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I MECCANISMI DI DIFESA. COME LAVORARE CON IL PRESTIGIATORE INTERIORE.

Dott. BAIOCCHI PAOLO
Direttore - Istituto Gestalt Trieste - Trieste



Introduzione
I meccanismi di difesa sono un qualcosa che apparentemente rende molto difficile il lavoro del
terapeuta ed facile immaginarli come una sorta di nemico, competitore, oppositore del lavoro che il
terapeuta cerca di sviluppare.
Da anni ho adottato il punto di vista che ho appreso da Erving Polster, che affermava che se essi
esistono per forza devono avere una ragione funzionale che sia utile al sistema e vanno quindi rispettati e
talvolta addirittura onorati.
Per comprendere il difficile lavoro sui meccanismi di difesa dobbiamo prima inquadrare dove essi si
collocano allinterno della struttura psichica umana e le loro funzioni e caratteristiche.
Una volta compresi tali aspetti strutturali e funzionali potremo sviluppare delle direzioni di lavoro su di
essi che siano efficaci e al tempo stesso rispettose della funzione di guardia che essi svolgono.

Le direzioni di lavoro psicoterapeutico in Gestalt in relazione ai tre livelli della struttura psichica
La maggior parte delle terapie, compresa la Gestalt, lavorano con le pi svariate tecniche lungo tre
principali direzioni:
- la consapevolezza
- luso della volont
- la connessione.
In Gestalt comunemente si promuove innanzitutto la connessione, sostenendo la presa di contatto con il
mondo emozionale ed esperienziale, in un secondo momento si tende ad aumentare la consapevolezza del
paziente su dei problemi o su aspetti di essi e in terzo momento si sollecita il piano esistenziale a fare
qualcosa con il materiale emerso, cosa che normalmente richiede luso di numerose micro e macro
decisioni, in altri termini ci si appoggia sulla volont.
Analizzando questi tre aspetti del lavoro psicoterapeutico ci si rende conto che essi si riferiscono a
delle relazioni intrapsichiche tra diversi livelli della struttura psichica: in ogni essere umano si possono
vedere la compresenza di pi piani.


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Ho preso spunto da un articolo di Paolo Quattrini che parlava di due livelli: biologico ed esistenziale.
Nelle mie elucubrazioni rispetto alla struttura del s umano mi sembrato di vederne tre:
1. biologico
2. mentale
3. esistenziale
Il piano biologico corrisponde grosso modo allinsieme di istinti e apprendimenti presenti nel
cervello biologico, costituito dal sistema limbico e dal cervello rettiliano.

Il piano mentale corrisponde essenzialmente alla neocortex e in esso possiamo trovare svariate
funzioni, tra le quali le principali sono quella logica e quella culturale-mitologica. La mente, potentissimo
strumento di elaborazione del problem-solving, a mio parere un ambiente virtuale generato
principalmente dalla neocortex e in essa normalmente alberga il piano esistenziale costituito dalla
coscienza e dalla volont umane.

Il piano esistenziale esisterebbe, da un punto di vista neurobiologico, conseguentemente allo
sviluppo dei lobi frontali e prefrontali. La coscienza umana appare dotata di uno strumento di controllo e
gestione della mente che normalmente viene chiamata volont.
La volont umana permette di esercitare un potere sulla base delle percezioni colte dalla coscienza
dellindividuo; tale potere per, come vedremo, non che rudimentale nellessere umano e abbisogna di
essere sviluppato ed evoluto mediante la scoperta ed utilizzo delle funzioni interne alla volont stesse.
Il piano esistenziale corrisponderebbe quindi alla coscienza umana dotata di intenzionalit cio di
volont.
Come dice Roberto Assaggioli un essere umano non possiede la volont, una volont.
In sintesi un essere umano costituito da una coscienza che pu sviluppare intenzioni mediante la volont,
questa coscienza normalmente alberga nella mente, struttura virtuale logico-mitologica che si trova in
relazione con una struttura pi antica, cio il cervello biologico.
Tra mente e cervello esiste comunemente un grado di connessione variabile, ma che
ordinariamente assai basso. La coscienza si trova quindi normalmente molto separata e isolata dalla vita
esistente nel piano biologico.
Ho chiamato questo fenomeno di isolamento, molto comune, tra i due piani scissione mente cervello.

