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«L’anthropologie ne peut être principe de l’étude de l’Homme ; ce sont au

contraire les activités relationnelles humaines […] qui peuvent être prises pour
principe d’une anthropologie à édifier»
G. Simondon, L’individuation, p. 297

Gilbert Simondon è uno dei riferimenti immanca- che potremmo provvisoriamente


bili di Gilles Deleuze. La sua opera, oggetto di una chiamare “l’umano”. Tra i
recente riscoperta, è di respiro enciclopedico: po- diversi approcci che si
tremmo dire che si tratta di un filosofo della possono tentare
scienza, ma forse è più corretto affermare che si alla questione, ab-
tratta di un pensatore “classico” (nel senso in cui biamo scelto di
anche Deleuze si definiva tale) che ha voluto porre partire dal modo
il problema filosofico per eccellenza – quello del- in cui Simondon
l’essere – all’altezza delle acquisizioni della scienza tratta il problema
contemporanea. La domanda chiave della filosofia della relazione tra
-che cos’è l’essere? può forse tradursi all’interno l’uomo e l’animale in
della concettualità di Simondon nella domanda - Deux leçons sur l’animal et l’homme1. É qui che Si-
che cos’è un processo di individuazione? appor- mondon traccia una breve storia dell’operazione fi-
tando, di conseguenza, una radicale riforma del losofica che ha portato a costruire il concetto di
modo di concepire l’individualità a tutti i livelli: fi- “animale” in relazione oppositiva a quello di
sico, chimico, biologico, psichico e collettivo. In “uomo”, ma è anche qui che egli apre invece alla
questo breve scritto forniremo solo alcuni elementi propria concezione dell’ “individuazione umana”
utili a comprendere come Simondon, nel corso per comprendere a fondo la quale si richiederebbe
della sua ricerca, arrivi ad affrontare anche il pro- l’introduzione di alcuni concetti, che generalmente
blema dell’ “individuazione umana” (espressione Simondon costruisce attorno a termini derivati
già di per sé, come vedremo, altamente problema- dalle scienze fisiche, la cui complessità non può es-
tica) sempre e soltanto a partire dal problema più sere costretta entro lo spazio del presente lavoro2.
generale dell’individuazione dell’essere. Perciò sa-
rebbe tanto inutile cercare nel testo di Simondon 1
G. SIMONDON, Deux leçons sur l’animal et l’homme, Paris, El-
una filosofia dell’uomo, quanto risulta invece illu- lipses, 2004. Il testo contiene la trascrizione della registrazione
delle due lezioni introduttive di un corso da tenuto da Simon-
minante il suo pensiero nel tentativo di avvicinarsi
don nell’anno accademico 1963-64 all’Università di Poitiers.
ad una comprensione
Per entrare davvero nel gioco della concettualità operante al-
non “essenzialista”
2

l’interno del pensiero di Simondon, sarebbe necessario avere


di quel campo presente almeno i concetti di Préindividuel, Métastabilité, Ré-
sonance interne, Information, Transduction, e le coppie con-
misto di cettuali Sujet/Individu, Interindividuel/Transindividuel. Il che
forze re- è ovviamente qui impossibile. Neppure spiegheremo il signifi-
cato del termine “Transindividuel”, per la comprensione del
golari e di quale il presente scritto funge – appunto – solo da introduzione.
eccezioni Rimandiamo comunque, quali “guide” alla lettura (anche poli-
tica) del pensiero di Simondon, a M. COMBES, Simondon. Indi-
incal- vidu et collectivité, pour une philosophie du transindividuel,
Paris, P.U.F., 1999, o al più recente lavoro in due volumi di J.-
cola- H. BARTHÉLÉMY, Penser la connaissance et la technique après
b i l i Simondon, e Penser l’individuation: Simondon et la philoso-
phie de la nature, Paris, L’Harmattan, 2005.

