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E P I S T E M E
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DI VUL GAZ I ONE D E I F ONDAME NT I D E L S AP E RE
Di s t r i b u z i o n e g r a t u i t a
COLLANA
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NOTE DI FILOSOFIA NATURALE
Claudio Cardella
maggio 1994
La natura piena dinfinite ragioni
che non furono mai in isperienza.
(Leonardo da Vinci)
INTRODUZIONE
Contemplando la natura osserviamo una molteplicit di corpi,
siamo colpiti dalla mutabilit di ognuno di essi, il nostro spirito vorrebbe
cogliere in questa molteplicit ed in questa mutabilit se non il polo im-
mobile nel flusso dei fenomeni, almeno una certa unit.
Anticamente, la disciplina che oggi chiamiamo Fisica era detta Filosofia
Naturale ed ancora nel 1934 quello era il titolo della cattedra assegnata, ad
Oxford, al grande Max Born.
Una filosofia naturale ha il compito di cercare una spiegazione della na-
tura fin nei suoi pi intimi fondamenti: di tentare di afferrare lessenza
delle cose che costituiscono questo mondo tanto ricco di molteplicit e di
mutamenti, di divenire e di perire. Perci dovr necessariamente disporre
di principii generali in base ai quali molteplicit e mutamento risultino intel-
ligibili nel loro lato formale, generale, su basi metafisiche, secondo le
condizioni indispensabili per la loro intrinseca possibilit e realt. Ma in
seguito dovr penetrare ulteriormente fino a rendere intelligibile lessenza
specifica delle cose, fino alla natura specifica della loro cos multiforme
mutabilit. Ci non potr farsi altrimenti che mediante una specificazione
dei principii generali, elaborandoli con laiuto dei dati, forniti da unespe-
rienza sempre pi precisa, e da teorie idonee a dare una spiegazione pros-
sima di questi dati sperimentali, vale a dire con laiuto delle teorie fisiche.
In questo studio intendiamo delineare i fondamenti di una nuova teoria
fisica costruita in ordine ai precetti della filosofia naturale, secondo un
programma ed un metodo strettamente razionale e dunque necessario.
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A tal fine occorrer innanzitutto individuare i criteri generali che permette-
ranno di riconoscere se una linea di pensiero possa effettivamente consi-
derarsi razionale e necessaria agli sviluppi fisici che si intendono affronta-
re.
Non cosa di poco conto, n semplice, specialmente oggi, a fronte della
confusione ideativa introdotta nelle scienze dal progresso scomposto e
per molti versi illogico di una prassi sperimentale a cui sempre pi fre-
quentemente, nella fase di riduzione ed interpretazione della gran mole di
dati ottenuti, viene a mancare il supporto, indispensabile alla conoscenza,
della sintesi e della visione causale dei fatti.
La crisi della fisica moderna ormai sotto gli occhi di tutti: per convincer-
sene basta osservare che da pi di mezzo secolo essa non sembra in grado
di apportare significativi contributi alla comprensione della natura con
principii di portata generale e di stabile validit.
Tale crisi, anche se si tende a dimenticarlo, affonda le sue radici nel passato
ed era gi stata denunciata con grande lungimiranza da fisici illustri, tra i
quali ricordiamo Louis de Broglie, Werner Heisenberg e Quirino Majo-
rana.
E un problema di straordinaria ampiezza e le sue conseguenze si riflettono
sullintero paradigma scientifico, essendo la fisica una disciplina di base: in
rapporto alla descrizione razionale del mondo seconda solamente alla
matematica e precede la chimica, la biologia, la fisiologia e la
farmacologia, in buon ordine. Un riadeguamento dei fondamenti concet-
tuali della fisica comporter dunque necessariamente una profonda revi-
sione di tutte le altre concezioni scientifiche. In quanto disciplina di base,
la fisica un aspetto della filosofia naturale, onde la crisi di un paradigma
fisico coincide sempre col fallimento della ideazione filosofica da cui
stato generato.
Indagando i fondamenti della fisica moderna dal punto di vista filosofico, si
constata agevolmente che essa stata innestata sulla fisica classica del
secolo scorso senza alcuna preventiva critica teoretica riguardo alla liceit
delloperazione: in altre parole, senza verificare se gli assunti della fisica
newtoniana (spazio e tempo assoluti, punto materiale, conservazione del moto retti-
lineo uniforme e teorema dellimpulso) fossero conciliabili con le nuove esigen-
ze concettuali introdotte dalle acquisizioni sperimentali di Planck (quanto
elementare dazione e costante di Boltzmann).
Lo sconvolgimento teorico conseguente alla scoperta del quanto dazione
stato certamente sottovalutato, se non addirittura trascurato, in favore del
mantenimento dellimpostazione neo-positivistica della scienza. In tal
modo passato inosservato un fatto di capitale importanza e cio lina-
deguatezza della concezione meccanicistica della natura a far fronte alle
conseguenze teoriche derivanti dalla scoperta di Planck. La crisi della
fisica moderna il prodotto di questo fallimento.
Edificato, in ultima analisi, sui principii di Democrito e di Cartesio, il mec-
canicismo aveva dimostrato di soddisfare ampiamente le richieste della
fisica classica perch era in grado di dare una soluzione al problema della
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molteplicit e della mutabilit dei corpi nellambito ristretto in cui veniva
formulato. In ultima analisi, la fisica di Galilei e di Newton, aveva come
unico obbiettivo il problema esterno : si trattava di interpretare il mutamento
esterno connesso al moto locale ,senza tenere in alcun conto n i mutamenti
interni subiti dai corpi stessi durante il loro moto, n gli effetti indotti a
distanza su altri corpi: proprio in considerazione di ci, Newton rifiuta di
avanzare ipotesi sulla natura e sul modo dagire della gravitazione con la
celebre sentenza hypotheses non fingo.
Per la fisica moderna, nata con la quantizzazione dellenergia derivante dalla
scoperta di Planck, il problema si poneva invece nei termini pi generali,
che chiedeva alla filosofia naturale di dar ragione di ogni mutabilit, anche
intrinseca: ormai non bastava pi osservare i divenimenti dallesterno, ma
occorreva capire cosa succedesse allinterno dei corpi nel corso delle mu-
tazioni fisiche ed in qual modo venisse scambiata lenergia fra i corpi. In
altre parole si presentava un nuovo problema, quello del fra: si voleva
indagare cosa succedesse fra i corpi e fra i costituenti dei corpi. E precisa-
mente questo il motivo per cui la filosofia ispiratrice della fisica classica
diventata insufficiente, ma non si saputo trovarne una diversa e pi
conveniente alle richieste della fisica moderna.
A nostro parere non si mai fatta alcuna ricerca sufficientemente appro-
fondita in tal senso, perch fin dallinizio si pales un generale convinci-
mento circa lincrollabilit dei fondamenti teoretici del meccanicismo e
sulla possibilit di estenderne la portata ben oltre i limiti, stimati troppo
angusti, delloriginaria formulazione. Lo stesso Einstein assunse come
base assiomatica della relativit ristretta i postulati newtoniani, ossia la
relativit galileiana, apportandovi solamente una lieve modifica (costituita,
in definitiva, dalla caduta dellisotropia del tempo) ed escluse dalla sua
indagine ogni critica sostanziale verso quel sistema che in passato aveva
fornito risultati cos brillanti.
Paradossalmente, la nascente fisica moderna disprezz lesperienza; nel
senso che devi dal realismo naturale, ossia dallapproccio verso il mondo
circostante connaturato alluomo, che dovrebbe invece costituire il punto
di partenza di ogni speculazione scientifica. E infatti normale conside-
rare il mondo che forma loggetto del nostro esame come un mondo
realmente esteso, realmente mutevole, dotato anche di qualit e soggetto
ad un reale nascere e perire.
Lallontanamento da questo realismo, il passaggio alluna o allaltra forma di
idealismo o ad atteggiamenti scettici, procedono storicamente dalle diffi-
colt incontrate nella ricerca: quando i fatti naturali segnalati dallespe-
rienza parvero diventare incomprensibili, inintelligibili, lo stesso realismo
naturale sembr condurre alla negazione della loro realt, o in generale, o
in casi particolari. Si ingener, in seno alle concezioni scientifiche,
unantinomia, il campanello dallarme del naturale e retto comportamento
dellintelligenza umana: il sorgere di unantinomia, per cui una medesima
cosa appare coesistere col suo contrario, indica inequivocabilmente che
un risultato deve essere rivisto criticamente perch stato ammesso in
maniera avventata. Ma quando la critica teorica inefficace e sfiora la sola
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superficie dellantinomia senza estirparne le radici, dal realismo naturale si
passa, in modo talvolta estremamente ingenuo, allidealismo, che risolve il
mondo in una serie di atti spirituali oggettivi o soggettivi.
Chi nella filosofia naturale trascura lesperienza, cade in errore.
S. Tommaso eredit da Aristotele questo monito severo la cui applicazione
doverosa sia nella fisica, sia nella metafisica. Poich anche la metafisica
suppone lesperienza come guida nellindividuazione delle basi
assiomatiche, cio dei principii generali: generali per il loro valore univer-
sale, dei principii dellessere per tutto ci che , dei principii del divenire per
tutto ci che mutevole. E sar ancora lesperienza a fornire la specificazio-
ne necessaria per applicare i principii metafisici ai casi particolari.
Pieno rispetto dunque per la metafisica e pieno rispetto per lesperienza, e
profonda riflessione sui loro reciproci rapporti: questo il metodo scienti-
fico dettato dal naturale comportamento dellintelligenza umana a chi si
accinge a costruire un edificio teorico completamente nuovo.
Tale metodo genuino retaggio dello spirito greco che indag nei meandri
del pensiero e lasci i risultati della sua ricerca in eredit perenne al-
lumanit successiva; per confutarli, occorrerebbe produrne di nuovi e
diversi, ma fino ad oggi ci non mai stato fatto.
Nessuno stupore quindi se nel seguito ci occuperemo pi di filosofia che di
formule matematiche, senza peraltro sentirci in alcun modo colpevoli di
lesa maest nei confronti della fisica; Fermi, senza dubbio il maggiore
fisico del nostro secolo, usava dire che molto difficile arrivare ai con-
cetti, metterli in matematica elementare.
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1. LA MATERIA
1. 1. Il problema fondamentale della filosofia naturale il nascere ed il perire,
ossia il divenire di una molteplicit di cose. Nella natura si succedono luna
allaltra nascita e morte e, nel mezzo, giace una vita soggetta a continue
mutazioni: ci vale tanto per la natura organica che per quella inorganica.
Accanto al loro perpetuo mutare di luogo, vediamo i corpi mutare in con-
tinuazione anche laspetto qualitativo, al punto che la materia stessa sem-
bra sovente cambiare natura.
Il punto di partenza di ogni discorso fisico dunque la definizione di ma-
teria. Eppure tale definizione tuttora assente anche dai migliori trattati di
fisica teorica: il pi delle volte, la materia costitutiva di un corpo viene
scambiata per la massa e questa, mediante la ben nota equazione relativi-
stica, per lenergia.
Di tanta confusione dovremmo stupirci dal momento che, in quanto uomi-
ni, viviamo il continuo conflitto tra psiche e soma, tra volont e materia:
la nostra consapevolezza le distingue come realt diverse, anche se esse si
presentano alla nostra percezione sempre indissolubilmente connesse.
Il grande problema della materia, di cui non sembra affatto preoccuparsi la
fisica attuale, ha costantemente occupato la mente dei sommi pensatori di
ogni epoca, al punto che un vero sapiente del passato, enunciando una
verit su cui ciascuno dovrebbe riflettere, afferm:
La pi alta avventura dello spirito la conquista della materia.
Un fisico dei nostri giorni, laureato con premio Nobel, ha recentemente
dichiarato che tutti gli scienziati dell800 e del 900, sommati insieme,
non raggiungono Dante. E Dante era addirittura assillato dal problema
della materia, lo confessa, sotto il velame delli versi strani, nella Commedia:
Ch a s torce tutta la mia cura
Quella materia ondio son fatto scriba. (Par. X, 26)
con quel torce cos sofferto.
La nostra epoca, profondamente intrisa di materialismo, ha completamente
trascurato il problema della materia. Per renderlo correttamente, in termi-
ni attuali e fisicamente operativi, perci necessario scavare nel passato
alla ricerca delle idee originarie da cui prese avvio e che costituiscono
tuttora i capisaldi della filosofia perenne.
Concetti antichi di venticinque secoli, eppure attualissimi soprattutto oggi,
poich a fronte di unattivit scientifica frenetica ed inconsapevole, sono
gli unici ad indicare la via duscita dai gravi pericoli derivanti dalla prassi,
generata dalle concezioni neo-positivistiche e consolidata dallacca-
nimento sperimentale, ove un risultato tale solo quando fornisce una
descrizione fattuale (ed oltremodo dispendiosa) degli effetti, ma che po-
chissimo, seppure, in grado di conoscere circa le cause.
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1. 2. I greci hanno insegnato allumanit ad usare la ragione come stru-
mento di conoscenza; prima dei greci, per quel poco che dato sapere,
non vi erano regole al ragionamento e forse non vi era neppure una reale
consapevolezza delluomo in quanto essere raziocinante, ma solo in quan-
to essere immaginante. Nella ricerca delle basi razionali della conoscenza,
dovremo dunque percorrere a ritroso il cammino seguito dai greci.
Ma prima di affrontare un pur rapidissimo esame dei fondamenti della filo-
sofia naturale greca opportuno fare alcune considerazioni sulla figura di
Pitagora astraendola dal contesto storico a cui appartiene.
Il pensiero pitagorico ristabilisce infatti una continuit perduta: lattuale
visione scientifica talmente pervasa da quel pensiero da risultarne com-
pletamente dipendente, che ci si voglia riconoscere o meno. Un paio di
esempi basteranno a provare lassunto.
La tabella di Mendeleev, fondamento della chimica moderna una costru-
zione prettamente pitagorica ove il numero, e specificamente i numeri
atomici ordinatori degli elementi, ovvero dei semplici come avrebbero det-
to i greci, cessa di avere una connotazione meramente quantitativa per
diventare categoria qualitativa universale.
La meccanica quantistica diventa comprensibile solamente alla luce delle
concezioni pitagoriche, altrimenti rimane lettera morta. Ne prova incon-
futabile lincoerenza intorno allinterpretazione, doppia e contraddittoria,
del fenomeno luminoso, unantinomia insanabile a cui il vigente para-
digma fisico non sa e non pu provvedere. Tuttavia il quanto elementare
dazione, misurato e non definito dalla costante di Planck, disposto a
rivelare i suoi segreti allindagine pitagorica: di quale ente fisico continuo
esso il rappresentante discreto ? In cosa consiste la sua elementarit sem-
pre proclamata, ma mai compresa ? Quale rapporto stabilisce lunit
quantica di azione con lunit quantica di massa atomica, oppure con laltra,
ma diversa, denergia ?
La tradizione vuole che la parola filosofia sia stata coniata da Pitagora di
Samo; le sue idee, e quelle successivamente elaborate nella sua scuola,
fondata a Crotone nel 530 a. C., ebbero una vastissima influenza sul pen-
siero del tempo e costruirono le basi della mentalit scientifica delle epo-
che seguenti.
Il nucleo del suo insegnamento derivava dalle antichissime dottrine egiziane
ed orfiche, ma, rispetto a quelle, conteneva una novit rivoluzionaria e
straordinariamente attuale ai nostri giorni: assegnava alla scienza il ruolo
di strumento purificatore dellumanit decaduta. E siccome Pitagora
considerava la matematica quale scienza di ogni scienza, istitu laritmetica
come la teoria dei numeri sui quali era fondato luniverso.
Nella cronologia delle idee, la figura di Pitagora rappresenta il punto di
raccordo tra due concezioni, quella ionica e quella eleatica, irrinunciabili
per la comprensione del mondo che ci circonda, ma talmente diverse tra
loro da sembrare antitetiche: in ragione della loro apparente
inconciliabilit, rimasero sterili, e praticamente inutilizzabili, per pi di
due secoli, fin quando la prodigiosa perspicacia di Aristotele scopr la
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possibilit di pacificarle.
Pitagora racconta che il suo primo maestro fu Talete di Mileto, (tra il VII ed
il VI sec. a.C.), uno dei sette Saggi della Grecia antica. Tra i primi disce-
poli di Pitagora, Giamblico (nella Vita Pitagorica) annovera invece
Leucippo, Epimenide, Parmenide di Elea, Empedocle di Agrigento e
successivamente, Ippocrate di Chio e Platone.
1. 3. E il pensiero di Talete, fondatore dellantica Scuola Ionica, a portarci
nel cuore del problema della materia.
Tutte le speculazioni degli ionici ruotano intorno allassioma centrale: dal
nulla, nulla si genera. Fu il principio fondamentale di tutte le successive
filosofie naturali, ma la nostra epoca sembra averlo completamente
cancellato. Se dal nulla non pu provenire alcunch, allora dovr esistere
un principio in grado di generare ogni cosa.
Talete, ricercando quel principio di unit nella molteplicit del mondo,
postul per primo lesistenza di una materia originaria unica dalla quale tutto
si produce e credette di ravvisarla nellacqua. Con ogni probabilit, Talete
non si riferiva allacqua di fonte e gi attribuiva a quella sostanza la
connotazione di elemento, ossia di costituente semplice, la medesima
connotazione che peraltro riscontriamo nella Genesi mosaica, ove lesi-
stenza delle acque appare addirittura concomitante al Verbo, lo Spirito
di Dio, -Spiritus Dei ferebatur super aquas,- mentre solo pi oltre assistiamo
alla separazione delle acque superiori, da quelle inferiori.
Degli ionici successivi, Anassimene ricerc la materia fondamentale di Ta-
lete nellaria ed Eraclito nel fuoco; finalmente, Anassimandro enunci che
il principio fondamentale di ci che esiste lapeiron, cio lindeterminato,
lillimitato.
In conclusione, possiamo ricondurre alla scuola ionica la concezione inizia-
le dei quattro elementi intesi come i costituenti originari del mondo fisico.
Una concezione ancora embrionale ed imperfetta, almeno rispetto alla
visione compiuta e successiva di Empedocle, ove tuttavia si prefigura, col
fuoco, laria, lacqua e con lapeiron in doverosa rappresentanza della terra,
lespressione fisica e concreta della tetrade delle forze fondamentali del
creato, la sacra tetraktys pitagorica, la fonte che assomma in s le radici della
perenne natura. Fu Pitagora infatti a scoprire e a comunicare, a pochi e
fidati discepoli, sotto il vincolo del pi rigoroso segreto, il nesso causale
ed ineffabile che determina e collega in un istante senza tempo la genesi
simultanea delle categorie universali espresse dai numeri della natura ope-
rante: 1., 4., 10., 40.
Dal maestro allallievo, che diventato maestro a sua volta, guida altri allievi
lungo il sentiero inesplorato della conoscenza; da Talete a Pitagora e da
Pitagora a Parmenide, il primo metafisico, della totale immutabilit del-
lente unico.
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1. 4. La metafisica nasce, intorno al V sec. a. C., nella Scuola Eleatica ad
opera del suo massimo rappresentante, Parmenide, seguito da presso da
Zenone, i cui celebri paradossi sul moto (la dicotomia, il pi veloce
Achille battuto nella corsa da una tartaruga, la freccia in quiete mentre
viaggia verso il bersaglio) dovettero lungamente attendere, fino al XVII
secolo, la soluzione matematica di Cartesio, peraltro concettualmente
insoddisfacente. Le speculazioni di Parmenide riguardano l essere, o me-
glio, lente, da lui definito come tutto ci che . I suoi risultati furono al
tempo stesso grandiosi e, in misura sconcertante, paradossali.
La sua teoria della conoscenza interamente contenuta nella straordinaria
fecondit di una sola massima: la medesima cosa pu essere pensata ed esistere.
Nella quale viene enunciato il principio verissimo di identit tra intelligibi-
lit e realt: lente intelligibile e lintelligibile ente. In altre parole, reale solo
ci che pu essere pensato; e ci che non si pu pensare, non pu neppu-
re esistere. Da questo principio, poich non si pu assolutamente pensare
che una medesima cosa, lente, esista e non esista allo stesso tempo, ne
discende subito un altro, il principio di non-contraddizione, per nulla banale
sotto unapparenza innocua: lente , il non ente non .
Per questa via Parmenide giunge rapidamente alla conclusione che esiste un
solo ente; un unico ente immaginabile, e pertanto sensibile ed esteso nello
spazio. Un unico ente che afferma la propria unicit negando ogni diveni-
re, ogni mutazione, in base ad un semplicissimo ragionamento: ci che gi
, -lente per lappunto,- non pu divenire, perch in tal caso esso diver-
rebbe ci che gi , ossia un ente.
Cos estinto il fuoco del Divenire, il Perire bandito.
Nessun mutamento, neppure di luogo, -il moto, per intenderci,- consen-
tito nelluniverso di Parmenide: un universo esteso, sferico, omogeneo,
continuo, solido, immutabile ed immobile. Questo lunico mondo pos-
sibile secondo il pensiero, il mondo dei sensi soltanto apparenza.
Come conclusione della metafisica di Parmenide, ancora qualche parola su
Zenone dElea.
Se la tesi secondo la quale ogni mutamento intrinseco sarebbe impossibile,
venne abbastanza generalmente ammessa, anche fuori della scuola
Eleatica fino al tempo di Platone e dAristotele, invece la tesi
dellillusoriet di qualsiasi moto locale trov generale opposizione, dal
momento che era cos chiaramente attestato dallesperienza, e daltra par-
te sembrava tanto intelligibile.
Zenone tent di superare questopposizione con quattro argomenti, divenu-
ti famosi, che avrebbero dovuto dimostrare falsa lintelligibilit del moto
mediante unantinomia. Come si gi accennato, tale antinomia ebbe
lunghissima vita: Aristotele ne diede una soluzione provvisoria facendo
riferimento alla infinita divisibilit di un tempo finito e Cartesio inquadr
il problema come una serie geometrica convergente costituita da infinite
parti di cui lalgebra insegna a calcolare la somma.
Ma la soluzione definitiva si ottiene soltanto considerando il tempo come
qualcosa di estrinseco allavvenimento che accade in un certo tempo e da
esso misurato: il tempo in cui un avvenimento accade, e che costituisce
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una misura della sua durata (topologica e metrica), distinto dallavveni-
mento stesso e dalla sua durata, ed pure qualche cosa di estrinseco, cos
come il luogo estrinseco alla cosa localizzata.
La condotta di Diogene, che per tutta risposta alla filosofia di Parmenide, si
alz e cominci a passeggiare, non filosoficamente sufficiente a risol-
vere lantinomia.
1. 5. Lantica esperienza, tuttavia, sembrava non insegnare nulla di pi
indubitabile e sicuro di questo: che il mondo intorno a noi molteplice e
mutevole. Ma di fronte sta, con non minore evidenza, la metafisica di
Parmenide ed il suo inesorabile, opposto risultato.
La grande antinomia, posta da Parmenide, rappresent il problema centrale
di tutte le filosofie naturali successive (e dunque della fisica): come salvare
i fenomeni, cio il mondo della molteplicit e della mutabilit, cos chiara-
mente constatato dallesperienza, senza abbandonare il prezioso risultato
che il pensiero di Parmenide, la prima e fondamentale affermazione del
pensiero raziocinante, aveva conquistato per la metafisica ?
Una parentesi. La questione di pressante attualit oggi, con la perdita di
determinismo provocata dai famosi (e fumosi) Principii di Indeterminazione
di Heisenberg: se lente fisico intelligibile ed esiste, essendo pensabile,
perch mai una intelligibilissima particella fisica, per quanto minuscola,
non dovrebbe essere deterministicamente osservabile ? In altri termini,
come possibile che il mondo della fisica moderna sia intelligibile ovun-
que, tranne nella regione dominata dal quanto dazione di Planck ?
La definitiva e perfetta soluzione dellantinomia tra i risultati ugualmente
importanti ottenuti dalla scuola Ionica e dalla scuola Eleatica, e cio la
metafisica della mutabilit, che sa rendere perfettamente conto dellespe-
rienza, che rende concepibile molteplicit e mutabilit, era riservata ad
Aristotele di Stagira (385 - 323).
1. 6. E doveroso, prima di esporre la soluzione di Aristotele, fare almeno
un cenno al meccanicismo di Democrito di Abdera, contemporaneo di So-
crate e di Platone e precursore, in ultima analisi, della meccanica del pun-
to materiale di Newton. Secondo la quale, note ad un certo istante le con-
dizioni di moto di un sistema di punti materiali, -del tutto simili agli atomi
democritei,- rimane univocamente determinata, e determinabile, ogni
