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Gruppo d'Intervento Giuridico onlus

associazione ecologista
Reati ambientali o licenza di avvelenamento?
aprile 26, 2014 Gruppo d'Intervento Giuridico




Taranto, acciaieria Ilva
Come spesso accade in Italia, le riforme legislative che puntano a difendere meglio il popolo
inquinato si ritrovano davanti mille ostacoli, trappole e trappoloni, tesi a far s che in pratica nulla
o ben poco cambi.
In tema di nuovi reati ambientali, era gi accaduto con il decreto legislativo n. 121/2011, pi ricco
di ombre che di luci, ora sta per accadere nel silenzio quasi generale con il disegno di legge n. 1345
in discussione al Senato della Repubblica, con un testo che sembra scritto apposta per non far
applicare le sacrosante nuove norme penali per la tutela dellambiente e della salute, se non in
rarissimi casi.
I peggiori farabutti di questo povero Bel Paese si stanno gi fregando le mani.
Un sussulto di decenza simpadronir dei nostri illustrissimi senatori?
Gruppo dIntervento Giuridico onlus



Portoscuso, polo industriale di Portovesme

da Il Fatto Quotidiano, 26 aprile 2014
Reati ambientali, la legge che fa saltare i processi. E la grande industria ringrazia.
Porto Tolle, Tirreno Power, Ilva: per magistrati ed esperti di diritto il testo in discussione al
Senato sembra scritto appositamente per limitare le indagini e mettere a rischio procedimenti
in corso. Il Pd si divide. Realacci parla di eccesso di critica dei magistrati, Casson bolla il
testo come un regalo alle lobby. (Thomas Mackinson, Francesco Casula)
Chi inquina paga, ma solo se ha violato disposizioni amministrative, se il danno irreversibile e
la sua riparazione particolarmente onerosa per lo Stato. In altre parole, chi inquina rischia dinon
pagare affatto. E allultimo giro di boa il testo unificato che introduce nel codice penale i delitti
contro lambiente. Nelle intenzioni dovrebbe rendere dura la vita a chi infierisce su natura,
paesaggio e salute pubblica. Ma il testo, per come scritto, rischia invece di diventare un
lasciapassare anche per le violazioni pi gravi e di mettere a rischio anche le indagini e i processi
penali gi in corso, a partire da quelli sui disastri da inquinamento ambientale provocati dalle
centrali termoelettriche di Savona e Rovigo. E anche nelleventuale processo contro i vertici Ilva,
la nuova norma, grazie al parametro dellirreversibilit, potrebbe trasformarsi in un regalo ai Riva.
A lanciare lallarme sono magistrati ed esperti di diritto dellambiente che sperano ancora di
sensibilizzare Palazzo Madama dove, in vista dellapprovazione, si ripropone anche loscontro
ideologico tra la destra sensibile alle ragioni dellindustria e la sinistra ambientalista, nonch un
ruvido confronto tra le diverse anime di questultima.
Licenziato alla Camera e ora allesame delle commissioni Ambiente e Giustizia del Senato, il
disegno di legge 1345 introduce delitti in materia ambientale, prima puniti solo con
contravvenzioni, ad eccezione del traffico illecito di rifiuti (2007) e della combustione illecita del
decreto Terra dei Fuochi (2014). Viene inoltre introdotto allarticolo 452 ter il disastro
ambientale, punito con pene da 5 a 15 anni. Mano pesante, dunque, se non fosse che la norma
scritta con tanti e tali paletti da renderne impossibile lapplicazione, almeno ai casi davvero
rilevanti. E lo dicono gli stessi magistrati che devono utilizzarlo. Il nuovo testo qualifica infatti il
disastro come alterazione irreversibile dellequilibrio dellecosistema quando quasi mai, per
fortuna, il danno ambientale si rivela tale. In alternativa come un evento dannoso il cui ripristino
particolarmente oneroso e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali. Ma il degrado
ambientale potrebbe verificarsi anche se ripristinabile con mezzi ordinari. Lestensione della
compromissione e del numero delle persone offese cozzano poi con la possibilit che il disastro
possa consumarsi in zone poco abitate e non per forza estese.