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Perciò tente- esseri appartenenti alla stessa natura, ma - quanto
remo un’al- l’anima per il pensiero cristiano - è segno di una
tra strada: differenza ontologica costitutiva: l’uomo, perlo-
dopo aver ri- meno nella sua attività “spirituale”, viene conside-
percorso le due rato come portatore o partecipe di una “altra
pagine folgoranti in cui Simondon natura”, gerarchicamente superiore rispetto a
traccia una genesi del concetto filo- quella che invece accomuna ogni altro essere, vi-
sofico di “animalità” e ne delinea gli effetti, gette- vente e non vivente. Da questo momento in poi
remo uno sguardo su come il concetto di “istinto” “l’animalità” potrà essere pensata sempre e sol-
sia stato modellato nelle scienze dell’uomo quale tanto in opposizione differenziale rispetto ad un
strumento eminente per la costruzione di un’an- uomo qualificato dal possesso di un’anima-ra-
tropologia del tutto funzionale alla neutralizza- gione, fino a fare dell’animale «une espèce d’être
zione di quanto vi è di aleatorio, singolare e de raison, c’est-a-dire un être fictif qui est avant
imprevedibile nell’umano, nell’animale e - se- tout ce qui n’est pas l’homme
guendo Simondon davvero fino in fondo - nel- […] une espèce de contretype de
l’essere stesso. Lasceremo infine aperta una la réalité humaine idéalement
finestra sulle possibili conseguenze di or- constituée»3. Con questa duplice
dine politico della decostruzione di una operazione di riduzione scom-
tale antropologia. pare la possibilità di individuare
Ecco dunque, in breve, l’argo- il piano specifico dello psichico
mentazione di Simondon. Già nell’animale quanto nell’uomo:
nel pensiero antico vi è una nell’animale in quanto riconse-
chiara gerarchizzazione del gnato al puro “vitale” privo di
rapporto uomo-animale, che pensiero, nell’uomo in quanto
però rimane sempre pensato assegnato alla metafisica o
sullo sfondo dell’unica physis alla teologia. Ma il problema
entro la quale l’uno e l’altro centrale, secondo Simondon,
sono inscritti: c’è differenza di na- non sta tanto nel modo in cui - all’interno del pen-
tura tra uomo e animale come tra animale e pianta, siero cristiano prima e moderno poi - viene carat-
ma si tratta di una differenza gerarchica tra esseri terizzata e fissata su un supporto trascendente
che appartengono alla stesso continuum, tra i quali (un’altra “natura”, direttamente o indirettamente
non c’è perciò una vera eterogeneità ontologica. divina) l’essenza razionale dell’uomo, quanto piut-
Soltanto a partire dall’introduzione di un principio tosto nell’esito storico di una tale considerazione
di ordine trascendente - l’anima del pensiero cri- “essenzialista” dell’animalità. Infatti i secoli XIX e
stiano - si inizia una radicale separazione teorica XX rovesciano il razionalismo meccanicista non per
dell’uomo dall’animale che culmina nel concetto dire «que l’animal est un être raisonnable et un
cartesiano di res cogitans. Dun- être qui a une intériorité, un être qui a une affecti-
que nella modernità vité, un être qui est conscient et qui par conséquent
la ragione non è più a une âme», ma per affermare paradossalmente
soltanto una fa-
coltà il cui
esercizio è 3
Deux leçons cit., p. 61. Si tratterà insomma nient’altro che di
ciò che dif- un’immagine derivata, secondo Simondon buona soltanto per il
pensiero classificatorio: per problemi (come ad es. quelli delle
ferenzia forme di vita di incerta collocazione tra il vegetale e l’animale o
della difficile qualificazione dei primati rispetto all’uomo) che
l’uomo
sorgono e cadono assieme alla pretesa “essenzialista” che le
dagli altri classificazioni astratte operanti nelle scienze della natura ab-
biano fondamento nella realtà.

