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Elementi di Sintesi Sottrattiva e Sintesi per Modulazioni

Enrico Cosimi 6 - 1








Sound Source Oscillator Osc B
Hard Sync Soft Sync Sincronizzazione
Sincronizzare tra loro due oscillatori significa forzare la frequenza delloscillatore schiavo (slave)
su quella delloscillatore padrone (master). La procedura di sincronizzazione relativamente
semplice e consiste nel trasferire, dalloscillatore master, il segnale di una forma donda dotata di
fronti ripidi sufficientemente significativi portandola allapposito ingresso di sincronizzazione. In
base al tipo di costruzione (o di progettazione software), loscillatore slave pu sincronizzarsi sul
primo fronte ripido della forma donda, sul secondo (nel caso di una quadra) o, in assenza di fronti
ripidi, pu interpretare lo zero crossing come punto di sincronizzazione.

Oltre al vantaggio immediato, consistente nellannullare qualsiasi diversit nella frequenza tra
master e slave di fatto accordando perfettamente i due oscillatori sulla stessa frequenza o su
multipli della frequenza fondamentale (si pensi alla limitata stabilit dei primi componenti analogici)
la procedura di sincronizzazione permette di ottenere interessanti risultati timbrici grazie alla
formazione di determinate armoniche generate, nelloscillatore slave, proprio dalla forzatura di
sincronizzazione.

Nellimpiego comune, si distinguono due tipi di sincronizzazione, definiti Hard Sync e Soft
Sync.

Hard Sync
Nella sincronizzazione dura, il ciclo della forma donda slave viene brutalmente interrotto e fatto
ripartire in corrispondenza del ciclo master; chiaramente, il restart forzato comporta una serie
significativa di alterazioni nellandamento (armonico e conseguentemente grafico) del segnale slave
che rendono particolarmente interessante lascolto del medesimo.


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Se, come nel caso dello schema superiore (da Doepfer), la frequenza del segnale master
superiore a quella del segnale slave, il restart forzato della forma donda slave si traduce in una
perfetta aderenza alla frequenza delloscillatore principale; il segnale audio prodotto dalloscillatore
slave non presenter significative variazioni timbriche.


Le cose si complicano sensibilmente se, come nello schema superiore, la frequenza del master
inferiore a quella dello slave. In questo caso, il restart forzato dello slave comporter una serie di
picchi intermedi corrispondenti ai cicli abortiti prematuramente. La sequenza dei picchi intermedi
produce in ascolto un forte incremento armonico che arricchisce in maniera inconfondibile il
segnale emesso dalloscillatore slave.


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Implementazioni analogiche
Il vecchio oscillatore Doepfer A-111 High End Oscillator, realizzato utilizzando un integrato Curtis
Electro Music CEM 3340, utilizza la hard sync sul profilo positivo-negativo e negativo-positivo
dellonda quadra in uscita al master. Lo stesso tipo di comportamento, questa volta non utilizzando
un integrato CEM, offerto dal pi recente oscillatore Synthesizers.com Q-106.
In tutti e due i casi, la massa delle armoniche prodotte sotto sincronizazione significativa.

Soft Sync
La sincronizzazione morbida agisce sul segnale slave senza spezzarne il ciclo: in corrispondenza del
restart imposto dal segnale master, allinterno delloscillatore slave verr semplicemente forzata la
frequenza alla normale produzione del ciclo. In pratica, nelloscillatore slave viene ristretto il
periodo la frequenza preservandone lintero andamento.

In questo modo, a differenza della Hard Sync, non c produzione di armoniche e sidebands
aggiuntive; da un punto di vista tecnico, la frequenza delloscillatore slave seguir quella del master
atterrando su valori pari ad esatti sottomultipli o esatti multipli del master.

La mancata produzione di sidebands aggiuntive, rende preferibile limpiego della tecnica di Soft
Sync (se disponibile) durante le procedure di costruzione timbrica per somma additiva di pi
oscillatori che si desiderino marcianti in passo tra loro, ma impostati su precisi valori armonici.

Se la sincronizzazione utilizzata per fini timbricamente creativi (si pensi al preset 17 del glorioso
Prophet 5 e ad i suoi abusi lungo tutti gli anni 80), probabilmente si tender ad ascoltare solo il
segnale prodotto dalloscillatore slave.
Se invece la sincronizzazione hard o soft utilizzata per costruire timbriche mediante somma
congelata di pi oscillatori, verranno ovviamente messi in ascolto tanto i segnali slave che il segnale
master.



