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Open Access Publications

Collana di Filosofia Politica


a cura di Giuseppe Duso
















Punto focale della collana lesercizio della filosofia politica, inte-
sa insieme come tentativo di comprensione del reale e di orienta-
mento della prassi. A tale scopo appare indispensabile interrogare
criticamente i concetti e i valori con i quali comunemente si pensa
la politica, per verificare se in essi non si manifestino presupposti
ingiustificati o addirittura vere e proprie contraddizioni. Egualmen-
te essenziale si mostra lattraversamento della lezione dei classici,
che ci parlano al di l di pur consolidate linee interpretative.
Lattenzione alla politica e alle concezioni politiche non pu essere
disgiunta dalla riflessione sulla struttura speculativa del pensiero e
sullincrocio tra la ricerca filosofica e la molteplicit dei saperi, nel-
le loro specificit e trasformazioni. Questo intreccio caratterizza i
lavori di filosofia politica della collana e motiva lapertura a contri-
buti pi specificamente teoretici, per quanto riguarda non solo il ta-
glio, ma anche il contenuto. da un lavoro complessivo di tale ge-
nere che possono emergere categorie nuove, o nuovamente pensate,
attraverso le quali porre il problema politico alla luce della origina-
ria questione della giustizia e rischiare di indicare punti di riferi-
mento nella complessit del nostro presente.



ANGLO AMERICAN FACES
OF MACHIAVELLI
Machiavelli e machiavellismi nella cultura
anglo-americana (secoli XVI-XX)
a cura di
Alessandro Arienzo
Gianfranco Borrelli














Polimetrica
International Scientific Publisher



























2009 Polimetrica S.a.s.
Corso Milano, 26
20052 Monza
Tel./Fax ++39.039.2301829
Web site: www.polimetrica.com

ISBN 978-88-7699-141-7 Edizione stampata
ISBN 978-88-7699-142-4 Edizione elettronica

Ledizione a stampa dellopera protetta dalle ordinarie norme del
copyright; ledizione elettronica, se disponibile on line sul sito dellEditore
- www.polimetrica.com - viene diffusa secondo le regole e la licenza che
lEditore riporta sul proprio sito e sulla stessa edizione elettronica.

Immagine di copertina: Niccol Machiavelli
Stampato presso ________________________

Volume pubblicato con fondi di ricerca Miur/Prin 2005-2007, Dipartimento
di Filosofia A. Aliotta dellUniversit di Napoli Federico II.


Sommario
Anglo-American Faces of Machiavelli. Una breve introduzione ....... 11
Alessandro Arienzo, Gianfranco Borrelli
Machiavellismo e machiavellismi:
progetto di ricerca e messa a punto di un concetto ............................. 23
A. Enzo Baldini
PARTE I Percorsi machiavelliani nella prima et moderna
Machiavelli Beyond the Channel:
the First English Translations of The Prince........................................ 51
Alessandra Petrina
Philiph Sidney: Machiavelli in Arcadia ................................................ 75
Fabio Raimondi
Hobbes lettore e interprete di Machiavelli:
contentment e contention ....................................................................... 95
Gianfranco Borrelli
The Young Hobbes, the Myth of Rome, and Machiavelli ................ 149
Daniela Coli
Machiavelli nella cultura politica inglese (1648-1652).
Marchamont Nedham e Anthony Ascham ........................................ 187
Marco Barducci
Machiavelli e machiavellismi
tra restaurazione Stuart e governo Orange........................................ 209
Alessandro Arienzo

Sommario 8
Machiavelli nella fondazione del genere moderno della storia antica.
Attorno allEssay su Roma di Walter Moyle ..................................... 249
Enrico Nuzzo
Temi machiavelliani nellopera di Bernard Mandeville ..................... 313
Mauro Simonazzi
Temi machiavelliani nel pensiero politico e nella storiografia
dellilluminismo scozzese ..................................................................... 341
Daniele Francesconi
Gli Essays di Lord Macaulay:
Machiavelli repubblicano nella lente della storia ............................ 357
Laura Mitarotondo
Machiavelli and Revolutionary America:
Beyond the Republican Paradigm ....................................................... 379
Luigi Marco Bassani
PARTE II Machiavelli nella cultura contemporanea
Power, Persuasion and the Patrician Perspective
in Machiavellis Discourses .................................................................. 407
John P. McCormick
Isaiah Berlin e lo scioccante pluralismo di Machiavelli ...................... 459
Giuliano Manselli
Machiavelli nel modello conservatore di Leo Strauss ......................... 489
Silvio Suppa
Eric Voegelin e Machiavelli.
Secolarizzazione, nichilismo e origini dei totalitarismi ....................... 511
Gennaro Maria Barbuto
Hannah Arendt tra cultura americana e Machiavelli ........................ 525
Filomena Castaldo
Le rpublicanisme lpreuve: le Machiavel de John Pocock ........... 563
Cristina Ion


Sommario 9
Quentin Skinner e Machiavelli ............................................................ 579
Marco Geuna
How Does the People Act?
Philip Pettits Reception of Machiavellis Republicanism .................. 625
Stefano Visentin
Machiavelli e il neo-machiavellismo nellopera di James Burnham .... 645
Gheorghe Lencan Stoica









A. Arienzo, G. Borrelli (eds), Anglo American faces of Machiavelli. Machiavelli e machiavellismi nella cultura
anglo-americana (secoli XVI-XX), 11-22 2009 Polimetrica International Scientific Publisher Monza/Italy
Anglo-American Faces of Machiavelli.
Una breve introduzione
Alessandro Arienzo, Gianfranco Borrelli
La figura pre-moderna di Machiavelli tornata con forza
allattenzione degli studiosi del pensiero politico, ma anche degli
scienziati della politica e della politologia, per linfluenza che il suo
pensiero ancora esercita in quella che in molti interpretano come la
nostra post-modernit. Sebbene possa apparire paradossale, una
parte significativa del dibattito sui percorsi della contemporanea
politica democratica e sulle sue prospettive si svolge ancora oggi
intorno ed attraverso Machiavelli e quei percorsi plurimi della sua
fortuna che chiamiamo machiavellismi. Alcuni dei temi che tornano
oggi di primo piano nel dibattito filosofico-politico dal conflitto al
riconoscimento, dalla guerra al governo repubblicano, dalloccasione
alla virt, per citarne solo alcuni hanno in Machiavelli un luogo
teorico ineludibile. Di qui la necessit di fare i conti con quanto la
politica occidentale moderna ha prodotto nel rapporto con la
riflessione machiavelliana; a partire da un registro sistematico delle
interpretazioni e degli usi di temi e motivi appartenenti ad una
tradizione politica che accompagna momenti storici differenti e si
svolge lungo diversificate linee di pensiero.
La raccolta dei saggi presenti in questo volume si colloca in
questo contesto e di questo contesto esprime, in maniera certamente
parziale, la necessit di relazionare e coordinare i momenti che
hanno segnato questa innovativa stagione di studio e di analisi storica,
teorica e politica. Peraltro, il volume non si pone come obiettivo di
individuare ipotesi di ricerca specifiche, sulla base di modalit critiche
condivise in partenza. Appaiono infatti immediatamente evidenti la
molteplicit e le differenze che attraversano non solo i temi ma anche

Alessandro Arienzo, Gianfranco Borrelli 12
gli approcci e le metodologie dei saggi qui raccolti. Il legame tra
essi, inoltre, non neppure espresso da un oggetto Machiavelli e i
machiavellismi i cui tratti distintivi restano comunque sfumati,
mobili, variabili col mutare delle occasioni. Il filo conduttore
invece da cercarsi nello sforzo comune di comporre un quadro, una
cornice, entro la quale dare forma anche secondo intersezioni ed
intrecci a linee problematiche, istanze concettuali ed interrogativi
diversi. Si voluto dunque delineare una rete di riflessioni critiche
da decostruire ed oltrepassare attraverso un pi compiuto lavoro
collettivo di indagine, di cui questo volume vuole essere un primo
momento. Il volume si colloca, infatti, come il prodotto dellampio
progetto internazionale che raccoglie gruppi di ricerca di paesi
europei ed extraeuropei dedicato allo studio dellinfluenza di
Machiavelli e dei machiavellismi nella cultura politica occidentale.
Tale progetto, dal titolo Machiavellismo e Machiavellismi nella
tradizione politica occidentale (secoli XVI-XX). Rete internazionale
di ricerca e di dibattito in presenza e su Internet (2007-2013),
coordinato da Enzo Baldini, punta ad una sistematica registrazione
della presenza e del ruolo dellopera machiavelliana nelle diverse
realt culturali italiane e nei Paesi occidentali per larco temporale
che abbraccia let moderna e quella contemporanea: in breve, una
mappatura che faccia da preludio filologico e documentale ad un
pi intenso e ampio lavoro analitico e interpretativo di una delle
tradizioni pi rilevanti della teoria politica occidentale.
1.
Prima di offrire per grandi linee gli scorrimenti interni ai testi presenti
in questo volume necessario, tuttavia, sciogliere un rischio di
confusione. Nel titolo di questi lavori dedicati allincidenza del
pensiero di Machiavelli compare lespressione di cultura politica
anglo-americana; lespressione meramente indicativa dei temi
che vengono presentati o discussi nel volume e non vuole offrire
riferimenti unitari a storie e culture i cui percorsi sono certamente
intrecciati ma essenzialmente distinti. Piuttosto, dagli esiti dei lavori
qui presenti ci aspettiamo di potere cogliere le loro relative autonomie,
le specifiche differenze, pur segnalando le continuit e le dovute
relazioni. Quella che potrebbe essere intesa come unesperienza sto-

Anglo-American Faces of Machiavelli. Una breve introduzione 13
rica e culturale omogenea sulla base di una sostanziale uniformit
linguistica costituisce, invece, un complesso di percorsi culturali e di
esperienze politiche e istituzionali profondamente differenti.
Le linee problematiche che attraversano questo lavoro sono
dunque diversificate. La prima costituita dai percorsi e dalle
caratteristiche che segnano la diffusione dellopera di Machiavelli
nei due specifici contesti: grazie allimpegno filologico necessario
documentare la presenza delle opere del segretario fiorentino e
ricostruire, rendere espliciti, i percorsi della circolazione delle opere
del Machiavelli in Inghilterra e negli Stati Uniti, anche in rapporto a
quanto accade per la stessa epoca in Europa e nel resto del mondo.
proprio da questo elemento topografico e filologico che riteniamo
sia indispensabile partire con la consapevolezza che gli scritti
politici di Machiavelli in specie i Discorsi erano ben noti in
Inghilterra fin dagli inizi del Seicento e circolavano ampiamente
in versione manoscritta. La seconda linea problematica risponde
invece allinterrogativo su quale sia lincidenza di Machiavelli in
Inghilterra e negli Stati Uniti dAmerica, ed in particolare nella
cultura novecentesca ed in quella contemporanea. E proprio questa
domanda destinata ad assumere contorni sempre pi determinati
lungo i piani diversificati della nostra indagine e secondo modalit
di rapporto con la riflessione del segretario che possono essere
indicizzate nei seguenti modi.
Innanzitutto, la conoscenza diffusissima ieri come oggi di
Machiavelli: una conoscenza assunta e rappresentata pure nellambito
anglo-americano attraverso facili stereotipi, che esprime opinioni
comuni/disinformate/ingenue sulla sua figura e sulla sua opera,
secondo lutilizzo spregiudicato ed acritico nella letteratura e nei
saperi diversi (al riguardo sono indicative la presenza in psichiatria
di una vera e propria elaborazione teorica nominata sindrome
machiavellica e, ancora, le forme diverse dellutilizzo del pensiero
machiavelliano nei manuali di self-management o di disciplina
militare sotto forma di un machiavellismo dichiarato, volta a volta,
tattico, amorale, realista).
Quindi, la lettura impegnata, lo studio, lelaborazione concettuale
dei testi di Machiavelli, che trova eccellenti contributi in Inghilterra e
negli Stati Uniti. Questo piano di ricerca, certamente pi specialistico

Alessandro Arienzo, Gianfranco Borrelli 14
e articolato, propone ulteriori inevitabili diramazioni, riguardanti tre
possibili opzioni di relazione con la riflessione machiavelliana:
lintenzione determinata della critica radicale rivolta al pensiero
machiavelliano: si tratta in questi caso dei percorsi e delle argo-
mentazioni diverse (politiche, religiose, morali, militari, etc.) che
rifiutano in blocco lopera di Machiavelli e mirano a metterne sotto
cattiva luce linnegabile ampia diffusione;
quindi, quella che potremmo definire la neutralizzazione attiva
del pensiero machiavelliano: vale a dire, da un canto, laccoglimento
delle istanze problematiche proposte dalla riflessione machiavelliana,
ma immediatamente a seguire il rifiuto del contesto propositivo
teorizzato dal segretario fiorentino. Di qui lassunzione di temi diversi
che riguardano la scienza politica (il problema dellinnovazione, la
teoria dei conflitti, il governo misto, i significati di repubblica, etc.),
ed ancora gli aspetti legati ai saperi militari (lutilizzo delle armi
mercenarie, le questioni concernenti la strategia e le tattiche di
guerra), i temi dellantropologia (la teoria degli umori, le nozioni di
virt e fortuna), i criteri storiografici (ancora lutilizzo della teoria dei
conflitti, la tassonomia delle forme di principato e di repubblica):
questi elementi vengono analizzati in profondit, a volte pure separati
e scorporati dai contesti storici specifici e dalle semantiche determi-
nate assegnate dal segretario fiorentino;
per ultimo, ladesione secondo linee inevitabilmente diversi-
ficate alle teorie machiavelliane: di qui gli interrogativi principali
relativi alla misura e alla definizione degli ambiti di questa ade-
sione, ed ancora la descrizione degli snodi problematici condivisi e
da sottoporre magari a nuova elaborazione.
Infine, il problema critico pi delicato: la possibilit dellutilizza-
zione dello straordinario contributo di riflessione di Machiavelli in
fasi diverse della storia inglese ed americana. Di qui le domande
principali: in quali programmi politici possiamo riscontrare la sua
effettiva incidenza? quali sono le valenze politiche da potere ancora
riattivare, siano esse finalizzate alla conservazione o alla pi radicale
innovazione? Esemplificativo di questa complessit certamente il
caso offerto dalla tradizione storica e teorica del repubblicanesimo,
ma altrettanto rilevanti e indicativi sono i percorsi di questo rapporto
nel quadro della costruzione dellideologia politica tory nel secondo
Seicento o del Settecento, nella fasi dellincubazione e della prepara-

Anglo-American Faces of Machiavelli. Una breve introduzione 15
zione degli eventi rivoluzionari in America, nellideologia e nei
programmi contemporanei dei cosiddetti neo-cons.
2.
La presenza del Machiavelli nella cultura politica inglese e scozzese
di primo Seicento documentata nel primo saggio di questo volume
da Alessandra Petrina, che discute alcune traduzioni manoscritte del
Principe da lei recente riportate alla luce. Se la prima traduzione a
stampa, a cura di Dacres, solo del 1640, la Petrina ricostruisce
alcuni dei percorsi della circolazione del testo del Machiavelli che,
certamente accessibile in francese e latino nonch in una edizione
italiana stampata in Inghilterra nel 1584, mostra anche un elevato
numero di traduzioni manoscritte in lingua inglese. Queste tradu-
zioni, al pari di quello che accadeva nel resto dEuropa, ponevano il
Principe, opera scabrosa e maledetta, al centro dellattenzione dei
lettori. Tanto scabrosa da far guadagnare al segretario fiorentino, in
piena et elisabettiana, gli epiteti di anticristiano o di atheist.
Old Nick, sar definito il Niccol dagli inglesi, il vecchio Nick,
nomignolo in uso per il diavolo ed espressione di quella lettura
esasperata e moralista che il francese Gentillet nel suo Contre
Nicolas Machiavel aveva trasformato in stereotipo e che il teatro
inglese dellepoca tra tutti Ben Johnson e Philip Marlowe
rappresenter in toni foschi e drammatici sulle scene. Ed questa la
radice di quello stereotipo che ancora oggi cos in uso: un politico
machiavellico un politico astuto, amorale, dissimulatore e menti-
tore, dedito allesclusivo raggiungimento dei fini che si proposti.
Eppure il ruolo e linfluenza del Machiavelli sono ben pi
complessi ed articolati di quanto il solo Principe antimachiavelliano
lascerebbe pensare. Se la qualit e il numero delle traduzioni delle
opere del segretario attestano quanto lattenzione verso la sua rifles-
sione storica e politica fosse ampia, i riferimenti alla sua opera non
possono essere ridotti unicamente al quadro tematico del contrasto tra
Machiavelli e lantimachiavellismo. In tal senso, Fabio Raimondi
sottolinea linfluenza, la polimorfa e lambiguit profonda che
caratterizza la presenza del Machiavelli nellArcadia di Philip
Sidney, a testimonianza di come sia la politica a decidere cosa far
essere e cosa lasciare in potenza di un opera complessa come quella

Alessandro Arienzo, Gianfranco Borrelli 16
prodotta del segretario. Certamente, in un suo primo tratto, la cultura
politica inglese tenter di neutralizzare la riflessione machiavelliana
cercando di andare oltre un naturalismo che vincolava gli svolgimenti
della politica alle complessioni umane, ai temperamenti e agli umori
degli uomini. Rigettandone, quindi, tanto la dinamicit profondamente
conflittuale quanto la permanente e ineliminabile tensione tra i Grandi
e il Popolo. Veniva invece proposto un modello di principe giusto,
perfetto politician, esperto nellarte della guerra, della politica e
della diplomazia, e capace di adattare le esigenze della politica con
quelle della morale. Un modello che troviamo in autori di fine
Cinquecento e di primo Seicento come John Melton, Llodwick
Lloyd ed in parte in Walter Raleigh. Del resto, lo stesso rapporto tra
Hobbes Machiavelli pi stretto di quanto non si sia fino ad oggi
sostenuto, prova ne siano i Three Discourses hobbesiani discussi
da Daniela Coli, e la presenza in entrambi gli autori con significati
analoghi, ma esito politico profondamente differente, della coppia
semantica machiavelliana contentezza/contenzioni presente in
Hobbes come contentment/contention e che stata loggetto del
contributo di Gianfranco Borrelli. Se nel suo saggio Daniela Coli,
che sposa le tesi della Saxonhouse sulla filiazione hobbesiana dei
Three Discourses, ricostruisce sullo sfondo della stesura di questi
testi ed in particolare nei discorsi of Rome e upon the Beginning of
Tacitus linfluenza che ebbe il mito di Roma per il giovane Hobbes,
Gianfranco Borrelli mira invece a mettere in evidenza il dialogo
di Hobbes con Machiavelli su un medesimo campo dindagine, che
concerne i fondamenti antropologici della politica. Se Hobbes
accoglie il punto di partenza dellantropologia machiavelliana, egli
tenta per di segnare una cesura netta tra stato artificiale politico e
comunit naturale degli uomini; una cesura resa funzionale, attra-
verso un dispositivo di autorizzazione politica, alla costruzione
dellordine civile e alla garanzia della sicurezza dei soggetti.
A partire dalla seconda met del Seicento i Discorsi si affermano
invece come una delle opere decisive per il repubblicanesimo in-
glese: quel movimento teorico che, sebbene ampio e variegato nelle
sue componenti, avrebbe costituito una delle spinte alla nascita in
Inghilterra di una monarchia parlamentare e costituzionale e che
avrebbe esercitato uninfluenza rilevante nella Rivoluzione Ameri-
cana. Qui lassunzione di una esplicita teoria dei conflitti del Machia-

Anglo-American Faces of Machiavelli. Una breve introduzione 17
velli, la riflessione sui diversi ordini che possono darsi in una repub-
blica bene ordinata e sulle virt civili, politiche e militari dei liberi
cittadini del commonwealth, diventano strumenti importanti di
riflessione e di lotta politica. Da James Harrington a Henry Neville,
e quindi Algernoon Sidney, John Trenchard, Walter Moyle, il
repubblicanesimo inglese assumer vesti diverse e articolate agendo
sempre come spinta innovatrice. Su tutti questi temi e autori si sono
soffermati, in particolare, Marco Barducci, Alessandro Arienzo ed
Enrico Nuzzo.
Marco Barducci ricostruisce linfluenza della riflessione del se-
gretario fiorentino nellopera di Marchamont Nedham e di Anthony
Ascham nel contesto della prima rivoluzione mettendo in evidenza
come essa componesse, in questi autori, due machiavellismi diffe-
renti. Sebbene il primo venga spesso interpretato come un teorico
del potere de facto e il secondo uno degli esponenti principali della
corrente repubblicana, nelle loro riflessioni lopera di Machiavelli,
al pari di quella di Grozio, compongono una cornice teorica comune
sulla quale si innestavano il riferimento al linguaggio biblico della
tradizione protestante e calvinista per il primo, cos come la relativa
indifferenza rispetto alle discussioni sulle forme dello Stato e la
centralit delle procedure e delle istituzioni del governo per il se-
condo. Per entrambi, sono il contesto e limpegno politico a delimitare
e definire il verso e il ruolo dellinfluenza dellopera del Machiavelli.
Luso diversificato e plurale della riflessione del Machiavelli
pure evidente nel dibattito politico che segu la restaurazione Stuart
su cui si sofferma Alessandro Arienzo. Infatti, i temi machiavelliani
e i riferimenti pi o meno espliciti alle opere del segretario vengono
assunti e fatti circolare sulla base dellesigenza di promuovere
politiche di organizzazione e rafforzamento dello stato, ma in ragione
della necessit di definire strumenti teorici capaci di prefigurare
innovazione o riforma degli assetti politici e istituzionali inglesi.
Lopera del Machiavelli costituiva quindi un riferimento ineludibile
sia per autori repubblicani, che per esponenti politici o teorici di parte
whig e tory.
Il tema della storia, a partire dallEssay su Roma di Walter
Moyle, nel saggio di Enrico Nuzzo centrale in quanto elemento di
riflessione metodologica sulle modalit attraverso cui ricostruire
linfluenza delle idee del Machiavelli ma anche di quegli snodi

Alessandro Arienzo, Gianfranco Borrelli 18
concettuali appartenenti ad un corpus vivente, e come tale anche
mobile, dinamico, prima ancora che del segretario fiorentino. Il
mito dellantico che il Moyle mutua dal Machiavelli ma che egli
attualizza attraverso criteri metodologici e vedute non rinvenibili
negli antichi, cos come il rapporto complesso tra il Machiavelli
politico e il Machiavelli storico, costituiscono forse gli indici
dellesistenza di un linguaggio machiavelliano originario certa-
mente idealtipico che possibile decostruire nei suoi diversi
materiali e strati a partire da metaprincpi o idee forza fino ai suoi
elementi lessicali minimi. Il tema della storia, del suo uso come
strumento di comprensione e analisi del presente, ma anche di
intervento politico e di analisi scientifica, connette tra loro una serie
di contributi che si propongono di ricostruire i percorsi di
circolazione del Machiavelli tra teoria politica e storiografia tra
Seicento e Settecento in Inghilterra e Scozia. Mauro Simonazzi
ricostruisce linfluenza del Machiavelli, sotterranea e nascosta, in
Bernard Mandeville; entrambi autori profondamente ambivalenti: il
primo, rigorista e libertino, il secondo repubblicano e machiavellico.
Il tema del vizio, il problema posto dal rapporto tra autorit politica e
autorit religiosa, il fondamento dellesperienza religiosa, il conflitto
politico, costituiscono solo alcuni tra gli ambiti pi rilevanti di una
possibile relazione tra la riflessione di Machiavelli e quella
dellautore del Fable of the Bees. Una relazione che se appare
fondata su molteplici rimandi tematici e un comune sguardo sul
mondo ma che, sostiene lo stesso autore, necessit di venire
ulteriormente argomentata attraverso gli strumenti della analisi
testuale e della filologia. Nel suo lavoro, Daniele Francesconi si
sofferma sulle diverse anime dellilluminismo scozzese sulla base
della loro adesione o rifiuto della prospettiva Machiavelliana. Da un
lato, Francesconi osserva come Machiavelli venga marginalizzato
da unanalisi convenzionale e individualista della politica e della
giustizia sviluppata da Hume e proseguita, secondo forme
differenti, da Adam Smith. Dallaltro lato, egli ricostruisce un
discorso politico neo-repubblicano e neo-machiavelliano in autori
come Thomas Gordon e Adam Ferguson. Infine, ricostruendo il
contributo decisivo che la teoria machiavelliana consegna alla
riflessione storica e storiografica di Lord Macaulay nel contesto
offerto dallInghilterra vittoriana, Laura Mitarotondo mette bene in

Anglo-American Faces of Machiavelli. Una breve introduzione 19
evidenza come lopera del segretario fiorentino esprima, attraverso
lanalisi storica, lesigenza tutta politica di attualizzare temi e
problemi specifici per garantire una lettura continuista, progressiva
e moderata alla storia della monarchia inglese. Una storiografia
machiavelliana, quindi, che interviene come strumento di legittima-
zione politica per un ordine politico monarchico interpretato come
lesito necessario di un processo di civilizzazione.
Il passaggio del Machiavelli dallInghilterra agli Stati Uniti, e il
ruolo che la sua influenza ha svolto durante gli eventi rivoluzionari
e nel momento delicatissimo della costruzione della Republic
americana stato, e resta, uno dei temi maggiormente dibattuti
dalla storiografia contemporanea. E non solamente sulla spinta della
necessit di ricostruire i termini storici e culturali del momento
fondativo di una delle maggiori repubbliche democratiche occiden-
tali, ma anche per lesigenza sempre pi avvertita di tornare ai suoi
primi principii e fare i conti con le radici teoriche e quindi
storiche, politiche e istituzionali che ancora reggono il modello
politico della Republic. E tuttavia, che alle origini di questo modello
Machiavelli esercitasse un ruolo e uninfluenza determinante, quasi
pari se non superiore a quella di autori come Locke, Montesquieu,
Blackstone, non un tesi che possa venire assunta in maniera
definitiva. Nel suo saggio Marco Bassani ricostruisce, invece, in
maniera puntuale la presenza del segretario fiorentino negli scritti
dei Founding Fathers, cos come nei pamphlet e nei giornali
dellepoca, per mostrare come, se si eccettua John Adams, la sua
presenza fosse sporadica e non certamente decisiva.
Il ritorno nel confronto politico contemporaneo del Machiavelli
certamente, per, il portato di un duplice utilizzo della teoria
machiavelliana nella cultura politica statunitense novecentesca: da
un lato, si assiste al tentativo di recupero di una tradizione repubbli-
cana e civica da Quentin Skinner a Philip Pettit, tradizione discussa
nei loro saggi da Cristina Ion, Marco Geuna, Stefano Visentin che
pone al centro della politica una nuova figura di cittadino partecipe e
attivo promotore del bene pubblico ed istituzioni ordinate sulla base
di un principio di libert intesa come assenza di dominio; dallaltro
lato, vi sono le diverse teorie conservatrici quando non espressamente
neo-cons, drammaticamente attuali, che raccolgono leredit di un
realismo politico che si vuole machiavelliano e che nel Machiavelli

Alessandro Arienzo, Gianfranco Borrelli 20
scoprono luso strumentale e ordinatore della religione cristiana. In
questi ultimi, le esigenze del governo della globalizzazione e i
conflitti che essa genera richiedono un nuovo principe democratico,
larticolazione nuova di un potere esecutivo che altro non costitui-
sce che un principe addomesticato tamed appunto come
afferma il politologo H.C. Mansfield (Taming the Prince. The
Ambivalence of Modern Executive Power, 1993).
Questultima traiettoria politica significativamente il frutto di un
secondo ritorno del Machiavelli, sebbene ancora una volta in
chiave anti-machiavellica. La critica al fiorentino e alla sua presunta
opera di separazione netta tra politica e morale, non si mai esaurita
e la troviamo ancora agli inizi del Novecento nella riflessione di
Leo Strauss per il quale con il segretario prende avvio quella
frattura resa poi radicale da Hobbes che costituirebbe il
disastro moderno della politica. Su Leo Strauss e su autori come
Eric Voegelin e Isaiah Berlin che si richiamano allopera dellesule
tedesco, si sono soffermati invece Giuliano Manselli, Silvio Suppa,
Gennaro Barbuto. Diverso invece il contributo di Filomena
Castaldo teso a mostrare come quasi negli stessi anni in cui Strauss
tematizzava la cesura machiavelliana, Hannah Arendt tentava una
difficile e problematica opera di recupero dellopera del segretario
cercando di affermare gli spazi dautonomia dellagire politico, ma
anche la necessit dellinnovazione e la libert quali condizioni
ineludibili per lautogoverno dei cittadini.
Infine, a partire dalla discussione dellinterpretazione straussiana
di Machiavelli, John P. McCormick indaga le strategie retoriche che
sottendono la stesura dei Discorsi del Machiavelli per mostrare
quanto esse costituiscano il tentativo di porre Roma come modello
per giovani aristocratici quali Cosimo e Zanobi al fine di perorare
leccellenza e lutilit di un sistema politico che, sebbene repubbli-
cano, possa tanto contenere il protagonismo e gli eccessi del
popolo pur garantendogli una adeguata partecipazione alla cosa
pubblica, sia contenere la spinta alla dominazione dei grandi.
Lesperienza romana, attraverso una politica espansiva, permette-
rebbe la cessione da parte dei grandi di spazi politici al popolo in
ragione delladesione ad un modello politico che garantirebbe loro
lacquisizione di ricchezze e terre per mezzo di una politica imperiale.


Anglo-American Faces of Machiavelli. Una breve introduzione 21
3.
In definitiva, rispettando le aspettative del progetto di ricerca, i
diversi interventi sembrano aver contribuito positivamente nei campi
determinati dellimplementazione del dizionario e dellarricchimento
semantico che le teorie nel nostro caso letture ed interpretazioni
diverse di Machiavelli hanno introdotto in periodi e contesti
diversi della storia inglese ed americana. Da un lato, abbiamo avuto
la ricostruzione di quei passaggi teorici che hanno indotto processi
di invenzione e di costruzione di una nuova terminologia che ha
preso occasione dal vocabolario machiavelliano; dallaltro lato,
interventi di sicuro valore critico hanno messo in evidenza come
alcune delle principali nozioni machiavelliane abbiano posto capo a
relazioni concettuali nuove, utili alla definizione di problemi teorici
e a strategie dintervento. Al centro, sicuramente, questo lavoro cri-
tico vede ancora la geniale intuizione machiavelliana della centralit
dei conflitti: quindi, la serie delle fratture e delle discontinuit, rap-
presentate nellambito specificamente teorico, ricostruite negli snodi
di quegli antagonismi che pure hanno segnato le vicende moderne in
Inghilterra e negli Stati Uniti. Di qui lattenzione rivolta alle novit
impegnate nel registro linguistico, vale a dire sul piano specifico dei
linguaggi che hanno saputo articolare in quei contesti storici nuovi
saperi, politici, storici, antropologici.
Resta ancora da segnalare il punto critico che ha suscitato pure
notevole discussione: vale a dire, la serie delle relazioni semantiche
che intercorrono tra la riflessione del segretario fiorentino e
teorie/processi della modernizzazione politica. questo un lavoro
critico reso sempre urgente al fine di restituire il giusto peso alle
teorie che compongono il quadro della civilizzazione occidentale
quindi anche nelle linee interne della storia inglese ed americana
e che possono avere ancora un senso nel nostro modo di leggere e
trasformare il presente, appunto oltre la modernit. Un lavoro
sicuramente difficile, basti considerare come pure stato
richiamato linsufficienza delle argomentazioni in campo: a partire
dallinterpretazione continuista, argomentata in modo sicuramente
discutibile da Leo Strauss, fino allinsoddisfacente rappresentazione
di discontinuit che Michel Foucault offre alla figura di Machiavelli,
considerato ancora come teorico del potere, trascendente ed ordina-

Alessandro Arienzo, Gianfranco Borrelli 22
tore, del soggetto-principe. Ecco perch uno dei risultati del lavoro
critico che sottende questo volume consistito nellaver posto in luce
gli elementi problematici che riguardano appunto loltrepassamento
della teoria machiavelliana nella condizione dellelaborazione di
modernit: proprio a partire dalle scritture che provengono dai
contesti storici inglese ed americano.
In buona sostanza, lo sforzo di questi studi raccolti nel presente
volume ha corrisposto pienamente ad un intento preciso del pro-
getto di ricerca: senza lasciarsi prendere dal quel tipo di suggestioni
che la lettura e lo studio degli scritti machiavelliani immediatamente
suscitano, pure nellindagine di contesti cos particolari, gli studiosi
hanno seriamente praticato la consapevolezza che il grande contri-
buto offerto dalla civilizzazione del Rinascimento italiano fa parte di
quei percorsi che scompaiono e riappaiono, lavorano carsicamente
nella modernit politica e ancora nella nostra contemporaneit ,
poich attraverso essi ricompaiono allattenzione della politica i pro-
blemi fondamentali riguardanti la vita e la felicit degli esseri umani,
secondo pratiche trasformative e modalit argomentative di apertura
e di innovazione. Prassi e discorsi innovativi, in definitiva, che pos-
sano aprire effettivamente ad un mondo migliore in cui come
scrive Machiavelli in chiusura del Discursus florentinarum rerum
ciascuno sapr quello chegli abbi a fare, e in che gli abbi a con-
fidare, in cui ciascun cittadino riesca con serenit ad allontanare da
s quel malessere interiore che deriva ancora Machiavelli che
parla dalla paura di s o dalleccessiva ambizione.


A. Arienzo, G. Borrelli (eds), Anglo American faces of Machiavelli. Machiavelli e machiavellismi nella cultura
anglo-americana (secoli XVI-XX), 23-48 2009 Polimetrica International Scientific Publisher Monza/Italy
Machiavellismo e machiavellismi: progetto
di ricerca e messa a punto di un concetto

A. Enzo Baldini
Non poteva mancare il Machiavelli per professori universitari con
cariche di governo nelluniversit, o per semplici cattedratici (ma
con lanimo di baroni), per lappunto per i principi e i nobili del
mondo accademico, come si legge in The Academic Prince, versione
non banale e non beffarda di un nuovo Principe machiavelliano da
usare come utile manuale per Rettori, Decani, Presidi di Facolt e
Direttori di Dipartimento sempre meno supportati da effettivo
potere e proprio per questo necessitati a ottenere il rispetto di
colleghi, allievi, collaboratori e nemici per costruirvi sopra (ma
senza improvvisazione) il proprio ruolo accademico.
Lha scritto, con incisiva sobriet oltre che con lironia che si
conviene, un professore di medicina canadese, cardiologo, al
termine del proprio mandato di Preside della Facolt di medicina
della McGill University di Montral, cercando di immaginarsi
quello che avrebbe potuto scrivere Machiavelli in persona. Grande
vecchio saggio, anzi, emerito, quindi machiavellicamente al riparo
da eventuali ritorsioni sulla propria carriera
1
. Lo ha pensato per i
suoi colleghi di medicina, ma facilmente estendibile a tutto il
mondo accademico.

When, many years ago, I started a term as dean of my medical
school, my predecessor wished me luck and gave me two gifts,

1
M. McGregor, The Academic Prince, Academic Medicine, 2002, vol. 77, Part
1, pp. 1221-1222.

A. Enzo Baldini 24
Roberts Rules of Order and Machiavellis The Prince. The former,
a how-to guide for conducting meetings, was as valuable as a good
operators manual in a car breakdown far from help. The Prince,
written in 1513 as a how-to book for ruling over medieval
principalities, is still a must for captains of industry, and needs only
a little revision to become relevant for the leaders of our
contemporary academic world. Perhaps if Machiavelli were to
write a modern academic version of The Prince for todays chairs
and deans the nobles and princes of our medical schools it
might be along the following lines.

Seguono i precetti dettati da Machiavelli (o da una delle tante ma-
schere messe sul suo volto) ad un principe-accademico-medico di
buone ed essenziali frequentazioni letterarie, ma non storico,
ovviamente. Eppure, queste frasi introduttive sono per certi aspetti
illuminanti, fanno capire quanto Machiavelli e la sua opera siano
materialmente presenti negli ambienti pi diversi (meglio se a
contatto con pratiche di governo e di potere), come il Principe
venga usato da navigati conoscitori di vicissitudini pubbliche e
private per svezzare i loro successori ancora alle prime armi.
Subito la mente corre allatto conclusivo della dura selezione
che permette alllite dei combattenti di entrare nella Delta Force, il
corpo speciale antiterrorismo dellesercito americano. Anche allora
pare che dopo inenarrabili prove fisiche e psichiche lesame
ultimo avvenga sul testo del Principe di Machiavelli
2
. Al termine
di una massacrante marcia affardellata di oltre 40 miglia, che
costituisce lultimo impegno fisico richiesto, viene infatti conse-
gnato a quei quasi superuomini (per riprendere lespressione di
Michael Ledeen) niente meno che il Principe di Machiavelli insieme
con un test che dovranno compilare dopo la lettura del piccolo
trattato. Hanno 18 ore di tempo per convincere i loro esaminatori di
aver compreso la saggezza contenuta nel libro che gli stato
ordinato di leggere e, sebbene esausti nella mente e nel corpo, di

2
M. Ledeen, Machiavelli on modern Leadership: why Machiavelli Irons Rules
are timely and important today as five Centuries ago, New York, Truman Talley
Books - St. Martins Press 1999, pp. vii-ix. Di seguito cito dalla tr. it., per la verit
in alcuni punti non sempre fedele (ma non in quelli qui usati) e dal singolare titolo:
Il Principe dei neocons. Un Machiavelli per il XXI secolo, Roma, Nuove Idee
2004, pp. 17-18. Cfr. G. Procacci, Un Machiavelli per la Delta Force, Passato e
presente, vol. XXIII, n. 65, 2005, pp. 109-114.

Machiavellismo e machiavellismi: progetto di ricerca

25
saperla applicare nelle dure e odiose missioni che dovranno com-
piere
3
. il Machiavelli lucidamente spietato e muscolare assurto
negli ultimi decenni ad una sorta di vessillo per gli assertori di un
inevitabile conflitto permanente, ed comunque il Machiavelli che
avrebbe partorito regole di ferro valide oggi esattamente come
lo sono state cinque secoli fa
4
.
Stranezze? Mistificazioni? Certamente, ma non del tutto e co-
munque da non sottovalutare. Cos come stato usato gi pochi
anni dopo la sua morte in agoni politici e militari, come stato sca-
gliato dagli ugonotti contro i cattolici, dai cattolici contro gli ugo-
notti, come stato utilizzato in testi teatrali o in diatribe filosofiche,
Machiavelli diventato addirittura maestro di vita quotidiana, di
come vivere meglio
5
.
Gi era stato abbondantemente adoperato per insegnare a
diplomatici (e poi a manager) a convivere coi conflitti, a minimiz-
zarli e sfruttarli, siano essi internazionali, locali o personali
6
, ma
anche per portare larte della politica nel mondo dellimpresa
7
, per
trovare le modalit pi funzionali ad imporsi sugli altri (dipen-
denti, pari grado o persino superiori, non importa) nei pi diversifi-
cati ambiti lavorativi, ma soprattutto quelli in cui previsto un
ruolo di comando o di raffinato (e subdolo) condizionamento degli
altri
8
. Un atteggiamento, questo, che per alla lunga pu diventare un
disturbo della personalit, una dipendenza, una malattia, e allora ecco
puntualmente codificata e definita la patologia Machiavellianism
(machiavellismo, per lappunto), come subito stata chiamata da
psicologi comportamentisti americani, che consiste in una condotta
malata e compulsiva propria di chi abitualmente si comporta come
se ogni sua azione fosse destinata a sopraffare e manipolare, con

3
Ivi.
4
Ivi.
5
J. Midas, The Modern Prince: better Living through Machiavellianism, El Paso,
Midasjones.com 2006.
6
R. Fisher, E. Kopelman, A. Kupfer Schneider, Beyond Machiavelli. Tools for
Coping with Conflict, Cambridge, Ma. - London, Harvard University Press 1994.
7
A. McAlpine, The new Machiavelli. The Art of Politics in Business, New York,
John Wiley & Sons Inc. 1998 (tr. sp.: El nuevo Maquiavelo: realpolitik renacentista
para ejecutivos modernos, Editorial Gedisa, 1999).
8
W. Schwanfelder, Machen macht mchtig. berzeugend fhren mit Machiavelli,
Heidelberg, Redline Wirtschaft 2005.

A. Enzo Baldini 26
finalit di interesse e di profitto, coloro con i quali entra in contatto
(meglio sarebbe dire in conflitto), siano essi figli, consorti, amici,
studenti, clienti o competitori politici
9
. Tutto questo non ha nulla a
che vedere con Machiavelli e col Machiavellismo, protesta il rigoroso
storico delle idee aduso a confrontarsi con testi e documenti. Ne
siamo proprio certi? Sicuramente tutto questo non ha nulla a che
vedere col Machiavelli storico, col Machiavelli vissuto a Firenze tra
Quattro e Cinquecento e autore di opere che hanno alimentato e
continuano ad alimentare la storia del pensiero politico e la filosofia
politica. Siamo per certi che quanto ho appena sommariamente
delineato sia totalmente estraneo al Machiavellismo? Mi riferisco,
non senza azzardo, al Machiavellismo pi classico, quello che viene
solitamente identificato con la fortuna, la circolazione e luso pi o
meno nascosto delle opere di Machiavelli e della sua figura
10
, non
al Machiavellismo sinonimo di una politica del tutto avulsa dalla
morale, o addirittura immorale.
Nel nome di Machiavelli sono state compiute operazioni culturali
e politiche di altissimo profilo, ma anche di bieco squallore, se
vogliamo usare in maniera scoperta giudizi di valore. Gli specialisti
sanno bene che Machiavelli diventato una leggenda (nera), ma
anche una bandiera, un mito, un personaggio diabolico, un nemico
irriducibile, in particolare dellortodossia religiosa sia cattolica che
protestante. Si potrebbe continuare a lungo nellelencare le numerosis-
sime maschere messe di volta in volta a Machiavelli nel corso della
storia
11
.
Tutte maschere pienamente comprensibili, anzi, molto eloquenti,
specie per gli studiosi di storia delle idee e soprattutto se ricostruite
e analizzate nel clima culturale che le ha generate (e che riusciamo

9
R. Christie, F.L. Geis, Studies in Machiavellianism, New York - London, Academic
Press, 1970; J. Sutton, E. Keogh, Social competition in school: relationships with
bullying, Machiavellianism and personality, The British journal of educational
psychology, vol. 70, 2000, pp. 443-456; K. Bedell, S. Hunter, A. Angie, A. Vert, A
Historiometric Examination of Machiavellianism and a New Taxonomy of Leadership,
Journal of Leadership & Organizational Studies, vol. 12, n. 4, 2006, pp. 50-72; H.
Ojha, Machiavellianism in Parents and their Children, Journal of the Indian Academy
of Applied Psychology, 2007, vol. 33, n. 2, pp. 285-289.
10
G. Procacci, Machiavelli nella cultura europea dellet moderna, Roma-Bari,
Laterza 1995.
11
dobbligo il riferimento al volume di M. Bergs, Machiavel un penseur masqu?,
Bruxelles, ditions Complexe 2000.

Machiavellismo e machiavellismi: progetto di ricerca

27
cos a penetrare e capire meglio): da quello della Chiesa romana
della Controriforma, a quello dei repubblicani inglesi del Seicento,
a quello del nostro Risorgimento col suo esaltante sogno dellunit
dItalia. N questo deve stupirci, visto che la maggior parte delle
traduzioni delle opere di Machiavelli sino a quando la filologia ha
imposto un minimo di ritegno sono state fatte per gettarle nella
mischia politica del tempo, e sulla loro scia nato un Machiavelli
usato di volta in volta da potentati politici, da letterati al servizio di
potentati politici, da filosofi o da uomini dazione, con lintento di
giustificare scelte ben precise, oppure per condannare loperato
altrui, o per mettere a punto raffinate teorie del potere, o per infiam-
mare gli animi di fronte a imprese nobili o additate come tali.
Certamente, altra cosa il Machiavelli ridotto ad aforismi, a
pillole di saggezza per tutti gli uomini e per tutti i tempi, a precetti
scardinati da ogni contesto storico. Ma forse chi tra qualche secolo,
o anche prima, guarder da lontano questo nostro tempo scriver
probabilmente un capitolo sulluso che vi viene fatto di Machiavelli
per dare i voti ai politici viventi (ovviamente sulla base di scelte di
campo ben precise operate da chi si erge a giudice esaminatore o
per conto di potenti che queste scelte le hanno fatte con soppesato
realismo), o per insegnare il corretto comportamento manageriale,
la cultura dimpresa, la corporate culture, sino ad arrivare al
Machiavelli guida per bambini nel loro ingresso in perigliose classi
scolastiche o al Machiavelli mentore e baluardo per popolazioni
private per decenni della loro libert e ora facili prede di una societ
capitalista tentacolare
12
. Si tratta di tematiche e di mode salottiere,
di tendenze talora aberranti, ma anche di sottili e raffinati percorsi
culturali, di rivoli carsici che ancora devono essere debitamente
ricostruiti e analizzati. Praticamente non c stato pensatore politico
di qualche spessore che non si sia misurato con Machiavelli, che
non abbia costruito il proprio Machiavelli, che non abbia preso
Machiavelli come punto di riferimento per mettere meglio a fuoco

12
C. Hart, A Childs Machiavelli a kids book for adults, after Niccol Machiavelli,
Berlin, Neue Ges. fr Bildende Kunst 1995, libro dartista (A childs Machiavelli:
a primer on power, expanded ed., New York, Penguin Studio 1998; tr. ted.:
Machiavelli fr Kids, Nachw. von H. Fricke, 1. Aufl., Hamburg, Nautilus 1996; tr.
fr.: Le petit Machiavel illustr: Manuel de tyrannie lusage des dbutants, New
York - Paris, Abbeville Press 1998).

A. Enzo Baldini 28
le proprie teorie politiche. Ogni generazione ha costruito un suo
Machiavelli, ovviamente, con tutte le diversificazioni e le sfumature
dettate da ambiti nazionali, regionali, linguistici o dalle comunit
dappartenenza. Ricerche sempre pi sistematiche in questa dire-
zione hanno gettato negli ultimi anni fasci di luce su realt che non
finiscono di sorprenderci. Lultimo nato (forse) il volume di
Alessandra Petrina su Machiavelli nel mondo britannico in epoca
Stuart
13
, ma gi in arrivo quello di Thierry Mnissier sulla poli-
tica del Centauro e che allarga lo sguardo ad ambiti e segmenti
storici molto pi vasti
14
; e cos siamo tornati nella storia, ma non
certo al Machiavelli storico. La circolazione di Machiavelli ha
sovente poco a che vedere con Machiavelli ma, almeno agli studiosi
delle idee politiche (e sono tra questi), fa respirare unaria decisa-
mente pi familiare, il profumo gratificante delle ricostruzioni
scientificamente fondate e ricondotte a ben precisi contesti storici.
Eppure, in questo gioco delle maschere, basta un piccolo sposta-
mento ed eccoci catapultati di fronte alla vasta letteratura di vago
sentore politologico sul leader politico e sul Machiavelli per la
leadership politica, per non dire del Machiavelli che gi a fine
Ottocento era stato preso come guida per insegnare a governare le
citt americane e New York in particolare
15
. E poi ancora leterno
Machiavelli che insegna larte di conquistare e conservare il potere
ai politici del nostro tempo, proprio come lha insegnata a folle
sterminate di uomini politici in et moderna e contemporanea. Di
nuovo un Machiavelli un po nella storia, ma di fatto fuori dalla
storia
16
.
Non si capisce per molto, e non si aiuta a capire, mettendo tutto
questo in un grande e caotico contenitore al quale assegnare il nome
di Machiavellismo. Meglio ricostruire rigorosamente quanto avve-
nuto nelle diverse epoche storiche e in ambiti ben definiti, per poi
tentare una ricomposizione teorica e unanalisi complessiva di tutto
quello che va comunemente sotto il nome di Machiavellismo.

13
A. Petrina, Machiavelli in the British Isles: two early modern translations of
The prince, Farnham, Ashgate, nov. 2009.
14
Th. Mnissier, La politique du Centaure. Machiavel et le machiavlisme dans la
culture occidentale, Paris, Hermann, nov. - dic. 2009.
15
H. Champernowne [i.e. David MacGregor Means], The Boss: an Essay upon the
Art of governing American Cities, New York, G.H. Richmond & co. 1894.
16
L. Lefroid, Machiavel et le Machiavlisme, Toulon, Les Presses du Midi 2007.

Machiavellismo e machiavellismi: progetto di ricerca

29
Proprio per questo nato il Progetto Machiavellismo e Ma-
chiavellismi nella tradizione politica occidentale (secoli XVI-XX):
Rete internazionale di ricerca e di dibattito in presenza e su Internet
(2007-2013), che sto coordinando ormai da quasi quattro anni. Il
Progetto si propone infatti di ricostruire in maniera dettagliata la
circolazione, linflusso, ma anche luso strumentale di Machiavelli,
della sua immagine e delle sue opere nella cultura politica occiden-
tale dal Cinquecento al Novecento: una parte significativa del dibat-
tito politico, quindi, oltre che unutilizzazione talora non propria-
mente scientifica del Segretario fiorentino da parte di intellettuali e
uomini politici.
La prima iniziativa ufficiale del Progetto ha avuto luogo a Napoli
nei giorni 26 e 27 febbraio 2007 con il convegno internazionale del
quale vengono ora pubblicati gli Atti; ne sono stati generosi ed
efficienti coordinatori Alessandro Arienzo e Gianfranco Borrelli.
Era quindi pi che doveroso da parte mia ringraziare i due amici e
colleghi che si sono fatti carico di uniniziativa tanto onerosa
quanto feconda di risultati. E la mia gratitudine grande anche
perch proprio loro, e non a caso, hanno tenuto a battesimo il
Progetto. Le Unit di ricerca che si sono costituite allinterno del
Progetto, per farlo vivere e crescere, sono diventate 27 e operano in
14 Paesi occidentali: da Israele al Portogallo, dallUngheria agli
Usa e al Brasile, passando, ovviamente attraverso quasi tutti i paesi
europei
17
. Nei primi due anni di vita (2007 e 2008) il Progetto si

17
Ogni Unit di ricerca si impegnata a organizzare almeno un convegno interna-
zionale, oltre che a collaborare per la messa a punto dei materiali scientifici da
inserire nel portale Hypermachiavellism di cui dir tra breve. Ne do un elenco
molto essenziale, limitandomi a citare la sede universitaria largomento di ricerca
(oggetto poi del convegno) e i coordinatori scientifici, con lavvertenza che alcune
Unit sembrano aver diminuito la loro operativit nel corso degli ultimi tre anni.
Univ. Torino e Fondazione Luigi Firpo: Machiavellismo e guerre di religione
nellEuropa dellet moderna; Machiavellismo, Platonismo ed eterodossia cultu-
rale in Italia nellet moderna; Machiavelli per la corporate culture e per la vita
moderna; coordinamento del Progetto di Rete di ricerca; progettazione, costruzione e
gestione del portale Hypermachiavellism (Enzo Baldini). Univ. Federico II Napoli:
Machiavelli e il machiavellismo nella cultura politica inglese e statunitense (Gian-
franco Borrelli e Alessandro Arienzo). Univ. Reims: Machiavellismo e anti-machia-
vellismo in Francia (Jean Balsamo). Univ. Mnchen e Univ. Bochum: Machiavelli
in Germania (Annette Meyer e Cornel Zwierlein). Univ. Complutense Madrid:
Machiavellismo in Spagna (Juan Manuel Forte Monge). Univ. Rotterdam -

A. Enzo Baldini 30
materializzato in numerose iniziative scientifiche e in particolar
modo in dieci convegni internazionali
18
. Tutti i convegni si tradur-

Erasmus Center for Early-modern Studies: Machiavellismi in Olanda (Hans
Blom). Univ. Genova: Il Principe di Machiavelli nelle traduzioni europee dal
XVI al XX secolo (Roberto De Pol). Univ. Suor Orsola Benincasa Napoli e Univ.
Torino, I Classici in Machiavelli e nel Machiavellismo in et moderna (Gennaro
Carillo, Francesca Russo e Enzo Baldini). Univ. Chicago e Univ. Reims: Machia-
vellismo e guerre di religione nellEuropa dellet moderna (Philippe Desan e
Jean Balsamo). Central European University Budapest: Machiavellismo nei Paesi
danubiani dellEuropa dellest (Balzs Trencsnyi). Univ. Trento e Univ. Paris
VIII: Connessioni tra Machiavellismo italiano e francese (Paolo Carta e Jean-
Louis Fournel). Univ. di Bucarest: Momenti del Machiavellismo in Romania
(Gheorghe L. Stoica). Biblioteca Ambrosiana, Milano: Machiavellismo e seconda
Scolastica (Franco Buzzi). Univ. Grenoble II: Aspects du machiavlisme franais
s. XVI-XVII (Giuliano Ferretti e Thierry Mnissier). Instytut Bada Literackich
PAN, Warszawa: La ricezione delle opere di Machiavelli in Polonia e Lituania nel
Rinascimento (Anna Grzekowiak-Krwawicz). Univ. Lisboa: Machiavelli dissi-
mulato. Ricezione e reinvenzione di Machiavelli nel spazio politico portoghese,
secoli XVI-XX (ngela Maria Barreto Xavier). Univ. Federal Fluminense, Niteri -
RJ, Brasile e Univ. Padova: Ricezione di Machiavelli in Brasile (Rodrigo Bentes
Monteiro e Sandra Bagno). Seton Hall Univ. e Rutgers-Camden Univ.: Machiavelli
e il machiavellismo negli Stati Uniti dAmerica (William J. Connell e Jacob Soll).
Univ. Palermo: Aspetti del Machiavellismo e dellAntimachiavellismo in Italia e
Francia nel pensiero cattolico dellOttocento (Eugenio Guccione). Univ. Napoli
LOrientale: Machiavelli nel mondo arabo-islamico: idee politiche a confronto con
la tradizione occidentale (Massimo Campanini). Univ. Barcellona, Maquiavelismo
y antimachiavelismo en Espaa, siglos XVI-XX (Helena Puigdomnech-Forcada,).
Univ. del Molise Campobasso: Il pensiero politico spagnolo di fronte alle vicende
italiane: machiavellici e antimachiavellici, sec. XVI-XVIII (Walter Ghia). Univ.
Federico II Napoli e Univ. Palermo: Machiavellismo nellItalia meridionale (Gennaro
Barbuto, Gianfranco Borrelli, Dario Caruso e Giorgio Scichilone). Ben-Gurion
University Beer-Sheva: Machiavelli e la tradizione politica giudaica, 1650-2000
(Hillay Zmora). Univ. Padova e Univ. Napoli: Machiavelli e il machiavellismo
nellInghilterra Tudor e Stuart (Alessandra Petrina e Alessandro Arienzo). Tufts
Univ., Ma., and Univ. of Sussex: Anti-Machiavellian Machiavellism (Ioannis D.
Evrigenis e Mark Somos). Bahcesehir Univ. Istanbul e Bilgi Univ. Istanbul:
Machiavlisme en Turquie (Sheyl Batum, Cemal Bali Akal e Gnes Kalyoncu).
18
Machiavelli e il machiavellismo nella cultura politica inglese e statunitense
(sec. XVI-XX), Napoli 26-27 febb. 2007 (organizzatori Alessandro Arienzo e
Gianfranco Borrelli, entrambi Univ. Napoli); Machiavlisme antimachiavlisme:
figures franaises, sede di Parigi dellUniv. of Chicago 8 giu. 2007 (org. Jean
Balsamo, Univ. Reims); Machiavellismus in Deutschland - Chiffre von Kontigenz,
Herrschaft und Empirismus in der Neuzeit, Mnchen, 25-28 sett. 2007 (org.
Annette Meyer, Univ. Mnchen, e Cornel Zwierlein, Univ. Bochum); Maquiavelo
y maquiavelismo en el pensamiento poltico espaol de los siglos XVI y XVII:
filtracin y crisis, Madrid, 26-27 nov. 2007 (org. Juan Manuel Forte Monge, Univ.
Complutense Madrid); Machiavelli in the (Dutch) Republic: Machiavellianism

Machiavellismo e machiavellismi: progetto di ricerca

31
ranno in volumi a stampa di Atti, alcuni dei quali sono gi stati
pubblicati, gli altri sono in corso di pubblicazione o di prepara-
zione
19
. Molti colleghi da me coinvolti in questa sconsiderata e
forse troppo ambiziosa avventura si augurano a questo punto che
per i motivi pi nobili e comunque solo positivi qualcuna delle
Unit di ricerca possa perdere nei prossimi anni spinta propulsiva.
In ogni caso, numerosi altri convegni avranno luogo sino al 2013
nelle varie sedi accademiche delle Unit di ricerca.
Nel 2013 cade infatti il Cinquecentenario della prima stesura del
Principe di Machiavelli, annunciata dal pensatore politico fioren-
tino a Francesco Vettori nella ben nota lettera del 10 dicembre del
1513. Una ricorrenza che non pu certo essere ignorata dagli
studiosi di pensiero politico e che pu diventare occasione e pun-
golo per una ricerca e per un dibattito di ampia portata, cio in

1590-1730, Rotterdam il 25 apr. 2008 (org. Hans Blom, Univ. Rotterdam); Machia-
velli e le Guerre di religione di et moderna. Giornata di studio e discussione di
recenti opere di Corrado Vivanti, Torino 15 magg. 2008 (org. Enzo Baldini, Univ.
Torino; incontro introduttivo al conv. di Torino del 26-27 sett. 2008); Machiavelli-
smo e guerre di religione nellEuropa dellet moderna, conv. in onore di Corrado
Vivanti, Torino 26-27 sett. 2008 (org. Enzo Baldini, Univ. Torino), Traduzione e
divulgazione: le prime versioni del Principe in et moderna, Genova, 30 sett.
2008 (org. Roberto De Pol, Univ. Genova); I Classici in Machiavelli e nel
Machiavellismo in et moderna, conv. in memoria di Anna Maria Battista a 20
anni dalla morte, Napoli 16-17 ott. 2008 (org. Gennaro Carillo, Univ. Suor Orsola
Benincasa Napoli, Francesca Russo, Univ. Suor Orsola Benincasa Napoli, Enzo
Baldini, Univ. Torino); Machiavel et les guerres de religion, giornata di studio in
onore di Corrado Vivanti, sede di Parigi dellUniv. of Chicago 31 ott. 2008 (org.
Philippe Desan, Univ. of Chicago, e Jean Balsamo, Univ. Reims; continuazione del
conv. di Torino del 26-27 sett. 2008).
19
J.M. Forte Monge y P. Lpez lvarezed, eds., Maquiavelo y Espaa:
maquiavelismo y antimaquiavelismo en la cultura espaola de los siglos XVI y
XVII, Madrid, Biblioteca Nueva, 2008; J. Balsamo, ed., Machiavelisme - anti-
machiavelisme: figures franaises, Journe dtude, Paris, University of Chicago -
Center in Paris 8 juin 2007, Cahiers parisiens/ Parisian Notebooks, IV, 2008, pp.
443-521; A. Meyer und C. Zwierlein, hrsg., Machiavellismus in Deutschland,
Beiheft der Historischen Zeitschrift, in stampa; R. De Pol, ed., The First
Translations of Machiavellis Prince. From the Sixteenth to the first Half of the
Nineteenth Century, Amsterdam, Rodopi, in stampa; H. Blom, ed., Machiavelli in
the (Dutch) Republic: Machiavellianism 1590-1730, in preparazione; Enzo
Baldini, ed., Machiavellismo e guerre di religione nellEuropa dellet moderna,
in preparazione; G. Carillo, F. Russo, E. Baldini, eds., I Classici in Machiavelli e
nel Machiavellismo in et moderna, in preparazione; Ph. Desan, J. Balsamo, eds.,
Machiavel et les guerres de religion, in preparazione.

A. Enzo Baldini 32
grado di coinvolgere per un adeguato arco temporale (2007-2013)
numerosi specialisti italiani e soprattutto stranieri, con lintento di
ricostruire e analizzare (auspicabilmente a tutto tondo) la straordina-
ria circolazione delle opere e delle idee di uno dei pi grandi e noti
pensatori politici italiani nella storia e nella cultura del variegato
mondo occidentale. Ma anche luso strumentale che stato fatto
delle sue opere, del suo pensiero, della sua immagine.
Per coordinare loperato delle Unit di ricerca che partecipano al
Progetto si proceduto a progettare e realizzare un ipersistema
telematico, Hypermachiavellism, del quale dir meglio tra poco,
che sar presto ospitato sul portale di Ateneo dellUniversit di
Torino, dove il Progetto gi presente nelle sue articolazioni e nelle
sue tappe tra gli Speciali di Unito
20
.
Tutto nato nel 2005. Due convegni organizzati a Torino
rispettivamente su Platonismo, neoplatonismo, ermetismo tra Umane-
simo e Controriforma (28-29 ottobre 2004) e su Machiavellismo e
Machiavellismi nella tradizione politica europea (sec. XVI-XIX):
una prima ricognizione (8-9 settembre 2005) avevano infatti
confermato in maniera inconfutabile la presenza di illuminanti
connessioni tra le problematiche in essi affrontate; ma hanno pari-
menti mostrato come tali problematiche si collochino alla base di
aspetti significativi della cultura moderna e non solo della moder-
nit politica
21
.
In particolar modo il convegno su Machiavellismo e Machiavelli-
smi ha evidenziato quanto ampia fosse la mole di lavoro ancora da
svolgere per mettere a punto una sistematica mappatura della
presenza e del ruolo del Machiavellismo nelle diverse realt culturali
italiane e dei Paesi occidentali in et moderna e contemporanea. Si
avuta cio unulteriore conferma dellutilit di unindagine di
vasto respiro e corale (di Rete, per lappunto) sulla circolazione,
prevalentemente sotterranea e strumentale delle teorie di Machia-
velli, oltre che sulluso pi o meno distorto e simulato delle sue
opere e della sua figura. Si capita lutilit di unindagine accurata-
mente pianificata con lintento di investire anche gli attori di tutto
questo, vale a dire i potentati politici, economici o religiosi, i consi-

20
http://www.unito.it/machiavelli.htm.
21
Gli Atti di entrambi i convegni, a cura mia, sono in stampa e sono destinati alla
Collana della Fondazione Luigi Firpo (Olschki editore).

Machiavellismo e machiavellismi: progetto di ricerca

33
glieri di principi e non soltanto i letterati, poligrafi, pensatori politici,
traduttori e i circoli culturali o salottieri. Si avuta cio limmediata
percezione dello spessore e dellimportanza di obiettivi e di percorsi
che potevano essere alla portata solo di una Rete di ricercatori di
vari Paesi, decisi ad avviare in maniera coordinata nuovi studi su
archivi e fondi manoscritti, su epistolari e opere a stampa sino ad
ora trascurate o non sufficientemente studiate con lobiettivo di
cogliervi significative presenze machiavelliane. Ovviamente, senza
pregiudizi e limitazioni per quel che riguarda scuole di pensiero e
correnti interpretative, ma con la prioritaria istanza di avviare
ricerche innovatrici e rigorosamente scientifiche.
quanto scrivevo nel primo progetto dellimpresa, aggiungendo
per subito che doveva trattarsi di unindagine sistematica, condotta
a diversi livelli, che avrebbe richiesto inevitabilmente coordinate
metodologiche sempre pi raffinate e che si sarebbe in ogni caso
basata sulla ricostruzione storica degli eventi, degli elementi testuali
e degli aspetti teorici presi in esame: precisazione, questa, dettata
non solo da alcune teorizzazioni tanto accattivanti quanto carenti di
fondamenti documentari, ma anche da un uso sempre pi estensivo e
disinvolto del termine Machiavellismo. In chiusura dellincontro
torinese su Machiavellismo e Machiavellismi del 2005 di cui ho
detto, era prevista una sezione destinata a organizzare nuove
ricerche e ulteriori momenti di dibattito sulle tematiche del convegno.
Il successo di tale sezione ha fatto s che il Progetto del convegno si
trasformasse in un Progetto di Rete di ricerca, in nuovi argomenti
dindagine e, ben presto, in un fitto calendario di seminari e convegni
destinati a coprire le varie aree geopolitiche dellOccidente moderno
e contemporaneo.
Si stava cio profilando qualcosa di analogo a quanto realizzato
a partire dal 1990 sulla tematica della Ragion di Stato; anche allora
in prevalenza sullo slancio di una serie di incontri scientifici
organizzati inizialmente a Torino nel nome di Luigi Firpo e presso
la Fondazione che porta il nome dellillustre maestro (il primo in sua
memoria a un anno dalla morte avvenuta nel 1989), e poi a Napoli, a
Parigi e in numerosi centri universitari italiani ed europei
22
.

22
Oltre a Botero e la Ragion di Stato, Atti del conv. in memoria di Luigi Firpo,
Torino 8-10 mar. 1990, a cura di A.E. Baldini, Firenze, Olschki, 1992, cfr. Raison

A. Enzo Baldini 34
Il gruppo di specialisti di settori disciplinari molto variegati, che
avevano animato quella feconda stagione di ricerche e che avevano
col tempo imparato a confrontarsi apertamente e a condividere
metodologie e contenuti di ricerca, hanno costituito per larga parte
il nucleo originario della nuova e articolata compagine, permet-
tendo che il Progetto fosse gi operativo un anno pi tardi, nel
2006. Ad essi si sono aggiunti specialisti europei e americani, tutti
con lobiettivo di una puntuale ricostruzione del Machiavellismo
negli ultimi cinquecento anni e di una conseguente messa a punto di
nuove categorie interpretative per lo studio delle idee e del dibattito
politico in et moderna e contemporanea. Ecco perch forse
nessuno degli studiosi che si stanno impegnando in questa corale e
vasta iniziativa di ricerca e di dibattito si stupir se (come gi
avvenuto per la Ragion di Stato) risultasse che anche il Machiavelli-

et draison dEtat. Thoriciens et thories de la raison dEtat aux XVIe et XVIIe
sicles, sous la direction de Y.Ch. Zarka, Paris, Puf 1994; Aristotelismo politico e
ragion di Stato, Atti del conv. internaz. di Torino, 11-13 febb. 1993, a cura di A.E.
Baldini, Firenze, Olschki 1995; Repubblica e virt. Pensiero politico e monarchia
cattolica tra XVI e XVII secolo, a cura di C. Continisio, C. Mozzarelli, Roma,
Bulzoni 1995; Il pensiero politico in Italia e in Polonia nei secoli XV-XVII, Atti
del conv. Radziejowice 21-23 sett. 1993, Odrodzenie i Reformacja w Polsce, 39,
1995; Ragion di Stato e ragioni dello Stato (secoli XV-XVII), Atti del conv. Napoli
9-10 lug. 1990, a cura di P. Schiera, Napoli, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
- LOfficina Tipografica, 1996; Jean Bodin. Nature, histoire, droit et politique,
sous la direction de, Y.Ch. Zarka, Paris, Puf 1996; Jean Bodin a 400 anni dalla
morte: bilancio storiografico e prospettive di ricerca, Atti del conv. internaz.
Torino 6-7 dic. 1996, a cura di A.E. Baldini (Firenze, Olschki, 1997, fasc. monogra-
fico della riv. Il Pensiero politico); Lantimachiavlisme de la Renaissance aux
Lumires. Actes du Colloque de Bruxelles 9-10 mai 1996, d. par A. Dierkens,
Problmes dhistoire des religions, 8, 1997; La ragion di Stato dopo Meinecke e
Croce. Dibattito su recenti pubblicazioni, Atti del seminario Torino 21-22 ott.
1994, a cura di A.E. Baldini, Genova, Name Edizioni, 1999 (2 ed. 2001); Prudenza
civile, bene comune, guerra giusta. Percorsi della ragion di Stato tra Seicento e
Settecento, Napoli 22-24 mag. 1996, a cura di F. Borrelli, Napoli, Archivio della
Ragion di Stato 1999; Machiavelli e la cultura politica del meridione dItalia, Atti
del conv. Napoli, 27-28 nov. 1997, a cura di G. Borrelli, Napoli, Archivio della
ragion di Stato 2001; Tacito e tacitismi in Italia da Machiavelli a Vico, Atti del
conv. Napoli 18-19 dic. 2001, a cura di S. Suppa, Napoli, Archivio della Ragion di
Stato 2003; Langues et critures de la Rpublique et de la guerre. tudes sur
Machiavel. Sous la direction de A. Fontana, J.-L. Fournel, X. Tabet, J.-C. Zancarini,
Genova, Name Edizioni 2004; Rivolte, ragion di Stato e ordine politico tra Cinque
e Seicento, Atti del conv. Torino 16-17 ott. 2001, a cura di A.E. Baldini, Milano
Angeli, 2006 (in stampa).

Machiavellismo e machiavellismi: progetto di ricerca

35
smo sia stato capace non solo di generare scontri e polemiche nelle
diverse realt culturali e politiche occidentali, ma anche di favorire
e perpetuare il dialogo tra la cultura italiana e il resto dEuropa,
persino nei tempi pi difficili per la trasmigrazione di idee e
problematiche politiche, e andando oltre la mera patina polemica
addirittura di incunearsi nel dibattito politico europeo, fungendo
da propulsione dinamica, per usare unespressione cara ad Anna
Maria Battista.
Le Unit di ricerca del Progetto non hanno avuto problemi
nellindividuare gli argomenti dindagine, vista la dovizie delle
tematiche che ancora attendono studi approfonditi. Tutti gli studiosi
che sono entrati a far parte del Progetto si attendono ora di operare
in maniera coordinata, in unautentica logica di Rete. Anche per
facilitare ci, tutto il Progetto Machiavellismo e Machiavellismi
proceder parallelamente alla costruzione e gestione del portale
Hypermachiavellism, progettato per il perseguimento di una serie di
obiettivi che vanno ben oltre la messa online di un corpus di testi di
Machiavelli e su Machiavelli, o di un ben pi robusto corpus di
opere di e su autori connessi col Machiavellismo. Il portale dovr,
infatti, contenere manoscritti, immagini, materiali audio e video,
testi di vario tipo (anche in forma di papers), tesi di dottorato,
conferenze, relazioni presentate a seminari e convegni, progetti e
programmi di ricerca, bibliografie primarie e secondarie, insieme
con link a siti Internet di pari rigore scientifico, vale a dire siti di
banche dati, di archivi di riviste online, di cataloghi di biblioteche,
di manoscritti digitali, di fondi digitali darchivio: il tutto, struttu-
rato e indicizzato in maniera tale da poter essere facilmente sottopo-
sto ad interrogazioni incrociate e complesse, in grado cio di
permettere e agevolare ricerche non solo di ordine lessicale e
linguistico, ma contenutistico e, pur se con i dovuti accorgimenti
del caso, persino concettuale.
Il sistema digitale online di cui sto parlando gi stato progettato e
realizzato nelle sue componenti e articolazioni dallUnit di ricerca
dellUniversit di Torino, che coordina lintero Progetto ed ora
pubblicato online nella sua versione pilota (www.hypermachiavellism.
com). Va da s che il lavoro di ulteriore perfezionamento, ampliamento
e di costruzione dei contenuti si protrarr nei prossimi anni e coinvol-
ger non solo coloro che hanno assunto il compito di dirigere il

A. Enzo Baldini 36
portale o che hanno accettato di far parte della redazione che si
costituita presso il Dipartimento di Studi politici dellUniversit di
Torino, ma si estender a tutti gli studiosi che fanno parte delle Unit
di ricerca operanti allinterno del Progetto Rete Machiavellismo e
Machiavellismi
23
. Tutte le Unit di ricerca contribuiranno infatti
(come gi sta avvenendo) a fornire materiali e testi di bibliografia
primaria e secondaria relativi in particolar modo alle aree tematiche
da loro prescelte, contribuendo cos a dare crescente spessore e
consistenza scientifica al portale, inteso sia come nucleo di coordina-
mento organizzativo (ovviamente in aree riservate ai gruppi di
lavoro e alle Unit di ricerca), sia come contenitore di preziosi
materiali di studio. Insomma, uno strumento di ricerca, di dibattito e
di edizione messo a disposizione dellintero Progetto e dei singoli
studiosi che ne fanno parte, alimentato da ognuno di loro, ma reso
parimenti disponibile in Internet per lintera comunit scientifica. In
qualsiasi parte del mondo risiedano i singoli studiosi che hanno
accettato di far parte del Progetto, il portale permetter loro di
operare con rigore scientifico in una dimensione pienamente coopera-
tiva e cumulativa. Hypermachiavellism potr infatti fornire un
significativo aiuto alle loro ricerche, ma permetter anche di pubblicare
in modalit digitale i risultati delle loro attivit di studiosi e ricercatori
(il che non esclude, ovviamente, la tradizionale e insostituibile stampa
cartacea), dando cos a tali risultati unimmediata diffusione planetaria.
Inevitabilmente, Hypermachiavellism sar di continuo rielaborato
sulla base delle nuove e cresciute esigenze della Rete di ricerca
oltre che delle innovazioni offerte da Internet. Dovr, insomma,
diventare il supporto basilare di tutto il Progetto nelle sue molteplici

23
Ho la direzione del portale Hypermachiavellism e della rivista online che sta per
essere creata al suo interno; sono per affiancato da un direttivo competente e
dinamico, del quale fanno parte, insieme con me, Giulio Lughi (Univ. Torino) e
Alessandro Arienzo (Univ. Napoli Federico II). La Redazione composta da Claudia
Favero (segretaria), Matteo Salvetti, Alessandra Suppini e Giuseppe Sciara. Nella
costruzione del portale cercher di fare tesoro delle esperienze acquisite sul campo,
in particolar modo nella progettazione e nella costruzione della Biblioteca Italiana
Telematica (www.bibliotecaitaliana.it) e nel ben altrimenti impegnativo portale ICoN
- Italian Culture on the Net (www.italicon.it), gestito da un consorzio di 21 universit
italiane che eroga un corso di laurea triennale di Lingua e cultura italiana per
studenti stranieri, insieme con master e corsi di lingua italiana, tutti rigorosamente e
interamente online e impartiti in modalit e-learning.

Machiavellismo e machiavellismi: progetto di ricerca

37
articolazioni, oltre che uno strumento di dialogo e di dibattito tra gli
studiosi: costoro potranno cos continuare a confrontarsi sia allinterno
di specifici gruppi di lavoro online, sia in una pi vasta comunit
online, che coinvolger stabilmente tutti i membri delle varie Unit di
ricerca, ben al di l dei pur numerosi incontri frontali organizzati
sotto forma di seminari o convegni dal 2007 al 2013. In ogni caso,
anche dopo che il Progetto sar giunto a termine, auspicabile che
Hypermachiavellism possa continuare ad essere fruibile come depo-
sito di materiali scientifici, come base per ulteriori ricostruzioni
storiche e definizioni teoriche del Machiavellismo, oltre che come
centro di orientamento per la ricerche scientifiche in Internet.
Del resto, gi ora, agli albori del terzo Millennio, su tutta questa
magmatica realt che usa (e usurpa) il nome di Machiavelli
troviamo in Internet testimonianze e documenti in quantit debor-
dante; testi sovente intrisi (com ovvio) in maniera pi o meno
manifesta di posizioni ideologiche e di parte. In Internet troviamo
per anche materiali di notevole livello scientifico sul Machiavelli-
smo che ci interessa maggiormente, quello che si colloca in ben
contesti ambiti storici e politici. Proprio come vi troviamo un
Machiavelli trasformato in emblema e usato come strumento di
comunicazione multimediale, oppure ridotto a espressione della
durezza del vivere quotidiano, a rifiuto di ogni forma di conformi-
smo, a baluardo di difesa dalle continue sopraffazioni, a strumento
di riscatto da prove esistenziali estreme, come quello assimilato e
usato nella musica rap, nellunderground hip hop, o anche nella
musica rock
24
. Un Machiavelli che raggiunge i giovani in maniera
sicuramente pi incisiva e dura che non quello dei testi accademici.

Nellaccezione pi condivisa, Machiavellismo indica dunque la
circolazione delle idee e delle opere di Machiavelli in forma mano-
scritta o a stampa, la loro utilizzazione in scritti politici, militari,
religiosi, teatrali e letterari in genere: vale a dire la loro fortuna
nel corso dei secoli in diversi ambiti culturali e in peculiari
situazioni storiche e politiche. Indica per anche luso di Machia-

24
Mi limito a citare la canzone Machiavellism dei Dir en grey, gruppo musicale rock
giapponese, e a rimandare a Makaveli, uno dei nomi che si dato il rapper americano
Tupac Amaru Shakur (1971-1996), con esplicito e dichiarato riferimento a Machiavelli.

A. Enzo Baldini 38
velli e delle sue dottrine (o di dottrine a lui attribuite) nella pratica e
nella lotta politica, soprattutto per giustificare scelte e comporta-
menti sovente riprovevoli e per attaccare o demonizzare quelli degli
avversari.
Com agevole dedurre da quanto sopra delineato, Machiavelli-
smo un termine ambiguo e sfuggente, che si lascia delimitare con
molta difficolt. Lo attestano le molteplici definizioni concettuali
che ha ricevuto e continua a ricevere anche dagli specialisti. Il tutto
si complica ulteriormente se si considerano le variazioni presenti
nei vari ambiti linguistici e nelle differenti tradizioni culturali,
espressione anche degli orientamenti religiosi, politici e culturali
assunti di volta in volta nei confronti di Machiavelli in diversi
momenti storici e in diverse aree geopolitiche. Del resto, ogni
generazione di studiosi (e di politici) ha letto e reinterpretato Machia-
velli alle luce degli eventi di cui stata testimone
25
. In ogni caso,
con Machiavellismo si designano di solito le argomentazioni teoriche
e i comportamenti politici che, nel corso dei secoli, hanno fatto e
fanno riferimento alla dottrina di Machiavelli e alle sue opere. Le
varianti sono per numerose; mi limito qui a fornire qualche
esempio tratto dallambito culturale italiano. Machiavellismo
stato identificato tout court con la dottrina di Machiavelli
26
, o
stato ridotto ad espressione del linguaggio ordinario per indicare un
comportamento spregiudicato e privo di scrupoli
27
, o anche
identificato con la Ragion di Stato qualora il soggetto operativo
sia unistituzione politica
28
e, va da s, con una politica priva di
ogni vincolo morale.

25
P. Carta, Paolo e X. Tabet, Xavier, Introduzione: Interpretazione e usi politici
del Machiavelli, in: Machiavelli nel XIX e XX secolo / Machiavel aux XIXe et XXe
sicles, Giornate di studio Lione, 3-4 giu. 2003, Parigi, 5-7 giu. 2004, a cura di P.
Carta e X. Tabet, Padova, Cedam 2007, p. 4.
26
N. Abbagnano, Dizionario di filosofia, 2. ed. riveduta e accresciuta, Torino,
Utet, 1971, pp. 552-554 (3. ed. aggiornata e ampliata da G. Foriero, Torino, Utet
Libreria 2001).
27
S. Pistone, Machiavellismo, in: Dizionario di politica, dir. da N. Bobbio, N.
Matteucci e G. Pasquino, 2. ed. interamente riveduta e ampliata, Torino, Utet 1983,
p. 623.
28
G. Procacci, Machiavellismo e antimachiavellismo, in: Cultura e scrittura di Ma-
chiavelli. Atti del conv. Firenze-Pisa 27-30 ott. 1997, Roma, Salerno ed. 1998, pp.
393; cfr. anche il suo fondamentale volume Machiavelli nella cultura europea
dellet moderna, cit., p. vi. sicuramente utile riflettere sulla seguente affermazione

Machiavellismo e machiavellismi: progetto di ricerca

39
Prima di procedere oltre, si rendono per indispensabili alcune
precisazioni preliminari che, purtroppo, non sono cos banali e
scontate come potrebbero apparire ad un esame sommario. Machia-
velli, o meglio, la ricerca dogni ordine e tipo su Machiavelli (da
quella filologica a quelle teorica) ha poco o nulla a che vedere con
il Machiavellismo. Si tratta di due dimensioni completamente
diverse, di prospettive storiografiche che si collocano su piani ben
differenziati; eppure anche qui bisogna procedere con cautela, come
ben mostrano alcuni studiosi delle idee e delle dottrine di Machia-
velli che si servono delle proprie argomentazioni sul Segretario e
sulle sue teorie per ribadire o supportare le proprie personali rifles-
sioni, le proprie teorie politiche, la propria visione delluomo o del
mondo, o addirittura del ruolo di singoli Stati, o di un nuovo ordine
globale.
Questa prima (e rudimentale) puntualizzazione ci permette di
operare una differenziazione tra Machiavelliano e Machiavelli-
smo. Una teoria machiavelliana , evidentemente, di Machia-
velli, mentre con Machiavellismo indichiamo solitamente un
recupero, una rielaborazione, unutilizzazione delle teorie, delle
opere e della figura di Machiavelli. Tuttavia, anche questa partizione
sembra funzionare solo quando ci riferiamo, ad es., a ricostruzioni
filologiche e storiche relative a Machiavelli, o a coloro che lo hanno
tradotto e fatto circolare in maniera pi o meno fedele in vari contesti
storici. A complicare il tutto ci si mettono poi i termini machiavel-
lico e machiavellista, il primo usato nel linguaggio comune per
indicare un comportamento astuto e subdolo contrassegnato da

di Procacci: Se vero che i termini machiavellico, machiavellismo e antima-
chiavellismo sono entrati nelluso corrente e che chi si proponesse di bandirli ingag-
gerebbe una battaglia con i mulini a vento, anche vero che agli studiosi del Machia-
velli essi appaiono come dei residuati storici, che non hanno molto maggior senso dei
contrasti tra petrarchisti e antipetrarchisti o di quelli tra partigiani dellAriosto o del
Tasso. La storia della critica machiavelliana sviluppatasi da quando disponiamo del
corpus della sua opera e di una ricostruzione attendibile della sua biografa, il che
acquisizione relativamente recente, cosa diversa dalla storia della sua fortuna, meno
volubile e meno faziosa. Per quanto diverse possano essere le loro letture e le loro
interpretazioni, per gli addetti ai lavori non vi pu essere altro approccio che quello
storico-filologico. Nessuno oggi si sognerebbe di rubricare e di arruolare nelle file dei
machiavellici e degli antimachiavellici questo o quello studioso del Machiavelli
(Machiavellismo e antimachiavellismo, cit., p. 396).