In una metafora politica potremmo immaginare il cervello biologico come un paese medioevale in
cui ogni funzione biologica diventa un artigiano, un militare, un operaio, un contadino, ecc.
La mente diventerebbe allora il castello dove le funzioni cerebrali pi evolute potrebbero essere
paragonate a nobili, avvocati, architetti, progettisti, saggi, maghi, sacerdoti, generali, artisti.

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Il piano esistenziale allora sarebbe il re del paese.

I meccanismi di difesa sarebbero dislocati nei punti di contatto tra i tre piani: sarebbero implicati in primo
luogo proprio nella scissione tra mente e cervello, formando una barriera al passaggio di comunicazione tra
i flussi emotivi e le spinte spontanee del cervello biologico verso la mente.
In una metafora politica potremmo visualizzarli come dei guardiani armati che permettono o meno
a dei messaggeri provenienti dal paese di entrare nel castello della mente.
In secondo luogo essi si troverebbero nellinterfaccia tra la mente e il piano esistenziale, e in questo caso
essi assumerebbero la forma di diplomatici che ingannano il re a volte per proteggerlo e non demoralizzarlo
con le cattive notizie e a volte invece per proteggere linteresse di alcune funzioni della mente che vogliono
regnare nellombra manipolando le informazioni che vengono passate al re per farlo decidere nella
direzione da essi voluta.
In questo ultimo caso essi sarebbero una sorta di Talleyrand, che deduttivamente manipolava e coloriva di
suggestioni le informazioni che passava a Napoleone che, nellillusione di decidere autonomamente, finiva
per agire secondo i fini del ministro.

Motivo di esistenza dei meccanismi di difesa
La principale funzioni dei meccanismi di difesa, come dice il nome stesso, quella di proteggere, ma chi?
I meccanismi di difesa proteggono sia il piano mentale che quello esistenziale da tutta una serie di
fenomeni esercitando quindi le seguenti funzioni:
1) funzione di protezione dellautostima mitologica. La coscienza identificata con la parte
mitologica della mente deve poter creare una immagine di s che rispetti gli ideali e i valori
contenuti nel mito individuale sviluppato dalla mente.
La percezione di comportamenti, bisogni, desideri, ricchezze e povert interne, che siano
disallineate con il mito individuale farebbero entrare in dissonanza la coscienza.
Essa deve essere quindi protetta e poter continuare indisturbata a immaginare se stessa
come il mito in fondo la desidera.
Ogni forma di percezione confermante la propria visione mitologica di se stessi viene allora attivata
dai meccanismi di difesa pur di definire la propria immagine di s come buona, forte, capace, ecc. e
quindi proteggere il nucleo mitologico interno ad essa.
Ad esempio Napoleone fece infinite scelte dettate dalla propria ambizione, ben visibile dal
profilo storico, ma usava giustificare ognuna di esse con la frase: Non lo faccio per me, ma per la
Francia. Allo stesso modo, come dice Karen Horney, ogni debolezza o eccesso pu venire dipinto
come qualit: un aggressivo si definisce onesto, un pavido cauto, un manipolatore efficace.