successiva evoluzione del sistema stesso.
Democrito e gli altri atomisti non si scostano molto da Parmenide, solo
quanto basta per affermare la coesistenza, insieme allente immutabile, del
non-ente, che viene identificato nel vuoto.
In tale affermazione, Democrito non rileva alcuna incongruenza perch,
secondo lui, proprio per lintromissione del non-ente, lente pu scio-
gliersi in una molteplicit in movimento: una miriade di atomi che non
nascono e non periscono, indivisibili ed intrinsecamente immutabili, ma
perennemente disposti al moto. Ed il moto, generatore di ordini e dispo-
sizioni atomiche diverse, sufficiente a rendere conto della mutabilit e
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della molteplicit delluniverso.
Ma non del nascere e del perire specifico di esseri differenti.
1. 7. Se Democrito neg uno degli assunti di Parmenide (il non ente non
esiste), Aristotele si limit a interpretarlo in modo analogico e pi ragione-
vole. Alloccasione, ricordiamo che anche la parola analogia dovuta a
Pitagora, che le attribuiva il significato di proporzione.
La grande scoperta di Aristotele consiste nellavere spogliato il non-ente
dellirrealistica assolutezza che gli aveva attribuito Parmenide, senza peral-
tro chiamarlo allesistenza, come aveva fatto contraddittoriamente Demo-
crito; e lo fa conferendo al non-ente un senso relativo, analogico.
Per Aristotele, il non-ente ancora ci che non esiste per s, ma che potrebbe
esistere come ente, se un principio attivo gliene desse occasione.
La proporzione che rende intelligibile il nascere ed il perire e sulla quale lo
stagirita mirabilmente costruisce la sua metafisica della mutabilit, costituisce
anche la prima definizione di materia:
la materia, dalla quale lente, in quanto tale, deriva, sta allente stesso, come largilla
da modellare sta alla statua che ne deriva.
Il risultato fondamentale della metafisica eleatica salvo: nessun ente pu
derivare da un altro ente, cos come nessuna statua pu derivare da unal-
tra statua (e questo concetto, i fisici, i chimici ed i biologi dovrebbero
sempre tenerlo a mente ).
E invece certamente possibile, -commenta P. Hoenen nel suo trattato di
Filosofia della natura inorganica (Brescia, 1949),- che un ente derivi da un
altro ente il quale soltanto punto di partenza; a condizione che entrambi
siano costituii da un principio comune, il quale in s stesso non un ente,
ma potenza e soltanto potenza allente ed quindi presente in entrambi i
termini della mutazione come materia dellente e, nella formazione del
nuovo ente, passi solamente dal primo al secondo. Cos largilla in s stes-
sa non una statua, ma presente in una statua, come potenza ad altre
statue.
Questa potenza allente non dunque totalmente nulla [S. Agostino la
definiva infatti prope nihil, prossima al nulla], ma neppure un ente nel
senso stretto di questa parola, bens in senso sminuito, analogo: potenza
allente, contenuta in un ente. E con questo trovato il senso sminuito, analogo
della parola ente, che noi cercavamo.
La statua, propriamente parlando, argilla plasmata in forma di statua; se
allora con la medesima argilla vogliamo formare una diversa statua, do-
vremo distruggere la forma primitiva, per dar luogo alla nuova forma.
Ne consegue che il principio materiale, potenza passiva, sussiste quale ente,
ossia in atto solo in virt di un principio formale a cui deve la propria
morfologia; e di converso, che il principio materiale non pu esistere senza
quello formale. Tutte le statue sono composte da materia e forma; la mate-
ria comune a tutte le statue, la forma propria di ogni statua.
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Lartista aristotelico non pu disporre di argilla informe, giacch il nostro
umano intelletto non in grado di concepire alcun oggetto privo di for-
ma; un oggetto privo di forma, non essendo pensabile, risulta inin-
telligibile e pertanto inesistente, in base al precetto fondamentale di
Parmenide. Se dunque la materia intelligibile, -che Aristotele battezz col
nome di hyl,- deve essere formata, quale sar la forma dellhyl, ossia la
forma pi generale della materia ?
Sar evidentemente la forma da cui proviene la caratteristica pi generale di
tutti corpi che lesperienza in grado di rilevare. Tutti i corpi, oltre alla
materia, hanno in comune lestensione, cio la propriet di essere estesi
nello spazio e geometricamente misurabili: se ne deduce che lo spazio
geometrico la forma dellhyl. E un concetto di portata straordinaria, con
conseguenze profonde e di insospettabile ampiezza in rapporto alla com-
prensione del mondo fisico:
I) poich la forma, imponendo confini fisici alla materia, la delimita, allora
anche lhyl, ovvero luniverso materiale, finito cio chiuso;
II) poich lo spazio geometrico la forma dellhyl, allora tutto lo spazio
diventa propriamente fisico ed occupato dallhyl stessa.
1. 8. I due enunciati precedenti costituiscono le basi della teoria dellile-
morfismo (materia intelligibile e forma, potenza e atto), cerniera logica tra
metafisica e fisica.
Oggi pi che mai, si profila limprorogabile esigenza di riaffermare questa
teoria antica in seno allattuale paradigma scientifico e di definirne con la
massima attenzione lestensione dei possibili sviluppi. Il suo valore euri-
stico difficilmente potrebbe essere sopravvalutato: basti dire che in gra-
do di sanare le numerose incongruenze dellattuale visione scientifica, le
quali, di converso, appaiono tutte riconducibili allabbandono, nellim-
postazione teorica dei problemi, della via maestra aperta da Aristotele.
Dalla sua filosofia naturale scaturisce infatti un sistema fisico molto pi
ampio e versatile del meccanicismo, che al tempo stesso esente dal pec-
cato originale di essere costruito sopra lantinomia di Democrito per la
quale lente (gli atomi) ed il non-ente (il vuoto) possono coesistere Queste
premesse introducono direttamente nel dominio della fisica.
Se lo spazio la forma della materia, allora, -come diceva F. Severi,- il vuoto
una lussuria dellinesistente. Girolamo Cardano se nera accorto con quattro
secoli danticipo. Osserv infatti, -ne riferisce nel De Subtilitate,- che cer-
cando di divaricare un mantice il cui foro di sfiato era otturato, si procu-
rava la rottura del mantello, ed attribu la causa di tale rottura allaria cir-
costante la quale, precipitandosi dallesterno a compensare la rarefazione
cos prodotta dellaria interna, abbatteva fragorosamente quanto era di
ostacolo al proprio moto, ossia il mantello del mantice. Ne concluse che
la natura aborrisce il vuoto, vacuum non datur, e diede il nome di subtilitas
alla materia universale.
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Lo spazio geometrico aristotelico, inteso quale forma dellhyl, fornisce
loccasione per approfondire la comprensione dellerrore concettuale da
cui originano le numerose contraddizioni della fisica attuale. Esso consi-
ste, come si accennato in precedenza, nellavere lasciato sostanzialmente
inalterate, a fronte delle nuove acquisizioni sperimentali, le definizioni di
spazio e di tempo postulate da Newton per edificare la meccanica del
punto materiale. Definizioni congruenti col moto locale, ma inadeguate
alle interazioni tra i corpi perch sono state sottovalutate le conseguenze
teoriche derivanti alla concezione del mondo fisico dalla quantizzazione
dellenergia. Se infatti tutti i fenomeni fisici, tramite la discontinuit del-
lenergia (Planck), sono da considerarsi di natura quantistica, ovvero
intrinsecamente discontinui ed inoltre, se per ogni oggetto fisico de-
finita una velocit limite insuperabile, c, (Einstein), allora lo spazio assoluto
ed il tempo assoluto di Newton, cio continui, diventano inadeguati alla nuova
concezione del mondo perch quello spazio e quel tempo erano nati per
ospitare fenomeni fisici continui ed oggetti che con continuit potevano
variare la propria velocit dal valore zero fino allinfinito; come conse-
guenza di tale arbitraria estensione degli assunti newtoniani, sorge
unantinomia in seno al paradigma della fisica moderna.
In conclusione, la discontinuit del fenomeno fisico implica la discontinuit
dello spazio-tempo perch soltanto questo osservabile, cio intelligibile
come sede dellesperienza fisica, mentre uno spazio-tempo continuamente
vuoto non pi pensabile.
Limportanza di sviluppare una nuova teoria fisica fondata sullilemorfismo
aristotelico risiede dunque nel notevole vantaggio che essa offre, median-
te una concezione dello spazio e del tempo radicalmente diversa e coe-
rente con i dati dellesperienza, di pervenire alla quantizzazione dello
spazio e del tempo. Questi, in virt di tale quantizzazione, sono adesso da
intendersi come entit propriamente fisiche, e non pi come grandezze
astrattamente geometriche.
14
2. I QUATTRO ELEMENTI
2. 1. Lasciamo momentaneamente la filosofia e volgiamo lattenzione alle-
sperienza quotidiana per indagare i connotati pi generali dei corpi sensi-
bili; ovvero le caratteristiche, che chiameremo elementi, le quali, una volta
individuate, rendono possibile la descrizione fisica dei fenomeni.
Nel parlare corrente, col nome di materia ci si riferisce alla determinazione
specifica ed invariante propria di ogni oggetto, ossia a qualcosa che di
ogni oggetto costitutivo e permanente.
La fisica deve a Newton non solo il concetto di massa, ma soprattutto la
fondamentale distinzione tra la materia e la massa dei corpi. Notiamo
intanto, a questo proposito, che la parola massa viene sempre riferita ad
una quantit o ad un insieme di cose o di persone, e che senza alcuna
specificazione il suo senso incompleto.
Sempre dal punto di vista intuitivo, quando si dice che un oggetto massivo,
noi intendiamo che quelloggetto pesante, ma nulla veniamo a sapere
della sua costituzione materiale, ovvero se fatto, ad esempio, di pietra, di
piombo, o doro; viceversa siamo sempre certi che ogni oggetto, quale che
sia il materiale di cui fatto, in un modo o nellaltro pesa. Ci significa,
evidentemente, che il concetto di massa deriva, come attributo, da quello
di materia, e non viceversa.
Tornando a Newton, la massa viene definita, nel primissimo enunciato dei
suoi immortali Principia, come la misura della materia desunta conside-
rando congiuntamente la sua (della materia) densit ed estensione:
Quantitas Materiae est mensura ejusdem orta ex illius Densitate et Magni-
tudine conjunctim.
E poich la misura di una cosa palesemente diversa dalla cosa in s, dob-
biamo concludere che anche il padre della fisica classica concepiva mate-
ria e massa quali enti fisici distinti tra loro.
2. 2. Al pari della massa, anche lenergia inconsistente senza un supporto
materiale: pi largilla, ovvero la materia, massiva, pi energia sar ne-
cessaria per lavorarla.
Lenergia in s, avulsa dalla materia, non pensabile, inintelligibile; e dun-
que, -ricordando Parmenide,- lenergia, al pari della massa, senza la mate-
ria non pu sussistere.
Che lenergia serva a conferire struttura alla massa, lo dimostra lesperienza
pi elementare: la scoperta dellacqua calda. Metto sul fornello acceso una
pentola piena dacqua che, bollendo evapora fin quando la pentola sar
vuota; se raccolgo tutto il vapore prodotto, mi accorgo che la massa ini-
ziale non variata, infatti il vapore, una volta condensato per raffredda-
mento (e spendendo altra energia, ma di segno opposto alla precedente),
fornisce di nuovo la medesima quantit di acqua posta inizialmente nella
15
pentola.
Da questo semplicissimo esperimento si traggono tre importanti conclusio-
ni ;
innanzitutto la massa non varia durante la completa transizione di fase da
uno stato allaltro della materia;
secondariamente, lenergia (dapprima il calore della fiamma, e poi il raffred-
damento) agisce effettivamente sulla struttura, e solo sulla struttura, dei
corpi;
ed in terzo luogo, possibile trasferire energia da un corpo allaltro, o me-
glio, -per quanto appena detto,- dalla struttura di un corpo alla struttura
di un altro corpo, perch, come sostenevano in altre epoche gli alchimisti,
il fuoco di un corpo agisce sul fuoco di un altro corpo.
2. 3. Ma se lenergia fosse libera di trasferirsi a proprio piacimento, il mon-
do tenderebbe ovunque allequilibrio (seconda legge della termodinamica)
e tutti i corpi avrebbero la medesima consistenza di ammassi informi non
solidi, non liquidi e non gassosi. Perci lenergia non pu essere respon-
sabile del proprio trasferimento; n pu esserlo la massa, ordinariamente
immutata durante i trasferimenti di energia; e tanto meno la materia la
quale, essendo costituente, non pu certo allontanarsi dal corpo, almeno
fin quando esso esiste.
Il trasferimento dellenergia richiede dunque lesistenza, -accanto alla ma-
teria, alla massa e allenergia che ad essa si associano,- di un quarto ente
propriamente fisico: lo chiameremo campo e lo riterremo responsabile di
detto trasferimento. E poich a tutti gli eventi fisici si associa inevitabil-
mente una variazione di energia rispetto allo stato preesistente, il campo
avr la funzione di mediatore di tutte le interazioni fisiche, ovvero di tutti
gli scambi, -perch di scambi si tratta,- di energia tra i corpi.
2. 4. Sebbene presentati in maniera intuitiva, materia, massa, energia e
campo sono, secondo la definizione rigorosa di F. Pannaria che li intro-
dusse nella fisica nel 1949, i quattro elementi, ossia i quattro aspetti o
atteggiamenti di qualsiasi corpo fisico, associati nel nostro mondo, e dai
quali non si pu prescindere in qualsiasi speculazione o ragionamento di
fisica teorica, per qualsiasi operazione sperimentale.
16
3. LE PROPRIET FISICHE DEI QUATTRO ELEMENTI
Soffermiamoci adesso, al fine di individuare le propriet fondamentali dei
quattro elementi, sul concetto di misura ricavato dalla nozione intuitiva
dei fenomeni fisici .
3. 1. LA MATERIA.
E innegabile, da quanto precede, che senza la materia nessun corpo po-
trebbe sussistere: dunque le altre tre propriet, massa, energia e campo
dovranno logicamente procedere da quella.
E altres innegabile che la caratteristica fondamentale della materia la sua
divisibilit: se la materia di cui i corpi sono costituiti non fosse divisibile,
sarebbe unica e continua: in tal caso, il mondo fisico non potrebbe esiste-
re come luogo della molteplicit, ma solo come lente unico ed immuta-
bile di Parmenide.
Perci da questa primissima caratteristica della materia deve essere possibile
dedurre tutte le propriet fisiche dei corpi materiali. Le quali, direttamen-
te riscontrabili con lesperienza, sono quattro:
la divisibilit, di cui si appena detto;
limpenetrabilit, (essendo la materia divisibile, due corpi non possono occu-
pare lo stesso luogo allo stesso tempo), che garantisce, definendo la sepa-
razione tra i corpi, cio la loro distinguibilit, anche losservabilit dei
fenomeni fisici;
linerzia, (essendo la materia divisibile, deve essere passiva e non avere azio-
ne propria), onde ogni corpo, in assenza di unazione esterna, permane
nel proprio stato di moto;
la mutevolezza, (essendo la materia divisibile, lo sono anche i corpi), onde
ogni corpo pu subire mutazioni e non permanere sempre uguale a s
stesso.
Da ci si ottengono immediatamente due notevoli considerazioni di natura
fisica:
I) la propriet inerziale deve essere correttamente imputata alla materia e
non alla massa;
II) la propriet inerziale della materia non in alcun modo riferibile ad un
suo presunto contenuto energetico; di converso, se tale contenuto
energetico effettivamente esiste nel corpo, non pu comunque essere
determinato dalla propriet inerziale della materia.
La logica, ancor prima dellevidenza sperimentale, mostra a sufficienza che
la materia, essendo divisibile, e dunque inerte, per sussistere come corpo
fisico necessita unazione estranea ed iniziale che la aggreghi e la man-
tenga aggregata conferendole struttura e massa, (poich senza struttura
non vi pu essere alcuna massa); se ne ha conferma proprio dallenergia
sprigionata dal corpo materiale quando la sua struttura viene disgregata,
od addirittura eliminata, come avviene nelle reazioni comunemente dette
nucleari.
17
3. 2. LA MASSA
La massa misura della materia ed invariante rispetto allo stato di ag-
gregazione della materia stessa, ovvero indipendente dalla sua struttura,
ovviamente fin quando essa, quale che sia, sussiste nel corpo ed insieme
al corpo. Questa indipendenza conferisce alla massa propriet fisiche:
I) si conserva durante i cambiamenti che la materia subisce (ad esempio
nelle reazioni chimiche o nei passaggi di stato),
II) attrae gravitazionalmente ogni altra massa,
III) sempre linearmente additiva.
Per comprendere perch lidentit, -correntemente proclamata dai fisici,- tra
massa inerziale e massa gravitazionale costituisce un grave errore concettuale,
consideriamo un corpo materiale: potremo affermare che esso conserva
la propria massa solamente quando potremo ritenerne ragionevolmente
costante la costituzione materiale, ovvero supporre che non muti la sua
costituzione chimica ed, al tempo stesso, che non venga meno la sua inte-
grit.
In questa situazione, il corpo materiale, -divenuto per astrazione un ente
fisico immutabile come gli atomi di Democrito,- pu soltanto muoversi o
star fermo; di conseguenza, la materia di cui costituito potr manifestare
le sue propriet solo in relazione al moto, ossia mediante l inerzia della
materia di cui costituito, mentre, di converso, ogni atto di moto del
corpo coinvolger la sua massa; in tal modo si perviene al concetto di
massa inerziale. In altri termini, le condizioni che consentono ad un qua-
lunque corpo fisico di permanere uguale a s stesso, equivalgono di fatto
a vincoli esterni che agiscono sul comportamento spontaneo della materia
costitutiva del corpo privandola temporaneamente di alcune sue propriet
(mutevolezza e divisibilit).
E dunque solamente in presenza di tali vincoli, che la massa misura liner-
zia della materia; di converso, la propriet inerziale della materia rimane
associata alla massa solamente finch il corpo non cambia costituzione.
Alle medesime premesse consegue che il valore della massa ricavato con
metodi inerziali coincide con quello ricavato con metodi gravitazionali;
ma ci non consente di supporre che la massa inerziale e la massa
gravitazionale siano la stessa cosa; lo prova il ben noto comportamento
gravitazionale, ma non inerziale, della manifestazione luminosa (quarto
stato di aggregazione, radiante, della materia). Sarebbe peraltro irragione-
vole attribuire ad un medesimo ente fisico, materia o massa che sia, due
comportamenti decisamente contraddittori: luno attivo, quale lattrazione
gravitazionale, e laltro passivo, quale la resistenza al moto.
Bisogna fare ancora una importante distinzione tra la variazione e la scom-
parsa di una quantit di massa; come tutti sanno, non affatto vero che
alla variazione m della massa di un corpo consegue immancabilmente
una variazione di energia e = m c
2
; se cos fosse, provocheremmo un
pandemonio ogni qual volta tagliamo un pezzo di burro !
Si ha invece evidenza sperimentale del fatto che una grande energia si mani-
festa in seguito alla definitiva scomparsa di una parte del corpo materiale, e
che la sua quantit misurata in ragione della massa mancante;
18
a conferma che gli effetti energetici, manifestati durante una qualunque
transizione da uno stato ad un altro della costituzione materiale del corpo
(durante le trasmutazioni atomiche, ad esempio), fino alla sua totale
scomparsa, sono dovuti ai vincoli che ne determinavano loriginaria strut-
tura.
Lerrore, ancor oggi correntemente commesso dai fisici, di confondere
materia, massa ed energia talmente grave che suscit, gi molti anni
addietro, la parola del Sommo Pontefice Pio XII nel discorso inaugurale
del IV Congresso Tomistico Internazionale:
...alla scomparsa di una certa quantit di massa, cio di una certa porzione
di materia considerata sotto laspetto delle sue propriet inerziali e gravi-
tazionali, fa riscontro il manifestarsi di una ben precisa quantit di energia
legata a quella massa dalla surriferita equazione relativistica. Ci non
autorizza ancora a dire che la materia si trasformata in energia. ... Si
pu dunque legittimamente concludere che in natura si verificano feno-
meni, nei quali una porzione di materia perde le sue caratteristiche di
massa per mutarsi radicalmente nelle sue propriet fisiche, pur restando
integralmente materia; accade cos che il nuovo stato assunto sfugge a
quei metodi sperimentali, che avevano servito a determinare il valore della
massa.
19
3. 3. LENERGIA
Ogni cambiamento in seno alla materia di cui costituito un corpo, o pi in
generale un sistema di corpi, presuppone una variazione di struttura; lef-
fetto di tale cambiamento interno rilevabile allesterno come lavoro, (ovvia-
mente di segno positivo o negativo, nel rispetto delle convenzioni), ossia
come variazione dellenergia interna del sistema; questa, ad esempio, e nel
caso pi semplice, -cio nei passaggi di stato, ove non muta la costitu-
zione materiale,- viene associata al calore latente, la cui quantit in diretto
rapporto con la massa del corpo e pu esserne considerata la misura,
onde diciamo correntemente che per far evaporare una certa massa dac-
qua occorre una determinata quantit di energia (o calore).
La medesima conclusione resta valida anche quando generalizziamo il ra-
gionamento; osserviamo infatti che la massa non misurabile in s, ma
solo tramite il lavoro compiuto dal corpo massivo su un altro corpo (ov-
vero ricevuto da esso). Il lavoro esprime perci una variazione dellener-
gia comunque associata, in ultima analisi, alla struttura della materia
costitutiva, e rilasciata nel corso di una qualche mutazione di detta strut-
tura.
Resta cos in piena evidenza lirriducibile diversit esistente sia tra energia e
massa, sia tra energia e materia.
20
3. 4. IL CAMPO
La fisica teorica postula che sempre possibile definire, per qualunque
sistema fisico, un principio di conservazione dellenergia e che questo
principio risulti verificato a qualunque livello di osservabilit del sistema
stesso.
Tuttavia, -come si visto,- il contenuto energetico di un corpo o di un si-
stema di corpi, pure determinato in modo certo dalla sua costituzione
materiale, non misurabile, in quanto non rilevabile con metodi speri-
mentali diretti; deve quindi essere valutato in base al lavoro compiuto su
un corpo o sistema diverso da quello osservato.
Dovr allora esistere, nella costituzione materiale di ogni corpo, un certo
ordine di cose per cui una variazione di energia interna del corpo rile-
vabile allesterno come lavoro, ovvero come variazione dellenergia interna
di un altro corpo.
A questo ordine di cose, che permette il trasferimento di energia, sotto
forma di lavoro, da un corpo ad un altro, abbiamo dato il nome di campo;
infatti in seno al campo che si rintraccia, mediante il concetto fisico di
potenziale, lorigine (matematica) delle forze (generalizzate) il cui tra-
sferimento equivale appunto a lavoro.
21
4. DALLHYLE DI ARISTOTELE ALLA MATERIA PURA DI SEVERI
Riassumendo in sintesi stringata quanto precede, la materia fisica, costitu-
tiva dei corpi, -perci detti materiali,- dotata di quattro propriet generali,
divisibilit, impenetrabilit, inerzia e mutevolezza, da cui discendono al-
trettante propriet fisiche. Abbiamo visto inoltre che tutti i corpi si ren-
dono fisicamente conoscibili mediante quattro elementi: materia, massa,
energia e campo.
Vogliamo adesso esaminare quali ripercussioni concettuali comporta ai fini
della fisica lintegrazione delle quattro propriet elementari, con i risultati
della filosofia perenne ottenuti in precedenza circa la natura della materia.
Ci proponiamo dunque di delineare i fondamenti di una teoria fisica costru-
ita sulla filosofia naturale di Aristotele superando i limiti del
meccanicismo ed eliminando lantinomia di base introdotta, come si ri-
corder, dalla coesistenza del vuoto e della materia.
4. 1. Lesperienza insegna che una stessa materia, -lacqua, per esempio,-
pu esistere in quattro, e solamente quattro, diversi stati daggregazione:
solido, liquido, gassoso e radiante (plasma). Una medesima materia, pu
dunque esistere secondo modalit diverse e transitare dalluna allaltra
mediante cambiamenti di stato.
Se ne conclude che la materia, per esercitare la propria funzione costituente
nei riguardi di tutti i corpi, ovvero del mondo fisico, deve gi avere in s
la possibilit di determinarsi in uno di quei modi. Ragionando allora da
filosofi naturali, diremo che connessa ad ununica materia vi lintrinseca
potenzialit di sussistere in quattro stati.
Ma losservazione diretta della materia ci preclusa perch in realt ne ve-
diamo sempre e soltanto degli aspetti parziali: come se noi osservatori
non fossimo capaci di percepire un oggetto nella sua totalit, che rimane
