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Anna Mary Garrapa


Dottoranda URBEUR
Universit Milano Bicocca

SAN FERDINANDO- ROSARNO- PIANA DI GIOIA TAURO
ANNO 2012-2013




Introduzione..2
Il caso...2
Obiettivi dellanalisi. .2
La metodologia di indagine. ..2

1. Il contesto.......3
1.1. Regione Calabria e Piana di Gioia Tauro. ..3
1.2. San Ferdinando e Rosarno. .....5

2. Caratteristiche e domande dei migranti. 6
2.1.Il modello migratorio del comune. ...6
2.2. I bisogni/le domande dei migranti. ...11
2.3. Il capitale sociale dei migranti. ....14

3. Politiche e pratiche di inclusione nel comune. 15
3.1.Politiche ed iniziative attuate. ....15
3.2.Impatti della crisi finanziaria..23

4. Una valutazione critica: analisi SWOT. ..24

Bibliografia................26





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Introduzione

Il caso

Il caso studio il comune di San Ferdinando (4.900 abitanti), inserito nel pi ampio contesto del modello
dimmigrazione stagionale per la raccolta degli agrumi nella Piana di Gioia Tauro.
Lintera area comunemente nota come Rosarno allinterno della pi ampia comunit dimmigrati, cos
come nellopinione pubblica nazionale ed internazionale.
Infatti il comune calabrese di Rosarno ha trovato spazio nelle cronache di molti paesi per la rivolta avvenuta
nel gennaio 2010.
Il conflitto esploso tra autoctoni ed africani sub-sahariani ha reso note le degradanti condizioni di vita e di
lavoro degli immigrati impiegati nelle aziende agricole locali, prevalentemente nella raccolta invernale di
agrumi.
La deportazione degli immigrati dal territorio calabrese, avvenuta nei giorni successivi alla rivolta, ed i
controlli effettuati dalle istituzioni preposte e dalle forze dellordine presso le aziende agricole della regione
hanno solo temporaneamente sospeso il fenomeno, ma di fatto non lo hanno interrotto definitivamente.
Durante linverno 2012-2013 sono ancora migliaia gli africani, prevalentemente provenienti da paesi sub-
sahariani, che dimorano in tendopoli e container demergenza, baraccopoli spontanee e casolari diroccati: le
condizioni di vita e di lavoro sono ancora visibilmente degradanti.

Obiettivi dellanalisi

Nel seguente rapporto si traccer sinteticamente il quadro socio-economico della Piana di Gioia Tauro, con
particolare attenzione ai fattori che hanno determinato ed accompagnato la presenza crescente di lavoratori
immigrati, neocomunitari ed extracomunitari, in alcuni settori occupazionali, come agricoltura, edilizia e
cure domestiche, ed allinterno di questi, in specifiche attivit e fasi produttive.
Si approfondir lattuale modello migratorio legato al lavoro agricolo stagionale, in particolare
deglimmigrati provenienti dallAfrica sub-Sahariana, ed in relazione alle trasformazioni avvenute nel
comparto agrumicolo in termini di filiera commerciale ed organizzazione del lavoro.
Il caso studio sar focalizzato sulle condizioni di vita e di lavoro degli stessi immigrati stagionali a San
Ferdinando e Rosarno durante la stagione agrumicola dellinverno 2012-2013.
Si valuteranno, infine, effetti e risultati conseguenti alle iniziative e politiche di inclusione ed accoglienza
messe in campo da istituzioni e popolazione locale.

La metodologia di indagine

La complessit del tema indagato richiede una metodologia dindagine mista, che permetta dintegrare
differenti fonti e tecniche di ricerca, al fine di superare le numerose difficolt che sincontrano nella raccolta
dinformazioni quantitative e qualitative certe.
Le principali problematiche metodologiche riscontrabili sono dovute ad una molteplicit di fattori.
Innanzitutto la dimensione ufficiale del fenomeno sistematicamente inferiore a quella reale: le fonti
istituzionali e le statistiche ufficiali registrano componenti profondamente diverse della popolazione
immigrata, soprattutto per quanto riguarda la consistenza numerica delle presenze e dellimpiego.
Inoltre la natura stessa dei fenomeni indagati implicano cifre tendenzialmente sottostimate delle presenze
dimmigrati in Calabria e degli impiegati in agricoltura: limmigrazione irregolare, la forte mobilit
territoriale e settoriale, la stagionalit deglimpieghi, il lavoro nero, leconomia agricola sommersa.
Allassenza di dati quantitativi organici ed affidabili si aggiunge una carenza significativa di documentazione
specifica e facilmente reperibile, come registri, ricostruzioni storiche, rapporti prodotti da istituzioni ed
organizzazioni locali.
Infine le tematiche affrontate riguardano fenomeni complessi e spesso occulti, che comportano un alto
rischio di manipolazione delle informazioni da parte degli intervistati, per paura, omert, implicazione diretta
in situazione dirregolarit, collusione con poteri forti.
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La metodologia dindagine si quindi sviluppata tramite la combinazione di differenti strumenti di ricerca,
quantitativi e qualitativi:
- analisi dei dati secondari sulle presenze ed il ruolo della manodopera immigrata impiegata nellattivit
agricola locale.
- Ricognizione, elaborazione, combinazione di dati provenienti da fonti differenti: amministrative,
economiche, statistiche, rapporti e banche dati prodotte da organizzazioni del terzo settore, rassegna stampa.
- Interviste semi-strutturate e focus groups a vari attori:
lavoratori immigrati, organizzazioni istituzionali e persone che svolgono intermediazione del lavoro;
Produttori diretti, imprenditori agricoli, commercianti;
Residenti autoctoni ed associazioni locali;
Testimoni privilegiati: amministratori locali, rappresentanti sindacali e di associazioni di categoria,
volontari di ONG.
- Osservazione diretta delle attivit riproduttive, nei differenti tipi dinsediamento abitativo, e dellincontro
tra domanda ed offerta di lavoro.
- Mappatura di attori locali, istituzionali e non istituzionali, coinvolti nello sviluppo di politiche ed iniziative
di accoglienza ed inclusione deglimmigrati.
- Mappatura geo - referenziata di insediamenti abitativi, servizi, spazi pubblici, luoghi dincontro domanda
offerta di lavoro.


1. Il contesto.

1.1. Regione Calabria e Piana di Gioia Tauro.

San Ferdinando e Rosarno si collocano nel territorio provinciale di Reggio Calabria e rientrano nel sistema
socio-economico della Piana di Gioia Tauro.
Larea della Piana composta complessivamente da 33 comuni
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, caratterizzati da una riconosciuta
omogeneit geografica, sociale e produttiva. Si estende su una superficie territoriale di 930 Km ed
delimitata dal bacino del fiume Mesima a nord, da quello del fiume Petrace a sud, dalle pendici collinari pre-
aspromontane ad est e dal mar Tirreno ad ovest, dove termina con la linea costiera del golfo di Gioia Tauro.
Lungo la direzione Gioia Tauro - Cittanova, la Piana raggiunge la sua massima estensione di 20 Km, mentre
in direzione longitudinale lampiezza massima di circa 30 Km (Universit degli Studi di Reggio Calabria,
2012).
Secondo i dati ISTAT, riferiti allanno 2011, larea della Piana presenta complessivamente una popolazione
residente pari a 164.098 abitanti, che incide per il 28,94% sul totale degli abitanti della provincia e per
l8,16% su quello della regione. Durante il periodo intercensuario 2001-2011 si verificata una contrazione
della popolazione pari all1,02%, che ha interessato la quasi totalit dei comuni dellarea, passando da un
valore assoluto di 165.797 abitanti nel 2001 a 164.098 nel 2011. A ci si aggiunge un processo
dinvecchiamento demografico di proporzioni rilevanti, con ripercussioni notevoli sulla vita economica,
sociale e culturale del territorio (Facolt di Agraria di Reggio Calabria, 2012).

I residenti stranieri in Calabria, al contrario, sono aumentati continuamente, passando dai 18.000 censiti
dallISTAT nel 2001 ai 66.925 nel 2011, il 3,4% della popolazione calabrese (Demo-Geodemo - ISTAT).
Ancora nellanno 2011, lINPS ha registrato in Calabria un totale di 134.860 lavoratori, di cui il 92%
(124.680) con contratto a tempo determinato. La forma contrattuale prevalente a tempo determinato, sia per
i comunitari, italiani inclusi, che per gli extracomunitari: in entrambi i casi il tempo determinato supera il
90% dei contratti totali. La presenza di lavoratori extracomunitari si concentra nelle province di Reggio C.


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I comuni della Piana di Gioia Tauro: Anoia, Candidoni, Cinquefrondi, Cittanova, Cosoleto, Delianova, Feroleto della
Chiesa, Galatro, Giffone, Gioia Tauro, Laureana di Borrello, Maropati, Melicucco, Melicucc, Molochio, Oppido
Mamertina, Palmi, Polistena, Rizziconi, Rosarno, San Ferdinando, San Giorgio Morgeto, San Pietro di Carid, San Procopio,
Santa Cristina dAspromonte, SantEufemia dAspromonte, Scido, Seminara, Serrata, Sinopoli, Taurianova, Terranova Sappo
Minulio, Varapodio.

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(1.813) e in quella di Cosenza (1.339), in cui risultano impiegati il 75% dei lavoratori. Il numero di lavoratori
extracomunitari registrato dallINPS nella regione rappresenta il 3,25% degli iscritti a livello nazionale (Inea,
2012a).
In aggiunta al numero di lavoratori immigrati regolari ed ufficialmente registrati necessario considerare
lampio bacino di manodopera apparentemente invisibile, composta da immigrati, regolari ed irregolari,
impiegati informalmente in diversi settori economici.
Se la stima del numero reale dei lavoratori immigrati occupati in Calabria risulta difficile, ancora pi
difficile diventa stimare il numero di quelli impiegati in agricoltura. La sede calabrese dellIstituto Nazionale
di Economia Agraria ha stimato, tramite una metodologia di ricerca mista, quantitativa e qualitativa, che il
numero di lavoratori immigrati impiegati informalmente nel comparto agricolo calabrese, nellanno 2011, si
aggira intorno alle 16.000 unit, di cui 5.000 comunitari (Inea, 2012a, 2013).
Alla luce dei dati e dei rapporti, pubblicati annualmente da varie fonti informative ufficiali, possibile
cogliere alcune caratteristiche prevalenti della presenza e dellimpiego degli immigrati in Calabria dai primi
anni 90 fino ad oggi:
- una notevole diffusione sul territorio, in particolare nei centri minori delle province calabresi, che
determina una sostanziale inesistenza di un effetto metropoli allinterno della regione ed una maggior
concentrazione di presenze nei comuni non capoluogo;
- una prevalenza di addetti nei settori dimpiego poveri e meno qualificati, in particolare nel commercio
ambulante, lavoro domestico e cure familiari, agricoltura ed edilizia.

Per quanto riguarda il settore primario si registrano presenze rilevanti in alcune aree territoriali specifiche:
- nelle zone caratterizzate da agricoltura intensiva lungo le coste, Crotone e Cir (CZ), e nelle piane di Gioia
Tauro (RC) e Sibari (CS), per lavori stagionali di raccolta e confezionamento, rispettivamente di uva, olive,
agrumi;
- nella Piana di Lamezia Terme, per impieghi duraturi in attivit di florovivaismo e serre orticole;
- nelle aree agricole interne e marginali, tra cui Sila Piccola (CZ), Monte Poro (VV), Valle dellEsaro e Valle
Crati (CS), per impieghi di lungo periodo in attivit zootecniche, in particolare di governo della stalla e
pastorizia.
La prevalenza che assumono le operazioni di raccolta, carico/scarico merci, lavorazione e confezionamento
dei prodotti, lavorazione del terreno e semina, custodia dei capi di bestiame, sembra confermare lipotesi che
siano accessibili ai lavoratori immigrati solo i livelli pi bassi nella struttura delloccupazione agricola
calabrese.
Tradizionalmente ai picchi stagionali di lavoro agricolo sopperiva manodopera autoctona pendolare,
proveniente da aree marginali, montane e meno ricche rispetto a quelle di agricoltura intensiva di pianura
(Inea, 1990-2001). Limportanza dellagricoltura nell'economia calabrese era e resta molto pi marcata
rispetto a quella che essa riveste mediamente per l'Italia nel suo insieme: il peso assunto storicamente, in
termini di occupazione e di reddito familiare prodotto, ha dato al settore una notevole rilevanza sociale e
politica nel tessuto locale (Cavazzani & Sivini, 1997).
Lagricoltura continua a mantenere un ruolo importante nelleconomia e nelloccupazione regionale, non
tanto per la forza strutturale del settore, quanto perch il lavoro agricolo, in molte aree, risulta essere lunica
alternativa alla disoccupazione, che presenta valori molto elevati rispetto a quelli medi italiani.
Attualmente il tessuto produttivo delle aziende agricole calabresi caratterizzato da una forte
polverizzazione: in termini di superficie agricola utilizzata (SAU), la classe dimensionale pi rappresentata
quella delle aziende inferiori ai 5 ettari. Le attivit agricole sono gestite a livello familiare, secondo schemi
produttivi e con tecnologie tradizionali, prevalentemente da conduttori anziani con basso titolo di studio. Le
coltivazioni legnose agrarie si confermano come le principali attivit presenti nel maggior numero di aziende
(Ismea, 2011; Facolt di Agraria di Reggio Calabria, 2012).
Tali orientamenti colturali, prevalentemente olivicoltura e agrumicoltura, esprimono fabbisogni di
manodopera non uniformi, concentrati dal punto di vista territoriale e temporale, soprattutto nella fase di
raccolta, e che raramente possono essere soddisfatti dalla solo manodopera familiare: di qui il tradizionale
ricorso a manodopera stagionale, poco qualificata, solitamente non dichiarata.
Attualmente il comparto agrumicolo quello che impiega un maggior numero di lavoratori immigrati, poich
in quello olivicolo si fa ancora ampio ricorso alla tradizionale manodopera autoctona femminile.
Lagrumicoltura si originariamente sviluppata nei territori pi fertili della Calabria: le tre Piane di Sibari,
Lamezia Terme e Gioia Tauro la costa ionica reggina e parte di quella tirrenica cosentina (Cavazzani &
Sivini, 1997). Attualmente le aree di maggior produzione sono la Piana di Gioia Tauro, la Piana di Sibari e
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Corigliano , mentre negli altri territori le superfici destinate a produzione agrumicola hanno un peso inferiore
(Inea, 2012b).
Secondo i dati riferiti al VI Censimento dellagricoltura la Piana di Gioia Tauro rappresenta in termini
strutturali circa il 65% delle aziende ed il 70% delle superfici agrumicole totali della Provincia di Reggio
Calabria, relativamente il 32% e il 30% di quelle regionali (Facolt di Agraria di Reggio Calabria, 2012;
ISTAT, 2010).
I segmenti di mercato che caratterizzano il comparto agrumicolo della Piana di Gioia Tauro sono
essenzialmente quello destinato al consumo fresco, prevalentemente clementine e qualche variet di arancia,
e quello indirizzato alla trasformazione industriale. Negli ultimi anni entrambe le filiere della Piana, sebbene
con tempi e processi parzialmente differenti, hanno vissuto un crisi profonda, al punto che una quantit
crescente di prodotto viene lasciato sugli alberi.