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che «le contenu même de la réalité que L’operazione concettuale di Simondon
vous mettiez dans la notion d’animalité, consiste nel sezionare il concetto co-
ce contenu-là permet de caractériser mune di istinto ricavandone da una
l’homme»4. Quell’antica operazione parte il concetto di “tendenza” bio-
epistemologica di inversione sembra logico-culturale e dall’altra quello di
allora arrivare a proiettare i propri un “istinto” questa volta tutto pen-
effetti paradossali sopra la ricerca sato in termini di singolarità. Ed è
scientifica contemporanea: proprio proprio in questo senso che l’uso im-
quando, nell’orizzonte della causalità proprio del concetto di “istinto” da
sistemica post-meccanicista, questa si dichiara parte delle scienze umane gli appare invece fun-
svincolata da ogni presupposto metafisico, la con- zionale al mantenimento di quel
cezione cristiano-moderna dell’animale continua modello astratto dell’anima-
ad abitare i presupposti di ogni ricerca sull’uomo, lità che permette l’inscrizione
poiché «se trouve être généralisée et universalisée e la progressiva riduzione
au point de permettre de penser les conduites hu- dell’ambito dell’ ”umano” -
maines elles-mêmes»5. Insomma, anche eliminato come denuncerà proprio in
il riferimento alla trascendenza e riassorbito lo stu- quegli anni Foucault - alla
dio dell’uomo nell’ambito delle scienze naturali, il “giusta misura” delle prati-
problema ereditato non è affatto dissolto ma sedi- che di potere.7 Ma seguiamo
mentato: in questo modo infatti, credendo di poter il testo di Simondon. Nella
cogliere - liberi da presupposti metafisici - l’uomo sua opera fondamentale L’indi-
nella sua concretezza, si finisce piuttosto per stu- viduation à la lumière des no-
diarlo come animale “astratto”, cioè definito dal- tions de forme et d’information
l’appartenenza specifica (dunque dalla dedica gran parte del capitolo
configurazione genetica e dai pattern comporta- “Insuffisance de la notion de
mentali da essa determinati) e dal principio del- forme spécifique : no-
l’adattamento alle condizioni ambientali, tion d’individu pur ;
dissolvendo la questione della singolarità del desi- caractère non uni-
derio in un’articolata analisi dei bisogni6. voque de la notion

4
Ivi, p. 62.
J. DERRIDA – E. ROUDINESCO, De quoi demain… Dialogue, Paris,
5
Ivi, p. 61. Flammarion, 2001, p. 108. Qui come altrove Derrida riporta tale
questione alla discussione del problema della fondazione dei di-
6
Qui ci sembra il caso di evocare almeno due traiettorie nelle ritti umani. Cfr. Ivi, p. 307, riportate in nota dallo stesso Der-
quali questa riflessione ha un seguito: G. DELEUZE – F. GUAT- rida, le indicazioni bibliografiche riguardanti lo sviluppo di
TARI, Capitalisme et Schizophrénie, tome 2: Mille Plateaux, questa tematica nella sua opera.
Paris, Minuit, 1980, dove il debito simondoniano è evidente ed
esplicito (sulla questione del “divenir-animale” si veda in parti-
7
Cfr. In particolare M. FOUCAULT, Les mots et les choses, Paris,
colare il cap. 10); e J. Derrida che se pure, come afferma Stie- Gallimard, 1966. Simondon è, tra l’altro, impegnato nell’ambi-
gler, «n’ait jamais cru bon de lire Simondon» (B. STIEGLER, zioso progetto di produrre un’assiomatizzazione funzionale alla
Mécréance et Discredit, Paris, Galilée, 2006, p. 45), imposta costruzione di una “teoria unificata” delle scienze umane, simile
tuttavia la questione in modo molto simile: «Il me semble que a quanto – a suo parere – sta avvenendo nel campo delle scienze
la manière dont la philosophie, dans son ensemble, et en parti- “dure”, come dichiara in una conferenza del 1960: «Il existait
culier depuis Descartes, a traité la question dite de “L’animal”, une physique et une chimie séparées: il existe maintenant une
est un signe majeur du logocentrisme […] Il s’agit là d’une tra- physico-chimie, et nous voyons les correlations entre physique
dition qui ne fut pas homogène, certes, mais hégémonique, et a et chimie devenir de plus en plus fortes. N’y aurait-il pas dans
tenu d’ailleurs le discours de l’hégémonie. Or ce qui résiste à les deux extrêmes, c’est-à-dire entre la théorie des groupes, qui
cette tradition prévalente, c’est tout simplement qu’il y a des vi- est la sociologie, et la théorie de l’individu, qui est la psycholo-
vants, des animaux, et dont certains ne relèvent de ce que ce gie, à rechercher un moyen terme qui serait précisément le cen-
grand discours sur l’Animal prétend leur prêter ou leur recon- tre actif et commun d’une axiomatisation possible ?» in G.
naître. L’homme en est un, et irréductiblement singulier, certes, SIMONDON, L’individuation à la lumière des notions de forme
on le sait, mais il n’y a pas l’Homme versus l’Animal». et d’information, Grenoble, Millon, 2005, p. 533.