Cagliari, Palazzo di Giustizia, sit in ecologista
Il disegno di legge sposta poi in avanti la soglia di punibilit configurando il disastro come reato di
evento e non pi di pericolo concreto, come invece il disastro innominato (lart. 434 del codice
penale, comma primo), la norma finora applicata dalla giurisprudenza al disastro ambientale. Sinora
era stato possibile punire chi commetteva fatti diretti a causare un disastro, quando vi era stato il
pericolo concreto per la pubblica incolumit, anche senza che il disastro avvenisse perch non
sempre il disastro una nave che perde petrolio, un incendio o unesplosione che producono
evidenza immediata del danno. A volte, come nel caso dellinquinamento da combustibili fossili e
delle microparticelle come lamianto, il disastro pu restare invisibile a lungo prima che
emergano i segnali della compromissione dellambiente e della salute della collettivit. Segnali
che, a volte, solo le correlazioni della scienza medica e dei periti riescono a individuare tra una certa
fonte inquinante e il pericolo concreto di aumento di patologie e degrado ambientale in una certa
area. Sempre che i magistrati abbiano potuto disporre le indagini penali.
Il procuratore generale di Civitavecchia Gianfranco Amendola, storico pretore verde,
sottolinea la terza grave lacuna. Deriva dalla evidentissima volont del nuovo testo di collegare i
nuovi delitti alle violazioni precedenti. Il reato pu essere contestato solo nelle ipotesi in cui sia
prevista una violazione di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, specificamente
poste a tutela dellambiente e la cui inosservanza costituisce di per s illecito amministrativo o
penale, o comunque abusivamente, cagiona un disastro ambientale. Come se fosse lecito,
altrimenti, provocare enormi danni allambiente. Fare addirittura dipendere la punibilit di un
fatto gravissimo dallosservanza o meno delle pessime, carenti e complicate norme regolamentari
ed amministrative esistenti significa subordinare la tutela di beni costituzionalmente garantiti a
precetti amministrativi spesso solo formali o a norme tecniche che, spesso, sembrano formulate
apposta per essere inapplicabili.

Piombino, impianti industriali
I processi a rischio: da Rovigo alla Terra dei Fuochi.
Il testo di legge sembra sdoganare allora la linea difensiva (finora sconfitta) in alcuni processi
celebri, a partire da quello di Radio Vaticana dove, a fronte di prove indiscutibili sulla molestia e
la nocivit delle emissioni, la difesa si era incentrata sul fatto che la norma contestata (art. 674 c.p.)
richiede che levento avvenga nei casi non consentiti dalla legge. Ma soprattutto apre grandi
incognite su quelli ancora da celebrarsi. Allunga unombra, ad esempio, sullappello del processo
appena concluso a Rovigo che ha visto condannare gli amministratori di Enel Tat e Scaroni per le
emissioni in eccesso della centrale a olio di Porto Tolle. C il rischio concreto, se la norma sar
licenziata cos dal Senato, che in sede dAppello ci sar una normativa pi favorevole ai vertici del
colosso energetico che depenalizza proprio il reato per cui sono stati condannati.
Nel dibattimento la maggior difficolt stata proprio quella di individuare specifiche disposizioni
violate nella gestione dellimpianto, spiega il legale di parte civile Matteo Ceruti. Era poi quello il
cavallo di battaglia della difesa degli imputati, la non illeicit delle emissioni della centrale che
grazie a deroghe e proroghe connesse per gli impianti industriali esistenti avrebbe potuto
legittimamente emettere in atmosfera fino al 2005 enormi quantit di inquinanti, ben oltre i limiti
imposti dallEuropa sin dagli anni Ottanta del secolo scorso. Il Tribunale ha invece condannato gli
amministratori per violazione dellart. 434, 1 comma cp che punisce i delitti contro la pubblica
incolumit, evidentemente ritenendo sulla base delle consulenze tecniche disposte dalla Procura
che lenorme inquinamento provocato ha comunque messo in pericolo la salute degli abitanti del
Polesine e lambiente del Parco del Delta del Po. La stessa fine, a ben vedere, potrebbe fare anche
il procedimento penale di Savona che ha condotto al sequestro dei gruppi a carbone della centrale
termoelettrica Tirreno Power di Vado Ligure. Il decreto di sequestro emesso dal gip si fonda, tra
laltro, proprio sulla circostanza che per integrare il reato di disastro innominato non necessario
dimostrare che limpianto abbia funzionato in violazione di specifiche prescrizioni di legge o
dellautorizzazione.