A. Enzo Baldini 40
trame nascoste, intrighi e simulazione, mentre col secondo si stigma-
tizza (soprattutto in et moderna) un degno seguace di Machiavelli,
che mette in pratica il suo insegnamento, o meglio, il suo presunto
insegnamento, senza porsi problemi dordine morale e mirando
esclusivamente al perseguimento del proprio interesse.
In questa sommaria carrellata preliminare simpone ancora una
riflessione sul Machiavelli inventore della Realpolitik, o di quel
realismo politico che, se trasferito al livello dei rapporti tra gli Stati,
prenderebbe secondo alcuni il nome di Ragion di Stato. In realt,
lidentificazione tout court di realismo politico col Machiavellismo
che pure ha fatto versare fiumi dinchiostro non aiuta molto in
termini concettuali. Ancor meno utile lassimilazione con la
Ragion di Stato, che , anzi, destinata a creare ulteriore confusione
e che per buona parte priva di fondamento storico, soprattutto se
per Ragion di Stato si intende la corrente di pensiero e la fitta
trattatistica affermatasi in Italia negli ultimi due decenni del
Cinquecento. Machiavelli, com noto, non ha mai usato lallocu-
zione ragion di Stato; lo hanno fatto invece i pensatori politici
dellet della Controriforma da Giovanni Botero (1589) a
Scipione Chiaramonti (1635) per limitarci allItalia con lintento
(almeno dichiarato) di voler distinguere la loro pia e corretta
Ragion di Stato da quella empia e tirannica attribuita a al pesti-
fero ed empio Segretario fiorentino
29
. Queste precisazioni fanno

29
Per ulteriori riflessioni mi permetto di rimandare ai miei contributi Lanti-
machiavlisme en Italie au dbut de la littrature de la raison dEtat, in:
Lantimachiavlisme de la Renaissance aux Lumires, (Actes du Colloque de
Bruxelles 9-10 mai 1996), d. par A. Dierkens, Problmes dhistoire des religions,
vol. VIII, 1997, pp. 15-30; Die politische Philosophie: Staatsrson, Tacitisme,
Machiavellismus, Utopie, in: Grundriss der Geschichte der Philosophie, begrndet
von Fr. Ueberweg, vllig neubearb. Ausg.: Die Philosophie des 17. Jahrhunderts,
Bd. I, hrsg. J.-P. Schobinger, Basel, Schwabe 1998, pp. 545-568, 605-615
(contributo steso insieme con Anna Maria Battista, pubbl. anche in versione
italiana ampiamente riveduta dal titolo Il dibattito politico nellItalia della
Controriforma: Ragion di Stato, tacitismo, machiavellismo, utopia, Il Pensiero
politico, vol. XXX, 1997, n. 3, pp. 393-439); Le ricerche sulla Ragion di Stato:
situazione e prospettive, in: La ragion di Stato dopo Meinecke e Croce, cit., pp. 7-31 (2
ediz. cit., pp. 9-33); Ragion di Stato, Tacitismo, Machiavellismo e Antimachiavellismo
tra Italia ed Europa nellet della Controriforma. Bibliografia (1860-2001), ivi,
pp. 223-265; Il Machiavelli di Firpo, in: Machiavelli nella storiografia e nel
pensiero politico del XX secolo, Atti del conv. Milano 16-17 mag. 2003, a cura di
L.M. Bassani e C. Vivanti, Milano, Giuffr 2006, pp. 139-166; Machiavellism and

Machiavellismo e machiavellismi: progetto di ricerca

41
capire come non sia stato arduo compiere un passo ulteriore per
arrivare ad affermare che il Machiavellismo un principio poli-
tico secondo il quale pienamente lecito ogni atto dello Stato (o
del detentore del potere) ritenuto vantaggioso per il Paese, specie se
assunto nei riguardi di altri Stati. Per non dire poi dellidentifica-
zione di Machiavellismo con la summa della dottrina di Machia-
velli ampiamente diffusa e abusata nel linguaggio comune, vale a
dire lespressione il fine giustifica i mezzi, peraltro mai usata da
Machiavelli e comunque priva di senso se decontestualizzata e
riferita a qualsiasi fine, non solo alla costruzione e conservazione
dello Stato.
Anche se assumiamo il concetto nella sua accezione minimale,
vale a dire come ripresa strisciante e sotterranea della dottrina di
Machiavelli e come fortuna sua e delle sue opere, il Machiavelli-
smo tuttaltro che una corrente di pensiero o una realt uniforme;
anzi, i Machiavellismi sono molteplici e proprio allindividuazione
delle caratteristiche delle variegate forme di Machiavellismo espresse
nelle diverse culture occidentali e nei vari periodi storici dedicato il
lavoro della Rete di ricerca internazionale di cui ho detto.
Accurate e approfondite ricerche permetteranno di ricostruirne
sempre meglio singole manifestazioni storiche e illuminanti per-
corsi, oltre che di coglierne significative presenze in singoli autori e
in fasi storiche ben definite. Il Machiavelli di Ugo Foscolo che
temprando lo scettro a regnatori | gli allr ne sfronda, ed alle genti
svela | di che lagrime grondi e di che sangue, certamente espres-
sione di una ben precisa congerie storica, ma forse anche frutto di
un lungo cammino di idee che verosimilmente parte dal plagio
messo in pratica dallaristotelico Agostino Nifo col suo trattato De
regnandi peritia (1522-1523) quando Machiavelli era ancora in
vita, per passare poi attraverso la ristampa fatta da Naud di questo
trattato che disvela al popolo la tirannide dei potenti, per arrivare

anti-Machiavellism between France and Italy in the last years of the wars of
religion, in: Machiavelisme - anti-machiavelisme: figures franaises, Journe
dtude, Paris, University of Chicago - Center in Paris 8 juin 2007, ed. Jean
Balsamo Cahiers parisiens/ Parisian Notebooks, vol. IV, 2008, pp. 451-464;
Machiavellismo, in: Gli Ismi della Politica. Cinquantadue voci per ascoltare il
presente, a cura di A. DOrsi, Roma, Viella 2009 (in stampa).

A. Enzo Baldini 42
sino allinterpretazione di Rousseau e oltre
30
. A questa lettura obli-
qua di Machiavelli, va aggiunta quella repubblicana che tanta
fortuna ha avuto nel mondo anglosassone a partire dallInghilterra
delle rivoluzioni secentesche per arrivare ai giorni nostri (al riguardo
sufficiente citare i nomi di John Pocock e Quentin Skinner)
31
.
C poi il Machiavellismo delle guerre di religione francesi del
Cinquecento, quando cio (come Anna Maria Battista ha lucida-
mente mostrato) i Ligueurs e gli Ugonotti utilizzavano Machiavelli
come arma contundente gli uni contro gli altri
32
. E addirittura il
Machiavelli strettamente connesso col platonismo e non soltanto
nelle opere di Francesco Patrizi da Cherso
33
, e, ovviamente, quello

30
Cfr. P. Cosentino, Un plagio del Principe: il De regnandi peritia di Agostino Nifo,
in: R. Gigliucci, ed., Furto e plagio nella letteratura del classicismo, Roma, Bulzoni,
1998, pp. 139-160; D. Caruso, Il De regnadi peritia di Agostino Nifo: plagio o
censura?, in: Machiavelli e la cultura politica del meridione dItalia, cit., pp. 6-22;
C. Del Vento, Le considerazioni di Ugo Foscolo, in: Scritti sul Principe di Niccol
Machiavelli, a cura di P. Carta, C. Del Vento e X. Tabet, Rovereto, Nicolodi 2004,
pp. 31-57; S. Anglo, Machiavelli: The First Century. Studies in Enthusiasm, Hostility
and Irrelevance, Oxford - New York, Oxford University Press 2005, pp. 42-84; C.
Zwierlein, Dal tiranno al despota: prospettive antimonarchiche di Agostino Nifo e
difesa della pluralitas principatuum, 1523-1526, in: Tirannide e dispotismo nel
dibattito politico tra Cinque e Seicento, IX Giornata L. Firpo, Atti del conv. Torino
27-28 sett. 2002, a cura di A.E. Baldini, Firenze, Olschki (in stampa).
31
L.M. Bassani, Brgerhumanismus e repubblicanesimo: il Machiavelli di Hans
Baron e John Pocock, in: Machiavelli nella storiografia e nel pensiero politico del
XX secolo, cit., pp. 299-327; G. Borrelli, Repubblicanesimo e teoria dei conflitti in
Machiavelli. Note su un dibattito in corso, ivi, pp. 329-347, M. Geuna, Skinner, pre-
humanist rhetorical culture and Machiavelli, in: Rethinking the Foundations of
Modern Political Thought, ed. A. Brett, J. Tully, H. Hamilton-Bleakley, Cambridge -
New York, Cambridge University Press, 2006, pp. 50-72; Id., The Republican
Tradition and the Scottish Enlightenment, relazione tenuta al conv. The Limits of
the Atlantic Republican Tradition, Los Angeles 17-18 apr. 2009.
32
A.M. Battista, Politica e morale nella Francia dellet moderna, a cura di Anna
Maria Lazzarino Del Grosso, Genova, Name Edizioni, 1998. Cfr. anche A.E. Baldini,
A.M. Battista, Die politische Philosophie: Staatsrson, Tacitisme, Machiavellismus,
Utopie, cit., pp. 545-568, 605-615; A.E. Baldini, Le guerre di religione francesi nella
trattatistica italiana della ragion di Stato: Botero e Frachetta, Il Pensiero politico,
vol. XXII, 1989, pp. 301-324. Cfr. anche C. Zwierlein, Discorso und Lex Dei. Die
Entstehung neuer Denkrahmen im 16. Jahrhundert und die Wahrnehmung der
franzsischen Religionskriege in Italien und Deutschland, Vandenhoeck & Ruprecht,
Gttingen, 2006.
33
Cfr. C. Vasoli, Francesco Patrizi da Cherso, Roma, Bulzoni, 1989; A.E. Baldini,
Aristotelismo e platonismo nelle dispute romane sulla ragion di Stato di fine
Cinquecento, in: Aristotelismo politico e ragion di Stato, Atti del conv. Torino, 11-

Machiavellismo e machiavellismi: progetto di ricerca

43
che appartiene alla storia delle teorie dellassolutismo, oggetto di inda-
gini sempre pi raffinate
34
. E ancora il Machiavelli dellIllumini-
smo
35
e tutta la variegata tradizione della fortuna e dellutilizzazione
di Machiavelli nellOttocento e nel Novecento, sempre pi oggetto di
indagini puntuali
36
; mentre un numero crescente di studiosi si sta
occupando con risultati di indubbio spessore scientifico della
presenza, diffusione e uso di Machiavelli in differenti periodi storici
e in ben precisi ambiti culturali, mostrando forme talora insospetta-
bili di Machiavellismo
37
. Torna cio alla luce il Machiavelli che

13 febb. 1993, a cura di A.E. Baldini, Firenze, Olschki, 1995, pp. 201-226; M.
Muccillo, Platonismo, Ermetismo e prisca theologia. Ricerche di storiografia
filosofica rinascimentale, Firenze, Olschki, 1996; A.E. Baldini, Ragion di Stato e
platonismo nel dibattito politico italiano di fine Cinquecento, in: Studi in memoria di
Enzo Sciacca, vol. I: Sovranit, Democrazia, Costituzionalismo. Atti del conv.
Catania 22-24 febb. 2007, a cura di F. Biondi Nalis, Milano, Giuffr, 2008, pp. 57-
70. Cfr. anche Platonismo, neoplatonismo, ermetismo fra Umanesimo e Contriforma,
Atti del conv. Torino, 28-29 ott. 2004, a cura di A.E. Baldini, Firenze, Olschki (in
stampa). Alla ricostruzione di queste tematiche dedicato lincontro scientifico
Machiavellismo, Platonismo ed eterodossia culturale in Italia nellet moderna,
conv. in memoria di Luigi Firpo a 20 anni dalla morte (Torino, 25-26 settembre 2009).
34
I.D. Evrigenis, Fear of Enemies and Collective Action, Cambridge - New York,
Cambridge University Press 2008, G. Borrelli, Il lato oscuro del Leviathan.
Hobbes contro Machiavelli, Napoli, Cronopio 2009. Ma in questa scarna citazione
rinvio doverosamente a L. Firpo, Scritti sul pensiero politico del Rinascimento e
della Controriforma, Torino, Utet-Libreria, 2005.
35
N. Ben Saad, Machiavel en France: Des Lumires la Rvolution, Paris,
LHarmattan 2007.
36
G. Calabr, Machiavelli in Italia tra le due guerre. Echi di un dibattito, Napoli,
Istituto Italiano per gli studi filosofici, 2005; Machiavelli nella storiografia e nel
pensiero politico del XX secolo, cit.; Machiavelli nel XIX e XX secolo / Machiavel
aux XIXe et XXe sicles, cit.
37
Per questa vasta produzione allinterno della quale il punto di riferimento
obbligato continua ad essere G. Procacci, Machiavelli nella cultura europea dellet
moderna [1995], cit. mi limito a qualche titolo recente: H. Puigdomenech Forcada,
Maquiavelo en Espaa: presencia de sus obras en los siglos XVI y XVII,
Fundacion Universitaria Espaola, Madrid 1988; S. Bagno, Il machiavellismo nella
societ brasiliana di fine 800: una lettura della Teoria do Medalho di Machado
de Assis, in: Scrittori contro: modelli in discussione nelle letteratura iberiche.
Atti del conv. Roma 15-16 mar. 1995, Roma, Bulzoni 1996, vol. I, pp. 427-436;
M. A. Yousim, Makiavelli v Rossii: Moral i politika na protiaenii pjati stoletij,
Moskva, Institut Vseobej Istorii RAN 1998; A. Polcar, Machiavelli-Rezeption in
Deutschland von 1792 bis 1858. Sechzehn Studien, Aachen, Shaker 2002; E.A.
Rees, Political thought from Machiavelli to Stalin: revolutionary Machiavellism,
Basingstoke, Palgrave Macmillan 2004; M.B. Arbulu Barturen e S. Bagno, La

A. Enzo Baldini 44
ogni generazione ha letto e usato sulla base degli stimoli e delle
peculiarit del proprio tempo: dal Machiavelli delle guerre di
religione europee, a quello connesso con la nascita dello Stato mo-
derno, con la rivoluzione inglese, con quella americana e con quella
francese, con il Risorgimento e i movimenti di liberazione nazio-
nale, con i nazionalismi e i totalitarismi, e persino con espressioni
di antitotalitarismo e princpi di liberalismo, come nel caso di Isaiah
Berlin e Raymond Aron
38
.
Sono queste solo alcune delle molteplici facce del Machiavellismo,
delle sue manifestazioni tuttaltro che agevoli da ripercorrere,
ricostruire e interpretare. Un Machiavellismo che, quindi, va ben
oltre la fortuna di Machiavelli e delle sue opere, e che cerca
sempre di mascherare la propria dimensione strumentale e opportuni-
stica, sia essa di ordine culturale o politico. Innumerevoli sono stati
gli uomini politici e di governo che non hanno esitato a riprendere
senza infingimenti le idee e limmagine del Segretario fiorentino,
oppure a servirsene in qualche modo per i propri obiettivi: da
Federico II di Prussia a Napoleone (o meglio il falso Napoleone)
39
,

rececin de Maquiavelo y Beccaria en el mbito iberoamericano, Padova,
Unipress, 2006; I. Radrizzani, Hrsg., Fichte lecteur de Machiavel. Un nouveau
Prince contre loccupation napolonienne, Basel, Schwabe 2006; M. de
Albuquerque, Maquiavel e Portugal. Estudios de Histria das Ideias Polticas,
Lisboa, Altheia 2007; A. Petrina, Machiavelli in the British Isles: two early
modern translations of The prince [2009], cit.; Th. Mnissier, La politique du
Centaure. Machiavel et le machiavlisme dans la culture occidentale [2009], cit.
38
I. Berlin, The originality of Machiavelli, in: Studies on Machiavelli, ed. M.P.
Gilmore, Firenze, Sansoni 1972, pp. 149-206 (poi in: I. Berlin, Against the
Current, Oxford, Hogart Press 1979; tr. it.: Controcorrente, Milano, Adelphi 1997;
era stato presentato come paper nel 1953 ad una riunione della sezione britannica
della Political Studies Association, dove aveva ricevuto, tra gli altri, i preziosi
commenti di Alessandro Passerin dEntrves, allora docente di studi italiani a
Oxford); R. Aron, Machiavelli e le tirannie moderne, intr. di D. Cofrancesco,
Roma, Seam 1998. Cfr., tra laltro, A.E. Baldini, Berlin e Machiavelli, Il Pensiero
politico, vol. XXXI, 1998, n. 1, pp. 124-129; G.M. Barbuto, Machiavelli e i
totalitarismi, Napoli, Guida 2005, pp. 119-133; S. Suppa, Riflessioni sul Machiavelli
di Leo Strauss, Isaiah Berlin e Raymond Aron, in: Machiavelli nella storiografia e
nel pensiero politico del XX secolo, cit., pp. 277-298; G. Manselli, Isaiah Berlin e lo
scioccante pluralismo di Machiavelli, nel presente volume.
39
G. Procacci, Machiavelli nella cultura europea dellet moderna, cit., pp. 288-
295, 356. Le annotazioni attribuite a Napoleone sono in realt dellabate Aim
Guillon. Cfr. anche N. Machiavelli, Il Principe annotato da Napoleone Buonaparte,
Milano, Silvio Berlusconi editore 1993 (Premessa di S. Berlusconi, pp. ix-xv, e

Machiavellismo e machiavellismi: progetto di ricerca

45
per arrivare al Machiavelli di Lenin, di Trotskij e di Stalin. Vale
forse la pena di ricordare che in una direttiva segreta a Molotov del
1922 Lenin riprendeva in maniera quasi letterale il cap. VIII del
Principe, pur senza alcun riferimento esplicito allopera e allautore,
n il suo era un caso isolato
40
. Sappiamo infatti ora con certezza
che pure Stalin era stato lettore attento e non propriamente critico
del Principe, come attesta lesemplare dellopera di Machiavelli
da lui accuratamente annotato, ma sappiamo parimenti che il suo
Machiavellismo ebbe manifestazioni per certi aspetti emblemati-
che e inquietanti: lo mostra la condanna a morte di Lev Kamenev
nella grande purga del 1936 accusato, tra laltro, dal procuratore
generale Vyshinskij di essere un degno ed esecrabile discepolo di
Machiavelli
41
. Un uso, quindi di Machiavelli come guida per la
costruzione di uno stato nuovo e rivoluzionario e per la gestione
spietata del potere, ma nel contempo, sempre da parte di Stalin,
lutilizzazione dellimmagine sulfurea del beffardo e pericoloso
Segretario per condannare un avversario politico.
Tornando allItalia, due capi di governo del Novecento hanno
introdotto edizioni del Principe di Machiavelli: Benito Mussolini
nel 1927 (lintroduzione era per del 1924)
42
e Bettino Craxi nel
1986, che riprende e sviluppa le interpretazioni di Gramsci (il
nuovo Principe la democrazia e quindi siamo noi)
43
. Anche
Silvio Berlusconi ha pubblicato nel 1992 due successive premesse

Saggio introduttivo di V. Branca da titolo: Una proposta di lettura del Principe.
Machiavelli e la tradizione mercantesca, pp. xvii-xliii).
40
Nella lettera a Molotov Lenin scriveva: Un intelligente scrittore di questioni
statali dice giustamente che, se per attuare un certo fine politico necessario
commettere una serie di crudelt, bisogna commetterle nel modo pi energico e nel
pi breve tempo possibile, poich una prolungata applicazione di crudelt non
tollerata dalle masse popolari. Il trasparente riferimento al cap. VIII del Principe,
anzi, a una delle parti pi scellerate di questo scellerato capitolo (cfr. M.A.
Yousim, Makiavelli v Rossii, cit.; E.A. Rees, Political thought from Machiavelli to
Stalin, cit., p. 112). Uso la tr. italiana di V. Strada, Una biografia in Russia. Cos
Machiavelli annunci Stalin, Il Corriere della Sera, 22 aprile 2000, p. 33.
41
E.A. Rees, Political thought from Machiavelli to Stalin, cit., pp. 143-236; P. Carta,
Machiavelli in Russia, in: Machiavelli nel XIX e XX secolo, cit., pp. 277-382.
42
X. Tabet, Machiavel et le fascisme italien, in: Machiavelli nel XIX e XX secolo,
cit., pp. 215-233.
43
N. Machiavelli, Il principe, Presentazione di B. Craxi, Milano, Mondadori,
1986. La Presentazione si legge alle pp. v-ix.

A. Enzo Baldini 46
alledizione del Principe, entrambe prive di connotazioni politi-
che, brevi ma rigorosamente documentate; le ha scritte prima del
suo ingresso in politica, sottolineando peraltro, non a caso, lutilit
degli insegnamenti del Segretario fiorentino per gli imprenditori
44
.
Poi c il Machiavelli, che gi abbiamo intravisto, per manager,
per venditori, per litigiosi che imparano cos a litigare meglio,
per le donne nello scontro dei sessi, per chi decide di farsi
padrone del proprio destino, almeno per quello che pu (Machia-
velli fr Zeitgenossen: oder Biete dem Schicksal die Stirn), e anche
un Machiavelli a fumetti for beginners, per principianti, per lap-
punto
45
. Ma non mancano espressioni di un antimachiavellismo

44
Cfr. supra, nota 39 (vi precisa: Devo per confessare che queste pagine, pur
geniali e affascinanti, mi sono parse troppo lucide e razionali, forse poco umane, e
comprendo perch Machiavelli accanto agli entusiasti sostenitori annoveri non
pochi critici). Le due Presentazioni sono rispettivamente alle pp. ix-xii e xiii-xv.
45
A. Jay, Management and Machiavelli, London, Hodder & Stoughton, 1967
(nuova ed. riveduta: Management and Machiavelli. Discovering a New Science of
Management in the Timeless Principles of Statecraft, Johannesburg [South Africa]
- San Diego, Calif. Pfeiffer & Co. 1994; tr. fr.: Machiavel et les princes de
lentreprise, Paris, Laffont, 1968); R.H. Buskirk, Modern Management and
Machiavelli, Boston, Ma., Cahners Books 1974; P. Noll, H.R. Bachmann, Der
kleine Machiavelli. Handbuch der Macht fr den alltglichen Gebrauch, Zrich,
Oendo-Verlag 1987; E. Spagnol, L. Spagnol, a cura di, Machiavelli per i Manager,
Prefazione di Piero Ottone, Milano, Longanesi 1988 (nuova ed.: Machiavelli per i
manager. Dalla mente pi acuta del Rinascimento, massime e sentenze a uso della
vita moderna nelle aziende e fuori, Firenze, Ponte alle Grazie 1999; tr. ted.:
Machiavelli fr Manager. Sentenzen, Mnchen, Artemis und Winkler, 1991; Insel
Tachenbuch, 1. Aufl. 1995). G.R. Griffin, Machiavelli on Management. Playing
and winning the Corporate Power Game, New York, Praeger 1991; L. Wallek, The
Mafia manager: a guide to success, Highland Park, Ill., December Press 1991; P.
Curry, O. Zerate, Machiavelli for beginners, Cambridge, Icon Books 1995 (a
fumetti; nuova ed. col titolo: Introducing Machiavelli, Cambridge, Icon Books UK
- New York, Totem Books USA, Crows Nest, NSW Australia, Allen Unwin 2000;
nuova ed.: Icon Books UK 2007); V., The Mafia Manager. A Guide to the
coporate Machiavelli, New York, St. Martin Press 1996 (1 ed. 1991, tr. coreana:
Mapia kyongyonghak: Songgong haryomyon mapia ka doera, Seul, Hwanggum
kaji 1996; tr. ted.: Der Mafia-Manager. Das Management-Lehrbuch der etwas
anderen Art, Wien, Signum-Verlag 1997; tr. sp.: Maquiavelo en la empresa /
Mafia & Management, Buenos Aires, Distal 2003 [2 ed., ivi, 2005]; tr. polacca:
Mafijny menedzer: poradnik korporacyjnego Machiavellego, Warszawa, Ksiazka i
Wiedza 2003); H. Rubin, The Princessa. Machiavelli for Women, New York, Dell
Publishing - London, Bloomsbury 1997 (rist. New York, Dell Trade Paperback
1998; tr. ted.: Machiavelli fr Frauen. Strategie und Taktik im Kampf der
Geschlechter, Rheda Wiedenbrck, Bertelsmann-Club 1998; nuova ed.: Frankfurt

Machiavellismo e machiavellismi: progetto di ricerca

47
inteso non certo come avversione a Machiavelli, bens allo stile di
vita e ai comportamenti codificati con un ricorso sempre pi
ossessionante alla precettistica e agli aforismi estrapolati dalle
opere machiavelliane da parte di chi ha messo sugli altari il
beffardo Segretario (o una delle sua tante maschere), elevandolo a
divinit del nostro tempo
46
.
Qui luso strumentale di Machiavelli passa dalla politica alla
quotidianit, allambito operativo dei singoli. Ipotizzo a questo
punto una possibile chiave di lettura. Come si visto, si tratta di
manuali per uomini e donne di successo, anzi, di una serie
fortunatissima e interminabile di raccolte di massime e precetti tratti
dalle opere di Machiavelli (ordinati per argomenti e sovente
commentati) che si propagano, e questo degno di nota, soprattutto
negli ultimi decenni, o meglio, in un periodo di liberismo trionfante
e di crescente individualismo (gli anni 80 e ancor pi gli anni 90

am Main, Fischer Tachenbuch 2000; 6. Aufl. Juni 2008; audiolibro: Machiavelli
fr Frauen. 4 CDs. Strategie und Taktik im Kampf der Geschlechter, gelesen von
Hannelore Elsner, Hrbuch, Universal Music Deutsche Grammophon, 2008, 270);
Bing, Stanley, What Would Machiavelli do? The Ends justify the Meanness, New
York, HarperBusiness 2000 (paperback ed., ivi, 2002; tr ted.: Was htte
Machiavelli getan? Bosheiten fr Manager, Mnchen, Econ 2002); L. de
Brabandere, J.-M. Besnier, Ch. Handy, Erasme, Machiavel, More: trois
philosophes pour les managers daujourdhui, Paris, Village mondial 2000; Ph.
Harris, A. Lock, P. Rees, eds., Machiavelli, Marketing and Management, London
and New York, Routledge 2000; R. W. Hill, The Boss. Machiavelli on Managerial
Leadership, New York-Geneva, Pyramid Media Group 2000; H. Borger, The
corporate prince: Machiavellis timeless wisdom adapted for the modern CEO,
Bloomington, IN, 1
st
Books 2002 (2. ed.: s.l., Authorhouse, 2005); I. Demack, The
modern Machiavelli, Warriewood, NSW, Business + Pub. 2001 (Crows Nest,
NSW, Allen & Unwin, 2002, tr. sp.: El Maquiavelo moderno. Los 7 Principios del
poder en los negocios, Panorama Editorial S.A. de C.V., Mexico City 2004); C. Lord,
The modern prince: what leaders need to know now, New Haven, Conn. - London,
Yale University Press 2003; C. Reinhardt, hrsg., Machiavelli fr Zeitgenossen: oder
Biete dem Schicksal die Stirn, mit Zeichnungen von Luis Murchetz, Mnchen,
Sanssouci 2005; B. Heussen, Machiavelli fr Streithammel. Lernen Sie die Regeln der
Macht kennen, Frankfurt am Main, Frankfurter Allgemeine Buch - F.A.Z. Institut fr
Management-, Markt- und Medieninformationen 2007. Cfr. anche supra, note 5, 6, 7, 8.
46
R. Berner, Machiavelli 2000: Ich bin der Boss und will es bleiben; ein heiter-ernste
Fhrungs- und Lebenshilfe fr alternde Manager, Zrich, Verlag Organisator 1985;
B.A. Grimm, Macht und Verantwortung: ein Anti-Machiavelli fr Fhrungskrfte,
Wiesbaden, Gabler 1996; Id., Anti-Machiavelli fr Manager: Fhrung, Macht,
Verantwortung, Niedernhausen Ts., Falken, 1999, P. Fidrich, Fhren wie der Alte
Fritz. Der Anti-Machiavelli fr Manager, Berlin, Econ 2008.

A. Enzo Baldini 48
del Novecento), di yuppies e di borse rampanti, un periodo che
prende corpo con ledonismo reaganiano, con il lucido e duro
realismo thatcheriano, un periodo nel quale diminuisce lo spazio
per la solidariet sociale e nel quale la competizione per emergere
economicamente, e quindi socialmente, senza esclusione di colpi.
E non stupisce che il fenomeno sia aumentato in maniera
esponenziale negli ultimi anni. Per questa realt e per questi
obiettivi le massime di Machiavelli sembrano costituire una guida
ideale; ovviamente, ridotte a precetti del tutto decontestualizzati e
privati di ogni riferimento storico, pure norme di comportamento
per conseguire il successo a qualsiasi costo, senza tener conto dei
mezzi e dei percorsi usati per raggiungere i fini ritenuti
prioritari. E pare persino plausibile che questo Machiavelli sia
arrivato nel mondo dellimpresa e dellaggressiva quotidianit
debordando dallambiente militare, dai durissimi corsi di selezione
e di formazione (anche a livello accademico) per i futuri
combattenti, dove le opere del fiorentino sono usate da tempo come
insuperabili manuali di strategie e tattiche militari.
Se cos fosse, non potrebbe questo uso distorto di Machiavelli
(aberrante per gli studiosi del suo pensiero) diventare una sorta di
emblema di questo periodo storico? Tutta questa letteratura
pubblicata sotto il nome di Machiavelli non potrebbe aiutarci a
capire meglio alcune dinamiche sociali e politiche di questi ultimi
decenni? il quesito dal quale eravamo partiti. Forse, per, anche
questa fitta produzione veramente una forma di Machiavellismo e
forse non va liquidata con sdegno, bollandola come immeritevole di
commenti e di analisi di qualsiasi genere.








PARTE I

Percorsi machiavelliani
nella prima et moderna


A. Arienzo, G. Borrelli (eds), Anglo American faces of Machiavelli. Machiavelli e machiavellismi nella cultura
anglo-americana (secoli XVI-XX), 51-74 2009 Polimetrica International Scientific Publisher Monza/Italy
Machiavelli Beyond the Channel:
the First English Translations of The Prince
Alessandra Petrina
The early reception of Machiavellis Principe in England and
Scotland is still matter for research and debate. Traditionally, the
first English version of this text is believed to be Edward Dacress
translation, published in 1640
1
; before that, there was allegedly only
the most superficial acquaintance with a murderous Machiavel
belonging more to the Elizabethan stage than to the written page.
But the Principe was studied and translated, and its ideological
contents subjected to intense scrutiny, well before the seventeenth
century. This essay explores some of the ways in which the
Principe was acquired, read, and circulated, and whether the
readers reception in the British Isles justifies Sydney Anglos
view that the Principe should be taken into consideration as a
special case among Machiavellis works, since it is not only the
shortest of Machiavellis works; it is also the simplest, the crudest,
and the one which makes the least demands upon a reader, while
offering the quickest returns in terms of drama and excitement
2
.
Such a view uncovers for us the paradox at the heart of this area
of Machiavelli studies: though the reception of Machiavelli in
England has fascinated scholars for more than a century, starting with
Edward Meyers pioneering work
3
, it has also exhibited a curious

1
Nicholas Machiavels Prince. Also, The Life of Castruccio Castracani of Lucca.
And the meanes Duke Valentine usd to put to death Vitellozzo Vitelli, Oliverotto of
Fermo, Paul, and the Duke of Gravina. Translated out of Italian into English by
E[dward] D[acres], London, R. Bishop for W. Hils, 1640.
2
S. Anglo, Machiavelli: A Dissection, London, Gollancz 1969, p. 272.
3

E. Meyer, Machiavelli and the Elizabethan Drama, Weimar, Felber 1897.

Alessandra Petrina 52
limitation in its approach, focussing its attention almost exclusively
on the image of Machiavelli filtered through Shakespeares and
Marlowes plays, an image that had more to do with the tradition of
the Vice on the medieval stage than with the Florentine writer.
Machiavelli, it seemed, was not read and analysed but only heard of
and feared, quickly transformed into the bogey symbol of Catholicism
(for Protestants), atheism (for Jesuits), political craft, cruelty, evil.
Most Elizabethan texts would present this view of Machiavelli, while
in a few, totally distinct cases, Machiavelli was studied and discussed
as a perfectly legitimate, if controversial, political theorist. The
distinction itself, as suggested by a number of twentieth-century
scholars, is a form of over-simplification, especially if taken to
extremes, as in the case of Irving Ribners 1954 article, Marlowe
and Machiavelli, which saw Marlowe as perfectly embodying this
dual attitude in two of his plays, The Jew of Malta (which repre-
sented popular, generalizing abhorrence towards a devil incarnate)
and Tamburlaine (which reflected a more thoughtful approach to
the political doctrine of the Italian writer)
4
.

There is little doubt that
the two forms of approach were so close as often to influence each
other; unfortunately, the great number of instances we have of the
former attitude, and the sheer illustriousness of the names associated
with it, together with the fact that drama has long been considered the
predominant form of writing in early modern England, has some-
times made critics blind to instances of ownership and knowledge of
Machiavellis works that go well beyond the superficial rejection of
those who simply considered Machiavelli another name for the devil,
and his work Satanae digito scriptum
5
.
The early history of Machiavellis works, and of the Principe
in particular, encouraged this biassed vision, and the nature of
Machiavellis most famous work has contributed to the unique
nature of its reception. The very popularity the Principe has enjoyed,

4

I. Ribner, Marlowe and Machiavelli, Comparative Literature, vol. 6, 1954, pp.
348-56. For a more general view of the reaction to the Principe, see: F. Gilbert,
History. Choice and Commitment, Cambridge, Harvard University Press 1977, pp.
155-76.
5

This passage comes from one of the earliest allusions to the Principe in England:
Reginald Poles Apologia ad Carolum Quintum, written in 1539. See: Epistolarum
Reginaldi Poli S.R.E. Cardinalis Et Aliorum ad ipsum Collectio. Pars I, ed. by
Angelo M. Quirini, Brixiae, Excudebat Joannes-Maria Rizzardi, 1744, pp. 66-171.

Machiavelli Beyond the Channel: the First English Translations of The Prince 53
even if shown in the form of blind hate or raging invective, is
suggestive of the flexibility of this text. In the complex history of the
fortuna of his works, Machiavelli plays a passive role, often used to
validate hypotheses that belong elsewhere, both historically and
geographically. It is the case, for instance, of the use made of
Machiavellis works and image within the controversy between
Catholics and Protestants, in France above all but also in England and
Scotland: a controversy that is totally extraneous to Machiavellis
own political reflections, but which easily transforms the abhorrent
suggestions of the Florentine writer into instances of the corrupt
and devious Catholic way to power. Ironically enough, after
undergoing suspicion on the part of the Jesuits, Machiavelli was to
be identified with them by some Tudor writers. Such variety of
interpretations may be due to two factors: on the one hand, the
succs de scandale surrounding Machiavellis work, which meant
that fame often preceded knowledge, and that reactions and
responses were more to the bogus image of the devilish Machiavelli
than to an actual reading of what he had written; on the other, the
practical nature of many of Machiavellis writings, and especially
of the Prince, meant that the form in which their precepts were
presented pre-emptied them of their ideological content. This might
explain why the Principe has so often been read as a treatise against
despotic rulers, almost a piece of republican propaganda. Diametri-
cally opposed interpretations give us an idea of the degree to which
this text is open to interpretations, even when they attempt to be
ideologically unbiased.
Machiavellis works arrived in the British Isles following a
number of tortuous and diversified routes, which are partly the
result of the tormented reception in Italy in the years immediately
following its posthumous publication in 1532
6
. Early readers of the
Principe had known of its explosive potential long before
publication: as Sydney Anglo notes, even around 1514-16, when Il
Principe was nearly completed and circulating only in manuscript,

6
The best guide on the history of the printed editions of Machiavellis works is S.
Bertelli and P. Innocenti, Bibliografia Machiavelliana, Verona, Edizioni Valdonega
1979. A recent, excellent study on the early reception is S. Anglo, Machiavelli. The
First Century. Studies in Enthusiasm, Hostility, and Irrelevance, Oxford, Oxford
University Press 2005.

Alessandra Petrina 54
one of the authors friends, Biaggio Buonaccorsi, had declared that
those who appreciated Machiavellis merit must be prepared to
defend him fiercely against those who, through malignity or envy,
might try to bite and tear him
7
. Perhaps foreseeing controversy,
the first publisher, the Roman Antonio Blado, had Clement VII, the
Medici pope, give his official imprimatur to the work; this,
however, did not stop a successive pope, Paul IV, from inserting the
Principe, together with the whole of Machiavellis opus, in the
Index Librorum Prohibitorum, ironically published by the same
Blado in 1557
8
. In the twenty-five intervening years there had
appeared fifteen editions of the original Italian, and at least three
French translations: these few data are sufficient indication of how
fame and censorship had already begun to work together to make
the Principe an extraordinary phenomenon in the history of the
book in early modern Europe.
It was impossible for the Pope to believe that the publication of
the Index would have automatically stopped the circulation and
reading of the listed books in Catholic Europe; on the other hand, it
would be wrong to think that Machiavelli was especially targeted
by the Papal decision, since the Index included about 600 authors,
most of whom are nowadays forgotten. What effect could the Index
have in England? It had none in France, while it was enforced not
only in Italy but in Spain and Portugal. England in those years was
in the midst of a religious crisis: the reigns of Henry VIII, Edward
VI, Mary Tudor and finally Elizabeth marked a number of changes
in the monarchs attitudes towards religion, as well as in their
religious allegiances. As Machiavellis works were inserted in the
papal Index, Mary Tudors fanatical Catholicism coincided with an
almost complete lack of interest in Machiavelli in England, which is
perhaps no more than a coincidence. Henry VIIIs reign, on the
other hand, had been marked by allusions to the Principe and other
Machiavellian works: it is the case of the already mentioned attack
written by Reginald Pole against the Principe
9
, or of a letter, dated

7

S. Anglo, Machiavelli. The First Century, p. 165.
8

Index auctorum et librorum qui tanquam haeretici, aut suspecti, aut perniciosi,
ab officio S. Ro. Inquisitionis reprobantur, et in universa Christiana republica
interdicuntur, Roma, Antonio Blado, 1557.
9
Apologia ad Carolum Quintum, pp. 136-45.

Machiavelli Beyond the Channel: the First English Translations of The Prince 55
13 February 1539, in which Henry Parker, Lord Morley, accompany-
ing the gift of a copy of the Historie Fiorentine in Italian, urged
Thomas Cromwell to read both this book and the Principe, adding a
short description of both, and noting how the Principe in particular
was surely a good thing for your Lordship and for our Sovereign
Lord in Council
10
.

By the time Elizabeth ascended the throne, re-establishing the
supremacy of Anglicanism, there was no reason for her subjects to
heed the papal decree, and one begins to trace unmistakable signs
of a rising interest in the works of the Florentine secretary. Such
interest is especially focussed in the case of the Sidney circle, to the
point that it has been suggested that the poet might have been
influenced by Machiavellis political theories while writing the
Arcadia
11
;

and among some of the students at the University of
Cambridge, most notably Gabriel Harvey, who mentions Machiavelli
with obvious admiration in a number of instances in his letters to
Edmund Spenser and Richard Remington
12
. In other cases the author
of the Principe is evoked with hatred rather than admiration: this is
what we find especially in popular writers, authors of pamphlets and
dramatists, ranging from Thomas Nashes allusions to veneriall
machiauelisme
13
, and his reference to Nicalao Maleuolo, great

10
The letter is printed as item 285 in J. Gairdner and R.H. Brodie, eds, Letters and
Papers, Foreign and Domestic, of the Reign of Henry VIII, vol. XIV, part 1,
London, Eyre and Spottiswoode 1864, p. 111. See also: S. Anglo, Machiavelli. The
First Century, p. 97.
11

On this point, see: V. Kahn, Machiavellian Rhetoric: From the Counter-
Reformation to Milton, Princeton, Princeton University Press 1994, p. 106. Irving
Ribner has detected possible similarities between Machiavellis ideas and Sidneys
political thought in the following articles: Machiavelli and Sidneys Discourse to
the Queenes Majesty, Italica, vol. 26, 1949, pp. 177-87; Machiavelli and Sidney:
The Arcadia of 1590, Studies in Philology, vol. 47, 1950, pp. 152-72; Sidneys
Arcadia and the Machiavelli Legend, Italica, vol. 27, 1950, pp. 225-35. See also
F. Raimondi, Philip Sidney: Machiavelli in Arcadia, in the present volume.
12

The Works of Gabriel Harvey, D.C.L., vol. 1, ed. by A.B. Grosart, London, The
Huth Library 1884, p. 69. Letter-Book of Gabriel Harvey, A.D. 1573-1580, ed. by
E.J.L. Scott, London, Printed for the Camden Society 1884, pp. 79-80, p. 174.
13
Christs Teares over Ierusalem. The edition used for all quotations from Nashes
works is The Works of Thomas Nashe, ed. by R.B. McKerrow and F.P. Wilson,
Oxford, Blackwell 1958. This quotation is to be found in vol. 2, p. 153. For other
allusions to Machiavelli in Nashes works, see: L. Ule, A Concordance to the Works
of Thomas Nashe, Hildesheim, Olms-Weidmann 1997. As Jeannette Fellheimer notes,
however, Nashe quotes at least once [...] from Machiavelli in such a way as to show

Alessandra Petrina 56
Muster maister of hell
14
, as if Machiavelli was tout court another
name for the devil, to Shakespeares numerous mentions of the
Florentine writer
15
. Among literary allusions in Tudor writing, the
most famous is perhaps the appearance of Machevill in Christopher
Marlowes Jew of Malta: here the Florentine writer himself, more
than sixty years after his death (the play was probably composed in
1589), appears in the Prologue, proposing himself as a model for the
evil deeds the protagonist is about to perform, and at the same time
summarising for the audience the ferocious traits of the popular
Machiavelli. The passage is worth quoting in full:

Albeit the world thinke Machevill is dead,
Yet was his soule but flowne beyond the Alpes,
And, now the Guize is dead, is come from France,
To view this Land, and frolicke with his friends.
To some perhaps my name is odious,
But such as love me, gard me from their tongues,
And let them know that I am Machevill,
And weigh not men, and therefore not mens words:
Admird I am of those that hate me most.
Though some speake openly against my bookes,
Yet will they reade me, and thereby attaine
To Peters Chayre: And when they cast me off,
Are poysond by my climing followers.
I count Religion but a childish Toy,
And hold there is no sinne but Ignorance.
Birds of the Aire will tell of murders past;
I am ashamd to heare such fooleries:
Many will talke of Title to a Crowne.
What right had Caesar to the Empery?
Might first made Kings, and Lawes were then most sure
When like the Dracos, they were writ in blood.
Hence comes it, that a strong built Citadell
Commands much more then letters can import:

direct knowledge and just appreciation of his writings (J. Fellheimer, The
Englishmans Conception of the Italian in the Age of Shakespeare, M.A., University
of London 1935, p. 219). The reference is once more to Christs Teares over Ierusalem.
14
Pierce Penilesse his Supplication to the Divell, The Works of Thomas Nashe, vol.
1, p. 183.
15
See, for instance: The Merry Wives of Windsor, III.i.101; The First Part of Henry
VI, V.iv.74; The Third Part of Henry VI, III.ii.193.

Machiavelli Beyond the Channel: the First English Translations of The Prince 57
Which maxime had Phaleris observd,
Hhad never bellowed in a brasen Bull
Of great ones envy; oth poor petty wites,
Let me be envyd and not pittied!
16


A number of points are worth noting in this passage: in spite of the
fact that Marlowe, as a student at Cambridge, probably could have
access to Machiavellis works and present an unbiased opinion of
the Florentine writer
17
, in his Prologue the posthumous fame of the
Principe, as well as of other Machiavellian writings, is used as an
indication of the almost supernatural influence exercised by the
writer; the name of Machiavelli is immediately linked with France
rather than Italy: correctly enough, since the Index, temporarily
stopping circulation of his works in Italy, made France one of the
preferred channels of transmission. There is also an allusion to
Henri de Lorraine, third Duke of Guise, considered the prime agent
in the Massacre of St Bartholomews Night (24 August 1572) and
assassinated sixteen years later by order of the king, Henri III; this
reference may have reminded the spectators that Machiavellis
name in Europe was soon associated with Caterina de Medici,
the daughter of the original dedicatee of the Principe as well as
Queen of France between 1547 and 1559. It was suggested that
Caterina had been the means of introducing Machiavelli to France,
though, as Annamaria Battista has established, this suggestion is
probably groundless
18
; at the same time, the name of Caterina, and
consequently that of Machiavelli, were linked to the memory of the
atrocities of the Massacre. Marlowes allusion is elegantly elliptical,
presupposing on the part of at least a section of his audience an
awareness of political events that ranges beyond the traditional bogus
image of Machiavelli as the Vice, and links him neatly to recent
European history. On the other hand, Machiavelli is also connected to
Marlowes anti-catholic polemic: the apparent rejection of the
Florentine writer on the part of the Pope hides the secret admiration
felt by those who aspire to Peters chair. At the same time, the

16
The Jew of Malta, Prologue, ll. 1-27. The edition used is The Complete Works of
Christopher Marlowe, ed. by Roma Gill, Oxford, Clarendon Press 1995.
17
On this point see: J. Fellheimer, The Englishmans Conception, pp. 201-08.
18
A. Battista, La penetrazione del Machiavelli in Francia nel secolo XVI,
Rassegna di Politica e di Storia, voll. 67-68, 1960, pp. 16-32.

Alessandra Petrina 58
playwright alludes not only to the power of words, but also to
Machiavellis method of using examples taken from classical and
even mythical history to prove his points. The Prologue of the Jew of
Malta, therefore, far from being a straightforward evocation of evil in
its most readily understood form, plays on a number of allusions that
reveal to twenty-first century readers the complexity of Machiavellis
reception in England. It also reveals the literary potential of this
figure; as has been observed, the imaginative creation of a Machia-
velli figure has significance in the history of literature, but the
existence of such a concrete image of Machiavelli has also reinforced
interest in political Machiavellism and its impact
19
.
In the meantime, the loopholes left by the Index, and the
possibilities offered by surreptitious circulation of manuscripts and
printed books, seemed to conspire with Machiavellis growing if
undoubtedly controversial fame to encourage semi-legal or clandes-
tine editions of his works, and translations in a number of languages.
Venetian printers, for instance, would print his works without the
name of the author; in other cases there were editions bearing the
date of 1550, in order to avoid the strictures of the Index
20
; at the
same time, printers outside Italy realised that Machiavelli, together
with other censored writers such as Pietro Aretino, could offer good
possibilities for a readership whose curiosity would be whetted by
the very existence of a Papal veto. The three cities where surrepti-
tious printing most flourished were Basel, London and Geneva, while
in France there had already appeared a number of translations, a fact
which in itself constituted a vindication of Machiavellis work.
Translation is, of course, a linguistic act before it acquires any other
cultural or ideological overtones, and it is perhaps worthwhile to
wonder whether the relevance of the Prince and other works by
Machiavelli as literary texts played any role in their diffusion. The
early editions of the Prince vindicate the purity of Machiavellis
Italian, and in the Florentine edition published by Bernardo di

19
F. Gilbert, History, Choice, Commitment, p. 160. A thorough analysis of Marlowes
Prologue is to be found in A. DAndrea, Studies on Machiavelli and his Reputation in
the Sixteenth Century, Mediaeval and Renaissance Studies, vol. 5, 1961, pp. 214-48.
See: also C. Minshull, Marlowes Sound Machevill, Renaissance Drama, vol. 13,
1982, pp. 35-53.
20

See: S. Bertelli, P. Innocenti, The Englishmans Conception, pp. 78-79.

Machiavelli Beyond the Channel: the First English Translations of The Prince 59
Giunta in 1532 the text is referred to as already a classic
21
. Nor was
the literary fame of its author limited to Italy: to offer an instance
closer to the area of our investigation, it is sufficient to note that in
the 1611 edition of his Italian dictionary, Queen Annas New World
of Words, John Florio could insert in his list of Authors and Books
that haue been read of purpose for the collecting of this Dictionarie
not only Tasso, Bembo or Dante, but also Tutte lpere di Nicolo
Macchiauelli, though at the time the controversy was still raging.
This overview gives us a preliminary idea of the numerous and
complex ways in which Machiavellis works, and especially the
Principe, could penetrate England and Scotland. Recent studies,
concentrating not only to literary allusions or references to the
Florentine writer, but also studying the circulation of books through
library catalogues and bookseller lists, deeds of sales, and marks of
ownership, help us to reconstruct a geography of Tudor Machiavellian-
ism that goes far beyond the damning evocations quoted above. It
should also be remembered that what we have today are only
fragments of a far more articulate activity, and that the picture that
can be offered, in its inevitable partiality, can only hint at what must
have been a keen and widespread interest. The study of Machiavellis
reception is made more difficult by the semi-clandestine circulation
of his works, at least in the decades immediately following the
publication of the Index.
English readers could approach the Principe in Italian, Latin and
French, before the first English versions appeared, and it is interest-
ing to note how each version followed an individual route and could
reach a different audience. The Latin version first published in 1560
by Pietro Perna in Basel was probably the one that acquired a more
widely international reputation
22
. Both the printer and the translator,
Sylvester Telius, were Italian immigrants who saw the advantage of
having the Principe in a language almost every European intellectual

21
See: ivi, p. xxxv.
22

Nicolai Machiavelli reip. florentinae a secretis, ad Laurentium Medicem de
Principe libellus: nostro quidem seculo apprim vtilis & necessarius, non mod ad
principatum adipiscendum, sed & regendum & conseruandum: Nunc primum ex
Italico in Latinum sermonem uersus per Syluestrum Telium Fulginatem, Basileae,
apud Petrum Pernam, 1560. On the circumstances surrounding this translation, see:
L. Perini, La vita e i tempi di Pietro Perna, Roma, Edizioni di Storia e di Letteratura
2002, pp. 175-79.

Alessandra Petrina 60
could understand. Their foresight is confirmed by the fact that by
1699 no less than eighteen editions had been published, and that
this version enjoyed considerable influence not only in Italy, but in
the north of Europe. A copy of the first edition survives in the
British Library in London, and another in the Bodleian library in
Oxford; evidence that Teliuss translation circulated in England is
also offered by a long passage from Samuel Cottesfords A Treatise
Against Traitors, published in London in 1591
23
; besides, the
catalogue of the Lumley library includes the Florentine edition of
the Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio (1543), as well as
two copies of the first edition of the Telius version of the Prince
24
.
French versions were more numerous, even if none of them
enjoyed the popularity of Teliuss Latin translation: while the first
manuscript translation of the Principe, by Jacques de Vintemille
(1546), had probably no circulation beyond his immediate circle
and his dedicatee, Anne of Montmorency
25
, the two earliest printed
translations, by Guillaume Cappel and Gaspard dAuvergne, both
appearing in 1553, were also known and read in the British Isles.
Cappels version, dedicated to Jean Bertrand, Lord Privy Seal, is
not only striking for his elegant adherence to the original, but for
the attention the translator pays in his preface to the relationship
between the examples offered by history and the development of
Machiavellis political theory, and the challenge this provides the
translator, as he explains in the following passage:




23

N.W. Bawcutt, Some Elizabethan Allusions to Machiavelli, English Miscellany,
vol. 20, 1969, pp. 61-62.
24
The Lumley Library was probably the largest private library in Elizabethan
England; after Lord Lumleys death, in 1609, it was moved to St Jamess Palace;
on this occasion a catalogue was compiled. The two copies appear as n. 1351 and
2211b in the catalogue. For information on the Lumley Library I am indebted to S.
Jayne and F.R. Johnson, eds, The Lumley Library: The Catalogue of 1609 (London,
The Trustees of the British Museum 1956), p. 1. The catalogue is preserved in
manuscript form in Cambridge, Trinity College Library (MS 0.4.38); and there is
another manuscript copy in London, British Library (Additional MS 36659, ff.
222-23, 363).
25

The only extant manuscript of this translation (titled Le Prince de Nicolas
Machiavel, citoyen et secrtaire de Florence, traduict en franoys, MDXLVI, par
Jacques de Vintemille) is now in the Muse Cond at Chantilly (MS 693).

Machiavelli Beyond the Channel: the First English Translations of The Prince 61
Nostre autheur Machiauelle applique tout a la maniere de gouerner de
son temps, & de son pas qui est quasi la nostre, car le vrai but dun
autheur, & dun seigneur Politiq, cest de conseruer & augmenter les
estatz: vn bon moien de proceder, vn stile propre a la matiere, vne
connoissance des histoires, vne experience asseure [...] Toutesfois
deuant que descrire rien de mon inuention iay bien voulu faire epreue
de mon stile en la traduction de ce liure, que ie nay voulu laisser quasi
Aubein, entre les autres ses plus grans freres naturalisez de nostre
langue
26
.

Together with the dedications of the various French translations to
prominent members of the nobility, what we read in this and other
prefaces clearly shows that the Principe in France was discussed
without the horrified awe we find in many of the allusions to
Machiavelli in Tudor England. This is confirmed by the other early
French version, by Gaspard dAuvergne, also dated 1553 but
possibly completed earlier
27
. The link of this translation with the
English-speaking world is highlighted by the fact that it was
dedicated to a prominent member of the Scottish nobility, James
Hamilton, earl of Arran; governor of Scotland in 1542 and Duke of
Chtelheraut in 1548. Once more, in writing a preface to this
translation dAuvergne underlined the usefulness of the Principe as
a manual of practical politics:

Aussi trouerez vous, que le naturel auteur du liure ne traite dautre
propos que dacquerir, & garder le sien: En quoy il constitue
entierement la fin du Prince, quil nous veut proposer & depaindre,
nayant voulu suyure en cela la traditiue de ceux, qui ont escrit par
deuant luy sur semblable argument: lesquels ont figur en leurs
escrits ie ne say quelle perfection de Prince non imitable tous les
humains, pour la fragile condition de ceste nature. Ou au contraire
cestuy ci a voulu accomoder la forme des ses preceptes seulement a
ce, qui est suiet lexperience, & la plus commune mode de faire,

26

Le Prince de Nicolas Machiavelle secretaire et citoien de Florence. Traduit
dItalien en Franoys Par Guillaume Cappel, Paris, Chez Charles Estienne
Imprimeur du Roy, 1553, pp. IIIv, IIIIv.
27
Le Prince de Nicholas Macchiavelli secretaire et citoien de Florence, Traduit
dItalien en Francois, Poitiers, Enguibert de Marnef, 1553. The privilge is dated
1547 (Bowen, p. 316). The translation was reprinted in 1563, and dAuvergne
completed a second translation in 1571.

Alessandra Petrina 62
dont les sages princes ont vs, pretendans, comme iay dit, conserver,
& augmenter leur dommaine
28
.

In this sense, dAuvergne who makes Machiavelli useful rather
than controversial on points of principle seems the turning point
of Machiavellian reading in France, and perhaps, by implication, in
Scotland. His practical reading is a reduction and a simplification
of Machiavellis thought; but it also gives the text viability, and
underlines its political, non-theological bent by noting that la
necessit naturelle nus contraint viure les vns auec les autres, par
vne societ politique approuuee des saintes lettres
29
. Another point
underlined in dAuvergnes dedication is the usefulness of the
Principe as a practical manual of war: as he writes to Hamilton,
ceste sorte de present vous deuoir estre aggreable, comme person-
nage occup en continuelle expedition des armes
30
.

A connection
might perhaps be suggested, through this allusion, with another and
less controversial work by Machiavelli, the Arte della Guerra,
which had been received fairly early in the British Isles thanks to
Peter Whitehornes Arte of Warre, a translation dedicated to Queen
Elizabeth and published in 1560
31
.
Both these French translations, and the later one undertaken by
Jacques Gohory and published in 1571
32
, appear to have enjoyed
moderate popularity in England and Scotland, though dAuvergnes
dedication to Hamilton does not seem to have made his version
much more influential than the others. Copies of one or the other of
these versions still survive in libraries or collections in the British
Isles, and in a few cases it is possible to retrace the identity of the
original owner. For instance, Sir Nicholas Throckmorton, English
ambassador to Scotland between 1561 and 1567, owned a copy of

28

Dedicatory epistle, pp. 4-5. The edition I have used is Le Prince de Nicolas
Macchiavel, secretaire et citoyen de Florence: Traduit d'Italien en Franois,
Rouen, Chez Robert Mallard, 1586.
29

Ivi, p. 6.
30
Ivi, p. 3.
31
On the popularity of the Arte della Guerra in sixteenth-century Europe, see: S.
Anglo, Machiavelli The First Century, pp. 32-33.
32
Le Prince de Nicolas Machiavel secretaire et citoyen florentin. Dedi au
magnifique Laurens fils de Pierre de Medicis. Traduit d'Italien en Franois auec
la vie de l'auteur mesme, par Iaq. Gohory Parisien, Paris, Robert le Mangnier,
1571.

Machiavelli Beyond the Channel: the First English Translations of The Prince 63
the Prince in Guillaume Cappels translation, a copy which is still
extant and bears its owners annotations
33
;

while the seventeenth-
century Scottish William Drummond of Hawthornden possessed,
beside an edition of the Discorsi printed in Venice in 1552 and an
edition of the Historie Fiorentine printed in Venice in 1540,
Jacques Gohorys translation of the Discorsi, bound together with
the Principe, also in the Gohory translation
34
. Both books were in
the 1571 Paris edition, that is to say, the first edition of this version.
There are other, less decipherable allusions to instances of
ownership of these books
35
; but it is important to note that they
could also circulate in Italian, not only thanks to pre-Index copies
that had made their way to northern Europe, but in an edition
surreptitiously printed in England in 1584. This edition was due to
the enterprising spirit of John Wolfe, a printer who had worked in
Italy, probably with the Giunta family in Florence in the 1570s, and
in 1579 had come back to London, where he had started working
outside the boundaries of the Stationers Company
36
. Wolfe most
probably knew Italian, and was in contact with some members of
the Italian community in London; between 1584 and 1589 had a
number of works by Machiavelli and Aretino surreptitiously
published. This means these books were printed with a fictitious
printers name and location: while in the case of Aretino Wolfe

33
See: N.W. Bawcutt, Machiavelli and the Elizabethans: A New Examination,
tudes Anglaises, vol. 30, 1977, pp. 455-62. Throckmorton, called a Machiavellist
by Sir Richard Morison, had been to France in 1559, in his ambassadorial capacity,
and had been later imprisoned by Catherine de Medici. The book is now in the
library of Magdalen College, Oxford, as part of a gift from Arthur Throckmorton, Sir
Richards second son, in 1626.
34

R.H. MacDonald, The Library of Drummond of Hawthornden, Edinburgh,
Edinburgh University Press 1971, p. 211, p. 218. The volume is now in the Bodleian
Library in Oxford (Douce M.239): it is a very clean copy, with some underlining in
pencil; on the title page is Drummonds signature, which also appears on the last
page of the text of the Principe (p. 64v).
35
For instance, among the papers of Henry Percy, ninth Earl of Northumberland,
there is a declaration of payment for Machevells booke in Frenche, ij s. among
the accounts for the audit period 1585-87. See G.R. Batho, ed., The Household
Papers of Henry Percy, Ninth Earl of Northumberland (1564-1632), London,
Offices of the Royal Historical Society 1962, p. 58.
36

I. Gadd, Wolfe, John (b. in or before 1548?, d. 1601), Oxford Dictionary of
National Biography, Oxford, Oxford University Press 2004, online edn, May 2006,
sub voce.

Alessandra Petrina 64
opted for the suggestive town of Bengodi as a place of publica-
tion, Machiavellis works appeared as published in Palermo, by the
non-existent printer Antoniello degli Antonielli and his heirs
37
.
Evidence that Wolfes texts were not meant only for the Italian
market is offered by the existence of a surprising number of extant
copies in libraries all over Europe Bertelli and Innocentis Bibliogra-
fia machiavelliana, admittedly an incomplete survey, lists no less
than 45
38
. England of course is not excluded, and copies of Wolfes
edition of the Principe appear in some of the major libraries
39
, as
well as in private libraries, such as the one belonging to Barnabe
Barnes, Elizabethan poet and friend of John Florio, Gabriel Harvey
and Wolfe himself
40
,

while evidence of Englishmen reading
Machiavelli in Italian can be found, for instance, among the anti-
Machiavellian invectives in John Cases Sphaera Civitatis (1588)
41
.
A proof of ownership is in the inventory, made in 1556, of Sir
William Mores goods (a gentleman of Loseley, in Surrey); his vast
library includes ij. bokes of machevales works, in Italian,
together with a number of other books in the same language
42
.
No less important, in order to demonstrate the extent of
Machiavellis influence in Tudor England, are the translations. The
belief that the first English version of the Principe was William

37

Il prencipe di Nicolo Machiavelli. Al Magnifico Lorenzo di Piero de Medici. Con
alcune altre operette, i titoli delle quali trouerai nella seguente facciata, Palermo,
Appresso gli heredi dAntoniello degli Antonielli, 1584. Further information on
Wolfes activity and on surreptitious printing in early modern England can be
found in D.B. Woodfield, Surreptitious Printing in England 1550-1640, New
York, Bibliographical Society of America 1973.
38
See S. Bertelli, P. Innocenti, Bibliografia machiavelliana, p. 65.
39
There are, for instance, copies both in the British Library and in the Bodleian
Library in Oxford.
40

Mark Eccles, Barnabe Barnes, in Thomas Lodge and Other Elizabethans, ed. by
Ch.J. Sissons Cambridge, Harvard University Press 1933, pp. 165-241. For the
reference to the Principe, see: pp. 236-38. Barnabe explicitly mentions Machiavellis
book in the dedication of his Offices to King James. He owned also the Discorsi, also
in Wolfes edition, N.W. Bawcutt, Barnabe Barness Ownership of Machiavellis
Discorsi, Notes and Queries, vol. 227, 1982, p. 411.
41
John Cases treatise was published for the first time in Oxford in 1588. I refer to
the second edition: Sphaera Ciuitatis; Hoc est; Reipublicae recte ac pie secundum
leges administrandae ratio, Francofurdi, Apud Ioan. Wechelum, 1589, p. 2.
42

J. Evans, Extracts from the Private Account Book of Sir William More,
Archaeologia: or, Miscellaneous Tracts Relating to Antiquity, vol. 36, 1855, pp. 284-
310, p. 290.

Machiavelli Beyond the Channel: the First English Translations of The Prince 65
Dacress, published in 1640, has been proved erroneous since the
early twentieth century. In 1934 a manuscript with an English
translation of the Principe had been put up for sale in London by
Maggs Brothers of Conduit Street; at the time the Giornale Storico
della Letteratura Italiana expressed the pious hope that the Italian
authorities would find money enough to reclaim this re-discovered
treasure
43
. Unfortunately, in spite of Benito Mussolinis avowed
interest for Machiavelli, the money was not forthcoming, and the
manuscript ended in Los Angeles, in the private collection of Mr
Julius Furthman. It was on this manuscript (now Harvard University,
Houghton Library, Ms. Eng. 1014) that Hardin Craig based his 1944
edition
44
. Hitherto the only critical edition of any of the Elizabethan
translations of the Principe.
But the earliest scholarly research on these translations is
probably due to John Wesley Horrocks, an obscure student who in
1908 discussed his D.Litt. thesis at the University of London,
Machiavelli in Tudor Political Opinion and Discussion
45
. Horrocks
did not pursue an academic career, and there are no publications to
his name; but his thesis has long been a mine of information for all
scholars working in this field, and has been sometimes used or even
plagiarised without acknowledgements
46
. He seems to have had an
almost abnormal intuition for the discovery of manuscripts, and
though unaware of the existence of the Furthman manuscript,
brought to light and described five manuscripts containing two
different English versions of the Principe; four of them are in the
British Library, and one in the Bodleian Library. The discovery was
confirmed, in 1937 by the Italian scholar Napoleone Orsini
47
, and

43

C. Foligno, A Note in Cronaca, Giornale Storico della Letteratura Italiana,
vol. 104, 1934, pp. 177-78.
44
Machiavellis The Prince: An Elizabethan Translation. Edited with an
Introduction and Notes from a Manuscript in the Collection of Mr Jules Furthman,
ed. by H. Craig, Chapel Hill, University of Carolina Press 1944.
45

J.W. Horrocks, Machiavelli in Tudor Political Opinion and Discussion,
D.Litt., University of London, 1908. Horrockss account of the manuscript
translations can be found on pp. 202-03. I consulted this thesis in June 2006. It has
since disappeared, and the librarians of Senate House have been unable to locate it.
46
On this point, see: S. Anglo, The Reception of Machiavelli in Tudor England:
A Re-Assessment, Il Politico, vol. 31, 1966, pp. 127-38.
47
N. Orsini, Studii sul Rinascimento Italiano in Inghilterra con alcuni testi inglesi
inediti, Firenze, Sansoni, 1937. Orsini had first announced his discovery in

Alessandra Petrina 66
in his edition Hardin Craig was able not only to propose a relation
between various texts, but also to mention a further translation,
independent of the others, in a manuscript in Queens College,
Oxford. It should be noted that none of these translations seems to
bear any relation with Edward Dacress work. What follows is a list
of the various manuscripts, grouped by translation, and listed in the
presumptive stemmatic order:
Translation A:
1. London, British Library, Harley MS 6795;
2. Cambridge (Mass.), Harvard University, Houghton Library, Eng. MS
1014 (formerly belonging to Julius Furthman);
3. London, British Library, Harley MS 967;
4. Oxford, Bodleian Library, Ashmole MS 792.
Translation B:
1. London, British Library, Harley MS 364;
2. London, British Library, Harley MS 2292.
Translation C:
1. Oxford, Queens College Library, MS 251.
To this list we should add a Scottish translation, unnoticed by either
Horrocks, Orsini, or Craig, though it has been the object of
discussion among Scottish scholars; it is also the only one for which
we have the name of the translator. It survives among the paper and
manuscripts of William Fowler, poet and scholar, who worked at
the court of James VI/I. An Edinburgh burgess, educated in St
Andrews, Paris and Padua, Fowler had worked for some time at the
court of the young James VI of Scotland as one of the coterie of
writers who followed the kings literary precepts as set out in his poetic
treatise Reulis and Cautelis
48
. During this time, he had published
his translation of Petrarchs Trionfi, together with occasional and

Elizabethan Manuscript Translations of Machiavellis Prince, Journal of the
Warburg Institute, vol.1, 1937, pp. 166-69. Edward Bernards Catalogi Librorum
Manuscriptorum Angliae et Hiberniae, Oxoniae, E Theatro Sheldoniano, 1697, lists
still another translation among the manuscripts at York Cathedral (the item is number
58 of the Librorum Manuscriptorum Ecclesiae Cathedralis & Metropoliticae S. Petri
apud Eboracum Catalogus), but this text seems to have disappeared long ago.
48

Ane Schort Treatise Conteining Some Reulis and Cautelis to be Observit and
Eschewit in Scottis Poesie, in The Mercat Anthology of Early Scottish Literature
1375-1707, ed. by R.D.S. Jack and P.A.T. Rozendaal, Edinburgh, Mercat Press
1997, 460-73.

Machiavelli Beyond the Channel: the First English Translations of The Prince 67
celebratory verse, and polemical pamphlets
49
. After some years
spent wandering in Europe and acting as a (probably double-
crossing) informer for Sir Francis Walsingham, Fowler went back
to Edinburgh and entered once more the Kings service during the
latters courtship and marriage of Anne of Denmark. He then
became Secretary to the Queen and composed the entertainments
for the christening of her first born, Prince Henry. He followed the
royal family to London in 1603, and remained secretary to the
Queen, though in a progressively marginalised position, until his
death in 1612. His translation of the Principe, surviving in a rough
and seriously incomplete draft, suggests that the work was still in
its early stages and that either the translator could or would not
complete it, or that a more final version has been lost. As it is, what
we have is an unfinished linguistic experiment with little or no
reference to its readership
50
.
The extant manuscripts of the Elizabethan translations, on the
other hand, seem to offer more information as to the context in
which they were written, though we have no indication in each case
that may lead us to the identity of the translators. The first group
(what I have called Translation A) is not only the best attested, but
also the one about which it has been possible to gather some
contextual references. Hardin Craigs painstaking analysis allowed
him to establish a few basic fact on this translation: it is, first of all,
not from the original Italian but from a Latin version, most
probably the one published by Sylvester Telius and Pietro Perna in
Basel in 1560 (or one of the subsequent editions), though the
presence of Machiavellis dedication to Lorenzo de Medici (missing
in the Latin version) suggests that the translator had probably access
also to an Italian copy of the text, which Craig surmises to be

49

Fowlers works, including his translation of Machiavellis Prince, have been
published in The Works of William Fowler, Secretary to Queen Anne, Wife of
James VI, ed. by H.W. Meikle, Edinburgh and London, Blackwood, 1914, 1936,
1940. A recent assessment of Fowlers translation of Machiavelli is offered in A.
Petrina, The Travel of Ideology: Niccol Machiavelli at the Court of James VI,
Modern Language Review, vol. 102, 2007, pp. 947-60; the article also offers an
overview of relevant criticism.
50
The twentieth-century editor of Fowlers works associates to his translation of
the Principe a dedication to the Laird of Buccleuch. I hope to discuss this and other
issues in a forthcoming article on Fowlers translation, and in an edition of his
Prince.

Alessandra Petrina 68
Wolfes 1584 edition
51
. By comparing the various manuscripts, the
editor concluded also that the Furthman manuscript contained the
best of the A versions, if not actually the oldest, and added that all A
manuscripts derived, in different degrees, from a lost original.
Besides, Craig suggested that the handwriting in the manuscript he
was examining presented striking similarities with other autograph
documents by the playwright Thomas Kyd, and advanced the
hypothesis that Kyd was at least the copyist, if not the actual
translator
52
. The latter hypothesis finds no factual support, as the
similarities are too slight to be conclusive
53
; by the same token,
Folignos suggestion, in his 1934 note, that the translator might be
Thomas Bedingfield, rests on an equally fragile basis
54
.
Though no conclusive fact can be established on the identity of
the translator, there are some indications as to the dating. The
catalogue of the Harvard University Library, where the Furthman
manuscript is now preserved, dates it 1588, and scholars agree on
the handwriting being Elizabethan: it is an English secretarial hand,
perhaps rather conventional. Among the other manuscripts of group
A, Harley MS 6795 appears if anything earlier than Furthman,
given the characteristics of the handwriting
55
, while Ashmole MS
792, though described in William H. Blacks nineteenth-century
catalogue as a fair copy, of the time of James I.
56
, is probably
earlier, as the handwriting still appears to be in the established form
of Elizabethan secretary. A terminus a quo may be suggested by the
presence, in Harley MS 967, of another text immediately following
the Machiavelli translation, the first sixteen paragraphs of the

51

H. Craig, Machiavellis The Prince, pp. xxvi-xxix.
52

Ivi, pp. xxviii-xxxii.
53
On this point see P.H. Harris, A Review of Hardin Craig, Machiavellis Prince:
An Elizabethan Translation, Italica, vol. 22, 1945, pp. 149-52.
54

C. Foligno, A note, p. 178. The catalogue issued by Maggs Brothers at the
time of the sale of the manuscript indicated that Bedingfield, the translator of the
Historie Fiorentine, had published Cardanus Comforte (1573) by command of the
Earl of Oxford, with whose family the MS appeared to be connected. On this point
see Fellheimer, p. 234.
55

H. Craig, p. xx.
56
W.H. Black, A Descriptive, Analytical, and Critical Catalogue of the Manuscripts
Bequeathed unto the University of Oxford by Elias Ashmole, Oxford, Oxford
University Press, 1845, p. 419. On this point see also H. Craig, Machiavellis The
Prince, p. xxi, and N. Orsini, Studii sul Rinascimento Italiano in Inghilterra, pp. 18-19.

Machiavelli Beyond the Channel: the First English Translations of The Prince 69
pamphlet known as Leicesters Commonwealth
57
, an attack on
Robert Dudley written in 1583 and printed, probably in Rouen, in
1584. Little can be added by the analysis of the various manuscripts
containing this translation: Ashmole MS 792 is a very clear manu-
script, with nothing added to the text of the Principe apart from a
table of contents with the titles of the chapters, and a frontispiece
reading: The Prince of Nicholas Machiauell / Citizen and Secretarie
of Florence / dedicated to the noble Prince Laurence / sonne of
Peter de Medices / Translated oute of Italian into English. The
description of Machiavelli as citizen and secretary of Florence in
the title page is to be found also in the old Italian editions of
Machiavelli, and may suggest some sort of relationship. What is
more interesting, however, is the careful layout of the text, with
rulings in green ink and rubrication in green and red underlining the
effort to make this text not only legible but easy to consult; in the
same light we might read the omission of parts of chapter 3, in
which Machiavelli dealt exclusively with Italian politics, and which
may have sounded too obscure and ultimately cumbersome to an
English readership. On the other hand, the fact that in another
manuscript, Harley MS 6795, the text is to be found in company
with Justus Lipsiuss De Magistratibus (ff. 19r-21r), Socrates
Apologie (ff. 69r-95r), and an extract from Marsilius Ficinus (ff.
96r-101r), is suggestive of the fact that the Principe, in spite of the
raging controversy surrounding it, was taking its place among
writings of philosophy and political science. Another interesting
suggestion comes from the fourth manuscript of this translation,
Harley MS 967: here, on the verso of the title page, we read The
Prince of Nicholas Machiauel citizen, and secretarie of Florence,
dedicated to the noble Prince Laurence, sonn of Peter de Medicis.
Whoe telle, and teacheth, what kinges doe in states, But dreames
not, Hell is for such potentates. CSM. Translated out of Italian into
English. Here Machiavelli loses his aura of demonic counsellor to
become simply the quasi-scientific observer of their actions. The
burden of moralising upon such conduct seems to fall upon the
scribe, who echoes the already expressed sentiments in a short

57

The text is published in Leicesters Commonwealth. The Copy of a Letter Written
by a Master of Art of Cambridge (1584) and Related Documents, ed. by D.C. Peck,
Athens, Ohio University Press 1985.

Alessandra Petrina 70
paragraph preceding the text: N.M. politia nefaria. To know to
abhorr this Politique! maie read Thideal ground of his impieties;
But not to practise his damned policies! for that, to Auern, doth
down the brod waie lead (f. 1r), while another couplet added at the
end of the translation by a different hand reads: Nay, they are
cannibals, whose policie Abhorrs the prime ideal integritie (f. 60r).
Something analogous can be read in the Furthman manuscript: on a
blank leaf after the translation, the same hand has written:

This booke not only discovers the knowledge of much euill, but also
the shortest and more effectuall waies to perpetrate the same. Here is
shewed that we should not with a rude heate or naturall instinct or by
other example but artificially as it were only for a further end follow
ether vertue or vice, making noe difference but by the profit we may
receiue when we haue occasion to vse them. the Author teacheth
what men doe and not what they ought to doe
58
.

With its pun on the name of the writer in the much euill of the
first line, this text can be proposed as an effective trait dunion
between the traditional view of Machiavelli as the arch-demon of
sixteenth-century politics and a writer who excited genuine interest
in early modern England.
As for the translation itself, it has been defined a free-running,
bold piece of Elizabethan English, somewhat euphuistic, always
intelligent and vivacious, in a form characteristic of the practice of
the best writers of the late sixteenth century
59
. Overall, it seems
a reasonable hypothesis that this translation had a fairly wide
circulation, probably more than any of the other early English ver-
sions, and was read well into the seventeenth century. This is
confirmed by a curious note in the notebooks of Sir William
Drake, a seventeenth-century erudite and friend of Sir Robert Cotton,
who was a voracious reader of history and politics
60
. Here Drake

58

H. Craig, Machiavellis The Prince, p. 177.
59
Ivi, p. viii.
60

The notebooks are now in the library of University College London (Ogden MS
7). A description of Drakes notebooks can be found in S. Clark, Wisdom Literature
of the Seventeenth Century: A Guide to the Contents of the Bacon-Tottel Common-
place Books. Part I, Transactions of the Cambridge Bibliographical Society, vol. 6,
1976, pp. 291-305; and Wisdom Literature of the Seventeenth Century: A Guide to
the Contents of the Bacon-Tottel Commonplace Books. Part II, Transactions of

Machiavelli Beyond the Channel: the First English Translations of The Prince 71
writes: Mr Pots told me that his brother Sadler had Machivels
Princeps exactly translated
61
, and in a subsequent volume there are
a number of extracts from an English version of the Principe which
corresponds almost exactly with translation A
62
The fact that these
notes are dated 1627 gives us an indication of the popularity of this
version.
Translation B is strictly related to translation A, from which it
partly derives: while the first twenty-five chapters are an independ-
ent version, chapter 26 and the dedication to Lorenzo de Medici
are in version A. This second translation is to be found in two
manuscripts, one of which, Harley MS 364, is in an Elizabethan
hand, while the other, Harley MS 2292, is a much later copy, bearing
on the title page the date 3 August 1724. In both manuscripts the title
is followed by a motto: wellcome to me in measure and in meane /
to much is naught. yet doe not leaue me cleane (f. 108r).
More mysterious is translation C, surviving in a unique manu-
script in Queens College, Oxford. This is a paper quarto neatly
written in a small but very legible hand, probably datable to the
1590s, using only the recto side of the sheets. There is no title or
indication of authorship, and the chapters are simply numbered
without being titled; the dedication to Lorenzo de Medici is
likewise missing, and the translation is interrupted halfway through
chapter 26. The absence of all preliminary matter may be explained
by the fact that the first five leaves appear to have been cut or torn
away, perhaps to make the book unrecognisable at a cursory
examination. These lacunae may explain the relative obscurity in
which this manuscript has lain for centuries, and the fact that in
Henry Coxes nineteenth-century catalogue of Oxford manuscripts
it is simply described as


the Cambridge Bibliographical Society, vol. 7, 1977, pp. 46-73. See also: K. Sharpe,
Reading Revolutions: The Politics of Reading in Early Modern England, New
Haven, Yale University Press 2000.
61

London, UCL, Ogden MS 7, vol. 7, f. 2r. Mr Pots may be identified with John
Potts, who was knighted at the same time as Drake; as for Sadler, there is a Humphrey
Sadler who was a stationer of Aldersgate (K. Sharpe, Reading Revolutions, pp. 93,
125). Both names reappear at intervals in the notebooks.
62
See, for instance, vol. 38, ff. 11r-12v. The extracts seem to show a special
affinity with the text as is presented in the Furthman manuscript.

Alessandra Petrina 72
Codex chartaceus, in 4to, ff. 97, sec. XVII. An essay on the
different forms of government, and on the duties of princes,
illustrated from the lives and characters of the Roman emperors
down to Maximinus; in twenty-six chapters. Beg. All formes of
government are principally comprised under one of these twoe,
kingedoms or commonwealthes
63
.

Completely unrelated with the three other versions described here
or with Dacress seventeenth-century printed version, this texts
provides us with a number of puzzling clues. Very little is known of
its history: it appears to be part of a large group of manuscript that
were donated to Queens College by Thomas Barlow, a seventeenth-
century Bishop of Lincoln who left the College a number of mainly
theological texts, among which the Machiavelli translation probably
went unnoticed; before Barlows donation, however, nothing is
known of this text apart from the little information the volume itself
may yield.
The layout of the text supports the hypothesis that most of the
extant copies of these early translations of the Principe were made
so as to enhance the value of the text as a manual, to be read or
consulted with maximum ease. This explains not only the wide
margins and the neat paragraph division, but also the fact that most
historical or geographical nouns are highlighted by the handwriting.
There is also another feature that is unique to this manuscript: at the
end of the translation, after 41 blank leaves, there is an incomplete
index of names and topics (f. 97), that suggests the possibility of
using the text to find a specific reference. The manuscript seems to
be not only the unique extant copy of translation C, but also the
actual volume in which the translation was undertaken: this is
suggested by the fact that chapter 24 is translated twice, with small
variants of a mainly lexical nature (new leaves having been inserted
for the purpose), and that towards the end the writing becomes
more hurried and irregular, and the spelling less careless, until the

63

H.O. Coxe, Catalogus Codicum Mss. qui in Collegiis Aulisque Oxoniensibus
Hodie Adservantur (Oxonii: E Typographeo Academico, 1852), p. 59. As shown
above, I disagree with Coxe as far as the dating of the manuscript is concerned: the
hand seems to me late sixteenth century. In this hypothesis I am supported by the
authoritative opinion of Ian McLean, Julian Roberts, and Andrew Watson, whom I
would like to thank here for their assistance.

Machiavelli Beyond the Channel: the First English Translations of The Prince 73
text is suddenly interrupted in the middle of chapter 26. One last
characteristic of the manuscript is highly suggestive, and it concerns
the cover. As befits a modest paper quarto, the cover is inconspicu-
ous; but on the spine, above the library mark, the name Dee can
clearly be read, though probably not in Dees handwriting. The
possibility that the manuscript was actually acquired by Dee would
match both the possible dating of the writing, and the poor quality
of the binding.
John Dee, mathematician, astrologer, and antiquary, is one of the
most controversial figures of Elizabethan England
64
. In the course
of a rather adventurous life, he lived at the margins of Queen
Elizabeths court for a number of years, and collected an impressive
number of manuscripts and printed books in his house in Mortlake.
Most of this collection was dispersed partly during Dees travels in
continental Europe, partly after his death. However, the reconstructed
catalogue
65
shows us that, though the Principe would not have been
a typical acquisition for a man whose interests were mainly oriented
towards astrology, alchemy, and mathematics, he did possess two
volumes thus catalogued:

756: Nicolai Machiavellis princeps Lat. 8 Bas. 1560
1688: Nicol. Machiavell of the arte of Warre 4 London 1560

While the second volume obviously is Peter Whitehornes translation
of the Arte della Guerra, the first entry can refer only to the first
edition of Sylvester Teliuss Latin translation of the Principe. It may
therefore be hypothesised that, possessing the volume in Latin, Dee
afterwards commissioned an English version (either from this
volume or from one of the copies in Italian circulating in England at
the time), or simply that he acquired an English version of a text he
already had in Latin. There is of course no proof that either of these
hypotheses is true; but the presence of this volume, and its possible
associations, are a further demonstration of a respectable activity of

64
For further information on Dees biography, I refer the reader to R.J. Roberts,
Dee, John (1527-1609), Oxford Dictionary of National Biography, Oxford,
Oxford University Press 2004, online edn, May 2006, sub voce.
65

John Dee's Library Catalogue, ed. by J. Roberts and A.G. Watson, London, The
Bibliographical Society 1990.

Alessandra Petrina 74
reading, translation, redaction and duplication going around a text
so apparently abhorred and vituperated as Machiavellis Principe.
Writing in the same years in which Machiavelli was first being
read and translated in England, Sir William Cornwallis stated at the
beginning of his first essay, Of Resolution: The World is a booke;
the wordes and actions of men Commentaries vpon that volume; the
former like manuscriptes priuate; the latter common, like things
printed
66
. The existence of various families of manuscripts with
English translations of the Principe highlights the essentially private
nature of the diffusion of this work in England; at the same time, it
offers definitive proof that Machiavellis Principe was sought for,
and probably read, with much more attention than has sometimes
been allowed; whether or not the various copyists felt it advisable to
caution the reader against its contents, as we have seen in the
instances analysed here, these translations show the effort to make
the text accessible, and to let the Florentine writer, beyond any
parody or attack, speak for himself.