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d’individu”8 all’analisi dei concetti di “tendenza” e ramente teorici, entro i quali costruisce un campo
“istinto”, che definiscono, nell’individuo vivente, di forze che ha la funzione di rendere conto delle
«deux fonctions qui pourraient ne pas être repré- stratificazioni dell’essere al livello in cui si trova di
sentées ensemble dans l’être», due funzioni che, volta in volta in gioco. Qui Simondon tratta dell’in-
differenziate nelle forme di vita meno complesse, dividuo in quanto risultante da un processo di in-
negli animali superiori esercitano una funzione dividuazione biologica e incrociante un possibile
contemporanea e paradossale, per nulla integrata: processo di individuazione psichica, quindi di un
«A l’alternance du stade individuel et de la colonie uomo o di un animale superiore: «une analyse psy-
fait place, chez les espèces supérieures, la simulta- chique doit tenir compte du caractère complémen-
néité de la vie individuelle et de la société, ce qui taire des tendances et des instincts dans l’être que
complique l’individu, en mettant nous nommons individu et
en lui un double faisceau de qui est, dans toutes les
fonctions individuelles (in- espèces individuées, un
tinct) et sociales (ten- mixte de continuité vitale
dances)». A et de singularité instinc-
Simondon risulta tive, transcommunitaire».
relativamente Ed è proprio qui che Simon-
semplice caratte- don punta sulla netta diffe-
rizzare le “tendenze” renziazione della nozione di
degli esseri viventi in “istinto” da quella di “tendenza”
relazione alle categorie classiche di adattamento e per denunciare il modo in cui «les communaités
integrazione sistemica: «étant du continue et par humaines édifient tout un système de défense
conséquent du stable, sont intégrables à la vie com- contre les pulsions instinctives, en cherchant à dé-
munautaire, et constituent même un moyen d’in- finir les tendances et les instincts en termes uni-
tégration de l’individu», ma quando si trova invece voques, comme s’il étaient de même nature». Ma
a dover definire gli istinti, non può farlo che quali- perché le comunità umane devono neutralizzare gli
ficandoli in modo complementare alle tendenze, istinti, e in che cosa consiste questo “sistema di di-
cioè come “discontinui”, “instabili ” e “non inte- fesa” delle comunità nei confronti degli istinti? Si
grabili dalla vita comunitaria”. Ciò che qui inte- tratta evidentemente di un tema già abbondante-
ressa a Simondon non è certo costituire una dualità mente noto in ambito antropologico e che Simon-
di principi complementari che definiscano una don stesso riprende in altri luoghi,10 si tratta cioè
volta per tutte la sfera del vivente-psichico, quanto di rilevare come i comportamenti rituali all’interno
piuttosto cogliere “un’operazione di individua- di una comunità abbiano la funzione di costruire il
zione” (qui l’individuazione biologica) come pro- legame sociale e il senso di appartenenza/esclu-
cesso mai unitario e mai compiuto, attraverso gli sione che caratterizza la comunità, riconducen-
altri processi di individuazione che essa incrocia e done i comportamenti dei membri ad attività
attraverso la descrizione delle tensioni che conti- codificate e riconoscibili di adesione o di trasgres-
nuano a persistere nell’individuo concepito come sione parziale che non ne possano intaccare
esito parziale di quei processi9. Per fare ciò, segue l’equilibrio omeostatico. Ma ciò che Si-
il suo metodo consueto: indica dei poli estremi, pu-

8
Per non appesantire il testo si è scelto di non riportare alcun
riferimento per tutte le citazioni che, in seguito, si riferiranno a
tale capitolo. Cfr. L’individuation cit., pp. 167-171.

9
Operazione conoscitiva analoga (“analogia” è un altro termine
chiave in Simondon che qui non spiegheremo) a quella che
varrà, naturalmente, come valeva per l’individuazione fisica e 10
Costituendo l’opposizione: comunità-interindividuale/so-
chimica, anche per quella psichica e collettiva. cietà-transindividuale. Cfr. L’individuation cit., pp. 243-245.

