il
proprio smartphone o tablet, approfondendo gli
articoli con video, foto, link a shop online e anima-
zioni 3D.
E proprio al Salone debutter G.R.I.M.M., lapp-
libro di tre imprenditrici, mamme e professioniste
del digitale torinesi pensato per bambini da 0 a 8
anni. Lidea nasce dallesigenza di ridurre il nume-
ro di libri presenti in casa spiega Cristiana Calil-
li, una delle fondatrici e blogger di 100% Mamma.
Lapplicazione avr al suo interno una faba e un
men che sbloccher contenuti diversi a seconda
Alexis Paparo, il Giornale, 10 aprile 2014
Applicazioni, servizi e piattaforme digitali promettono di cambiare leditoria.
Sfruttando tecnologia e fantasia
La cultura unimpresa. Ecco le nuove idee per guadagnare coi libri
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ti hanno realizzato il loro progetto, e alcuni sono
pure riusciti a espanderlo. Come Lberos, che ha
vinto la prima edizione proponendo una piatta-
forma per collegare editori, biblioteche, scrittori
e lettori sardi. Nel 2013 ha realizzato 200 even-
ti legati al mondo del libro per enti locali e pri-
vati, ha creato una rete di 240 operatori culturali
e ora pensa di replicare il modello anche altrove.
E, per la serie non sempre si pu vincere anzi a
volte meglio cos, il caso del progetto #Lunafa-
l, presentato dalla fondazione Cesare Pavese. Se
avessimo vinto avremmo sviluppato i workshop
proposti racconta Pierluigi Vaccaneo, direttore
della fondazione, cos non stato, quindi abbia-
mo scommesso sullo sviluppo dellidea iniziale,
ovvero la riattualizzazione di La luna e i Fal attra-
verso Twitter. Unintuizione che porta Vaccaneo,
Edoardo Montenegro e Paolo Costa a mettere a
punto il metodo Twitteratura, un nuovo modo di
rileggere e riscrivere i grandi classici attraverso bat-
tute da 140 caratteri. In un anno sono stati riletti
attraverso centinaia di migliaia di tweet, capolavori
come Scritti Corsari di Pierpaolo Pasolini, Esercizi
di stile di Raymond Queneau, Le citt invisibili di
Italo Calvino tutti disponibili sul sito Twitteratu-
ra. Proprio al Salone saranno presentati i risultati
del progetto sui Promessi Sposi, che ha coinvolto 20
scuole di tuttItalia per 4 mesi e ha prodotto oltre
100 mila tweet. solo linizio.
delle fasce det. Musiche e colori personalizzati
arricchiscono il tutto. pensata anche per aiutare
i bambini con defcit di apprendimento, autistici o
dislessici. Il concetto poi, pu essere esteso anche
allo studio di altre materie o delle lingue. Per svi-
luppare lapp servono 6 mila euro e luned prossimo
partir la campagna di raccolta fondi sulla piattafor-
ma Eppela. Lobiettivo arrivare a 3 mila entro 40
giorni: G.R.I.M.M. stato infatti selezionato tra i
progetti che Postepay potrebbe scegliere di cofnan-
ziare. A partire da oggi, tra tutti i progetti pubblicati
su www.postepaycrowd.it che raggiungeranno il 50
percento del budget, lo sponsor sceglier di aiutarne
uno al mese.
E su dieci startup in cerca dinvestitore una lha gi
trovato: la Xoonia di Milano, che realizza software
per interagire con uno schermo attraverso i movi-
menti del corpo. Ha gi preso accordi con la casa
editrice Multiplayer.
Con i fnanziamenti pubblici ridotti allosso
rendere economicamente sostenibile il proprio
progetto importante quanto avere unidea bril-
lante dice Bertram Niessen, project manager del
premio Che Fare. Per il secondo anno il premio
ha assegnato centomila euro alla startup cultu-
rale che ha coniugato al meglio impatto sociale,
innovazione e progetto di business. Ma la prova
pi dif cile quella del tempo. Superata al cento
percento dai sei fnalisti della prima edizione. Tut-
Con i nanziamenti pubblici ridotti allosso rendere
economicamente sostenibile il proprio progetto
importante quanto avere unidea brillante
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Non c traccia di Russia nella casa parigina di Em-
manuel Carrre, cos francese per la luce, i pavimen-
ti di legno, leleganza e il disordine. Ma c qualcosa
nei suoi lineamenti e nel taglio degli occhi che fa
capire perch, negli ultimi anni, abbia scritto due
libri che hanno a che fare con lex Unione Sovietica.
Carrre ha ereditato la Russia dalla madre Hlne,
storica e accademica di Francia, che da bambina si
chiamava, di cognome, Zurabisvili: Georges Zura-
bisvili nato a Tifis racconta lo scrittore a propo-
sito del nonno materno inLa vita come un romanzo
russo, del 2007: Suo padre, Ivan, giureconsulto;
sua madre, Nino, ha tradotto George Sand in ge-
orgiano. Le fotografe mostrano baf e turbanti, tra
le dita sindovinano rosari dambra. Di Georges, in
casa, non si parla: Per un po fa il taxista, siamo
negli anni Venti, quando la famiglia in fuga ha tro-
vato riparo a Parigi, ed una delle rare cose che a
mia madre piaccia raccontare di lui, una delle rare
cose che da bambino io abbia saputo di mio nonno.
Verr fuori che, durante loccupazione, ha collabo-
rato come traduttore per i tedeschi e che nel 1944
un gruppo di uomini armati verr a prenderlo a
casa e di lui non si sapr pi niente: Mia madre mi
aveva chiesto di non parlare di questa storia spiega
Carrre, mentre prepara il caf nella cucina dellap-
partamento nel bel palazzo nella zona nord-est di
Parigi che divide con la moglie e la fglia di sette
anni, ma non ho potuto darle ascolto, portare alla
luce questi segreti stata una grande liberazione.
Sembra che la madre non gli abbia rivolto la parola
per molto tempo, ma un rischio che si corre, a scri-
vere di persone vere.
Come nel caso diLimonov(Adelphi, 2012), la bio-
grafa del dissidente e scrittore russo che forse il
suo libro di maggior successo. Eduard Limonov,
che tra le altre cose aveva sognato di diventare uno
scrittore famoso ma era riuscito solo a conquistarsi
una piccola fama come autore vagamente di culto,
stato felice del libro, di essere una star internaziona-
le, anche se con le parole di un altro.
Chi se l presa stato invece un personaggio mino-
re, lo scrittore quarantenne Zachar Prilepin, autore
di tre romanzi e militante del Partito nazionalbol-
scevico, di cui Carrre aveva scritto: Onesto, co-
raggioso, tollerante, uno che guarda la vita come
guarda le persone, dritto negli occhi. E poi: uno
scrittore eccellente, serio e delicato, i suoi libri sono
tradotti e li consiglio vivamente. A sentir nomina-
re Prilepin, Carrre ride: Su un quotidiano russo
uscita una sua recensione al mio libro. In poche pa-
role dice che sono un bastardo e un traditore perch
ho scritto che Limonov, a New York, ha fatto sesso
con degli uomini. La cosa mi diverte, soprattutto
perch sono cose ha raccontato lo stesso Limonov
nei suoi romanzi.
Molto diverso deve essere stato afrontare la reazio-
ne delluomo al centro diLavversario,Jean-Claude
Romand, che nel 1993 ha ucciso la moglie, i fgli
e i genitori perch non scoprissero che non aveva
un lavoro ed era pieno di debiti: Ho raccontato la
sua storia partendo da unidea che mi ossessionava,
limmagine di un padre che cammina nei boschi
racconta Carrre, seduto su uno dei due vecchi e
morbidi divani in pelle nel suo studio con le grandi
fnestre, intorno c solo neve; luomo ha un segreto
assurdo e terribile, di cui non pu parlare a nessu-
no.
stato un libro dif cile da mettere insieme: Vo-
levo scriverlo, ma non sapevo da dove cominciare.
Avevo cercato di contattare Romand in carcere ma
senza successo, forse anche perch gli avevo manda-
to da leggere la mia biografa di Philip Dick che si
intitola, me ne sono reso conto troppo tardi,Io sono
vivo e voi siete morti.
Carrre scrive alloraLa settimana bianca(1995) un
breve romanzo dellorrore, che esce il 7 maggio nella
nuova edizione di Adelphi: LavversarioeLa setti-
Valentina Della Seta, il venerd di Repubblica, 11 aprile 2014
Aspettando il nuovo grande romanzo russo
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20
Se Balzac fosse vivo oggi cosa racconterebbe
a proposito dei piccoli burocrati che si sono
trasformati nei nuovi ricchi? Non lo so, quello
che certo che ancora nessuno, in Russia
o allestero, ha scritto un grande romanzo su
questo argomento.
garlo risponde invece sorridendoa ripensarci, am-
metto di aver fatto unafermazione imprudente.
un particolare che, allinterno di una biografa do-
cumentata nei minimi dettagli, appassionante per
come riesce a mettere insieme un quadro della storia
della Russia degli ultimi settantanni e la potenza
del singolo personaggio Limonov, testimonia il fat-
to che lo scrittore potrebbe aver afrontato il lavoro
in un modo nuovo.
DentroLimonovc infatti un ritmo che la sua scrit-
tura non aveva mai dettato prima. Non si pu dire
se sia pi o meno bello degli altri, Carrre in quanto
a ritmo un maestro. Per c qualcosa, nel libro,
che d lidea di uno che si slaccia il colletto, si to-
glie le scarpe e beve due bicchieri di vino. Forse era
Jung, che diceva che il Super-io solubile in alcol:
vero spiega mi sono lasciato andare a un ritmo
diverso, ma questo dipeso soprattutto da Limo-
nov, dal suo modo di essere e di parlare, lui che
ha dato il tempo al libro. In ogni caso, e credo che
si intuisca, un libro che mi sono divertito a scri-
vere, anche se alcuni passaggi della vita di Eduard
mi hanno disgustato, come la sua partecipazione al
fanco dei militari serbi nella guerra dei Balcani, nei
primi anni Novanta. Quando sono arrivato a quei
capitoli ho lasciato il libro da parte per un anno.
dif cile farsi unidea precisa di Limonov: lautore
detesta alcune sue posizioni politiche e molte delle
cose che ha fatto, per allo stesso tempo lo stima,
afascinato dal suo modo di essere. A parte questo,
si pu dire che forse il primo personaggio non bor-
ghese di cui scrive? normale che io abbia scritto
sempre di un certo ambiente dice perch lo stes-
so in cui sono nato e cresciuto. vero, con Limonov
ho parlato di un mondo diverso, ma lo avevo gi
fatto in Vita come un romanzo russo, con le persone
che ho incontrato andando a girare il documentario
a Kotelnic, nella provincia russa. Forse perch, in
un paese come la Russia, non esiste ancora una vera
classe media? Esiste invece, ma sempre molto
piccola, e si trova solo nelle grandi citt risponde
Carrre. uno strato minuscolo della societ: in-
tellettuali, scrittori, giornalisti, editori. Penso che la
crescita di questa classe media sarebbe una delle cose
mana biancasono gemelli spiega, mentre il discorso
in qualche modo torna alla Russia: In quel perio-
do cercavo di imparare di nuovo la lingua che usavo
con mia madre da bambino e leggevo un racconto di
echov intitolatoLa steppa.Sono pagine in cui non
succede quasi niente, c un ragazzino che vive in un
paesino remoto e viene mandato in una grande citt
per studiare. C la descrizione del suo viaggio con
lo zio verso la citt, i paesaggi, la neve, e i pensieri
del bambino non sa cosa aspettarsi. Volevo ricreare
questa atmosfera di angoscia ovattata. E Romand,
che cosa ha detto? Romand ha accettato di par-
larmi proprio dopo aver letto il romanzo continua
Carrre dicendo che gli aveva ricordato la propria
infanzia. Anni dopo, quando sono andato a trovarlo
dopo avergli mandato una copia diLavversario, mi
aspettavo che mi abbracciasse e si mettesse a pian-
gere, oppure che avesse voglia di picchiarmi. Invece
niente, non ha avuto reazioni, ha continuato a par-
lare del pi e del meno.
Carrre sostiene di essersi sentito attratto dal caso di
Romand perch, scavando nel fondo della sua storia,
gli era sembrato di ritrovare qualcosa di s. E dice
qualcosa di simile anche a proposito di Limonov:
Ho pensato scrive in uno dei passaggi pi noti del
libro che la sua vita romanzesca e spericolata rac-
contasse qualcosa, non solamente di lui, Limonov,
non solamente della Russia, ma della storia di tutti
noi dopo la fne della Seconda guerra mondiale.
Sarebbe bello ascoltare, dalla voce di Carrre, una
dissertazione su cosa unisca tutte queste cose; Li-
monov, noi, la Russia e la fne della seconda guerra
mondiale: Non credo di essere in grado di spie-
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La rassegna stampa di Oblique | aprile 2014
21
ho lavorato a questo, e alla sceneggiatura della serie
tvLes Revenants(che andr in onda su Sky Atlantic
in autunno, ndr). Nella serie ci sono dei morti che
tornano indietro. Ma non sono zombie, non sono
fantasmi, non hanno niente a che vedere con quello
a cui ci ha abituati la tradizione horror. Con lauto-
re Fabrice Gobert abbiamo provato a considerare la
cosa realisticamente: come reagiremmo, quali sareb-
bero i primi gesti, le prime parole da dire.
Pensando a come lavora lo scrittore, alle gestazioni
lunghissime dei suoi libri, le sceneggiature devono
essere quasi una passeggiata: appassionante la-
vorare alle storie per la tv, mi piace molto. Luni-
co problema che, se sei abituato alla totale libert
della scrittura di un libro, dopo un po non riesci a
sopportare che un produttore o dirigente del canale
televisivo, magari un ragazzo dellet di tuo fglio, ti
dica cosa puoi o non puoi mettere in una sceneggia-
tura. Anche questo lo racconta sorridendo. Eppure
passa per essere stato un uomo irruente, facile da
infastidire. Ma questo era tanto tempo fa, quando i
fantasmi, nel cuore di Carrre, non avevano ancora
lasciato il posto al battito russo.
migliori che potrebbe accadere alla Russia oggi. Per
ora ci sono gli oligarchi, incredibilmente ricchi, e
poi i poveri, che si sentono perduti, traditi dalla fne
del comunismo. E che votano in massa per Putin.
A sentirlo dire cos, sembra che dalla caduta del
comunismo non sia cambiato molto: cambiato
moltissimo invece, continua ora c la libert di
dire e fare pi o meno quello che si vuole, a patto
di non occuparsi di politica. La politica riservata
al potere. Se provi a entrarci devi essere un buonap-
paratcik,altrimenti ti capita quello che capitato a
Khodorkovskij, o a Limonov in un altro modo: vieni
sbattuto in galera. Se Balzac fosse vivo oggi cosa
racconterebbe a proposito dei piccoli burocrati che
si sono trasformati nei nuovi ricchi? Non lo so,
quello che certo che ancora nessuno, in Russia
o allestero, ha scritto un grande romanzo su questo
argomento.
Fuori dalle fnestre dello studio di Carrre la luce sta
cominciando a cambiare, si fatto tardi, ma lui non
sembra infastidito: Questa intervista capitata al
momento giusto dice ho appena fnito di scrivere
un libro, mi sento sollevato. Negli ultimi due anni
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Sono rari gli amori ferroviari, dif cile lincontro fra sco-
nosciuti in treno; ma due libri gettati alla rinfusa nella
tasca esterna di una valigia possono intendersela a me-
raviglia, senza bisogno di occhiate allusive, e perfno
accoppiarsi selvaggiamente in un vagone afollato. Sa-
peste come amoreggiavano, i due volumetti che mi ero
scelto per un lungo viaggio! Il primo, Casi giudiziari,
era unantologia di racconti siciliani curata da Salvato-
re Ferlita. Tra questi una novella di Capuana, Delitto
ideale, dove un uomo che ha lungamente fantasticato
un assassinio, senza per mai commetterlo, si sottopo-
ne da solo a processo nel foro interiore, lunico com-
petente per queste faccende e si d la condanna che
nessun giudice avrebbe potuto infiggergli: La mia
prigionia non diferir in niente da quella legale. Sar
dura, inesorabile, ed io diverr tra pochi giorni il carce-
riere di me stesso. Suo compagno di viaggio era La
panne, il capolavoro di Drrenmatt appena ripubblica-
to da Adelphi. Qui un rappresentante di tessuti fnisce
tra le mani di quattro uomini di legge in pensione che
si divertono, la sera, a rifare processi celebri o a istru-
irne di nuovi. Il poveruomo messo a giudizio, e via
via che il dibattimento si dipana la sua esistenza me-
schina trasfgurata in romanzo, in unepopea crimi-
nale che lo incorona eroe. Se ne avvede, inutilmente,
il difensore: Fatti assolutamente indipendenti erano
stati collegati fra di loro, si era voluto contrabbandare
nel tutto un disegno logico, eventi fortuiti erano stati
presentati come cause di azioni che avrebbero potu-
to avere benissimo un decorso diverso, nel puro caso
si era voluta vedere lintenzione, nella sventatezza il
proposito deliberato, sicch alla fne dallinterrogato-
rio era necessariamente saltato fuori un assassino, cos
come dal cilindro del mago salta fuori un coniglio.
Due racconti giudiziari, ma pi ancora due racconti
sul processo come genere letterario, come matrice di
storie, come forma narrativa in grado di imprimere
signifcato e coerenza a quello scialo di triti fatti in
cui consiste, per lo pi, la vita. Da questo accoppia-
mento giudizioso si potrebbero trarre le lezioni pi
varie, teologiche o psicoanalitiche, ma fermiamoci
alla schiuma dei giorni, che la materia di cui sono
fatti i quotidiani. Ebbene, ci stato ripetuto fno alla
noia che, proprio come le mezze stagioni, non ci sono
pi le grandi narrazioni; anzi, lopinione flistea vuole
che la fne del comunismo abbia lasciato il campo a
un grand rcit che ha lastuzia di non presentarsi come
tale, quel fantasma che chiamano neoliberismo. Scioc-
chezze, specie se smerciate in Italia. Si direbbe piut-
tosto che dopo il crollo del Muro, sulle ceneri della
Prima Repubblica, sia spuntata la fenice di una nuova
forma narrativa, con mire egemoniche: il processo, o
meglio quel modo specifco di mettere ordine tra i fat-
ti, le azioni e le colpe che la ricostruzione giudiziaria.
La cosa non certo nuova talora formasi un verace
romanzo, o piuttosto un tragico poema, in cui laccu-
sato linfelice protagonista: cos Francesco Mario
Pagano nel 1787 ma ha assunto da allora propor-
zioni grandiose. La prova generale stato il processo
Cusani, e lultimo atto, perfno pi titanico, il feuil-
leton della trattativa. In mezzo c stato il ventennio
che conosciamo, che ha visto, tra le altre cose, fascicoli
daccusa stampati con il titolo La vera storia dItalia.
Forse dovremmo abbandonare la cara formula di Sou-
lez Larivire, circo mediatico-giudiziario, e parlare
piuttosto di un epos mediatico-giudiziario, che al pari
di certe serie televisive alimenta un universo narrativo
labirintico e disseminato, il cui spin-of pi inquietan-
te sono i libri dei magistrati sulle inchieste in corso.
Come nel racconto di Drrenmatt, afare di storie
in attrito: quella, prosaica, del viaggiatore di commer-
cio e quella, lugubre e solenne, che prende forma nel
processo, in cui la vita si realizzava in tutta la perfe-
zione e la coerenza di unopera darte. Quando Scola
volle trarre dal libro un flm, nel 1972, trov il colpo
di genio di far processare Alberto Sordi il Sordi di
sempre, la macchietta antropologica dellitaliano furbo
e renitente alla legge da una corte straniera, fatta di
vecchie glorie del cinema francese. Il mondo morale
della commedia era convocato a giudizio, e raccontato
come storia criminale non faceva pi ridere. Non ne
venne un gran flm, ma una buona allegoria di una re-
pubblica in panne.
Guido Vitiello, Il Foglio, 12 aprile 2014
Prove di un successo
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Leditoria digitale sta prendendo due strade: da
una parte c il libro cartaceo che esiste e continuer
ad esistere ma si arricchir di contenuti tecnologici,
dallaltra cose che non si chiamano pi libri ma
prodotti editoriali, nati direttamente dalla tecnolo-
gia digitale. Tutti, per il momento, convivono.
Il problema semmai che la maggior parte degli
editori tradizionali sta alla fnestra in attesa di ca-
pire quali nuovi modelli di business ne deriveran-
no. A sostenerlo Stefano Saladino, presidente
dellAssociazione Luoghi di Relazione, ideatrice
ed organizzatrice del Digital Festival, che questan-
no ha collaborato con il Salone del Libro (in pro-
gramma al Lingotto di Torino dall8 al 12 mag-
gio) nella realizzazione dellarea Start Up in Book
to the future. Uno spazio di 150 mq interamente
dedicato a dieci startup, selezionate attraverso un
bando internazionale per la loro oferta di conte-
nuti innovativi relativi ai prodotti editoriali. Si va
da20lines, piattaforma per il social reading, alla li-
tuana Bliu Bliu, per lapprendimento delle lingue
straniere. Ci sono poi le torinesi J-Lab(ebook per
bambini), Maieutica Labs (apprendimento onli-
ne) ePubcoder(software per realizzare ebook). La
svizzeraNewscronha realizzato un aggregatore di
contenuti, mentre Spam di Milano produce una
rivista a realt aumentata. Timbuktu fa prodotti
digitali innovativi per bambini,Two Readsdi Ve-
nezia specializzata in ricerca bibliografca intel-
ligente eXooniadi Milano realizza software inte-
rattivi. I dieci vincitori spiegaSaladinooperano
principalmente in tre campi: editoria per bambini,
realt aumentata, aggregazione di contenuti. Sono
in maggioranza italiani, anche se la call era interna-
zionale, probabilmente perch, essendo una prima
esperienza, non siamo riusciti a comunicarla al me-
glio allestero. Hanno tutti meno di 3 anni di vita
come startup e rappresentano le principali tendenze
nel mondo delleditoria digitale.
