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REGIONE LOMBARDIA VIII LEGISLATURA

CONSIGLIO REGIONALE ATTI 2566

PROGETTO DI LEGGE N. 0126


di iniziativa dei Consiglieri:

Valmaggi, Viotto, Civati, Oriani, Tosi, Squassina A.,


Benigni, Cipriano, Mirabelli, Pizzetti, Porcari, Concordati

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Interventi regionali a favore di lavoratori e lavoratrici parasubordinati, discontinui, a progetto,


a termine, ovvero non assistiti da stabilità.

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PRESENTATO IL 21/12/2005

ASSEGNATO IN DATA 10/01/2006


ALLA COMMISSIONE REFERENTE VII
ALLA COMMISSIONE CONSULTIVA I
PROGETTO DI LEGGE

“INTERVENTI REGIONALI A FAVORE DI LAVORATORI E LAVORATRICI


PARASUBORDINATI, DISCONTINUI, A PROGETTO, A TERMINE, OVVERO NON ASSISTITI DA
STABILITA’ ”

Di iniziativa dei Consiglieri: Sara Valmaggi

Antonio Viotto

Giuseppe Civati

Ardemia Oriani

Stefano Tosi

Arturo Squassina

Giuseppe Benigni

Marco Cipriano

Franco Mirabelli

Luciano Pizzetti

Carlo Porcari

Gianfranco Concordati
RELAZIONE

Premessa l’urgenza di pervenire in Lombardia ad un testo unico e coordinato per un efficace promozione
dell’occupazione, della qualità, sicurezza e stabilità del lavoro;

considerato che la valorizzazione delle conoscenze e competenze sono componenti essenziali per politiche
economiche e industriali, per l’innovazione e la competitività del sistema lombardo;

considerato che la concertazione, oltre che fattore di coesione sociale, è strumento indispensabile per governare
la complessità della questione legata al lavoro, al mercato del lavoro, alla formazione continua, nel contesto
delle trasformazioni produttive e sociali;

considerato che in Italia come nel resto d’Europa, si affermano nuovi lavori e professioni, e che al lavoro
dipendente, con diritti, garanzie e regole contrattuali consolidate, si affiancano, forme e modalità contrattuali di
lavoro non standard;

posto che l’obiettivo che ci si propone è quello di integrare e sollecitare a livello nazionale una nuova
legislazione nell’ambito di un welfare rinnovato e attivo, nel quale collocare una nuova carta dei diritti delle
lavoratrici e lavoratori, contestuale a nuove misure di sicurezza sociale in materia di tutela attiva del lavoro e
del reddito, presupposti ad una flessibilità sostenibile nelle trasformazioni in atto nel mondo del lavoro;

considerato che in questo contesto, regole che sviluppino equità intergenerazionale e infragenerazionale, vanno
posti in relazione, e non in contrapposizione, poiché ciò che è urgente è la predisposizione di una nuova rete di
sicurezze e tutela per fronteggiare sia l’avvio nel mondo del lavoro, laddove non si è in presenza di un rapporto
stabile e a tempo indeterminato, sia per sostenere la persona che lavora, qualora si trovi in situazioni particolari
(maternità, infortuni, malattia, ecc.).

Considerato che lo scopo di questo PDL, è quello di assicurare una continuità retributiva, nella fase di
discontinuità nel lavoro e del lavoro.

Affermato che il PDL si rivolge in particolare a quanti, nel mercato del lavoro, si trovano collocati nel fondo di
gestione separato dall’INPS, ai sensi dell’art. 2, comma 26, legge 8/8/95 n. 335 (successivamente precisati),
avendo come finalità oltre che la tutela, quella di offrire opportunità, sostenere qualità e competitività,
condividere e rafforzare la loro posizione nel mondo del lavoro.

Per tale ragione, per quelle persone che si trovano nelle condizioni richiamate, vengono istituite tre
specifiche aree di intervento:
1. riguardante contributi a sostegno di un lavoro avviato o da consolidare;
2. istituzione di un fondo di sostegno, nella fase di passaggio, da un lavoro all’altro, o quando si è alla
ricerca di un lavoro successivo;
3. implementazione di un sistema previdenziale integrativo per figure di lavoro prive di copertura
contrattuale nazionale.
Articolo 1
(Finalità)

1. La Regione Lombardia, nel quadro di un efficace politica del lavoro, nel sollecitare una nuova Legge
nazionale, riconosce la flessibilità tutelata, come uno dei fattori del lavoro attuale. Ai fini della presenta Legge
sono considerati beneficiari quella figure iscritte alla gestione separata ai sensi dell’art. 2, comma 25, legge
8/8/95 n. 335 (di seguito precisati). Agli stessi vanno garantiti sostegno e tutela, al fine di migliorare e
consolidare la loro posizione sul mondo del lavoro.
Tale flessibilità va collocata nel quadro della direttiva 1999/70/CEE del Consiglio, del 20 giugno 1999, relativa
all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, nella quale si assume il contratto di
lavoro a tempo indeterminato quale forma comune dei rapporti di lavoro.