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In alcune implementazioni virtual analog (ad esempio nel Clavia Nord Lead 3), leffetto timbrico
della Hard Sync viene fornito allutente senza che sia necessario impegnare una coppia di
oscillatori: si implementa un particolare modo operativo in cui la potenza di calcolo viene suddivisa
in due blocchi master e slave genericamente riuniti sotto un singolo apparente oscillatore.

Da un punto di vista tecnico
La sincronizzazione ottenuta utilizzando a livello circuitale appositi impulsi definiti di sincrono.
Quando la dente di sega di un oscillatore master decade, viene liberato un impulso di sincrono che
poi convogliato sul sync buss. In regime di Soft Sync, qualsiasi oscillatore slave collegato al sync
buss (internamente o mediante appositi patch cords) scaricher la propria dente di sega appena
ricevuto limpulso di sincronizzazione. Con tutti gli oscillatori slave collegati al sync buss, la
frequenza risultante sar quella delloscillatore master accordato pi in alto; in pratica loscillatore
pi lento scaricher la propria dente di sega solo se gi in procinto di farlo.
In regime di Hard Sync invece, la scarica della dente di sega nelloscillatore schiavo diventer
operativa senza riguardo per il punto del ciclo in cui ci si trova loscillatore. Se lo slave ha
frequenza inferiore al master, questo comportamento equivalente al soft sync; ma se lo slave
pi acuto del master verranno prodotte grosse quantit di sideband armoniche e con conseguenti
bizzarri cambiamenti timbrici.


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Patch SS007 Sync
La patch permette di verificare le condizioni ottenibili utilizzando due oscillatori slave in hard sync
lunica disponibile allinterno della piattaforma Clava Nord Modular G2.



La struttura di sintesi molto semplice: un oscillatore master OSC MST e due oscillatori slave
OSC 2 SLV e OSC 3 SLV, i cui segnali vengono fatti confluire in un Mixer 4 canali (uno rimane
inutilizzato) con volume e on/off su ciascun canale. Dal mixer, i segnali passano nel consueto
modulo Envelope + VCA integrato, che garantisce larticolazione nel tempo.


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I due oscillatori slave sono accordati rispettivamente una quinta sopra ed una decima sopra alla
frequenza delloscillatore master; lutente pu verificare laccordatura suonando sulla virtual
keyboard avendo cura di verificare, come default, la condizione Off per gli interruttori che
governano il Sync tra master ed i due slave.
Una volta verificata laccordatura default Do Sol Mi, possibile abilitare il passaggio del segnale
di Sync dal master verso i due oscillatori slave: basta abilitare i due Switch Sync On (in viola) per
ascoltare limmediato allineamento frequenzale dei due slave. Si noti come alla sincronizzazione
corrisponda immediatamente la formazione di armoniche estranee al segnale originale,
direttamente proporzionali alla deviazione di intonazione propria di ciascun oscillatore slave.

Si verifichino le tenute di intonazione con e senza sync utilizzando gli on/off previsti sui diversi
canali del mixer.

Una volta innescata la sincronizzazione per i due slave, lutente pu abilitare la modulazione a
bassa frequenza fornita dal LFO collegato agli slave e verificare lo spostamento armonico che detta
modulazione procura nel segnale audio complessivo degli oscillatori. Si paragoni, inoltre, il
comportamento del LFO in assenza ed in presenza di sincronizzazione.


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Sound Source Oscillator Osc PM
Phase Modulation
La modulazione di fase utilizza la stessa tecnologia impiegata nella DX7 Yamaha, ovvero
nellimplementazione commerciale della tecnologia originale Linear Frequency Modulation
sviluppata da J. Chowning.



Se, allinterno di un oscillator dotato di PM Input (phase modulation input o, se preferite, di
indice di modulazione regolabile), viene inviata una tensione di controllo, la forma donda
originalmente generata dalloscillatore viene variata di fase, cio viene letta con uno spostamento
in gradi bidirezionale direttamente legato alla polarit del segnale modulante ricevuto.