66

Quoted in H.R. Woudhuysen, Sir Philip Sidney and the Circulation of Manuscripts
1558-1640, Oxford, Clarendon Press 1996, p. 12.
A. Arienzo, G. Borrelli (eds), Anglo American faces of Machiavelli. Machiavelli e machiavellismi nella cultura
anglo-americana (secoli XVI-XX), 75-94 2009 Polimetrica International Scientific Publisher Monza/Italy
Philiph Sidney: Machiavelli in Arcadia
Fabio Raimondi

1. Il contesto
La composizione dellArcadia legata allintreccio tra le vicende
personali e politiche di Sidney e le dinamiche della politica estera
elisabettiana tra il 1577 e il 1584 ossia allo scontro tra cattolici e
protestanti che stava scuotendo lEuropa nelle sue fondamenta
religiose e politiche, unitamente alle rivalit, soprattutto economiche,
che vedevano contrapporsi la potenza spagnola a quelle emergenti di
Inghilterra e Francia
1
. DellArcadia esistono tre versioni: la prima (la
cosiddetta Old) fu composta tra il 1577 e il 1581 e pubblicata per la
prima volta nel 1926 (anche se circol manoscritta)
2
, mentre la
seconda (la cosiddetta New o Revisited, di cui parler qui), composta
tra il 1582 e il 1584, venne pubblicata nel 1590 da Fulke Greville,
dopo la morte di Sidney, avvenuta nel 1586; la terza versione, invece,
pubblicata nel 1593 sotto la direzione della sorella di Sidney, il
frutto postumo della fantasia della contessa di Pembroke, che fuse a
sua discrezione le due versioni precedenti: vista la sua natura non la

1
Cfr. K. Duncan-Jones, Sir Philip Sidney. Courtier Poet, New Haven & London,
Yale University Press 1991, e pi in generale: M. Praz, Machiavelli in Inghilterra,
Firenze, Sansoni 1962; F. Raab, The English Face of Machiavelli: a Changing
Interpretation 1500-1700, London, Routledge & Kegan Paul 1964; G. Giarrizzo, Il
pensiero politico inglese nellet dei Tudor, in Storia delle idee politiche economiche
e sociali (diretta da L. Firpo), Torino, Utet 1987, vol. III, pp. 695-805; A. McLaren
Political Culture in the Reign of Elizabeth I: Queen and Commonwealth 1558-1585,
Cambridge, Cambridge University Press 1999.
2
Ph. Sidney, The Old Arcadia (ed. with an introduction by K. Duncan-Jones),
Oxford-New York, Oxford University Press 1985.

Fabio Raimondi 76
terr in considerazione. Le differenze tra Old e New non dipendono
solo dallambiguit e dallincompiutezza dellopera, ma anche dalle
oscillazioni che caratterizzarono la posizione politica di Sidney
verso la regina. Dopo il 1582, infatti, Sidney assieme al suo amico
Greville non attraversava certo un momento deuforia.
Dopo la questione del possibile matrimonio (1579) tra Elisabetta
I e Franois de Valois (duca dAlenon e dAnjou, fratello del re di
Francia Enrico III e guida dei politiques francesi), alla quale Sidney
sera opposto, il suo rapporto con la regina era migliorato e dal
1581 aveva iniziato unintensa attivit politica, fatta di affari di
Stato, servizio a membri del parlamento e incarichi amministrativi:
partecip sia alla commissione del terzo parlamento che stil il
documento For obedience to the Queens Majesty against the see of
Rome (1581), sia a quella da cui usc lAgainst seditious words and
rumours uttered against the Queen, per quanto sia difficile dire
quale ruolo egli abbia effettivamente avuto nella loro definizione
3
.
Ma la ripresa dellattivit politica di Sidney (unitamente a quella
del suo amico Greville
4
) non produsse gli effetti sperati, anzi, il
fallimento dei suoi ideali, identificati con la causa protestante,
divenne evidente proprio tra l82 e l84
5
. Il desiderio di Sidney di
organizzare e partecipare, nell82, a una spedizione contro gli
spagnoli nei Paesi Bassi guidata da Robert Dudley (zio di Sidney,
conte di Leicester e favorito della regina) in supporto a Guglielmo
dOrange, si scontr con lattendismo di Elisabetta I in politica estera.
Questo rifiuto fu vissuto negativamente da Sidney e da Greville
6
,
tanto che da questimpasse deriv la revisione della Old, che port
allequazione Arcadia = Inghilterra, Basilius = Elisabetta I, con
Euarchus nel ruolo del monarca perfetto, che Elisabetta avrebbe
dovuto imitare riscuotendosi dalla sua politica temporeggiatrice.
Questa tesi, proposta da Greenlaw e ribadita da Brie
7
, stata recente-

3
R. Howell, Sir Philip Sidney. The Shepherd Knight, London, Hutchinson, 1968 pp.
76-7.
4
Cfr. R.A. Rebholz, The Life of Fulke Greville, first Lord Brooke, Oxford, Clarendon
Press 1971, pp. 16-23, 32-9.
5
Ivi, p. 47.
6
Cfr. B. Worden, The Sound of Virtue. Philip Sidneys Arcadia and Elizabethan
Politics, New Haven & London, Yale University Press 1996, pp. 43-5, 66-9.
7
E.A. Greenlaw, Sidneys Arcadia as an Example of Elizabethan Allegory, in
Anniversary Papers by Colleagues and Pupils of G.L. Kittredge, Boston & London,

Philiph Sidney: Machiavelli in Arcadia 77
mente ripresa e accettata da Worden, il quale afferma che proprio
per questo Sidney does not hold up the pastoral life of Basilius as
a model; he does not find in it an admirable withdrawal from the
cares of life; it is not idyllic existence in the forest of Arden, but a
criminal evading of responsibility that will bring ruin to any state
8
.
La New, dunque, non lidealizzazione di uno stato naturale e
perfetto, ma la denuncia dellirresponsabilit politica di Elisabetta I
agli occhi di un fervente adepto della causa protestante europea.
Nella difficolt del momento lelaborazione teorico-politica tro-
vava ampiamente spazio e non c dubbio che soprattutto la New
abbia anche questa funzione. In questo periodo:

according to Fulke Greville, Philip Sidney regarded Poland as a
well-mixed and balanced aristocracy and thought that Italy was
bereft of the excellent temper of spirits because of the tyrannies of
Spain and Rome. In a letter to his brother Robert, he asserted that
the English government was similar to that of Venice; in all the other
Italian communities there was nothing but tyranous oppression, &
servile yeilding
9
;

ma si legga anche Worden:

the contention between limited monarchy, which governs according
to law, and unlimited monarchy, which governs by royal will, was
being waged across the Europe of Sidneys time. In 1572 the Poles
had taken advantage of a succession crisis to impose strict limits on
the royal prerogative, an episode of warm interest to Sidney and his
friends. But Greville tell us that, after Stephen Bathory had acquired
the Polish throne in 1576, Sidney came to think that dangerously
aspiring king was busy to encroach and add more to his own
limited sovereignty
10
.

Sembra dunque che Sidney e il suo entourage fossero assai interes-
sati allesperimento polacco della monarchia elettiva. Va ricordato

Ginn & Co. 1913, pp. 327-37; F. Brie, Sidneys Arcadia. Eine Studie zur englischen
Renaissance, Straburg, Karl J. Trbner 1918.
8
B. Worden, The Sound of Virtue, p. 3.
9
M. Peltonen, Classical Humanism and Republicanism in English Political Thought
(1570-1640), Cambridge University Press, Cambridge 1995, pp. 47-8.
10
B. Worden, The Sound of Virtue, p. 240.

Fabio Raimondi 78
che nellestate del 1583, Olbracht Laski, ambasciatore polacco, fece
una visita ufficiale a Oxford, incontrando tutti i membri pi in vista
del cosiddetto Leicesters bloc Dudley, Sidney, Greville e Alberico
Gentili (il cui De legationibus del 1585 dedicato a Sidney) e
probabilmente anche Giordano Bruno
11
. La monarchia elettiva
polacca era allora un autentico mito negli ambienti aristocratici di
mezza Europa, che la proposero come modello per cercare di
sconfiggere lavanzata dei ceti pi apertamente oligarchici. In essa,
infatti, il sovrano veniva eletto dai nobili, e doveva giurare i pacta
conventa con i quali si impegnava a rispettare le libert dei nobili
12

(Mastellone 1999
2
, 116): ci che si andava idealmente affermando in
Polonia era a democracy of, or perhaps for, the gentry, a monarchia
mixta with a particulary strong position for the Chamber of
Deputies
13
. Sidney si dimostr sempre pi favorevole a un
aristocratic government che, pi che una classe o la somma di
valori di una classe, significava un rule by a group of men sitting
at a table with a king at one end
14
. Se nella Philisides beast-fable
(il cosiddetto Ister Bank), nella terza ecloga della Old, egli rammemo-
rava unet armoniosa precedente alla nascita della regalit, un
tempo in cui la nobilt with courage clad | like senators a harmless
empire had
15
, ma lunico passo in cui traspaia lapprovazione per
un governo il cui modello fosse Sparta, nella New lideale di Sidney
rappresentato piuttosto da Euarchus re dei Macedoni, un nome
eloquente, figura cardine del modello di monarchia che Sidney
ammirava.
Il tema della monarchia elettiva, limitata o mista senzaltro
uno dei principali che Sidney abbia affrontato e uno di quelli in cui
possibile cogliere linfluenza machiavelliana, per quanto mediata,

11
Cfr. K. Duncan-Jones, Sir Philip Sidney, p. 250 e F. Raimondi, La repubblica
dellassoluta giustizia. La politica di Giordano Bruno in Inghilterra, Pisa, Ets 2003,
pp. 80-99.
12
S. Mastellone, Storia del pensiero politico europeo. Dal XV al XVIII secolo,
Torino, Utet 1999
2
, p. 116.
13
A. Maczak, Polish Society and Power System in the Renaissance, in The Polish
Renaissance in its European Context (ed. by S. Fiszman; foreword by C. Milosz),
Bloomington-Indianapolis, Indiana University Press 1988, pp. 27-8.
14
B. Worden, The Sound of Virtue, p. 216 n. 61.
15
Ph. Sidney, The Old Arcadia, p. 256.

Philiph Sidney: Machiavelli in Arcadia 79
dallidea tutta inglese di costituzione
16
. Prima per di affrontare
questo argomento vorrei soffermarmi brevemente su alcuni dei
principali risultati che la storiografia ha prodotto in merito alla
ricezione sidneiana di Machiavelli, dopo aver sottolineato per che
la valutazione di tale ricezione dipende dallaccertamento, assai
complicato, di quale (o quali) dei personaggi dallArcadia sia lalter-
ego di Sidney, operazione non facile, essendo ragionevole ipotiz-
zare che il suo pensiero non sia mai rappresentato interamente da un
personaggio (per quanto prevalente), ma sia invece disperso nei
diversi volti che le maschere sono incaricate di rappresentare, come
insegnava il classico modello dei dialoghi platonici, fonte inesauribile
dispirazione per Sidney e, ovviamente, non solo per lui.
Prima di passare alla rassegna storiografica, ricordo, infine, che la
vita di Sidney, tra l83 e l85, aveva subito importanti cambiamenti.
Nel settembre dell83 aveva sposato la figlia di Walsingham (capo
dello spionaggio inglese e, assieme a Dudley, riferimento politico
principale del Forward Party) e aveva rimesso mano allArcadia.
Dopo questi fatti e gli eventi politici sopra ricordati, lirrequietezza
di Sidney sembr crescere parecchio. Lo testimonia la morte,
avvenuta il 19 luglio 1584, del cugino Robert Dudley di soli tre
anni, figlio dellomonimo zio, la cui conseguenza era che the bulk
of his [Dudley senior] estates, and perhaps his title, would now,
after all, pass to his nephew [Sidney]
17
. Non forse allora un caso
se nel settembre dell84, Sidney prese posizione in favore dello zio
quando fu pubblicato un libello intitolato The Copy of a Letter
written by a Master of Arts of Cambridge to his friends in
London about the present state, and some proceedings of the Earl
of Leicester and his friends in England, noto poi come Leicesters
Commonwealth
18
: per loccasione Sidney scrisse, probabilmente
nella prima settimana di ottobre, A Discorse in Defence of the Earl
of Leicester
19
, nella quale oltre a difendere lo zio veniva elogiata
anche lintera politica di Elisabetta I. In un clima di complotti e

16
Per una ricostruzione, cfr. M. Piccinini, Corpo politico, opinione pubblica, societ
politica. Per una storia dellidea inglese di costituzione, Torino, Giappichelli 2007.
17
Cfr. K. Duncan-Jones, Sir Philip Sidney, p. 250-74.
18
Leicesters Commonwealth and Related Documents (ed. by D.C. Peck), Athens,
Ohio University Press 1985.
19
Ph. Sidney, Miscellaneous Prose of Sir Philip Sidney (ed. by K. Duncan-Jones
and J. Van Dorsten), Oxford 1973, p. 140ss.

Fabio Raimondi 80
possibili attacchi allInghilterra, a causa dei quali le sue propriet
avrebbero potuto trovarsi in pericolo, Sidney assunse una posizione
in linea con lentourage elisabettiano allineandosi e facendo quadrato
attorno al progetto politico della regina e dei suoi uomini: progetto
filo-anglicano in politica interna e attendista in politica estera, teso a
costruire lautonomia politica inglese che lappellativo di vergine
dato alla regina evoca con sufficiente chiarezza.
2. La storiografia
Lo studio che fa da punto di riferimento quello del 1913 di
Greenlaw, che ravvisa in Plexirtus, Clinias e Amphialus la raffigura-
zione di diverse tipologie di politico machiavelliano (ma forse
sarebbe meglio dire machiavellico), alle quali Sidney contrappor-
rebbe le figure eroiche dei principi Pyrocles e Musidorus, del re
Euarchus, della principessa Pamela e del pastore Philisides. Secondo
Greenlaw Sidney avrebbe usato la sua conoscenza del Principe in
senso antimachiavelliano per far risaltare altri ideali sia morali sia
politici ricavabili dai principi della religione protestante e, pi
specificamente, calvinista, che Sidney abbracciava e per la cui causa
si batt fino alla morte, avvenuta durante lassedio di Zutphen, nei
Paesi Bassi, dove, dopo tanto tentennare, Elisabetta I aveva deciso di
inviare lesercito inglese ad aiutare i ribelli filocalvinisti contro gli
spagnoli.
A questinterpretazione si sono opposti: innanzitutto Gilbert e poi
Ribner in una serie di interventi
20
, con i quali ha tentato di esaminare
il grado di corrispondenza e di condivisione che Sidney poteva avere
delle idee di Machiavelli. Ribner nello specifico
21
ha ravvisato una
sintonia tra alcune idee machiavelliane e alcune argomentazioni
sidneiane gi nel Discourse to the Queenes Majesty Touching Hir
Mariage with Monsieur del 1579, nel quale Sidney mostra di condivi-
dere sia il metodo empiristico, che mira a rintracciare nessi di causa-

20
A.H. Gilbert, Machiavellis Prince and Its Forerunners: The Prince as a
Typical Book De Regimine Principum, Durham, Duke University Press 1938; I.
Ribner, Machiavelli and Sidneys Discourse to the Queenes Majesty, Italica, vol.
26, n. 3, 1949, pp. 177-87 e Id., Machiavelli and Sidney: the Arcadia of 1590,
Studies in Philology, vol. 47, n. 2, 1950, pp. 152-72.n.
21
I. Ribner, Machiavelli and Sidneys Discourse.

Philiph Sidney: Machiavelli in Arcadia 81
effetto in ambito storico-politico, sia lavvertimento machiavelliano,
contenuto nel Principe
22
(cap. 5), a far attenzione ai cambiamenti di
governo, perch, se un principe vuol riformare un governo, tanto
pi se corrotto, deve prestare attenzione a non attirare troppo
lattenzione dei cittadini (Discorsi, II.25); di conseguenza, siccome
lInghilterra divisa tra una minoranza cattolica e una maggioranza
protestante, se la regina non vuol turbare il regno dovrebbe ingra-
ziarsi i protestanti e stare attenta al malcontento cattolico (ne segue
la dannosit del matrimonio con DAlenon, di famiglia tradizional-
mente cattolica, anche se con simpatie calviniste, non prive per di
opportunismo). Il mantenimento del buon governo (come sottolinea
Machiavelli nei Discorsi) la condizione principale per avere
lappoggio del popolo, del quale Sidney, da buon soldato, sottolinea
la fondamentale importanza sia per evitare le ribellioni sia per avere
un esercito basato su armi proprie. In sostanza, secondo Ribner,
Sidney e Machiavelli avrebbero un pensiero politico dimpronta
nazionalistica: cosa di cui possiamo dubitare, visto che lidea di
nazione (che Ribner ha ben presente nel 1949) si affermata in
Europa ben oltre il Cinquecento. Ancora maggiore, secondo Ribner,
il debito verso Machiavelli presente nellArcadia, dove possibile
ravvisare that Sidneys doctrine is essentially in agreement with that
contained in the writings of [] Machiavelli
23
, una volta precisata
la differenza tra il pensiero di Machiavelli e il machiavellismo (la
Machiavelli legend)
24
, di cui Sidney si avvalse (negli esempi gi
segnalati da Greenlaw e anche in altri: quello dei re di Frigia, del
Ponto e di Paflagonia) per evidenziare la distanza tra le idee autentiche
del fiorentino e la loro distorsione corrente (allopera soprattutto in
Francia per mano dei cattolici come, ad es., Caterina de Medici, la
regina mandante delleccidio della notte di S. Bartolomeo): se, dunque,
gli esempi negativi nellArcadia sono costruiti per rappresentare
tipologie di politici che seguono i principi distorti del machiavelli-
smo, ci significa, secondo Ribner, che his [di Sidney] most
significant political principles do not differ from those of the man in

22
N. Machiavelli, Tutte le opere (a c. di M. Martelli), Firenze, Sansoni 1971.
23
I. Ribner, Machiavelli and Sidneys Discourse p. 152.
24
Cfr. I. Ribner, Sidneys Arcadia and the Machiavelli Legend, Italica, vol. 27,
n. 3, 1950, pp. 225-35.

Fabio Raimondi 82
whose universal censure he apparently joined
25
. In modo particolare
gli esempi del re Basilius, quello della guerra tra Eloti e Lacedemoni
e, infine, quello del re Euarchus, mostrano, a parere di Ribner, la
consonanza delle idee politiche di Sidney e Machiavelli, almeno su
alcuni punti.
Nel primo esempio, infatti, Sidney descrive un uomo di alto
valore morale che per non un buon sovrano, a dire che le virt di
un uomo politico non sono quelle prescritte dalla morale religiosa o
dalletica individuale e, soprattutto, che un capo non pu lasciarsi
guidare dalle sue passioni personali, cosa che invece avviene in
occasione della decisione di Basilius di interpellare loracolo di
Delfi sul proprio futuro.
Il secondo esempio ancora pi interessante, perch la rivolta
degli Eloti contro i Lacedemoni ha portato alcuni interpreti
26
a
scorgervi una ripresa delle idee monarcomache espresse nelle
Vindiciae contra tyrannos (allora attribuito a Hubert Languet e
Philippe Du Plessis-Mornay)
27
, secondo le quali la ribellione del
popolo (magistrati) contro il tiranno (fino ad arrivare al tirannicidio)
giustificabile in nome della violazione della libert e della
giustizia definite dalle leggi
28
. Da questa lettura nata una lunga e
perdurante querelle tra gli studiosi per stabilire se Sidney sia stato o
meno un sostenitore delle idee monarcomache: Ribner, ad. es, lo
nega (si veda anche la ripresa recente di questa tesi in Raitiere
29
),
ritenendo che Sidney stia dalla parte degli Eloti e non da quella dei
Lacedemoni perch the Helots are not a people in rebellion against
the lawful rulers of their state, ma invece that they are a formerly

25
I. Ribner, Machiavelli and Sidneys Discourse, p. 153.
26
Cfr. W.D. Briggs, Political Ideas in Sidneys Arcadia, Studies in Philology, vol.
28, 1931, pp. 137-61; ma ha ripreso questo registro anche M.L.Th. Bergbusch,
Rebellion in the New Arcadia, Philological Quarterly, vol. 53, 1974, pp. 29-41.
27
Per il rapporto tra Languet e Sidney, cfr. H. Langueti, Galli, Epistolae ad
Philippum Sydneium equitem Anglum, accurante D. Dalrymple, de Hailes, Eq., ex
officina A. Murray et J. Cochran, Edinburgi MDCCLXXVI (periodo 1573-80). Per le
lettere di Sidney a Languet, cfr.: Ph. Sidney, The Complete Works of Sir Philip Sidney
(ed. by A. Feuillerat), At the University Press, Cambridge, 4 vols. 1923, vol. III.
28
M. Turchetti, Tyrannie et tyrannicide de lAntiquit nos jours, Paris, Puf 2001,
pp. 434-42.
29
M.N. Raitiere, Faire Bitts. Sir Philip Sidney and Renaissance Political Theory,
Pittsburgh, Duquesne University Press 1984.

Philiph Sidney: Machiavelli in Arcadia 83
free people throwing off the yoke of their conquerors
30
: la rivolta
degli Eloti, quindi, sarebbe giustificata, secondo Sidney, proprio
perch non una ribellione contro i legittimi capi (una sedizione,
una guerra civile), ma contro dei conquistatori stranieri. In questo
modo, Sidney giunge a sostenere che: a) che un popolo sottomesso
pu liberarsi, attraverso il proprio valore e sotto la guida di un eroe
(Pyrocles), dal giogo degli oppressori e riconquistare la propria
libert per tornare a vivere sotto leggi proprie (qui in probabile
analogia con i Paesi Bassi protestanti in lotta contro la Spagna, ma
con probabile riferimento allesortazione di Machiavelli agli italiani
nel capitolo 26 del Principe); b) che la fondazione di un nuovo stato
deve essere opera di un uomo solo (un eroe), ma che la durata, cio
la sopravvivenza di quello stato (la sua amministrazione in senso
lato e non solo tecnico), deve essere affidata ai molti (come
enunci Machiavelli in Discorsi, I.9).
Il terzo esempio, infine, riguarda il re Eu-archus (il buon-re, il
buon-governante, il buon-comandante), la cui figura consente a
Sidney di stigmatizzare che: i) la decadenza di uno stato dipende sia
dalla corruzione interna (causata soprattutto dallinettitudine dei re
e dalla loro mancanza di autorevolezza, che li porta a sopprimere le
libert del popolo per concedere favori a pochi) sia dallincapacit
dello stato di difendersi ed espandersi (legata al fatto che lalta
corruzione non consente dapprontare un esercito efficiente); si
generano cos oligarchie caratterizzate da cupidigia, ambizione,
licenziosit e violenza, da cui segue che: ii) se si vuole riformare
uno stato come prover a fare Euarchus bisogna garantire la
promotion of industry, efficiency in the assignment of public offices,
concern for the interests of the populace and the maintenance of
efficient military defences
31
. Ci possibile operando con seriet e
severit, per conquistarsi a poco a poco laffetto del popolo. La
seriet e la severit si danno attraverso le leggi e laffetto del popolo
viene conquistato dal re facendole osservare ma anche osservandole
(cfr. Machiavelli, Discorsi, I.45): il buon-re, insomma, un uomo di

30
I. Ribner, Machiavelli and Sidneys Discourse, p. 160, ma si veda anche: Id.
Sir Philip Sidney on Civil Insurrection, Journal of the History of Ideas, vol. 13, n.
2, 1952, pp. 257-65.
31
I. Ribner, Machiavelli and Sidneys Discourse, p. 169.

Fabio Raimondi 84
giustizia
32
e un modello per i propri governati, perch e qui
Machiavelli e Sidney concordano in pieno le colpe dei principi
sono lorigine dei comportamenti scorretti del popolo.
Allinterpretazione di Ribner sono state fatte molte osservazioni,
che mirano, in sostanza, a evidenziare come, al contrario, la
distanza tra Sidney e le idee di Machiavelli sia molto pi ampia e
non riguardi solo, come Ribner stesso ammise
33
, lenfasi sulle
qualit morali necessarie al buon-re che invece sono assenti nel
pensiero machiavelliano. Il contributo principale contro le tesi di
Ribner mi sembra quello di Drennan
34
, il quale ritenendo sbagliata
la tesi che Sidney fosse un machiavelliano, cerca di mostrare che le
sue posizioni erano pi simili a quelle anti-machiavelliane di tutto il
calvinismo posteriore alla notte di S. Bartolomeo (a cui Sidney
assistette; arriv, infatti, a Parigi nel luglio del 1572 e vi rest fino
al 1575
35
), che sald indissolubilmente, almeno per certi ambienti,
cattolicesimo e machiavellismo. Per quanto, infatti, Sidney e Machia-
velli potessero condividere: 1) lidea delle origini violente del potere;
2) una medesima valutazione della natura umana, dato che vi sarebbe
in entrambi unantropologia negativa, di matrice naturalistica per
Machiavelli, calvinista per Sidney; 3) il sospetto per la democrazia e
lodio per la tirannide; nonostante tutto questo c, secondo Drennan,
almeno un elemento che decreta lincompatibilit tra il pensiero del
fiorentino e quello dellinglese: la fede di Sidney nella Provvidenza
cos come era stata declinata da Calvino.
Di recente, Worden tornato a evidenziare il rapporto tra Sidney e
Machiavelli, sottolineando che per quanto Sidney sia stato influenzato
dalla riflessione machiavelliana se ne discosta, in particolare riguardo
alla concezione della virt che se, da un lato, indisgiungibile da
valori propriamente religiosi (cosa impensabile per Machiavelli),

32
Cfr. R.E. Stillman, Sidneys Poetic Justice. The Old Arcadia, Its Eclogues, and
Renaissance Pastoral Traditions, Lewisburg, Bucknell University Press 1986; A.
Sinfield, Power and Ideology: An Outline Theory and Sidneys Arcadia, in
Essential Articles for the Study of Sir Philip Sidney (ed. by A.F. Kinney), Hamden
(Connec.), Archon Books 1986, pp. 391-410.
33
I. Ribner, Machiavelli and Sidneys Discourse, p. 171 n. 82 e Id., Sidneys
Arcadia.
34
W.R. Drennan, Sidneys Debt to Machiavelli. A New Look, Journal of the
Rocky Mountain Medieval and Renaissance Association, vol. 7, 1986, pp. 83-96.
35
Cfr. K. Duncan-Jones, Sir Philip Sidney.

Philiph Sidney: Machiavelli in Arcadia 85
dallaltro, pensata qui solo in parziale in accordo col fiorentino
come abilit propriamente militare
36
; Worden, inoltre, ha affermato
che per quanto Sidney ammirasse le costituzioni repubblicane
dellantica Roma e di Venezia, egli non era un repubblicano (addirit-
tura democratico!) come Machiavelli favorevole a un popular
government
37
; infine, indicando in Cecropia la personificazione del
machiavellismo
38
, Worden ha sostenuto che Sidney maintains that
love between subjects and rulers in an essential basis of good
government, and that the only healthy fear in politics is a reverent
fear that accompanies love
39
.
Questo a grandi linee il quadro dei contributi storiografici a mio
avviso pi significativi riguardo al problema del rapporto tra Sidney
e il pensiero di Machiavelli e il machiavellismo. Come credo risulti
chiaro tutti gli interventi, anche i pi recenti, tendono a misurare
quanto in Sidney possa dirsi coerente con le idee di Machiavelli
(come se fosse facile capire quali sono) e quanto invece se ne discosti.

36
Cfr. B. Worden, The Sound of Virtue, pp. 20-30, 261. LArte della guerra era
noto in inglese gi dal 1562 (cfr. G. Procacci, Machiavelli nella cultura europea
dellet moderna, Roma-Bari, Laterza 1995, pp. 213-4), mentre le altre opere
vennero tradotte pi tardi, per quanto circolassero gi in italiano, lingua che Sidney
conosceva. Sullimportante ruolo editoriale e politico di John Wolfe, lo stampatore
amico di Sidney che aveva lavorato per i Giunti a Firenze, cfr. P.S. Donaldson,
Machiavelli and Mystery of State, Cambridge, Cambridge University Press 1988,
pp. 86-110. Wolfe faceva parte del partito degli antimonopolisti [Grocers], nato a
met degli anni 70 del 500 da una lotta serrata allinterno della Stationers
Company fra stampatori con e senza privilegio, agiva in aperto contrasto alle leggi
della Stationers Company, la corporazione degli stampatori, attraverso la quale
Maria Tudor prima e Elisabetta I poi tentarono di assicurarsi il monopolio della
stampa, senza per riuscirci vista la quantit di seditious books circolanti (cfr. S.
Bassi, Editoria e filosofia nella seconda met del 1500: Giordano Bruno e i tipografi
londinesi, Rinascimento, vol. XXXVII, 1997, pp. 437-58). Wolfe, servitore
dellillustrissimo signor Filippo Sidnei, divenne poi noto per aver pubblicato, fra
l84 e l88, alcune delle opere pi importanti di Machiavelli, nonch per unattivit
editoriale politicamente orientata in senso antipapista (cfr. T. Provvidera, On the
printer of Giordano Brunos London works, Bruniana & Campanelliana, vol. II,
1996, 1-2, pp. 361-6).
37
B. Worden, The Sound of Virtue, pp. 227-9.
38
Ivi, p. 261, e anche B. Brumbaugh, Cecropia and the Church of Antichrist in Sir
Philip Sidneys New Arcadia, Studies in English Literature 1500-1900, vol. 38,
n. 1 (Winter), 1998, pp. 19-43.
39
B. Worden, The Sound of Virtue, p. 261; su questo vedi anche J. Biester, A
pleasant and terrible reverence: maintenance of majesty in Sidneys New Arcadia,
Philological Quarterly, vol. 72, 1993.

Fabio Raimondi 86
Ma, forse, non questa la domanda corretta da porsi, per quanto vada
ravvisato un maggior equilibrio nelle interpretazioni pi recenti che
tendono a distinguere e a valutare con cura i motivi di vicinanza e
quelli di distacco. Forse, voglio dire, non questo lunico modo per
misurare la portata di una ricezione. In ogni caso, per completare
lelenco delle ambiguit che si possono riscontrare nellArcadia di
Sidney vorrei tornare alla questione pi sopra solo menzionata della
monarchia limitata, che mi sembra particolarmente importante
per provare a misurare il debito e al contempo la distanza di Sidney
da Machiavelli.
Il primo rilevamento importante di questo tema stato operato
ancora da Ribner, il quale ha fatto notare che Pyrocles, dopo aver
guidato gli Eloti contro i Lacedemoni declares that the new state
will be a limited monarchy or mixed state in which a king will
rule in conjunction with a nobility and in which the voice of the
people will be heard
40
. Ribner, inoltre, ha fatto notare che la
tradizione dello stato misto deriva da Polibio
41
(ecco il possibile
legame con Machiavelli, ma sappiamo quanti problemi ci sono in
merito e anche per Sidney non sono da meno
42
) e come si fosse
affermata in Inghilterra soprattutto a partire dal De Republica
Anglorum di Thomas Smith (scritto nel 1565 ma pubblicato nel
1583). Che Sidney fosse impaurito dalla democrazia (come peraltro
tutta la tradizione classica) evidente dallaffermazione secondo la
quale egli aveva weak trust of the many-headed multitude (Old
131), cio della plebe (rabble o multitudo, gi termine usato da
Tommaso per definire la folla, la massa diremmo oggi, cio il volgo:
i singoli non organizzati), distinta dal popolo (people), composto di
cittadini responsabili, di contro allincostanza e allinstabilit degli
affetti della prima, i cui violently rumors do blow the sails of
popular judgements (364; e il giudizio non modificato nella

40
I. Ribner, Machiavelli and Sidneys Discourse, p. 165. Cfr. inoltre Ph. Sidney The
Countess of Pembrokes Arcadia [1593] (ed. with an introduction and notes by M.
Evans), London, Penguin 1987; o Ph. Sidney, The Countess of Pembrokes
Arcadia (e-text transcribed by R. Bear from the Sommer facsimile of a British
Museum copy of the Ponsonby edn of 1590), The Univ. of Oregon, Renascence
Edn, 2003, http://www.luminarium.org/renlit/sidbib.htm, oppure http://uoregon.edu/
~rbear/ , I.7.
41
I. Ribner, Machiavelli and Sidneys Discourse, pp. 165-6.
42
B. Worden, The Sound of Virtue, p. 263 n. 79.

Philiph Sidney: Machiavelli in Arcadia 87
New); altrettanto per temeva una unlimited monarchy (per quanto
su questo punto si possano trovare valutazioni discordanti: su questa
linea si veda, ad es. Ribner
43
; mentre altri hanno fatto notare che
Sidney non disdegnava la funzione di un potere assoluto, purch
non tirannico
44
). Fu questo doppio timore che lo spinse a vagliare

43
I. Ribner, Machiavelli and Sidneys Discourse, pp. 166;
44
E.W. Talbert, The Problem of Order. Elizabethan Political Commonplaces and
an Example of Shakespeares Art, Chapel Hill, The University of North Carolina
Press 1962, pp. 89-117; B. Worden, The Sound of Virtue. Vi si sostiene che Sidney
avesse una visione assolutistica della monarchia, anche se non del tutto separata
dalla natural law, da una disciplina religiosa del re e dalla concezione del re come
parte integrante del Parlamento: in sostanza una monarchia moderata allinglese, di
contro al modello francese; vi si afferma inoltre che il suo pensiero politico era in
linea col modello tratteggiato da Tylliard (E.M.W. Tillyard, The Elizabethan
World Picture, Harmondsworth, Penguin 1982
11
) e adottato da Smith e Hooker. In
generale, si pu dire che lidea tudoriana dellordine descrive un cosmo divino
assai simile a quello della Grande Catena dellEssere (cfr. A.O. Lovejoy, The Great
Chain of Being: A Study of the History of an Idea, Cambridge Mass, Harvard
University Press, 1936, tr. it. Milano, Feltrinelli 1991): tutto il creato costruito per
gradi collocati allinterno di unordinata catena desistenze, allinterno della quale
il posto delluomo sta tra quello degli angeli e quello delle bestie. Lordine fornisce
una perfetta corrispondenza tra tutte le parti della catena e una perfetta armonia tra
ogni suo livello e tra tutti i gradi dogni livello. Cos la struttura gerarchica del
cosmo, la quale permea anche i livelli individuali della catena, sta a significare che
alcuni uomini, i prncipi ad es., stanno pi in alto di altri e che le differenze interne
sono solo una questione di gradazione. Ordine significa fissit, costanza, immutabilit.
Il cambiamento il pi grande di tutti i nemici. I pensatori tudoriani concepivano il
tempo e la storia in modo ciclico (Worden ha segnalato che Sidney era molto
interessato alla teoria ciclica con la quale Machiavelli spiegava lascesa e la caduta
degli stati; cfr. The Sound of Virtue, p. 263, argomento gi evidenziato da Ribner
1950a, 165 n. 59): flusso significava caos e il caos significava ritorno al disordine
precedente la Creazione. Essi ritenevano che lordine fosse naturale e dunque
divino. Ogni ordine sociale o politico esistente rifletteva quello naturale o divino e
questa riflessione corrispondeva ad esso, senza rappresentarlo (cfr. S.L. Collins,
From Divine Cosmos to Sovereignty State. An Intellectual History of Consciousness
and the Idea of Order in Renaissance England, New York-Oxford, Oxford
University Press 1989). Tale concezione ancora avvertibile sia in Sidney sia in
alcuni passi del primo libro delle Lawes of ecclesiasticall politie (1595) di Richard
Hooker. Complementare a questa nozione di ordine quella di caos, che per un
elisabettiano indicava lanarchia cosmica prima della Creazione e anche la totale
dissoluzione che sarebbe risultata se la pressione della Provvidenza si fosse
allentata consentendo alla legge di natura di cessare di funzionare (cfr. E.M.W.
Tillyard, The Elizabethan World Picture, pp. 17-25). Nel contesto elisabettiano
sinserisce anche una radicale critica a questidea dellordine (alla quale per Sidney
non sembra particolarmente sensibile), propugnata dai Puritani, i quali si opponevano
alla concezione gerarchica delluniverso in nome dellassoluta uguaglianza di tutte le

Fabio Raimondi 88
lipotesi di una limited monarchy, che per ha in comune con
Machiavelli solo il rifiuto delle forme semplici di governo a favore
di quelle miste.
Non un caso che Sidney sia stato visto come un anticipatore
dellidea di monarchia costituzional-parlamentare inglese che si
realizzer nel Bill of Rights del 1689 o, comunque, un sostenitore di
unidea politica che non si distanziava poi molto da quella della
costituzione mista
45
cos come era stata declinata in Inghilterra da
Bracton a Smith passando, ovviamente, per Fortescue
46
. Secondo
questa tradizione, in Inghilterra vigeva un dominium politicum et
regale ossia la compresenza del gubernaculum, il principio monar-
chico secondo cui il re governa per volont propria, e della iurisdictio
ossia la superiorit della legge consuetudinaria (la common law)
sullo stesso re, di contro al solo dominium politicum (la monarchia
assoluta) vigente in Francia. In Inghilterra, scrive Fortescue nel De
Laudibus Legum Angliae, il re non pu governare il suo popolo
con leggi diverse da quelle a cui questo consente e quindi non pu
imporre alcunch ai suoi sudditi senza il loro consenso
47
. Probabil-
mente, Sidney pensava di poter saldare questa tradizione con le idee
monarcomache dei suoi maestri ugonotti, da un lato criticando

creature di fronte alla maest di Dio, che governava tutta la creazione solo sulla base
della sua imperscrutabile volont. A livello umano quindi, non cerano gerarchie
naturali da rispettare e il problema della forma politica port alla formulazione del
patto (contratto) come unico dispositivo in grado di garantire un certo ordine alla
societ (cfr. M. Walzer, The Revolution of the Saints: A Study in the Origins of
Radical Politics, Cambridge Mass., Harvard University Press 1965, tr. it. Claudiana,
Torino 1996). Rispetto allidea di ordine propria dei Tudor, la proposta puritana
condusse lInghilterra verso un cambiamento importante: con lavvento al trono
della dinastia Stuart (1603), infatti, venne inaugurata la political theory of order,
by which the king, as Gods viceregent, was the human source of political power
and authority and hence of ancient rights and liberties (cfr. C.C. Weston,
England: ancient constitution and common law, in The Cambridge History of
Political Thought 1450-1700, ed. by J.H. Burns, with the assistance of M. Goldie,
Cambridge, Cambridge University Press 1991, p. 375).
45
M. Fioravanti, Costituzione, Bologna, Il Mulino 1999, pp. 59-61.
46
Ch.H. McIlwain, Constitutionalism, Ancient and Modern, Ithaca, Cornell University
Press 1947 (tr. it Bologna, Il Mulino 1990); Pocock, J.G.A. 1975, The Machiavellian
Moment: Florentine Political Thought and the Atlantic Republican Tradition,
Princeton, Princeton University Press (tr. it. Bologna, Il Mulino 1980); M. Fioravanti,
Costituzione.
47
J. Fortescue, De Laudibus Legum Angliae (ed. by S.B. Chrimes), Cambridge
1942, (traduzione mia).

Philiph Sidney: Machiavelli in Arcadia 89
Elisabetta I che, come il Basilius dellArcadia, governava pi tramite
la propria esclusiva volont che non per mezzo dellaiuto e del
consiglio altrui
48
, dallaltro, precisando per che la regina avrebbe
dovuto avvalersi dellappoggio dei nobili e non indistintamente di
quello di tutti i cittadini del regno n, tanto meno, di quello di tutti i
suoi abitanti.
In ogni caso, al di l delladerenza o meno di Sidney alle idee
monarcomache (dalle quali lo distingue sicuramente il rifiuto del
contrattualismo), il problema dato dalla diversit che assume il
termine misto in Machiavelli e Sidney. Mentre per il primo si
tratta o di un mescolamento di forze o di una loro fusione (si veda
Principe, cap. 3 o, per il tema della compresenza dei tre modi buoni
di governo, Discorsi, I.2
49
), in Sidney come in tutta la tradizione
inglese laggettivo indica invece la necessaria limitazione del
potere regale. Sono due idee del misto diverse, anche se non
incompatibili visto che la limitazione del potere implica che ve ne
sia un altro capace o autorizzato a limitarlo: in ogni caso, la divisione
dei poteri sembra gi presupposta, perch, anche nel caso siano i
diritti naturali come dir Locke a dover limitare il potere, vi deve
pur essere qualcuno che ne segnala la violazione e ne ripristina il
rispetto. Pur nellambiguit, mi pare comunque che il riferimento di
Sidney sia la cosiddetta tradizione costituzionalistica inglese (che
fa capo alla Magna Charta del 1215 e che chiamiamo costituzione
non certo nel senso moderno, visto che si basa su privilegi di
immunit uno dei significati medievali di constitutio e non sui
diritti quali limiti costitutivi del potere fondato su base pattizia, cio
sul loro universale riconoscimento), riprendendo tuttal pi dallidea
della costituzione mista di Machiavelli il principio che le parti (re e
nobili nel caso di Sidney) governano assieme senza fondersi tra loro
e perci restano separate e ben distinguibili nei ruoli.




48
Cfr. B. Worden, The Sound of Virtue, pp. 151, 211.
49
Su questo F. Raimondi, Machiavelli e il problema della costituzione mista di
Roma, Filosofia politica, vol. XIX, n. 1, 2005, pp. 49-61

Fabio Raimondi 90
3. Immaginazione e ambiguit
Vorrei ora soffermarmi su un aspetto a mio avviso poco considerato
nella lettura dei rapporti tra Sidney e Machiavelli: quello della
relazione tra immaginazione e politica.
LArcadia un romance
50
il cui scopo era turn the barren
philosophy precepts into pregnant images of life; and in them, first on
monarchs part, lively to represent the growth, state and declination
of Princes, change of government and lawes
51
. Il pensiero politico,
dunque, non coincide necessariamente con la teoria politica, ma ha
a che fare anche con la costruzione di un immaginario capace di
incidere sulla realt del proprio tempo, muovendo le passioni pi
che la ragione (come Machiavelli aveva insegnato). Sidney, infatti,
fu oltre che uomo politico e condottiero militare anche cortigiano e
poeta. LArcadia non esprime solo le sue convinzioni politiche, ma
probabilmente anche uno dei modi con cui cerc di influenzare la
politica della regina cercando di assicurarla alla causa protestante
europea.
LArcadia (sia Old sia New) non riprende il topos letterario nella
sua forma tradizionale, anzi, come precis Greville, essa descrive
dark webs of effeminate princes
52
. Solo nella Old compare, nelle
righe iniziali del primo libro, limmagine dellArcadia resa celebre da
Sannazzaro, quella dalla singolare reputazione for the sweetness of
the air and other natural benefits, but principally for the moderate
and well tempered minds of the people, ma unimmagine destinata
a svanire subito, poich il suo re, Basilius, a causa del responso
delloracolo delfico, decide di abbandonare il regno, affidandolo, al
fedele Philanax. Lelemento significativo che la sciagura si abbatte
sullArcadia proprio a causa del desiderio del suo re di conoscere il
futuro: questa hybris che viene punita col fraintendimento del
messaggio delloracolo e la conseguente sequela di peripezie; ma
forse ancor pi importante notare che se loracolo avverte Basilius
della possibilit che il male inizi a minacciare le sue figlie, allora il

50
Cfr. Ph. Sidney The Countess of Pembrokes Arcadia, p. 19.
51
F. Greville, The Life of Sir Philip Sidney [1652] (ed. by Nowell Smith), Oxford
1907, p. 15.
52
F. Greville, A dedication to Sir Philip Sidney, in The Prose Works of Fulke Greville,
Lord Brooke (ed. by J. Gouws), Oxford, Clarendon Press 1986, pp. 3-135, cit. p. 9.

Philiph Sidney: Machiavelli in Arcadia 91
male non , in quanto tale, estraneo allArcadia. Innanzitutto, va
messo in luce il ruolo dellimmaginazione nellinterpretazione
delloracolo, per cui si potrebbe dire che il male in Arcadia, opera
di un impulso fantastico, il segno della distanza che separa ogni
tipo di fantasia da unimmaginazione vera. Voler conoscere il futuro
non hybris verso Dio, ma significa credere che il tempo non
dipenda anche dalle proprie azioni e, dunque, dal coinvolgimento
delle proprie passioni nella sua definizione. Limmaginazione allora
vera non in senso epistemico, ma politico, perch non descrittiva,
ma produttrice. Penso si possa dire che essa vera quando non cade
nei due opposti estremismi di prendere sul serio o solo il proprio
desiderio oppure solo la realt, come se fosse, secondo la semplifica-
zione eccessiva di un ingenuo realismo, slegata dalle passioni. In
secondo luogo, non pu sfuggire lanalogia tra questa situazione e
la cacciata di Adamo dallEden: in sostanza la fuga di Basilius
lanalogo politico del Peccato originale, di cui ha le stesse catastrofi-
che conseguenze
53
.
Sembrerebbe venire qui alla luce una visione delluomo come
faber fortunae suae che par smussare la rigida dottrina calvinista
della Predestinazione, poich, come Sidney aveva gi detto in The
Defence of Poesie del 1582, attraverso le immagini che luomo
forgia (anche se ovviamente in seconda battuta, cio dopo la crea-
zione divina) il proprio mondo. A mio avviso, quindi, possibile
ravvisare nellArcadia sidneiana una forte ambivalenza, che diventa

53
Basilius abbandona le redini dello Stato e si ritira in geloso isolamento,
appellandosi alla teoria per cui la solitudine il miglior rimedio contro i colpi della
fortuna; ritirarsi alleremo pastorale un atto politico consapevole: il sovrano ha
abbracciato intenzionalmente lantitesi delle prerogative aristocratiche e delle
responsabilit del potere, lantitesi cio del suo rango naturale e le conseguenze di
questa scelta non riguardano solo lui, ma tutta la vita politica del paese. La scalata
sociale di Dametas, da bifolco a cortigiano, pone il problema dello scambio dei ruoli,
poich al posto dellordine che regnava prima ora c lanarchia (i bifolchi diventano
re e il popolo da servo diventa padrone), la cui causa la sovversione gerarchica
avvenuta al vertice [e che] si diffusa a tutte le membra del corpo politico. la
natura stessa ad essere [cos] violata (F. Marenco, Arcadia puritana. Luso della
tradizione nella prima Arcadia di Sir Philip Sidney, Bari, Adriatica Ed. 1968, pp. 22-
6). Linizio della New presenta poi unatmosfera ancora pi cupa, poich la narrazione
comincia gi allinterno di un clima di tristezza con la figura dellhopeless sheperd
Strephon, anche se Basilius misrule, which in the Old Arcadia proves disastrous
only after his (apparent) death, leads, in the New Arcadia, to civil war in his lifetime
(B. Worden, The Sound of Virtue, p. 16).

Fabio Raimondi 92
per ambiguit, dato che essa rappresenta unitamente that never-
never land, that place of pristine simplicity and beauty, which yet
also mirrors the world around us and reproduces its pressures and
miseries
54
. in questa funzione di seconda creazione e di specchio
che la poesia diventa, secondo Sidney, lo strumento migliore per
educare gli uomini alla virt, dato che essa, in quanto invenzione,
ha un valore superiore sia alla storia sia alla filosofia.
Nella Defence Sidney aveva paragonato la poesia con la pittura
distinguendo tra una poesia eikastikee e una phantastikee, la prima
which some learned haue defined figuring foorth good things, la
seconda which doth contrariwise infect the fancie with vnwoorthie
obiects
55
. Gli aggettivi virtuoso e indegno fanno capire che
lambito al quale Sidney connette la poesia non solo quello del
delectare, poich: it is not ryming and versing that maketh a Poet,
(no more then a long gown maketh an Aduocate, who though he
pleaded in Armour, should be an Aduocat and no souldier) but it is
that faining notable images of vertues, vices, or what els, with that
delightfull teaching, which must be the right describing note to
know a Poet by
56
. La costruzione e la diffusione di immagini ha
quindi una funzione prettamente morale, a cui si richiama anche
tutta la tradizione delle imprese, di cui Sidney era cultore. La
rilevanza del poeta (Maker
57
) sta tutta nella relazione tra natura e
immaginazione: il poeta, infatti, svincolandosi dai rigidi legami
naturali crea, con la sola forza della propria immaginazione, realt
nuove, sia migliorando ci che la natura produce, sia creando ex
novo e questo perch Dio, creatore della prima, ha dato alluomo,
secondo creatore, la capacit dinnalzarsi sopra di essa; la poesia
ci che rende luomo a immagine e somiglianza di Dio, quando
essa with the force of a diuine breath, he bringeth things foorth
surpassing her doings: with no small arguments to the incredulous

54
B. Worden, The Sound of Virtue, p. 19, ma si veda anche pp. 155-71.
55
Ph. Sidney, The Defence of Poesie (e-text transcribed with an introduction, notes
and bibliography by R. Bear), The University of Oregon, Renascence Edition 1992,
http://www.luminarium.org/renlit/sidbib.htm oppure http://rpo.library.utoronto.ca/
display/displayprose.cfm?prosenum=8; G2r 1355-7.
56
Ivi, C3r 382-7.
57
Ivi, B4r.

Philiph Sidney: Machiavelli in Arcadia 93
of that first accursed fall of Adam
58
. La poesia ha lo scopo di
istruire e dilettare, di ammaestrare tramite il diletto alle supreme
virt, di muovere lanimo e le persone dal male verso il bene, come
ha fatto Cristo tramite le parabole, contrariamente allo storico, troppo
legato al contingente e al filosofo, che usa un linguaggio troppo
astratto. Ed proprio limmaginazione, come anche in Machiavelli,
si pensi alla funzione politica degli exempla, che rimanda a una
caratteristica fondamentale della politica: lambiguit. questo, a mio
avviso, pi che altri contenuti specifici (pi o meno sintonici), a
costituire lautentico elemento di somiglianza tra Sidney e Machiavelli.
In conclusione, par di ritrovare in Sidney lo stesso tasso di ambi-
guit politica che spesso (e credo giustamente, anche se non in senso
negativo a mio parere) si attribuisce a Machiavelli. Lambiguit
delluomo politico solo il riflesso della necessaria e costitutiva
ambiguit del gioco della politica, dovuta alla sua natura fortunosa,
che luomo politico rispecchia perch ne quasi sempre dominato;
solo raramente, in casi eccezionali, egli riesce a dominarla, opponen-
dosi, anche con la forza (il leone), ma soprattutto con lingegno (la
volpe), alle ferree leggi con cui essa cerca di piegarlo. Il riferimento,
ovviamente, ai celebri capitoli 18 e 25 del Principe di Machiavelli.
Lambiguit non va sciolta, perch dipende dallimmaginazione, cio
dalla necessit di prevedere il futuro causa la nostra ignoranza, ma va
invece tenuta e osservata nella dinamica che le propria e che spiega
lineliminabile compresenza, in ogni presa di posizione politica, di
forze conservative e innovative, nonch il comportamento oscuro,
sfuggente e fosco dei politici, da cui possono nascere tanto crudelt,
ferocia, ingiustizia e inganno quanto forza, ragione, affidabilit e
grandezza.
Mi pare di poter dire, in conclusione, che ambiguit significa, di
fatto, potenzialit: limmagine contiene sempre diversi possibili
sviluppi, cos come ogni situazione politica pu articolarsi in diversi
modi in relazione alla dinamica delle forze che la compongono.
compito del politico decidere cosa provare a far essere e cosa provare
a lasciare in potenza, quindi cosa essere egli stesso e cosa relegare nel
poter essere, facendo emergere, dalla relazione tra il passaggio
allatto di qualcosa e il permanere nella potenza di qualcosaltro, una

58
Ivi, C1v 286-8.

Fabio Raimondi 94
verit effettuale, per parlare ancora con Machiavelli (Principe, cap.
15). Questo compito non configurabile come semplice decisioni-
smo legato solo alla volont, perch questa sempre condizionata
dalle possibilit insite nella situazione in cui ci si trova ad agire e,
non da ultimo, influenzata dalle passioni, cio dai principali motori
dellimmaginazione. Nellimmagine, insomma, luomo in generale
(e il politico in particolare) vedono la pluralit del loro poter essere:
ma solo lottando per attuare uno dei possibili diventano, eventual-
mente, soggetti.


A. Arienzo, G. Borrelli (eds), Anglo American faces of Machiavelli. Machiavelli e machiavellismi nella cultura
anglo-americana (secoli XVI-XX), 95-148 2009 Polimetrica International Scientific Publisher Monza/Italy
Hobbes lettore e interprete di Machiavelli:
contentment e contention
Gianfranco Borrelli
Al centro della propria concezione della natura umana, Machiavelli
pone in relazione due svolgimenti semantici che riprende dagli
autori classici della cultura latina e che fa interagire in modo crea-
tivo e originale: contentezza e contenzioni. Il termine contentezza
nomina la condizione di soddisfacimento/autonomia/libert che il
soggetto realizza nella presenza e che viene a costituire il dinamico
contenimento dellidentit individuale: il termine contentus deriva
dal verbo continere, da intendere come capacit del singolo individuo
di tenere insieme parti/impulsi/comportamenti, pure differenti e
confliggenti, di cui composto. Contentio sostantivo che richiama
il verbo contendere: potremmo tradurre semplicemente con il termine
conflitto, al fine di significare i contrasti che in forme diverse
lacerano la comunit civile.
Questi due svolgimenti semantici operano distintamente ed
ancora pi significativamente in modo congiunto: le sofferenze dei
soggetti e della comunit sono strettamente legate alla serie dei
conflitti che normalmente scorrono nella citt. In effetti, la citt
natura viva: le contenzioni aprono a divisioni tra le parti che
lacerano corpi e menti dei cittadini. La politica assume questa realt
come il punto sensibile da cui prende origine la propria azione; il
registro dei sintomi del malessere individuale e collettivo aiuta a
riconoscere le forme particolari dei conflitti che attraversano le
relazioni tra i soggetti: mentre la prassi civile tende ad offrire
rimedio ai fenomeni diversi della corruzione degli istituti di
governo ed a frenarne lirrimediabile degenerazione.

Gianfranco Borrelli 96
Dal canto suo, Hobbes deve fare i conti con la figura di Machia-
velli: egli si confronta con il pensiero del fiorentino, apprende ed
elabora i contenuti dellantropologia machiavelliana e progetta con
determinazione di oltrepassarli. Risulta tuttavia difficile ricostruire i
passaggi determinati di questo confronto poich Hobbes non cita
mai gli scritti di Machiavelli, in questo modo praticando semplice-
mente una convenzione di opportunismo degli intellettuali del
Seicento (e non solo di quellepoca). Questo fatto ha posto gli stu-
diosi in una condizione singolare: da un lato, adempiere comunque
lobbligo alla comparazione critica per quelle due esperienze teoriche,
sicuramente incidenti in una fase di acuto travaglio della politica in
Europa; dallaltro lato, rassegnarsi allimpossibilit di documentare
percorsi filologici certi e limitarsi a considerazioni critiche spesso
indeterminate, comunque problematiche, nel giudizio comparativo sui
due autori.
Nel lungo corso della ricerca ho per raggiunto la convinzione
che esisteva la possibilit di uno studio di comparazione pi diretta
dei due pensatori, partendo dallacquisizione che su alcuni plessi
semantici individuati nelle pieghe dei rispettivi discorsi antropolo-
gici converge un comune sforzo teorico. Si tratta, per Machiavelli,
delle nozioni di contentezza e contenzioni che vengono a costituire i
termini principali del registro interpretativo e critico degli eventi
politici e storici.
Si pu allora istituire un confronto critico tra i modi diversi at-
traverso cui i due autori utilizzano larticolazione semantica della
coppia contento/malcontento (content/discontent) in relazione con i
significati attribuiti alla categoria di conflitti (contentions); secondo
Machiavelli, il vivere civile e politico deve fare i conti con lattitudine
naturale, umorale, secondo cui i soggetti vivono gli antagonismi
privati e pubblici: nellesposizione hobbesiana, la teoria dei conflitti
funziona come condizione di apertura del processo in cui prendono
via via forma le decisioni individuali di intraprendere il percorso che
dallo stato di natura conduce allo stato civile.
Lutilizzo dei termini contentment/contention lascia anche spazio
allipotesi di un consapevole e diretto richiamo di Hobbes al diziona-
rio machiavelliano: si potrebbe prendere quindi in considerazione la
diretta derivazione da Machiavelli dellutilizzo hobbesiano di queste
nozioni; tuttavia, questo tipo di congettura richiede un approfondi-

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 97
mento filologico che non costituisce un obiettivo del presente lavoro.
In questa sede intendo soprattutto porre in rilievo gli elementi
dellanalisi che scaturiscono dal fatto che quelle nozioni costituiscono
le tracce inconfutabili di valenze teoriche che appartengono ad un
medesimo campo dindagine: in breve, facendo interagire i lessici dei
due autori, possiamo cogliere differenze specifiche
1
.
1. Mala contentezza e contenzioni:
il malessere del vivere civile
Nellavvio del capitolo trentasettesimo del primo libro dei Discorsi,
Machiavelli intreccia le semantiche di mala contentezza e conten-
zioni: si tratta dello snodo espositivo che incrocia le riflessioni
antropologiche sul malessere dei soggetti lincapacit di costruire
contentezza con una determinata teoria dei conflitti. Le considera-
zioni machiavelliane procedono con toni universalizzanti e perse-
guono il fine particolare di introdurre narrazione ed interpretazione
degli antagonismi accesi tra i cittadini romani dal tentativo di porre
finalmente mano alla legge agraria.
In questo contesto, la nozione di mala contentezza viene a
rappresentare la condizione di sofferenza indotta negli uomini dal
limite particolare che la natura impone alla volont umana; condi-
zione di sofferenza resa poi ancora pi acuta in determinate
situazioni storiche e politiche:

Egli sentenzia degli antichi scrittori, come gli uomini sogliono
affliggersi nel male e stuccarsi nel bene; e come dalluna e
dallaltra di queste due passioni nascano i medesimi effetti. Perch,
qualunque volta tolto agli uomini il combattere per necessit,
combattono per ambizione; la quale tanto potente ne petti umani,
che mai, a qualunque grado si salgano, gli abbandona. La cagione
, perch la natura ha creato gli uomini in modo, che possono
desiderare ogni cosa, e non possono conseguire ogni cosa: talch,
essendo sempre maggiore il desiderio che la potenza dello
acquistare, ne risulta la mala contentezza di quello che si possiede,
e la poca sodisfazione desso. Da questo nasce il variare della

1
Una versione pi lunga di questo mio contributo costituisce la prima parte del
volume Il lato oscuro del Leviathan. Hobbes contro Machiavelli in corso di
stampa presso leditore Cronopio di Napoli.

Gianfranco Borrelli 98
fortuna loro: perch, desiderando gli uomini, parte di avere pi,
parte temendo di non perdere lo acquistato, si viene alle inimicizie
ed alla guerra; dalla quale nasce la rovina di quella provincia e la
esaltazione di quellaltra (D 119)
2
.

Il senso proprio della sofferenza indotta dalla mala contentezza
appartiene a ciascun soggetto; attraversa ogni temperamento, respet-
tivo o impetuoso che sia; riguarda il ciclo naturale dello sviluppo e
del degrado della vita umana, del corpo naturale; questo chiara-
mente visibile, ad esempio, nei comportamenti dei vecchi che diven-
tano invidiosi delle nuove generazioni, cos come viene descritto
nel proemio al secondo libro dei Discorsi:

mancando gli uomini, quando glinvecchiano, di forze, e crescendo
di giudizio e di prudenza; necessario che quelle cose che in giovent
parevano loro sopportabili e buone, rieschino poi, invecchiando,
insopportabili e cattive; e dove quegli ne doverrebbono accusare il
giudizio loro, ne accusano i tempi. Sendo, oltra di questo, gli appetiti
umani insaziabili, perch, avendo, dalla natura, di potere e desiderare
ogni cosa, e, dalla fortuna, di potere conseguitarne poche; ne risulta
una mala contentezza nelle menti umane, ed uno fastidio delle cose
che si posseggono: il che fa biasimare i presenti tempi, laudare i
passati, e desiderare i futuri (D 145).

Nel capitolo trentasettesimo del primo libro dei Discorsi, Machia-
velli svolge il tema della rovina delle istituzioni repubblicane a
Roma, le cui origini sono da riferire appunto agli eventi legati alla
legge agraria: questa legge stette come addormentata infino ai
Gracchi; da quali essendo poi svegliata, rovin al tutto la libert
romana (D 120). questo uno dei passaggi cruciali nella costru-
zione dei Discorsi: qui, infatti, Machiavelli discute le conseguenze
del fallimento estremo delle lotte tra senato e plebe che tanta gloria
avevano contribuito a produrre per la libert dei romani; in questo
luogo incontriamo anche il culmine della riflessione teorica machiavel-

2
Le citazioni dellopera di Machiavelli fanno riferimento alla raccolta di scritti
curata da M. Martelli, Tutte le opere, Firenze, Sansoni 1975, con le seguenti sigle:
Principe (P); Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio (D); Discursus
florentinarum rerum (DFR); Istorie fiorentine (IF). Edizioni critiche di altre opere
machiavelliane vengono citate in nota di volta in volta.

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 99
liana sul carattere, sulle funzioni e sul valore degli antagonismi che
prendono corpo allinterno della comunit politica.
Al centro dellargomentazione troviamo le dinamiche delle
ambizioni prodotte dalle eccessive pretese della parte plebea, ed
insieme la resistenza proveniente dallambizione de grandi, della
parte nobiliare. Da un lato, la plebe romana cominci a combattere
per ambizione, e volere con la Nobilit dividere gli onori e le
sostanze, come cosa stimata pi dagli uomini. Da questo nacque il
morbo che partor la contenzione della legge agraria, che infine fu
causa della distruzione della Repubblica; dallaltro, i nobili non
sopportarono le dure offese che le pretese dei plebei avevano
prodotto: perch quegli che possedevano pi beni non permetteva
la legge (quali erano la maggiore parte de nobili), ne avevano a
essere privi; e dividendosi intra la plebe i beni de nimici, si toglieva
a quegli la via dello arricchire (D 119).
Machiavelli segnala il prevalere dellelemento economico dello
scontro, in forme separate e pericolose; contraddicendo Livio, egli
imputa ai plebei la maggiore responsabilit nel processo che porta
alla fine della repubblica a Roma
3
: costoro sono arrivati al punto di
stimare pi la roba che gli onori, hanno quindi contribuito a ridurre
la contesa politica tra le parti orientata in modo positivo al
rafforzamento del vivere libero e civile a scontro tra forze
finalizzato unicamente allacquisizione di maggior potere da parte
di gruppi di privati cittadini. Di qui, nella difficolt dellintervento
da parte delle magistrature pubbliche, il ricorso ai remedi privati: in
breve, lavvio delle guerre civili con Mario e Silla, ed ancora
linizio della tirannide di Cesare.
2. Oltre la vile ambizione:
virt e desiderio alla prova della mala contentezza
La coppia semantica oppositiva contento/malcontento attraversa
lintero corpo degli scritti machiavelliani dai rapporti delle lega-

3
La differenza delle interpretazioni di Livio e Machiavelli nel merito del ruolo
che la plebe ebbe negli eventi relativi alle proposte di legge agraria viene
discussa da Mario Martelli in Machiavelli e gli storici antichi. Osservazioni su
alcuni luoghi dei Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, Roma, Salerno
editrice 1998, pp. 33-35.

Gianfranco Borrelli 100
zioni fino alle Istorie fiorentine per significare lintersezione
problematica tra gli esiti possibili dellagire virtuoso dei soggetti
nel contesto delle condizioni imposte dalla fortuna e quelle azioni
umane dettate dallambizione: in particolare, per gli individui
malcontenti, il desiderio che diventa smisurata ambizione comporta
alterazione e corruzione degli umori inducendo esaltazione nella
mente umana, mentre pure contribuisce ad acuire le divisioni sul
piano specificamente politico.
Innanzitutto, la mala contentezza esprime il fallimento delle
azioni umane motivate dalle ambizioni degli individui. Intanto, nel
riferimento alle dinamiche proprie dellambizione descritte dai
luoghi principali di Discorsi I, 37 e II, 19, di Principe III, dellAsino
doro (V) risultano chiari e conseguenti i termini della descrizione
fenomenologica fatta da Machiavelli:
lambizione costituisce lillimitato desiderio di acquistare, esten-
dere il proprio potere naturale, tendenza naturale ad alterare a proprio
vantaggio la ripartizione delle risorse, materiali e morali, scrive
Inglese, commentando i versi del capitolo dedicato allambizione
4
;
essa viene causata e coltivata da noia e dolore, atteggiamenti
originari degli uomini che normalmente si stuccano nel bene, e nel
male si affliggono (D, I, 37, 119);

inoltre, la scarsit delle risorse disponibili pone gli esseri
umani nelle condizioni di permanenti antagonismi; di qui, i conflitti
che sorgono o per necessit, vale a dire per guadagnare i mezzi
indispensabili alla sopravvivenza ed alla sicurezza sulla vita fisica:
o anche per ambizione degli onori, cio delle posizioni di preminenza
che segnano la gerarchia pubblica dei poteri prodotti dallazione dei
singoli cittadini.
Si deve poi subito distinguere lambizione dal sentimento che assume
le tonalit del furore: questo si esprime nelle differenti complessioni
degli individui, ma anche si impianta nelle costituzioni diverse delle
citt; questa forma degenerata di ambizione ha bisogno di conteni-
mento istituzionale e, a certe condizioni, pu essere temperata attra-

4
Per la ricostruzione della categoria dambizione decisivo il saggio introduttivo di
G. Inglese ai Capitoli, Roma, Bulzoni 1981; vedi in particolare le pp. 90-105
dedicate al commento del capitolo sullambizione; la citazione alla p. 91.

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 101
verso lesercizio della virt, leducazione alle armi e le pratiche
militari di conquista:

Quando una region vive efferata / per sua natura e poi per
accidente / di buone leggi instrutta e ordinata, / di Ambizion contro
allesterna gente / usa el furor, che usarla infra se stessa / n leggi
n el Re gnene consente; / onde el mal proprio quasi sempre cessa,
/ ma suol ben disturbar laltrui ovile, / dove quel suo furor linsegna
ha messa
5
.

La virt civile richiede certamente, da un canto, lo stimolo positivo
dellambizione: peraltro, il governo politico deve coltivare la virt
dei cittadini al fine di evitare gli effetti negativi scatenati dalle
dinamiche delle ambizioni improprie e deviare verso lesterno della
comunit le tensioni negative che possono derivare dai conflitti tra
ambizioni di segno opposto.
In effetti, la virt pure motivata da una produttiva ambizione
tale se il singolo cittadino si dimostra capace di sacrificare la vita
per il bene della citt e per la libert. A parte, invece lambizione
prodotta dalla vilt, che si presenta come motivo principale di
corruzione nelle situazioni di abbondanza e di facilit dellacquisito;
in questo caso la debolezza naturale degli uomini e degli stati che
vivono in ozio fondamentalmente incapace di offrire unattiva
capacit di regola:

Fie per avverso quel loco servile, / ad ogni danno, ad ogni iniura
esposto, / dove sia gente ambiziosa e vile: / se Vilt e Tristo ordin
siede accosto / a questa Ambizione, ogni sciagura, ogni ruina, ogni
altro mal vien tosto.

Certamente, la definizione teorica della mala contentezza con i
percorsi semantici specifici di contento/malcontento acquisisce
nella scrittura machiavelliana la concreta efficacia di criterio di
descrizione e dinquadramento di avvenimenti diversi. Le condizioni
di mala contentezza si esprimono negli eventi storici e politici ed
incidono negativamente nella vita civile: in particolare, nei periodi
di crescente corruzione dellordine civile e delle leggi, comunque

5
I versi di questa citazione e della successiva sono tratti dal Capitolo dellambitione
di Nicolo Machiavelli a Luigi Guicciardini, in Capitoli, cit., pp. 146-147.

Gianfranco Borrelli 102
nelle fasi acute del mutamento politico; in breve, in tutte quelle
situazioni in cui aumentano lincertezza e linquietudine dei cittadini.
La presenza di questa categoria in molteplici luoghi dellopera
machiavelliana attesta, allora, un uso determinato anche su piani
scritturali diversi: da un canto, lintenzione precisa di richiamare il
significato filosofico, generale, di mala contentezza come limite
naturale, antropico, dellesistere umano; insieme, con procedura
scritturale distinta, la viva rappresentazione delle sofferenze umane,
dei malcontenti, che vengono ad incidere in avvenimenti storici
determinati.
Alla prima serie di scritture appartengono oltre i brani citati
dei Discorsi le parti di alcune opere letterarie: in particolare,
baster fare riferimento a brani della Clizia e de LAsino doro
6
.
Per quanto concerne gli scritti che richiamano avvenimenti storici
e politici, bisogna innanzitutto ricordare i rapporti della legazione
svolta nel luglio del 1499 presso Caterina Sforza, a Forl: in questo
caso, sono presenti entrambi i significati dellessere malcontenti.
Intanto, Machiavelli riferisce di una condizione particolare della
principessa sofferente per la malattia del figlio Lodovico:

Dipoi questo giorno e stato ad me el Baldraccane, et facto prima
excusatione perch Madonna non mi haveva proprio ore facto
intendere lo animo suo, allegando sua signoria essere indisposta et
in malissima contenteza per la malattia grande in che incorso
Lodovico figliolo suo et di Giovanni de Medici, mi expose per
parte di sua Excellentia come era contenta, nullo habito respectu,
per essersi un tratto rimessa nelle bracce di vostre Excelse Signorie,
et in quelle volere confidare et sperare...
7
.


6
Nalla Clizia, le semantiche della mala contentezza sono espresse nei versi:
quanto pi propinquo ad uno suo desiderio, pi lo desidera, e, non lo avendo,
maggior dolore sente (atto I, vv. 1524-25, in Tutte le opere, cit., p. 895). Ancora
ne Lasino doro: Quel che ruina de pi alti colli, pi chaltro, i regni, questo:
che i potenti di loro potenza non son mai satolli. Da questo nasce che son mal
contenti quei chhan perduto, e che si desta umore per ruinar quei che restan
vincenti; onde avvien che lun sorge e laltro muore; e quel ch surto, sempre mai
si strugge per nuova ambizione o per timore (V, 1517-25, ivi, p. 966).
7
Legazione a Caterina Sforza (23 luglio 1499), in Legazioni. Commissarie. Scritti
di governo, a cura di F. Chiappelli, Bari, Laterza 1971, vol. I, pp. 214-215.

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 103
In altro contesto, Machiavelli mette sulla bocca di Caterina un giudi-
zio politico che contiene anche spunti critici verso chi governa in
Firenze:

Questa Illustre Madonna, quando io le comunicai questa mattina
la lectera di vostre Signorie, avanti chio dicessi alcune cose, dixe:
o ho questa mattina una buona nuova, pech io veggho che quelli
vostri Signori vorranno fare pure da vero, poich rachozano le
fantarie. Di che io li commendo, et sonne contentissima tanto,
quanto prima ne ero male contenta veggiaendo la tardeza loro, pa-
rendomi perdessino un tempo inrecuperabile
8
.

Qualche anno pi avanti, nel 1512, in riferimento alle manovre
poste in essere dal partito degli ottimati nel momento della restaura-
zione medicea alla fine di quellanno, Machiavelli esorta i Medici a
bene interpretare il malessere del popolo e a diffidare della parte dei
grandi, degli ottimati: questi ultimi vorrebbono purgare questo
odio per fare el facto loro, non quello de Medici, perch la causa
della mala contentezza tra luniversale et e Medici non ne cagione
n Piero n la sua ruina, ma s bene lordine mutato
9
. In questo caso,
linquietudine diffusa nel popolo viene appunto motivata con il
cambiamento degli ordini, della situazione istituzionale della vita
civile.
Il registro oppositivo contento/malcontento presente anche nel
dialogo epistolare con Francesco Vettori come criterio di giudizio
per argomentare giudizi politici differenti su eventi in corso:

Chi vuol vedere se una pace o duratura o secura, debbe intra
laltre cose esaminare chi restono per quella malcontenti e da quella
mala contentezza loro quello che ne possono nascere. Considerando
pertanto la pace vostra, veggo rimanere in quelli malcontenti
Inghilterra, Francia et imperatore, perch ciascuno non ha di questi
adempiuto il fine suo. Nella mia rimane malcontento Inghiltera,
Svizzeri et imperadore per le medesime cagioni. Le male contentezze
della vostra possono causare facilmente la rovina dItalia et di
Spagna
10
.

8
Legazione a Caterina Sforza (18 luglio 1499), ivi, p. 207.
9
Ai Palleschi, III, in Tutte le opere, cit., p. 16.
10
Lettera di Niccol Machiavelli a Francesco Vettori (10 agosto 1513), ivi, p.
1148. Leggendo la risposta del Vettori a questa lettera di Machiavelli (20 agosto

Gianfranco Borrelli 104
Nel Principe, poi, viene descritto che si diventa malcontenti o per
troppa ambizione o per paura

(P III, 260): compare quindi con
chiarezza laltra causa che produce mala contentezza, la paura da
parte di chi teme di soffrire la violenza fisica o anche di perdere la
libert. Qui viene argomentato che i malcontenti si legano facil-
mente a quelli che desiderano innovare; costoro

per le ragioni dette, ti possono aprire la via a quello stato e
facilitarti la vittoria; la quale di poi, a volerti mantenere, si tira
drieto infinite difficult, e con quelli che ti hanno aiutato e con
quelli che tu hai oppressi. N ti basta spegnere el sangue del prin-
cipe; perch vi rimangono quelli signori che si fanno capi delle
nuove alterazioni; e, non li potendo n contentare n spegnere,
perdi quello stato qualunque volta venga loccasione (P IV, 263).

Ancora in questo caso la mala contentezza rappresentata come
indice di squilibrio e di sofferenza in quanti spingono allintrodu-
zione immotivata e pericolosa di novit nelle cose politiche; ne
consegue che la mala contentezza prende i soggetti che si dispon-
gono positivamente alla congiura: chi coniura non pu essere solo,
n pu prendere compagnia se non di quelli che creda esser mal
contenti; e subito che a uno mal contento tu hai scoperto lanimo
tuo, gli dai materia a contentarsi, perch manifestamente lui ne pu
sperare ogni commodit (P XIX, 285). Con acutissima notazione
psicologica, Machiavelli segnala che lindividuo malcontento reso
informato e partecipe del progetto di congiura vive momentanea-
mente soddisfatto e rassicurato nel merito dei conflitti e delle
difficolt del tempo a venire; su questo soggetto potr sicuramente
contare per qualche tempo chi ordisce congiura.
3. Tra prudenza respettiva e impeto dellinnovazione:
mala contentezza e qualit dei tempi
La nozione di mala contentezza viene dunque ad esprime lo scarto
negativo della tensione del desiderio che vuole realizzare cose

1513), che riprende le stesse espressioni di riferimento alla mala contentezza, si
comprende pure del diffuso utilizzo di un criterio che pone in tensione giudizio
morale ed analisi politica (ivi, 1153).

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 105
importanti e sempre diverse, ma che si scontra con la realizzabilit
minima dei progetti umani in rapporto alla limitatissima potenza
naturale delluomo ed alla scarsit degli strumenti disponibili. La
condizione di mala contentezza prodotta dalla conversione
dellambizione le cui pretese originarie sono da considerare in
partenza giuste nel furore che agisce senza limiti e senza freni. Quel
malessere viene anche favorito dalle congiunture di crisi politiche,
di guerre civili o di conquista; in questo caso lelemento scatenante
rappresentato dalla paura che prospetta ai soggetti la sofferenza
fisica dei corpi, il disfacimento della condizione presente di
benessere, lincertezza della prospettiva futura.
I malcontenti operano nel senso di introdurre innovazioni ad
ogni costo: di qui le contenzioni che normalmente attraversano le
citt; questi conflitti che partono da tensioni e dinamiche della
sfera privata della comunit secondo Machiavelli vanno ricondotti
e risolti sul piano della divisione principale, quella politico-pubblica,
dove si pu efficacemente costruire, grazie al contributo di tutti i
membri della comunit, un tempo ordinario e duraturo di pace.
La mala contentezza segna il limite, la difficolt degli uomini a
governare se stessi, i propri elementi interiori, in rapporto al cambia-
mento degli ordini e dei tempi delle cose. In questo luogo teorico
che si presenta come argomentazione antropologica preliminare allo
stesso discorso politico precipita lintersezione problematica tra le
dinamiche del riscontro dellazione umana dettata dallambizione
rispetto alla qualit dei tempi con laltro decisivo punto: quello
dellesito possibile dellagire virtuoso dei soggetti a fronte delle
condizioni esterne ed interne alluomo imposte dalla fortuna.
noto come in tre differenti luoghi, con scritture vicine e pure
in parte differenti, Machiavelli argomenta il rapporto tra virt e
fortuna misura del successo o della disfatta tra le possibilit
dellagire umano in rapporto al variare continuo de li ordini e de
tempi delle cose. Nello scritto cosiddetto dei Ghiribizzi, risalta il
tentativo machiavelliano di offrire una spiegazione circa gli esiti,
positivi o negativi, dellazione umana: donde nascha che le diverse
operationi qualche volta equalmente giovino o equalmente nuochino,
io non lo so, ma desiderrei bene saperlo
11
. Lavvio dellargomenta-

11
In Tutte le opere, cit., p. 1083. Lo scritto cosiddetto dei Ghiribizzi in effetti il
contenuto della lettera inviata da Machiavelli a Giovan Battista Soderini scritta in

Gianfranco Borrelli 106
zione discute dellinevitabile perenne confronto tra temperamenti
degli uomini e i tempi che segnano il contesto delle azioni umane:

Io credo che, come la Natura ha facto ad lhuomo diverso volto,
cos li habbi facto diverso ingegno et diversa fantasia. Da questo
nascie che ciascuno secondo lo ingegno et fantasia sua si governa.
Et perch da laltro canto e tempi sono varii et li ordini delle cose
sono diversi, ad colui succedono ad votum e suoi desiderii, et
quello felice che riscontra el modo del procedere suo con el
tempo, et quello, per opposito, infelice che si diversifica con le
sue actioni da el tempo et da lordine delle cose.

Qui vengono attivati due vettori concettuali: il primo riguarda la
differenza del temperamento individuale, che consiste nelle disposi-
zioni naturali ad operare con ragionamento e con immaginazione; si
tratta della complessione fisica che caratterizza la differenza di
temperamento per ciascun soggetto. Ancora, lautore specifica che i
caratteri umani si riducono a due: gli uomini nelle opere loro
procedono, alcuni con impeto, alcuni con rispetto e con cauzione
(D III 9, 213); questi due temperamenti prudente respettivo e
impetuoso risultano decisivi nellagire di ciascun soggetto:

se uno che si governa con respetti e pazienzia, e tempi e le cose
girono in modo che il governo suo sia buono, e viene felicitando;
ma se li tempi e le cose si mutano, e rovina, perch non muta
modo di procedere. N si truova uomo s prudente che si sappi
accomodare a questo; s perch non lo si pu deviare da quello a che
la natura lo inclina; s etiam perch, avendo sempre uno prosperato
camminando per una via, non si pu persuadere partirsi da quella. E
per luomo respettivo, quando egli tempo di venire allo impeto,
non lo sa fare; donde rovina; ch, se si mutassi di natura con li tempi
e con le cose, non si muterebbe fortuna (P XXV, 296).

La seconda serie concettuale offre dunque la specificazione che i
tempi sono molteplici e di diversa natura: questi risultano essere
vari e di diverso valore cos come le forme della realt circostante.
Viene allora proposto il termine del rapporto, positivo o negativo,

Perugia in data 13-21 settembre 1506. Per la ricostruzione della storia del testo,
sicuramente utile il lavoro di G. Sasso, Niccol Machiavelli, Bologna, Il Mulino
1980, pp. 193-205.

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 107
che pu realizzarsi nel confronto tra ciascun individuo e i tempi
diversi: felice il soggetto che riscontra el modo del procedere suo
con le qualit de tempi (Ghiribizzi 1083); mentre linfelicit
deriva dal fatto che lagire delluomo non pu non entrare in un
determinato punto in contrasto con il mutato procedere degli eventi.
La qualit de tempi risulta decisiva poich la felicit umana si
realizza a seconda delle capacit soggettive di adattare i comporta-
menti alle forme nuove e diverse che assumono i tempi e li ordini
delle cose.
Il criterio proposto da Machiavelli per linterpretazione del
successo o del fallimento dellazione del singolo individuo, conse-
guenti allo svolgimento di percorsi simmetrici o di asimmetrie
irrimediabili tra diverse temporalit, assume i caratteri di una tesi
essenziale e lineare nella sua formulazione; in effetti, esso si
complica notevolmente in considerazione della serie infinita dei
possibili sviluppi che possono emergere in seguito alle relazioni tra
la realt mutevole degli eventi naturali e storici, da una parte, e
lincertezza e linquietudine proprie dellagire umano, dallaltra:

Ma, perch e tempi et le cose universalmente et particolarmente si
mutano spesso, et li huomini non mutono le loro fantasie n e loro
modi di procedere, adcade che uno ha un tempo buona fortuna et
uno tempo trista. Et veramente, chi fussi tanto savio che conoscessi
e tempi et lordine delle cose et adcomodassisi ad quelle, harehbe
sempre buona fortuna o e si guarderebbe sempre da la trista, et
verrebbe ad essere vero, che l savio comandassi alle stelle et a
fati. Ma, perch di questi savi non si truova, havendo li huomini
prima la vista corta, et non potendo poi comandare alla natura loro,
ne segue che la Fortuna varia et comanda gli huomini, et tigli sotto
el giogo suo (ibidem).

Secondo Machiavelli felicit o tristitia sono legati alla capacit dei
soggetti di comprendere i cambiamenti del corso dei tempi e di
adattare a questi mutamenti la propria azione; peraltro, ci viene
normalmente reso difficile dalla stessa natura umana. Lindagine
machiavelliana in prima istanza dedicata allapprofondimento e
allo scandaglio dei movimenti interiori, poich da queste dinamiche
risultano in definitiva possibili le attive trasformazioni poste in
essere dagli individui nei confronti della traiettoria vincente della
fortuna.

Gianfranco Borrelli 108
Quindi, da un canto, i saperi astrologici e la classica teoria degli
umori motivano fortemente Machiavelli nelle argomentazioni rela-
tive alla fissit immodificabile dellingegno e della fantasia degli
uomini; il cielo, il sole e gli elementi non variano di moto, di ordine
e di potenza, da quello che gli erono antiquamente (D I proemio,
76): la natura non cambia, cambiando solo le forme del suo divenire.
Di qui pure deriva la ferma convinzione machiavelliana secondo cui
lagire e la virt dei soggetti rimangono inesorabilmente condizionate
dalla fortuna in considerazione del fatto che il carattere individuale
immutabile, quindi sostanzialmente incapace di modificare se stesso
in rapporto al variare della fortuna; questo un limite irrimediabile
posto dalla natura stessa nella complessione dellindividuo e raffor-
zato dalle abitudini sedimentate nei comportamenti:

E che noi non ci possiamo mutare, ne sono cagioni due cose:
luna, che noi non ci possiamo opporre a quello che cinclina la
natura; laltra, che, avendo uno con un modo di procedere
prosperato assai, non possibile persuadergli elle possa fare bene a
procedere altrimenti: donde ne nasce che in uno uomo la fortuna
varia, perch ella varia i tempi, ed elli non varia i modi. Nascene
ancora le rovine delle cittadi, per non si variare gli ordini delle
republiche co tempi; come lungamente sopra discorremo, ma sono
pi tarde; perch le penono pi a variare, perch bisogna che
venghino tempi che commuovino tutta la republica; a che uno solo,
col variare il modo del procedere, non basta (D III 9, 213-214).

