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sull'onda del respiro

Sdraiato sul materasso, le ginocchia piegate e i piedi ben saldi intenti a costruire profonde radici.
Il diaframma si muove lentamente.
Come una sorta di ombrello, si apre, si allarga, scende verso l'addome. Attraverso la porta delle
narici aria nuova entra nei miei polmoni; una breve pausa.
L'ombrello lentamente si chiude, il diaframma torna verso il torace.
I miei polmoni sono vuoti.
Aspetto qualche secondo per sentire di nuovo il desiderio di riprendere aria fresca.
Il ciclo si ripete.
Sono intento a costruire il mio asse portante, la colonna vertebrale, mentre sento il mio sguardo
presente, profondo e rilassato sotto le palpebre abbassate e la mia cavit orale aperta, morbida: un
canale che capace di prendere; nutrirsi ed eliminare ci che pi non serve.
Sento l'energia scorrere attraverso le vertebre.
Entra dal naso, passa tra gli emisferi celebrali, il cervelletto e s'incanala nella colonna. La percorre
tutta per poi proseguire attraverso le gambe e i piedi, fino a scaricarsi nel materasso, alimentando le
radici.
Ora decido di dare un ritmo pulsatorio al flusso di energia lungo la colonna; il diaframma si muove
per piccoli tratti progressivi.
Per tre, cinque, nove tratti successivi il diaframma scende e si allarga sempre di pi, poi una pausa e
via di nuovo; il diaframma ritorna, tratto dopo tratto, fino a far svuotare completamente i polmoni
L'energia scorre con un onda pulsante. Ogni frazione di movimento diaframmatico genera una
goccia, una perla di energia che corre lungo la colonna.
Goccia dopo goccia, perla dopo perla, vado a costruire una preziosa collana, robusta e flessibile.
Sento la mia schiena rigenerarsi.
E' come costruire un nuovo sentiero su una prateria: passo dopo passo, ripercorrendo la stessa via
pi volte, la mia impronta si trasforma in un percorso visibile, riconoscibile e praticabile.



Ho appreso e praticato la respirazione frazionata durante il mio percorso analitico con Francesco
Dragotto.
Da tempo questa modalit parte dei miei strumenti terapeutici e mi sono sempre chiesto se tutto
ci avesse delle ragioni da ricercare nella fisiologia, oppure no. E mi sono messo a cercare.
Quello di correlare ci che si ricerca e accade in terapia con le ricerche neuroscientifiche e
biofisiche sempre stato tra i miei intendimenti ed una delle finalit dell'Istituto Reich.
Gi nei primi anni novanta scrivevo come la respirazione che attiva un flusso di energia lungo la
colonna possa essere correlata a quella che l'osteopatia definisce movimento respiratorio primario,
ovvero un movimento che si genera grazie al movimento pulsante del IV ventricolo, un altro
diaframma, posto all'interno della nostra testa. Il movimento investe le ossa della volta cranica, le
ossa della base del cranio e la colonna vertebrale, propagandosi lungo di essa sia attraverso la via
ossea, sia attraverso il movimento del liquido cefalo rachidiano.
Dai miei studi sull'embriologia umana ho potuto correlare l'idea del flusso energetico che scorre
lungo la colonna con la genesi del tubo neurale, precursore della colonna vertebrale.
Alla fine dalla seconda settimana di gestazione, in una zona circoscritta dellarea cefalica
dellendoderma, avviene una modificazione cellulare che porta questa zona ad un lieve
ispessimento.
Nasce la lamina protocordale o placca precordale, primo accenno di asse longitudinale, attorno al
quale andr ad organizzarsi lembrione.
Questo asse diviene un organizzatore del movimento bio-energetico; la cellula tender ora ad
allungarsi, passando cos dal movimento pulsativo primario ad un movimento vermicolare,
peristaltico.
La presenza della placca precordale e della linea primitiva conferisce allembrione una prima
simmetria bilaterale, stabilendo una linea mediana, precursore di quella che diverr lasse della
colonna vertebrale.
Lestremit anteriore della linea primitiva si ispessisce e forma il nodo di Hensen, un piccolo cono
rovesciato con un cratere al centro, da cui si forma un cordone che si insinua tra ectoderma e
endoderma, il processo cordale.
Successivamente questo processo si canalizza dando luogo al canale cordale che sfocia nella cavit
amniotica.
La parte ventrale del canale, fusa con lendoderma, si fessura, mettendo in comunicazione tra loro
la cavit amniotica ed il sacco vitellino.
Sul finire della terza settimana, la porzione dorsale si ispessisce, dando origine alla placca cordale,
mentre il tetto dellendoderma va chiudendosi.
Nasce la notocorda o corda dorsale, che rappresenta un induttore morfogenetico primario.
Per induttore morfogenetico si intende lo specifico effetto di una struttura su di unaltra nel generare
la forma, causato presumibilmente da uno stimolo di natura biochimica.
Ai fini della nostra lettura in chiave bio-energetica della morfogenesi, interessante notare i risultati
di esperimenti condotti su embrioni animali.
Effettuando un trapianto di notocorda in una zona dellembrione differente dalla sede originale,
lembrione si riorganizza, formando placca e tubo neurale nella nuova zona dimpianto: la zona a
maggiore densit energetica lattrattore e lorganizzatore della morfogenesi.
Le somiglianze con le osservazioni reichiane
1
sono evidenti, per cui la struttura dellembrione si
organizza attorno allasse della notocorda essendo questa a maggiore potenziale energetico, che
significa anche con una maggiore capacit vibratoria.
Alla fine della terza settimana il mesoderma parassiale si condensa a formare i somiti, importanti
formazioni che alla fine dalla primo mese raggiungono il numero di quaranta paia, arriveranno poi
al numero di 44, cos suddivisi: 4 occipitali; 8 cervicali; 12 toracici; 5 lombari; 5 sacrali e tra i 5 e
i10 coccigei:
Il primo paio occipitale e le ultime paia sacrali sono somiti rudimentali. I somiti rappresentano la
prima segmentazione metamerica.
In embriologia si esprime let dellembrione indicando il numero dei somiti che si sono formati.