Fra gli obiettivi della Regione vi sono anche:


a) incentivi alla trasformazione in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato delle situazioni ad
elevato rischio di precarizzazione;
b) concessione di assegni formativi individuali e predisposizione di percorsi formativi qualificati a favore
di lavoratori occupati sulla base di rapporti di lavoro non subordinati, al fine di favorirne l’occupabilità
attraverso il rafforzamento delle competenze;
c) offerta alle persone di servizi e strumenti, fra i quali anche i bilanci di competenza, per valorizzare e
rendere riconoscibili le competenze acquisite con le esperienze lavorative, ivi comprese quelle maturate
nell’ambito di rapporti di lavoro non subordinato, ed i percorsi d’istruzione e formazione professionale;
d) sostegno ai processi aziendali di trasformazione organizzativa e di innovazione tecnologica finalizzati
alla stabilizzazione del lavoro.

Articolo 2
(Campo di applicazione)

1. Le norme contenute negli articoli che seguono si applicano in favore delle persone residenti nella Regione,
iscritte alla gestione separata ai sensi dell’art. 2, comma 25, legge 8/8/95 n. 335, che nell’anno solare
precedente, abbiano tratto più di metà del proprio reddito complessivo di lavoro:

a) da un unico rapporto di collaborazione autonoma continuativa, di lavoro a progetto, di lavoro autonomo


cooperativo;
b) da una pluralità di rapporti riconducibili agli stessi tipi, instaurati con lo stesso committente;
c) da una pluralità di rapporti di lavoro subordinato a termine, anche instaurati con diversi committenti, o
di lavoro temporaneo alle dipendenze di agenzie di somministrazione di lavoro.

2. Ai fini di cui al comma precedente la condizione del lavoratore si desume alla sua dichiarazione dei redditi,
salva la prova contraria alla sua veridicità, offerta da chi vi abbia interesse.
Articolo 3
(Attività ammesse a contributo)

1. La Regione Lombardia , nell’ambito della finanziaria annuale, definisce uno specifico capitolo di spesa, per
sostenere quelle persone, di cui alla legge 8/8/95 n. 335, precisate nell’art. 2, che dovessero far richiesta di
contributi per:

a) acquisto o locazione finanziaria di attrezzature, strumentazioni, materiali, pacchetti di programmi


informatici;
b) servizi, abbonamenti a riviste specializzate, accesso a banche dati e siti Web;
c) formazione ed aggiornamento professionale attuato anche attraverso sistemi di formazione a distanza;
d) acquisto di arredi per locali adibiti ad ufficio.

2. Le richieste di contributo per le finalità di cui al precedente comma, possono riguardare progetti presentati
sia in forma singola, sia congiuntamente da più lavoratori e lavoratrici.

Articolo 4
(Tutela e assicurazione malattia)

1. Vanno previste particolari forme di tutela e assicurazioni della salute e della malattia, anche con la
partecipazione della Regione, fino alla definizione di norme comuni a livello nazionale.

Articolo 5
(Fondo regionale per sostegno lavoratori e lavoratrici non assistiti da stabilità)

1. Al fine di garantire gli interventi previsti nel presente articolo, viene istituito un apposito fondo regionale, di
sostegno e tutela per:
- garantire la continuità e il sostegno al reddito di lavoratori e lavoratrici non assistiti da stabilità nella
misura di € 350,00 nei periodi di inattività e per un periodo massimo analogo alla durata dell’indennità
di disoccupazione.

2. Inoltre per lavoratrici che si trovassero in maternità in una fase di comprovata precarietà di lavoro e nelle
condizioni di cui all’art. 2, l’assegno di maternità previsto dall’articolo 75 del testo unico di cui al decreto
legislativo 26 marzo 2001, n. 151, come modificato dal presente articolo, è incrementato, a decorrere dalla data
di entrata in vigore della presente legge, di 1.000 euro.

3. L’amministrazione regionale e gli enti pubblici dipendenti dalla Regione riconoscono, nell’espletamento dei
concorsi di accesso ai rispettivi ruoli, i crediti professionali conseguiti a seguito dei periodi di lavoro svolti con
contratti di collaborazione o consulenza professionale.
4. Presso i centri per l’impiego provinciali e nei centri di orientamento di cui alla legge regionale 1/1999,
saranno previsti operatori che abbiano professionalità specifiche riferite alle figure di cui all’articolo 2, della
presente legge.
Sempre per tali figure dovranno essere previsti specifici programmi formativi, con obiettivi e risorse da inserire
nel piano complessivo per la formazione.