La coltura che predomina nella Piana di Gioia Tauro lulivo, ma lungo larea costiera si estendono ampie
zone coltivate ad agrumi. Nel 2010, le maggiori superfici agrumicole si riscontrano nei comuni di San
Ferdinando (82,91% del totale), Rosarno (69,56%), Candidoni (63,83%) e Melicucco (59,76%).
Limitatamente alla coltivazione arancicola, i comuni che assorbono pi del 50% della superficie complessiva
sono Taurianova, Rosarno, Laureana di Borrello e Rizziconi. I comuni, invece, in cui si concentra il 60,75%
della superficie investita a clementine sono Rosarno, Candidoni e San Ferdinando (Facolt di Agraria di
Reggio Calabria, 2012).
Notevole la congruenza territoriale con i comuni in cui stato rilevato, durante la stagione agrumicola
2012-2013, il maggior numero dinsediamenti (centri storici, casolari abbandonati e centri di accoglienza)
abitati da immigrati provenienti dallAfrica e dai paesi dellEst Europa: Gioia Tauro, Laureana di Borrello,
Polistena, Rizziconi, Rosarno, San Ferdinando, Taurianova (Piana di Gioiatauro Campagne in Lotta).

1.2. San Ferdinando e Rosarno.

San Ferdinando e Rosarno sono comuni non metropolitani.
San Ferdinando comune autonomo solo dal 1977. Loriginario insediamento di San Ferdinando fu costruito
nel comune di Rosarno allinizio del XIX secolo d.c., allinterno di un piano di bonifica delle zone malariche
circostanti al fiume Mesima, avviato dopo il terremoto che nel 1783 colp la Calabria.
Lo stesso insediamento di Rosarno, antico sito della citt greca Medma, fu interamente ricostruito in seguito
al devastante terremoto (Lacquaniti, 1980).
I due comuni si sono progressivamente estesi attorno ai centri storici, allinterno dellarea della Piana di
Gioia Tauro. Attualmente gli stock abitativi sono costituiti dagli edifici dei due centri abitati e da numerosi
casolari distribuiti nel territorio rurale circostante.

Il trend del numero di residenti a Rosarno, durante gli anni 2001-2012, rivela un andamento negativo. Infatti
secondo i dati, derivanti dalle indagini effettuate presso gli uffici anagrafici, la popolazione scesa dalle
15.034 unit del 31/12/2001 alle 14.710 del 31/21/2012 (Popolazione Rosarno- Grafici su dati ISTAT).
I dati relativi al comune di San Ferdinando presentano un trend negativo meno importante, passando dai
4.341 residenti del 31/12/2001 ai 4.269 del 31/12/2012 (Popolazione San Ferdinando- Grafici su dati
ISTAT).
Sebbene i trend pi recenti presentino andamenti tendenzialmente negativi, di fatto, per, nessuno dei due
comuni ha vissuto un importante processo di spopolamento. Infatti, a partire dalle rispettive epoche di
fondazione, entrambi gli insediamenti hanno vissuto unevoluzione demografica positiva e
complessivamente crescente.
Inoltre il dato residenziale sottostima la presenza dimmigrati, sia stagionali che stanziali, provenienti
prevalentemente dal continente africano e dai paesi dellEst.
Secondo i dati ufficiali a San Ferdinando risultano 219 residenti stranieri al 31/12/2012, con unincidenza
pari al 4% sul totale dei residenti.
Ma il numero degli stranieri effettivamente presenti durante vari mesi raggiunge almeno le 650 unit,
considerando solo il valore degli africani sub-sahariani non residenti, alloggiati in tendopoli durante la
medesima stagione invernale 2012-2013 (Rosarno, tre anni dopo. Campagne in Lotta).
A questo dato si aggiunge anche linestimabile numero di neocomunitari, soprattutto rumeni e bulgari, i quali
alloggiano prevalentemente nel centro abitato per stagioni anche pi lunghe.
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Allo stesso modo a Rosarno si registrano 553 stranieri residenti al 31/12/2012, con un incidenza del 3,7%
sul totale della popolazione residente. Di fatto sono migliaia glimmigrati africani, maghrebini e sub-
sahariani, ed i neocomunitari, bulgari e rumeni, che alloggiano in abitazioni del centro abitato, nel campo
container e nei casolari abbandonati limitrofi, pi recentemente occupati soprattutto dagli africani sub-
sahariani. Risulta quindi evidente come il dato reale superi di gran lunga il dato stimato ufficialmente.
Sebbene la maggior parte degli immigrati presenti nei due comuni non compaiano nelle indagini anagrafiche,
n siano rilevati dalle statistiche ufficiali, di fatto la dimensione demografica dei due comuni resa
particolarmente dinamica dallevoluzione dei flussi migratori, che gi dagli anni 80-90 hanno cominciato
ad interessare il territorio della Piana di Gioia Tauro.

2. Caratteristiche e domande dei migranti

2.1. Il modello migratorio del comune

La presenza deglimmigrati a San Ferdinando e Rosarno legata principalmente alle attivit agricole
stagionali ed in particolar modo al sistema produttivo agrumicolo.
I comuni della Piana di Gioia Tauro, in particolare Rosarno e San Ferdinando, vengono attraversati dai flussi
migratori in entrata gi a partire dalla fine degli anni 80 e linizio dei 90. La presenza deglimmigrati, sia
stanziali che temporanei, poi aumentata progressivamente durante tutti gli anni 2000 fino ad oggi.
In successione storica si sono alternati sul territorio immigrati di provenienze, genere ed et media differenti.
Incrociando dati e rapporti forniti da fonti differenti possibile ricostruire sinteticamente le fasi principali di
tali flussi.
Dalla fine degli anni 80 fino a met anni 90 la nazionalit assolutamente maggioritaria quella del
Marocco, seguita dal Senegal. Si segnalano presenze, poco numerose, provenienti da Tunisia e Nigeria. In
prevalenza sono maschi e giovani, di et inferiore ai 29 anni, senza titolo di studio riconosciuto. Trovano
impiego soprattutto in agricoltura per le fasi di raccolta, alternativamente in edilizia e nel commercio
ambulante.
Durante tutti gli anni 90 si mantiene la predominanza marocchina, seguita dalle presenze Senegalesi. A
partire dal 93-94 si cominciano a segnalare nuove provenienze minoritarie, che si affiancano a quelle
tunisina e nigeriana gi presenti: Algeria ed Egitto dal continente africano, Polonia, Albania ed Ex-
Iugoslavia per i paesi dellEst, infine alcune presenze Filippine.
Ad eccezione delle collaborazioni domestiche filippine, continua a prevalere la fattispecie dei giovani maschi
impiegati in agricoltura, soprattutto nelle raccolte stagionali delle colture arboree.
Dalla fine degli anni 90 e durante tutti i 2000 cambia il fenomeno dei flussi migratori in arrivo: aumentano i
numeri, si differenziano i paesi di provenienza, cambiano le motivazioni e la composizione sociale degli
immigrati.
Pur restando la comunit marocchina quella numericamente pi cospicua nella Piana, seguita da Senegal e
Tunisia, si moltiplicano le nazionalit provenienti dal continente africano, soprattutto dai paesi
dellOccidente sub-Sahariano : inizialmente Ghana, poi seguono Mali, Burkina Faso, Sudan, Gambia, Costa
dAvorio, Guinea Bissau, Sierra Leone.
Inoltre aumentano le presenze albanesi, a cui si aggiungono progressivamente quelle ucraine, fino a divenire
predominanti tra le provenienze dellEst durante la prima met degli anni 2000. Seguono gli arrivi dalla
Romania e Bulgaria, che aumentano poi esponenzialmente in seguito alladesione alla Comunit Europea.
Dal 2007, infatti, molti dei cittadini stranieri che negli anni precedenti necessitavano del permesso di
soggiorno divengono ufficialmente cittadini comunitari, cosicch ai pi tradizionali flussi migratori
provenienti dallAfrica si aggiungono progressivamente quelli provenienti dai paesi dellarea balcanica, che
coinvolgono tanto giovani che persone di mezza et, individui soli ed interi nuclei familiari, uomini e
soprattutto donne.
Agli immigrati africani, prevalentemente giovani maschi occupati in attivit agricole, edilizia e commercio
ambulante, si affianca, cos, una crescente presenza di donne provenienti dallEst Europa, impiegate in
attivit agricole, oltrech domestiche e di cura familiare presso numerose famiglie calabresi.
Dalla fine degli anni 2000 fino ad oggi si verificato un notevole aumento della presenza di lavoratori
dellEst Europa, anche in quei comparti in cui solitamente hanno trovato impiego soprattutto magrebini ed
africani sub-sahariani. Infatti se durante gli anni 90 e 2000 sono stati i lavoratori marocchini e senegalesi ad
essere maggiormente impiegati in agricoltura nella Piana di Gioia Tauro, affiancati poi da altre provenienze
del continente africano, oggi emerge una presenza assai rilevante di rumeni e bulgari, che stagionalmente si
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occupano di raccogliere cipolle, pomodori, olive ed agrumi e che trovano impiego nelle fabbriche
agroalimentari di lavorazione e confezionamento degli stessi prodotti ortofrutticoli.

Attualmente la stanzialit o temporaneit delle presenze straniere nella Piana variano in base ai differenti
progetti migratori ed i rispettivi paesi dorigine.
Gli africani sub-sahariani tendono a concentrarsi in alcuni territori italiani solo in corrispondenza delle
stagioni di raccolta di specifici prodotti agricoli: a Rosarno per gli agrumi e le olive, a Foggia per i pomodori,
gli ortaggi e le olive; tra Napoli e Caserta per frutti ed ortaggi vari; a Cassibile in Sicilia per le patate; a
Saluzzo in Piemonte per frutti vari, ecc
Immigrati di altre provenienze invece diversificano maggiormente le raccolte allinterno di un solo territorio,
raggiungendo cos anche modalit pi stanziali dinsediamento. Ad esempio, una parte consistente di
lavoratori e lavoratrici provenienti dalla Bulgaria si stabilizzano per anni a Rosarno e a San Ferdinando,
alternando durante tutte le stagioni differenti lavori di piantumazione e raccolta di cipolle rosse ed ortaggi
vari, oltrech di agrumi.
Tale differenza dipende anche dal fatto che il progetto migratorio di buona parte dei lavoratori africani, sub-
sahariani e maghrebini, tendenzialmente finalizzato a mandare soldi nel paese dorigine, per il
mantenimento della famiglia allargata o per il risparmio necessario a costruire le basi di un futuro
professionale e familiare proprio. Infatti i soldi guadagnati lavorando in Italia vengono custoditi in Africa per
comprare o costruire la casa, affrontare le spese matrimoniali, comprare la terra o i mezzi necessari per aprire
una propria attivit, spesso di carattere commerciale. Raramente il progetto migratorio di tali lavoratori ha in
s una prospettiva di stanzialit in Europa, tanto meno in Italia ed in Calabria.
LEuropa rappresenta soprattutto un passaggio necessario a raggiungere una certa sicurezza economica ed
uno status sociale nel paese dorigine, sono pochi coloro che pensano di poter costruire una vita slegata dal
proprio continente. Molti aspirano piuttosto ad una vita a cavallo tra i due continenti, africano ed europeo.
Ad ogni modo, il modello migratorio generalmente maschile, il progetto legato prevalentemente al
lavoro ed alla massimizzazione delle possibilit di guadagno e risparmio. Il costo della vita per tutto lanno
italiano, essendo molto difficile e caro rientrare in patria, il che costituisce una delle motivazioni
fondamentali a ridurre il pi possibile le spese quotidiane.
Al contrario i lavoratori provenienti da paesi pi vicini e pi facilmente raggiungibili, in condizioni di
regolarit del permesso di soggiorno, vivono a cavallo tra due paesi e migrano ripetutamente in Italia.
Questo tipo di traiettoria migratoria caratterizza prevalentemente i lavoratori stagionali provenienti dallEst
Europa, Bulgaria e Romania, tanto pi da quando sono divenuti comunitari ed alcuni degli immigrati
maghrebini, Marocco e Tunisia, che dispongono di permessi di soggiorno di vecchia data: hanno maggior
facilit ad andare e venire dai propri paesi di origine e ad essere ingaggiati regolarmente. In questo caso il
salario corrisposto in Italia ha un maggior potere dacquisto in rapporto ai costi di vita nei paesi di
provenienza.
Inoltre tra glimmigrati provenienti dai paesi neocomunitari, meno di frequente anche tra quelli maghrebini,
possibile incontrare un elevato numero di persone che si sono stabilizzate per lunghi periodi e hanno
talvolta costruito una famiglia in Italia. Questo implica che la maggior parte delle risorse guadagnate viene
comunque spesa per il mantenimento del nucleo familiare, secondo standard di vita che sono evidentemente
differenti da quelli di un modello migratorio maschile ed individuale.
Nel complesso emergono differenze evidenti nelle condizioni abitative ed occupazionali vissute pi
recentemente da sub-sahariani, maghrebini e neo-comunitari.