sempre nascosta, ma solamente secondo le forme che la luce (fuori di
metafora) ne rende sui quattro piani di fisica esistenza a cui abbiamo ac-
cesso. Ed essendo noi confinati in uno di quei piani, non potremo far
meglio, per avere unidea della forma globale delloggetto, che considerar-
ne simultaneamente tutte e quattro le immagini.
4. 2. Facendo appello a Parmenide, ci accorgiamo, tramite la spe-
rimentazione fisica, che ogni corpo materiale, e pi in generale il mondo
fenomenico, si rende intelligibile mediante unopportuna disposizione di
quattro elementi: materia, massa, energia e campo.
E poich Aristotele insegna che il principio materiale, lhyl, unico, giun-
giamo a due deduzioni fondamentali.
La prima, si desume rapportando lintelligibilit dei corpi percepiti dai sensi
al loro unico principio materiale: ne consegue che i quattro elementi de-
vono essere correlati, in qualche modo, ai quattro stati della materia.
La seconda, si desume dalla potenzialit del principio materiale di presentarsi
22
in quegli stati: ne consegue, tenendo presente quanto precede, che i quat-
tro elementi sussisteranno in potenza nel principio materiale, ed in atto nei
corpi.
4. 3. Indicando col nome di materia pura il principio materiale, ovvero lhyl
aristotelico, si perviene, -vedremo in seguito come,- alla definizione pro-
priamente fisica enunciata da F. Severi nel 1947:
la materia pura il limite di unentit cronotopica fisica quando svanisce ogni effetto
temporale: quindi la materia pura materia avente massa di riposo nulla.
Il concetto di materia pura rappresenta la chiave di volta del nuovo edificio
fisico, ma per afferrarne limportanza, occorre approfondire il senso della
definizione per quanto attiene alla connotazione cronotopica del corpo
materiale.
La parola cronotopo (dal Gr.: chronos, tempo e topos , luogo) fu introdotta dal
Gioberti per indicare linsieme spazio-temporale e viene qui impiegata per
definire la collocazione di un qualunque ente fisico in seno a detto in-
sieme; le differenze tra il continuo spazio-temporale della fisica moderna
e lo spazio-tempo rappresentato dal cronotopo sono infatti talmente
rilevanti, da rendere necessaria anche una diversa denominazione.
Ricordando che il plasmatore di Aristotele aveva a disposizione solamente
argilla gi formata, avevamo attribuito allhyl, che dora in poi chiame-
remo materia pura, la forma dello spazio: ne consegue che la connotazione
specificamente temporale di ogni corpo non proviene dalla materia pura,
ma dalla configurazione globale dei quattro elementi che lo costituiscono.
Tenendo conto di questo importante risultato, e della precedente defini-
zione di materia pura, si perviene ad unaltra definizione:
la materia pura ci che resta della materia combinata [nei corpi] quando questa
abbandonata da uno dei suoi quattro elementi di costituzione.
In vista di questa seconda definizione, la precedente citazione del Sommo
Pontefice Pio XII si mostra di sorprendente portata e rivela il suo formi-
dabile potenziale conoscitivo: ... in natura si verificano fenomeni, nei quali una
porzione di materia [combinata] perde le sue caratteristiche di massa per mutarsi
radicalmente nelle sue propriet fisiche, pur restando integralmente materia [pura];
accade cos che il nuovo stato assunto sfugge a quei metodi sperimentali, che avevano
servito a determinare il valore della massa.
4. 4. La materia pura omogenea (uguale in ogni luogo) ed isotropa (uguale
in ogni direzione) rispetto ai quattro elementi; in termini meno rigorosi,
ma pi semplici, continua.
Perci, non solo sostituisce il continuum spazio-temporale della fisica classica
e della fisica relativistica, ma soprattutto, negando il vuoto, diventa la
generatrice, -e qui viene in mente letimo segreto e tradizionale degli al-
chimisti, secondo i quali la materia era Mater ea,- ed il primo costituente dei
corpi.
Mediante il concetto di materia pura si sanano le contraddizioni della fisica
attuale, come ad esempio quella che insorge quando si assume come vuoto
lo stato di energia minima di un sistema, ... che a volte pu ospitare
campi speciali accoppiati su loro stessi e dove, a temperatura suffi-
cientemente alta ... ha luogo ... una transizione di fase a causa della quale
23
il vuoto diventa allora identico al nulla [Rubbia, CERN-PPE/92-71, 4
May 1992].
Per il momento, la materia pura, sebbene intelligibile, non misurabile con
gli attuali metodi sperimentali, rivolti unicamente alla misura dei con-
notati fisici delle discontinuit materiali. Viene cos vanificato ogni tenta-
tivo di assimilare la materia pura a qualsiasi tipo di etere alla Lorentz,
per intenderci, e di volerla rintracciare, o scomunicare, mediante
sperimentazioni alla vecchia maniera, alla Michelson-Morley, sempre per
intenderci. Ricordiamo infatti che letere di Lorentz era penetrante ed
inerziale, mentre la materia pura produttrice delle quattro discontinuit
fondamentali di cui si dir pi oltre, ed essendo continua non pu avere
connotati inerziali.
24
5. IL CRONOTOPO DI MATERIA PURA
5. 1. Continuit della materia pura, discontinuit della materia combinata
insieme agli altri tre elementi costituenti: che fine fa il continuo spazio-
temporale di relativistica memoria, dal momento che due continui si
escludono nellambito di un medesimo paradigma ?
Spogliati della loro accezione assoluta, lo spazio ed il tempo acquistano fi-
nalmente una connotazione fisica che li relega nel mondo dei fenomeni
fisici e discontinui. Ove diventano discontinui a loro volta e risultano
quantizzati: il tempo non pi un fiume che scorre ed i luoghi non sono
pi puntiformi.
Gocce di tempo e granelli di spazio, dunque. Perch meravigliarsi ? Non
forse questo il modo in cui lo spazio ed il tempo si sono sempre presenta-
ti alla soglia delle nostre sensazioni ?
Un orologio, quale che sia, avr sempre un suo tic ed un suo tac perch mi-
surer sempre una durata, e la durata nulla non pi tempo; un righello,
quale che sia, avr sempre delle tacche, mentre la lunghezza nulla non
misurabile da alcun righello.
In modo pi rigoroso, diremo che la fisica attuale dovr, prima o poi, fare i
conti con il significato fisico, e non soltanto matematico, della costante di
Planck e successivamente con i due Principii di Indeterminazione di Hei-
senberg, dei quali uno riguarda proprio il tempo, e laltro lo spazio.
Se lenergia quantizzata, ovvero discontinua, allora lo anche il fenome-
no, qualunque fenomeno, onde la materia non pi divisibile allinfinito;
infatti la materia combinata, disgregandosi, rende lenergia che era servita
a darle struttura e, superata una certa soglia di rarefazione sarebbe inevi-
tabile che tale energia venisse resa in quantit inferiore a quella misurata
dalla costante di Planck e ci, -come noto,- non accettabile.
Perch mai, -ci si chiede allora,- un universo fisico e dichiaratamente di-
scontinuo dovrebbe abitare nello stesso spazio-tempo continuo ove abita-
vano i punti materiali ed immutabili di Newton ?
Una tale ipotesi, seppure non offendesse il buon senso, non avremmo al-
cuna possibilit di verificarla, onde uno spazio-tempo discontinuo, ma
congruente con tutti i fenomeni osservati ed osservabili, ancora da pre-
ferirsi.
5. 2. Daltro canto, lo spazio-tempo quantizzato definisce rigorosamente,
attraverso la minima quantit spaziale e la minima quantit temporale, la
migliore approssimazione delle nostre misure, senza alcuna perdita di
determinismo nella teoria, e quindi sana la fatale contraddizione in-
trodotta nella fisica da una errata interpretazione delle relazioni di
Heisenberg. Infatti, -come rilev acutamente Einstein,- se il
determinismo cade, anche nella pi minuscola regione del mondo fisico,
trascina inevitabilmente nella sua caduta tutto il principio di causalit,
senza il quale non si fa pi fisica, ma si tira soltanto ad indovinare cosa
accade nelluniverso.
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La quantizzazione spazio-temporale basata sulla definizione della distanza
minima e della durata minima : Si dimostra che il loro valore deter- -
minato da relazioni formalmente, ma non concettualmente, simili a quelle
di Heisenberg, sotto la condizione che il loro rapporto valga quanto la
costante c.
Come vedremo in seguito, il prisma quadridimensionale di volume pari a
3
contiene la quantit minima di materia pura che in grado di genera-
re, convertendosi in materia combinata, la prima discontinuit materiale,
ovvero la pi piccola particella fisica; definito il cronotopo elementare di mate-
ria pura; come la minima quantit di spazio-tempo in cui pu ancora pro-
dursi un evento fisico, il cronotopo quantizzato di ogni corpo fisico risul-
ter definito come un multiplo intero di quella quantit
5. 3. Continuit della materia pura e discontinuit della materia combinata;
quattro elementi in potenza nella materia pura, i medesimi quattro ele-
menti in atto nella materia combinata; onde la materia pura generatrice
e costituente, mediante gli elementi, della materia combinata.
Come si realizza fisicamente linterazione tra la materia pura e la materia
combinata, o pi semplicemente tra i corpi, dal momento che tra un cor-
po e laltro vi materia pura ? E se questa sempre in quiete rispetto ad
ogni osservatore, come si realizza il moto della materia combinata ?
Qualsiasi mutazione del corpo fisico, -incluso il moto che mutazione di luogo
nel tempo,- avverr, entro il cronotopo del corpo, tramite una
ridistribuzione quantitativa dei suoi elementi; questa ridistribuzione tutta-
via, dovr comunque rispettare lequilibrio fondamentale che regola il
rapporto tra materia combinata e materia incombinata, ovvero non potr
alterare, neppure localmente, lomogeneit della materia pura.
Sviluppando queste considerazioni, si perverr al concetto di scambio elemen-
tare per quanto attiene alla mutazione del corpo, ed al concetto di ilemorfi-
smo del cronotopo per quanto attiene allequilibrio costitutivo dei corpi.
26
6. IL CRONOTOPO ELEMENTARE DI MATERIA PURA
6. 1. Prima di affrontare un concetto arduo quale certamente il cronotopo
elementare di materia pura, torniamo ancora brevemente a Pitagora di Samo
per meditare sul nucleo del suo insegnamento, la cui eco fu talmente po-
tente da trasparire nelle epoche successive in moltissime realizzazioni
dellingegno e dellarte: da Platone al Cusano, da Basilio di Cesarea a
Giordano Bruno, da Leonardo a Keplero, dai costruttori delle Cattedrali
al Palladio, da Fibonacci a Cantor, fino a Kandinsky e a Paul Valry, tutti,
in un modo o nellaltro attinsero a quella fonte di sapienza. La dottrina
pitagorica era compendiata nel Discorso Sacro, unopera in gran parte per-
duta della quale possediamo ormai solo pochi frammenti, ma di gran
valore: ci pervenuta, ad esempio, una frase di altissima ispirazione, al
punto che Pitagora lattribuisce direttamente ad Orfeo e pu essere con-
siderata il compendio della sua dottrina:
Lessenza eterna del numero il principio provvidenzialissimo delluniverso cielo, della
terra e della natura intermedia tra luno e laltra, ed anche la radice che consente ai
mortali, agli dei e ai demoni di continuare ad esistere.
Su questo concetto, riveduto, corretto ma soprattutto travisato, si basa il
pitagorismo rivendicato dalla scienza attuale che, venerando la matemati-
ca quale unico nume, ne invoca a gran voce il miracolo di rendere intelli-
gibili anche le deduzioni pi astratte e sostanzialmente estranee ad ogni
ragion fisica.
Lidea del numero ordinatore del mondo, non era originale neppure ai tem-
pi di Pitagora, molto prima di lui gli Egizi del Regno Antico avevano
attribuito alla dea Maat, donde proviene la parola matematica, il ruolo di
regolatrice delluniverso mediante la legge dei numeri; il medesimo con-
cetto egizio venne poi trasmesso nella Bibbia, ove si rintraccia frequente-
mente: vi leggiamo infatti, a titolo di esempio, che Dio leg il mondo con nodo
di numeri ed, in altro luogo, che il mondo ordinato secondo numero, peso e
misura. Ricordiamo ancora che il terzo libro della Scrittura intitolato ed
interamente dedicato ai Numeri, ma custodisce gelosamente i segreti delle
cifre, raccolte in elenchi dallapparenza fredda e sterile, ove si riportano i
risultati dei due successivi censimenti delle dodici trib dIsraele.
Tornando alla precedente citazione pitagorica, a noi interessa soprattutto
notare la suddivisione ternaria delluniverso, in base alla quale si distin-
guono il cielo, la terra e la natura intermedia tra luno e laltra; sono regioni
diverse, ma indissolubilmente connesse dallessenza del numero. Nel cielo
sindividua agevolmente, secondo la terminologia della scienza tradiziona-
le, la materia prima universale, ovvero, per quanto in precede, la materia
pura; ed analogamente, nella terra ravvisiamo la materia concreta e combinata
del nostro mondo fisico. Un cenno particolare merita invece la natura
intermedia perch interviene per la prima volta nella nostra indagine. Gli
Egizi la chiamavano Dat e la sua soglia era sorvegliata dalla Sfinge; nella
Commedia dantesca velata sotto il nome di Purgatorio. Se infine largo-
mento non ci distogliesse dai nostri propositi, sarebbe certamente di
grande interesse fare qualche riflessione sulla seconda suddivisione
27
ternaria indicata da Pitagora in corrispondenza delle tre regioni, quella tra
mortali, dei e demoni.
6. 2. La storia della fisica non soltanto la cronaca delle invenzioni e delle
pratiche sperimentali, ancorch corredate dalla relative considerazioni
teoriche; soprattutto la storia delle idee ove si tramanda il lavorio assi-
duo ed il travaglio delluomo per sviluppare, passo dopo passo, la sua
percezione del mondo. Infatti, come acutamente osserv Max Planck in
una delle sue conferenze, nella storia della scienza, un concetto nuovo non nasce
mai nella sua forma completa e finale, come invece, -secondo lantico mito greco,-
Pallade Atena nacque dalla testa di Zeus.
Per addentrarci nella natura intermedia e comprenderne la funzione in termini
attuali e fuori dal mito, occorre esaminare almeno sommariamente le
conseguenze teoriche implicate dalla concezione discontinua dello spazio
e del tempo.
Per quanto sorprendente possa sembrare, una prima intuizione della
quantizzazione cronotopica gi compiutamente espressa in una laconica
sentenza di Leonardo da Vinci: luomo conta i giorni e i passi, non in grado
di percepire il tempo e lo spazio se non mediante eventi discontinui. Que-
sta intuizione, per diventare concetto operativo, dovette attendere, fino al
1900, lavvento del quanto elementare dazione di Planck; successivamen-
te dovette attendere ancora mezzo secolo prima di essere tradotta in teo-
ria fisica da Severi e Pannaria.
Parlando da filosofi, vogliamo innanzi tutto risolvere il problema dei minimi
naturali a fronte dellirrinunciabile continuit della materia pura: i corpi
che si presentano in natura non sono infatti solamente enti , per cui sono
soggetti alle leggi della metafisica; e neppure sono soltanto enti estesi, per
cui ad essi applicabile la geometria; ma hanno anche una natura specifi-
ca, un principio di attivit e di passivit, hanno qualit diverse, ovvero
propriet fisiche. Lesperienza insegna che suddividendo i corpi oltre un
certo limite, la loro specifica natura va perduta e subentrano altre e diver-
se propriet fisiche: basta pensare alla chimica, alla molecola del compo-
sto chimico, divisibile, ma non in parti della stessa specie fisica del tutto.
Ci si chiede allora se possibile suddividere i corpi oltre ogni limite, ovvero
se la materia dei corpi conservi in ogni caso, quali che siano, delle pro-
priet fisiche. E ci, in parole povere, significa stabilire se la materia com-
binata sia o meno divisibile allinfinito. Secondo Aristotele la risposta
negativa: esistono dei minimi naturali i quali, per una stessa specie, hanno una
stessa grandezza.
Anche Heisenberg affront il problema, ma non riuscendo a trovare una
soluzione soddisfacente sembr rassegnarsi alla perdita del carattere
intuitivo della fisica ovvero, -chiamando ancora una volta in causa
Parmenide,- rinunci allintelligibilit del mondo sensibile e dunque al reali-
smo naturale la cui perdita decretata dai due celebri Principii di
Indeterminazione (si tratta infatti di due proposizioni indipendenti delle qua-
li, nella formulazione originaria, una riguarda lenergia e laltra la quantit
di moto). Il ragionamento che lo condusse a questa conclusione [cfr. W.
Heisenberg La tradizione nella scienza, Garzanti 1982, pp. 94, sgg.] riguarda
28
da presso le nostre considerazioni e la sua attualit, dopo pi di mezzo
secolo, rimane ancora inalterata:
Da due millenni e mezzo filosofi e naturalisti discutono il problema di che
cosa avvenga se si cerca di suddividere allinfinito la materia. Come sono
in realt le pi piccole parti costitutive della materia ? I filosofi hanno
dato a questa domanda risposte molto diverse tra loro, ma tutte hanno
esercitato il loro influsso sulla teoria delle scienze naturali. La pi famosa
quella di Democrito: nel tentativo di suddividere sempre pi la materia,
ci si imbatte alla fine in oggetti indivisibili, immodificabili, gli atomi, e
tutte le sostanze sono composte di atomi. Posizione e moto degli atomi
determinano la qualit di una sostanza. In Aristotele e i suoi discepoli
medievali, il concetto di particella minima non espresso in modo cos
deciso. A dire il vero, per ogni sostanza c ancora una particella minima -
suddividendola ulteriormente non si avrebbero pi le propriet specifiche
della sostanza-, ma queste particelle minime variano in modo continuo
cos come le sostanze
stesse ...
Al fondo della questione sta sempre, come ho gi detto, lantinomia di
Kant, per cui da una parte molto difficile immaginare che la materia si
possa suddividere allinfinito, e dallaltra altrettanto difficile pensare che
questa suddivisione trovi a un certo punto, bruscamente, un termine. In
definitiva, lantimomia nasce, come ora sappiamo, da una applicazione
erronea della nostra intuizione anche alle situazioni del mondo microsco-
pico.
Linflusso maggiore sulla fisica e sulla chimica dellultimo secolo lo ha sen-
za dubbio esercitato la teoria atomica di Democrito; essa permette una
descrizione intuitiva dei processi chimici a livello microscopico. Gli atomi
possono essere paragonati alle masse puntiformi della meccanica newto-
niana e un tale paragone conduce a una soddisfacente teoria statistica del
calore. In realt, gli atomi dei chimici erano considerati allora non masse
puntiformi, ma piccoli sistemi planetari; il nucleo atomico era composto
di protoni e di neutroni, ma si pensava che elettroni, protoni ed eventual-
mente anche neutroni potessero venire considerati come atomi veri e
propri, nel senso di ultimi, indivisibili mattoni della materia. La rappre-
sentazione atomica di Democrito divent quindi negli ultimi cento anni
parte integrante del quadro materialistico generale di un fisico; era facil-
mente comprensibile e piuttosto intuitiva, e determin anche il pensiero
scientifico di quei fisici che non volevano avere niente a che fare con la
filosofia.
A questo punto, vorrei motivare la mia ipotesi secondo cui nellodierna
fisica delle particelle elementari la buona fisica rovinata inconsapevol-
mente dalla cattiva filosofia. inevitabile utilizzare un linguaggio che
deriva dalla filosofia tradizionale ... ma tutte queste domande sono mal
poste, perch le espressioni suddividere, o consistere di hanno ampiamente
perso il loro significato. Dovremmo quindi adattare i nostri problemi, il
nostro linguaggio e i nostri pensieri, cio la nostra filosofia naturale, a
questa nuova situazione creata dagli esperimenti. Ma ci purtroppo
molto difficile ... Ci dobbiamo dunque rassegnare al fatto che le osserva-
zioni sperimentali dellestremamente piccolo e dellestremamente grande
non ci possano pi fornire unimmagine intuitiva; dobbiamo imparare a
fare a meno, in questi campi, di qualunque intuizione.
29
Ma come si visto in precedenza, la concezione atomistica di Democrito
fondata su una contraddizione in termini: lente ed anche il non - ente , ed
precisamente il vuoto; un sano modo di ragionare dovrebbe dunque opporre
un netto rifiuto ad ogni tentativo di includere tale proposizione tra le basi
assiomatiche di una teoria fisica. E dovrebbe anche respingere le ragioni
di Heisenberg che militano a favore della caduta dellintuibilit della fisica:
il principio di identit tra intelligibilit e realt, cos chiaramente enuncia-
to da Parmenide, rende comunque inaccettabile la conclusione che vor-
rebbe la fisica tacitamente rassegnata alla inevitabile perdita di qualunque
intuizione, intesa come la possibilit di rappresentare i fenomeni con im-
magini mentali. Non si deve dimenticare che il precetto aristotelico nihil in
intellectu quin prius fuerit in sensu, secondo il quale i contenuti dellintelletto
provengono sempre dai sensi, non mai stato smentito, n potrebbe
esserlo, da alcuna pratica sperimentale neanche dai pi macchinosi esperi-
menti odierni, perch gli strumenti di laboratorio rimangono sempre e
soltanto delle protesi sensoriali. Se daltro canto, la matematica in grado
di stabilire levidenza teorica della ragion fisica, non pu tuttavia sostituir-
si in alcun modo ad essa perch, come soleva dire Einstein, nessun uomo
pu pensare in formule.
... E molti facean bottega con inganni e miraculi finti, ingannando la stolta
moltitudine, e se nessuno si scopria cognoscitore de loro inganni, essi gli
puniano ... (Leonardo da Vinci)
Per risolvere coerentemente il dilemma della divisibilit della materia senza
perdere, strada facendo, lintelligibilit del mondo fisico, non resta altro
da fare che abbandonare la concezione meccanicista e rivolgersi nuova-
mente allilemorfismo riadeguandolo, ove necessario, alle pi recenti
acquisizioni sperimentali.
Si detto e ripetuto che il plasmatore aristotelico non dispone di materia
informe, giacch una cosa priva di forma risulta inintelligibile, e pertanto
la forma generalissima dellhyl deve essere lo spazio geometrico, cio uno
spazio misurabile, chiuso e finito, perch la forma sempre limitata e
limitante; da essa deriva la propriet generalissima dei corpi, ovvero la
loro estensione spaziale .
E poich lhyl non pu produrre alcun corpo con propriet opposte alle
sue, ossia con dimensioni spaziali nulle, se ne deduce che lo spazio geo-
metrico intrinsecamente discreto, cio quantizzato. In definitiva, non pu
esistere alcun corpo privo di estensione misurabile, poich non sarebbe
dotato di propriet geometriche. Ci peraltro non contrasta minimamente con
lintrinseca omogeneit della materia pura, cos come la forma di una
bottiglia o di un bicchiere, o di qualunque altro recipiente, non altera
lomogeneit del liquido in essi contenuto. Ne consegue che la materia dei
corpi non divisibile allinfinito: appurata in tal modo lesistenza di parti-
celle minime nulla sappiamo ancora riguardo alla misura della loro esten-
sione, n delle loro propriet fisiche.
6. 3. Ci si chiede intanto fino a qual punto sia divisibile la materia dei
corpi. Per scoprirlo dobbiamo fare qualche altra considerazione e capire
come dalla quantizzazione dello spazio provenga quella del tempo.
30
Accertata la quantizzazione dello spazio fisico in base alla impossibilit di
suddividere allinfinito i corpi materiali, onde i fenomeni fisici si produr-
ranno sempre entro una sede misurabile, cio finita, occorre ricordare che
il tempo, inteso come durata, era stato identificato con la forma globale
dei quattro elementi costitutivi dei corpi e che essi elementi, essendo in
rapporto con i quattro stati della materia combinata (solido, liquido, gas-
soso, radiante o plasma), sussistono in potenza nella materia pura e in atto
nella materia combinata. Tenendo infine presente che il concetto stesso di
durata perde significato quando la sua misura sannulla, ne consegue che
il tempo fisico, al pari dello spazio fisico, deve avere natura discreta e non
continua; in altre parole, come lesperienza quotidiana dimostra, ha natura
quantica.
E importante notare ancora che dal punto di vista fisico losservabilit stes-
sa dei fenomeni risulta garantita proprio dalla quantizzazione dello spazio
e del tempo: come potremmo infatti distinguere due corpi luno dallaltro
senza definire una distanza ed una durata minima ? Senza quella distanza
non potremmo dirli separati, e senza quellintervallo di tempo non com-
prenderemmo come uno stesso luogo possa venire occupato successivamen-
te da corpi diversi.
Se dunque conoscessimo la misura della durata minima, che abbiamo chia-
mato , e della distanza minima, che abbiamo chiamato , potremmo
misurare la minima quantit di materia pura suscettibile di convertirsi in
materia combinata, ossia in corpo materiale o particella realmente elementare.
Tale quantit di materia pura sarebbe evidentemente quella contenuta nel
volume quadridimensionale
3