Qual il minimo comun denominatore?
Larricchimento dei contenuti. La fruizione digitale
favorisce lintegrazione di nuovi modi di arricchi-
mento dello strumento cartaceo. Si passa in pratica
da uno strumento cartaceo statico a un altro che in-
teragisce con lo statico riempiendolo di contributi di
altri utenti. A questo punto il contenuto editoriale
diventa il punto di partenza per raggruppare con-
tenuti altrui. La fruizione del prodotto editoriale,
insomma, non pi passiva, come quando qualcuno
legge un libro, ma si trasforma in ascolto attivo.
una trasformazione dettata da una parte dalla tec-
nologia, che consente di corredare un prodotto di
contenuti multimediali, dallaltra dai contenuti for-
niti dai fruitori. Di fatto la traduzione di abitudini
consolidate di partecipazione attiva degli utenti in
altri canali, ad esempio sui social network. Anzi, si
va oltre: la partecipazione non pi solo in termini
di buzz, di commento, ma diventa condivisione par-
tecipata di un progetto editoriale.
Esempi pratici?
In generale il campo di applicazione oggi nella
didattica scolastica. Intorno alleditoria digitale si
Luciana Maci, economyup.it, 14 aprile 2014
Le grandi case editrici aspettano di capire il modello di business, i piccoli sperimentano di pi dice Stefano
Saladino, il selezionatore delle 10 startup che andranno al Salone del Libro di maggio. Ecco quali sono e cosa
dicono sui cambiamenti che stanno sconvolgendo il mondo dei libri
Siamo oltre lebook, ma i big delleditoria stanno ancora a guardare
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trasformazioni varie: sono strati tecnologici che si
aggiungono.
Quanto le case editrici tradizionali sono in grado di
comprendere questa evoluzione?
Cominciano a comprenderla. il motivo per cui
abbiamo realizzato il progettoStart Up in Book to
the futurenellambito del Salone del Libro di Tori-
no: volevamo sensibilizzare gli espositori alle nuove
sfde. Lanno scorso avevamo uno stand. Ma chia-
ro che ormai siamo oltre lebook e serve un nuovo
approccio. il primo anno di questa iniziativa, che
contiamo di sviluppare in futuro.
E il mercato pronto allinnovazione?
Il mercato dei fruitori tendenzialmente pronto, il
mercato della produzione si sta barcamenando e sta
cercando di capire quali saranno i modelli econo-
mici. La rivoluzione tecnologica porta necessaria-
mente a una rivoluzione dei modelli produttivi: le
resistenze derivano proprio da qui, dalle domande e
dai dubbi sulla creazione di nuovi modelli economi-
ci sostenibili.
Allora non vero, come dice qualcuno, che nelleditoria
tradizionale non ci sono competenze a suf cienza per
capire linnovazione?
Non si pu negare che chi amministra le imprese
spesso indietro sulla cultura del digitale. Il tessuto
questo, lo sappiamo. Ma le competenze ci sono
e, se gli editori vedessero concrete opportunit di
business, sono certo che assumerebbero manager
funzionali allevoluzione. In realt stanno alla f-
nestra in attesa di vedere quello che succede. E
in un certo senso una giusta attesa. Si muovono
prima i pi piccoli, perch hanno meno da per-
dere, mentre i grandi editori fanno pi fatica ad
abbandonare i modelli tradizionali dai quali ri-
cavano ancora margini di guadagno, sia pure ri-
dotti rispetto al passato, per intraprendere nuove
strade. Certamente dovrebbero avere un maggiore
approccio allinnovazione. Pi che altro manca la
parte di ricerca e sviluppo, che quella funzionale
alla sperimentazione.
forma laula, il gruppo, la classe. Si possono con-
dividere i commenti sui testi o le indicazioni del
docente, si pu fruire qualcosa insieme agli altri
e da remoto. La scuola pu sembrare arretrata
in questo campo, e per molti versi ancora lo ,
eppure il settore che sta traendo maggiori van-
taggi dalleditoria digitale. Del resto ha unutenza
pi avvezza alluso del digitale perch gli studen-
ti sono tutti nativi digitali. La scuola insomma
uno dei campi pi signifcativi di sperimentazione
del digitale nel settore editoriale. Poi c almeno
un altro campo. Partendo da questi presupposti
il confne tra editoria e multimedialit diven-
ta sempre pi labile: il libro non pi un libro,
n unanimazione e nemmeno un flmato. una
nuova esperienza di fruizione dei contenuti, una
nuova forma di editoria. Un esempio? Leditoria
per bambini. Luso della realt aumentata, tra-
mite lutilizzo di uno smartphone o di un tablet,
mi consente di prendere il libro di carta e veder-
vi oggetti animati, o leggervi risorse aggiuntive
online, o praticare giochi interattivi. Unesperien-
za mista tra digitale e analogico. Poi c lespe-
rienza tecnologica tout court.
In cosa consiste?
La creazione di prodotti del tutto nuovi, che non
partono dalla conversione di uno strumento carta-
ceo tradizionale in strumento digitale, ma dallasset
tecnologico. Partendo dai nuovi metodi di fruizio-
ne e dai nuovi device possibile costruire un nuovo
prodotto puramente digitale, un mix tra contenuti
editoriali, video e interazione umana. unespe-
rienza verticale. Chiamarlo ancora libro sar dif ci-
le. pi che altro un prodotto editoriale complesso
e multimediale.
Ma quindi il libro come lo intendiamo oggi morir?
Il libro esiste e continuer ad esistere. Anzi, in que-
sto momento storico se ne stanno producendo pi
che in passato. Ma pu vivere di natura propria. Si
pu usare come volume che resta sul comodino e
di cui leggiamo qualche pagina prima di andare a
dormire, ma pu anche vivere di arricchimento e di
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La sedia preferisce non usarla. Si toglie la giacca e
rimane in maniche di camicia. Si guarda intorno,
controlla che tutti abbiano preso posto e dice: Scu-
sate, ma Cline un autore che si legge in piedi.
Fuori la gente passeggia nelle vie intorno a piazza
Montecitorio, godendosi il primo assaggio della
primavera romana. Dentro, allinterno della libreria
Arion, c Alessio Dimartino, professione scrittore.
Oggi per non qui per promuovere il suo nuovo
libro (C posto per gli indiani, Giulio Perrone edito-
re) ma per tenere una lezione di lettura. Ha scelto di
farlo attraverso la Trilogia del Nord di Cline. Scelta
non facile. Eppure la sala si riempie. Una quarantina
di persone, soprattutto donne, aspettano che que-
sto strano insegnante con orecchino e jeans rompa
il ghiaccio. Ogni scrittore ha il proprio ritmo. La
lettura di Cline una corsa a scatti che toglie il
fato e lascia con lafanno. Cline non certo un
maratoneta. Per leggere queste pagine bisogna in-
gaggiare un corpo a corpo con il testo. In efetti
lo stile degli ultimi romanzi di Cline ancora pi
folle di quello del Viaggio al termine della notte o di
Morte a credito, la sintassi spezzata, la grammatica
va per conto proprio, ma gli allievi unet che va
dai 30 agli over 70 ascoltano attenti. il terzo in-
contro organizzato dalla scuola di lettura Orlando,
legata alla rivista diretta da Paolo Di Paolo e nata
da unidea dello scrittore con il sostegno delledi-
tore Perrone. Per partecipare si paga una quota di
50 euro allanno (la met per gli under 25). I primi
appuntamenti sono stati con Dacia Maraini, che ha
letto Pinocchio, e Chiara Gamberale, che ha scelto
Ada di Nabokov, Il teatro di Sabbath di Philip Roth
e Peter Pan. Il metodo semplice: non si promuovo-
no i propri romanzi e si parte sempre da una storia,
da una pagina, da un fatto o da un sentimento. Si
commenta dopo, mai prima. Ogni scrittore ha il suo
ritmo. Ogni lettura la sua interpretazione.
In Italia si pubblicano circa 60 mila libri lanno, ep-
pure stiamo disimparando a leggere. Gli ultimi dati
Nielsen sono il bollettino di una catastrofe: solo 43
persone su cento hanno letto almeno un libro nel
corso dellanno passato. Troppi stimoli, troppe sol-
lecitazioni dice Paolo Di Paolo. I librari tradizio-
nali stanno sparendo e c un forte disorientamen-
to collettivo, serve qualcuno che indichi la via. Le
scuole di lettura, a diferenza di aNobii o altri social
network, possono funzionare da palestra, mettendo
a disposizione un lettore pi esperto che faccia da
allenatore. E se i corsi di scrittura pompano i mu-
scoli del narcisismo, queste sono palestre di umilt,
in cui lego va messo da parte per disporsi allascolto.
Daltra parte il piacere della lettura tuttaltro che
istintivo. Ha bisogno di guide, va educato. Tullio
De Mauro, la cui lezione alla scuola Orlando pre-
vista per il 24 maggio, spiega: Scrivere e leggere
non appartengono allimmediatezza naturale. Sono
possibilit che alcuni popoli hanno cominciato a
sviluppare da alcune migliaia di anni e che si sono
andate generalizzando soltanto negli ultimi secoli.
Si impara a leggere quando si prova il bisogno di
uscire dalla pura sopravvivenza.
Sar per questo che molte scuole di lettura, soprat-
tutto nei paesi anglosassoni, sono sorte nelle perife-
Raffaella De Santis, la Repubblica, 14 aprile 2014
Si diffondono anche nel nostro paese le scuole di lettura, dove gli autori si mettono in gioco
per educare il pubblico ad assaporare meglio il testo
Caro scrittore, insegnami a leggere davvero
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Dacia Maraini. Si impara a leggere per contagio.
Leggendo bisogna saper comunicare una propria
passione, saper trasmettere le nostre emozioni.
Ci vuole empatia anche secondo Chiara Gambera-
le: Le tre cose che mi fanno sentire in salvo nel-
la vita sono innamorarmi, scrivere e leggere. Nella
mia lezione ho solo cercato di rendere contagioso il
mio entusiasmo. Il successo delle scuole di lettura
dimostra che non siamo solo un paese di aspiranti
scrittori, che c gente che ama i libri senza avere
romanzi nel cassetto: Ho visto lettori tornare a casa
con una copia di Pinocchio, che magari credevano
di aver letto, o di un libro di Nabokov di quattro-
cento pagine che forse non avrebbero mai letto dice
Di Paolo.
Certo, oggi si inventano app per la lettura veloce (lul-
tima si chiama Spreeder), dunque tornare a leggere
insieme pu sembrare anacronistico. Eppure, spiega
De Mauro, pu rivelarsi utile: Ascoltare e praticare
la lettura ad alta voce pu aiutare a restituire la natu-
ralit primaria del parlare. Ma non detto che nelle
scuole di lettura si debbano privilegiare i romanzi.
Tra le letture essenziali De Mauro cita la Bibbia,
Omero, Dante e la Costituzione. Con un avverti-
mento: Attenzione, per. I vangeli in presa diretta
sono una lettura divertente, nel senso etimologico
della parola, o, se si vuole, evertente: mettono in
discussione molti modi consueti di vivere, e vanno
presi con cautela. Cline sarebbe meglio assumerlo
a dosi controllate. A fne lezione una signora acquista
Morte a credito: Ho capito che si pu leggere Cline
come fosse un poeta, come fosse Apollinaire. Si pu
apprezzare anche senza capire tutto.
rie disagiate, l dove la sopravvivenza pi compli-
cata e il bisogno di comunicare pi forte. In Italia
sono diventate una realt negli ultimi anni, sulla scia
del progetto inaugurato nel 2002 a San Francisco
da Dave Eggers 8-26 Valencia: lindirizzo quello
della strada dove Eggers ha creato il suo laboratorio
di lettura e attivit creative. Dopo essersi difuso in
varie citt americane il format approdato in Eu-
ropa, prima a Dublino, dove ha ispirato Fighting
Words, poi a Londra con Ministry of Stories, sotto
il nume tutelare di Nick Hornby. Da noi esistono
associazioni per bambini come La grande fabbrica
delle parole o Carta Straccia, che aderisce al pro-
getto nazionale Nati per leggere. In tutte si legge ad
alta voce, si trasformano i libri in recite, si accelera il
ritmo e poi si rallenta, si lascia il bambino libero di
scegliere la storia che preferisce o di interromperla
se non gli piace. Per i pi grandi ci sono la Scuola
Twain, rivolta ai giovani tra gli 11 e i 19 anni, e il
Laboratorio Flannery OConnor ideato dallassocia-
zione Bomba carta, in cui ognuno ha a disposizione
dieci minuti per leggere tre pagine da un libro a pia-
cere. La sfda cercare di coinvolgere tutti gli altri.
E poi c Piccoli Maestri, nata da unidea di Elena
Stancanelli nel 2011, arrivata a coinvolgere settan-
ta scrittori che gratuitamente vanno nelle classi, da
Roma a Torino, da Venezia a Benevento, a leggere
romanzi. Classici come Il Grande Gatsby o Lisola di
Arturo o Il vecchio e il mare.
La lettura un lessico famigliare. Non tutti hanno
avuto la fortuna di crescere in case piene di libri. Il
bambino che ha avuto una mamma che gli racconta-
va favole naturalmente parte avvantaggiato spiega
E se i corsi di scrittura pompano i muscoli del narcisismo,
queste sono palestre di umilt, in cui lego va messo
da parte per disporsi allascolto. Daltra parte il piacere
della lettura tuttaltro che istintivo. Ha bisogno di guide,
va educato.
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Alessandro Zaccuri, Avvenire, 16 aprile 2014
Libro in crisi, arriva il Salone del +7%
Il libro in crisi? Le vendite arrancano? Torino rispon-
de con la soluzione 7 percento. Anzi, con ilSalone 7
percento. Siamo in zona Borgo Dora, a due passi dalla
sede del Sermig. Qui, negli e difci del vecchio Arse-
nale, si da poco trasferita la Scuola Holden, creatura
pre diletta dello scrittoreAlessandro Bariccoe mar chio
di sicuro richiamo per quanto riguarda lintrapresa
culturale in stile piemontese. Si trat ta di un ambiente
inconsueto per la conferen za stampa del Salone in-
ternazionale del libro, che si svolger al Lingotto nei
giorni dall8 al 12 maggio: pareti in mattoni a vista,
gradinate con sedute multicolore, qualche immagine
che ri chiama con discrezione larte di strada.
Il di rettore della kermesse, Ernesto Ferrero, non-
dimeno a suo agio. proprio lui a registrare la sug-
gestiva coincidenza: Nel 2013 spiega i consumi
culturali degli italiani hanno registra to una fessione
del 7 percento. Ma nella scorsa edi zione il pubblico
del Salone cresciuto esatta mente nella stessa per-
centuale, sforando le 350 mila presenze. Questanno
ci proponiamo di fare meglio, si capisce.
I segnali, in efetti, sono promettenti. Il presi dente della
Fondazione alla quale il Salone fa ca po, Rolando Pic-
chioni, parla addirittura di ap puntamento straordina-
rio, a partire dalla scel ta del tema che sar sviluppato
negli incontri del cartellone uf ciale. Il bene, niente di
meno, de clinato in tutte le sue sfumature, dalla bio-
etica al culto del lavoro ben fatto (concetto caro a
due einaudiani di stretta osservanza come Pri mo Levi
e Italo Calvino), dalla rifessione sui co siddetti beni
comuni fno allelaborazione teo logica, che questan-
no guadagna grande spazio. Il paese ospite donore la
Citt del Vaticano e la circostanza ha portato, tra lal-
tro, a varare un nuovo spazio, la Sala Bianca, deputata
a ospita re gli incontri di argomento religioso.
Nellimponente stand del Vaticano, sovrastato da una
cupola di libri ispirata al progetto origi nale del Bra-
mante per San Pietro, si respira il cli ma del pontifcato
di Francesco, ma gli accordi per la partecipazione della
Santa Sede erano gi stati avviati quando il papa era
Benedetto xvi. A tenere banco sar la Libreria Editrice
Vaticana, il cui direttore don Giuseppe Costa rivendi-
ca, a buon diritto, il ruolo svolto dal cristianesimo nella
costruzione dellumanesimo rinascimentale. Dalla Bi-
blioteca Apostolica Vaticana che di quella stagione
fu una delle fucine pi vivaci arriveranno a Torino i
codici dellaCommediadantesca illustrati da Botticelli
e diversi docu menti relativi al rapporto tra i papi e il
Piemon te, quasi a stabilire una linea di continuit con
unaltra delle innovazioni del Salone 2014.
Nei giorni della manifestazione, infatti, un inte ro pa-
diglione del Lingotto si trasformer in quel la che lo
scrittore ed ex libraio Giuseppe Culic chia ha voluto
trasformare nellOf cina delle ditoria di progetto: un
laboratorio in cui le sigle indipendenti (realt sempre
piccole e a volte de cisamente piccolissime) potranno
mettere a confronto le loro esperienze, accomunate
dalla cura artigianale per loggetto libro. Che rimane al
centro delle attenzioni del direttore Ferrero, poco in-
cline a entusiasmarsi per le prospettive della letteratura
in versionesocial network (Tut ti chiedono ascolto e
nessuno ascolta gli altri lamenta). Questo non impe-
disce che il Salone ri servi agli sviluppi del digitale una-
rea in cui sf leranno le dieci miglioristart updel setto-
re, tra le quali fgura unapplicazione lituana concepi ta
per rendere pi facile lapprendimento delle lingue.
Torner utile nel 2015, quando il paese ospite sar la
Germania, con tanto di delegazio ne della Buchmesse
di Francoforte attesa al Lin gotto per istituire un ge-
mellaggio ideale s, ma comunque prestigioso.
Concentriamoci intanto sulledizione ormai im-
minente. Anche questanno ci sar una regione sotto i
rifettori e sar il Veneto, scelto in modo da raforzare gli
eventi, peraltro numero si, in cui sar rievocato il cente-
nario della Gran de Guerra. Tra le iniziative che faranno
discute re si segnala un ciclo di incontri sulle culture del la
destra, mentre ilparterredegli ospiti stranie ri comprende
il fotografo Fernando Savater, il fotoreporter Steve Mc-
Curry e il piani sta Alfred Brendel. La madrina, invece,
italia na, bench di ascendenza mitteleuropea: Su sanna
Tamaro, proprio lei. Per festeggiare i ventanni di Va
dove ti porta il cuoreofre una testimonianza sulla necessi-
t del bene. In lette ratura, certo. E anche nella vita.
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Forse ci che distingue uno scrittore davvero grande
da uno medio o piccolo soprattutto limpossibilit
di leggere i suoi testi andando oltre ci che sappia-
mo di lui; e se quello scrittore Gabriel Garca Mr-
quez, la cosa diventa enormemente dif cile. Alla
fgura del premio Nobel colombiano sono rimaste
appiccicate alcune immagini uscite dai suoi libri e
altre che sono estranee a essi, ma che lo seguono in-
sistentemente a causa delle sue posizioni pubbliche
e del suo impegno politico; ancora pi interessante,
per, il fatto singolare che la sua opera sia stata in
qualche modo sequestrata da una certa letteratura
commerciale che si valsa di un tono e di alcuni
procedimenti e materiali che le appartengono per
produrre testi inferiori a quelli del colombiano e agli
antipodi della sua visione della letteratura e della
vita: un discreto numero di studenti tedeschi di flo-
logia (per esempio), allinizio del corso dichiaravano
di conoscere, tra i cosiddetti scrittori del Boom,
solo Gabriel Garca Mrquez e Isabel Allende, e che
preferivano questultima perch era pi semplice.
Nessun lettore obbligato a conoscere le pe-
riodizzazioni della storia della letteratura; letta
come se fosse epigona di testi posteriori, lopera
di Garca Mrquez risulta insoddisfacente e ri-
dondante, una versione poco attraente di quel
genere di testi commerciali cui le case editri-
ci debbono, a quanto pare, un paio di successi di
vendita, e i lettori una certa quantit di delusioni.
Com ovvio, niente pu impedire che gli scrittori la-
tinoamericani tornino a inventarsi villaggi immagi-
nari dove la gente vola(e niente far s che certe case
editrici europee smettano di credere che quel tipo di
letteratura sia rappresentativo di quanto si produce
attualmente in America Latina, e desistano dallas-
segnarle premi e pubblicarla), ma penso che sia im-
portante parlare del sequestro dellopera di Garca
Mrquez da parte della suddetta letteratura commer-
ciale, se vogliamo capirne il valore e limportanza.
Unestate, quando avevo dieci anni, ho scoperto
quellopera tra i libri dei miei genitorie sono rimasto
afascinato: non sapevo niente dellautore, non co-
noscevo gli epigoni che quellopera aveva prodotto
(come un vecchio albero perso nella foresta dei pro-
pri germogli), ma ho pensato che avrei voluto essere
come quellautore e suscitare nei lettori limpressio-
ne che i suoi libri mi avevano prodotto. Il recupero
di quella fascinazione iniziale sembra imprescindi-
bile, per farci ricordare (visto che molti sembrano
averlo dimenticato) quanto sia importante quello-
pera e quanto siamo fortunati a poterla leggere.
