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Doctores subtiles.

Possibilit e libert in Leibniz e Duns Scoto


dott. Michele Paolini Paoletti
1
La questione dei possibili (e, nella fattispecie, dei possibili ante creationem) uno dei punti centrali della
metafisica di Leibniz ed , parallelamente, uno dei temi cui la filosofia di Duns Scoto ha recato maggiori
contributi nella storia del pensiero. La relazione tra la soluzione leibniziana e quella scotista, comunque,
non data semplicemente dalla comunanza dell'oggetto di indagine, poich in tal caso si tratterebbe di
una relazione puramente accidentale e per nulla originale. !ra la possibilitas leibniziana e la possibilitas
scotista sembra esser"i piuttosto un nesso teoretico molto stretto, posto sia da circostanze storiche
(Leibniz legge Duns Scoto e si confronta a pi# riprese con il suo pensiero), sia da esigenze speculati"e
(la comune necessit$ di definire la libert$ di Dio ed il rifiuto di una realitas aeterna dei possibili
indipendente da Dio, cos% come di un radicale "olontarismo attorno alle "erit$ eterne).
&l nostro inter"ento muo"er$ da un bre"e confronto tra la metafisica di Leibniz, il necessitarismo di
Spinoza ed il "olontarismo di Descartes ('1), per poi esaminare le tesi leibniziane sui possibili ('().
&llustreremo successi"amente la soluzione scotista (')) e cercheremo di cogliere, in ultima istanza, le
importanti affinit$ tra i due filosofi ('*). La nostra indagine, dunque, "erter$ su due interrogati"i
fondamentali+
1. ,os' la possibilitas-
(. .ual la realitas dei possibili in se stessi, cio prima della creazione-
1. La conoscibilit del non-contraddittorio: Leibniz contra Spinoza e Descartes.
& due principali riferimenti critici di Leibniz sulla questione dei possibili sono indubbiamente il
"olontarismo di Descartes ed il necessitarismo di Spinoza. &l primo ritiene che le "erit$ eterne non siano
indipendenti da Dio+
/0iguardo alle "erit$ eterne, dico ancora una "olta che sunt tantum verae aut possibiles, quia Deus illas veras aut possibiles cognoscit, non autem contra
veras a Deo cognosci quasi indipendenter ab illo sint verae. 1, se gli uomini intendessero bene il senso di tali parole, essi non potrebbero mai
affermare, se non in modo blasfemo, che la "erit$ di qualcosa precede la conoscenza che Dio ne possiede, giacch in Dio il "olere ed il
conoscere sono una cosa sola2 pertanto, ex hoc ipso aliquid velit, ideo cognoscit, & ideo tantum talis res est vera3
(
.
4er Descartes, l'intelletto umano, a causa della propria finitezza, de"e limitarsi ad indagare i possibili che
Dio ha "oluto rendere tali e non pu5 conoscere n lo statuto dei possibili in se stesso, n alcuna
alternati"a ai possibili attuati
)
.
Leibniz, dal canto suo, ritiene che Descartes abbia confuso la libert$ di"ina con l'arbitrio, togliendo a
Dio sia i propri oggetti di scelta (i possibili), che il proprio criterio di scelta. Dal punto di "ista di"ino,
secondo Leibniz, la possibilit$ precede l'esistenza, giacch Dio fa esistere i possibili che considera
1 Laureato in 6ilosofia ed 1tica delle relazioni (7ni"ersit$ degli Studi di 4erugia). &ndirizzo e8mail+
michele.paolinip9gmail.com
( :! 1, 1*;81<= (Descartes Mersenne, > maggio 1>)=)
) ,fr. :! *, 11?811; (Descartes Mesland, ( maggio 1>**-)
1
migliori
*
.