Ancora pi complesso si presenta questo problema in riferimento alla
considerazione secondo cui gli elementi che limitano fortemente
lazione degli individui, piuttosto che ad una fortuna completamente
esterna ed estranea agli esseri umani, sono da relazionare alle parti
pi interne, profonde, della vita umana. Come scrive Sasso, la
fortuna pu e deve essere ricondotta alla radice profonda della
natura umana, al suo tratto unilaterale e, nel variare delle circo-
stanze, invariabile. E la sua trascendenza diviene, in tal modo,
una trascendenza interiorizzata: non la trascendenza della provvi-
denza cristiana, o del fato stoico, ma la trascendenza di una parte
dellanimo umano su questo animo stesso
12
. I tempi delle azioni
umane hanno dunque il loro confronto decisivo non solo rispetto ad

12
Ivi, p. 395.

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 109
una realt naturale completamente esterna agli uomini: piuttosto,
ciascun individuo rimane inevitabilmente impegnato nel compren-
dere e nel governare quel fondo oscuro e imprevedibile costituito
dagli impulsi interiori.
Ecco, allora, che il profondo convincimento machiavelliano circa
limmutabilit della natura umana diventa la chiave per offrire una
descrizione di quei cambiamenti che riconfermata linalterabilit
dei caratteri della specie riguardano le uniche modificazioni
possibili dei temperamenti: quelle relative alle tensioni interne ai
soggetti prodotte dallo sviluppo e dalla corruzione dei corpi; in
particolare, gli uomini vivono inquietudini e depressioni la mala
contentezza come interna sensibilit dello scacco irrimediabile di
ogni singola esistenza in forme differenti a seconda delle et
diverse della vita umana e nel riferimento ai diversi contesti di vita.
A tal punto, poi, le complessioni fisiche determinano con
necessit i temperamenti degli uomini, che gli umori di cui i carat-
teri individuali risultano composti valgono a costituire non solo la
riconoscibile differenza tra i singoli soggetti, ma pure si addensano
in grandi entit collettive, incidendo sul complesso della storia
delle comunit umane. E tanto viene insegnato dalla storia di Roma:
facile infatti potere constatare che e sono in ogni republica due
umori diversi, quello del popolo, e quello de grandi; e come tutte le
leggi che si fanno in favore della libert, nascano dalla disunione
loro, come facilmente si pu vedere essere seguito in Roma (D I
4, 82).

La costituzione del corpo politico risulta quindi condizionata
dalle complessioni naturali, fisiche, dei singoli individui e dalla loro
degenerazione. Per questi aspetti, lo Stato corpo naturale, il cui
governo svolge la funzione di reagire ai danni indotti dalla
malattia/corruzione delle sue membra: E per non cosa che
faccia tanto stabile e ferma una republica, quanto ordinare quella in
modo che lalterazione di quegli omori che lagitano, abbia una via
di sfogarsi ordinata dalle leggi (D I 7, 87).

Insieme, lazione della
politica che deve garantire linnovazione della linfa vitale e il
mantenimento della salute del corpo civile resta pure condizionata
dallalterazione degenerativa degli umori, dalla corruzione dei

Gianfranco Borrelli 110
comportamenti, dalle condizioni di difficolt e di sofferenza delle
singole esistenze
13
.
Questo limite umano incide direttamente sulle possibilit proprie
dellagire politico, in riferimento al problema cruciale espresso da
Machiavelli come rapporto tra innovazione e mantenimento; per un
verso, come si possa dare avvio alla novit attraverso limpeto:
dallaltro, a quali condizioni la prudenza respettiva possa garantire
il mantenimento della stabilit del vivere civile. In effetti, chi vive
di mala contentezza si rende in permanenza disponibile alla novit:

gli uomini sono desiderosi di cose nuove; in tanto che cos
desiderano il pi delle volte novit quegli che stanno bene, come
quegli che stanno male: perch, come altra vota si disse, ed il
vero, gli uomini si stuccano del bene, e nel male si affliggano. Fa,
adunque, questo desiderio aprire le porte a ciascuno che in una
provincia si fa capo di innovazione; e segli forastiero, gli corrono
dietro; segli provinciale, gli sono intorno, augmentanlo, e
favorisconlo: talmentech, in qualunque modo egli proceda, gli
riesce il fare progressi grandi in quegli luoghi (D III 21, 227).

A fronte della necessit originaria di procedere allinnovazione
degli ordini della citt in modo da rimediare al rischio della
corruzione e del degrado del vivere libero e civile , la condizione
di malessere, di sofferenza, indotta negli individui dalla mala
contentezza spinge sicuramente alla produzione di novit dannose
alla citt, alla patria, poich indotte dalla volont esplicita di
approfondire la disunione e la discordia tra le parti della citt.
A questo punto, abbiamo elementi sufficienti per intendere in
modo pi approfondito la coppia oppositiva contento/malcontento
che Machiavelli utilizza continuamente e con semantiche definite.
Intanto, conviene dapprima restituire il significato di contento cos
come proviene da Principe (P XIX, 284): qualunque volta alle
universalit degli uomini non si toglie ne roba n onore, vivono
contenti, e solo si ha a combattere con la ambizione di pochi, la
quale in molti modi, e con facilit, si raffrena; penso che si possa
articolare questa definizione per naturale estensione sul tema

13
Per le relazioni tra dinamiche degli umori e conflitti civili vedi il bel lavoro di
Marie Gaille-Nikodimov, Conflit civile et libert. La politique machiavllienne
entre histoire et mdecine, Paris, Honor Champion 2004.

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 111
decisivo del vivere nella presenza: li uomini sono pi presi dalle
cose presenti che dalle passate; e quando nelle presenti truovono el
bene, vi si godono e non cercano altro; anzi, piglieranno ogni difesa
per lui, quando non manchi nellaltre cose a se medesimo (P XXIV,
294). Secondo Machiavelli, essere contento significa capacit di
vivere il presente nella sicurezza personale della vita, nellappaga-
mento dei bisogni materiali necessari alla sopravvivenza; grazie a
questo vivere civile, la contentezza consiste dunque nellequilibrio
interiore che il soggetto riesce a realizzare nella presenza.
Nella condizione del malcontento, invece, il desiderio che
diventa smisurata ambizione o limprovvisa angoscia derivante dal
pericolo di morte comportano alterazione e corruzione degli umori
inducendo esaltazione nella mente umana; la fenomenologia di tale
sofferenza viene illustrata da Machiavelli attraverso la descrizione
delluomo che risulta colpito e frammentato nei flussi temporali di
cui composto. Luomo che vive di mala contentezza non riesce a
sostenere il proprio continuum temporale, squilibrato rispetto alla
situazione presente di vita; questo soggetto non riesce a vivere la
realt effettuale: portato o ad esaltare la vita passata attraverso la
memoria oppure a proiettarsi grazie allimmaginazione verso un
futuro carico di incerte aspettative (questultimo atteggiamento
tipico dei giovani): appunto come detto nel gi citato proemio di
Discorsi, II biasimare i presenti tempi, laudare i passati, e
desiderare i futuri. Ne derivano inevitabilmente lacerazione
interiore, perdita di contatto con la presenza, proiezione del proprio
malessere contro il nemico impersonato da coloro che vengono
vissuti come causa esterna della sofferenza.
4. Mala contentezza/contentioni:
criterio di analisi politica e strumento storiografico
Ancora nel Discursus florentinarum rerum portato a compimento
tra la fine del 1520 e il febbraio dellanno successivo, presentato
quindi a Giulio de Medici quale suggerimento estremo di una
riforma in senso repubblicano degli ordini istituzionali in crisi
Machiavelli individua il motivo principale delle discordie civili di
Firenze nelle politiche prodotte dai cittadini malcontenti:


Gianfranco Borrelli 112
La cagione perch tutti questi governi sono stati defettivi che le
riforme di quegli sono state fatte non a satisfazione del bene comune,
ma a corroborazione e securt della parte: la quale securt non si
anche trovata, per
,
esservi sempre stata una parte malcontenta, la quale
stata un gagliardissimo instrumento a chi ha desiderato variare
(DFR 25).
Certamente contrario allo strapotere dei grandi, Machiavelli sostiene
pure con coerenza che listituzione del governo repubblicano in
Firenze pu essere resa possibile solo a condizione di introdurre
quelle innovazioni politiche e istituzionali idonee a rendere a
ciascuna delle parti presenti in citt il riconoscimento dovuto alla
loro importanza: gli ordini della citt per loro medesimi possino
stare fermi; e staranno sempre fermi quando ciascheduno vi aver
sopra le mani (DFR 31). Si tratta di evitare il corto circuito che ha
visto sempre contrapposte in citt le fazioni aristocratiche e quelle
delle parti popolari e plebee: per la difesa della patria comune
bisogna combattere larroganza dei nobili cos come la licenza
delluniversale. Bisogna quindi neutralizzare gli effetti negativi dei
comportamenti prodotti sotto linfluenza della mala contentezza:

molti a quali non parendo, stando cos, vivere sicuri, non fanno
altro che ricordare che si pigli ordine al governo: e chi dice che si
allarghi, e chi che si restringa; e nessuno viene ai particolari del
modo del restringere o dellallargare, perch sono tutti confusi e
non parendo loro vivere sicuri nel modo che si vive, come lo
vorrebbono acconciare non sanno, a chi sapessi non credono; tale
che, con la confusione loro, sono atti a confondere ogni regolato
cervello (DFR 31).

Nelle Istorie fiorentine le semantiche di contento/malcontento
costituiscono uno dei criteri principali per descrivere i percorsi
travagliati della storia di Firenze e le sofferenze interiori dei
fiorentini
14
. Nel proemio al primo libro, prima di dare avvio alla

14
Secondo Hans Baron in questopera Machiavelli descriverebbe la storia di Firenze
in the melancholy light in wich it was to appear as the sixteenth century advanced:
vedi Machiavelli: the Republican Citizen and the Author of The Prince, in In search
of Florentine Civc Humanism, Princeton, Princeton University Press 1988, p. 250:
dissento rispetto a questa caratterizzazione malinconica del lavoro storiografico del
segretario fiorentino nellultima parte della sua vita; in realt, Machiavelli vive e
descrive il senso della mala contentezza, della stessa depressione malinconica,
attraverso le modalit diverse delle semantiche che ho cercato di descrivere come

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 113
narrazione storica, Machiavelli differenzia e motiva la propria
impostazione storiografica in particolare, rispetto alle opere di
Leonardo Bruni e di Poggio Bracciolini proprio nellintendimento
di contribuire a rappresentare i danni provenienti dagli antagonismi
interni alla citt e, per converso, ribadire la necessit del mantenersi
uniti:

la maggior parte delle altre repubbliche delle quali si ha qualche
notizia sono state contente duna divisione, con la quale, secondo
gli accidenti, hanno ora accresciuta, ora rovinata la citt loro; ma
Firenze, non contenta duna, ne ha fatte molte...; di Firenze in
prima si divisono intra loro i nobili, dipoi i nobili e il popolo, e in
ultimo il popolo e la plebe; e molte volte occorse che una di queste
parti, rimasta superiore, si divise in due: dalle quali divisioni ne
nacquero tante morti tanti esili, tante destruzioni di famiglie, quante
mai ne nascessero in alcuna citt della quale si abbia memoria (IF
proemio, 632).

La riflessione storiografica rafforza ed arricchisce la riflessione
teorica machiavelliana sui conflitti; in particolare, due elementi
vengono col tempo a costituire una sicura acquisizione: per un
verso, Machiavelli vuole ribadire che solo la contesa costruttiva tra
le parti rende possibile il benessere della citt ed il suo ulteriore
ampliamento attraverso la conquista, cos come avvenne per la
repubblica romana; peraltro, a fronte dei pericoli provenienti
dallesterno e se non si vuole favorire il nemico, bisogna in tempo
porre termine ai conflitti interni.
Nella sua opera storiografica, Machiavelli utilizzer continua-
mente le espressioni mala contentezza/malcontento per significare
lo scorrimento di quegli umori negativi per la citt, attraverso cui si
sono consumati sanguinosi conflitti. Nelle Istorie fiorentine,
Machiavelli intende descrivere le profonde divisioni che non
consentirono pace e benessere duraturo alla citt: di Firenze in
prima si divisono intra loro i nobili, di poi i nobili e il popolo, e in
ultimo il popolo e la plebe (ibidem). In effetti, la presenza di
diversi soggetti collettivi, tra loro in conflitto, costituisce la chiave

fondamento della sua antropologia; questo accade in tutti i suoi scritti: ancora nelle
Istorie fiorentine quel registro critico torna come uno degli elementi centrali di uno
straordinario dispositivo storiografico.

Gianfranco Borrelli 114
dellesposizione della storia di Firenze: verso la met del secolo
XIII si dividono guelfi e ghibellini (dopo le battaglie di Benevento e
Campaldino); quindi con gli ordinamenti di Giano della Bella (del
1293), la disunione dei nobili spinge il ceto popolare ad un ruolo
pi attivo; ancora, la contrapposizione tra Ricci ed Albizzi favorisce
la divisione tra popolo grasso e popolo minuto; infine, con la rivolta
dei Ciompi nel 1378 si consuma la divisione tra arti minori e plebe.
Ecco quindi il registro delle sofferenze, della mala contentezza, che
incessantemente, da sempre, assillano la vita dei fiorentini:
nel periodo del conflitto tra Bianchi e Neri, a fine del Duecento,
Rimase per tanto in Firenze luna e laltra parte, e ciascuna malcon-
tenta: i Neri, per vedersi la parte nemica appresso, temevano che la
non ripigliasse, con la loro rovina, la perduta autorit; e i Bianchi si
vedevano mancare della autorit e onori loro (IF II 20, 670);
mal contenti sono i Grandi le famiglie dei Peruzzi, Acciaiuoli,
Antellesi e Buonaccorsi che negli anni Quaranta del secolo
seguente operano al fine dellinasprimento in citt della signoria di
Gualtieri, duca di Atene; ancora malcontenti sono i Grandi e il
popolo minuto negli avvenimenti immediatamente successivi: i
primi a causa del cambiamento degli organi di governo operato in
favore del popolo, questultimo per la fame conseguente al periodo
di carestia; si sarebbe la citt posata, se i Grandi scrive Machia-
velli fussero stati contenti a vivere con quella modestia che nella
vita civile si richiede; ma eglino il contrario operavano; perch,
privati, non volevono compagni, e ne magistrati volevono essere
signori; e ogni giorno nasceva qualche esempio della loro insolen-
zia e superbia: la qual cosa al popolo dispiaceva (IF II, 33 e 40,
681 e 688; II 38, 688);
negli avvenimenti legati alla rivolta dei Ciompi ed in quelli
immediatamente successivi al 1378 gli umori della parti portano ai
tumulti ed ai romori provocati dai soggetti non contenti apparte-
nenti alle Arti ed allinfima plebe (IF III 9-12, 696-700);
a fine degli anni Novanta, Donato Acciaiuoli si pone contro i
provvedimenti imposti da Maso degli Albizzi in quanto, non
poteva intra tanti mali contenti vivere bene contento, n recarsi,
come i pi fanno, il comune danno a privato commodo; in seguito,
i malcontenti in Firenze affiancano ed appoggiano gli sbanditi di

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 115
fuora che operano per assassinare Maso degli Albizzi e chiamare il
popolo alle armi, anchesso mal contento (IF III 26, 713);
sulla mala contentezza dei prelati e dei baroni fonda Stefano
Porcari, a met Quattrocento, il tentativo non riuscito di riportare lo
Stato della Chiesa nello antico vivere (IF VI 29, 785);
malcontenta, e pure infedele, quella moltitudine che dapprima
appoggia Girolamo Olgiato nella congiura organizzata al fine di
uccidere il crudele Duca Galeazzo a Milano, per poi abbandonarlo
dopo che la congiura viene scoperta (IF VII 33, 817).
In breve, questi passaggi delle Istorie fiorentine attestano ancora la
ferma convinzione di Machiavelli secondo cui gli umori dei malcon-
tenti attraversano la storia di Firenze, mettendo a rischio il bene
maggiore della citt, la sua libert. Il giudizio netto; disunioni e
inimicizie in Firenze assumono sempre la forma di sette e fazioni
tra loro antagoniste, che operano a danno della citt:
nelle vittorie del popolo la citt di Roma pi virtuosa diventava;
perch, potendo i popolani essere alla amministrazione de
magistrati, degli eserciti e degli imperii con i nobili preposti, di
quella medesima virt che erano quelli si riempievano, e quella
citt, crescendovi la virt, cresceva potenza; ma in Firenze,
vincendo il popolo, i nobili privi de magistrati rimanevano; e
volendo racquistargli, era loro necessario, con i governi, con lo
animo e con il modo del vivere, simili ai popolani non solamente
essere, ma parere. Di qui nasceva le variazioni delle insegne, le
mutazioni de tituli delle famiglie, che i nobili, per parere di
popolo, facevano; tanto che quella virt delle armi e generosit
danimo che era nella nobilt si spegneva, e nel popolo, dove la non
era, non si poteva raccendere; tal che Firenze sempre pi umile e
abietto divenne (IF III 1, 690-691).
Bisogna allora frenare quegli umori negativi che provocano disunioni
e fazioni contrapposte: non con la forza e neppure alla maniera di
Cosimo, che ridusse di fatto la libera partecipazione dei cittadini alla
vita civile di Firenze, dal momento che faceva in modo di lasciare
ire la cosa e con il tempo fare a suoi amici cognoscere che non a lui,
ma a loro propri, lo stato e la reputazione toglievano... Riduttasi
pertanto la citt a creare i magistrati a sorte, pareva alla universalit
de cittadini avere riavuta la sua libert (IF VII 1, 793).

Gianfranco Borrelli 116
importante, in definitiva, che gli umori de nobili e de
popolani si quietino, laddove i primi pretendono di governare con la
servit e i secondi con la licenza (IFIV 1, 715); non si pu affidare
il governo agli insolenti o agli sciocchi che intendono innovare solo
a fine di incrementare la disunione e il disordine: il risultato sarebbe
quello di annullare la funzione importante della politica e far precipi-
tare i contrasti sul piano irrimediabile degli interessi dei privati
cittadini.
5. Bacon legge Machiavelli
Prima di approfondire le semantiche delle categorie di contentment/
contention e lo sviluppo delle loro relazioni nel pensiero di
Hobbes bisogna effettuare un obbligato passaggio attraverso gli
scritti di Francis Bacon, il cui contributo teorico fu di enorme
importanza per la cultura civile inglese del primo Seicento e decisivo
per la formazione del giovane Hobbes. Il testo di riferimento uno
degli Essayes, e particolarmente quello dedicato al tema Of Seditions
and Troubles, in cui Bacon tratta delle cause delle rivolte. Seditions,
troubles, ma ancora discords, quarrelle, factions; questi movimenti
di rivolta sono diretti contro il government realizzato dallautorit
politica e possono essere ricondotti a due motivi principali: Much
Powerty e Much Discontentment
15
. Troviamo allora nel saggio baco-
niano il complesso determinato delle semantiche relative alla coppia
contentment/discontentment, in cui facile riconoscere lutilizzazione
della terminologia machiavelliana di contentezza e mala contentezza.
Dunque Bacon riprende i significati delle categorie machiavelliane;
viene pure utilizzata la serie articolata dei termini che si riferiscono alle
condizioni specifiche della mala contentezza che provoca sedizioni e
rivolte; numerando le presenze: discontentment (7), discontent (1),
discontented (Persons, Party) (3). Ancora, nelle diverse edizioni
degli Essayes, si rivela la tendenza a sostituire il termine astratto

15
Per il testo baconiano utilizzo ledizione critica di Mario Melchionda, in Gli
Essayes di Francio Bacon. Studio critico introduttivo, testo critico e commento,
Firenze, Leo S. Olschki 1979; il saggio XV, Of Seditions And Troubles, alle pp.
250-256; nella trad. italiana a cura di E. De Mas, Scritti politici, giuridici e storici,
Torino, Unione tipografico-editrice torinese 1971, vol. I, pp. 346-354.

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 117
discontentment con espressioni che richiamano gli individui concreti
sofferenti (discontentes piuttosto che discontentment).
Conviene pure ricordare che le tematiche relative alluomo
discontent sono richiamate nel saggio XXXVI dedicato alla catego-
ria di ambizione (Of Ambition): in questo caso, in perfetta corri-
spondenza con le semantiche machiavelliane, scontento luomo
ambizioso che si trova contrariato nei suoi desideri (desires): questo
argomento diventa il punto di partenza per dare espressione ad una
precettistica determinata, attraverso cui Bacon problematizza su
quale tipo di ambizioso possa ritornare utile al governo delle cose
pubbliche, good for the Publique
16
.
Hobbes legge e commenta questi testi baconiani, affinando
contemporaneamente la conoscenza delle opere e del pensiero di
Machiavelli; certamente, egli conosce pure gli altri scritti baconiani,
ed innanzitutto viene di riferire i due Books oh the Proficience and
Advancement of Learning (1605), in cui Bacon esprime in pi
luoghi la propria ammirazione per il segretario fiorentino, anche se
questi viene sottoposto ad esplicita critica per la spregiudicatezza
dei suoi precetti di governo.
Un altro passaggio di sicuro interesse filologico riguarda il testo
intitolato Of Ambition inserito nella raccolta di saggi contenuta nel
manoscritto ritrovato a Chatsworth (nel Derbyshire, una residenza
della famiglia dei Cavendish), pubblicato col titolo Horae subsecivae
nel 1620, in forma anonima per interesse di Edward Blount: questo
scritto viene pure attribuito a Hobbes, in ogni caso proviene
dallambiente culturale in cui egli vive. In questo saggio risulta con
evidenza la presenza di semantiche relative a contentezza/mala
contentezza; infatti, incontriamo le espressioni contentement e
content, e significativamente il soggetto malcontento viene definito
malecontent. Luomo ambizioso raffigurato come il soggetto
dedito allesercizio della virt (virtue) e deve fare i conti con la
fortuna (fortune): lo scacco dei suoi desideri comporta unincidenza
negativa sulla comunit, che assume le forme delle sedizioni
(seditious and trecherous attempts). In modo diretto lessere
malcontento viene collegato allo svolgersi dei conflitti che sono
dannosi allo stato: Contention is most pernitious to all well

16
Il testo di questo saggio alle pp. 319-320 del volume di M. Melchionda, Gli
Essayes di Francio Bacon, cit.; trad. cit. pp. 424-426.

Gianfranco Borrelli 118
ordered governments
17
. Addirittura impressionante lavvio del
saggio, che riporta a contesti determinati della nuova antropologia
hobbesiana; in partenza, lambizione viene sinteticamente cos
definita:

It is an unlimited desire never satisfyed; a Continual proiectinge
without stop: an undefatigable search of those thinges wee wish for
though want not: no Contentment in a present state eyther fortunate
or prosperous. An ambitious man is in a Kind of Continuall
perambulation, or perpetuall Courtinge of advancement
18
.

Questa espressione appare vicina al testo machiavelliano dei Discorsi
(I, 37); in effetti, sembra che Hobbes riprenda le semantiche
machiavelliane relative allambizione come attivit incessante posta
in essere dal desiderio; in particolare, il filosofo inglese intende
sottolineare limpossibilit di raggiungere e rendere stabile una
condizione pure minima di contentezza.
6. Contentment e contention nelle opere di Thomas Hobbes
Per Machiavelli cos come per Hobbes, le semantiche legate ai
termini di contentezza/contentment analizzati in rapporto a quelli
di contenzioni/contentions costituiscono un elemento centrale
della riflessione antropologica: si tratta di indagare a quali condi-
zioni gli individui rendono se stessi contenti, soddisfatti della
propria situazione di libert e di sicurezza nella presenza. Tuttavia,
come vedremo, in esplicita contraddizione rispetto agli elementi
naturalistici che Machiavelli riprende dalla filosofia classica, il
progetto teorico viene indirizzato da Hobbes ad istruire un discorso
politico che intende mostrare come risulti possibile contenere gli
individui ed il dannoso esercizio delle private opinions utiliz-
zando nella produzione della comunit politica lefficace novit di
una strumentazione completamente artificiale.

17
Per gli Essayes contenuti nelle Horae subsecivae faccio riferimento alledizione
critica curata da F.O. Wolf, in Die neue Wissenschaft del Thomas Hobbes: zu der
Grundladen der politischen Philosophie der Neuzeit, Stuttgart-Bad Cannstatt,
Formmann 1969; la citazione sopra riportata alla p. 142.
18
Ivi, p. 139.

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 119
Hobbes utilizza gli sviluppi semantici di contentement e la serie
delle espressioni ad esso collegate, che esprimono significati opposi-
tivi, quali content/discontent, contented/discontented; affianco a que-
sto troviamo ancora gli svolgimenti concettuali che designano le di-
namiche proprie dei conflitti, contentions.
Conviene dunque ricostruire in dettaglio la presenza di questa
terminolgia negli sviluppi degli scritti politici hobbesiani, e dunque
rimanere informati dei richiami che Hobbes fa di quelle espressioni
almeno nelle seguenti opere: Three discourses (TD), Elements of
law natural and politic (E), De cive (DC), Leviathan (L)
19
.

Three Discourses
In uno dei Three discourses pure presenti nelle Horae subsecivae, A
Discourse upon the beginning of Tacitus scritto da attribuire con
fondate motivazioni a Hobbes
20
pure incontriamo lutilizzo del
complesso categoriale che vede al centro la categoria di contentment;

19
Le citazioni dellopera di Thomas Hobbes fanno riferimento alle seguenti
edizioni con le sigle riportate: The English Works of Thomas Hobbes (EW) e
Opera Philosophica quae Latine scripsit Omnia (OL), ed. Molesworth, London,
Bohn 1839-45 (reprint Aalen 1961); The Elements of Law Natural and Politic, in
EW vol. IV come Human nature, pp. 1-76 e De corpore politico, pp. 77-228;
utilizzo ed. Tnnies (1889), London 1969 (E); trad. di A. Pacchi, Elementi di legge
naturale e politica, Firenze, La Nuova Italia 1968; De Cive, ed. Warrender,
Oxford, Clarendon Press 1983: The Latin Version (Cl) e The English Version (Ce);
trad. di T. Magri, De Cive, Roma, Editori Riuniti 1979; trad. di N. Bobbio,
Elementi filosofici sul cittadino, in Opere politiche, Torino, Utet 1959 (it Bobbio);
Leviathan, ed. C.B. Macpherson, Harmondsworth, Penguin 1968 (L); Leviatano,
trad. di G. Micheli, Firenze, La Nuova Italia 1976; Leviatano, a cura di A. Pacchi,
Bari, Laterza 1989 (it Pacchi); Leviatano, trad. di R. Santi, Milano, Bompiani 2001
(it Santi); De homine, in OL, II pp. 1-132 (H), trad. A. Pacchi, Bari, Laterza 1970;
De corpore, ed. K. Schuhmann, Paris, Vrin 1999 (Co); trad. A. Negri, Il corpo, in
Elementi di filosofia, Torino, Utet 1972; Behemoth or the Long Parliament, in EW,
VI; utilizzo ristampa ed. Molesworth, New York, Penguin 1969 (B); Behemoth,
trad. di O. Nicastro, Bari, Laterza 1979. Edizioni critiche di altre opere dellautore
vengono di volta in volta citate nelle note.
20
I Three Discourses, contenuti nelle Horae subsecivae, sono stata curati da
Arlene W. Saxonhouse in un importante lavoro che riproduce pure la ricerca
realizzata insieme con Noel B. Reynolds con strumenti statistici di analisi
testuale al fine dellidentificazione e dellattribuzione del testo a Hobbes: vedi
Th. Hobbes, Three Discourses. A critical Modern edition of Newly Identified Work
of the Young Hobbes, Chicago, University Chicago Press 1995. I discorsi sono A
Discourse upon the beginning of Tacitus (abbr. TDT), A Discourse of Rome (abbr.
TDR) e A Discourse of Laws (abbr. TDL).

Gianfranco Borrelli 120
questa viene usata per rappresentare il comportamento dei potenti,
senatori e ricchi, che secondo il giudizio di Tacito preferiscono
appoggiare la supremazia politica realizzata da Cesare Augusto,
allindomani della sconfitta di Antonio e Lepido:

For Civil War is commodious for none but desperate unthrifts,
that they may cut their Creditors throats without fear of the
gallows; men against whom the Law, and the sword of Justice
makes a fearful war, in time of peace. But the rich, and such as
were in love of titles of honor, found more ease and contentment
here, than they could expect in the Civil War, and did accept the
present with security, rather than strive for the old, with danger
(TDT 47).

Al centro del richiamo allopera tacitiana lattenzione allevento
della guerra civile nella fase di crisi e di cambiamento del governo
repubblicano in Roma: quindi, il riferimento alla condizione di
contentezza, di soddisfazione, degli uomini potenti e ricchi che tro-
vano preferibile accettare la situazione presente di sicurezza indotta
dallintervento di Augusto, piuttosto che tentare con il rischio della
lotta di ripristinare le forme del governo repubblicano. Gli
elementi semantici utilizzati da Hobbes derivano certamente, da un
canto, dalla tradizione interpretativa dei tacitismi sviluppatisi dalla
fine del Cinquecento in Italia ed in Europa: su questo versante di
discorso politico, in questo stesso testo troviamo una precisa
definizione di quellarte di governo (Art of government) costituita
dallelaborazione originale dellaristotelismo politico, prodotta
dalla fine del Quattrocento nelle regioni italiane, che apre alla
pratiche ed al lessico della moderna arte dello stato: the Art of
conforming to times, and places, and persons, and consists much in
a temperate conversation, and ability upon just cause, to contain
and dissemble his passions, and purposes (TDT 57). Dalla civil
conversazione alle tecniche di nascondimento codificate dagli
scrittori di ragion di Stato
21
: Hobbes dimostra di essere bene
informato dei dispositivi dellarte politica della prudenza, il cui fine
principale quello di contenere (to contain) passioni ed istinti che

21
Anche nellaltro testo appartenente alle Horae subsecivae A Discourse of
Laws Hobbes dimostra di conoscere bene tempi e percorsi della trattatistica della
civil conversazione, che viene esplicitamente richiamata (TDL 107 e 111).

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 121
provengono dagli umori diversi della citt
22
. Dallaltro lato, ancora in
questo preciso contesto, viene richiamato il complesso dispositivo
semantico contentezza/contenzioni elaborato da Machiavelli: in
effetti, Hobbes specifica che della nuova situazione creatasi in
Roma sono contente le stesse province di cui numero e grandezza
costituiscono il fulcro della gloria di Roma poich con il nuovo
assetto politico possono essere risolti molteplici conflitti indotti
dalle regole stabilite dalla costituzione repubblicana: Therefore it
is better for a province to be subject to one, though an evil master,
than to a potent, if factious, Republic (TDT 48).
Hobbes richiama dunque in questi scritti i percorsi della filosofia
politica classica: dalla concezione platonica ed aristotelica della citt
considerata come un corpo naturale, soggetta quindi a sviluppo, a
malattie (diseases, TDL 115) ed alla morte (decay and dissolution;
TDL 109), fino alle teorie degli umori che trovavano svolgimento
nel pensiero politico degli scrittori del Rinascimento italiano, ed in
particolare dello stesso Machiavelli. La funzione di contentment sta
quindi a segnalare la necessit del contenimento per gli eccessi nei
comportamenti degli ambiziosi: questi si sottraggono alla disciplina
della virt della temperanza, causando i conflitti (contention)
principali nella comunit, negando il bene comune e pubblico (public
good, TDL 113). Contentment considerata positiva contentezza se
riferita alla condizione di una vita che ciascun soggetto vuole vivere
in sicurezza, in pace, ed in pi con dotazioni moderate di beni che
possano garantire la conservazione fisica. In questa fase della
riflessione hobbesiana, ladesione agli sviluppi semantici offerti da
Machiavelli al complesso categoriale (mala)contentezza/contentioni
appare completa; conviene comunque sottolineare qualche partico-
lare diverso accento che Hobbes imprime ai significati delle connes-
sioni teoriche di contentment/contention.
Innanzitutto, lautore insiste sul carattere interminabile dellatti-
vit desiderante, che in permanenza sollecita gli individui verso
laccumulo di quei beni che possono garantire conservazione e
sicurezza. Machiavelli restava impegnato a sottolineare gli elementi
di aleatoriet e di inanit degli sforzi degli uomini impegnati a
desiderare tanto, tuttavia posti in quella condizione esistenziale di
potere realizzare una percentuale minima dei propri desideri, ed

22
Hobbes utilizza il termine humor nelle pp. 37 e 48.

Gianfranco Borrelli 122
inoltre denunciava con nettezza la contrapposizione tra il persegui-
mento dellutile privato e la realizzazione del bene pubblico co-
mune. Dal canto suo, Hobbes sembra volere argomentare la diversa
considerazione secondo cui gli uomini sono comunque in grado di
produrre beni particolari, interessi privati, che possono relazionarsi
positivamente alla funzione del bene pubblico comune:

The impulsive causes in the making of provisional Laws, are
either love of their Country, or desire of glory, or affectation of
popularity, or sometimes particular interest, and private respect; for
it often happens, that a private good may have connection with the
public (TDL 112)
23
.

Elements
Negli Elements, il significato di contentment viene posto allinizio
dello svolgimento dei capitoli dedicati alle pratiche umane, alla
filosofia morale, immediatamente dopo aver trattato della categoria
di movimento (motion) negli effetti dei procedimenti conoscitivi:

Nellottava sezione del secondo capitolo si mostra come i concetti
o apparimenti non siano nulla di reale, se non moto in qualche
sostanza interna del capo; e poich tale moto non si ferma l, ma
prosegue fino al cuore, necessariamente esso deve, o assecondarvi
o contrastarvi quel movimento che si chiama vitale; quando lo
asseconda detto piacere, contentezza o diletto (DELIGHT,
contentment, or pleasure), che non nulla di reale se non moto
intorno al cuore, cos come il concetto non altro che moto interno
al capo (E 28, it 49).


23
Per questi aspetti Hobbes pi vicino allelaborazione boteriana delle ragioni
degli Stati come ragioni degli interessi, che costituiscono il positivo legame tra
comunit politica e sfera privata; in particolare per lopera di Botero vedi il mio
lavoro Ragion di Stato e Leviatano, cit., p. 86. Con un suo recente intervento Noel
Malcom offre un alteriore dato che attesta la sicura approfondita conoscenza
hobbesiana delle scritture di ragion di Stato: si tratta della vesione in inglese, fatta
da Hobbes quasi sicuramente nel 1627, di un pamphlet in lingua latina che
circolava in Europa agli inizi della Guerra dei trentanni, Altera secretissima
instructio; vedi N. Malcom, Reason of State, Propaganda, and the Thirthy Years
War, Oxford, Oxford University Press 2007; il saggio di Malcom Reason of State
and Hobbes in verit non molto informato sulla pi recente saggistica critica
dedicata al tema in oggetto alle pp. 92-123.

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 123
In una prospettiva concettuale di pieno materialismo, contentment
diviene il principale registro semantico di ci che accade agli
uomini allorquando il movimento vitale trova completo appaga-
mento in conseguenza di una sollecitazione esterna che avr dunque
prodotto piacere (delight), appagamento; in riferimento alloggetto
dello stimolo, ne pu derivare amore (love) oppure negativamente
dolore (pain) a seconda che il moto venga appunto a soddisfare
oppure a contrastare il movimento vitale. Di qui gli sviluppi del
meccanismo dappetito (appetite) oppure davversione (aversion)
che ciascun essere umano vive a fronte delle sollecitazioni prove-
nienti dagli oggetti esterni; inoltre, mentre la presenza delloggetto
qualifica i sentimenti di love o hatred, lassenza delloggetto rinvia
ad unaspettativa futura che viene a costituire i sentimenti di desire
o aversion. Contentment quindi pienezza di piacere vissuta dai
soggetti nel presente, con lulteriore articolazione secondo cui tale
contentezza
24
consiste in un processo continuo ed interminabile:

Poich ogni piacere un appetito, e lappetito presuppone un fine
pi lontano, non vi pu essere contentezza (contentment) se non nel
continuarlo a desiderare: e quindi non dobbiamo meravigliarci,
quando vediamo che quanto pi gli uomini ottengono ricchezze,
onori o altro potere, tanto pi il loro appetito continuamente cresce;
e quando essi sono giunti allestremo grado di un tipo di potere, ne
perseguono qualche altro, persistendo in un tipo, fino a che pensino
di essere inferiori a qualcunaltro (E 30, it 52).

Hobbes pone le semantiche di contentment alla base delle dinamiche
della produzione dei poteri individuali: a partire da questo punto poi
viene sviluppata la teoria delle passioni
25
; in effetti, contentezza
consiste nella condizione di appagamento vissuto dallindividuo che
passa dallacquisizione di un bene allaltro secondo sequenze positive:
in breve, processo interminabile ed inarrestabile di produzione di
poteri. Risulta qui evidente che il punto di partenza del nuovo discorso
antropologico hobbesiano costituito dallinsoddisfacibilit della
cupiditas naturale: il filosofo vuol dire che non vi pu essere nell'agire
umano una condizione statica, misurata, di contentezza, dal momento

24
Particolarmente riuscita da parte di Pacchi nella versione italiana degli Elements
la traduzione di contentment come contentezza.
25
Nellesposizione del Leviathan accadr esattamente linverso.

Gianfranco Borrelli 124
che la felicit umana come esprimer con una splendida espressione
nel Leviathan consiste in quella generall inclination of all mankind,
a perpetuall and restless desire of Power after power, that ceaseth
onely in Death (L 161, it 94).
La struttura del desiderio consiste nella processualit temporale
della tensione permanente che non si pone limiti: contentezza non
dunque acquisizione terminale di una condizione di benessere nella
presenza, poich la felicit consiste appunto nel desiderio intermina-
bile di accrescere il proprio potere. Hobbes collega la capacit
naturale di produrre poteri alla condizione di benessere o di turba-
mento della mente del singolo individuo: contemporaneamente, la
produzione dei poteri da parte dei singoli viene considerata un pro-
cesso temporale indefinito. I poteri stessi acquisiscono le caratteristi-
che del meccanicismo fondato sui princpi della categoria di
estensione propria della geometria euclidea: i poteri naturali umani,
quelli originali, sono continui, omogenei ed isotropici; affianco a
questi si apre la serie dei poteri artificiali, acquisiti. Inoltre, la
natura propria di questo processo temporale infinito a costituire la
radice delle contentions, dei conflitti:

Per questo potere, io intendo la stessa cosa che le facolt del corpo
e della mente menzionate nel primo capitolo, vale a dire, per il
corpo, la nutritiva, la generativa, la motiva; e per la mente, la
conoscenza. E oltre a queste, quegli altri poteri, grazie ai quali esse
vengono acquisite (cio) ricchezze, posti autorevoli, amicizia o
favore, e buona fortuna; la quale ultima non altro che il favore di
Dio onnipotente. I contrari di questi poteri sono debolezze,
infermit, o difetti rispettivamente dei poteri sopra detti. E poich il
potere di un uomo resiste agli effetti del potere di un altro e li
contrasta, il potere assoluto non altro che leccedenza del potere di
uno sul potere di un altro. Infatti, uguali poteri si distruggono
reciprocamente, e tale opposizione chiamata conflitto (contention)
(E 34, it 58-59).

I conflitti (contentions) sono contrasti, dinamiche oppositive, da
intendere come urti tra forze, di potenza eguale ma opposta: essi
derivano dalle caratteristiche naturali degli esseri umani, dal mo-
mento che ciascun individuo vive della costante tensione a produrre
poteri con il consapevole intendimento di imporsi come eccesso e
superiorit rispetto agli altri. Ed il sentimento interiore di piacere

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 125
per la nostra individuale capacit di produrre poteri a costituire la
caratteristica propria dello stimolo positivo del desiderio:

La gloria, o sentimento interno di compiacenza o trionfo della
mente, quella passione che deriva dallimmaginazione o concetto
del nostro potere, superiore al potere di colui che contrasta
(contendeth) con noi (E 36-37, it 63).

Lorigine autentica dei conflitti quindi da ricercare proprio in
questa disposizione interiore, immaginativa o concettuale, a
rimanere soddisfatti, contenti, dei poteri che riusciamo a realizzare
secondo quel processo interminabile che ci spinge a renderci
superiori agli altri: mentre coloro che si rendono consapevoli della
propria incapacit soffrono quel turbamento mentale che vera e
propria prostrazione della mente (dejection), che produce timore e
diffidenza verso gli altri; da qui provengono quei comportamenti di
falsa gloria (false glory) o di vana gloria (vain glory) che pure
troviamo alla radice dei conflitti (ibidem).
Nel suo primo scritto sistematico di cose civili, negli Elements,
Hobbes ha dunque istruito un dispositivo teorico che utilizza gli
elementi del discorso antropologico-psicologico come condizionale
per lo svolgimento del progetto politico: la principale articolazione
argomentativa costituita dal complesso delle relazioni concettuali
di contentment/contention. Nellepistola dedicatoria dellopera, il
filosofo insiste sugli elementi di metodo e di scienza che lo hanno
guidato nella presentazione del programma teorico e politico:
specificando anzi che sicuramente inferiore stata la sua attenzione
per la retorica, vale a dire per gli sviluppi dello stile e dellorganizza-
zione espositiva dei materiali. Eppure, le modalit dutilizzo delle
chiavi concettuali sopra esposte ci pongono sullavviso per alcuni
precisi elementi:
nella composizione degli Elements, Hobbes attiva un lavoro
costante di integrazione tra scienza e retorica: vale a dire che, da
una parte, egli annuncia la novit del procedere geometrico nella
costruzione del progetto politico, tuttavia non offre in modo
sistematico unesposizione prevalentemente scientifica dei contenuti
della gnoseologia e della morale: piuttosto, larticolazione esposi-
tiva della parte concernente luomo utilizza quel complesso di rela-
zioni concettuali che deriva ancora dalla filosofia politica classica,

Gianfranco Borrelli 126
dallaristotelismo e da Machiavelli; in questo modo il filosofo cerca
di offrire una misura espositiva di equilibrio tra la materia retorica
concernente la natura della ragione e dei comportamenti degli uomini
con quelle istanze geometriche, di risonanza euclidea, che mirano ad
assegnare carattere di scienza geometrica alle argomentazioni civili e
politiche;
al centro del percorso antropologico abbiamo visto operano
gli svolgimenti delle dinamiche di contentment dellindividuo:
questi viene considerato dapprima isolatamente come punto-forza
di una produzione geometrica ed interminabile di poteri; quindi,
ciascun soggetto viene descritto come necessariamente impegnato
in relazioni inevitabilmente conflittuali; secondo questa modalit
espositiva, la distanza da Machiavelli prende decisamente forma
nellargomentazione del primato assoluto di un individuo razionale,
reso astratto dal vissuto concreto, umorale, della vita, e produttore
di poteri inevitabilmente confliggenti, che traggono origine dalla
dimensione naturale e privata delle singole esistenze; da queste
singole figure prende avvio il processo del calcolo di ragione e
della stessa esposizione filosofica che potr loro consentire di
intraprendere e perseguire litinerario che sfocer nella dimensione
della vita civile;
in questo scrittura degli Elements, Hobbes pienamente
consapevole di essere fondatore di unantropologia nuova, che
viene posta alla base di un programma politico determinato; si tratta
dello sforzo di argomentare nella maniera pi congrua un progetto
complessivo che possa contribuire a risolvere lo scontro che dilania
la societ inglese: comincia in effetti qui a prendere forma quella
categoria di sovranit che diventa termine della proposta politica
finalizzata alle necessit della pace in Inghilterra e che rappresenter
una chiave concettuale di svolta allinterno dei processi di razionalizza-
zione degli eventi politici nella storia occidentale.
Ancora un altro risultato viene realizzato da Hobbes negli Elements
tramite lutilizzo delle semantiche concettuali richiamate dalla
categoria di contentment; lintero capitolo ottavo viene dedicato
infatti allanalisi del soggetto discontent considerato la causa
principale delle ribellioni e delle guerre civili. Lindividuo scontento
o malcontento colpito da una sofferenza corporale oppure mentale,
prodotta dalla paura di un possibile danno futuro; egli

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 127
infatti consiste o in una sofferenza corporale presente o futura o
anche in un turbamento della mente (che la divisione generale di
piacere e dolore, Parte prima, cap. VII, sez. 9). La presenza di una
sofferenza corporale non dispone alla sedizione; la paura di essa,
s (E 169, it 238).

Hobbes richiama esplicitamente i fondamenti del discorso di
contentment per significare che i soggetti malcontenti soffrono della
paura di un danno futuro derivante da un turbamento della mente, e
quindi reagiscono in modo preventivo a fronte delleventuale
sofferenza. Ancora, lo scontento deriva dal sentimento di mancanza
di potere o di onore di cui il soggetto si rende consapevole:

laltro tipo di scontento che turba la mente di coloro che per altri
rispetti vivono tranquilli, senza paura di povert, o pericolo di
violenza, sorge unicamente dal senso della loro mancanza di potere
(their want of that power), e di quellonore e testimonianza di esso,
che essi stimano sia loro dovuto (E 169, it 239).

Il sentimento di mancanza di potere si concretizza in quegli
atteggiamenti di falsa gloria e di vana gloria che innescano le
dinamiche di paura o di ambizione che sono alla base dei conflitti:
discontent consisting in fear and ambition (E 170, it 240); gli
scontenti si rivolgono contro chi riesce invece ad esplicitare la
propria capacit di produrre potere e si armano contro di loro (E
175, it 245). Essendo uomini di modesto giudizio e piuttosto buoni
oratori, essi si esercitano nelle tecniche della retorica e solamente
nei governi democratici incontrano riconoscimenti alle loro infondate
pretese (E 170, it 240). Bisogna quindi eliminare ogni possibile causa
di malcontento, in particolare per quanto riguarda lesercizio ordinario
della giustizia, e provvedere al positivo contenimento dei sudditi:

Oltre a quelle considerazioni, mediante le quali si previene lo
scontento sorgente dalloppressione, occorrono alcuni mezzi per
tenere a freno coloro che sono disposti alla ribellione per
ambizione; e questi mezzi consistono principalmente nella costanza
di chi detiene il potere sovrano, che deve quindi costantemente
onorare e incoraggiare coloro che, essendo abili nel servire lo stato,
si mantengono nondimeno nei limiti della modestia (contain
themselves within tha bounds of modesty) (E 182, it 253-254).


Gianfranco Borrelli 128
Hobbes pone quindi in luce la serie delle relazioni che vedono
dispiegare le funzioni argomentative del complesso semantico
contentement/contentions/discontent, istruito fin dora in forma
completa: pu quindi dedurre significative proposte sul piano
direttamente politico. In definitiva, per porre rimedio ai conflitti
derivanti dallo scontento, che diventano inevitabili quando le
fazioni eguali nella forza vengono in guerra, necessario un
monarca assoluto (absolute monarch; E 143, it 208), un potere
straordinario (power extraordinary; E 182, it 253) che provveda ad
estirpare dalle coscienze degli uomini tutte quelle opinioni che
sembrano giustificare o fornire una pretesa di diritto ad azioni
ribelli (rooting out from the consciences of men all those opinions
which seem to justify and give pretence of right to rebellious
actions; E 183, it 254). Da qui segue lelenco dei tipi di opinioni
private che costituiscono secondo Hobbes motivi particolari di
conflitto e di guerre civili, e che debbono essere eliminate in forma
preventiva dai sovrani. A questo punto la distanza del programma
politico hobbesiano rispetto a quello di Machiavelli diventa ancora
pi netta; non si tratta pi di riconoscere gli scorrimenti di umori e
sofferenze che provengono dalle parti diverse della citt al fine di
riportare sul piano della principale divisione politica i conflitti che
ne derivano: piuttosto bisogna sottoporre al controllo dellautorit
politica e neutralizzare quelle opinioni degli individui in particolare
le opinioni private derivanti dalladesione ad una professione reli-
giosa determinata che possono avere effetti di sedizione e di
disordine. Ne deriva anche che non si pu immaginare un ventaglio
articolato e complesso di forme di governo idonee a rispondere
adeguatamente alla misura determinata dei conflitti in atto: viene
invece considerata indispensabile la creazione di un potere comune
ed impersonale che svolga quelle funzioni di contenimento dei
soggetti ribelli e di riconoscimento per gli individui che avranno
dimostrato capacit di autodisciplina (to contain themselves). Negli
Elementes vengono dunque annunciate le linee principali di un
progetto politico di sovranit che sintende sottoporre in Inghilterra
allattenzione della parte monarchica, impegnata a contrastare fronti
diversi di ribellione.



Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 129
De cive
Nellorganizzazione espositiva del De cive, la finalit della necessa-
ria istituzione di un potere straordinario, concentrato in forma
dautorit suprema (Supreme Authority, Supreme Power), pone al
centro i complessi risvolti delle relazioni tra comando ed obbedienza:
quindi il discorso scientifico che impegnato a dimostrare nei
termini oggettivi dello svolgimento proprio della nuova scienza
della geometria politica linevitabile produzione dei vincoli di
obbedienza che debbono poter operare attraverso i vincoli giuridico-
politici dellobbligazione (obligation). noto che l argomentazione
hobbesiana prende avvio da quella forma estrema di paradosso
secondo cui il punto di partenza del processo espositivo posto nel
riconoscimento delleffettuale condizione originaria dellegua-
glianza naturale di tutti gli individui viene messo in contraddi-
zione con il fondamento della filosofia politica classica secondo cui
man to be born fit for Society; gi fin dalla nascita, secondo
Hobbes, gli uomini evidenziano invece lo stato della radicale
deprivazione, dellindigenza, che solo pu trovare rimedio tramite
le travagliate conquiste della civilizzazione: man is made fit for
Society not by Nature, but by Education (Ce 44, it 82). Il passo
originario quindi posto nella divaricazione effettiva tra desiderio e
capacit di realizzazione: for it is one thing to desire, another to be
in capacity fit for what we desire (ibidem); diretta la vicinanza
alla nozione machiavelliana di mala contentezza, che viene peraltro
sottoposta ad una radicale revisione semantica come gi abbiamo
visto negli Elements, in quanto lumana contentezza viene da
Hobbes argomentata in termini di inarrestabile processo di produ-
zione di poteri. La ratio naturalis offre certamente alluomo lo
strumento per intendere i princpi fondamentali che possono offrire
conservazione e sicurezza alla vita: tuttavia, queste leggi naturali
attestano una situazione di libert originaria inutile ed inefficace per
gli individui poich solamente listituzione artificiale di una misura
di giustizia (mensura iustorum et iniustorum) pu consentire di
realizzare i benefici conseguenti agli effetti concreti della libert
positiva prodotta dallautorit assoluta del dominion.
Nel De cive, il progetto politico hobbesiano che vive della
continua tensione tra sforzo dellinvenzione teorica ed attenzione
rivolta al bisogno pratico-politico contemporaneo distingue tra

Gianfranco Borrelli 130
fondamenti di metodo ed esigenze poste dallesposizione della
particolare materia politica: nella prefazione ai lettori, Hobbes ribadi-
sce che tra indago methodi e indago ordinis v distanza funzionale,
tuttavia la scienza della politica solo una parte del complesso
istitutivo unitario dei saperi; vale a dire che ancora in contrasto
con gli assunti di principio della filosofia politica classica,
aristotelica la geometria politica rimane integrata ed impegnata in
quel sistema espositivo unitario della scienza, reso possibile dagli
stessi caratteri innegabili della natura fisica degli uomini che sono
indotti con necessit geometrica a desiderare tutto quello che risulti
di positivo vantaggio alla propria preservation: ciascuno infatti
portato a desiderare (every man is desirous) ci che per lui bene, e
a fuggire ci che per lui male, soprattutto il massimo dei mali
naturali, che la morte; e questo con una necessit naturale non
minore di quella per cui una pietra va verso il basso (Ce 47, it 84).
Non sono sufficienti allora le tecniche puramente retoriche, idonee
solamente a sollecitare le passioni verso alcuni interessi, poich
lesposizione della materia politica deve essere fondata sui princpi
veri della logica propria della saggezza: la saggezza (wisdome)
viene qui definita come the true knowledge of things, powerfull
eloquence, capace di distogliere il popolo dalle innovazioni perico-
lose (Ce 154, it 191).
In questo contesto, il complesso semantico contentment/contention
viene utilizzato secondo percorsi che rifiutano coerentemente la
funzione descrittiva di unantropologia fondata in prevalenza sulla
psicologia: piuttosto Hobbes sembra interessato a richiamare quei
significati del plesso semantico contenimento/conflitti per processi
che prevedono ormai la centralit dellartificio politico del Supreme
Command. Per questo motivo attraverso il netto oltrepassamento
delle argomentazioni tradizionali della politica come disciplina
prudenziale del governo di s/governo del popolo Hobbes punta a
descrivere le dinamiche produttive di un contenimento delle passioni
degli individui, che sono appunto descritte come conatus naturali,
movimenti di forze vive ed urti infiniti di corpi. Il processo politico
artificiale prende fondamento nella stessa natura umana che
assumendo consapevolezza dei danni che possono essere indotti dai
conflitti innesca inevitabilmente movimenti rivolti con necessit
alla produzione di ununit politica che svolga la funzione di

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 131
contenitore delle singole volont, differenti e divergenti; allora,
dalla moltitudine stessa prende avvio quel processo che porta alla
costituzione politica unitaria di quel soggetto particolare che il
popolo:

Nel capitolo V, paragrafo 9, lo Stato definito come persona
unica fatta da molti uomini, la cui volont, in base ai loro patti,
deve essere considerata come le volont di tutti loro Una persona
unica quando le volont di molti sono comprese nelle volont di
uno solo (contained in the will of one; Ce 132, it 170).
Le singole volont dei cittadini sono comprese nella volont dello
stato (contained in the will of the City), cos che se lo Stato vuole
essere libero da quellobbligo, anche i cittadini lo vogliono; e
quindi libero(Ce 148, it 184).

Contentment quindi capacit di contenere i singoli individui nei
loro movimenti molteplici e conflittuali non al fine di consentire
libero scorrimento agli umori delle parti della citt, dalla cui attiva e
positiva competizione dipende la vita civile, come sosteneva Machia-
velli; piuttosto, il potere necessariamente assegnato allautorit
suprema di produrre leggi civili rende contento, soddisfatto, il po-
polo per la realizzata produzione autoritativa che viene incontro alle
necessit imposte dallordine civile:

Se poi nella democrazia il popolo affida ad uno solo o a pochissimi
le deliberazioni sulla guerra e la pace, e sulle leggi, accontentandosi
della nomina dei magistrati e dei ministri pubblici, cio dellautorit
sena lamministrazione, allora si deve ammettere che sotto questo
aspetto la democrazia e la monarchia sono eguali (Ce 139, it 176).

Dunque, il contenitore del potere comune di sovranit vale per
qualsiasi forma di governo, che deve riconoscere in essa il
fondamento dellobbligazione giuridico-politica per tutti i cittadini.
Tanto significa pure che la funzione dellautorit deliberativa
realizzata grazie alla raggiunta unit della moltitudine nella figura
del popolo, impersonata poi in modo equivalente nella figura,
persona ficta, del parlamento o del monarca pu rendere scontenti
gli individui solo per le modalit contingenti e momentanee
dellamministrazione di governo, ma non consente alcuna azione di
disobbedienza o di sedizione da parte della moltitudine nei con-

Gianfranco Borrelli 132
fronti di quel potere assoluto che di fatto costituisce il popolo, che
rende al popolo la propria unit politica:
Gli uomini comuni, e gli altri, che non sono venuti affatto a capo
di queste cose, parlano sempre di un gran numero di uomini, come
del popolo cio dello Stato; e dicono che lo Stato si ribellato
contro il re (che impossibile), e che il popolo vuole e non vuole,
quello che vogliono o non vogliono dei sudditi indocili e scontenti,
che sotto il pretesto del popolo, eccitano i cittadini contro lo Stato,
cio la moltitudine contro il popolo. Queste, pressappoco, sono le
opinioni che rendono inclini al disordine i cittadini che ne sono
penetrati (Ce 151-152, it 188).

Non ci si pu rivoltare contro il potere supremo strutturato dal
popolo stesso per via contrattuale nellistituzione artificiale del
Supreme Command, che pu assumere poi le forme amministrative
diverse di democrazia o di monarchia: vi pu essere certamente
disapprovazione per le modalit dellesercizio ordinario dei go-
verni, ma non pu esservi alcun razionale dissenso nei confronti
dellautorit. Il potere concentrato nasce dalla necessit di asse-
gnare rappresentazione politico-giuridica allincontro di comando
ed obbedienza: questo dominio costituisce per i cittadini la regola
della giustizia e lesercizio della libert civile in condizioni di
sicurezza e di benessere. Questo luogo della produzione di legge
civile Reason of the Supreme (Ce 52, it 90), reason of the City (Ce
178, it 214; pure 197, it 233): la distanza specifica dai dispositivi di
ragion di Stato viene argomentata grazie alle modalit specifiche di
legittimazione di quella autorit suprema, lawfull e legitimate, che
resta costituita da una concentrazione straordinaria di potere
politico sotto forma di ordinamento giuridico.
Questa funzione di contenimento considerata come prerogativa
principale del potere supremo resta sostanzialmente motivata
dalla finalit a dover rispondere a conflitti che assumono ormai
caratteristiche di antagonismi indivisibili; ecco dunque ancora
allopera lindagine scientifica rivolta a conseguire una vera e
propria genealogia dei conflitti (contentions): i conflitti sorgono
dalluso individuale e separato della propriet in origine comune
(Ce epistola dedicatoria 66, it 27); i conflitti sono prodotti non solo
degli errori, ma soprattutto dellignoranza degli individui (Ce
prefazione 30, it 69); i conflitti incontrano sostanzioso spunto dai

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 133
dogmi dei filosofi morali (Ce 31, it 70); soprattutto, i conflitti pi
gravi prendono origine dalla lotta degli ingegni, vale a dire da
quelle opinioni private soprattutto credenze di origine religiose
che rendono impossibili gli accordi tra gli individui (Ce 46, it 84).
Ancora in questo caso lesposizione hobbesiana procede come
funzione analitica descrittiva di fenomeni che vengono considerati
conseguenze di incomprensioni e di comportamenti negativi da
parte di individui incapaci di esercitare positivamente le potenzia-
lit della propria dote di ratio naturalis: si tratta degli ambiziosi, dei
falsi profeti, degli insegnanti inetti, cio di tutti gli individui che
esercitano in modo vano il potere naturale dellintelletto e in pi
al fine di acquisire in modo fraudolento ulteriore potere svolgono
la funzione perniciosa di indirizzare negativamente le altre menti.
In modo significativo le ragioni principali dei conflitti vengono
fatte coincidere da Hobbes con alcune delle cause che dallinterno
procurano la dissoluzione dello Stato, motivi indiscutibili di guerre
civili: le opinioni secondo le quali la conoscenza del bene e del
male dovrebbe spettare ai singoli; ancora, la critica diffusa ai
sudditi che eseguono comunque gli ordini dei principi, anche se
considerati unanimemente ingiusti; infine, le gravissime convin-
zioni di coloro che pensano che la fede e la santit siano ispirate per
via soprannaturale, piuttosto che acquisite per via naturale (Ce 146
147 e 150, it 183 184 e 187).
In effetti, in tali coordinate espositive non v spazio per uno
svolgimento argomentativo autonomo dello scontento (discontent) e
delle dinamiche prevalentemente psicologiche relative al malcon-
tento degli individui come cause principali della dissoluzione dello
stato, cos come era stato reso possibile nella scrittura degli Elements.
Da un altro versante, risulta impossibile prescrivere leggi universali
(universall Rules) che possano risolvere tutti i conflitti futuri: per
gli elementi conflittuali di difficile soluzione per i quali non
esistono leggi civili scritte resta unicamente valido il principio
cristiano dellequit naturale (Ce 176, it 212).
Il dispositivo di un comando supremo che rimanga funzional-
mente distinto dalle modalit specifiche del governo viene
congetturato proprio al fine di risolvere conflitti considerati come
rigidi e indivisibili antagonismi. A questo punto il programma
politico hobbesiano si costringe a dovere rendere conto delle

Gianfranco Borrelli 134
articolazioni complesse che possono efficacemente porre in accordo
listanza del potere supremo chiamato a sciogliere quei conflitti
civili e religiosi segnati da antagonismi estremi con gli svolgimenti
di pratiche civili di libert; in realt, a fronte dei caratteri gravissimi
dei conflitti contemporanei, non risulta possibile congetturare alla
maniera machiavelliana governi politici che possano rispondere a
forme diverse di conflitti, come la repubblica o il principato. Accade
allora che, da un lato, Hobbes segnala le difficolt strutturali del
governo repubblicano:

Ma cosa sono le repubbliche, se non tanti accampamenti, munite
di difese e di armi luno contro laltro, il cui stato (poich non sono
costretti da una potenza comune, anche se intercorre fra di loro una
pace incerta, come una breve guerra) deve essere considerato stato
naturale, cio stato di guerra? (Ce 140, it 177).

Dallaltro lato, il filosofo argomenta con convinzione la superiorit
della forma monarchica, al punto che il progetto di Supreme
Command sembra quasi assumere nel De Cive la configurazione di
un governo monarchico dotato di potere straordinario, cui resta
affidato il compito di fuoriuscire da quella condizione naturale di
guerra civile: solo a queste condizioni sarebbe possibile la libert
civile per i singoli. In definitiva, appare evidente lintendimento
hobbesiano di volere argomentare linefficacia della forma repubbli-
cana di governo, giudicata inidonea di per s ad affrontare quei
contrasti che hanno reso gli stati europei campi militari di parti
avverse.

Leviathan
Nel Leviathan incontriamo lutilizzazione pi ampia ed articolata
del complesso semantico contentment/contention. Qui Hobbes abban-
dona il geometrico deduttivismo espositivo del De cive: piuttosto,
una misura di maggiore equilibrio tra sviluppo retorico ed argomenta-
zione della scienza politica persegue la finalit di unesposizione
che possa rendere al massimo i contenuti determinati del suo
programma politico
26
; il rimedio per la guerra civile in Inghilterra

26
Su questo punto, ampiamente discusso, innanzitutto da vedere il lavoro di D.
Johnstone, The Rhetoric of Leviathan. Thomas Hobbes and the Politics of cultural

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 135
da ricercare nellimpianto del dispositivo di sovranit, che dovrebbe
consentire di porre termine ai contrasti irrisolvibili tra forme diverse
di governo poich potrebbe contribuire alla legittimazione di un
potere politico artificiale, impersonale e costrittivo, idoneo a
sciogliere gli antagonismi tra le parti. questa una soluzione che
pu prendere forma attraverso la restaurazione del governo
monarchico: tuttavia giusto ritenere che Hobbes non escluda la
possibilit dellutilizzo del congegno di sovranit da parte dello
stesso Parliament repubblicano; non a caso, negli anni successivi
alla restaurazione, Hobbes dovr sforzarsi di contestare le accuse
provenienti dalla parte realista e riaffermare la propria lealt
monarchica. In effetti, ci che sta a cuore a Hobbes la concentra-
zione di un potere politico enorme il Leviatano appunto , idoneo
a frenare la serie interminabile di conflitti che provengono dalla
sfera privata delle opinioni; lesercizio ordinario di sovranit pu
quindi assumere indifferentemente le forme della monarchia o della
repubblica, entrambe rese legittime dalle volont dei cittadini: forse
giusto prendere in considerazione che queste due forme
richiamate di frequente nel Leviathan da Hobbes come governi
amministrati da un solo uomo o da unassemblea di uomini (one
Man or Assembly of men) corrispondono in sostanza alle forme
machiavelliane di principato o repubblica.
Conviene dunque dapprima analizzare le molteplici attribuzioni
semantiche assegnate alla categoria di contentment in questopera,
ed intenderne via via le relazioni determinate e strettissime con lo
sviluppo di quelle istanze che inducono irrimediabilmente ai
conflitti (contention).
A. Innanzitutto, nellavvio del capitolo decimoprimo, Hobbes
ribadisce i fondamenti della nuova antropologia secondo cui non
pu esistere una mente soddisfatta (mind satisfied) se non nella
condizione della consapevole capacit di produrre poteri senza

Trasformation, Princeton, Princeton University 1986; ancora il saggio di Q. Skinner,
Reason and Rhetoric in the Philosophy of Hobbes, Cambridge, Cambridge University
Press 1996; acute le poche pagine dedicate a questo problema da M. Foucault in Il
faut dfendre la socit, Paris, Puf 1997; trad. it. a cura di M. Bertani e A.
Fontana, Firenze, Ponte alle Grazie 1990, che raccoglie le lezioni tenute al Collge
de France nellanno accademico 1975-76; vedi in particolare la lezione del 4
febbraio 1976, pp. 75-100.

Gianfranco Borrelli 136
soluzioni di continuit; vedremo pi avanti le valenze particolaris-
sime gli effetti di felicit ma anche di terribile sofferenza che le
scansioni temporali di una positiva o negativa capacit di produrre
poteri pu arrecare agli uomini; qui bisogna innanzitutto sottolineare
il nesso imprescindibile che la teoria delle passioni stringe con questo
piano determinato della processualit infinita delloggettivazione di
poteri:

loggetto del desiderio di un uomo non quello di gioire una volta
sola e per un istante di tempo, ma quello di assicurarsi per sempre
la via per il proprio desiderio futuro. Perci le azioni volontarie e le
inclinazioni di tutti gli uomini tendono non solo a procurarsi ma
anche ad assicurarsi una vita appagata (contented life); differiscono
solo nella via, e ci sorge in parte dalla diversit delle passioni
(diversity of passions) nei diversi uomini, e in parte dalla differenza
della conoscenza o dallopinione che ciascuno ha delle cause che
producono leffetto desiderato (L 160-161, it 93-94).

La finalit certa della vita umana quella di realizzare unesistenza di
piena soddisfazione, laddove tale contentezza viene ad identificarsi
con lesercizio interminabile dellattivit desiderante. La causa di tale
restless desire of Power Hobbes laveva preannunciato fin dagli
Elementes non deriva dal fatto che gli uomini non possano
accontentarsi di un potere moderato (be content with moderate
power): piuttosto, tutti gli uomini e soprattutto i governanti hanno
bisogno di confermare il potere gi acquisito al presente grazie alla
realizzazione daltre quote di poteri; i re tenderanno a nuove
conquiste, gli uomini comuni propenderanno a procurarsi maggiori
piaceri sensuali o soddisfacimenti intellettuali e spirituali. Da qui
deriva la competizione (contention) come inevitabile tensione nella
vita presente:

La competizione per le ricchezze, lonore, il comando o per gli
altri poteri, inclina alla contesa (Contention), allinimicizia e alla
guerra, perch la via che porta un competitore al conseguimento del
proprio desiderio quella di uccidere, sottomettere, soppiantare o
respingere laltro. In modo particolare, la competizione per la lode
inclina ad una riverenza per lantichit, poich gli uomini
contendono (contend) con i vivi, non con i morti, e ascrivono a
questi pi di quanto sia loro dovuto, per poter oscurare la gloria
dellaltro (L 161, it 94).

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 137
Ecco strutturato, nei passaggi cruciali di avvio dellesposizione del
proprio programma politico, la necessit del nesso contentment/
contention: da questo punto prende forma lo svolgimento espositivo
che rende conto del positivo impegno degli individui disponibili a
realizzare quella civil obedience che risulta condizionale alla
creazione di un potere sovrano legittimato; su di altro piano,
Hobbes enfatizza largomento secondo il quale i soggetti incapaci
di impegnarsi nel calcolo dei vantaggi derivanti dallistituzione
dellordinamento politico-giuridico di sovranit non riescono a
sottrarsi alla originaria situazione di antagonismo e di guerra
propria dello stato di natura; il filosofo sottolinea che da questa
incapacit assume forza linclinazione degli individui a porre in
discussione il comando gi istituito, prendono quindi corpo i
conflitti civili:

Gli uomini bisognosi e temprati, al contrario, essendo insoddisfatti
(not contented) della loro condizione presente, come anche tutti gli
uomini che ambiscono al comando militare, tendono a far continuare
le cause della guerra, e a fomentare il disordine e la sedizione (L
162, it Santi 163).

Il capitolo decimoprimo dedicato al tema dellincidenza delle diffe-
renze dei caratteri umani svolge dunque una funzione espositiva di
grande importanza: radicalizzando la prospettiva dellantropologia
machiavelliana, Hobbes assegna allambizione le caratteristiche di
un movimento inarrestabile, mentre la virt fatta consistere nella
capacit di educarsi al calcolo dei vantaggi che la prospettiva
dellordine sovrano pu offrire. Viene quindi funzionalmente struttu-
rata una tensione discorsiva tra ambizione e virt riferita agli effetti
che possono conseguire le concrete azioni degli uomini, sollecitati
dalla paura di rimanere oppressi dagli altri individui:

Coloro che non hanno fiducia nella propria sottigliezza, nei
tumulti e nelle sedizioni, sono meglio disposti alla vittoria di quelli
che si credono saggi e astuti (wise, or crafty).

Coloro che hanno una grande opinione della loro saggezza (wisdome)
in materia di governo, sono disposti allambizione, perch, senza un
pubblico impiego in un consiglio o in una magistratura, si perde
lonore della loro saggezza. Perci quelli che parlano in modo elo-

Gianfranco Borrelli 138
quente sono inclini allambizione; leloquenza infatti sembra sag-
gezza (wisedome) a loro stessi e agli altri.
Leloquenza con ladulazione, dispone gli uomini a confidare in
coloro che lhanno, perch la prima sembianza di saggezza
(Wisdome), la seconda sembianza di affezione (L 163-164, it 96-98).
La virt deve dunque confrontarsi con le condotte degli ambi-
ziosi pure consapevoli della propria inadeguatezza, ma pronti a
realizzare poteri ad ogni costo: costoro sono quindi disposti a
fingere saggezza, magari esercitando convenientemente eloquenza;
peraltro, gli stessi virtuosi soprattutto nellambito politico non
possono fare a meno di produrre ambizione in modo incessante,
poich vogliono che le loro capacit ed i loro meriti vengano
onorati. Da queste dinamiche viene ribadito il dato essenziale che la
normalit della vita umana consiste nei conflitti prodotti da quanti
per motivi di ignoranza o di credulit non si rendono disponibili
ad offrire a se stessi gli strumenti per laffermazione di un positivo
contenimento. Certamente, non si pu pretendere dagli individui di
neutralizzare linclinazione naturale verso quellinarrestabile produ-
zione dei poteri; peraltro, ciascun individuo deve praticare una
saggia autodisciplina secondo i criteri offerti dalla ragione calco-
lante che valuta costi/benefici dei comportamenti utili alla produ-
zione del potere comune di sovranit, che unicamente pu costituire
la positiva misura di giustizia (mensura iustorum et iniustorum).

B. Certamente la ragione naturale scossa dallurto della paura
della morte violenta interviene in aiuto delluomo per offrire un
rimedio alle pretese eccessive della cupiditas naturale; in effetti, la
seconda legge di natura richiama esplicitamente al contenimento di
quel diritto naturale di ciascuno su tutto, che bisogna riconoscere
appartenere ad ogni individuo:

che un uomo sia disposto, quando anche gli altri lo sono, per
quanto egli penser necessario per la propria pace e difesa, a
deporre questo diritto a tutte le cose; e che si accontenti (be
contented) di avere tanta libert contro gli altri uomini, quanta egli
ne concederebbe ad altri uomini contro di lui (L 190, it 125).

La categoria di contentment viene ora ad esplicitare pienamente la
sua complessa valenza; essa non esprime solamente la condizione

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 139
di soddisfazione relativa allincessante attivit del desiderio, dal
momento che esibisce pure listanza affermata come necessaria
dalla ragione naturale di rendersi disponibile a ridimensionare gli
eccessi dellattivit desiderante: apertura quindi a costruire un
passaggio decisivo per poter portare a compimento quella finalit di
contenimento. Ed in effetti linterrogativo estremo che luomo folle
pone a se stesso lesistenza o meno di un criterio di ragionevole
giustizia come regola generalizzata dei comportamenti umani trova
al suo centro il riconoscimento di questa funzione di contentment:

Lo stolto ha detto in cuor suo che non c una cosa come la giusti-
zia e, a volte, lo dice anche con la lingua, aggiungendo seriamente
che, poich la conservazione e la soddisfazione (contentment) di
ogni uomo affidata alla propria cura personale, non pu esserci
ragione perch ognuno non possa fare quello che conduca ad essa;
e, quindi, anche fare o non fare patti, mantenenerli o non mante-
nerli, non era contro ragione, quando conduceva al proprio benefi-
cio (L 203, it Santi 238-239).

Non a caso, allora, il punto di arrivo della generazione del
Commonwealth quel Common Power that may reduce all their
Wills, by plurality of voices, unto one Will trova una delle
motivazioni principali proprio in quel live contentedly: vale a dire la
garanzia per i cittadini di una vita soddisfatta (L 227, it 167); inoltre,
lavvenuta costituzione dellordine di sovranit tramite ladesione
della maggior parte dei cittadini allarga quella funzione di dinamico
contenimento anche per gli individui in partenza dissenzienti, che
solamente a torto possono proseguire con la protesta:

Per il fatto che la maggioranza ha, con voci di consenso,
dichiarato un sovrano, colui che dissentiva, deve allora consentire
con gli altri, cio essere contento (be contented) di riconoscere tutte
le azioni che far, oppure essere, giustamente, distrutto dagli altri
(L 231, it 172).

A partire dallistituzione dellautorit sovrana, le semantiche di
contentment contribuiscono a porre in evidenza gli effetti positivi
prodotti grazie alla raggiunta unit politica del popolo che ha preso
corpo a partire dalle condizioni isolate dei singoli individui,
originariamente partecipi dellinforme moltitudine. La forza mo-

Gianfranco Borrelli 140
struosa del Leviatano tale poich nella sua unica volont viene a
contenere ed a rappresentare le volont di tanti soggetti ormai
determinati alla realizzazione di un potere comune. Questo processo
pone un termine consistente ai conflitti, vale a dire che lautorit
sovrana diventa garante di pace e sicurezza: quindi, Hobbes segnaler
con evidenza nelle prime battute del capitolo trentesimo, dedicato
agli uffici (Office) della rappresentanza sovrana questa funzione
principale di contentment come compito complesso che deve
restituire ai cittadini la possibilit di un vivere ricco di eventi e di
legittime attivit, un vivere contento; infatti, tale ufficio consister
nel procurare la sicurezza del popolo (the safety of the people), ma
questa sicurezza deve intendersi in un modo ampio e determinato:

per sicurezza non si intende qui la mera conservazione della vita,
bens anche tutte le altre soddisfazioni (Contentments of life) che
ogni uomo acquisir nel corso di essa con una attivit legittime e
senza pericolo o danno per lo stato (L 376, it Santi 543).

Il termine plurale contentments sta evidentemente a significare
quegli scorrimenti di poteri, costituiti originariamente dai conatus
che attivano linterminabile attivit desiderante degli individui; i
poteri naturali individuali possono ora trovare legittima (lawfull)
effettiva realizzazione nel quadro delle attivit produttive (Industry)
riconosciute dallautorit sovrana: i soggetti procureranno di vivere
contenti (live contendly), con disciplina civile, al fine di perseguire
quelle positive soddisfazioni della vita (contentments of life).
Ovviamente, per poter realizzare quello che si configura anche
come un compito istituzionale, lautorit sovrana deve attribuire a se
stessa unillimitata capacit di produzione di poteri, e non potr mai
ritenersi soddisfatta di una quota limitata di potere; questultima
evenienza viene da Hobbes considerata come la maggiore causa di
dissoluzione dello stato:

che a volte un uomo, per ottenere un regno, si accontenta (content)
talvolta di un potere minore di quello che si richiede necessariamente
per la pace e la difesa dello stato (L 364, it Santi 523).

C. Lautorit sovrana, in quanto persona ficta ed artificiale,
viene ad assumere in grande le qualit particolari dei caratteri
(manners) del singolo individuo: essa deve esercitare potenza verso

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 141
ogni direzione e realizzare poteri in modo interminabile ed in forme
illimitate; tuttavia, nella nuova condizione civile si procede pure
al riconoscimento dei vantaggi e dei benefici che il singolo
cittadino pu conseguire in questa determinata istituzione di un
potere specificamente politico. Nellapertura dellultimo capitolo
del Leviathan (XLVII), dedicato alle specie dei vantaggi (benefit) cui
pu accedere il credente nel regno oscuro della cattolicit, richiamando
un testo di Cicerone, Hobbes ci fa intendere con chiarezza che
unicamente il potere temporale del sovrano a differenza del potere
spirituale pu creare le condizioni per le acquisizioni di benefits
da parte dei cittadini:

Cicerone menziona in modo onorevole uno dei Cassii, un severo
giudice romano, per la consuetudine che aveva nelle cause
priminali, quando la testimonianza dei testi non era sufficiente, di
domandare agli accusatori: cui bono, vale a dire, quale profitto,
onore, o altro contentamento (Contentment) laccusato otteneva o si
aspettava dal fatto. Infatti, tra le presunzioni, non ce n alcuna che
dichiara lautore in modo cos evidente, come la fa il BENEFICIO
(BENEFIT) dellazione (L 704, it 677).

In questo luogo Hobbes vuole significativamente ribadire come
esito delle argomentazioni che ha condotto nelle sezioni terza e
quarta del Leviathan che contentment resta sicuramente da indivi-
duare come il complesso dei fini concreti (BENEFIT), oggetti dei
desideri umani, ai quali solamente pu corrispondere il deus mortalis,
non certamente lautorit ecclesiastica per conto dellessere supremo.
Nel capitolo quarantaduesimo, Hobbes aveva gi argomentato che
la questione che riguardava il titolare dellautorit politica terrena
aveva gi costituito termine di conflitto (contention): a partire dalla
discussione tra gli apostoli ai quali Ges stesso aveva specificato
che il dominio sui sudditi era da assegnare a quella figura pubblica
che gli ebrei chiamano benefattore (Bountifull) (L 583, it 549); ed
ancora nelle contese storiche (contention) tra i vescovi e lautorit
civile (L 565, it 531), viene sostenuto che solo i sovrani non i
vescovi hanno titolo allesercizio del potere legittimo (L 565 e
594, it 531 e 561). Hobbes aveva gi anticipato questa posizione
nella prima parte del Leviathan, allorquando scriveva che lautorit
che frena lo scontento (discontent) deve essere unautorit civile:

Gianfranco Borrelli 142
tanto era accaduto esemplarmente nel governo di Roma, che mai
proib il culto dalcuna religione, ad eccezione di quella degli ebrei,
che aveva rappresentato lunico regno peculiare istituito da Dio
sulla terra per via di patto (L 178, it 112). Per il resto, secondo
Hobbes, deve essere accolto da tutti che i ministri di Dio non
possono produrre contentment. Solo un potere costituito da una
forza straordinaria di coercizione pu spingere allobbedienza
individui rivolti a produrre poteri ad ogni costo: quel commom
Power deve essere il risultato delle decisioni assunte da tanti
soggetti consapevoli che vengono a costituire la maggioranza di
molteplici volont che si costituiscono come volont politica
unitaria e coesa di tutto il popolo. Questo sviluppo argomentativo
del Leviathan da considerare anche il punto di raccordo tra le
prime due sezioni dedicate agli svolgimenti dei temi di antropolo-
gia, morale e politica alle altre due parti dellopera dedicate alla
questione del governo divino sulla terra. In questo modo Hobbes
scioglie in maniera definitiva quel problema fondamentale segna-
lato a partire dagli Elements come originario degli antagonismi tra
soggetti civili appartenenti a differenti professioni religiose: a quale
delle due autorit, divina o terrena, deve obbedire il singolo indivi-
duo credente? Questo interrogativo reso drammatico nellattualit
per quanti prendono parte alla nuova spiritualit resa attiva dalla
riforma protestante: lacera dallinterno le coscienze dei credenti
riformati che si confrontano in modo diretto con il divino creatore.
Ebbene, Hobbes perviene a confermare che il dio mortale governa
in completa autonomia; finalit e mezzi della sua azione sono del
tutto diversi rispetto alla domanda di salvezza spirituale che il
credente vive nellinteriorit in diretto riferimento al Cristo: Jesus is
the Christ. In definitiva, non esiste analogia o contiguit tra le due
sfere, spirituale e politica: tantomeno la Sacra scrittura pu imporre
regole a sostegno del governo dei rappresentanti di Dio in terra; gli
uomini hanno appreso e praticano modi e tempi di piena immanenza
nellesercizio dellautogoverno.

D. Per ultimo, le finalit espositive e retoriche legate allutilizza-
zione del complesso semantico contentment/contention nel Leviathan
vengono da Hobbes rivolte come gi era accaduto negli Elements
a trattare del malcontento, di quel fenomeno estremamente
dannoso per la comunit civile che pure in Inghilterra aveva visto

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 143
molti soggetti pronti ad introdurre nel governo del paese pericolose
novit, ad imitazione delle nazioni limitrofe:

E non dubito che molti uomini siano stati contenti (have been
contented) di vedere i recenti turbamenti in Inghilterra causati
dallimitazione dei Paesi Bassi, supponendo essi che, per
accrescere la ricchezza, non ci fosse bisogno di altro che di
cambiare, come avevano fatto quelli, la forma del loro governo. La
costituzione della natura umana infatti di per s soggetta a
desiderare novit (to desire novelty); quando perci si provocati
anche dalla vicinanza di quelli che da essa sono stati arricchiti,
quasi impossibile non essere contenti (not to be content) di quelli
che ci sollecitano a cambiare, e non amare il primo iniziare del
disordine, anche se si afflitti quando esso continua (L 368-369, it
320-321).

A fronte della prospettiva di realizzare maggiori interessi presso-
ch impossibile evitare che alcuni soggetti, non contenti, tentino di
conseguire poteri ulteriori grazie allintroduzione di novit, salvo
poi a soffrire per questi tentativi sciagurati. Contro costoro, fin
dallantichit, lautorit civile resta impegnata a combattere il mal-
contento portatore di sedizioni; cos si comportavano i Romani, che
nei confronti del popolo minuto (common people) attivavano strate-
gie definite di contenimento:
essendo intrattenuto con la pompa ed il passatempo di feste e
pubblici giochi, fatti in onore agli dei, non cera bisogno che di
pane per tenerlo lontano dallo scontento (discontent), dalla
mormorazione e dal tumulto contro lo stato (L 178, it 112).
Con argomentazioni simili, nellultima sezione del Leviathan,
Rewiev and conclusion, Hobbes pone termine alla scrittura esplici-
tando che il suo sforzo stato appunto rivolto ad offrire strumenti
di comprensione per quanti sono insoddisfatti della situazione
presente di potere. Egli si dichiara fiducioso che la sua opera possa
essere riconosciuta e magari insegnata utilmente nelle istituzioni
accademiche:
E con quel mezzo, la maggior parte degli uomini, conoscendo i
propri doveri, sar meno soggetta a servire lambizione di poche
persone scontente (discontented persons) nei loro propositi contro
lo stato (L 728, it 699).