* Largentino Patricio Pron (Rosario 1975) con-
siderato dalla critica uno dei pi interessanti fra gli
scrittori latinoamericani sotto i quarantanni, tanto
che la rivista Granta ha inserito il suo nome nelle-
lenco dei ventidue autori di lingua spagnola pi
promettenti; a partire dal 1999 ha pubblicato alcu-
ni libri di racconti (lultimo, La vida interior de las
plantas de interior, uscito nel 2013 presso Monda-
dori Espana) e cinque romanzi, uno dei quali stato
tradotto in diverse lingue, compreso litaliano (Lo
spirito dei miei padri si innalza nella pioggia, Guan-
da 2013). Germanista, traduttore e critico di valore,
vive a Madrid da molti anni e collabora ai principali
giornali spagnoli e latinoamericani.
Patricio Pron (traduzione di Francesca Lazzarato), pagina99, 18 aprile 2014
Il sequestro di Gabriel Garca Mrquez
Lopera del Nobel colombiano stata imprigionata dalla letteratura commerciale.
Ora, dopo la sua morte, ora di liberare Gabo per capire il suo valore e la sua importanza reale
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il primo giorno di primavera del 2001. Un
incipit dei pi rassicuranti. Ma lo sfondo New
York, lautore tra i meno rassicuranti e lombra mi-
nacciosa dell11 settembre incombe sul lettore gi
nelle prime pagine. Dalla primavera allestate, fno
a quella terribile mattina in un crescendo apo-
calittico da incubo, ma non solo: chi riuscirebbe a
miscelare humour, afetti, satira, sesso, daily life,
cibernetica e mistero nero? Bentornato, Tomas
Pynchon! Il nuovo romanzo, Bleeding Edge, di
prossima uscita anche in Italia da Einaudi con il
titoloIl confne del sangue, cancella di fatto i confni
di genere, il fortunato trionfo del genere indi-
viduale. Tra la detective story, la fantascienza, la
critica sociale alla Tom Wolfe, il noir e il chick lit
(il romanzo rosa postfemminista) si fa prima a dire
cosa non .
Quanto alla trama, se mai fosse rilevante in un auto-
re simile, basti ricordare che leggere Pynchon per la
trama come leggere Jane Austen per il sesso o un
contemporaneo nostrano per lo humour raf nato.
Leroina di turno Maxine Tarnow, investigatrice
specializzata in frodi, mamma amorevole, nevroti-
ca quanto basta e con una relazione complicata in
classico stile Manhattan. Ben presto Maxi si ritrova
coinvolta nel misterioso caso di Lester Traipse, la-
nacronistico veterano dellaSilicon Alley, scoppiato
insieme alla DotCom-bubble, la bolla speculativa
Laura Zambelli Del Roncino, Libero, 18 aprile 2014
Esce il nuovo romanzo dellautore di culto americano. Che spazia dall11 settembre ai problemi della civilt
tecnologica. Alternando humour nero e inquietanti profezie
Nelle visioni di Thomas Pynchon internet ci rende tutti schiavi
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LUndernet una sorta di tempio popolato
dalle forze del male, il programma Deep
Archer (pronunciasi departure, partenza) un
underground esoterico frequentato da hacker
anarchici.
dalle forze del male, il programma Deep Archer
(pronunciasi departure, partenza) un under-
ground esoterico frequentato da hacker anarchici:
labisso oscuro, la frontiera ultima della terra e
della navigazione nel web, una zona franca senza
informazione, la linea di confne (edge, dal titolo)
che precede il mondo. Uno spazio senza tempo
dove si incontrano super nerd, defunti e avatar,
un rifugio dalla storia e dalle forze commerciali
che nel web di superfcie rappresentano un mero
strumento di marketing e la celebrazione schizo-
frenica dellimmagine artifciale, lapparenza.E se
il re del cyberpunk, lo scrittore William Gibson,
narra un presente futurizzato, quello di Pynchon
un romanzo hi-tech ma storico: dimostra la ra-
pidit con cui il presente diventa passato, e presto
dimenticato.
Da una Times Square disneyana e sterile ai clich
dello Yupper West Side alla capitale dellinson-
nia pervasa da un odore chimico e amaro di morte
e di bruciato per l11 settembre, ecco che la grande
mela assume connotati surreali e pop.
Denso e labirintico, autore di vero e proprio culto
da parte dei suoi fan, regolarmente indicato come
possibile candidato al premio Nobel per la lettera-
tura, Pynchon, da scrittore autentico, ha una ca-
tegorica avversione per le apparizioni pubbliche,
cosa che contribuisce ad accrescerne il mito. Le
sue scarsissime foto risalgono al periodo scolastico
e al servizio nella marina militare. Quanto ai pre-
mi letterari, lautore ne ha vinti parecchi in passa-
to, e anche Bleeding Edge stato tra i fnalisti del
National Book Award for Fiction. E se Tomas
Bernhard riteneva che ricevere un premio equiva-
le a farsi cagare in testa, si pu pensare che anche
Pynchon sia di tale avviso: ai pochi che riescono a
raggiungerlo per intervistarlo fa sapere che non ha
nulla da dire, si leggessero con attenzione i suoi
libri. Detto tutto.
Se per Pynchon il presente atomizzato, paranoico,
infantile e ossessivo, pu non esserlo la sua opera?
Ce lo conferma anche Maxine: la paranoia come
laglio in cucina, non mai abbastanza. Noi ci sal-
viamo grazie alla cucina italiana. Forse.
che in quegli anni scosse il mercato delle societ di
trading attive in internet. Una schiera di sospettati
di omicidio, un vortice di eventi e un ritmo voluta-
mente spezzato e mai ricomposto con logica appa-
rente, contribuiscono a depistare del tutto il lettore,
che perdendo il flo pu tirarlo lui dove pi gli gar-
ba, ingegnandosi di fantasia.
Quanto al registro, niente di pi cool e impegnativo,
per il traduttore in primis che dovr vedersela con
slang, giochi di parole, serie tv a noi sconosciute e
gag, con una sintassi talmente elastica da inglobare
qualsiasi eccentricit in nome dellefetto desiderato
e ampiamente ottenuto.
La New York del postmoderno Pynchon lo
specchio noir dellAmerica di oggi: lansia da
grande fratello per la sorveglianza in rete, un
mondo in cui paranoici e non, temono che ogni
click, ogni movimento del cursore sia intercet-
tato da forze occulte che ne decifrano la volon-
t prima ancora che venga espressa. Il padre di
Maxine teorizza che internet fu concepita dal di-
partimento della difesa durante la guerra fredda e
che ora si insinua come un profumo nelle nostre
vite, lo shopping, la vita domestica, il lavoro, le
tasse, assorbendo energie e tempo prezioso. E
aggiunge cinicamente che non si mai afranca-
ta da quellamaro e freddo auspicio di morte che
desidera per il pianeta.
Da sempre ossessionato dai poteri distruttivi della
tecnologia bombe atomiche in Gravitys Rain-
bow, tv e occhio orwelliano inVineland Pynchon
approda qui a internet e al mondo del web sotter-
raneo. LUndernet una sorta di tempio popolato
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Roma. Leggenda nera vuole che il premio Strega,
il pi prestigioso riconoscimento letterario italiano,
sia nato (come ogni buon cristiano) con il segno del
peccato originale. Due annate, in particolare, come
pietre angolari, stanno l a testimoniarlo: il 1947 e il
1963. Appena istituito, appunto nel 47, il premio
fu vinto da Ennio Flaiano, con Tempo di uccidere.
Si narra che il mitico editore Leo Longanesi aves-
se spinto Flaiano a scrivere il suo unico romanzo
allo scopo di accaparrarsi il neonato alloro. Il mo-
tivo? Stoppare Moravia e lintellighentiadi sinistra.
Sedici anni dopo, nel 63, Dino Risi dileggi per la
prima volta pubblicamente il premio, nel suo flmI
mostri. Un Gassmann travestito da nobildonna ras-
sicurava gli astanti di aver trovato luomo adatto cui
assegnare il riconoscimento: il suo amante contadi-
no, perfetto analfabeta.
Da allora, Pasolini abbandoner la cinquina dei f-
nalisti (1968: Mi ritiro in nome della cultura),
Tiziano Scarpa batter di un solo voto, e tra gli in-
sulti, il favorito Antonio Scurati (2009), loutsider
Emanuele Trevi rischier di superare a sorpresa il
favorito Alessandro Piperno (2012), vincer Wal-
ter Siti (2013) ma ledizione sar caratterizzata dal
ritiro di Aldo Busi. Vai rebourso in avanti poco
importa. Ogni anno ha avuto la sua spina. Ma lo
Strega, come laraba fenice, rinasce sempre dalle
ceneri.
Questanno la kermesse di Valle Giulia ha superato
ancora una volta s stessa. Intanto come numero di
partecipanti. record di opere presentate dagliAmici
della domenica: ben 27. Sono diventate 12, dopo la
prima scrematura. Ma non importa.
Conter solo la cinquina. Per bello esserci stati.
Il vincitore, Francesco Piccolo (Einaudi), la cui
opera verr presentata alla giuria dei 460 votanti dal
regista premio Oscar Paolo Sorrentino e da Dome-
nico Starnone, non stato mai cos annunciato. Se
ne parla da un paio danni. Anche la cinquina pre-
vista: lo stesso Piccolo, Antonio Scurati (Bompiani,
presentato da Umberto Eco e Walter Siti), Giusep-
pe Catozzella (Feltrinelli, sponsor Giovanna Botteri
e Roberto Saviano), Francesco Pecoraro (Ponte alle
Grazie, af ancato da Giuseppe Antonelli e Gabriele
Pedull) e, infne, Antonella Cilento (Mondadori,
con Nadia Fusini e Giuseppe Montesano).
Come possibile fare previsioni tanto particolareggia-
te? Lo Strega lultimo congresso democristiano della
storia: contano i voti in mano alle correnti. Ed , insie-
me, lultimo Politburocomunista. Altro che provocare
terremoti inaspettati, come quello che squass il Pd
durante lultima elezione del presidente della Repub-
blica. Qui ogni giurato si allinea. Non pu defettere: i
voti (segreti) sono controllati ad uno ad uno.
I grandi cartelli sono quattro: Mondadori-Einaudi,
Rizzoli-Bompiani, GeMS-Ponte alle Grazie, Fel-
trinelli. Rizzoli ha vinto con Siti lanno scorso, dun-
que non pu pretendere il bis. Mondadori ha stra-
fatto fn troppo in passato (cos si limita a presentare
una bandiera, ma con pretese di stare in cinquina).
Dunque questanno toccherebbe a Einaudi con Pic-
colo (con lappoggio dei voti Mondadori). Quanto a
GeMS e Feltrinelli, non dispongono di capitale nu-
merico. Ma al gruppo di Mauri Spagnol si deve al-
meno la corona dei fnalisti. Brucia ancora lo sgarbo
cui venne sottoposto Emanuele Trevi nel 2012 (con
Ponte alle Grazie) che port lo scrittore a dimetter-
si da giurato e provoc labolizione dei voti per de-
lega o telegramma, causa il forte sospetto di brogli.
La posta in palio non il liquore ma, per dirla alla Le
Gof, lo sterco del demonio. Una fascetta sul volu-
me, con scritto fnalista allo Strega o ancora meglio,
vincitore del Premio Strega, vale soldi. E questi,
nellanno della crisi defnitiva delloggetto libro, ser-
vono come acqua nel deserto. Nel mondo delleditoria
Piero Melati, il venerd di Repubblica, 18 aprile 2014
Un vincitore annunciato, un antagonista che ci riprova.
Riparte il carrozzone del premio pi prestigioso della
letteratura italiana, in un deserto di vendite che rende
gli editori sempre pi aggressivi.
Un segreto piccolo Piccolo
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tra le aiuole di via Veneto, il primo detentore del
premio, Ennio Flaiano, promosse con lamico Mino
Maccari una rivista-almanacco, decise di chiamar-
laLAntipaticoe di lanciarla con il seguente motto:
La sola pubblicazione che non contenga scritti di
Alberto Arbasino. Oggi sarebbe possibile essere
tanto caustici?
La scena del party dellaDolce vitadi Fellini (Flaia-
no ne scrisse la sceneggiatura) era ispirato al capito-
loFine di un caso di Diario notturno. Qui Flaiano
ricostruiva il caso Montesi (la morte misteriosa di una
ventunenne, che coinvolse politici di primo piano),
descrivendo un cocapartyambientato nei salotti della
Roma bene, nel quale uno dei personaggi ribattezza
lambiente defnendolo Sodoma e Camorra.
Il marziano Flaiano non era democristiano, comu-
nista o fascista. Per lui la realt era farsa oppure tra-
gedia. LItalia uscita dalla guerra emanava fetore,
disgusto e disincanto. Cera un verme, scriveva, al
fondo del bicchiere che la sua generazione era sta-
ta costretta a bere, con il quale il paese avrebbe do-
vuto fare i conti, prima o poi. Lui spese una vita a
tentare di farlo. Nel 63, lanno nel quale Risi dedi-
c allo Strega un episodio de I mostri, Primo Levi
vinceva il Campiello con La tregua, Beppe Fenoglio
licenziava Una questione privata, usciva La cognizio-
ne del doloredi Gadda, Calvino lanciava Sciascia, Vi-
sconti dirigeva la versione cinematografca del Gat-
topardo. Tra ieri e oggi, notate qualche diferenza?
Tutto cambia perch nulla cambi? La obituary dello
Strega registra, tra gli altri, i decessi di Gae Aulenti,
Mariangela Melato, Rossella Falk e Stefano Giova-
nardi, con conseguenti nuovi ingressi nel comitato di-
rettivo e tra gliAmici della domenica. I nuovi saranno
14, guidati dal ministro Dario Franceschini. Ma let
media resta alta: 68 anni. Introdotta anche una stret-
ta antibrogli nel sistema di voto: o scheda nellurna
o preferenza espressa sul web, in un sito protetto da
doppia password. Baster per sceneggiare lennesima
svolta? Un dialogo di Flaiano recitava: Lei ha deci-
so per chi votare questanno allo Strega?. S, ma non
ho letto niente di suo. Ci mancherebbe. Come
mai? Si fda?. No. Questi voti si danno con un certo
disprezzo.
circolano numeri da urlo di Munch. Escluso il ven-
duto legato alla grande distribuzione (edicole e su-
permercati, per intenderci, spazi per di appannaggio
quasi esclusivo delle frme pi popolari, da Camilleri
a Saviano) le cifre del saldo in libreria sono da brivi-
do. Prendendo in considerazione i volumi della nostra
presunta cinquina 2014, si apprende che Piccolo navi-
ga sotto i quarantamila pezzi, Catozzella intorno agli
11.500, Scurati sui settemila, Pecoraro poco sopra i
duemila e Cilento tra i 500 e i mille.
Non solo: si scopre che oltre il 60 percento del ven-
duto delle major editoriali costituito da riedizioni
economiche del proprio catalogo, e non dalle novit.
Abbiamo poche idee, e quelle poche falliscono sem-
pre commenta sconsolato un manager delleditoria.
Anonimo, per carit, che non proprio aria di espor-
si. La dura legge delle cifre, comunque, una sorpresa
inaspettata lha innescata. Francesco Piccolo, infatti,
non avrebbe dovuto avere rivali. E invece, almeno uno
ci sar. Antonio Scurati, 51 anni, napoletano, auto-
re diIl padre infedele(Bompiani) era rimasto a lungo
amareggiato per la sconftta di un pelo del 2009. Chi
lo conosce lo descrive come un combattente, che
lotter fno allultimo. Il suo limite che, come ac-
cennato, Rizzoli (gruppo Rcs come la sua Bompiani)
ha gi vinto lanno scorso. Ma a presentare Scurati
saranno Walter Siti (vincitore 2013) e Umberto Eco,
chiamati a pareggiare la suggestiva presentazione di
Piccolo da parte del premio Oscar Sorrentino.
Come mai Scurati risale sul ring? Laura Donnini,
traghettata dalla direzione generale di Mondado-
ri a quella Rcs, al momento dellinsediamento ha
analizzato i dati di vendita. Scoprendo che, dentro
luniverso che si apprestava a dirigere, i segnali po-
sitivi venivano da Bompiani. Il motivo? La direttri-
ce editoriale Elisabetta Sgarbi aveva azzeccato uno
dei rarissimi casi degli ultimi anni:La verit sul caso
Harry Quebertdi Jol Dicker, 784 pagine di adrena-
lina pura, decollato grazie alla pi genuina delle for-
mule, il passaparola dei lettori. Risultato? Stavolta la
squadra Rcs marcer compatta dietro Bompiani. E
tenter il blitz dellultimora.
Ma di cosa stiamo parlando, esattamente? Di quan-
do, una decina danni dopo la vittoria dello Strega,
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Negli ultimi due decenni pochi scrit tori hanno avu-
to la for tuna di Roberto Bolao, pochi hanno susci-
tato la stessa forma di culto postumo. Se la morte
pre coce ha con tri buito a costruire un mito, com
acca duto con David Foster Wal lace, indub bio che
Bolao eWal lace avreb bero rice vuto la stessa atten-
zione anche se non fossero morti aqua ran ta sei oa
cinquantanni. In maniere molto diverse, entrambi
sono riu sciti afare quello che ci si aspetta dagli scrit-
tori che giu di chiamo clas sici: hanno dato una forma
plau si bile al pae sag gio psi chico emorale di unepo-
ca, elo hanno fatto in una pro spet tiva che al tem-
po stesso radi cata in un luogo ed extraterrito riale,
com pren si bile in Mes sico, in Cile, in Cali for nia oin
Europa.
In que sti giorni Adel phi pub blica una nuova tra du-
zione ita liana di I detec tive sel vaggi a cura di Ilide
Car mi gnani (pp 696, euro 25) che nel 2007-2008
aveva tra dotto laltro capo la voro di Bolao, 2666,
uscito postumo nel 2004. I detec tive sel vaggi il
romanzo che ha reso famoso Bolao (la prima tra-
du zione ita liana, curata da Maria Nicola, era stata
uscita nel 2003 per Sel le rio),2666il romanzo che
lo ha con sa crato. Per ch le sue opere hanno que-
sta forza di rive la zione? Per ch molti con si de rano
Bolao il pi impor tante scrit tore vis suto fra il xx
eil xxi secolo?
Leg gendo i suoi libri in sequenza si rimane col piti
da una rete di temi edi gesti sti li stici che, se visti da
lon tano, for mano un sistema. Alcuni motivi di fon-
do sono visi bili ericor renti. Imondi nar ra tivi di Bo-
lao sono abi tati da per so naggi pro gram ma ti ca mente
anti con for mi sti, aperti allesperienza e allavventura:
aspi ranti poeti, let te rati, repor ter, pro sti tute, cri mi-
nali, poli ziotti dediti alla rifes sione. Ci che li acco-
muna la distanza dalla prosa quo ti diana: nes suno di
loro ha un lavoro auten ti ca mente bor ghese, un lavoro
inteso come atti vit pre ve di bile eripe ti tiva; nes suno
ha radici che lo ripor tino aun cen tro; ognuno sta bi-
li sce legami prov vi sori con gli altri econ gli ambien-
ti in attesa di un altro sra di ca mento odella per sona
suc ces siva. Gli eroi di Bolao vivono in una dimen-
sione noma dica, pre ca ria e glo bale; emi grano, viag-
giano fra icon ti nenti, fug gono da un regime poli tico,
dalle dif colt mate riali o dalla noia; oppure sono
chie rici vaganti con tem po ra nei, come i cri tici let te-
rari che incon triamo nella prima parte di2666eche
usano laereo nello stesso modo in cui i per so naggi
dei romanzi caval le re schi medie vali e rina sci men tali
usa vano il cavallo olippogrifo.
In que sto senso, pur senza par larne diret ta mente
etra sfor marle in un tema, Bolao ha saputo rac con-
tare, con una forza che non ha eguali, la per ce zione
della vita che si ha in un mondo glo ba liz zato einter-
con nesso, fon dato sugli spo sta menti, sulla prov vi so-
riet dei rap porti, sulla pre ca riet di tutte le con di-
zioni. Ma que sti mondi vitali eavven tu rosi sono cir-
con dati dal Male egover nati dal Caso, vero motore
immo bile dei romanzi di Bolao; il cielo di carta che
avvolge le sto rie sem pre sul punto di squar ciarsi
mostrando la gra tuit ela vio lenza che, come delle
zone dombra desti nate ad allun garsi, stanno prima,
dopo oin mezzo alle vicende dei per so naggi. Il Male
di cui Bolao parla ha spesso unorigine sto rica (gli
Guido Mazzoni, Alias del manifesto, 20 aprile 2014
Roberto Bolao. La provvisoriet e il nomadismo, il caso e il male: I detective selvaggi
nella nuova traduzione di Adelphi. Una occasione per mettere a fuoco il gesto stilistico dellautore cileno
Bolao in stile realvisceralista
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rac conta la bio gra fa roman ze sca di Roberto Bolao
(lArturo Belano del romanzo), del suo amico Ma-
rio San tiago Papa squiaro (Uli ses Lima) edei gio vani
poeti mes si cani che amet degli anni Set tanta fon da-
rono lavanguardia degli infra rea li sti (i real vi sce ra li-
sti). Ma que sto moto direzionato eleg gi bile con-
trad detto da movi menti uguali econ trari.Il risul tato,
come acca dr anche in 2666, un grande romanzo
poli sto rico esploso, unopera-mondo fatta di fram-
menti. Iper so naggi che incro ciano la pro pria vita per
anni oper attimi fni scono per smar rirsi nelle pro prie
derive per so nali; ognuno di loro ha una sto ria che il
romanzo segue det ta glia ta mente per un certo numero
di pagine eche poi lascia cadere; ogni capi tolo pie-
no di eventi rac con tati con minu zia, ma non tende ad
alcun ch di sostan ziale odi defnitivo.