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La mappa dellEnneagramma rispetto ai vari tipi di carattere descritta da Claudio Naranjo
illustra con precisione come ogni tipo personalit cerca di realizzare una sorta di mito centrale, che
si origina da precisi traumi e che rispecchia delle funzioni biologiche e mentali date. Ogni tipo di
carattere si protende verso un ideale malato di s, ma traveste la propria malattia con nobili intenti
o mediante altre forme di camuffamento.
2) Funzione di protezione dellautostima strutturale. La mente per poter agire deve sentire di
avere potere e controllo sugli eventi. Quando una persona non ha un grado sufficiente di risorse
per risolvere un problema, potrebbe entrare in inibizione.
I meccanismi di difesa in questo caso gestiscono gli insuccessi della persona inventando attributi
non reali per poter mantenere viva lazione e dirottando lattenzione sulle cause esterne pi
svariate.
In questo modo viene salvata lautoimmagine da un crollo di autostima.
Un imprenditore che ha subito un tracollo economico a causa della sua incapacit potrebbe ad
esempio attribuire alle contingenze del mercato, al mancato sostegno delle banche o allazione di
un socio disonesto la responsabilit delle difficolt in corso, deviando lattenzione dal fatto che
altre ditte simili nella stessa situazione di mercato prosperano, che la fiducia delle banche va
conquistata e che stato lui e non altri a scegliere il socio che accusa.
3) Funzione di protezione dalle emozioni e spinte spontanee troppo intense. Una ulteriore
funzione dei meccanismi di difesa consiste nel proteggere la mente dalle spinte istintive e dalle
emozioni troppo forti, come langoscia, il dolore, laggressivit ecc.
Quando lintensit delle emozioni supera una certa soglia, i meccanismi di difesa si attivano e
proiettano lintensit dellemozione su obiettivi assolutamente diversi da quelli previsti dalla
funzione biologica in modo da portare la persona a delle azioni consolatorie, autoprotettive, di
fuga, di conquista o di gratificazione che hanno lunico fine di produrre uno scarico della tensione
eccessiva su degli obiettivi meno pericolosi.
Ad esempio un figlio che odia il padre ma ne ha bisogno e allora converte la sua aggressivit
nella boxe.
Oppure un uomo dipendente dalla moglie e dalla madre che reprime la sua aggressivit e il
suo bisogno di esplorazione, potrebbe divenire ipocondriaco per scaricare la tensione aggressiva e
ansiosa delle spinte biologiche sottostanti.
Ma molto semplicemente questa funzione protettiva si attiva quando una persona deve
affrontare una situazione che innesca in essa, per vari motivi, una forte ansiet.
4) Funzione di protezione dai conflitti biologici. In Gestalt si parla spesso del concetto di
autoregolazione organismica. Il fenomeno della autoregolazione organismica prevede una fede
nella saggezza dellorganismo e concretamente consiste nel decidere di ascoltare le proprie

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emozioni e sensazioni fino in fondo e promuovere le spinte spontanee al comportamento invece
di modulare il comportamento mediante il controllo della mente.

Nella mia pratica uso spesso questo atteggiamento di liberazione e promozione della spontaneit e
dellistinto e trovo questo approccio fondamentale in psicoterapia. Nondimeno per ho potuto
osservare che lautoregolazione organismica a volte non sufficiente a risolvere delle situazioni di
conflitto biologico.
Bisogna differenziare i conflitti biologici da quelli esistenziali, e dai conflitti che si generano nella
contrapposizione tra il piano esistenziale e quello biologico.

Nella mia pratica clinica ho isolato alcune principali categorie di conflitti di tipo biologico che cito di
seguito:
Memorie traumatiche biologiche. A volte accade che il cervello biologico registri dei
traumi, situazioni di danno che colpiscono specificamente delle precise funzioni biologiche
(sessualit, esplorazione, difesa territoriale, conquista territoriale, alimentazione, ecc.).
Eventi specifici, che elicitano specifiche funzioni biologiche vengono in questo caso
associati al pericolo di vita.
La memoria traumatica biologica contiene una attivazione di una specifica strategia
comportamentale biologica (comportamento appetitivi, di rifiuto, di fuga, di aggressione, di
inibizione dellazione) che era adeguata per lorganismo al momento del trauma.
Il problema che ogni qualvolta si ripresenti uno stimolo presente nel momento del
trauma, la memoria biologica riattiva indefinitamente questa specifica strategia senza
valutare la sua opportunit nel contesto attuale.
Conflitto di priorit tra funzioni biologiche. A volte delle funzioni biologiche vengono
sollecitate nello stesso momento ed entrano in conflitto senza riuscire a divenire prioritarie
luna sullaltra. Da ci deriva una paralisi che minaccia luso di entrambi le funzioni.
Dinamica biologica non gratificabile. Se una importante dinamica biologica viene attivata
ma lindividuo non possiede sufficienti conoscenze e abilit per soddisfarla essa causa
sofferenza per semplice frustrazione del bisogno.
Ad esempio le dinamiche affettive, quelle di appartenenza, di riproduzione e quelle
legate al territorio e alla dominanza sono spesso poco soddisfatte nei pazienti.
Crisi o perdita significativa. Quando una persona attraversa un cambiamento significativo
o subisce una perdita affettiva importante, la funzione biologica dellattaccamento pu
venire sollecitata con tale intensit da divenire conflittuale.