Per quanto riguarda le condizioni abitative dei lavoratori e lavoratrici immigrati nella Piana di Gioia Tauro
possibile delineare ulteriori differenze caratterizzabili per paese di provenienza.
Attualmente sono gli africani sub-sahariani che, tra le varie nazionalit presenti sul territorio, vivono il
disagio abitativo maggiormente visibile ed identificabile.
Tramite le reti migratorie si aggregano e vivono prevalentemente in casolari abbandonati, in edifici urbani
fatiscenti, in vecchie fabbriche dismesse ed in baraccopoli auto-costruite; alloggiano sovraffollati nei progetti
daccoglienza allestiti dalle istituzioni locali, come la tendopoli di San Ferdinando ed il campo container di
Rosarno, allestiti in aree isolate e distanti dai centri abitati. I sub-sahariani hanno preso, in anni pi recenti, il
posto occupato precedentemente dai marocchini, i quali hanno vissuto in condizioni simili durante tutti gli
anni 90 e buona parte degli anni 2000.
Tra le numerose cause allorigine della progressiva moltiplicazione ed espansione di questi insediamenti vi
sono la stagionalit coatta, che induce una rotazione continua tra i diversi territori agricoli italiani, e
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lesclusione sociale e spaziale, costruita dalle pratiche politiche e culturali messe in atto da popolazione
autoctona ed istituzioni locali.
I maghrebini costituiscono un flusso migratorio di pi vecchia data nella Piana e sono presenti sul territorio
da pi di un decennio. Dopo una fase iniziale in cui abitavano a loro volta in casolari e fabbriche
abbandonate, hanno potuto sviluppare strategie dinsediamento nei centri abitati.
I neo-comunitari, invece, vivono prevalentemente nei centri abitati, soprattutto nel comune di San
Ferdinando. Rumeni e Bulgari hanno la pelle chiara e non sono musulmani, oltre ad essere oggi dotati di
documenti europei, vengono percepiti dagli autoctoni come portatori di una cultura apparentemente meno
distante rispetto agli africani, in particolare di quelli neri.
I sub-sahariani, al contrario, difficilmente trovano affitto in citt, anche per motivi di diffidenza, razzismo,
rancore e paura da parte della popolazione locale, ancor pi in seguito al conflitto avvenuto a Rosarno nel
2010. Dallaltro lato, emerge anche una necessit di risparmio, come descritto sopra, e la volont di
contenere le spese quotidiane di sostentamento, tagliandone alcune, come luce, gas e riscaldamento, e
condividendone altre, come cibo ed eventualmente affitto. La stagione di raccolta degli agrumi nella piana di
Gioia Tauro v indicativamente da novembre a marzo. Per molti africani sub-sahariani essa rappresenta di
fatto un luogo di passaggio temporaneo, in cui superare linverno lavorando almeno un poco: passa il freddo,
si spende meno che al Centro-Nord, si aspettano i vari documenti in arrivo o in rinnovo presso le questure
campane, calabresi e siciliane, si lavora discontinuamente e a nero, ma almeno si sopravvive alla crisi ed alla
disoccupazione, in assenza di controlli sul lavoro e sui permessi di soggiorno.
Immigrati di altre provenienze vivono spesso un disagio abitativo altrettanto drammatico, ma pi
frequentemente nascosto tra le mura domestiche, raramente visibile in aggregazioni ed insediamenti allaria
aperta. Solo testimonianze orali rivelano le vicende di lavoratrici e lavoratori, bulgari o rumeni, che vivono
stipati in spazi angusti nei centri abitati di Rosarno e San Ferdinando. Ci accade soprattutto qualora siano
stati vittime di adescamenti ingannevoli ai fini dello sfruttamento lavorativo, restando impigliati nelle serrate
maglie di un sistema di caporalato strutturato a livello internazionale.
Inoltre le strategie insediative oggi sviluppate da maghrebini e neocomunitari nel territorio della Piana
prevedono generalmente una base ridotta di lavoratori stanziali, a cui si ricongiunge stagionalmente il nucleo
familiare allargato o la rete di amici, conoscenti e connazionali.
Al contrario sono pochi gli africani sub-sahariani stanziali, che, per le ragioni sopra descritte, sono in grado
di fornire un appoggio abitativo nei centri urbani a connazionali o familiari che transitano solo
stagionalmente.

La collocazione territoriale deglinsediamenti abitativi esterni al centro urbano, attualmente occupati da
africani sub-sahariani, risulta spesso in correlazione spaziale con i luoghi dingaggio e funzionale
allesclusione sociale degli immigrati dalla vita quotidiana della popolazione locale.
In particolare nella Piana di Gioia Tauro sono stati rilevati alcuni tipi dinsediamento particolarmente
problematici in quanto a condizioni di vita ed accesso ai servizi di base.
- Tendopoli e contigua baraccopoli auto-costruita, collocate nella zona industriale di San Ferdinando, isolate
e lontane alcuni km dai centri abitati, sia di Rosarno che di San Ferdinando. Attualmente la tendopoli priva
di gestione e glimmigrati vivono nelle tende o nelle baracche di plastica e legno autocostruite, in condizioni
di estremo sovraffollamento, senza corrente elettrica, riscaldamento, gas, acqua potabile e servizi igienici
sufficienti e dignitosi.
- Vecchi edifici fatiscenti dei centri abitati, affittati abusivamente ad un numero elevato di persone, che
vivono stipate in condizioni degradanti e pagano cifre che raggiungono e talvolta superano i 50 euro a
persona.
- Numerosi casolari sparsi nelle campagne, recuperati allabbandono ed occupati, affittati a posto letto, o
affidati dai proprietari in cambio di lavori agricoli, offerti saltuariamente e gratuitamente dagli abitanti. I
casolari sono isolati e lontanti numerosi km dai centri abitati, spesso pericolanti, sovraffollati e privi di acqua
corrente, acqua potabile, corrente elettrica, gas, riscaldamento, servizi igienici, adeguata illuminazione ed
areazione interna.
- Campo container, sorge in contrada Testa dellacqua, nei confini amministrativi del comune di Rosarno.
Sebbene siano erogate le forniture di corrente, acqua e gas, in strutture abitative emergenziali, il campo
stato allestito secondo loriginario progetto di accoglienza provvisoria. Non prevede alcun servizio navetta
verso il centro storico, risultando piuttosto isolato e distante dai servizi e spazi pubblici, che vengono
solitamente raggiunti a piedi o in bicicletta dgli immigrati che vi dimorano.

9

Le piazze di lavoro, ossia i luoghi dingaggio informale, si collocano tendenzialmente in spiazzi, rotonde
ed incroci limitrofi alle vie di maggior percorrenza automobilistica, nelle piazze ed incroci principali dei
centri abitati, negli svincoli limitrofi alle aree agricole in cui si trovano i campi di lavoro. I luoghi informali
per la compra-vendita delle braccia cambiano negli anni anche in conseguenza dello spostamento degli
insediamenti abitativi degli immigrati.
Tali insediamenti abitativi permettono di fatto labbassamento dei costi della manodopera, conseguentemente
al contenimento inevitabile dei suoi costi di riproduzione in termini di affitto, luce, gas, acqua e cibo.
Nel caso i progetti daccoglienza abitativa, tendopoli e campo container, siano stati finanziati da istituzioni
locali o nazionali, di fatto essi costituiscono un trasferimento indiretto di risorse pubbliche alle imprese, che
di tali lavoratori stagionali si avvalgono. Inoltre la concentrazione spaziale del bacino di forza lavoro presso
tali insediamenti facilita strategicamente il reclutamento di manodopera stagionale altamente flessibile.
Gli africani sub-sahariani infatti vengono impiegati spesso nelle raccolte presso i terreni pi difficili, in
condizioni meteorologiche avverse e con peggiori condizioni di lavoro.
Rappresentano materialmente lesercito agricolo di riserva a cui si fa ricorso per le quote di lavoro
flessibile ed imprevisto, necessario sporadicamente durante i picchi della raccolta.
La condizione complessiva di precariet, lavorativa ed esistenziale, acutizzata dalla continua emergenza
abitativa, dalla strutturale flessibilit temporale (stagioni di grandi raccolte), oltrech spaziale (luoghi di
grandi raccolte).
Le tendopoli e le baraccopoli divengono concretamente i contenitori del bacino di manodopera in eccesso,
isolata dalla cittadinanza locale, concentrata in un unico luogo, con bassi costi di riproduzione.
concomitante ed inevitabile la concentrazione di clienti interessati alla compra-vendita informale di
documenti e servizi burocratici vari.
La gestione emergenziale del lavoro stagionale diviene cronica: ogni anno i raccoglitori stagionali,
provenienti dallAfrica sub-sahariana, vengono trattati come terremotati. I lavoratori maghrebini e neo-
comunitari si ammassano nelle abitazioni dei centri abitati di Rosarno e San Ferdinando, alimentando di fatto
un mercato immobiliare che altrimenti non troverebbe sbocchi con la popolazione locale: alloggiano spesso
in case vecchie e fatiscenti, talvolta recuperate allabbandono, che costituiscono una discreta fonte di reddito
per i proprietari autoctoni.

Ai differenti settori dimpiego corrispondono tendenzialmente alcune specifiche provenienze dei lavoratori,
cos come accade in tutto il sistema del lavoro italiano. La sintesi che segue corrisponde ad una
semplificazione e generalizzazione indicativa, inevitabilmente dinamica nel tempo e quindi suscettibile di
variazioni.
I lavoratori africani sub-sahariani, prevalentemente uomini originari dellAfrica occidentale (Burkina Faso,
Mali, Senegal, Gambia, Ghana), ruotano tra le campagne italiane facendo quasi esclusivamente lavori
agricoli non specializzati: piantumazione, zappatura, raccolta. Nella Piana di Gioia Tauro vengono impiegati
prevalententemente nella raccolta stagionale di agrumi e talvolta di olive, raramente si specializzano o
crescono professionalmente.
I lavoratori neocomunitari (Bulgaria, Romania) e maghrebini (Marocco, Tunisia), sia uomini che donne,
diversificano maggiormente i settori dimpiego rispetto agli africani sub-sahariani, occupando talvolta anche
posizioni specializzate. Inoltre in ambito agricolo diversificano spesso le stagioni di raccolta allinterno di
uno stesso territorio. Per tali provenienze limpiego si caratterizza prevalentemente in base allappartenenza
di genere.
Gli uomini si concentrano prevalentemente in lavori di edilizia, meccanica ed agricoltura.
In edilizia si occupano di attivit di muratura ed imbiancatura. In agricoltura le attivit riguardano la
piantumazione, raccolta e potatura,vivaismo, guida di macchinari e trattori, fragitura di olive, attivit di
coordinamento delle squadre di lavoro nei campi ed allinterno delle fabbriche di trasformazione e
condizionamento di prodotti ortofrutticoli.Vengono impiegati in colture agrumicole, olivicole, kiwi, cipolle
ed orticoltura in generale.
Le donne si concentrano prevalentemente in attivit di cura per aziani, pulizie domestiche, prostituzione,
agricoltura. In agricoltura trovano impiego per la fase di piantumazione, raccolta e soprattutto nelle fabbriche
di trasformazione e condizionamento di prodotti ortofrutticoli.Vengono impiegate nelle colture agrumicole e
soprattutto nella filiera produttiva della cipolla rossa, tipica delle aree limitrofe della provincia di Vibo
Valentia.
Una parte di maghrebini riesce, quindi, a trovare impiego in settori differenti ed attivit pi specializzate,
ottenendo anche paghe lievemente pi elevate, poich negli anni alcuni di loro, tra i primi arrivati, hanno
10

acquisito familiarit con le operazioni colturali e soprattutto una maggiore conoscenza del territorio e dei
datori di lavoro.
I lavoratori, e soprattutto le lavoratrici, neocomunitari vengono assunti pi facilmente nelle imprese di
trasformazione e commercializzazione grazie al loro status giuridico, che tutela apparentemente i datori di
lavoro nel caso di controlli, cui sono pi spesso sottoposte le imprese e cooperative agroalimentari.

Per quanto riguarda il lavoro giornaliero di raccolta stagionale, sono presenti sul territorio della Piana forme
illecite di reclutamento ed intermediazione lucrativa del lavoro.
A Rosarno e San Ferdinando le distanze sono spesso percorribili a piedi o in bicicletta verso il centro abitato,
le piazze dingaggio ed i campi di raccolta. Ci permette una minor dipendenza dai caporali per quanto
riguarda le attivit della vita riproduttiva (spesa alimentare, ricariche telefoniche, uffici vari, servizi sanitari,
stazione ferroviaria, ecc .) e parzialmente anche per la ricerca di lavoro (collocamento) rispetto ad altri
territori agricoli italiani (per esempio Campania, Puglia, Basilicata).
Di fatto le piazze dingaggio costituiscono un libero mercato delle braccia, accessibile a tutti glimmigrati
che cercano lavoro. La variet e la concorrenza nella domanda di lavoro tra piccoli produttori e
commercianti permette quindi differenti forme di reclutamento ed organizzazione del lavoro:
- Reclutamento diretto da parte dei piccoli produttori con proprio mezzo di trasporto, prevalentemente a nero,
nelle piazze e presso glincroci stradali.
- Furgoncini dintermediari stranieri che hanno funzione di taxi, cio prendono una quota fissa al
lavoratore per il servizio di trasporto, intorno ai 3 euro durante la stagione 2012-2013, ma non sottraggono
quote salariali dalla giornata di lavoro per il servizio dingaggio.
- Caporalato che offre servizi di collocamento e di trasporto sul luogo di lavoro, in cambo di quote salariali
sottratte dalla paga giornaliera del lavoratore, solitamente pari al corrispettivo monetario di una cassetta di
prodotto raccolto. Non presente, durante il 2012-2013, un sistema oligopolista di caporalato, strutturato
in maniera piramidale e pervasiva, come accade in altri territori, per esempio in provincia di Foggia o di
Potenza.Le testimonianze orali dei lavoratori per indicano un incremento annuale progressivo nella
strutturazione e diffusione del fenomenodintermediazione irregorale del lavoro. Il sistema neocomunitario
dintermediazione visibilmente pi serrato di quello africano.
- Diffusione delluso di capisquadra stranieri, spesso scelti tra i lavoratori che parlano meglio italiano. I
capisquadra vengono pagati direttamente dai datori di lavoro o dai relativi caporali, a giornata o a cottimo,
con una quota giornaliera lievemente maggiore degli altri, con il compito preciso di curare lorganizzazione
della squadra e controllarne il lavoro.
Il contratto provinciale del lavoro agricolo, che prevede comunque quote salariali al ribasso,
tendenzialmente disatteso dai datori di lavoro nei confronti dei lavoratori agricoli. Il rapporto di lavoro
avviene prevalentemente a nero o con contratti stagionali corredati di busta paga falsa, in cui si denunciano
allINPS solo poche giornate, a fini contributivi, rispetto a quelle effettivamente lavorate (cosiddetto lavoro
grigio).
La paga giornaliera si aggira intorno ai 25 euro o viene corrisposta a cottimo: 1 euro a cassetta di clementine
e manadrini, 50 cent per le arance. Talvolta non viene corrisposta.
Si rileva, inoltre, una profonda difficolt da parte dei sindacati ad aggregare, a comunicare, a rispondere alle
esigenze concrete ed a canalizzare le rivendicazioni dei lavoratori immigrati. Emerge fortemente il contrasto
tra le condizioni attuali di lavoro e di rivendicazione sindacale, da un lato, ed i movimenti di protesta
bracciantili rimasti nella memoria storica locale e nazionale, dallaltro lato.