Dopo a"er collegato la tesi dell'identit$ tra possibile ed esistente all'eresia di @Aclif
<
, Leibniz esamina il
necessitarismo di Spinoza. La possibilitas di un ente, per Spinoza, equi"ale alla sua contingentia, cio
all'assenza di necessit$ nella sua esistenza
>
. 4oich tutti gli enti deri"ano necessariamente dall'essenza
dell'unica Sostanza, non si d$ realmente alcuna contingentia. La radice della contingentia di un ente si
colloca nella nostra ignoranza delle cause di quell'ente+
/Ba una cosa non pu5 dirsi contingente per nessun'altra causa, se non per un difetto della nostra conoscenza. &n effetti, una cosa di cui
ignoriamo la contraddittoriet$ dell'essenza o di cui sappiamo la non8contraddittoriet$ dell'essenza, ma della cui esistenza non possiamo
affermare alcunch, poich ci oscuro l'ordine delle sue cause, quella cosa non pu5 mai sembrarci n necessaria, n impossibile, e per
questo la chiamiamo contingente, o possibile3
C
.
L'intelletto e la "olont$ dell'uomo non possono equipararsi all'&ntelletto ed alla Dolont$ di Dio, n
l'uomo pu5 attribuire a Dio alcuna libert$ di scelta sui possibili, pena la perdita dell'Ennipotenza e della
4erfezione di"ine
?
.
Leibniz critica Spinoza sotto molteplici punti di "ista e rimpro"era l'autore dell' Ethica soprattutto per la
mancata distinzione tra una necessit$ assoluta (geometrica) ed una necessit$ ipotetica
;
. Le propriet$ di
Dio non possono deri"are da Dio come le propriet$ di un triangolo deri"ano dal triangolo
1=
.
:d ogni modo, il punto centrale della questione dimostrare che l'uomo pu5 conoscere in maniera
"eritiera il contraddittorio ed il non8contraddittorio (cio il possibile e l'impossibile). &n effetti, soltanto
dopo a"er /fondato3 adeguatamente una conoscenza umana dei possibili, sar$ possibile risol"ere alcune
obiezioni contro la bont$ di Dio, la Sua razionalit$ e la Sua libert$, nonch contro la razionalit$ del
mondo e la possibilit$ di conciliare la fede e la ragione. Le "erit$ di fede, infatti, sono per Leibniz /oltre3
la ragione, ma non contrarie alla ragione+ in questo senso, ogni obiezione ri"olta contro di esse si
dimostra contraddittoria
11
. !ali affermazioni, tutta"ia, presuppongono, da parte dell'uomo, la possibilit$
di riconoscere il possibile e l'impossibile per se stessi.
2. Leibniz: i possibili e la loro realitas.
,ercheremo ora di riassumere bre"emente la posizione leibniziana sui possibili e sulla loro realitas.
L'opera leibniziana sembra attra"ersata da una duplice definizione della possibilitas, che pu5 essere
ricondotta alla distinzione tra possibilitas logica e possibilitas physica presente in numerosi autori della
Scolastica moderna e radicata nella dottrina di Duns Scoto. La possibilitas logica di un ens la sua
* ,fr., ad esempio, F4 1, )C= (Leibni !oucher, 1>C>)
< ,fr. : D&, *b, 1*<( (De libertate a necessitate in eligendo, estate 1>?=8estate 1>?*-)
> ,fr. G. Spinoza, Ethica ordine geometrico demonstrata, 1>CC, &D, def. )8*
C "vi, &, prop. )), scholium "
? ,fr. "vi, &, prop. 1C, scholium
; ,fr. : D&, *b, 1CC> (#us und u $pinoas %pera posthuma, 1>C?-)
1= ,fr. : D&, *b, 1C=? (ivi)
11 ,fr. l'importante Discorso preliminare sulla con&ormit della &ede con la ragione negli Essays de 'h(odic(e (F4 >, *;81=1) (Essays de
'h(odic(e sur la bont( de Dieu, la libert( de l)homme et l)origine du mal, 1C1=)
(
cogitabilitas, cio il suo poter essere pensato dall'&ntelletto di"ino senza alcuna contraddizione+
/il possibile ci5 che pu5 esser pensato distintamente senza contraddizione3
1(
.