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Basti pensare in questo caso al disagio che tipicamente accompagna una
separazione coniugale o la morte di una persona significativa. Alla stessa maniera i
cambiamenti del ciclo vitale possono sollecitare un grande disagio di fondo.

I conflitti biologici possono generare dei profondi disagi e paralizzare le spinte spontanee del piano
biologico o renderle inefficaci o francamente inadeguate, e anche in questo caso i meccanismi agiscono
impedendo alla coscienza di essere consapevole del conflitto e a volte addirittura costruendo dei sintomi
psichici in grado di allontanare lindividuo dalla situazione non sostenibile, senza che egli registri questo
consapevolmente.

Modalit di funzionamento dei meccanismi di difesa
I meccanismi di difesa funzionano con una modalit molto particolare: ingannano le percezioni che arrivano
alla coscienza. Come un prestigiatore inganna i sensi del pubblico, riuscendo a compiere degli atti
apparentemente magici di comparizione e o scomparsa di oggetti, allo stesso modo i meccanismi
trasformano i contenuti delle percezioni.
Di fatto essi offrono alla coscienza delle letture degli eventi, delle emozioni, delle relazioni, e
soprattutto delle cause degli eventi spiacevoli in modo da proteggere la mente da quanto visto
precedentemente.
In Gestalt si studiano tradizionalmente quattro meccanismi di difesa principali:
- Introiezione
- Proiezione
- Confluenza
- Retroflessione
Nella letteratura psicanalitica essi sono aumentati di numero negli anni e sono molteplici:
- Intellettualizzazione
- Formazione reattiva
- Identificazione con laggressore
- Rimozione
- Spostamento
- Isolamento
- Fantasticheria
- Controllo
- Repressione semplice
- Scissione o splitting
- Devalorizzazione o autoinvalidamento

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- Idealizzazione, ecc..

Consapevolezza, volont e connessione come fenomeni correlati ai meccanismi di difesa
Per comprendere come sia possibile articolare degli interventi terapeutici sui meccanismi di difesa
necessario parlare prima di alcuni fenomeni che sono correlati ad essi: la psicoterapia si rivolge sempre al
piano esistenziale umano, si allea con esso e da questa alleanza diviene possibile al piano esistenziale
compiere delle operazioni interne sul piano mentale e su quello biologico.
Consapevolezza, connessione e uso della volont sono tre modalit con cui la terapia sostiene il
piano esistenziale a compiere un lavoro di guarigione ed evoluzione allinterno dei meandri della mente e
alle energiche forze del cervello biologico.

La consapevolezza si sviluppa quando si mette a fuoco una realt da un punto di vista olistico.
Ad esempio quando una persona riconosce un suo tratto caratteriale, egli scopre che tutta una serie di
comportamenti che fino a prima attribuiva a delle ragioni giustificatorie, si spiegano mediante una struttura
nevrotica e difensiva propria.
Oppure quando una persona attenta in senso giustificatorio al comportamento negativo degli altri
scopre che questo si relaziona con dei comportamenti poco carini propri antecedenti, che hanno
contribuito in grande misura alla reazione sgradevole degli altri.
La consapevolezza si rivolge di fatto a tutte le categorie che abbiamo visto in precedenza: mitologia,
logica, dinamiche biologiche, conflitti biologici.
La consapevolezza si ottiene o per maturit della lettura o per pulizia della lettura.
A volte una persona non consapevole in quanto non possiede di fatto le categorie sufficienti a leggere gli
eventi. Per cui quando la persona matura dei punti di vista migliori, la consapevolezza aumenta.
Ma esiste anche il caso in cui un evento sia letto mediante dei punti di vista giustificatori e allora
prima di maturare quelli efficaci necessario abbandonare e pulire i filtri scorretti.

