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Nautilus

Collana diretta da Alberto Abruzzese


18
Copyright 2004 Meltemi editore srl, Roma
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a cura di Stefano Cristante
Londa anonima
Scritti sullopinione pubblica di
Tocqueville, Lippmann, Tnnies, Allport,
Lazarsfeld, Habermas, Luhmann, Bourdieu,
Noelle-Neumann, Landowski
MELTEMI
Indice
p. 7 Introduzione
Lombra del Leviatano. Le scienze
sociali e lenigma dellopinione pubblica
Stefano Cristante
15 La libert di stampa negli Stati Uniti
Alexis de Tocqueville
25 Lonnipotenza della maggioranza negli Stati Uniti
e i suoi effetti
Alexis de Tocqueville
43 Gli stereotipi
Walter Lippmann
56 Critica dellopinione pubblica
Ferdinand Tnnies
77 Verso una scienza della pubblica opinione
Floyd H. Allport
98 La ricerca empirica e la tradizione classica
Paul F. Lazarsfeld
119 Delimitazione propedeutica di un tipo di sfera
pubblica borghese
Jrgen Habermas
148 Lopinione pubblica
Niklas Luhmann
182 Lopinione pubblica non esiste
Pierre Bourdieu
202 Chiave lessicale per una teoria dellopinione pubblica
Elisabeth Noelle-Neumann
229 Lopinione pubblica e i suoi portavoce
Eric Landowski
257 Autori
267 Bibliografia
Introduzione
Lombra del Leviatano.
Le scienze sociali e lenigma dellopinione pubblica
Stefano Cristante
Ho cestinato lintroduzione gi pronta a questa antolo-
gia di scritti sullopinione pubblica.
Cestinare come citare, correggere, inserire materiale
iconografico, e cos via non sempre un atto privato. Pur
svolgendosi nella mente di un singolo individuo, unazione
del genere avviene in seguito a una battaglia di idee. E rap-
presenta dunque, in via metaforica, un percorso collettivo
dentro un singolo individuo.
Per questo vorrei darne conto al lettore.
Il progetto di questo volume nasce molto tempo fa, nei
primi anni Novanta, quando tentavo di caratterizzare la
mia collaborazione con la Cattedra di sociologia delle co-
municazioni di massa tenuta da Alberto Abruzzese alla
Sapienza. Qualche anno prima avevo scritto la tesi di
laurea sullimpatto sociologico dellopinione pubblica, la-
voro che mi aveva aiutato a ricostruire un legame tra i clas-
sici della sociologia e questa misteriosa e melliflua macrote-
matica (lopinione pubblica medesima). Inoltre il tema mi
ossessionava da tempo: credo che la fascinazione consistes-
se nel sentire (e non nel pensare) che tra la comunicazione
e il modellamento di idee collettive esistesse un forte lega-
me, che aveva questo nome (opinione pubblica) perch
nasceva nel secolo dei Lumi e si allungava nella matura
modernit e quindi nella postmodernit.
Qui cominciavano i miei problemi analitici: ero cos si-
curo che la tesi di Jrgen Habermas (1962), secondo cui
non si poteva parlare correttamente di opinione pubblica
prima dellavvento della sfera pubblica borghese nel Sette-
cento inglese e francese, fosse del tutto corretta?
Mi sembrava evidente ad esempio esaminando la sfe-
ra dellopinione attraverso la dinamica delle istituzioni po-
litiche che in qualsivoglia momento della storia umana si
creassero circostanze capaci di modificare nelle menti degli
individui giudizi ed estetiche, opinioni politiche e urbani-
stiche, pregiudizi e forme scientifiche. Circostanze in grado
dunque di esprimere un passaggio di fase, un cambiamen-
to, una reazione.
E anche in periodi pi statici, non erano sempre e co-
munque al lavoro le intemperanze e le simpatie, gli stereo-
tipi e il carisma e il pettegolezzo? Come si poteva tenere
fuori tutto questo versante problematico dal lavoro teorico
sullopinione pubblica?
Infatti con Habermas liniziale apertura storiografica
prende poi la via di un risucchio hegelo-marxiano: cera un
tempo in cui la sfera pubblica borghese produceva genia-
lit e rivoluzione (lo Spectator di Addison e Steele, le opere
di Swift e La democrazia in America di Tocqueville); venne
il tempo di una normalizzazione democratico-rappresenta-
tiva, venne quello del fordismo e del welfare; infine eccoci
alla dissoluzione mediatica del concetto di opinione pub-
blica, alla TV generalista inventrice di opinioni prefabbrica-
te, al giornalismo carta straccia.
Tutto il percorso di Francoforte si riconfigura egemone:
lavanguardia intellettuale predice lApocalisse in quanto
fine della funzione critica del sapere.
Ogni tanto riprendevo in mano alcuni degli scritti che
mi erano sembrati dire qualcosa di diverso dalla pur ricca
lezione di Habermas.
Tocqueville per primo, che aveva disseminato La demo-
crazia in America di spunti eccellenti sullo spirito della me-
ga-nazione statunitense (potremmo anche dire: sullimma-
ginario collettivo americano), non tralasciando di notare il
profilo dinamico delle maggioranze attive calate nel vivo
dellepica della frontiera. Si determinavano nuovi bisogni
STEFANO CRISTANTE
collettivi, linformazione si mescolava allinserzione a paga-
mento. La pubblicit sui giornali e le gazzette esplodeva in
un paese vasto, dotato di risorse che solo uno spirito collet-
tivo organizzato su valori forti poteva incanalare produtti-
vamente. La pubblicit era finalmente un bisogno colletti-
vo e una strategia comunicativa.
Cerano naturalmente anche autori pi recenti del
conte di Tocqueville, come il geniale metodologo austria-
co Paul Lazarsfeld, che durante la sua permanenza negli
Stati Uniti mise a punto strumenti di misurazione delle
opinioni capaci di far compiere un salto strategico ai
sondaggi e alle ricerche, cio al mercato e al sapere. Pur
cos interno a un modo normalizzato (funzionalista) di
studiare e interpretare lopinione pubblica, Lazarsfeld
proponeva nei simposi dellAmerican Sociological So-
ciety di considerare il lavoro sullopinione pubblica un
progetto comune alle diverse discipline sociali. Sentiva il
bisogno di andare pi in profondit, Lazarsfeld, e anche
di riprendere il contatto con alcuni classici della prima
modernit che avevano per primi abbozzato il legame tra
reputazione, opinione e potere.
A fare da sfondo a queste mie investigazioni private era
la constatazione che nellimpetuoso flusso multimediale
globale dellultimo decennio del Novecento lespressione
opinione pubblica tendesse a situarsi in modo sempre
pi stabile e capillare. A ogni nuovo evento degli ultimi an-
ni del secolo (il dopo muro di Berlino e il conflitto dei Bal-
cani, la prima guerra in Iraq, la presidenza Clinton, lav-
vento di Internet, il Sexgate, la guerra del Kosovo) sentivo
che lidea di raccogliere gli scritti di alcuni scienziati sociali
sulle concezioni teoriche dellopinione pubblica sarebbe
stato utile per chiarire alcuni equivoci di fondo (espressio-
ni che si accavallano: clima di opinione, sondaggi, profezie
che si autoavverano, leader di opinione, opinion-makers
ecc.) e avrebbe costituito una prima base dimostrativa del
fatto che le scienze sociali non ignoravano la complessit di
quel misterioso oggetto di studi.
LOMBRA DEL LEVIATANO ,
Abruzzese a un certo punto mi restitu la cartella che
conteneva le fotocopie dei brani selezionati di una decina
di autori, dicendomi che secondo lui cera una questione di
diritti dautore (a partire da Habermas, che nellantologia
aveva un ruolo fondamentale), e che avrei dovuto occupar-
mene direttamente oppure trovare qualche esperto edito-
riale che mi desse una mano. Ci prov Lorenzo Pavolini,
che mi lasci gentilmente dei recapiti telefonici stranieri e
delle mail. Nel frattempo avevo cominciato a scrivere la te-
si di dottorato di ricerca sul rapporto tra potere e comuni-
cazione e il progetto dellantologia rest a riposare per un
bel po danni, anche se ho continuato a occuparmi di ana-
lisi dellopinione pubblica e a tornare spesso agli scritti
classici sullargomento.
Alcuni saggisti specializzati in opinione pubblica li ritro-
vai pi convincenti a una seconda lettura: il caso di Walter
Lippmann, che nel 1922 fece uscire sul mercato statuniten-
se Public Opinion, un libro molto ben scritto e soprattutto
la conferma che per capire da dove vengono le nostre diffi-
colt concettuali occorreva puntare sulla continuit tra sfera
grafica (i giornali) e sfera audiovisiva (le TV). Lippmann
scriveva negli anni precedenti lavvento compiuto dellau-
diovisivo, eppure gi attribuiva unimportanza straordinaria
(e cogente) ai media. Gli uomini ne hanno bisogno, diceva
Lippmann, per interpretare tutti gli eventi non direttamen-
te attinenti alla sfera intima e domestica. E aggiungeva che
per orientare il nostro bisogno dinformazione esistono rag-
gruppamenti oggettuali che chiamiamo stereotipi, i quali
possono diventare armi strategiche in presenza di fasi con-
flittive acute (Lippmann era stato sottosegretario aggiunto
al Ministero della guerra statunitense durante la grande
guerra, quindi era competente in propaganda bellica).
Alcuni autori li incontrai per citazioni dirette e indiret-
te, talvolta accompagnati dalla successiva lettura dei testi
originali. In particolare, una vera e propria scoperta fu La
spirale del silenzio della studiosa tedesca Elizabeth Noelle-
Neumann. Ledizione americana completa era disponibile
:c STEFANO CRISTANTE
fin dall84, ma in Italia si parlava della Neumann soprattut-
to per la teoria degli effetti forti dei media, cos tradotta
da Mauro Wolf in un fortunato manuale.
Ma il sottotitolo della Spirale parlava chiaro: Lopinione
pubblica, la nostra pelle sociale. Quel libro, che nelle suc-
cessive edizioni in varie lingue assunse un pi corposo vo-
lume di pagine e di riferimenti bibliografici, apriva la stra-
da allanalisi dellonnipresenza della categoria opinione
pubblica nella storia, anche al di fuori del perimetro della
modernit.
Noelle-Neumann proponeva il ridimensionamento del-
lidea di Habermas: certamente vi era stata unaccelerazio-
ne della sfera pubblica in seguito allaffermazione della
modernit capitalistica, ma a ben guardare i sintomi dello-
pinione pubblica si perdevano nella notte dei tempi. Ad
esempio: non era forse limbarazzo un sintomo di disagio
comunicativo universale? E non era questo disagio forse
collegato a una reazione del soggetto nei confronti dellam-
biente sociale, da quello pi vasto (una platea televisiva,
una seduta della boul di Atene, una festa di corte seicente-
sca) a quello pi limitato (gli amici, la famiglia, i colleghi di
lavoro)? E non era quella reazione un sintomo della centra-
lit delle opinioni dellambiente sociale subita dal sogget-
to? Non era forse allora lopinione pubblica dotata di una
risonanza profonda nelle strutture del generale comporta-
mento umano, fino al punto da esercitare una pressione e
un controllo nei confronti di tutti?
Certamente un bel salto prospettico. Fatte le debite
proporzioni, la Neumann ha preso Storia e critica dellopi-
nione pubblica di Habermas e lha disattivata come esclusi-
va interpretazione storico-sociale del fenomeno opinione
pubblica, un po come Weber fece con i testi marxiani at-
traverso Letica protestante e lo spirito del capitalismo. We-
ber non dimostr che Marx aveva torto a condurre unana-
lisi della societ a partire dallesistenza di una struttura
economica governata dalla propriet privata dei mezzi di
produzione; dimostr piuttosto che era possibile condurre
uninvestigazione altrettanto ragionevole sulla genesi del
LOMBRA DEL LEVIATANO ::
capitalismo occidentale partendo dalletica protestante,
cio da quella che nel linguaggio marxiano si sarebbe defi-
nita una sovrastruttura.
Per Habermas la sfera pubblica borghese produce e ac-
celera lopinione pubblica della modernit. Ma la moder-
nit non spiega limportanza dellopinione pubblica nel cor-
so dellintera storia umana. Non spiega il fatto che lopinio-
ne pubblica sia il vestito anzi, la pelle della societ nel
suo complesso, il primo strato sensibile del corpo sociale.
Attraverso il lavoro di Noelle-Neumann, John Locke,
David Hume, Jean-Jacques Rousseau uscivano dai musei di
storia della filosofia e, scrollatisi di dosso la polvere dei ma-
nuali, dimostravano precocemente la centralit dello scam-
bio di opinioni tra individuo e societ, tra controllo, ragio-
ne e utopia.
Ma anche Lippmann veniva riacciuffato grazie al con-
cetto di stereotipo e persino Erving Goffmann dimostrava
una plusvalenza cognitiva per via della microanalisi sulle
forme dellagire non intenzionale nella rappresentazione
della vita quotidiana.
Aver curato ledizione italiana della Spirale del silenzio
mi ha notevolmente aiutato nel mio lavoro di riattualizza-
zione dellantologia che ho proposto a Meltemi, che an-
che leditore della traduzione italiana dellopera di Noelle-
Neumann (2002).
Inoltre, grazie alla gentilezza di un gruppo di case edi-
trici italiane (Laterza in primis), la possibilit di editare
lantologia auspicata nei primi anni Novanta ha potuto
prendere forma.
Personalmente credo che oggi ci troviamo in un mo-
mento di necessit e di urgenza teorica: viviamo immersi nei
climi di opinione simulati attraverso la diffusione e la pene-
trazione mentale dei sondaggi. Demonizzarli non serve a
nulla, come non serve a nulla opporsi o lamentarsi della dif-
fusione delle nuove tecnologie: occorre farci i conti.
Mi sembra per anche opportuno dare sinteticamente
la parola a quanti hanno riflettuto in temini analitici sullo-
:: STEFANO CRISTANTE
pinione pubblica, tenendo conto di contributi assai pi
avanzati della vulgata giornalistica che con la pesante ri-
duzione di complessit che tipica del giornalismo in ge-
nere chiama opinione pubblica soggetto e oggetto, lio
narrante e la societ.
Ritengo che uno sguardo utile sullinsieme di campi di
forze e tensioni e conflitti e acquiescenze che rielaboriamo
in presenza di unevocazione collettiva metaforica come
lopinione pubblica possa essere oggi rappresentato da una
doxasfera scomponibile analiticamente. Per doxasfera in-
tendo uno spazio sociale e segnico che pu fibrillare dallo
stato rivoluzionario sino alleffervescenza del corroboree, o
viceversa pu stagnare in una palude di conformismi atten-
dendo la citt delle macchine e le sue conseguenze fanta-
scientifiche come nella saga di Matrix.
Per scomporre una doxasfera occore individuare degli
attori, se non dei contendenti. Dei decisori, innanzitutto,
non solo nella versione elitistica della circolazione imper-
fetta delle classi dirigenti ma nella visione globale di lobby
aggreganti e disaggreganti, di forme associate cristallizzate-
si provvisoriamente nel governo dellesistente.
Dei movimenti di pressione, oggigiorno scatenati nella
ricerca di unidentit globale non solo negazionistica, op-
pure nella deriva localista delle forze etniche prossime al-
laggressivit xenofoba.
E dei media, naturalmente, insieme attori e territorio
conflittivo, la cui importanza strategica nella risoluzione
delle contese sfiora lautorevolezza (talvolta lautorit) dei
poteri statuiti (esecutivo, giudiziario e legislativo) mentre
talvolta si limita a scimmiottarne i comportamenti, gli stili,
lopacit.
E infine, certamente non ultimo per importanza, linsie-
me del pubblico generalista, dei consumatori, dei cittadini.
Non la faccio lunga, e concludo: c bisogno di una
nuova architettura dello studio e dellinterpretazione delle
opinioni, bene strategico che vale la transizione da una so-
ciet dello spettacolo a una societ dellinformazione, della
seduzione e dellillusione.
LOMBRA DEL LEVIATANO :,
Lipnosi e il blocco mentale delle scienze sociali attuali,
cos spesso sgradevoli nel riconfermare steccati e paletti di
recinzione specialistica, non sono pi consentiti.
Gli scritti contenuti in questo volume hanno lambizio-
ne di presentare approcci diversi, ma non certo autosuffi-
cienti. Anche i classici hanno dei limiti. Ma hanno anche
molti pregi, tra cui il pi prezioso non aver ignorato la
complessit dellenigma culturale rappresentato dallopi-
nione pubblica. Enigma che venuto il momento di ascol-
tare di nuovo, e possibilmente con lurgenza di studiosi che
sanno che il mondo di Blade Runner, del dopo 11 settem-
bre e della multimedialit connettiva gi in atto.
: STEFANO CRISTANTE
La libert di stampa negli Stati Uniti
*
Alexis de Tocqueville
La libert di stampa esplica il suo potere non solo sulla
politica ma anche sullopinione pubblica: non influisce solo
sulle leggi ma anche sui costumi. In altra parte di questa ope-
ra cercher di precisare il grado dinfluenza esercitato dalla
libert di stampa sulla societ civile negli Stati Uniti e mi sfor-
zer di discernere lindirizzo che essa ha dato alle idee, non-
ch le abitudini che ha fatto prendere allo spirito e ai senti-
menti degli americani. Qui invece mi limito allesame degli
effetti prodotti dalla libert di stampa nel mondo politico.
Confesso di non sentire per la libert di stampa quella-
more completo e istantaneo che si prova per le cose sovra-
namente buone per natura. Io lamo assai pi dei mali che
essa impedisce che dei beni che produce.
Se qualcuno mi mostrasse, fra lindipendenza completa
e lintero asservimento del pensiero, una via intermedia in
cui mi fosse possibile restare, forse mi ci fermerei, ma chi
mai potr scoprire questa posizione intermedia? Voi partite
dalla licenza della stampa e volete giungere allordine: che
cosa fate? Sottoponete prima gli scrittori ai giurati ma, se i
giurati assolvono, quella che prima era soltanto lopinione
di un uomo isolato diviene lopinione del paese. Avete dun-
que fatto troppo e insieme troppo poco; bisogna ancora an-
dare avanti. Sottoponete allora gli autori a magistrati per-
manenti, ma questi giudici sono pure obbligati ad ascoltarli
prima di condannare: allora quello che si temeva di confes-
sare nel libro viene proclamato impunemente in tribunale,
ci che si era detto oscuramente in uno scritto viene cos ri-
petuto in mille altri. Lespressione , se cos pu dirsi, la for-
ma esteriore del pensiero, ma non il pensiero stesso: i tribu-
nali arrestano il corpo ma lanima sfugge loro e scivola sot-
tilmente fra le loro mani. Avete dunque ancora fatto troppo
e troppo poco; bisogna andare ancora pi avanti. Abbando-
nate allora gli scrittori ai censori; benissimo! Ci avvicinia-
mo. Ma la tribuna politica non forse libera? Voi non avete
dunque fatto ancora nulla, anzi, se non mi sbaglio, avete ac-
cresciuto il male. Scambiate forse il pensiero per una di
quelle potenze materiali che si accrescono col numero dei
loro agenti? Valuterete dunque gli scrittori come i soldati di
un esercito? Contrariamente a tutte le potenze materiali, il
potere del pensiero aumenta spesso col piccolo numero di
quelli che lesprimono. La parola di un uomo potente che
penetra sola in mezzo a unassemblea silenziosa pi effica-
ce delle grida confuse di mille oratori e, per poco che si
possa parlare liberamente in un solo luogo pubblico, co-
me se si parlasse pubblicamente in ogni villaggio. Bisogna
dunque distruggere la libert di parlare come quella di scri-
vere; questa volta ci siamo: ognuno tace.
Ma dove siete giunti? Siete partiti dallabuso della li-
bert e siete giunti sotto il piede di un despota. Siete passa-
ti da un estremo allaltro senza trovare, in un cammino cos
lungo, un solo luogo in cui vi fosse possibile fermarvi.
Vi sono dei popoli i quali, oltre alle ragioni generali so-
pra enunciate, ne hanno di particolari per affezionarsi alla
libert di stampa.
Presso alcune nazioni, che si pretendono libere, qualsia-
si agente del potere pu violare impunemente la legge sen-
za che la costituzione del paese dia agli oppressi il diritto di
appellarsi alla giustizia. Presso questi popoli la libert di
stampa deve essere considerata come una garanzia, anzi co-
me la sola garanzia che resti alla libert e alla sicurezza dei
cittadini.
Se dunque gli uomini che governano queste nazioni voles-
sero togliere la libert di stampa, il popolo intero potrebbe ri-
spondere per loro: lasciateci perseguire i vostri delitti davanti
ai giudici ordinari e allora forse noi consentiremo a non chia-
marvi pi davanti al tribunale dellopinione pubblica.
:o ALEXIS DE TOCQUEVILLE
In un paese in cui regni apertamente il dogma della so-
vranit del popolo la censura non solo un pericolo ma
anche una grande assurdit.
Quando si concede a ognuno il diritto di governare la
societ, bisogna anche riconoscergli la facolt di scegliere
fra le diverse opinioni che agitano i suoi contemporanei e
di apprezzare i differenti fatti la cui conoscenza pu servire
da guida.
Sovranit del popolo e libert di stampa sono dunque
due cose interamente correlate: la censura e il voto universa-
le sono dunque due cose che si contraddicono e non posso-
no incontrarsi a lungo nelle istituzioni politiche di uno stesso
popolo. Fra dodici milioni di uomini che vivono sul territo-
rio degli Stati Uniti, non se ne trova uno solo che abbia an-
cora osato proporre di restringere la libert di stampa.
Il primo giornale (Vincennes Gazette) che cadde sot-
to i miei occhi, quando arrivai in America, conteneva il se-
guente articolo, che traduco fedelmente:
In tutto questo affare il linguaggio tenuto da Jackson [il presi-
dente] stato quello di un despota senza cuore, occupato
unicamente a conservare il suo potere. Lambizione il suo
delitto e vi trover la sua pena. Egli ha per vocazione lintrigo
e lintrigo confonder i suoi disegni e gli strapper il potere.
Egli governa con la corruzione e le sue manovre colpevoli tor-
neranno a sua confusione e onta. Egli si mostrato nellarena
politica un giocatore spudorato e sfrenato. riuscito, ma lo-
ra della giustizia si avvicina; presto egli dovr rendere quello
che ha guadagnato, gettar lontano da s il suo dado inganna-
tore e finire in qualche rifugio in cui possa liberamente be-
stemmiare contro la sua follia; perch il pentimento non
una virt che sia mai stata conosciuta dal suo cuore.
Moltissimi in Francia credono che la violenza della
stampa dipenda dallinstabilit del nostro Stato sociale,
dalle nostre passioni politiche e dal disagio generale che ne
una conseguenza. Essi aspettano sempre unepoca in cui,
avendo la societ ripreso un assetto tranquillo, la stampa a
sua volta diverr calma. Per parte mia, attribuirei volentieri
LA LIBERT DI STAMPA NEGLI STATI UNITI :;
alle cause sopra indicate lestremo ascendente che essa ha
sopra di noi, ma non credo che queste cause influiscano
gran che sul suo linguaggio. Mi pare che la stampa periodi-
ca abbia istinti e passioni suoi particolari, indipendente-
mente dalle circostanze in mezzo a cui agisce. Quello che
avviene in America me lo prova completamente.
LAmerica forse, in questo momento, il paese del
mondo che ha nel suo seno minori germi di rivoluzione. In
America, tuttavia, la stampa ha gli stessi gusti distruttori
che in Francia e la stessa violenza, senza avere le stesse cau-
se di collera. In America, come in Francia, essa quella
straordinaria potenza, cos stranamente mescolata di bene
e di male, senza la quale la libert non potrebbe vivere e
con la quale lordine si mantiene a malapena.
Quello che bisogna dire che in America la stampa ha
assai meno potere che da noi. Niente di pi raro tuttavia, in
quel paese, che vedere un processo diretto contro di essa.
La ragione di questo semplice: gli americani, ammettendo
fra loro il dogma della sovranit del popolo, ne hanno fatto
unapplicazione sincera. Essi non hanno preteso fondare,
con elementi che cambiano ogni giorno, costituzioni eterne.
Attaccare le leggi esistenti non dunque un delitto, purch
non ci si voglia sottrarre alla legge con la violenza.
Essi credono daltronde che i tribunali siano impotenti
a moderare la stampa e che, dato che la leggerezza del lin-
guaggio umano sfugge sempre allanalisi giudiziaria, i reati
di questa natura sfuggano sempre in qualche modo alla
mano che si allunga per afferrarli. Pensano che per potere
efficacemente agire sulla stampa occorrerebbe trovare un
tribunale che, non solo fosse devoto allordine costituito,
ma anche potesse mettersi al disopra dellopinione pubbli-
ca che si agita intorno a esso, un tribunale che giudicasse
senza pubblicit, che pronunciasse le sue sentenze senza
motivarle, e punisse lintenzione pi ancora che le parole.
Chiunque riuscisse a creare e a mantenere un simile tribu-
nale perderebbe il suo tempo a perseguire la libert di
stampa, poich egli sarebbe senzaltro padrone assoluto
della societ stessa e potrebbe sbarazzarsi degli scrittori in-
: ALEXIS DE TOCQUEVILLE
sieme ai loro scritti. In materia di stampa non vi dunque
via di mezzo fra la servit e la licenza. Per raccogliere i be-
ni inestimabili prodotti dalla libert di stampa, bisogna sa-
persi sottomettere ai mali inevitabili che essa fa nascere.
Volere ottenere gli uni sfuggendo agli altri equivale ad ab-
bandonarsi a una di quelle illusioni in cui si cullano ordina-
riamente le nazioni malate, quando, stanche di lotte ed
esaurite dagli sforzi, cercano il mezzo di far coesistere, sul-
lo stesso terreno, opinioni e principi contrari.
La scarsa potenza dei giornali in America dipende da
parecchie cause, di cui ecco le principali.
La libert di scrivere, come tutte le altre, tanto pi te-
mibile quanto pi nuova: un popolo che non abbia mai
trattato gli affari dello Stato crede al primo tribuno che gli
si presenti. Presso gli angloamericani questa libert anti-
ca quanto la fondazione delle colonie; inoltre la stampa,
che sa cos bene infiammare le passioni umane, non pu
tuttavia crearle da sola. Ora in America la vita politica
attiva, variata, agitata, ma raramente turbata da passioni
profonde ed raro che queste si sollevino quando gli inte-
ressi non sono compromessi, e negli Stati Uniti gli interes-
si prosperano. Per giudicare della differenza esistente su
questo punto fra gli angloamericani e noi, basta osservare
un momento i giornali dei due paesi. In Francia gli annun-
ci commerciali occupano uno spazio ristrettissimo e anche
le notizie sono poco numerose; la parte vitale di un gior-
nale quella in cui si trovano le discussioni politiche. In
America i tre quarti dellimmenso giornale che vi cade sot-
to gli occhi sono pieni di annunci, il resto occupato il
pi spesso da notizie politiche o da semplici aneddoti, so-
lo di tanto in tanto si scorge in un angolo nascosto qualcu-
na di quelle ardenti discussioni che da noi costituiscono il
pasto giornaliero dei lettori.
Ogni potenza aumenta lazione delle sue forze via via
che ne accentra la direzione: questa una legge generale
della natura che simpone allosservatore e che un istinto
pi sicuro ancora ha fatto conoscere anche ai despoti pi
mediocri.
LA LIBERT DI STAMPA NEGLI STATI UNITI :,
In Francia per la stampa si hanno due specie distinte di
centralizzazione: quasi tutto il suo potere concentrato in
un solo luogo e, per cos dire, nelle stesse mani, poich i
suoi organi sono in piccolo numero. Cos costituita in mez-
zo a una nazione scettica, la stampa ha un potere quasi illi-
mitato. Essa un nemico col quale un governo pu fare
tregue pi o meno lunghe, ma di fronte al quale pu resi-
stere assai difficilmente.
N luna n laltra di queste due specie di centralizza-
zione esistono in America.
Gli Stati Uniti non hanno una grande capitale: la civilt
e la potenza sono disseminate in tutte le parti di questa im-
mensa contrada; i raggi dellintelligenza umana, invece di
partire da un unico centro, sincrociano in tutti i sensi; gli
americani non hanno accentrato in alcun posto la direzione
generale del pensiero o quella degli affari.
Ci dipende da circostanze locali indipendenti dagli
uomini, ma che hanno per conseguenza che negli Stati
Uniti non vi sono licenze per gli stampatori, n timbri, n
registrazioni per i giornali e vi sconosciuta la legge della
cauzione.
Ne risulta che la creazione di un giornale unimpresa
semplice e facile; pochi abbonati bastano perch il giorna-
lista copra le sue spese: cos il numero degli scritti periodici
o semiperiodici negli Stati Uniti sorpassa ogni immagina-
zione. Gli americani pi colti attribuiscono a questa incre-
dibile disseminazione di forze la scarsa potenza della stam-
pa: un assioma di scienza politica negli Stati Uniti che il
solo mezzo di neutralizzare gli effetti dei giornali sta nel
moltiplicarne il numero. Non riesco a capire come una ve-
rit cos evidente non sia divenuta comune presso di noi.
Che coloro che vogliono fare delle rivoluzioni con laiuto
della stampa cerchino di darle solo pochi organi potenti
cosa facilmente comprensibile, ma che i partigiani ufficiali
dellordine costituito e i sostenitori naturali delle leggi esi-
stenti credano di attenuare lazione della stampa concen-
trandola, ecco ci che non riesco a concepire. Sembra che i
governanti europei agiscano di fronte alla stampa alla stes-
:c ALEXIS DE TOCQUEVILLE
sa maniera degli antichi cavalieri con i loro avversari: essi si
sono accorti, per esperienza propria, che la centralizzazio-
ne unarma potente e ne vogliono provvedere il loro ne-
mico, senza dubbio allo scopo di aver pi gloria a vincerlo.
Negli Stati Uniti non vi quasi una borgata che non ab-
bia il suo giornale. Si comprender facilmente che, con tanti
combattenti, non si pu stabilire n disciplina n unit da-
zione: cos si vede ognuno alzare la sua bandiera. Non che
tutti i giornali politici degli Stati Uniti si siano schierati pro
o contro lamministrazione, ma essi lattaccano o la difen-
dono in cento modi diversi. I giornali non possono dunque
creare in America quelle grandi correnti di opinioni capaci
di costruire o di rompere le pi potenti dighe. Questa divi-
sione di forze della stampa produce inoltre altri effetti non
meno rimarchevoli: poich la creazione di un giornale una
cosa facile, tutti possono occuparsene e, daltra parte, poi-
ch la concorrenza impedisce che un giornale possa sperare
grandi profitti, le alte capacit industriali non si mescolano
a questo genere di imprese. Ma, anche se i giornali fossero
fonti di ricchezze, dato che sono eccessivamente numerosi
gli scrittori di talento non basterebbero a dirigerli.
I giornalisti hanno dunque, in genere, negli Stati Uniti
una posizione poco elevata, una rudimentale educazione e
un indirizzo di idee spesso volgare. La maggioranza fa legge;
essa stabilisce certi modi di vita cui tutti in seguito si confor-
mano e linsieme di queste abitudini si chiama spirito: vi lo
spirito di tribunale, lo spirito di corte. Lo spirito del giorna-
lista, in Francia, consiste nel discutere in modo violento, ma
elevato e spesso eloquente, i grandi interessi dello Stato e, se
questo non avviene sempre, perch ogni regola ha le sue
eccezioni. Lo spirito del giornalista, in America, consiste nel-
lo stimolare grossolanamente, senza preparazione n arte, le
passioni di coloro cui sindirizza il giornale, nel lasciare i
principi per impadronirsi degli uomini, seguirli nella vita
privata e metterne a nudo le debolezze e i vizi.
Un simile abuso del pensiero senza dubbio deplorevo-
le; pi avanti avr occasione di studiare linfluenza eserci-
tata dai giornali sui gusti e sulla moralit del popolo ameri-
LA LIBERT DI STAMPA NEGLI STATI UNITI ::
cano; qui, ripeto, non mi occupo che del mondo politico.
Non ci si deve nascondere che gli effetti politici di questa
licenza della stampa non contribuiscono al mantenimento
della tranquillit pubblica. Ne risulta che gli uomini che
hanno gi raggiunto posizioni elevate nellopinione dei loro
concittadini non osano scrivere sui giornali e perdono cos
larma pi formidabile di cui si possono servire per volgere
a loro profitto le passioni popolari
1
. Ne risulta soprattutto
che le opinioni personali espresse dai giornalisti non han-
no, per cos dire, alcun peso agli occhi dei lettori. Quello
che essi cercano in un giornale la conoscenza dei fatti; e
non alterando o snaturando questi fatti che il giornalista
pu ottenere qualche influenza.
Anche ridotta a queste sole risorse, la stampa esercita
ancora un grande potere in America. Essa fa circolare la
vita politica in tutte le zone di quel vasto territorio; con
occhio sempre vigile, mette a nudo i segreti moventi della
politica e costringe gli uomini pubblici a comparire volta
a volta davanti al tribunale dellopinione pubblica. Essa
riunisce gli interessi intorno ad alcune dottrine e formula
i simboli dei partiti; per suo mezzo i partiti si parlano sen-
za vedersi, sintendono senza mettersi in diretto contatto.
Quando numerosi organi di stampa giungono a cammina-
re in ununica direzione, la loro influenza diviene, alla
lunga, irresistibile e lopinione pubblica, colpita sempre
dalla stessa parte, finisce per cedere sotto i loro colpi.
Negli Stati Uniti ogni giornale ha individualmente scar-
so potere, ma la stampa periodica ancora, dopo il popo-
lo, la prima delle potenze.
Le opinioni che si stabiliscono in America sotto limpero
della libert di stampa sono spesso pi tenaci di quelle che si
formano altrove sotto il regime della censura
Negli Stati Uniti la democrazia porta continuamente
uomini nuovi alla direzione degli affari; vi pertanto poco
ordine e poca continuit nellazione governativa. Ma i prin-
cipi generali del governo vi sono pi stabili che in molti al-
:: ALEXIS DE TOCQUEVILLE
tri paesi e le opinioni principali regolanti la societ si mo-
strano pi durevoli. Quando unidea ha preso possesso
dello spirito del popolo americano, sia o no giusta e ragio-
nevole, molto difficile estirparla.
Lo stesso fatto stato osservato in Inghilterra, il paese
dEuropa che ha avuto durante un secolo la pi grande li-
bert dopinione e insieme i pi invincibili pregiudizi.
Io attribuisco questo effetto proprio alla causa che, a
prima vista, dovrebbe impedirgli di prodursi: alla libert di
stampa. I popoli presso i quali esiste questa libert si affe-
zionano alle loro opinioni per orgoglio oltre che per con-
vinzione. Essi le amano, perch sembrano loro giuste e an-
che perch sono scelte liberamente da loro, e ci tengono,
non solo come a una cosa vera, ma anche come a una cosa
che loro propria.
Vi sono poi molte altre ragioni.
Un granduomo ha detto che lignoranza alle due estre-
mit della scienza. Forse sarebbe stato pi esatto dire che le
convinzioni profonde si trovano solo agli estremi e che nel
mezzo il dubbio. Si pu considerare, effettivamente, lin-
telligenza umana in tre stati distinti e spesso successivi.
Luomo crede fermamente, perch accetta le opinioni
senza approfondirle. Dubita quando gli si presentano le
obiezioni. Spesso riesce a risolvere tutti i suoi dubbi e allo-
ra ricomincia a credere. Questa volta egli non simpadroni-
sce della verit per caso o in mezzo alle tenebre, ma la vede
faccia a faccia e marcia direttamente verso la sua luce
2
.
Quando la libert di stampa trova gli uomini nel primo sta-
to, essa lascia loro per molto tempo ancora questa abitudi-
ne di credere senza riflettere; soltanto cambia giornalmente
loggetto delle loro irriflessive credenze. In tutto lorizzon-
te intellettuale lo spirito umano continua a vedere un pun-
to per volta, ma questo punto varia continuamente. il
tempo delle rivoluzioni improvvise. Sfortunate le genera-
zioni che ammettono tutto a un tratto la libert di stampa!
Tuttavia il circolo delle idee nuove percorso rapida-
mente. Si forma lesperienza e luomo cade nel dubbio e
nella diffidenza.
LA LIBERT DI STAMPA NEGLI STATI UNITI :,
Si pu assicurare che la maggior parte degli uomini si
fermer sempre in uno di questi due stati: essi o crederan-
no senza sapere perch o non sapranno precisamente che
cosa bisogna credere.
Quanto a quellaltro tipo di convinzione riflessa e pa-
drona di s che sorge dalla scienza e si eleva in mezzo alle
agitazioni del dubbio, esso potr esser raggiunto solo da un
piccolo numero di uomini.
Ora, si notato che nei secoli di fervore religioso gli
uomini cambiano talvolta di fede, mentre nei secoli di
dubbio ognuno conserva ostinatamente la sua. Cos succe-
de in politica sotto il regno della libert di stampa. Poich
tutte le teorie sociali sono state a volta a volta contestate e
combattute, coloro che si sono fissati sopra una di esse la
difendono, non tanto perch sicuri della sua bont, quan-
to perch non sono sicuri che ve ne sia una migliore.
In questi secoli non si mette facilmente a repentaglio la
vita per le proprie opinioni, ma neppure si cambiano; si
trovano meno martiri, ma anche meno apostati.
Aggiungete a questa ragione questaltra ancora pi for-
te: nellincertezza delle opinioni gli uomini finiscono per
attaccarsi unicamente agli istinti e agli interessi materiali,
che sono per loro natura per noi pi visibili, pi afferrabili
e pi duraturi delle opinioni.
una questione molto difficile da risolvere quella di sape-
re se governi meglio la democrazia o laristocrazia, ma chia-
ro che la democrazia incomoda alcuni e laristocrazia oppri-
me altri. questa una verit che si rivela da sola senza biso-
gno di discussione, come dire: voi siete ricco e io povero.
*
Da Tocqueville 1835, pp. 193-199 della trad. it.
1
Essi scrivono sui giornali solo in casi rari, quando vogliono rivolgersi al
popolo e parlare in proprio nome: quando, per esempio, sono state sparse sul
loro conto imputazioni calunniose, ed essi vogliono ristabilire la verit dei fatti.
2
Ancora non saprei se questa convinzione riflessa e padrona di s pu
mai alzare luomo al grado di ardore e di devozione che gli ispirano le creden-
ze dogmatiche.
: ALEXIS DE TOCQUEVILLE
Lonnipotenza della maggioranza negli Stati Uniti e
i suoi effetti
*
Alexis de Tocqueville
nellessenza stessa dei governi democratici che il domi-
nio della maggioranza sia assoluto, poich fuori della maggio-
ranza nelle democrazie, non vi nulla che possa resistere.
La maggior parte delle costituzioni americane tende ad
aumentare ancora, artificialmente, questa forza naturale
della maggioranza
1
.
Di tutti i poteri politici quello che pi volentieri obbe-
disce alla maggioranza il corpo legislativo.
Orbene, gli americani hanno stabilito che i membri di
esso siano nominati direttamente dal popolo e per un pe-
riodo molto breve, per obbligarli cos a sottomettersi, non
solo alle opinioni generali, ma anche alle passioni momen-
tanee degli elettori.
Essi hanno tolto dalle stesse classi ed eletto allo stesso
modo i membri delle due camere, in modo che i movimen-
ti del corpo legislativo sono quasi altrettanto rapidi e irresi-
stibili di quelli di ununica assemblea.
Costituito a questo modo il corpo legislativo, hanno
riunito in esso quasi tutto il governo.
Nel tempo stesso che alcuni poteri gi naturalmente
forti si accrescevano, altri, gi naturalmente deboli, veniva-
no sempre pi sminuiti. La legge non assicura ai rappre-
sentanti del potere esecutivo n stabilit, n indipendenza
e, sottomettendoli completamente ai capricci della legisla-
tura, essa toglie a essi quel poco di influenza che la natura
del regime democratico avrebbe loro lasciato.
In parecchi Stati la costituzione affida il potere giudizia-
rio allelezione della maggioranza e, in tutti, essa lo fa di-
pendere, in certo modo, dal potere legislativo, poich la-
scia ai rappresentanti il diritto di fissare annualmente lo sti-
pendio dei giudici.
Gli usi sono andati ancora pi lontano delle leggi.
Si diffonde sempre pi negli Stati Uniti un costume che
finir per rendere inutili le garanzie del governo rappresen-
tativo: avviene molto spesso che gli elettori, eleggendo un
deputato, gli traccino un piano dazione e gli impongano
un certo numero di obblighi positivi da cui egli non pu in
alcun modo allontanarsi. Non considerando il tumulto,
come se la maggioranza deliberasse direttamente sulla
piazza pubblica.
Parecchie altre circostanze particolari tendono ancora a
rendere, in America, il potere della maggioranza non solo
predominante, ma irresistibile.
Limpero morale della maggioranza si fonda in parte
sullidea che vi sia pi saggezza e acume in molti uomini
riuniti che in uno solo, nel numero piuttosto che nella qua-
lit dei legislatori. la teoria delleguaglianza applicata alle
intelligenze. Questa dottrina attacca lorgoglio delluomo
nel suo ultimo rifugio, perci la minoranza lammette solo
a fatica e vi si abitua solo col tempo. Come tutti i poteri, e
pi forse di alcuno di essi, il potere della maggioranza ha
bisogno di durare per apparire legittimo. Allinizio si fa ob-
bedire con la forza; si comincia a rispettarlo solo dopo che
si vissuti a lungo sotto le sue leggi.
Lidea del diritto della maggioranza a governare la so-
ciet stata portata sul suolo degli Stati Uniti dai primi
abitanti. Questa idea, che da sola sarebbe sufficiente a
creare un popolo libero, oggi passata nei costumi e la si
trova nelle pi piccole abitudini della vita.
I francesi, sotto lantica monarchia, erano certi che il re
non potesse mai sbagliare e quando accadeva che egli agis-
se malamente, pensavano che fosse colpa dei suoi consi-
glieri. Ci facilitava grandemente lobbedienza. Si poteva
mormorare contro la legge, senza cessare di amare e rispet-
tare il legislatore. Gli americani hanno la stessa opinione ri-
guardo alla maggioranza.
:o ALEXIS DE TOCQUEVILLE
Limpero morale della maggioranza si fonda anche su
questo principio: che gli interessi del maggior numero deb-
bono essere preferiti a quelli del piccolo. Ora, si compren-
de facilmente come il rispetto professato a questo diritto
della maggioranza aumenti o diminuisca naturalmente se-
condo lo stato dei partiti. Quando una nazione divisa fra
parecchi grandi interessi inconciliabili, il privilegio della
maggioranza spesso misconosciuto, poich troppo sco-
modo sottomettervisi.
Se esistesse in America una classe di cittadini che venis-
se dal legislatore spogliata di certi vantaggi esclusivi, posse-
duti da secoli, e fosse spinta a discendere da una situazione
elevata per perdersi nella massa, probabile che la mino-
ranza non si sottometterebbe tanto facilmente alla maggio-
ranza.
Ma, poich gli Stati Uniti sono stati popolati da uomini
eguali tra loro, non c ancora un dissidio naturale e dure-
vole fra gli interessi dei loro abitanti.
Vi un certo Stato sociale in cui i membri della mino-
ranza non possono sperare di trarre a s la maggioranza,
poich sarebbero costretti, per far questo, ad abbandonare
loggetto stesso della lotta che sostengono contro di essa.
Unaristocrazia, per esempio, non potrebbe diventare mag-
gioranza conservando i suoi privilegi esclusivi e non po-
trebbe abbandonare i suoi privilegi senza cessare con ci di
essere unaristocrazia.
Negli Stati Uniti le questioni pubbliche non possono
porsi in modo cos generale e assoluto e tutti i partiti so-
no disposti a riconoscere i diritti della maggioranza, poi-
ch sperano tutti di potere un giorno esercitarli a proprio
profitto.
La maggioranza ha dunque negli Stati Uniti unimmen-
sa potenza di fatto e una potenza di opinione quasi altret-
tanto grande; quando essa si forma riguardo a qualche
questione, non vi sono ostacoli che possano, non dico arre-
stare, ma anche solo ritardare la sua marcia per lasciarle il
tempo di ascoltare le proteste di coloro che essa colpisce
nel suo passaggio.
LONNIPOTENZA DELLA MAGGIORANZA NEGLI STATI UNITI :;
Le conseguenze future di un simile stato di cose sono
funeste e pericolose.
Lonnipotenza della maggioranza contribuisce ad aumen-
tare in America linstabilit legislativa e amministrativa che
naturale alle democrazie
Ho parlato precedentemente dei vizi naturali ai governi
democratici; di questi non ve n alcuno che non cresca in-
sieme al potere della maggioranza.
Cominceremo dal pi evidente.
Linstabilit legislativa un male inerente al governo de-
mocratico, poich nella natura della democrazia rinnova-
re frequentemente gli uomini al potere. Ma questo male
pi o meno grande secondo la potenza e i mezzi dazione
riconosciuti al legislatore.
In America si attribuisce allautorit legislativa un pote-
re sovrano. Essa pu abbandonarsi rapidamente e facil-
mente a ogni suo desiderio; inoltre, ogni anno le si danno
nuovi rappresentanti. Vale a dire che si adottata precisa-
mente la combinazione pi favorevole allinstabilit demo-
cratica, che permette alla democrazia di applicare le sue
mutevoli volont agli oggetti pi importanti.
Perci lAmerica oggi il paese del mondo in cui le leg-
gi durano meno. Quasi tutte le costituzioni americane sono
state emendate in trentanni. Non vi dunque uno Stato
americano che non abbia, durante questo periodo, modifi-
cato il principio delle sue leggi.
Quanto alle leggi stesse, basta gettare un colpo docchio
negli archivi dei diversi Stati dellUnione per convincersi
che in America lazione del legislatore non si allenta mai.
Non gi che la democrazia americana sia per natura pi
instabile di unaltra, ma le stato dato il mezzo per seguire,
nella formazione delle leggi, la naturale instabilit delle sue
tendenze
2
.
Lonnipotenza della maggioranza e il modo rapido e as-
soluto con cui le sue volont si eseguono negli Stati Uniti
: ALEXIS DE TOCQUEVILLE
non soltanto rende la legge instabile, ma esercita la stessa
influenza sullesecuzione della legge e sullazione dellam-
ministrazione pubblica.
Poich la maggioranza la sola potenza cui sia necessa-
rio piacere, tutti concorrono con ardore alle opere da essa
intraprese ma, dal momento in cui la sua attenzione si ri-
volge altrove, tutti gli sforzi cessano; mentre in Europa,
ove il potere amministrativo ha unesistenza indipendente
e una posizione sicura, le volont del legislatore continua-
no invece a essere eseguite anche quando egli si occupa
daltro.
In America si applicano a certi miglioramenti uno zelo
e unattivit assai pi grandi che altrove. In Europa, invece,
simpiega per queste stesse cose una forza sociale assai me-
no grande, ma pi continua.
Or sono molti anni, alcuni uomini profondamente reli-
giosi si diedero a migliorare il sistema carcerario; il pubbli-
co fu scosso dalla loro voce e la riabilitazione dei criminali
divenne unopera popolare.
Si fabbricarono allora nuove prigioni e, per la prima
volta, lidea del colpevole penetr nelle segrete insieme al-
lidea del castigo. Ma la felice rivoluzione, cui il pubblico
sera associato con tanto ardore e che diveniva sempre pi
irresistibile per gli sforzi concordi dei cittadini, non poteva
operarsi in breve tempo.
A fianco dei nuovi penitenziari, il cui sviluppo veniva
affrettato dal voto della maggioranza, sussistevano le anti-
che prigioni, che continuavano a contenere un gran nume-
ro di condannati; sembra che queste divenissero sempre
pi insalubri e corruttrici a misura che le nuove diveniva-
no pi riformatrici e pi sane. Questo doppio effetto si
comprende facilmente: la maggioranza, preoccupata dalli-
dea di fondare i nuovi stabilimenti, aveva dimenticato
quelli che gi esistevano e, poich nessuno si occupava di
una cosa che non attirava pi lattenzione del governo, la
sorveglianza era completamente cessata. Un po alla volta
si era allentata, e poi era sparita, ogni disciplina. E, a fian-
co di una prigione che rappresentava meravigliosamente la
LONNIPOTENZA DELLA MAGGIORANZA NEGLI STATI UNITI :,
mitezza e la cultura del nostro tempo, si trovavano segrete
che rammentavano la barbarie medievale.
Tirannide della maggioranza
Io considero empia e detestabile questa massima: che in
materia di governo la maggioranza di un popolo ha il dirit-
to di far tutto; tuttavia pongo nella volont della maggio-
ranza lorigine di tutti i poteri. Sono forse in contraddizio-
ne con me stesso?
Esiste una legge generale che stata fatta, o perlomeno
adottata, non solo dalla maggioranza di questo o quel po-
polo, ma dalla maggioranza di tutti gli uomini. Questa leg-
ge la giustizia.
La giustizia dunque il limite del diritto di ogni popolo.
Una maggioranza come una giuria incaricata di rap-
presentare tutta la societ e applicare la giustizia che la
sua legge. La giuria rappresenta la societ; deve essa avere
pi potenza della societ stessa di cui applica le leggi?
Quando dunque io rifiuto di obbedire a una legge in-
giusta, non nego affatto alla maggioranza il diritto di co-
mandare: soltanto mi appello non pi alla sovranit del po-
polo ma a quella del genere umano.
Vi sono alcuni i quali osano dire che un popolo, negli
oggetti che interessano lui solo non pu uscire intera-
mente dai limiti della giustizia e della ragione e che quin-
di non si deve avere paura di dare ogni potere alla mag-
gioranza che lo rappresenta. Ma questo un linguaggio
da schiavi.
Cosa mai la maggioranza, presa in corpo, se non un
individuo che ha opinioni e spesso interessi contrari a un
altro individuo che si chiama minoranza? Ora, se voi am-
mettete che un uomo fornito di tutto il potere pu abusar-
ne contro i suoi avversari, perch non ammettete ci an-
che per la maggioranza? Gli uomini, riunendosi, mutano
forse di carattere? Divenendo pi forti, divengono anche
pi pazienti di fronte agli ostacoli
3
? Per parte mia, non
,c ALEXIS DE TOCQUEVILLE
posso crederlo; e non vorrei che il potere di fare tutto, che
rifiuto a un uomo solo, fosse accordato a parecchi.
Non gi che io creda che per conservare la libert si
possano unire parecchi principi diversi in un solo governo,
in modo da opporli luno allaltro. Il cosiddetto governo
misto mi sempre sembrato una chimera. Non vi , per di-
re il vero, governo misto (nel senso che si d generalmente
a questa parola), perch in ogni societ si finisce per sco-
prire un principio di azione che domina tutti gli altri.
LInghilterra dellultimo secolo, che stata citata fre-
quentemente come un esempio di questo genere di gover-
no, era uno Stato essenzialmente aristocratico, bench vi
fossero nel suo seno molti elementi democratici. Infatti le
leggi e i costumi vi erano costituiti in modo che laristocra-
zia doveva sempre, a lungo andare, predominarvi e dirigere
gli affari politici secondo la sua particolare volont.
Lerrore nato dal fatto che, vedendo gli interessi dei
grandi in continua lotta con quelli del popolo, non si
pensato che alla lotta in s, senza fare attenzione al suo ri-
sultato, cio al punto pi importante. Quando una societ
giunge ad avere veramente un governo misto, vale a dire
esattamente diviso fra principi contrari, essa entra in rivo-
luzione o si dissolve.
Bisogna sempre, dunque, porre in qualche parte un po-
tere sociale superiore a tutti gli altri; ma la libert in peri-
colo quando questo potere non trova innanzi a s alcun
ostacolo che possa rallentare il suo cammino, dandogli il
tempo di moderarsi.
Lonnipotenza in s mi sembra una cosa cattiva e peri-
colosa; il suo esercizio superiore alle forze delluomo,
chiunque esso sia; solo Iddio pu essere onnipotente senza
pericolo, perch la sua saggezza e la sua giustizia sono sem-
pre eguali al suo potere. Non vi dunque sulla terra auto-
rit, tanto rispettabile in se stessa o rivestita di un diritto
tanto sacro, che possa agire senza controllo e dominare
senza ostacolo. Quando, dunque, io vedo accordare il di-
ritto o la facolt di fare tutto a una qualsiasi potenza, si
chiami essa popolo o re, democrazia o aristocrazia, si eser-
LONNIPOTENZA DELLA MAGGIORANZA NEGLI STATI UNITI ,:
citi essa in una monarchia o in una repubblica, io dico: qui
il germe della tirannide; e cerco di andare a vivere sotto
altre leggi.
Ci che io rimprovero di pi al governo democratico,
come stato organizzato negli Stati Uniti, non , come
molti credono in Europa, la debolezza, ma al contrario la
sua forza irresistibile. Quello che pi mi ripugna in Ameri-
ca, non lestrema libert, ma la scarsa garanzia che vi
contro la tirannide.
Quando negli Stati Uniti un uomo o un partito soffre di
qualche ingiustizia, a chi volete che si rivolga? Allopinione
pubblica? essa che forma la maggioranza. Al corpo
legislativo? Esso rappresenta la maggioranza e le obbedisce
ciecamente. Al potere esecutivo? Esso nominato dalla mag-
gioranza ed un suo strumento passivo. Alla forza pubblica?
La forza pubblica non altro che la maggioranza sotto le ar-
mi. Alla giuria? La giuria la maggioranza rivestita del diritto
di pronunciare sentenze: i giudici stessi, in alcuni Stati, sono
eletti dalla maggioranza. Per quanto la misura che vi colpisce
sia iniqua o irragionevole, bisogna che vi sottomettiate
4
.
Supponete, al contrario, un corpo legislativo composto in
modo tale che esso rappresenti la maggioranza senza essere
necessariamente lo schiavo delle sue passioni; un potere ese-
cutivo che abbia una forza propria e un potere giudiziario in-
dipendente dagli altri due poteri; avrete ancora un governo
democratico, ma non vi sar pi pericolo di tirannide.
Io non dico che attualmente si faccia in America un uso
frequente della tirannide; dico che non vi contro di essa
alcuna garanzia e che le cause della mitezza del governo
devono essere cercate nelle circostanze e nei costumi piut-
tosto che nelle leggi.
Effetti dellonnipotenza della maggioranza sul potere di-
screzionale dei funzionari pubblici americani
Bisogna distinguere il potere discrezionale dalla tiranni-
de. Questa pu esercitarsi anche per mezzo della legge e al-
,: ALEXIS DE TOCQUEVILLE
lora non arbitraria; il potere discrezionale pu esercitarsi
nellinteresse dei cittadini e allora non affatto tirannico.
La tirannide si serve ordinariamente del potere discre-
zionale, ma pu benissimo farne a meno.
Negli Stati Uniti lonnipotenza della maggioranza, nel
tempo stesso che favorisce il dispotismo legale del legisla-
tore, favorisce anche il potere discrezionale del magistra-
to. La maggioranza, essendo padrona assoluta di fare la
legge e di sorvegliarne lesecuzione e avendo un eguale
controllo sui governanti, considera i funzionari pubblici
come suoi agenti passivi e si serve volentieri di essi per
eseguire i suoi disegni. Essa non entra dunque nei partico-
lari dei loro doveri e non si cura di definire i loro diritti in
precedenza, ma li tratta come un padrone potrebbe fare
con i suoi servitori, come se, vedendoli sempre lavorare
sotto i suoi occhi, potesse dirigere o correggere la loro
condotta ogni momento.
In generale, la legge lascia i funzionari americani assai
pi liberi dei nostri nel cerchio tracciato intorno a loro.
Talvolta avviene anche che la maggioranza permetta loro di
uscirne. Garantiti dallopinione della maggioranza e forti
del suo concorso, essi osano cose di cui un europeo, pur
abituato allo spettacolo dellarbitrio, si meraviglierebbe. Si
formano cos in seno alla libert abitudini che un giorno
potranno divenire funeste.
Influenza della maggioranza in America sul pensiero
Quando si vuole esaminare quale sia negli Stati Uniti
lesercizio del pensiero, ci si accorge chiaramente a qual
punto il potere della maggioranza sorpassi tutti i poteri che
noi conosciamo in Europa.
Il pensiero un potere invisibile e quasi inafferrabile,
che si prende gioco di ogni tirannide. Ai nostri giorni i
sovrani pi assoluti dEuropa non saprebbero impedire
ad alcuni pensieri ostili alla loro autorit di circolare sor-
damente nei loro Stati e fino in seno alle loro corti. Non
LONNIPOTENZA DELLA MAGGIORANZA NEGLI STATI UNITI ,,
lo stesso in America: finch la maggioranza incerta, si
pu parlare; ma, dal momento in cui essa si irrevocabil-
mente pronunciata, ognuno tace; sembra che amici e ne-
mici si siano attaccati di concerto al suo carro. La ragio-
ne di ci semplice: non vi un monarca tanto assoluto
che possa riunire nelle sue mani tutte le forza della so-
ciet e vincere le resistenze, come pu farlo una maggio-
ranza investita del diritto di fare le leggi e di metterle in
esecuzione.
Inoltre, un re ha solo un potere materiale, che agisce
sulle azioni ma che non pu toccare la volont, mentre la
maggioranza dotata di una forza, insieme materiale e mo-
rale, che agisce sulle volont come sulle azioni e che an-
nienta nel tempo stesso lazione e il desiderio di azione.
Non conosco un paese in cui regni, in generale, una mi-
nore indipendenza di spirito e una minore vera libert di
discussione come in America.
Non vi una teoria religiosa o politica che non possa
diffondersi liberamente negli Stati costituzionali dellEuro-
pa e che non riesca a penetrare anche negli altri, poich
non vi in Europa un paese talmente sottoposto a un solo
potere che colui che vuol dire la verit non trovi un appog-
gio capace di rassicurarlo contro i pericoli che possono na-
scere dalla sua posizione indipendente. Se egli ha la sven-
tura di vivere sotto un governo assoluto, ha spesso dalla
sua il popolo; se vive in un paese libero, pu alloccorrenza
ripararsi dietro lautorit regia. La frazione aristocratica
della societ lo pu sostenere nei paesi democratici e la de-
mocrazia negli altri. Invece, nel seno di una democrazia or-
ganizzata come quella degli Stati Uniti, non si trova che un
solo potere, un solo elemento di forza e di successo, e nulla
al di fuori di esso.
In America la maggioranza traccia un cerchio formida-
bile intorno al pensiero. Nellinterno di quei limiti lo scrit-
tore libero, ma guai a lui se osa sorpassarli. Non gi che
egli abbia da temere un autodaf, ma esposto ad avver-
sioni di ogni genere e a quotidiane persecuzioni. La carrie-
ra politica chiusa per lui, poich egli ha offeso la sola po-
, ALEXIS DE TOCQUEVILLE
tenza che abbia la facolt di aprirgliela. Tutto gli si rifiuta,
anche la gloria. Prima di rendere pubbliche le sue opinio-
ni, egli credeva di avere dei partigiani; ma, dal momento
in cui si scoperto a tutti, gli pare di non averne pi, poi-
ch coloro che lo biasimano si esprimono a gran voce,
mentre coloro che pensano come lui, senza avere il suo co-
raggio, tacciono e si allontanano. Egli allora cede, si piega
sotto uno sforzo quotidiano e rientra nel silenzio, come se
provasse il rimorso di aver detto la verit.
Un tempo la tirannide faceva uso di strumenti grossola-
ni, come le catene e il boia; oggi la civilt ha perfezionato
anche il dispotismo, che pure sembrava non avesse nulla
da imparare.
I principi avevano, per cos dire, materializzato la vio-
lenza; le repubbliche democratiche del nostro tempo lhan-
no resa intellettuale come la volont umana che essa vuole
costringere. Sotto il governo assoluto di uno solo il dispoti-
smo, per arrivare allanima, colpiva grossolanamente il cor-
po; e lanima, sfuggendo a quei colpi, si elevava gloriosa so-
pra di esso; ma nelle repubbliche democratiche la tirannide
non procede a questo modo: essa non si cura del corpo e
va diritta allanima. Il padrone non dice pi: Voi pensere-
te come me o morrete ma dice:
Voi siete liberi di non pensare come me; la vostra vita, i vostri
beni, tutto vi resta; ma da questo momento voi siete stranieri
fra noi. Voi manterrete i vostri diritti politici, ma essi saranno
inutili per voi poich, se cercherete di essere eletti dai vostri
concittadini, essi non vi accorderanno il loro voto e, se chie-
derete la loro stima, essi ve la rifiuteranno. Voi resterete fra
gli uomini, ma perderete il vostro diritto allumanit. Quando
vi avvicinerete ai vostri simili, essi vi fuggiranno come un es-
sere impuro; e anche quelli che credono alla vostra innocenza
vi abbandoneranno per timore di essere a loro volta sfuggiti.
Andate in pace, io vi lascio la vita, ma vi lascio una vita peg-
giore della morte.
Le monarchie assolute avevano disonorato il dispoti-
smo; facciamo attenzione che le repubbliche democratiche
LONNIPOTENZA DELLA MAGGIORANZA NEGLI STATI UNITI ,,
non lo riabilitino e, rendendolo pi pesante per qualcuno,
non gli tolgano, agli occhi della maggioranza, laspetto
odioso e il carattere avvilente.
Presso le nazioni pi fiere dellantichit si sono pubbli-
cate opere destinate a dipingere fedelmente i vizi e la ridi-
colaggine dei contemporanei. La Bruyre, quando compo-
se il suo capitolo sui grandi, abitava il palazzo di Luigi XIV
e Molire criticava la corte in commedie che faceva rappre-
sentare davanti ai cortigiani. Ma la potenza che domina ne-
gli Stati Uniti non vuole essere presa in giro. Il pi leggero
rimprovero la ferisce, la minima verit piccante la rende fe-
roce e bisogna lodarla dalle forme del suo linguaggio fino
alle sue pi solide virt. Nessuno scrittore, qualunque ne
sia la notoriet, pu sfuggire allobbligo di incensare i suoi
concittadini. La maggioranza vive dunque in una perenne
adorazione di se medesima; solo gli stranieri, o lesperien-
za, possono far giungere alcune verit allorecchio degli
americani.
Se lAmerica non ha ancora avuto dei grandi scrittori,
non dobbiamo cercarne altrove le ragioni: non esiste genio
letterario senza libert di pensiero e non vi libert di pen-
siero in America.
Linquisizione non ha mai potuto impedire che in Spa-
gna circolassero libri contrari alla religione della maggio-
ranza. Limpero della maggioranza fa di pi negli Stati Uni-
ti: esso toglie anche il pensiero di pubblicarne. Si trovano
degli increduli in America, ma lincredulit non trova, per
cos dire, alcun organo.
Vi sono governi che si sforzano di proteggere i costumi
condannando gli autori di libri licenziosi. Negli Stati Uniti
non si condanna alcuno per questo genere di opere, ma
nessuno tentato di scriverne. Non gi che tutti i cittadini
abbiano dei costumi puri, ma la maggioranza ha costumi
normali.
In questo caso luso del potere buono, senza dubbio:
ma io non parlo che del potere in se stesso. Questo potere
irresistibile un fatto continuo e il suo buon impiego non
che un accidente.
,o ALEXIS DE TOCQUEVILLE
Effetti della tirannide della maggioranza sul carattere na-
zionale degli americani. Lo spirito di corte negli Stati Uniti
Linfluenza di quello che precede si fa sentire ancora
debolmente sulla vita politica; ma se ne notano gi alcuni
brutti effetti nel carattere nazionale degli americani. Io cre-
do che si debba attribuire allazione sempre crescente del
dispotismo della maggioranza lo scarso numero di uomini
notevoli che si mostrano sulla scena politica americana.
Quando la rivoluzione dAmerica scoppi, essi compar-
vero in folla; lopinione pubblica allora dirigeva le volont
senza tiranneggiarle. Gli uomini celebri di quellepoca, as-
sociandosi al movimento degli spiriti, ebbero una grandez-
za che fu loro propria: essi sparsero il loro splendore sulla
nazione e non lo ricevettero da essa.
Nei governi assoluti i grandi che si avvicinano al trono
adulano le passioni del padrone e si piegano volontariamen-
te ai suoi capricci. Ma la massa della nazione non si presta
alla servit, essa vi si sottomette spesso per debolezza, per
abitudine o per ignoranza, talvolta per amore della regalit
o del re. Si sono visti popoli mettere una specie di piacere e
di orgoglio a sacrificare la loro volont a quella del principe
e introdurre cos una specie dindipendenza spirituale an-
che nellobbedienza. Presso questi popoli si trova meno de-
gradazione che miseria. Vi daltronde una grande diffe-
renza fra il fare ci che non si approva e il fingere di appro-
vare quello che si fa: luno proprio delluomo debole,
mentre laltro appartiene alle abitudini del servo.
Nei paesi liberi, in cui ognuno , pi o meno, chiama-
to a dire la sua opinione sugli affari dello Stato; nelle re-
pubbliche democratiche, in cui la vita pubblica conti-
nuamente mescolata alla vita privata, in cui il sovrano
avvicinabile facilmente ovunque, tanto che basta alzare la
voce per giungere al suo orecchio, si trova un numero as-
sai maggiore di persone che cercano di speculare sulle sue
debolezze, e vivere a spese delle sue passioni, di quello
che si trova nelle monarchie assolute. Non che nelle de-
mocrazie gli uomini siano naturalmente peggiori che al-
LONNIPOTENZA DELLA MAGGIORANZA NEGLI STATI UNITI ,;
trove, ma la tentazione pi forte e si offre a pi gente
nello stesso tempo.
Le repubbliche democratiche mettono lo spirito di cor-
te alla portata della maggioranza e lo fanno penetrare si-
multaneamente in tutte le classi. questo uno dei princi-
pali rimproveri che si possano far loro.
Questo vero soprattutto negli Stati democratici orga-
nizzati come le repubbliche americane, in cui la maggio-
ranza ha un potere tanto assoluto e irresistibile che chi vo-
lesse allontanarsi dalla strada da essa tracciata deve in certo
modo rinunciare ai diritti di cittadino e quasi alla qualit di
uomo.
Nella folla immensa che negli Stati Uniti gareggia nella
carriera politica ho visto ben pochi uomini dotati di quel-
la virile semplicit, di quella maschia indipendenza di
pensiero, che ha spesso distinto gli americani dei tempi
passati e che, ovunque la si trovi, forma il tratto essenzia-
le dei grandi caratteri. Si direbbe, a prima vista, che in
America gli spiriti siano stati tutti formati sullo stesso mo-
dello, tanto essi seguono esattamente le stesse vie. Lo
straniero trova, vero, degli americani che si allontanano
dal rigore delle formule e deplorano i difetti delle leggi,
linstabilit della democrazia e la sua mancanza di cultu-
ra; che si spingono spesso fino a notare i difetti che alte-
rano il carattere nazionale, e indicano i mezzi che si pos-
sono usare per correggerlo; ma nessuno, tranne voi, li
ascolta; e voi, cui essi confidano questi segreti pensieri,
siete uno straniero e ve ne andate presto. A voi svelano
volentieri delle inutili verit, ma poi, scesi in piazza, ten-
gono un linguaggio ben diverso.
Se questo mio libro sar mai letto in America, sono si-
curo di due cose: la prima, che i lettori alzeranno subito la
voce per condannarmi; la seconda, che molti di loro mi as-
solveranno in fondo alla loro coscienza.
Ho sentito parlare di patria, negli Stati Uniti; ho trovato
nel popolo del vero patriottismo, ma spesso lho cercato in-
vano in coloro che lo dirigono. Questo si comprende facil-
mente per analogia: il dispotismo degrada assai pi colui
, ALEXIS DE TOCQUEVILLE
che vi si sottomette di colui che lo impone. Nelle monar-
chie assolute il re ha spesso grandi virt, ma i cortigiani so-
no sempre vili. vero che i cortigiani, in America, non di-
cono: Sire e Vostra Maest, grande e capitale differenza;
ma essi parlano sempre dellintelligenza naturale del loro
padrone; essi non pongono il problema di sapere quale
delle virt del sovrano sia pi degna dammirazione per la
semplicissima ragione che dichiarano che egli possiede tut-
te le virt, senza averle ricevute, quasi senza volere; essi
non gli danno le loro mogli e le loro figlie perch egli si de-
gni di farle sue amanti ma, sacrificando le loro opinioni,
prostituiscono se stessi.
In America i moralisti e i filosofi sono costretti a na-
scondere le loro opinioni sotto il velo dellallegoria; ma,
prima di arrischiare qualche verit poco piacevole, dicono:
Noi sappiamo di parlare a un popolo troppo superiore alle
debolezze umane per non essere capace di dominarsi. Non
terremmo un simile linguaggio se non sapessimo di rivolgerci
a uomini che per le loro virt e la loro cultura, soli fra tutti gli
altri, sono degni di essere liberi.
Gli adulatori di Luigi XIV non avrebbero fatto meglio.
Per parte mia, credo che in tutti i governi la bassezza si
attaccher sempre alla forza e ladulazione al potere. E co-
nosco un solo mezzo per impedire che gli uomini si degra-
dino: non accordare ad alcuno, con lonnipotenza, il sovra-
no potere di avvilirli.
Il pi grande pericolo per le repubbliche americane viene
dallonnipotenza della maggioranza
I governi ordinariamente periscono per impotenza o
per tirannide. Nel primo caso il potere sfugge loro, nel se-
condo viene loro strappato.
Molti vedendo cadere gli Stati democratici nellanarchia,
hanno pensato che il governo in questi Stati fosse natural-
LONNIPOTENZA DELLA MAGGIORANZA NEGLI STATI UNITI ,,
mente debole e impotente. Il vero che, quando scoppia la
guerra fra partiti, il governo perde il controllo della societ.
Ma non credo che la natura di un potere democratico sia di
mancare di forza e di risorse, credo invece che sia quasi
sempre labuso della sua forza e il cattivo impiego delle sue
risorse che lo fanno perire. Lanarchia nasce quasi sempre
dalla tirannide e dallincapacit, non dallimpotenza.
Non bisogna confondere la stabilit con la forza, la
grandezza di una cosa con la sua durata. Nelle repubbliche
democratiche il potere che dirige
5
la societ non stabile,
perch cambia spesso di mano e di oggetto. Ma, ovunque
esso si trovi la sua forza irresistibile.
Il governo delle repubbliche americane mi sembra al-
trettanto accentrato e pi energico di quello di molte mo-
narchie assolute dEuropa: non credo dunque che esso
possa perire per debolezza
6
.
Se mai in America la libert finir, bisogner prenderse-
la con lonnipotenza della maggioranza, che avr portato le
minoranze alla disperazione, costringendole a fare uso del-
la forza materiale. Si giunger allora allanarchia, ma essa
sar una conseguenza del dispotismo.
