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ROMUALDI Adriano Stoicismo Cristianesimo neoplatonismo

Questa classe dirigente romana che sa desser la luce del mondo antico declinante
come gli dei lo sono delluniverso, corazzata di stoicismo. Prodotto duna avanzata
civilizzazione, non pu avere del sacro che una sensazione indiretta, e daltronde c
onsapevole che esso non simprovvisa negli alambicchi della magia pronta a testimo
niare con la sua incrollabilit umana la incrollabilit del ksmos divino.
Cos, pur in uno scenario di decadenza, la classe dirigente romana resister per tre
cento anni persuasa che neque gravem mortem accidere viro forti posse nec immatu
ram consulari neque miseram sapienti.
Questideale delluomo dalto rango intrepido e saggio trover la sua culminazione nellim
pero umanistico dei Flavii e degli Antonini. un stoicismo vissuto con spirito so
ciale e politico, dove la aptheia e la autrcheia limpassibilit e lautosufficienza aiu
tano non gi a fuggire, ma a sostenere il peso del mondo.
Nelle parole dellimperatore filosofo Marco Aurelio si esprime con fierezza la con
sapevolezza di questa missione: Il dio che in te sia guida di un animale virile e
maturo e politico e romano e comandante che abbia messo in ordine il suo io.
Non sorprende che questa classe dirigente di spiriti filosofici e aristocratici
si mostrasse ostile al cristianesimo. Noi sappiamo oggi cosa veramente rappresen
tasse il cristianesimo: un fenomeno sociale, razziale, e ideale estraneo al mond
o classico.
Razziale perch esso si propaga dallOriente e si impone in Occidente in conseguenza
dello spopolamento e della levantinizzazione della parte europea dellImpero; soc
iale, perch contro la humanitas grecoromana si pone come democratizzazione della c
ultura (Mazzarino).
Nel mondo romano, il cristianesimo viene immediatamente sentito come qualcosa ch
e non nobile, qualcosa che pu attecchire tra le donnette e i diseredati delle met
ropoli, ma che non saddice ai patrizi, ai senatori, ai centurioni.
Sacrificio a Giove Capitolino. Rilievo da monumento onorario di Marco Aurelio (1
76-180 d.C.). Roma, Musei Capitolini.
Sacrificio a Giove Capitolino. Rilievo da monumento onorario di Marco Aurelio (1
76-180 d.C.). Roma, Musei Capitolini.
Il pathos cristiano, questo miscuglio di sentimentalismo plebeo e di semitica ma
gniloquenza, questo umanitarismo venato disterismo escatologico, contraddice il g
usto classico. I fumi dincenso non riescono a dissimulare lodore della gente picco
la: per il romano distinto il gusto cristiano una volgarit di fronte allolimpicit du
n Seneca o dun Marco Aurelio. Ma il cristianesimo seppe fondere in un unico crogi
uolo tutti i fermenti anticlassici, anti-europei latenti nellImpero, conferendo a
lla sua predicazione egualitaria unaltissima carica esplosiva.
Questo fu il vero genio di Paolo di Tarso: San Paolo, lodio del ciandala contro Roma
, contro il mondo, incarnato, fatto genio. San Paolo, lebreo, lebreo errante par exc
ellence! Ci che egli indovin fu il modo come accendere un incendio universale al d
i fuori del giudaismo; con laiuto del piccolo movimento settario dei cristiani co
me con il simbolo del Dio in croce, poter coalizzare tutto ci che di basso e oscura
mente sovversivo sagitava nellimpero in unimmensa potenza raccogliendo intera leredi
t di tutte le forze anarchiche. La salvazione viene per i Giudei. Fare del cristian
esimo una formula per superare i culti sotterranei dogni genere, quelli di Osirid
e, della Gran Madre e di Mitra, ad esempio, e per riassumerli: in ci consistette
il genio di Paolo. (Nietzsche, Lanticristo, af. 58).