Durante lultimo decennio, si sono verificate importanti trasformazioni nella struttura produttiva locale e
nellintera filiera commerciale agrumicola, che spiegano, almeno in parte, il ruolo dei lavoratori africani sub-
sahariani nel tessuto economico, oltrech sociale, della Piana di Gioia Tauro.
Lagrumicoltura nella Piana di Gioia Tauro si caratterizza per una struttura produttiva particolarmente
frammentata e basata sulla piccola propriet terriera, tradizionalmente a conduzione familiare. quindi un
territorio che apparentemente si differenzia da altri, strutturati in propriet terriere molto pi ampie, dedicate
ad agricoltura estensiva ed altrettanto noti per lampio ricorso a manodopera stagionale extracomunitaria,
come la provincia di Foggia in Puglia. Nella piana di Gioia Tauro la concentrazione economica avviene per
ad un livello superiore lungo la filiera agrumicola, allinterno delle fasi di commercializzazione e
distribuzione del prodotto.
Le coltivazioni di arance, prima destinate prevalentemente allindustria di trasformazione in succo, sono state
progressivamente abbandonate in seguito alle pi recenti riforme della PAC (Politica Agricola Comunitaria).
11

Nel 2008, infatti, i finanziamenti europei in sostegno al reddito sono stati definitivamente disaccoppiati dai
quantitativi prodotti, inducendo una generale riduzione della produzione e conseguentemente del fabbisogno
di manodopera per la raccolta di arance.
Clementine ed arance destinate al mercato del fresco, prodotte e raccolte nella miriade di piccoli e medi
appezzamenti, vengono concentrate presso impianti di medi e grandi commercianti o di O.P., organizzazioni
di produttori, dove vengono selezionate e convogliate in differenti tipi di filiere commerciali. Una parte
consistente viene venduta alla Grande Distribuzione, di propriet italiana e straniera, in confezioni gi pronte
per essere esposte sugli scaffali dei supermercati ed ipermercati prevalentemente nel Nord Italia. La parte
restante viene indirizzata verso mercati centrali e grossisti di altre regioni italiane, talvolta verso paesi
dellEst Europa ed in Russia. Entrambe le filiere commerciali richiedono comunque grandi quantitativi di
fornitura, fortemente dipendenti dalla domanda finale, sia in termini di contenimento dei prezzi che di
efficienza nei tempi di consegna. In ogni caso la filiera agroalimentare richiede lavoro a basso costo di
raccoglitori altamente flessibili: oltre alle squadre base necessaria manodopera da reclutare rapidamente nei
picchi di raccolta. La tradizionale flessibilit del lavoro stagionale viene quindi accentuata dalla domanda del
mercato agrumicolo.
Visto, inoltre, il generale abbassamento dei prezzi corrisposti ai livelli pi bassi della produzione, dovuto ad
un intreccio complesso di fattori, i datori di lavoro, siano essi produttori diretti o commercianti, preferiscono
impiegare manodopera immigrata, che permette di abbattere notevomente i costi di produzione, piutttosto
che assumere i lavoratori locali, ai quali si rivolgono comunuque per le attivit che richiedono un maggior
grado di specializzazione. Glimmigrati neocomunitari (bulgari e rumeni) vengono pi spesso impiegati in
squadre base e per periodi pi lunghi: assunti stagionalmente in grigio, garantiscono tutele maggiori al
datore di lavoro in caso di controlli, grazie allo status giuridico comunitario di cui godono. Gli africani,
invece, lavorano anche a nero e spesso solo per pochi giorni, durante i picchi produttivi o per i piccoli
produttori, costituendo di fatto un esercito agricolo di riserva.

2.2. I bisogni/le domande dei migranti

Iscrizione anagrafica e residenza.

Sin dalle testimonianze risalenti al 1989 emerge la problematica dellottenimento della residenza anagrafica
e la reticenza da parte dei comuni a riconoscere liscrizione nei registri anagrafici degli immigrati presenti
sul territorio e che ne facciano richiesta (Inea, 1990/2001).
La maggioranza degli immigrati, che vivono stanzialmente o stagionalmente nei centri abitati di Rosarno e
San Ferdinando, non ha un regolare contratto di affitto e coloro che dimorano presso casolari, baraccopoli e
tendopoli non hanno a disposizione un domicilio che sia riconosciuto dalle istituzioni locali ai fini
delliscrizione anagrafica.
Liscrizione anagrafica, per, costituisce un requisito necessario per laccesso a numerosi servizi pubblici e
per lottenimento di alcuni documenti fondamentali: richiesta di rinnovo di alcuni tipi di permesso di
soggiorno, richiesta di emissione della carta didentit, iscrizione ai centri per limpiego, ottenimento della
tessera sanitaria e realtivo accesso ai servizi sanitari.

Accesso ai servizi sanitari e cure mediche.
Laccesso ai servizi sanitari presenta problematiche differenti a seconda della provenienza e dello status
giuridico deglimmigrati.
Per gli extracomunitari sprovvisti di regolare permesso di soggiorno garantito laccesso al Sistema
Sanitario Nazionale tramite codice STP (Straniero Temporaneamente Presente), valido su tutto il territorio
nazionale per sei mesi e rinnovabile.
Per i regolari, invece, previsto lobbligo discrizione al SSN con relativo rilascio della tessera sanitaria
2
.
Secondo le indagini operate da Medici Senza Frontiere ed Emergency, che si sono susseguite dal 2005 fino
ad oggi, buona parte degli stranieri stagionali, sia regolari che irregolari, sono privi di tessera sanitaria o STP,
ignorano i propri diritti alle cure, cos come la localizzazione dei presidi sanitari presenti sul territorio, e
coloro che sono sprovvisti di documenti temono talvolta lidentificazione e la denuncia da parte delle forze
dellordine presso ospedali e presidi sanitari (MSF - I frutti dellipocrisia: Storie di chi lagricoltura la fa, di

2
Art.34 TU 286/1998 (Dlgs 286/98)
12

nascosto: indagine sulle condizioni di vita e di salute dei lavoratori stranieri impiegati nei campi del sud
Italia, marzo 2005, MSF - Una stagione allinferno, 2008, Emergency - Ambulatori mobili, Emergency
- Poliambulatorio di Polistena).
A seguito dellingresso di Romania e Bulgaria nella UE, sono cambiate le condizioni per il soggiorno e
conseguentemente quelle per la fruizione dei servizi sanitari da parte degli immigrati provenienti da tali
paesi: improvvisamente i numerosi cittadini rumeni e bulgari presenti irregolarmente in Italia hanno perso il
diritto ad essere assistiti come STP.
La Calabria una delle Regioni prive di codice ENI, sostitutivo dellex STP, che garantisce ai cittadini privi
di copertura sanitaria le prestazioni urgenti ed essenziali, anche in assenza di registrazione amministrativa.
Inoltre dai rapporti delle varie ong a carattere sanitario e da testimonianze dirette di cittadine neocomunitarie,
presenti da anni a Rosarno, emerge che in molti casi i neocomunitari si sono visti negare prestazioni
pediatriche, a tutela della gravidanza o relative a trattamenti terapeutici continuativi.
Ci accade perch non riuscendo a soddisfare le condizioni previste dalla legge, ad esempio qualora non
siano in possesso di regolare contratto di lavoro o non abbiano liscrizione anagrafica presso le liste
comunali di residenza, non hanno titolo daccesso allassistenza sanitaria a carico del Sistema Sanitario
regionale, n a carico del paese di provenienza. Di fatto, dopo lingresso nella UE i cittadini rumeni e
bulgari si sono trovati, relativamente allaccesso ai servizi sanitari, in una condizione peggiore rispetto a
quella goduta dai cittadini extracomunitari irregolari (Medici Senza Frontiere, 2008).
Emerge, quindi, la necessit di uninformazione capillare e mirata al diritto alla salute ed alle cure urgenti e
necessarie, la pubblicizzazione dei servizi sanitari territoriali e le relative modalit di accesso, oltre al
sostegno linguistico nella comprensione delle terapie prescritte e degli esami consigliati.
In questo senso risulta necessario un processo di formazione specializzata per gli operatori sanitari,
relativamente alle procedure amministrative per il rilascio dei documenti sanitari per immigrati, tessera
sanitaria o STP, e lausilio di una mediazione culturale nella gestione dei servizi sanitari locali.

A queste difficolt di carattere legale ed informativo, si aggiungono altri fattori legati alle condizioni di
lavoro e di vita, che accomunano lavoratori extracomunitari e neocomunitari:
- frequente la mancanza di mezzi economici sufficienti ad affrontare le spese per lacquisto dei medicinali
- La distanza dei presidi medici dai luoghi dinsediamento abitativo aggravata dallassenza di un efficiente
sistema di trasporto pubblico.
- Gli stagionali che lavorano a giornata, a meno che siano affetti da qualche malattia dolorosa ed invalidante
per lattivit lavorativa, sono costretti o indotti a non perdere neanche un giorno di lavoro, il che impedisce
loro di accedere regolarmente alle strutture sanitarie e raramente vengono rispettati i tempi di rientro previsti
dalle prescrizioni mediche.
- Nel complesso, uomini e donne, per lo pi giovani e che raccontano di essere giunti in Italia in buone
condizioni di salute, risultano affetti prevalentemente da patologie acquisite in conseguenza delle durissime
condizioni di lavoro, delle pessime condizioni abitative in cui vivono.
Dallanalisi di questo insieme di fattori emerge la necessit di una strategia di assistenza sanitaria pi mirata,
in base alle specifiche condizioni di lavoro, pi facilmente accessibile dai diversi insediamenti abitativi,
compreso quelli pi isolati, assicurando lopportunit di ricevere cure specialistiche continuative ed un facile
ricorso ai farmaci.
Allorigine dellanalisi complessiva e delle pratiche attuabili, simpone comunque il necessario
miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro.

Accesso alla casa e condizioni abitative.

Le condizioni abitative cambiano, come sopra descritto, a seconda del tipo dinsediamento, che si
caratterizza a sua volta seconda del paese di provenienza.
In generale, le cause effettivamente allorigine del disagio abitativo sono la disoccupazione e lo sfruttamento
lavorativo: in assenza di lavoro e di risorse economiche o nel caso dingaggio con paghe misere, retribuite
saltuariamente e talvolta neanche corrisposte, glimmigrati si appoggiano alle conoscenze ed alla
protezione economica della rete comunitaria, spesso strutturata su base nazionale.
Emerge, quindi, la priorit di un approccio complessivo di analisi e di risoluzione pratica delle problematiche
abitative, a partire dalle condizioni di lavoro, di sfruttamento diffuso e crescente disoccupazione.
13

Serve inoltre una risoluzione definitiva di quei paradossi giuridici, che creando una stratificazione
discriminatoria degli immigrati, basata sulla regolarit/irregolarit del permesso di soggiorno, determinano
gradi diversi di accesso ai servizi essenziali.
Per affrontare e risolvere questi aspetti inevitabilmente necessario lintervento del Governo nazionale e
delle istituzioni regionali.
I datori di lavoro e le associazioni di categoria, che li rappresentano, dovrebbero essere chiamati a garantire
una sistemazione abitativa dei lavoratori stagionali che ingaggiano.
Unattivit dintermediazione pubblica, operata dalle istituzioni locali, potrebbe facilitare la ricerca di casa
per lavoratori stagionali allinterno dei centri urbani; il recupero e la destinazione di strutture esistenti,
agibili e temporaneamente in disuso; la concessione di affitti calmierati per stagionali e senza
discriminazioni di carattere razzista.
necessario che laccesso a condizioni di vita dignitose sia garantito anche ai disoccupati, in cerca di lavoro
ed in attesa, perch impiegati solo occasionalmente, cos come agli immigrati stagionali irregolari.

Collocamento, sindacato e supporto legale.

Le condizioni di lavoro possono variare a seconda del paese di provenienza, della condizione giuridica di
soggiorno, del settore economico e dallattivit specifica dimpiego, come descritto nei paragrafi precedenti.
Per possibile tracciare una sintesi generale delle necessit che accomunano i lavoratori stagionali
immigrati impiegati in agricoltura.
Innanzitutto emerge la necessessit di unapplicazione diffusa ed effettiva delle condizioni di lavoro stabilite
dal Contratto Provinciale del Lavoro agricolo, firmato da associazioni di categoria e sindacati per provincia
di Reggio Calabria, attualmente in vigore fino al 31/12/2015
3
.
In questo senso, persiste la necessit di una diffusione informativa capillare sui diritti sindacali e
limplementazione del numero e dellattivit dei presidi locali di consulenza e supporto legale.
richiesta unimplementazione delle funzioni del sistema di collocamento pubblico, oltre ad una
collaborazione costante ed efficace tra le differenti istituzioni preposte allorganizzazione ed al controllo del
sistema del lavoro e di quello previdenziale, INPS, CPI provinciali ed Ispettorato del Lavoro, al fine di
evitare forme dintermediazione illecita, sottosalario, ingaggio informale ed evasione contributiva a fini
previdenziali.

Ad ogni modo, a monte delle problematiche lavorative si pone lurgenza di unintervento complessivo,
demandato alle istituzioni regionali, ma soprattutto nazionali e comunitarie, rispetto a questioni di carattere
strutturale:
- il drastico calo delloccupazione in un sistema del lavoro nazionale e locale in profonda crisi;
- un sistema produttivo agricolo in cui si riaffermano condizioni dingaggio e di organizzazione del lavoro
illecite;
- un complesso di politiche migratorie, che legando la sussistenza del permesso di soggiorno al contratto di
lavoro e prolungando spropositatamente i tempi di risposta ai richiedenti protezione internazionale,
aggravano le condizioni di ricattabilit di unampio bacino di manodopera irregolare o in attesa, ancor pi
fragile in tale contesto di crisi economica diffusa.

Trasporti/mobilit

Gli spostamenti quotidiani dei lavoratori tra glinsediamenti ed i centri abitati, per attivit riproduttive (spese
alimentari ed accesso ai servizi pubblici) o per la ricerca dingaggio, avvengono prevalentemente a piedi o in
bicicletta, poich i trasporti pubblici, a livello comunale e provinciale, sono scarsi o inesistenti.
La pericolosit delle strade, dovuta al generale dissesto ed allassenza di uninfrastruttura adatta a pedoni e
ciclisti (illuminazione notturna, marciapiedi, segnalazione stradale ed aree ciclabili), ha contribuito negli anni
al verificarsi di numerosi e gravi incidenti stradali, che hanno coinvolto soprattutto lavoratori immigrati. La

3
Contratto provinciale di lavoro per gli operai agricoli e florovivaisti della provincia di Reggio Calabria, concluso il 14
Marzo 2013, e valido per il periodo 1 Gennaio 2012- 31 Dicembre 2015. I firmatari sono: Unione provinciale agricoltori,
Federazione provinciale coltivatori diretti, Confederazione italiana agricoltori diretti, Flai-Cgil, Fai-Cisl, Uila-Uil (Contratto
provinciale di lavoro di Reggio Calabria., 2013).
14

pericolosit aggravata dalla localizzazione periferica, distante ed isolata dei luoghi dinsediamento
abitativo, rispetto ai centri urbani.
necessaria la predisposizione di condizioni di sicurezza minime per la mobilit pedonale e ciclistica, e di
uninfrastruttura complessiva di trasporto pubblico, a livello comunale, provinciale e regionale.

Usi dello spazio pubblico ed inerculturalit.