&l possibile logicum, che si identifica ultimamente con l'intero dominio dell'ens (contrapposto all'impossibile,
cio al non*ens), fonda le "erit$ essenziali e la stessa possibilitas essentiae. Hondimeno, la possibilitas logica non
corrisponde alla potentia n alla contingentia. La potentia, che la possibilit$ del mutamento, si d$ solo e
soltanto al li"ello fisico e non pu5 essere intesa sul piano della logica. La contingentia, che consiste nella
/esclusione della necessit$ logica o metafisica3
1)
(cio di quel tipo di necessit$ che "ale per tutti i mondi
possibili, distinta dalla necessit$ fisica, che "ale solo in questo mondo esistente), in effetti una
possibilit$ di esistenza di quegli entia che sono gi$ possibili logicamente. &n definiti"a, se un possibile ci5
il cui essere non necessario, a seconda del significato che attribuiremo al suo /essere3, potremo
intra"edere due tipi di possibilitas+ una possibilitas essentiae, allorch l'essere sar$ pensato come l'essere
dell'essenza2 una possibilitas existentiae, quando l'essere sar$ predicato all'interno di un giudizio d'esistenza.
Le due possibilitates, certamente, si distinguono solo da un punto di "ista razionale, poich ogni possibile
contiene in se stesso sia la propria cogitabilitas, sia la propria exigentia existentiae.
&n secondo luogo, bisogner$ comprendere il soggetto adeguato della possibilit$. 4er Leibniz, occorre
considerare anzitutto come possibili gli infiniti mondi pensati dall'&ntelletto di"ino. Fli entia, infatti,
tro"ano il loro significato e la loro possibilitas solo all'interno di un mondo+ in "irt# del rispecchiamento
continuo tra la monade ed il mondo, tra il microcosmo ed il macrocosmo, ogni monade se stessa solo
perch comprende in s tutto il mondo, scrutato da una certa prospetti"a. &n sintesi, la possibilitas
essentiae dei mondi consiste nella loro non8contraddittoriet$, mentre la possibilitas existentiae funzione
della loro harmonia+ quanto pi# un mondo sar$ armonico, tanto pi# pretender$ di esistere, e Dio non
potr$ che far esistere il mondo pi# armonico possibile. Fli entia all'interno di un mondo, in"ece, saranno
possibili dal punto di "ista esistenziale in funzione della loro /armonizzabilit$3 con il mondo pi#
armonico di tutti. :d ogni modo, la sede adeguata dei possibili, secondo Leibniz, solo e soltanto
l'&ntelletto di"ino+ Dio pu5 operare la propria scelta tra i possibili e far esistere un mondo mediante la
propria Dolont$ ed Ennipotenza solo dopo a"er pensato la possibilit$ oggetti"a degli enti e dei mondi.
La possibilit$, dunque, non dipende in se stessa dalla Dolont$ di Dio.
Da ultimo, bisogner$ pensare la realitas dei possibili ante creationem, cio nella loro forma pi# pura, non
compromessa con l'esistenza. La realitas di un possibile coincide con la sua possibilitas e si d$, pertanto, in
due accezioni di"erse+ come distincta cogitabilitas e come dispositio ad existendum. La distincta cogitabilitas di un
ens possibile aumenta a seconda delle relazioni che tale ens riesce a stabilire all'interno di un mondo,
giacch pensare significa stabilire relazioni e la harmonia di un mondo consiste nell'equilibrio tra la
ricchezza dei fenomeni e l'unit$ della legge che li regola
1*
. La realitas come dispositio ad existendum, in"ece,
1( : D&, *a, <<? (Divisio terminorum ac enumeratio attributorum, estate 1>?)8inizio 1>?<-)
1) F4 >, (?? (Essais de 'h(odic(e sur la bont( de Dieu, la libert( de l)homme et l)origine du male, 1C1=)
1* ,fr. : D&, *b, 1)>= (Elementa verae pietatis, sive de amore Dei super omnia, inizio 1>CC8inizio 1>C?-)
)
si identifica con un "ero e proprio conatus actu existendi, con una tendenza ad esistere da parte dei
possibili. &n ogni caso, se i possibili sono dotati di una realitas gi$ nell'&ntelletto di"ino, la nozione di
realitas e quella di existentia de"ono essere accuratamente distinte.