Il grande nemico della consapevolezza la giustificazione.
La giustificazione funziona in molteplici modi: il pi comune consiste nel trovare delle letture che negano il
potere su quegli eventi in cui la persona di fatto tale potere ce lha oppure delle letture che hanno lo scopo
di mascherare le intenzioni imbarazzanti che la persona ha con altre per lei meno coinvolgenti.
Se un bambino di 6 anni viene aggredito da un pedofilo, nessuno contesterebbe che egli non ha potere
sullevento e quindi una lamentela di essere vittima sarebbe assolutamente reale.
Ma quando una moglie si fa vittima dellassenza del marito tale lamentela spesso contiene un
enorme lato giustificatorio, cio serve a nascondere alla coscienza la visione di tutti quei comportamenti,
attitudini e intenzioni della donna che hanno un grandissimo potere contributivo nella costruzione

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dellevento di cui si fa vittima. Ad esempio ella potrebbe essere incapace di costruire per questuomo un
clima di amore e calore, o comunicare in senso tanto critico da divenire sgradevole, oppure desiderare
inconsciamente questa assenza per ripercorrere delle scene di assenza del padre ecc.
La realt che la moglie non cos priva di potere come si definisce, ma questa percezione
giustificatoria la allontana dal mettere a fuoco parti di realt dove lei ha potere e che quindi sarebbero da
lei direttamente modificabili.
Non solo sarebbero modificabili ma il cambiamento di esse potrebbe comportare una svolta nella
relazione con il marito.

La volont il potere che il piano esistenziale umano, possibile grazie allo sviluppo dei lobi frontali
e delle aree prefrontali della neocortex, detiene sui processi interni, pensieri e funzioni mentali e sui
comportamenti, al di l del controllo su di essi esercitato dagli istinti e apprendimenti presenti nel cervello
biologico.
La volont il potere che la coscienza consapevole pu decidere di esercitare per guidare tali processi e
comportamenti. La forza che il piano esistenziale pu esercitare sul sistema globale del cervello non di
sua natura sufficiente a garantire un controllo efficiente.
La volont ha bisogno di essere acculturata, nutrita e sviluppata. Il piano esistenziale, per esercitare
tale potere deve apprendere ad utilizzare delle funzioni che gli sono proprie ed esercitarle fino ad
impadronirsene.

Per poter ottenere dei risultati terapeutici il terapeuta deve poter contare sulluso di queste
funzioni da parte del paziente: se il paziente non riesce neanche un po' a guidare e contenere il suo
processo terapeutico allora sar alquanto difficile anche per un terapeuta esperto far avvenire qualcosa di
significativo. Credo che quando Erving Polster diceva: la met della terapia la fa il paziente intendesse
dire proprio questo. Molte delle tecniche terapeutiche quindi si fondano sul portare il paziente a svolgere
tutta una serie di operazioni che richiedono limpegno delle funzioni della volont.

Normalmente quando di parla di volont si intende un fenomeno unitario.
Molto spesso si sente dire: usa la volont, prendi responsabilit, devi decidere, assumi questo ma ho visto
che questo tipo di consigli non sono di nessun aiuto a chi non ha avuto la fortuna di aver gi sviluppato la
volont ad un livello tale da poter essere utilizzata con un minimo di efficacia.

Negli anni ho studiato questo livello del piano esistenziale umano e mi parso che la volont non
sia per niente un fenomeno unitario, ma che al contrario si eserciti mediante luso di pi funzioni.

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Ho cercato di isolarle per poter agire delle azioni di rinforzo e addestramento di esse in modo da sostenere
lo sviluppo del piano esistenziale dei miei pazienti, oltre che il mio.
Negli anni, con molta fatica, ne ho isolate otto, che mi piaciuto chiamare metaforicamente le
otto braccia della volont.
Cos come per agire concretamente nel mondo abbiamo quasi sempre bisogno di utilizzare le mani, allo
stesso modo mi sembra che la volont per agire nel mondo interno debba utilizzare otto braccia e otto
mani. Le persone che non hanno un piano esistenziale sviluppato si ritrovano ad essere monche di alcune
di queste braccia e incapaci di usare le mani, cio le specifiche funzioni psichiche. Reputo fondamentale
nella mia pratica terapeutica, come nella mia vita personale, laver suddiviso in otto diverse funzioni quello
che appare una cosa unitaria, in quanto in questo modo diviene possibile esercitare in modo specifico i
muscoli delle funzioni, con degli esercizi specifici.