La ricchezza culturale, derivante dalla conpresenza di provenienze differenti allinterno di uno stesso
territorio, non viene valorizzata a Rosarno e San Ferdinando. Di fatto emerge una grande frammentazione su
base comunitaria nelluso degli spazi pubblici allinterno dei centri abitati.
La divisione in aree dinsediamento e quartieri, caratterizzati per nazionalit o area di provenienza, cos
come laggregazione nettamente separata nelle piazze e nei pressi di specifici esercizi commerciali (per
esempio moneytrasfert e locutori, da un lato, bar e negozi autoctoni, dallaltro), esprimono fisicamente la
grande difficolt dincontro e conoscenza reciproca fra immigrati ed autoctoni. La tensione presente
soprattutto a Rosarno, tra popolazione locale ed africani sub-sahariani.
I giovani africani usano il proprio tempo libero per visitare amici, stare insieme, parlando e bevendo the o
vedendo la televisione. Anche se molti affermano di sentire la necessit di momenti aggregativi esterni alla
rete di riferimento, di fatto, teatri,cinema, bar con apertura serale, o semplicemente luoghi dincontro sociale
e culturale di facile accesso, sono rari o assenti anche per i giovani autoctoni, che solitamente si spostano in
altre localit, un po pi attive, come Palmi, Cosenza o Reggio Calabria.
Alla marginalit economica si associa anche una marginalit sociale ed un grado dincontro con gli autoctoni
talvolta ambivalente: da una parte, si registriano dichiarazioni benevole e positive da parte della popolazione
locale, dallaltra, si conferma lesistenza di forti pregiudizi nei confronti deglimmigrati. Al di l della scala
di accettazione territoriale, che vede i bianchi neocomunitari in testa, seguiti da maghrebini ed in fondo i
sub-sahariani, ogni provenienza ha comunque il suo stigma sociale, culturale o religioso, motivo apparente di
diffidenza e distanza.
Simpone quindi la necessit di promuovere e sviluppare iniziative culturali e sociali, per autoctoni ed
immigrati, ed attivit di scambio e confronto tra diverse provenienze.
richiesto inoltre un servizio continuativo, durante tutto lanno, e sistematizzato dellinsegnamento della
lingua italiana per stranieri e delle lingue straniere per italiani.

Assistenza e prima accoglienza.

Viste le condizioni di sfruttamento del lavoro e sottosalario dei lavoratori agricoli in generale, le dure
condizioni di vita di coloro che vivono neglinsediamenti di fortuna, soprattutto durante la stagione
agrumicola in cui piove spesso e fa freddo, evidente la necessit di assistenza alimentare, fornitura di
vestitiario e coperte, suppellettili per dormire, cucinare, trasportare acqua, riscaldarsi e ripararsi dal freddo.

2.3. Il capitale sociale dei migranti

Nonostante la consistenza numerica sul territorio e la crescente stanzialit dimmigrati presenti a San
Ferdinando e Rosarno, soprattutto neocomunitari e maghrebini, non esiste per il momento alcuna
organizzazione collettiva interna alle comunit dimmigrati, di carattere sociale, politico o sindacale e che sia
particolarmente strutturata e partecipata.
Emerge lesperienza dellassociazione interculturale OMNIA, composta da italiani ed immigrati con
diversa provenienza, presenti stanzialmente a Rosarno da anni, che svolge un lavoro di mediazione socio-
sanitaria, spesso in collaborazione con le istituzioni locali, oltrech con organizzazioni di carattere nazionale
ed internazionale.
Inoltre lesperienza dellassociazione locale Africalabria rappresenta un caso eccezionale nel contesto
sociale di Rosarno: unassociazione composta da calabresi ed africani, prevalentemente sub-sahariani, che
durante gli anni ha promosso iniziative autorganizzate dincontro culturale e sociale, ha supportato processi
ed azioni di rivendicazione politica, aderendo anche ad eventi pubblici insieme ad altri attori
4
.

4
il caso della manifestazione di protesta contro lannuncio di ritiro delle commesse da parte di Coca Cola del 2012.
Inoltre durante la stagione agrumicola 2012-2013, per esempio, lassociazione ha sostenuto la nascita e lo sviluppo di un
gruppo di rappresentanti di varie nazionalit presenti nella tendopoli di San Ferdinando ed ha supportato, insieme ad altri
15

possibile sostenere che dal 2010 ad oggi, si sono verificati alcuni episodi di rivendicazione politica e
sociale, brevi processi di azione collettiva organizzata direttamente daglimmigrati, ma tali momenti hanno
riguardato prevalentemente necessit contingenti ed immediate. In effeti, in assenza didentit territoriale o
professionale, la costituzione di attori collettivi di ampio respiro, capaci di avviare processi di lungo periodo,
risulta assai complicata; ancor pi allinterno di un quadro sociale ed un sistema occupazionale frammentato
in base al paese di provenienza.
Allo stato attuale la condizione esistenziale degli stagionali, in particolare degli africani subsahariani,
contrassegnata da una precariet assoluta, temporale e spaziale, che come descritto finora, coinvolge tutti gli
aspetti della vita quotidiana. la rete di relazioni che risponde alla maggior parte delle necessit, fornendo,
nel bene e nel male, informazioni, lavoro, supporto logistico per gli spostamenti, sistemazioni abitative,
risorse economiche e sostentamento dei bisogni primari. Lurgenza di prestarsi aiuto reciproco tanto pi
forte e necessaria se si considera la quasi totale assenza nella zona di enti o istituzioni, escludendo individui
solidali ed attori del terzo settore, che si occupano di rispondere concretamente ai bisogni ed alle richieste
della popolazione immigrata. In ambiti occupazionali informali, frammentati ed insieme bisognosi di
manodopera concentrata temporalmente e territorialmente, le reti migratorie sono divenute talvolta
infrastruttura sociale determinante nel processo dintermediazione tra domanda ed offerta di lavoro.

3. Politiche e pratiche di inclusione nel comune.

3.1. Politiche ed iniziative.
Iscrizione anagrafica e residenza.

La normativa nazionale che regola la tenuta dellanagrafe della popolazione residente afferma: la persona
che non ha fissa dimora si considera residente nel comune dove ha stabilito il proprio domicilio
(legge_15_luglio_2009_n.94)
5
.
Il testo stato interpretato da alcune Regioni
6
in modo da rendere effettivo il godimento del diritto-dovere
alliscrizione anagrafica: stato istituito un indirizzo fittizio, via della casa comunale, ad uso dei senza
fissa dimora ed estendibile ai titolari di protezione internazionale o umanitaria, necessario per il rinnovo del
permesso di soggiorno e laccesso ad altri servizi pubblici e fondametali, come il SSN.
Nessun procedimento simile attualmente attivo nei comuni di Rosarno e San Ferdinando, per inerzia e
reticenza delle autorit locali.
Lunica breve eccezione si verificata durante la stagione 2012-2013 nel Comune di San Ferdinando: per un
tempo limitato sono state emesse residenze e carte didentit per glimmigrati richiedenti, con dimora presso
la tendopoli in zona industriale, in virt di un accordo informale tra le autorit comunali e lassociazione
assegnataria della gestione, Il mio amico Jonathan. Molti stagionali africani, anche se talvolta non
dimoranti presso la tendopoli, hanno fatto ricorso a tale canale, ma il procedimento stato sospeso a partire
dal febbraio del 2013.

Accesso servizi sanitari e cure mediche.

Esiste un assetto sanitario apparentemente completo nel territorio della Piana, anche se talvolta carente in
termini di tipologia e qualit delle prestazioni offerte aglimmigrati, cos come alla popolazione autoctona:
ospedali pubblici presso Gioia Tauro e Polistena, con relativo servizio di pronto soccorso; ambulatori con
medicina di base e presidi di guardia medica nei centri abitati dei vari comuni. Inoltre sono attivi quattro
ambulatori STP
7
, per immigrati privi di permesso di soggiorno, presso i comuni di Rosarno, Polistena, Gioia
Tauro e Taurianova.

attori locali e nazionali, un processo di dialogo e confronto tra immigrati africani e Comune di San Ferdinando,
relativamente alla questione del pagamento di una quota mensile per il mantenimento della gestione della tendopoli.
Lo stesso accaduto per la promozione ed organizzazione della manifestazione per la sicurezza stradale del marzo 2013.
5
Riferimento alla legge n. 94 del 15 luglio 2009 articolo 3 comma 38 (che modifica il comma 3 dellarticolo 2 della legge n.
1228 del 24 dicembre 1954).
6
Toscana, Lazio e Lombardia.
7
Straniero Temporaneamente Presente.
16

Secondo la normativa nazionale agli stranieri irregolari riconosciuto il diritto alle cure ambulatoriali ed
ospedaliere urgenti ed essenziali, ancorch continuative per malattia o infortunio
8
, ma a fronte del quadro
normativo nazionale, in effetti la realt locale presenta alcune problematiche, che, come descritto sopra,
ostacolano laccesso ai servizi sanitari ed alle cure mediche da parte deglimmigrati impiegati in agricoltura.
Nel 2006 sono stati aperti i quattro ambulatori STP, sopra elencati, dallong Medici Senza Frontiere,
coadiuvata dallassociazione locale di mediatori culturali OMNIA. Nel Gennaio 2007 gli ambulatori sono
passati alla gestione dellAzienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria, sempre in collaborazione con
OMNIA e con attivit di monitoraggio saltuario da parte di MSF.

Dal 2005 ad oggi si sono susseguiti progetti di assistenza sanitaria itinerante ad opera di differenti
organizzazioni non governative. Con il supporto di ambulatori mobili stata effettuata negli anni unazione
capillare di orientamento socio-sanitario ed assistenza medica gratuita, presso i principali insediamenti
abitativi dimmigrati stagionali a Rosarno, San Ferdinando ed in altre localit della Piana di Gioia Tauro.
MSF ha operato nel novembre 2007 e durante la stagione di raccolta 2008-2009, dal mese di Dicembre fino a
Febbraio, nellambito del Progetto Stagionali, in conclusione delle quali si riportano i punti che seguono:
- riconfermato il trend e la tipologia di patologie dovute alle pessime condizioni di vita e di lavoro;
- verificato lutilizzo assai limitato delle strutture sanitarie pubbliche, ad eccezione del pronto soccorso,
soprattutto da parte degli immigrati irregolari;
- Risulta bassa la diffusione del servizio STP ed il ricorso quasi esclusivo allambulatorio di Rosarno, in
qualit di presidio medico, soprattutto da parte della popolazione proveniente dallAfrica Occidentale.
- Considerata la forte stagionalit degli stranieri e lalto turnover delle presenze, la promozione dei servizi
dovrebbe essere potenziata.
- Infine quando alle persone veniva domandato cosa facessero nel momento in cui necessitassero di
assistenza sanitaria, il 29% degli intervistai attendeva il dottore di MSF, mentre il 19% chiedeva medicine ai
propri amici (MSF - Una stagione allinferno, 2008).

Successivamente long Emergency, ha lavorato stazionando con un ambulatorio mobile nell'area di Rosarno
da inizio dicembre 2011 a fine marzo 2012.
Nel febbraio 2012 ha firmato un protocollo di intesa con la Asp di Reggio Calabria, per l'assistenza sanitaria
attraverso lo stesso ambulatorio mobile, Polibus, in diversi comuni della piana di Gioia Tauro, da met
novembre 2012 a maggio 2013.
Infine nel luglio 2013 Emergency ha aperto un Poliambulatorio a Polistena, in provincia di Reggio Calabria,
in collaborazione con Libera, la cooperativa Valle del Marro, la parrocchia Santa Maria Vergine e la
Fondazione "Il cuore si scioglie" di Unicoop Firenze.
Presso il Poliambulatorio vengono offerte cure gratuite alle persone indigenti, sia autoctone che immigrate, e
sono presenti mediatori culturali, che svolgono attivit di orientamento socio-sanitario ed accompagnano i
pazienti presso le strutture pubbliche, qualora necessitino di esami e visite specialistiche. presente anche un
servizio "navetta" dai punti di maggior presenza dei migranti al Poliambulatorio, dove previsto anche il
rilascio di codici Stp.
La stessa ong dichiara che tra i pazienti del Poliambulatorio sono molti i braccianti agricoli: dolori muscolo
scheletrici, dermatiti e patologie gastrointestinali sono le patologie ricorrenti, tutte determinate dalle difficili
condizioni di vita e di lavoro(Emergency - Poliambulatorio di Polistena).

Dal mese di febbraio 2014 un team di MEDU, Medici per i Diritti Umani, ha prestato assistenza medica ed
orientamento socio-sanitario presso la tendopoli di San Ferdinando ed in differenti insediamenti della Piana
di Gioia Tauro. Lattivit rientra nel progetto TERRAGIUSTA. Contro lo sfruttamento dei lavoratori
migranti in agricoltura, in collaborazione con l Associazione per gli Studi Giuridici sullImmigrazione
(ASGI) ed il Laboratorio di Teoria e Pratica dei Diritti (LTPD) del Dipartimento di Giurisprudenza
dellUniversit Roma Tre. Il progetto realizzato con il supporto della Fondazione Charlemagne, di Open
Society Foundations, della Fondazione con il Sud e della Fondazione Nando Peretti (Terragiusta (MEDU)).
Dal report della ong, pubblicato nel marzo 2014 si legge: Continuano ad essere disastrose le condizioni []
di alcune migliaia di migranti [] per lo pi dellAfrica sub-sahariana, nelle baraccopoli e nei casolari
abbandonati dei Comuni di Rosarno, San Ferdinando, Rizziconi e Taurianova. Due migranti visitati su tre
possiedono un regolare permesso di soggiorno, quasi un migrante su due titolare di protezione

8
Art.35 TU 286/1998.
17

internazionale o umanitaria. Nessun piano di accoglienza previsto per la prossima stagione. []Un terzo
dei migranti visitati [] riesce a consumare solo due pasti al giorno mentre la maggior parte delle malattie
diagnosticate, in una popolazione giovane e sostanzialmente sana, legata alle pessime condizioni abitative
ed igienico-sanitarie e alle durissime condizioni di lavoro (Accoglienza dei lavoratori stagionali. Medici
per i Diritti Umani.

Attualmente non esiste una normativa regionale che garantisca laccesso al sistema sanitario da parte dei
neocomunitari, cosicch a bulgari e rumeni, stagionali o stanziali che siano, viene ufficialmente negato
laccesso a visite specialistiche e cure mediche continuative.
Infatti a partire dal gennaio 2007, Bulgaria e Romania entrano a far parte dellUE: da tale data si presenta il
problema di come garantire la tutela della salute a quei cittadini comunitari che si trovano sul territorio
nazionale, che non risultano assistiti dallo Stato di provenienza e non presentano i requisiti per liscrizione al
SSN italiano.
Inizialmente il Ministero dellInterno ha disposto che luso del codice STP venisse prorogato per tutto il
2007, a favore dei cittadini rumeni e bulgari che ne fossero gi in possesso al 31 dicembre 2006 e che fossero
privi di altro titolo per laccesso al SSN.
Nel 2008, cessata la proroga del codice STP, il Ministero della Salute pubblica una breve nota nella quale si
ristabilisce il diritto dei cittadini comunitari a ricevere prestazioni indifferibili e urgenti, che di tutte queste
prestazioni dovr essere tenuta una contabilit separata da parte delle ASL e si richiede alle Regioni di
fornire alle aziende sanitarie ed ospedaliere un supporto adeguato allapplicazione uniforme della normativa
in vigore in tema di diritto alla salute.
In realt, le Regioni hanno adottato politiche diverse. Molte Regioni hanno sostituito il codice STP con il
codice ENI, che d diritto alle stesse prestazioni previste dal codice STP ed diverso solo a fini statistici,
informativi ed eventualmente di recupero credito per Stato italiano in sede comunitaria. La Calabria una
delle Regioni prive di codice ENI (IISMAS, 2014).