Il presidente James Madison ha espresso gli stessi pen-
sieri nella rivista The Federalist.
molto importante nelle repubbliche, non solo difendere la
societ contro loppressione di coloro che la governano, ma
anche garantire una parte della societ contro le ingiustizie
dellaltra. La giustizia lo scopo cui deve tendere ogni go-
verno; lo scopo che si propongono gli uomini riunendosi. I
popoli hanno fatto e faranno sempre grandi sforzi verso di
esso, fino a che saranno riusciti a raggiungerlo o avranno fi-
nito per perdere la loro libert. Se esistesse una societ nella
quale il partito pi potente fosse in grado di riunire le sue
forze e opprimere il pi debole, si potrebbe affermare che in
essa regna lanarchia come nello Stato di natura, in cui lindi-
viduo pi debole non ha alcuna garanzia contro la violenza
del pi forte; e, come nello Stato di natura, gli inconvenienti
di una sorte incerta e precaria spingono i pi forti a sotto-
mettersi a un governo che protegga i deboli come loro stessi,
c ALEXIS DE TOCQUEVILLE
cos in un governo anarchico gli stessi motivi condurranno a
poco a poco i partiti a desiderare un governo che possa pro-
teggerli tutti egualmente, il forte e il debole. Se lo Stato di
Rhode Island fosse separato dalla confederazione e avesse un
governo popolare, esercitato sovranamente entro stretti limi-
ti, si potrebbe star sicuri che la tirannide delle maggioranze
vi renderebbe talmente incerto lesercizio dei diritti da far re-
clamare un governo completamente indipendente dal popo-
lo. Le fazioni stesse che lavranno reso necessario si affrette-
ranno a ricorrervi.
Jefferson diceva inoltre:
Il potere esecutivo nel nostro governo non il solo, n forse il
principale oggetto della mia sollecitudine. La tirannide dei le-
gislatori attualmente, e sar per molti anni ancora, il perico-
lo pi formidabile. Quella del potere esecutivo verr a suo
tempo, ma in epoca pi lontana
7
.
Preferisco citare Jefferson piuttosto che un altro, per-
ch lo considero come il grande apostolo della democrazia.
*
Da Tocqueville 1835, pp. 253-265 della trad. it.
1
Abbiamo visto, quando abbiamo esaminato la costituzione federale, che i
legislatori dellUnione avevano fatto degli sforzi in senso contrario, con il risul-
tato di rendere il governo federale pi libero, nella sua sfera dazione, di quello
dei singoli Stati. Ma il governo federale si occupa quasi soltanto degli affari
esteri, mentre i governi degli Stati dirigono realmente la societ americana.
2
Gli atti legislativi promulgati nel solo Stato del Massachusetts a parti-
re dal 1780 fino ai nostri giorni riempiono gi tre grossi volumi. E bisogna
inoltre notare che questa raccolta stata riveduta nel 1823 e che sono state
scartate molte vecchie leggi diventate inutili. Ora lo Stato del Massachu-
setts, che popolato circa quanto un nostro dipartimento, passa per il pi
stabile di tutta lUnione e per quello che mette pi continuit e saggezza
nelle sue iniziative.
3
Nessuno vorr sostenere che un popolo non possa abusare della forza
di fronte a un altro popolo. Ora, i partiti formano altrettante piccole nazioni
in una grande; essi hanno fra loro rapporti di stranieri. Se si conviene che una
nazione possa essere tirannica nei riguardi di unaltra, come negare che un
partito possa esserlo riguardo a un altro partito?
4
Si vide a Baltimora, allepoca della guerra del 1812, un esempio impres-
sionante degli eccessi cui pu giungere il dispotismo della maggioranza. A
LONNIPOTENZA DELLA MAGGIORANZA NEGLI STATI UNITI :
quellepoca la guerra era col assai popolare e un giornale che si mostrava
contrario eccit lindignazione degli abitanti. Il popolo si riun, distrusse la ti-
pografia e prese dassalto le case dei giornalisti. Si tent allora di mobilitare la
milizia ma questa non rispose allappello: allora, per salvare i disgraziati mi-
nacciati dal furore pubblico, si decise di condurli in prigione come dei crimi-
nali. Ma questa precauzione fu inutile: durante la notte il popolo si riun nuo-
vamente e, non essendo i magistrati riusciti a riunire la milizia, la prigione fu
forzata, uno dei giornalisti ucciso, gli altri quasi morti: e i colpevoli denuncia-
ti alla giuria furono assolti. Io dicevo un giorno a un abitante della Pennsylva-
nia: Spiegatemi, vi prego, come mai, in uno Stato fondato da quaccheri e fa-
moso per la sua tolleranza, i negri affrancati non sono ammessi a esercitare i
diritti politici. Essi pagano le imposte, non giusto che votino?. Non fateci
lingiuria egli rispose di credere che i nostri legislatori abbiano commesso
un atto cos grossolano di ingiustizia e di intolleranza. Cos da voi i negri
hanno diritto di votare?. Senza dubbio. Allora come mai stamani al col-
legio elettorale non ne ho visto alcuno nellassemblea?. Questa non colpa
della legge mi disse lamericano i negri hanno vero il diritto di presentarsi
alle elezioni, ma si astengono volontariamente. Ecco della modestia da par-
te loro. Ah! Non per questo, essi temono di essere maltrattati. Da noi av-
viene talvolta che la legge manchi di forza, quando la maggioranza non lap-
poggia affatto. Ora, la maggioranza ha dei grandi pregiudizi contro i negri e i
magistrati, dal canto loro, non hanno la forza di garantire a questi i diritti loro
legalmente conferiti. E che! La maggioranza che ha il diritto di fare la legge
vuole anche quello di disobbedire alla legge?.
5
Il potere pu essere accentrato in unassemblea: allora forte, ma non
stabile; pu essere accentrato in un uomo: allora meno forte ma pi stabile.
6
Penso che sia inutile avvertire il lettore che qui, come in tutto il resto
del capitolo, non parlo del governo federale ma dei governi particolari di ogni
Stato diretti dispoticamente dalla maggioranza.
7
Lettera di Jefferson a Madison, 15 marzo 1789.
: ALEXIS DE TOCQUEVILLE
Gli stereotipi
*
Walter Lippmann
1.
Ciascuno di noi vive e opera su una piccola parte della
superficie terrestre, si muove in un cerchio ristretto e solo
di pochi dei suoi conoscenti giunge a essere intimo. Di tut-
ti gli avvenimenti pubblici che hanno vasti effetti, vediamo
al massimo solo una fase e un aspetto. Questo vale sia per
gli eminenti personaggi che redigono trattati, legiferano, ed
emanano ordini, sia per quelli per i quali questi trattati
vengono redatti, queste leggi vengono promulgate e questi
ordini vengono dati. Inevitabilmente le nostre opinioni co-
prono uno spazio pi ampio, un tempo pi lungo, un nu-
mero maggiore di cose di quanto possiamo direttamente
osservare. Debbono, perci, essere costruite sulla base di
ci che ci viene riferito da altri, e di ci che noi stessi riu-
sciamo a immaginare.
Daltronde, nemmeno il testimone oculare riporta
unimmagine semplice della scena che ha visto
1
. Infatti le-
sperienza sembra dimostrare che alla scena che poi porta
con s egli gi in partenza reca degli elementi, e che pi
spesso di quanto si creda ci che egli crede il resoconto di
un fatto gi in realt la sua trasfigurazione. Sono pochi i
fatti che sembrano venire registrati dalla coscienza come
sono; la maggior parte dei fatti contenuti nella coscienza
appaiono in parte costruiti. Il resoconto il prodotto con-
giunto di colui che conosce e della cosa conosciuta, in cui
il ruolo dellosservatore sempre selettivo e di solito creati-
vo. I fatti che vediamo dipendono dal punto di vista in cui
ci mettiamo, e dalle abitudini contratte dai nostri occhi.
Una scena non familiare come il mondo del bambino:
Una grande confusione, fiorente e ronzante (James 1890,
I, p. 488). in questo modo, dice John Dewey (1910, pp.
221-222), che ogni cosa nuova colpisce ladulto, sempre
che la cosa sia davvero nuova e insolita.
Le lingue straniere che non comprendiamo ci danno sempre
limpressione di un confuso chiacchierio, un cicaleccio in cui
non possibile fissare alcun gruppo di suoni nettamente de-
finito e ben individualizzato. Accade lo stesso al provinciale
in una affollata via cittadina, allabitante della terra ferma sul
mare, allignorante in faccende sportive che assiste a una di-
scussione fra competenti a proposito di una partita compli-
cata. Ponete un uomo privo di esperienza in una fabbrica, e
il lavoro gli sembrer sulle prime un miscuglio di cose senza
significato. Gli stranieri di unaltra razza proverbialmente si
somigliano tutti, agli occhi del visitatore forestiero. In un
gruppo di pecore, ognuna delle quali perfettamente indivi-
dualizzata per il pastore, un estraneo percepisce soltanto
grossolane differenze di grandezza e di colore. Ci che non
comprendiamo ha per noi il carattere di un indiscriminato
mutamento, di una macchia in espansione. Il problema del-
lacquisto dei significati dalle cose, o (detto in altro modo) il
problema di formare abiti di apprendimento diretto dun-
que quello di introdurre: a) definitezza o distinzione e b)
coerenza, costanza, o stabilit di significati in cose che altri-
menti sono vaghe e fluttuanti.
Come siano questa precisione e questa costanza dipen-
de per da chi le introduce. In un brano successivo (pp.
247-248) Dewey fornisce un esempio di come possano dif-
ferire le definizioni del termine metallo, date rispettiva-
mente da un profano che ha qualche esperienza in proposi-
to e da un chimico.
La levigatezza, la durezza, la lucentezza e lo splendore, il no-
tevole peso in rapporto alla grandezza; () propriet utili co-
me la capacit di essere rese malleabili dal calore ed essere in-
durite dal freddo, di conservare la forma e la figura date, di
resistere alla pressione e al logoramento,
WALTER LIPPMANN
entrerebbero probabilmente nella definizione del profano.
Ma il chimico probabilmente trascurerebbe queste qualit
estetiche e utilitarie, e definirebbe metallo un elemento
chimico che entra in combinazione con lossigeno in modo
da formare una base.
Nella maggior parte dei casi noi definiamo non dopo,
ma prima di aver visto. Nella grande, fiorente e ronzante
confusione del mondo esterno trascegliamo quello che la
nostra cultura ha gi definito per noi, e tendiamo a perce-
pire quello che abbiamo trascelto nella forma che la no-
stra cultura ha stereotipato per noi. Dei grandi uomini
che si sono riuniti a Parigi per decidere le sorti delluma-
nit, quanti erano davvero in grado di vedere qualcosa
dellEuropa? Se qualcuno avesse potuto entrare nella
mente di Clemenceau, vi avrebbe trovato le immagini rea-
li dellEuropa del 1919 o non piuttosto un forte sedimen-
to di idee stereotipate accumulate e irrigiditesi nel corso
di una lunga e combattiva esistenza? Vedeva i tedeschi
del 1919, o il tipo germanico che aveva imparato a vedere
fin dal 1871? Vedeva proprio questultimo, e tra i vari
rapporti che gli arrivavano dalla Germania dava peso a
quelli e, a quanto pare, solo a quelli che si attagliava-
no al tipo che aveva nella mente. Se uno junker diventava
minaccioso, quello era un autentico tedesco; se un diri-
gente sindacale riconosceva la colpa dellimpero, non po-
teva essere un vero tedesco.
A un congresso di psicologia, svoltosi a Gottinga, sta-
to fatto un interessante esperimento su un gruppo di osser-
vatori presumibilmente addestrati (Van Gennep 1910, pp.
108-109).
Non lontano dalla sala delle riunioni cera una festa pubblica,
con ballo in maschera. Improvvisamente la porta della sala si
apre, un clown si precipita come un folle inseguito da un ne-
gro armato di pistola. I due si fermano in mezzo alla sala e
sinsultano; il clown cade, il negro gli salta addosso, spara e
subito entrambi escono dalla sala. Il tutto dura appena venti
secondi. Il presidente preg i membri presenti di scriver subi-
to un rapporto perch sicuramente ci sarebbe stata uninchie-
GLI STEREOTIPI ,
sta giudiziaria. Furono consegnati quaranta rapporti. Uno so-
lo aveva meno del venti per cento di errori relativi al preciso
svolgersi dei fatti; quattordici avevano dal venti al quaranta
per cento di errori, dodici dal quaranta al cinquanta per cen-
to, e tredici pi del cinquanta per cento. Inoltre, in ventiquat-
tro rapporti il dieci per cento dei dettagli erano puramente
inventati, e questa percentuale dinvenzione era ancora mag-
giore in dieci rapporti e minore in sei. In definitiva un quarto
dei rapporti dovette essere considerato come falso. Non ne-
cessario dire che tutta la scena era stata concordata e anche
fotografata prima. I dieci rapporti falsi sono dunque da inse-
rire nella categoria dei racconti e delle leggende, altri venti-
quattro sono semileggendari e i sei rimanenti hanno pi o
meno il valore di testimonianza esatta.
Sicch, di quaranta osservatori allenati che hanno scritto
un resoconto responsabile di una scena appena accaduta di-
nanzi ai loro occhi, pi della maggioranza ha visto una sce-
na che non aveva avuto luogo. Che cosa avevano visto, allo-
ra? Sembrerebbe pi facile raccontare ci che accaduto,
che inventare qualcosa che non accaduto. Essi hanno vi-
sto il loro stereotipo di una zuffa. Tutti nel corso della loro
vita avevano acquisito una serie di immagini di zuffe, e que-
ste immagini sfilarono dinanzi ai loro occhi. In uno solo di
loro queste immagini soppiantarono meno del 20 per cento
della scena reale; in tredici di loro pi della met. In trenta-
quattro dei quaranta osservatori gli stereotipi si appropria-
rono di almeno un decimo della scena. Un eminente critico
darte ha scritto (Berenson 1909) che
Date le forme quasi innumerevoli che assume un oggetto ()
data la nostra insensibilit e la nostra scarsa attenzione, le co-
se difficilmente avrebbero per noi tratti e contorni cos preci-
si e chiari da poter essere richiamati a volont, se non fosse
per le forme stereotipate che larte ha prestato loro.
La verit ancor pi ampia di quel che lui pensasse,
perch le forme stereotipate fornite al mondo non proven-
gono solo dallarte, intesa nel senso di pittura e scultura e
o WALTER LIPPMANN
letteratura, ma anche dai nostri codici morali, dalle nostre
filosofie sociali e dalle nostre agitazioni politiche. Sostituia-
mo, in questaltro brano di Berenson, le parole politica,
economia e societ alla parola arte, e le sue afferma-
zioni resteranno egualmente vere:
A meno che anni e anni dedicati allo studio di tutte le scuole
artistiche non ci abbiano insegnato anche a vedere con i no-
stri occhi, cadiamo ben presto nellabitudine di modellare
tutto quello che osserviamo nelle forme che ci offre quella so-
la arte che ci familiare. Essa la misura con cui giudichiamo
la realt artistica. Basta che qualcuno ci dia forme e colori che
non trovano riscontro istantaneo nel nostro misero repertorio
di forme e tinte trite e ritrite, ed ecco che scuoteremo la testa
perch questi non ha riprodotto le cose come sappiamo che
debbono essere, o lo accuseremo di insincerit.
Berenson parla del disappunto che proviamo quando
un pittore non visualizza gli oggetti esattamente come
noi, e della difficolt di apprezzare larte del Medioevo
perch da allora la nostra maniera di visualizzare le forme
cambiata in mille modi
2
. Passa poi a dimostrare in che
modo ci stato insegnato a vedere quello che vediamo del-
la figura umana.
Creato da Donatello e Masaccio, e sanzionato dagli umanisti,
il nuovo canone della figura umana, la nuova forma dei linea-
menti () presentava alle classi dirigenti di quellepoca il ti-
po di essere umano che con maggiori probabilit poteva af-
fermarsi nello scontro delle forze umane () chi aveva il po-
tere di spezzare questo nuovo clich visivo e di scegliere dal
caos delle cose forme pi precisamente espressive della realt
di quelle fissate da uomini di genio? Nessuno aveva un tale
potere. La gente doveva per forza vedere le cose in quel mo-
do e in nessun altro, e vedere solo le forme ritratte, amare so-
lo gli ideali offerti.
2.
Se non riusciamo a comprendere pienamente le azioni
degli altri finch non sappiamo che cosa credono di sapere,
GLI STEREOTIPI ;
allora, per essere equi, dobbiamo vagliare non solo le infor-
mazioni che erano a loro disposizione, ma anche le menti
con cui le hanno filtrate. Infatti i tipi accettati, gli schemi
correnti, le versioni standard intercettano le notizie prima
che arrivino alla coscienza. Lamericanizzazione, per esem-
pio, , almeno superficialmente, la sostituzione di stereoti-
pi americani a stereotipi europei. Cos il contadino che ma-
gari vedeva il proprietario come il signore del castello, e il
suo datore di lavoro come il magnate locale, impara dalla-
mericanizzazione a vedere il proprietario e il datore di la-
voro secondo i canoni americani. Ci costituisce un muta-
mento di mentalit, che in sostanza, quando linoculazione
riesce, un mutamento del modo di vedere. Il suo occhio
vede in modo diverso. Unamabile gentildonna confessava
che gli stereotipi sono di unimportanza cos soverchiante
che, quando i suoi vengono contrastati, lei da parte sua
non riesce nemmeno pi ad accettare la fraternit umana e
la paternit divina.
I vestiti che portiamo cinfluenzano stranamente. Labbiglia-
mento crea unatmosfera psicologica e sociale. Che cosa si
pu sperare dallamericanismo di un individuo che insiste a
farsi fare i vestiti a Londra? Il cibo stesso influisce sullameri-
canismo di una persona. Che specie di americanismo pu ma-
turare in unatmosfera di crauti e di formaggio di Limburgo?
Che cosa ci si pu aspettare dallamericanismo dellindividuo
il cui fiato puzza continuamente daglio? (Bierstadt 1921, p.
21).
Questa signora avrebbe potuto essere la patrona di una
parata a cui assistette una volta un mio amico. Sintitolava
Il Crogiuolo, ed ebbe luogo un 4 luglio in un centro del-
lindustria automobilistica dove lavorano molti operai di
origine straniera. Al centro del campo di baseball, allaltez-
za della seconda base, era stato messo un enorme pentolo-
ne di legno e tela. Su due lati cerano delle scalinate che
portavano fino allorlo. Dopo che il pubblico si fu sistema-
to e la banda musicale ebbe suonato, entr da unapertura
a un lato del campo una processione. Era composta di uo-
WALTER LIPPMANN
mini di tutte le nazionalit straniere presenti nelle fabbri-
che. Indossavano i costumi del loro paese dorigine, canta-
vano i loro canti nazionali, danzavano i loro balli popolari
e portavano le bandiere di tutti i paesi dEuropa. Fungeva
da maestro di cerimonie il direttore della scuola elementa-
re, vestito da zio Sam. Fu lui a condurli al pentolone; li fe-
ce salire per le scalinate e li port dentro. Poi si mise dal-
laltra parte e li invit a uscire. Ricomparvero in bombetta,
giacca, pantaloni, gilet, colletto duro e cravatta a pallini e
senza dubbio, diceva il mio amico, ognuno con una matita
Eversharp nel taschino cantando tutti insieme linno na-
zionale americano.
I promotori di questa parata, e probabilmente la mag-
gior parte dei protagonisti, credevano di essere riusciti a
esprimere quella che costituisce la difficolt pi intima di
associazione amichevole tra le vecchie stirpi americane e le
nuove. Il conflitto dei loro stereotipi impediva il pieno ri-
conoscimento della loro comune umanit. Le persone che
hanno cambiato il loro nome lo sanno; intendono cambiare
se stessi e latteggiamento degli altri nei loro confronti. Na-
turalmente c un nesso fra la scena esterna e la mente con
cui la osserviamo, proprio come nelle riunioni della sinistra
ci sono uomini con i capelli lunghi e donne con i capelli
corti. Ma per losservatore frettoloso sufficiente un nesso
superficiale: se tra il pubblico ci sono due donne con i ca-
pelli alla maschietta, e quattro barbe, agli occhi del croni-
sta il quale sa in precedenza che queste riunioni sono fre-
quentate da persone che hanno questi gusti in fatto di ac-
conciatura, quello sar un pubblico tutto alla maschietta e
barbuto. C un nesso tra la nostra visione e i fatti, ma
spesso un curioso nesso. Un tale, supponiamo, non ha
mai guardato un paesaggio se non per esaminare la possibi-
lit di dividerlo in lotti fabbricabili, ma ha visto invece un
certo numero di paesaggi appesi in salotto. E da questi ha
appreso a concepire il paesaggio come un tramonto rosato
o come una strada di campagna con un campanile e una lu-
na dargento. Un giorno va in campagna e per varie ore
non vede un solo paesaggio. Poi il sole cala e in quel mo-
GLI STEREOTIPI ,
mento sembra rosa. Di colpo riconosce un paesaggio ed
esclama che bellissimo. Ma due giorni dopo, quando cer-
ca di ricordare quello che ha visto, nove volte su dieci ri-
corder soprattutto un paesaggio visto in salotto.
Se non era ubriaco, e non sognava, e non era pazzo, ha
visto un tramonto; ma ci ha visto, e soprattutto ne ricor-
der, pi quello che le oleografie gli hanno insegnato a os-
servare di quello che un pittore impressionista, per esem-
pio, o un giapponese colto, ci avrebbe visto e ne avrebbe
riportato. E il giapponese e il pittore a loro volta avranno
visto e ricordato soprattutto la forma che avevano impara-
to, a meno che per caso non fossero tra quei pochissimi
che scoprono allumanit nuovi modi di vedere. Losserva-
tore inesperto sceglie nellambiente dei segni riconoscibili:
i segni stanno al posto di idee, e queste idee vengono
riempite del nostro repertorio di immagini. Non che ve-
diamo davvero questuomo e quel tramonto; ma piuttosto
notiamo che loggetto un uomo o un tramonto, e poi ve-
diamo soprattutto ci di cui la nostra mente gi piena al
riguardo.
3.
Un atteggiamento di questo genere risparmia energie.
Infatti il tentativo di vedere tutte le cose con freschezza e
in dettaglio, invece che nella loro tipicit e generalit,
spossante; e quando si molto occupati, praticamente
impossibile. In un circolo di amici, e nei confronti di stretti
collaboratori o correnti, non esistono scorciatoie n sur-
rogati a una conoscenza individualizzata. Quelli che am-
miriamo di pi sono gli uomini e le donne la cui coscienza
popolata fittamente di persone piuttosto che di tipi; che
conoscono noi piuttosto che la classificazione nella quale
potremmo essere fatti rientrare. Infatti, anche senza formu-
larlo chiaramente a noi stessi, avvertiamo per intuizione
che tutte le classificazioni sono in funzione di fini che non
sono necessariamente i nostri; che nessunassociazione tra
due esseri umani ha vera dignit se in essa ciascuno non
consideri laltro come un fine in s. C un vizio organico
,c WALTER LIPPMANN
in ogni contatto tra due persone in cui non si affermi come
un assioma linviolabilit personale di entrambi.
Ma la vita affannosa e multiforme e soprattutto la di-
stanza fisica separa uomini che spesso si trovano in un rap-
porto reciproco fondamentale, come il datore di lavoro e il
suo dipendente, lelettore e leletto. Non c il tempo n la
possibilit per una conoscenza profonda. E cos ci limitia-
mo a notare un tratto, che caratterizza un tipo ben cono-
sciuto, e riempiamo il resto dellimmagine grazie agli ste-
reotipi che ci portiamo in testa. Quello un agitatore: fin l
notiamo, o ce lo dicono. Ebbene, un agitatore fatto cos e
col, e quindi anche lui fatto cos e col. un intellettua-
le. un plutocrate. uno straniero. un sudeuropeo.
un bramino di Boston
3
. uno di Harvard. Com diver-
so dal dire: uno di Yale. una brava persona. uno che
stato a West Point. un vecchio sergente di carriera.
un abitante del Greenwich Village: cosa non sappiamo di
lui, o di lei, allora? un banchiere internazionale. un
abitante di Main Street.
Le pi sottili e contagianti influenze sono quelle che
creano e conservano il repertorio degli stereotipi. Sentia-
mo parlare del mondo prima di vederlo. Immaginiamo la
maggior parte delle cose prima di averne esperienza. E
questi preconcetti, se non siamo stati resi molto avvertiti
dalleducazione, incidono profondamente nellintero pro-
cesso della percezione. Contrassegnano certi oggetti come
familiari o estranei, mettendone in risalto la differenza,
sicch ci che conosciamo appena ci sembra ben noto, e
quello che ci un po estraneo ci appare decisamente alie-
no. Vengono suscitati da piccoli segni, che possono variare
dal vero indice alla vaga analogia. Una volta suscitati,
inondano la visione fresca e immediata di vecchie immagi-
ni, e proiettano nel mondo ci che la memoria ha fatto ri-
suscitare. Se nellambiente non ci fossero delle uniformit
di fatto, non ci sarebbe economia, ma soltanto errore nel-
labitudine umana di accettare la previsione come visione.
Ma ci sono invece delle uniformit abbastanza costanti, e
la necessit di economizzare lattenzione cos inevitabile
GLI STEREOTIPI ,:
che labbandono di tutti gli stereotipi, per un atteggiamen-
to completamente innocente di fronte allesperienza, im-
poverirebbe la vita umana.
Ci che conta la natura degli stereotipi, e la credulit
con cui li adoperiamo. E questo in ultima analisi dipende
da quegli schemi generali che costituiscono la nostra filo-
sofia della vita. Se in questa filosofia assumiamo che il
mondo codificato secondo un codice di cui siamo in
possesso, probabilmente descriveremo, nei nostri resocon-
ti degli avvenimenti, un mondo retto dal nostro codice.
Ma se la nostra filosofia ci dice che ogni uomo solo una
particella del mondo, che la sua intelligenza ne cattura, nel
migliore dei casi, solo qualche frase e qualche aspetto in
una rozza trama di idee, allora, quando usiamo i nostri
stereotipi tendiamo a renderci conto che sono soltanto de-
gli stereotipi, li consideriamo senza troppo impegno, e li
modifichiamo di buon grado. Tendiamo anche a renderci
conto sempre pi chiaramente del momento in cui le no-
stre idee sono sorte, della loro origine, di come sono arri-
vate sino a noi, e del motivo per cui le abbiamo accettate.
Tutta la storia utile antisettica allo stesso modo. Ci con-
sente di sapere quale fiaba, quale testo scolastico, quale
tradizione, quale romanzo, dramma, quadro, frase abbia
seminato un preconcetto in questa mente, un altro pre-
concetto in quellaltra.
4.
Almeno quelli che vogliono censurare larte non sotto-
valutano questa influenza. In genere la fraintendono, e
quasi sempre sintestardiscono scioccamente non voler
impedire agli altri di scoprire qualcosa che loro non han-
no sanzionato. Ma a ogni modo, come Platone quando
parla dei poeti, essi intuiscono vagamente che spesso i ti-
pi acquisiti attraverso linvenzione della fantasia vengono
poi imposti alla realt. Cos non c dubbio che il cinema
sta continuamente costruendo immagini, che vengono poi
richiamate alla mente dalle parole che la gente legge nei
giornali. Nellintera esperienza della specie umana non
,: WALTER LIPPMANN
c stato un altro strumento di visualizzazione della po-
tenza del cinema. Se un fiorentino voleva avere unimma-
gine dei santi, poteva andare a guardare gli affreschi della
sua chiesa, dove gli veniva offerta una visione dei santi
che era stata standardizzata per la sua epoca da Giotto.
Se un ateniese voleva farsi unimmagine degli dei, andava
in un tempio. Ma il numero di oggetti che venivano ritrat-
ti non era molto grande. E in Oriente, dove lo spirito del
secondo comandamento era largamente accettato, la rap-
presentazione di cose concrete era ancora pi scarsa; ed
forse proprio per questa ragione che la capacit di deci-
sione pratica risultata l cos ridotta. Nel mondo occi-
dentale, invece, c stato nel corso degli ultimi secoli un
enorme aumento, sia in volume che in ampiezza, della
rappresentazione laica, attraverso la descrizione verbale,
la narrativa, la narrativa illustrata, e infine il cinema e for-
se il cinema sonoro.
Le fotografie hanno sullimmaginazione odierna lo
stesso tipo di autorit che ieri aveva la parola stampata e
in precedenza aveva avuto la parola parlata. Sembrano del
tutto vere. Ci figuriamo che arrivino sino a noi diretta-
mente, senza intromissioni umane; e sono per la mente il
cibo pi facile. Ogni descrizione verbale, o anche ogni im-
magine inerte, richiede uno sforzo di memoria prima che
limmagine si produca nella mente. Ma sullo schermo lin-
tero processo dellosservare, descrivere, riferire e poi im-
maginare, gi stato compiuto per noi. Senza uno sforzo
maggiore di quello richiesto per restar svegli, il risultato a
cui costantemente mira la nostra immaginazione viene
proiettato sullo schermo. Lidea nebulosa diventa vivida:
la nostra confusa idea, poniamo, del Ku Klux Klan, acqui-
sta chiarezza e intensit, grazie a Griffith, quando assistia-
mo a La nascita di una nazione. Storicamente pu essere
unimmagine sbagliata, moralmente pu essere perniciosa,
ma unimmagine, e io dubito che qualcuno che abbia vi-
sto il film, e non sappia del Ku Klux Klan pi di quanto
ne sapeva Griffith, potr mai pi sentirlo nominare senza
vedere quei cavalieri bianchi.
GLI STEREOTIPI ,,
5.
E allo stesso modo, quando parliamo della mente di un
gruppo di persone, della mente francese, della mente mili-
tarista, della mente bolscevica, andiamo soggetti a gravi
confusioni se non accettiamo di separare le disposizioni
istintive dagli stereotipi, dagli schemi e dalle formule che
giocano una parte cos decisiva nella costruzione del mon-
do mentale cui il carattere originario si adatta e risponde.
La mancata distinzione tra questi due ordini di fatti spiega
i fiumi di chiacchiere che si sono fatte a proposito di menti
collettive, anime razionali e psicologia delle razze. Natural-
mente uno stereotipo pu essere cos coerentemente e au-
torevolmente trasmesso di padre in figlio da sembrare qua-
si un fatto biologico. Sotto certi aspetti, forse siamo davve-
ro diventati, come dice Wallas (1921, p. 17), biologicamen-
te parassitari nei confronti del nostro retaggio sociale. Ma
certamente non esiste la minima prova scientifica che con-
senta di sostenere che gli uomini nascano con gli atteggia-
menti politici del paese in cui vedono la luce. Nella misura
in cui in una nazione gli atteggiamenti politici sono simili, i
primi luoghi in cui si deve cercare una spiegazione sono la
stanza dei bambini, la scuola, la chiesa, e non quel limbo
abitato dalle Menti di Gruppo e dalle Anime Nazionali.
Finch non si dimostra che non esiste una trasmissione di
tradizioni da parte dei genitori, degli insegnanti, dei preti e
degli zii, si cade in un errore madornale attribuendo le dif-
ferenze politiche alla cellula embrionale.
Si pu fare qualche generalizzazione, e sempre con la
dovuta umilt, sulle differenze comparative entro la stessa
categoria di educazione e di esperienza. Ma anche questa
impresa piena di trabocchetti. Infatti nemmeno due
esperienze sono veramente identiche, nemmeno quelle dei
due bambini cresciuti nella stessa famiglia. Il figlio mag-
giore non fa mai lesperienza di essere il minore. E perci,
finch non siamo in grado di valutare le differenze di for-
mazione, dobbiamo sospendere il giudizio sulle differenze
di natura. Sarebbe come giudicare la produttivit di due
terreni, confrontando la loro resa prima di sapere quale
, WALTER LIPPMANN
dei due si trova nel Labrador, e quale nello Iowa, e se so-
no stati coltivati e concimati, oppure eccessivamente sfrut-
tati o lasciati incolti.
*
Da Lippmann 1922, pp. 77-90 della trad. it. Si ringrazia leditore Don-
zelli per lautorizzazione alla riproduzione.
1
Cfr., ad esempio, Locard (1920). Negli ultimi anni stato raccolto pa-
recchio materiale interessante sulla credibilit del testimone, ed esso dimo-
stra, come dice un acuto recensore del libro del dottor Locard nel supple-
mento letterario del Times di Londra del 18 agosto 1921, che la credibilit
varia a seconda delle categorie di testimoni e delle categorie di avvenimenti e
anche a seconda del tipo di percezione. Cos le percezioni tattili, olfattive e
gustative servono poco ai fini della testimonianza. Il nostro udito difettoso e
arbitrario quando giudica la fonte e la direzione del suono, e nellascoltare la
conversazione di altre persone le parole che non vengono udite verranno
fornite in perfetta buona fede dal testimone. Avr una sua opinione a propo-
sito del senso della conversazione, e organizzer i suoni che ha udito in modo
che vi si accordino. Anche le percezioni visive vanno soggette a gravi errori
didentificazione, di riconoscimento, di valutazione della distanza, di valuta-
zione quantitativa, come ad esempio lentit di una folla. Il senso del tempo
dellosservatore comune varia molto. Tutte queste debolezze originarie ven-
gono poi complicate dagli scherzi della memoria e dellincessante creativit
dellimmaginazione. Cfr. anche Sherrington (1906, pp. 318-327). Il professor
Hugo Mnsterberg ha scritto su questo argomento un libro di successo, inti-
tolato On the Witness Stand.
2
Si veda anche il suo commento su Le immagini visive di Dante, e i suoi
primi illustratori. Noi non possiamo fare a meno di vestire Virgilio come un
romano antico, e di dargli un profilo classico e un portamento statuario,
ma limmagine visiva che Dante aveva di Virgilio era probabilmente non me-
no medievale, non pi basata su una ricostruzione critica dellantichit, di
quanto lo fosse tutta la concezione del poeta romano. Gli illustratori del Tre-
cento danno a Virgilio laspetto di un dotto medievale, e non c motivo per
cui limmagine visiva che ne aveva Dante dovesse essere diversa da questa
(Berenson 1920, p. 13).
3
Nel testo: He is from Back Bay: area di Boston nella quale erano con-
centrati gli wasp (N.d.T.).
GLI STEREOTIPI ,,
Critica dellopinione pubblica
*
Ferdinand Tnnies
Opinare e opinione, opinioni comuni
Il concetto di opinione
Volendo analizzare il concetto dopinione, dobbiamo at-
tenerci al significato che essa ha in comune con le parole cor-
rispondenti delle lingue latina e romanza: il senso intellet-
tualistico () segnalato nelle altre lingue di norma per mezzo
di parole che significano pensare, credere, supporre.
()
Le ferme convinzioni, ma anche la ferma volont, i prin-
cipi vincolano lagire, almeno nel caso della persona ferma
di carattere, della quale si sa bene che ha unopinione,
che ha una volont. In questo senso si loda luomo che ha
il coraggio delle proprie opinioni, e lacquisizione di
unopinione, ancor pi la formazione di unopinione vie-
ne rappresentata come una prestazione, come unattivit
volontaria che implica lesercizio di uno sforzo e che ha un
certo costo in termini di tempo. ()
Stati di aggregazione dellopinione
Per stati di aggregazione dellopinione, concetto che de-
ve includere qui anche le credenze, intendo la misura in cui
luomo o diventato, nelle sue opinioni o convinzioni,
concorde con se stesso; pi completo laccordo nel suo
animo, pi incrollabile la sua credenza o la sua opinione;
pi incompleto, pi egli si sente insicuro, pi la sua cre-
denza vacillante, egli lotta allora contro il dubbio, crede
ma allo stesso tempo prega Signore, aiuta la mia incredu-
lit. Egli inquieto e agitato: come quello stato danimo
pu essere detto solido, questo pu essere paragonato con
un fluido o addirittura con lo stato dei gas. La fede si trova
piuttosto in quello, lopinione piuttosto in questo stato. Poi-
ch lopinione si d come incerta, spesso connessa al dub-
bio, non dissimula la propria soggettivit. Lo stato fluido
quello prevalente nel pensiero umano, poich quello che
corrisponde maggiormente alla vita animale e al condizio-
namento attraverso lattivit degli organi di senso, ossia ai
bisogni della vita quotidiana, del movimento e del lavoro
per il loro soddisfacimento, alla miscela di percezioni senso-
riali e di idee e illusioni fondate sulla memoria ().
()
Condizioni della comunanza
Probabilit dellaccordo
Che due o pi persone siano veramente della stessa opi-
nione su una questione appare tanto pi degno di nota per-
ch tanto pi improbabile A) quanto pi difficile, ingarbu-
gliata, insondabile la questione; B) quanto pi diverse sono
le persone per condizioni di vita individuali e sociali, per bi-
sogni e interessi; C) quanto pi soprattutto i singoli, che pos-
sono essere capaci e disposti a giudicare, sono individui di-
versi in parte per i propri talenti e in parte per la propria
mentalit e per la propria vita emotiva, quanto pi dunque
ognuno si differenziato dagli altri nel suo sviluppo e nella
sua educazione. () Cos il dissenso tanto pi probabile
quanto pi le tre difficolt coincidono e concorrono.
()
Accordo e coercizione
Un problema comune, in cui compreso quello di una
opinione pubblica (), dunque laffinit e laccordo fra
pi persone soprattutto sulle proprie opinioni o pareri, e
con ci anche sulle proprie idee religiose, Weltanschauungen,
principi morali ecc.
Consideriamo qui () le idee degli individui come
espressione dei loro sentimenti o addirittura della loro vo-
lont consapevole diretta a uno scopo e a un mezzo. Perci
CRITICA DELLOPINIONE PUBBLICA ,;
per spiegare almeno in una certa misura le opinioni co-
muni necessario risalire ai sentimenti comuni e alla vo-
lont collettiva.
La comunanza non intesa qui secondo il libero uso
linguistico, per cui comune a due persone o due oggetti
ci che luno ha e ha anche laltro, ma pensiamo invece a
sentimenti ecc., che sono espressione di un legame fra per-
sone e che al tempo stesso contribuiscono a creare questo
legame. I legami e i rapporti positivi sono (secondo i con-
cetti che io utilizzo) di tipo comunitario (gemeinschaftlich)
o sociale (gesellschaftlich), o meglio indicano pi luna o
laltra direzione. ()
Un settore particolare della volont collettiva quello che
si presenta come un imperativo attraverso il quale viene vin-
colata la volont individuale. Una tale volont collettiva de-
termina in generale le azioni dei singoli, sia che chi agisce sia
consapevole o meno della propria ubbidienza alla volont
collettiva, sia che riconosca la volont collettiva come tale o
meno. Lazione va qui tuttavia intesa in un senso molto am-
pio. Anche parlare in modo comprensibile, lutilizzo di una
lingua, in questo senso una forma di azione. Nei significati
delle parole e nelle regole della lingua si esprime una volont
collettiva. Anche pensare e avere unopinione in questo
senso unazione. Siamo abituati a considerare lespressione
dei propri pensieri, lesternazione di unopinione come una-
zione libera. Al contrario il pensiero stesso e le credenze, in
quanto involontari, spontanei, sembrano sottratti alleffetto
di disposizioni e divieti. In verit [il pensiero] non imme-
diatamente dipendente da decisioni e intenzioni, tuttavia non
neanche, come altrimenti una libera azione, immediata-
mente condizionato dalla speranza e dal timore, come i senti-
menti che una volont altrui, ivi inclusa una volont colletti-
va, pu essere in grado di ispirare. Questi [sentimenti] carat-
terizzano per solo il pi vistoso, ma assolutamente non uni-
co genere dinfluenza di una volont su unaltra, in particola-
re di una volont collettiva sui sentimenti e la mentalit del
singolo che si trova allinterno del campo di questa volont
collettiva. Piuttosto un fenomeno abbastanza regolare che il
, FERDINAND TNNIES
pensiero di una persona venga condizionato, come dallinte-
ro ambiente circostante, cos anche dallatmosfera in cui il
pensiero vive, dal nutrimento che esso riceve quotidianamen-
te e costantemente, cos che esso si attiene e si sottomette alle
espressioni della volont sociale che conosce e riconosce, dal-
la quale si sente sorretto: [si sottomette alle espressioni] dello
spirito in cui il suo stesso spirito nasce. Il confine tra il
pensiero e la parola, tra lopinione e la sua esternazione di
norma un confine fluttuante; lesternazione e, in modo pi
compiuto, lesternazione abitudinaria e in qualche modo pro-
fessionale agisce di rimando sul pensiero e sullopinione, e
dunque sulla mentalit. Non si pu, con successo, imporre o
vietare di pensare la tale cosa, di credere alle tali frasi, di nu-
trire le tali opinioni, ma si pu imporre o vietare di comuni-
care le relative opinioni, e a maggior ragione di esternarle
pubblicamente, di diffonderle per iscritto e attraverso la
stampa, di persuadere e convincerne gli altri, in sintesi, di so-
stenerle facendo loro pubblicit (fare propaganda). Se ci
che viene imposto viene inizialmente fatto con riluttanza, e
ci che viene vietato abbandonato con risentimento, si verifi-
ca per come in tutti i casi di pressione e interdizione per lo
pi un adattamento e ununiformazione: i pensieri si sotto-
mettono alla pressione. Le opinioni inibite, fintanto che non
vengono sostenute da altre parti, perdono vigore e retrocedo-
no sullo sfondo della coscienza. ()
Forme della volont collettiva - concordia - consuetudine -
religione
() Lopinione pubblica lespressione pi intellettuale
della stessa volont collettiva che si esprime nella convenzio-
ne e nella legislazione. Possiamo determinare il suo soggetto,
che si accoda dunque alla societ e allo Stato come soggetti
di quella, come il pubblico o, pi precisamente, se si tratta
di un pubblico sapiente, istruito, informato, come la repub-
blica degli eruditi, che per la sua indole si riunisce e si con-
centra a livello internazionale, ma anche disseminata allin-
CRITICA DELLOPINIONE PUBBLICA ,,
terno di un paese come lite intellettuale nazionale, soprat-
tutto nelle citt, specialmente nelle metropoli e nei luoghi
della cultura, pi di tutto nelle capitali; essa viene non di ra-
do definita anche come intellighenzia o come gli intellet-
tuali. La si pu intendere convenientemente come unideale
riunione del consiglio che attraverso le proprie delibere d
delle norme, o, in modo ancor pi calzante cos come spes-
so accaduto nella realt , come una corte di giustizia le cui
decisioni o scoperte reclamano per se stesse la validit ideale
di sentenze e, sebbene senza lassistenza di un potere esecuti-
vo, rappresentano un potere e una forza capaci di conferire
onori come di disonorare, di esaltare come di annientare, di
glorificare come di condannare, ma che si possono anche
muovere fra questi due confini come assoluzioni, silenzi, atti
di tolleranza. Questi verdetti o cognizioni sono lopinione
pubblica nella sua forma fluida effimera , nella quale essa
viene di solito giudicata. ()
Vita pubblica e frazionamento in gruppi
Sfera pubblica
La sfera pubblica legata, per il proprio carattere genera-
le, a ogni forma di vita politica evoluta. Perci in primo luogo
in modo marcato con la vita delle citt. Essa ha il suo luogo
naturale, come lo scambio di merci e denaro, per strada (in
publico), in particolare nella piazza del mercato, sia essa a
cielo aperto o in spazi al coperto accessibili a chiunque (por-
tici, mercati coperti, bazar).
()
Opinione pubblica e unOpinione Pubblica
Non appena per e fintantoch le differenti classi sociali
partecipano alla libert di stampa e di parola oppure riesco-
no a oltrepassare le barriere tracciate, cos da questa libert
collettiva dellespressione dellopinione risultano immediata-
mente una pluralit e una molteplicit, ma anche una con-
traddizione e una controversia delle opinioni espresse pub-
oc FERDINAND TNNIES
blicamente. Lopinione pubblica in questo senso non asso-
lutamente omogenea. Pu essere recepita come ununit, in
quanto viene pensata come totalit della vita intellettuale di
ununit che si rende manifesta, in particolar modo di una
nazione unificata in uno Stato; quasi come lunit di un reci-
piente, in cui si trovano per mescolati elementi di diversa
configurazione. Lopinione pubblica in questo senso ha co-
me solo sostanziale segno distintivo che essa viene espressa,
annunciata, e cio alla collettivit, ossia viene annunciata a
qualsiasi ascoltatore o lettore, al contrario 1) dellopinione
come qualcosa dotato di una sua propria natura rivolta al-
linterno e al proprio (privato), ma anche al contrario 2) del-
lopinione comunicata in modo confidenziale a determinate
persone conosciute. Se ora lopinione che si annuncia cos
lopinione e il giudizio di molti, di una maggioranza, di con-
seguenza se il suo peso viene valutato pari a quello della
maggioranza di unassemblea come quello di una totalit,
di una cerchia, di ununit legata in forma di Gemeinschaft
(comunit) o di Gesellschaft (societ), allora dato ci che si
pu chiamare una opinione pubblica. Una opinione
pubblica dunque lopinione effettivamente unanime, o
avente tale valore, di una qualsiasi cerchia, il giudizio com-
patto di una collettivit, in particolare quando e fintantoch
questo si fa sentire affermativo o negativo, con approvazione
o in modo sprezzante, con ammirazione e onori o come con-
danna. In questo senso proprio i luoghi piccoli, e meno le
citt, hanno unopinione pubblica i cui portatori sono in-
nanzitutto i notabili, ai quali si unisce una quantit indefi-
nita di quanti desiderano appartenere alla societ. Va inte-
sa in questo senso anche lespressione nel 186 del codice
penale tedesco (): Chi sostiene o diffonde in riferimento
a qualcun altro un fatto passibile di rendere questultimo di-
sprezzabile o di screditarlo nellopinione pubblica.
1
, poi-
ch lOpinione Pubblica (vera e propria), nel senso in cui la
prenderemo in considerazione pi avanti, non si preoccupa
delle offese che Tizio e Caio si scagliano lun contro laltro.
Essa viene sollecitata soltanto quando loffensore o loffeso,
pi facilmente se entrambi, sono persone o societ eminenti
CRITICA DELLOPINIONE PUBBLICA o:
e universalmente note, completamente quando loffesa
unevidente espressione di impetuose lotte partitiche, alle
quali la sfera pubblica partecipa con attenzione. Si pu attri-
buire unopinione pubblica a ogni cerchia aperta o chiusa
che ha in quanto tale un siffatto peso per le persone che vi
appartengono che queste orientino la propria condotta, per-
sino lespressione delle proprie opinioni, in base allopinione
predominante nella cerchia, che diventa tanto pi forte
quando unanime; esse temono di dare scandalo e traggono
gioia e godimento dal consenso e dallapprovazione [della
loro cerchia] (). In ogni gruppo al cui interno si sviluppi-
no dinamiche sociali, ogni partecipante ha per cos dire il
suo pubblico, cui egli vuole piacere o, quanto meno, non di-
spiacere. Da ci derivano per numerosi casi di scontro.
Spesso ci si fa carico della riprovazione di una cerchia allo
scopo di guadagnarsi lapprovazione di unaltra; in partico-
lare, il consenso di un gruppo pi piccolo disdegnato
quando si prospetta quello di un gruppo di maggiori dimen-
sioni, quello di uno vicino messo da parte quando quello di
uno lontano appare raggiungibile
2
.
Origine e carattere dellOpinione Pubblica
Uso linguistico e concetti
Per il momento una opinione pubblica rimane qui
esclusa dalla riflessione. A maggior ragione importante ope-
rare una distinzione chiara e netta fra lopinione pubblica co-
me totalit esteriore di molteplici opinioni contraddittorie
che vengono espresse pubblicamente ad alta voce e la Opi-
nione Pubblica come forza e potere uniforme ed efficace.
() Nelluso linguistico opinione pubblica significa non sol-
tanto lopinione espressa, ma lopinione espressa e destinata
alla sfera pubblica, al pubblico, alla collettivit. Ma questo si-
gnificato si mescola proprio nelluso linguistico con altri, se-
condo i quali la collettivit o il pubblico vengono pensati
innanzitutto o quanto meno anche come soggetti delle opi-
nioni: in questo senso si gi parlato delle opinioni e del be-
o: FERDINAND TNNIES
ne comune del pubblico politico. Il pensiero scientifico deve
non soltanto differenziare fra questi due significati, ma deve
svilupparne due concetti ben distinti, come accade qui lad-
dove raffiguriamo lopinione pubblica non articolata sepa-
ratamente da quella articolata, la (vera e propria) Opinione
Pubblica. Per entrambi i concetti rimane essenziale il pubbli-
co annuncio e il riferimento ad affari pubblici, cio in prima
linea politici. L per per opinione pubblica viene coin-
volta la collettivit solamente in quanto tutti in qualche
modo partecipano attivamente o con sopportazione allan-
nuncio pubblico delle opinioni; qui invece il soggetto dellO-
pinione Pubblica una totalit unita in modo sostanziale, so-
prattutto dal punto di vista politico, che ha convenuto di giu-
dicare in modo unanime e che proprio per questo appartiene
naturalmente alla sfera pubblica, alla vita pubblica. Ci con-
duce a una forte differenza nel significato della formazione
stessa di un parere. L ha prevalentemente un senso mentale
(intellettuale), qui prevalentemente un senso intenzionale
(volontaristico). L sono i pareri annunciati pubblicamente,
comunicati a tutti contraddittori fra loro, molteplici e vario-
pinti, appassionatamente in lotta fra loro pareri dietro i
quali certo si celano, subconsci, consci e pi che coscienti, i
desideri e le aspirazioni, gli interessi dei gruppi e dei singoli;
pareri che di regola sono nel contempo giudizi, rifiuti e ap-
provazioni. Qui invece lOpinione Pubblica sostanzialmen-
te una volont, volont nel e attraverso il giudizio; il giudizio
per un atto unitario, quindi si tratta di una forma di vo-
lont consapevole e spiccata, alla maniera della sentenza di
una corte di giustizia o altrimenti di unassemblea riunita in
numero legale. una decisione unanime, espressione della
volont di una totalit che non riunita come pubblico o co-
me soggetto dellOpinione Pubblica, se non in spirito, e che
di regola troppo ampia per poter essere immaginata come
assemblea. ()
Stati di aggregazione dellOpinione Pubblica
Proprio come nel caso dellopinione individuale, vanno
distinti nellopinione sociale, generale, nellOpinione Pub-
CRITICA DELLOPINIONE PUBBLICA o,
blica diversi stati di aggregazione. Il grado della sua solidit
il grado della sua unitariet. Anche nello stato gassoso essa
pu apparire unitaria 1) se questo stato insorge per cos dire
attraverso levaporazione di ununit pi solida e pi
profondamente connessa, cio risulta da uno stato di aggre-
gazione fluido o direttamente solido. LOpinione Pubblica
solida si fluidifica quando il suo movimento viene alimenta-
to, e ci pu avvenire attraverso una qualche percezione,
una qualche idea, una qualche esperienza dalla quale linsie-
me che presentiamo come soggetto dellOpinione Pubblica
viene toccato, commosso. LOpinione Pubblica solida una
convinzione comune e incrollabile del pubblico che, come
portatore di tali convinzioni, rappresenta un intero popolo o
una cerchia ancora pi vasta dellumanit civilizzata. Non
ne esistono poche, di tali convinzioni; per esempio sul piano
politico che lassolutismo o lautocrazia di un monarca come
forma di Stato sia un male, o su quello giuridico che la tortu-
ra come prova o la pena di morte qualificata come pena sia-
no barbare, dunque deplorevoli. Possono fluidificarsi se
per esempio si viene a sapere che unautocrazia, del cui crol-
lo lOpinione Pubblica ha appreso con soddisfazione, si ri-
stabilisce con violenza e terrore sotto lapparenza del costi-
tuzionalismo, come successo in Russia con Stolypin. La
convinzione si arricchisce allora di passione, ma perde di so-
lidit e unitariet: lopinione che non ci sia altro che un co-
stituzionalismo apparente e uningiusta persecuzione dei ri-
voluzionari pu essere contestata, ma attraverso lopposizio-
ne diviene pi forte. La concordia dellOpinione Pubblica
sulle idee generali la pi completa, come si evince dalle-
motivit della lingua, che mette al bando parole come ti-
rannia, dispotismo, barbarie, spesso anche medioe-
vo e consimili; diversamente accade quando si pone la do-
manda: questa tirannia, queste sono condizioni medieva-
li?; del tutto diversamente poi quando qualcosa appare ri-
provevole, esecrabile e viene per questo spacciata come tale
senza attenersi a questo schema. In tali casi nasce unOpi-
nione Pubblica gassosa a partire da una fluida o, con la me-
diazione di questa, da una solida. Questo gas ci che viene
o FERDINAND TNNIES
comunemente inteso come lOpinione Pubblica, perch
essa si manifesta qui nel modo pi vistoso, impetuoso, ir-
ruente. Qui si evidenzia per anche il suo carattere partitico.
Essa si fonda sulla mentalit moderna, i cui fondamenti ge-
nerali sono comuni ai partiti e non vengono quasi mai messi
in discussione; ma nei dettagli di qualunque genere non sol-
tanto ci sono opinioni divergenti, ma interi gruppi e partiti,
che hanno i loro capi anche fra uomini e donne molto istrui-
ti e che sono attaccati alle vecchie idee e mentalit, anche se
le loro voci vengono di norma forse sovrastate. Perch nel-
lOpinione Pubblica il pi forte proprio il nuovo, il mo-
derno, il pensiero illuminato, e ha per lo pi una forza in-
contrastabile. LOpinione Pubblica si presenta sempre con
la pretesa di essere decisiva, esige approvazione e fa del si-
lenzio, dellastensione dallopporre obiezioni, quanto meno
un obbligo. Con maggiore o minore successo: pi completo
il successo, pi essa si dimostra essere lOpinione Pubbli-
ca, nonostante lopposizione messa a tacere in maggiore o
minore misura. Tutto ci si manifesta nel modo pi chiaro
nelle questioni riguardanti la religione. Cos la teocrazia e la
convinzione che un re venga investito di un incantesimo di-
vino attraverso lunzione sacerdotale sono in Europa prati-
camente abbandonate. Ma senza dubbio esistono in ogni
paese molte persone, anche molto istruite, che venerano nel
proprio re e persino forse in ogni principe qualcosa come
una creatura superiore, particolarmente dotata per volont
celeste. Allo stesso modo si solleva la tempesta dellOpinio-
ne Pubblica quando poi un re rivendica una saggezza ultra-
terrena e pretende obbedienza per un proprio ordine dicen-
dosi ispirato da Dio, il quale consacra lordine dato. Addirit-
tura, se anche il comando di per s non appare insensato,
lOpinione Pubblica condanner comunque con la pi com-
pleta fiducia questa arroganza. Lo stesso nei casi in cui
messa in dubbio lumanit, con la quale in generale lOpi-
nione Pubblica strettamente connessa (), ugualmente
unestrema disumanit come per esempio il maltrattamen-
to di un soldato ritardato da parte dei suoi superiori viene
condannata dallOpinione Pubblica con apparente unani-
CRITICA DELLOPINIONE PUBBLICA o,
mit, anche quando si sa che ci sono molti che approvano
incondizionatamente il comportamento del superiore o che
comunque nelle condizioni date lo considerano giustificato.
Generalizzazione di unopinione parziale
Ma lOpinione Pubblica gassosa, che possiamo intendere
anche come lOpinione Pubblica del giorno, nasce anche in
altri modi, vale a dire attraverso unopinione parziale che si
completa e si generalizza, ossia unopinione parziale che non
ha il proprio sostegno in unOpinione Pubblica solida, ma
piuttosto volta nella direzione contraria a essa. Se consegue
una vittoria, solo momentanea, in un determinato contesto
e riferimento. A questa stessa vittoria, se si ripete, pu segui-
re una dura e faticosa sconfitta; pu per anche divenire una
vittoria duratura, e lo diventa soprattutto quando in linea
con unevoluzione naturale, sostenuta cio da altri potenti
fattori. stato questo il caso in generale della libert di reli-
gione, civica e politica, per la quale intellettuali illuminati e,
dietro di loro, la classe borghese ma anche quella operaia
hanno combattuto da circa 400 anni a questa parte con
energia lentamente crescente e sempre maggiore audacia.
()
Manifestazioni volgari dellOpinione Pubblica
Rapporto con gli stati di aggregazione dellOpinione
Pubblica
Se la stampa quotidiana ha effetto per sua natura soprat-
tutto sullopinione pubblica gassosa del giorno e allo stesso
tempo la sospinge davanti a s, se non spinta da essa, si pu
giungere alla conclusione che le forme pi dense possono es-
sere in un rapporto simile e in interazione con altra letteratura
pi solida. E in effetti proprio questo il caso. Si tratta di cer-
chie, che si restringono, del pubblico dei lettori che abitual-
mente leggono settimanali, mensili, trimestrali e volantini, in-
fine persino libri; e pi stretta la cerchia, pi si delinea in es-
sa un tipo scientifico, pi rappresentativa di settori della
repubblica degli eruditi, che rappresenta in un paese e allo
oo FERDINAND TNNIES
stesso modo nel mondo la maggiore istanza dellOpinione
Pubblica. Lopinione stessa acquista solidit, dunque forza di
resistenza, ma ha una minore esigenza di annunciarsi in modo
chiassoso. Come caso normale si pu immaginare che le opi-
nioni di questa cerchia, e di conseguenza anche gli stati di ag-
gregazione dellopinione, siano concordi; ma essi possono an-
che divergere e contrastarsi lun laltro. LOpinione Pubblica
gassosa quella che solitamente viene chiamata cos; essa si
considera come lunica e la vera Opinione Pubblica e viene
per lo pi anche considerata tale. Viviamo in essa, la inaliamo,
la sentiamo nella pelle come il freddo e il caldo. Le forme pi
dense di Opinione Pubblica si trovano a un livello pi
profondo nel cuore e nella mente, dunque nellanima. Esse
sono, per la propria essenza, pi durature (). Ci vale per la
coscienza sociale come per quella individuale, per le opinioni
parziali allinterno della societ, ossia per quelle di un partito,
come per lOpinione Pubblica. Allinterno di una mentalit e
di un impegno partitico lantisemitismo rappresenta un
buon esempio. Esso per il partito cosiddetto tedesco-nazio-
nale () pi unopinione fluida del giorno; le ferme convin-
zioni di molti membri lo mantengono in flusso e questa cor-
rente straripa in occasione di elezioni pubbliche. Ma esso non
pu diventare una ferma opinione di partito, un punto effetti-
vo del programma; piuttosto il nocciolo pi solido del pro-
gramma gli contrario. Questo vuole e deve essere in accor-
do col cristianesimo positivo; il cristianesimo positivo non
pu respingere, quantomeno, gli ebrei battezzati. Inoltre le
casse del partito difficilmente sono forti abbastanza da respin-
gere i contributi di questi ultimi. E ancora noto il fatto che
lunica giustificazione filosofica che il conservatorismo prus-
siano sia riuscito a trovare si deve allebreo battezzato Stahl.
Soltanto una cerchia ristretta allinterno del partito pensa e
conosce tali cose. Ma essa comunque abbastanza influente
da impedire incauti flussi e bande di opinione. Simili osserva-
zioni possono essere fatte anche in riferimento allOpinione
Pubblica unitaria di un intero paese. Cos nel Reich tede-
sco lOpinione Pubblica del giorno nei tre anni fra il 1918
e il 1921 era senza dubbio sempre a favore del rifiuto delle
CRITICA DELLOPINIONE PUBBLICA o;
inaudite pretese che dalla cosiddetta Intesa sono state subor-
dinate alle condizioni della concessione dellarmistizio e della
pace e infine per pi volte meramente a favore della determi-
nazione delle prestazioni imposte. LOpinione Pubblica ini-
zialmente latente, ma pi solida, sapeva bene che a una na-
zione schiavizzata, come a un uomo caduto nelle mani di
banditi, resta solo la scelta fra la perdita della borsa o della vi-
ta, e che da molti milioni di persone, di cui la maggioranza
costituita di donne, bambini e anziani, non si pu pretendere
la scelta della morte alla vergogna e alla decadenza. Questa
consapevolezza venne alla luce nelle decisioni dellassemblea
nazionale e del Parlamento tedesco, e i dissenzienti poterono
sopportare bene la responsabilit del proprio no perch ave-
vano solo questa responsabilit. In sostanza, a un livello pi
profondo, lopinione vincente era anche la loro opinione,
bench rimasta latente, ed essa sarebbe prima o dopo venuta
alla luce come lOpinione Pubblica, se anzich perdente nel-
lopposizione fosse stata responsabile al governo. Ma forse
anche allora si sarebbe lasciata convincere soltanto attraverso
fatti durissimi o si sarebbe lasciata muovere allammissione
del proprio errore. I presunti precursori del diritto, della
libert, della civilt, gli antichi alleati dello zarismo, non
avrebbero di certo fatto mancare questo genere di gravi fatti.
()
Forme della volont sociale
Ho classificato il concetto di Opinione Pubblica in
quanto esprime una forma della volont sociale e cio di
una volont della Gesellschaft (societ) che si differenzia
da tutte le forme della volont di una Gemeinschaft (co-
munit). qui ancora una volta riassunta la dottrina delle
forme della volont sociale. Sono state distinte sei forme
della volont comunitaria (gemeinschaftlich) e sei della vo-
lont sociale (gesellschaftlich), di cui tre sono le forme
semplici o elementari e tre quelle composte o superiori.
La tabella di queste categorie :
o FERDINAND TNNIES
A. Comunit (Gemeinschaft) B. Societ (Gesellschaft)
a) comprensione, b) tradizione, d) contratto, e) ordinamento,
c) fede f) dottrina
aa) concordia, bb) consuetudine, dd) convenzione, ee) legislazione,
cc) religione. ff) Opinione Pubblica.
Le forme indicate da lettere semplici (da a a f) sono le
forme elementari, quelle indicate da lettera doppia quelle
composte o superiori, come abbiamo chiamato quelle della
volont collettiva.
Tutte queste forme sono imparentate fra loro, sono in-
terdipendenti, si confondono luna nellaltra. Le forme di ti-
po A. sono originarie e sono diventate essenziali corri-
spondono alle forme della volont naturale individuale. Le
forme di tipo B. sono derivate e vengono rese essenziali,
corrispondono alle forme della volont razionale individua-
le. Le forme di tipo A. della volont sociale non sono esse
stesse necessariamente espressione di volont naturali, cos
come le forme di tipo B. non sono necessariamente espres-
sione di volont razionale. Tuttavia la volont naturale indi-
viduale partecipe in modo decisivo delle forme di tipo A.
e la volont razionale individuale delle forme di tipo B. del-
la volont sociale. Dunque queste devono essere riconosciu-
te e giudicate in se stesse come forme sociali e come forme
comunitarie. Il principio di classificazione la triplice natu-
ra dellanimo umano, che fondato nella vita vegetativa,
attivo nella vita animale e si realizza come spirito nella vita
intellettuale e specificamente umana. Questa trinit va inte-
sa sempre come interazione e collaborazione.
()
Interazioni sociologiche
Applicazione a lOpinione Pubblica
I molteplici fenomeni e influssi, che accompagnano e
agiscono sullevoluzione della civilt sociale devono ritro-
varsi anche nelle forme di tipo B della volont sociale e nei
CRITICA DELLOPINIONE PUBBLICA o,
loro rapporti con le forme di tipo A. Se la convenzione si ri-
ferisce sostanzialmente alla vita in generale, quindi alla vita
economica, e la legislazione alla vita politica, cos lOpinio-
ne Pubblica si riferisce essenzialmente allaspetto etico (e in
relazione a esso, a quello estetico) della convivenza: ossia al
suo spirito. Oppure: mentre la convenzione sostanzial-
mente una prescrizione (una raccomandazione, una disposi-
zione), la legislazione un comando (ordine e divieto), cos
lOpinione Pubblica fondamentalmente un giudizio. Pu
anche accadere che queste espressioni siano strettamente
correlate e sfumino luna nellaltra.
Si pu per enunciare la regola che: pi gli individui
pensano in modo conscio e definiscono i propri desideri
attraverso propositi, progetti e concetti, pi sar viva la lo-
ro partecipazione alla vita sociale e pubblica, il loro con-
tributo alle vicende sociali e politiche e pi intensamente
parteciperanno alla costituzione di convenzione, legisla-
zione e Opinione Pubblica. Perci vale anche in questo
caso la scala gerarchica in base alla quale stato misurato
il livello di orientamento verso la societ di diversi indivi-
dui e fasce sociali, vale a dire che gli uomini pi delle don-
ne, la gente di citt pi della gente di campagna, gli abi-
tanti delle metropoli pi degli abitanti di piccole cittadine,
i signori pi del popolo ecc.
3
, prendono parte alla forma-
zione dellOpinione Pubblica, della convenzione e della
legislazione.
Ma mentre nel caso della convenzione la posizione so-
ciale decisiva si tratta di una questione preferibilmente
relativa alle fasce superiori (per nascita, per ricchezza o per
rango); mentre nel caos della legislazione determinante
linteresse politico qui pi efficace la connessione del-
linteresse privato con le vicende pubbliche, per cui gli uo-
mini daffari () proprietari terrieri e capitalisti stanno
maggiormente in primo piano quanto pi significativi sono
gli interessi in gioco e quanto pi a fondo la legislazione in-
cide nella vita economica; cos la formazione dellOpinione
Pubblica determinata principalmente dalla sapienza, dal
pensiero e dalla cultura, cos che la classe dei signori, dei
;c FERDINAND TNNIES
cittadini e degli uomini, in quanto mediamente i pi istruiti,
pi pensatori, pi sapienti, sono quelli che vanno conside-
rati in prima linea come i portatori e i soggetti dellOpinio-
ne Pubblica; in tutto ci non si deve per mai perdere di vi-
sta il legame esterno e interno di questi gruppi con quelli
che sono stati caratterizzati come i portatori e i soggetti del-
la convenzione e della legislazione.
Dunque: pi la cultura, soprattutto la cultura politica, si
espande a cerchie pi ampie e viene diffusa, e quindi pi essa
cattura anche le donne, la gente di campagna e il popolo, in
particolare la classe operaia, maggiore diventa il contributo
di queste classi allOpinione Pubblica e pi essa diventa dav-
vero universale, ma al tempo stesso diventa, in quanto unit,
pi inverosimile come Opinione Pubblica unanime. Se essa
per ugualmente in grado di esserlo e di farsi valere come
tale, il suo potere e la sua importanza sono maggiori. Ma an-
che in questo caso colore e tono le proverranno dallinterno:
lo spirito necessario a guidare lOpinione Pubblica si manife-
ster come tale, lo spirito che o sembra essere lo spirito dei
superiori, dei pi vivaci, dei pi istruiti.
()
Le caratteristiche empiriche dellOpinione Pubblica effimera
Lidea di Opinione Pubblica viene qui distaccata dal con-
cetto corrispondente, viene osservata nel suo aspetto quoti-
diano, sottostante alluso linguistico del termine, dunque nel
suo stato aereo o gassoso. Essa ha le seguenti spiccate caratte-
ristiche: 1) incostante. Nasce cos in fretta come passa, e ci
perch cambia il proprio oggetto. Lattenzione pubblica non
si sofferma a lungo su uno stesso oggetto, si ritrae da s o vie-
ne distolta. Ci caratteristico soprattutto dellOpinione
Pubblica in un contesto metropolitano: per quanto riguarda
questo aspetto, a Parigi essa caratterizzata nella maniera pi
chiara. Parigi si sente la capitale del mondo, come Roma lo
era una volta. E il poeta romano rammenta:
Nec si quid turbida Roma
Elevet, accedas, nec te quaesiveris extra!
CRITICA DELLOPINIONE PUBBLICA ;:
unesortazione che il pensatore si ripeter sempre nei con-
fronti dei turbini dellOpinione Pubblica. La sua incostan-
za determina i suoi frequenti e improvvisi cambiamenti.
Che cosa la fa cambiare cos? In primo luogo e soprattutto
un fatto, un avvenimento, un successo, in riferimento a una
personalit. La fama cambia radicalmente le persone. Inol-
tre anche un movimento, o della propaganda, tanto pi se
gli avvenimenti vengono in suo aiuto. Un esempio classico
la vittoria della Anti-Corn-Law-League in Inghilterra. ()
2) LOpinione Pubblica precipitosa. Parla troppo e in
fretta, come i giovani, spesso presenta i tratti caratteriali di
un bambino, e il pi delle volte non di uno particolarmente
ben educato. La velocit e la fretta sono pi naturali e ne-
cessarie quanto pi lOpinione Pubblica si forma allinter-
no di una grande citt, soprattutto in una capitale, dove
unimpressione scaccia via laltra. Anche senza prendere in
considerazione la partecipazione di grandi masse popolari
ed esaminando solo la formazione del giudizio normativo,
in maggior misura nelle vicende politiche, gli eruditi rap-
presentano gi essi stessi una moltitudine e presentano
quindi le caratteristiche tipiche di essa. Una di queste ca-
ratteristiche , prima delle altre, la facile, rapida eccitabilit
derivante dal fatto che leccitazione si propaga facilmente e
velocemente e che si rafforza in ognuno attraverso la co-
municazione reciproca. Lo si pu osservare quando gli in-
dividui in una folla si trovano a stretto contatto fisico gli
uni con gli altri: maggiore il gruppo, pi ognuno si sente
sicuro allinterno di esso e pi tutti incoraggiano il singolo
e rafforzano la sua passione. La cultura facilita, a dispetto
della lontananza fisica, lunione spirituale con molti altri
dei quali si sa o si crede e ci si aspetta la condivisione delle
proprie idee e quindi anche reazioni emotive uguali alle
proprie di fronte a una determinata esperienza o allim-
pressione successiva a un avvenimento. ()
3) LOpinione Pubblica superficiale: ci consegue dal-
la sua fretta e vivacit. Giudica secondo le apparenze e si la-
scia definire attraverso la prima impressione. Questa im-
pressione pu essere quella giusta, lunica possibile, a con-
;: FERDINAND TNNIES
dizione che le notizie su cui si basa siano veritiere. Ma spes-
so non cos. ()
4) LOpinione Pubblica dunque credulona e acritica
soprattutto quando un fatto reale o presunto viene incon-
tro ai suoi pensieri e intenti preconcetti, che attendono il
proprio nutrimento e che addirittura lo gustano quando
esso di per s sgradevole per i soggetti dellopinione, in
maggior misura dunque quando esso soddisfa dei desideri,
e pi vivace il desiderio, maggiore la fretta, tanto pi
credulona lOpinione Pubblica.
5) piena di pregiudizi, che sgorgano dallOpinione
Pubblica fluida e, pi compiutamente, da quella solida:
dalle opinioni pi ferme e dalle espressioni di volont, dal-
le convinzioni dominanti e dai sentimenti a esse collegati.
Questi [pregiudizi] sono di regola meno mutevoli quanto
pi si fondano su tradizioni, quanto pi cio lindividuo li
ha assimilati con il latte materno (). Perci ogni giudi-
zio singolo molto spesso la semplice conseguenza di un
pregiudizio, che si difende poi da pensieri e ragioni volti in
altra direzione. In ci inclusa una contraddizione con la
prima caratteristica, lincostanza.
6) LOpinione Pubblica ha anche una propria perseveran-
za e ostinazione. Si distrae temporaneamente e si abbandona
al momento, ma ritorna anche in modo elastico nella posizio-
ne a lei pi abituale, pi gradita. E questo in modo tanto pi
tenace e certo quanto pi tenace il suo pregiudizio relativo
alla cosa o personalit in questione.