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mondon ci porta ad ipotizzare è ben proches de l’espèce humaine, en con-
altro: forse l’antropologia stessa fa stituant un anthropocentrisme de fait,
parte di questo insieme di rituali pro- plus encore qu’un vitalisme propre-
piziatori per mezzo dei quali le comunità ment dit». E poiché il desiderio ses-
costruiscono il legame sociale, perché di- suale è punto di particolare intensità
sconosce l’aspetto paradossale del vi- dell’intersezione dei piani biologico e
vente-psichico (e dell’uomo) e tenta psichico, non è un caso che proprio al suo carat-
di costruire la visione della vita co- tere esemplare faccia riferimento Simondon, riba-
mune espungendo da essa l’elemento dendo la necessità di differenziare la
aleatorio che invece ne è costitutivo, nozione di istinto da quella di ten-
proprio quello che qui Simondon in- denza, per non lasciar scomparire
troduce attraverso la nozione di dall’orizzonte della scienza l’elemento
“istinto”: «il faut reconnaître l’aspect propriamente singolare e aleatorio
de dualité de l’individu, et caractéri- dell’individuazione che costitutiva-
ser par sa fonctionnalité transcommu- mente eccede la determinante speci-
nitaire cette existence des pulsions instinctives». fica e culturale dei bisogni: «c’est là qu’est l’erreur
Gli istinti (sempre al plurale, perché non si tratta […] les manifestations de l’instinct sexuel sont par
propriamente di una “categoria”, ma del nome co- exemple traitées comme le témoignage de l’exi-
mune che indica ciò che risulta non categorizzabile stence d’une tendance, et on vient alors à parler
in maniera continua) infatti «se manifestent géné- d’un besoin sexuel ; le développement de certaines
ralement par leur caractère de conséquence sans sociétés incite peut-être à confondre besoins et ten-
prémisses», «peuvent même être en apparence dé- dances dans l’individu, car l’hyperadaptation à la
vitalisants, parce que il ne font partie de la conti- vie communautaire peut se traduire par l’inhibi-
nuité quotidienne de l’existence», costituiscono ciò tion des instincts au profit des tendances». Per Si-
che sfugge non solo ogni controllo comunitario, ma mondon è fondamentale preservare l’ambito
anche ogni possibile previsione. dell’aleatorio, cioè del “desiderio” 11, dalla sua ridu-
É chiaro allora come la costruzione di un’antropo-
logia che riduca gli istinti a semplici variazioni sul 11
Il termine desiderio, qui utilizzato come indicatore dell’ele-
tema delle diffuse tendenze omeostatiche interne mento singolare costitutivo della soggettività e irriducibile al
gioco, per quanto complesso, complesso dei bisogni, è di deri-
a una comunità, è un’operazione epistemologica vazione lacaniana. Simondon non ne fa uso. È da notare però
che costituisce un esorcismo irrinunciabile rispetto come Simondon ricorra spesso al termine “pulsione”, evocando
la pulsione di morte freudiana nella sua versione ortodossa. La
a istinti che sono l’aspetto visibile, nel comporta- sua critica a Freud verte principalmente sulla seguente argo-
mento del vivente, di una aleatorietà la cui pre- mentazione: la “dottrina di Freud”, non distinguendo netta-
mente gli istinti dalle tendenze, «laisse subsister l’idée que
senza costitutiva in ogni ordine dell’essere l’individu peut aboutir à une intégration complète par l’inté-
gration du surmoi, comme si l’être pouvait découvrir une condi-
impedisce la chiusura definitiva di qualunque pro-
tion d’unité absolue dans le passage à l’acte des ses virtualités»
cesso di individuazione, anche comunitario. Ecco L’individuation cit., p. 170. Probabilmente Simondon non si in-
teressava al lavoro in corso da parte di Lacan sul concetto freu-
che allora una filosofia vitalista antropocentrica - diano di “pulsione di morte”, che forse non muoveva in una
incapace di vedere l’aleatorietà inquietante, pro- direzione tanto differente, in particolare nei suoi Seminari dal
VII all’XI. La critica della psicanalisi freudiana (presente in par-
pria dell’essere stesso, all’opera anche nell’indivi- ticolare ne L’individuation cit., pp. 167 segg. e pp. 307 segg.), i
duazione “umana” - bisognosa di un’immagine riferimenti a Jung e l’elaborazione della nozione di “subconscio
emotivo”, sono comunque - nell’opera di Simondon - questioni
confortante dell’essenza dell’uomo, non può che molto complesse che meriterebbero senz’altro un lavoro ap-
tentare di schiacciare il concetto di istinto su quello profondito. L’abbozzo di un tale lavoro si può trovare in P. CHA-
BOT, La philosophie de Simondon, Paris Vrin, 2003, pp.
di tendenza: «Ce n’est pas le vitalisme proprement 107-123; B. ASPE, «La pathologie au lieu du transindividuel» (in
Aa.Vv., Gilbert Simondon: une pensée opérative, ed. J. Roux,
dit qui a conduit à confondre les instincts et les ten- Univ. Saint-Etienne, Saint-Etienne, 2002); J. GARELLI, «La re-
dances, mais un vitalisme fondé sur une inspection mise en cause de l’inconscient freudien par Merleau-Ponty et
Simondon, selon deux notes inédites de Merleau-Ponty» (in
partielle de la vie, et qui valorise les formes les plus Aa.Vv., Chiasmi International, n°7 : “Merleau-Ponty. Vie et In-
dividuation”, Vrin / Mimesis / Memphis U.P., 2005).