Se il rizoma il modello di rap porto fra il tutto ele
parti ege mone nel nostro tempo, nes suno scrit tore
con tem po ra neo ha saputo intro iet tare que sta for-
ma nelle pro prie opere meglio di Bolao. Nei suoi
libri lesigenza di con durre la pagina da qual che
parte con figge di con ti nuo con movi menti disper-
sivi: i nar ra tori e i punti di vista si mol ti pli cano; il
flo della sto ria, quello che per Musil il segreto
regres sivo di ogni nar ra zione, leterno trucco []
col quale per sino le bam bi naie cal mano i loro pic-
coli, viene allar gato edistur bato dai det ta gli, dalle
digres sioni, dagli eventi secon dari, dagli incon tri
senza seguito.
sfondi su cui si muo vono isuoi per so naggi sono le
dit ta ture mili tari suda me ri cane, la cri mi na lit, inar-
co traf canti, i delitti di Ciu dad Ju rez, il nazi smo,
la tratta degli schiavi), ma innan zi tutto una con-
di zione onto lo gica, inscritta nel fondo insen sato
einsan gui nato della con di zioneumana.
Se il Caso e il Male, la prov vi so riet e il noma-
di smo sono i temi ricor renti di Bolao, il fascino
della sua opera discende in primo luogo dai gesti
sti li stici che danno forma alla sua realt, ein par-
ti co lare da una dia let tica fra ordine edisor dine, fra
ele menti cen tri peti eele menti cen tri fu ghi che agi-
sce aogni livello del testo: nella trama dei romanzi
e dei rac conti, negli epi sodi sin goli, nel modo di
costruire lo spa zio, il tempo, iper so naggi, le azio-
ni, le frasi. Le opere di Bolao sem brano ten dere
a un fne pre ciso: girano attorno a un enigma da
risol vere, alla ricerca di un per so nag gio (Ces-
rea Tina jero nei Detec tive sel vaggi, per esem pio,
o Benno von Arcim boldi in 2666) a una trama
poli zie sca (La pista di ghiac cio, per esem pio, oStel-
la distante). Appa ren te mente sono dellequ tes,dei
romanzi di for ma zione, o dei romanzi di destino,
per lequ tesnon hanno una vera solu zione, ilBil-
dung sro mannon produceBil dung, il destino coin-
cide colcaso.
Un romanzo comeIdetec tive sel vagginarra la sto ria
di un gruppo di gio vani poeti ven tenni, ne segue le
peregrinazioni ela disper sione fra il 1975 eil 1986:
Il Male di cui Bolao parla ha spesso unorigine sto rica (gli
sfondi su cui si muo vono i suoi per so naggi sono le dit ta-
ture mili tari suda me ri cane, la cri mi na lit, i nar co traf canti,
i delitti di Ciu dad Ju rez, il nazi smo, la tratta degli schiavi),
ma innan zi tutto una con di zione onto lo gica, inscritta nel
fondo insen sato e insan gui nato della con di zione umana.
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La rassegna stampa di Oblique | aprile 2014
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Ben ch sia privo di signi cato, il mondo di Bolao
mul ti forme, inte res sante e vario. In que sto
senso Bolao lantitesi di un altro grande scrit-
tore che ha fon dato la pro pria visione del mondo
sullabolizione dei nessi cau sali e nali, sulla para-
tassi, sullelenco Flau bert.
oni rici evisio nari allinterno dei quali la gra tuit ela
vio lenza nasco sti al fondo delle cose si rivelano.
Ma ci che rende dav vero con tem po ra nei i roman-
zi di Bolao il modo in cui que sto mondo casua-
le, pre ca rio e vio lento viene abi tato. Nelle epi fa nie
rifes sive che li attra ver sano, i per so naggi appa iono
pieni di stan chezza e soli tu dine; nei momenti ordi-
nari appa iono curiosi, attratti dalle avven ture, pieni
di una dispe rata vita lit. Gli eroi di Bolao discen-
dono dai picari pi che dai per so naggi dei romanzi
di destino; agi scono molto esenza uno scopo pre ciso,
secondo una logica di puradpense, epen sano poco;
lo fanno per lo pi in istanti brevi, densi eepifa nici;
attri bui scono pi impor tanza allo spa zio che al tem-
po, allesplorazione dei pos si bili oferti dalla vita che
alla rifes sione sulla vita che tra scorre; non si dilun-
gano in tor menti morali o in bilanci esi sten ziali.
Ben ch sia privo di signi f cato, il mondo di Bolao
mul ti forme, inte res sante e vario. In que sto senso
Bolao lantitesi di un altro grande scrit tore che ha
fon dato la pro pria visione del mondo sullabolizione
dei nessi cau sali efnali, sulla para tassi, sullelenco
Flau bert.Gli elen chi di Flau bert mostrano lidentit
sostan ziale ela pro fonda bana lit degli indi vi dui; gli
elen chi di Bolao ne mostrano la dife renza poli-
morfa; il mondo di Flau bert gri gio, domi nato dalla
noia, dalla ripe ti zione, dal senso di spreco; il mondo
di Bolao colo rato e mol te plice: cono sce lo spre-
co ma, nono stante lepigrafe bau de lai riana con cui si
apre2666(Unoasi dorrore in un deserto di noia),
non cono sce la ripe ti zione ola noia, se non aparole
ein senso lato, come esito fnale di tutto, come eterno
ritorno di pure dife renze in un mondo senzascopo.
Ben ch ogni pagina sia inte res sante efac cia pro gre-
dire il rac conto, il fusso nar ra tivo impre ve di bile,
gli epi sodi si sciol gono allimprovviso, le chiuse sono
rapide, inat tese o tirate via; ben ch molti epi sodi
sem brino pre lu dere aun momento di Span nungoa
unepifania rive la to ria, lepifania non arriva, orivela
altro, o implode. Rizo ma tica la per ce zione dello
spa zio, che si allarga in una dimen sione glo bale,
cos come fanno iper so naggi, che alla fne si allon-
tano gli uni dagli altri; rizo ma tica lidentit degli
indi vi dui, che vivono di legami pre cari esono fatti
di parti, di forze e con tro forze tenute insieme se-
condo un equi li brio fra gile emomen ta neo. Que sta
stessa logica pene tra nelle parti pi pic cole dei testi,
acomin ciare dalla strut tura delle frasi narrative.
I detec tive sel vaggie2666met tono insieme seg menti
dispa rati orga niz zan doli in un intero gigan te sco, ma
il sostrato della costru zione resta para tat tico, povero
di nessi cau sali e fnali, fatto di pezzi col le gati per
asin deto emontaggio. Que sto fondo elen ca to rio si
rivela nellefetto di allar ga mento edi ral len tato che
d il ritmo a molte scene di Bolao, e nei cata lo-
ghi che costel lano le sue opere: il seg mento pi lun-
go di 2666 di fatto un elenco delle donne uccise
aSanta Teresa (cio aCiu dad Ju rez) ecopre pi di
tre cento pagine nelledizione Adel phi; alcune parti
dei Detec tive sel vaggisono occu pate da un cata logo
dei poeti omo ses suali, ete ro ses suali ebises suali, al-
tre da un cata logo delle avan guar die. Ma la para tassi
difusa ovun que, in ogni pagina, in ogni para grafo:
il segno del peso che la con tin genza ela par ti co la-
rit hanno in questopera.
Un altro gesto sti li stico carico di signi f cati luso
di meta fore. Alcune sono impli cite nella scelta degli
agget tivi (un sudore ret tile, unalba sve nuta eful-
mi nata), altre sono espli cite espesso ven gono intro-
dotte da un come oun come se (i loro movi-
menti furono misu rati ediscreti come quelli di due
astro nauti scesi su un pia neta dove tutto incerto;
il silen zio si fece sem pre pi insop por ta bile, come
se al suo interno, in un inter re gno di silen zio, si stes-
sero for mando len ta mente parole stra ziate e idee
stra zianti). Le meta fore legano il sin golo episodio
ai campi di forze che lo cir con dano; aprono gli spazi
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Diciamolo pure, la tentazione, trovandosi tra le
mani ilLibrodi Gian Arturo Ferrari e scorrendone
rapidamente lindice, quella di andare subito alle
conclusioni, per capire che cosa ne dice del futuro
del libro un conoscitore di lungo corso come Ferrari,
che dopo lesordio in redazione alla Boringhieri ha
diretto la Rizzoli e per un paio di decenni la Mon-
dadori fno a diventare luomo pi infuente delledi-
toria italiana. Tentazione a cui vale la pena resistere,
perch il discorso sul libro si sviluppa in modo tale
che le conclusioni emergano lentamente dalle pre-
messe storiche. Non una storia del libro, per: Fer-
rari ci tiene a precisarlo, questa non una storia del
libro, ma una rifessione su alcuni suoi aspetti, ovvi
e meno ovvi. Diciamo che in genere gli aspetti che
potrebbero apparire ovvi Ferrari li discute, li capo-
volge, li mostra in una luce inattesa. Non c niente
di pi discusso (male) e (pre)giudicato del mondo
del libro. E se ognuno si sente autorizzato a dire la
sua, Ferrari insegna a dif dare degli apocalittici e
degli ottimisti, dei nostalgici e degli entusiasti, di
categorie come Bene e Male applicate al passato, al
presente e al futuro delleditoria.
Risalire alle origini non un capriccio archeologico,
ma la premessa per cogliere, senza paraocchi, le sfu-
mature delloggi. Ferrari individua, nel corso della
storia, tre svolte, che producono altrettanti Libri: il
libro manoscritto, il libro a stampa e il libro digitale.
una storia che parte con la metafora del mosaico e
con la stessa immagine, curiosamente, si chiude, per
ripartire: Il libro non uninvenzione come la mac-
china a vapore o il telefono, qualcosa che prima non
cera e dopo c []. piuttosto un mosaico che si
compone nel tempo e in cui ogni nuova tessera non
soltanto aggiunge qualcosa, ma cambia il disegno
dinsieme, la fgura complessiva. A partire con la pri-
ma e ineludibile tessera, che la scrittura. Le fgure
degli scribi, dellautore, del lettore, infne (attorno al
500 a.C.) del libro ne sono alcune delle tante con-
seguenze. Largomentazione, stringente e insieme
molto colloquiale di Ferrari, coglie da subito alcune
opposizioni che percorrono i secoli per non dire i
millenni, e che si ritrovano ancora intatte ai nostri
giorni. Si potrebbe leggere ilLibroseguendo queste
polarizzazioni: testualit-libro, immagine-scrittura,
fsicit o pesantezza-leggerezza, contenuto-forma,
lentezza-velocit, totalit-parzialit, alto-basso,
originale-copia, cultura-business Sono binomi su
cui ancora oggi si dibatte, schierandosi su un fronte
o sullaltro, come paladini del Bene e del Male, ma
che sono insiti da sempre nella trasmissione della
cultura, sin da quando il testo non si era ancora pro-
flato come libro (possono esistere civilt testuali
senza libri).
IlLibro pieno di sorprese: per esempio, quando si
scopre che la prima scrittura, indecifrata, che nasce
con i logogrammi nella citt sumera di Uruk (tra il
3259 e il 3100 a.C.), ispirata da esigenze contabili
e amministrative e dalla necessit di archiviazione:
Duole dirlo, ma la culla della nostra cultura stata
un magazzino. Il che ofre la possibilit di ricor-
dare che tuttoggi circa met del mercato mondia-
le fatto di libri per necessit: repertori, elenchi
matematici, depositi di informazioni, enciclopedie,
Paolo Di Stefano, Corriere della Sera, 23 aprile 2014
Dal manoscritto allebook: la creativit degli uomini si accende sempre con i grandi cambiamenti tecnologici
Le tre et del libro: il testo continua a sdare ottimisti e apocalittici
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La rassegna stampa di Oblique | aprile 2014
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Con il denitivo trionfo di Mammona,
leditore diventa lanello debole della catena,
la selezione cede alle richieste del marketing,
che vorrebbe replicare allinnito i successi,
e per di pi a breve termine.
suo autore. E si aferma quello che Ferrari chiama
il pathos della novit. Il meglio non pi nel pri-
ma, ma nel futuro: presupposto delleditoria indu-
striale moderna, che dirotter lattenzione dalla cer-
chia ristretta di un lettore pi o meno identifcabile
a priori alla dimensione indiferenziata del mercato.
Con lo spostamento coassiale dal valore-autore al
valore-fruitore.
Siamo gi arrivati, facendo a pi pari brutali sal-
ti da gigante, al pi recente campo di tensioni
in cui il libro vive (sopravvive, anzi sopravviveva)
in dif cile equilibrio tra spinte e controspinte.
Sempre di opposizioni si tratta, se si pensa al libro
come creatura ibrida ispirata al contempo da una
aspirazione ideale e da una urgenza economica:
Dio e Mammona insieme, una specie di mostro
guidato dallimperativo di vendere lanima a tutti i
costi. Con il defnitivo trionfo di Mammona, ledi-
tore diventa lanello debole della catena, la selezio-
ne cede alle richieste del marketing, che vorrebbe
replicare allinfnito i successi, e per di pi a breve
termine. Una fenomenologia che ben conosciamo,
ma che Ferrari illustra con occhio scientifco, non
senza qualche punta amara: per esempio laddove
segnala il tramonto della grande casa editrice come
orchestra, il cui direttore (leditore) detta (dettava)
i tempi.
I libri hanno costituito limpalcatura dellinteriorit
degli uomini, li hanno prima attratti e poi costretti a
una mimesi che si trasformava in autocostruzione,
scrive Ferrari. Che cosa ne rimarr nel nuovo mondo
digitale? Lideologia totalizzante (totalitaria?) della
rete con la sua utopia concreta, lorizzontalit,
leggi Anzi, questo il business migliore. Ferrari
si guarda bene dal cadere nel tranello comune che
lefetto metonimia, cio la tendenza a confondere la
parte per il tutto, avvertendo che il libro non si inau-
gura con la stampa. E poi: ovvio che non solo il
romanzo, ma una galassia testuale declinata in varie
vesti e in molteplici generi e sottogeneri. E da buon
flosofo della scienza qual , si soferma sugli aspet-
ti tecnici: sul passaggio dal papiro alla pergamena
e dalla pergamena alla carta, con i relativi aggiu-
stamenti e gli efetti stimolanti che queste svolte e
invenzioni hanno comportato. Lintroduzione del-
la scrittura alfabetica in Grecia produce una gran-
de foritura di pre libri o libri che dir si voglia:
cos dopo la met del Quattrocento lavvento della
stampa (il cui segreto essenzialmente nelle arti
del metallo) provocher una difusione enorme di
libri; simmetricamente lra digitale registrer una
moltiplicazione testuale, pi di post libri verrebbe
da dire che di libri veri e propri.
Nessuna meraviglia, insomma, la creativit de-
gli uomini si accende sempre in coincidenza con i
grandi cambiamenti tecnologici. Intanto, va detto
che nel millennio che separa la tarda antichit dalla
comparsa della stampa il libro da immoto deposito
di sapere diventa una cosa viva, vitale [], che
partecipa, si muove e interagisce con la vita degli
uomini, con le loro intenzioni, con le loro passioni,
con il loro modo dessere. Oggetto che trasmette
afetti, sentimenti, emozioni. Non strano, dunque,
che si carichi di valori che lo distinguono da altri
oggetti di consumo, fno a cadere nelle grinfe di ar-
denti agiograf. IlLibro un libro di sottili passaggi,
per esempio quelli che appartengono alla seconda
fase (della stampa), dove si impone, con la copiatura
(in poco tempo) potenzialmente illimitata, il trasfe-
rimento del testo in un nuovo mezzo, vera e propria
svolta che fa ri-nascere il libro immettendolo nella
sfera degli oggetti, delle merci. E dividendo il mon-
do della cultura tra editi e inediti, con le conseguen-
ze (anche psicologiche) che conosciamo. Nascono
il tipografo, il libraio, soprattutto leditore, la fgura
pi innovativa, cui spetta il compito di scegliere,
di investire e di pubblicare, regalando prestigio al
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destinata a trovare il veicolo migliore nellebook
educativo, il vero strumento di emancipazione
dallignoranza. Saranno i paesi emergenti le culle
dei nativi digitali, secondo Ferrari. La varia, intesa
come saggistica e fction, sar lultima barriera del
libro-libro di carta, identifcato comestatusdal pas-
sato glorioso. Ma non sempre e non per sempre: gi
i cosiddetti libroidi vivono una vita ibrida. La sag-
gistica sperimenter interessanti formule tra scrittura
e multimedialit. Per i romanzi (di qualit) sar lad-
dio pi lungo: la libreria tradizionale conserva ancora
il fascino della scoperta. Dif cile che gli algoritmi
facciano innamorare il lettore forte come gli scafali
di un bel negozio. Il mosaico si infranto, ne nascer
un caleidoscopio, in cui quel gesto di ottimismo e di
fducia che in s il libro trover una sua (margina-
le) collocazione: Il libro uno scambio del meglio
che abbiamo e che riceviamo. Il libro un dono.
lambizione monopolistica, la negazione della profes-
sionalit, labolizione del diritto dautore, la pretesa
della non-selezione si oppone a tutto ci che il
libro ha rappresentato. Quale futuro, dunque? Niente
catastrofsmi. Non pi libri, fsicamente riconoscibili
come tali, ma forme testuali dai molteplici futuri.
Qualche ipotesi in breve? Leditoria scientifca e
professionale gi consegnata al digitale, ha re-
alizzato la disgregazione dellunit del libro tradi-
zionale: dunque, non pi libri ma un mix di pro-
dotti, di servizi ad alto livello, di informazioni in
aggiornamento perpetuo. qui il grande business.
Un gradino pi in basso ma con enormi prospet-
tive di sviluppo proporzionate alle speranze di un
boom dellalfabetizzazione mondiale c il cosid-
detto educational (listruzione primaria, secondaria
e universitaria), non del tutto globale ma localiz-
zato nei diversi Stati: uneditoria plurinazionale
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Se esiste un Jewish American Movement, chi il
suo maggior esponente? Saul Bellow, Philip Roth
o Bernard Malamud? Non si tratta di decretare chi
sia il pi bravo dei tre, ma piuttosto di addentrarsi
nella domanda metafsica per eccellenza: se e come
si possa cogliere lessenza di unesperienza di parola,
che s afermata nel mondo della letteratura grazie
alla lingua americana e allimmaginazione ebraica.
Perch non v dubbio che il grande romanzo ame-
ricano del Novecento stato fatto anche da Saul
Bellow, da Philip Roth, da Bernard Malamud.
Se ne volete una prova, leggete il primo dei due Me-
ridiani dedicato a questultimo per lottima cura di
Paolo Simonetti. Qual lemozione-Malamud?
Accade con Malamud che la lingua americana e la
tradizione yiddish si coniugano sbocciando in una
immaginazione narrativa tra le pi straordinarie al
mondo. In altri termini, in Malamud si dimostra
come la coscienza puritana e quella ebraica copu-
lino, dando prova di straordinaria vitalit e di coin-
volgente emozione per luniversalit dei lettori, sia-
no essi ebrei o gentili. Perch alla fne - questa la tesi
di Malamud - lebreo simbolo di tutti gli uomini,
ebreo luomo che sofre. Di qui la sua inquietante
Nadia Fusini, la Repubblica, 23 aprile 2014
Con Bellow e Roth ha fuso radici yiddish e romanzo. Ma con lui che nasce leroismo del perdente
Malamud. Ecce Homo americanus
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in vera e propria metanoia, o conversione. Se tre-
mendo, secondo Simone Weil, il dolore che non
trasforma, nel caso di Yakov Bok il miracolo accade:
il dolore d senso alla sua esistenza martoriata. In
questo senso Luomo di Kiev un grande romanzo
di redenzione. E sempre in questo senso in esso pi
che in altri brilla una scintilla messianica.
A dimostrazione dellaura che circonda il romanzo,
nella stessa traduzione di Ida Omboni, Luomo di
Kiev viene ripubblicato da minimum fax, presen-
tato dallo scrittore Alessandro Piperno. Un par-
ticolare interessante: nelledizione del Meridiano
alcuni titoli vengono aggiustati, nella volont di
portarci pi vicino alloriginale. Per evidente im-
possibilit di evocare tutte le sfumature di quellap-
pellativo, the fxer, grazie al quale a Yakov Bok
attribuito il potere di fssare le cose, il titolo ori-
ginale, bellissimo, in italiano resta Luomo di Kiev.
Anche cos, nel fallimento di trasportare allitalia-
no quel termine, misuriamo la complessit della
lezione del maestro Malamud, il cui dettato reali-
stico sempre vira verso una dimensione allegorica.
Luomo di Kiev prende a tema un fatto di crona-
ca: londata di antisemitismo che si scaten contro
Mendel Beilis, ebreo ucraino accusato dalle auto-
rit zariste di aver ucciso un bambino per scopi ri-
tuali, assolto al processo. Signifcativamente, per,
Malamud non ci porta fno al processo; ci racconta
un calvario, durante il quale la libert conquistata
giorno dopo giorno nella resistenza al dolore. Anche
se nella costituzione americana la felicit promes-
sa, nella vita quotidiana essa negata alla moltitudi-
ne dei suoi cittadini. Se vivi sofri, commenta Ya-
kov. Ma certi sofrono di pi; ecco che cosa signifca
essere ebreo.
Lei forse ebreo?, chiede Manischewitz a Ale-
xander Levine ne Langelo Levine. Willingly,
quello risponde: Di buon grado una risposta
spiazzante, che induce nel primo un dubbio: Non
pi ebreo?. Si pu forse smettere di essere ebreo?