, definito come cronotopo elementare di


materia pura.
Di converso, il medesimo volume cronotopico elementare costituisce il
limite ultimo di divisibilit della materia combinata in corpo fisico, limite
al di sotto del quale il corpo destinato a scomparire e la materia, non
potendo pi sussistere nella fase combinata, a ritornare integralmente
materia pura.
6. 4. Un cronotopo elementare di materia pura dar dunque luogo alla
particella primigenia; la prima e la minima particella, capostipite di tutte le
altre particelle e componente di tutti i corpi successivi.
Ma se questa prima particella esistesse da sola, interromperebbe localmente
lilemorfismo della materia (pura) dovendo necessariamente essere costi-
tuita da quantit disuguali dei quattro elementi (supponiamo, ad esempio:
4 parti di materia, 3 di massa, 2 di energia ed 1 di campo); la ragione di
questa disuguaglianza deriva nella necessit, da parte della particella, di
rappresentare funzionalmente uno, ed uno soltanto, dei quattro aspetti della
materia di cui s detto in precedenza; altrimenti la materia combinata dei
corpi non potrebbe esprimere propriet fisiche.
Per rappresentare nella materia combinata i quattro aspetti della materia
pura, ossia per portarne in atto le potenzialit funzionali, occorre dunque che
quattro cronotopi elementari generino simultaneamente quattro particelle:
una in funzione di materia, una in funzione di massa, una di energia ed
una di campo. E questa contemporanea generazione la sola in grado di
31
garantire lilemorfismo, ovvero di non prelevare dalla materia pura quanti-
t totali disuguali di ciascun elemento. Quindi le quattro particelle prime
ed elementari saranno costituite secondo lo schema:
Queste quattro singolarissime particelle, gli elementari, a differenza di tutte le
altre che provengono dalla combinazione degli elementari e dalle loro
combinazioni successive, sono le uniche prodotte direttamente dai quat-
tro elementi della materia pura.
Quando una particella qualsiasi che non sia uno dei quattro elementari si
scompone, genera altre discontinuit materiali, ovvero altri corpi; invece
lelementare, ciascuno dei quattro elementari, quando decade e cio quan-
do solve i suoi elementi, non genera alcuna discontinuit, ma anzi, ne eli-
mina una. Gli elementi gi costitutivi dellelementare si riversano nel con-
tinuo della materia pura e la materia pura combina di nuovo gli elementi
riproducendo lelementare; queste particelle facendo quindi la spola tra la
fase combinata e la fase incombinata della materia, in definitiva rappre-
sentano la fisica connessione tra quelle fasi.
Prima di procedere oltre utile chiarire come e perch ciascuna particella
elementare rappresenta funzionalmente uno dei quattro aspetti della ma-
teria.
Per introdurre intuitivamente il concetto di funzione, consideriamo un
chiodo. Uno stesso chiodo pu essere usato in diversi modi; ad esempio
come arma, oppure come strumento da falegname, oppure come attacca-
panni, oppure come bulino, ecc., in ognuno di questi casi, il medesimo
oggetto svolger una funzione diversa; ma sempre, tuttavia, una sola fun-
zione per volta, non si pu infatti pensare di usare il chiodo per unire delle
travi mentre esso viene usato come attaccapanni. Dunque mentre una
funzione in atto, le altre rimangono in potenza; se invece nessuna delle
funzioni in atto, alloggetto rimangono associate tutte le sue potenzialit
funzionali, si pu cio scegliere in qual modo usarlo.
Generalizzando il concetto, diremo che una stessa materia pu esprimere
funzioni diverse: le quattro potenzialit funzionali della materia pura sono i quat-
tro elementi, poich essi, come si detto, sono collegati ai quattro stati della
materia combinata e tali stati esprimono inoltre le modalit fisiche in cui
uno stesso corpo materiale pu esistere ed attraverso le quali pu transi-
tare: cos ad esempio la materia acqua pu esistere allo stato solido, liqui-
do, gassoso o radiante ed, in opportune condizioni, transitare dalluno
allaltro.
Orbene, questa prerogativa della materia combinata assolutamente gene-
rale e dunque deve essere presente a tutti i livelli di combinazione, dun-
que fin dalle particelle primigenie o elementari. Pertanto gli elementari
esprimono in atto e concretamente le quattro potenzialit funzionali della
materia pura; sono cio la concretizzazione di quelle potenzialit.
Osservando adesso la costituzione dei quattro elementari riportata nella
tabella precedente, rimangono due considerazioni da fare.
La prima riguarda i moduli di combinazione, ovvero i numeri quantici: si no-
ter infatti che alla base della materia combinata vi sono dei numeri con
significato pitagorico, poich esprimono delle qualit mediante le loro
32
rispettive quantit, in altre parole rappresentano delle propriet fisiche.
Pi precisamente, attraverso il numero quattro, dellelemento costitutivo
dominante, lelementare esprime la propria funzione di materia, di massa,
denergia o di campo. In ragione di ci, si adottata, per definire i moduli
quantici degli elementari, la quaterna pi semplice, quella composta dai
primi quattro numeri, gli stessi della tetrade pitagorica.
La seconda considerazione riguarda laspetto funzionale degli elementari ed
il punto di raccordo della nuova visione fisica con la biologia. Infatti,
riconoscendo una funzionalit alle primissime particelle di materia combi-
nata, si stabilisce su base propriamente fisica un fatto ben noto ai biologi
ed ai fisiologi, ma che finora stato erroneamente confinato in un ambito
troppo ristretto: la struttura materiale sempre la realizzazione fisica della fun-
zione.
Vedremo in seguito che in virt della connotazione funzionale della materia
combinata, lintervento del quanto elementare dazione conferisce al
mondo fisico, fin dallorigine, una prerogativa biologica , onde cade la distin-
zione tra natura organica e natura inorganica, tra vivente e non vivente,
tra fisica e biofisica, tra chimica e biochimica e si sana definitivamente
lantico dissidio intorno allesistenza della forza vitale. Ogni particella
materiale un organismo, un individuo vivente nella propria morfologia che
esplica, secondo la propria morfologia, le funzioni vitali.
33
7. IL QUANTO ELEMENTARE DAZIONE DI PLANCK
7. 1. Per rispondere alla domanda posta in precedenza, ovvero per deter-
minare la misura del cronotopo elementare di materia pura, dobbiamo far
appello allesperienza, e tenere presente che il quanto elementare dazione
di Planck , con ogni probabilit, la pi solida realt sperimentale della
fisica odierna.
La sua esistenza venne scoperta da Max Planck nel 1900; ma le implicazioni
concettuali della scoperta rimangono, per alcuni aspetti, tuttora
inesplorate e certamente non furono comprese dal suo autore, che fino al
1908 ne cerc invano una spiegazione fisica, addirittura rasentando, per
sua stessa ammissione, la pazzia. In seguito, Einstein credette di avere
individuato la giustificazione dellenigmatico comportamento dellenergia
nelle propriet fisiche che egli attribuiva al fotone, ovvero del quanto di
luce descritto nella sua teoria della relativit ristretta. Si trattava tuttavia di
una teoria eminentemente matematica e risult del tutto inadeguata a
fornire le basi di una solida comprensione intuitiva del fenomeno lumi-
noso; era inoltre edificata sopra un assunto illecito (la connettivit geome-
trica del continuo spazio-temporale postulata quale principio fisico) che
tuttora ne limita drasticamente il valore euristico.
7. 2. Dal punto di vista concettuale, limportanza del quanto elementare
dazione va ricercata nel rapporto del cronotopo elementare con la mate-
ria pura.
La quantizzazione dello spazio e del tempo impedisce di attribuire esistenza
perenne ad alcun corpo, quandanche si trattasse della particella pi minu-
ta ed evanescente quale oggi riteniamo essere il neutrino; ogni cosa nasce
dalla materia pura ed in essa deve, prima o poi, pure morire; se cos non
fosse, la sua durata, pur avendo avuto inizio, non avrebbe fine, onde scan-
direbbe un tempo assoluto occupando una regione di spazio immutabile.
La materia pura deve quindi contenere o quanto meno accogliere in s un
agente di differenziazione che le permetta di prodursi discontinua nelle
prime particelle fondamentali, i costituenti ultimi di ogni corpo. Infatti, a
fronte della divisibilit della materia (pura), i corpi non potrebbero avere
fisica esistenza se a detta propriet non se ne contrapponesse unaltra, di
uguale importanza, ma pertinente al cronotopo elementare: la sua pro-
priet fondamentale latomicit, ovvero lindivisibilit. E poich si verifi-
ca immediatamente che lindivisibilit del cronotopo elementare non pu
essere in alcun modo dedotta dalla divisibilit della materia, la sua origine
andr ricercata altrove.
Levidenza sperimentale del quanto elementare dazione impone ad ogni
fenomeno fisico di prodursi mediante uno scambio denergia non inferio-
re ad una certa quantit; questa semplice considerazione contiene rilevanti
implicazioni.
Per suddividere un corpo, ne dobbiamo allontanare una porzione materiale,
ossia dobbiamo fare uscire una sua porzione di materia dalla regione spa-
34
zio-temporale occupata dal corpo integro e relegarla almeno in un altro
cronotopo elementare. Ma la materia combinata, disgregandosi, rende
lenergia che era servita a darle struttura e dunque, se il processo di suddi-
visione potesse continuare indefinitamente, superata una certa soglia,
sarebbe inevitabile che lenergia venisse resa in quantit inferiore a quella
misurata dal quanto di Planck, e ci non ammissibile. Si comprende
dunque in qual modo la costante di Planck definisca il confine energetico
elementare oltre il quale la materia combinata non pu pi sussistere; e di
converso, misuri la minima quantit di energia occorrente per aggregare la
materia pura in forma di materia combinata.
Conoscendo il valore della costante di Planck, possibile con semplici cal-
coli ricavare a quello della distanza minima (circa 1.3310
13
cm), e della
durata minima (circa 4.44 10
24
sec) e quindi risolvere il problema po-
sto al paragrafo precedente.
7. 3. E opportuno evidenziare fin dora la differenza tra energia ed azione,
anche se in seguito torneremo pi esaurientemente sullargomento .
Lanalisi dimensionale insegna che lazione unenergia divisa per un inter-
vallo di tempo: quindi il tempo, e per noi la forma globale dei quattro ele-
menti, il termine di passaggio dallazione allenergia. Ci significa
innanzitutto che il quanto elementare dazione non deve in alcun modo
essere confuso con lenergia, ossia con uno dei quattro elementi.
Il quanto elementare dazione una determinata quantit di quella che,
nella speranza di non venire fraintesi, chiameremo luce dopo avere sotto-
lineato che la manifestazione luminosa, lelettricit ed il calore sono soltanto i
tre effetti esteriori, prodotti nella materia concreta del corpo fisico, della
luce nera e vera che di quel corpo ha attuato la transizione dalla materia
pura alla materia combinata. Transizione durante la quale vengono
quantitativamente determinati i rapporti degli elementi costitutivi del
corpo, mentre la luce, in quanto tale, esce dalla scena.
I tre aspetti della luce si manifestano appena la materia combinata,
discontinua e costituita a quattro elementi, emerge dalluniforme conti-
nuit della materia pura: il primissimo atto di scambio, quello tra mate-
ria incombinata e luce, al quale si riconduce lorigine di ogni corpo.
I tre aspetti manifestati dalla luce quando essa perde la propria individualit
per immergersi nel corpo materiale aggregando in materia combinata la
materia pura nel corrispettivo necessario allesistenza del corpo, sono
lespressione primaria dei tre elementi associati al quarto, il principio ma-
teriale unico e passivo, mentre questo transita da una fase allaltra.
Affinch un corpo abbia consistenza fisica, per semplificare il discorso
senza perdere in generalit possiamo far riferimento agli elementari, cio
alle particelle generate dal cronotopo elementare di materia pura e futuri
costituenti di ogni altro corpo, necessario che una determinata quantit
di luce, che in questo caso equivale ad un quanto elementare dazione (il
cui valore misurato dalla costante di Planck), porti in atto gli elementi
presenti in potenza nella materia pura, cio li coaguli in materia combina-
ta; di converso, il quanto dazione rinascer come tale solamente quando
35
lelementare cesser di esistere e rilascer i suoi elementi costituenti nel-
luniforme continuit della materia pura.
Tra il quanto elementare dazione h, e lenergia e, associata al fotone di mas-
sima frequenza, sussiste la nota relazione di De Broglie, pietra angolare
della meccanica quantistica: e = h / (a meno di 2 ). Essa mostra che tra a
il quanto denergia ed il quanto dazione interviene il quanto di tempo,
ovvero, in altri termini che il quanto dazione si determina nellelemento
energia entrando nel dominio cronotopico e specificamente temporale: a
conferma che il tempo la forma globale degli elementi della materia
combinata. Quindi la materia pura fornisce ai corpi la determinazione
spaziale, e lazione la determinazione temporale.
Se adesso scriviamo lequivalenza (non luguaglianza !):
e =
h
= m c
2
in cui m vale ununita di massa atomica (1 a.m.u. vale, in grammi, linverso
del Numero di Avogadro), diremo che il fotone, ovvero il quanto di energia
e, il cui valore ottenuto dividendo la costante di Planck per la durata
minima, la quantit di energia necessaria per fornire consistenza massiva
al cronotopo elementare di materia pura nel corrispettivo dellunit di
massa atomica, definita attraverso il quadrato della costante cronotopica
di proporzionalit c (essendo c = / ). Nessuna trasformabilit, nessuna
convertibilit tra massa ed energia se non in termini di equivalenza di
misura.
Il mondo fisico riceve consistenza dalla luce e si alimenta di luce: una
realt palese nel mondo biologico , che finora era rimasto erroneamente
confinato nei regni vegetale ed animale. Le piante, noto, si nutrono di
luce e, mediante il processo fotosintetico azionato dalla clorofilla, assor-
bono i quanti dazione, li convertono in fotoni e con questi organizzano
morfologicamente la materia; a tal fine impiegano procedimenti perfetta-
mente analoghi a quelli conosciuti in altre epoche sotto i nomi di digestio e
di assimilatio. I medesimi fotoni, inclusi nella bio-massa vegetale, vengono
poi veicolati agli animali vegetariani i cui organismi, non essendo in grado
di effettuare la fotosintesi diretta della luce solare, si nutrono di piante ed
assimilano nella propria morfologia quella vegetale; infine i carnivori, tra i
quali compreso, salvo rare eccezioni, luomo, essendo non solo incapaci
di fotosintesi diretta, ma anche di assimilare la morfologia vegetale, per
approvvigionarsi di luce, sono costretti a nutrirsi di organismi della loro
stessa morfologia.
Le medesime considerazioni valgono, in termini analogici, per qualunque
creatura, dalle particelle alle galassie, perch ciascuna, nella propria indivi-
dualit e morfologia, un organismo, ossia formato di materia organizza-
ta secondo unopportuna disposizione dei quattro elementi costituenti. E
come tale, soggiace alle medesime ed imprescindibili necessit fisiologi-
che: alimentarsi, digerire, assimilare (la luce), ed evacuare le feci.
Non v dunque alcuna ragione per definire inorganico il mondo minerale, o
addirittura il cosmo; ed ostinarsi a ritenere la fisica del mondo biologico
diversa da quella delle particelle, e questa, a sua volta, ancora diversa da
36
quella cosmologica, solo un comodo alibi per la nostra ignoranza. La
stessa unit del mondo presuppone lo sviluppo unitario della conoscenza.
Ed a fronte di un mondo fisico unitario (universo = unus versus), deve essere
anche unitario il corso della creazione continua.
La luce forma di tutte le forme; per lazione della luce, la materia pura perde la
sua omogeneit e diventa elemento; per la passivit della materia, la luce
perde la propria individualit e conferisce al corpo connotazione tempo-
rale associando i suoi tre elementi a quello materiale. Di converso, il cor-
po conserva la propria individualit finch non intervengono cambiamen-
ti nella materia di costituzione, mentre il quanto di luce non possiede una
individualit indipendente, ma sempre associato alla materia costitutiva
di ogni corpo.
Dobbiamo alla minuziosa indagine di Severi e Pannaria, tenacemente con-
dotta per molti decenni contro ogni sorta di ostacolo accademico, i fon-
damenti di una nuova visione fisica capace di incidere, per le sue conse-
guenze, sulla chimica, sulla biochimica, sulla biologia, sino ai legami che le
forze cosmiche stabiliscono con la vita terrestre.
In questa nuova ottica, la materia pura, elementare ed irriducibile si evol-
ve: dalle quattro primissime particelle elementari, [di cui diremo in segui-
to], alle loro combinazioni, agli atomi, alle molecole, alle macromolecole.
Gli elementi, i quattro elementi, che si perpetuano sempre uguali a loro
stessi, assommandosi in complessit, modificano i complessi delle loro
successive combinazioni, dalla materia pura alle molecole giganti. Quali
sono i rapporti che intercorrono tra levolversi degli elementi originati
dalla materia pura e levoluzione darwiniana basata sulla conoscenza dei
fenomeni delleredit biologica ? V una relazione tra i numeri della fisica
degli elementi e i numeri della biologia dei caratteri mendeliani, della geneti-
ca delle leggi di Mendel ? [cfr.: F. Pannaria, in Nuova Antologia, n. 1977,
sett. 1965.]
I primi sintomi dei tre elementi provenienti dalla trasmutazione del quanto di
luce che mette in azione la materia pura e, aggregandola elementarmente,
la immette nel dominio del tempo come corpo fisico costituito a quattro
elementi, i primi sintomi del mondo di retroscena sulla scena fisica della
materia combinata, sono rappresentati dalla manifestazione luminosa, dal-
lelettricit e dal calore. Si riscontrano infatti, come propriet fisiche essen-
ziali, al pari dellelemento materia, in tutti i corpi. Ne abbiamo conferma,
per quanto attiene al calore, dallirraggiungibilit dello zero assoluto ter-
mico; per lelettricit, dalle opposte cariche elettriche presenti alla radice
atomica; ed infine, per la manifestazione luminosa (ogni corpo lume,
lucerna, nei riguardi della luce), nel magnetismo, radicato fin nel nucleo
atomico, nei neutroni, e dunque ancor pi profondamente dellelettricit.
Il rapporto - 3:1 - degli elementi provenienti dalla luce (massa - energia -
campo), con lelemento proveniente dalla materia pura (materia), dun-
que il medesimo rapporto di combinazione di ciascun elemento con gli
altri tre per costituire la particella elementare, la prima discontinuit mate-
riale.
37
La discontinuit del quanto di luce, o fotone, o quanto elementare dazione
che dir si voglia, quindi un riflesso della discontinuit della particella
materiale. La particella conserva la propria individualit ed indipendenza
fin quando non trasmuta mediante reazione chimica o reazione nucleare,
anche questa di ordine chimico, ma di potenza ben superiore.
Il quanto di luce non possiede invece una individualit indipendente, ma
sempre parassita della particella.
Il rapporto di 3 elementi combinati a 1 per il quale il quanto di luce pa-
rassita, indica che il quanto partecipa di pi del divenire e che la particel-
la, combinata con tutti e quattro gli elementi, partecipa di pi dellessere.
Si perviene cos al concetto di quanto vincolato alla materia della particella,
che conferisce al quanto di luce un singolarissimo significato di sua
costante relazione con una quiddit invariabile, fuori dal nostro spazio e
del nostro tempo, per cui la luce una perenne creazione: dalla materia pura
incombinata nei suoi elementi, alla materia combinata della prima combi-
nazione (della prima tra le prime quattro combinazione o particelle au-
tenticamente elementari) [cfr.: F. Severi, Atti Acc. Naz. dei Lincei, serie
VIII, vol. VI, sez. II, 1963.].
Nella legge dellindipendenza dei caratteri -legge primaria della genetica per
una miriade di singole particelle separate ed indipendenti, alle quali dia-
mo oggi il nome di geni e ieri (Mendel) di caratteri; ... nella legge per la
quale ciascun organismo la risultante dellazione di migliaia o decine di
migliaia di geni, ciascuno tramandato indipendentemente dagli altri, da
una generazione alla successiva; nella legge delle particelle di materiale
ereditario, ritroviamo il rapporto 3:1 dei caratteri dominanti e recessivi
(rapporto di Mendel: la somma dei dominanti per un carattere rispetto
alla somma dei recessivi per lo stesso carattere sta in rapporto 3:1).
Con questo rapporto cade lantica teoria delleredit mista od intermedia la
quale ammetteva che una pianta dai fiori bianchi ed una dai fiori rossi
(variabilit iniziale: bianco - rosso) avrebbe dato piante a fiori rosa e che
tale carattere (intermedio) avrebbe dovuto perpetuarsi nelle generazioni
successive, col risultato di giungere alluniformit e cio, alla perdita tota-
le della variabilit iniziale. Quel rapporto di Mendel dimostra invece che
librido, sia di colore rosso, o bianco, o rosa, nella generazione successiva
ripristina i tipi originari.
Il patrimonio ereditario costituito da particelle (come quelle materiali
della chimica-fisica) ordinate nella cellula. Queste particelle, in numero
elevatissimo seppure non conosciuto, sono i geni. ...
Il gene in biologia come latomo o la molecola o la particella cosiddetta
elementare: per ha le dimensioni di una grossa molecola. ... I geni [du-
rante la riproduzione] conservano la propria individualit, la propria
indipendenza dagli altri geni e la capacit -dominata dal rapporto 3:1
dellindipendenza dei caratteri- di ricombinarsi in tutti i modi possibili: la
variabilit iniziale (dei caratteri iniziali) si conserva nel corso delle gene-
razioni.
Il rapporto di Mendel, 3:1, quello stesso che abbiamo notato nella com-
binazione degli elementi (ciascuno dei quattro elementi si combina con
gli altri tre per costituire le quattro particelle elementari); che abbiamo
gi notato nella creazione continua di materia dalla materia pura ... ;
38
che abbiamo gi notato nel parassitismo del quanto di luce (tre elementi
combinati e sostenuti dal quarto elemento appartenente alla particella
della quale il quanto parassita).
Il divenire degli elementari il divenire che dispone il ritorno dei caratteri
mendeliani originari -divenimenti essenziali nei problemi della evoluzio-
ne- assomigliati dal rapporto (3:1) che si ricollega, in definitiva, al rappor-
to primigenio di combinazione dei quattro elementi della materia ..., rap-
porto dei caratteri originari dogni costituzione materiale [cfr.: F.
Pannaria, op. cit. supra.].
39
8. MATERIA ED ANTIMATERIA
8. 1. Considerando la costituzione della materia combinata, possiamo dire
in generale che i corpi fisici sono costituiti di aggregati molecolari, le
molecole sono aggregati di atomi e gli atomi sono aggregati di particelle;
ma non possiamo spingere pi oltre lanalisi perch la materia non divi-
sibile allinfinito; se dunque cercheremo di suddividere un corpo materiale
al di l dei suoi costituenti elementari, vedremo queste particelle scompa-
rire dalla scena fisica del nostro mondo e tornare direttamente alla mate-
ria pura donde erano inizialmente emerse.
Riassumendo quanto detto riguardo al quanto elementare dazione, esami-
niamo ora il processo con cui una particella elementare esce di scena.
Durante il solve della particella, gli elementi costitutivi si liberano e torna-
no allo stato potenziale nella materia pura. Di conseguenza si libera anche
il quanto di luce che aveva operato la loro aggregazione.
Sappiamo, dalla tabella sopra riportata ( 6. 4.), che i quattro elementi inter-
vengono nella costituzione della particella elementare con quantit disu-
guali.
Le particelle elementari sono infatti i rappresentanti concreti delle quattro
funzioni elementari della materia in corrispondenza dei suoi quattro stati di
fisica esistenza: solido, liquido, gassoso e radiante. E perci necessario,
affinch una particella elementare possa esprimere una determinata fun-
zione elementare, che quel determinato elemento intervenga nella costitu-
zione della particella stessa con prevalenza quantitativa rispetto agli altri
tre.
La struttura materiale sempre la realizzazione fisica della funzione; in completo
accordo, sin dalla prima ed originaria costituzione dei corpi, col dettato
mendeliano dellindipendenza dei caratteri genetici. In questo modo la
costruzione teorica di Severi e Pannaria abbatte dalle fondamenta la bar-
riera tra mondo fisico e mondo biologico e restituisce la connotazione di
vivente e vitale a tutti i corpi. Inoltre, tramite il concetto di funzionalit ele-
mentare, ripristina nella fisica la concezione pitagorica ove il numero, nel
nostro caso il modulo quantico di ciascun elementare, esprime una ca-
tegoria ordinatrice e regolatrice, secondo la quantit, dei fenomeni fisici.
Ogni particella elementare altera localmente lomogeneit della materia pura
rispetto alla distribuzione spaziale dei quattro elementi; cos prendendo
ad esempio lelementare della materia M, constatiamo che essa particella
costituita per quattro decimi di materia, per tre decimi di massa, per due
decimi di energia e per un decimo di campo. A causa della loro disomogenea