7) Ma particolarmente perseverante per quanto riguar-
da le personalit molto pi perseverante che non nei con-
fronti delle cose. Perch qui il sentimento entusiasmo o
avversione ha la massima libert dazione ed legato in
modo immediato alla sensazione del bene o del male, di ci
che auspicato o non auspicato che emana o sembra ema-
nare dalla persona. Pi questi sentimenti si consolidano,
tanto pi lOpinione Pubblica diventa simile alla religione,
sebbene gli oggetti della venerazione (o del timore) siano
completamente diversi dagli oggetti altrimenti abituali della
fede. Le persone vengono idolatrate (o, al contrario,
CRITICA DELLOPINIONE PUBBLICA ;,
condannate, questione dalla quale qui si prescinder).
Questa tendenza allidolatria ancora maggiore dopo la
morte delle persone (minore, nel caso contrario). Se per
loriginaria e genuina religiosit permette che questi morti
continuino a dominare e a esercitare influenza, e proprio
per questo fa dei sacrifici allo spirito trapassato per amman-
sirlo e per richiamare il suo aiuto in casi di necessit e peri-
colo, lOpinione Pubblica non si distanzier invece cos fa-
cilmente dalla sua base, dalla mentalit scientifica. ()
8) LOpinione Pubblica del giorno risente delle impres-
sioni del giorno, viene perci di regola agitata o mossa da for-
ti passioni. Perci solo di rado corrisponde allidea che ci sia-
mo formati di unOpinione Pubblica come forma mentale
della libera volont sociale. Ma essa stessa considera lo stato
di eccitazione da cui dominata come qualcosa di estraneo e
fa appello a verit e validit come base del giudizio. E ci a
maggior ragione quanto pi essa espressione di unOpinio-
ne Pubblica fluida o addirittura solida; perch in questi stati
di aggregazione leccitazione si calmata, sono degli stati
raffreddati in cui la ragione prevale o vuole prevalere. Ci
non esclude che la passione possa comunque farsi valere.
Una ferma convinzione e unopinione risoluta che sem-
brano scontate per una persona raziocinante spesso non si
lasciano invischiare in una discussione e sorridono delle
opinioni opposte come di superstizioni e sciocchezze; cos es-
sa le condanna e le disapprova subito. Ci anche in armo-
nia con la natura dellOpinione Pubblica, cos come si mo-
stra nella sua fermezza. () La vera Opinione Pubblica ri-
mane, come Weltanschauung razionale, al di sopra dei partiti
e dei loro molteplici scopi. LOpinione Pubblica del giorno
rimane sempre sotto linfluenza dellOpinione Pubblica soli-
da e fluida, sebbene questa dipendenza venga spesso oscura-
ta e non esclude contrasti e opposizioni.
9) In conformit alle idee di ordine, diritto e morale che si
trovano cos marcate nellOpinione Pubblica solida o fluida,
anche lOpinione Pubblica gassosa fondamentalmente a fa-
vore del mantenimento di queste forze sociali (). In parti-
colare la morale, in base ai concetti di cui facciamo uso, il
; FERDINAND TNNIES
vero e proprio campo dellOpinione Pubblica, nel quale essa
si muove continuamente anche nelle sue forme diffuse. Essa
sinchiner sempre davanti alla morale. () Nelle sue batta-
glie non pu fare a meno delle insegne della morale e le in-
nalza ovunque le trovi sul suo cammino; ma esse si trovano
lungo il cammino come degli slogan.
10) Dunque lutilizzo di slogan contraddistingue lOpi-
nione Pubblica del giorno.
La madre dello slogan sempre e solo la passione, la lotta e il
disaccordo degli animi. Analizzando parole come liberalismo,
progresso, luomo della strada, proletario, libert di stampa, po-
litica mondiale, rivincita, cubismo o naturalismo, si vedr che
sono tutte caratterizzate da lotte e liti. (). Come il conquista-
tore issa la sua bandiera sulla fortezza conquistata in segno di
successo, cos anche gli slogan non sono altro che stendardi di
quei poteri intellettuali che hanno guadagnato terreno (Bauer
1872, pp. 212-223).
11) Quando dunque il partito per primo a captare lo
slogan, a sostenerlo e a lottare in suo nome, conseguendo
spesso delle vittorie, il pubblico, soggetto dellOpinione
Pubblica, si mostra come un partito generalizzato, in parti-
colare come il partito divenuto vincente. Ovviamente ci so-
no determinate visioni dellordine, del diritto, della morale
che si affermano nella convenzione, nella legislazione e infi-
ne in modo decisivo nellOpinione Pubblica, diventando
normative e trasformandosi cos esse stesse in norme. Esse
si cristallizzano in slogan, ma ci non significa che non ven-
gano considerate vere con forte convinzione, che non si sia
formata unOpinione Pubblica su di esse e che questa non
sia diventata una forza incontrastabile. () LOpinione
Pubblica prende forma molto chiaramente anche nello stes-
so linguaggio. Non solo il contenuto, ma il suono delle pa-
role spesso esprime le emozioni legate alle rappresentazioni
evocate da queste parole. ()
12) La grande debolezza dellattaccamento alle parole
tuttavia non grava soltanto sullOpinione Pubblica del gior-
no, ma anche su quella duratura e solida e sul pensiero vol-
CRITICA DELLOPINIONE PUBBLICA ;,
gare in generale. Con le parole essa frettolosa, sbrigativa
come lo sono i giovani, e pi si accanisce e pi difficile
istruirla. Leducazione, lintellettualit si manifestano in es-
sa, ma solo al livello medio di giudizio. () [Il pubblico] ha
spesso buone ragioni di reclamare e indignarsi per la stupi-
dit dellOpinione Pubblica. LOpinione Pubblica sciocca
quando esprime giudizi basati sullapparenza, sulla base di
conoscenze superficiali, di una notizia diffusa in modo ten-
denzioso o addirittura distorta, sulla base di opinioni pre-
concette e poco fondate, o quando il pubblico per la trascu-
ratezza delle sue idee e illusioni abituali esprime giudizi su
cose e questioni che richiedono una profonda riflessione,
unaccurata verifica, la conoscenza di fatti e moventi celati,
che richiedono un intelletto al di sopra della media anche
soltanto per poter essere compresi.
*
Da Tnnies 1922. Trad. it. di Sabra Befani.
1
Secondo il Commento al codice penale di Frank, lopinione pubblica nel
senso della legge lopinione della maggior parte della popolazione indivi-
dualmente non determinata.
2
Bhm-Bawerk parla di una opinione pubblica della scienza, nel Ti-
mes si parla speso della commercial public opinion; al contrario S. e B.
Webb parlano di una opinione pubblica che si sarebbe costituita verso il 1867
fra i sindacati inglesi (History of Trade Unionism, p. 250).
3
Cfr. al riguardo il punto 6. del testo originale, p. 225, qui non riportato, in
cui lautore segnala delle differenze fra diversi strati sociali nel livello di orienta-
mento verso la societ. Tnnies segnala tra le altre, oltre alla differenza fra uomi-
ni e donne, fra gente di citt e di campagna ecc., anche distinzioni basate sul-
let, sulla residenza in zone costiere o nellentroterra, nelle valli o sui monti, nel-
le colonie piuttosto che nella madrepatria (N.d.T.).
;o FERDINAND TNNIES
Verso una scienza della pubblica opinione
*
Floyd H. Allport
La letteratura e luso popolare del linguaggio, in rela-
zione allopinione pubblica, contengono molti concetti che
impediscono un chiaro orientamento. Queste nozioni sono
tratte da analogie, personificazioni e altre figure del discor-
so e sono impiegate per gergo giornalistico, con il proposi-
to di suscitare vivide immagini, oppure per nascondere la
tendenza emotiva dello scrittore. Esse sono cos diffuse
nelluso e sono considerate con tanto rispetto, perfino nei
testi di scienze politiche e sociali, che necessario un riesa-
me come primo passo nella formulazione di un approccio
scientifico e realizzabile.
Finzioni e vicoli ciechi
1) La personificazione dellopinione pubblica
Lopinione pubblica, secondo questa finzione, pensata
come una specie di essere che dimora nel o al di sopra del
gruppo, e l esprime i suoi punti di vista sui vari problemi
via via che essi sorgono. La voce dellopinione pubblica
oppure la coscienza pubblica sono metafore di questo ti-
po. Questa finzione sorge dal pensare unespressione data
da un gruppo una volta e una diversa espressione data
dallo stesso gruppo unaltra volta, e poi presumere una
continuit dovuta a una specie di principio animistico tra
le due espressioni. Si potrebbe dire, per esempio, che la
pubblica opinione nel 1830 favoriva la schiavit, ma nel
1930 lavversava; e si pensa che il demonio del gruppo ha
cambiato idea. Questa finzione, quando osservata da un
punto di vista scientifico, naturalmente scompare, e trovia-
mo solo raggruppamenti dindividui con un certo accordo
comune in un periodo e un differente tipo di accordo in un
altro. Sebbene induca allerrore dal punto di vista della ri-
cerca, questa finzione pu in parte essere sorta da una si-
tuazione del tutto genuina. Una certa continuit psicologi-
ca esiste nel fatto che, in un periodo di tempo, si stabilisco-
no negli individui un numero di idee abituali, di tradizioni,
di consuetudini, e formulazioni di esperienze passate, in
breve, una riserva di opinioni accettate e di abitudini, in
base alle quali si decidono molte delle abituali controver-
sie. Lerrore, comunque, consiste nel pensare che queste
inclinazioni abituali, nervose negli individui, collettivamen-
te formino unanima o un essere chiamato opinione pub-
blica che medita e decide sulle dispute pubbliche via via
che esse sorgono.
2) La personificazione del pubblico
Una finzione congiunta alla precedente quella in cui
la nozione di un essere super-organico, collettivo, appli-
cata non allo stesso processo formativo dellopinione, ma
al pubblico che a tale processo partecipa. Si parla di
Pubblico (personificato) come di un qualche cosa che
pu volgere il suo sguardo intento ora da questa parte, ora
da quella, come per decidere ed esprimere la sua opinione.
Uno degli effetti di questa maniera di scrivere scorretta,
giornalistica, che dal momento che il pubblico non una
realt esplicitamente visibile, ma una metafora, gli si pu
attribuire ogni tipo dopinione senza la possibilit di con-
trollare lasserzione.
3) Lerrore di gruppo del pubblico
Un po meno mistico, ma ugualmente non critico, lu-
so di quelli che rinunciano allidea di unentit collettiva o
di una mente di gruppo, sostenendo che, quando dicono
il pubblico, essi intendono gli individui; ma che, nondi-
meno, continuano a usare frasi come il pubblico vuole co-
; FLOYD H. ALLPORT
s e cos, oppure il paese vot per il proibizionismo.
Personificando o no la nozione di pubblico, probabile
che commettiamo un errore quando usiamo il termine col-
lettivo come soggetto di un verbo che indica unazione.
Poich laffermazione che il verbo implica sar spesso vera
solo per una parte dellaggregato interessato. A causa di
questa sorta di terminologia, che anche stata chiamata
lerrore della parte per il tutto, si nascondono i fatti con-
cernenti le minoranze, fatti che devono essere scoperti dai
ricercatori.
4) Lerrore dellinclusione parziale nelluso del termine
pubblico
Applicando la critica precedente sorge la questione,
cosa intendiamo per pubblico? una popolazione defi-
nita da una giurisdizione geografica, sociale, politica, o da
altri limiti; oppure solamente un raggruppamento di per-
sone, in una determinata area, che hanno un interesse co-
mune? Nella prima ipotesi il termine totalmente inclusi-
vo, cio impiegato includendo tutto di ciascun individuo
nellarea, il suo corpo, i suoi bisogni, i suoi processi fisiolo-
gici e anche le sue varie opinioni e reazioni. Questa acce-
zione, comunque, non comune perch troppo completa;
include cos tanto, che le categorie dei leader e degli scien-
ziati sociali non possono essere usate intelligentemente nei
suoi confronti. Non possiamo parlare dellopinione di que-
sto pubblico, perch include troppi allineamenti dopinio-
ne, molti dei quali possono essere irrilevanti o perfino con-
traddittori.
Il secondo significato del termine pubblico perci
quello a cui di solito ci si riferisce. Questo significato fat-
to non di interi individui, ma dallastrazione di un interes-
se specifico (o di un gruppo di interessi) comune a un cer-
to numero allinterno della popolazione. Quelli che hanno
un tale interesse comune si dice che costituiscono un
pubblico. Questo uso del termine pubblico un esem-
pio di inclusione parziale. Ora supponiamo che gli indivi-
dui aventi un particolare interesse (vale a dire considerati
VERSO UNA SCIENZA DELLA PUBBLICA OPINIONE ;,
come pubblico dal punto di vista del parzialmente inclusi-
vo) non siano anche membri di qualche altro pubblico
parzialmente inclusivo. Cio ipotizziamo che un pubblico
non si sovrapponga a nessun altro pubblico. Consideran-
do lopinione che si accompagna a un certo interesse, co-
me possibile nei problemi importanti, questo pubblico
diverrebbe partecipe della diffusione di unopinione su di
un certo parere. Il pubblico, in altri termini, sarebbe defi-
nito come il numero di persone aventi una certa opinione
e le persone aventi quella opinione sarebbero identificate
come appartenenti a quel pubblico. La definizione del ter-
mine pubblico sarebbe in tal modo circolare. Il termine
pubblico, come fenomeno parzialmente inclusivo, sarebbe
inutile ai fini della ricerca, e il problema si ridurrebbe
esclusivamente al compito di scoprire dove e in quale mi-
sura si trovano questi allineamenti di individui che hanno
opinioni simili.
Ora, daltra parte, supponiamo che un pubblico si so-
vrapponga a un altro, cio che un individuo possa apparte-
nere contemporaneamente a due o pi raggruppamenti a
causa delle differenti opinioni e interessi che ha sui diversi
problemi. In tal caso se tentassimo di definire, o di scopri-
re con una ricerca, lopinione di un determinato raggrup-
pamento parzialmente inclusivo (un pubblico), non sa-
premmo dove, un certo individuo, dovrebbe essere posto.
Dal momento che egli in due gruppi, pu avere atteggia-
menti che tendono a contraddirsi su certi argomenti. Uno
di questi atteggiamenti deve essere soppresso in favore dal-
laltro. Se lo collochiamo arbitrariamente in un pubblico
potremmo aver giudicato male quale atteggiamento do-
minante, producendo cos un falso risultato. Collocandolo,
invece, in entrambi i tipi di pubblico, o lo contiamo due
volte, o si annulla da solo; entrambi i risultati sono per as-
surdi. Con una tale terminologia diventa impossibile defi-
nire il nostro problema, e scoprire le nostre unit empiri-
che di studio. Le opinioni sono reazioni di individui: non
possono essere attribuite a tipi di pubblico senza diventare
ambigue e inintelligibili per la ricerca.
c FLOYD H. ALLPORT
5) La finzione di unentit ideale
Un altro modo non scientifico di parlare della pubblica
opinione, qualche volta incontrato nelluso popolare del
linguaggio e perfino nella letteratura, si ha quando si consi-
dera il contenuto dellopinione come una specie di essenza,
che, alla stregua dellidea platonica, distribuita nelle men-
ti di tutti quelli che lappoggiano. Lespressione che una
certa opinione pubblica illustra questa abitudine.
6) Il prodotto di gruppo, o la teoria emergente
Le formulazioni che faremo si riferiscono non alle per-
sonificazioni o alle azioni, ma ai loro risultati. In questo
senso la pubblica opinione considerata come un nuovo
prodotto emergente dalla discussione integrata di un grup-
po, il prodotto di un pensiero concertato individuale diffe-
rente sia dalla media delle opinioni, sia dallopinione di un
qualunque individuo in particolare. Una variante di questa
definizione quella che descrive la pubblica opinione co-
me un passo sulla via della decisione sociale, una specie di
punto di raccolta della volont sociale nel suo organizzarsi
verso lazione. Questa finzione sar discussa in connessio-
ne con la seguente teoria.
7) La teoria encomiastica
Quelli che sono portati a considerare la pubblica opi-
nione come il risultato emergente della pubblica discussio-
ne di gruppo, di solito sostengono anche che questo risul-
tato non solo differente dai prodotti delle menti che lavo-
rano da sole, ma ha anche caratteristiche superiori. Si pen-
sa che nel processo dinterazione siano eliminati gli errori,
cosicch alla fine prevarr lopinione migliorata dalla di-
scussione del pi illuminato. In tal modo la pubblica opi-
nione considerata non come un segmento del comporta-
mento comune a molti, ma come il singolo prodotto ideale
di personalit creative e interagenti.
La critica alle teorie encomiastica ed emergente richie-
de alcune accorte distinzioni. Sin dallinizio scontato che
quando un individuo entra in discussione con altri, spesso
VERSO UNA SCIENZA DELLA PUBBLICA OPINIONE :
perviene a conclusioni diverse da quelle cui perverrebbe
attraverso una riflessione solitaria.
Laffermazione da cui dobbiamo guardarci, perch in-
trattabile nella metodologia scientifica, che questo pro-
dotto emergente, quasi galleggiante nello spazio, appartie-
ne a una mente di gruppo piuttosto che alle reazioni degli
individui. Largomento A deve essere connesso agli argo-
menti B e C nella mente di un particolare individuo. A non
pu essere nella mente di una persona, B in unaltra, e cos
via, e poi dare un qualunque prodotto emergente che sia
umanamente comprensibile. Il prodotto emergente deve
essere espresso da individui o altrimenti non possiamo
averne conoscenza; e se espresso da individui, diventa
difficile sapere di quanto linfluenza della discussione inte-
grata abbia contribuito a formarlo. Non importa quale ri-
sultato comune gli individui abbiano raggiunto con la di-
scussione con altri, poich quando si tramuta la conclusio-
ne in azione, per esempio votando, essi esprimono non so-
lo ci che pensano, ma anche ci che vogliono. Il cosiddet-
to pensiero di gruppo pu aver preso posto negli indivi-
dui, come abbiamo mostrato; ma nellattivit pratica sono
gli individui che agiscono e non il prodotto integrato dal
pensiero di gruppo.
Pu accadere che gli individui agiscano in accordo con
il pensiero di gruppo; ma nei grossi allineamenti dopinio-
ne ci difficile da accertare in quanto cos difficile co-
noscere quale sia il contenuto dellopinione emergente.
Dobbiamo renderci conto, naturalmente, che ci che co-
stituisce il contenuto del fenomeno della pubblica opinione
non sono fatti accertabili, ma opinioni. In tali casi non c al-
cun modo di sapere se il prodotto dellinterazione degli indi-
vidui in un ordine pi alto o pi basso per ci che concer-
ne la verit, o anche il valore. Una tale interazione esplicita
pi in dettaglio i problemi, e mostra pi chiaramente come
gli individui si allineino su differenti lati. In altre parole d
un quadro pi chiaro di ci che gli individui vogliono. Que-
sto risultato, nondimeno, non costituisce necessariamente
una soluzione intelligente del problema.
: FLOYD H. ALLPORT
A tale soluzione si pu giungere solo quando il tempo e
lesperienza hanno formato delle basi su cui giudicare; vale
a dire quando il problema diventato fino a un certo pun-
to un dato di fatto. Quando si giunge a questo punto,
probabile che il prodotto emergente sar il risultato non
solo di una deliberazione di gruppo, ma anche di una con-
siderevole quantit di unaperta sperimentazione.
Non stiamo negando la possibilit che un prodotto su-
periore dellinterazione di gruppo possa esistere. Stiamo
semplicemente dicendo che, se esiste un tale prodotto
emergente, noi non sappiamo dove sia, come possa essere
scoperto, identificato, esaminato, oppure quali siano gli
standard per giudicare il suo valore. Sebbene non discredi-
tate nel mondo della possibile verit astratta, le teorie di
questa sorta sembrano essere dei vicoli ciechi per quanto
riguarda il trattamento scientifico del problema. Gli scrit-
tori che le hanno messe in rilievo hanno forse in mente pic-
cole comunit rurali, pionieristiche, totalmente inclusive,
dove ladattamento alla natura e agli altri uomini diretto,
e dove lopinione comune integrata praticamente sinoni-
mo della vita in comune; o anche essi possono aver pensato
a gruppi di discussione in cui si fa un deliberato tentativo
di raggiungere un risultato soddisfacente secondo il desi-
derio e il giudizio di tutti i partecipanti. Nelle nostre mo-
derne popolazioni urbane, vaste e sempre in aumento, do-
ve il contatto faccia a faccia di intere personalit sostitui-
to da raggruppamenti occupazionali o daltro tipo, dub-
bio quanto delleffetto integrativo prenda posto nelle idee
degli individui attraverso la discussione con gli altri. Senza
dubbio un qualche effetto si ha, ma probabilmente mi-
schiato con gli effetti del condizionamento emotivo, con le
influenze dei termini stereotipati, simbolici, ambigui dei
capi politici, e infine con uninamovibile preoccupazione
per i propri interessi. In ogni caso lidea che la pubblica
opinione sia un prodotto del pensiero di gruppo superiore
al pensiero individuale, ed efficace come una specie di vo-
lont o giudizio di un gruppo super-individuale, scientifi-
camente sterile.
VERSO UNA SCIENZA DELLA PUBBLICA OPINIONE ,
Questa teoria, come le altre che abbiamo discusso, pu
essere motivata dal desiderio dei pubblicisti di un soste-
gno sociale, da parte della comunit, alle loro azioni. Seb-
bene confortevolmente ottimistiche, le teorie emergente ed
encomiastica possono farci cullare in unatmosfera di falsa
sicurezza, dove c il pericolo che venga dimenticato il bi-
sogno di ricerca e di fatti riguardanti tendenze e processi di
condizionamento.
8) La confusione dellopinione pubblica con la presenta-
zione pubblica dellopinione (Lerrore giornalistico)
La precedente discussione ha trattato le teorie sulla na-
tura dellopinione pubblica. A queste si dovrebbe aggiun-
gere lerrore comune concernente il criterio in base al qua-
le il contenuto di una data opinione deve essere considera-
to come pubblico (cio, largamente accettato). Cos si
rafforza lillusione che ci che si legge nei giornali come
pubblica opinione, o ci che si sente nei discorsi e nei
giornali radio come informazione pubblica o sentimen-
to pubblico, realmente abbia grande importanza e sia lar-
gamente appoggiato dalla popolazione. Questo ingenuo er-
rore stato incoraggiato da riviste e giornali, e da indagini
che premono per una azione pubblica o legislativa, in cui
levidenza dellopinione pubblica consiste in ritagli di arti-
coli presi dai vari giornali del paese. La mancanza di una
base statistica, o di studi sulla vera distribuzione delle ten-
denze nella popolazione, cos ovvia che ogni ulteriore
commento superfluo.
Gli accordi comuni e alcune distinzioni proposte
Nonostante la gran quantit di futili caratterizzazioni
della pubblica opinione, ci sono nei lavori di vari studiosi
alcuni punti di accordo comune che possono essere utili
nel superare i vicoli ciechi e nel guidarci sulla via giusta.
Chi scrive si azzarda a riformulare questi punti di accordo
e ad aggiungere qualche distinzione che ha valore per la ri-
FLOYD H. ALLPORT
cerca. I fenomeni studiati con il termine opinione pubbli-
ca sono essenzialmente esempi di comportamento a cui
vanno ascritte le seguenti condizioni:
a) Sono comportamenti dindividui.
b) Implicano una verbalizzazione.
c) Sono compiuti (o le parole sono espresse) da molti
individui.
d) Sono stimolati e diretti verso una situazione o un fine
universalmente conosciuto.
e) Loggetto, o la situazione che sta alla base di un certo
comportamento, importante per molti.
f) Rappresentano lazione o le buone disposizioni verso
lazione al posto dellapprovazione o della disapprovazione
dello scopo comune.
g) Sono frequentemente compiuti con la sensazione che
altri stanno reagendo alla stessa situazione in modo simile.
h) Le tendenze e le opinioni che esse implicano sono
espresse, oppure, almeno, sono nella condizione di essere
espresse dagli individui.
i) Gli individui che si comportano in un determinato
modo o che si accingono a farlo, possono o non possono
essere in presenza di altri (Situazione della pubblica opi-
nione in relazione alla folla).
l) Essi possono implicare un contenuto verbale di carat-
tere sia permanente che transitorio, che costituisce rispetti-
vamente il materiale di sfondo genetico e lattuale alli-
neamento.
m) Essi sono della natura degli sforzi attuali per opporsi
o per favorire qualcosa, piuttosto che duraturi nella coe-
renza di comportamento (i fenomeni dellopinione pubbli-
ca in contrasto con la legge e le usanze).
n) Poich sono sforzi verso fini comuni, spesso hanno il
carattere di conflitto tra individui allineati su lati opposti.
o) I comportamenti comuni sono sufficientemente forti
e numerosi da determinare la probabilit di poter essere ef-
fettivi nel raggiungere i propri fini.
Questi punti di accordo comune richiedono qualche
commento. Il punto a) si spiega da solo quando afferma
VERSO UNA SCIENZA DELLA PUBBLICA OPINIONE ,
che il contenuto del fenomeno deve essere concepito in re-
lazione al reale comportamento degli individui. Per esem-
pio, non pu essere semplicemente dovuto allinvenzione
di un giornalista il fatto che egli voglia far apparire lopi-
nione pubblica fatta esclusivamente di consensi. Nel punto
c) non si pu definire il numero che sta per molti indivi-
dui dacch varier secondo la situazione. Il numero ri-
chiesto per produrre un effetto per un fine (m) deve essere
considerato sotto questa luce.
b) Verbalizzazione. La situazione o lo scopo comune
stimolante devessere qualcosa che possa essere espresso in
parole; devessere possibile poterlo immediatamente e
chiaramente definire. Non pu esistere lopinione senza la
corrispondente formulazione del contenuto dellopinione
in forma di linguaggio. La risposta degli individui a questa
comune situazione stimolante pu essere sia verbale che
non verbale. Per esempio pu essere una smorfia, un gesto,
oppure unespressione emotiva. Questa reazione deve, tut-
tavia, essere potenzialmente traducibile con estrema facilit
in parole, per esempio in espressioni di approvazione o
consenso.
d) Lo stimolante oggetto comune. Loggetto o una si-
tuazione verso cui sono dirette le risposte degli individui
devono essere chiaramente capiti e nellambito dellespe-
rienza di tutti. Loggetto devessere sufficientemente limita-
to per poter rappresentare un definito invito allazione.
Non potrebbe essere, per esempio, il generale argomento
delle tasse, ma potrebbe essere la proposta di qualche par-
ticolare legge sulle tasse. Per parlare in termini corretti,
non esiste una pubblica opinione sulla natura di Dio, men-
tre potrebbe esistere in merito alla violazione di credi teo-
logici comunemente accettati.
e) La stimolante situazione comune non deve solamente
essere ben conosciuta; ma devessere dimportanza univer-
sale. Non sufficiente un semplice interesse; la situazione
deve toccare bisogni o desideri fondamentali. I rischi corsi
da un uomo a bordo di una mongolfiera possono suscitare
un grande interesse, tuttavia non potrebbero essere facil-
o FLOYD H. ALLPORT
mente definiti argomento di opinione pubblica, poich
non sono importanti per molti.
Una politica governativa per la costruzione di aerei per
la difesa nazionale potrebbe facilmente diventare argo-
mento di pubblica opinione.
f) Prontezza nellapprovazione o nella disapprovazione.
Le reazioni suscitate o preparate negli individui devono es-
sere del tipo: mi piace, o non mi piace, approvo, o disap-
provo. Per esempio, la comune conoscenza dei vari metodi
di controllo della vendita dei liquori e dei relativi vantaggi
non appartiene alla pubblica opinione, a meno che tale co-
noscenza non sia connessa allampio favore o allopposizio-
ne di molti contro alcuni particolari metodi.
g) Consapevolezza dellaltrui reazione. Un certo nume-
ro di scrittori sostiene che il fenomeno della pubblica opi-
nione implica una coscienza della specie negli individui
che hanno o esprimono lopinione comunemente accetta-
ta. Ci pu essere una considerevole differenza nel com-
portamento di una persona qualora appoggi o si opponga
a una particolare misura, se ne consapevole, o immagina,
solamente, che altre persone stanno reagendo allo stesso
modo. Sebbene questa impressione di universalit sia
importante nel processo dellopinione pubblica, forse
meglio non considerarla come elemento essenziale in ogni
allineamento dopinione che deve essere studiato. Altri-
menti si potrebbero sottovalutare importanti aspetti del
problema, come, per esempio, la distribuzione delle opi-
nioni nel primo momento in cui appare lo scopo stimolan-
te, o la proposta comune, e prima che la gente abbia avuto
la possibilit di essere cosciente, o preoccupata delle rea-
zioni altrui.
h) Le opinioni espresse. Se il punto (g), leffetto dello-
pinione altrui, accettato come un aspetto importante del
fenomeno dellopinione pubblica, segue come corollario
che le opinioni degli individui devono essere esternamente
espresse, o almeno devono essere rapidamente dedotte.
Come viene mostrato nel lavoro del dott. Richard Shanck,
c una sostanziale differenza in come una persona sente o
VERSO UNA SCIENZA DELLA PUBBLICA OPINIONE ;
pensa, tanto se lopinione quella che lindividuo pronta-
mente esprime o attribuisce ad altri, quanto se la sua per-
sonale, privata. Il dott. Shanck ha definito questi due tipi
di reazione rispettivamente atteggiamento pubblico e
privato. Per un pubblicista, di solito, lopinione ine-
spressa non importante, poich non rappresenta un alli-
neamento riconoscibile. Non si preoccupa delle ragioni per
le quali differenti personalit hanno o no una certa opinio-
ne comune. Solo il fatto del comune consenso o rifiuto si-
gnificativo. Da un punto di vista scientifico, tuttavia, pur
riconoscendo che il fenomeno della pubblica opinione ri-
chiede lespressione di opinioni, non possiamo trascurare il
campo delle tendenze private. A lungo andare, pu essere
molto importante lesistenza di grande somiglianza nelle
opinioni private inespresse da molti, e questo dovrebbe es-
sere scoperto e misurato dalle nostre tecniche. Si consideri,
per esempio, limportanza potenziale dellopinione che un
gran numero di tedeschi o di italiani hanno dei loro capi,
ma non osano rivelarla.
i) In relazione alla presenza o allassenza di altri. Alcu-
ni scrittori hanno discusso sulla differenza tra pubblico e
folla. In genere essi sono daccordo, tuttavia, che i feno-
meni della pubblica opinione possono accadere in en-
trambi i casi.
La condizione dinclusione parziale caratteristica, come
prima abbiamo scritto, della solita definizione di pubblico,
fa scaturire limplicazione, su cui tutti concordano, che
lindividuo pu appartenere contemporaneamente a vari ti-
pi di pubblico diversi, ma a una sola folla. Un altro modo
di definire la cosa si ha riconoscendo che in entrambi i casi
abbiamo una situazione in cui molti individui reagiscono a
una situazione o a un oggetto comune, ma in differenti
condizioni di associazione, vicinanza, stimoli e reazioni. L
dove gli individui sono separati dagli altri, per esempio nel-
le loro case, non c la possibilit di avere quel contatto vi-
sivo, tattile, olfattivo che si ha in una folla. La radio moder-
na, tuttavia, ha introdotto nuovi stimoli uditivi, come
quando ascoltiamo lapplauso del pubblico in un discorso
FLOYD H. ALLPORT
politico. Queste limitazioni nel campo delle possibilit sen-
soriali producono probabilmente questo effetto: quello che
la forza e la facilit di reazione e di risposta minore ri-
spetto a quanto avviene nel comportamento della folla; ma
questa forza non viene mai abolita del tutto. In poche pa-
role, quando gli individui reagiscono in presenza di altri, le
risposte eterogenee hanno la possibilit di essere pi
espressive, aperte, vigorose e dirette nella loro azione. Nei
casi in cui gli individui sono separati, le reazioni tendono a
essere pi implicite, e di solito possono diventare effettive
solo attraverso un meccanismo simbolico o rappresentati-
vo, oppure attraverso un indiretto processo politico, come
il voto. Per la maggior parte, comunque, la distinzione tra
lazione della folla e i fenomeni dellopinione pubblica
sembra essere di grado, piuttosto che di specie.
j) Aspetti transitori e permanenti. Nello studio dei feno-
meni dellopinione pubblica alcuni scrittori hanno sottoli-
neato il carattere stabile e razionale del contenuto e laspet-
to della sua accettazione universale mentre altri hanno rap-
presentato il contenuto dellopinione come instabile, emo-
tivo, opportunistico, soggetto alla propaganda, e diviso su-
gli argomenti controversi. Questo disaccordo pu essere ri-
solto se consideriamo il fenomeno come un processo con
una sua dimensione temporale, in cui il vecchio contenuto
diventa la porzione stabile e universale, mentre il contenu-
to pi recente rappresenta lattuale allineamento di opinio-
ni sempre in mutamento. Sopra abbiamo fatto riferimento
a ci che figuratamente abbiamo chiamato una riserva di
opinioni comuni, di atteggiamenti, di conoscenze che for-
ma una parte di ci che il sociologo chiama modello cul-
turale. Pi specificatamente, questi modi di pensare e di
sentire sono semplicemente delle reazioni che, si pu pre-
dire, avverranno sempre con maggiore frequenza, ora e nel
futuro, pi che altri tipi di reazione. Alcuni di questi com-
portamenti che esistono da molto tempo hanno un aspetto
razionale; oppure possono essere dovuti allesperienza di
prove sbagliate su larga scala come, per esempio, lisolazio-
nismo americano, o il desiderio di evitare linflazione. Altri
VERSO UNA SCIENZA DELLA PUBBLICA OPINIONE ,
comportamenti possono ugualmente esistere da molto tem-
po ed essere prevedibili nonostante il carattere pi emotivo
come, per esempio, la discriminazione razziale. Ora nei
processi di formazione dei nuovi allineamenti di opinione
pubblica, gli agenti di pubblicit impiegano queste vecchie
e diffusissime tendenze per raggiungere i loro fini imme-
diati: essi indirizzano la vecchia reazione verso un nuovo
stimolo per mezzo del metodo, noto a tutti, del riflesso
condizionato. La vecchia risposta di avvicinamento, di al-
lontanamento, di rifiuto, di lotta evocata tramite il vec-
chio stimolo, e la sintroduce quando il nuovo stimolo sta
agendo, in modo da trasferirla nella nuova direzione. Nel-
limmediato futuro il risultato sar lassociazione della vec-
chia risposta con il nuovo stimolo.
Ecco un suggerimento per risolvere il disaccordo ri-
guardante il contenuto dellopinione pubblica. Le vecchie
risposte, stabili e universalmente accettate nel loro origina-
le e legittimo stimolo, ancora esistono sullo sfondo. Esse
rappresentano laspetto stabile, sperimentato, universale
dellopinione. Ma il loro trasferimento tramite il condizio-
namento a un nuovo stimolo qualcosa di nuovo, dinsta-
bile, di opportunistico ed effettivo su alcune parti della po-
polazione (che pi influenzata, pi facile da ingannare,
pi soggetta alla propaganda), ma non su altre. Da ci si
desume la spiegazione dellaspetto irrazionale, diviso, mu-
tevole dellopinione pubblica. Per dare un esempio del
processo di condizionamento sopra descritto, consideria-
mo lenunciato Tutti gli uomini sono creati uguali. Que-
stidea stata da lungo tempo accettata come parte inte-
grante della vita americana. Ora una tale attitudine da sola
non soddisfa il nostro criterio per il fenomeno della pub-
blica opinione, poich da sola non suggerisce unazione de-
finita verso un obiettivo. Nondimeno, una delle basi psi-
cologiche su cui si possono fondare gli allineamenti di opi-
nione che invece soddisfano il nostro criterio di scelta. Nel
1776 si sollecit lappoggio per la guerra contro Giorgio
III, condizionando le risposte di consenso, sorte da questa
formula, alle proposte per unazione rivoluzionaria. Cos la
,c FLOYD H. ALLPORT
vecchia massima delluguaglianza individuale rappresenta-
va la fase stabile, duratura e unanimemente accettata del
fenomeno. Il suo trasferimento alla causa rivoluzionaria era
il nuovo aspetto, opportunistico e in principio altamente
controverso. Tra il 1830 e il 1861 la stessa reazione di egua-
glianza individuale e di libert si svilupp di pari passo con
largomento contro la schiavit; e dopo la guerra civile, la
reazione contro la schiavit divenne anche una parte essen-
ziale del costume. Negli anni successivi la stessa dottrina
(con laggiunta dellavversione alla schiavit) stata impie-
gata per allineare gli individui verso labolizione della pro-
stituzione legalizzata (schiavit bianca), di indesiderate
condizioni di lavoro (schiavit salariale), del lavoro infanti-
le (schiavit infantile). Similmente (per fare un altro esem-
pio) lunanime inveterato orgoglio della razza e della cultu-
ra, combinato con un vecchio pregiudizio contro gli ebrei,
sono stati impiegati da Hitler come strumenti con cui uni-
ficare i suoi seguaci nellappoggio verso il regime nazista.
Possiamo chiamare questo corpo di vecchie attitudini co-
muni, che sono condizionate alle nuove situazioni, la base
di risposte genetiche dellopinione pubblica; e in contrap-
posizione possiamo considerare il consenso di molti indivi-
dui causato dal trasferimento delle vecchie reazioni ai nuo-
vi stimoli, come presente allineamento. Uno degli impor-
tanti problemi della ricerca scoprire il materiale base sul-
limportanza reale o potenziale dellopinione in una popo-
lazione, e determinare la sua relazione con gli allineamenti
gi esistenti o in processo di formazione.
k) Lazione verso un obiettivo presente. La distinzione
tra la base genetica e lallineamento suggerisce un ulteriore
contrasto tra i fenomeni dellopinione pubblica e un altro
gruppo di comportamenti che esistono da lungo tempo,
cio quelli che riguardano le leggi, i costumi, le tradizioni.
Questi ultimi fenomeni sono forse dei casi speciali della
base genetica su cui si pu costruire un allineamento di
opinione. Essi, tuttavia, differiscono dallaltra base per le-
sistenza di un esagerato conformismo, risultante dalla pi
vigorosa coercizione della punizione e della pubblica di-
VERSO UNA SCIENZA DELLA PUBBLICA OPINIONE ,:
sapprovazione per coloro che non si allineano. Di solito,
comunque, il fenomeno dellopinione non rappresenta un
condizionamento della risposta legalizzata a un nuovo sti-
molo, ma la lotta ampiamente diffusa contro gli individui o
le proposte che non si adeguano alla pratica abituale o le-
galmente prescritta. Con ci non vogliamo dire che una
legge che richieda al proprietario della casa di spalare la
neve dal marciapiede di fronte alla sua abitazione sia parte
del fenomeno dellopinione pubblica, fin quanto tutti
quanti losservano. semplicemente unabitudine comune
e attesa dai cittadini. Se comunque, alcuni individui non ri-
muovessero la neve dai loro marciapiedi, causando incon-
veniente e pericolo ai loro vicini, pu sorgere un allinea-
mento dopinione espressa contro di loro. Per rendere tale
allineamento effettivo probabile che si citi labitudine co-
mune come una legge attesa e prescritta. Le leggi che pro-
teggono la propriet non sono di per s delle pubbliche
opinioni ma se dovessero accadere in una comunit nume-
rosi furti impuniti in un breve tempo, potrebbe rapida-
mente crearsi la condizione soddisfacente a tutti i criteri
dopinione pubblica. I fenomeni della pubblica opinione
sorgono quando degli anticonformisti apertamente rifiuta-
no di rispettare la bandiera nazionale, dindossare abiti o di
adeguarsi ad altre abitudini. Rispetto alle leggi non in vigo-
re, ma sulla via di esserlo, la situazione opposta. Non
ora un caso che i fenomeni dellopinione pubblica insorga-
no contro quelli che violano una pratica legale o creduta
tale, ma che la nuova legge venga appoggiata o combattuta,
a seconda che si conformi o faccia violenza alla preesisten-
te base genetica (o la si faccia credere tale). Un esempio di
tale relazione fornito dalla legge che proibisce ai negri
dinsegnare nelle scuole dei bianchi in tutte quelle localit
in cui era probabile la loro nomina. Qui la base genetica
del pregiudizio razziale era la risposta allo stimolo condi-
zionato rappresentato dalla nuova legge.
l) In relazione al problema e alla lotta. I fenomeni del-
lopinione pubblica, come abbiamo visto, sono quelli che
implicano una disposizione allazione verso uno scopo
,: FLOYD H. ALLPORT
non ancora raggiunto. La situazione comunemente stimo-
lante verso cui le risposte sono indirizzate un piano o
una politica per mezzo della quale molti individui cercano
di ottenere ci che vogliono. Essendo ci vero, sorgono
spesso delle situazioni in cui gli individui sono allineati in
gruppi con interessi particolari, in cui i membri di ciascu-
na parte tentano di ottenere ci che vogliono, in contrasto
con gli individui allineati in un gruppo opposto. In questo
caso le opinioni delle due parti sono solo gli aspetti o i sin-
tomi di una lotta pi profonda e generale. Esse possono
essere solo la razionalizzazione di questa lotta per assicu-
rarsi i favori dei neutrali o una pi forte lealt degli ade-
renti al gruppo nel cammino verso il vero scopo, che spes-
so pi biologico e prepotente di quanto lopinione for-
mulata dagli stessi sostenitori non suggerirebbe. La Dot-
trina dei diritti degli Stati, per esempio, stata usata come
egida sotto cui raccogliere individui con forti interessi
economici di vario genere. Qui entriamo nel campo della
pubblica opinione, connesso con le pressioni politiche, al-
le lotte di classe e dei lavoratori, e ai conflitti sociali di
ogni tipo. In tal caso diventa necessario trascurare il punto
di vista del pubblicista, che di solito interessato a un solo
aspetto della controversia, poich lallineamento, o la for-
mazione di un gruppo comprensibile solo alla luce di
una contrapposizione di opinioni. In un sistema politico
bipartitico lallineamento di ciascun partito ha pieno signi-
ficato solo in relazione allallineamento del partito opposi-
tore. Forti sviluppi del comunismo sono contemporanei
con forti allineamenti capitalisti e fascisti, e un raggruppa-
mento sembra assumere significato solo se in contrasto
con laltro. inadeguata lopinione comune che questi va-
ri ismi sorgano come filosofie politiche acquistando for-
za, via via che si diffondono, grazie allindottrinamento.
Queste filosofie rappresentano la razionalizzazione di fat-
tori pi potenti e sottostanti. Esse sono laspetto verbale
delle lotte di individui allineati su sponde opposte. Esse
sono la parte verbale di tecniche che gli individui usano
nella lotta per ottenere ci che vogliono. Nei conflitti in-
VERSO UNA SCIENZA DELLA PUBBLICA OPINIONE ,,
ternazionali, parimenti, il campo dellopinione pubblica
pi ampio e va molto oltre i confini di un singolo paese. I
mutamenti di attitudini in un paese hanno una definita
prevedibile relazione con i mutamenti di un altro.
m) Probabilit delleffetto. Il nostro criterio finale,
quello di un probabile grado di efficacia , dal punto di
vista del controllo, il pi importante di tutti. In tutta la
popolazione esaminata si troveranno affermazioni di indi-
vidui a favore o contro una serie di scopi comuni con tut-
ta una variet di dati, di numeri, dintensit di convinzio-
ne, di sforzi compiuti. Un programma di ricerca ap-
profondito dovrebbe includere lanalisi statistica di que-
ste affermazioni.
Da un punto di vista pi pratico, tuttavia, dovremmo
probabilmente scegliere da questi svariati numeri i partico-
lari allineamenti in cui siamo pi interessati. E in questa
scelta il criterio di selezionare quelli che promettono di es-
sere in qualche modo efficaci si dimostrer probabilmente
il pi utile e naturale da usare. Nel fare tale scelta spesso si
commette lerrore di scegliere lallineamento che sembra
essere il pi grande come numero di sostenitori. Unaccor-
ta considerazione dei probabili effetti di un certo allinea-
mento, in cui altri fattori oltre al numero sono presi in con-
siderazione, ci aiuter a fare una scelta migliore. Ci posso-
no essere molti casi in cui una grande massa di gente pro-
pensa per lazione, ma ci non rappresenta il massimo del-
le probabilit a favore dellazione. Si devono anche consi-
derare le variabili intensit, cio grado di sentire, o la vali-
dit dello sforzo con cui gli individui cercano di raggiunge-
re un obiettivo comune. Per esempio una votazione nazio-
nale ha rivelato che una sostanziale maggioranza in favo-
re del controllo delle nascite. Ciononostante non si porta-
ta avanti unazione legislativa che sostenesse tale controllo,
probabilmente perch non era desiderato in una maniera
sufficientemente intensa. Vale a dire: il bisogno e il deside-
rio di informazioni sugli anticoncezionali, di aiuto che ora
non pu essere ottenuto dallo stesso individuo non abba-
stanza sentito dai membri di questa maggioranza, in modo
, FLOYD H. ALLPORT
da sollecitare unazione organizzata in opposizione a una
minoranza, che invece si oppone intensamente a questa
opinione. Risultati collettivi sono ottenuti per mezzo di
persone che hanno unopinione, che lesprimono in manie-
ra decisa, e che agiscono in conformit. La situazione deve
assicurare che un numero sufficiente di persone siano in-
tensamente e in misura sufficiente influenzate. Natural-
mente le altre influenze devono essere riconosciute nella
previsione o nella comprensione della produzione degli ef-
fetti. Sono importanti la presenza di un certo tipo di orga-
nizzazione per diffondere lazione collettiva, e la facilit
delluso di tale organizzazione. La presenza di individui di
eccezionale influenza e abilit per dirigere lopinione pub-
blica un altro fattore. Un terzo fattore il grado di raffor-
zamento che lindividuo riceve dalla sensazione che altri
individui hanno la sua stessa attitudine; e di conseguenza
ci dipende dalla facilit, dalla velocit, dalla libert di co-
municazione tra gli individui. Bisogna anche considerare i
canali attraverso cui il cittadino esprime i suoi desideri alle
autorit. Bisogna anche tener presente che il processo che
rende operativo un allineamento complicato da una cir-
colarit di rafforzamento. Quando, per esempio, un edito-
re pretende nelle sue colonne di esprimere la pubblica
opinione in conseguenza di ci da una parte influenza le
autorit, e dallaltra, rafforza lallineamento tra la gente.
Questultima influenza aumenta la manifestazione po-
polare dellopinione, con leffetto di far crescere ancora di
pi la sicurezza e laggressivit delleditore nel presentare i
suoi editoriali come opinione pubblica.
vero che attualmente questi vari fattori sono difficili
da isolare e da misurare. Uno dei problemi della nuova
scienza della pubblica opinione separarli e studiare il
contributo di ciascuno alleffetto totale. Per adesso dob-
biamo fidarci, in assenza di una conoscenza pi specifica,
della familiarit pratica che abbiamo con queste situazioni
complesse. Nellapplicare i criteri dellefficacia non , tut-
tavia, necessario aspettare che leffetto si sia prodotto. Se
aspettassimo fino a tale momento, perderemmo alcuni im-
VERSO UNA SCIENZA DELLA PUBBLICA OPINIONE ,,
portanti aspetti del fenomeno via via che essi prendono
forma. N necessario essere certi che leffetto ci sar e
che lallineamento dopinione che stiamo considerando
giocher una parte definita nel produrlo. sufficiente,
quando esaminiamo lintera situazione, che sembrino es-
serci delle probabilit a favore delleffetto. Questo, infatti,
il metodo che i capi politici usano per farsi un concetto
dellimportanza potenziale dei movimenti di opinione
pubblica nelle comunit a favore dei loro programmi. E,
sebbene abbiano questo giudizio soggettivo delle probabi-
lit su cui fare affidamento, nondimeno, accettando un
certo allineamento dopinioni e agendo come se dovesse
diventare efficace, le risposte dei cittadini aderenti a quel-
lallineamento tenderanno a diventare efficaci o pi effica-
ci di quanto non lo fossero prima. Essendo importante lo-
riginale attitudine degli individui, dobbiamo anche consi-
derare lintera situazione di controllo, con i numerosi fat-
tori influenzanti che abbiamo citato, come una configura-
zione in un campo plurindividuale. Questa fase del pro-
blema non pu essere sottovalutata se siamo capaci di pre-
dire o anche capire gli effetti. Nel linguaggio della nuova
psicologia topologica, possiamo definirli vettori operanti
in un campo sociale.
Definizione della situazione dellopinione pubblica
La discussione sulle finzioni e sui metodi a vicolo cieco
ci ha mostrato quali siano gli errori maggiori. Quando ten-
tiamo di trovare un oggetto corrispondente al termine
opinione pubblica, cio quando lo consideriamo come
unentit o un contenuto da essere scoperto e poi studiato
o analizzato, i nostri sforzi avranno scarsi risultati. Ma
quando distinguiamo in questa parola una situazione plu-
rindividuale, o qualcuna delle relazioni di questa situazione
e calandoci in tale situazione incominciamo a studiare il
materiale che esplicitamente ci offre, si pu ottenere qual-
che considerevole risultato.
,o FLOYD H. ALLPORT
Sorge ora il problema sulla natura di questa situazione
dellopinione pubblica e su come possano essere ricono-
sciuti i suoi rapporti caratteristici. E la risposta a questa do-
manda si deve trovare in quei punti di accordo comune dei
quali abbiamo gi discusso. Noi abbiamo a che fare con si-
tuazioni che implicano reazioni verbali da parte di molti in-
dividui, i quali sono orientati verso situazioni, comunemen-
te stimolanti, importanti per molti, giacch queste reazioni
mostrano la tendenza ad agire a favore o contro la situazio-
ne, a essere influenzati dalla coscienza che altri reagiscono,
ad associare le vecchie attitudini con i nuovi problemi, a es-
sere diretti verso un obiettivo diverso dallo status quo, a
essere frequentemente coinvolti in conflitti concertati e a
suggerire la probabilit di essere efficaci. Grazie alluso di
questi criteri, usiamo il termine opinione pubblica in modo
aderente alla realt, scartando cos quei primi tentativi di
formulazione che ci hanno condotti sulla via sbagliata. Ab-
biamo identificato il fenomeno dellopinione pubblica, e al-
lo stesso tempo ci siamo attenuti a quelle realt, ai compor-
tamenti degli individui che possono essere misurati e tra-
scritti sotto forma di distribuzione statistica. Lintero argo-
mento pu essere sintetizzato dalla seguente affermazione,
condensata e in qualche modo formale:
Il termine opinione pubblica acquista significato solo se
in relazione a una situazione plurindividuale, in cui gli in-
dividui esprimono se stessi, o sono chiamati a farlo, per fa-
vorire o sostenere (o anche per disapprovare oppure op-
porsi) una certa condizione, persona o proposta dimpor-
tanza largamente diffusa, in una tale proporzione di nume-
ro, intensit, e costanza da aumentare le probabilit din-
fluenzare unazione, direttamente o indirettamente, verso
lo scopo desiderato.
*
Da Allport 1937, pp. 267-280.
VERSO UNA SCIENZA DELLA PUBBLICA OPINIONE ,;
La ricerca empirica e la tradizione classica
*
Paul F. Lazarsfeld
Con molta probabilit lemergere e laffermarsi della ri-
cerca empirica nelle scienze sociali verr considerato un
giorno come un tratto caratteristico del XX secolo. Ma que-
sta affermazione non avvenuta senza sforzo. Durissime
sono state le lotte con quella che chiameremo la tradizione
classica. Dopo tutto, per duemila anni e pi si riflettuto e
scritto in merito di problemi umani e sociali. La tendenza
empirica ha costituito uninnovazione significativa? Ha
avuto un effetto dannoso? Sono questi gli interrogativi su
cui si molto discusso negli ultimi anni.
Il dibattito relativo alle ricerche sullopinione pubblica
fornisce probabilmente il miglior esempio in proposito.
Dai primi anni del XVIII secolo si avuta una quantit co-
stantemente crescente di scritti su questo argomento da
parte di studiosi di diversa estrazione (scienziati, politici,
storici, filosofi ecc.). Verso linizio del XX secolo, comun-
que, questa tradizione classica stata affrontata dagli em-
piristi, con le loro ricerche sugli atteggiamenti.
La tradizione empirica nelle ricerche sulle opinioni e
sugli atteggiamenti inizi in modo abbastanza sommesso in
Germania con semplici esperimenti di laboratorio in cui
venne coniata la nozione di mental sets. Acquist vigore
dal lavoro della scuola sociologica di Chicago, che port al-
la ribalta lo studio degli atteggiamenti e dei valori. Pochi
anni dopo, gli psicometrici, sotto la guida di Thurstone, in-
trodussero il grosso problema della misurazione. E infine
vennero le ricerche, i sondaggi dopinione che se da un lato
ne restrinsero la sfera concettuale, dallaltro estesero il
campo delle applicazioni pratiche
1
.
Circa dieci anni fa laspirante nuova scienza e la tradizio-
ne classica si confrontarono come petulanti antagonisti. Tre
indirizzi presidenziali di saluto, negli annuali congressi del-
lAmerican Association for Public Opinion Research a parti-
re dal 1950 sono stati dedicati alla discussione della relazio-
ne tra le ricerche sullopinione pubblica e la storia, la teoria
politica e la teoria sociologica, rispettivamente. N gli espo-
nenti della tradizione classica ci hanno lasciato dimenticare
le loro rivendicazioni: Lindsay Rogers ha sviluppato alcuni
violenti attacchi; Herbert Blumer ha espresso le sue rimo-
stranze e gli storici hanno mostrato il loro disprezzo per le
ricerche sullopinione pubblica, ricerche da loro ignorate,
parlandone solo occasionalmente e dietro richiesta. Questa
situazione stata abilmente riassunta da Bernard Berelson in
un articolo molto ricco di concetti e di informazioni (1956,
pp. 299-318). Volendo definire la situazione attuale, difficil-
mente si potrebbe aggiungere qualche cosa alle affermazioni
di Berelson e se si vuole discutere sui progressi futuri, il suo
saggio molto stimolante anche in tal senso.
Berelson considera lo stato presente delle ricerche sullo-
pinione pubblica il settimo stadio di un processo irreversibile,
che ebbe inizio dalla generale sensazione dellimportanza di
un qualcosa chiamato opinione pubblica. Come risultato di
ci insigni scrittori svilupparono unampia speculazione su di
essa durante una seconda fase dello sviluppo. In una terza fa-
se vennero raccolti dati empirici dovunque era possibile, con-
siderando articoli di riviste, discorsi o altri documenti. La rac-
colta di questi dati condusse a un intenso interesse per la me-
todologia della ricerca in questo settore. a questo punto che
si ha un quinto stadio del processo in cui agenzie commerciali
specializzate e istituti universitari si dedicano alla ricerca. Si
sono poi avuti contatti con discipline affini, quali lantropolo-
gia e la psicologia. Questo ha reso possibile un settimo stadio,
nel quale stiamo entrando ora, stadio in cui si vanno svilup-
pando studi sistematici sullopinione pubblica: la ricerca sul-
lopinione pubblica divenuta una scienza sociale empirica.
Se ci occupassimo di una disciplina come la chimica o
qualsiasi altra scienza naturale, noi saremmo abbastanza sicu-
LA RICERCA EMPIRICA E LA TRADIZIONE CLASSICA ,,
ri che ogni nuova fase ha incorporato ci che di valido era
presente nel lavoro precedente. Nelle scienze sociali la situa-
zione non cos semplice. I progressi nella chiarezza delle
formulazioni e nella rigorosit delle verifiche empiriche sono
spesso accompagnati da una mancanza di sensibilit per una
visione pi vasta dei problemi e per il patrimonio di riflessio-
ne e di idee frutto di una pi antica tradizione di studio.
Lo scontro tra gli empiristi e i sostenitori della tradizione
classica si presenta in molti altri settori ed quasi sempre pro-
duttivo, da pi di un punto di vista. In primo luogo lo svilup-
po empirico costringe di solito a elaborare strumenti concet-
tuali pi acuti, che ci consentono di considerare i classici da
un nuovo vantaggioso punto di vista: ci che era percepito
solo oscuramente pu ora essere compreso chiaramente e, co-
me risultato, nuove implicazioni di tutti i generi possono esse-
re portate alla luce. In secondo luogo, il prendere in conside-
razione lapporto della tradizione classica ci porta a conside-
rare problemi che sarebbero altrimenti trascurati, o per la
preoccupazione del lavoro quotidiano, o perch i ricercatori
empirici sono inclini a essere guidati dallattualit, piuttosto
che dallimportanza dei problemi. Infine la tradizione classi-
ca, come stato esemplificato dalle prime due fasi di Berel-
son, non affatto superata. Noi speriamo che gli studiosi con-
tinueranno a considerare i problemi in unampia prospettiva,
senza tener conto del fatto che siano disponibili dati o schemi
rigorosi dindagine. La stessa teorizzazione pu progredire e
la logica della ricerca empirica pu contribuirvi. Il nostro
compito concettuale legare le fasi di Berelson in anelli per
vedere come le prime fasi si uniscono alle successive.
Complessit della nozione classica di opinione pubblica
Possiamo iniziare esaminando le discussioni sorte a
proposito della definizione stessa di opinione pubblica.
Non per caso che sia Blumer che Rogers avanzano questa
obiezione: quando i ricercatori usano il termine opinione
pubblica, non sanno n possono dire che cosa intendono.
:cc PAUL F. LAZARSFELD
Ora, in linea di principio, questa non unobiezione inuti-
le. Le definizioni, sia implicite che esplicite, hanno invero
una grande influenza sullattivit degli studiosi. In un altro
senso, comunque, lobiezione piuttosto strana. Nessuno
dei due autori propone una definizione. E se si considera
la raccolta di citazioni che Rogers fa in uno dei suoi capito-
li in The Pollsters si colpiti dal fatto che pochi tra i classi-
ci offrono una definizione. In effetti gli scrittori pi antichi
ci sommergono di commenti circa il carattere misterioso e
intangibile dellopinione pubblica.
Perch lopinione pubblica cos difficile da definire?
Si generalmente daccordo sul fatto che laffermarsi della
classe media, il diffondersi delle istituzioni democratiche, il
ridursi dellanalfabetismo e lo sviluppo degli strumenti di
comunicazione di massa hanno fatto sorgere un interesse
per ci che venne liberamente definito opinione pubbli-
ca. Con questo termine molti autori della scuola classica si
riferiscono a persone non appartenenti alla classe dirigen-
te, nella quale vengono reclutati i governanti, e che tuttavia
rivendicano una voce negli affari pubblici
2
.
Ma due questioni divennero cruciali. Una di tipo norma-
tivo: qual la relazione migliore fra opinione pubblica e il
governo? Laltra di tipo descrittivo: come esercita effettiva-
mente la sua influenza lopinione pubblica? Il termine opi-
nione pubblica venne introdotto nel modo assolutamente
casuale cui abbiamo accennato. Pur essendo apparentemen-
te un concetto unitario, esso sta oggi a significare un insieme
complesso di osservazioni, problemi pratici e riferimenti
normativi. Vale senzaltro la pena di seguire da vicino questo
sorprendente brano di storia intellettuale: come la comples-
sit di una situazione storica in sviluppo venne considerata
una difficolt linguistica perch non esistevano categorie lo-
giche atte a definirla. In linguaggio moderno si direbbe che
esisteva una confusione tra il linguaggio principale concer-
nente le osservazioni di fatto e il linguaggio riflesso attraver-
so il quale le osservazioni dovevano essere analizzate
3
.
Possiamo trarre lesempio principale per questo proble-
ma da un saggio dello storico tedesco Hermann Oncken su
LA RICERCA EMPIRICA E LA TRADIZIONE CLASSICA :c:
Lo storico, luomo di Stato e la pubblica opinione. Secondo
Oncken luomo di Stato si occupa fondamentalmente degli
interessi durevoli del paese; perci i suoi scritti di storia
non sono attendibili. Lo storico soprattutto sensibile al
problema della verit; egli non deve essere troppo implica-
to nelle vicende politiche per non correre il rischio di un
conflitto di valori tra verit e opportunit. LOpinione
Pubblica osservare la personificazione sta a significare
le fluttuazioni della mente umana, libera da ogni responsa-
bilit accademica e politica.
La trattazione di Oncken (1914, pp. 203-204) conti-
nua cos:
Ci che vago e fluttuante non pu essere compreso coerciti-
vamente entro una formula; certamente non quando una ve-
ra e propria caratteristica di un concetto, che esso incorpori
mille possibilit di variazione. Ma quando tutto spiegato dif-
fusamente, ognuno comprende che cosa significa opinione
pubblica. Se deve essere messa in parole, allora essa deve esse-
re espressa con molte clausole restrittive: lopinione pubblica
un complesso di voci similari di pi o meno vasti settori della
societ concernenti i pubblici affari (1, 2); a volte spontaneo, a
volte artificialmente manipolato (3); espressa in una moltepli-
cit di modi, in club, assemblee, soprattutto a mezzo stampa o
forse soltanto come sentimenti inespressi di ciascuno di noi
(4); delluomo della strada o di una ristretta cerchia di persone
colte (8); ora un elemento di grande importanza che gli statisti
devono considerare, ora un fatto di nessun peso politico (5);
qualcosa inoltre che deve essere valutato in modo differente in
ogni paese (5 o 6); qualche volta un blocco unico, che si erge
come unonda di marea contro il governo e gli esperti di pub-
blici affari, qualche volta divisa, conciliando tendenze contra-
stanti (7); ora esprimendo i sentimenti semplici e naturali del
popolo, ora le brutali manifestazioni irrazionali dellistinto (6);
sempre guidando ed essendo guidata (5, 3); guardata dallalto
in basso dalla gente sofisticata, eppure capace di forzare la
mano degli uomini (6, 5); contagiosa come una epidemia (10);
capricciosa, infida (9) e pazza di potere (somigliando alluomo
stesso) (6); e poi ancora solo una parola dalla quale sono stre-
gati coloro che detengono il potere.
:c: PAUL F. LAZARSFELD
(Si sono inseriti dei numeri dopo le frasi in questo pas-
saggio, cosicch sia agevole il riferimento).
Ora, ci che interessante in questa sorprendente for-
mulazione che pu essere facilmente districata appena la
si confronta con quella che si potrebbe definire una com-
pleta distribuzione di atteggiamenti. un luogo comune
per molti di noi che un sondaggio di opinione non consiste
solo nellindividuare quante persone siano pro o contro
qualcosa. Abbiamo bisogno di conoscere le caratteristiche
sociali e demografiche di coloro che rispondono e ci preoc-
cupiamo di distinguere tra coloro che conoscono e che so-
no interessati al problema e coloro che non lo sono. In al-
tre parole una buona indagine di pubblica opinione non si
risolve in una sola distribuzione di opinioni, ma in molte
distribuzioni, ciascuna per un diverso settore della popola-
zione. In questo senso, Oncken d senzaltro una definizio-
ne di pubblica opinione. una distribuzione statistica di
voci (nn. 1 e 7) espresse da vari settori della popolazione
(n. 2) e questi settori possono e devono essere classificati a
seconda del loro grado di competenza (n. 8).
Ma mescolati a questa definizione sono alcuni problemi
empirici che sincontrano in investigazioni pi complesse
delle semplici indagini per diversi settori. Quali fattori de-
terminano una certa distribuzione di opinioni in un dato
momento (n. 3)? Quali effetti esercita sui politici e sul pro-
cesso legislativo in generale (n. 5)? Come vengono trasmes-
se e diffuse le opinioni (n. 10)?
Due ulteriori elementi nel brano citato preannunciano
argomenti che sono ora di grande interesse tecnico per noi.
Come si deve scegliere tra le diverse fonti e i diversi metodi
che possono essere usati per descrivere una distribuzione di
atteggiamenti (n. 4)? Oncken menziona solo ci che detto
nel corso di raduni e nella stampa di massa. Oggi noi ag-
giungeremo le indagini per questionario e altre procedure di
ricerca pi sistematiche. E ora tradurremo la frase capric-
cioso e infido (n. 9) nella terminologia delle tecniche di pa-
nels, distinguendo le persone che dopo ripetute interviste
mostrano atteggiamenti costanti da quelle i cui atteggiamenti
LA RICERCA EMPIRICA E LA TRADIZIONE CLASSICA :c,
fluttuano. Infine Oncken sinteressa ovviamente al problema
normativo di come certe opinioni debbano essere valutate;
una questione sulla quale ritorneremo in seguito.
Questo intrecciarsi di questioni definitorie e di proble-
mi sostanziali caratteristico della tradizione classica. Pro-
babilmente si qui di fronte a uno sviluppo irreversibile.
Ora che esistono i sondaggi, continueremo senza dubbio a
definire lopinione pubblica una distribuzione ben analiz-
zata di atteggiamenti. Ma certamente nessuno pu negare
che si conosce tuttora molto poco sul modo in cui tali com-
plete distribuzioni di atteggiamenti vengono in essere e
quale parte esse sostengono attualmente nella formazione
delle decisioni pubbliche. E sotto il titolo generale del fe-
nomeno della societ di massa continueremo sicuramente
a preoccuparci del ruolo che lopinione pubblica dovrebbe
avere. Cos il problema della definizione si risolve in una
maniera interessante. I critici del sistema dei sondaggi te-
mono che la soddisfazione di aver ottenuto una maggiore
chiarezza concettuale ci conduca a dimenticare alcuni dei
gravi problemi tecnici ed empirici di cui si sono occupati i
classici (e hanno ragione a preoccuparsi, almeno per quan-
to riguarda alcuni ricercatori). Ma ci che si trascurato
quanto accaduto spesso nel corso della storia del pensie-
ro: una tecnica nuova ha permesso di discernere i vari
aspetti di un problema noto e ha preparato il terreno per
un approccio pi razionale ai suoi diversi elementi
4
.
Il sistema dellopinione pubblica come ponte
Vi stato recentemente un tentativo interessante di tro-
vare una formulazione che superi il solco tra la tradizione
classica e gli eventi attuali. MacIver (1954) ha introdotto il
concetto di sistema di opinione pubblica
5
. Esso implica
una chiara comprensione del fatto che lintrico di fatti e di
problemi di fronte a cui si trovavano gli scrittori di un tem-
po pu essere districato solo distinguendo diverse dimen-
sioni nel concetto di opinione pubblica. Una prima dimen-
:c PAUL F. LAZARSFELD
sione data dallallineamento delle opinioni. Corrispon-
de al tipo dinformazione che si ottiene con i moderni son-
daggi dopinione. La seconda dimensione costituita dalla
struttura della comunicazione. Questa si riferisce a un
gruppo di problemi di cui sinteressano molti sociologi: il
ruolo delle associazioni e della leadership e il modo in cui i
mezzi di comunicazione di massa e il loro pubblico sin-
fluenzano a vicenda. La terza dimensione data dallarea
di consenso, una dimensione che tiene conto di una di-
stinzione che ha turbato altri scrittori. Alcuni degli atteg-
giamenti rilevanti per lo studio di situazioni storiche speci-
fiche, presentano caratteri molto duraturi: la gente poco
consapevole di essi, li d per scontati: essi vengono alla ri-
balta in situazioni in cui queste convinzioni basilari sono in
qualche modo minacciate. Queste aree di consenso do-
vrebbero essere tenute distinte dalle opinioni sui temi con-
troversi di attualit.
Le tre componenti formano insieme il sistema della pub-
blica opinione e due di esse sono chiaramente parallele ai
due gruppi di elementi che troviamo in Oncken. La terza
componente si propone di prendere in considerazione unal-
tra difficolt che ha tormentato gli scrittori del secolo scorso:
quali aspetti dei sentimenti popolari sono significativi per la-
nalisi degli eventi sociali? Lo psicologo sociale francese Ga-
briel Tarde
6
ha proposto di distinguere tra tradizione, opinio-
ne e moda. Il sociologo tedesco Tnnies ha utilizzato la ben
nota distinzione tra Gemeinschaft e Gesellschaft, coordinan-
do la religione con la prima e lopinione con la seconda. Il
problema consisteva sempre nel collocare lopinione pub-
blica in posizione intermedia tra il sistema di valori di una
societ, abbastanza stabile e al livello del subconscio, e la fu-
gace reazione della gente agli eventi quotidiani.
Probabilmente la formulazione pi produttiva di questo
tipo stata posta e sviluppata dagli storici con il concetto di
clima di opinione
7
. Questo concetto divent di moda nel
XVII secolo e acquist vigore attraverso lanalisi di Carl
Becker dellIlluminismo francese del Settecento. Esso so-
vente usato dagli storici per spiegare i motivi per i quali non
LA RICERCA EMPIRICA E LA TRADIZIONE CLASSICA :c,
sono interessati alle indagini attuali; essi asseriscono che noi
non investighiamo i sentimenti semi-permanenti dai quali si
sviluppano le opinioni sugli eventi concreti.
La ricerca del clima dopinione
Questo davvero un argomento sul quale i classici han-
no molto da insegnarci. Qui essi si muovevano davvero sul
loro terreno, perch i documenti storici, le leggi e le con-
suetudini sono unimportante fonte di ricerca dei climi do-
pinione. Ma, ancora, la situazione piuttosto complessa.
Alcuni dei nostri pi raffinati ricercatori odierni sostengono
che possiamo scoprire i valori fondamentali dogni gruppo
di popolazione utilizzando dei test proiettivi; gli antropo-
logi soprattutto inclinano verso questo punto di vista. Ma
tali procedure sono costose, anche se utilizzate su scala ri-
dotta ed quasi impossibile applicarle con un campione
sufficientemente rappresentativo. Una soluzione di com-
promesso consiste nello sviluppo di elementi proiettivi piut-
tosto semplici, che si possono adoperare nellambito di una
ricerca campionaria sufficientemente estesa. Non abbiamo
ancora fatto grandi progressi in questa direzione e vale
quindi la pena di cercare di valutare la situazione attuale.
Alcuni esempi si possono trarre dagli studi correnti sul
carattere nazionale. Troviamo differenze considerevoli
tra le nazioni se poniamo domande del tipo: Si pu aver
fiducia nella gente? possibile mutare la natura umana? I
figli dovrebbero consultare i propri genitori prima di spo-
sarsi? pericoloso contraddire i propri superiori? Il clero
e gli insegnanti dovrebbero essere rispettati nella comu-
nit? Vivreste volentieri in un altro paese? Che cosa appro-
vate o disapprovate maggiormente nei vostri vicini?.
Entro uno stesso paese, le differenze di classe sono sta-
te oggetto dindagini particolari. Cos chiedendo per
esempio per quali colpe si dovrebbero punire i ragazzi?
Quanta fiducia hanno gli adolescenti nei loro genitori?
Quali decisioni prende il marito senza consultare la mo-
:co PAUL F. LAZARSFELD
glie? le risposte indicano se i mores varino tra i diffe-
renti strati sociali. In pi le tensioni tra le classi possono
essere investigate con test proiettivi. Si pu domandare: I
tribunali e la polizia sono considerati imparziali, o favori-
scono i ricchi? Il lavoratore o luomo daffari pensano di
avere pi tratti in comune con persone della stessa classe
sociale di altri paesi o con le persone di una diversa classe
del proprio paese? particolarmente interessante leggere
novelle e romanzi che parlino di gente della propria classe
sociale?