Non questa la sede per approfondire questo aspetto, ma ecco in sintesi le otto funzioni della volont:
1) costruire delle intenzioni
2) costruire degli obiettivi
3) imparare
4) registrare il positivo
5) contenere con pazienza
6) lasciar andare
7) ascoltare
8) esprimere
Come vedremo in seguito mi sembra che ognuna di queste funzioni della volont possa essere
compromessa da uno o pi meccanismi di difesa, che agiscono al posto della funzione sana.


La connessione riguarda il contatto della coscienza con il piano biologico.
Il piano biologico contiene come abbiamo visto sia istinti che apprendimenti e tenderebbe ad agire
comportamenti sulla base di un funzionamento diretto e spontaneo.
Il piano biologico si fa sentire sulla base di emozioni e spinte spontanee al comportamento.
Le emozioni e le spinte spontanee al comportamento non sempre sono gradite alla coscienza, in quanto
non sempre gli istinti o gli apprendimenti sono adeguati alla situazione ambientale.
Non solo ma una notevole parte degli apprendimenti del sistema limbico sono conflittuali in quanto
derivano da traumi. Quando una memoria limbica originata da un trauma si attiva, allora le emozioni e le
spinte spontanee del piano biologico sono inaccettabili, in quanto porterebbero a conseguenze negative.

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Ad esempio una donna abusata sessualmente nellinfanzia potrebbe sentire schifo e repulsione nei
confronti degli uomini e avvertire una spinta spontanea a scappare da essi o a rifiutarli cronicamente.
Analogamente un uomo abusato fisicamente dal padre potrebbe sentire cronicamente la spinta a evitare la
competizione e il confronto con altri maschi.

Insomma il piano biologico invia emozioni e spinte spontanee al comportamento che non sono
normalmente facili da gestire. La coscienza tende quindi a difendere il proprio controllo cercando di essere
il meno disturbata dalla vita biologica profonda.
Pensiamo infatti a quanto difficile sia stare in contatto con la paura, laggressivit e le spinte sessuali.
La mente logica e il livello mitologico di un individuo cercano inoltre disperatamente di realizzare degli
ideali e di prevenire le conseguenze negative, ricercando delle situazioni di massima sicurezza. Molto
spesso infatti si verifica un conflitto tra la mente, che ricerca stabilit e realizzazione dei valori e ideali che
in essa sono contenuti e tra le spinte istintive, o programmate, del livello biologico.
Ma questo controllo ottenibile soltanto con la disconnessione del piano esistenziale da quello
biologico. Questa disconnessione viene evidentemente realizzata mediante i meccanismi di difesa.

Il problema di ci consiste nel fatto che la disconnessione tra le funzioni mentali e quelle biologiche
costa un carissimo prezzo allindividuo in termini di qualit di vita e di pienezza dellesperienza.
La disconnessione non per casuale o fondata soltanto su di una sorta di pigrizia del piano
esistenziale: ci sono delle grandi difficolt da affrontare per riuscire a gestire la propria connessione.
Il piano esistenziale per riuscire a mantenere un buon livello di connessione con il piano biologico deve
poter contare su una evoluzione sufficiente delle funzioni della volont, per poter comprendere le spinte
biologiche, differenziarle, promuoverle o inibirle e organizzarle in un progetto che rispetti dei principi di
efficacia e di socialit.

In altri termini si pu notare che quanto pi un individuo evolve le proprie funzioni esistenziali, che ho
chiamato le otto braccia della volont, tanto pi pu permettersi di connettersi al piano biologico.
Vale anche linverso, in quanto un basso livello di evoluzione delle funzioni esistenziali della volont
deve poter contare su delle modalit di isolamento dai flussi emotivi e dalle spinte spontanee del piano
biologico per poter mantenere il controllo e una direzione coerente con il piano degli ideali e dellefficacia
nel mondo.
La funzione di isolamento tra mente e piano biologico avviene proprio grazie ai meccanismi di difesa.