A causa delle condizioni di povert, marginalit ed esclusione sociale in cui vivono e lavorano gli stagionali,
nonostante le garanzie apparentemente stabilite dalla normativa nazionale, molte persone non possono
accedere ai servizi sanitari. Sono stati fatti numerosi sforzi dalle organizzazioni del terzo settore e da
volontari in termini di diffusione delle informazioni, costituzione di ambulatori dedicati agli stranieri,
regolari ed irregolari, con servizi di mediazione culturale.
Nel complesso, per, persistono le degradanti condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori immigrati
extracomunitari e neocomunitari, il che implica linevitabile mantenimento delle problematiche di carattere
sanitario.

Accesso alla casa e condizioni abitative.

Si rileva una generale assenza di politiche e pratiche istituzionali finalizzate a facilitare laccesso alla casa
per immigrati stagionali allinterno dei centri abitati. Immigrati provenienti dallafrica sub-Sahariana hanno
maggiorni difficolt, anche se stanziali.
Le associazioni di categoria, Confagricoltura, Coldiretti e Cia sono totalmente disinteressate e
deresponsabilizzate.

Sono stati avviati progetti daccoglienza abitativa di carattere esclusivamente emergenziale ed assistenziale,
che negli anni si sono rivelati assolutamente insufficienti e problematici: un campo container a Rosarno ed
una tendopoli a San Ferdinando.
In entrambi i casi, le spese di gestione ordinaria e per lerogazione dei servizi di base sono state finanziate
discontinuamente da Regione Calabria, Provincia di Reggio Calabria, Chiesa Cattolica e Caritas. Le
infrastrutture abitative, tende e container, sono state fornite dalla Protezione Civile e dal Ministero degli
Interni.
Il campo container stato allestito in Contrada Testa dellAcqua, su di unarea concessa in comodato
duso alla regione Calabria dallASI. formato da 20 moduli abitativi, con 6 posti letti ciscuno, cucina e
servizi igienici con doccia. Il campo container stato inaugurato il 4 febbraio 2011 e la gestione dei servizi
stata assegnata, sulla base di una maniestazione dinteresse, allassociazione di volontariato Il mio amico
Jonathan, per fornire accoglienza abitativa ad immigrati africani, dotati di regolare permesso di soggiorno,
18

durante la stagione degli agrumi (Rete Radici, 2011; Rosarno, arriva un campo container [] -
Repubblica.it).
Il campo stato alestito provvisoriamente, come risposta emergenziale, in seguito agli eventi del gennaio
2010, dalla Prociv regionale in collaborazione con lamministrazione comunale; ma la chiusura del campo
stata rimandata ripetutamente, fino ad oggi, ed il progetto temporaneo di accoglienza ancora attivo
nellinverno 2014.
La tendopoli, inaugurata nel gennaio 2012, stata allestita in Seconda Zona Industriale, nellarea
amministrativa del comune di San Ferdinando, per laccoglienza abitativa di 280 lavoratori stagionali, dotati
di permesso di soggiorno. Le tende sono state fornite dalla Portezione civile, la Regione Calabria ha
inizialmente finanziato la gestione con 55 mila euro e la Provincia ha pagato la corrente elettrica (La Stampa
- Nellinferno di Rosarno gli uomini sono tornati schiavi).
Nel primo sito dallestimento erano presenti servizi igienici e docce, lacqua potabile veniva rifornita tramite
servizio di autocisterna, era presente una mensa centrale in cui veniva servito un pasto serale al costo di un
euro (Rete Radici, 2012). La gestione della tendopoli stata anchessa assegnata allassociazione Il mio
amico Jonathan nel febbraio 2012. Inizialmente molte tende sono rimaste vuote a causa del criterio della
regolarit del permesso di soggiorno, della distanza dal centro abitato e dai luoghi dingaggio, limpossibilit
di cucinare autonomamente i pasti.
Sebbene lerogazione dei finanziamenti sia stata sospesa nellagosto 2012, lassociazione ha continuato a
gestire informalmente la tendopoli. Linsediamento si progressivamente riempito ed ampliato al di l
delle tende fornite dal Ministero dellInterno, inglobando una crescente baraccopoli in cui hanno trovato
dimora centinaia di africani sub-sahariani, regolari ed irregolari.
Durante linverno 2013 stata allestita una nuova tendopoli a pochi metri di distanza, pi internamente alla
zona industriale, ed stata demolita la prima, con un procedimento di assegnazione della nuova gestione
poco trasparente. Gli abitanti della tendopoli sono stati trasferiti durante i mesi di febbraio e marzo 2014,
non senza conflitti. Infatti in assenza di finanziamenti per la gestione della struttura
9
, comune di San
Ferdinando ed associazione assegnataria hanno stabilito, informalmente, una quota mensile a carico
deglimmigrati. Di fronte al rifiuto di pagare, alle critiche rivolte ad una gestione prospetticamente
escludente ed assistenziale, durante la trattativa avviata tra immigrati, Comune di San Ferdinando e forze
dellordine locali, lassociazione Il mio amico Jonathan si ritirata dalla gestione della tendopoli.
Per tutti i mesi restanti del 2013 e durante la stagione invernale 2013-2014 linsediamento rimasto privo di
gestione ufficiale e soprattutto sprovvisto di servizi basici (corrente elettrica, gas, acqua potabile
scarseggiante), riempiendosi nuovamente di baracche e rifugi improvvisati di plastica, legno e lamiera.
Considerando che il riscaldamento degli alloggi, dellacqua e la preparazione dei pasti avviene grazie ai
numerosi fuochi accesi tra le baracche, evidente quanto siano precarie le condizioni di sicurezza degli
abitanti dellinsediamento. Le tende della Protezione Civile potrebbero ospitare fino a 450 persone, ma
attualmente il campo contiene circa il doppio di migranti, stipati nelle tende e nelle baracche contigue.
Gli unici fondi stanziati per la stagione 2013-2014, 40.000 euro dal Ministero dellInterno, sono stati
utilizzati per un intervento di disinfestazione e per il ripristino della fornitura elettrica che ha interessato
esclusivamente lilluminazione prodotta dai lampioni esterni al campo (Accoglienza dei lavoratori
stagionali. Rosarno e la Piana di Gioia Tauro sono rimasti soli Medici per i Diritti Umani).
Attualmente la tendopoli e tutti gli stagionali che vi dimorano sono lasciati a se stessi, nellinerzia dalle
istituzioni regionali e nazionali, che hanno provveduto ad allestirla e che delegano di fatto ogni
responsabilit al Comune di San Ferdinando.
Altri progetti finalizzati allaccoglienza abitativa e finanziati con fondi ministeriali, tramite Pon Sicurezza
(2007-2013), sono momentaneamente sospesi: i centri di accoglienza di Drosi e Taurianova ed il progetto di
Villaggio della solidariet, struttura permanente per 150 immigrati, da costruire sul terreno di un bene
confiscato alle ndrine nel comune di Rosarno.
Gli unici progetti, riscontrabili nel contesto pi generale della Piana di Gioia Tauro, finalizzati a promuovere
linsediamento degli stagionali africani allinterno dei centri abitati, presso regolari abitazioni, sono stati
sviluppati da CARITAS e dal volontariato cattolico locale.
In seguito ai fatti di Rosarno, nata a Polistena la casa di accoglienza la Tenda di Abramo, progetto
abitativo della parrocchia di Santa Marina Vergine e dellassociazione di volontariato Il Samaritano: un

9
Solo la corrente elettrica, utile per il riscaldamento delle tende, stata finanziata con 40.000 euro destinati dalla Chiesa
Cattolica, per il tramite di Don Pino De Masi, referente di Libera in Calabria e vicario della diocesi Oppido-Palmi.(Rosarno
(Rc), tendopoli immigrati: Caritas dona 30.000 euro - Calabria Libera)
19

appartamento, con tre stanze, bagno e cucina, destinato a quattro immigrati africani feriti durante gli scontri
del gennaio 2010. Al progetto abitativo stato affiancato anche un percorso dinserimento lavorativo per gli
ospiti: dal giugno 2010 sono assunti regolarmente come braccianti per la cooperativa Valle del Marro, che
coltiva terreni confiscati alla ndrangheta, ed nata dalla collaborazione tra la diocesi di Oppido-Palmi,
lassociazione Libera, col sostegno del progetto Policoro della Cei. Le spese dellappartamento sono a carico
della parrocchia e delle offerte dei fedeli, con il sostegno della Caritas Italiana. Inoltre aglimmigrati
richiesto un contributo di 1 euro al giorno (Liberainformazione Polistena, una tenda per accogliere e
integrare | Liberainformazione).
A Drosi, frazione di Rizziconi, un piccolo gruppo di cittadini, volontari di CARITAS, ha garantito una
mediazione abitativa a circa 50 immigrati, tutti regolari e chiamati a pagare mensilmente un affitto minimo di
50 euro, presso abitazioni messe a disposizione da altri abitanti del piccolo centro. La garanzia dei volontari,
in termini di regolare pagamento e mantenimento deglimmobili, e lassunzione di responsabilit da parte di
Caritas, hanno costituito elementi sufficienti per convincere i proprietari delle case sfitte ad affittare agli
stagionali africani (Rete Radici, 2011). Il progetto avviato nel 2010 dagli animatori della parrocchia locale di
San Martino, cresciuto in termini numerici ed ancora attivo nel 2014.

Collocamento, sindacato e supporto legale.

Attualmente sono in vigore, a livello nazionale, alcune normative che penalizzano lintermediazione illecita
di lavoro ed il ricorso a condizioni irregolari di lavoro.

- Con l art. 12 d.Lgs 138/2011, convertito con l.144/2011, stato inserito nel codice penale, il reato di
intermediazione illecita e di sfruttamento del lavoro. La normativa contro il caporalato, punisce chiunque
svolga unattivit organizzata di intermediazione, reclutando manodopera o organizzandone lattivit
lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minaccia, o intimidazione, approfittando dello
stato di bisogno o di necessit dei lavoratori, con pene da 5 a 8 anni (12 in caso di ipotesi aggravata) e con
multa da 1000 a 2000 euro per ogni lavoratore coinvolto (DECRETO-LEGGE 13 agosto 2011').
- Con d.Lgs 109/ 2012 lItalia ha recepito una direttiva europea 2009/52/CE per il contrasto al lavoro
irregolare, cosiddetta Legge Rosarno. Il decreto prevede (art. 1 comma 1 lettera b) che nelle ipotesi di
particolare sfruttamento lavorativo rilasciato dal questore, su proposta o con il parere favorevole del
procuratore della Repubblica, allo straniero che abbia presentato denuncia e cooperi nel procedimento penale
instaurato nei confronti del datore di lavoro, un permesso di soggiorno [della durata di sei mesi]
(Direttiva 2009/52/CE, http://www.gazzettaufficiale.it [])

Non possibile in questa sede sviluppare unanalisi approfondita ed esaustiva delle norme sopra citate, della
loro evoluzione e dei risultati ottenuti in termini di effettiva trasformazione delle condizioni di lavoro.
Per necessario, ai fini della rapida disamina, sottolineare almeno due aspetti. Sebbene si tratti di
provvedimenti importanti a livello simbolico, di fatto presentano una scarsa applicabilit e prevedono una
penalizzazione che non mira alla struttura portante del sistema di sfruttamento del lavoro.
Infatti, nel caso dellintermediazione illecita del lavoro, vengono deresponsabilizzate le imprese ed i datori di
lavoro che di tale intermediazione fanno uso.
La normativa sullo sfruttamento del lavoro non tutela completamente limmigrato, a cui verrebbe assegnato
un permesso di soggiorno ad esclusiva discrezione del procuratore, correndo cos il rischio di essere espulso
dal territorio italiano, oltrech di subire ritorsioni personali di vario genere. I requisiti richiesti per
lottenimento del permesso di soggiorno sono stringenti, la formulazione dellintermediazione restrittiva
rispetto alla realt e la dimostrazione della sussistenza delle condizioni di sfruttamento sono assai difficili e
controverse. In ogni caso tutta la responsabilit viene delegata ai lavoratori, che dovrebbero denunciare
lavoro nero e caporali, in assenza di una tutela accertata nei loro confronti.

Nel 2010, sull'onda del clamore della rivolta, stato avviato nella provincia di Reggio Calabria un piano
straordinario di vigilanza contro il lavoro nero, ordinato dal Ministero del Lavoro sui settori agricolo ed
edile. I controlli, avvenuti tra aprile e dicembre 2010, hanno fatto emergere glilleciti, che da tempo venivano
segnalati da numerosi rapporti giornalistici e di organizzazioni attive sul territorio: rapporti di lavoro
irregolari, apertura di posizioni lavorative fittizie, prestazioni previdenziali indebite ed un quadro generale di
sfruttamento della manodopera. Ebbene, finito il periodo dellemergenza dichiarata, sospesi i controlli degli
20

ispettori e terminata la campagna straordinaria di vigilanza, tutto tornato alla gestione precedente
allintensificazione temporanea dei controlli (Rete Radici, 2012).
Attualmente si rileva una totale indifferenza al fenomeno da parte delle istituzioni nazionali e regionali, e la
completa assenza di politiche strutturali.
Al contrario, sembra assolutamente beffarda la quota di 15 lavoratori stagionali non comunitari ammessi
nella programmazione transitora dei flussi per lanno 2013, previsti per la Provincia di Reggio Calabria dal
Ministero del Lavoro
10
(2013_03_19_Decreto_Flussi_stagionali).
Cos come risulta assolutamente surreale la presunzione, alla base della politica migratoria nazionale, che un
datore di lavoro ingaggi, con un procedimento burocratico lungo e complesso, un lavoratore straniero
sconosciuto, che risiede in un altro paese al momento dellingaggio. Di fatto sono le leggi italiane ed
europee sullimmigrazione, che regolando le condizioni di permesso di soggiorno e le procedure di
protezione internazionale, a formare questo bacino di manodopera flessibile, itinerante e a basso costo, e che
risponde esattamente al fabbisogno locale e nazionale di manodopera da impiegare in nero o con parziale
contribuzione fiscale.

Invece, durante gli anni 2012 2014 si rilevano numerose iniziative attivate da parte del terzo settore e
dellassociazionismo, locale e nazionale.