Il vantaggio di questo metodo, rispetto alla normale FM lineare che la modulazione non risente
delle eventuali componenti DC presenti nel segnale modulante. Queste componenti potrebbero
far deviare, in modo crescente o calante, lintonazione delloscillatore modulato dalla frequenza
nominale. Quando si utilizza la Phase Modulation si riesce ad evitare questa deviazione e, quindi, il
sistema da preferirsi se laccurateza dellintonazione particolarmente importante.

Una prova interessante consiste nel realizzare un circuito di auto modulazione, ovvero nel
collegare allingresso di modulazione luscita dello stesso oscillatore: se si utilizza la Phase
Modulation, non ci sono variazioni significative nellintonazione originale; con le altre tecniche, pu
verificarsi la condizione di DC offset.


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Patch SS008a Phase Mod
La patch permette di provare il comportamento timbrico ottenibile con la Phase Modulation e di
paragonarne i risultati con quelli ampiamente simili della Linear Frequency Modulation.

La struttura di sintesi decisamente banale: un oscillatore Osc PM, che prevede la possibilit di
Phase Modulation, collegato direttamente alluscita audio dello strumento; per garantire la
possibilit di interrompere lemissione sonora, previsto uno switch intermedio denominato
PLAY ON, con il quale si pu spegnere loscillatore.
Allingresso Phase Mod In delloscillatore collegata luscita di un oscillatore a bassa frequenza
MOD, che fornisce le tensioni cicliche con cui alterare la fase di emissione delloscillatore audio;
anche in questo caso, previsto un interruttore P-MOD ON che interrompe il segnale in uscita al
LFO permettendo di paragonare lo stato di modulazione / assenza di modulazione.



Lutente deve verificare il comportamento ottenibile con la modulazione sulla Phase, prima
facendo lavorare loscillatore a bassa frequenza MOD in banda sub audio e, successivamente,
avendo cura di variarne significativamente la frequenza.

Si noti che la frequenza del LFO MOD espressa in valore fattoriale, pertanto risulter pi facile
verificare lincremento progressivo della frequenza in rapporto a quella delloscillatore audio;
dalla condizione di base x0.0248, passando a x0.5000 (cio al rapporto C : M = 1 : 0,5) e poi a
x1.000 (cio C : M = 1 : 1), poi x2.000, poi x3.000, poi con valori non interi.
In tutti i casi, sar possibile riscontrare, meglio se con il conforto di un oscilloscopio, le oggettive
equivalenze tra comportamento Phase Modulation e Linear Frequency Modulation.


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Patch SS008b Feedback Mod
La patch permette di verificare i diversi comportamenti ottenibili in regime di auto
modulazione, o se si preferisce il termine di feedback modulation.



Sono presenti tre oscillatori, due standard denominati FM EXP OSC e FM LIN OSC, pi un terzo
dotato di Phase Modulation, denominato PM OSC; i segnali in uscita sono collegati ad uno switch a
quattro posizioni SELECT, che permette di decidere quale oscillatore ascoltare.

Lutente deve verificare ascoltando un oscillatore alla volta il comportamento ottenibile in regime
di feedback modulation: il segnale emesso da ciascun oscillatore (una sinusoide pura, ma il caso
di sperimentare anche con forme donda pi complesse) infatti collegato agli ingressi di
modulazione dotati di indice regolabile.

Nel caso del FM EXP OSC, la sinusoide generata collegata allingresso pitch; aumentando
lindice di (auto)modulazione, la frequenza nominale, per effetto del DC Offset presente
nel segnale emesso, devia sensibilmente gi ad un quarto della corsa disponibile.
Nel caso del FM LIN OSC, la sinusoide generata collegata allingresso FM Lin Input;
aumentando lindice di (auto)modulazione, la frequenza nominale devia in maniera
altrettanto sensibile gi ad un quarto della corsa disponibile.
Nel caso del PM OSC, la sinuoside generata collegata allingresso Phase Modulation Input;
aumentando lindice di (auto)modulazione, il contenuto armonico varia in maniera sensibile,
fino a raggiungere gi a met corsa il rumore randomizzato, ma lintonazione nominale
delloscillatore non varia.

Questultimo lo stesso comportamento ottenibile mettendo in feeedback un qualsiasi operatore presente
nella DX-7 Yamaha o nella versione virtuale N.I. FM-7.