8
.
Un interesse particolare possono avere le ricerche ripe-
tute al cambiare della scena politica. In uninchiesta con-
dotta in Germania nel 1946, si chiese a un campione della
popolazione se considerava il coraggio fisico una qualit
importante per un uomo. Pi del 90 per cento rispose di
no. Questo rifletteva probabilmente la disillusione per li-
deologia nazista, e anche uno sforzo di indovinare ci che
lintervistatore americano desiderava sapere. Sarebbe stato
molto istruttivo ripetere questa domanda pochi anni dopo
la ricostituzione dellesercito tedesco. Se il prestigio del co-
raggio fisico accresce rapidamente, possiamo cominciare a
preoccuparci delle conseguenze del riarmo tedesco.
Rileggendo Dicey: leffetto di feed-back
Al di l del contrasto sulle definizioni, poi, esistono se-
rie difficolt concernenti la scelta dei problemi importanti.
La scelta dei problemi, a sua volta, aiuta a determinare
quali tipi di tecniche abbiano bisogno di sviluppo e quali
dati debbano essere raccolti. Ma vi anche unaltra rela-
zione tra il modo di pensare in una scienza sociale e il suo
sviluppo tecnico. Le proposizioni sviluppate dai classici
erano di natura pi vasta e in certo modo differente da
quella dei risultati pi macroscopici di cui cinteressiamo
oggi. Solo raramente la discrepanza abbastanza ridotta da
permettere che i problemi della tradizione classica siano
avvicinati con le nuove tecniche e i nuovi orientamenti.
LA RICERCA EMPIRICA E LA TRADIZIONE CLASSICA :c;
Si ha uneccezione in uno dei pi famosi testi classici:
The Relations Between Law and Public Opinion in England
During the 19th Century (1920) del Dicey. Il titolo lascia
trasparire chiaramente lo scopo del lavoro. Linteresse del-
lautore rivolto principalmente ai mutamenti che ebbero
luogo in Inghilterra tra il 1840 e il 1880. La prima data rap-
presenta lapice del laisser faire, quando ci si sforz di ri-
durre al minimo linterferenza del governo negli affari eco-
nomici. Dal 1880 venne posta in vigore una cospicua legi-
slazione sociale, e inizi unepoca che non incontra il favore
del Dicey e che egli definisce indifferentemente lera del
collettivismo o del socialismo. Egli non solo tenta di descri-
vere gli effetti delle tendenze delle opinioni prevalenti sulla
legislazione: egli cerca anche di rendersi conto dei muta-
menti dopinione e individua un certo numero di caratteri-
stiche, cio generalizzazioni che vogliono tentare di spiega-
re i modi in cui avvengono tali cambiamenti. Una di queste
regole riguarda ci che oggi si potrebbe chiamare un effetto
di feed-back: le leggi alimentano o creano le opinioni.
Oggi disponiamo di un considerevole ammontare di da-
ti che dimostrano che Dicey aveva ragione. Cantwell e Hy-
man hanno dimostrato che immediatamente dopo che il
Congresso approva una legge, tende a esserci un aumento
nel numero di persone che lapprovano (i loro esempi van-
no dai dibattiti sullallargamento della Corte Suprema al
Piano Marshall). Plank ci fornisce dati simili per la Fran-
cia, dove le inchieste sullopinione pubblica hanno posto in
luce un aumento di approvazione per una serie di accordi
internazionali proprio in seguito alla loro firma. Ma come
poteva Dicey essere a conoscenza di questo, quando ovvia-
mente non erano disponibili prove del genere? Ancora una
volta, unattenta lettura delle sue argomentazioni permette
di separare gli elementi allantica da quelli creativi e du-
revoli. Da un lato, egli definisce la sua regola una verit
incontestabile e sembra pensare di poterla derivare da
principi fondamentali. Dallaltro egli appoggia la sua tesi
su esempi, sviluppando diverse idee interessanti nel corso
della sua argomentazione. Secondo lui, molte persone sono
:c PAUL F. LAZARSFELD
abbastanza incerte in quanto a opinione, cos che quando
una legge attuata i principi ispiratori di questa acquista-
no prestigio dal suo mero riconoscimento da parte del Par-
lamento. In effetti, egli dice, quanto meno chiaramente
questo principio ispiratore formulato, con pi probabi-
lit esso verr accettato. La legislazione spicciola su que-
stioni secondarie spesso introduce clandestinamente delle
idee che non sarebbero accettate se portate di fronte allat-
tenzione del paese in una forma pi esplicita.
In ci si pu quasi vedere una prima formulazione di una
teoria su come i fatti compiuti trovano approvazione. Ter-
mini moderni come legittimazione, nuovo indirizzo del-
lattenzione e natura di un equilibrio instabile in una de-
bole struttura di opinione si possono facilmente inserire
nelle discussioni di Dicey. Ma il fatto pi interessante dal no-
stro punto di vista che in nessuna delle pubblicazioni mo-
derne, che presentano dati sul fenomeno di feed-back stato
fatto il pi piccolo sforzo per spiegarlo. Questa rilettura
dellopera di Dicey mostra una seria lacuna nel nostro ap-
proccio odierno e costituisce il primo impulso per colmarla.
La verifica empirica delle intuizioni classiche
Sensibilizzati da un tale episodio, adesso possiamo solle-
vare di nuovo la questione di dove possiamo trovare ulterio-
re materiale da applicare alle osservazioni degli autori classi-
ci. Ovviamente questo materiale non pu provenire da una
singola inchiesta sullopinione pubblica, e i periodi di tempo
coperti dalla ricerca empirica sono generalmente troppo
brevi per essere di grande aiuto. Ma adesso stiamo iniziando
a collezionare dati comparati sulla pubblica opinione, e que-
sti costituiscono la base per generalizzazioni pi ampie.
Limpulso in questo senso venuto ampiamente da altri set-
tori. Le inchieste sui modelli di cultura compiute a Yale da
alcuni antropologi hanno dato luogo a una quantit di opere
interessanti che confrontano la struttura sociale o le pratiche
di educazione dei fanciulli di parecchie trib primitive. I so-
LA RICERCA EMPIRICA E LA TRADIZIONE CLASSICA :c,
ciologi industriali hanno confrontato la produttivit di grup-
pi di lavoro con diverse condizioni di leadership e dintera-
zione personale tra i membri. Gli studiosi di scienza politica
hanno incominciato a servirsi dei quarantotto Stati del no-
stro paese come di una specie di laboratorio politico.
Lentamente la ricerca sugli atteggiamenti stata inclusa
in questo nuovo movimento. James Bryce ha confrontato
lInghilterra e gli Stati Uniti, tra loro, in termini di parteci-
pazione politica. Egli giunge alla conclusione che in ogni
paese si possono distinguere tre strati: quelli che prendono
decisioni politiche; quelli che le discutono seriamente e in-
fluenzano gli esecutori attraverso la stampa e i libri, i conve-
gni e cos via; e infine le masse politiche inerti e disinteres-
sate. Bryce (1920) pensava che il gruppo centrale fosse con-
siderevolmente pi vasto negli Stati Uniti che in Europa;
ma non aveva prove. Oggi prove precise potrebbero essere
fornite dallindice di attivit politica costruito da Julian
Woodward ed Elmo Roper (1954, pp. 872 sgg.). Essi hanno
ottenuto informazioni sulle attivit dei loro intervistati nei
partiti e nei gruppi di pressione; la misura in cui essi discu-
tevano di politica con gli amici, la frequenza con cui votaro-
no ecc. Infine, hanno diviso la popolazione americana in
quattro gruppi: coloro che erano molto attivi (10 per cen-
to), coloro che erano attivi (17 per cento), gli inattivi (35
per cento) e coloro che erano molto inattivi (38 per cento).
Probabilmente non erano inclusi nel loro campione coloro
che prendevano realmente le decisioni, ma una lettura ra-
gionata delle domande posta da Woodward e Roper fareb-
be corrispondere il 27 per cento di attivi al secondo gruppo
di Bryce e il 73 per cento di inattivi al terzo gruppo. Come
di consueto, la divisione necessariamente un po arbitra-
ria, ma un tale indice, una volta costruito, potrebbe essere
idoneo a operare confronti nel tempo e nello spazio.
In campo internazionale, il nostro miglior esempio pro-
viene da uninchiesta sugli atteggiamenti effettuata dallU-
NESCO in nove paesi nel corso del 1948 (Buchanan, Cantril
1953). Scegliamo una fase di questo studio perch pone gli
atteggiamenti in relazione con un indice economico. Si
::c PAUL F. LAZARSFELD
chiese agli intervistati di nove nazioni quale paese del mon-
do poteva offrire loro la vita che avrebbero desiderato con-
durre. Per ciascuna delle nove nazioni la proporzione degli
intervistati che nominarono il loro paese venne considerata
come un indice di soddisfazione. Tale indice venne uti-
lizzato in connessione con un gruppo di dati che indicava-
no per ogni paese il numero di calorie disponibili pro-capi-
te. Tale misura di benessere economica correlava allo 0,75
con lindice di soddisfazione. Anche le deviazioni suggeri-
rono interessanti considerazioni. Per esempio, il Messico
aveva lo standard di vita pi basso, ma il grado di soddisfa-
zione dei suoi abitanti era relativamente elevato. Gli olan-
desi, daltro canto, presentavano un basso grado di soddi-
sfazione, nonostante un livello di vita relativamente buono.
Questo potrebbe essere dovuto alla devastazione della
guerra, la perdita dellIndonesia, o allalta densit di popo-
lazione dellOlanda.
Accertamento empirico e dover essere
Dobbiamo adesso ritornare a un elemento del quadro
che abbiamo trascurato in precedenza. La tradizione classi-
ca molto interessata al problema di ci che dovrebbe esse-
re la giusta relazione tra opinione pubblica e governo de-
mocratico. Lobiezione pi valida di Rogers ai ricercatori
contemporanei concerne esattamente questo punto: essi o
non si occupavano del problema o fanno ingenue asserzio-
ni sul fatto che il governo dovrebbe fare ci che le inchie-
ste di pubblica opinione indicano essere i desiderata della
popolazione. Questo un problema normativo e perci
importante sapere quale pu essere la relazione tra le scelte
di valore e i risultati di fatto della ricerca empirica. Mag-
giore la conoscenza che noi abbiamo delle probabili con-
seguenze di certe misure, maggiore la certezza che pos-
siamo nutrire sulla possibilit che avranno di realizzarsi i
valori per cui ci battiamo, e pi razionale quindi sar la
scelta tra gli stessi valori qualora fossero in conflitto
9
.
LA RICERCA EMPIRICA E LA TRADIZIONE CLASSICA :::
Nei primi scritti sullopinione pubblica, problemi di va-
lore come questo erano discussi in un linguaggio pseudo-
fattuale che rendeva particolarmente difficile il dialogo tra
le generazioni. Si consideri, per esempio, il primo impor-
tante libro americano sullargomento: Public Opinion and
Popular Government di A. Lawrence Lowell (1913). Nelle
prime ottanta pagine di questo libro, Lowell si propone di
scoprire cosa sia la vera opinione. La prima reazione di
un lettore moderno, di considerare la questione assurda
(sarebbe come chiedersi: che cos la vera elettricit?) e
scartare il libro. Sarebbe per un errore. Perch, dopo
considerevole sforzo, si apprende che, per vero, Lowell
intende il tipo di pubblica opinione che un governo demo-
cratico dovrebbe tenere in considerazione.
Sulla base di questa premessa si scopre che Lowell ha
tre criteri molto diversi per classificare la vera opinione
pubblica. In termini correnti possiamo esprimerli cos: a)
Dovrebbero essere considerate solo le opinioni espresse do-
po unidonea discussione generale e solo di persone che
hanno considerato a lungo la questione. Se si volesse tener
conto di ci negli odierni sondaggi dopinione, mentre le
persone caute e attente potrebbero essere prontamente
identificate dalle buone inchieste, il momento in cui il son-
daggio deve essere effettuato, se questo deve essere utilizza-
to dai dirigenti governativi, fa sorgere un gran numero di
problemi importanti. b) N le elezioni n i referendum in
realt accertano esattamente le opinioni delle persone; le
prime falliscono perch non sono centrate intorno ad argo-
menti, e i secondi perch non sappiamo se vi partecipano le
persone giuste (informate). Certamente Lowell avrebbe
ben accolto i sondaggi, purch propriamente analizzati e in-
terpretati. c) Certi argomenti non dovrebbero mai essere
sottoposti a legislazione e, perci, non possono essere og-
getto di vera opinione pubblica; la religione un esempio
specificamente menzionato dalla costituzione americana.
Qui ci imbattiamo nellintricato problema dellesclusione di
certi argomenti dalle valutazioni dellopinione pubblica. In
questi campi la vera opinione dovrebbe essere accertata
::: PAUL F. LAZARSFELD
da uninchiesta sullopinione pubblica, dallanalisi storica
della tradizione di un paese, o da una considerazione filoso-
fica generale? Lowell non solleva e non risponde a queste
domande, ma suggerisce interrogativi interessanti su ci che
la gente considera argomento privato e ci che considera
argomento pubblico in varie circostanze.
Opinione pubblica e politica governativa
La relazione tra lopinione e la politica governativa
stata discussa in un altro tipo di letteratura, alla quale po-
tremmo con profitto fare pi attenzione di quanto abbia-
mo fatto precedentemente. Vi sono scrittori che tentano di
accostare questioni normative a mezzo di unattenta analisi
degli avvenimenti storici, analisi nella quale essi prima de-
scrivono poi giudicano le conseguenze delle misure effetti-
vamente prese. Prima di considerare esempi concreti si de-
ve fare attenzione agli aspetti storici del problema stesso.
Gli studi storici di Emden (1956)
10
rivelano i grandi muta-
menti che avvennero nel clima di opinione britannico in
proposito. Un secolo e mezzo fa, per esempio, era illegale
pubblicare qualsiasi resoconto dei dibattiti del Parlamento
britannico. In seguito furono permessi dei riassunti, ma
non potevano essere resi pubblici i voti dei singoli membri.
Soltanto dal 1845, e dopo serio dibattito, vennero pubbli-
cati rapporti ufficiali. Per converso, fino al 1880 circa, era
considerato inammissibile per gli uomini politici, ministri
inclusi, tenere comizi alla popolazione. Essi potevano rivol-
gersi al loro collegio elettorale, ma altrimenti solo il Parla-
mento era considerato il luogo idoneo per un dibattito
11
.
Tre studi monografici dettagliati hanno analizzato la rela-
zione tra la politica governativa e lopinione pubblica in un
modo particolarmente interessante. Uno fu pubblicato nel
1886 ed spesso citato, ma raramente letto a causa della
sua eccessiva lunghezza (Thompson 1954). Esso tratta della
tensione tra Russia e Turchia intorno al 1880, che condusse al
Congresso di Berlino. Il motivo di discordia tra i due paesi
LA RICERCA EMPIRICA E LA TRADIZIONE CLASSICA ::,
era la protezione della popolazione cristiana dei Balcani, allo-
ra parte dellimpero turco. Secondo lautore, la popolazione
britannica era per la liberazione delle province balcaniche,
un desiderio che corrispondeva alle richieste del governo rus-
so. Disraeli (Lord Beaconsfield) temeva unestensione dellin-
fluenza russa in Europa, e la sua politica era sostanzialmente
quella di aiutare i turchi. Cos si ebbe una situazione in cui il
governo britannico agiva deliberatamente in politica estera
contro lopinione della maggioranza della stampa inglese e
delle organizzazioni civiche. Thompson d una descrizione
vividamente documentata delle drammatiche azioni e reazio-
ni delle due parti in lotta: come gli avvenimenti rafforzassero
ora luno e ora laltro dei contendenti e come ciascuno di essi
reagisse alle mosse dellaltro. Il problema normativo che inte-
ressa lautore se un governo, pur avendo la maggioranza in
Parlamento per lappoggio del suo partito, deve rassegnare le
dimissioni quando vi sono segni inconfondibili che la popola-
zione in genere non daccordo sulla sua politica. Intorno al
1880 questo non entrava ancora nella tradizione britannica;
probabilmente vi rientrerebbe oggi.
I dati sui quali si basava Thompson erano discorsi, mo-
zioni, articoli di fondo e documenti similari. Il suo contri-
buto consiste nellanalisi minuziosa delle diverse fasi del
conflitto. Ma egli doveva esaminare la materia, per cos di-
re, dallesterno; egli non aveva nessuna informazione sul
modo in cui venivano prese le decisioni o nel gabinetto
britannico o nei vari gruppi che organizzavano ci che egli
chiamava le agitazioni, il movimento anti-turco.
Un libro molto pi recente di Lynn M. Case (1954)
importante perch possiede proprio questo tipo dinfor-
mazione. Durante il secondo impero il governo francese
possedeva unorganizzazione accurata per ottenere rap-
porti sullopinione pubblica attraverso funzionari ammi-
nistrativi di tutto il paese. Questi non erano i consueti
rapporti della polizia segreta, che denunciavano singole
persone, ma erano piuttosto impressioni spassionate sul
modo in cui i vari gruppi sociali reagivano alla politica di
Napoleone III
12
. In tempi di crisi questi rapporti arrivava-
:: PAUL F. LAZARSFELD
no con una frequenza settimanale. Case non solo traccia
un ottimo quadro di questi interessanti rapporti; egli par-
la anche delleffetto che essi ebbero sulla politica estera
del secondo impero, citando verbali delle sedute di gabi-
netto, durante le quali furono discussi e usati come argo-
mentazione dai partecipanti.
Questo libro include un drammatico episodio in cui le
implicazioni normative risaltavano con particolare chiarez-
za. Nel 1866, Napoleone desiderava intervenire nella guer-
ra austro-prussiana, per evitare una vittoria prussiana. I
rapporti sullopinione pubblica indicarono, comunque, un
tale desiderio di pace nella popolazione e un tale pericolo
di rivoluzione in caso di guerra, che il gruppo, che nel ga-
binetto era contrario alla guerra, riusc a prevalere. Il risul-
tato fu che la Prussia divenne tanto potente che quattro
anni pi tardi pot dichiarare guerra alla Francia, guerra
che condusse alla sconfitta di Napoleone III e alla fine del
regime. Case pone in dubbio lefficacia di una politica este-
ra guidata dallopinione pubblica
13
.
Infine, abbiamo lo studio di W. P. Davison sul ponte ae-
reo di Berlino. Egli vi riporta dati ottenuti da un sondaggio
tenuto in vari settori di Berlino e da interviste, effettuate
tra funzionari politici americani e tedeschi a vari livelli.
Egli mostra come la reazione del pubblico passasse dallin-
credulit, attraverso lesitazione, alla decisione di schierarsi
a lato delle potenze occidentali. Davison pone laccento su
un complesso gioco di azioni e reazioni: la determinazione
americana venne rafforzata dallatteggiamento favorevole
dei tedeschi; per contro il ponte aereo rafforz le speranze
tedesche che gli alleati non li avrebbero abbandonati e che
i russi non avrebbero potuto occupare la citt; questo spin-
se molti individui incerti a prendere parte apertamente ad
attivit anticomuniste. Le principali applicazioni pratiche
di questo studio riguardano la relazione tra leadership e
opinioni pubbliche in periodi cruciali a causa della neces-
sit di unazione rapida. Davison pensa che i capi dellap-
parato amministrativo debbano correre dei rischi e confi-
dare che la massa della popolazione li appoggi in seguito
14
.
LA RICERCA EMPIRICA E LA TRADIZIONE CLASSICA ::,
Necessit di una sintesi classico-empirica
In conclusione, sono disponibili scritti di valore sulla
relazione tra le decisioni governative e lopinione pubblica.
Essi sono inadeguati a un tipo ideale di ricerca solo nella
misura in cui linformazione sullopinione pubblica di na-
tura pi o meno deduttiva. Senza dubbio, ci vorr un bel
po di tempo prima che si giunga a una unione delle due
correnti: unattenta analisi secondo la tradizione classica
integrata da moderni dati empirici. Adesso, non sembra in-
giustificato concludere queste considerazioni in un modo
un po utopistico. Durante un dibattito sul rapporto tra
storia e ricerche sullopinione pubblica, uno storico os-
serv che anche nel futuro i suoi colleghi non avranno bi-
sogno di studi sugli atteggiamenti; essi sapranno ci che
accaduto in un dato periodo e da questo potranno inferire
che cosa era lopinione pubblica effettiva del tempo.
Tuttavia lo storico delleconomia francese Ferdinand Brau-
del ci fornisce una replica pertinente:
Gli eventi vittoriosi avvengono come risultato di molte possi-
bilit spesso contraddittorie, tra le quali la vita ha infine fatto
la propria scelta. Per una possibilit che si realizzata, innu-
merevoli altre sono cadute. Queste sono possibilit che han-
no lasciato scarsa traccia per gli storici. Eppure necessario
dare loro il posto che meritano perch i movimenti perdenti
sono forze che hanno influenzato in ogni momento il risultato
finale, talvolta ritardando e talvolta accelerando il suo svilup-
po. Lo storico dovrebbe essere interessato anche agli elementi
di opposizione, al loro flusso che non fu arrestato con facilit
a quel tempo. Le idee che non hanno potuto essere realizzate
in un dato momento, possono tuttavia aver reso possibile la
vittoria di unaltra idea
15
.
In altre parole, se un avvenimento il risultato di parec-
chie tendenze potenziali, nessuna delle quali stata intera-
mente attuata, allora non pu essere compreso a fondo se
non si conoscono le tendenze. illogico rovesciare lana-
lisi e derivare ci che era potenziale da ci che era in atto,
::o PAUL F. LAZARSFELD
perch diverse combinazioni di tendenze potrebbero avere
condotto allo stesso risultato. Soltanto i dati sugli atteggia-
menti possono fornire le componenti che produssero il ri-
sultato finale.
In tal modo, la necessit di ampi studi sugli atteggia-
menti diventa sempre pi ovvia sotto tutti gli aspetti. Ma
diviene pi evidente anche la complessit di questo compi-
to. Mentre i cultori moderni di studi empirici hanno ragio-
ne di rallegrarsi dei loro progressi, non vi dubbio che essi
possono guadagnare molto da uno stretto contatto con la
tradizione classica. Non dobbiamo lasciarci spaventare dal
modo di ragionare un po superato dei classici. stato det-
to che lessenza del progresso consiste nel lasciare le ceneri
e prendere le fiaccole dagli altari dei propri antenati.
*
Da Lazarsfeld 1957, pp. 891-913 della trad. it.
1
Per una breve, eccellente storia degli sviluppi della scuola empirica ve-
dere G. Allport (1935).
2
In un libro di Emden (1956), sul quale torneremo in seguito, si pu
trovare uninteressante storia del termine il popolo. Egli mostra come in
vari periodi della storia inglese il popolo fosse costituito da coloro che
non avevano ancora il diritto di voto, ma lavrebbero ottenuto con la suc-
cessiva riforma parlamentare. In Germania, prima della prima guerra mon-
diale gli intellettuali liberali erano in pratica esclusi dal governo; non per-
tanto sorprendente che il sociologo tedesco Tnnies abbia definito lopinio-
ne pubblica come lopinione degli esperti (Gelehrte), degli uomini cio che
si occupavano di problemi politici, ma che non avevano accesso ai centri di
potere.
3
interessante notare che almeno uno storico si occupato di un pro-
blema simile in unepoca precedente. Lucien Febvre (1947, pp. 383-481) as-
serisce che nella Francia del XVI secolo era impossibile lo sviluppo di una for-
ma sistematica di scetticismo religioso, perch il linguaggio non forniva la ne-
cessaria base intellettuale.
4
Si pu fare un parallelo interessante, con linvenzione dei numeri arabi.
Anche questa invenzione era di natura squisitamente tecnica, ma permise in
seguito la formulazione e la soluzione di problemi che non si potevano stu-
diare col simbolismo numerico conosciuto nellantichit.
5
La struttura delle comunicazioni come parte del sistema di opinione
pubblica una maniera felice di evidenziare un tratto comune a molti scrit-
tori della tradizione classica. Hans Speier (1950, pp. 376-388), per esempio,
prende un approccio storico alla opinione pubblica; egli fornisce principal-
mente materiale interessante sul come si forma unopinione per esempio nei
LA RICERCA EMPIRICA E LA TRADIZIONE CLASSICA ::;
caff, nei bar ecc. Egli sinteressa solo marginalmente al processo di allinea-
mento dellopinione.
6
Il suo libro in materia (Tarde 1901), non ancora stato tradotto in in-
glese. Esso comunque stato ben riassunto in Sorokin (1928). Anche il saggio
di Herbert Blumer (1953, pp. 43-49) in materia di massa e opinione unin-
terpretazione del pensiero di Tarde.
7
Per qualche riferimento storico sul termine clima di opinione vedere
Merton (1958, p. 216, nota 6).
8
La funzione di tali domande nei questionari discussa in generale ed
esemplificata da Jean Stoetzel in un articolo (1953, pp. 527-536) sulluso dei
sondaggi nellantropologia sociale. Tra laltro, Stoetzel stato il primo, nella
sua dissertazione francese, a porre laccento sui rapporti che intercorrono tra
la storia e le ricerche sugli atteggiamenti.
9
Mentre vi accordo sulla logica generale del problema, scarso lavoro
stato compiuto per analizzare quali argomentazioni sono oggi suffragate dai
fatti nella discussione dei problemi sociali. Ovviamente, questo non corri-
sponde alle regole della logica formale. Ma non ci riferiamo neppure agli abu-
si della propaganda che sono stati descritti mediante analisi del contenuto.
Ci che intendiamo la descrizione sistematica dei tentativi di giungere a
conclusioni ragionevoli partendo da dati necessariamente insufficienti. Il pro-
blema simile allaltro altrettanto poco studiato che consiste nello scopri-
re in che misura le decisioni del governo e del mondo degli affari sono con-
nesse ai dati di fatto a loro disposizione.
10
Questo libro contiene molte informazioni interessanti, per esempio, la
storia delle petizioni nel XIX secolo (pp. 74 sgg.). Le petizioni caddero in di-
suso, perch non era possibile sapere quale settore della popolazione fosse
rappresentato dai firmatari. Una lettura della discussione, effettuata quasi
cento anni fa, mostra che ci che si cercava a quellepoca era un campiona-
mento rappresentativo, effettuato da un organo neutrale.
11
Anche oggi la tradizione inglese completamente diversa da quella
americana. Se il Congresso sta discutendo una legge, la radio e la televisione
ci sommergono di dibattiti e conferenze stampa sullargomento. La British
Broadcasting Corporation, invece, non permette che si parli delle leggi nelle
due settimane precedenti il dibattito parlamentare, al fine dimpedire che la
voce pubblica abbia uninfluenza sulle deliberazioni del corpo legislativo.
12
Nella parte storica del suo libro, Tnnies (1935) dedica un capitolo alla
Francia. Egli vi riporta una lettera di Mirabeau a Luigi XVI per sollecitare
proprio questo tipo di organizzazione. Non dato sapere se lorganizzazione
descritta da Case risalga a questi primi tentativi.
13
Egli assume una posizione simile a quella di Almond e Speier nei loro
scritti sullargomento.
14
Questo studio il primo che combini dati tratti da un sondaggio con
unanalisi storica tradizionale.
15
Da una risposta polemica in materia di economia storica apparsa sul-
la Revue Economique, 1952.
:: PAUL F. LAZARSFELD
Delimitazione propedeutica di un tipo di sfera pub-
blica borghese
*
Jrgen Habermas
Il problema iniziale
Luso linguistico di pubblico e di sfera pubblica tra-
disce una molteplicit di significati concorrenti. Essi risalgo-
no a diverse fasi storiche e, una volta applicati sincronica-
mente ai rapporti della societ borghese industrialmente
avanzata e organizzata nelle forme dello Stato sociale, stabili-
scono contatti equivoci. Indubbiamente per questi stessi
rapporti, mentre resistono al tradizionale uso linguistico, pre-
tendono comunque unapplicazione anche approssimativa di
questa parola e addirittura un impiego terminologico. Infatti
non solo il linguaggio corrente, e particolarmente quello co-
niato dal gergo delle burocrazie e dei mezzi dinformazione
di massa, continua a usarle, ma anche le scienze, soprattutto
la giurisprudenza, la politica e la sociologia, si dimostrano
chiaramente incapaci di sostituire categorie tradizionali come
pubblico e privato, sfera pubblica e opinione pubbli-
ca con determinazioni pi precise. Innanzitutto questo di-
lemma si ironicamente vendicato di quella disciplina che
assume espressamente a proprio oggetto la pubblica opinio-
ne: sotto lassalto delle tecniche empiriche, si dissolto in
quanto grandezza inafferrabile quel che in realt doveva esse-
re colto dalla public opinion research
1
; ci nonostante la so-
ciologia si sottrae alla conseguenza di rinunciare a queste ca-
tegorie, e di pubblica opinione parla oggi come ieri.
Definiamo pubbliche quelle istituzioni che, contraria-
mente alle societ chiuse, sono accessibili a tutti nello stes-
so senso in cui parliamo di piazze pubbliche o di case pub-
bliche. Ma gi dire edifici pubblici non si riferisce soltanto
alla loro generale accessibilit: neppure occorre che essi sia-
no aperti alla pubblica frequentazione; semplicemente dan-
no ricetto a istituti statali e come tali sono pubblici. Lo Stato
il potere pubblico. Deve lattributo di pubblico al suo
compito di provvedere al bene pubblico e comune di tutti
coloro che sono consociati sotto lo stesso diritto. La parola
acquista un altro significato se si parla, per esempio, di un
ricevimento pubblico; in tali occasioni si manifesta una
forza di rappresentanza nel cui carattere pubblico trapas-
sa, in qualche modo, il pubblico riconoscimento. Ci nono-
stante il significato si modifica se diciamo che qualcuno si
fatto pubblicamente un nome: il carattere pubblico della re-
putazione o addirittura della fama risale a epoche che non
sono quelle della buona societ.
Ci non pertanto, non abbiamo ancora accennato alluso
pi frequente di questa categoria, nel senso di pubblica opi-
nione, di sfera pubblica indignata o informata, significati,
questi, che si riconnettono a quelli di pubblico, pubbli-
cit, pubblicare. Il soggetto di questa sfera pubblica il
pubblico quale depositario della pubblica opinione; alla sua
funzione critica si riferisce la pubblicit: per esempio, il ca-
rattere pubblico dei dibattiti processuali. Nellambito dei
mass media, la pubblicit ha indubbiamente mutato signi-
ficato. Da funzione dellopinione pubblica essa diventa al-
tres attributo di colui che attira su di s lopinione pubblica:
le public relations, quelle attivit che recentemente hanno
preso il nome di lavoro di contatto con il pubblico, mira-
no alla creazione di una tale publicity. Lo stesso carattere
pubblico si presenta come una sfera; a quello privato si con-
trappone lambito pubblico. Talora esso appare semplice-
mente come la sfera della pubblica opinione che appunto
in antitesi al potere pubblico. A seconda dei casi, sono con-
siderati organi della sfera pubblica gli organi dello Stato
oppure invece i mass media, i quali, come la stampa, servo-
no alla comunicazione nel pubblico.
Unanalisi storico-sociale della sindrome semantica di
pubblico e sfera pubblica potrebbe ricondurre i diversi
::c JRGEN HABERMAS
strati storico-linguistici al loro concetto sociologico. Gi
istruttivo il primo riferimento etimologico al termine Oef-
fentlichkeit. Nella lingua tedesca il sostantivo si forma dal-
laggettivo ffentlich, pi antico, solo nel corso del XVIII se-
colo in analogia con publicit e publicity (Grimm, Grimm
1889); ancora alla fine del secolo la parola cos inusitata
che Heynatz ha difficolt ad accettarla (Weigand 1910). Il
fatto che soltanto in questo periodo si senta il bisogno di
dare un nome alla nozione di sfera pubblica, ci autorizza
a supporre che, almeno in Germania, questa sfera si sia
creata e abbia assunto la sua funzione soltanto allora; essa
appartiene specificamente alla societ borghese che si co-
stituisce proprio in quel tempo con le sue proprie leggi, co-
me ambito dello scambio di merci e del lavoro sociale. Gi
molto tempo prima, tuttavia, si parla di pubblico e di ci
che non pubblico, ma privato.
Si tratta di categorie di origine greca, che ci sono state
trasmesse nello stampo linguistico romano. Nella citt-stato
greca al culmine del suo sviluppo, la sfera della polis, che
comune (koinon) ai liberi cittadini, rigorosamente separata
dalla sfera delloikos, che propria di ogni singolo (idion).
La vita pubblica, bios politiks, si svolge sulla piazza del
mercato, lagor, ma non legata a fatti locali: il carattere
pubblico si costituisce tanto nel dialogo (lexis), che pu as-
sumere anche la forma del dibattito e della sentenza giudi-
ziale, quanto nellagire comune (praxis), riguardi esso la con-
dotta della guerra oppure i giochi agonistici. (Spesso vengo-
no chiamati stranieri a legiferare; la redazione delle leggi non
appartiene specificamente ai compiti pubblici.) Lordina-
mento politico, com noto, poggia sulleconomia schiavisti-
ca in forma patrimoniale. I cittadini, cio, sono affrancati dal
lavoro produttivo; la partecipazione alla vita pubblica dipen-
de, per, dalla loro privata autonomia di capi-famiglia. La
sfera privata non legata alla casa soltanto per il nome (gre-
co); ricchezza mobile e disposizione sulla forza-lavoro non
possono surrogare il potere sulleconomia domestica e sulla
famiglia, mentre, allopposto, la povert e la mancanza di
schiavi costituirebbero gi di per s un impedimento per
DELIMITAZIONE PROPEDEUTICA :::
lammissione alla polis: proscrizione, espropriazione e distri-
buzione della casa fanno tuttuno. La posizione nella polis si
fonda cos sulla posizione delloikos-desptes. Sotto la prote-
zione del suo dominio si svolge la riproduzione della vita, il
lavoro degli schiavi, il servizio delle donne, si susseguono na-
scite e morti; il regno della necessit e della caducit resta
immerso nellombra della sfera privata. Di fronte a esso la
sfera pubblica si leva, nellautointendimento dei greci, come
un regno della libert e del permanente. Solo alla luce della
sfera pubblica ci che diventa manifesto, tutto diventa visi-
bile a tutti. Nel dialogo dei cittadini fra loro le cose si artico-
lano nel linguaggio e acquistano forma; nella lotta degli
eguali fra di loro si mettono in vista i migliori e conquistano
la loro essenza, limmortalit della gloria. Mentre nei confini
delloikos i bisogni elementari e il conseguimento del neces-
sario alla vita sono pudicamente celati, la polis offre campo
libero a chi vuole distinguersi onorevolmente: i cittadini trat-
tano, s, da eguali con eguali (homoioi), ma ognuno si sforza
di emergere (aristoiin). Le virt, il cui catalogo codificato
da Aristotele, trovano conferma unicamente nellambito
pubblico e in esso trovano il loro riconoscimento.
Questo modello della sfera pubblica ellenica (ultima-
mente in Arendt 1958), cos come ci stato trasmesso, in
forma stilizzata, nellautointerpretazione dei greci, a comin-
ciare dal Rinascimento fino ai nostri giorni ha in comune
con tutta la cosiddetta classicit una forza normativa pe-
culiare. Non la formazione sociale che ne il fondamento;
ma proprio il paradigma ideologico ha conservato, oltre i se-
coli, la sua continuit, appunto come continuit storico-spi-
rituale. Innanzitutto, attraverso il Medioevo, le categorie del
pubblico e del privato sono state tramandate nelle definizio-
ni del diritto romano, la sfera pubblica come res publica.
Senza dubbio soltanto con la formazione dello Stato mo-
derno e di codesta sfera, da esso distinta, della societ civile
borghese, che tali categorie trovano unapplicazione efficace
sotto il profilo tecnico-giuridico. Esse servono sia allinter-
pretazione politica che allistituzionalizzazione giuridica di
una sfera pubblica borghese in senso specifico. Frattanto,
::: JRGEN HABERMAS
da circa un secolo, le sue basi sociali stanno per la verit
nuovamente disfacendosi; la tendenza alla disgregazione del-
la dimensione pubblica inequivocabile: mentre la sua sfera
si estende sempre pi vistosamente, la sua funzione si va ul-
teriormente depotenziando. Ci nonostante, lambito pub-
blico continua a essere un principio di organizzazione del
nostro ordinamento politico. Esso manifestamente qualco-
sa di pi e di diverso da un brandello dideologia liberale
che potrebbe essere tranquillamente spazzato via dalla de-
mocrazia sociale. Se si riesce a capire storicamente, nelle sue
strutture, linsieme che oggi, abbastanza confusamente, sus-
sumiamo sotto il titolo di sfera pubblica, possiamo per ci
stesso sperare di cogliere sistematicamente, al di l di una
chiarificazione sociologica del concetto, la nostra stessa so-
ciet prendendo le mosse da una delle sue categorie centrali.
La sfera pubblica rappresentativa
Durante il Medioevo europeo la contrapposizione tra pu-
blicus e privatus
2
, propria del diritto romano, sebbene in uso,
non ha avuto carattere vincolante. Anzi, proprio il precario
tentativo di applicare tale antitesi ai rapporti giuridici tipici
della signoria fondiaria feudale e del vassallaggio fa intrave-
dere, suo malgrado, che non esiste un contrasto tra dimensio-
ne pubblica e sfera privata come nel modello antico (o mo-
derno). Certamente anche in questo periodo unorganizza-
zione economica del lavoro sociale stabilisce nella casa del si-
gnore il centro di tutti i rapporti di dominio; tuttavia la posi-
zione del capofamiglia nel processo produttivo non pu pa-
ragonarsi con il potere di disposizione privato delloikosde-
sptes o del pater familias. Per quanto la signoria fondiaria (e
il vassallaggio che ne deriva), intesa quale complesso di tutti i
singoli diritti di dominio signorile, possa essere interpretata
come iurisdictio, non si adatta tuttavia alla contrapposizione
di potere di disposizione privato (dominium) e pubblica au-
tonomia (imperium). Vi sono autorit superiori e inferiori,
privilegi superiori e inferiori, ma nessuno status definibile
DELIMITAZIONE PROPEDEUTICA ::,
in termini di diritto privato dal quale i privati possano, per
cos dire, farsi innanzi in una sfera pubblica. Giunta al culmi-
ne della sua evoluzione nellalto Medioevo, la signoria fon-
diaria diventa in Germania propriet fondiaria privata soltan-
to con il XVIII secolo, in connessione alla liberazione dei con-
tadini e allaffrancamento delle terre. Il potere domestico non
signoria privata, n nel senso del diritto civile classico n in
quello del diritto moderno. Quando le sue categorie vengono
trasferite a rapporti sociali che non forniscono una base per
una distinzione tra sfera pubblica e ambito privato, sorgono
delle difficolt (Brunner 1943, pp. 386 sg.):
Se prendiamo la terra come la sfera del pubblico, nella casa e
nel potere esercitato dal capo-famiglia abbiamo a che fare
con un potere pubblico di secondordine, potere che certa-
mente privato in rapporto a quello a esso sovraordinato dal
Land, anche se in senso molto diverso da quello di un moder-
no ordinamento giuridico privato. a mio parere cos spiega-
bile che i diritti privati e pubblici di signoria si fondano
in una compatta unit in modo da costituire entrambi emana-
zione di un potere unitario, entrambi legati alla terra e tali da
poter essere trattati come diritti privati ben acquisiti.
Dalla tradizione giuridica antico-germanica e dalle sue di-
stinzioni di gemeinlich (comune) e sunderlich (particolare),
common e particular, emerge invero una certa corrispondenza
con i classici publicus e privatus. Codesta contrapposizione si
riferisce a elementi comunali nella misura in cui si sono anda-
ti affermando nellambito dei rapporti feudali di produzione.
Il pascolo comunale pubblico, publicum; il pozzo, la piazza
del mercato sono accessibili al pubblico per luso comune, lo-
ci communes, loci publici. A questo comune a cui, secondo
una linea storico-linguistica, si ricollega il bene pubblico o
comune (common wealth, public wealth), si contrappone il
particolare. Esso ci che sta separato, in unaccezione del
privato che ancora oggi adottiamo equiparando gli interessi
particolari a quelli privati. Nel quadro dellorganizzazione
feudale, il particolare si riferiva per altro verso anche a coloro
i quali godevano di particolari diritti, immunit e privilegi; in
:: JRGEN HABERMAS
questo senso, il particolare, il luogo dasilo, il nucleo della
signoria fondiaria e quindi, al tempo stesso, dellelemento
pubblico. Il coordinamento di categorie del diritto germani-
co e di quello romano si sconvolge appena le prime vengono
assorbite dal feudalesimo, il common man il private man.
Serba traccia di questo rapporto luso linguistico di common
soldier nel significato di private soldier, luomo comune senza
rango, senza lelemento particolare di un potere di comando
interpretato poi come pubblico. Nei documenti medievali
si usa signorile come sinonimo di publicus: pubblicare signi-
fica: confiscare per il signore (Kirchner 1949, p. 22). Nellam-
bivalenza semantica di comune (common) come comunita-
rio, cio accessibile a tutti (pubblico), e di comune, cio di
diritto particolare, vale a dire signorile, escluso in generale
dal (pubblico) rango, si riflette fino ai giorni nostri lintegra-
zione degli elementi di unorganizzazione comunale in una
struttura sociale fondata sulla signoria fondiaria
3
.
Nella societ feudale dellalto Medioevo la dimensione
pubblica come ambito specifico, distinto dalla sfera privata,
non pu essere individuata dal punto di vista sociologico,
cio sulla base di criteri istituzionali. Tuttavia non a caso gli
attributi della signoria, per esempio il sigillo del principe, si
chiamano pubblici; non a caso il re inglese gode di public-
ness
4
; sussiste cio una pubblica rappresentanza del dominio.
Questo carattere pubblico rappresentativo non si costituisce
come un ambito sociale, come una sfera pubblica; piutto-
sto, se possibile una traslazione del termine, qualcosa come
un indice distintivo di status. Lo status del signore fondiario,
qualunque sia il suo livello, in s neutrale rispetto ai criteri
di pubblico e di privato; il suo detentore tuttavia lo rap-
presenta pubblicamente; egli si mostra, si esibisce come lin-
carnazione di un potere comunque superiore
5
. Il concetto
di questa rappresentanza si conservato fino alla pi recente
dottrina costituzionale, secondo la quale la rappresentanza
pu aversi soltanto nella sfera pubblica; non c rappresen-
tanza che sia affare privato
6
. E invero essa pretende di ren-
der manifesto un essere invisibile attraverso la persona pub-
blicamente presente del signore:
DELIMITAZIONE PROPEDEUTICA ::,
() qualcosa di morto, dinferiore o di nessun valore, qualco-
sa di volgare non suscettibile di rappresentanza. Gli manca
quel potenziamento nel suo modo di essere, che in grado di
dargli un rilievo nellessere pubblico, unesistenza. Parole co-
me grandezza, altezza, maest, gloria, dignit e onore cercano
di cogliere questa particolarit di un essere cui inerisce capa-
cit di rappresentanza.
Linvestitura di un mandato, nel senso di rappresentanza
della nazione o di determinati mandanti, non ha nulla a che
fare con questo carattere pubblico rappresentativo, che ade-
risce alla concreta esistenza del signore e conferisce unau-
reola alla sua autorit. Quando il signore territoriale raduna
intorno a s i signori laici ed ecclesiastici, i cavalieri, i prelati e
i delegati delle citt (o, come accadeva ancora nel Reich tede-
sco fino al 1806, quando limperatore invitava al Reichstag
principi e vescovi, conti, legati delle citt imperiali e abati),
non si tratta di unassemblea di delegati che rappresentano
qualcun altro. Sintanto che il principe e i suoi ceti territoriali,
invece di esserne meri mandatari sono il Land, essi posso-
no rappresentare in senso specifico; rappresentano il loro do-
minio, anzich per il popolo, dinanzi al popolo.
Il dispiegarsi del carattere pubblico rappresentativo le-
gato agli attributi personali: alle insegne (stemmi, armi),
allhabitus (vesti, acconciature dei capelli), al gestus (forma
di saluto, gesti) e alla retorica (formalit dellallocuzione,
solennit del discorso in genere)
7
, insomma a un codice ri-
goroso di nobile comportamento. Nel corso dellalto Me-
dioevo esso si cristallizza in un sistema di virt cortigiane,
in una forma cristianizzata delle aristoteliche virt cardinali
che fa sfumare lelemento eroico nel cavalleresco e nel prin-
cipesco. indicativo il fatto che in nessuna di queste virt
lelemento fisico perda del tutto il suo significato; la virt
infatti deve incarnarsi, deve poter farsi pubblicamente rap-
presentare (Hauser 1953, p. 321). specialmente nel tor-
neo riproduzione dello scontro cavalleresco che questa
rappresentanza solenne acquista valore. Certo anche al ca-
rattere pubblico della polis greca non estranea unesibizio-
::o JRGEN HABERMAS
ne agonistica dellaret; ma il carattere pubblico della rap-
presentanza cortigiano-cavalleresca, che si dispiega non tan-
to nei giorni di udienza processuale, quanto in quelli di fe-
sta, nei tempi solenni, non costituisce una sfera di comu-
nicazione politica. Come aureola dellautorit feudale essa
denota uno status sociale. Le manca perci anche un luo-
go designato: il codice cavalleresco di comportamento
comune come norma a tutti i signori, scendendo dal re fino
al semplice cavaliere semicontadino; costoro si orientano su
esso non solo in determinate occasioni, in un determinato
luogo, come eventualmente in una pubblica sfera, ma
sempre e ovunque si trovino ad agire in vesti di rappresen-
tanza nellesercizio dei loro diritti di signoria.
Al di l delle occasioni mondane, soltanto gli ecclesiasti-
ci, fra tutti i signori, hanno una sede propria di rappresen-
tanza: la Chiesa. Nel rituale della Chiesa, liturgia, messa,
processione, sopravvive ancor oggi un carattere pubblico
rappresentativo. Stando a una nota affermazione, la Camera
inglese dei Pari, lo Stato Maggiore prussiano, lAccademia
francese e il Vaticano romano sono state le ultime colonne
della rappresentanza; alla fine rimasta soltanto la Chiesa,
cos solitaria che chi vede in essa solo una forma esteriore
non pu non dire, con scherno epigrammatico, che essa rap-
presenta ormai unicamente la rappresentanza (Schmitt
1925, p. 26). Del resto il rapporto dei laici con il clero mette
in evidenza quanto lambiente sia strettamente attinente al
momento pubblico rappresentativo e al tempo stesso da es-
so escluso, sia, in certo senso, privato, allo stesso modo di
quel private soldier che escluso dalla rappresentanza, dalla
dignit militare, sebbene vi rientri. A questa esclusione
corrisponde un mistero nel circolo interno del carattere
pubblico: esso si basa su un arcano: la messa e la Bibbia ven-
gono lette in latino, non gi nella lingua del popolo.
La rappresentanza di tipo pubblico cortigiano-cavallere-
sca attinge la sua ultima e genuina figura nelle corti francesi e
borgognone del XV secolo (Huizinga 1919). Il famoso ceri-
moniale spagnolo la pietrificazione di questa tarda fioritu-
ra; in questa forma si conserver ancora per secoli nelle corti
DELIMITAZIONE PROPEDEUTICA ::;
absburgiche. In et moderna la sfera pubblica rappresentati-
va, le cui origini sono nella civilt nobiliare cittadina dellalta
Italia protocapitalista, si forma dapprima a Firenze, quindi
anche a Parigi e a Londra. Proprio assimilando lincipiente
civilt borghese dellUmanesimo essa conserva la sua forza: il
mondo culturale umanistico innanzitutto integrato nella vi-
ta di corte
8
. Sul filo dei primi educatori di principi, gi intor-
no al 1400, lUmanesimo, che solo nel corso del XVI secolo
svilupper le arti della critica filologica, concorre a un so-
stanziale mutamento di stile della stessa vita di corte. Con il
Cortegiano, un uomo di corte di formazione umanistica su-
bentra al posto del cavaliere cristiano. A questo modello cor-
risponderanno, un po pi tardi, il gentlemen della vecchia
Inghilterra e lhonnte homme francese. La loro socievolezza
vivace ed eloquente contraddistingue la nuova societ, che
si rapporta alla corte come suo centro
9
. La nobilt terriera
indipendente, appoggiata alla sua propriet fondiaria, perde
forza di rappresentanza; la sfera pubblica rappresentativa si
concentra nella corte del sovrano. Tutti i suoi momenti fini-
scono per raccogliersi ancora una volta insieme con partico-
lare evidenza e sontuosit nella festa barocca.
Rispetto alle feste mondane del Medioevo e anche a
quelle del Rinascimento, il Barocco gi andato perdendo
lelemento pubblico in senso letterale. Torneo, danza e tea-
tro si ritraggono dalle pubbliche piazze nei giardini del par-
co, dalle strade nelle sale del castello. Il parco del castello,
che appare soltanto alla met del XVII secolo e che insieme
allarchitettura del secolo francese non tarda a diffondersi
in Europa, rende possibile lo stesso castello barocco, che
costruito per cos dire intorno al grande salone delle feste,
come pure una vita di corte gi al riparo dal mondo esterno.
Tuttavia lo schema dellelemento pubblico rappresentativo
non solo si conserva, ma addirittura si mette ancor pi chia-
ramente in evidenza. Nelle sue Conservations, mademoiselle
de Scudry ci mette al corrente sugli strapazzi delle grandi
feste; esse servivano non tanto al piacere dei partecipanti
quanto a unesibizione di grandezza, della grandeur appunto
di chi le organizzava; il popolo, a cui non rimaneva che stare
:: JRGEN HABERMAS
a guardare, si divertiva probabilmente molto di pi (Alewyn
1959, p. 14). Anche in questo caso, dunque, il popolo non
escluso del tutto; esso resta costantemente presente nei vico-
li; la rappresentanza pur sempre rivolta a un pubblico, in-
nanzi al quale si dispiega
10
. Soltanto i banchetti di notabili
dellalta borghesia diventano, a porte chiuse, esclusivi.
Il carattere borghese si distingue da quello della corte per il
fatto che nella casa borghese anche la sala delle feste destina-
ta ad abitazione, mentre nel castello perfino lo spazio abitativo
destinato alle feste. E in realt, a partire da Versailles, la ca-
mera da letto reale diventa il secondo punto focale della pian-
ta del castello. Qui si trova il letto, messo su come un baracco-
ne da fiera, su una piattaforma rialzata, un trono per stare
sdraiato, separato mediante un tramezzo dallo spazio degli
spettatori, cos che in effetti questo spazio il palcoscenico
quotidiano delle cerimonie del lever e coucher, che elevano ci
che vi di pi intimo a pubblica significanza (p. 43).
Nelletichetta di Luigi XIV il carattere pubblico rappre-
sentativo raggiunge la pointe raffinata della sua concentra-
zione cortigiana.
Alla societ aristocratica, scaturita dalla societ rina-
scimentale, non compete pi, o comunque non pi in pri-
mo grado, una funzione di rappresentanza nei confronti
della propria signoria; essa serve alla rappresentanza del
monarca. Costituitisi, sulla base delleconomia commerciale
protocapitalista, gli Stati assoluti nazionali e territoriali, e
scosse le basi feudali del dominio, questo ceto aristocratico-
cortigiano in grado di formare, soprattutto per quella sfe-
ra della buona societ che pur conservando nel XVIII se-
colo una sua caratteristica indeterminatezza rivela gi tratti
chiaramente definiti, la platea di una socievolezza altamente
individualizzata a onta di ogni etichetta (cfr. Joachimsen
1921). Lultima figura dellelemento pubblico rappresentati-
vo, immiserita e al tempo stesso acuita alla corte del monar-
ca, gi una riserva allinterno di una societ che si separa
dallo Stato. Ora soltanto si distaccano in un senso specifica-
mente moderno la sfera privata e quella pubblica.
DELIMITAZIONE PROPEDEUTICA ::,
Anche in tedesco infatti troviamo, soltanto a cominciare
dalla met del XVI secolo (Weigand 1910, p. 475), il termi-
ne privat, derivante dal latino privatus, nel senso che allora
avevano assunto anche linglese private e il francese priv.
Il significato quello di senza ufficio pubblico (Grimm,
Grimm 1889, pp. 2137 sg.), not holding public office or
official position
11
, sans emplois, que lengage dans les af-
faires publiques
12
. Privat indica lesclusione dalla sfera
dellapparato statale, mentre pubblico (ffentlich) si riferi-
sce allo Stato formatosi con lassolutismo, che si oggettiva
rispetto alla persona del sovrano. Il pubblico, the public, le
public, si contrappone alla persona privata come potere
pubblico. I servitori dello Stato sono persone pubbliche,
public persons, personnes publiques; essi occupano un uffi-
cio pubblico, i loro affari dufficio sono pubblici (public of-
fice, service public) e pubblici sono detti gli edifici e gli isti-
tuti del governo. Dallaltro lato ci sono privati, uffici priva-
ti, affari privati e case private; Gotthelf infine parla di uo-
mo privato. Di fronte allautorit stanno i sudditi, che ne
sono esclusi; quella al servizio cos si dice del bene
comune, questi perseguono la loro privata utilit.
Sono note le grandi tendenze che sino alla fine del
XVIII secolo trovarono la loro realizzazione. Le potenze
feudali, Chiesa, principi e ceto signorile, cui inerisce il ca-
rattere pubblico rappresentativo, si decompongono in un
processo di polarizzazione e infine si disgregano in ele-
menti privati da un lato, in elementi pubblici dallaltro. In
connessione alla Riforma protestante muta la posizione
della Chiesa; il legame con lautorit divina, che essa rap-
presenta, diventa affare privato. La cosiddetta libert di
religione garantisce storicamente la prima sfera di autono-
mia privata; la Chiesa stessa continua a sussistere come
una corporazione di diritto pubblico fra le altre. La corri-
spondente polarizzazione del potere dei principi viene vi-
sibilmente messa in rilievo, in primo luogo con la separa-
zione del bilancio pubblico dal patrimonio privato del si-
gnore territoriale. Con la burocrazia e lesercito (e in parte
anche con la magistratura) le istituzioni del potere pubbli-
:,c JRGEN HABERMAS
co si oggettivano nei confronti della sfera sempre pi pri-
vatizzata della corte.
Dagli Stati, infine, gli elementi a essi appartenenti in
quanto ordini dominanti si sviluppano in organi del potere
pubblico: il parlamento (e, in parte, la magistratura); gli ele-
menti dellordine professionale, in quanto si trovano gi im-
piantati sulle corporazioni cittadine e su certe differenziazio-
ni di Stato territoriale, si sviluppano nella sfera della so-
ciet civile, che si porr di fronte allo Stato come lambito
genuino dellautonomia privata.
Genesi della sfera pubblica borghese
Con gli inizi del capitalismo finanziario e commerciale
che a cominciare dal XIII secolo si diffonde dalle citt dellIta-
lia del Nord anche verso lEuropa occidentale e settentriona-
le e fa sorgere prima gli empori del Paesi Bassi (Bruges, Lt-
tich, Bruxelles, Gand ecc.), poi le grandi fiere, agli incroci
delle vie commerciali a lunga distanza, si formano gli elemen-
ti di un nuovo ordine sociale: indubbiamente essi vengono
dapprima a integrarsi, ancora senza difficolt, nel vecchio or-
dinamento politico. Quella iniziale assimilazione dellumane-
simo borghese a una cultura aristocratico-cortigiana che ci
dato osservare in modo esemplare nel processo di formazio-
ne della societ rinascimentale, a Firenze, deve essere vista
anche su questo sfondo. Il protocapitalismo conservatore,
non solo in quel modo di vedere leconomia cos vivacemente
descritta da Sombart (1919, II, 1), in una prassi affaristica
modellata sul tipo del guadagno onorevole, ma anche poli-
ticamente. Fintantoch esso vive dei frutti del vecchio modo
di produzione (della produzione economico-rurale soggetta a
vincoli feudali, propria di una massa contadina non libera e
della ristretta produzione di merci soggetta a vincoli corpora-
tivi caratteristica dellartigianato cittadino), senza trasformar-
lo
13
, i suoi tratti restano ambivalenti; questo capitalismo sta-
bilizza da un lato i rapporti di dominio basati sul ceto e libera
dallaltro quegli elementi in cui essi un giorno si dissolveran-
DELIMITAZIONE PROPEDEUTICA :,:
no. Ci riferiamo agli elementi della nuova struttura commer-
ciale: la circolazione delle merci e delle notizie creata dal gran-
de commercio internazionale del primo capitalismo.
Naturalmente, sin dagli inizi, le citt controllano i mercati
locali. Soggetti come sono alle gilde e alle corporazioni, que-
sti restano pertanto strettamente regolamentati, e sono da
considerarsi piuttosto uno strumento di dominio sulle imme-
diate adiacenze che di libero traffico di merci fra citt e cam-
pagna (Dobb 1945, pp. 103 sgg.). Con il commercio interna-
zionale, per il quale secondo le osservazioni di Pirenne la
citt fu pi che altro una base di operazioni, sorgono mercati
di altro tipo. Essi si consolidano in fiere periodiche e ben
presto con lo sviluppo delle tecniche capitalistico-finanziarie
(lettere di credito e di cambio sono gi in uso nel XIII secolo
nelle fiere della Champagne) si organizzano stabilmente in
borse; nel 1531 Anversa diventa una fiera stabile (Se
1926). Questo rapporto di scambio si evolve secondo regole
che indubbiamente risultano manipolate altres dal potere
politico; si dispiega tuttavia una rete orizzontale, largamente
estesa, di dipendenze economiche che in via di principio non
possono pi essere ricondotte a rapporti verticali di dipen-
denza, fondati su forme di economia chiusa di tipo familiare,
e propri del sistema di dominio di ceti. Lordinamento politi-
co, invero, non messo in discussione dai nuovi processi, che
pure si sottraggono, in quanto tali, al quadro esistente, fin-
tantoch il vecchio strato signorile vi partecipa soltanto come
consumatore; anche se esso storna una parte crescente dei
propri prodotti per beni voluttuari divenuti accessibili grazie
al commercio internazionale, lantica produzione, e con essa
la base del suo dominio, non cade ancora per questo in stato
di dipendenza rispetto al nuovo capitale.
Lo stesso accade per la circolazione delle notizie, che si
svolge sulle strade del traffico mercantile. Il calcolo commer-
ciale orientato in base al mercato esigeva, con lestensione dei
traffici, informazioni pi precise e frequenti su avvenimenti
lontani nello spazio. A partire dal XIV secolo il vecchio scam-
bio di lettere commerciali viene perci perfezionato in una
specie di sistema professionale di corrispondenza. I primi
:,: JRGEN HABERMAS
viaggi dei corrieri che partivano in giorni fissi, le cosiddette
poste ordinarie, furono organizzati dalle associazioni di com-
mercianti per i propri scopi. Le grandi citt commerciali so-
no allo stesso tempo centri dello scambio di informazioni
14
.
Anche la sua permanenza diventa urgente nella misura in cui
diventa permanente il traffico delle merci e degli effetti. Pres-
sappoco contemporaneamente alla nascita delle borse, la po-
sta e la stampa istituzionalizzano contatti e comunicazioni
stabili. Ai commercianti indubbiamente basta un sistema di
informazioni professionale e segreto, alle cancellerie delle
citt e delle corti un sistema di informazioni a carattere am-
ministrativo-interno. A nessuno dei due gruppi risulta conve-
niente la pubblicit dellinformazione. Corrispondono piut-
tosto ai loro interessi gli avvisi scritti, corrispondenze pri-
vate organizzate su base professionale dai mercanti dinfor-
mazioni
15
. Il nuovo campo delle comunicazioni si adatta
senzaltro, con le sue istituzioni per la circolazione di notizie,
alle forme esistenti di comunicazione, fintantoch manca il
momento decisivo, la pubblicit. Come si potr parlare di
posta secondo una precisazione di Sombart, soltanto allor-
ch sar regolarmente offerta alla generalit del pubblico
lopportunit di servirsi del trasporto della corrispondenza
(Sombart 1919, II, p. 369), cos anche esister una stampa in
senso stretto, soltanto da quando una regolare informazione
diventer a sua volta pubblica, cio accessibile alla generalit
del pubblico. Ci per accadr soltanto alla fine del XVII se-
colo
16
. Fino ad allora lantico ambito di comunicazioni della
sfera pubblica rappresentativa non fondamentalmente mi-
nacciato da quello nuovo, proprio di una sfera pubblica de-
terminata in senso pubblicistico. Le notizie fatte conoscere su
base professionale non sono ancora pubblicate, le novit irre-
golarmente pubblicate non si sono ancora oggettivate in noti-
zie
17
. Gli elementi relativi alla struttura dei traffici del proto-
capitalismo, traffico di merci e di notizie, mostrano la loro
forza rivoluzionaria soltanto nella fase del mercantilismo, in
cui vengono formandosi, insieme allo Stato moderno, anche
le economie nazionali e regionali (Schmoller 1898, p. 37).
Quando nel 1597 la Hansa tedesca definitivamente espulsa
DELIMITAZIONE PROPEDEUTICA :,,
da Londra e, pochi anni pi tardi, la compagnia dei Mer-
chant Adventurers sinstalla ad Amburgo, ci significa non
soltanto lascesa commerciale e politica dellInghilterra, ma
soprattutto un nuovo livello raggiunto nel frattempo dal ca-
pitalismo. A partire dal XVI secolo le compagnie commerciali
si organizzano su una base allargata di capitale e non si ac-
contentano pi, come i vecchi cavalieri dindustria, di merca-
ti pur sempre limitati. Con spedizioni in grande stile esse
aprono nuovi campi per il proprio mercato
18
.
Per soddisfare il crescente bisogno di capitale e divide-
re i rischi sempre maggiori, queste compagnie si danno ben
presto la forma di societ per azioni. Ma oltre a ci hanno
bisogno di forti garanzie politiche. I mercati esteri sono ora
considerati, a ragione, prodotti istituzionali; sono il risul-
tato di sforzi politici e potenza militare. La vecchia base
operativa delloriginario comune cittadino si allarga cos in
quella nuova del territorio statale. Comincia quel processo
che Heckscher (1932, I, pp. 108 sgg.) ha descritto come la
nazionalizzazione delleconomia cittadina. Indubbiamente
soltanto in tal modo si costituisce quel che da allora verr
chiamato nazione: lo Stato moderno con le sue organiz-
zazioni burocratiche e il suo crescente fabbisogno finanzia-
rio, che dal canto suo reagisce, accelerandola, sulla politica
mercantilistica. N i mutui privati fra principe e finanziato-
ri, n i prestiti pubblici bastano a coprire tale fabbisogno;
soltanto un efficace sistema di imposte supplisce al bisogno
di capitali. Lo Stato moderno essenzialmente uno Stato
fiscale, lamministrazione finanziaria il nocciolo della sua
amministrazione. La separazione, ormai divenuta matura,
del patrimonio privato del principe dai beni dello Stato
19
dimostra esemplarmente loggettivazione delle relazioni
personali di dominio. Le amministrazioni locali sono poste
sotto il controllo del governo, in Inghilterra mediante listi-
tuto dei giudici di pace, sul continente secondo il modello
francese, con laiuto delle intendenze.
La riduzione della sfera pubblica rappresentativa, che si
verifica progressivamente con la mediatizzazione delle auto-
rit di ceto a opera di quella del signore territoriale, d spazio
:, JRGEN HABERMAS
a unaltra sfera connessa con il termine di ambito pubblico in
senso moderno: la sfera del potere pubblico. Questa si ogget-
tiva in unamministrazione stabile e in un esercito permanen-
te; alla permanenza dei contatti nel traffico di merci e di
informazioni (borsa, stampa) corrisponde ora unattivit sta-
tuale continuativa. Il potere pubblico si consolida in tangibile
controparte per coloro che gli sono semplicemente soggetti e
trovano in esso in primo luogo soltanto in via negativa la loro
determinazione. Tali infatti sono i privati, che non occupan-
do alcun ufficio sono esclusi dalla partecipazione al pubblico
potere. Pubblico, in questo senso pi ristretto, diventa si-
nonimo di statuale; lattributo non si riferisce pi alla corte
rappresentativa di una persona fornita di autorit, ma piutto-
sto al funzionamento, regolato sulla base di specifiche com-
petenze, di un apparato cui spetta il monopolio di un legitti-
mo esercizio del potere. La signoria fondiaria si trasforma in
polizia, i privati in essa sussunti costituiscono, in quanto
destinatari del pubblico potere, il pubblico.
La politica mercantilistica, formalmente orientata verso
la bilancia commerciale attiva, fornisce una specifica confi-
gurazione al rapporto autorit-sudditi. Lapertura e lam-
pliamento dei mercati esteri, nei quali le compagnie privi-
legiate conquistano, sotto la pressione politica, una posi-
zione di monopolio, in una parola il nuovo colonialismo,
entrano, com noto, poco alla volta al servizio dello svi-
luppo delleconomia industriale allinterno; in egual misura
gli interessi del capitale manifatturiero si affermano di
fronte a quelli del capitale commerciale. Per questa via
quel singolo elemento dellassetto protocapitalistico degli
affari, il traffico di merci, rivoluziona ora anche la struttura
della produzione: lo scambio delle materie prime importa-
te con i prodotti finiti e semilavorati deve essere considera-
ta funzione di un processo in cui lantico modo di produ-
zione si trasforma il quello capitalistico. Dobb fa notare
che questa svolta si profila nella letteratura mercantilistica
del tardo XVII secolo. Il commercio estero non vale pi per
s come fonte della ricchezza, ma soltanto ancora nella mi-
sura in cui rende possibile loccupazione della popolazione
DELIMITAZIONE PROPEDEUTICA :,,
di quel paese: employment created by trade
20
. Le misure
dellamministrazione si commisurano sempre pi allobiet-
tivo dimporre il modo di produzione capitalistico. Al po-
sto dei privilegi delle corporazioni professionali subentra-
no i privilegi personali concessi dal sovrano, destinati a tra-
sferire nella produzione capitalistica le industrie esistenti o
a creare nuove manifatture. In tal modo si fa sempre pi
vincolante, fin nei dettagli, la regolamentazione del proces-
so stesso di produzione
21
.
Come pendant allautorit si costituisce la societ civile.
Le attivit e le dipendenze, fino ad allora relegate nellambito
delleconomia di tipo familiare, oltrepassano le soglie della
sfera domestica per veder la luce della sfera pubblica. Le
antiche forme, che agganciavano lintera personalit a sistemi
di fini sovrapersonali, erano morte e leconomia singola di
ogni famiglia era diventata il centro della sua propria esisten-
za; si era cos venuta fondando una sfera privata, cui ora si
contrapponeva quella pubblica come qualcosa di distinguibi-
le; questa precisazione di Schumpeter (1918, p. 16) coglie
soltanto un aspetto del processo la privatizzazione del pro-
cesso produttivo non gi anche la sua nuova rilevanza pub-
blica. Lattivit economica privatizzata deve orientarsi verso
uno scambio allargato di merci sotto pubblica direzione e
sorveglianza; le condizioni economiche, nelle quali adesso si
svolge, risiedono perci fuori dei confini delleconomia fami-
liare, sono per la prima volta dinteresse generale.
A questa sfera privata, divenuta pubblicamente rilevante,
della societ civile allude Hannah Arendt, quando caratte-
rizza, diversificandolo dallantico, il moderno rapporto della
sfera pubblica con quella privata, mediante lo sviluppo del
sociale.
La societ la forma del vivere associato, in cui la dipendenza
delluomo dal suo simile giunge a pubblica significanza in ragio-
ne della vita e non daltro, e in cui pertanto le attivit che servo-
no esclusivamente al mantenimento della vita non solo si mani-
festano nella dimensione pubblica, ma debbono necessariamen-
te determinare la fisionomia dello spazio pubblico
22
.
:,o JRGEN HABERMAS
Nella trasformazione delleconomia tramandata dallan-
tichit in economia politica si riflettono i mutati rapporti.
Addirittura il concetto delleconomico, che fino a tutto il
XVII secolo era connesso allambito dattribuzione del-
loikosdesptes, del pater familias, del padrone di casa, solo
adesso acquista il suo significato moderno, dalla prassi del-
lazienda daffari che calcola secondo i principi della reddi-
tivit; i doveri del capo di casa si precisano, riducendosi al-
la parsimonia sul piano del regime familiare (Brunner
1943, pp. 242 sgg.). Leconomia moderna non si orienta
pi verso loikos: alla casa subentrato il mercato; lecono-
mia diventa scienza dei commerci. Nella cameralistica
del XVIII secolo (che trae il suo nome da camera, la camera
del tesoro del signore territoriale), tale scienza, che precor-
re leconomia politica, si colloca significativamente accanto
alla scienza delle finanze, da un lato, e alla dottrina della
tecnica agraria, liberatasi dal tradizionalismo, dallaltro, co-
me parte della polizia, la vera e propria scienza dellam-
ministrazione; tanto strettamente la sfera privata della so-
ciet civile subordinata agli organi del potere pubblico.
Allinterno di questo ordinamento politico e sociale tra-
sformato nel corso della fase mercantilistica del capitalismo
(ordinamento la cui nuova figura gi comincia in gran parte a
delinearsi nel distacco del momento politico da quello socia-
le) anche il secondo elemento del nesso della circolazione
protocapitalistica sviluppa ora una sua propria forza dirom-
pente: la stampa. I primi giornali
23
in senso stretto, chiamati
ironicamente anche giornali politici, appaiono in un primo
tempo settimanalmente, ma diventano gi quotidiani verso la
met del XVII secolo. Le corrispondenze private contenevano
allora accurate ed estese informazioni su assemblee imperiali
ed eventi bellici, su raccolti, imposte, trasporti di metalli pre-
ziosi e innanzi tutto, naturalmente, notizie del commercio in-
ternazionale (Kempters 1936). Ma soltanto un rigagnolo di
questo torrente di notizie passa attraverso il filtro di tali gior-
nali stampati. Gli abbonati di queste corrispondenze private
non avevano alcun interesse a che il loro materiale diventasse
pubblico. Perci i giornali politici non esistevano per i com-
DELIMITAZIONE PROPEDEUTICA :,;
mercianti, bens viceversa i commercianti per i giornali.
Erano chiamati Custodes novellarum dai loro contempo-
ranei proprio a causa di questa dipendenza delle pubbliche
informazioni dal loro privato traffico di notizie
24
. Passano il
vaglio del controllo non ufficiale delle notizie da parte dei
commercianti e quello della censura ufficiale delle notizie
da parte delle amministrazioni sostanzialmente le informa-
zioni dallestero e dalla corte e le notizie commerciali poco
importanti; del repertorio dei fogli volanti si conservano le
tradizionali novit, le cure miracolose, i nubifragi, gli
omicidi, epidemie e incendi (Groth 1928, p. 580). Cos le
notizie che giungono alla pubblicazione appartengono alle
categorie residuali del materiale informativo in s disponi-
bile; tuttavia occorre spiegare perch esse vengano ora dif-
fuse e siano accessibili a tutti, siano cio rese pubbliche.
da chiedersi se sia bastato per questo linteresse degli scrit-
tori di avvisi: essi avevano comunque un interesse alla
pubblicazione. Non solo il traffico di notizie si sviluppa in
connessione con i bisogni del traffico mercantile, ma le no-
tizie stesse diventano merci. Linformazione su base profes-
sionale risulta perci subordinata alle stesse leggi del merca-
to, alla cui origine essa deve la stessa sua esistenza. Non a
caso i giornali stampati si sviluppano spesso dagli stessi uffi-
ci di corrispondenza che gi provvedevano ai giornali scritti
a mano. Ogni informazione epistolare ha il suo prezzo; si
capisce perci che si voglia incrementare il guadagno allar-
gando la vendita. Una parte del materiale informativo in
questione per questo motivo gi stampato periodicamente
e, venduto in forma anonima, ottiene quindi pubblicit.