1) Operatori e sindacalisti della FLAI CGIL offrono servizi di consulenza fiscale, supporto legale e
sindacale presso i patronati CAF ed INCA di Rosarno e Gioia Tauro, e presso la CdL di Polistena.
Durante la stagione invernale 2012-2013 la FLAI, Piana di Gioia Tauro, ha partecipato alle attivit
dinformazione legale e sindacale promosse presso la tendopoli di San Ferdinando dalla rete Campagne in
lotta, sotto descritta.
2) SOS Rosarno, associazione di promozione sociale, legata al circuito nazionale di economia solidale e
consumo critico. Promuove la produzione agricola biologica e si avvale di lavoratori stagionali,
prevalentemente immigrati di provenienza africana e neocomunitaria, regolarmente assunti secondo le
condizioni stabilite nel Contratto Provinciale del Lavoro.
Gli agrumi e lolio dei produttori di riferimento di SOS Rosarno provengono rigorosamente da agricoltura
biologica certificata. Tutti i produttori sono piccoli proprietari, singoli o associati in cooperative, che
assumono regolarmente la manodopera impiegata nella raccolta, per oltre il 50% immigrata, e sono interni al
circuito della solidariet con gli africani di Rosarno, che nellassoluta insufficienza delle politiche
istituzionali daccoglienza possono sopperire ai bisogni pi elementari solo grazie al sostegno delle realt
associative della societ civile. Ed per questo che una quota del prezzo di tutti i prodotti va a finanziare
lattivit di Africalabria, uomini e donne senza frontiere, per la fraternit, associazione multietnica che a
Rosarno e dintorni coinvolge italiani e stranieri in attivit di sostegno ai braccianti immigrati come la scuola
ditaliano, sportelli informativi, prima assistenza, supporto delle rivendicazioni per il rispetto dei diritti
fondamentali.
Inoltre dare la giusta retribuzione ai lavoratori immigrati stato possibile perch i produttori sono riusciti a
bypassare tutta una serie di costi intermedi, dovuti ai meccanismi imposti dal mercato e dalla grande
distribuzione, commercializzando i loro agrumi biologici attraverso la rete dei GAS (Gruppi di Acquisto
Solidale) soprattutto del Nord Italia (SOS Rosarno).
3) Rete Campagne in lotta: coordinamento informale di carattere nazionale, nato nel 2010 a seguito della
rivolta di Rosarno (RC) e dello sciopero di stagionali agricoli avvenuto a Nard (LE). A questo partecipano
numerosi attori, giuridicamente costituiti e non, a titolo volontario e secondo criteri di autorganizzazione ed
autofinanziamento: lavoratori africani, associazioni impegnate sul piano della solidariet con i lavoratori

10
Nonostante la reale richiesta di manodopera, i flussi previsti per i lavoratori stagionali penalizzano la Calabria. Il Decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 febbraio 2013 (programmazione transitoria dei flussi di ingresso dei
lavoratori extracomunitari stagionali), nasce dallesigenza di prevedere laccesso in Italia di lavoratori non comunitari
stagionali in attivit di particolare interesse e per esigenze temporanee soprattutto nei settori agricolo e turistico-alberghiero,
che hanno nella temporaneit e nei picchi stagionali le loro peculiarit. Vengono ammessi i cittadini non comunitari
residenti allestero entro una quota di 30.000 unit per le seguenti nazionalit: Albania; Algeria; Bosnia-Herzegovina; Croazia;
Egitto; Repubblica delle Filippine; Gambia; Ghana; India; Kosovo; Repubblica ex Jugoslava di Macedonia; Marocco;
Mauritius; Moldavia; Montenegro; Niger; Nigeria; Pakistan; Senegal; Serbia; Sri Lanka; Ucraina; Tunisia.
La quota stabilita per la Calabria pari a 135 unit di stagionali e 35 stagionali pluriennali. La ripartizione per provincia vede
complessivamente 55 unit a Catanzaro, 90 a Cosenza, 10 a Crotone, 25 a Reggio C. e 30 a Vibo V.

21

immigrati ed italiani, associazioni di piccoli produttori diretti e del consumo critico, collettivi politici e centri
solciali, ciclofficine popolari, laboratori ed associazioni di avvocati, ricercatori universitari ed individui di
varia provenienza.
Lobiettivo comune quello di scardinare i meccanismi di sfruttamento che attraversano lintero mercato
del lavoro, a partire dal settore agricolo. [] Il tentativo della Rete quello di rompere lisolamento dei
lavoratori immigrati, attraverso pratiche ed azioni che possano produrre consapevolezza ed una conseguente
autorganizzazione di percorsi di lotta, procedendo parallelamente ai processi rivendicativi dei piccoli
produttori e dei consumatori e nellottica di comporre varie istanze che riguardino settori e categorie diversi
(Chi Siamo Campagne in Lotta).
La scuola di italiano, lo sportello legale, ed i momenti di incontro su tematiche di carattere giuridico e
sindacale sono le pratiche portate avanti dal coordinamento, con lobiettivo dinformare i lavoratori rispetto
ai diritti a cui hanno accesso e di supportare lo sviluppo di unorganizzazione collettiva dei lavoratori
stagionali, attraverso momenti di discussione e di programmazione di azioni pratiche.
La rete ha operato nella Piana di Gioia Tauro, in particolare presso la tendopoli di San Ferdinando, in
supporto allassociazione locale Africalabria donne e uomini senza frontiere per la fraternit , che della
stessa rete fa parte (AfriCalabria Rosarno).
4) Sportello dinformazioni legali e consulenza fiscale, in via Dogali nel centro abitato di Rosarno, gestito e
frequentato quasi esclusivamente dalla comunit marocchina.
5) Fondazione IntegrAzione, che ha finanziato il progetto di centro polifunzionale Terranova, presso il
centro abitato di Rosarno, attivo dallaprile 2013 al febbraio 2014.
Il Centro Polifunzionale Terranova si propone come laboratorio di accoglienza e di dialogo, un luogo
dove i migranti possono trovare una struttura capace di supportarli nel difficile percorso verso la propria
autonomia, e dove gli stessi residenti della Piana possono accedervi per formarsi professionalmente e per
trovare sostegno nella ricerca di un futuro occupazionale(Terranova... | Fondazione Integra/Azione).
Tra le varie attivit del centro si trovano sportelli informativi mirati allorientamento al lavoro (compilazione
di CV, bilancio delle competenze, ecc ) ed allorientamento sul territorio (assistenza legale e sanitaria,
scuole e corsi professionali, ecc ).

Non possibile valutare i risultati in termini di efficacia delle informazioni legali fornite dai vari attori,
anche se negli anni ogni realt attiva sul territorio ha pubblicato dati relativi al numero dei lavoratori
intercettati e pratiche burocratiche supportate, che nel complesso rappresenta un bacino dimmigrati
superiore al migliaio.
Nonostante le numerose iniziative messe in campo, soprattutto in seguito al conflitto del 2010, si constata
inevitabilmente un mantenimento delle condizioni dintermediazione illecita e di sfruttamento del lavoro,
nero e grigio che sia.

Trasporti/mobilit
Durante la stagione invernale 2012-2013, a seguito della morte di un lavoratore stagionale, proveniente dal
Mali, investito in bicicletta nei confini amministrativi del comune di Rosarno, un centinaio dimmigrati
africani e rappresentanti della popolazione locale
11
hanno dato vita ad una manifestazione di protesta,
avvenuta tra il comune di Rosarno e di San Ferdinando, per la sicurezza stradale nella Piana di Gioia Tauro.
Durante le stagioni agrumicole degli anni 2012-2013 e 2013-2014, la rete Campagne in lotta, sopra
descritta, ha sviluppato, tra le varie attivit, anche la campagna Luci su Rosarno: una ciclo-officina
itinerante per la diffusione dinformazioni per la sicurezza stradale, disponibilit di attrezzatura e supporto
alla riparazione di biciclette presso casolari e vari insediamenti abitativi di lavoratori stagionali africani nella
Piana. A ci si aggiunta la capillare distribuzione di giubbini catarifrangenti ed accessori dilluminazione

11
Adesioni date alla manifestazione: Lavoratori africani nella Piana di Rosarno, Ass. Africalabria Rosarno, Coop. Equosud-
Sos Rosarno, Flai-Cgil Piana di Gioia Tauro, Amnesty International- Palmi, Libera Coordinamento Piana di Gioia Tauro,
Associazione IL SAMARITANO Polistena, La Tenda di Abramo Polistena, Emergency, San Ferdinando in Movimento,
Kollettivo Onda Rossa- Cinquefrondi, Ass. Trama e Ordito, Ass. Eticamente, Ass. Omnia, Rete Campagne in Lotta, Rete
Ciclofficine Popolari, Ass. IndipendenteaSud, Rete Near Antidiscriminazioni, Ass. Cult. Salvatore corso editori Limbadi,
Ass. Nicotera Nostra, Stop-Them movimento Nicotera. Hanno partecipato anche ARCI di Palmi,

22

per la bicicletta, al cui finanziamento hanno partecipato la rete Campagne in lotta nel suo complesso
nazionale, tra cui Africalabria a livello locale, ed il nucleo territoriale di Amnesty International di Palmi
12
.
Alla manifestazione del febbraio 2013 non ha seguito alcuna risposta da parte delle istituzioni locali.
La distribuzione di materiale ed abbigliamento catarifrangente ha migliorato le condizioni di sicurezza nel
breve periodo della stagione di raccolta.
In generale non si prospettano miglioramenti di lungo periodo e di carattere infrastrutturale: sono assenti
politiche e pratiche pubbliche di trasporto e mobilit a tutti i livelli, comunale, provinciale, regionale e
nazionale.

Usi dello spazio pubblico ed interculturalit.

Negli ultimi anni, sono stati numerosi gli attori impegnati nella promozione dellinterculturalit a Rosarno e
San Ferdinando, inteso solamente in riferimento alla tendopoli.
Le iniziative sviluppate da vari attori del terzo settore e collettivi informali riguardano ambiti differenti:
insegnamento della lingua italiana, promozione diniziative ed eventi di carattere politico, sociale e culturale.

1) Associazione locale Africalabria, uomini e donne senza frontiere per la fraternit, composta da africani,
prevalentemente sub-sahariani e calabresi.
Ha promosso linsegnamento della lingua italiana per stranieri e varie attivit di carattere politico e culturale.
Lassociazione stessa costituisce unesperienza dincontro e di scambio tra volontari di differente
provenienza. sostenuta prevalentemente dalla quota di solidariet versata dallassociazione di produttori
locali SOS Rosarno e da attivit di autofinanziamento, si riunisce nel centro abitato di Rosarno.
2) Amnesty International, nucleo territoriale di Palmi.
Spesso in collaborazione con la stessa ARCI di Palmi, ha promosso e partecipato ad attivit di carattere
culturale e politico nel territorio di Rosarno e San Ferdinando.
4) OMNIA, associazione locale di mediatori culturali, con sede legale a Rosarno ed attivit di mediazione
distribuite nella Piana di Gioia Tauro, in collaborazione con vari enti locali ed ong nazionali ed
intarnazionali. Le provenienze dei mediatori sono: Marocco, Moldavia, Bulgaria.
3) Centro polifunzionale Terranova, promosso e finanziato da Fondazione IntegrAzione, con sede a
Rosarno, gestito da personale residente nella Piana. Tra le varie attivit, sono stati proposti anche uno
sportello di ascolto psicologico, una scuola di italiano per stranieri (L2), un internet point e corsi di
informatica.
4) Coordinamento informale di carattere nazionale Campagne in lotta, in collaborazione con le
associazioni locali Africalabria ed SOS Rosarno, ha promosso linsegnamento della lingua italiana per
stranieri, cineforum autogestito ed incontri di discussione tra lavoratori e produttori solidali allinterno della
tendopoli di San Ferdinando.
5) Koa Bosco, squadra di calcio con formazione completa di lavoratori africani sub-sahariani, promossa e
presieduta dal parroco don Roberto Meduri, chiesa di S. Antonio da Padova al Bosco di Rosarno. La squadra
si allena regolarmente a San Ferdinando (ASD KOA BOSCO).
6) Progetto InterLab - Servizio di Mediazione Culturale ed Interculturale in Calabria finanziato dalla
Regione Calabria - Settore Politiche Sociali - e gestito dalla Cooperativa Sociale Promidea.
L'intervento persegue la finalit di facilitare e migliorare l'accesso e la fruibilit dei servizi pubblici alle
comunit immigrate presenti sul territorio regionale calabrese, supportare l'inclusione sociale, contrastare le
discriminazioni e rafforzare l'integrazione e la conoscenza reciproca. Lintervento si sviluppa attraverso
l'inserimento della figura del mediatore presso strutture pubbliche competenti nellerogazione di servizi
afferenti all'istruzione, alla sanit, al lavoro, ai servizi sociali nelle cinque province calabresi. Tra questi
anche il CPI di Gioia Tauro, il Comune di Rosarno, gli ambulatori situati a Rosarno, Gioia Tauro, Polistena e
Taurianova (ubicazioni_sportelli_interab).

Le iniziative si moltiplicano negli anni, cos come aumenta il numero di autoctoni che partecipa alle attivita
promosse.
Ma la tensione sociale persiste, soprattutto tra autoctoni ed africani sub-sahariani a Rosarno. La netta
divisione tra popolazione autoctona e straniera nelle diverse aree dinsediamento e nelluso degli spazi

12
Amnesty International una nota organizzazione non governativa, a carattere internazionale, impegnata nella difesa dei
diritti umani(Amnesty Palmi).
23

pubblici non sembra indicare, per il momento, la possibilit di uno scambio diffuso nel territorio della Piana.
Laumento dei nuclei familiari di provenienza straniera, soprattutto marocchina, bulgara e rumena, e la loro
stanzializzazione a Rosarno e San Ferdinando, pone inevitabilmente allattenzione delle amministrazioni
locali il tema dellincontro e dello scambio allinterno degli istituti scolastici e nei programmi di formazione
primaria e secondaria.

Assistenza e prima accoglienza.

Alcuni individui, gruppi informali di volontari ed organizzazioni del terzo settore prestano attivit di
assistenza, distribuzione e prima accoglienza, soprattutto con servizi mensa, presso varie localit della Piana
di Gioia Tauro.

1) Nucleo territoriale della Croce Rossa Italiana, con sede a Rosarno: distribuzione alimentare, di
vestitiario, coperte e suppellettili di base
13
, presso casolari e tendopoli, a Rosarno e dintorni. Alcuni
immigrati, provenienti dallAfrica e dai paesi dellEst, sono volontari attivi del nucleo territoriale di Rosarno.
2) Caritas e gruppi parrocchiali territoriali: distribuzione alimentare, di vestitiario, coperte e suppllettili.
La distribuzione avviene presso mense e sedi appositamente adibite nel centro abitato di Rosarno e presso la
tendopoli di San Ferdinando. Servizi mensa rivolti ad immigrati sono offerti anche presso Drosi, frazione di
Rizziconi, e a Maropati.
In particolare, durante linverno 2012-2013, stata predisposta la distribuzione quotidiana di colazioni
presso la tendopoli di San Ferdinando ed il servizio mensa presso il centro abitato di Rosarno.
3) Amnesty International, nucleo di Palmi: saltuaria distribuzione di generi alimentari, vestiario, coperte e
suppellettili di base presso la tendopoli di San Ferdinando.
4) Associazione locale AfriCalabria, uomini e donne senza frontiere per la fraternit, Rosarno: saltuaria
distribuzione di generi alimentari, vestuario, coperte e suppellettili di base presso la tendopoli di San
Ferdinando e numerosi casolari della Piana di Gioia Tauro.
5) Mamma Africa, ultraottantenne di Rosarno, conosciuta dagli africani per la sua cucina domenicale
aperta agli immigrati.