costituzione, le particelle elementari, affinch permanga inalterata lomo-
geneit della materia pura, ovvero affinch ne sia conservato
lilemorfismo globale, sono vincolate a nascere e perire insieme, a quattro a
quattro.
Se la produzione e la scomparsa a quattro a quattro delle particelle propria-
mente elementari in grado di assicurare la continuit globale della mate-
ria pura, tuttavia non risolve il problema dalla sua eterogeneit locale, nel
luogo occupato dalla particella stessa, ricordando al proposito che lo
40
spazio fisico la forma della materia pura.
Si pone dunque un nuovo problema, quello di identificare i requisiti fisici
della conservazione dellilemorfismo locale a fronte della stessa esistenza
dei corpi materiali, tutti costituiti, in ultima analisi, di particelle elementa-
ri.
8. 2. Torniamo cos al punto di partenza, alla suddivisione ternaria del-
luniverso fisico stabilita riconosciuta dai sapienti di tutte le epoche: come
definiremo, operativamente e fuori di metafora, la natura intermedia la cui
esistenza, per bocca di Pitagora, ci venne rivelata direttamente da Orfeo ?
Come rappresenteremo in termini attuali il Dat antichissimo degli egizi,
ovvero il Purgatorio dantesco ?
Finora abbiamo considerato solamente due regioni: il mondo fisico di scena
ed il mare magnum della materia pura. E abbiamo constatato che le loro
propriet non sono sufficienti a garantire localmente il presupposto fon-
damentale della nostra visione fisica: lomogenea continuit della materia
pura. Dovr perci esistere, tra il mondo fisico di scena e la materia pura
di retroscena, una regione intermedia che agisca da camera di compensazione
delluno nei riguardi dellaltra al fine di ristabilire anche localmente la
perduta continuit.
Prima di proseguire lindagine, opportuno fare un p di storia per rendere
a Cesare quel che di Cesare. Questa regione intermedia, solo successiva-
mente confermata sperimentalmente, ma male interpretata e conseguen-
temente falsata dalla fisica moderna, fu denominata da Severi antimateria
nel 1946 [Congr. Int. di Filosofia, Roma]; nel seguito, Pannaria integr e
chiar lidea del rovesciamento topologico di Severi con lipotesi del mon-
do fisico di retroscena, ipotesi dedotta, e resa fisica, mediante
lenunciazione del principio di scambio.
Si potrebbe obbiettare che una certa precedenza andrebbe riconosciuta a
Dirac in quanto aveva postulato, fin dal 1928, lesistenza dellelettrone
positivo. Bisogna tuttavia ricordare che a fronte della sua ipotesi, Dirac
non forn alcuna spiegazione circa il rapporto sussistente tra la particella e
la sua correlativa antiparticella, per il semplice motivo che non egli non
aveva ancora alcuna idea delle antiparticelle: per lui, sia lelettrone con
carica negativa, sia lelettrone con carica positiva, erano particelle del
nostro mondo, tanto pi che a quel tempo, non si sospettava neppure
lesistenza del neutrone, e lantimateria era ancora al di l da venire.
Amaldi, con la conferma sperimentale dellantineutrone, e poi Segr,
Blackett ed Occhialini, Yukawa, ecc., intervengono tutti, nella storia della
fisica, molto pi tardi.
8. 3. In buona sostanza, la relazione di reciprocit che lega la materia
combinata a quattro elementi alla sua controparte di antimateria incombinata
a quattro elementi, traduce sul piano propriamente fisico le antichissime
vicende mitologiche di tutti i gemelli di uguale sesso, cio monovulari
quali, nella nostra tradizione occidentale, furono Romolo e Remo ed i
Dioscuri Castore e Polluce.
41
Lantimateria il complemento alla materia pura della materia combinata: se consi-
deriamo la particella precedente, con modulo di combinazione elementare
(4 - 3 - 2 - 1), (materia, massa, energia, campo, rispettivamente), la sua
antiparticella avr antimodulo, perch di materia incombinata, [1 - 2 - 3
- 4], onde risulti sempre verificata la seguente relazione fondamentale che
esprime lisomorfismo del cronotopo come equilibrio tra materia-
antimateria da un lato, e materia pura dallaltro:
Materia+ Antimateria MateriaPura
Lantimateria inseparabile dalla materia combinata di qualunque corpo,
ma risiede in una regione spazio-temporale diversa. In altre parole
lantimateria limmagine speculare proiettata dalla materia combinata nel
proprio cronotopo di materia incombinata.
Lo specchio che opera tale riflessione il cronotopo stesso, cio la defini-
zione spazio-temporale del corpo; ci significa che la propriet fisica
fondamentale del cronotopo la consiste nelloperare la connessione tra
materia ed antimateria.
Rovesciando lo specchio, si invertono i ruoli: lantimateria incombinata
diventa materia combinata con modulo di combinazione corrispondente
allantimodulo, e viceversa per la materia combinata. Tornando allesem-
pio precedente, diremo dunque che allelementare di materia indissolubil-
mente associato un antielementare di campo, e corrispondentemente allele-
mentare di massa sassocia un antielementare di energia (si confrontino al
proposito i moduli quantici riportati nello schema al 6. 4.); si sottolinea
che mentre la particella costituita di materia combinata, la sua corrispon-
dente antiparticella materia incombinata. connessa alla particella (dal
proprio antimodulo) come complemento alla materia pura.
Pertanto lantimateria materia incombinata, ma dotata di specifica
connotazione cronotopica in relazione alla materia combinata del corpo a
cui sempre associata.
Tale connotazione cronotopica si traduce in una specifica distribuzione di
antielementi, (perch incombinati) connessi a quelli combinati del corpo.
Ne consegue che lantimateria ben diversa dalla materia pura,
incombinata anchessa, ma omogenea e continua, ossia priva di
connotazione cronotopica.
In conclusione lantimateria, pur essendo sempre indissolubilmente collega-
ta da un lato alla materia combinata, e dallaltro alla materia pura, rappre-
senta a buon diritto la terza ed intermedia regione del mondo giacch le
sue caratteristiche fisiche non possono essere derivate ne dalluna, ne
dallaltra.
8. 4. Rimane qualcosa da dire sul rovesciamento cronotopico mediante il
quale una determinata quantit di antimateria pu fare una fugace com-
parsa nel mondo della materia per annullarsi subito dopo con una corri-
spondente quantit di materia.
42
Condizione necessaria affinch si verifichi lannullamento di coppie di par-
ticelle che si determini il loro reciproco e simultaneo rovesciamento
cronotopico.
Questo evento, realizzabile artificialmente solamente in condizioni eccezio-
nali per il nostro pianeta (acceleratori di particelle), invece di norma nei
divenimenti cosmici ed origina sempre dalla disgregazione completa di
materia combinata e mai dalla generazione delle particelle.
Infatti la disgregazione completa e subitanea di un porzione di materia
combinata rende istantaneamente disponibili sulla scena fisica un deter-
minato numero di quanti dazione liberi, cio momentaneamente privi di
supporto materiale. Confinando detti quanti dazione in una regione
spaziale estremamente ridotta, essi, poich non possono sussistere liberi
se non per tempi infinitesimi, daranno luogo a particelle estratte diretta-
mente dalla materia pura.
Ci chiarisce anche per quale motivo quelle particelle siano instabili in con-
dizioni ordinarie: infatti esse vengono in essere unicamente come
corrispettivo materiale locale dei quanti liberi, cio in rapporto diretto ed
immediato con lo specifico cronotopo che risulta momentaneamente
abitato dai quanti liberi, senza rispettare i requisiti dellilemorfismo globa-
le, con i quali sapproda invece ad una generazione progressiva e stabile.
In questo particolarissimo caso, la formazione di particelle avviene in dero-
ga allequilibrio elementare tra materia pura e materia combinata. Al po-
sto di quellequilibrio, per definire le modalit di creazione della coppia
formata da particella ed antiparticella, interviene il rovesciamento del
cronotopo che permette ad entrambe di fare una momentanea comparsa
nel mondo fisico.
Cos si spiega, per sommi capi, la genesi delle antiparticelle intraviste da P.
A. M. Dirac; e si spiega pure il motivo, altrimenti e tuttora incomprensibi-
le dalla fisica, per cui sia la creazione, sia lannullamento di particelle ed
antiparticelle, avvenga esclusivamente per coppie specularmente simme-
triche e prive di stabilit in condizioni ordinarie.
43
9. IL PRINCIPIO DI SCAMBIO
9. 1. Introdotto il concetto di antimateria, occorre dare almeno un cenno
sul meccanismo fisico con cui si realizza la comunicazione tra la materia
combinata e la materia incombinata.
A questa interazione fondamentale si collega peraltro la nascita a coppie
delle cariche elettriche per cui non si pu produrre una carica elettrica
senza produrne unaltra uguale e di segno opposto: in luoghi diversi di
uno stesso corpo, come nel caso della polarit magnetica, oppure in corpi
diversi, onde le cariche elettriche bench generate strettamente insieme si
producono distinte e possono essere separate.
Dalla medesima interazione fondamentale si pu dedurre anche la
primogenitura delle cariche magnetiche, prodotte a doppio, rispetto alle
cariche elettriche, prodotte a coppia.
Da questo punto di vista, la produzione delle cariche elettriche unitarie si
configura infatti come la separazione in corpi distinti, il protone e lelet-
trone, delle cariche magnetiche originariamente contenute in un solo cor-
po, il neutrone, a seguito del divenimento descritto, ma finora non spie-
gato, dalla reazione correntemente nota come decadimento beta: tale
divenimento in realt la porta di transito tra il nostro mondo fisico di
scena e le quinte della regione intermedia.
Una trattazione appena esauriente di questi argomenti esula dai nostri pro-
positi immediati che sono quelli di fornire i rudimenti concettuali di una
nuova fisica integrata in un ampio spettro disciplinare; se ne fatta men-
zione solo per destare in qualche volenteroso il desiderio di approfondirli.
9. 2. Il rapporto che la materia stabilisce su base propriamente fisica con
lantimateria trascende la fisica ed invade, unificandoli, campi della scien-
za convenzionalmente reputati del tutto estranei tra loro ed irriducibili ad
una visione dinsieme. Alcuni aspetti rilevanti di questa visione saranno
presentati a conclusione del presente lavoro, reputiamo utile tuttavia dar-
ne qualche anticipazione come premessa al principio di scambio tra mon-
do ed antimondo riportando di seguito un estratto di F. Pannaria [da
Natura della materia, in RESPONSABILIT DEL SAPERE, vol. 54, apr.
giu. 1960]:
Dice Francesco Severi: oggi la scienza ad ogni conquista materiale dovrebbe oppor-
re un antidoto morale onde assicurare lequilibrio tra conoscenza e comprensione,
macchina e civilt.
E un antidoto morale opportuno, ed anche necessario a risvegliare la pru-
dente oculatezza dal momento che la scienza lanciata nelle pi audaci
avventure del pensiero e dellazione, il seguente.
Se qualsiasi particella di scena -dalle particelle elementari alle particelle di
qualsiasi ordine e grado e quindi alle macromolecole, cellule, agli organi e
poi ai virus, batteri, alle vitamine, ecc. ecc.- se qualsiasi particella di scena ha
una propria antiparticella di retroscena (antiparticelle elementari, antiparticelle,
antiatomi, antimolecole, antivirus [e qui pensiamo allAIDS, n.d.r.],
antibatteri, antivitamine, ecc. ecc.) anche luomo che fatto di tante e tante parti-
celle non pu non avere una propria totale antiparticella.
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Come la possieda, luomo, cotesta sua antiparticella totale della quale egli
maschera o persona e come funzioni nella unit vivente e pensante uma-
na, un altro discorso; ma un discorso che si riconnette a quel che dice-
va Aristotele tanti secoli or sono nel trattato sullAnima e per cui lo scri-
vente cede la penna e il compito ad altri che in questordine di problemi e
con ben altre cognizioni possono andare pi a fondo. Aggiungo semplice-
mente, e qui rientro nellordine delle mie possibilit che potr sviluppare
in seguito, che il trattato sullAnima, di Aristotele un trattato di biologia
in cui egli fonda la dottrina vitalista. Come primo e pi tipico rappresen-
tante del vitalismo di tutti i tempi, -scrive il Montalenti,- deve essere con-
siderato Aristotele.
9. 3. Il senso della sorprendente argomentazione di Pannaria viene chiari-
to dal principio di scambio. Il quale responsabile della stabilit, ovvero della
permanenza in essere di ogni corpo fisico ed assolve un duplice compito:
da un lato spiega perch la particella non si riunisca alla propria
antiparticella, e dallaltro perch gli elementari non si combinino a coppie
per tornare alla materia pura.
Soffermiamoci ancora sul processo di formazione di una particella elemen-
tare tenendo a mente laforisma centrale degli alchimisti secondo il quale
lo spirito agisce secondo la disposizione della materia. Sappiamo infatti, che me-
diante unopportuna disposizione dei corpi (campi elettromagnetici, pla-
smi, ecc.), i quanta fotoni possono venire indotti ad interagire col
cronotopo elementare di materia pura. E vi rimangono per cos dire
intrappolati, perch in questa coniugazione la materia pura cede il suo ele-
mento materia ai tre elementi di massa, di energia e di campo determinati,
e messi in azione dai fotoni, nel corrispettivo necessario alla sussistenza
fisica della neo formata particella.
Ci che resta della materia pura, privata di quantit disuguali dei quattro
elementi nel volume elementare del cronotopo, diviene lantimateria della
particella.
E il momento di ricordare quanto detto in precedenza nei riguardi del tem-
po, ovvero che la forma globale dei quattro elementi. Il fotone, ossia il
quanto elementare dazione agente nella materia combinata, non si con-
verte in massa, ma esplica la sua azione conferendo propriet massive alla
materia e stabilendo latto di moto primario tra gli elementi combinati
nella particella e gli elementi incombinati dellantiparticella.
Per lintervento del quanto elementare dazione, la materia pura si combina
ed entra nel dominio del tempo, o meglio, della frequenza specifica e
correlativa alla quantit ed alla qualit di materia aggregata. Questa fre-
quenza ha, come noto, le dimensioni dellinverso di un tempo e quindi
definisce la durata della coniugazione tra materia ed antimateria; nel caso
propriamente elementare, mediante la frequenza fondamentale viene defi-
nito il quanto di tempo .
Lintervento del quanto elementare dazione perturba localmente la materia
pura ponendola localmente in risonanza tra la fase combinata e la fase
incombinata, ossia tra particella ed antiparticella. Infatti, a causa degli
effetti della perturbazione sulla distribuzione cronotopica degli elementi,
45
nessuna delle due fasi pu dirsi stabile perch nessuna delle due in gra-
do di compensare, da sola, la perdita dellilemorfismo locale; n, peraltro,
alcuna di esse pu, da sola, compensare la perdita dellilemorfismo globa-
le. E questo il motivo per cui alla materia pura possono tornare solo le
particelle elementari ed a quattro a quattro, solo in questo modo vengono
infatti restituite alla materia pura quantit uguali dei quattro elementi; per
il medesimo motivo tutte le altre particelle non si annullano con la pro-
pria antiparticella, ma al contrario ne traggono stabilit.
Da questo schema, in conclusione, emerge la definizione di antimateria in
rapporto al principio di scambio:
Lantimateria lelemento materia in atto di scambio dalla materia pura e
incombinata verso la materia combinata, e viceversa (Severi e Pannaria,
Atti Acc. Naz. Lincei, 1963).
La prima azione e reazione della materia pura incombinata nei suoi elemen-
ti quella della luce.
9. 4. Fin qui abbiamo descritto le modalit dello scambio fondamentale da
cui ogni corpo trae la propria sussistenza dalla materia pura ed in rappor-
to ad essa. Possiamo ora chiederci come avviene linterazione tra corpi
diversi, ovvero in che modo lenergia viene trasferita da un corpo ad un
altro.
Si era detto che secondo gli alchimisti il fuoco di un corpo agisce sul fuoco di un
altro corpo. Ci, tradotto in parole attuali, significa che linterazione tra due
corpi si realizza soltanto se vi un corpo che perde energia e,
corrispondentemente, vi un altro corpo che ne acquista quanta quello
ne ha perduta (ovviamente a meno delle inevitabili dispersioni, le quali
tuttavia sono ancora delle cessioni di energia allambiente).
Gi sappiamo al riguardo, che per variare il contenuto energetico di un
corpo bisogna alterarne la struttura. Ed abbiamo appena scoperto che la
sua struttura in stretto rapporto con i quanta fotoni che erano stati ne-
cessari ad aggregare il corpo partendo dalla materia pura ed originaria.
Ne consegue che alterando la struttura di un corpo e specificamente inde-
bolendola per estrarne energia, non facciamo altro che prelevare da esso
una parte dei quanta fotoni inerenti alla sua costituzione; in ordine al
bilancio elementare, oltre allelemento energia, preleveremo dunque anche
massa e campo; non dobbiamo infatti dimenticare che se la materia del
corpo non subisce mutazioni di tipo chimico od atomico, energia, massa e
campo sono i tre elementi della materia combinata correlativi al fotone.
Quindi il trasferimento di energia da un corpo ad un altro equivale al trasfe-
rimento di fotoni. I quali tuttavia non sono pi allo stato libero, ma in
qualche modo risentono della morfologia del corpo di provenienza il
quale, tramite la massa, li ha riversati nel proprio campo; sono, in defini-
tiva, dei quanti vincolati agli elementi.
Gli elementi riversati dal corpo sono dunque tre, massa, energia e campo,
essendo venuto a mancare il supporto materiale rappresentato, prima del
riversamento, dal corpo stesso.
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Ed allora, durante il trasferimento da un corpo ad un altro, i quanti riversa-
ti, che non possono sussistere senza supporto materiale, non troveranno
altro appoggio che la materia pura interstiziale tra i due corpi. La quale
fornir loro, per cos dire, in prestito momentaneo lelemento materia
onde quelli possano mantenere, seppure con modalit diverse, lirrinun-
ciabile costituzione fisica a quattro elementi. In tal modo i quanti di scam-
bio permangono sempre, -prima, durante e dopo il riversamento,- parassiti
dellelemento materia. In altre parole, sono delle pseudo-particelle le qua-
li, in quantit e concentrazione opportune possono appropriarsi momen-
taneamente, provocando un rovesciamento cronotopico, dellelemento
materia e diventare, per un brevissimo tempo particelle a tutti gli effetti.
Concludendo, i quanti di scambio, riversati da un corpo ed assunti da un altro
sono responsabili di ogni possibile interazione tra i corpi; invece quelli
riversati e riassunti dal medesimo corpo sono responsabili del moto del
corpo stesso (moto di scambio). Inoltre i quanti di scambio, riversati in
numero ed intensit opportuni possono diventare essi stessi particelle,
oppure interferire tal quali con i quanti di riversamento di altre particelle,
generando in tal modo le forze di scambio fra le particelle.
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10. LA BIOLOGIA E IL SECONDO PRINCIPIO DELLA
TERMODINAMICA
10. 1. Viviamo in unera biologica: lo schieramento di risorse economiche
e mentali messo in campo per la ricerca dei fondamenti della vita di
ampiezza impressionante e rivaleggia per gigantismo solamente con gli
apparati della fisica delle alte energie. Tuttavia la biologia cosiddetta mole-
colare ancora lontana dalla soluzione dellenigma genetico ed allo stato
dei fatti un progresso a breve scadenza verso la comprensione dei proces-
si fondamentali della vita non sembra neppure realisticamente
ipotizzabile.
Non abbiamo ricevuto dai fati il dono della profezia, per formulare tale
previsione non occorre essere n Cassandre n sibille, basta la capacit di
ragionare, appannaggio delluomo comune, ma purtroppo non di qualun-
que uomo: il problema dellorigine della vita conserva ostinatamente il suo
segreto e respinge ogni assalto per il semplicissimo motivo che viene
affrontato con un metodo dindagine destinato al fallimento, perch co-
struito sopra una clamorosa contraddizione.
La moderna biologia molecolare non ha struttura logica e nega mentre af-
ferma.
Nega lapplicabilit del secondo principio della termodinamica ai viventi;
quel principio, nella sua formulazione classica, viene riconosciuto valido
esclusivamente nellambito dei sistemi chiusi e dei processi reversibili
delimitati da stati di equilibrio, mentre nessun fenomeno biologico pu
considerarsi perfettamente reversibile e perfettamente isolato dallambien-
te esterno.
Ma allo stesso tempo afferma, col nome stesso di Biologia Molecolare del Gene,
la validit del secondo principio della termodinamica, poich la denomi-
nazione equivale allimplicita affermazione che i fondamenti della vita
siano investigabili con metodo fisico-chimico e siano individuabili nella
disposizione assunta da molecole chimiche tramite reazioni chimiche, le
quali sono sempre rigidamente vincolate allosservanza del famigerato
principio dagli irrinunciabili requisiti di conservazione della massa e del-
lenergia.
Ci non ostante, la biologia continua a proclamarsi innocente da ogni accu-
sa di violazione del secondo principio sostenendo, in definitiva, che detto
principio inapplicabile agli organismi in ragione dellostacolo opposto
dalla complessit della loro architettura, ma che tuttavia rimane lecita-
mente applicabile, quanto meno su base statistica, ai loro costituenti pi
semplici. Daltronde tale modo di ragionare non viene ritenuto contrad-
dittorio in vista dellimpostazione rigorosamente analitica del problema
sperimentale, che consente di scavalcare agevolmente, e con grande disin-
voltura, ogni considerazione di natura morfologica: prima tra tutte, quella
della rispettabilit, cos inopportuna ai fini positivisti, della stessa
morfologia. In ordine alla quale andrebbe ricercata lintegrazione delle
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parti nel complesso, poich innegabile che lesistenza del complesso
condiziona in maniera determinante il comportamento dei singoli costi-
tuenti: basta pensare al caso semplicissimo dellacqua, ove lidrogeno e
lossigeno cessano di esistere come sostanze gassose per dar vita ad un
liquido con propriet fisico-chimiche affatto diverse.
Ma la chimica e la fisica non presiedono alla nascita di tali propriet, le ap-
plicano e ne misurano gli effetti: lorigine delle propriet sensibili dei
corpi rientra nel campo dindagine della morfologia, i cui principii, sem-
pre pi offuscati dalla fantasmagoria tecnologica, sono ormai riposti in
buon ordine, come abiti smessi, negli armadi del passato.
Cos ci si sbarazza in fretta anche di un altro gravoso inconveniente: se
infatti sammettesse che il mondo organico non conforme al secondo
principio della termodinamica, si dovrebbe conseguentemente ammettere
lesistenza di una indefinibile forza vitale capace di contrastare le forze
fisiche, donde si perverrebbe alla conclusione che i viventi obbediscono a
leggi diverse da quelle della fisica e della chimica.
Ma di una chimica e di una fisica insufficienti, come si dimostrato in pre-
cedenza, a dar conto financo delle loro stesse basi paradigmatiche scosse,
ormai quasi quotidianamente, dallevidenza sperimentale.
10. 2. I fondamenti della concezione morfologica delineati nella teoria
ilemorfa riconducono invece la visione fisica nellalveo del realismo natura-
le.
Recuperata lintelligibilit degli eventi, la maggior parte delle incongruenze
scompaiono e numerose difficolt concettuali sappianano; ed anche la
forza vitale trova unadeguata definizione e ritorna di diritto tra le forze
fisiche da cui, a ben considerare, non si mai discosta perch, essendo
fisicamente agente, non potrebbe avere altra collocazione.
Che fine fa il secondo principio della termodinamica in questo cambiamen-
to di prospettiva ? Conserva la sua validit ma, ove necessario, dovr in-
cludere nel computo dei contributi entropici anche termini di segno nega-
tivo: si dovr pertanto ammettere la possibilit di fenomeni naturali pro-
duttori di entropia negativa, onde esistono processi, soprattutto quelli
collegati alle funzioni vitali, in grado di agire finalisticamente, e sistemi fisici
capaci di conservare e di accrescere lorganizzazione della propria struttu-
ra a spese della disorganizzazione dellambiente circostante.
La capacit di produrre entropia negativa una prerogativa fondamentale
dallantimateria da cui scaturiscono effetti fisici rilevanti; questi, attenta-
mente investigati, vennero compresi nellambito di una Teoria unitaria del
mondo fisico e biologico [Humanitas Nova, Roma, 1944] da un allievo di Seve-
ri ingiustamente (e forse volutamente) dimenticato, il matematico Luigi
Fantappi, alla cui opera rimandiamo quanti fossero interessati ad ulterio-
ri approfondimenti.
Gli antichi usavano raffigurare lincessante rigenerazione della natura, col
geroglifico dellouroboros, il serpente che si morde la coda, la cui spiegazio-
ne compendiata da Platone in una sentenza di rara efficacia, il mondo si
nutre dei prodotti della propria distruzione. Il medesimo concetto, e le sue pi
fonde implicazioni, risuonano nei versi sublimi del Qohelet il poema sacro
ove il lamento dellEcclesiaste, figlio di Davide, assume dimensioni
cosmiche :