1
W.Reich, Superimposizione cosmica, Ed. SugarCO (Milano) 1988

Ma come avviene la metamerizzazione e il successivo ispessimento dei somiti, da cui poi si
genereranno le vertebre?
Recenti scoperte
2
hanno evidenziato come ci avvenga grazie ad unonda biochimica che attraversa
il tubo neurale in senso cefalo caudale. Alcuni geni si attivano ritmicamente, grazie ad un orologio
biologico e i loro prodotti formano una serie di onde ritmiche che viaggiano lungo il tubo neurale.
La formazione dei somiti corrisponde al ventre di tali onde, mentre lo spazio intersomitico
corrisponde ai nodi dellonda. Successivamente il processo si solidifica, generando i somiti.
Questa condensazione avviene grazie ad unaltra onda.
Un altro orologio biologico segna il via per la partenza di un fronte donda biochimico che procede
anchesso in senso cefalo caudale. Quando il fronte donda investe il somite in formazione lo
solidifica.
La frequenza di questi orologi biologici specie-specifico.
Questo spiega come mai, pur trattandosi degli stessi geni, un serpente ha circa 300 vertebre e noi
33: la frequenza dellorologio rettiliano notevolmente maggiore di quello umano e genera un
numero maggiore di onde di ampiezza pi piccola.
La pulsazione genera la forma, come Reich aveva intuito.
Praticare la respirazione frazionata migliora la consapevolezza del movimento diaframmatico e la
percezione della colonna vertebrale, ma la respirazione frazionata ha la sua ragion dessere anche
perch ci rimanda a quei momenti precoci della nostra esistenza in cui eravamo intenti a costruire
materialmente il nostro asse, ci rimanda a quei momenti in cui abbiamo inviato delle onde ritmiche
che ci hanno attraversato da capo a piedi
La colonna vertebrale il nostro asse portante, ma contiene in s anche il senso della nostra
verticalit e della nostra direzionalit nella vita: non un caso che siamo abitati a definire una
persona con scarsa decisionalit come priva di spina dorsale.
Possiamo quindi percepire meglio il nostro asse portante, possiamo percepirne i vuoti e gli
intasamenti, possiamo costruire ponti su quei vuoti e far fluire gli intasamenti per poter costruire
un nuovo modo di essere eretti, direzionati e con i piedi per terra: un nuovo modo di essere nel
mondo.


Fabio Carbonari



2
E. Boncinelli, Il numero delle vertebre, Le Scienze Sett.2008, p.24