Maggior peso acquistava frattanto linteresse dei nuovi
governi, che ben presto utilizzarono la stampa ai fini dellam-
ministrazione. Dal momento che essi si servono di questo
strumento per render noti ordini e disposizioni, i destinatari
del potere pubblico diventano effettivamente il publicum. Sin
dallinizio i giornali politici avevano informato sui viaggi e i
ritorni dei principi, sullarrivo di eminenti personaggi stranie-
ri, su feste, solennit della corte, nomine ecc.; nel contesto
di queste notizie di corte, che possono essere interpretate co-
:, JRGEN HABERMAS
me una specie di trasposizione della rappresentanza nella
nuova configurazione della dimensione politica, apparvero
altres disposizioni del signore per il bene dei sudditi. Subi-
to, tuttavia, la stampa venne posta al servizio dellamministra-
zione in modo sistematico. Ancora una disposizione per la
stampa del governo di Vienna del marzo 1769 attesta lo stile
di questa prassi: Affinch il giornalista possa sapere che ge-
nere di disposizioni interne, ordinanze e altre faccende even-
tuali opportuno comunicare al pubblico, occorre che le au-
torit provvedano a raccoglierle settimanalmente e a trasmet-
terle ai giornalisti (I, p. 585). Gi Richelieu, come sappiamo
dalle lettere di Hugo Grotius, allora inviato svedese a Parigi,
avvertiva vivamente lutilit del nuovo strumento (Everth
1931, p. 202). Sar lui a proteggere il giornale di Stato fonda-
to nel 1631 da Renaudot. Esso il modello della Gazette of
London che cominci a essere pubblicata dal 1665, sotto
Carlo II. Due anni prima era apparso anche, con autorizza-
zione ufficiale, lo Intelligencer, che pu riallacciarsi a un
Daily Intelligencer of Court, City and Country sporadica-
mente gi uscito nel 1643 (Morrison 1932). Ovunque questi
fogli di annunci, sorti da principio in Francia come mezzi
sussidiari delle agenzie di informazioni e inserzioni, diventa-
no gli strumenti preferiti del governo
25
. Spesso le agenzie
dinformazione sono rilevate dal governo e i giornali di noti-
zie vengono trasformati in fogli ufficiali. Con questa sistema-
zione, come suona un ordine di gabinetto prussiano del
1727, si dovrebbe far cosa utile al pubblico e agevolare il
commercio. Accanto alle ordinanze e ai proclami in mate-
ria di polizia, commercio e manifattura, appaiono le quota-
zioni dei mercati frutticoli, le tasse sui generi alimentari, i
prezzi dei principali prodotti locali e importati; inoltre le
quotazioni di borsa e le notizie commerciali, i rapporti sullal-
tezza delle acque ecc. In questo senso il governo del Palatina-
to-Baviera poteva annunciare al pubblico che commercia
un foglio di avvisi a vantaggio del commercio e delluomo
comune, allo scopo di metterlo in grado di conoscere perio-
dicamente le ordinanze del sovrano, nonch i prezzi delle di-
verse merci e cos di collocarle con tanto maggior profitto
DELIMITAZIONE PROPEDEUTICA :,,
(Groth 1928, p. 85). Lautorit indirizza le sue notificazioni al
pubblico, in linea di principio, dunque a tutti i sudditi; tutta-
via di solito per questa via non raggiunge luomo comune,
bens in ogni caso i ceti colti. Insieme allapparato dello
Stato moderno sorto un nuovo strato di borghesi, che as-
sumono una collocazione centrale in seno al pubblico. Il
loro nucleo formato dagli impiegati dellamministrazione
del signore territoriale, specialmente da giuristi (comunque
sul continente, dove la tecnica del recepito diritto romano
viene usata come strumento per la razionalizzazione dei rap-
porti sociali). Vi si aggiungono medici, parroci, ufficiali e
professori; i dotti, le cui gradazioni si estendono, passando
per i maestri di scuola e gli scrivani, fino al popolo
26
.
Nel frattempo, infatti, i veri borghesi, i vecchi ceti
professionali degli artigiani e dei bottegai, sono socialmente
decaduti; hanno perduto dimportanza con le citt stesse,
sul cui diritto di cittadinanza si fondava la loro posizione.
Contemporaneamente i grandi commercianti sono cresciuti
sino a eccedere il ristretto ambito della citt e, tramite le
compagnie, si sono collegati direttamente con lo Stato. Cos
anche i capitalisti, mercanti, banchieri, editori e manifat-
turieri, laddove la citt non riusciva a riaffermare, come ad
Amburgo, il proprio potere territoriale contro quello del
principe, appartengono a quel gruppo di borghesi che
sono tanto poco borghesi nel senso tradizionale quanto il
nuovo ceto dei dotti
27
. Questo strato il vero esponente del
pubblico, che sin dallinizio un pubblico di lettori. Esso
non pu pi, come a suo tempo i grandi commercianti cit-
tadini e i funzionari della cultura aristocratica delle corti ri-
nascimentali italiane, essere integrato nel suo complesso alla
cultura nobiliare del languente barocco. La sua posizione
egemonica nella nuova sfera della societ civile conduce
piuttosto a una tensione fra citt e corte, delle cui ma-
nifestazioni tipicamente nazionali ci occuperemo ancora.
In questo strato direttamente coinvolto e cointeressato
dalla politica mercantilistica, lautorit suscita una risonanza
che rende il publicum, lastratta controparte del potere pub-
blico, cosciente di s come interlocutore, come pubblico di
:c JRGEN HABERMAS
quella nascente sfera pubblica borghese che si va ora forman-
do. Questa si sviluppa infatti nella misura in cui il pubblico
interesse alla sfera privata della societ civile non pi ogget-
to di cura esclusivamente da parte del governo, ma preso in
considerazione da tutti i sudditi come loro proprio interesse.
Accanto agli esponenti del capitalismo commerciale e finan-
ziario, il gruppo crescente degli imprenditori del lavoro a
domicilio, manifatturieri e fabbricanti a dipendere dalle mi-
sure amministrative; fermo restando in ogni modo il proposi-
to che essi debbano essere non solo regolamentati nella loro
attivit industriale-imprenditoriale, ma anche, per mezzo del
regolamento, spronati alliniziativa. Il mercantilismo non pro-
tegge affatto, come vuole un diffuso pregiudizio, limpresa di
Stato; promuove invece la politica industriale, certo per via
burocratica, la costruzione e lespansione di imprese private
attive in senso capitalistico
28
. Il rapporto governo-sudditi ri-
cade con ci nella caratteristica ambivalenza di regolamento
pubblico e iniziativa privata. Diventa cos problematica quel-
la zona in cui il potere pubblico mantiene il collegamento
con i privati, tramite continuati atti amministrativi. Questo
non si verifica soltanto per la categoria di quanti partecipano
immediatamente alla produzione capitalistica. A misura che
questa si afferma, si riduce lapprovvigionamento in proprio
e cresce la dipendenza dei mercati locali da quelli territoriali
e nazionali, cos che larghi strati della popolazione, innanzi
tutto di quella cittadina, sono investiti come consumatori nel-
la loro esistenza quotidiana dalle misure della politica mer-
cantilistica. Non gi riguardo ai famosi provvedimenti sun-
tuari, bens intorno alle tasse indirette e alle imposte, e in ge-
nerale alle intromissioni pubbliche nella sfera domestica pri-
vatizzata finisce per costituirsi una sfera critica: stante la scar-
sit di granaglie si vieta per decreto il consumo di pane il ve-
nerd sera (Sombart 1919, i, 1, p. 365). Poich la societ con-
trappostasi allo Stato da un lato delimita chiaramente un am-
bito privato nei confronti del pubblico potere, dallaltro,
per, eleva a questione di pubblico interesse la riproduzione
della vita, oltre i limiti di un potere domestico privato, quella
zona di contatto amministrativo continuato diventa critica
DELIMITAZIONE PROPEDEUTICA ::
anche nel senso che provoca la critica di un pubblico razioci-
nante. Il pubblico pu raccogliere questa sfida tanto pi in
quanto ha bisogno soltanto di cambiar funzione allo stru-
mento con il cui aiuto lamministrazione aveva gi fatto della
societ una faccenda pubblica in senso specifico: la stampa.
Gi a partire dallultimo trentennio del XVII secolo i gior-
nali sono integrati da riviste, che mirano principalmente non
tanto allinformazione, quanto allistruzione pedagogica e
perfino alla critica e alla recensione. Le riviste scientifiche si
rivolgono innanzi tutto alla cerchia dei laici colti: il Journal
des Savants (1665) di Denys de Sallo, poi gli Acta Erudi-
torum di Otto Mencken (1682) e finalmente i celebri Mo-
natsgesprche di Thomasius, che coniarono il modello per
unintera stirpe di riviste. Nel corso della prima met del
XVIII secolo, con il cosiddetto articolo dotto, largomentazio-
ne razionale fa il suo ingresso anche nella stampa quotidia-
na. Quando anche lo Hallenser Intelligenzblatt, a partire
dal 1729, fa apparire, oltre gli avvisi, articoli dotti, recensioni
di libri e di tanto in tanto una relazione storica scritta da un
professore e dedicata al corso dei tempi, il re di Prussia si
vede spinto a prendere direttamente in mano questo proces-
so di sviluppo. Anche largomentazione razionale come tale
diventa oggetto di regolamentazione. Tutti i professori ordi-
nari delle facolt giuridiche, mediche e filosofiche devono,
infatti, a turno inviare una nota particolare, redatta con
chiarezza e semplicit, con lindicazione directorio, e in tem-
po, al pi tardi gioved. I dotti devono principalmente co-
municare al pubblico verit suscettibili di applicazione. I
borghesi si procurano a questo punto, ancora per ordine del
sovrano, quelle idee che poi sono le loro proprie e che si di-
rigono contro di lui. In un rescritto del 1784 Federico II or-
dina:
Un privato non autorizzato a esprimere giudizi pubblici, o
addirittura di biasimo, sulle azioni, il comportamento, le
leggi, le disposizioni e le ordinanze dei sovrani e delle corti,
dei servitori dello Stato, dei collegi e delle corti giudiziarie,
e neppure a divulgare a voce o con la stampa le notizie che
:: JRGEN HABERMAS
gli pervengono a questo riguardo. Un privato non del re-
sto affatto in grado di giudicare in proposito poich gli
manca la piena conoscenza delle circostanze e dei motivi
(Groth 1928, I, p. 623).
Pochi anni prima della rivoluzione francese, la situazio-
ne che in Francia e soprattutto in Inghilterra gi allinizio
del secolo in pieno movimento appare in Prussia come
cristallizzata in un modello. I giudizi interdetti vengono
chiamati pubblici in riferimento a una pubblica dimen-
sione che senza dubbio aveva avuto valore come sfera del
pubblico potere, ma che ora si staccava da questo in quan-
to foro nel quale i privati, raccolti come pubblico, si di-
sponevano a costringere il potere pubblico a legittimarsi
dinanzi alla pubblica opinione. Il publicum si evolve di-
ventando pubblico, il subiectum soggetto, il destinatario
dellautorit suo interlocutore.
La storia delle parole conserva le tracce di questa impor-
tante svolta. In Inghilterra, dalla met del XVII secolo in poi,
si parla di public, mentre si usava sino ad allora world o
mankind. Analogamente nel francese emerge il termine le pu-
blic per indicare ci che nel XVIII secolo, stando al dizionario
dei Grimm, aveva preso voga anche in Germania, dietro le-
sempio berlinese, con il nome di Publikum; fino a quel tem-
po si parlava di mondo dei lettori o anche semplicemente
di mondo (ancor oggi nel senso di alle Welt [tutti], tout le
monde). Adelung
29
distingue il pubblico che si riunisce in fol-
la in un luogo pubblico intorno a un oratore o a un attore,
dal pubblico dei lettori: in entrambi i casi, per, si tratta di
un pubblico giudicante. Ci che sottoposto al giudizio
del pubblico acquista pubblicit (Publizitt). Alla fine del
XVIII secolo linglese publicity viene derivato dal francese pu-
blicit: in Germania questa parola affiora nel XVIII secolo. La
critica stessa si rappresenta nella figura della opinione pub-
blica, parola formata nella seconda met del XVIII secolo su
opinion publique. In Inghilterra public opinion appare allin-
circa contemporaneamente: gi molto tempo prima si parla
invero di general opinion.
DELIMITAZIONE PROPEDEUTICA :,
*
Da Habermas 1962, pp. 11-40 della trad. it. Si ringrazia leditore Later-
za per lautorizzazione alla riproduzione.
1
Cfr. oltre in Habermas 1962, pp. 283 sgg.
2
Cfr. su questo Kirchner 1949. Res publica il possesso accessibile alla
generalit del populus, la res extra commercium, quella che viene esclusa dal
diritto vigente per i privati e le loro propriet; per es. flumen publicum, via
publica ecc.(pp. 10 sgg.).
3
Tralasciamo il problema della signoria cittadina del tardo Medioevo; sul
piano del territorio incontriamo le citt, che per lo pi appartengono ai be-
ni demaniali del principe, come una componente integrata al sistema feudale.
Nel protocapitalismo invero le citt libere assumono un ruolo decisivo per la
formazione della sfera pubblica borghese.
4
The Oxford Dictionary, 1909, vol. VII, 2.
5
Cfr. per la storia del concetto di Reprsentation [rappresentanza] i cen-
ni di H. G. Gadamer (1960, p. 134): La parola familiare ai romani subisce
una svolta radicale di significato alla luce del concetto cristiano dellincarna-
zione e del corpus mysticum. Rappresentazione non significa pi ora soltanto
copia o esposizione figurativa () bens ha il significato di sostituzione ().
Repraesentare significa lasciar-esser-presente (). Il fatto pi importante nel
concetto tecnico-giuridico (giuridico-sacrale) di Reprsentation che la perso-
na repraesentata il presentato-innanzi, il rappresentato, e nulla pi, e che
tuttavia il rappresentante, che esercita i diritti di questa, da essa dipenden-
te. Cfr. anche il completamento a p. 476: Repraesentatio, nel senso di rap-
presentazione sulla scena ci che nel Medioevo pu significare soltanto:
nello spettacolo religioso si trova gi nel XIII e XV secolo (). Per reprae-
sentatio non ha mai il senso di esecuzione, bens significa, fino al XVII secolo
inoltrato, la presenza rappresentata del divino stesso.
6
Cfr. Schmitt 1957 (pp. 208 sgg.); sulla localizzazione in termini di storia
della cultura di questo concetto medievale di sfera pubblica, cfr. Dempf 1945
(spec. cap. 2, pp. 21 sgg. sulle forme della sfera pubblica).
7
Carl Schmitt (1925, pp. 32 sg.) rileva che al carattere pubblico rappre-
sentativo la formula retorica congeniale quanto la discussione a quello bor-
ghese: Proprio leloquenza che non discute e non sottilizza, ma se ci lecito
dirlo rappresenta, [] lelemento decisivo (). Senza cadere in unarringa, in
un sentenziare e neppure in degenerazioni dialettiche, essa si muove nella
sua propria architettura. La sua solenne scansione pi che una musica;
una dignit umana divenuta visibile nella razionalit di un parlare che si d
forma; tutto ci presuppone una gerarchia, poich la risonanza spirituale
della grande retorica procede dalla fede, nella rappresentanza rivendicata
delloratore.
8
Contro la nota interpretazione di Jacob Burckhardt cfr. lesposizione di
Brunner (1949, pp. 108 sgg.).
9
Gadamer sviluppa la connessione, in termini di storia dello spirito, di
questa prima tradizione delleducazione umanistica con quei topoi del sen-
sus communis e del gusto (una categoria filosofico-morale), nelle cui im-
plicazioni sociologiche diventa chiaro il significato dellUmanesimo corti-
giano per la formazione della sfera pubblica. Dellideale educativo di
Gracin si dice: Entro la storia dellideale occidentale di educazione il suo
: JRGEN HABERMAS
segno distintivo consiste nellessere indipendente dalle pretese di ceto.
ideale di una societ fondata sulla cultura (). Il gusto non soltanto li-
deale che si pone una nuova societ, ma quella che da allora viene chiamata
la buona societ si forma, per la prima volta, nel segno di questo ideale
del buon gusto. Essa si riconosce e si legittima non pi per nascita e ran-
go, bens fondamentalmente solo per il carattere comunitario dei suoi giu-
dizi o, meglio, perch sa sollevarsi sopra la limitatezza degli interessi e lam-
bito strettamente privato delle predilezioni a rivendicare un giudizio ().
Nel concetto di gusto contenuto senza dubbio un modo di conoscenza.
nel segno del buon gusto che si capaci di distacco da se stessi e dalle pri-
vate preferenze. Perci il gusto per sua propria natura non qualcosa di
privato, ma un fenomeno pubblico di primo rango. Pu persino contrap-
porsi allinclinazione privata del singolo come unistanza di giudizio, in no-
me di ununiversalit che esso significa e rappresenta (Gadamer 1960, pp.
32 sgg.).
10
In tutte le occasioni pubbliche, celebrazioni di vittorie e stipulazioni
di pace, le luminarie e i fuochi di artificio sono soltanto la conclusione di una
giornata che si apre allalba con lo scoppio dei mortaretti e il suono dei pifferi
cittadini su tutte le torri, nella quale scorre il vino dalle fontane della citt e
interi buoi vengono pubblicamente arrostiti allo spiedo, una giornata riempi-
ta fino a tarda notte dal ballo, dal gioco, dai canti e dalle risa di una folla con-
fluita da lontano. Cos avveniva nel tempo del barocco, non diversamente
dalle antiche et e soltanto durante lepoca borghese si andata operando
una graduale trasformazione (Alewyn 1959, p. 23).
11
The Oxford Dictionary, pp. 1388 sg.
12
Dictionnaire de la langue franaise 1875, vol. III, voce priv.
13
Dobb (1945, p. 180): In ogni caso chiaro che anche un maturo svi-
luppo del capitale commerciale e finanziario non di per se stesso garanzia
dello sviluppo, nella sua scia, della produzione capitalistica.
14
In Germania innanzi tutto Strasburgo, Norimberga, Augusta, Fran-
coforte, Colonia, Amburgo, Lubecca e Lipsia.
15
Questo si verifica gi molto presto a Venezia con gli scrittori di avvi-
si, a Roma con i gazettani, a Parigi con i nouvellistes, a Londra con i
writers of news letters, in Germania infine con gli Zeitunger o Novelli-
sten. Essi diventano, nel corso del XVI secolo, fornitori di vere e proprie ras-
segne settimanali, appunto le notizie scritte, di cui sono caratteristici esem-
pi in Germania i cosiddetti giornali dei Fugger (queste circa 40.000 relazioni
degli anni fra il 1565 e il 1604 provengono non soltanto da tali agenzie, ma
anche da impiegati e corrispondenti della ditta Fugger).
16
A lungo si considerato il pi antico giornale la relazione dello stam-
patore e commerciante amburghese Johann Carolus; cfr. tuttavia lo studio di
Fischer (1936).
17
Rientrava nella forma tradizionale del dominio anche la competenza di
esporre e interpretare di volta in volta quella che veniva considerata la vec-
chia verit. Le informazioni relative a un fatto realmente avvenuto restano
riferite a questo sapere tradizionale. La novit appare sotto laspetto di circo-
stanze pi o meno straordinarie. Alla corte della vecchia verit, i fatti nuo-
vi si trasformano in segni e miracoli. I fatti si convertono in cifre. Il nuovo e
DELIMITAZIONE PROPEDEUTICA :,
il mai sperimentato, essendo a essi consentita la semplice funzione di rappre-
sentanti del sapere garantito dalla tradizione, acquistano struttura di enigmi.
Cos gli eventi storici non vengono distinti da quelli naturali; le catastrofi na-
turali e le date storiche appartengono egualmente a una storia di miracoli.
Ancora i fogli volanti del XV secolo e quelli che appaiono come numeri unici
nel XVI e che si chiamano Neue Zeitungen [Nuove notizie] attestano il vi-
gore con cui un ininterrotto sapere tradizionale sa assimilare le informazioni,
il cui flusso crescente gi prelude invero a una nuova figura della sfera pub-
blica. Tali fogli diffondono notizie in maniera indiscriminata su lotte di reli-
gione, guerre contro i turchi, decisioni papali, come su piogge di sangue o di
fuoco, parti mostruosi, invasioni di cavallette, terremoti, nubifragi e appari-
zioni, su bolle, capitolazioni elettorali, nuove scoperte geografiche come su
battesimi di ebrei, roghi di streghe, supplizi infernali, giudizi di Dio e resurre-
zione di morti. Molto spesso le ultime novit, come precedentemente i fogli
volanti, erano redatte in forma di canzonetta o di dialogo, con destinazione
narrativa, dunque di lettura e di canto o perch venissero canticchiate da tut-
ti. In tal modo, sottratta com alla sfera storica della notizia la novit viene
ricondotta, come fatto indicativo e fuori dellordinario, in quella sfera della
rappresentanza in cui una partecipazione ritualizzata e cerimonializzata del
popolo alla sfera pubblica permette un semplice consenso, incapace di espri-
mere unautonoma interpretazione. significativo che come ultime novit,
vengano stampate anche canzoni, per esempio i cosiddetti canti storico-popo-
lari, che trasferiscono immediatamente gli avvenimenti politici quotidiani nel-
la sfera dellepos eroico. Cfr. Everth (1931, p. 114). In generale cfr. Bcher
(1926, pp. 9 sgg.). Il contenuto di varie gazzette volanti si conservato fino
ad oggi in forma di filastrocche infantili.
18
Nella carta di fondazione del 1553 chiamata Adventurers una cor-
porazione e compagnia dei Merchant Adventurers per la scoperta di nuovi
territori, contrade, isole e siti. Cfr. Se (1926, pp. 67 sg.).
19
Nella sfera di validit del recepito diritto romano, diventando espres-
sione giuridica di un bilancio statale autonomo rispetto alla persona del prin-
cipe, la funzione del fisco offre al tempo stesso ai sudditi il vantaggio di poter
avanzare pretese di diritto privato nei confronti dello Stato.
20
Dobb (1945, pp. 239 sgg.): maggiori esportazioni significavano mag-
giori possibilit dimpiegare forze di lavoro nelle manifatture in patria; e ci a
sua volta significava lallargamento delle prospettive offerte allinvestimento
di capitali nellindustria.
21
Come mostrano i classici regolamenti di Colbert per le tecniche indu-
striali della manifattura tessile. Ma anche in Inghilterra sussistono fino alla
met del XVIII secolo regolamenti che concernono la materia prima, i modi
della sua lavorazione e la qualit dei prodotti finiti. Cfr. Heckscher (1932, I,
pp. 118 sgg. e 201 sgg.).
22
Arendt (1958, p. 43), citato nella traduzione tedesca, Vita activa, Stutt-
gart 1960, p. 47. Indubbiamente ancora nelluso linguistico del XVIII secolo
Zivilsoziett, civil society, socit civile tradiscono spesso la tradizione pi an-
tica della politica, che non distingue ancora la societ civile dallo Sta-
to. La nuova sfera del sociale acquista molto tempo prima, nel moderno di-
ritto di natura, la concettualizzazione non politica che le propria.
:o JRGEN HABERMAS
23
Si tenga conto che Zeitung, giornale, aveva a partire dallinizio del
XV secolo il significato di notizie di un determinato fatto e addirittura origi-
nariamente, designava ci che era avvenuto in un determinato momento.
24
Bode (1908, p. 25): Il giornale era un organo di informazioni di se-
condordine, mentre nel XVII secolo la missiva era ancora in generale la fonte
di informazioni pi attendibile e rapida. Cfr. anche Goitsch 1939.
25
Sombart (1919, II, pp. 406 sgg.); anche Bcher (1926, p. 87). Come nei
primi bollettini di avvisi, anche le inserzioni sui notiziari del XVIII secolo si ri-
feriscono a merci e scadenze estranee al normale giro di affari, vendite doc-
casione, libri e medicine, accompagnamento di viaggi, domestici ecc. Inser-
zioni commerciali, rclame in senso stretto, sono poco diffuse: il mercato lo-
cale dei beni e del lavoro si regola ancora face to face.
26
Cfr. Stadelmann, Fischer (1955, p. 40). Cfr. anche Kuske (1948).
27
Proprio nel confronto fra lo sviluppo sociale di Amburgo e quello del
restante impero, questa distinzione sottolineata da P. E. Schramm (1943, p.
37): Proprio ci che era venuto meno a essi (i borghesi) vale a dire lappar-
tenenza, rafforzata dal giuramento dei consociati, a una comunit cittadina
(). Questi altri, che non erano cittadini, ma borghesi, servivano il loro si-
gnore, la loro Chiesa, il loro imprenditore oppure erano liberi come membri
di una libera professione; ma non avevano fra loro nientaltro in comune oltre
allappartenere al ceto borghese: tutto questo altro non significava se non
che questa loro designazione li distingueva dalla nobilt, dalla massa contadi-
na e dagli strati inferiori della citt. Questa espressione infatti non richiedeva
neppure una residenza nella citt; anche il pastore nella parrocchia rurale,
lingegnere nel suo distretto minerario, limpiegato nel castello del principe
appartenevano al ceto borghese. Anchessi venivano compresi nella borghe-
sia colta in senso lato, la bourgeoisie, che si distingueva nettamente dal popo-
lo, le peuple. Nellindustria il lavoro manuale, nel commercio la vendita al
banco erano considerati il contrassegno esteriore di quanti non apparteneva-
no pi alla borghesia, anche se un tempo proprio gli artigiani e i bottegai ne
erano stati gli autentici rappresentanti.
28
Cfr. Heckscher (I, p. 258) e anche Treue (1957, pp. 26 sgg.).
29
Cfr.Wrterbuch der hochdeutschen Mundart, 1808. Adelung significa di
per s das Adeln, cio conferire il titolo di nobilt, elevare allordine (Stand)
aristocratico e quindi nobilitare a.
DELIMITAZIONE PROPEDEUTICA :;
Lopinione pubblica
*
Niklas Luhmann
Molti concetti classici della teoria politica si trovano oggi
in una situazione ambigua: da una parte non li si pu facil-
mente abbandonare, dallaltra non li si pu accettare nel lo-
ro significato originale. Essi definiscono, a mio parere, im-
portanti conquiste evolutive della societ moderna e dei suoi
sistemi politici; ma ci avviene in misura poco soddisfacente,
per cos dire troppo diretta, unidirezionale, semplificata. Le
pi recenti correnti scientifiche della teoria dei sistemi, della
teoria delle decisioni e della teoria dellorganizzazione, che
cercano di ampliare gli orizzonti scientifici per elaborare i
complessi dati reali, abbandonano il patrimonio di concetti
tradizionale. Le discipline che tendono a conservarlo corro-
no, appunto per questo, il pericolo di rimanere arretrate o di
limitarsi allermeneutica e alla storia del pensiero. In queste
circostanze, diventa interessante ricostruire i concetti politici
classici attraverso nuovi strumenti di pensiero.
Tali concetti, infatti, non erano solo costruzioni scienti-
fiche, ma soprattutto erano risposte dense di acuta e reale
consapevolezza dei problemi. Concetti come politica, de-
mocrazia, dominio, legittimit, potere, rappresentanza, Sta-
to di diritto, comportamento, opinione pubblica, non pos-
sedevano una grande facolt di spiegare gli avvenimenti e i
processi reali; essi servivano a determinare le soluzioni dei
problemi intese come conquiste istituzionali, e la loro pro-
blematica consisteva in buona parte nel fatto che la supe-
riore problematica del sistema rimaneva oscura, spesso
ignota, e che la soluzione poteva consistere solo in una
combinazione di esigenze di comportamento e di problemi
conseguenti, non in un accantonamento del problema. Se
questo assunto vero, dovrebbe essere possibile, mediante
la chiarificazione e la fondazione teorica dei problemi in
questione, ricondurre queste risposte concettuali alle loro
premesse, ricostruirne il senso, riconoscere la funzione del-
le strutture e dei processi in questione, e compararli con al-
tre possibilit
1
. Tale tentativo deve essere qui intrapreso
servendosi del concetto dopinione pubblica
2
.
Il presente lavoro si espone consapevolmente allobie-
zione che tutto ci che verr trattato in seguito sotto leti-
chetta dopinione pubblica non ha pi nulla a che fare con
il concetto classico corrispondente o almeno perde lessen-
za e la moralit che gli sono proprie. Per favorire tale obie-
zione, devono essere rese note le premesse che possono es-
sere fatte oggetto di critica: noi basiamo il nostro diritto ad
approfondire il concetto di opinione pubblica sulla conti-
nuit che esiste tra il problema e il suo ambito di soluzione,
e consideriamo il problema a cui il concetto si riferisce nel-
la contingenza delle possibilit giuridiche e politiche, e
lambito di soluzione di tale problema nel processo di co-
municazione politica. Dal riferimento al problema della
contingenza deriva la necessit di reinterpretare il rapporto
fra opinione pubblica e processo di comunicazione: lopi-
nione pubblica non pu pi essere considerata semplice-
mente come un fenomeno politicamente rilevante, ma deve
essere concepita come struttura tematica della comunica-
zione pubblica; in altri termini, non deve pi essere conce-
pita casualmente come effetto prodotto e continuamente
operante; ma si deve concepire funzionalmente, come stru-
mento ausiliare di selezione in un modo contingente.
1.
Quello di opinione pubblica oggi un concetto il cui
oggetto divenuto dubbio, forse addirittura inesistente.
Alla sua dissoluzione ha contribuito, e ci significativo,
proprio lintento di studiarlo empiricamente. Lindagine
empirica ha dovuto sostituire ambedue gli elementi del
concetto. Lelemento dellopinione stato sostituito dalle
LOPINIONE PUBBLICA :,
risposte fornite alle domande del ricercatore
3
. Lelemento
della pubblicit stato sostituito dallinteresse selettivo dei
politici verso tali opinioni
4
o dallinfluenza di alcuni
gruppi sulla formazione dellopinione. Combinando i sosti-
tuti dei due elementi del concetto, si delinea la problemati-
ca propria di tali indagini
5
.
Gli incontestabili successi di queste indagini non posso-
no in ogni caso fondarsi sulle loro premesse teoriche.
Per quanto questa problematica scientifica sia nota da
lungo tempo, rimane tuttavia vivo il ricordo del concetto
classico dopinione pubblica e della sua funzione politica.
In tema dopinione pubblica, diventa evidente quanto sia
insufficiente una teoria politica che si rivolga solo verso ci
che istituzionale. Il potere politico e la carica politica mi
sembrano insufficienti ai fini di una comprensione comple-
ta dellavvenimento politico e di un giusto mantenimento
entro giusti binari. Con ironia e imbarazzo V. O. Key
(1961, p. 8) definisce lopinione pubblica come lo spirito
santo del sistema politico. pertanto opportuno trovare
un concetto pi appropriato che non sia calato n nella
psicologia sociale n nella teologia, ma possa venire inte-
grato in una teoria del sistema politico.
Se si risale alla concezione liberale dellopinione pub-
blica, appare anzitutto evidente dai suoi antefatti che essa
era destinata a liberare la politica dai vincoli con la verit,
che erano basati sul diritto naturale diffuso nellantica Eu-
ropa. Levoluzione sociale del tardo Medioevo e dellinizio
dellEvo Moderno aveva determinato una pi marcata dif-
ferenziazione tra religione, politica, economia e scienza,
con la conseguente formazione, entro questi ambiti sociali,
di nuove autonomie e di pi astratti obiettivi. I tradizionali
fondamenti di verit su cui si fondava la politica persero,
perci, la loro credibilit e il loro carattere dominante. Pur
rimanendo ancora allinterno del diritto naturale inteso co-
me diritto razionale, la dottrina giuridica del XVIII secolo si
uniform
6
alla positivit (alla statuizione mediante decisio-
ni) dei fondamenti del diritto; a questo scopo, aveva biso-
gno di un nuovo quadro dorientamento che fosse adegua-
:,c NIKLAS LUHMANN
to alle ampie possibilit di ci che giuridicamente possi-
bile. Nonostante tutti i tentativi di stabilire formule teleo-
logiche invariabili e principi razionali come limiti della ve-
rifica, sorse la necessit di un valore dominante pi duttile
della verit, che potesse mutare i suoi punti di vista e i suoi
temi. Esso non poteva pi essere concepito come verit,
ma soltanto come opinione, come giudizio provvisoriamen-
te consolidato di ci che giusto, filtrato attraverso con-
trolli razionali e soggettivi, e attraverso la discussione pub-
blica. Lopinione pubblica , per cos dire, una contingenza
politica sostantivata, un sostantivo al quale si affida la solu-
zione del problema di ridurre le molteplicit soggettive di
ci che giuridicamente e politicamente possibile.
Per ulteriori chiarimenti necessario pertanto indagare
sulle basi di questa fiducia, sulle premesse strutturali del si-
stema su cui essa si fonda, e si pu allora verificare se que-
sti assunti sono validi ancora per il sistema sociale delle so-
ciet industriali avanzate. Se le analisi di Habermas (1962,
pp. 40 sgg.) colgono il segno, si pu riconoscere che alla
base del concetto classico dopinione pubblica sta una de-
terminata differenziazione sociale che presenta le seguenti
caratteristiche: i sistemi di formazione dellopinione sono
piccoli circoli di discussione nei quali gli uomini si possono
incontrare e accettare come tali
7
. Per lordinamento inter-
no di tali sistemi essenziale che non vi sia alcuna separa-
zione tra conflitto e cooperazione; si cerca cio di conquista-
re il consenso di coloro contro i quali si argomenta. Ci
possibile nellambito di piccoli sistemi. Lorientamento,
agevolato dalla differenziazione amico/nemico, viene sosti-
tuito dallistituzionalizzazione del tatto, cio dallaccetta-
zione della libert di autorappresentazione dellaltro come
fondamento del proprio comportamento; e ci con una
certezza tale da fondare un affidamento reciproco. A que-
sto ordinamento interno corrisponde, come condizione so-
ciale di tali sistemi, una caratteristica combinazione di dif-
ferenziazione e segmentazione. I circoli sono differenziati
nel senso che i membri non si orientano secondo gli altri
ruoli loro propri: sesso, et, posizione sociale, professione,
LOPINIONE PUBBLICA :,:
condizione economica ecc.; anche ci conferma la formula
uomini come uomini o il concetto astratto di soggetto.
I circoli nei loro rapporti reciproci sono segmentati poich
essi, al momento della loro costituzione, sono differenziati
in modo segmentario e omogeneo, e non in base a una fun-
zione particolare che viene loro attribuita.
Questa particolare costellazione permetteva, rimanendo
essa stessa latente, che il generale divenisse tema di di-
scussione e perci problema; essa rendeva contemporanea-
mente possibile la generalizzabilit della ragione. Legua-
glianza dei circoli di discussione e la neutralizzazione delle
influenze economiche, politiche, di ceto, esercitate sulla di-
scussione, permettevano che lopinione che si formava in
essi potesse venir supposta come generale; che le aspettative
in essi sorte potessero apparire come generalmente valide;
che le aspettative conseguenti al proprio comportamento
potessero essere considerate come aspettative di tutti e po-
tessero sostituire come tali le vecchie istituzioni; e che fosse
possibile trovarsi daccordo in questa comprensione di s
fondata moralmente senza dover tenere conto delle condi-
zioni economiche, di classe, o di quelle derivanti dalla strut-
tura del sistema che influenzano tale pensiero. Cos poteva-
no venire attivate le esperienze che permettevano un facile
passaggio dalla ragione individuale a quella generale, e poi
anche dalla volont individuale a quella generale. I nuovi
mezzi di diffusione di queste opinioni fecero anche pi di
quanto dovessero per convincere di tale possibilit. Sor-
prendentemente fu proprio lulteriore differenziazione di
una societ gi funzionalmente differenziata che permise a
coloro che discutevano di considerare se stessi come la so-
ciet, una chance, questa, a dire il vero, provvisoria.
Un breve sguardo nella storia del pensiero in grado
di dimostrare che quella fede nella ragione, e quindi anche
la credenza nella capacit dellopinione pubblica di eserci-
tare un controllo critico e di mutare lassetto del potere,
non poteva durare a lungo. Per la sociologia ovvio non
concepire questo crollo come uno sviluppo dello spirito
autoevidente, immanente, dialettico, ma attribuirlo allim-
:,: NIKLAS LUHMANN
probabilit e allimpossibilit di stabilizzazione di quella
complessa struttura sistemica che aveva in s questa cre-
denza e che riconduceva a essa le necessarie esperienze. A
noi mancano analisi sufficientemente formali nel campo
della teoria sociale che possano motivare lassunto che la
differenziazione ulteriore di sottosistemi segmentari privi
di funzioni specifiche sia generalmente instabile
8
. Lo svi-
luppo ulteriore della societ moderna verso una continua
industrializzazione ha comportato una progressiva diffe-
renziazione funzionale e una specificazione in sottosiste-
mi. Pertanto non si pu affermare che i gruppi che si sot-
traggono a questa differenziazione costituiscano la societ.
La differenziazione funzionale conduce allastrazione di
specifiche prospettive del sistema, alla sovrapproduzione
di corrispondenti rappresentazioni di desideri ed esigenze
di norme e, quindi, allobbligo di selezione per tutti i par-
tecipanti al gruppo. La specificazione in sottosistemi e i
modi di selezione vengono consolidati in modo organizza-
to, vengono cio compiuti dai sistemi che si conformano
ai processi decisionali, i quali, creando le strutture neces-
sarie a tale scopo, non possono pi rappresentare alcun
interesse generale. La societ stessa, per esempio, non ne
viene semplificata dal punto di vista organizzativo, n de-
terminata dal punto di vista tecnico; al contrario, essa di-
venta un campo turbolento (Emery, Trist 1965, pp. 21-
32; McWhinney 1968, pp. 269-281) nel quale tutti i siste-
mi vengono fortemente condizionati dalla complessit, e
non devono pi soltanto adattarsi agli avvenimenti, ma an-
che agli adattamenti degli altri.
Queste trasformazioni richiedono un riesame del concet-
to dopinione pubblica pi radicale di quello fornito dalle
note concettualizzazioni di Habermas (1962, p. 264). Il con-
cetto di opinione pubblica non pu essere facilmente ripetu-
to allinterno dellorganizzazione, poich le organizzazioni si
fondano proprio sulla frammentazione della consapevolezza
e in esse, quindi, non si possono realizzare n quelle premes-
se strutturali n le corrispondenti esperienze sulle quali si
fondata la supposizione dellesistenza di unopinione pubbli-
LOPINIONE PUBBLICA :,,
ca critica. La produzione di pubblicit allinterno dellor-
ganizzazione porta, nella migliore delle ipotesi, alla produ-
zione di situazioni spiacevoli, non di rado anche a notevoli
alterazioni di funzioni, le quali permettono a chi le produce
lemancipazione verso la consapevolezza del proprio ruolo,
non per lemancipazione come uomo verso il mezzo solida-
rizzante della pubblicit. Cos le rappresentazioni dellepoca
dellIlluminismo connesse al concetto di pubblicit vengono
recepite troppo direttamente, troppo alla lettera. Si devono
perci trovare interpretazioni pi astratte.
2.
possibile trovare un termine di paragone sufficiente-
mente astratto quando indaghiamo sulla funzione di ci che
sintende col concetto di opinione pubblica. In ultima anali-
si, si tratta del problema della contingenza giuridica e politi-
ca delle decisioni vincolanti: lelevata arbitrariet di ci che
possibile politicamente e giuridicamente deve essere ridotta,
se non mediante la verit, almeno mediante opinioni conso-
lidate dalla discussione. Con il concetto di opinione pub-
blica viene proposto in primo luogo, come soluzione del
problema, solo un sostantivo il cui substrato reale rimane
oscuro. Mediante sostantivazione, tuttavia, non si possono
risolvere i problemi; rimane senza risposta linterrogativo
circa i fatti e i criteri che si celano dietro il concetto di opi-
nione. Neppure sufficiente rendere paradossale il proble-
ma o dissolverlo romanticamente nellinfinito o formularlo
in termini dialettici o utopici, poich ci non offre un con-
torno univoco n per la teoria n per la prassi. Come proble-
ma di riferimento delle analisi funzionali si pu, daltra par-
te, precisare la contingenza di ci che possibile giuridica-
mente e politicamente, e si pu utilizzarla come punto di
partenza per confronti con altre soluzioni del problema.
La contingenza, nel senso di essere-possibile-anche-di-
versamente, diventa un problema quando le si contrappo-
ne il bisogno di struttura dellesperienza e del comporta-
mento umani. Il problema di dover porre le strutture in un
orizzonte di altre possibilit, acquista unimportanza crucia-
:, NIKLAS LUHMANN
le per la formazione della coscienza nellera moderna, in re-
lazione alle trasformazioni evidenti delle strutture sociali.
La nostra tesi che il concetto dopinione pubblica riferisce
questo problema a un settore particolare dellesperienza e
del comportamento umani, cio alla comunicazione inter-
personale, soprattutto a quella di tipo politico. Se si consi-
dera che la comunicazione deve avvenire con un potenziale
minimo di attenzione consapevole e questo il punto nel
quale ci diversifichiamo dallautocomprensione e dal con-
cetto di ragione dellet illuministica
9
, appare evidente
che tale comunicazione deve stabilire dei presupposti, che
essa deve sempre gi avere dei temi possibili. Ci che viene
definito come opinione pubblica sembra porsi nellambito
di tali temi della comunicazione, la cui presupponibilit limi-
ta la discrezionalit di ci che possibile politicamente.
Con il termine temi noi intendiamo designare com-
plessi di senso indeterminati e pi o meno suscettibili di
sviluppo, dei quali si pu discutere e avere opinioni uguali,
ma anche diverse: il tempo, la nuova automobile, la riunifi-
cazione delle due Germanie, il rumore della falciatrice del
vicino, laumento dei prezzi, il ministro Strauss
10
. Tali temi
costituiscono la struttura di ogni comunicazione, condotta
come interazione tra pi partners. Essi rendono possibile
un riferimento comune a un identico significato e impedi-
scono un rapporto verbale superficiale. Una comunicazio-
ne non pu iniziare senza possibili oggetti comuni di co-
municazione, e tali accordi preliminari si consolidano nel
corso della comunicazione, divenendo limiti del sistema
pi o meno stabili in un mondo della vita generalmente ac-
cettato e presupposto come inarticolato
11
. La comunicazio-
ne presuppone pertanto, oltre al linguaggio comune, altri
due diversi piani di determinazione del significato: la scelta
di un tema e larticolazione delle opinioni relative a questo
tema. Solo allinterno di questa differenza pu costituirsi la
differenza fra opinioni concordi e discordi. In modo analo-
go, anche la storia dello sviluppo di un sistema di comuni-
cazione pu comportare mutamenti di significato su questi
due piani, mutamenti di tematica e mutamenti delle opi-
LOPINIONE PUBBLICA :,,
nioni espresse. Ambedue le variazioni dipenderanno, per la
loro tipica natura, luna dallaltra: la scelta dei temi non
verr effettuata indipendentemente da prevedibili o evi-
denti possibilit di consenso o di dissenso.
Questa doppia struttura di temi e di opinioni certa-
mente indispensabile solo se la comunicazione viene con-
dotta in maniera interattiva. Una scelta dei temi sui quali
si discute significativa solo se si presuppone che chi rice-
ve la comunicazione sia in grado di rispondere, di non sot-
trarsi al tema, ma di esprimere altre opinioni riguardanti il
tema stesso, introducendo in tal modo quella elevata com-
plessit delle altre possibilit nellambito di ci che deve
essere sottoposto a un ordinamento. Una comunicazione
unilaterale che esclude qualsiasi risposta (manipolazione),
potrebbe fare a meno di questa struttura e suggerire subi-
to la giusta opinione
12
. Il fatto che lopinione pubblica si
formi mediante quella doppia struttura, significa che nei
canali di comunicazione in questione non si comunica in
modo manipolato, ma in modo interattivo; per esempio si
discute e si collabora cooperativamente alle discussioni.
Dopo queste riflessioni, si possono individuare alcuni
caratteristici pericoli che minacciano la funzione dellopi-
nione pubblica. Essi si presentano sotto forma di fusione
di tema e opinione, il che esclude la possibilit di risposta
alla comunicazione, rendendola quindi manipolativa. Ci
pu verificarsi nel caso dellunilateralit, provocata tecni-
camente, della comunicazione attraverso i mass media, nel
caso di esposizioni studiate coi mezzi della psicotecnica,
ma soprattutto nel caso di attribuzione alla comunicazione
di una valenza morale (e naturalmente, in maniera indubi-
tabile, nel caso di concomitanza di tutti questi casi).
Luso di un linguaggio etico manipolativo ha suscitato
finora, per le ragioni pi diverse, scarso interesse
13
. Le cir-
costanze sono infatti complesse. La condizione della sua
esistenza costituita da una societ altamente complessa,
la cui integrazione attraverso una morale collettiva ormai
impossibile, o in ogni caso non pi autoevidente. In que-
ste condizioni, lattribuzione alla comunicazione di una va-
:,o NIKLAS LUHMANN
lenza morale diventa un mezzo per privarla di una risposta.
Il destinatario di tale comunicazione si trova di fronte a un
ruolo, attribuitogli implicitamente, che vincola il suo valore
personale a determinate opinioni; e, cosa ancora pi spia-
cevole, egli trova in questa imposizione un impegno morale
del suo interlocutore che la delicatezza, la circospezione e
il bisogno di quiete gli impediscono di sottovalutare. Egli
deve ora attendere colui che lo attende considerandolo co-
me qualcuno che egli non pu essere, ed esce poi dal cam-
po nel migliore dei modi sia mediante la sospensione, sia
mediante la banalizzazione della comunicazione.
Come ogni manipolazione, anche questa esclude qual-
siasi differenziazione fra tema e opinione: listituzionalizza-
zione del tema viene fusa con le implicazioni morali delle
opinioni in modo tale che laffermazione di una morale ap-
pare connessa allobbligo della sua accettazione. Diffusa dai
mass media, dagli spettacoli, dai cartelloni pubblicitari, na-
sce cos quella morale pubblica, priva di risonanze, che la-
scia tutti indifferenti. Se nel processo di comunicazione si
giunge, daltra parte, a una differenziazione fra causa della
comunicazione e affermazione dei propri valori personali,
lopinione pubblica pu formarsi come struttura di un pro-
cesso di comunicazione limitatamente aperto. In tali pro-
cessi di comunicazione si giunger, disponendo di temi che
implicano un impegno, alla divergenza di opinioni; ma at-
traverso morali che presuppongono un impegno non si
giunger alla controversia sul diritto di divergenza dalle
opinioni. Possiamo esprimere il risultato di questa analisi
nella regola generale che rapporti sociali sempre pi com-
plessi possono instaurarsi solo mediante processi di comu-
nicazione sempre pi complessi. La differenziazione fra te-
mi e opinioni giova allaumento di questo potenziale di
complessit. Senza di essa, oggi, la comunicazione non pu
pi essere condotta interattivamente, n pu essere control-
lata la complessit di ci che per pi soggetti significativa-
mente possibile. Anche nel contesto politico non si pu co-
municare diversamente. Perci i temi delle possibili comu-
nicazioni sono dimportanza primaria. Essi fungono da re-
LOPINIONE PUBBLICA :,;
gole per la continua attualizzazione di aspettative nelle inte-
razioni concrete e guidano, in tal modo, la formazione delle
opinioni. Il meccanismo di riduzione della comunicazione
politica, che veniva definito col termine di opinione pubbli-
ca, non si basa affatto, quindi, sulle opinioni stesse, ma sui
temi della comunicazione politica. In questo modo ritengo
che si possa risolvere il vecchio problema dellunit degli ef-
fetti nonostante la contraddittoriet dellopinione pubbli-
ca
14
. La funzione dellopinione pubblica non deve essere
dedotta dalla forma delle opinioni dalla loro generalit e
opinabilit critica, dalla loro razionalit, dalla loro capacit
di ottenere consenso, dalla loro sostenibilit pubblica , ma
dalla forma dei temi delle comunicazioni politiche, dalla lo-
ro idoneit come struttura del processo di comunicazione.
E questa funzione non consiste nella giustezza delle opinio-
ni, ma nella potenzialit dei temi di diminuire linsicurezza
e di fornire strutture. Il problema, quindi, non consiste nel-
la generalizzazione del contenuto delle opinioni individuali
in formule generali, accettabili da parte di chiunque sia do-
tato di ragione, ma nelladattamento della struttura dei temi
del processo di comunicazione politica alle necessit deci-
sionali della societ e del suo sistema politico.
Tale spostamento di visuale dalle opinioni ai temi che
ordinano le opinioni opportuno non solo perch per-
mette una migliore motivazione nellambito di una teoria
dei sistemi di comunicazione, ma anche perch pone sul
tappeto interessanti questioni. Esso permette di collegare
le indagini sullopinione pubblica con una teoria del si-
stema politico (e anche con una teoria del sistema socia-
le), che trova nella complessit di questo sistema la pri-
maria variabile indipendente
15
. La complessit del siste-
ma politico, cio il numero e la multilateralit delle pos-
sibilit di esperienza e di azione in esso attuabili, infatti
in relazione con la sua capacit tematica, cio con la
strutturazione tematica dei suoi processi di comunicazio-
ne. La complessit condiziona la capacit tematica, e vi-
ceversa. Questo rapporto appare evidente non solo nel-
lesigenza dastrazione dei contenuti di temi e opinioni,
:, NIKLAS LUHMANN
esigenza che pu essere mascherata da varie circostanze
di fatto. Esso possiede molti altri aspetti, che non pote-
vano essere colti con il concetto classico dopinione pub-
blica, ma che possono essere compendiati nel concetto
funzionale dopinione pubblica che qui si sostiene. An-
che la dimensione delleffettiva e tattica differenziazione
fra temi e opinioni di cui si parler pi avanti (2), la mo-
bilit temporale dei temi (4) e le forme della loro istitu-
zionalizzazione sociale (5) mutano con la complessit del
sistema politico e con il peso della selezione dei suoi pro-
cessi decisionali.
3.
Dalla teoria generale dellorganizzazione sappiamo che
in tutti i sistemi sociali complessi, occupati in processi de-
cisionali, si manifesta una differenziazione fra attention
rules e decision rules, poich la capacit di operare
confronti consapevoli non basta a esaurire le possibilit
logiche della razionalizzazione (March 1962, pp. 191-208;
Simon 1967, pp. 1-20). Poich lattenzione scarsa, si svi-
luppano necessariamente regole sul convogliamento del-
lattenzione, che si differenziano da quelle regole secondo
le quali le decisioni vengono prese e considerate come
corrette
16
. Solo nel quadro di ci che generalmente viene
considerato con attenzione per cos dire, quindi, dopo la
scelta preliminare operata dalle regole dellattenzione , si
pu giungere a decisioni razionalizzabili. Loggetto che su-
scita lattenzione non necessariamente identico allogget-
to sul quale, poi, effettivamente si decide (Vickers 1965, p.
194). I processi di distribuzione dellattenzione nel siste-
ma si differenziano, quindi, significativamente dai processi
di attivit decisionale e, se questa stessa differenziazione
deve compiere la sua funzione, essi devono essere giudica-
ti in base a criteri diversi. Questo giudizio, derivante da
un ambito dindagine completamente diverso, pu essere
riferito alla nostra distinzione fra temi e opinioni, e illustra
una delle sue funzioni. Le regole dellattenzione guidano
la costruzione dei temi politici; le regole della decisione
LOPINIONE PUBBLICA :,,
guidano la formazione dellopinione, tra laltro, nelle
istanze decisionali.
I temi non servono direttamente a determinare il con-
tenuto delle opinioni, ma, in primo luogo, e soprattutto, a
catturare lattenzione. Essi rivelano ci che nel processo
politico di comunicazione si suppone possa avere riso-
nanza e possa richiedere una capacit di risposta, ma non
precisano quali opinioni vengano sostenute in riferimento
al tema, quali siano quelle giuste, quali siano in grado di
affermarsi. Convogliamento dattenzione non significa an-
cora, perci, legame a determinate opinioni e contenuti
decisionali, ma tuttal pi uno stadio preparatorio. E
per converso, aspirazioni di per s dotate di senso e
opinioni esatte non possono in quanto tali diventare temi
dei processi di comunicazione politica: essi devono prima
passare attraverso il filtro delle regole dellattenzione, co-
struito in base ad altri punti di vista. Questa funzione di
filtro premessa al processo di comunicazione. Ci lascia
supporre che il sistema politico, in quanto si fonda sulla
pubblica opinione, non debba assolutamente venir inte-
grato nelle regole della decisione ma nelle regole dellat-
tenzione. In ogni caso, le regole dellattenzione offrono,
dal punto di vista sociale, le pi ampie possibilit di ac-
cesso e la maggior forza integrante: esse possono, anzi de-
vono, essere le stesse anche per coloro che si attengono
a differenti regole decisionali, mentre la relazione contra-
ria non possibile. In queste circostanze, potrebbe essere
sia teoricamente che praticamente di grande importanza
conoscere le regole di attenzione di un sistema politico.
Ma senza unindagine empirica specificamente rivolta a
questo scopo non si pu attualmente fare alcuna asserzio-
ne sicura su tale questione. Un occasionale esame della
nostra scena politica d adito, tuttavia, alla supposizione
che, nella distribuzione dellattenzione e nella formazione
dei temi, ci si attenga, tra laltro, alle seguenti regole:
Netta priorit di determinati valori, la cui minaccia o vio-
lazione fa sorgere da s un tema politico. Si pensi, per esem-
pio, alla minaccia contro la pace, alle interferenze nellindi-
:oc NIKLAS LUHMANN
pendenza della giustizia, agli aspetti morali degli scandali po-
litici (Winkler 1968, pp. 225-244). I valori fungono quindi
non solo da regole decisionali allinterno di programmi, ma
contemporaneamente, in altro contesto, da regole di attiva-
zione dellattenzione, senza che per questultima funzione sia
essenziale la ponderazione del rapporto con altri valori. Un
indicatore operazionalizzabile di tali priorit sarebbe il fatto
che temi corrispondenti possano affermarsi di fronte ai ter-
mini prefissati dai politici (Luhmann 1971, pp. 143 sgg.).
Crisi o sintomi di crisi
17
. Le crisi sono minacce inattese
(tematicamente non preparate) non solo nei confronti di
singoli valori, ma nei confronti delle esigenze, intrinseche
al sistema, che sono poste dalla sua stabilit. Le crisi stimo-
lano e convogliano attenzione, e minacciando in maniera
diffusa, indeterminata, il livello di attuazione di innumere-
voli valori, lo pongono sotto lincalzare del tempo (Her-
mann 1963, pp. 61-82).
Su ci si fonda il loro effetto dintegrazione, che deve
essere distinto dagli effetti innovativi delle crisi, che deriva-
no dal mutamento delle regole decisionali sotto la pressio-
ne di condizioni eccezionali (Crozier 1963, pp. 257 sgg.,
291 sgg.). In tutti i sistemi sociali le crisi potrebbero rien-
trare tra le regole di distribuzione dellattenzione; le loro
differenze riguardano la questione degli eventi (per esem-
pio dimissioni di un ministro, carestie, eccezionali aumenti
di prezzi, sommosse e azioni di violenza) che fanno perce-
pire e supporre una certa crisi, e quella del tempo che ri-
mane ancora per decidere
18
.
Status dellautore di una comunicazione. Capi politici,
celebrit, grosse personalit, trovano per le loro comunica-
zioni pi attenzione e pi eco rispetto alle persone che non
occupano posizioni di primo piano. Lo status sociale in-
fluisce in certo qual modo sulla comunicazione. Anche
questo effetto in primo luogo indipendente dal fatto che
il detentore di questo status sia o meno in grado di affer-
mare il suo volere nei casi singoli.
Sintomi di successo politico. Poich nel complesso
mondo della politica le reali condizioni del successo sono
LOPINIONE PUBBLICA :o:
spesso incalcolabili e non sono disponibili informazioni
sufficienti, al loro posto emergono sintomi dotati di mag-
gior valore orientativo, per esempio un crescente numero
di voti o la menzione di un nome o di un fatto nella stampa
o il diretto accesso presso i detentori delle pi alte cariche.
Le circostanze che possono venir associate a tali sintomi di
successo vengono tenute in maggior considerazione, spe-
cialmente da coloro che esercitano attivamente la politica,
rispetto ad altre indicazioni che potrebbero forse essere al-
trettanto importanti per la formazione dellopinione.
La novit degli avvenimenti. Le circostanze che si
mantengono costantemente immutabili sfuggono a una
consapevole attenzione, mentre i mutamenti colpiscono e
attivano lattenzione. Il nuovo di per s ha unapparenza
dimportanza. Veramente nelle societ pi complesse di-
venta un problema (Hirschman 1968, pp. 353-361; Emery
1967, pp. 199-237) anche la percezione di innovazioni rile-
vanti, tanto che si formano per questo specifico scopo dei
sottosistemi propri, in particolare la stampa quotidiana,
che corrono poi il rischio di occuparsi troppo di novit in-
vece che di questioni importanti.
Dolori o loro surrogati provocati dalla civilizzazione. Pe-
nose fatiche fisiche e organiche, stress, instabilit delle re-
lazioni private, perdite di denaro, restrizioni economiche,
perdite di posizioni sociali specialmente se commisurabili e
paragonabili, sono molto allarmanti allorch non sono pi
collegate a convinzioni istituzionalmente accettate, n pos-
sono essere compensate dallidea di un giusto sacrificio.
Tutte queste, e forse altre regole dellattenzione, deriva-
no dalla struttura del sistema politico e si collegano a essa;
non vengono quindi stabilite arbitrariamente, n possono
essere mutate a piacere. In questo modo, la struttura del si-
stema politico regola lopinione pubblica senza determi-
narla stabilmente. Proprio la pluralit delle regole dellat-
tenzione determinante per la permanente apertura dello-
pinione pubblica; essa impedisce che solo valori prestabili-
ti, solo crisi, solo comunicazioni dei detentori di uno status,
solo la propria logica interna di successo del sistema politi-
:o: NIKLAS LUHMANN
co, solo novit o solo dolori e loro surrogati determinino la
tematica del processo politico di comunicazione. Lunilate-
ralit dei punti di vista, necessaria per catturare attenzione,
pu essere cos riequilibrata allinterno del sistema.
4.
Che lopinione pubblica, sotto forma di una differenzia-
zione di temi e di opinioni, diventi rilevante ai fini del con-
trollo di un sistema politico, lo dimostra lelevata complessit
di questultimo. Questa complessit una conseguenza della
differenziazione sociale del sistema politico, della sua costitu-
zione come sottosistema della societ, separato dagli altri am-
biti di funzioni (Luhmann 1968, pp. 705-733). Con tale diffe-
renziazione e aumento della complessit sottosistemica nasce,
contemporaneamente, un bisogno di variazione strutturale nel
sottosistema; poich il numero delle possibili condizioni del
sistema, necessario del resto ai fini delladattamento alla so-
ciet, la requisite variety del sistema politico (Ross Ashby
1901, pp. 206 sgg.), pu venire raggiunto solo mediante mu-
tamenti strutturali abbastanza frequenti e di rapida attuazio-
ne. Per il processo politico di comunicazione, la mobilit del-
la struttura dei suoi temi significa che i temi della comunica-
zione politica non solo devono essere mantenuti aperti alle
diverse opinioni e decisioni, ma devono anche poter essere
mutati secondo le necessit.
Questo cambiamento sembra seguire un certo ordine.
Bench anche qui manchi una sufficiente indagine empiri-
ca
19
, si pu osservare che i temi politici, nel quadro strut-
turale del sistema politico, non possono venir prodotti e
sviluppati a piacere, ma possiedono una sorta di storia di
vita che, come la vita stessa, pu percorrere diverse vie e
pu essere troncata prematuramente, ma pu tuttavia es-
sere regolata secondo fasi tipiche. Nelle singole fasi delli-
ter di un tema rimangono di volta in volta aperte determi-
nate possibilit, si presentano di volta in volta determinati
problemi da risolvere e determinati presupposti di parte-
cipazione da soddisfare; da ci derivano strutturate possi-
bilit dazione per coloro che promuovono il tema, lo sti-
LOPINIONE PUBBLICA :o,
molano, lo moderano, lo bloccano o lo vorrebbero con-
durre su determinati binari
20
.
In genere, i temi politici attraversano, in un primo mo-
mento, una fase latente, durante la quale essi gi appaiono
possibili specialmente agli implicati e agli interessati, e
prendono gi avvio le attivit che precedono la loro nasci-
ta; durante la quale, per, non si pu ancora presumere
che i politici, o addirittura i non-politici, conoscano il tema
e siano disposti a occuparsene. Alcuni gi intuiscono log-
getto in questione; spesso per manca ancora il termine
per designarlo zone verdi, sinistra extraparlamentare, ri-
valutazione della moneta, riforma universitaria, cogestione
delle imprese, vaccinazione anti-polio, misure di preven-
zione degli infortuni stradali ecc. sotto il quale il tema
inizier il suo iter e potr cominciare a essere dibattuto.
Non vi ancora alcuna urgenza di decidere. Nulla deve av-
venire. Spesso i temi vegetano a lungo in questa forma ini-
ziale finch non abbiano raccolto la forza necessaria per un
iter politico e non sia giunto il momento perch ci si veri-
fichi (e parecchi temi non lo raggiungono mai).
Alcuni temi, per, riescono a sfondare. Ci sono perso-
ne audaci alle quali riesce di creare un tema politico, che
credono in esso e lo diffondono dedicando tempo, risorse
e relazioni personali. Spesso si tratta di uomini isolati, che
sono interessati a un particolare tema e che politicamente
non hanno molto da perdere; spesso si tratta di princi-
pianti che, grazie al tema, iniziano la propria carriera. Es-
si, se aiutati dalla fortuna, giungono a tanto successo che
il tema non occupa pi solo coloro che ne sono interessa-
ti, ma passa nelle mani di coloro che si occupano di poli-
tica servendosi di temi variabili. In questo stadio iniziale i
temi possono ancora essere censurati, bloccati o dirottati
sui binari secondari delle questioni estranee alla politica; i
potenti hanno ancora la possibilit di accettare o respin-
gere il tema. Se per il tema acquista popolarit, diven-
tando di moda, allora esso assume la funzione di una
struttura del processo di comunicazione. Esso diviene
parte costitutiva dellopinione pubblica, nel significato
:o NIKLAS LUHMANN
espresso dal nostro concetto; appare sulla stampa quoti-
diana in un articolo che presuppone che tutti siano a co-
noscenza degli antefatti del tema. In virt della sua autoe-
videnza, di esso non si pu disporre. Disponibile non
pi il tema stesso, ma solamente le opinioni e le decisioni
sul tema. Ora cambiano i promotori. Nominare il tema e
approvarlo non pi rischioso, poich esso gi passato
sulla bocca dei ministri, dei presidenti, dei cancellieri, dei
generali. Esso raggiunge il punto culminante del suo iter.
Gli oppositori devono ritirarsi verso tattiche di temporeg-
giamento per guadagnare tempo, e verso un riconosci-
mento limitato, con riserva; ora i suoi promotori devono
tentare di inserirlo nel bilancio o nei programmi decisio-
nali dellamministrazione.
Il tempo per fare ci scarso; subito appaiono, infatti, i
primi sintomi di stanchezza
21
, i primi dubbi, le esperienze
negative. Si pu esprimere il proprio parere anche in pub-
blico in maniera distaccata, includendo nellesposizione i
problemi in questione. Se nulla avviene nei riguardi del te-
ma, ci sintomo di probabili difficolt che non manche-
ranno di presentarsi. Poco dopo il tema perde dinteresse.
Gli esperti gli voltano le spalle. Esso si sclerotizza e assume
unimportanza soltanto rituale, divenendo un simbolo di
buona volont di fronte al quale tutti sinchinano in deter-
minate occasioni solenni. Esso appare nei discorsi ufficiali,
nelle relazioni sulla produzione aziendale e negli indirizzi
di saluto; oppure assume la forma di un vecchio sogno ir-
realizzato, che ha bisogno di scandali per ridestare, di tan-
to in tanto, lattenzione per esempio, limpedimento della
speculazione edilizia. Colui che simpegna ancora con slan-
cio per il tema, dimostra solo di non essere aggiornato. Il
tema decaduto e non pi in grado di dare impulso a
mutamenti; in ogni caso, non pu essere rianimato al pari
dei temi che non sono mai nati, poich la sua storia impe-
disce ogni suo rinnovamento. Se il tema non ha risolto i
suoi problemi, deve essere rigenerato come tema nuovo.
La pi importante caratteristica di tale processo forse
la diminuzione della distanza fra tema e opinione oppure
LOPINIONE PUBBLICA :o,
fra tema e decisione. La storia della vita di un tema , al
tempo stesso, una storia di consolidamento e di concretiz-
zazione di significato. In tale concretizzazione la storia del
tema assume il significato del tema stesso: oggi non si pu
propagandare una riforma dellamministrazione senza
conoscere, comprendere e presupporre come conoscenza
altrui ci che finora stato tentato ed fallito sotto questo
termine; bisogna opporsi a questa storia, bisogna quindi
esigere la vera, la strutturale riforma amministrativa a
medio termine, che non deve pi essere solo. La storia
del tema, mantenuta nel significato del tema stesso, lo con-
cretizza, e colma quella distanza tra regole dellattenzione e
regole della decisione che avevamo illustrato nel preceden-
te paragrafo. La tendenza verso la formazione di opinioni e
verso la decisione propria dei temi politici dellopinione
pubblica, senza che essi stessi siano opinioni o decisioni. Il
sistema politico non pu interessarsi contemporaneamente
di troppi temi; bisogna accantonarne alcuni per far posto
ai nuovi, e ci avviene con un ritmo tale che spesso non ri-
mane il tempo sufficiente per unadeguata trattazione dei
temi stessi. inoltre necessario che la storia della comu-
nicazione politica appresa come parte costitutiva dei temi
diventi struttura e possa essere, di quando in quando, mes-
sa da parte mediante la soppressione di vecchi temi e la
creazione di nuovi. In tal modo simpedisce che i temi del-
la prassi politica quotidiana rimangano nellastrattezza di
valori integrati; essi giungono, almeno in parte, alla deci-
sione. Daltra parte questo tipo di mobilit dei temi non
garantisce sufficientemente, almeno per ora, riforme strut-
turali di natura durevole.
La teoria liberale aveva riconosciuto linstabile fluttuare
dellopinione pubblica, ma non aveva potuto approvare la
sua labilit, n era riuscita a spiegare e a integrare la sua fun-
zione; aveva perci confidato nel progresso. Infine essa ave-
va continuato a cercare un significato costante come fonda-
mento della prassi decisionale politica, se non proprio delle
verit nel senso delle scienze moderne, almeno delle opinio-
ni razionalmente fondate, universalmente valide. Muovendo
:oo NIKLAS LUHMANN
da questa premessa lopinione pubblica, secondo la pi anti-
ca teoria liberale, pot manifestare, nel nome di costanti ra-
zionali comuni a tutti gli uomini, una pretesa di dominio, in
pratica quella della borghesia in ascesa. Dato il carattere
ideologico di questa pretesa, tale teoria dovette limitarsi a
una funzione di critica e di controllo, che d o nega rilevan-
za al tema in questione. Non si poteva ancora pensare che il
dominio si fondasse sulla possibilit di compiere variazioni,
il potere sulla possibilit di esercitare influenze. Cos lopi-
nione pubblica ottenne il suo posto accanto al dominio poli-
tico inteso come il vero e proprio centro del sistema politico.
Questultimo veniva concepito, come in precedenza, alla
stregua di un sistema di cariche politiche, e non come un
processo di comunicazione strutturato.
Questi assunti devono essere sottoposti a verifica. La
normale conduzione del sistema politico di una societ alta-
mente complessa pu essere esercitata solo da meccanismi
che mostrano una corrispondente variet, che sono in gra-
do di organizzare uno scambio di argomenti di comunica-
zione ricollegandoli a esigenze strutturali pi generali (per
esempio a quelle della differenziazione del sistema). Nella
misura in cui la struttura dei temi del processo politico di
comunicazione, che noi definiamo col termine dopinione
pubblica, in grado di compiere effettivamente una tale
prestazione, essa assume la funzione di meccanismo-guida
del sistema politico che non determina, vero, n lesercizio
del dominio n la formazione delle opinioni, ma stabilisce i
confini di ci che di volta in volta possibile. Nel processo
politico di comunicazione ogni ruolo, in quanto non pu fa-
re a meno della comprensione e della risonanza dei temi,
deve adattarsi alla struttura dei temi dellopinione pubblica
ossia alle regole del suo mutamento; esso, quindi, ha biso-
gno di essere compatibile con lopinione pubblica.
Tale inserimento di temi alterni, e mutabili in se stessi,
nella struttura della comunicazione, non pu non provo-
care ripercussioni sugli elementi strutturali, relativamente
costanti, del sistema politico. Tali elementi devono essere
adeguatamente resi astratti per poter sostenere temi mu-
LOPINIONE PUBBLICA :o;
tabili. Questi mutamenti possono essere osservati: essi si
verificano ora nellorganizzazione di un processo decisio-
nale secondo un certo procedimento, ora nellistituziona-
lizzazione di valutazioni astratte. I procedimenti dellele-
zione politica, della legislazione parlamentare, della giuri-
sdizione e dellamministrazione sono disposti in modo ta-
le che la loro forma e laccettabilit dei risultati rimango-
no relativamente indipendenti dai tipi di temi trattati
22
; i
procedimenti possono quindi assumersi, almeno in parte,
il compito di sostenere e di mutare i temi dellopinione
pubblica di volta in volta attuali. I valori correnti, quali,
per esempio, il denaro, la salute, la giustizia, larte, ledu-
cazione, la protezione della natura, la pace, la repressione
della criminalit, il miglioramento delle comunicazioni, il
divertimento ecc., sono tanto astratti che nella discussio-
ne di numerosi temi ci si pu tranquillamente riferire a
essi senza dover temere che qualcuno sia contrario al loro
valore in quanto tale. Per il loro riconoscimento non si
devono addurre ragioni o motivi personali. Soltanto i rap-
porti di rilevanza fra i valori e la necessit di una parziale
rinuncia a essi vengono di volta in volta messi in discus-
sione e mutano coi temi dellopinione pubblica (Luh-
mann 1967b, pp. 531-571). Questultima, nel quadro di
costanti punti di vista valutativi, deve essere in grado di
organizzare il cambiamento delle preferenze attuali.
()
6.