A parte i limiti della prospettiva nietzschiana, visibile anche nella errata chi
amata di correo pel culto di Mitra, questa diagnosi esatta, e ci aiuta a spiegar
e il tono incredibilmente aspro con cui la classe dirigente romana boll il cristi
anesimo. Gi Claudio (il quale, come ci narra Svetonio, espulse da Roma i Giudei i
quali spesso tumultuavano aizzati da Crestus impulsore Chresto tumultuantes) lo b
ollava come nson ts oekoumnes, una peste universale; Plinio, giudicava la nuova religio
ne nihil aliud quam superstinionem pravam et immodicam; Rutilio Namaziano avrebb
e parlato di odiatori della luce (lucifugi viri), duna superstitio deterior cyrceis
venenis; tunc mutabantur corpora, nunc animi: Questa misteriosa gentuccia che sav
vicinava nella notte, nella caligine e nellambiguit, che estorceva ad ognuno la pa
ssione per le cose vere, listinto della realt, questa turba codarda, dolciastra ed
effemminata rub man mano le anime di questo enorme edificio, quelle nature prezi
ose, virilmente nobili, che sentivan la causa di Roma come la propria causa, la
causa della loro seriet e del loro orgoglio . (Nietzsche, ibidem).
culturaOggi noi non ci limitiamo a cogliere laspetto dissolutore del cristianesim
o sotto il profilo sociale. Vediamo in esso lavanguardia di una civilt di radice o
rientale la cultura arabo-magica di Spengler risucchiante poco a poco lOccidente sp
opolato e impoverito. quello estraniamento da s medesima della civilt classica, qu
ella berfremdung durch Lebensgefhl und Religiositt des Orients (von Stauffenberg).
che porter al tramonto del mondo antico. E, dietro ad esso, vediam sorgere i mondi
di Bisanzio e dello Islam che anche in Italia han le loro teste di ponte nella
Roma cristiana, nella Ravenna bizantina, nella Sicilia araba.
Ma la tradizione europea si eclissa con laffermarsi del cristianesimo. La teoria
duna diretta continuit della romanit nel cristianesimo un abbaglio. Tra laccettazion
e del Cristianesimo con il relativo trasferimento della capitale in Oriente, a C
ostantinopoli e il rifiorire duna vita europea con Carlo Magno passano 500 anni i
n cui le luci dellOccidente si spengono.
Il paganesimo ha avuto un ultimo guizzo di vitalit nella filosofia di Plotino e n
ella mistica neoplatonica: Considerare Plotino un mistico significa equivocare qu
ello che la mistica: ci che s preso per tale era theoria, la contemplazione creatri
ce di forme, e per tanto forma ereditaria dello spirito dogni scienza del divino
dei Greci. Nella sua epoca Plotino ci appare un solitario Lepoca era sovraccarica
di fatti e di unumanit perennemente in movimento. In Plotino prende forma di contr
o ad essa il mondo dello spirito, lunico che ha pace in s stesso, di fronte al qua
le laltro sembra dissolversi come un fantasma. Di fronte al suo mondo lontano, in
accessibile, incorruttibile, tutto il resto transitoriet e morte. Permeato di mor
te, vero, anche il pensiero di Plotino. Ma la morte non qui apparenza, fragilit,
putrefazione, essa lontananza e grandezza, conoscenza apollinea
Plotino Apollo, lultimo suo chiaro avvampare nella storia: come sempre, egli rest
a lontano e sublime, n si china sul giro affannoso dellagire umano, dove non inten
de portare ordine, n direzione, n senso. Ma il dio lo lascia nella sua frammentari
et ed ambiguit, mentre che alla superficie sopravanza quanto turbato e falso e cor
rotto: solo, egli apre labisso che divide lessere divino da quello umano. In un se
colo come questo v bisogno che venga riscoperto codesto abisso, s che appaia quel c
he mortale e quel che eterno, quel che ha grandezza e no. (Franz Altheim, Dallanti
chit al Medioevo, Firenze 1961, pago 261-62).
Cos tramontava il mondo classico dove lidea dun Ordine sapiente e luminoso nutrita
nella preistoria indoeuropea si era fatta immagine e parola nella Grecia, e orga
nizzazione politica in Roma.
Tramontava con unestrema theofana della Luce, ma lasciava un modello di chiarezza,
controllo e misura nel quale lanima della razza bianca si sarebbe per sempre ric
onosciuta.
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Tratto da Sul problema di una tradizione europea, Palermo 1996, pp. 34-38.