Gianfranco Borrelli 144
Ancora in questo contesto finale del Leviathan, Hobbes aveva
precedentemente ribadito che nella vita ordinaria degli individui
ogni tipo di affare si trova legato a conflitti per la realizzazione di
potere su beni presenti:

E a considerare il contrasto tra le opinioni e i costumi degli
uomini in generale, , si dice, impossibile trattenere una costante
intesa civile con tutti quelli con cui gli affari del mondo ci
costringono a conversare (to convers), tali affari non consistono
quasi in niente altro che in una contesa perpetua (perpetuall
contention) per gli onori, la ricchezza e lautorit (L 718, it 690).

Quindi, con coerente argomentazione espositiva, fino alle ultime
battute del Leviathan, Hobbes utilizza quel complesso semantico
contentment/contention/discontent: lo svolgimento espositivo se ne
serve con buon equilibrio tra ragione ed eloquenza (Reason, and
Eloquence), metodo rigoroso ed efficace retorica come strumento
decisivo per persuadere i lettori ad accogliere la rappresentazione
politico-giuridica della loro stessa capacit di autodisciplina; il
contentment istituzionale pu essere reso possibile attraverso leduca-
zione e la disciplina dei soggetti (by Education, and Discipline; L
718, it 690).
7. Considerazioni critiche finali
Le semantiche che Hobbes assegna alle categorie di contentment/
contention sono molto vicine alle nozioni machiavelliane di
contentezza/contenzioni: attraverso lindagine comparativa, ho
cercato di porre in rilievo la serie delle relazioni significative di
prossimit o di differenza nelle argomentazioni antropologiche e
morali dei due autori. Risulta anche interessante per quanto
concerne la specifica elaborazione hobbesiana prendere nota
dellimportante mediazione filosofica offerta da Francis Bacon. Per
quanto concerne i dettagli delle angolazioni discorsive dei due
autori, si pu tentare in modo sintetico di mettere a confronto il
progetto machiavelliano con il programma teorico hobbesiano:

1. Contentezza/mala contentezza costituiscono in Machiavelli le
polarit permanenti della condizione umana: possibile per gli

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 145
esseri umani unopera di soddisfacimento, di autocontenimento,
nella situazione di presenza della vita laddove vengano soddisfatti i
bisogni di necessit; peraltro, la presenza vissuta di contentezza
resta comunque aleatoria, poich risulta soggetta inevitabilmente a
continue modificazioni. La condizione di relativa e contingente
contentezza viene infatti colpita da cause esterne, allorquando
eventi politici diversi (guerre di conquista, avvicendamenti di go-
verni, etc.) turbano il normale scorrimento del vivere civile. Esi-
stono anche cause interne alla comunit che turbano la vita contenta
dei soggetti, in conseguenza dei contrasti tra gli umori delle parti
della citt: in questi casi, gli individui che hanno superato le
difficolt derivanti dai bisogni di necessit vengono sollecitati
dallambizione a realizzare maggiori successi, riuscendo comunque
a stringere poco;
per Hobbes, contentment costituisce innanzitutto la condizione
del soddisfacimento immediato, punto di un benessere momentaneo
che rinvia sempre allattivazione di altre azioni mirate a produrre
ulteriori poteri; secondo Hobbes non esiste una possibile contentezza,
nemmeno parziale e limitata nel tempo: non pu esistere una sola
mente soddisfatta; questo tipo di contentezza rinvia al processo
infinito della produzione dei poteri che luomo in grado di
attivare. Inoltre, nel contesto hobbesiano, la mala contentezza viene
a configurarsi come la malinconia, vera e propria malattia della
mente, che colpisce i soggetti incapaci di produrre potere, che
restano peraltro consapevoli di tale propria incapacit. In effetti, gli
esseri umani sono impegnati a produrre potere attraverso i flussi di
un tempo interminabile, al fine di conservare con il potere futuro il
potere realizzato al presente (tale il principale criterio della
saggezza moderna);

2. Secondo Machiavelli, la mala contentezza degli individui
contribuisce a produrre conflitti e ad aggravare quelli gi esistenti,
orientandoli pure verso esiti dirrisolvibilit (vedi la fine della
Repubblica a Roma); la teoria machiavelliana dei conflitti ci dice
che questa condizione normale alla vita umana: tutti gli
individui vi partecipano con complessioni umorali diverse, che
inducono differenti risposte; la politica attrezza sul piano pubblico-
istituzionale forme e tempi diversi di governo (repubblica e principato)

Gianfranco Borrelli 146
per rispondere alle caratteristiche diverse che i conflitti assumono, in
quanto divisibili oppure irrisolvibili;
Hobbes vede direttamente nel contentment il processo da cui
derivano la serie dei conflitti che prendono origine nello stato di
natura e lacerano anche nella vita civile gli uomini, sotto forma
dopinioni e di giudizi privati che inevitabilmente vengono a
confliggere; dunque il movimento rivolto ad appagare contentment
contribuisce a produrre direttamente tensioni e conflitti: nella
condizione naturale luomo non pu trovare alcun mezzo sicuro di
contenimento, n in tale condizione si rende possibile lautogoverno;
da questo punto prende avvio il percorso individuale secondo le
pratiche di una ragionevole autodisciplina rivolto alla produzione
della forma impersonale dello Stato Leviatano, che svolge funzioni
di contenitore civile;

3. In definitiva, secondo Machiavelli, i conflitti sono permanenti
e derivano dallincontro dei tempi diversi, naturali e storici, della
vita umana: prendono origine dalla complessione fisica dei soggetti
e dagli eventi prodotti dallinterazione umana; i singoli individui
partecipano direttamente alla soluzione dei conflitti civili, anche
grazie allimpegno dellintelligenza di particolari soggetti (ad
esempio, attraverso lopera dei legislatori), ma pure attraverso
lesercizio della forza fisica (vedi la forma particolare dei tumulti):
sorge qui il problema particolare della qualit dei tempi, della serie
delle intersezioni temporali, anche casuali, che decidono della pace
o della guerra;
in Hobbes non esiste forma di contenimento possibile se non che
nella produzione del dispositivo artificiale di sovranit: attraverso
la costituzione dello Stato Leviatano viene messo in pratica il
progetto di allontanare dalla sfera civile gli antagonismi indivisibili,
propri dello stato di natura. Alla sfera pubblico-civile vengono cos
a partecipare i soggetti che aderiscono alla procedura del contratto,
mentre un altro destino attende coloro i quali rifiutano questa possibi-
lit; questi costituiranno la minoranza degli individui discontent,
formata dagli individui particolarmente ambiziosi, da quanti
presumono di potere esercitare in proprio una possibile contentezza
(i folli, i profeti, gli uomini potenti) e ancora da altri soggetti.

Hobbes lettore e interprete di Machiavelli: contentment e contention 147
In conclusione, Hobbes applica la coppia oppositiva content/
discontent alle diverse capacit di utilizzare la ratio naturalis, di
esercitare positivamente il principio introspettivo (read thyself) e di
sviluppare la funzione di mind (pervenendo alla maturazione
dellacquired wit by method and education). Content colui che
in grado di produrre i calcoli mentali che lo convincono a cedere
quella parte del diritto naturale allautogoverno ed a prendere parte
al processo di autorizzazione che tramite contratto porter alla
costituzione del potere supremo sovrano; costui accoglier anche i
criteri di verit che la sovranit andr via via producendo attraverso
le leggi civili. Questo soggetto ha contenuto i propri istinti naturali,
riuscito a governare la paura della morte violenta: quindi capace
di autodisciplinarsi al fine di godere beni artificiali che lo stato
permetter di realizzare, riconoscendo e promuovendo per questi
individui la capacit soggettiva di produrre poteri (naturali e
strumentali). In breve, il nuovo soggetto progettato da Hobbes si
realizza alla maniera del nuovo stoicismo nel genere di
saggezza che viene fondato ora sulla ricchezza, non pi sulla
sapienza (H 122).
Per inverso, discontent colui che rimane incapace di utilizzare
positivamente le potenzialit proprie della ratio e che soffre di
questa incapacit: questo individuo resta condizionato negativa-
mente dalla private Opinion, dal private Spirit e rimane rinchiuso
egoisticamente nei tempi interiori; incapace di effettiva comunica-
zione, mette in dubbio qualsiasi autorit esterna: in breve, diventa
asociale e disobbediente. Secondo Hobbes, la tensione content/
discontent alla radice del fenomeno della disobbedienza e della
rivolta, produce i danni peggiori alla comunit. Lesplicito progetto
hobbesiano allora quello di lasciare i conflitti negativi derivanti
appunto dallesercizio negativo delle private Opinions allopera
nella sola sfera del privato: contemporaneamente, bisogna motivare
i singoli individui alla produzione del potere supremo di sovranit
potere comune e pubblico , in modo da contribuire a risolvere i
conflitti che prendono origine nella condizione umana dellesercizio
pieno ed incontrollabile della libert naturale.
Hobbes accoglie dunque il punto di partenza dellantropologia
machiavelliana, progettando comunque di oltrepassarlo; la novit
del processo di autorizzazione, via contratto, produce la separazione

Gianfranco Borrelli 148
tra stato artificiale politico e comunit naturale degli uomini: tale
separazione verr resa funzionale e produttiva allordine civile ed
alla sicurezza dei soggetti grazie ad un dispositivo artificiale di
comando, strutturato secondo dinamiche temporali determinate.











A. Arienzo, G. Borrelli (eds), Anglo American faces of Machiavelli. Machiavelli e machiavellismi nella cultura
anglo-americana (secoli XVI-XX), 149-186 2009 Polimetrica International Scientific Publisher Monza/Italy
The Young Hobbes, the Myth of Rome,
and Machiavelli
Daniela Coli

In the political works of Thomas Hobbes Rome is always present as
a myth and a model. In A Discourse of Rome, which is one of the
Three Discourses (1620), Hobbes represents Rome as a city marked
by a divine power with a continuity of sovereignty throughout the
world, as it produced a system of political and military power
during both the Roman Republic and the Roman Empire. Later it
was a center of religious and political authority with the Catholic
Church and the pope, who crowned the emperors of the Holy
Roman Empire. In Leviathan (1651) Hobbes describes the papacy as
the ghost of the deceased Roman Empire, sitting crowded upon the
grave of the emperors and speaking Latin. He also praises Henry
VIII and Elizabeth I who expelled the Roman Catholic Churchs
representatives and imported in England the ancient Roman
tradition under which the emperor appointed his own bishops.
In this essay I will show how Hobbes arrived at this view of the
Roman Catholic Church, which he presents in Leviathan only after
the English civil war. We will explore how, during the reign of
James I, who wished a reconciliation of Christendom, Hobbes was
cautious in his confrontations with Catholicism, even if the English
sovereignty had already begun to display signs of an assimilation
between state and religion like that of the Roman emperors. In the
Discourse of Rome, we have Hobbess explicit declaration that the
Roman Catholic Church overturned the Roman Empire, after which
the papacy took the place of the empire. Moreover, we have a
comparison between Catholicism and the Romans religion and

Daniela Coli 150
then between the latter and the Church of England. For Hobbes,
Romans religion was a national religion that functioned for the
state, a model which he desired for England. As we will see,
opposing the Romans religion to Catholicism, Hobbes intention is
to draw a comparison between the ancient Romans and the English
of his own time. In the Discourse upon the beginning of Tacitus,
Hobbes presents Augustus as the only solution for ending the civil
war, which was already impending during the reign of James I. By
examining the political and religious tensions of Jamess reign in
relation to Hobbes Discourses, we will see that the young Hobbes
compares himself with the Machiavelli of the Discorsi sopra la
prima deca di Tivo Livio. Hobbes shows a deep knowledge of
Machiavellis critique of the Roman Catholic Church and he is
influenced by the Machiavellian mythic vision of Rome. However
differing from the Florentine thinker he is against the idea of a
republic and in favor of an absolute monarchy.
1.
Romes presence as a myth and model appears throughout Western
history, with the most famous example being that of the French
Revolution its adopting the Roman Republic as its political model
and then Napoleonic Frances naming itself after imperial Rome. We
see however, that Roman history is also at the core of sixteenth and
seventeenth-century England. During the reign of both Elizabeth and
James I Stuart, Seneca and Tacitus were two influential authors, even
if James held that Tacitus didnt merit the fame of a political sage,
because he was influenced by Isaac Causabon, and therefore thought
that Tacitus offered a compendium for diabolical actions
1
. During the
Tudor period, as a result of an influence from Machiavellis
2
, works

1
Cfr. J.H.M. Salmon, Seneca and Tacitus in Jacobean England, in L. Levy Pecky
(ed), The Mental World of the Jacobean Court, Cambridge, Cambridge University
Press 1991, pp. 169-188. On the relationship between Isaac Casaubon and James I,
see: W.B. Patterson, King James VI and I and the Reunion of Christendom,
Cambridge, Cambridge University Press 1997, pp. 127-146, and G. Cozzi, Paolo
Sarpi tra Venezia e lEuropa, Torino, Einaudi 1979.
2
On the English diffusion and reception of Machiavellis works, see: F. Raab, The
English Face of Machiavelli. A Changing Interpretation. 1500-1700, London,

The Young Hobbes, the Myth of Rome, and Machiavelli 151
which were rooted in Roman history, knowledge of Roman history
became widespread and led seventeenth-century England to think,
according to Aubrey, that their reputation after death was a matter
of the utmost concern, and though few of them went so far as
Machiavelli in believing that fame was the only immortality which
the individual was capable of the desire for a good and lasting
reputation was [] general
3
. In the Discourse of Rome Hobbes is
full of admiration for ancient Rome and writes:

[t]he ancient Statues of the Romans, do strangely immortalize
their fame; and it is certain that the men of those times were
infinitely ambitious, to have their memories in this kind, recorded;
and such was the benignity of that people, that they willing yielded
to honor their acts, by public expression, and in a kind, to Deify the
persons of their worthiest men, which industry of theirs may be
gathered by the number of Statues of Cicero, Seneca, Brutus,
Cassius, the Horatii, and Curatiatii, Cato, and many more, whose
virtue, more than their greatness, made them famous. Otherwise if I
had only seen the Statues of the most powerful men, and ancient
Emperors, I should have thought there had been in those time as
great Timeservers, as there be now, when power and authority is
more esteemed of than virtue or valor. Yet I think, if ever men of
any place, in any time desired to have their names and actions to
continue to Posterity, not knowing any farther immortality, these
were they, and this one consideration produced better effects of
virtue and valor, than Religion, and all other respects do in our days.
Certainly, therefore, if they had been as well instructed in Divine, as
Moral precepts, no man of any age had ever exceeded them
4
.

In the Discourse of Rome, we have, firstly, an explicit declaration
that the Catholic Church overturned the Roman Empire and the
papacy took the power formerly held by the emperors. Secondly,
we have Hobbes comparison between the Romans religion and
Christianity, and lastly, we have the Church of Englands assimilation
to a type of Romans religion. As we will see, contrasting the pagans

Routledge & Kegan Paul 1964; and V. Kahn, Machiavellian Rhetoric From
Counter-Reformation to Milton, Princeton, Princeton University Press 1994.
3
O.L. Dick (ed), Aubreys Brief Lives, London, Penguins 1987, p. 91.
4
T. Hobbes, A Discourse of Rome, in N. B. Reynolds-A.W. Saxonhouse (ed) T.
Hobbes, Three Discourses, Chicago, The University of Chicago Press 1995, p. 81.

Daniela Coli 152
religion to that of the Roman Catholic Church, Hobbes intention is
to consider the English of his time like the ancient Romans. In
Leviathan he writes that the Church of Rome is a continuation of
the Roman Empire from whose ruins it was born, a continuity
represented by the same Latin, and he comes to consider it a system
of hostile power. A passage from the 47
th
chapter of Leviathan makes
this clear:

And if a man considers the original of this great ecclesiastical
dominion, he will easily perceive that the Papacy is no other than
the ghost of the deceased Roman Empire, sitting crowed upon the
grave thereof. For so did the Papacy start upon a sudden out of the
ruins of that heathen power. The language also, which they use,
both in churches, and in their public acts, being Latin which is not
commonly used by any nation now in the world, what is but the
ghost of the old Roman language?
5
.

In 1996 Noel Malcolm was prudent to attribute the Three Discourses
to Hobbes, even though he confirmed that the Discourse upon the
beginning of Tacitus and the Discourse of Laws displayed themes,
such as the preoccupation with the civil war, which are central into
the theories developed in Hobbess later works. With respect to the
Discourse of Rome, Malcolm writes that he is a little surprised by
Hobbes description of Rome, because this type of account on the
European grand tour was traditionally an exercise performed by the
pupils and not by their tutors. But the relationships between Hobbes
and William Cavendish were not at all those of a young student and
his tutor, like Malcolm explained in 1981 in the well-known article
Hobbes, Sandys, and the Virginia Company. Malcolm produced an
extensive study explaining how the relations between William
Cavendish and Hobbes were not at all those of a young student and
his tutor
6
. Their relationship was based on friendship and work,
with Cavendish already having been elected as a member of the

5
T. Hobbes, English Works, first collected and edited by Sir William Molesworth,
London, John Bohn 1939, III, pp. 697-698. Second Reprints, Scienza Verlag Aalen
1966, III, pp.697-698. From now English Works followed by the relative volume.
6
N. Malcolm, A Summary Biography of Hobbes, in T. Sorell (ed), The Cambridge
Companions to Hobbes, Cambridge, Cambridge University Press 1996, pp. 13-44,
now in N. Malcolm, Aspects of Hobbes, Oxford, Clarendon Press 2000, pp. 1-26, p. 7.

The Young Hobbes, the Myth of Rome, and Machiavelli 153
1614 Parliament and with Hobbes as his secretary, in addition to
their being shareholders of the Virginia Company which was
dissolved completely in 1624. However, for the Virginia Company
crisis had already struck by 1621, when in the Parliament the
Company criticized Jamess foreign policy, accusing him of
providing unsuccessful military support to his Protestant son-in-law
in Bohemia, the Palatine Elector Frederick V. As noted by Malcolm,
William Cavendish played an important role in the 1621 Parliament
by circulating copies of the letters received by Fulgenzio Micanzio
which were translated into English by Hobbes, letters criticizing
James s foreign policy
7
. The letters criticisms caused the King to
protest against the Virginia Companys interference in Englands
foreign policy, which eventually caused the closure of Parliament.
Moreover, as Malcolm explains, Hobbes did not like to speak of the
first forty years of his life, because during Charles IIs Restoration,
Hobbes actions under the reign of James I could have been seen as
partly responsible for the Virginia Companys affairs and for the
involvement of some of its members in the Civil War. The three
sons of Sandys, one the leader of the Virginia Company, had been
military officials of Parliaments army and it was known that one of
the Companys important members had been responsible for the
regicide of Charles I
8
.With respect to Hobbes role within English
politics and their relation to Roman history then, the Discourse of
Rome is not merely a young students description of Rome nor is it
a travel diary, but an original reflection on the significance of
Roman history and an attentive consideration of the State of the
Church of Rome. In the Discourse, with respect to Catholic Rome,
we have not only the narration of its history, architecture, and the
internal workings of the churches and its various religious rites, but
we also have an attentive estimation of the relations between the
Roman Catholic Church and the English Catholics that passed
through the English College. It is clear that the controversies of
James I, Paul V and the Jesuit Bellarmino, the leader of Catholic
theology, were intertwined within Hobbess judgment of the Roman
Catholic Church. After the Gunpowder plot of 1605 and the issue of

7
N. Malcolm, Hobbes, Sandys, and the Virginia Company, The Historical Journal,
vol. 24, n. 2 (Jun., 1981), pp. 297-321, pp. 314-513.
8
Ivi, p. 301.

Daniela Coli 154
the Oath of Allegiance in 1606 on the part of James I, and the
popes response which invited the English Catholics to deny the
oath, tensions between Catholics and Protestants escalated. Hobbes,
a good anti-papist Englishman, alludes to these tensions in the
Discourse of Rome, with his account of how the Catholic Church
was born from the ruins of the Roman Empire, a claim which
suggests it acquired illegitimate power with the Donation of
Constantine and dissolving the emperors control. This theory of
the Catholic Churchs usurpation of Roman power was recalled by
Lorenzo Valla and his De falso credita et ementita Constantini
donatione of 1440 had great success in the Protestant world. It was
used again by Pierre Du Moulin (The Papal monarchy was born
form the ruins of Roman Empire) in Monarchia temporali
ponteficis Romani, published as a reply to Bellarmino in 1614 with
a dedication to James I and kept in the Cavendish library, as
reported by Johann P.Sommerville
9
. As noted above, Hobbes will
return to this theory in the forty-seventh chapter of Leviathan and,
according to Sommerville, Hobbes did not really say anything very
new compared with the learned defenders of James, who had returned
to the Bible to demonstrate that God never granted the priests or the
pope control over sovereign rule
10
. However, Hobbes argument of
the necessity for abolishing the popes authority within the affairs
of the state could be an extrapolation of Machiavellian theory. Felix
Raab observes that Tudor political though was just beginning to
take shape and he shows how Machiavelli was widely read in the
sixteenth-century England without particularly sophisticated theoreti-
cal perspectives: Machiavellian thought was therefore considered to
be a useful tool by any ideological perspective
11
. Raab quotes a letter
by Lord Morley written to Thomas Cromwell in 1537 that, referring
to Machiavelli, discusses what little devotion the Florentines showed
to the pope: Show the very words to the King; his Majesty shall be

9
J.P. Sommerville, Thomas Hobbes: Political Ideas in Historical Context, London,
MacMillan 1992, p. 114.
10
Ivi, p. 115
11
F. Raab, The English Face of Machiavelli, pp. 8-29. On the English use of
Machiavellis works, also see V. Kahn, Machiavellian Rhetoric, p. 107, where
wrote Like Gardiner, Ralegh and Bacon realized that Machiavelli offered a
rhetoric of political power, one that can be used pro and contra absolute rule,
religious belief, or republicanism.

The Young Hobbes, the Myth of Rome, and Machiavelli 155
pleased to see them. I have noted in the margin anything concerning
the bishop of Rome. This book of Machiavelli, de Principe, is
surely a good thing for your Lordship and for our Sovereign Lord in
Council
12
. James I invited many scholars from the continent to
help him in his theological and political controversies, such as Isaac
Casaubon who arrived in London in 1610 and died in 1614. Also,
Du Moulin lived in England from 1588 to 1592, having been a
student at Cambridge where he listened to the lessons of the
theologian William Whitaker and then taught at Leida where
Grozio was among his students. Du Moulin served as Jamess
French correspondent and having supported the Oath of Allegiance,
defended the English King against the French Dominican Nicolas
Coeffeteau. After the death of Henry IV, one of the best
controversialists of the epoch who criticized both Catholic and
Protestant theologians, Du Moulin returned to England with
enthusiasm
13
. It cannot go unnoticed that in January of 1614 the
papal nuncio in Paris, Cardinal Roberto Ubaldini, wrote to the
Cardinal Scipione Borghese at Rome, the nephew of Paul V,
expressing James s desire for a general council with the participa-
tion of the Catholic bishops for the goal of reuniting Christianity
14
.
When we analyze the successive activity of James we notice he
support Du Moulin for the preparation of the Toennins Synod (from
May 2
nd
to June 3
rd
in 1614) and the Dordrecht Synod (from
November 1618 to May 1619), which ended with the triumph of the
Arminians triumphed. Dordrecht ended with the defeat of the
Gomarists who either were decapitated as Oldenbernevelt or
incarcerated as Grozio. This greatly upsetted Marcantonio de
Dominis
15
. We realize how much Hugh Tevor Roper was right
when he maintained that behind the irenic plans and the ecumenism
of James, the Church of England desired to become a third force
and compete with the Roman Catholic Church and with the
International Calvinist
16
. However Patterson
17
, criticizes Ropers

12
F. Raab, The English Face of Machiavelli, p. 49.
13
Cfr. W. B. Patterson, King James VI and I and the Reunion of Christendom, p. 158.
14
Ivi, p. 146.
15
E. Belligni, Auctoritas e Potestas. Marcantonio De Dominis fra lInquisizione e
Giacomo I, Milano, Franco Angeli 2003, p. 236.
16
H. Trevor-Roper, Anglicans and Puritans: Seventeenth Century, London, Secker
& Warburg 1987, p. IX.

Daniela Coli 156
thesis, maintaining that James desired to resolve the Protestants
religious and political dispute not to compete with the International
Calvinist and the Catholic Church of Rome, but rather to include
Calvinism and the Roman Church into a larger union. Despite
Pattersons criticism of Ropers view, however, the two theses do not
necessarily exclude one another. James was the King of Scotland and
the Protestant son of a martyred Catholic queen. Therefore, when he
took the English crown, he brought hope to both the Protestants and
the Catholics for a reuniting of Christianity. Certainly, as Roper
claims, James played the role of a third force in order to appear the
protagonist and if he had succeeded in his plan of becoming the
representative of the reformed churches and had found a
reconciliation with the pope it is evident that the political weight of
the English monarch and of Great Britain would have increased
remarkably. However, in the Discourse of Rome, while criticizing
Catholicism from his anti-papist perspective and confirming a
necessary subordination of religion to the sovereignty, Hobbes does
not present a radical hostility in his confrontations with the Catholic
Church, because in 1620 James I desired a reconciliation with the
Church of Rome. In 1620 Hobbes did not yet view the Catholic
Church as the enemy he presents in Leviathan in 1651. Rather, he
saw in Catholicism a mighty political power with which it was
necessary to arrive at a realistic acceptance of and find a form of
political cohabitation a perspective that he will arrive at again
during the 30s visit in Rome
18
. In 1620, however, the Jacobean
aim to establish a reformed European Church had already
encountered difficulties. If the Tonneins Synod, where James I did
his best to resolves the dispute between Du Moulin and Tilenus,
had sought to heal the conflicts between the French Calvinists and

17
W.B. Patterson, King James VI and I and the Reunion of Christendom, pp. 153-154.
18
When Milton and Hobbes visited Rome in the 30, writes Edward Chaney in
The evolution of the Grand Tour. Anglo-Italian Relations Since the Renaissance,
London, Frank Class, 1998 pp. XI-XII, even if they were Protestant and skeptish,
they became familiar with the uses and traditions of that sofisticated society. They
accepted invites to academic ceremonies, lunched with the Jesuits of the English
College or attended concerts, which were organized by Cardinal Barberini. Like
notice H. Foley (ed) Record of the Society of Jesus. The Diary of the English College,
London, Burns and Oates 1880, First Reprints, Johnson Reprints Corporation, New
York, London 1966, vol. VI, p. 593, Hobbes also launched in 1636 with the Conte of
Devonshire in the refectory of the English College in Rome.

The Young Hobbes, the Myth of Rome, and Machiavelli 157
Anglicans as a means of strengthening English sovereignty through
a union between a reformed French Church and the Anglican
Church, James would have feared that Maria de Medicis regency
would reclaim a Catholic France as a means of retaliation. Maria
de Medici however, in the autumn of 1614 announced to the
assembly of general states that as soon as the thirteen year old
Louis XIII had turned sixteen years old he would take control of the
reign. If the Tonneins Synond ended with some hope for the
expulsion of the Protestant heart of the extremists, that of Dordrecht
(1618-1619) concluded negatively as concerned the Jacobean hopes
of a victory of moderates. For the wretched band of Arminians in
the Netherlands and for James I, who since 1618 had already begun
to think of the Spanish marriage for the future Charles I, the
Gomarists was a setback. At this point, when in the Jacobean court
there was rumor of an alliance between the Duke of Savoia and the
Venetian Republic, and Marcantonio De Dominis, perhaps the
fountain of indiscretion
19
, entered into the scene. In the Summer
1619 it was published by John Bill, the publisher the king, the
Historia del concilio tridentino of Paolo Sarpi with a dedication
from De Dominis to King James. According to Eleonora Belligni,
the introduction of De Dominis to Sarpis Historia was embarrassing
and dangerous for Sarpi in that it constructed the most severe
punishment through a ferocious anti-harmony that the author [Paolo
Sarpi] together with his religious brother, Micanzio, had demonstrated
since the times preceding the council
20
. The Historia was transform-
ing itself into a political instrument that was able to reveal a mortal
trap for the failing Venetian Republic
21
and therefore, for James I
the dialogue with the Church of Rome was now very important. It is
in this context that the Discourse of Rome comes to be read. Thus it
is not possible to ignore the care with which Hobbes named well-
known cardinals in England. One of them was Cardinal Lorenzo
Campeggio, praised by Hobbes for the magnificence of the
beautiful palace, full of ancient statues and paintings of the greatest
artists, which was given him by Henry VIII. Another was Cardinal
Bandini, who had a beautiful garden by the Noviceship of Jesuits,

19
E. Belligni, Auctoritas e Potestas, p. 236.
20
Ivi, p. 237.
21
Ivi, p. 240.

Daniela Coli 158
towards Santa Maggiore, [had] Statues and Fountains in it, and [was]
all vaulted, the better to take the fresh air in the heat of Summer
22
.
The Cardinal Campeggio, who died in 1539 and was a member of the
commission that excommunicated the English sovereign in 1553,
was the papal ambassador and messenger sent to London by Clement
VII to discuss Henry VIIIs request for annulling his marriage with
Catherine of Aragon. Meanwhile, the Cardinal Ottavio Bandini,
having been part of a papal commission on the relationships with
James I in 1605, participated in the diplomatic negotiations for the
papal exemption of the then foreseen marriage of Charles of Galles
with the Infanta Doa Maria of Spain in 1621, the period in which
Three Discourses were published. To underline the manifestation of
Hobbes esteem for the Cardinal Roberto Bellarmino, the refined
Jesuit theologian and adversary of James on many issues, in the
Discourse of Rome we see that he is presented as the only possible
reformer of the Catholic Church and eventually an interlocutor with
James in the much hoped for pacifying council of Christianity, which
was certainly thought of again in 1620, when the Spanish marriage
seemed the instrument most likely to resolve the main problems of
the international political situation.
2.
As author of the Basilikon Doron (1599), James did not, however,
have any intention of becoming a new Charlemagne or of founding
a new Holy Roman Empire. He was convinced that his position as
king and head of the English Church was willed by God, and
therefore his predestined project was, like that of Hobbes, to place
religion in the service of the state and not vice versa. Accordingly,
James had to confront the resistance of Catholic theorists, but his
major problems came from the Presbyterians and Parliament.
Originally, for Hobbes the Catholics were a minority and therefore
did not constitute a threat for England. In Behemoth, published in
1679 but written ten years earlier, referring to the Catholics during
the reign of James, Hobbes writes: But though the Romish Religion
were now cast out by the law, yet there were abundance of people,

22
T. Hobbes, A Discourse of Rome, p. 89.

The Young Hobbes, the Myth of Rome, and Machiavelli 159
and many of the nobility, that still retained the religion of their
ancestors, who as they were not by their own inclination very
troublesome to civil government
23
. For Hobbes, the Catholics
were only to become a threat through the works of the Jesuits, as
happened with the Gunpowder: but by the secret practice of the
Jesuits and other emissaries of the Roman Church, they were made
less quiet than they ought to have been; and some of them to venture
on the most orrid act that even had been heard of before, I mean the
Gunpowder treason
24
. When Hobbes wrote the Discourse of Rome,
contrary to the situation of when he wrote Behemoth, the civil war
and Charles Is regicide had not yet occurred, and he never
mentions the Gunpowder event. Thus in his description of the
English College in Rome, Hobbes notes that in the Church, [t]here
is in their College, and in the Church the Tombs of Cardinal Allen,
and Parsons
25
and upon the walls whereof be set forth in painting,
the Martyrdom (as they call it) of such as suffered persecution, and
death, for their Religion in England. And in this, now amongst the
rest are Campion, and Granet, and the Hangman, and Tyborne, as
perfectly described as if the were acquainted with the place, and
person
26
.
Moreover, there is the lately deceased Jesuit Rector, Father
Owen
27
. Thomas Owen served as rector of the English College
from 1610 to 1618
28
, succeeding Parsons who died while serving as

23
English Works, VI, pp. 188-189.
24
Ivi, p. 189.
25
T. Hobbes, A Discourse of Rome, pp. 91-92.
26
Ivi, pp. 91-92.
27
Ivi, p. 192. The note about Thomas Owen, rector from 1610 to 1618 is important,
because it seems confirm the beginning of Hobbes trip to Rome in September 1614.
Hobbes surely knew on his death in 1618 and reviewed the Discourse of Rome
published in 1620. So it is impossible to maintain that the trip took place before
summer 1614 and before the end of 1614 Parliament of which Cavendish was
member. See L. Levy Peck, Hobbes on the Grand Tour: Paris, Venice or London?,
Journal of the History of Ideas, vol. 5, 1966, pp. 177-183. Levy Peck attests
Hobbes presence in London in 1611 at Edward Bruces funeral, who was James s
better Scottish supporter and Cavendish father in law. For the date of the trip to Italy
see also N. Malcolm, Thomas Hobbes. Oxford Dictionary of National Biography,
available through electronic journal database on the UL website.
28
H. Foley (ed), Records of the Society of Jesus. The Diary of the English College,
London, Burns and Oates 1880, now First Reprints, New York-London, Johnson
Reprint Corporation 1966, vol. VI, p. 24.

Daniela Coli 160
rector in 1610. Parsons, together with William Allen, who died in
Rome in 1594, had organized the Spanish invasion of the Invincible
Armada into England in 1588, the same year as Hobbes birth.
Edmund Campion, after having refused to abjure Catholicism was
executed at Tyburn in 1581 and Nicholas Owen was tortured and
killed in 1606 during the climax of the hunt for Catholics which
followed the Gunpowder plot. Similarly, Thomas Garnet was also
executed at Tyburn in 1607. It is significant that Hobbes referred to
Campion, Owen, and Garnet as those who suffered persecution in
England and named Parsons and Allen together without any sense
of polemical tension. Especially since Parsons and Allen had been
protagonists in the event that was difficult for Hobbes to forget: the
Spanish attempt to invade England, because of which he was born
prematurely on April 5, 1588, as remembered in his autobiography
due to his mothers fear upon hearing the news of the imminent
arrival of the Armada
29
. Hobbes decision not to discuss Parsons
and Allens part in the attempted invasion of England is an
indication of how the Three Discourses were conceived from his
desire to normalize the relations among the English king and the
Church of Rome, as part of the greater project represented by the
reconciling Spanish marriage. Moreover, Hobbes was an agnostic,
not a religious fanatic. In 1636, on the vigil of the English civil war,
Hobbes lunched in the refectory of the English College at Rome
with William Cavendish, the son of the deceased second Earl of
Devonshire
30
, with Catholic friends and acquaintances, such as Sir
Kenelm Digby (1603-1665), one of the first members of the Royal
Society, whose father was executed because he was involved in the
Gunpowder plot
31
. Springborg notes that Hobbess humanism
placed him among courtiers and antiquarians for whom discussing
arcana imperii or state secrets were stock in trade, which in turn put

29
The Armada didnt leave Spain before may 1855 and its difficult to think that
Hobbes mother could know it before may 1855. But its also true that notices
about an eventual Spanish invasion were in the air since December 1587 and its
possible to suppose that Hobbes mother was afraid in the apocalyptic climate of
England in spring 1855. About this see A. P. Martinich, Hobbes. A Biography,
Cambridge, Cambridge University Press 1999, pp. 1-2.
30
N. Malcolm, Biographical Register, in N. Malcolm (ed), The Correspondence
of Thomas Hobbes, II, p. 805.
31
Ivi, pp. 828-832.

The Young Hobbes, the Myth of Rome, and Machiavelli 161
him in the company of George Buchanan, Robert Parsons, William
Barclay and Robert Bellarmine, as Filmer astutely observed
32
.
According to Springborg, Hobbes was fascinated with the Roman
Empire and the idea of the Pope that came to sit upon the emperors
tomb. He sought a civil religion with a function similar to that of
Catholicism for founding a state whose subjects ears are glued to
the lips of their sovereign ruler
33
. In the Discourse of the beginning
of Tacitus, Hobbes fascination with Augustus, who founds the
Roman Empire, ended the Roman civil wars, and established an age
of peace, is clear. Similarly, James showed an enchantment with the
Roman Empire: he was the first English monarch who had portrayed
himself as a Roman emperor crowned with a laurel wreath on the
coinage and medals of his coronation. Moreover he took the title of
Emperor of the British Isles
34
, and thus imagined himself to be an
emperor of a reconciled Christianity. Clearly, neither James, nor
Hobbes were thinking of reconverting England to Catholicism. They
desired a political treaty between the Church of Rome and the Church
of England and a general unity of Christianity that would give the
Church of England, which James was the head of, religious control
over Great Britain. In the Discourse of Rome, Hobbes, thinking about
the situation in England, returns to a discussion on the papacys
illegitimate seizure of power:

The zeal of this [of Constantine], and some succeeding Emperors,
was so well taken hold by the Prelates of Rome, that by degrees
they assumed more authority to themselves than was due; the other
in a manner before they were aware losing all at Rome but the title.
From which pretended power, the Popes now take to themselves
supremacy in all causes, through all Kingdoms in the world, and
those which were before their superiors, to be as it were subject,
and created by them that were their creatures. Which shows a great
contrariety to the pretended arguments of Romanists, for
superiority, and rather may be returned upon them, that is their
greatness has more risen by encroachment than right
35
.

32
P. Springborg, Thomas Hobbes and Cardinal Bellarmino: Leviathan and the Ghost of
the Roman Empire, History of Political Thought, vol. 16, 1995, pp. 503-531, cit. p. 508.
33
Cfr. Ivi, p. 510.
34
L. Levy Peck, The Mental World of the Jacobean Court. An Introduction, in ID
(ed), The Mental World of the Jacobean Court, p. 5.
35
T. Hobbes, A Discourse of Rome, p. 72.

Daniela Coli 162
One argument that we encounter repeatedly in Leviathan against
Bellarminos Disputationes de Controversiis Christianae Fidei
Adversus Huius Temporis Haereticos, is Hobbes condemnation of
Constantines sudden deception by pope Silvestro I. Also in
Behemoth he wrote about pope Silvestro I: it was foul play, not
only in a priest, but in any Christian
36
. Hobbes explains how, after
the barbaric invasions the people of the city of Rome submitted
themselves, as well in temporals as spirituals, to their bishops; and
then first was the Pope a temporal prince, and stood no more in so
great fear of the Emperors, which lived far off at Constantinople
37
.
Also in Behemoth, Hobbes recalls that pope Zaccaria I dethroned
Chilperic, king of France, and gave the crown to one of his subjects,
Pipin, just as when Charlemagne gave back authority of his
occupied states in Lombardy to the Church of Rome: Shortly after,
the Lombards having recovered their estate, Charles the Great
retook it, and gave it to the church again; and Pope Leo the Third
made Charles Emperor
38
. In the Discourse of Rome and in
Behemoth Hobbes declares that the popes usurped a power not for
themselves, but for the sovereigns that before Christianity were
episcopus and had the authority of naming priests. Thus, in
Leviathan, Hobbes emphasizes that bishop and episcopus
signified an supervisor. To further demonstrate how the Church of
Rome was established upon the ruins of the Roman Empire, in the
Discourse of Rome Hobbes, unlike the seventeenth-century French
Catholic travelers
39
, underlines how the Roman Catholic churches
were built over the pagan temples. This is the case of the Church of
Santa Agnese and Santa Constanza, which were thought to have
been temples for Bacchus The mausoleum of Santa Constanza was
in fact constructed in the fourth century by Constance, daughter of
Constantine, during a sojourn in Rome between 337 and 350 A.D.
Constance had her own mausoleum constructed in the hypogeal of
the maiden Agnes, martyred in the persecutions of Diocletian
between 303 and 313. When in 354 Constance died at Antiochia,

36
English Works, VI, p. 177.
37
English Works, VI, p. 178.
38
Ibidem.
39
See: Florisel de Cavesons Journal, F. de Claveson, Voyage dItalie (1608-1609),
Moncalieri, CIRVI 2001.

The Young Hobbes, the Myth of Rome, and Machiavelli 163
her body was moved to the mausoleum she had built in Rome.
Hobbes gives credit to a legend of the seventeenth-century that the
mausoleum of Constance was originally a pagan temple, while in
reality, as an architectural example of Christian assimilation to
pagan traditions and perspectives, the basilica of Saint Constance is
a masterpiece of Roman mosaic art
40
. Hobbes also suggested that
the temple was completely buried and only recently discovered by
the Catholics, when in reality Cardinal Alexander De Medici
(Leone XI) completed the excavation of Saint Constance in 1600
with an outline of the street that went from the church of Saint
Agnes to the mausoleum. We also have the description of how the
pyramids were carried to Rome from Egypt and Hobbes recounts to
the English reader how one could see Saint Maria Maggiore and
Saint Peter, claiming with complete conviction that the great bronze
crown contained the ashes of Emperor Adrian. Hobbes was seduced
by the ruins of the temples, the arches of triumph, the columns, the
pyramids, the Roman statues, but most of all by the fact that Rome
eternalized its history in stone and from every angle of the city the
onlooker can remember the courageous actions of its most famous
men. The fascinating thing about Rome is that within the citys
architecture we find the deeds recounted in history books:

For every man knows, that if in reading an History (only by a
Map) the place be observed as well as the action, ones judgement
is better strengthened, and consequently much more when a man
sees that which others have but by description. They have read of
Antoninus, Trajan, and Vespasian, and find their acts which they
have read engraven in Arches, Pillars, and the like it is hard to
express what credit give to the History, and satisfaction to the
Reader. And if in this respect, any place in the world diverse
seeing, none can sooner claim it than Rome
41
.

Just like Machiavelli, Hobbes was enchanted by ancient Rome.



40
M. Schiavo, Mausoleo di Santa Costanza: la Scoperta dei Valori Dinamici, in
B. Zevi, C. Benincasa, Venti Monumenti Italiani, Torino, Edizioni Seat 1984.
41
T. Hobbes, A Discourse of Rome, pp. 80-81.

Daniela Coli 164
3.
For Hobbes, the English Catholics, although in general faithful to the
king, constituted a possible fifth column that could be manipulated
by the Jesuits, primarily through the practice of confession. Like
Luther and Sarpi, Hobbes considered confession to be one of the
Catholic Churchs most dangerous and coercive instruments. For, the
Council of Trent made the auricular confession obligatory while in
Elizabethan England, like all of the sacraments except the Baptism
and the Eucharist, it was abolished under article XXV of the Thirty-
nine Articles of 1563
42
. Thus, the auricular confession was gradually
disappearing in England such that it was practiced only clandestinely
by the elite community, introspective and devoted to their faith
43
.
Hobbes fear regarding a Jesuit plot and the astuteness of the Jesuits
in general was however typical of his cultures time, influenced by
the famous apocryphal book, the Monita Privata, circulated in the
first half of the seventeenth century which told of a great Jesuit plot
and of the duplicity and the wickedness of this obscure enemy,
eventually creating this myth of the Jesuits
44
. Similarly, Paolo
Sarpi was obsessed with the Jesuits. In 1608 he wrote to Monsieur
de lIsle:
The desire to penetrate a little into the mystery of the Jesuits is not
an act of curiosity or vanity, but is the most helpful, in fact the most
necessary action that I can undertake in this time. I foresee, rather I
see them planning together, and I fear that finally we will put
ourselves in combat against them, or more so, together we will
come to partake in a European and civil war, and I am not without
hope, that this anticipated diligence is not held in vain
45
.
Some historians consider Paolo Sarpi the author of the Monita
Privata
46
and even if we lack proofs to support their claims, we do,

42
R. Camerlingo, Pestilent SpeechesInfected Ears: le Confessioni di Amleto, in D.
Borgognoni, R. Camerlengo, Le Scritture e le Riscritture. Discorso Religioso nella
Prima Et Moderna, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane 2005, pp. 103-127, p. 109.
43
P. Marshall, The Catholic Priesthood and the English Reformation, Oxford,
Clarendon Press 1994, p. 33.
44
S. Pavone, Le Astuzie dei Gesuiti. Le False Istruzioni Segrete della Compagnia di
Ges e la Polemica Antigesuitica nei Secoli XVII e XVII, Roma, Salerno editrice 2000.
45
Ivi, pp. 234-235.
46
V. Frajese, Sarpi Scettico, Bologna, Il Mulino 1993.

The Young Hobbes, the Myth of Rome, and Machiavelli 165
however, have documentation of Sarpis anti-Jesuit obsession and
of Venices hostility towards the Jesuits
47
. Moreover, Sarpis
friend, Fulgenzio Micanzio, repeatedly asked king James to make a
league against the papacy
48
. Hobbes was not obsessed with the
Jesuits like Sarpi, and did not believe it was possible to defeat
Rome: Rome would have been conquerable for Hobbes only if it
was attacked by the Turks and abandoned by all Italians princes, the
king of Spain, the king of France, and the emperor
49
.
Moreover, in 1620 Hobbes held that the English king could not
allow the Church of Rome to apply its desired right of naming
Englands bishops. On the other hand, however, Hobbes thought
that the religious Reform carried out by Henry VIII found success
specifically because the common people, [] from a long custom
had been in love with Parliaments
50
and he considered the
Presbyterians more dangerous than the Catholics. In Behemoth,
politically, Hobbes did not offer a positive judgment of the reform,
because this licence of interpreting the Scripture was the cause of
so many several sects, as have lain hid till the beginning of the late
kingss reign and did then appear to the disturbance of the
commonwealth
51
. According to Hobbes, the Presbyterians created
conflicts against Anglicanism and this situation provoked a climate
of religious and political anarchy. In the former Catholic universi-
ties, the Presbyterians had taken:

many gentlemen, that did no less desire a popular government in
the civil state than these ministers [ Presbyterians] did in the
church. And as these did in the pulpit draw the people to their
opinions, and to a dislike of the Church-government, Canons, and
Common-prayer-book, so did the other make them in love with
democracy, by their harangues in the Parliament, and by their
discourses and communications with people in the country,
continually extolling liberty and inveighing against tyranny, leaving

47
S. Pavone, Le Astuzie dei Gesuiti. Le False Istruzioni Segrete della Compagnia
di Ges e la Polemica Antigesuitica nei Secoli XVII e XVIII, pp. 235-241.
48
R. Ferrini, E.De Mas, Fra Fulgenzio Micanzio, Lettere a William Cavendish (1615-
1628) nella Versione Inglese di Thomas Hobbes, Roma, Istituto Storico O.S.M. 1987.
49
T. Hobbes, A Discourse of Rome, p. 94.
50
English Works, VI, p. 186.
51
Ivi, p. 191.

Daniela Coli 166
the people to collect of themselves that this tyranny was the present
government of the state
52
.

The preaching of Presbyterians and Puritan ministers, allowing any
person of any grade to read and interpret the Bible, the nobles
infatuation with the classical theories that exalted liberty and
legitimized tyrannicide caused difficulties for the relationships
between James, Parliament, and the people. Accordingly, in order
to control a political and religious situation that was always on the
brink of catastrophe, there was a continual need on Jamess part to
restrict the Presbyterians ministers ability to freely interpret the
Scriptures and to find some manner of accord with the Church of
Rome. Indeed combat was impending on James from both sides.
There was the popes desire to enact a moral authority over James
conduct believing he that had the right to delegitimize him through
excommunication and, on the other hand, there were the Presbyteri-
ans attacking his position as head of the Anglican Church and
theorizing the right of resistance to the monarch. In the forty-
seventh chapter of Leviathan, Hobbes presents James controversial
position between the Catholic Church and the Presbyterians:

After that certain Churches had renounced this universal power of
the Pope, one would expect in reason, that the civil sovereigns in
all those Churches, should have recovered so much of it, as before
they had unadvisedly let it go, was their own right, and their own
hands. And in England it was so in effect; saving that they, by
whom the kings administered the government of religion, by
maintaining their employment to be in Gods right, seemed to
usurp, if not a supremacy, yet an independency on the civil power:
and they but seemed to usurp it, inasmuch as they acknowledged a
right in the king, to deprive them of the exercise of their functions
at his pleasure.
But in those places where the presbytery took that office, though
many other doctrines of the Church of Rome were forbidden to be
taught; yet this doctrine, that the kingdom of Christ is already
come, and that it began at the resurrection of our Saviour, was still
retained. But cui bono? What profit did they expect from it? The
same which the Pope expected: to have a sovereign power on the

52
Ivi, p. 192.

The Young Hobbes, the Myth of Rome, and Machiavelli 167
people. For what is it for men excommunicate their lawful king, but
to keep him from all places of Gods public service in his own
kingdom; and with force to resist him, when he with force
endeavoureth to correct them? Or what is it, without authority from
the civil sovereign, to excommunicate any person, but to take from
him his lawful liberty, that is, to usurp an lawful power over their
brethren? The authors therefore of this darkness in religion, are the
Roman, and the Presbyterian clergy
53
.

Like James, Hobbes attacks the Catholics and the Presbyterians in
Leviathan, since both claimed a moral authority over the political
power, granting themselves the ability to delegitimize the sovereign
ruler. In fact, Hobbes debated with Bellarmino not so much for
religious reasons, but rather for political reasons. Unlike Bellarminos
view, for Hobbes, the papacy was the anti-Leviathan: a state
functioning for a universal religion speaking Latin, rather than a
religion functioning for the good of the English nation. In Jacobean
England there was a great political-religious debate regarding the
monarchys legitimacy. James held that the right to his rule came to
him directly from God. His claim to divine right was backed by
Robert Filmer, the author of Patriarcha, published for the first time
in 1680 but written some decades earlier as Filmer died in 1653.
Patriarcha held that a kings power was similar to that of a fathers
in a patriarchal family and that God established the father as family
leader. Filmer debated with Bellarmino and Suarez, who insisted
that the kings power was diverse from that of a father, because the
state is not equitable to a single family, but rather it depends upon
the community, upon the people. They held that the religious
power, Catholic and Presbyterian, had the right to excommunicate
or to discharge the king
54
. However, because the Presbyterians were
a danger for James, Hobbes speaks with respect of Bellarmino
during the period of the negotiations for the Spanish marriage. In
the Discourse of Rome he writes:
I only saw them once assembled together, and that was in the
Popes private Chapel, at Saint Peters, upon all Saints even when
the Pope sang Vespers or Evensongs: there were in number of them

53
English Works, III, pp. 690-691.
54
J.P. Sommerville, Introduction a R. Filmer, Patriarcha and other writing,
Cambridge, Cambridge University Press 1991, pp. IX-XXIV.

Daniela Coli 168
about 30. I think, all that were then in Rome. [] Amongst these
Cardinals I principally observed two: one for his learning, and that
was Bellarmino, a little lean old man; the other was Cardinal
Tosco, and he, at the Conclave when this Pope was chosen, was so
near being chosen, that many yet think the election went on his
side. For 60 he had 45 voices. But when he was set in his Chair,
and they coming to adore him, Baronius came in and said: Will
you choose him head of the Church, that cannot speak a sentence
without that scurrilous byword of the Lombards (Cazzo)?
55
.

The other cardinal observed by Hobbes is Cardinal Tosco, the
opposite of Bellarmino. In the Discourse of Rome, Hobbes presents
Bellarmino to his audience, the small circle of readers, as a
knowledgeable man, solitary with a curt look about him the
opposite of the gluttonous, corrupt, and vulgar stereotype that the
Protestants tended to have of the Catholic cardinals. Hobbes does
the same with Cesare Baronio, the author of the ecclesiastical
Annales. In reality, Bellarmino represented the ideal of enemy,
but desiring to make him known to his readers, Hobbes represented
him as a respectable person. In doing so he was sure to depict an
enemy in a manner through which they might eventually become
friend. Just like Machiavelli, Hobbes knew that politics were
nothing more than a game between friends and enemies. Therefore in
the Discourse upon the beginning of Tacitus, Hobbes demonstrates
how Machiavellis belief in a balance between appearances and
deceit was the beneficial instrument that allowed a state to escape
the political tensions that follow civil war. The real enemy, Hobbes
seemed to suggest to his readers, was the Cardinal Tosco, an
immoral and vulgar man supporting the Counter-Reformation. If
hope still existed for a reform of the Roman Catholic Church,
according to Hobbes it would have to come from within the
Catholic Church, from men like Bellarmino, obstinate defenders of
the popes authority, but wise and honest. In the Discourse of
Rome, Hobbes also names the Cardinal Bandino, focusing on his
garden, with statues and fountains describing it as an ideal place for
relax
56
. Cardinal Ottavio Bandini (Octavio Bandino in Latin) who
had fought strenuously in the conclave of 1623 against the election

55
T. Hobbes, A Discourse of Rome, pp. 96-97.
56
Ivi, p. 89.

The Young Hobbes, the Myth of Rome, and Machiavelli 169
of Maffeo Barberini (pope Urbano VIII) was described by Gregory
Panzanis Memoirs to be a cardinal in favor of an English bishop. In
1634, Charles I received Panzani as the first papal emissary to be
invited from Rome and in 1636 Hobbes lunched with the Earl of
Devonshire in the refectory of the Jesuit English College in Rome
where Charles Cavendish was to return in 1639
57
. The complex and
underground relations between James and the Roman Catholic
Church and the possibility of an irenic political-religious project
played a decisive role in the internal balances of the Roman
Catholic Church, modified by every papal election, and in those of
the king of England and Scotland. The relations were so tense, that
a plot like that of the Gunpowder could thwart years of peace
between the king and pope. In 1604 James had signed a peace treaty
with Spain and the English Catholics had hoped for beneficial
results regarding the status of religion. The same Roman tribunal
gave some signs of a pacifying opening in the conflicts with
England when Robert Parsons, the rector of the English College and
the organizer with William Allen of the Spanish invasion in
England, lost his influence in 1604 and was sent to Naples by Pope
Clement VII, perhaps as a sign of independence from the Jesuits. In
March 1604 James did the same, both in the Basilikon Doron and in
his first discourse made to Parliament. He emphasized the diverse
relationships that Catholicism and Puritanism shared with respect to
the Church of England. After recalling that both religions had some
political agitators which he had to repress, James recognized the
Church of Rome as our Mother Church, although defiled with
some infirmities and corruptions
58
. The peace-making language
and the situation that seemed predisposed to the treaty were,
however, abruptly interrupted by the Gunpowder in November 1605.
Afterwards, with the death of Pope Clement VIII and the election of
Leone XI (whose pontificate lasted only twenty-seven days in April
of 1605) and then of Paul V (from 16 May 1605 to 28 January 1621),
who gave the interdict to Venice, England entered into an epoch full
of tension. For the English, however, the possibility of a treaty with

57
N. Malcolm (ed) The Correspondence of Thomas Hobbes, Oxford, Clarendon
Press 1997, vol. II, p. 805.
58
Cfr. S. Tutino, Thomas Punde, Andrew Willet e la Questione Cattolica allInizio
del Regno di Giacomo I, Cromohs, vol. 8, 2003, pp. 1-15.

Daniela Coli 170
the Roman Catholic Church remained open. Only in 1651, when the
religious situation had already been set in its course and the
Jacobean project of Christian reconciliation was inconceivable
given the Thirty Years War and Westphalia peace, Bellarmino
comes to be depicted by Hobbes as an enemy in Leviathan. At this
point, Hobbes is anti-Catholic not for religious reasons, as Robert P.
Kraynak
59
claims, but because the pope represented the foundational
principle of a rivaling political system of authority, as Patricia
Springborg wrote
60
. In the analysis of Leviathans famous claim,
the Papacy is no other than the ghost of the deceased Roman
empire, sitting crowned upon the grave thereof, Springborg rightly
concludes that Hobbes was in search of a religion in function of the
state and he was against Catholicism for political reasons, because
he considered subversive the popes authority to excommunicate an
English king and intervene in English life. Hobbes considered
Catholicism a subversive religion, the anti-Leviathan for excellence
for his universalism, because like Machiavelli he desired a national
religion like that of the Romans, controlled by the state.
However, Springborg is mistaken when she claims that Hobbes
project was unsuccessful
61
. In the forty-seventh chapter of Leviathan,
Hobbes repeats Pierre du Moulins thesis that the papacy was born on
the ruins of the Roman Empire, and to sustain this claim, he recalls
that the Roman Church is speaking Latin, the language of the Roman
Empire. Therefore the Roman Church was for Hobbes, as he says in
the Discourse of Rome, the Roman sovereigntys new form of govern-
ment after the fall of Roman Empire
62
. For Hobbes, the Church of

59
Cfr. R. Kraynak, Speculations on the Earliest Writings of Hobbes, The Review
of Politics, vol. 58, n. 4, Autumn, 1996, pp. 813-816.
60
P. Springborg, Thomas Hobbes and Cardinal Bellarmino: Leviathan and the
Ghost of the Roman Empire, p. 521.
61
Ivi, p. 531.
62
Hobbes writes at the beginning of the Discourse of Rome: In the sight of any
place there be two special Objects, Antiquities, and Greatness, both which none
can sooner challenge than Rome: in the very beginning noted for Sovereignty. The
continuance of which, in such diversity of governments, as Kings, Consuls,
Tribunes, Dictators, Emperors, cannot but show a divine power; for otherwise so
many changes might in all likelihood have bred confusion, and so consequently
suppressed their rising to so great an Empire: which as the last, so it may be truly
styled the greatest that yet the world ever knew, or heard of; obtained only by the
valor of this one City, no Commander, and for a long time no Soldier, that came

The Young Hobbes, the Myth of Rome, and Machiavelli 171
Rome is a political enemy, specifically because the papacy is the
base of system of authority capable of unifying the most important
European states within the Holy Roman Empire.
With respect to the English sovereignty, however, James I and
Charles I were attracted by an alliance with the Habsburgs the most
important European dynasty, and they preferred to ally with them
rather than with Calvinists and Republicans. In the Three Discourses
of 1620, Hobbes had spoken of the Church of Rome like a loyal
subject of James, who considers the pope the head of a system of
authority with which the English court wanted to treat, but in 1651
the English civil war and the Thirty Years War changed the English
foreign policy and the Roman Catholic Church became the enemy
of the English nation, hunted by Henry VIII and Elizabeth I. Until the
crisis of 1640-1642 Englands dilemma in foreign affairs had
consisted in making an alliance with Spain, desired by the Stuarts, or
with Holland, desired by the Presbyterians and Parliament. These
tensions resolved themselves with Spains collapse during the War of
Thirty Years and with the emergence of a very active international
Protestant politics. In 1642, when Parliament sent its Nineteen
Propositions to Charles at York, Parliament asked the king to
control the dynastys political marriage and to align himself with
the Protestant nations. The Nineteen Propositions and the first
English civil war, which dissolved the Stuarts foreign political
rule, enacted the birth of another system of authority whose
founding element was the alliance between Great Britain and
Holland. Hobbes, a royalist and a patriot even after the civil war,
seeing that the king of England was also the head of the Church of
England, did not have doubts regarding the necessity of the
continuation of the English monarchy. As such, we see that Hobbes
was not a pious protestant: his political theory did not have a great
concern for God. Rather, Gods place in his work is the product of
his rhetorical skill. He based Leviathan on the metaphor of the
contract, a Biblical category which, due to the Protestants translation
of the Bible into English, had become a familiar literary figure in
England by the time Hobbes turned it into a political policy.

not out from thence. T. Hobbes, A Discourse of Rome, p. 71. The historical
characteristic of Rome is according to Hobbes is the capability to maintain its
sovereignty and authority in different ways.

Daniela Coli 172
4.
In the Discourse of Tacitus, when reflecting on the diverse personali-
ties of Pompey, Crassus, and Cesar and on their ambitions to trans-
form the Roman Republic into a monarchy Hobbes writes:

Of these Crassus was the most wealthy, Pompey the best beloved
of the Senate. And Caesar of most power in the field. Their
ambition was equal, but not their fortune, nor their wisdom. For
Crassus was slain in the Parthian war, the which he undertook only
out of avarice. Pompey, though he affected the Monarchy, yet he
took not the course that was fittest for it; for he courted the State,
when he knew his Rival had a purpose to use violence, and ravish
it. But Caesar knew the Republic to be feminine, and that it would
yield sooner to violence, than flattery; and therefore with all his
power assaulted and overcame it: and so in him alone remained the
strength of all the three till his death
63
.

Hobbes takes the Princes most famous metaphor, fortuna as
woman where the conquest of her often requires force rather than
gallantry, and applies it to Pompeys courting of the Senate in
attempt to realize his aspirations for the monarchy, despite his
knowledge that Cesar would have used violence rather than gallantry.
Accordingly, Cesar, knowing well that the republic was like a
woman and that she would give herself more to violence than
flattery, assaulted her with the force and overcame her, remaining the
only ruler of the republic until his death. From Hobbes development
of this metaphor and his application of fortunas feminine attributes
to the republic, we are able to induce that Hobbes knew Machiavelli
well and that he put little faith in the Machiavellian approach to
government; on the contrary, he considered the republic a weak form
of government. In the Discourse upon the beginning of Tacitus, in
order to depict the history of the Roman monarchy, Hobbes
presents a synthesis of the monarchys first seven rulers, ending
with the empire of Augustus. He compares the Roman people, after
the fall of the monarchy of the seven kings, to a body sick with
fever that turns and turns in bed without finding peace: the Romans

63
T. Hobbes, A Discourse Upon the Beginning of Tacitus, in Three Discourses, p.
31-67, p. 36.

The Young Hobbes, the Myth of Rome, and Machiavelli 173
for Hobbes were desirous of liberty and not knowing in whom they
could confide, they were often on the brink of losing their liberty
altogether
64
.When we interpret Hobbes depiction of Augustus,
however, we see that he is a Machiavellian figure. In order to gain
control of the monarchy, he assimilated himself to an image the
people desired, because he knew how difficult it would be to
habituate a people used to live in the freedom of the republic to the
ruling of one man. When Augustus came to power Julius Cesar had
already dissolved the republic and when power was transferred to
the hands of Augustus, he wondered whether he should restore the
republic or to change it into a monarchy. He chose the second
way
65
. We know that Hobbes preferred an absolute monarchy to the
republic, and for this we can see the irony at work with respect to
his use of Machiavelli. Figuring the republic as feminine like
fortuna, Hobbes intention to demonstrate his own superiority in
respect of Machiavelli becomes obvious. Hobbes knew the history
of the Florentine republic and the Italian history during Charles
VIIIs invasion; or, perhaps he acted with his English pride of
belonging to a nation that had hunted Roman representatives and
had begun to form its own empire.
The period in which Three Discourses were written corresponds
to the most significant years of Jamess reign, the years in which
the tensions and problems that produced the English civil war
began to manifest themselves. In the Discourse of Rome Hobbes
describes ancient Rome and the Catholic Rome of his day. Then, in
the Discourse upon the beginning of Tacitus he presents Augustus
to the English readers as the only solution for ending the Roman
civil wars and beginning a new epoch of peace and well-being. In
the Discourse of Laws he reminds his readers that the laws are the
bastions and the defense of the people. And in his Discourse upon

64
After the people had delivered themselves from the authority of Kings, and
came themselves to undergo the care of government, they grew perplexed at every
inconvenience, and shifted from one form to another, and so to another, and then to
the first again; like a man in a fever, that often turns to and from in his bed, but
finds himself without ease, and sick in every posture. [] They were jealous of
their liberty, and knew not in whose hands to trust it, and were often at the point of
to lose it []. In T. Hobbes, A Discourse upon the beginning of Tacitus, p. 44.
65
Ivi, p. 38.

Daniela Coli 174
the beginning of Tacitus, he continues to emphasizes the presence
of the ghost of the Civil War:

The manifold miseries that do accompany Civil Wars, and the
extreme weakness which follows them, do commonly so deject and
expose a State to the prey of ambitious men, that if lose not their
liberty, it is only for want of one that has the courage to take
advantage of their debility. And when a mighty and free people, is
subdued to the tyranny of a man, it is for the most part after some
long bloody Civil War. For civil war is the worst thing that can
happen to a State: wherein the height of their best hopes can come
but to this, to venture and hazard their own, to overthrow their
friends and kindreds fortunes. And they that are at the worst, have
reason to be content with, and wish for any change whatsoever
66
.

The threat of civil war is always present in Three Discourses and
this threat seems to validate the perspectives of history that
characterize the origins of the English civil war during the reign of
James I. In effect, in 1603, when James VI of Scotland rose to the
English throne with the name of James I, England was very
different from that which existed after the civil war: it was a
monarchy in name and act. At the beginning of his reign, the king
named members of the Privy Council and with them he maintained
an executive power. He also named the judges, bishops, military
captains, and local administrators, including the justices of the
peace. He chose the members of parliament, like the cortes in Spain
and the general states in France, thereby confirming greater
authority on the part of the monarchys decisions: they were
instruments working for the will of the monarchy. At the beginning
of 1604, however, the members of the House of Commons declare
the rights of parliament in the Apology and the freedom of the
English people. The same themes are discussed in the 1610
Parliament, in the Addled Parliament of 1614, in the Protestation of
1621, in the 1628 Petition of Right, in the Great Remonstrance of
1641 and, finally, during the civil war. These hard encounters
between the sovereignty and the Parliament were not, according to
Conrad Russell, so much a fight between the Crown and the
Parliament or between the court and the country (The Court and the

66
Ivi, p. 37.

The Young Hobbes, the Myth of Rome, and Machiavelli 175
Country, named after the celebrated title of a book by Perez
Zagorin) but rather, they were conflicts organized at court by clients
and parties in search of power that would mobilize their alliances in
the House of Commons in order to achieve their objectives. The
Parliament of 1621 was dissolved by James, who tore with his own
hands the Prostestation of the Commons Journal which described a
freedom of speech for Parliament, because the House of Commons
had decided to debate Englands foreign policy and in particular the
plan to marry the future Charles I with the Spanish Infant. According
to Conrad Russell, at the heart of the 1621 Parliaments breakup were
the plots of George Villiers, Duke of Buckingham who received great
profits from the monopolies. The 1621 Parliament had to investigate
the monopolys activities, and Buckingham feared to be put under
charge. For this reason he made an agreement with his client, Sir
George Goring, to divert the Parliaments discussion to foreign
policy and the subject of the Spanish marriage. Thus, the House of
Commons attack against the Duke of Buckingham was not a
spontaneous outburst in opposition to the king and the court, but a
campaign skillfully orchestrated by the Earl of Pembroke, the great
rival of Buckingham
67
. In Court, Patronage and Corruption in
Early Stuart England, Linda Levy Peck takes the metaphor of the
fountain with which, in the Ductchess of Malfy (1623) John Webster
had symbolized the bounty and generosity of the sovereignty in
order to underline how this image was used in the first half of the
seventeenth century to celebrate the king as the cause of everything,
good and evil. The political body was considered susceptible to the
same diseases of the physical body, and therefore it was necessary
to remove the causes of infection by attacking the treacherous
councilors or trying them in a tribunal. After the loss of power,
suffering scandals, access to the court was prohibited to Bacon and
to the Earl of Somerset: not only for fear that they would be able to
regain power over the king, but also because the declining favorite or
minister was a threat for the whole political body

68
. The patronage
system changed profoundly with the Scottish James VIs ascent to

67
C. Russell, Parliaments and English Politics.1621-1629, Oxford, Oxford University
Press 1979.
68
L. Levy Peck, Court, Patronage and Corruption in Early Stuart England, London,
Routledge 1993, pp. 208-221.

Daniela Coli 176
the English throne. The entrance of the Scottish into the English
lite was perceived as an invasion. England was much richer than
Scotland, with a more formal court and an older bureaucracy. James
I of England increased the number of titles, of offices, of pensions
and of honors in order to gratify the Scottish. Economically it was
not one of the best periods in English history. There were the
unsuccessful colonial experiments in which much hope had been
invested as in the case of the Virginia Company, of which Hobbes
and Cavendish were shareholders. Corruption was endemic in
England, since there was the problem of the monopolies, the most
famous one being that of the merchant adventurers, a privileged
company dominated by London merchants who had the wool
market all to themselves. Many merchants were against the idea of
regulating commercial affairs, positions which they justified with
parliamentary laws. In some cases, however, regulations were set
by the king for a company or an individual, and these concessions
assisted the formation of monopolies. This move to regulate commerce
created numerous frictions, plots, information leaks, corruption,
accusations tensions of every type
69
. Jamess politics of inventing
new titles for selling and increasing the entrances infuriated the
members of Parliament. Edwin Sandy, the leader of the Virginia
Company after 1619, was the son of the first Bishop of Worcester
and became one of the most influential and rich men of the
Jacobean period
70
. Sandys was a unprejudiced political leader and
defined simony as the selling of baronet titles which helped the king
fill his empty chest
71
. Corruption became the central topic of the
early seventeenth centurys political rhetoric and according to Levy
Peck, Aristotle and Cicero were the true authors underneath the
English civil war
72
.Victoria Kahn defined Thomas Hobbes as the
political genius of his epoch because no one better than him
understood the linguistic causes of the English civil war: Hobbes
individualized its source in the religious, political, and linguistic
anarchy. In particular, Hobbes complained about the preaching of

69
J.P. Cooper, The Fall of the Stuart Monarchy, in ID (ed), New Cambridge
Modern History, Cambridge, Cambridge University Press 1970, vol. IV.
70
T.K. Rabb, Jacobean Gentleman. Sir Edwin Sandys. 1561-1629, Princeton,
Princeton University Press 1998, pp. 3-14.
71
L. Levy Peck, Court, Patronage and Corruption in Early Stuart England, p. 212.
72
Ivi, p. 218

The Young Hobbes, the Myth of Rome, and Machiavelli 177
the Independents and Presbyterians, who incited their listeners to
interpret Scripture according to their individual consciences. He
blamed theories of classic regicide and the abuse of theories of natural
law and divine right. Natural law theories were used indifferently in
order to guarantee resistance to the sovereign, to legitimize the
absolute monarchy and also to support the cause for independence
from the sovereignty by the radical Protestantism
73
. For example,
Edwin Sandys used the theory of natural law both for defending the
law of property in the 1614 Parliament
74
and to maintain that the
lawe of nature teacheth to repell force with force, and no civil lawe
can dissolve the law of nature
75
. Johann P.Sommerville did not agree
with the interpretation of English civil war as a mere history of power
struggles, political intrigues, revenges, interests of every type, even
if the intrigues of the court fractions, like that of the Parliament
were confirmed with certainty. Sommerville wrote that this analysis
could be correct, but he thinks that if the plot of Buckingham
succeeded, it happened because a radical divergence of opinion on
the nature and origins of parliamentary privilege had already
separated the king from many in the House of Commons
76
. In
Politics and Ideology in England 1603-1640, Sommerville analyzes
the political pamphlet literature of the Jacobean age and shows how
the absolute monarchys power first was legitimized by the divine
law and this idea was supported by the theory of natural law.
Secondly theory of natural law was used in opposition to the divine
right of kings to legitimate resistance against royal absolutism and to
defend the rights of the Parliament. Therefore Hobbes was correct in
defining religious, cultural, and political anarchy as the causes for the
civil war, even if he was not the philosopher of the English civil war.
The minds of English civil war were influential writers of pamphlets
and sermons: these writers had more political weight but less insight

73
V. Kahn, Wayward Contracts. The Crisis of Political Obligation in England.
1640-1674. Princeton, Princeton University Press 2004, p. 135.
74
N. Malcolm, Hobbes, Sandys, and the Virginia Company, pp. 301-303.
75
J.P. Sommerville, Politics and Ideology in England 1603-1640, New York,
Longman 1986, p. 15.
76
J.P. Sommerville, James I and the Divine Right of Kings: English Politics and
Continental Theory, in L. Levy Peck (ed), The Mental World of the Jacobean Court,
pp. 55-70, p. 67.

Daniela Coli 178
than Hobbes and Locke, their contemporaries
77
. Hobbes wrote
Leviathan while he was in exile during the English civil war. With
it he intended to offer a theory of political obligation to stop the
civil war, the state of nature in which everyone homo homini lupus,
the condition that he considered the worst of all evils. Referring to
the end of the Roman monarchy with Lucius Tarquinius Superbus,
Hobbes writes in the Discourse upon the beginning of Tacitus that
Tacitus defined liberty as the revolt against the tyranny of the king,
but added that Roman history did not intend to suggest that slavery
was an implicit condition of monarchy. Hobbes underlined how
Tacitus did not refer to the monarchy, but to the condition occurring
when a sovereign, as with Tarquinius Superbus, abused his powers
while feigning to not see the violence made by sons and favorites.
In any case, Hobbes explains:

And the Author entitled Liberty, not because bondage is always
joined to Monarchy; but where Kings abuse their places, tyrannize
over their Subjects, and wink at all outrages, and abuses, committed
against them by any either of their children, or favorites, such
usurpation over mens estate, and natures, many times breaks forth
into attempts for liberty, and is hardly endured by mans nature,
and passion, though reason and Religion teach us to bear the yoke.
So that, it is not the government, but the abuse that makes the
alteration be termed Liberty
78.


Also the Hobbes of the Jacobean period is sure that the civil war
and the absence of every state the future state of nature were
the worst evil. Leviathan is in the first place a rhetoric, in the sense
of an Aristotelian analysis of the linguistic anarchy increased during
the reigns of James I and Charles Stuart, an anarchy that produced
the civil war. In Leviathan, Hobbes created a new meta-language
for discussing politics. He introduced a new political subject, the
individual moved by his passions, the most dominating of witch
dominating was the fear of death. With respect to this passion-driven
individual, he stipulated the political contract that would take
England out of its natural state or civil war. As Hobbes explained in
Behemoth, written around 1667 but published in 1679 on the vigil of

77
J.P. Sommerville, Politics and Ideology in England, p. 3.
78
T. Hobbes, Discourse Upon the Beginning of Tacitus, p. 33.

The Young Hobbes, the Myth of Rome, and Machiavelli 179
the second English civil war, the same Reform created a climate of
religious and political anarchy. The Presbyterians are the religious
group that Hobbes treated most severely
79
because, according to
Hobbes, they were responsible for the civil war: they were the
revolutionaries in support of the courtiers and the merchants that
desired to change the status quo. In Behemoth Hobbes describes the
Presbyterian ministers preaching from the pulpits, giving sermons
and reading the Bible with such a theatricality as that no tragedian
in the world could have acted the part of a right godly man better than
they did
80
. The Presbyterian ministers were adapt in manipulating
the faithful to turn against the Roman Catholic Church, touching on
all the points that the Anglican bishops had not condemned:

for the matter of their sermons, because the anger of the people in
the late Roman usurpation on was then fresh, they saw there could
be nothing more gracious with them than to preach against such
other points of the Romish religion as the bishops had not yet
condemned; that so receding further from papacy than they did,
they might with glory to themselves leave a suspicion on the
bishops, as men not yet well purged from idolatry
81
.

Moreover, Hobbes remarks how in their sermons the Presbyterians
never attacked the merchants:

they did never in their sermons, or but lightly, inveigh against the
lucrative vices of men of trade or handicraft; such as are feigning,
lying, cozening, hypocrisy, or other uncharitableness, except want
of charity to their pastors and to faithful: which was a great ease to
the generality of citizens and inhabitants of market-towns and no
little profit to themselves
82
.

The Anglican Church, for which the king was the supreme governor
as a result of Henry VIIIs Act of Supremacy, was the adversary not
only of Catholics, but from 1570 during the reign of Elizabeth, was

79
R. MacGillivray, Thomas Hobbess History of the English Civil War. A Study o
f Behemoth, Annual of the History of Ideas, vol. 31, n 2, Apr.-Jun., 1970), pp.
179-198, p. 188.
80
English Works, VI, p. 193.
81
Ivi, p. 194.
82
Ivi, pp. 194-195.

Daniela Coli 180
fought by the Presbyterians who stood in the Calvinists footsteps,
with texts affirming the legitimacy of resisting the sovereignty that
governed tyrannically and impeded the true religions progress
83
.
Catholic cult was prohibited to such a degree that in 1630 the
Catholics did not comprise more than five percent of Englands
population
84
and they were not a great threat. In attempt to counter
such a theory of resistance from the attacks of the Catholics and
Presbyterians, the defenders of the Church of England professed
that they did not always uphold an absolute monarch. For example
in the Harborowe for faithful and true subjects (1559) the bishop of
London, John Aylmer, insisted that the English government was not
a pure monarchy, but a mixture of a monarchy, aristocracy and
democracy. The doctrine of divine right of kings was the orthodoxy
only of the clergy of James I. For Sommerville, many Calvinists
and Protestants accepted the idea that the English government was a
fact of natural law, but they affirmed that in every society the power
to govern had to come from within the community itself. Moreover,
the Jesuits Suarez and Bellarmino were convinced that the monarchs
had derived their power by transferring control from the Christian
community to theirs, while the supporters of James remained firm
in their idea that religion had to function as a service for the state.
The absolutists, such as Robert Filmer, author of the Patriarcha, for
whom the law of the king was predetermined by God like that of a
father and his children in a patriarchal family, owed much to Bodin,
whos work was translated into English by Richard Knolles in
1606. James VI of Scotland, when took the throne of England as
James I, expressed his belief in the divine right of kings in the
Basilikon Doron, printed in secret for the first time in 1599 when it
was circulated among the faithful friends and then published in
London in March 1603. In the same year, his Trew Laws were also
published. The Basilikon Doron, translated into Latin, French, Italian,
Spanish, Dutch, German, and Swedish was sent to the Continent and
republished in London in 1616. Having read the Six livres de la
rpublique by Jean Bodin, James entered the arena himself in order to

83
Cfr. the first chapter of Divine Right of Kings in J.P. Sommerville, Politics and
Ideology in England.
84
R. Clifton, The Popular Fear of Catholics During the English Revolution, Past
and Present, vol. 53, 1971, pp. 23-55, p. 34.

The Young Hobbes, the Myth of Rome, and Machiavelli 181
affirm that the law of the sovereign was derived directly from God.
and he was with Robert Filmer the most important theoretician of
English absolutism. James was a king and an intellectual and
among many controversies he hold one with Cardinal Du Perron,
who had attacked (in a discourse presented in 1615) a proposal for a
law of the Third State for which under no situation the king was able
to be de-crowned or an object of resistance. Cardinal Jack Davy Du
Perron considered this proposal an unjustifiable transgression to the
authority of the pope to remove from power heretic kings. The
theory of the popes indirect power was maintained by many
Catholics, including Suarez Bellarmino. When in 1606 James took
part in the debate against Bellarmino, James maintained that Du
Perron and Bellarmino wanted the monarchy to be subject not only
to the pope but also to the subjects and told that he had supported
the divine right of kings against the Catholics and the Protestants
85
.
Sommerville seems sure that James direct intervention in the
theological and political discussion had ended with the radicalizing
of the political and religious battle, even if we must think that in 1604
James found himself confronting the declaration of Parliaments
rights and the Gunpowder plot in the following year.
5.
James asked the Roman Catholic Church to renounce the popes
authority to delegitimate kings. In 1603 James had already proposed
an ecumenical council to Clemente VIII for the reconciliation of the
Christianity: from this council he asked the exclusion of the Jesuits,
the not conformist Protestants, and the Puritans. In 1604, James had
also signed a peace treaty with Spain. Therefore James ascent to
the English throne appeared to suggest that the religious tensions
would be able to find a solution in the British Isles and that he
would serve as Christianitys peacemaker. The Gunpowder plot and
the Oath of Allegiance of 1606, quickly changed this hopeful outlook
of the Catholic world. The 1606 interdict to Venice, the attempt on
Paolo Sarpis life in 1607 James wanted Sarpis portrait in London
to give prominence to the analogy of the papist attempt to make him

85
J.P. Sommerville, James I and the Divine Right of Kings, pp. 58-59.

Daniela Coli 182
explode with all of his royal family
86
the assassination of Henry IV
of France in 1610, provoked in England a wave of anti-Catholicism
and tensions with Rome. However, the conflicts with the pope were
not the only difficulties that James faced, since the king was also
expected to confront with the Parliament and the hostility of the
Presbyterians protesting against the Anglican Church in Scotland and
England. James supporters, Patricia Springborg writes:

defended Huguenots while deploring Puritans. They cultivated
Princess Elizabeth and her husband Frederick, the Elector Palatine.
They were pro-Dutch and anti-Spanish, vehemently protesting the
meddling of Spanish ( and Italian) Jesuits in British politics, like
Robert Bellarmino, Francisco Suarez and their English follower,
Robert Parsons. Attacking the power to depose princes claimed by
Jesuits for the papacy, they appeared in the vent more anti-
Catholics than in fact they were
87
.

Hobbes attitude is not diverse from that of James supporters. More
precisely, regarding the protests against the Roman Catholic Church,
Hobbes position, according to Springborg, was similar to that of
Augustine during the protests against the Roman Empire: a mix of
condemnations and approvals, of blame and desire for a balance of
power. Furthermore, Springborg finds that Hobbes problem with the
protests was similar to that of Polybius with the Roman Empire:
Hobbes tried to understand how the Roman Catholic Church arrived
at such power and how its power had become legitimized. According
to Springborg, the Roman Catholic Church was for Hobbes the anti-
Leviathan par excellence, since Catholicism constituted the overturn-
ing of the state: not a religion in function of the state, but rather a
state in function of the religion
88
. The main problem for Hobbes,
Springborg continues, was to derive from Catholicism a civil
religion like that of the ancient empires on which Leviathan was
modeled, because the anti-Anglican developments of Presbyterians and
Puritans threatened to carry away the English monarchy
89
. This thesis

86
E. De Mas, LAttesa del Secolo Aureo (1603-1625). Saggio di Storia delle Idee del
Secolo XVII, Firenze, Olschki 1982, pp. 77-78.
87
P. Springborg, Thomas Hobbes and Cardinal Bellarmino, cit., p. 506.
88
Ivi, p. 510.
89
Ivi, p. 509.

The Young Hobbes, the Myth of Rome, and Machiavelli 183
gathered as was certainly known by Hobbes that the Reform in
England had caused a series of social, political, and cultural changes
which were producing the slow destruction of the monarchs power.
In this situation it was understandable how James and his supporters
were not truly anti-Catholic, despite their intentions to appear so;
they desired to always hold a door open to a reconciliatory council of
Christianity.
The Parliaments had been created by the kings in order to
strengthen their authority and during the reign of Elizabeth no
Parliament ever claimed to discuss foreign policy. However, the 1621
Parliament claimed to discuss James foreign policy and the project
of the Spanish marriage which would have fixed a strong alliance
with Spain. In 1621 we can see an anticipation of what would
happened during the national political crisis due to the Scottish
rebellion
90
and when the collapse of Spain in 1640 put an end to
every chance for alliance and Charles I was compelled to convince
the parliament in the autumn of 1640 to obtain finances for
combating the rebels. In 1642 the Nineteen Propositions were sent
from the two Houses of Parliament to the king at York and they
exemplify clearly the point which had arrived the conflict between
the king and Parliament. The problem was to decide under whose
domain, the kings or the parliaments, was the foreign policy to be
placed. The fifth Proposition declared that:
no marriage shall be concluded or treated for any of the Kings
children, with any foreign prince, or other person whatsoever,
abroad or at home, without the consent of Parliament, under the
penalty of a premunire, upon such as shall conclude or treat of any
marriage as aforesaid; and that the said penalty shall not be
pardoned or dispensed with but by consent of both the Houses of
Parliament
91
.
Then, the seventeenth Proposition established that: your Majesty
will be pleased to enter into a more strict alliance with the State of
the United Provinces, and other neighbouring princes and states of

90
On the Scottish rebellion, better known as Bishops war, because it was born
from the refusal of the Common Book of Prayer proposed by Charles I, see: M.C.
Fissel, The Bishop Wars: Charles Is Campaigns against Scotland. 1638-1640,
Cambridge, Cambridge University Press 1994.
91
S.R. Gardiner (ed), Constitutional Documents of the Puritan Revolution. 1625-
1660, Oxford, Clarendon Press 1906, pp. 249-254, pp. 251-252.