Passando in rassegna gli aspetti dellopinione pubblica
che sono stati finora osservati aspetti di tipo materiale,
temporale e sociale ci appare un quadro abbastanza com-
plesso, sia per lordine di grandezza (numero dei temi, du-
rata, numero dei partecipanti), sia soprattutto perch ne
osserviamo una variabilit, ma non arbitraria, cio non dif-
fusa in modo puramente casuale. Esistono notoriamente li-
mitazioni strutturali della compatibilit e della variabilit,
o, detto in modo pi formale, condizioni restrittive delle
possibilit dellopinione pubblica. E queste condizioni non
:o NIKLAS LUHMANN
risiedono semplicemente nei contenuti delle opinioni, che
si possono avere o non avere e che possono essere giusti o
errati, ma derivano dal fatto che lopinione pubblica strut-
tura un sistema sociale e che ci pu avvenire in modi di-
versi, ma mai in modo casuale.
Se questo assunto corrisponde a verit, tali limitazioni
strutturali devono poter essere trasformate in considerazio-
ni strategiche; e da esse devono potersi ricavare le condi-
zioni generali di un comportamento efficace e le diverse
possibilit di partecipazione al sistema. La loro rappresen-
tazione pu essere articolata in linea di massima distin-
guendo la possibilit di eludere lopinione pubblica dal-
limpiego tattico di tale possibilit.
Lopinione pubblica pu essere elusa nel processo poli-
tico solo quando possibile evitare unintensa comunica-
zione con sconosciuti. Una completa eliminazione dellopi-
nione pubblica in questioni di qualche importanza potreb-
be essere oggi molto difficile, a meno che non si giunga a
legittimare una segretezza degli organi ufficiali. Pi impor-
tanti sono le strategie di elusione parziale: si mette il tema a
disposizione dellopinione pubblica, ma solo in ritardo, o
soltanto evidenziandone singoli aspetti. Cos, accade spes-
so che determinati propositi vengano portati a conoscenza
dellopinione pubblica solo in un secondo tempo, quando
la loro attuazione gi assicurata mediante un contatto di-
retto con i livelli decisionali competenti, quando per esem-
pio, il ministro delle Finanze ha gi espresso la sua appro-
vazione a uno stanziamento conforme al bilancio
23
. In que-
sto modo i sostenitori di una questione possono evitare il
rischio di un rifiuto pubblico; si pu dire che essi abbiano
gi il successo in tasca quando si presentano al pubblico,
ma in tal modo sottraggono le linee fondamentali del loro
progetto alla discussione pubblica. Unaltra strategia delu-
sione parziale non tanto tipica dellambito burocratico
quanto piuttosto della stampa. Essa si fonda sulla differen-
za fra temi e premesse; pi precisamente, sulla possibilit
di effettuare spostamenti nellambito di questa differenza.
Le proposizioni usate per presentare un tema possono es-
LOPINIONE PUBBLICA :o,
sere formulate in modo tale che le questioni preliminari
sembrino aver gi ottenuto una risposta o in modo tale da
sottrarle, grazie alla loro presunta autoevidenza, alla di-
scussione: dei monopoli si parla come fossero un male; un
nuovo tema viene presentato, a seconda delle circostanze,
come miglioramento strutturale o come mera tattica pre-
elettorale. Questa strategia si serve della manipolazione
24
poich la comunicazione, in riferimento alle sue premesse,
rimane unilaterale e senza possibilit di risposta. Tali mec-
canismi delusione, grazie ai limiti inevitabilmente elevati
della disattenzione del pubblico, possiedono notevoli pos-
sibilit di successo. La portata politica dellopinione pub-
blica pu essere misurata, tra laltro, in base al grado dim-
portanza oltre il quale i temi non possono pi essere sotto-
posti cos brevemente allattenzione del pubblico.
Da ci devono essere distinti, ai fini di una migliore
comprensione dellopinione pubblica, i tentativi di operare
con essa, cio senza eluderla. La tattica che si propone di
stimolare i temi dellopinione pubblica si trova anzitutto a
dover superare lostacolo dellattenzione fortemente limita-
ta del pubblico. Ci comporta sia la necessit di ricorrere
ad altri mezzi, particolarmente drastici, per ottenere un au-
mento dattenzione e per incoraggiare determinate opinio-
ni riguardanti il tema in questione, sia la nascita di proble-
mi nel passaggio da una fase allaltra. Una soluzione relati-
vamente inopportuna sarebbe, per esempio, quella di atti-
vare lattenzione del pubblico gettando volantini e arrivare
subito dopo con cartelle e documenti di lavoro; in questo
tipo di azione si dovrebbe almeno provvedere a uno scam-
bio delle persone che agiscono nei due momenti, e ci pre-
suppone unorganizzazione. Possibilit di combinazione
pi astratte, ma pi delicate quanto alla loro applicazione,
vengono offerte dalla produzione di pseudo-crisi, pseudo-
novit o pseudo-sintomi della volont dellelettorato, che
poi possono venir utilizzati come fondamento di unargo-
mentazione fondata su fatti reali; ci, a sua volta, possibi-
le solo per un numero di temi molto limitato. Una terza
possibilit, quella di provocare la comunicazione di un uo-
:;c NIKLAS LUHMANN
mo politico altolocato, non accessibile a tutti e viene inol-
tre ostacolata dal fatto che Egli normalmente sa e analizza
assai bene ci che esce dalla Sua bocca.
A queste difficolt, che derivano dalla differenza mate-
riale fra regole dellattenzione e regole della decisione, se
ne aggiungono altre in connessione alla mobilit dei temi.
Un fattivo contributo alla mobilit di un tema presuppone,
come minimo, che se ne conosca la storia e le condizioni e
che ci si tenga informati (o se ne venga informati). Il singo-
lo individuo pu fare ci solo per pochi temi o solo con
laiuto di un apparato che gli fornisca la documentazione
di volta in volta necessaria
25
. Mediante la mobilitazione dei
temi, le esigenze di una comunicazione dotata di senso au-
mentano a tal punto che possono essere soddisfatte solo in
un contesto ristretto o con particolari accorgimenti.
Infine, anche nella dimensione sociale, che attraverso
listituzionalizzazione del tema dovrebbe essere assicurata
come possibile oggetto di comunicazione, emergono parti-
colari esigenze di sapere differenziato e di abilit tattica.
Listituzionalizzazione del tema non garantisce ancora alcu-
na effettiva, e tanto meno concorde, cooperazione al tema.
Nel caso di temi noti, se ne pu supporre la conoscenza, o
limpossibilit di sostenere la mancanza di conoscenza, uti-
lizzandola come fondamento della comunicazione: si chie-
de una firma contro leggi eccezionali dordine pubblico
senza che occorra spiegare cosa sintenda per ordine pub-
blico e perch sia possibile abusare di tali leggi. In questo
modo, per, non si ottiene molto; soprattutto non si giunge
a consolidare determinate opinioni e decisioni. A tale sco-
po occorre poter prendere in considerazione i canali sociali
attraverso i quali si diffondono e si consolidano le opinio-
ni, e occorre poter valutare la disponibilit a sostenere un
tema con determinate opinioni. Ci presuppone una cono-
scenza molto concreta della scena politica.
Tutto questo complesso di elementi porta a un risultato
a prima vista paradossale: nelle condizioni descritte si deve
tener conto, nellambito della politica, di una moltiplica-
zione di possibilit di comportamento e, contemporanea-
LOPINIONE PUBBLICA :;:
mente, di una riduzione di possibilit di partecipazione at-
tiva. La problematica e la rispettiva collocazione di temi
pubblici nel sistema di comunicazione della politica per-
mettono di volta in volta una pluralit di caratteristiche tat-
tiche, lasciano aperte molte possibilit di sviluppo e indu-
cono, cos, allattivit; ma appunto per questo esse sotto-
pongono lazione comune a esigenze che solo pochi sono
in grado di soddisfare. In sostanza, la produzione, la di-
scussione e la ripresa dei temi dellopinione pubblica di-
ventano una prerogativa dei politici di professione, oppor-
tunamente preparati a tale scopo. Ci che era previsto co-
me management by partecipation diventa partecipation by
management, cio partecipazione di coloro che sanno valo-
rizzare politicamente le informazioni, le situazioni, i lega-
mi, il numero dei voti e, non da ultimo, anche se stessi.
Ci si pu chiedere quali gruppi sociali, in queste circo-
stanze, abbiano qualche possibilit di partecipazione che non
sia soltanto passiva. I militari, per esempio, sono troppo abi-
tuati a un ambiente sociale privo di turbamenti, poco mute-
vole, per poter operare con successo nel sistema politico di
comunicazione dellopinione pubblica. Ai professori manca,
per lo pi, la capacit di subire influenze politiche. Gli stu-
denti vengono considerati come persone ancora immature,
perci non vengono presi in seria considerazione come por-
tatori di comunicazioni. Il significato politico di tali gruppi
sembra, quindi, sintomo di una politica sottosviluppata, del
fatto che la comunicazione politica non ha ancora raggiunto
quel grado di complessit che sarebbe necessario per un co-
stante adattamento allo sviluppo della societ odierna.
In questo modo viene confermata la nostra ipotesi
circa lesistenza di un rapporto tra differenziazione e
complessit dei sottosistemi sociali. Laumento di com-
plessit dipende dalla formazione del sistema, quindi
dallulteriore differenziazione sociale (Luhmann 1968).
Daltra parte, appare ora pi chiaramente che la crescen-
te complessit di un sottosistema contribuisce alla sua ul-
teriore differenziazione e stabilisce i confini del sistema.
Un comportamento dotato di senso dellopinione pub-
:;: NIKLAS LUHMANN
blica nel sistema di comunicazione richiede una riduzio-
ne dellelevata complessit e richiede, soprattutto, un su-
peramento della barriera del poter-anche-vivere-diversa-
mente-e-agire-diversamente dagli altri, e diventa tanto
ricco di condizioni e di difficolt da rendere necessario
un reclutamento nel sistema stesso; e ci significa anche
una socializzazione pi o meno impercettibile nel siste-
ma. Le posizioni e i ruoli estranei al sistema offrono,
tuttal pi, possibilit daccesso, ma nessun fondamento
adeguato per una partecipazione attiva e duratura alla vi-
ta politica. Da ci si potrebbe dedurre che lopinione
pubblica si sia ridotta a mezzo di comunicazione interno
al sistema politico, al linguaggio usato dai politici nelle
loro relazioni, a strumento delle loro reciproche contese,
e abbia perso ogni funzione sociale; che lopinione pub-
blica, insieme col sistema politico, sia stata, per cos dire,
differenziata dal mondo della vita, non specificato quoti-
dianamente, dellintera societ. Questo sarebbe, tuttavia,
un giudizio troppo affrettato. La questione implica inter-
rogativi molto complessi, finora chiariti in modo insuffi-
ciente, intorno alla teoria generale dei sistemi sociali. Di
essi dobbiamo occuparci concludendo non per presen-
tare subito risposte valide, ma per mostrare in che misu-
ra unadeguata comprensione dellopinione pubblica di-
penda dallulteriore elaborazione di una teoria dei siste-
mi sociali molto pi astratta.
7.
Comunemente simmaginano i sistemi sociali in manie-
ra troppo concreta, per cos dire reificata. La loro identit,
tuttavia, non si fonda su un rapporto naturale di uomini o
azioni, ma su regole di delimitazione e di correlazione che
guidano lelaborazione dellesperienza umana dotata di
senso. Lulteriore differenziazione dei sottosistemi sociali
deve, quindi, essere concepita come dipendente da tali re-
gole di delimitazione e di correlazione che sono presenti
nellintero sistema sociale
26
. La differenziazione, perci,
non porta mai a uno sradicamento dal contesto della co-
LOPINIONE PUBBLICA :;,
municazione sociale; essa deve essere vista, piuttosto, come
regolatrice di questo contesto, come struttura che, median-
te differenziazione (non per mediante invalicabili barriere
interne), permette di raggiungere e di controllare una com-
plessit pi elevata.
La differenziazione dei sottosistemi (o la crescente dif-
ferenziazione interna del sistema sociale) non deve signifi-
care, quindi, che i rapporti causali o comunicativi di que-
sti sottosistemi con il loro rispettivo ambiente sociale deb-
bano venir spezzati o mantenuti entro limiti relativamente
modesti
27
. Lidentit e lautonomia dei sottosistemi non di-
pendono dal fatto che essi comunichino esclusivamente o
prevalentemente al loro interno; esse si fondano sulla rico-
noscibilit e sullosservanza delle regole secondo le quali
le comunicazioni producono operazioni selettive e sin-
quadrano in determinati sistemi secondo il tipo e la dire-
zione della selezione
28
. Perci, la quantit di comunicazio-
ne e di reciproca dipendenza o indipendenza fra i sistemi
deve essere considerata come una questione aperta, da ri-
solversi in maniera diversa a seconda delle circostanze.
In relazione a tale impostazione della teoria sistemica,
che qui non pu essere sufficientemente fondata, impos-
sibile considerare lopinione pubblica esclusivamente come
parte del sistema politico. Esiste tuttavia un particolare
rapporto tra opinione pubblica e sistema politico che deve
essere illustrato pi dettagliatamente.
I temi, anche quelli politici, dellopinione pubblica ven-
gono costituiti in modo relativamente indipendente dal
contesto (e quindi in modo astratto). Essi possono venir
discussi non soltanto nei rapporti interni al sistema politi-
co, ma anche nella famiglia, nelle sedute del consiglio
damministrazione, al tavolo degli avventori abituali di un
bar, nelle lezioni universitarie ecc. Tuttavia, noto che la
trattazione di un tema politico pu avere un contesto apo-
litico per esempio si pu conoscere limpossibilit di sol-
levare qui e ora un certo tema e si pu presupporre che su
ci vi sia un certo consenso. La scelta di occasioni e di te-
mi, la direzione della loro articolazione, il tempo che sim-
:; NIKLAS LUHMANN
piega per discutere di temi politici in un senso diverso da
quello che si avrebbe nel sistema politico sono guidati da
una consapevolezza, presente nellatto della comunicazio-
ne, dei limiti del sistema. Grazie allastrazione dei temi del-
lopinione pubblica possibile stabilire la loro identit e
trasmissibilit, e trattare il tema in modo diverso a seconda
del contesto del sistema.
La struttura dei temi dellopinione pubblica, pertanto,
dotata di funzioni sia differenzianti sia integranti e, a secon-
da della complessit sociale, deve presentare il necessario
grado di astrazione e specificazione di temi relativamente li-
beri dal contesto. A conclusione del presente lavoro, questa
funzione di mediazione deve essere illustrata sotto due pro-
fili, il primo pi orientato a processi, il secondo a strutture.
Lesistenza di temi politici correnti, contenuti nella di-
scussione, consente di trattare uno stesso argomento in
contesti politici e apolitici, e di trasferire opinioni da un
contesto allaltro. Lidentit del tema, in quanto aperta-
mente indeterminato, d ampio spazio a facili spostamenti
di significato che spesso passano inosservati. Cos, nel caso
del tema dello studio sulla pace, i politici sembrano pensa-
re a un particolare tipo di ricerca e gli scienziati a un parti-
colare tipo di finanziamento della ricerca. Il processo di
trasmissione stesso non ha necessariamente la forma di una
comunicazione che supera i confini del sistema: larcivesco-
vo si rivolge al ministro del culto, il capo dei sindacati al
segretario di un partito. Questa forma di scambio presup-
pone una complementare corrispondenza di ruoli nei vari
sistemi (e in pratica la loro strutturazione gerarchica). Ac-
canto a tale forma esiste unaltra forma dattivazione dei
diversi ruoli che una stessa persona pu ricoprire: al tavolo
riservato agli avventori abituali si formano le opinioni su
cui si fonda la loro decisione di elettori; lo svolgimento di
un convegno scientifico d al professore informazioni, mo-
tivi e ragioni utili per mettere a disposizione la sua compe-
tenza nella commissione di un ministero; durante la seduta
di un consiglio di amministrazione un membro si offre di
mettere i suoi rapporti di amicizia con determinati politici
LOPINIONE PUBBLICA :;,
al servizio di una certa causa
29
. In questi casi, le comunica-
zioni politiche e non politiche riguardanti temi politici ven-
gono mediate da combinazioni di ruoli. Anche per questo
tipo di mediazione e non soltanto per le comunicazioni
dirette tra i sistemi necessaria una prestrutturazione
mediante i temi dellopinione pubblica. Anche al di fuori
del sistema politico deve essere possibile valutare, pur con
minore necessit, quali temi possano diventare politici, e
forse anche quale destino politico essi possano avere in de-
terminate condizioni.
Considerando questa funzione di mediazione si pu pre-
sumere che, nella struttura dei temi dellopinione pubblica,
sia contenuto, in ultima analisi, anche il fondamento della
differenziazione e dellacquisizione dautonomia funzionale
del sistema politico. In altri termini, lopinione pubblica de-
ve essere in grado di tollerare la distinzione tra politica e
non-politica, e una relativa astrattezza e incomprensibilit
dei dettagli dei processi politici decisionali. Essa deve essere
in grado di produrre temi che, nonostante lelevata com-
plessit delle interazioni concrete presenti nel contesto del
sistema, possano fungere da regola per la continua articola-
zione di aspettative significative e possano trasformare le
esigenze sociali in problemi da decidere politicamente. Il
problema risiede nel rapporto tra la selettivit dei temi che
si vanno formando e la ricchezza di possibilit che deriva
dal progressivo aumento della complessit sociale.
La concezione predominante, che in ultima analisi
pu essere ricondotta allantica tradizione europea della
filosofia sociale politica, ha un altro concetto della strut-
tura e unaltra visione del problema. Essa ritiene che li-
dentit e lautonomia del sistema politico (considerato
come societ o come sottosistema sociale) sia costituita
attraverso il dominio. In tal modo, il problema viene defi-
nito sul piano dei ruoli che, di diritto o di fatto, sono in
grado dimpartire e dimporre ordini. La preminenza del
concetto di ruolo nella pi recente sociologia contribui-
sce a rafforzare ulteriormente, piuttosto che a ridurre,
questa opzione concettuale
30
. Lopinione pubblica pu al-
:;o NIKLAS LUHMANN
lora assumere la funzione che le attribu il liberalismo,
funzione di critica e di controllo del dominio; intesa in
questo modo, essa rimane perci un contropotere che
non pu assumere dei ruoli ed fin dallinizio pi debole.
In questottica, allora, la selezione sembra assumere la-
spetto di repressione, senza tenere conto del fatto che es-
sa, in ogni caso, deve aver luogo
31
.
Ci si deve ora domandare se in tal modo non venga col-
pito il piano strutturale allinterno del quale si decide lo
sviluppo dei nostri sistemi politici e, di conseguenza, quel-
lo della nostra societ. Nessuno negher che esistono ruoli
autoritativi che esercitano il potere sotto forma di compe-
tenze di comando o di chances di fatto consolidate. Ma
questo potere non pu essere concepito in maniera ade-
guata come causa, come volont o come interesse
32
. Il gra-
do della sua libert rimane in un rapporto di dipendenza
dalle strutture del sistema di comunicazione nel quale esso
opera. Lopinione pubblica non pu dominare e neppure
sostituire il detentore del potere. Non gli pu prescrivere il
modo in cui egli deve esercitare il potere. Il suo rapporto
con lesercizio del potere non un rapporto di causa ed ef-
fetto, ma di struttura e processo. La sua funzione non con-
siste nel far affermare la volont la volont popolare,
quella finzione del semplice pensiero causale ma nellor-
dinare operazioni selettive.
Se si considerano le societ e i loro ambiti politici fun-
zionali, la comprensione del problema si sposta. Essa pun-
ta allora sul rapporto, estremamente complesso, tra i siste-
mi e il loro ambiente, e cercher di spiegare le strutture e i
processi che rendono possibile una comprensione dotata
di senso e una riduzione di questa possibilit. Le strutture
traducono la complessit delle multiformi possibilit reali
in un linguaggio utilizzabile dal sistema. Se si considera
lopinione pubblica come struttura istituzionalizzata dei
temi del processo sociale di comunicazione, essa diventa
problematica in due sensi: non solo per quanto riguarda la
produzione di una forte pressione dopinione su coloro
che decidono, ma anche per quanto riguarda la capacit
LOPINIONE PUBBLICA :;;
della struttura di produrre temi. In questottica, lindeter-
minatezza e la debolezza esplicativa, la contraddittoriet e
la labilit dellopinione pubblica non appaiono pi come
carenze, ma come elementi della sua funzione, il cui cor-
rettivo deve essere ricercato non in se stessa, ma in altre
istituzioni della societ e del suo sistema politico, in parti-
colare in quelle istituzioni che assicurano la capacit deci-
sionale dei sistemi.
Il duplice aspetto di questa funzione dellopinione
pubblica, il fatto cio di essere aperta e istruttiva, cor-
relato allevoluzione del sistema sociale. Per questo lopi-
nione pubblica un fenomeno evolutivo. Essa assume la
sua funzione solo quando la societ ha raggiunto una
complessit e una contingenza tanto elevate che la gui-
da dellulteriore sviluppo sociale non sidentifica pi
con le decisioni quotidiane, non pu pi spettare a sin-
gole persone, a gruppi di persone o a ruoli, ma deve es-
sere affidata a una struttura pi instabile. Ci si deve an-
cora domandare se, e fino a che punto, la struttura di
guida, ora necessaria, sia ancora unitaria e permetta di
produrre effetti dintegrazione. Il termine opinione
pubblica suggerisce troppa unit, e lo stesso vale per il
concetto classico che, secondo il significato letterale del
termine, presuppone un soggetto collettivo in grado di
pensare. Dietro tali denominazioni sostantive e spiega-
zioni unidimensionali si manifesta oggi inevitabilmente il
problema della complessit del sistema. Per laccosta-
mento a questo problema si renderanno necessari stru-
menti concettuali molto pi complessi di quelli finora
usati nellindagine sullopinione. Rimane ancora insoluta
la questione se la supposta unit del termine e del con-
cetto dopinione pubblica non tragga in inganno. Ci si
potrebbe avvicinare alla sua soluzione mediante indagini
che accertino empiricamente in quale modo nei diversi
sistemi sociali e politici i processi accennati darticolazio-
ne materiale, temporale e sociale di temi e opinioni nel
processo pubblico di comunicazione siano compatibili e
si possano collegare tra loro.
:; NIKLAS LUHMANN
*
Da Luhmann 1971, pp. 85-129.
1
Lastrazione funzionalistica non lunico metodo di trasformazione dei te-
mi classici. Un tentativo, di natura completamente diversa, di utilizzare concetti
quali potere, volont, coscienza come metafore per indicare fatti quantificabili, e
quindi modi di elaborare le informazioni, stato compiuto da K. W. Deutsch
(1966). Entrambi questi tentativi, tuttavia, non hanno ancora risolto i problemi
connessi ai fondamenti teorici e alle possibilit di operazionalizzazione.
2
Per una simile trattazione di altri temi vedi N. Luhmann (1965; Condi-
zioni sociali e politiche dello Stato di diritto; 1969a, pp. 149-170; Complessit e
democrazia; 1969b).
3
Cfr., in proposito, L. A. Dexter (1955-56, pp. 408-414) e I. Deutscher
(1966, pp. 235-254).
4
Cos la definisce un noto testo: Public Opinion in this discussion may
simply be taken to mean those opinions held by private persons which govern-
ment find it prudent to heed (Key 1961, p. 14). Cfr. anche Hofsttter (1949);
Schmidtchen (1965, p. 337).
5
A lungo, anche se con scarso successo, si fatto riferimento a ci. Cfr.
Habermas (1962, pp. 261 sgg.).
6
Per il carattere europeo di questa trasformazione vedi Gagnr (1960).
7
Notevole, in questo contesto, limportanza del bar o dellosteria o del
club. Habermas, nella sua valutazione, si basa sulla tradizione letteraria. Re-
centi indagini empiriche hanno dimostrato che questi luoghi rappresentano
sistemi sociali dincontri umani, facilitano i contatti, neutralizzano le differen-
ze di ceto sociale, sciolgono i vincoli con le proprie esperienze e i propri com-
portamenti precedenti, permettendo, quindi, la comunicazione. Tuttavia, pro-
prio per questo motivo, si tratta solo di small talk. Vedi Cavan (1966, pp.
54 sgg.; 1943, pp. 186 sgg.
8
Premessa di tale ipotesi sarebbe lassunto che unulteriore differenziazione
dei sottosistemi del sistema sociale sia possibile non su una differenziazione seg-
mentaria, ma soltanto su una differenziazione funzionale, da cui traggono origi-
ne diverse parti. Proprio in questa direzione si muove mile Durkheim (1893).
9
In proposito vedi per una pi completa trattazione Luhmann (1967a,
pp. 97-123), recentemente pubblicato in Luhmann (1970).
10
Simile, ma limitato a temi trattati in modo controverso, il concetto di
issues in Easton (1965, pp. 140 sgg.). La comparabilit si basa sul fatto che
anche Easton sottolinea la funzione di riduzione di tali issues. Vedi, per lo
stesso concetto, anche Spiro (1962, pp. 577-595).
11
Nota che tali comprensioni preliminari fungono ampiamente da verit
ovvie della vita quotidiana; vengono per appositamente ignorati e rimango-
no, perci, allo stato latente. I temi delle possibili comunicazioni sono soltan-
to una delle innumerevoli forme di tali verit ovvie. Vedi, in proposito, so-
prattutto Garfinkel (1967).
12
La mancanza di libert del manipolato, che viene spesso collegata con
il concetto di manipolazione, viene qui esplicitamente esclusa. La comunica-
zione unilaterale, a cui non pu seguire alcuna risposta, non comporta neces-
sariamente una privazione di libert, n come simbologia sociale della situa-
zione del manipolato, n secondo la sua concezione soggettiva; e questo, poi,
non si verifica qualora la manipolazione produca effetti altamente sicuri. Ci
LOPINIONE PUBBLICA :;,
accade perch, nonostante tutto, il manipolato, nellorizzonte delle sue possi-
bilit e secondo i propri criteri, pu scegliere e accettare la manipolazione
nella misura in cui egli si sia costruito, anticipatamente, le proprie possibilit
di esperienza e di azione. Cfr. in proposito Mackay (1968, pp. 147-156; 1967).
Presumibilmente, la comunicazione interattiva pu comportare una privazio-
ne di libert addirittura maggiore della manipolazione, in quanto essa induce
ad assumersi lorizzonte di possibilit del partner come limitazione delle pro-
prie possibilit e a impegnarsi obbligatoriamente dinanzi allaltro. In tali con-
dizioni sarebbe opportuno rinunciare a qualsiasi tipo di valutazione apriori-
stica dellinterazione e della manipolazione, lasciando aperta la questione sul
particolare tipo di comunicazione che pu essere considerato veramente fun-
zionale in determinati contesti sistemici psichici e sociali.
13
Fra le ragioni si devono annoverare: linsufficienza di strumenti analiti-
ci, vale a dire la mancanza di una teoria dellopinione pubblica; la diffusione
universale e la conseguente autoevidenza del fenomeno; e, non ultimo, il fatto
che questa tecnica della manipolazione venga preferita proprio dai pi sprov-
veduti oppositori della manipolazione.
14
Come ulteriore tentativo di natura puramente concettuale, oggi, per al-
tro poco convincente, vedi Tnnies (1922, pp. 131 sgg.).
15
Indipendente non significa, per, che laumento o la diminuzione di com-
plessit dei sistemi non abbiano cause che possono essere esaminate, quanto
piuttosto che ladattamento a una mutata complessit in generale non dipende
dalle cause che, nel singolo caso, hanno determinato la trasformazione.
16
Il concetto di regola qui inteso in senso lato come il concetto di
grammatica nella teoria linguistica; esso non presuppone alcuna consapevo-
lezza della regola nella sua applicazione.
17
Fino a che punto esista un collegamento storico tra opinione pubblica
e coscienza della crisi deve essere ulteriormente chiarito, al di l del contribu-
to di Koselleck (1959).
18
A proposito della previsione della soglia di pericolosit e della possibi-
lit di guadagnare tempo mediante la programmazione dei sintomi della crisi,
cfr. alcune osservazioni di Vickers (1959, p. 94).
19
Materiali sugli issues del processo di comunicazione politica e di de-
cisione vengono forniti dalle indagini americane sul Community Power.
20
Come paragone, vedi il modello a fasi dei movimenti sociali che ha
tracciato Smelser (1963). Altri paragoni possono essere fatti anche con la suc-
cessione di crisi determinata da fattori socio-strutturali, teleologizzazione e
quotidianizzazione, illustrata da Rammstedt (1966). Questi paralleli dovreb-
bero essere studiati con particolare attenzione, cercando soprattutto di chiari-
re quali presupposti permettano o impediscano al movimento dellopinione
pubblica di diventare un movimento sociale.
21
Ai sintomi di stanchezza che possono manifestarsi nellopinione pub-
blica (intesa in senso socio-psicologico), e alla conseguente pressione tempo-
rale che si verifica nellambito della politica, hanno fatto riferimento anche
Allport e Faden (1940, pp. 687-704). Il punto cruciale della loro tesi consiste
nella convinzione che con lintensit dei sentimenti in causa aumenti anche la
pressione esercitata dallopinione pubblica verso la risoluzione di una deter-
minata questione.
:c NIKLAS LUHMANN
22
A questo riguardo, per una trattazione pi approfondita, vedi Luh-
mann (1969).
23
necessario verificare pi attentamente le condizioni che determinano
tale iter del tema. Una condizione sembra essere la natura stessa del problema
politico, qualora esso consista non tanto nella valutazione dei fini, quanto nel-
lapprovazione dei mezzi.
24
Nel senso definito al 2.
25
Vedi inoltre le osservazioni di Gerhard Storz (1965) nel suo discorso
inaugurale per la 15
a
Giornata dei sociologi tedeschi.
26
Non quindi, come spesso si ritiene, come operazione scientifica pura-
mente analitica.
27
Cos Deutsch (1966), il quale propone di misurare i limiti del sistema
mediante la discontinuit di comunicazione.
28
Questo, in parte, proprio un problema di percezione. Cfr. in proposi-
to Campbell (1958, pp. 14-25).
29
Atti di questo tipo, in quanto non accessibili a tutti, vengono normal-
mente considerati come contrapposti allopinione pubblica. Tuttavia lam-
biente del sistema politico non privo di strutture (non , per esempio, una
massa di individui uguali che calcolano razionalmente), e quindi le possibilit
di comunicazione allinterno di esso non possono essere distribuite in manie-
ra eguale e non possono essere accessibili a tutti. Luguale partecipazione di
tutti costituisce, come postulato, una contraddizione alla realt di una societ
differenziata. Il mantenimento di questa concezione del principio di egua-
glianza come caratteristica concettuale dellopinione pubblica, implica la ri-
nuncia alla sua funzione di struttura nei processi politici e apolitici di comu-
nicazione. Implica inoltre la messa in ombra, anzi, leliminazione, attraverso
una definizione valutativa, del problema del sistema che viene risolto dallopi-
nione pubblica. Il problema del sistema consiste nel raggiungimento di unef-
fettiva strutturazione del processo di comunicazione politica relativa a una si-
tuazione sociale, e nella conseguente integrazione nella societ del sistema po-
litico, nonostante unefficiente differenziazione funzionale. Per questo i temi
devono essere adatti allopinione pubblica, nel caso sia di comunicazione
pubblica che di comunicazione non pubblica. Solamente questa impostazione
del problema (e non un pregiudizio astratto, basato sul diritto naturale, su
possibilit politiche uguali per tutti), permette una critica dotata di senso di
quellopinione pubblica che, di volta in volta, nasce in seno a una societ.
30
significativa, ad esempio, per la posizione di Ralf Dahrendorf, ma,
naturalmente, altrettanto determinante per i critici pi estremi del potere.
31
Se consideriamo le esigenze politiche articolate come la materia pri-
ma del processo politico, in quanto devono essere elaborate e controllate co-
me dati esterni da parte delle istituzioni del sistema politico, allora, dalla se-
lettivit delle istituzioni, che hanno il compito di trasmettere tali esigenze, si
pu valutare il carattere repressivo di un sistema politico, sostiene Offe
(1969) nel suo pregevole saggio.
32
Per lesposizione di questa critica vedi Luhmann (1969a).
LOPINIONE PUBBLICA ::
Lopinione pubblica non esiste
*
Pierre Bourdieu
Io dico che opinare significa parlare e che lopinione
consiste in un discorso esplicitamente pronunciato.
Platone, Teeteto, 190a
Desidero innanzi tutto precisare che il mio proposito non
quello di denunziare in modo meccanico e sbrigativo i son-
daggi dopinione. Se indubbio che i sondaggi dopinione
non sono ci che si vuol far credere, essi non sono nemmeno
ci che comunemente si dice quando sintende demistificarli.
I sondaggi possono dare un contributo utile alla scienza so-
ciale a condizione di essere trattati in modo rigoroso, cio con
particolari precauzioni. In altre parole, non mia intenzione
mettere sotto accusa chi si occupa dei sondaggi dopinione:
costoro fanno un certo mestiere che, se non riducibile a una
pura e semplice vendita di prodotti, non nemmeno del tutto
identificabile con una vera e propria ricerca scientifica.
I tre postulati impliciti
Dopo questo preambolo, vorrei enunciare i postulati
che dobbiamo esaminare per poter giungere a unanalisi ri-
gorosa e fondata dei sondaggi dopinione.
Questi postulati sono tre.
Innanzi tutto, ogni ricerca dopinione presuppone che
tutti possono avere unopinione; oppure, in altre parole,
che la produzione di unopinione alla portata di tutti. Pur
sapendo di urtare un sentimento ingenuamente democrati-
co, intendo contestare questo primo postulato.
Secondo postulato: si presuppone che tutte le opinioni si
equivalgano; ritengo di essere in grado di dimostrare che le
cose non stanno cos, e che il fatto di accumulare delle opi-
nioni che non hanno per nulla la medesima forza reale porta
a una distorsione assai marcata.
Terzo postulato implicito: nel semplice fatto di porre a
tutti la stessa domanda implicita lipotesi che esista un con-
senso sui problemi; in altre parole, che esista un accordo sul-
le domande che meritano di essere poste.
Questi tre postulati implicano, mi sembra, tutta una serie
di distorsioni che si possono osservare anche quando tutte le
condizioni del rigore metodologico sono state rispettate nella
raccolta e nellanalisi dei dati.
Si muovono spesso rimproveri tecnici ai sondaggi dopi-
nione. Per esempio, si mette in dubbio la rappresentativit
dei campioni. Penso che, dato lo stato attuale dei mezzi uti-
lizzati dagli uffici di produzione dei sondaggi, lobiezione
non sia davvero fondata. Si rimprovera loro anche di porre
domande indirette, o meglio, di truccare le domande nella lo-
ro formulazione: questo gi pi vicino alla verit e capita
spesso, infatti, che si suggerisca la risposta attraverso il modo
di porre la domanda. Cos, per esempio, trasgredendo al pre-
cetto elementare che deve guidare la compilazione di un que-
stionario, cio quello di lasciare a tutte le risposte possibili la
stessa probabilit, si omette spesso nelle domande, o nelle ri-
sposte proposte, una delle opzioni possibili, oppure, ancora,
si propone parecchie volte la stessa opzione sotto formulazio-
ni diverse. Non si mai del tutto sicuri, salvo quando si fa
uninchiesta preliminare, daver previsto tutto luniverso del-
le possibili risposte, e quelle solamente. Si pu anche preve-
dere pi volte la stessa risposta, ci che d una maggiore pro-
babilit alla risposta che stata proposta pi spesso; oppure
e ancora, tra le risposte previste pu capitare di omettere una
risposta particolarmente importante togliendole cos proba-
bilit di comparizione.
Le problematiche obbligate
Penso, dunque, che esistano possibilit di errori di que-
sto tipo e sarebbe interessante chiedersi quali siano le con-
LOPINIONE PUBBLICA NON ESISTE :,
dizioni sociali che determinano la comparsa di tali errori. Il
sociologo suppone che nulla dovuto al caso e che questi
errori si possono spiegare. Il pi delle volte essi sono dovu-
ti alle condizioni in cui lavorano le persone che preparano i
questionari. Ma vi sono anche altri ostacoli: c il fatto che
le problematiche proposte dagli istituti di sondaggi dopi-
nione sono subordinate a una richiesta di tipo particolare.
Chiedersi quali sono i principi generatori di queste proble-
matiche significa domandarsi chi in grado di pagarsi un
sondaggio dopinione.
Avendo cominciato ad analizzare una grande inchiesta
nazionale sullopinione che hanno i francesi del sistema di
insegnamento, e poich avevamo a che fare con un cam-
pione spontaneo di risposte suscitate da un questionario
diffuso da tutta la stampa francese, abbiamo voluto con-
trollare la validit del nostro campione, e abbiamo rilevato
negli archivi di un certo numero di istituti specializzati, tra
cui lIFOP, la SOFRES ecc., tutte le domande riguardanti lin-
segnamento. Questa ricerca ci ha fatto notare che pi di
duecento domande sul sistema dinsegnamento sono state
poste dopo il maggio 1968, mentre meno di una ventina tra
il 1960 e il 1963. Ci significa che le problematiche che
simpongono a questo tipo di organismo sono profonda-
mente legate alla congiuntura e sono dominate da un certo
tipo di richiesta sociale. In altre parole, i problemi che ven-
gono posti sono problemi che simpongono come problemi
politici. La questione dellinsegnamento, per esempio, pu
essere posta da un istituto dopinione pubblica soltanto
quando diventa un problema politico. Si nota immediata-
mente la differenza che divide queste istituzioni dai centri
di ricerca, i quali concepiscono le loro problematiche, se
non proprio in un cielo puro, in ogni caso con un distacco
molto maggiore rispetto alla domanda sociale nella sua for-
ma diretta e immediata.
Unanalisi statistica sommaria delle domande poste ci
ha fatto notare che la maggior parte di esse era diretta-
mente legata alle preoccupazioni politiche del personale
politico. La domanda: Si deve introdurre la politica nei
: PIERRE BOURDIEU
licei? (o le sue varianti) stata posta molto spesso, men-
tre invece la domanda: Si devono modificare i program-
mi?, oppure: Si deve cambiare il modo di trasmettere i
contenuti? stata posta molto raramente. Cos pure: Si
devono riciclare gli insegnanti?. Si tratta, come si pu
vedere, di domande altrettanto importanti, perlomeno da
un altro punto di vista.
Le funzioni del sondaggio
Le problematiche che vengono poste dai sondaggi do-
pinione sono problematiche interessate. Ogni problemati-
ca interessata ma, nel caso specifico, gli interessi che so-
stengono queste problematiche sono interessi politici e ci
impone che ci si chieda, con gran forza e nello stesso tem-
po, sia il significato delle risposte sia il significato che vie-
ne dato alla pubblicazione delle risposte. Il sondaggio do-
pinione , allo stato attuale, uno strumento di azione poli-
tica; la sua funzione pi importante consiste forse nel
creare lillusione che esista unopinione pubblica come
pura addizione di opinioni individuali. Lopinione pub-
blica che manifestata sulle prime pagine dei giornali
sotto forma di percentuale (il 60 per cento dei francesi so-
no favorevoli a), questa opinione pubblica un artificio
puro e semplice la cui funzione consiste nel dissimulare il
fatto che lo stato dellopinione, in un determinato mo-
mento, un sistema di forze, di tensioni e non vi nulla di
pi inadeguato di un calcolo percentuale per rappresenta-
re lo stato dellopinione.
Si sa che i rapporti di forza non si riducono mai soltan-
to a meri rapporti di forza: ogni esercizio della forza ac-
compagnato da un discorso che mira a legittimare la forza
di colui che lo esercita; si pu addirittura affermare che la
particolarit di ogni rapporto di forza consiste nel dissimu-
larsi come rapporto di forza e di esprimere tutta la sua for-
za soltanto nella misura in cui riesce a dissimularsi come
tale. In breve, per dirla in modo semplice, luomo politico
LOPINIONE PUBBLICA NON ESISTE :,
colui che dice: Dio con noi. Lequivalente di Dio
con noi oggi lopinione pubblica con noi. Leffetto
fondamentale del sondaggio dopinione questo: si co-
struisce lidea che esiste unopinione pubblica unanime per
legittimare una politica e rafforzare i rapporti di forza che
ne stanno alla base o la rendono possibile.
Le non-risposte
Poich ho espresso allinizio quanto volevo dire alla fi-
ne, prover a indicare molto rapidamente quali sono le
operazioni per cui si produce questo effetto di consenso. La
prima operazione, che ha come punto di partenza il postu-
lato secondo il quale tutti devono avere unopinione, consi-
ste nellignorare le non-risposte. Da qualche tempo a que-
sta parte, invece di dire: il 50 per cento dei francesi sono
per la soppressione delle ferrovie, i giornali dicono il 50
per cento dei francesi sono per, il 40 per cento sono contro
e 10 per cento non hanno unopinione. Ma questo non ba-
sta. Per esempio, chiedete alla gente: Siete favorevoli al
governo Pompidou?. Registrate un 30 per cento di non-
risposte, 20 per cento s, 50 per cento no. Quindi potete af-
fermare: la parte della gente contraria superiore a quella
favorevole e poi c quel residuo di 30 per cento. Oppure
potete anche calcolare di nuovo i favorevoli e gli sfavorevo-
li escludendo le non-risposte. Questa semplice scelta
unoperazione teorica di straordinaria importanza e sulla
quale desidererei soffermarmi.
Eliminare le non-risposte fare ci che si fa in una con-
sultazione elettorale quando ci sono delle schede bianche o
nulle; imporre al sondaggio dopinione la filosofia implici-
ta nel sondaggio elettorale. Se guardiamo pi da vicino,
possiamo osservare che il tasso delle non-risposte general-
mente pi elevato tra le donne che tra gli uomini, che lo
scarto tra le donne e gli uomini tanto pi alto quanto pi i
problemi posti sono di ordine propriamente politico, a tal
punto che in un elenco di domande varie, per determinare
:o PIERRE BOURDIEU
se una domanda poteva essere considerata come politica o
non politica ci bastato successivamente valutare limpor-
tanza dello scarto delle non-risposte tra uomini e donne.
Un altro indice: pi una domanda verte su problemi del sa-
pere, della conoscenza, maggiore lo scarto tra le non-ri-
sposte delle persone pi istruite e quelle meno istruite.
Unaltra osservazione: quando le domande vertono sui pro-
blemi etici, lo scarto delle non-risposte tra le classi sociali
minimo (per esempio: Dobbiamo essere severi con i bam-
bini?). Altra osservazione ancora: tanto pi una domanda
propone problemi conflittuali, si riferisce cio a un nodo di
contraddizioni (per esempio, una domanda sulla situazione
in Cecoslovacchia per le persone che votano comunista),
tanto pi quella domanda generatrice di tensioni per una
determinata categoria, tanto maggiore la frequenza delle
non-risposte in questa categoria. In altre parole, la semplice
analisi statistica delle non-risposte ci offre uninformazione
su ci che significa la domanda e, allo stesso tempo, anche
sulla categoria presa in considerazione, essendo questulti-
ma definita tanto dalla probabilit di avere unopinione che
le viene attribuita quanto dalla probabilit condizionale di
avere unopinione favorevole o sfavorevole.
Limposizione della problematica
Lanalisi scientifica dei sondaggi dopinione mostra che,
praticamente, non esiste un problema omnibus; non esiste
cio domanda che non sia reinterpretata in funzione degli
interessi o dei non-interessi delle persone a cui stata po-
sta, perci il primo imperativo chiedersi a quale doman-
da le diverse categorie degli intervistati hanno creduto di
rispondere. Uno degli effetti pi dannosi del sondaggio
dopinione consiste proprio nel mettere gli individui in
condizione di rispondere a domande che essi non si sono
mai posti o, ancora, di rispondere a una domanda diversa
dalla risposta avanzata, poich linterpretazione non fa al-
tro che registrare lequivoco.
LOPINIONE PUBBLICA NON ESISTE :;
Allinizio, dicevo che i sondaggi dopinione potevano
essere riutilizzati scientificamente: ma ci presuppone delle
precauzioni che le condizioni sociali nelle quali lavorano
gli uffici di studio escludono. I giornalisti che cercano solu-
zioni semplici semplificano i dati gi semplificati che sono
stati loro trasmessi, e quando si arriva al pubblico il risulta-
to questo: 50 per cento dei francesi sono per la soppres-
sione delle ferrovie. Uninterpretazione rigorosa dei son-
daggi di opinione supporrebbe un quesito epistemologico
su ognuna delle domande fatte e, in pi, sul sistema di tali
domande, poich soltanto lanalisi del sistema completo di
risposte pu permettere di rispondere alla richiesta di sa-
pere a quale domanda gli intervistati hanno risposto.
Cos accade per le domande che riguardano problemi
di morale, sia che si tratti di domande sulla severit dei ge-
nitori, sia sui rapporti tra insegnanti e studenti o sulla pe-
dagogia direttiva o non-direttiva ecc., problemi che sono
maggiormente considerati problemi etici quanto pi si
scende nella scala sociale ma che, per le classi superiori,
possono essere problemi politici: uno degli effetti di distor-
sione dellindagine consiste nel trasformare, mediante la
semplice impostazione della problematica, risposte etiche
in risposte politiche.
I due principi di produzione delle opinioni
Esistono molti principi sulla cui base si pu concepire
una risposta. C, prima di tutto, ci che si pu definire la
competenza politica in riferimento a una definizione della
politica arbitraria e legittima nello stesso tempo, cio domi-
nante e dissimulata come tale. Questa competenza politica
non universalmente diffusa; varia, grosso modo, come li-
vello distruzione. In altre parole, la probabilit di avere
unopinione su tutte le domande che presuppongono una
conoscenza della politica abbastanza simile alla probabi-
lit di visitare un museo; vale a dire che essa in funzione
del livello distruzione. Si notano delle varianti straordina-
: PIERRE BOURDIEU
rie: l dove uno studente impegnato in un movimento di
estrema sinistra scorge quarantacinque separazioni a sini-
stra del PSU, per un quadro amministrativo medio, invece,
non c nulla. Nelle elezioni si pensa sempre alla scala poli-
tica, estrema sinistra, sinistra, centro-sinistra, centro, cen-
tro-destra, destra, estrema destra ecc. Uno dei dati impor-
tanti messo in rilievo da un nostro test che tutto si svolge
come se le diverse categorie sociali utilizzassero in modo
molto diverso questa scala che le ricerche di scienza politi-
ca usano abitualmente. Certe categorie sociali utilizzano
intensamente un piccolo settore dellestrema sinistra; altre
utilizzano soltanto il centro; altre ancora utilizzano tutta la
scala; infine risulta che unelezione laggregazione di spazi
del tutto differenti; si sommano individui che misurano in
centimetri con altri che misurano in chilometri o, meglio,
individui che contano da 0 a 20 con individui che contano
da 9 a 11. La competenza si misura, tra laltro, dal grado di
acutezza di percezione (lo stesso avviene nel campo esteti-
co, in cui certe persone sono in grado di distinguere le cin-
que o sei maniere successive di un solo pittore). Questo pa-
ragone pu essere spinto pi lontano. Anche per la perce-
zione estetica esiste una condizione permissiva: la gente de-
ve immaginare unopera darte come tale; poi, dopo averla
intesa come opera darte, deve possedere alcune categorie
di percezione per costruirla, strutturarla ecc.
Immaginiamo una domanda cos concepita: Siete per
uneducazione direttiva o per uneducazione non-diretti-
va?. Questa domanda pu essere costruita come doman-
da politica poich la rappresentazione dei rapporti genito-
ri-figli sintegra in una visione sistematica della societ. Da
alcuni la domanda pu essere intesa come politica; per al-
tre persone si tratta di una pura questione morale. Nel
questionario, di cui vi ho parlato, noi chiediamo alla gente:
Considerate politico o no fare uno sciopero, portare i ca-
pelli lunghi, partecipare a un festival pop ecc.? per vedere
come le persone utilizzano questa dicotomia; e, natural-
mente, si possono notare profonde variazioni a seconda
delle classi sociali.
LOPINIONE PUBBLICA NON ESISTE :,
La prima condizione , dunque, quella di essere capaci
di costruire una domanda come una domanda politica; la
seconda di essere capaci, dopo averla costruita come tale,
di applicare a essa delle categorie propriamente politiche,
che possono essere pi o meno adeguate, pi o meno raffi-
nate ecc. Queste sono le condizioni specifiche della produ-
zione delle opinioni, condizioni che il sondaggio dopinio-
ne presuppone come universalmente e uniformemente as-
solte mediante il primo postulato secondo il quale tutti
possono produrre unopinione.
Il secondo principio che sta alla base della produzione
di unopinione quello che io definisco lethos di classe
(per non dire letica di classe), vale a dire un sistema di
valori impliciti che gli individui hanno interiorizzato sin
dallinfanzia e che genera le loro risposte ai pi disparati
problemi. Per esempio: sono convinto che la coerenza e la
logica delle opinioni che le persone potrebbero scambiarsi
al termine di una partita di calcio tra il Roubaix e il Valen-
ciennes sia dovuta in parte allethos di classe. molto pro-
babile che giudizi come: stato un bel gioco ma troppo
duro oppure stato un gioco efficace ma brutto, giudi-
zi che sembrano arbitrari come i gusti e i colori, sono gene-
rati in realt da quel principio del tutto sistematico che
lethos di classe.
Il dirottamento del senso
Una quantit di risposte che sono considerate risposte
politiche sono prodotte in realt dallethos di classe e, allo
stesso tempo, possono essere rivestite di tuttaltro significa-
to quando vengono interpretate sul terreno politico. Cer-
cher di spiegare ci che intendo e vedrete che quanto ho
appena detto non per nulla astratto e irreale. A questo
punto devo riferirmi a una tradizione sociologica diffusa
soprattutto tra alcuni sociologi della politica negli Stati
Uniti, i quali parlano spesso di un certo conservatorismo e
autoritarismo delle classi popolari. Queste tesi si fondano
:,c PIERRE BOURDIEU
sul confronto internazionale dei risultati di sondaggi o di
elezioni, che tendono a dimostrare che in qualsiasi paese le
classi popolari danno sempre risposte pi autoritarie di
quelle delle altre classi sociali quando le sinterroga su pro-
blemi riguardanti i rapporti dautorit, la libert individua-
le, la libert di stampa ecc.; e se ne conclude che esiste un
conflitto tra i valori democratici (per Lipset, si tratta di va-
lori democratici americani) e quelli che le classi popolari
hanno interiorizzato, ossia valori di tipo autoritario e re-
pressivo. Da tutto ci risulta una sorta di visione escatolo-
gica: poich la propensione alla repressione, allautoritari-
smo ecc. legata agli introiti bassi e ai bassi livelli di istru-
zione, elevando il tenore di vita e il livello dellistruzione
potremo formare i buoni cittadini della democrazia ameri-
cana, e non avremo pi quei partiti comunisti come ce ne
sono in Italia e in Francia. A mio avviso il problema sta
proprio nel significato delle risposte a un certo tipo di do-
mande. Immaginiamo un insieme di domande di questo
genere: Siete favorevoli alleguaglianza fra i sessi? Siete fa-
vorevoli a uneducazione non repressiva? Siete favorevoli
alla nuova societ? ecc. Supponiamo anche domande del
tipo: i professori devono scioperare quando il loro posto
di lavoro minacciato? Gli insegnanti devono essere soli-
dali con gli altri funzionari nei periodi di conflitti sociali?
ecc. Questi due gruppi di domande producono risposte di
struttura strettamente inversa rispetto alla classe sociale: il
primo gruppo, che riguarda un certo tipo di innovazioni
nei rapporti sociali, per cos dire nella forma simbolica del-
le relazioni sociali, suscita risposte tanto pi favorevoli
quanto pi ci si eleva nella gerarchia sociale e in quella del
livello distruzione; al contrario, invece, le domande che
vertono sulle reali trasformazioni dei rapporti di forza tra
le classi generano risposte sempre pi sfavorevoli man ma-
no che si sale nella gerarchia sociale.
In breve, la definizione: Le classi popolari sono repressi-
ve non n vera n falsa. Essa vera nella misura in cui le
classi popolari tendono ad assumere verso un insieme di pro-
blemi come quelli riguardanti letica dei rapporti tra genitori
LOPINIONE PUBBLICA NON ESISTE :,:
e figli, o dei rapporti tra i sessi, un atteggiamento molto pi
rigido e autoritario rispetto alle altre classi sociali. Per quanto
riguarda invece i problemi che investono la struttura politica,
problemi che mettono in gioco la conservazione o la trasfor-
mazione dellordine sociale, e non soltanto la conservazione o
la trasformazione dei modi di relazione tra individui, le classi
popolari sono molto pi favorevoli a un rinnovamento, vale a
dire a una trasformazione delle strutture sociali. Si pu osser-
vare come certi problemi proposti nel maggio 1968 (e spesso
malamente espressi), durante il conflitto tra il partito comu-
nista e lestrema sinistra, si riallaccino direttamente al proble-
ma centrale che ho tentato di esporre, e cio al problema del-
la natura delle risposte che la gente fornisce alle domande
proposte, vale a dire il problema del principio in base al qua-
le la gente produce delle risposte. Infatti, lopposizione che
ho creato tra questi due gruppi di domande si ricollega al-
lopposizione esistente tra i due principi di produzione delle
opinioni: un principio fondamentalmente politico e uno eti-
co, poich il problema del conservatorismo delle classi popo-
lari il prodotto dellignoranza di queste distinzioni. Pertan-
to ci che ho definito come leffetto dellimposizione di una
problematica, effetto che viene esercitato da ogni sondaggio
dopinione e da ogni consultazione politica (incominciando
da quella elettorale), risulta dal fatto che le domande che
vengono proposte in un sondaggio dopinione non vengono
poste in realt a tutte le persone interrogate e le risposte non
vengono interpretate in funzione della problematica rispetto
alla quale le diverse categorie degli intervistati hanno effetti-
vamente risposto. Cos avviene che la problematica dominante
di cui fornisce unimmagine lelenco delle domande proposte
nel giro di due anni dagli istituti di sondaggio vale a dire la
problematica che interessa in modo particolare coloro che
detengono il potere e che vogliono essere informati sui mezzi
di cui possono avvalersi per organizzare la loro azione politi-
ca controllata in modo diseguale dalle diverse classi socia-
li e, fatto importante, queste diverse classi sociali sono pi o
meno capaci di produrre una contro-problematica. A propo-
sito del dibattito televisivo tra Servan-Schreiber e Giscard
:,: PIERRE BOURDIEU
LOPINIONE PUBBLICA NON ESISTE :,,
dEstaing un istituto di sondaggi dopinione aveva proposto
domande del genere: Il successo dovuto ai doni di natura,
allintelligenza, al lavoro, al merito?. Le risposte raccolte
non rivelavano nulla sulla verit oggettiva ma rispondevano
invece alla domanda: In che grado le differenti classi sociali
hanno coscienza che esistono leggi obiettive per mezzo delle
quali viene trasmesso il capitale culturale?. Grosso modo si
pu affermare che la non-coscienza di queste leggi cresce
man mano che si scende nella gerarchia sociale e che, allo sta-
to attuale delle cose, sono le classi popolari a essere partico-
larmente mistificate dal sistema scolastico. Si comprende cos
per quali motivi nelle classi popolari molto forte ladesione
al mito della virt innata, a quello dellascesa per mezzo della
scuola, al mito della giustizia scolastica, a quello dellequit
della distribuzione degli impieghi in base ai titoli di studio
ecc. Non c una contro-problematica: questa pu esistere
per pochi intellettuali ma non possiede una vera forza sociale
nonostante sia stata sostenuta da un certo numero di partiti e
gruppi politici. Le classi popolari non hanno, dunque, co-
scienza della realt dei meccanismi e non sono in grado di
produrre questa contro-problematica; linsieme stesso delle
condizioni sociali ne vieta addirittura la diffusione. Ci signi-
fica che non basta che un partito inserisca nel suo program-
ma la lotta contro la trasmissione ereditaria del capitale cultu-
rale: la verit scientifica sottoposta alle medesime regole
di diffusione dellideologia. Una definizione scientifica del ti-
po: Il capitale culturale viene trasmesso attraverso la scuola
e la famiglia simile a una bolla papale sulla regolamenta-
zione delle nascite: non predica che ai convertiti. Il capitale
culturale si diffonde seguendo certe leggi; la probabilit che
ci venga recepito da alcuni e rifiutato da altri pu essere de-
terminato sociologicamente.
Lopinione mobilitata
In un sondaggio dopinione si portati ad associare
lidea dobiettivit con il fatto di porre una domanda nei
termini pi neutri possibile in modo da dare a tutte le ri-
sposte tutte le probabilit. In realt possiamo chiederci se
un sondaggio dopinione veramente rigoroso non sarebbe
quello che trasgredisce totalmente gli imperativi della
neutralit e dellobiettivit scientifica, una ricerca che, in-
vece di dire, per esempio: Ci sono persone favorevoli al-
la regolamentazione delle nascite, altre sono sfavorevoli; e
voi?, enunciasse una serie esplicita di prese di posizio-
ne dei gruppi deputati a costruire le opinioni e a diffon-
derle, in modo che si potessero situare gli individui non
secondo una domanda davanti alla quale essi devono
inventare non soltanto la risposta ma la stessa problemati-
ca ma secondo delle problematiche e delle risposte gi
precostituite. In altre parole, il sondaggio dopinione sa-
rebbe pi vicino alla realt se si trasgredissero completa-
mente le regole dellobiettivit e si desse alla gente i mezzi
per potersi collocare come avviene nella realt pratica, va-
le a dire in base a delle opinioni gi formulate. Faccio li-
potesi che a un dato momento su di un problema come
quello dellinsegnamento tutti gli aspetti siano previsti.
Vale a dire che unanalisi di contenuti della stampa
dinformazione, della stampa sindacale, della stampa poli-
tica ecc., permette di disegnare una specie di mappa delle
posizioni previste. Colui che propone una posizione non
prevista sulla mappa considerato un eclettico o un in-
coerente. Ogni opinione situata obiettivamente in rap-
porto a una serie di posizioni gi segnate. Comunemente
si dice una presa di posizione ma la parola va intesa nel
senso lato; esistono posizioni gi previste e uno le prende.
Ma non le prende a caso. Si prendono le posizioni che si
predisposti a prendere a seconda della posizione che si
occupa in un certo campo. Per esempio, nel campo intel-
lettuale, si pu affermare che ogni individuo porta in s
una certa probabilit di prendere una posizione piuttosto
che unaltra. Evidentemente esiste un piccolo margine di
libert ma vi sono posizioni che si propongono con mag-
giore o minore urgenza e unanalisi rigorosa delle ideolo-
gie mira a spiegare le relazioni tra la struttura delle prese
:, PIERRE BOURDIEU
di posizione e la struttura del campo delle posizioni occu-
pate oggettivamente.
Giungo cos al problema se i sondaggi dopinione val-
gano come predizione. Sappiamo che i sondaggi, salvo
qualche caso accidentale come quello della campagna
elettorale inglese, hanno una grande capacit di previsio-
ne quando si tratti di consultazioni elettorali, ma sappia-
mo anche che i sondaggi di opinione sembrano naufraga-
re quando si confronta ci che essi affermavano con ci
che accaduto quando, nel frattempo, sia sopravvenuta
una crisi. In altri termini, i sondaggi interpretano abba-
stanza bene la struttura delle opinioni in un determinato
momento, in una situazione dequilibrio, ma interpretano
con difficolt le condizioni virtuali dellopinione e, pi
precisamente, i mutamenti dopinione; questo accade
perch i sondaggi interpretano le opinioni in una situa-
zione che non quella realmente esistente al momento in
cui le opinioni si costituiscono, e perch essi temono le
opinioni stesse e non le situazioni durevoli che le produ-
cono. Si nota, infatti, uno scadimento considerevole tra
lopinione che la gente esprime in una situazione artifi-
cialmente prodotta com quella del sondaggio, e lopi-
nione che la gente esprime in una situazione che rispecchi
pi da vicino la vita quotidiana in cui le opinioni si con-
frontano e si confermano come avviene per i pettegolezzi
che si scambiano le persone dello stesso ambiente. In una
situazione psicologica di questo tipo si sollecita un certo
numero di persone a esprimere la propria opinione sul
confronto della lunghezza di due pezzi di ferro. Si scelgo-
no nove persone su dieci e si chiede loro di affermare che
i pezzi di ferro non sono del tutto uguali. Le si reinterro-
ga e la decima incomincia col dire che da principio li rite-
neva uguali ma che in effetti i pezzi non sono proprio
uguali ecc. La situazione nella quale si forma lopinione, e
particolarmente nei momenti di crisi, la stessa; vale a di-
re che la gente si trova davanti a opinioni precostituite,
opinioni sostenute da gruppi, opinioni tra le quali si deve
scegliere perch si deve scegliere tra i gruppi. Questo il
LOPINIONE PUBBLICA NON ESISTE :,,
principio delleffetto di politicizzazione che provoca la cri-
si: si deve scegliere tra gruppi che si definiscono politica-
mente, ed esprimere, sempre di pi, delle prese di posi-
zione rispetto a principi esplicitamente politici. In realt,
ci che mi sembra importante che il sondaggio dopi-
nione considera lopinione pubblica come fosse una sem-
plice somma di opinioni individuali che sarebbero state
raccolte in una situazione che , in fondo, quella della ca-
bina elettorale dove lindividuo esprime furtivamente
unopinione isolata. Nelle situazioni reali, le opinioni so-
no delle forze e i rapporti dopinione sono conflitti di for-
za. Prendere posizione su questo o quel problema signifi-
ca scegliere tra gruppi realmente esistenti e perci il terzo
postulato, che afferma che tutte le opinioni si equivalgo-
no, del tutto privo di fondamento.
Da questa analisi emerge unaltra legge: si hanno tante
pi opinioni su di un problema quanto pi si interessati
al problema stesso, vale a dire quanto pi il problema ci
interessa. Per esempio, per quanto riguarda il problema
della scuola, il tenore delle risposte strettamente connes-
so al grado di vicinanza della persona con il sistema din-
segnamento, sia come professore, sia come genitore di uno
scolaro, o come ex allievo o impiegato scolastico, e la pro-
babilit di avere unopinione varia in funzione della pro-
babilit di avere un certo potere nellambito di ci su cui
si ha unopinione. Lopinione mobilitata quella della
gente la cui opinione, come si dice, ha un peso. Se un mi-
nistro dellIstruzione agisse in funzione dei risultati di un
sondaggio dopinione (o almeno partendo da una lettura
superficiale del sondaggio) non agirebbe come agisce nella
realt in quanto uomo politico, vale a dire in base alle te-
lefonate che riceve, alla visita del direttore della Scuola
normale superiore, o alla visita del docente tal dei tali ecc.
Nella realt, il ministro agisce assai di pi in funzione del-
le forze dopinione effettivamente costituite che affiorano
alla sua percezione nella misura in cui esse hanno una for-
za dinfluenza e nella misura in cui esse sono forti perch
sono mobilitate.
:,o PIERRE BOURDIEU
Disposizioni e opinioni
Poich si tratta di prevedere, per esempio, come sar lu-
niversit nei prossimi dieci anni, penso che lopinione mobi-
litata essenziale; ma, nello stesso tempo, un certo tipo di
lettura dei sondaggi dopinione permette di scoprire qualco-
sa che non esiste ancora allo stato dopinione ma che, inve-
ce, pu emergere brutalmente in una situazione di crisi.
Qualcosa che non esiste come opinione se per tale sintende
un insieme di proposizioni che vengono formulate in un di-
scorso che si pretende coerente. La gente che non risponde,
o che dice di non avere unopinione, priva realmente di
unopinione? Penso che prendere sul serio le non-risposte
sia prendere sul serio il fatto che le disposizioni di certe cate-
gorie non possono accedere allo statuto di opinioni, vale a
dire a un discorso precostituito che ha la pretesa di essere
coerente, di essere compreso, di imporsi ecc. Quando, nelle
situazioni di crisi, si manifesteranno le opinioni costituite, le
persone che non avevano alcuna opinione non sceglieranno
a caso: se per loro il problema costituito politicamente
(problema di salario, di ritmi di lavoro per gli operai), sce-
glieranno in termini di competenza politica; se, invece, il
problema non costituito in termini politici, o se in via di
costituzione come tale (per esempio, la repressione allinter-
no dellazienda), faranno la loro scelta in nome di un princi-
pio che si chiama istinto di classe, ma che con listinto non
ha nulla a che fare: si tratta, invece, di un sistema di disposi-
zioni profondamente inconscio che sta alla base di una gran
quantit di scelte in campi estremamente diversi che vanno
dallestetica fino alle scelte economiche quotidiane. Il son-
daggio dopinione tradizionale produce questo strano effet-
to che consiste nel distruggere allo stesso tempo da un lato
gli studi dei gruppi di pressione in materia dopinione, dal-
laltra lo studio delle disponibilit virtuali che possono non
esprimersi sotto forma di un discorso esplicito. Per questo
motivo il sondaggio dopinione, cos com utilizzato attual-
mente, non pu produrre nessuna ragionevole previsione su
quanto potrebbe accadere in situazione di crisi.
LOPINIONE PUBBLICA NON ESISTE :,;
Il sondaggio e lelezione
Supponiamo un problema come quello del sistema din-
segnamento. Si pu domandare: Che cosa ne pensate della
politica di Edgar Faure?. Questa una domanda molto vici-
na a un sondaggio elettorale, nel senso che si tratta della not-
te in cui tutte le vacche sono nere: tutti sono grosso modo
daccordo senza sapere su che; sappiamo tutti che cosa ha si-
gnificato il voto unanime sulla legge Faure allAssemblea Na-
zionale. Domandiamo poi: Siete favorevoli allintroduzione
della politica nei licei?. A questo punto si nota una spacca-
tura molto netta; ma, malgrado tutto, allinterno delle classi
superiori le cose sono pi complicate; le frazioni intellettuali
di queste classi sono favorevoli con riserve mentali. Successi-
vamente si pu fare una domanda di questo genere: I pro-
fessori possono scioperare?; a questo punto tra le risposte
c un divario nettissimo. Per quanto riguarda le classi popo-
lari interviene una specie di transfert della competenza politi-
ca specifica e non si sa che cosa rispondere. Unaltra doman-
da: Bisogna modificare i programmi? Siete favorevoli al
controllo permanente? Siete favorevoli allinserimento dei ge-
nitori nel consiglio degli insegnanti? Siete favorevoli alla sop-
pressione dellaggregazione? ecc.. Nella domanda siete fa-
vorevoli a Edgar Faure? tutte queste domande erano gi im-
plicite e la gente ha preso posizione in un colpo solo su qual-
cosa che un buon questionario non avrebbe potuto prendere
in considerazione se non impiegando almeno sessanta do-
mande e proposito delle quali si sarebbero potute notare del-
le varianti in tutti i sensi. In un caso le opinioni sarebbero po-
sitivamente collegate alla posizione occupata allinterno della
gerarchia sociale, in un altro, invece, negativamente, in altri
casi poco, o fino a un certo limite, oppure affatto. Dunque,
quando si pone una domanda come siete favorevoli a Edgar
Faure?, si accumulano dei fenomeni che dipendono in mo-
do molto diverso dalla classe sociale. Il fatto interessante
che gli specialisti di sociologia politica notano come la corre-
lazione che si pu osservare abitualmente in quasi tutti i cam-
pi della realt sociale fra la classe sociale e le opinioni, sia
:, PIERRE BOURDIEU
molto debole quando si tratta di fenomeni elettorali, a tal
punto che alcuni non esitano a concludere che non esiste
nessuna correlazione tra la classe sociale e il fatto di votare
per la destra o la sinistra.
In realt, se avete in mente quello che ho appena detto,
capirete che una consultazione elettorale pone in ununica
domanda sincretica ci che non si potrebbe ragionevol-
mente comprendere se non con duecento domande; se per
voi chiaro che gli uni misurano in centimetri, gli altri in
chilometri, e tante altre difficolt, potrete concludere che
latto del voto aleatorio e che, probabilmente, bisogna ro-
vesciare la domanda tradizionale del rapporto tra il voto e
la classe sociale: com possibile che, nonostante tutto, ci
sia una sia pur debole relazione? Com possibile che non
risulti semplicemente una curva a campana? Tra le opinio-
ni elettorali esiste unelasticit molto ampia: lopinione che
si esprime con un voto essenzialmente definita in maniera
negativa; esistono dei paraurti, cio dei punti oltre i quali
non si pu andare, ma anche nei limiti cos definiti i voti
circolano. Ci si vede ancora di pi quando la strategia
delle campagne elettorali consiste nel porre male le do-
mande e nel puntare al massimo sulla dissimulazione delle
fratture per guadagnare i voti incerti. Tutto ci porta a do-
mandarsi qual la funzione del sondaggio dopinione che
ha esattamente le stesse caratteristiche del sistema elettora-
le. Per dire le cose in modo molto grossolano, io penso che
il sistema elettorale sia uno strumento che, per la sua stessa
logica, tende ad attenuare i conflitti e le fratture e che, per
questo, tende naturalmente a servire la conservazione. Ci si
pu chiedere che cosa si fa quando si accetta di servirsi di
questo strumento. Si pu, per esempio, arrivare alla con-
clusione che non si sapeva in che cosa consistesse, che bi-
sogna continuare a servirsene ecc. Un partito rivoluziona-
rio che voglia accrescere la propria forza nel quadro dei
rapporti di forza, pu, partendo da questa analisi, assume-
re come strategia principale quella di fornire delle contro-
problematiche, di utilizzare sistematicamente il procedi-
mento che viene usato istintivamente da generazioni (vale a
LOPINIONE PUBBLICA NON ESISTE :,,
dire la contro-strategia del berretto bianco-bianco berret-
to come rifiuto della problematica). Per un partito che ha
definito i propri obiettivi, il problema non quello di for-
nire delle risposte ma di dare alla gente i mezzi di essere i
produttori, non delle proprie risposte, ma delle proprie
domande e di essere, nello stesso tempo, i produttori di
strumenti di difesa contro le domande che vengono impo-
ste per il semplice fatto che essi non ne hanno altre.
Sotto un altro punto di vista, si potr concludere che,
come per mandare la gente a visitare un museo occorre in-
segnargli un certo numero di cose a scuola, cos, se si vuole
che il gioco elettorale sia meno assurdo, bisogna che la dif-
ferenza tra i postulati impliciti nel sistema elettorale e la
realt sia la pi piccola possibile: in altre parole occorrer,
per esempio, che la gente sia in possesso dei mezzi di pro-
duzione delle opinioni; si dovr, dunque, dargli il modo di
appropriarsene. Ci significa che gi nelle classi elementari
si dovr impartire una vera educazione politica.
Si pu anche affermare: io non desidero partecipare al
gioco elettorale perch, allo stato attuale della struttura
della societ, della distribuzione del capitale culturale, del
quale ho appena detto che uno dei fattori che formano
lattitudine a produrre delle opinioni ecc., assolutamen-
te illusorio che si possa arrivare alluguaglianza davanti
alle urne. Si pu, quindi, concludere che soltanto le mi-
noranze attive sono capaci di mobilitare lopinione. Si
pu trarne tutte queste conclusioni, molto diverse, senza
essere tuttavia esclusive. Ci che certo che, studiando
il funzionamento di un sondaggio dopinione, ci si pu
formare unidea del modo in cui funziona quel tipo parti-
colare di sondaggio che il sondaggio elettorale e quale
effetto produce.