Lavoro con i meccanismi

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Il lavoro sui meccanismi di difesa consiste essenzialmente nel prendere un contatto diretto con le cose reali
e nellassumere responsabilmente i vari problemi: in altri termini consiste nellaumentare consapevolezza,
connessione e uso della volont.
I meccanismi agiscono prevalentemente come prestigiatori, facendo scomparire aspetti dei
problemi, oppure come dei diplomatici che sanno utilizzare le parole con tale raffinatezza da far passare
per bello ci che sgradevole.
Quando si lavora sui meccanismi lo scopo quello di aumentare la definizione delle percezioni, cio
riportarle a un grado di realt maggiore.
Si cerca di far coincidere la VERITA della mente alla REALTA del cervello.
Si cerca di dare il giusto nome alle cose, siano esse emozioni, eventi, comportamenti, intenzioni ecc.
Questo lavoro consiste in uno smascherare ci che camuffato, in un portare alla luce ci che viene
sotterrato e nascosto, di levare fronzoli abbellimenti e profumi a cose sgradevoli, di guardare in faccia i
problemi che si vorrebbero evitare e posticipare, di far assumere la responsabilit nei confronti di problemi
che vengono attribuiti allesterno.
La vittima diviene cos meno debole di quanto i meccanismi la dipingano, laggressore diventa meno forte e
pi sensibile di quello che i suoi meccanismi gli permettano, il manipolatore diventa pi capace di stare in
sistema in modo onesto e scopre quanto sente il bisogno di essere amato e stimato da un gruppo per
quello che veramente.

Per lavorare con i meccanismi necessario utilizzare delle direttive principali:
1) diagnosi del piano esistenziale. Vista la proporzione inversa tra lo sviluppo delle funzioni della
volont e lo sviluppo dei meccanismi, necessario non forzare i meccanismi se non si compie una
diagnosi di forza dellio sufficiente.
A questo riguardo sottolineo lestrema cura che bisogna prestare a una corretta valutazione della
forza dellIo del paziente. Se il piano esistenziale veramente debole ritengo sia corretto non
lavorare sui meccanismi ma sul rinforzo della volont in primo luogo.
Questo avviene se il paziente di sente accolto in una relazione che sia per lui sicura e lentamente
comprende come sviluppare le funzioni mediante programmi specifici. Solo in un secondo momento
e progressivamente diviene possibile lavorare sui vari livelli dei meccanismi e sui problemi biologici
sottostanti.
Una prospettiva che credo possa essere di grande efficacia la seguente: secondo la teoria delle
otto braccia della volont la proattivit umana potrebbe essere suddivisa in otto funzioni principali che
sono la modalit con le quali la coscienza rende concreto il suo operare nel mondo interno.

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Sempre secondo questo modello ogni funzione verrebbe sostituita in senso compensatorio da uno
o pi meccanismi specifici qualora essa sia troppo debole per poter gestire i contenuti disagevoli della
mente e del cervello.
Questa ipotesi troppo giovane per essere avvalorata da ricerche sufficienti, ma potrebbe divenire
molto interessante se trovasse riscontro.

Prendiamo ad esempio la funzione dellimparare. I meccanismi che compensano specificamente questa
funzione sono quelli della intellettualizzazione o razionalizzazione. Quando infatti qualcosa va storto la
persona invece di utilizzare il fallimento o lerrore come situazione di apprendimento, ricorre al
meccanismo per potersi giustificare, cio trovare una causa esterna allinsuccesso.
Nel caso invece della funzione del registrare il positivo, che consiste nel notare e apprezzare i
successi anche piccoli che uno ottiene, essa evidentemente viene compensata dal meccanismo
dellautoinvalidamento, che molto ha a che vedere con il meccanismo dellidentificazione con laggressore .
Un altro meccanismo che compensa la funzione del registrare il positivo consiste nella rimozione.
Mi capitato spesso di trovare delle lamentele di perdita di memoria in persone che non avevano
sviluppato la funzione esistenziale registrare il positivo, che si risolta in breve tempo quando essi hanno
appreso ad esercitarla, cos come si sono risolte i sintomi dellautosvalutazione dipendenti dal meccanismo
dellautoinvalidamento altrettanto connesso alla stessa funzione.
Questa diretta connessione tra alcuni meccanismi e delle specifiche funzioni della volont potrebbe
in futuro apportare delle importanti indicazioni sulle zone precise di intervento atte a sciogliere le
percezioni disfunzionali costruite dai meccanismi.