Adottare una fessibilit rispetto a quel dato dellesi-
stenza? O si tratta di imparare lamor fati? E in esso
accogliere il singolare dolore di quelluomo univer-
sale che il personaggio di Malamud?
afermazione: Tutti gli uomini sono ebrei, solo che
non lo sanno.
I protagonisti dei romanzi di Malamud, o dei suoi
racconti meravigliosi in particolare quelli delBa-
rile magico sono uomini messi di fronte al dolore.
Perlopi, che siail fuoriclasse, il giovane di bottega,
oluomo di Kiev, il protagonista desidera una nuova
vita, una seconda chance. questa lavventura nar-
rativa dellebreo askenazita che lascia i ghetti dellest
europeo; ed anche il grande tema della letteratu-
ra americana, gi inscritto nel Pilgrims Progress di
Bunyan, capolavoro della letteratura puritana, dove
lautobiografa prende landamento allegorico di un
viaggio dellanima. Un viaggio spossante, perch
per il puritano come per lebreo la naturale tendenza
delluomo al peccato, perch ebrei e puritani sono
ossessionati dal peccato, perch un Dio tremendo,
niente afatto conciliante, li giudica un Dio che
quello di Giobbe. Non fnisce per in tragedia;
piuttosto, secondo una tradizione propria della let-
teratura americana delle origini tragico e comico si
mescolano. un gusto che i pellegrini puritani deri-
vano dal realismo shakespeariano, a cui la tradizione
yiddish aggiunge i toni speziati del folklore.
Lhomo americanus mai si presenta con gli orpel-
li delleroe: sempre popolo, e sempre anche un
poco schlemiel, per usare categorie ebraiche un
anti-eroe in tutti i sensi. Ride di s, mentre pian-
ge; lo protegge dalla dolorosa realt un umorismo
perverso, che nel contrasto tra ideale e reale si rivela
come il pi elaborato sistema di difesa a disposizio-
ne delluomo. cos in Malamud, il cui anti-eroe
vive il contrasto tra laltezza dei propri ideali e li-
gnominia dei propri fallimenti: vorrebbe progredire,
ma cozza contro la realt. Continua ostinato a com-
battere, sempre pi simile, piuttosto che a Prome-
teo, a un gofo Charlot che continua a non uscire
dalla porta, a rompere i vetri della fnestra qui
che Malamud sintona a un certo cinema americano
con le sue gag indimenticabili.
Giovani pieni di speranze e talento vanno dunque
in cerca di una nuova vita, ma la ricerca fallisce, a
meno che non prenda una trasformazione interio-
re, e non volga, come nel caso delluomo di Kiev,
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Ste phen King occupa un posto unico nel pano rama
edi to riale con tem po ra neo: il pi popo lare dei let te-
rati oil pi let te rato dei popo lari; sicu ra mente, uno
dei pi pro li fci autori com mer ciali. Al suo attivo, ha
unottantina di romanzi ecen ti naia di rac conti: dalle-
sordio conCar rie,ha ven duto nel mondo oltre quat-
tro cento milioni di libri, fnendo per rap pre sen tare
una sorta di sfera macroe co no mica as stante. King
anche lautore che pi fre quen te mente stato adat-
tato per il cinema: isuoi rac conti sono stati la fonte
pre fe rita di regi sti come David Cro nen berg, Stan ley
Kubrick, John Car pen ter eBrian DePalma.
A suo modo, ha def nito unepoca di let te ra tura pop
esuoi deri vati, spe cial mente attra verso iflm ele serie
tv, che hanno lasciato un solco nellimmaginario col-
let tivo elauti depo siti nei conti di edi tori, pro dut tori
estu dios di Hol ly wood. Dopo un grave inci dente alli-
nizio del 2000, aveva dichia rato di voler ces sare lattivi-
t. Oggi, invece, a66 anni pre sente come non mai. Il
suo ultimo romanzo, Dr Sleep, uscito lo scorso autun-
no, altri due libri sono pre vi sti entro la fne dellanno.
Nel frat tempo, si messo die tro la tastiera come sce-
neg gia tore del primo epi so dio della seconda sta gione
di Under Te Dome, la serie Cb2 (Rai2 in Ita lia). La
fc tion tratta dal suo romanzo omo nimo in cui una
cit ta dina della pro vin cia ame ri cana si ritrova inspie ga-
bil mente coperta da una impe ne tra bile eindi strut ti bile
cupola tra spa rente che la separa dal resto delmondo.
Luca Celada, il manifesto, 24 aprile 2014
Intervista con lo scrittore americano che celebra i 40 anni di Carrie.
Non sono stato traumatizzato da piccolo, ma adoro terrorizzare i lettori
Un incubo chiamato Stephen King
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per lAustralia. Era intermina bile e, in tutte quelle
ore, ho comin ciato a ripen sare a Under the Dome.
Avevo ormai pi tempo a dispo si zione e inter-
net per fare la ricerca neces sa ria. Final mente, ho
scritto quel libro, cer cando di trat tare tutti i temi,
com presa la stu pi dit di certi poli tici che rifu tano
di rico no scere lentit del pro blema. E quando mi
hanno chie sto di adat tare il rac conto per la tv sta-
to come rice vere un dono: con pi tempo adispo si-
zione, stato pos si bile appro fon dire tutti queitemi.
In gene rale, come fun ziona il suo pro cesso creativo?
dif cile par larne: non posso dire di capirlo dav-
vero nean che io stesso. Ten den zial mente, comin-
cia con la visua liz za zione dei per so naggi, dove sono
ecosa fanno, come suo nano, acosa lavo rano. Pian
piano, tutto diventa sem pre pi reale fn quando
non voglio pi lasciare quel mondo. Nella mia men-
te come se guar dassi un flm di cui ho biso gno di
vedere la fne. Come tutti, sono cre sciuto guar dando
cinema e tv, mi viene natu rale imma gi nare le cose
attra verso la lente di una cinepresa.
Come nascono le sue idee? Ha gi in mente tutta la tra-
ma allinizio?
Di solito, nascono allimprovviso. Lo scorso novem-
bre, per esem pio, mi tro vavo in Fran cia. Mi stavo
recando aun evento abordo di un Suv molto alto.
Al sema foro, si acco stato un pull man, il suo fne-
strino era a pochi cen ti me tri dal mio e ho potuto
notare un uomo che leg geva un gior nale. Cos ho
comin ciato aimma gi nare: ese invece di quelluomo
ci fosse stata una cop pia? Ese luomo in que stione
avesse in quel momento tagliato la gola alla sua
com pa gna, l, amezzo metro da me ese appena
scat tato il verde, fos sero par titi in unaltra dire zione?
Ecco, que sta avrebbe potuto essere linizio di una
sto ria un po come attac carsi al para fango di un
camion co ipat tini arotelle, la sto ria ti porta dove
vuolelei.
Ha una scorta di nuovi poten ziali progetti?
C stato un periodo in cui avevo cos tante idee in
testa che mi sem brava dovesse scop piare. Odiavo
Anche King, resi dente nella severa magione vit to-
riana nel Maine, che sem bra uscita da uno dei suoi
libri, pu appa rire avulso dal mondo, pro tetto da un
alone di mistero e dal suo stesso suc cesso. In real-
t, incon tran dolo, si sco pre che un uomo spi ri toso
edal carat tere aperto, senza alcuna reticenza.
Per ch ha voluto sce neg giare Under TeDome?
La realt che mi sono inge lo sito di RR Mar tin.
Lui, oltre ai libri, scrive anche sce neg gia ture come
quella diGame of Tro nes. Poi, c Robert Kirk man:
non solo autore delle gra phic novel di Wal king
Dead, ma par te cipa anche alla crea zione della serie.
Cos mi sono detto: Forse lo posso fare anchio
Mi sem brato che linizio della seconda sta gione
potesse essere il momento giu sto per con tri buire:
il secondo anno per una fc tion pu essere cri tico,
si cerca la con ferma del pub blico e spesso altre
emit tenti comin ciano a fare una pro gram ma zione
antagoni sta. unesperienza afa sci nante eun modo
diretto per par te ci pare alla costru zione della trama.
Nei pros simi epi sodi, vor rei esplo rare pi a fondo
temi quali la sovrap po po la zione, lesaurimento del
cibo edelle risorse natu rali, acausa dei cam bia menti
cli ma tici allinterno della cupola. Iper so naggi sono
alle prese con nuove crisi eci sti mola le mie cel lule
creative.
Una spe cie di espe ri mento di bio sfera unallegoria?
Lidea per Dome lho avuta negli anni Set tanta.
Allepoca inse gnavo ancora e ricordo che pen sai
chia ra mente a come una comu nit intrap po lata
sotto una cupola avrebbe potuto aiu tarci a par lare
delle dina mi che del pia neta Terra. Un per fetto
micro co smo in cui ripro durre ifeno meni che oggi
vediamo com piersi in modo inquie tante: dalla crisi
delle risorse ali men tari ed ener ge ti che allambiente,
alle impli ca zioni poli ti che, irap porti fra per sone
Non sarebbe stato inte res sante met tere iper so naggi
in quella situa zione eosser varne le rea zioni? Ho ca-
pito per che non avrei potuto scri vere fn quan-
do avessi lavo rato come docente, sarebbe stato un
com pito dif cile, richiedeva troppa ricerca. Cos ho
riman dato. Un giorno, mi sono tro vato su un volo
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La rassegna stampa di Oblique | aprile 2014
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Ma se lei ora vuole sapere da dove ven gano le
paure o se c stato un evento sin go lare nella
mia vita, temo di doverla delu dere. La verit
che provo pia cere nel ter ro riz zare le persone.
Quando sto scri vendo dormo benone, per ch nel la-
voro mi libero di tutti imiei incubi. Se non lo fac cio,
efet ti va mente sogno molto ealcuni sono piut to sto
spia ce voli. Ho una teo ria: se abi tui la tua mente
a imma gi nare, poi dif cile spe gnerla viag ger
in automatico!
Nel 2002 aveva dichia rato di volersi riti rare, invece
scrive ancora ed pi pro li fco che mai. Cosa successo?
Nel 1999 ho avuto un brutto inci dente, sono stato
inve stito da un fur gone. Sono stato vicino alla mor-
te, oallo stato vege ta tivo. Ho sbat tuto forte la testa
eil dolore per molto tempo ha inter fe rito con il pro-
cesso crea tivo. Non riu scivo ascri vere, sono entra-
to in depres sione. Ho comin ciato apen sare che, in
quelle con di zioni, sarebbe stato meglio smet tere. La
mia idea che una volta esau rito tutto ci che ho da
dire, pre fe ri rei uscire silen zio sa mente dalla stanza.
Mi sem br che quel momento fosse arri vato allora,
poi il mio fsico ha com piuto il mira colo della gua-
ri gione. Ho comin ciato ad avere meno dolore eho
ritro vato linteresse per il mio mestiere, sono tor nate
le idee ed eccomi qua.
Per anni, lei ha tenuto una rubrica di recen sioni di
flm su Enter tain ment wee kly: qual il suo rap porto
col cinema?
Sono sem pre stato inte res sato alla cul tura pop in tutti
isuoi aspetti, flm, libri, pro grammi tv, musica ean-
che le mode dei ragazzi, labbigliamento, la pub bli cit
gli spot delle assi cu ra zioni in par ti co lare mi afa sci-
nano, non so per ch, come quelli con il maia lino (la
mascotte dellassicuratrice Geico,ndr). Il mio primo
lavo rare su un romanzo per ch signi f cava dover
riman dare tutti gli altri pro getti. Scri vere come es-
sere spo sati; il pro getto acui lavori come tua mo-
glie, devi rima ner gli fedele anche quando vedi altre
belle donne che incroci per la strada. Cos, men tre
stai scri vendo un romanzo, pu capi tare che ti ven-
ga unaltra idea che ti fac cia pen sare: per fetta, la
devo scri vere!. Invece, devi restare fedele a tua
moglie, non puoi sem pli ce mente andar tene con
que sta nuova amante. Le nuove idee, infatti, non le
scrivo nem meno. Se non val gono, le dimen ti cher
pre sto e se invece sono dav vero buone, mi rimar-
ranno in mente fn quando avr tempo per occupar-
mene. Oggi ho 66 anni ele idee non arri vano con la
stessa fre quenza di una volta. Prima, mi sem brava di
venire fulminato. Adesso ho due fgli che scri vono
romanzi. Joe ha pub bli cato tre libri e Owen, oltre
aun romanzo, ha scritto anche due rac colte di rac-
conti. Sono loro ormai ad avere pi idee devessere
mera vi glioso essere giovani Quando erano pic coli,
vive vano in una casa piena di libri, dove sia io che
mia moglie scri ve vamo. Loro ci sali vano in brac cio
enoi gli rac con ta vamo delle sto rie. Non mi stu pi sce,
quindi, che anche loro abbiano seguito il mestiere
e scelto limmaginazione come una car riera. Sono
tre men da mente orgo glioso dei mieifgli.
Cosa signi fca la paura? unossessione ouna motivazione?
Non vivo grandi paure, pre fe ri sco tra smet terle ai
miei let tori. Il mio pub blico mi chiede spesso se
sono stato trau ma tiz zato da pic colo. In realt, ho
avuto uninfanzia nor ma lis sima, forse ero un bam-
bino dallimmaginazione un po vivace. E poi il
mio mestiere mi aiuta molto. Se sei ansioso puoi
andare in psi coa na lisi e par larne per 120 dol lari
lora. Oppure puoi scri vere ituoi timori su un fo-
glio ela gente li com pra (ride,ndr). Ma se lei ora
vuole sapere da dove ven gano le paure ose c stato
un evento sin go lare nella mia vita, temo di doverla
delu dere. La verit che provo pia cere nel ter ro-
riz zare le persone.
Il suo ultimo romanzo si inti tola Dr. Sleep: c qual cosa
che turba isuoi sonni?
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ven zio nale, una ex cheer lea der forse, di una bont
sem plice. Kubrick invece li ha tra sfor mati in per-
so naggi grot te schi, sia Shelly Duvall mi sem brava
una caricatura anti fem mi ni sta che Jack Nichol son,
con quella ver sione deibikerche inter pre tava nei B-
movie di Corman.
Cosa pensa dellefetto avuto da inter net sulleditoria?
Potrebbe esi stere oggi un feno meno come quello di Ste-
phenKing?
Un feno meno oggi c: parlo di50 sfu ma ture di gri-
gio.cer ta mente un feno meno legato al web: non
credo che sarebbe mai stato accet tato da un edi tore
tra di zio nale, non tanto per il sesso, ma per ch non
scritto bene. Eppure stato tro vato in rete, letto su
iPad etele fo nini. Io stesso leggo molto su schermo,
mi piace lintimit della let tura in una stanza scura.
Le edi zioni elet tro ni che, comun que, non devono
minare le ven dite di libri tradizio nali, vanno pro-
tetti per legge, come quelle che hanno alcuni paesi
vedi Fran cia eGer ma nia che impon gono gli stessi
prezzi per idue media.
impiego stato scri vere una rubrica di cinema per il
gior nale della mia uni ver sit. Amo iflm emi piace
scri vere di cinema ecredo di saperlo fare in un modo
che invece non mi rie sce con la musica, che mi sem-
bra quasi inde scri vi bile. In pas sato, ho detto che non
ho mai visto un flm che ho dav vero odiato. Ora devo
con fes sare che non pro prio cos. Lunico flm che
mi ha fatto uscire dalla sala, negli ultimi ventanni,
statoTran sfor mers, era ridicolo.
Anche Shi ning, adat tato dal suo rac conto, non le piac-
que granch
Il mio giu di zio su quel flm non cam biato nel tem-
po. bel lis simo da vedere, ma que sto si pu dire
anche di una Cadil lac ben man te nuta. Lho tro vato
freddo. Nella sto ria, inol tre, il pro ta go ni sta Jack
Tor rance ha una tra iet to ria dram ma tica da eroe
tra gico: qual cuno che sta cer cando di fare del suo
meglio per la sua fami glia, ma pian piano viene tra-
sci nato fno al punto di rot tura. Un uomo nor male
in cir co stanze tra gi che ecos sua moglie Wendy. La
imma gi navo come una donna carina e molto con-
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In apparenza, la natura e i capolavori di Tomas
Hardy obbediscono alla forza del ciclo. Soprag-
giunse racconta Tess dei dUrberville una prima-
vera particolarmente bella, e il tumulto della ger-
minazione divenne quasi udibile nelle gemme: esso
mosse Tess come muoveva gli animali selvaggi e la
rese impaziente di partire. I raggi dellaurora face-
vano sbocciare le gemme, prolungandole in lunghi
steli, sollevavano le linfe in silenziose correnti, apri-
vano i petali, succhiandone fuori i profumi in get-
ti e respiri invisibili. La vita trionfale della natura
era evidente in tutto ci che esisteva di minuzioso,
minuscolo e molecolare: le nebbie di polline solle-
vate dalle erbe succose, la policromia delle erbac-
ce, le gommosit vegetali, le lebbrosit vischiose, le
ondulazioni delle ragnatele, il luccichio delle zan-
zare vaganti. Dovunque, in ogni punto, cera gioia
e felicit che poteva riempire il cuore anche di chi,
come Tess, era condannata allestrema sventura.
Destate il sole splendeva nella brughiera, e pareva
che incendiasse, rendendola scarlatta, la foritura
dellerica. Era lunica stagione dellanno in cui la
brughiera assumeva un aspetto sfarzoso. Laria pal-
pitava in silenzio, opprimendo la terra che sembrava
sfnita. Il cielo era di un color violetto dai rifessi
quasi metallici. Nel fango si potevano scorgere di-
stintamente le forme, simili a larve, di innumerevoli
esseri senza nome, che ne emergevano e si ritufa-
vano, ebbri di piacere. Non si vedeva in giro anima
viva, sebbene le note rauche e intermittenti delle ca-
vallette, che uscivano da ogni ciufo derica, bastas-
sero a dimostrare che, mentre gli animali pi grandi
dormivano, tutto un mondo invisibile di insetti si
agitava nella pienezza della vita. In quellatmosfe-
ra, pi greve di un narcotico, i merli e i tordi non
aprivano le ali, ma si trascinavano come quadrupedi
nella polvere.
Esisteva unaltra stagione: quella indeterminata del-
la brughiera.Essa era sempre fosca e cupa. Col suo
colore aggiungeva unora e mezza alla sera: faceva ri-
tardare lalba, attenuava lo splendore del mezzogior-
no, anticipava il cipiglio dei temporali, rendeva pi
intensamente opaca la profonda notte senza luce,
causando uno sbigottito terrore. Mentre le altre cose
si immergevano nel sonno, pareva che la brughiera
si destasse lentamente mettendosi in ascolto. Aveva
atteso, cos immota, attraverso le crisi di tanti anni,
che poteva attendere unultima crisi: lo sconvolgi-
mento fnale. Aveva qualcosa di maestoso, ma non
scostante, che colpiva senza ostentazione: vigoroso
nei suoi richiami, grandioso nella sua semplicit.
Era gigantesco e misterioso nella sua tetra monoto-
nia. Come accade a persone vissute a lungo isolate,
un senso di solitudine pareva emanare dal volto della
brughiera, che faceva pensare a tragiche possibilit.
Queste possibilit erano rivelate dalle vampate di
rosso che attraversano tutti i libri di Hardy: famme,
piccoli e grandi fal, incendi, oppure un misterioso
venditore, col volto e le vesti tinte docra, che per-
correva le colline del Wessex.
Nella fattoria di Flintcomb-Ash si rivelava la deso-
lazione dellinverno.
Non cera un solo albero in vita n un solo tocco
verde: nullaltro che terra incolta e distese di rape,
Pietro Citati, Corriere della Sera, 26 aprile 2014
Nei romanzi di Thomas Hardy la Natura strumento per assoggettare gli individui ai progetti del Destino
Metasica della brughiera, dove gli uomini sono fantasmi
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Dovunque Hardy e i suoi personaggi
guardassero, perno nellincantevole primavera,
non scorgevano che sventura. La natura stessa
era intessuta di sciagure: non solo umane, ma
animali e vegetali.
assassinio, che essa sembrava infiggere a se stessa,
servendosi di qualsiasi strumento.
Sopra la natura stava qualcosa di inattingibile: un
Dio, un Potere, gli Immortali, o il Presidente degli
Immortali, come diceva Eschilo, o il Destino. Non
aveva nessuna importanza come gli uomini si com-
portassero: se fossero virtuosi o peccatori, o peccas-
sero solo per inavvertenza. Lass, il Destino o gli
Immortali condannavano senza motivo, preparando
per luno la facile strada che portava senza fatica tra
i beati, e per laltro il sentiero che conduceva, in vita,
tra i tormenti pi atroci. Gli uomini, come Tess dei
dUrberville, chiedevano giustizia, grazia, bont, re-
missione, pace: o almeno riposo; nulla veniva con-
cesso loro, perch gli Immortali e il Destino conti-
nuavano a divertirsi alle loro spalle.