0esta ancora da affrontare l'interrogati"o pi# grande+ che rapporto sussiste tra la realitas dei possibili
ante creationem e l'essere di"ino- Se i possibili sono dotati di un essere indipendente da quello di Dio, si
sci"ola nuo"amente nell'eresia di @Aclif. Dice"ersa, se i possibili non hanno alcun essere in se stessi,
non si pu5 e"itare di ipotizzare un Dio che opera arbitrariamente con la propria Dolont$. Secondo
Leibniz, tra la realitas dei possibili ante creationem e la realitas Dei non sussiste alcuna distinzione reale,
poich non si tratta di due res indipendenti. Hondimeno, tra Dio e le creature possibili "i una sorta di
distinzione modale, che attribuisce ai possibili una realitas limitata e a Dio una realitas absoluta+
/in "erit$ la realt$ di ogni creatura in Dio e da qui pare seguire che ogni creatura in Dio. Ba occorre rispondere che la realt$ delle
creature non quella stessa realt$ che, in Dio, assoluta, ma una realt$ limitata, e ci5 deri"a dall'essenza della creatura3
1<
.
3. Duns Scoto: i possibili e la loro realitas.
Duns Scoto opera una distinzione tra potentia realis e potentia logica molto simile a quella che,
implicitamente, abbiamo rin"enuto nell'opera leibniziana+
/&l possibile logico una modalit$ di composizione formata dall'intelletto, i cui termini non includono contraddizione. (I) &l possibile
reale ci5 che "iene rice"uto da una qualche potenza nella res, come potenza inerente a qualcosa o che termina in qualcosa come proprio
termine3
1>
.
4er chiarire la possibilitas rerum radicata in Dio, Duns Scoto ammette che la possibilitas deri"a &ormaliter
dall'essenza delle cose (cio dalla loro non8contraddittoriet$) e principiative da Dio (cio dal Suo
pensiero)+ in entrambe le prospetti"e, tutta"ia, allorch si parla della potentia logica, occorre sempre far
riferimento esclusi"amente all'&ntelletto di Dio. &n questo senso, non "i uno scarto netto tra l'&ntelletto
di"ino e quello umano nel cogliere la possibilit$ delle cose+
/!utte le ragioni che "engono addotte a proposito dell'&ntelletto di"ino, sembra che possano essere addotte a proposito del nostro intellet 8
to+ in effetti, se qualcosa non , pu5 essere compreso da noi (e ci5 sia nella sua essenza che nella sua esistenza), e tutta"ia non "iene posto
a causa della nostra intellezione il fatto che esso abbia un "ero essere d'essenza o d'esistenza2 n c' alcuna differenza 8 come pare 8 tra l'&n8
telletto di"ino e il nostro, se non perch l'&ntelletto di"ino produce quegli intelligibili nell'essere intelligibile, mentre il nostro non li produ8
ce in prima istanza3
1C
.
Dice"ersa, quando si tratta della potentia realis, che equi"ale alla contingentia della res, occorre riferirsi alla
Dolont$ di"ina+
/Hon c' alcun principio dell'operare in modo contingente, se non la "olont$ o ci5 che concomitante alla "olont$, poich qualsiasi altra
cosa agisce in "irt# di una necessit$ di natura, e perci5 in modo non contingente3
1?
.
&n tal modo,
1< F4 (, *)? (Leibni an des +osses, 1C1()
1> D. Scoto, %rdinatio, &, d. (, p. (, q. 18*, n. (>(
1C "vi, &, d. )>, q. unica, n. (?
1? D. Scoto, 'ractatus de primo principio, &D, *, n. <>
*
/questa contingenza non "iene dall'&ntelletto di"ino in quanto mostra qualcosa alla "olont$, giacch esso conosce qualcosa prima dell'atto
di "olont$, e lo conosce necessariamente e naturalmente, cosicch non "i in esso alcuna contingenza nei confronti degli opposti3
1;
.