Daniela Coli 184
the Protestants religion, for the defence and maintenance thereof,
against all designs and attempts of the Pope, and his adherents to
subvert and suppress it
92
. The Parliament asked for the right to decide
foreign Policy and because religion was the language more suited to
mobilizing a Protestant nation, it posed its request in religious terms:
an alliance with the Protestant nations, Holland against Spain and the
pope. However, underneath this religious request of the Parliament
there were the exigencies of Londons dominating merchants, those
who would have been taxed for financing the war. In Behemoth,
Hobbes confirms Londons decision to support Parliament:

those great capital cities, when rebellion is upon pretence of
grievances, must need be of the rebel party: because the grievances are
but taxes, to which citizens, that is, merchants, whose profession is
their private gain, are naturally mortal enemies; their only glory being
to grow excessively rich by the wisdom of buying and selling
93
.

The Stuarts aspirations were for a foreign policy based on the
alliance with the most important European dynasties, the Haubsburgs
and the Borbons. Charles, like James, was also prepared to reconcile
with the pope through a treaty that would bring peace between
Christianity and the Roman Catholic Church not through an attempt
to reconvert England and Scotland to Catholicism
94
. According to
Simon Adams, the Stuarts politics had a logical application in that it
represented a solution for the dilemma created after the war of Thirty
Years which had constituted the end of European religious and
political unity. However, the majority of the Stuarts subjects had
already chosen an alliance with the Protestant nations against the
Roman Anti-Christ
95
. In A Discourse upon the beginning of Tacitus
Hobbes was perhaps thinking of James when he wrote of Romes
history and of the peace that Augustus brought for it:


92
Ivi, p. 253.
93
English Works, VI, pp. 320-321.
94
Cfr. S. Adams, Spain or the Netherlands? The Dilemma of early Stuart Policy,
in H. Tomlinson (ed) Before the English civil war. Essays on early Stuart politics
and governments, London, MacMillan Press 1983, pp. 79-101, p. 90.
95
Ivi, p. 101.

The Young Hobbes, the Myth of Rome, and Machiavelli 185
They saw that to bear the joke of August, was to be freed of other
vexation; and to resist, was to renew the miseries they were lately
subject to. When they were much stronger, they could make
sufficient resistance, now they were weak, they can much less do it.
Therefore being weary, they could not but be much won with the
present ease, and vacancy of War, especially civil war. So
Augustus took in this, the best order that can be, to assure a new
sovereignty, which, is to afford the Soldier money, the People a
good market, and all men ease, and quietness
96
.

Hobbes program should not have displeased James, who had been
portrayed as a Roman emperor in the coinage of his coronation and
dreamed the reunion of Christendom. In Leviathan Hobbes no longer
thinks of Roman history as a means of providing a solution to civil
war, but rather proposes the political contract to legitimize the
sovereignty without any assistance of religion and to provide peace
and well-being without renouncing liberty. In Leviathan Hobbes
speaks with satisfaction about the newborn colonies of the British
Empire and about the end of the ghost of the deceased Roman
Empire in England.
For Leo Strauss, who studied Machiavelli and Hobbes and knew
Three Discourses, Machiavellis weak point was to believe that for
the Italian unification it was necessary the secularization of the
Churchs States. In his opinion Machiavelli wished a new Romulus,
who could establish a new pagan Rome, destined to become a new
center of the world and a new empire
97
. In Machiavellis Intention:
the Prince, Strauss observes that Machiavelli did not realize that
Rome already existed and therefore he desired to found a third
Rome. For Strauss, Machiavelli did not notice that he was also a
disarmed prophet like Savonarola. Differently, Felix Raab wrote
that Machiavelli was a Florentine diplomat as secularized as the
Papal Governor in Romagna. Machiavelli had not understood that
the Church of Rome was guaranteeing a completely secular system
of authority, which was forced to re-spiritualize itself under the
criticism of the Reformation
98
. For Mario Praz, the true and mighty

96
T. Hobbes, A Discourse Upon the Beginning of Tacitus, p. 44.
97
L. Strauss, Machiavellis Intention: The Prince, The American Political Science
Review, vol. 51, n. 1, Mar., 1957, pp. 13-40.
98
F. Raab, The English Face of Machiavelli, pp. 1-7.

Daniela Coli 186
Machiavellians were the English and French monarchs like Elisabeth
I and Louis XI. A naive Florentine diplomat, Machiavelli had to be
in Hobbes mind in 1620 when he represented the republic in terms
of a feminized fortuna, alluding perhaps to the republic in which
Machiavelli had been a secretary, which came to an end with the
coming back of the Medici to Florence. Differently from Machia-
velli, the agnostic Hobbes considered religion the adhesive that
could hold together a people, a state, and an empire: Hobbes under-
stood the English Reform and the Church of England helped the
birth of a new system of authority capable of competing with the
one symbolized by the Roman Catholic Church.
A. Arienzo, G. Borrelli (eds), Anglo American faces of Machiavelli. Machiavelli e machiavellismi nella cultura
anglo-americana (secoli XVI-XX), 187-207 2009 Polimetrica International Scientific Publisher Monza/Italy
Machiavelli nella cultura politica inglese
(1648-1652). Marchamont Nedham
e Anthony Ascham
Marco Barducci
In diversi testi scritti tra il 1628 ed il 1652, Robert Filmer si espri-
meva polemicamente nei confronti di tre distinti modi di parlare della
politica che, a suo parere, avevano alimentato il conflitto politico e
religioso nellInghilterra della prima met del Seicento: il primo era il
costituzionalismo antico, legato alle rivendicazioni di Edward Coke
circa il ruolo del Parlamento nel governo del Paese; il secondo
riguardava la teoria della legge naturale, tratta da Suarez, Bellarmino
e Grozio; il terzo, infine, era legato al linguaggio del repubblicane-
simo classico, ispirato agli esempi di Atene e di Roma, ed al loro
moderno sostenitore e divulgatore, Niccol Machiavelli
1
.
A partire dal 1640, lo scontro tra i due rami del Parlamento e il
re Carlo I Stuart gener in Inghilterra un ampio dibattito politico
che affront i temi delle origini e dei limiti del potere sovrano, della
libert religiosa e civile, della rappresentanza e della partecipazione
del popolo allattivit di governo. Nel 1636 e nel 1640 vennero
rispettivamente pubblicate le traduzioni in inglese, ad opera di
Edward Dacres, dei Discorsi sopra la Prima Deca di Tito Livio e del
Principe, che fornirono a coloro che partecipavano a tale dibattito
una pluralit di tesi e di argomentazioni politiche che potevano essere
impiegate a sostegno di posizioni anche profondamente diverse tra
loro.

1
R. Filmer, Patriarcha and Other Writings, edited by J. Sommerville, Cambridge,
Cambridge University Press 1991, passim; il riferimento a Machiavelli invece
contenuto alle pp. 24-31, 134, 288.

Marco Barducci 188
Nel 1967 Felix Raab pubblic uno studio su The English Face of
Machiavelli, nel quale ricostruiva per sommi capi linfluenza del
pensatore fiorentino nella cultura politica inglese tra 1500 e 1700
2
.
Con riferimento al ventennio delle cosiddette English civil wars,
tra il 1640 e il 1660, Raab considerava come gli scritti di Machiavelli
fossero stati utilizzati both in attack and defence of monarchical
rule, oppure as the basys of close analyses of immediate political
reality in terms of interests. Accanto a tali accezioni perdurava
the more specific use of Machiavellian as a critical term, che
risaliva allepoca dei Tudor
3
.
La circolazione di scritti di autori ispirati al pensiero del Segreta-
rio fiorentino determinarono in Inghilterra un processo di secolarizza-
zione del pensiero politico che si contrappose alla diffusione della
cultura protestante calvinista. Nel corso degli anni Quaranta del
Seicento, mano a mano che il conflitto tra il Parlamento e la Corona
si trasformava in guerra aperta, sia gli avversari, sia i sostenitori
della monarchia cominciarono a prendere in considerazione delle
alternative al potere de iure di Carlo I, spostando il dibattito politico
towards the Machiavelian ambit of de facto political power
4
.
Raab sottolineava come allindomani della decapitazione di Carlo I,
avvenuta nel gennaio del 1649, sia il Principe, sia i Discorsi, forni-
rono argomenti a quanti, come Anthony Ascham, affidavano al
potere de facto del nuovo governo repubblicano, composto dal Parla-
mento Rump e dal Consiglio di Stato, le sorti della pace e della
stabilit del regno. Il potere del governo possedeva, perci, le
caratteristiche del nuovo principe, a prescindere dalla forma assunta
dallo Stato. Le opere di Machiavelli, ed in particolare i Discorsi,
costituirono tuttavia anche la fonte principale del repubblicanesimo
inglese. Un repubblicanesimo, affermava Raab, caratterizzato innanzi-
tutto dallopposizione al personal rule del monarca, ma che si ispirava
a Machiavelli anche per fondare lideologia del Commonwealth sui
valori della libert, della virt, della guerra e dellamore per la patria
5
.

2
F. Raab, The English Face of Machiavelli. A changing interpretation, 1500-1700,
London, Routledge&Kegan 1967.
3
Ivi, p. 104.
4
Ivi, p. 118.
5
Ivi, pp. 119, 157, 161-8, 188.

Machiavelli nella cultura politica inglese (1648-1652) 189
A distanza di alcuni decenni, gli studiosi del Seicento inglese
hanno dato rilievo al ruolo svolto dalle opere di Machiavelli nel
diffondere i valori ed i princpi del repubblicanesimo classico e
rinascimentale. Jonathan Scott ha dimostrato che autori come
Nedham, Milton, Vane, Neville, Harrington e Sidney, trassero dai
Discorsi lidea che ciascun governo composto by one person fosse
tirannico, perch contrapposto al public interest
6
. Bench numerosi
repubblicani inglesi dissentissero dalla concezione machiavelliana
della virt, preferendole quella dispirazione cristiana o aristotelica,
essi accolsero il legame che il Segretario fiorentino, prendendo ad
esempio la storia di Roma, aveva tracciato tra la libert della
repubblica e la sua politica estera espansionistica, e tra la funzione
della cittadinanza attiva e lesercizio delle armi. In seguito alla
vittoria del Parlamento nella guerra contro le armate di Carlo I, e
dopo la Purga di Pride, che nel dicembre 1648 elimin dalla Camera
Bassa la maggioranza presbiteriana favorevole al proseguimento ad
oltranza delle trattative con il re, i Commonwealthmen del Seicento
sispirarono al Machiavelli teorico dellinevitabilit dei mutamenti
di governo per giustificare la caduta della monarchia e la costituzione
della repubblica without King or House of Lords
7
.
Lutilizzo degli scritti di Machiavelli nel dibattito politico inglese
di met Seicento dipese prevalentemente dagli interessi e dalle fina-
lit dei gruppi politici e religiosi impegnati nella guerra civile. La
presenza in Inghilterra di una molteplicit di forme di scrittura e di
comunicazione politica, dai giornali ai pamphlets, subordin
linterpretazione del pensiero del Segretario a criteri ideologici e
propagandistici. Se si prendono in considerazione gli scritti politici
inglesi nel periodo compreso tra il 1648, lanno in cui fin la cosid-
detta Second civil war e fu pubblicato il Discourse di Ascham, ed il
1652, quando terminarono gli editoriali repubblicani del Mercurius
politicus, il giornale edito da Marchamont Nedham, possibile ri-
scontrarvi la presenza delle diverse accezioni del machiavellismo
individuate da Raab e da Scott. Accanto al Machiavelli repubblicano
dei Discorsi, ispiratore degli ideologi del Commonwealth, si riscon-

6
J. Scott, Englands Troubles. Seventeenth-Century English Political Instability in
European Context, Cambridge, Cambridge University Press 2001, p. 300.
7
Id., Commonwealth Principles. Republican Writing of the English Revolution,
Cambridge, Cambridge University Press 2004, pp. 81, 203.

Marco Barducci 190
tra la presenza anche del Machiavelli teorico del principe nuovo
che accede al potere tramite lausilio delle armi, e che ha come
obiettivo principale il mantenimento della propria autorit sullo Stato.
Un principe che, allindomani del 1649, non aveva pi le sembianze
del personal rule, bens del governo oligarchico del Rump, ovvero
del moncone del Parlamento rimasto dopo la Purga di Pride, che
aveva condotto al patibolo il legittimo sovrano dInghilterra con
lappoggio dellesercito, costituendo de facto un nuovo governo.
Entrambe queste dimensioni del machiavellismo, derivanti dalluti-
lizzo parziale, strumentale, retorico ed ideologico delle dottrine di
Machiavelli, si ritrovano negli scritti di due autori che misero la loro
penna al servizio governo repubblicano, al fine di legittimarne
lautorit di fronte al pubblico inglese: Marchamont Nedham ed
Anthony Ascham.
1. Marchamont Nedham ed il Mercurius Politicus
Proveniente da una famiglia agiata del Gloucestershire, Nedham
ottenne il Bachelor allAll Souls College di Oxford, ed intraprese
ben presto lattivit di insegnante alla Merchant Taylors School
8
.
Lopportunit di dedicarsi al giornalismo venne data a Nedham dai
membri del Lungo Parlamento, i quali, per contrastare linfluenza
del giornale realista, il Mercurius Aulicus, a partire dallagosto del
1643 appoggiarono la pubblicazione di un nuovo giornale che
ricevette il titolo di Mercurius Britanicus, il cui obiettivo fu quello
di vincere la guerra della propaganda con i realisti. Dalle colonne
del Britanicus, la cui tiratura oscillava tra le 750 e le 1000 copie a
settimana
9
, coerentemente con la linea imposta alleditore Robert
White dai generali dellesercito e dal gruppo di parlamentari
favorevoli al proseguimento della guerra contro il re, Nedham
continuava a sostenere la fedelt del Parlamento alla causa
monarchica, richiedendo tuttavia al re di rispettare le leggi del paese
invece di comportarsi come un tyrant. Con la fine della prima

8
Per una sintesi del pensiero politico di Nedham, si rimanda a M. Barducci,
Marchamont Nedham e la pubblicistica politica inglese del Seicento, Il Pensiero
Politico, vol. XXXVIII, n. 2, 2006, pp. 173-197.
9
R. Frank, The Beginnings of the English Newspapers, 1620-1660, Harvard, Harvard
University Press 1961, p. 57.

Machiavelli nella cultura politica inglese (1648-1652) 191
guerra civile ed il ritorno di Carlo I a Westminster nel giugno del
1646, si profil la possibilit di unintesa tra le parti; dopo la soppres-
sione del Mercurius Britanicus, abbandonato probabilmente a causa
della sua ormai inutile retorica bellicista, Nedham si dedic alla
scrittura di alcuni pamphlets improntati, pi che sulla disputa
ideologica, al realismo politico, nei quali egli present delle proposte
di soluzione al conflitto che rispettassero la costituzione del paese
10
.
In concomitanza con le trattative tra il re e lesercito, ed in seguito
al fallito tentativo di controrivoluzione avvenuto a Londra nel luglio
del 1647, cui fece seguito loccupazione della capitale da parte
dellesercito, Marchamont Nedham, attuando uno dei voltafaccia che
ne fecero loggetto di numerose critiche, si fece introdurre alla corte
di Carlo I, per conto del quale, a partire dal settembre dello stesso
anno, cominci a redigere un nuovo giornale intitolato Mercurius
Pragmaticus che divenne subito lorgano di propaganda pi impor-
tante al servizio del re. Come editorialista del Pragmaticus Nedham
esasper le tensioni esistenti nello schieramento avversario, e ricor-
rendo ad un linguaggio ispirato a Tacito ed a Machiavelli, critic
lambizione e lipocrisia dei generali dellesercito, ed in particolare
di Cromwell. Nella veste di editorialista dapprima del Mercurius
Britanicus ed in seguito del Mercurius Pragmaticus, Nedham non
si discost da quello che fu un tratto distintivo del dibattito politico
inglese di quegli anni, caratterizzato da una generale accettazione
del governo monarchico: egli guardava tuttavia con attenzione agli
esempi politici classici ed a quelli della contemporaneit, lasciando
intravedere quelle simpatie repubblicane che una valutazione reali-
stica della situazione politica attuale, e le pressioni dei poteri per
cui egli si trovava a scrivere in qualit di propagandista, non gli
permettevano in quegli anni di esplicitare. Tra gli Stati contempora-
nei, Nedham esprimeva la propria ammirazione per le Province
Unite che lottavano in nome della libert contro le pretese tiranniche
degli Orange
11
. Quello degli States era un modello di governo libero,
fondato sul consenso del popolo, nel quale fiorivano i commerci, i

10
Il pi famoso di questi scritti il The Case of the Kingdom Stated, apparso nel
luglio 1646, ed incentrato su quel concetto di interest del quale Nedham si
sarebbe servito, anche negli scritti successivi, come strumento dinterpretazione
delle vicende politiche.
11
Mercurius Britanicus, 25 march, 22 april, 28 october 1644, ed a pi riprese sui
numeri che vanno dallaprile 1645 allaprile dellanno successivo.

Marco Barducci 192
poveri venivano assistiti ed erano state abolite le rendite ecclesiasti-
che
12
.
Le idee repubblicane che affiorano negli scritti antecedenti alla
fine della monarchia, trovarono piena espressione soltanto allindo-
mani della decapitazione di Carlo I, quando Nedham, dopo esser
stato imprigionato, venne assoldato nel 1649 dal Consiglio di Stato
della repubblica come editore del giornale ufficiale del regime, il
Mercurius Politicus
13
. Questo giornale considerato un testo chiave
del repubblicanesimo inglese; rispetto agli altri periodici che videro
la luce in quegli anni ed alle altre forme di circolazione delle
informazioni e dei dibattiti politici, e rispetto anche ai giornali di
cui lo stesso Nedham era stato editore nel corso del decennio
precedente, il Mercurius Politicus si distingue per la sua capacit di
aggiungere alla cronaca una riflessione dottrinaria di ampio respiro,
nella quale possibile riscontrare la presenza di numerosi
riferimenti alla cultura politica del tempo.
Le idee di contratto e di consenso, lappello alla resistenza ad
ogni potere dispotico in nome dei natural rights dei cittadini,
levocazione a livello costituzionale del Norman Yoke e la difesa
della gothic polity, che avevano caratterizzato lopposizione poli-
tica al governo monarchico, non poterono pi costituire un valido
supporto ideologico per il nuovo governo repubblicano
14
. Nedham fu
perci incaricato di illustrare al popolo inglese le virt del governo
repubblicano, ed in secondo luogo di difenderne la legittimit. Il
Mercurius Politicus, in ragione della sua diffusione capillare e della
capacit di legare assieme riflessione dottrinaria ed informazione
politica in una maniera che fosse accessibile tanto ad un pubblico

12
Sul modello olandese nellEuropa del Seicento, vedi S. Mastellone, I repubblicani
del Seicento ed il modello politico olandese, Il Pensiero Politico, vol. XVIII, n. 2,
1985, pp. 145-163; V. Conti, Il modello politico olandese in Italia durante la prima
met del Seicento, pp. 145-162, in Modelli nella storia del pensiero politico, a cura di
V.I. Comparato, I, Firenze, Olschki 1987.
13
Sulla scarcerazione di Nedham, il suo arruolamento tra le fila dei repubblicani, ed
i suoi legami di patronage, vedi B. Worden, Literature and Politics in Cromwellian
England. John Milton, Andrew Marvell, Marchamont Nedham, Oxford, Oxford
University Press 2007, cap. 1-2 e 9.
14
B. Worden, English republicanism, in The Cambridge History of Political Thought,
1450-1700, edited by J. H. Burns, M. Goldie, Cambridge, Cambridge University Press
1991, p. 443-478.

Machiavelli nella cultura politica inglese (1648-1652) 193
colto che ai common subjects, si rivel a tal fine uno strumento
formidabile nelle mani della propaganda repubblicana.
Negli anni in cui cominciarono ad apparire gli editoriali del
Mercurius Politicus, il governo della repubblica era costituito da
ununica camera composta dai membri del cosiddetto Rump
Parliament, e da un Consiglio di Stato che esercitava le funzioni di
organo esecutivo, i cui componenti venivano eletti tra i parlamentari.
Lesercito inglese, divenuto stabile, a partire dal luglio del 1650 fu
impegnato nella campagna militare contro la Scozia, riportando due
importanti vittorie a Dunbar (settembre 1650) e a Worcester
(settembre 1651). Tra il 1650 ed il 1652, Nedham ricorse agli esempi
delle repubbliche della classicit ed a quelle contemporanee per
gettare le basi del consenso alla politica del governo repubblicano: in
tal senso egli consider lInghilterra una repubblica popolare e
democratica paragonandola alla repubblica romana. Sovrapponendo
il linguaggio dellinteresse che ebbe analoga diffusione nel
pensiero repubblicano olandese
15
al classical republicanism
delle opere di Cicerone, Livio ed Aristotele, Nedham associava la
forma di governo repubblicana alla difesa del bene pubblico, e
promuoveva the equation of political liberty with military
strength
16
. Nelleditoriale del numero 68 del Mercurius Politcus,
uscito nel settembre del 1651, Nedham, facendo riferimento a Roma,
esprimeva con queste parole il legame tra espansione territoriale ed
interesse collettivo: [..] Experience assures it to be the most [...]
profitable way of Government, conducing every way to the
enlarging a people in Wealth and Dominion [...] Nor do these things
happen without special reason; it being usual in Free-States to be
more tender of the Publick [...] than of particular Interests
17
.
Nedham rilesse gli esempi delle repubbliche classiche tramite il
filtro degli scritti di Machiavelli, ma al fine di meglio comprendere

15
W.R.E. Velema, That a Republic is better than a Monarchy: Anti-monarchism
in Early Modern Dutch Political Thought, in Republicanism. A Shared European
Heritage, I, pp. 9-26, edited by M. van Gelderen, Q. Skinner, Cambridge, Cambridge
University Press 2002.
16
J. Scott, The Rapture of Motion: James Harringtons Republicanism, in Political
Discourse in Early Modern Britain, edited by N. Phillipson, Q. Skinner, Cambridge,
Cambridge University Press 1993, p. 145.
17
Mercurius Politicus, 18-25 settembre 1651, cit. in J. Scott, Commonwealth Principles,
p. 177.

Marco Barducci 194
lutilizzo innovativo degli scritti del Segretario fiorentino, occorre
sottolineare la differenza tra il machiavellismo presente negli
editoriali del Mercurius Politicus e quello diffuso nella pubblicistica
politica inglese di quegli anni. Le opere del Segretario fiorentino,
grazie soprattutto alla loro traduzione in inglese, che le rese fruibili
ad un pubblico pi vasto, prestarono al dibattito politico inglese un
linguaggio dellazione politica svincolato dalletica e dalla religione,
ragion per cui gran parte della pubblicistica di quegli anni, dai ser-
moni ai giornali, ne utilizzarono lapparato concettuale per svelare e
porre sotto accusa i disegni e le ambizioni degli schieramenti in
lotta
18
. Gli editoriali del Mercurius Politicus che apparvero tra il
1650 ed il 1652 trassero spunto invece dai riferimenti alla repub-
blica romana contenuti nei Discorsi: oltre a seguirne la forma, con
lenunciazione di principi generali desunti dagli esempi della storia
antica e contemporanea, questultima esposta come cronaca degli
eventi politici attuali, gli editoriali di Nedham presentavano la re-
pubblica inglese come una repubblica democratica composta da
cittadini-soldati ed orientata verso lespansione.
Nel promuovere tale operazione ideologica, Nedham non
soltanto si rifaceva alle opere del Machiavelli repubblicano, ma si
serviva del realismo storico del Segretario per supportare le pretese
egemoniche di un governo il cui esercito era in procinto di
conquistare ed annettere definitivamente la Scozia e lIrlanda. La
propaganda di Nedham appoggiava in questo modo, dalle pagine
del suo giornale, la politica estera bellicista promossa da alcuni
parlamentari repubblicani come Henry Neville, Thomas Chalonier,
Henry Marten e Thomas Bradshaw, nei confronti dellOlanda e
della Spagna. Bradshaw aiut inoltre Nedham nella pubblicazione
delledizione in inglese del Mare Clausum di John Selden, sul cui
frontespizio la repubblica dInghilterra era rappresentata come una
Minerva armata, mentre Nettuno, con le seguenti parole, la incitava
ad estendere il suo imperium: For Sea-Dominion may as well bee
gaind/ By new acquests as by descent mantaind
19
. Lo stesso
Gran Sigillo del Commonwealth, coniato nel 1651, presentava su

18
G. Procacci, Machiavelli nella cultura politica dellet moderna, Roma-Bari,
Laterza 1995, (II ed.), p. 214.
19
J. Selden, Of the Dominion, or Ownership of the Sea, translated by Marchamont
Nedham, London 1652.

Machiavelli nella cultura politica inglese (1648-1652) 195
una faccia unimmagine dellInghilterra in procinto di annettersi la
Scozia e lIrlanda, e dallaltra unassemblea riunita, simbolo della
libert interna e del self-government
20
.
La difesa dellautogoverno , infatti, laltra caratteristica che
contraddistingue la propaganda repubblicana di Nedham. Traendo
ancora spunto dallesempio delle repubbliche classiche e dagli scritti
del Rinascimento italiano, Nedham ripropose i temi della cittadi-
nanza e della partecipazione attiva alla politica. Ciascun citizen
partecipava alla vita della repubblica militando nellesercito popo-
lare, comera quello di Nuovo Modello, poich the militia lodged
only on the peoples hands
21
. Nedham si fece sostenitore della
repubblica democratica, nella quale la sovranit risiede nel popolo,
e nella quale men have liberty to make use of that Reason and
understanding Goth had given them [] to choose their own
governours
22
. Il rischio per una repubblica era, tuttavia, che
leccessiva durata delle cariche di governo, nella fattispecie del
Parlamento, portasse alla costituzione di titular tyrants, ovvero di
unaristocrazia permanente animata dagli stessi interessi personali
della monarchia
23
. Nedham, assieme ad altri repubblicani, criticava
implicitamente i membri del Rump Parliament che si opponevano
alla convocazione di nuove elezioni, e nel far ci proponeva come
soluzione la succession of powers and persons, ovvero la frequente
elezione dei rappresentanti del popolo, anticipando in tal modo
lanalogo concetto di rotazione delle cariche che avrebbe successiva-
mente accolto Harrington nellOceana (1656). La circolazione delle
cariche, tanto nellesercito che nel Parlamento la cui prassi venne
parzialmente attuata col rinnovo annuale dei membri del Consiglio
di Stato assieme alla limitazione delle ricchezze dei cittadini
affinch none of them grow over rich
24
, erano le prerogative di
uno Stato libero e democratico. Leditore del Mercurius Politicus
esprimeva il proprio sostegno ad un modello di repubblica popolare
capace di riproporre in veste classica le proposte radicali dai Livella-

20
J. Scott, The English Republican Imagination, in Revolution and Restoration.
England in the 1650s, edited by J. Morrill, London, Collins&Brown 1992, p. 41.
21
Mercurius Politicus, 2- 7 may 1652.
22
Ivi, 18-25 settembre 1651.
23
Cfr. Ivi, 2-9, 16-23 ottobre e 8-15, 12-19 febbraio 1652.
24
Ivi, 6-13, 13-20, 20-27 may 1652.

Marco Barducci 196
tori, incentrate sulla frequente elezione dei representatives del
popolo e sulla difesa da ogni forma doppressione.
Dallottobre del 1651 al giugno dellanno successivo, il Mercurius
Politicus inneggi alle virt civiche della citizenship, come la
temperance, la dignity, e lavversione ad ogni lusso, collegan-
dole alla disciplina militare ed alla difesa della patria. Il governo
repubblicano auspicato da Nedham si discostava tuttavia dallesempio
machiavelliano di Roma nella misura in cui esso garantiva, oltre alla
difesa dello Stato dai nemici esterni, la liberty and property e la
security of life and estate. Il legame tra guerra, libert e propriet
costituiva un chiaro appello rivolto agli yeomen ed ai freeholders
affinch appoggiassero il governo repubblicano. Lobiettivo del
Mercurius Politicus era tuttavia pi ambizioso, e consisteva
nellaccostumare al valore della libert un popolo per troppo tempo
ridotto alla schiavit dal governo monarchico. Lerrore di un free
state era quello di tenere the people ignorant of those wayes and
meanes that are essentially necessary for the preservation of their
liberty
25
, quando invece children must be educated and instructed
in the principles of freedom
26
. Machiavelli aveva a lungo trattato
nei Discorsi della perdita nel popolo delle virt repubblicane, ed
aveva insistito sul ruolo delle leggi e delleducazione nella salvaguar-
dia del vivere libero: linteresse pedagogico di Nedham, che gli
era valso nel 1647 la nomina, da parte di Samuel Hartlib, a
commissario del council of schooling che avrebbe dovuto presie-
dere alla riforma dellistruzione, pot cos trovare espressione
nellutilizzo di uno strumento ben pi efficace del libro e del
pamphlet nella diffusione dei principi del repubblicanesimo
27
.
Nedham aveva grande fiducia nelle proprie capacit di scrittore
e nellefficacia educativa e propagandistica del suo giornale, e
tuttavia egli riconosceva il rapporto problematico che esisteva tra le
diverse modalit di scrittura, ed in pi riprese espresse la volont di
scrivere dei veri e propri trattati di argomento politico. Gli editoriali
che apparvero sul Mercurius Politicus tra il settembre del 1650 e

25
Mercurius Politicus, 6-13 maggio 1652.
26
Ivi, 27 maggio- 3 giugno 1652.
27
Sulle idee dei repubblicani in materia di educazione, vedi J. Raymond, Where is
this Goodly Tower? Republican theories of education, Critical Survey, vol.5,
1993, pp. 289-297.

Machiavelli nella cultura politica inglese (1648-1652) 197
lottobre del 1651 di fatto riproponevano le idee precedentemente
raccolte da Nedham in un pamphlet intitolato The Case of the
Commonwealth of England, pubblicato nel maggio del 1650 col
beneplacito del Consiglio di Stato della repubblica. Analogamente a
quanto abbiamo detto a proposito degli editoriali del Politicus,
lintento di questo pamphlet era quello di presentare la superiorit
del governo repubblicano rispetto a quello monarchico, illustrandone
i vantaggi e le virt. Altrettanto importante per il nuovo regime era
tuttavia il mostrare The Equity, Utility, and Necessity of Submission
to the Present Government
28
, e siccome i pamphlets erano scritti di
circostanza, loccasione specifica per sostenere la necessit di
obbedire al nuovo governo venne data a Nedham dalla cosiddetta
Engagement controversy. Consapevoli della radicalit della loro
azione politica, i membri del Rump, temendo lavversione del
popolo che trov espressione nella pubblicistica antirepubblicana
circolante a Londra e rivendicando lautorit conquistata in seguito
alle guerre civili, richiesero dapprima un giuramento di fedelt
(engagement) al Commonwealth da parte di tutte le persone letterate,
estendendolo poi, nel gennaio del 1650, a tutta la popolazione ma-
schile adulta della nazione.
Il primo capitolo di questo pamphlet, che pu essere considerato
una summa del pensiero di Nedham negli anni immediatamente
successivi allavvento della repubblica, cita Machiavelli e Polibio
per sostenere That Government have their Revolutions and Fatal
Periods, mentre il secondo, rifacendosi alla Bibbia, agli exempla
della storia antica ed alle vicende della Guerra dei Trentanni, ha
come titolo That the Power of the Sword is, and ever hath been, the
Foundation of all Titles. Mentre nei primi due capitoli prevale un
impianto machiavelliano, nel terzo capitolo (That Nonsubmission to
Government Justly Deprives Men of the Benefit of its Protection) e
nel quarto capitolo (That a Government Erected by a Prevailing
Part of the People is as Valid de jure as if it had the Ratifying
Consent of the Whole) Nedham si rivolge invece al diritto naturale
di Grozio per giustificare lautorit del governo costituitosi in

28
Il titolo intero del pamphlet di Marchamont Nedham quello di The Case of the
Commonwealth of England, Stated: or, The Equity, Utility, and Necessity of a
Submission to the present Government With a Discourse of the Excellency of a
Free State above a Kingly Government, London 1650.

Marco Barducci 198
seguito ad una guerra vittoriosa contro le armate realiste. Nel III
capitolo del libro primo del De iure belli ac pacis (1625) Grozio
aveva sostenuto che ogni popolo per il beneficio di un governo
migliore e di una pi certa protezione ha la facolt di trasferire
interamente lautorit sovrana ad una o pi persone. Il giurista
olandese aveva aggiunto che sebbene la scelta del governo dovesse
dipendere dalla volont del popolo, in casi di pericolo generale, come
appunto il rischio di distruzione legato alla guerra, la sovranit poteva
essere ottenuta da un re o da unoligarchia di nobili in seguito ad una
guerra giusta. Nedham invoca la law of God e la law of Nature
per opporsi allanarchia e per sostenere la necessit, derivante dallo
stato di natura, di obbedire ad unautorit costituita, ed in questo
senso egli ritrov in Grozio un autore mosso dalla volont di dare
una risposta ai problemi della stabilit dello Stato in relazione al
pericolo derivante dallo stato di guerra, e dalla necessit di garantire
la salvaguardia personale e la propriet dei beni. Citando Grozio,
Nedham si richiama inoltre al diritto di conquista per difendere
lautorit della Prevailing Part of the People, che coincideva a
suo avviso con il party repubblicano, lunico che aveva coltivato
le virt civiche e lamore della libert
29
.
Leditorialista del Politicus elogi le virt del governo repubbli-
cano, ne difese le prerogative e ne sostenne la legittimit del potere,
ed a tal fine adott delle argomentazioni eclettiche, traendo da
Machiavelli lidea dellinevitabilit delle rivoluzioni e dei cambia-
menti di governo e sovrapponendola allaccettazione di ogni
autorit de facto ispirata al pensiero di Grozio. Non sorprende,
cos, di ritrovare nel Politicus e negli altri scritti di Nedham,
accanto allinvocazione della dottrina del diritto naturale da porre a
fondamento dellautorit costituita, il riferimento a tematiche tipiche
della cosiddetta ratio status quando si tratta invece di garantire la
sicurezza ed il funzionamento dello Stato: in tal senso, infatti, che
Nedham esortava gli inglesi a non opporsi al pagamento di tributi
eccezionali ed al mantenimento di un esercito stabile
30
, ed ancora

29
M. Nedham, Discorso sulla superiorit degli stati liberi nei confronti dei
governi monarchici, in E. Nuzzo, La superiorit degli Stati liberi. I repubblicani
inglesi (1649-1722), Napoli, ESI 1984, p. 72.
30
M. Nedham, Discorso sulla superiorit degli Stati liberi, p. 72.

Machiavelli nella cultura politica inglese (1648-1652) 199
in nome della pace sociale che egli esaltava i vantaggi della libert
dopinione e di una certa tolleranza religiosa.
Nedham ricorse a Machiavelli anche per criticare le ambizioni
del generale Oliver Cromwell, il cui crescente potere allinterno
dello schieramento vincitore della guerra civile rischiava, a suo
avviso, di imprimere al fragile governo uscito vittorioso dalla guerra
civile una svolta monarchica. Nedham, daltro canto, non aveva mai
smesso di paragonare Cromwell ad un principe machiavelliano, e pi
esattamente al tiranno Dionigi di Siracusa, sin dal tempo in cui
scriveva per il giornale realista Mercurius Pragmaticus. Negli
editoriali del Politicus della primavera-estate del 1652, Cromwell il
cui nome Nedham evita opportunamente di pronunciare lasciandolo
tuttavia intendere tra le righe viene dipinto al contempo come lion
e fox
31
, ed accusato di voler convertire liberty into tyranny
32
. Nel
dicembre 1651 Cromwell aveva discusso in Parlamento dellopportu-
nit di reinserire lelemento monarchico nel governo, al fine di
riportare la stabilit nel Paese. Nei suoi ultimi editoriali repubblicani,
Nedham si appellava ai lettori affinch diffidassero dei kingly
aspirers, e ricordava loro lesempio di Cesare, che aveva ceduto alle
lusinghe del potere e dellambizione, abbattendo la repubblica romana
e riconducendola sotto il giogo della tirannia
33
.
2. Ascham e Machiavelli: tra potere de facto e ragion di Stato
La cosiddetta Engagement Controversy fu allorigine degli
interventi dei numerosi scrittori che dettero voce alle posizioni dei
diversi schieramenti, politici e religiosi, presenti in Parlamento e
nella societ inglese, ed Anthony Ascham emerse tra questi come
uno dei principali sostenitori non repubblicani del Commonwealth
34
.
Ascham nacque nel 1614 a Boston, nel Lincolnshire, da Thomas
Ascham, alderma della citt. Studi a Eton tra il 1630 ed il 1634, e

31
Mercurius Politicus, 5 agosto 1652.
32
Ivi, 1 aprile 1652.
33
Ivi, 20 e 27 maggio 1652; 10 e 17 giugno 1652, cit. in B. Worden, Literature
and Politics, p. 92.
34
Sul pensiero politico di Ascham, e sulla natura della controversia sullEngagement
si rimanda a M. Barducci, Anthony Ascham ed il pensiero politico inglese, 1648-
1650, Firenze, CET 2008. Sui rapporti tra Ascham e Nedham, vedi ivi, cap. 4.

Marco Barducci 200
sempre nel 1634, fu ammesso al Kings College di Cambridge,
dove si dedic allo studio delle humanities senza tuttavia ottenere il
titolo di Master of Arts. Col Kings College continu a collaborare
sino alla morte in qualit di Fellow
35
. Nel 1646, in seguito alla
conquista di Oxford, roccaforte di Carlo I Stuart, da parte
dellesercito fedele al Parlamento, il tredicenne Duca di York, figlio
secondogenito di Carlo e futuro re Giacomo II, assieme al fratello
pi piccolo, il Duca di Gloucester, furono posti sotto lautorit di
Algernon Percy, Conte di Northumberland. Percy, che fu uno degli
artefici dellesercito di Nuovo Modello, nonch figura di spicco del
gruppo di Pari della Camera dei Lords che si schierarono con il
Parlamento durante le guerre civili inglesi, scelse Anthony Ascham
come tutore del giovanissimo Duca di York e del fratello Duca di
Gloucester
36
.
Lattivit pubblicistica di Anthony Ascham si concentra nel
periodo che va dalla pubblicazione del Discourse wherein is
examined what is particularly lawfull during the confusions and
revolutions of government nel luglio del 1648, sino al gennaio del
1650, quando fu data alle stampe la Reply to a Paper of Dr.
Sanderson. In questi anni, Ascham continu a sostenere con coerenza
le posizioni tendenzialmente moderate del gruppo dei Political
Independents al Parlamento, al quale egli, per il tramite dello stesso
Algernon Percy, era legato da relazioni di patronage. Sebbene gli
esponenti di tale raggruppamento parlamentare fossero responsabili
della decisione di condurre a processo e di giustiziare Carlo I per
alto tradimento, dopo il gennaio 1649 essi si distinsero in seno al
Rump rispetto al gruppo dei repubblicani, per la volont di portare
avanti una politica di appeasement nei confronti degli oppositori
Presbiteriani e realisti. I leaders del Rump e del Consiglio di Stato
condividevano una linea politica che mirava a liberare il regime
dalle proprie origini rivoluzionarie, ed a guadagnare il consenso dei
sudditi. Per realizzare tali obiettivi, gli esponenti di primo piano di
entrambi gli organi di governo, tra cui Oliver Cromwell, Arthur
Haselrig, Henry Vane, Oliver St. John, Gilbert Pickering, William

35
Anthony Ascham, in Dictionary of National Biography, II, edited by L. Stephen,
London, Smith Elder & Co. 1885 .
36
Cit. in I. Coltman, Private Men and Public Causes. Philosophy and Politics in
the English Civil War, London, Faber and Faber, 1962, p. 209.

Machiavelli nella cultura politica inglese (1648-1652) 201
Masham e Bulstrode Whitelocke ai quali lo stesso Whitelocke si
rivolse con lappellativo di juncto in riferimento alla loro comunanza
dintenti politici dovettero superare da una parte lopposizione di
Livellatori, parlamentari radicali e repubblicani, realisti e ministri
religiosi avversi alla repubblica, e garantirsi dallaltra il sostegno di
quei Presbiteriani che, pur avendo sostenuto il Parlamento nel corso
delle guerre civili, rimanevano tuttavia fedeli alla monarchia sulla
base di quanto sottoscritto nel Solemn League and Covenant del
1643
37
.
Ascham fu incaricato di perseguire tali obiettivi ricorrendo allo
strumento della stampa, ed in cambio di tale servizio, il 31 gennaio
del 1650 il Consiglio di Stato appointed Mr. Anthony Ascham to
go Agent into Spaine
38
. Una volta giunto col suo seguito a Madrid
nellestate del 1650, mentre attendeva di incontrare Filippo IV, il
giovane ambasciatore della Repubblica dInghilterra fu ucciso da
sicari al soldo di Lord Clarendon, sostenitore dellerede al trono
dInghilterra Carlo II
39
. Nei suoi scritti Ascham non mostr mai di
nutrire un qualche entusiasmo nei confronti del governo
repubblicano, dichiarando viceversa nel capitolo VII della seconda
parte del Discourse e di Of the Confusions and Revolutions of
Governments che altro non era che la riedizione del Discourse,
pubblicata nel luglio 1649 con laggiunta di diversi capitoli di
preferire la monarchia. Ascham matur la propria concezione dei
rapporti tra obedience e protection e tra Stato e Chiesa, in
seguito alla lettura del De imperio summarum potestatum circa
sacra di Ugo Grozio, che allora circolava in forma manoscritta, e
che venne tradotto e pubblicato in Inghilterra nel 1652
40
. Alla luce

37
B. Worden, The Rump Parliament, 1648-1653, Cambridge, Cambridge University
Press 1974., p. 184. Il Covenant del 1643 doveva essere abbracciato da: noblemen,
barons, knights, gentlemen, citizens, burgesses, ministers of the gospel, and
commons of all sorts al fine di preservare the rights and privileges of the
parliaments, and the liberty of the kingdoms and to preserve and defend the kings
majestys person and authority.
38
Journal of the House of Commons, vol. 6, 1802, p. 353.
39
Vedi J. T. Peacey, Order and Disorder in Europe: Parliamentary Agents and
Royalist Thugs 1649-1650, The Historical Journal, vol. 49, n. 4, 1997, pp. 953-976.
40
H. Grotius, De imperio summarum potestatum circa sacra. Critical Edition with
Introduction, English Translation and Commentary, by H.-J. van Dam, Leiden-
Boston-Koln, Brill 2001, pp. 58-64, 95. Non possibile in questa sede affrontare il

Marco Barducci 202
dellanalisi del potere sovrano, delle sue funzioni, e delle sue
finalit, che in tale scritto veniva sviluppata, Ascham si accost alla
lettura dellaltro celebre lavoro del giurista olandese, il De iure belli
ac pacis, per elaborare la sua tesi de facto, che legava assieme la
concezione del power del magistrato tratta dalla Lettera 13 di San
Paolo, lo ius conquestus, la difesa della pace e dei diritti naturali. La
tesi di fondo di Ascham, tesi condivisa peraltro anche da altri
scrittori al servizio del regime, come Francis Rous e John Dury,
attribuiva al magistrato che era in possesso della summa potestas,
unautorit assoluta sui sudditi e sulla Chiesa, e legittimava tale
potere in virt della sua capacit di garantire il diritto naturale alla
vita dei cittadini. Questidea di un power il cui fine principale era
di garantire la pace e la sicurezza degli individui veniva inoltre da
Ascham descritta in Of the Confusions ricorrendo alle tesi di Mr.
Hobbes, ed in particolare a quelle formulate negli Elements of law
natural and politics, fatti circolare clandestinamente dai realisti
inglesi tra il 1649 ed il 1650
41
. Lobiettivo di Ascham e del gruppo
parlamentare per il quale egli scriveva, non era quello di avviare
una discussione sulla migliore forma di governo possibile per
lInghilterra, ma era piuttosto quello di convincere i sudditi ad
obbedire, deponendo ogni resistenza in nome della pace e della
sicurezza of life and limbs. con tale proposito che Ascham
ricorse, in diverse occasioni, alle dottrine di Machiavelli, adattandole
a fini diversi rispetto a quelli di Marchamont Nedham, giornalista
vicino invece al pi ristretto gruppo parlamentare dei repubblicani.
Nel Discourse del 1648, scritto in difesa del diritto del
Parlamento, vincitore della guerra civile, dimporre al re un nuovo
equilibrio costituzionale nellambito del mixed government,
Ascham affronta la questione relativa al reale significato dei concetti
di governo legittimo ed illegittimo, partendo dalla constatazione,
di sapore machiavelliano, secondo la quale lalternarsi dei governi
avviene storicamente in coincidenza delle guerre, e ciascun regime,
una volta impostosi con la forza, rivendica eguale obbedienza da

tema dellinfluenza di Grozio nel pensiero di Ascham e di Nedham; si rimanda
perci a M. Barducci, Anthony Ascham, cap. 2.
41
Questa ipotesi stata proposta da M. M. Goldsmith, Hobbess ambiguous
politics, History of Political Thought, vol. XI, n. 4, 1990, pp. 639-673.

Machiavelli nella cultura politica inglese (1648-1652) 203
parte dei sudditi
42
. Se il richiamo allautorit di Grozio aveva
consentito ad Ascham di rileggere la situazione dellInghilterra
secondo lottica del diritto di guerra, le numerose citazioni tratte
dallanalisi machiavelliana dei legami tra la guerra e le trasforma-
zioni dello Stato gli permettevano di abbandonare il riferimento alla
tradizione del regno, e di associare il riconoscimento della legittimit
dei governi alla loro capacit di garantire il funzionamento dello
Stato e di tutelare la sicurezza sociale. A met degli anni Quaranta
del Seicento, in pieno clima di guerra civile, Presbiteriani ed
Indipendenti si trovarono a condividere lidea secondo la quale
lobbedienza era legittima nei confronti di unautorit che governava
con un criterio razionale di giustizia, identificabile con il principio
dequit. Governo razionale significava governo moralmente corretto,
perch Dio non poteva agire che secondo ragione
43
. Nel Discourse
Ascham aderisce a questa visione, sovrapponendovi la concezione
machiavelliana dellinevitabilit delle confusions and revolutions
dello Stato ed il linguaggio della ragion di Stato e dell interest
theory di derivazione olandese, con i quali egli difende il diritto
del Parlamento di modificare le leggi e le istituzioni del paese in
caso di extreme necessity.
Il principio della conservazione dello Stato testimonia linfluenza
esercitata su Ascham dal pensiero di Machiavelli e dei teorici italiani
della ragion di Stato, e forniva ai sostenitori della tesi de facto una
finalit dordine superiore alla quale ricorrere per convincere gli
oppositori del fatto che, se la resistenza al potere sovrano era stata
considerata legittima nei confronti di Carlo I, era invece dichiarata
illegittima se rivolta contro lattuale governo, perch metteva a
rischio la salus populi. Il Machiavelli al quale faceva riferimento
Ascham era quello del Principe: da tale opera egli trasse spunto per
giustificare sia le modalit di accesso al potere da parte del Rump
(il diritto di spada), sia il suo diritto di rivendicare obbedienza
assoluta da parte dei sudditi, in nome della stabilit e della sopravvi-
venza dello Stato.




42
A. Ascham, Discourse, p. 6.
43
R. Tuck, Power and Authority, p. 55.

Marco Barducci 204
3. Nedham e Ascham: due machiavellismi a confronto
La letteratura che ebbe origine in Inghilterra dal dibattito sullimposi-
zione dellEngagement, si sovrappose alla difesa dei valori del
repubblicanesimo. Accanto al prevalere in Parlamento di una ten-
denza moderatrice che faceva capo al cosiddetto juncto, le cui
posizioni si rispecchiavano negli scritti di Ascham, Rous, Dury e
Du Moulin, il gruppo dei repubblicani guidati da Marten e sostenuti
dallinfluente John Bradshaw, Lord President del Consiglio di
Stato, appoggiarono invece gli scritti di Nedham e di Milton, i quali
celebrarono la superiorit del governo repubblicano rispetto al
monarchico. Gli scrittori repubblicani ed i teorici de facto dettero
voce ai tentativi del Parlamento di garantire la continuit istituzionale
del Commonwealth e di realizzare le riforme sociali, religiose e
legislative.
Gli studiosi di questo periodo non hanno trattato in maniera
specifica il rapporto esistente tra questi due gruppi di autori: capita
perci di ritrovare Ascham tra i key republican texts
44
e Nedham
tra i de facto theorists
45
. La letteratura politica favorevole al
regime repubblicano dei Commonwealthmen e degli Engagers,
presentava infatti tutta una serie di temi comuni: il riconoscimento
dellinevitabilit delle trasformazioni dello Stato, lidea che il
governo dovesse agire prima di tutto in difesa della salus populi, il
linguaggio biblico della tradizione protestante calvinista, il
riferimento alla dottrina di Grozio ed una certa indifferenza per le
discussioni riguardanti le forme di Stato, di fatto accomunavano,
anzich distinguerli nettamente, scrittori come Ascham e Nedham.
Un primo aspetto di tale comunanza di temi riguarda proprio la
presenza in entrambi gli autori di Machiavelli. In The Case of the
Commonwealth of England Stated, Nedham contemporaneamente
riprese le tesi de facto di Ascham ed esalt la superiorit dei
governi liberi sulle monarchie. Assieme alla Pro Populo Anglicano
Defensio di Milton, opera scritta in latino nel 1650 e concepita per

44
J. Scott, The English Republican Imagination in Revolution and Restoration.
England in the 1650s, edited by J. Morrill, London, Collins&Brown 1992.
45
Q. Skinner, Conquest and Consent: Thomas Hobbes and the Engagement
Controversy in Interregnum, The Quest for Settlement, edited by G. Aylmer,
London, Macmillan and Basingstoke 1972.

Machiavelli nella cultura politica inglese (1648-1652) 205
un pubblico europeo, il The Case of the Commonwealth costituisce
la maggiore apologia del regime repubblicano inglese. Nella prima
parte di tale scritto, Nedham ricorre sia alla tesi espressa nel
Principe, secondo cui sarebbe la spada a costituire lunico vero
fondamento dellautorit ed a determinare lavvicendamento dei
governi, lascesa e la decadenza degli Stati, sia allidea, contenuta
invece nel libro I, capitolo 6 dei Discorsi sopra la prima deca di
Tito Livio, relativa al perenne movimento e cambiamento delle cose
umane. Nella parte intitolata invece Discourse of the Excellencie of
a Free-State, Nedham si propone di realizzare in Inghilterra una
repubblica simile a quella romana, come descritta da Machiavelli
nei Discorsi: una repubblica libera, governata democraticamente
dai tribuni del popolo e capace di educare i cittadini allamore della
libert ed allesercizio delle virt. Lidea che il popolo, in nome
della difesa dei diritti naturali, possa contribuire al cambiamento ed
alla trasformazione dellordine politico, idea che si ritrova peraltro
nella Declaration parlamentare del marzo 1649, nella quale si
annuncia la creazione della repubblica, costituisce uno degli
argomenti pi formidabili che fu utilizzato dai repubblicani inglesi
in difesa del Commonwealth. La forza dellargomentazione che
Nedham presenta nel pamphlet del 1650 risiede appunto nella sua
capacit di sovrapporre lidea machiavelliana dei perenni cambia-
menti di Stato alla dottrina groziana dello ius belli, e di legare
ambedue alla retorica libertaria dei Livellatori, che radicava nella
difesa delle libert individuali il diritto alla ribellione contro ogni
potere oppressivo. Anche in Ascham lidea delle Confusions and
Revolutions of governments assume un significato centrale, tanto
da costituire il titolo dellomonimo testo del 1649, ed anche in
Ascham tale idea viene ripresa da Machiavelli, ed integrata con gli
insegnamenti tratti dal De iure belli ac pacis di Grozio. Ai
sostenitori della forma di governo repubblicana, la lettura del De
iure belli ac pacis non forniva soltanto la giustificazione della
conquista come modalit di accesso legittimo al governo, ma anche
unidea ben precisa del rapporto esistente tra il potere sovrano e la
libert individuale, che aveva dei punti in comune con la dottrina
liberale dei Livellatori. Dal De iure belli ac pacis Nedham recep
lidea per cui la libert civile non pu concepirsi senza la
sovranit, poich questultima stata creata a garanzia della

Marco Barducci 206
prima. Ascham, nellinterpretazione del De iure belli ac pacis,
invece guidato dalla tesi de facto avanzata dal De imperio
summarum potestatum circa sacra, secondo la quale la libert
individuale subordinata alla sicurezza della vita, e la tutela di
questultima richiede la presenza di un summum imperium che,
tramite il ricorso a obligatio et coatio, sia capace di garantire la
compattezza del corpo sociale. La teoria de facto ispirata alla
dottrina di Grozio, ha essenzialmente un intento conservatore:
Ascham vorrebbe interrompere il meccanismo delle rivoluzioni di
Stato, ed a tale fine cerca da una parte di attribuire una certa
legittimit al presente governo ricorrendo al diritto di guerra, e
dallaltra di vincolare lobbedienza dei sudditi alla garanzia di
sicurezza offerta dallo Stato.
Anche la questione religiosa ben presente negli scritti del
futuro ambasciatore della repubblica, il quale spera continuamente
di convincere i dissidenti Presbiteriani del fatto che una riforma
della Chiesa possibile anche sotto il nuovo governo. Nedham, che
invece favorevole alla tolleranza religiosa, riconosce piuttosto il
valore sociale del culto, facendo ancora una volta riferimento
allesempio della Roma antica. Ascham, in sostanza, dice di
obbedire alla repubblica poich essa de facto possiede la forza di
portare la pace nel paese e di creare le condizioni per il godimento
degli interessi privati e per il proseguimento della riforma ecclesia-
stica. Nedham, invece, dichiara fedelt alla repubblica sia perch
essa garantisce il diritto alla sopravvivenza, sia soprattutto, perch
essa in grado di garantire unesistenza libera. Ascham afferma di
preferire la monarchia, ma riconosce al nuovo governo la capacit
di governare con equit e di assolvere ai compiti principali dello
Stato. Nedham ritiene non esista alcuna differenza tra re e tiranno,
ed inneggia alle virt del governo repubblicano perch esso trae
legittimazione direttamente dalla volont popolare. In Ascham
pertanto assente qualsiasi riflessione di carattere costituzionale,
giacch, a guerra ormai conclusa, egli cerca di distinguere tra State
e Government, privilegiando lattivit di questultimo rispetto alla
forma assunta dal primo, mentre in Nedham, che pure non un
pensatore incline a discutere di forme di Stato, ricorrono numerosi i
riferimenti alle repubbliche dellantichit, come Roma ed Atene, ai
governi cittadini dellItalia medievale e rinascimentale, come Milano

Machiavelli nella cultura politica inglese (1648-1652) 207
e Firenze, ed alle repubbliche contemporanee, come Venezia, la
Svizzera e le Province Unite
46
.
In conclusione, gli esempi di Nedham e di Ascham dimostrano
come lo studio del machiavellismo nel Seicento inglese non possa
prescindere n dallattenta valutazione delle forze politiche e sociali
che si confrontavano sul terreno del consenso popolare, ricorrendo
agli strumenti della propaganda e della stampa dopinione, n
dallanalisi delle contaminazioni e delle manipolazioni ideologiche
a cui erano sottoposte le singole correnti dottrinali nel contesto di
quelli che Jonathan Scott ha definito Englands troubles.






46
M. Barducci, Marchamont Nedham, pp. 187-188.
A. Arienzo, G. Borrelli (eds), Anglo American faces of Machiavelli. Machiavelli e machiavellismi nella cultura
anglo-americana (secoli XVI-XX), 209-247 2009 Polimetrica International Scientific Publisher Monza/Italy
Machiavelli e machiavellismi
tra restaurazione Stuart e governo Orange

Alessandro Arienzo
Con la rilevante eccezione dellambito teorico repubblicano, il
ruolo e linfluenza del pensiero di Machiavelli e di quel complesso
di tensioni teoriche che vanno sotto il nome di machiavellismo non
hanno raccolto, per i decenni che seguirono la fine dellesperienza
rivoluzionaria e cromwelliana, unattenzione pari a quella mostrata
per il Cinquecento o anche per la prima met del Seicento
1
. Felix
Raab che per primo ha tentato di offrire un quadro di sintesi della
presenza e del ruolo della riflessione machiavelliana nel Seicento
inglese, ha sostenuto che negli anni che vanno dal 1640 al 1660 il
riferimento allopera del segretario fiorentino fosse da collegarsi
principalmente ad una riflessione sullesercizio di un potere de
facto insita tanto nella critica ai sovrani Stuart, quanto nello sforzo
di indagare criticamente loperato di Oliver Cromwell
2
: From then
[i.e. 1642] until 1660, Machiavelli is relevant in England not merely
as a touchstone, nor as a detached analyst of political techniques;
suddenly he is recognized as a critic of de facto power, and
utimately as a republican. [] Accordingly, Machiavelli was seen
both as critic and exponent of de facto single rule
3
. Nel ventennio

1
La letteratura sul Machiavelli e sul machiavellismo inglese tra Cinque e Seicento
vastissima, per una utile sintesi critica vedi: G. Procacci, Machiavelli nella cultura
europea dellet moderna, Roma-Bari, Laterza 1995, in particolare il capitolo Aspetti
della fortuna inglese del Machiavelli nei secoli XVI e XVII, pp. 213-253.
2
F. Raab, The English Face of Machiavelli. A changing interpretation 1500-1700,
London, Routledge & Kegan Paul 1964.
3
Ivi, p. 259.

Alessandro Arienzo 210
rivoluzionario, al Machiavelli analista politico e storico, osservatore
distaccato e cinico della politica e delle arti di governo e di esercizio
del potere, si affiancava una riscoperta del convinto assertore delle
istituzioni repubblicane che non solo favoriva laffermarsi di un
discorso critico sul governo monarchico, ma che costituiva uno
strumento ineludibile per la costruzione di proposte di governo
repubblicano.
Gli anni immediatamente successivi la restaurazione Stuart
consegnavano, invece, un quadro problematico profondamente di-
verso nel quale, secondo Raab, le tematiche machiavelliane svolge-
vano un ruolo di secondo piano: la sconfitta della prospettiva
repubblicana e la definitiva secolarizzazione del dibattito politico
inglese, con lassunzione piena del linguaggio degli interessi,
rendeva la riflessione del segretario out-dated; a self-consciously
secular age found his paganism unexciting
4
. E tuttavia, un qualche
machiavellismo fatto di pragmatismo e opportunismo politico
rimaneva a caratterizzare una parte significativa della teoria politica
nei decenni che seguirono la Restaurazione, ed esemplificativa di
ci sarebbe la riflessione di George Savile, primo marchese di
Halifax
5
. Certamente, se la semantica degli interessi che aveva
costituito uno degli elementi di riferimento del machiavellismo
inglese nel corso del Seicento si scioglieva sempre pi da ogni
riferimento a Machiavelli e se il contrasto tra religione e policy
perdeva il proprio portato radicale in ragione dallaffermarsi, lento
ma costante, di una separazione netta tra i due ambiti, lunica novit
di rilievo del machiavellismo inglese negli anni successivi la
Restaurazione era data proprio dallo sviluppo di una politica del
trimming
6
che Raab definiva un Machiavellism of the post-

4
Ivi, p. 261.
5
Oltre al testo di Raab, rimando al mio Alle origini del conservatorismo politico
inglese. George Savile e la Restaurazione Stuart, Firenze, Centro Editoriale
Toscano 2004. Vedi anche: J. Conniff, The Politics of Trimming: Halifax and the
acceptance of political controversy, Journal of Politics, vol. 34, 1972, pp. 1172-
1202. Per le opera del marchese vedi: The Works of George Savile Marquis of
Halifax, a cura di M.N. Brown, 3 voll., Oxford, Clarendon Press 1989 (per una
traduzione italiana dei principali scritti vedi: George Savile, Primo marchese di
Halifax, Opere Complete, a cura di I. Iamartino, Milano, Giuffr 1988).
6
To trim significa tentennare tra posizioni diverse, ma anche bilanciare, riportare
in equilibrio, pareggiare. Forte il senso di expediency in un termine che pu
significare anche To turn, to adjust, adapt. to adapt oneself to the circumstances,

Machiavelli e machiavellismi tra restaurazione Stuart e governo Orange 211
Restoration, the individual contribution of that age to the general
theory of political mechanism
7
, frutto della necessit di garantire
stabilit e continuit al governo dellInghilterra. Lanalisi dello stu-
dioso australiano sconta, quindi, il limite di leggere il machiavelli-
smo inglese con gli occhi dellanti-machiavellismo, ponendo al
cuore di questa tradizione il contrasto tra morale e politica e il
progressivo affermarsi di un sapere politico pienamente autonomo e
secolarizzato. Ci nonostante, la sua ancora oggi una tesi rile-
vante, soprattutto per quanto attiene alla seconda met del secolo,
poich coglie come nel quadro dei decenni a cavallo tra Seicento e
Settecento la riflessione politica del Machiavelli potesse essere
utilizzata non solamente per giustificare lesercizio di un potere
svincolato da convenzioni morali oppure ipotesi di trasformazione
repubblicana dello stato inglese, ma anche come bagaglio teorico
utile a rispondere positivamente alla sfida dalla restaurazione
monarchica.
Molto diversa, e pi articolata, pure lanalisi svolta da John
G.A. Pocock sulla presenza del Machiavelli nella cultura politica della
seconda met del Seicento inglese
8
. Con lobiettivo di ricostruire le

To modify according to expediency. Nel suo esplicito uso politico, lOxford
English Dictionary segnala come significati: To modify ones attitude in order to
stand well with opposite parties; to move cautiously, or balance between two
alternative interests, positions, opinions, etc.; also, to accomodate oneself to the
mood of the times. Il trimmer colui che trims between opposing parties in
politics, etc.; hence, one who inclines to each of the two opposite sides as interest
dictates, Oxford English Dictionary, Oxford, Clarendon Press, a cura di J.A.
Simpson e E.S.C. Weiner, 1989, 20 voll., To Trim, Trimming, Trimmer, vol. 16,
pp. 295-298.
7
F. Raab, The English Face of Machiavelli, p. 241 In tal senso Raab colloca il
marchese nel solco segnato dalla ricezione e dalla rilettura inglese del Machiavelli
celebrando the birth and partial accession to respectability of the notion of
trimming. At a time when the authority of divine criteria for politics had become
weak, and the new secular ethic of party loyalty had not yet been definitely
formulated, political flexibility was elevated to a theoretical status, ibidem. Luso
strumentale e ideologico della religione, la separazione radicale tra morale e politica,
linteresse come categoria fondante lagire politico sarebbero i tratti fondamentali di
un machiavellismo particolare che si differenzia dallinsegnamento del fiorentino per
lo scarso valore attribuito alla storia come strumento di formazione politica.
8
Si rimanda al suo The Machiavellian Moment. Florentine republican thought and
the atlantic republican tradition, Princeton, Princeton University Press, 1975 (tr.it
Il momento machiavelliano. Il pensiero politico fiorentino e la tradizione repubbli-
cana anglosassone, Bologna, Il Mulino 1980).

Alessandro Arienzo 212
radici intellettuali della rivoluzione americana, lo studioso ha descritto
una linea che da Machiavelli, attraverso lInterregno e lopera di
James Harrington, giunge fino ai rivoluzionari statunitensi. La
tradizione repubblicana classica, ed in essa il Machiavelli, offrirebbe
un modello teorico-pratico che per successive rielaborazioni
giungerebbe a costituire laltra faccia del costituzionalismo ameri-
cano. La successiva lettura offerta da Quentin Skinner ha in buona
sostanza scomposto la linearit della proposta interpretativa di
Pocock mettendo in evidenza il ruolo svolto da una tradizione
repubblicana specifica, di matrice romana o neo-romana che
ispirandosi prevalentemente ad autori come Cicerone, Livio e
Sallustio si sarebbe sviluppata anteriormente alla stessa ricezione
occidentale della filosofia pratica aristotelica, distinguendosi sia per
il rifiuto di un modello di governo misto che conservava il principio
monarchico, sia per una concezione autonoma e specifica della
libert politica
9
. Con ci, Skinner ha voluto far pure emergere i tratti
specifici del repubblicanesimo del Machiavelli e lappartenenza del
suo contributo teorico ad una situazione storica definita.
Sulla scia dellimportante tradizione di studi avviata da Pocock
sulleconomia politica neo-machiavelliana Istvan Hont ha eviden-
ziato come nel corso del XVII secolo la difesa e lo sviluppo del
commercio venga sempre pi spesso considerato una vera e propria
ragione di stato. Il declino delle repubbliche commerciali, frutto
della competizione sempre pi serrata delle monarchie territoriali,
poneva per teorici dellepoca nuovi elementi di analisi ed il tema
della corretta relazione tra warfare, finance and trade veniva posto
tra le pre-condizioni del successo politico; allo stesso modo, il
rapporto tra commercio e libert veniva affermandosi come una delle
basi argomentative per la richiesta di garanzie costituzionali e libert

9
Tra i suoi moltissimi lavori rimando a: The Foundations of Modern Political
Thought, 2 voll., Cambridge, Cambridge University Press 1978 (tr. it. Le origini
del pensiero politico moderno, Bologna, Il Mulino 1989); Id., Liberty Before
Liberalism, Cambridge, Cambridge University Press 1998 (tr. it., La libert prima
del liberalismo, Torino, Einaudi 2001); Id., Machiavellis Discorsi and the Pre-
humanist Origins of Republican Ideas, in Machiavelli and Republicanism (a cura
di G. Bock, Q. Skinner, M. Viroli), Cambridge, Cambridge University Press 1990,
pp. 121-141; Id., Classical liberty and the coming of the English civil war, pp. 9-
28, in Republicanism: a Shared European Heritage, M. Van Gelderen, Q. Skinner
eds, 2 vol., Cambridge, Cambridge University Press 2002.

Machiavelli e machiavellismi tra restaurazione Stuart e governo Orange 213
civili. In tal senso, losservazione della realt politico-commerciale
dellEuropa dellepoca mostrava come the dividing line must lie not
between republics and monarchies, but between free states and legal
monarchies ruled by good princes on one hand and Arbitrary and
Tyrannical Power on the other
10
. Le opere dellambasciatore
William Temple e del repubblicano Charles Davenant rendono
conto sia dellenorme influenza esercitata dalla riflessione machiavel-
liana, sia del passaggio dallesplicita proposta di una costituzione
repubblicana ad una riforma di stampo repubblicano dellorganizza-
zione commerciale, fiscale ed amministrativa dello stato, nonch il
tentativo del vedere affermati la centralit della funzione legislativa
e garantito lempire of laws.
In questo contributo, vorrei allora indicare le linee lungo le quali
la sconfitta della prospettiva politica repubblicana e i tentativi di
vedere riaffermato lassetto monarchico-parlamentare del king-in-
parliament rendevano possibile il recupero di temi machiavelliani
nel contesto delle riflessioni sui limiti e sui compiti di un governo
bilanciato. E ci si rendeva possibile sia attraverso la mediazione
harringtoniana assumendo in tal modo le vesti del confronto con
uno specifico metodo di analisi della politica sia per mezzo
dellutilizzo strumentale di alcune categorie machiavelliane. La
presenza dellopera del segretario nellInghilterra dellepoca
pertanto di assoluto rilievo e si esprime attraverso il esplicito alle
sue scritture ma anche, e pi spesso, in usi differenziati e molteplici
di un bagaglio teorico e concettuale adattabile a discorsi e obiettivi
politici differenti. Pertanto utile, attraverso alcune linee tematiche
definite, delineare il quadro problematico entro cui la riflessione
machiavelliana e i differenti machiavellismi, svolgono un ruolo di
rilievo come spinta allinnovazione politica e istituzionale.
Mostrando un incidenza che non riconducibile unicamente ad
ambiti di riflessione repubblicana ma che permea e influenza anche
ambiti teorici whig, tory e realisti, dando corpo a proposte di
statebuilding monarchico e parlamentare. Infatti, in un contesto
storico caratterizzato dalla sconfitta dellesperienza rivoluzionaria,

10
I. Hont, Free Trade and the Economic Limits to National politics: Neo-
Machiavellian Political Economy Reconsidered, pp. 41-120 in The Economic Limits
to Modern Politics, John Dunn (a cura di), Cambridge, Cambridge University Press
1990, p. 53.

Alessandro Arienzo 214
le riflessioni del Machiavelli e le domande poste alla sua opera, al di
l della polemica anti-machiavellica, rappresentavano un elemento di
confronto di primo piano per qualsiasi tentativo di riforma istituzio-
nale e politica. In altri termini, anche negli anni della restaurazione
Stuart e della conquista Orange la riflessione politica e storica del
segretario fiorentino poteva offrire una strumentazione analitica e
concettuale utile a delineare percorsi di trasformazione profonda
dellassetto politico e istituzionale inglese.
La Restaurazione, infatti, non imponeva solamente la ricostru-
zione di un quadro istituzionale monarchico, sancito pur con molte
incertezze dallapprovazione dellAct of Indemnity and Oblivion (29
agosto 1660), ma doveva affrontare e risolvere tensioni pi ampie e
complesse. Il ritorno della monarchia trovava irrisolti molti dei nodi
politici che erano stati al centro del conflitto col parlamento e con i
movimenti radicali: lassetto religioso, il sistema fiscale e finanziario,
gli equilibri istituzionali tra corona e parlamento e quindi tra diritti
e prerogative , la riforma dellesercito, il ruolo del commercio e i
rapporti con le altre monarchie sul continente in un momento
storico in cui lo scontro tra cattolicesimo e riforma riduceva le
possibilit di stipulare quelle alleanze utili ad una politica commer-
ciale espansiva. Infine, rimanevano inevase le questioni di un pi
complessivo riassetto delle parti dei ceti che componevano il
corpo della nazione e della definizione di una loro pi adeguata
rappresentazione politica ed economica
11
. La necessit di questo
riassetto registrata in maniera significativa da James Harrington,
la cui influenza appare decisiva nei decenni finali del secolo XVI, e
permea una parte significativa del dibattito politico di quegli anni
venendo pure riconosciuta da autori di parte aristocratica. Un
riassetto, quindi, che non solamente metteva in discussione
lequilibrio tradizionale tra godimento dei diritti ed esercizio delle
prerogative regie segnalato dalle difficolt di esercizio del
modello del king-in-parliament, ma che incideva profondamente in
quella supremazia aristocratica e nobiliare che ancora caratterizzava
la politica inglese. In tal senso, la storiografia pi recente ha

11
Tra i molti lavori sullargomento segnalo: J.M. Rosenheim, The emergence of a
ruling order. English landed society, 1650-1750, New York, Longman 1998; M.J.
Braddick, State formation in early modern England, c.1550-1700, Cambridge,
Cambridge University Press 2000.

Machiavelli e machiavellismi tra restaurazione Stuart e governo Orange 215
evidenziato la compresenza di aspetti di continuit e di frattura
nella storia politica inglese del Seicento che fanno della Restaura-
zione un momento culturale, politico ed istituzionale con una sua
peculiare fisionomia negli sviluppi della contrastata monarchia
inglese
12
. In particolare il permanente conflitto tra diritti e
prerogative in tema di uniformit religiosa e di tassazione, ma
anche in relazione al riordino dellesercito assumeva una valenza
peculiare, perch innervava esplicitamente tanto le esigenze di
riforma dellarchitettura istituzionale, burocratica, fiscale e politica
della rinata monarchia inglese, sia il concomitante tentativo di
preservare un assetto politico, sociale e religioso precedente il
ventennio rivoluzionario.
Quelli che vanno dai primi anni 60 del Seicento agli inizi del
secolo successivo sono, quindi, decenni nei quali possibile indivi-
duare due tensioni differenti: la prima, prevalentemente restaurativa,
tendente alla ri-affermazione di un ordine pre-rivoluzionario fondato
sullidea del modello bilanciato del king-in-parliament; la seconda,
che spingeva per decise riforme di carattere fiscale, amministrativo,
militare e governamentale, tendeva invece a ridiscutere lassetto
istituzionale, politico e sociale inglese pur senza metterne necessaria-
mente in discussione lorganizzazione monarchica o la supremazia
aristocratica. Il riferimento al Machiavelli, e la ripresa di temi
machiavelliani, sono parte integrante e di rilievo di questo secondo
approccio, anche quando esso appare finalizzato alla definizione di
una pi efficace architettura politica e istituzionale monarchica
esercitando, quindi, una influenza determinante tra esponenti tories
e convinti regalisti.
Proprio per comprendere il complesso ruolo esercitato dalla rifles-
sione del Machiavelli, e dallinsieme differenziato dei machiavellismi
che attraversano il Seicento inglese, allora utile ricostruire alcuni
percorsi problematici che si presentano in autori e testi differenti e
che non costituiscono tanto indicazioni, pure rilevanti, dellinfluenza
diretta delle scritture del Machiavelli, quanto lindice di come temi e
riflessioni di matrice machiavelliana sinserirono nei dibattiti
politici e istituzionali che accompagnarono la restaurazione Stuart e

12
Su questo approccio, particolarmente in relazione al rapporto tra statebuilding e
restoration vedi J. Scott, Englands Troubles. Seventeeenth century english political
instability in European context, Cambridge, Cambridge University press 2000.

Alessandro Arienzo 216
che affiancarono laffermarsi della monarchia Orange. E questo
perch in ambiti differenti prende corpo un uso diversificato di temi
machiavelliani e riferimenti alle opere del Machiavelli finalizzato
proprio a dare risposta alle peculiari difficolt della monarchia
inglese impegnata in un processo di riforma, pi che di restaura-
zione, compiuto tra difficolt enormi e con vistosi limiti.
Nei confini propri di questo contributo intendo allora soffermarmi
su tre linee di analisi che pur non esaurendo gli ambiti di relazione tra
machiavellismo, inteso come una variegata tradizione di pensiero, e
culture politiche della Restaurazione, permette di cogliere il rapporto
tra affermazione e riforma dellordine monarchico e riforma
quando non vera e propria innovazione politica e istituzionale: a)
le modalit diverse di intendere il rapporto tra espansione e
conservazione in politica estera in relazione allorganizzazione
dellesercito e al governo del commercio; b) il dibattito intorno alla
monarchia mista e sullo svilupparsi di una attenzione specifica ad
un corretto (bilanciato) rapporto tra i poteri esecutivo e legislativo;
c) il problema posto dalla religione in rapporto a quello del governo,
nel quadro dei problemi sintetizzati dalla exclusion Crisis. In tutti e
tre questi ambiti, il contributo della riflessione machiavelliana nei
decenni successivi alla Restoration risulta di assoluto rilievo muoven-
dosi su un piano teorico non riducibile esclusivamente a quello
repubblicano o neo-repubblicano.
1. Army e commercio tra espansione e conservazione
La prima linea di analisi che intendo seguire concerne, quindi, le
modalit diverse di intendere il rapporto tra riorganizzazione
dellesercito in particolare la marina e le milizie in una vera e
propria professional army, e il governo del commercio inteso come
un prevalente interesse di stato. La costruzione di un esercito
professionalizzato e permanente, capace di supportare una politica
pi incisiva nel quadro continentale, e alle dirette dipendenze della
corona, poneva in un settore delicato come quello dellorganizza-
zione della forza militare enormi problemi di equilibrio nel rapporto
tra i ceti e tra i poteri del regno
13
. Peraltro, la riforma dellesercito

13
ancora oggi utile riferire il saggio, pure datato, di L.G. Schwoerer, The
Literature of the Standing Army Controversy, 1697-1699, The Huntington

Machiavelli e machiavellismi tra restaurazione Stuart e governo Orange 217
imponeva anche la riorganizzazione dellintero sistema fiscale e
amministrativo, necessario a raccogliere le risorse necessarie alla
sua costruzione e al suo funzionamento, attribuendo un ruolo
politico crescente alle lite commerciali e ai nuovi ceti produttivi.
La riforma dellesercito e la gestione del commercio erano quindi
due temi strettamente legati nel quadro politico della Restaurazione,
e le possibili diverse modalit del loro rapporto implicavano scelte
differenti di trasformazione degli assetti istituzionali ma anche di
riordino nel rapporto tra i ceti. Le nuove necessit economiche, il
protagonismo crescente della lower sort e la centralit assunta nel
sistema creditizio dalllite mercantile inglese e dalla city londinese,
gli sviluppi propri dei conflitti politici e religiosi che impegnavano
direttamente lInghilterra sul piano continentale spesso anche contro
i propri pi diretti interessi commerciali erano tutte tensioni che
spingevano verso unarticolazione in termini nuovi del tradizionale
conflitto tra diritti e delle libert degli inglesi ed esercizio di pi ampi
poteri di prerogativa. Ampliando lo scontro da un piano strettamente
giuridico-politico anche ai piani amministrativo, economico, fiscale,
religioso. Un conflitto, quindi, che era il risultato delle spinte diverse a
favore di una complessiva riforma dellarchitettura monarchica
inglese e della concomitante volont di parti rilevanti della corona
e della nobilt di preservare un assetto fortemente centrato sul
protagonismo politico aristocratico.
Il quadro restaurativo offriva in tal senso molteplici e differenziate
risposte ad una peculiare condizione di crisi politica e istituzionale. Il
collasso della monarchia inglese era stato essenzialmente un collasso
militare e fiscale, e lo stesso Harrington aveva sottolineato come
the dissolution of this government caused the war, not the war the
dissolution of government
14
. Da parte repubblicana, quindi, si
associava la critica al governo monarchico tanto alla sua assenza

Library Quarterly, vol. 28, n. 3, 1965, pp. 187-212; per una efficace ricostruzione
storico-politica vedi: M.J. Braddick, State formation in early modern England, in
particolare la terza parte: The fiscal-military State, pp. 177-285.
14
J. Harrington, The Commonwealth of Oceana, in The Political Works of James
Harrington, a cura di J.G.A. Pocock, Cambridge, Cambridge University Press 1977,
p. x (tr. it. La Repubblica di Oceana, a cura di G. Schiavone, Torino, UTET 2004).

Alessandro Arienzo 218
nelle parole ironiche di Marchamont Needham
15
quanto alla sua
tirannia al recupero della tradizione dellautogoverno locale ma
anche dei temi dellumanesimo cristiano finalizzandolo alla critica
del tema dellinteresse: ci rendeva possibile, come evidenzia
Jonathan Scott la surprising conjunction in many writers of the
formidabile moral forces of Plato and Machiavelli
16.
Ma ci
implicava, in ambito repubblicano, anche lapprofondimento critico
delle questioni suscitate dallimporsi di un processo di state-
building parlamentare che, avviatosi negli anni immediatamente
precedenti la rivoluzione, proseguir anche entro il sistema
istituzionale monarchico della Restaurazione, sia il lento affermarsi
dellInghilterra come potenza commerciale e imperiale.
Con un approccio drasticamente restauratore, nei suoi Advices a
Carlo II stilati nel 1658 il conte di Newcastle aveva pur esso
segnalato i limiti del governo dei sovrani Stuart che avevano
favorito lo scoppio della rivoluzione
17
. Limiti riconducibili ad una
distorsione degli equilibri naturali tra i ceti prodotta da politiche
che, attraverso linnalzamento di favoriti e cortigiani a rango di
lords e alla vendita di uffici, cariche e onori, avevano permesso
laffermazione politica della middle sort. Affermazione rafforzatasi
grazie alla centralit assunta da dai lawyers (ed in termini pi
complessivi dal sapere giuridico consuetudinario a fronte della civil
law di matrice romana), e dal consolidarsi di oligarchie mercantili
rese politicamente attive dallo scarso controllo esercitato dalla
corona sul commercio e sulla citt di Londra. Al suo ritorno in
Inghilterra Carlo avrebbe dovuto esercitare un pi diretto controllo
sul commercio, sulle finanze, sulla militia e garantirsi il pieno
appoggio della chiesa anglicana impegnandosi, nel contempo, a
rafforzare e preservare le separazioni naturali tra le parti della
nazione. E riprendendo forse la lezione hobbesiana, egli avrebbe

15
Sottolineando la necessit to fill up that roome in the Monarchie, which hath
been too long empty, Mercurius Britannicus n. 72, 24 febbraio 3 marzo 1645,
cit. in J. Scott, Repubblican Principles, p. 7.
16
J. Scott, Republican Principles, p. 8. Sullimportanza dellinfluenza del pensiero
greco nel repubblicanesimo inglese vedi: E. Nelson, The Greek Tradition in
Repubblican Thought, Cambridge, Cambridge University Press 2004.
17
Ideology and Politics. On the Eve of Restoration: Newcastles advice to Charles
II, a cura di Thomas P. Slaughter, The American Philosophical Society, Philadelphia,
Memories Series, vol. 159, 1984.