In breve, ho proprio voluto dimostrare che lopinione
pubblica non esiste, almeno nella forma che le attribuisco-
no coloro che hanno interesse ad affermare che essa esiste.
Ho detto che ci sono, da un lato, opinioni mobilitate, opi-
nioni costituite, gruppi di pressione mobilitati attorno a un
sistema di interessi; e, dallaltro lato, delle disposizioni,
:cc PIERRE BOURDIEU
cio lopinione allo stato implicito che, per definizione,
non lopinione se per essa sintende qualcosa che si pu
formulare con una certa pretesa di coerenza. La definizio-
ne dellopinione che ho preso in considerazione la defini-
zione che usata allo stato implicito nei sondaggi dopinio-
ne. Non questa la mia opinione sullopinione. sempli-
cemente lesplicitazione della definizione dellopinione che
praticano coloro che producono sondaggi dopinione do-
mandando agli intervistati di formulare opinioni o di pren-
dere posizione su opinioni gi formulate. Io dico semplice-
mente che lopinione nel senso della definizione sociale im-
plicitamente ammessa da coloro che fanno sondaggi dopi-
nione, o da coloro che utilizzano i risultati di questi son-
daggi, non esiste.
*
Da Bourdieu 1973, pp. 71-88 della trad. it.
LOPINIONE PUBBLICA NON ESISTE :c:
Chiave lessicale per una teoria dellopinione
pubblica
*
Elisabeth Noelle-Neumann
Come si definisce il concetto sociopsicologico di opinio-
ne pubblica?
Lopinione pubblica viene intesa come un processo
che si svolge continuativamente nella sfera pubblica, che
si fonda sulla natura sociale delluomo e assicura la co-
struzione e il mantenimento del consenso in settori di im-
portanza vitale. Il concetto sociopsicologico offre una de-
finizione operativa dopinione pubblica, ossia traducibile
in strumenti di ricerca empirica: lopinione pubblica
unopinione in settori cui viene attribuita una certa im-
portanza che pu essere esternata pubblicamente senza
timore dincorrere in sanzioni e sulla quale pu basarsi
lagire pubblico.
La versione dettagliata di questa definizione invece:
per opinione pubblica sintendono opinioni e modelli di
comportamento importanti, in particolare di peso morale,
che laddove si tratti di accordi assodati, come per esem-
pio usanze e dogmi si devono mostrare pubblicamente
se non ci si vuole isolare; o che si possono mostrare a uno
stato fluido (Tnnies) in fase di mutamento senza iso-
larsi. Lopinione qui intesa anche come atteggiamento e
modello di comportamento in settori di valore morale.
Lopinione pubblica fondata sullinconsapevole
sforzo delluomo che vive in una formazione sociale di
giungere a un giudizio collettivo, a un accordo, cosa in-
dispensabile per poter agire e, dove necessario, decide-
re. La conformit viene ricompensata, linfrazione ai
danni del giudizio concorde viene punita. Il sistema del-
le sanzioni pi sviluppato del sistema delle ricompen-
se. Fondamentalmente si tratta, per le pene, di revoca
della simpatia, della popolarit o del rispetto; per questo
John Locke parla alternativamente anche di legge della
reputazione.
Lopinione pubblica ristretta a determinate culture,
epoche storiche o gruppi di persone?
Il fenomeno che viene qui trattato sotto il nome dopi-
nione pubblica , per quanto se ne sa finora, pancultura-
le: sincontra lopinione pubblica in tutte le popolazioni e
in tutte le epoche. In vari generi letterari pensatori e scrit-
tori molto diversi si occupano fin dallantichit dopinio-
ne pubblica. Dalla ricerca della storia del concetto al sin-
golare opinione pubblica attraverso sistematici studi
della letteratura in base a una guida standardizzata alla-
nalisi del testo risult che il concetto ha una genealogia
risalente a quasi 2.000 anni fa. Cicerone parla in una let-
tera ad Attico del 50 a.C. dopinione pubblica. Si scusa
per un errore alludendo al fatto di aver solo seguito lopi-
nione pubblica, publicam opinionem. Ulteriori esempi
nellantichit romana si trovano nellopera giuridica di
Giustiniano
1
e nellopera del vescovo eretico Priscilliano,
entrambe del IV sec. d.C. Segni scritti accoppiati che sta-
vano per opinione e pubblica sono stati trovati anche
in testi cinesi del IV secolo. Ed Erasmo da Rotterdam par-
la di opiniones publicae, anche se al plurale. Nellepoca
moderna lutilizzo dellespressione opinione pubblica
si moltiplica, a partire da Montaigne nel 1588, nelle opere
di poeti, politici e pensatori europei ed extraeuropei.
Jean-Jacques Rousseau non il creatore della formula
opinione pubblica, ma assume comunque un posto di
rilievo nella storia del concetto. Grazie a lui lopinione
pubblica diventata nel XVIII secolo unespressione utiliz-
zata da tutte le persone colte.
CHIAVE LESSICALE PER UNA TEORIA DELLOPINIONE PUBBLICA :c,
In tedesco opinione pubblica compare secondo le
ricerche pi attuali la prima volta nel 1702 nella traduzio-
ne di uno scritto in latino di Christian Tomasius del 1701
sui processi per stregoneria.
A prescindere dal singolare collettivo, il fenomeno
opinione pubblica si nasconde anche dietro una moltitu-
dine di altri concetti che in parte sono sinonimi che
vennero spesso elaborati in letteratura o in filosofia: leggi
non scritte (Tucidide, Aristotele), reputazione (Machia-
velli, il cardinale Richelieu, Locke), vox populi (Vec-
chio Testamento)/publica voce (Machiavelli), voix du
peuple (Bodin 1968, pp. 155 sgg.), voix publique
(Montaigne, Richelieu), pettegolezzi, tab, Zeitgeist, usi e
costumi, consenso, controllo sociale, dicerie ecc.
Tutti sono coinvolti dalla sua pressione, tutti sono sot-
toposti al controllo, anche chi non vota, anche chi non
interessato. Tutti i membri di una societ a un certo tem-
po e in certo luogo sono portatori dopinione pubblica.
Platone include espressamente anche i bambini.
Nel suo Mito di Protagora, Platone risponde a que-
sta domanda: non deve esserci qualcosa a cui tutti i cit-
tadini di uno Stato devono necessariamente prendere
parte perch lo Stato sia possibile? Secondo questo mi-
to, le capacit sono state distribuite fra gli uomini in
base alle disposizioni di Zeus; cos uno ha ricevuto una
certa abilit, uno unaltra, capacit artigiane o musica-
lit o talento nel guarire gli altri. Alla fine Hermes do-
veva ancora assegnare le abilit politiche, il senso della
legge (dike) e il senso della vergogna (aids). Hermes
chiese allora devo assegnare anche queste come le di-
verse abilit, che sono state assegnate a persone diverse,
o devo assegnarle a tutti?. A tutti, disse Zeus tutti
devono partecipare; perch le citt non potrebbero sor-
gere se solo pochi vi partecipassero, come per le altre
abilit (Platone 1987, p. 39).
Per ci che riguarda il senso della vergogna, aids,
che viene distribuito a tutti, un commento inglese (Hub-
bard, Karnofsky 1982, p. 96) spiega:
:c ELISABETH NOELLE-NEUMANN
Aids un concetto complesso. Non ha senso istituire un
codice di comportamento se i membri della societ non lo
seguono. Lopinione pubblica rappresenta una possibilit
daffermazione di questaccordo. Lindividuo preoccupato
molto seriamente di quali sentimenti gli altri membri della
societ mostrano per lui. Con aids sintende questa paura
della disapprovazione pubblica che fa s che noi diamo ge-
neralmente seguito alle convinzioni della societ.
Lopinione pubblica esiste in tutte le culture ed epo-
che storiche come fenomeno basilare della convivenza
umana, che riguarda ogni individuo. Lopinione pubblica
non si limita, contenutisticamente, alla politica, ma pu
riguardare tematicamente tutte le questioni morali e valo-
riali (vedi sotto) sia questioni dimportanza internazio-
nale (sfera pubblica mondiale, opinione del mondo)
come anche dimportanza nazionale, talvolta anche regio-
nale. Limiti dellopinione pubblica sono solo spazio e
tempo.
Lopinione pubblica un fenomeno legato a spazio e
tempo. Dopo, non si vede pi la pressione che essa pu
esercitare, come nuvole temporalesche che si sono dissol-
te; ma nei confronti del politico che agisce sotto queste
nuvole si pu pensare ad Adenauer e alla sua politica di
riarmo nel 1956 , lopinione pubblica sta eretta come un
muro. Lindividuo non pu sfuggire alla propria epoca, al
clima dopinione e allo Zeitgeist del periodo storico in cui
vive. Uno spostamento possibile, certo, ma spesso an-
che doloroso (esilio, eremitaggio).
Quale senso di sfera pubblica alla base del concetto so-
ciopsicologico dopinione pubblica?
Lelemento pubblico, la sfera pubblica ha unim-
portanza chiave, probabilmente per questo anche le-
spressione opinione pubblica alla fine si affermata. La
componente pubblica va intesa in senso sociopsicologi-
CHIAVE LESSICALE PER UNA TEORIA DELLOPINIONE PUBBLICA :c,
co, non come concetto giuridico (Ognuno ha accesso a
qualcosa) o politico: qualcosa che tematicamente, conte-
nutisticamente riguarda la comunit.
Vista sociopsicologicamente, la sfera pubblica quello
stato in cui lindividuo visto e giudicato da tutti, in cui la
sua fama e la sua popolarit sono in gioco, la sfera pubbli-
ca come tribunale anonimo. Nella sfera pubblica lindivi-
duo non si vuole isolare, non vuole perdere la faccia. Que-
sto rende la gogna che si ritrova a quanto pare in tutte le
culture una pena cos amara, anche se non si torce un ca-
pello a nessuno. Linguisticamente possiamo identificare il
significato sociopsicologico di pubblico: dire che qualco-
sa successo davanti a tutti ci svela subito di cosa si trat-
ta. Nessuno dir che un concerto si svolto davanti a tut-
ti. Gi in latino esisteva lespressione, dallo stesso signifi-
cato di sottofondo, coram publico.
Pubblico viene inteso come public eye o public
ear (Burke 1791); chiunque pu vedere o sentire. La sfera
pubblica viene intesa come tribunale giudicante, temuto al-
lo stesso modo dai governi come dai singoli membri della
societ. La sfera pubblica come tribunale giudicante pu
accrescersi a tal punto da costituire un pericolo concreto
per lindividuo e da divenire cos una minaccia.
A ogni modo lindividuo vive la sfera pubblica come
consapevolezza, come situazione in cui si pu essere visti
da chiunque. Erving Goffman ha fatto di questa consape-
volezza quotidiana dellanonima sfera pubblica un tema
scientifico, spezzando cos per la prima volta nelle scienze
sociali la presente e ancora duratura negligenza della di-
mensione sociopsicologica della sfera pubblica.
In senso sociopsicologico la sfera pubblica va intesa
come unampia autorit sociale che penetra anche nei
gruppi primari, nei gruppi di riferimento (reference grou-
ps) o nei piccoli gruppi.
Non si deve per fraintendere la sfera pubblica, inter-
pretandola come insieme di individui isolati, atomizzati.
Gli individui sono invece diretti con grande attenzione al-
lambiente circostante, soprattutto alle opinioni e al com-
:co ELISABETH NOELLE-NEUMANN
portamento del loro prossimo e svolgono continuamente
osservazioni del mondo circostante.
Quanto potente lopinione pubblica? Su chi o su cosa
si estende il suo potere?
Lopinione pubblica una forza enorme di tipo sociale
e politico. Da essa emana unefficace spinta rivolta in due
direzioni: sia a ogni singolo individuo in una societ, sia al
governo.
Il potere dellopinione pubblica sullindividuo consiste
nella spinta conformista che incalza lindividuo, perch la
natura sociale di ognuno sensibile ed estremamente fragi-
le, e perch luomo teme lesilio, lisolamento.
Il fatto che il sovrano non sia pi un sovrano se i suoi
sudditi non vogliono e questo non solo in democrazia,
ma a lungo termine e in ultima conseguenza anche negli
Stati dispotici e totalitari un tema affrontato da pensa-
tori politici fin dallantichit (Aristotele, Erasmo da Rotter-
dam, Machiavelli, sir William Temple [1672, pp. 45-95],
David Hume). Nessun sovrano pu a lungo andare e resta-
re al potere se si rifiuta di riconoscere che il fondamento
pi importante del suo potere , prima ancora di tutti i
possibili metodi coercitivi, la sua reputazione personale e
la benevolenza, la fiducia del popolo (Richelieu, Konfuzius
[Schwarz 1987, p. 87]).
Che ruolo svolgono la minaccia e la paura dellisolamento
nel concetto sociopsicologico di opinione pubblica?
Il processo di opinione pubblica viene messo in moto
dalla paura dellisolamento degli individui nei confronti
della sfera pubblica anonima e dalla minaccia disolamento
che da questa emana.
La societ fa uso nei confronti degli individui devianti
di molteplici segnali, segnali verbali e anche sottili segnali
CHIAVE LESSICALE PER UNA TEORIA DELLOPINIONE PUBBLICA :c;
non verbali, che hanno leffetto di una minaccia disola-
mento: insultare, deridere, prendere in giro, interrompere
totalmente i contatti sociali, togliere il saluto, alzare le so-
pracciglia, scuotere il capo ecc.
Gli individui reagiscono alle minacce disolamento esi-
stenti o anticipate della sfera pubblica con la paura delli-
solamento.
La paura dellisolamento si fonda sulla natura sociale di
ognuno ed evidentemente radicata come un istinto. Luo-
mo avverte il timore disolamento quando ha paura di essere
pubblicamente deriso, di essere messo in ridicolo. Se qual-
cuno infrange leggi non scritte o esprime un parere che ap-
parentemente sostenuto tuttal pi da una minoranza, si
vergogna e sente il disprezzo degli altri. Timore dellisola-
mento significa avere paura delle situazioni imbarazzanti,
paura delle dicerie e dei pettegolezzi, paura di essere espulsi,
banditi dalla societ (boicottaggio sociale, ostracismo).
I processi dopinione pubblica traggono la loro dinami-
ca soprattutto dalla paura dellisolamento, e non dal moti-
vo del voler far parte, e nemmeno dal bisogno di elogi,
onore e fama personale o dalla semplice imitazione degli
altri. Perch il silenzio che si decide nel processo dopinio-
ne pubblica si spiega pi con la necessit di evitare provve-
dimenti negativi, sanzioni o lesilio dalla societ che non
col bisogno di riconoscimento, di provvedimenti sociali
positivi. Nella ricerca elettorale il cosiddetto last-minute
swing a favore del vincitore annunciato si spiega di conse-
guenza in primo luogo con la paura dellisolamento e solo
in minor misura con il bisogno di stare dalla parte del vin-
citore (bandwagon-effect).
Qual la funzione dellopinione pubblica? Lopinione
pubblica irrinunciabile per una societ?
Secondo il modo tradizionale di concepire lopinione
pubblica nel XX secolo, il cosiddetto concetto elitario,
centrale il pensiero della partecipazione. I cittadini capaci
:c ELISABETH NOELLE-NEUMANN
di giudizio, responsabili, prendono parte alla discussione
dei problemi pubblici, incrementando la qualit della deci-
sione. Nel concetto della spirale del silenzio la funzione
dellopinione pubblica lintegrazione della societ. Lopi-
nione pubblica costringe a sua volta sia il governo che i sin-
goli membri della societ a rispettarla. Il governo minac-
ciato di revoca del suo potere, lindividuo minacciato di-
solamento, despulsione dalla societ. Il risultato in en-
trambi i casi lintegrazione, il rafforzamento della coesione
e con esso la capacit di agire e decidere.
Alla base delle manchevolezze dellindagine empirica e
teorica dellopinione pubblica c una scarsa attenzione per
i problemi dellintegrazione. Non attuale pensare che
possano essere necessarie delle misure, consapevoli e in-
consapevoli, per assicurare la coesione di una formazione
sociale, non tramite accordi codificati ma tramite leggi
non scritte, come Rousseau aveva definito lopinione pub-
blica. Non unargomentazione. La coesione della forma-
zione sociale apparentemente data, dato un sufficiente
grado di accordo su cosa vada apprezzato e cosa disprezza-
to; fuori discussione che questa coesione possa forse esse-
re il risultato di un incessante sforzo sociale. Da lungo tem-
po non pi stato sviscerato a fondo il conflitto cos amaro
per lindividuo tra i suoi bisogni e quelli della sua forma-
zione sociale, cos come invece aveva fatto Rousseau de-
scrivendo il compito del contratto sociale:
Trovare una forma dassociazione che difenda e protegga con
tutta la forza comune la persona e i beni di ciascun associato,
e per la quale ciascuno, unendosi con tutti, non obbedisca
tuttavia che a se stesso e rimanga cos libero come prima.
Questa la questione principale.
Per quanto vivace sia linteresse per questo conflitto nel
nostro secolo, esso la continua ardua prova tra lindivi-
duo e la societ, che insiste per la coesione non viene esa-
minato a fondo. Se si considera questa coesione come
aproblematicamente data, quasi un fenomeno naturale, al-
CHIAVE LESSICALE PER UNA TEORIA DELLOPINIONE PUBBLICA :c,
lora non si riterr necessario alcuno sforzo e meno che mai
nessuna vittima. Da questo punto di vista viene elogiato
prima di tutto lindividuo che non ha paura di opporsi al-
lopinione pubblica, che non cede alla pressione conformi-
sta, che non si converte.
La cultura politica tedesca del XIX e XX secolo attra-
versata dallavversione per lopinione pubblica intesa come
spinta conformista. La ripugnanza che molti provano per
lopinione pubblica nella sua forma sociopsicologica sindi-
rizza contro la spinta integrativa. Lavversione proviene
dallodio contro il compromesso obbligato cui lindividuo
costretto dalla societ. Solo se i membri di una comunit
scendono a compromessi con lopinione pubblica, con lo-
pinione predominante, si pu assicurare lintegrazione che
premessa per la possibilit di agire e decidere. Gli indivi-
dui soffrono, vivono il compromesso come insensato, inde-
gno, screditante, soffrono della minaccia dimpopolarit, di
ridicolizzazione, disprezzo, isolamento. Ma lintegrazione
non si pu avere altrimenti.
Nellesporre la funzione dellopinione pubblica fondata
sulla paura dellisolamento, non la si deve intendere come
lode allopportunismo. Si deve rendere giustizia a entram-
be le parti, alla natura individuale e sociale delluomo, co-
me aveva tentato di fare Rousseau.
comprensibile che in Germania, dopo un passato di
due dittature, siamo particolarmente allergici al conformi-
smo e alla conversione. Ma proprio questo passato che
non riusciremo a comprendere se rimaniamo medieval-
mente cos indietro nella comprensione della natura sociale
delluomo, cos ciechi come siamo stati finora.
Della raggiunta maturit delluomo fa parte il fatto di
divenire consapevole della propria natura sociale, di non
nutrire falsi sensi di dipendenza. Suona bene dire che si
deve passare attraverso la scuola dellopinione pubblica
e cercare di rimanerle del tutto indifferenti, e si deve
anche sapere quanto sia importante mostrarsi, esprimersi
in casi demergenza coraggiosamente contro lopinione
pubblica. Ma si deve anche sapere perch ci non possa
::c ELISABETH NOELLE-NEUMANN
costituire la norma. Montaigne lha visto in modo chiaro
alla fine del XVI secolo:
che il saggio deve guidare interiormente la sua anima al di
fuori della calca e deve mantenerla libera e capace di libero
giudizio sulle cose, e che per egli per ci che riguarda le-
steriorit deve totalmente acconsentire alle forme e alle ma-
niere in uso.
In rapporto allintegrazione della societ significativa
la parola chiave consenso. I processi dopinione pubblica
si fondano sul consenso o meglio creano consenso. Provve-
dono a un sufficiente grado di accordo prima di tutto sui
valori e gli obiettivi centrali comuni di una societ. La so-
ciet non cerca per consenso e compromessi solo negli af-
fari fondamentali e nelle quotidiane vicende politiche, ma
anche su molti altri argomenti, anche su modelli di compor-
tamento apparentemente superficiali, e questo per mettere
alla prova e mantenere la capacit di consenso.
Il mutamento mette a repentaglio la coesione e ci si
deve perci abituare a esso. Un settore in cui si pu stu-
diare la capacit di compromesso labbigliamento, la ca-
pigliatura, lintero aspetto esteriore. Esso viene espresso
tramite quellesagerato accordo, strettamente legato a un
periodo, chiamato moda, una manifestazione di opinio-
ne pubblica che fa riferimento al cambiamento. John
Locke parla anche, invece di legge dellopinione o della
reputazione, di legge della moda. La moda ha temi
giocosi, ma non un gioco. Essa pretende dallindividuo
unenorme capacit dosservazione del mondo circostante
e non gli lascia in nessun modo la libert di decidere se
vuole rispettare la moda, ossia stare a un compromesso, o
non rispettarla. Non rispettarla significa essere escluso
dallambiente circostante, essere uno spaventapasseri.
Lindividuo ha bisogno dellosservazione dellambiente
circostante in situazioni di rapporti mutevoli, abilit tenu-
ta in allenamento grazie alla moda per sapere come evita-
re lisolamento, per esempio in epoche di mutamento dei
CHIAVE LESSICALE PER UNA TEORIA DELLOPINIONE PUBBLICA :::
valori morali. Quanto forte sia la tendenza a negare la na-
tura sociale delluomo evidente nelle locuzioni linguisti-
che legate alla moda, che il pi delle volte hanno unacce-
zione negativa: solo una moda.
Lopinione pubblica cos strettamente connessa con la
parola chiave consenso come lo con il controllo socia-
le. Lopinione pubblica esercita controllo sociale esteso,
vasto, su tutti i settori della vita. In ci essa completa la
funzione di altre istituzioni, come il diritto, la religione
ecc., le contraddice o le appoggia.
La teoria sociopsicologica viene anche qualificata co-
me concetto dintegrazione per via della funzione dello-
pinione pubblica, cio dellintegrazione, del rafforzamen-
to della coesione interna di una societ attraverso il con-
trollo sociale.
Come il concetto elitario e la teoria sistemica, anche il
concetto integrativo fa dichiarazioni sulla funzione dellopi-
nione pubblica nella societ. Tuttavia il concetto sociopsi-
cologico di opinione pubblica va un passo oltre con dichia-
razioni empiricamente verificabili sul modo di funziona-
mento, sulla formazione dellopinione pubblica (vedi sotto).
Che ruolo svolge llite sociale nel processo dopinione
pubblica?
Dalla prospettiva delle scienze politiche e della giurispru-
denza lopinione pubblica ha in s una carica normativa e si
riferisce solo alla sfera politica. Solo una ristretta cerchia di
persone contribuisce secondo questa rappresentazione alla
costituzione dellopinione pubblica. Lopinione pubblica sa-
rebbe dunque esclusivamente lopinione di cittadini politica-
mente informati che si formano in modo razionale e indi-
pendente le loro opinioni e che si sentono obbligati nei con-
fronti del bene comune, cittadini che, come complemento
al dominio (Herrschaft), esercitano su di esso unazione cri-
tica (Hennis, Habermas). Qui lopinione pubblica si presen-
ta come fonte di preziosi giudizi intellettuali.
::: ELISABETH NOELLE-NEUMANN
A differenza dal concetto elitario, la teoria sociopsicolo-
gica dellopinione pubblica non emette giudizi sulla qualit
dei contenuti dellopinione pubblica o sulle qualifiche dei
suoi portatori.
Il concetto elitario e quello integrativo tuttavia non si
differenziano tanto nella loro descrizione della relazione
fra opinione pubblica e governo, una relazione necessaria
viene supposta in entrambe le concezioni. Ignorare uno-
pinione pubblica ostile per un lungo periodo di tempo
porta al crollo del governo. La differenza effettiva sta nella
relazione fra opinione pubblica e individuo. Secondo il
concetto elitario dopinione pubblica (lopinione di perso-
ne capaci di giudizio, informate, responsabili) dipende
dallindividuo se parteciparvi o tenersene fuori. Lindivi-
duo pu defilarsi, non ha bisogno di prendere parte al di-
battito, anche se si riscontra la tendenza a obbligarlo sot-
tovoce, in quanto cittadino dello Stato. Nel concetto del-
lintegrazione lindividuo, che lo voglia o no, coinvolto
nel processo: il processo riguarda tutti, e tutti sono minac-
ciati da sanzioni in caso dinosservanza.
Con una teoria dellopinione pubblica non si faranno
progressi se non si in grado di definire anche lefficacia
delllite nel processo dopinione pubblica. Nessuno pren-
der sul serio lidea che llite non determini in modo deci-
sivo il processo dopinione pubblica, che non preceda gli
altri nella formazione dellopinione pubblica. Ma dobbia-
mo separarci da idee di lite come quelle che si sono sem-
pre pi affermate nel XIX e nel XX secolo per i portatori
dopinione pubblica.
In base a tutto ci che abbiamo imparato allo stato at-
tuale della teoria dellopinione pubblica, avranno effetti
sullopinione pubblica solo quei membri delllite che han-
no accesso alla sfera pubblica e che lo sfruttano anche per
le questioni decisive nel processo dopinione pubblica, il
che fa pensare innanzitutto ai giornalisti.
Non necessaria una decisione di principio fra il con-
cetto elitario e integrativo perch entrambi i concetti ven-
gono in questo modo conciliati.
CHIAVE LESSICALE PER UNA TEORIA DELLOPINIONE PUBBLICA ::,
Come si affermano le innovazioni contro lopinione pub-
blica stabilita, dominante?
Gli outsiders della societ, come avanguardisti, eretici,
lo zoccolo duro (hard-core), missionari, riformatori ecc.,
ma anche studiosi e artisti, possono cambiare la societ.
Tali sfidanti dellopinione pubblica o non conoscono la
paura dellisolamento o pur soffrendo del rifiuto da parte
della sfera pubblica riesce loro di vincere il proprio timo-
re dellisolamento. Alcuni scelgono addirittura il cammino
della consapevole autostigmatizzazione. Gli innovatori en-
trano in scena allo stadio precoce dei processi dopinione
pubblica.
Persone appartenenti a una minoranza repressa posso-
no daltra parte costituire un cosiddetto zoccolo duro.
Questa minoranza, dopo un lungo processo dopinione
pubblica, resta ancora fedele alle proprie convinzioni, pur
dovendosi per questo mettere sulla difensiva nella sfera
pubblica. Il comportamento di questa minoranza non
pi influenzabile da minacce disolamento n determina-
to dalla paura dellisolamento. Perci la costituzione di
uno zoccolo duro va classificata come stadio tardo dei
processi dopinione pubblica. Spesso la disponibilit dello
zoccolo duro a parlare particolarmente consistente. Di-
pende di volta in volta dal tema se la minoranza come una
setta viene eliminata dal corpo sociale o se grazie allaf-
fluenza di molti giovani diviene un gruppo davanguardia
che riesamina il processo dopinione pubblica e decide in
senso contrario.
Il fenomeno dello zoccolo duro stato elaborato in let-
teratura per esempio con la personificazione nelleroe del
romanzo Don Chisciotte.
I gruppi che vogliono sollecitare un cambiamento devo-
no puntare al fatto che la loro posizione pubblicamente
possa essere mostrata senza incorrere nel pericolo disola-
mento e che la posizione ritenuta precedentemente valida
non possa pi venire mostrata pubblicamente senza peri-
colo disolamento.
:: ELISABETH NOELLE-NEUMANN
Come emerge, a partire dalla moltitudine di opinioni pos-
sibili, unopinione come opinione pubblica dominante (mo-
do di funzionamento dellopinione pubblica)?
Lopinione pubblica va interpretata come processo di-
namico nel corso del tempo. La trasformazione di una
somma di opinioni individuali in opinione pubblica avvie-
ne secondo lattuale stato delle conoscenze nellinterazione
che ha costantemente luogo tra gli uomini e la loro natura
sociale e alla quale prendono parte tutti gli individui in una
societ.
Quando esistono diverse concezioni su settori di valore
morale si cerca affannosamente di raggiungere il consenso
con le armi sociopsicologiche della minaccia disolamento
e sfruttando la paura dellisolamento dellindividuo, finch
una concezione si afferma o simpone come dominante.
La paura dellisolamento spinge gli uomini ad assicurarsi
costantemente su quali opinioni e modelli di comportamen-
to vengono approvati e disapprovati nellambiente circo-
stante, e su quali opinioni guadagnano e quali perdono ter-
reno. La teoria parla di un senso quasi-statistico con cui gli
individui eseguono questa valutazione. Il risultato di questa
stima influenza la loro eloquenza e il loro comportamento.
Se credono di essere in accordo con il consenso dellopinio-
ne pubblica prendono parte al discorso sicuri di s, privata-
mente e pubblicamente, e mostrano le proprie convinzioni
per esempio con distintivi e autoadesivi, ma anche con lab-
bigliamento e altri simboli pubblicamente visibili. Quando
credono di essere in minoranza diventano prudenti e taci-
turni, e rafforzano cos ulteriormente nella sfera pubblica
limpressione di debolezza di questo schieramento, finch
esso non tramonta del tutto. Per questo movimento nel
processo dopinione pubblica stata introdotta nel 1973 la
denominazione di Spirale del Silenzio
2
.
La pi bella descrizione letteraria di una spirale del si-
lenzio si deve a Tocqueville con lesempio della situazione
delle minoranze dei cristiani credenti allepoca della rivolu-
zione francese.
CHIAVE LESSICALE PER UNA TEORIA DELLOPINIONE PUBBLICA ::,
La spirale del silenzio va vista, in relazione al concetto
sociopsicologico, come una piccola tessera dellintero mo-
saico. Spesso viene tuttavia trattata come se questa piccola
tessera rappresentasse il tutto. Il mosaico intero il con-
trollo sociale, la furia chiamata opinione pubblica.
Il processo della spirale del silenzio si basa su una cate-
na di quattro assunti singolari e su un quinto che riguarda
la connessione di questi quattro.
I quattro assunti sono:
1. La societ fa uso nei confronti degli individui devianti della
minaccia disolamento.
2. Gli individui avvertono costantemente la paura dellisola-
mento.
3. Per paura dellisolamento essi tentano incessantemente di
valutare il clima dopinione.
4. Il risultato della loro valutazione influenza il loro compor-
tamento soprattutto nella sfera pubblica e in particolare attra-
verso il mettere in mostra o il nascondere le proprie opinioni,
per esempio quindi attraverso leloquio o il silenzio.
Il quinto assunto connette i quattro precedenti spiegan-
do la costituzione, la difesa e il mutamento dellopinione
pubblica.
Per verificare empiricamente gli assunti, si deve tradurli
in indicatori osservabili, in situazioni sulle quali sia possibi-
le porre domande nel corso di unintervista (vedi sotto). In
un passo successivo possibile procedere in casi di studio
in cui indagare il nesso nel senso indicato dal quinto assun-
to attraverso il processo dopinione pubblica.
La spirale del silenzio non ha luogo solo nei processi
dopinione pubblica allo stato fluido (Tnnies), ossia in
settori in cui cambiano le valutazioni o come reazione alla
trasgressione delle norme sociali.
Nella verifica empirica della teoria sulla base di casi
esemplari si vede spesso la spirale del silenzio ridotta al sem-
plice modello di maggioranza e minoranza con lassunto che
quanti appartengono alla maggioranza sono disposti a parla-
re e gli appartenenti alla minoranza tendono al silenzio.
::o ELISABETH NOELLE-NEUMANN
Un concetto del genere pu essere falsificato in qualun-
que momento, qualora per semplificare si escluda inizial-
mente il fattore effetto dei media, mentre esso probabil-
mente proprio il fattore pi influente. Non si sviluppano
praticamente mai spirali del silenzio di direzione inversa al
tono dei media formatori dopinione; anche se solo una
piccola minoranza condivide il tono dei media, essa di-
sposta a parlare e lo schieramento opposto costituisce una
maggioranza silente.
Il dibattito sullenergia nucleare nella Repubblica fede-
rale tedesca dal 1965 al 1986 un caso ampiamente studia-
to empiricamente, esemplare di un processo dopinione
pubblica di durata relativamente lunga in stretta connes-
sione con il tono dei media.
Questo caso esemplare mostra come ci si deve immagi-
nare il ruolo dei diversi elementi nel processo dopinione
pubblica nel corso del tempo. Il tono dei media, o meglio,
il cambiamento nel tono dei media precorre il cambiamen-
to nelle valutazioni del clima dopinione da parte della po-
polazione. Il cambiamento delle valutazioni del clima do-
pinione precorre la variazione dei propri atteggiamenti. Il
comportamento disponibilit a parlare fa seguito alla
stima del clima dopinione, ma influenza viceversa anche le
valutazioni del clima dopinione in uninterazione che pro-
duce il processo a spirale.
Nel caso della discussione sullenergia nucleare si pot
documentare empiricamente lesistenza di un doppio clima
dopinione: il clima dopinione viene valutato diversamente
a seconda di quali media per esempio di destra o di sini-
stra vengono consumati di preferenza o se il consumo di
un certo medium, per esempio della televisione, elevato o
ridotto. Si pot anche mostrare come si costitu uno zocco-
lo duro di sostenitori dellenergia nucleare estremamente
disposto a parlare.
Ci sono processi dopinione pubblica a breve termine,
ma anche altri molto lenti, che si protraggono per secoli
per laffermazione di una concezione e lannientamento
dellopinione contraria.
CHIAVE LESSICALE PER UNA TEORIA DELLOPINIONE PUBBLICA ::;
I processi dopinione pubblica mirano nel loro stadio
finale al radicamento sociale sicuro della meta raggiunta e
cos al radicamento giuridico del consenso in forma di leg-
ge o al consolidamento di una legge non scritta (norma
coercitiva con o senza vincolo giuridico) o alla proclama-
zione di un tab.
Tutti questi processi, accompagnati da tanti sforzi, do-
pinione pubblica, di decisione sui temi della discussione
pubblica, di difesa dellopinione pubblica, cambiamento
dellopinione pubblica, crollo del sistema valoriale fino alle
varianti giocose della moda assicurano lintegrazione e la
capacit di agire della societ.
Quali asserzioni fa la teoria sociopsicologica sul nesso
mass media-opinione pubblica?
Senza una teoria dellopinione pubblica non si possono
comprendere gli effetti dei media e viceversa: senza una
teoria degli effetti dei media non si capiscono i processi
dopinione pubblica.
Probabilmente sar difficile trovare un processo dopi-
nione pubblica che non venga introdotto da unazione
ben documentata dei media, dalla funzione di agenda-
setting dei media. Solo quando a un tema viene assegna-
ta una forte urgenza dai media si sviluppa una situazione
di tensione nella quale si sviluppano la minaccia e la pau-
ra dellisolamento.
I mass media divengono particolarmente rilevanti nel
processo dopinione pubblica, ma soprattutto in rappor-
to con losservazione del mondo circostante da parte del-
lindividuo. Nellosservare lambiente circostante lindi-
viduo sfrutta due fonti per afferrare il clima dopinione:
in primo luogo la sua diretta osservazione del mondo, e
in secondo luogo losservazione dei contenuti massme-
diali (percezione indiretta).
I mass media danno forma in gran parte allimpressione
che lindividuo si fa del clima dopinione, cio delle opinio-
:: ELISABETH NOELLE-NEUMANN
ni che dominano nella maggioranza e della loro tendenza.
Dal tono dei media emana la minaccia disolamento. In
molti casi lindividuo istruito unicamente dai resoconti
dei mass media. Una forte consonanza unita alleffetto cu-
mulativo dei contenuti mediali impedisce ulteriormente
che i riceventi possano davvero scegliere nellofferta com-
plessiva. I mass media assumono anche una funzione di ar-
ticolazione, mettendo in primo piano determinate opinioni
e determinati aspetti di un tema piuttosto che altri. Le pos-
sibilit linguistiche darticolazione di oppositori e sosteni-
tori di un punto di vista o di un modello di comportamen-
to si ripartiscono cos in maniera diseguale. In una questio-
ne controversa si affermer pi facilmente il punto di vista
che risulta dominante nei media perch grazie alle argo-
mentazioni, agli slogan e alle formulazioni fornite dai mass
media ai sostenitori riesce sostanzialmente pi facile larti-
colazione, riesce pi facile parlare pubblicamente che non
agli avversari, il cui punto di vista viene formulato nei me-
dia molto meno o affatto.
Una spirale del silenzio in direzione contraria al tono
dei media non stata finora mai empiricamente rilevata.
Della disponibilit a parlare infatti fa parte anche il fatto di
sentire alle proprie spalle lautorit del sostegno mediale.
La posizione professionale dei giornalisti ha in s dunque,
consapevolmente o inconsapevolmente, grandi possibilit
dazione sullopinione pubblica.
Nella maggior parte dei casi la popolazione percepisce
correttamente le linee di tendenza dello sviluppo del clima
dopinione. Di particolare interesse sono i casi in cui la distri-
buzione rilevata dai sondaggi delle frequenze delle opinioni e
delle valutazioni della popolazione su cosa la maggioranza
pensa divergono inequivocabilmente. Questa una situazio-
ne dillusione ottica sociale (pluralistic ignorance). Valutazioni
errate (non della direzione di sviluppo, ma della variazione
assoluta di dimensione) hanno luogo innanzitutto perch
ogni schieramento valuta la propria convinzione pi forte di
quanto in realt non sia (looking-glass perspective), e ci tanto
pi quanto pi sicuro di s lo schieramento in questione. In
CHIAVE LESSICALE PER UNA TEORIA DELLOPINIONE PUBBLICA ::,
secondo luogo il clima dopinione viene percepito in maniera
distorta per via della diversa visibilit pubblica (disponibilit
a parlare, tendenza a tacere) degli schieramenti, e infine il cli-
ma dopinione viene sovrastimato nella direzione del tono dei
media. Questi tre fattori concorrono, non sono alternativi.
Singolarmente presa, linfluenza dei mass media non
in nessun caso determinante nel processo dopinione pub-
blica. In caso di spaccatura fra il tono dei media e il parere
della maggioranza della popolazione, il risultato spesso
un consenso solo superficiale, instabile, circondato da con-
traddizioni, capace di variare molto velocemente sullonda
di avvenimenti reali.
Il processo di formazione di unopinione come opinione
pubblica dominante si svolge in modo razionale?
Contro la teoria sociopsicologica dellopinione pubblica
stata spesso sollevata lobiezione che essa manchi di ra-
zionalit. Effettivamente in un processo dopinione pubbli-
ca cos inteso non assicurato che si affermi di volta in vol-
ta il giudizio migliore. Ma non si dovrebbe chiamare irra-
zionale un processo dopinione pubblica fondato sulla mi-
naccia e sulla paura disolamento, perch il vantaggio per
la societ, per la sua coesione, la sua integrazione palese.
La paura dellisolamento difficilmente leggibile come
motivo razionale dazione nel senso di un calcolo costi-
benefici intrapreso interiormente dallindividuo. La paura
dellisolamento invece ampiamente inconsapevole.
Il giudizio concorde, come lopinione pubblica venne in-
tesa anche nelle fonti storiche, non inoltre un buon giudizio
in senso intellettuale, nel senso di giusto contrapposto a
sbagliato. Questo sosteneva il giurista Rudolph von Ihering
uno dei pochi autori tedeschi che concepirono lopinione
pubblica nel suo significato originario quando descrisse nel
1883 la disapprovazione con cui lindividuo deviante viene
punito da parte del mondo circostante: essa non sarebbe di
carattere razionale, come la disapprovazione per una con-
::c ELISABETH NOELLE-NEUMANN
clusione sbagliata, un calcolo errato, unopera darte malriu-
scita, ma in essa si esprimerebbe la reazione pratica, consa-
pevole o inconsapevole, dellinteresse contro la sua violazio-
ne, una resistenza allo scopo della propria protezione. Che
interesse , chi deve essere protetto? linteresse della so-
ciet a proteggere la coesione necessaria per agire e decidere,
per mantenere una minima capacit di sopravvivenza.
Con quali strumenti sociologici possono essere verificate
empiricamente le ipotesi della teoria sociopsicologica dello-
pinione pubblica?
Strumenti per la dimostrazione empirica della minac-
cia disolamento:
In generale: test delle grida di disapprovazione, che
misura la forza della minaccia di isolamento. (Tra due ora-
tori che sostengono punti di vista opposti in pubblico su
una questione controversa, chi viene fischiato? Per i paesi
asiatici fu sviluppata la variante del test sulla riunione nel
vicinato, che sfrutta il fatto che le dicerie sono uno stru-
mento della minaccia disolamento.
Nella ricerca elettorale: test degli pneumatici, del par-
cheggio, dei cartelloni con pubblicit elettorale. Questi stru-
menti emersero dalla realizzazione di ricerche sistematiche
sulla minaccia disolamento (Holicki 1984) e sul ruolo dei se-
gnali non verbali, come la minaccia disolamento effettuata
per mezzo della derisione (Albrecht 1983).
Strumenti per la dimostrazione empirica della paura
dellisolamento:
Test di completamento delle frasi con minaccia; serie di
domande sullindicatore di sensibilit allimbarazzo e pun-
teggio sullimbarazzo (Hallemann 1986, 1989), autoesperi-
menti.
La dimostrazione empirica della paura dellisolamento
non pu che fallire con domande dirette, possibile solo in
maniera indiretta sulla base di indicatori, poich la paura del-
CHIAVE LESSICALE PER UNA TEORIA DELLOPINIONE PUBBLICA :::
lisolamento annoverata fra le reazioni e i comportamenti
umani socialmente indesiderati e rimossi dalla coscienza.
Anche gli esperimenti di laboratorio di Asch (1952) e di
Milgram (1961) sul comportamento conformista permettono
di trarre determinate conclusioni, anche se limitate, interes-
santi soprattutto sotto un aspetto: i meccanismi di conformi-
smo che operano nei piccoli gruppi sono estremamente simili
ai processi che hanno luogo nella sfera pubblica anonima.
Strumenti per la dimostrazione empirica della percezio-
ne quasi-statistica:
La gente cerca continuamente di valutare quali opinioni e
modelli di comportamento vengono approvati o disapprovati
nellambiente sociale circostante. Spesso non riesce a valutare
i reali rapporti di forza (pluralistic ignorance), ma riesce a for-
nire dati su quali opinioni guadagnano e quali perdono terre-
no presso i suoi simili.
A dimostrazione di questa capacit basti dire che nelle in-
terviste di sondaggio vengono sempre fornite volentieri delle
stime alla domanda Cosa pensa la maggioranza ()?.
Questelevata percentuale di valutazioni sui rapporti di forza
va del resto nettamente contro lassunto per cui prendereb-
bero parte al processo dopinione pubblica solo gli attention
publics caratterizzati da interesse e conoscenze (fra gli altri,
Lang, Lang 1983).
Strumenti per la dimostrazione empirica della disponi-
bilit a parlare e della tendenza a tacere:
Test del treno o della corriera (a seconda delle circostanze
nazionali); test del reporter televisivo adeguato solo qualora
si voglia verificare la disponibilit a parlare consapevolmente
davanti a una sfera pubblica anonima evidentemente enor-
me; rilevamento della disponibilit a far uso di (auto)adesivi,
distintivi o altri simboli pubblicamente visibili. Unulteriore
domanda indiretta: Di recente qualcuno Le ha parlato a
proposito del tema XY?. Se s, Qual la Sua Opinione,
nella ricerca elettorale rispettivamente usato come test per
misurare lattivit della base del partito nella campagna elet-
::: ELISABETH NOELLE-NEUMANN
torale (Qualcuno Le ha parlato di come dovrebbe votare?.
Se s, Per quale partito?).
importante, nel rilevamento della disponibilit a parla-
re, controllare contestualmente le variabili sesso, fascia socia-
le ed et, poich queste caratteristiche personali influenzano
sostanzialmente la disponibilit dellindividuo a parlare.
Strumenti per il rilevamento empirico del clima dopi-
nione:
Il clima dopinione su un determinato tema dalle implica-
zioni morali o su una certa persona viene determinato empi-
ricamente con la seguente domanda: Cosa pensa la maggio-
ranza? La maggior parte delle persone a favore o con-
tro? La maggioranza ha una buona o cattiva opinione
di?. Queste domande vengono variate inoltre per la situa-
zione attuale, futura e passata; le migliori prestazioni in ter-
mini predittivi sullo sviluppo futuro delle distribuzioni delle
opinioni in questo caso soprattutto laspettativa per il futu-
ro. Inoltre: Cosa in, cosa out? o Cosa guadagna terre-
no, cosa ne perde? (presentazione di una lista di item).
Le perdite e le rimonte di uno schieramento vengono per-
cepite correttamente a livello collettivo, indipendentemente
dalla propria posizione personale. Come esempio si pu cita-
re lo sviluppo delle opinioni sullaborto in Germania dal
1972 al 1988 e le valutazioni del clima dopinione sui sosteni-
tori e gli oppositori di una semplificazione dellinterruzione
di gravidanza. Anche sul tema della pena di morte fu mostra-
to, poco dopo lintroduzione del concetto di spirale del silen-
zio, che la variazione del clima dopinione viene percepita in-
dipendentemente dalla propria posizione al riguardo.
Quali condizioni al margine devono essere rispettate pri-
ma di poter dare inizio a un caso di studio empirico sul pro-
cesso sociopsicologico di opinione pubblica?
Il tema prescelto deve possedere innanzitutto due ca-
ratteristiche: deve essere attuale e venire discusso pubbli-
CHIAVE LESSICALE PER UNA TEORIA DELLOPINIONE PUBBLICA ::,
camente in modo controverso; in secondo luogo deve pre-
sentare una carica morale, deve essere di fondamentale im-
portanza. Come terza condizione si richiede che il punto di
vista dei mass media su questo tema venga quantitativa-
mente rilevato, per poter prendere in considerazione que-
sto fattore di influenza nellanalisi.
Prima condizione: attualit.
Lattualit di un tema nella ricerca elettorale viene rile-
vata con la seguente domanda: Nella campagna elettorale
si parla sempre di tutto e di pi. Per il pi delle volte ci
sono dei temi in particolare che stanno in primo piano.
Guardando questa lista potrebbe dirmi di quali punti at-
tualmente si parla molto?.
Pi spesso un tema viene citato dagli intervistati come
tema frequentemente trattato, pi esso attuale in questo
caso la campagna elettorale.
Si raccomanda di scegliere sempre per i casi di studio un
tema il pi possibile fresco, che ha preso piede di recente
nella discussione pubblica, in modo da poter rilevare tutti gli
stadi del processo di opinione pubblica (in particolare lo sta-
dio precoce e quello tardo) e determinare lopinione della
popolazione gi prima del momento in cui leffetto dei media
investe lintera popolazione attraverso la comunicazione in-
terpersonale e non esistono pi differenze di opinione fra in-
tervistati dallelevato o dal ridotto consumo mediale.
Seconda condizione: carica morale o estetica
importante tener conto del fatto che lopinione pub-
blica ha sempre una componente irrazionale, moralmente
carica, ha sempre un valore morale o anche estetico. Chi la
pensa diversamente non stupido, malvagio. Dallele-
mento morale lopinione pubblica trae la sua forza, la sua
minaccia disolamento. Non si pu mettere in moto lopi-
nione pubblica senza una motivazione morale, o, altrimenti
detto, senza una motivazione morale non si pu o si pu
solo con grandi difficolt affermare la politica, dunque non
senza laiuto dellopinione pubblica.
:: ELISABETH NOELLE-NEUMANN
Su questioni razionali c poco pericolo disolarsi, perci
si parla solo di temi in cui i valori sono discussi, controversi.
La carica morale di un tema viene rilevata empirica-
mente con la seguente domanda:
Ci sono cose su cui, fra amici, si pu dissentire. Alle volte si
pu arrivare al punto di litigare impetuosamente fino a rom-
pere delle amicizie. Su questi cartoncini abbiamo riportato
diverse situazioni. In quali di queste direbbe che si tratta dav-
vero di questioni controverse su cui persino degli amici pos-
sono litigare pesantemente?
Qui pu essere impiegato anche il test delle grida di di-
sapprovazione citato sopra, che d informazioni sulla forza
della minaccia disolamento.
Terza condizione: identificazione del punto di vista dei
mass media
Il punto di vista dei mass media su una questione viene
stabilito con il metodo dellanalisi empirica quantitativa del
contenuto. Il tono dei media risulta in questo caso dalla-
nalisi dello spettro destra-sinistra su cui i singoli media esa-
minati si collocano a seconda della loro posizione politica.
particolarmente rilevante la posizione dei media pre-
dominanti, dei media leader dopinione che vengono spes-
so citati dagli altri media e di cui i politici tengono conto.
Solo quando si danno tutte e tre le condizioni garanti-
to che si sta studiando un caso al quale sono applicabili le
ipotesi sul funzionamento dellopinione pubblica secondo
il concetto sociopsicologico.
Come deve essere un programma minimale che permetta la-
nalisi di casi di studio sulla formazione dellopinione pubblica?
Per analizzare un processo dopinione pubblica e poter
fare pronostici sul suo svolgimento, si devono raccogliere
CHIAVE LESSICALE PER UNA TEORIA DELLOPINIONE PUBBLICA ::,
le seguenti sei informazioni tramite i sondaggi e lanalisi
dei contenuti mediali:
1. I rapporti di maggioranza nella mentalit della popolazione.
2. La valutazione del cima dopinione: Come la pensa la
maggioranza?.
3. Aspettative future di successo: quale schieramento vin-
cer? Quale perder?
4. Disponibilit a dichiararsi (disponibilit a parlare) in si-
tuazioni pubbliche.
5. Grado di emozionalizzazione del tema, carica valoriale
(carica morale).
6. Intensit e direzione della trattazione del tema nei media
predominanti.
Quando si riesce a raccogliere tutte queste informazioni
su un tema, possibile fare delle buoni previsioni sullo svi-
luppo dellopinione pubblica. Queste previsioni vanno am-
piamente al di l delle tradizionali analisi condotte su dati
di sondaggio, che si basano solo sulle distribuzioni delle
opinioni individualmente rilevate nella popolazione.
Nei sondaggi si rileveranno inoltre il consumo mediale
degli intervistati (utilizzo quotidiano e grado dintensit
del contatto coi media: per esempio consumo televisivo
elevato: pi di due ore al giorno; consumo televisivo ridot-
to: meno di due ore al giorno), linteresse personale per la
politica, la posizione politica (sinistra-destra) e il grado di
coinvolgimento personale sul tema analizzato, in modo da
poter controllare queste variabili di disturbo nellistituire
dei nessi fra il tono dei media e lopinione pubblica.
Quali conclusioni e prospettive emergono dalla concezio-
ne sociopsicologica dellopinione pubblica per il successivo
lavoro scientifico?
Dalla teoria sociopsicologica dellopinione pubblica
emergono dapprima delle conclusioni per la ricerca di son-
::o ELISABETH NOELLE-NEUMANN
daggio stessa, che ha dato spunto a questa teoria e ne ha
permesso la verifica empirica. Al repertorio di domande di
allora, che si riferivano alla situazione individuale fatti,
modelli di comportamento, opinioni, motivazioni si ag-
giunge un nuovo tipo di domande riguardanti la natura so-
ciale dellindividuo: le osservazioni dellindividuo sulla mi-
naccia disolamento e sul timore dellisolamento, le valuta-
zioni quasi-statistiche del passato, del presente e del futu-
ro, la tematizzazione e il clima dopinione, modelli di com-
portamento dellindividuo nella sfera pubblica, davanti al
public eye.
Le conclusioni per il lavoro scientifico in senso pi am-
pio consistono nellapplicazione e nella verifica della teoria:
nelle scienze politiche, per esempio, nella teoria demo-
cratica. Da essa potrebbe emergere una nuova valutazione
della pressione dellopinione pubblica operata dalla classe
dirigente. La teoria promette di essere particolarmente fe-
conda nellapplicazione alla ricerca elettorale. Un settore
ancora mai toccato, lanalisi del ruolo dellopinione pubbli-
ca nei sistemi totalitari, potrebbe con questa teoria aprirsi
allelaborazione;
nella psicologia sociale, per esempio in ricerche sulla
tolleranza e laggressione nei confronti delle minoranze e
degli stranieri; teoria dei leader dopinione; ricerca sugli
stereotipi;
in sociologia, per esempio nellanalisi delle societ a se-
conda del grado dintegrazione e in situazioni di pericolo
per lintegrazione, come stati di crisi (guerra);
in storiografia, per esempio nellindagine del rapporto
di grandi sovrani con lopinione pubblica o nellanalisi del-
le rivoluzioni;
nella ricerca sulle comunicazioni per la ricerca sugli ef-
fetti dei mass media e della propaganda;
in giurisprudenza nellanalisi della relazione fra opinio-
ne pubblica e diritto;
in linguistica, in particolare nella retorica e in scienza
della letteratura;
CHIAVE LESSICALE PER UNA TEORIA DELLOPINIONE PUBBLICA ::;
in teologia e filosofia, per esempio nella dottrina mora-
le, nella quale le azioni che scaturiscono dalla natura socia-
le delluomo vengono valutate diversamente da come fatto
finora.
Oltre a ci si delinea il compito di collegare diverse teo-
rie sociologiche sviluppatesi in questo secolo alla teoria del-
lopinione pubblica. Si pensi soprattutto alla teoria dei
gruppi di riferimento, alla Theory of Rational Choice or
Collective Action, alla dinamica dei gruppi e alle teorie del
conformismo, o alla teoria dellinterazionismo simbolico.
Molto tempo prima della ricerca, la prassi politica ha
colto le possibilit di applicazione della teoria della spirale
del silenzio. Cos Conradt descrisse nel suo resoconto sulle
elezioni parlamentari del 1976 come gi tre anni dopo la
prima pubblicazione della teoria, gli strateghi della campa-
gna elettorale ne impiegassero la conoscenza praticamente
per combattere una spirale del silenzio.
La conseguenza pi persistente della teoria per consi-
ste forse nellaver risvegliato la comprensione della doppia
natura delluomo che vive nella costante tensione fra lesse-
re individuale e la natura sociale.
*
Da Noelle-Neumann 1984. Sulla base di testi di Elisabeth Noelle-Neu-
mann raccolti da Anne Jckel Niedermann.
1
Krger 1877, p. 415/XXXIII (XXXII), 2.
2
Il concetto di spirale del silenzio compare per la prima volta accanto
alle denominazioni modello a spirale, processo a spirale e ipotesi del si-
lenzio in una pubblicazione del 1973: Noelle-Neumann 1973a, pp. 26-55.
:: ELISABETH NOELLE-NEUMANN
Lopinione pubblica e i suoi portavoce
*
Eric Landowski
Un oggetto semiotico
Al giorno doggi ci si imbatte in due tipi di specialisti del-
lopinione pubblica. Gli uni si interrogano sulle condizioni
della sua esistenza e della sua manifestazione; gli altri rispon-
dono della sua esistenza e si incaricano, per professione, di
manifestarla. Latteggiamento interrogativo, connesso al sen-
so di rigore nelluso delle nozioni, beninteso proprio dei so-
ciologi. Come essi stessi riconoscono, lincertezza concerne
la consistenza stessa del fatto: Lopinione fa parte dei feno-
meni sociali apparentemente evidenti ma che si sottraggono
allanalisi non appena questa miri alla esattezza scientifica
1
.
Senza dubbio, restrizioni di tal sorta non impediscono di svi-
lupparsi n agli studi sperimentali e neppure a una teoria del-
le opinioni, come testimonia allo stesso tempo la proliferazio-
ne delle inchieste attraverso sondaggi e lo sviluppo della psi-
cologia sociale (cfr. Stoetzel 1943a; 1943b). Ma da qui a una
qualunque certezza epistemologica relativamente allo statuto
dellopinione pubblica in quanto fenomeno che sussume la
pluralit delle opinioni singolari, resta da compiere un passo
del quale nessun uomo di scienza misconosce limportan-
za. Meglio stanno, da questo punto di vista, gli uomini di
stampa e, alloccorrenza, gli uomini politici: dotati di un mi-
sterioso senso innato dellopinione pubblica (Coquet
1978), essi sfuggono per parte loro ad ogni incertezza: lOpi-
nione parla per bocca loro. Volendo schematizzare, abbiamo
a che fare da una parte con un insieme di pratiche oggetti-
vanti, pervase dalla preoccupazione della scientificit e fon-
date su strumenti altamente sofisticati (tecniche di campiona-
mento, analisi fattoriali o multivariate, segmentazione, tipolo-
gia, ecc.), e, dallaltra parte, trattandosi di esegeti innati,
abbiamo a che fare con un atteggiamento generale di divina-
zione che presuppone al contrario un contatto diretto tra
lOpinione concepita stavolta (secondo lo storico della lin-
gua francese Ferdinand Brunot) come una sorta di persona
e i suoi oracoli o i suoi portavoce.
A dispetto della loro eterogeneit, queste due scuole
intrattengono relazioni strette: mentre la scelta dei temi di
studio e delle problematiche proprie degli istituti di son-
daggio dipende da parte sua dalla domanda sociale emes-
sa dagli organi di stampa e dai partiti politici, di contro il
discorso divinatorio dei portavoce giornalisti e uomini po-
litici esso stesso posto alle dipendenze del discorso
scientifico degli istituti di sondaggio, visto che gli indo-
vini cercano naturalmente di assicurarsi, nella misura del
possibile, la garanzia della scienza sociale. Anche se ne ri-
sultano dei rapporti di complicit, questo non esclude per
nulla le rivalit e la polemica, come testimoniano le amenit
scambiate da una parte e dallaltra. Per i giornalisti, che si
attribuiscono il privilegio di essere costantemente volti al-
lascolto dellopinione, i sondaggi hanno in ogni caso va-
lore approssimativo (Marchetti 1978) e possono tuttal pi
fornire la fotografia di un momento dellopinione
(Brauche 1978): il sospetto verte allo stesso tempo sulla va-
lidit dei metodi e sul loro grado di adeguatezza rispetto al-
loggetto. A titolo di reciprocit, lesperto in indagini fonda-
te su sondaggi denuncia la pretesa inammissibile (Sttzel
1977a) di coloro che si pongono quali portavoce del co-
mune sentire, e sarebbe ben interessato a conoscere ci
che il politico o il giornalista intende designare quando
impiega questa parola, lopinione, e in base a quale metodo
egli ne determina le preoccupazioni (Sttzel 1977b).
Posta in questi termini, la questione pu essere inter-
pretata in due modi differenti, secondo che si consideri:
1) che solleva un problema relativo alla realt empirica
di ci che designa e in tal caso probabile che lespres-
:,c ERIC LANDOWSKI
sione opinione pubblica, nel suo impiego corrente, non
designi niente, poich, effettivamente, essa non ha alcun ri-
ferimento strettamente assegnabile
2
,
ovvero
2) che essa si riferisce alle condizioni dimpiego della
parola e alla scelta del suo significato, nel qual caso biso-
gna ammettere levidenza del fatto che, in quanto realt se-
mio-linguistica, lopinione pubblica esiste: anche spoglia-
ta di riferimento, lespressione non sprovvista di senso.
Al contrario, la molteplicit delle accezioni a costitui-
re problema, molteplicit che i sociologi sono stati i primi a
ravvisare:
Gi nel 1888 nota Jean Sttzel James Bryce denunciava
una certa trascuratezza nelluso della parola. Mezzo secolo
pi tardi, F. H. Allport analizzava otto errori nella concezione
dellopinione pubblica. Nel 1952, Curtiss M. Mac Dougall
enumerava sei sensi nei quali lespressione era impiegata, e W.
Philips Davison (1958) ne rilevava tre usi popolari
3
.
Il nostro proposito non n quello di riprendere la clas-
sificazione di questi sensi volgari n quello di denunciare
la loro infondatezza rispetto ai criteri di scientificit. In com-
penso, vorremmo capire da cosa dipenda la loro persistenza
nei discorsi socio-politici di massa. In breve, come analiz-
zare il modo di esistenza semiotica della opinione?
Si prendano i due esempi seguenti:
Cedendo alle pressioni dei gruppi ecologici sostenuti da lar-
ghi settori dellopinione pubblica, le autorit hanno rinunciato
a (...) (Henri Pierre, Un succs des cologistes, Le Monde, 3
novembre 1978).
Questa conferenza stampa indirizzata a due livelli. Il pri-
mo, signore e signori giornalisti, il vostro (...). E laltro li-
vello, quello dellopinione pubblica, direttamente attraverso
i grandi mezzi di informazione, indirettamente attraverso la
carta stampata (...) (Valry Giscard dEstaing, conferenza
stampa del 14 giugno 1978, Le Figaro, 15 giugno 1978).
LOPINIONE PUBBLICA E I SUOI PORTAVOCE :,:
Dal punto di vista semantico, il medesimo soggetto
collettivo, chiamato in entrambi i casi opinione pubblica,
che si trova qui interpellato, da un discorso presidenziale,
e l raccontato, in un resoconto giornalistico: se si trattas-
se di illustrare la polisemia dellespressione, i nostri esempi
sarebbero pertanto scelti male. In compenso, la loro giu-
stapposizione consente di cogliere un altro tipo di oscilla-
zione, reperibile su un piano indipendente da quello in cui
possono apparire opposizioni o identit di contenuto. Nel
primo enunciato citato, la parola opinione designa un
protagonista al quale compete un certo ruolo in un racconto
di aspetto oggettivo, quasi si trattasse di un personaggio da
romanzo; nellaltro caso, essa serve a identificare uno degli
interlocutori (il destinatario) del discorso che si annuncia. Il
termine considerato interviene pertanto a due livelli di fun-
zionamento semiotico. Sul piano del discorso enunciato, es-
so si colloca entro schemi narrativi che si tratter in primo
luogo di inventariare; ma esso interviene pure nella messa
in scena dellatto stesso della enunciazione: donde la neces-
sit di prendere in considerazione anche le strategie discorsi-
ve che esso consente di porre in opera.
Per chiarire questa doppia funzione, narrativa e discor-
siva, e per coglierne le basi poich la messa in scena del-
lopinione pubblica si inscrive nel quadro di una dramma-
turgia politica pi generale , procederemo a esaminare un
numero ristretto di occorrenze rilevate, fra mille altre, se-
guendo le rubriche politiche di due grandi quotidiani, Le
Monde e Le Figaro, nel corso dellanno 1978.
Una drammaturgia
Opinione pubblica e classe politica
Quando i moralisti dellet classica hanno fatto dellopi-
nione la regina del mondo, la vocazione (controversa) di
questa sovrana era soprattutto quella di pesare sul mondo
interiore delle coscienze individuali e di influenzare le
condotte private:
:,: ERIC LANDOWSKI
Lopinione pubblica una giurisdizione che luomo onesto
non deve mai riconoscere perfettamente e mai declinare
(Chamfort).
Dal momento che questa funzione di controllo investe
lintimit dei soggetti, sembra che lopinione si sia trovata
progressivamente alleggerita, in gran parte, a vantaggio di
altre istanze: qui per esempio che il cosa se ne dir?
trova la propria funzione. Come controparte, la sovranit
dellopinione si trasferita verso un altro dominio, quello
dei comportamenti collettivi e degli affari pubblici. Se si
presta fede ai filologi, questa mutazione pu addirittura
datarsi con esattezza:
Sotto la seconda Restaurazione ha inizio lautentico dominio
dellopinione pubblica. una nuova potenza che si innalza
(...) essa interroga i vecchi poteri, ingiunge loro di produrre i
loro titoli e si arroga il diritto di controllarli (P. Larousse,
Opinion publique, Grand Dictionnaire universel du XIX
e
sicle, 1874).
Ora, che si mantenga o no la data proposta, il teatro po-
litico si trova cos ridistribuito attorno a un elemento nuo-
vo, il cui ruolo non sar privo di analogie con quello del co-
ro nella drammaturgia antica. Le somiglianze si situano su
due piani. Innanzi tutto, la funzione considerata impegna
la competenza interpretativa di un soggetto collettivo situa-
to in posizione di osservatore. Al modo stesso in cui ad
Atene lorganizzazione spaziale del teatro riposava sulla di-
stinzione tra la scena propriamente detta il logheion e
lorchestra, da cui il coro osservava le peripezie dellazione,
commentandole per gli spettatori, stipati sui gradini del
koilon, cos lorganizzazione ideologica che sottende oggi
la spettacolarizzazione della vita politica da parte dei me-
dia ha per principio lo stabilimento di una netta disgiun-
zione (in termini figurativi, di un fossato) tra una classe
di soggetti agenti gli eroi, la classe politica, ove si
fiancheggiano governanti e stati maggiori dei partiti, diri-
genti sindacali e rappresentanti del grande padronato o
LOPINIONE PUBBLICA E I SUOI PORTAVOCE :,,
dellalta amministrazione, ecc. e lOpinione, istanza te-
stimone che assiste allo spettacolo e ne interpreta il signi-
ficato, sia per conto proprio, sia, pi generalmente, allin-
dirizzo di un pubblico situato su un piano terzo (vi ritorne-
remo). Nella misura in cui questa attivit interpretativa
attraverso la quale si esprimono le reazioni e, perch no?,
le opinioni dellOpinione prende specificamente per og-
getto gli atti e le situazioni che costituiscono la trama della
vita politica, si pu dire che lOpinione si rivela qui a
suo modo politologa.
Ma essa anche, a suo modo, politica: se il suo statuto
le impedisce di oltrepassare il limite del logheion e, dun-
que, di spostarvisi per agire nelle stesse condizioni degli
attori titolari (membri della classe politica), in com-
penso la sua vocazione consiste per eccellenza nel far agi-
re questi ultimi, utilizzando tutti gli espedienti della sua
competenza persuasiva. Per poco che disponga effettiva-
mente di mezzi fossanche indiretti capaci di far pre-
valere, sulla scena politica, una determinata linea, lOpi-
nione si trasforma in una potenza e, da osservatrice che
era, diventa a sua volta degna di osservazione nei suoi
comportamenti, auscultata nei suoi stati danimo, sondata
in quanto riserva di energie canalizzabili: posta in princi-
pio come un soggetto conoscente, lOpinione si trasforma
in oggetto di conoscenza.
Il pubblico, terza istanza
Oltre al fatto che lanalogia cos abbozzata riposa su
una visione assai semplificata del sistema drammaturgico
greco, si obietter forse che essa rimane zoppa nella misura
in cui al sistema ternario di riferimento:
logheion versus orchestra versus koilon,
non si sovrappongono, a prima vista, tre classi di attanti real-
mente distinte, ma due soltanto: di fronte alla classe politi-
ca, non c, si dir, lequivalente di un coro da una parte
(che sarebbe lopinione in quanto istanza autonoma), e di
:, ERIC LANDOWSKI
spettatori dallaltra (concepiti come un pubblico distinto
rispetto allistanza opinante), ma un solo attore: la societ
civile, i governati, un pubblico che opina, che esprime es-
so stesso i suoi propri sentimenti. E, da questo punto di vi-
sta, si potr considerare equivalente il fatto di dire che un
fossato separa la classe politica dallopinione
4
, ovvero di di-
re che il fossato che separa questa stessa classe politica dal-
la massa dei francesi (...) diventa un baratro [sic] di cui non
si intravede pi il fondo (...) (Viasson-Pont 1978): ci che
si deve intendere per opinione, non proprio la massa
dei francesi, il grande pubblico considerato come comu-
nit che esercita talune attivit di ordine cognitivo (cfr. il Lit-
tr: opinion, ce que pense le public)? Parimenti, fra lapo-
strofe di de Gaulle Francesi, Francese! e la formula sopra
citata, in cui un dato presidente si rivolge allopinione pub-
blica
5
, si dir probabilmente che non v che una minuscola
differenza di stile, lessenziale rimanendo che, sotto eti-
chette differenti, in definitiva lo stesso destinatario a esser
preso di mira nei due casi.
Ma se le cose stanno cos, se opinione pubblica ha
semplicemente il valore di un sinonimo per qualsiasi altra
espressione che designi la collettivit dei governati (la
massa dei francesi, dei cittadini, degli elettori, del
pubblico, ecc.), allora, come rendere conto di un enun-
ciato come il seguente:
Durante i tre anni, il Capo di Stato non dovr trattare con gli
elettori, ma con lopinione, rilevata da sondaggi degli istituti
ed espressa dai giornalisti. a questa che egli si rivolge (...)
(Patrick Jarreau, La conferenza stampa del presidente della Re-
pubblica, Le Monde, 16 giugno 1978).
Basta infatti sfogliare la stampa per vedere in tal modo
riaffacciarsi la distinzione non gi fra due, ma fra tre istan-
ze distinte. In quanto oggetto semiotico, ciascuna istanza
gode di una esistenza autonoma: da qui il fatto, a prima vi-
sta paradossale, che la classe politica possa sia venire a
contatto con il pubblico (i francesi, gli elettori, la po-
LOPINIONE PUBBLICA E I SUOI PORTAVOCE :,,
polazione, ecc.) senza per questo imbattersi nellopinio-
ne pubblica, e sia avere a che fare, al contrario, con lopi-
nione senza che, per questo, il pubblico (il popolo stes-
so) sia direttamente interessato.
Ed proprio al fatto di illustrare esemplarmente la pri-
ma di queste due possibilit che lincolpevole agglomerato
del Raincy deve gli onori della stampa. Coi suoi quindici-
mila abitanti, riferisce un corrispondente di Le Monde
6
,
questo suburbio paradossale resta infatti una citt senza
opinione pubblica, e a quanto spiega il nostro giornalista
il modo di gestione adottato dalla municipalit (la classe
politica) non pu essere compreso se non si tiene conto
del fatto che lautorit locale, in mancanza di corpi inter-
medi di qualunque genere, si trova direttamente a con-
fronto con il pubblico, una popolazione che vive al ritmo
tranquillo e individualista delle lottizzazioni. Due conclu-
sioni derivano da questa piccola monografia urbana. Innan-
zi tutto, essa conferma lipotesi della non-equivalenza fra le
nozioni di pubblico e di opinione, poich, nel caso spe-
cifico, un pubblico di quindicimila abitanti non basta a fare
lopinione di una citt. Ma, soprattutto, questo esempio
mostra che il criterio che consente di differenziare la nozio-
ne di opinione dai suoi sinonimi apparenti si colloca sul pia-
no logico: in contrapposizione al pubblico, disperso in una
moltitudine di padiglioni di borgata, e che, semplice colle-
zione di individui, giustappone una serie di unit sotto for-
ma di una totalit partitiva, lOpinione (nella fattispecie, as-
sente) pu essere concepita solo come una unit molare, un
attante collettivo propriamente detto; in una parola, come
una totalit integrale
7
.