In un romanzo di Hardy il Destino agisce come un
fabbro macchinoso e malvagio,ribadendo una cate-
na di piccoli fatti assurdi, di coincidenze miracolose,
di avvenimenti e di persone che ritornano, di segni
uniformemente negativi. Il primo anello della ca-
tena di Tess sembra innocente: quando un parroco
rivela a un contadino del Wessex che egli discende
dai potenti cavalieri dei dUrberville che dormono
inconsapevoli, sotto alti baldacchini di marmo, nella
navata della chiesa di Kingsbere. Questa rivelazione
deve svegliare una bizzarra collera nelle nuvole sopra
le quali ha preso posto Hardy, se, a partire da questo
momento, i segni negativi si infttiscono. Un cavallo
muore: un uomo dipinge i muri e le staccionate del
Wessex con rosse scritte bibliche, che fammeggiano
e urlano come frasi diaboliche: il gallo canta tre volte
nel pomeriggio del matrimonio di Tess: un pezzo di
carta insanguinata vola davanti ai suoi occhi: i co-
gnati le rubano un paio di scarpe; fno a quando tutti
i segni si realizzano, e la rossa vernice del fanatico si
trasforma nella macchia di sangue che chiude la sua
vita. Ad imitazione dellopera della sorte, il libro di
Hardy costruito con una minuziosa sapienza arti-
giana: come, del resto, gli altri romanzi ottocente-
schi consacrati al destino, ilMeistereMadame Bova-
ry. Ma mentre Goethe e Flaubert ne mascheravano
ironicamente il passaggio, Hardy lo annuncia con
una passione apostolica, e la sua fantasia visionaria si
in vasti campi divisi da siepi intrecciate con mo-
notonia. Le spine delle siepi avevano abbandonato
laspetto vegetale per assumerne uno animale. Su
quella desolazione giunse un incantesimo di gelo
secco, in cui strani uccelli sopravvenuti da regioni
oltre il polo australe cominciavano ad arrivare silen-
ziosamente sullaltopiano: magre creature spettrali
dagli occhi tragici, occhi che avevano contemplato
scene di cataclismi in regioni polari inaccessibili,
di unimmensit inconcepibile agli esseri umani,
in temperature raggelanti che nessun uomo poteva
sopportare; occhi che avevano veduto lurto degli
iceberg e lo smottamento di colline di neve alla luce
delle aurore boreali.
Dovunque Hardy e i suoi personaggi guardassero,
perfno nellincantevole primavera, non scorgeva-
no che sventura. La natura stessa era intessuta di
sciagure: non solo umane, ma animali e vegetali.
Fuggendo, Tess si nascose tra il fogliame di alcuni
cespugli di agrifoglio, dove cadde nel sonno. Mentre
dormiva, le pareva di udire strani rumori: forse era il
vento, bench laria fosse quasi immobile. Talvolta
sembrava un palpito, talvolta uno sbatter dali, talo-
ra una sorta di respiro afannoso e di gorgoglio. La
mattina Tess usc alla luce. Allora comprese cosa la-
veva disturbata. Sotto gli alberi giacevano parecchi
fagiani: alcuni torcevano debolmente unala, alcuni
fssavano con occhi sbarrati il cielo, altri erano scossi
da un palpito febbrile, altri giacevano contorti, altri
ancora distesi: tutti tremavano di soferenza, allin-
fuori di quei fortunati che erano morti durante la
notte per limpossibilit di sopportare pi oltre il
dolore. Questa era la natura: ferite, crudelt, strazio,
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Quando leggiamo Tess dei dUrberville, ci sembra
che i tesori di immaginazione visionaria, che
da secoli si erano annidati in ogni angolo della
campagna inglese, si ridestino clamorosamente.
zione prima di lasciare la terra, ecco che i re-pastori
della Bibbia, gli di delle tragedie greche, gli eroi dei
rustici poemi cavallereschi, un Cervantes smarritosi
nelle osterie, un Rembrandt delle campagne giun-
gono anchessi qui, come in un corteo di re magi,
lasciando i loro omaggi, le loro trame romanzesche,
le loro complicate metafore.
Uno scrittore dal talento meno robusto si sareb-
be lasciato travolgere da questa eredit pericolosa.
Hardy non teme nulla di quanto la fantasia umana,
o quella di Dio, abbia inventato. Sopra ogni cosa
imprime il proprio sigillo di fuoco: colma, deforma,
agita con la sua mano sicura, selvaggia e accecante.
Quando deve descrivere una trebbiatrice a vapore,
possiamo essere certi che la trasformer in una crea-
tura infernale: un contadino che vernicia di rosso le
staccionate, lardore dei carboni che illumina un bel
volto femminile, due lacrime che scendono da occhi
addolorati acquistano nelle sue pagine unintensit
allucinatoria, quasi che, fno a quel momento, non
avessimo mai visto un oggetto n un volto. Poi la-
scia ogni freno: ci che assurdo e bizzarro, sinistro
e spettrale sonnambuli che attraversano fumi in
piena con la donna amata sulle braccia, creature dor-
mienti sopra altari primordiali attrae la sua arte.
Se qualcuno gli avesse obiettato che i suoi romanzi
sono inverosimili, egli avrebbe risposto che anche
Shakespeare inverosimile: che n Otello n Mac-
beth si comportano come tranquilli gentiluomini, e
che il compito del romanziere proprio quello di
ricordarci quale martellante fragore di tuoni, quale
splendore di fulmini possono colpire allimprovviso
la nostra esistenza.
accende proprio nei punti dove il destino ribadisce,
senza svelarsi alle proprie vittime, la catena irrime-
diabile della loro esistenza.
Dentro questa trama di avvenimenti fatali, Hardy
raccoglie il ricco e libero spettacolo della vita. I per-
sonaggi dei suoi romanzi sono in primo luogo dei
volti, dei vaghi e possenti fantasmi corporei, appar-
si nel minaccioso silenzio delle notti. Se pensiamo
a Tess, questo personaggio immensamente amato,
descritto in tutte le pose, piangente, col viso intie-
pidito dal sonno o mentre immerge le braccia ro-
see nella bianchezza immacolata del latte cagliato,
ricordiamo il disegno della sua profonda e rossa
bocca carnosa: la involontaria mossa del labbro in-
feriore che spinge verso lalto il punto centrale di
quello superiore: i grandi occhi teneri, n neri n
azzurri, n grigi n violetti, ma composti di tut-
ti questi colori insieme e di cento altri che posso-
no distinguersi,... gradazione su gradazione, tinta
su tinta, intorno a pupille senza fondo; o, se lala
della sventura la sfora, la sua pallida bellezza mar-
morea. Mentre il romanzo si svolge, lumile lattaia
del Wessex acquista la nobilt tragica di una regina
elisabettiana, e metafore seicentesche o romantiche
prorompono come una foritura inaspettata dal suo
cuore esultante o ferito.
*
Quando leggiamoTess dei dUrberville, ci sembra che
i tesori di immaginazione visionaria, che da secoli si
erano annidati in ogni angolo della campagna ingle-
se, si ridestino clamorosamente. La solenne fantasia
architettonica che aveva creato i pilastri e altari di
Stonehenge; la fantasia superstiziosa, che serpeggia-
va nelle foreste druidiche; lebbrezza alcoolica che
scintillava sulle scene elisabettiane; le avventure del
romanzo settecentesco, da Defoe a Richardson, le
pi fosche invenzioni romantiche tutto quanto era
esistito di meravigliosamente e assolutamente an-
glosassone si d convegno in queste brughiere, in
questi campi funestati dallinverno o intiepiditi dalla
dolcezza dellautunno. Come se i romanzi di Hardy
fossero lultima cittadella posseduta dallimmagina-
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inutile, probabilmente fastidioso, afermare che
un libro il migliore di quelli pubblicati in Italia
questanno. Il miglior libro dellanno, non una re-
censione, uno status su Facebook. Ma il motivo
per cui mi veniva da lanciare un giudizio defnitivo
di questo tipo che questo libro,Il punto, scritto da
David Means passer quasi sicuramente inosserva-
to, ed invece unassoluta meraviglia.
Se conosco come vanno le cose nelleditoria, se so
che un libro di racconti pubblicato originariamente
nel 2010 negli States e tradotto ora mirabilmente da
Silvia Pareschi per Einaudi, un libro di uno scritto-
re poco famoso e abbastanza schivo che ha scritto
soltanto racconti una cinquantina in tutto, divisi
in quattro raccolte per la precisione bene che an-
dranno le cose, potr vendere 1500 copie, mi sale un
Christian Raimo, Europa, 26 aprile 2014
Il punto, pubblicato negli States nel 2010 e tradotto ora in Italia per Einaudi,
passer inosservato ma un libro magnico. Ecco perch
David Means, lassoluta meraviglia del racconto
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sentimento di rabbia, e non minteressa dover mode-
rare i giudizi, evitare i superlativi: Il punto di David
Means il migliore libro dellanno, e ci sono le prove.
Prendiamo pagina 89, quello che linizio di un rac-
conto che una cronaca ellittica di un adulterio a pic-
coli quadri. Ecco come viene presentata la protagoni-
sta femminile:
Lei faceva la pendolare da un paese in riva al fu-
me, una cinquantina di chilometri a nord della citt,
e lavorava due piani sotto come perito assicurativo.
Campanili abbattuti dal temporale, spieg. Sai, in-
cendi di chiese e roba del genere. Nel Midwest c
sempre qualche chiesa che brucia, viene ricostruita
e poi brucia ancora. Penso agli incendi delle chiese
come a una specie di rito di passaggio civico. Sai, le
catene di secchi che passano di mano in mano. Poi ci
sono le azioni legali, naturalmente, cadute di anzia-
ni e cos via. Non immagini quanta gente inciampa
durante leucarestia. Ma questa non la mia attivit
principale. In realt sono uninsegnante di canto.
Gi qui ci sono tutti una serie di elementi di Means:
i personaggi sono strambi, quasi sempre dei drop-
out, vivono della luce sorprendente della solitudine e
del fallimento. Ma hanno qualcosa in pi dei perso-
naggi di Carver o di Alice Munro: sembrano essere
toccati da una specie di destino speciale, una forma
di elezione si potrebbe dire.
Per questo credo che un altro paragone non esage-
rato che viene spesso usato per la scrittura di Means
Flannery OConnor, quella OConnor che dice-
va che le serviva ambientare le sue storie nellaBible
beltperch era lo stesso passaggio a consentire una
trasfgurazione: un posto dove non anomalo im-
maginare un roveto ardente. Dalla OConnor Me-
ans ha imparato il coraggio di creare situazioni al
limite del plausibile, ma anche questironia nei con-
fronti della dimensione confessionale Non im-
magini quanta gente inciampa durante leucarestia.
Ecco il paragrafo successivo, il momento del loro
primo incontro.
Ladulterio sfaccettato, disse lui. informe ma
al contempo ha una sagoma elementare, come un
focco di neve; circondato da una quantit di luo-
ghi comuni e tuttavia unico, unentit diversa ogni
volta. La fnestra della sua camera da letto era chiu-
sa da uninferriata e poi attraverso le tende ricama-
te che lui aveva comprato in Spagna, disegnandole
un reticolo sul corpo che lui seguiva con le dita, dal
ventre con la cicatrice del cesareo al mento.
Che cosa sono queste poche righe? Quanta raf na-
tezza nella costruzione dei personaggi e del legame
che si sta formando tra loro? La verbalizzazione che
indica come ci sia gi una consapevolezza che li al-
lontana dalla complicit del non detto. La Spagna,
la cicatrice che stanno a signifcare quanto spazio di
mistero ancora rimanga inesplorato.
Leggendo echov, questo il titolo di questo
racconto, va avanti cos, sette otto righe alle volta,
mentre loro due si amano clamorosamente Il
punto dove lussuria e amore si incontrano, dove una
fnisce e laltro comincia: linnata sincerit sepolta
nellatto del tradimento, e poi si rafreddano e si
deludono, si distaccano.
In questa narrazione che sembra cos naturale, quasi
veramente Means riuscisse a resocontare un proces-
so che, pi che umano, botanico noi ci fdiamo
riga dopo riga della necessit di queste narrazioni,
nonostante spesso siano storie dicevamo implausibi-
li; mentre per determinante il tono sentenziale di
certe frasi associato al ritmo impassibile e al tempo
stesso rigoroso della natura.
La mancanza di reciprocit, il fatto che uno do-
vesse sofrire pi dellaltro, per quanto prestabilito,
era sorprendente. I semi cadevano in anticipo dagli
alberi di ginkgo biloba in Claremont Avenue la
siccit aveva spinto avanti la stagione e un uomo
li inflava dentro un sacco di tela, lavorando piano
nella calura, raccogliendoli uno alla volta.
Questo ritmo non il fatalismo dei grandi cantori
del Midwest o dei suburbia, che siano autori infuo-
cati come Faulkner o Anderson o OConnor oppure
algidi come Carver o Richard Ford, ma una sorta
di virt aruspicina: uninterpretazione dei segni
esseri umani, fumi, piante: sono tutti creature da
indagare.
In alcuni casi poi questa indagine si fa clinica, com-
pilativa, tassonomica. NelPuntoc un racconto che
sintitola Alcuni fatti necessari a comprendere la
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combustione umana spontanea di Errol McGee
diviso in capitoletti di mezza pagina a loro volta ti-
tolati Il fuoco, Il cranio, Condizioni generali, Pomata
naturale per capelli Udall, et InEpisodi incendiari
assortitiil racconto che d il titolo alla raccolta fun-
ziona in questo modo. NelPesce rosso segretoci sono
almeno tre racconti che simulano questo desiderio
di ordine attraverso un elenco simile a quello famo-
so di Borges sulla catalogazione degli uccelli. Uno
Elenco aggiornato delle apparizioni delle appari-
zioni delluomo di polvere, un altro Duplicati,
un altro LUomo Lampo. Questultimo raccon-
to la storia romanzata, immaginifca di uomo che
nella sua vita viene colpito da un fulmine per sette
volte. Ispirato evidentemente a una storia incredi-
bile ma vera questo record presente tuttora sul
Guinness Means esplora questa come le altre con-
dizione di trascendenza come una specie di santit,
di elezione spirituale nel mondo ipersecolarizzato.
In questo somiglia molto a quei narratori americani
che hanno delineato una sorta di realismo sopran-
naturale come Faulkner certo e la OConnor, ma
anche come Cormac McCarthy (Suttree il padre di
molti racconti di questeshort-stories) o Don DeLil-
lo, e anche ovviamente David Foster Wallace.
Ma attraverso un altro racconto del Pesce rosso
segreto che secondo me possiamo capire quale la
potenza della sua maestria narrativa. Ed Petrou-
chka [con omissioni], dove racconta la storia di un
pianista che cade vittima della depressione perch
ha una leggera sclerosi della mano destra. Questa
maestria si incarna nelluso della terza persona e
del punto di vista. Spesso i suoi racconti sono delle
narrazioni nelle narrazioni, e spesso il punto di vi-
sta del narratore viene smentito/approfondito/reso
pi intenso dal punto di vista di un altro narratore
che o viene a dare una diversa interpretazione della
storia, magari a prendersi colpe che venivano espo-
ste in forma di allusione, oppure a far riverberare
unintimit emotiva con la storia narrata che non
avevamo compreso fno a quel momento. (Se non
chiaro quello che dico, perdonatemi ma leggetevi
quella meraviglia assoluta che Il lamento di Sle-
eping bear che mostra questa tecnica fn dal suo
incipit: Questa preghiera in forma di lamento se
mi passate lespressione cominci il giorno in cui
eravamo in campeggio a Sleeping Bear e Rondo usc
ubriaco fradicio e si perse).
Ma dicevamo, Petrouchka [con omissioni] che un
racconto esplicitamente meta-letterario: la storia del
pianista viene narrata in modo caldo e empatico, ma
viene spezzata da una serie di parentesi le omissioni del
titolo. Ossia, ogni tanto in mezzo al racconto troviamo
dei lunghi brani tra parentesi quadre che iniziano: con
Omesso da questo paragrafo:.
Lefetto ovviamente spiazzante allinizio se non
raggelante, ma man mano che le omissioni si sus-
seguono e le due voci narranti si smentiscono o si
confermano a vicenda, la nostra sospensione dellin-
credulit subisce incrinature ancora pi profonde.
Se un narratore non pretende la nostra fducia, ma
anzi confessa in maniera cos plateale la sua parzia-
lit nel dare conto di storie complesse di personaggi
fragili e oscuri persino a se stessi, forse noi noi
lettori gli crediamo ancora di pi. La lezione dei
post-moderni o di Borges o di Nabokov viene assi-
milata ma per un intento apparentemente opposto:
cercare lincanto, non il disincanto.
Ma questo non il solo strumento a disposizione
di Means per riuscire a creare in poche pagine se
non addirittura poche righe (leggetevi Quello che
spero io inEpisodi incendiari assortiti) un patto con
il lettore per cui gli viene richiesto chiaramente una
complicit che ci aspettiamo dai fratelli di uno stes-
so culto, da persone che condividono i riti di una
medesima comunit: quella di chi racconta e ascolta
storie. In quanti racconti anche nel Punto sinizia
proprio con un gruppo di balordi che si trovano a
narrare intorno al fuoco!
Laltro dono che Means ha quello di rendere gra-
zia al creato, attraverso uno stile iperestetico, qual-
cosa forse solo il fatto di esseri umani ci ha dato
la possibilit di sentire, vedere, provare un senso di
vitale appartenenza per quel che ci circonda. La na-
tura, i suoi elementi, il rapporto ancestrale che lega
luomo al suo territorio, lacqua, il fuoco, i fumi del
Michigan, gli incendi, e poi le ferrovie, e gli odori,
ogni singola percezione, tutto
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La rassegna stampa di Oblique | aprile 2014
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E allora, per tentare di comunicarvi questo senso di
pienezza polmonare, eccovene sei esempi comple-
tamente sparsi, scollegati tra loro, che ho tratto dai
vari racconti delPunto:
Laria era satura dellodore di trementina, oltre che
dellolio di creosoto proveniente dalle traversine dei
binari e di qualcosaltro, lo strascico di ozono lascia-
to da una gigantesca scintilla elettrica.
Quando arriva il suo turno, lei tocca con piacere la
pistola, solida e pesante di energia compressa mentre
il cane scatta in posizione; una contrazione gradevole
(nella molla del grilletto, prima del rilascio) le manda
una vivace scarica su per il braccio, e poi, in risposta,
il rinculo la spinge indietro mentre la nuvola azzurra
che rimane sospesa le ricorda le miccette, i petardi.
(Sentir di nuovo quel buon odore in seguito, quan-
do con un giornale arrotolato verser la polvere nera
dentro tubi zincati, plasmando la cera morbida per
creare un tappo nel quale poi infler la miccia).
Sotto il tavolo un formicolio elettrico le si propaga sul
palmo delle mani quando pensa alle pistole e sente che
i cani hanno smesso di abbaiare, e rimane solo il fruscio
degli alberi che proiettano chiazze dombra verde nel-
le stanze al piano di sopra. Le querce davanti alla casa,
crescendo, si sono avvicinate alle zanzariere, sforan-
dole, e con la brezza arriva un odore dallHudson che
le ricorda le estati al lago George, quando suo padre
veniva dalla citt per il fne settimana, rilassato, senza
giacca, con la pelle cascante del collo bene in vista.
e tutto sotto quel forte sole di mezzogiorno con
il fruscio dei salici alla sua sinistra, e pi gi, oltre la
recinzione, lodore muschiato e terroso del fume che
sembrava portare lintera scena.
Il villino, un tempo immacolato e ridipinto ogni
anno, era degenerato in una squallida stamberga,
con scaglie di bianco di piombo che si staccava-
no dalle assicelle e un odore rancido che usciva da
sotto la veranda. I gradini di pietra che scendevano
alla spiaggia si erano sgretolati come roquefort, e il
molo, lasciato fuori a gelare un inverno dopo laltro,
pendeva volgarmente da una parte.
Sarebbe stato bello guardare le erbacce del giardi-
no ondeggiare dolcemente, arrendendosi al vento;
dalla strada sarebbe arrivato un leggero odore di
catrame; la casa avrebbe ansimato e cigolato pia-
no sotto il sole ardente, e lei avrebbe girato per le
stanze e le avrebbe esaminate in cerca di indizi, di
vestigia perdute della vita che si era svolta in quella
casa prima che venisse ridotta a vetri rotti, a lun-
ghe ferite nellintonaco che mostravano il graticcio
retrostante; si sarebbe prostrata carponi davanti
a Dio; si sarebbe ritrovata nel seminterrato, tra la
luce polverosa che entrava dai pozzetti, lodore di
nafta e il pavimento di terra battuta, compattato in
quellangolo laggi, sotto il vecchio tavolo, in quel-
la rientranza piena di ragnatele che lei ricordava da
quando aveva esplorato la casa insieme agli uomini,
e Byron aveva picchiato sul vecchio serbatoio men-
tre August, trascinando in giro la sua mole, faceva
un balletto e cantavaSympathy for the Devil; avrebbe
provato limpulso di trascorrere il resto delleternit
l sotto, in quella fresca oscurit, perch in quel mo-
mento, mentre guidava, desiderava solo togliersi dal
sole abbagliante e dallimpressione che il territorio
selvaggio in cui si trovava fosse cos levigato dalla
luce che era impossibile guardarlo.
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Diver sa mente da tanti altri scrit tori che sono andati
accor dando i pro pri stru menti nel tempo, DeLillo
esord con una voce decisa, scan dita da punte di
asse ve ra ti vit af date a sti lemi che inchio dano alla
pagina asso cia zioni mentali cui sarebbe rima sto fe-
dele nei decenni. Sia dal punto di vista sti li stico che
da quello tema tico, ricor renze via via pi insi stite
deter mi nano la rico no sci bi lit di uno scrit tore le cui
prime prove roman ze sche risal gono agli anni Set-
tanta appena avviati; alle spalle qual che rac conto,
edavanti una pro dut ti vit ini zial mente molto inten-
sa, che avrebbe tro vato il suo ver tice di com pat tezza
for male poco meno di quin dici anni dopo, conRu-
more bianco.