: questo punto, resta da chiarire soltanto la realitas delle &dee nell'&ntelletto di"ino. Duns Scoto de"e
conciliare due esigenze piuttosto di"erse+ da un lato, egli de"e garantire un qualche essere agli oggetti
pensati da Dio (poich Dio non pu5 pensare nihil)2 dall'altro, de"e e"itare di sostanzializzare questo es8
sere, al punto tale da renderlo indipendente dall'essere di"ino. Le &dee, in Dio, possiedono un esse intelli*
gibile che consiste, appunto, nel loro esser conosciute da Dio stesso
(=
.
L'esse intelligibile non realmente distinto dall'essere di"ino+
/L'intelletto di"ino non tale da comportarsi "erso gli intelligibili altri da s come la "olont$ si comporta "erso le altre cose che possono
esser "olute, giacch quell'intelletto pu5 conoscere necessariamente altri intelligibili J persino tutti J senza che abbiano un essere distinto
dall'essere di"ino (in quanto gli sono presenti), n per questo moti"o si pone nell'essere reale qualcosa di formalmente necessario e di"erso
da Dio3
(1
.
Hondimeno, si tratta di capire cosa sia effetti"amente l'esse intelligibile. Duns Scoto afferma che si tratta
non di un essere inteso simpliciter, ma di un esse deminutum, che si d$ nella relazione (esse secundum quid) al8
l'&ntelletto di"ino
((
.
.uesto esse deminutum sar$ oggetto di numerose discussioni all'interno della scuola scotista e, pi# in ge8
nerale, dell'intera Scolastica moderna. Si tratter$ di pensare, in effetti, un essere reale in Dio (distinto
tutta"ia dall'essere di esistenza) e, parimenti, un essere reale che non si identifichi immediatamente con
Dio. La distinzione modale introdotta da Leibniz necessiter$ di note"oli approfondimenti, che Leibniz
stesso non fornir$.
4. Conclusioni: Leibniz alla scuola di Duns Scoto.
:l di l$ del punto di problematicit$ rile"ato, restano note"oli affinit$ tra la riflessione leibniziana e quella
scotista sui possibili. 4ossiamo riassumere bre"emente i risultati di questa esposizione, elencando le
analogie tra i due doctores subtiles+
la distinzione (implicita in Leibniz, esplicita in Duns Scoto) tra un li"ello logico ed un li"ello fisico
della possibilitas2
la distinzione tra l'&ntelletto di"ino e la Dolont$ di"ina nell'operare sui possibili2
il primato logico (e certamente non temporale) dell'&ntelletto di"ino e della possibilitas logica rispetto
alla Dolont$ di"ina ed alla possibilitas physica2
le affinit$ tra l'&ntelletto di"ino e quello umano nel cogliere la non8contraddittoriet$ dei possibili2
la realitas dei possibili ante creationem intesa come esse intelligibile nell'&ntelletto di Dio, declinata poi da
Duns Scoto come esse deminutum e da Leibniz come esse limitatum.
,ome gi$ accade in Descartes e Spinoza, pertanto, anche in Leibniz (importante filosofo della
1; D. Scoto, Lectura, &D, *, n. <>, d. );, q. <, n. *)
(= ,fr. D. Scoto, %rdinatio, &, d. )>, q. unica, n. (?
(1 "vi, &, d. ?, p. (, q. unica, n. (C*
(( ,fr. "vi, &, d. )>, q. unica, n. **8*C
<
modernit$) si manifesta un influsso rile"ante della tradizione filosofica medie"ale.
Abbreviazioni
A K F. @. Leibniz, $,mtliche $chri&ten und +rie&e, ed. :Lademie der @issenschaften zu Gerlin,
:Lademie Derlag, Leipzig8Gerlin, 1;()8 (il numero romano indica la sezione, i numeri arabi successi"i il
"olume e la pagina)
P K F. @. Leibniz, Die philosophischen $chri&ten, ed. Ferhardt, Elms, Mildesheim, 1;>< (1N ed.
@eidman, Gerlin, 1?C<81?;=) (i numeri arabi indicano il "olume e la pagina)
A! K 0. Descartes, %euvres compl-tes, ed. :dam8!annerA, 4aris, 1?;C81;1) (i numeri arabi indicano il
"olume e la pagina)
>