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Cos ci che stato ? quello stesso che sar.
Cos ci che accaduto ? quello stesso che accadr.
Non c nulla di nuovo sotto il sole, n alcuno pu dire: Guarda,
questa cosa nuova
poich esisteva gi nei tempi andati, prima di noi. (Ec. 1; 9, 10)
11. ANALOGIA TRA QUANTI E VIRUS
11. 1. Riportiamo di seguito, senza altri commenti, alcuni estratti sulla
natura dei virus; introdurranno il problema biologico in modo nuovo e
coerente con la visione sintetica che si propone di esaminare i fenomeni
del vivente come eventi della materia organizzata, e quindi assoggettati
alle leggi della nuova fisica, di cui finora sono state scritte solo le prime
pagine.
In condizioni fisiologiche, i virus sono dei microrganismi al limite tra il
mondo organico ed il mondo inorganico, col compito di accelerare la
degradazione dei prodotti del ricambio normale degli organismi
policellulari, favorendo cos lincessante interscambio delle energie tra il
mondo biologico ed il mondo minerale. Pertanto i virus -nelleconomia
dellUniverso fisiologico- sono dei necessari e validi collaboratori. Senza
di essi verrebbe a mancare un anello -relativamente importante- nella
catena dei processi della vita biologica normale. In permanente contatto,
in simbiosi fisiologica, con il terreno organico umano, animale, vegetale,
vivono quindi dei virus,... a spese dei residui alimentari e dei prodotti del
ricambio normale dellorganismo ospitante, favorendo la disintegrazione
e la eliminazione di queste sostanze (A. Mobilio, comun. allA.I.S.M.I.,
Napoli, ott. 1993).
Circa la natura dei virus si pu essere concordi nel riconoscere che si com-
portano come organismi viventi sebbene non siano dotati di un metaboli-
smo vitale proprio, e quando si riproducono partecipano del metabolismo
della cellula ospite; inoltre il virus reagisce diversamente agli stimoli del-
lambiente, dentro la cellula, aderente alla cellula, tra le cellule dove pu
presentarsi come una particella quasi inerte; infine il virus si riproduce
nella cellula, non da s stesso, mediante un processo di scambio analogo
alla riproduzione dei quanti conservatori del moto.
11. 2. A questo punto possiamo intendere una prima fondamentale analo-
gia tra quanti e virus: come il quanto che non possiede lelemento materia
nella sua costituzione, cos il virus non possiede la base di un metaboli-
smo proprio; il quanto si appoggia ed aderisce allelemento materia della
particella ed parassita della particella, il virus quale base per il metaboli-
smo adopera quello della cellula ed parassita della cellula (cfr.: F.
Pannaria; Quanti e virus, Nuova Antologia, n. 2064, dic. 1972).
50
Analogia tra quanti e virus: il virus parassitario della cellula come il quan-
to della particella e si moltiplica quantisticamente nella cellula in modo
simile allenergia, correlativa ad un impulso; come il quanto prodotto
dalla massa, cos il virus incapace di prodursi e riprodursi fuori della
cellula; come il quanto che privo di un sostrato materiale proprio, per
cui di norma parassita dellelemento materia della particella o della ma-
teria pura, anche il virus un organismo di per s incompiuto, insufficien-
te al proprio metabolismo, e perci allogato nelle cellule (F. Pannaria,
Genealogia delle particelle, manoscritto inedito).
51
12. FOTONI BIOLOGICI
12. 1. Lo studio dei fondamenti fisico-chimici dei processi vitali un tema
complesso ed in gran parte inesplorato; per affrontarlo, seppure in modo
sommario, necessario premettere alcune considerazioni a chiarimento
del parassitismo dei quanti di scambio nei confronti della materia.
Come si ricorder, largomento stato gi introdotto in relazione
allinterazione di scambio, ma in quelloccasione stato appena sfiorato,
non essendo indispensabile alla descrizione intuitiva dei processi di scam-
bio. Diventa invece determinante per indagare, mediante i processi di
scambio, i fondamenti di una nuova e pi coerente visione biologica.
Torniamo alla luce nera e vera. Col quanto elementare dazione, che avevamo
preferito chiamare alternativamente quanto di luce nera, si definisce una
determinata quantit, unitaria ed indivisibile, di una grandezza che in
fisica va sotto il nome di azione ed ha le dimensioni di unenergia
moltiplicata per un intervallo di tempo. In meccanica quantistica, il valore
misurato di questa grandezza espresso dalla costante di Planck che si
indicata con la lettera h.;perci h misura la quantit dazione, o di luce,
desunta dagli effetti energetici da essa luce prodotti sulla materia combi-
nata. Lenergia infatti uno dei quattro elementi costituenti dei corpi e
per questo motivo la quantit unitaria dazione propriamente detta quan-
to elementare.
Questa definizione non contiene tuttavia alcuna informazione sulla natura
dellagente fisico che ci stato presentato come azione. Dai manuali, ap-
prendiamo solamente che lazione : una quantit integrale associata con ogni
possibile moto di un sistema di particelle, di campi, o dentrambi:. Nel caso pi
semplice di un corpo libero da influenze esterne, lazione, che dovr pur
essere una grandezza fisica, risulta invece definita in termini puramente
matematici dallintegrale nel tempo del prodotto tra i valori istantanei della
quantit di moto e della correlativa variazione di luogo del corpo stesso
(ovvero della derivata temporale della coordinata generalizzata).
Sebbene sia molto difficile ricavare da questi dati un significato fisicamente
intuitivo dellazione, possiamo per dedurne che rappresenta unattivit
complessiva dedotta a posteriori, come misura dellattivit espressa dal
corpo istante per istante nel moto locale, il quale a sua volta leffetto
della sua vis viva..
Questo concetto venne introdotto nella fisica da un contemporaneo di
Newton, il filosofo Leibnitz, e pu essere considerato la chiave di volta
della fisica moderna perch apr la strada a tutto il successivo formalismo
matematico. Nellaccezione originaria, la vis viva. non era altro che forza
vitale del corpo in cui si compendiava ogni sua capacit di compiere lavo-
ro, poich, secondo lenunciato di Leibnitz, il lavoro fatto dalla forza pari
alla variazione di vis viva, il cui valore operativo, in relazione al moto,
equivaleva al doppio della quantit oggi conosciuta come energia cinetica.
Lenergia cinetica infatti una quantit scalare che non esprime alcuna
propriet fisica del corpo in quanto - importante notarlo- dipende
52
esplicitamente dalla geometria dello spazio in cui viene misurata tramite lele-
mento di linea rappresentativo di detto spazio, ossia dalle sue propriet
metriche.
Tutto ci premesso, se vogliamo capire qualcosa di pi intorno allazione,
dovremo inquadrare il problema nella cornice della filosofia naturale.
Capovolgendo allora il punto di vista, lazione appare come un ente in poten-
za rispetto allattuale svolgimento del moto, cio come un agente interno
al corpo e responsabile del moto, il quale invece si determina localmente
in rapporto alle forze agenti dallesterno sul corpo stesso.
In altre parole, lazione una potenzialit globale del corpo desumnta a
posteriori dallo svolgimento temporale del moto, congiuntamente definito
dalla quantit di moto (prodotto della massa per la velocit) e dalla varia-
zione istantanea di posizione.
A ben considerare, ci troviamo in una situazione perfettamente analoga a
quella che condusse Newton alla celebre definizione di massa: la quantit di
materia la misura desunta congiuntamente dalla sua densit e dal suo volume, ...
chiamer indifferentemente massa o corpo tale quantit di materia [Principia
Mathematica Philosophiae Naturalis, primo scolio].
E evidente che per Newton la materia un ente conosciuto tramite i suoi
effetti fisici; la sua definizione di massa quale misura di quellente, affer-
ma dunque lesistenza della materia (pura) e la pone allorigine della densi-
t e dellestensione spaziale dei corpi. Ci equivale a dire che la materia
interviene secondo la quantit nel rapporto tra la densit ed il volume dei
corpi, onde una variazione locale di detta quantit si traduce in una corri-
spondente variazione di massa.
Applicando il medesimo ragionamento allazione, la cui unit di misura la
costante di Planck, giungiamo alla conclusione che esiste un ente la cui
variazione durante un intervallo di tempo genera energia, ovvero che
lenergia leffetto fisico prodotto della mutazione temporale di una pro-
priet fisica denominata azione.
In termini di filosofia naturale, con lazione si risolve il problema
aristotelico dellefficiente, cio della necessit di una causa attiva permanen-
te capace di dar conto non solo dei divenimenti della materia combinata,
ma anche della primitiva conformazione della materia pura: secondo
Aristotele non pu infatti sussistere alcuna materia priva di forma.
Da ci si traevano due conclusioni: che luniverso materiale delimitato,
ovvero chiuso e finito, e che lo spazio geometrico riveste propriet fisiche
e coincide con lestensione della materia pura (cfr. 1. 7.).
Per evidenziare lintima connessione tra i due principii originari ed univer-
sali ai quali si riconduce ogni divenire, luno agente come causa attiva, lal-
tro paziente come causa materiale, sembra preferibile indicare col nome di
luce pura lazione continua e permanente che delimita, conformandola
nello spazio geometrico, la materia pura e, e che pertanto attua la chiusura
delluniverso.
53
La natura luminosa, continua e permanente della causa attiva si rispecchia
nel carattere universale dei suoi effetti fisici: di massa (gravitazione), di
energia (radiazione termica di fondo) e di campo (radiazione elettroma-
gnetica).
12. 2. Poich in ultima analisi tutte le considerazioni biologiche che ci ac-
cingiamo a svolgere sono fondate sulla fisica dei fotoni, conviene riepilo-
gare per sommi capi i concetti fondamentali esposti in precedenza
Il quanto elementare dazione espresso dalla costante di Planck misura una
determinata quantit di luce pura, e precisamente la quantit che d luogo
alleffetto energetico unitario, perci detto elementare. Il cronotopo ele-
mentare di materia pura la misura della minima quantit di materia pura
che per lazione della luce pura, in ragione del quanto elementare, costitui-
sce il pi piccolo grano di materia combinata, cio la minima particella,
per ci detta elementare. Il meccanismo con cui si realizza detta
interazione il primo e fondamentalissimo atto di scambio ove: - la mate-
ria perde la sua continuit e, diventando discontinua e concreta, si costitu-
isce in funzione elementare, esprime cio fisicamente le funzioni rappre-
sentate dai quattro elementi; - ed il quanto di luce perde la sua fisionomia
per dare luogo ai tre elementi attivi (massa, energia e campo) che, associa-
ti al quarto, il principio materiale passivo, costituiscono la particella.
Ogni successiva interazione, tra le particelle e tra i corpi in generale, viene
realizzata dallo scambio di elementi. In base alle considerazioni gi svolte,
la quantit dazione coinvolta in uno scambio non pu essere inferiore
alla costante di Planck, onde lenunciato di Pannaria (com. priv., 1994):
il quanto elementare di azione lo scambio di un elemento, uno qualunque dei quattro
(scambi di elementi tra particelle nucleari e subnucleari con variazione del modulo
quantico).
Se la natura del corpo interagente non subisce cambiamenti durante
linterazione, gli elementi scambiati non includono lelemento materia, il
quale connesso allindividualit del corpo medesimo; in questo caso
vengono scambiati solo energia, massa e campo, cio i tre elementi attivi
originariamente provenienti dalla luce pura; si tratta in definitiva di uno
scambio di fotoni.
I fotoni sono dunque i quanti di luce pura che, perduta la connotazione ab
universali, esprimono la specifica morfologia del corpo tramite i tre ele-
menti citati, e la conservano durante lo scambio, nel senso che conserva-
no i rapporti numerici sussistenti tra gli elementi del corpo di provenienza
dal momento che, ovviamente, non si pu scambiare pi di quel che si ha.
Lindividualit del corpo, impressa nella sua forma materiale, cambia duran-
te le reazioni chimiche, tra le quali sono da annoverarsi anche le cosiddet-
te reazioni nucleari, che in realt sono atomiche, poich coinvolgono linte-
ra struttura dellatomo e non soltanto il nucleo. Durante una reazione
chimica i corpi materiali cambiano individualit, divengono altri, lidroge-
no e lossigeno, reagendo, diventano acqua, cio una materia diversa, un
liquido che non ha pi nulla in comune con i gas che lhanno generata.
54
In questo caso, ove contemplato un cambiamento della forma materiale, il
meccanismo di scambio coinvolge tutti e quattro gli elementi; e mutando
la materialit, vengono rimessi in gioco quanti dazione che avevano ag-
gregato i reagenti a partire dalla materia pura; tali quanti di luce pura ri-
mangono tuttavia confinati nel mondo fisico e, come si vedr di seguito,
vengono reimpiegati per dare consistenza ai prodotti della reazione.
Durante la reazione chimica i reagenti muoiono, cio lasciano disponibile ad
altre e diverse aggregazioni il loro substrato materiale. Questo, momenta-
neamente privo di connotati fisici, cio di morfologia, viene nuovamente
conformato, nella fisionomia dei prodotti, dai quanti di luce pura liberati
dalla distruzione dellaggregazione dei reagenti, donde la conservazione
dellenergia e della massa durante tutto il processo. opportuno sottoline-
are che quando la forma materiale muta, i quanti di luce perdono lindivi-
dualit fisica acquistata allatto della costituzione del corpo e tornano ad
essere ci che erano originariamente; perci durante le reazioni chimiche
non vengono messi in gioco fotoni, ma quanti di luce pura.
12. 3. La distinzione tra fotoni e quanti di luce pura importante soprat-
tutto per la comprensione dei processi vitali degli organismi superiori,
perch gioca sempre un ruolo determinante nella digestione degli alimen-
ti, quale che sia la morfologia: questa, in termini generali, lalchimica
digestio.
Considerata sotto laspetto chimico, la digestione solamente un complesso
di reazioni mirate alla destrutturazione degli alimenti in parti assimilabili
(altro problema formidabile quello dellassimilazione); considerata invece
sotto laspetto fisico, la digestione una sorgente di quanti di luce pura.
Lunico vero alimento del creato la luce: la sentenza perentoria, ma non
esagerata. Per dimostrarne la fondatezza, ci aiuteremo con un esempio.
Sappiamo che lenergia elettrica, per contenere le perdite, viene prodotta
nelle grandi centrali ad altissima tensione; in quelle condizioni, oltre ad
essere estremamente pericolosa per lincolumit delluomo, non adatta
ad essere impiegata per gli usi comuni, ma solo per utenze molto partico-
lari come quelle rappresentate dagli impianti di grande potenza; man
mano che ci si allontana dal luogo di produzione e ci si avvicina a quello
di pi larga utilizzazione, la corrente viene dunque trasformata e la sua
tensione viene abbassata a valori meno pericolosi e pi adatti alle
apparecchiature di uso familiare od individuale. A questo livello, diciamo
intorno ai 220 volts, la corrente elettrica in grado di far funzionare la
stragrande maggioranza degli apparecchi, dal ferro da stiro, che la conver-
te interamente in calore, alla lampadina, che la converte parzialmente in
illuminazione, e via enumerando sino ai pi sofisticati calcolatori elet-
tronici; ognuno di tali apparati ha funzioni specifiche ed invariabili, onde
verrebbe preso per pazzo chi usasse un televisore per stirare una camicia !
Per la luce le cose non vanno diversamente. Infatti il calore, lilluminazione
e lelettricit sono le tre manifestazioni fenomeniche della luce pura nella
materia combinata: la luce pura, unica ed universale, lalimento di tutti
gli enti fisici, ma ciascuno ne assume e ne usa secondo le esigenze della
55
propria morfologia, cio in quantit diverse e con modalit diverse.
Queste quantit e queste modalit, espresse in termini biologici, costituisco-
no la fisiologia dei processi di assimilazione, ossia il meccanismo che
traduce i quanti di luce pura in fotoni individuali.
Con i processi della digestione, lorganismo suddivide il cibo in due parti:
una parte pura, cio adatta allalimentazione vera e propria, ed una parte
impura che va a costituire le feci. Tuttavia lalimento e le feci non posso-
no essere definiti in senso generale, ma solo in rapporto ad ogni indivi-
duo, poich la differenza tra luno e le altre determinata esclusivamente
dalle esigenze e dalle capacit di assimilazione del singolo organismo.
In considerazione di ci, Paracelso, a cui rivolgiamo la nostra gratitudine di
umili discepoli allo scadere del mezzo millennio dalla nascita, scrisse nel
Liber Paramirum di un alchimista interno ed individuale addetto al processo
digestivo; e per esemplificare, sosteneva che, tra gli animali, il maiale
dotato dellalchimista interno pi abile e raffinato, poich in grado di
isolare ed estrarre la parte pura da un materiale in cui gli altri trovano
solamente feci: il maiale riesce infatti ad alimentarsi anche con i rifiuti. In
conclusione, lunica distinzione tra lalimento e le feci lassimilabilit
delluno e la non-assimilabilit delle altre.
Vi sono dunque delle sostanze che non hanno facolt dingresso nellorga-
nismo o meglio, per usare un termine caro agli alchimisti, sono prive di
ingressio nei suoi riguardi: per luomo, una di queste sostanze il ferro. In
generale, la variet di sostanze assimililabili diminuisce man mano che
aumenta il grado di complessit funzionale degli organismi. Dunque sono
relativamente poche le sostanze assimilabili dagli organismi superiori e,
per quanto sorprendente possa sembrare, tutte le altre devono essere
prodotte in loco a partire da quelle assimilabili: con quale chimica ? Come
viene prodotto ad esempio il ferro rosso del sangue ?
Con lassimilazione, i costituenti della parte di cibo ritenuta pura e ricavati
per digestione, ottengono il permesso dingresso nellorganismo, vengono
smistati in rapporto alle esigenze fisiologiche (nei mammiferi questo com-
pito delicatissimo viene svolto dal fegato) ed infine ciascuno di essi viene
convogliato, tramite il veicolo ematico, alla sua funzione, ossia alla cellula-
organo che li necessita: in tal modo diventano parte integrante del corpo.
Ci che lorganismo riconosce come alimento a sua volta composto di
due parti. La prima parte pu essere detta strutturale ed di natura preva-
lentemente chimica: fornisce allorganismo il materiale necessario al risar-
cimento dellusura fisiologica, alle eventuali esigenze dellaccrescimento o
della riproduzione e alla riparazione di danni occasionali. La seconda
parte, strutturante e propriamente biologica, di natura radiante e quindi
agisce con modalit fisiche per rifornire lorganismo di energia vitale, ovve-
ro della quantit di azione necessaria per lo svolgimento delle sue molte-
plici funzioni.
Avendo gi individuato la ragion fisica della forza vitale, possiamo spiegare
il processo di assimilazione senza timore di venire fraintesi: con lassimila-
zione, i quanti di luce pura ricavati dalla destrutturazione dellalimento,
divengono fotoni individuali, si specificano nelle funzioni organiche a cui
sono destinati e svolgono le multiformi mansioni di attivatori degli
56
scambi vitali.
La forza vitale dunque misurata dal fabbisogno energetico specificamente
biologico dellindividuo, ossia dallenergia necessaria per attivare e soste-
nere la funzione catalizzante, che negli organismi superiori attuata dai
complessi enzimatici.
I due aspetti dellalimentazione, quello strutturale e quello strutturante,
sono dunque distinti ed hanno funzioni complementari: luno pu essere
paragonato al materiale da costruzione, laltro alla capacit progettuale ed
al controllo della messa in opera. Il loro intimo collegamento riproduce e
specifica nel microcosmo individuale il rapporto universale esistente nel
Macrocosmo tra la Natura Naturante e la natura naturata di scolastica me-
moria.
In conclusione, e fuori dal significato pedestre, noi parliamo come mangiamo,
perch siamo quel che mangiamo: il funzionamento della nostra psiche e del
nostro soma dipende in modo determinante dallalimentazione, mens sana
in corpore sano.
Sono concetti antichi e ben noti, ai quali la nostra esposizione non ha ap-
portato la minima modifica sostanziale; lunico merito che forse possiamo
attribuirci, di averli resi attuali e comprensibili usando un linguaggio pi
vicino al corrente modo di ragionare. Per conferma, raccomandiamo di
leggere con molta attenzione, tenendo conto di quanto precede, la defini-
zione sapiente della vita che intorno al 1690 messer De Grimaldy, primo
medico del Re di Sardegna, appose come incipit al suo trattato, ormai
rarissimo, se non introvabile:
La vita non altro che lazione prima dello spirito puro, che composto di una porzio-
ne della luce celeste, ovvero degli elementi superiori, e di una porzione della parte pi
sottile degli elementi
inferiori.
57
13. LA RISERVA ALCALINA
13. 1. Siamo ormai in grado di valutare lutilit dello strumento concettua-
le rappresentato dal (nuovo ?) paradigma fisico delineato nel corso di
questo lavoro. Ce ne serviremo adesso per affrontare uno dei grandi enig-
mi della fisiologia: lorigine ella riserva alcalina. Per introdurre lar-
gomento, attingeremo ai lavori di un allievo del biologo russo A.
Gurwitch, il medico Giocondo Protti, uno dei tanti ingegni misconosciuti
alla cui memoria vorremmo rendere giustizia per quanto nelle nostre
possibilit. Soprattutto perch condividiamo pienamente il pensiero che
lo guid nella sua straordinaria attivit scientifica, cio la ferma convin-
zione che lo studio della materia vivente debba procedere dalla collabora-
zione assidua dei medici, dei biologi, dei chimici e dei fisici.
Gli atomi sono elettricamente neutri finch rimangono compatti ed uniti
nella costruzione molecolare e finch non sono messi in contatto con
lacqua, come avviene in una soluzione acquosa. Ma se buttiamo nellac-
qua queste molecole allora gli atomi che li costituiscono non soltanto si
staccano, si dissociano, come se lacqua li scollasse luno dallaltro, ma
acquistano particolari propriet.
La pi importante delle propriet acquistate dagli atomi in soluzione che
cessano di essere elettricamente neutri; ci avviene per il solo fatto di
essere stati messi a contatto con lacqua: un vero e proprio sortilegio.
Latomo in soluzione non quindi pi identico allatomo asciutto, ma ac-
quista una carica elettrica. Questo atomo bagnato, animato dalla carica
elettrica, oggi conosciuto come ione.
In realt le cose vanno in modo alquanto diverso: infatti non bisogna di-
menticare un concetto, oggi ingiustamente abbandonato, ma ben noto ai
chimici della scuola di Stanislao Canizzaro, allievo ed interprete di
Avogadro, che annoveriamo, insieme a Newlands, Meyer e Mendeleev, tra
gli iniziatori della chimica moderna.
I composti chimici sono sostanziali nel senso che sono dotati di caratteristi-
che chimico-fisiche individuali e non deducibili dalle propriet fisico chi-
miche dei componenti: questo ad esempio il caso del cloruro di sodio, il
comunissimo sale da cucina, che si ritiene formato per semplice ag-
gregazione del sodio col cloro.
Tuttavia questo meccanismo di formazione presenta il grave inconveniente
di essere completamente inadatto a spiegare la nascita delle propriet
specifiche del composto, che nulla hanno in comune con quelle dei cosid-
detti componenti: il prodotto appare infatti dotato di una sostanzialit
propria e diversa, circa la quale nessuna informazione pu essere ricavata
dalla reazione chimica dei reagenti. Come mai aggregando un gas, il cloro,
con un metallo, il sodio, si ottiene il sale da cucina ? Come avviene lunio-
ne, se di unione veramente si tratta ?
Il problema si complica ulteriormente nei riguardi della dissociazione ionica
dei composti in soluzione: dove va a finire il composto originario ?
Per semplificare al massimo la questione, poniamoci una domanda bizzarra:
Il sale da cucina, veramente salato ?.
58
La risposta in altre epoche era ben nota, ed negativa, il sale rende salata
lacqua ma non salato esso stesso, infatti corpora non agunt nisi soluta, la
soluzione, cio la distruzione del sale in quanto tale, che permette alle sue
propriet di manifestarsi fisicamente. Per quanto speciose ed insignificanti
possano sembrare, furono proprio delle considerazioni di questo genere
che condussero Svnte Arrhenius, nei primi decenni di questo secolo, a
formulare la teoria
della dissociazione molecolare ed a battezzare ioni, che in greco significa
viandanti, le particelle nomadi di cui postul lesistenza.
Arrhenius mise nella soluzione degli elettrodi collegati ad una batteria e
dopo un p assaggi lacqua. Era avvenuto un miracolo: lacqua era molto
meno salata ! Per spiegare laccaduto, suppose che le sostanze chimiche
poste in soluzione si dissociassero in particelle elettricamente cariche e
che queste per effetto del campo elettrico applicato, migrassero verso gli
elettrodi.
Non tutti i composti si dissociano quando vengono posti in soluzione, ma
solo quelli dotati di una vera sostanzialit chimica, cio di una individuali-
t ben definita. Non si dissociano invece i composti risultanti da una me-
scolanza di individui (chimici) e privi di una vera e propria morfologia.
Lacqua stessa parzialmente e spontaneamente dissociata in ioni H
+
ed
OH