Tut ta via, DeLillo non come altri autore di
una sola grande opera icui diversi momenti sareb-
bero provvisorie sta zioni dove sostano mate riali
pronti a tra smi grare nel titolo suc ces sivo e pro ve-
nienti da un magazzino gi saturo di quelle stesse
idee, locu zioni, bloc chi tema tici. Quasi ogni suo
romanzo, infatti, con tiene una nuova sfda rap-
pre sen ta tiva, che si gioca sul piano dei con te nuti
afron tati la sto ria ame ri cana, il rap porto con il
tempo econ il dolore, gli esiti del con su mi smo, la
vio lenza ela paura intrin se che alle nostre vite post-
moderne, i luo ghi spro fon dati nella terra dove si
svol gono espe ri menti ato mici e dove si sep pel li sce
la spazza tura, e solo secon da ria mente inve ste la
Francesca Borrelli, Alias del manifesto, 26 aprile 2014
End Zone. Lo sport associato alla guerra, e la ricerca della frase perfetta.
Tradotto da Einaudi per la prima volta, fu pubblicato nel 1972
DeLillo, oltre la lingua del football
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La rassegna stampa di Oblique | aprile 2014
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La lin gua per DeLillo un movente di ten sione
esa spe rata e costante ma non mai un pre te sto
intorno al quale costruire, di volta in volta, invo-
lu cri tema tici che giu sti chino auto re fe ren ziali
eser cizi sti li stici.
DeLillo spe ri menta, tra que ste pagine, il primo ten-
ta tivo di quella asso cia zione tra lo sport e la guer-
ra che tro ver la sua pi com piuta espli ci ta zione
in Under world, dove uno dei per so naggi osserva
come il nucleo radioat tivo di una bomba ato mica sia
della stessa gran dezza di una palla da base ball, quel-
la palla che pas sando di mano in mano isti tui sce un
legame tra idiversi per so naggi del romanzo che ne
entre ranno via via in pos sesso. Tutto ci che avreb-
be occu pato le quasi nove cento pagine di Under-
world, del resto, era comin ciato con la leg gen da ria
par tita tra iGiants ei Dod gers al Polo Grounds di
New York, lo stesso giorno dellottobre 1951 in cui
lUnione Sovietica faceva esplo dere una bomba ato-
mica ascopo di test nucleare.
Qui, invece, Gary si accon tenta di alter nare le sue
este nuanti per for mance da run ning back afre quen-
ta zioni come udi tore di corsi dellaeronautica; ma
quando il mag giore, suo inse gnante, gli ofre di
arruo larsi Gary risponde che non ne ha la minima
inten zione: della guerra infatti gli inte ressa solo
laspetto ipo te tico. Il suo esi lio in quel col lege si-
tuato in una landa roc ciosa, popo lata solo da insetti,
gli evoca imma gini da fne della sto ria euna mera-
vi gliosa sen sa zione di distanza che mi incen diava
lanima; ma que sta deso la zione geo gra fca ofre
aGary anche lopportunit di for ti f carsi: il pic colo
monaco fana tico che viveva aggrap pato al mio fega-
to andava anozze con que sti fram menti di asce ti-
smo. E ci sono, comun que, i com pa gni di gioco:
Taft Robin son, lunico nero della squa dra, vene rato
per la sua straor di na ria velo cit; Ana tole Bloom-
berg, appro dato in quella uni ver sit remota per
lin gua, per ch l lo stato di fbril la zione sem pre
subli mi nale, in attesa di gua da gnare la super f cie in
brevi esplo sioni les si cali, ful mi nei con tatti emo tivi
di parole che si asso ciano al di l della loro con se-
quen zia lit logica.
La lin gua per DeLillo un movente di ten sione esa-
spe rata ecostante ma non mai un pre te sto intorno
al quale costruire, di volta in volta, invo lu cri tema tici
che giu sti f chino auto re fe ren ziali eser cizi sti li stici.
Lantintellettualismo cos pro fon da mente ame ri-
cano di DeLillo, asso ciato alla sua natu rale dispo-
si zione flo so fca, deter mina quello stra nia mento
tanto attraente che si spri giona dalle sue pagine,
indi pen den te mente da ci che vi si racconta.
quasi in uno stato ipno tico, per esem pio, che
si segue il rac conto afol lato da tec ni ci smi di una
par tita di football ame ri cano inEnd Zone, secondo
romanzo pub bli cato dallo scrit tore nel 1972 etra-
dotto per la prima volta ora, con per fetta into na-
zione, da Fede rica Aceto (Einaudi, pp 256 euro
19,50, in uscita mar ted). Raccontato in prima per-
sona, il libro ha per pro ta go ni sta Gary Har k ness,
un ragazzo pro ve niente da una minuscola cit ta dina
dei monti Adi ron dack, appro dato al Logos Col-
lege (nome fn troppo elo quente) dopo essere stato
sbat tuto fuori, per motivi diversi, da tre uni ver sit.
Fra un inter vallo elaltro, la spe ri men ta zione del-
la noia e del tempo svuo tato fno allintollerabile
con sen tono aGary di met tere afuoco la sua sem-
plice verit: Senza il foot ball la mia vita non ave-
vasenso.
Cos, accetta lingaggio nella squa dra di quella uni-
ver sit sper duta nel deserto del Texas occi den tale,
una terra inton tita, inva ria bil mente spenta, una
landa ridotta al silen zio dalle sue stesse ori gini nel
caldo rug gente, nata morta, pie tre piatte asegnare il
luogo di sepol tura della memoria.
Nelle ore libere dagli alle na menti, Gary svi luppa
una pre di le zione per testi che imma gi nano le deva-
sta zioni indotte da una guerra nucleare: metro poli
distrutte, decine di milioni di morti, sce nari apo ca-
lit tici che si aprono al suono di parole prima sco no-
sciute, capaci di eser ci tare su di lui una ecci ta zione
pres so ch sen suale.
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perta alquanto sini stra da fare a quellet: le parole
hanno la capa cit di sot trarsi al loro signifcato.
Pic coli pezzi di bra vura testi mo niano la pre coce sicu-
rezza di DeLillo, allalba della sua car riera: ce n
uno esilarante in cui viene dato il solenne annun cio
del fatto che fra i gio ca tori potrebbe esserci un fro-
cio (queer); ece n un altro in cui lo shock di una
cat tiva noti zia, unito al pia cere di far sene latori, si
esprime nella reiterazione delle stesse iden ti che paro-
le, quat tro, cin que volte, fn ch lartifcio reto rico non
con qui sta il primo piano pro iet tando sullo sfondo il
con te nuto della noti zia. Ec il pezzo in cui igio ca-
tori di foot ball, nei minuti che prece dono la par tita,
si inci tano avicenda con grida bestiali, poi si abban-
do nano agare di pro du zione escrementizia, einfne
sullautobus che li riporta acasa esi bi scono linventa-
rio degli infor tuni subiti. Ec un altro pas sag gio in
cui Gary incon tra il respon sa bile della comu ni ca zione
adi bito arilan ciare limmagine del College pun tando
sulla sua squa dra di foot ball: il tamarro si fa tro vare
con la fac cia rivolta verso una lam pada solare, gli oc-
chi coperti da una stri scia di allu mi nio, leloquio tri-
viale sin to niz zato con gli slo gan del mar ke ting. Il suo
dia logo con Gary, per quanto breve, baste rebbe da
solo a testi mo niare la pre coce atti tu dine di DeLillo
arendere vivo un personaggio.
eman ci parsi dalla sto rica colpa intri nseca alla sua
con di zione di ebreo; Billy Mast, che fre quenta un
corso anumero chiuso sullindicibile da cui esclu-
so chi cono sce il tede sco. E c il coach Emmett
Creed, il cui unico vero potere dice Gary stava
nel negarci le parole di cui ave vamo bisogno.
Lun ghe pagine sono dedi cate alla descri zione di una
par tita andata male: le si legge rapiti senza capire
nulla di quanto sta avve nendo in campo, ma attratti
dalla pre ci sione, dalla asciut tezza radi cale di un gergo
tec nico che avolte va aparare in improv visi squarci
di liri smo al limite del non sense. Ci che inte ressa
DeLillo sta ai due estremi di quanto si aspetta dal lin-
guag gio: ci sono parole fa dire auno stu dente alle
quali gli uomini si manten gono fedeli fno alla tom-
ba per ch altri uomini prima di loro hanno fatto
lo stesso, e forse pi facile morire che ammet tere
che le parole pos sano essere svuo tate del loro signi-
f cato.Ma pi illu mi nante ancora il com mento di
Gary al car tello che il padre ha appeso alla sua porta:
quando il gioco si fa duro/i duri comin ciano
agio care.Natu ral mente quel motto di per s non
era par ti co lar mente esal tante, ma avevo limpressione
che fosse dotato di una bel lezza che sca tu riva dalle pa-
role stesse, dalle let tere, dalle con so nanti che inghiot-
ti vano le vocali, aggres si vit etene rezza Una sco-
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Arianna non ha pelle dalabastro, mani curate, ca-
pelli lucidi sotto il ber retto fri gio. Ha le dita rovi-
nate di chi passa la vita tra la cucina eil lavoro ama-
glia. Per non sfer ruzza pi solo nei tuguri popo lari
del Fau bourg Saint-Antoine, roc ca forte gia co bina,
ma anche di fronte alla Con ven zione rivo lu zio na-
ria. Non parla il fran cese di Chateau briand, ma il
gergo dia let tale eruvido dei quar tieri popo lari elo fa
sen tire forte echiaro nel cuore del potere, per ch la
Rivo lu zione que sto: dare voce achi non ne aveva,
af dare potere achi ha sem pre dovuto subirlo.
Tra i molti per so naggi di Larmata dei son nam-
buli (Stile libero, Einaudi, pp 796, euro 21) lulti-
mo romanzo del collet tivo Wu Ming, che egua glia
eforse supera il capo la voro desordioQ, fr mato al-
lora Luther Blis set, la vera pro ta go ni sta lei, Ma-
rianna, il sim bolo col let tivo delle donne di Parigi
edel popolo di Parigi, il cuore scon ftto della Rivo-
lu zione. Ha molti nomi emolti volti: quelli di Marie
Nozire, loperaia dei sob bor ghi che forse era ante-
nata della famo sis sima par ri cida Vio lette Noziere,
di Claire Lacombe, lattrice proto-femminista che
tent di for zare la mano aRobe spierre recla mando
il com pi mento della Rivo lu zione nei fatti enon solo
nella let tera della Costi tu zione, della sua amica Pao-
line Lon, cofondatrice della Societ delle Repub-
bli cane Rivo lu zio na rie, quella che chie deva di arma-
re earruo lare le donne della Rivoluzione.
Andrea Colombo, Alias del manifesto, 26 aprile 2014
Larmata dei sonnambuli. Lultimo romanzo del collettivo Wu Ming
eguaglia e forse supera il capolavoro desordio Q
Wu Ming, storie di scontti allombra del Terrore
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di rivo lu zione e con tro ri vo lu zione, cosa ben di-
versa dalla mera restau ra zione, una para bola che
abbiamo vis suto anche noi, nellItalia degli ultimi
decenni. Pro ce dono lungo i binari di una nar ra-
tiva epico-popolare, che guarda aDumas pi che
a Ken Fol lett, ma allo stesso tempo lavo rano sul
lin guag gio con pas sione spe ri men tale degna del-
la pi sof sti cata avan guar dia. Di romanzo in ro-
manzo, i Wu Ming per se guono un pro getto che
tanto let te ra rio quanto poli tico, spo stare irifet-
tori sui dimen ti cati della sto ria, le insor genze
can cel late e oscu rate dai vin ci tori per ch se ne
per desse anche la memo ria: icon ta dini dEuropa
infam mati epoi tra diti dalla Riforma inQ, ipar-
ti giani disar mati enon domati del dopo guerra ita-
liano in Asce di guerra, le trib guer riere e desti-
nate allo ster mi nio nellAmerica diMani tuana, le
rivo lu zio na rie ei san cu lotti di Parigi in questul-
timo romanzo. Sono sto rie di scon ftte che invece
di sco rag giare accen dono spe ranze eresti tui scono
fdu cia. Dicono che, comun que sia fnita, val-
sa ogni volta la pena di lace rare, anche solo per
un momento, lordine eterno delle cose. Avver-
tono che, per quanto invin ci bile sem bri dopo ogni
scon ftta il potere, ci sar sem pre, di nuovo, chi
sce glier di cam mi nare sulla testa dei re nel gran-
de spet ta colo della Rivo lu zione, dove le com parse
diven tano protagonisti.
Sono per so naggi reali, pur se roman zati, le pro ta go-
ni ste dimen ti cate della Grande Rivo lu zione, il lato
in ombra della sto ria. Come sono veri quasi tutti gli
altri pro ta go ni sti di que sta epica saga del Ter rore
edella Controrivoluzione: lattore ita liano Leo nida
Modo nesi che, chiss, forse era dav vero il rivo lu zio-
na rio in maschera diven tato dopo Ter mi doro leroe
del popolo scon ftto dei sob bor ghi, Sca ra mou che; il
medico Orphe dAmblanc, esperto in quello che si
chia mava allora mesme ri smo, la tec nica dipnosi
che aveva avuto il suo momento di gran glo ria in
Europa subito prima della Rivo lu zione e che nella
ver sione dei Wu Ming somi glia alla Forza di Star
Wars.Econ loro tutti gli altri, troppi per nomi narli
tutti, ipopo lani ei dotti, le rivo lu zio na rie ele cor ti-
giane, isan cu lotti ei muschia tini, come ven gono
qui def niti i moscar dini, la truppa con tro ri vo-
lu zio na ria com po sta da gio vani piccolo-borghesi
tra ve stiti da ari sto cra tici che erano anchessi, senza
volerlo esenza saperlo, agenti della tra sfor ma zione,
per ch quando mai il vero ancien rgime avrebbe
tol le rato che una simile ple b aglia si camufasse da
squi sitici-devant?
Di libro in libro, iWu Ming hanno messo apunto
una for mula magica che facile imi tare edif ci-
lis simo eguagliare. Lavo rano con cura meti co losa
sulla realt sto rica, ma rie scono afarla par lare con
altret tanta pre ci sione del pre sente: que sta vicenda
Di romanzo in romanzo, i Wu Ming per se guono un
pro getto che tanto let te ra rio quanto poli tico, spo stare
i riet tori sui dimen ti cati della sto ria, le insor genze
can cel late e oscu rate dai vin ci tori per ch se ne per desse
anche la memo ria.
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Professore di tecnologia e collaboratore del Guar-
dian, John Naughton qualche tempo fa ha raccon-
tato unesperienza singolare. Aveva acquistato in
versione ebook un libro di cui si parlato molto
nei primi mesi dellanno,Te Second Machine Agedi
Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee. un libro che
attribuisce lassottigliamento del ceto medio e lau-
mento del divario fra ceti ricchi e poveri ai progressi
della tecnologia, pi che allegemonia del liberismo
stabilita con Margaret Tatcher e Ronald Reagan.
A un paio di settimane dallacquisto, Naughton si
visto arrivare unemail da Amazon che lo avvisava
delluscita di una nuova versione dello stesso libro,
che poteva scaricare gratuitamente e che conteneva,
proseguiva lemail, signifcative modifche editoria-
li. E il bello, nota Naughton, che il libro di Bryn-
jolfsson e McAfee parla di come il progresso delle
attuali tecnologie sia stato molto graduale per poi
farsi frenetico: dobbiamo aspettarci che succeda lo
stesso per la tecnologia dellebook? Addirittura per
i book medesimi?
Nei paesi anglofoni lebook ha gi cambiato molte
dinamiche editoriali. Pare esserci una legge per cui
laccelerazione avviene quando una tecnologia en-
tra in rete con le altre. successo con i computer,
quando sorta Internet; con i cellulari, quando non
sono pi stati solo telefoni; sta succedendo con le-
book (anche se pi debolmente in Italia) quando lo
stesso libro pu essere letto da chi lo ha comprato
su diversi dispositivi e in un certo senso la stessa
copia (rimane il segno, sono riportate sottolinea-
ture e note a margine, eccetera).
Perch una tecnologia diventi necessaria occorre che
renda possibile qualcosa che prima non lo era. Il fat-
to di poter con una certa facilit aggiornare un libro,
raggiungendo i medesimi lettori, per esempio. Ma
cosa succede se quindici giorni dopo gli autori diTe
Second Machine Ageci ripenseranno ancora? Ritoc-
ca qui, aggiungi l, togli e sposta, il libro potrebbe
essere completamente rifatto, sostenere una tesi op-
posta a quella iniziale, parlare daltro. Allarmante?
Se si pensa che a volte le case automobilistiche ri-
chiamano i clienti in of cina per rimediare a difetti
di fabbricazione anche gravi, c almeno il sollievo
che con i libri non si fa male nessuno. Eppure lin-
stabilit di un testo non manca di inquietare, un po.
Beninteso leditoria di carta ha sempre registrato
casi analoghi. La nostra letteratura ha una sua ve-
neranda tradizione di opere riviste dallautore anche
a distanza di molti anni: dalCanzonieredi Petrarca
aiPromessi sposidi Alessandro Manzoni sino aFra-
telli dItalia di Alberto Arbasino (Feltrinelli 1963,
1967; Einaudi, 1977; Adelphi, 1993). Nel 2010, a
trentanni di distanza, Umberto Eco ha preparato
una nuova edizione delNome della Rosa, con quella
che ha defnito unoperazione di leggera cosmesi,
sciogliendo qualche citazione latina e aggiustando il
ritmo di alcuni passaggi. Ritocchi pi o meno vistosi
vengono ordinariamente apposti fra prima e secon-
da ristampa, per correggere errori piccoli e grossi.
Ma una nuova edizione pu essere loccasione per
aggiungere riferimenti pi attuali e toglierne di ob-
soleti. Un caso recente quello di Francesco Cata-
luccio, che ha appena ripubblicato da Einaudi il suo
Stefano Bartezzaghi, la Repubblica, 27 aprile 2014
Lebook ha introdotto una nuova pratica: il testo pu essere continuamente corretto e aggiornato. Linnovazione
tecnologica recupera una procedura antica. Gi Petrarca e Manzoni usavano rivedere le proprie opere a distanza di
anni. E lo stesso hanno fatto in epoche recenti Eco e Arbasino
Il libro innito
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Non arrivando mai alla carta e restando quindi allo
stato digitale della sua esistenza, il testo dellebook
conserva invece la potenziale malleabilit del fle in
cui lautore lo ha videoscritto.
Si intuiscono gi le relative fattispecie.
Libri millesimati, da citare come vini specifcando
il momento non della vendemmia ma delledizio-
ne. Libri lunari, che cambiano forma ciclicamen-
te, fra tre o quattro versioni diferenti. Libri tele-
scopici, a cui si aggiunge un capitolo ogni tanto
e col tempo passano da pamphlet a volumoni.
Libri cicatrizzati, dove un coniuge o un amico
ofeso per un dettaglio non sono pi costretti a
rassegnarsi ma ricattano: Adesso tu lo cambi.
Libri bipolari, in cui lassassino nei mesi pari
il maggiordomo e nei mesi dispari il cocchiere.
Libri rashomonici, dove a ogni aggiornamento la
versione raccontata da un narratore diverso. Li-
bri enigmatici, dove il lettore sfdato a stanare
lunica vocale che stata cambiata da una versione
allaltra, rendendo il bosco un basco o Lecce Lec-
co. Libri alla Al Agca, dove ogni mese lautore
si pente e dice: basta, questa volta vi dico come
davvero andata.
I flologi, fnora frustrati dal word processing, trove-
ranno nuovi campi di ricerca. E se il lettore comune
avr di che lamentarsi vorr dire che Humphrey Bo-
gart far loro una telefonata opposta a quella famo-
sa: Senti? Non la stampa, bellezza. E io ci posso
fare di tutto.
saggioImmaturit, uscito dieci anni fa, rivedendo il
testo e aggiungendo un capitolo. Marco Belpoliti ha
invece cambiato sia editore sia titolo, riscrivendo ed
estendendo il suo Crolli ( Einaudi, 2005), renden-
dolo un libro totalmente diverso, che ha pubblicato
da Guanda comeLet dellestremismo. Nei libri ac-
cademici, poi, ci sono tristi pratiche per gonfare la
propria bibliografa con titoli che di inedito hanno
proprio solo il titolo, o poco pi. Insomma ci sono le
integrazioni, i senni del poi e i ripensamenti; ci sono
i rifacimenti strutturali e c larte di arrangiarsi, e di
riarrangiare i propri libri come i cantanti pop fanno
con le canzoni. Tra laltro il turn over sui banchi
delle librerie sempre pi frenetico, quindi pi
dif cile gi per lautore pensare di avere scritto un
libro che rester. Figurarsi per il lettore.
Ci che rende sostanziale il cambiamento per che
lebook ha praticato una separazione di testo e li-
bro, tanto vero che le nuove versioni non risultano
aggiuntive, bens sostitutive delle precedenti. Nella
lavorazione tradizionale, il libro di carta, stampato,
copertinato e rilegato, costituiva una cristallizza-
zione del lavoro dellautore. E allora si diceva che
il libro faceva testo: come una foto fa da ritratto,
magari alla fne di un lento lavoro di maquillage e
allestimento di luci e pose. L imprimatur era un ne
varietur. Naughton rammenta con malinconica scal-
trezza il sollievo dellautore che ricevendo la prima
copia del libro stampato pensa di potersi fnalmente
dedicare ad altro.
Ci che rende sostanziale il cambiamento per
che lebook ha praticato una separazione di testo e libro,
tanto vero che le nuove versioni non risultano aggiuntive,
bens sostitutive delle precedenti.
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Per molto tempo fu solo una voce che bussava al
mio telefono. Cominci tutto una sera dinverno.
Non ricordo la data esatta. Potrei ricostruirla. Ma
non voglio intralci di giorni, mesi, anni. Il tempo
dei calendari mal si accorda con una storia che ha
a che fare con il fascino, con lattrazione del mito.