Machiavelli e machiavellismi tra restaurazione Stuart e governo Orange 219
dovuto esercitare un pi rigido controllo sui luoghi di produzione
dei saperi (particolarmente quelli teologici e giuridici) quali scuole,
universit, circoli; promotori di quella moltiplicazione dei giudizi
privati che avevano condotto alla rivoluzione
18
. E che, secondo
Hobbes, era il prodotto devastante di certi studi classici che
avevano favorito la circolazione di dottrine pericolose che avevano
minato alla base la fedelt monarchica.
Per parte repubblicana i dibattiti politici del ventennio rivoluziona-
rio avevano invece visto affermarsi un ventaglio dipotesi di
riorganizzazione dello Stato che si muovevano nel panorama segnato
da due modelli differenti: il primo, espansivo e popolare, guardava
alla repubblica romana; il secondo, di tipo prevalentemente oligar-
chico e conservativo, con una forte componente mercantile, guardava
invece a Venezia o ancora lOlanda. Ed infatti Machiavelli nei
Discorsi aveva distinto gli stati liberi sulla base dei fini espansivi
o conservativi che una repubblica poteva porsi: Ed infine chi
sottilmente esaminer tutto, ne far questa conclusione: o tu ragioni
duna repubblica che voglia fare uno imperio, come Roma, o duna
che le basti mantenersi. Nel primo caso gli necessario fare ogni
cosa come Roma; nel secondo pu imitare Vinegia e Sparta []
19
.
Per gli inglesi dellepoca questa distinzione non costituiva solamente
un utile lezione storica, ma rappresentava tanto un indice
drammaticamente utile delle ragioni del fallimento delle esperienze
del ventennio rivoluzionario, quanto un elemento di riflessione
politica necessario a delineare le linee di una monarchia effettiva-
mente mista e bilanciata. Una monarchia fondata, cio, su un diverso
e pi efficace rapporto tra i ceti che la componevano, e la distin-
zione tra un modello romano e un modello veneziano ma altre
esperienze potevano essere prese a riferimento quali Sparta, la

18
Nella sua introduzione Slaughter sostiene che The letter depicts a resurgents
attachment to tradition that pervaded the thoughts of most members of the
Restoration Parliament, of elder Cavaliers like Newcastle and Clarendon, the aging
political philosopher Thomas Hobbes, the king hilself, and many who looked to the
past for value and the security that politics lacked under the later Stuart. Egli
convinto di potere pertanto ravvisare negli advices una scrittura e un pensiero
largely in Hobbesian terms, Ideology and Politics, p. xii.
19
N. Machiavelli, I Discorsi, (I,5) Dove pi sicuramente si ponga la guardia
della libert. Su questo tema tra i moltissimi contributi, mi limito a segnalare il
recente lavoro di W. Connell, Machiavelli e lespansione come telos dello stato,
in Storia e Politica, vol. 1, n. 1, 2009, pp. 89-102.

Alessandro Arienzo 220
respubblica hebraeorum prefigurava due opzioni politiche distinte
oltre che un quadro di prospettiva dei problemi che era necessario
affrontare e risolvere se si volevano promuovere processi di effettivo
state building, sia esso monarchico o repubblicano.
Negli anni che seguirono la restaurazione Stuart ad affermarsi
saranno, del resto, prevalentemente posizioni intermedie tra
questi due modelli, tese a smarcarsi da una separazione netta tra
espansione e conservazione, e ci in gran parte grazie allin-
fluenza esercitata da James Harrington e dal suo allievo Henry
Neville che ponevano laccento sulla dimensione istituzionale del
vivere libero e sulla necessit di un equilibrio politico non conflit-
tuale capace, quindi, di stabilizzare il sistema politico inglese
20
. Si
afferma, in altri termini, una differenziazione importante nella
tradizione repubblicana inglese, che assume ricadute di rilievo nel
comporsi di vere e proprie famiglie teoriche repubblicane, tra una
prospettiva eminentemente machiavelliana tumultuaria, popo-
lare, espansiva e una prospettiva harringtoniana attenta alla
dimensione istituzionale, aristocratica, conservatrice
21
. Prospettive,
si badi, che devono essere intese piuttosto come gli estremi,
certamente tratteggiati in maniera schematica e definitoria, di un
ventaglio di proposte ben pi articolate e differenziate. Tra questi due
modelli
22
si collocano, infatti, una pluralit di ipotesi differenti che
mutueranno dalluno o dallaltro autore, talvolta da entrambi,
elementi specifici di riflessione, adattandoli al contesto, agli obiettivi
politici dati ma anche incrociandoli con elementi teorici diversi.

20
D. Armitage, John Milton: Poet against Empire, in D. Armitage et alii, Milton
and Republicanism, Cambridge, Cambridge University Press 1998, pp. 206-225.
21
Su questa differenza e sullesistenza di famiglie teoriche differenti nel quadro
della tradizione repubblicana vedi: M. Geuna, La tradizione repubblicana e i suoi
interpreti: famiglie teoriche e discontinuit concettuali, Filosofia Politica, vol. XII,
n. 1, 1998, pp. 101-132. Vedi anche lintroduzione a Q. Skinner, Libert prima del
liberalismo, pp. vii-xli. Torino, Einaudi, 2001. Pure utile il volume gi citato di J.
Scott che presenta un approccio diverso al tema, teso a ridimensionare la centralit di
Harrington nel quadro del repubblicanesimo inglese della seconda met del Seicento
per evidenziare le molteplicit di apporti teorici che ne innervavano i percorsi.
22
Secondo Jonathan Scott questi due modelli distinguerebbero lesperienza
repubblicana inglese da quella olandese J. Scott, Classical republicanism in
seventeenth century England and the Netherlands, in M. van Gelderen and Q.
Skinner (a cura di), Republicanism, a shared European heritage, 2 voll., Cambridge,
Cambridge University Press 2002 vol. 1, pp. 61-81.

Machiavelli e machiavellismi tra restaurazione Stuart e governo Orange 221
Proposte che, peraltro, dovranno mettere un subordine le ipotesi
di affermazione di un ordine politico repubblicano per confrontarsi
espressamente con una pi immediata prospettiva di limitazione e
controllo del governo monarchico. Esemplare, in tal senso,
Algernoon Sidney che, sulla scia di Machiavelli, osserva come:
the constitutions of commonwealths have been so various,
according to the different temper of nation and times, that if some
of them seem to have been principally constituted for war, others
have as much delighted in peace; and many have taken the middle,
and (as some think) the best way
23
. E pertanto, nonostante la sua
profonda distanza dalle politiche restaurative, nei suoi Discourses
egli argomenter a favore di un governo monarchico drasticamente
limitato nei suoi poteri dai diritti appartenenti al popolo inglese e
riferibili ad un trust originario fondativo dellordine politico, quanto
da una serie di diritti individuali inalienabili. Nel suo quadro teorico
il commercio giocava un ruolo secondario e la libert era piuttosto
legata allesercizio di una virt civile che deve costituire larchitrave
di un sistema politico equilibrato. In questo quadro, Sidney
convinto che la militia non possa che venire posta sotto il controllo
delle camere ed essere, quindi, civile e popolare nonostante le
esperienze militari sul continente e il tracollo dellesercito repubbli-
cano quello stesso esercito che, depurato degli elementi pi
radicali e morto Cromwell aveva favorito il ritorno di Carlo
sembrasse richiedere soluzioni diverse.
Se la posizione assunta da Sidney sul tema della militia
espressione di una visione largamente condivisa nellaristocrazia
whig e tory dellepoca sebbene con motivazioni differenti la
posizione assunta sul tema del commercio non invece comune per
lepoca. Il commercio ritenuto dalla gran parte dei contemporanei
un interesse politico prioritario ed un elemento di riequilibrio e
stabilizzazione politica anche per quegli autori che come lui
avevano in Machiavelli un riferimento importante, distanziandosene
dallo scetticismo verso il denaro e dal timore per il potenziale
corruttivo delle ricchezze. Come hanno mostrato John Pocock prima,
ed Istvan Hont poi, nellInghilterra della seconda met del Seicento
prende invece corpo un neo-machiavellismo commerciale che

23
Sidney, Discourses (II, 22): Commonwealths seek Peace or War according to
the variety of their Constitution

Alessandro Arienzo 222
guarda alla mercatura come ad un nuovo pi sempre pi rilevante
interesse di Stato che, se pur non ponendo in secondo piano il tema
della guerra e della riforma dellesercito, tende a rendere il piano
militare e lesercizio della forza una funzione o comunque un
correlato di una capacit espansiva intesa prioritariamente in
termini commerciali. In questo contesto teorico il tema della
grandezza non pu che assumere, pertanto, una dimensione
specifica: ad una grandezza che si acquista attraverso le armi viene
sostituendosi una grandezza economica che vive dello stretto
rapporto tra costruzione di un esercito efficiente e corretta gestione
e amministrazione del commercio
24
. Questa linea teorica, che andr
lentamente affermandosi nel corso della seconda met del secolo,
dar quindi vita a quella logica imperiale che nel corso del
Settecento assumer i contorni di una specifica ragion di Stato
coloniale che stringeva commercio, esercizio limitato della forza
militare e accorta gestione dei conflitti locali al fine dellarricchimento
dellImpero
25.
E che, col rafforzarsi della monarchia parlamentare e
costituzionale, finir per rendere inattuale il tema della militia
come strumento di controllo popolare e aristocratico del
governo monarchico per affermare la necessit di un esercito stabile
e professionale.
allora utile sottolineare che in quel variegato complesso di
autori che Pocock ha interpretato come neo-machiavelliani, e che
effettivamente su diversi temi di rilievo elevavano il fiorentino a
modello, spesso il tema del rapporto tra guerra e commercio

24
Su questo argomento, giungendo a conclusioni diverse da quelle di Pocock e di
Hont, interveniva anche Steven Pincus nei suoi: Neither Machiavellian moment
nor possessive individualism: commercial society and the defenders of the English
commonwealth, Americal Historical Review, vol. 103, 1998, pp. 705-736; e: From
holy cause to economic interest: the study of population and the invention of state,
in A Nation Transformed. England After the Restoration, a cura di A. Houston e S.
Pincus, Cambridge, C.U.P., 2001, pp. 272-298.
25
G. Abbattista, Il Re patriota nel discorso politico-ideologico inglese del
Settecento, pp. xxi-lxxxix, introduzione a Bolingbroke, Lidea di un Re patriota,
Roma, Donzelli 1995. In termini pi complessivi, sul rapporto tra Machiavelli e il
machiavellismo e il tema dellimpero vedi: G. Giuliani, Il concetto di Impero nel
pensiero politico inglese, Il pensiero politico, vol. XXXIX, n. 1, 2006; Th. Mnissier
(a cura di), LIde dEmpire dans la pense politique, historique et philosophique,
Paris, LHarmattan 2006; M. Hornqvist, Machiavelli and Empire, Cambridge,
Cambridge University Press 2004; D. Armitage, The ideological origins of the
British Empire, Cambridge, Cambridge University Press 2000.

Machiavelli e machiavellismi tra restaurazione Stuart e governo Orange 223
assumeva una torsione decisamente diversa dalla lettera dei testi del
segretario fiorentino. Negli anni successivi la conquista orangista
Charles Davenant forse lesponente pi rappresentativo di questo
complesso di autori, ed certamente tra i principali fautori di una
linea politica estera commerciale fondata sui principi che avevano
guidato anche il governo rivoluzionario e cromwelliano; principi
neo-machiavelliani e neo-harringtoniani e che in Davenant
compongono una vera e propria practickal Ethics
26
. Nel suo
trattato On the Plantation Trade riferendosi a quanto Machiavelli
aveva scritto in Discorsi (II,2) Davenant scriveva infatti che if it
should be asked, why the care of liberty and preserving our civil
rights should be so much recommended in a paper relating to
Trade? We answer, that herein we follow Machiavel, who says,
That when a free state degenerates into a tyranny, the least
mischief that it can expect, is to make no farther advancement in its
empire; and no farther encrease either in riches or power, but for the
most part it goes backward and declines
27
. Davenant mutua,
infatti, da Machiavelli la convinzione che esista un legame diretto e
positivo tra la garanzia di esercizio della libert politica e laccresci-
mento economico avendo il segretario mostrato come no cities
have augmented their revenues or enlarged their territories, but
whilst they were at liberty
28
. Era questa una convinzione afferma-
tasi con forza negli anni del protettorato cromwelliano e legato
allevidenza sia del successo economico di Venezia prima, che
dellOlanda poi che in Davenant si accompagnava ad una frugalit
del governo intesa come limite alla spesa ma anche, e soprattutto,
come contenimento della tassazione che egli traeva proprio dal
Machiavelli. Ed altrettanto significativo che William Temple,
ambasciatore in Olanda per conto di Carlo II e esponente di primo
piano dello schieramento tory oltre che fautore del modello olan-

26
Ch. Davenant, On the Plantation of Trade, Discourses of the Public Revenues,
and of the Trade of England which more immediately Treat of Forreign Traffick of
this Kingdom, Part. II, Discourse IV [1698], in The Political and Commercial
Works of that Celebrated Writer Charles DAvenant, LL.D., a cura di Sir. Charles
Whitworth, 5 voll., London, 1771, vol. 2.
27
Ch. Davenant, An essay upon the Probable Methods of making a People Gainers
in the Balance of Trade, in Works, vol. 2, p. 336. Il riferimento a Machiavelli, I
Discorsi (2,II).
28
Ivi, p. 337.

Alessandro Arienzo 224
dese e lettore di Machiavelli, un paio di decenni prima dello stesso
Davenant avesse posto il controllo del commercio tra le priorit di
un governo efficace sottolineando, nel contempo, i limiti di una
strategia puramente commerciale. Alla base di una politica econo-
mica soddisfacente non poteva esserci solamente il commercio ma
anche lindustry pena la sconfitta nei processi di ridefinizione dei
mercati a fronte del rafforzamento delle grandi monarchie territo-
riali. Quello che appare evidente per Temple, cos come per
Davenant, quindi che la garanzia delle libert individuali e della
propriet, e nel primo anche una certa libert religiosa, erano i
presupposti di una politica interna stabile capace di aumentare le
potenzialit produttive dellInghilterra e di ridurre la sua dipen-
denza dalle fluttuazioni di uneconomia puramente commerciale. E
ci era reso possibile da un governo della legge necessario a
garantire il rispetto del meum and tuum che a ben guardare poteva
caratterizzare tanto free states quanto legal monarchies Under
the first they [the common people] find themselves rich ad easy,
under the second poor and oppressed by taxes. Besides, they are apt
to think such conduct in a court an invasion of their properties. For
in a free nation, or in a government of laws, and not of men, as
Princes have a right to such revenues as may support the royal
dignity, and enable them to protect the publick, as well as in honour
as its safety; so the body of the people collectively considered, have
likewise a natural right to such a proportion of their countrys
wealth and product, as is sufficient not only for the necessary but
confortable subsitence of life
29
.
Peraltro, negli anni che seguono la restaurazione monarchica la
riforma agraria tornava, paradossalmente, di prioritaria importanza
e con lei il riferimento a Harrington e non certamente come
espressione di un conservatorismo economico e di una presunta
pre-modernit di autori destinati ad essere scavalcati da impianti
teorici pi moderni che nel libero commercio individuavano il
perno di sviluppo economico, sociale e politico. Piuttosto essa
rappresentava la pre-condizione di un riequilibrio nei rapporti tra
classi e ceti differenti nonch uno strumento, se bene usata, di
rafforzamento di una monarchia che aspirava ad essere stato

29
Ch. Davenant, Essays upon Peace at Home and War Abroad. In Two Parts.
Part I, [1709], in Works, vol. 4, pp. 427-8.

Machiavelli e machiavellismi tra restaurazione Stuart e governo Orange 225
territoriale oltre che potenza marittima e commerciale. In tal senso,
non sono del tutto condivisibili le osservazioni di Pocock e Hont
secondo cui gli anni cinquanta e sessanta del Seicento segnerebbero
il punto di maggior sviluppo di un machiavellismo repubblicano
centrato essenzialmente su di una riflessione sul commercio dalla
quale prender corpo e quindi distanza unideologia liberale pi
adeguata allo svolgersi di una societ di mercato. Una societ che
rigettava lanti-commercialismo spartano e limperialismo militare
romano guardando, piuttosto, allOlanda quale espressione di un
espansionismo commerciale favorevole ad una ampia tolleranza
religiosa. La riflessione harringtoniana stava proprio a mostrare
quanto centrale fosse la distribuzione della propriet terriera in una
fase storica nella quale la ripartizione delle terre sottratte alla
corona e al clero, ed a quella parte di nobilt che aveva sposato la
causa realista, comportava un diverso ruolo sia della produzione
agricola, sia delle nuove manifatture. Ed in termini differenti da
quelli di Pocock e Hont, Steve Pincus sostiene infatti che while the
English read and understood Machiavelli in these years, they
rejected his political economy and moderated his celebration of
civic virtue. If there was a purely Machiavellian or classical
republican moment in 1650s, it was ephemeral
30
.
Certamente, se il neo-machiavellismo lega il tema della gran-
dezza militare a quello dellespansione commerciale evidente che
lo fa scavalcando la lettera della lezione di Machiavelli. Eppure,
negli anni che seguono la Restaurazione vengono riscoperti i temi
di profondo della riflessione machiavelliana sulla lex agraria, sia in
relazione alla necessit di gestire positivamente e politicamente le
dinamiche conflittuali tra gli interessi e i ceti, sia della riforma
agraria come strumento di ri-equilibrio proprio nel rapporto tra i
ceti. Un superamento, quindi, solo parziale del Machiavelli di
Harrington, che costituisce a ben guardare il superamento del
Machiavelli di Milton il quale vedeva, invece, nel commercio e
nelle ricchezze un fattore degenerativo della virt civile
31
. E tuttavia

30
S. Pincus, Neither Machiavellian Moment, p. 708
31
Su Milton, oltre al gi citato volume Milton and republicanism a cura di D.
Armitage et alii, vedi il pi recente volume di B. Worden, Literature and Politics
in Cromwellian England: John Milton, Andrew Marvell, Marchamont Nedham,
Oxford, Oxford University Press 2009.

Alessandro Arienzo 226
la frugalit guerriera, come esercizio di virt del cittadino in armi,
rimane un tema politico-morale di rilievo di un certo repubblicane-
simo, anche se nel complesso viene soppiantato dalle esigenze di
porre un limite alla guerra per garantire il libero scorrimento di
uneconomia commerciale, laccumulazione di ricchezze tali da
permettere il re-investimento nello sviluppo delle campagne e
dellindustria, il contenimento delle fratture religiose che il conflitto
militare continentale implicava per lInghilterra dellepoca.
Dal punto di vista militare e fiscale il riferimento allOlanda
nella gran parte degli autori della post-restoration non solo
repubblicani o whigs rilevante
32
. Il tema dalla militia che nella
sua declinazione repubblicana costituiva il controllo sulle armi
proprie mentre nella sua declinazione nobiliare poteva essere
recuperato come strumento di controllo da parte aristocratica
dellesercito in una funzione di limite al potere del principe si
incrocia con le spinte favorevoli alla costruzione di un esercito
permanente proprio attraverso il confronto con lesperienza
olandese. Le spinte verso una complessiva riforma dellesercito
erano in tal senso il frutto di due difficolt, la prima squisitamente
militare, dovuta alle sconfitte subite dagli eserciti di Carlo II e di
Giacomo II, la seconda connessa invece al rapporto tra organizza-
zione dellesercito e bilanciamento delle parti della nazione. Per gli
inglesi la militia era innanzitutto lespressione di un governo misto
e bilanciato, composta da ceti popolari e borghesi, bassa gentry ma
sotto il controllo dellalta aristocrazia. Essa doveva essere, pertanto,
espressione di virt civile poich, a detta di Sidney, no state can be
said to stand upon a steady foundation, except those whose strenght
in their own soldiery, and the body of their own people. E questo
perch in every mixed or popular government everyman is
concerned
33
. Un impianto che nei whigs radicali tendeva a stringere
ad un modello tradizionale di county militia la conservazione di
quella libert gotica garantita dallantica costituzione, e cui si
opporr con forza Andrew Fletcher nel Government in relation with
the Militia (1698), il quale, utilizzando esplicitamente Machiavelli,

32
Oltre al citato lavoro di J. Scott, Classical Repubblicanism, vedi il volume a
cura di J. Israel, Anglo-Dutch Moment: Essays on the Glorious Revolution and Its
World Impact, Cambridge, Cambridge University Press 1991.
33
A. Sidney, Discourses, (II,21).

Machiavelli e machiavellismi tra restaurazione Stuart e governo Orange 227
sottolineava la necessit per Inghilterra e la Scozia di ununica
militia permanente organizzata su base territoriale, anche essa
intesa scuola di virt militare e civile. Il dibattito sulla militia
diviene in sostanza il confronto intorno al tema machiavelliano
delle armi proprie e questo anche in un quadro aristocratico ma
con la peculiare torsione di fare da stimolo verso tentativi diversi di
professionalizzazione dellesercito civile. Esso peraltro parte di
un vero e proprio momento anglo-olandese nel quale il raffronto
e la comparazione tra le esperienze inglese ed olandese, che sfocer
nella venuta in Inghilterra di Guglielmo, si poneva come obiettivo
quello di offrire una soluzione nuova al problema posto dalle
incerte e deboli finanze della corona e alle crescenti spese per
limpegno militare sul continente particolarmente in chiave anti-
francese e anti-cattolica. Uno degli esiti sar la costruzione della
banca nazionale dInghilterra, inizialmente legata ad interessi
finanziari whig londinesi e olandesi. Nel dibatto a favore o contro la
costruzione di un sistema finanziario pubblico lesperienza olandese
sar quindi cruciale, come importanti saranno i dibattiti sui temi
della virt civile, degli interests dello Stato, degli equilibri propri di
una corretta monarchia mista e bilanciata. Da un lato, cerano i
fautori dellimportazione di modello fiscale che andava afferman-
dosi in Europa ordinato intorno ad un sistema di credito pubblico, e
tra essi vi sono William Temple, Henry Robinson, lo stesso
Davenant o figure particolarissime di amministratori come George
Downing la cui carriera comincia col protettorato e prosegue fino
a Guglielmo; dallaltro lato, gli oppositori di un politiche innovative
viste come fattore di corruzione dei costumi e della virt civiche
degli inglesi, ed questo il tema prevalente di una parte importante
del pensiero repubblicano e whig dellepoca, oppure, per parte
aristocratica, come uno strumento che sottraeva allaristocrazia il
potere di controllo sulle entrate reali, sbilanciando in senso
monarchico gli equilibri del regno.
Su tutti questi temi non sempre il raffronto col Machiavelli
esplicito o lineare; oltre al riferimento esplicito al segretario, por-
tato magari a modello di proposta politica o utilizzato come
riferimento storico, troviamo spesso temi machiavelliani utilizzati
come strumento per lanalisi e lindagine politica. A riprova del
fatto che il repubblicanesimo della Restaurazione si stacc, per lo

Alessandro Arienzo 228
meno in parte, dalla tradizione machiavelliana, costituendone una
variabile un po eccentrica
34
. Machiavelli e la tradizione machiavel-
liana erano comunque strumenti riconosciuti come di primaria
importanza per sciogliere il nodo di un rapporto, tutto da costruire,
tra espansione (militare e/o commerciale), organizzazione delleser-
cito, e bilanciamento tra i ceti. In un ottica che non poteva che essere
di innovazione politica e istituzionale, sia che avesse a riferimento
un quadro politico monarchico (bilanciato, limitato e/o parlamen-
tare), sia che avesse come aspirazione laffermazione di un nuovo
sistema repubblicano.
2. Machiavellismo, governo misto e separazione dei poteri
Il secondo punto sul quale ritengo sia utile soffermarsi relativo
agli sviluppi nella seconda met del secolo del tema del governo
misto; sviluppi che aprono alla definizione di una vera e propria
teoria della separazione dei poteri nella quale rilevante il ruolo
svolto dalle idee machiavelliane, particolarmente negli anni che
seguirono la Restaurazione. Il punto di partenza il recupero
tentato da parte parlamentare e whig dellidea di monarchia mista
cos come era emersa nel dibattito suscitato dalla Answer to
Nineteenth Propositions di Carlo I negli anni immediatamente
precedenti la rivoluzione. In Inghilterra lidea di monarchia mista
ha una storia complessa riconducibile ad una tradizione giuridico-
politica tardo medievale che si fa solitamente risalire al Fortescue e
alla sua teoria del governo politicum et regale, ma che assume un
ruolo di primo piano nel corso del Seicento nel quadro dellafferma-
zione del modello costituzionale della ancient constitution e quindi
alla ripresa particolarmente durante il ventennio rivoluzionario e
da parte repubblicana di temi classici di matrice aristotelica,
polibiana e machiavelliana. In un suo importante volume Michel
Mendle ha mostrato come nel corso del XVI secolo nella tradizione
politica inglese si compia il passaggio da una monarchia mista di
matrice medievale nella quale la distinzione tra lords spirituali
(quelli che pregano), lords temporali (quelli che combattono) e i

34
P. Adamo, Repubblicanesimo e dissent: dalla Restaurazione alla Gloriosa
Rivoluzione, p. 130, in Ideali repubblicani in et moderna, a cura di F. De Michelis,
G. Francioni, Etas, Pisa 2002, pp. 127-143.

Machiavelli e machiavellismi tra restaurazione Stuart e governo Orange 229
commons (quelli che lavorano) di natura prettamente funzionale
ad un modello diverso, di derivazione umanistica, fondato sulla
commistione del governo di uno, dei pochi e dei molti
35
. su
questultimo modello che si regge la dottrina del king-in-parliament;
una dottrina pericolosa che attribuiva al re un carattere potenzial-
mente pari e concorrente a quello degli altri due estates rendendo, in
tal modo, anche possibile assegnare al parlamento una funzione di
limite allesercizio della sua prerogativa. Nel corso dei dibattiti
politici che precedettero la rivoluzione, ma in termini che
proseguirono con maggiore decisione nel ventennio rivoluzionario e
quindi negli anni che seguirono la Restaurazione, le teorie del
governo misto e della monarchia mista avevano assunto da parte
parlamentare e repubblicana caratteri specifici, legati alla supremazia
legislativa del parlamento o dei soli commons, al ruolo della
dottrina della sovranit popolare e per conseguenza allidea di un
vincolo fiduciario (trust) posto al governo del Re o di un Lord
Protettore. In sostanza, assistiamo allaffiancarsi di un discorso
politico centrato sul recupero dei moduli del governo misto con un
discorso relativo alla separazione tra poteri seppure ancora
prevalentemente intesi come funzioni che reggevano il processo di
governo della monarchia inglese. Le due dottrine sono profonda-
mente diverse e per molti rispetti configgenti anche se negli ultimi
decenni del secolo si presentano insieme e spesso intrecciate o
confuse tra loro. La prima riferisce la distribuzione nellarchitettura
costituzionale delle funzioni di governo agli interessi fondamentali,
alle parti, del corpo politico. Lesercizio di un potere monocratico,
quello di un potere aristocratico e quello, infine, che esprime un
principio democratico colgono la necessit di temperare, e far
durare nel tempo, un sistema politico che si regge sul raccordo
positivo del governo di uno, con quello dei pochi e dei molti. E
quindi delle parti del corpo politico che corrispondono ad una tale
distribuzione: il principe, i nobili, il popolo. La seconda dottrina
separa invece tra loro alcune funzioni specifiche: quella di
legiferare, innanzitutto, e quella di portare ad esecuzione la legge
cui si aggiunge anche la funzione specifica giudiziaria sebbene essa
venga, ancora per tutto il Seicento, considerata parte sebbene

35
M. Mendle, Dangerous positions. Mixed government, the Estates of the Realm, and
the Answer to the xix propositions, Alabama, The University of Alabama Press 1985.

Alessandro Arienzo 230
relativamente autonoma del potere esecutivo. Il dibattito intorno
alla Answer to the Nineteenth Propositions appare di cruciale
importanza perch nella sua replica Carlo I recuperava un modello
tradizionale di monarchia mista re, lords e commons attribuendo-
gli tuttavia i caratteri nuovi di una monarchia bilanciata nella quale
erano pure prefigurati i tratti di una separazione tra funzioni del
governo: se un pieno potere legislativo era collocato nel King-in-
Parliament, il potere di dare esecuzione alle leggi era esclusiva-
mente nel Re
36
. Saranno proprio le riflessioni intorno a modelli
possibili di monarchia bilanciata che si svilupperanno con la
restaurazione Stuart a permettere la mediazione di specifici
elementi da un modello allaltro: come ha indicato Maurice J.C.
Vile the Restoration introduced a long period in which the two
doctrines were combined in an amalgam which recognized the class
element in the control of the legislativi power
37
. Esponenti centrali
in questo processo, oltre a John Locke, sarebbero autori come
George Lawson, Philiph Hunton, Anthony Ascham e Marchamont
Needham
38
. Proprio il proseguimento di questo processo avrebbe,

36
Mendle insiste, in tal senso, su una tradizione inglese che riconduce la dottrina
del governo misto al tentativo svolto da Sir John Fortescue di bilanciare i diritti e
le libert dei sudditi con le prerogative della corona e di rivendicare la supremazia
della common law sulla civil law. Questa linea teorica associa, quindi, il tema della
mistione con quello del limite al governo e non lega la fortuna inglese della teoria
del governo misto a cavallo tra gli anni 40 e 60 del Seicento allinfluenza di
Machiavelli e di Polibio. Su questo punto, come vedremo, si distingue Arihiro
Fukuda che invece afferma che se England possessed a theory of mixed government
which hat been made widely available by Fortescue. We have seen that this English
theory of mixed government had little to do with that derived from Graeco-Roman
antiquity, allora around 1641-2 emerged a new interpretation of the English
constitution [] the new English theory of mixed government. The theory was
new, since it employed Polybius, A. Fukuda, Sovereignity and the sword.
Harrington, Hobbes and Mixed Government in the English Civil Wars, Oxford,
Clarendon Press, 1997, p. 22.
37
M.J.C Vile, Constitutionalism and the separation of power, Oxford, Oxford
University Press 1967 (2
nd
edn, Liberty Fund, 1998), p. 38. Su questo importante
tema rimando ai capitoli iniziali del volume di Vile, e allancor pi dettagliato
volume di W.B. Gwyn, The Meaning of the Separation of Powers, New Orleans,
Tulane University 1965.
38
Su questi due autori, oltre al saggio nel presente volume, rimando ai lavori di
Marco Barducci: Anthony Ascham ed il pensiero politico inglese (1648-1650),
Firenze, CET 2008; Id. Marchamont Nedham e la pubblicistica politica inglese
del Seicento, Il Pensiero Politico, vol. XXXVIII, n. 2, 2006.

Machiavelli e machiavellismi tra restaurazione Stuart e governo Orange 231
invece, permesso la distinzione nella teoria politica del secolo
successivo del tema della separazione dei poteri da quello di un
sistema strutturato secondo checks and balances.
Un ruolo significativo nel passaggio tra questi due modelli
svolto da James Harrington. Tra i molti studiosi che ne hanno
ricostruito la proposta politica, Arihiro Fukuda ha sottolineato come
Harrington avesse proposto una duplice idea di balance: una di
matrice economica, relativa cio alla distribuzione delle terre, e
quindi connessa alla struttura economica che regge una determinata
articolazione delle parti della nazione, laltra invece connessa alla
sovrastruttura politica, legata al bilanciamento tra le funzioni del
governo the Senate proposing, the People resolving, and the
Magistracy executing
39
e connessa ad una nuova dinamica degli
interessi
40
. Egli ha pure mostrato come questa proposta venga
radicalmente modificata negli anni che seguirono la Restaurazione
da autori neo-harringtoniani attraverso la separazione del nesso
profondo e per Harrington necessario tra queste due idee. In tal
senso, lidea del bilanciamento tra le funzioni del governo verr
lasciata cadere a favore di un modello di monarchia mista nella quale
assume un ruolo prevalente lelemento aristocratico a contenimento
di quelli monarchico e popolare. Implicando, pertanto, il rigetto del
modello popolare del Machiavelli ma anche il recupero a tutto tondo
di quella teoria dei conflitti che Harrington aveva, invece, rigettato.
In questo contesto il riferimento al Machiavelli rilevante tanto in
ragione dellaffermarsi di una teoria della naturalit dei conflitti (i
tumulti) e della loro funzione positiva per il riequilibrio di una
costituzione corrotta, sia per tematizzare la necessit di un pi
equilibrato rapporto tra le parti (gli interessi) della nazione inglese e
tra le diverse funzioni del governo, sebbene nel quadro stabilito da
una monarchia bilanciata dai tratti aristocratici.
Questo recupero di temi e motivi machiavelliani, prima ancora
che del Machiavelli, si rende possibile lungo almeno tre linee
teoriche diverse. In primo luogo abbiamo un modello che, sulla base

39
J. Harrington, The Commonwealth of Oceana, 1656 in The Political Works of J.
Harrington, a cura di J.G.A. Pocock, Cambridge, Cambridge University Press,
1977, p. 180.
40
Sul tema, vedi J.W.A Gunn, Politics and the public interest in the seventeenth
century, London, Routledge & Kegan, 1969; L. Ornaghi Lorenzo (a cura di), Il
concetto di Interesse, Milano, Giuffr 1984.

Alessandro Arienzo 232
della naturale conflittualit tra le parti, configurava una proposta di
governo misto fondato sullequilibrio tra governo delluno, dei pochi
e dei molti attraverso un meccanismo istituzionale capace di far
giocare tra loro di diversi interessi. questa lipotesi di James
Harrington che, come ha mostrato convincentemente Fukuda,
attraverso Machiavelli, opera un inconsapevole recupero del modello
polibiano con lo scopo di garantire stabilit allordine politico sulla
base della convinzione che governo misto e sovranit siano concilia-
bili. Lambito di riferimento quello del repubblicanesimo; sebbene
di un repubblicanesimo che rigetta i tratti popolari della proposta
machiavelliana convinto, invece, che il fiorentino hath missed it
[i.e. limportanza dellelemento aristocratico] very narrowly and
more dangeroulsy
41
. Il perno di una proposta di governo stabile,
risiede, infatti, in una commistione tra aristocrazia e democrazia che
in Machiavelli non costituirebbe un aspetto di particolare rilievo.
Ipotesi, quella di Harrington, che tramonter con il chiudersi nel
corso degli anni sessanta di ogni ipotesi di affermazione di un
governo repubblicano.
Il riferimento a Machiavelli pure fortemente presente in una
ipotesi differente che, basata su unidea di sovranit popolare
legislativa e sullattestazione del diritto di resistenza a fronte di un
monarca arbitrario, si inscriveva in un quadro di ipotesi di monarchia
limitata popolare. Quel diritto di resistenza che invece Hobbes,
negli Elements, aveva indicato come il portato invitabile di una teoria
del governo misto e che troviamo espresso, ad esempio, proprio in
Sidney. Questi assume la teoria dei conflitti machiavelliana quale
ineludibile punto di partenza per la riflessione politica: Machiavelli
[] finds virtue to be so essentially necessary to the establishment
and preservation of liberty, that he thinks it impossible for a
corrupted people to set up a good government, or for a tyranny to
be introduced if they be virtuous; and makes this conclusion, That
where the matter (that is the body of the people) is not corrupted,
tumults and disorders do not hurt; and where is corrupted, good
laws do no good
42
. E poich all human constitutions are subject to
corruption, and must perish, unless they are timely reduced to their
first principles, il ritorno a quei principi originari che garantiscono il

41
J. Harrington, The Commonwealth of Oceana, p. 166.
42
Sidney, D. (II,11 e 13); da Machiavelli, D. (I,17).

Machiavelli e machiavellismi tra restaurazione Stuart e governo Orange 233
buon ordine di una costituzione was chiefly done by means of those
tumults which our author [i.e. Filmer] ignorantly blames
43
. Sidney
nei Discorsi articola una proposta che stringe insieme governo
popolare e diritti individuali in un quadro di governo misto articolata
intorno alla centralit legislativa della camera bassa, ad un senato
consultivo che opera come principale corte di giustizia del regno, ad
un monarca fortemente limitato da un rapporto di trust che lo
veicola al benessere del popolo e delle nazione espresso dal parla-
mento. Quasi a riproporre in termini nuovi listituto del dittatore
romano. I temi machiavelliani della positivit dei tumulti o del
ritorno ai primi principi erano allora finalizzati alla costruzione di
un ordine stabile e popolare basato sulla centralit del legislativo. Il
parlamento conserva la potest di un potere di fare leggi che is
always Arbitrary, and not to be trusted in the hands of any who are
not bound to obey the Laws they make
44
. Se il potere legislativo
attribuito ai Commons, il potere esecutivo unicamente legato
allamministrazione della giustizia e della legge invece nel re
che lo deve esercitare entro vincoli giuridici stretti.
Termini non dissimili sono presenti pure nel testo Some Remarks
upon Government di John Wildman del 1688/89, un opera nel quale
limpianto teorico harringtoniano forte ma utilizzato per favorire
un ipotesi di monarchia limitata nella quale allinteresse del
principe deve essere contrapposto linteresse superiore del
popolo. In Inghilterra, la costituzione colloca the dominion in the
king, whilst the property is in the People, sebbene in ci vi sia a
sort of Violence upon Nature
45
. Infatti, Re e Popolo mantengono
tra loro una sostanziale egualit e ci li pone in una condizione di
guerra permanente poich while the King has so great a revenue as
to be able to maintain a Standing Army, there still remains so much of
this Equality as will promote and maintain such Differences as ought
by no means to be allowed of in a well constituted Government. But
moreover, the people, by the present constitution, are sharers with the

43
Ibidem.
44
Sidney, D. (III,45).
45
A.B. And N.T. (i.e. John Wildman), Some Remarks upon Government. And
particularly upon the Establishment of the English Monarchy. Relating to this
present juncture, 1688/89 in The Struggle of Sovereignty. Seventeenth century
English political tracts, 2 voll, a cura di J.L. Malcolm, Indianapolis, Liberty Fund
1999, vol. 2, p. 888

Alessandro Arienzo 234
Prince in the supreme legislative Power in Parliament, and tis by
them that Grievances must be redressed []
46
. Promuovere un
efficace equilibrio tra i due interessi possibile solo riducendo
drasticamente le entrate della corona, oppure dando vita ad un
parlamento permanente. Peraltro, all government are built upon
wrong bottoms, where there is not a supreme and absolute power,
which may without control, and upon any sudden Occasion or
Emergency, alter, create, or repeal such Laws as shall be thought by
them necessary for the Peoples Good
47
. In termini pi comples-
sivi, per questa linea teorica vale forse losservazione di Pietro
Adamo secondo il quale, in quellampia galassia del dissenso
religioso e politico che emerse negli anni precedenti la rivoluzione,
appare evidente come il pensiero complessivo dei dissenters si
orient verso lideale del governo misto e di una monarchia parlamen-
tare, e verso una filosofia politica basata sul contratto e la legittimit
della resistenza, fornendo, quindi, ai repubblicani linguaggi e
prospettive inedite ma pure dissociandosi dai progetti di costruzione
di una sistema istituzionale e politico repubblicano
48
. Questinsieme di
repubblicanesimo, giusnaturalismo, contrattualismo e teorie della
sovranit avrebbe costituito una delle espressioni pi rilevanti della
riflessione politica della seconda met del Seicento, assumendo un
ruolo di rilievo negli ambiti politici whig.
Cera infine almeno una terza ipotesi che, attraverso una rifles-
sione intorno al governo misto, mirava a garantire tanto un limite
aristocratico allesercizio del potere da parte della corte, quanto una
sostanziale stabilit dellordine politico in un quadro di esplicita
conservazione politica di matrice nobiliare. In una monarchia
correttamente bilanciata la separazione tra gli estates poteva
mantenere i caratteri propri del governo misto nel caso in cui la
funzione esecutiva fosse esercitata dal Re e dallaristocrazia
raccolta in consiglio, e quella legislativa fosse invece collocata nel

46
Ivi, p. 891.
47
Ivi, p. 893, da Machiavelli D (I,58) e D (I,4) In Wildman troviamo una rilettura dei
passi del Machiavelli mutuata da Milton che nel Commonplace Book riproponeva
lanalisi del fiorentino del ruolo positivo svolto dai tumulti nelle repubbliche per
giustificare espressamente la ribellione al governo arbitrario In termini immediata-
mente riferibili al presente dellopera, per giustificare la chiamata in Inghilterra di
Gugliemo dOrange.
48
P. Adamo, Repubblicanesimo e dissent, p. 130.

Machiavelli e machiavellismi tra restaurazione Stuart e governo Orange 235
King-in-Parliament. Se lorigine teorica di questo modello, cos
come del precedente, in una specifica prudenza moderna che
secondo Harrington si era affermata in Inghiterra grazie allopera di
Sir John Fortescue tesa quindi a bilanciare le prerogative della
corona con le libert e i diritti dei sudditi inglesi
49
essa giungeva
per a conclusioni non troppo dissimili da quelle dello stesso
Harrington poich la compresenza di un discorso sul governo misto
e di una relativa separazione funzionale tra i poteri favoriva
lemergere di checks e balances specifici finalizzati a contenere i
rischi di sbilanciamento dellarchitettura istituzionale verso la
camera bassa o verso la corona: ed questo, ad esempio, il caso del
Savile. Nel marchese di Halifax la separazione delle funzioni di
governo, i checks e balances tra queste funzioni e tra gli interessi
che compongono il corpo della nazione sono dispositivi ugualmente
importanti ai fini della conservazione di un equilibrio pur sempre
mutevole della monarchia. La separazione tra la funzione
legislativa ed esecutiva si conferma una garanzia di libert poich
for the preservation of Liberty, the making and executing of laws
must not be in the same hand
50
. Del resto, the laws under the
Protection of the King govern in the ordinary Administration; the
extraordinary Power is in Acts of Parliament, from whence there
can be no Appeal but to the same Power at another time
51
. I limiti
allesercizio del governo sono costituiti dalla legge ma anche dalla
separazione tra esecutivo e giudiziario, del quale il Savile sottolinea
la necessaria indipendenza. Il problema del controllo sullabuso di
potere tuttavia legato esclusivamente a quei checks e balances tra
le diverse parti dello Stato che, dipendendo le une dalle altre, sono
obbligate a mantenere un equilibrio reciproco: In England, the
severall parts of the Constitution are restrained in the distinct rights
which belong to them, And they are balanced by the differing
priviledges, or if you will call them prerogatives, by which the want
they may have of one another, is the great check upon every part,
not to extend their Jurisdiction to the prejudice of those that have a

49
Sul punto pone la propria attenzione A. Fukuda, Sovereignty and the sword, pp.
17-21.
50
G. Savile, Miscellanys, in The Works of George Savile, vol. 3, p. 167.
51
G. Savile, Prerogative, in The Works of George Savile, vol. 2, p. 58.

Alessandro Arienzo 236
copartneship of power, though not precisely in the same degree
52
.
Questa massima indicativa della condizione, anche teorica, di
transizione della riflessione saviliana. I checks seguendo un modello
giuridico, sono il frutto di diritti, privilegi e consuetudini che
realizzano una copartnership of power istituente un particolare
governo misto. Quindi, essi esprimono anche le dinamiche concrete
degli interessi tra i corpi, che possono trovare un loro positivo ma
sempre mutevole equilibrio a partire da una mutual condiscention
che opera come balance. Il Savile mostra, in tal senso, unattenzione
specifica per i meccanismi attraverso i quali le decisioni politiche
sono rese effettive, e verso la preminenza che questaspetto assume
a fronte del momento legislativo. In tal senso, quella saviliana
costituisce una monarchia limitata che vive del positivo rapporto tra
aristocrazia nobiliare e monarchia. La prima esercita il proprio
potere al fianco del principe nel privy council o in un nuovo cabinet
council, la seconda ha il suo punto pi alto nella figura del monarca.
Su questo piano vige la critica ad ogni ipotesi di partecipazione della
camera bassa allesercizio del governo ed il rigetto dellipotesi di un
co-ordinate power esercitato dai Commons.
Nel Savile la monarchia bilanciata allora da intendersi come
forma di governo intermedia e dal carattere bilanciato risultante da
un rapporto di forze in contrapposizione, in essa la mescolanza e il
contemperamento di monarchia e democrazia si attua attraverso un
corpo mediano che opera da cerniera tra re e popolo. Questo corpo
mediano costituito da unaristocrazia che opera come corpo
senatoriale e che svolge una funzione di raccordo tra principe e
popolo. In tal modo, il vincolo che tiene unite la corona e
laristocrazia a garantire lo strutturarsi di equilibri efficaci tra i
princpi diversi di sovranit e di libert. I Lords e la corona,
nellesercizio di un reciproco controllo, si pongono come limite
politico luno per laltro garantendo tanto lefficacia del governo
quanto la pi ampia libert possibile per gli inglesi. Sul piano pi
generale dellorganizzazione costituzionale, quella saviliana una
monarchia limitata fondata per sulla co-partecipazione alla fun-
zione legislativa dei tre estates e sulla condivisione della funzione
esecutiva nel re e nellalta aristocrazia. Le componenti del corpo
politico cooperano in equilibrio frutto di un meccanismo di forze

52
G. Savile, Fundamentals, in The Works of George Savile, vol. 2, p. 138.

Machiavelli e machiavellismi tra restaurazione Stuart e governo Orange 237
contrapposte nel quale laristocrazia nobiliare opera da snodo e
raccordo politico tra le parti diverse garantendo sia una funzione di
limite aristocratico al potere del principe, sia di contenimento alle
spinte innovatrici della camera bassa. Nel Savile i diversi meccani-
smi di checks e di balances hanno lo scopo di ritradurre sul piano
istituzionale e politico quella conflittualit ineliminabile tra le parti
della nazione inglese che il Savile giustifica teoricamente attraverso
letture machiavelliane, ma anche attraverso le mediazioni dello stesso
Sidney, di Nedham, di Harrington. Peraltro, lindagine saviliana della
funzione esecutiva che innanzitutto espressione di un potere
esercitato dal monarca e dal suo entourage di consiglieri e ministri
ritraduce in termini assolutamente innovativi la pi tipica trattatistica
politica sul Principe, sul Segretario, sulla prudenza politica, inseren-
dole in un quadro appunto di costruzione di apparati statali
complessi e parzialmente autonomi.
3. Qualche cenno sul machiavellismo tra religione e politica
nella Restaurazione
Un ultimo tema che vorrei con molta maggiore brevit attraversare
dato della questione religiosa e dal ruolo che la riflessione del
Machiavelli poteva svolgere in essa. Tema spinoso ancora nella
seconda met del secolo, segnato da spinte diverse verso il
rafforzamento della chiesa anglicana, ipotesi di allargamento ai
dissenzienti, richieste di tolleranza e forte anti-cattolicesimo. Se la
Dichiarazione di Breda promulgata immediatamente dopo il
reinsediamento di Carlo II sul trono inglese aveva come obiettivo
immediato quello di rassicurare le componenti diverse del dissenso
protestante sulladesione a una politica di sostanziale tolleranza e
inclusione, lapprovazione del Codice di Clarendon tra il 1661 e il
1665, il Conventicle Act del 1670, il Test Act del 1673 e la
Exclusion Crisis del 1679 palesavano un contrasto profondo e
radicato nel paese e nelle istituzioni monarchiche. In questo
contesto, larticolazione complessa e fortemente conflittuale del
fronte riformato inglese, lo scontro permanente con la forte
aristocrazia cattolica e laccentuarsi del contrasto tra Cattolicesimo
e Riforma sul continente europeo rendevano la questione religiosa e
le politiche ad essa connesse assolutamente vitali per la stabilit e la

Alessandro Arienzo 238
conservazione della monarchia inglese. Incidendo, peraltro, in
maniera diretta ed esplicita negli assetti politici e istituzionali del
Regno: di assoluto rilievo, in tal senso, erano il ruolo svolto dalla
chiesa anglicana e dai lords spirituali, il ruolo politico ancora attivo
dellaristocrazia cattolica tanto sul piano della politica interna,
quanto e forse ancor pi su quello della politica internazionale
cos come lo scontro tra la camera dei comuni e le altre due estates
del regno come parte del contrasto tra anglicanesimo e forme
diverse del dissenso protestante. Emergevano, allora, con chiarezza
le ragioni per le quali questa polarizzazione assumeva forme pi
articolate della semplice contrapposizione tra ortodossia anglicana e
dissenso religioso, segnando, piuttosto, il raccordo tra le istanze di
chi aspirava alla riforma della religione con quelle di chi progettava
un riassetto politico-istituzionale
53
. La lezione del Machiavelli, e
le componenti diverse del machiavellismo dellepoca giocavano, in
questo contesto storico, un ruolo specifico, finalizzato al conteni-
mento del conflitto religioso e alla sua riconduzione nellalveo della
mediazione politica. Ed a tal fine, era necessario sia recuperare la
funzione politica della religiosit, il suo rappresentare un ele-
mento di stabilizzazione del rapporto tra comando e obbedienza, sia
una sua dimensione nazionale e il pi possibile inclusiva capace,
quindi, di stemperare i contrasti interni al fronte riformato e
coinvolgere e interessare gli stessi cattolici alla conservazione di
un ordine stabile, sebbene protestante.
Uno dei caratteri del machiavellismo inglese sempre stato
individuato in una sorta di doppia moralit, tutto il lavoro di Gorge
Mosse sulla casistica cattolica e protestante articolato su questa
ipotesi. Lo stesso Raab individua nella secolarizzazione piena della
politica e nel suo ri-articolarsi intorno alla categoria dellinteresse

53
P. Adamo, Repubblicanesimo e dissent, p. 129; Adamo prosegue individuando
tre raggruppamenti che riflettono differenti modi di intendere tale raccordo: in
primo luogo, quelli che auspicavano un deciso cambiamento negli orientamenti
governativi, con una politica estera filo protestante, una ricerca di un modus
vivendi con i dissenters, una gestione meno autocratica del potere da parte della
corte; in secondo luogo, coloro che aggiungevano ai sopra citati motivi lesigenza
di un mutamento nellassetto propriamente istituzionale del paese, con un governo
dipendente dal Parlamento, la diminuzione del potere di prerogativa del sovrano e
una soluzione religiosa che legittimasse le confessioni dissidenti; infine, i
nostalgici del Commonwealth, che puntavano alleliminazione della monarchia e al
ritorno ad una forma di governo repubblicana, ivi, pp. 129-130.

Machiavelli e machiavellismi tra restaurazione Stuart e governo Orange 239
uno dei tratti cruciali dellinfluenza machiavelliana
54
. Quello che
vorrei invece mettere in evidenza come il dibattito restaurativo sul
tema delluniformit religiosa recuperi il discorso machiavelliano
della religione considerata in a politic sense. Su questo tema
ritorna centrale il Machiavelli storico e ancora una volta lesempio
di Roma. Il conte William Cavendish, duca Devonshire (non quindi
di Newcastle), fervente whig, durante il dibattito sulla exclusion
crisis sottolineava come Religion considered only in a Politick
Sense, is one of the chief Supports of Civil Government
55
. E questo
in ragione della sua funzione ordinatrice: The Romans, of fierce and
rude people, were made tractable by Numa, and submitted to such
Laws and Customs as he thought fit to introduce, not so much by
their being convinced of the reasonableness of those Laws, as by
finding a way to persuade them, that all his new Constitutions were
the Dictates of a Divinity, with whom he pretended daily to
converse
56
. Il riferimento qui al Cap. XI del libro I dei Discorsi.
Nel dibattito politico inglese post-restaurativo i riferimenti a Numa e
alle istituzioni religiose romane fatti attraverso la mediazione dei
Discorsi machiavelliani e limpostazione teorica del segretario
fiorentino assumono un rilievo peculiare nella riflessione di Walter
Moyle, in particolare nel suo On the Constitution of the Roman State
(1698) e permettono di intendere lintreccio problematico che
sinstaurava tra politica, inclusione religiosa, ruolo dellaristocrazia
nobiliare, riforma dellesercito
57
. Moyle convinto che le istituzioni
religiose romane, a partire dal governo di Romolo e quindi col
contributo decisivo del legislatore Numa, rappresentino la realizza-
zione del pi saggio equilibrio tra religione e politica: whether we
consider the simplicity of its precepts, and their mighty influence

54
significativo come la figura del machiavilian elisabettiano, lold nick
demoniaco ed ateista, nella polemica religiosa e politica della restaurazione finisca
per trasformarsi nelle due figure opposte del papista-jesuiticall o del phanatikall.
55
W. Cavendish, Duke of Devonshire, Reasons for His Majesties Passing the Bill of
Exclusion. In a letter to a friend, 1681, in The Struggle for Sovereignty. Seventeenth-
Century English Political Tracts, 2 voll, a cura di J.L. Malcolm, Indianapolis, Liberty
Fund 1999, vol. 2, pp. 717-728, cit. p. 723.
56
Ibidem.
57
Sul machiavellismo di Walter Moyle rimando al saggio di Enrico Nuzzo pubbli-
cato in questo volume. E al suo La superiorit degli stati liberi. I repubblicani inglesi
(1649-1722), Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane 1984, in particolare lintroduzione
e la parziale traduzione italiana e introduzione al testo di Moyle.

Alessandro Arienzo 240
upon the morals of the people, or their admirable application to all
the ends of civil society, and particularly the support of the
monarchy, will appear to be the wisest and the most politic system
of religion, that ever any lawgiver founded
58
. Evidentemente, vi in
ci un equilibrio che possibile ricostruire sulla base della piena
assunzione della credulit degli uomini e del fondamento irrazio-
nale della fede; elementi, quindi, che devono essere utilizzati positiva-
mente per costruire fiducia nellautorit religiosa: Romulus drew
only the rough draft of religion, which was finished and brought to
perfection by the great genius of Numa; who from a private man, and
a foreigner, was courted to accept of the crown, purely upon the
renown of his piety and justice. The principles from which he
derived authority and belief to his religion, were, first the reputation
of sincerity, which is the universal ground of persuasion; his
innocent practice upon the credulity of a barbarous people, by
pretending to a supernatural revelation of his laws; and lastly the
operation of miracles. This has been the current practice of all the
great legislators of antiquity, who thought the opinion of a divine
mission and authority, absolutely necessary to procure belief to all
their doctrines, and a blind and abandoned submission to all their
laws
59
. Il riferimento alla credulit delluomo e alla natura
essenzialmente artificiale della dottrina e dei riti rendono possibile,
secondo Moyle, tornare agli elementi fondati il dato religioso. Un
ritorno ai principi espresso dallopera di Numa e capace di evitare
scismi e divisioni, prodotto dal moltiplicarsi delle regole, degli
articoli di fede: For if schisms and heresies were traced up to their
original causes, it would be found that they all sprung chiefly from
the multiplying articles of faith, and narrowing the bottom of
religion, by clogging it with creeds and catechisms, and endless
niceties about the essence, properties and attributes of God. The
common principles of religion all mankind agree in; and the belief
of these doctrines a lawgiver may venture to enjoin; but he must go
no further if he means to preserve an uniformity in religion
60
.

58
W. Moyle, An Essay upon the Constitution of the Roman Government, in The
Works of Walter Moyle Esq; None of which were before publisd, vol. 2. London,
J. Darby, 1726, vol. I, p. 3 (ristampa Kessinger Publishing 2007).
59
Ivi, p. 4.
60
Besides the influence of his religion upon the duties of private life, he likewise
made it a part of the Roman policy and subservient to all the great ends of government

Machiavelli e machiavellismi tra restaurazione Stuart e governo Orange 241
Luniformit religiosa viene presentata da Moyle come un
presupposto necessario alla costruzione di un ordine politico stabile,
virtuoso e foriera di grandezza e vigore
61
ed era il portato di un
rapporto chiaro tra politica e religione che collocava il governo e il
controllo degli affari religioni nelle camere: This wise institution
of an universal liberty in religion, seems to be owing to this single
cause, viz. That the government of the national religion was lodged
in the senate and people
62.
La costruzione di un sistema politico-
religioso tollerante ed inclusivo costituiva, peraltro, anche il prerequi-
sito per un esercito popolare efficiente e valoroso. Si tratta, allora,
secondo Moyle, di intervenire su alcuni elementi strutturali che
attribuiscano alle istituzioni religiose potere ed autorit, consapevoli
che, come aveva in buona parte mostrato la lezione harringtoniana:
Power is of two kinds, imaginary or real. Imaginary power is

and society. All the elections of their magistrates, and all their public resolutions, were
ratified by the solemn approbation of their gods, consulted by their college of
diviners; than which nothing could be a greater reach of policy, to teach the people
obedience to their magistrates and subjection to their laws. This was likewise a
mighty incentive to valour and resolution to their armies upon any desperate
service, and won them many victories; for prophecies by the assurance they give of
success, are oftentimes the causes of the events that they foretell. Numa, by the
wide bottom of his religion, prevented all heresies in fundamentals; and in the
particular forms of divine worship he allowed a general liberty of conscience. This
generous principle of tolerating all religions in the commonwealth, was that above
all others which fitted his system to the chief design of the government; for the rise
and progress of the Roman greatness were wholly owing to the mighty confluence
of people from all parts of the world, (with customs and ceremonies very different
from the Romans) who would never have settled there, with an allowance of the
free exercise of their particular religions, ivi, pp. 4-5.
61
Ivi, p. 7.
62
The government of religion being in the hands of the state, was a necessary
cause of liberty of conscience; for there is scarce any instance in history of a
persecution raised by a free government. Persecutions are generally made to gratify
the pride, the ambition, or the interests of the clergy; which a state, that has the
command of the national conscience, will never indulge at the expense of the
public good. A free government is designed for the liberty of the whole society,
which persecution is inconsistent with; and it is against all the rules of policy to
persecute opinions not destructive to humane society; for a necessary consequence
of such a practice, is the narrowing of the bottom of the community, by weakening
the strength and force of the commonwealth, which consists in the number of the
people, who in all appearance will, when thus disturbed, retire to an easier
government; nor can this fail to break the firm unity of the nation, which these
severe arts of government are inconsistent with, ivi, p. 9.

Alessandro Arienzo 242
authority founded upon opinion: real power is authority founded
upon dominion and property. Non si doveva, quindi, ripetere
lerrore dei romani presso i quali the Roman clergy had little of
the first, and none of the last, till the ruin of the commonwealth
63
.
Moyle indica, allora, come la grandezza dellopera di Numa fosse
legata alla sua capacit di connettere lautorit esercitata della
chiesa con i percorsi di affermazione della monarchia giocando,
quindi, sul difficile equilibrio tra nobilt e popolo. Egli prosegue,
quindi, descrivendo le ragioni profonde, connesse ad un certo tipo
di bilanciamento tra le parti popolari e aristocratiche entro lo
schema della monarchia mista e limitata costruita da Romolo, che
portarono allaffermazione della repubblica. I riferimenti teorici di
Moyle sono certamente da cercarsi in Machiavelli, cos come
decisiva linfluenza di Harrington.
Un approccio analogo a quello di Moyle lo troviamo, infine,
nella riflessione di un altro importante allievo di Harrington, Henry
Nevile, che nel Plato Redivivus sposava la causa protestante avviata
da Calvino contro il gioco tirannico della chiesa latina e rin-
viava in ci a Machiavelli
64
, cos come ad Harrington per eviden-
ziare come una politica dinclusione potesse essere il portato di un
riequilibrio nelle costituzione inglese tra una parte naturale del
governo il potere nelle mani del popolo, esautorata da una parte
artificiale lo stato monarchico foriero invece di corruzione. Una
corruzione che era innanzitutto negazione dei principi del governo

63
Ivi, p. 12.
64
The successors to these good Christians were not so scrupulous: for within
some ages after, the priests to get riches and power, and the emperors to get and
keep the empire, (for by this time the Christians were grown numerous and
powerful,) combined together to spoil our holy religion, to make it fit for the
government of this world; and to introduce into it all the ceremonious follies and
superstitions of the heathen; and (which is worse) the power of priests, both over
the persons and consciences of men. I shall say no more of this; but refer you to
innumerable authors who have treated of this subject: particularly to a French
minister, who has written a book entitled, La Religion catholique apostolique
Romaine institue par Nume Pompile; and to the incomparable Machiavel in his
posthumous Letter, printed lately in our language with the translation of his
works, H. Neville, Plato Redivivus: or, a dialogue concerning Government,
Wherein, by Observations drawn from other Kingdoms and States both Ancient
and Modern, an Endeavour is used to discover the present Politick Distempers of
our own, with the causes, and remedies, London, 1681, 2
nd
edn.

Machiavelli e machiavellismi tra restaurazione Stuart e governo Orange 243
misto inteso, lungo la linea di Harrington, come separazione e bilancia-
mento dei poteri.
Lanalisi delle istituzioni religiose romane, particolarmente
quelle della Roma monarchica e pre-repubblicana, che in Machiavelli
trovava una delle analisi storiche pi acute, erano quindi finalizzate
alla composizione dei contrasti che attraversavano il campo riformato
attraverso laffermazione di una religione civile e riformata. Se
Moyle e Neville sottolineavano la dimensione politica di un
corretto governo della religione che attraverso inclusione e tolleranza
ed il ritorno ad una fede fatta di pochi e generali principi connessa
ad un recupero dei principi di un governo misto harringtoniano
stemperava il contrasto religioso riconducendolo nei limiti della
dinamica politica e istituzionale, altri autori mettevano invece in
evidenza come la tolleranza religiosa potesse pure favorire il
commercio, come ad esempio sosteneva Peter Pett o comunque i
veri interessi della nazione, come in John Corbet. Su questo tema
troviamo ancora oggi indicazioni utili pur nella discutibilit
dellimpianto interpretativo complessivo nel lavoro di John A.W.
Gunn sugli sviluppi della categoria di public interest
65
. Di rilievo,
in tal senso, resta pure la linea dindagine avviata da Pocock
sulleconomia politica neo-harringtoniana, seppur con le cautele
sollevate da Steve Pincus,e la relazione che in essa sinstaura tra gli
sviluppi del commercio con quelli di una ampia tolleranza religiosa.
Anche nel dibattito sulla exclusion crisis troviamo Machiavelli
utilizzato esplicitamente a favore allimposizione di una certa
uniformit religiosa legata alle necessit del governo civile. Un
simile approccio presente anche in autori di matrice aristocratica,
ed connesso agli intrecci tra machiavellismo e neo-stoicismo che
si ravvivano nella cultura aristocratica inglese della seconda met del
secolo. Esemplare, ancora una volta, la riflessione politica di
George Savile nella cui opera i confini dellinclusione dei dissen-
zienti, della repressione dei cattolici e delluniformit religiosa del
regno sono esclusivamente politici e legati agli equilibri propri del
corpo della nazione oltre che alla convinzione che Without the help

65
J. Gunn, Politics and the public interest in the Seventeenth century, London,
Routledge & Kegan Paul 1969; vedi anche A. Hirshmann, Le passioni e gli
interessi. Argomenti politici in favore del capitalismo prima del suo trionfo,
Milano, Feltrinelli 1979.

Alessandro Arienzo 244
of religion the laws would not be able to subdue the perseveness of
mens will, which are wild beasts wich require a double chain to
keep them down senza laiuto della religione le leggi non
potrebbero sottomettere la pervicacia della volont degli uomini,
che sono bestie selvagge che richiedono una doppia catena per
essere tenute a bada
66
. Nel suo caso una politica a garanzia della
stabilit del governo civile non poteva che essere a favore del
cattolico Duca di York sulla base di unanalisi dei rischi che
lInghilterra avrebbe corso con una politica di esclusione dinastica.
Quanto vi sia del Machiavelli in questa linea danalisi ancora da
verificare appieno, certo che nel marchese di Halifax alla lettura
delle opere del segretario fiorentino si affiancavano le letture del
Montaigne, del libertinismo e del neo-stoicismo continentali, a
configurare un discorso sulluomo e sulle parti che componevano la
nazione inglese che ne sottolineava le ineliminabili conflittualit.
Del resto, che esista un legame diretto tra i moduli della politica del
marchese ed il suo scetticismo una tesi espressa molti tra i suoi
studiosi, e particolarmente da John E. Parsons che in un suo saggio
del 1978 ha messo in evidenza come la riflessione saviliana nelle
forme stilistiche cos come nei suoi svolgimenti espositivi rappresenti
la consapevole elaborazione di una prassi politica specifica il cui
fondamento sarebbe proprio lo sforzo di razionalizzazione la policy in
funzione del contesto politico e storico
67
. Il realismo politico, che
Parsons interpreta esplicitamente come il portato di influenze
machiavelliane, esprime la capacit di adattarsi alla multiformit
delle ragioni e degli interessi attraverso una mediet politica che
corresponds to a concrete series of policy decisions...
68
. E la
separazione tra le ragioni della ratio e le necessit della prassi la
radice di quella discrezionalit politica la political Latitude che
alla base di scelte e condotte che in ambiti diversi sarebbero
esecrabili: A minister must have a politique latitude in his
morality, as to smaller circumstances, or else he cannot serve
69
. In

66
Ibidem e G. Savile, Character of a Trimmer, vol. I, p. 199.
67
J.E. Parsons, Halifax: The Complete Trimmer Revisited, Interpretation. A
Journal of Political Philosophy, vol. 7/3, sept. 1978, pp. 66-94.
68
Ivi, p. 72.
69
It is hardly honest in a Minister to bee exactly honest in the vulgar exception.
Hee must have a morality suted to his calling, and hath a dispensation to
dissemble, that would be criminall in a private man, &c. His own Interest must not

Machiavelli e machiavellismi tra restaurazione Stuart e governo Orange 245
tal senso, lincrocio tra la metodologia scettica ed una particolare
teoria delle passioni di derivazione neostoica costituirebbe larchitet-
tura filosofica dellopera del Savile nel contesto della grave crisi
politica e sociale dellaristocrazia inglese di fine secolo. Se dal
punto di vista morale e religioso la risposta al problema del conflitto
confessionale rimane quella delladattamento, dal punto di vista
politico essa pu essere sostanzialmente ricondotta ad un uso
strumentale della religione. Il marchese sarebbe, come sostiene da
Felix Raab, un machiavellico regarding politics as an autonomous
sphere of activity, self-justifying, and not to be judged according to
extraneous ethical or religious criteria
70
. La radicale separazione
tra la sfera politica e quella religiosa lo spingerebbe a porre quindi
linteresse a fondamento del fare politica: The proper foundation
of politics was interest
71
anche se, ci dice Raab, con ci sintende
the arbitrarily defined political aim of any given group or individual.
Arbitrarily, because mens reason does not necessarily stretch far
enough for them to see their interests clearly
72
. Machiavellismo,
neostoicismo e scetticismo costituirebbero, in una parte rilevante
dellaristocrazia di fine Seicento, quel milieu culturale utile a
configurare un discorso politico pragmatico e conservatore. Legata a
questa, vi infine una linea che, pure impiantandosi su una analisi
delle complessioni umane, dei temperamenti e delle passioni
delluomo che in questi tre elementi trovava i propri elementi
teorici, spingeva verso esiti Deisti, come in Charles Blount il quale
in opere come lApollonius, il Diana e soprattutto nel suo Religio
Laici riconosce in Hobbes, Montagne e in Machiavelli quegli autori
che pi di altri hanno offerto a true account of human nature
73
. Il
Machiavelli osservatore delluomo e fine analista delle complessioni
umane nonch delle loro ricadute nella vita civile diviene, in altri
termini, lo strumento di un discorso politico che , innanzitutto, un
discorso antropologico.


give him a dispensation; it is onely the publique service that can absolve him, G.
Savile, Ministers, vol. 2, p. 188.
70
F. Raab, The English Face, p. 252.
71
Ivi, p. 246.
72
Ibidem.
73
Vedi J.A. Redwood, Charles Blount (1654-1693), Deism, and English Free
Thought, in Journal of History of Ideas, vol. 35, n. 3, 1974, pp. 490-498.

Alessandro Arienzo 246
Brevi note conclusive
Sulla base delle rapide note presentate in questo lavoro, che
richiedono certamente maggiori approfondimenti, si pu forse
affermare che i temi machiavelliani e i riferimenti pi o meno
espliciti alle opere del segretario fiorentino che attraversano il
dibattito politico nei decenni successivi la restaurazione Stuart
siano assunti e fatti circolare sulla base di esigenze di ordine
analitico, legate quindi alla volont di definire un sapere politico
funzionale alla organizzazione e al rafforzamento dello stato, ma
anche sulla base della necessit di dotarsi di strumenti teorici che
permettessero di prefigurare percorsi di innovazione o riforma degli
assetti politici e istituzionali inglesi.
Machiavelli veniva, allora, utilizzato tanto come studioso della
politica, quanto come storico; sebbene la distinzione tra sapere
storico e sapere politico assumesse una dimensione peculiare perch,
da un lato, lesperienza storica rimaneva una base imprescindibile di
raccolta dei dati e dellesperienza politica, dallaltro lato, perch era
forte la consapevolezza che la mediazione machiavelliana nellanalisi
dei fatti storici costituisse in s un esercizio di teoria politica che non
solamente riconosceva le esperienze del passato, ma ne offriva una
lettura attualizzata e trasformata in prospettiva politica.
Machiavelli costituiva, quindi, uno strumento cardine di inter-
vento politico, oltre che di riflessione teorica, nella fase delicatis-
sima della monarchia inglese che seguiva la Restaurazione. Nel
porre lattenzione allinfluenza esercitata dal Machiavelli o da temi
di matrice machiavelliana e quindi con le complessit di ordine
filologico e ermeneutico che una simile categoria deve suscitare
non si deve, in buona sostanza, fare tanto i conti con processi di
secolarizzazione politica o di trasformazione del linguaggio della
politica a partire da una nuova centralit assunta dallinteresse:
lipotesi, ad esempio, di Felix Raab. E neppure la sua influenza
riconducibile prevalentemente al panorama degli autori repubbli-
cani; autori che istruirebbero innanzitutto un linguaggio fondato su
elementi tradotti dalla tradizione umanistica fiorentina o magari dal
repubblicanesimo classico. Piuttosto, quel complesso di idee e
meta-idee riferibili direttamente o per vie indirette alla riflessione
del segretario, alla lettura e alla rilettura della sua opera, sinscrive

Machiavelli e machiavellismi tra restaurazione Stuart e governo Orange 247
in un complesso sforzo di state-building che metteva a lavoro
tradizioni e saperi differenti. La riorganizzazione della militia e
delle finanze, la gestione politica del commercio e della industry, la
gestione politica dei conflitti religiosi e della politica religiosa sul
continente, re-organizzazione del rapporto tra le parti che
compongono la nazione e la struttura costituzionale inglese e le
funzioni di un governo sempre pi complesso: erano questi i
problemi che chiedevano soluzioni efficace ma che implicavano
anche un ripensamento profondo del sapere politico e delle sue
finalit. Machiavelli e i machiavellismi, sebbene ritradotti e trasfigu-
rati, si avviavano quindi a diventare parte di un diverso sapere
politico i cui obiettivi erano il rafforzamento dello stato territoriale
e lorganizzazione di un potere dello stato che assumeva articola-
zioni sempre pi complesse e specifiche.
A. Arienzo, G. Borrelli (eds), Anglo American faces of Machiavelli. Machiavelli e machiavellismi nella cultura
anglo-americana (secoli XVI-XX), 249-311 2009 Polimetrica International Scientific Publisher Monza/Italy
Machiavelli nella fondazione del genere
moderno della storia antica.
Attorno allEssay su Roma di Walter Moyle
Enrico Nuzzo
Va subito dato un indispensabile chiarimento: che susciter il sorriso
divertito di qualche lettore amico che abbia consuetudine con i miei
scritti, e i loro abituali incipit (rispetto ai quali queste pagine iniziali
aggiungono qualche inedito accento metaintroduttivo). Intento
principale di questo contributo era, e rimane, presentare il tracciato
critico e il disegno generale di un ampio lavoro relativo a Walter
Moyle, iscritto per in un pi esteso spettro problematico (e non ha
a che fare poco con Machiavelli).
Non intendevo quindi da principio trattenermi a lungo su di
unanalisi e discussione ravvicinata di quanto (ed davvero molto)
dei testi di Moyle, ed in particolare dellEssay su Roma, palesa
chiari riferimenti o debiti nei confronti di Machiavelli. Tuttavia
avevo comunque deciso di dare in una breve sezione del contributo
un assaggio di una simile trattazione. Ci gi al fine di evitare che il
discorso proposto si presentasse in una veste astrattamente, metodica-
mente, enunciatoria. Ma anche, e pi essenzialmente, al fine di
provare a mostrare che il tema Moyle-Machiavelli un argomento
non soltanto dotato di effettiva consistenza critica, ma pure carico
di unalta densit problematica, tale da giustificare, oltre ulteriori
approfondimenti puntuali, appunto lapertura di discorsi ben pi
estesi. Discorsi che tentino di abbracciare, da un lato, diversi profili
della poliedrica figura di Moyle; dallaltro, oltre questi, una costella-
zione tematico-problematica comprendente le eredit di Machiavelli
(specie sul piano della riflessione storica), fino a ipotesi di lavoro

Enrico Nuzzo

250
attorno allo studio di forme e vicende di un linguaggio machiavel-
liano.
In effetti lassaggio di fatto approntato risultato ben pi
lungo di quanto ripromesso (occupando, con la sezione che segue,
la maggior parte di questo contributo), per quanto sia stato limitato
dalla decisione di mettere qui drasticamente da parte qualsiasi
disamina sia dellEssay su Sparta, sia, tanto pi, dellampia produ-
zione filologico-erudita del nostro autore. risultato pi lungo
anche perch ho ritenuto di non evadere il compito di presentare
almeno in scorcio la variet e caratterizzazione di posizioni critiche
emerse attorno ai lasciti di Machiavelli nella cultura inglese gi con
il solo riferimento agli studi dellarea english-speaking: con que-
stioni alle quali non opportuno sottrarre anche un approfondito
esame degli scritti di Moyle di interesse storico-politico; cos
concorrendo anche alla verifica della qualit ermeneutica di quelle
questioni, sui testi di un autore per lo pi soltanto sfiorato, ma pur
protagonista di una delle stagioni pi intense della tradizione
repubblicana inglese. Ci detto, ribadisco per che presento qui in
effetti due tracce, intrinsecamente correlate: di un lavoro su Moyle;
di un lavoro su momenti della riflessione moderna sulla storia
antica, che non pu non implicare in modo ragguardevole lopera di
Machiavelli.
Dal primo punto di vista seguendo una linea di indagine da
tempo elaborata si tratta di richiamare lopportunit di un lavoro
su Moyle che tenga presente il pi possibile tutti i distinti (ma
evidentemente non separati) profili della sua biografia umana ed
intellettuale: luomo politico, il quale, come si sa, sedette anche
in Parlamento; lautore politico, cio di scritti da studiare
innanzitutto nel loro tenore immediatamente politico, nelle precise
funzioni alle quali per lo pi o spesso erano chiamati a rispondere
(massimamente nella stagione della pi accesa controversia
sullesercito permanente); lautore di testi (in notevole misura gli
stessi) da studiare per in unaltra prospettiva di ricerca, pertinente
alla riflessione sulla storia, specialmente sulla storia antica; lautore
di studi di interesse erudito-antiquario (sui quali, come detto, ho

Machiavelli nella fondazione del genere moderno della storia antica

251
risolutamente rinviato ogni esame)
1
. Dal secondo punto di vista si
tratta di indicare il disegno di una linea di indagine sulle principali
direttrici della fondazione della moderna storia antica in determi-
nati momenti e ambienti della cultura europea, in ispecie quella
inglese tra fine Seicento e primo Settecento. In talune di tali direttrici
(critico-filologica, narrativo-sistematica, etc.) il modello e le
eredit della meditazione machiavelliana risultano costitutivamente
lontani o comunque indeboliti: e in tal senso ho ritenuto di intratte-
nermi per qualche pagina sullemblematica Roman History di
Laurence Echard. In altre e naturalmente in particolare nella
storiografia di ispirazione politica essi invece si rivelano, si
confermano, effettivamente di una grande vitalit: e qui figura
emblematica (ma, si dir, doppiamente emblematica), appunto
Moyle.
Una simile effettiva vitalit del pensiero di Machiavelli pu
contribuire a spiegare, almeno in parte, la centralit che esso continua
ad avere nel tanto esteso, prolungato, mosso, ritornante, dibattito
storiografico (pi volte intrecciato a quello teorico-politico) che da

1
Su tale linea di indagine ho dovuto sottrarmi alla tentazione di fare rifluire qui
consistente parte dei materiali critici (compresi in larga misura quelli relativi ad
una estesissima letteratura secondaria evocabile) che ho da lungo tempo elaborato,
e poi variamente aggiornato: cominciando ad accumularli in vista di un volume
(annunciato gi nei primi anni 80 con il titolo Mito dellantico e giudizio storico
in Walter Moyle), che poi non ha visto ancora la luce. Sorreggeva e sorregge tale
lavoro lintento di intrecciare mie ricerche sulla tradizione repubblicana inglese a
quelle sui diversi generi di scrittura nei quali si espresse la fondazione della
moderna riflessione sulla storia antica. Ci che doveva costituire una prima parte
di quel volume usc con il titolo La riflessione sulla storia antica nella cultura
repubblicana inglese del 6OO, Atti dellAccademia di Scienze Morali e Politiche,
vol. XCI, 1980, pp. 91-183. Qualcosa di quei materiali su Moyle fu presentato in
quegli anni al Fifth International Congresso on the Enlightenment, La riflessione
sulla storia antica nella cultura repubblicana inglese tra fine 600 e primo 700:
Walter Moyle, in Transactions of the Fifth International Congress on the
Enlightenment, Oxford, The Voltaire Foundation 1980, vol. II, pp. 601-8. Pagine
su Moyle si leggono poi nel mio volume La superiorit degli stati liberi. I
repubblicani inglesi (1649-1722), Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane 1984: in
esso ho proposto una traduzione parziale dello scritto ad opera di Walter Moyle e
John Trenchard (con problema non esaurito dellestensione della loro rispettiva
paternit) An Argument, Shewing, that a Standing Army Is inconsistent with a
Free Government, and absolutely destructive to the Constitution of the English
Monarchy (si vedano le pp. 249-61).