5. Obiettivi, finalità, nonché criteri di finanziamento aggiuntivi o integrativi a quanto previsto dalla presente
legge, saranno definiti d’intesa con le parti sociali.

6. Inoltre, i soggetti di cui all’art. 2, hanno diritto di beneficiare della garanzia offerta dal fondo, in sede di
stipulazione di un mutuo bancario, finalizzato a situazioni straordinarie (acquisto casa, spese sanitarie, eventi
morbosi gravi e di lunga durata).

Articolo 6
(Fondo regionale previdenziale)

1. D’intesa con le parti sociali, per tutte quelle figure di cui all’art. 2, non assistiti da stabilità di lavoro, in ogni
caso senza norme contrattuali o accordi bilaterali che prevedano l’istituzione di una previdenza pensionistica
complementare; viene istituito un apposito fondo regionale.

2. Circa la definizione normativa di tale fondo, la Giunta Regionale e le parti sociali ne definiranno forme,
contenuti e modalità operative per la costituzione e l’avvio.

Articolo 7
(L’osservatorio)

1. Presso l’agenzia per l’impiego o l’Assessorato competente, si provvederà a costituire un apposito


osservatorio in ordine all’evoluzione di queste figure di cui alla legge 8/8/95 n. 335, precisate all’art. 2 della
presente legge. L’osservatorio regionale promuove:

a) la raccolta e l’aggiornamento in una banca dati informatizzata delle principali informazioni sul settore
attivando specifiche collaborazioni con soggetti pubblici e privati (Inail, Inps etc.);
b) indagini, ricerche, studi e collaborazioni in materia;
c) la realizzazione di strumenti di informazione periodica e di approfondimento monografico sui temi di
particolare rilevanza per il settore;
d) attività di informazione socio-economica anche attraverso l’organizzazione di seminari e convegni di
studio, con le categorie interessate, sul territorio regionale.

Tale osservatorio è impegnato a redigere un rapporto annuale da presentare in Consiglio Regionale.


Articolo 8
(Beneficiari)

1. Possono accedere ai benefici di cui all’articolo 3 della presente legge tutti i lavoratori e lavoratrici di cui
all’art. 2, residenti in un comune della Regione Lombardia, purché non iscritti a collegi, ordini o albi
professionali, salvo che il loro reddito complessivo annuo lordo non sia superiore a € 30.000,00.

Articolo 9
(Ammontare del contributo)

1. I contributi per le attività di cui all’articolo 3 della presente legge sono concessi nella misura del 50% della
spesa riconosciuta ammissibile sia per progetti individuali per una cifra non superiore ai € 25.000,00; che per
progetti collettivi pari all’importo ottenuto moltiplicando la spesa massima individuale per il numero dei
partecipanti al progetto.

Articolo 10
(Domande di contributo)

1. Le richieste di contributo presentate ai sensi dell’articolo 3 e 5, sono valutate sulla base di criteri determinati
dalla Giunta regionale, su parere della Commissione Regionale per le politiche del lavoro di cui alla legge
regionale 1/99, la quale si esprime entro 45 giorni dal ricevimento della domanda.

2. Il Direttore Generale dell’Assessorato competente approva distinti modelli e relativi allegati per la
presentazione delle domande di contributo rispettivamente ai sensi dell’articolo 2 e 3 della presente legge.

3. Per le modalità di presentazione delle domande, di accesso ai contributi previsti e la liquidazione degli stessi
agli aventi diritto, la Giunta regionale predispone un apposito regolamento, sentita la Commissione regionale
per le politiche del lavoro.

Articolo 11
(Divieto di cumulo)

1. I contributi di cui alla presente legge non sono cumulabili per gli stessi interventi, con analoghe
incentivazioni previste dall’UE, dallo Stato, dalla Regione o da altro Ente Pubblico, fatto salvo l’incremento
previsto nell’art. 5 per la maternità.

2. La mancata realizzazione delle attività ammesse a contributo comporta l’obbligo di restituzione del
contributo percepito.

3. Per la verifica delle disposizioni di cui ai precedenti commi, la Giunta regionale può disporre ispezioni da
parte dei propri uffici.
Articolo 12
(Servizi di assistenza intensiva nel mercato del lavoro)

1. La Regione, attraverso i criteri per l’impiego provinciale, istituisce e sostiene (con capitolo di bilancio
specifico) servizi di assistenza intensiva riservati ai soggetti di cui all’art. 2 per:

- il loro orientamento professionale;


- l’informazione sulle opportunità occupazionali;
- la formazione e riqualificazione professionale;
- la mobilità geografica.

Articolo 13
(Norma finanziaria)

Le risorse attinenti ai fondi di cui alla presente legge saranno definiti annualmente con la Legge Finanziaria
Regionale.