Vivevo a Roma, in una mansarda sospesa sul verde
di Villa Borghese. Lingresso dava su via Margutta.
Avevo a disposizione, oltre ad un piccolo terrazzo,
uno stanzone riscaldato da un camino.
E, accanto al camino, cera il tavolo da lavoro, in-
gombro di manoscritti e bozze di stampa. Lavoravo
come redattore in una casa editrice. Stavo rannic-
chiato sulla macchina da scrivere. Il freddo era ine-
spugnabile, nonostante il fuoco acceso. Quella sera
Roma era eccezionalmente sotto la neve. Conservo
Salvatore Silvano Nigro, Il Sole 24 Ore, 27 aprile 2014
Il rapporto di lavoro e poi la consuetudine con una delle grandi signore delleditoria italiana.
Silvano Nigro racconta Elvira Sellerio
Una sirena di nome Elvira
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te. I loro piedi si incontrano sotto un plaid a scacchi.
Entrambe reggono dei libri aperti sulle ginocchia.
Leggono. Su quel divano, in casa editrice, ho sem-
pre evitato di sedermi. Lo sento occupato dallalle-
gria di Sciascia e dei suoi compagni di scuola, o dal
rumore leggero di pagine sfogliate. []
Prendemmo labitudine di sentirci per telefono. La
voce bussava di sera tardi, non prima delle dieci. Si
parlava di libri letti o da leggere. Non solo. Lei era
premurosa. Voleva sapere del mio lavoro, delle mie
recensioni. Lincuriosiva la vicenda di mia madre:
una donna che era nata nel Nebraska, era andata in
vacanza in Sicilia, aveva incontrato mio padre, si era
sposata, aveva avuto tre fgli, e si era separata. Le sto-
rie di donne lappassionavano. Era interessata alla let-
teratura sulla donna borghese in Sicilia. Sapeva tutto
di Elvira Mancuso, una sconosciuta scrittrice siciliana
che nel 1906 (lanno stesso in cui usciva Una donna di
Sibilla Aleramo) aveva pubblicato a Caltanissetta un
romanzo sul dif cile riscatto di una donna in una
societ patriarcale. La Elvira scrittrice si era immagi-
nata di trovare sostegno in Capuana. La delusione fu
enorme. Elvira Sellerio, invece, era stata fortunata. Si
era incontrata con Leonardo Sciascia e, insieme a lui,
aveva dato vita a unavventura impensabile a Palermo.
Aveva messo al servizio di un sogno la sua passione
per la lettura. E aveva trovato, nelleditoria, un impe-
gno di lavoro che le permetteva di collaborare, in tota-
le autonomia e in piena libert, con il marito, editore
darte, fotografo, grafco di notevole immaginazione
tecnica; e con uno scrittore che nelleditoria cercava un
prolungamento della sua attivit di narratore e saggi-
sta e che desiderava costruire una biblioteca ideale, ca-
pace di dialogare con la societ civile e sostenere bat-
taglie morali contro lanormalit politica del paese.
Dallincontro di una donna, che credeva con forza nel
valore ampiamente politico della lettura, e di uno
scrittore illuminista, che impugnava la letteratura
come dovere e come azione, nacque quel tavolo di la-
voro condiviso attorno al quale si strutturata la casa
editrice Sellerio; con il decisivo apporto di Enzo, ma-
estro nel taglio dei formati e nella vestizione dei libri.
Al telefono io ero il Professore, lei era la Signora. E
questa convenzione non fu mai dismessa.
unistantanea del fotografo americano Arturo Pat-
ten. Le strade della citt sembravano piste di pat-
tinaggio. Arturo era passato da casa mia. Mi aveva
lasciato una copia della fotografa. Altre due erano
per i miei vicini di casa: Alfonso Gatto e Federico
Fellini. Arturo era molto amico del regista.
Squill il telefono. Ebbi la sensazione che il suo-
no scricchiolasse di ghiaccioli. La voce era calda, un
frscio di foglie mosse dal vento. Amico mio ,
disse. Per me era una voce senza biografa. Non lave-
vo mai sentita. Eppure mi parlava come fossimo con-
fdenti. Era avvolgente. Cos, pensai, doveva essere il
canto delle sirene. Faceva levitare, con il suo pausato
e sommesso scampanellio di sillabe, miraggi remoti.
Non mi chiesi pi chi fosse allaltro capo. Mi arresi
alla seduzione. E fu un racconto lungo, dincontri con
libri, con collezioni di pitture su vetro, con giocattoli di
legno o di latta, con vecchie bambole, con acqueforti
e acquetinte. Arriv al punto. Aveva avuto il mio nu-
mero di telefono da Leonardo Sciascia. Mi conosceva
indirettamente. Mi aveva disegnato sui resoconti del
pittore Bruno Caruso. E ora mi telefonava per ringra-
ziarmi. Avevo pubblicato su Paese Sera una recensione
a un libro che lei aveva fortemente voluto. E avevo
rilevato alcune imprecisioni nel risvolto che faceva da
viatico critico. I miei rilievi le avevano consentito di
correggere il risvolto di un altro libro in corso di stam-
pa, che si abbinava al precedente. Mi invit a Palermo.
Era Elvira Sellerio.
Non ci eravamo mai incontrati. Anche se nella casa
editrice da lei fondata, insieme al marito Enzo, ero
gi stato una volta. Ero arrivato trafelato a un ap-
puntamento che mi aveva dato Leonardo Sciascia.
Ero in ritardo. Lo trovai seduto su un divano, che
parlava con vecchi amici dinfanzia. Rievocavano gli
anni di scuola, in paese. Sembravano degli allegri
congiurati. Si chiamavano fra di loro con nomigno-
li. Nan, diceva uno. E laltro rispondeva: Pep.
Interveniva Fef. E si intrometteva Geg. Quel
divano ancora l, nel salottino della casa editrice.
Somiglia a uno che compare in una fotografa di
Enzo Sellerio, nel soggiorno di famiglia. Nella fo-
tografa si vedono Elvira e la fglia Olivia bambina.
Madre e fglia stanno luna di fronte allaltra, sdraia-
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Sfogliando il bollettino Einaudi con le prossime
uscite di Stile libero, fermo il cursore sulla pagina
che pubblicizza la riedizione di Sei ricco, Coniglio.
Allinizio solo per la strana sensazione di vedere un
libro di Updike, storicamente pubblicato da Guan-
da, sotto il marchio Einaudi, ma la sensazione poi,
come quando ci ricordiamo di scrittori importanti
che non abbiamo mai letto, si trasforma nella do-
manda sar la volta buona? cui segue un minimo
e rapido processo decisionale, dif cile da riporta-
re nella sua istantanea complessit, ma che forse,
allosso, pu ridursi allo scontro tra curiosit e pre-
giudizio, a una veloce pesata sulla bilancia dei pro e
dei contro.
Non ricordo chi, in un libro che ho letto di recente,
o forse proprio in uno di quelli di cui sto per parlare,
ha detto che come lettori formiamo la gran parte dei
nostri giudizi su libri e autori non tanto leggendo i
libri di quegli autori, ma interiorizzando recensioni
e giudizi che li riguardano. Una considerazione che
mi ha fatto pensare a quanto generalmente fnisca
per sottovalutare la produzione critica e/o giornali-
stica, il che tanto pi bizzarro se si considera che
lattivit che svolgo con pi regolarit.
Non ho mai letto Updike e anche questa volta pro-
babile che non lo legger, mi sono detto sfoglian-
do il pdf del bollettino Einaudi, daltra parte posso
tranquillamente afermare di conoscere Updike, al
Christiano De Majo, rivistastudio.com, 29 aprile 2014
Quanto siamo inuenzati dalla critica, dalle opinioni, dai giudizi altrui su autori che non abbiamo ancora letto?
Quanti possiamo conoscere di questi autori, senza aprire un loro libro? Abbiamo provato a recensire cos John Updike
Come conoscere Updike senza leggere Updike
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personaggi sono narcisisti e donnaioli, si disprez-
zano e si compatiscono e sono soli, soli come
soltanto un solipsista emotivo pu essere solo. 5)
In ragione di ci, Updike fondamentalmente, se-
condo Wallace, uno scrittore generazionale, come
spiegato in questo bellissimo passaggio: Ma molti
under quaranta di oggi, giovani adulti degli anni
Novanta che sono, ovviamente, il frutto delle fo-
cose infedelt e dei divorzi descritti da Updike con
tanta bellezza, e che hanno assistito al deteriorarsi
di tutto questo mirabile individualismo e libert
sessuale nel lassismo privo di gioia e anomico della
Me Generation hanno orrori molto diversi, fra i
quali spiccano anomia, solipsismo e una solitudine
squisitamente americana: la prospettiva di morire
senza aver mai, nemmeno una volta, amato qual-
cosa al di fuori di se stessi.
Ognuna di queste sferzate mi sarebbe apparsa nel
2006 e, in una certa misura, continua a sembrarmi
ora, terribilmente condivisibile (Si pu condividre
un giudizio su un autore che non abbiamo letto,
strano vero? Eppure succede). Avrei fnito di leg-
gere la recensione di Wallace e non sono sicuro,
mi viene da pensare oggi, che questa sia esattamente
una qualit della recensione con lidea di conosce-
re Updike meglio delle mie tasche, potendo cos fare
a meno di leggerlo.
Nello stesso anno (2006), usciva per Fazi una raccol-
ta di racconti di Giordano Tedoldi intitolataIo odio
John Updike, che era anche il titolo di un racconto
della raccolta. Un racconto che mi piace ancora un
sacco e che gira intorno a un corso di scrittura cre-
ativa, che il protagonista, Giordano, segue, fnen-
do per intessere rapporti quel genere di rapporto
morboso tipicamente tedoldiano, che nasce da un
impulso erotico ma di fondo asessuato con due
sue colleghe di corso. Un racconto su noia e ambi-
zione, potenza e frustrazione, ma che, a rileggerlo
ora, mi appare anche come una conferma alla teoria
wallaciana di Updike come scrittore generazionale,
dal momento che il protagonista maschile del rac-
conto lesatto opposto dellidea che mi sono fatto
dei personaggi maschili di Updike: incapace di se-
guire le sue pulsioni, dominato da queste due fgure
punto da essere capace di spingermi a inquadrarlo
come uno dei due o tre grandi maestri della prosa
americana del secondo Novecento, oppure come
lo scrittore che, da una prospettiva wasp invece che
ebraica, contende a Roth la palma di cantore del
trinomio sesso, morte e benessere suburbano. Due
defnizioni che potrei avere interiorizzato alla lettera
da qualche recensione o che potrebbero anche esse-
re, con lo stesso grado di probabilit, frutto di una
mia sintesi personale, il compendio di tutto ci che
ho letto nondiUpdike masuUpdike. Non tanto
che loriginalit, come direbbe qualcuno, sia morta
da un pezzo. che la letteratura e la critica lettera-
ria si nutrono vicendevolmente di intuiti, infuenze,
condizionamenti. Ma anche che il riconoscimento
della grandezza di uno scrittore passa attraverso la
sua trasformazione in marchio di fabbrica. Cos
possiamo sapere cosa Updike rappresenti sul piano
letterario anche senza averlo letto. Daltra parte, non
trovate veramente noiosi quelli che ci ammoniscono
con tono professorale che bisogna sempre leggere
prima di giudicare? Non ci dice qualcosa il fatto che
ogni lettore ha una certa quantit di autori che pu
dire di conoscere, o di cui pu persino abbozzare un
proflo, senza averne mai letto una riga?
In una recensione pubblicata sulNew York Obser-
ver, risalente al 1997, secondo quanto riportato dal
sito della rivista, o al 1998, se invece si tiene fede
alla data riportata sulledizione italiana di Consi-
dera laragosta, David Foster Wallace stronca un
libro di Updike (Verso la fne del tempo) togliendo-
mi (nel 2006) non solo la curiosit di leggere quel
libro, ma potere della critica! di leggere lopera
di Updike in toto. Punti salienti della stroncatura:
1) Si pu includere Updike, insieme con Mailer e
Roth, nel flone dei Grandi narcisisti che hanno
dominato la narrativa americana del dopoguerra.
2) La sua ascesa negli anni Sessanta e Settanta
lo ha consacrato cronachista e portavoce della ge-
nerazione forse pi egocentrica dai tempi di Luigi
xiv. 3) Updike un talentuoso compositore di
descrizioni (bravura riconosciuta pressoch da tut-
ti), ma troppo ossessionato dal sesso per non di-
ventare quasi sempre sgradevole e noioso. 4) I suoi
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La rassegna stampa di Oblique | aprile 2014
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pubblicazione su un prestigioso organo di stampa
il peggior servizio che si possa fare alla memoria di
qualcuno essendo di fatto unazione dettata dal per-
sonale narcisismo dello scrivente, nel momento in
cui lo scrivente cerca in tutti i modi di comporre la
frase defnitiva sul morto che potr essere ricordata
e citata. 2) La morte infuenza consistentemente il
giudizio migliaia di particolari vengono riformu-
lati nel momento in cui qualcuno passa il confne
tra vita e morte ragione per cui molto meglio
scrivere di qualcuno che vivo come se fosse mor-
to. Questo qualcuno pu essere per Baker soltan-
to John Updike, un modello e uninfuenza molto
pi importante del defunto Barthelme. Inizia cos
questo strambo, eppure riuscito sul piano logico,
andirivieni tra realt e letteratura che, al contrario di
quanto sembra, pu essere letto senza aver mai letto
Updike. E daltra parte lo stesso Baker confessa a
un certo punto di aver letto soltanto una parte delle
cose scritte dallautore diCorri, Coniglioe, intenzio-
nato a rappresentare nel modo pi fedele possibile
il modo in cui la letteratura agisce sulla memoria,
indagando sulle ragioni che ci portano a intrappo-
lare certe immagini o certe frasi piuttosto che altre,
decide fno a quando non ha fnito di scrivere il libro
di non leggere tutto quello che gli manca e neanche
di rileggere quello che ha gi letto.
U and I un libro che mette in fla un sacco di
verit che pochi scrittori sarebbero in grado di con-
fessare in modo tanto onesto. Quante debolezze e
piccinerie, per esempio, af iggano lartista o quan-
ti fatti extra-letterari contribuiscano a formarne il
gusto. O ancora: quanto sia permeabile il conf-
ne che separa il mondo in carne e ossa da quello
dellimmaginazione.
Per dire, dopo che i due si sono incontrati e cono-
sciuti, il libro si chiude con il dubbio insinuato da
Baker che Updike non solo lo abbia preso a modello
per disegnare un personaggio di un suo libro, ma
che lo abbia addirittura plagiato, pi o meno consa-
pevolmente, in un piccolo passo di un altro testo. Il
che getta una luce al tempo stesso tenera e sinistra
(semmai ce ne fosse bisogno) sul Grande Autore di
cui abbiamo solo sentito parlare.
femminili, in disperata fuga dal solipsismo. Nella
scena madre, i tre personaggi si trovano in un bar
di lesbiche vestite da squaw nel centro di Roma: Io
vidi su una parete una foto incorniciata. Singolar-
mente si trattava di un maschio. Poteva sembrare il
giornalista Corrado Augias, allora piuttosto in voga
per la trasmissione Telefono Giallo, e invece era la
scrittore John Updike. Qualcuno gli aveva disegnato
col pennarello Pentel nero un cazzo in bocca. Alla
sua sinistra cera lo scrittore Philip Roth. Col pen-
narello Pentel nero gli avevano disegnato un frattura
ricucita sul cranio [] Yona mi avvicin e piant
una freccetta in mezzo agli occhi di John Updike.
Poi si allontan di cinque passi, mi disse di scansar-
mi e ne tir unaltra, accompagnandola con un grido
di soddisfazione, che centr Updike sul mento. L
deve fare molto male, mi disse Yona tornando a
staccare le freccette. Solo parole, aggiunse. Ora li
stacco dal muro e ci piscio sopra. Ehi Mary!, gri-
d allindirizzo di una squaw dietro al bar, posso
staccare dal muro gli scrittori che ti ho regalato e
pisciarci sopra?.
Divertente. Tragico. Da questi due esempi, verreb-
be da dire che, a diferenza di Roth, Updike sia in
grado di suscitare una quota molto maggiore di odio
e risentimento. Forse, come scrive Wallace, conclu-
dendo la sua recensione, perch mai una volta a
Ben Turnbull, protagonista diVerso la fne del tem-
poe alter-ego di Updike, viene in mente che il mo-
tivo di tanta infelicit sia che uno stronzo. Ma la
mia conoscenza di Updike non si limita a una rela-
zione indiretta di segno negativo. Poco fa mi ca-
pitato di leggere un libro di Nicholson Baker, tratto
dalle utilissime, almeno per me, liste di consigli di
David Shields. IntitolatoU and I, una folle, deliran-
te, illuminante, rivelatoria indagine sulla relazione
ossessiva che lautore intrattiene con il mito lettera-
rio di John Updike.
Il libro prende le mosse dalla morte di Barthelme
e dal fatto che Baker si sforzi per giorni di scrive-
re qualcosa in sua memoria, un pezzo da mandare
al New Yorker ma che non riesce a scrivere perch
lo mette di fronte a due complicati dubbi: 1) Scri-
vere un pezzo sulla morte di un autore mirando alla
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Demo fallatio
Sei come sei della Mazzucco non osceno, solo brutto, e i ginnasiali non se lo meritano
Melania Mazzucco nota per aver vinto lo Strega nel
2003 con Vita (Rizzoli). Romanzo nel quale, in alcu-
ne pagine, aveva fedelmente parafrasato Guerra e pace
di Tolstoj (riaf orato, pare, dallinconscio, e non dalla
libreria di casa o da Google). Se infiggiamo ai lettori
un campione della prosa mazzucchiana, solo perch
Sei come sei stato adottato come testo da far leggere e
commentare da alunni del ginnasio nel liceo romano
Giulio Cesare. Il romanzo presentato come la storia
di una famiglia normale: lui e lui, pi fglia ottenuta
in Armenia con lutero in af tto stato scelto da
alcuni docenti impegnati nel programma di lotta alle
discriminazioni basate sullorientamento sessuale e
sullidentit di genere. Qualche studente ne ha par-
lato a casa, qualche genitore ha chiesto spiegazioni e
i Giuristi per la vita hanno denunciato i docenti per
divulgazione di materiale dichiaratamente osceno
tra ragazzini di tredici-quattordici anni. Non man-
cato il gruppo di beoti che ha colto loccasione per di-
spiegare davanti al liceo uno striscione con su scritto:
Maschi selvatici, non checche isteriche.
Ma la vera occasione lha colta la Mazzucco. Sulla Re-
pubblica, ha parlato ieri di intimidazione squadrista
a proposito dei professori denunciati, e ha lamentato
nientemeno che il ritorno dellIndice, lo strumen-
to con cui la chiesa condannava alla proibizione il
meglio della letteratura e del pensiero occidentale.
Categoria nella quale basta aprirlo a caso sarebbe
piuttosto arduo inserire Sei come sei. Perfetto esempio
di quanto possa essere brutta la (pseudo)letteratura
al servizio dellideologia e del politicamente corretto,
occasionalmente in versione gay friendly. Della ragaz-
zina Eva, che ha due pap, Christian e Giose, ed
nata da maternit surrogata, ci viene detto che
una bambina precoce, dallintelligenza non comune.
La sua famiglia normale stata costruita grazie a
una portatrice (testuale, altrove si dice surrogata),
della quale ai due futuri pap interessavano i para-
metri unicamente biologici (che altro, senn?). Anzi,
zoologici, aveva osservato Christian. Non cercavano
una donna, ma una femmina. da questa pratica
edifcante che nasce dunque Eva. Poi il padre gene-
tico, Christian, muore in moto mentre procedeva a
centoventi allora su una stradina di campagna, e la
sua famiglia non accetta che la bambina rimanga con
Giose. Prima, per, cera stata la terribile umiliazione
della festa della mamma. Entit obsoleta e antide-
mocratica, nel mondo arcobaleno della Mazzucco (la
mamma, non solo la festa). E dire che allinizio la ma-
estra si era forse consultata con i colleghi del Giulio
Cesare? laveva soppressa, per non ofendere la sua
sensibilit I bambini si erano lamentati, gli altri ge-
nitori avevano protestato, i suoi avevano acconsentito
a ripristinarla, e cos quel giorno, mentre i compagni
fabbricavano un disegno o una statua di Das per la
mamma, a lei non venne in mente niente da ofrire
a una donna che non poteva n voleva immaginare.
Noi invece non immaginiamo la felicit della Maz-
zucco per tanta pubblicit a buon mercato. La preside
del Giulio Cesare, nel difendere la scelta di farlo leg-
gere ai ginnasiali, ha detto che Sei come sei un bel
libro, pieno di poesia e delicatezza. Una prova? La
cabina era poco pi grande di un ascensore, ma prov-
vista di riviste pornografche per stimolare lerezione.
Donne e uomini nudi, organi genitali squadernati in
primissimo piano, adatti a ogni tendenza sessuale.
Giose apprezz la sensibilit dei dottori. Ma lo disgu-
st lidea di concepire suo fglio masturbandosi sulla
fotografa di uno stallone professionista. Chiuse gli
occhi, pens a Christian, e attiv la mano. Eiacul in
quattro minuti, e per la fretta maldestramente met lo
schizz fuori. Gocce di liquido cremoso e opalescen-
te colavano sul bordo del contenitore. Dovette pulirlo
col kleenex. Il dottore incamer il suo sperma e lo spe-
d in laboratorio senza commenti. Appunto.
Nicoletta Tiliacos, Il Foglio, 30 aprile 2014
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