Enrico Nuzzo

252
alcuni decenni si acceso, specie nella cultura di lingua inglese,
appunto attorno alle sue presenze nella cultura repubblicana mo-
derna. Comunque, sia da ipotesi di rilettura di testi ancora meritevoli
di approfondimento, sia da una considerazione degli orientamenti che
il dibattito di cui si detto presenta, mi pare che venga una sollecita-
zione a riprendere in esame anche il Machiavelli della storiografia:
con lindispensabile consapevolezza metodica, per, delle distinzioni
da tenere ferme tra i caratteri di un linguaggio originario e le vi-
cende per le quali passano suoi momenti, elementi, componenti; con
la sempre opportuna messa a fuoco delle potenzialit, ma anche dei
rischi, che vengono pure dal circolo che lega lo studio delle eredit di
un pensiero a quello delle sue sembianze pi proprie. Da simili
interessi e preoccupazioni venuto fuori per il momento un lavoro
alquanto strano, inconsueto nel suo andamento vicissitudinale
perfino per chi scrive. Che d di pi di quanto in un primo momento
si riprometteva; ma, fermandosi di necessit per strada, specie nel
lungo assaggio dellEssay su Roma, d di meno di quanto forse ha
finito con il promettere.
Il lettore comunque avvertito. E, se crede, pu almeno godere
del vantaggio che ciascuna delle parti di questo saggio pu in una
certa misura essere letta autonomamente.
1.
The popular seditions [] reformed and perfected the Roman
Government. Lasserto deciso che si incontra agli inizi della se-
conda parte di An Essay upon the Constitution of the Roman
Government di Walter Moyle, viene riproposto, per essere discusso
e dimostrato, alcune pagine pi avanti dallerede della tradizione
repubblicana inglese harringtoniana e dotto cultore degli studi
classici
2
. Lasserto era diretto a respingere una delle pi popular

2
Chi ha avuto modo di interessarsi diffusamente alla biografia politica ed
intellettuale di Walter Moyle (1672-1721), in genere non ha mancato di
evidenziarne la versatilit dellingegno, lampiezza degli interessi (che si
estendevano fino alla botanica ed allornitologia) e la grande dottrina nel campo
degli studi classici, per la quale fu molto rinomato ai suoi tempi e ancora per buona
parte del 700. In proposito vengono ricordate tra le opere minori (se tali

Machiavelli nella fondazione del genere moderno della storia antica

253
calumnies formulate by the advocates for tyranny, avanzate in
particular against the Roman commonwealth, and against all free
governments whatsoever: cio che a questi, ed in particolare al
governo della Roma repubblicana, sempre furono e sono malefica-
mente connaturati tumults and seditions
3
.

possono essere considerate) le traduzioni di Luciano e Senofonte, come gli
interessi per gli studi di storia antica espressi in scritti di carattere erudito: come la
corrispondenza con Prideaux nota come Prideauxs Connection, la corrispondenza
con Peter King sul cosiddetto miracolo della legione tuonante, il manoscritto A
Discourse to prove Marcus Antoninus a Persecutor of the Christians, poi
pubblicato da [J.P.] Priestley, o il breve saggio A Dissertation upon the Age of
Philopatris. Per notizie in proposito pu essere utile ancora consultare la vecchia
Introduction di Anthony Hammond alla seconda raccolta, del 1727, di scritti di
Moyle (in questo caso quelli gi editi): The Whole Works of Walter Moyle Esq.;
That were Published by Himself. To which is prefixed Some Account of his Life
and Writings, London, J. Knapton, etc., 1727. Cfr. A. Hammond, Introduction,
Giving Some account of Mr. Moyle and his Writings, pp. 1-52. Si vedano poi la
voce, per il tempo accurata, di W.P. Courtney, Moyle, Walter, in Dictionary of
National Biography, vol. XIII, London, Smith-Elder 1909, pp. 1143-5 (e anche
per un elenco allora esauriente delle opere di Moyle G.C. Boase W.P. Courtney,
Bibliotheca Cornubiensis, London, Longmans, etc., 1874-82, I, pp. 375-7 e III,I,
pp. 289-90. Per studi pi recenti sono da vedere, per cominciare, C.A. Robbins, The
Eighteenth-Century Commonwealthman. Studies in the Transmission, Development
and Circumstances of English Liberal Thought from the Restoration of Charles II
until the War with the Thirteen Colonies, Cambridge (Mass.), Harvard University
Press 1959, pp. 105-8, e, della stessa studiosa, le pagine destinate alla presentazione
del commonwealthman nel volume da lei curato Two English Republican Tracts,
Cambridge, Cambridge University Press 1969, pp. 21-39. Il lettore italiano pu
rinvenire notizie essenziali su Moyle nelle pagine di presentazione alla cit. traduzione
parziale del noto fortunato libello (An Argument,), scritto in collaborazione con
Trenchard (La superiorit degli stati liberi, cit., pp. 249-51 e passim); pi ampie
notizie pu poi attingere alle pagine iniziali del capitolo su Walter Moyle e la
storia delle antiche repubbliche che chiude (pp. 151-71) il libro di A. Strumia,
Limmaginazione repubblicana. Sparta e Israele nel dibattito filosofico-politico
dellet di Cromwell, Firenze, Le Lettere, 1991, pp. 151-3. Ho notizia che ledizione
del 1727 di The Whole Works of Walter Moyle stata da poco ristampata (Kessinger
Publishing, 2007).
3
W. Moyle, An Essay upon the Constitution of the Roman Government, in The
Works of Walter Moyle Esq; None of which were before publisd, vol. 2. London,
J. Darby, 1726, vol. I, p. 102. Il luogo viene reiterato successivamente, quando a
quella enunciazione segue poi la sua discussione, dimostrazione. The seditions of
Rome perfected their government: ivi, p. 112. Da questa vasta e importante
edizione postuma, dovuta a Thomas Sergeant, vengono citate in questo lavoro (per
meglio dire, nel lavoro che in questo contributo comincio a presentare) tutte le
opere di Moyle in essa contenute. Il vol. I contiene An Essay upon the Constitution

Enrico Nuzzo

254

of the Roman Government (pp. 1-148). Seguono poi lo scritto, poco rilevante, Mr.
Moyles Charge to the Grand-Jury at Lescard, April 1706 (pp. 149-66); le Mr.
Moyles Letters to Dr. William Musgrave of Exeter (pp. 167-282); A Dissertation
Upon the Age of the Philopatris. A Dialogue, Commonly Attributed to Lucian: In
several Letters to Mr. K. (pp. 285-364); le Letters from and to Mr. Moyle, upon
Various Subjects (pp. 365-430). Il vol. II ospita: Remarks upon some Passages in
Dr. Prideaux Connection on the Old and New Testament: in several Letters
between Mr. Moyle and Dr. Prideaux (pp. 3-78); The Miracle of the Thundering
legione Examind: In several letters between Mr. Moyle and Mr. K. (pp. 79-390).
In questo contributo non sar concesso inoltrarsi nella presentazione e discussione
della copiosa produzione di carattere erudito di Moyle. Mi parso opportuno per
cominciare a segnalarla ai fini che si prefigge il discorso qui condotto.
LEssay su Roma di Moyle fu piuttosto fortunato. Fu pi volte ristampato in A
Select Collection of Tracts by W. Moyle, Dublin, A. Rhames for T. Benson, and
P.Crampton, 1728 (che raccoglieva An Essay upon the Roman Government;
Remarks upon Dr. Prideauxs Connection of the Old and New Testament; An
Essay upon the Lacedeamonian Government; An Argument against); quindi,
Glasgow, by R. Urie, 1750, ancora Dublin, Eliz. Golding, I. Kelly and I. Jackson,
1751. Poi, non a caso, fu riproposto negli anni rivoluzionari dellultimo
Settecento: in inglese, con il titolo Democracy Vindicated. An Essay on the
Constitution & Government of the Roman State, from the Posthumous Works of W.
Moyle, With a Preface and Notes by John Thelwall, Norwich, printed and sold by
J. March, sold by J. Smith, 1796; tradotto in francese, ad opera di Bertrand
Barrire de Vieuzac, con il titolo Essai sur le Gouvernement de Rome. Par Walter
Moyle, tradoit de lAnglais. Ouvrage utile pour les hommes dtat et aux
philosophes, Paris, chez Leger, an X, 1801, poi ristampato lanno seguente, ancora
Paris, chez Leger, lan XI, 1802. Si tratta di edizioni che meriterebbero anchesse
di essere oggetto di approfondimenti (insieme con quelle delle edizioni, in
francese, in italiano, di scritti di Harrington nella stagione rivoluzionaria e
napoleonica): a partire dalla Preface, con il paragone posto tra Moyle e
Montesquieu, e lapprezzamento espresso verso la cultura inglese per avere saputo
sottoporre ad un lavorio di riflessione filosofica la storia romana, con Gibbon,
Ferguson, Montagu, Hooke, ma prima di essi con Moyle, il cui testo su Roma
aveva anticipato e anche ispirato limmortale trattato dello stesso Montesquieu.
Lo scritto stato poi ripubblicato salvo alcune sezioni e limportante
apparato delle note da Caroline Robbins (in effetti sulla base delledizione del
1796) nel volume da lei curato, sopra citato, Two English Republican Tracts, pp.
207-59. Si tratta di unedizione pur sempre meritoria, ma di ridotta fruibilit e non
totale attendibilit, in primo luogo avendo lasciato cadere lapparato delle note del
testo originario, ed essendo sprovvista di un pur minimo apparato di ordine critico-
filologico. Tuttavia la sua ben pi facile reperibilit consiglia di fare seguire in
questa versione del mio contributo allindicazione delle pagine delledizione del
1726 anche (tra parentesi) quella di tale moderna riedizione, nonch di seguire i
criteri di modernizzazione in essa adottati. Alle pagine sopra citate delledizione
del 1726 corrispondono dunque, nelled. Robbins, le pp. 242, 246. Va almeno
tenuto presente per che in tale edizione compare (alle pp. 246-7) in traduzione in

Machiavelli nella fondazione del genere moderno della storia antica

255
Nel proporre e discutere quellasserto, in risposta a tali calunnie,
lautore non faceva riferimento a Machiavelli. Ma evidente che
colui che stato considerato la pi alta, emblematica, espressione
degli ultimi classical republicans
4
toccava un punto sensibilissimo,
sul quale il Segretario Fiorentino aveva lasciato una traccia di
grandissimo rilievo e fortuna, che sarebbe del tutto improprio
minimizzare (altro invece guardarsi dal rischio di sovraesporla
troppo, come forse accaduto a svariati interpreti): il punto del
riconoscimento, entro la dimensione conflittuale della storia (e
vicissitudinale del tempo), di una possibile produttivit dei conflitti
sociali, saggiata, in pagine memorabili, in primo luogo proprio sul
terreno della storia romana. In verit ad unanalisi particolareggiata
del testo appare manifesto che Moyle non era incline a mettere da
parte lideale di un modello di perfetta costituzione, e con essa un
intero tradizionale immaginario politico della quiete (dal quale
peraltro da discutere fino a che punto lo stesso Machiavelli si sia
allontanato), quale aveva potuto assumere nei termini in cui era stato
innanzitutto significativamente rivisitato e riproposto da Harrington.
Tanto che si affrettava a sostenere il carattere non costitutivo per le
repubbliche dellelemento di instabilit, di corruzione temporale,
rappresentato dalle seditions, ed a portare a sostegno del suo

inglese di un passo (pp. 113-4, nelled. originaria) assai rilevante proprio in
materia di giudizio sulla positivit delle seditions of Rome: senza che il lettore
ne sia avvertito, e tantomeno che gli venga indicata la fonte (che per suo conto
Moyle non riteneva utile indicare). Si tratta di una lunga citazione da Cicerone, De
oratore, II, XLVIII, [199] [Etsi omnes seditiones molestae fuissent [] populo
romano dari sine Nobilium divisione potuisse), con il cui testo originale risulta
utile un confronto ai fini di una piena interpretazione della pagina dellEssay.
Specie sulle carte lasciate da Moyle in ambito antiquario un lavoro di scavo e di
edizione andrebbe ancora fatto. A parte materiali che si rinvengono presso il
Cornwall Record Office, risulta ad esempio giacente presso il St Johns College
di Cambridge (K. 27 (James 339)] una copiosa corrispondenza tra il nostro autore e
John Reynolds.
4
Nellavanzare con successo, nel suo ben noto libro, la categoria di classical
republican, Z.S. Fink, The Classical Republicans. An Essay in the Recovery of a
Pattern of Thought in Seventeenth-Century England, Evanston, Northwestern
University Press 1962 (II ed.) affermava che the Moyles sentiments were those not
only of a republican, but of a classical republican, the last really authentic specimen
of the tribe (p. 174). In genere su Moyle si vedano le pp. 170-5, nelle quali il saggio
su Roma viene giudicato a remarkable production, a kind of epitome of the ideas
of classical republicanism on the subject of ancient Rome (p. 170).

Enrico Nuzzo

256
discorso (sulla scorta di posizioni harringtoniane) proprio gli esempi
di quelle compagini storiche, Sparta e Venezia, che tradizionalmente
avevano rappresentato maggiormente il modello di repubbliche
dirette ad una felice solida durata, piuttosto che ad unespansione tale
da rischiare di mettere a repentaglio la fermezza delle istituzioni.
Repubbliche tra le quali la tanto solida e duratura Sparta anzi
costituiva il modello come ben si sa di una compagine preservata
dalle dinamiche della corruzione della sua virtuosa frugalit dalla
durissima costituzione licurghea, che laveva fermamente ancorata ad
una statica forma di economia naturale, bandendo da essa le
pratiche del commercio; e dunque un modello costituzionale misto
esentato pure da quei conflitti tra elemento senatorio ed elemento
popolare che Harrington (discostandosi da Machiavelli) aveva
additato come causa assai rilevante della crisi e rovina degli
ordinamenti repubblicani nellesperienza di Roma
5
.

5
vero che, daltra parte, come ben noto Machiavelli aveva additato il
modello di costituzione mista ideato da Licurgo come il migliore nel suo genere,
tale da rendere questi meritevole della massima laude, avendo edificato uno
stato che dur pi che ottocento anni, con somma laude sua e quiete di quella
citt: cfr. N. Machiavelli, Discorsi, I, II, 28; nelled. a cura di G. Inglese, Milano,
Rizzoli 1996 (I ed. 1984), p. 68. Non soltanto. Con un intervento di carattere
strutturale, disponendo un assetto nel quale vera pi equalit di sustanze e
meno equalit di grado (ma si trattava del tradizionale carattere della equale
povert), lautore dei Discorsi affermava la possibilit, e sicura positivit, di una
struttura che raggiungesse una solida e coesa lunghissima durata cancellando alla
base la cagione dei tumulti. Con loriginaria costituzione di Sparta infatti era
levata via la gara che [la Plebe] potesse avere con la Nobilt e la cagione dei
tumulti, e poterono vivere uniti lungo tempo: Discorsi, I, VI, 14, 16. Ma come
subito lautore aggiungeva erano assai ristrette, e restrittive, le condizioni per un
simile assetto e la sua perpetuazione (il piccolo stato e la chiusura allesterno). Per
dirla con le chiare parole di uno studioso che in materia ha scritto una bella sintesi
sui modelli delle antiche repubbliche nella cultura europea, allora Machiavelli non
aveva esitazioni a optare per il modello romano dellespansione, e del suo correlato
del conflitto (con lo sganciamento di una simile riflessione modellistica da quella del
piccolo stato), una volta posta la stringente coppia di due serie correlate di
alternative: da una parte (Roma) conflitti politici, governo misto con adeguato peso
attribuito al popolo, espansione territoriale e aumento del numero dei cittadini;
dallaltra (Sparta) quiete politica interna e coesione sociale, governo di pochi o
monarchia aristocratica, limitazione del numero degli abitanti e impossibilit di
espansione: cfr. G. Cambiano, Polis. Un modello per la cultura europea, Roma-Bari,
Laterza 2000, p. 89. A questo eccellente lavoro si pu rinviare per una ricostruzione di
assieme sui modelli delle antiche repubbliche che abbraccia importanti sezioni sia su

Machiavelli nella fondazione del genere moderno della storia antica

257
In effetti per Moyle la sediziosit derivava soltanto dai difetti
di particolari costituzioni e poteva, e doveva, ben essere evitata in
strutture costituzionali adeguatamente disposte o riformate
6
. Ma
con ci appena inoltrandosi in un argomento da affrontare
adeguatamente altrove non si vuole certo dire che Moyle, come
altri commonwealhmen ai quali era vicino, fosse incline ad un
modello regressivo di nostalgico ritorno a comunit economiche e
politiche arcaicizzanti, e quindi si collocasse in una generale
posizione antimoderna. I commonwealhmen alla Moyle non
accettavano le conseguenze etico-politiche (corruzione dei costumi,
declino del senso della virt pubblica, etc.) dei processi di dinamica

Machiavelli che sulla cultura repubblicana britannica. Rispetto alle sue ricostruzioni
risultano in verit invecchiate le pagine (pp. 139-43) su Sparta in Machiavelli di E.
Rawson, The Spartan tradition in european thought, Oxford, Clarendon Press 1969:
opera che andava per ricordata per la trattazione (in effetti assai concisa) di Moyle
(pp. 200-1). Alla assai documentata bibliografia che correda il volume di Cambiano
potrebbe essere aggiunto il lavoro di S. Boerner, Die Organisation zwischen offener
und geschlosener Gesellschaft. Athen oder Sparta?, Berlin, Duncker & Humblot 1994
(opera per di ispirazione contemporaneistica, improntata alle note categorie
popperiane). Una rapida trattazione delle vicende dellimmagine e del modello di
Sparta nelle et moderna e contemporanea si incontra nelle pagine finali della sintesi
di E. Baultrusch, Sparta, Bologna, Il Mulino 2002 (gi, in lingua originaria, Sparta.
Geschichte, Gesellschaft, Kultur, Mnchen, C.E. Beck 1998).
6
Seditions do not proceed from the nature of commonwealths in general; for
many republics have been entirely free from them, as Sparta, Venice, etc., but from
defects in particular constitutions: ivi, p. 112 (p. 246). Sul punto, al centro del
dibattito (certo non astrattamente teorico) nellincipiente et augustea, altre voci di
commonwealthmen si dichiaravano, si sarebbero dichiarate, pi convintamente
concordi con la Maxim di Machiavelli, che pure has very much the Air and
Countenance od a Paradox: that the Disagreeement of the People and the Senate
of Rome made that Commonwealth both free and mighty. Ma quella maxim, va
detto, veniva pienamente accettata a patto di essere disancorata dal quadro
concettuale della costitutiva conflittualit tra gli opposti umori, le grandi parti,
forze, del corpo politico; e quindi essere facilmente curvata ad una lettura, ben
utile sul piano pi immediatamente politico, per la quale all the Tumults, all
these Commotions che accaddero a Roma dalla morte di Tarquinio were
occasiond by some Incroachments, which were attempted by the Government
against the Liberty of the People: in tempi peraltro, simili a quelli dellInghilterra
di quegli anni, in cui Gold had influencd the Minds and Affections of men. Si
veda T. Gordon, The Conspirators, or, The Case of Cataline, London, 1721, part.
II, pp. 9-12: ma le pagine sono riprodotte nel volume (da cui attingo) di J.A.W.
Gunn, Factions no More. Attitudes to Party in Government & Opposition in
Eighteenth-Century England, London, Frank Cass 1971, pp. 84-5.

Enrico Nuzzo

258
economico-sociale nel senso dello sviluppo delleconomia (e dello
stato moderno, conseguentemente) in direzione dellegemonia del
capitale finanziario. Ma per il resto sulla scia della posizione di
Harrington centrata sul tentativo di coniugare su fondamenta
saldissime perfetta stabilit ed espansione erano per una forte
crescita dellattivit mercantile, e della dimensione coloniale,
dellInghilterra moderna. Di tutto ci era ampiamente caricato
linsieme dei discorsi sulla storia antica. Ci che veniva affrontato
da autori come Trenchard e Moyle, o Fletcher, o un certo Swift, o
dallaltra parte Defoe o Somers, e poi pi tardi da Gordon,
Bolingbroke o lo stesso Mandeville, ed in Francia analogamente da
Montequieu o Mably, etc., era in primo luogo il complesso di
problemi in qualche modo comuni ai paesi europei, ma in
Inghilterra affacciatisi prima, relativi allaccettazione o alla ripulsa
dei valori e delle strutture connessi ai fenomeni di modernizzazione
della societ e dello stato.
La riflessione sulla storia antica era implicata profondamente in
questo dibattito sia perch luogo originario della libert degli
antichi (da contrapporre a quella dei moderni, o conciliare con
quella) sia perch la sua distanza temporale permetteva di discorrere
con maggiore libert dei problemi del presente e allo stesso tempo di
essere caricata di una dimensione normativa, se non mitica, molto
alta. La storia romana in particolare, in quanto storia di una
compagine politica dallenorme e durevole espansione imperiale e
coloniale, si prestava ad essere un luogo privilegiato di comune
discorso, tramite il quale dibattere problemi, orientamenti, opzioni,
della cultura politica di un paese che conosceva forti dinamiche
economico-sociali, politiche, istituzionali, e lesigenza di definire,
consolidare, nuovi quadri di valori. In un simile senso stato anche
proposto di dare una spiegazione in chiave storico-sociologica
dellaffermarsi, proprio nellultima decade del secolo XVII, del
language (storico) della roman virtue, a fronte del concomitante
forte declino del biblical language (appunto religioso) della Elect
Nation
7
. E in effetti, si pu aggiungere, non a caso dalle voci pi

7
Cfr. S.N. Zwicker, England, Israel, and the Triumph of Roman Virtue, in
Millenarism and Messianism in English Literature and Thought 1650-1800, ed. by
R.H. Popkin, Leiden, E.J. Brill 1988, pp. 37-64. Praticare un simile historical

Machiavelli nella fondazione del genere moderno della storia antica

259
lucide incaricatesi di controbattere le vedute radicali non mancava di
essere in verit impugnato lo stesso modello, linguaggio, se si vuole,
del discorso politico a base storico-analogica, con considerazioni,
argomentazioni, dagli spunti storicizzanti molto interessanti, e
teoricamente apprezzabili. Come Wren, e Stubbe, avevano reagito
alla mitizzazione dei modelli storici classici o veneziano da parte di
Harrington, come Goddard aveva analogamente reagito alla
mitizzazione di Roma e Venezia da parte di Neville, cos il whig
Lord Somers assunto, sia pure con riluttanza, il compito di
controbattere anche lui alle tesi di An Argument di Trenchard e
Moyle attaccava, in un famoso scritto, la pretesa di avvalersi per i
problemi del presente degli esempi di epoche dai caratteri e dai
bisogni del tutto differenti, esempi che, se seguiti, avrebbero
comportato radicali impossibili cambiamenti di ordine costituzionale,
economico, di costume. ma conosco qualcuno che far valere gli
esempi degli stati romano e spartano per la nostra milizia. un mdo
scorretto di argomentare applicare il precedente di una qualsiasi
epoca ad unaltra, a meno che ambedue non concordino in ogni
cosa. Per applicare tali precedenti dovremmo cambiare la nostra
costituzione domestica, come lo stato degli affari con lestero, e
abdire da noi non soltano il lusso, ma anche la prosperit e il
commercio
8
.

model afferma lautore consentiva di provare ad elaborare un new set of
principles for the conduct of public life e insieme di operare a rejection of the
imperatives of Jewish history: ivi, p. 46. Pur se un simile discorso presenta
elementi di genericit e debolezza, affrontare il linguaggio classico, pi
precisamente della Roman virtue, secondo una cifra sociologica pu risultare
significativo, se non obbligato in termini di storia della cultura. Solo che i problemi
in questione sono probabilmente pi ampi di quanto appaiano in questo saggio di
Zwicker (che non poco deve alle ricerche di Pocock). Ma torner brevemente pi
avanti sul tema: che comunque consente di confermare la crucialit del marcato
affermarsi di un linguaggio storico-classico nella cultura politica inglese di fine
secolo, e in esso delle problematiche machiavelliane (a partire segnatamente da
quella dei tumulti).
8
J. Somers, A Letter, Ballancing the necessity of keeping a Land-Force in time of
Peace, with the Dangers that may follolw on it (1697) in A Collection of State
Tracts, Publissd during the Reign of King William III, vol. II, London,., 1706,
p. 587. Una ristampa del testo si avuta nel 1974, The Rota, University of Exeter.
Dagli autori di An Argument, come noto, venne una sollecita risposta, nello

Enrico Nuzzo

260
Va detto tuttavia che, come si gi intravisto, una posizione
quale quella di Moyle (congrua alla maggior parte della tradizione
repubblicana gi a partire dallinterregno) aveva in proposito le sue
risposte. Si trattava infatti di una posizione che si potrebbe definire
realisticamente filo-mercantile. Nel senso che partiva dall accetta-
zione forzata di quel male necessario (secondo le parole di
Davenant) che il commercio, fonte attraverso la diffusione della
sete di guadagno e del lusso di quella corruzione dei costumi dalla
quale saggiamente Licurgo, in quel suo modello di regime che il
pi perfetto che mai sia stato concepito aveva inteso difendere
Sparta bandendone appunto il commercio. Ma ammetteva poi che i
tempi erano cambiati, e che sia le esigenze di sviluppo in generale dei
corpi politici moderni, sia le minacce che venivano allInghilterra da
potenti stati avversari, sia il suo carattere geografico insulare,
spingevano ad accettare quegli ausili artificiali che sono, rispetto
alleconomia naturale, lattivit manifatturiera e un commercio ben
regolato, magari contenuto da unetica della frugalit, e dunque ad
attrezzare delle flotte adatte alla guerra su mare, la quale non
richiedeva lesercito permanente, e dunque era del tutto compatibile
con listituto della milizia
9
. Per quanto opportunamente ricostruibile,

stesso anno: A Letter from the Author of the Argument against a standing Army, to
the author of the Ballancing Letter.
9
Le parole citate si leggono in scritti (An Essay upon the Probable Methods of
Making a people Gainers in the Balance of Trade e That Foreign Trade is
beneficial to England), composti proprio negli ultimi anni del Seicento, da una
figura assai vicina a Walter Moyle, Charles Davenant, ed analizzati in proposito da
Pocock come documento esemplare delleconomia di tipo machiavelliano, della
neomachiavellian political economy (in quanto condividerebbero un lessico
concettuale ed anche talune oscillazioni sulla materia di Machiavelli): cfr. C.
Davenant, The Political and Commercial Works of Dr. Charles DAvenant. Edited
by Sir Charles Withworth, London, Printed for R. Horsfiled, T. Becket,etc.,
1771 (ma si dispone anche di uned. anast.: Farnborough, Gregg Press 1967), vol.
II, p. 275, e I, p. 348; cit. in J.G.A. Pocock, The Machiavellian Moment. Florentine
Political Thought and the Atlantic Republican Tradition, Princeton, Princeton
University Press 1975; tr. it., a cura di A. Prandi, Il momento machiavelliano. Il
pensiero politico fiorentino e la tradizione repubblicana anglosassone, Bologna, Il
Mulino 1980, vol. II, pp. 751-2 (e sgg.).
Quanto allatteggiamento di Moyle sulla materia, non v bisogno di attingere
alle testimonianze riportate in proposito da Hammond. I suoi testi parlano chiaro, e
ripetutamente. Si veda, per recare un esempio, la dedica proprio To Dr. Davenant
della traduzione, del 1697, di Senofonte, Xenophons Discourse Upon Improving

Machiavelli nella fondazione del genere moderno della storia antica

261

the Revenue of State of Athens, che si legge nella su citata edizione de The Whole
Works of Walter Moyle del 1727, pp. 1-46. La dedica To Dr. DAvenant copre le
pp. III-VIII; per la tematica sopra considerata si vedano pp. III-IV. Da questa
edizione nel lavoro che qui comincio a presentare si citer per quanto attiene a
diversi scritti (ovviamente non reperibili nella precedente raccolta di opere del 1726)
quali: il testo, del 1698, che anche interessa molto il confronto con Machiavelli An
Essay on the Lacedaemonian Government. Addressed to Anthony Hammond, Esq.
(pp. 47-77); le Translations from Lucian, del 1710 (pp. 79-152); il noto pamphlet del
1697 scritto, si detto, con Trenchard (ma vi un problema di attribuzione almeno
dei contributi dati alla sua redazione da ciascuno dei due) An Argument Shewing
that a Standing Army Is inconsistent with a Free Government, and absolutely
destructive to the Constitution of the English Monarchy (pp. 153-208); una
corrispondenza del 1695, Letters Between Mr. Moyle, And Several of his Friends (pp.
209-48); Philopatris: Or, the Learner. Translated by Dr. Drake (pp. 249-79).
Il Postscript Character of M. Fletcher of Salton (pp. 280-5) si deve ancora
alla penna di Anthony Hammond, ed dedicato alla notevole figura dello scozzese,
di trasparenti simpatie repubblicane, Andrew Fletcher, anchegli implicato nella
polemica sullo Standing Army e autore, tra laltro, di un Discorso delle cose di
Spagna, scritto in italiano e recante come luogo di edizione Napoli (ma quasi
sicuramente stampato ad Edimburgo). Ma si veda pi avanti sullimportanza di tale
figura politica ed intellettuale, e sulla necessit di implicarla in uno studio
adeguato che riguardi le presenze di Machiavelli nella cultura politica, ed in
particolare di ispirazione repubblicana sul finire del secolo XVII: quando peraltro
raggiunse il suo apice la controversia in materia di Standing Army, cio attorno
ad una problematica segnata indelebilmente dalla meditazione del Segretario
Fiorentino. Si fatto sopra riferimento alla traduzione del testo di Senofonte da
parte di Moyle ed alla sua dedica a Davenant. Si tratta di una dedica molto
significativa, che connota in modo preciso il senso politico delloperazione culturale
compiuta, palesandone lintento di intervenire sulla materia, attualissima, appunto
delle ragioni e delle modalit generali di intervento sulle ricchezze ed il commercio al
fine di accrescerli ponderatamente. Senofonte forniva autorevolmente in ispecie sul
nesso essenziale tra ricchezza pubblica e popolazione numerosa e attiva il pi
antico esempio dellarte dellaritmetica politica. Ai fini del nostro discorso (o
almeno di quello che si proposto come il pi rilevante) opportuno osservare
come, in questa fase della riflessione e produzione di Moyle, unopera del genere
indirizzasse marcatamente la vasta cultura classica dellautore a preminenti finalit
di tenore politico, anche direttamente politico.
Su questo scritto (non mancando di indicarne correttamente i principali
caratteri richiamati) si soffermato brevemente il lavoro di A. Strumia, op.cit., p.
153: agli inizi del capitolo finale destinato, si detto, a Walter Moyle e la storia
delle antiche repubbliche. Tale capitolo mi pare in verit il meno impegnativo del
libro della Strumia (costituendone quasi unappendice, dallandamento piuttosto
descrittivo): libro peraltro, oltre che abbastanza documentato, vivace e condotto
secondo una prospettiva autonoma, specie su Harrington, nel confronto costante
con le tesi di Pocock; meno con quelle di altre voci che gi si andavano imponendo
nel dibattito storiografico degli anni 80, come quella in particolare di Skinner

Enrico Nuzzo

262
e ricostruita (come, in buona misura, dallo stesso Pocock), nei suoi
caratteri non unilineari, linsieme di vedute dei repubblicani tra fine
secolo XVII e inizi del XVIII in materia di dinamica dei processi
storici dunque non pu essere certo ristretta alla cifra di una
regressiva nostalgia, e di unostinata chiusura alle ragioni del
tempo
10
. Resta per che magari con aperture maggiori rispetto a
quelle che si rinviene nella riflessione di Harrington da questa si
ereditava un complessivo atteggiamento verso le dinamiche
temporali tale da contenere la disposizione machiavelliana al
riconoscimento della produttivit del conflitto tra determinate
componenti del corpo politico: almeno quando non diretto (come in
esperienze proprie della storia fiorentina) alla sopraffazione dellaltra
fazione, secondo un movimento tale da condurre, laddove la
materia corrotta, alla dissoluzione dellintero organismo politico.

(alternativa, come sappiamo, proprio sul punto dellinterpretazione di caratteri ed
eredit del nostro Machiavelli). La Strumia non ha probabilmente potuto tener
conto di un altro contributo sullEssay sul governo romano di Moyle nel
frattempo uscito, e proprio in Italia (ma in verit in tal caso davvero in sostanza
descrittivo): quello di G. Cengiarotti, Per una lettura di An Essay upon the
Constitution of the Roman Government di Walter Moyle, La Cultura, vol. XXVI
1988, pp. 319-38.
10
Su questo punto aveva in linea generale ragione ancora Pocock a polemizzare,
anche duramente, con quei marxist and marxisant historians che, in fedelt ad un
vecchio schema, si sentivano obliged to explain all social opposition or radical
thought in preindustrial eighteenth-century Britain [] as the ideology o a
bourgeoisie, to be contrasted with that of an aristocracy that must be shown to have
been feudal, paternalist, or hierarchical. In effetti radicalism in the eighteenth
century consisted largely of a polemic against a system of public credit dominated
by a landed aristocracy: una polemica conducted largely in the name of
classical-republican and agrarian values, cos che it was in defense of the Whig
aristocracy that an ethos of commercial individualism was first eleaborated.
Dunque, rispetto ad interpreti quali in particolare Isaac F. Kramnick, occorreva
respingere la strategy of representing all radicalism of foregoing kind as
reflecting this gentrys nostalgia for an ordered, hierarchical, and paternalistic
society, da cui derivava lassegnazione della republican critique ad una
reactionary column: cfr. J.G.A. Pocock, The varieties of Whiggims from
Exclusion to Reform: A history of ideology and discourse, in Id., Virtue,
Commerce, and History. Essays on Political Thought and History, Chiefly in the
Eighteenth Century, Cambridge, Cambridge University Press 1986 (ma gi 1985),
pp. 241-2. Per il giudizio di Kramnick su Moyle, non privo di qualche spunto di
interesse, si veda pi avanti.

Machiavelli nella fondazione del genere moderno della storia antica

263
Come si vede, gi mettere a fuoco soltanto un punto (sia pure
essenziale) del discorso condotto da Moyle nel suo saggio sul
governo romano un punto nel quale Machiavelli neppure era
richiamato (essendo evidente che non vera certo bisogno in
proposito di farne il nome, come di fare quello di Harrington)
significa di necessit aprire una serie di linee di discorso, un esteso
spettro tematico e problematico, entro cui cruciali appaiono le
presenze di Machiavelli. In tal senso primi scorci di un simile
spettro andavano evocati. In primo luogo, per cominciare a
richiamare, relativamente a Moyle (e con riferimenti anche stretti a
Machiavelli), taluni caratteri di certa sua produzione o delle forme
di esercizio della sua cultura classica; o gli elementi di complessit
delle posizioni concettuali e ideologiche dei commonwealthmen tra
i quali egli si iscriveva (e quindi anche delle sue posizioni su
espansione, commercio, conflitto, etc.); e cos via. In secondo luogo,
per rammentare, confermare, come sul piano critico ogni lettura e
rivisitazione di autori repubblicani come Moyle, e a maggior
ragione di testi come i suoi Essays su Sparta e Roma, non possa
prescindere dal problema delle eredit di Machiavelli. In terzo luogo,
anche, per avviare un discorso aperto allindagine su forme di rifles-
sione e di scrittura sul terreno storico nelle quali appaia significativa
limpronta data dal modello della meditazione storico-politica del
Segretario fiorentino; e, ancora, sui caratteri (filologici) e sulle
vicende storiche di luoghi del linguaggio machiavelliano pi o meno
destinati a diventare in seguito topoi importanti o privilegiati di
successivi contesti discorsivi.
Sul secondo punto dovrebbe essere superfluo rammentare
quanto sia da tempo non soltanto consolidata, ma accresciuta, tra
ripensamenti e nuovi orientamenti, la veduta circa la grande im-
portanza della riflessione di Machiavelli (pi o meno decisivamente
via Harrington) nella cultura politica inglese del Seicento
ispirata a modelli o valori repubblicani. Sul tema, noto, si
disponeva gi di importanti ricostruzioni nella linea degli studi su
Machiavelli in Inghilterra
11
. Ma ovviamente, si sa, stata

11
Entro la quale a lungo per cominciare da esso si distinse segnatamente il
libro di F. Raab, The English Face of Machiavelli. A Changing Interpretation
1500-1700, London-Toronto, Routledge & Kegan Paul-University of Toronto

Enrico Nuzzo

264
limponente e tanto fortunata opera di Pocock, The Machiavellian
Moment, a portare al centro del dibattito sulla cultura politica
britannica e poi americana, insieme con la sua proposta di una
bimillenaria tradizione segnata in et moderna dallimpronta di
Machiavelli, le categorie di Machiavellian, neo-Machiavellian,
neo-Harringtonian, etc
12
. Da allora, da quando, per diversi anni, in
molti ambienti, linterpretazione di Pocock si afferm come
paradigmatica o canonica, diventato imprescindibile (perfino
troppo) discutere delle eredit del pensiero di Machiavelli nella
tradizione o nelle tradizioni, variet, del repubblicanesimo europeo,
e in primo luogo britannico (e poi americano): e discutere come
sappiamo delle presenze (comuni, contigue o alternative, o
asimmetriche) in primo luogo dellAristotele etico-politico e/o di
Machiavelli, e di quale Machiavelli, e di quali sue eredit: con le
naturali implicazioni di una spinta a rileggere anche filologicamente
o interpretativamente la riflessione del Segretario fiorentino, specie
da parte degli studiosi (Skinner in primis) i quali hanno avanzato in
proposito ricostruzioni nella sostanza alternative a quella presentata
da Pocock.
Assolutamente improprio, e in larga misura forse superfluo,
sarebbe qui ricostruire ed esaminare adeguatamente gi le linee
generali di una vasta produzione storiografica che ha discusso la
cultura politica repubblicana europea, ed innanzitutto quella inglese,
continuando ad assegnare a Machiavelli un ruolo essenziale nel
mentre di questo per venivano messi in discussione caratteri ed

Press 1965, che aveva su Moyle, ed il suo ambiente, qualche significativa
osservazione alle p. 222-3: To Sidney [] Machiavelli was simply the exponent
of Roman republican virtue, a guiding light to other republicans [] To Nevile
and Moyle, Machiavelli seemed more flexible, and could put to the humbler (but
more practical) use of supporting limitations on the monarchs freedom of action.
The common point, however, was that Machiavelli continued to be recognized as a
republican long after the circumstances which had first engendered that recognition
in the English political mind had passed.
12
Categorie storiografiche poi largamente adottate, se non altro per essere
intensamente discusse, come ad esempio quella di neo-Machiavellian political
economy, appunto adoperata nella grande opera di Pocock (si veda il cap.XIII)
per intendere un pensiero, quale quello poco su richiamato di Davenant e dello
stesso Moyle, che partiva da presupposti repubblicani e machiavelliani (Il
momento machiavellianocit., p. 749): categoria che poi non ha mancato di
sollecitare interessanti interventi di diversi studiosi (Istvan Hont, etc.).

Machiavelli nella fondazione del genere moderno della storia antica

265
eredit. Baster dire che in tale produzione in primo luogo stata
messa in forse, e anche criticata radicalmente (nel metodo e /o nei
contenuti), la ricostruzione, lepic, di una lunghissima tradizione
quale quella ricostruita dallo studioso neozelandese, nella sua tunnel
history, sulla base dellidea di una forte continuit fra aristotelismo e
repubblicanesimo (fiorentino e poi britannico e americano). In tal
senso come si sa una serie di studi hanno investito centralmente
innanzitutto caratteri e funzioni della riflessione di Machiavelli in
ordine alla sua appartenenza o meno (quale un Aristotelean Machia-
velli) ad una tradizione repubblicana classica di ispirazione aristote-
lica (o viceversa neoromana), agli elementi di affinit o distanza
fra la riflessione machiavelliana e quella harringtoniana, alla loro
presenza entro la configurazione di un paradigma repubblicano-
liberale da recuperare e proporre entro il dibattito contemporaneo su
liberalismo, democrazia, virt politica, partecipazione, etc. A parlarne,
si dovrebbe mettere al centro del discorso ovviamente in primo luogo
scritti e tesi dello studioso che dopo Pocock maggiormente ha
orientato, riorientato, il dibattito in questione, Quentin Skinner: il
quale a Machiavelli (divenuto nelle sue mani un neo-Roman
theorist) ha ritenuto di dedicare alcune delle sue pi impegnate
indagini, con unindubbia capacit di intrecciare e fare valere
fertilmente, ma anche insidiosamente, il discorso teorico-metodico,
quello storiografico e quello teorico-politico
13
. Ma si tratta di scritti

13
Ad essere insidiato probabilmente proprio il discorso storiografico in genere, e
quello su Machiavelli in particolare: insidiato dalla pressione delle forme di
marcato preorientamento tematico ed ermeneutico poste in essere dagli altri due
approcci, e quindi dal loro delimitare, e limitare, il campo indagato. Skinner allora
nel suo esame di Machiavelli convince di meno non tanto per ci che mette in luce,
entro la sua impostazione antistraussiana, pi persuasivamente (le fonti
romane, il valore unificante della moralit politica in una visione collettiva della
virt, la valutazione della disunione). Convince di meno, in genere, per la
configurazione storica di un modello repubblicano di libert negativa (con
Machiavelli a fare in significativa misura da predecessore), al cui centro vi
sarebbe un cogente interesse per la personal freedom, da difendere attraverso la
legge (ma come pu essere compatibile con un liberal republicanism la
coercizione alla pubblica virt attraverso le buone leggi, che pure Skinner non
aveva trascuarata nel libro su Machiavelli del 1981?). E, per ci che attiene ancora
pi specificamente a Machiavelli, convince poco per quanto del suo organismo di
pensiero tanto complesso viene tralasciato o sottovalutato. Ma discutere di ci
implicherebbe soffermarsi sulle premesse teorico-metodologiche del lavoro

Enrico Nuzzo

266
e indirizzi critici ben noti, di discussioni sulle quali si dispone
peraltro di ottimi interventi che le hanno presentate con grande
documentazione e chiarezza (e non senza autonome prospettazioni
critiche)
14
.

storiografico di Skinner, su pregi e limiti della concezione da lui praticata dei
political languages. Per un esempio soltanto della rilevanza data da Skinner al
tema del rapporto tra law e personal freedom si vedano le pagine conclusive
del capitolo su Machiavelli, dedicato a Machiavelli on virt and the maintenance
of liberty (pp. 160-85) in Q. Skinner, Visions of Politics, vol. II, Renaissance
Virtues, Cambridge, Cambridge University Press 2002.
A sua volta anche il registro prescrittivo del discorso teorico-politico pu risultare
insidiato da una disamina accurata dei fenomeni storici in discussione. , ad esempio,
quanto di fatto ha sostenuto di recente John P.McCormick evidenziando da un lato
(magari anche lui con qualche concessione al lessico politico contemporaneo) i caratteri
oligarchici, elitistici, rinvenibili nella tradizione repubblicana, dallaltro i caratteri
assembleari, populistici (in effetti collidenti con la tradizione liberale) di proposte di
Machiavelli in materia di istituti come quelli del tribunato. Cfr. J.P. McCormick,
Machiavellian Democracy. Controlling Elites with Ferocious Populism, American
Political Science Review, vol. XCV, 2001, pp. 297-314, e Machiavelli against
Republicanism. On the Cambrige Schools Guicciardinian Moments, Political Theory.
An International Journal of Political Philosophy, vol. XXXV, 2003, pp. 615-43.
14
Per una assai documentata ed equilibrata presentazione delle principali interpreta-
zioni (di matrice angloamericana) della tradizione repubblicana (con adeguato
riferimento alle novit introdotte dagli apporti di Skinner) e la tematizzazione del
ruolo cruciale che in esse gioca proprio Machiavelli, baster rinviare fra diversi
contributi di Marco Geuna in primo luogo ad un suo ottimo saggio: M. Geuna, La
tradizione repubblicana e i suoi interpreti: famiglie teoriche e discontinuit concettuali,
Filosofia politica, vol. XII, 1998, pp. 102-32. Materiali che costituiscono questo saggio
confluiscono poi nella chiara Introduzione dello stesso autore alla sollecita traduzione
italiana, da lui stesso curata, di Q. Skinner, Liberty Before Liberalism (del 1998): La
libert prima del liberalismo, Torino, Einaudi 2001. A quella si rinvia per ulteriori
indicazioni bibliografiche: comprese quelle relative alle svariate opere di Skinner
pubblicate in italiano, o alle discussioni dellinterpretazione skinneriana di Machiavelli
(p. XV), alle quali altre si sono poi aggiunte.
Geuna richiama con opportuna energia, specie nelle conclusioni del saggio del
1998, la necessit di esercitare un grande equilibrio interpretativo sulla materia,
sorretto soprattutto dalla consapevolezza della funzione idealtipica di determinate
concettualizzazioni e dal timore del continuismo nella storia delle idee e dei
concetti. Ci non rende necessario che lo si metta in guardia nei confronti della sua
stessa proposta (del resto assai problematica) di distinguere nellambito del
pensiero politico del Sei e del Settecento due gruppi di teorie repubblicane, un
gruppo di teorie machiavelliane ed un gruppo di teorie che, per comodit, chiamer
non-machiavelliane. Dove le prime attribuiscono un ruolo positivo ai conflitti
politici che si mantengono entro certi canali istituzionali o, che in sostanza lo
stesso, vedono lordine politico emergere dal conflitto e assumono come modello

Machiavelli nella fondazione del genere moderno della storia antica

267
Un fatto certo. Ancor di pi dopo i lavori di Skinner, e dopo
la ripresa o lispessimento di sue proposte, Machiavelli in area
english-speaking al centro del dibattito attorno al repubblicane-
simo, ed in particolare al liberal-republican legacy su cui pu
fare affidamento il liberal republicanism (e quindi agli indirizzi
comunitari), e dunque oggetto di una insistita e rinnovata atten-
zione critica, di uninteressata rivisitazione interpretativa
15
. Si

Roma; che non propongono una nozione sostantiva di bene comune; che hanno
alla loro base unantropologia prevalentemente negativa. Mentre le seconde
sono portate ad escludere il conflitto politico dalla fisiologia del corpo politico,
ritengono che debba esistere una nozione di bene comune condivisa da tutti i
cittadini; delineano un ordine politico che, esclusi i conflitti, in qualche modo
da sempre fissato; assumono come modello Venezia, citt del governo stretto;
hanno unantropologia per lo pi positiva: cfr. p. 119. Si tratta di una proposta
(che deve non poco alle tesi di Skinner, ma forse anche a quelle di studiosi come
Scott, mi pare) che chiama in causa alcuni indicatori i quali potrebbero condurre
forse a inclusioni o ad esclusioni rischiosamente rigide. Assumendo come primario
discrimine la fedelt al principio della produttivi del conflitto programmaticamente
espresso (ma anticipato nei capitoli precedenti) nel famoso capitolo I, 4 dei Discorsi
(Che la disunione della Plebe e del Senato romano fece libera e potente quella
republica) Geuna distingue in tal senso James Harrington da Algernon Sidney,
appunto Walter Moyle (il quale, si accennato, ha una posizione non lineare sulla
materia), Thomas Gordon, etc. (pp. 117-8). Ma una proposta che si lascia
apprezzare appunto per la sua potenzialit ermeneutica, da mettere alla prova; e
che conferma limportanza problematica del rapporto Machiavelli-Moyle qui
invocata proprio partendo come si fatto in queste pagine dal tema dei
tumults. Quanto al Machiavelli filologico, sono ineccepibili le conclusioni
caute, ma in effetti ferme di Geuna sulla sua eccedenza (solitudine) rispetto ad
opposte direttrici interpretative tendenti a schiacciarlo sul prima o sul dopo
(ivi compreso quello degli sviluppi del repubblicanesimo).
15
In tal senso, come esempio, Vickie Sullivan pu probabilmente essere citato
come linterprete che con maggiore costanza problematica si dedicato a studiare
dagli anni 90 Machiavelli e le sue presenze tra i suoi english successors
(interessandosi in qualche misura anche di Moyle). Cfr. di V. Sullivan gi, in
polemica con Pocock, Machiavellis Momentary Machiavellian Moment: A
Reconsideration of Pococks Interpretation of the Discourses, Political Theory,
vol. XX, 1992, pp. 309-18; poi The Civic Humanist Portrait of Machiavellis
English Successors, History of Political Thought, vol. XV, 1994, pp. 73-96:
sempre in stretta polemica contro la ricostruzione, lepic, pocockiana, della
millenaria tradizione del civic humanism con il ruolo pivotal svoltovi
dallAristotelian Machiavelli (p. 74). Oltre a questi scritti che costituiscono
(specie il secondo) comunque una traccia bibliografica utile per ricostruire gli
interventi che fino a quel momento si erano succeduti sul tema si veda infine il
libro (che spazia da Machiavelli, Nedham. Harrington, fino alle Catos Letters)

Enrico Nuzzo

268
tratta di un lavorio interpretativo non sempre magari ben mirato, in
quanto pi volte costitutivamente implicato nel rischioso circolo
ermeneutico istituito dal configurarsi di un paradigma nel quale il
momento storico (che appare quello genetico) e quello teorico
tendono reciprocamente a confortarsi.
Comunque in questo ambito del discorso storiografico Machia-
velli rimasto e rimane chiamato in causa in modo cruciale, se non
determinante, anche laddove stato Harrington ad essere piuttosto
loggetto di vivaci reinterpretazioni, le quali come nella linea
critica inaugurata con grande decisione segnatamente da Jonathan
Scott hanno inteso sottolineare piuttosto la peculiarit, inusualit,
dellautore di Oceana, entro la variet dei linguaggi del repubblicane-
simo inglese, e la sua vicinanza a premesse, impostazioni, motivi,
assunti o rinvenibili piuttosto che in Machiavelli in Hobbes
16
. Certo

Machiavelli, Hobbes, and the Formation of a Liberal Republicanism in England,
Cambridge, Cambridge University Press 2004 (ma si veda anche Machiavellis
Three Romes: Religion, Human Liberty, and Politics Reformed, DeKalb, Northern
Illinois University Press 1996) ed il saggio Muted and Manifest English
Machiavellianism: The Reconciliation of Machiavellian Republicanism in Sidneys
Discourses Concerning Government and Trenchards and Gordons Catos
Letters, in Machiavellis Liberal Republican Legacy, ed. P.A. Rahe, Cambridge
University Press 2005 (un volume nel quale viene esaminata linfluenza di Machia-
velli sugli autori inglesi, da Nedham, Harrington, etc., fino agli americani,
passando anche per Montesquieu). Di Paul A. Rahe si pu ricordare anche un
precedente volume, la cui materia investe ancora il nostro discorso: P.A. Rahe,
Republics Ancient and Modern. Classical Republicanism and the American
Revolution, Chapel Hill (NC), University of North Carolina Press 1992 (con
lopposizione alla tesi pocockiana della continuit tra repubblicanesimo antico e
moderno). Quando il presente contributo era stato gi elaborato sono venuto a
conoscenza del pi recente, voluminoso lavoro di questo studioso: P.A. Rahe,
Against Throne and Altar: Machiavelli and Political Theory under the English
Republic, Cambridge, Cambridge University Press 2008. In materia di antecedenti
o fonti greche o romane del repubblicanesimo moderno da tenere presente il
recente lavoro di E. Nelson, The Greek Tradition in Republican Thought,
Cambridge, Cambridge University Press 2004.
16
In ispecie in un importante saggio del 1993, dopo avere pubblicato i suoi due
notevoli libri su Algernon Sidney, Jonathan Scott ha cominciato a proporre
sistematicamente in un confronto aperto con le vedute di Pocock
uninterpretazione del pensiero di Harrington che ne evidenzia risolutamente la
grande distanza dalla meditazione di Machiavelli (che mantiene per lui le
caratteristiche del classical republican), e la notevole vicinanza viceversa con le
posizioni di Hobbes. Nella internal variety del repubblicanesimo inglese, a

Machiavelli nella fondazione del genere moderno della storia antica

269

parere di Scott Harrington appare the most idiosyncratic member of the
republican intellectual flock, dando al language del classical republicanism
(se gi ve ne fu uno univoco) un accent tale che Machiavelli lo avrebbe
trovato incomprehensible (il che in verit si pu dire che accadrebbe di tutti gli
autori chiamati a riconoscersi nelle interpretazioni e rimodulazioni del proprio
pensiero). Cfr. J. Scott, The rapture of motion: James Harringtons republicanism,
nel volume, in onore di Pocock, Political discourse in early modern Britain, ed. by
N. Philippson and Q. Skinner, Cambridge, Cambridge University Press 1993, pp.
139-63, le parole cit. alle pp. 139, 141-2.
Ci appare chiaro sostiene Scott, gi se si esamina Oceana alla luce del
classical republicanism, cio di uno soltanto degli almeno quattro linguaggi
che contribuirono a produrre e alimentare il linguaggio dei repubblicani inglesi:
la teoria del diritto naturale, la teoria degli interessi, appunto il repubblicanesimo
classico ereditato dalla cultura rinascimentale, la rilettura e ladattamento del
costituzionalismo antico (sulle diverse tradizioni che confluirono nella cultura
politica di ispirazione repubblicana mi permetto di rinviare anche al mio libro del
1984: op.cit., specie pp. 14-22). A parte la utopian form and the extreme
particularity of its orders, il modello di Oceana contraddiceva marcatamente le
posizioni di Machiavelli. I pi importanti insegnamenti di questi erano stati the
choice of vigour, of armed force and of the tumults they would bring, at the
expence of longevity and stability. Viceversa le posizioni di Harrington erano ben
diverse. In primo luogo per la ricerca di a constitutional order that will be
eternal. In secondo luogo per la sostanziale abolition of the participatory basis of
classical citizenship, con un rigid control of civic participation per mezzo del
quale Harrington defended his part-royalist citizenship against republican
criticism, e la sua riduzione ad una rituale external appearance. Quindi per la
connessa abolizione removing choice, the precondition of Aristotelian virtue
della liberty, the foundation of the classical republican tradition, essendo la
classical liberty [] active and collective. Se Harrington di fatto systematically
reprimanded Machiavelli, al contrario in the main body of the work, the
Model, Oceanas s concerns are Leviathans, a partire dallidea di un universo
in perpetual circular motion la cui perfezione lopera politica deve imitare
costruendo una struttura perfetta. Cos Harrington si presenta as the greatest
English disciple, not of Machiavelli, but of Hobbes: cfr. pp. 146, 143-4, 149, 151-
2, 158, 160, 162.
Ho ritenuto opportuno riportare diffusamente linnovativa, e ben argomentata,
posizione di Scott sui nessi tra Harrington e Machiavelli, e Hobbes, perch appare
chiaro che essa implica una ridiscussione non soltanto di Harrington, ma anche, e
ancor pi per quanto qui interessa, delle posizioni dei commonwealthmen tra fine
Seicento e primo Settecento. Possono allora questi essere ancora definiti in termini
di neoharringtonians? E i loro espliciti richiami allautorit di Machiavelli
devono essere allora pi volte ricollocati nel quadro di un ritorno a questi contra
quellHarrington? E quanto al linguaggio di Machiavelli, esso deve essere
considerato (e piuttosto univocamente ridotto) in primo luogo contrassegnato dalla
visione magari in uno con il sostegno ad una classica virt participativa di
unassoluta adesione alle ragioni della dinamica temporale, dellinstabilit politica?

Enrico Nuzzo

270
che ancor pi in una fase del dibattito nel quale sia Machiavelli
che Harrington sono stati oggetto di svariate e drastiche rivisitazioni
critiche, e con essi pressoch tutti i protagonisti della cultura
repubblicana inglese nel reintervenire su autori o testi determinati
(come il caso di Moyle e gi soltanto dei suoi Essays), istruendoli
adeguatamente, pare difficile sottrarsi allobbligo di confrontarsi
con una serie di questioni poste sul tappeto: e a maggior ragione se
si nutrano contrariet o perplessit di ordine metodico e critico sulla
loro stessa posizione o sulla loro declinazione (si pensi in particolare
a strumentali letture neo-con).
Si tratta gi di questioni di ordine generale. Il repubblicanesimo
moderno, oltre che essersi inizialmente originato senza di necessit
attingere marcatamente allaristotelismo (e qui la ricostruzione
storiografica skinneriana appare persuasiva), in che misura si
poi sviluppato (durante e dopo il XVI secolo, che fu denominato il
secolo della Politica) senza influenze aristoteliche, ed in che
misura facendo ricorso a fonti e ispirazioni neoromane di tipo
giuridico o, diversamente, di tipo storico-politico? E si davvero
sviluppato (ed eventualmente in che misura) in direzione di una

O bisogna almeno distinguere nel pensiero e nellimmaginario machiavelliano tra
ricerca (che permane inalterata) della longevity e accettazione (che resta
contenuta) di possibili crisi della stability? Su Harrington e Hobbes si pu
vedere (anche con qualche riferimento al nostro tema pi ristretto) anche in A.
Fukuda, Sovereignty and the Sword: Harrington, Hobbes & Mixed Government in
the English Civil Wars, Oxford, Clarendon Press 1997. Ma per gli sviluppi delle
ricerche di Scott in direzione di unassegnazione di Harrington ai conservative
republicans, si vedano poi due sue importanti opere: J. Scott, Englands Troubles.
Sventeenth-Century English Political Instability in European Context, Cambridge,
Cambridge University Press 2000, e Commonwealth Principles. Republican Writing
of the English Revolution, Cambridge, Cambridge University Press 2004. Sulla
problematica indicata posizioni affini a quelle di Scott, o verso di lui in parte
tributarie, sono sostenute anche da studiosi poco prima citati, come Sullivan e
Rahe. Ultimamente ha ripreso le tesi di Scott in un bel volume che assolve ad un
compito storiografico che andava affrontato organicamente J. Parkin, Taming the
Leviathan. The Reception of the Political and Religious Ideas of Thomas Hobbes
in England 1640-1700, Cambridge, Cambridge University Press 2007, pp. 177-85.
Ma occorre fermarsi dallinoltrarsi contravvenendo a quanto ripromesso nella
citazione di una letteratura critica troppo ampia per potere qui essere adeguatamente
riportata. A maggior ragione non il caso nemmeno di accennare a differenti
indirizzi di ricerca storiografica, e teorica, che hanno investito Machiavelli in altre
aree culturali.

Machiavelli nella fondazione del genere moderno della storia antica

271
peculiare libert negativa (dal dominio, prima e pi che
dallinterferenza) invece che positiva, e quindi non assumendo
la dimensione partecipativa alla vita delle istituzioni in un senso
essenzialistico, finalistico, ma invece strumentale?
17
. E venendo
pi da vicino al cruciale pensiero di Machiavelli, in tal senso, per
cominciare, va primariamente considerato il carattere evidentemente
antiaristotelico della sua antropologia dellinteresse (luomo non
certamente un animal politicum et sociale) alla base di una
concezione appunto infine negativa della libert, o il carattere
della concezione collettiva della libert e del correlato elogio della
vita activa e della gloria civile? Ma pi in genere, dal punto di vista
metodologico, non forse opportuno distinguere con maggiore
convinzione tra elementi e momenti di un pensiero da considerare
nella sua tendenziale strutturazione organica (a partire da fondamen-
tali premesse della sua riflessione in tema di cosmologia, temporalit
vicissitudinale, etc.) e, invece, la costellazione di idee, teorie,
luoghi, da esso assunti o derivati, da seguire in una serie di vicende
poi largamente autonome, termini di linguaggi comunque ormai
separati dal loro corpo originario? E quanto a Harrington, la diret-
trice repubblicana da lui impersonata o inaugurata quale spazio
lascia a premesse di tipo antropologico, e cosmologico, nel
quadro di unimpostazione che privilegia un sapere rigoroso delle
cause strutturali dei fenomeni politici? E in tale spazio quali
presenze e funzioni occupano premesse, prospettive, argomenta-
zioni riconducibili a Machiavelli o invece a Hobbes? Ma le do-
mande potrebbero moltiplicarsi, investendo ad esempio largo-
mento (in Moyle centrale) della religione civile, nelle sue declina-
zioni machiavelliana e harringtoniana, etc.
Unindagine che gi solo si soffermi sugli Essays di Moyle su
Sparta e Roma deve essere consapevole della serie di domande
critiche a cui anche essi possono, debbono, essere sottoposti, e
sullargomento preciso della riconoscibilit in essi di eredit
machiavelliane almeno bene che tenga presente approcci ed esiti

17
Laddove evidentemente una visione essenzialistica ed un immaginario organicistico
del primato del bene comune, della vita civile, della partecipazione politica, della
coercizione alla virt pubblica, parrebbero collidere con lesigenza liberale di reperire
nel diritto lo strumento di difesa a garanzia dei diritti individuali.

Enrico Nuzzo

272
critici che il dibattito in questione (tanto complesso, come si
intravisto) ha contribuito a sollevare o alimentare sul piano
filologico: pur se ovvio che infine ci che importa non il
Machiavelli filologico, ma quello letto dai suoi disparati lettori.
In proposito propongo solo un esempio piuttosto determinato. Nel
complesso e mosso quadro del periodo monarchico ricostruito da
Moyle, questi lodava i tanto admirable orders voluti da Romolo
nellerigere quelloriginaria forma di governo come idonei a porre
in essere, se fossero stati rispettati, la pi durevole costituzione di
monarchia limitata che mai il mondo avrebbe conosciuto
18
. Ora, se
si va a comparare, come indispensabile, innanzitutto i luoghi degli
scritti di Machiavelli e Harrington possibili fonti della ricostruzione
di Moyle, appare chiara una considerevole vicinanza alle vedute del

18
Si badi che, agli inizi dellEssay su Roma (fonte principale Dionigi di
Alicarnasso), gi i princes di Alba sono presentati da Moyle come famous for
their justice and moderation at home, and their conquests abroad (cio tali da
assicurare i due caratteri positivi principali tali da identificare una buona forma
politica secondo Machiavelli): di modo che lamore, so natural to mankind, per
la loro ancient constitution, in uno con la prosperit goduta, inclinarono in
favore della monarchia il popolo, che era indotto a immaginare che quei beni
fossero dovuti to the civil orders and institutions of the state, and not to the virtue
and emulation of their particular kings (dove gi si potrebbe evidenziare la presenza
di tratti di una sia pur elementare considerazione antropologica delle componenti del
vivere associato: attitudine allinerzialit del costume, incidenza dellimmaginazione
collettiva, valori e passioni civili della virt e dellemulazione). Ma poi Romolo, il
primo re eletto alla fondazione della nuova citt, effettivamente erected a frame of
government, upon such admirable orders, both civil, military and religious, that, if
no alteration had been in the fundamental laws by himslef, or his successors, it would
have been the most noble, as well as most lasting constitution of limited monarchy
that ever was in the world: W. Moyle, An Essay upon the Constitution cit., pp. 4-5
(p. 207).
Non interessa in questo momento soffermarsi sul fatto che il tema della
fondazione di Roma fosse oggetto da parte di Moyle di un approccio del tutto
consuetamente razionalistico (quale quello gi di Machiavelli o Harrington), e
sprovvisto del possibile vaglio critico delle risultanze di quegli studi eruditi che
pure egli stesso coltivava (ma ai quali in effetti si sarebbe eminentemente dedicato
pi avanti). Analogamente An Essay on the Lacedaemonian Government cominciava
piuttosto seccamente, sulla base della fonte erodotea, dalla celebre riforma del
legislatore Licurgo, consistente innanzitutto agli occhi di Moyle nel disegno di
un meccanismo di freni reciproci allinterno dellesecutivo in uno con lintervento
istitutivo di una nuova ed egualitaria divisione delle terre: lharringtoniana
ancient pridence cos fornendo lesempio di ci che i modern Politicks
avrebbero chiamato Ballance of Power.

Machiavelli nella fondazione del genere moderno della storia antica

273
primo piuttosto che del secondo. Il primo aveva infatti ripetuta-
mente lodato Romolo, pi in genere riconoscendo gli ampi spazi di
libert di cui Roma aveva goduto prima della rottura delle leggi
del regno ad opera di Tarquinio il Superbo (di cui parla in
Discorsi, III, V)
19
.
Harrington invece aveva sostenuto che loperato di Romolo, a
differenza di quello di Licurgo, era allorigine degli scompensi che
poi si sarebbero rivelati fatali alla compagine romana. Infatti
Romolo, avendo nello scegliere il suo senato formato una nobilt
che fungesse da sostegno al trono, con il rendere lordine dei patrizi
separato ed ereditario, radic la pianta della repubblica su due
interessi o radici che, sviluppandosi nel tempo, produssero due
repubbliche, luna una oligarchia militare, laltra una pura anarchia
popolare, le quali da allora in poi causarono uno stato di perpetua
ostilit e inimicizia tra senato e popolo fino alla comune rovina
20
.

19
Per il giudizio positivo pi volte riaffermato da Machiavelli verso il fondatore di
Roma si veda Discorsi, specie, I, II, 32; I, IX, 11-13; I, X, 30; I, XIX, 11,13; III,I, 14.
20
Cfr. J. Harrington, The Commonwealth of Oceana, in The Political Works of
James Harrington, ed. by J.G.A. Pocock, Cambridge, Cambridge University Press
1977, p. 272. Si veda il testo originario, nel quale appare chiara una significativa
presenza di figure di una metaforica organicistica che in qualche traduzione
venuta meno. For Romulus, having in the election of his senate squared out a
nobility for the support of a throne, by making that of patrician a distinct and
hereditary order, planted the commowealth upon two contrary interests or roots
which, shooting forth in time, produced two commonwealths , the one oligarchical
in the nobility, and the other a mere anarchy of people, which thenceforth caused a
perpetual feud and enmity between the senate and the people, even to death.
Moyle in effetti provava a rispondere a questa preoccupazione sostenendo che
Romolo aveva saggiamente evitato che la divisione effettuata of the people in two
orders would make different parties and factions in the state, which in time would
dissolve the government , unless they were united by some common interest,
stabilendo, since he could not make an equality, at least to create a dependence of
the commons upon the nobility, by introducing the custom of patronage: W.
Moyle, An Essay upon the Constitution cit., pp. 6-7 (p. 208). A difesa di
Romolo dunque Moyle si appellava ad un istituto, il patronato, che in effetti
risultava poco idoneo ad una solida costituzione di ispirazione repubblicana, ed era
stato gi criticato anche da Harrington, il quale aveva giudicato un tale nerve of
the optimacy [] a great cause of ruin unto that commonwealth: J. Harrington,
The Commonwealth of Oceana, op.cit., p. 310. Il punto chiaro a A. Strumia,
op.cit., p. 157. Appare piuttosto chiaro che Moyle intendeva sottrarre alla radicale
critica di Harrington non soltanto Romolo, ma, in qualche modo, non senza
incertezze, le stesse origini del modello romano (tanto machiavelliano). Cos

Enrico Nuzzo

274
La formulazione di questo perentorio giudizio era conforme alla
critica di tutte le forme non fondate, o almeno rifondate, sullintrodu-
zione di unagraria uguale, in grado di dare tutto il necessario
spazio allelemento popolare. Ma interessante anche osservare che
essa precedeva immediatamente, ed apriva, proprio un giro di pagine
nel quale lautore di Oceana dichiarava la necessit di confrontarsi
con il nocciolo delle vedute di Machiavelli, di accettare la sfida
irrevocabile (il cui esito era la sconfitta o lannunciata vittoria) di
costruire un sistema teorico, ed un edificio storico, contro il giudizio
di Machiavelli
21
.
Dunque, come facilmente si vede, fin dalle prime battute il
discorso su Roma elaborato da Moyle apre in primo luogo ad una
serie di interrogativi critici che riguardano insieme luso delle sue
fonti (e al di l di Machiavelli e Harrington, occorre seguire con
attenzione il ricorso autonomo a fonti classiche, come Dionigi di
Alicarnasso, etc.) ed i suoi orientamenti teorici e politici su di una
serie di ambiti che vanno dalla ricerca della migliore costituzione
praticabile (alle origini di Roma lelected Romulus rappresenta
piuttosto chiaramente anche il modello normativo di una monarchia
elettiva) alla definizione della migliore forma di religione e di

egli, implicitamente, non negava che lapplicazione del principio harringtoniano
dellequality: avrebbe reso la compagine romana fin dallinizio ben pi salda,
ma giustificava Romolo perch (ma non si capisce bene per quali ragioni) could
not make an equality. Occorre gi fare presente una peculiare nota introdotta da
Moyle per rappresentare loperato di Romolo, vale a dire il suo primario interesse,
gi prima di Numa, a misure relative alla religione, una tematica che occuper
circa la met della prima parte del saggio su Roma. His first care was to possess
the people with the notion of his divine appointment over them. Tuttavia
Romulus drew only the rough draft of religion, which was finished and brought to
perfection by the great genius of Numa: An Essay upon the Constitution cit.,
pp. 5, 11 (pp. 207, 210). Ovvio ricordare che anche qui sono in gioco innanzitutto
le vedute di Machiavelli e Harrington.
21
There is not a more noble or useful question in politics than that which is started
by Machiavel: whether means were to be found whereby the enmity that was
between the senate and the people of Rome might have been removed [] And he
that will erect a commonwealth against the judgement of Machiavel is obliged to
give such reasons for his enterprise as must not go on begging: ivi, pp. 272-3 (qui,
come sotto, il cors. mio). Ebbene, la sfida al prince of politicians (e al suo
modello romano) era di l a poco dichiarata vinta: My lords, if I have argued well,
I have given you the comfort and assurance, that, notwithstanding the judgement of
Machiavel, your commonwealth is both safe and sound: ivi, pp. 274, 278.

Machiavelli nella fondazione del genere moderno della storia antica

275
chiesa di fatto desiderabili al suo tempo. Ma probabilmente il
maggior punto di interesse sta infine nellindividuare la primaria
configurazione della costellazione di valori e idee che regge quel
discorso sullantico: ad esempio quanto essa consenta di instabile
dinamica rispetto a perfetta durata, o di interessi e libert dei
soggetti rispetto al bene comune di un popolo. Su tutti questi ambiti
linterprete chiamato ad operare su diversi registri, lavorando tra i
quali pu risultare utile anche volgere lo sguardo a taluni profili
storiografici della recente letteratura critica che sono stati poco su
richiamati
22
.

22
A proposito, ad esempio, degli antecedenti della problematica pertinente a
monarchie, repubbliche, ed istituti di libert (e quindi anche del problema del
caratteri e del giudizio sulle monarchie elettive che centrale in Moyle), Skinner
ha suggerito di non restare fermi a quella che sembrerebbe una contrapposizione in
Machiavelli tra monarchia e libert tale da rendere incompatibile luna con laltra.
Se noi ci rendiamo conto argomenta Skinner (non senza qualche elemento di
forzatura) che il termine repubblica da quegli used to denote any form of
government under which the laws may be said to foster the common good, allora
possiamo intendere che Machiavelli is telling us that, under Romulus and his
successors, the laws of Rome served the common good, so that the government,
although monarchical in form, was an instance of a repubblica: cfr. Q. Skinner, A
reply to my critics, in Meaning & Context. Quentin Skinner and his Critics, ed. by
J. Tully, Cambridge, Polity Press 1988, pp. 258-9. A sostegno dellargomento di
Skinner potrebbero essere portati, almeno a prima vista, altri luoghi, come gi
proprio quello di una pagina segnalata di Discorsi, I, II, 32: perch Romolo e tutti
gli altri re fecero molte e buone leggi, conformi ancora al vivere libero (in op.cit.,
p. 68). Luogo che per va letto tutto: ma perch il fine loro fu fondare un regno e
non una republica, quando quella citt rimase libera vi mancavano molte cose che
era necessario ordinare in favore della libert (il corsivo mio, ad indicare che
appare chiara qui lopposizione, o almeno la forte distinzione, tra la piena libert,
che si d nella repubblica, e quella che un regno pu prevedere). Ma pi
interessanti si rivelano luoghi nei quali Machiavelli accenna alla desiderabilit,
almeno per coloro che sanno contentarsene, di elementi di ci che potrebbe
definire una libert minore, che consenta nelle monarchie il vivere sicuri,
arrestando la propensione alla mala contentezza. Quelli altri ai quali basta
vivere sicuri, si sodisfanno facilmente faccendo ordini e leggi dove insieme con la
potenza sua si comprenda la sicurt universale. E quando uno principe faccia
questo, e che il popolo vegga che epr accidente nessuno ei non rompa tali leggi,
comincer a vivere sicuro e contento: ivi, I, XVI, 25-26 (p. 105). La vita,
imitabile, di alcuni principi buoni attesta il conseguimento di tanta sicurt e
tanta sodisfazione di chi regge e di chi retto [] Perch gli uomini quando sono
governati benem non cercono n vogliono altra libert: ivi, III, V, 11-12 (pp. 470-
1). Resta per tutta la radicalit della reiterata opposizione istituita tra da una parte
prosperit e gloria, cura del bene comune, di citt e popoli legata indissolubil-

Enrico Nuzzo

276
Comunque anche a proposito dei punti ultimamente trattati si
visto come la trattazione di Moyle della storia romana fosse
chiaramente implicata in nodi tematici e problematici tanto segnati
in et moderna dallimpronta di Machiavelli; e come dunque il tema
dei debiti verso Machiavelli dellautore degli Essays su Sparta e
Roma vada vagliato guardando ad unampia serie di determinazioni
della riflessione del grande politico moderno italiano, tenendo
presente lincidenza di generali direttrici della sua meditazione
(antropologica, politica, storica, etc.), di precise prospettazioni
problematiche, aperture teoriche: specie se poi si pone il problema,
come si viso, se siano state tali da influenzare o meno profonda-
mente autori, come Harrington, maestri della tradizione repubbli-
cana nella quale si immetteva Moyle. Quei debiti evidentemente
allora non vanno certamente rintracciati legandoli solamente alle
poche citazioni esplicite del grande rappresentante dei politici
moderni. Del resto, quanto a tali citazioni, forse possono risultare
non numerose non pi di tre quelle che appaiono nel fitto e
solido corredo delle note del testo dellEssay su Roma (tralasciando
per il momento lesame di altri scritti). Ma a parte il loro alto
valore strategico nel discorso condotto esse si evidenziano
come le uniche citazioni di un autore moderno, accanto a due altri
soli riferimenti a moderni politici: Harrington e Hotman. Il che
del tutto eloquente, se si tiene a mente che il saggio di Moyle era su
ci sottoposto al modello autoritativo della citazione delle fonti

mente alla piena libert, al vivere libero, che proprio delle repubbliche, e
dallaltra tutto linsieme dei mali che comporta il trionfo del bene privato nel
vivere asservito che comunemente proprio delle forme nelle quali domina il
principe e tanto pi il tiranno (come dettano pagine celebri di Discorsi, II, 2).
Su Machiavelli Skinner doveva difendersi dallattacco durissimo rivoltogli in
quel libro (Meaning & Context) da uno studioso di ispirazione straussiana, di avere
proposto una sua interpretatione superficial, confused and poorly documented,
caratterizzata da un uso delle citazioni viziato dal doing violence to their textual
context: N. Tarkov, Quentin Skinners method and Machiavellis Prince, pp. 194-
203 (le parole citate alla p. 202). Sul primo punto che si richiamato probabilmente
Skinner forzava in qualche misura caratteri e peso, equilibrio reciproco, dei luoghi
utilizzati. Resta tuttavia ed il punto che maggiormente interessa il nostro discorso
che in effetti anche Machiavelli poteva essere letto, utilizzato, a sostegno di
uninterpretazione della storia monarchica romana nella chiave (utilissima alla
generazione dei commonwealthmen dei tempi di Moyle) della positivit di una giusta
limited monarchy, meglio, evidentemente, se elettiva.

Machiavelli nella fondazione del genere moderno della storia antica

277
classiche: un punto che si vedr di grande rilevanza per
linteresse di indagine al centro del discorso qui condotto. Daltra
parte lo stesso Harrington veniva appunto richiamato solo due volte
nel testo, e la seconda proprio assieme a Machiavelli, ma in punti di
estremo rilievo. Mentre, al paragone, la citazione del Franco-Gallia
di Franois Hotman era in effetti secondaria, pur se comunque di
sicura pregnanza
23
.
Infatti il great Harrington veniva celebrato come lautore della
decisiva dimostrazione, in his Oceana, della eternal truth della
legge della balance of property: cio della pi importante e decisiva
legalit acquisita dal sapere storico-politico dopo Machiavelli, sulla
base della quale linterpretazione che Moyle dava dei nodi principali
della storia romana era costruita in una misura significativa, ma
certo non assoluta, meritevole di un ulteriore ed essenziale approfondi-
mento analitico
24
. Anche la seconda citazione riguardava un punto
capitale, il nodo concettuale si visto pi discusso e in larga
misura dirimente entro le eredit di Machiavelli, e, viceversa, di

23
La citazione di Hotmann An Essay upon the Constitutioncit., p.104 (p.243)
era relativa alla trattazione nel Franco-Gallia della moderna magistratura
aragonese dei Giustiziari, analoga a quella degli Efori spartani (insieme con la
quale veniva comunemente richiamata in un quadro comparativo che
abbracciasse istituti antichi e moderni): Il Franco-Gallia, come noto, era opera
quasi di culto negli ambienti radicali del tempo. Come ricorda Fink (Z.S. Fink,
op.cit., p.174), Thomas Hollis scriveva a larghe lettere, alla fine della Preface della
propria copia di Hotman: My Creed. In questo spirito lopera fu allora tradotta
da Robert Molesworth, che ne termin la versione in inglese nel 1705,
pubblicandola nel 1711: Franco-Gallia; or an Account of the Ancient Free State of
France and Most other Parts of Europe, before the Loss of Their Liberties. In altra
sede analizzer le rare presenze di apporti di rappresentanti della moderna
tradizione erudita (come ad es. Sigonio, forse per i Fasti consulares) rintracciabili
o ipotizzabili in questo Essay e negli altri scritti non eruditi di Moyle.
24
La storia romana dichiarava lautore confermava assolutamente that land is
the true center of power, and that the balance of dominion changes with the
balance of property; as the needle in the compass shifts its points just as the great
magnet in the earth changes its place. This is an eternal truth, and confirmed by the
experience of all ages and governments; and so fully demonstrated by the great
Harrington in his Oceana, that it is difficult to find out new arguments for it, as to
resist the cogency of the old: An Essay on the Constitutioncit., pp. 72-3 (p. 232).
Il richiamo ad Algernon Sidney ed Henry Neville (in chiusura) punteggiava invece
non meno significativamente il precedente An Essay upon the Lacedeamonian
Government, sul quale qui opportuno sorvolare completamente.

Enrico Nuzzo

278
Harrington: il giudizio su caratteri e ruolo della disunione, sulle
seditions, sui popular tumults, nella storia in genere, ed in
quella romana in particolare. Ebbene, proprio su questo punto
Moyle scioglieva lulteriore nodo (che difficile non avesse
presente, ma che non aveva comunque nessun interesse a mettere in
luce) della diversa posizione dellautore dei Discorsi e dellautore di
Oceana, accomunandoli in un insieme argomentativo tale da offrire
supporto alle sue vedute (ma guardandosi, si badi, dal dichiarare
omogenee le loro osservazioni). Si trattava di vedute non lineari, si
cominciato a dire, ma in ultimo ben pi vicine a quelle del Segretario
fiorentino; vedute cio secondo le quali, nella loro enunciazione pi
sintetica: the seditions of the Roman commonwealth never came to
blood; the seditions of Rome perfected their government. Ebbene,
si trattava di articles affermava Moyle attorno ai quali little can
be added to the remarks which Harrington and Machiavel have already
made on the same subject
25
. Anche le altre citazioni di Machiavelli
nel testo in esame palesano come si accennava un interesse
problematico e tematico assai rilevante, un valore strategico
26
.
Questo si manifesta chiaro in particolare sugli argomenti cruciali
della riduzione ai princpi e dello stimolo forte che viene, deve venire,
da grandi pericoli, situazioni estreme, a rettificare la costituzione di un

25
An Essay upon the Constitutioncit., pp. 111-3 (pp. 246-7). Sul luogo che
pure cita non ritiene di soffermarsi il Cengiarotti (op.cit., p. 330), il quale per
ovviamente non si sottrae al compito di provare ad analizzare i debiti di Moyle
rispettivamente nei confronti di Machiavelli e Harrington, pur se con un linguaggio
piuttosto datato (anche se usato da interpreti validi come Lefort): per Moyle la
natura degli Stati si caratterizza dunque machiavellianamente per il conflitto di
classe che le connaturato (p. 329). Lo stesso luogo appena richiamato dalla
Strumia (op.cit., p. 166), entro un discorso che esita ad inoltrarsi in una disamina
serrata del problema Machiavelli e/o Harrington in Moyle.
26
Ma per unaltra assai significativa citazione di Machiavelli (che precede quella
di Bacone e Harrinton) si veda il testo di An Argument. I dare speak with the
greater assurance upon this Subject, having the Authority of as great Men as the
World hath produced for my Justification. Machiavel spends several Chapters to
prove, that no Prince or State ought to suffer any of their Subjects to make War
their Profession, and that no Nation can be secure with any other Forces han a
setled Militia: cfr. An Argument, Shewing, that a Standing Armycit., che qui
cito dalled. originaria del 1697, nella rist. anast. Published by The Rota at the
University of Exeter, Menston, The Scholar Press 1971, pp. 23-4.

Machiavelli nella fondazione del genere moderno della storia antica

279
governo, appunto riconducendola ai princpi
27
. Con esplicito riferi-
mento al nodale capitolo I del libro III dei Discorsi, Moyle cita cos
due volte il suo Macchiavel sul doppio ordine di ragioni che
causa il cattivo rispetto delle leggi e degli ordini che presiedono al
governo popolare
28
. E infine, a conclusione del suo Essay, cita
proprio il grande fiorentino per la veduta, il principio, secondo cui
le situazioni di grande pericolo sono quelle che spingono, o
dovrebbero spingere, a trarre fuori una struttura politica dalla
corruzione nella quale sta rovinando
29
. Ma si detto rileggere

27
Relativamente meno cruciale appare il riferimento a Machiavelli in ordine al
principio che se however monarchies or tyrannies may subsist, commonwealths
can never stand without a rigorous execution of that great sanction of their laws,
rewards and punishements: An Essay upon the Constitutioncit., pp. 74-5. Il
rimando qui a Discorsi I, XVI, non appare perspicuo; pi idonei ad essere
opportunamente richiamati sulla materia essendo altri capitoli: in primo luogo sul
comportamento rigoroso da tenersi da parte delle republiche bene ordiante in
ordine di premii e pene Discorsi, I, XXIV.
28
The ill execution of the laws and orders on which the popular government was
founded, proceeded from these two causes. 1. That the government was not often
enough reduced to first principles. 2. From the alteration of their way of living. Cicero,
and from him Machiavel, and other modern writers of politics lay down for a certain
maxim, that commonwealths cannot subsist, unless they are frequently renewed by
their magistrates [] This Machiavel styles resuming the commonwealths and
reducing to its first principles, of which they are many memorable instances in the
rise of popular governments: An Essay upon the Constitutioncit., pp. 132-4 (pp.
253-4). Linserimento dellelemento della depravity of human nature tra le cause
della corruzione e dei disordini intervenuti rispetto allassetto originario delle
repubbliche (cfr. p. 133) solleciterebbe in una trattazione adeguata del tema una
disamina dei tratti (pallidi, ma non insignificanti) della concezione antropologica che
accompagna la preminente impostazione istituzionale del discorso di Moyle: e
naturalmente del retroterra della meditazione sul terreno antropologico nella cultura di
ispirazione repubblicana, a partire da Harrington.
29
It is an observation of Machiavel, that great dangers and violent extremities
often rectify and recover a constitution of government tending toward corruption;
of which he gives an excellent example in the sacking of Rome by Gauls: An
Essay upon the Constitutioncit., pp. 147-8 (p. 259). In proposito Moyle rimanda
a Discorsi III, IV. Ma come conferma anche lesempio de the sacking of Rome
by the Gauls (la presa di Roma da Franciosi) si ha a che fare con Discorsi,
III, I (come segnala anche la Robbins). Ma in genere, ben differentemente da
Harrington, Machiavelli sosteneva che come insegnava ancora il processo della
Republica romana, necessario creare nuovi ordini ogni volta che nuove
necessit le rendono necessarie: in un conflitto perenne tra forma ed evento,
nel quale si tenuti a considerare sempre la forza emergente del secondo. Le
Catos Letters riprenderanno questo punto, curvando fortemente il dichiarato

Enrico Nuzzo

280
gi soltanto i saggi su Sparta e Roma del nostro commowealthman
guardando alle presenze in essi di Machiavelli porta ad aprire
registri di discorso irriducibili al semplice riscontro di esplicite
citazioni o anche chiari rimandi. E ci a parte la necessit di
allargare il discorso ad altri protagonisti (oltre Trenchard) della vita
politica e culturale degli anni di fine Seicento fortemente indebitati
nei confronti dellopera del Segretario fiorentino (basta solo
pensare a Fletcher)
30
. Si tratta ad esaminare approfonditamente
gli scritti storico-politici redatti da Moyle sul finire del Seicento
di ritornare su di una serie di temi e pi generali problematiche. A
richiamarne ancora le principali, una prima generale, fondamentale,

riferimento a Machiavelli verso la polemica contro il potere corruttore di Ease e
Luxury. Machiavel tells us, that no government can long subsist, but by
recurring often to its first principles; but this can never be done while men live at
ease et in luxury; for then they cannot be persuaded to see distant dangers, of
which they feel no part. The conjunctures proper for such reformations, are when
men are awakened by misfortunes: Catos letters: Or, essays on Liberty, Civil
and Religious, And other Important Subjects, by John Trenchard and Thomas
Gordon, ed. by R. Hamowy, Indianapolis, Liberty Fund 1995, vol. I, p. 121.
30
Il Discorso delle cose di Spagna di Fletcher fu il suo scritto pi fortemente
ispirato a Machiavelli, pubblicato nello stesso anno il 1698 in cui apparve
lEssay su Roma di Moyle, da parte di un autore il quale assolutamente non pu
essere tenuto fuori da una trattazione delle presenze machiavelliane in Moyle, e pi
in genere nella cultura di ispirazione repubblicana tra fine Seicento e primo
Settecento. Dopo laccurato rendiconto della vasta controversia sul tema, tanto
machiavelliano, dell esercito permanente che si legge nel lavoro della Schwoerer
(L. G. Schwoerer, No Standing Armies! The Antiarmy Ideology in Seventeenth-
Century England, Baltimore-London, The Johns Hopkins University Press 1974),
naturalmente con pagine anche su Fletcher e Trenchard e Moyle, e dopo la raccolta
di saggi di Fletcher curata da David Daiches (A. Fletcher of Saltoun, Selected
Political Writings and Speechs, ed, by D. Daiches, Edinburgh, Scottish Academic
Press 1979), la figura di Fletcher stata oggetto di importanti lavori da parte di
John Robertson. Cfr. J. Robertson, The Scottish Enlightenment and the Militia
Issue, Edinburgh, John Donald 1985, e A. Fletcher, Political Works, ed. by J.
Robertson, Cambridge, Cambridge University Press 1997. Lincidenza della
Machiavellian Inspiration negli scritti di Fletcher, gi non sottaciuta nel volume
del 1985, viene approfonditamente studiata e vagliata nellIntroduction al lavoro
del 1997, in ispecie in riferimento al Discorso delle cose di Spagna, che, tradotto
in inglese, viene in esso riproposto. Questo extraordinary text is the most
transparently Machiavellian of all Fletchers works: cfr. J. Robertson, The
Scottish Enlightenmentcit., p. 56, e Introduction a A. Fletcher, Political
Workscit., p. XXII. A Discourse concerning the Affairs of Spain: written in the
month of July, 1698, vi si legge alle pp. 83-117.

Machiavelli nella fondazione del genere moderno della storia antica

281
problematica attiene si visto a stabilit e/o durata e corruzione,
ordine e conflitto, tempo e quiete, fortuna e virt
31
.
Una seconda riguarda la natura umana e il suo darsi nel tempo.
Al cui proposito va segnalato non soltanto il tema della depravity,
ma anche quello, squisitamente machiavelliano, dei men of such
superior virtue and merit, dei very extraordinary men, degli
uomini di eccezionale virt e capacit di esempio, uomini
particulari, i quali purtroppo, aveva affermato lautore dei Discorsi,
non compaiono sulla scena dei corpi politici con la frequenza che ad
essi sarebbe necessaria (per rinnovare, con la loro virtuosa materia,
una forma che altrimenti dispiegherebbe linalterabilit alla quale
pretende, e di cui sarebbe capace)
32
. Unulteriore serie di problemi

31
Opportunamente Isaac Kramnick individuava una dialettica, anzi unoscillazione,
tra unimpostazione harringtoniana che riconduceva le cause dei fenomeni storici a
ragioni strutturali, ed unimpostazione, affine a quella di Machiavelli, che invece
rinveniva in ultimo in fenomeni di carattere morale le cause della corruzione
(come in effetti attestano le pagine conclusive dellEssay su Roma). Nel saggio di
Moyle diceva Kramnick se la rappresentazione delle vicende delle compagini
politiche, the cycle of generation and corruption of states is the same as that
described by Polibius and Machiavelli,