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zione a campo di indagine che, pur nella sua com- gica, psichica, sociale. I confini tra i diversi domini
plessità, risulti interamente riconducibile all’ar- sono fluidi ma sempre legati a
ticolazione di linee di tendenza: ciò che condizioni strutturali ed evene-
rischierebbe di fare dell’indagine psicolo- menziali. In questo monismo
gica un’analisi dei bisogni in perfetta fatto di relazioni e di processi
congruenza con il “trend”, appunto, strutturati ma discontinui non è
di un’economia di mercato che con- mai unitaria la collocazione di un “in-
cepisce l’uomo quale «individu, qui dividuo” (fisico, chimico, biologico, psi-
est incorporé à la communauté chico, sociale) all’interno di un dominio, e
par les besoins nutritifs, défensifs, questo vale anche per l’ambito dell’umano:
et par ce qui fait de lui un con- né un’essenza né una conformazione gene-
sommateur et un utilisateur». tica possono garantire l’appartenenza a
É dunque perché il filtro ancora qualcosa che non è dato che come strato,
attivo del pensiero filosofico cri- legato ad altri, e in sé teso dal duplice ope-
stiano e moderno non ci permette rare di tendenze omeostatiche e di istinti de-
di pensare “l’animalità”, che oggi risulta così diffi- strutturanti. Se qualcosa può servire a
cile pensare adeguatamente “l’umano”? Questa caratterizzare l’ambito dell’umano in questa pro-
sembra essere in effetti la risposta di Simondon: spettiva apertamente antiumanistica, è soltanto la
«C’est-à-dire que c’est par une universalisation de capacità dell’individuo, la possibilità ad esso sem-
l’animal que la réalité humaine se trouve recou- pre strutturale (in quanto solo parzialmente costi-
verte»12. La sua filosofia ci promette invece di pen- tuito), di accedere ad un’individuazione collettiva
sare l’uomo non più sotto la condizione del ulteriore
pensiero cristiano-mo-
derno dell’animalità:
non più, insomma,
per mezzo di
un’astra-
rispetto a quella - ritenuta
zione co- “originaria” e stabile - tutta in-
struita in terna alla comunità di appartenenza13. Tale possi-
opposizione ad un’altra bilità non è connaturata ad alcuna essenza, né in
astrazione. Ma per poterlo fare occorre produrre alcun modo destinale, ma legata ad una decisione
un discorso capace di seguire i processi costitutivi sempre singolare e costitutiva, che, parte inte-
della realtà a tutti i livelli, non considerando i sin- grante della storia del soggetto nei suoi effetti in-
goli “individui” - dal fotone agli animali superiori - calcolabili, ci appare più che mai il caso di
in quanto appartenenti a generi e specie, ma come connotare politicamente nominandola - in opposi-
momenti di quelli che Simondon chiama “processi zione ad ogni tentativo di rintracciarne le cause
di individuazione” di volta in volta singolari e irri- negli ordinari bisogni che si presumono “umani” -
petibili: ciò in cui consiste precisamente, a nostro desiderio.
parere, l’ispirazione fondamentale del suo lavoro.
Nella filosofia di Simondon non è mai distillata
In altro luogo lo studio della funzione “disadattiva” dell’emo-
un’essenza, tantomeno dell’umano; ci sono invece
13

zione, consentirà a Simondon di sottolineare in modo esplicito


processi di individuazione che costituiscono l’es- la funzione politica dell’istinto, in quanto spinta sempre ulte-
riore rispetto alla semplice funzione di adattamento all’origi-
sere in tutte le sue modalità: fisica, chimica, biolo- naria comunità di appartenenza. Simondon conclude così il suo
discorso: «Elle [l’émotion] est une mise en question de l’être en
tant qu’individuel, parce qu’elle est pouvoir de susciter une in-
dividuation du collectif qui recouvrira et attachera l’être indivi-
12
Deux leçons cit., p. 61. dué». L’individuation cit., p. 314.

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