3.2. Impatti della crisi finanziaria

La crisi finanziaria ha influito drasticamente sullentit delle presenze, sulla condizione giuridica, sulla
composizione sociale e conseguentemente sulle condizioni di vita e di lavoro degli stagionali immigrati nella
Piana di Gioia Tauro.

Se inizialmente Rosarno ha costituito un luogo di passaggio per glirregolari allarrivo in Italia, immigrati
appena sbarcati e da poco usciti dai Centri di Accoglienza delle regioni meridionali, in anni pi recenti la
Calabria divenuta destinazione per un numero crescente dimmigrati provenienti dalle regioni del Nord,
presenti in Italia da molti anni ed espulsi dal sistema produttivo a seguito della crisi economica.
Dagli anni 80 fino alla fine dei 2000, la condizione dirregolarit caratterizza fortemente la forza lavoro
immigrata presente in Calabria (Inea, 1989-2013), impiegata prevalentemente in occupazioni informali nel
settore agricolo, in edilizia e nel commercio ambulante legato al turismo costiero. La Piana di Gioia Taura ha
costituito durante questi decenni un luogo di transito, in cui avviare i primi rapporti di lavoro, stagionali ed a
nero, spendendo poco ed in assenza di controlli sui documenti e sul lavoro, nellattesa di dirigersi verso altre
destinazioni, in cui poter accedere ad altre occupazioni.
A partire dal 2009 molti fattori ed avvenimenti, a livello nazionale ed internazionale, concorrono alla
regolarizzazione di una parte consistente dimmigrati africani, prevalentemente sub-sahariani, presenti da
anni o di recente arrivo sul territorio Italiano: la trattativa successiva alla rivolta di Rosarno del 2010 e la
concessione di permessi umanitari collegati a tale evento, la guerra in Libia e quella in Mali, la sanatoria
emessa nellautunno 2012. Sono tutti procedimenti che hanno determinato una diminuzione tendenziale
dellirregolarit, ma un notevole aumento del numero dimmigrati in attesa di concludere iter giuridici
interminabili e assai complessi burocraticamente.
Invece in senso assolutamente contrario ha agito la crisi economica, acutizzata dallordinamento giuridico

13
Sintende, a seconda degli attori e delle situazioni abitative o dei periodi dellanno: materassi, reti di supporto ai materassi,
fornelli a gas, taniche e bidoni per il trasporto di acqua, generatori elettrici, cavi elettrici.
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italiano, che lega inequivocabilmente la concessione ed il mantenimento del permesso di soggiorno
allottenimento ed alla persistenza di un contratto di lavoro subordinato o alla sussistenza di un lavoro
autonomo. La crescente disoccupazione, che colpisce italiani come immigrati, contrae drasticamente il
fabbisogno di manodopera in buona parte di quei settori in cui molti immigrati hanno trovato impiego negli
anni, come ledilizia o il manifatturiero, inducendoli a cercare giornate di lavoro in diversi territori agricoli
del paese. Ne consegue un cambiamento massivo nella condizione di soggiorno: sono proprio glimmigrati
presenti da molti anni ormai sul territorio italiano, con curriculum professionali specializzati in diversi
settori, che conoscono approfonditamente la cultura, la lingua e lordinamento giuridico, oltrech il diritto
del lavoro italiano, a tornare inevitabilemnte ad una condizione dirregolarit, dovuta al decadimento del
permesso di soggiorno per lavoro subordinato, seguito da quello per attesa occupazione.
Lagricoltura simpone, allora, come settore rifugio di ritorno, oltrech di arrivo: ambito occupazionale in
cui trovare un primo ingaggio allingresso ed ultima spiaggia in situazioni di disoccupazione ed irregolarit.
Data la persistenza complessiva di alti tassi di disoccupazione, in molti settori economici e territori italiani, il
lavoro agricolo diviene sempre pi circuito bracciantile, obbligato fra le stagionalit di diverse aree rurali.
La rincorsa delle stagioni di raccolta ortofrutticola coinvolge ciclicamente quei territori che presentano ampi
fabbisogni di manodopera, poco specializzata e concentrata stagionalmente.
Rosarno, nel pi ampio contesto della Piana di Gioia Tauro in cui rientra anche San Ferdinando, assume un
ruolo specifico allinterno di questa ciclicit spaziale e temporale, in quanto localit nota negli anni,
allinterno di numerose reti migratorie, come uno dei pochi luoghi di raccolta invernali.
La Piana costituisce una soluzione di ripiego che coinvolge una massa crescente dimmigrati disoccupati:
meglio risparmiare e trovare almeno qualche giornata di lavoro al Sud, piuttosto che spendere restando
inoperosi nel freddo Nord. Lagricoltura della Piana viene vissuta ancora come esperienza temporanea, che
spinge ad accettare condizioni di vita e di lavoro degradanti ed altrimenti inaccettabili, in assenza totale
didentit territoriale e professionale.
Si assiste, cos, ad un progressivo aumento della manodopera immigrata disponibile, ad un conseguente
innalzamento della competizione interna ai lavoratori, spesso frammentati tra loro su base nazionale, ed un
inasprimento delle condizioni di vita e di lavoro degli stagionali.
La disoccupazione diffusa e la dipendenza del permesso di soggiorno dal contratto di lavoro fanno leva
fortemente sulla ricattabilit dei lavoratori immigrati, anche se presenti da anni ormai sul territorio italiano.
Daltro canto, il numero crescente dimmigrati dotati di permesso di soggiorno, prevalentemente per motivi
umanitari, non influisce sulle dimensioni delleconomia sommersa e sullinevitabilit del lavoro nero
nellgrumicoltura delle Piana.
Infine la persistenza della crisi economica ha fatto s che un numero crescente ditaliani sia tornato, in anni
pi recenti, a cercare lavoro in ambiti occupazionali ormai quasi totalmente delegati agli immigrati. In
numerosi territori rurali si assiste ad un processo di graduale ritorno della manodopera locale verso lavori
agricoli anche meno qualificati, come le raccolte di specifici prodotti frutticoli, caratterizzate da condizioni
di lavoro considerate meno degradanti (olive, vendemmia, ecc..).
Con linasprirsi della disoccupazione, che colpisce in maniera trasversale italiani ed immigrati, il conflitto
sociale, rimasto latente ed irrisolto soprattutto a Rosarno, rischia di esplodere nuovamente a livello locale.

4. Una valutazione critica: analisi SWOT

La crescente presenza dimmigrati nella Piana di Gioia Tauro rivela un territorio che sempre pi viene scelto
come meta per una sistemazione stabile, o come luogo di transito stagionale di una massa di manodopera
immigrata che si presenta puntualmente ogni anno, tanto da diventare ormai strutturale nellambito del
settore primario.
A ci si risponde con una latitanza generale da parte delle istituzioni preposte ed una totale mancanza di
analisi e programmazione degli interventi necessari ad affrontare strutturalmente il processo ormai in corso.
I fattori principali di freno sono evidentemente costituiti dalla noncuranza e dallabbandono, soprattutto in
termini di destinazione di risorse economiche e pianificazione politica , da parte delle istituzioni regionali,
dal governo nazionale e dalle istituzioni comunitarie. Non c per da stupirsi, visto che sono proprio tali
istituzioni ad aver concorso alla creazione di un quadro strutturale e sovrastrutturale complessivo, che
allorigine degli aspetti pi degradanti ed inaccettabili delle condizioni di vita e di lavoro degli immigrati
presenti nel territorio, cos come delle problematiche che affliggono il tessuto sociale ed economico
autoctono.
Le amministrazioni comunali rispondono con soluzioni insufficienti, discontinue ed emergenziali,
25

sicuramente sole di fronte ad un processo di portata nazionale ed internazionale, ma altrettanto sorde e poco
propense a promuovere soluzioni di medio-lungo periodo, almeno negli ambiti di propria competenza, come
nel caso dei servizi sociali o deglinsediamenti abitativi. Sono assenti anche i sindacati, con parziale
eccezione di alcuni rappresentanti locali della CGIL: assolutamente impreparati ad esprimere le
rivendicazioni poste concretamente dai lavoratori immigrati, si limitano al mero recepimento delle circolari
organizzative che arrivano dagli organismi direttivi centrali, ad unazione di difesa nei confronti dei soli
iscritti al sindacato, ad eventi ed iniziative sporadiche ed ostentate mediaticamente al punto da renderle assai
poco credibili anche agli occhi degli stessi immigrati.

Un fattore di rischio importante costituito dalla pi recente crisi economica, che ha comportato una
contrazione del sistema occupazionale e del reddito familiare italiano, il che potrebbe amplificare la tensione
tra gli strati pi poveri della popolazione e produrre nuovi episodi di conflitto sociale tra immigrati ed
autoctoni. Alla crisi economica generale si aggiunge quella specifica dellagrumicoltura della Piana di Gioia
Tauro: da un lato, essa viene affrontata abbassando i costi di produzione, grazie allabbondante manodopera
disponibile a basso prezzo; dallaltro lato, la progressiva diminuzione del fabbisogno di manodopera per la
fase di raccolta produce una massa crescente di lavoratori stagionali immigrati disoccupati, in attesa
dingaggio presso insediamenti abitativi fatiscenti per periodi sempre pi lunghi.

Il protagonismo degli attori non istituzionali costituisce un elemento di forza, che attraversa trasversalmente
tutti gli ambiti osservati.
In assenza di piani di accoglienza strutturali, di servizi sanitari universalmente accessibili, di organizzazioni
sindacali capaci di rappresentare con decisione le istanze deglimmigrati, di uninattivismo culturale diffuso
e di tensioni sociali latenti, sono le realt del terzo settore, alcune collettivit informali ed individui solidali a
dare risposte concrete e fornire esempi estendibili di buone prassi.
Da un lato, questo fermento volontaristico e militante costituisce unopportunit di trasformazione delle
condizioni, spronando le istituizioni, locali e nazionali, ad imboccare la via seganalata dalle pratiche di base.
In questo senso si sono prodotti alcuni risultati positivi: di lungo periodo, come nel caso degli ambulatori
STP dotati di mediazione culturale passati in carico alle ASP, o di breve periodo, ad esempio lattivit
dinformazione sindacale portata direttamente nella tendopoli di San Ferdinando.
Ma tendenzialmente vi reticenza ed inascolto da parte delle istituzioni e le buone prassi sono pi spesso
ignorate, che supportate o riprodotte estensivamente: il caso del modello di mediazione abitativa sviluppato
a Drosi; del modello produttivo e di commercializzazione, biologico e solidale, promosso SOS Rosarno;
della promozione di spazi culturali e dinsegnamento della lingua italiana proposta da varie realt locali.
Dallaltro lato, emerge un forte rischio di sostituzione da parte del terzo settore alle responsabilit pi ampie
che sarebbero in carico alle istituzioni. Le buone pratiche possono creare risposte alternative e totalmente
autonome, che se da un lato sono valorizzabili per la capillarit delle risposte concrete e lautogestione delle
risorse locali, dallaltro lato, il pericolo che si creino nicchie di sopravvivenza in situazioni che andrebbero
invece rimesse assolutamente in discussione.
Lambulatorio itinerante o lassistenza primaria fornita da Caritas e Croce Rossa, ad esempio, rispondono a
necessit urgenti e concrete, costituiscono pratiche semplici ed irrinunciabili al fine di attenuare un disagio
reale che non pu essere ignorato, ma nascondono in s il rischio di un adattamento da parte dei fruitori a
soluzioni marginali ed emergenziali, ed un conseguente tamponamento delle inadempienze istituzionali.
Tale controindicazione stata parzialmente risolta quando alle attivit di assistenza, sopra indicate quale
esempio, si sono affiancate anche attivit indirizzate allattivazione delle istituzioni cos come dei lavoratori:
ad esempio, tramite lorientamento ed indirizzamento deglimmigrati ai servizi socio-sanitari o di supporto
legale presenti nel territorio.
Talvolta gli attori non istituzionali sono riusciti a divenire strumento di canalizzazione delle tensioni,
supportando processi di espressione autonoma e focalizzata delle istanze di una parte dimmigrati stagionali,
come nel caso della manifestazione per la sicurezza stradale o la trattativa con il sindaco di San Ferdinando,
avvenute nel febbraio-marzo 2013. A dimostrazione del fatto che una parte non trascurabile deglimmigrati
stagionali esprime un attivismo politico ed un potenziale di trasformazione sociale, che solo
apparentemente latente. A conferma, inoltre, della forza che i vari attori non istituzionali, locali e di respiro
nazionale, possono assumere mettendosi in rete concretamente.

Unopportunit di valorizzazione del mosaico di buone prassi, sperimentate dal terzo settore, rappresentata
dalla sistematizzazione e coordinamento degli attori locali e delle loro attivit. Sono stati fatti tentativi in
26

questo senso, promossi da alcuni degli stessi attori non istituzionali, ma la possibilit di creare una rete
stabile e duratura tra le varie realt viene ostacolata da numerosi fattori: il tempo a disposizione dei singoli
volontari e militanti, le risorse economiche scarse in caso di autofinanziamento, la frammentazione nella
visione politica sottesa ad un insieme assai variegato di associazioni, collettivi, ong e fondazioni.
Lassenza di una strategia comune alle varie realt, almeno in alcuni degli ambiti di attivit, comporta il
pericolo di perdita di efficacia e di ripetizione discontinua o ridondante delle attivit; lisolamento di ogni
attore pu comportare in alcuni casi linsostenibilit ed irriproducibilit delle proposte messe in campo.
La connessione tra lesperienze potrebbe facilitare unadesione crescente ai progetti come alle prospettive
analitiche promosse. Inoltre si ridurrebbe la vulnerabilit degli attori locali, che sebbene numerosi in termini
di realt organizzate e singoli individui attivi nel territorio, di fatto raprresentano una porzione
complessivamente piuttosto ristretta del totale degli abitanti dei comuni della Piana di Gioia Tauro, in
particolare di Rosarno e San Ferdinando.
Sarebbe, quindi, auspicabile un coordinamento tra tutti quegli attori, italiani ed immigrati, attivi nella
comunit locale ed orientati ad unanalisi ed una pratica non emergenziale, finalizzata allinclusione sociale
ed allespressione culturale e politica deglimmigrati e delle loro famiglie.




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