; se aggiungiamo allacqua delle molecole di acido cloridrico HCl,


queste molecole si scompongono nei due ioni H
+
e Cl

, dunque il numero o
degli ioni idrogeno aumenta in ragione dellaggiunta degli ioni idrogeno
provenienti dallacido cloridrico e si dice che lacqua diventata acida in
ragione di quelleccesso di ioni idrogeno; lacqua in definitiva ha acquista-
to una nuova propriet sostanziale, rilevabile ad esempio dal sapore, do-
vuta ad un eccesso di cariche elettriche positive unitarie, cio di protoni.
Se invece aggiungiamo allacqua della soda caustica NaOH, che si scompo-
ne in Na
+
ed OH

;, avviene il contrario perch si produce un eccesso di


cariche negative (non necessariamente unitarie) ed in tal caso lacqua ac-
quista propriet alcaline. importante sottolineare che lacidit una
propriet di natura quantistica nei riguardi della massa, dipende infatti
esclusivamente dal numero dei protoni in soluzione; lalcalinit, al contra-
rio non dipende dalla massa degli ioni.
Il solvente acquoso, agendo sul soluto per dissociarlo, compie lavoro in
ragione della costituzione del soluto stesso, tanto vero che non tutti i
composti vengono dissociati in uguale misura: come pu il solvente non
accorgersi del lavoro compiuto ? Ed ancora: dove vanno a finire le pro-
priet originarie presenti nel composto prima che diventasse soluto ?
Quelle propriet non possono certo svanire nel nulla, dovranno pure
lasciare qualche traccia nel solvente, dal momento che esso il responsa-
bile di tale scomparsa.
Perch infine il campo elettrico positivo quantizzato rispetto alla massa
degli ioni che lo generano e quello negativo no ?
Questi interrogativi sono il punto di partenza per la comprensione del-
lazione dei farmaci omeopatici. In una sua nota, Omeopatia e fisica nuova,
(Ist. di Storia della Medicina, Univ. di Roma, 1962), Pannaria spiega il
meccanismo della dissociazione ionica in termini di antireazione e di
59
antiparticelle; il medesimo schema fornisce la chiave di comprensione del-
leffetto omeopatico.
Consideriamo ad esempio una soluzione di cloruro di sodio. Duna certa
quantit di cloruro di sodio in soluzione, ad ogni NaCl che si dissocia
negli ioni Na
+
e Cl

, -per cui muore una molecola NaCl- nasce una


antimolecola dellNaCl: le propriet dellantimolecola sono antitetiche a
quelle della molecola. Ad un certo punto si raggiunge lequilibrio fra gli
elettroliti e l H
2
O che ha operato la dissociazione: gli ioni diventano
viandanti in equilibrio.
Man mano che aumenta la diluizione muoiono le molecole e nascono gli
ioni, perci, oltre una certa diluizione, possiamo supporre che tutte le
molecole siano dissociate. In questo processo, lantimolecola che prima
reggeva i due atomi Na e Cl nellunit della molecola NaCl, abbandona la
molecola allatto della sua scissione, mentre i rispettivi antiioni reggono
ora i rispettivi atomi (della fu molecola) negli ioni Na
+
e Cl

.
I due antiioni
compaiono nellatto in cui lantimolecola abbandona la molecola, ed assu-
mono gli atomi gi costitutivi della molecola che pertanto divengono ioni.
Con lattenuazione omeopatica, supponendo le molecole gi tutte dissocia-
te, vengono man mano asportati ioni insieme ai correlativi antiioni. Che
fine far, nel frattempo, lantimolecola ? Andr nel mondo da cui sono
provenuti, per equilibrio di antireazione, gli antiioni e cio lo sfondo delle
molecole di H
2
O .
Diluendo gradualmente lo sfondo H
2
O , si giunge per successive e
approssimazioni ad uno sfondo sempre pi libero, ed infine privo, di ioni.
Ma su quello sfondo permarr sempre lantiparticella e cio limpronta
realmente esistente in natura della particella originaria: infatti quella
antiparticella non mai stata allontanata dallo sfondo.
Questa antiparticella, non potendo ripristinare la propria particella
correlativa, ossia la molecola NaCl ormai scissa negli ioni, diviene paras-
sita della materialit di sfondo che ha operato la scissione, e cio dellH
2
O .
In questa avidit insoddisfatta, al ripristino dellNaCl, dellantiparticella,
consiste la propriet antitetica dellattenuazione degli Na
+


e Cl

.
rispetto
alla soluzione-madre (concentrata).
13. 2. Nellorganismo umano, tutte le condizioni che mantengono regolare
il ricambio dipendono in ultima analisi dalla costanza dellequilibrio acido-
alcalino nel sangue. In condizioni omeostatiche, tale equilibrio legger-
mente spostato verso lalcalinit ( pH 7.4 ); limportanza del lieve eccesso
di alcalinit incalcolabile al punto da poter affermare senza esagerare
che sta alle radici stesse della vita e che dunque tale spostamento dalla
neutralit elettrica del sangue condiziona lequilibrio morte-vita: noto
infatti che una deviazione anche di piccola entit percentuale dal valore
omeostatico del pH provoca una condizione di malattia e anche di morte
se il ripristino tarda o non possibile.
Lacidit del sangue, il sangue acido del sapientissimo volgo, la contingen-
za pi grave per lorganismo.
60
Luomo bench vivo in continua decomposizione, perci sono innumere-
voli ed usuali le cause che tendono a far diventare acido il sangue durante
la vita. Nelluomo sano ci impedito dalla riserva alcalina che neutraliz-
za gli acidi esattamente come il bicarbonato neutralizza lacidit di sto-
maco.
E difatti la riserva alcalina costituita proprio da bicarbonato di soda
NaHCO
3
: una volta disciolto nel sangue, o meglio nellacqua che ne il
costituente principale, almeno in termini quantitativi, il bicarbonato si
scinde negli ioni Na
+
ed HCO
3