Trieste, la ferriera di Servola dal mare
Lo scontro a suon di emendamenti. Il Pd diviso verso lapprovazione.
Sul testo si annuncia ora, in previsione del rush finale, uno scontro durissimo nelle commissioni
Giustizia e Ambiente. Salvo slittamenti, si potranno presentare emendamenti fino al 29 aprile. E
mentre la destra sta a guardare, la sinistra che si ritrova il problema di far passare il testo com o
tentare di arginare le falle. Ne rivendica la bont il proponente, Ermete Realacci (Pd) che non
lesina stoccate ai critici che rischiano di mandare la palla in tribuna, quando sono ventanni che si
lotta per avere reati ambientali nel codice penale. Non sono un giurista n un magistrato dice
se ci sono margini per migliorarlo ben venga. Ma ricordo che alcune toghe avevano criticato anche
lintroduzione del reato penale di smaltimento dei rifiuti pericolosi che stato invece
determinante per combattere le ecomafie. Senza quel reato le inchieste sulla Terra dei Fuochi non
sarebbero state possibili. Non una legge su misura delle industrie? A volte si cerca la perfezione
mentre tocca cercare vie praticabili. Questo testo riesce a tenere insieme lequilibrio delle pene, che
devono essere proporzionali rispetto ad altri reati e la certezza del diritto rispetto al quadro
normativo, perch non che se sono un magistrato posso arrestare chi voglio.
Parole molto diverse da quelle di un altro esponente di punta del Pd, Felice Casson, vicepresidente
della commissione Giustizia al Senato, per 25 anni toga di peso in fatto di reati e processi
ambientali (a partire dal Petrolchimico di Porto Marghera, 1994). Casson ha colto subito nel testo
il rischio di un favore ai gruppi industriali sotto assedio delle procure. E ha depositato a sua volta un
disegno di legge in materia di reati ambientali. Lavevo anche detto a quelli
di Legambiente quando, a inizio legislatura, erano venuti in Senato a presentare il ddl: il testo, che
resta un importante passo avanti, presenta per criticit di impostazione tecnica tecniche tali da
impattare pesantemente su indagini e processi in corso. Allora proposi di modificarlo e rinviarlo alla
Camera, piuttosto che farlo entrare in vigore cos. A questo punto presenteremo
emendamenti correttivi che integrino le disposizioni dei due testi, ma sar dura. Perch c una
pressione forte da parte del centrodestra per difendere il testo e farlo passare cos com, ritenendolo
perfetto proprio perch limpostazione tale da limitare le possibilit dellazione penale della
magistratura.

Taranto, manifestazione contro linquinamento
Ilva e la norma sullirreversibilit del danno.
Anche a Taranto, nel procedimento contro la famiglia Riva e i vertici dellIlva per il disastro
ambientale causato dalle emissioni nocive della fabbrica, il nuovo provvedimento legislativo
potrebbe rappresentare un assist agli imputati. Gi perch per dimostrare che il danno compiuto
dalla fabbrica irreversibile sarebbe necessario dimostrare di aver compiuto una serie di
tentativi di bonifica che non hanno prodotto risultati. Nel capoluogo ionico, finora, le bonifiche
sono state solo una promessa sulla carta: nonostante i mille proclami e la nomina di garanti,
commissari e subcommissari, le operazioni di risanamento del quartiere Tamburi e delle zone
colpite dalle emissioni dellacciaieria, a oggi, nessuna operazione concretamente partita. In
unaula di tribunale, quindi, al di l delle perizie, laccusa non avrebbe strumenti per dimostrare che
quelle operazioni sono state inutili. Al collegio difensivo, in definitiva, basterebbe puntare
sullassenza di elementi certi per dimostrare che il danno arrecato non , oltre ogni ragionevole
dubbio, irreversibile. Un regalo che, tuttavia, non migliorerebbe di molto la situazione dei Riva che
devono rispondere anche di un reato ben pi grave come lavvelenamento di sostanze alimentari
per la contaminazione di oltre 2mila capi di bestiame nelle cui carni fu ritrovata diossina
proveniente, secondo le perizie del tribunale, dagli impianti dellIlva. Un reato, che richiede la corte
daassise come per i casi di omicidio, punito con una reclusione che va da un minimo di 15 anni a
un massimo, se lavvelenamento ha causato la morte di qualcuno, anche con lergastolo.



Cagliari, Palazzo di Giustizia, sit in