A questo primo criterio di distinzione se ne sovrappon-
gono molti altri, specificamente di ordine aspettuale e
modale. Cos, da un lato, il pubblico, in quanto include
la classe degli elettori, esercita incontestabilmente, sia pure
in modo puntuale (per ci che attiene alla aspettualizzazio-
ne temporale), un minimum di competenze modali, poi-
ch, a tempo debito, lui che, fossanche indirettamente,
determina attraverso il suo voto la composizione di una
:,o ERIC LANDOWSKI
compagine governativa, che la fa essere ci che essa . Dal-
laltro lato, per tutta la durata degli intervalli compresi fra
due scrutini, il pubblico sembra privo di competenza, e
soltanto lopinione (quando c) pu eventualmente
esercitare pressione sui dirigenti, pu far fare loro ci che
essi fanno; onde, a contrario, la squallida situazione descrit-
ta dal corrispondente di Le Monde: in assenza di unopi-
nione pubblica, e di fronte a un pubblico la cui frammen-
tazione esclude che esso abbia presa sullazione dei suoi di-
rigenti, i rappresentanti della classe politica vivono giorni
tranquilli, e la vita politica stessa langue.
Spartizione di competenze
Perch questa rinasca, occorre che i responsabili politi-
ci trovino dinanzi a s qualcosa di diverso da una moltitu-
dine disorganizzata; occorre che essi dispongano di interlo-
cutori competenti, vale a dire se possibile trasporre
lespressione che il Larousse
8
applica, per parte sua, al coro
capaci contemporaneamente di impersonare il popolo
(al cospetto dei suoi reggenti) e di sorreggere linteresse
scenico (agli occhi del pubblico medesimo).
Si giunge allora alla seconda possibilit evocata prima,
dal momento che la classe politica non tratta ormai pi di-
rettamente o solamente col pubblico, bens con i mediatori
incaricati di impersonarlo: il plurale non qui di mera
forma, poich tale funzione di mediazione si trova a sua
volta spartita tra due figure principali ultima dicotomia
conforme, anchessa, al dispositivo teatrale di riferimento.
Si sa infatti che, accanto al coro propriamente detto, la
drammaturgia ateniese riservava un posto particolare, e so-
vente in una forma prosodica specifica, al capo del coro
il corifeo introducendo al contempo una mediazione
supplementare tra la scena e i gradini del teatro. In modo
analogo, il sistema scenografico implicito che soggiace oggi
alla trasformazione della vita politica in uno spettacolo
impegna la collocazione, fra i governanti e i governati,
di due figure distinte: lopinione, da una parte, e i suoi
portavoce, dallaltra:
LOPINIONE PUBBLICA E I SUOI PORTAVOCE :,;
Koilon Orchestra Logheion
spettatori coro corifeo hypokritai
pubblico opinione portavoce classe politica
governati governanti
La caratteristica comune alle due figure centrali, e che
consente di contrapporle al pubblico, la loro compe-
tenza discorsiva: mentre lopinione e, a maggior ragione, i
suoi portavoce sono dei soggetti parlanti, il pubblico,
semplice istanza ricevente, si trova squalificato come emit-
tente, visto che la diversit delle voci individuali da cui
costituito non in grado di produrre che una sorta di bru-
sio inarticolato. Senza dubbio si potrebbe obiettare che
nulla in realt impedisce ai cittadini di esercitare, per esem-
pio sotto forma di petizioni, di manifestazioni, di atti di ri-
vendicazione differenti, una competenza discorsiva propria
e che, di conseguenza, il pubblico non necessariamente
confinato in un ruolo di spettatore passivo. Comunque,
soltanto allinterno del sistema di rappresentazione me-
diatica che sono prodotte le differenziazioni strutturali di
cui noi cerchiamo di rendere conto: non si d un silenzio
del pubblico che in funzione dellemergenza del discorso
dellopinione, vale a dire nel quadro della teatralizzazione
della comunicazione sociale. Monopolizzando la compe-
tenza emissiva, le due istanze mediatrici situate nello spazio
immaginario che corrisponde a quello greco dellorche-
stra devono allora svolgere una doppia funzione di staf-
fetta, sia volgendosi verso la scena, allo scopo di inter-
pellare la classe politica (per conto del pubblico che rap-
presentano), sia rivolgendosi verso i gradini per indiriz-
zarsi, in caso di bisogno, al pubblico medesimo.
Quanto ai criteri di differenziazione che portano a rico-
noscere non una sola, ma due figure di mediazione distin-
te, essi dipendono dalla specializzazione funzionale degli
attanti: mentre lopinione prende piuttosto in carico la
funzione persuasiva (in nome del popolo che imperso-
:, ERIC LANDOWSKI
na), i portavoce dellopinione, pi specificamente inca-
ricati di sostenere linteresse del dramma che si rappre-
senta, assumono essenzialmente una funzione interpretati-
va. Il discorso dellopinione (del coro) si analizza infatti co-
me un discorso di persuasione destinato tanto a far agire la
classe politica quanto a far assumere al pubblico una certa
visione della sua propria identit: I sondaggi rivelano al
pubblico limmagine, in una sorta di specchio dalle molte
facce, dei sentimenti di tutti (Sttzel 1977a). Simmetrica-
mente, i discorsi di interpretazione emessi dai portavoce (il
corifeo) sono destinati, al tempo stesso, sia a far conoscere
ai governanti le reazioni del popolo (i giornalisti sono
qui, indubbiamente, proprio i portavoce designati, i mi-
gliori interpreti della aspettativa del pubblico)
9
, sia di ri-
mando a far comprendere al pubblico il significato e le po-
ste dei comportamenti adottati sulla scena politica.
Da questo insieme di relazioni risultano infine due tipi
essenziali di interventi dellopinione, gli uni riguardanti la-
gire degli eroi sulla scena, gli altri relativi alle convinzio-
ni delluditorio. Da questo punto di vista, lopinione non ,
come spesso viene detto, manipolata lei, al contrario,
la grande manipolatrice.
A cosa serve lopinione
Un operatore polivalente
Precisando la collocazione dellopinione pubblica in
rapporto ad alcune delle nozioni connesse, non abbiamo
cercato evidentemente di produrre, su un piano ontologi-
co, alcuna prova dellesistenza dellopinione, ma soltanto
di circoscrivere linfrastruttura drammaturgica, immagina-
ria, al cui interno una tale nozione pu diventare strumen-
to operativo. Per analizzare le operazioni stesse che sono in
tal modo rese possibili, occorrer passare dalla descrizione
del sistema attanziale soggiacente allo studio della sua mes-
sa in gioco sotto forma di processi semio-linguistici parti-
colari. Iscritti nel discorso dei giornalisti e dei politici, que-
LOPINIONE PUBBLICA E I SUOI PORTAVOCE :,,
sti processi possono essere colti a due livelli, tenuto conto
della elementare distinzione tra il piano dellenunciato e
quello dellenunciazione.
Sul primo piano, il discorso socio-politico si riconduce
alla produzione di racconti, o almeno di schemi narrativi su-
scettibili di espansione, che tendono a costruire una storia
del presente (funzione interpretativa) per mezzo di operato-
ri narrativi: si vedr che lopinione invocata come figura
che si presume motivi lagire dei governanti rappresenta
uno di tali operatori. Sullaltro piano, quello enunciativo, il
discorso giornalistico e, a fortiori, politico, si fa esso stesso
azione per esempio, sotto forma di appelli, ordini, avverti-
menti
10
: trasformandosi allora in un operatore discorsivo al
servizio di talune strategie di persuasione, lopinione inter-
verr in questo caso come un simulacro dei governati, co-
struito per fare assumere loro certe convinzioni e, attraverso
queste ultime, modellarne i comportamenti. Bench, in pra-
tica, i due tipi di operazioni siano il pi spesso concomitanti,
noi li esamineremo distintamente. Analizzeremo prima (
Variazioni ideologiche) le posizioni dellopinione come pro-
tagonista che opera allinterno di quei racconti di manipola-
zione che si presume esplicitino, a uso del pubblico, ci
che fa agire la classe politica, e poi ( Uno spettacolo fun-
zionale) le disavventure dellopinione come supporto di di-
scorsi manipolatori (tendenti a manovrare direttamente il
pubblico stesso). In primo luogo, per, potranno servirci
due ultime considerazioni di ordine generale.
Questioni di punti di vista
1. interessante rilevare subito fino a quale livello i gior-
nalisti e i politici, nel loro mestiere di storici del presente, si
mostrino adepti fedeli di una formula narrativa per altro ben
nota entro il dominio letterario: quella detta della visione
dallinterno (T. Todorov). Questa formula tradizionalmen-
te basata sul postulato della trasparenza dei personaggi ri-
spetto al narratore che li mette in scena, una volta trasposta
nel contesto dei discorsi politici, si annette di fatto un cam-
po di applicazione che va ben al di l della semplice psicolo-
:c ERIC LANDOWSKI
gia dei caratteri individuali: essa consente allora di fondare
un tipo di psicologia sociale concernente lanima stessa
degli attanti collettivi. Lonniscienza del romanziere al co-
spetto delle proprie creature di carta viene cos a trovarsi
uguagliata, o anche superata, dalla capacit di visione in
profondit che ogni grande commentatore della vita politica
moderna deve possedere; pertanto noi non possiamo pi
permetterci oggi di ignorare alcunch degli stati danimo
dellopinione pubblica, del suo modo di reagire agli avveni-
menti del momento, dei suoi desideri pi intimi: nulla di tut-
to questo, per definizione, saprebbe sfuggire alla chiaroveg-
genza di coloro che fan professione di tenerci informati:
[La situazione politica] genera una angoscia manifesta nello-
pinione pubblica (Jacques Chirac, allocuzione pronunciata ad
Amboise, Le Monde, 17 ottobre 1978).
[L] opinione (...) sente confusamente che questo non pu
durare oltre (Pierre Viansson-Pont, La stagione degli
scioperi, Le Monde, 19 novembre 1978).
cos che lavvenimento stato percepito dallinsieme dello-
pinione (Alfred Fabre-Luce, Una bomba rischiarante, Le Fi-
garo, 11 aprile 1978).
Lopinione pubblica avverte profondamente, voi lo sapete be-
ne, il desiderio di (...) (Valry Giscard dEstaing, lettera al Pri-
mo ministro, 28 febbraio 1977).
Ben inteso, il riferimento ai sondaggi dopinione con-
sente, non di rado, di attenuare la gratuit apparente delle
certezze ostentate, poich, accanto al discorso intuitivo e
divinatorio dei portavoce, vi posto anche per il discorso
scientifico degli indagatori e dei sondatori, dediti alla
misura. Tuttavia, nel corpus giornalistico che usiamo come
riferimento, la funzione di questo discorso secondo stret-
tamente circoscritta. Da un principio di gerarchizzazione,
innanzitutto: secondo che confermino o, al contrario, infir-
mino le certezze derivanti dal senso innato dellopinione,
LOPINIONE PUBBLICA E I SUOI PORTAVOCE ::
i sondaggi saranno qualificati tanto come veri o buoni,
quanto come falsi o cattivi
11
. Altrimenti detto, qui,
non sono gli strumenti di misurazione oggettiva a con-
sentire di convalidare o di invalidare le intuizioni prime,
esiti di un fiuto politico, ma, al contrario, la precisione
dello strumento di misurazione, la sensibilit del barome-
tro (Rebois 1978) a essere dimostrata, o al contrario ri-
messa in questione, in funzione della concordanza o della
non-concordanza dei suoi risultati in rapporto alle certezze
a priori dei visionari dellopinione
12
.
2. A questo principio di carattere gerarchico premi-
nenza, in termini di credibilit, del discorso dautorit sul
discorso sperimentale viene ad aggiungersi un secondo
principio che contribuisce ugualmente a regolare la coesi-
stenza dei due tipi di sapere (intuitivo versus statistico) sul-
lopinione. Il sapere dei portavoce e il sapere degli indaga-
tori dipendono di fatto da due punti di vista nettamente di-
stinti in rapporto allo stesso oggetto: in opposizione al di-
scorso dellindagine statistica, che rinvia palesemente al
trattamento dei dati quantitativi, il discorso dei portavoce si
colloca, di per s, sul piano della descrizione e della valuta-
zione qualitativa. Ora facile osservare che lopinione
non avr il medesimo statuto semiotico nelluno e nellaltro
caso. Da un lato, definita a partire dallosservazione statisti-
ca di classi di distribuzione, lopinione implicitamente
concepita come una forza, e, se risulta conveniente misurar-
la, allo scopo di poter contare con essa per la definizio-
ne delle strategie politiche. Al contrario, invocata, come to-
talit non quantificabile, per la qualit delle sue determina-
zioni interne, essa appare piuttosto come una sorta di arbi-
tro con vocazione a intervenire sul piano, pi profondo,
delle scelte assiologiche: far sapere ci che vuole questo
arbitro esattamente la missione rivendicata da coloro
giornalisti o politici che si proclamano suoi portavoce.
Ognuna delle due prospettive presuppone in tal modo un
tipo peculiare di investimento modale: se lindagine quanti-
tativa ha come sua ragion dessere lidea che lopinione rap-
presenti un quantum di potere oggettivamente misurabile,
:: ERIC LANDOWSKI
ci che le procedure intuitive dei portavoce possono, sole,
rivelare il segreto insondabile del volere che guida
questa potenza.
A partire da ci si disegnano le due principali posizioni
assegnabili alla nostra eroina quando si tratter di rac-
contare in che modo essa governi il mondo. Il narratore
potr anzitutto farne una istanza di decisione: dire che lo-
pinione governa equivarr allora ad affermare che lazione
politica delle autorit sospesa alla espressione delle vo-
lont di una opinione-arbitro, statutariamente abilitata a
imporre alla classe politica le cose che questa deve fare:
a) Il ministro della Giustizia dichiara che personalmente egli
contro la pena di morte, ma che necessario mantenerla in vi-
gore perch lopinione favorevole a essa (Michel Tournier,
Colloquio, Le Monde, 8-9 ottobre 1978).
Ma il racconto potr ugualmente se si colloca allo sta-
dio della esecuzione di programmi politici subordinare
ci che il Potere pu fare ai comportamenti strategici
dellattante collettivo, considerato, questa volta, come una
potenza suscettibile di prestare il suo favore ai governanti,
come di rifiutarglielo:
b) La battaglia per i diritti delluomo non pu che essere
combattuta attraverso una campagna di informazione, indi-
spensabile per ottenere il sostegno dellopinione pubblica (H.
Cartan, L. Pettiti, Il dopo-Belgrado, Le Monde, 26 ottobre
1978).
Questi due esempi illustrano la doppia vocazione at-
tanziale dellattore opinione, che vediamo nel primo
caso far le veci di un destinante che stabilisce certi do-
veri e, nel secondo, di un adiuvante (potenziale) che
se ci consentito un gioco di parole conferisce un certo
potere ai Poteri in campo. Tuttavia, questi esempi non rap-
presentano, dal punto di vista di una sintassi narrativa ge-
nerale, che due possibilit fra le altre; o se si vuole non
LOPINIONE PUBBLICA E I SUOI PORTAVOCE :,
rappresentano che due varianti in un sistema di ideolo-
gie dellopinione.
Variazioni ideologiche
Una volta costituito in attante semiotico, vale a dire dota-
to quanto meno di un volere (che i suoi portavoce si incari-
cano, quali narratori, di far conoscere), lattore opinione
disponibile a entrare in relazione, sul piano narrativo, con la
classe politica. Qualunque sia la diversit dei racconti che
mettono in scena questi due protagonisti diversit eviden-
temente legata alla divergenza delle opzioni politiche pro-
prie ai differenti narratori , vedremo che essi si suddivido-
no in un piccolo numero di tipi fondamentali. Tali tipi, poi,
si interdefiniscono sulla base di un principio narrativo co-
stante: ogni volta che la figura detta opinione pubblica ap-
pare sotto la penna dei giornalisti o dei politici, si constata
che essa sovradetermina con la sua sola presenza, bench in
maniera inegualmente esplicita e diretta, le modalit di azio-
ne, la competenza semiotica dellinsieme di agenti che si pre-
sume appartengano alla sfera dirigente, quale delimitata
dal discorso.
Cos si esprime, su un piano assai generale, lo statuto
categorico proto-attanziale, dellopinione: si tratta
essenzialmente, vale a dire astrazion fatta dalle variazioni
osservabili ad altri livelli di lettura dei testi, di un Desti-
nante sintattico incaricato, per definizione, di far agire al-
tri soggetti. Detto questo, la diversit degli schemi di rela-
zione che pu essere registrata quando si passi a dei piani
di minore astrazione (cos sul piano etico, lopinione
rappresenter in un caso il genio buono e in un altro il
demone cattivo dei governanti) dipende dalla possibi-
lit di ottenere, per proiezione della suddetta categoria
sintattica su quadrato semiotico (Greimas 1976b), diffe-
renti modi di attualizzazione puntuale. Altrimenti detto,
lo stesso proto-attante di base, una volta convertito in un
attante sintagmatico chiamato a svolgere il suo ruolo nella
: ERIC LANDOWSKI
storia effettivamente raccontata, potr occupare non solo
ci che va da s, la posizione del destinante propria-
mente detto, come nellesempio a) qui sopra riportato,
ma anche una qualunque altra delle tre posizioni logica-
mente complementari: non-destinante, anti-destinante,
non-anti-destinante. A ognuna di tali manifestazioni at-
tanziali particolari far eco, da parte della classe politi-
ca, un tipo specifico di funzione:
Opinione = destinante Opinione = anti-destinante
La classe politica La classe politica
segue lopinione inganna lopinione
Opinione = Opinione =
non-anti-destinante non-destinante
La classe politica La classe politica
sfida lopinione affronta lopinione
Seguire lopinione pubblica
Bench non sia possibile intraprendere in questa sede
quello studio filologico che sarebbe necessario a provarlo, si
intravede che lavvento dellopinione pubblica come de-
stinante privilegiato, abilitato ad assegnare taluni compiti al-
la classe dei responsabili politici, si inscrive molto probabil-
mente in un lungo processo storico di figurativizzazione del-
le categorie dellimmaginario politico. Se questa ipotesi fosse
verificata, permetterebbe di trattare come i due termini di
un percorso cronologico, appartenente alla storia del lessico
e delle idee politiche, quella che dal punto di vista sincroni-
co appare come unopposizione fra due distinte epistemo-
logie politiche. Da una parte, con la teoria giuridico-politi-
ca della rappresentazione nella sua forma classica, un puro
essere di ragione, la nazione, entit astratta sprovvista di
ogni ancoraggio referenziale particolare, a servire da fonda-
mento concettuale per la elaborazione della legge. Dallaltra
parte, quando al contrario si esamina il regno dellopinio-
ne quale viene oggi esercitato in riferimento alle testimo-
nianze dei media, ci che si vede dominare la scena politi-
ca non pi il richiamo a una volont nazionale astratta,
LOPINIONE PUBBLICA E I SUOI PORTAVOCE :,
postulata in nome di una filosofia, ma la preoccupazione
di conformit alle aspirazioni concrete di un attante col-
lettivo, per cos dire presente in carne e ossa: lopinione,
soggetto figurativo che, come sappiamo, fa parte dei feno-
meni sociali apparentemente evidenti
13
. Parallelamente a
questa mutazione relativa alle manifestazioni attoriali del de-
stinante, si passa da un discorso di pura legalit giuridica a
un discorso sociale mirante, soprattutto, a giustificare lop-
portunit delle decisioni politiche prese di giorno in giorno.
La sistematizzazione dei rapporti fra questi due tipi di
destinante (non figurativo: la nazione, supporto teorico
della legge, versus figurativo: lopinione, arbitro sociale
della decisione) pu prendere forme diverse. Tradizional-
mente, la loro coesistenza regolata secondo il modo della
complementarit:
Lopinione una legge che delibera in merito alle azioni di
cui la legge civile non prende conoscenza (Condillac).
Oggi le rispettive sfere dazione si sovrappongono, e al
medesimo tempo la funzione destinatrice propria allopi-
nione si specifica:
Secondo il progetto di legge-quadro sulle collettivit locali, il
sindaco sar responsabile dinanzi ai tribunali amministrativi
della legalit delle proprie decisioni, e dinanzi allopinione
pubblica locale, della loro opportunit (Michle Champenois,
Le concessioni edilizie sotto la responsabilit dei sindaci?, Le
Monde, 29 novembre 1978).
In alternativa, la supremazia del destinante-opinione
porta alla cancellazione totale dellistanza rappresentativa
della ragione giuridica (o della teoria politica), e la ricer-
ca del consenso sociale si sostituisce a ogni altra proce-
dura di motivazione delle scelte. Si deve, per esempio, esa-
minare una legge per labolizione della pena di morte?
Si tratta di un problema di societ (...). Bisognerebbe che si
sviluppasse un consenso (...). Non sono certo che il momento
:o ERIC LANDOWSKI
sia favorevole (...). Si dovrebbero effettuare dei sondaggi (Da-
niel Tacet, Abolizione della pena di morte, Le Figaro, 17-18
giugno 1978).
Allo stesso modo, trattandosi della questione schietta-
mente politica di sapere quale sia il miglior candidato so-
cialista, a uno studio dellopinione pubblica che si di-
chiara come si visto
14
di affidare lincarico di fornire
una risposta. In questo contesto generale, la riaffermazione
di una qualsiasi trascendenza del destinante in rapporto al-
lo spazio sociale, (detto altrimenti: il ritorno di una figura
destinatrice che non fosse considerata direttamente cattu-
rabile sul piano dei dati empirici) rivestir limportanza
di una provocazione intellettuale. Come in questo riferi-
mento allo Spirito Santo:
[ lui] che governa la Chiesa: lo si visto bene con Giovanni
XXIII: questi ha deciso di convocare il concilio dopo una im-
provvisa ispirazione interiore, non dopo un sondaggio dopi-
nione (Robert Sol, Il pre-conclave iniziato, Le Monde, 11
agosto 1978)
15
.
In realt, a partire dal momento in cui la funzione del de-
stinante si trova investita in modo cos massiccio nella figura
temporale detta opinione pubblica, lo spettacolo della
vita politica intera a trovarsi virtualmente tematizzato sul re-
gistro insulso del conformismo sociale: da una parte, la clas-
se politica, per quanto essa agisca, deve prima consultare
lopinione, organo tangibile della selezione dei valori e, di
conseguenza, della definizione dei programmi politici; dal-
laltra parte, essa ha bisogno in ogni momento di sottoporsi
ai giudizi dellopinione pubblica, tribunale permanente dei
gestori dello Stato. Anzi, dato che lopinione riceve tutte le
propriet di un soggetto antropomorfo, dotato in particolare
di passioni e di affetti, occorre prevedere le sue reazioni il
pi possibile. La prima precauzione da prendere, da questo
punto di vista, consister nel prevedere ci che potrebbe
metter paura allopinione tenuto conto, naturalmente,
LOPINIONE PUBBLICA E I SUOI PORTAVOCE :;
dei limiti della competenza interpretativa attribuita a questa
osservatrice onnipresente, ma non onnisciente.
Oggi, gli eredi del Generale si trovano divisi (...). [Alcuni]
vorrebbero che il RPR presentasse la sua lista, ma si oppongo-
no al fatto che sia guidata da M. Debr. Essi temono che il
vecchio Primo ministro faccia figura di spaventapasseri agli
occhi di una opinione che (...). (Andr Fontaine, LEuropa
nellora dellEsagono, Le Monde, 14 novembre 1978).
In base a questo tipo di anticipazioni, attraverso cui si
misura il senso politico, si pu indovinare come lazione
politica propriamente detta rischi di cedere ben presto di-
nanzi alle considerazioni di pura tattica:
Io non avevo affatto annunciato che la liberalizzazione dei
prezzi industriali si sarebbe fatta in poche settimane per non
inquietare lopinione pubblica, ha dichiarato M. Monroy, mi-
nistro dellEconomia (art. non firmato, Prezzi, Le Monde,
11 agosto 1978).
Sfidare lopinione
in relazione a questa prima categoria di elaborazioni,
tutte impregnate di rispetto verso lopinione, che pu af-
fermarsi, in modo differenziale, una seconda forma di
deontologia politica, pi emancipata:
Il dovere di coloro che la nazione ha scelto per governare non
quello di seguire ciecamente lopinione pubblica, ma di
orientarla, di precederla, quando non (...) di usarle violenza
(Claude Mauriac, Ma voi sapete che io sono innocente, Le
Monde, 15-16 ottobre 1978).
1. Se la nazione appare qui, di nuovo, come protagoni-
sta a pieno titolo, perch non entra pi stavolta in un rap-
porto di complementarit funzionale con lopinione (rap-
porto al cui interno questultima non lasciava a quellaltra
che un ruolo di secondo piano), bens in un rapporto di tipo
gerarchico, nel quale la posizione dominante verr indiscuti-
: ERIC LANDOWSKI
bilmente attribuito alla prima. Cos assegnati i ruoli, la clas-
se politica, anzich dover obbedire alluna o allaltra di
queste due istanze destinatrici possibili (secondo il dominio
di intervento preso in considerazione), si avvia a sottomet-
tersi alluna e allaltra: al meta-destinante da una parte la
nazione, figura di mandante ( lei a scegliere quelli che
la governano e lei che, al contempo, decide per grandi li-
nee gli orientamenti dellazione che si vuole condurre) e
dallaltra parte al destinante sociale, subordinato, che rap-
presenta lopinione, istanza chiamata sia ad appoggiare le
decisioni prese, sia a sanzionare le performances compiute
dagli eroi incaricati di governare. Doppia obbedienza che,
tenuto conto delle divergenze sempre possibili tra i due de-
stinatori, determina allo stesso tempo le subordinazioni e la
grandezza della funzione politica. In effetti, se, da un lato, il
servizio degli interessi supremi della nazione esige talvolta
di usare violenza allopinione, questa esigenza non dispen-
sa, daltro canto, dal dovere di mietere, infine, il consenso:
La politica non consiste nel seguire lopinione pubblica, ma nel
precederla. A volte consiste nello sfidare limpopolarit e nel
forzare il destino a condizione, beninteso, di raccogliere, dopo,
ladesione popolare (Jean dOrmesson, Cronache del tempo che
passa, Le Figaro, 27-28 maggio 1978).
2. Ora, la condizione cos posta implica essa stessa,
per essere soddisfatta, un insieme di procedure un far-sa-
pere senza il quale non potrebbe esercitarsi conveniente-
mente alcuna sanzione politica (sia adesione che condan-
na). Si sa in realt, a partire da Aristofane, quanto lattante
collettivo coro o opinione sia suscettibile di smarrimen-
ti. Se esso si sbaglia nel suo modo di giudicare la condotta
degli eroi, spetta poi al corifeo di ricondurlo a una pi giu-
sta valutazione delle cose, facendogli conoscere il punto di
vista degli dei. Allo stesso modo, c bisogno oggi di politi-
ci eloquenti e, pi ancora, di giornalisti ben informati
16

per rischiarare lopinione e rettificare gli errori di valuta-


zione che essa portata a commettere su ogni cosa, e in
LOPINIONE PUBBLICA E I SUOI PORTAVOCE :,
primo luogo sulla condotta dei dirigenti. Poich questa
regina del mondo non gode di fatto, sul piano cognitivo,
che di uno statuto assai instabile.
quel che traspare, almeno in francese, attraverso
questa curiosa anfibologia lessicale che vuole che la paro-
la opinione designi a un tempo una modalit del giudi-
zio, vicina allincertezza avere unopinione su un sog-
getto equivale a pensarne qualcosa ammettendo una
possibilit di errore (Le Petit Robert) e un attante col-
lettivo che interviene come istanza del giudizio: lOpi-
nione, insieme di coloro che condividono [taluni] at-
teggiamenti mentali dominanti in una societ (ib.). Tutta
la questione allora quella di sapere quali tipi di giudizi,
definiti dal punto di vista del loro valore epistemico, pos-
sano risultarne: pu lOpinione emettere qualcosa di
diverso dalle semplici opinioni, per definizione poco
attendibili? Pu condividere qualcosa di diverso dai pre-
concetti? La risposta che data dalla lettura del discorso
dei media non manca, come si vedr, di richiamare la
distinzione platonica tra una forma superiore e una forma
volgare di conoscenza:
episteme versus doxa.
Tuttavia, anzich interdefinire le modalit del giudizio su
un piano astratto, la nostra letteratura le narrativizza, inve-
stendole in una gerarchia di ruoli; il sapere incerto, dosso-
logico, del destinante sociale (lOpinione) richiede infatti
la sanzione di un meta-destinante, detentore del vero sape-
re. Il luogo dialettico in cui si compie la messa in relazione
delle opinioni dellOpinione con il piano della Verit
non pu che essere occupato da una classe di soggetti cogni-
tivi doppiamente competenti: contemporaneamente infor-
mati degli atteggiamenti mentali dominanti nella societ
(vale a dire, in ascolto dellopinione pubblica) e capaci di
misurarne il valore di verit (in rapporto ai criteri del meta-
destinante): e a chi, se non ai giornalisti e ai politici, potreb-
:,c ERIC LANDOWSKI
be toccare questo ruolo? A motivo della loro funzione di
portavoce, essi sono in contatto diretto e permanente con
lattante collettivo e pertanto non possono ignorare nulla di
ci che esso pensa o di ci che sente. Simultaneamente,
a motivo dellestensione e della diversit dei campi di sapere
cui fanno riferimento, essi appaiono non solo come i delega-
ti del meta-destinante politico la Nazione , ma anche
come i delegati di un meta-destinante di carattere ancor pi
generale, la Ragione ragione teorica o pratica, quale
enunciata attraverso il discorso della Scienza (scienza econo-
mica, scienza politica, scienze della previsione in generale,
ecc.). In una parola, soltanto con tutte le risorse dellepiste-
me, e in suo nome, si fa fronte alla doxa:
[M. Rocard] uno dei pochi, nel suo partito, a sfidare lim-
popolarit, ripetendo incessantemente che le leggi dellecono-
mia hanno la loro logica (Patrick Wajsman, Esiste Michel Ro-
card?, Le Figaro, 13 ottobre 1978).
[M. de Guiringuaud, ministro degli Affari esteri] ha voluto, a
rischio di sollevare una riprovazione generale, rettificare un
preconcetto. Nellopinione francese e occidentale, solo le tesi
cristiane sono state fino a questo momento prese in conside-
razione. Ora, dice il ministro, questo punto di vista (...) non
conforme alla verit, e, al di fuori della verit, non vi solu-
zione (art. non firmato, Il fondo e la forma, Le Monde, 19
ottobre 1978).
Tuttavia, muovere in battaglia contro i preconcetti,
assegnandosi cavallerescamente il compito di rischiarare
lopinione, non significa soltanto testimoniare della
preoccupazione disinteressata di portare lopinione allo
stadio di conoscenza veridica, ma equivale di certo, allo
stesso tempo, a cercare di convincerla della razionalit del-
le decisioni particolari che vengono prese in nome del me-
ta-destinante; dunque, vuol dire mirare a conciliarsela in
vista della esecuzione di queste. Lopinione pubblica non
appare pi, in tal caso, come larbitro supremo la cui vo-
lont guida la scelta dei valori da perseguire, ma come un
LOPINIONE PUBBLICA E I SUOI PORTAVOCE :,:
interlocutore o un avversario da cui dipender la tra-
sformazione dei programmi politici virtuali in programmi
effettivamente realizzabili. Il modo di esistenza narrativa
dellopinione qui pertanto quello di un adiuvante poten-
ziale, o di un opponente eventuale, suscettibile, con la sola
sua partecipazione o con la sua resistenza, di investire o
privare il soggetto politico del poter fare indispensabile per
passare allatto. Da questo punto di vista, il far sapere, col
suo carattere polemico, mediante cui la classe politica
informa lopinione disilludendola, rivela la sua precisa
portata narrativa: si tratta del confronto, in questo caso po-
sto sulla dimensione cognitiva, necessario alla attualizzazio-
ne del soggetto; vale a dire, se ci si riferisce agli schemi
classici della analisi del racconto popolare, che si tratta del-
lequivalente di una prova qualificante.
3. Spostandoci dalluna allaltra delle due configurazio-
ni che abbiamo finora isolato seguire lopinione, o, al
contrario, sfidarla , siamo passati da unottica ideal-
mente consensuale (la classe politica che non vuole e
non deve fare altro che quel che vuole lopinione pubbli-
ca) a uno schema di confronto che, pur se oppone due so-
le istanze di sapere, ottiene come effetto di introdurre una
componente polemica radicalmente assente nel primo ca-
so: sfidare lopinione, gi affrontarla e, in un certo sen-
so, combatterla. Beninteso, secondo letica politica che ac-
compagna il secondo tipo di varianti, non solo la battaglia
ingaggiata viene combattuta per la buona causa (si tratta,
lo si visto, di ricondurre lopinione pubblica alla ragio-
ne), ma anzi doveroso per dei veri responsabili intra-
prenderla: il coraggio politico ha questo prezzo:
Il paese si assopito in un sogno. Bisogna farvelo uscire, pri-
ma che il sogno diventi un incubo (...). Il governo non ha il
coraggio di dire apertamente che il tempo delle cose facili
compiuto (...). Il dovere pressante [dei pubblici poteri] or-
mai di rendere ci chiaro allopinione (Philippe Lamour, Le
quattro verit, Le Monde, 27 ottobre 1978).
:,: ERIC LANDOWSKI
Si vede cos come vi siano, al fondo, due modi ideologi-
camente possibili di concepire il rispetto dellopinione. Il
primo corrisponde, si potrebbe dire, a una mistica sociale:
considerato come lelemento selezionatore dei valori, lat-
tante collettivo (destinante) suggerisce alla classe politica la
condotta da adottare. Il secondo modo implica, al contra-
rio, una pedagogia politica: dal momento in cui, da una par-
te, il soggetto politico si pone alle dipendenze di una terza
forza (quella del meta-destinante secondo il vero sapere)
e, dallaltra, lopinione, lasciata a se stessa, per natura ver-
sa nellerrore e nellillusione (cio, dalla parte dellanti-de-
stinante), il soggetto politico non pu cercare di guadagnar-
ne i favori senza smentirsi; n pu, in ogni modo, ottenerne
lappoggio senza averla preliminarmente messa in guar-
dia contro le seduzioni ingannevoli, avvertita delle reali
poste in gioco politiche, sensibilizzata ai veri problemi e,
infine, mobilitata nellottica della buona scelta vale a
dire ricondotta, grazie a una pedagogia abbastanza persua-
siva, alla posizione di un non-anti-destinante.
()
Lenunciatario normalizzato
Potremmo, senza dubbio, fermarci qui: oggetto semioti-
co costruito, lopinione pubblica garantisce la competenza
modale dei protagonisti che occupano la scena politica in
posizione di enunciatori. Ma vi di pi. Infatti, questo part-
ner obbligato della classe politica , allo stesso tempo, ri-
tenuto rappresentante del pubblico, al cui cospetto il gioco
politico cos strutturato viene condotto. La funzione spetta-
colare assicurata dallattante opinione, destinante che
motiva lazione e legittima la parola dei Poteri, si reduplica
quindi in una funzione speculare: vedendo che lopinione
manipola i governanti (o viene da essi manipolata), gli spet-
tatori i governati divengono in certo qual modo i testi-
moni del loro stesso ruolo nello svolgimento della storia
che sta per compiersi. Da questo punto di vista, tutto acca-
de in fondo come se opinione pubblica non fosse che il
nome che vien dato allenunciatario del discorso politico al
LOPINIONE PUBBLICA E I SUOI PORTAVOCE :,,
pubblico una volta che questo si sia installato, con lo
statuto narrativo di Destinante sintattico, nel racconto poli-
tico. Anche senza tornare sui criteri di ordine logico, moda-
le e aspettuale che ci hanno consentito di differenziare ini-
zialmente le due nozioni, si vede che lopposizione opinio-
ne pubblica versus pubblico appartiene in definitiva a
una distinzione soprattutto fra livelli discorsivi.
Questi rilievi ci portano, in guisa di conclusione, a ri-
considerare due tipi di critiche che si sono sviluppate man
mano che veniva affermandosi limportanza dellopinione
pubblica come istanza di riferimento nel discorso giorna-
listico-politico. Allertati dalla proliferazione delle interpre-
tazioni di cui lopinione pubblica ormai oggetto, alcuni
insorgono contro il presunto regno dellopinione: al li-
mite, le operazioni di sondaggio potrebbero tendere a so-
stituirsi ai processi democratici del voto e della elezione.
Taluni altri, al contrario, si indignano a causa delle mani-
polazioni dellopinione. A prima vista, i due punti di vista
si contraddicono, dal momento che ci che viene chiamato
opinione interviene in un caso come un soggetto domi-
nante, al quale i poteri pubblici sarebbero subordinati in
modo fin troppo compiacente, mentre nellaltro, inversa-
mente, appare come unistanza teleguidata e resa impoten-
te visto che i governati si fabbricano una opinione pub-
blica per costruzione consenziente. Ora, le due attitudini
pertengono, ci pare, a un medesimo sistema di postulati.
Sia che si stigmatizzi leccesso di considerazione tributato
allopinione, o, al contrario, la scarsa considerazione, ci
si pone entro una prospettiva reificante che accorda di pri-
mo acchito lo statuto di attore sociale fornito di esistenza
empirica a ci che, tuttal pi, non che un essere di car-
ta, un oggetto costruito nel quadro di un insieme di con-
venzioni narrative e discorsive. Lungi dal demistificarla, la
critica rimane subordinata in questo modo alla problemati-
ca che rende possibile lo stato di cose incriminato, senza
toccare i principi medesimi dei fenomeni che denuncia.
Non si tratta in definitiva di sapere se lopinione sia regina
o serva se manipola o viene manipolata poich, cos for-
:, ERIC LANDOWSKI
mulato, il problema rimane di necessit insolubile: i differenti
racconti dellopinione possono senza alcun dubbio venir giu-
dicati dal punto di vista della rispettiva verisimiglianza, ma
non si prestano pi di altre forme di costruzione mitica alla
verifica sperimentale. Si ritrova in compenso un terreno pi
solido se, quale che sia la diversit dei ruoli attanziali (sovra-
no o asservito, positivo o negativo ecc.) che assegnano allat-
tore opinione, si prende il partito di considerare tutti que-
sti schemi narrativi come appartenenti gli uni e gli altri a una
stessa strategia di persuasione sociale, il cui principio a sem-
plificarlo una volta di pi potrebbe essere riassunto da que-
sta formula: una manipolazione pu occultarne unaltra. La
prima, manifesta, quella che articola la messa in scena della
vita politica; attraverso un certo numero di varianti, abbiamo
visto come lopinione sia ritenuta far agire le sfere dirigenzia-
li: la struttura di manipolazione allora esplicita e definisce
anche una norma di rappresentazione del corso della storia.
Ma questa messa in scena ricopre essa stessa una struttura di
manipolazione seconda, al tempo stesso meno evidente e pi
reale, proponendo a coloro che ne sono testimoni una rappre-
sentazione normativa del loro modo di esistenza politica.
Da questo punto di vista, non ha un gran senso condan-
nare linfluenza occulta che i discorsi di massa esercitereb-
bero sullopinione pubblica, che non tutto sommato al-
tro che un artefatto del linguaggio; in compenso, la costru-
zione stessa e limpiego di tale artefatto si inscrivono entro
strategie che, queste s, appartengono bene a un secondo
grado alla manipolazione delle folle.
*
Da Landowski 1989, pp. 22-57 della trad. it.
1
G. Burdeau, Opinion publique, Encyclopaedia universalis.
2
Cfr. Bourdieu 1973. Si veda ugualmente sul problema limitrofo concer-
nente lo statuto epistemologico e semiotico del concetto di popolo, Jaume
1985.
3
J. Sttzel, Opinion (sondage d), in Encyclopaedia universalis.
4
Centre dinformation civique, 1978, p. 3.
5
V. Giscard dEstaing, 14 giugno 1978, cfr. supra, p. 226.
LOPINIONE PUBBLICA E I SUOI PORTAVOCE :,,
6
Articolo firmato M. C. R., Sans opinion publique. Vie tranquille au
Raincy, Le Monde, 15 dicembre 1978.
7
Sui differenti modi di apprensione logica delle categorie di unit e tota-
lit cfr. Greimas 1986; Greimas, Landowski 1971.
8
P. Larousse, 1978, Chur, in Grand Dictionnaire universel du XIX
e
siecle.
9
Comunicato dellEliseo prima della sesta conferenza stampa del presi-
dente della Repubblica, citato da Le Figaro, 21 novembre 1978.
10
Per queste distinzioni cfr. Landowski 1979b.
11
Cfr. M. Mitterrand et les sondages, Le Monde, 7 dicembre 1978: Il
primo segretario del partito socialista ha precisato che considerava un vero
sondaggio quello della IFOP apparso marted su Le Provenal (dove Mitter-
rand e Rocard raccolgono la stessa percentuale di opinioni positive: 48%) e
un falso sondaggio quello della SOFRES (apparso il venerd precedente, 1
dicembre, su Le Monde e che alla domanda quale fosse il migliore candi-
dato socialista nel 1981 dar soltanto il 27% di risposte positive a favore del
primo segretario contro il 40% a favore delleventuale altro candidato).
12
probabilmente in questa ottica che occorre comprendere latteggia-
mento di quel direttore distituto di sondaggi il quale, davanti a una serie di ri-
sposte che non gli parevano plausibili, si fonda sulla impressione che gli in-
terpellati avessero risposto come gli capitava per correggere i risultati stati-
stici raccolti dagli intervistatori. La rettifica cos apportata raggiunge contem-
poraneamente due obiettivi: ristabilisce la verosimiglianza e consente al tempo
stesso al cliente di trovare ci che cercava. (LIFOP avrebbe modificato i ri-
sultati di un sondaggio sui lavoratori stranieri, Le Monde, 4 gennaio 1979).
13
G. Burdeau, Encyclopaedia universalis, art. cit., cfr. nota 1.
14
Art. cit., cfr. supra, nota 11.
15
Accade per cos dire costituzionalmente che il governo della Chiesa di-
penda della comunicazione colluniverso della trascendenza. Tuttavia, lo
schema della ispirazione come teoria della decisione travalica spesso il do-
minio strettamente religioso: si sa p.es. come una certa idea della Francia
abbia potuto da sola o quasi fondare tutta una politica. (Sulla tipologia
delle forme del destinante politico cfr. Landowski 1975).
16
I giornalisti, infatti, sono indispensabili alla comprensione del cor-
so della storia (Pierre Salinger, Les tmoins de lhistoire, Le Monde, 12
aprile 1979).
:,o ERIC LANDOWSKI
Autori
*
Alla ricerca di unalternativa alle violenze rivoluzionarie e al con-
servatorismo inetto delle monarchie europee, un giovane aristocratico
francese, Alexis de Tocqueville (1805-1859) compie un viaggio straor-
dinario nei paesaggi della fresca democrazia americana.
uno dei pi celebri viaggi della storia del pensiero sociale, politico
e giuridico: Tocqueville vede una quantit di cose totalmente nuove,
le registra, ha labilit di stabilire connessioni e confronti e la spregiudi-
catezza di lanciarsi senza timori verso forme di controllato vaticinio. Ci
che potrebbe accadere in futuro dellAmerica ci che Tocqueville non
solo non tace, ma ci che fa della sua opera (La democrazia in America,
opera ponderosa pubblicata in due tomi, uno nel 1835 e uno nel 1840)
una dimostrazione di come losservazione diretta sul campo possa da-
re vita ad analisi sociali di grandissimo respiro anche sul piano previsio-
nale. Basti pensare che lidea di fondo dellopera di Tocqueville che la
democrazia, secondo lesperienza che gli Stati Uniti stavano costruendo,
avrebbe costituito lavvenire delle societ moderne. Trarre questa pre-
visione da un viaggio in un paese per ben pi di met del proprio terri-
torio allo stato selvaggio presuppone una capacit connettiva e una mo-
dernit di indagine straordinarie, tanto pi se si pensa che limpianto su
cui Tocqueville si era costruito come ricercatore era ancora quello degli
studi classici e del culto della grecit e della latinit nelle discipline giu-
ridiche, su cui il giovane francese si era formato.
In un periodo che non si pu non considerare preistoria delle
scienze sociali Tocqueville riesce per a interrogarsi con profondit e
amore per il dettaglio su un numero enorme di comportamenti sociali e
di fatti concreti, esaminando uno a uno tutti i fenomeni che gli sembra-
no indicativi nelle tendenze culturali e sociali e che costituiranno la
dorsale dei mutamenti futuri e mettendoli in relazione con quanto ri-
scontrato nel Vecchio Continente, sforzandosi ogni volta di fornire ri-
sposte plausibili a una diversit di approcci e di soluzioni ai problemi
sociali, politici e giuridici che rende lAmerica assai pi di un caso na-
zionale. Una delle parole-chiave del lessico di Tocqueville proprio
opinione pubblica, laddove lAmerica da lui indicata come una sor-
ta di regno dellopinione pubblica, con tutte le sue derive simboliche e
pratiche, tra cui quella tirannide della maggioranza cui dedicher spa-
zio nella sua trattazione e che abbiamo ritenuto corretto inserire nellan-
tologia (a fianco di un celebre capitolo sulla libert di stampa negli Stati
Uniti) per il suo stupefacente condensato di anticipazioni sociologiche.
Walter Lippmann (1889-1974) appartiene alla casta dei ricercatori
sociali sui generis, quelli senza titoli accademici, che pure hanno contri-
buito largamente alla diffusione della sociologia negli Stati Uniti, in
particolare nei primi decenni del Novecento. Questo tipo di investiga-
tori sociali stato in grado di osservare i mutamenti rapidi della comu-
nicazione e di interrogarsi sul senso stesso del comunicare a partire dal-
la privilegiata postazione di giornalista. Laura di eroismo professiona-
le tipica di varie intelligenze passate dal giornalismo dindagine e, co-
me nel caso di Lippmann, militante (prima tra i socialisti, poi tra i li-
berali di sinistra, infine tra i repubblicani), ha certamente giocato un
ruolo di primo piano per la promozione delle scienze sociali negli Stati
Uniti. Nel caso di Park, ad esempio, chiamato dal vecchio e geniale Al-
bion Small a lanciare il dipartimento di Sociologia a Chicago negli anni
bollenti delle ricerche sulle nuove urbanizzazioni o sulla devianza gio-
vanile, il passaggio giornalismo-ricerca sul campo particolarmente
felice. Lippmann, pur non intervenendo direttamente nella discussione
accademica, trasform le sue capacit di comunicatore in strumenti di
analisi dei mass-media e del rapporto produzione-diffusione e consumo
di notizie e informazione. Tesaurizz anche la sua esperienza di sottose-
gretario aggiunto alla guerra nel primo grande conflitto mondiale, inca-
rico che gli fu particolarmente utile quando si accinse a scrivere il suo
libro pi noto, Lopinione pubblica, apparso nel 1922, in cui analizz, a
partire dalla popolarit raggiunta dallespressione public opinion,
limportanza dei fenomeni sociali ad essa connessi, potendo contare su
materiali di prima mano in grado di spiegare, con grande efficacia, le
dinamiche della censura, della segretezza, della propaganda, delle cam-
pagne elettorali, dellaffermazione degli stereotipi e cos via.
Testo di carattere non teorico in senso stretto, Lopinione pubbli-
ca rappresenta a tuttoggi uno sguardo di assoluto interesse per coglie-
re il fenomeno comunicativo a partire dai suoi effetti.
I brani scelti vogliono restituire al lettore lo strato di maggior at-
tualit ancora presente nellopera di questo grande giornalista e anali-
sta politico dotato di immaginazione sociologica.
Ferdinand Tnnies (1855-1936) stato intellettuale singolare per il
suo tempo, centrale per la disciplina sociologica allora ai suoi primi
tentativi di darsi statuto e metodologie condivise, ma anche capace di
:, AUTORI
frequenti sconfinamenti disciplinari, soprattutto in direzione filosofica.
Tnnies conobbe il successo saggistico in giovinezza con il best sel-
ler sociologico Comunit e societ (nel 1887, a trentadue anni), da allo-
ra uno dei classici pi citati nelle scienze sociali. Fu per anche elemen-
to di raccordo tra Friedrich Nietzsche, Paul Ree, Lou Andreas-Salom
e altri spiriti inquieti della Germania del suo tempo.
Allo storico della sociologia pu incuriosire il fatto che la categoria
di Offentliche Meinung (opinione pubblica) rappresenti in Tnnies le-
voluzione del carattere societario gi indagato nel suo capolavoro del
1887 contrapponendolo al carattere comunitario. Nelleditorialmen-
te fatidico 1922 ( lanno della pubblicazione di Economia e societ di
Max Weber e di Public Opinion di Walter Lippmann) Tnnies d alle
stampe una Critica dellopinione pubblica, proponendo fin dal titolo
unaffinit con lIlluminismo apollineo di Kant, dichiarando un intento
descrittivo del fenomeno opinione pubblica e una sua spiegazione epi-
stemologica. Osservare, descrivere e individuare elementi critici in una
categoria complessa come lopinione pubblica significa per Tnnies
scegliere con pericolosa e straordinaria preveggenza il terreno sci-
voloso dove sincontrano potere e comunicazione.
Alla ricerca dellagire sociale sotteso allespressione dellopinione,
Tnnies ci avvisa precocemente della convivenza impossibile di sogget-
to (colui che pu esprimere opinioni e che di fatto le esprime) e ogget-
to (loscura moltitudine che dovrebbe sottoporsi al governo dei dot-
ti, cio alla comunit scientifico-filosofica).
Negli spigolosi paragrafi del libro, quasi degli aforismi inanellati
coerentemente (seducente riduzione di complessit di un crocevia dove
sono collocati Weber, Simmel e Marx), Tnnies recupera funambolica-
mente la volont schopenaueriana, liberando energie investigative ver-
so il grado di sacralit assunto dalle proteiformi espressioni dellopinio-
ne contemporanea. Non a caso il grado raggiunto dallopinione pubbli-
ca nella costruzione sociale della modernit assimilato a quello della
religione nella costruzione comunitaria (nella costruzione dellantichit
e della classicit).
Lurgenza di governo razionale delle dinamiche dopinione, ancora
labile nellindividuazione delle comunicazioni di massa che attraversano
e trasformano le transazioni doxologiche, si fonde con lo sguardo tasso-
nomico dei comportamenti del singolo potenziato, cio della massa.
Lopinione pu essere solida, fluida o gassosa. Pu presentarsi come
un dato di fatto incontrovertibile o come unillusione momentanea, pu
dar vita a una quantit inesorabile di concatenazioni di avvenimenti.
Nessuno dei quali, per, matematicamente prevedibile. Giacch
molto continua a pesare sulle spalle dellindividuo di inizio Novecento,
sballottato tra la nefasta bellicosit della grande guerra e le sirene di un
individualismo eversivo, vitale e irrequieto. Tra Bismarck e il superuo-
mo nietzschiano.
AUTORI :,,
Floyd H. Allport (1890-1970) considerato uno dei padri fondato-
ri della psicologia sociale, fin dallapparire della sua prima grande ope-
ra (Social Psychology, 1924). Per lalto contributo metodologico presta-
to alla sua disciplina, e di conseguenza allinsieme delle scienze sociali
contemporanee, Allport merita una speciale menzione. Basti pensare
che, entrando in stretta collaborazione con ricercatori quali Thurstone,
Katz e Hartman, invent e approfond tecniche come gli esperimenti di
gruppo e le misurazioni attitudinali nellosservazione del comporta-
mento, da allora divenute acquisizioni imprescindibili sul piano tecnico
e metodologico. Sul piano del pensiero sociale Allport spost latten-
zione su istituzioni come la Chiesa, lo Stato, la Legge e lIndustria attra-
verso un passaggio-chiave basato sulle teorie comportamentistiche, che
egli deline dallinterno della Event-System Theory. Si trattava, in
sostanza, di sezionare i grandi fenomeni sociali attraverso i parametri
della motivazione, dellattitudine e dellabitudine, cogliendo nel com-
portamento concreto degli individui il margine di perpetuazione di stili
di vita e di istituzioni che agivano su quote esistenziali e di immagina-
rio pi vaste di quanto il linguaggio comune e pre-scientifico volesse
ammettere.
In questo senso anche Allport si avvicina allopinione pubblica, ri-
costruendo puntigliosamente le credenze cristallizzate rispetto alle
azioni sociali nascoste dallespressione stessa, e distinguendo le impo-
stazioni individualistiche dal fenomeno opinione pubblica nel suo in-
sieme.
Da questo punto di vista Allport arriva a delineare una serie di er-
rori di concettualizzazione in un celebre saggio pubblicato sul primo
numero di Public Opinion Quarterly che, una volta risolti, avrebbe-
ro dovuto a suo avviso portare a una rapida escalation di una nuova
scienza dei comportamenti sociali che, per la prima volta, viene chia-
mata ed il titolo del suo saggio Scienza dellOpinione Pubblica.
Paul Felix Lazarsfeld (1925-1977) ha un suo spazio del tutto par-
ticolare nella storia dellinvestigazione sociale. Nato a Vienna e l lau-
reatosi in matematica, si spost negli Stati Uniti gi dalla seconda
met degli anni Trenta, cominciando a occuparsi di media radiofonici
con analisi molto acute sul piano sociologico quanto raffinate sul pia-
no metodologico (Radio and the printed page, 1939; Radio Research,
1941 e poi 1941-42). Vero e proprio innovatore nei metodi della ri-
cerca empirica, Lazarsfeld colse con grande puntualit i passaggi stra-
tegici dellinfluenza dei media pre-televisivi sulla partecipazione civile
e sociale dei cittadini nordamericani, determinando nuovi strumenti
di scavo analitico, come le focused interviews (The Peoples Choice,
1943 e 1948) e lanalisi del contenuto (The Analysis of communica-
tions content, 1948).
:oc AUTORI
Il posto di primo piano occupato da Lazarsfeld nella storia delle scien-
ze sociali esce altres confermato dalla sua capacit di stabilire collabora-
zioni con i maggiori ricercatori della sua epoca, da cui scaturirono sempre
lavori di grande spessore innovativo. Nel famosissimo Personal Influence
(1955), scritto in collaborazione con E. Katz, si espresse compiutamente
lesigenza di stabilire una rete connettiva di opinion-leaders per stabilire
la formazione, la circolazione e la diffusione delle opinioni politiche e so-
ciali dei cittadini, anticipando cos la maggior complessit delle ricerche
sociologiche sullopinione pubblica e sui media che, a partire da allora, va-
luteranno limpatto individuo-media come la risultanza sofisticata di un
principio interattivo valido solo in presenza di unaccurata analisi del terri-
torio comunicativo globale di una societ, perci fuori dalle demonizzazio-
ni selvagge dei media e dalle allegre semplificazioni neo-positivistiche.
Sulla scia del proprio grande background di ricercatore sul campo,
Lazarsfeld collabor con saggi dimportanza strategica al decollo e al-
laffermazione della rivista Public Opinion Quarterly, giungendo a
definire, nel saggio che qui presentiamo, la summa del suo apparato
metodologico e della sua grande intelligenza anticipatrice anche sul
piano teorico, laddove egli avverte la necessit di arricchire la mole di
lavori di ricerca sullopinione pubblica nordamericana con un nuovo
confronto con i prodotti teorici della sociologia europea (la cosiddetta
classical tradition).
Jrgen Habermas (1929) detesta le interviste e diffida di coloro che
riportano il suo pensiero. Evidentemente conscio della complessit
della sua produzione scientifica che, pur partendo dallimpostazione
della Scuola di Francoforte, si via via creata uno spazio singolare e si-
gnificativo nella filosofia e nella sociologia degli ultimi quarantanni. Le
sue ponderose e dettagliate analisi hanno preso in esame lorizzonte del
sapere e della conoscenza (Agire comunicativo e logica delle scienze so-
ciali, 1967; Conoscenza e interesse, 1968; Cultura e critica, 1972) e il di-
rompente affermarsi dei problemi sociali e culturali che accompagnano
lo sviluppo della tecnologia nelle societ moderne (Teoria e prassi nella
societ tecnologica, 1963; La crisi della razionalit nel capitalismo
maturo, 1973; Teoria dellagire comunicativo, 1981).
Nellautunno del 1962 Habermas present una tesi di docenza alla
Facolt di filosofia di Marburgo dal titolo Strukturwandel der Oeffentli-
chkeit (trad. it. Storia e critica dellopinione pubblica). Il testo costitu il
primo grande tentativo di sistematizzare linsieme delle conoscenze so-
ciologiche e di filosofia del diritto sulla galassia opinione pubblica,
secondo Habermas funzione della sfera pubblica borghese venuta a
maturazione in Europa durante il Settecento.
Come Horkheimer e Adorno avevano indagato i media del loro
tempo, determinando connessioni e intrecci fino alla formulazione del-
AUTORI :o:
la teoria dellindustria culturale di massa, cos Habermas, storicizzando
il concetto di opinione pubblica, coglie i fenomeni comunicativi della
sfera sociale affiancandoli alla crescita delle tecnologie informative e
dei grandi rivolgimenti socio-politici dei secoli scorsi.
Fin dal suo apparire Storia e critica dellopinione pubblica divenne
un fondamentale testo di riferimento per lanalisi sociologica della co-
municazione, summa analitica che, pur attraversata dallallarmismo cul-
turale dello sguardo francofortese, si colloca come una costruzione sto-
rica e sociologica di salda architettura.
I brani scelti appartengono alla prima parte di questopera di Ha-
bermas, laddove lautore tratteggia con precisione gli elementi fondati-
vi della sfera pubblica borghese, madre da allora di tutte le opinioni
pubbliche.
Niklas Luhmann (1927-1998), docente di sociologia allUniversit
di Bielefeld, stato uno dei principali protagonisti del dibattito socio-
logico contemporaneo. Ha avuto e ha una sua particolare fortuna edi-
toriale in Italia (molte le traduzioni delle sue opere: Potere e complessit
sociale nel 1975, Illuminismo sociologico nel 1983, Come possibile lor-
dine sociale nel 1985, Comunicazione ecologica nel 1990 ecc.).
Sistema sociale, senso, riduzione di complessit: sono alcune delle
parole-chiave del lessico luhmanniano, la cui teoria si colloca come ri-
corda Franco Crespi nel quadro di un radicale relativismo scientifi-
co, partendo da una critica radicale del funzionalismo di Parsons e
proponendo un nuovo modello di tipo neo-funzionalista.
Nel 1970 Luhmann intitola un saggio Oeffentliche Meinung, che
apparir in Italia nel 1978 con il titolo tradotto letteralmente (Opinione
pubblica) allinterno della raccolta Stato di diritto e sistema sociale. Par-
tendo dalla constatazione che il concetto dopinione pubblica presenta
un oggetto divenuto dubbio, forse addirittura inesistente, lo studioso
tenta un percorso che valorizzi nuove funzioni del concetto dopinione
pubblica allinterno delle strutture del sistema di comunicazione, met-
tendo in rilievo la centralit del rapporto opinione pubblica-sistema
politico, laddove la prima sia in grado di prestrutturare i temi, ordinan-
do operazioni selettive.
La complessit del pensiero di Luhmann si riverbera nella sua costru-
zione linguistica: alcuni passaggi dei ragionamenti dello studioso risultano
talvolta difficili e oscuri, come se lavorasse in un territorio di simulazione
sociologica dove lo spazio dellattore ristretto a un agire non intenziona-
le, quasi privo di una soggettivit propria. Le entit che Luhmann muove
sul palcoscenico delle teorizzazioni non appaiono in grado di influire sulla
macchina del sistema sociale, sempre pi vicino a una logica cibernetica.
Tuttavia, nel caso del saggio sullopinione pubblica qui presentato,
interessante notare come la polemica con lantagonista teorico Haber-
:o: AUTORI
mas (si devono trovare interpretazioni pi astratte, scrive Luhmann)
riesca a fornire materiale per un primo oltrepassamento della crisi del
concetto stesso di Oeffentliche Meinung.
Scelta di un tema e articolazione delle opinioni relative a quel tema:
ecco le prime funzioni dellopinine pubblica. C un sensibile avvicina-
mento alle posizioni che ritroveremo (potenziate) in Noelle-Neumann,
allorch il sociologo parla di una funzione generale dellopinione pub-
blica rispetto alla diminuzione dellinsicurezza e alla creazione di strut-
ture comunicative interpersonali.
Inoltre centrale, coerentemente con il particolare neo-funzionali-
smo dellautore, lindispensabile collegamento tra zone diverse del si-
stema sociale, alla ricerca di una morale collettiva razionalizzante capa-
ce di ordinare operazioni di selezione dei temi e quindi di spingere alla
deliberazione (principalmente, anche se non esclusivamente, politico-
istituzionale).
La societ scriveva Luhmann nei tardi anni Settanta il siste-
ma sociale pi esteso, che ordina tutte le possibili comunicazioni tra gli
uomini. La societ non consiste di uomini: consiste di comunicazioni
tra uomini.
Pierre Bourdieu (1930-2003) stato professore di sociologia al
College de France, directeur dtudes a lcole des Hautes tudes en
sciences sociales e direttore del Centre de Sociologie Europenne.
Nel corso del suo ricchissimo itinerario sociologico si occupato di
questioni educative e di condizioni studentesche (celebre la sua opera
che risale al 1964 Les heritiers: les tudiants et la culture, scritta in colla-
borazione con J. C. Passeron), di sociologia della cultura, di sociologia
della sociologia, di linguistica, di arte moderna, di mercato dei beni
letterari, di movimenti dei migranti e di politica antagonista.
Interessi tanto vasti non hanno impedito allo studioso francese la
costruzione di una serissima trama empirica, che ha dato fondamento
alle sue ipotesi scientifiche, spesso originali e controcorrente.
Nel 1976 la rivista Problemi dellinformazione inaugurava il suo
primo numero con uno scritto di Bourdieu dedicato al problema del-
limpatto comunicativo dei sondaggi dopinione (questione allepoca
assai pi attuale in Francia che in Italia, ma il nostro paese in materia
ha nel frattempo compiuto passi da gigante) e intitolato polemicamente
Lopinione pubblica non esiste. Si tratta di un lavoro perfettamente uti-
lizzabile ancor oggi, e denso di riflessioni che, dallarte di porre do-
mande, arrivano in modo ficcante alla tecnica di prefigurare risposte e
quindi, in ultima analisi, a prefigurare lopinione pubblica.
Centrale, nel ragionamento di Bourdieu, la verifica del relativi-
smo delle interrogazioni sondaggistiche. I tre postulati impliciti nelle ri-
cerche dopinione, richiamati da Bourdieu sin dalle prime pagine del
AUTORI :o,
saggio, rendono impervio operare una verifica circostanziata sulleffica-
cia e sullefficienza dei sondaggi. Al vaglio epistemologico, il sondaggio
crolla non per via del campionamento o della tecnica di ricerca utilizza-
ta, quanto per la melliflua adesione dei quesiti a una logica di riconfer-
ma dei rapporti sociali esistenti (Leffetto fondamentale del sondaggio
questo: si costruisce lidea che esiste unopinione pubblica unanime
per legittimare una politica e rafforzare i rapporti di forza che ne stan-
no alla base o la rendono possibile). Oltre a unipocrisia di fondo che
non arriva a calcolare il diverso peso di unopinione espressa da un in-
dividuo dotato di prestigio rispetto allanonimato di tanti altri intervi-
stati, cellule quasi inerti del dispositivo sociale.
Lapprodo di Bourdieu verso la considerazione dellopinione
pubblica come un campo di forze, attraversato da una continua tensio-
ne conflittuale. Il suo interesse per lopinione mobilitata, cio per le mi-
noranze attive e i gruppi di pressione, non impedisce comunque di va-
lutare le disposizioni delle collettivit sondate, possibilmente avendo
la capacit e il coraggio politico di leggere dietro le non-risposte e le ti-
tubanze comunicative in genere lesistenza di uno stato permanente di
fragilit e instabilit di massa.
Un indiscutibile successo professionale e un passato difficile da as-
solvere: tra questi due estremi che si muove Elisabeth Noelle-Neu-
mann, studiosa che ha cavalcato la scena pubblica tedesca dagli anni dal
Terzo Reich a oggi, brillando per le puntualissime e acute analisi dello-
pinione pubblica tedesca nel corso dei decenni, iscrivendo il proprio
nome nella storia degli studi su opinione pubblica e mass-media con
una teoria dal nome a effetto, la spirale del silenzio, e facendo discutere
dei propri trascorsi giornalistici sotto il regime nazionalsocialista.
Nata a Berlino il 19 dicembre del 1916 (e tuttora lucidamente ul-
tranovantenne), Elisabeth Noelle fece studi di newspaper science, sto-
ria e filosofia a Berlino, Knigsberg e Monaco. Trascorse poi un anno
accademico, il 1937-38, allUniversit del Missouri grazie a una borsa
di studio, specializzandosi in giornalismo e muovendo i primi passi nel
campo che non avrebbe pi abbandonato: la public opinion research.
Viaggi attraverso gli Stati Uniti, quindi in Messico, Giappone, Corea,
Manciuria ed Egitto, prima di rientrare a Berlino per la laurea, con una
tesi discussa nel 1939 sulla public opinion research americana. Redat-
trice del settimanale Das Reich dal 1940 al 42, fu licenziata senza
preavviso per ordine di Goebbels: ne sarebbero stati la causa tre mesi
di malattia della sociologa.
Dopo la fine della guerra, nel 46, il matrimonio con Erich Peter
Neumann, futuro deputato parlamentare della CDU nella Repubblica
federale tedesca. Insieme al marito fond nel maggio 1947 lInstitut fur
Demoskopie di Allensbach, sul lago di Costanza, il primo istituto tede-
:o AUTORI
sco per lanalisi dellopinione pubblica. Accanto alla ricerca sul campo,
dagli anni Sessanta Noelle-Neumann si dedic anche allinsegnamento
universitario a Berlino, Monaco e Chicago.
Tra i passaggi pi controversi della carriera della ricercatrice, le ac-
cuse del professore americano Christopher Simpson, che fondando le
sue critiche sulla professione di Noelle-Neumann, iniziata negli anni
del nazismo ha sostenuto di poter rinvenire anche nella sua attivit di
ricerca pi recente un approccio totalitario. Secondo Simpson, Elisa-
beth Noelle-Neumann avrebbe volontariamente aspirato a una carriera
nazionalsocialista e non si sarebbe fatta in seguito scrupolo di sfruttare
il proprio prestigio per divulgare teorie di dubbia scientificit. Simpson
argomenta le sue accuse a Elisabeth Noelle-Neumann molto dettaglia-
tamente in un articolo sul Journal of Communications. Nonostante
sia apparsa sulla stessa rivista unaccurata revisione dellarticolo di Sim-
pson a opera di H. M. Kepplinger, nella quale viene data risposta a tut-
ti i quesiti e i dubbi sollevati dallamericano, le accuse di Simpson han-
no lasciato una macchia che nonostante tutto continua ad accompagna-
re il nome della ricercatrice a distanza di anni.
Lopera principale di Elisabeth Noelle-Neumann, rielaborata, lima-
ta e arricchita nel corso di venti anni di studi ininterrotti, la Spirale
del silenzio (1984). Unaltra opera di rilievo il manuale interamente
dedicato al sondaggio dopinione Alle, nicht jeder (Tutti, non ciascuno)
(Springer Verlag, 2000) non ancora tradotto in italiano.
Lelaborazione teorica pi famosa e di maggior rilievo scientifico
senzaltro la sua teoria della spirale del silenzio.
Il brano qui presentato, pubblicato a conclusione delledizione te-
desca della Spirale del silenzio del 1996, compare oggi in italiano per la
prima volta. Questo testo stato studiato appositamente per risponde-
re alle esigenze di sistematicit e sintesi presentate dagli studenti di
Noelle-Neumann: strutturata in una serie concatenata di domande e ri-
sposte, essa assolve con chiarezza e semplicit al compito di chiarire il
complesso meccanismo della spirale del silenzio.
Eric Landowski rappresenta un riferimento tra i pi autorevoli nel
campo della ricerca semiotica; oltre a dirigere il Centro di Ricerche so-
ciosemiotiche di San Paolo del Brasile redattore capo della Revue
internationale de smiotique juridique e direttore di ricerca al CNRS.
Il suo lavoro teso a dimostrare come non esista alcuna comuni-
cazione che rifletta esattamente e semplicemente la realt sociale;
questa viene continuamente riformulata e rielaborata attraverso i co-
dici della comunicazione: parlando e scrivendo di realt sociale, la si
costruisce. Tutte le forme di comunicazione passano attraverso me-
diatori incaricati dinterpretare il pensiero collettivo e dimpersonare
il pubblico, formando quella che viene generalmente definita lopi-
AUTORI :o,
nione pubblica e che in realt il risultato di un passaggio intermedio
creato dai mass media nella loro funzione di manipolatori pi che nel
ruolo di manipolati.
Loriginalit e linteresse del lavoro dedicato allopinione pubblica
risiede in particolare nella potenza che lautore associa a questa cate-
goria: la sua vocazione consiste per eccellenza nel fare agire la classe
politica; da osservatrice che era lopinione pubblica diventa a sua vol-
ta degna dosservazione nei suoi comportamenti, auscultata nei suoi
stati danimo, sondata in quanto riserva di energie canalizzabili. Il
processo, per, non sinnesca fino a quando dinanzi ai responsabili po-
litici si trovi una moltitudine disorganizzata e frammentata; occorrono
interlocutori competenti, mediatori in grado dimpersonare il pub-
blico. Per argomentare la sua tesi Landowski fa ricorso al dispositivo
teatrale: accanto al coro della drammaturgia ateniese che in questo caso
rappresentato dallopinione, esiste il corifeo, il capo del coro, intro-
ducendo cos la figura del portavoce dellopinione pubblica. Giorna-
listi e politici si avvalgono del ruolo di portavoce operando strategie
multiple, come lesercizio di pressioni sui rivali o alleati o allocutori per
spingerli a determinati comportamenti in nome dellopinione pubblica,
dei suoi umori e posizioni, facendo cos assumere a questa ultima le ve-
sti di garante.
Lanalisi del semiologo francese si fonda pertanto su un attento stu-
dio delle relazioni e reciprocit esistenti tra potere, politica, diritto e
pubblicit, interfacciati con pubblico, opinione pubblica e mass media;
la tesi centrale del suo lavoro che la comunicazione sia prima di tutto
azione: il codice che pretende di farci agire e che, al tempo stesso,
vorrebbe regolare le nostre azioni.
Questa tesi applicata ai differenti registri della comunicazione, al
discorso politico, a quello giornalistico, del diritto o della pubblicit.
valido in ogni momento comunicativo in cui possa entrare in gioco, si
possa citare o far parlare lopinione pubblica.
Loriginalit dellautore risiede in particolare nellaver analizzato i
processi identitari e i legami sociali allinterno di una semiotica del
quotidiano, in cui i gusti, gli oggetti, i discorsi comunicativi diventano
spazi dinterazione tra soggetti e oggetti individuali e collettivi.
*
Le schede su Elisabeth Noelle-Neumann e su Eric Landowski sono ri-
spettivamente di Sabra Befani e Rossella Rega. Tutte le altre sono del curatore.
:oo AUTORI
Bibliografia
Nel testo, lanno che accompagna i rinvii bibliografici secondo il sistema au-
tore-data sempre quello delledizione in lingua originale, mentre i rimandi
ai numeri di pagina si riferiscono sempre alla traduzione italiana, qualora ne-
gli estremi bibliografici qui sotto riportati vi si faccia esplicito riferimento.
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Stampato per conto della casa editrice Meltemi
nel mese di aprile 2004
presso Arti Grafiche La Moderna, Roma
Impaginazione Studio Agostini