, questultimo neutralizza lacidit sottra-


endo alla soluzione sanguigna ioni H
+
per formare acido carbonico H
2
CO
3
,
successivamente lacido carbonico si scompone in acqua H
2
O ed in
anidride carbonica CO
2
, che essendo un gas esce dallo schema di reazione
e viene eliminata attraverso i polmoni.
E estremamente significativo notare a questo punto che anche il mare ha
un pH alcalino (circa 8.2) e possiede una riserva alcalina sostenuta dal
medesimo meccanismo utilizzato dallorganismo umano: il pH del mare
mantenuto costante dallequilibrio della dissociazione del bicarbonato
sodico n pi n meno di quanto si verifica nel sangue.
Il sorprendente parallelismo denota un ordine della natura ed una conse-
guente unicit di mezzi e di fini cosmici; ci rafforza la nostra convinzio-
ne che tutti processi vitali siano regolati da un numero relativamente con-
tenuto di parametri; suggerisce inoltre che la vita organica, originata nel
mare, super il vincolo diretto della sua culla primitiva solo quando fu in
grado di realizzare autonomamente la propria riserva alcalina.
13. 2. Riconosciuta lutilit, ed individuata lazione chimica della riserva
alcalina, nulla sappiamo intorno al meccanismo fisico che la determina e
la mantiene; che tale meccanismo debba essere innanzitutto fisico si de-
duce dallimpossibilit, logicamente e sperimentalmente accertata, di una
sua origine chimica.
Formidabili interrogativi sorgono infatti quando tentiamo di comprendere
in che modo fu possibile al mare mantenere intatta per migliaia di secoli
la propria riserva alcalina, da chi abbia tratto il magico potere di impedire
a s stesso laccumulo di sostanze acide: insomma, come pu una solu-
zione acquosa di sali, quale appunto il mare, prendersi limmensa re-
sponsabilit di garantire a tutti i suoi abitanti la costanza della propria
composizione ed il fondo di previdenza alcalino che se venisse a mancare
ne comprometterebbe la possibilit di sopravvivenza ?
Nel nostro organismo, si ripropongono i medesimi interrogativi, perch le
cause che mantengono il prezioso equilibrio acido-alcalino non sono
esprimibili in termini chimici; se la riserva alcalina fosse dipendente sol-
tanto dalla presenza di bicarbonato ne basterebbe la somministrazione
per ricostituirla e far recedere linsorgenza dellacidosi. E luomo avrebbe
risolto il suo maggior problema.
Invece lacidosi continua ad uccidere lumanit: linvecchiamento dei tessuti,
la vecchiaia inizia quando lorganismo non pi in grado di ripristinare la
61
propria riserva alcalina e dura fin quando quella riserva non
definitivamente esaurita. Se lequilibrio alcalino si rompe, non pi possi-
bile ristabilirlo, nemmeno con la somministrazione diretta, per via endo-
venosa, del bicarbonato sodico, cio della medesima sostanza chimica che
in condizioni fisiologiche si oppone allo stabilirsi dellacidosi.
Qual il motivo che lo vieta ? Prima di rispondere a questa domanda
opportuno fare qualche rapida considerazione intorno alla chimico-fisica
dei colloidi.
13. 3. Lessenza della vita vegetale ed animale risiede nei colloidi. Ogni
cellula, ogni componente cellulare organico formato da sostanza
colloidale: se gli atomi sono i mattoni della materia in generale, se le cellu-
le sono i mattoni che costituiscono gli organi ed i tessuti, i corpuscoli
colloidali sono, a loro volta, i mattoni costituenti delle cellule e gli umori
degli organismi viventi.
I corpuscoli colloidali sono avidi di acqua e posseggono cariche elettriche.
La fine dei colloidi si ha quando, per avere mutato la propria carica elettri-
ca, essi perdono la capacit di assorbire acqua: in questo caso i colloidi
tendono a coagularsi; e le cellule che sono costituite da colloidi, cessano
anchesse di vivere, o se la coagulazione incompleta, vivono e funziona-
no meno bene; a ci dovuto linvecchiamento dei tessuti.
Una delle cause determinanti per la coagulazione dei colloidi lo sposta-
mento delle condizioni di acidit: tutte le variazioni elettriche che fanno
variare il grado di acidit specifico dei colloidi, ne determinano la
coagulazione.
Quindi la riserva alcalina dellorganismo serve, in ultima analisi, a sostenere
in permanenza un campo elettrico negativo capace di mantenere tutti gli scambi
caratteristici della vita cellulare; infatti la sopravvivenza della materia or-
ganica, esattamente come quella della materia inorganica, condizionata
dagli scambi con lambiente; dal punto di vista prettamente funzionale del
meccanismo di scambio, non vi alcuna differenza tra un atomo, una
cellula, un albero ed un animale; cambiano invece le modalit con cui la
funzione viene realizzata, ma non cambia la natura degli oggetti scambia-
ti, che in definitiva sono sempre fotoni.
13. 4. Siamo finalmente in grado di dare una risposta, che se non veritiera,
sar almeno verosimile, alla domanda circa lorigine ed il sostentamento
della riserva alcalina, sia nel torrente sanguigno, sia nel mare; la risposta
la medesima per entrambi.
Tre sono gli aspetti materiali della luce pura: calore, illuminazione (non
necessariamente visibile), ed elettricit. Di conseguenza tre sono anche i
campi biologici fondamentali prodotti e sostenuti dai fotoni con la loro
attivit di scambio: termico, elettrico e magnetico. Il sole la sorgente
diretta della luce pura che alimenta il nostro sistema planetario; e non
sottovalutiamo, al proposito, le parole illuminanti del Cosmopolita, sette-
centesco alchimista di reputazione solida almeno quanto il suo
62
anonimato, secondo il quale il sole un astro freddo ed i suoi raggi sono oscuri.
Non vi alcuna ragione chimica atta a spiegare la riserva alcalina del san-
gue, o del mare, che si traduce in un campo elettrico negativo costante ed
incolmabile, al quale legata la sopravvivenza e la comunicazione con
lambiente, cio ogni possibilit di scambio e di ricambio vitale. Non ri-
mane altra via da percorrere che comprendere il fenomeno vitale e fisico,
con la fisica, a meno di invocare il miracolo. Ma con una fisica nuova, ed
antica allo stesso tempo, coerente con la natura e non soltanto con la
speculazione tecnologica.
Il processo di assimilazione diretta della luce solare sotto gli occhi di tutti,
basta osservare le piante: la fotosintesi clorofilliana detiene la chiave per
la comprensione dei fenomeni vitali. Tanto vero che le piante, organismi
fotosintetici per eccellenza sono il primo ed insostituibile anello della
catena alimentare degli animali superiori, che hanno perduto non gi la
capacit fotosintetica, ma la capacit di assimilare direttamente la luce
solare: Adamo sembra avere travolto nella sua caduta il regno animale, ma
non quello vegetale, e nemmeno quello minerale, a giudicare dal gran
numero di sostanze chimiche sensibili alla luce, quali ad esempio i nitrati
dargento.
13. 5. Sotto laspetto funzionale, la fotosintesi fu definita, da Luigi
Fantappi nella sua Teoria unitaria del mondo fisico e biologico [op. cit. supra, pp.
90-94] un anti-processo di combustione, poich dal punto di vista chimi-
co si svolge in senso inverso a quello della combustione e pu ritenersi
antireazione ad essa associata secondo laccezione di Pannaria.
Per sommi capi: le piante non sembrano in grado di produrre anidride
carbonica CO
2
e dunque se ne nutrono, prelevandola dallatmosfera, e la
legano allacqua litosferica proveniente dal terreno, e costituente primario
della linfa ascendente, a mezzo della funzione clorofilliana per elaborare il
glucosio C
6
H
12
O
6
liberando ossigeno O
2
(cfr.: F. Di Pascale, , Il Bios,
Idelson, Napoli 1954, pp. 40 e sgg); viceversa nei processi di combustione
delle sostanze organiche, lossigeno viene impiegato per scomporre il
glucosio in acqua ed anidride carbonica. La reazione chimica che descrive
i due processi, sfrondata da possibili reazioni intermedie, la seguente:
6CO
2
+ 6H
2
O C
6
H
12
O
6
+ 6O
2
Cosa cambia quando leggiamo in un verso o nellaltro la precedente reazio-
ne ? Evidentemente cambia la tonalit termica: procedendo da sinistra
verso destra la reazione endoterma, mentre procedendo da sinistra ver-
so destra esoterma, daltronde, che combustione sarebbe se non pro-
ducesse calore ?
La reazione precedente, anche portando in conto il calore emesso o assor-
bito, dal punto di vista fisico e biologico reversibile (a meno delle perdi-
te inevitabilmente connesse ad ogni trasformazione) solamente se possia-
mo supporre che la combustione sia lanti-fenomeno associato alla fo-
tosintesi della luce solare.
63
Ci significa che a mezzo della funzione clorofilliana i quanti di luce pura
vengono incamerati come fotoni dal glucosio e che viceversa questi
fotoni vengono liberati come quanti di luce pura durante la combustione,
che nellorganismo animale equivale, in senso lato, alla respirazione.
13. 6. Se ne conclude che la funzione clorofilliana consiste nel veicolare
alla materia organica (che proprio in virt di essa funzione assume la
morfologia vegetale ossia vegetativa in ordine alle specifiche modalit con
cui viene esplicata la funzione riproduttiva, cio per gemmazione) i quanti
di luce pura e solare, che solo attraverso quel meccanismo possono entra-
re nella catena alimentare degli organismi superiori e sostenerne lattivit
vitale.
La fecondit di questa linea di pensiero, di cui si dato sinora solo un rapi-
dissimo schema, non deve essere sottovalutata: ad essa convergono le
osservazioni, i ragionamenti e le intuizioni di un gran numero di ricerca-
tori la cui opera sempre stata riprorevolmente ignorata dai soloni della
fisica, della chimica, della biologia e della medicina.
E per il semplicissimo motivo che le loro concezioni non si uniformano al
preconcetto oggi dominante in seno alla comunit accademica togata
dellunico dogma della scientificit analitica in ossequio al quale, facendo
nostre le parole di A. Mobilio (comun. A.I.S.M.I., Napoli, ott. 1993), si
comincia con il dissociare tutta la materia in oggetto, la Gran Matassa
dellUniverso purtroppo imbrogliata, cercando di districarla per giungere
a liberarne il filo, per poi riavvolgerlo in modo ordinato. Ma il risultato
quello di rendere sempre pi imbrogliata la Matassa, per cui, perduta la
pazienza e surriscaldati dal sacro fuoco della conoscenza, i Ricercatori
Analitici decidono di strappare la Matassa, riducendola in frammenti sem-
pre pi piccoli, agli estremi limiti dei quali, alle cui punte il finito simmer-
ge nella Sorgente della Vita, nellInfinito Nulla Creatore.
64
14. CATALIZZATORI (BIOLOGICI) E MORFOLOGIA
14. 1. La clorofilla forse il catalizzatore organico pi noto, ma sappiamo
che tutte le reazioni della chimica biologica e la maggior parte di quelle
inorganiche, se non addirittura tutte, in un modo o nellaltro sono
catalizzate: il catalizzatore quindi una specie di Deus ex machina che in-
terviene a far precipitare gli eventi nella chimica, non solo cellulare, e
provoca la catarsi chimica.
La fisiologia dimostra che luomo per vivere deve introdurre nel suo organi-
smo, con i cibi, una media giornaliera di 3000 calorie. Nel laboratorio
chimico, con 3000 calorie non si realizzano altro che reazioni modestissi-
me, non si pu nemmeno preparare un caff. E pur ammettendo, per
assurdo, che i processi organici di ossidoriduzione si possano attuare con
meno di 3000 calorie, rimane il fatto accertato che nelle 24 ore e in un
ambiente a 0

C con un tasso del 20% di vapore acqueo, un uomo norma-


le, in condizioni di completo riposo provoca levaporazione di poco meno
di un litro e mezzo della propria acqua biologica con un fabbisogno
energetico, a 37

C, di quasi 900 calorie. Ma luomo, di regola non trascor- -


re la vita in ozio, lavora, saffanna e pensa; in queste condizioni, le 3000
calorie non bastano neppure per la sola evaporazione dellacqua. Da dove
ricava il necessario eccesso energetico ? Eppure, 3000 calorie sono suffi-
cienti a vivere bene.
Nel computo, chimico, dellapporto energetico degli alimenti, non si tenu-
to conto dellazione, fisica, dei fotoni che vi sono tuttavia inclusi.
Gli scienziati ridono pensando che vi fu un tempo in cui luomo era cos
ingenuo da credere che le folgori venissero scagliate da Giove Pluvio, ma
non ridono mentre sostengono che i catalizzatori abbassano la soglia di
reazione, e dunque compiono un lavoro, senza alcun dispendio di energia
propria: sono numi senza poesia.
Lazione dei catalizzatori pi efficace quando essi sono distribuiti su gran-
di superfici e piccoli volumi, per questo le foglie sono larghe e sottili ed il
platino se non ridotto in spugna, non funziona da catalizzatore.
Un corpo con grande superficie e piccolo volume ha una vastissima
interfaccia con lambiente esterno; incurante della propria consistenza
strutturale, devolve la maggior parte della sua materia costituente
allinterazione con la materia pura, dispone di unenorme quantit di ato-
mi di frontiera pronti allo scambio esterno e di moltissime punte
acuminate avide di fotoni: il parafulmine insegna.
14. 2. Secondo lipotesi originariamente proposta da Protti, i catalizzatori
non sono altro che trasformatori di frequenze fotoniche.
Lenergia associata ad un fotone misurata dal prodotto della costante di
Planck per la frequenza, il passo dellemissione luminosa, tale il signifi-
cato della nota formula di de Broglie = h (ove indica una frequenza).
Nella maggior parte dei casi la luce emessa dai corpi formati da molecole
semplici costituita (per la legge di Stokes) da radiazioni di frequenza
65
minore della radiazione che esse molecole assorbono.
Vi sono tuttavia parecchie sostanze che nei riguardi della luce assorbita e
riemessa si comportano in modo contrario a quello appena descritto
(emissione anti-Stokes); si tratta delle sostanze fluorescenti, e i
catalizzatori sono quasi tutti fluorescenti.
Senza approfondire troppo la faccenda in termini specialistici ci limitiamo a
dire che la somma di due fotoni di uguale frequenza, diciamo , si pu
scrivere secondo la formula precedente in due modi:
2h = h + h = h 2 .
Se la sostanza fotosensibile, una volta colpita successivamente da due fotoni
di frequenza li riemette immediatamente in sequenza, in considerazione
delle inevitabili perdite, emetter due fotoni a frequenza minore di quella
dei fotoni incidenti; questo lo schema di emissione di Stokes espresso
matematicamente nella prima uguaglianza della relazione precedente.
Se invece supponiamo che vi siano sostanze capaci di non riemettere i
fotoni assorbiti immediatamente e singolarmente, ma di accumularli (su
stati eccitati metastabili) per poi riemettere un solo fotone totale somma
dei due, allora questo fotone avr frequenza praticamente doppia (cio
sempre a meno delle perdite) di quella dei fotoni incidenti; in altre parole
la sostanza fluorescente avr trasformato la frequenza della luce incidente
in una frequenza maggiore e pi energetica; questo il bilancio descritto
dalla seconda uguaglianza della relazione precedente.
14. 3. Se gli animali possedessero un apparato clorofilliano, si comporte-
rebbero come le piante e provvederebbero da s a captare, a trasformare
e a dosare le radiazioni solari. Gli animali invece possiedono
lemoglobina, la quale tuttavia strutturalmente analoga alla clorofilla:
entrambe sono dotate di un anello porfirinico, al centro del quale luna
presenta un atomo di ferro, e laltra un atomo di magnesio.
Noi diamo credito agli antichi sapienti che indagarono mediante la Teoria
delle Segnature, mal compresa e peggio applicata nella stragrande maggio-
ranza dei casi, le numerose e complesse implicazioni della regola aurea
della morfologia: in natura strutture analoghe esprimono sempre la medesima
funzione.
Perci lemoglobina oltre ad essere un trasportatore di ossigeno lo anche
di fotoni: la fotosintesi clorofilliana trova corrispondenza nella fotosintesi
emoglobinica.
I quanti di luce liberati nel corso della digestio dei cibi, vengono raccolti
dallemoglobina del sangue, il catalizzatore primario, e convertiti in fotoni
adatti ad essere convogliati e distribuiti per tutto lorganismo, sia per ga-
rantire la riserva alcalina, cio il campo negativo indispensabile alla sussi-
stenza dei colloidi, sia per effettuare gli scambi cellulari, sia infine per
attivare tutti gli altri catalizzatori che presiedono alle singole reazioni
biochimiche.
66
14. 4. Secondo questo schema i catalizzatori non compiono dunque mira-
coli, ma accumulano fotoni e ne trasformano le frequenze associate in
ordine alle necessit energetiche della reazione chimica a cui sono prepo-
sti. un meccanismo molto pi efficiente di quello termico perch con-
centra lenergia solo dove e quando serve.
Se ora consideriamo la stessa cosa dal punto di vista propriamente biologi-
co, potremo affermare, in maniera estremamente sintetica, che ogni indi-
viduo necessita per lintero complesso dei suoi meccanismi vitali un com-
plesso di fotoni specifici; e viceversa, che dalla conoscenza esatta di tutti i
fotoni impiegati dallorganismo potremmo risalire allindividuo, parafra-
sando ladagio dimmi come mangi e ti dir chi sei.
Sotto queste premesse, seppure ridotte ai minimi termini, la morfologia
degli organismi appare strettamente connessa alle loro specifiche modalit
di interazione con la luce pura: questa continua e costituisce lunico
principio di attivit della materia, ed unico il suo rappresentante discreto
misurato dal quanto elementare dazione di Planck.
Ogni organismo se ne alimenta, e si costruisce, invecchia e muore in ragio-
ne dellefficienza dei propri catalizzatori, ovvero dalla capacit delle pro-
prie prese di luce, di captarla e di personalizzarla, specificandola nei
fotoni attivatori delle singole funzioni che si riassumono nella vita indi-
viduale.
Possiamo dunque affermare, in definitiva, che la funzione catalizzante si
esprime nella morfologia.
67
15. IL BIOS DI F. DI PASCALE
15. 1. La biologia ( bios = vita e logos = discorso) una parola introdotta
poco pi di un secolo fa da Lamarck e Treviranus per indicare lo studio
dei fenomeni attivatori delle funzioni che si osservano in tutti gli esseri
viventi; la fisiologia ( fusis = natura) la parola che, oggid, indica quella
scienza che ha per oggetto lo studio delle funzioni degli esseri viventi .
E poich noto che non si compie funzione senza il verificarsi di un feno-
meno biologico, ossia di un fenomeno attivante o meglio di fenomeno
vivificante dobbiamo credere che il fusis o genericamente la materia (e
qui si deve intendere quella organizzata, morfologica) il mezzo per il
quale si manifesta e si estrinseca il bios, il quale energia sostanziale e
continua allo stato soprannaturale, vivente in fase cosmica; una carica
di energia sostanziale allo stato idro-colloidale se in fase di fattore atti-
vante fisiologico.
Ne consegue, allora, che il fusis (e possiamo anche dire lindividuo viven-
te) non solamente ha necessit di rifornirsi (alimentazione) dei materiali
necessari al proprio ciclo metabolico (accrescimento, ricambio) ma altres,
ha altre due assolute necessit e cio:
1. rifornirsi di energia biologica (sotto forma di combustibile biologico)
per mantenere lequilibrio fondamentale del proprio fattore attivante
ossia la carica dotale di bios (istinto di conservazione dellindividuo);
2. accumulare lequivalente di una seconda carica e cio la quantit indi-
spensabile per ottemperare alla funzione della riproduzione (legge della
conservazione della specie) (cfr.: F. Di Pascale, La vita ... delluomo... ed i
misteri che lo circondano ..., Idelson, Napoli, 1954; parte prima; Il Bios, pp.
23-4).
15. 2. Dunque il bios , secondo Di Pascale, energia sostanziale e conti-
nua allo stato soprannaturale, vivente in fase cosmica. In altre parole,
luce pura sostanziale che diventa sostanziante in quanto va a costituire il
substrato fisico di ogni esistenza individuale, ovvero, come giustamente lo
definisce Di Pascale, da medico, il fusis, che materia, ma non amorfa,
bens morfologicamente strutturata come organismo; di converso, il fusis,
il mezzo attraverso il quale si manifesta e si estrinseca il bios.
Occorre precisare, prima di inoltrarci nellargomento, che citando lopera
di Di Pascale sembrato doveroso attenerci al testo originale, ma che
tuttavia nella nostra trattazione abbiamo preferito, chiamare l energia so-
stanziale e continua, col nome di luce pura. Questa scelta era motivata, da
un lato, dallopportunit di metterne in evidenza il rapporto con la mate-
ria pura, e dallaltro di non ingenerare confusione con lelemento ener-
gia, che insieme alla massa ed al campo deriva proprio dalla luce pura. La
quale sostanza, dal latino substare, perch permanente ed attinente alles-
sere, mentre la materia, ricordando Aristotele e S. Agostino un prope
68
nihil, un quasi nulla che deve essere sotanziata sia nella fase
incombinata, sia nella fase combinata.
Il bios sostanziale e continuo, vivente in fase cosmica, il fattore attivante
della materia (pura), il quale la contiene in un universo chiuso e finito e le
comunica la potenza allessere, ovvero a prodursi discontinua ed a costi-
tuire organismi strutturati secondo morfologia; in ragione di ci il bios, in
fase cosmica, sovrannaturale poich in ordine allessere precede la
natura fisica e la determina.
15. 3. Considerato invece sotto la specie di fattore attivante fisiologico
degli organismi superiori, ossia cellulari, vegetali ed animali, il bios diven-
ta, nei termini adottati, una carica fotonica agente in seno allo stato idro-
colloidale, che appunto quello tipico della materia cellulare; ne deriva
che in questa fase la sua sostanzialit espressa e viene a coincidere con
la sostanzialit dellacqua biologica, presupposto fondamentale della vita
organica.
Si detto, e si ripete perch la distinzione cruciale, che h, il quanto di luce
pura, rappresentante discreto del bios in fase cosmica, misura dellazio-
ne, mentre i fotoni sono quantit unitarie ed indivisibili, quanti denergia
di natura radiante, ma pur sempre elementare.
Se ne conclude, riducendo allosso la concezione biologica di Di Pascale,
che il fattore attivante fisiologico una quantit definita e misurabile in
rapporto allacqua biologica, la quale pu sussistere in quattro morfologie
diverse in corrispondenza ai quattro elementi, ai quattro stati di fisica
esistenza ed ai regni di natura, che sono pure quattro se si porta in conto
anche lo stato intermedio tra la nostra scena fisica ed il retroscena unifor-
me e continuo.
In base alla morfologia del bios possiamo perci distinguere, ma soprattut-
to possiamo misurare, quattro diversi fattori attivanti collegati alle quattro
diverse specificazioni dellacqua biologica: cosmica, animale, vegetale e
litosferica.
Ci significa che possibile indagare, attraverso un numero relativamente
ristretto di concetti e di parametri, ogni aspetto del vivente come una
specifica e parziale manifestazione di ununica sostanza, che Di Pascale
chiama bios.
Il bios costituisce e definisce, in ultima analisi, lo specifico terreno organico da
cui dipende la salute o la malattia dellindividuo; le diverse patologie, dal-
lemicrania al cancro, non sono altro che le ripercussioni degli squilibri
esistenti nel terreno organico, che Mobilio qualifica come deviazioni dal
suo fisiologico dinamismo bioradiante, dalla sua giusta composizione
chimica, e dalla sua normale figura geometrica.