2) lavoro sulle dinamiche biologiche sottostanti. Una grande direzione di lavoro riguarda i conflitti e le
dinamiche sottostanti il lavoro di salvataggio operato dai meccanismi. Se nel livello biologico attivata:
una memoria biologica traumatica allora bisogner lavorare su di essa per risolvere laccumulo
di informazioni negative accumulate. Se ad esempio esiste un abuso sottostante necessario
trattarlo mediante delle tecniche in grado di provocare una liberazione del materiale emozionale
disfunzionale presente nella memoria e in un secondo momento ripristinare la funzione
biologica che stata messa fuori funzione dal trauma.
una dinamica biologica non gratificabile in quanto ostacolata da una mancanza di risorse,
necessario comprendere con precisione il tipo di bisogno e lavorare con il cliente per sostenerlo
nellapprendimento delle capacit mancanti. In un secondo momento bene attivare la sua
progressiva conquista nel mondo degli obiettivi legati al bisogno di partenza.
una crisi o una perdita significativa va gestita mediante un processo di elaborazione del lutto

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un conflitto di priorit tra funzioni biologiche va gestito mediante una negoziazione tra le
funzioni che in Gestalt viene ottenuta con grande efficacia con la tecnica della sedia calda.

3) lavoro sul meccanismo stesso. Claudio Naranjo afferma che Fritz Perls presentando il suo lavoro con
la sedia calda introdusse anche una grande chiave di lavoro sui meccanismi: il lavoro sulla proiezione.
Nella sedia calda infatti si mettono in seconda posizione delle parti di s che normalmente sono viste
come estranee. La tecnica permette non solo di diventare consapevoli delle parti proiettate di s ma anche
e soprattutto aiuta una persona a reincontrare delle forze e delle energie che sono bloccate per i motivi che
abbiamo visto prima.
Se si pensa allintroiezione si pu facilmente immaginare che invece di ingoiare necessario liberare
lespressione spontanea, cio il rischiare di prendere contatto con quello che il proprio bisogno reale.
Rispetto alla deflessione, si tratta di notare esattamente il punto in cui il meccanismo interrompe il
contatto e ripresentare al cliente tale contenuto in modo da farlo esperire e vivere con intensit. In questo
senso aiuta la pratica della drammatizzazione, cara alla Gestalt, in quanto la forza espressiva aiuta a potare
in contatto il contenuto psichico che preda del meccanismo della deflessione.
Unaltra modalit importante di lavoro sul meccanismo consiste nel confronto, spesso se fatto in
gruppo. Quando un meccanismo difende la struttura mitologica della mente necessario smontare
progressivamente il mito senza attaccare la coscienza.
Ho trovato nelle tipologie caratteriali dellenneagramma di Claudio Naranjo la pi grande possibilit di
conoscere e mappare tali mitologie mentali che tendono a fornire allindividuo un senso di esistenza ma
che al tempo stesso accecano su tante altre importanti dimensioni dellessere umano. Il confronto diviene
veramente importante se viene fatto in gruppo, in quanto la relazione duale pur essendo pi intima
rispetto alla confessione di temi risulta essere pi facilmente manipolabile dai giochi di potere e seduzione
del cliente, che non il gruppo.

Conclusioni
In questo lavoro quello che pi mi preme sottolineare che il lavoro sui meccanismi di difesa pu essere
compiuto su due fronti assolutamente antitetici: uno di attacco frontale al meccanismo, nel quale si vuole
sostenere la coscienza a sviluppare maggior consapevolezza mediante il confronto e altre tecniche dirette
di smontaggio della percezione alterata e un altro che al contrario rispetta il meccanismo di difesa e la
sua funzione strutturante e proteggente lIo.
In questo secondo caso la percezione alterata invece di essere attaccata e smontata viene
appositamente lasciata stare e il lavoro principale verte sul rafforzamento delle funzioni del piano
esistenziale, al fine di permettere lo sviluppo di una forza strutturante alternativa al meccanismo. Questi
due approcci, pur essendo assolutamente opposti, sono assolutamente corretti in s e per s, e credo

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debbano essere utilizzati entrambi. Nella mia esperienza, il criterio principale di utilizzo di ognuno di essi
risulta essere la diagnosi del piano esistenziale che orienta verso uno o laltro: il metodo diretto quando il
piano esistenziale risulta forte, il metodo di supporto allio quando esso risulta debole.

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Articolo realizzato da dott. Paolo Baiocchi
A cura di dott. Mattia Palleva

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